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Immunologia

Studia tutti quei fenomeni che si verificano nellorganismo in seguito alla penetrazione di un agente estraneo antigene e che vede coinvolto il sistema immunitario; un insieme assai numeroso di cellule: i linfociti e di molecole: gli anticorpi.

Compito del sistema immunitario non soltanto quello di riconoscere lagente estraneo giudicandolo non self cio diverso dalle proprie strutture, ma anche di conservare la memoria dellavvenuto incontro, cos da reagire in maniera pi pronta, pi efficace e pi duratura ad un secondo incontro col medesimo antigene.

Le risposte immunitarie
Le risposte immunitarie sono di due tipi: umorale e cellulo-mediata

Gli antigeni interagiscono con due popolazioni di cellule linfoidi: i linfociti B e i linfociti T. Entrambi derivano dalla cellula staminale del midollo osseo, i primi si differenziano nel midollo osseo, i secondi nel tessuto linfoide del timo. Nei confronti degli antigeni esogeni (batteri o loro prodotti), la risposta immune di tipo umorale, i protagonisti sono i linfociti B che tramite la cooperazione di specifici linfociti T interagiscono con lantigene attraverso gli anticorpi molecole ad alta capacit combinatoria che si riversano negli umori circolanti Nei confronti degli antigeni endogeni (antigeni presenti allinterno di una cellula) La risposta immune di tipo cellulo-mediata, affidata a particolari popolazioni di linfociti T che agiscono sulla cellula infetta, causandone la distruzione.

Gli antigeni
Si definiscono antigeni tutte quelle sostanze che, introdotte nellorganismo, sono in grado di indurre lattivazione del sistema immunitario con la produzione di anticorpi o con linnesco di una reazione cellulo-mediata e di reagire specificatamente con gli anticorpi di cui hanno indotto la produzione o con le cellule effettrici della risposta immunitaria cellulo-mediata Un antigene risulta definito da due principali funzioni: a) limmunogenicit, cio la capacit di stimolare il sistema immunitario b) lantigenicit o specificit di combinazione, ossia la capacit di reagire specificatamente con gli anticorpi o con le cellule di cui ha indotto la formazione. Si definisce aptene una sostanza dotata solo della specificit di combinazione, senza per essere in grado di stimolare il sistema immunitario a meno di non venire introdotta insieme ad un veicolo immunogeno.

I requisiti dellantigene
Perch una sostanza possa definirsi antigene, dotata pertanto di immunogenicit e di antigenicit deve possedere i seguenti requisiti:

Estraneit, un concetto fondamentale per limmunologia che rimanda alla


distinzione tra self e non self. Non sempre tuttavia le sostanze estranee sono in grado di stimolare il sistema immunitario e talvolta lorganismo reagisce contro i propri costituenti (malattie autoimmunitarie)

Peso molecolare perch una sostanza possa essere immunogena deve avere un
peso molecolare opportuno (non inferiore a 1000). Il peso molecolare da solo non basta a definire un antigene, ci sono infatti sostanze che pur avendo un alto peso molecolare non sono antigeni.

Complessit molecolare fondamentale che una sostanza unisca ad un opportuno


peso molecolare una certa complessit strutturale, infatti sostanze ad alto p. m. ma con una struttura lineare possono essere debolmente o per nulla immunogeni

Stato fisico antigeni in forma aggregata meglio degli antigeni solubili Configurazione sterica antigeni in configurazione L

Determinanti antigenici (epitopi)


I determinanti antigenici o epitopi sono specifiche regioni poste sulla superficie dellantigene la cui configurazione sterica pu essere riconosciuta dal sistema immunitario. Il numero di epitopi per molecola, cio la valenza dellantigene pu variare moltissimo. Antigeni come le proteine che possiedono numerosi epitopi diversi sulla superficie appartengono alla classe degli antigeni timo-dipendenti. Essi necessitano di tre tipi di cellule (il linfocito B, il macrofago e i linfociti T helper) per evocare una risposta immunitaria

Antigeni per lo pi di natura polisaccaridica, che presentano lo stesso epitopo sulla superficie, ripetuto molte volte, sono considerati timo-indipendenti e per indurre la differenziazione del linfocita B a plasmacellula anticorpo produttrice non necessitano del linfocita T helper, ma solamente del linfocita B e del macrofago

Fattori che influenzano le risposte immunitarie

Dose dellantigene: le migliori risposte immunitarie si ottengono con dosi ottimali Via di somministrazione: le migliori risposte si ottengono utilizzando vie che
portano lantigene pi direttamente a contatto con il sistema immunitario

Specie e ceppo dellanimale: la risposta immunitaria varia nellambito di specie


differenti e in ceppi diversi della stessa specie (controllo genetico risposte immuni)

Et e sesso: le migliori risposte si hanno nellet adulta (massima funzionalit del


sistema immunitario), esiste poi differente risposta nei due sessi per linfluenza degli ormoni steroidei

Storia immunologica del soggetto: individui che hanno ripetuti contatti con gli
antigeni sviluppano risposte pi pronte e pi efficaci.

Anticorpi
Sono immunoglobuline specifiche sintetizzate in risposta ad una stimolazione antigenica. Appartengono alla frazione globulinica del siero

Sottoponendo il siero ad elettroforesi esso si separa in albumina e tre componenti globulinici. Gli anticorpi si trovano nella frazione globulinica

Poich, oltre alla frazione globulinica, anche altre globuline possono avere funzione anticorpale si deciso di denominare gli anticorpi: immunoglobuline e di indicarli con la sigla: IgG

Struttura degli anticorpi (esperimenti preliminari)


Per poter formulare la reale struttura delle immunoglobuline sono state analizzate diverse evidenze sperimentali:

1) Peso molecolare la maggior parte delle molecole ha un peso di ~ 150000 dalton


2) Legami disolfurici nella molecola sono presenti da 15 a 20 legami disolfurici 3) Trattamento con agenti sulfidrilici la rottura selettiva dei legami disolfurici
con agenti sulfidrilici determina la comparsa di quantit equimolecolari di due catene peptidiche. Uno dei peptidi pesa 50000 dalton ed chiamato catena pesante, laltro 25000 dalton ed chiamato catena leggera

Dal momento che la molecola originale pesa 150000 dalton chiaramente formata da due catene pesanti e due catene leggere tenute assieme da legami disolfurici

Struttura degli anticorpi (digestione enzimatica con papaina)

La digestione con lenzima proteolitico papaina spezza la molecola in due frazioni principali: una frazione (45000 dalton) possiede il sito di legame con lantigene in sigla Fab, laltro frammento pu essere cristallizzato e viene chiamato frammento cristallizzabile o FC (50000 dalton). Facendo la somma dei pesi molecolari del Fab e di Fc si deduce che la molecola debba contenere due Fab e un Fc

Struttura degli anticorpi (trattamento enzimatico con pepsina)

Trattando la molecola anticorpale con lenzima pepsina si ottiene un unico grosso componente (100000 dalton) pi dei piccoli peptidi. Il componente pi grande bivalente, presenta un peso molecolare maggiore rispetto a quello dei frammenti Fab ottenuti con papaina ed chiamato F(ab)2. Il trattamento con agenti sulfidrilici rompe il legame disolfuro tra le catene e origina due strutture monovalenti indicate come Fab

Struttura delle immunoglobuline


La figura mostra una molecola composta da due catene pesanti (H) di 50000 dalton contenenti 440 aminoacidi ciascuna e due catene leggere (L) di 25000 dalton (220 aminoacidi) legate insieme da legami disolfuro; a seconda del punto in cui viene spezzata la catena pesante risulteranno due frammenti Fab monovalenti e un frammento Fc, oppure un frammento F(ab)2 e alcuni piccoli peptidi. Si pu notare che il frammento F(ab)2, ottenuto in seguito a digestione con pepsina contiene una quantit maggiore di catene pesanti di quanto non ne contenga il frammento Fab ottenuto attraverso lidrolisi con papaina. La porzione cerchiata della molecola (estremo aminoterminale) rappresenta il sito di legame con lantigene.

Classi immunoglobuliniche
In generale gli anticorpi hanno p.m. 150000 dalton e coefficiente di sedimentazione 7 S. Esaminando preparazioni grezze risulta che gli anticorpi hanno pesi molecolari varianti tra 150000 e 1000000. Le immunoglobuline non sono tutte uguali, ma possono essere divise in 5 classi chiamate: IgG, IgM, IgA, IgD, IgE Le differenze antigeniche tra le classi sono localizzate a livello delle loro catene pesanti. Le catene pesanti sono indicate con le lettere greche corrispondenti: gamma, mu, alfa, delta ed epsilon. Gli studi effettuati sulle catene leggere rivelano che ne esistono 2 tipi principali: kappa e lambda presenti in tutte le cinque classi. La regione cardine o cerniera la zona di massima flessibilit, ricca di residui di prolina e assicura pertanto lapertura e chiusura dei Fab in seguito al legame con lantigene

Classi immunoglobuliniche: IgG


Rappresentano pi del 70% degli anticorpi umani. Sono formati da 2 catene pesanti () e 2 catene leggere (K o ). Esaminando la sequenza aminoacidica delle catene leggere si osserva che a cominciare dallestremo NH2 terminale, met della sequenza (110 aminoacidi) mostra una variabilit estrema, la seconda met invece relativamente costante, queste regioni sono chiamate regione variabile (VL) e regione costante (CL) della catena leggera. Nelle catene pesanti circa 110 aminoacidi della porzione NH2 terminale sono variabili (VH) mentre la rimanente porzione costante. Poich la catena pesante 2 volte pi lunga della catena leggera, la regione costante 3 volte pi lunga rispetto alla corrispondente delle catene leggere (CH1, CH2, CH3). Ogni singola regione o dominio contiene un legame SS e un carboidrato ed associata a specifiche funzioni (capacit di attraversare la placenta, fissare il complemento, legarsi ai fagociti). Le porzioni variabili della catena leggera e della catena pesante formano i siti attivi, cio le specifiche regione in grado di riconoscere lantigene.

Specificit dellanticorpo
La specificit dellanticorpo funzione della struttura spaziale delle regioni variabili delle catene leggere e delle catene pesanti che complessivamente costituiscono il sito di legame con lantigene

Se si confrontano le seguenze aminoacidiche delle regioni variabili di differenti immunoglobuline si trovano zone di alta variabilit. Nelle immuniglobuline umane esistono tre regioni ipervariabili sulla catena leggera e quattro regioni ipervariabili sulla catena pesante

E stato dimostrato che queste zone di alta variabilit costituiscono il sito di contatto che lega lanticorpo con il suo antigene, esse sono chiamate: regioni che determinano la complementariet (CDR)

Sottoclassi delle IgG


In base alle differenze antigeniche insite nella catena pesante le IgG possono essere suddivise in 4 sottoclassi: IgG1, IgG2, IgG3, IgG4. la ragione per cui queste molecole sono designate come sottoclassi e non come ulteriori classi dato dal grado di omologia esistente tra i vari tipi antigenici di Ig. Analizzando infatti, le sequenze aminoacidiche delle porzioni costanti delle catene pesanti delle varie sottoclassi si nota che esiste una omologia di pi del 90%; mentre invece confrontando le catene pesanti appartenenti a classi differenti, lomologia non supera il 30%. Le IgG1 rappresentano il 59% delle immunoglobuline totali, le IgG2 il 30%, le IgG3 l8% e infine le IgG4 il 3%. le differenze tra le sottoclassi vanno ricercate in una differente lunghezza della regione cardine che sensibilmente pi lunga per le IgG3 e per le IgG4 il che le rende pi suscettibili alle proteasi e di conseguenza pi rare.

Classi immunoglobuliniche (IgM)


Hanno un peso molecolare di circa 900000 dalton, un coefficiente di sedimentazione di 19 S e sono 5 volte pi grandi di una IgG essendo dei pentameri. Ciascuna unit costituita da due catene pesanti di tipo e due catene leggere (K o ). La catena pi pesante della catena di una IgG in quanto contiene una regione variabile e 4 regioni costanti (CH1, CH2, CH3, CH4). Una catena peptidica chiamata J lega le 5 unit monomeriche a formare la molecola completa. Le IgM sono i primi anticorpi ad apparire durante la risposta primaria, la loro capacit di legare lantigene molto alta (possedendo 10 potenziali siti di legame). In forma monomerica le IgM si trovano sulla superficie delle cellule produttrici di anticorpi e dei loro precursori e in tal modo ne regolano la sintesi quando queste cellule incontrano un appropriato antigene.

Classi immunoglobuliniche (IgA)


Sono presenti come monomero nel siero. Nelle secrezioni mucose (saliva, lacrime, secrezioni nasali) sono presenti come dimero legato da una catena J e stabilizzato da un componente secretorio prodotto dalle cellule epiteliali. Le IgA sono importanti nel conferire resistenza nei confronti delle infezioni delle mucose, neutralizzando gli antigeni di superficie degli agenti infettanti. Comprendono 2 sottoclassi: IgA1 e IgA2 che differiscono per la natura diversa della catena pesante. Le IgA secretorie sono presenti anche nel latte materno e per tale via possono essere trasferite al neonato contribuendo, insieme alle IgG placentari, alla protezione immunitaria passiva del neonato.

Classi immunoglobuliniche (IgD)


Le IgD rappresentano lo 0,2% circa delle immunoglobuline sieriche Hanno un peso molecolare di 180000 dalton, sono composte da due catene leggere e da due catene pesanti note come catene che possiedono un p.m. superiore alle catene delle IgG. Originariamente si era postulato che tale peso molecolare fosse dovuto alla presenza di un quinto dominio, ma poi si dimostrato che la lunghezza della catena era causata da una regione cardine pi lunga. Questa regione suscettibile alla rottura da parte delle proteasi, il che spiega la scarsa concentrazione. La maggior parte delle IgD si ritrova a livello della superficie dei linfociti B, dove svolgono una funzione regolatoria nella sintesi di altre classi immunoglobuliniche.

Classi immunoglobuliniche (IgE)


Le IgE sono presenti nel siero in modesta concentrazione, sono formate da due catene pesanti chiamate , 20000 dalton pi pesanti delle catene delle IgG e di conseguenza presentano un ulteriore dominio. Le IgE sono responsabili delle allergie pertanto possono trovarsi negli individui allergici in elevata concentrazione. Lulteriore dominio permette il legame alla superficie delle mastcellule, ci comporta una reazione che porta alla liberazione di sostanze farmacologicamente attive come istamina e serotonina causa di dilatazione capillare, alterazione della permeabilit e costrizione bronchiale

Produzione degli anticorpi: risposta Ie II


Per risposta primaria si intende la produzione di anticorpi quando un antigene penetra per la prima volta in un organismo. Per risposta secondaria si intende la produzione di anticorpi quando lo stesso antigene penetra per la seconda volta nellorganismo. Esiste una sostanziale differenza tra la produzione di anticorpi durante il corso della risposta primaria e durante il corso della risposta secondaria.

Andamento cinetico risposta Ie II


Nel corso della risposta I, gli anticorpi compaiono nel sangue dopo alcuni giorni (fase di latenza) per raggiungere lapice verso la terza settimana e scomparire intorno alla V. Le Ig prodotte per prime sono le IgM sostituite poi dalle IgG. Durante questa fase lorganismo produce dei linfociti a lunga vita le cellule della memoria che conservano il ricordo dell incontro con lantigene e sono gli effettori della risposta II. La risposta II caratterizzata da un periodo di latenza pi breve, dallessere evocata da piccole dosi di antigene , dal raggiungimento di livelli anticorpali pi elevati e rapidi e che si mantengono pi a lungo nel tempo. Gli anticorpi inoltre appartengono alla classe delle IgG e sono prodotti dal differenziamento delle cellule della memoria.

Reazione antigene-anticorpo
La reazione antigene-anticorpo quella reazione nella quale un antigene reagisce con lanticorpo corrispondente dando luogo ad un complesso denominato immunocomplesso. La combinazione avviene tra gli epitopi (superficie antigene) e i siti combinatori (anticorpo) La combinazione di un antigene con il rispettivo anticorpo pu essere considerata una reazione bimolecolare reversibile accompagnata da una lieve variazione di energia libera, ci prova che le forze che uniscono lantigene e lanticorpo sono forze di legame deboli quali: -forze di Van der Waals (attrazione reciproca tra atomi) -forze di Coulomb (gruppi ionici con cariche opposte) -legami H (interazioni tra gruppi polari non ionici)

Stabilit dellimmunocomplesso
Poich le forze che tengono unito lantigene allanticorpo sono di tipo debole, la stabilit dellimmunocomplesso dipende dalla formazione di numerosi legami, ci possibile solo quando esista notevole coincidenza tra i gruppi reattivi dellantigene e quelli dellanticorpo. Deve pertanto esistere complementariet tra la configurazione sterica del sito combinatorio dellanticorpo e gli epitopi della molecola antigene.

La reazione antigene-anticorpo una reazione altamente specifica per cui ogni anticorpo si lega esclusivamente al determinante antigenico del quale ha indotto la formazione, discriminandolo anche tra molecole molto simili.

Velocit della reazione antigene anticorpo


La reazione antigene anticorpo tra le pi rapide reazioni bimolecolari conosciute, considerata la scarsa probabilit che ogni collisione tra antigene e anticorpo possa portare alla formazione dell immunocomplesso.

La velocit della reazione antigene anticorpo influenzata da: TEMPERATURA aumentando la temperatura aumenta la velocit della reazione a causa della maggiore energia cinetica impressa alle particelle dellantigene e dellanticorpo. PH e CONCENTRAZIONE SALINA DEL MEZZO la presenza di ioni nel mezzo neutralizza le cariche elettriche favorendo lincontro tra antigene e anticorpo.

Le reazioni sierologiche: presupposti


Lavvenuta formazione dellimmunocomplesso in vitro si accompagna a manifestazioni direttamente apprezzabili ad occhio nudo e pertanto pu essere dimostrata.

Di conseguenza lo studio della formazione dellimmunocomplesso pu essere utilizzato nella pratica a scopo diagnostico mediante le cosidette

reazioni sierologiche

Le reazioni sierologiche
La reazione sierologica quindi una reazione la quale, mettendo a contatto un siero contenente o che si presume possa contenere anticorpi, con un determinato antigene, permette di apprezzare lavvenuta formazione dellimmunocomplesso

I reagenti delle reazioni sierologiche sono due: il siero a contenuto anticorpale noto o presunto e lantigene. Di questi due reagenti uno deve essere sempre noto. Lavvenuta formazione dellimmunocomplesso, visivamente apprezzabile, ci identifica automaticamente il parametro incognito.

Reazioni sierologiche: tipi di reazioni


Le reazioni sierologiche sono ambivalenti, esse permettono: a) disponendo di un antigene noto, di dimostrare in un siero la presenza di anticorpi verso quel determinato antigene. b) disponendo di un siero contenente un anticorpo noto, di dimostrare in un materiale la presenza dellantigene corrispondente. Le manifestazioni macroscopicamente apprezzabili della reazione antigene anticorpo sono: la reazione di precipitazione e la reazione di agglutinazione. Nel primo caso la formazione e la successiva riunione di immunocomplessi si palesa con la formazione di un fine precipitato, nel secondo caso si former un agglutinato pi grossolano che si deposita al fondo del recipiente. La velocit delle reazioni sar favorita dai gi citati parametri quali: temperatura, presenza di elettroliti, opportuno pH.

Reazione di precipitazione
La reazione di precipitazione una reazione sierologica in cui si combinano un antigene macromolecolare solubile con lanticorpo corrispondente e nella quale la formazione dellimmunocomplesso si appalesa con la formazione di un precipitato insolubile visibile. Per comprendere le cause che rendono possibile la formazione di un precipitato insolubile a partire da immunocomplessi solubili necessario esaminare lo svolgimento della reazione in relazione alla concentrazione relativa dei reagenti. Se in una serie di provette si distribuisce una quantit costante di siero immune, cio contenente anticorpi verso un determinato antigene e si aggiungono quantit crescenti di quellantigene si osserver che nelle prime provette la quantit di precipitato scarsa, aumenter nelle provette centrali per poi tornare a diminuire nelle ultime provette.

Curva di precipitazione
Riportando in grafico i risultati dellesperimento precedente si otterr una curva che presenta 3 zone distinte. Una prima (zona di eccesso di anticorpo), in cui la quantit di precipitato scarsa, una zona in cui si ha il massimo di anticorpo precipitato (zona di equivalenza) e infine, una zona in cui, pur aumentando la quantit di antigene, lanticorpo precipitato anzich rimanere costante diminuisce progressivamente (zona di eccesso di antigene)

Curva di precipitazione (interpretazione)


Ricercando nel sopranatante delle varie miscele di reazione la presenza di antigene o anticorpo liberi, si evidenzia come nella prima parte della curva ci sia presenza di anticorpi liberi, nella seconda zona non siano presenti ne antigeni ne anticorpi liberi e infine nella terza zona siano presenti solo antigeni liberi. Le prime due fasi della curva sono prevedibili ossia logico che aumentando la quantit di antigene aumentino gli immuno complessi che precipitano fino a raggiungere la fase di equivalenza con assenza nel sopranatante di antigeni o anticorpi liberi. Meno prevedibile il comportamento del precipitato nelle provette della terza zona, dove essendo lantigene aggiunto in eccesso rispetto allanticorpo ci si aspetterebbe una quantit di precipitato uguale a quello della zona di equivalenza. Poich nel sopranatante della terza zona non si ritrovano anticorpi liberi, essi sono tutti legati allantigene pertanto la diminuzione di precipitato non pu avere che una spiegazione.

Curva di precipitazione: spiegazione


La diminuzione del precipitato nella terza zona non pu avere che una spiegazione: una parte degli immunocomplessi che si formano in presenza

di un eccesso di antigene e in quantit proporzionale, sono formati da immunocomplessi solubili


In una miscela formata da anticorpi bivalenti e antigeni multivalenti (molti epitopi) se i reagenti sono in concentrazione elevata essi si riuniscono in immunocomplessi organizzati in reticoli o tralicci tridimensionali in cu le molecole di antigene e anticorpo appaiono alternativamente legate fino a raggiungere la dimensione critica per farle precipitare Aumentando la quantit di antigene nella miscela si formeranno piccoli complessi (una molecola di anticorpo legata a due molecole di antigene) che non potranno incrementare la loro dimensione per lassenza di anticorpo libero, rimanendo quindi insoluzione senza formazione di precipitato.

Stechiometria della reazione antigene anticorpo

Nella reazione di precipitazione, la formazione dellimmunocomplesso da un punto di vista stechiometrico obbedisce alla legge chimica delle proporzioni multiple e variabili piuttosto che a quella delle proporzioni fisse e costanti. La reazione infatti condizionata dalla concentrazione relativa dei reagenti, fermo restando che le concentrazioni di antigene e anticorpo debbono essere sufficientemente elevate perch gli immunocomplessi si possano combinare e si possa apprezzare il precipitato. Per tali motivi la reazione di precipitazione poco utilizzata nella diagnosi delle malattie infettive (necessita di elevate quantit di antigene e anticorpo) ed poco usata anche per la ricerca di anticorpi nel siero dei soggetti affetti da patologie infettive poich in questi casi necessario svelare anche piccole quantit di anticorpi quali si osservano allinizio del processo infettivo.

Applicazioni della reazione di precipitazione


La reazione di precipitazione viene generalmente utilizzata con tecniche qualitative nella identificazione di antigeni utilizzando sieri preparati in laboratorio ad alto contenuto anticorpale. Le indicazioni principali riguardano: la medicina legale il settore alimentare identificazione degli antigeni di specie in campioni di sangue o sperma) identificazione degli antigeni di specie nelle carni di insaccati

Si usa in questi casi la tecnica di precipitazione zonale o Ring test che consiste nello stratificare, in una protetta capillare, lantigene sul siero senza mescolare i reagenti. La reazione positiva data dalla comparsa di un intorbidamento circolare nella zona di contatto tra i due liquidi.

Reazione di agglutinazione
Mescolando un siero immune specifico (contenente anticorpi specifici) con antigeni costituiti da elementi cellulari, quali batteri o globuli rossi, si formeranno immunocomplessi che si riuniscono in ammassi voluminosi e visibili ad occhio nudo che sedimentano al fondo della provetta.

La reazione di agglutinazione pertanto pu essere definita come una

reazione sierologica in cui un siero immune o presunto tale viene saggiato con un antigene corpuscolato e nella quale la formazione dellimmuno complesso si palesa con la formazione di ammassi voluminosi.

Meccanismo della reazione di agglutinazione

Il meccanismo che alla base della formazione degli immunocomplessi nella reazione di agglutinazione identico a quello che porta alla formazione degli immunocomplessi solubili nella reazione di precipitazione. Ci che diversifica le due reazioni dato dalla diversa natura dellantigene (corpuscolato nel primo caso, solubile nel secondo) e il diverso aspetto del sedimento che sar pi grossolano nella reazione di agglutinazione mentre invece nella reazione di precipitazione apparir pi fine. Nella reazione di agglutinazione la natura corpuscolata e le dimensioni pi consistenti delle particelle di antigene render la formazione e la riunione degli immunocomplessi non solo pi facilmente apprezzabili, ma ne render possibile la formazione anche in presenza di concentrazioni assolute dei reagenti di gran lunga inferiori rispetto a quelle necessarie per la reazione di precipitazione.

Applicazioni della reazione di agglutinazione


La reazione di agglutinazione non richiedendo un esatto proporzionamento dei reagenti e per la sua elevata sensibilit a piccole quantit di anticorpi usata frequentemente per la ricerca, nel siero di soggetti sospetti di infezione, di anticorpi antibatterici reazione di sierodiagnosi. In questo caso la reazione di agglutinazione viene eseguita con tecnica semiquantitativa allo scopo di stabilire la concentrazione o titolo di anticorpi presenti nel siero in esame. Per lesecuzione si mescolano in una serie di provette, diluizioni scalari del siero in esame, con una quantit fissa delle sospensioni batteriche e si indica come titolo agglutinante del siero la massima diluizione alla quale si verifica ancora lagglutinazione. La reazione richiede la presenza di elettroliti la cui funzione quella di neutralizzare la cariche elettriche ed favo rita dallagitazione a bassa velocit e dal riscaldamento a 37

Applicazioni della reazione di agglutinazione

La reazione di agglutinazione usata anche per lidentificazione di antigeni batterici batteriodiagnosi che possono essere presenti in un campione. La reazione si esegue su provetta aggiungendo un anticorpo noto allantigene incognito, lavvenuta formazione e riunione degli immunocomplessi si paleser con la formazione di un agglutinato di aspetto granuloso o fioccoso. La reazione di agglutinazione inoltre usata per la determinazione del gruppo sanguigno. In questo caso la reazione si esegue su vetrino, mescolando una goccia di sangue con siero immune specifico e osservando leventuale comparsa di agglutinazione che sar evidenziabile entro pochi minuti.

Complemento
Il complemento (C) un complesso di diverse proteine: C1, C2..C9 molte delle quali dotate di attivit enzimatica, presente nel siero in forma inattiva. Queste proteine possono venir attivate in maniera sequenziale e ordinata con un meccanismo a cascata nel quale i vari componenti si attivano uno di seguito allaltro e con un meccanismo, definito inoltre, ad amplificazione che porta alla formazione di numerosi componenti alcuni dei quali biologicamente attivi

Vie di attivazione del complemento


Lattivazione del complemento avviene attraverso due vie:

Via classica di attivazione


innescata dal un complesso antigene-anticorpo intervengono tutti i componenti del complemento da C1 a C9

Via alternativa di attivazione


filogeneticamente pi antica indipendente dallimmunocomplesso innescata da sostanze estranee prodotte da batteri o virus compaiono solo alcuni dei componenti della via classica ma sono presenti componenti specifici

Finalit biologiche del complemento


Lattivazione del complemento, sia secondo la via classica che secondo la via alternativa porta alla formazione di un complesso litico capace di provocare un danneggiamento della membrana cellulare che causa la lisi della cellula. Il complemento pertanto completa il compito dellanticorpo il cui ruolo quello di riconoscere lagente estraneo e di legarsi ad esso; tuttavia tale interazione, quella con il complemento, che: Determina la lisi delle cellule estranee (per danneggiamento della membrana cellulare) Facilita la fagocitosi dei microrganismi (attraverso la liberazione di frammenti biologicamente attivi) Causa uninfiammazione locale (stimolando lattivit chemiotattica dei leucociti)

Attivazione del complemento (via classica)


Lattivazione del complemento secondo la via classica consiste in una serie di reazioni ciascuna delle quali attiva la successiva. Levento che innesca tale cascata rappresentato dalla presenza di un immunocomplesso nel quale lanticorpo deve essere o una IgM o una IgG. Lattivazione del complemento, una volta iniziata, porta alla formazione di un complesso litico che altera irreversibilmente le membrane. Lattivazione del sistema del complemento potr avere un effetto diverso a seconda della cellula coinvolta nellimmunocomplesso: i batteri Gram- saranno distrutti (presenza della membrana esterna) i batteri Gram+ non possedendo membrana esterna non verranno direttamente lisati ma la liberazione di frammenti attivi a seguito dellattivazione del complemento ne faciliter la fagocitosi e di conseguenza leliminazione

Via classica: unit di riconoscimento


Il primo componente della via classica che viene attivato il C1; esso diviso in C1q, C1r, C1s. IL C1q esso una proteina formata da 3 subunit in forma di dimeri ognuna delle quali possiede tre catene (a,b,c) di 200 aminoacidi, terminanti con una estremit globulare capace di legare lanticorpo a livello degli specifici domini della catena pesante. Una molecola di C1q attraverso le sue 18 catene potrebbe teoricamente legare altrettanti immunocomplessi, in realt pu reagire con un aggregato costituito da un massimo di 13 molecole. Lattivazione del C1q attiva i componenti C1r e C1s (presenti come proteasi inattive). In presenza di Ca++ essi si legano al C1q come complesso tetramerico formato da 2 molecole di C1r e 2 molecole di C1s.

Via classica: unit di attivazione


Il componente C1s attivato, attiva il componente C4 il quale si scinde in C4a (in soluzio ne) e C4b che si lega alla superficie della membrana, contemporaneamente il componente C2 si scinde in C2a e C2b. Il C2b eliminato mentre C2a si lega al C4b sulla membrana. Questo complesso chiamato C3 convertasi attiva il componente C3 il quale a sua volta si scinde in C3a e C3b. Il C3a eliminato in soluzione, mentre il C3b si lega alla C3 convertasi formando il composto C4bC2aC3b chiamato C5 convertasi in grado di attivare il componente C5 che sar scisso in C5a e C5b.

C4a

C4b

Via classica: unit di attacco


La scissione di C5 da parte della C5 convertasi lultima reazione enzimatica coinvolta nella via classica di attivazione del complemento. Lassemblaggio degli altri componenti si svolge spontaneamente. Il C5b attiva il C6 formando C5b-6 e ad esso si aggiungono C7 e C8. Al complesso C5b-6-7-8 che presenta gi attivit litica, si uniscono da una a tre molecole di C9. Due di questi monomeri dimerizzano per formare il complesso finale di attacco del peso di 1,5 milioni di dalton

C5a C5

C5 cov.

Levento litico
lisi della membrana cellulare. Secondo la teoria del canale di transmembrana il complesso di attacco formerebbe un canale a forma di ciambella attraverso il quale entrerebbe lacqua. Il debole della teoria che la lisi cellulare non immediata come tale teoria farebbe supporre, pertanto stata proposta la teoria dello scompaginamento del doppio strato secondo la quale levento litico risulta dalla disorganizzazione del doppio strato lipidico, risultato del leffetto simultaneo e cooperativo di pi complessi di attacco adiacenti.

Il complesso C5b-6-7-8-9(1-3) causa la

Via alternativa di attivazione del complemento

La via alternativa di attivazione del complemento chiamata anche via della properdina non richiede la presenza di anticorpi specifici per il suo innesco e pertanto determina un meccanismo di resistenza non specifica e pi immediata allinfezione. Lattivazione della via alternativa mediata da polisaccaridi dellospite (LPS), o della parete cellulare dei lieviti, da globuli rossi animali e da membrane povere di acido neuraminico. Questa via inoltre non utilizza i componenti C1, C2, C4 che sono i primi reagenti della via classica ma utilizza dei componenti specifici:

il fattore B, il fattore D e la properdina (P).


Il risultato generale di questa via lo stesso della via classica: C3 viene frammentato in C3a e C3b, C5 viene scisso in C5a e C5b permettendo la formazione del complesso che attacca la membrana, identico a quello della via classica.

Via alternativa: sequenza di reazioni


Normalmente nel plasma esistono piccole quantit di C3b per scissione spontanea di C3. Alcune molecole di C3b si legano al fattore B. Questo in presenza del fattore D si scinde in Ba e Bb. Il composto C3bBb stabilizzato dalla properdina continua a scindere altro C3. Quando al C3bBb si attacca altro C3b, la specificit di tale convertasi cambia e diventa capace di agire da C5 convertasi, scindendo il componente C5. A questo punto la sequenza delle reazioni uguale a quella della via classica. A livello della scissione del C3 le due vie convergono.

C9

Attivit biologica delle sostanze formate durante lattivazione del complemento


Lattivazione del complemento comporta la scissione di molecole di C3 e C5 e conseguente formazione di molte molecole di C3a, C3b, C5a. Queste sostanze insieme ad altre che si originano dalla cascata complementare sono dotate di attivit biologica e contribuiscono ad ampliare la funzioni del complemento.

Anafilotossine
I componenti C3a e C5a provocano una anafilassi complemento-indotta e determinano un quadro non diverso da quello della classica anafilassi antigene-anticorpo. Sia C3a che C5a si legano alle membrane delle mastcellule e dei basofili causando il rilascio di mediatori farmacologicamente attivi quali listamina e la serotonina il cui maggiore effetto lincremento della permeabilit capillare e la costrizione della muscolatura liscia. Tali mediatori contribuiscono allinfiammazione locale.

Attivit biologica di sostanze formate dallattivazione del complemento


Fattori chemiotattici
Ogni sostanza in grado di attirare i leucociti verso una zona di infiammazione viene considerata un agente chemiotattico. Il fattore Ba (via alternativa) e il C5a, privato di un frammento terminale che ne annulla lazione anafilotossica, sono chemiotattici per PMN e macrofagi, anche il C5b67, parziale complesso litico, ha funzione chemiotattica.

Fattori opsonizzanti
Il componente C3b unopsonina, si lega infatti ad aggregati antigeneanticorpo (presenza di recettori per il C3b) mettendoli a contatto con cellule fagocitarie dal momento che anche questultime contengono recettori specifici per il C3b.

Fagocitosi
La fagocitosi uno dei fondamentali meccanismi di difesa antimicrobica dellorganismo, rappresenta lazione con la quale i fagociti trasportano al loro interno entro vacuoli delimitati da membrana, materiale estraneo in particolare batteri. Le cellule impegnate in questo processo di difesa sono chiamate fagociti professionali, sono caratterizzate dalla capacit di accorrere nel luogo di infezione, aderire, inglobare, uccidere e digerire i microrganismi. Possiedono inoltre un recettore per le immunoglobuline (Fc delle IgG) e per il complemento (C3b)

Classificazione dei fagociti professionali


I fagociti si suddividono in:

Fagociti mobili i vasi e di accorrere nel luogo di infezione.

Sono presenti nel sangue e sono capaci di attraversare

Fagociti fissi

Sono presenti a livello dei tessuti, non sono mobili perci agiscono in sede allorch il torrente linfatico o ematico porta i batteri a contatto con essi.

Fagociti mobili
Polimorfonucleati
Attivit fagocitaria molto elevata Vengono mobilitati per primi Sono la prima linea di difesa Fagocitano una sola volta Cellule terminali, vita breve Muoiono dopo aver fagocitato Attaccano microrganismi a localizzazione extracellulare Contengono granuli ricchi di idrolasi, lisozima e altri fattori battericidi

Monociti
Attivit inferiore rispetto ai PMN Vengono mobilitati dopo i PMN Rappresentano la IIvia difesa Possono fagocitare pi volte Hanno vita pi lunga, non sono cellule terminali Attaccano parassiti intracellulari obbligati o facoltativi Hanno attivit fagocitaria inducibile con segnali come citochine Contengono granuli equivalenti ai PMN

Fagociti fissi e fagociti facoltativi


Fagociti fissi
Sono costituiti dai macrofagi tissutali (derivazione monocitica) Sono presenti nel connettivo, fegato, polmone, milza, linfonodi etc. Agiscono in sede, sono gli antigeni che, trascinati dal sangue o dalla milza vengono portati a contatto con i macrofagi tissutali.

Fagociti facoltativi
Sono dotati di attivit fagocitaria modesta e occasionale Mancano di recettori per le Ig e complemento Sono rappresentati da: fibroblasti, cellule endoteliali, reticolari e spleniche.

Fasi della fagocitosi


La fagocitosi un evento complesso che si pu suddividere in 5 stadi

Chemiotassi Opsonizzazione e aderenza Inglobamento e ingestione Uccisione e digestione Esocitosi

Chemiotassi
La chemiotassi quel fenomeno per cui cellule mobili quali i PMN e i monociti presenti nel sangue, sono capaci di: 1) avvertire uno stimolo chimico proveniente dal luogo di infezione operato da fattori chemiotattici 2) aderire alle pareti del vaso, 3) attraversarlo con un movimento chiamato diapedesi 4) dirigersi con moto direzionato verso il luogo dellinfezione

Fattori chemiotattici
Le sostanze chemiotattiche sono numerose e possono agire su tutti i fagociti C5a il pi potente fattore chemiotattico derivato dal complemento C567 il parziale complesso litico svolge azione chemiotattica Leukotriene LTB4 il pi potente fattore chemiotattico generato dalla lipoossigenazione dellac. arachidonico nellanafilassi Ag-Ab e complemento mediata Fattori chemiotattici per eosinofili e neutrofili prodotti da mastcellule e basofili nelle reazioni di ipersensibilit o in seguito ad interazione con anafilotossine nelle reazioni anafilattiche complemento-mediate Formil-metionil peptidi prodotti dagli stessi batteri con azione chemiotattica

Il riconoscimento da parte del fagocita di un gradiente di concentrazione della sostanza chemiotattica, rappresenta lo stimolo al movimento direzionato attraverso linterazione con specifici recettori di superficie.

Opsonizzazione
Opsonizzazione, letteralmente preparo al pasto, la capacit di
fattori sierici chiamati opsonine di depositarsi sulla superficie dei
microrganismi rendendoli pi suscettibili alla ingestione da parte dei fagociti. La principale opsonina rappresentata dal C3b originatosi dalla cascata complementare. I batteri possiedono recettori superficiali per il C3b, lopsonizzazione pertanto aumenta lidrofobicit dei microrganismi e ne neutralizza le cariche elettriche superficiali favorendo il contatto con il fagocita

Sostanze ad azione antifagocitaria:


Capsula (maschera i recettori per il C3b) Proteina M di S. pyogenes (impediscono la fissazione del complemento Proteina A di S. aureus (lega il Fc delle IgG) Tossine citolitiche (azione tossica specifica verso leucociti e macrofagi

Fattori che favoriscono la opsonizzazione


I fattori che favoriscono la opsonizzazione sono: Anticorpo specifico, Forma con il microrganismo un immunocomplesso che attiva il complemento per via classica

Complemento

Per attivazione diretta, via alternativa, da parte di sostanze presenti sulla superficie batterica

Il batterio in entrambi i casi ricoperto di C3b, componente che di fatto favorisce la opsonizzazione

Ingestione uccisione esocitosi


1)Il batterio opsonizzato viene inglobato tramite pseudopodi e trasportato allinterno del fagocita (fagosoma). 2) La cellula viene racchiusa in un vacuolo. 3)Tramite lintervento di microtubuli e microfilamenti tende a fondersi con i granuli del fagocita (fogolisosoma). 4)L ingestione del batterio genera segnali molto potenti che ne determinano luccisione. 5) Il rilascio degli enzimi contenuti nei granuli pu avvenire sia allinterno che allesterno dei granuli in questultimo caso si possono provocare danni ai tessuti circostanti e generare uno stimolo infiammatorio o di cronicizzazione dellinfiammazione.

Eventi metabolici correlati alla fagocitosi


La presenza del batterio allinterno del fagocita innesca una serie di eventi metabolici quali un rapido consumo di ossigeno che viene ridotto ad anione superossido dal NADPH. Il superossido convertito ad H2O2 dallenzima superossidodismutasi. H2O2 insieme alla mieloperossidasi (presente nei granuli) ossida ioni alogeno generando alogenuri ossidati ad alto potere tossico. Allinterno del fagosoma unitamente allazione degli enzimi contenuti nei granuli viene pertanto a generarsi un ambiente altamente sfavorevole per la sopravvivenza della grandissima maggioranza dei microrganismi.

I vaccini e il concetto di immunit


Per immunit si intende la possibilit di un individuo di risultare immune cio esente da una malattia. Esistono diversi tipi di immunit

Immunit naturale

di specie, di razza, individuale Attiva da pregresse infezioni naturale

Immunit acquisita
artificiale

Passiva passaggio di ab da madre a feto o attraverso il latte Attiva tramite vaccini Passiva somministrazione di sieri

Vaccini
I vaccini sono sostanze che introdotte nellorganismo sono in grado di conferire una immunit acquisita artificiale attiva. Limmunit che consegue alla somministrazione dei vaccini artificiale in quanto gli agenti delle malattie sono introdotti artificialmente, ma attiva dal momento che lorganismo produce attivamente i fattori di difesa. Con la vaccinazione vengono somministrati gli agenti delle malattie opportunamente modificati e resi apatogeni, si crea pertanto una infezione clinicamente silente ma tale da sollecitare opportunamente i fattori di difesa organici Limmunit che consegue alla somministrazione dei vaccini ha durata variabile da vaccini a vaccino e pu essere prolungata con le vaccinazioni di richiamo, dosi di vaccino successive al piano base vaccinale, che possono prolungare anche indefinitivamente il periodo di immunit e con stimoli secondari derivanti dalla presenza dei microrganismi nellambiente.

Tipi di vaccini
Gli attuali vaccini sono classificabili in 4 categorie:

1) Vaccini a germi inattivati (uccisi). I microrganismi sono trattati cercando


di conservare la loro immunogenicit, questi vaccini tuttavia richiedono la somministrazione di alte dosi per ottenere una buona risposta immunitaria, presentano un lungo periodo di latenza prima della comparsa di protezione e necessitano della somministrazione di frequenti dosi di richiamo. 2) Vaccini a germi vivi e attenuati sono costituiti da germi vivi (varianti apatogene) essi provocano una forma attenuata di malattia capace per di conferire una immunit pi efficace e di pi lunga durata; richiedono dosi inferiori rispetto al vaccino allestito con germi uccisi.

Tipi di vaccini
3) Vaccini allestiti con anatossine, le tossine vengono trasformate in prodotti non tossici (anatossine) con formalina allo 0,5% e calore. Il potere tossico viene eliminato senza alterare la struttura antigene. Questi vaccini inducono un forte stato di immunit, mantenuto con opportuni richiami. 4) Vaccini costituiti da componenti strutturali isolate dai microrganismi possono essere costituiti ad es. dai polisaccaridi capsulari; tali vaccini, essendo costituiti da antigeni timo-indipendenti, danno una immunit di breve durata e non prolungabile con la vaccinazioni di richiamo.

Impiego dei vaccini


Lutilizzo fondamentale dei vaccini riguarda la prevenzione delle malattie infettive, essi pertanto hanno un impiego preminentemente profilattico. Malgrado limportante contributo dei vaccini, ancora oggi non possibile vaccinare contro alcune malattie sia per lincapacit di mettere a punto un efficace vaccino sia per limpossibilit di realizzare una vaccinazione di massa, tuttavia molti vaccini tradizionali sono stati in questi ultimi anni migliorati.

Esempi: Colera: vaccino ucciso sostituito con vaccino orale ottenuto con DNA ricom. Pertosse: vaccino ucciso sostituito con tossina geneticamente inattivata Tifo: vaccino ucciso sostituito con mutanti apatogeni (vaccino orale)

Requisiti dei vaccini: efficacia e sicurezza


Un vaccino deve essere efficace, cio capace di indurre una buona risposta immunitaria, una protezione duratura con un minimo di inoculazioni di richiamo Un vaccino deve essere sicuro cio innocuo capace di non provocare effetti collaterali di rilievo Questo scopo sar raggiunto quanto pi il vaccino conterr antigeni giusti (antigeni specificatamente correlati alla virulenza) e antigeni buoni, (antigeni immunogeni) in grado di sollecitare opportunamente il sistema immunitario.

Vaccino ideale e prospettive future


Il vaccino ideale quel vaccino capace di provocare una efficace risposta protettiva, senza effetti collaterali, deve essere chimicamente stabile, di basso costo e di facile somministrazione. I recenti progressi hanno messo a disposizione nuove strategie per la produzione dei vaccini: 1) Vaccini a DNA, il DNA contenente i geni dei fattori di virulenza vengono introdotti nellorganismo e fagocitati inducendo la risposta protettiva 2) Clonazione di DNA ricombinante per la sintesi in cellule lievito di antigeni che inducono una risposta immune proteggente 3) Sintesi chimica di proteine e polipeptidi che mimano i principali antigeni dei microrganismi 4) Costruzione mediante ingegneria genetica di microrganismi mutanti non patogeni 5) Produzione di anticorpi monoclonali mimanti i determinanti superficiali delle proteine di superficie dei microrganismi patogeni

Vaccini antivirali
Sono usati per la prevenzione delle patologie virali. Sono di due tipi:

Vaccini allestiti con virus inattivati

Devono essere somministrati in elevata quantit per avere una efficace risposta

Vaccini allestiti con virus attenuati o mutanti virali

Possono essere somministrati in piccola quantit dal momento che sono vivi; producono uno stimolo antigenico maggiore

Prospettive future
Per i vaccini virali come per i vaccini batterici, la direttrice fondamentale quella intesa a isolare e purificare la componenti virali responsabili della immunogenicit e di allestire vaccini usando quanto possibile antigeni prodotti per sintesi o ottenuti in forma pura

I vaccini antivirali disponibili in Italia sono: Vaccino antipoliomelitico Vaccino antiepatite B Vaccino antimorbillo Vaccino antiparotite Vaccino antirosolia Vaccino antiinfluenzale Vaccino antirabbico

Le vaccinazioni in Italia
Obbligatorie Poliomelite, tetano, difterite, epatite B Morbillo, pertosse, parotite, Haemophilus influenzae tipo B, rosolia (sesso femminile) Tifo, tubercolosi, rabbia, varicella

Consigliate

Previste per alcune categorie Utili in talune circostanze Abolite

Influenza

vaiolo

Immunizzazione passiva: sieri immuni


Limmunizzazione passiva consiste nella somministrazione di sieri immuni cio contenenti anticorpi contro un determinato batterio o una data tossina, a scopo terapeutico Tale tecnica, mette immediatamente a disposizione dellorganismo gli anticorpi di cui ha bisogno e serve a contrastare uninfezione gi in atto; i sieri possono avere unapplicazione oltre che terapeutica anche profilattica quando si abbia ragione di ritenere che un individuo esposto ad un rischio imminente di malattia Attualmente la disponibilit di farmaci antibatterici ha ridotto limpiego della sieroterapia nelle infezioni, pur tuttavia, limmunizzazione passiva rimane un presidio fondamentale nelle infezioni da germi esotossici, dove la terapia rivolta ad impedire il legame tossina-cellula cosa che ottenibile esclusivamente con lanticorpo specifico

Produzione di sieri immuni e durata dellimmunit


I sieri immuni vengono allestiti in animali di grossa taglia sottoposti a trattamento immunizzante con gli antigeni nei confronti dei quali si desidera ottenere produzione di anticorpi, quindi salassati quando il livello anticorpale massimo. I sieri animali, contenendo tracce di proteine eterologhe, possono causare reazioni di ipersensibilit anche assai gravi. Oggi si impiegano preparazioni di globuline iperimmuni ottenute da volontari umani che si sono vaccinati e il cui sangue ha un contenuto anticorpale specifico assai alto. Le preparazioni di gamma globuline umane hanno il vantaggio, rispetto ai sieri animali di non dar luogo a fenomeni allergici. In entrambi i casi, limmunit che consegue di breve durata (il tempo richiesto dagli anticorpi per venir metabolizzati cio 20-30 giorni)

Impiego dei sieri immuni


I sieri pi utilizzati sono:
Sieri antiesotossici (difterite, tetano, butulino, gangrena gassosa) Siero antivipera o altri veleni animali (scorpioni, ragni, serpenti) Sieri iperimmuni contro malattie esantematiche (morbillo, rosolia, scarlattina) allo scopo di alleviare i sintomi e prevenire le complicanze. Siero antirabbico per il trattamento dei soggetti esposti allinfezione, unitamente alla somministrazione di vaccino (dato il periodo di incubazione della malattia assai lungo)

Sieri immuni di comune impiego


patologia
butulino difterite pertosse tetano morbillo parotite rosolia
IGE=eterologhe

tipo siero
IGE (animali) IGE IGI (umane) IGI IGI IGI IGI
IGI=iperimmuni

impiego
terapia

commento
somm. precoce

profilas. o terap. somm. precoce profilas. o terap. riduz. complic. profilassi profilassi profilassi profilassi
assoc. con vacc. somm. precoce dubbia efficacia prevenz. rischi feto

Ipersensibilit
Le reazioni di ipersensibilit sono reazioni che esprimono una aumentata suscettibilit dellorganismo nei confronti di determinati antigeni, piuttosto che un potenziamento della risposta immune

Il termine ipersensibilit, pertanto, sta ad indicare una risposta secondaria (penetrazione dellantigene per la seconda volta) che avviene in forma esagerata o inappropriata o che si risolve in un danno tissutale.

Reazioni di ipersensibilit
Le reazioni di ipersensibilit sono di due tipi: immediato e ritardato

Caratteristica Mediatori Tempo comparsa reazioni Cellule coinvolte

Tipo immediato Tipo ritardato Anticorpi Pochi minuti Cellule 24-48 ore

PMN e plasmacellule

linfociti e macrofagi

Tipi di ipersensibilit
I fenomeni di ipersensibilit sono divisi in 4 tipi:
Reazioni di tipo I o anafilattiche Reazioni di tipo II o citotossiche Reazioni di tipo III o da immunocomplessi Reazioni di tipo IV o di ipersensibilit ritardata

Le reazioni di tipo I, II, III, sono di tipo immediato Le reazioni di tipo IV sono di tipo ritardato

Ipersensibilit di tipo I - anafilassi


Questo tipo di ipersensibilit una reazione allergica immediata dovuta alle immunoglobuline E che vengono prodotte, in elevata quantit in taluni individui, in seguito alla stimolazione con particolari antigeni denominati allergeni. I soggetti coinvolti sono una modesta percentuale di popolazione che sensibile a particolari sostanze e ha la capacit di produrre in gran quantit anticorpi appartenenti alla classe delle IgE. Tra gli allergeni pi comuni abbiamo: Antigeni completi come: pollini, epiteli di animali, polveri oppure proteine somministrate come: siero di cavallo od ormoni Apteni sostanze a basso peso molecolare che si legano ai tessuti o alle proteine sieriche, stimolando cos la produzione di IgE come taluni farmaci

Le fasi dellanafilassi
Le reazioni anafilattiche sono reazioni secondarie che possono essere cos schematizzate: 1) 2) 3) 4) 5) Esposizione allallergene Produzione di anticorpi della classe delle IgE Legame delle IgE alle mast cellule Nuova esposizione allallergene Legame dellantigene con le IgE legate alla superficie delle mast cellule 6) Rilascio di mediatori chimici attivi da parte delle mast cellule sensibilizzate 7) Azione di questi mediatori su vari organi N.B. il complemento, tramite le anafilotossine pu indurre la degranulazione diretta dei mastociti (anafilassi complemento-mediata)

Il legame delle IgE alle mast cellule


Le mast cellule e i basofili (forma circolante delle mast cellule) possiedono sulla loro superficie recettori ai quali si legano le IgE attraverso la porzione Fc della catena . La quantit di IgE legata alla cellula proporzionale alle IgE seriche che pi elevata nei soggetti allergici. Le mast cellule contengono mediatori chimici dellipersensibilit immediata altamente attivi. La reazione allergica viene scatenata dal ponte che si viene a creare tra una molecola di IgE e laltra per la presenza dellantigene. Ci trasmette un segnale allinterno della cellula che avvia due tipi di reazioni che comportano la liberazione di mediatori farmacologici: neoformati e preformati.

Mediatori chimici preformati rilasciati dalle mast cellule sensibilizzate


Il legame a ponte, operato dallantigene, tra due molecole di IgE legate alla superficie di una mast cellula, attiva una serina esterasi citoplasmatica che, tramite lAMPc, degranula la cellula liberando i mediatori neoformati I principali mediatori neoformati sono: istamina, enzimi proteolitici, eparina e fattori chemiotattici Listamina ha azione rapida e agisce su diversi bersagli attraverso due tipi di recettori: H1 e H2. Gli H1 si trovano nella muscolatura liscia dei bronchi e dei vasi; la loro stimolazione determina broncocostrizione, vasodilatazione e aumento della permeabilit vasale. I recettori H2 si trovano nello stomaco e a livello cardiaco; la loro stimolazione porta ad aumento della secrezione gastrica e ad azione inotropa e cronotropa.

Mediatori chimici neoformati rilasciati dalle mast cellule sensibilizzate


Lattivazione della serina esterasi, attraverso una fosfolipasi, rende disponibile lacido arachidonico della membrana che pu essere metabolizzato dagli enzimi: lipossigenasi e ciclossigenasi. Prodotti della via della ciclossigenasi: prostaglandine e trombossani. Effetti biologici: contrazione muscolatura bronchiale, vasodilatazione, aggregazione piastrinica Prodotti della via della lipossigenasi: leucotrieni e il fattore chemiotattico LTB4 Effetti biologici: effetto infiammatorio e contrazione muscoli bronchiali. LTD4 e altri fattori chemiotattici: induzione di neutrofili eosinofili e basofili

Reazioni anafilattiche
Le reazioni anafilattiche sono la conseguenza della liberazione di mediatori farmacologicamente attivi con effetti locali o sistemici Forma meno grave, nota come allergia atopica Si verifica nel 10% della popolazione Anafilassi locale Causata da: pollini, acari, polveri domestiche, alimenti Sintomi: rinite, congiuntivite, asma, febbre da fieno, (secondo la via di introduzione dellallergene)

Anafilassi sistemica
Le reazioni sistemiche sono la conseguenza della penetrazione profonda dellallergene nellorganismo. Estremamente grave Pu condurre a morte il soggetto in pochi minuti Anafilassi sistemica In passato era spesso provocata dalla somministrazione di siero eterologo Pu essere scatenata da: alimenti, prodotti chimici, farmaci Sintomi: grave ipotensione, edema della glottide

Ipersensibilit di tipo II- reazioni citotossiche


Sono reazioni spesso dirette contro componenti dellorganismo e quindi definibili come reazioni autoimmuni. Questo tipo di ipersensibilit dipende dal fatto che anticorpi, diretti contro la superficie delle cellule bersaglio, interagiscono con molecole del complemento e con una variet di cellule effettrici causando danni cellulari Leffetto lesivo pu essere di tipo diretto o di tipo indiretto Lazione diretta dovuta allinterazione tra anticorpi (IgG) e antigeni posti sulla superficie cellulare con attivazione del complemento e lisi cellulare Lazione indiretta dovuta alla opsonizzazione delle cellule bersaglio che in tal modo sono rese suscettibili allazione di effettori cellulari: cellule K, piastrine, macrofagi, monociti.

Ipersensibilit di tipo II: esempi


Reazioni trasfusionali
Sono reazioni che si verificano quando, nelle trasfusioni, esista una incompatibilit tra il sangue del donatore e il sangue del ricevente. I soggetti possono essere di gruppo A, B, O, AB Se un soggetto di gruppo O che non possiede alcun antigene sulla superficie dei globuli rossi ma possiede nel siero gli anticorpi anti A e anti B, riceve il sangue da un soggetto di gruppo A; le emazie trasfuse reagiranno con gli anticorpi anti A presenti nel siero e si avr una reazione emolitica I soggetti di gruppo O saranno donatori universali, in quanto non contengono antigeni sulla superficie dei globuli rossi. I soggetti di gruppo AB saranno accettori universali poich non possiedono anticorpi anti A o anti B nel siero.

Ipersensibilit di tipo II: esempi


Malattia emolitica del neonato
Si verifica in neonati, la cui madre Rh-, sensibilizzata durante una gravidanza precedente, ha prodotto anticorpi anti Rh+ verso i globuli rossi del figlio. Ad una seconda gravidanza gli anticorpi anti Rh+ presenti nella madre e capaci di attraversare la placenta reagiranno contro le emazie del feto Rh+ determinando la lisi delle emazie.

Malattie autoimmuni

Ipersensibilit di tipo III reazioni da immunocomplessi


Questo tipo di ipersensibilit chiamata da immunocomplessi. Questi, formati dallunione antigene-anticorpo, sono generalmente eliminati dallorganismo tramite il sistema reticolo endoteliale; se si formano in notevole quantit, possono causare fenomeni di ipersensibilit attraverso una massiccia attivazione del complemento e la liberazione di fattori attivi sulla permeabilit vascolare, di fattori chemiotattici e di fattori che facilitano ladesivit dei fagociti agli immunocomplessi. Si distinguono due tipi di ipersensibilit Eccesso di anticorpo Eccesso di antigene

Reazione di Arthus (reazione da immunocomplessi con eccesso di anticorpi)


Agli inizi del 1900 Arthus not che conigli, inculati settimanalmente per via sottocutanea, con siero di cavallo rispondevano a successive dosi dello stesso antigene con una notevole infiammazione locale.

Questa reazione, chiamata dal suo scopritore reazione di Arthus, richiede la presenza di grandi quantit di anticorpi che reagiscono con lantigene inoculato intradermicamente formando un precipitato che penetra nelle pareti dei vasi sanguigni locali Gli immunocomplessi fissano il complemento con formazione di fattori chemiotattici attivi. I PMN attivati fagocitano i complessi immuni causando liberazione di enzimi lisosomiali, determinando necrosi delle cellule adiacenti e conseguente infiammazione

Malattia da siero (reazione da immunocomplessi con eccesso di antigene)


Si tratta di una reazione di ipersensibilit che si verifica per inoculazione di siero eterologo Dal momento che tali sieri contengono proteine eterologhe, il soggetto sintetizza anticorpi contro di esse Si generano immunocomplessi solubili con eccesso di antigene che restano in circolo e che a livello capillare precipitano attivando il complemento e determinando fenomeni infiammatori La reazione simile a quella di Arthus, differenziandosi per il fatto che luna localizzata mentre questultima sistemica.

Ipersensibilit di IV tipo (ritardata)


Lipersensibilit di tipo IV include le reazioni cellulo-mediate.

Sono reazioni secondarie (penetrazione per la II volta dellantigene) determinate da particolari antigeni. I mediatori delle reazioni sono cellule: una particolare categoria di linfociti T.

Le manifestazioni infiammatorie avvengono dopo 24-48 h dalla penetrazione, per la seconda volta dellantigene.

Ipersensibilit di IV tipo (esempi)


Lesempio pi classico di ipersensibilit di IV tipo rappresentata dallinfezione tubercolare

Il Mycobacterium tubercolosis possiede degli antigeni di natura proteica che determinano nellorganismo una condizione di sensibilizzazione allergica di tipo ritardato

Ipersensibilit ritardata indotta da Mycobacterium tubercolosis

-Il M. tubercolosis penetra nellorganismo e viene fagocitato senza essere distrutto. -Gli antigeni proteici mobilitano i linfociti T i quali, sensibilizzati, si moltiplicano generando un clone di cellule T sensibilizzate. -Ad un secondo contatto con lantigene, le cellule t producono citochine che determinano una infiammazione e formazione di macrofagi attivati