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I SONDAGGI ELETTORALI SONO AFFIDABILI?

Romano Scozzafava
Come noto, il termine sondaggio indica il processo consistente nel considerare un campione estratto da una data popolazione per valutarne alcune sue caratteristiche, per esempio le percentuali di elettori che dichiarano di votare per determinati partiti o liste. Evidentemente, la principale fonte di errori in questo tipo di indagine risiede nel fatto che i dati rilevati non si riferiscono allintera popolazione degli aventi diritto al voto, ma provengono solo da una parte di essi, e quindi la corretta scelta di questi ultimi svolge un ruolo determinante sui risultati. E possono avere un ruolo importante anche altri aspetti meno statistici, come il modo di formulare le domande, che non sempre sono poste in modo chiaro, preciso e non ambiguo. I vari sondaggi che oggi vengono forniti a ripetizione sui mass-media posseggono i requisiti per essere ritenuti attendibili? Intanto, una condizione preliminare il rispetto della rappresentativit statistica del campione, cio la corrispondenza fra le proporzioni secondo le quali sono presenti, nel campione e nellintera popolazione, i vari parametri individuati per caratterizzare i componenti di questultima (per esempio: sesso, et, grado di istruzione, professione, regione di residenza, e qualunque altro carattere che sia possibile e/o ragionevole immaginare). E quindi anche la soggettivit di queste scelte pu evidentemente avere influenza sui risultati. Queste sono comunque difficolt presenti necessariamente in qualunque sondaggio, anche il pi scientifico possibile, ma il problema che non sempre la esatta composizione del campione viene indicata dagli organi di informazione che pubblicano il sondaggio e, peggio ancora, una volta formato un campione (ed ammettiamo pure che soddisfi requisiti di rappresentativit convincenti e ragionevoli, opinione comunque come gi osservato - soggettiva) succede che vi sempre unaltissima percentuale (anche superiore all80 %) di intervistati che si rifiuta di rispondere. Ma questo ulteriore parametro caratterizzante il campione non pu essere valutato nel momento che si programmano le scelte di rappresentativit, e quindi alla fine il campione delle persone che rispondono sicuramente distorto (come si dice nel linguaggio statistico, corrispondente al termine inglese biased). Anche questo aspetto viene di solito taciuto quando si comunicano i risultati, ed facile rendersi conto che quegli intervistati che accettano di rispondere (pochi, rispetto al totale degli intervistati) sono quelli che sono (o si ritengono) pi informati perch seguono le vicende politiche. E dove le seguono? Soprattutto sui mass-media, e cosi il cerchio si chiude, perch difficilmente potranno dare risposte o indicazioni di voto che coinvolgano quei partiti dei quali nei mass-media non si parla o si parla molto poco. Un altro punto importante la scelta della cosiddetta dimensione n del campione. Il valore di n influenza ovviamente la bont dei risultati, perch legato al cosiddetto errore standard (inversamente proporzionale alla radice quadrata di n), cio al margine in pi o in meno rispetto alla percentuale rilevata nel sondaggio
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entro il quale tale percentuale possa essere considerata (con alta probabilit, e vengono considerati diversi livelli di tale probabilit, per esempio al 95 % o al 99 %) una stima attendibile del valore effettivo relativo alla intera popolazione. Non possibile (n opportuno) entrare qui nei dettagli tecnici, ma baster ricordare che, rispetto ad una popolazione costituita da poco meno di 50 milioni di elettori, tutti i sondaggi elettorali che ci vengono propinati dai vari mass-media si basano su valori di n (numero di persone intervistate e che hanno accettato di rispondere) dellordine di 800-1000 persone! Lerrore standard oscilla fra il 3 % e il 5 %, e tuttavia si continuano a sfornare sondaggi di voti attribuiti ai vari partiti anche quando questi sono inferiori al 4-5 %. A maggior ragione nessun senso possono quindi avere percentuali, per esempio, come 0.8 %, 1.2 %, 2 %, che possono variare di molto anche con meno di una decina di intervistati in pi o in meno. Inoltre, anche considerando campioni effettivamente casuali (rappresentativi della popolazione e non distorti), sono risibili le argomentazioni svolte basandosi su variazioni (per esempio) di 0,2-0,4 punti percentuali, corrispondenti ad un numero di intervistati variabile (in pi o in meno) da 1 a 3! Questa incertezza oscillante fra il 3 % e il 5 % vale gi per i sondaggi con risposta SI o NO, ma il fenomeno rilevato evidentemente si amplifica quando le risposte possibili sono (molto) pi di due, come nel caso in cui le risposte di quelle 800-1000 persone devono ripartirsi su una platea di una decina (circa) di partiti. Andiamo avanti, con un accenno al problema delle domande chiuse o aperte. Le domande chiuse sono quelle che ammettono esplicitamente solo una lista fissa di risposte possibili, di cui l'intervistatore rende edotto l'intervistato nel rivolgergli la domanda. Con le domande aperte, invece, non viene proposta all'intervistato alcuna lista di risposte possibili (nel questionario, inoltre, il testo della domanda viene annotato della seguente avvertenza per l'intervistatore: non suggerire alcuna risposta!). L'intervistato viene invitato a dare la sua risposta del tutto liberamente, trovando anche, lui stesso, le parole per esprimerla. L'intervistatore deve scrivere per esteso la risposta, fedelmente, cio senza modificare n tralasciare alcuna delle parole usate dall'intervistato. Saranno, poi, gli addetti ai lavori di spoglio a classificare tutte le risposte in gruppi omogenei (ossia gruppi di risposte equivalenti o molto simili nel significato), per poterne fare una statistica di sintesi significativa. E quindi chiaro come sia pi semplice (ma evidentemente meno corretto) lavorare con liste chiuse A tale proposito, forse opportuno ricordare quando lanno scorso, in un sondaggio di Ballar, inserirono ... per errore (sic!) anche Emma Bonino fra i possibili premier, e siccome la Bonino (malgrado la disinformazione di cui oggetto) super tutti gli altri leader politici (con il 47%, contro il 45% a Bersani e Bindi, il 44% a Vendola e Fini, il 43% a Casini), nei successivi sondaggi non fu pi inserita fra i possibili candidati (domande chiuse ). Il guaio che, quando vengono elencate le percentuali di gradimento, di solito non viene detto che gli intervistati possono indicare solo i nomi proposti e non quello di un qualunque possibile leader (cio non viene detto se si tratta di domande chiuse o aperte).
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Altre distorsioni sono legate al fatto che le interviste sono quasi sempre telefoniche. Ma le liste degli abbonati al telefono sono, almeno per ora, quelle riguardanti la telefonia fissa, e quindi sono in pratica liste di famiglie e non liste di individui. Se le usassimo per selezionare ed intervistare proprio e soltanto le persone elencate, che sono i titolari degli abbonamenti, finiremmo per ottenere un campione dei capifamiglia (e neanche proprio cos, perch non tutti i titolari di abbonamento sono capifamiglia), ma non, come vorremmo, un campione casuale secondo i parametri stabiliti. Sarebbe necessario allora, una volta stabilito il contatto con la famiglia selezionata, scegliere a caso, e intervistare, un elettore tra quelli che compongono la famiglia. Per assicurare la massima casualit di questultima scelta, e nel contempo tenere sotto controllo la rappresentativit del campione, sempre esposta ad insidie di ogni tipo (compresa quella dovuta alla non perfetta identit tra le unitabbonato e le unit-famiglia), vengono usati metodi diversi (sui quali non possiamo dilungarci). Ma credibile una tale scrupolosa professionalit dellintervistatore? Forse per rispondere a questa domanda pu essere interessante considerare un caso reale e concreto, descritto in un bellarticolo di Laura Arconti che risale a due anni fa (su Notizie Radicali del 22 dicembre 2010), ma che ancora attualissimo. Sono stati elencati solo alcuni aspetti connessi al problema della affidabilit dei sondaggi elettorali, ma si potrebbe continuare Conclusioni? Forse basta ricordare qualche previsione di passati sondaggi, per esempio il caso delle Regionali del 2000 che assegnavano 10 regioni a 5 a favore della sinistra, e poi il risultato fu esattamente lopposto a favore della destra. O anche le elezioni politiche del 2001 e del 2006, con i sondaggi che accreditavano i DS del 25 %, a fronte di un risultato conseguito del 16 %.