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TOMMASO SCAPPINI APPUNTI DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Platone

Indice generale
1. Notizie bio-bibliografiche 1.1. Lincontro con Socrate 1.2. I viaggi in Sicilia 1.3. Le dottrine di Platone 1.4. I dialoghi 2. La teoria della conoscenza La doxa e lepistme 2.1. Lanamnesi: il Menone 2.2. La metempsicosi 2.3. I gradi della conoscenza: la teoria della linea Le facolt conoscitive delluomo 2.4. I gradi dellessere La corrispondenza ontologia-gnoseologia 2.5. Lallegoria della caverna 2.6. La graduatoria delle discipline 3. La psicagogia o la conduzione dellanima 3.1. Le ali dellanima 3.2. Il dualismo ontologico 3.3. Lelevazione tramite Eros 4. La dialettica Synopsis e diairesis 4.1. Methexis, mimesis e parousia Esemplificazione dei problemi sorti con la relazione di imitazione 4.2. La comunanza e i generi sommi Esemplificazione dei generi sommi: lidea di uomo Esempio di divisione binaria: lidea di uomo La diairesis raffigurata con gli insiemi 5. La teoria dellanima: tra psicologia e gnoseologia 5.1. Limmortalit dellanima 5.2. La sorte nel mito di Er 5.3. Le caratteristiche dellanima 5.4. Il mito della biga alata 6. Leducazione: la pedagogia 6.1. Larmonia dellanima 6.2. Il paragone con la polis 6.3. Leducazione erotica 7. La teoria politica 7.1. La tripartizione della polis 7.2. Il comunitarismo platonico 7.3. Le forme di governo 8. La filosofia della natura 8.1. La verosimiglianza di un discorso sulla natura 8.2. Il mito del Timeo 2 2 2 3 3 4 4 4 5 6 7 7 7 8 11 12 12 12 12 13 14 14 15 16 16 17 17 18 18 18 19 20 20 20 21 21 23 23 24 24 25 25 26

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1. Notizie bio-bibliografiche Platone nacque ad Atene nel 428 o 427 a.C. da una famiglia di antica nobilt, legata al governo oligarchico in carica fino al 404. Suo padre si chiamava Aristone e sua madre Perictione, entrambi discendenti di famiglie nobili ateniesi che vantavano tra i loro antenati il re Codro e il grande Solone. 1.1. Lincontro con Socrate Platone, prima di incontrare Socrate, si occupava di pittura e di poesia, scrivendo addirittura tragedie. Intorno ai ventanni, nel periodo della Guerra del Peloponneso che comport la decadenza politica di Atene, divenne discepolo di Socrate. Platone non partecip mai attivamente alla vita politica della sua citt, e quando Socrate fu condannato a morte nel 399 a.C. dal governo democratico, decise di allontanarsi definitivamente dagli affari politici ateniesi. Inizi quindi a viaggiare: and in Egitto e in Magna Grecia, fino ad arrivare a Taranto e poi a Siracusa. 1.2. I viaggi in Sicilia Proprio a Siracusa conobbe Dionigi il Vecchio, tiranno della citt, e divenne amico di Dione, cognato di Dionigi. Platone infine torn ad Atene e nel 388 fond la sua scuola filosofica chiamata Accademia. Quando nel 367 mor Dionigi il Vecchio e gli successe Dionigi il Giovane, Platone decise di compiere un altro viaggio a Siracusa, su richiesta di Dione, al fine di influenzare il governo del nuovo tiranno, ispirandolo secondo principi filosofici. Dionigi per, credendo che linteresse di Dione e di Platone fosse volto a spodestarlo, fece rinchiudere i due. Platone alla fine venne liberato sotto riscatto, ma gi nel 361 Dionigi fece richiamare Platone a Siracusa, desiderando ora completare la propria educazione filosofica, lasciata in sospeso durante la precedente permanenza del filosofo. Questo era il terzo viaggio a Siracusa e anche questo fu un insuccesso: anche in tale occasione Platone, nel tentativo di far riconciliare il tiranno con Dione, fu sospettato di complotto e fu cacciato definitivamente da Siracusa. Di fatto, qualche anno dopo, Dione tent di conquistare Siracusa con la forza, ma il suo attacco fall. Nel frattempo Platone era diventato celeberrimo in tutta la Grecia, ma tramontava cos il suo sogno di un re filosofo a capo di una citt. Mor nel 348. 2

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1.3. Le dottrine di Platone Durante la sua vita Platone si dedic anzitutto allinsegnamento orale e poi alla produzione di dialoghi scritti: se ne contano 36. Questo significa una svolta nella storia della filosofia, poich fino ad allora il sapere filosofico era stato principalmente orale, tanto che Socrate non aveva scritto niente. Con Platone, invece, lattivit filosofica di insegnamento allinterno di una scuola si associ alla diffusione della dottrina mediante una serie di scritti nella forma di dialoghi. Platone inventa cos un nuovo genere letterario. Esiste una corrente interpretativa moderna che ritiene che i dialoghi platonici siano solo la parte superficiale della sua dottrina, poich gli insegnamenti pi profondi erano probabilmente destinati a rimanere segreti. Pi precisamente, tali interpreti ritengono che il corpus platonico si divida in due parti: le dottrine essoteriche quelle divulgate e messe per iscritto, che ancora noi oggi studiamo le dottrine esoteriche quelle segrete, legate allinsegnamento orale trasmesso solo allinterno della scuola e mai messo per iscritto, se non negli appunti dei discepoli. In ogni caso, noi ci occuperemo solo delle dottrine essoteriche, cio quelle trasmesse nei 36 dialoghi tramandati. 1.4. I dialoghi I 36 dialoghi di Platone si dividono in dialoghi socratici o della giovinezza, dialoghi della maturit e dialoghi della vecchiaia. Tra i dialoghi socratici ricordiamo: il Liside (sullamicizia), il Protagora (sulla filosofia di Protagora, in particolare intorno allinsegnabilit della virt), il Gorgia (sulla filosofia di Gorgia, in particolare sulle caratteristiche delluomo politico). Tra i dialoghi della maturit ricordiamo: il Menone (sulla teoria delle idee), il Fedone (sullimmortalit dellanima), il Simposio (sullamore), la Repubblica (sullo stato ideale), il Fedro (sullamore).

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Tra i dialoghi della vecchiaia ricordiamo: il Parmenide (sulla teoria delle idee), il Sofista (sulla dialettica e sulle idee), il Politico (sulla politica), il Timeo (sulla cosmologia), le Leggi (sullo stato).

2. La teoria della conoscenza A partire dalla ricerca della definizione di Socrate, Platone indaga lessenza della cosa in questione. Lessenza della cosa non pu essere rivelata dai sensi, poich le sensazioni sono mutevoli e dipendono da uomo a uomo. Quindi dalle sensazioni dipendono solo le opinioni (doxai) incerte e instabili. Per questa ragione Platone, seguendo Parmenide, distingue due facolt conoscitive umane: lopinione e la scienza.
La doxa e lepistme Lopinione o doxa 1) legata ai sensi; 2) si occupa del particolare, dellelemento singolo; 3) tipica della sofistica, che Platone dipinge con una serie di tratti negativi. La scienza o epistme 1) non legata ai sensi ma allintelletto; 2) riguarda la conoscenza delluniversale; 3) tipica della filosofia, che si contrappone cos alla sofistica.

La vera conoscenza, secondo Platone, non quella legata ai sensi, ma quella che si attua nellanima e che riesce a ritrovare laspetto o la forma autentica delle cose: laspetto o la forma autentica chiamata da Platone eidos, cio idea, di cui la cosa semplice copia. 2.1. Lanamnesi: il Menone Per Platone conoscere lidea possibile solo attraverso una reminiscenza, ossia una anamnesi. Poich anamnesi (*an-a-mnesi*: negazione dellassenza di memoria) vuol dire ricordo, allora la verit delle cose, cio lidea di una certa cosa, rintracciabile solo mediante un ricordo, una reminiscenza. Per conoscere la verit non dobbiamo fare altro che ricordare. Ma ricordare cosa? In che senso? A queste domande risponde il dialogo intitolato Menone [ 81c-86c]: loccasione del dialogo lincontro tra Menone e Socrate (il protagonista di quasi tutti i dialoghi di Platone). I due amici sincontrano in citt, e Socrate cerca di dimostrare a Menone che la verit delle cose sta nelle idee, cio nella loro forma universale separata dalla cose particolari. 4

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Inoltre Socrate d prova del fatto che noi disponiamo gi di tutte le idee nella nostra memoria: si tratta solo di ricordarle. E affinch un uomo le ricordi necessario che trovi qualcuno cos abile da innescare la riattivazione di quei ricordi dimenticati. Socrate prova a Menone la sua teoria con una dimostrazione pratica: fa chiamare uno schiavo dellamico e gli induce il ricordo di una verit, ossia di unidea, che lo schiavo non avrebbe potuto apprendere da nessuno durante la sua schiavit. Lo schiavo infatti, sotto la guida sapiente di Socrate, riesce a risolvere un problema di geometria senza aver mai studiato geometria. Ci, secondo Platone, dimostrerebbe che ciascuno di noi possiede gi le conoscenze necessarie per giungere alla verit, e che gli occorre solo ricordarle. Conoscere allora significa ricordare le conoscenze che sono addormentate nella nostra memoria, o meglio, nella nostra anima. Daltra parte, qualcosa del genere vale quotidianamente per tutti noi, quando ci affidiamo alla logica: qualcuno ci ha forse insegnato la logica e le connessioni logiche (come il principio di non-contraddizione o il principio didentit o la propriet transitiva)? Oppure pi probabile che le conosciamo da sempre? Poich siamo portati a rispondere che le conosciamo da sempre, cio da quando siamo nati, per questa teoria si parla di innatismo: ci sono conoscenze che possediamo sin dalla nascita, come se fossero iscritte in noi. 2.2. La metempsicosi La conoscenza come anamnesi spiegabile con la ripresa del mito orfico della metempsicosi (la trasmigrazione delle anime, o reincarnazione), mutuato quasi certamente dal pitagorismo. Questa teoria platonica dunque dinfluenza pitagorica e, pi indietro, orfica. Ecco la spiegazione mitologica della metempsicosi, cos come la fornisce Platone nella Repubblica: lanima immortale, tra una reincarnazione e laltra, prende visione di tutta la verit (cio di tutte le idee); lampiezza della visione, per, dipende dal grado di preparazione dellanima, ossia dal tipo di vita che ha condotto prima di morire: il filosofo il pi preparato e quindi sar quello che potr contemplare per pi tempo la verit, cio le idee. Tuttavia una volta scrutata la verit, lanima costretta a bere dal fiume Lete (il fiume delloblio): ci significa che prima della reincarnazione successiva lanima dimentica tutto ci che ha visto.

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per tale motivo che conoscere significa ricordare, ed proprio a questo che serve la maieutica socratica, che Platone ripropone nei dialoghi in cui il protagonista Socrate. Inoltre in questo senso, secondo Platone, che bisogna leggere il conosci te stesso socratico: esso significa qualcosa come ricorda la verit che sepolta dentro di te, verit che pu essere riattivata attraverso il dialogo e la conduzione sapiente di Socrate (o del filosofo in generale). 2.3. I gradi della conoscenza: la teoria della linea Nei suoi dialoghi Platone alterna spiegazioni perfettamente razionali a teoremi di geome tria, citazioni letterarie derivanti per lo pi da Omero a spiegazioni mitologiche. E infatti, oltre che attraverso il racconto mitico della metempsicosi, Platone spiega la gnoseologia umana (cio il modo in cui luomo conosce) costruendo una proporzione geometrica su una linea retta, o meglio, su un segmento. Per tale ragione questa teoria contenuta nella Repubblica detta teoria della linea: A [eikasia] |D [pistis] ||C [dinoia] |E [nesis] B

AB = intera conoscenza AC CB

AC = opinione (conoscenza sensibile, doxa) CB = scienza (conoscenza intelligibile, episteme) AD = immaginazione (eikasia) DC = credenza (pistis) CE = pensiero discorsivo (dinoia) EB = intellezione (nesis) [4] [3] [2] [1]

Platone a questo punto formula una proporzione della conoscenza: AC : CB = AD : DC = CE : EB La doxa (AC), in quanto opinione sensibile, relativa e variabile, mentre lepistme (CB), in quanto conoscenza intelligibile, non sensibile, ma la conoscenza vera universale permanente. Inoltre importante notare che doxa ed episteme, essendo forme di conoscenza diverse, hanno di conseguenza oggetti di conoscenza diversi.

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A loro volta queste due forme di conoscenza si suddividono in sottospecie, e ogni forma di conoscenza ha un oggetto di conoscenza ben specifico:
Le facolt conoscitive delluomo immaginazione (eikasia) oggetti: immagini/ombre doxa credenza (pistis) oggetti: realt percepite dai sensi pensiero discorsivo (dinoia) oggetti: enti intelligibili (numeri, figure geometriche) episteme intellezione (nesis) oggetti: idee, forme intelligibili e universali

2.4. I gradi dellessere Dunque c un parallelismo tra i gradi della conoscenza e i gradi dellessere, poich a una forma di conoscenza corrisponde un diverso oggetto di conoscenza, che ontologicamente diverso dagli altri oggetti. Secondo Platone c allora una corrispondenza tra la ontologia e la gnoseologia. Vediamo questa corrispondenza:
La corrispondenza ontologia-gnoseologia I II III IV intellezione pensiero discorsivo (o matematico) credenza immaginazione idee enti matematici realt sensibile immagini e ombre

Per quanto riguarda la gnoseologia, passando dalla 1 forma di conoscenza (noesis) alla 4 forma (eikasia), diminuisce sempre pi la certezza della conoscenza. Per quanto riguarda invece lontologia, dal 1 grado della realt (idee) al 4 grado (ombre), diminuisce la consistenza ontologica delloggetto conosciuto: il massimo di realt costituito dalle idee, il minimo dalle ombre. Tuttavia nel passaggio tra la 2 e la 3 forma di conoscenza c uno scarto netto, tra verit e menzogna: prendiamo lesempio del triangolo, in cui si capisce come il vero triangolo non sia quello disegnato, cio quello che si percepisce coi sensi, ma il triangolo razionale, di cui sintuisce lidea universale.

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Secondo Platone, lidea la cosa in s, la pura forma intelligibile che non ha nulla da spartire con la cosa particolare di cui facciamo ogni giorno esperienza. Ad esempio, il bello in s diverso dalla particolare cosa bella. Le idee hanno la consistenza ontologica maggiore, ossia sono la realt suprema: esse sono le cose nella loro piena autenticit, in quanto eterne e incorruttibili. 2.5. Lallegoria della caverna Nella Repubblica Platone fa raccontare a Socrate una sorta di mito, o pi precisamente unallegoria: la scena si svolge in una grotta e sul fondo di questa grotta sono incatenati alcuni schiavi. Gli schiavi non hanno mai visto la luce del sole e per tutta la vita sono confinati in quella grotta, incatenati al muro in modo che la faccia sia sempre rivolta verso la parete rocciosa e mai verso lapertura lontana. Quindi lunica cosa che gli uomini riescono a vedere sono alcune ombre che si agitano sul fondo della grotta. Quasi allimbocco della grotta, infatti, c un muro di mattoni al di l del quale passa una strada parallela al muro, sopra lapertura della grotta. Sempre nella caverna, al di l della strada c una collinetta sulla quale torreggia un fuoco. Le ombre che gli schiavi vedono sul fondo della grotta sono causate dal fuoco sul limitare della grotta. Ma il fuoco non rimanda le ombre degli uomini che passano lungo la strada, dato che le ombre di questi si stagliano sul muro di mattoni, ma rimanda le ombre delle statue e degli oggetti che gli uomini portano sui carri o sopra le loro teste. Queste statue e oggetti sono pi alti del muro e, illuminati dal fuoco, gettano sul fondo della grotta le loro ombre. Queste ombre sono lunica cosa che gli schiavi incatenati riescono a vedere.

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La raffigurazione della caverna nella Repubblica di Platone

Lallegoria della caverna vuole essere una metafora della conoscenza umana: noi tutti viviamo la nostra vita come gli schiavi incatenati, e lunica cosa che vediamo sono le ombre, niente affatto la verit. Lunico modo per raggiungere la verit e vedere davvero le cose liberarsi dalle catene e uscire dalla grotta allaria aperta. Sempre nel racconto di Socrate, infatti, a un certo punto uno schiavo riesce a liberarsi e a raggiungere laperto: 1. inizialmente, abituato al buio, non creder ai propri occhi; 2. in seguito riuscir a vedere i riflessi delle cose negli specchi dacqua; 3. poi vedr le cose vere e proprie; 4. infine vedr il sole dal quale sar accecato. Poi per, una volta ambientato alla luce, non vorr pi tornare sul fondo della caverna. Cionondimeno, dice Socrate, suo dovere ridiscendere e liberare i suoi compagni ancora incatenati. Cerchiamo di capire pi in dettaglio lallegoria: A) la caverna rappresenta il corpo delluomo che imprigiona lanima e le impedisce di vedere davvero; 9

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B) lo schiavo incatenato sul fondo luomo che si affida solo alla doxa; C) lo schiavo liberato il filosofo che libera la sua anima dalle catene del corpo; D) le cose dentro la grotta rappresentano le copie delle idee, le imitazioni della vera realt; E) le cose fuori dalla grotta rappresentano le idee; F) il sole sta per lidea suprema, ossia lidea del bene che permette di vedere tutte le altre idee; G) il fuoco una luce sbiadita che non permette di vedere fino in fondo la natura delle cose.

Raffigurazione complessiva dell'allegoria della caverna

Oltre a ci c anche un parallelismo tra gli oggetti dellallegoria e gli oggetti delle varie forme di conoscenza ( teoria della linea): a) le ombre sul fondo della caverna rappresentano loggetto di conoscenza dellimmaginazione (eikasia) cio le immagini;

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b) le statue che generano le ombre rappresentano loggetto di conoscenza della credenza (pistis) cio le cose percepite dai sensi; c) i riflessi nellacqua delle cose fuori dalla caverna rappresentano loggetto di conoscenza del pensiero discorsivo (dianoia) cio gli enti matematici; d) le cose vere fuori dalla caverna rappresentano loggetto di conoscenza dellintellezione (noesis) cio le idee. 2.6. La graduatoria delle discipline In generale, dallallegoria della caverna e dalla teoria della linea emerge con chiarezza la preminenza gnoseologica della filosofia: essa infatti lunica disciplina che si basa sulla noesis. Una disciplina importante per la conoscenza, ma non quanto la filosofia, la matematica, che invece si avvale anzitutto della dianoia. Ogni altra disciplina decisamente inferiore a filosofia e matematica, poich si avvale delle forme di conoscenza inferiori (eikasia e pistis), che si occupano di mere ombre e di opinioni. In questa graduatoria delle discipline larte ha un posto del tutto subordinato: la conoscenza basata sui sensi inferiore alla conoscenza intellettiva, ma larte persino inferiore alla conoscenza sensibile. Parlando di arte Platone si riferisce anzitutto alla pittura e alla scultura, le quali sono due volte lontane dalla verit: il primo gradino della verit rappresentato dalla idee che sono colte prima dalla filosofia e poi dalla matematica; il secondo gradino della verit inerente alle cose sensibili che sono solo copie delle idee, cio copie della verit originale, e sono colte dai sensi; il terzo gradino della verit, quello pi distante dalla fonte, espresso dai manufatti artistici (in particolare, dipinti e scolpiti), che sono due volte lontani dalla verit, perch sono solo copie di copie, cio copie di cose sensibili che al loro volta sono copie di idee.

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3. La psicagogia o la conduzione dellanima 3.1. Le ali dellanima Sempre in maniera mitica, Platone cerca di spiegare la relazione tra lanima delluomo e gli oggetti di conoscenza, cio il mondo delle idee. In generale, il mondo delle idee chiamato da Platone iperuranio, cio un mondo al di sopra del cielo (uper-uranos). Soltanto lanima pu giungere a questo mondo attraverso la conoscenza intellettuale. Lanima, tra unincarnazione e laltra, dotata di ali con le quali pu raggiungere le vette della conoscenza. Ma per una qualche colpa commessa nella vita precedente lanima perde le ali e viene incarcerata in un corpo: per tale motivo, finch rimane troppo legata al corpo, essa pu conoscere solo attraverso i sensi; e solo sforzandosi di conoscere attraverso la nosis, lanima pu recuperare almeno in parte le sue ali, scoprendo cos lidea che sta alla base di ogni cosa. 3.2. Il dualismo ontologico Questo schema conoscitivo (o gnoseologico) mostra la relazione triangolare tra idee, cose e anima. In esso evidente che nei diversi gradi di conoscenza presente uno sbalzo ontologico tra le idee universali e le cose particolari. Si parla in questo caso di dualismo ontologico: da un lato il mondo sensibile, il regno del divenire delle cose che si corrompono, dallaltro il mondo intelligibile, il regno dellessere eterno. Le cose sensibili e transeunti sono solo copie dei modelli perfetti ideali e eterni (le idee). Da questa posizione deriva per un problema cos notevole e di cos difficile soluzione da impegnare Platone per tutta la vita: qual il rapporto che lega le cose alle idee? Platone fornisce diverse risposte, senza riuscire a rispondere mai del tutto: tra cose e idee sussisterebbe 1) un rapporto di imitazione (mmesis), 2) oppure un rapporto di partecipazione (mthexis), 3) oppure ancora una relazione di presenza dellidea nella cosa (parousia). Vedremo in seguito quali problemi sollevino tutte e tre queste soluzioni [ 4.1.]. 3.3. Lelevazione tramite Eros Intanto cerchiamo daffrontare un altro problema legato alla psicologia platonica: com possibile lelevazione al mondo delle idee, se la nostra vita vissuta per lo pi nel mondo delle cose?

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Nel Simposio [ 201d-209c] Platone cerca di dare una risposta: Socrate, parlando del dio Eros (Amore), afferma che tale dio a met tra la pienezza dingegno e la povert, e infatti figlio di Poros (la ricchezza) e Penia (la povert). Per questa ragione Eros sempre alla ricerca di ci che gli manca, in quanto intrinsecamente carente di qualcosa (siccome figlio della Povert), ma anche rivolto alla pienezza (siccome figlio della Ricchezza). Eros allora, secondo Socrate, la personificazione dellanima del filosofo: sempre a met strada tra la pienezza della conoscenza e lassoluta povert di conoscenza. In altro parole, egli non sa tutto ma non neanche assolutamente ignorante, perch piuttosto sa di non sapere, e per questo sempre alla ricerca di ci che gli manca, ossia della conoscenza. Ecco perch il filosofo si chiama amante del sapere (philo-sophos) e non si chiama invece solo sapiente (sophos): egli non sa ancora, ma cerca sempre di sapere. Il filosofo pu cos risalire i vari gradi della conoscenza fino alle idee grazie allo stimolo che gli proviene dallamore e in particolare dalla bellezza. La cosa bella particolare, infatti, pur non essendo il bello in s, mostra gi in s qualcosa dellidea del bello, e spinge chi contempla a cercare il bello in s. Lidea del bello lunica idea che traluce davvero nelle cose sensibili belle, e dunque ha un valore fondamentale nellindicare la strada della conoscenza, perch il primo passo per arrivare alla verit, cio alle idee, ammirare le cose belle per trovare il bello in s [ 6.3].

4. La dialettica Come gi accennato, il vero problema della teoria delle idee consiste nel rapporto che sussiste tra mondo sensibile (le cose) e mondo ideale (le idee). Una parziale soluzione, o almeno una chiarificazione del problema, data nelle opere della maturit in cui Platone discute il tema fondamentale della dialettica. La dialettica lessenza della scienza filosofica e si divide in due parti: sinossi la visione (sinottica) dinsieme tale da ricondurre il molteplice allunit ideale; diairesi la divisione concettuale che ricava dallunit dellidea la molteplicit delle sue componenti.

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Synopsis e diairesis Synopsis idea di banco banco A banco B

Diairesis idea di mobile mobilia per interni per la scuola idea di sedia idea di banco per la casa mobilia per esterni

4.1. Methexis, mimesis e parousia Il problema delle idee in definitiva il loro rapporto con la molteplicit delle cose: qual il rapporto tra lidea unica ed eterna poniamo della sedia e le varie sedie particolari?
METHEXIS

Nei dialoghi giovanili Platone parla di partecipazione (methexis) delle cose parti-

colari allidea unica. Questa posizione per ha un problema (rilevato da Platone stesso): se la cosa partecipa dellidea, partecipa (a) dellidea intera oppure (b) solo di una parte di essa? a) Nel primo caso lidea unica dovrebbe essere presente in tutte le cose che di lei partecipano, ma come pu lunicit stare nel molteplice? b) Nel secondo caso invece lidea unitaria risulterebbe divisibile e suddivisa nelle varie cose, ma ci impossibile per definizione. Queste conclusioni portano allesclusione della soluzione partecipativa di idea e cose.
MIMESIS

Nei dialoghi della maturit Platone pensa il rapporto tra idea e cose come imitazio-

ne (mimesis). In tal caso le cose particolari sarebbero copie dellidea corrispondente presa come modello, pertanto il legame tra cose e idee un legame di somiglianza. Anche cos per sorge un problema, perch alla teoria si pu muovere la seguente obiezione: se il modello ideale, ad esempio lidea di bianco, ci che conferisce luguaglianza tra due cose bianche che ne imitano la bianchezza, dobbiamo ammettere nondimeno che anche le cose bianche e lidea di bianco sono tra loro uguali rispetto alla comu14

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ne bianchezza. Questo allora significa che dovrebbe esserci unaltra idea superiore di bianco, una super-idea di bianco, che stabilisce la somiglianza tra lidea di bianco e le cose bianche. Questa risalita a unidea sempre superiore di bianco, per, pu proseguire allinfinito, perch necessario postulare una super-super-idea di bianco che giustifichi il legame tra la super-idea di bianco e lidea di bianco, e cos via di seguito. Questo stato chiamato da Aristotele largomento del terzo uomo e vanifica lipotesi dimitazione per la relazione idea-cose, poich complica soltanto gli elementi in gioco, aumentandoli allinfinito.
Esemplificazione dei problemi sorti con la relazione di imitazione 1 livello Idea del bianco cosa bianca (a) co. 2 livello Super-idea del bianco idea del bianco cose bianche cosa bianca (b)

Riconosciamo che la cosa bianca (a) simile alla cosa bianca (b) perch entrambe imitano lidea del bian-

In questo caso, tuttavia, possiamo riconoscere che le cose bianche sono simili allidea del bianco soltanto perch imitano entrambe una super-idea del bianco che permette una relazione imitativa tra lidea del bianco e le cose bianche. 3 livello Super-super-idea del bianco super-idea del bianco idea del bianco

Ma a questo punto dovremmo ipotizzare anche un super-super-idea del bianco per poter connettere la super-idea del bianco con lidea del bianco, e cos via allinfinito. Questo problema di regresso allinfinito vanifica la soluzione imitativa del rapporto tra idee e cose.
PAROUSIA La

soluzione del rapporto come presenza (parousia) viene scartata subito in quanto

troppo vaga. Non chiaro, infatti, cosa voglia dire che lidea presente nella cosa o nelle cose.

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4.2. La comunanza e i generi sommi Alla fine, negli scritti della vecchiaia, Platone propone unaltra soluzione, che tuttavia solo parziale. Si attua qui una modificazione del rapporto di partecipazione chiamandolo ora comunanza, ma riferito stavolta non al rapporto idee-cose bens al rapporto tra le idee stesse. In questo tipo di rapporto le idee non sono statiche ma pi duttili e mobili, in modo da adattarsi alla molteplicit delle cose. Lattenzione ora viene spostata sul processo dialettico della divisione (diairesis) che permette di ritrovare larticolazione e la molteplicit delle cose allinterno delle idee. In un certo senso Platone costruisce una sorta di molteplicit delle idee che ricalca la molteplicit delle cose. Il mondo delle idee diviene allora qualcosa di molto ramificato che si articola secondo 5 generi sommi, cio cinque gruppi molto generali di idee.
Esemplificazione dei generi sommi: lidea di uomo lessere luomo (esiste) lidentico luomo identico a s il diverso1 luomo diverso da ogni altra cosa la stasi o quiete luomo pu essere in quiete il movimento luomo pu essere in movimento

Questi generi sommi si possono riferire a qualsiasi idea in modo da caratterizzarla compiutamente. Dopo aver qualificato le idee secondo i generi sommi, si pu trovare larticolazione delle diverse idee in base ai vari rapporti di comunanza, attuando la diairesis o divisione binaria, raffigurabile anche mediante insiemi e sottoinsiemi.

1 Platone si riferisce qui al non-essere, inteso come esser-diverso, che per non ha niente a che vedere con il non-essere di Parmenide. Platone intende il diverso come non-essere nel senso che diamo a una frase del genere: il bianco non nero, ossia il bianco diverso dal nero.

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Esempio di divisione binaria: lidea di uomo

volatile idea di animale pedestre bipede implume uomo Lidea di uomo definibile a partire dallidea di animale, e dunque come animale, pedestre, bipede, implume (in base alla diairesis), che esiste, identico a s, diverso da ogni altra cosa, pu essere in quiete o in movimento (in base ai generi sommi). Inoltre, ogni elemento presente nella diairesis dellidea di uomo ugualmente scomponibile e definibile in base ai generi sommi. La diairesis raffigurata con gli insiemi animale quadrupedi piumato ?

pedestre bipede
implume uomo

volatile

quadrupede

piumato

Alla diairesis presiedono due regole principali: Ogni idea va distinta da quella opposta; Ogni idea va inserita nellidea superiore (cio nellinsieme maggiore) a cui partecipa, cos da evidenziare le varie comunanze tra idee. Il processo della diairesis porta dallidea pi generale allidea pi particolare, ma questo processo di divisione deve avere un limite e non pu procedere allinfinito, altrimenti si arriverebbe alla cosa particolare: in base alla teoria della comunanza attraverso la divisione binaria, le idee si avvicinano sempre di pi alla molteplicit delle cose, ma questo solo fino a un certo punto, ossia fino alle idee atomiche, come quella di uomo, oltre la quale non ci si pu spingere.

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In realt si potrebbe spingere la divisione dellidea di uomo poniamo fino a italiano o tedesco, o anche a giovane o vecchio, ecc., ma non fino al singolo uomo, cio fino allindividuo Socrate, perch Socrate non pi unidea, ma un individuo, un uomo particolare.

5. La teoria dellanima: tra psicologia e gnoseologia 5.1. Limmortalit dellanima Luomo rappresenta un ente particolare perch incarna lunione di due elementi eterogenei, cio ontologicamente diversi: lanima legata al mondo eterno delle idee, e quindi eterna; il corpo legato al mondo sensibile e corruttibile, e quindi mortale.

Nel Fedone Platone fornisce ben tre dimostrazioni dellimmortalit dellanima, ma la pi importante afferma che lanima immortale perch partecipa dellidea di vita e di conseguenza, per la definizione stessa di anima, non pu morire. Nel Fedone le varie prove dellimmortalit dellanima hanno tutte come presupposto la teoria della anamnesi: poich luomo ha ricordi innati, allora la sua anima deve essere immortale. 5.2. La sorte nel mito di Er Nella Repubblica riportato un altro mito che completa la descrizione della vita dellanima al di l della vita terrena e corporea. Questo mito chiamato Mito di Er: Er un soldato morto in battaglia e resuscitato dopo alcuni giorni, il quale pu cos raccontare la sua esperienza dopo la morte. Nellaldil, al momento di scegliere il proprio destino, le anime sono chiamate a raccolta appena prima della reincarnazione: ogni anima deve scegliere una sorte, cio una tessera, da cui dipender la propria vita futura, il proprio stile di vita, le proprie inclinazioni ecc (che non saranno necessariamente umane, ma animali o addirittura vegetali). Tuttavia la scelta della sorte determinata dalle conoscenze maturate nella vita precedente. Per questa ragione, al momento della scelta, sono avvantaggiati i filosofi, che hanno le conoscenze pi utili a determinare come dovr essere la vita futura: essi infatti dispongono della conoscenza delle idee e del bene.

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Una volta compiuta la scelta della sorte, le anime berranno dal fiume Lete e dimenticheranno quanto hanno visto nellaldil. Al contrario Er, dal momento che risorge e la sua anima ritorna nel medesimo corpo, non subisce il ciclo normale di reincarnazione, evitando quindi di bere lacqua delloblio e serbando memoria delle sue esperienze. Dal mito di Er otteniamo alcuni informazioni preziose per la concezione platonica: Il proprio destino non dovuto al caso e ciascuno di noi responsabile della vita che ora conduce, perch al momento opportuno abbiamo avuto la possibilit di scegliere la sorte. Questa scelta per non del tutto libera, poich la capacit di scegliere al meglio determinata dal tipo di vita condotta precedentemente e dalla quantit di verit acquisita nellultima vita. Inoltre Platone ammette altrove che lobiettivo dellanima interrompere la condanna ciclica delle reincarnazioni. Questa interruzione possibile, secondo lui, solo se lanima si reincarna per tre volte consecutive in un filosofo. superfluo notare che la stragrande maggioranza delle anime condannata alla reincarnazione continua, e anzi, che molte anime di uomini finiranno per reincarnarsi in corpi di anima li, precludendosi cos per sempre la possibilit di tornare uomini. 5.3. Le caratteristiche dellanima Indipendentemente dalla sorte scelta, lanima possiede una serie di caratteristiche che la contraddistinguono: 1. il principio vitale per se stessa e per il corpo; 2. il soggetto della conoscenza: la sua conoscenza direttamente proporzionale allallontanamento dal corpo, e quindi tende verso il mondo vero che il mondo delle idee eterne; 3. incarcerata nella tomba del corpo ( Pitagora e lorfismo), il quale lorigine dellillusione e dellerrore; 4. essa deve quindi cercare di purificarsi dal corpo e separarsi da esso dopo la morte; 5. inoltre lanima risulta essere tripartita: a) parte razionale o calcolatrice (legata alle idee); b) parte irascibile (neutrale: si allea o con la prima o con la terza parte); 19

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c) parte concupiscibile (legata ai sensi). 5.4. Il mito della biga alata Per spiegare la tripartizione dellanima Platone ricorre ancora una volta a un mito, conte nuto nel Fedro. Lanima paragonata a una biga, cio a un cocchio, che vola trainata da due cavalli e guidata da un auriga. Lauriga rappresenta la parte razionale, il primo cavallo che bianco rappresenta la parte irascibile, il secondo cavallo che nero rappresenta la parte concupiscibile. Il problema che il cavallo nero tira sempre verso il basso, ossia verso il mondo sensibile, mentre il cavallo nero tira verso la direzione che gli indica lauriga, ossia verso lalto se la parte razionale intende raggiungere il mondo delle idee, oppure verso il basso se la parte razionale soggiogata dai sensi. Pi precisamente, le anime che subiscono lintemperanza del cavallo nero sono costrette a (ri)cadere nei corpi, a essere incarcerate nel mondo della generazione e della corruzione. Invece le anime che dirigono saggiamente la propria biga verso lalto sono sottratte al circolo eterno di nascita e morte, e possono cos rimanere sempre a contatto con gli di e con la verit delle idee. Questo significa che secondo Platone il fine ultimo della conduzione saggia della nostra anima, possibile solo attraverso la filosofia, labbandono del ciclo continuo di nascita e morte (cio la cessazione della metempsicosi), al fine di rimanere per tutta leternit nelliperuranio.

6. Leducazione: la pedagogia Secondo Platone fondamentale per leducazione lidentificazione fra virt e sapere. La vera sapienza, infatti, riguarda prima di tutto lidea del bene come idea morale e come idea a capo di tutte le idee. Questo significa che la massima conoscenza teoretica anche la massima conoscenza pratica (il bene) che orienta il comportamento umano. 6.1. Larmonia dellanima Inoltre la virt, cio laderenza al bene, qualcosa che riguarda unicamente lanima e non il corpo, pertanto insegnare la virt significa mantenere nellanima un certo equilibrio ottimale. Abbiamo visto che lanima composta da tre forze diverse (quella razionale, quella 20

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irascibile, quella concupiscibile), dunque un uomo sar virtuoso se la sua anima in equilibrio per quanto concerne le tre diverse forze. Lequilibrio dellanima per Platone la salute dellanima. Come la bellezza fisica consiste nella proporzione delle membra, e come la salute del corpo sta nellequilibrio degli elementi che compongono lorganismo, cos la bellezza e la salute dellanima consistono nellarmonia fra le tre forze che la compongono. Larmonia dellanima strutturata secondo una gerarchia ben precisa: la parte razionale deve comandare affinch ogni altra parte svolga la sua funzione e non si arroghi un ruolo che non le compete. 6.2. Il paragone con la polis Daltronde lanima sana ed equilibrata paragonata da Platone a una citt ben amministrata, in cui ogni classe sociale svolge il suo compito senza interferire con il compito delle altre classi. In ogni caso quel che conta che, sia nel paragone con la salute fisica sia nel paragone con la citt giusta, lanima sana corrisponde allanima giusta, in modo che salute e giustizia per lanima siano la stessa cosa. La vera utilit per luomo, cio per la sua anima, la scelta del bene: solo scegliendo ci che giusto lanima sana. Luomo equilibrato la cui anima armonica detto da Platone uomo libero, mentre luomo schiavo quello la cui anima disarmonica, cio che non sa dominare le passioni. La libert e la schiavit allora non rappresentano tanto due condizioni sociali, ma due stati psicologici: luomo libero luomo temperante, equilibrato, armonico, razionale, padrone di se stesso; luomo schiavo invece schiavo delle passioni e dei piaceri, totalmente in balia dei sensi, irrazionale e intemperante. 6.3. Leducazione erotica Lequilibrio dellanima, cio la sua libert, qualcosa che si raggiunge attraverso leducazione (paideia), che per non un processo puramente intellettuale, ma unattivit che coinvolge sia le forze razionali sia quelle irrazionali delluomo e che intende trovare il giusto rapporto tra esse.

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La teoria delleros riguarda proprio il processo educativo adatto a trovare lequilibrio dellanima. Leros lamore: ci significa che gli impulsi pi profondi della passione umana non devono essere lasciati a se stessi, ma devono e possono essere educati, e addirittura utilizzati nel processo educativo. In questottica ha una funzione fondamentale nelleducazione di un uomo leros omosessuale tipicamente aristocratico. Lamore fra gli uomini ha un valore estremamente positivo per educazione: Platone per non intende tanto lattrazione fisica che spinge lamante verso loggetto damore, bens interpreta Eros come un grande demone (Daimon megas), che fa da intermediario fra gli uomini e gli di, e che funge da tramite tra il mondo terreno delle cose e il mondo eterno delle idee [ 3.3]. Lincontro amoroso vero educativo (pedagogico e psicagogico assieme) perch unimportantissima occasione per esercitare larte della maieutica da parte dellamante verso lamato: con questa pratica erotica lamante pu aiutare lanima dellamato a realizzare la propria natura, cio la propria libert, il proprio equilibrio. Il maestro, affinch sia davvero in grado di insegnare la verit, deve amare il discepolo e viceversa essere amato: negli ambienti aristocratici greci era infatti molto diffusa la relazione omosessuale tra discepolo e maestro. Tuttavia Platone prospetta questo amore in veste anzitutto spirituale e non fisica: tale tipo di amore incarnato dalla pratica di Socrate nei confronti dei giovani che egli riesce a indirizzare verso la verit. Lamore tra due persone infatti, ossia quella passione che insegue la bellezza di un corpo, gi il segno che dietro a quella bellezza particolare e a quel corpo particolare lamante tende alla bellezza ideale, cio verso lidea del bello. In tal caso preferibile lamore omosessuale perch meno legato alla bellezza corporea che invece attrae due amanti di sesso diverso. Al contrario, amare una persona dello stesso sesso significa superare la bellezza del corpo e concentrarsi maggiormente sulla bellezza spirituale o ideale, avvicinandosi cos al mondo delle idee2 [ Simposio, 210a-212c].

2 nota la vicenda di Socrate e Alcibiade, com narrata nel Simposio. Al termine del banchetto in onore di Agatone, il bello e giovane Alcibiade cerca in ogni modo di giacere durante la notte con il saggio Socrate. Ma questi, pur acconsentendo, trascorre la notte dormendo accanto ad Alcibiade come se fosse per lui un figlio, dimostrando che linteresse di Socrate tutto rivolto alla bellezza spirituale e non a quella fisica. Alcibiade invece fraintende del tutto gli intenti di Socrate.

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7. La teoria politica In Platone centrale il problema sulla condotta umana, tanto che tutta la sua filosofia converge su una teoria politica ( Repubblica, Politico, Leggi). Nella Repubblica il tema centrale quello della giustizia, intesa come massima virt. In questo dialogo Platone ricerca il modello di uno stato, cio dello stato ideale, in cui luomo possa esercitare fino in fondo la sua virt politica, ossia la giustizia: luomo non pu essere davvero giusto se non vive in uno stato giusto. 7.1. La tripartizione della polis Lo stato (la polis) nasce perch ciascun uomo non sa vivere da solo e ritiene utile consociarsi, in modo che ognuno si dedichi a una sola attivit a vantaggio della collettivit: ad esempio, uno esercita il mestiere di calzolaio, uno di guerriero, uno di contadino ecc. Ci sono per, secondo Platone, tre attivit fondamentali: 1. economiche/alimentari, 2. difensive, 3. governative. Le tre funzioni devono essere assegnate a tre gruppi di persone distinte, proprio perch gli uomini sono tra loro diversi e ciascuno pi abile in unattivit piuttosto che in unaltra. Inoltre i tre gruppi corrispondono alla tripartizione dellanima: 1. anima razionale 2. anima irascibile gruppo dei governanti gruppo dei difensori gruppo dei lavoratori

3. anima concupiscibile

C dunque uno stretto parallelismo tra stato e anima delluomo, al punto che il primo la traduzione in caratteri pi grandi, e quindi pi leggibili, della seconda: cio, lo stato rappresenta a livello macroscopico ci che lanima a livello microscopico. Il gruppo dei governanti dovr essere quello che ha maggiori facolt di raziocinio, che conosce il bene e la giustizia. Il gruppo dei difensori quello con passioni pi vigorose, pi generose e pi irascibili.

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Il gruppo dei lavoratori quello meno dotato, legato com alla componente psicologica pi bassa, ossia a quella istintuale.

Ecco dunque le tre classi: 1. i filosofi: governanti della citt; 2. i guerrieri: difensori della citt; 3. gli operai: lavorano per produrre i beni sia per s sia per guerrieri e filosofi. Lorganizzazione politica sar allora strutturata in questo modo: i lavoratori, che hanno propriet economiche, non hanno alcun diritto politico; i guerrieri e i governanti non posseggono alcuna propriet: vige infatti comunitarismo dei beni e anche delle donne. Essi per sono gli unici ad avere diritti politici, e devono sacrificare tutto, compresa la loro felicit personale, per il bene della polis. Tuttavia le tre classi non sono classi chiuse: se tra i lavoratori nasce un bambino dotato razionalmente, allora potr essere integrato nella classe dei governanti, e ovviamente potr accadere anche il contrario. 7.2. Il comunitarismo platonico Abbiamo visto che il gruppo di guerrieri e governanti, che Platone chiama con un temine unico phylakes, non ha alcun diritto di propriet. Questa condizione di chiama comunitarismo (o anche comunismo), e riguarda in particolare tre aspetti: 1. i beni, 2. le donne, 3. i figli. La condivisione di bene, donne e figli ha come obiettivo evitare invidie, gelosie e favoritismi. Parallelamente, le donne afferma Platone dovranno avere gli stessi diritti a governare che hanno gli uomini, ovviamente sempre allinterno della classe dei governanti. 7.3. Le forme di governo In base a quanto detto finora, il modello ideale di stato una specie di aristocrazia, che tuttavia si confronta con le altre forme di governo, dimostrandosi la migliore. Le altre forme di governo sono la timocrazia, loligarchia, la democrazia, la tirannide e la monar chia. Possiamo distinguere le forme di governo in base al numero dei governanti: 24

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se governa una sola persona: monarchia e tirannide; se governano in pochi: aristocrazia, oligarchia e timocrazia se governano in molti: democrazia/oclocrazia.

Si possono poi distinguere le forme di governo in base allobiettivo che si prefiggono e alla giustizia che vige tra le parti che compongono la polis: se non c giustizia e lobiettivo prefissato parziale: timocrazia prevale la ricerca degli onori; oligarchia fondata sulle ricchezze ( detta anche plutocrazia); democrazia prevale lanarchica libert in cui ciascuno fa tutto, anche ci che non sa fare, e tenta di appagare il piacere immediato ( detta anche oclocrazia); tirannide la peggiore forma di governo, poich il potere nelle mani di un singolo che di solito il peggiore di tutti. contemporaneamente la forma di governo pi pericolosa ma anche la pi facile da sovvertire, perch il tiranno pu essere convertito e diventare un vero e proprio re illuminato, instaurando cos la monarchia, che una forma di governo potenzialmente ottima; se c giustizia e lobiettivo del governo universale: aristocrazia il governo dei migliori, cio dei filosofi; monarchia il governo di un solo uomo educato alla filosofia.

8. La filosofia della natura 8.1. La verosimiglianza di un discorso sulla natura Nel Timeo Platone parla del cosmo e della realt naturale. Spiega la nascita delluniverso attraverso un mito cosmogonico: il mondo prodotto (e non creato) da un artefice divino, detto demiurgo, che usa le idee come modelli per il mondo. In altre parole, il demiurgo utilizza liperuranio come modello a cui adattare il mondo naturale.

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Nondimeno la verit della realt naturale non pu raggiungere la certezza dellidea, perch la realt naturale ci nota soltanto attraverso losservazione, ossia attraverso i sensi; perci non se ne pu avere un sapere definitivo e apodittico, ma solo probabile e verosimile. Per tale ragione Platone riesce a spiegare la sua filosofia della natura solo utilizzando un mito verosimile e non una legge scientifica: di ci che riguarda i sensi, infatti, non esistono leggi scientifiche. 8.2. Il mito del Timeo Il mito racconta che il demiurgo, ossia unintelligenza esclusivamente ordinatrice, plasma la materia informe, dandole la forma a partire dai modelli ideali. Quindi abbiamo diversi elementi: 1. il demiurgo lartefice; 2. la materia informe eterna, gi da sempre esistente chiamata da Platone chora; 3. le idee i modelli trascendenti in basi ai quali dare forma alla materia informe. Da questi ingredienti viene alla luce il mondo come noi lo conosciamo. La chora per solo una materia informe, che per costituire tutto ci che c deve prima diventare sostanza: deve diventare, cio, il substrato che sta alla base di tutti i corpi. Questo substrato o sostanza una miscela dei 4 elementi fondamentali che il demiurgo ha plasmato a partire dalla chora: terra, aria, fuoco, acqua ogni elemento ha una struttura geometrica ben precisa. Tuttavia il demiurgo non realizza solo i corpi, ma produce anche la cosiddetta anima del mondo e il tempo (che Platone definisce come limmagine mobile delleternit). Producendo lanima del mondo e il tempo, il demiurgo d avvio al moto degli astri che, per lappunto, misurano lo scorrere del tempo. In conclusione, ecco che cosa produce il demiurgo: 1. lanima del mondo, 2. il corpi sensibili (dai fiumi alle stelle), 3. il tempo. Tutto ci che il demiurgo produce di per s eterno, senza fine. Ma allora come possono nascere le cose che si corrompono, cio per esempio tutti gli esseri viventi? Platone risponde che questi non sono stati prodotti direttamente dal demiur26

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go, ma da semidei che il demiurgo ha precedentemente formato affinch producessero tutti gli esseri viventi, che perci sono mortali e non eterni: essi infatti sono soltanto il prodotto di un prodotto del dio, e non direttamente un prodotto del dio.

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