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Editoriale

N 64 Gennaio 2013

Trifir & Partners Avvocati

Il 2013 si apre, per quel che riguarda il settore in cui operiamo, allinsegna dellincertezza, conseguente allincertezza del quadro politico. Il Governo dei Tecnici se ne va e ci lascia la Riforma Fornero. Nelle intenzioni, quella Riforma sarebbe dovuta servire per incidere nel nostro sistema giuslavoristico: rendendo pi essibile il lavoro nelle imprese; rendendo il processo del lavoro meno complicato e pi celere; contribuendo, cos, ad aiutare la crescita, questultima indispensabile per rimediare i gravi danni causati dalleccessiva pressione scale e dal relativo terrorismo che i Tecnocrati, dallalto dei loro scranni, hanno posto in essere. Cos non stato. Da destra e da sinistra se ne chiede, al Governo che verr, la riforma.

Diritto del Lavoro Attualit 2 Le Nostre Sentenze 5 Cassazione 11 Diritto Civile, Commerciale, Assicurativo Le Nostre Sentenze 12 Assicurazioni 13 Il Punto su 15 Eventi 17 Rassegna Stampa 18 Contatti 20

Il nostro diritto del lavoro richiede, infatti, una grande semplicazione. Occorrerebbe, a mio avviso, dare spazio al lavoro autonomo nellimpresa. Quel lavoro autonomo che la legge Fornero ha, viceversa, chiaramente osteggiato: costringendo piccole e medie imprese alla chiusura e i lavoratori alla disoccupazione. Occorrerebbe liberarsi di quelle norme che ingessano pesantemente il lavoro subordinato, modicando in primo luogo quelle che impediscono la mobilit allinterno dellimpresa. Occorrerebbe soprattutto dare pi spazio alla contrattazione aziendale, coinvolgendo i lavoratori nel rilancio del lavoro nellimpresa; consentendo, per esempio, la possibilit per limpresa di superare il limite delle 40 ore lavorative, ma consentendo ai lavoratori di guadagnare di pi. Occorrerebbe ridurre il costo del lavoro attraverso detassazione e decontribuzione, cos immettendo pi circolante sul mercato e rilanciando consumi e crescita. Se le Confederazioni contrapposte - quelle dei datori di lavoro e quelle dei lavoratori - non riusciranno a trovare una soluzione per laumento della produttivit e per la riduzione del costo di lavoro, senza ridurre le buste paga dei lavoratori, non inverosimile ipotizzare labbandono, da parte degli uni e degli altri, delle rispettive Confederazioni.

Salvatore Trir
Comitato di Redazione: Francesco Autelitano, Stefano Beretta, Antonio Cazzella, Teresa Cofano, Luca DArco, Diego Meucci, Jacopo Moretti, Damiana Lesce, Luca Peron, Claudio Ponari, Vittorio Provera, Tommaso Targa, Marina Tona, Stefano Trir e Giovanna Vaglio Bianco

N64 Gennaio 2013

Diritto del Lavoro


A cura di Angelo Di Gioia

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La Circolare n. 32 del 27 dicembre 2012 sulle partite IVA


Con la Circolare n. 32 del 27 dicembre 2012 il Ministero del Lavoro ha fornito alcuni importanti chiarimenti sullart. 69-bis del D.Lgs. n. 276/2003 introdotto, come noto, dalla Legge n. 92/2012 (c.d. Riforma Fornero). Ricordiamo che la norma in questione disciplina i rapporti di lavoro autonomo con le persone siche titolari di partita IVA, prevedendo al comma 1 una presunzione di sussistenza di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa - salvo che sia fornita prova contraria da parte del committente - qualora ricorrano almeno due dei seguenti presupposti: a) che la collaborazione con il medesimo committente abbia una durata complessiva superiore a otto mesi annui per due anni consecutivi; b) che il corrispettivo della collaborazione, anche se fatturato a pi soggetti riconducibili al medesimo centro d'imputazione di interessi, costituisca pi dell'80 per cento dei corrispettivi annui complessivamente percepiti dal collaboratore nell'arco di due anni solari consecutivi; c) che il collaboratore disponga di una postazione ssa di lavoro presso una delle sedi del committente. La presunzione, tuttavia, non opera qualora la prestazione lavorativa a) sia connotata da competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso signicativi percorsi formativi, ovvero da capacit tecnicopratiche concretamente acquisite dal collaboratore; b) sia svolta da soggetto titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai ni del versamento dei contributi previdenziali di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233 (ovvero di un reddito annuo, per il 2012, di Euro 18.662,50). Inoltre, la presunzione in questione non opera con riferimento alle prestazioni lavorative svolte nell'esercizio di attivit professionali per le quali l'ordinamento richiede l'iscrizione ad un ordine professionale, ovvero ad appositi registri, albi, ruoli o elenchi professionali qualicati (tali ordini, registri ed albi sono stati recentemente individuati con Decreto del Ministero del Lavoro del 20 dicembre 2012). bene ricordare che la presunzione introdotta dallart. 69-bis del D.Lgs. n. 276/2003 determina l'integrale applicazione della disciplina sul contratto di lavoro a progetto, con la conseguenza che, in mancanza di un progetto, scatter la sanzione della trasformazione del rapporto di lavoro autonomo in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato in forza di quanto previsto dallart. 69 del medesimo D.Lgs. 276/2003. Orbene, la Circolare n. 32 2012 ha precisato che il presupposto della durata complessiva della collaborazione con il medesimo committente, che deve essere superiore a otto mesi annui per due anni consecutivi, dovr essere vericato avendo riguardo allanno civile (quindi, dal 1 gennaio al 31 dicembre di ciascun anno) e dovr essere computato considerando tutte le collaborazione che superino i 240 giorni annuali (30 giorni x 8 mesi) anche se non continuativi. Ai ni dellaccertamento della effettiva durata della collaborazione si dovr tenere conto di tutte le evidenze documentali (fatture, lettere di incarico, ecc.) ed eventualmente anche testimoniali (da parte di altri lavoratori o di terzi).
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Quanto allulteriore presupposto del corrispettivo della collaborazione, la Circolare ha confermato che in questo caso si dovr fare riferimento allanno solare (quindi, ad esempio, si vericher il reddito percepito nel periodo dal 10 ottobre 2013 al 9 ottobre 2015) e che si dovr tenere conto dei soli compensi derivanti da prestazioni di lavoro autonomo percepiti nel biennio di riferimento. Inne, per quanto concerne lesistenza di una postazione ssa per il collaboratore presso gli ufci del committente, la Circolare ha precisato che non dovr necessariamente essere ad uso esclusivo del collaboratore. Tale interpretazione sembra, forse, eccessivamente estensiva, posto che il riferimento alla postazione ssa sembrerebbe far pensare, al contrario, a una postazione di lavoro utilizzata da un unico collaboratore. Dato che lart. 69-bis del D.Lgs. n. 276/2003 applicabile ai soli rapporti instaurati dopo il 18 luglio 2012 (data di entrata in vigore della Riforma Fornero), i primi risultati derivanti dalla concreta applicazione delle disposizioni in esame potranno aversi solo nel 2014.

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PROCEDURA CIVILE. La nuova disciplina del procedimento di esecuzione presso terzi
A cura di Damiana Lesce

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Lart. 1, comma 20, della legge 24 dicembre 2012 n. 228 in G.U. del 29 dicembre 2012 n. 302 ha introdotto alcune modiche del codice di procedura civile, nella parte relativa al pignoramento presso terzi. Le modiche si applicano a tutte le esecuzioni presso terzi promosse a partire dal 1 gennaio 2013. Ai sensi della nuova disciplina, il creditore procedente (nellatto di pignoramento ex art. 543 c.p.c.) deve indicare lindirizzo dellaposta certicata pec e la possibilit per il terzo di inviare la dichiarazione anche per mezzo di posta certicata. Il legislatore ha, inoltre, riscritto gli artt. 548 c.p.c. e 549 c.p.c.. Con il nuovo art. 548 c.p.c., nel caso di crediti di lavoro (545 comma 3 e 4 c.p.c.), la mancata dichiarazione del terzo o la sua mancata comparizione alludienza stabilita dal creditoreequivale a non contestazione del credito. Per i crediti diversi da quelli di lavoro, il nuovo 548 c.p.c. comma 2 prevede che, se il creditore dichiara di non aver ricevuto la dichiarazione del terzo e il terzo non compare alludienza ssata dal creditore, il Giudice ssa una nuova udienza, con ordinanza che deve essere noticata al terzo; se il terzo non compare neanche alla nuova udienza, il credito si considera non contestato. Il nuovo 549 c.p.c. prevede, inoltre, che, se sulla dichiarazione del terzo sorgono contestazioni, queste sono risolte dal Giudice con ordinanza basata sugli opportuni accertamenti e l'ordinanza contestabile ex art. 617 cpc. Questo il testo delle norme interessate: ART. 548. (Mancata dichiarazione del terzo). Se il pignoramento riguarda i crediti di cui allarticolo 545, terzo e quarto comma, quando il terzo non compare alludienza stabilita, il credito pignorato, nei termini indicati dal creditore, si considera non contestato ai ni del procedimento in corso e dellesecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione, e il giudice provvede a norma degli articoli 552 o 553. Fuori dei casi di cui al primo comma, quando alludienza il creditore dichiara di non aver ricevuto la dichiarazione, il giudice, con ordinanza, ssa unudienza successiva. Lordinanza noticata al terzo almeno dieci giorni prima della nuova udienza. Se questi non compare alla nuova udienza, il credito pignorato o il possesso del bene di appartenenza del debitore, nei termini indicati dal creditore, si considera non contestato a norma del primo comma. Il terzo pu impugnare nelle forme e nei termini di cui allarticolo 617, primo comma, lordinanza di assegnazione di crediti adottata a norma del presente articolo, se prova di non averne avuto tempestiva conoscenza per irregolarit della noticazione o per caso fortuito o forza maggiore. ART. 549. (Contestata dichiarazione del terzo). Se sulla dichiarazione sorgono contestazioni, il giudice dellesecuzione le risolve, compiuti i necessari accertamenti, con ordinanza. Lordinanza produce effetti ai ni del procedimento in corso e dellesecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione ed impugnabile nelle forme e nei termini di cui allarticolo 617.

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LE NOSTRE SENTENZE
LA SENTENZA DEL MESE

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LICENZIAMENTO IN PROVA: VA IMPUGNATO ENTRO I TERMINI DI DECADENZA PREVISTI DA COLLEGATO LAVORO E RIFORMA FORNERO (Tribunale di Milano, 12 novembre 2012) Il licenziamento in prova deve essere impugnato entro 60 giorni? A tale impugnazione deve seguire, nel termine di 270 giorni, il deposito del ricorso? Entrambi i quesiti hanno risposta affermativa. Lo ha stabilito il Tribunale di Milano, con ordinanza 12 novembre 2012 resa nellambito di un procedimento ex art. 1, commi 47 e ss.. della riforma Fornero, secondo cui lart. 32 del Collegato Lavoro si applica ad ogni licenziamento di cui sia denunciata, a qualsiasi titolo, linvalidit (illegittimit per mancanza di giusta causa o giusticato motivo; nullit per ragioni discriminatorie e/o per violazione del divieto di licenziamento in prossimit del matrimonio o nel periodo di puerperio; invalidit del patto in prova e/o illegittimit del successivo licenziamento, per mancato svolgimento dellesperimento). In tutti questi casi e, in particolare, in ipotesi di pretesa illegittimit del licenziamento per mancato superamento della prova, quali che siano i motivi di tale denunciata illegittimit, sul lavoratore incombe il duplice onere di impugnazione, entro 60 giorni, e di deposito del ricorso, entro 270 giorni dallimpugnazione (la fattispecie esaminata dal Tribunale si riferisce ad un licenziamento intimato in vigenza del Collegato Lavoro 2010, prima dellentrata in vigore della riforma Fornero. Alla luce della nuova disciplina, il termine per il deposito del ricorso abbreviato a 180 giorni, con riferimento ai licenziamenti intimati dopo il 18 luglio 2012). Lordinanza ha, altres, dichiarato inammissibile la domanda, formulata dal ricorrente in via subordinata rispetto a quella di reintegrazione, di risarcimento dei danni conseguenti alla pretesa invalidit del patto di prova: questultima stata giudicata improcedibile, non potendo essere formulata con il nuovo ricorso previsto dalla riforma Fornero. Causa seguita da Giampaolo Tagliagambe

ALTRE SENTENZE
RISOLUZIONE CONSENSUALE DEL RAPPORTO: IL LAVORATORE CHE LA IMPUGNA DEVE DIMOSTRARE IL VIZIO DELLA VOLONT (Tribunale di Milano, 2 gennaio 2013) Lo ha stabilito il Tribunale di Milano, con sentenza 2 gennaio 2013, richiamando il consolidato orientamento della Cassazione in materia di annullamento delle dimissioni. Il lavoratore che chiede lannullamento di un accordo di risoluzione consensuale del rapporto, concluso in seguito alla comunicazione di una contestazione disciplinare, deve dimostrare il vizio della propria volont, ossia la violenza morale subita, consistente nella prospettazione di un male ingiusto. Nella specie, il Tribunale ha rigettato il ricorso, vista la plausibile fondatezza di buona parte degli addebiti mossi nella contestazione disciplinare.

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Ci dimostra che, in mancanza di risoluzione consensuale, lipotetico licenziamento, intimato al termine del procedimento disciplinare, sarebbe stato legittimo, per lo meno sotto il prolo del giusticato motivo soggettivo. Di riesso, la prospettazione del licenziamento non costituisce minaccia di un vantaggio ingiusto, a favore del datore, ed esclude, pertanto, la pretesa violenza morale. Il Tribunale ha dato risalto al fatto che, durante lincontro con il responsabile del personale, nellambito della quale maturata la volont risolutiva del rapporto, il lavoratore ha tenuto acceso il cellulare per registrare, di nascosto, la conversazione. La registrazione e la trascrizione di essa sono state prodotte in giudizio, rivelandosi come un boomerang ai danni del ricorrente. La lucidit e mala fede con cui il medesimo ha agito esclude che la sua volont, al momento della rma dellaccordo, potesse ritenersi obnubilata. Inoltre, dai contenuti della conversazione, emerso che le parti, dopo un lungo colloquio, si sono prese una pausa per riettere e si sono poi ritrovate, dopo unora, confermando la reciproca volont di risolvere consensualmente il rapporto di lavoro, a fronte di una incentivazione economica oggetto di articolata negoziazione nel quantum. Causa seguita da Anna Maria Corna e Tommaso Targa FINO A QUANDO VI INTERESSE A IMPUGNARE IL CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE? (Tribunale di Milano, 23 ottobre 2012) Decorsi tre anni dalla cessazione dellultimo contratto (di somministrazione), era stata proposta impugnazione, sostenendo parte ricorrente che lo stesso fosse illegittimo ed inefcace e chiedendo, quindi, la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con limpresa utilizzatrice. Accogliendo le difese del nostro Studio, il Tribunale di Milano ha ritenuto risolto il rapporto per mutuo consenso, in ragione del lungo decorso del tempo. La sentenza osserva che dopo lentrata in vigore della legge 4 novembre 2010, n. 183 (il cosiddetto Collegato lavoro) vi una chiara indicazione circa la congruit del termine per la proposizione dellazione giudiziaria. In particolare, prevedendo sessanta giorni di tempo per limpugnazione del licenziamento e duecentosettanta giorni per il deposito del ricorso, il legislatore ha voluto sottolineare la congruit del termine massimo di trecentotrenta giorni - arrotondabili al massimo allanno - per la proposizione dellazione giudiziaria, in difetto della quale va desunto il disinteresse di fatto della parte ricorrente al ripristino del rapporto. Causa seguita da Stefano Beretta e Orazio Marano LICENZIATO, HA ATTESO QUASI 2 ANNI PRIMA DI DEPOSITARE IL RICORSO: IL RISARCIMENTO VA RIDOTTO (Corte dAppello di Brescia, 26 ottobre 2012) Lo ha stabilito la Corte dAppello di Brescia, con sentenza 26 ottobre 2012. Partendo dal principio ex art. 1227 cod. civ., secondo cui non spetta il risarcimento per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza, la Corte ha affermato che, nel concetto di diligenza, rientra anche la tempestivit nel far valere la propria pretesa in giudizio. Applicando tale principio al rapporto di lavoro, il dipendente illegittimamente licenziato non ha diritto al risarcimento del danno, pari alle retribuzioni perdute, per il periodo in cui rimasto senza ragione inerte, prima di depositare il ricorso.

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Nel caso in commento, sono decorsi 20 mesi dallinterruzione del rapporto a quella di deposito del ricorso. Accertata lillegittimit del recesso aziendale, la Corte ha ritenuto eccessivo tale intervallo di tempo e ha ridotto il risarcimento del danno, riconoscendo al dipendente solo il 50% delle retribuzioni perdute (10 mensilit), fermo il diritto alla reintegrazione e al pagamento delle retribuzioni maturate in pendenza del giudizio. La Corte ha, per, evidenziato che lazienda ha lobbligo di versare integralmente i contributi previdenziali, dalla data del licenziamento a quella di riammissione in servizio, anche per il periodo in relazione al quale stato escluso il diritto al pagamento delle retribuzioni. Da notare che la Corte, pur applicando il vecchio art. 18 St. Lav., ha adottato una soluzione di equit che tiene conto della successiva evoluzione normativa: del Collegato Lavoro 2010, che ha imposto al lavoratore un termine di decadenza per il deposito del ricorso; e della recente riforma Fornero, che ha limitato a 12 mensilit il risarcimento del danno in ipotesi di reintegrazione, pur riconoscendo al lavoratore il diritto al versamento dei contributi per tutto il periodo di estromissione dal posto di lavoro. Causa seguita da Tommaso Targa TRASFERIMENTO ILLEGITTIMO E RITORSIVO? VA PROVATO CON LA DOCUMENTAZIONE DI LEGGE E DIMOSTRANDO LUNICIT DELLA RAGIONE DISCRIMINATORIA (Tribunale di Milano, 14 gennaio 2013, ord.) Con questa ordinanza, il Tribunale di Milano ha stabilito che il lavoratore pu opporsi al trasferimento, invocando il suo diritto ad assistere un familiare invalido ai sensi dellart. 33, l. n. 104/1992, solo se dimostri lo stato di handicap grave tramite la documentazione di legge e che, per provare il carattere ritorsivo del trasferimento, occorre dimostrare che la ragione discriminatoria la sola posta a base delle scelte datoriali. Nello specico, un lavoratore ha impugnato, in via cautelare, il trasferimento comunicatogli dalla societ datrice, deducendo che lo spostamento in altra zona del territorio nazionale gli avrebbe creato un danno perch gli avrebbe impedito di assistere quotidianamente il padre convivente affetto da grave invalidit; a dimostrazione dellinfermit del familiare, il lavoratore ha prodotto il certicato di invalidit civile del genitore e ha sostenuto il diritto di rimanere nella sua sede di lavoro, per poter usufruire dei permessi di cui allart. 33, co. 3, Legge 5 febbraio 1992, n. 104. Il lavoratore ha, poi, affermato la natura ritorsiva del trasferimento, che assumeva essere lultimo atto di un comportamento aziendale concretizzatosi, negli ultimi tempi, nellirrogazione di diverse sanzioni disciplinari. Il Tribunale, accogliendo la tesi dellazienda, ha escluso lesistenza del pregiudizio, osservando che non era stato provato, da parte del dipendente, lo stato di handicap grave del genitore. Secondo il Giudice milanese, il lavoratore che si opponga al trasferimento, invocando lo stato di invalidit di un familiare, per assistere il quale necessita dei permessi di legge, deve dimostrare lo stato di handicap grave esclusivamente esibendo la documentazione rilasciata dalle commissioni mediche istituite presso le unit sanitarie locali di cui allart. 4, L. n. 104/1992. Nessun altro documento rilevante. Il Tribunale ha anche escluso che il trasferimento fosse dettato da ragioni ritorsive derivanti da precedenti contestazioni disciplinari, seguite da sanzioni, perch il lavoratore, in sede di giusticazioni, aveva riconosciuto la fondatezza degli addebiti ascrittigli e perch non aveva, comunque, provato che la ragione discriminatoria era stata la sola motivazione che sorreggeva il trasferimento. Anzi, lassenza di contestazioni delle ragioni oggettive poste a giusticazione del provvedimento traslativo - soggiunge il Giudice - porta ad escludere ogni intento ritorsivo. Causa seguita da Marina Olgiati e Francesco Torniamenti
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LAZIENDA ADERISCE A UNA ASSOCIAZIONE DI CATEGORIA: DEVE APPLICARE IL CCNL DA QUESTA SOTTOSCRITTO, SENZA POSSIBILIT DI DEROGHE (Tribunale di Trento, 16 ottobre 2012) Nel caso in esame, otto lavoratori, ex dipendenti di una impresa artigiana, impegnata in attivit di ricerche archeologiche e servizi nel settore, hanno citato in giudizio la societ, chiedendo al Giudice del Lavoro di accertare e dichiarare illegittima lapplicazione al loro rapporto di lavoro del CCNL Studi Professionali, dovendosi - invece - applicare il CCNL Edili e di condannare la societ al versamento delle differenze retributive. La societ resistente si costituita in giudizio, eccependo che, al tempo della stipula dei contratti di lavoro, non vi era alcun CCNL applicabile, n alcuna previsione contrattuale riferibile agli operatori archeologici e che, quindi, per regolare il rapporto di lavoro, era stato scelto il CCNL che aveva la maggiore attinenza con lattivit in concreto svolta. Il Giudice ha ritenuto di dover, anzitutto, accertare se, tra le associazioni datoriali firmatarie del CCNL Studi Professionali applicato dalla societ, vi fosse quella cui aderiva il datore di lavoro e lo ha escluso, con ci escludendo anche la legittimit della scelta datoriale. Ritenuto, altres, di dover fare riferimento ai soli CCNL sottoscritti dallassociazione di categoria cui la societ aderiva, al fine di regolamentare il rapporto di lavoro, il Tribunale ha giudicato applicabile il CCNL Edili che, da qualche anno, contiene un riferimento agli operatori archeologici, bench chiaramente riferito allambito dellattivit edilizia, del tutto estranea alloggetto sociale della convenuta. Il Tribunale di Trento ha, quindi, condannato la societ resistente al versamento delle differenze retributive richieste, sul presupposto che il vincolo associativo dovesse prevalere sulladeguatezza del CCNL scelto dal datore di lavoro in ragione dellattivit svolta. Causa seguita da Barbara Fumai SI PU IMPUGNARE UN ACCORDO, NON FORMALIZZATO IN SEDE PROTETTA, CHE ATTESTA LA RISOLUZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO? (Tribunale di Milano, 12 dicembre 2012) Il Tribunale di Milano, con sentenza del 12 dicembre 2012, ha dichiarato la legittimit di una transazione conclusa in sede non protetta dal datore di lavoro e da un lavoratore a tempo determinato, avente ad oggetto lintercorso rapporto di lavoro e la relativa risoluzione. Tale principio stato affermato, nonostante il ricorrente avesse impugnato la validit della suddetta transazione ai sensi dellart. 2113 cod. civ., che dispone linvalidit delle rinunzie e delle transazioni aventi ad oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni di legge inderogabili e, in quanto tali, indisponibili. Il Giudice di primo grado, nel motivare la pronunzia, ha rilevato che la transazione in oggetto sottratta alla disciplina di cui allart. 2113 cod. civ., poich la prosecuzione del rapporto di lavoro rientra nella libera disponibilit del lavoratore, il quale - ai sensi dellart. 2118 cod. civ. - ha il diritto potestativo di recedere dal rapporto di lavoro e pu risolvere consensualmente il rapporto medesimo. Causa seguita da Orazio Marano e Giuseppe Gemelli

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DA SEGNALARE ANCHE
A cura di Antonio Cazzella

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QUALE RILEVANZA PROBATORIA ATTRIBUIRE ALLE DICHIARAZIONI RILASCIATE DAI LAVORATORI IN OCCASIONE DI VISITE ISPETTIVE? La questione stata recentemente affrontata dalla Corte di Cassazione, la quale, a distanza di pochi giorni, ha fornito indicazioni contrastanti sul valore probatorio di tali dichiarazioni, in considerazione del principio del libero convincimento del giudice in materia di valutazione delle risultanze istruttorie. In particolare, con la sentenza n. 18551 del 29 ottobre 2012 la Suprema Corte, rigettando limpugnazione proposta dallazienda, ha ritenuto che stata correttamente attribuita rilevanza probatoria dirimente alle dichiarazioni rilasciate dai lavoratori agli ispettori, in quanto la diversa versione fornita dagli stessi lavoratori nellambito del giudizio ben poteva essere stata condizionata da accordi successivamente intervenuti con il datore di lavoro. Con sentenza n. 19475 del 9 novembre 2012 la Corte di Cassazione ha, invece, rilevato che le dichiarazioni fornite dai lavoratori in occasione di una visita ispettiva improvvisa - successivamente ritrattate nellambito del giudizio - non sono sufcienti dal punto di vista probatorio, in quanto i lavoratori (che, in questo caso, non erano neppure regolarmente dichiarati) potevano essere stati inuenzati dallimprovviso intervento degli ispettori. In conclusione, la decisione sullefcacia probatoria delle dichiarazioni acquisite in occasione di una visita ispettiva sono rimesse al prudente apprezzamento del giudice. NOTIFICAZIONI: SOLO IL TIMBRO POSTALE FA FEDE DELLA CONSEGNA REALE A cura di Claudio Ponari (Corte di Cassazione Sesta Sezione Civile, Ordinanza 8 novembre 2012, n. 19387) La Suprema Corte ha stabilito che soltanto il timbro postale assicura la consegna reale e pu considerarsi prova della avvenuta notica e non pu invece considerarsi tale la data indicata sulla stampata del servizio online. Secondo i giudici della Cassazione non pu tenere luogo del detto avviso di ricevimento, al ne di comprovare lavvenuto compimento del procedimento noticatorio con la ricezione dellatto da parte del destinatario, il foglio stampato dal servizio on line di Poste italiane ed allegato al ricorso: lindicazione della data di consegna della raccomandata ivi contenuta non fa fede della consegna reale, che soltanto quella del timbro postale recato dallavviso di ricevimento. Questo ci che emerge dallordinanza n.19387/2012 con cui la Cassazione ha rigettato un ricorso per il fatto che, no alla data delludienza, non era stato depositato dalla parte lavviso di ricevimento (necessario per instaurare il contraddittorio). Sul punto la Corte precisa che In caso, per, di mancata produzione dellavviso di ricevimento, ed in assenza di attivit difensiva da parte dellintimato, il ricorso per cassazione inammissibile, non essendo consentita la concessione di un termine per il deposito e non ricorrendo i presupposti per la rinnovazione della noticazione ai sensi dellart. 291 c.p.c.; tuttavia, il difensore del ricorrente presente in udienza o alladunanza della corte in camera di consiglio pu domandare di essere rimesso in termini, ai sensi dellart. 184-bis c.p.c., per il deposito dellavviso che affermi di non aver ricevuto, offrendo la prova

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documentale di essersi tempestivamente attivato nel richiedere allamministrazione postale un duplicato dellavviso stesso, secondo quanto previsto dallart. 6, primo comma, della legge n. 890 del 1982. Pertanto, la prova dellavvenuto perfezionamento del procedimento notificatorio e, dunque, dellavvenuta instaurazione del contraddittorio lavviso di ricevimento e non anche la semplice ricevuta del servizio on line della Posta. I giudici previsano che lavviso non allegato al ricorso n depositato in un momento successivo con altro atto pu essere prodotto fino alludienza di discussione (art. 379 c.p.c.) ma in ogni caso prima dellinizio della relazione di cui al primo comma della suddetta disposizione, ovvero fino alladunanza della corte in camera di consiglio (art. 380-bis c.p.c.).

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A cura di Stefano Beretta e Antonio Cazzella

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OSSERVATORIO SULLA CASSAZIONE


LICENZIAMENTO PER MANCATA OSSERVANZA DI PROCEDURA INTERNA AZIENDALE Con sentenza n. 21017 del 27 novembre 2012 la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento di un coordinatore delle casse di un magazzino per mancato controllo sulla procedura di annullamento degli scontrini scali; nel caso di specie, stato rilevato che, nel caso di scontrino stornato, laddetto alla cassa poteva provvedere autonomamente alla sostituzione del rotolo terminato con quello da iniziare, mentre nel caso di scontrino annullato la sostituzione doveva avvenire sulla base di una verica del coordinatore, il quale doveva attenersi ad una specica disciplina aziendale. La Corte ha precisato che il riuto del dipendente di ricevere la lettera di contestazione equivale a consegna della medesima e che tale consegna ben poteva essere effettuata dagli ispettori interni. LICENZIAMENTO DI OPERATORE CALL CENTER Con sentenza n. 21501 del 30 novembre 2012 la Corte di Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento di un operatore addetto al call center, che aveva omesso di registrare il motivo per cui lutente si era messo in contatto con il call center. La Corte ha precisato che al lavoratore non poteva essere contestata lavvenuta visualizzazione del trafco telefonico in mancanza di richiesta scritta, in quanto, da un lato, tale visualizzazione ben poteva avvenire al ne di acquisire notizie utili ad assolvere il suo compito e, dallaltro, la richiesta scritta dellutente era prevista solo per la diffusione allesterno dei dati attinenti al trafco telefonico. La Corte di Cassazione ha rigettato, altres, la domanda di risarcimento del danno morale ed allimmagine proposta dall'azienda, mancando la prova della divulgazione di tali dati a terzi. LICENZIAMENTO DEL DIPENDENTE ASSENTE ALLA VISITA DI CONTROLLO ED INIDONEIT DELLA CERTIFICAZIONE MEDICA Con sentenza n. 22217 del 7 dicembre 2012 la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento di un dipendente che era risultato irreperibile alle visite di controllo, evidenziando che lallontamento del lavoratore dal proprio domicilio nelle fasce di reperibilit deve essere giusticato da unimprovvisa e cogente situazione di necessit. Inoltre, la Corte di Cassazione ha rilevato che il lavoratore non aveva dimostrato compiutamente il carattere impeditivo alla prestazione lavorativa in relazione alla sindrome denunciata, posto che il certicato attestante la sindrome ansioso depressiva era stato rilasciato da un medico nutrizionista, per di pi parente del dipendente.

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Civile, Commerciale, Assicurativo


IL DETENTORE QUALIFICATO, SPOGLIATO DELLIMMOBILE DAL POSSESSORE, PU FAR VALERE LA TUTELA EX ART. 1168 COD. CIV. ANCHE SE IL RAPPORTO CONTRATTUALE ALLA BASE DELLO IUS DETENTIONIS CONTESTATO
(Ordinanza del Tribunale di Busto Arsizio, Sezione distaccata di Gallarate, 11 dicembre 2012) Una recente ordinanza del Tribunale di Busto Arsizio, Sezione distaccata di Gallarate, si pronunciata in ordine alla domanda formulata da una Societ, ai sensi dellart. 1168 cod. civ., con cui la predetta chiedeva di essere reintegrata nella detenzione di due impianti di depurazione di cui aveva subito lo spoglio ad opera del Possessore dei medesimi. A sostegno della propria domanda, la Societ ricorrente deduceva di aver costituito con il Possessore degli impianti, un Consorzio avente per oggetto tra laltro, la gestione di acquedotti, fognature ed impianti di depurazione e che, il Possessore, con due distinti contratti, aveva affidato al Consorzio la gestione degli impianti de quo. A sua volta, il Consorzio aveva conferito alla Societ ricorrente lincarico di gestire i suddetti impianti. La ricorrente, in virt delle lettere dincarico ricevute dal Consorzio, assumeva la detenzione degli impianti ai fini della loro gestione, tramite proprio personale specializzato, curandone la manutenzione, effettuando le periodiche analisi chimico-biologiche e detenendo le chiavi di accesso dei siti. Tuttavia, a seguito di contestazioni insorte tra le parti su presunti inadempimenti contrattuali, il Possessore comunicava al Consorzio di ritenere risolti i contratti di affidamento e provvedeva, del tutto arbitrariamente, a sostituire le chiavi di accesso agli impianti. Sul punto, il Tribunale ha rilevato che, secondo il principio dettato in materia di locazione, ma applicabile anche nel caso di specie, in presenza di contestazioni circa lavvenuta cessazione del rapporto contrattuale va comunque escluso il venir meno dello ius detentionis in capo al conduttore/detentore con la conseguenza che lo stesso legittimato allazione di reintegrazione anche nei confronti del locatore/possessore. Il Tribunale, inoltre, ha avuto modo di precisare che, anche laddove fosse stato provato linadempimento della Societ ricorrente, integra, in ogni caso, gli estremi dello spoglio il fatto del possessore che, pur sostenendo di averne diritto e allegando linadempimento del detentore, si faccia ragione da s, impossessandosi direttamente dellimmobile, senza attendere di munirsi di un valido titolo per il rilascio. In conclusione, il Tribunale, ha accolto la domanda della Societ ricorrente, disponendo limmediata reintegrazione della medesima nella detenzione degli impianti di depurazione ed ordinando al Possessore limmediato rilascio dei predetti nella disponibilit della ricorrente. Causa seguita da Francesco Autelitano e Francesco Cristiano

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Assicurazioni
A cura di Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano

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Dal 1 gennaio 2013 l'IVASS - Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni succeduto in tutti i poteri, funzioni e competenze dell'ISVAP. L'istituzione dell'IVASS, ai sensi del decreto legge 6 luglio 2012 n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini) convertito con legge 7 agosto 2012 n. 135, mira ad assicurare la piena NOVIT integrazione dell'attivit di vigilanza assicurativa attraverso un pi stretto collegamento con quella bancaria. L'IVASS presieduto dal Direttore Generale della Banca d'Italia, e opera sulla base di principi di autonomia organizzativa, nanziaria e contabile, oltre che di trasparenza ed economicit, per garantire la stabilit e il buon funzionamento del sistema assicurativo e la tutela dei consumatori. Organi dellIVASS sono: il Presidente; il Consiglio e il Direttorio integrato, costituito dal Governatore della Banca d'Italia, che lo presiede, dagli altri membri del Direttorio della Banca e dai due Consiglieri.

Circolazione stradale - afdamento Il contrassegno ed il CID tutelano l'afdamento del danneggiato da sinistro
REPERTORIO CASSAZIONE

stradale, anche se il rapporto assicurativo inefcace. E poich i nomi degli assicurati e delle compagnie di assicurazione costituiscono dati essenziali del modulo, dalla ricezione del medesimo che l'assicuratore ha l'onere di contestare l'esistenza del rapporto assicurativo. (Cassazione, 20 dicembre 2012, n. 23614)

Liquidazione del danno biologico Quando nella liquidazione del danno biologico manchino criteri stabiliti dalla legge, il criterio di liquidazione cui i giudici di merito devono attenersi, al ne di garantire l'uniformit di trattamento, quello predisposto dal Tribunale di Milano, in quanto ampiamente diffuso sul territorio nazionale, salvo circostanze in concreto idonee a giusticarne l'abbandono. (Cassazione, ordinanza 4 gennaio 2013, n. 134)

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TRA LE NOSTRE SENTENZE
Cancellazione della societ e legittimazione ad agire dei soci (Tribunale di Milano, sentenza n. 13327 del 29.11.2012)

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I signori X, Y e Z, qualificandosi quali soci dellestinta societ Alfa, convenivano davanti lintestato Tribunale di Milano la Compagnia Beta chiedendo la condanna nei suoi confronti al pagamento di somme (provvigioni e indennit) maturate in relazione al rapporto di agenzia intercorso tra la societ Alfa e la Compagnia Beta. Questultima si costituiva in giudizio eccependo in via preliminare il difetto di legittimazione attiva di X, Y e Z. Infatti, ai sensi del D.Lgs. 17 gennaio 2003 n. 6 art. 4, che ha modificato lart. 2495 c.c., la cancellazione dal registro delle imprese produce lestinzione della societ anche in presenza di crediti insoddisfatti e di rapporti ancora non definiti. Nel caso di specie, la societ Alfa aveva deciso di porsi in liquidazione senza esercitare lazione giudiziaria nei confronti della preponente, e lestinzione della societ non aveva determinato la successione, nella posizione di Alfa, dei soci, i quali non hanno alcuna legittimazione attiva in relazione a presunti pregressi crediti della societ nei confronti di terzi. Con sentenza n. 13327, depositata il 29 novembre 2012, il Tribunale di Milano, in accoglimento delleccezione preliminare sollevata dalla Compagnia, ha respinto le domande nei suoi confronti, richiamando lorientamento della Corte di Cassazione (sent. 16758/2010) in base al quale i singoli soci non sono legittimati allesercizio di azioni giudiziarie la cui titolarit sarebbe spettata alla societ prima della cancellazione ma che essa ha scelto di non esperire, facendosi cancellare dal registro, atteso che, in tal modo, la societ ha posto in essere un comportamento inequivocabilmente inteso a rinunciare a quelle azioni, facendo, cos, venire meno loggetto stesso di una trasmissione successoria ai soci. pur vero, ha precisato il Tribunale, che un successore pu esercitare unazione spettante al suo dante causa, ma non in presenza di un pregresso comportamento di costui inequivocabilmente inteso a rinunciarvi, giacch in tal caso venuto meno loggetto stesso dellipotizzata trasmissione successoria. Causa seguita da Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano

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IL PUNTO SU
A cura di Vittorio Provera

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IL NUOVO REGOLAMENTO DELLAUTORIT GARANTE DELLA CONCORRENZA PER LACCERTAMENTO DELLE INFRAZIONI ALLE NORME IN MATERIA DI CESSIONE DI PRODOTTI AGRICOLI ED ALIMENTARI
Come noto, nel corso del 2012 ci siamo occupati in pi occasioni della nuova disciplina introdotta con il D.L. 24 gennaio 2012 n. 1 (convertito con modicazioni nella legge 24 marzo 2012 n. 27), in materia di contratti per la cessione di prodotti agricoli ed alimentari. Si tratta di disposizioni che dettano agli imprenditori precise regole da osservare nella stipula dei contratti che hanno ad oggetto la cessione dei beni di cui sopra, al ne di evitare - fra laltro - che vengano imposte condizioni ingiusticatamente gravose o retroattive; o che si determinino a carico di una delle parti indebite prestazioni unilaterali non giusticate; o che - comunque - siano realizzate condotte commerciali sleali. Sono state introdotte pesanti sanzioni pecuniarie, che possono arrivare sino ad 500.000,00 , nel caso di violazione delle disposizioni di cui allart. 62 (salvo che il fatto costituisca reato). LAutorit Garante per la Concorrenza e del Mercato stata incaricata di vigilare sullapplicazione della predetta disposizione di legge, nonch di comminare le sanzioni. In tale contesto, lo scorso 21 dicembre lAutorit ha deliberato di porre in consultazione pubblica la bozza del nuovo Regolamento, contenente le procedure istruttorie in materia di disciplina delle relazioni commerciali concernenti la cessione dei prodotti agricoli ed alimentari. Entro 30 giorni, le parti interessate potranno proporre motivate osservazioni al testo del Regolamento, che si trova peraltro pubblicato sul sito della Autorit Garante per la concorrenza. In questa sede riteniamo fare cosa utile anticipare alcuni elementi pi signicativi del Regolamento che individua, in sostanza, la procedura che dovr essere seguita dalla medesima Autorit e dagli interessati per gli accertamenti in caso di condotte ritenute in violazione di legge. Si premette che lAutorit pu, comunque, intervenire dufcio qualora ritenga che vi siano pratiche scorrette. Indipendentemente da ci, qualunque soggetto che abbia uno specico interesse pu richiederne lintervento per far accertare se un operatore economico abbia posto in essere delle pratiche in violazione dellart. 62 citato. Il procedimento si avvia con unistanza in cui (individuate le parti) dovr essere descritto con precisione il comportamento ritenuto non lecito, luoghi e modalit di attuazione del medesimo, il contratto e le relative condizioni, fornendo ogni elemento utile alla valutazione da parte dellAutorit. Ricevuta listanza, viene designato un Responsabile del procedimento. Prima di dar corso ad unattivit istruttoria, lAutorit avvia una fase cd. pre-istruttoria che pu essere chiusa per irricevibilit dellistanza, o per archiviazione (per manifesta infondatezza, o inapplicabilit della legge, o per avvenuta rimozione da parte delloperatore commerciale dei proli di illeicit). Diversamente, qualora non venga attuata larchiviazione, si dar corso alla cd. fase istruttoria. Lavvio della stessa deve avvenire entro 180 giorni dalla ricezione dellistanza introduttiva (termine interrotto in caso di richiesta di informazione ad opera dellAutorit e sino alla ricezione delle stesse).
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Iniziata lattivit istruttoria, il Responsabile del procedimento ne da comunicazione alle parti interessate e, quindi, acquisisce ogni elemento utile alla valutazione della fattispecie. Pertanto potr procedere alla raccolta dei dati e dei documenti, inoltre potr essere disposta laudizione delle parti e di terzi nel rispetto del principio del contraddittorio. Le parti possono farsi rappresentare da un difensore o da una persona di loro ducia. Sempre nellambito dellattivit istruttoria, il Collegio pu anche autorizzare ispezioni presso chiunque sia ritenuto in possesso di documenti aziendali, utili ai ni della stessa istruttoria. I funzionari agiscono, sostanzialmente, come pubblici ufciali ed esercitano i loro poteri su presentazione di un atto scritto che ne precisi loggetto. I funzionari possono accedere a tutti i locali, terreni, mezzi di trasporto dellAzienda o inerenti lattivit Aziendale; possono controllare tutti i documenti utilizzati ai ni dellattivit dellImpresa e prendere copia dei medesimi; possono altres richiedere informazioni e spiegazioni orali. LAutorit pu avvalersi, in questa fase, anche della collaborazione della Guardia di Finanza. Una volta che il Responsabile del procedimento ritenga sufcientemente istruita la pratica, comunicher alle parti la data di conclusione della fase istruttoria, indicando alle stesse un termine - non inferiore a dieci giorni - entro cui possono essere presentate memorie conclusive e documenti. Quindi il Responsabile rimette gli atti al Collegio per ladozione del provvedimento nale. Questultimo potr deliberare ladozione dei provvedimenti nali ed in particolare:
la la

decisione di non illiceit della pratica commerciale;

decisione di illiceit della pratica commerciale, accompagnata da difde e sanzioni pecuniarie, nella misura prevista allart. 62 co. V, VI e VII. Il provvedimento deve altres contenere lindicazione del termine ed il soggetto presso cui possibile ricorrere. Il medesimo comunicato alle parti ed a tutti gli altri soggetti intervenuti nel procedimento ed pubblicato nel bollettino dellAutorit.

Come visto, la bozza di Regolamento contiene disposizioni assai precise, che attribuiscono specici poteri allAutorit al ne di svolgere gli incarichi di sorveglianza e di irrogazione sanzioni previsti dalla legge. Da una prima lettura, si ritiene che sarebbe opportuno introdurre nel Regolamento termini pi vincolanti per la conclusione della fase istruttoria (onde non dilatare in modo eccessivo una procedura di accertamento che pu creare non pochi problemi e turbative alle Aziende coinvolte). Inoltre, dovrebbe essere meglio regolamentata e garantita la possibilit per le parti (specialmente per il soggetto nei confronti del quale svolta lindagine sul presunto comportamento non regolare) di intervenire anche in contraddittorio, previa messa a disposizione, con un congruo termine, di tutti documenti inerenti lattivit istruttoria svolta dallAutorit Garante. Il termine minimo di 10 giorni per le memorie nali (indicato nella bozza di Regolamento) sembra assai ristretto; specialmente considerando che - in determinate fattispecie - la mole di documenti, verbali ed altri elementi da esaminare pu essere ingente.

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Eventi e Pubblicazioni

CONVEGNI:
Rozzano (Milano), 12 Febbraio 2013 Bricoman Italia - Groupe Adeo Convegno T&P: Licenziamenti individuali, dimissioni e risoluzioni consensuali nella Riforma Fornero Relatori: Avv. Giorgio Molteni, Avv. Marina Olgiati Milano, 7 Marzo 2013 Camera di Commercio,Palazzo Giureconsulti Convegno: Le forme essibili di assunzione del personale Limpatto sulla essibilit in entrata dellAccordo sulla produttivit, dellAccordo interconfederale e dellart. 8 del D. L. n. 138/2011 Relatore: Avv. Giacinto Favalli PROGRAMMA

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Rassegna Stampa
JOB24 Il Sole 24 Ore: 29/01/2013 Le partite IVA: le eccezioni alla regola VIDEO - A cura di Tommaso Targa JOB24 Il Sole 24 Ore: 24/01/2013 Le partite IVA. Riforma del lavoro. VIDEO - A cura di Tommaso Targa Diritto24 Il Sole 24 Ore:23/01/2013 malattia professionale anche quella del cuore infranto di Anna Maria Corna il Giornale: 23/01/2013 Fiat. Pomigliano. Le tappe della vicenda Diritto24 Il Sole 24 Ore:21/01/2013 Risoluzione consensuale del rapporto: il lavoratore che la impugna deve dimostrare il vizio della volont di Anna Maria Corna e Tommaso Targa JOB24 Il Sole 24 Ore: 14/01/2013 Il contratto a progetto dopo la Riforma Fornero: gli aspetti operativi VIDEO - Intervista a Tommaso Targa Diritto24 Il Sole 24 Ore:08/01/2013 AGCM: laccertamento di infrazioni in materia di cessione di prodotti agricoli ed alimentari di Vittorio Provera il Giornale: 09/01/2013 La Fiat alla Corte suprema: Nessuna discriminazione JOB24 Il Sole 24 Ore: 07/01/2013 Il contratto a progetto dopo la Riforma Fornero VIDEO - Intervista a Tommaso Targa JOB24 Il Sole 24 Ore: 26/12/2012 Job creation Start up innovative e occupazione: tutte le novit della legge 221/17 dicembre VIDEO - Intervista a Anna Maria Corna

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Rassegna Stampa
Esperto Ipsoa: 20/12/2012 Cessione del quinto e pignoramento: limite alle trattenute e precedenza dei creditori di Giacinto Favalli JOB24 Il Sole 24 Ore: 19/12/2012; 12/12/2012 Video: Occupazione. Assunzioni pi facili per lavoratori svantaggiati, donne, giovani. Il contratto a termine acausale, in deroga e il tetto dei 36 mesi VIDEO - Intervista a Anna Maria Corna Telelombardia: Puntate Novembre 2012 Forum delle Piccole e Medie Imprese Vittorio Provera

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