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California, Stati Uniti.

Un pino dai coni setolosi

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I custodi del tempo


Ross Andersen, Aeon Magazine, Regno Unito Foto di Nick Paloukos

Studiando i pini millenari si pu ricostruire il clima della terra e capire cosa succeder in futuro. Ma oggi il riscaldamento globale e la deforestazione rischiano di farli scomparire

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essun avvenimento, per quanto grandioso, lascia unimpronta eterna sul mondo. Consideriamo la radiazione cosmica di fondo, il debole residuo di radiazione elettromagnetica del big bang. Si trova in ogni angolo dei cieli ed la prova pi solida della gigantesca esplosione che ha creato il nostro universo. Ma non durer per sempre. Tra mille miliardi di anni scomparir oltre quello che gli astronomi chiamano lorizzonte cosmologico, il limite estremo delluniverso osservabile. Lespansione delluniverso avr talmente esteso la sua lunghezza donda che questa non sar pi percepibile in nessun luogo. Il tempo avr cancellato il proprio inizio. Sulla Terra il passato scompare ancora pi in fretta. Studiando la geologia si resta sbalorditi per la velocit con cui il tempo riordina la supericie del pianeta, riempiendo i crateri, spianando le montagne e sommergendo i continenti di acqua marina. Spesso la vita a disintegrarsi pi rapidamente. La velocit della decomposizione biologica fa s che solo gli organismi geologicamente pi fortunati si trasformino in pietra e divengano fossili. Il resto si dissolve in sedimenti, lasciando dietro di s una vaghissima traccia molecolare. Gli esseri umani si distinguono dalla natura per lo sforzo di preservare il passato, anche se si sono rivelati maestri nellarte di cancellarlo. Hanno dato fuoco allantica biblioteca di Alessandria, che nelle sue centinaia di migliaia di pergamene conservava gran parte della cultura classica. Per il sapere stata una perdita cos profonda da riportare la civilt occidentale indietro di mille anni. Incendiare libri e biblioteche passato di moda, ma lo stesso spirito sopravvive in unaltra attivit umana, antica come la civilt stessa: la distruzione delle foreste. Gli alberi e le foreste sono i depositari del tempo, e distruggerli signiica cancellare una testimonianza insostituibile del passato della Terra. Nellultimo secolo di deforestazione senza precedenti, un piccolo gruppo di scienziati ha esplorato i boschi superstiti del pianeta alla ricerca di alberi dalla memoria lunga, che promettono alla scienza di aprire una nuova inestra sullantichit. Chi vuole trovare la memoria di un albero deve guardare oltre le foglie e la corteccia ed entrare nella profondit del tronco, dove si nascondono le cronache della sua lunga vita, preziose come i rotoli di pergamena di unantica biblioteca. Nella primavera del 2012 ho fatto un viaggio nelle aride montagne della CaliforInternazionale 984 | 25 gennaio 2013

nia per visitare una foresta antica, densa di storia come la biblioteca di Alessandria. Un luogo dove si comincia ad avvertire il calore di un incendio pericoloso. La dendrocronologia, lo studio degli anelli di accrescimento degli alberi, prende il nome dal greco dendron, albero, e khronos, tempo. una disciplina giovane, iglia dellastronomia, che a sua volta una scienza ossessionata dalla misurazione del tempo profondo. Nel 1894 il padre della dendrocronologia, Andrew Ellicott Douglass, lavorava come assistente di Percival Lowell, lastronomo che divulg lidea dei canali sulla supericie di Marte. Douglass si era dimostrato un giovane di grandi capacit gi prima di attirare lattenzione di Lowell. Si era laureato in isica, geologia e astronomia al Trinity college, nel Connecticut, distinguendosi in tutte e tre le materie. Lowell lo aveva assunto per portare avanti le sue osservazioni del pianeta rosso, ma nel tempo libero Douglass lavorava a una nuova ipotesi sul Sole. Si chiedeva se le macchie solari le irregolarit magnetiche sulla supericie della stella potessero inluire sul clima al punto da condizionare la crescita degli alberi e se dagli anelli dei tronchi si potesse avere la conferma di questinluenza. Douglass si chiedeva se, nei loro anelli, gli alberi registrassero gli avvenimenti celesti.

Latlante di Cook
Douglass non stato il primo a considerare i tronchi degli alberi come oracoli o fonti di conoscenza e neanche il primo a mettere in relazione gli anelli degli alberi e il clima. Nel quarto secolo aC Teofrasto, un discepolo di Aristotele, osserv in un trattato di botanica che ogni anno gli alberi producono nuovi anelli. E nel cinquecento Leonardo da Vinci scrisse che li circuli delli rami degli alberi segati mostrano il numero delli sui anni, e quali furono pi umidi e pi secchi secondo la maggiore o minore loro grossezza. Nellaprile scorso ho incontrato Ed Cook, un dendrocronologo del Tree-ring lab, il laboratorio sugli anelli degli alberi della Columbia university a New York. Cook, che stato uno dei fondatori del laboratorio nel 1975, un uomo piccolo con la voce profonda e una lunga barba da mago. Ha lavorato nelle foreste di tutto il mondo, ma il suo successo maggiore un atlante della siccit in Nordamerica. Di solito pensiamo agli atlanti come rappresentazioni puramente geografiche dello spazio, ma quello di Cook fotografa anche il tempo. Il dendrocronologo ha analizzato i dati di

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duemila cronologie diverse basate sugli anelli degli alberi per costruire una mappa dei periodi pi secchi nella storia del Nordamerica: una mappa che copre migliaia di anni. Ogni cronologia signiica centinaia di ore passate sul microscopio a contare e misurare gli anelli intorno al cuore dellalbero: tasselli di legno dello spessore di una matita che i dendrocronologi estraggono dai tronchi degli alberi. Cook mi ha spiegato che gli alberi sono come dei grandi puzzle e quindi bisogna lavorare con molta attenzione per decifrare quello che ti dicono. Gli anelli degli alberi dipendono da un soisticato meccanismo di accrescimento, il cambio cribrovascolare, una guaina di

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California, Stati Uniti cellule vischiose che si trova proprio sotto la corteccia dellalbero, come uno strato di biancheria. In primavera la supericie interna del cambio cribrovascolare produce un nuovo strato di cellule che sinduriscono formando del legno color crema. Il cambio continua a produrre nuovo legno fino a estate inoltrata, ma con il passare dei mesi la produzione diventa pi scura. Queste sfumature stagionali distinguono ogni anello da quelli che lo circondano. Su questo processo si basa un insegnamento popolare che tutti impariamo in da piccoli: contare gli anelli degli alberi signiica calcolare quanti anni hanno. Nel 1901 Douglass si era stancato delle stranezze di Lowell e della sua ossessione per i canali di Marte. Voleva mettere alla prova la sua teoria sugli alberi e le macchie solari, e cominci a studiare gli anelli degli alberi in vecchi esemplari di Pinus ponderosa, o pino giallo, vicino al suo osservatorio di Flagstaf, in Arizona. Cercava schemi di accrescimento sottile che coincidessero con anni noti per lintensa attivit delle macchie solari. Cook mi ha spiegato che la prova di questi schemi in genere richiede campioni estratti da pi di venti alberi. Gli anelli di un solo albero non bastano, perch potrebbero rilettere i cambiamenti avvenuti nelle immediate vicinanze di quellesemplare. Nel 1904 Douglass scopr degli anelli sottili in numerosi pini gialli della zona per il 1899 e il 1902, due anni noti per le esplosioni solari. Lo schema fu chiamato irma di Flagstaf e Douglass lo ritrov negli alberi di tutta lArizona. Da questo schema, un archivio difuso di luce solare registrata, nacque la dendrocronologia. Presto Douglass si rese conto di aver avuto unintuizione straordinaria, con applicazioni che andavano al di l dellastronomia e della botanica. Nel 1929 ricostru una cronologia di mille anni, che aiut gli archeologi a datare le travi di legno delle rovine di Pueblo, nellAmerica sudoccidentale. Negli anni seguenti Douglass dat alInternazionale 984 | 25 gennaio 2013

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tre quaranta rovine dei nativi americani, rivoluzionando la storia della regione. Nel dicembre del 1929 illustr le sue scoperte in un articolo sul National Geographic. Con toni trionfalistici Douglass paragonava la sua cronologia degli anelli degli alberi alla stele di Rosetta, sostenendo che se mani umane avessero scritto gli avvenimenti mentre si veriicavano, non sarebbero state cos accurate.

Gli esemplari viventi pi vecchi di Pinus longaeva erano degli arboscelli quando furono costruite le piramidi. Il pi antico ha 4.800 anni
profondit sotto la supericie del pianeta, una placca oceanica cominci a scivolare sotto la costa occidentale degli Stati Uniti. La frizione provocata da questo spostamento riemp la crosta della zona di grandi masse di granito fuso, una roccia vulcanica famosa per i suoi quarzi scintillanti. Da questo scivolamento della crosta terrestre sorsero montagne e vulcani, giganti frastagliati che milioni di anni avrebbero trasformato in alture levigate e tondeggianti. Ma il tempo li resuscit. Meno di cinque milioni di anni fa nuove montagne di granito antico cominciarono a sorgere dalla tomba di quella catena originaria. Oggi sinnalzano oltre i 4.000 metri sul vicino oceano Paciico. Con il tempo lacqua e il ghiaccio hanno scavato le vette formando spicchi sottili, granitiche pinne dorsali imbiancate di neve. Tutte insieme formano la Sierra Nevada, la scintillante colonna vertebrale della California. La Sierra Nevada ha un ruolo importante in questa storia perch la sua catena montuosa particolarmente alta crea unarea di scarse precipitazioni che rende

Matusalemme
Come scienza la dendrocronologia aveva un ottimo punto di partenza, ma avrebbe dovuto aspettare alcuni decenni prima di trovare il suo oggetto di studio ideale: il Pinus longaeva o pino dai coni setolosi dellovest. Sono gli alberi pi antichi del mondo e fanno parte del gruppo delle Balfourianae, che vivono in piccole sacche alpine nellovest degli Stati Uniti. I pini dai coni setolosi non sono dei nuovi arrivati sul nostro pianeta. Il loro pi antico antenato fossile risale a oltre quaranta milioni di anni fa, cio allepoca delleocene, quando apparvero i primi mammiferi moderni. Oggi questi pini si trovano fra i 2.700 e i 3.500 metri, ma laltitudine varia a seconda del clima. Prediligono gli ambienti aridi e freddi, per scendono di quota nei periodi glaciali per risalire in alto nei periodi pi caldi. In California sono stati trovati fossili di Balfourianae a meno di 1.500 metri: risalgono senzaltro a unantichissima era glaciale. Nel marzo del 2012 sono andato a vedere questi alberi straordinari su unarida striscia di dolomite in cima alle montagne Bianche della California. Situate poco pi a nord della Death valley, le montagne Bianche sono uno dei luoghi pi brulli del pianeta. Raggiungere questi alberi a marzo signiica trascinarsi per chilometri nella neve per arrivare a 2.700 metri, perch la strada di accesso chiusa ino a maggio. Gli esemplari viventi pi vecchi di Pinus longaeva erano degli arboscelli quando furono costruite le piramidi. Si calcola che il pi antico, detto Matusalemme, abbia pi di 4.800 anni. Con un po di fortuna entrer presto nel suo sesto millennio da organismo vivente in grado di riprodursi. Lhabitat dei pini dai coni setolosi si creato con il sollevamento di un antico rilievo geologico, unimmensa onda che percorse la roccia della crosta terrestre. Gli alberi crescono in cima alle montagne Bianche, ma la vicina Sierra Nevada, la catena pi alta degli Stati Uniti, a creare lambiente arido di cui hanno bisogno per sopravvivere. Pi di duecento milioni di anni fa, in

possibile laria fredda e secca prediletta dai pini. Quando le tempeste del Paciico lasciano la costa della California per dirigersi verso est, il muro di granito della Sierra respinge la loro umidit incanalandola in alcuni dei laghi alpini pi grandi e spettacolari del pianeta. Alle montagne Bianche arriva solo un vento forte e asciutto, proprio quello che piace ai vecchi alberi. Da un certo punto di osservazione, i pini sugli alti pendii occidentali delle montagne Bianche sembrano protendersi verso la Sierra. Questi antichi alberi sono stati testimoni della nascita di una nuova era geologica, seguita allolocene. La nuova era, chiamata antropocene o et delluomo, quella in cui gli esseri umani hanno cominciato a modiicare la composizione chimica della Terra. Lidea di questa nuova era geologica si affermata poco pi di dieci anni fa, quando gli scienziati si sono resi conto che la geologia avrebbe mostrato le tracce dellattivit umana per miliardi e miliardi di anni. Non sappiamo ancora se il termine antropocene sar ufficialmente introdotto nel lessico scientiico. in corso un dibattito anche per stabilire se questera sia cominciata con la rivoluzione industriale o con lo sviluppo dellagricoltura diecimila anni fa. Ma una cosa comunque certa: uno dei suoi tratti distintivi la deforestazione di massa. Quattrocento milioni di anni fa le piante svilupparono uno stelo ligneo per spingersi in alto a cercare la luce del sole. un tempo ininito: quattrocento milioni di anni sono il doppio del tempo che occorre al Sole per completare unorbita intorno alla Via Lattea. Gli esseri umani, invece, esistono solo

Da sapere
u I vecchi alberi sono tra gli organismi viventi pi grandi della Terra ed esercitano una funzione ecologica unica. Secondo un rapporto pubblicato nel dicembre 2012 dalla rivista Science, la mortalit tra questi alberi sta aumentando a una velocit allarmante. Il problema riguarda tutto il mondo e pu avere conseguenze sullintegrit degli ecosistemi e sulla biodiversit. u In California, in Costa Rica e in Spagna gli alberi pi vecchi sono destinati a scomparire in un arco di tempo compreso tra i 90 e i 180 anni. NellAustralia sudorientale, nel giro di cinquanta o cento anni milioni di ettari di terra per il pascolo avranno meno dell1,3 per cento della densit storica di alberi antichi. Nel parco nazionale di Yosemite, in California, la densit degli alberi centenari e millenari diminuita del 24 per cento tra gli anni trenta e gli anni novanta. u Il problema globale, anche se le cause sono diverse. In alcuni casi gli alberi muoiono per le alte temperature o per gli incendi. In altri casi sono rimossi per disboscare e aumentare i terreni coltivabili. Ma anche linquinamento, la competizione con le piante invasive, le malattie e lattacco degli insetti possono aumentare la loro mortalit. u Uno studio pubblicato a novembre da Nature ha dimostrato che gli alberi sono molto pi vulnerabili alla siccit di quanto gli scienziati immaginassero. Quando manca lacqua, gli alberi sofrono di embolia: delle bolle daria ostruiscono i vasi che trasportano la preziosa linfa dalle radici alla cima. Il fenomeno riguarda il 70 per cento degli alberi presi in esame dai ricercatori, sia nei climi umidi sia in quelli secchi.

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California, Stati Uniti da 2,2 milioni di anni, un centesimo di una rivoluzione galattica. Prima che apparissero gli alberi e le foreste, la biosfera era solo un sottile strato di vita che rivestiva la roccia del nostro pianeta. Alla ine del periodo carbonifero, cos chiamato per le rocce ricche di carbonio prodotte dalla vegetazione fossile, le foreste avevano gi avvolto lintero globo terrestre facendo salire il tetto della biosfera di centinaia di metri. Ancora oggi viviamo sfruttando la luce solare che catturarono: le foreste carbonifere furono la materia prima di gran parte dei giacimenti di carbone del mondo. La copertura a volta delle foreste cre i primi ecosistemi allombra del verde, che a loro volta ofrirono rifugio a nuove specie diventando, con il tempo, gli ambienti biologicamente pi produttivi. Gli alberi dettero anche una nuova forma agli ampi e sinuosi corsi dacqua del pianeta, che da miliardi di anni vagavano senza meta attraverso i continenti. Le loro profonde radici resero stabili le sponde dei iumi, contribuendo a imbrigliare le correnti in canali prevedibili e profondi. Gli alberi diventarono i pali che sostenevano la tenda della biosfera, linfrastruttura di un pianeta completamente nuovo. Da allora si sono dimostrati molto tenaci, in grado di resistere alla minaccia dei supervulcani, degli asteroidi che oscuravano il Sole e dei ghiacciai che ricoprivano i continenti nelle ere glaciali. Ma oggi gli esseri umani sono per loro un nemico senza precedenti. pato la tecnologia per cancellare le foreste pi in fretta di quanto possano ricrescere. In questo breve periodo di tempo ne abbiamo distrutto pi della met. Nel novecento la popolazione umana aumentata cento volte pi in fretta di qualunque altra grande specie animale nel corso di tutta la storia. Per sostenere le necessit caloriche di una simile esplosione di biomassa gli esseri umani hanno appiccato il fuoco alle foreste in modo da dare spazio ai raccolti, tanto che oggi i terreni dedicati allagricoltura formano il pi grande ecosistema del pianeta. Anche quando riescono a sopravvivere, le foreste sono circondate da ogni lato. La logica della globalizzazione impone che i mercati siano collegati, e questo signiica costruire strade e ferrovie anche dove ci sono le foreste. Solo nel bacino del Congo e in alcune aree isolate dellAmazzonia esistono vaste distese di foreste ancora intatte, ma anche queste rischiano di non resistere ino alla ine del secolo. Gli alberi del mondo sono sotto assedio. Nel 1932 Andrew Douglass era ormai cos assorbito dalla dendrocronologia che, per farsi aiutare nel lavoro sul campo, ingaggi come assistente un giovane newyorchese di 24 anni che si chiamava EdInternazionale 984 | 25 gennaio 2013

Sotto assedio
La deforestazione cominciata in epoca preistorica, ma non stata sempre brutale come oggi. I primati nostri progenitori praticarono una specie di deforestazione attraverso la migrazione, lasciando la cima degli alberi per il terreno e le foreste per laperta pianura. Ma gli esseri umani sono unaltra storia. Secondo gli antropologi, gli uomini tagliano alberi da quando sono apparsi sulla Terra, per procurarsi materie prime che servivano soprattutto a costruire rifugi e ad accendere il fuoco, ma anche a innalzare ponti rudimentali per attraversare i iumi e scoprire nuovi paesaggi. Per un periodo gli alberi abbattuti dagli esseri umani non furono niente rispetto alla capacit di rigenerazione delle foreste. Ancora oggi le popolazioni indigene dimostrano che gli esseri umani possono vivere rispettando i limiti naturali della foresta. Negli ultimi cinquemila-diecimila anni, per, abbiamo svilup-

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mund Schulman. Fino a quel momento Schulman non aveva trascorso molto tempo nelle foreste. Era cresciuto a Brooklyn e aveva seguito alcuni corsi alla New York university e al Brooklyn college. Alla ine si era laureato in scienze alluniversit dellArizona e, dopo aver collaborato un periodo con Douglass, aveva preso un dottorato in climatologia ad Harvard. Douglass e Schulman erano una strana coppia. Douglass aveva uno stile che ricordava laudacia degli scienziati vittoriani, capaci di intuizioni improvvise. Schulman era un tipo preciso, il cacciatore di dati che registrava tutto con cura. Durante le nostre chiacchierate alla Columbia, Cook ha elogiato la genialit di Douglass, ma ho avuto limpressione che ammirasse ancora di pi Schulman per il suo approccio quantitativo alla dendrocronologia. stato Schulman, mi ha spiegato Cook, a trasformarla in una scienza rigorosa. Nel 1939 Schulman avvi una ricerca che avrebbe portato avanti per tutta la vita, quella degli alberi pi vecchi del mondo. Sapeva che un albero veramente antico avrebbe garantito una visione pi ampia del clima del pianeta. Un albero con migliaia di anelli avrebbe consentito ai climatologi di luttuare nello spazio per secoli vedendo apparire e scomparire i ghiacciai, avrebbe aperto un tunnel spazio-temporale nelle primavere e nelle estati del passato, dando agli scienziati lopportunit di conoscere le stagioni della Terra. Schulman cominci la sua ricerca nel Bryce Canyon, un luogo arido e desertico nel sud dello Utah, famoso per la geologia spettacolare. Durante la prima estate trov un pino giallo di 860 anni a duemila metri di altezza. In seguito, spostandosi pi a nord, scopr un albero ancora pi vecchio, di 975 anni. Erano due vecchi alberi, ma ancora niente rispetto a una leggendaria sequoia di tremila anni che John Muir sosteneva di aver trovato a Yosemite in California. Nel 1953 un nuovo studio convinse Schulman a spostare le sue ricerche sugli alberi di alta quota. In un articolo pubblicato su Science Schulman ipotizz che esistessero degli alberi alpini di duemila anni. Schulman era interessato alle sequoie, per via della leggenda di Muir, ma nellarticolo cit anche i pini dai coni setolosi, osservando che secondo il personale forestale quelli delle montagne Bianche raggiungevano et fuori del comune.

Da sapere

Un aspetto strano
Non c da sorprendersi se la scienza ci ha messo cos tanto a trovare i pini dai coni setolosi: sono tra gli organismi pi isolati del pianeta. Questi alberi hanno impiegato decine di milioni di anni a strisciare via dai rifugi pi fertili, dai climi miti e dagli ambienti ricchi di sostanze nutrienti che incoraggiano la biodiversit. Non contenti della solitudine della sottile aria di montagna, i pini dai coni setolosi preferiscono la dolomite priva di nutrienti, una roccia grigia dove la maggior parte delle piante non sopravvive. Le loro radici muscolose si propagano tra i massi sotterranei formando una base che pu tenerli fermi e dritti per migliaia di anni dopo la loro morte. Thomas Harlan, un ricercatore del laboratorio sugli anelli degli alberi fondato da Douglass in Arizona, mi ha raccontato di aver trovato un ceppo di pino dai coni setolosi che era rimasto in piedi per pi di ottomila anni. Non dimenticher mai la prima volta che ho visto uno di questi alberi morti: aveva laria di sbirciarmi come uno spaventapasseri da un lato della strada coperta di neve. Invecchiando il legno dellalbero si era arricchito di calde tonalit color rame e oro, e sembrava balzare fuori dalla roccia come una iamma pietriicata. Guardando i pini dai coni setolosi si resta colpiti dalla loro bellezza ma anche dalla loro stranezza. Fra i primi trenta che ho visto sulle montagne Bianche non ce nerano due uguali. Alcuni erano piegati, altri alti, altri ancora avevano tronchi multipli e rami che sintrecciavano in spirali intricate. La morfologia speciale di ogni albero

u Le foreste assorbono anidride carbonica e trattengono il carbonio nella biomassa e nel suolo. Quando vengono distrutte, il carbonio si libera nellatmosfera, contribuendo ad accelerare il cambiamento climatico.

Fonti: The New York Times, Fao

u Dal 2000 il mondo ha perso pi di cinque milioni di ettari di foreste allanno. Le perdite pi rilevanti sono avvenute ai tropici.

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Stati Uniti. Vista sulla Sierra Nevada dipende dal modo in cui sono collegati il tronco e le radici. Un albero normale gestisce le sue risorse in modo uniforme: succhia lacqua con le radici e poi la mette in circolo alla base del tronco, nutrendo nella stessa misura ogni settore della corteccia. Invece le radici dei pini dai coni setolosi non distribuiscono lacqua in questo modo, ma si collegano direttamente a una sezione particolare della corteccia. Se una radice danneggiata o improduttiva, la striscia di corteccia collegata muore. Ogni settore deve difendersi da solo in una sorta di gara interna alla longevit. Questo stile di vita da albero dentro lalbero d agli antichi esemplari della specie il loro strano aspetto. Quando sono solo degli arbusti somigliano a dei coni simmetrici, tanti alberi di Natale in miniatura. Ma con il tempo le loro parti cominciano a diferenziarsi, perch in centinaia e perino migliaia di anni si accumulano minuscoli vantaggi e svantaggi ambientali. Lalbero potrebbe avvolgersi a spirale e infoltirsi da un lato mentre muore dallaltro. Fra i pini dai coni setolosi pi antichi ho visto alberi dal legno completamente nudo fatta eccezione per un solo punto di resistenza, una striscia di corteccia raggiante di aghi verdi e con un inconfondibile odore di pino. Questi alberi, chiamati superstiti a una sola striscia, possono tirare avanti per migliaia di anni dopo la morte di tutte le altre parti. La grana densa del legno morto rimane rigida facendo da sostegno alla scheggia dalbero che sopravvive e spingendo in alto i suoi aghi i suoi pannelli fotovoltaici verso la luce del sole. Questi aghi, anche loro longevi, possono restare verdi e produttivi per pi di quarantanni, ma detestano avere dei vicini e preferiscono il sole di una radura allombra delle foreste. Lisolamento protegge gli alberi dal propagarsi veloce degli incendi e crea uno strano paesaggio. Camminando negli ampi corridoi della foresta di pini dai coni setolosi, ho notato che ogni pino aveva un piedistallo formato da unisola di terra incrostata dalle sue radici e, illuminato dal cielo azzurro, appariva circondato da unaura di dignitosa solitudine. sulla loro longevit avessero qualche fondamento. Per poco non li manc. Schulman aveva passato parecchio tempo nella valle di Yosemite per prelevare campioni dalle sequoie giganti di John Muir. Nelle sequoie laltezza quasi sempre sinonimo di vecchiaia, una correlazione che secondo Schulman poteva applicarsi a tutte le conifere alpine. Quando and a vedere i pini dai coni setolosi, pass gran parte del tempo intorno agli alberi pi giovani, che erano alti e avevano quasi tutte le parti intatte. Schulman scopr che i pini erano vecchi, ma non antichi: la maggior parte aveva meno di mille anni. Un pomeriggio si avventur sulla montagna a sud degli alberi pi alti, dove cera un boschetto di pini curvi e dallaspetto malaticcio appollaiato intorno alla vetta. Si arrampic sul ianco della montagna trovando grossi alberi nodosi alti cinque metri, meno della met dei giovani pini dallaltra parte della valle. Quel pomeriggio del 1953, al tramonto, Schulman scelse un albero che sembrava promettente. Scav, estrasse un campione e poi torn indietro in fretta per accamparsi prima che il buio nascondesse la valle tra la Sierra e le montagne Bianche. Quella notte cominci a contare gli anelli del campione e li trov coInternazionale 984 | 25 gennaio 2013

Solitudine
Nel 1953 Edmund Schulman pass lestate lavorando nella campagna dellIdaho dove lanno prima aveva scoperto un pino di 1.650 anni. Durante il viaggio di ritorno al laboratorio dellArizona, decise di fare una sosta sulle montagne Bianche per vedere i pini dai coni setolosi e veriicare se le voci

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s itti e sottili che tre centimetri ne contenevano cento. Alla luce del fuoco, ricostru un secolo dopo laltro, in totale pi di trenta. Schulman aveva scoperto un albero di tremila anni, il pi antico conosciuto ino ad allora dalla scienza. Un albero nato molto prima di Cristo. Secondo i botanici, i pini dai coni setolosi non invecchiano come gli esseri umani. Un esame attento dei loro anelli di accrescimento dimostra che il legno prodotto da migliaia di anni fresco come quello di un alberello giovane: non ha segni di alterazioni provocate dal tempo. Questi pini hanno anche imparato a rispecchiare le vicissitudini dellhabitat inclemente in cui vivono limitando la crescita durante i periodi di siccit. Negli anni poco piovosi sembrano cadere in letargo, limitandosi ad aggiungere solo anelli di accrescimento sottilissimi a volte la grandezza di una cellula nelle parti che sopravvivono. Ma questo rallentamento non dura per sempre. Quando ricomincia a piovere, lalbero si tufa di nuovo nella vita: le radici assorbono acqua, gli aghi verde-argento succhiano carbonio e luce solare, e nellarco di pochissimo tempo le fabbriche della fotosintesi funzionano di nuovo a pieno regime, alimentando gli spasmi della crescita del cambio. Lasciato a se stesso, un pino dai coni setolosi potrebbe vivere in eterno. Ma come qualsiasi pianta, anche questi alberi sono esposti ai parassiti e agli stress ambientali. Nonostante una resina straordinariamente spessa una specie di sangue appiccicoso che risana le ferite e scorre nel tronco e nei rami la sua protezione migliore la scelta dellambiente. Su questa montagna aspra e arida il pino solo, lontano dagli insetti che attaccano la corteccia e dai funghi che fanno marcire il legno. Lalbero resiste in un ambiente diicile in modo da non dover sopportare la compagnia: la sua salvezza la solitudine. Il pino dai coni setolosi cosi isolato e cos perfettamente adattato allambiente che, ino a tempi molto recenti, il suo peggior nemico era il tempo. Chi vive quattromila anni pu avere la sfortuna di essere vittima di uno di quegli eventi casuali che di solito risparmiano gli abitanti di passaggio sulla Terra. Una volta John Muir scrisse che tra tutti gli esseri viventi, la sequoia forse lunico in grado di aspettare cos a lungo da essere certo di venire colpito da un fulmine. Nella foresta dei pini dai coni setolosi ho visto molti alberi antichi con le cicatrici dei fulmini. E anche se riescono a evitare la

Lasciato a se stesso, un pino dai coni setolosi potrebbe vivere in eterno. Ma come qualsiasi pianta, esposto ai parassiti e agli stress ambientali
furia di Giove, gli alberi non possono sottrarsi alle maree della geologia. I pi antichi spesso si ergono su un groviglio di radici che escono dal terreno, una matassa intrecciata messa a nudo da migliaia di anni di erosione. Anche se sono molto grosse, le radici non possono resistere in eterno alle condizioni dellalta montagna. Alla fine moriranno e gli alberi che sostengono si schianteranno a terra vittime della loro stessa longevit. Nel 1958 Schulman descrisse in un articolo sul National Geographic gli alberi straordinari che aveva trovato sulle montagne Bianche. Dal 1953 aveva scoperto venti alberi di quattromila anni, fra cui Matusalemme, lalbero pi antico ancora in vita, e Prometeo, un albero di 4.900 anni abbattuto per errore nel 1964. Limpatto della dendrocronologia sulla scienza stato enorme e, come nel caso della scoperta della irma di Flagstaf di Douglass, i suoi risultati hanno aiutato altre scienze, soprattutto quelle che aspirano a una conoscenza pi approfondita del passato. Gli alberi antichi sono stati fondamentali per stabilire la curva di calibrazione del radiocarbonio, lo strumento usato dagli scienziati per datare il materiale contenente carbonio con meno di 58mila anni. E hanno aiutato gli ecologi a capire meglio la struttura delle foreste, gli ecosistemi pi complessi del pianeta.

Profezia
Schulman non vide il suo studio pubblicato sul National Geographic e neanche le straordinarie scoperte scientiiche che ne seguirono. Mor dinfarto a 49 anni: era il marzo del 1958, due mesi prima che larticolo uscisse nelle edicole. Ma i pini dai coni setolosi gli avrebbero reso un omaggio duraturo riservando i loro segreti pi preziosi alla sua disciplina: la climatologia. I pini pi utili crescono ad alta quota sulle montagne Bianche, vicino alla linea degli alberi. Come tutti gli esemplari della loro specie registrano in modo meticoloso le condizioni

meteorologiche, perch sintonizzano la loro crescita sul clima. Gli alberi di alta quota hanno anche un altro vantaggio. Mentre gli esemplari che si trovano pi in basso regolano la loro crescita con la pioggia, quelli intorno alla linea degli alberi la adattano alla temperatura. I loro anelli di accrescimento sono come termometri fermi ritrovati da una macchina del tempo. I dendrocronologi del laboratorio dellArizona hanno usato i pini dai coni setolosi dalta quota ancora vivi e i loro antenati morti per mettere insieme una cronologia che abbraccia 8.400 anni, cio quasi lintero antropocene. Questa cronologia ci racconta una storia familiare su quello che sta succedendo al clima. Nel 2005 Matthew Salzer, un ricercatore del laboratorio dellArizona, ha notato una tendenza anomala negli anelli di accrescimento pi recenti. Negli ultimi cinquantanni gli esemplari intorno alla linea degli alberi sono cresciuti pi rapidamente che in qualunque altro intervallo di tempo simile degli ultimi 3.700 anni. Secondo Salzer, il fenomeno annuncia un cambiamento ambientale senza precedenti da millenni. Con laumentare della temperatura in alta montagna, i pini diventano pi grossi perch ogni primavera aggiungono anelli pi spessi. Allinizio si sperava che la tendenza fosse limitata alle montagne Bianche, ma Salzer e i suoi colleghi hanno trovato gli stessi grossi anelli di accrescimento cio lo stesso riscaldamento in tre diversi habitat di pini dai coni setolosi nellovest degli Stati Uniti. Non una buona notizia. Gli anelli spessi potrebbero essere una sorta di profezia che annuncia la loro estinzione. I pini dai coni setolosi prediligono lisolamento. La loro longevit merito della capacit di resistere alla durezza di un ambiente inospitale per i loro predatori. Se le montagne Bianche continueranno a riscaldarsi, la prossima generazione di alberi sar costretta a spostarsi pi in alto per cercare il freddo e la solitudine. I pini dai coni setolosi sono equipaggiati per una specie di piano di emergenza. I loro semi hanno lunghe ali trasparenti e, con il vento giusto, possono percorrere lunghe distanze. In circostanze normali i semi potrebbero aiutare gli alberi a scalare le montagne in un paio di generazioni. Ma qui non c spazio per spostarsi, perch i pini sono gi vicini alle vette. Un lungo periodo di riscaldamento li lascerebbe intrappolati sulla cima, senza altri posti in cui andare. Intanto si espanderebbe lhabitat per i parassiti della corteccia e per

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California, Stati Uniti i funghi che riescono a sbarazzarsi dintere foreste in poco tempo e questi attaccherebbero le montagne Bianche, puntando dritto sui pini dai coni setolosi. Lestinzione di questi alberi a causa del riscaldamento globale sarebbe il segnale che la tecnologia della deforestazione cambiata. In passato abbiamo minacciato gli alberi con il fuoco e le accette, ma oggi il pericolo arriva dagli scarichi caldi delle nostre civilt. La deforestazione un tempo dipendeva dalla nostra ostilit verso foreste particolari che sbarravano la strada alle case e ai raccolti. Ma oggi si sta delocalizzando, trasformandosi in un sottoprodotto inevitabile della nostra esistenza, unemanazione difusa che abbraccia tutto il pianeta e a cui nessun albero pu sfuggire, neanche quelli che mettono radici alle propaggini estreme del mondo abitabile. Ho chiesto a Thomas Harlan, che da tempo lavora come ricercatore nel laboratorio dellArizona, se ci sono segnali che gli alberi stiano cominciando a emigrare. Lui mi ha raccontato di un nuovo alberello che ha scoperto molto al di sopra della linea degli alberi sulle montagne Bianche. Posso portarti ino a un luogo pi alto di qualsiasi albero vivente, pi in alto perfino degli esemplari morti che abbiamo scoperto, e posso mostrarti il punto in cui due anni fa ho trovato un pino dai coni setolosi di una trentina di centimetri, mi ha detto. Harlan mi ha spiegato che lalbero stava entrando in uno dei periodi pi diicili della sua esistenza: Quando un albero crescendo supera il livello della neve, dinverno viene colpito da venti molto forti, quindi non so se riuscir a sopravvivere. Ma potrebbe essere un segno che gli alberi hanno ricominciato ad arrampicarsi, ha aggiunto. interessante pensare ai diversi destini dellalberello di Harlan. Potrebbe riuscire a vedere le meraviglie dellanno 6000, incidendo quattromila estati nel suo diario ad anelli sottili. Oppure potrebbe morire presto, scomparire gi questinverno o tra qualche centinaio di anni. Questi strani alberi carichi di memorie potrebbero rivelarsi una breve ioritura di piante selvatiche nello schema del tempo profondo. Harlan stato cauto sulle speranze di sopravvivenza degli alberi. Con i pini dai coni setolosi bisogna essere pazienti, ha detto. Se ripassi tra duecento anni, potr essere pi preciso. Seduto sotto un vecchio pino nel freddo sole di aprile mi venuto in mente Edmund Schulman, a cui intitolato questo bosco. Ho pensato alle tragiche contraddizioni dellessere umano, questa strana specie che legge gli alberi ma li distrugge. In quattrocento milioni di anni gli alberi hanno costruito un nuovo strato fertile sulla supericie della Terra, e questo strato ha generato ecosistemi completamente nuovi, compreso quello che ha permesso la comparsa dei nostri progenitori. Ma oggi sono gli esseri umani a difondersi in tutto il pianeta coprendo la sua supericie con citt e fattorie, spazzando via gli stessi alberi che hanno consentito la loro comparsa. Questa foresta, come tante altre, diventata unintersezione del tempo, un luogo dove i racconti della grandezza geologica entrano in collisione. Un posto dove poggiare lorecchio a terra per scoprire che anche qui, nel pi antico dei boschi, se si ascolta con attenzione si sente il ruggito dellantropocene che avanza. u gc
QUESTARTICOLO

Ross Andersen un giornalista statunitense ed editor di scienza della Los Angeles Review of Books. Aeon una nuova rivista online britannica, che ogni settimana pubblica articoli di scienza e cultura. Questarticolo uscito il 16 ottobre 2012 con il titolo The vanishing groves.

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