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2009

GIORNALISMO
RESPONSABILE
Verso la democrazia
“oggi la stampa è una proprietà di pochi ricchi, quindi è dei potenti. In un
quadro così definito, quale libera stampa possiamo sperare? Visto che il
primo ed ultimo fattore dominante, oggi è il denaro e quindi guadagno del
potere (istinto naturale dell’uomo), un giornalista può lavorare per uno
stato che trasmette le notizie e le informazioni all’interno dei parametri
dati? Come un giornalista, che lavora per un’agenzia privata delle
informazioni, di conseguenza lavorerà per soddisfare i bisogni della
proprietà. Che male c’è?”

Ajith Rohan J. T. F.
Sommario
GIORNALISMO RESPONSABILE .......................... 3
Prologo ..................................................................... 3
1. Libertà della stampa e democrazia ................... 3
2. Da chi dipende il media? .................................. 5 2

3. La libera stampa e il terrorismo ........................ 7


Conclusione.............................................................. 7
GIORNALISMO RESPONSABILE

PROLOGO
Scrivo quest’articolo ai miei amici giornalisti, a chi ha

l’intenzione di entrare in questo campo e in modo particolare 3

alle persone che manipolano le informazioni, positivo o

negativo.

1. Libertà della stampa e democrazia


Lo sfondo di qualsiasi discussione umana, oggi, dovrebbe

essere la democrazia. Non ci sono gli stati pienamente

democratici in questo mondo e non ci saranno mai. In senso

pieno o assoluto la democrazia è uno stato “utopico”, in parte

come quello dei comunisti (sappiamo cosa è accaduto ai

comunisti in Russia, per esempio, lo stato che doveva

prevedere tutti i bisogni dei cittadini, è stato trasformato in una

forma di dittatura). Il rischio è sempre legato, non alle

decisioni, ma agli uomini che occupano il potere (ethos degli

uomini che vogliano occupare il potere, dovrebbe essere un

servizio ai propri simili. Purtroppo, oggi, la politica è quella

cosa, senza la quale una società umana diventa caotica e, con la

quale una società potrebbe diventare un teatro delle maschere,

ove tutti pretendono d’essere qualcosa: non è realtà! Un tiranno

può balbettare benissimo sotto una maschera da democratico,


fare discorsi retorici sui diritti umani, è in realtà i diritti umani

diventano i diritti delle persone che occupano il potere e non di

tutti gli uomini). Il denaro in questo mondo, sembra un

fenomeno che domina il mondo. In realtà, il denaro è il mezzo

più efficace di tutti i mezzi disponibili all’uomo per comprare il

potere. Così il denaro è diventato l’obiettivo di tutte le persone


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che aspirano al potere in qualsiasi modo (su questo punto

v’invito a leggere il mio articolo sul dialogo in questo blog:

Dialogo è la sinergia della vita umana). Il maggior rischio oggi

è la corruzione, che partendo da un piano singolare ed arriva a

quella nazionale ed internazionale. Essa è accelerata e nascosta

dalla nuova tecnologia. In una situazione tale, è possibile

sperare in un giornalismo libero che serve, che diventa la voce

di un popolo? È un problema serio, un cancro che è diffuso in

tutto il mondo. Se da una parte abbiamo bisogno di mantenere

la democrazia, d’altra parte noi non siamo in grado, di essere

responsabili per un impegno così importante da perseguire con

onestà. Oggi uno dei grandi problemi del mondo, che peggiora

giorno per giorno è terrorismo. I terroristi e gli amici dei

terroristi che lavorano con un duplice stipendio: quello dai

terroristi e l’altro rappresentato dalle tasse della gente. Ci sono

infiltrati da per tutto. Siamo sfidati dai terroristi che

combattono per i diritti umani e sono “diritti loro”. Se i mass

media diventano un mezzo per i terroristi, quale democrazia

possiamo sperare?
Conosco giornalisti onesti che lavorano giorno e notte senza

aspettare né il denaro né il potere, ma semplicemente la

soddisfazione professionale. Ci sono poi alcuni che lavorano

perché non trovano un altro lavoro. Conosco per nome le

persone, le agenzie di comunicazione e dei canali radio-


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televisivi che a loro volta mangiano a carico delle tasse pagate

dalla gente che giustifica gli attacchi terroristici e le loro

motivazioni. Se è così, quale “libera stampa” può diventare la

voce di un popolo?

2. Da chi dipende il media?


Noi speriamo ancora in una libera stampa. Ma la stampa è

veramente libera? I giornalisti sono veramente liberi? Bisogna

analizzare bene. Oggi nell’economia non c’è monopolio degli

stati, invece abbiamo, per esempio l’economia aperta. I

proprietari delle grandi agenzie nazionali ed internazionali

appartengono agli enti privati. Il primo aspettativa dei

proprietari è quello della loro ricchezza (e non necessariamente

quella intellettuale) e, naturalmente, il loro potere come

piattaforma. Loro possono influenzare capricciosamente gli

stati democratici. Forse, i mass media stanno diventando

sovrastrutture dei governi democratici o già lo sono? Un

singolo giornalista ha veramente “la libertà” di lavorare per il

popolo, cioè la libertà di dare la voce al popolo? Il fatto che

scaturisce da queste domande è che oggi la stampa è una


proprietà di pochi ricchi, quindi è dei potenti. In un quadro così

definito, quale libera stampa possiamo sperare? Visto che il

primo ed ultimo fattore dominante, oggi è il denaro e quindi

guadagno del potere (istinto naturale dell’uomo), un giornalista

può lavorare per uno stato che trasmette le notizie e le

informazioni all’interno dei parametri dati? Come un


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giornalista, che lavora per un’agenzia privata delle

informazioni, di conseguenza lavorerà per soddisfare i bisogni

della proprietà. Che male c’è? Sembra che stiamo trattando i

dialleli? Se un giornalista scrive ciò che vuole il proprietario, il

suo lavoro è assicurato e non abbiamo bisogno di dire quali

conseguenze potrebbero accadere a colui che pensa di essere

libero, che tenta di mantenere la dignità del proprio lavoro una

dignità che gli viene dalla stessa società umana. I proprietari a

loro volta pensano ai loro sistemi di appartenenza e assicurano i

guadagni reciproci e null’altro. Prendiamo ad esempio la guerra

in Iraq. Il presidente Saddam Hussein non aveva nessuna arma

di distruzione di massa, ma lo scenario di quella famosa bugia,

elegante, pronunciata dal più potente del mondo, con l’aiuto di

tutte le possibili manipolazioni retoriche, dei media ha portato

tutto il mondo a credere (eccetto una minoranza internazionale

che pensa liberamente) che fosse vera. Ma noi non

dimentichiamo quella minoranza di giornalisti, anzi, direi

quelle persone che vivono con dignità e soddisfazione e

considerano la propria auto-stima. Questi non dipendono dalle


medaglie, dalle promozioni e dalle regalie dei potenti o dalle

persone che vogliano manipolare delle informazioni a proprio

favore, essi veramente danno la voce a chi non c’è l’ha.

3. La libera stampa e il terrorismo


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3.1. Canali internazionali, internet e la verità

3.2. Che cosa deve e non deve comunicare al popolo e


chi le decide?

3.3. Le aspirazioni dei terroristi

CONCLUSIONE