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abb. annuale 3 - autorizz. del trib. di PD n. 1624 del 3-11-1998 - spediz. in abb. postale, 45% art.

. 2 comma 20/B legge 662/96 - liale di Padova


Numero 35 - Novembre 2012 - Trimestrale del Collegio Infermieri Professionali, Assistenti Sanitari e Vigilatrici dInfanzia della Prov. di PD
COLLEGIO
IPASVI DI PADOVA
info@ipasvipd.it - www.ipasvipd.it
Tel. 049 8968116 - Fax 049 8962838
novembre 2012
IPASVI
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dal Consiglio Direttivo
Editoriale
Nuovo piano socio sanitario
veneto
attualit
Linfermiere case manager
allinterno dei centri di
decadimento cognitivo
Gentlecare: un modello di
assistenza per lAlzheimer
Lo stoma_care
il Collegio informa
ECM. Come si evolve la
normativa. Nuove linee guida
per laccreditamento
INSERTO CIVES PADOVA
Editoriale
Costituzione Gruppo CIVES
Diventare infermieri volontari
CIVES Padova
Cives Padova ha solo 4 mesi
e ha gi fatto molta strada
Primo convegno provinciale
14 dicembre 2012
Soccorso acquatico
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In&Out liberamente pubblica articoli inediti di interesse infermieristico, previa approvazione del Comitato di Redazione. Larticolo sotto la responsa-
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Stampa
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Trimestrale del Collegio Ipasvi
Infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici dinfanzia
della provincia di Padova
abb. annuale 3 - autorizz. del trib. di PD n. 1624 del 3-11-1998 - spediz. in abb. postale, 45% art. 2 comma 20/B legge 662/96 - liale di Padova
Numero 35 - Novembre 2012 - Trimestrale del Collegio Infermieri Professionali, Assistenti Sanitari e Vigilatrici dInfanzia della Prov. di PD
COLLEGIO
IPASVI DI PADOVA
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novembre 2012

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Data 26/10/2012 A TUTTI GLI ISCRITTI


LORO SEDE
Oggetto: CONVOCAZIONE ASSEMBLEA ANNUALE 2012, D.P.R. 5 aprile 1950, n. 221 art. 23
comma 1.
Si comunica che il giorno 29 novembre 2012 alle ore 23.00, in prima convocazione, ed il giorno
SABATO 01 DICEMBRE 2012 alle ore 09.30
in seconda convocazione presso
Fondazione OIC - Centro Formativo Varotto Berto - Via Toblino 53 a Padova,
indetta la
ASSEMBLEA ORDINARIA ANNUALE DEGLI ISCRITTI
ORDINE DEL GIORNO
Relazione del Presidente al Bilancio preventivo 2013
Presentazione del Bilancio preventivo 2013
Variazione di assestamento del bilancio di previsione 2012
Varie ed eventuali
Auspicando una numerosa presenza da parte di tutti i collegiati, ringrazio fin dora quanti vorranno
rendersi disponibili per migliorare e poter condividere lattivit del Collegio.
IL PRESIDENTE
Fabio Castellan
___________________________________________________________________________________
I Colleghi che non potessero intervenire hanno facolt di delegare a rappresentarli un iscritto
partecipante allAssemblea.
La delega in calce alla presente dovr essere consegnata dalla persona delegata allinizio del lAs -
sem blea. Ogni iscritto partecipante non pu avere pi di due deleghe.
Contando sulla Vostra partecipazione, inviamo cordiali saluti.
Delego il/la Sig.__________________________________________ a rappresentarmi allAssemblea
Annuale Ordinaria degli iscritti che si terr il giorno 01/12/2012 alle ore 09.30.
Firma _______________________________
N.B. il presente avviso ha validit di convocazione a tutti gli effetti ai sensi dellart. 23 del
D.P.R. 05/04/1950 N. 221.
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dal Consiglio Direttivo
Cari Colleghe e Colleghi,
Le dinamiche sociali economiche e istituzionali che sintrecciano in questa fase stori-
ca, evidenziano il prodursi di percorsi evolutivi che potranno impattare significativamente
e in una logica di discontinuit sugli attuali paradigmi del sistema sanitario e di quello for-
mativo. Tutto questo porta ad un ripensamento dellintero sistema organizzativo ed assi-
stenziale, in particolar modo in specifici ambiti e il ruolo forte che ad oggi viene richie-
sto a tutti gli Infermieri, sia a quelli impegnati nella clinica che a quelli impegnati nella sfera
manageriale, la gestione del cambiamento.
Se da un lato il sistema rende necessario riorganizzare gli ambiti di cura e di assistenza, sia ospedalieri che
territoriali, perseguendo processi basati sulla continuit che tendono alla standardizzazione e sistematizza-
zione delle principali prestazioni, dallaltro la professione infermieristica deve ridefinire gli ambiti di attivit con
modalit multiprofessionali e lampliamento di competenze e responsabilit acquisite nel percorso formativo.
Ecco allora che come professionisti dobbiamo essere pronti ad affrontare il cambiamento orientando, attra-
verso la comprensione della realt, lelaborazione di incisive politiche professionali e la condivisione delle scel-
te strategiche.
Diventa fondamentale dare visibilit alle esperienze quotidiane che gli infermieri hanno pensato, realizzato e
portano avanti, spesso silenziosamente, proprio perch impegnati nei confronti del paziente/utente a garanti-
re un miglioramento continuo dellassistenza. Oggi serve dare voce e visibilit affinch il valore di questo impe-
gno diventi un valore a beneficio di tutti.
Questo impegno deve essere pi forte, convinto e condiviso per confermare e consolidare le mete raggiunte
ma anche per continuare il percorso di crescita e sviluppo che contraddistingue ogni professione nella piena
consapevolezza che la forza dellinfermieristica sta proprio nella funzione dellassistere, che garantisce la fun-
zionalit di tutto il sistema della salute (evidenza sempre dimenticata, ma che vogliamo riportare al centro delle
scelte della comunit alleandoci con i cittadini, nostri referenti di sempre). Serve per fare attenzione perch
il continuo aumento della domanda di salute e la crescente complessit dei bisogni di assistenza con una con-
temporanea pesante contrazione della disponibilit economica/finanziaria, rischia di essere il motivo per il
quale le organizzazioni, non solo quelle sanitarie e socio sanitarie, propongono interventi correttivi motivati da
logiche efficientistiche. Logiche che spesso hanno poco a che fare con il riconoscimento e la valorizzazione
professionale quale elemento che garantisce interventi e prestazioni assistenziali di qualit, sicuri ed appro-
priati.
Sappiamo benissimo che uno dei fattori determinanti per il buon andamento e la qualit dei servizi sanitari e
socio-sanitari costituito dallinsieme degli operatori che diventano linterfaccia principale tra il sistema e i cit-
tadini e assumendo cos un ruolo centrale nella realizzazione di risposte di qualit, efficienza e appropriatez-
za dei percorsi di cura e di assistenza, dellefficacia della relazione umana e professionale
Noi tutti quindi siamo chiamati a vigilare ma anche ad essere attivi e partecipi nella definizione delle scelte futu-
re, sia come cittadini sia come professionisti.
La professione ha ottenuto in ambito formativo, clinico e gestionale, teoriche posizioni cercate per decenni.
Sono certamente conquiste, ma ora abbiamo bisogno di affermare e consolidare i nostri ruoli nei conte-
sti di vita lavorativa.
EDITORIALE
di Fabio Castellan
PRESIDENTE COLLEGIO IPASVI - PADOVA
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dal Consiglio Direttivo
Necessario, sofferto durante il percorso di elaborazione ma
alla fine ricco di novit per loscenario sanitario di tutto il
Veneto, quindi per tutti i cittadini, per le professioni sanitarie
e, nello specifico, per la professione infermieristica.
Lapprovazione in Consiglio della Regione Veneto del Piano
Socio Sanitario (PSSR), avvenuta il 20 giugno scorso, rap-
presenta la conclusione di un percorso intriso di confronti,
dibattiti e proposte (fra tutte quelle avanzate anche dal
Coordinamento regionale Ipasvi) e, allo stesso tempo, linizio
di una nuova fase, quella dellattuazione degli obiettivi fissati.
La Legge regionale n. 23 del 29 giugno 2012 dal titolo
Norme in materia di programmazione socio sanitaria e
approvazione del Piano Socio Sanitario regionale 2012-
2016 stata pubblicata in via definitiva sul BUR Veneto
n 53 del 6 luglio 2012 e individua gli indirizzi di program-
mazione socio-sanitaria regionale per il quinquennio 2012-
2016.
Il documento, composto da 20 articoli e dallallegato che
entra nel dettaglio della questione, risponde in buona parte
allesigenza di evoluzione organizzativa della sanit veneta
visti i cambiamenti dei bisogni di salute che in questi anni si
sono susseguiti. Non bisogna dimenticare per che manca-
no da definire i nuovi standard delle dotazioni organiche del
personale, le schede ospedaliere e quelle territoriali che, di
fatto, disegneranno la geografia sanitaria di tutta la Regione.
Oltre a elementi di governan-
ce, la Legge approvata punta a
ridurre il numero degli ospeda-
li e dei posti letto, potenziando
la rete territoriale.
Ecco alcune delle principali novit della nuova Legge:
la previsione di ridurre le 21 Aziende sanitarie territoriali
attuali sulla base di un bacino di utenza ideale compreso
tra 200/300 mila abitanti (al fine dichiarato di assicurare
le migliori performance gestionali ed assistenziali), fatte
salve le specificit territoriali di montagna, laguna e del
Polesine (in conformit a quanto previsto dallarticolo 15
dello Statuto);
la nomina del direttore generale della sanit veneta affi-
data al Consiglio regionale (su proposta della Giunta);
lincarico triennale, non pi quinquennale, dei direttori
generali delle Ulss e della relativa terna di comando; il
direttore generale non pu effettuare pi di due mandati
consecutivi nella stessa azienda;
la valutazione annuale del loro operato da parte di Giunta,
Consiglio e sindaci;
il potenziamento della figura del direttore sociale, non pi
nominato coordinatore, che assume anche la responsabi-
lit di coordinare i servizi sanitari territoriali;
lobbligo della trasparenza di bilancio per le Ulss e tutti gli
enti accreditati che godano dei finanziamenti regionali;
il dirigente sanitario responsabile della Direzioni delle
Professioni Sanitarie un operatore appartenente alle
professioni di cui alla legge n. 251/2000, in possesso dei
requisiti professionali previsti dalla normativa vigente.
nominato dal direttore generale, attraverso idonea proce-
dura selettiva ai sensi delle disposizioni normative e con-
trattuali vigenti.
Novit anche per la nomina dei primari: i direttori generali
dovranno rendere pubbliche le motivazioni di tali nomine e a
fine incarico il loro operato dovr essere valutato in base alle
prestazioni erogate, alla valorizzazione dei collaboratori, alla
soddisfazione degli utenti e al rispetto dei vincoli di budget.
Anche la rete degli ospedali
viene riorganizzata sulla base
dei diversi livelli di specializza-
zione e di intensit di cura: ai
due poli di eccellenza di
Padova e Verona (centri universitari), si affianca la rete degli
ospedali territoriali, organizzati secondo il modello anglosas-
sone Hub&Spoke. Letteralmente, Hub&Spoke pu essere
tradotto come mozzo e raggi. Limmagine pi immediata
quella di una bicicletta in cui al mozzo sono collegati tutti i
Dopo 16 anni giunto il nuovo Piano Socio Sanitario della Regione Veneto.
Appro vato il 20 giugno dal Consiglio regionale, ora si atten dono le schede
ospe daliere e territoriali e i nuovi standard delle dota zioni organiche del personale.
NUOVO PIANO
SOCIO SANITARIO VENETO
COMITATO DI REDAZIONE IPASVI
Meno ospedali,
maggior azione
sul territorio
La rete
Hub&Spoke
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dal Consiglio Direttivo
raggi, senza essere collegati direttamente tra loro. Lo stes-
so principio utilizzato per questo sistema logistico dove a
un punto centrale, che viene definito come il baricentro delle
operazioni, vengono collegate tutte le altre operazioni satel-
lite, che non verranno messe in contatto diretto tra loro.
Questo modello (adottato dalle compagnie aeree) viene uti-
lizzato anche per le reti ospedaliere, dove viene specializza-
to un unico centro (Hub) per la cura di una determinata malat-
tia e concentrata lassistenza sanitaria, supportata da una
rete di servizi (Spoke) che convogliano i malati al raggiungi-
mento del livello minimo di gravit necessaria per poter usu-
fruire di quelle specifiche cure.
Gli ospedali Hub, collocati nei capoluoghi di provincia, sono
tarati per assistere un milione di abitanti garantendo tutte le
specialit di base e di media intensit, gli ospedali Spoke,
con un bacino ideale di 200mila abitanti, saranno dotati di
pronto soccorso e specialit di base come chirurgia genera-
le, medicina interna, oncologia, cardiologia con unit coro-
narica, ostetricia e ginecologia, pediatria, ortopedia, terapia
intensiva, neurologia, urologia, psichiatria, geriatria e servizi
di diagnosi e cura.
Il numero dei posti letto per acuti scende a 3,5 per mille (lin-
dice nazionale 4), quelli per riabilitazione e lungodegenza
saranno 0,5 ogni mille abitanti e si individua un nuovo para-
metro di 1,2 posti letto ogni mille abitanti da ricavare in
nuove strutture intermedie extra-ospedaliere.
Lattuazione del Piano ora affidato allaschede di program-
mazione ospedaliere e territoriali, che dovranno indicare,
azienda per azienda, numero e organizzazione dei presidi,
specialit, reparti, posti letto, day hospital, strutture inter-
medie e servizi ambulatoriali.
Entro il 31 dicembre 2012 la
Giunta regionale, dintesa con
la competente Commissione
consiliare, definisce, come
previsto dallarticolo 8, le dota-
zioni standard del personale sanitario, professionale e ammi-
nistrativo dei servizi sanitari e socio-sanitari necessari a
garantire lerogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza
(LEA) con riferimento ai bacini territoriali coincidenti con le
aziende Ulss. Entro il 30 giugno 2013 la Giunta regionale,
sempre dintesa con la competente Commissione consiliare,
definisce i costi standard per le prestazioni sanitarie funzio-
nali allerogazione dei LEA.
Restano poi da definire le schede di dotazione ospedaliera e
territoriale ovvero il vero cuore pulsante del Piano.
Le schede di dotazione ospedaliera definiscono, in base
allarticolo 9, la dotazione strutturale ospedaliera delle azien-
de Ulss, dellIstituto oncologico veneto (Iov), delle Aziende
ospedaliere e delle strutture private accreditate e indicano
lammontare dei posti letto per aree omogenee e le unit
operative autonome, specificando la tipologia di struttura in
unit complessa e semplice a valenza dipartimentale e il set-
ting ordinario, diurno o ambulatoriale, intendendosi per ordi-
nario il ricovero organizzato sulle 24 ore.
Infine, larticolo 10, che stabilisce che la Giunta regionale
approva (in conformit a quanto previsto dallarticolo 1,
comma 3, sentita la competente Commissione consiliare,
che esprime parere obbligatorio e vincolante entro 90 giorni
dal ricevimento del provvedimento, come nel caso delle
schede ospedaliere, decorsi i quali si prescinde dal parere
stesso, contestualmente alle schede di dotazione ospedalie-
ra) al fine di rendere omogenea la prevenzione, lassistenza
e la cura nel proprio territorio e per garantire la continuit
dellassistenza e delle cure, le schede di dotazione territo-
riale delle unit organizzative dei servizi e delle strutture di
ricovero intermedie da garantire in ogni azienda Ulss, tenen-
do conto dellarticolazione distrettuale, della distribuzione
delle strutture sul territorio regionale nonch dellaccessibili-
t da parte del cittadino. Le schede di dotazione territoriale
contengono anche la previsione delle strutture residenziali e
semiresidenziali sanitarie e socio-sanitarie. Sono fatte salve
le specificit del territorio bellunese, del Polesine, delle aree
montane e lagunari, delle aree a bassa densit abitativa.
La Giunta regionale dovr presentare le schede entro gennaio
2013 e sottoporle al parere obbligatorio e vincolante della
Commissione, che avr quindi ampio margine di intervento.
Lapprovazione del Piano ha
riscosso la soddisfazione di
tutto lIpasvi veneto soprat-
tutto perch viene posta
attenzione alla professione
infermieristica. Lapprovazione del Piano viene considerata
una formidabile base di partenza per avviare una profonda e
diffusa discussione allinterno del gruppo professionale,
provvedimento di riequilibrio in cui finalmente viene ricono-
sciuto il ruolo della professione infermieristica, scommessa
che tutti noi dobbiamo vincere.
Tra le novit pi apprezza-
te dallIpasvi regionale, le
figure del direttore delle
professioni sanitarie, insie-
me al dirigente per larea
ospedaliera e per larea territoriale, la possibilit per le azien-
de di trasformare i coordinatori di dipartimento in dirigenti e
la possibilit che a dirigere i servizi territoriali possa essere
anche un infermiere.
La professione infermieristi-
ca pi volte citata nel
documento sanitario regio -
nale. Vediamo alcuni impor-
tanti passaggi.
Questioni aperte
Il consenso
del coordinamento
regionale IPASVI
Professione, PSSR
e case manager
Le possibilit di
sviluppo professionale
per gli infermieri
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Nel capitolo 3.1 Assistenza territoriale, rilevante il punto
nel quale si afferma che, fra i criteri cardine su cui si fonda
lorganizzazione distrettuale, vi la valorizzazione del ruolo
dellinfermiere nel prendersi cura autonomamente del pro-
cesso di nursing nellambito del percorso assistenziale, svol-
gendo la funzione di case manager della persona in stato di
cronicit, attivando le risorse assistenziali e comunque coor-
dinandosi con il medico/pediatra di famiglia.
Al capitolo 3.1.2 Modelli organizzativi dellassistenza
territoriale, fra le caratteristiche peculiari delle Medicine di
Gruppo Integrate viene indicato di realizzare programmi di
prevenzione, erogare prestazioni per il paziente acuto e
gestire il paziente cronico, ampliando il ruolo del personale
infermieristico nella gestione della cronicit e nelle iniziative
promozionali sugli stili di vita.Nel medesimo punto viene
chiaritocome il nuovo approccio presuppone una medicina
di famiglia organizzata e coadiuvata da personale infermieri-
stico, di supporto ed amministrativo, una collaborazione fun-
zionale con gli specialisti territoriali ed ospedalieri, la messa
a punto di un sistema informativo integrato.
Capitolo 3.1.3 La filiera dellassistenza territoriale, nel
paragrafo Cure domiciliari, importante sottolineare una delle
linee di indirizzo, cio lo sviluppo pianificato, in maniera
omogenea a livello regionale, di modelli che garantiscano la
continuit dellassistenza, consolidando le esperienze di
ammissione e dimissione protetta con il pieno coinvolgimen-
to del medico di famiglia, valorizzando il ruolo del case
manager (infermieristico) quale figura di collegamento e faci-
litatore organizzativo, responsabilizzando e coinvolgendo la
famiglia nellattuazione del Progetto Assistenziale Indivi dua -
lizzato e, poche righe dopo, dove si indica come lassisten -
za infermieristica distrettuale, rientrando tra i livelli di assi-
stenza che devono essere salvaguardati, dovr essere assi-
curata nelle 24 ore, 7 giorni su 7.
Nel paragrafo I capisaldi della filiera dellassistenza
territoriale viene posta attenzione alle possibilit di svilup-
po per gli infermieri e si ritorna a parlare di case manager :
si prevede lo sviluppo delle professioni sanitarie con valo-
rizzazione della figura dellinfermiere, anche attraverso lat-
tribuzione di ruoli gestionali. Per una efficace e razionale
organizzazione, gestione ed integrazione degli infermieri nel
team multiprofessionale, il Direttore della funzione territoria-
le si avvarr del supporto di un responsabile infermieristico
che partecipi alla programmazione delle attivit distrettuali,
suppor ti limplementazione di modelli assistenziali innovativi
coerenti con la metodologia del nursing case management,
supporti le sperimentazioni di nuovi modelli organizzativi
assistenziali. In particolare viene considerata strategica la
funzione di case manager per realizzare la continuit ed il
coordinamento dellassistenza.
Spostandosi dal territorio allospedale e quindi da un capito-
lo allaltro, precisamente al
3.2.2 Modelli organizzativi gestionali, si evidenzia la
valorizzazione delle competenze in termini organizzativi e
della relativa responsabilit del personale infermieristico,
tecnico-sanitario, della riabilitazione e della prevenzione,
eventualmente coinvolgendo i servizi sociali qualora neces-
sario, nonch della professione ostetrica, anche con assun-
zione di ruoli gestionali allinterno del percorso ospedaliero
e, soprattutto, si fa riferimento allimportante legge del
2000: Il processo di assistenza infermieristica, sia ospeda-
liera sia dei servizi territoriali e la gestione delle relative risor-
se afferisce al responsabile del Servizio delle professioni
sanitarie non mediche, ai sensi della L. n. 251 del 2000.
Il PSSR stabilisce e detta le
linee guida in tema di sanit
nella Regione Veneto e rappre-
senta un punto di arrivo impor-
tante se teniamo conto che la
precedente legge regionale sanitaria era in vigore dalla met
degli anni novanta (precisamente dal 1996 con Legge regio-
nale del 3 febbraio).
Negli ultimi anni la sanit ha visto dei grossi cambiamenti ad
iniziare dai bisogni assistenziali dei cittadini. Basti pensare
allaumento dellet media e alla conseguente necessit di
incrementare lazione sul territorio. Non a caso il Piano con-
tiene una nuova impostazione dei servizi di assistenza e di
cura, che punta a ridurre il numero degli ospedali e dei posti
letto e a potenziare la rete territoriale, facendo perno sui
distretti (uno ogni 100mila abitanti, fatte salve le specificit
territoriali), sui medici di base associati in gruppo (Utap) e su
nuove strutture residenziali (ospedali di comunit, hospice,
Rsa, centri diurni, comunit).
Il documento contiene, inoltre, importanti novit che vanno
nellottica della trasparenza e del merito.
Da un altro punto di vista il PSSR approvato rappresenta un
punto di partenza che deve servire a costruire le basi per
una sanit che soddisfi le esigenze della popolazione.Visto
che i posti letto saranno ridotti bisogna subito porre atten-
zione e dedicare risorse al territorio che, allo stato attuale,
sono carenti e non adeguate a supportare il cambiamento.
Un cambiamento che non solo di carattere sanitario ma
anche culturale. Ed questo uno dei punti di forza, anche se
non mancano delle zone grigie, del documento: una visione
che pone le basi per una modifica strutturale.
Il PSSR pu essere visto come un punto di partenza anche
per la professione infermieristica in quanto, dopo vari incon-
tri e confronti avuti fra le diverse forze politiche e il Coor -
dinamento regionale Ipasvi, sono stati ottenuti buoni ricono-
scimenti, a testimonianza dellimportanza, maturata e con-
solidata negli anni, del ruolo professionale. Limpegno, in pri-
mis, dei Collegi Ipasvi dovr essere quello di far s che le
possibilit di sviluppo previste nel documento si concretizzi-
no nelle varie Aziende e che le aspettative non restino tali ma
diventino realt.
In conclusione:
la persona
al centro di tutto
dal Consiglio Direttivo
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attualit
5
Allinizio di questanno, con Deli be -
ra del Direttore Generale n 14 del
20/01/2012, lAzienda Ulss 16 di
Padova ha istituito La Rete dei
Servizi per lassistenza alla perso-
na affetta da deficit cognitivo e
demenza, con lorganizzazione di
tre Centri per il Decadimento
Cognitivo (CDC) dislocati nel terri-
torio, (..) quale unico livello clinico competente per segui-
re sempre il malato, in qualunque stadio di sviluppo della
malattia, al fine di garantire livelli confrontabili di cure su
tutto il territorio regionale e percorsi espliciti e facilitati ai
cittadini orientati a criteri di appropriatezza e presa in
cura globale, sia a domicilio che in altri contesti assisten-
ziali. (D.G.R.V. n. 3542 del 06 novembre 2007). Il mo del -
lo organizzativo definisce i CDC globalmente come strut-
ture virtuali, che si relazionano con il cittadino in specifi-
ci contesti territoriali, quali i Punti Unici dei Distretti
Sociosanitari. I professionisti coinvolti sono i Medici di
Medicina Generale (MMG), Medici Specialisti in Neuro lo -
gia, Geriatria e Psichiatria gi dedicati alle Unit di
Valutazione Alzheimer (UVA) ed Infermieri.
La novit sostanziale del progetto per la decisione di
attribuire allInfermiere il ruolo organizzativo di Case
Manager (ICM), che attraverso il coordinamento dei diver-
si professionisti e servizi ospedalieri e/o territoriali per-
mette lattuazione dei percorsi diagnostici-terapeutici-assi-
stenziali (PDTA), al fine di garantire la continuit delle cure
e lintegrazione multiprofessionale. Al di l delle molteplici
definizioni dellICM reperibili in letteratura, che rimangono
puramente convenzione sociale, e partendo dal principio
che lesercizio di questo ruolo funzionale al soddisfaci-
mento dei bisogni sanitari, assistenziali, sociali dei citta-
dini che lo richiedono, in questa nuova realt organizzati-
va necessario comprendere in che dimensione si svi-
luppa la professione infermieristica, necessario ricom-
porne il significato professionale in una societ che sem-
pre di pi richiede accompagnamento durante i lunghi per-
corsi delle malattie degenerative.
Lesperienza maturata in questi mesi ha, in prima istanza,
evidenziato la delicatezza del rapporto che si instaura con
le famiglie che si incontrano. Il primo passaggio quindi
il confronto con un nucleo famigliare che si trova proiet-
tato in una dimensione parallela fatta di mancanza di
conoscenze sulla malattia ed il suo percorso, assenza di
informazioni, carenza di punti di riferimento, isolamento
sociale, dalla quale molto spesso non sa come uscire e
neppure ha maturato consapevolezza del fatto di esservi
entrato, e che per questo necessita di un ponte con la
realt che lo circonda, per riacquistare lequilibrio perso.
In questa prospettiva lICM si adopera nella sua funzione
di educatore del percorso della malattia, di orientatore e
mediatore nella complessa Rete dei Servizi, di facilitatore
dei rapporti con i professionisti e talvolta con le Istituzioni,
di moderatore nella definizione dei bisogni. La competen-
za fondamentale quindi quella relazionale, sia nei con-
fronti dellassistito che nei confronti di chi se ne prende
cura. Una relazione che si colloca su piani diversi, con
strumenti diversi, dalla dimensione fisica a quella empati-
ca, dal gesto alla parola, con un unico fine: la cognizione
della complessit di una nuova realt che comunque deve
essere vissuta.
Altra estensione del ruolo ladvocacy, per la protezione
e la promozione dei diritti, degli interessi e della dignit
dellassistito, in quanto dimensione etica della professio-
ne, in un contesto di relazione che prevede laccoglienza
del sistema culturale e valoriale della persona e il ricono-
scimento della sua volont. LICM si configura come un
difensore civico, assumendo e garantendo la centralit
della persona assistita nei confronti delle organizzazioni e
delle loro stesse disfunzioni, nel rispetto dei diritti umani,
dellautonomia della persona qualunque sia il suo livello,
senza differenza alcuna. A volte significa anche proporre
forme di tutela che intaccano limplicita capacit giuridica
e la riconosciuta capacit di agire dellassistito, attraver-
so la proposta di nomina di un amministratore di soste-
gno, richiesta che culturalmente intacca la dignit di cit-
tadino della persona e quindi difficilmente accettata.
Molto spesso il bene da ricercare non perci quello
LINFERMIERE CASE MANAGER
ALLINTERNO DEI CENTRI
DI DECADIMENTO COGNITIVO
Roberta Minotti (*) - Daniele Sold (**)
(*) Infermiere Case Manager Centro per il Decadimento Cognitivo n. 1 - Ulss 16 Padova
(**) Coordinatore Infermieristico Siad - Distretto Socio Sanitario n. 1 - Ulss 16 Padova
IPASVI_n.35:IPASVI n. 31 05/11/12 10:01 Pagina 5
attualit
1
Reparti definiti di base altro non sono che: medicine, geriatrie, chirurgie, ortopedie, ostetricia, ginecologia, urologia, ORL e altre ancora.
6
convenzionale, non ci che le istituzioni propongono e
presumono come soluzione predeterminata. qui che
allora emerge unaltra delle competenze necessarie,
ossia la capacit di problem solving. forse questa latti-
vit pi impegnativa, in quanto richiede unattenzione
costante alle singole situazioni, una capacit di ascolto
che va oltre il significato delle parole, una ricomposizione
delle conoscenze, lo sforzo di individuare la soluzione pi
coerente al problema posto, la cui variabilit si estende
dalla conduzione della quotidianit alle problematiche eco-
nomiche, dalla gestione dei disturbi del comportamento
alla mancanza della rete sociale.
Alla luce di queste riflessioni, nuove e diverse pro-
spettive di sviluppo si stanno delineando non solo per
laccrescimento della professione infermieristica, ma
prevalentemente per laccompagnamento attraverso i
lunghi percorsi di cura e gli altrettanto lunghi percorsi
assistenziali delle persone affette da decadimento
cognitivo e delle loro famiglie.
IPASVI_n.35:IPASVI n. 31 05/11/12 10:02 Pagina 6
attualit
7
In occasione della Giornata mondiale
dellAlzheimer (21/09/2012), Al zhei -
mers Disease International (Adi) e,
nel nostro Paese, Fede ra zione
Alzheimer Italia hanno diffuso il
Rapporto mondiale 2012 dal titolo
Superare lo stigma della demenza, il
Rapporto mondiale 2012 sulla malat-
tia. Circa 600 mila malati in Italia, 18
milioni nel mondo. Laumento dellincidenza e della prevalen-
za legato allaumento della vita media che, insieme ai note-
voli progressi degli strumenti diagnostici, hanno prodotto
dati epidemiologici di cos grande impatto.
Lassistenza alla persona con demenza si pone come presa
in carico a lungo termine, che progressivamente obbliga a
ricercare soluzioni sempre pi articolate di fronte allemer-
gere di bisogni sempre pi complessi. Il carattere degene-
rativo e progressivo della malattia e il suo perdurare negli
anni comportano inguaribilit e irreversibilit di molti suoi
aspetti. Obiettivo principale diviene allora non pi la guari-
gione bens la promozione del benessere della persona e il
contenimento dello stress di chi del malato si occupa. Un
concetto di benessere inteso come minor distanza possibile
tra ci che la persona vorrebbe essere e ci che la persona
di fatto.
I disturbi del comportamento (BPSD - Behavioral and
Psycological symptoms of dementia) rappresentano uno
degli aspetti a maggior impatto della demenza, per il malato
e per chi si prende cura di lui. Questi possono essere espres-
sione di un rapporto tra la persona e lambiente. Nella valu-
tazione di un comportamento, nella persona con demenza,
occorre quindi valutare le capacit del soggetto e le richie-
ste dallambiente, con la conseguenza diretta che sullam-
biente si pu intervenire. Questo ci permette di costruire un
intervento protesico, che tende cio a compensare il defi-
cit intellettivo attraverso ladattamento dello spazio fisico,
delle attivit e delle persone che curano. Un sistema di cura
protesico diventa elemento fondamentale, poich pensato
e finalizzato a comprendere la peculiarit e la complessit
della disabilit determinata dalla malattia e al tempo stesso
a cogliere e a valorizzare le competenze residue, cos come
le preferenze e i desideri del malato.
Il Gentlecare un esempio di sistema protesico rivolto alle
persone con demenza, elaborato dalla terapista occupazio-
nale canadese Moyra Jones. Il modello nasce e si sviluppa
negli anni 80 e viene introdotto e sperimentato in Italia dalla
Dr.ssa Silvia Vitali presso lIstituto Golgi di Abbiategrasso (MI).
Tale modello prevede, come primo step metodologico,
la conoscenza della persona malata, sia dal punto di vista
clinico-funzionale che biografico. Lanalisi viene estesa
anche ai problemi considerati dal punto di vista dei carers,
poich ogni piano di intervento tiene conto di quello che
comunemente si intende per triangolo sociale di cura,
vale a dire del malato, dei carers, siano essi formali come
lo staff di una unit di cura, siano essi informali, come i
familiari.
Il secondo step rappresentato dalla valutazione del-
limpatto che la malattia ha sul singolo malato, sia rispet-
to ai deficit indotti dalla malattia, che di quelle strategie di
compenso che il malato autonomamente utilizza. La valu-
tazione non deve essere intesa come semplice applica-
zione di scale, ma come fase conoscitiva che prelude alla
pratica operativa e consente di considerare criticamente
le scelte operate e i risultati ottenuti. La valutazione del
deficit utilizza gli strumenti propri della valutazione multi-
dimensionale. Un primo livello di valutazione di caratte-
re generale (nota nel Gentlecare come general aware-
ness); ne fanno parte losservazione di:
cosa sa fare il malato/a;
cosa fa;
come il malato/a fa la tal cosa;
quale parte del compito non riesce a eseguire;
perch non riesce ad eseguire un certo compito;
dove riesce meglio nelleseguirlo;
quando riesce meglio.
Un secondo livello di valutazione fa uso di due tecniche che
consentono di organizzare le informazioni derivanti dallos-
servazione diretta del malato:
tecnica dello stress profile: vengono mappati gli eventi
della giornata, identificati le sorgenti di stress e date le
indicazioni a chi si prende cura di quali strategie applica-
re e di quando applicarle nellarco delle 24 ore;
tecnica del behaviour mapping: consiste nellosserva-
zione del comportamento del paziente nellarco delle 24
ore e nella traduzione dellosservazione in un grafico che
lo staff utilizza per rappresentare la giornata tipo del mala-
to che ha in carico. Questo consente di meglio inserire i
programmi e le attivit nella giornata del malato (ad esem-
pio lunghi periodi di inattivit possono essere interrotti da
attivit significative, o meglio si evita lerrore di concen-
GENTLECARE: UN MODELLO
DI ASSISTENZA PER LALZHEIMER
Daniele Farro
Consigliere Collegio IPASVI Padova
IPASVI_n.35:IPASVI n. 31 05/11/12 10:02 Pagina 7
attualit
trare tutte le proposte in un unico momento della giorna-
ta, abitudine questa orientata pi al bisogno dello staff
che del malato).
La valutazione ha la sua sintesi nella stadiazione e quindi
nella definizione della fase di malattia in cui il malato si col-
loca. Ci consente non solo di esprimere un giudizio pro-
gnostico, determinante sia per il malato che per i familiari,
ma anche di operare, sulla base di un attento bilancio tra
punti di forza e punti di debolezza del singolo malato, delle
scelte di fondo per la costruzione del progetto di cura che
comportino obiettivi realistici ed evitino obiettivi frustranti. La
valutazione deve poi essere intesa in senso longitudinale in
modo da seguire i passaggi di fase della malattia che inevi-
tabilmente si susseguono fino alle fasi pi avanzate, laddove
indispensabile avere un atteggiamento sempre pi inter-
pretativo nei confronti anche dei pi semplici bisogni che dif-
ficilmente il malato potr esplicitare spontaneamente.
Il terzo step rappresenta la costruzione della protesi vera e
propria che, nella metodologia Gentlecare, si articola in tre
elementi non separabili e in relazione dinamica luno con lal-
tro: lambiente fisico, le persone che curano, le attivit e i
programmi che contribuiscono a dare un senso alla giornata
del malato.
LAMBIENTE FISICO
Il ruolo cruciale dello spazio nel piano di cura in stretto rap-
porto con la modificazione della capacit di controllo del-
lambiente stesso che si verifica nel malato con il peggiora-
re della malattia. Tali modificazioni si manifestano pi fre-
quentemente in fase moderata-severa. Anche nelle fasi avan-
zate il movimento rappresenta lunica modalit di rapporto
con lambiente che il malato ancora in grado di utilizzare.
Nellambito della metodologia Gentlecare il paradigma del-
lambiente protesico la casa, per cui, pi lambiente fami-
liare, pi semplice sar il suo controllo da parte del pazien-
te, con la conseguente diminuzione di quelle paure e ansie
derivanti dalla sensazione di estraneit rispetto a un conte-
sto fisico e umano diverso da quello di cui si ha esperienza.
La casa deve quindi rappresentare lelemento ispiratore di
ogni modifica ambientale (homelike). Inoltre, essa la sin-
tesi di molti elementi connessi con la soggettivit di ogni per-
sona: rappresenta lo spazio di massima familiarit, lambito
in cui il riconoscimento dello spazio e del suo significato
duso immediato, perch ormai introiettato, inoltre costi-
tuisce il luogo dove vengono custodite le esperienze e le
emozioni pi private e pi significative per la vita di ciascu-
no. Nella costruzione dellambiente protesico possibile fare
riferimento ai seguenti criteri:
sicurezza: la persona con demenza tende a mettersi in
situazioni di rischio. Ci fa sviluppare in chi si prende cura
un bisogno di stretto controllo del malato che diviene allo
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IPASVI_n.35:IPASVI n. 31 05/11/12 11:07 Pagina 8
1
editoriALe
Andrea Merlo - Presidente Cives Padova
Il progresso comporta dei cambiamenti
in tutti gli ambiti e anche in quello infermie-
ristico. Infatti il SSN si modificato in questi
ultimi 15-20 anni e di conseguenza anche la
nostra professione. Sempre pi il cittadino
pretende che non solo nellemergenza il con-
cetto di salute sia garantito, ma anche in se-
guito.
Lidea che nasce con C.I.V.E.S. quella di
organizzare lo spirito di solidariet dei professionisti
costruendo un sistema di intervento volontario sani-
tario che sappia esaltare la competenza e le specia-
lizzazioni che gli infermieri sono in grado di espri-
mere. Nellottica di valorizzazione di tutte le
professionalit infermieristiche, si pu parlare ormai
di un intervento a tutto campo di professionisti vo-
lontari che possono garantire una presenza qualificata
in tutti i settori della sanit. C.I.V.E.S. prevede quindi
di poter schierare equipe di professionisti Infermieri
modulandone la quantit e la specializzazione a se-
conda delle caratteristiche dellevento.
Le statistiche mondiali mostrano che le emergenze
di interesse della Protezione Civile sono divenute si-
gnificativamente frequenti negli ultimi decenni, pa-
rallelamente allo sviluppo sociale. Lobiettivo delle
strutture sanitarie e dei professionisti sanitari quello
di salvare vite umane, conservare lintegrit della sa-
lute e ridurre quanto pi possibile le sofferenze dei
superstiti.
Lintervento sanitario nei disastri non pu essere
limitato allassistenza medica ed infermieristica delle
vittime, ma deve inserirsi in un processo pi com-
plesso che comporta lidentificazione e, laddove pos-
sibile, la prevenzione dei rischi, la pianificazione degli
interventi, lacquisizione di equipag gia mento, la for-
mazione del personale.
Le particolari capacit organizzative che linfer-
miere sviluppa per lesercizio della professione lo ren-
dono tra le figure professionali pi idonee
per la pianificazione, valutazione e attua-
zione di un piano operativo nel soccorso
alle popolazioni . Linfermiere interpreta nel
suo lavoro quotidiano ed in situazioni stra-
ordinarie come le maxi-emergenze, una for-
mazione conquistata nel tempo, unita ad
una grande esperienza maturata sul campo.
La professionalit dellinfermiere impone
che non ci sia posto per limprovvisazione. Trattare i
pazienti nei propri ambiti di competenza e secondo
metodiche efficaci con lausilio di tutti i presidi sanitari
a disposizione lespressione pratica del nostro ruolo
di infermiere. Gestire lassistenza in una situazione
catastrofica significa aver maturato, come professio-
nista, una buona metodologia del soccorso, fondata
su fasi sequenziali standard ma flessibili ed adatta-
bili.
Oggi noi professionisti ci troviamo a sostenere au-
tonomamente processi importanti, come il triage, las-
sistenza ai pazienti in condizioni critiche, lorga -
nizzazione e la gestione di particolari aree di ricovero
cruciali per affrontare lemergenza. Anche da un punto
di vista manageriale, nellambito delle norme che re-
golano il nostro profilo professionale abbiamo un
ruolo determinante in caso di catastrofe gestendo in
prima persona le aree deputate al triage ecc, leva-
cuazione verso gli ospedali, assistenza dei parenti,
linvio di mezzi di soccorso con equipaggio infermie-
ristico, strutture di ricovero prive di personale medico
24 ore su 24 ore.
Associarsi a C.I.V.E.S. non solamente unoccasione
darricchimento e di crescita personale, ma una valida
occasione di dibattito sul nostro futuro professionale
che appare denso di responsabilit, dibattito al quale
noi infermieri del Nucleo C.I.V.E.S. di Padova non vo-
gliamo certo rinunciare.
S
P
E
C
IA
L
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0
12
Inserto allegato alla rIvIsta In&out n. 35 - novembre 2012
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2
COSTITUZIONE GRUPPO CIVES
Il Nucleo di Padova
si costituto il 22 giugno 2012
Venerd 22 giugno presso il Centro Civico di
Caselle di Selvazzano Dentro (PD) si tenuta lassem-
blea costitutiva del Nucleo CIVES della provincia di Pa-
dova, oltre ai soci CIVES erano presenti il Presidente
del Collegio IPASVI di Padova Fabio Castellan, compo-
nenti del Consiglio Direttivo del Col le gio IPASVI di Pa-
dova, per l'Associazone Nazionale CIVES era presente
il Presidente Nazionale Michele Fortuna ed ancora Ga-
spari Valeria Viceprefetto di Padova, Enoch Soranzo
Sindaco di Selvazzano, Daniele Stival Assessore Prote-
zione Civile Regione Veneto, Andrea Spagna Direttore
Centrale Operativa Padova, Gianni Peruffo Coor dinatore
Protezione Civile Selvazzano.
REGIONE VENETO
PROTEZIONE CIVILE: GLI INFERMIERI
VOLONTARI DEL CIVES DI PADOVA ENTRANO
NELLA RETE DEL VENETO
(AVN) Venezia, 18 ottobre 2012
Anche lAssociazione Nazionale Coordinamento In-
fermieri Volontari Emergenza Sanitaria CIVES, con il
suo Nucleo Provinciale di Padova, entra a far parte della
rete di protezione civile del Veneto. Lo prevede una de-
libera, approvata dalla Giunta regionale su proposta
dellassessore Daniele Stival, che autorizza la sottoscri-
zione di uno specifico protocollo dintesa. Il Cives
sottolinea Stival una delle pi importanti organiz-
zazioni di volontariato volta allassistenza sanitaria in
protezione civile ed il suo ingresso nel sistema veneto
ne rafforza lefficacia. Gli infermieri del Cives sono ga-
ranzia di professionalit ed esperienza, gi ben note in
Veneto per i rapporti di collaborazione gi in essere con
il sistema del Suem 118.
In base alla convenzione, che avr validit fino al
2017, il CIVES metter a disposizione i propri uomini
per collaborare alla gestione degli aspetti sanitari in
caso di necessit, e in particolare di calamit o eventi
catastrofali. Un infermiere verr anche dislocato presso
la sala operativa regionale del Corem. La collaborazione
si estender anche a tutte le attivit di formazione e in-
formazione alla popolazione ed ai diversi gruppi di vo-
lontari operanti sul territorio.
La Regione garantir il rimborso delle spese vive
sopportate per le attivit e, compatibilmente con le di-
sponibilit degli specifici capitoli di bilancio, potr fi-
nanziare lacquisto di materiali, equipaggiamenti
personali e mezzi ed attrezzature.
Il CIVES iscritto al Dipartimento Nazionale della
Protezione Civile ed opera con progetti e attivit anche
allestero nel settore degli aiuti umanitari.
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3
DIVENTARE INFERMIERI VOLONTARI
CIVES PADOVA
Andrea Lazzarini
possibile richiedere liscrizione come soci ordinari al Nucleo CIVES di Padova
solamente gli infermieri regolarmente iscritti al Collegio IPASVI di Padova.
necessario inviare una mail di richiesta al responsabile provinciale delle iscrizioni
Andrea Lazzarini allindirizzo e-mail andrea.lazzarini@civespadova.it, il quale
provveder ad inviarvi il modulo di iscrizione.
La domanda composta da modulo di iscrizione, due fototessera e versamento
della quota unica annuale nazionale di 35,00 verr trasmessa al consiglio direttivo
che ne deliberer liscrizione.
I soci ordinari, trascorso un anno di iscrizione e a seguito della partecipazioni alle
attivit formative dellAssociazione, possono richiedere liscrizione come soci operativi
dando disponibilit ad essere impiegati, secondo specifiche competenze, nelle attivit
formative - esercitative - manifestazioni e maxi-emergenze, organizzate in sinergia
con lUnit di Progetto Protezione Civile Regione Veneto e con il Dipartimento Na-
zionale di Protezione Civile.
IL PORTALE CIVES www.civespadova.it
Luca Mazzon - Vicepresidente Cives Padova
Dal 22 giugno di questanno attivo il Nucleo CIVES di Padova, sin da subito ci siamo attivati per
diffondere le varie iniziative e attivit realizzate a favore della cittadinanza e degli infermieri soci
iscritti. stato creato un portale web informativo che racchiude tutto lo spirito del volontariato
Cives, e la volont di essere sempre in prima linea e a fianco della popolazione durante le emergenze
e calamit naturali (www.civespadova.it).
Il sito, diviso in due parti:
1) La prima sezione riporta le informazioni sulle news, iniziative, manifestazioni e corsi Ecm or-
ganizzati da Cives Padova. Tra i contenuti presenti citiamo anche il modulo di richiesta per
l'iscrizione alla Cives, la registrazione online a corsi e convegni e gallerie fotografiche.
2) La seconda sezione un'area ad accesso riservato dedicata ai soci "operativi", contenente in-
formazioni sullo stato di allerta, turni e reperibilit in caso di allarme, corsi specifici organizzati
con la Protezione Civile, manifestazioni nazionali e internazionali e una linea diretta con il di-
rettore operativo.
L'area di gestione del sito permetter al direttore operativo, in coordinamento con la Protezione
Civile della Regione Veneto, di richiedere via SMS la disponibilit immediata ai soci operativi in
caso di emergenza nel territorio.
Da qualche giorno attiva anche la pagina Facebook Nucleo Cives di Padova dedicata ai soci
iscritti.
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CIVES PADOVA HA SOLO 4 MESI E HA GI FATTO MOLTA STRADA
Fabio Mazzucato - Direttore Operativo CIVES Padova
Quattro mesi di vita del nostro nucleo, 22 giugno -
22 ottobre 2012 e gi raccogliamo i primi riscontri
molto positivi da parte dei cittadini, dai colleghi e dalle
istituzioni. Gli infermieri di Padova continuano, ogni
giorno, a dimostrare grande interesse nel volontariato
professionale promosso da CIVES, contiamo in questi
mesi di superare i cento iscritti.
Molteplici sono state le attivit svolte e gi in pro-
gramma per i prossimi mesi.
Venerd 22 giugno presso il Centro Civico di Ca-
selle di Selvazzano Dentro (PD) si tenuta lAssemblea
co stitutiva del Nucleo CIVES della provincia di Padova.
Oltre ai soci CIVES, 55 infermieri erano presenti il
Presidente e alcuni componenti del Consiglio Direttivo
del Collegio IPASVI di Padova, per l'Associazione Nazio-
nale CIVES era presente il Presidente e ancora il Vice-
prefetto di Padova, il Sindaco di Selvazzano, lAssessore
di Protezione Civile della Regione Veneto, il Direttore
della Centrale Operativa 118 Padova, il Coordinatore di
Protezione Civile di Selvazzano.
Sabato 30 giugno, gli infermieri CIVES presenti
allinaugurazione del nuovo Centro Provinciale di
Padova della Protezione Civile.
Luglio 6, 7 e 8, primo appuntamento opera-
tivo con il gruppo di Protezione Civile di Selvazzano
esercitazione a Posina (VI). Esercitazione ove ci
siamo distinti oltre che per la professionalit sanitaria
ma anche per aver organizzato alcuni momenti forma-
tivi volti ai volontari presenti.
Dal 18 al 25 agosto, al campo base della P.C.
Regione Veneto a San Felice sul Panaro (MO), in sinergia
con il gruppo di Protezione Civile di Selvazzano (PD).
Sabato 8 e domenica 9 Settembre, Abano e
Montegrotto Terme si sono vestiti di rosa!
Una bellissima serata nel centro delle terme, con mi-
gliaia di persone, e mille iniziative. Noi professionisti
infermieri volontari di CIVES PADOVA, siamo stati pre-
senti con un PUNTO INFERMIERISTICO AVANZATOe
tre squadre di infermieri appiedate con zaini sanitari
per un soccorso immediato e professionale che ha reso
pi sicura la serata dei cittadini.
Abbiamo anche avuto modo di presentare CIVES ai
cittadini che si avvicinavano incuriositi al nostro ga-
zebo informativo, dove sono stati eseguiti gratuita-
mente controlli della pressione arteriosa ( 52 p/a
rilevate) e glicemici (11 sticK effettuati) e distribuite
magliette e berrettini con il logo CIVES PADOVA per
una raccolta fondi pro terremoto Emilia.
Hanno partecipato allevento pi di trenta volontari
Infermieri complessivamente, che si sono impegnati
tutta la sera; alcuni di essi gi dalla mattina di sabato
nella preparazione logistica e nel montaggio del Punto
Infermieristico Avanzato e del gazebo informativo.
Sabato 6 ottobre 2012 CIVES PADOVA in Eser-
citazione APONUS Abano Terme.
Il Nucleo CIVES DI PADOVA stato impegnato in un
esercitazione denominata "APONUS" presso il Comune
di Abano Terme.
A seguito di segnalazione, da parte del preside del-
lIstituto scolastico Vittorino da Feltre, di un proba-
bile incendio verificatosi in aula computer.
Sono stati attivati i vigili del fuoco di Sagron-Miss il
gruppo di P.C. di Abano e gli infermieri di CIVES per
procedere al recupero degli intossicati da fumo e tra-
sportarli in cortile ove stato istituito un Modulo In-
fermieristico Avanzato.
Nel pomeriggio stata simulata una tromba d'aria
con alberi caduti sopra un veicolo parcheggiato con al-
linterno un passeggero. Anche in questo caso sempre
in collaborazione con Vigili del Fuoco di Sagron-Miss e
volontari del Gruppo CIVES si operato per lestrazione
del ferito a bordo e i primi interventi sanitari per sta-
bilizzarlo.
Una terza simulazione ha riguardato una probabile
esondazione di un canale. Con una imbragatura di si-
curezza il vigili del fuoco sono scesi per verificare il li-
vello dell'acqua, l'uso di idrovora ed stato simulato un
malore in cui sono intervenuti gli Infermieri della CIVES.
Domenica 21 ottobre nella piazza di Tenca-
rola a Selvazzano Dentro stato costituito un gazebo
informativo dellassociazione con controlli gratuiti
della pressione arteriosa. Durante la giornata sono stati
effettuati 37 controlli.
Gli eventi prossimi gi programmati:
Domenica 2 e domenica 9 dicembre sono stati
organizzati due corsi di BLSD per i nostri soci operativi
Venerd 14 dicembre, Primo Convegno Pro-
vinciale Linfermiere nel sistema di emergenza e
protezione civile del veneto.
In fase avanzata di organizzazione una esercitazione
residenziale CIVES PADOVA in concomitanza con il VII
congresso nazionale CIVES che questanno si terr in
Veneto.
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6
PROGRAMMA
Prima sessione
Il professionista infermiere nel sistema di emergenza
Moderatore: Dr. DANIELE FARRO
Responsabilit dellinfermiere volontario in caso di
calamit e maxi emergenza
Prof. DANIELE RODRIGUEZ
Analisi del modello See and Treat
Prof. DANILO MASSAI
Quale formazione per linfermiere soccorritore
LUIGI ZANIN
Il Ruolo di CIVES Padova, prospettive e programmi
Dr. ANDREA MERLO
Seconda sessione
Il sistema di Protezione Civile Regionale Veneto, quale
ruolo del professionista infermiere
Moderatore: Dr. FAbIO MAZZUCATO
Protezione Civile Veneto: ruolo/organizzazione
Ing. RObERTO TONELLATO
Mitigazione del rischio idraulico in Veneto
Ing. TIZIANO PINATO
Esperienze professionali nelle emergenze nazionali e
internazionali C.R.I.
Dr. GIOVANNI GUASTELLA
Esperienze professionali nelle emergenze nazionali e
internazionali C.I.S.O.M.
Dr.ssa EMANUELA PUPPI
Esperienze professionali, attivit del Nucleo CIVES Pa-
dova
MICHELE MAINAS
Terza sessione
Eventi catastrofali e Maxi Emergenze nella Regione Veneto,
quale ruolo per le Associazioni di Volontariato
Moderatore: Giornalista Ferdinando Avarino
Invitati alla Tavola Rotonda:
MAURIzIO CONTE, Assessore Ambiente Regione Veneto
DANIELE STIVAL, Assessore Protezione Civile Regione Veneto
LEONARDO PADRIN, Presidente V Commissione Sanit Regione Veneto
MAURO FECCHIO, Assessore Protezione Civile Provincia di Padova
ENNIO MARIO SODANO, Prefetto in Padova
ENOCH SORANzO, Sindaco del Comune di Selvazzano Dentro
FABIO CASTELLAN, Presidente Collegio IPASVI Padova
ANDREA MERLO, Presidente CIVES Padova
ANNAMARIA COLOMBANI, Commiss. Prov. Padova Croce Rossa Italiana
FRANCESCO FELLETTI SPADAzzI, Coordinatore gruppi A.M.A del
Sovrano Militare Ordine di Malta
Referente Scientifico: Dr. ANDREA MERLO
Relatori:
Dr. FABIO CASTELLAN, Presidente IPASVI Padova
Dr. GIOVANNI GUASTELLA, Disaster Manager Volontario C.R.I.
MICHELE MAINAS, Coordinatore operativo Nucleo CIVES Padova
Prof. DANILO MASSAI, Presidente IPASVI Firenze
Dr. ANDREA MERLO, Presidente CIVES Padova
Ing. TIzIANO PINATO, Dirigente Direz. Difesa del suolo Regione Veneto
Dr.ssa EMANUELA PUPPI, Volontaria C.I.S.O.M. Infermiere
Prof. Daniele Rodriguez, Presidente del Corso di Laurea in infer-
mieristica UNIPD
Ing. ROBERTO TONELLATO, Dirigente U.P. Protez. Civ. Regione Veneto
LUIGI zANIN, Coordinatore Commissione BLSD ed Emergenze Cardio-
logiche di I.R.C.
Moderatori dellevento:
Dr. DANIELE FARRO, Consigliere IPASVI Padova
Dr. FABIO MAzzUCATO, Direttore operativo CIVES Padova
Moderatore Tavola Rotonda: Giornalista FERDINANDO AVARINO
Segreteria organizzativa: Dr. DANIELE SOLD
Iscrizione online: modulo di registrazione
Informazioni: dal luned al venerd cell: 3493387859
Quota di iscrizione: Gratuito per i soci Nucleo CIVES Padova
15,00 iscritti IPASVI Padova
50,00 iscritti ad altri collegi IPASVI
Lunch Pass 5,00
Modalit di pagamento: Il pagamento va effettuato sul C/C
Post. Codice IBAN IT86 N076 0112 1000 0001 2620 308In-
testato al Collegio IPASVI Padova: nella causale indicare il no-
minativo del partecipante e Primo Convegno Ipasvi-Cives
Padova 2012".
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5
SOCCORSO ACQUATICO
Antonio Sarcona - Consigliere Referente Soccorso Acquatico CIVES Padova
stato da subito attivato in CIVES Padova il settore Infermieristico di Soccorso Acquatico che, con il
supporto tecnico logistico dellAssociazione Padova Soccorso onlus, risponder in caso di emergenze alluvio-
nali, manifestazioni ed eventi che si svolgeranno nei fiumi e canali di Padova e Provincia, con i relativi argini
e parchi.
Il Nucleo CIVES di Padova e lAssociazione Padova Soccorso onlus offriranno un'assistenza sanitaria pro-
fessionale ed innovativa alla cittadinanza, fornendo il personale infermieristico e tecnico altamente qualificato
che, a bordo di imbarcazioni attrezzate come ambulanze, garantiranno un soccorso pronto ed efficace. L'im-
barcazione infatti equipaggiata con defibrillatore, aspiratore chirurgico portatile, zaino di primo soccorso,
bombola di ossigeno, tavola spinale ed i relativi presidi di immobilizzazione.
Il progetto prevede che loperativit sar garantita nei week end ed eventualmente anche altri giorni pre-
ventivamente concordati.
Il nostro obiettivo far divenire lassistenza nell'imbarcazione un anello in pi nella catena del soccorso
in grado di ridurre non solo i tempi di intervento nel nostro territorio fluviale, ma allo stesso tempo garantendo
unassistenza sanitaria qualificata alla cittadinanza e le cure necessarie fino il trasbordo a terra con eventuale
trasferimento in ospedale.
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8
IL m
ATTIN
O
1 LUGLIO 2012
IL GAZZETTIN
O
7 OTTOBRE 2012
m
ATTIN
O
7 OTTOBRE 2012
CORRIERE DEL VEN
ETO
1 LUGLIO 2012
IL m
ATTIN
O
28 AGOSTO 2012
IL GAZZETTIN
O
19 OTTOBRE 2012
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attualit
stesso tempo fonte di continuo allarme e stress e pone
problemi di natura etica (contenzione); obiettivo quello
di creare spazi interni ed esterni protetti cos che il mala-
to possa godere del massimo di libert nel pieno della
sicurezza. La sicurezza dovr riguardare lambiente nel
suo complesso, comprendendo arredi e illuminazione. Le
misure di sicurezza adottate dovranno avere un carattere
di non invasivit e, allo stesso tempo, promuovere auto-
nomia e dignit;
facilit di accesso e mobilit: lambiente dovr essere
comprensibile oltrech familiare; in rapporto alla confu-
sione, al disorientamento, dapprima evidente per i grandi
spazi e successivamente anche per quelli piccoli, occorre
chiaramente definire dei percorsi che aiutino il malato a
navigare nello spazio con successo. La visibilit delle aree
fruibili diviene critica, cos come il mascheramento delle
aree interdette (mascheramento di porte o finestre attra-
verso tecniche decorative). Laccessibilit deve riguarda-
re anche gli spazi esterni; i giardini Alzheimer sono ispi-
rati al modello della corte protetta, con aree prive di disli-
vello, essenze atossiche e aromatiche, arbusti piccoli a
ciclo stagionale, aree attrezzate per il giardinaggio e aree
di riposo;
funzione e attivit: occorre che ogni ambiente renda
riconoscibile attraverso il proprio design, la funzione alla
quale deputato: un soggiorno deve avere le caratteristi-
che di un soggiorno di casa, il bagno deve coniugare
caratteristiche di familiarit con caratteristiche tecniche
specifiche (dimensioni degli arredi, posizione reciproca
degli elementi, illuminazione e sanitarizzazione automati-
ca ecc.), la cucina deve a sua volta possedere caratteri-
stiche che facilitino il riconoscimento del suo significato
duso, unite a una sicurezza fornita da una tecnologia
tanto sofisticata nelle sue potenzialit quanto semplice nel
suo concreto utilizzo.
Occorre prevedere punti di interesse (es. vista sullesterno),
disporre larredo in modo da facilitare linterazione e la con-
versazione, compensare i deficit sensoriali disponendo
oggetti interessanti alla reale portata del campo visivo, crea-
re opportunit di uso di oggetti normalmente presenti nel
quotidiano (borse, cappelli, giornali etc.);
flessibilit, cambiamento, partecipazione: la lunga
durata della malattia, il mutare dei bisogni del malato, e di
quelli che del malato si occupano, impongono allambien-
te di avere una flessibilit sufficiente ad accogliere e sod-
disfare questi mutamenti. Avendo sempre presente come
obiettivo centrale della cura il potenziamento delle abilit
residue del malato, il compenso di quelle perdute e la rea-
lizzazione di situazioni di comfort, anche nelle fasi avan-
zate lenfasi dovr essere posta su quelle soluzioni che
promuovono la capacit di movimento del malato. In con-
clusione le modifiche dellambiente in senso protesico ten-
dono dunque in sintesi ai seguenti obiettivi:
ottimizzare lautonomia residua e promuovere il benes-
sere della persona con demenza
promuovere il rispetto e la salvaguardia della dignit
del malato;
compensare i deficit causati dalla malattia;
ridurre i disturbi del comportamento e ridurre paralle-
lamente luso della contenzione fisica e farmacologica;
ridurre il carico assistenziale oggettivo e migliorarne la
percezione soggettiva nei carers.
LE PERSONE
Le persone che assistono, oltre ad essere adeguatamente
formate e motivate, devono operare secondo un principio di
condivisione sia degli obiettivi che dei piani di cura. La reale
condivisione consente di realizzare concretamente il proget-
to di cura delineato per il singolo malato; permette di rive-
dere e adattare lo stesso piano al mutare dei bisogni del
malato cos come al mutare delle situazioni del contesto.
Cruciale lalleanza
terapeutica tra fami-
glia e operatori,
soprattutto in ambi-
to istituzionale: van -
no considerate "per-
sone" che curano
an che i parenti, i vi -
sitatori, i volontari; a
costoro va rivolta la
stessa attenzione
formativa e informa-
tiva. In questo caso,
infatti, la partecipa-
zione della famiglia
9
Ambiente flessibile
e personalizzabile
secondo le
necessit
dellindividuo
Spazi identificabili e
riconoscibili in base
alla funzione
SEGUE DA PAG. 8
IPASVI_n.35:IPASVI n. 31 05/11/12 11:07 Pagina 9
attualit
10
si traduce in una maggior comprensione da parte dei fami-
gliari delloperato, in una miglior conoscenza degli attuali
limiti delle cure, in una delega consapevole, responsabile e
tuttavia non definitiva attraverso la definizione di ambiti di
responsabilit chiari sia per gli operatori che per i famigliari
e con la definizione delle necessarie zone di sovrapposizio-
ne di questi. Il fine dellequipe di realizzare una "alleanza
terapeutica" con la famiglia, che va continuamente coinvolta
e informata, evitando sempre che abbiano una sensazione di
essere "invisibili" allequipe di cura.
I PROGRAMMI
Per quanto riguarda i programmi e le attivit, nel modello
Gentlecare il riferimento alla normalit, alla quotidianit.
Non si tratta di attivit di tipo ricreativo, concepite in modo
standard e proposte in modo indifferenziato a pazienti diver-
si, bens di tutte quelle attivit che per ciascuno, noi com-
presi, costituiscono la quotidianit. Nel Gentlecare lintento
principale quello di ricostruire per ogni malato una routine
giornaliera personalizzata che faccia riferimento agli ele-
menti biografici e di contesto noti per quella persona, ovve-
ro valori culturali e morali di riferimento, attitudini, propen-
sioni, competenza specifica, che enfatizzi i livelli funzionali
esistenti, ottimizzi i punti di forza del malato e che sia sicu-
ra. Nel Gentlecare i programmi sono pertanto costruiti in
modo tale da: essere il pi aderenti possibile allo stile di vita
del malato; prevedere attivit corrispondenti alle reali com-
petenze adeguatamente rivalutate nelle diverse fasi della
malattia; rispondere ai bisogni psicologici che ogni individuo
aspira a veder soddisfatti.
Nella scelta delle attivit e dei programmi occorre poter sta-
bilire una gerarchia di bisogni (piramide di Maslow) aderente
alla fase della malattia e organizzare una risposta gerarchi-
camente corrispondente attraverso delle proposte che sfrut-
tino sia le abilit residue che gli elementi di sostegno.
Esempi di corrispondenza tra bisogni ed attivit sono:
bisogno di sicurezza e integrit biologica: controllo del
dolore, posizioni confortevoli, massaggio, riposi adegua-
ti, conservazione dellenergia, routine familiari, coinvolgi-
mento nelle attivit strumentali e di base del quotidiano;
senso di appartenenza: oggetti personali significativi da
guardare e conservare, animali, piante, possibilit di
ascoltare, di toccare, ambienti da allestire;
stima di s: reminiscenze e ricordi, controllo del denaro,
possibilit di aiutare gli altri;
realizzazione di s: insegnare, imparare, ricordare, attivi-
t creative, lavoro.
La costruzione di una routine giornaliera pensata per il sin-
golo malato comporta alcune ulteriori considerazioni:
- i programmi
devono esse-
re funzionali al
paziente e
non allorga-
ni zzazi one,
quindi occorre
spesso rive-
dere i ritmi del
reparto, rom-
pere schemi
rigidi di com-
por t ament o
dello staff,
coinvolgere i
servizi esterni
al reparto il
cui funziona-
mento deve
armonizzarsi con le esigenze dei malati;
lo staff nel suo complesso con la famiglia e i volontari ha
responsabilit precise nello sviluppo dei programmi;
lambiente deve essere adattato e arricchito dellinfra-
struttura necessaria per lo svolgimento delle attivit con-
siderate e pertanto deve essere reperito un budget ad
hoc.
Una perfetta in te grazione tra ca ratteristiche strut turali (abi-
tative) e funzionali (gestione assistenziale) garantisce dun-
que lideale presa in carico del malato. Le modificazioni
ambientali, pur non mutando il decorso della malattia, pos-
sono ridurre i problemi comportamentali, i sintomi psicotici
e rallentare il declino delle capacit funzionali dei soggetti
affetti da demenza. Lambiente possiede quindi un ruolo
determinante. indispensabile comprendere inoltre il vissu-
to del paziente, la sua storia personale e cosa la malattia gli
ha sottratto: in base a queste informazioni che si pu atti-
vare una ricerca progettuale destinata a rispondere alle esi-
genze del malato. Il fine quello di progettare un ambiente
protesico, tale che diventi espansione e sostegno del pazien-
te dove le sue capacit si riducono.
Lassunto paradigmatico del Gentlecare che il benessere
(= miglior livello funzionale in assenza di stress) possibile,
a patto di costruire su questo obiettivo la relazione fra mala-
to e ambiente: il primo inteso in modo sistemico (la persona
e la sua rete famigliare e sociale), il secondo in modo allar-
gato (spazio fisico, persone, programmi).
Bibliografia
Vitali S.: l Modello Protesico. La metodologia Gentle Care -
Gentle Care Model. Giornale di Gerontologia, 2004, 52,
412-417.
www.gentlecare.com
LA FORMULA GENTLE
CARE
conosci la persona, la sua
patologia, in che stadio di
malattia si trova
calcola il deficit
determinato dal suo
comportamento
sviluppa lintervento
protesico
(sia esso sulla persona o
sullambiente)
IPASVI_n.35:IPASVI n. 31 05/11/12 10:02 Pagina 10
attualit
11
LO STOMA_CARE
Edoardo Giorato (*) - Stella Calatafimi (**)
(*) Infermiere Stomaterapista - Ambulatorio Stomizzati - Azienda Ospedaliera Padova
(**) Infermiera Stomaterapista - Opera Immacolata Concezione-Santa Chiara - Padova
Il termine stomia deriva dal greco e
significa apertura bocca, ovvero
labboccamento di un viscere o di
una cavit dellapparato digerente o
urinario alla cute con la conseguente
creazione di una comunicazione tra
interno e lesterno.
Ligiene e lapparecchiatura della sto-
mia sono comunemente definite
come Stoma-care.
Lo stoma-care consiste in una serie di interventi che ci per-
mettono di ottenere una corretta pulizia ed apparecchiatura
della stomia per la prevenzione delle complicanze cutanee
e stomali e una altrettanto corretta buona adesivit del pre-
sidio.
Lobiettivo di una corretta gestione del presidio sto-
male sono:
Mantenere la cute peristomale integra;
Impedire linfiltrazione degli effluenti al di sotto della placca;
Mantenere in situ il presidio per il tempo prestabilito;
Favorire il benessere psico-fisico della persona stomizza-
ta permettendogli un adeguato adattamento al nuovo
schema corporeo.
La cura e la riabilitazione del paziente stomizzato fanno
parte di un percorso che prevede un importante lavoro di
quipe, dove per lavorare bene occorre condividere concet-
ti chiari di pianificazione assistenziale.
Innanzitutto con lo stoma-care dobbiamo rispondere al
bisogno di integrit cutanea in zona peristomale, al biso-
gno di conoscenze relative alla corretta gestione della sto-
mia, al bisogno di sicurezza e rinforzo psicologico e lo pos-
siamo fare educando la persona a una corretta gestione
della stomia stessa, scegliendo insieme a lui la protesi pi
adatta e intervenendo con specifici trattamenti in caso di
complicanze.
Tutto questo ci porta al conseguimento dellobiettivo princi-
pale che lautonomia della persona, evitando le complican-
ze da stoma-care non corretto, evitando gli sprechi di mate-
riale protesico (dal momento che c un quantitativo obbliga-
torio di fornitura mensile).
Lo stoma-care entra a far parte di un percorso educativo che
linfermiere esperto (stomaterapista) inizia con la persona
candidata al confezionamento di una stomia e la sua famiglia
(care-giver), fin dal pre-operatorio.
Secondo la definizione dellOMS le-
ducazione terapeutica consiste nellaiu-
tare il paziente e la sua famiglia a com-
prendere la malattia e il trattamento, a
collaborare alle cure, a farsi carico del
proprio stato di salute ed a conservare
e migliorare la propria qualit di vita.
Lintervento educativo deve favorire il
raggiungimento dellautonomia, migliorare le conoscenze, le
abilit necessarie alla persona o al care-giver, per meglio
gestire la nuova situazione in modo da poter raggiungere
una soddisfacente qualit di vita.
La presa in carico del paziente nella fase pre-operatoria, pre-
vede, come per qualsiasi intervento chirurgico, che vi sia un
accertamento clinico (esami ematici, strumentali ecc), infer-
mieristico specifico (preparazione fisica, intestinale e psico-
logica) e un colloquio per l individuazione del care-giver,e
per attuare il disegno preoperatorio finalizzato a una corret-
ta posizione della stomia sulla parete addominale.
Queste procedure sono indirizzate a Colostomizzati,
Ileostomizzati e Urostomizzati.
Per un corretto stoma-care dobbiamo preparare il
seguente materiale:
Sacchetto per i rifiuti
Acqua tiepida di rubinetto
Sapone neutro
Panno carta
Calibratore di stomia
Forbici a punte arrotondate
Idoneo presidio di raccolta a uno o due pezzi.
La procedura prevede la rimozione del presidio dallalto
verso il basso tenendo la cute con le dita per evitare cos di
trazionare troppo la cute peristomale; detersione della cute
peristomale dallesterno allinterno per le colostomie e le
ileostomie, al contrario dallinterno allesterno per le urosto-
mie, con acqua tiepida e sapone neutro; risciacquo con le
stesse modalit; asciugare la cute tamponando per evitare
cos arrossamenti o lesioni traumatiche; misurare il calibro
dello stoma con il calibratore; ritagliare il foro della placca
adattandolo al diametro dello stoma (massimo 2 mm pi
largo); possibile utilizzare ausili per la protezione cutanea
(film protettivi o pasta); procedere allapplicazione del presi-
IPASVI_n.35:IPASVI n. 31 05/11/12 10:02 Pagina 11
dio facendolo aderire dal basso verso lalto, appoggiando
prima il lato inferiore del foro alla base dello stoma.
Naturalmente se si utilizza un presidio 2 pezzi la procedura
prevede prima il distacco del la sacca, poi della placca e nel-
lapplicazione prima la placca con le stesse modalit del
monopezzo e poi la sacca.
Sono assolutamente da evitare disinfettanti di ogni tipo,
etere, alcool, benzina o cloro derivati.
Per quanto riguarda i consigli alimentari, importante che le
persone comprendano
soprattutto quali sono gli effetti dei singoli alimenti sullap-
parato gastro- intestinale.
Il presidio ideale dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:
perfetta adesivit
protezione della zona peristomale
assenza di residui alla rimozione
anallergicit
impermeabilit totale ai liquidi e agli odori
silenziosit
discrezione.
La procedura per la gestione della stomia prevede una prima
apparecchiatura in sala operatoria con presidio 2 pezzi con
placca a protezione integrale e sacca trasparente per meglio
monitorare lo stato dello stoma nelle prime 48 ore post-ope-
ratorie; una prima sostituzione del presidio dopo 48 ore dal-
lintervento chirurgico e un precoce coinvolgimento nello
stoma care del paziente e/o care giver.
La scelta del presidio prevede lobbligatoriet di alcune
caratteristiche sulla base del tipo di stomia:
per le colostomie avremo sacca a fondo chiuso,
per le ileostomie sacca a fondo aperto,
per le urostomie sacca con valvola di scarico.
Tutti e tre i tipi possono essere 2 pezzi o monopezzo
Alla dimissione occorre accertarsi che il paziente sia in
grado di autogestirsi o che ci sia un care- giver in grado di
farlo, nelleventualit che il paziente non abbia le capacit
manuali o altre problematiche che ostacolino lapprendimen-
to; si consegna il materiale informativo cartaceo (opuscoli
informativi) riguardanti lo stomacare, consigli alimentari; suf-
ficienti presidi per affrontare i primi giorni a domicilio in atte-
sa della fornitura mensile conseguente al piano terapeutico
compilato dallo stomaterapista che gli permetter di riceve-
re gratuitamente il materiale; gli si daranno indicazioni sulla
possibilit di fare la doccia o andare al mare, sulla necessi-
t di portare con s un borsello con il minimo necessario per
un cambio se si esce di casa ma soprattutto fondamentale
dare riferimenti sul centro di stomaterapia pi vicino con
numeri di telefono concordando il I controllo ambulatoriale
attualit
12
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13
il Collegio informa
ECM
COME SI EVOLVE LA NORMATIVA
NUOVE LINEE GUIDA PER LACCREDITAMENTO
150 crediti obbligatori formativi nel triennio, nuove Linee guida per
laccreditamento, Albo dei Provider, compiti di Ordini e Collegi, obiettivi
formativi, controllo della qualit.
Sono diverse le novit che regolamentano la nuova
Educazione Continua in Medicina (ECM). Il nuovo Accordo sul
sistema di formazione continua in medicina stato pubbli-
cato in Gazzetta Ufficiale n. 98 del 14 maggio 2012.
LAccordo (del 19 aprile 2012) traccia nuove regole per ren-
dere omogeneo il sistema ECM su tutto il territorio naziona-
le, introducendo una maggiore integrazione tra i diversi atto-
ri della formazione continua in sanit.
Il documento sancisce definitivamente il passaggio dallac-
creditamento dei singoli eventi alla situazione attuale, che
prevede quello dei Provider, introducendo alcuni importanti
elementi di novit soprattutto sul ruolo rivestito da Ordini,
Collegi ed Associazioni.
Diversi sono i contenuti inclusi nel documento: le Linee Guida
per i Manuali di accreditamento dei Provider a livello nazio-
nale e regionale; listituzione dellAlbo dei Provider; i crediti
formativi richiesti per il triennio 2011-2013; le regole per i
corsi tenuti da Ordini e Collegi; gli obiettivi formativi del pro-
gramma ECM; il sistema di verifiche, controlli e monitorag-
gio della qualit e le regole per i liberi professionisti.
LA NORMATIVA ECM
Di ECM se ne parla da diverso tempo. lo stesso Contratto
Collettivo Nazionale del Lavoro ad evidenziare alcuni punti
chiave.
LArt. 29 del CCNL 1998/1999 in tema di Formazione e Ag -
gior namento professionale enuncia chiaramente quanto
segue:
1 Nellambito dei processi di riforma delle aziende sanita-
rie e degli enti, la formazionecostituisce una leva strate-
gica fondamentale per lo sviluppo professionale dei
dipendenti e per la realizzazione degli obiettivi program-
mati. Essa in particolare finalizzata allo sviluppo del
sistema sanitario attraverso il miglioramento delle com-
petenze del personale e pi elevati livelli di motivazione
e di consapevolezza rispetto agli obiettivi generali di rin-
novamento e produttivi da perseguire.
2 Lattivit formativa si realizza attraverso programmi di
addestramento, aggiornamento, qualificazione finalizzati
allottimale valorizzazione delle risorse umane, sia attra-
verso programmi mirati allo sviluppo delle professionali-
t in linea con i cambiamenti organizzativi. Lattivit for-
mativa si svolge secondo percorsi definiti in conformit
dei programmi concordati nellambito della contrattazio-
ne integrativa di cui allart. 4, comma 2 punto V.
Particolare attenzione posta in tale ambito sulle esi-
genze di riqualificazione del personale nellambito dei
processi di mobilit.
3 La formazione del personale di nuova assunzione si rea-
lizza mediante corsi teorico- pratici di intensit e durata
rapportate alle attivit da svolgere, in base a programmi
definiti dallAmministrazione ai sensi del comma prece-
dente.
4 Le iniziative di formazione riguardano tutto il personale a
tempo indeterminato, compreso il personale in distacco
sindacale. Il personale comandato fruisce della forma-
zione negli enti di appartenenza salvo che per i corsi di
cui alla lettera b). I dipendenti comandati in servizio pres-
so le aziende o gli enti di nuova istituzione, in attesa del
loro inquadramento presso lente di destinazione, parte-
cipano ai programmi di formazione realizzati da que-
stultimo. I programmi stabiliscono quali iniziative abbia-
no carattere obbligatorio e quali abbiano carattere facol-
tativo ed in particolare definiscono:
a) percorsi di formazione con esame finale collegato al
sistema di classificazione, ai sensi dellart. 16,
comma 2;
b) corsi di aggiornamento finalizzati allobiettivo di far
conseguire agli operatori il pi alto grado di opera-
tivit ed autonomia in relazione alle funzioni di asse-
gnazione. Le aree interessate ai corsi di aggiorna-
mento professionale sono stabilite in attuazione dei
programmi di cui al comma 2, con particolare
riguardo:
IPASVI_n.35:IPASVI n. 31 05/11/12 10:02 Pagina 13
il Collegio informa
14
ai processi di innovazione tecnologica ed organiz-
zativa;
ai processi di ristrutturazione, riorganizzazione e
riconversione delle strutture e dei servizi;
alle discipline che riguardano lorganizzazione del
lavoro, le tecniche di programmazione e la gestio-
ne del personale nelle linee di indirizzo del piano
sanitario nazionale e della programmazione regio-
nale e locale dei servizi.
5 Le attivit di formazione obbligatoria si concludono con
laccertamento dellavvenuto accrescimento della pro-
fessionalit del singolo dipendente, certificato attraver-
so lattribuzione di un apposito attestato al termine dei
corsi, secondo le modalit definite nei programmi di for-
mazione.
Entrando nel dettaglio
LArt. 20 del CCNL 2002/2003 in tema di Formazione
ed ECM precisa:
1 In materia di formazione tuttora vigente lart. 29 del
CCNL 7 aprile 1999, che prevede la formazione e lag-
giornamento professionale obbligatorio. In tale ambito
rientra la formazione continua di cui allart. 16 bis e
segg. del d.lgs. n 502/1992, da svolgersi sulla base
delle linee generali di indirizzo dei programmi annuali e
pluriennali individuati dalle Regioni e concordati in appo-
siti progetti formativi presso lazienda o ente ai sensi del-
lart. 4, comma 2, punto 5 del CCNL 7 aprile 1999.
2 Lazienda e lente garantiscono lacquisizione dei crediti
formativi previsti dalle vigenti disposizioni da parte del
personale interessato nellambito della formazione obbli-
gatoria. Il personale che vi partecipa considerato in
servizio a tutti gli effetti ed i relativi oneri sono a carico
dellazienda o ente. La relativa disciplina , in particolare
riportata nei commi 6 e seguenti dellart. 29 del con-
tratto del 1999 come integrata dalle norme derivanti
dalla disciplina di sistema adottate a livello regionale.
3 Dato il carattere tuttora - almeno in parte - sperimentale
della formazione continua, le parti concordano che - nel
caso di mancato rispetto della garanzia prevista dal
comma 2 circa lacquisizione nel triennio del minimo di
crediti formativi da parte del personale interessato - non
trova applicazione la specifica disciplina prevista dallart.
16 quater del d.lgs 502 del 1992. Ne consegue che, in
tali casi, le aziende ed enti non possono intraprendere
iniziative unilaterali per la durata del presente contratto.
4 Ove, viceversa la garanzia del comma 2 venga rispet-
tata, il dipendente che senza giustificato motivo non
partecipi alla formazione continua e non acquisisca i
crediti previsti nel triennio, non potr partecipare per il
triennio successivo alle selezioni interne a qualsiasi tito-
lo previste.
5 Sono considerate cause di sospensione dellobbligo di
acquisizione dei crediti formativi il periodo di gravidanza
e puerperio, le aspettative a qualsiasi titolo usufruite, ivi
compresi i distacchi per motivi sindacali.Il triennio
riprende a decorreredal rientro in servizio del dipen-
dente.
Nonostante quanto riportato la formazione, attraverso il
sistema di Educazione Continua in Medicina (ECM), spesso
stata oggetto di fraintendimenti epoca chiarezza anche da
parte dei professionisti sanitari.
Recentemente il sistema ECM stato aggiornato a seguito
dei provvedimenti di Legge attraverso il D.L. 138/2011 con-
vertito con modificazioni dalla Legge 148/2011 e successi-
vamente, con la Legge 214/2011. Le nuove norme introdu-
cono un generico obbligo di formazione continua da inserire
in tutti gli ordinamenti professionali e quindi statuti e regola-
menti di Ordini e Collegi entro 12 mesi dallentrata in vigore
ovvero entro 13 agosto 2012.
NUMERI E TIPOLOGIA DI CREDITI ECM
In base allAccordo Stato Regioni del 19/04/2012,
ogni professionista del ruolo sanitario deve consegui-
re 150 crediti ECM per il triennio 2011/2013 (minimo
25 e massimo 75 crediti ogni anno).
prevista la possibilit, per tutti i professionisti sanitari, di
riportare dal triennio precedente (2008-2010) fino a 45 cre-
diti eccedenti, a condizione che il professionista abbia pie-
namente ottemperato al debito formativo previsto per il trien-
nio precedente di 150 crediti formativi (c.f.) oppure 90 c.f.
Dal triennio 2005-2007, il professionista, che ha acquisito
60 crediti formativi pu detrarli dal numero di crediti com-
plessivo (150) relativo al successivo triennio (2008- 2010) e
acquisire 90 c.f. Tale misura consente di detrarre ulterior-
mente nel triennio in corso (2011-2013) 45 crediti formativi
e quindi acquisire 105 c.f.
Possono essere riportati anche crediti in numero inferiore a
45: in tal caso i crediti da conseguire corrisponderanno alla
differenza tra 150 e quelli riportati dal triennio precedente.
Sulla base delle indicazioni riportate, chi
non avesse acquisito i crediti formativi, deve
acquisirne 150 per ogni periodo.
IPASVI_n.35:IPASVI n. 31 05/11/12 10:02 Pagina 14
CREDITI PER IL TRIENNIO 2011 - 2013
ANNO CREDITI MINIMO MASSIMO
2011 50 25 75
2012 50 25 75
2013 50 25 75
I precedenti accordi e circolari, hanno inoltre stabilito che:
i crediti ottenibili attraverso la formazione residenziale
(convegni, congressi, simposi, conferenze), la formazione
sul campo (gruppi di miglioramento o di studio, commis-
sioni e comitati, attivit di ricerca), le attivit di docenza e
tutoraggio, non possono superare complessivamente il
60% delle attivit formative (90 crediti nel triennio);
i crediti acquisibili attraverso la partecipazione a eventi
sponsorizzati non devono eccedere un terzo del totale
(50 crediti);
salvo per gli infermieri (per i quali il limite fissato alla
soglia massima del 60%), non sono state previste limita-
zioni per i crediti acquisibili con i corsi di formazione a
distanza (FAD).
OBBLIGO DI SODDISFARE IL DEBITO ECM
La partecipazione del professionista alle attivit di formazio-
ne continua ed il conseguimento dei crediti ECM previsti nel
triennio, un obbligo individuale e costituisce il requisito indi-
spensabile per svolgere lattivit professionale, in regime di
lavoro dipendente o libero professionale, nella sanit pubbli-
ca, nella sanit privata e nel sociosanitario integrato.
esonerato dallobbligo dellECM il personale sanitario che
frequenta, in Italia o allEstero, corsi di formazione universi-
tari post-base propri della categoria di appartenenza (corso
di specializzazione, dottorato di ricerca, master, corso di
perfezionamento scientifico e laurea magistrale, corso di for-
mazione specifica in medicina generale, formazione comple-
mentare, corsi di formazione e di aggiornamento professio-
nale) per tutto il periodo di formazione (anno di frequenza).
Sono esonerati, inoltre, dallobbligo ECM:
i professionisti che usufruiscono delle disposizioni in
materia di tutela della gravidanza, di aspettative, a qual-
siasi titolo usufruite, ivi compresi i distacchi per motivi
sindacali; il triennio riprende a decorrere dal rientro in
servizio del dipendente;
i professionisti eletti in qualit di Senatori della
Repubblica, di Deputati della Repubblica e di Consiglieri
Regionali, limitatamente al periodo di espletamento del
mandato.
utile precisare, inoltre, che i crediti ottenuti nel periodo
di esonero non verranno calcolati al fine di soddisfare il
debito ECM.
ORGANISMI DI GESTIONE
Il programma ECM mutato dalla fase di avvio, con il coin-
volgimento di diversi attori (Ministero della Salute, Regioni,
AGE.NA.S (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari
Regionali), CO.GE.A.P.S. (Consorzio Gestione Anagrafica
delle Professioni Sanitarie), Ordini, Collegi e Associazioni
professionali rappresentative e lintroduzione di una nuova
regolamentazione e dei provider formativi pubblici e privati.
Le professioni con albo e Ordine/Collegio e quelle senza,
rappresentate da associazioni, aderiscono al CO.GE.A.P.S. e
collaborano alla registrazione/certificazione dei crediti con-
seguiti dai professionisti.
RUOLO DEL COLLEGIO
Nellottica del nuovo sistema ECM il ruolo di Ordini e Collegi
risulta ancor pi rilevante rispetto al passato.
Ruolo primario degli Ordini e dei Collegi, infatti, quello di
contribuire con la pubblica amministrazione alla salvaguardia
della salute della collettivit, attraverso la tutela della libert
e dellindipendenza dei professionisti, il controllo sul decoro
della professione e la promozione della formazione profes-
sionale degli iscritti.
Schematicamente si possono riassumere le seguenti attivit:
certificazione quantitativa dei crediti ECM acquisiti dagli
iscritti;
suggerimento degli obiettivi formativi nazionali, regionali e
specifici per ogni categoria sanitaria in collaborazione con
Commissione Nazionale ECM e Conferenza Stato-Regioni;
essere Referenti Istituzionali sulla valutazione della qualit
degli eventi formativi;
essere Provider per eventi su tematiche specifiche quali
etica, deontologia professionale e legislazione sanitaria.
Laggiornamento continuo obbligatorio, avviato con il
Decreto Legislativo 229/99, richiede a tutti gli operatori
della sanit un impegno culturale costante, ma al tempo
stesso offre una gratificazione tramite il sapere messo a dis-
posizione del cittadino e una riqualificazione del proprio tito-
lo di studio.
Spetta pertanto agli Ordini, Collegi e Associazioni professio-
nali raccogliere la sfida della qualit, garantendo il manteni-
mento delle competenze professionali degli operatori.
Per fare ci sar importante stimolare la creazione di una
forte coscienza di formazione professionale estesa a tutte le
categorie impegnate nel campo della salute e sviluppare una
nuova cultura della responsabilit e del giusto riconoscimen-
to delleccellenza professionale.
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il Collegio informa
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il Collegio informa
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PER CONCLUDERE
Il Decreto Salva Italia aveva fissato il termine: il 13 agosto
scorso. Entro quella data gli Ordini professionali avrebbero
dovuto fissare le sanzioni per gli iscritti che non avranno
raggiunto i 150 crediti formativi alla fine del 2013. Quando
il Decreto fu varato non furono pochi coloro che manifesta-
rono dubbi sulla possibilit tecnica che la scadenza potes-
se essere rispettata: troppo stretti i tempi concessi dal
Decreto e troppo ravvicinata lapplicazione del regolamento
dellECM.
Cos stato. Mentre scriviamo, infatti, la questione stata
rinviata.
Commissione e Ordini, comunque, stanno lavorando (il trien-
nio scade il prossimo anno) per definire meglio i criteri di
valutazione. Per esempio, allo studio la possibilit di supe-
rare la semplice conta dei crediti e di attribuire loro pesi
diversi in relazione alla loro qualit. Il che, ovviamente, impli-
ca la necessit di definire gli opportuni indicatori.
la conseguenza che, per stabilire le adeguate sanzioni, gli
Ordini debbano avere un quadro di riferimento certo su cui
regolarsi. Magari anche per darsi un orientamento condiviso.
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tenuti:
Gestione dati personali. Lutente pu modificare o rettificare i propri dati allinterno del database.
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vo degli iscritti al Collegio IPASVI Padova.
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simo di tre per ogni anno. Questa funzionalit evita alliscritto di contattare direttamente la segreteria e di recarsi in sede
per ottenere copie dei propri certificati.*
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della propria quota di iscrizione. Il sistema gestisce automaticamente le richieste di iscrizione in eccedenza rispetto al
numero massimo prefissato: un email automatica avvertir lutente in caso si siano liberati dei posti e un link gli per-
metter di procedere con liscrizione. Tutte le fasi sono monitorate dalla segreteria mediante email di controllo auto-
matiche.
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dicamente sulle attivit svolte dal Collegio.
Amministrazione Corsi. La segreteria Ipasvi Padova, mediante accesso a un pannello dedicato del CMS, pu creare
e gestire i corsi proposti agli iscritti inserendo tutte le informazioni relative (titolo, descrizione, punteggio ecc). Il pan-
nello aggiornato in tempo reale con le richieste di iscrizione da parte degli utenti.
Gestionale Ipasvi PD e con database del Collegio nazionale. in corso lanalisi per levoluzione della piattaforma
anche come gestionale interno della segreteria Ipasvi Padova e lintegrazione con i database del Collegio nazionale.
Tutte le fasi del flusso di lavoro saranno attuate in modalit online, semplificando e razionalizzando i processi.
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Numero 35 - Novembre 2012 - Trimestrale del Collegio Infermieri Professionali, Assistenti Sanitari e Vigilatrici dInfanzia della Prov. di PD
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novembre 2012

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Data 26/10/2012 A TUTTI GLI ISCRITTI


LORO SEDE
Oggetto: CONVOCAZIONE ASSEMBLEA ANNUALE 2012, D.P.R. 5 aprile 1950, n. 221 art. 23
comma 1.
Si comunica che il giorno 29 novembre 2012 alle ore 23.00, in prima convocazione, ed il giorno
SABATO 01 DICEMBRE 2012 alle ore 09.30
in seconda convocazione presso
Fondazione OIC - Centro Formativo Varotto Berto - Via Toblino 53 a Padova,
indetta la
ASSEMBLEA ORDINARIA ANNUALE DEGLI ISCRITTI
ORDINE DEL GIORNO
Relazione del Presidente al Bilancio preventivo 2013
Presentazione del Bilancio preventivo 2013
Variazione di assestamento del bilancio di previsione 2012
Varie ed eventuali
Auspicando una numerosa presenza da parte di tutti i collegiati, ringrazio fin dora quanti vorranno
rendersi disponibili per migliorare e poter condividere lattivit del Collegio.
IL PRESIDENTE
Fabio Castellan
___________________________________________________________________________________
I Colleghi che non potessero intervenire hanno facolt di delegare a rappresentarli un iscritto
partecipante allAssemblea.
La delega in calce alla presente dovr essere consegnata dalla persona delegata allinizio del lAs -
sem blea. Ogni iscritto partecipante non pu avere pi di due deleghe.
Contando sulla Vostra partecipazione, inviamo cordiali saluti.
Delego il/la Sig.__________________________________________ a rappresentarmi allAssemblea
Annuale Ordinaria degli iscritti che si terr il giorno 01/12/2012 alle ore 09.30.
Firma _______________________________
N.B. il presente avviso ha validit di convocazione a tutti gli effetti ai sensi dellart. 23 del
D.P.R. 05/04/1950 N. 221.
Copertina n. 35:Impaginato copertina 05/11/12 10:21 Pagina 3
abb. annuale 3 - autorizz. del trib. di PD n. 1624 del 3-11-1998 - spediz. in abb. postale, 45% art. 2 comma 20/B legge 662/96 - liale di Padova
Numero 35 - Novembre 2012 - Trimestrale del Collegio Infermieri Professionali, Assistenti Sanitari e Vigilatrici dInfanzia della Prov. di PD
COLLEGIO
IPASVI DI PADOVA
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Tel. 049 8968116 - Fax 049 8962838
novembre 2012
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dal Consiglio Direttivo
Editoriale
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allinterno dei centri di
decadimento cognitivo
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assistenza per lAlzheimer
Lo stoma_care
il Collegio informa
ECM. Come si evolve la
normativa. Nuove linee guida
per laccreditamento
INSERTO CIVES PADOVA
Editoriale
Costituzione Gruppo CIVES
Diventare infermieri volontari
CIVES Padova
Cives Padova ha solo 4 mesi
e ha gi fatto molta strada
Primo convegno provinciale
14 dicembre 2012
Soccorso acquatico
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