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AA. VV.

Appendici in Nero 20 racconti d azione 2009 Bluebook TRAMA Dopo le "Appendici del Futuro" e le "Appendici in Giallo" targate Bluebook, Blue BookAction orgogliosa di presentare le "Appendici in Nero", raccolta di racconti d'azione, thriller e spionaggio apparsi in appendice alle collane Segretissimo (Mondadori) e Top Secret (Garden). Troverete quindi raccolti insieme autori stranieri come Edward D. Hoch, Elizabet h Ferrars e Lev Tolstoj e vecchie conoscenze italiane come Andrea G. Pinketts, M arcello Jatosti e Antonio Bellomi, oltre a "misti" come Stefano Di Marino che si nasconde dietro gli pseudonimi stranieri di Alex Krusemark e Frederick Kaman. I racconti qui presentati in molti casi non sono stati mai pi ristampati, rendend o quest'antologia unica nel suo genere. Indice La preda e il cacciatore di Mary Lambeth L ispettore della morte di Nirotoshi Kikuchi Signora ghigliottina di Lev N. Tolstoj Quinta Colonna a Madrid di Marcel Grimau Calibro suicidio di Nicola Giacchetti Dalla parte degli animali di Pino Cacucci Finch spia non vi separi di Elizabeth Ferrars Pezzi da novanta di Alberto Di Leo Una spia per l indovino di Edward D. Hoch Doppia caccia di Enzo Verrengia C sempre una donna di Enzo Verrengia Rendez- vous di Maria Masella I conti col passato di Marcello Jatosti Spionaggio in Paradiso di Umberto Nobile Effetto Domino di Andreas Gruber Caccia alla spia di Antonio Bellomi E l anatra divent farfalla di Andrea G. Pinketts In fondo al fiume nero di Alex Krusemark [Stefano Di Marino] Il samurai di Frederick Kaman [Stefano Di Marino] L aborrito avversario di John Buchan Appendici Margarethe, spia pericolosa di Joseph Le Baron L n di Ettore Lo Serra La preda e il cacciatore di Mary Lambeth Apparso in appendice a Spionaggio n. 2 (agosto 1961) La ragazza era terrorizzata. Nei suoi bellissimi occhi azzurri si leggeva una di sperazione senza fine. Lentamente, senza distogliere lo sguardo dall uomo che le era davanti, indietreggi finch la sua schiena non avvert il freddo della parete. Er a perduta. Non aveva via di scampo. Chiuse gli occhi e dalla sua gola di cerbiat to uscirono grida acutissime, come quelle di un animale intrappolato. Ma l uomo n on si mosse. Nei suoi occhi da allucinato pass un lampo di divertimento. Nessuno poteva sentire. Come un gatto che gioghi con la sua preda, assaporando ogni atti mo che precede la fine, rimase perfettamente immobile mentre osservava la ragazz a. Poi si decise. Avanz lentamente. le mani simili ad artigli, pronte ad afferrar e... Buona sera. sussurr una voce all orecchio di Ellen Murphy. La ragazza si volt di scat

enigma Otto Joh

to, ancora tutta presa dalla tensione della scena. Il chiarore dello schermo le permise di intravedere il sorriso simpatico di un uomo che era chino leggermente verso di lei. Doveva essersi seduto da qualche minuto perch Ellen quando andava al cinema da sola aveva cura di occupare posti isolati. Lanci all uomo uno sguardo irritato e riprese a guardare lo schermo. Ma non riusciva a seguire il filo del dialogo, non riusciva a concentrarsi, a dimenticare la presenza dell importuno. Lo guard sottecchi. L uomo aveva, acceso una sigaretta e stava guardando anche lui in direzione dello schermo. Con un sospiro di sollievo la ragazza si concentr di nuovo nella scena. Una strada semibuia si avventava ora contro gli spettatori m entre il suono stereofonico esasperava al massimo l ululato di una sirena. Ellen sent di nuovo lo sguardo dello sconosciuto che la fissava. Era una sensazione sgr adevole che le dava un enorme senso di disagio. Si sent tentata di cambiare posto ma pens che sarebbe stato inutile. Quando le luci dell intervallo si accesero rimase rigida, con lo sguardo ancora f isso sul bianco lenzuolo dello schermo, senza avere il coraggio di voltarsi. Ved eva soltanto il fumo azzurrognolo della sigaretta che si sollevava lentamente in aria. Alla fine si decise. Volt la testa lentamente, con ostinazione. L uomo la f issava divertito, gli occhi socchiusi, appoggiato indolentemente allo schienale della poltrona. Era un bell uomo. Capelli castani, occhi azzurri, un viso dalla e spressione franca e leale. Poteva avere una trentina d anni. Era ben vestito e quando port la sigaretta alla bocca un diamante grosso quanto u n cece gli luccic al mignolo della mano destra. Un uomo d affari giunto nella capi tale per un paio di giorni che desiderava passare la serata nel modo pi piacevole possibile. Un cacciatore di gonnelle. Era andato al cinema per fare bottino, no n per vedere il film. L uomo la squadrava con indolenza sfacciata, ora. Il suo sguardo sfior le lunghe g ambe inguainate nel nylon, le ginocchia morbide e tonde che spuntavano dalla gon na, il seno piccolo, eretto, ben delineato dal pullover di caschemire verde. Da ultimo esamin il volto della ragazza, i lineamenti ben disegnati, gli occhi verdi , la cascata dei capelli rosso rame. Fece un piccolo cenno di approvazione. A ve ntisei anni Ellen Murphy era una donna che non temeva la concorrenza delle teenager e al cui passaggio gli uomini si sentivano pervadere dalla famosa scossa e lettrica. Buona sera, ripet l uomo, sempre sorridendo. Ellen lo guard. Suo malgrado si sent incl ine a restituirgli il sorriso, ma si trattenne. Le luci si spensero di nuovo e i l tenente Burke della squadra omicidi, alias l attore Ken Roberts, si accinse a r isolvere il suo ennesimo caso. Erano circa le dieci quando Ellen usc dal cinema. Rabbrivid all aria pungente e si strinse addosso l impermeabile bianco. La nebbia era tanto fitta e consistente da sembrare un immenso muro biancastro nel quale uomini e cose si dissolvevano com e fantasmi. I radi passanti sbucavano all improvviso da quel muro e dopo qualche secondo erano gi spariti come per incanto. Ogni tanto gli abbaglianti di un auto r ompevano quel grigiore opprimente creando fantastici giochi di ombre e di luci, poi tutto ripiombava nel nulla. Anche i rumori, i caratteristici rumori della me tropoli londinese che si preparava al riposo notturno, giungevano soffocati, att utiti da quella enorme massa di impalpabile bambagia che stringeva dappresso, os sessiva ed allucinante. Ellen affrett il passo. Abitava a sei isolati di distanza ed era abituata a compi ere quel percorso di sera. Ma il film le aveva messo addosso una paura stupida e irragionevole che tentava invano di scacciare. Camminava rasente il muro per no n perdere l orientamento. Quando giunse all altezza della drogheria Bennisen svolt nella strada laterale a sinistra. Fino a quel momento i fari delle auto e qualch e pedone frettoloso le avevano tenuto in qualche modo compagnia. Ma adesso era a ssolutamente sola. La strada era deserta. Affrett il passo pensando al tepore del suo appartamentino, alle pareti accoglienti che l avrebbero riparata da qualsias i pericolo. La sua casa era in quel momento l unico punto luminoso in un mondo am mantato dal buio del terrore. Percorse gli ultimi venti metri quasi di corsa e g iunse al portoncino senza fiato. Le sue mani frugarono freneticamente nella bors a mentre imprecava contro se stessa per non averlo fatto durante il tragitto. Fi nalmente trov la chiave, la infil nella serratura e apr la porta.

Buona sera! L uomo era emerso dalla nebbia come un fantasma la fissava, immobile. Oh! Per un attimo Ellen credette di essere sul punto di svenire. Le parve di stare precipitando in un pozzo dal fondo nero, di roteare nell aria con velocit sempre maggiore. Si appoggi al muro e cerc di riprendersi. Non poteva distinguere i linea menti dello sconosciuto, ma non c era da sbagliarsi. Il tono della voce era lo st esso. Per un attimo le balen l idea di precipitarsi dentro e chiudere il portoncin o ma pens che non ce l avrebbe fatta. Deglut pi volte. Cosa volete? domand con voce che cerc di rendere quanto pi ferma poss bile. L uomo sorrise. Nel volto in ombra i denti candidi balenarono per un attimo. Sono solo, disse. Cos, semplicemente. Ebbene? Fece un passo avanti. Non dovete fraintendermi. Sono qui per affari e la sera mi annoio maledettamente. Vi ho vista sola al cinema e ho pensato che avremmo potut o farci compagnia reciprocamente. Da buoni amici. Parlava educatamente con accent o corretto, privo di inflessioni. Ellen aveva ripreso padronanza di se stessa. Potrei telefonare alla polizia, sape te. L uomo accese una sigaretta. La luce dell accendino si riflett nei suoi occhi verdi . E perch dovreste farlo? disse, aspirando una lunga boccata. Non vi ho fatto alcuna proposta sconveniente. Non voglio mangiarvi, quantunque l idea non mi dispiacere bbe affatto, soggiunse con un sorriso. Ellen cerc di sorridere a sua volta, ma senza riuscirvi. Bene, disse. Buonasera e grazie dell invito. Sal lo scalino di pietra, si volt e si ac inse a chiudere la porta. Tutto ci con naturalezza, cercando di dissimulare la pa ura che la pervadeva. La porta non si chiuse. L uomo aveva infilato un piede fra lo stipite e il batten te. Un momento, ragazza, disse. Quando vi ho sorriso nel cinema mi avete risposto i n modo che non lascia dubbi. Sono uscito dietro di voi senza vedere nemmeno la m et del film. Adesso cosa me ne faccio? Ellen lo fiss attraverso la fessura. Stava spingendo con tutte le sue forze contr o il battente ma sapeva che era una battaglia perduta in partenza. Avete, equivoc ato, disse in fretta. Vi ho guardato in quel modo perch mi avete salutata. Credevo che foste un conoscente. E poi anche se volessi farvi salire non potrei. Di sopr a ci sono mio padre e mio fratello. Non vero, disse l uomo con calma. Se fosse cos non avreste tanta paura di farmi salir e. Vivete sola. Si appoggi al portoncino e lo spinse, costringendo la ragazza ad indietreggiare. S uvvia, disse. Non fate storie. Mi chiamo Bob Henson, sono rappresentante di commer cio e credo di essere una persona dabbene. Si era fatto pi aggressivo. Forse si era accorto che Ellen aveva paura. La ragazz a decise che il miglior sistema era quello di temporeggiare, di guadagnar tempo, senza irritarlo. Se l avesse assalita in quel momento non avrebbe avuto alcun mo do di difendersi, di chiedere aiuto. E poi poteva darsi che veramente non avesse intenzioni cattive. Che fosse effettivamente quello che diceva di essere: un uo mo desideroso di compagnia. Esit ancora un attimo mentre l uomo la studiava. Bene, disse cercando di apparire di sinvolta. Poich non mi lasciate altra via di scelta venite su. Vi offro un t. Ma, so ggiunse mentre l uomo si apprestava ad entrare, solo per dieci minuti, ricordate. Non c erano scale da salire. In fondo a un breve corridoio illuminato fiocamente vi era una porta. Ellen prese la chiave e si accinse ad aprire. Non ci sono altri inquilini? domand Henson. No. La ragazza gli lanci un occhiata di traverso. Non avete paura di vivere in un posto cos isolato? Ellen apr la porta, entr e accese la luce. L affitto costa poche sterline al mese, di sse. E la casa poco distante dal posto di lavoro. Non avrei potuto trovare di meg lio. L appartamentino era piccolo ma completo di ogni accessorio. Consisteva in un sog giorno, un cucinino, il bagno e una piccola camera da letto. Il soggiorno era ar redato con un tavolo e quattro sedie un divano dalla copertura a strisce rosse e

nere piuttosto logoro, un televisore, un tavolino con il telefono e uno stipett o di ciliegio. L uomo si era tolto il cappello ed era rimasto educatamente sulla soglia. A guardarlo meglio Ellen si sent sollevata. Aveva un aspetto assolutament e rassicurante e si vedeva lontano un miglio che era un uomo d affari. Ne aveva v isti a centinaia, nella City con la borsa e l ombrello sottobraccio. La tensione che la pervadeva si allent un po' , ma senza sparire del tutto. Venite avanti e sedete, disse. Vi preparo il t. L uomo si tolse l impermeabile e lo appese all attaccapanni insieme al cappello. Si sedette sul divano senza parlare. Ellen gli sorrise mentre si toglieva a sua volta l impermeabile e and in cucina. I mpieg molto tempo a preparare il t. Le mani le tremavano e rovesci per due volte l a cqua gi pronta. Quando comparve col vassoio rimase ferma sulla soglia. L uomo si e ra tolta la giacca e giaceva semisdraiato sul divano. Nel mezzo del tavolo scint illava una bottiglia di whisky Tre Stelle con due bicchieri. Fingendo di non ave r notato nulla si avvicin al tavolo e depose il vassoio. Poi si accinse a versare la bevanda nelle tazze. Quanto zucchero? domand. L ho comprata questo pomeriggio, disse Henson. Avevo intenzione di scolarmela da sol o in albergo. Ma adesso ce la berremo insieme, volete? Ellen lo guard. Si era alzato e la guardava con gli occhi socchiusi. Era lo stess o sguardo che l aveva percorsa dalla testa ai piedi nel cinema. Uno sguardo che a veva la stessa consistenza delle dita di una mano. Oh, disse, fingendo di accorgersi solo in quel momento della bottiglia. Non bevo ma i. Solo un po' di birra a colazione. L uomo sorrise mentre si stiracchiava allungando le braccia. Era totalmente diver so, ora, e aveva assunto un aria confidenziale, quasi da padrone. Dove affaccia quella finestra? domand. Sul fiume. Ellen era rimasta immobile vicina al tavolo. Oh. Henson si avvicin lentamente alla finestra e scrut attraverso i vetri. Fra i lob i di nebbia, intravide i riflessi dell acqua. Bene, disse voltandosi. Si piant in mezzo alla stanza con le gambe allargate, le ma ni sui fianchi. Potrei uccidervi senza che nessuno se ne accorgesse. Si avvicin al tavolo. Avanti, ragazza, assaggiate questa roba. ottima. Vers due porzioni abbondan ti nei bicchieri e ne porse uno alla ragazza. Avanti, disse. Buttate gi. Ellen si mosse. Avanti, ripet l uomo bruscamente. La ragazza prese il bicchiere. Il liquido ambrato ondeggi per il tremito della ma no. Avevate promesso che avremmo preso il t e che non sareste rimasto per pi di die ci minuti, ricordate? Perch non prendiamo il t? Lo disse senza convinzione, sapendo che era perfettamente inutile. Alla salute, disse Henson. Si port il bicchiere alle labbra e tracann tutto d un fiat o. Poi si asciug la bocca col dorso della mano. davvero ottimo, disse. Ehi, ma voi n on avete bevuto. Date qua. Prese il bicchiere e prima che la ragazza potesse abbo zzare un qualsiasi movimento le circond il collo con un braccio costringendola ad alzare la testa e le avvicin il bicchiere alle labbra. buono, vedrete. Vi metter i l fuoco addosso. Ellen sentiva il corpo della uomo contro il suo. Ne vedeva gli occhi a pochi cen timetri dai suoi. Conosceva quello sguardo. Era lo sguardo del maschio che comin cia a perdere ogni freno inibitorio, dell uomo civilizzato che sta per ridiventar e un abitante della giungla. Apr la bocca e bevve. Il liquore le scese come un fuoco, fin dentro lo stomaco e fu assalita da un convulso di tosse. Si curv portandosi la mano alla bocca. L uomo rimase ad osservarla sghignazzando, poi si vers un altra porzione che bevve con l a stessa facilit. Era una porzione che avrebbe ammazzato un bue. Si volt a guardare la ragazza che stava riprendendo fiato appoggiata al tavolo. La massa fluente dei capelli ramat i si era scomposta e le copriva quasi interamente il volto. Si avvicin e la prese per un braccio. Vieni a sedere, bellezza. A proposito come ti chiami? Ann? Elizabeth? Pamela? Non importa. Comunque ti chiami sei una bellezza. Sempre parlando, la sospinse verso

il divano e la costrinse a sedersi. Ellen si rannicchi tutta da un lato. Sentiva che lo sguardo dell uomo, ritto davan ti a lei, la percorreva tutta, spogliandola, penetrando ogni segreto pi intimo de l suo corpo. Un brivido gelato le percorse la schiena. Sapeva cosa stava per acc adere. Lo aveva letto tante volte sui giornali ogni volta un orrore senza fine. Ed, ora stava per accadere a lei, ad Ellen Murphy. L uomo sedette accanto a lei. Avvicin il suo viso e la guard. Era uno sguardo da eb ete, da incosciente. Ellen sent che una mano si appoggiava sulla sua spalla accar ezzandogliela, dapprima con dolcezza e poi con forza sempre maggiore. Non poteva muoversi. Era stretta contro lo schienale del divano in una posizione senza dif esa. Si sent pervadere da un atroce senso di nausea. Punt le mani contro il petto dell uomo e lo spinse con la forza della disperazione. Per un attimo fu libera e si alz di scatto mentre udiva un rumore di stoffa lacerata. Si precipit alla porta e cerc di aprirla ma il terrore la faceva agire in modo inconsulto e armeggi inva no col chiavistello. Cap che era inutile, che aveva perduto l attimo favorevole. S i volt, il cuore che le ballava pazzamente in petto, gli occhi sbarrati. L uomo era a due passi da lei e la guardava divertito. Ellen si guard intorno cerc ando disperatamente una via di scampo. Si appiatt contro la parete mentre con una mano cercava di coprirsi la spalla nuda a causa della camicetta lacerata. Henson fece un passo avanti, le braccia penzoloni lungo i fianchi. Non era pi un bell uomo, ora. I capelli in disordine, le guance paonazze, la bocca storta in un ghigno, aveva la stessa espressione dell uomo che era apparso poco prima nel fil m. La donna prov a gridare ma dalla sua gola usc un suono soffocato simile al lamento di un anima in pena. Sent l alito dall uomo sul suo volto, le mani che le frugavano il corpo. No! disse. No! Sollev un ginocchio e colpendolo nella pancia riusc a respin gerlo. Henson si ferm in mezzo alla stanza, ansimante. Avanti bellezza, non fare la smorf iosa disse sorridendo. Fece per ritornare all attacco ma ad un tratto un espression e di sorpresa gli apparve sul volto. Gli occhi si spalancarono fin quasi a uscir gli dalle orbite e le vene delle tempie cominciarono a gonfiarsi. Si port le mani alla gola e cerc di allentare la stretta ferrea che la chiudeva. Si dimen cercand o di liberarsi, di lottare, ma sent che le forze gi lo stavano abbandonando. Dalla gola gli usc un grido inarticolato, poi ebbe un sussulto improvviso e si afflosc i a terra come un pupazzo di gomma bucato da uno spillo. Tutto si era svolto nell o spazio di pochi secondi. Ellen attravers la camera e si lasci cadere sul divano. L uomo bruno rimase immobil e. Questa volta stata pi dura delle altre, disse. C mancato poco che avessi paura sul s rio. Era un tipo robusto. Ho voluto aspettare il momento pi favorevole. Non sei proprio riuscita a fargli bere il t? Perch me lo domandi? Non hai sentito? Te l ho gi detto altre volte, Ellen. L uomo si inginocchi accanto al cadavere. Dal rip stiglio del cucinino non si sente niente. E si sta maledettamente scomodi. Dovr c ambiare posto la prossima volta. Cominci a frugare nelle tasche del morto. Dalla t asca posteriore dei pantaloni tir fuori un portafogli. Ehi, questa volta abbiamo fatto centro. Cento, cinquecento, ottocento sterline! Ellen continu a strofinarsi la spalla nuda. Non hai visto ancora nulla, disse. Guard a cosa ha al dito. Un cece che ne vale almeno cinquemila. L uomo si affrett a controllare. Si sedette sui talloni e la guard con aria soddisf atta. Ellen, sei un fenomeno. Ancora un paio di colpi e saremo a posto per tutta la vita. La donna gli restitu il sorriso. Non adescare mai un uomo se vuoi farlo cadere in trappola, ricordati. Devi dargli l impressione che sia lui il cacciatore e tu la preda. Dal Times del 20 settembre 1960: La polizia ha ripescato stamani nel Tamigi il ca davere di un uomo dall apparente et di 35-40 anni. Il corpo, che rimasto in acqua per almeno sei giorni, in avanzato stato di decomposizione. Nessun documento d id entificazione. La morte deve essere avvenuta per strangolamento ma comunque si a

ttende l esito dell autopsia che sar effettuata domani. questo il sesto cadavere ch e viene ripescato nel fiume in analoghe condizioni nello spazio di quattro mesi. La polizia, che sta indagando attivamente, ritiene che i delitti siano collegat i fra loro. L ispettore della morte di Nirotoshi Kikuchi Apparso in appendice a Segretissimo n. 64 (18 ottobre 1964)

In Giappone, la gente dice che il giorno in cui le autorit si decideranno a impic care o fucilare l uomo che viene chiamato l Ispettore della Morte , questi sar gi stato reclamato dalle leggi inesorabili del tempo, dal momento che Sadamichi Hirasawa ha gi stabilito quello che probabilmente un primato di tutti i tempi, restando i n attesa per sedici anni del giorno della sua esecuzione. Era il ventisei gennaio del 1948 e le porte della Teikoku National Bank, in uno dei quartieri periferici di Tokio, erano state puntualmente chiuse alle quindici e trenta. Il portiere, che fungeva anche da uomo di fatica, stava chiudendo la porta principale, mentre gli impiegati erano ancora al lavoro, quando un uomo, v estito impeccabilmente di nero, con una fascia nera al braccio, con la scritta Sa nit in bianco, buss alla porta. chiuso, tornate domani disse l uomo di fatica dall altra parte della porta. Aprite! grid l uomo di rimando. Non vedete che sono inviato dal Ministero della Sanit? Pass un dito sotto la fascia e l uomo di fatica, ossequiente verso i funzionari de llo Stato, apr rapidamente la porta. La banca chiusa, signore gli fece umilmente notare. Non potrebbe tornare domani? Non sono qui per affari privati, si tratta di una faccenda molto urgente ribatt l uo mo fermamente, e si diresse spedito verso uno sportello dove una graziosa ragazz a stava registrando gli ultimi versamenti della giornata prima di chiudere i reg istri. Dove posso trovare il direttore? domand l uomo. Sarebbe cos gentile da condurmi da lui ? Questo il suo pomeriggio di libert rispose la ragazza. Non pu ritornare domani? Sono un ispettore del Ministero della Sanit Pubblica dichiar l uomo, indicando la fas cia che gli cingeva il braccio. Chi sostituisce il direttore in sua assenza? Si t ratta di un affare di Stato, della massima urgenza. La ragazza, Hideko Uchida, gli indic una porta sulla destra, con la scritta Vice D irettore . Il direttore assente, come vi ho detto, signore, ma se vuole pu rivolgersi al vice direttore. Altri impiegati della banca si erano avvicinati incuriositi, e l uomo allora diss e: Sono il dottor Kato del Ministero della Sanit Pubblica. Eccovi il mio biglietto da visita. Volete mostrarlo per favore al vicedirettore e riferirgli che deside ro vederlo per una questione molto importante e urgente? Il vicedirettore diede un occhiata al biglietto e quindi si rec dal dottor Kato, i l quale gli spieg brevemente: Non sarei venuto a quest ora se non si fosse trattato di una cosa della massima urgenza. Come sapete, in citt si verificata un epidemia di amebiasi e il suo focolare stato localizzato in questo quartiere. Per questa ragione i nostri ispettori stanno visitando questo pomeriggio tutte le banche d ei dintorni. Che cosa possiamo fare noi per questa epidemia? domand il vicedirettore. Abbiamo gi p arecchi nostri impiegati a casa, purtroppo. Le autorit americane ci hanno procurato un farmaco speciale, mandatoci appositamen te in volo dagli Stati Uniti rispose Kato. Ha un pessimo sapore, ma viene somminis trato in quantit minima e costituisce una sicura salvaguardia contro questo gener e di dissenteria. In breve tempo tutti gli abitanti di Tokio e del circondario r iceveranno questo farmaco, ma nel frattempo il Ministero della Sanit ha stabilito che il primo quantitativo giunto dall America sia distribuito solo alle persone che occupano dei posti chiave.

Siamo dei privilegiati, allora osserv il vicedirettore a essere i primi a ricevere q uesto farmaco. Potete ben dire rispose il dottor Kato, aprendo una valigetta nera ed estraendone una bottiglia piuttosto capace. Avr bisogno di una tazza per ognuno degli impiegat i. Quante sono le persone presenti al lavoro questo pomeriggio? Dovrebbero esserci sedici persone, compreso il portiere rispose il vicedirettore. Il portiere and di corsa nel retro della banca e torn con sedici piccole tazze che gli impiegati usavano di solito per il t del pomeriggio. Le mise in fila sul ban co di uno sportello e il dottor Kato pass da una tazza all altra, versando in ognu na la stessa piccola dose del suo liquido anti- amebico. Questo farmaco molto efficace disse ma ha un cattivo sapore. Tutto quello che fa be ne ha un sapore cattivo aggiunse con vago sorriso. Non sorseggiatelo, ma portate l a tazza alle labbra e inghiottitelo tutto d un fiato. Gli impiegati della banca sollevarono le tazze. Sapevano bene che non era il cas o di discutere con un ispettore del Ministero della Sanit. I funzionari statali i n Giappone dovevano essere ubbiditi senza fare questioni. I sedici impiegati por tarono la tazza alle labbra e inghiottirono quel liquido dal sapore disgustoso, lieti che fosse almeno in quantit cos esigua. Nel giro di pochi secondi, cominciarono a contorcersi negli spasimi dell agonia e a tremare. Rantolavano, con la mano alla gola, e si torcevano sul pavimento, e l morirono dopo una spaventosa agonia. Il dottor Kato non perse tempo. Lasci rapidamente gli impiegati agonizzanti, e si diresse verso gli sportelli, dove raccolse 164.000 yen, allora equivalenti pres sappoco a due milioni e mezzo di lire, e un assegno al portatore del valore di 1 7.000 yen. Cacci banconote e assegno nella valigetta, diede un ultima occhiata a q uella scena di morte, poi usc precipitosamente e si mescol alla folla. Nessuno dei passanti nel quartiere di Shimamachi not qualcosa di strano, finch la porta della banca si schiuse e una impiegata della banca, col volto contratto da lla sofferenza, si trascin agonizzante fin sulla strada. Fu allora che i passanti si accorsero che doveva essere accaduto qualcosa. Venne chiamato un poliziotto. Questi telefon per far mandare un ambulanza, entr qui ndi nella banca. In pochi minuti, squadre della polizia si precipitarono sul luogo: dodici person e erano morte e altre tre stavano morendo esclusa la ragazza che era riuscita a trascinarsi in strada e che era gi stata portata precipitosamente all ospedale. L Ispettore Capo Shigeki Hotizaki attese che i corpi degli sventurati fossero por tati via, quindi con i suoi collaboratori si mise alla ricerca di un qualsiasi i ndizio, di un impronta digitale che potesse servire a scoprire l efferato criminal e. All ospedale, i quattro impiegati sopravvissuti furono immediatamente soccorsi e, anche se per un certo tempo furono tra la vita e la morte, riuscirono miracolos amente a riprendersi. Due impiegati, Takejiro Yoshida e Fusako Akusawa, riusciro no a descrivere alla polizia i connotati del presunto ispettore della Sanit. Il ritratto cos ricavato fu mostrato agli altri due sopravvissuti, Masako Murata e Tokuzazu Tanaka, i quali per non poterono dire con certezza che il ritratto cor rispondesse all uomo che avevano visto. L unica traccia tangibile consisteva nel biglietto da visita che il criminale ave va dato all impiegata, biglietto che evidentemente era falso. Sul biglietto si le ggeva: Ispettore Jiro Kato, Ministero della Sanit Pubblica. Un nome inesistente. Il tenente Basuke Kai fu incaricato di svolgere le indagini e subito sguinzagli s quadre di investigatori allo scopo di scoprire chi lo aveva stampato. Tokio era in subbuglio e le autorit si affrettarono a diramare ovunque l avvertime nto di stare in guardia da un individuo che si spacciava per ispettore della San it. Come risultato di questa campagna, la polizia venne a sapere che, circa tre m esi prima, un uomo corrispondente alla descrizione del sedicente dottor Kato si era presentato in un altra banca con una storia simile a quella che aveva raccont ato agli impiegati della Teikoku Bank. Quella volta, per, nella banca c erano anco ra dei clienti e l ispettore aveva detto che sarebbe tornato dopo le ore d ufficio , ma non si era pi fatto vedere. Il primo barlume ci fu quando il direttore della Teikoku Bank ricord della visita

di un certo dottor Shigero Matsui. Il dottor Matsui fu rapidamente trovato, ma non corrispondeva affatto alla descr izione fornita dagli impiegati superstiti. La polizia stava gi per andarsene quando uno di loro osserv: strano che l uomo che h a visitato l altra banca tre mesi fa e che assomigliava al criminale, abbia usato uno dei vostri biglietti da visita, dottor Matsui. Da chi credete possa averlo avuto? Da me, immagino rispose il dottor Matsui. Do molto spesso i miei biglietti da visit a in giro, un abitudine di noi dottori, e cos devo aver dato una volta un mio bigl ietto all assassino o a qualcuno che a sua volta l ha quindi dato a lui. In Giappone c l abitudine di ricevere un biglietto da visita quando si presentati, e di porgere il proprio osserv pensieroso il poliziotto. Immagino che voi abbiate d ato il vostro biglietto da visita all uomo che noi cerchiamo. molto probabile che lui vi abbia dato il suo. Cos vuole l abitudine, dopotutto. Non ci avevo pensato! esclam il dottor Matsui. Certo, se io ho dato al criminale il mio biglietto da visita quasi certo che lui mi abbia dato il suo! Il medico desideroso di collaborare con la polizia apr un cassetto della scrivani a e ne estrasse circa duecento biglietti da visita che porse al poliziotto. Questi sono i biglietti che ho avuto negli ultimi tre mesi circa disse il dottor M atsui. Se ho incontrato l assassino il suo biglietto da visita deve essere in mezz o a questi. Per servirsi del biglietto da visita del dottor Matsui, poteva darsi che l assass ino avesse compiuto un passo falso, pensava la Polizia. Ora infatti sembrava che non rimanesse altro da fare che controllare tutti i biglietti da visita e, con un processo di eliminazione, arrivare al criminale. La polizia mostr agli impiegati sopravvissuti i biglietti e chiese se qualcuno di quei nomi dicesse loro qualcosa, ma senza esito. Passarono una, due, tre settim ane e ormai sembrava impossibile trovare il criminale. Il delitto era stato prog ettato ed eseguito con estrema abilit e l unico imprevisto era rappresentato dal f atto che non tutti i sedici impiegati della banca erano morti. L autopsia aveva r ivelato che si trattava di cianuro di potassio, un veleno dall azione rapida e si cura. Come i quattro impiegati fossero sopravvissuti rimane un mistero. Gli investigatori iniziarono l estenuante lavoro di intervistare le duecento pers one che avevano dato il loro biglietto da visita al dottor Matsui. Nessuno di lo ro corrispondeva alla descrizione del criminale, anche se la polizia non faceva molto affidamento su questa descrizione, dal momento che le versioni dei quattro sopravvissuti erano troppo diverse tra loro per poter essere accreditate. Per q ualche strana ragione, le persone possono incontrarsi tra loro, e nel giro di po che ore non essere nemmeno in grado di ricordare la faccia o il colore dei capel li di coloro che hanno visto. Tra le duecento persone interrogate dalla polizia c era anche un pittore abbastan za noto in Giappone per i suoi acquarelli di uccelli e di altri soggetti. Era ci tato nel dizionario biografico giapponese e i suoi dipinti erano stati esposti n elle gallerie pi alla moda. Non vi era alcuna ragione per sospettare di Sadamichi Hirasawa e infatti venne interrogato solo per uno scrupolo. Inoltre i quattro i mpiegati avevano descritto il criminale coree un uomo tra i quaranta e i cinquan ta anni e Hirasawa, che ne aveva cinquantasei, avrebbe dovuto essere scartato se non altro per l et. Incaricato di interrogare Sadamichi Hirasawa era il sergente Hamegoro Igi, uno d ei pi brillanti funzionari della polizia di Tokio. Prima di recarsi da Hirasawa, il sergente Igi fece alcune indagini sulla vita privata del pittore. Venne cos a sapere che, lungi dall essere ricco sfondato come comunemente si credeva, Hirasaw a aveva debiti fin sopra i capelli. Hirasawa era sposato, con dei bambini, ma av eva anche un amante. Il sergente Igi si rec da Hirasawa e trascorse con lui pi di un ora, discutendo di arte e di musica. Igi sapeva che la rapina alla banca era il crimine pi accorto e spietato che fosse mai stato compiuto in Giappone, forse nel mondo. Tuttavia l a ssassino aveva commesso un errore, quello di essersi servito del biglietto del d ottor Matsui per presentarsi al direttore della prima banca. Poteva sempre darsi che si trattasse semplicemente di un individuo che voleva incassare un assegno

a vuoto, servendosi del nome del dottor Matsui, ma per il momento il sergente Ig i scart questa possibilit. Era convinto che il criminale avesse tentato la rapina gi tre mesi prima e che avesse battuto in ritirata solo perch era andato alla banc a troppo presto. Di ritorno al quartier generale della polizia, il sergente Igi rifer al suo super iore il risultato della chiacchierata con Hirasawa. Quest uomo disse il sergente Igi potrebbe essere assolutamente estraneo al delitto, e tuttavia c qualcosa che non mi convince del tutto. Certo non potrei mettere la mano sul fuoco. Anch io sono dell avviso che siate sulla pista sbagliata disse il funzionario ma dobb iamo seguire ogni minima traccia e ogni nostro istinto. Hirasawa aveva un alibi a prova di bomba per il pomeriggio in questione: si era recato dall amante ed era rimasto con lei dalle due alle cinque del pomeriggio. Spacciandosi per un creditore di Sadamichi Hirasawa, il sergente Igi fece il gir o dei negozi del rione in cui abitava il pittore e in breve tempo riusc ad avere alcune informazioni preziose. Perch non andate direttamente da Hirasawa? gli domand un negoziante. Mi doveva un muc chio di soldi, ma deve aver fatto qualche affare perch l altro giorno venuto qui e ha pagato tutto. Quando, pi tardi, il sergente Igi ud la medesima storia da un altro negoziante, de cise di giocarsi la carriera per un vago presentimento. Per un anno almeno Hiras awa era stato oberato dai debiti, e ora, di punto in bianco, li aveva pagati tut ti! Pur sapendo che se si fosse sbagliato sarebbe stato licenziato, o nel migliore d ei casi degradato a semplice piedipiatti, il sergente Igi decise di recarsi dall amante di Hirasawa. Siediti disse il sergente Igi, entrando nell appartamento della ragazza. Non ti far d el male, non ti succeder nulla... se tu mi dirai la verit. Dov eri esattamente il p omeriggio del ventisei gennaio? La ragazza cominci a piangere e tra i singhiozzi tir fuori la verit: Sadamichi Hira sawa l aveva terrorizzata per farle giurare che aveva trascorso quel pomeriggio i n sua compagnia, mentre, in realt, lei lo aveva visto soltanto dopo le cinque per la prima volta nella giornata. Il sergente Igi port in gran fretta la ragazza al quartier generale della polizia , dove lei firm la deposizione e quindi venne tenuta isolata mentre Igi con altri due poliziotti ritornarono a casa di Hirasawa che trovarono intento a dipingere delle orchidee. Con calma, il sergente Igi disse: Signor Hirasawa, fino a poco tempo fa eravate p ieno di debiti e ora, di colpo, li avete pagati tutti. Mantenete un amante e io l ho interrogata poco fa. Ora si trova alla Centrale di polizia dove ha dichiarato sotto giuramento di non avervi visto il pomeriggio del 26 gennaio mentre voi mi avevate detto di averlo trascorso interamente con lei. Volete che vada avanti? Posso andare avanti perch so e posso provare che voi siete il dottor Kato. Vi dispiace se termino il dipinto? chiese Hirasawa. Hirasawa venne condotto alla c entrale di polizia dove rese piena e spontanea confessione di come aveva progett ato il massacro, di come aveva scelto il pomeriggio in cui sapeva che il diretto re della banca era assente dal momento che c era la possibilit che questi telefona sse al Ministero della Sanit per avere informazioni in proposito. Quando venne celebrato il processo, nel dicembre del 1948, Hirasawa ritratt la su a confessione, dicendo che gli era stata estorta con la violenza. Come si usa in Giappone, il processo si trascin per quindici mesi, prima che i tr e giudici supremi lo dichiarassero colpevole e lo condannassero a morte. Ma la s entenza non stata ancora eseguita. Signora ghigliottina di Lev N. Tolstoj Apparso in appendice a Segretissimo n. 525 (20 dicembre 1973)

Anche i grandi videro giallo. La spy- story erede diretta del filone di narrativ a poliziesca che affonda le radici nella stessa storia della letteratura: per qu esto Segretissimo offre ai suoi lettori un antologia di racconti gialli dei pi prest igiosi scrittori di tutti i tempi. Presso i confini tra la Francia e l Italia, lungo le rive del Mediterraneo, c uno staterello chiamato... be , chiamiamolo Monado. Parecchie cittadine di provincia p ossono vantare pi abitanti di quel reame, che conta in tutto circa settemila anim e, e se tutto il territorio venisse diviso tra i sudditi, non toccherebbe nemmen o un acro di terreno a testa. Ma in quel reame giocattolo vive un autentico, pic colo monarca, che possiede una reggia, un buon numero di cortigiani, alcuni mini stri e generali, un esercito. Non un esercito numeroso: conta sessanta uomini in tutto; ma pur sempre un eserc ito. C erano anche le tasse in quel reame, proprio come in qualsiasi altro posto al mondo: una tassa sul tabacco, e una sul vino e gli alcolici. Ma sebbene la po polazione di Monado bevesse e fumasse proprio come quella degli altri paesi, il numero dei contribuenti era cos esiguo che il Re, dovendo mantenere gli ufficiali , i cortigiani e se stesso, si sarebbe trovato in un bell impiccio se non avesse scovato un modo nuovo e speciale di aumentare i redditi. L introito speciale proviene da una casa da gioco, dove la gente gioca alla roule tte. La gente gioca e, vinca o perda, il proprietario intasca sempre una percent uale; e da quegli incassi versa una larga somma allo Stato. La ragione per la qu ale paga tanto sta nel fatto che, all epoca cui ci riferiamo, quella l unica casa da gioco rimasta ormai in Europa. Alcuni tra i piccoli sovrani tedeschi avevano un tempo case da gioco dello stess o genere, ma qualche anno fa ebbero la proibizione di tenerle aperte. La ragione era che quelle case da gioco facevano molto danno. Un uomo andava a tentare la sorte; giocava tutto quello che possedeva e lo perdeva, dopo di che arrivava per fino a rischiare denaro che non gli apparteneva e a perderlo; e finalmente, disp erato, si annegava o si faceva saltare le cervella. Cos i tedeschi proibirono ai loro governanti, di fare quattrini in quel modo; ma nessuno poteva impedirlo al Re di Monado, che conserv il monopolio del gioco d azzardo. Perci, oggi chiunque voglia giocare d azzardo, deve andare a Monado. Che vinca o c he perda, il Re ci guadagna ugualmente. Col lavoro onesto non si costruiscono pal azzi, dice un proverbio; e il Re di Monado sa che si tratta di un affare poco pul ito, ma come deve fare? Deve pur vivere; nemmeno trarre introiti dal vino e dal tabacco cosa molto simpatica. Perci vive, regna e arraffa denaro, e cos mantiene la sua corte con tutto il cerim oniale di un vero monarca. Ha la sua brava incoronazione, le sue brave udienze; ricompensa, sentenzia e concede grazie; e inoltre ha i suoi consigli, le sue leg gi... tutto come gli altri re, soltanto su scala pi ridotta. Ora accadde che, qualche anno fa, nel dominio di quel Re venne commesso un delit to. Il popolo di quel reame composto di gente pacifica, e una cosa del genere no n si era mai verificata prima di allora. I giudici si riunirono con la massima solennit e il processo si svolse nel modo p i ortodosso: con i giudici, gli accusatori, quelli della giuria e gli avvocati. D iscussero e conclusero, e alla fine condannarono il criminale al taglio della te sta, come prescrivevano le leggi. Dopo di che, sottoposero la loro sentenza al R e. Il Re la lesse e la conferm. Se costui deve essere giustiziato, sia giustiziato. C era solo un piccolo problema da risolvere: lo Stato non aveva n una ghigliottina per tagliare la testa, n un boia che la facesse funzionare. I ministri considerarono quel problema, e decisero di presentare una richiesta a l governo francese, per sapere se i francesi potevano prestare loro una macchina e un esperto per tagliare la testa del criminale; e in caso affermativo, i fran cesi facessero la cortesia di precisare quale sarebbe stata la spesa complessiva . La richiesta venne inoltrata. Una settimana dopo arriv la risposta: macchina ed esperto potevano essere forniti senza difficolt, e il costo sarebbe stato di 16.000 franchi. La lettera venne po rtata davanti al Re. Questi ci pens un momento. Quel poco di buono non merita una spesa simile. Sedicimila franchi francesi! Non possibile trovare una soluzione p

i economica? Diavolo, sedicimila franchi francesi pi di due franchi a testa per l i ntera popolazione. Il popolo non vi si adatter, potrebbe scoppiare una rivolta. Cos; venne riunito il Consiglio per ponderare sul da farsi; e venne deciso all una nimit di spedire una proposta identica al Re d Italia. La lettera venne scritta, e la risposta non si fece aspettare. Il governo italiano scrisse che sarebbe stato felicissimo di fornire sia la macc hina sia l esperto, e che il tutto sarebbe venuto a costare 12 mila franchi, spes e di trasferta incluse. Era gi pi a buon mercato, ma si trattava sempre di una bel la spesa. Il delinquente in realt non era degno. Suddiviso pro capite, l esborso sarebbe stato ugualmente poco sotto i due franchi . Venne riunita un altra commissione. Si discusse a lungo e si studi il modo di otte nere un risultato analogo riducendo ulteriormente la spesa. Per esempio, qualcun o dei soldati non avrebbe potuto incaricarsi dell operazione in un modo pi rudimen tale e casalingo? Venne chiamato il generale e pregato di dare un parere: Non pot reste trovarci un soldato disposto a tagliare la testa a un condannato? In guerr a i soldati non ci pensano un momento a uccidere un uomo. Anzi, vengono addestra ti proprio per questo. Il generale prov a parlarne con i soldati per sentire se ce n era uno disposto ad assumersi quell incarico. Ma nessuno dei soldati voleva saperne. No dissero. Non lo sappiamo fare. Non ce l hanno insegnato. I ministri tornarono a riunirsi e a riflettere. Chiamarono un altra commissione, poi un comitato e un sottocomitato, e finalmente stabilirono che la cosa miglior e sarebbe stata quella di tramutare la condanna a morte in carcere a vita. Il Re avrebbe mostrato la sua clemenza, e il tutto sarebbe costato molto meno. Il Re si disse d accordo e vennero prese le disposizioni necessarie. L unica compl icazione, adesso, era che mancava una prigione adatta per un condannato a vita. C era, s, una piccola guardina dove qualcuno veniva trattenuto a volte temporaneam ente, ma mancava una prigione che servisse per uso permanente. Comunque, si riusc a trovare un posto che poteva andare; il giovane vi venne rinc hiuso e gli fu messo un uomo a guardia. La guardia doveva sorvegliare il crimina le e doveva anche andare a prendergli da mangiare nelle cucine della reggia. Il prigioniero rimase l un mese dopo l altro, fino a che fu trascorso un anno. Poi , passato l anno, il Reuccio, esaminando il resoconto delle sue entrate nonch dell e spese giornaliere, not che nelle uscite si era aggiunta una voce nuova. Quelle sp ese servivano al mantenimento del criminale; e l importo era tutt altro che trascu rabile. C era una guardia speciale, e poi c era il cibo per il carcerato. Il peggio era ch e quel tale era ancora giovane e in ottima salute, e quindi pronto a vivere per un altra cinquantina d anni. A pensarci bene, la faccenda era seccante. Era chiaro che cos non si poteva andar avanti. Il Re allora riun i ministri e disse loro: Dovete trovare un modo pi economico di p rovvedere a quel poco di buono. La sistemazione attuale viene a costare troppo. I ministri tennero seduta, studiarono e ristudiarono, e finalmente uno di loro d ichiar: Signori, io penso che bisogner licenziare la guardia. Ma in questo caso obiett un altro il detenuto scapper. Be replic il primo scappi pure, e che vada a farsi impiccare!. Riferirono il risultato delle loro deliberazioni al Re, il quale si disse d accor do con loro. La guardia venne licenziata, e si rimase in attesa per vedere come si sarebbero svolti gli eventi. Tutto quello che accadde fu che, all ora di pranz o, il criminale usc e, non trovando la guardia, and nelle cucine del Re per farsi dare da mangiare. Prese con s quello che gli venne dato, se ne torn in prigione, c hiuse la porta e se ne rimase l buono buono. Il giorno dopo, si verific la stessa cosa. Il detenuto and a prendersi da mangiare : ma quanto a voler scappare, non mostr nemmeno di pensarci! Che cosa bisognava fare? La questione venne rimessa sul tappeto. Dovremo dirglielo chiaro e tondo conclusero i ministri che noi non abbiamo nessuna intenzione di mantenerlo. Infatti, il ministro della Giustizia ordin che gli portassero dinanzi il prigioni ero. Non c nessuna guardia a sorvegliarvi. Potete andare dove vi pare, il Re si gu

arder bene dall impedirvelo. Lo credo, che se ne guarderebbe bene replic il condannato solo che io non so dove an dare. Come volete che faccia? Mi avete rovinato la reputazione con la vostra sen tenza, e la gente mi volter le spalle appena mi vedr. Inoltre, ho perso l abitudine di lavorare. Mi avete trattato malissimo, e non bello da parte vostra. In primo luogo, visto che mi avevate condannato a morte, avreste dovuto giustiziarmi; e invece non l avete fatto. Poi, mi avete condannato al carcere a vita, e avete inc aricato una guardia di portarmi il cibo. Ma dopo qualche tempo avete tolto anche la guardia e m toccato andare a prendermi il pranzo da me. Non ho protestato nem meno allora. Ma adesso pretendete addirittura che scappi! Eh, no, su questo mi r ifiuto decisamente. Voi fate come volete, per conto mio rifiuto categoricamente di fuggire!. Ancora una volta venne riunito il consiglio. Quale tattica bisognava adottare? Q uell uomo non voleva andarsene. Si studi, si ristudi. L unico modo di sbarazzarsi de l condannato era quello di offrirgli una pensione. I ministri fecero rapporto al Re. Non resta altro da fare gli dissero. In un modo o nell altro, dobbiamo sbarazzarcene. La somma venne fissata e la decisione annunciata al prigioniero. Be fece lui non fa r obiezioni, purch vi impegniate a pagarla regolarmente. A questa condizione, sono disposto ad andarmene. E cos, la questione venne sistemata. Il prigioniero ricevette un terzo della pens ione in anticipo, lasci i domini del Re, e si stabil al di l della frontiera, dove comper un pezzetto di terra, cominci a coltivare fiori e ortaggi, e adesso un picc olo proprietario agiato. Si reca regolarmente a riscuotere la sua pensione. Dopo averla riscossa, va a un tavolo da gioco, punta due o tre franchi, qualche volt a vince e qualche volta perde, dopo di che ripassa la frontiera e se ne torna a casa. Conduce una vita senza affanni. proprio una fortuna che non abbia commesso il suo delitto in una nazione in cui non si badi a spese per tagliare la testa a un uomo o per mantenerlo in carcere vita natural durante. Quinta Colonna a Madrid di Marcel Grimau Apparso in appendice a Segretissimo n. 565 (26 settembre 1974) Nessuno osava accendere un lume in quelle notti a Madrid. Chi l avesse fatto, avr ebbe rischiato di venire fucilato sul posto. Le vie della citt erano buie. La pop olazione di Madrid era terrorizzata dai bombardamenti notturni che si susseguiva no a ritmo serrato, anche di notte. La sola luce era quella provocata dagli ince ndi alla Citt universitaria, dove i marocchini della legione straniera venivano i ncalzati dai miliziani e dalla Brigata internazionale. L, alla periferia della citt, nei quartieri operai di Carabanchel e di Villaverde, le milizie operaie e gli antifascisti di tutto il mondo combattevano contro il fascismo internazionale. Alle porte di Madrid, il popolo indomito, il popolo di Gaia, lo stesso popolo che aveva scacciato Napoleone, si batteva, in una lotta a ccanita, contro le orde mercenarie di Franco. In quelle notti i cecchini della V colonna si facevano vivi sparando sulla popol azione inerme allo scopo di demoralizzare la combattivit del popolo madrileno. Madrid notte del 13 febbraio 1937. Per le vie della citt una Hispano Suiza nera, con i segni dell alto comando repubb licano, viaggiava in direzione della sede della Seguridad. L autista, impassibile , passava tra le buche prodotte dai bombardamenti, e tra le macerie. Sui predell ini della macchina stavano due miliziani in tuta azzurra e con al braccio la fas cia rossa delle guardie del corpo del generale Maurice Titov. Miguel, vestito con una giacca di cuoio nero, sedeva sul sedile posteriore della macchina, al fianco del generale. Dietro gli occhiali scuri, il generale Mauric e Titov lo fissava con severit.

Compagno capitano, disse, l offensiva sul Jarama stata spostata al dodici febbraio. Doveva essere un offensiva generale e della massima segretezza. La data stata spo stata all ultimo momento, perch di dieci brigate che dovevano costituire il gruppo d assalto ne erano in linea solo cinque. E anche queste, con effettivi ridotti. Miguel tir un attimo la tendina nera della macchina e diede un occhiata. La Gran V ia, dove una volta i madrileni passeggiavano a tutte le ore del giorno e della n otte e dove i fannulloni si sedevano a bere aperitivi e a perdere il loro tempo, quella Gran Via che era un po' il simbolo di Madrid era devastata dalla guerra. La giustificazione ufficiale, disse il generale, che non si sapeva se il comando de lle operazioni doveva essere di competenza della Giunta di Madrid, o del comando di Valenza. Ma a noi queste cose non interessano. Quello che ci preme che, nono stante la segretezza, i fascisti sapevano tutto e ci hanno preceduti, scatenando un attacco proprio in quei punti dove avevamo concretato gli sforzi maggiori. H anno attaccato lungo il Jarama, a Puente de Hierro, a Puente de Pindoque, in dir ezione di Araganda e verso i monti del Pingarron. Miguel guardava il generale. Era un uomo robusto, portava occhiali rotondi con l enti scure e sembrava un cieco. I capelli biondi, tagliati corti, s intravvedevano sotto il basco nero. Aveva pro prio l aspetto di chi ha l abitudine al comando. Abbiamo studiato la situazione e tutto ci porta a un unico interrogativo. Perch le brigate non erano in linea con la tempestivit dovuta? Miguel insegu un suo pensiero e un ipotesi cominciava a farsi strada nel suo cerve llo. Disse: Da quel poco che so, delle dieci brigate che dovevano comporre il gruppo d assalto , buona parte doveva venire da Valenza. Sono brigate di nuova costituzione lo interruppe Maurice Titov. Lo so, riprese Miguel. Vorrei avere la possibilit di conoscere la data esatta dell ar rivo di ogni brigata e l elenco completo dei comandi sul fronte e tutti gli ordin i ricevuti dai vari reparti. Penso ci sia questa possibilit. Ma chiaro che nessuno ne deve sapere niente disse i l generale Titov. Le operazioni sono ancora in corso. Sarebbe azzardato propagand are informazioni militari. Certo, rispose Miguel, non mi sembra sia il caso neppure di dirlo. Ti fornir i lasciapassare necessari per poter girare liberamente per tutto il fron te. Puoi richiedere tutta la collaborazione necessaria da parte dei comandi. Ma ti consiglio di valutare attentamente le persone che contatterai, in modo da non scoprirti prima del necessario. Penso disse Miguel di leggermi attentamente gli incartamenti inerenti l inchiesta. M a credo che la soluzione la si possa trovare sui campi di battaglia. Credo anch io, rispose il generale. Ti metter a disposizione un miliziano della mia g uardia del corpo. Si chiama Pedro ed un buon antifascista. La vettura si ferm stridendo di fronte all edificio della Seguridad. A scendere pe r primo fu il generale Titov. La macchina viaggiava a tutta velocit fra le cannonate. In quel punto, la strada si trovava sotto i colpi dell artiglieria franchista che, dall alto della Maraosa, controllava anche un lungo tratto oltre la strada Madrid- Valenza. Sar meglio fermarsi, disse Pedro, se no va a finire che ci troviamo in mezzo, presi a fucilate da tutte le parti. Chiss dove siamo disse Miguel. All ultimo posto di blocco ci hanno detto che la strad a in mano ai franchisti. Andiamo avanti ancora un po' . Compagno, ti ripeto che secondo me meglio che ci fermiamo. Qui finisce che filiam o dritti nelle mani dei marocchini. La strada polverosa correva in mezzo ai campi fangosi e, in lontananza, si stend evano gli uliveti. Le piante contorte e basse erano ben allineate. I colpi di ca nnone cadevano attorno, spaccavano i tronchi, sollevavano il fango. Oltre le pia nte, dove gli uliveti si avvicinavano alla strada, c era il paese di Vaciamadrid. Dalle ultime notizie ricevute, Miguel sapeva che l era il comando della XI briga ta internazionale. Dobbiamo raggiungere il paese, disse Miguel, renderci conto di com la situazione e p

oi proseguiremo per Araganda. Urlava, mentre parlava, perch le cannonate scoppiava no vicine. meglio fermarci, disse Pedro. meglio tagliare a piedi in mezzo agli ulivi. Una raffica sollev la polvere della strada e picchi forte contro la carrozzeria de lla macchina. Pedro rallent, ma non si ferm. Una seconda raffica fu molto pi precis a. La ruota destra davanti rotol via, precedendo la macchina, che cominci a sbanda re. Miguel si irrigid. Pedro strinse il volante. La macchina fece due salti e fin capovolta nel campo fangoso. Il colpo fu duro per entrambi ma, appena capirono di trovarsi a gambe all aria so tto i colpi della mitragliatrice, furono rapidi nei movimenti. Si misero al riparo, dietro la macchina capovolta, impugnarono la pistola mitrag liatrice Mauser che portavano agganciata alla cintura. Tre soldati uscirono di c orsa da un fosso in fondo alla strada. Gridarono, in spagnolo, di alzare le mani e di uscire allo scoperto. Chi siete?, chiese uno dei soldati. Miguel e Pedro non risposero. Il soldato parl ancora, e questa volta in lingua fr ancese. Miguel cominci a sentirsi rassicurato da questo fatto, ma non volle corre re rischi. Chi siete voi? disse, parlando a sua volta in francese. Onse brigata internacional! fu la risposta. Erano nelle linee della brigata internazionale. Per fortuna, erano ancora in ter ritorio repubblicano. Alzarono le mani e uscirono allo scoperto. Poteva finire peggio, disse il generale della XI brigata internazionale. Ma per vos tra fortuna non siete i primi a capitare in prima linea senza rendervene conto. L altro giorno capitata la stessa cosa con due giornalisti. Il comando di brigata era scavato ai piedi della collina, sotto un bosco di uliv i. vero, chiese Miguel, che la strada di Valencia in mano ai fascisti? No rispose il generale. A Vaciamadrid i marocchini controllano un tratto di strada. Ma per il resto in mano nostra. C un po' di confusione nelle notizie che arrivano a Madrid disse Pedro. Credevamo che il paese fosse ancora in mano nostra. S, riprese il maggiore, l offensiva stata improvvisa e ci ha presi tutti di contropie de. stato difficile per noi stabilire i collegamenti con le unit in linea. Ci son o ancora dei reparti isolati, ma nel complesso la situazione notevolmente miglio rata. All inizio, comunque, c era una gran confusione. Le Brigate valenciane, in l inea prima di noi, erano brigate di nuova costituzione, e i soldati erano per la maggior parte inesperti. Erano brigate preparate per attaccare e si sono trovat e a dover subire un offensiva di vaste proporzioni in battaglie campali. Non hann o retto all urto, e sono state costrette a retrocedere. Come si svolta la ritirata?, chiese Miguel. Il maggiore distese la cartina sul tavolo e, segnando con la matita, cominci a sp iegare: In alcuni punti i reparti hanno indietreggiato con ordine, combattendo e senza pe rdere il contatto con le altre unit. Qui, a Vaciamadrid e lungo la confluenza dei Manzanares col Jarama, la ritirata stata disordinata. La confusione era tale, c he quando ci arrivato l ordine di partenza, non sapevamo con precisione che direz ione prendere. Il generale guard i due e disse: Gli ordini ricevuti erano contrastanti. Abbiamo r ischiato di venire circondati. Eravamo diretti a Vaciamadrid poi, quando ancora eravamo in viaggio, ci arrivato, dal comando di Valencia, l ordine di attestarci sulla Maranosa, in pieno territorio franchista. Per fortuna, da Madrid, ci hanno comunicato all ultimo momento l ordine di portarci a nord di Vaciamadrid, perch la direzione che stavamo prendendo ci avrebbe portato in pieno territorio fascista . Avete rischiato, disse Pedro di trovarvi in una situazione molto difficile. Vorrei vedere questi ordini, disse Miguel, quelli di cui stiamo parlando. Il generale della XI Brigata internazionale mise a disposizione di Miguel e di P edro gli incartamenti richiesti e spieg il modo in cui aveva ricevuto gli ordini

stessi. Dalla lettura degli ordini che le varie brigate avevano ricevuto fino a quel mom ento, Miguel e Pedro avevano potuto chiarire molti interrogativi e convalidare l e loro ipotesi. Il dubbio, cio che gli ordini provenienti da Valencia avevano spe sso qualcosa di ambiguo ed erano, il pi delle volte, contrastanti con gli ordini provenienti da Madrid. Dalla lettura degli incartamenti e da una schietta discus sione avuta col generale della XI Brigata Internazionale, risult che gli interrog ativi erano pi che fondati. Si trattava ora di chiarire chi aveva redatto questi ordini. Non serviva a nulla leggere la firma dell uno o dell altro generale, in quanto gli ordini stessi pote vano essere stati manomessi o addirittura sostituiti con altri. Bisognava trovar e, in ogni caso, il responsabile. Occorreva dare un volto all esecutore materiale , per poter smascherare la rete spionistica della Quinta colonna. Era chiaro che la Quinta colonna cercava di sabotare le operazioni militari in c orso. E per farlo, aveva un arma formidabile: uno o pi agenti infiltrati nello Sta to Maggiore di Araganda, che avevano la possibilit di manomettere o di redigere o rdini. Bisognava arrivare a questi agenti fascisti e metterli nell impossibilit di nuocere. La posta in gioco era alta. Dalla risoluzione dell inchiesta dipendeva l esito della battaglia. E la battaglia in corso era importante. Miguel conosceva bene il generale della XI Brigata e di lui si fidava. Avevano q uindi avuto un colloquio molto aperto. Miguel gli aveva spiegato la situazione e si era accordato con lui per avere, in caso di necessit, il suo pieno appoggio. Ti posso dare una macchina, disse il generale. Lo Stato Maggiore di Araganda gi stat o avvisato del tuo arrivo, cos come mi hai detto di fare. Stai molto attento perc h l, adesso, sospettano il motivo della tua presenza. Non ha importanza. Forse avr commesso un imprudenza, ma la troppa cautela pu rischia re di essere altrettanto dannosa. Non detto che sentendosi alle strette, disse Pedro, commettano delle imprudenze. quello che spero, comment il generale, comunque siate molto attenti. Sulla strada, colonne di soldati marciavano in direzione della prima linea. Marc iavano senza fretta ma con passo veloce. Portavano coperte militari legate alle spalle e venivano da Araganda. Le colonne rendevano difficoltoso il passaggio de lla vettura su cui viaggiavano Miguel e Pedro, tanto che Pedro fu costretto pi vo lte a passare attraverso i campi rischiando di impantanarsi. Miguel sedeva al su o fianco e lo fissava preoccupato del suo modo di guidare. Pedro era un giovanot to dall aspetto forte e dal naso storto, conseguenza di una ferita riportata sul Guadarrama. I capelli rossi gli davano un aria simpatica, da marinaio irlandese. Sai, disse Miguel, penso che in questa faccenda sia implicato il generale Gomez. Le ggendo gli ordini, la sua firma non appare mai, se non a complemento di altre. E questo mi d da pensare. Un generale del suo livello non pu non avere emesso degli ordini operativi, firmati di suo pugno, in una battaglia di queste proporzioni. Hai ragione disse Pedro, l ho notato anch io. Ma meglio andare cauti, prima di emette re giudizi azzardati. Un errore di questo tipo pu compromettere tutta l inchiesta. A mano a mano che si avvicinavano al Ponte sul Rio Henarez, diminuivano le colon ne dei soldati e aumentavano quelle dei camion. Staffette motorizzate percorreva no la strada a tutta velocit e ambulanze cariche di feriti, provenienti dal front e, si facevano strada col loro suono caratteristico. Credo, continu Miguel, che sar molto difficile riuscire a smascherare il responsabile . Anche perch non so ancora con precisione come agire. Un appiglio ce l abbiamo ribatt Pedro. L importante credo sia mettere insieme il maggi or numero possibile di indizi. E, per fare questo, ci vuole tempo. Passarono il ponte sul Rio Henares. Presentarono il lasciapassare al posto di bl occo e proseguirono senza alcuna difficolt. Percorsero altri chilometri su quella strada sempre polverosa. mentre il traffico aumentava di continuo, con l avvicin arsi del paese. Il dialogo fra i due si faceva pi sciolto e tutta una serie di nuovi indizi valut ati sembravano confermare i loro sospetti. Pochi chilometri prima del paese, a una curva della strada, si present improvviso

un nuovo posto di blocco. Rallentarono. Non ci dovrebbero essere altri posti di blocco esclam Pedro. Cosa vuol dire questo? Miguel cominciava a preoccuparsi. Fermati, ma stai attento. Pu essere una trappola. Pedro si ferm ed esib il lasciapassare. Comando della undicesima brigata internazionale. Non vedete i segni di riconoscim ento sulla macchina? Andiamo di fretta. Scendete, per favore disse un soldato. La situazione cominciava a chiarirsi. Quello era un falso posto di blocco. Migue l volle dire all autista di accelerare e forzare il blocco, ma questi era gi sceso dalla macchina e urlava come un pazzo. Due guardie lo stavano gi circondando. Mi guel scese a sua volta e grid: Vai che sono fascisti! la Quinta Colonna. In pugno stringeva la pistola mitragliatrice Mauser. Partirono due colpi, e due soldati caddero. Inizi la sparatoria. Ci fu del movimento e qualcuno lanci una bom ba a mano. La macchina era ormai inservibile. L, verso il camion! grid Pedro. Miguel lo segu. corsero verso il camion e Pedro si mise alla guida mentre le pall ottole fischiavano attorno. Un soldato che li aveva rincorsi tent di salire. Migu el lo prese per un braccio e lo tir dentro. Gli sbatt pi volte la portiera sulla sc hiena mentre il camion partiva a tutta velocit in direzione di Araganda. Ho capito disse il soldato. Era ancora intontito e gli faceva male la schiena. Ma i o non ne so niente. Ci hanno mandati per un posto di blocco, e ci hanno detto di aspettare due agenti della Quinta Colonna. Il soldato aveva detto a Miguel che avrebbero dovuto fucilarli sul posto. Cos gli era stato ordinato. Chi vi ha dato questi ordini? lo interruppe Miguel. Guarda che rischi grosso. Ti co nviene non raccontare storie. Il camion continuava la sua corsa verso Araganda. Si vedevano le prime case. Il paese non doveva essere molto lontano. E chi mi dice che non siate veramente due agenti fascisti protest il soldato. Ti abbiamo detto di non fare il cretino disse Pedro. Comunque, adesso lo vedrai. Che tu dica la verit o no, finirai sotto inchiesta. Ap pena arriviamo allo Stato maggiore, ti facciamo spedire diritto filato alla Segu ridad di Madrid. Il soldato non era impaurito. Era solo titubante. Non sapeva se i due dicevano i l vero. Comunque, il tono della voce di Miguel era pi che convincente. Il capo di stato maggiore che ci ha dato l ordine, Martin Der. Miguel non sapeva se doveva credergli, ma pens che anche un agente della Quinta C olonna, in quella situazione, avrebbe avuto interesse a collaborare. Entrarono in Araganda e il soldato indic la strada per lo Stato Maggiore. Il cami on si ferm. Miguel scese, tenendo il soldato per un braccio. Gir attorno al camion e si port dalla parte di Pedro. Chiam due soldati che stavano aggiustando una mot ocicletta e ordin loro di prendere in consegna il prigioniero. Poteva farlo, perc h sul cappello portava i gradi di capitano. Poi chiese: Funziona quella motociclet ta? S risposero i soldati. requisita disse Miguel. A nome del generale Maurice Titov. I soldati rimasero stupiti dal modo poco ortodosso che Miguel adottava, ma non p rotestarono. Miguel si avvicin poi a Pedro e gli disse sotto voce: Piglia la motocicletta e vai subito alla Brigata internazionale. Mettiti in conta tto con la Seguridad, e torna subito con una squadra di soldati. Fa presto, perc h non so come si metteranno le cose allo Stato Maggiore. E adesso andiamo allo Stato Maggiore disse rivolto agli altri. Mentre Pedro partiva con la motocicletta, Miguel, il prigioniero e i due soldati , entrarono nell edificio dello Stato Maggiore. Il generale Gomez non fu stupito nel vedere Miguel. Il suo Capo di Stato Maggior e, Martin Der, lo era non poco, invece. Ma assunse un atteggiamento normale.

Dobbiamo parlare di cose serie annunci Miguel. Sono stato aggredito dalla Quinta Col onna, lungo la strada. Un falso posto di blocco. Doveva prendere tempo, pens, non poteva arrestare il generale Gomez e il suo capo di Stato Maggiore da solo. Quindi non sarebbe arrivato subito alle conclusioni, avrebbe finto di non avere ancora trovato il nocciolo della questione. Doveva d are a Pedro il tempo di arrivare. Pedro era gi fuori del paese, quando decise di tornare indietro. Non poteva andar e fino a Vaciamadrid, non avrebbe fatto a tempo. Gli era venuto in mente che nei dintorni di Araganda era acquartierato un battaglione di riserva della XII Brig ata Internazionale. Conosceva il Commissario politico di quel battaglione. Avreb be parlato con lui. Fece dietrofront e si diresse in paese. In lontananza si udivano le cannonate, c on tutti i rumori caratteristici di una battaglia. Sud parecchio per trovare il battaglione, ma alla fine vi riusc. Entr a tutta veloc it nel cortile dell edificio e chiese del Commissario politico. Lo portarono alla presenza di un uomo robusto che lui abbracci calorosamente, perch si conoscevano d a lunga data. Gli spieg il pi semplicemente e il pi rapidamente possibile la situazione e gli chi ese il suo aiuto. I contatti con Madrid si possono avere solo tramite lo Stato Maggiore di Araganda disse il Commissario politico. Come posso avere conferma di quello che dici? Qui si tratta di invadere lo Stato Maggiore, e arrestare un generale. Senti, perdio! Ci va di mezzo l esito della battaglia, se non ti muovi. Va bene. Andiamo disse il Commissario politico, mi fido di te. Ma guarda che se una provocazione, sar io stesso a pagarti con un colpo in testa. Allo Stato Maggiore la situazione cominciava a farsi tesa. Miguel guard l orologio . Mancava ancora molto tempo e non avrebbe potuto continuare a lungo la sua finz ione. Allora avrebbe dovuto passare per le vie di fatto, senza l aiuto di Pedro. Non poteva fare altro, perch Gomez e Der erano sul chi vive. Avrebbe rischiato gro sso, ma non poteva lasciarseli scappare. Io non metterei in relazione la comprensibile confusione dei primi giorni, con qu esto agguato della Quinta Colonna stava dicendo il generale Gomez. Era tranquillo perch non sospettava di essere gi stato smascherato La sua unica preoccupazione e ra quella di separare le sue responsabilit dagli eventuali errori commessi da Der, Io invece s rispose Miguel. Aveva deciso oramai di passare per le vie di fatto. E pe nso di aver trovato la soluzione. Si rivolse al soldato prigioniero chiedendogli: Dimmi. Chi vi ha dato l ordine di effettuare il posto di blocco?, Il soldato, col tono sicuro di chi parla con sincerit, rispose: L ordine lo abbiamo ricevuto direttamente dal Capo di Stato Maggiore Martin Der. E indic Der. Der impallid e decise di giocare l ultima carta. Tent di estrarre la rivoltella, ma Miguel lo teneva sotto la mira della sua Mauser. Ti conviene non fare il fesso esclam Miguel. Anche il generale Gomez aveva impugnato la sua grossa pistola a tamburo e minacc iava Der di fargli saltare la testa al primo passo falso. Der lasci cadere la rivol tella e alz le mani. Miguel, in quel momento, aveva cento occhi. Non si sentiva s icuro con il generale al suo fianco, armato e deciso a sparare. Il generale chiam due guardie. Le guardie entrarono nella stanza e Gomez ordin lor o di tenere a bada il fascista. Il generale Gomez non poteva sentirsi sicuro. Der poteva parlare e fare il suo no me. Una volta portato alla Seguridad, Der avrebbe senz altro parlato. Gomez credev a di potersela ancora cavare, scaricando le sue responsabilit su Der. Ma per farlo , doveva ucciderlo, E adesso disse Miguel tutti a Madrid. Prepara due macchine disse Gomez a una guardia. Per uscire dalla stanza bisognava scendere da una piccola scaletta, in cui si do veva passare uno alla volta. Gomez si mise alle spalle di Der e lo teneva sempre sotto la minaccia della sua rivoltella. Non mi piace che gli stia cos vicino pens Mi guel. Ma ormai avevano cominciato a scendere.

Attenzione! grid il generale. Le pallottole cominciarono a fischiare. Der cadde. Anc he le guardie aprirono il fuoco. Mascalzone fascista pens Miguel, l ha ucciso. Si gett lungo la scaletta con la pistola in pugno. Un colpo lo prese alla tempia, un alt ro alla spalla. Cadde, rotol gi per i gradini, perse i sensi. Pedro apr il giornale. Duro colpo alla Quinta Colonna strillava il titolo. Era un articolo importante, in prima pagina. Ma l articolo di fondo parlava dell o ffensiva che l esercito popolare aveva sferrato lungo tutto il Jarama. Grande fracasso di mercenari marocchini sul Jarama lesse Pedro l esercito popolare a ll attacco su tutti i fronti. Vorrei esserci anch io disse Miguel invece di trovarmi costretto in un letto di ospe dale. Stava meglio. La pallottola che lo aveva colpito alla spalla lo aveva costr etto a letto, perch le prime cure dell ospedale da campo di Araganda erano state i ncomplete e ora aveva un inizio di infezione alla ferita. Presto si sarebbe alza to dal letto e avrebbe ripreso la sua attivit. Il colpo alla tempia gli aveva sol o procurato una ferita superficiale. Ti ho portato una bottiglia di acquavite disse Pedro. Sai, mi sentivo in colpa per non essere arrivato a tempo. Ho letto la relazione rispose Miguel non devi scusarti, hai fatto del tuo meglio. H o sentito che quel porco di Gomez ha dato un sacco di informazioni utili. stato fucilato questa notte. Sono stanco di questo lavoro disse Miguel a bassa voce. Preferirei essere in prima linea e avere i nemici davanti a me. Anch io. Ma anche gente come noi pu svolgere un lavoro utile per la causa del popol o lavoratore. Se non si riusciva a smascherare la Quinta Colonna, la buona riusc ita dell offensiva sarebbe stata impossibile. Senti, apri la finestra per favore chiese Miguel. Ma non ti far male? chiese Pedro. No, ho voglia di aria. Pedro apr la finestra. Tirati su le coperte per. Nella strada una colonna di miliziani marciava a passo militare. Miguel non li v edeva, ma li sentiva marciare e si immaginava le fila serrate e le tute azzurre di quegli uomini, di quei soldati usciti dal popolo. Un ufficiale grid un ordine. Dalla strada si lev alto un canto. Miguel fiss il soff itto, ma non lo vide. Calibro suicidio di Nicola Giacchetti Apparso in appendice a Segretissimo n. 639 (26 febbraio 1976) Un mucchio di solitudine dentro un paio di scarpe e nella valigia aperta sul let to. E grigio dappertutto. Agli angoli delle pareti, sulla polvere delle tende e sotto il vecchio cappello. Sul vestito e dentro il vestito. E una tazzina di caf f in mano. Non c nulla di pi triste che mescolare lo zucchero di una tazzina di caf f in solitudine. Quattro caff al giorno per undicimila giorni fanno trent anni di s olitudine e di grigio. Mescolati in una stanza d affitto cinquantamila al mese ba gno una volta la settimana senza comodo di cucina prima, in un monolocale arreda to con pretese magari di pied- -terre dopo, in un bar o trattoria o ristorante ma ssimo tremilaseicentocinquanta concesso dal Dipartimento per la nota spese, non ha importanza, sempre solitudine. Perch ti sta dentro le scarpe e sotto il cappel lo. Una vita camminata per gli altri sui passi di altri. Da marciapiede. Ma l unica c he hai. Fino al tempo della pensione. L ultimo contatto del Dipartimento riguarda va proprio la sua pensione. Tenersi a disposizione in domicilio in attesa di un n ostro incaricato per comunicazioni che riguardano la vostra messa a riposo per r aggiunti limiti di et. Oggi... a momenti, viene l incaricato e domani camminerai pe r te stesso. Forse con un sorriso di donna non pagato a fianco.

Trent anni. Novembre millenovecentoquarantasette ottobre millenovecentosettantase tte. E sempre da cacciatore. Ma anche da lepre. Prima. Nell aprile del quarantacinque non potevi metterti addosso una tuta da meccanico per tagliare la corda fino al paese e poi chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato. Non si tira fuori dal cilindro una storia credibile che copra un buco di due anni in camicia nera. Puoi solo tentare di spiegare i diciassette anni, la f uga dal collegio, l arruolamento per ideali mal digeriti, il fanatismo, ma se te ne danno il tempo. E lui quel tempo non si era nemmeno sognato di chiederlo. Qua ndo scappi non ti volti per vedere se quello che ti insegue ha la faccia di uno che spara subito o sta a sentire le tue ragioni. Per due anni. Fino a trovare un a tana sicura dove non hai bisogno di chiederti di chi siano i passi che si avvi cinano. Un padre ufficiale nella regia marina, medaglia d oro alla memoria, lasci a sempre in eredit ai propri figli un buon amico nel posto giusto. Nel novembre d el quarantasette, col pericolo comunista in casa, non era difficile, per un capi tano di vascello, introdurre un elemento sicuro al ministero, Dipartimento sicurez za interna. Da lepre a cacciatore. Subito. Al primo incarico. Gli era stato ordinato di eliminare un traditore. Un lavoro svelto e pulito. Hai la Beretta in tasca e quattro rampe di scale davanti. Buie. Una porta e dietro la porta il maestro del doppiogioco da giustiziare. Quando lavori per il potere non uccidi, fai giustizia. Apre subito perch stato tutto predisposto. Tu entri, l ui domanda e tu rispondi. Tanto perch si decida a richiudere la porta sul pianero ttolo. Senza sospetto e perci senza rumore e senza scandalo. Poi gli presenti il calibro della tua pistola. Non capisce. Deve, fingere di non capire. La sua part e non gli permette di condurre il gioco diversamente. Sai che non chieder mai pie t ma solo spiegazioni. Fino alla fine che non sar rapida. Due stracci intorno alle caviglie e ai polsi e poi sopra qualche giro di nastro isolante. Non resteranno segni, dopo. La testa assicurata alla gamba della stufa e il tubo del gas in bo cca. Cinque minuti cos bastano a stordire un ercole, puoi immaginare quella facci a da vecchio. Una faccia da vecchio e due occhi che ormai hanno realizzato e chi edono quanto non hanno la possibilit di pitoccare. Poi lo sleghi e te ne vai. L op erazione non richiede pi la tua presenza. Basta lasciar lavorare il gas. un suici dio perfetto e anche se non perfetto ci penser la necroscopia a perfezionarlo. Il Dipartimento ha braccia lunghe e nessuno indaga troppo sulla morte di un vecchi o senza amici. Hai fatto un buon lavoro. Tu col quinto comandamento non c entri. Quell uomo morto il giorno in cui stato scoperto. stato giustiziato molto tempo p rima. Due, tre mesi. Il tempo di scoprirlo e di localizzare la rete. I pesci pic coli non servono nemmeno come carne di scambio. Hai il diritto di farli sparire. I traditori non hanno un santo protettore e l organizzazione che li paga non te ne chieder mai conto. Poi non c erano pi stati scontri, col quinto comandamento. Per trent anni. Soltanto un paziente lavoro di recupero e di ricerca. Ogni caso un mosaico e a te spetta solo una tessera. Tu pedini, interroghi, fai la posta e consegni la tua tessera . C chi la sistemer nel tempo e nell ordine esatti. I tuoi aerei sono scarpe con la suola spessa e le tue bionde vendono sorrisi sotto i lampioni. Il tuo telefono pu raccontare soltanto rapporti, ordini, incarichi da e per il Dipartimento e mai un stasera faccio tardi. Alla bionda del lampione non importa se fai tardi. Che specie di amore pretenderesti, da mettere accanto a un surrogato di casa e di v ita, tu, surrogato di agente speciale con licenza di scarpinare? Queste sono le cose che sta riponendo nella valigia, quando l incaricato suona al la porta per la sua pensione. Un piccolo burocrate appena uscito dall universit ma gari. Uno che di sicuro non ha le suole grosse. Portava le suole grosse. Il giovane burocrate scende le scale con calma. Il primo incarico. Eliminare un traditore. Un lavoro svelto e pulito. Ha finto di non capire. Doveva, far finta di non capire... L odore del gas comincia a filtrare da sotto la porta del monolocale con pretese di pied- -terre. Dalla parte degli animali

di Pino Cacucci 1985 Pino Cacucci Apparso in appendice a Segretissimo n. 1016 (7 aprile 1985) Orient il retrovisore in modo da guardarsi i folti baffi grigi, con cui giocherel lava per ore. Quel manipolarli, lisciarli, stiracchiarli, lo accompagnava nelle lunghe letture come nelle interminabili giornate di guida, e se aveva entrambe l e mani occupate, allungava il labbro inferiore e li tirava dolcemente tra i dent i, e prendeva a mordicchiarli, stando ben attento a non spezzarli. Un altro piacere che gli procuravano era l annusarli sollevandoli con le dita fin o a rovesciarli all ins, con le narici tutte solleticate dalle punte; il tabacco i nglese dava loro un sottile profumo secco, pulito, non inquinato da residui estr anei. Non sopportava di non lavarseli ogni volta che soltanto assaggiava qualcos a, e col passare degli anni aveva selezionato i propri gusti fino a provare repu lsione per ogni cibo che non interessasse esclusivamente l interno della bocca, e vitando accuratamente la frutta troppo matura come la carne troppo grassa. L unic a tolleranza era rivolta al bourbon preferito, in quanto si sposava armoniosamen te all aroma del fumo, e li rendeva ancora pi secchi. Per questo permetteva che sc ivolassero nel bicchiere e si inumidissero lievemente. La strada era pressoch deserta; aveva incrociato pochissime vetture, e nessuno lo seguiva. Bastavano gli specchi esterni per sincerarsene; cos poteva anche contin uare a sbirciare i peletti bianchi che rendevano pepe e sale le affezionate append ici. Nei cinquant anni che legavano assieme i frammenti della sua esistenza, aveva pro vato il dolore di tagliarli almeno una dozzina di volte. Ma se da un lato l et gli infliggeva rinunce a cui non riusciva a rassegnarsi, dall altro gli offriva picc ole libert che un tempo gli erano negate; e quella era la settima estate che vede va gli stessi baffi al loro posto. Le vicissitudini del passato lo obbligavano a disfarsene ogni volta che non poteva lavorare col volto coperto, cosa che accad eva soprattutto quando la stagione non consentiva l uso di sciarpe. Forse era anc he per questo che, col tempo, era maturato in lui quell insopprimibile senso di i ntolleranza endemica verso l estate, aggravato oltretutto dal peggiore dei disagi a cui poteva sottoporsi: avvertire la sensazione appiccicosa e umidiccia del su dore che si diffondeva sul suo corpo. Aveva passato la frontiera verso le undici, e in quel Paese il sole di giugno er a capace di fondere i copertoni con l asfalto. Senza l impianto di climatizzazione nell auto, non avrebbe mai ideato il progetto a cui stava lavorando. I controlli non gli avevano portato via che pochi minuti; i documenti erano il s uo fiore all occhiello, pochi potevano vantarsi di essere artigiani altrettanto b ravi. In lunghi anni di paziente elaborazione, aveva raggiunto una tecnica che l i rendeva indistinguibili dagli originali. Le guardie, accaldate e sbuffanti, non si dilungavano a perquisire a fondo la Ra nge Rover nuovissima e appena impolverata. Il suo stesso aspetto, raffinato e as sente quel tanto che bastava a collocarlo un gradino al di sopra delle umane tra versie, li assicur dei suoi onesti propositi turistici. Del resto, le armi erano ben nascoste, e solo smontando l auto pezzo per pezzo le avrebbero trovate; e non era cosa da farsi senza un indicazione precisa. L unica vaga preoccupazione poteva venire dalla piccola automatica con guance in palissa ndro che teneva a portata di mano in un doppiofondo del sedile; ma occorreva far scattare la chiusura metallica che la celava, e il meccanismo era assai diffici le da individuare. Non mancava ancora molto; poche decine di chilometri, e sarebbe entrato in citt. Conosceva bene quei luoghi; vi era vissuto per quasi un anno, quando in altri po sti la sua presenza era poco gradita. Parlava correntemente quattro lingue, e conosceva l Europa abbastanza da imperson are con tranquillit il grafico inglese con ufficio a Cardiff, o il floricoltore b elga esperto in begoniacee delle Fiandre occidentali, o meglio ancora il pubblic ista parigino con residenza bretone, come risultava dal passaporto con cui era e

ntrato in Spagna. La periferia della metropoli cominci a tediarlo con teorie di alveari opprimenti, il genere di abitazioni la cui vista era capace di angustiarlo quanto le pianur e della Bassa Sassonia. Pens che se non poteva agire in alcun modo contro le paus e d ingegno della natura, non gli era negata invece l individuazione di qualche lu minare della criminalit urbanistica... Rimand il progetto a un futuro indefinito; attualmente era impegnato in una missione il cui apice imminente non gli concede va distrazioni di sorta. Stava raggiungendo il centro della citt; l orologio digitale nel cruscotto indicav a le quattro del pomeriggio, e la caligine che faceva ondeggiare le immagini in lontananza non accennava a diminuire. Era quasi giunto a destinazione, e il pens iero di uscire dall auto lo inorridiva. Fortunatamente l operazione non richiedeva che pochi minuti. Scelse un parcheggio in una strada poco frequentata, ma vicin o a un incrocio che offriva diverse vie di fuga. C erano solo un paio di cani che si avventuravano nella strada arroventata, infia cchiti e indifferenti. Si trascinavano per pochi passi, e subito si fermavano an simando, guardandosi attorno alla ricerca d un motivo per muoversi. Qualche rara automobile scorreva sull incrocio in un immagine sfocata e tremolante. Si mise ad armeggiare attorno al sedile posteriore, gettando occhiate verso eventuali passa nti; in pochi minuti estrasse la custodia della Steyr- Mannlicher 222 Rem., pref erendo il suo calibro per il proiettile minuscolo e velocissimo, di estrema prec isione sulle grandi distanze e senza effetti devastanti sul corpo del bersaglio. Questo lavoro non era adatto al 373 Holland & Holland della Weatherby che custo diva sotto il fondale del baule. Con un proiettile simile avrebbe sventrato il b ersaglio, e tutti si sarebbero immediatamente resi conto di cosa era realmente a ccaduto. Col 222 Rem., invece, nella situazione particolare in cui si trovava il soggetto, avrebbe potuto ingannare le apparenze fino al momento dell autopsia. M a occorreva, oltre all abilit, l intuizione precisa del momento pi adatto a ingenera re l equivoco. Entr nell edificio in costruzione, e studi le scale senza ringhiera, osservando att entamente i barattoli di vernice e i sacchetti di argilla espansa. Sapeva, dal v iaggio della settimana precedente, che i guardiani a quell ora erano entrambi nel l ala sinistra del caseggiato; non si lasciavano sfuggire l occasione di assistere gratuitamente al rituale della grande kermesse, e ci gli avrebbe evitato uno spi acevole intervento a cui non ambiva. Soprattutto in considerazione dell afa soffo cante che appesantiva ogni movimento, e che avrebbe reso insopportabile un elimin azione ravvicinata. Per eludere il loro improbabile interessamento, sal ogni rampa, aspettando il boa to della folla che osannava il proprio beniamino. Prese posizione dietro un cumulo di mattoni, non senza impazientirsi per i calci nacci che gli impolveravano i pantaloni. In compenso la visuale era ottima. Inne st lo Zeiss sul montante della carabina, e inquadr il bersaglio: da quel punto non poteva mancarlo. Quindi sollev dalla custodia il lungo silenziatore, di costruzi one artigianale ma ampiamente collaudato e trattato con la stessa brunitura dell arma, per evitare pericolosi riflessi. Con due dita avvicin delicatamente la piccola cartuccia lucente, e si ferm alcuni secondi ad ammirarne la simpatica rassomiglianza con una bottiglia mignon di Rem y Martin. Poi arretr l otturatore e la introdusse nella camera di scoppio. Appoggi il gomito ai mattoni, e ondeggi il busto alla ricerca della posizione rila ssata che avrebbe evitato ogni tremito di tensione muscolare. Quando ottenne una postura naturale, sfior istintivamente la fondina ascellare constatando la rassi curante presenza della piccola Walther. Il peso della giacca, dovuto alle due fra zionate che teneva in tasca, complet la sensazione di tranquillit. Si sarebbe apert o una via di fuga anche in presenza di imprevisti, ne aveva la certezza. Inquadr la figura nel reticolo graduato, e attese. Pochi secondi pi tardi, il comportamento del bersaglio provoc un ovazione nella mas sa informe, e quando questa si sollev eruttando dalle gole un rombo gutturale, l i mmagine si ferm nella sua mente per un millesimo di secondo. L indice si contrasse impercettibilmente, compiendo una corsa uniforme, senza sca tti.

Una soffice pressione sulla spalla, conseguente a un tonfo ovattato, senza echi, e i pochi grammi di piombo camiciato penetrarono nel ventre della figura acclam ata. Ne distinse il volto contratto, e l espressione stupita per il corpo che si irrigidiva in uno spasmo inspiegabile. L uomo rest immobile nell attimo sufficiente a decretarne la fine. Un corno affond nell inguine della figura apparsa nel mirino, scomparendovi fino a l nero del pelo lucido di sudore. L uomo sent esplodere dentro le sue viscere quel la forza tremenda che lo sollevava in alto, quattrocento chili lanciati in un im peto rabbioso. Un vigore devastante che attraverso i suoi nervi si propagava com e una scarica elettrica su ogni centimetro di pelle, fino alla sferzata che dall e tempie gli lacer la vista, fermandola sul biancore accecante del cielo. Annasp tentando di afferrare la schiena della bestia, di aggrapparsi alla stessa carne che si accingeva a stoccare, ma gli riusc solo di strappare qualche banderi lla, che rotol nella polvere tirandosi dietro grumi d sangue rappreso. Poi, il vuo to. Il tonfo del suo viso che sbatteva sulla terra battuta non lasci alcun dubbio all a folla annichilita. La seconda cornata non pot sentirla, e il fiato rovente del toro che cercava un appiglio alla sua ira disperata si ferm nei suoi polmoni senz a arrivare allo stomaco, ormai rovesciato tra la polvere e calpestato. Quando la quadrilla ebbe ragione della bestia condannata, nessuno avrebbe ricono sciuto in quel fagotto di stracci la figura di uno dei pi grandi espada di tutti i tempi. Con pochi gesti precisi smont il cannocchiale e il silenziatore, ripose il fucile nella custodia, quindi scese rapidamente le scale. Arriv senza inconvenienti all a macchina, riaccese immediatamente il condizionatore, nascose le armi nei vani segreti, e part in direzione di Barcellona. Si sarebbe fermato una settimana al m are, ad assaporare la salsedine e lo sgomento del paese sui giornali. Uscito dalla citt, si ferm a bere in un piccolo locale lungo la strada. Su di un t avolo trov un giornale, che prese a sfogliare distrattamente. Nell ultima pagina l a sua attenzione fu attratta dalla fotografia di una pubblicit. Raffigurava una l ussuosa pelliccia di volpe argentata. Ricord di aver letto su una rivista il modo in cui quegli animali vengono soppressi: una sbarra conficcata nell ano da cui p arte la scarica elettrica che pone fine a un esistenza consumata in un metro quad rato di gabbia. Sembrava che fosse il modo migliore per non rovinare il prezioso mantello. Annot con cura l indirizzo dell allevamento, in un paesino del Galles. B evve in fretta e si rimise alla guida, ma cambi direzione, pensando che in quel p eriodo anche le spiagge della Normandia erano alquanto accoglienti. Da l avrebbe preparato la prossima missione, trovandosi a meno di un giorno di viaggio dal Ga lles. Si chiese se in quell allevamento avrebbe potuto reperire quant era necessar io a finanziare il sogno che inseguiva da tanti anni, ma il pensiero di quanto c ostasse un motoscafo d altura dissip l illusione. Gli rimaneva solo la tenuta in Ma remma; il resto, se l era venduto poco alla volta per realizzare le innumerevoli azioni, dalle quali raramente ricavava le spese. Forse trovando un buon comprato re per quegli ultimi averi, la possibilit di armare una buona imbarcazione con mi ssili antinave Exocet non era poi cos remota, e con quella iniziare un entusiasman te caccia alle baleniere nel Mare del Nord... Quando giunse alla frontiera sui Pirenei, era arrivato alla conclusione che, tut to sommato, avrebbe potuto fare benissimo a meno di quelle terre in Maremma. Finch spia non vi separi di Elizabeth Ferrars Titolo originale: Fly, said the spy Traduzione di Roberto Marini 1983 Elizabeth Ferrars e Davis Publications, Inc. Apparso in appendice a Segretissimo n. 1051 (10 agosto 1986)

Avevano promesso di avvertirlo appena fosse stato necessario. Avevano assicurato che non c era nulla da temere, che avrebbero pensato loro alla sua fuga. Avevano garantito che l avrebbero aiutato a rifarsi una vita. Ma lui non si era mai fida to troppo; pensava che non avrebbero fatto proprio niente, e che se fosse succes so un guaio serio lo avrebbero abbandonato a se stesso. Cos, una volta che era an dato a trovare un suo amico in laboratorio, aveva comperato d impulso una dose di cianuro. Meglio il cianuro, si era detto, che lunghi anni di prigione. Meglio u na morte rapida che la vergogna, se sua moglie avesse scoperto chi era in realt l uomo amato per otto anni con tanta devozione. Quando scatt l allarme e gli arrivarono precise istruzioni su quel che doveva fare il giorno dopo, per prima cosa cadde in uno stato di confusione mentale; si mes colavano in lui paura cieca e puro e semplice rifiuto di credere a ci che gli sta va accadendo, dopo anni in cui tutto era filato cos liscio e tranquillo. Era giun to il momento del cianuro, quella sera stessa. Una lettera alla moglie, per racc ontarle la verit, da lasciare accanto alla macchina da scrivere nel suo piccolo s tudio, poi il buio. Ma ce l avrebbe fatta, una volta arrivato al dunque? Non era meglio seguire le istruzioni, affidarsi agli altri per sistemare le cose? Erano dieci anni che lavorava per loro. Lo avevano avvicinato praticamente all in izio del suo nuovo lavoro come fisico nucleare presso l Istituto di Scienze Fisic he di Bladfield, nel Berkshire, un ente molto riservato. Lo avevano colto nel mo mento in cui il suo stato d animo era di frustrazione e di amarezza, soprattutto perch un lavoro cui aspirava era stato affidato a un collega che aveva disprezzat o e mai considerato un serio rivale, ma anche a causa di una donna che lo aveva quasi distrutto. Lui si era lasciato sedurre dall idea di vendicarsi di un mondo che non lo apprezzava quanto meritava. All inizio c era stata anche una briciola di idealismo, in quel che faceva, il ten tativo di trovare una fede in qualcosa, ma non era durato a lungo. Non aveva mai provato un gran bisogno di fedi, religiose o politiche che fossero. La soddisfa zione per i soldi con cui lo pagavano era durata di pi, e quello che gli veniva c hiesto non era mai troppo impegnativo. La facilit con cui era riuscito a organizz are la cosa gli aveva procurato una sorta di sarcastico divertimento. Aveva aggi unto sapore alla vita. Finch, per cos dire, non aveva scoperto di voler sposare Ro semary. Allora aveva dichiarato di volerla smettere con quel lavoro, ma aveva scoperto c he non glielo avrebbero permesso. Cap che se lo doveva aspettare. Lo avevano in l oro potere, e non erano disposti a mollarlo. Era diventato troppo utile, per lor o. Avevano ripetuto la promessa che in caso di pericolo ci avrebbero pensato lor o, e gli avevano persino spedito una bottiglia di champagne il giorno delle nozz e. Cos aveva continuato come prima. All inizio era turbato di dover nascondere la verit a Rosemary; certe volte era stato quasi sul punto di confidarsi con lei, e si era fermato appena in tempo. Poi si era abituato gradualmente alla situazione , e alla fine aveva trovato che ingannare sua moglie era incredibilmente facile, quasi naturale. Rosemary non era una donna curiosa. Aveva preso atto che il lavoro scientifico d el marito era al di l della sua comprensione e non le sembrava che valesse la pen a di darsi troppo da fare per capire. Non aveva bisogno di grandi coinvolgimenti emotivi, era molto riservata, tranquilla, poco socievole. Lavorava come impiega ta tecnica all Istituto, quando lui l aveva conosciuta, e aveva continuato a lavor are dopo il matrimonio; come il marito non aveva molta voglia di prendere parte alla vita di societ. Abitavano in un grazioso cottage a una decina di chilometri dall Istituto; avevano entrambi una macchina e solo raramente si incontravano al lavoro. Con i loro stipendi potevano vivere molto decorosamente. All inizio lui a veva temuto che i pagamenti extra ricevuti di nascosto fossero difficili da gius tificare, ma Rosemary aveva accettato senza far domande la versione secondo la q uale si trattava di diritti per lavori commerciali fatti in passato, e lei aveva il dono di far durare a lungo i soldi. Facevano una vita tranquilla, e in un ce rto modo lussuosa. Ottimi vini tutte le sere. L eccellente cucina di Rosemary non si conciliava con le piccole economie. I suoi vestiti erano eleganti. E anche l ui poteva servirsi da un buon sarto. Facevano vacanze costose. Ma adesso era tutto finito. E per quale motivo? Se avesse fatto quello che gli a

vevano detto, per sfuggire alla rete che gli si stava stringendo intorno, a cosa sarebbe andato incontro? Riusciva a pensarci? Non era il momento del cianuro? Torn a casa prima del solito. Aveva pensato che forse era meglio svuotare la sua scrivania prima di lasciare l Istituto, per evitare di dimenticare qualcosa che l o potesse incriminare. Ma ormai che importanza aveva? Domani sarebbe stato in vi aggio per una lontana destinazione, molto lontano da un possibile castigo, oppur e morto. Se anche fossero stati trovati sulla sua scrivania degli elementi di pr ova contro di lui, non avrebbe pi avuto nessuna importanza. Si sarebbe preoccupato di ripulire la scrivania se ci avesse mitigato il colpo ch e Rosemary avrebbe subito con la sua scomparsa. Ma cos non l avrebbe certo aiutata molto. E se la sua segretaria lo avesse visto fare una cosa cos insolita come ri pulire i cassetti, avrebbe pensato a qualcosa di strano, e avrebbe potuto parlar ne con qualcuno che poteva essere pericoloso. Per quanto ne sapeva, forse era st ata lei ad avvertire quelli che ormai doveva ritenere nemici, anche se aveva fin ito per vederli come amici, grazie all effetto del matrimonio, che un po' alla vol ta gli aveva reso la serenit. Non gli avevano detto chi lo aveva denunciato. In o gni caso, chiunque fosse stato, gli sembrava meglio non fare nulla di insolito, quel giorno. Quando arriv a casa trov la macchina di Rosemary gi nel garage. Questo significava che anche lei era rientrata in anticipo. Entrando in casa cap che lei era in cuci na, e sent un profumino delizioso. Il cuore cominci a battergli forte. Adesso era molto importante che si comportasse come sempre, che fosse assolutamente normale , ma questa gli sembrava la cosa pi difficile della vita. Avrebbe dovuto entrare in cucina, darle un bacio e chiederle cos era il delizioso manicaretto che stava cuocendo, quando avrebbe voluto solo prenderla tra le braccia, stringerla a s, na scondere la faccia nei suoi capelli e scoppiare a piangere. Nemmeno da bambino e ra mai stato cos vicino al pianto. Ma riusc a controllarsi, la baci sulla nuca e le chiese: Cos questo buon profumo? Fagiano rispose Rosemary. Nell intervallo sono stata dal parrucchiere a Reading. Mi capitato di vederne uno, e ho pensato, perch non offrirci un buon pranzo, visto c he possiamo? Lui not che i suoi capelli neri erano particolarmente lucenti, e aveva indossato uno dei vestiti che gli piacevano di pi. Vide anche, attraverso la porta che dava direttamente sulla piccola sala da pranzo, che la tavola era apparecchiata con l argenteria e i bicchieri pi belli, ed era decorata con fiori che senza dubbio pr ovenivano da Reading, come il fagiano. Per un attimo pens che ci fossero visite, e si sent a disagio; la cosa non gli sarebbe piaciuta per niente. Ma la tavola er a apparecchiata per due. Festeggiamo qualcosa? chiese, sorpreso dalla facilit con cui era riuscito a fare la domanda. No, mi solo venuto in mente che bello fare le cose per bene, ogni tanto rispose. Pe rch non apparecchiare anche solo per noi? Infatti, perch no? Questo gli diede la scusa per abbracciarla come voleva, e baciar la e ribaciarla. Ma gli sembrava che ogni bacio dovesse essere l ultimo della sua vita; la lasci di colpo, perch temeva che lei si accorgesse del suo tremito. C tempo per un drink, senza che si raffreddi nulla? chiese. Certo. Presero uno sherry nel soggiorno. Non parlarono molto, anche se in questo non c e ra nulla di strano, non lo avevano mai fatto. Ma gli sembr che Rosemary avesse qu alcosa di strano. Il viso di Rosemary, che lui trovava bellissimo nella sua pall ida dolcezza, non era mai troppo espressivo, ma quella sera pareva nascondere un a specie di ardore, un eccitazione celata solo a met che raramente aveva visto pri ma. Si sent stranamente a disagio. Si chiese se era possibile che Rosemary avesse sap uto qualcosa di quello che gli era successo, e stesse cercando di trasformare la serata in una specie di addio, di lasciare un ricordo che durasse nei tristi an ni futuri. Ma come poteva aver scoperto qualcosa, e perch non gliene aveva parlat o, se qualcosa aveva scoperto? No, non era quella la spiegazione del suo insolit o umore.

Lo prese un desiderio pi intenso che mai di dirle tutta la verit su se stesso. Sol o la vergogna lo fece tacere. Aveva tenuto tutto dentro di s cos a lungo che ormai quasi non ci faceva pi caso, tranne quelle poche volte in cui era stato sul punt o di confessarlo. Non riusciva a immaginare l espressione di Rosemary quando avre bbe scoperto cos era lui in realt. Non riusciva a pensarci, neanche se si costring eva. La paura lo blocc subito. In qualche modo avrebbe superato quel momento, e a iutato sua moglie a trasformarlo nel genere di serata che desiderava, e poi... P oi c erano quelle istruzioni da studiare attentamente, oppure il cianuro. Rimasero a tavola a lungo, sempre senza parlare molto, come desiderosi di far du rare la cena il pi a lungo possibile. Lei aveva tirato fuori una bottiglia del Bo rdeaux che riservavano per le grandi occasioni, e quando il fagiano e i formaggi furono finiti continuarono a sorseggiare il vino lentamente. Poi passarono con calma al caff e al cognac, scambiandosi ogni tanto delle osservazioni sulle perso ne che avevano visto quel giorno e sulle cose da fare l indomani, per ricadere po i nel silenzio. Per un attimo ebbe l impressione che fossero le lacrime a rendere cos lucenti gli occhi di lei. Ma non lo pens pi appena lei si port una mano agli occhi e sbadigli di cendo che era molto stanca e che sarebbe andata a letto presto. Alla fine sparec chiarono insieme la tavola e caricarono la lavapiatti; lei lo baci delicatamente e and a letto. Lui cap che, nello strano stato d animo di quella sera, non voleva c he la seguisse. And nello studio e accese la lampada sulla scrivania, che illuminava solo in part e il resto della stanza. Prese dal cassetto l importante pacchettino che contenev a il cianuro e, tenendolo in mano ancora chiuso, si sedette su una poltrona che era quasi immersa nel buio. Poi cadde in una specie di sogno. Si sentiva stranam ente tranquillo e fuori dal tempo. La morte o la vita? Un genere di vita di cui non sapeva niente, o una morte di c ui sapeva ancora meno? La sua mente vagheggi su come sarebbero state le cose se t utto fosse andato diversamente. Se fosse stato un uomo diverso. Ma in mezzo a tu tto questo si ricord chiaramente che doveva scrivere una lettera. Che non poteva evitarlo. Alla fine si alz e and alla scrivania. Cominci a scrivere, a mano perch il rumore de lla macchina poteva svegliare Rosemary. Avrebbe voluto scrivere una lettera brev e, ma scopr ben presto che con tante cose da dire ci sarebbero volute due o tre p agine. Voleva raccontare tutta la verit, senza attenuanti. Dopo due o tre inizi s bagliati sembr che la penna si fosse impadronita della sua mano, e si trov a scriv ere velocemente e con facilit. Quando l ebbe finita, mise la lettera in una busta, scrisse sopra Rosemary , e la mi se accanto alla macchina da scrivere. Poi diede fuoco alle pagine che aveva scar tato, e le guard bruciare finch non pot mescolarle alla cenere del caminetto, rimis e il cianuro nel cassetto da cui lo aveva preso e and a letto senza far rumore. Rosemary stava dormendo, o almeno voleva che lui lo pensasse. Quando si infil nel letto accanto a lei, il pi silenziosamente possibile, ebbe l impressione che foss e completamente sveglia. Ma, con sua sorpresa, cap che non aveva voglia di toccar la. Se lo avesse fatto, in lui si sarebbe scatenato qualcosa che non avrebbe pot uto sopportare e sarebbe stato perduto. Rimase immobile a pochi centimetri da su a moglie per alcune ore, finch, verso mattina, scivol nel sonno. Fu un sonno pesante, tanto che non sent alzarsi sua moglie. Di solito Rosemary lo faceva prima di lui, si preparava la colazione e usciva per andare al lavoro me ntre lui si stava ancora radendo o vestendo. Quel mattino fu esattamente come gl i altri. Quando lui scese a bere il caff che gli aveva lasciato sul fuoco, Rosema ry era gi uscita di casa. Nell insieme, questo rendeva le cose pi facili. Non che avesse da fare delle valig ie che avrebbero potuto incuriosirla, se le avesse viste. Gli avevano detto espl icitamente di non portare nessun bagaglio, solo la sua solita cartella. Gli avev ano detto anche di non prendere il passaporto e di non preoccuparsi per i soldi, che gli sarebbero stati forniti assieme al biglietto. Doveva solo andare a Read ing, lasciare l auto al parcheggio della stazione, come quando si recava per un g iorno a Londra, poi doveva salire sull autobus per Heathrow. Sulla strada per Reading gli venne in mente che il parcheggio poteva essere pien

o. Ma, appena entr, una macchina lasci libero uno spazio accanto all ingresso e lui pot infilarcisi immediatamente. Un caso fortuito, o qualcosa di predisposto? Non conosceva ancora le regole della nuova vita alla quale si era impegnato quando aveva scoperto di non avere il coraggio di prendere il cianuro. Potevano essere difficili da imparare; forse c era il rischio di diventare paranoico e sentire oc chi che lo osservavano dovunque. Rispetto alla sera prima si sentiva stranamente rilassato e tranquillo. Sull auto bus per Heathrow aveva pensato a Rosemary, chiedendosi cosa avrebbe provato legg endo la sua lettera. Non riusciva a immaginarlo. Era strano, considerando quanto era durato il loro amore e quanto era stato profondo per otto lunghi anni, acco rgersi di conoscersi cos poco. Ma pens che non sarebbe stato rischioso, una volta che si fosse sistemato con la sua nuova vita, scriverle e suggerirle di raggiung erlo. Lei non avrebbe rifiutato. Le autorit non avrebbero posto difficolt. Spesso alle m ogli veniva permesso di raggiungere i mariti transfughi. Se lei lo avesse amato come gli era parso la sera prima, lei sarebbe corsa da lui quando l avesse chiama ta, e non si sarebbero mai pi dovuti separare. Un pensiero spaventoso lo colp tutto d un tratto. La sua lettera poteva precipitar la nella disperazione. E lui aveva lasciato la dose di cianuro nel cassetto dell a scrivania! La sua calma era andata a pezzi; cerc disperatamente di ricuperarla, perch era tro ppo importante ora che doveva badare a non fare errori, ma era ancora in preda a un brivido gelido quando l autobus arriv a Heathrow. La cosa che si aspettava accadesse nel giro di un ora avvenne invece appena prima che scendesse dall autobus. Una donna che era salita a Reading, e aveva sistemat o un sacchetto di plastica sulla reticella proprio sopra di lui, fece per prende rlo mentre lui stava alzandosi per raggiungere l uscita. Tirandolo gi ne rovesci il contenuto, una quantit di strani pacchetti, addosso a lui e al pavimento. Si fer m per aiutarla a raccoglierli, e sent che un pacchetto gli veniva cacciato in mano . Cap subito cosa doveva fare, e lo infil rapidamente nella cartella. All aeroporto and in un bagno ed esamin il contenuto del pacchetto. C erano un passa porto, un biglietto aereo, e del denaro, sia inglese che straniero. Dal bigliett o scopri il numero e l orario del suo volo. Doveva aspettare un po' : and all edicola , comper The Economist e lo Scientific American, prese un caff, poi super senza nes suna difficolt il controllo passaporti e raggiunse la sala partenze. La prima persona che vide fu Rosemary. Lei non lo vide. Stava guardando il pannello dei voli e teneva la faccia di lato . Lui scorgeva solo i capelli neri e lucenti e il profilo del mento. Ma anche se avesse visto ancora meno non avrebbe potuto sbagliarsi. Riconobbe ogni millimet ro del suo capo e delle sue spalle leggermente ricurve, mentre lei si sedeva, st ringendo una borsetta, in mezzo ad altra gente che osservava il tabellone. Ricon obbe anche il vecchio impermeabile che indossava e la sua sciarpa di seta. Fu preso da uno spasmo di paura e di rabbia. Questo non era stato previsto. Non le si avvicin, ma si spost velocemente in un punto dove lei non avrebbe potuto ved erlo anche se si fosse voltata. Sfortunatamente and a finire in un angolo da cui non riusciva a vedere il pannello dei voli, e sarebbe stato costretto ad ascolta re tutti gli incomprensibili annunci che uscivano rimbombando dagli altoparlanti ogni pochi minuti, sperando di riconoscere il numero del suo volo quando lo ave ssero chiamato. Cerc di immaginare cosa l avesse fatta venire l. Per una volta dove va essere andata nello studio prima di uscire per il lavoro, cosa che faceva rar amente e che lui non aveva previsto quando aveva lasciato la lettera accanto all a macchina da scrivere. Poi doveva essere corsa all aeroporto per impedirgli di p artire. Si accorse che stava tremando. L intervento di sua moglie lo poneva in enorme per icolo. Forse c era gi qualcuno sulle sue tracce; se si fosse fatto trattenere da l ei c era il rischio che qualcuno lo avvicinasse con calma, dicendogli di non fare storie, e di seguirlo per rispondere a qualche domanda. Si guard intorno, con an sia, chiedendosi se non fossero gi arrivati. Ma anche se ci fosse stato qualcuno, non si sarebbe fatto notare finch non si fosse avvicinato all uscita per andare a ll aereo. Scrivere quella lettera era stata una pazzia. Ma adesso, sapendo che le

i doveva averla letta, gli sembrava incredibile che avesse pensato cos poco alla sua sicurezza da venire l per impedirgli la fuga. Allora cap che si stava sbagliando. Non poteva essere andata in quel modo. Perch s e avesse trovato la lettera indirizzata a lei sulla scrivania dello studio, cert amente una cosa insolita, l avrebbe aperta e letta immediatamente, e se avesse vo luto impedirgli di partire non doveva far altro che salire in camera e pregarlo di non andarsene. O forse l avrebbe pregato di portarla con s. Lo colp un nuovo pensiero. Forse Rosemary era l non per fermarlo, ma con la speran za di partire con lui. La sua rabbia si allent un poco, ma non la sua paura. Sare bbe stato impossibile portarla con s, naturalmente, perch doveva seguire alla lett era le istruzioni se non voleva che la gente sul cui aiuto contava lo mollasse. Ma fu profondamente commosso al pensiero che fosse quella la ragione della sua p resenza. Fu quasi sul punto di alzarsi per correre da lei, prenderla tra le brac cia ancora una volta almeno, darle un ultimo bacio. Ma si accorse che si stava sbagliando di nuovo. Non poteva essere andata in quel modo. Nella lettera non aveva scritto nulla dei suoi piani di partenza. Per la stessa sicurezza di sua moglie. Quando Rosemary avrebbe mostrato la lettera alle autori t e prima o poi avrebbe dovuto farlo sarebbe stato meglio per lei dimostrare che non sapeva in che modo fermarlo, anche se avesse voluto. Ma lei era l, evidenteme nte munita di passaporto e di un biglietto per qualche destinazione, altrimenti non sarebbe entrata nella sala partenze, anche se non poteva sapere quando lui c i sarebbe arrivato. Ma forse, allora, la sua presenza non aveva nulla a che fare con lui. Cominci a pensare alla cena della sera prima: il fagiano, il vino, i fiori, la pe ttinatura nuova, il suo abito preferito, e quel senso insieme dolce e triste di amicizia che aveva pervaso la serata. Aveva avuto il sapore di una cena d addio. Lui aveva respinto il pensiero che lei sapesse, o avesse stranamente intuito, ch e il giorno dopo l avrebbe abbandonata. Per, malgrado questo, era stato un addio. Era lei che lo stava lasciando? Gli torn il freddo che aveva provato sull autobus, prima di arrivare all aeroporto. Prima aveva pensato che, nella sua disperazione, Rosemary potesse ricorrere al cianuro. Ma adesso provava qualcosa di completamente nuovo. Negli otto anni di matrimonio non gli era mai venuto in mente che sua moglie potesse essergli infedele. Neanc he lui aveva mai pensato seriamente a un altra donna. Ma l unica spiegazione della strana cena della sera prima e della sua presenza l era che stesse per andarsene con un altro uomo. E il peggio era che non avrebbe mai saputo la verit. Dal punto in cui si era piaz zato non poteva pi vederla, e non osava attraversare la sala per affrontarla e ve dere se era ancora sola, come sembrava al suo arrivo, o se un uomo l aveva raggiu nta. E doveva partire di l a pochi minuti, andarsene senza scoprire se il suo mat rimonio era stato quella cosa bella e cara che aveva creduto, malgrado la sua sl ealt che non gli era mai sembrata tale nei confronti di Rosemary o se invece era stato una presa in giro fin dall inizio. Lo choc provocato da quei pensieri gli aveva quasi svuotato il cervello, quando sent annunciare il suo volo. Si alz e si diresse al cancello d imbarco indicato dagli altoparlanti, attento a n on dare nemmeno un occhiata in direzione di sua moglie, perch un paio d occhi punta ti direttamente su qualcuno, anche nel luogo pi affollato, potevano richiamare l a ttenzione della persona guardata. Voleva affrettarsi, quasi correre, ma era megl io non camminare troppo forte per non farsi notare. Stava attraversando il cance llo quando la sent sussurrare il suo nome con un tono angosciato. Lei gli prese il braccio. No! mormor Rosemary, disperatamente non puoi farmi questo! Rimase immobile. Ora che lo aveva bloccato non poteva pi correre. Adesso doveva c ercare di calmarla, di persuaderla a lasciarlo andare il pi tranquillamente e dis cretamente possibile. Non aveva pi importanza come e perch lei fosse l. Devo andare disse. Non vorrei, ma non ho scelta. Ho spiegato tutto nella mia letter a. Quale lettera? chiese lei.

Quella che hai letto, che avevo lasciato accanto alla macchina da scrivere. Non ho trovato nessuna lettera. Non sono entrata nel tuo studio, oggi. Ma allora cosa ci fai, qui? Te l ho spiegato nella mia lettera. Fu la sua volta di chiedere con aria smarrita: Quale lettera? Quella che ho lasciato sul caminetto del soggiorno. Questa mattina non sono passato per il soggiorno. Allora perch sei qui? Lei gli aveva lasciato il braccio; erano rimasti immobili nel lungo corridoio ch e portava al cancello, mentre gli altri passeggeri li superavano frettolosi. Non posso spiegarti ora disse Rosemary. Torna a casa e leggi la mia lettera. Non posso andare a casa rispose lui. Non potr farlo mai pi. Vorrei che tu non avessi cercato di fermarmi. Non posso affrontare quello che mi accadrebbe qui. Non sto cercando di impedirti niente disse Rosemary ma non posso stare qui. Non c te mpo. Oh Dio, ma perch successo? Ti ho dato l addio ieri sera. Ho cercato di organi zzare una serata speciale. La permanente, il fagiano, l abito che ti piaceva, tut to per cercare di lasciarti un buon ricordo di me, per quando avresti scoperto l a verit. Fino all ultimo istante non sono stata sicura se prendere il cianuro che conservavo in caso di problemi, o se lasciarti e affrontare quello che adesso sa r il mio futuro. Ma poi non ho avuto il coraggio di uccidermi. Lasciami andare, p er favore lasciami andare! Non posso pi restare qui a parlare! Cianuro? disse, stupefatto. Tu volevi prendere il cianuro? S, l ho scritto nella lettera che non hai letto. Ma ero io che stavo per prenderlo! Perch avresti dovuto farlo? tutto nella lettera che non hai letto. Non capisco. Nemmeno lui cap subito, ma la sua mente era pi veloce, pi disponibile ad accettare dei fatti che potevano ribaltare le teorie pi indiscutibili. La scoperta di come lo avevano ingannato bene fu il colpo pi grosso, ma riusc a superarlo, a prendere gentilmente sua moglie per il braccio, e a spingerla lungo il corridoio. Penso che ci sia stato qualche malinteso tra di noi disse ma senza dubbio riuscirem o a chiarirci. Che nome hanno messo sul tuo passaporto? Il mio passaporto? disse lei sbalordita, come se non avesse capito la domanda. Quello che ti hanno dato oggi. Oh, quello! Mary Smith. E il mio intestato a John Brown. Poca fantasia, ma suppongo che esista anche gent e con nomi come questi. Adesso ricordatelo, tu sei Mary e io sono John, almeno f inch non arriveremo dove ci stanno portando. Da quanto tempo lavori per loro? Il viso di Rosemary era tornato normale. Aveva iniziato a uscire dal suo stupore , riacquistando la sua solita aria di tranquillo riserbo, un riserbo che lui sen t di capire meglio di quanto avesse mai fatto prima. Forse lei stava pensando la stessa cosa di lui. Dieci anni rispose. Ho cercato di smettere quando ci siamo sposati, perch temevo che ti potesse danneggiare, ma non me l hanno permesso. Proprio cos disse lui. La conosco questa storia. Quando ti hanno in pugno non ti las ciano pi andare. Desideravo tanto raccontarti tutto, ma mi vergognavo troppo... Anch io. Da quanto lavori con loro? Dieci anni. E ci hanno fatto passare tutto questo tempo senza che nessuno dei due sapesse che facevamo lo stesso lavoro! Il fatto che non ci siamo scoperti a vicenda dimostra che brave spie eravamo. Ma non stato troppo crudele? S, penso che avremmo fatto un sacco di piacevoli chiacchierate, se avessimo saputo la verit: immagino che la cosa sarebbe stata molto divertente. Ma forse siamo st ati reclutati da settori diversi dello spionaggio. possibile che la loro destra non sapesse quel che faceva la sinistra. Tendiamo a crederli infallibili, ma pro babilmente fanno altrettanti errori delle nostre spie. Perch lo hai fatto?

Per i soldi, naturalmente. Non ero certa che mi piacesse, all inizio, ma poi ci si abitua. Cos tutte le cose piacevoli che ci siamo goduti, il salmone, i nuovi mobili della camera da letto, il viaggio a Madera, le hai pagate tu! Certo. Non penserai che avremmo potuto farlo con quello che mi davi tu? Temevo ch e potessi insospettirti, ma tu non hai mai badato molto ai soldi. E io che pensavo di pagare tutte quelle cose con il mio lavoro, ed ero entusiasta delle tue economie! Si senti ferito, e ne fu sorpreso, di essersi tanto illuso. E quando sei stata avvertita? Ieri. Anch io. Immagino che sia in corso una grossa operazione di pulizia, all Istituto. Il corridoio davanti a loro sembrava senza fine; poi raggiunsero il cancello olt re il quale sarebbero partiti insieme verso la sicurezza. Superarono la barriera , ebbero il numero della poltrona, e furono cos fortunati da ritrovarsi accanto, anche se come Mary Smith e John Brown non potevano fingere di essere parenti. L aereo decoll in orario. Mentre si alzava si tennero strettamente per mano, anche se nessuno di loro aveva paura di volare. Quasi subito l apparecchio entr in un d enso strato di nubi, e il paesaggio che ben conoscevano scomparve sotto di loro. E dopo, vissero felici? Questo non lo si pu dire per certo. Per loro la duplicit era diventata uno stile d i vita, e, come ogni altro inganno, probabilmente aveva dato alla loro relazione un tocco senza il quale la vita a due avrebbe perso d interesse. Forse, nelle notti insonni, ognuno di loro si chiedeva se l altro era un agente d oppio. E forse questo salv il loro matrimonio. Pezzi da novanta di Alberto Di Leo Apparso in appendice a Segretissimo n. 1042 (6 aprile 1986) Monsieur Duval agente del Deuxime Bureau di Parigi uno smidollato. Lo ripetei menta lmente alcune volte e mi lasciai cadere pesantemente sul letto, fissando con mal umore il soffitto della camera macchiata di umido. Era una situazione deplorevol e ma non certo volontaria e purtroppo ricorrente: una stanchezza diffusa per tut to il corpo e, ancor pi grave, una sindrome depressiva che rendevano lenti i miei riflessi nella fase conclusiva delle Operazioni. Quella sera del 19 novembre 1960 avrei dovuto scegliere una ben altra dimora che non quel vecchiume opprimente in cui mi trovavo. L Hotel Rugastaia di Serajevo, trenta camere, ristorante annesso, mura scrostate, pavimenti tirati a lucido ma paurosamente scricchiolanti, servizi collettivi, richiamava alla mente una vecch ia signora cui il ricorso a creme e belletti non riusciva a nascondere i segni d elle inevitabili devastazioni causate dal tempo. Se tale era lo stato generale d ell edificio all interno, lo stile dell arredamento era quanto di pi decadente e opp rimente potesse immaginarsi: mobili e lampadari con motivi floreali di evidente ispirazione liberty; sconnessi i primi, sbrecciati i secondi e sui quali anche u n distratto osservatore avrebbe potuto notare tracce di polvere. Non mancavano, nella piccola hall all ingresso, due grandi vasi di ortensie, un po' scolorite, si stemate su piccole colonne di ferro battuto. Mi alzai lentamente dal letto e mi accostai alla finestra. Erano le diciotto, faceva gi buio e scendeva una pioggia intensa. Comunque si fosse conclusa l operazione, avrei potuto contare su due mesi di feri e e questa circostanza era l unica che meritava qualche riflessione: sull esito fi nale del lavoro intrapreso nel giugno a Beirut credo che nessuno al mio posto e a quel tempo avrebbe potuto azzardare previsioni. Le regole del gioco, d altro ca nto, lo escludevano, in quanto prevedevano soltanto le fasi attraverso le quali doveva svilupparsi l attivit dell agente e non gi la conclusione della stessa, affid ata anche a elementi imponderabili e di difficile individuazione. E all insegna d ell incertezza doveva ritenersi affidato il sospirato contatto, che quella sera a vrebbe dovuto consentirmi di chiudere i difficili mesi trascorsi a Beirut alla r

icerca della pista giusta lungo la quale la merce , com era chiamata la droga nel ge rgo della malavita, penetrava in Francia. Avevo osservato le regole del gioco, a vevo intessuto una fitta rete di conoscenze, di rapporti nell ambiente commercial e libanese, avevo conosciuto i personaggi che potevano interessarmi ed ero passa to all azione. Non potevo quindi rimproverarmi alcunch. Mi sbarbai accuratamente, mi cambiai il vestito ed ecco che un verosimile monsie ur Duval, dalla faccia sorridente, sicuro di s, discese gli scricchiolanti gradin i che conducevano al ristorante. Una piccola sala, non pi di una ventina di tavol i coperti di tovaglie rosa, un solo commensale, in fondo, curvo sul piatto, e un cameriere giovane, alto, pallido, con una piega triste sulla bocca. Presi posto badando di godere un ampia prospettiva della via e di avere le spalle a ridosso del muro: durante la cena sarebbe avvenuto il primo contatto e desideravo evitar e brutte sorprese. Guardai con attenzione l unico commensale, tutt uno con la sua cena: era un ometto calvo, dagli occhi grigi e inespressivi, vestito modestament e di scuro. In attesa delle pietanze ordinate mi sorpresi mentalmente a preveder e chi dei due, il cameriere o il cliente, si sarebbe avvicinato, senza tuttavia decidermi a effettuare una scelta: una strana intuizione mi suggeriva che il con tatto sarebbe stato operato da altri. Non avevo torto. Seguito dal cameriere, fe ce ingresso in sala un uomo alto, pingue, rubicondo, con un violino sotto il bra ccio. L uomo attese che il cameriere avesse completato di servirmi la cena, e ign orando ostentatamente l altro commensale si inchin verso di me e cominci a suonare. Si determinano a volte indefinibili sensazioni anche quando particolari circosta nze, come quelle da me vissute in quel momento, avrebbero dovuto escluderlo. Le note musicali mi infondevano un caldo senso di benessere e mi immergevano in un a tmosfera stranamente esaltante. Probabilmente era l effetto del sapere che presto avrei ricevuto dall omone la soffiata . Ma non posso escludere, anche se pu sembrare ridicolo, che la sinfonia di Mahler mi commuovesse. Era un fatto. La scelta del la musica era poi incredibilmente adatta all ambiente del Rugastaia e alla malinc onia di quella sera. Anche l ometto in fondo alla sala aveva alzato il capo e seguiva con interesse il violinista. Serajevo una ben strana citt, orientale e occidentale a un tempo. Se veri palazzi di stile nordico e guglie di minareti, cippi, funerari disseminati nei giardini pubblici, folla variopinta nei mercati musulmani, grandi magazzini pieni di luce al neon, uomini in abiti europei e in caffettano e ancora alberghi di second ordine in cui possibile respirare un atmosfera di epoche gi trascorse, c ome al Rugastaia, dove un grasso violinista poteva far commuovere con la sua mus ica un uomo rotto a tutte le esperienze. Fui sorpreso dal rumore di una sedia sm ossa; l ometto andava via. Il violinista cess di suonare e s inchin profondamente, p oi fece alcuni passi verso di me, e quando l uomo fu oltre la porta, in inglese s ussurr: Alle dieci alla Titograda, sotto il tiglio. Mi alzai e uscii dalla sala. La pioggia era cessata ma il freddo era intenso, e tirava un vento gelido. Imbocca i la Titograda con le mani ficcate nel cappotto. Era un ampia strada in massima p arte a tre carreggiate, la centrale occupata dalla linea dei tram urbani, le alt re due destinate al traffico automobilistico. La via era fiancheggiata da severi palazzi di stile austriacheggiante. Alla momentanea sensazione di benessere era ora subentrata una sottile tristezza. Abbassai la tesa del cappello e volsi lo sguardo verso i palazzi scuri che ora mi sembravano sentinelle funeree a guardia di una sera piena d incubi. La Titograda dopo due chilometri si allargava in un a mpia piazza circondata da immensi ippocastani spogli e da grandi aiuole nelle qu ali biancheggiavano cippi funerei. Da quel punto la strada continuava a due carr eggiate, per finire in una piazzetta al centro della quale s intravedeva la sagom a di un immenso tiglio. Era il mio albero. Ancora un ora. Mi diressi verso il vic ino quartiere musulmano. Ecco l Oriente. Uomini bruni, baffuti, in caffettano e f ez, aroma di paprica misto all odore di grasso di montone, luci, folle variopinte . Entrai in un locale fumoso e poco pulito e sorbii, seduto comodamente su due c uscini dall incerto colore, un abbondante caff aromatico. Mohamed Helmut, guadagnat i pure i cinquemila dollari che ti devo pensai ma liberami dall incertezza. S, la pis ta di Beirut che passava per Serajevo era quella giusta. Rividi la larga faccia del commerciante di agrumi di Beirut, Fatid Sadar, e poi quella del suo socio, i l vecchio Abdullah Kemol, dei quali ero stato il corriere fidato per il trasport

o di alcuni chili di merce grezza ad Ankara. Quanti rischi calcolati, quanto duro lavoro, quanti dubbi per il sospirato contatto di quella sera! Mancavano ancora dieci minuti all appuntamento. Vagai e uscii dal locale, la pioggia veniva gi fitt a ma non me ne importava. Accelerai i passi, e fui ben presto sotto il tiglio. E rano le dieci. Ero bagnato e tremavo come un bambino nella piazza buia appena ri schiarata da un fioco lampione. Passarono alcuni minuti, aguzzai lo sguardo ma n on vidi nessuno. Che fossi stato giocato? A un tratto la mia attenzione fu attra tta da due ombre confuse di uomini che a circa venti metri sembravano parlare co ncitatamente, agitando le mani. Ma no, come in una sequenza cinematografica vidi quello pi alto allontanarsi, il pi basso restare immobile, e poi ancora un lampo seguito da una secca denotazione. Mi lanciai di corsa verso l uomo che era caduto e alzai lo sguardo verso l ombra che fuggiva. Mohamed Helmut non aveva raggiunto il grande tiglio. Gli sollevai la testa e sentii un profondo rantolo uscirgli d alla gola. Lo scossi e lo guardai con rabbia. L uomo sembr muovere le labbra, ma u n fiotto di sangue gli usc dalla bocca ed intinse i miei vestiti. Lo scossi ancor a rudemente. Ebbe un guizzo, inarc la schiena e mormor in italiano distintamente: P ezzi da novanta. Poi reclin il capo. Lo sentii pesante nella mano che lo sosteneva , e lo abbandonai sotto la pioggia senza alcun rimorso. Varcai a passi svelti la Titograda con un tumulto in petto. Pezzi da novanta? Meno che niente, un pugno di mosche. Entrai in un bar e ordinai un punch. Il cameriere mi fiss con insistenza. Diedi u no sguardo allo specchio alle sue spalle e non mi riconobbi: ero sporco di sangu e, bagnato, con gli occhi lucidi di febbre. La bevanda mi riscald ma mi lasci la b occa amara. Non potevo dormire quella notte. Era troppo. All Hotel Rugastaia pass ai alcune ore fissando inebetito la macchia umida del soffitto con il cervello v uoto. E allora via da Serajevo, al pi presto, a Parigi, per esaminare con il Capo e Ardiez tutta l operazione, per verificare in quale punto il meccanismo si foss e inceppato. Mi sentivo come un ragazzo che avesse commesso una grave mancanza e desiderasse soltanto informarne al pi presto possibile i genitori, a costo di ri cevere la punizione, pur di sentirsi liberato dall angoscia della cattiva condott a. Non riuscii pi a concentrarmi, perch desideravo al pi presto riferire tutto alla Se zione droga del Bureau. Il resto non ebbe storia. Partii con il primo aereo per Parigi; al tocco feci il mio ingresso nella stanza del Capo. C era anche Ardiez. Erano allegri, ottimisti e piuttosto ansiosi di sentire com era andata a Beirut. Il mio volto scuro tradiva comunque lo stato d animo in cui mi trovavo. Ebbene, Du val disse il Capo, sempre il solito perfezionista incontentabile. L avrei fulminat o. Ritenevo di non meritare il sarcasmo di coloro che vivevano le mie stesse esp erienze, spesso amare. Raccontai nelle linee essenziali l esito negativo dell oper azione e conclusi dicendo: Cos, il Grande Gioco ancora perdente e... aggiunsi dopo una breve pausa, sogghignando ha soltanto pezzi da novanta . Pezzi da novanta? sentii mormorare Ardiez. S, pezzi da novanta ripetei. Il Capo guard Ardiez, rote sulla poltrona girevole, e puntando l indice verso di lu i gli disse: Su, Ardiez sputate fuori. Era serio e, mi accorsi, anche preoccupato. Non che voglia apparire un genio fece Ardiez ma pezzi da novanta , nel gergo di Cosa N ostra, sono i capi dell onorata societ siciliana, i mammasantissima, per intenderc i. Certo aggiunse il Capo. Le parole del siciliano, s, di Giuseppe Fontana, alias Moham ed Helmut, possono avere un senso, cio indicare che la merce introdotta in Francia da qualcuno dei pesci grossi di Cosa Nostra. Voi aggiunse, andrete alla sezione St ranieri dell Interpol e verificherete i colombi arrivati in questi ultimi giorni. Ci congedammo dal Capo e fummo subito alla sezione Interpol, reparto stranieri. L ottimo Boujard era assente. Lo sostituiva mademoiselle Biancard, delle sezioni minori, un autentico spauracchio. Cinquantenne, magra, ossuta, occhialuta ci acc olse freddamente, ci forn lo schedario con le cartelle degli stranieri sospetti e si allontan disgustata; decisamente noi della sezione Narcotici non incontravamo le sue simpatie. Negli schedari erano annotati dieci nomi; due di questi erano segnati in rosso. Chiamai la Biancard.

Perch sono segnati in rosso? domandai. Sono due italiani gi indiziati di traffico di merce , ai quali la dogana ha fermato i l carico di agrumi perch le bollette di accompagnamento non erano in regola rispos e lo spauracchio. Ardiez si avvi verso l uscita e io lo seguii. Ci attendeva una g iornata di lavoro oscuro alla ricerca dei dieci personaggi per controllare i doc umenti, i movimenti, le conoscenze. Ci avviammo sconsolati per rue Balzac. E se cominciassimo da quei due? proposi ad Ardiez. Franois assent. Alla Dogana ci accolse con la consueta cortesia monsieur Bonson, nostro conoscen te e collaboratore. Ci inform subito della questione che riguardava i due persona ggi. In effetti, l infrazione non grave. Monsieur Bonson, il buon Armand, era quasi mort ificato. Pensate ci disse che i due sono su dal Direttore per protestare, e non han no torto. Le norme comunitarie sono appena entrate in vigore sette giorni fa, e non si pu pretendere che un produttore di agrumi della Sicilia possa esserne info rmato, e, ci che pi assurdo, possa cambiare in tempo la confezione dei prodotti e quindi predisporre contenitori pi ampi, che possano tenere pi arance dei soliti pe zzi da novanta. Ebbi un guizzo. Bonson e Ardiez mi guardarono esterrefatti. Feci cenno ad Ardiez di andare dal Direttore. Fermati dissi, con la voce rotta, poi sparii tenendo per mano monsieur Bonson. Al magazzino c erano centinaia di cassette di agrumi appena scaricate e pronte pe r essere avviate nelle celle frigorifere. Aprii una cassetta a caso e contai le arance contenute: erano novanta. Mi sedetti su di essa; presi il fazzoletto e mi detersi il sudore. Armani dissi chiamate il Capo, s, e anche Roger dell Interpol. Tre giorni pi tardi il Capo, tutto sorridente, mi accompagnava al terminal per le mie sospirate vacanze. In attesa dell aereo per Madrid ebbe parole di plauso per me. Ascolta, Duval mi dis se il tuo difetto principale un costituzionale pessimismo che ti impedisce di att endere con serenit la soluzione delle operazioni. Ma se non avessi qualche difett o quale agente perfettissimo saresti! Ecco, per esempio: non c dubbio che il rife rimento alle cassette di arance da parte di monsieur Bonson stato fortunoso, ma eri gi avviato alla pista giusta. In effetti, penso continu il Capo che avresti sicu ramente risolto il caso dopo aver cos ben lavorato a Beirut; con calma sarebbe affi orato qualche elemento, qualche circostanza che ti avrebbe fatto fare centro! No vanta arance di cui alcune vuote e contenenti la merce . un ben ingegnoso sistema p er un operazione da un milione di dollari. Un milione di dollari, capisci, Duval! E mi batt la mano sulla spalla. Una spia per l indovino di Edward D. Hoch Titolo originale: The Spy Who Knew the Future Traduzione di Roberto Marini 1986 Edward D. Hoch e Davis Publications, Inc. Apparso in appendice a Segretissimo n. 1063 (25 gennaio 1987) La giovane donna col turbante rosso ricamato camminava in fretta per le affollat e vie di Taizz, senza prestare attenzione ai richiami che le lanciavano ogni tan to dei possibili clienti. I suoi numerosi gioielli, tra cui una grossa collana d oro al collo, la qualificavano come una venditrice di qat della vicina zona mont agnosa di Jabal Sabir. In quella cittadina dello Yemen del Nord nessun altro ave va un commercio tanto redditizio da potersi permettere gioielli d oro. Si chiamava Shahara, e il suo viso attraente era abbellito da elaborati gruppi d i puntini neri, dipinti tra gli occhi, sul mento e sui suoi alti zigomi. Sottoli neavano la sua bellezza come il trucco, accuratamente studiato. Si destreggiava spavalda e per niente timorosa tra i venditori di meloni e melograni, e talvolta allontanava a schiaffi mani di sconosciuti che la scambiavano per una donna da strada. La destinazione di Shahara era l ufficio telegrafico della cittadina, una stanzet

ta ammuffita al piano terra del palazzo di una banca. Si sbrig in fretta, e conse gn all impiegato un telegramma in codice indirizzato a un uomo che lei non conosce va, a Londra, citt di cui sapeva qualcosa solo per averlo letto. L impiegato cont l e parole e le disse quanto veniva a costare, in riyal. Lei aveva le monete gi pro nte in mano. Uscendo dall ufficio not appena il beduino vestito di bianco che bighellonava l dav anti. I cammellieri nomadi superavano spesso i confini mal segnati del paese, an che se solo raramente li si vedeva tanto a sud delle regioni desertiche. La sua attenzione fu invece attratta da un uomo di pelle scura in pantaloni e giacca sp ortiva, abiti simili a quelli indossati dagli abitanti pi occidentalizzati della citt. Era alto e snello, e sembrava che fosse l ad aspettarla. Devo parlarvi disse. Sbrigata la commissione all ufficio postale, Shahara aveva un po' pi di tempo da pe rdere. Forse quell uomo voleva acquistare qualche foglia di qat, la blanda droga che lei vendeva. O anche una grossa quantit: una vendita che le avrebbe fatto gua dagnare l equivalente di un paio di migliaia di dollari. Ho da fare gli rispose, no n volendo attardarsi troppo, se non ne valeva la pena. Andate dietro l angolo, l possiamo parlare. Volete del qat? gli chiese subito. Io tratto solo la qualit migliore. Forse. Le mise una mano sul braccio, afferrandole l abito intessuto d argento. Ma pri ma c qualcos altro che voglio. Per un attimo si sent prendere dal panico. In quel punto la strada era deserta, f uori dalla vista dei venditori e dei negozianti della via principale. Non sono un a.... Voglio il nome e l indirizzo dell uomo di Londra cui spedite i messaggi. Quali messaggi? chiese lei, cercando di guadagnar tempo. L uomo strinse la morsa sul braccio, e la mano che aveva libera saett da sotto la giacca brandendo un pugnale, arcuato come quelli portati dagli yemeniti. Non ho t empo da perdere con voi. Voglio quel nome. Improvvisamente gli piomb alle spalle il beduino, e gli afferr il braccio che tene va il pugnale. L uomo lasci andare Shahara e si volt per affrontare l altro, in sile nzio. Lei si scost ma, pur volendo scappare di corsa, fu trattenuta dallo spavent o dell improvviso attacco. Vide lo yemenita che menava dei fendenti contro il bed uino e gli scalfiva l abito con la lama. Poi caddero entrambi nella polvere, roto lando uno sull altro. Shahara non riusc a vedere cosa accadde dopo. Ci fu un gemito, lo yemenita si aff losci e il beduino si rimise in piedi. Lei si gir per correre via, ma l uomo le gri d, in inglese: Aspettate, Shahara! Non vi voglio fare del male!. Spalanc gli occhi, sentendo le sue parole. Inglese? chiese dubbiosa. Mi chiamo Rand. .. sono venuto da Londra per parlare con voi. Fece una pausa per prendere fiato. D ovete scusarmi, ma era molto tempo che non uccidevo qualcuno. Una settimana prima, a Londra, Rand aveva obiettato vigorosamente sulla necessit della missione. Le spie sono tenute a conoscere il futuro aveva detto a Hastings, nel familiare ufficio che dava sul Tamigi. per questo che le pagate. Le paghiamo per indagare sul futuro, Rand, non per prevederlo con strumenti magic i. Chi vi dice che Yanbu stia facendo questo? Hastings aveva emesso un sospiro, prima di aprire la grossa cartella che teneva sulla scrivania. Lo Yemen del Nord non stato un luogo troppo pacifico, negli ulti mi dieci anni. Sono stati assassinati due Presidenti, nel 1977 e nel 1978, e nel 1979 c stata una breve guerra con lo Yemen del Sud. I due paesi sono impegnati n ella riunificazione, ma un processo lento, reso pi difficile dal governo marxista dello Yemen del Sud. Quello del Nord stato colpito nel 1982 da un terremoto che ha ucciso pi di duemila persone. stato in occasione del terremoto che abbiamo me sso gli occhi su Yanbu, per la prima volta. Era un allevatore di capre, in giro per la costa, e sosteneva di aver previsto il terremoto un giorno prima che avve nisse. E lo avete reclutato per questo? aveva chiesto Rand, incredulo. Ritenevamo che ci fossero dei consiglieri sovietici all opera lungo il confine tra

i due Yemen, e gli americani temevano un altra avventura dei russi come quella i n Afghanistan. In collaborazione con la CIA abbiamo convenuto di reclutare un ce rto numero di cosiddetti osservatori di confine tra i nomadi della regione. Yanb u ha dimostrato di essere la migliore delle nostre reclute, talmente bravo, in r ealt, che abbiamo cominciato a essere molto sospettosi sul suo conto. O riesce ve ramente a predire il futuro, oppure un agente doppio, al servizio di entrambe le parti. Perch volete che vada laggi? aveva chiesto Rand. Sono in pensione, anche se ogni tant o sembra che lo dimentichiate. Le nostre indagini su Yanbu non devono essere ufficiali. Non vogliamo che gli ame ricani pensino che abbiamo stipendiato un agente doppio. Ecco perch non voglio ma ndare l uno dei nostri in regolare servizio. Leggendo attentamente i dati informativi che gli aveva fornito Hastings, Zand er a rimasto stranamente affascinato dalla storia di Yanbu. Attualmente viveva tra i coltivatori di qat di Jabal Sabir, poco distante dal confine con lo Yemen del Sud, in una zona in cui il commercio della droga era gestito esclusivamente da d onne. Si serviva di una donna di nome Shahara per spedire i suoi messaggi in cod ice, da un ufficio postale di Taizz, a un indirizzo di comodo a Londra. Rand aveva letto tutto due volte, compresa la parte sull insolita capacit di Yanbu di prevedere il futuro, e aveva deciso. Ci andr. Voglio darci un occhiata, ma solo per una settimana. E adesso stava scappando con una donna di nome Shahara, per rifugiarsi in un pro vvidenziale portone prima che li vedessero allontanarsi di corsa dal corpo dell u omo che aveva appena ucciso. Chi siete? chiese la donna. Che ci fa un inglese vesti to da beduino, qui a Taizz? Stavo cercando di passare inosservato, ma senza riuscirci granch. Speravo che voi mi portaste a Yanbu. un nome che non conosco. Non ho mai sentito parlare di questa persona. Il suo ingl ese era abbastanza buono, e Rand si chiese dove lo avesse imparato. Solo un nord yemenita su otto sapeva leggere e scrivere, e ancora mena erano quelli che parl avano inglese. Ma cosa vi fa pensare che io mi riferissi a una persona? chiese sorridendo Rand. Av rei potuto intendere la citt di Yanbu, sulla costa dell Arabia Saudita. Siete furbo, voi ammise Shahara. Perch avete ucciso quell uomo Vi stava minacciando con un pugnale. Non volevo che vi colpisse. Sarei stata capace di liberarmene. Gli avrei spaccato il braccio e l avrei mollato l. Non era necessario ucciderlo. Lo conoscevate No. Ma non conosco neanche voi, del resto. Vengo da parte di Big Ben, Londra. Questo nome vi dice qualcosa? Io... Sono qui per i messaggi che spedite ogni settimana dall ufficio postale. Devo vede re Yanbu. Udirono il suono acuto del fischietto di un poliziotto. Va bene decise la donna. Do bbiamo scappare di qui. Lo guid attraverso i vicoli della citt, fino al punto della periferia in cui aveva lasciato il suo cavallo e il cammello, che aveva sulla gobba parecchie grandi b orse di foglie di qat. Rand aspett pazientemente che Shahara perfezionasse la lor o vendita con un certo Gargan, un uomo dalla faccia scostante. Non mi va di tratt are con lui confid la donna a Rand ma bisogna che ce ne andiamo subito. Sapete cond urre un cammello? Per quanti chilometri? Una quindicina. Imparer. Non ha la sella, ma docile. La cavalcata fu pi piena di scossoni di quanto Rand si aspettasse, e dopo i primi chilometri dovette fare una sosta per riposarsi. Sono troppo vecchio per queste cose! le disse. Se siete capace di uccidere un uomo potete anche andare in cammello.

Vi sveler un segreto. Quell uomo si infilzato sul suo stesso pugnale. Io son rimast o sorpreso quanto lui. Lei scoppi a ridere, poi gli chiese, tornando seria: Cosa volete da Yanbu? Scoprire se veramente capace di prevedere il futuro. E adesso, dopo l attacco che avete subto, se non stanno complottando contro di lui. Shahara ci pens sopra, ma non fece commenti. Alla fine disse: Tornate in groppa al cammello, inglese. Dobbiamo raggiungere Jabal Sabir prima che faccia buio. Rand si sent sollevato quando finalmente la donna annunci che erano giunti a desti nazione. Shahara scese a terra e lui fece altrettanto. Guidarono i loro animali lungo un ripido sentiero che passava attraverso terrazze coltivate dove cresceva no in file ordinate le piante frondose del qat. La donna si mise a parlare con a lcuni uomini che lavoravano sui loro campi, poi fece entrare Rand in una casetta abbarbicata alla parete sud della montagna. Un uomo con la barba bianca se ne stava seduto su di una comoda sedia accanto al la finestra, con un potente binocolo montato sopra un cavalletto davanti a s. Si volt, quando entrarono, e ascolt il rapido resoconto che Shahara gli fece nella su a lingua. Poi sorrise a Rand, ma pos in modo apparentemente casuale la destra su un vecchio revolver dell esercito inglese che teneva sopra il tavolo accanto. Sono un amico disse in fretta Rand, sperando che l uomo capisse almeno un minimo di inglese. Il possesso di quel revolver poteva indicare un qualche contatto anche con la lingua, ma forse l arma gli era stata procurata da Shahara. Siete voi Yanb u? Vi siete travestito male disse l uomo, con un inglese non buono come quello di Shah ara, ma comprensibile. Un vero beduino capirebbe immediatamente che siete un impo store. Ma per rispondere alla vostra domanda, s, sono Yanbu. Siete venuto fin qui dall Inghilterra per controllare il lavoro della vostra spia? Scoppi a ridere, com e se trovasse estremamente divertente la presenza di Rand in quell angolo di mond o. Mi hanno mandato qui a causa del vostro rapporto sulla morte di Ili Hassin. giunt o a Londra quarantott ore prima che l incidente avvenisse. Di questo parleremo pi tardi disse Yanbu, facendo un cenno con la mano. Shahara, por ta della frutta e del vino per il nostro ospite. Avremo tempo di parlare dopo av er provveduto ai bisogni dello stomaco. Posso dare un occhiata col vostro binocolo? chiese Rand. Certamente. Avrete una bella vista del posto di confine. Rand si mise a guardare, dopo aver leggermente aggiustato il fuoco. Tutto quello che vide fu una distesa di terra avvolta nella nebbia, con poche case squadrate e alcuni alberi e cespugli rattrappiti. C erano anche segni di campi coltivati. V engono bene, qui, i raccolti comment. Dovete avere piogge pi frequenti in questa reg ione. Pi che in tutta la penisola arabica conferm Yanbu. Circa cinque volte tanto. Ecco per ch qui c poco deserto... e non ci sono beduini. Rand si era tolto il caftano e il turbante. Prese il melone che Shahara gli avev a portato. Ma non c neppure petrolio, immagino. Non condividete la ricchezza dei v ostri vicini arabi. Yanbu alz le spalle. Abbiamo un buon raccolto di caff. Poco lontano dalla costa ci sono le perle, per quelli abbastanza pazzi da tuffarsi a pescarle. Ma naturalmen te il grosso delle entrate viene dal qat. La mia gente spende un terzo del suo r eddito in qat. E da qui cosa riuscite a vedere? Yemeniti che masticano foglie di qat? Qualche volta noto della gente che passa la frontiera, da sud, dalla Repubblica D emocratica Popolare dello Yemen. Avete letto i miei rapporti. Perch mandate Shahara all ufficio postale per spedirli? Cos pi sicuro. Lei va spesso a Taizz per le sue consegne di qat. Nessuno sospetta c he lei porti dei messaggi. Oggi qualcuno il sospetto lo ha avuto lo inform Rand. Per poco non rimasta uccisa. La notizia sembr cogliere Yanbu di sorpresa. Chiam Shahara e le parl in arabo, rapi damente. Lei gli rispose, raccontandogli, pareva quanto era successo. Alla fine il barbuto si rivolse a Rand. Chi era l uomo che avete ucciso? Non ho avuto tempo di chiederglielo. Aveva il tradizionale pugnale ricurvo, come

quello di molti yemeniti, per cui suppongo che fosse un vostro connazionale. Vi ringrazio per aver aiutato Shahara. Lei significa molto, per me. Parlatemi di Ili Hassin. Il barbuto si strinse nelle spalle. morto. L ho riferito a Londra. Non posso farci niente, se il governo ha deciso di tenere nascosta per due giorni la notizia de lla sua morte. Londra sostiene che morto il giorno indicato dal governo. O voi riuscite a preved ere il futuro, oppure avete avuto in anteprima la notizia di una morte che per st ata riconosciuta accidentale. Qualcuno pensa che io sia un veggente ammise Yanbu, con una piccolissima ombra di sorriso. Una volta ho previsto un terremoto. Lo so. Furono interrotti dall arrivo di un altra donna. Doveva avere dieci anni pi di Shah ara, e indossava anche lei una collana d oro e gli altri gioielli che la identifi cavano come una venditrice di qat, Dov Shahara? chiese, dando solo una brevissima o cchiata a Rand. Ha saputo dell omicidio che c stato a Taizz? Un uomo stato accoltel lato vicino all ufficio del telegrafo. Shahara ci sta preparando da mangiare rispose Yanbu. Abbiamo un ospite a cena. Sign or Rand, vi presento Kara Sivas. Lei gli strinse vigorosamente la mano e spieg rapidamente come mai i suoi lineame nti fossero diversi da quelli degli yemeniti che Rand aveva visto fino a quel mo mento. Sono turca spieg ma vivo qui da tanto tempo che ormai la mia gente questa. Vo i siete venuto a trovarci da molto lontano. Dall Inghilterra precis Rand. Shahara usc dalla cucina con una grande ciotola di verdure, e le due donne parlar ono tra di loro in arabo. Rand si chiese se Shahara stesse raccontando della par te che lui aveva avuta nell omicidio. Poi rientrarono in cucina, e Rand riport la sua attenzione su Yanbu. Kara Sivas diceva che l uomo che avete ucciso era un cert o Rualla, giunto qui dall Arabia Saudita solo di recente. Le sue attivit avevano d estato qualche sospetto. Se sapeva dei messaggi settimanali che Shahara spediva a Londra, doveva essere su lle vostre tracce disse Rand. Probabilmente era al soldo dello Yemen del Sud o dei sovietici. Senza dubbio. Io so solo che Ili Hassin rimasto ucciso in un incidente stradale. Raccontatemi q ualche particolare. Era un funzionario governativo di grado molto elevato, l equivalente di un vostro ministro. Qualcuno sospettava che lavorasse per i sovietici; quello che senz altr o vero che era tra quelli che spingevano per l unificazione. L unificazione sotto un governo socialista? Naturalmente. Per aveva molti nemici, e recentemente c erano state delle pressioni per allontanarlo. Quando ho avuto notizia della sua morte nell incidente, l ho sub ito passata a Londra. L ambasciata inglese a Sanaa ha riferito che la vostra informazione era inesatta. Ili Hassin era vivo, due giorni dopo, ed era stato visto nella capitale, a una c erimonia di stato. Solo al ritorno da quella cerimonia la sua auto ministeriale si scontrata con un grosso camion. morto all istante. Esatto. Rand sospir. Capite in che posizione si viene a trovare il mio governo? Non possia mo pagare un veggente, sulla base delle sue visioni. Ili Hassin morto come avete detto, solo che successo due giorni prima. Ma cosa pu sperare di guadagnare, il governo di Sanaa, ritardando la notizia di du e giorni? E come hanno fatto a ingannare la nostra ambasciata? Con un sosia, forse. Non spetta a me dirlo. A Rand questa affermazione non piacque. Voi ve ne state qui seduto col vostro bin ocolo a guardare il confine verso sud. Come fate a sapere cosa succede nella cap itale, duecentoquaranta chilometri nella direzione opposta? Shahara e le altre venditrici di qat mi portano le notizie. Loro commerciano con gente ricca e potente. Sentono molte cose. Avevano sentito anche della morte di Ili Hassin?.

Forse. La seconda donna, Kara Sivas, si un a loro per cena. Parl della vita in Turchia e di come era giunta nello Yemen del Nord grazie ai racconti di suo nonno. Le trupp e turche avevano occupato questa regione fino alla sconfitta della Turchia nella prima guerra mondiale. Lui mi narrava spesso dei bellissimi luoghi che c erano q ui, e del clima pi fresco e pi umido che in tutto il resto della penisola arabica. Arrivando qui non pensavo che mi sarei guadagnata da vivere commerciando in stu pefacenti, vendendo foglie di qat e indossando gioielli d oro. Come mai a guidare il redditizio commercio del qat ci sono solo donne? chiese Rand . una cosa tipica della regione spieg Yanbu e forse deriva solo dal fatto che non ci s ono uomini a sufficienza. Molti yemeniti, pi di un milione, sono emigrati in Arab ia Saudita, in cerca di lavoro. Spediscono i loro guadagni alle famiglie rimaste qui, per un totale di pi di due miliardi di dollari all anno. Gli uomini che rest ano sono necessari per il lavoro nei campi e per il raccolto. La vendita lasciat a alle donne, almeno qui nella regione di Jabal Sabir. Si sono arricchite, come potete vedere da queste due. Come Shahara, anche Kara Sivas aveva dei pallini neri dipinti sul viso, ma con u n disegno leggermente diverso. Un tempo era stata una bellissima donna, ed era a ncora attraente, ma al suo volto mancavano il fuoco e il mistero che Rand aveva colto nell espressione di Shahara. Non c erano dubbi che dovesse guadagnare pi che a sufficienza col traffico del qat. La sua collana d oro era pi vistosa di quella di Shahara. Fin dove arrivate, nei vostri viaggi? le chiese Rand. Vi capita di andare nella cap itale? Qualche volta. Vado dove ci sono affari da combinare. Comperiamo dai contadini ch e coltivano le piante, poi vendiamo le foglie in giro per citt e villaggi. Rand bevve un sorso dalla coppa accanto al piatto. Non ho mai provato il qat. Pen so che dovr farlo, prima di partire: Le due donne si scambiarono uno sguardo divertito, poi Shahara disse: L avete bevu to durante la cena. una specie di vino a base di qat che prepariamo noi. Abbastanza dolce sentenzi Rand. Sapore gradevole. Dopo la cena Kara li lasci e Yanbu and a dormire. Ormai era chiaro, per Rand, che Shahara divideva il letto con l indovino: ma non sembr che avesse fretta di seguir lo. Pensate di poter star comodo, qui? chiese a Rand, indicando una branda in una stanza sul retro della casa. Certamente rispose Rand. Aveva dormito in condizioni molto peggiori. Lei rimase ancora. Perch vi hanno mandato qui, veramente? chiese sottovoce. Non si f idano di Yanbu, vero? I veggenti e i profeti sono sempre sospetti. Lui non n l uno n l altro. solo un pover uomo che cerca di tirare avanti. Io porto asa soldi e oro, e anche lui vuole guadagnare qualcosa. Non pu vendere il qat, pe r cui cerca di fare il possibile col suo binocolo. Ogni tanto riesce a vedere qu alcosa di interessante gi al confine. Rand sent freddo. Ogni tanto? Quei messaggi in codice arrivano tutte le settimane. stata Londra a volere dei rapporti settimanali. Lungo il confine non succede poi molto. Qualche volta dobbiamo inventare un paio di attraversamenti misteriosi, o uno scambio di fucilate nella notte. E quando posso gli porto delle informazion i. Siete stata voi a dargli la notizia della morte di Ili Hassin nell incidente? S. Il nostro addetto all ambasciata sostiene che due giorni dopo era ancora vivo. Lo conosceva di persona. Non possibile che fosse un sostituto. La donna scosse la testa, incredula. Abbiamo saputo dei rapporti successivi, e na turalmente li ho controllati. Ho un cliente che pu accedere agli schedari in cui vengono registrati tutti gli incidenti stradali. Quello tra il camion e la macch ina di Ili Hassin avvenuto marted dodici, come ha riferito Yanbu. Gioved quattordi ci non c stato nessun incidente del genere. Allora il governo ha mentito. S.

Tuttavia... Rand non era convinto. I conti non tornavano. Quanto tempo vi fermate? chiese Shahara. Forse voleva cambiare argomento. Solo fino a domani. Mi pare di aver scoperto quel poco che c era da scoprire. Avete moglie, a Londra? S. Allora diverso. Avete fretta di tornare da lei. Mi fermerei, se potessi combinare qualcosa di utile. Ma qui non ho trovato rispos te, niente con cui mi possa confrontare. Ili Hassin, uomo di sinistra, morto in un incidente d auto. successo di marted, ma gioved non avvenuto nessun incidente. Y anbu ci ha riferito la cosa, e un uomo vi ha aggredita con un pugnale. Ho sempre temuto che l ufficio del telegrafo fosse il nostro anello debole. Volevo procurarmi una radio a onde corte e trasmettere direttamente i messaggi. Conosc o il codice Morse e non mi sarebbe stato difficile, ma Londra non ha voluto. Avevano ragione le disse Rand. Una trasmissione in codice su una frequenza poco uti lizzata sarebbe stata molto sospetta. Invece il normale servizio telegrafico tra smette spesso messaggi d affari cifrati, e il vostro pi sicuro semplicemente perch si perde in un mare di messaggi simili. Ma quel Rualla lo sapeva. I vostri spostamenti erano troppo regolari, andavate all ufficio postale sempre lo stesso giorno della settimana. Per c qualcos altro che mi preoccupa. Sono certo ch e con una mancia al telegrafista si poteva ottenere quell indirizzo di Londra sen za la necessit di aggredirvi con tanto di pugnale. Perch Rualla l ha dovuto fare? C era forse un fattore tempo che richiedeva un azione diretta e rapida? Lei alz le spalle. In queste faccende avete molta pi esperienza di me. A volte penso di avere troppa esperienza. Cerco di rendere le cose pi complicate d i quello che sono... Poco dopo and a dormire, tirandosi su le coperte della branda sfondata per proteg gersi dal freddo della notte. Il sonno arriv prima che se lo aspettasse, e quando finalmente si svegli c era nell aria il profumo del caff. Il sole era gi alto e si s entivano delle voci. Yanbu e Shahara erano in cucina con un ospite. Era Gargan, l uomo dalla brutta fa ccia al quale Shahara aveva venduto una fornitura di qat il giorno prima. Fece u n cenno a Rand e continu a mangiare dal piatto che aveva di fronte. Yanbu non era di molte parole, e giocherellava nervosamente con la sua tazza di caff. Shahara, che era appena alzata e indossava una vestaglia larga e svolazzante, ch iese di scusarla e and a vestirsi. Siete inglese? Gargan chiese a Rand. S. Ci siamo visti ieri alla periferia di Taizz Gi, ricordo. Fece fuori il resto della colazione. Rand decise che quell uomo non gli piaceva. Poco dopo torn Shahara, con una camicetta, pantaloni da cavallerizza, e pochi dei suoi gioielli. Aveva trovato il tempo di farsi il trucco, e Rand not che quel gi orno lo aveva leggermente cambiato. Aveva sempre tre pallini neri su ciascun zig omo, ma in mezzo agli occhi scuri, sopra l attaccatura del naso, aveva tracciato tre sottili linee orizzontali. Rand si rivolse a Gargan. Siete venuto a comprare dell altro qat? S, tra l altro. Shahara riemp di caff la tazzina di Rand. Scottava troppo per berlo, e lo lasci sul tavolo a raffreddare. bellissimo, qui intorno. Gargan annu e infil una mano tra le pieghe del suo mantello. Rand gli scagli il caf f bollente in faccia, poi si tuff sopra il tavolo per buttarlo a terra. Gargan url e cerc di rialzarsi, mentre afferrava la pistola di fabbricazione sovietica che t eneva nella fondina sotto l abito. Rand gli strapp l arma e gli assest un rapidissim o colpo sulla tempia. L uomo smise di gridare e rimase immobile. Ma come l avete capito? chiese Yanbu, quando Rand si rialz. Mi ha avvertito Shahara. Il suo trucco formava tre punti, tre linee e tre punti. Ieri notte mi aveva detto che conosceva il codice Morse, e quello era un SOS, il segnale internazionale di richiesta di soccorso. Era la mia unica possibilit spieg Shahara. arrivato qui all alba, armato. Credo che a esse in programma di ucciderci tutti e tre, ma prima voleva scoprire chi eravate

, e se con voi c era qualcun altro: Rualla disse Rand, pensando ad alta voce. Scommetto che lavorava con Rualla. Dopo c he l ho ucciso, Gargan venuto fin quass per liberarsi di noi. Ma perch? Perch tutta questa improvvisa attivit? Perch Ili Hassin morto o di marted o di gioved? sugger Yanbu. S, forse. Oppure... Rand si blocc, poi disse: Leghiamolo prima che riprenda i sensi. Poi penso che noi tre dovremmo fare un giro lungo il confine. Qualcosa mi dice c he oggi sar una giornata difficile. Yanbu non aveva molta voglia di avventurarsi gi dalla sua montagna, ma alla fine si misero in viaggio, passando accanto ai contadini che lavoravano nei loro camp i a terrazze mentre percorrevano il sentiero tortuoso che scendeva a valle. In q uel punto non c era una vera strada che portasse nello Yemen del Sud, ma un passo nelle montagne che permetteva il passaggio di carovane e di veicoli. Era il pun to che Yanbu aveva tenuto d occhio per tutti quei mesi, e Rand era convinto che s ia Gargan sia il defunto Rualla avessero avuto il compito di toglierlo dal suo p osto di osservazione. Forse l incursione da sud non sarebbe avvenuta quel giorno, ma tutto, nelle azioni di Rualla e di Gargan, indicava che era imminente. Non c niente da vedere disse Shahara dopo che ebbero raggiunto la vallata a dorso d i cavallo, rimanendo l un poco. Non sta arrivando nessuno. Non esserne troppo sicura la ammon Yanbu, sollevando una mano per imporre il silenz io. Le sue orecchie aguzze avevano percepito qualcosa che agli altri era sfuggit o. In quel momento lo sent anche Rand: un rumore basso simile a un rombo, che sembra va avvicinarsi e aumentare. Passarono altri dieci minuti prima che apparissero i primi blindati carichi di u omini armati, preceduti da un mezzo di scorta con una mitragliatrice pesante mon tata sul retro. Adesso cosa facciamo? chiese Shahara. Usciamo allo scoperto e andiamo loro incontro decise Rand. Scambi poche parole con Yanbu, per dargli un idea del suo piano d azione. L uomo spalanc gli occhi, spaventa to, ma Rand alz una mano. Fidatevi di me. Dopo vi spiegher tutto. Condussero i loro cavalli verso la colonna che avanzava. Rand non si sentiva mol to sicuro del cavallo che Shahara gli aveva prestato, ma l animale non si spavent per l avvicinarsi dei blindati. La mitragliatrice sul veicolo di testa gir per ten erli sotto mira e Yanbu alz una mano per segnalare che voleva parlamentare. Il comandante della colonna in avanzata si present come il Generale Hammad. Aveva un aria non ostile, ma sembrava seccato dalla loro improvvisa apparizione sul su o cammino. Vorremmo parlarvi gli disse Rand. Abbiamo un importante notizia che rigua rda la vostra missione. La mia missione? Che cosa ne sapete, voi? Rand si volt verso Yanbu. Non riconoscete quest uomo? Yanbu, il profeta che ha pred etto il terremoto e i sanguinosi fatti avvenuti a Sanaa la settimana scorsa. Per caso ha delle notizie per me? chiese dubbioso il generale. Yanbu gli parl in arabo. Rand vide che Shahara sorrideva, e capi che tutto sarebb e andato bene. Se il generale Hammad avesse voluto farli uccidere, avrebbe subit o dato l ordine. Alla fine il generale disse: Scendete. Vi conceder cinque minuti. D iede delle istruzioni a un ufficiale e li condusse vicino a un gruppo di rocce. Si sedette e prese alcune foglie verdi di qat da un sacchetto che aveva alla cin tola. Adesso parlate disse, masticando una foglia. Rand parl in inglese, osservando l uomo negli occhi per scoprire le sue reazioni. Y anbu sapeva dell invasione di oggi, cos come sa tutto del futuro. Sa cosa succeder se proseguite in questa pazzia. Il Generale spost il suo sguardo su Yanbu. Era chiaramente scettico. E cosa vedete nel futuro? Yanbu scelse con cura le parole, senza guardare in direzione di Rand. Raggiungere te Sanaa domani, praticamente senza incontrare resistenza. Ili Hassin, il minist ro dato per morto, ritorner in scena vivo e vegeto, e sar nominato presidente del governo provvisorio. Ma nel giro di trenta giorni vi tradir a favore dei sovietic i, che avranno introdotto loro truppe nello Yemen del Nord su richiesta di Hassi n. Quando denuncerete la cosa sarete assassinato sui gradini della moschea di Sa

naa. Il generale Hammad era impallidito alle parole di Yanbu. Balz in piedi, sputando la foglia di qat. Voi mentite! Non ha mentito sul terremoto ricord Rand al Generale. E ha dato prova delle sue capa cit di preveggenza in molte altre occasioni. Come potete sapere che Ili Hassin non morto? chiese a Yanbu. un informazione assolut amente riservata. Ho visto rispose Yanbu con fare misterioso. Hammad lanci un occhiata al mezzo che guidava la colonna, col mitragliere accanto alla sua arma. Rand si irrigid, pronto a gettarsi al riparo se fosse stato necess ario. Ma Hammad si avvicin al veicolo solo per usare la radio. Parl in arabo con q ualcuno e rimase un po' ad ascoltare. Quando parl di nuovo sembr molto irritato. Ur l alcuni ordini, poi spense la radio. La nostra conversazione finita disse a Yanbu. Salite a cavallo e tornate da dove si ete venuti. Quando furono fuori portata d orecchio, Rand chiese: Cosa ha detto per radio?. Era una discussione se procedere o no rispose Shahara. Non stato deciso nulla. La colonna di blindati rest immobile per pi di un ora. Le truppe e i veicoli se ne stavano fermi in fondo alla valle in attesa di decisioni che altri uomini, e alt rove, dovevano prendere. A questa distanza ci possono ancora uccidere osserv Yanbu, mentre percorrevano la v allata in direzione della sua montagna. Ma non lo faranno. Credono in voi e nelle vostre previsioni, e pensano che porter ebbe sfortuna uccidere un uomo simile. Rand sapeva che erano salvi, ma non ancora se la loro missione era riuscita. Solo quando la colonna riprese a muoversi, ri tornando verso sud, fu sicuro che quell ultima incursione contro lo Yemen del Nor d era stata sventata da semplici parole. Shahara era da sola con Rand nella casa che sovrastava il lontano confine. Ma com e potevate sapere che Ili Hassin era vivo? Forse perch c erano stati due rapporti spieg Rand. Pensiamoci un attimo. Yanbu ha rife rito a Londra che Ili Hassin era morto in un incidente stradale, un marted. Quell a sera era avvenuto un incidente, ma Ili Hassin stato visto e riconosciuto con c ertezza due giorni dopo, a un ricevimento all ambasciata. Quindi non era morto ne ll incidente di marted. Poi il governo ha comunicato che era rimasto ucciso in un incidente il gioved dopo il ricevimento. Ma quel giorno non c era stato nessuno sc ontro. Per cui non era morto nemmeno gioved. Che fosse stato ucciso in qualche altro modo? Mi sembrava molto improbabile, perc h il governo avrebbe potuto certamente organizzare un incidente d auto, se gli ser viva. Pi probabile invece che Ili Hassin si fosse inventato la storia della sua m orte. L incidente era stato mal programmato, e per qualche ragione lui ha dovuto partecipare a quel ricevimento prima di lasciare ufficialmente il mondo dei vivi . Forse aveva consultato un ufficiale dello Yemen del Sud sui piani dell invasion e finale. A ogni modo, ho preso per buona la conclusione pi logica: Hassin era st ato dato per morto sia di marted che di gioved, ma non poteva esser morto n marted e neanche gioved, quindi era ancora vivo. E per il resto? Sono solamente supposizioni? Non solo. Era logico concludere che esistesse un legame tra la morte erroneamente annunciata dell unico ministro socialista al governo e una progettata invasione da parte dello Yemen socialista. Dato che non era morto, significava che aveva p rogettato di riapparire dopo (invasione, come leader del nuovo governo. Ho spieg ato a Yanbu quali dovevano essere le sue previsioni, e gli hanno creduto. Il gen erale Hammad ha preferito girare i tacchi piuttosto che morire sui gradini della moschea di Sanaa. Shahara stava guardando Yanbu, che puntava ancora una volta il suo binocolo vers o il confine. una buona spia. riuscito a ingannarli, anche se col vostro aiuto. M a, vedete, potrebbe davvero essere in grado di prevedere il futuro. Non pi di voi e di me. Ma il terremoto... Quella volta stava pascolando le capre. Spesso gli animali sono irrequieti per or e o anche per dei giorni, prima di un terremoto, come se sentissero i primi rumo

ri nel profondo della terra. Se lui conosceva questo fenomeno, grazie a qualche esperienza precedente, la sua previsione non appare pi cos straordinaria. gi pi di quello che potete fare voi. Si stava sistemando il trucco, mentre parlava, togliendo le linee nere tra gli o cchi e sostituendole con i pi tradizionali puntini. Oh, posso fare anch io una predizione disse Rand. Il generale Hammad penser che solo Ili Hassin pu aver rivelato i piani dell invasione. A quel punto Hassin sar diventa to un reietto, rifiutato da entrambe le parti. La sua morte pu essere ancora in p rogramma. La predizione di Rand si avver tre giorni dopo, ma ormai era gi tornato in Inghilt erra. Doppia caccia di Enzo Verrengia Apparso in appendice a Top Secret n. 4 (giugno 1989) Non conoscevo abbastanza l anatomia per capire cosa mi avevano rotto. Di certo gl i incisivi superiori, ridotti in schegge dannose alla lingua. E i pugni buscati persistevano sul mio corpo con un unica insopportabile fitta. Se avessi trovato i l coraggio di girarmi su un fianco, avrei rischiato di cadere nel buio dall altez za ignota del lettino dove mi avevano gettato senza nemmeno rimboccarmi le coper te. Mi consolavo ritrovando nel ritmo delle mie pulsazioni quello del jazz ascol tato in un altra vita, poche ore prima, quando avevano teso l amo proprio a me che facevo il pescatore. Il sabato sera suonava un buon complesso al Saint Louis, un locale distante da H arlem ma vicino al Colosseo. Gli altri giorni l c era teatro d avanguardia, cabaret , video, ma non un funzionario straniero dalla scura pelle mediterranea e un suo collega nostrano. I due spuntavano solo il sabato sera, a tavolini separati, da vanti alla pedana dei musicisti. Io non stonavo nella fauna, perch bazzicavo il l ocale gi da tempo, diciamo da prima di essere prestato al controspionaggio dalla mia sezione. Qualsiasi cosa stesse accadendo tra i due funzionari, il rompicapo dovevo risolverlo io. Non potendo cambiare faccia ogni volta, cambiavo compagnia. Quel sabato ero con un amico attore deluso dalla mia scarsa collaborazione a rimorchiare. Mentre lui si esibiva al bancone del bar con una modella brasiliana e i due funzionari si esibivano nell ignorarsi, tre uomini vennero a sedersi al mio tavolino. Se al Sai nt Louis nessuno era fuori posto, loro facevano eccezione. Vieni con noi. per servizio disse quello che faceva da portavoce. E la tessera? chiesi. Nessuno dei tre cap. La tessera del Saint Louis spiegai. Se non siete soci, me la prendo con chi vi ha f atto entrare. Senza saperlo, dovevo aver pronunciato una formula magica: si alzarono e spariro no. Invece i due funzionari restarono e quello mediterraneo aveva seguito la far sa con la coda dell occhio. Diedi una caramella al mio amico attore per rabbonirl o e raggiunsi i tre fuori. Non so chi vi d lezioni, ma voi studiate male li rimproverai. L dentro avete fatto pi danni di un branco di elefanti in un negozio di lampadari. Risposte zero. La viuzza era deserta e loro ne approfittarono subito per fare qu ei bruschi movimenti che mi avevano ridotto nelle attuali condizioni. La luce venne a scatti, con i lampi di accensione di un neon. Riconobbi l infermi era di un distaccamento metropolitano della Sorveglianza, il mio ente assistenzi ale. E riconobbi anche il trio che entrava. Santoro, del controspionaggio, Giuli ani, il dirigente della mia sezione, e un medico di ordinanza. Quest ultimo mi vi sit con palpate un po' troppo audaci per i miei gusti, mi auscult e disse agli altr i due: Non pu sopportare iniezioni. Poi usc con la stessa indifferenza dei suoi coll

eghi di Auschwitz. Peccato, bisogna rimandare l interrogatorio fu il commento di Santoro. Giuliani, rivolto a qualche divinit, mormor: Non potevo proprio immaginarlo. Neanch io, ma che cosa? m intromisi. Questo rispose Santoro. Si avvicin al mio lettino, sfil di tasca una foto e me la po rse. Osservai due figure sgranate: un giovane con la stessa sfumatura di pelle d el funzionario mediterraneo che sorvegliavo al Saint Louis e un altro pi familiar e, perch interpretava il ruolo di me stesso. Una brutta controfigura dissi. Sono pi giovane e pi bello. Sei tu ribatt Santoro. Noi ti affidiamo uno dei nostri che sta cercando un nuovo e p i remunerativo ingaggio, e tu vuoi riferire che bruciato in anticipo ai suoi nuov i padroni, vecchi amici tuoi. Il loro funzionario, che va al Saint Louis per agg anciare l uomo tallonato da te, non ti conosce e non si accorge che segui la mano vra per noi. Allora ti rivolgi al ragazzo che nella foto con te, un lattante in carriera con copertura universitaria. Gli dici di rinunciare al nuovo acquisto, perch avariato. Per fortuna abbiamo i custodi che custodiscono i custodi. Sorrise. Questa foto ci arrivata ieri, ma abbiamo preferito agire stasera al Saint Louis, davanti al loro compratore. stato un buon momento mondano: servir a far rialzare le quotazioni del nostro servizio sullo scacchiere del Mediterraneo e a chiuder e per un bel pezzo tutte le contrattazioni in corso. A proposito, che trattamento ha avuto quello dei nostri che mi avevate affidato? Non mi piacciono le parzialit. uscito subito dopo di te. Facendo meno sbruffonate con la squadra del controspion aggio. E ne ha guadagnato in salute fece Giuliani, con l aria del maestro che ha c olto in fallo il primo della classe. Non sapevo neppure cosa offriva a quegli arabi dissi. E poi, da manuale: se qualcun o cade in tentazione gli si fa commettere il peccato e lo si sfrutta in campo av verso. Per favore, seriet! si innervos con me Giuliani. Ma forse ce l aveva di pi con Santoro , che alla prossima riunione del Comitato per la Sicurezza si sarebbe preso tutt i i meriti del momento mondano al Saint Louis. Cercai di stamparmi dentro la foto, prima di restituirla. I miei due superiori m i guardarono con disappunto dal capezzale. Quando uscirono, la mano di Giuliani indugi sul pomello interno della porta. Collegai quel gesto ai tonfi che sentii un ora dopo, e scesi dal lettino con pass i da influenzato. Nel corridoio erano stesi due aguzzini che non sapevo di esser mi meritato. A uno dei due tolsi la pistola. Per il momento trascurai di rintrac ciare il mio santo protettore e presi l ascensore per il piano terra, che in real t era di sopra. Senza fare incontri indesiderati, piombai nell ufficio di un opera tivo in servizio notturno. Mi fai un favore? gli chiesi, e per sottolineare l urgenza gli puntai contro la pis tola. Cos lo convinsi a scovare i moduli per le disposizioni di emergenza e ne compilai uno con l ordine di trasferirmi alla Centrale, sulla Salaria, firmandolo con un a pprezzabile imitazione dello scarabocchio di Santoro. Funzion con l ufficiale dei carabinieri che montava di guardia nella portineria da i vetri antiproiettile, e uscimmo dall austero palazzo che un tempo era appartenu to come tanti alla nobilt romana. Adesso la Repubblica vi si insediata per tutela re la sicurezza dei cittadini. Residence di Stato, li chiamano, e ospitano nucle i investigativi della magistratura e degli altri corpi separati. Dovrebbero esse re alveari segreti, invece se ne stanno piazzati sotto gli occhi di tutti, nel c entro di Roma, con le pattuglie di protezione che sostano davanti ai portoni com e se fossero ingressi di bar. Tenevo un braccio attorno al collo dell operativo, sorreggendomi, ma da sotto il cappotto che portavo sulle spalle gli premevo la pistola nel fianco. Qualche min uto pi tardi gliela regalai sulla testa e lo sistemai tra due cassonetti dell immo ndizia. Quindi sbucai in via Bissolati. Su quest ultima da qualche anno corre una leggenda: che i taxi accelerino perch piena di uffici di compagnie aeree e c semp re il rischio di bombe. Da addetto ai lavori, sapevo che per quella notte non se

ne prevedevano. Ma non potevo certo gridarlo ai tassisti che mi sfilavano davan ti fingendo di non vedermi. Dovetti arrivare in via Veneto. L oltrettutto uno un po' in disordine dava l idea di uscire da una festa e non da un intrigo internazio nale, quando le due cose non coincidono. Comunque, beccai un taxi proprio davant i a Palazzo Margherita, la sede dell ambasciata americana. Non pensai nemmeno per un attimo di fermarmi per una chiacchierata con l operativo della C. I.A. assegn ato al turno di notte. A volte il concetto di servizi amici troppo elastico per i miei gusti. Via Statella, a Monteverde dissi all autista e scoppiai a ridere senza motivo per r afforzargli la convinzione che ero strapieno di coca. Lui, assuefatto alla gente di merda, ricambi la mia allegria e mi incoraggi a entrare nei dettagli delle pre stazioni di quella che andavo a farmi. In via Statella ci avevo abitato appena arrivato a Roma. Di l fu un ordalia farmi a piedi i due chilometri fino all appartamento del mio amico attore. Lo sorpresi a letto con una bionda... disegnata sulla copertina di un giallo come non se ne pubblicano pi. Non gli spiegai gran che, tanto lui viveva avventure peggiori per trovare una scrittura. Passai qualche giorno scomodamente disteso nel suo letto a tavolaccio, un arnese di tortura indispensabile a tutta la gente dello spettac olo, che ha la mania della schiena dritta. Nel frattempo diventai famoso nei pan ni di un terrorista sul quale avevano scaricato tutte le possibili imputazioni. La mia faccia fu sbattuta sui giornali e in TV. Mi cercavano soprattutto nel qua rtiere di Monteverde, ma dietro le quinte, non avevano certo preso sul serio la pista che gli avevo propinato attraverso il tassista. Piuttosto, attendevano che mi incamminassi su quella che loro mi avevano indicato. Nella foto con il mio sosia e il ragazzo dalla pelle bruna, c era uno sfondo di p orticati. Porticati che non si trovavano certo a Roma, n in una qualsiasi cittadi na medievale brulicante di studenti arabi. Erano porticati a denominazione di or igine controllata. Di Quella Citt. Evito il nome non per gusto del mistero, ma pe rch mi porta sfiga. Ci ho studiato, mi ci sono laureato, ma sono stati anni talme nte grigi che alla fine ne sono scappato. Adesso il problema era tornarci attraverso una nazione tappezzata di mie foto e pattugliata da poliziotti convinti dei miei peccati senza avere ascoltato la mia confessione. L amico attore mi present ai tecnici di una compagnia teatrale che doveva fare tap pa in Quella Citt. Erano ragazzi che prendevano in simpatia chi lavora solo per l a gloria, non per il denaro, come me. Mi accolsero letteralmente nel loro grembo : mi nascosero nella scenografia smontata, dentro un autocarro difficile da perq uisire, per di pi protetto dal nome di un attrice sospettabile solo per le sue abi tudini sessuali. Loro braccavano me e io dovevo braccare il mio doppione fotografico. Ma la cacci a era una sola. In Quella Citt era pi inverno che altrove. Ritrovai lo stesso freddo dei miei anni universitari, passeggiando infagottato in un piumino omaggio del mio amico atto re, e mascherato con sciarpa, occhiali scuri e berretto di lana. Per fortuna era tutta roba firmata, altrimenti mi avrebbero scambiato per un fantasma degli ann i Settanta e mi avrebbero arrestato per banda armata, a colpo sicuro. Non faticai a orientarmi sotto i porticati del centro, fino a un portone con il nome che cercavo fra i campanelli. Era aperto, e salii senza bussare al secondo piano, dove c era uno studio dentistico con la saletta di attesa vuota. Mi annunc i lo scricchiolio del parquet e sulla porta del gabinetto medico si affacci un ara bo in camice bianco. Rivoglio il mio sorriso, Al gli dissi, mostrando i resti dei miei incisivi. Ci abbracciammo. Lo chiamavo Al, ma sul passaporto e sulla targhetta era il dotto r Ibn Sadiq Abbar, specialista in odontoiatria. Dodici anni prima dividevamo una camera e l esistenza in Quella Citt, ambedue marocchini agli occhi della padrona di casa, nonostante io fossi solo terrone. E i pazienti? domandai. Sto ingranando, non ti preoccupare disse con l accento straniero intriso di dialett o emiliano.

Forza, Al scherzai. Ricostruiscimi il sorriso. Buttai fuori la lingua, graffiandola s otto gli spezzoni degli incisivi. Come ti successo? si decise a chiedere. Ho mangiato troppi spaghetti al dente. Mi rimasto il vizio dai tempi della mensa universitaria. Ci sono molti dentisti a Roma. Troppo cari. Non me li posso permettere. Il gabinetto medico era tappezzato di linoleum e le attrezzature erano ottime. P er uno senza clienti, aveva ricche sponsorizzazioni. Al mi iniett l anestetico nell e gengive e mi estrasse parte degli spuntoni di dente. Gli altri te li tolgo dopo: stai perdendo troppo sangue. La pi spiccata caratteristica degli arabi, da qualunque ceppo nazionale provengan o, l ospitalit. Al abitava in periferia, dove i porticati erano di cemento e squadr ati, ma creavano la stessa ossessione prospettica che nel centro storico. Aveva sposato Malika, una sua connazionale importata direttamente dalle desolazioni de lla madrepatria per offrirle una brillante carriera di casalinga in Italia. I ta mponi di ovatta, che tenevo serrati in bocca per frenare il sangue, mi risparmia rono i convenevoli. Ne approfittai per lanciare occhiate qua e l nell appartamento e ascoltare le risposte brevi e secche che il mio amico dentista diede in arabo a un paio di telefonate. La mattina dopo, Malika mi port il caff e le notizie sul mio avvenire pi immediato. Voi dovete cambiare posto fu la premessa. Io e mio marito desideriamo la cittadinan za italiana, perci stiamo attenti a non commettere azioni illegali. Se volete diventare una mia connazionale, tanto per cominciare potreste imparare la lingua e non parlare francese. Lei arross, ma insist sulla necessit del mio trasloco. Escluso tornare allo studio di Al. Lui sarebbe venuto a curarmi i denti nella mia nuova tana. Che interessant e esperienza: non sapevo fino a che punto si fosse sviluppata l attrezzatura dent istica portatile. A dire il vero, non credevo che la clientela di Al fosse pi indi screta delle sedie di plastica che c erano nella sala di attesa, ma perch comprome ttere dei futuri connazionali cos rispettosi della legalit? Durante quella giornata di vivace mutismo, trascorsa insieme a Malika, allungai le mani, ma non su di lei. A mezzanotte scendemmo di casa e lei mi guid verso l au to del marito, parcheggiata a qualche isolato di distanza. Il dottore ricostruisce i denti a mezza citt notai. Non venuto n a pranzo n a cena. partito. C un congresso a Milano. Ma torna domani. Parlava sempre in francese, fors e per tenermi in esercizio. Guid circospetta fino al centro storico, dove i porti cati medievali ripresero a scorrere oltre i finestrini, intristendomi i pensieri . Madame Malika aveva la chiave di un portone massiccio: la seguii attraverso un a trio e un cortile odorosi di muffa. In alto la luna rischiarava un cielo grande quanto un francobollo. Percorremmo un labirinto di scale e ballatoi, sino a ferm arci dinanzi alla porticina di una mansarda. che lei apr. Mi sembrava di rivivere le tribolazioni universitarie alla ricerca di una stanza in Quella Citt. Era un rifugio da studenti in affitto abusivo, con le travi del tetto allo scoperto, un a stufa a gas, priva di bombola, un letto, scrittoio, scaffali vuoti e la porta del bagno. Sono ancora giovane per qualche sacrificio commentai. E Malika se ne and, dimentica ndo i saluti. L ospitalit araba stava perdendo qualcosa a contatto con i nostri co stumi nazionali. Attesi un giorno le cure del mio amico dentista e il rancio. S, perch nella mansar da non c erano cucina n frigo. A sera, scesi sotto i porticati, con la faccia bene in vista, ed entrai in una salumeria. Non sottovalutavo la memoria dei coscienz iosi abitanti di Quella Citt. Infatti, appena uscito con un panino, vidi che il p roprietario si attaccava al telefono. Il centro storico fu trapassato dalle sirene. Ma nella mia testa era bene archiv iata la mappa di certe scorciatoie da studente. Sapevo di edifici con due entrat e, di vicoli chiusi che all improvviso si riaprivano e di passaggi da un cortile interno all altro. Mi muovevo come dentro un labirinto dal tracciato gi risolto su un settimanale di enigmistica. Cos lasciai i cacciatori a districarsi nella loro

battuta e proseguii la mia, meno affamato, perch riuscii ad acquattarmi e a divo rare il panino, gradito al mio stomaco ma un po' meno alle gengive scoperte. Verso le nove entrai nello studio dentistico di Al, il dottor Ibn Sadiq Abbar. Gl i avevo rubato le chiavi a casa e lui non c era pi passato, altrimenti sarebbe ven uto a chiedermele su in mansarda. Lavorai per ore con il gesso da calco e certe resine di otturazione che asciutte indurivano come granito. Le avevo osservate durante la seduta, due giorni prima . Alla fine mi sentii pi a mio agio, anche ne non potevo ancora sbandierare il so rriso. Tuttavia, la sensazione di conforto che mi venne dal lavoro appena fatto fu tale da cullarmi nel sonno sulla sedia dentistica, dove mai da ragazzo mi era capitato di provare tale rilassatezza. La mattina dopo perquisivano pensionati ed appartamenti ormai lontani dalla zona della mansarda. Per loro in un solo giorno erano tornati tempi in cui i terrori sti circolavano fra gli studenti. Io mi divertivo a sbirciarli da dietro il fine strino del bagno, nello studio. Un dottore, anche se arabo, era insospettabile p er le autorit. O no? Alle dieci il parquet della sala d attesa annunci un paziente, ma stavolta ero io il dottore. Il ragazzo che entr nel gabinetto dentistico era uno dei protagonisti della famosa foto: l arabo, il lattante in carriera con coper tura universitaria , secondo l autorevole definizione di Santoro. Dal bagno scivola i alle sue spalle in silenzio sul linoleum e lo stordii con le energie residue d ei miei ultimi giorni di dieta. Quindi composi il numero telefonico di casa di A l e parlai con sua moglie, Malika. Signora, posso lasciare un cadavere qui allo studio e offrirlo alla polizia, comp licando le cose per vostro marito. So che lui mi amico, ma non me l ha dimostrato come volevo. Lei mi sbatt il telefono in faccia, ma richiam mezz ora dopo. Il centro pieno di polizia!... balbett spaurita. Certo, signora. Da ieri sera, grazie a me. E se non mi aveste interrotto, vi avre i consigliato di non provare a venire qui armata, come di certo avrete fatto. Po trebbero perquisire le auto con signore straniere al volante. Spero avrete avuto il buon senso di non confidarvi con nessuno. No. Non ho parlato. Bene. E allora, tentiamo di ricapitolare le cose fino a questo punto. Per guadagn arsi la nazionalit e un buon stipendio, vostro marito accetta di lavorare per il nostro servizio di sicurezza e spiare la vostra stessa comunit in Italia, o pi pre cisamente, in Questa Citt. Circolano molti studenti arabi e lui segnala i sospett i, giusto? Io non so... fece Malika. S, voi non sapete districarvi in fatto di relazioni internazionali, ma il dottor A bbar s. Gli telefonano per chiedergli se sono venuto da lui, vostro marito confer ma, loro confabulano e lo richiamano ordinandogli di portarmi al patibolo, cio in quella mansarda. Il dottore per passa l incarico a voi, signora, perch ha un attac co di rimorsi. In fondo, il servizio di sicurezza lo ha contattato anche su mia segnalazione e lui sperava di non dover agire contro di me. Ma in questo mestier e, le speranze sono barzellette. Lui non ha colpa si lament la donna. Certo. E per provarlo a Milano, probabilmente circondato da testimoni. Quanto a m e, avrei dovuto restare in quella mansarda, ad attendere la visita a sorpresa de l ragazzo che qui ai miei piedi, con gli occhi chiusi ma momentaneamente ancora vivo. Lo conoscevo gi di vista, per via di una foto, lasciamo perdere quale. Si p revedeva che non mi sarei mosso, per via delle mie apparizioni sui giornali e in TV. Ma io mi sono esposto, sono uscito e la polizia ha invaso il centro. E quan do il giovane eroe riuscito a salire sulla mansarda per uccidermi, ha trovato so lo il mio odore. Concitato giro di telefonate, finch salta fuori che una chiave d ello studio sparita da casa sua, signora. L amico passa da voi a prendere una cop ia, arriva qui e io lo addormento. Scusate le lungaggini, ma se non volete un mo rto qui, mi dovete dire chi il contatto di vostro marito. Dalla cornetta mi giunse un gemito, poi Malika compit in italiano un numero telef onico.

Grazie. Voi avete un ottimo accento. Lasciatemi lo studio fino a stasera e se vi chiedono notizie, rispondete la verit: che non sapete niente e che non uscite di casa per paura della polizia. Domani venite pure a liberare il vostro ex connazi onale, con gli auguri di un prossimo connazionale. Riattaccai e confezionai l arabo con bende di garza e brandelli di camice. Quando rinvenne, lo avvertii che conoscevo la sua lingua e che, se lo avessero chiamat o al telefono, doveva tranquillizzarli: io ero morto e lui aspettava che le stra de si sgombrassero per togliermi di l. Gli feci notare che se non mi accontentava , avevo il tempo di ucciderlo e gli mostrai come e di scappare prima che arrivas sero i suoi rinforzi. Lui ebbe occasione di obbedirmi immediatamente, perch squil l il telefono. Gli avvicinai la cornetta all orecchio e si comport a puntino. Avrei voluto invitarlo a pranzo, ma ora non potevo pi permettermi di uscire. Cos lo obb ligai a digiunare con me per solidariet. Nel pomeriggio feci il numero ottenuto d a Malika. Rispose una chioccia voce femminile, dal pesante accento di Quella Cit t. Chi che parla? Esitai, il tempo di farla spazientire. Cos , ti piacciono le cose per telefono? Afferrai al volo e dissi allegro e voglioso: Ciao, come stai? Io bene, ma tu chi sei? Senti, ho avuto il tuo numero da un tuo amico. una parola! Lo sai quanti amici ho io? Questo fa parte dei raccomandati. Siete tutti raccomandati. Posso venire da te stasera? Eh no, gioia. Devi prenotare come gli altri. Guarda, non importa se devo pagare dell extra. Misi tutto il calore che potevo nell a voce. Va bene, va bene. Sbollisci, va . T aspetto. Ricordami l indirizzo! Me lo ricord e fissammo l ora. Al momento dell addio, i mugugni furiosi dell arabo si interruppero, mentre io mi infilavo qualche cosa addosso, nello stesso posto dove da ragazzo nascondevo le sigarette. Uscii legandomi attorno al mento una sciarpa giustificata dal freddo intenso e presi un autobus vuoto. Scesi in una piazza periferica circondata di c asermoni popolari e suonai il campanello dell accogliente nido d amore dove mi att endeva la tipa della telefonata a luci rosse. Mi fu aperto senza domande al citofono. Salii e lei mi accolse in baby- doli. No n ho un temperamento all inglese, ma riuscii a non lasciarmi distrarre dalle sue bellezze e fu un bene. Seguendola nel corridoio, una mattonella si mosse dietro di me, facendomi voltare in tempo per parare l attacco del mio sosia nella foto. Da vicino mi somigliava ancora meno e di certo non sognavo di fare il suo mestie re da grande. Tent di strangolarmi con un filo di nylon legato a due pezzi di leg no a mo di maniglie, ma sbagli la presa. Riuscii a liberarmi un braccio, sfilai da l calzino il mio giocattolo e glielo infilai sotto la gabbia toracica, spingendo glielo in su fino al cuore. Era un pugnale di resina per le otturazioni, ricavat o dal calco di gesso di un innocuo sfogliacarte di plastica. Me lo ero costruito la sera prima, nello studio dentistico di Al, e l arabo inviato ad uccidermi ne a veva compreso la possibilit, quando lo avevo minacciato con quel coso. La bella di notte strill. Prima che gli acuti mi forassero i timpani, fui su di l ei, riservandole lo stesso trattamento del ragazzo abbandonato nel gabinetto den tistico. La stordii, la legai e la imbavagliai con mezzi di fortuna. Poi andai i n cucina e divorai tutto quello che mi riusc. Feci rinvenire la donna e prima di toglierle il bavaglio le mostrai il pugnale o dontoiatrico ancora rosso: Quest affare uccide, l hai visto e glielo puntai alla gol a. Lavoro per lo Stato, come quelli che sfruttavano te e il tuo uomo. Ora ti do a ria e tu mi rispondi a bassa voce. Lei annu e mantenne la parola. Il suo appartamento serviva a qualcuno del governo che lei aveva conosciuto per

caso fa i clienti e la proteggeva insieme al pappa in un giro di spaccio leggero , hashish e marijuana. La donna capiva solo che il tipo del governo incontrava d egli arabi. Le ordinai di telefonare a quell uomo e di farlo venire, dicendogli che tutto era finito. Per la seconda volta nel medesimo giorno diffondevo la notizia della mi a morte. C era di che toccare ferro. Lei mi obbed e consumai tutta la sua riserva di caff per tenermi sveglio. Non slegai mai la mia ospite, neppure quando dovette fare i bisognini: non avevo tempo per mettere alla prova la mia fiducia in lei. Il nuovo giorno spunt al suono del campanello d ingresso. Aprii e tirai dentro Giu liani, il mio capo. Per favore, seriet? gli sbraitai in faccia, come lui aveva fatto con me la notte de l grande momento mondano al Saint Louis. Ma io ero sincero. Fin dall inizio crede vo che a pilotare il tutto fosse Santoro, del controspionaggio. Quest ultimo non dovemmo attenderlo, perch si present poco dopo, con una cortese scampanellata. Tutto a posto disse con la pretesa di rassicurare chiunque, compreso il cadavere d el mio presunto sosia. Lo so replicai stizzito. Ma mi pagherete le spese del dentista. E la prossima volta non costringetemi a fabbricare arnesi per uccidere. Non digerisco bene i morti, specie se sono io a farli. Giuliani si lasci cadere pesantemente su una poltrona. Tu hai un appuntamento mi comunic Santoro. Ti accompagno io. Ho la macchina gi, scend i pure. Staccava di netto dalle utilitarie parcheggiate nel quartiere. E staccavano anco ra di pi le auto- civetta che arrivarono poco dopo. Vi fu un po' di movimento e da l palazzo scesero sotto scorta Giuliani e la prostituta, che qualcuno aveva cope rto con una giacca pi lunga del suo baby- doli. In coda c era Santoro, che mi ragg iunse in macchina e mise in moto. A Molti chilometri da Quella Citt, mi rimprover: Dovresti essere pi presentabile, ma capiranno. Lo appresi in una villa di campagna, a met strada fra i porticati lasciati indiet ro a Roma. In una stanza mi attendevano un Buddha dall aureola di capelli scuri e un altro d io, con le spalle curve sotto il peso della sua stessa potenza. Erano le due ani me dei nostri rapporti con il mondo: il Ministro della Difesa e il Ministro degl i Esteri. Per chi dei due ho lavorato? domandai. Per tutti e due, abbiamo deciso rispose il Ministro degli Esteri. Rivedr la luce del sole, domani? chiesi ancora. Non credo disse lui. E poi faceto: Le previsioni meteorologiche dicono neve al nord e pioggia al centro- sud. Il Ministro della Difesa mi incoraggi: Riassumeteci come l avete vista voi. Conoscerete per forza i nomi dissi stanco. Giuliani, il mio capo, tesse per noi una rete di arabi intorno alle universit. In Quella Citt la controlla da casa della d onna con il pappa che mi somiglia. questa somiglianza che gli d l idea di ficcarmi dentro il gioco che sta organizzando. Giuliani fa posare il mio sosia con il ra gazzo scuro e diffonde la foto assieme a un informazione, che secondo lui avrei s pifferato agli arabi. L amico dentista, che un nostro sincero sostenitore, si sca ndalizza e per questo mi scarica. Ma altri arabi che fanno il doppio gioco vogli ono le prove ch l informazione passata dal mio sosia genuina. Il che, tra parentes i, mi fa credere che dev essere una gran bella balla. Giuliani sposta lo spettaco lo a Roma, dove io ignaro bazzico il Saint Louis. Il mio capo manipola i doppiog iochisti di Quella Citt per far spuntare nel locale un funzionario arabo, che att ende invano un mio sorriso di incoraggiamento. Infatti lo scherzo a specchio: io credo di sorvegliare uno dei nostri, ma in realt lui che sta sorvegliando me, a beneficio dell arabo. E davanti a questo, Giuliani lascia che gli uomini del cont rospionaggio mi imbottiglino, per convincere l arabo che l informazione passata in quella famosa foto autentica. Vengo pestato per non parlare sotto le iniezioni e rivelare cos la mia innocenza a Santoro. Gi, Santoro: Santoro che continua a far e lo gnorri, ma sotto sotto sta cercando di cavare un senso dalle mosse di Giuli ani. proprio Santoro, non il mio capo, a farmi scappare da Roma, per vedere chi

rilancia. Giuliani mi lascia proseguire e conta di cancellarmi in Quella Citt, or a che non gli servo pi. E da allora in poi, avrete avuto le notizie in diretta da Santoro. Esatto conferm il Ministro degli Esteri. Il Ministro della Difesa fece per parlare, poi sfugg i miei occhi e guard il suo c ollega. Una bugia complicata e pericolosa disse il Ministro degli Esteri. Noi stavamo per d istruggere una nostra installazione militare al sud, per giustificare una ritors ione contro il Paese del vostro amico dentista. Se ci avessero creduto, di l avre bbero cercato di aprire il fuoco prima di noi, qualunque fazione prevalesse nel loro governo. E gli americani sarebbero stati costretti a soccorrerci in base ag li accordi NATO. Si preparava una fase decisiva di questa guerra non dichiarata nel Mediterraneo. Giuliani non ha tanta fantasia! protestai. Il Ministro della Difesa sporse in avanti i suoi innumerevoli menti ed ebbe un es pressione contrita: Mi ha scavalcato, ha preso ordini direttamente da Washington. Fra gli americani c chi ha ancora il pallino di togliere di mezzo gli arabi catti vi . Non riescono a pensare in prospettiva. Non capiscono che noi siamo la porta d el Mediterraneo, che ormai si pu andare avanti solo con la cooperazione e lo svil uppo. Ripensai ai miei dubbi sui servizi amici sotto l ambasciata, in via Veneto e annuii , aggiungendo: Probabilmente, in America sentono il bisogno di una nuova avventur a a puntate nel telegiornale. Siamo una penisola e sulla carta somigliamo vagame nte al Vietnam. Ma le prenderebbero di nuovo. E in questi giorni ho maturato una buona esperienza da vietcong. Il Ministro degli Esteri mi rassicur: Consegneremo Giuliani agli arabi, per dimost rare la nostra buona fede. Questo sollever un vespaio a Washington, ma io minacce r un vespaio ancora pi grosso. Piuttosto mi sorrise voi non bevete niente? Vorrei uno sciroppo che preparava mia madre dissi. Ma la ricetta troppo complicata. Anche per voi politici. C sempre una donna

di Enzo Verrengia Apparso in appendice a Top Secret n. 4 (giugno 1989) Sparavano sulla laguna. Il filare di pioppi formava una sottile cortina di foglie lungo la riva e nei va rchi si vedevano anatre disegnare nell aria frenetiche acrobazie senza scampo. Sc hiamazzi e scariche di fucili echeggiavano fino alla strada asfaltata, al di qua di un terreno sabbioso e incolto, segnato a caso da viottoli. La stagione della caccia me la ricordavo sempre uguale. Uccelli sull acqua, fucili puntati e io in bicicletta, scappato da una piccola citt non lontana, con il cuore spezzato e la tentazione di pedalare fra i tiri. Il paesaggio restava su misura per estati piene di promesse mai mantenute. Non c era nemmeno una storia da raccontare, semplicemente tutto si ripeteva anno dopo anno. Finch ero andato via e il tempo aveva smesso di somigliare a se stesso. Non bastava pi una bicicletta per tornare sulla laguna dalla citt dove vivevo ades so. La Capitale. E l sparavano di pi. Nella sede centrale della Sorveglianza avevo ormai rivisto tante di quelle volte l assassinio del primo Ministro su uno schermo, che temevo mi si stampasse per s empre nel cervello, annullando tutti gli altri miei ricordi. Ostinarsi su quella registrazione doveva servire a capire, non a mangiarsi le mani. Sembravano allo sbando, invece si stavano riorganizzando: per questo e cos altro a ncora? sbraitava il dirigente. Ci tenevano compagnia un operativo e un tecnico che sembrava incorporato nelle a pparecchiature. Sullo schermo ad alta definizione, le linee di scansione dei fotogrammi elettron

ici ripetevano la sequenza. Il Ministro scendeva dalla limousine e si avviava ve rso il portale di un istituto da inaugurare. A quel punto, un individuo dai trat ti giovanili con baffi, occhiali e passi della stampa sulla giacca si esibiva in un gioco di prestigio che trasformava la sua macchina fotografica a pozzetto in un arma. Calibro nove parabellum, era risultato poi: proiettili perforanti che a vrebbero attraversato anche un giubbotto di kevlar, se il Ministro ne avesse ind ossato uno. Dopo gli spari, il tiratore veniva preso e trascinato in un auto da due dei nostr i... Che in realt erano dei loro. Troppi agenti della Sorveglianza avevano soccor so il Ministro gi morto, ciascuno lasciando a qualcun altro la cattura del tirato re. Nella folla si sono mescolate delle comparse, per aumentare la confusione comment l operativo, con il tono di chi convinto di avere appena avuto la Grande Intuizion e. Ma nella Sorveglianza l ingenuit si sprecava. La verit era una sola: passare att raverso i setacci cui sottoponevamo quelli della stampa? Confonderci le idee con due angeli guardiani apparentemente in ritardo e al contrario puntualissimi a g arantire la fuga del tiratore? No, chiunque fossero, avevano un efficiente club di tifosi nel nostro giro. una donna dissi, indicando i lineamenti troppo efebici del tiratore. E questa s era una Grande Intuizione. Il dirigente accenn al tecnico di bloccare il fotogramma, lo studi per un po' , poi si volt dalla mia parte: E con questo? Le Grandi Intuizioni, da che mondo mondo, vengono sempre accolte con indifferenz a dai comuni mortali. L archivio inutile continu il dirigente. Questa generazione restata al freddo per mu versi quando non ce lo aspettavamo pi. Se anche si travestita, non per paura di u na foto segnaletica. No ammisi. Per, questo trasformismo potrebbe significare che non clandestina. Che, s e sono rimasti al freddo, quei frigoriferi sono alla luce del sole. Al tecnico tocc cos il suo momento di felicit. Inserisco dei dati presunti su altezz a, peso, et, conformazione facciale e il resto ci spieg, picchiando sulla tastiera dell elaboratore grafico con la leggerezza di un clavicembalista. Dal falso uomo, si dovrebbe poter ottenere una possibile donna. Anche noi ci stavamo riorganizzando: per questo e cos altro ancora? Il ritratto ipotetico si form sul terminale video e fu riprodotto nella stampante da aghi che stridevano come rondini impazzite. Per fortuna l ossessivo rivedere la registrazione dell assassino non aveva cancellato la mia restante memoria. Il computer aveva creato uno spettro femminile con un acconciatura da paggio non nuo va per me. La esibiva in molte pose Odette, una ragazza che al liceo aveva sempr e gli occhi altrove dai miei, ma si lasciava spesso fotografare da me, perch sape va che cos non avrei smesso di desiderarla. E a lei piaceva essere desiderata. Quella sera, una sua istantanea del tempo perduto e la ricostruzione dell elabora tore si trovavano affiancate sulla mia scrivania di casa. Altre immagini erano s parse intorno. E molte di pi dentro di me. Le conservavo per il vizio incurabile di attizzare i ricordi. Un vizio utile nel mio mestiere. Io spuntavo dallo stesso passato di quella donna, o forse lei era tutto il mio p assato. C sempre una donna. Odette era tutta la malinconia dei miei pellegrinaggi autunnali sulla laguna, dove oltre ai cacciatori e agli uccelli c era Nostos. L p assavamo le vacanze durante l adolescenza e ci tornavo in bicicletta nei pomerigg i di novembre per rimpiangere tutte le cose che non erano successe durante l esta te. Cose tra me e Odette. Se lei ora uccideva per convinzione, non sapeva che tra i suoi avversari c ero io . Il mattino dopo dovetti sorbirmi le fusa di sua madre in una lunga interurbana, che mi frutt due numeri telefonici. Avrei potuto fare anche quelli da casa mia, t anto ormai erano gi stati registrati dall ufficio intercettazioni. Ma volevo avere un approccio privato. Perci scelsi un bar, dove dal televisore acceso un annuncia trice parlava di emergenza nazionale a un gruppo di ministeriali che le guardava no la scollatura. Il primo numero di Odette era quello di casa. Nessuna risposta

. Il secondo era quello d ufficio. Mi rispose impaziente qualcuna che lavorava co n lei. in ferie da una settimana. Non ha lasciato recapito. Decisi di infilare questo mio piccolo segreto personale nelle pieghe degli altri segreti dei quali dovevo occuparmi per mestiere e attesi la domenica. Fu allora che andai nella citt dove si era stabilita Odette, a due ore di distanza dalla C apitale. Non si sarebbe mai aspettata un intrusione da me, che ai tempi del liceo consideravo perfino il suo banco un inviolabile cappella. Ma bene ha scritto Bor ges: Nessuno sa in quali immagini lo muter il tempo. Adesso il mondo di Odette mi apparteneva per intero. Vagai per tutta la giornata fra le sue stanze, che la s ua assenza trasformava in un museo. Confesso che pi volte mi soffermai a cercare le tracce dei suoi uomini. In ogni modo, niente della sua vita attuale mi parlav a di terrorismo. Eppure, c era qualcosa che lei non avrebbe dovuto lasciare cos in vista sul suo ta volo da lavoro: foto che le avevo scattato tante estati prima. A Nostos. Non credevo che le sue nostalgie si risvegliassero insieme alle mie. Dopo una ce rta et si smette di credere a quelle romantiche coincidenze che dovrebbero culmin are nella realizzazione dei nostri sogni. Il luned indicai il punto sulla mappa al dirigente. C era lo stesso operativo a fa rgli da spalla. Fra la laguna e il mare c quest isola lunga e stretta. Si chiama Nostos e non molto frequentata. Noi del posto non incoraggiamo il turismo. Di l si pu scappare in tu tto il Mediterraneo. E sparire. Non una pista, sono ipotesi obiett l operativo. Che c stato tra te e lei? Avrei potuto verificare per conto mio dissi. Invece ve ne sto parlando. S. Bisogna tentare stabil il dirigente. Naturalmente l operativo doveva essere la mia scorta. NOSTOS PERCORSO PREFERENZIALE, si leggeva sul cartello all uscita dell autostrada. E l itinerario mi si snodava davanti al parabrezza e nella memoria. Guidavo io, viaggiavamo sulla mia macchina. Dalle colline, il piatto azzurro della laguna ap pariva come un preludio del Mediterraneo, che si estendeva oltre un lungo lembo di sabbia e alberi. Quella era Nostos, fra l acqua dolce e l acqua salata. Due canali separavano l isola dalla terraferma, uno a meridione e l altro a setten trione. Prima di quest ultimo, deviai sulla strada provinciale, sberciata e gibbo sa, piena di rattoppi come un vecchio palt. Chi viene dalla Capitale, entra da nord avevo assicurato all operativo. Meglio fare il giro della laguna e arrivare alle spalle. Di chi? Lui si era limitato ad annuire. Adesso, stordito dagli spari appena sceso dalla macchina, lo avevo convinto ad a ndare in riva alla laguna, per dare a Nostos un occhiata preventiva col binocolo. Perch dar fastidio a quella gente? chiese, riferendosi ai cacciatori. Non lo spaven tavano i colpi, il pericolo di incrociare pallettoni vaganti. Per lui era solo q uestione di rispettare il diritto di uccidere di quella gente . Chiss se avesse tent ato di dissuadermi dai propositi di adolescente. Ma allora non mi sarei trascina to sulla laguna uno del genere. Non gli togliamo uccelli e il panorama di tutti dissi. E quando ci fummo inoltrati abbastanza in uno dei viottoli: Aspetta, ho lasciato la pipa in macchina. Mi guard con una specie di commiserazione e rimase l. Da dove era fermo, non potev a vedere l auto, nascosta da dune e cespugli di rosmarino. Aprii il portabagagli, presi il fucile e mirai accuratamente, per non rischiare di mancarlo. I funzion ari della mia sezione tendono a sottovalutare le esercitazioni al poligono di ti ro. Mi liberai del fucile pi avanti, nella zona degli acquitrini, in una di quelle po zze fangose che cancellano tutto come sabbie mobili. Il simulato incidente di caccia era chiuso. Avevo perso di vista il mio collega, poteva essere stato colpito per errore: questo avrei dichiarato e non sarebbe s tato messo in dubbio. Il fucile che avevo usato era di marca comunissima. Chi de i cacciatori, trovando il morto sul viottolo, poteva essere certo di non averlo

ucciso? Chi doveva denunciare l Il corpo sarebbe stato nascosto, oinvolti in un inchiesta con l i conterranei. Noi del posto non urato tutti quei dettagli per il .

accaduto? Che cosa esattamente era accaduto? di chiunque fosse. Meglio evitare di trovarsi c emergenza nazionale in pieno corso. Conoscevo i mie incoraggiamo il turismo. E comunque non avevo c semplice gusto di compiere un omicidio impunito

Giunsi a Nostos da sud, dunque, aggirando la laguna. Attraversai il canale dopo le due del pomeriggio. Anche qui, sull isoletta oblunga fra la laguna e il mare, gli alberi nascondevano la vista dell acqua. Pioppi e salici sul versante lagunare, pineta dal lato dell a costa mediterranea. L agglomerato di villette dall intonaco a buccia era deserto, acceso da quell ecces sivo sole invernale delle basse latitudini. I raggi m infastidivano e mi facevano sudare nell impermeabile, nonostante il freddo. Parcheggiai in uno dei vialetti, vicino al cancello della villa che cercavo. Sce si dalla macchina e chiamai ad alta voce Odette. Difficile che lei fosse in comp agnia, altrimenti mi avrebbero risposto delle raffiche. Le serrande erano sollevate e le aiuole innaffiate di fresco, allo stesso modo d i quando tutta la sua famiglia arrivava per le vacanze. Invece quelle estate bal neari, stupide e innocenti, erano passate. Non avrei pi recitato i miei insulsi m elodrammi. L epoca delle villeggiature era finita, per Odette, per me, per il pic colo mondo bene di provincia che non ci aveva mai svezzato. Sotto il portico per mi parve di ritrovare un po' di quella voglia di vederla e paura di affrontarla c he mi prendeva ai miei appuntamenti con lei, allora. Entrai. Odette era sprofondata in una poltrona della sala al pianterreno. Mi fiss senza s orprendersi e senza salutarmi, come se ci fossimo lasciati la sera prima, sul mi o ennesimo e goffo tentativo di dirle quello che provavo per lei. Come se non lo avesse sempre saputo. Non ci vedevamo dal giorno della sua laurea. Al liceo volevo suicidarmi per te le dissi. Oggi ho ucciso qualcuno per te. Le sedet ti di fronte. C era sempre stato qualcosa di esagerato nei nostri rapporti. S convenne. Per colpa tua. Vero, per colpa mia. Non avrei pi recitato i miei insulsi melodrammi? Se avessero saputo che noi due... Che vuoi? chiese Odette. Sto tentando di salvarti. Mi sentivo capace di chiss quali prodezze ed ero gi stanco del poco che avevo fatto. Non m importa la verit sulla morte del Primo Ministro, s e eri tu o no. Per loro ero io? Per l elaboratore eri tu. E ti avrebbero presa. Quelle foto che hai lasciato in be lla vista a casa tua, sono come frecce puntate qui, su Nostos. Si alz di scatto. Tu li hai portati da me! No! Ero solo con un operativo. Lui doveva intervenire, ma l ho ucciso sulla laguna . Cammin verso la finestra, come fluttuando nei fasci spioventi del sole pomeridian o. Sapevo che lavoravi per l universit disse. Mi pagano con i soldi dell universit, ma la Sorveglianza che succhia i frutti delle mie ricerche. Cerchiamo di dividervi in formazioni, di capire se siete genuini o fasulli e fino a che punto vi appoggiate o vi appoggiano all estero. Spostai lo sguardo sull arredamento. Era consumato dall umidit e datato. I genitori di Odette erano ormai benestanti comuni, perfino mediocri. Molti si permettevan o estati pi esotiche che a Nostos. Quella sala era stata il fondale di feste da b allo favolistiche. Adesso era solo un ripostiglio di mobili usati. Curioso che i l giradischi fosse rimasto nel suo angolo. Guardai la scala per il piano di sopra. Sono sola disse Odette, dandomi le spalle.

Il pomeriggio sfum in crepuscolo. Riuscimmo a parlare, ma non a raccontarci le no stre vite differenti. Tentai di far funzionare il giradischi, ma dall altoparlant e vennero fruscii senza note. Poi trascorremmo una strana notte senza sonno e se nza amore. Fuori, gli spari sulla laguna erano cessati. Il mondo era quieto e se mbrava essersi dimenticato di noi due. All alba, il canotto pneumatico attendeva su uno dei tratti pi desolati del litora le. Dissi a Odette di puntare verso i confini delle acque territoriali, dove inc rociava un peschereccio senza bandiera. Lei si lasci portare per un braccio sull a renile, scostante come quando ballava con me senza stringermi. Non aveva progetti e io le avevo offerto una possibilit. Recitai il canto del cigno come se l avessi preparato da molto tempo: Avrei dovuto cercarti prima, ma preferivo ricordarti. Sal sull imbarcazione senza salutarmi e avvi il motore. Quando fu al largo, vennero in volo altri uccelli sull acqua, come convenuto. Gra ndi uccelli ronzanti. Elicotteri senza insegne decollati da una base della Sorve glianza. Odette era armata e spar contro di loro per sfogare la sua frustrazione. Dall alto non aprirono il fuoco per nervosismo, ma perch ubbidivano agli ordini. Vidi la gomma del canotto afflosciarsi quando gi non c era pi vita a bordo. Gli elicotteri virarono nella mia direzione e mi passarono sulla testa, perdendo si nell entroterra. Compivo trent anni quella mattina. Un uomo non pu aspettarsi gran che, dopo. Una donna ha pi occasioni, ma avevo bruc iato tutte quelle di Odette. Le avevo detto che non m importava la verit, perch gi la conoscevo. Punto per punto. E avevo deliberatamente lasciato filtrare solo i miei fatti personali davanti a quell operativo meno affidabile di un molare cariato. Non era lui l unico tifoso del gruppo di Odette dentro la Sorveglianza, per aveva avuto un ruolo importante nell assassinio del Primo Ministro. Dividendo con lui la mia scoperta su Odette, lo avevo spinto a venire con me. Era certo di poter scaricarmi quando gli pareva , perch nei corridoi passavo per una schiappa. A Odette ero sembrato ancora pi ingenuo. Prima che noi individuassimo l operativo infiltrato, la sua stessa organizzazione lo aveva giudicato pensionabile e ammaz zandolo gli avevo risparmiato lavoro. Il dirigente aveva approvato in anticipo l a mia messa in scena. E se l era tenuto per s. Per il momento, la morte di Odette non sarebbe stata annunciata. Ma era necessar ia. Se l avessimo arrestata, la Nazione avrebbe saputo ben presto che aveva perso il Primo Ministro per l inettitudine del servizio di sicurezza infestato di terr oristi. E poi, credendola libera e attiva, forse certe lumachine avrebbero conti nuato a strisciare, fino a venirci sotto i piedi, allora le avremmo ridotte in p oltiglia. Intanto, la poltiglia riguardava me: la mia adolescenza era stata crivellata in mare, accanto a Odette. Rendez- vous di Maria Masella Apparso in appendice a Segretissimo n. 1128 (23 luglio 1989) 1 luglio E l estate arrivata. Simone continua a ripeterselo salendo le scale. preoccupata: i l caldo accentuer tutti i malanni del suo uomo. Lei, anche se molto pi giovane, gl i non solo compagna ma anche madre. Ora deve trovare, e presto, un rimedio per rendergli pi tollerabili i giorni che verranno. 2 luglio: M. Ho combattuto la mia battaglia, ho terminato la mia corsa... Perch proprio oggi gli tornano in mente le parole della seconda lettera a Timoteo che migliaia di volt e ha sentito leggere dal padre?

Forse perch cos che M. si sente: un cavallo che ha bruciato nell ultima corsa la pr opria carica vitale. Ci che doveva fare l ha fatto. Ormai ha davanti il declino, ma non questo l intolle rabile. Ha vinto. Esattamente un mese fa ha eliminato i vecchi nemici pareggiando i conti. Ma prop rio la vittoria si sta ritorcendo contro di lui: senza avversari diventer presto inutile. Mentre si allontana ogni giorno di pi la speranza di un ultima battaglia, quella d ecisiva da cui uscire vincitore per sempre. 2 luglio: R. e S. J. Le sue dimissioni: forse sarebbe stato opportuno accettarle. Non possiamo tormentarci con i dubbi. Se fossero state accettate, sarebbe diventato una specie di martire e lo gi fin tr oppo. Tutto questo l abbiamo gi valutato allora: non per altro motivo sono state respinte . Nessuno di noi crede pi che lui possa in qualche modo servire ancora la Nazione . Non lui la Nazione: anche se spesso sembra crederlo. Lasciamo le cose come stanno. Senza nemici da combattere, la sua stella decliner. I tempi sono cambiati: altri sono gli uomini giusti per la Nazione. 2 luglio: M. M. riceve i visitatori in una stanzetta adibita a studio. Uomini e donne che chi edono aiuto, segnalano abusi, denunciano. Riceve tutti, come ha sempre fatto, prende appunti per il giornale. Preciso, com e un automa. Apre la porta all ultimo visitatore, che deve essere appena arrivato; poco prima non c era. Il cuore gli salta in petto e M. di nuovo sente il sapore del sangue c he accompagna la battaglia. L ultima, la pi importante; quella che cominciata come un gioco intellettuale e ni ente di pi. Quella a cui ha temuto di dover rinunciare per mancanza di un braccio giusto che s ferrasse il colpo. Fa entrare il visitatore. Per deformazione professionale gli legge in viso la co ntrollata contrazione di disgusto all impatto dell odore che impregna la stanzetta . Conosce bene certe reazioni: un tempo, lontano, stato medico. Basta! Basta i r icordi! Cos arriva subito al dunque. Avete trovato? S, ho trovato. Pensavo che avreste rinunciato. Il visitatore replica, quasi seccato: Era un incarico, mi stato detto di cercare e trovare una persona con dei particolari requisiti. Mi stato detto che era impo rtante. Ho voluto essere ben sicuro della scelta. Una pausa; quando riprende, la sua voce ha un sottile tono di compiacimento. Non stato facile, ma ho trovato la persona giusta. Parlatemene: non posso permettermi errori. Non possiamo permetterci errori. Si cor regge rapidamente, ricordando i termini dell incarico dato: Non da me solo, ma da un gruppo di sinceri patrioti. Ma il visitatore tanto preso dal proprio successo da non accorgersi della fretto losa correzione. la persona giusta: ve lo garantisco. una piccola provinciale dec isa, idealista. Pronta a dare la vita per difendere la libert . M. non l ascolta gi pi. una donna? lo interrompe, perplesso. Non aveva chiesto esplic itamente un uomo, ma lo riteneva ovvio... L altro annuisce. Una donna... ne sar capace? S. Come vi ho detto decisa. Decisa a diventare una martire, una nuova Giuditta. Sa r un docile agnello da condurre al macello. M. sta rimuginando fra s: una donna... un imprevisto... e se fosse meglio? Parlate

mene. Quando il visitatore esce, un ora pi tardi, ormai buio ma l aria ancora irrespirabi le per la calura. Simone entra nella stanza, guarda M., il suo uomo. Sente che lui le sta nasconde ndo qualcosa, qualcosa di importante. Ne gelosa: anche se lui ha molti anni pi di lei e nessuna potrebbe ritenerlo bello o anche solo piacevole. Soprattutto ora con la malattia. Ma Simone ne anche felice, perch lo vede vivo di nuovo. M. la nota a fatica tanto preso dalla donna che il visitatore gli ha appena desc ritto. Si ripete le disposizioni che ha dato, dovrebbe essere tutto in ordine. Con stizza si volge a Simone che rimasta in silenzio. Che cosa c ? Ho pensato che qu esto... si interrompe come se non trovasse le parole, si avvicina alla porta, la apre, fa entrare due uomini robusti che sorreggono un carico voluminoso e fa lor o segno di posarlo in un angolo; li commiata con un cenno del capo. E continua s enza guardare il suo uomo negli occhi: Dovrebbe essere di aiuto per combattere il caldo. 11 luglio: M. Il visitatore di ritorno. venuta? venuta. qui in citt. Crede di aver agito da sola, ma avevo provveduto a spianarle la strada. Dove posso trovarla? Ma il visitatore ha il suo discorso da continuare: gi qui. Ho manovrato cos che ott enesse una lettera di presentazione, come lasciapassare. Tutto secondo istruzion i. In pi ho viaggiato con lei: una molla pronta a scattare. Sospetta qualcosa? Il visitatore scoppia in una risata: Quella? Sospettare? Ma se quella crede di av er fatto tutto da sola. Vi baster indirizzarle la mano e lei sferrer il colpo fata le. Bene. Raccoglie le idee ancora una volta: non pu permettersi errori. E poi conclude : Ditemi dove posso trovarla. Fate attenzione: odia anche voi, non solo gli altri ed pericolosa come possono es serlo solo certe femmine. Non dimenticate con chi state parlando. Scoppia in una risata. Sapete bene contro q uali nemici ho combattuto e vinto. In tutti questi anni. Ditemi dove posso trova rla, poi andate e dimenticate. Ora solo, con un nome, un indirizzo. Un futuro. Che solo lui conosce. L altro, il visitatore, forse non dimenticher l incarico che gli stato affidato, ma di certo non ne parler con nessuno, mai. Non un pazzo: se qualcuno sapesse, per lui, per il suo collo sarebbe la fine. E ora c solo da aspettare. Ma un attesa ben diversa da prima. Lei: chiss come ! Certo, curioso di conoscerla. Ma vederla troppo presto rischiere bbe di rovinare un piano perfetto. Per deve vederla, presto, perch se nel momento fatale non riuscisse... Ha quel nom e, e l indirizzo, scolpiti in mente, impressi a fuoco. Nel tardo pomeriggio scivola fuori, approfittando dell assenza di Simone. Che, ge losa da sempre e ora preoccupata per lui, si messa a controllarlo. Vuole sapere dove va e con chi e perch. Assurdo per un uomo avvezzo a fughe avventurose, a nas condigli precari. Cos deve agire di nascosto da Simone. Se lei scoprisse che lui si reca a conoscere una donna, sarebbe una scenata e, q uel che peggio, starebbe cos in guardia da impedire il secondo progetto, quello v ero, determinante. E d altra parte non pu dirle la verit, il progetto deve restare na scosto o perderebbe ogni valore, anzi sarebbe controproducente. Arrivato a destinazione la cerca da lontano, facendo affidamento sulla descrizio ne ricevuta.

Riesce a intravederla un attimo solo mentre quella si affaccia ad aprire i vetri della finestra della stanza in affitto. Dunque lei cos. M. ritorna verso casa. L aria cos pesante e calda da sembrare una membrana densa e d infuocata sulla pelle. 11 luglio: R. e S. J. uscito. Di nascosto. O, almeno, cercando di passare inosservato. Non stata una cattiva idea farlo sorvegliare. Con discrezione. Chi ha incontrato? Nessuno. L altro lo guarda perplesso e ripete: Nessuno? Chi lo sorveglia stato chiaro: il soggetto non ha incontrato nessuno. Ha fatto un lungo giro da casa sua ad una via poco distante, un giro vizioso, molto pi lungo del necessario. Per non incontrare nessuno. Come se volesse far perdere le prop rie tracce. possibile che si sia accorto di essere sorvegliato? per questo non sia andato ad un appuntamento? Se non avesse niente da nascondere non si nasconderebbe. E se fosse una questione privata? Una questione privata? Una donna. La sua molto gelosa e lui non mai stato insensibile alle donne. Mi sembra assurdo, con tutto quanto sta accadendo, che perda tempo in simili scio cchezze. Per noi sono sciocchezze. Noi abbiamo dedicato la vita alla Causa. Lui no, nonost ante lo proclami a gran voce da anni. , per i suoi costumi, un relitto dei vecchi tempi. Noi siamo uomini dei tempi nuovi. Lo faremo seguire. E faremo tener d occhio quella via. E scopriremo che ha un appuntamento con una donna. Ora pensiamo alle questioni serie. I problemi non sono finiti con quella che lui ha chiamato la mia vittoria . 12 luglio: M. Simone si accorta dell uscita clandestina. Ha cominciato a chiedergli dove stato e perch. La sua gelosia sempre pi opprimente. Per M: stata una notte terribile. Ora l alba, ma il sole picchia gi forte. Il cald o martirizza la pelle, il corpo di M., ma il sapere ci che l aspetta gli d la forza e la serenit di sopportare, come da giorni non riesce. Anche questo tormenta Simone. Se il suo uomo cos calmo nonostante tutto (e lei sa che deve soffrire molto) vuol dire che eccitato per qualcosa. Se fosse una questione politica, lo vedrebbe scrivere, prendere appunti. un gior nalista non solo un uomo politico e per chiarirsi le idee ha bisogno di foglio, penna, inchiostro. Allora una faccenda di donne. uscito per incontrare una donna. Se gli impedir di u scire, lei dovr venire qui. E allora... Simone, di sangue caldo, non ha bisogno di concludere. Sa bene cosa far se metter le mani su quella donna. 12 luglio, pomeriggio: M. M. impaziente. La malattia (o Simone?) gli ha impedito di uscire e di fare il su o dovere di cittadino. E soprattutto gli ha impedito di recarsi nel luogo che ha scelto per l ultimo atto della rappresentazione. E lei forse gi l ad attendere. 12 luglio, sera: C. C. venuta da lontano. Decisa, ben decisa. Cos decisa che come in sogno ha superat o ogni ostacolo. Ha trovato chi le procurasse una lettera di presentazione per Lui. Ha attraversato il paese in rivolta e, come per miracolo, su indicazione di un v iaggiatore riuscita ad affittare una camera decorosa.

Come se una mano divina spianasse ogni ostacolo sulla sua strada. Ci che si propo sta ha l approvazione del Cielo; non c altra spiegazione. Tutto questo l ha creduto fermamente fino a poche ore fa. Ma ora, nella sua camera, comincia a dubitare. Lui non era dove lei andata ad incontrarlo. Allora l ha cercato a casa. Ma una do nna, forse bella per alcuni, ma sguaiata, volgare, certo la sua amante e nel pen sarlo rabbrividisce le ha sbarrato la strada. Allora C. le ha porto il biglietto che gi si era preparato per avvicinarlo. Ma inutilmente. La donna ha preso il biglietto, l ha esaminato, l ha infilato nel corpetto dell abito. Ma non ha aperto la porta. Ora C. dubita. 12 luglio, tardo pomeriggio: M. Ho sentito gridare. M. guarda Simone che ha il viso alterato. Niente. Non era niente. Ma volge il volto verso la parete. Ma ho sentito gridare. Una postulante. Ha risposto con la voce alterata per la collera. Perch non entrata? Ha lasciato un biglietto. Ed M. allunga una mano senza una parola. A Simone non resta che porgergli il pezzo di carta cincischiato. M. lo allarga c on cura sulla tavoletta che usa come scrittoio. Il cuore gli balza in petto. Rito rner? Che cosa ha detto? Niente. Ha solo lasciato il biglietto. una cosa importante. Deve essere lasciata entrare. Se scoprir che stata fermata... Non conclude a parole ma alza gli occhi e guarda Simone con uno sguardo che le f a paura. cos che lui ha sempre guardato i propri nemici mentre li giudicava colpe voli. Se ritorner, la lascer entrare. Una pausa. Se ritorner. Queste provinciali hanno sempr e rivelazioni importanti, ma poi si tirano indietro. Non dice che sono tutte scus e per avvicinare uomini importanti; uomini potenti; ma chiaro che lo pensa. 12 luglio, sera: R. e S. J. Anche oggi non si presentato. Dicono che sia per la malattia. Sospetto che stia p reparando qualcosa. Qualcosa? Ma finito. Non finito. Ha ancora qualche spicciolo di influenza da spendere. Sulla plebaglia. Ma la plebaglia ha il suo peso. E lui la blandisce in ogni modo. Con l abbigliamen to sciatto e la parola volgare. Ma il suo astro sta tramontando. E potremo fare pulizia. Soltanto chi non ha vizi potr reggere il timone della Nazione. Guarda il suo interlocutore: entrambi sono senza vizi e la loro unica ambizione servire la Nazione. Loro: uomini nuovi per tempi nuovi. 13 luglio, le prime ore del mattino: M. Il sole si appena levato su Parigi e gi il caldo appiattisce ogni cosa. M. non ha chiuso occhio per tutta la notte. Forse per la calura, forse per la malattia ch e non gli d tregua. Ma di certo per il terrore che tutto il piano vada in fumo, c he lei non venga, che Simone non la lasci entrare, che lei si perda di coraggio. Questa sarebbe l eventualit peggiore, perch non gli lascerebbe la possibilit ed il tempo di organizzare un altro piano, M. lo sa. in piedi dall alba a torturarsi. Cerca di lavorare un po' . Il giornale deve pur us cire. Anche se ormai ha perso molto del suo peso politico: M. non se lo nasconde di certo. una voce, ma non la sola, non la pi importante. Altri astri stanno sorgendo. Il s uo verr presto offuscato. Simone entra: preoccupata. Da ieri l umore del suo uomo pessimo, ma non collerico ; quello lo conosce bene e riesce a manovrarlo o almeno a sopportarlo. No: lui depresso. Come se si fosse arreso a qualcosa che lei non sa.

medico, o almeno lo stato in un tempo lontano, forse sa che la sua fine vicina.. . Gli si avvicina, vorrebbe parlargli, aiutarlo, invece si limita a dire: Ho prepar ato il bagno. Il bagno? M. sobbalza. Il bagno: ti aiuter a stare meglio. Certo, il bagno. E mentre lo dice qualcosa scatta dentro di lui. Un tempo, da giov ane, ha anche scritto un romanzo, una cosa di ben poco conto. Eppure ora riprova la medesima eccitante sensazione di comporre pezzo dopo pezzo una storia. Di in castrare un particolare dopo l altro. E il bagno potr essere uno splendido dettaglio. Si spoglia e cala nella vasca il proprio corpo arrossato. Se verr quella donna lasciala entrare. 13 luglio, le prime ore del mattino: C. Anche C. non ha trascorso una buona nottata. Sa di dover ritornare in quella cas a, da Lui. Non ha paura di lui, ma quella donna le ripugna. Le ripugna il modo a llusivo, volgare con cui quella la guarda. Come se la credesse una possibile riv ale. Per calmarsi si veste con cura. Come se dovesse recarsi ad una cerimonia importa nte. Le mani le tremano. Questo le fa paura, che sul momento le mani le tremino come adesso. Apre la Bibbia alla pagina che stata la sua guida. E l, dalla storia di Giuditta, attinge la forza necessaria per andare dove deve. 13 luglio, poco prima delle otto antimeridiane: C., M. e R. Simone se la trova davanti all improvviso. Gli avete dato il mio biglietto? Simone la guarda e annuisce. Che cosa ha detto? Simone replica: Andatevene. cercando di parlare a bassa voce per non essere udita di l, nella stanzetta adibita a studio. lui che non vuole ricevermi? lui che mi dice di andarmene? Andatevene! Per la collera e la disperazione Simone alza la voce senza accorgersen e. E, puntuale, arriva attraverso la porta chiusa la voce di M. Che entri. Simone costretta ad arrendersi. M. si guarda attorno. Cos va bene: tutto perfetto. Nudo nel bagno. C. entra e lui registra il disgusto sul viso di lei, quel disgusto in cui ha spe rato presentandosi cos, quel disgusto che la render ancora pi determinata. Recitano entrambi. Una recita di pochi minuti ma che entrer nella storia. Ognuno, martire, sta lavorando al proprio mausoleo. Ognuno dei due arrivato puntuale al proprio appuntamento: ore 8 antimeridiane de l 13 luglio 1793. Alle ore 8 antimeridiane del 13 luglio 1793 Carlotta Corday, venuta dalla provin cia (Caen), pugnala Marat (ex scrittore, ex medico, politico e giornalista, accu satore dei Girondini che lui stesso ha eliminato dalla scena politica il 3 giugn o 1793). Lo pugnala a morte mentre lui seduto nella vasca da bagno. Robespierre fra i pri mi ad accorrere, ma non pu far altro che constatare la morte del vecchio lottator e, del direttore del giornale rivoluzionario L amico del popolo . Marat diventato un martire. Ma anche Carlotta. Robespierre e Saint Just inizieranno la grande pulizia . E poi giunger l ora del loro appuntamento. I conti col passato

di Marcello Jatosti Apparso in appendice a Segretissimo n. 1134 (15 agosto 1989) La fine vicina. Ormai soltanto questione di minuti, di attimi forse. Tra poco lu i salir gli scalini di quest anonima pensione e sar qui a eseguire la condanna. Tra poco lui ho dato un nome, Rosenberg, all ombra che mi perseguita da anni tra poc o Rosenberg aprir la porta di questa stanza squallida e salder finalmente il vecch io conto tra noi. E io l aspetto. So che alla fine ha vinto lui; la tenacia del vendicatore ha stan cato il mio bisogno di sopravvivere. Sono pi di quarant anni che gli sfuggo, e a p oco a poco ho visto sgretolarsi, insieme ai miei ferrei convincimenti, anche la volont di resistergli. Quando gli ideali hanno cominciato a vacillare, ho tentato disperatamente di cre armi degli alibi, offrirmi delle giustificazioni. Quando la fede che credevo inc rollabile mi ha abbandonato, mi sono aggrappato alla vigliaccheria. Dapprima per orgoglio, poi spinto soltanto dalla paura, ho accolto la sfida. Ho giocato ques t interminabile partita a scacchi con la morte, assaporando perfino l ebbrezza di una mossa riuscita, facendo della disperazione accanimento, e dell accanimento fe rvore. Troppe volte ho brindato a una facile vittoria. Troppe volte mi sono illuso di a verlo seminato per sempre, di essermi finalmente liberato di lui. Per qualche me se, magari anno, ho accarezzato il sogno di un esistenza normale. La vana speranz a di ripartire da zero, ricostruirmi una faccia, una vita rispettabile, una cosc ienza. Ma lui riapparso ogni volta, pi costante del rimorso stesso. Finch il suo volto e l assillo della mia colpa si sono fusi in un unica immagine. Quell ombra che contin uava a riapparirmi. Quel fantasma che mi sorprendeva nei momenti pi inaspettati, nei luoghi pi impensati, e tuttavia finiva per sembrarmi ineluttabile. La notte, in un vicolo di una tetra periferia di Santiago; fra i platani di un c aliginoso stradone di Buenos Aires; dietro agli scaffali di una sconfinata libre ria di Manhattan; riflesso nei vetri di un caff, a un crocicchio di un inutile pa esotto texano; sotto a una maschera satanica, nella baraonda del carnevale di Ri o; in mezzo alla folla di uno stadio di calcio messicano. Era sempre l, Rosenberg. Mi guatava con quella sua faccia odiosa di ebreo ostinat o, coi suoi occhi aguzzi, con la sua barba sorniona. Sempre uguale, come se la s ete di vendetta l avesse reso impermeabile alla pioggia, alla neve, alla spuma sa lata dei lungomari; insensibile al vento, al sole, perfino al passare degli anni . No, la sua fede non ha mai vacillato. Si nutrita della perseveranza, dell ostinaz ione con cui mi ha dato la caccia. Cos, alla fine, Rosenberg ha vinto. riuscito a piegarmi, a mostrarmi quasi con sadismo la sua superiorit, a incenerire l ultimo mio paravento di orgoglio. Non mi difficile ammetterlo: sono intimamente pentito. Accolgo quasi con solliev o il castigo che Iddio si tanto accanito a infliggermi. Non c giustificazione sci entifica che tenga per le efferatezze di cui mi sono macchiato. Un medico, per q uanto giovane e accecato dalle dottrine pi visionarie, deve sempre saper distingu ere il limite fra la ricerca, la sperimentazione, il nobile intento, e la pura e semplice tortura. Un uomo, per quanto fedele alla patria, deve saper trovare la dignit di opporsi alle peggiori spietatezze, di rispettare i suoi simili. Un sol dato, per quanto obbediente, deve saper dire di no ai suoi superiori, quando si accorge di essere solo lo strumento di un folle disegno sanguinario. Tutto questo non posso pi nascondermelo da tempo. E se forse non vedo pi negli inc ubi i cumuli di membra straziate, la materia cerebrale scoperta al mio bisturi l ucente, se non odo pi le urla di agonia, c sempre lui, Rosenberg, che incombe nei miei sogni pi angosciosi, che mi perseguita nella calura di pomeriggi senza fine, che si materializza nella tappezzeria unta di qualche stanza fatiscente come qu esta. E infatti, ecco, i suoi passi risuonano faticosi nella penombra dell androne. Sen to il respiro affannato sulle scale, il vecchio cuore che scandisce inesorabile

gli ultimi rintocchi di una campana a morto. Per me. Non ho chiuso la porta a chiave, sarebbe comunque inutile. Sono steso sul letto ad aspettarlo. Quasi sorrido, nello specchio slabbrato dell armadio. In questi ul timi istanti, riaffiorano a sprazzi le pagine dell album di un esistenza sprecata. Primavera, una ragazza bionda nei giardini dell Universit di Monaco; estate, uno s fondo verde per le uniformi impeccabili, schierate a rassegna. Autunno, la piogg ia battente sui tetti di lamiera rugginosa del lager. E poi inverno, quest unico lungo inverno dell anima che stata tutta la mia vita. Quest inverno in cui neppure il sole pi infuocato dei tropici mai riuscito a sciogliere il gelo della paura, del tormento, della persecuzione. La paura. Solo ora mi accorgo di quanto ho paura. Ora che Rosenberg qui, nel corridoio. Or a che il momento venuto, mi manca il coraggio di accogliere la fine come una lib erazione. Chiudo gli occhi, e vedo lo stesso la sua figura ingobbita che entra nella stanz a. La mano rugosa che estrae la pistola. Vorrei non sentirlo, eppure rabbrividis co allo scatto della sicura. Ecco. Sta per sparare. Sgrano gli occhi. La mia faccia una smorfia di terrore. Non voglio morire. Non v oglio. Urlo. No, Rosenberg! Con gli occhi sbarrati, fisso la tappezzeria chiazzata d unto di questa stanza sq uallida. Ci vuole uno sforzo sovrumano per sottrarsi alla nitida angoscia del sogno. Me l a sento ancora addosso, stretta come una camicia di forza. Eppure no, io non sono pazzo. Vecchio, certo, ma ancora perfettamente lucido. Le ntamente, mi scuoto. Nell orrore dell incubo, credo di aver finalmente trovato una risposta. Un uomo pu scegliere di sacrificare la vita intera alla vendetta. Come unico scop o, in nome di chi stato massacrato nei lager. I suoi fratelli, forse, comunque i suoi simili, le vittime innocenti di un eccidio scientifico, meticoloso, sistem atico. Per loro, pu dare la vita; farne un interminabile caccia al criminale nazis ta. Ma quarant anni sono lunghi. E alla fine, l atto estremo diviene superfluo. quasi una grazia. Il colpevole ha gi scontato la pena. Una pena mille volte pi dura dell a prigionia, della tortura, della morte stessa. finito, annientato. E lo sa. Perci il conto chiuso. Ma sono stati in due a pagarlo: vittima e carnefice, colpe vole e vendicatore. Le loro vite si sono consumate in un eguale destino. E, come nel sogno, i loro volti si confondono. Io vedo il mio, nello specchio slabbrato dell armadio: quella stessa vecchia facc ia odiosa di ebreo ostinato, gli occhi aguzzi, la barba sorniona. Quasi riesco a sorridere. Adesso finita davvero, Rosenberg mi dico. Spionaggio in Paradiso di Umberto Nobile Apparso in appendice a Segretissimo n. 1134 (15 agosto 1989) Terzo premio al concorso Gran Giallo di Cattolica per il miglior racconto italia no di spionaggio. Nato nel 1931, Umberto Nobile ha lavorato per la SIAE. Dallo scorso anno andato in pensione e ora fa l assicuratore. Ha collaborato fattivamente con un giornale sportivo occupandosi soprattutto di uno sport poco noto in Italia, il twirling. un grande lettore di gialli e spy- story. In difesa del Diavolo va detto che abbiamo sentito solo una campana. Dio ha scrit to tutti i libri Dai Taccuini di SAMUEL BUTLER.

Satana stava attraversando un momento difficile della sua dannata esistenza e la propria immagine lo rispecchiava perfettamente: aveva un Diavolo per capello. Trascorso molto tempo da quando era stato cacciato dal Paradiso in seguito alla sua ribellione, ora non riusciva pi a reggere il confronto, temeva di non essere all altezza ignorando cosa stesse accadendo lass , quali erano le novit, che vita anda vano conducendo le anime buone, come doveva lui comportarsi, in parallelo, nei c onfronti di quelle perverse che gli destinavano. Il Principe dei demoni si trovava in posizione di stallo, quasi di fuorigioco. A ll oscuro delle molte segrete cose voleva, invece, tenersi aggiornato per agire i n conseguenza. Lo rodeva pure il tarlo della curiosit, sebbene ci fosse di secondaria importanza, e tornare lass era diventato un febbrile desiderio, un esigenza assillante che, tut tavia, rimaneva preclusa irrevocabilmente alla sua tormentata e collerica anima. Affinch si potesse placare era possibile un unica soluzione: inviare qualcun altro in sua vece. Senza porre pi indugi, quindi, escogit un intricato piano che a definire diabolico era il minimo da fare date le circostanze. Occorreva anzitutto una spia, un infiltrato il quale, dopo una vita terrena irre prensibile, si presentasse lass con la propria anima a curiosare, indagare, assumer e notizie, prendere appunti e poi farsi espellere nell identico modo che gi lui av eva messo in pratica, tanto da essere scaraventato gi, nel suo regno, preparato a ragguagliarlo con un rapporto esauriente. All inviato avrebbe offerto, come contropartita, una vita diabolicamente esaltant e, ovviamente negli inferi. Inoltre era necessario allestire intorno alla spia prescelta uno scenario approp riato in grado di farla apparire attendibile, perci avrebbe utilizzato allo scopo un insieme di fattori e attributi che creassero l atmosfera pi adatta e convincen te: la menzogna, l apparenza e l astuzia, la simulazione e l invenzione, l ipocrisia e l inganno, l azione e il gioco sottile delle ombre o, meglio, delle anime, come nel suo caso. Trascorsa una breve stagione accadde che, dopo avere vagliato diverse opportunit ed esaminato parecchi candidati mortali, Satana fece la sua scelta e si present a un certo Alighieri Durante, detto Dante, un giovinastro dimorante sulla terra, nella penisola italiana, predestinato a condurre una vita scioperata da invereco ndo gaglioffo, costellata unicamente di rapine, violenze, omicidi e altri gravi comportamenti. L Alighieri, a cui intelligenza e furbizia davvero non mancavano, si rese immedia tamente conto di quanto gli andava proponendo quell essere diabolico, apparsogli un mattino all alba, sovrastante il suo letto disfatto, dove, appagato, giaceva a ccanto a una non meglio identificata Beatrice, semiviolentata qualche ora prima. Voglio stringere un patto segreto con te insinu il Maligno Sarai ricordato in eterno come uno dei geni pi illustri della storia terrena. Il tuo nome diventer famoso o vunque. Avrai onori, combatterai da fiero soldato, amerai con passione. Solo un poco soffrirai l esilio che, tuttavia, agir da molla ispiratrice, insieme all amore , per farti comporre versi sublimi che saranno letti, studiati e ammirati da tut te le genti. Ti conquisterai, beneamato, il Paradiso. In cambio, quando sarai lass, voglio che ti informi su tutto quanto accade, osserv i attentamente, svolga indagini discrete e prenda appunti. Insomma, dovrai diven tare la mia spia, il mio inviato speciale il quale, acquisite tutte le informazi oni utili, si far cacciare recitando la scena di una finta ribellione. Raggiunte le mie dimore, dopo avermi messo al corrente anche dei particolari pi insignifica nti, potrai godere in eterno di tutti quei piaceri, si fa per dire, che avresti voluto assaporare nella tua vita terrena. Se rifiuti, bada, quando morirai sarai dannato per sempre a causa dei tuoi orrend i peccati che io ti spinger a commettere, facendoti poi soffrire le pene dell infe rno. Sono convinto, tuttavia, che non mi dirai di no e che riuscirai facilmente nell im presa: ti ho scelto proprio perch possiedi un intelligenza superiore oltre che un i ndole perversa.

L Alighieri non si fece pregare due volte e accett senza riserve di compiere la mis sione , deciso ad approfittare dell insperata opportunit offertagli. Come previsto, alla sua morte, raggiunse in gloria il Paradiso; si guard attorno e non impieg molto tempo a rendersi conto che anche l la vita eterna, in fondo, no n era poi male. Cambi atteggiamento e propositi e, pentito, decise di rivelare il compito affidatogli confessandolo all Arcangelo Michele il quale, dopo tante e s ante battaglie sostenute e vinte nei confronti di Satana, era stato preposto, pe rch considerato il pi adatto e meritevole, a dirigere un misterioso ufficio celest e identificato con la sigla M1 ma nascosto, per motivi di sicurezza, sotto il fals o appellativo pubblico Import/ Export- Paradiso/ Pianeti . Per trovare le contromisure da prendere, l Arcangelo, non molto sorpreso delle ri velazioni confidategli, fece intervenire immediatamente gli agenti della sua org anizzazione i quali, ben presto e con l abilit loro consueta, pervennero alla solu zione creando una seconda anima perfettamente identica a quella originale del po eta fiorentino. La coppia, dopo una plateale messinscena della ribellione, videotrasmessa astuta mente in tutto l universo, venne quindi espulsa e cacciata all inferno. L obiettivo consisteva nel fornire non solo informazioni false, tendenziose e fuo rvianti, ma anche infiltrandosi, nell osservare, indagare, prendere appunti e rif erire all ufficio di cui sopra mediante un nuovo e originale procedimento di tras missione in ecosistema col messo a punto. Fu cos che Satana cre la prima spia moderna. D altronde, chi altri poteva inventare un mestiere tanto diabolico se non lui, il Principe dei demoni? Il quale, tutta via, poco tempo dopo, scopr di essere stato ingannato e si pent amaramente di aver e trascurato un elemento fondamentale nella messa in opera del suo piano: il tra dimento. Povero Diavolo! Non l avrebbe dimenticata la grave omissione. In futuro, per caut elarsi ed evitare spiacevoli sorprese, avrebbe preso le necessarie precauzioni e adottato nuove e pi scrupolose misure di sicurezza. Quanto a Dante Alighieri, malfattore fiorentino trasformato in poeta sommo, gli si devono riconoscere altre singolari prerogative: avere impersonato e interpret ato, nella storia celeste, il primo pentito e il primo doppiogiochista dello spi onaggio. N. B. All autore della relazione appena conclusa va dato atto, invece, di avere intuito e finalmente reso pubblica tutta la verit sul Caso Alighieri istruendo un dossier a cui, prima di archiviarlo, ha attribuito il titolo indicativo: Dante Alighieri, problematiche e segreti di un poeta. Studi sul demonismo e sue implicazioni . Gi interpellato per svolgere altre indagini, pur rendendosi conto che tale impegn o potr rivelarsi molto pericoloso, lo stesso informa che sta esaminando altri casi poco chiari del passato le cui verit sarebbero destinate a diventare altrettanto clamorose e scottanti qualora venissero rese pubbliche vedi, per esempio, quelle riguardanti i generali Bonaparte Napoleone e Garibaldi Giuseppe nonch gli scienz iati Darwin Charles e Mendele ev Dmitrij Ivanovic. Effetto Domino di Andreas Gruber Titolo originale: Der Domino- Effekt Traduzione di Lorella Fontana e Donatella Pepe Apparso in appendice a Top Secret n. 8 (ottobre 1990) Fuori faceva freddo. Da alcune ore la stazione era avvolta dall ennesima tempesta di neve; raffiche di vento della forza di quasi sei unit, come Lee poteva rileva re dagli strumenti di misurazione, percuotevano le mura maestre. Il termometro d igitale segnava trenta gradi sotto zero e oscillava con lieve tremolio di un pai o di gradi in pi o in meno. Da alcune ore anche i collegamenti via radio si erano interrotti, si erano persi

i contatti perfino con la stazione principale, posta nelle immediate vicinanze, dotata tra l altro di un elicottero e di un gatto delle nevi. Il turbinio della neve impediva la ricezione delle onde cos che dall etere si percepiva solo un fiev ole fruscio. Questo per non era compito di Lee. La responsabile del contatto radi o era infatti Ellie Princeton, impiegata presso la stazione gi da tre settimane. Appena terminati gli studi universitari aveva sostituito Jimmy Baker, il radiope ratore che negli ultimi due anni l aveva seguita nelle sue ricerche. Glielo aveva raccontato la stessa Ellie che aveva anche tentato di introdurre Lee nei profon di e imperscrutabili abissi della radiofonia. La materia gli era comunque rimast a del tutto estranea e incomprensibile, inoltre Lee era completamente assorbito dal lavoro di ricerca nel suo settore di specializzazione che gi gli procurava no n poche difficolt. Al momento il suo problema principale era come riuscire a tene rsi sveglio dato che non dormiva ormai da quarantotto ore e visto che neppure le abbondanti dosi di caff forte riuscivano a sortire un qualche effetto su di lui. Con occhi cerchiati da profonde e rossastre occhiaie esaminava i suoi appunti ca lcolando per l ennesima volta i risultati dell undicesima serie di esperimenti. Lu i e il responsabile della stazione, Vic Valhoughn, avevano infatti condotto inut ilmente delle ricerche finalizzate a ottenere la realizzazione dello Schermo Pro tettivo Singolare; non erano per ancora riusciti a far spostare il segnalatore ro sso al di sopra del trentesimo livello. Lee si era imposto di provare e riprovare tenacemente fino a ottenere il success o finale, a costo di stramazzare esausto al suolo. Riprese nuovamente in mano il messaggio del computer, lo riesamin e lo strapp in mille pezzi. Si vers dell altro caff bollente in una tazza, il vapore si diffuse intensamente nella stanza e l enn esima sigaretta si consum nel portacenere. Quattro cucchiaini di zucchero e ancor a un po' di caff... La porta si spalanc improvvisamente e una bruna capigliatura entr vorticando nella stanza chiudendo piano la serratura automatica; cos che non si producesse alcun rumore che avrebbe potuto riecheggiare nel corridoio. Jo disse Lee con tono fiacco abbassando nuovamente lo sguardo e ostentando disinte resse come se non solo volesse ignorare del tutto il suo visitatore, ma non si v olesse nemmeno far minimamente coinvolgere dalla sua guizzante presenza. Joana Tafoya, la specialista di computer della stazione, scivol leggera e veloce verso Lee e, con la forza dirompente di chi invaso dal panico, afferr la mano con cui egli svogliatamente girava il suo caff. Con un improvviso e violento scatto della testa costrinse Lee a difendersi e lo indusse ad ascoltarla. Lee chiuse le labbra lentamente e fiss con aria stanca gli scintillanti occhi di colei che sostituiva Vic. Vic morto sussurr e sbirci profondamente scossa fuori dalla finestra attraverso la q uale non era possibile vedere alcunch, dato che all esterno continuava a impervers are la tempesta di neve. La loro piccola stazione, occupata da soli sei componenti, era isolata dal resto del mondo. Dio mio disse a fatica Lee e si sforz di reagire. Gett le braccia al cielo e migliaia di interrogativi balenarono nella sua mente, domande che lui avrebbe voluto porre immediatamente e che esigevano subito una r isposta. Perch Vic? Perch proprio lui? Vic il responsabile del progetto di ricerca. Lui, il migliore amico di tutti, che non ha mai fatto pesare la sua autorit indossando l u niforme con i gradi e redigendo documenti ufficiali, comunque riconosciuto da tu tti come l organizzatore supremo, colui che indica la strada da seguire, che pren de le decisioni, che li assiste nei loro problemi privati. un uomo cos umano, cos cameratesco, cos simpatico. No si ribell Lee non si pu pi parlare al presente. Lui era cos, ma ora morto! Proprio due ore prima, quando la bufera proruppe, si verific una terribile e impr ovvisa esplosione. Perfino l unico gatto delle nevi che possedevano nella stazion e era andato distrutto nella deflagrazione. Era stato un incidente e in quel fra ngente il loro tecnico aveva perso la vita. Si trattava di Bernhard Luga, un tec nico tedesco dalla preparazione di altissimo livello. Dalla sua morte Ellie Prin ceton aveva tentato invano di collegarsi via radio con la stazione principale di

stante dalla loro dieci miglia. Il loro tecnico non era riuscito ad allacciare p er tempo la cintura di sicurezza e venne cos dilaniato dalle fiamme e atrocemente lacerato dall esplosione. Il loro lavoro di ricerca aveva gi incontrato in precedenza degli intoppi, dato c he era venuto a mancare un importante membro della squadra e un gruppo di lavoro incompleto non poteva pi contare sul cento per cento del successo. E ora, due or e pi tardi, Vic aveva subto la stessa sorte. Perch maledizione! sbott Lee inalberandosi. Jo lo colp ripetutamente col palmo della mano in pieno viso, finch le guance di lu i non furono gonfie e Lee non si calm tra le lacrime. Jo smaniava nervosamente e il suo seno rigoglioso e florido ansimava per l agitaz ione. Osserv Lee con sguardo penetrante; ora era finalmente pronta a rispondere a lle sue domande. L espressione del suo viso non lasci per a Lee la bench minima sper anza. All improvviso anche lui cap quanto poco fosse il tempo a loro disposizione. Come folgorato da una rapida intuizione gli fu immediatamente chiaro che ora avrebbe dovuto affrontare un problema incredibilmente complicato, quasi insormontabile, che doveva essere risolto nell arco di pochissimo tempo. gi il secondo disse Lee lentamente liberandosi dalla stretta presa di Jo come per d imostrarle che era tornato se stesso. Jo volt la testa verso di lui con un movimento lento, come al rallentatore, lo tr afisse con uno sguardo tagliente che Lee non ricordava di aver mai visto negli o cchi di lei. Jo sembrava volersi accertare in questo modo di poter tenere sotto controllo un altro eventuale crollo emotivo di Lee, poi la donna scosse la testa . No sussurr Jo lentamente con un fil di voce. Lee la fiss sempre pi confuso e disse: Cosa? Perch no? Vic Valhoughn o non la second a vittima? Allora perch no? Oddio! disse tutto d un fiato Lee con affanno, come se solo ora gli balenasse alla mente che... Vic non la seconda vittima Joana Tafoya interruppe il corso dei suoi pensieri e lo riport rapidamente e con crudezza alla realt, affinch Lee potesse ragionare con lu cidit su dati di fatto e non si perdesse invece in qualche strana e futile fantas ticheria. Anche Trev Bower morto. Giace disteso nella cella frigorifera con una pallottola nella testa. L ho trovato questa mattina quando sono andata in cucina per la cola zione. Solo io e Vic avevamo la chiave della cella frigorifera. Cos, senza alcuna esitazione, ho pensato a lui. Solo Vic poteva aver ucciso Trev Bower. Sono cors a allora nella mia stanza e ho preso questa disse Jo con voce gelida e chiara agi tando nella sua mano una pistola di piccolo calibro che aveva sfilato dalla cint ura dei calzoni e che Lee non aveva notato perch nascosta dal pullover. Come un anestetizzato che si riprende dall effetto di stordimento causato dal nar cotico, Lee si sentiva ora del tutto sveglio. Goccioline di sudore freddo si add ensavano e scorrevano sulla sua fronte mentre ascoltava Jo che continuava il suo racconto. Andai fino alla cabina di Vic, aprii di scatto e con violenza la porta, entrai co n la pistola puntata. Volevo renderlo inoffensivo, l avrei incatenato e chiuso ne lla sala degli strumenti. Avrei poi chiesto il vostro aiuto e insieme avremmo de ciso il da farsi. Vic giaceva per riverso sulla scrivania con una ferita mortale alla nuca. Accanto al tavolo sul pavimento c era una picozza sporca di sangue. Lee voleva interromperla per farle delle domande che gli avrebbero permesso di a fferrare meglio e poi rielaborare le informazioni che Jo gli aveva fornito e che ora lo colpivano come fulmini che minacciavano di folgorarlo. Jo era per impazie nte di continuare, fece un gesto risoluto che non ammetteva intromissioni e pros egu con la sua cronaca. Ho anche controllato l arma di Vic. Da l non era partito alcun colpo, la chiave del la cella frigorifera che era sempre rimasta appesa alla sua mensola, era per spar ita. Tre uomini sono morti disse Lee in un gemito; un espressione di paura mista a panic o distorse i tratti del suo viso. Ragazzo continu Jo afferrando ancora una volta le braccia di lui dopo aver infilato

l arma nella cintura dei calzoni. Ragazzo, ancora non ti ho informato sugli ultim i avvenimenti. Cosa c ancora url Lee volgendo verso Jo uno sguardo implorante come per chiederle di non prolungare oltre quella terribile agonia. Voleva sentire dalle labbra di Jo l intera storia al pi presto, non voleva pi essere risparmiato. Ebbene, siamo rimasti noi due soli rispose Jo asciutta. Dov Ellie? domand Lee col respiro affannoso, mentre una morsa gelida stringeva il su o cuore, l opprimeva, lo schiacciava e il sangue scorreva nelle sue vene a ritmo vertiginoso tanto da scoppiare. Non lo so fu la sua secca risposta. scomparsa, ma i suoi stivali da neve sono ancor a nella cabina. Jo, non crederai forse che sia stata lei a uccidere tutti quanti, anche Bernhard che morto sul gatto delle nevi. Probabilmente nel suo caso si trattato di un inc idente, Ellie ha... Non stato un incidente. Ho fatto una perlustrazione all esterno e ho trovato dei f ili e un meccanismo a orologeria carbonizzato. Credi che sia stata lei ad ammazzare tutti e tre? Ma perch mai lo avrebbe fatto? No, Lee rispose Jo in tono convinto e persuasivo. Eppure non mi sembri del tutto convinta osserv Lee. Maledizione a te, Lee url la donna furente. Non che non sono convinta, io lo so, ecc ome se lo so. Capisci? semplicemente cos, io lo so. Va bene? Lee annu ammutolito. Poi domand: Ma allora chi stato? e il suo viso si contrasse in una smorfia di terrore. Non penserai per caso che sia stato io a... Ma no, no lo interruppe precipitosamente Jo nel tentativo di tranquillizzarlo. Lee respir pesantemente, si asciug il sudore che ricopriva la sua fronte e annu un po' pi calmo, convinto ora che entrambi stavano dalla stessa parte. Ehi, Lee ricominci Jo ti ricordi di quell elicottero che alcuni giorni fa ha sorvolat o pi volte la nostra stazione? Sai, quel velivolo con cui non siamo riusciti a st abilire alcun contatto radio? Lee assent. Ebbene, quell elicottero deve essere atterrato poco fa qui intorno perch... Improvvisamente and via la luce. Fu buio tutto d un tratto e solo un tenue luccich io azzurrognolo filtrava dalla finestra illuminando debolmente la stanza. Adesso la furia della bufera si era fatta pi intensa. Erano bloccati dalla neve, comple tamente isolati, il collegamento via radio era interrotto, inoltre l operatrice e ra scomparsa, il gatto delle nevi era stato reso inutilizzabile di proposito, e ora anche la rete elettrica era saltata o era stata volutamente manomessa. Jo mormor Lee con voce sommessa non capisco cosa stia succedendo qui, so solo che ho paura, una paura del diavolo. Joana Tafoya annu: Anch io Lee. Jo, cosa sai ancora? Facciamola finita, raccontami tutto. E va bene, l apparecchiatura radio stata distrutta con una mazza, inoltre qui into rno ci sono delle taniche di benzina, che non si sa bene da dove provengano, ma che di certo potrebbero far saltare in aria l intera stazione. Capisci Lee? Qui c qualcuno che ci vuole fermare. Devono sapere esattamente a cosa stiamo lavorando , sanno che si tratta di un programma segreto di ricerca sulla tecnica militare commissionato dal governo. Allora spionaggio? domand Lee sempre pi confuso. Jo annu. Tre uomini, probabilmente i tre dell elicottero, sono proprio in questo mo mento... Noo! grid Lee scattando in piedi all improvviso e cominciando a correre alla cieca, stravolto, per la stanza avvolta dall oscurit. Dannazione, Lee! imprec Jo imbestialita estraendo nuovamente la sua pistola. Lee, vi eni qui, calmati. Lee torn indietro, ma era allo stremo delle forze, si sentiva esausto, sfinito. V oleva arrendersi. Era a conoscenza solo della met della storia e gi voleva abbando nare tutto. Voleva lasciar perdere, ma Jo aveva bisogno di lui. Lei voleva lotta re. Era certa che ce l avrebbe fatta, ma per riuscire nell impresa c era bisogno di Lee. Lui le era prezioso, era dotato di una mente estremamente lucida ed era un uomo fisicamente forte. Da sola non aveva la bench minima speranza di vincere qu

esta battaglia. Lee, per favore, ascoltami. Loro sono tre e hanno probabilmente ucciso anche Elli e. Ora stanno rovistando nell archivio mettendo all aria tutti i documenti: cercan o i nostri appunti. Vogliono rubarci il progetto e poi dare fuoco alla stazione. Hai capito? Ehi Lee, mi stai ascoltando? Un s sordo echeggi nell oscurit. Lee era sfinito e Jo cap d un tratto che lui non le s arebbe stato di alcun aiuto. Era spossato, logorato profondamente, praticamente un relitto, un uomo distrutto. Jo era sul punto di scoppiare in lacrime. Aveva ormai perso quattro amici e non voleva arrendersi, aveva gi studiato un piano, ma per realizzarlo aveva bisogno d i Lee. Va bene disse Lee ora cosa facciamo? Negli occhi di Jo si riaccese una scintilla di speranza. Sono tre contro due osserv Lee ripresosi come d incanto e loro non sanno dove siamo. Jo annu piena di gratitudine, poi afferr Lee per un braccio. Forza ragazzo, andiamo. Abbiamo un asso nella manica e quei tipi non stanno certo facendo un gioco pulito. Scivolarono furtivamente fuori dallo studio privato di Lee e si affacciarono con circospezione sul corridoio. L era ancora pi buio perch non c erano finestre. Jo chiuse la porta alle loro spalle senza fare alcun rumore, con la stessa atten zione usata in precedenza quando era arrivata nella stanza per accertarsi che Le e fosse ancora vivo. Insieme si avventurarono nel corridoio strisciando lungo le pareti. Jo disse a Lee, in un sussurro, che dovevano dirigersi nella stanza del computer . Non ne era certa, ma una sorta di idea fissa che continuava a martellarle la m ente le suggeriva che i tre figuri non erano altro che tre dilettanti sanguinari che ancora non erano entrati in possesso di alcuna informazione sul lavoro di r icerca della loro stazione. Di una cosa era per certa: il loro scopo era mettere le mani sul progetto, ma tutti i dati, gli esperimenti, le serie di test, i risu ltati, sia quelli negativi che quelli positivi, erano immagazzinati nella memori a del computer. Nell intero insieme di edifici di cui si componeva la stazione non c era un unica a nnotazione scritta a mano o dattiloscritta di cui i tre avrebbero potuto impadro nirsi. Ora Jo e Lee si sarebbero dovuti introdurre nella stanza del computer, av rebbero copiato su un unico dischetto l intero lavoro svolto dalla loro quipe, avr ebbero distrutto tutte le altre copie esistenti e cancellato l archivio del compu ter. In questo modo avrebbero impedito che anche una sola riga del loro lavoro d i ricerca cadesse nelle mani degli assassini di Vic, Ellie, Trev e Bernhard, anc he a costo di perdere per sempre quelle preziose informazioni e di vanificare co s il loro lavoro. Il loro programma era finalizzato allo studio di una tecnica militare segreta il legale che, se realizzata, avrebbe totalmente rivoluzionato le strategie militar i fino ad allora adottate in guerra e avrebbe spostato di anni luce gli assetti politici su scala mondiale. Ufficialmente il loro laboratorio figurava come una stazione meteorologica situa ta in alta montagna dove lavoravano quattro esperti. In quel momento una simile copertura rappresentava per loro un assicurazione sull a vita; visto che gi quattro persone erano state uccise Jo e Lee non esistevano u fficialmente. Non erano alla stazione. I sabotatori avrebbero per capito, e fin t roppo rapidamente, come stavano le cose in realt. Quando Jo e Lee tre anni prima avevano aderito al progetto di ricerca erano stat i costretti a dire addio alla loro vita privata. I loro nomi furono ufficialment e cancellati dai registri e dalle banche dati. Nessuna registrazione anagrafica, nessun numero di assicurazione, niente appartamento e nemmeno automobile. Non esistevano pi. Se qualcuno avesse deciso di intraprendere delle ricerche sul loro conto non avrebbe potuto trovare alcunch. Nessun punto di riferimento, nemme no una traccia. Jo e Lee non erano mai esistiti. Lavoravano a un programma illeg ale di ricerca militare ordinato dal governo e solo poche persone ne erano al co rrente. Raggiunsero finalmente la stanza del computer e Jo si mise subito al lavoro al t

erminale, mentre Lee rimase di guardia alla porta. Il sistema computerizzato funzionava grazie a un generatore elettrico di emergen za. Jo impieg solo pochi secondi per accedere alle informazioni desiderate. Il lo ro intero lavoro era stato immagazzinato in tre programmi. Codice fu il messaggio che apparve sullo schermo. Jo batteva sui tasti velocemente e con forza e la stanza si riemp del ticchettare di quei rapidi colpi. On I mod fu il codice inviato al terminale. Programma? chiese la macchina. Sys 1 batt Jo sulla tastiera e il computer cominci l elaborazione. Mentre la macchina leggeva il codice e cercava il programma corrispondente per p oi farlo scorrere sul video Jo procedeva freneticamente alla funzione di copia. Lo schermo si anim all improvviso di una vita convulsa ed emise una serie di dati che vennero immediatamente copiati sul dischetto di Jo. L -e- f-f- et- t-odo- mi- no: cos si presentava l intestazione e un byte dopo l altro veniva cercato nei solchi e registrato nei settori magnetici. Sys 2 fu il programma che Jo richiese subito dopo. Test, esperimenti, ipotesi, t eorie. Diavolo, Jo, sbrigati le bisbigli Lee dalla porta. Cosa c ? disse Jo in un sibilo, furente perch Lee l aveva distratta. Credo che stia arrivando qualcuno. L -e- f-f- et- t-odo- mi- nos- y-s-2 Il programma di copia emetteva un rumore rabbioso e selvaggio elaborando tra i d river, la memoria centrale e il computer. Viene verso di noi? Non lo so. D un tratto il tasto che serviva a indicare il collegamento con un altro elaborat ore cominci a lampeggiare. Dannazione sbott Jo mentre Lee camminava rabbiosamente avanti e indietro davanti al la porta. Sembrava sempre pi agitato. Qualcuno si inserito nel sistema gli sussurr Jo. Quelli probabilmente hanno capito che il nostro programma di ricerca contenuto in teramente nel computer e ora dall archivio stanno cercando di richiamarlo osserv Le e corrugando la fronte. Gi, maledizione. Avevano appena copiato due programmi, ma non riuscivano a richiamare il terzo, p erch l accesso al loro terminale era impedito dall inserimento degli altri. Quelli stanno richiamando proprio ora l Effetto domino sussurr con rabbia Jo e io non riesco a inserirmi. Cosa hai copiato fino a ora? le chiese Lee mentre guardava sempre pi preoccupato ve rso il corridoio. Sys 1 e Sys 2. pi che sufficiente disse Lee con un fil di voce i dati contenuti nei programmi acces sori non sono poi cos importanti e il sistema informativo gi stato superato da met odi pi nuovi. E allora? domand Jo con un tono offeso cosa devo fare ora? Cancellare tutto! Forza, di, cosa stai aspettando? Inserisciti nella direttrice pr incipale e distruggi l archivio. Qual il codice? Improvvisamente una detonazione spaventosa lacer l opprimente silenzio della stanz a del computer e una gigantesca palla di fuoco e di luce accecante illumin a gior no il corridoio facendo persino risplendere la tempesta di neve che fuori dalla finestra continuava a infuriare. La zona dei magazzini era saltata in aria e ora l esplosione riversava la sua forza distruttrice nel settore tecnico. Quattro co mplessi di edifici furono ridotti in un attimo in polvere; cemento, lamiere, fra mmenti di legno furono improvvisamente lanciati nell aria con furia selvaggia. La neve sollevata in una miriade di mulinelli e colonne di fumo pregne di schegg e di vetro e legno si alzarono dal terreno gelato. Ci siamo disse Jo. Qual il codice, Lee? Presto! S, s, un attimo balbett lui e si asciug il sudore che gli imperlava la fronte.

Una nuova deflagrazione fece tremare la stazione fino alle fondamenta e l ondata di vibrazioni che ne segu percorse e scosse l intero impianto. La pressione li ave va quasi assordati mentre un penetrante odore di plastica e gomma liquefatte sal iva dai corridoi. Il codice, dannazione! strill Jo. Salva, s, s, ecco. Salva, s, questo il codice per cancellare tutto. Oddio, ma ne sei proprio sicuro? Salva si usa invece... Certo, lo so, ma proprio qui sta il trucco. Di, forza, procedi! Jo impart l ordine alla macchina e il computer richiese un ulteriore conferma di q uesto comando. Salv... digit Jo impetuosamente. Lee chiuse con fare circospetto la porta e sgattaiol verso Jo. Jo, ci sono due tipi davanti alla porta e sono armati. Jo si irrigid nei movimenti, il respiro che le si era fermato in gola usc compress o in un sibilo. ... a. Poi premette il tasto di invio e tutte le informazioni furono cancellate in un batter d occhio. Il tasto che indicava l inserimento in rete di un altro termi nale si spense. Non c era pi alcun programma. Jo estrasse il suo dischetto dal dri ve. Tutto il nostro lavoro qui afferm la donna con aria di trionfo guardandosi intorno soddisfatta con il dischetto tra le mani. Di colpo la porta si spalanc con violenza e due pesanti mitragliatrici apparvero improvvisamente nella stanza. Ciao Lee, ciao Jo. Sono felice di vedervi, anche se mi dispiace un po' dirvi addio in questa circostanza. Ellie gemette Jo, quasi con dolore. Di, dammi il dischetto, fai la brava. Non vorrai costringerci a eliminarvi? Non di menticare che nessuno sa della vostra esistenza, a parte qualcuno al governo. La vostra morte passerebbe del tutto inosservata. Non vero, il governo avvierebbe delle indagini url Lee, ancora accecato dalla luce abbagliante dell esplosione. Noi siamo qui proprio per conto del governo disse uno dei due uomini e punt la mitr agliatrice contro di loro. Ellie sogghign malvagia, e in un attimo Jo vide scorre re davanti ai suoi occhi il piano che era stato architettato a loro danno. Voi volete far saltare in aria l intera stazione, dovr sembrare un attacco del nemi co che riuscito a scoprire la nostra copertura. In realt si tratta di un autogoal ben mascherato per distruggere le prove di un lavoro di ricerca illegale. Ellie annu e ghign ancora con malvagit: Forza, dammi il dischetto grid. Ma perch? url Jo disperata perch tutto questo? Non capisco. Perch avete ammazzato Vic, Trev e Bernhard e ora volete uccidere anche noi? Il nostro lavoro rimarrebbe com unque una ricerca segreta svolta per il governo. Non pi rispose Ellie il governo non pi interessato ai risultati di questo progetto. A lcuni eminenti personaggi, che stanno dietro le quinte e pagano bene vogliono si mulare un attacco nemico che servir come alibi per la distruzione di tutte le inf ormazioni. Ma noi... noi vogliamo salvarle. Perch? ansim Lee in preda all agitazione. Le rivenderemo e ne ricaveremo novantasei miliardi di dollari. Alcune multinazion ali hanno gi mostrato il loro interesse. L operazione non pu essere condotta attrav erso trattative ufficiali. Quindi abbiamo bisogno di quel dischetto. Jo, tu hai fatto un buon lavoro. Anche se il Sys 3 stato cancellato tu hai comunque in mano un mucchio di soldi. Dammi quel dischetto. Jo rise beffarda e una smorfia si profil sul suo volto. Lee le strapp allora il dischetto dalle mani e lo distrusse. Il materiale and in p ezzi, scricchiol, si pieg sotto l impeto della furia che divampava in Lee nei suoi ultimi secondi di vita. Jo tent in un ultimo moto di ribellione di estrarre la pistola dalla cintura dei calzoni, ma una raffica di mitra tuon nella stanza. I proiettili trapassarono i d ue corpi e schizzarono contro la parete. Vetro, cemento e materiale plastico vor ticarono nella stanza e furono scagliati tutto intorno. Le informazioni erano perdute e la prima pietra dell effetto domino non fu mai po

sta. Caccia alla spia di Antonio Bellomi Apparso in appendice a Top Secret n. 8 (ottobre 1990) Dal punto d osservazione della casa di fronte non si era notato assolutamente nie nte di particolare. Da ore il maresciallo Benetti conduceva la sorveglianza con i due appuntati dei carabinieri suoi sottoposti, ma fino a quel momento non c era stato alcun indizio che facesse capire chi era la spia che abitava al piano di fronte. L appuntato Locascio and a sostituire il collega Bortolon alla finestra e si mise a scrutare la facciata del palazzo di fronte. In quel momento arriv anche il tenente Avanzini del Sisde. Novit? chiese. Il maresciallo Benetti scosse la testa sconfortato. Niente di niente. Tutto tranq uillo. sicuro della soffiata? Sicurissimo. Avanzini si sedette al tavolino che stava in un angolo della stanza e Benetti segu il suo esempio. Il nostro informatore stato preciso. Ha detto che un o degli abitanti della casa di fronte una spia al soldo di chi lo paga meglio e che oggi doveva arrivare un intermediario a contattarlo. Qui di facce insolite non se ne sono viste ribatt Benetti. Tir fuori dalla tasca un blocco d appunti e lo sfogli. C segnato tutto. Ore 7; la vedova Claretti del primo p iano esce per andare a messa. Ore 7,25; il ragioniere Pasquetti del terzo piano va al lavoro. Sua moglie accompagna i bambini a scuola. Ore 8; la signora Garine i del sesto piano stende il bucato. Ore 8,30; arriva il garzone del fornaio all a ngolo, col pane per tutte le famiglie. Controllato, tutto regolare. Alle 9,13 .. . Con fare rassegnato il maresciallo Benetti sciorin tutti gli avvenimenti della g iornata. In definitiva... concluse alla fine l avvenimento pi sospetto della giornata stato l arrivo del postino. Perch sospetto? chiese Avanzini, improvvisamente interessato. Benetti si strofin il mento. Be , salito al primo piano dalla signora Clericetti per portarle la pensione di persona. Di solito i postini non salgono mai le scale. Ma questo lo fa sbott Avanzini deluso. Gi controllato anche lui. Quando sa che qualcu no gli d la mancia, ci tiene a salire di persona. E la signora Clericetti sempre molto generosa. Avanzini si alz in piedi e and a sbirciare anche lui dalla finestra, scostando l ap puntato Locascio. Novit? Niente. Benetti emise un sospiro di delusione e guard l orologio. Sono quasi le sette di se ra. Secondo me quello spione della malora ha capito di essere sorvegliato ed riu scito a segnalare il pericolo a chi doveva venirlo a trovare. Ma mi piacerebbe s coprire almeno chi . E magari anche come ha fatto a farcela sotto gli occhi... Un momento! lo interruppe in quell istante Locascio con voce eccitata. entrato un id raulico! Tutti quanti si precipitarono alla finestra e fecero appena in tempo a vedere il borsone dell idraulico che spariva dietro l angolo del corridoio d ingresso. Un idraulico alle sette di sera! esclam Avanzini. Questo s che sospetto! Bisogna bloc carlo appena esce. Non hanno voluto darci abbastanza uomini per pedinarlo quando esce! Lo blocchiamo io e Bortolon disse Locascio. Poi lo portiamo subito alla stazione de i carabinieri. Bene, d accordo disse Avanzini, poi mentre i due uomini stavano gi uscendo dalla sta nza per prendere posizione in strada li ferm. No, portatelo qui sopra. Voglio vede re se ha addosso qualcosa. In quel momento Benetti sbuff. Che c ? chiese Avanzini voltandosi verso di lui. Benetti si scost dalla finestra. Guardi anche lei, tenente. C che quell idraulico sembra davvero un idraulico. Adess

o nel bagno della famiglia Capocollo del quinto piano e sta cambiando un rubinet to. tutto un trucco sbott Avanzini, guardando verso il bagno illuminato che gli indicav a il maresciallo. Ah, quello furbo, ma noi lo siamo pi di lui. Non vedo l ora di av erlo qui. * * * Venti minuti dopo l idraulico era nella stanza e guardava stupefatto i due appunt ati che gli frugavano nel borsone. L espressione dei due era sconsolata. Quasi qu anto quella di Avanzini che aveva voluto perquisire di persona l indiziato. Niente disse alla fine Locascio, sollevando uno sguardo addolorato verso il superi ore. A quel punto per l idraulico non si contesane pi e sbott. Insomma, si pu sapere che vo lete? Non avevate nessun diritto di fermarmi, nessun diritto di perquisirmi, epp ure ho lasciato fare, perch non ho nulla da nascondere. Ma almeno una spiegazione potreste darmela. Tu sta zitto l ammon Bortolon, truce. Parla solo quando sei interrogato. Via, via... intervenne il maresciallo Benetti con fare paterno. Dopo tutto il signo re qui ha ragione. L abbiamo un po' strapazzato. Certo che ho ragione! sbott l idraulico, furioso. Poi lo spiegate voi a mia moglie se rientro tardi stasera? Gi gelosa per conto suo! Avanzini appariva pensieroso. Guard fuori della finestra, poi l idraulico. Ma s, le dobbiamo delle scuse e poi, chiss, magari lei ha visto qualcosa? Qualcosa? ripet l idraulico. Di che genere? Benetti allarg le braccia. Non lo sappiamo neppure noi. Qualsiasi cosa strana, ecc o. Secondo noi... qui fece una pausa per riflettere un attimo ed evitare d sbilanc iarsi troppo, poi continu modificando in parte la storia ... in quella casa c un gr osso spacciatore di droga che vuole contattare altre persone e stiamo cercando d i capire come. Lei non ha notato niente che le faccia capire chi possa essere lo spacciatore? Ah... l idraulico fece un cenno col capo con l aria di chi ha capito. Voi cercate qua lche tipo di segnale, immagino, vero? Segnale? Avanzini drizz le orecchie. Ha parlato di segnale? Ha notato forse qualcosa ? Forse disse l idraulico che sembrava ora divertirsi. Sapete, io ho fatto il servizio militare in Marina. Si avvicin alla finestra e guard fuori verso la casa di fronte. Guardate l fuori. No n notate niente? Tutti quanti guardarono verso la facciata, ma non videro nulla di diverso di qua nto avevano gi visto in tutta la giornata. Io non vedo niente disse Avanzini, con la netta impressione di fare la figura dell o stupido. Il balcone del sesto piano disse l idraulico. Quando sono arrivato ho trovato la cos a buffa e mi sono messo a ridere. Io vedo un bucato steso mormor il maresciallo Benetti. Una tovaglia a quadri bianchi e azzurri stesa su un filo e una fila di calze stesa sul filo seguente, di colo re azzurro, bianco, rosso, bianco e azzurro. Poi ancora: una federa bianca e un collant azzurro steso con le gambe penzoloni su un altro filo e un calzino giall o, una camicia azzurra e l altro calzino giallo sul quarto filo. Cosa c di strano? L idraulico scoppi a ridere e guard i visi ansiosi dei carabinieri. Si vede proprio che non siete stati in Marina disse. Quello, nel codice internazionale delle bandi ere di segnalazione un messaggio che vuol dire: Sono in difficolt e ho bisogno di immediata assistenza. Devo abbandonare la nave . Evidentemente il vostro inquisito ha capito di essere sorvegliato e ha dato l allarme ai compari. Al tenente Avanzini per poco non venne un colpo. E l anatra divent farfalla di Andrea G. Pinketts

Apparso in appendice a Segretissimo n. 1158 (16 settembre 1990) Premio Gran Giallo Cattolica per il miglior racconto di spionaggio inedito, Myst fest, 1990 La Giuria del Premio Gran Giallo Cattolica per il miglior racconto di spionaggio inedito, composta da Natalino Bruzzone, Marina Mauri e Diego Zandel, ha deciso, con due voti su tre, per il racconto E l anatra divent farfalla di Andrea G. Pink etts con la seguente motivazione: L attenzione alla scrittura, la dimensione ironi ca che rivisita, con una originalit da nonsense, gli stereotipi dell attentato. Secondo e terzo classificati a pari merito: Papeete, addio di Gennaro Milano e U no squillo di telefono in pi di Carmen Iarrera. Andrea G. Pinketts nato a Milano nel 1960. un ragazzo di notevole temperamento e talento. Ha svolto una infinita variet di mestieri, giornalista per vari settima nali, intervistatore radiofonico, fotomodello, il cattivo nei fotoromanzi, copywri ter per una agenzia di pubblicit. Attualmente collabora con la terza pagina del G iorno. Per il giallo coltiva una grande passione e gi l anno scorso ha vinto il Pr emio Gran Giallo Cattolica per il miglior racconto giallo inedito. A non si chiamava A. E come avrebbe potuto? A va benissimo per cominciare l alfabeto, ma come nome proprio inammissibile. Nessun genitore battezzerebbe A il proprio primogenito per quanto figlio di puttana possa essere. A come Andrea? A come ano nimo? Persino A come Agernia, una bella farfalla delle regioni calde dell America delle famiglie dei ninfalidi. Ma mai A come A e basta. A tronco, la testa di un nome decapitato. L unico vantaggio e pregio nel chiamarsi A consiste nel fatto ch e, in un mondo in cui gli uomini sono ormai diventati dei numeri, chiamandosi A se non altro si una lettera. A, comunque, non si chiamava A. Ironia della sorte vuole che il suo vero nome co minciasse con la Zeta. Zeno? Zoroastro? Zorro? Chi pu dirlo. In ogni caso A si ch iamava Zeta. AZ: il principio e la fine. Come in tutte le cose, come in tutte le storie, questa compresa. A si stava annoiando a morte accovacciato dietro la finestra di un assolato pala zzo a vetri. La stanza era spoglia, se si escludono A, una teoria di mozziconi d i sigarette forti, il cadavere di qualche lattina di birra e un fucile con mirino telescopico gi montato. La finestra non dava sul cortile, dava su una piazza. Una bella piazza con una fontana rappresentante il Minotauro. Dalle narici del Mino tauro zampillava acqua potabile. Tra qualche ora la folla sarebbe arrivata e, tra la folla, acclamato immeritatam ente sarebbe comparso il bersaglio. A non si chiamava A, ma il bersaglio, come t utti i bersagli, si chiamava X. A guard il pacchetto di sigarette cincischiato pi per noia che per nervosismo. Poi guard il fucile e decise che avrebbe smesso. Non sapeva nemmeno lui se di fumare o di uccidere. A apparteneva a quella categoria di persone che per certuni sono dei patrioti, per degli altri dei macellai. Del resto, suo padre aveva una macelleria ad Aix en Provence ed era stato partigian o durante l occupazione di Parigi. L unica cosa di Vichy che tollerava era l acqua, pur preferendo di gran lunga il vino. Cos, vuoi un po' per ereditariet, vuoi un po ' perch la vita oltre ad essere breve vuota se non fai tu qualcosa per riempirla, A era diventato un patriota macellaio. Un killer. Aveva riempito la propria vita di attese e di cadaveri. Ma forse cos un po' per tutti. Dall altra parte della piazza B teneva d occhio A. Da un altro palazzo di vetro (l o stesso architetto?) B avrebbe dovuto liquidare A una volta che A avesse adempi uto al contratto. C aveva detto a B: Quell A non mi piace. troppo sensibile. Pensa c he dal suo dossier ho appreso che una volta, nel 76, ha perfino scritto una poesi a. Nooo aveva ribattuto B cercando di non arrossire, visto che lui continuava a scriv ere poesie, sia pure pornografiche. Proprio cos. il capro espiatorio perfetto per noi. Lui liquida X, noi liquidiamo l ui con pallottole di fabbricazione sovietica.

E la perestroika? aveva chiesto B che pur non leggendo i giornali guardava i teleg iornali. Chiunque pu usare pallottole di fabbricazione sovietica, noi compresi. Ma anche tu tti gli altri. Quanto al disarmo ci si riferisce ad armi nucleari, non certo a fuc ili. B si era convinto. Non ci voleva molto a convincerlo. Bastava pagarlo e le obiez ioni parlavano sempre pi flebilmente alle sue orecchie a sventola. Poi B non sent iva pi nulla, un po' per il denaro, un po' per il cerume: a quel punto cominciava a sparare. C dopo aver salutato B aveva attraversato la piazza, accarezzato la testa di un bambino e gettato due soldi nella fontana. A Roma, a Fontana di Trevi, nessun su o desiderio si era mai realizzato, ma C era un tipo tenace. Non demordeva mai. S i era fatto un punto d onore di gettare monetine in tutte le fontane che avesse i ncontrato girando il mondo. Finora nulla. Ma il mondo pieno di fontane. C si ripromise, una volta tornato alla base, di chiedere al computer quante font ane gli restassero, al mondo, da centrare con le sue monetine. L operazione, alla lunga, era senz altro dispendiosa, ma per coprire le spese C si era imposto di n on lasciare mai mance ai camerieri, di non fare mai regali a San Valentino. Del resto per lui San Valentino, pi che la festa degli innamorati, evocava il massacr o di San Valentino, il 14 febbraio del 1929, quando Al Capone, beato lui, era en trato nella leggenda, al contrario di C costretto per lavoro a un anonima poco me ritocratica clandestinit. C si sent battere una mano sulla spalla e rabbrivid. Si gir pronto a tutto, special mente al peggio, e si trov di fronte al padre del bambino che aveva distrattament e accarezzato. L uomo era a un tempo gentile e imbarazzato. Signore, ehm, ehm. Le caduto questo. Il padre dei ragazzo porse a C un toup. C dive nne rosso rosso. Si tocc in testa e, dopo aver certificato che il suo cranio calv o era imperlato di goccioline di sudore, balbett: Non mio. Mi scusi devo andare. Padre e figlio rimasero l, ancora pi imbarazzati e indecisi su cosa fare di un par rucchino biondo platino. C spar. Fu inghiottito dal portone di un ennesimo palazzo di vetro. Raggiunse l ap partamento ammobiliato che aveva affittato sotto falso nome. Si avvicin ad una fi nestra ed individu immediatamente B. Ci sarebbe voluto un certo tempismo, avrebbe dovuto aspettare che A sparasse al bersaglio. Poi, dopo il tiro di B su A, avre bbe sparato su B con sommo piacere. C distolse lo sguardo da B e rivolse la propria attenzione alla piazza. Nel cent ro della fontana galleggiava, macabro come il corpo di un affogato, il suo amato toup. D aveva seguito la scena: Disgustoso pens, quella vecchia checca di C lasciava dietr o di s pi tracce di Pollicino. E non lasciava briciole, lasciava indizi voluminosi come sterco di elefante. Un toup color platino. E quell idiota aveva anche negato che fosse suo. Come se qualcuno avesse potuto credergli. C, tutto abbronzato tr anne la nuca e met fronte bianche... bianche come il corpo di un annegato. Bisogn ava proprio liberarsi di lui. D non amava sporcarsi le mani. Per questo portava i guanti. La pallottola del su o fucile avrebbe creato un bel buco nella parte di fronte nivea di quel finocchi o abbronzato. D detestava gli omosessuali. Per lui il fucile era un prolungament o dei pene. Con mirino, per di pi. Ogni qualvolta sparava gli si inturgidiva il p ene. Le sue compagne occasionali si chiedevano spesso come mai D, prima di consum are, facesse scemenze infantili tipo spruzzarle improvvisamente con una pistola a d acqua. La piazza era praticamente assediata da palazzi di vetro. Se per Palazzo di vetr o si intende generalmente l ONU, si sarebbe potuto, per la piazza, coniare il cal embour: ONU, nessuno, centomila. L architetto che aveva concepito i palazzi, era stato senz altro un lettore di Ant onio Neri, l immortale autore, che purtroppo mor, di quel L arte vetraria distinta i n libri sette pubblicata a Firenze nel 1612. L opera, che ha dato tanto conforto a

intere generazioni di vetrai e di bambini armati di fionde, riposa oggi nel dim enticatoio. Il primo trattato di tecnologia vetraria stampato nel mondo aveva pe r suscitato grandi entusiasmi nell artefice di quei palazzi. Ma altrettanto smisurato sarebbe stato l odio nei confronti di Antonio Neri da pa rte di Anatra se avesse letto quel libro. Anatra si trovava sul tetto del pi alto dei palazzi di vetro nonostante il suo pi totale disinteresse ad A, B, C, D. All e finestre di altri palazzi si erano aggiunti E, F, G, H... Anatra ignorava la loro presenza. Aspettava che la piazza si riempisse per senti re, lass, un po' meno la solitudine. Anatra un nome da killer? Come Sciacallo? Da spia, come Condor? Forse. In ogni caso Anatra avrebbe odiato Antonio Neri perch l a sua occupazione nella vita terrena era quella di pulire vetri. Anatra era un essere di sesso femminile, un donnone ottuso con improvvisi guizzi di intelligenza. Il suo cervello era prevalentemente appannato, ma una strofina tina, e ritornava a far filtrare la luce. Era grossa, goffa, sgraziata. Talvolta sfregando troppo forte rompeva qualche vetro. Gli amministratori dello stabile la rimproveravano affettuosamente. Non per comprensione comunque: Anatra faceva il lavoro di dieci persone al prezzo di mezza. Ignorava l esistenza dei sindacati . Non diceva mai no. Non diceva nemmeno s, se per questo. Si limitava a bofonchia re qualcosa e poi tornava nei mille pensieri che affollavano, come pulci su un c ane, il suo non pensare. I ricordi tornavano ed era peggio, molto peggio. Ricordava che la chiamavano Anatra perch somigliava ad un anatra gigantesca. Era u n anatra domestica e come tale derivava dall anatra selvatica. L anatra un animale rustico, resistente alle intemperie ed abbastanza facile da allevare. Ma sopratt utto facile da ferire. Quando al paese vedendola passare tutti i ragazzi le face vano il verso qua qua qua, Anatra dapprima ci aveva riso su e li aveva imitati non essendosi accorta di essere lei l imitata. Ed essendo purtroppo l imitamitata, er a tornata a casa facendo qua qua. Suo padre l aveva caricata di botte. Se il mondo esterno continuava a prenderla i n giro (qua qua), col mondo familiare le cose non andavano meglio per Anatra. Il padre l accusava di aver causato la morte della madre uscendo, lei cos grossa, da l corpo della puerpera dal fisico esile di una ballerina. Tua madre, da ragazza, faceva la ballerina classica. Tu, razza di anatra, nascend o l hai uccisa. Colette era cos... cos..., mentre tu sei un coso... un coso... Anatra per non soffrire aveva smesso di ascoltare. Non voleva cedere alla tentaz ione di odiare e perci, da allora, il suo cervello si era rifiutato di immagazzin are parole che non fossero ordini: Lava. Stira. Pulisci i vetri. Pulire i vetri, l a sua specialit. Ma adesso era venuto il momento di riposarsi. Anatra si era issata dall impalcatura sul tetto del palazzo con un bastone alla c ui cima era avvolto uno strofinaccio come scettro ed un enorme secchio di ferro pieno d acqua sporca come damigella. Sua madre era stata una farfalla. Lei era ir rimediabilmente un anatra. Anatra ignorava la presenza di tutti quei fucili pi in basso. Era una calda prima vera e la stagione di caccia all anatra era ancora aperta. X, il bersaglio, era ancora abbastanza lontano da piazza dei fucili. Si trovava nel cuore di Mentone, subito dopo Ventimiglia visto dall Italia, subito dopo Anti bes visto dalla Francia. X, che guarda caso di nome faceva Xavier, si stava scocciando a morte. Doveva pr esenziare alla Fte International du Citron. Una manifestazione che personalmente aborriva, ma che politicamente adorava. Dopo aver visitato l altrettanto seccante chiesa barocca del XVII secolo e aver g ettato un occhiata distratta ma concupiscente a una biondina che camminava con du e maltesi al guinzaglio, dopo aver respirato il cielo, il mare e un Davidoff, do po tutto ci non aveva potuto esimersi dal visitare la Festa del limone. Centocinquantamila visitatori, provenienti da tutta Europa, con l Europa unita so no centocinquantamila elettori. Xavier era bello, pletorico ed odiava i limoni. Fin da piccolo, il gusto asprigno lo aveva disgustato, ma ora era costretto a su birsi nei giardini di Mentone le composizioni, i carri allegorici costruiti con limoni e arance. Le arance per servivano solo a dare una nota di colore. Il piatto forte erano gli

stramaledettissimi limoni. La festa era alla sua cinquantasettesima edizione. Proprio l et di X. Ogni anno le sfilate di agrumi erano a tema. L edizione che X stava controvoglia vivendo era ispirata ai miti e alle leggende del Mediterraneo. Prima di morire X si gust, con il volto atteggiato ad un rapito entusiasmo, Le cha r de Toutankhamon, la Nef Argo riproducente il vascello degli Argonauti, e poi bale ne, delfini giganti, tutti composti prevalentemente da limoni con l ausilio di qu alche arancia. Di che sfamare a spremute tutto il terzo mondo pens X con lo spirito umanitario di chi vuol smerciare limoni e arance prima che marciscano. X non era un vero e pro prio farabutto. In un governo di mele marce, si limitava ad essere, seppur contr ovoglia, un limone. Mentone, limoni a parte, viveva una magica primavera. Magica perch usuale, eterna . Il tempo, l, si era fermato. E sul bello. Ma X non aveva nemmeno il tempo di pe nsare se avesse o meno la voglia di tornarci in un altra vita. Troppe preoccupazioni. De Gaulle era morto da un pezzo e gliene dava ancora. E p oi sua moglie, i figli, l amica, il Nobel per la pace, la guerra, madre Teresa di Calcutta da baciare per le foto. Possibile che non avesse delle nipoti? Eppure gli indiani proliferano come tutti gli altri. E le minacce, il petrolio, le interrogazioni parlamentari, la religione l oppio d ei popoli, l alcolismo l oppio dei poveri. L oppio, l oppio di se stesso. La CEE. La CIA. Il Ciad. X si sentiva, come Atlante, il peso del mondo sulle proprie spalle. Con tutto qu ello che avrebbe dovuto fare, invece era l a parlare di limoni. Un giornalista gli piant un microfono in bocca e X, il bersaglio, perso nei suoi pensieri limon. Quando qualche ora dopo X arriv nella piazza dei fucili, il caldo non era diminui to. A, che nel 1976 aveva scritto una poesia, non pot fare a meno di pensare: Se i l vetro avesse le ascelle chiss che puzza. Il pacchetto di sigarette di A, ormai v uoto, era accartocciato e inutile. Esattamente come si sentiva A in quel momento . Le birre, il caldo, l attesa trasformano un macellaio patriota in un sentimenta le sudato. A, come cosa? A come amore? Impossibile. Per amare qualcun altro biso gna essere qualcuno. E A non era che un iniziale. Un iniziale senza fine. Se non altro l attesa era finita. A come assassino? No, A non aveva mai pensato a s in questi termini. E allora A come eroe? Gi, ma eroe cominciava con la E. Che fa re? si era chiesto Lenin e si chiedeva A. Sparare a quel fesso pomposo che per mo tivi ad A ignoti aveva le tasche dell abito fresco lana gonfie come fossero state riempite di limoni? Ma s, sparare, sparare, sognare forse. A si prepar al tiro. B osservava con estrema attenzione ogni mossa di A. Ma A, a parte fumare e bere, si era mosso cos poco che B aveva finito per addormentarsi. Poi al risveglio si era sporto per controllare che non fosse successo niente. La piazza era gremita ed X stava arrivando. B si infil un unghia troppo lunga nell orecchio. Poi la trasfer nel naso. Avrebbe fa tto schifo a chiunque. Compreso se stesso. Ma nella stanza non c erano specchi. C era solo lui con la sua avidit patologica, l a sua obbedienza servile, le sue orecchie a sventola e la sua illusione di viver e ancora a lungo. C osservava disgustato i movimenti dell unghia di B. Cosa avrebbe dato pur di spa rargli prima del tempo. B, quell essere inutile, aveva solo una cosa che C non av esse: i capelli. La capigliatura di C era ancora nella fontana, costretta ad uno shampoo pubblico. Pubblico, almeno lui. Mentre C da una vita si era dovuto tenere nascosto dietro a un toup o ad un palaz zo di vetro. Non si era mai potuto mettere il rossetto. Specie in missione. Eppure nei film ci sono agenti segreti, killer, poliziotti, quello che vuoi, che per operare si travestono da donna. Gi, ma la vita molto pi incredibile di un fil

m. Un film ha una trama per volta. C aveva vissuto mille trame solo in quelle po che ore d attesa. Per se non ci si toglie qualche soddisfazione... Prima di sparare a B, decise, lu i indeciso tra essere un effemminato o una virago, che si sarebbe truccato. Cominci dalle labbra. D fu colto da un conato di vomito. C aveva passato il segno. Perch non sparargli subito? Carezz il grilletto e l effetto sortito fu la consueta erezione. Tutto l odio che D coltivava nei confronti dei non maschi, come lui e come il suo fucile, raggiunse il parossismo. Perch un uomo vero quale lui era avrebbe dovuto aspettare un giro di vite prima di sparare? Perch aspettare una sequenza ordinat a di omicidi quando al principio c era il kaos? Semplice, perch lui era un profess ionista. D abbass il fucile e guard di nuovo C. L erezione persisteva. Allora D cap e tutto i l suo mondo di fucili gli cadde addosso. C lo eccitava. Quel vecchio schifoso fr ocio calvo gli piaceva. D prese la mira. Anatra guardava la folla. Poi alz lo sguardo vacuo e vide una grossa nuvola nera che si avvicinava al tetto. Al suo tetto. L unico luogo che fosse veramente suo. Rabbrivid per paura dello sfratto e abbassando gli occhi verso la piazza non pot f are a meno di notare la canna di un fucile. E allora Anatra ricord. Ricord la fine che in genere facevano le anatre. Ricord l anatra arrosto, l anatra brasata con le nticchie, con olive, con piselli e lardo, all arancia, con rape, al riso, ripiena , farcita, in salm, la presse. Cos nacque la paura e Anatra da domestica torn selvatica. L istinto di sopravvivenz a sostitu la paura e fu sostituito dall odio. Un odio gigantesco come una Grande A natra. Un odio totale, pi giustiziere che vendicativo. Man mano che la nuvola si avvicinava, Anatra, come la nuvola rabbuiava il bel te mpo, colorava le sue piume di un nero, buio perch profondo. In quel momento Anatr a cap che la tempesta non si sarebbe potuto n trattenere n rimandare. Anatra odi. E allora il bastone con lo strofinaccio, che era stato il suo scettro , divent il suo fucile. Anatra prese la mira e spar, ma dal bastone non usc nessuna pallottola. A quel punto Anatra cap che la sua arma era il secchio. Il secchio, che per lei era stato damigella, divenne bomba. Anatra lo lasci cadere tra la fol la che odiava. Il secchio sfond il cranio di X che stava per dire una frase fatta. A, guard atton ito l ex testa di X dalla quale uscivano progetti, pensieri e materia cerebrale. B si trattenne dallo sparare ad A. A non aveva sparato e dunque non era pi necess ario sparargli. C truccatissimo come una vera lady, anche se un po' vacca, decise di non sparare subito a B. Scelse di rimandare l esecuzione per avere il proprio permesso di tru ccarsi un altra volta. D non fece niente. Non avrebbe potuto farlo, del resto, dato che si era sparato. E, F, G, H, I se ne andarono. Non appena la folla realizz che a sfondare il cranio a Xavier non era stato altro che un volgarissimo secchio, venne additata la figura informe che si stagliava in alto, in alto molto pi in alto, e forse anche in altro. Anatra guard gi. C erano tanti indici che la puntavano. Ma lei non poteva saperlo. Non aveva un mirino telescopico, lei. Anatra fraintese. Non cap che quelle bracci a tese erano autonome, denunciatorie, additative. Per lei erano solamente un gigantesco abbraccio collettivo che la stava aspettan do, anatra o non anatra. Si lanci nel vuoto. E l anatra divent farfalla. In fondo al fiume nero di Alex Krusemark

[Stefano Di Marino] Apparso in appendice a Top Secret n. 18 (agosto 1992)

Immobile di fronte al parco dei divertimenti Zarko non riusciva a placare il fre netico agitarsi dei pensieri che gli premevano dolorosamente sulle pareti del cr anio, quasi avessero voluto schizzare verso l esterno. Le strutture metalliche, l e figure sagomate dai colori vivaci e gli stessi richiami degli imbonitori, mesc olati a quella musica stolidamente ripetitiva, erano state concepite per creare un unico caleidoscopio di spensieratezza. Non riuscivano invece che a comunicare un allegria forzata, esibita ossessivament e per nascondere tristezza, squallore e solitudine. La grande ruota del Luna Park delle Varesine girava velocissima, creando il curi oso effetto di materializzare nel buio la bocca dipinta di un clown costretto a simulare un buonumore che in realt non provava. Zarko si ferm un attimo ai piedi della gradinata di assi di legno fissate alle pu trelle arrugginite. Respir l aria della notte, caldissima e pregna di mefitici gas di scarico, provando una sensazione di disagio. Le luci, i rumori lo frastornavano, cos, liberi dalla costrizione delle quattro m ura di cinta, merlate di filo spinato, tra le quali aveva consumato la sua esist enza negli ultimi cinque anni. Quella era la vita vera; stentava ancora a crederlo, forse perch il suo concetto di libert era legato ai grandi spazi, ai viaggi che aveva sognato nel cubicolo do ve lo avevano rinchiuso come un animale assieme ad altri disperati. Neppure con loro era riuscito ad agganciare un ponte, gli altri detenuti erano stati, di vol ta in volta, pericolosi avversari, vittime verso cui provare piet, compagni mai. Lui era un solitario. Un gitano. La sua gente veniva da lontano, da cos lontano c he neppure i vecchi rammentavano dove il viaggio era cominciato. C erano leggende che parlavano del fiume Sind in Asia centrale, storie raccontate nelle notti fr edde attorno ai bivacchi, quando le donne creavano complicati passi di buleria per riscaldare l animo dei loro uomini. Favole che avevano affascinato un ragazzino facendogli scordare solo a tratti la vita di stenti in cui viveva il gruppo. Una realt ormai intangibile per Zarko. Se ne era reso conto subito quando le port e della prigione si erano richiuse alle sue spalle lasciandolo tornare a un mond o che ormai non era pi il suo. Zarko! disse una voce. Tre uomini erano apparsi in cima alla scalinata che immette va nel parco giochi situato a met di una grande arteria milanese. Il gitano cerc di sorridere ma non gli riusc. Erano membri del gruppo venuti ad ac coglierlo. Avrebbe dovuto sentirsi felice ma proprio gli era impossibile provare qualche sentimento diverso dal rancore. Lajos si limit a dire, rivolgendosi al pi corpulento dei tre, un gitano dal viso mal rasato, seppellito dai rotoli di grasso. L uomo gli si fece incontro poi lo abbracci stretto, baciandolo sulle guance. Il s uo alito puzzava di aglio e liquore. Bentornato disse e subito anche gli altri due, sino ad allora tenutisi in disparte gli fecero eco. Nel buio Zarko cerc di identificarli. Jos, quello pi magro, un tempo era stato suo amico. Un vero gitano. Il viso affila to, segnato da profonde rughe, sempre un poco triste, sembrava uscito da un opera popolare. L altro, Paco, non fece neppure il gesto di abbracciarlo. Paco lo avev a sempre guardato con invidia, forse per Carmen che era la pi bella e aveva occhi solo per lui. Trascorsero pochi imbarazzanti attimi durante i quali i quattro uomini rimasero chiusi in loro stessi, incapaci di decidersi a rompere il silenzio. Zarko non li vedeva da anni. Nessuno era venuto a trovarlo in galera. Era una delle regole d el clan. Solo la sua donna avrebbe avuto il diritto di recarsi in visita. Ma Carmen non era venuta. Mai. Dov Carmen? domand rivolgendosi al pi anziano. Questi guard a terra poi gli pose un b accio attorno alle spalle, facendogli strada verso le costruzioni prefabbricate del luna park. Carmen morta disse Lajos proseguendo prima che Zarko avesse la possibilit di replic

are. Se ne era andata dal gruppo. Dopo che ti hanno preso. Con Carlos aggiunse Paco con una punta di compiacimento che Zarko rilev senza trova re nulla da replicare. Gli anni passavano ma la gente rimaneva sempre la stessa. Meschina quando non riusciva a ottenere ci che voleva. Carlos disse semplicemente. Lajos si schiar la voce. Il suo imbarazzo era evidente, quasi una sensazione palp abile. Carlos non fa pi parte del gruppo. marim, bandito. Dovevo immaginarlo rispose secco Zarko. Carlos era il suo amico. Carlos voleva Carmen. Carlos gli aveva proposto la rapi na in banca, poi gli aveva sparato a bruciapelo, alle spalle, mentre uscivano di corsa dall agenzia del Credito Italiano. I vecchi lo odiano intervenne Jos per quello che ti ha fatto. Per quello che ha fatt o a Carmen, e a tutti gli altri giovani. Cosa ha fatto a Carmen? La voce di Zarko ebbe un impennata brusca come un auto che a rresta improvvisamente la sua corsa sul terreno ghiaioso. Di , Zarko, allora ti piacciono ancora le donne? Non ci hai preso gusto a prenderlo in culo in galera... lo punzecchi Paco. Lajos alz la mano soffocando un imprecazione alla volta del giovane gitano, ma Zar ko lo ferm. Lascia perdere, Lajos. Lascia perdere. Rispondimi piuttosto. La voce era tornata s tanca. La droga, Zarko disse con rabbia il gitano. Carlos traffica in droga. Carmen l hanno ritrovata al parco con una siringa nel braccio e come lei tanti altri. E lui ri deva. L ha presa, l ha stregata con il suo maledetto veleno e altri con lei. Gades , Juanita e anche il piccolo Julio. Lajos aveva quasi le lacrime agli occhi. Julio aveva tredici anni quando gli sbi rri avevano blindato Zarko. Era il figlio di Lajos. E quel bastardo ha avuto la faccia tosta di tornare alla trib prosegu il vecchio a pr omettere soldi e ricchezza. La trib era un clan composto di dodici famiglie, vivevano tra le Varesine e il pa rco Lambro, un nucleo di emarginati che vivacchiavano del contrabbando delle aut o rubate e lavoretti al limite della legalit che solo una grande citt poteva perme ttere. Non lo avete cacciato? Abbiamo tentato. Ma lui... lo sai, ha un grande carisma... dice di essere un Bruj o, uno stregone. Dice che questo traffico ci render ricchi, ci toglier dalle roulo tte e dai campi di rifiuti. Zarko rimase in silenzio. Erano davanti al baracchino del tiro al bersaglio. Un nugolo di ragazzini schiamazzava sparando ai palloncini che scoppiavano come mor taretti. Carlos si era sempre vantato di possedere doti medianiche. Un abile imb roglione. Sapeva parlare alla gente, incantarla. Come aveva fatto con Carmen... Domani notte si incontrer con un tizio che viene dall America, un boliviano. Gli de ve fornire venti chili di cocaina che lui vuol spacciare servendosi dei nostri r agazzi... Che ha detto il Consiglio? Lajos sospir. Fu Jos che prese la parola. Il Consiglio non conta pi. Sono vecchi e i giovani dimenticano in fretta, nessuno ha imposto ai ragazzi di bucarsi. Gli altri dicono che, se Carlos veramente pu di spone di quella droga, non c nulla di male a venderla ai gadjos. Se Carlos riesce a convincerli, tutti gli zingari della citt lo aiuteranno, diventer un capo e all ora il fatto che sia stato bandito non avr pi alcun valore... Dobbiamo fermarlo disse lamentosamente Lajos a qualsiasi costo. Gli spari dal baraccone crepitarono amplificati nel cervello di Zarko riportando lo su quella strada dove era rotolato in una pozza di sangue, del suo sangue. Pe r un attimo torn dentro le mura della prigione, scure, umide che si stringevano s empre pi attorno a lui, soffocandolo. Devi aiutarci termin Jos. Zarko incontr lo sguardo di Paco. Lo sfidava, pensava che gli anni in galera l ave ssero rammollito, avessero sciolto il suo spirito battagliero. E forse era davve

ro cos. In prigione aveva cercato di superare la disperazione evocando in un ango lo del suo cervello i ricordi della trib, le musiche, i canti delle donne, le ris ate con gli amici. Ma alla fine aveva vinto il silenzio, la solitudine, l oblio d elle proprie radici. Il rancore. Adesso voglio solo scopare disse brutalmente con un cinismo che, prima di tutto, e ra volto a ferire se stesso. Voglio ubriacarmi e dormire in un letto vero. Delle vostre stronzate non voglio sentir parlare... quando mi hanno sparato nessuno mi ha aiutato. Lesse il disprezzo, la delusione e anche la piet negli sguardi degli altri. Non e ra quello che si aspettavano? Lui era lo sconfitto, il perdente, l animale in gab bia. Ferm Lajos con un cenno della mano, allontanandosi di qualche passo. Non me la sento aggiunse poi a mezza voce. Il volo da Trinidad era arrivato puntuale. Pochi passeggeri, traffico ordinato d avanti agli uffici della dogana. Tutto regolare. Il nome sul passaporto era Tanya Shire anche se la donna si chiamava Gaetanina S ciarra, Tanina per i parenti pi stretti. Ma la giovane che ritir il documento di ide ntit del doganiere non aveva pi una famiglia. Gli Sciama erano tutti morti, a Palermo, dieci anni prima in quella che i giorna li avevano definito Una Domenica di sangue . Un intero clan colpito a tradimento. P er la verit, oltre a Tanya un altro membro della famiglia era sopravvissuto ma qu ella era un altra questione. Una ferita ancora aperta che continuava a sanguinare . Tanya si era trasferita in America dopo una fuga fortunosa. Era una donna, ma av eva assunto in s le doti battagliere dell intero clan. Negli ultimi dieci anni aveva cambiato nome. Era diventata un killer professioni sta, negli States, agli ordini di una delle pi importanti famiglie mafiose di Atl antic City, nel New Jersey. Si era conquistata il posto di miglior meccanico sulla piazza americana grazie a un sangue freddo eccezionale e a un abilit a risolvere con la violenza situazioni delicate che aveva del sovrannaturale. Nessuno avrebbe detto che quella giovane dall et incerta e comunque non superiore ai trenta anni, poteva essere un assassina esperta in ogni tipo di armi ed esplos ivi. Il viso era forse un po' lungo ma quella leggera imperfezione era compensata dagl i occhi di un colore viola cos intenso che ti rimanevano in testa anche se li ved evi una sola volta. La bocca ben disegnata sembrava quella di una modella anche se l espressione era indurita da due rughe ai lati del naso che le conferivano un aria pericolosa. Turismo o lavoro? domand il doganiere. Lei prese il passaporto senza neppure abbozzare un sorriso di convenienza. Affari rispose. Il suo genere di affari era pericoloso. L ultimo che aveva trattato era stato l omicidio di un magnate di Cleveland, a Curaao. Terminato quel contrat to aveva deciso di mettere ordine nella sua vita. Per quel motivo si era decisa a tornare in Italia, dopo tanti anni, sfidando la taglia che ancora pendeva sulla sua testa. Recuper il bagaglio dal nastro trasportatore e cerc un taxi cui diede l indirizzo d i un costoso albergo del centro dove aveva prenotato una suite sin da Tobago. I soldi non le mancavano. Con cinquantamila dollari a tiro , poteva permettersi un tenore di vita elevato. In realt, anche se era sempre elegantissima e curata, di quello che poteva comprare col denaro non le importava nulla. Scese all albergo lasciando una mancia consistente al taxista. Rilev l appartamento ordinando che le portassero in camera una colazione abbondante con molto caff. E rano secoli che non beveva un buon caff, in America servivano solo acqua sporca. Poi fece una telefonata. Hallo! I am here. Yes, I m just arrived. Parlava in fretta, un inglese che non avev a perso l accento siciliano. Dall altra parte del telefono rispose una voce concitata, spaventata quasi. Tanya non fece caso a quelle parole. Bevve una sorsata di caff lasciando vagare lo sgu ardo lungo i tetti di Milano avvolta nella nebbia mattutina, intrisa di smog. Er a uno spettacolo inquietante, come vedere un arcipelago che emergeva a poco a po

co da un mare di un unica tonalit grigiastra, malata. I Know si limit a rispondere alle preoccupate rimostranze del suo interlocutore. I ll be careful. Did you find the stuff? Fine, see you later. Riappese con un gesto nervoso. Quella telefonata, di per s, era un rischio assurd o ma aveva bisogno di aiuto. L Italia, pens amaramente, era diventata una terra st raniera dove, senza armi, si muoveva priva di qualsiasi protezione. Prese una doccia poi disfece la valigia scegliendo un vestito appropriato. Una c amicetta viola, gonna di pelle scura, calze con la riga e scarpe intonate. Consu lt il quadrante dell orologio. Le undici di mattina. Era ora di muoversi. Controll ancora una volta su Tuttomilan o 90 l ubicazione dell ufficio di Tom maso Gianazza. Aveva giusto il tempo di arriva rci prima di pranzo. Tom maso, Masino per gli amici, sarebbe stato sorpreso di v ederla. Lo specchio le rimand un immagine riflessa quasi divertita. Povero, stupido, Masin o. Aveva fatto i suoi calcoli, come sempre, nella maniera sbagliata. Cos la vita, that s life, pens mentre si appuntava mentalmente di parlare italiano con il suo prossimo interlocutore. Masino non conosceva l inglese e lei voleva ch e il senso delle sue parole fosse chiaro. Tanya non parlava italiano da molto te mpo e le frasi le venivano alle labbra smozzicate, incerte nella sintassi. Pazie nza, si sarebbero intesi in siciliano. Quella era una lingua che non aveva dimen ticato, neppure dopo dieci anni trascorsi in America. Per rammentarla le bastava ricordare le favole che pap era solito raccontarle prima di addormentarsi. Usc dalla suite chiudendo la porta dietro di s. Affari aveva detto al doganiere. Affari pericolosi. Da sbrigarsi in fretta prima d i ripartire il pi velocemente possibile. Credevo ne avessi voglia. Dal bordo del letto sfatto Zarko lanci un occhiata a Samjra, realmente dispiaciuta che i suoi slanci erotici non riuscissero a sortire alcun effetto. Samjra era una prostituta senegalese. La conosceva da anni, quando era sbarcata in Italia assieme a un centinaio di sue conterranee. Nei vicoli attorno alla Sta zione Centrale e corso Buenos Ayres aveva trovato una casbah. Nonostante la vita dura si era mantenuta bene. Era una ragazzona color caff dalle grandi labbra vio lacee, sovrastate da un naso piatto e due occhi sporgenti, un po' bovini. Zarko aveva pensato spesso a lei nelle notti solitarie in prigione. Pensavo a Carmen disse invece, alzandosi. Carmen morta sentenzi acidamente la senegalese. Anche quello era vero. Da solo, in cella, Zarko aveva fantasticato di Carmen ma in maniera diversa da come aveva fatto con Samjra. Le due donne vivevano in real t separate nella sua mente e forse anche nella vita. L esistenza di Carmen comunque era terminata. Carlos, il Brujo. Zarko si alz dal letto e infil i pantaloni con un gesto nervoso. Fuori da quella s tanza via Edolo sonnecchiava, livida. L Albergo Astoria era il ritrovo dei neri c he gravitavano attorno alla Stazione. La zona era un intrico lurido di stradine malfamate. Il bar di fronte ospitava solo brutte facce e la polizia aveva scoper to, pochi mesi prima, uno squallido giro di pedofili proprio a un centinaio di m etri da l, dietro le pareti di una delle tante case dall aspetto rispettabile che si affacciavano su via Melchiorre Gioia. Il veleno scorreva in profondit, era facile tirare avanti e far finta di niente. Ma quante notti insonni come quella avrebbe dovuto trascorrere ancora? Io vado disse Zarko infilando la maglietta che aveva lasciato sulla sedia. Samjra gli rivolse uno dei suoi sguardi un poco ebeti, senza comprendere. Ha un appuntamento? La segretaria pose la domanda con un tono che implicava gi in p artenza una risposta negativa. Tanya atteggi le belle labbra a un sorriso che non riusc a essere caloroso. Il dottor Gianazza mi ricever disse in un italiano corretto ma fatto di parole trop po scandite per risultare fluido. Gli dica che c Tanina Sciarra. La segretaria, una donnetta tutt ossa, esib una specie di sorriso imbarazzato.

Di solito non riceve senza appuntamento disse scuotendo inconsciamente il capo. Il dottore molto occupato in questi giorni. Mi ricever. Il sorriso di Tanya si era fatto quasi irridente. La segretaria valut per un attimo la possibilit di scoraggiare ulteriormente la nu ova venuta poi decise che un diniego, inevitabile, del principale sarebbe bastat o. Attenda un attimo, prego. Si alz chiudendo il registro che stava compilando poi si diresse alla grossa port a che delimitava lo studio di Masino Gianazza. Due minuti dopo Tanya faceva il suo ingresso al cospetto dell avvocato. Questi, con grande stupore della sua segretaria, si era quasi sciolto al solo se ntir pronunciare quel nome. Masino era invecchiato, si era imbolsito dai tempi di Palermo. Non era pi il guap po che si vantava essere da giovane. La cucina lombarda e la vita agiata lo avev ano rammollito. Tese una mano sudaticcia a Tanya affrettandosi a chiudere la por ta alle loro spalle. Madonna Santissima, Tanina. Sei pazza a venire qui, in Italia. Pasquale Attanasio ha messo una taglia su di te... se viene a sapere... O sacciu, Masino, lo so disse con calma la visitatrice usando il siciliano. L intona zione stessa gel il sangue nelle vene di Masino che and a sedersi sulla poltrona d i pelle dietro la scrivania. Lei lo osserv asciugarsi la fronte madida di sudore con un enorme fazzoletto. Pazzia... Dopo quello che successo a pap tuo; e anche agli altri; ma io... io sono un cafone, non ti ho offerto neppure da bere. Si alz nuovamente per dirigersi al mobile bar che stava in fondo allo studio. Rimani pure dove stai intim lei, gelida famme appicci chiuttosto. Tanya estrasse dalla giacca un portasigarette d argento dal quale prelev una Sobra ine avvolta in carta azzurra. La infil tra le labbra osservando l avvocato che si prodigava con l accendisigari. Furono attimi di imbarazzante tensione per Masino Gianazza. La mano gli tremava e la sigaretta non voleva prendere. Tanya lo fissa va sempre, irridente eppure fredda. Finalmente una boccata di fumo si lev al soff itto sfuggendo via in un anello azzurrognolo. Ne sono passati di anni, eh Tanina? disse Masino per nascondere un tremito che tra diva la paura. Non abbastanza. Sei sistemato bene acc, a Milano. Un bello studio, mobili antichi, bei quadri, vista sull Arco della Pace. Scommetto che hai anche una bella famigl ia. Lascia stare la mia famiglia! url improvvisamente l avvocato ormai sull orlo della cr isi di nervi. La mia famiglia NO! Loro non hanno colpa, non c entrano con quello c he successo a Palermo. Tanya non disse una parola. Si limit a espirare un altra boccata di fumo. Improvvisamente Masino Gianazza, avvocato penalista tra i pi noti del Foro di Mil ano, scoppi in lacrime. Singhiozzava come un ragazzino, patetico. Fin pure in gino cchio davanti a Tanya. Ti prego, non far loro del male... Io non avevo scelta. Attanasio, il vecchio, mi avrebbe mandato a dormire coi pesci se... Non ho tradito io to pare... Masi , nun hai da tener pena disse la donna chinandosi sull avvocato quasi caritatevo lmente. Se ti comporterai come devi, la tua famiglia non deve temere nulla. Masino cerc di leggerle nel pensiero ma il viso della giovane donna era impenetra bile. Pian piano l avvocato si rimise in piedi, riguadagnando una posizione decor osa. Lei gli porse persino un fazzoletto. Ca vuoi? Ca vuoi da me? implor Masino dopo un poco. Mio fratello, Santino. Dov ? Oddio no, non puoi... Lei lo interruppe con un gesto della mano. Non tempo per le vendette, Masi lo rassicur lo sai che faccio? O sacciu. Dicono che sei una femmina pericolosa, che hai amicizie importanti. vero. Se avessi voluto vendicarmi di Attanasio non avevo che da chiedere a Tattag lia di Atlantic City. Avrebbe mandato una squadra dei suoi meccanici e sareste t utti gi morti. Ho trentadue anni, Masino. venuto il momento di rimettere ordine n

ella mia vita. Dov Santino? Mi hanno detto che sta male... L avvocato assent vigorosamente. Torn a sedersi, parzialmente tranquillizzato. Molto male... Lui, non cattivo ma la droga lo ha... Attanasio lo ha conciato cos. Ha fatto la bella vita per un paio d anni poi venuto a lavorare qui al nord... Con te. S, con me... al seguito di Attanasio, il giovane. lui che comanda a Milano adesso. .. Santino non ha avuto freni: le donne, la droga e chiss che altro. Sta male, ha beccato una brutta malattia. Gli servono molti soldi per farsi curare e forse n eppure cos ce la far. Dov adesso? Masino alz e abbass lo sguardo varie volte in preda a opposte passioni. Poteva cre dere che Tanya, la feroce assassina che tutti avevano imparato a conoscere, aves se deciso di perdonare suo fratello? Di assisterlo proprio ora che un male incur abile lo stava rodendo dall interno, irrimediabilmente? Sta trattando un affare molto grosso con gli zingari. Zingari? Esatto assent l avvocato. Attanasio vuole sfruttarli per lo spaccio. Santino ha un ac cordo con uno di loro, un certo Carlos. Pare per che facciano delle forti resiste nze e poi Attanasio non si fida, vuole che gli dimostrino di avere le palle. E come? Fregando i suoi concorrenti. Adesso i colombiani stanno cercando di entrare nel m ercato mentre Attanasio si rifornisce in Turchia. Questo Carlos deve fingere di voler acquistare da un colombiano e fregargli venti chili di coca. Al momento de llo scambio Santino interverr con gli uomini di Attanasio. Eliminano i colombiani e guadagnano venti chili di coca. E lo zingaro ha a disposizione il primo caric o senza che Attanasio tiri fuori una lira. Tanya ragionava velocemente. Come poteva sfruttare quella situazione? E Santino ce la fa? Anche malato? S, lui dice di s. Ancora non sta tanto male, se l affare va in porto ricever cento mi lioni per andare a curarsi in Svizzera. Dove si dovrebbe svolgere questo scambio? Masino scosse dapprima il capo poi lo sguardo penetrante della sua interlocutric e lo convinse a collaborare. Stanotte alla Centrale, su una linea morta. Ma che vuoi fare? Te l ho detto, Masino. Mettere ordine nella mia vita, rivedere mio fratello. Gli r imane cos poco da vivere... Ma lo hai perdonato? Sul bel viso di Tanya passarono diverse, indecifrabili emozioni. Tristezza, iron ia, rabbia e poi di nuovo condiscendente amarezza. Ti ho detto, Masino, di non preoccuparti. La tua famiglia non ha nulla da temere se ti comporti come devi. L accampamento degli zingari non aveva pi nulla della giocosa festosit che Zarko ri cordava da bambino. Forse, anche solo nella sua mente, anche lui era un marim, un bandito. Zarko osserv distrattamente i ragazzini lerci che correvano verso l incrocio armat i di bugliolo, spatolina e acqua saponata. Cominciavano con la pulizia dei vetri e finivano come Carlos, a spacciare droga per le vie della citt. Dove? domand semplicemente a Lajos che lo aveva abbracciato quasi con le lacrime ag li occhi quando lo aveva visto tornare al cerchio di roulotte accampate vicino a l luna park. Devono incontrarsi alla Stazione Centrale. Sar pericoloso, i colombiani sono gente violenta. Stanno cercando di soppiantare i siciliani che, sino a ora, hanno ret to il traffico degli stupefacenti in citt. Dicono che i Colombiani si appoggiano a una cosca di calabresi. Non ci capisco molto di queste lotte tra clan ma quel che certo che nessuno disposto a cedere anche a costo di un bagno di sangue. Noi diventeremo gli strumenti della loro guerra se non fermiamo Carlos... Zarko assent senza aggiungere nulla alle parole del vecchio. Il tam tam sotterran eo della prigione lo aveva informato sugli schieramenti di potere che reggevano la malavita cittadina. Droga, prostituzione e gioco d azzardo, Milano era un enor

me crogiuolo dove le peggiori schifezze ribollivano senza neppure cercare di cop rirsi con uno schermo di perbenismo. Gli erano giunte voci che nuovi gruppi stes sero lottando per guadagnare autonomia nello scacchiere criminale della metropol i. Perch ridi? domand astiosamente Paco. Carlos, il Brujo. Lui l uomo adatto per aiutare i colombiani a combattere i sicili ani, e i gitani devono essere il suo esercito. Schifoso bastardo! imprec Jos in un angolo. Non ci sono speranze per Carlos, neppure la sua Brujeria lo pu aiutare. I sicilian i hanno una tradizione, protezioni politiche e nella polizia. Un esercito di sud americani e di nomadi verrebbe spazzato via in un attimo. Bisogna fermarlo. Dove sono le armi? Lajos assent vigorosamente. Fece cenno ai tre uomini di seguirlo dentro la sua ro ulotte. Questa, un tempo utilizzata dalla moglie del capo come camerino di chiro manzia, era ingombra di stracci e cianfrusaglie che si ammonticchiavano le une s ulle altre in una confusione indescrivibile. Lajos apr un pesante baule intarsiato traendone grosse pistole automatiche coi nu meri di serie limati. Catenacci, giudic Zarko, mentre smontava il carrello per lu brificare il meccanismo di sparo. Ma sarebbero bastate. Questa era di mio padre disse Lajos estraendo un involucro di tela da un groviglio di paccottiglia. Io sono vecchio, non ho pi l et per questo genere di cose anche se Dio sa se lo vorrei. Usala tu. Zarko lo guard svolgere il pacchetto sul tavolaccio della roulotte. Conteneva un grande coltello con la lama che si ripiegava all interno del manico di legno. Una Navajha autentica castigliana. Per un gitano era il patrimonio pi prezioso. S e non ci fosse stato un vincolo di sangue, Lajos non se ne sarebbe mai separato. Una Navajha si passa tra discendenti diretti come simbolo della famiglia. Ma La jos non aveva discendenti maschi. Il nipote Julio se lo era portato via un overdo se. Come Carmen. Zarko strinse in pugno la Navajha liberandone poi la lama con un movimento del p olso. Il meccanismo scatt con un rumore sordo come una fucilata. La lama era perfetta, taglientissima. Improvvisamente Zarko sent la necessit di uscire a respirare una boccata di aria f resca. Era stato in gabbia per troppo tempo. Aveva bisogno di odori nuovi nelle narici, doveva tornare a essere puro e scintillante come il filo della Navajha. L American Bar di via Turali era frequentato soprattutto da yuppies e giovani ram panti, tutti azzimati nei loro completini all ultima moda. Discutevano di finanza , scambiandosi, di tanto in tanto, battute idiote che parevano divertire moltiss imo le galline che li accompagnavano. Tanya era certa di aver sorpreso almeno un paio di quei rampolli della Milano be ne scambiarsi prese di coca sotto gli occhi di tutti. Tanya non aveva bisogno di droghe per tirarsi su. Il rischio, la consapevolezza di essere sempre in costante pericolo erano sufficienti a pompare adrenalina nel le sue vene, stimolandola a mantenere tutti i suoi sensi all erta. Aveva ordinato una bibita leggermente alcolica occupando un tavolino che dava su lla via, confondendosi con gli altri avventori. Davanti a s aveva aperto il Corri ere della Sera. In prima pagina le solite notizie, da mesi nella metropoli milan ese era in atto una guerra che procedeva a suon di morti ammazzati ma la gente c ontinuava a far finta di nulla. Tanya sorrise, la posizione degli Attanasio era meno forte di quello che aveva immaginato. Tanya, glad to see you. La voce la distolse dalle sue meditazioni. Un omettino di mezz et, quasi completamente calvo, dall aspetto dimesso anche se cu rato, si era materializzato vicino a lei. Harold! Si alz abbracciandolo con un gesto naturalissimo, come se si trattasse di u n vecchio amico, o di un parente. In realt Harold Zack era un mediatore. Procurava contratti a killer professionist i come Tanya. Questa aveva lavorato un paio di volte per lui, in Europa, e il ve cchio inglese le doveva dei favori.

Lo fece accomodare, pregandolo di accettare almeno una bibita. Quando il camerie re, presa l ordinazione, fu scivolato via discretamente, Tanya rivolse all uomo un o sguardo diretto. Hai quello che ti ho chiesto? S, qui con me. Zack pos sul tavolo una scatola di medie dimensioni avvolta in un inv olucro di carta di lusso. Si poteva scambiare per un regalo ben confezionato. Hai avuto difficolt? Parlavano sempre in inglese, lei un poco per comodit, lui perch era un prudente. No, Milano ormai la mia citt. Tanya assent vigorosamente, lacer con l unghia il bordo dell involucro aprendone il coperchio solo di qualche millimetro. Dentro, in una custodia di velluto c era un a Beretta 9mm parabellum a venti colpi. Assieme a due caricatori c era anche una busta. Tanya la sfil dal pacco aprendola. Zack attese che la giovane avesse controllato il suo contenuto poi domand: Che dev o farne? Dopo averla richiusa, la giovane donna spinse verso di lui la busta. Produsse un fruscio appena percettibile nel frastuono del locale. Deve riceverla stasera. Non ho molto tempo. Non ci sono problemi assicur il vecchio. Sicuro? Mi dicono che ci sia una guerra in atto a Milano. Lo sguardo del vecchio scivol alla pagina del quotidiano. Attanasio vincer questa volta, ma non durer a lungo. Perch prevalere gli coster cos ta nto che i suoi protettori non ne vorranno sapere di sputtanarsi ancora per lui. E senza la protezione, gli altri si avventeranno sul suo impero facendolo a bran delli. Non riceve aiuti da Palermo? Zack scosse il capo. Il vecchio ha i suoi problemi con i boss della Cupola. E poi Michele un orgoglios o, vuol far vedere che ce la pu fare da solo. Ma ha pi pistoleri che cervello... N on durer molto, ti dico. Ormai le guerre si vincono a Roma, coi politici. finito il tempo dei picciotti che sparano prima di chiederti chi sei. Ma n Attanasio n i suoi avversari sono disposti ad ammetterlo. Hanno paura di perdere la loro poten za servendosi di armi differenti da quelle che hanno adoprato sino a ora. Guarda questa faccenda dei colombiani. Sono pistoleri, rozza manovalanza che i clan ri vali di Attanasio usano come esca per fargli fare qualche puttanata che lo inchi oder. Loro, intanto, manovrano sott acqua, nella politica. Ci sono altri modi di m etterlo in culo alla gente, come dicono qui. E Attanasio se lo piglier senza nepp ure sapere da dove viene... affascinante il potere, in Italia. In ogni caso il b astardo durer ancora per vincere almeno questa battaglia, un duro. Tanya accese una sigaretta prima di rispondere. Non abbastanza sentenzi. Non appena la grossa Volvo con la carrozzeria scrostata in pi punti, si arrest all angolo di Piazzale Loreto, Santino Sciarra s infil all interno aprendo la portiera con un gesto nervoso. Sudava copiosamente, scosso da brividi di febbre. Aveva cercato di mascherare le pustole che gli coprivano il collo e la guancia sinistra con uno spesso strato di cerone ma il trucco non faceva che rendere pi evidente la sua sofferenza. Hai i soldi? domand l uomo al volante, per nulla impressionato dall aspetto cadaveric o del giovane. Questi assent vigorosamente, mordendosi il labbro inferiore. Dobbiamo farlo questo colpo, stanotte, Carlos disse con la sua voce in falsetto men tre la vettura imboccava viale Brianza. Ho uno stramaledetto bisogno di quei sold i... Devo andare in Svizzera, dicono che a Ginevra hanno trovato dei nuovi farma ci che... Non me ne frega un cazzo se stai marcendo, Sciarra. Faremo il colpo e basta, dell a tua parte puoi farne quello che vuoi. Puoi anche buttarli nel Naviglio, per qu el che servir... Non dire cos! url il giovane, scosso da un tremito pi forte degli altri. Non dire cos io... Carlos rise silenziosamente, in quel suo modo particolare in grado di gelare il

sangue nelle vene a chiunque. Altrimenti cosa? Vuoi mordermi? Santino si rincantucci su se stesso. Le lacrime striavano il fard, creando un pas tone che rendeva ancor pi sgradevole il suo viso. Ma tu non hai paura di niente? Io sono la paura. Carlos era magrissimo, il corpo inciso di muscoli potenti, fasciati di cuoio tor chiato. Il viso ossuto era coperto da una barba spinosa, vecchia di un paio di g iorni. Gli occhi, leggermente sporgenti, avevano qualcosa di inquietante, spirit ati. Un grosso orecchino d oro al lobo sinistro e la lunga capigliatura nera come l ala di un corvo, raccolta in una treccia che scendeva sulle spalle, completava no il suo aspetto da angelo della morte. La vicinanza del drogato, ormai divorat o dalla malattia, non sembrava turbarlo affatto. Guidava con freddezza, scalando le marce senza distogliere gli occhi dalla strada trafficata. Sai cos la Brujeria, Santino? Un culto molto antico che insegnano le vecchie streg he gitane passandosene i segreti come in un rito da duemila anni. un grande pote re se uno lo sa dominare. Ci permette di guardare nel futuro e nel passato, di d ominare il presente. Niente pu farmi del male, n uomini n malattie. Questa notte av remo quello che vogliamo poi le nostre strade si divideranno. Io otterr il comand o dei nomadi della citt e tu potrai andartene a morire in Svizzera o dove cavolo ti pare. Il drogato ebbe un sussulto di rabbia poi un accesso di tosse lo costrinse a rip iegarsi di nuovo su se stesso, incapace di qualsiasi reazione. La risata di Carlos lo inchiod al sedile, torturato dalla sua stessa disperazione . Tom maso Gianazza guardava il piatto di pasta davanti a s, senza riuscire a prova re alcuno stimolo verso il cibo. Sua moglie, una bella donna i cui capelli comin ciavano a spruzzarsi d argento, lo osservava in silenzio. Sapeva che il marito, s timato principe del Foro, aveva amicizie pericolose che spesso lo trascinavano i n affari ancor pi pericolosi. Non era la prima volta che lo vedeva in preda a un a gitazione innaturale, l occhio spiritato come pronto a captare un segnale di peri colo. Oltre a ci, c erano episodi della vita di Masino sui quali sua moglie Rosita aveva avuto l ordine, si badi bene, l ordine non la richiesta, di non indagare mai. Fat ti accaduti in Sicilia, molti anni prima, quando Masino Gianazza aveva fatto par te dell organizzazione di don Federico Sciarra, morto assieme al resto della fami glia in circostanze non ancora chiarite completamente. Dopo la domenica di sangue , Masino si era trasferito al Nord dove misteriosi quant o potenti amici lo avevano aiutato ad aprire uno studio penalista che era divent ato uno dei pi importanti di Milano. Ora, grazie a quella impalpabile rete di ami cizie, i Gianazza possedevano una lussuosa abitazione in Foro Bonaparte, un dodi ci metri ancorato a Rapallo e una villetta a Cortina, per le vacanze d inverno. L a figlia maggiore, Cettina, frequentava un esclusivo collegio in Svizzera in una localit che Masino, in uno dei suoi inspiegabili ansiti di prudenza, aveva decis o di tenere nascosta a tutti. Masino, che hai? tutta la sera che stai davanti a stu piatto e fettuccine senza as saggiarle. Che hai? Non ti piacciono? Masino tracciava cerchietti invisibili sul tovagliolo, con un dito. Scosse il ca po schioccando la lingua. Ma niente, Rosita. Lo sai, il lavoro... Che, hai qualche processo importante? Perch non mi vuoi mai dire nulla? Io sarei.. . Perch non sono fatti tuoi, Cristiddio! Aveva alzato la voce picchiando il palmo del la mano sulla tovaglia. Rosina si ritrasse spaventata, poi torn a osservarlo con espressione contrita. Tr ascorsero un paio di minuti durante i quali la luce del lampadario proiett sui vo lti dei due coniugi ombre cupe, drammatiche. Mi spiace disse Masino rompendo improvvisamente il silenzio. Rosita trasal. Suo mar ito non le aveva mai chiesto scusa, per nessun motivo, in tutti quegli anni di m

atrimonio. Se si era deciso a farlo ora significava che i suoi problemi erano ve ramente gravi, tanto da far vacillare l arrogante sicurezza in se stesso che di s olito ostentava in pubblico e in privato. Improvvisamente suon il campanello alla porta. Mentre si alzava Masino cerc di evi tare gli occhi della moglie. Era troppo spaventato per poter sopportare che lei si avvedesse del turbamento che lo scuoteva. Chi poteva essere? Oltre lo spioncino si vedeva solo un giovanotto in giacca e cravatta. Tipo civil e, non uno dei soliti duri di Attanasio. Masino si azzard ad aprire, tremebondo. Il giovanotto parlava con un leggero accento straniero, forse tedesco. Abbronzat o, capelli corti, abiti eleganti. L avvocato Tom maso Gianazza? domand. Sono io. Ecco, per lei: un messaggio personale disse tendendogli una busta che istintivamen te Masino prese tra le dita. Chi la manda? L apra e guardi cosa contiene. Hanno detto che lei capir chi la manda e cosa deve f are. Il giovanotto era sparito prima che Gianazza potesse abbozzare una replica. L avvocato chiuse la porta con una sensazione di gelo che gli stringeva la gola. Masino, chi era? Di nuovo Rosita. Niente, Rosi , accendi il televisore, vengo subito. Mentre la moglie obbediva senza avere il coraggio di protestare, Masino si ritir nel suo studiolo. Accese la lampada da scrittoio proiettando un fascio di luce sulla cartella di c uoio che copriva il piano di vetro, disseminato di soprammobili di valore. Le mani tremavano leggermente mentre laceravano il bordo della busta. Conteneva solo una fotografia. Un istantanea appiattita dal teleobiettivo ma perf ettamente a fuoco. Masino pass una mano sugli occhi umidi. Doveva aspettarselo. Dopo tanti anni il d estino tornava a reclamare il prezzo della colpa. Che stupido era stato a illude rsi. Nelle vene degli Sciarra scorreva sangue rosso, non acqua fresca. Soffoc una bestemmia mentre con l accendino d oro bruciava la foto di Cettina ripre sa a sua insaputa sulla porta del collegio che Masino Gianazza aveva fatto di tu tto per tenere nascosto. Se farai ci che devi la tua famiglia non ha nulla da temere. Una promessa. Masino spense la luce dello studiolo. Al buio le sue mani cercarono qualcosa in un armadietto dello scrittorio. Quando l ebbero trovata Masino infil la giacca. Ri mase nel buio, immobile, ad ascoltare la sigla del telequiz che rimbombava dal s alotto. Con un sospiro si fece coraggio e s affacci rivolgendosi alla moglie. Devo uscire, una commissione urgente. Prima che Rosita potesse rispondere aveva gi lasciato l appartamento. Fuori la not te di Milano stava arroventando le vie. L atmosfera era irrespirabile per l umidit e lo smog, addensato come una cappa sulla citt. La notte sembrava propagare ogni piccolo rumore lungo gli scaloni di marmo della Stazione Centrale. Zarko cerc sotto il giubbetto il calcio della pistola; era un contatto rassicuran te anche se sapeva che la vendetta si sarebbe consumata in altro modo, secondo g li usi dei gitani. La Navajha l aveva infilata nella cinta dei pantaloni, dietro la schiena, pronta a essere estratta quando si fosse presentata l occasione propi zia. Jos e Paco lo seguivano di qualche passo. Erano silenziosi e anche il suo vecchio rivale aveva smesso di punzecchiarlo coi suoi lazzi rivolti alla virilit che, se condo lui, aveva perso in galera. Paco era corto di cervello, non capiva nulla. Adesso, mentre si aggiravano per gli androni della stazione illuminati da una lu ce spettrale, Zarko sapeva che gli anni trascorsi in cella lo avevano fortificat o invece di rammollirlo. Aveva nutrito l odio dentro di s trasformando la disperaz ione in una forza irresistibile. Ogni attimo trascorso in galera, ogni insulto, ogni sopruso avevano contribuito

a fare di lui un altro uomo. Un solitario. Perch i cani rabbiosi non rientrano ne l branco, neppure se lo vogliono. Adesso la sua rabbia serviva al clan ma una vo lta che fosse tutto finito lui sarebbe rimasto un estraneo per tutti. Ormai non faceva pi parte della trib e questo pensiero, accostato al desiderio bruciante che aveva provato in galera di tornare nel gruppo, produceva in lui una furia fredd a che bruciava ogni cosa con cui veniva a contatto per non incenerire lui stesso . Sorpassarono il parcheggio dei taxi dove due conduttori discutevano ad alta voce sui nuovi acquisti della squadra di calcio locale. La grande scala che portava ai binari aveva qualcosa di terrificante, una bocca spalancata sull inferno. Qua e l tossici e barboni bivaccavano sui gradoni di marmo alla ricerca di un relativ o refrigerio al caldo estivo. Volti allucinati, risate stridule che si confondev ano coi gemiti. Le sbarre non erano che una convenzione, pens Zarko, dentro e fuo ri si era sempre prigionieri. Forse era la Brujeria di Carlos che imputridiva og ni cosa, appestando la realt. Le luci erano basse e lasciavano grandi zone d ombra protese come mani minacciose . Alcuni studenti erano in fila allo sportello della biglietteria internazionale, in attesa dell ultimo treno della notte. Zarko si guard attorno per un attimo, assaporando l eccitazione del momento. Con l adrenalina tornava a scorrere nelle sue vene la voglia di vivere, di reagire, di battersi. Andiamo intim ai suoi compagni imboccando la scalinata. I loro passi frusciavano nell oscurit amplificati solo nella loro immaginazione. D ov era Carlos? Il Brujo non dovette attendere che qualche attimo prima che la fila di lumi al n eon si spegnesse lungo tutta la teoria di piloni che costeggiavano il binario mo rto. In quella parte della Stazione Centrale si potevano trovare solo vetture fe rme e macchine in disuso. Il luogo ideale per un incontro clandestino. Carlos la nci un occhiata di disprezzo a Santino Sciarra. Il siciliano non aveva fatto che p iagnucolare e tossire per tutta la notte. Gli altri lo evitavano, Carlos se ne f regava del contagio. L eccitazione era tale da fargli dimenticane ogni prudenza. E poi lui era il Brujo. Un fischio acuto si diffuse tra le carlinghe di lamiera dei vagoni abbandonati p ropagato dagli androni della stazione. Stavano arrivando. Datti una mossa, Santino. Fai schifo... Il drogato ebbe un ultimo sbocco di tosse poi si alz dalla predella dove era rima sto accovacciato sino a quel momento. Tra le mani stringeva convulsamente una va ligetta. Carlos attese qualche minuto poi, visto che non succedeva nulla, cominci a spazie ntirsi. Il segnale era quello stabilito, perch i colombiani non si mostravano? Zarko lasci sfuggire appena un soffio dalle labbra. La fila di luci spente improv visamente gli aveva rivelato inequivocabilmente la posizione di Carlos. Che facciamo adesso? domand Paco che gi aveva estratto la pistola. Un giocattolo die tro il quale nascondere la paura. Dobbiamo attendere che i colombiani si facciano vedere e... No, la vostra strada finisce qui! Si volsero in direzione di Jos che li teneva sotto mira con la sua pistola sulla quale aveva montato un silenziatore a bulbo. Ma cosa...? Paco non capiva, era sconcertato. Zarko invece intuiva tutto. Doveva i mmaginarlo che Carlos sarebbe riuscito a infiltrare qualcuno dei suoi nel gruppo che gli si opponeva. Avrebbe scommesso su Paco ma Carlos era troppo furbo per a ffidarsi a un tipo cos. Perch... Perch Jos? Paco quasi piagnucolava. Lo zingaro non mosse un muscolo, mantenendo la sua espressione gelida stampata s ul viso. Lajos un vecchio rincoglionito. La droga ci permetter di uscire dal ghetto. Non sa remo pi gli zingari pezzenti che vanno a elemosinare per le strade pulendo i para brezza.

Ma Lajos il capo, la nostra tradizione... Sei solo un rubagalline, Paco disse senza intonazione il gitano. Un secondo dopo p remette il grilletto. Il silenziatore liber un filo di fumo, accompagnato da un rumore simile a un tapp o di bottiglia che salta. Paco fu proiettato contro il pilastro di acciaio mentre una macchia scarlatta gl i sbocciava sul petto. Scivol a terra senza un gemito, ucciso sul colpo. Jos non lo degn di uno sguardo. Spost la canna della pistola diagonalmente sino al petto di Zarko che era rimasto immobile. Non farai storie, vero, Zarko? domand. Non voglio ucciderti. Non ci fosse la faccend a con Carlos ti proporrei di entrare nell affare. Peccato. Gi, peccato rispose Zarko mentre dall ombra uscivano le silhouette degli uomini di C arlos. Tanya si guard attorno; il lungo corridoio che antistava ai binari era deserto, l ugubre. L unica luce accesa era quella della farmacia. La ragazza indossava abiti comodi, pantaloni e maglioncino scuro sopra il quale portava un trench di pelle . I lunghi capelli erano nascosti sotto un basco viola. La pistola era nascosta, pronta a entrare in azione. Calcol meccanicamente le possibili vie di uscita poi si avvi ai binari. L ultimo treno della notte era partito da poco, i guardiani al le transenne dormicchiavano. Non si poteva accedere ai binari da quella parte se nza biglietto ma c erano molti trucchi per avvicinarsi ai treni in deposito. Tany a attese che i guardiani fossero distratti poi salt agilmente oltre la sbarra tub olare. Non si accorsero nemmeno della sua presenza. Bene, respir l aria umida dell a notte espirandola poi fuori in un colpo solo. Un trucco che le avevano insegna to per scacciare la paura. Il Brujo guard Zarko con un espressione quasi di felicit di rivedere l amico dopo ta nto tempo. Poi spost la sua attenzione sulla pistola e la Navajha che i suoi uomi ni avevano requisito. Melodrammatico, vero? disse riconsegnando le armi a uno dei suoi. Sollev la canna d a passeggio dalla quale non si separava mai. Anch io sono incline a queste teatral it, a volte. Forse, dopo, potremmo divertirci, Zarko. Devi averne masticato di od io in questi cinque anni. Mi disprezzi, vero? Lo zingaro non mosse un muscolo. Ma chi cazzo questo, Carlos? protest la voce stridula di Santino. Con un movimento rapidissimo il Brujo si volse verso il tossico puntandogli la c anna a una decina di centimetri dalla gola. Poi premette un intarsio dell impugna tura azionando un meccanismo a scatto. L estremit liber un punteruolo acuminato che sfior la carotide di Santino. Non rompere il cazzo intim Carlos mentre l altro compiva un passo indietro questi son o affari miei... Hai paura, eh? Nonostante tutto non sei ancora cosi marcio da a ver perso ogni speranza... Santino prese a singhiozzare. Carlos gli si fece vicino, alitandogli in faccia t utto il suo disprezzo. Questa la differenza tra noi, pezzo di merda. Tu sei gi morto e hai ancora paura. Io non ho pi niente da perdere e non mi frega nulla di crepare. Un nuovo acutissimo fischio. Carlos trasal, erano veramente i colombiani, questa volta. Hector Chamacho era un indio originario delle montagne che circondavano Barranqu illa. Aveva commesso il primo omicidio a dodici anni, piantando uno scalpello ne ll occhio di un narcotraficcante, in un locale di Cartagena. Non aveva paura di n iente e di nessuno. Accompagnato da due dei suoi uomini si fece strada tra i vagoni abbandonati diff idando del buio, interrotto solo dal fuoco che scoppiettava in un bidone di lami era che Carlos aveva fatto preparare dai suoi. L indio fiss negli occhi il gitano, senza simpatia. Non era nel suo territorio e s apeva di dover essere prudente. Non era la prima volta che qualcuno fingeva di v oler acquistare pagando profumatamente e poi cercava di fare il furbo e beccarsi

la roba con la forza. Tiene el dinero? Hai il denaro? domand. Hai la roba? Hector sollev la valigetta di pelle scura davanti a s. Direttamente dai nostri laboratori di Cochabamba, ma prima di averla voglio veder e il colore dei soldi. Carlos assent muovendo verticalmente il capo con esasperante lentezza. Schiocc le dita e Santino si trascin avanti. Hector guardava tutto con sospetto. Dobbiamo assicurarci che sia buona profer Carlos indicando un tavolo ricavato da du e bidoni e un piano di legno. Hector pos la valigetta aprendone le cerniere. Santino attese il cenno del gitano per fare altrettanto con il contenitore dei soldi. Quando questi vennero alla l uce i due colombiani fecero un passo avanti. Ah, ah disse Carlos fermandoli con un gesto della mano non era nei patti che veniss i con i tuoi soldati . Hector contorse le labbra in quello che voleva essere un sorriso. Prudenza, non mi fido degli zingari. Istantaneamente estrasse da sotto i pacchetti di chellopanhe un corto mitra M10. I suoi furono altrettanto rapidi a impugnare le armi. Carlos non aveva mosso un muscolo. Barranquilla batte Milano tre a uno proclam il narcotrafficante con un sorriso di t rionfo. Carlos rimaneva immobile, quasi irridente. La notte si anim di un rintoccare secc o di parti metalliche che spingevano i colpi in canna. Improvvisamente si erano materializzate nell oscurit una decina di figure armate di tutto punto. Tarragona batte Barranquilla dieci a tre disse Carlos con un sibilo trionfante. Hector si guard attorno frastornato, senza sapere che reazione adottare. Il classico imbroglio alla colombiana, Hector lo ammon Carlos solo che stavolta avet e fatto male i calcoli... ve ne state calmi e noi ce ne andiamo con la droga e i soldi. Non dovevate venire su un terreno che non era il vostro. Maldido hijo de perro. Non insultare. Questa droga il mio biglietto da visita per don Attanasio. A casa vostra forse siete i pi forti, ma qui sono le famiglie che comandano, non c posto per i colombiani. Hector Chamacho era un tipo semplice. Certi problemi li risolveva col piombo sen za domandarsi troppo quali fossero le possibilit a sfavore. Alz la mitraglietta verso Carlos. In quell attimo preciso Tanya Sciarra apr il fuoco. Appostata dietro un vagone sparava a due mani, come al poligono. Hector Chamacho fu proiettato sulla valigetta sporcando la coca col suo sangue s carlatto. Cominci l inferno. Gli zingari e i due colombiani aprirono contemporaneamente il f uoco, illuminando la notte di vampate arancioni. Urla, detonazioni, in un attimo le tenebre confusero i bersagli trasformando tutta la scena in un incomprensibi le groviglio di corpi. Zarko scatt, colpendo con il gomito il viso del gitano che lo teneva sotto tiro. L uomo si pieg in due solo per ricevere una ginocchiata in pieno petto che lo scar avent lontano. Zarko recuper le sue armi sparando un paio di colpi a casaccio. Un altro degli zingari si abbatt al suolo. I due rimanenti colombiani furono crivellati di colpi. Rotolarono addosso al tav olo di fortuna trascinando la droga e il cadavere del loro capo a terra. La luce del fal illumin una scena grottesca, fatta di cadaveri aggrovigliati l uno all altr o, avvolti in una nuvola di polvere bianca sfuggita da un sacchetto lacerato. Carlos fece un movimento come per impugnare la pistola, ma qualcosa gel il suo mo vimento a met. Tanya era balzata fuori dal buio. Con un braccio stringeva il collo di Santino e con l altro puntava la Beretta direttamente in fronte a Carlos. Se ti muovi ti apro la testa in due disse in un italiano fortemente accentato. Tu, coprimi le spalle.

Aveva assistito alla cattura di Zarko individuandone immediatamente le potenzial it come alleato. Il gitano stringendo la pistola in pugno, si fece spalla a spalla con la ragazza . Santino era terrorizzato, le sue mani non riuscivano a lasciare la borsa coi sol di. I tre presero a correre lungo i binari lasciando come pietrificati gli zingari s ulla scena della sparatoria. Presto, inseguiteli url stravolto il Brujo appena si fu ripreso. L aria puzzava di c ordite. La sparatoria era durata non pi di qualche minuto. La polizia non poteva tardare. Quando Michele Attanasio fu svegliato da uno dei suoi guardaspalle imprec tra s, p revedendo qualche complicazione. La sua mente and subito all operazione in corso alla Stazione Centrale. Doveva imm aginarlo che non poteva fidarsi degli zingari, eppure gli era sembrata la soluzi one migliore per eliminare i colombiani che da un poco di tempo a questa parte c ercavano di infiltrarsi nel mercato europeo. L unico legame con la sua organizzaz ione era costituito da Santino, ma quello aveva gi un piede nella fossa. Infilata una vestaglia in fretta e furia, Attanasio fece il suo ingresso nello s tudio dove trov Masino Gianazza, uno dei suoi avvocati di fiducia. Masino sembrava contrito, profonde occhiaie scure sopra gli zigomi testimoniavan o il suo stato di agitazione. Masino, che hai? domand Attanasio, preoccupato. Non era mai capitato che il suo avv ocato lo svegliasse a quell ora della notte. Masino si guard attorno. Le guardie d el corpo di Attanasio li avevano lasciati soli, l avvocato era considerato una pe rsona di fiducia. Aveva rimuginato per tutta la strada sul da farsi, vagando per le vie della citt tormentato da contrastanti passioni. Era giunto alla conclusio ne che perdere tempo ancora non avrebbe fatto che mettere in pericolo Cettina. Per un attimo ebbe la tentazione di informare Attanasio di tutto, ma scacci immed iatamente l idea. Gli Attanasio avevano gi fallito una volta lasciando in vita una ragazzina che per dieci anni si era preparata a una vendetta implacabile, fredd a e proprio per questo inderogabile. Masino aveva tradito una volta gli Sciarra. Era pronto a pagare ma non voleva ch e i membri della sua famiglia dovessero sopportare le conseguenze di un secondo s garro . finita, Michele disse alzando lo sguardo dal pavimento. Ora si sentiva calmissimo. La consapevolezza di aver fatto la scelta migliore, l unica in grado di salvare Cettina, lo aiutava a trovare quel coraggio che in altre occasioni gli era manca to. Finita cosa? Spiegati! Non dovevo aiutare pap tuo a far fuori gli Sciarra a Palermo. Dovevo saperlo che n on ce l avreste fatta... che erano un osso troppo duro. Ma che cazzo dici? inve Attanasio, improvvisamente alterato. Gli Sciarra sono morti e sepolti e Santino... Non di Santino che si tratta... Allora quella puttana che adesso si fa chiamare Tanya Shire... Sta in America e s e si azzarda... Masino lo guard fisso, quasi con compassione. In quel momento la collera di Miche le Attanasio ne tradiva solo l impotenza. gi qui, Michele. Qui? Io la... Tu non puoi far nulla, nulla, Michele. Masino estrasse dalla tasca della giacca la pistola calibro 22 che aveva portato con s da casa. Un arma piccola ma precisa. Attanasio fece un gesto disperato cercando di raggiungere l interfono che lo coll egava ai suoi uomini di guardia, ma la pistola abbai prima che potesse portare a compimento il suo proposito. Michele Attanasio si abbatt fulminato. Due colpi lo raggiunsero al petto proprio sopra il cuore. Mor rantolando nel proprio sangue. Masino ud le urla fuori dalla porta, i passi concitati dei gorilla che sopraggiun

gevano. Anche per lui era finita. Ma Cettina si sarebbe salvata. Tanina Sciarra era una donna d onore, lo sapevano tutti. Infil la 22 in bocca e premette il grilletto. Negli ultimi secondi la vista gli s i annebbi, coperta da un velo di lacrime. Correvano come i tre topolini ciechi della filastrocca lungo la linea dei binari che portava ai depositi. Lontano le sirene della polizia gi urlavano, non avevano molto tempo per sparire dalla scena del massacro. Non ce la faccio! piagnucol Santino inciampando sulle putrelle di metallo. Stringev a ancora tra le mani la valigetta coi soldi. Tanya e Zarko si scambiarono uno sguardo, il primo diretto da quando tutto era c ominciato. Erano entrambi due belve braccate. Non riusciamo a uscirne fece il gitano stringendo convulsamente la pistola. Per tutta risposta la ragazza punt la Beretta verso le figure che stavano corrend o nella loro direzione, confuse con il sipario di tenebra calato sulla stazione. Una raffica fece tremare la canna della pistola, sprigionando una lunga fiammat a giallastra. Pi indietro qualcuno url. Di l! esclam Tanya indicando un vagone abbandonato nel deposito. Stratton suo fratell o che si era messo faticosamente in piedi. Coi polmoni in fiamme coprirono la distanza che li separava dalla vettura abband onata. Non era un granch come riparo ma, al momento, non disponevano di meglio. Zarko spar a casaccio nell oscurit. Poteva avvertire la presenza degli altri gitani anche se non riusciva a individuarli con esattezza. Ma quanti erano? Una sventagliata di mitra lo costrinse a gettarsi a terra. I proiettili penetrav ano nella fiancata del vagone come fosse stata di burro. Tanya era gi sul predell ino metallico, le mani che convulsamente cercavano di forzarne la maniglia. Shit! esclam. bloccata. Zarko, dannato bastardo, sono qua! Era la voce di Carlos. Istintivamente il gitano punt la pistola, ma l oscurit davan ti a lui non gli forn neppure una sagoma da prendere di mira. Trascorsero alcuni attimi nei quali il tempo sembr dilatarsi distorto dai ricordi . L affanno della corsa stava lentamente svanendo, Zarko tornava a ragionare luci damente. Perch fuggire ancora? Non era per quello che era venuto? Anch io disse a voce alta mentre si rialzava in piedi. Sentiva lo sguardo di Tanya su di s, alle sue spalle. Era venuto il momento di regolare i conti. Non abbiamo molto tempo sentenzi Carlos. I suoi uomini avevano circondato il vagone con le armi spianate, cercavano di apparire minacciosi ma la polizia che stava sopraggiungendo li rendeva nervosi. Era evidente che avrebbero voluto saldare il conto a Zarko e filarsela. Il gitano osserv l uomo che l aveva tradito, quello che gli aveva rubato la donna, lasciandolo ferito nelle mani della polizia. Vuoi spararmi, Zarko? Carlos sudava; nel buio la voce era un rintocco metallico, p rivo di qualsiasi emozione all infuori dell odio. Era l incarnazione degli spiriti malvagi che gli avevano tenuto compagnia negli anni della galera. Lentamente il gitano apr le dita lasciando che la pistola rotolasse sul terreno t raendone un rumore sordo. No disse liberando la lama della Navajha. A sua volta Carlos alz il bastone parallelamente al viso e fece scattare la punta acuminata che saett davanti ai suoi occhi producendo un riflesso a stella, colpi ta da chiss quale raggio di luce. Divertiamoci. La voce era eccitata, vibrante di una nota di follia. La vendetta av eva bruciato entrambi per anni. Il Brujo aveva sognato spesso del suo fratello d i sangue, quello che aveva tradito. Lasci che l aria calda della notte gli accarez zasse i muscoli contratti, pronti all azione. Dalla sua posizione Tanya non riusciva a staccare gli occhi dei due uomini che s i contendevano uno spazio angusto disputando quel duello rituale, all arma bianca . Non li conosceva ma era certa che tra i due ci fosse un odio antico, quasi pal

pabile. Che sarebbe successo se il suo occasionale alleato avesse perso? E anche in caso contrario, come avrebbero reagito gli altri gitani? Strinse con una mano la pistola e con l altra il bavero della giacca di Santino, raggomitolato in posizione fetale. Doveva andargli vicino. Il bastone animato a quella distanza diventava inutile m entre, se continuavano a duellare lontani, Carlos avrebbe avuto tutti i vantaggi . Il Brujo si muoveva come un ballerino, era stato un ottimo esecutore di flamenco e mulinava il bastone animato come un estensione del braccio. Scoccava fendenti e stoccate che partivano da posizioni imprevedibili. Zarko ne schiv un paio, ma al terzo tentativo il Brujo riusc a lambire la sua pell e con un colpo rovesciato dal basso verso l alto. Sangue, bruciava. Ahah esclam Carlos piroettando su se stesso. Zarko ricevette un calcio in pieno ste rno; incespic all indietro. In galera si era mantenuto costantemente in esercizio e le occasioni per fare a cazzotti non erano mai mancate, ma ora era diverso. Carlos era un gatto selvaggio, colpiva con rapidit e precisione badando sempre di mantenersi mobilissimo per non offrire bersaglio. Zarko rotol sul terreno mentre lo stivale anfibio del suo nemico lo raggiungeva a lle costole. Alz istintivamente la Navajha protendendola orizzontalmente davanti a s. Devi di pochi millimetri un affondo del bastone animato. Di nuovo ricevette i l bacio della lama. Lo zigomo prese a sanguinare. Per un attimo brevissimo fu tentato di cedere, di rotolarsi nel suo sangue come quella volta, sulla strada. Poi l odio accumulato in quegli anni e qualcosa di pi lo costrinsero a reagire. Zarko scalci violentemente respingendo Carlos quel tant o che era sufficiente per potersi rialzare in piedi. Di nuovo furono uno di fronte all altro, gli occhi negli occhi, la morte nella ma no. Nessuno attorno a loro osava fiatare. Ora che i suoi occhi si erano abituati al buio pesto del deposito vagoni della stazione, Zarko poteva distinguere le fatte zze allucinate del suo nemico. Carlos fint un calcio per affondare un colpo definitivo. Invece di indietreggiare Zarko fece un passo in avanti schivando solo di stretta misura. Le dita della mano libera afferrarono la canna mentre si volgeva con un movimento imprevedibile. L url sciabolando uno schiaffo d acciaio quasi a casaccio. Sent la lama che penetrava la carne provocando un sospiro doloroso nel suo avvers ario. Per un attimo gli parve di vedere la scena come un normale spettatore al cinema: la sua nemesi, l uomo che aveva odiato con tutto se stesso in quegli anni rotola va a terra con la gola squarciata. Lo vide cadere da tante diverse angolazioni c ome in un film dell orrore. Il sangue bagnava la lama, l adrenalina pulsava nelle vene, impazzita. Gli altri gitani, visto cadere il Brujo, si diedero precipitosamente alla fuga. Zarko aveva fatto quello che tutti loro ritenevano impossibile, aveva ucciso una leggenda, sconfitto la Brujeria. Con un gesto rabbioso Zarko gett via la Navajha che and a perdersi nel buio. Tanina, perdono... io non volevo. Tanya guardava il fratello maggiore tremare come un giovane giunco agitato dal v ento. Non ci voleva molto a capire che ne aveva per pochi mesi ancora. Le lacrim e lo rendevano una maschera patetica. Zarko se ne stava pochi metri di distanza, senza osare pronunciare una parola. C hi era la donna e quale era il legame che la univa a quel relitto umano? Sentiva un istintiva affinit con la ragazza cui doveva la vita. Senza il suo inter vento, Carlos lo avrebbe ammazzato assieme ai colombiani. La voce delle sirene, le urla concitate degli sbirri che circondavano la zona pr emevano su di loro.

Io sono malato... molto malato. Tanina, aiutami, mi sei rimasta solo tu... Tanya ebbe quasi un gesto dolce verso il fratello. Lo guard con fare rassicurante parlandogli con calma. Non hai pi famiglia, Santino. Ricordi? Li hai venduti agli Attanasio. Il drogato riprese a piangere convulsamente. La sorella gli alz il viso sempre co n dolcezza. Io sto male... Santino, non sai pensare che a te stesso, come hai fatto in tutta la vita. Ma ora ci sono qui io, a pensare a te. Con questi soldi sollev pateticamente la valigetta potr curarmi, il resto tuo, tutto tuo, ma non farmi del male... Tanina ebbe un sospiro quasi doloroso. Smettila di piangere Santino, sono qui per te. Lui parve non comprendere, cerc di abbracciarla, singhiozzando. Ti voglio bene Tanina, ti voglio bene... Tania avvert appena una fitta ascoltando la voce piagnucolosa di suo fratello. Er a tutto quello che rimaneva della sua famiglia. Faceva cos pena, conciato a quel modo. Era sempre stato un debole ma Tanina gli aveva voluto bene lo stesso, da b ambino, anche se suo padre diceva che era un buono a nulla. Gli aveva sempre per donato tutto. Doveva essere preparata a quella scena. Era l ultima porta che la s eparava dalla solitudine pi completa. Ancora pochi mesi e lui sarebbe morto, anda to come tutti gli altri e lei sarebbe rimasta sola. Una povera bambina abbandona ta da tutti... Anch io te ne volevo. La ragazza lasci che negli occhi del fratello comparisse l ombra del dubbio poi gl i piant la canna della Beretta in gola e premette il grilletto, mantenendo le pup ille nelle sue, fino all ultimo. L impatto del proiettile blindato spinse indietro Santino Sciarra che capitombol c ontro il vagone, crivellato di colpi. Il suo sangue marcio schizz tutt attorno men tre si afflosciava davanti alla sorella che, impassibile, rimase a guardarlo mor ire. Se ti vedesse pap che pena, Santino, cos ridotto mormor in dialetto siciliano. Zarko le si avvicin alle spalle. Hai avuto quello che volevi? Tanina si volse con studiata lentezza verso di lui. I lineamenti erano duri, com e scavati nella pietra. Ognuno ha sempre quello che cerca. Santino voleva morire, ha cercato disperatamen te in tutti questi anni di espiare la sua colpa e oggi c riuscito. In fin dei con ti avrei dovuto lasciarlo marcire, ma non era cos che avevo predisposto le cose. E tu hai regolato il tuo conto? Zarko non si cur neppure di volgersi verso il cadavere di Carlos. Pensava a Carme n che non sarebbe comunque tornata indietro dal mondo delle tenebre, cos come nes suno gli avrebbe reso gli anni della sua vita rubati dalla prigione. No, non servito a niente. Non serve mai. Ognuno ha il suo destino, il nostro non era di morire stanotte. Ma domani chiss... ma chi se ne frega? Dopotutto questa la vita che mi sono scelta. Io non ho nessuno, non ho famiglia, non ho amici, non ho un amante. Sono sola e mi va bene cos, la vita un lungo fiume nero. Un giorno di questi vedr cosa c in fo ndo. Zarko ebbe un mezzo sorriso. Peccato disse. Cosa? Forse siamo fatti per arrivarci insieme in fondo a questo fiume, ma non ci incont reremo mai pi. Lei sembr valutare la situazione poi alz le spalle. Accese una sigaretta offrendon e una al suo compagno. La fiammella illumin i loro volti per un attimo prima che ripiombassero nell oscurit. Mettila cos, siamo tutti lanciati su un binario morto, su una vettura senza comand i. Che vuoi farci? Non siamo noi a scegliere. No, non siamo noi. Muoviamoci, la Cagnaccia sar qui a momenti.

Zarko prov un brivido d orgoglio vedendo come la sua occasionale compagna si muove va nelle tenebre. Un gatto selvaggio. Non produceva rumore, si fondeva con il bu io diventando parte della notte. Una vera gitana. I poliziotti correvano lungo i binari con le armi spianate e le torce che sciabolavano fasci di luce gialla, i ncapaci di catturare i due fuggiaschi. I cani correvano, abbaiando impazziti att orno al carico di cocaina. Nel bidone di lamiera il fuoco ardeva ancora proietta ndo sulla volta metallica del deposito bagliori inquietanti. Anche Zarko si muov eva silenzioso, una virt imparata da bambino e affinata in galera. Scivolava nell a notte senza che nessuno percepisse la sua presenza. In pochi attimi furono fuori dall edificio squadrato della Stazione Centrale. Pia zza Duca d Aosta riecheggiava delle sirene della polizia. Tanina non riusciva a parlare, aveva passato cos tanto tempo sola con se stessa c he, a volte, non le venivano le parole. Tremava leggermente augurandosi che lo z ingaro non se ne accorgesse. In qualche modo sapeva che avevano qualcosa in comu ne. Peccato riusc a dire la ragazza riallacciando un ponte con le parole che si erano s cambiati poco prima. Lui comprese e croll il capo. Lei gli strinse un braccio cer cando di comunicargli qualcosa. Aveva portato a compimento la sua vendetta, paga to il suo debito. Si stacc da lui e corse via; le falde del trench svolazzavano c ome le ali di un grande uccello nero. Zarko era di nuovo solo. Il contatto seppur brevissimo con quella donna misterio sa e crudele lo aveva scosso. Era molto che non incontrava una cos. Carmen. Morta come Carlos, Jos, Paco e tutti gli altri. Non ho famiglia, non ho amici, non ho un amante. Sono sola e mi sta bene cos. E a lui, stava bene? In fondo a via Melchiorre Gioia il luna park scintillava di luci. Poco distante c era la trib accampata. Loro lo avrebbero accolto come una famiglia. Zarko fiss le luci sentendosene attratto come da una calamita. Sarebbe stato faci le rientrare nel branco. Merda disse. Volse le spalle e si allontan. Il samurai di Frederick Kaman [Stefano Di Marino] Apparso in appendice a Top Secret n. 18 (agosto 1992) Prima stesura del racconto che, nel 2009, verr rielaborato dall autore e trasforma to in Lo straniero, distribuito gratuitamente in forma di ebook (con foto) a cura di Strane Storie. Un bambino sfrecci velocissimo per la strada, arrampicato su una bicicletta tropp o grande per lui. I raggi ringhiavano creando l illusione del rombo di una motoci cletta. Colpa di una carta da gioco legata trasversalmente tra la catena e le st ecche d acciaio della ruota. La fantasia del piccolo trasformava il telaio arrugg inito della bicicletta in una fiammante Harley- Davidson. Sollev uno schizzo di a cqua sporca che inzupp completamente l europeo appena sceso dal taxi collettivo ch e lo aveva trasportato da Sanur a Kuta. Deke abbozz un gesto di reazione, ma il piccolo teppista era gi lontano. Dall altro capo della strada due indonesiane ridacchiarono coprendosi il viso con le mani con un atteggiamento tipicamente orientale. Ecco, era di nuovo in Asia. Lussureggiante, caldissima, impenetrabile Asia. Mai Deke avrebbe immaginato di d overvi fare ritorno, dopo tanti anni. Percepire in profondit quel mondo fatto di credenze e usi incomprensibili gli era costato sin troppo caro. Ne era rimasto schiavo portandone il ricordo a casa, t

ormentato dal bisogno di ritornarci quasi quanto, ai tempi della sua permanenza in Indocina, aveva anelato fuggire in Europa. Molti bianchi prendevano la malaria, in Asia. Lui era stato colpito da una malat tia ben pi grave, qualcosa che penetra sin nelle ossa per non lasciarti mai pi. Av eva pagato caro il suo amore per quel mondo che non sarebbe mai stato suo. Ora, comunque, era di nuovo l, con il solito caldo umido che preludeva alla piogg ia e quella natura esigente, disposta a non lasciare agli uomini che pochi spazi per erigere le loro case. In Indonesia le abitazioni non sono pi alte delle cime delle palme, quasi che non si possa osare sfidare la natura. Bali poi, dove lo straniero era approdato, era un mondo a parte, un isola con car atteristiche e culti tutt affatto diversi da quelli del resto dell arcipelago. L isola della magia, dominata da culti segreti e credenze che, a un occidentale a bituato ai grattacieli, potevano sembrare stupide, ma che l, in mezzo a quella gi ungla sempre uguale, ossessiva con quel verde cupo e impenetrabile, acquistavano un significato inquietante. Dopotutto era sempre l Asia. Un mondo violento che n on aveva accettato quell uomo una volta e che non gli avrebbe concesso una second a possibilit. Eppure ci era ritornato. Doveva pagare un debito. Giri, lo chiamavano i giapponesi, e significava obbliga zione, peso che non si pu mai alleviare. A volte la cultura giapponese poteva ess ere stranamente complicata, cos rigida ed ermetica nei suoi dettami. E lui, un bianco, era rimasto legato a quella filosofia, a quel codice d onore ch e si rifaceva al Bushido, la via del samurai. Lui, guerriero senza pace, poteva essere considerato un samurai, l ultimo forse. Un ronin, un uomo onda senza padro ne, ma legato anche di pi al senso del dovere. Un dovere che, come dicevano i gia pponesi stessi, se non veniva sentito era come se non esistesse. Il problema era che lui sentiva quell obbligazione. Rifiutare la richiesta di aiu to che gli era giunta in Europa non gli sarebbe costato nulla, ma ci sono comand i della coscienza che non si possono disattendere. Ora era di nuovo l, a pagare i l suo debito all uomo che odiava pi di ogni altro al mondo. Il signor Deke? Si volse incontrando il viso gioviale di un cinese. Stempiato, piccolo ma di str uttura muscolare compatta, cercava di guadagnare imponenza indossando una camici a fantasia dai colori vivaci. Sono Wang si present la aspettavamo, mi manda Subaru- san. Salve Wang, mi stavo giusto domandando come avrei fatto a trovare la Subaru Tradi ng Company. qui vicino, signore, solo pochi passi e il suo viaggio sar finito. Il cinese gli st rinse la mano affrettandosi a prendere il bagaglio. Si avviarono lungo il viale sul quale si affacciavano mille piccoli negozietti c he vendevano di tutto, dalle cassette musicali ai vestiti in tessuto sgargiante. Per la maggior parte appartenevano a hippies australiani che avevano fatto di K uta il loro centro di raccolta. A Bali si poteva trovare droga a poco prezzo, un a sostanza tratta da certi funghi allucinogeni che dipingevano nella mente un pa radiso artificiale fatto di spiriti e colori della giungla. Qua e l ammiccavano giovani donne vestite con lunghi pareo coloratissimi. La spia ggia brulicava di ragazzine che si offrivano per poche rupie. La prostituzione e ra tutto merito dei giapponesi che calano a frotte nel SudEst asiatico per cogli erne senza ritegno alcuno i fiori proibiti. I giapponesi... erano dappertutto in Asia, dalla Seconda guerra mondiale. Vi ave vano edificato un impero tramite la Yakuza, la loro versione della mafia, una so ciet segreta che aveva il monopolio di tutte le attivit criminali dell Asia. Anche Subaru, un tempo, aveva fatto parte della Yakuza. Finalmente il viaggiatore europeo e il suo accompagnatore giunsero davanti a un edificio che sovrastava la piazza dell Indipendenza, una rotonda a pietre selciat e nel cui centro sorgeva ancora il monumento commemorativo della cacciata degli olandesi. In caratteri inglesi e giapponesi la scritta SUBARU TRADING COMPANY era affianca ta da due piccole torri rosse. Met in cemento met in legno, il vecchio caseggiato era un cimelio dell epoca coloniale. Deke prov una sensazione di sfacelo vedendo i

sacchi di yuta consunti, ammassati davanti all ingresso. Gli affari per Subaru n on erano pi floridi come un tempo. Seminascosti nella penombra, due cinesi litigavano giocando a morra invece di or dinare le merci del magazzino, Wang li rimbrott in cantonese. New dhe loh moh inve il giovanotto con un espressione volgare, tipicamente cantonese , rimproverando i due impiegati. Mi scusi, signore, sono fannulloni e devono esse re sempre redarguiti. Venga, Subaru- san l aspetta. Tutto sommato Deke era impaziente di incontrarsi con l uomo che aveva popolato i suoi incubi per anni. Era cambiato? Salire quella scala lo riport indietro nel tempo, a un passato che era svanito in una nuvola di fumo. A Grace Ling... Ma Grace era morta... Un penetrante odore di incenso lo accolse al piano superiore. Wang fece scorrere un paravento shoji introducendolo in una stanza dove la luce creava giochi sing olari attraverso le veneziane mal chiuse. L aria era lattiginosa e asfissiante, p opolata da migliaia di piccoli microrganismi che sfarfallavano in controluce. Si tolga le scarpe, prego sussurr Wang prima che Deke salisse sul tatami che ricopr iva interamente il pavimento della stanza. Sembrava di essere in un angolo di Giappone. Pareti spoglie di ogni ornamento sa lvo due tokonoma che custodivano vasi in cui erano disposti fiori secondo la tec nica ikebana, colori chiari, niente mobili al di fuori di un tavolino di legno l ucidato sul quale era posata una scacchiera da Go. Una partita, Deke- san? disse una voce che l europeo credeva di aver dimenticato. Konnichi wa, Subaru- san. Nonostante tutto si inginocchi, abbozzando un piccolo inc hino. Konnichi wa, Deke- san. Subaru era invecchiato. Il tempo e la violenza avevano lasciato in lui un segno indelebile. Pur avvolto in un kimono color ruggine non riusciva ad apparire maes toso come un tempo. Il viso si era rinsecchito, quasi ridotto a un teschio, e un a profonda cicatrice segnava la parte destra della fronte. Fu allora che Deke si accorse che il giapponese era cieco da un occhio. Il colpo che l aveva sfregiato doveva aver intaccato il nervo ottico. Gli occhiali scuri con la montatura di t artaruga erano fuori moda, quasi patetici su quel viso che un tempo aveva ispira to paura. Il drago tonante, ecco come lo chiamavano in Vietnam quando curava gli affari de gli Yakuza, a Saigon. I giapponesi avevano in mano la borsa nera dei medicinali, ma il governo america no si serviva di loro per smascherare i vietcong che operavano in citt. A quei tempi Deke lavorava per l Air America che tutti sapevano essere il nome di copertura della CIA. Una guerra non sua, persa come al solito... Poi c era stata Grace... Il vecchio prese una pedina bianca da una scatola di lacca accanto a s, andando a posarla al centro della scacchiera suddivisa da diciannove righe orizzontali e altrettante verticali. Un confronto di strategie in cui ogni giocatore rivelava la sua essenza pi profonda nel tentativo di annientare l avversario. Deke era stat o un buon giocatore di Go, un tempo. Non quanto Subaru che, anche in quel campo, pareva possedere un abilit particolare. Non sono venuto qui a giocare, Subaru- san. Il giapponese sembr piccato del rifiuto dell europeo. Annu con un sospiro, pregando poi Wang di servire qualcosa da bere. Pensavo potessimo essere amici, Deke- san... Non dopo Saigon, e lo sai, Subaru. Ho un Giri verso di te e lo assolver sino in fo ndo, se necessario. Ma non saremo mai amici. Il vecchio sospir nuovamente. Peccato disse mentre il cinese serviva loro un t profumato al gelsomino sono vecchio e non ho molte consolazioni nella vita... Era davvero ridotto male il vecchio, pens Deke, una volta non avrebbe rinunciato a eseguire personalmente il chanoyu, la cerimonia del t. Nella sua voce c era un om bra di paura. Deke glielo fece notare. vero ammise Subaru sorridendo mestamente. Ti pare possibile? Io, il drago tonante, ho paura. In realt non sono pi abile come un tempo, non riesco a mandare avanti qu

esta piccola ditta di importazioni e neppure a difendermi. Ormai non mi rimasta che la soddisfazione di qualche partita a Go. In modo da costringere le tue pedine a combattere per te? Non rimproverarmi perch ho chiesto che il mio credito venga saldato. Deke non rispose. Per il vecchio provava solo disprezzo, anche se il Giri era co s forte da annullare gli istinti omicidi che gli passavano per la testa. Sembrava proprio di essere un film Chambara, di samurai. Giri contro Ninjo (Nota: Il giri r appresenta ci che si deve fare; il ninjo ci che si vuole fare. (N. d.R.). Fine nota) i sentimenti personali. Ma Deke aveva imparato da molto tempo che i sentimenti sono solo sofferenza. Quando ebbero terminato il t, il cinese si ecliss. Rimasero seduti uno di fronte all altro, in silenzio. Finalmente Subaru si decise. Dalle pieghe del kimono estrasse una bamboletta int agliata, di fattura estremamente fine. Una kokaeshi. Un giocattolo costruito con abilit dagli artigiani di Hatashima che ne custodivano il segreto dell estetica p erfetta. Un oggetto di grande bellezza cui la piccola scheggiatura sul fianco co nferiva un particolare valore. L estetica zen imponeva che anche la bellezza pi pe rfetta possedesse una piccola imperfezione per essere un capolavoro. Quasi a ric ordare agli uomini che il dolore sempre presente nella vita, anche nelle forme p i raffinate dell arte. Deke rigir la bamboletta tra le dita, per qualche secondo, poi la ripose sulla sc acchiera traendone un rumore sordo. Sai che significa? domand Subaru. Deke annu. Conosceva a sufficienza i costumi degli Yakuza per aver individuato in quella kokaeshi un messaggio di morte. Un particolare clan Yakuza, la Fenice, u sava inviare messaggi di morte tramite le kokaeshi. Subaru era un Oyabun, un cap o della Fenice. Quel messaggio gli imponeva di compiere seppuku, il suicidio rit uale per cancellare un onta al suo onore. L alternativa era la morte per mano di u n gruppo di assassini inviati direttamente dal Giappone. Perch? Mi sono ritirato dalla Yakuza, il gioco era diventato troppo pericoloso per me. M a prima di andarmene ho voluto strafare: ho rubato dalle casse, approfittando de lla mia posizione di Oyabun. Pochi miseri yen se si considera che mi hanno solta nto consentito di avviare un azienda che mi d appena di che vivere. Credevo di ess ere riuscito a sottrarmi ai miei ex compagni, a nascondermi cos efficacemente da far perdere la memoria di me. Mi sbagliavo, anche qui, in Indonesia, sono riusci ti a trovarmi e ora non mi daranno pace sinch non sar morto. Non hai intenzione di obbedire, allora? No! esclam il vecchio. La vita troppo bella per essere sciupata uccidendosi. Non puo i rimproverarmi se voglio vivere... Credevo che seguissi i dettami del Bushido, rubando al tuo clan hai commesso un g rave peccato, un onta al tuo onore che devi lavare. No, non mi uccider e tu devi aiutarmi, hai un debito verso di me. Ricorda... Lo ricordo tutte le notti, Subaru- san interruppe rauco Deke. Non c bisogno che tu p retenda ancora il rispetto del mio Giri. Sono venuto dall Europa per onorarlo e t i aiuter. Ognuno vive con la sua coscienza. Io credevo che tu fossi un bushi, un uomo d onore, Subaru, e accettassi le tue responsabilit. Io accetter le mie. Il vecchio parve sollevato. Chin leggermente il capo, poi disse: Ci sono ragioni, mio giovane amico, che mi impongono di vivere e tu capirai in seguito di cosa si tratti. Ora, io penso che dovrai organizzarti per ricevere gli uomini che la Ya kuza mander. Non saranno pi di quattro, ma puoi star certo che saranno abili. Dovr ai cercare aiuto. Tra quanto verranno? Presto. La kokaeshi mi giunta una settimana fa, il termine ampiamente scaduto. Ne i prossimi giorni li vedremo, dovrai essere pronto. Hai un arma? No, lo sai come funzionano le dogane qui. Ti rivoltano da capo a piedi per accert arsi che non porti n droga n stampa comunista, n armi. Cerca un uomo che chiamano l Olandese, lui commercia in armi, potr aiutarti. Staser a sarai mio ospite, Wang ti porter alla mia dimora che per te sempre aperta. Deke assent. I giapponesi sono gente con un senso particolare della privacy, non

facile che permettano a un gaijin, uno straniero, di penetrare oltre le soglie d ella propria abitazione. Eppure Subaru lo faceva. In quel momento Deke si rese conto che tra lui e il giapponese si era creato, lo ro malgrado, un legame molto pi profondo di quello che immaginava. Un legame di s angue, simile a quello che univa, nei tempi antichi, un samurai al suo sensei, a l maestro. Ora aveva una missione, un modo per adempiere al Giri... Forse stava entrando in un incubo, ma, nel profondo della sua anima, Deke preferiva cos. Lui era un guer riero e i guerrieri combattono. Contro fantasmi o nemici, non aveva importanza, dopotutto... Diavolo, fa piacere vedere ogni tanto una faccia bianca che non sia quella di uno di questi hippies drogati. L Olandese porse la mano a Deke esibendo un sorriso ru bizzo che illumin il viso largo, bruciato dal sole, su cui troneggiava un naso go nfio per le troppe libagioni. Venga, le offro una birra. Trascin Deke nel retrobottega. L europeo vi era arrivato dopo aver bighellonato un poco per le strade di Kuta, cercando di farsi un idea del terreno di battaglia. Jan Paals possedeva un emporio dove i pittori locali esponevano i loro quadri, d ipinti naf che rappresentavano scene idilliache di vita locale. Il disordine regnava sovrano. Paals era un altro degli europei rimasti prigionie ri dell Asia che non riuscivano a trovarvi posto. Nel retro del negozio un indones iana che poteva avere s e no sedici anni, stava componendo un offerta votiva a bas e di fiori e frutta. Paals la rimprover in dialetto ordinandole di portar loro qu alcosa da bere. La ragazza corse via con gli occhi bassi. Naima una brava ragazza assicur Paals, invitando Deke a sedersi a un tavolaccio che stava in piedi per miracolo. la mia famiglia qui a Kuta, mi ci sono stabilito do po un paio di avventure sfortunate nel West Irian. Era con la Legione? Paals parve rivivere in un attimo un passato spiacevole. Scosse il capo come per cacciar via brutti ricordi, poi si asciug il sudore dalla fronte con un fazzolet tone rosso. Che caldo, anche la pioggia non di minimo aiuto. Certo che ero con la Legione, ch e inferno ragazzi... C era da divertirsi per. La voce suonava falsa e Deke immagin c he non si fosse poi divertito molto a combattere i cannibali del West Irian, a s ud dell arcipelago indonesiano. Naima torn con due birre passabilmente fresche. Brindarono chiacchierando per un poco di vecchie avventure. Paals le sparava grosse ed era evidente che il period o trascorso nella Legione doveva avergli lasciato brutti ricordi. Cosa le serve, infine? Ferro rispose Deke secco pesante anche. Se ho ragione penso che tra qualche giorno ci sar da sudare, qui in paese. Sono in arrivo alcuni Yakuza giapponesi decisi a far la pelle a Subaru. Io lavoro per lui... Nippon, eh? Brutta gente, non si arrendono mai borbott Paals andando a frugare tra le casse ammassate disordinatamente in fondo al magazzino. Torn dopo un poco con un fucile a pompa Savage 900 e due scatole di proiettili. Mostr la merce a Deke v antandone le qualit. Conosco l articolo lo interruppe l europeo controllando il funzionamento del meccani smo a pompa. Forse avr bisogno anche di qualcosa per il corpo a corpo. Gi, coi gialli non si sa mai. Sa usare questi? Deke prov il nunchaku, un arma costituita da due bastoni legati da una cinghia di bue. Fece volteggiare una delle estremit nell aria controllandola con l altra mano. Assieme alla passione per la cultura asiatica aveva appreso anche le arti marzi ali. Era un poco arrugginito ma la paura avrebbe compensato con l aggressivit la carenz a tecnica. Li prendo. Non se la sentirebbe di essere della partita? Un coraggioso fa sempre comodo quando c da sparare. Soprattutto con la sua esperienza... Ci fu un attimo di silenzio, poi Paals si fece rosso e rispose quasi alzando la voce: Certo che sono un coraggioso, cosa crede? Dieci anni con la Legione e ne ho viste di tutte... di tutte. Poi abbass la voce: Chieda aiuto al capitano Noy, coma

nda la polizia locale, coi suoi tre uomini saremo in sei. Gli daremo una bella l ezione a quei gialli. Si strinsero la mano suggellando una sorta di accordo di guerra. Avvolto il fucile in uno straccio di tela, Deke camminava per le viuzze di Kuta. Come si faceva a combattere con quel caldo? La giungla appena fuori l abitato ba ciava il mare, cupa e minacciosa. Grandi piante rampicanti ondeggiavano mosse da una brezza calda, come animali ansanti dopo una corsa. Forse gli spiriti esistevano davvero. Di certo i fantasmi... Grace. Scosse il capo, sentendosi a disagio. Avrebbe preferito la malaria al ricordo di lei. Grace era morta a Saigon, tanti anni prima. E non sarebbe pi ritornata. Att irato da alcune esclamazioni Deke si volse verso la buffa figura che si agitava al limite della strada tra una bancarella di frutta e un deposito di biciclette. Kechak, Kechak urlava la grottesca figura leggi il tuo futuro. Era un uomo, ma si muoveva come una scimmia e sul volto portava una maschera da scimpanz. Il corpo era ricoperto da una tuta di tessuto tropicale che ricordava i l pelame di una scimmia. Leggeva il futuro nei gusci di noce. Un indovino con la facolt di penetrare nello spirito Kechack, il dio scimmia della mitologia Barong . La finta scimmia assunse un espressione comicamente implorante. Leggi il futuro, solo poche rupie. Non chiedere una predizione, ti dir solo sfortuna. Quella voce... Deke si volse di scatto quasi per affrontare un nemico, teso come un cavo d acciaio. Non sei cambiato molto, Deke. Era Ghuna. Indossava un sari rosa che ne faceva una figura evanescente, quasi irreale. Deke si sent scrutato per l ennesima volta da q uegli occhi cos profondi da apparire senza fine. Era proprio la sua vecchia amica ind, un altro ricordo dell Asia. Minuta eppure bellissima, con l immancabile macchia rossa in mezzo alla fronte co me un terzo occhio. Parlava con un tono di voce basso, quasi una melodia. Orecch ini a mezzaluna e anellini d oro al naso. Era sempre elegante; gli affari non le erano andati male dopo Saigon, dove possedeva, una ditta d importazioni. Tu qui! fu solo capace di esclamare Deke. Il mondo piccolo, ti dispiace? C era come una sfida negli occhi di lei, un rimprove ro. Deke sorprese Ghuna con un gesto che certo lei non si aspettava. Le depose un ba cio sulla guancia stringendola a s. Sent per un attimo il suo corpo sodo sotto la seta, i seni appuntiti un poco grandi rispetto alla taglia sottile, il profumo, indefinibile ma indimenticabile. Non mi dispiace, solo mi stupisce di come trovi tutti qui, in questo angolo di As ia. Anche Subaru qui disse seria l indiana. Lui mi ha chiamato qui... sono venuto a rendergli ci che gli devo... Ghuna lo fiss per alcuni secondi imperturbabile. Poi grosse gocce di pioggia le c addero sul volto creando la curiosa impressione che fosse improvvisamente scoppi ata in lacrime. Vieni disse con la sua solita voce un poco roca dobbiamo parlare e qui piove. Trovi amo un riparo. Sei il solito stupido. Dopo dieci anni non c male come accoglienza canzon Deke. Erano a casa di Ghuna, appena fuori dal paese, vicino all officina tessile che le apparteneva e che, a quell ora, smetteva di funzionare. Cosa vorresti che ti dicessi? Che non sei invecchiato? Non vero, hai una ruga per ogni attimo che passato. Ti porti dietro il dolore come una spada nel cuore. Deke spian le sopracciglia in un espressione senza significato. Ghuna aveva ragion e. Tu invece sei rimasta bellissima. Dovevi pensarci dieci anni fa a dirmelo rimbrott lei con una nota falsa nella voce.

Ma tu eri innamorato allora. Di Grace Ling, della donna che per poco non ti ucci deva. Era una spia dei Vietcong disse Deke senza intonazione. Era il suo dovere, tra noi la storia era diversa, lo sai. No, che non lo so sbott l indiana compiendo un passo avanti. Ti ha tenuto sul palmo d ella mano finch non le convenuto, poi era pronta a ucciderti. Deke la gel con lo sguardo. Lo so sin troppo bene e a volte mi spiace di non essere morto. Ma il nostro amico Subaru non volle cos. Mi salv la vita, lui. Ghuna pieg il capo verso la finestra, fuori aveva gi smesso di piovere. Non era il caso di parlare della morte di Grace. Entrambi vedevano ancora la mano di Subar u premere quel grilletto. A volte ci credo che avresti voluto morire disse Ghuna improvvisamente tenera. Lo o di, non vero? Non posso. Ho un debito verso di lui. Il maledetto onore, il codice del Bushido? d nuovo lei si fece rabbiosa. Sei venuto qui a farti uccidere per saldare il debito all uomo che pi odi... Non uno scherzo, lo sai. Certo, il codice ha il suo valore per i giapponesi ma tu non sei uno di loro, non sei neppure un orientale e mai lo sarai. Deke fece due passi per la stanza senza rispondere. Mi spiace, Ghuna, non volevo inquietarti. Son cose che non puoi capire. Io non posso capire? Tu, tu non capivi. Io ero innamorata e tu non capivi, non vo levi neppure. Seguendo un impulso che nessuno dei due riusc a spiegare si abbracciarono stretti , ognuno chiuso nei suoi pensieri. Ghuna, la piccola Ghuna, singhiozzava sulla s palla di Deke. Lo sapevo che non dovevo tornare, si disse l europeo. Ma il Giri glielo imponeva. E pi cercava di far s che la ragione fosse forte, pi la coscienza lo piegava al su o volere. Lasci la casa di Ghuna con un peso sulla testa. Quasi insopportabile. La casa di Subaru era un piccolo Giappone ricostruito ai margini della giungla i ndonesiana. Pareti di legno e pannelli di carta di riso su cui erano dipinte imm agini monocromatiche, zen. Oltre un piccolo giardino perfettamente citrato si accedeva alla casa che il cap o Yakuza si era costruito coi fondi rubati ai suoi compagni. Wang, perfetto maggiordomo, fece strada sino a una stanza ricoperta da otto tata mi e illuminata da lanterne di carte da cui pendevano dei campanelli furin. Moss i dal vento creavano una strana musica, quasi melanconica. Fu chiaro subito il motivo per cui Subaru non voleva andarsene dal luogo dove av eva costruito il suo castello. La giapponese che accolse Deke pareva uscita da una stampa del diciassettesimo s ecolo. Piccola come una statuetta di porcellana, aveva un visino di giada circon dato da una capigliatura ad ala di corvo che le scendeva sulle spalle contrastan do con il kimono color lill che l avvolgeva come un guanto. Si muoveva con la grazia di una gheisa esperta, accudendo al marito e al suo osp ite senza interrompere i loro discorsi. Dopo la cena servita con una perfezione che Deke non ricordava possibile, la gio vane prese a cantare accompagnata dallo shimasen. Non ha una voce deliziosa? disse Subaru guardando Deke con il suo unico occhio san o. Sembra quella di un passerotto. In realt stato per lei che ho rubato ai miei co mplici. Per poterle dare qualcosa lontano dalla casa delle bambole in cui l ho trov ata. Per me sarei invecchiato in povert, ma la sua compagnia merita di essere ric ompensata con il pi bello dei paradisi. Deke scrut Subaru. Ecco dove era finito il drago tonante, lo spietato assassino d i Saigon, il duro che non tremava mai. Un vecchio innamorato, quasi patetico. Io credo che verranno presto, Subaru sbott interrompendo la melodia della ragazza. P ensavo che la cosa pi prudente sarebbe andarsene di qui. No si inquiet il giapponese mi troverebbero dovunque. Ho deciso di morire qui e non

mi muover. D altronde sono convinto che tu li ucciderai, sei sempre stato un ottim o guerriero. Sono invecchiato rispose l europeo ripensando a Ghuna. Potrei non farcela. Ce la farai sibil Subaru il Giri ti dar la forza. Deke chin il capo. In un attimo Subaru era ritornato quello di un tempo. Spietato , abile giocatore di Go, pronto a usare le sue pedine sino alla vittoria finale. Caldo. Disteso nella tinozza del furo, Deke cercava di rilassare il proprio corpo visto che non riusciva a distendere la mente. Chiuse gli occhi percependo il calore del bagno nei muscoli tesi. Avvert il frusc io delle babbucce che scivolavano sul pavimento. Moxi, la sposa di Subaru, lo gu ardava in ginocchio di fronte all entrata. Nei suoi occhi era comparsa una luce n uova, voluttuosa. Senza dire una parola la giovane donna cominci a disfare il complicato nodo dell o bi, sciogliendo la cintura del kimono come in una danza. A poco a poco il suo corpo lucido appariva in tutta la sua giovanile bellezza. D eke sent qualcosa attraversargli la schiena. La presenza di Moxi nuda a pochi pas si da lui lo eccitava. Non osava interrompere quei momenti, spaventato e ansioso al tempo stesso di viv ere gli attimi successivi. Moxi gli rivolse un occhiata esplicita entrando nella vasca. Le sue labbra sapeva no dei sapori della giungla. Come una liana si avvinghi a Deke in una danza a vol te violenta a volte dolce, fatta di sospiri e gemiti che si protrasse finch non l o riport al culmine del piacere. Uscita dalla grande vasca la ragazza prese ad asciugarlo con un telo di spugna. Deke le pass una mano sui capelli. Subaru? Subaru mi ha mandata. Lui non pu pi... e credo che ti stimi molto, forse avrebbe vo luto averti come figlio. Con una stretta al cuore Deke contrasse i muscoli del viso in una smorfia di dis appunto. Non dirlo, non dirlo mai pi. Lei parve spaventata da quello scoppio d ira. Tu... non ti piaciuto? domand con una voce da bambina offesa. Certo assent l europeo raccogliendo i suoi vestiti ma avrei preferito che tu fossi ve nuta qui di tua volont. A quanto pare in questa storia nessuno pu vivere la sua vi ta se non negli schemi di Subaru. Una cosa ti voglio dire dichiar improvvisamente Moxi con seriet. Vattene, nulla pu sal vare Subaru- san, ti farai solo ammazzare. Sul tetto la pioggia ricominci a cadere martellando la paglia intrecciata sotto l e tegole rosse. Deke si ritir nella camera dove lo attendeva il futon di tela. Do rm male. Deke spir l aria emettendo un suono gutturale che accompagn il calcio subito seguit o da un pugno e da un altro colpo inferto con il taglio della mano. Madido di sudore interruppe i suoi esercizi. La giungla, a poche decine di metri , lo guardava silenziosa. Scosse il capo, il suo karat non era buono come un tempo, si era arrugginito. Paz ienza, sarebbe dovuto bastare, non aveva intenzione di misurarsi in un corpo a c orpo coi giapponesi. Si accorse della presenza di Wang quasi guidato da un sesto senso. Il giovanotto cinese lo guardava come affascinato. Signor Deke... credo ci sia una cosa che lei deve sapere: sono arrivati a Sanur q uattro giapponesi, stamattina. Gente cattiva, con facce da assassini, dicono che verranno qui presto. L europeo sospir. Sul ballatoio della casa era comparso Subaru. Ci fu uno scambio di occhiate significative. Poi Deke assent, il vecchio non voleva mollare. Non ci avrebbero messo molto ad a rrivare, gli Yakuza... Quattro, si disse Deke, troppi per un uomo solo. Era il momento di andare a chie

dere aiuto al capitano Noy. No disse l indonesiano dopo aver ascoltato la storia di Deke. Nonostante la divisa non aveva l aria di un militare serio. Piuttosto quella di u n bambino che giocava con la pistola. Dall aspetto Deke lo aveva subito giudicato antipatico. La barbetta rada sul ment o e i modi untuosi diventavano di momento in momento sempre pi insopportabili. Credevo che la polizia ci tenesse a conservare l ordine. Noy mise in mostra un sorriso sfottente, bianchissimo. Non se si tratta di lasciarci le penne. Ma Subaru un cittadino di Kuta. Subaru una canaglia e non neppure indonesiano. Quel che pi conta che giapponese. N on amiamo quelle scimmie gialle, qui in Indonesia ne hanno combinate pi degli ola ndesi. Se la sbrighino tra loro. Deke non sapeva pi quali argomenti enunciare per convincerlo. Ci sar una strage se non interviene, capitano Noy. Lei deve impedirla. Si ammazzeranno e lei non potr far nulla, Deke. L unica cosa in mio potere sarebbe quella di arrestarla per impedirle di farsi uccidere. Non lo far, lei mi antipati co. Lei e tutti quelli che giocano a fare gli eroi. Se ne pu andare, non affar su o. Ma lei rimarr per il suo stupido orgoglio ed giusto che gli sciocchi come lei paghino i loro errori. Non voleva giocare a fare l eroe, pagava solo un debito, ma questo un verme come Noy non lo avrebbe mai potuto capire. A che pro insistere ancora attirandosi il dileggio di quel bastardo? Strano come, sotto il sole cocente del mattino, Kuta apparisse ridente e festosa , quasi un paradiso irraggiungibile per Deke. Mentre si avviava verso la bottega di Paals l europeo sentiva su di s gli occhi de lla gente. Ormai la notizia si era sparsa e nessuno avrebbe potuto contenere il panico. Era additato come un appestato. La gente lo evitava quasi portasse sfort una. Vattene Deke, sei ancora in tempo. Era Ghuna. Indossava una tunica candida stretta in vita da una fascia di seta co lor malva. I pantaloni a sbuffo non riuscivano a nascondere la bella linea delle gambe. Non portava trucco e teneva i capelli annodati con una stella di metallo cui era appuntato un fiore. Sono stufo di sentirmi dire di andarmene ringhi Deke; nonostante tutto si ferm di fr onte alla giovane donna. Ti prego, non farti ammazzare supplicava quasi la ragazza. Siete gi tutti convinti che non ce la far, vero? Be , non ho bisogno di consigli del genere. Credi di essere un dio, Deke? Solo perch sei convinto di essere nel giusto... Oppu re proprio la morte che cerchi? Pensi di poter espiare quella di Grace con la tu a. questo che vuoi? Deke sent quella rivelazione scuoterlo dal profondo. Era vero? Come una pugnalata quel pensiero gli attravers la mente. Morire non avr ebbe riportato in vita Grace e comunque lei era stata una nemica. Aveva cercato di ucciderlo, non lo ricordava? Strinse i denti scacciando il pensiero dalla tes ta. Certo che lo ricordava, ogni mattina dopo notti di incubi. No, io voglio vivere ma senza debiti per nessuno. Se non sei in grado di capirlo non abbiamo nulla da dirci. Oltrepass la ragazza senza darle il tempo di rispondere. Ghuna represse la frase che le veniva alle labbra. In uno scatto d ira stava per augurare la morte all uom o che aveva amato. Non posso farlo, si disse confessando a se stessa di non aver mai cercato di comprendere le motivazioni di Deke. Perch doveva essere cos malede ttamente cocciuto, cos stupido, quando... Scapp via senza sapere pi cosa desiderare . Paals salut cordialmente Deke non appena lo vide. Pareva un poco brillo ma l esper ienza avrebbe supplito nel momento del bisogno. Aveva gi scelto la sua arma, un f ucile mitragliatore che aveva visto tempi migliori.

Ho saputo che stanno per venire disse con una risata forzata. Gli facciamo un culo cos... Dove si appostano gli uomini di Noy? Da nessuna parte, il prode capitano star a guardare. Non vuole immischiarsi. Ha pa ura. L olandese sbianc di colpo. Allora siamo in due? Temo di s. Silenzio. Improvvisamente all esterno si era fatto tutto buio e la pioggia scende va con violenza allagando i vicoli sino a trasformarli in canali di melma. Paals si torment il labbro per un poco, torcendo le mani l una contro l altra, poi sbott: Non sono un vigliacco, Deke, ma due contro quattro non possibile. Io non ci sto, voglio invecchiare tranquillo. Possiamo farcela invece. No, che non possiamo. Io sono vecchio per questo genere di cose. Troppo rischio, troppo rischio. Fiss Deke con gli occhi sbarrati. La sua bella spavalderia era sparita. Uno cos no n sarebbe stato che d impaccio. Deke assent posandogli una mano sulla spalla con f are comprensivo. In fin dei conti era suo il Giri. Almeno Paals non gli consigli ava di lasciar perdere. Signor Deke? Era Wang. Man mano che passavano le ore il villaggio pareva vuotarsi. Come nell i mminenza di un uragano tutti cercavano riparo. Signor Deke, io sono qui per aiutarla disse orgogliosamente il cinese. L europeo gli lanci uno sguardo accigliato. Il cinese non aveva pi di vent anni. Nes suna esperienza e il coraggio degli incoscienti, quello pi pericoloso. Deke scosse il capo. Perch, signor Deke? fece offeso il ragazzo. Io non ho paura. Hai davanti una vita per averne, figliolo. Ci saranno altre occasioni se destino che tu diventi un guerriero. Ma l uccideranno se... E vorresti aiutarmi tu? rispose rabbioso Deke. Poi moder il tono della voce. Scusami , amico. In fin dei conti sei l unico che si offerto. Non posso lasciartela comba ttere questa battaglia, per qualcosa puoi fare. Wang spalanc gli occhi in attesa di ordini. Commovente. Rimani in casa vicino al signor Subaru, se si avvicinano grida a gran voce, io sa r l in un attimo. Il ragazzo fece cenno di aver compreso perfettamente. Lei dove si apposter? chiese eccitato. Sulla strada, devo bloccarli prima che entrino in paese. Deke sput per terra. La saliva aveva un sapore amaro, metallico che gli impastava il palato. La paura. Rise dentro di s mentre caricava il Savage. Un poco tardi per avere fifa, no? Mag ari poteva ancora andarsene. No, cos avrebbe deluso il pubblico nascosto che aspe ttava di vedere quanto era stupido l europeo. Non avrebbe dato a quella gente la soddisfazione di vederlo fuggire, si disse eccitato, e possibilmente, neanche qu ella di vederlo morire. Kuta aveva assunto l aspetto di una citt fantasma, popolat a da ombre. Dal mare giungevano gli echi della risacca mescolati con quelli dell a giungla. Poco distante, in mezzo alla vegetazione, si alzarono in volo due gra ndi uccelli bianchi. Muovevano le ali quasi al rallentatore, librandosi nell aria come sorretti da un sortilegio. Deke li segu con lo sguardo fino a che non diven nero due puntolini, pressoch invisibili. Da una finestra semichiusa spunt il viset to di una ragazzina. Un apparizione di pochi attimi. Ora Deke doveva vuotare la mente e prepararsi alla lotta. E lui voleva vincere. Cerc con la mente un pensiero piacevole cui aggrapparsi, ma non ne trov. Ghuna dov eva odiarlo ormai... Perch l aveva trattata cos male? Un uomo in procinto di morire dovrebbe comportarsi da gentiluomo con le donne, se vuole qualcuno che pianga s ulla sua tomba. Di nuovo pensieri di morte... Strinse i denti dilaniando un fantasma che gli bal

lava attorno. Finalmente sul sentiero giunse un rumore. Un auto. L aria rovente parve sfilacciar si, liquefatta da un curioso effetto di Fata Morgana. Dopo qualche secondo ancor a di angosciante attesa dalla curva emerse il muso schiacciato di una vettura. L e cromature rimandavano un riflesso sinistro. La Land Rover si arrest al limitare del paese. Quasi silenziosamente lo squalo di acciaio e lamiera and a fermarsi all intersezione di due viottoli maculati di poz zanghere melmose... Con tutta calma gli occupanti aprirono le portiere e scesero . Yakuza, quattro come era stato annunciato. Era evidente la loro natura di esperti assassini, la lotta sarebbe stata senza q uartiere. Il pi imponente, quello in jeans e maglietta gialla, doveva essere un lottatore s umo o qualcosa del genere. Aveva braccia grosse come prosciutti e lo sguardo del toro infuriato. Fece volteggiare nell aria una catena alla cui estremit era assic urata una sfera d acciaio. Manrikusari, un giocattolo in voga tra i teppisti di O saka. Il gigante recuper l arma avvolgendola attorno al polso. Aveva anche una pistola N ambu infilata nella cintura. Quello al suo fianco faceva paura, pur essendo d aspetto diametralmente opposto. Magro come un fuso, rivel una testa calva sotto un cappello a larga tesa. Con cal ma serafica cominci a togliersi la camicia e le scarpe riponendole sul sedile del l auto con gesti misurati. Il busto era interamente ricamato da tatuaggi Yakuza che lo rendevano simile a u n enorme ragno. Svolse da un involucro di stoffa una corta spada da samurai. Gli Yakuza non disdegnavano le armi da fuoco, ma nelle questioni d onore preferivano i coltelli. Come i siciliani, solo che le loro spade erano pi lunghe. Il tatuato comp alcuni esercizi che lo qualificarono subito come un esperto di sp ada. Brutto affare... Il terzo aveva i capelli lunghi sulle spalle e il viso cos segnato da sembrare un a mummia. Indossava un abito di tela scura di foggia orientale. Anche lui aveva optato per la spada. Non provava movimenti e non guardava verso il paese. Doveva essere il pi sicuro di s. Deke avvert una stretta allo stomaco. Di nuovo la paura. L ultimo era il pi giovane, probabilmente aggregato al gruppo per fare esperienza. Vestiva all occidentale, con guanti di pelle e i capelli scolpiti con la brillan tina. Gli occhialetti da Blues Brother nascondevano in parte il viso che sicuram ente era quello di un assassino. Caric pazientemente la pistola a tamburo facendo poi ruotare il caricatore contro l avambraccio. Il click del cane che veniva alz ato lo fece ridere istericamente. Adesso era pronto a combattere. Deke guard i suoi avversari avanzare sparpagliati sino al limitare del paese. Non c era un anima in giro, proprio come nei film western che vedeva da bambino. Per un poco non si ud che lo scalpiccio dei passi del pi giovane. Portava stivalet ti di pelle che ringhiavano a ogni movimento. Dal suo nascondiglio Deke lo vedeva con precisione. Peccato fosse lui, tutto som mato il meno pericoloso, a cadere nell imboscata. Con gli altri la sorpresa sareb be andata sprecata. Deke si domin per non udire il martellio continuo della vena sulla sua tempia. Ba tteva come un tamburo impedendogli di restar calmo. Non sono ancora pronto, si d isse. Ma nella vita bisogna sempre combattere quando non si pronti. Ancora un passo... Il giapponese pi giovane si arrest di colpo. Aveva intravisto qualcosa che non qua drava davanti a s. La schiena di un uomo armato di fucile. Url per l eccitazione protendendo dinanzi a s il braccio armato. Il tuono prodotto dall esplosione rimbomb per tutta Kuta. Lo specchio and in frantumi scheggiando l im magine di Deke. Non era stato male il trucco dello specchio sistemato appositamente tra due fess ure del muro. Il giovanotto non ebbe tempo di rendersi conto che era caduto in trappola. Deke, al sicuro nel suo nascondiglio, gli spar a freddo uccidendolo sul colpo. Nell ari

a si diffuse un odore amaro di cordite. Via adesso si disse l europeo scattando come una molla tra una fila di bancarelle. In un attimo ebbe il cuore in gola. Dove erano gli altri? Si era tolto le scarpe per evitare di produrre qualsiasi rumore, ma non era una precauzione sufficient e. Vide balenare la lama da dietro un angolo come un arco azzurro. Lasci cadere il fucile, trafitto da un dolore lancinante all avambraccio. Sangue d appertutto e fiato mozzo. Lo Yakuza tatuato era comparso improvvisamente davanti a Deke. Era uno di quelli che combattono in silenzio. Maneggiava la spada con g esti sicuri, certo di avere la vittoria in pugno. Deke impugn il nunchaku con la mano sana facendolo roteare sopra la spalla. In un attimo ebbe gli occhi del tatuato nei suoi. La spada e il nunchaku partirono in sieme. Deke chiuse quasi gli occhi, una cosa da non farsi, ma la tensione era tr oppa. Un rumore secco... Non fermarti, continua, non ti ha colpito... Deke rote su se stesso menando un gran colpo con il nunchaku. Ud le ossa della cassa toracica del giapponese rompersi percosse dalla sbarra di legno. Il tatuato perse la spada cadendo nella polvere. Fu Deke a urlare questa volta, forse per darsi coraggio. Vibr un fendente dall alto verso il basso restando con gli occhi sbarrati a vedere l effetto terribile della sua arma sul cranio del giapponese. Sent quasi amplific ato il rumore della testa che scoppiava sprizzando sangue e materia cerebrale tu tt attorno. Qualcosa alle spalle! Deke rotol via agitando il nunchaku in un inutile tentativo di parata. Sent che aveva colto qualcosa. La spada del terzo giapponese. Ci fu un rumore sordo, poi le due armi si avvinghiarono l una all altra. I due uom ini lottarono brevemente per liberarle, poi le lasciarono cadere, inservibili. C on il braccio ferito disteso lungo il fianco, Deke fiss il giapponese con lo sgua rdo pi cattivo che riusc a trovare. Il giallo non parve lasciarsi intimorire, fors e la faccia dell europeo in quel momento esprimeva solo dolore. Lo Yakuza part con un calcio. Cos rapido che Deke quasi neppure lo vide. Sent solo le gambe cedere e un dolore terribile allo stomaco. Percep i due pugni che lo rag giunsero al viso spaccandogli il labbro e quasi non vide il calcio rovesciato ch e lo scaravent a terra. Troppo forte quel nippon per poterci fare a cazzotti... Con le lacrime agli occhi per il dolore Deke lo vide saltare unendo le gambe per inferirgli il colpo di grazia. Contrasse la mano sul... sul fucile, era caduto sul fucile! Url qualcosa di indistinto mentre rotolava via sparando a casaccio tutto il caric atore. A quella distanza il Savage era micidiale, e vomit una vampata di fuoco. Colto a mezz aria lo Yakuza rotol sul terreno con un grido di dolore, i pallettoni gli avevano attraversato la cassa toracica squarciando ossa e muscoli senza pie t. Si agit ancora per qualche attimo, poi ebbe un ultimo rantolo. Attorno a lui il sangue si allargava in una chiazza nera e luccicante. Deke sentiva un ronzio in testa, quasi incapace di muoversi. Vomit tutto quello che aveva ingerito negli ultimi giorni senza sentirsi meglio. La ferita! Doveva tamponare la ferita, pens strappando un lembo di camicia che si fece subito rossa. Imbast un nodo di fortuna tirando coi denti. Ora era tempo di ricaricare il fucile, ne rimaneva ancora uno di quei bastardi... Lo sparo rimbomb lontano, quasi irreale, propagato tra le baracche. Veniva dalla casa di Subaru. Il lottatore ci era arrivato mentre gli altri tenev ano occupato Deke. Che stupido era stato a cadere nel tranello. Prese a correre mosso dalla forza della disperazione. Non poteva fallire, ora che era quasi rius cito... La prima cosa che vide fu il corpo insanguinato di Wang, immerso nel laghetto de l giardino zen. Galleggiava sul dorso immerso nel suo sangue. Alfine aveva avuto la sua occasione di diventare un eroe. Deke imbracci il fucile con una mano, avanzando cautamente. Aveva il respiro rego lare ora. Nonostante tutto sentiva su di s una gran calma. Attravers il paravento shoji con la certezza che il suo calvario era quasi al ter

mine. Come se quella lotta mortale che stava sopportando fosse una catarsi di di eci anni di sofferenze e di rimorsi. Si distrasse per un attimo e bast. La catena si avvinghi alla canna del Savage con un rumore che a Deke parve assordante. Part un colpo che squarci una parete di carta. In un attimo l europeo ebbe la visio ne dello Yakuza che lottava per il possesso del fucile. Come belve tirarono ambedue con la forza che avevano ancora. Il giapponese vibr u na testata proprio in mezzo agli occhi di Deke. Questi sent la vista appannarsi p er un attimo. Prima che potesse reagire in qualche modo cadde sul tatami. Allung la mano in un inutile gesto di difesa tentando di intercettare la catena che si muoveva come una frusta nelle mani del giapponese. Ebbe la percezione del freddo acciaio sulle dita ma non riusc a evitare che gli a nelli gli imprigionassero le falangi. Un crack sordo si accompagn al dolore lancina nte alla mano. Dita rotte. Un sibilo e la catena gli si avvolse attorno al collo, mentre la sfera di acciai o lo percuoteva alla tempia. Con gli occhi inondati di sangue, Deke riusc a distinguere il giapponese che gli puntava addosso la pistola. Era finita, pens. Ma non accadde nulla. Rigido come una statua il sumotori lo fis s con gli occhi assenti. Poi la pressione sulla catena si allent e l uomo ebbe uno sbocco di sangue dalle labbra. Cadde in avanti, rigido. Deke non credeva ai suoi occhi. Nella nuca del killer era piantata una stella di acciaio. Quella che Ghuna teneva solitamente tra i capelli. L indiana era l sulla porta. Fissava Deke senza osare dir nulla. Eppure i suoi occ hi dicevano tutto. Finita. Deke ancora non ci credeva. Si reggeva a stento in piedi ma aveva vinto. Grazie a Ghuna. Lei lo sorreggeva incontrando il suo sguardo solo a tratti. Entrambi avevano quasi vergogna di mostrare una felicit che nasceva da una lunga sofferenza. Subaru era riapparso in scena. Il suo viso incartapecorito sorrideva , rilassato. Mi hai salvato la vita disse. Non ancora tuon una voce. Moxi puntava direttamente un pugnale sul marito, gli occhi fuori dalle orbite pe r l odio. Subaru apr e richiuse la bocca senza capire. In un attimo divenne di nuovo debole e vecchio. Perch? Tu, maledetto! Tu, che per avermi hai ucciso due uomini in Giappone, gli unici ch e avessi mai amato, mio padre e mio fratello. Ma loro... loro ti tenevano in quella casa... io ti amo, Moxi! implor disperatament e Subaru. Io ti odio invece ringhi lei. Io ho chiamato gli Yakuza sperando che ti uccidessero e io finir il lavoro che loro non sono riusciti a portare a termine... e tu, Deke , vattene, hai pagato il tuo debito, ora goditi la vendetta. Guarda morire l uomo che ha ucciso la tua donna. L europeo cerc l espressione del drago tonante. Rivide se stesso. terribile vedere la propria amata rivoltarsi contro di noi, vero? Un mondo che c rolla, il drago tonante non era che un povero uomo che tutti odiavano e che lui invece non riusciva che a commiserare. Attimi... Subaru si sarebbe lasciato uccidere. Lui, il drago tonante, il duro, lo spietato assassino pugnalato alla spalle da un sentimento. Era quasi patetico che moriss e felice di essere ucciso dalla ragazzina che aveva disperatamente amato con il trasporto adolescenziale dei sentimenti che nascono nell et senile. In quel moment o la partita di Go sfuggiva dalle sue mani. Toccava a Deke muovere. Come in un film si vide alzare la Nambu. La pistola sussult nel momento in cui il

colpo esplose. Deke incontr gli occhi stupiti di Moxi e la vide morire, raggiunt a da un unico colpo al cuore. Cadde a terra come una bambola di pezza. Come Grac e. Subaru rimase un attimo impietrito, poi scoppi in singhiozzi. Un pianto pietoso, quello di un uomo che ha perso l ultima battaglia. Ora il mio debito l ho pagato, Subaru. Il mio incubo finisce qui. Adesso comincia il tuo. L aborrito avversario di John Buchan Titolo originale: The Loathly Opposite - Oliver Pugh Traduzione di Alda Carrer Apparso su Top Secret n. 29, luglio 1998 Quale aborrito avversario ero Del suo innaturale scopo. (Re Lear) La sera prima Burminster era stato a una cena nel palazzo municipale, alla quale avevano partecipato molte celebrit. Aveva visto per la prima volta in carne e os sa persone di gran fama e aveva dichiarato che in ogni caso l immagine che di lor o si era fatto era stata crudelmente frantumata. Un illustre poeta, disse, somig liava a un allibratore dell ultima puntata prima della corsa, e un finanziere di fama internazionale pareva esattamente un insegnante di musica di scuola media. Perci Burminster dedusse che le cose non erano mai quelle che sembravano. solo perch hai poca immaginazione disse Sandy Arbuthnot. Se avessi realmente compres o la poesia di Timson, ti saresti reso conto che essa ben si adattava a uno gras so e con i capelli rossi tagliati a spazzola, e avresti dovuto sapere che Macint yre (il finanziere) aveva quel tipo di mente portato per la musica e la metafisi ca. Per questo lui confonde tanto la City. Se comprendi abbastanza il lavoro di una persona, puoi indovinare con buona precisione il suo aspetto. Non intendo il colore degli occhi o dei capelli, ma il suo aspetto in generale. Era una piacevole abitudine di Sandy lanciare un occasionale paradosso a tavola con l idea di avviare una discussione. Questa volta pungol Pugh che dall Indian Sta ff Corps era passato all Ufficio della Guerra. Pugh era stato un personaggio di g rande importanza per i servizi segreti in Oriente, ma non aveva il fisico adatto , visto che somigliava a un subalterno di cavalleria che gioca a polo. La sua pe lle era tesa sugli zigomi come sulle nocche di un pugno serrato, ed era cos scura da sembrare bronzo battuto. Aveva capelli neri, occhi neri un po' piccoli e luce nti, e il naso adunco che nel celta si accompagna spesso a quel colorito. Era lu i stesso una buona confutazione della teoria di Sandy. Non sono d accordo disse Pugh. Almeno come principio generale. Quella parte di umani t il cui lavoro io studiai al microscopio per due penosi anni sconvolse tutte le mie idee quando arrivai a conoscerla. E ci raccont la sua storia. Quando arrivai in Inghilterra nel novembre del 17 e mi fu assegnato un reparto segr eto situato su tre piani in una casa settecentesca in una via secondaria, avevo p arecchio da apprendere della mia attivit. Imparai in un tempo ragionevole grazie all ottimo personale di cui mi trovai fornito. Nessuno di loro era un militare. E rano tutti uomini istruiti, come esigeva quel lavoro, ma provenivano da ambienti diversi. Uno dei migliori era un proprietario terriero delle Shetland, un altro faceva parte del Consiglio della Corona al tribunale militare della Marina, e p oi avevo un chimico metallurgico, un campione di golf, un editorialista, un noto drammaturgo, diversi matematici e un curato di East End. Nessuno di loro pensav a ad altro che al lavoro e alla fine della guerra, quando qualche fesso propose di nominarli ufficiali dell Ordine dell impero britannico. Non esisteva un gruppo pi leale, e mi accettarono come loro capo senza far domande, come se fossimo stat s Story (1965)

i insieme dal 1914. Alla guerra come tale, loro pensavano poco. Succede lo stesso in tanti altri repa rti dietro le linee, e forse era una buona cosa, manteneva calmi i nervi e conce ntrate le menti. In fondo, il nostro lavoro era decodificare e decifrare i messa ggi tedeschi; non ci occupavamo dell uso che ne veniva fatto. Era un piccolo grup po curioso, e quando ci fu l armistizio i miei uomini restarono sbalorditi; non s i erano resi conto che il loro lavoro era legato alla guerra. Quello che m interessava di pi era il mio comandante in seconda, Philip Channell. E ra un uomo di quarantatr anni, alto un metro e settantacinque, che pesava, immagi no, meno di sessanta chili ed era cieco come una talpa. Faceva bene il lavoro a tavolino servendosi di doppi occhiali, ma non ti avrebbe riconosciuto a tre metr i di distanza. Era stato professore in qualche universit dell Inghilterra centrale , insegnava matematica o fisica, penso, e appena scoppi la guerra aveva cercato d i arruolarsi. Naturalmente lo scartarono, risult E5 in ogni classificazione fisic a, senza contare che aveva superato l et; ma lui non si diede per vinto e poco dop o insistette tanto che riusc a entrare al servizio del governo. Per fortuna trov u n lavoro che pot fare in maniera superlativa, perch non credo che vi sia uomo al m ondo con pi talento naturale per la crittografia. Non so se qualcuno di voi si sia mai soffermato su questa materia fastidiosa. Com unque sapete che la scrittura segreta rientra in due categorie, codici e cifrari , e che i codici sono combinazioni di parole e i cifrari di numeri. Ci veniva de tto, ricordo, che non c era codice o cifrario di utilit pratica che non potesse es sere tradotto, e in un certo senso vero, specialmente per i codici. Un codice operativo di uso frequente non deve essere troppo complicato, e chi abb astanza esperto del lavoro generalmente in grado di decodificarlo. Per questo un codice viene cambiato periodicamente. Vi sono regole per scoprire con pazienza permutazioni e combinazioni di lettere nella maggior parte dei codici, perch l inv entiva umana sembra seguire certi canali, e uno che svolge da molto quel lavoro diventa sorprendentemente abile. Si comincia scoprendo poco, in seguito, empiric amente, si costruiscono le regole di decodificazione e in una settimana o due si conosce tutto. Poi, quando si felicemente occupati a leggere i messaggi nemici, il codice cambia e bisogna ricominciare daccapo... Naturalmente si pu creare un codice che sia impossibile interpretare se non per caso, per esempio quando la c hiave la pagina di un libro, ma fortunatamente questo tipo di codice non molto i n uso. Dunque, procedevamo piuttosto bene con i codici, e leggevamo messaggi, cablogramm i, telegrammi intercettati, con notevole facilit e precisione. Era, soprattutto, roba diplomatica e non molto importante. Argomenti pi preziosi erano in cifrario, e quello era un altro paio di maniche. Con un codice si pu costruire l interpreta zione per gradi, ma con un cifrario o lo sai o non lo sai, non ci sono vie di me zzo. Un cifrario, essendo fatto di numeri, un campo terribile per l abilit matemat ica. Quando si sono trasformate le lettere di un messaggio in numeri, vi sono mo lti modi per codificarlo e ricodificarlo. I due artifici principali, come sapete , sono trasposizione e sostituzione, e non vi sono limiti per come usare l una o l altra, o entrambe. Nulla impedisce che un cifrario abbia un doppio significato, prodotto da due metodi diversi e, innanzitutto, bisogna decidere quale signific ato s intende. Con una complicazione in pi, una volta decifrato, il messaggio potr ebbe risultare in un codice difficile. Posso ben dirlo, il nostro lavoro non era una passeggiata. Perplesso, Burminster chiese che cos era un cifrario intrecciato. Sarebbe lungo spiegarlo. Grosso modo, si scrive un messaggio orizzontalmente in n umeri; poi si trasferisce in colonne verticali, i cui numeri e ordine sono deter minati da una parola chiave; poi si scrive il contenuto delle colonne orizzontal mente, seguendo le linee trasversali. Per interpretarlo occorre la parola chiave , allora lo si riporta in colonne verticali e poi nella forma orizzontale origin aria. Burminster grid come uno che soffre. Non possibile. Non dirmi che un cervello uman o potrebbe risolvere un tale rebus. Veniva fatto frequentemente rispose Pugh. Da te?

Misericordia, non da me. Io non so fare un semplice cruciverba. Dai miei uomini. Che mi venga un colpo disse Burminster con voce rauca. Vuoi dire seriamente che pot resti sederti e avere davanti a te un guazzabuglio di numeri e risalire da quel guazzabuglio all originale che ha un senso? Io no, ma Channell potrebbe farlo... nella maggior parte dei casi. Vedi, noi non iniziammo alla cieca. Sapevamo il tipo di labirinti che il nemico preferiva, e i l nostro metodo di lavoro era quello di provare una variet di indicazioni finch no n trovavamo quella giusta. Dio mio! Vai avanti con Channell. Questa non la storia di Channell disse Pugh. Lui c entra per caso... Vi fu un cifrar io che ci sconfisse sempre, era usato fra il Comando generale tedesco e le forze armate in Oriente. Era un cifrario intrecciato e Channell aveva perso pi tempo c on quello che con una dozzina di altri, perch gli piaceva mettersi alla prova. Ma si dichiar battuto. Non disse che era insolubile, ma che avrebbe avuto bisogno d i un pizzico di fortuna per risolverlo. Gli chiesi che genere di fortuna, e lui disse: Un errore o una ripetizione . Quello gli avrebbe dato, forse, una possibilit di stabilire le equazioni. Quel cifrario lo chiamammo P. Y. e lo odiammo mortalmente. Ci sentivamo dei pigme i che colpivano ripetutamente la base di un alta torre di pietra. L antipatia per il cifrario divenne presto antipatia verso chi lo aveva concepito. Channell e io solevamo... non dico divertirci, perch la cosa era troppo seria, ma tormentarci cercando d immaginare il tizio che era responsabile di P. Y. Avevamo un dossier a bbastanza completo del Comando dei servizi segreti tedeschi, ma naturalmente non conoscevamo chi fosse l inventore di quel cifrario. Sapevamo soltanto il suo nom e in codice, Reinmar, con cui firmava i messaggi pi semplici per l Oriente. Channe ll, che era un tipo romantico nonostante tutta la sua scienza, si era messo in t esta che fosse una donna. Me la descriveva come se l avesse vista: una diavolessa , giovane, bella, con volto pallido ma molto truccato, e occhi da cobra. Immagin o che nel suo tempo libero leggesse romanzi dozzinali. La mia era un immagine diversa. In principio pensai a un tipo istrionico di scienz iato, un cervello spietato , con fronte alta, e mascella raggrinzita come quella di uno scimpanz. Ma non funzion, e ripiegai sull immagine di un eccellente Generalsta boffizier, bello come Falkenhayn, addestrato fin nei minimi particolari, assolut amente impassibile, dotato di una mente che funzionava con l instancabile precisi one di una buona macchina. Tutti noi soffrivamo, allora, dello spettro di quel t ipo di tedesco e quando le cose andavano male, come nel marzo del 18, l odio contr o di lui mi toglieva il sonno. Il tizio infernale era cos inattaccabile e protett o, un Golia che si faceva beffe dei sassolini che lanciavamo con le nostre debol i fionde. Dunque, per farla breve, venne il momento nel settembre del 18 che P. Y. fu quasi la cosa pi importante al mondo. Era di enorme importanza quello che la Germania s tava facendo in Siria e sapevamo che era tutto in P. Y. Ogni mattina una montagn a di messaggi tedeschi intercettati occupava il tavolo di Channell, purtroppo in decifrabili per lui come scarabocchi di bimbo. Io ero pungolato dai miei capi e a mia volta pungolavo Channell. Avevamo una settimana per trovare la chiave del cifrario, dopo di che le cose sarebbero andate avanti senza di noi, e se non era vamo riusciti in diciotto mesi di tranquillo lavoro, pareva improbabile poterlo fare in sette giorni febbrili. Channell perse quasi la testa a causa del superla voro e dell ansia. Io solevo fare delle capatine nella stanzetta sporca e lo trov avo abbastanza corrucciato e contratto dalla stanchezza. Ma questa non una storia su di lui, anche se c una buona storia che potrei raccont arvi un altra volta. Sta di fatto che vincemmo la sfida. P. Y. fece un errore. Un a mattina ricevemmo un lungo messaggio datato in chiaro, poi uno breve, e un ter zo quasi uguale al primo. Il secondo doveva significare: Vostro messaggio odiern o inintellegibile, prego ripetere; la solita formula. Questo ci forni la traduzi one di un pezzetto del cifrario. Ma non bastava, e per dodici ore Channell fu su ll orlo della pazzia, finch gli venne in mente che quel Reinmar poteva aver firmat o il lungo messaggio con il suo nome, come facevamo talvolta noi in casi di estr ema urgenza. Ebbe ragione, e a meno di tre ore dalla scadenza del tempo accordat oci, il testo fu trascritto a puntino. Come ho detto, questa una storia che meri

ta, ma non quella che voglio raccontare io. Finimmo entrambi la guerra troppo stanchi per pensare ad altro, se non che la mal edetta cosa era finita. Ma Reinmar era stato troppo a lungo il nostro nemico inv isibile, costantemente immaginato, e conservammo un certo interesse per lui. Ci sarebbe piaciuto vedere come aveva preso la sconfitta, perch doveva aver saputo c he noi lo avevamo battuto. Il pi delle volte quando batti uno al gioco hai simpat ia per lui, ma io non l avevo per Reinmar. Anzi gli attribuivo quanto pi disprezza vo nei tedeschi. Channell rimase attaccato alla sua teoria della diavolessa, ma io ero abbastanza convinto che si trattasse di un uomo piuttosto giovane con arroganza intellettua le che la sconfitta del suo paese non avrebbe in alcun modo scalfito. Lui non av rebbe mai riconosciuto lo smacco. Era estremamente improbabile che scoprissi chi era, ma sentivo che, se lo avessi incontrato, la mia antipatia sarebbe stata ab bondantemente giustificata. Come sapete, per un anno o due dopo l armistizio fui piuttosto malato. Tanti di no i lo erano. Non avevamo lo stimolo di tornare agli agi della vita civilizzata, c ome gli uomini nelle trincee. Eravamo stati sempre abbastanza bene fisicamente m a le nostre menti erano logore, e per questo non ci sono cure. La mia digestione and a farsi benedire, e sopportai un miserevole periodo a letto, prendendo solo latte e olio d oliva. Dopo tornai a lavorare, ma il maledetto disturbo si riaffacciava sempre e ogni me dico aveva una sua cura da consigliarmi. Le provai tutte, cibi asciutti, spuntin i ogni due ore, limonate, latte acido, digiuno, eliminazione del fumo, ma nulla fu veramente risolutivo. Ero un peso per me e una scocciatura per gli altri, tra scinavo l esistenza con un costante dolore allo stomaco e all intestino. Pi di un dottore mi consigli di farmi operare, ma io ero un po' restio, perch avevo v isto diversi miei amici, operati per lo stesso disturbo, che stavano male come p rima. Poi un uomo mi disse di un tedesco, un certo dottor Christoph. Il migliore del mondo per fare una diagnosi, disse il mio informatore, niente bizzarrie, tr attava ogni caso coscienziosamente; una mente davvero originale. Il dottor Chris toph aveva una modesta kurhaus in un posto chiamato Rosensee nello Schischen Swei tz. A quel punto ero quasi alla disperazione, cos feci la valigia e partii per Ro sensee. Era una cittadina tranquilla all entrata di una stretta valle, racchiusa da alture boscose, un posto pulito e fresco con canali di acqua nelle strade. Vi era una grande chiesa con un tetto a cupola, un seminario cattolico, e una piccola conce ria. La kurhaus era a met collina e mi sentii meglio appena vidi la mia camera co n il pavimento pulitissimo e nudo e un ampia veranda che guardava sulla radura de l bosco. Mi sentii ancora meglio quando vidi il dottor Christoph. Era un ometto con barba grigia, fronte alta, e leggermente claudicante, un po' come immagino fo sse l apostolo Paolo. Sembrava saggio, saggio come un vecchio gufo. Il suo ingles e era atroce, ma anche quando scoperse che io parlavo abbastanza bene il tedesco , non si trattenne a chiacchierare. Non avrebbe dato un opinione se non dopo aver mi tenuto una settimana almeno in osservazione; ma in qualche modo mi sentii con fortato perch conclusi che un cervello di prim ordine si metteva a lavorare su di me. Gli altri pazienti erano in prevalenza tedeschi, e in modesto numero spagnoli; tr a loro, con mio piacere, trovai Channell. Anche lui se l era passata piuttosto ma le da quando ci eravamo separati. Il suo problema erano i nervi, una generale as tenia nervosa e l insonnia; l universit gli aveva dato un permesso di sei mesi per curarsi. Il poveretto era magro come un manico di scopa, aveva i grandi occhi ap pannati e le labbra riarse dell insonne. Era arrivato una settimana prima di me e , come me, era sotto osservazione. Ma la sua cura era diversa dalla mia perch il suo era un problema mentale e il dottor Christoph passava ore cercando di spiega re i suoi grovigli necrotici. un brav uomo per essere tedesco disse Channeli ma sull a strada sbagliata. Non c nulla che non va nella mia mente. Vorrei che si limitas se ai raggi ultravioletti e ai massaggi, invece di farmi delle stupide domande s ulla mia bisnonna. Channell e io facevamo passeggiate da invalidi nei boschi, e naturalmente parlamm o degli anni in cui avevamo lavorato insieme. Lui viveva molto nel ricordo del p

assato perch la guerra era stata il grande evento della sua vita e, a paragone, i suoi impegni professionali parevano banali. Mentre camminavamo in mezzo a felci ed eriche appassite, la sua mente ritornava sempre alla stanzetta sudicia dove lui aveva fumato sigarette poco costose e lavorato quattordici ore al giorno. In particolare era ancora vivamente curioso di scoprire il nostro vecchio avversar io, Reinmar, come lo era stato nel 1918. Era pi convinto che mai che fosse una do nna, e credo che una delle ragioni per cui era venuto a tentare una cura in Germ ania fosse la vaga speranza di scovare le sue tracce. Io avevo quasi dimenticato la cosa, e mi divert immaginare Channell nella parte di instancabile segugio. Non la troverai qui, nella casa di cura gli dissi. Forse lei in qualche vecchio schl oss del vicinato e ti sta aspettando come se fosse la Bella Addormentata. Parlo sul serio replic lui con tono lamentoso. una semplice questione di curiosit int llettuale, ma ti confesso che darei non so cosa per vederla in faccia. Quando me ne andr da qui, ho pensato di recarmi a Berlino per fare delle indagini. Ma ho u no svantaggio, non conosco nessuno e non ho credenziali. Perch non te ne interess i tu che hai vaste conoscenze e molta pi autorit? Gli dissi che il mio interesse per la cosa si era affievolito e che non mi entusi asmava scavare nel passato, ma gli promisi di fornirgli due righe di presentazio ne per l attach militare, se fosse andato a Berlino. Per lo scoraggiai abbastanza d al pensare troppo agli eventi riguardanti la guerra. Gli dissi che doveva sbarra re la porta a tutto ci che aveva contribuito al suo attuale esaurimento nervoso. Questa non l opinione del dottor Christoph disse lui con enfasi. Anzi m incoraggia a arlarne. Vedi, per me un interesse puramente intellettuale. Non provo emozione. Mi sento amico di Reinmar, chiunque lei sia. , se vuoi, un episodio romanzesco. N on ne ho avuti molti nella mia vita e non voglio dimenticare questo. Hai detto al dottor Christoph di Reinmar? gli chiesi. S rispose e ha mostrato un moderato interesse. Sai come ti guarda con quei suoi auste ri occhi grigi. Dubito che abbia ben compreso quello che volevo dire, perch un pi ccolo medico provinciale, anche se un genio nella sua materia, difficilmente con osce i sistemi del Comando supremo... Ho dovuto spiegarglielo, perch devo raccont argli tutti i miei sogni, e recentemente ho cominciato a sognare Reinmar. Che aspetto ha? chiesi. Oh, una figura notevole. Molto bella, ma misteriosa. Ha lunghi capelli biondi che le arrivano alle ginocchia. Naturalmente risi. La confondi con le Valchirie gli dissi. Mio Dio, sarebbe un brutt o affare se incontrassi quella virago di persona. Ma lui fu molto serio e dichiar che l immagine mentale di lei non era affatto come i sogni. Accett quasi la mia stupidaggine del vecchio schloss. Pensava che lei fo sse una persona illustre ma in miseria, che vivesse solitaria in una masseria ci nta da fossati, senza avere nulla per esercitare il suo meraviglioso cervello, m entre si consumava il cuore per il rammarico e la vergogna. Tratteggi cos bene il personaggio che cominciai a pensare che Channell si fosse innamorato di una crea tura di sua invenzione, ma poi lui concluse dicendo: Ci nonostante, lei condannabi le in pieno. Deve esserlo, capisci. Dopo una quindicina di giorni cominciai a sentirmi un altro. Il dottor Christoph pens di avere trovato la causa del male e certamente, con i suoi intensi massaggi e pochi semplici farmaci, ebbi un notevole sollievo interno e mi sentii molto m eglio. Lui fu cos soddisfatto del mio progresso che non volle trattarmi da malato. M incor aggi a fare lunghe passeggiate sulle colline, e poco dopo organizz per me una batt uta di caccia al capriolo con alcuni aristocratici militari tedeschi. Mi alzavo prima che facesse giorno nelle fredde mattine di novembre e andavo in a uto in cima a una delle alture, dove incontravo un gruppo di cacciatori e di bat titori, guidati da un tale in uniforme verde. Ci mettevamo in fila e i battitori , assistiti da una meravigliosa muta di cani, compreso il cane bassotto da cacci a, facevano in modo che il capriolo venisse verso di noi. Questo non succedeva m olto facilmente perch di solito l animale fuggiva, e l aria era fredda e umida ment re aspettavamo nelle prime ore del mattino, con una spruzzata di neve sul terren o e i rami di abete carichi di ghiaccioli. Ma pi tardi, con il sole, era un piace vole modo di passare la giornata. Non riempivamo mai il carniere, ma quando un c

apriolo o un gallo cedrone cadevano, tutti i cacciatori si riunivano e bevevano qualche bicchiere di kirschwasser. Mi era stato dato un fucile in prestito, uno di quegli aggeggi spaventosi a doppia canna che sono fucili da caccia e carabine insieme; per passare da una forma all altra ci vuole un calcolo matematico. La c arabina aveva anche il grilletto assai sensibile e quando lo usai la prima volta causai quasi la morte di un rispettabile contadino sassone. Mangiavamo tutti insieme a mezzogiorno; e alla sera, prima di tornare a casa, pre ndevamo caff e pasticcini in una fattoria o in un altra. La comitiva era stranamen te eterogenea, grossi agricoltori e piccoli signorotti, uno o due gestori d alber go, un medico locale, e un paio di avvocati di citt. In principio furono un po' ti midi con me, ma poi si sciolsero, e dopo il primo giorno diventammo buoni amici. Parlavano molto francamente della guerra, alla quale ognuno di loro aveva dato il proprio contributo, e lo fecero con molta dignit e buonsenso. Imparai a camminare con scarpe Sikkim e le colline sassose mi parvero trascurabil i. Ma affaticavano la maggior parte dei cacciatori che, invece di affrontare dir ettamente una salita o una discesa, sceglievano sempre vie tortuose che offrivan o una pi facile pendenza. Una sera, al momento di separarci come al solito, i bat titori presero la via pi breve e i cacciatori quella pi lunga. Io sentii il bisogn o di fare esercizio fisico, cos feci a gara con i battitori nello scendere la col lina, li staccai di parecchio, e dovetti aspettare quasi un ora i compagni prima di riunirci tutti insieme in una fattoria per uno spuntino. I battitori dovevano aver parlato della mia corsa perch quando lasciammo la fattoria, un cacciatore, un certo avvocato Meissen, mi chiese perch ero venuto a Rosensee in un periodo de ll anno poco favorevole al turismo. Dissi che alloggiavo dal dottor Christoph. un suo amico personale? mi chiese. Gli risposi di no, che ero venuto per curarmi. I suoi occhi rivelarono un certo s tupore. Non era disposto a considerare malato un uomo che scendeva una collina c ome una valanga. Ma mentre camminavamo nel crepuscolo gelato, Meissen cominci a parlare del dottor Christoph, che non conosceva personalmente, e seppi cos quanto poco onore pu avere un profeta in patria. La gente di Rosensee lo conosceva appena, se non come med ico che aveva un inspiegabile attrattiva per i pazienti stranieri. Meissen voleva sapere dei suoi metodi e delle malattie in cui era specializzato. Chiss, potrebbe risparmiarmi un viaggio ad Amburgo disse ridendo. bene avere un medico esperto al la porta di casa. Lui un eremita e, a parte i suoi pazienti, non sembra gradire i suoi simili. Comunque una brava persona, indubbiamente, e c chi dice che durant e la guerra fu un eroe. Questo mi sorprese perch non sapevo immaginare il dottor Christoph in veste di com battente, a parte il fatto che sarebbe stato troppo vecchio. Pensai che Meissen si riferisse al suo lavoro negli ospedali delle basi militari. Ma lui fu preciso : il dottor Christoph era stato in trincea, era rimasto zoppo per una ferita di guerra alla gamba. Avevo conversato pochissimo con il dottore, dato che non soffrivo di problemi ner vosi. Lui mi diceva poche parole la mattina e la sera riguardo alla dieta, e mi salutava quando c incontravamo, ma solo alla vigilia della mia partenza facemmo u na vera conversazione. Mi mand a dire che desiderava vedermi per almeno un ora, e arriv con un fascio di appunti dai quali ricav una specie di conferenza sul mio ca so. Poi mi resi conto di quanta cura e solido pensiero mi aveva dedicato. Aveva concluso che la sua diagnosi era giusta, e il mio rapido miglioramento lo confer mava, ma era necessario che osservassi per qualche tempo un regime semplice e te nessi d occhio certi sintomi. Prese un foglio dal block- notes sul tavolo e con l a sua calligrafia minuta e precisa scrisse alcune regolette che dovevo seguire. C era qualcosa in lui, gli occhi onesti, la bocca che pareva essersi contratta spe sso per la sofferenza, l aria di buona volont, che trovavo stranamente attraenti. Avrei voluto essere un caso psichico come Channell e avere goduto di pi della sua compagnia. Lo trattenni a parlare, cosa che non parve dispiacergli. Poco alla v olta scivolammo nell argomento della guerra e scoprii che Meissen aveva ragione. Nel novembre del 14 il dottor Christoph era andato come ufficiale medico di un reg gimento sassone sul fronte di Ypres, e l aveva passato l inverno. Nel 15 era stato nella Champagne, e nei primi mesi del 16 a Verdun, poi fu colpito da febbre reuma

tica. Va detto che aveva fatto circa diciassette mesi di continui combattimenti nelle zone peggiori senza quasi mai una vacanza. Un bel record per un ometto del icato di mezza et! La sua famiglia, moglie e un bambino, era allora a Stoccarda. Gli ci volle molto a guarire, e dopo fu destinato a un altro incarico in patria. Fino quasi alla fin e della guerra disse quasi, ma non proprio. Ci fu il tempo per rimandarmi al front e e farmi colpire alla stupida gamba. Devo dirvi che, ogni qualvolta parlava dell e sue esperienze di guerra, lo faceva con un comico sorriso di disapprovazione. Supposi che il suo incarico in patria fosse di natura medica, ma poi venne fuori che si era trattato di un lavoro collegato con i servizi segreti. Mi attribuiscon o un po' di talento in matematica disse. No. Non sono un matematico, ma ho una cert a attitudine per la materia. Perci fui incaricato di costruire e interpretare cif rari, uno strano intermezzo nel fragore della guerra. Stavo in una stanzetta, lo ntano dal mondo, e per un po' fui felice. Continu a parlare dell enclave di pace in cui si era ritrovato, e ascoltando la sua gentile voce monotona, ebbi un improvvisa ispirazione. Presi un foglio dal block- notes, vi scrissi la parola Reinmar e lo allungai vers o di lui. Avevo l idea, vedete, di poterlo sorprendere, e aiutare cos le ricerche di Channell. Ma fui io ad avere la grossa sorpresa. Appena l occhio gli cadde sulla parola, lui rimase di sasso, la faccia congestionata e un apparente difficolt a inghiottire; poi ansim: Come l ha saputo? Non lo sapevo, e saperlo mi lasci senza parole. Era l aborrito avversario per il qu ale Channell e io avevamo nutrito tanto odio. Quando uscii dal mio intontito stu pore vidi che lui aveva ritrovato l equilibrio e stava parlando lentamente e dist intamente, come se facesse una formale confessione. Lei era fra i miei avversari... questo m interessa profondamente... spesso mi sono chiesto... Mi ha battuto alla fine. Ne a conoscenza? Annuii. E dissi: Solo perch fece un errore. S, feci un errore. La colpa fu mia, una grave colpa perch mi lasciai offuscare la me nte dal profondo dolore. Parve esitare come se fosse restio a rivangare cose molto tragiche. Be , voglio dirglielo disse infine. Ho desiderato spesso, un desiderio fanciullesco, d i giustificare il mio errore a coloro che se ne avvantaggiarono. I miei capi com presero, naturalmente, ma i miei avversari non potevano. Quando mi capit, ero sta to colpito da un profondo dolore. Il mio bambino, si chiamava Reinmar... ricorda , il nome che usavo per firmare i messaggi? I suoi occhi guardavano nel vuoto, fo rse avevano una visione del passato. Lui era, come dire, la mia mascotte. Era tutto quel che avevo, e lo adoravo. Ma a quei tempi il cibo era scarso. Non stavamo peggio di molti milioni di tedeschi, ma il bambino era delicato. L ultima estate prima della fine della guerra prese l a tisi a causa della denutrizione, e a settembre mor. Delusi il mio paese perch co n mio figlio parve andarsene qualche facolt della mia mente. Vede, il mio lavoro era, per cos dire, anche il suo, come il mio nome era il suo, e quando mi lasci si port via il mio potere... Cos sbagliai. Il resto lo sa. Rimase immobile a fissare il vuoto, cos piccolo e malinconico, che avrei potuto an che piangere. Ricordo di avere posato una mano sulla sua spalla e balbettato qua lche banalit per dire che mi spiaceva. Rimanemmo in silenzio per un minuto o due, poi mi ricordai di Channell. Channell doveva aver parlato delle sue idee su Rei nmar al dottor Christoph. Gli chiesi se Channell sapeva. Un accenno di sorriso gli attravers la faccia. Veramente no. E devo esigere da lei la promessa di non dirgli mai quello che le ho raccontato. Lui mio paziente e innanzitutto devo preoccuparmi del suo caso clin ico. Attualmente lui pensa che Reinmar sia una signora bella e cattiva che forse un giorno incontrer. Questa fantasia romanzesca, ed bene che pensi cos... Se gli venisse detta la verit, si commuoverebbe, e nelle sue condizioni importante che n on sia oppresso da sentimenti di piet. Appendici

Si presentano in appendice dei saggi di spionaggio apparsi in appendice a Segret issimo. Margarethe, spia pericolosa di Joseph Le Baron Apparso in appendice a Spionaggio n. 2 (agosto 1961)

Gli esperti vogliono far credere che lo spionaggio moderno un affare altamente s pecializzato, impersonale. Sono finiti i tempi delle spie in cappa- espada, i gi orni da melodramma. Cos come sono finite le sirene affascinanti come Susy Cupuy, che riusc a carpire importantissimi segreti militari ad alti ufficiali francesi f acendoli passare dalla sua camera da letto. Secondo gli esperti, al giorno d oggi non esistono pi spie come Mata Hari. In ques t ra atomica, lo spionaggio nelle mani di scienziati specializzati come il dottor Fuchs, uomini capaci di ricostruire due segreti scientifici dai frammenti di una formula incomprensibile per qualunque altro povera mortale. Questo quanto gli esperti vorrebbero farci credere. Ma gli uomini che affermano che lo spionaggio diventato una questione tecnica ed arida, dimenticano un fatto re importantissimo: l elemento umano. E in questo caso l elemento umano significa la suscettibilit dell uomo nei confront i del fascino di una donna capace di usarlo, una suscettibilit che ha creato pi di un guaio fin dai tempi del Giardino dell Eden. Lo spionaggio stato senza dubbio modernizzato, ma gli astuti scienziati che lavo rano in segreto a Los Alamos e altrove ancora non sono stati capaci di trovare l antidoto per il vecchio, eterno fascino femminile. Tutto questo trov la prova un giorno del maggio 1953, quando una bella brunetta d agli occhi espressivi e il corpo ancor pi seducente, riusc a uscire dal settore de lla Germania dell Est controllato dai comunisti e ad entrare nella parte della ci tt occupata dagli Americani. Sapeva dove stava andando e si fece strada verso la sua meta con abilit tutta fem minile. Si trov cos a Templehof Air Base, il quartier generale del Servizio Segret o Aereo Statunitense. Una volta l, si present agli ufficiali del G-2 come Margarethe Schmidt, dicendo di essere appena fuggita dal settore controllato dai comunisti. E per assicurarsi ospitalit e un accoglienza pi calorosa del solito, confess di essersi portata dietro parecchi segreti del governo della Germania dell Est. Raccont poi come era venuta in possesso dei segreti che ora offriva agli american i. Ho un amico che ricopre una carica molto alta nel regime comunista. Abbass gli o cchi timidamente, poi aggiunse con sincerit, eravamo amici intimi, capite? Perci er o in posizione di sentire molte delle sue conversazioni private e di studiare le sue carte segrete. E ora vuole venderci queste carte? Margarethe rimase scandalizzata dalla domanda grossolana. Ma neanche per sogno! N on sarebbe un atto corretto! Le ho portate solo come prova della mia buona fede, e per fare il poco che posso nel tentativo di distruggere un regime crudele e d egradante! Rabbrivid leggermente, facendo un gesto che pareva voler cancellare il ricordo di un passato doloroso. Non vorrei avere pi niente a che fare col comunismo, e coi c omunisti. Ma il mondo sarebbe un posto migliore in cui vivere, se fossero ammazz ati tutti. Naturalmente era una faccenda da studiare con la massima cura, da controllare pu nto per punto. Uno degli ufficiali del Servizio Segreto Aereo in seguito identif icato solo come un autorit con una posizione molto importante s incaric personalmente di portare a fondo le indagini. Le informazioni segrete portate da Margarethe Sc hmidt furono controllare con quelle contenute negli archivi del Servizio Segreto . Alcune erano informazioni che gi avevano, altre invece erano incomplete e aveva no bisogno di conferma. Ma le informazioni dell archivio, comunque collimavano pe rfettamente con quelle portate da Margarethe attraversa le linee rosse. Di l a po

co Margarethe sarebbe stata chiamata con il soprannome di Gardy . Come risultato di tutto questo cio, come risultato delle informazioni segrete por tate da lei, del suo fascino fisico o per la combinazione delle due cose fu deci so che Gardy Schmidt poteva essere molto utile al Servizio Segreto e che quindi conveniva tenerla a portata di mano. A portata di mano del Servizio Segreto, nat uralmente, anche se molti affermano che anche gli agenti segreti sono capaci di molti peccati... Comunque, in breve tempo Gardy si vide assegnare un lavoro nell Ordine del Dipart imento G-2, che aveva l incarico di tenere dei calcoli accurati sul movimento del le truppe sovietiche nella Germania dell Est. Gardy si abitu presto alla sua nuova vita. Per pi di una ragione, la sua presenza alla Templehof Air Base fu bene accetta. Nel tentativo di dimostrare la sua grat itudine per l accoglienza ricevuta, Gardy si disse disposta non solo a svolgere i l compito affidatole, ma a portare a termine anche altri incarichi. Il terrore d a lei dimostrato tutte le volte che qualche documento segreto veniva lasciato su una scrivania, era diventato una specie di barzelletta generale. Gardy ispezion ava sempre tutto quello che restava in giro per gli uffici. Non riesco a farne a meno, spieg con una risatina, Dev essere colpa del lungo periodo che ho trascorso sotto i comunisti. Sono stata abituata a pensare che i muri no n hanno solo orecchie, ma anche occhi. Mi vengono i brividi, al solo pensiero ch e dei documenti segreti possano restare in giro. Anche qui, dove tutti sono pi ch e fidati. Spero di abituarmi a stare pi tranquilla, col passare del tempo. Nessuno poteva biasimarla per questo suo eccesso di coscienza professionale. Cos come nessuno poteva biasimarla per l eccesso di gratitudine con cui riceveva g li inviti pi disparati per i trattenimenti serali. Nel giro di poco tempo Gardy d ivenne una figura popolare nei pi eleganti locali notturni. frequentati dagli uff iciali americani e dai loro amici. A poco a poco Gardy si fece sempre pi bella, c ome se la grigia esistenza trascorsa sotto il comunismo la spingesse a voler god ere la vita con pi entusiasmo. E quella bellezza veniva messa in risalto dagli ab iti audaci e dalle scollature profonde dei vestiti da sera. Gardy cominci a compr are gioielli molto cari e molto preziosi. Ma anche questo pareva far parte della natura delle cose. Dopo tutto, il suo fas cino, dispensato cos largamente, veniva apprezzato in giusta misura dagli uomini che la frequentavano e ricompensato come sempre era stato ricompensato il fascin o femminile, in tutte le epoche. Ormai tutti sapevano, tra l altro, che era l aman te ufficiale dell alta autorit del Servizio Segreto che aveva controllato la sua stor ia, dopo la sua fuga dal Settore Est di Berlino. Si diceva che Gardy fosse molto generosa anche con altri agenti segreti american i, ma nessuno pensava a scandalizzarsene, perch la ragazza era troppo bella: pare va nata per amare. Da questo stato di cose, cominciarono a nascere le prime invidie. E tra gli uomi ni gelosi del successo avuto dagli altri pi fortunati, ne salt fuori uno che comin ci a lamentarsi perch Gardy era sempre in giro per gli uffici, vicino alle cassefo rti aperte. Ma voleva mettere in ordine le carte! Rispondeva lei, con aria innocente. Non si preoccupava forse continuamente perch i documenti venivano lasciati in giro? E se qui dentro ci fosse una spia? Chiedeva poi. Che cosa succederebbe? Comunque le rivalit nate a causa del suo fascino, assommate ai conflitti inevitab ili con gli uomini che non gratificavano delle sue grazie, portarono le cose a p unto che Gardy venne mandata via dalla Sezione G-2. Ma non da Templehof Air Base . L alto protettore le procur un altro impiego presso un ufficio staccato. Gardy non dimostr n rancore n amarezza, per il fatto che l onest delle sue intenzioni fosse st ata messa in dubbio. Dopo tutto, spieg, aveva vissuto troppo a lungo sotto i Sovi etici per non sapere che era facile essere sospettati. E nel suo caso in partico lare era logica che esistessero quelli che ancora dubitavano di lei. Nella vita privata, poi, continu a essere la parte pi desiderabile dei locali nott urni di Berlino Ovest. Seppe restare dovutamente grata agli uomini che avevano a ncora fiducia in lei, ed era un puro caso che tutti questi uomini ricoprissero p osti molto importanti presso il Servizio Segreto.

Era riuscita a costruirsi anche una certa cerchia di ammiratori ufficiali, spiegan do al suo protettore che per soffocare le chiacchiere esistenti sul loro conto, doveva dimostrare un po' di attenzione anche agli altri. Fu cos che poco dopo ingaggi una relazione amorosa con un tedesco di nome Sturm. A nche Sturm, per pura coincidenza, lavorava nel Dipartimento G-2. Era stato l, che Gardy l aveva conosciuto. Ma nel periodo in cui lavorava per il Dipartimento G-2 la ragazza pareva non aver avuto molto tempo da dedicargli. Ora le cose erano diverse. All improvviso Gardy scopr che Sturm aveva molte cose che lo rendevano attraente. Da prima Sturm fu ben lieto che quella donna deliziosa fosse disposta a conceder gli le sue grazie. E nello stesso tempo si sent lusingato perch, nonostante tutta la concorrenza, Gardy aveva scelto proprio lui. Ma col progredire della loro relazione, cominci a preoccuparsi. A preoccuparsi a tal punto, anzi, che nel novembre del 1954, dopo quasi diciotto mesi dal giorno di maggio in cui Gardy Schmidt era arrivata alla Templehof Air Base, Sturm and da i Dirigenti della Sezione Segreta del Servizio Aereo Militare. L, con una certa esitazione, raccont la sua storia. L affascinante Gardy gli aveva promesso di sposarlo in cambio di un piccolo favore. Come regalo di nozze, la ra gazza gli chiedeva solo di rubare delle informazioni sul funzionamento della Sez ione G-2 e i nomi degli agenti segreti statunitensi che svolgevano il loro lavor o nel Settore Est della Germania comunista. Le accuse di tradimento e di spionaggio erano all ordine del giorno, nel caos pol itico della Berlino dell epoca. Quasi tutti gli appartenenti ai servizi segreti v enivano accusati da qualche loro collega, a volte semplicemente per vendetta per sonale. Comunque il Servizio Segreto Militare, pur restando scettico nei confron ti della storia raccontata da Sturm, decise di svolgere un secondo controllo, qu esta volta pi accurato, sulla vita e i trascorsi di Margarethe Schmidt. Il motto dell Ufficio di Controspionaggio che spesso l incredibile pi verosimile de l plausibile. A questo scopo prepararono un rapporto in cui venivano fatti i nomi degli agenti segreti americani che lavoravano nel Settore Est di Berlino, gli indirizzi dell e case in cui si incontravano; descrissero anche il modo e i mezzi con cui veniv ano addestrati questi agenti e specificarono a chi venivano inviati i loro rappo rti finali. Il rapporto si presentava come un qualunque rapporto segreto, solo che aveva una piccola particolarit: non diceva una sola parola di vero. Nomi, dati, indirizzi, particolari, erano tutti inventati. Il rapporto venne consegnato a Sturm, che a sua insaputa venne pedinato da quel momento ventiquattro ore su ventiquattro, A sua volta, Sturm consegn il rapporto a Gardy Schmidt. * * * Per molti giorni non accadde niente. Gardy continu le sue solite attivit, sia in p ubblico che in privato. Poi, il primo dicembre, cambi il suo ritmo di vita usuale. Usc di casa per fare un a passeggiata. Una passeggiata apparentemente innocua, solo che conduceva sempre pi vicino al Settore Russo di Berlino Est. Quando si trov a poche decine di metri dalla linea di confine, gli agenti americani che la pedinavano le saltarono add osso, immobilizzandola. Gardy Schmidt parve perdere all improvviso tutta la sua dolcezza, tutta la grazia che l aveva resa famosa nei locali notturni americani. Imprec e si difese coi pug ni e con le unghie. Ma alla fine si arrese e ammise di aver lavorato per i Russi , sotto il nome di Stefania, dal giorno in cui era arrivata alla Base Aerea di T emplehof. Portata in carcere e perquisita, le furono trovati addosso due pacchetti di siga rette, tra le quali erano nascosti i fogli del rapporto falso consegnato dal Ser vizio Segreto Militare a Sturm. Durante g1i interrogatori, Gardy tir fuori una buona spiegazione, come al suo sol ito: pareva non perdersi mai di coraggio. Piangendo, disse che non era colpa sua

. Era stata costretta a diventare una spia per salvare il suo amore, trattenuto come ostaggio dalle autorit Sovietiche di Berlino. Ecco perch si era prestata al g ioco dei Russi. Era sicura che gli Americani avrebbero capito il suo sacrificio di donna innamorata. No, le autorit americane non lo capirono. Tanto pi che vennero a sapere che Gardy aveva gi ricevuto come anticipo, dalle autorit sovietiche, una forte somma in dana ro. Irmgard Gardy Margarethe Schmidt entr nell Alta Corte di Giustizia Militare con lo s tesso savoir faire, con lo stesso fascino e con la stessa grazia che aveva esibi to nei locali notturni di Berlino Ovest. Le prove contro di lei erano irrefutabili, e Margarethe non tent neppure di contr obatterle. Si limit a confessarsi colpevole, nella speranza di intenerire il cuor e dei giudici con la sua storia d amore infelice. Il Pubblico Ministero si lasci commuovere, infatti, e chiese una pena lieve. Ma i l Giudice Ambrose Fuller la pensava altrimenti. Disse infatti in tono severo, Se questi casi sono tanto seri da essere processati, significa che sono altrettanto seri riguardo alla punizione. Infatti, se la guerra fredda fosse sfociata in una guerra vera, i segreti trafugati da Gardy avrebbero potuto causare la morte di innumerevoli americani. Gardy fu cos condannata a cinque anni di prigione. Nell udire la sentenza, la ragazza scoppi in singhiozzi. Cinque anni di prigione sa ranno terribili! Avrei preferito essere condannata a morte! Sua madre, che era comparsa all improvviso per darle il suo conforto morale, dett e una spiegazione tradizionale riguardo ai guai di Gardy: Mia figlia stata rovina ta dagli uomini. Non sappiamo che cos avessero da dire gli uomini che, invece, sono stati rovinati da lei. L enigma Otto John di Ettore Lo Serra Apparso in appendice a Segretissimo n. 1051 (10 agosto 1986) Un anno fa [1985] scoppiava il caso Tiedge, la superspia fuggita nella Germania Orientale. Un episodio inquietante, misterioso: per cercare di capirne di pi biso gna partire dal lontano 1954, quando spar da Berlino un altro dirigente dei Servi zi tedeschi, l ambiguo dottor Otto John... L estate porta male alle spie che vengono dal freddo: la constatazione, che non h a ovviamente pretese di scientificit, viene spontanea quando si sfogliano i volum inosi annali dello spionaggio in Germania. esattamente dell agosto 1985 la notizi a della fuga all Est di Hans Joachim Tiedge, il doppiogiochista che ha seminato i l panico nelle alte sfere della Germania Federale. Undici anni prima, nell estate del 1974, era scoppiato il caso spionistico pi famoso del dopoguerra, quello di Gnther Guillaume, che coinvolse nello scandalo Willy Brandt e ne provoc le dimissi oni. Risalendo ancora all indietro di vent anni, al 21 luglio del 1954, si arriva a un altro terremoto che sconvolse l Ufficio federale per la protezione della cos tituzione (lo stesso in cui lavorava Tiedge): il caso Otto John, capo del contro spionaggio, che quel giorno scelse l illibert e spar improvvisamente per riapparire il giorno dopo all Est. I tanti perch di questo caso, che ha preceduto e in un ce rto senso posto le premesse a quelli che seguirono, sono ancor oggi insoluti. Al punto che i 500.000 dollari offerti dal governo di Bonn a chi potesse svelarne il retroscena sono a tutt oggi ancora nelle casse dei Servizi: nessuno si mai fat to avanti. Vale forse la pena, allora, di ripercorrere una vicenda che ha tutti gli ingredienti pi classici della spy story tedesca. Il dottor Otto John, direttore del controspionaggio della Germania Federale, il BFV, fugg da Berlino Ovest per la DDR in una data significativa: il 20 luglio 195 4 era il decimo anniversario del fallito attentato a Hitler compiuto nella Wolfs schanze, la tana del lupo , dal gruppo di ufficiali antinazisti guidati dal colonne

llo Von Stauffenberg. John era stato per l appunto uno degli organizzatori princi pali dell Operazione Valchiria, che si proponeva di sopprimere il dittatore nazis ta e accelerare la fine della guerra. La bomba fatta esplodere non uccise per il dittatore, e la sera stessa dell attent ato John, dopo aver fatto sparire i suoi archivi, si rec all aeroporto di Tempelho f e sal su un aereo della Lufthansa diretto a Madrid. In questo modo riusc a salva rsi, mentre tutti gli altri cospiratori, compreso suo fratello Hans, vennero ucc isi dalla Gestapo. Durante il resto della guerra Otto John collabor sotto lo pseu donimo di Oscar Jurgens con la BBC inglese in attivit di propaganda contro il naz ismo, e dopo la fine delle ostilit divenne consulente delle autorit inglesi di occup azione in Germania e Austria, svolgendo soprattutto attivit di interprete negli i nterrogatori e nei processi contro gli ex capi nazisti. In seguito, dopo essersi sistemato in Inghilterra e aver aperto a Londra uno studio legale specializzato in diritto internazionale, John spos nel 1948 la nota cantante d opera tedesca Lu cie Mann. Fra le amicizie di famiglia John vantava anche quella del presidente de lla Repubblica Federale Heuss. Fu proprio Heuss a incoraggiarlo quando gli venne offerta la direzione del BFV, una nomina che l allora premier Adenauer firm con m olta riluttanza e solo dopo esserne stato convinto dai suoi ministri Kaiser e Le hr, di mentalit pi aperta. Una forte avversione per John era anche nutrita dal gen erale Gehlen, capo della sezione Eserciti Est durante le operazioni in Unione Sovi etica. L ostilit di Gehlen era dettata dal fatto che Otto aveva attivamente preso parte al processo contro il feldmaresciallo Erich von Manstein, l idolo giovanile di Gehlen. Grande amico, invece, del nuovo capo del controspionaggio tedesco fe derale era il santone dell Intelligence inglese, sir Ivone Kirkpatrick. Nel suo nuovo incarico John incontr ben presto delle difficolt. Per molti non avev a la stoffa per guidare il controspionaggio. Colto, socievole, anche un po' incosta nte, non era fatto per quella giungla di intrighi, n aveva esperienza in merito. Compito del BFV era di indagare su quelli che oggi si chiamerebbero gli opposti e stremismi , e cio sulle organizzazioni di estrema sinistra e quelle ultranazionalis te di estrema destra; Otto John considerava questa attivit come un lavoro accadem ico. Tanto pi che il BFV non aveva poteri esecutivi: i suoi funzionari e i suoi a genti, definiti osservatori , non potevano procedere ad arresti, perquisizioni o se questri. Dovevano solo limitarsi a fare rapporto al procuratore generale. Ma torniamo al luglio 1954. Alle prime luci dell alba del 21 i Servizi occidental i vennero destati da una notizia allarmante: John non era ritornato all Hotel Geh rhus a Berlino Ovest, dove aveva preso alloggio per partecipare alla commemorazi one del decimo anniversario dell attentato contro Hitler. La prima dichiarazione di Gehlen fu lapidaria: Traditore una volta, traditore sempre!. La sera prima di sparire il dottor John si era recato a trovare un vecchio amico , il dottor Wolfgang Wohlgemuth, un chirurgo conosciuto durante gli anni della g uerra. Avevano preso un caff, e tutto quello che Otto pot in seguito ricordare e d ire al processo fu che gli era venuto un gran sonno, aveva chiesto a Wohlgemuth di accompagnarlo all albergo e si era risvegliato in un appartamento di Berlino E st, senza giacca e senza scarpe, tra una grassa infermiera e tre russi. Secondo la sua versione, John venne sottoposto a prolungati interrogatori e alla fine ac consent a presentarsi a una conferenza stampa nella quale lesse una dichiarazione preparatagli, come ebbe a dire in seguito, da funzionari sovietici. Nel documento, John criticava la politica del governo di Bonn e in particolare l a presenza di ex nazisti ed ex SS nelle alte cariche dello stato e denunciava i pericoli dei riarmo tedesco il quale avrebbe costituito un ostacolo alla riunifi cazione delle due Germanie. Io mi trovo qui disse perch sono profondamente preoccupa to del destino del popolo tedesco e perch non avrei mai potuto dire tutto questo da una simile tribuna in Occidente, dove la restaurazione delle forze che portar ono al potere il nazionalsocialismo troppo avanzata perch mi sia permessa la libe rt di parola. John parl anche a Radio Berlino Est. A Colonia precis sono stato fatto segno a continui attacchi da parte di ex nazisti c he hanno riconquistato influenza nella vita pubblica e nella amministrazione fed erale, mi era divenuto impossibile continuare a portare avanti il mio lavoro. In Occidente del traditore non si parl pi per un po' di tempo. Otto John rimase tre s

ettimane a Berlino Est, poi fu condotto in una villa sul Mar Nero, di qui a Mosc a e di nuovo, in dicembre, a Berlino Est. Egli dichiar in seguito che durante que sto periodo non aveva fatto che meditare la fuga. A Berlino Est incontr al circol o della stampa il giornalista danese Hendrich Bonde- Hendrikson del Berlingske T idende di Copenaghen. I due s erano conosciuti anni prima in Germania federale. Il 12 dicembre 1955 Otto John raggiunse l universit Humboldt. Un ora pi tardi, alle 4,45, usc dalla porta principale che immetteva sul viale Unter den Linden. Sal sul l auto del giornalista, mise gli occhiali neri e una sciarpa che gli copr mezzo vi so. La vettura prosegu fino alla porta di Brandeburgo. I due uomini fumavano la p ipa. La polizia popolare, misteriosamente, li lasci passare indisturbati. La vett ura, dopo aver attraversato il Tiergarten, arriv alle 4,52 dinanzi alla colonna d ella Vittoria. John era a Berlino Ovest. Riconosciuto al controllo passaporti, l ex capo del BFV venne arrestato e process ato per tradimento e cospirazione antistatale dall Alta Corte di Giustizia di Kar lsruhe. Condannato a quattro anni di carcere duro, Otto John fu sorprendentement e graziato e scarcerato il 25 luglio 1958, solo due anni dopo la sentenza. L unic a imposizione fu quella di non rilasciare mai alcuna dichiarazione sul suo caso . U n vincolo, se si esclude un libro di memorie, fino a oggi mai infranto. Mentre J ohn era in carcere, una commissione d inchiesta parlamentare era arrivata a quest a conclusione: Le ragioni che indussero Otto John a rifugiarsi nella Germania Ori entale non sono state assolutamente chiarite. Al momento del processo, infatti, un funzionario dell MI5, Sefton Delmer, si era precipitato da Londra a Bonn per confermare la perfetta lealt di John nei riguardi degli alleati. Insomma, Otto John era passato all Est di propria iniziativa oppur e era stato protagonista di una azione combinata? Nel maggio del 1954, due mesi prima della sua fuga, John si era recato a titolo privato negli Stati Uniti per incontrare il direttore della CIA Allen Dulles e il direttore dell FBI, Edgar Hoo ver. Prima di rientrare in patria aveva fatto una sosta a Londra, per una visita ai suoi amici inglesi dell MI5. Come rovescio della medaglia, per, la fuga all Est di John non era stata indolore per i Servizi occidentali: intere reti di agenti operanti all Est erano state bru ciate. Il KGB era venuto a conoscenza dei segreti del BFV. Bonn era stata scossa da una crisi senza precedenti. Era questo che si voleva? E da parte di chi? Nel 1968 John raccont in un libro la sua storia, nei minimi particolari, e afferm che in essa ebbe una parte centrale il doppio agente inglese Kim Philby (che, pe raltro, non ne fa il minimo accenno nel suo libro di memorie La mia guerra segre ta). Stando a John, durante la guerra, quando il funzionario tedesco forn le sue informazioni al servizio segreto britannico tramite Madrid, a capo della sezione iberica dell MI5 c era Philby. Dopo il suo arrivo a Londra, John scopr che questi aveva bloccato alcuni suoi rapporti, impedendo che giungessero ai capi del SIS. I documenti parlavano dei complotti antihitleriani che, se fossero riusciti, avr ebbero potuto condurre a una pace separata con l Occidente ma anche a un patto an tisovietico tra la nuova Germania e gli angloamericani. Philby doveva aver consi derato l azione di Stauffenberg e compagni come un pericolo per l URSS: di qui i s uoi sforzi per impedire una intesa tra i tedeschi antinazisti e l Occidente. Solo dopo che Philby venne smascherato John si rese conto del ruolo che il doppiogio chista inglese aveva giocato nel 1943-44. Infatti a Berlino Est, scrive John, gl i venne rivolta una serie di domande su Philby e sul suo lavoro con il SIS. A qu ell epoca Philby non era stato ancora scoperto, anche se dopo la fuga a Mosca di due agenti a lui vicini, era stato allontanato dal SIS. John aveva avuto la sens azione che i russi non fossero del tutto sicuri della fedelt di Philby. Per molti storici dello spionaggio non affatto da escludere che, come afferma John nel su o libro, il rapimento del capo del BFV vada ascritto ai contatti avuti con Philb y in tempo di guerra. A tanti anni di distanza l enigma di Otto John non mai stato chiarito e rappresen ta un archetipo perch contiene tutti i torbidi ingredienti di tanti altri casi cons imili, ultimo quello di Hans Joachim Tiedge dell agosto scorso. Anche se molto di versi, entrambi i direttori del controspionaggio hanno commesso l errore tipico d ei doppiogiochisti: privilegiare un padrone a danno dell altro.

Fine