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Specismo, antispecismo classico e

antispecismo politico
Facciamo un po' di chiarezza (in breve) su specismo e antispecismo
Cos` l`antispecismo? Quali sono i suoi obiettivi? Quali i suoi metodi per raggiungerli? Le
risposte a queste domande non sono semplici e univoche. Tra gli attivisti per i diritti animali
non vi ancora concordanza su una definizione unanimemente accettabile della teoria e della
prassi del movimento antispecista.
In questo articolo vorrei proporre in modo breve ed essenziale gli aspetti centrali della
questione, senza pretese di fornire una ricostruzione rigorosa e ineccepibile, considerando
anche che non sarebbe neppure possibile viste le diverse e differenti analisi e interpretazioni
che spesso vengono proposte. Ma andiamo con ordine e cerchiamo prima di definire cosa sia
lo specismo.
Cos` lo specismo?
Il termine specismo compare per la prima volta nel 1970 in un opuscolo per contestare gli
esperimenti su animali scritto dallo psicologo Richard D. Ryder, in cui sosteneva che il
tentativo di ottenere benefici per la specie umana attraverso l`abuso di individui di altre specie
semplicemente specismo e come tale si basa su ragioni morali egoistiche piuttosto che su
ragioni razionali [1]. Un anno pi tardi, in un saggio del 1971, Ryder chiarisce ulteriormente
il significato di specismo:
Nella misura in cui sia razza che specie sono termini vaghi usati nella
classificazione delle creature viventi in riferimento soprattutto ai caratteri fisici, si
pu trovare un`analogia in questi due concetti. La discriminazione per ragioni
legate alla razza, anche se fino a due secoli fa era in gran parte universalmente
accettata, ormai ampiamente condannata. Allo stesso modo, un giorno potrebbe
accadere che le menti pi illuminate aborriscano lo specismo cos come noi oggi
detestiamo il razzismo. L`irrazionalit in entrambe le forme di pregiudizio
identica. Se viene accettato come moralmente sbagliato infliggere deliberatamente
sofferenza a creature umane innocenti, conseguentemente logico considerare
anche sbagliato infliggere sofferenza a individui innocenti di altre specie [2].
Lo specismo, nella definizione originaria di Ryder, pertanto inteso, in un`analogia con il
razzismo, come una forma di pregiudizio. Ma solo nel 1975 il termine specismo conoscer la
sua spinta verso una maggiore diffusione, grazie al popolare libro del filosofo Peter Singer
Liberazione animale. Singer definisce lo specismo come un pregiudizio o un atteggiamento
di prevenzione a favore degli interessi dei membri della propria specie e contro quelli dei
membri di altre specie [3]. Anche Singer mette in evidenza l`analogia dello specismo con
altre forme di oppressione umana:
I razzisti violano il principio di uguaglianza attribuendo maggior peso agli
interessi dei membri della propria razza qualora sussista un conflitto tra i loro
interessi e gli interessi di coloro appartenenti ad un`altra razza. I sessisti violano il
principio di uguaglianza favorendo gli interessi del proprio sesso. Allo stesso
modo, gli specisti permettono che gli interessi della propria specie prevalgano
sugli interessi superiori dei membri di altre specie. In ciascuno di questi casi lo
schema identico [3].
Molti anni pi tardi, nel 2002, il sociologo David Nibert fa un passo oltre, definendo lo
specismo come un`ideologia creata e diffusa per legittimare l`uccisione e lo sfruttamento degli
altri animali [4]. In tal modo la responsabilit dell`oppressione animale viene spostata dal
singolo individuo alle condizioni sociali (che influenzano il singolo individuo): nella
definizione di Nibert lo specismo non limitato al concetto di un semplice pregiudizio (un
atteggiamento individuale), ma identificato come un sistema di credenze socialmente
condivise che permettono e rinforzano questo stesso pregiudizio contro esseri senzienti
appartenenti ad altre specie diverse da quella umana.
Da questo breve resoconto si potrebbe concludere che lo specismo identifichi dunque un
atteggiamento individuale e un`ideologia sociale volti a favorire, sostenere e perpetuare
l`oppressione umana delle altre specie animali. Da ci si pu desumere che, specularmente,
l`antispecismo sia definibile come quella forma di opposizione filosofica, politica (intesa come
modo di agire del singolo volto a mutare una situazione sociale) e culturale all`oppressione
animale.
Solo un evento storico
importante osservare che lo specismo, come indicato da molti autori, non una componente
psico-sociale connaturata nell`essere umano, ma ha natura storica e dunque una sua origine e
un suo sviluppo nel corso del processo di evoluzione umana. Infatti le originarie societ di
raccoglitori e cacciatori non possono essere definite speciste in quanto non possedevano una
concezione dell`essere umano come specie superiore alle altre specie animali, n erano dedite
ad uno sfruttamento sistematico dell`animale: l`uomo delle origini si considerava parte del
mondo naturale e, in quanto animale, del tutto simile agli altri animali.
Lo specismo nasce solo successivamente con le prime pratiche di assoggettamento,
manipolazione e sfruttamento della natura e degli animali (agricoltura e allevamento)
sviluppatesi nella societ neolitica, quindi in un periodo piuttosto recente nella storia evolutiva
umana: circa 10mila anni fa, ovvero dopo milioni di anni che il percorso evolutivo dell`essere
umano si era separato da quello delle altre grandi scimmie, e circa 190mila anni dalla comparsa
dell`Homo sapiens. Dalla sua nascita nel Neolitico lo specismo si andr strutturando in maniera
sempre pi definita e pervasiva nei millenni successivi, fino al completo consolidamento nella
cultura umana con la nascita delle grandi religioni monoteiste, che proclamano definitivamente
il dominio umano sul resto della natura e del vivente.
Non quindi la violenza (naturalmente presente gi nelle uccisioni degli antichi cacciatori) a
caratterizzare lo specismo, bens una concezione antropocentrica dell`esistenza e un rapporto
tra umano e animale del tipo dominante-dominato. Lo specismo, pertanto, non mostrando un
carattere naturale e inquadrato in una categoria storico-culturale come fenomeno acquisito, non
pu essere considerato n eterno n immutabile: in quanto evento storico con una propria
origine e un proprio sviluppo, lo specismo pu pertanto avere anche una fine. Lo specismo
naturale, invece, come spontanea propensione verso il simile della propria specie e rivalit
verso individui di altre specie, non oggetto di interesse dell`antispecismo.
Oltre all`evidente analogia tra lo specismo e le altre pratiche di oppressione umane quali il
razzismo o il sessismo, evidenziata sin dall`inizio da Ryder e Singer, molti autori concordano
nel ritenere lo specismo anche all`origine ideologica e storica di queste stesse forme di
discriminazione intraumane e parte fondante della pi vasta ideologia di dominio dell`essere
umano sulla natura e sull`essere vivente.
Antispecismo classico e antispecismo politico
Attualmente nel movimento antispecista prevalgono, semplificando al massimo, due approcci.
Gli attivisti e gli autori che sostengono l`approccio classico ritengono l`obiettivo unico del
movimento la fine dell`oppressione animale, e sostengono che ogni attivit intrapresa debba
muoversi in questa direzione e agire per la realizzazione di un`evoluzione di una cultura
antispecista nell`opinione pubblica.
Altri attivisti e autori, sostenitori dell`antispecismo cosiddetto politico, in virt del legame tra
oppressione umana e oppressione animale e in alcuni casi arrivando fino ad includere il
pensiero anarchico, teorie anticapitaliste di matrice marxista e idee di pensatori socialisti,
ritengono invece che solo una lotta congiunta che necessariamente si ponga nella meta una
liberazione totale degli umani (intesa come liberazione da strutture sociali limitanti e/o da forme
di oppressione effettiva quali il razzismo e il sessismo) e degli animali volta a destrutturare un
meccanismo di oppressione comune, possa essere considerata la strada pi promettente in
grado di garantire un maggiore successo di realizzazione, mentre un`azione limitata solo su una
met e che non tenga conto dell`altra met sar destinata inevitabilmente al fallimento.
I sostenitori di questo approccio ritengono pertanto che il movimento antispecista debba
necessariamente accogliere e riunire insieme anche le istanze e i soggetti degli altri gruppi di
liberazione umana (in alcuni casi fino ad includere gruppi ecologisti radicali) e - secondo
alcuni autori - impegnarsi parallelamente in una radicale critica della struttura politica della
societ. Cos ad esempio viene affermato nel Manifesto antispecista:
L`attivista antispecista moralmente tenuto a impegnarsi nel quotidiano contro
ogni tipo di ingiustizia e di prevaricazione nei confronti dei pi deboli o
svantaggiati, siano essi Umani o Animali. Le attenzioni verso gli Umani, verso
l`ambiente e la Terra sono da considerarsi parte integrante della lotta per la
liberazione degli Animali, e viceversa [5].
Il filosofo Marco Maurizi ritiene invece che nel movimento, oltre alle attivit in difesa degli
animali, si conduca una lotta per colpire le strutture sociali che sono le vere portatrici dello
sfruttamento [6].
Ho notato che, spesso, chi propende da una parte o dall`altra delle due correnti, tende ad
identificare l`antispecismo con l`approccio sostenuto (classico o politico), ignorando e
rinnegando al contempo l`altro approccio (bench ci in alcuni casi possa accadere per
semplice estraneit al dualismo del movimento). Capisco il giusto bisogno di affermare le
proprie idee e di proporle agli altri, ma finch non si giunger ad una pi piena maturazione del
movimento antispecista tale che lo renda in grado di definire concordemente la propria
posizione (se mai ci accadr), si dovrebbe considerarlo come ancora scisso in due parti e
presentare l`approccio sostenuto come l`opzione personalmente ritenuta meglio confacente al
movimento antispecista.
Questo , in generale e in maniera molto sintetica, il quadro complessivo della situazione
attuale (e nei limiti di quanto sono riuscito a coglierne). La questione molto pi complessa e
articolata, ma spero di essere perlomeno riuscito a restituire in maniera semplice e chiara
un`analisi comprensibile e stimolante anche per l`attivista medio e suscitare in lui una pi
attenta riflessione personale.
Riccardo B.
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Immagine di apertura tratta da I have seen another world.
Note:
1. Richard D. Ryder, Speciesism again: the original leaflet.
2. Richard D. Ryder, Experiments on Animals, 1971. Cit. in: Stanley Godlovitch, Roslind
Godlovitch, John Harris, Animals, Men and Morals, pagg. 41-82. Cit. in: Wikipedia.org,
Speciesism.
3. Peter Singer, Animal Liberation. Cit. in: Wikipedia.org, Speciesism.
4. David Nibert, Animal Rights/Human Rights: Entaglements of Oppression and Liberation,
Rowman & Littlefield, 2002, pag. 243. Cit. in: Joan Dunayer, Definire lo specismo.
5. Manifesto antispecista, Proposte per un manifesto antispecista.
6. Marco Maurizi, Tre passi avanti e due indietro - Una riposta a Caffo.

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