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Biagio Cilento

Il coraggio dellemozione

Biagio Cilento

Il coraggio dellemozione

IL CORAGGIO DELL'EMOZIONE Racconti autobiografici di Biagio Cilento

Poche settimane dopo la presentazione de "I percorsi del tempo" mio ultimo volumetto, fui avvicinato da un vecchio compagno di scuola elementare che con fare quasi arrogante e come per mettermi in imbarazzo, mi chiese: Ma tu perch lo fai? Certamente avrai uno scopo a me sconosciuto. Come possibile che tu pubblichi a tue spese dei volumi soltanto per ricavarne delle beneficenza. Ci deve essere una spiegazione logica, un motivo. E se non per ricavo personale sar certamente per megalomania, oppure per metterti in evidenza. Avrei voluto dargli tante risposte e innanzitutto che lo scrivere non soltanto un bellissimo esercizio della mente ma anche un recupero di valori sociali ai quali oggi non ci si pensa pi. Avrei voluto fargli capire che alle soglie della terza et quasi un dovere mettere per iscritto le proprie esperienze di vita ed analizzarne il significato. Ma ero certo di non essere capito, conoscendo bene il soggetto, e mi limitai soltanto a fissarlo negli occhi a lungo ed abbozzare un sarcastico sorriso. Quasi a ricordargli che malgrado siano passati pi di 6O anni non era cambiato per nulla. Scrivo per me stesso e chi dovesse leggere questi poveri scritti, siano e essi fatterelli, ricordi o esperienze di vita spero tanto che essi riescano a trasmettere loro un p di emozioni. Magari le stesse che ho provato io nello scrivere e nel ricordare. Secondo me il piacere pi grande di chi scrive quello di riuscire a comunicare agli altri le proprie emozioni e recepirne le loro in parit. Avrei voluto dirgli ancora che le esperienze e i ricordi, il proprio vissuto, sono un marchio del nostro carattere e che,secondo me,si dovrebbero portare dentro con gran dignit e orgoglio. Alla fine, poi, quando si fa un bilancio si capisce si capisce di aver trascurato le cose pi importanti,di non aver esternato tutto,o peggio, di non aver saputo evidenziarle bene. Vi sono momenti nella vita di ognuno di noi che ti fanno sentire il bisogno della solitudine, momenti che non ti fanno accettare la compagnia di nessuno, momenti che ti fanno sentire brividi di autentica inquietudine che ti lasciano senza parole e che ti fanno pensare alla eternit. E allora che a me piace scrivere. La penna sembra scorrere da sola sulla carta a mano a mano che mi tuffo nei

ricordi portandomi a vivere un'insolita avventura. Senti l'animo invaso da una piacevole serenit e da un benessere psicologico che ti fa star bene anche nel corpo. I ricordi sono un vero e proprio patrimonio culturale di esperienze di vita vissuta che spesso serve a migliorare il vivere. Essi sono una miniera di valori di cui si avvarr la generazione futura, essi sono un immenso contenuto educativo perch una delle piaghe del nostro tempo la mancanza di partecipazione alla cultura. Essi servono a dare motivazione in un epoca dove si quasi sempre demotivati, nel lavoro, nello sport e nella politica. Penso ai miei e ai tanti genitori che non hanno potuto raccontare le loro esperienze. Quanto sapere e quanta cultura hanno perso quelli della mia generazione. Quanto sapere specialmente per i giovani di oggi che non sanno nemmeno loro cosa vogliono. Si sentono annoiati e demotivati,non hanno ne aspirazioni ne ambizioni,vivono alla giornata senza minimamente preoccuparsi del domani. Se glielo chiedi ti rispondono "Ma quale domani?" La mancanza di prospettive di lavoro, la corruzione in tutti i campi, nella politica, nella pubblica amministrazione, nello sport e se non bastasse ci si mettono anche rotocalchi e tv di basso valore culturale con frasi e linguaggi poco coloriti. In un momento cosi grave e tragico per la nostra economia e per la scuola i giornali e importanti rete televisive pubbliche e private, riempiono intere pagine e programmi di volgarit e pettegolezzi affatto educativi per gli adolescenti. Oggi si parla di "escort" e di loro"procuratori" e con queste terminologie non in lingua italiana si cerca di coprire il vero significato della parola e che un tempo noi chiamavamo con appellativi diversi. Le "escort"si regalano come fossero un pacco dono. Si telefona in "agenzia" e il "procuratore" ti chiede come la vuoi e di che et,persino il colore dei capelli e la altezza prima di formulare la tariffa di noleggio. Quale vantaggio socio culturale possono trarne le attuali generazioni visto che se ne parla tutti i giorni?. Famiglie che si sgretolano per futili motivi e a pagarne le spese spesso sono i figli, ai quali viene a mancare il calore e la sicurezza che essa doveva dare. Le ferite inferte in adolescenza non si rimargineranno mai pi nella vita.

Dai Carpazi al Vesuvio La catena dei monti Carpazi segna il confine tra Ungheria, Romania e Ucraina.

Lussureggiante e ricca di colori in primavera ed in estate, coperta di neve tutto il periodo invernale. Aria pulita quasi incontaminata, questa catena montuosa offre uno spettacolo unico con i suoi fiumi, le sue cascate e le sue foreste di betulle ed altissimi abeti. Alle falde di queste montagne sorgono una miriade di piccoli villaggi e di piccole fattorie, il cui unico sostentamento tutto ci che offre loro la terra. Terreno compatto, molto duro, che va lavorato ininterrottamente e sul quale pascolano piccoli allevamenti di pecore e bovini da latte e da carne. La gente del posto molto cordiale ed ospitale, ti offre con il cuore quel poco che ha accompagnato sempre da vodka fatta in casa. Gli unici divertimenti sono scampagnate all'aria aperta con l'immancabile barbecue di carni miste a verdure,oppure il radunarsi spesso a casa ed ascoltare musica e ballare. Ogni domenica la gita sul monte Oserna, in Ucraina, (h I595 mt) al lago SINEVIR che nasce ad una altitudine di 989 mt, circondato da abeti altissimi che spesso superano i 100 mt e da una folta vegetazione di betulle, ribes e fragole selvatiche. Dei 137 laghi esistenti sui Carpazi certamente il Sinevir il piu bello ed interessante. A qualche centinaio di km dalla citt di Mocacevo, alimentato da quattro ruscelli che scaturiscono da eterni nevai e da sorgenti naturali di acque limpidissime e dal sapore dolciastro,questo lago ha la caratteristica di essere a forma di cuore. In estate, poi, con l' abbassarsi del livello delle sue acque emerge al centro un piccolo isolotto di colore nero proprio come una pupilla,e per questo anche chiamato occhio di mare e perla dei Carpazi orientali. Per la limpidezza delle sue acque ed assenza assoluta di inquinamento, il Sinevir, ospita una variet di pesce molto rara, simile al luccio nostrano, e protetta dalle autorit locali, chiamato in lingua ucraina Forel. Una leggenda locale vuole che un povero pastorello di nome Vir si innamori perdutamente di una ragazza di nome Sin, figlia di un ricco e potente signorotto,allevatore di bestiame del posto. Amore molto contrastato dal pap di Sir che cercava per la bella figliola un partito migliore. Una sera fece rapire il povero Vir da alcuni tipacci che lo ammazzarono e ne gettarono il corpo in un burrone. Sir disperata, inizio a piangere senza mai pi smettere. Dalle sue lacrime nacque un lago che prese il nome dei due sfortunati fidanzati, mappunto il lago Sinevir. La maggior parte dei turisti che lo visita sono giovani coppie che

vi si bagnano e ne bevono le acque in segno di buon auspicio. Nel I984, su due colossali tronchi di quercia di qualche metro di diametro, due famosi scultori Ucraini IVAN BROVDI e MICAEL SANUC, scolpirono i volti dei due ragazzi e li installarono sulla sponda orientale del lago a perenne ricordo della loro straziante storia. Nel 1989 il posto fu dichiarato parco nazionale del Sinevir, che tra l altro ospita uno dei pi importanti musei botanici della ragione. Ma adesso veniamo alla nostra storia. Da una famiglia molto modesta e numerosa, nel villaggio di Migiria, era nata Julia, ultima di IO figli. Pap veterinario,mamma contadina coltivava il piccolo podere davanti casa per lo pi a verdure e grano. Pochi alberi da frutto, pere e ciliegi sparsi e una piccola stalla con due vacche da latte. In un angolo del giardino il porcile con dentro i soliti due maiali che venivano macellati ogni anno a marzo e le loro carni in parte consumate subito e in parte conservate sotto sale. Julia aiutava la mamma al ritorno da scuola dedicando poco tempo a svaghi con le amiche. Bionda rame molto carina, trecce lunghe che le coprivano buona parte delle spalle e un corpo ben tornito, che faceva di lei la pi bella ragazza del villaggio. Julia non cercava l'amore come tutte le sue coetanee, ma i films americani e sopratutto le commedie all'italiana la facevano sognare ad occhi aperti, tanto che le sue amiche spesso la deridevano chiamandola sognatrice. "Ma se la vita un sogno, allora perch non sognare?" rispondeva lei. Julia amava camminare sullerba bagnata del mattino a piedi nudi, sdraiarsi sul fieno appena mietuto o sui covoni di paglia di grano inebriandosi del loro profumo. In primavera si univa allalleluia del primo mandorlo in fiore o alla comparsa della prima macchia di viole selvatiche al limitare del bosco. Amava tantissimo la sua terra e i suoi monti da sentirne il respiro ed il profumo, ma, sognava il mare ed il fragore delle onde. Il guadagno mensile del pap bastava a malapena a portare avanti il bilancio familiare e le prospettive future non erano affatto rosee. La mancanza di industrie e di conseguenza la scarsit di lavoro facesse si che nei giovani si facesse strada sempre di pi l'idea di emigrare. Fu cosi che un giorno, Julia, nellascoltare una vecchia amica di famiglia che parlava di buone possibilit di andare in Italia dove sarebbe stato facile trovar lavoro, prendesse la decisione di lasciare il paese ed emigrare. Clandestinamente e dietro versamento di una cospicua somma di denaro. Una volta giunta in Italia, avrebbe trovato appoggio momentaneo presso una connazionale che dietro compenso di modesta somma le avrebbe fatto trovare

lavoro. Con il trascorrere del tempo l'idea di emigrare trovava sempre pi spazio nella mente della ragazza. Ad accellerarne maggiormente il desiderio, poi, fu anche l'incontro con compaesane che dopo alcuni mesi trascorsi in Italia o in Germania facevano ritorno al paese raccontando storie avventurose e mettendo in bella mostra,oltre al poco di lingua appresa,di scarpe di marca e di abiti firmati. Julia non ne parla subito in famiglia ma inizia una vera e propria ricerca spasmodica di soldi in prestito con impegno di restituire al piu presto con i dovuti interessi e con l aiuto di fratelli pi grandi e amici fidati, finalmente riesce a mettere da parte il necessario per il viaggio. A nulla valsero le lacrime della mamma e i consigli di desistere da parte del pap. A bordo di un Ford transit, insieme ad altre tre compagne ognuna con destinazione diversa, ma con tappa in Italia, con soltanto una valigia di panno e tanti sogni, lascia l' Ucraina. Attraverso l'Ungheria fino a Vienna. Dopo due notti di permanenza in una pensione di quartordine, in treno per Venezia e poi finalmente Napoli. Dopo un viaggio avventuroso, Julia giunge a Piazza Garibaldi soltanto con un numero di cellulare. Lunica parola che conosce di italiano "ciao". Viene presto raggiunta da una connazionale, in Italia gi da alcuni anni, che la accompagna a casa dove pu finalmente riposare e rifocillarsi. Per alcuni giorni Julia divide una minuscola stanzetta con altre due sue connazionali anch' esse in attesa di un lavoro, sempre dietro compenso di 3OO euro. Dopo il quarto giorno, viene accompagnata presso una famiglia del Vomero dove dovr lavorare come badante ad una signora disabile di circa 87 anni. Notte e giorno, vitto e alloggio compresi, il gioved mezza giornata di lavoro e la domenica libera, compenso 6OO euro mensili. Gli occhi di Julia si illuminarono di gioia, per quella cifra il povero pap avrebbe impiegato circa sei mesi di lavoro per guadagnarla. Con il passar del tempo, la ragazza, inizio ad ambientarsi molto bene e ad imparare un p di lingua italiana e sopratutto il napoletano, che trovava assai simpatico. Il lavoro non era pesante anche se a volte umiliante, la persona che accudiva spesso faceva i propri bisogni a letto e lei,poverina, era costretta a pulire il tutto, cosa assai riluttante anche per uno stomaco molto forte, figuriamoci per una ragazza di soli 22 anni. Il gioved pomeriggio e la domenica libera, con i negozi illuminati e ricchi di cose belle, cancellavano dal cuore di Julia ogni fatica. Imparava presto alcune forme dialettali e che il popolo di Napoli sa essere molto cordiale ed ospitale con gli stranieri. Prima di partire per l'Italia, Julia aveva ricevuto molti consigli da

compaesane sui rischi e pericoli che potesse celare una grande citt,specialmente per una ragazza giovane e carina come lei. Ma il calore, larmonia e la cordialit dei napoletani, con il loro continuo arrangiarsi e la grande voglia di vivere, gli fecero abbassare la guardia. Infatti un giovedi pomeriggio, in libera uscita, al supermercato rionale, lincontro con il "ciccillo" di giornata. Occhi neri, capelli ricci inzuppati di scadente brillantina, camicia di seta orologio doro al polso e anello al mignolo, Julia ne rimane subito affascinata. Dopo alcuni giorni di corteggiamento, tra i due nasce una bella storia. Julia ne felice, adesso ha come impegnare i giovedi pomeriggio e la domenica tutta. Via Caracciolo, Mergellina, il Vomero, via Chiaia e qualche ora trscorsa in pizzeria o in gelateria, il mare, il sole e le canzoni, le rapiscino completamente il cuore. Dopo circa tre mesi di relazione, Julia si accorge di essere rimasta incinta. Il fidanzato non vuole saperne e le chiede subito di abortire, non vuole assumersi alcuna responsabilit. Cosi un giovedi pomeriggio una infermiera da quattro soldi le risolve il problema dietro compenso di 4OO euro. Al ritorno a casa, la proprietaria, venuta a conoscenza del fatto, le fa trovare la valigetta di stoffa sulluscio della porta e la licenzia. Inizia per la povera Julia un vero e proprio calvario. Il fidanzato mosso a piet, la porta a casa propria e le presenta la moglie. Dopo alcuni giorni di permanenza nel "basso", il bel "fidanzato", le propone un lavoro semplice e ben remunerato, sono sufficienti un p di buona volont e un p di coraggio. Fu cosi che la domenica successiva, Julia, fu accompagnata sulla Domiziana e lasciata per alcune ore su di una piazzetta di sosta per automobilisti. Soltanto a notte inoltrata la stessa fiat uno l' avrebbe riaccompagnata a casa, dove l' attendevano un pasto caldo, un buon letto e il rischio di botte se l' introito della serata non fosse stato soddisfacente. Tutto il ricavato andava al "fidanzato" che le avrebbe fatto da salvadanaio, e che le avrebbe restituito il tutto nel momento che essa avrebbe deciso di smettere, cio mai. La mancanza di un lavoro decente e sopratutto del permesso di soggiorno, fecero si che la storia andasse avanti per alcuni mesi. Su di una pizzetta di sosta di una autostrada italiana si infransero ,cosi, i sogni di una bella ragazza ucraina. L incontro casuale con un vecchio e coraggioso sacerdote fu la salvezza per la povera Julia. Trasferita subito in un centro di prima accoglienza della Caritsas del nord Italia, fu curata e recuperata a vita normale con regolare permesso di soggiorno e un buon lavoro. Ho conosciuto Julia a Torino in una saletta di attesa dell'ospedale Molinette nel

maggio del 2OO6 ove entrambi attendevamo di essere sottoposti a controlli clinici. Avevo davanti una ragazza non ancora trentenne ma con evidenti sul volto i segni lasciati da quella squallida storia. Ascoltavo il suo toccante racconto con molta attenzione ed ebbi la impressione di leggere nei suoi grandi occhi azzurri tanta nostalgia per i suoi monti,del profumo del grano appena mietuto e di un ciuffo di viole selvatiche al limite del bosco. Per alcuni anni il ricordo di quella piccola e graziosa ragazza ucraina rimasto nei miei pensieri e non nascondo che ha anche tormentato i miei sogni,qualche volta. Alcune settimane fa ho voluto recarmi in gita di piacere sui monti Carpazi e visitare tutti i luoghi precedentemente descritti. Nei paesi e nei villaggi la gente vive ancora con semplicit e in maniera molto ordinata ,anche in citt. Rispettosi dellaltrui propriet, vivono la loro modesta economia con umilt e gran dignit. Ospitali e generosi, ti offrono con il cuore quel poco che hanno. Sono stato ospite di una famiglia di contadini la cui unica preoccupazione era che stessi bene e che non mancassi di nulla, portandomi in giro e facendomi visitare il pi possibile la loro terra. Mi ha colpito molto la bellezza naturale del lago Sinevir e la limpidezza delle sue acque, e nel suo azzurro ho avuto la sensazione di vedere gli occhi della piccola Julia.

Una storia di marinaio I primi anni 6O sono stati anni di forte crisi per la marina mercantile italiana e di conseguenza per la economia della nostra penisola sorrentina basata sopratutto sulla marineria. Si costruivano sempre meno navi e la cantieristica lavorava prevalentemente nel riparare o modificare,a seconda delle richieste dei noli, vecchie carrette del mare. Quasi sempre con apparato motore a macchina alternativa o con vecchi motori di prima della guerra che facevano dannare il personale di macchina durante la navigazione. Gli armatori sfruttavano il momento facendo navigare vecchie carrette arricchendosi smisuratamente ,grazie anche alla bravura e grande professionalit di comandanti e di direttori di macchina, di cui la citt di Vico Equense pu andare fiera. Non che la vita di mare mi piacesse tanto ma non avendo al momento alternative cercavo ad ogni sbarco di programmare quale sarebbe stata la compagnia di navigazione e su che tipo di nave prendere imbarco. Pi grande sarebbe stata la nave e minori

sarebbero stati i rischi. La flotta pi ambita, al momento,per i marittimi campani era la flotta Lauro. La pi ricca di navi, alcune di nuova costruzione ma la maggior parte vecchie carrette recuperate subito dopo il conflitto mondiale e fatte navigare fino agli anni 7O circa, permettendo cosi alla flotta Lauro di diventare una delle pi potenti flotte del Mediterraneo. Tutti i marittimi della provincia di Napoli anelavano di entrarvi a far parte, iscrivendosi nei ruoli e cercando eventuali raccomandazioni che ne accellerassero la chiamata per imbarco. Anche io ero in lista di attesa, e bench mi recassi a Napoli, spesso, presso l'ufficio di armamento elemosinando, quasi, un p di lavoro, vedevo svanire le poche speranze di un imbarco con il passar delle settimane. Un pomeriggio del mese di giugno del 64 un inaspettato telegramma "Presentarsidomani mattina munito di libretto di navigazione nullo aosta valido per imbarco terzo macchinista turbonave Roma. Flotta Lauro" La turbonave Roma insieme alla gemella Sidney erano due navi passeggere addette al trsporto di emigranti prevalentemente dirette in Australia fino agli anni 6O. In un secondo momento adibite a navi da crociera nel Mediterraneo, per il periodo estivo. Per tutti gli altri mesi dellanno restavano ancorate nel porticciolo di Fezzano in provincia di La Spezia. Fu proprio a Fezzano che dovetti raggiunger la nave e prendervi imbarco. La prima tappa il porto di Genova, ove insieme alle provviste necessarie sarebbero imbarcati i primi turisti. Era consuetudine che durante le operazioni di imbarco passeggeri buona parte degli ufficiali di coperta, dai ponti superiori desse una prima occhiata in modo da rendersi conto chi imbarcasse, specie tra le turiste solitarie in cerca di emozioni. Era chiaro che gli ufficiali di grado superiore non permettevano a nessun altro membro dellequipaggio di invadere il proprio territorio di caccia, specialmente dopo aver adocchiato una eventuale facile preda. Tra ufficiali ed equipaggio esisteva una tacita omert, anche perch a bordo vi era un responsabile addetto al decoro e al rispetto verso i passeggeri, il capitan d armi. Chiunque, membro dellequipaggio,sia esso ufficiale o non, fosse stato sorpreso ad importunare passeggere veniva sbarcato immediatamente al primo porto di arrivo con rapporto e cancellato definitivamente dai ruoli della compagnia. Su cio si era molto severi, sopratutto per il buon nome della flotta. Dopo Genova, Napoli, Palermo e primo porto estero Atene. Fu proprio ad Atene

che tra i passeggeri si noto subito una coppia di danesi in luna di miele. Avevano appena trascorsa una settimana al Pireo e completavano il loro viaggio di nozze con una crociera a bordo della nave Roma. La coppia fu subito notata per la straordinaria bellezza della ragazza. Bionda di media statura capelli molto corti con indosso un vestitino di cotone leggero ed un nastrino azzurro che le cingeva la vita, molto aderente e trasparente, mostrava tutta la bellezza di un corpo che sembrava cesellato da un grande artista. Durante tutta la traversata fino ai porti di Barcellona e di Marsiglia non si faceva altro che parlare di quella meravigliosa creatura, specialmente in sala mensa ufficiali. Qualcuno molto sicuro di se, era anche pronto a scommettere di riuscire ad ottenerne le grazie prima del termine della crociera. I camerieri e gli chef di sala, sulle navi passeggere, hanno, tra laltro, il compito di servire e di assistere i turisti affinch non manchino di nulla e di interessarsi ad ogni minima necessit in modo che la crociera risulti il pi gradevole possibile. Mance a parte,essi svolgono anche un altro ruolo e cio raccogliere pettegolezzi,specie tra le passeggere pi carine, e rapportare il tutto all' ufficiale pi alto in grado pur di accattivarsene le simpatie. In questa ultima mansione, devo ammettere, che noi campani eravamo molto bravi. Fu cosi che si seppe che il giovane ingegnere danese a furia di mescolare bevande a base di wisky e birra era quasi sempre ubriaco lasciando da sola la giovane e bella sposina. Infatti la si notava girare per i ponti sola e molto triste. La caccia era aperta. Il fascino della divisa bianca sempre impeccabile, il mare di luglio e il sole del Mediterraneo facevano la loro parte, mancava la occasione giusta e un pizzico di fortuna. Era chiaro che per gli ufficiali di grado inferiore e per il resto dellequipaggio quella meravigliosa creatura restava soltanto un sogno, era caccia riservata. I turni di guardia in sala macchine, insieme ad un collega, erano dalle ore 8 alle ore 12 e dalle ore 2O alle ore 24. sempre molto attenti e vigili specialmente in sala caldaie dove la temperatura ambiente spesso superava i 4O gradi, insieme a fuochisti addetti esclusivamente ai generatori di vapore e ad operai ingrassatori che non stavano mai fermi,sempre pronti a riferire al minimo allarme. Ogni qualvolta si manifestavano emergenze, durante la navigazione,tutto il personale di macchina si mobilitava affinch il tutto venisse subito ripristinato. La nave doveva proseguire tranquillamente la sua crociera senza creare la bench minima preoccupazione ai passeggeri. Erano in ballo onore e orgoglio del comandante e del direttore di macchine, nonch della

stessa compagnia di navigazione. Poich su navi non pi tanto nuove le avarie si verificavano di frequente, tutto il personale di macchina era quasi sempre impegnato e dopo ogni turno di guardia, sudati ,stanchi e unti di vapori di oli e grassi si preferiva il riposo in cuccetta, dopo una buona doccia, anzich sbarbarsi, pettinarsi per bene, indossare la divisa, sempre di un bianco immacolato e girare per i ponti passeggeri in cerca di avventure. Al contrario per gli ufficiali di coperta. Avevamo lasciato da poco il porto di Barcellona, in un assolato pomeriggio di luglio, diretti ad Alessandria di Egitto. Faceva molto caldo e dopo il turno di guardia decisi di recarmi sul ponte a prendere una boccata di aria fresca e fumare una sigaretta. Si era appena levata una brezza di ponente,il cielo limpido e stellato,il profumo del mare e dal salone musica Jazz. Momenti in cui senti invadere il cuore da euforismi e strane sensazioni di gioia. A quel punto decisi di mettermi in ordine e andare ad acoltare un p di musica e bere qualcosa. Non ho mai ballato in vita mia e non so ballare ma amo molto la musica in particolar modo quella Jazz. Lorchestra suonava MY WONDERFUL WORLD, i turisti si divertivano molto e le signore, abbronzatissime, concedevano i balli ai vari ufficiali di coperta che avevano, tra laltro, il compito di farle divertire,specialmente le pi anziane. Venni subito notato ed additato con ironiche battute. Non costituivo alcun pericolo di invasione di campo. Anche la coppietta di svedesi era seduta ad un tavolo al centro della sala e mentre lo sposo beveva di tutto la dolce mogliettina ascoltava musica per niente divertita. Indossava un abito in seta rosa molto scollato e trasparente che lasciava intravedere ignote bellezze, mettendo in risalto la sua carnagione appena arrossata dal sole preso in piscina. Il tanga non era ancora di moda ma il suo slippino copriva appena le parti intime. Capelli biondi e visino pulito senza ombra di rossetto o di qualsiasi altro trucco. Era bellissima. Tutti gli ufficiali presenti la divoravano con gli occhi sinanche il comandante, rifiutava ogni invito a ballare. Terminata la bevuta, mi avviai verso la uscita del salone per far ritorno in cabina ove mi attendevano un buon libro e una comoda cuccetta. All' altezza del tavolo dove era seduta la coppietta di svedesi, lo sposo, gi completamente ubriaco, nel voltarsi , mi vomito addosso un miscuglio di birra wisky e pezzetti di carne mal digeriti, imbrattandomi pantaloni della divisa, scarpe comprese. Restai per alcuni attimi perplesso ed immobile mentre i camerieri sollevavano lo sposo quasi di peso e portarlo nel proprio alloggio. In un ottimo inglese la dolce

sposina, assai amareggiata, cercava di farmi le sue scuse per l'increscioso accaduto . e per avermi rovinato la serata. Giunti davanti la mia cabina salutai la svedesina cercando di tranquillizzarla e lei, molto delicatamente, mi diede un bacio sulla guancia augurandomi la buona notte. Avevo appena aperto il rubinetto dellacqua e stavo apprestandomi a togliermi camicia e pantaloni e quello stomachevole tanfo di vomito, quando sentii bussare alla porta. Pensai subito a qualche emergenza in sala macchine ma nellaprire mi trovai davanti la svedesina che senza dire parola entra e inizia a spogliarsi e si infila subito sotto la doccia invitandomi con un cenno a fare altrettanto. Alle sette del mattino andai a far colazione in sala dovendo alle ore otto rilevare il turno dim guardia, e premurandomi di portare al graditissimo ospite toast, caff, burro e marmellata. La svedesina dormiva ancora e dovetti insistere non poco per svegliarla e adagiarle il vassoio sulle gambe. Mentre mi preparavo ad indossare la tuta le spiegavo nel mio modesto inglese che dovevo lasciarla per andare in turno di guardia. Ad un tratto un vocio ed un via vai di marinai e camerieri mi mise subito in allarme, chiesi cosa stesse accadendo ed un marinaio mi disse che non si riusciva a trovare una passeggera il marito ne aveva dato allarme ed il comandante era molto preoccupato. Il capitan d armi impartiva ordini al nostromo ed ai camerieri di perlustrare bene i ponti e persino le scialuppe di salvataggio. Mi resi subito conto della situazione e messa in allarme la ragazza la supplicai di vestirsi in fretta e di uscire dalla mia cabina. Molto seccata e per nulla intimorita mi carezzo il viso dolcemente ed usci dalla cabina. Al ritorno della nave nel porto di Genova, la coppia di svedesi aveva terminato la crociera e si accingeva a sbarcare. Con l'aria del latin lover e tutto impomatato e profumato mi preparavo a dare laddio a quel sogno di ragazza con frasi gi preparate e magari con effusioni ed abbracci e scambi di indirizzo e numero telefonico, sotto lo sguardo di alcuni colleghi di coperta che appoggiati alla murata assistevano allo sbarco. Ma non and cosi. La bella svedese mi passo davanti senza degnarmi neanche di uno sguardo. Soltanto dopo aver sistemato le valige e prima di salire sul taxi, che l attendeva sul molo, si volto verso di me ed abbozzo un tenero sorriso. Quasi a far capire di avermi voluto regalare una notte di amore e ripagare un povero terzo ufficiale di macchine per una serata di franchigia andata male. Erano trascorsi circa due mesi da quella meravigliosa avventura tanto da sentirne ancora il profumo, quando il telefono in sala macchine con il suo suono

stonato mi porto alla realt. "Appena terminato il turno di guardia recarsi dal comandante". Da alcune settimane tutto lo stato maggiore si domandava in quale cuccetta fosse finita per una intera notte quella stupenda creatura. Sia a pranzo che a cena non si parlava di altro. Come da sempre, tra le mansioni del cameriere che serviva in mensa ufficiali vi era quella di raccogliere pettegolezzi e riferire al comandante. Fu proprio il cameriere che mentre serviva il caff a riferire che al mattino seguente la scomparsa della svedesina il terzo macchinista si era fatto preparare un vassoio con prima colazione da portare in cabina. Oramai tutto era chiaro, il comandante da buon napoletano ne voleva soltanto la conferma. Da uomo ad uomo "mi disse "voglio la vert". Un p impaurito e con voce tremante gli raccontai il tutto, volle sapere anche i particolari. Soddisfatto abbozzo un sorriso e mi strinse forte la mano. Da quel giorno e per tutto il periodo di permanenza a bordo mi ero guadagnato la stima di buona parte dellequipaggio e tanta invidia da parte di qualche collega di coperta. La cosa strana di tutta questa storia di non aver mai saputo il nome di quella dolcissima creatura che per molti anni non mai uscita dai miei sogni.

Carlino e "Rafael" La vita di mare molto dura, lo sa bene chi ha navigato, ma ha anche i suoi lati piacevoli, oltre al vantaggio economico. Essa ti permette di girare il mondo e apprendere tante cose, conoscere nuove genti e loro costumi e ti permette di arricchire il tuo fardello di esperienze e di fatti piacevoli che poi ti accompagneranno per tutta una vita. Vale, perci, la pena di ricordarne qualcuno,anche se sono trascorsi pi di 5O anni ma sempre attuali nella mia mente e che ora cerco di narrare alla meglio.

Una domenica pomeriggio del mese di luglio dello stesso anno,affacciato alla finestra della mia cameretta ,osservavo il via vai della gente in strada e il continuo vociare dei turisti che affollavano il giardino della famosa pizzeria a metro. Il frastuono delle posate e la musica del Jubox mi fecero. capire che dovevo darmi da fare a trovare un lavoro, un lavoro qualsiasi purch mi permettesse di guadagnare qualche soldo. Mentre ero assorto nei miei pensieri sentii chiamarmi dalla strada. Un vecchio amico di famiglia in compagnia di due

signori mi invitava a scendere in strada per potermi parlare. Erano due agenti marittimi da parte dellarmatore napoletano Pellegrino, che cercavano disperatamente un ufficiale di macchine disposto a partire subito per Marina di Carrara e prendere imbarco immediato su di un piroscafo da 7OOO tonnellate diretto in Africa. Ero un p riluttante, ma appena mi dissero che la paga mensile era di I2OOOO lire non esitai ad accettare. Mio padre ne guadagnava appena 7OOOO. Dopo una stretta di mano e un acconto di 2OOOO lire per spese viaggio, salutai mia madre e saltai sul primo treno per Napoli. Lindomani, dopo le pratiche di agenzia presso la capitaneria di porto, prendevo imbarco a bordo del piroscafo Monte Pellegrino con mansioni da secondo macchinista. Una vecchia carretta del mare, costruzione di prima della guerra, molto robusta. L'equipaggio composto da marinai procidani, ischitani, qualcuno di Torre del Greco e un molfettese. Gli ufficiali tutti campani con il cuoco di Monte di Procida molto bravo, con la sua cucina casereccia non faceva sentire molto la nostalgia dei sapori di casa. Bravo comandante,anche egli di Procida, mare sempre calmo e caldo africano a parte, fecero si che gli otto mesi trascorsi a bordo del Monte Pellegrino fossero i pi belli della mia breve vita di marinaio. Fra i tanti episodi simpatici capitatomi a bordo ve ne uno che credo valga la pena di raccontare. I viaggi, della durata di circa due mesi, erano il trasporto di tronchi di legno pregiato dalla Nigeria per Genova. Si dava fondo nel fiume Niger dopo averlo navigato per alcune miglia, dalla foce fino al porto di Lagos, ove si attendeva l' arrivo di grossi tronchi trasportati dalla corrente e che venivano trattenuti da grandi barriere di reti metalliche sottobordo per poi essere issati e instivati a mezzo di verricelli a vapore. A carico ultimato si ripartiva per lItalia. Generalmente per un carico completo si impiegavano circa quattro settimane. Spesso insieme ai tronchi qualche cadavere che la corrente trascinava con se. Erano molto frequenti lotte tribali, assai cruenti,nelle zone interne per il possesso di fette di territorio assai ricche di petrolio a pochi metri di profondit. Era chiaro che a manovrare il tutto vi erano grossi interessi di multinazionali non africane. Infatti il fiume Niger faceva da linea di confine tra due stati con Port Harcourt capitale del Biafra da una parte e Lagos, capitale della Nigeria dallaltra. Rivalit che pi tardi sfocio in una delle pi sanguinose guerre civili di tutta l'Africa. Ma torniamo alla nostra storia. Le settimane, a bordo, sembravano

interminabili e a renderle maggiormente noiose, il caldo umido e zanzare grosse come farfalle. Ricordo che a rompere la monotonia di una giornata fu il bollettino del nostro marconista che annunciava il suicidio di Marilin Monroe. Molti tra l'equipaggio, tra cui anche io, piansero di rabbia. All'inizio della terza settimana di sosta un marinaio di Molfetta di Bari, certo Carlino, insieme ad un suo inseparabile amico e collega di Torre del Greco che chiamava simpaticamente "Rafaele", mi propose una franchigia insieme a loro su di una isoletta poco distante che si chiamava Apapa, dove avevano fatto amicizia con il capio tribu locale che offriva loro ottima frutta esotica. Acettai di buon grado e una domenica mattina ci recammo a mezzo canoa a far visita agli amici nigeriani portando loro latte condensato, t e saponette in omaggio. Oltre ad una cordiale ospitalit ci offrirono del pesce di fiume cotto con una paprica molto piccante e tanta frutta, mango, banane, ananas, papaia e cocco. Ne feci una tale scorpacciata da stare poi male. Da bere una bevanda fatta di frutta fermentata e mais, paragonabile alla nostra birra ma molto pi amara ed eccitante. Tutti seduti attorno ad un gran fuoco ci si scambiava alla meglio battute e grosse pacche sulle spalle che facevano molto divertire il capo villaggio, specie dopo aver bevuto due o tre caraffe di quella ignota bevanda. A fine cena, il capo, sazio e soddisfatto dei doni ricevuti, con fare solenne alza un braccio e mostra con orgoglio alcune delle proprie mogli offrendone in omaggio agli ospiti. Quelle povere donne ancora giovani avevano i lobi delle orecchie lacerati da grosse feriti poi cicatrizzate e dei seni scoperti allungati fino allombelico. Pi tardi seppi che per quella gente il seno allungato era oggetto di gran attrazione erotica e che per ottenerli il pi lunghi possibile vi legavano pesi fino a due kg per alcune ore al giorno. Bench i miei 22 anni di et, provai un senso di nausea e repulsione, forse anche una gran pena per quelle povere donne. Per Carlino, invece, forse anche causa l'effetto dellintruglio che aveva bevuto, quelle lunghe tette furono oggetto vedi gran eccitazione tanto che non si fece ripetere due volte lo stesso invito. Alzatosi, prese per mano quella che a suo avviso aveva maggiormente colpito la sua fantasia e sotto lo sguardo compiaciuto del capo, si allontano da noi per appartarsi in una modesta capanna coperta di foglie di palma e di banano. Con gli altri due marinai restammo ancora seduti a conversare con il nostro modesto inglese, aspettando larrivo di Carlino. Ad un tratto un urlo straziante dalla capanna ammutol tutti. Ci guardammo con fare sospetto e mi venne spontaneo da dire "sono cannibali e

stanno divorando Carlino". Presi dal panico e dalla paura saltammo sulla prima canoa e ci lasciammo trascinare dalla corrente fin sottobordo. Appena a bordo corremmo dal comandante a raccontare l accaduto. Procidano, vecchio e bravo marinaio di grande carisma ,mise subito in allarme la nave e ordino allufficiale marconista di segnalare alla polizia portuale la emergenza, non prima di averci rimproverato di aver abbandonato un compagno in pericolo e in particolar modo a me che ero un ufficiale della nave. Erano trascorsi appena una manciata di minuti, quandecco comparire dal buio una canoa con seduto a prua il Carlino con un piede fasciato alla meglio. Una volta a bordo,tutti intorno a lui per sapere cosa fosse realmente accaduto. Il povero don Giovanni da strapazzo con voce tremante un p imbarazzato e un p in italiano e un p in dialetto barese inizio a raccontarci la sua avventura. Mentre era appartato con la sua "bella" intento a chiudere in bellezza una franchigia nigeriana, nel dimenarsi sul giaciglio di paglia, faceva sporgere il proprio piede sinistro fuori dalla capanna. La luna illuminava e imbiancava a giorno la serata, un povero cagnolino randagio forse anche un p affamato, nel vedere quel piede bianco agitarsi, non esito ad affondarci i propri affilati canini, avendolo scambiato per un inaspettato boccone. Ecco spiegato il motivo dellurlo straziante. Lequipaggio intero della nave, comandante compreso, scoppi in una fragorosa risata mentre il primo ufficiale di coperta preparava una fiala di antitetanico in dotazione a bordo.

EZIO Ezio Esposito, alias "Enz o gangster", Bill, California o ancora "Enz o cafettier". In realt Ezio Esposito stato un personaggio unico nella sua simpatia e che ancora oggi viene ricordato con affetto da quanti lo conobbero e da me in modo particolare. Non ha mai mostrato amarezza o sentimenti offensivi ogni qualvolta lo si chiamava con uno degli epiteti sopracitati anzi, se ne beava quasi, provava un certo piacere e rispondeva sempre con una simpaticissima risata. Alto di statura, robusto, un belluomo con la sua andatura veloce, passo dinoccolato un p dondolante, jeans e camicia sportiva con nel taschino limmancabile pacchetto di winston o camel, faceva di tutto per attirare la attenzione degli altri su di se. E ci riusciva molto bene, perch a Vico Equense era amato da tutti,

sempre disponibile e cordiale specie con le donne che lo guardavano con un certo interesse essendo un belluomo. Questa parte della sua storia. Figlio di una giovanissima ragazza madre, fu affidato alla et di poche settimane ai coniugi Luigi (Miniello) e Carmela (a maest) che lo adottarono con grande affetto e amorevoli cure, pur avendo un altra figlia naturale. Ezio sempre stato il prediletto sopratutto per la madre che ha continuato a chiamarlo "o vaglion mio" fino a tarda et. Ricordo il particolare che a volte volendolo accarezzare, la povera Carmela, era costretta ad alzarsi sulle punte dei piedi, essendo bassina di statura. Il pap Luigi, gestiva un piccolo negozio di merce varia, dove era possibile trovare di tutto, dagli zoccoli di legno fatti a mano a scope di paglia, dalla carbonella per braciere agli utensili da cucina in legno e di stagnola, dai giocattoli artigianali per bambini ai fichi secchi. "A maest", gestiva in piazza un piccolo caff, quando il caff si faceva con la macchinetta napoletana e venduto poi a tazzine agli avventori per lo pi carrettieri di passaggio. Da qui il nomignolo di "Enz o cafettier". Anche Ezio ha molto amato i suoi genitori adottivi, dimostrando loro tanto affetto e riconoscenza, non procurando loro mai serie preoccupazioni se non durante l armistizio e i primi anni del dopoguerra. Infatti erano tempi in cui ci si arrangiava come si poteva, Ezio, giovanotto esuberante,non ancora ventenne ,frequentava il comando alleato procurando a inglesi,scozzesi e sopratutto americani, vino, frutta e spesso qualche donnina allegra che servisse a sollevare loro il morale dopo le fatiche della guerra. In cambio gli consentivano di scorazzare con le loro jeeps sulle quali caricava di tutto, dai copertoni per camion, che allora non se ne trovava, tanche di benzina, cioccolato e sigarette che poi vendeva al mercato nero. Era un p larrangiarsi di tutti i giovani del tempo avendo la guerra lascito soltanto miseria e desolazione. Frequentando gli alleati aveva imparato la lingua inglese che andava sempre pi perfezionando nel tempo. Dagli americani aveva assimilato il loro modo di vivere e sopratutto i comportamenti, tanto che sognava l' America ed in particolare la California. Se il regista del film l'Americano con interprete Alberto Sordi fosse stato a Vico Equense, oggi potremmo dire benissimo di aver tratto spunto per il film proprio dopo aver conosciuto Ezio. Sogno che lha accompagnato negli anni, continuando anche nei comportamenti tipici degli amaricani. Quando entrava nei bar si avvicinava al banco e con il suo solito fare ordinava un long John o un blak e white ad alta voce, in modo che tutti i presenti si voltassero a guardarlo ad occhi spalancati, mentre lui beveva

tutto di un fiato il suo whisky. Subito dopo, accendeva una sigaretta e dopo qualche boccata di fumo usciva dal bar lanciando unultima occhiata a noi ragazzi quasi a volerci dire "ragazzi svegliatevi". Eravamo agli anni 5O Ezio, amava molto i films western, da ci il sopranome di "o gangster". Quando entrava in sala cinematografica trascinava dietro di se una piccola folla di spettatori, per lo pi ragazzi e durante la proiezione del film commentava a voce alta tutte le scene hard schierandosi sempre dalla parte del pi debole, riscuotendo in sala applausi e risate di compiacimento. Quasi fosse lui il protagonista del film. Personaggio estroverso, simpaticissimo amato e stimato da tutti in paese, non ha mai dato adito a polemiche o a pettegolezzi sulla sua persona,sempre disponibile. Amava la vita comoda,coccolato dalla madre adottiva, sempre con abiti sportivi, riusciva a guadagnare bene con il suo lavoro di autonoleggio e con il commercio di compravendita di auto nuove ed usate. Gli piaceva fare la vita dell'eterno scapolo d oro,sempre contrario a qualsiasi legame fisso che potesse portare al matrimonio e che considerava una vera prigionia e fine della propria libert. Non immaginava, pero, Ezio, che l' arrivo a Vico di una giovane e bella turista fiorentina gli avrebbe sconvolto la vita. Infatti, nel mese di febbraio del 54 arriva all'hotel Aequa la signorina Clara. Toscana di Firenze, snella, alta, elegante, bruna e molto attraente. Subito notata da Ezio che senza esitare balza fuori dal bar Lauro e gli va incontro chiedendogli gentilmente se cercasse qualcuno o se avesse bisogno di altro. La signorina domanda dove fosse una sala cinrmatografica ed Ezio si offre di accompagnarla pagandole anche il biglietto di ingresso. Al momento Clara rimane perplessa da tanta gentilezza e si domanda del perch di tanto interessamento da parte di quel bel giovane vicano. Io credo che in quel preciso istante fosse scattata la scintilla, una scintilla che durer, poi, 39 anni e arricchita dalla nascita di ben 5 figli. Non che il rapporto tra i due fosse stato sempre facile, tutt' altro. Ezio dovette lottare tra l'amore che provava per la bella fiorentina e la perdita della propria libert. So bene queste cose perch i due venivano a passeggiare in via Canale sotto il nocelleto dei De Gennaro e alcune volte si soffermavano ad amoreggiare proprio sotto il balcone di casa mia. Di tanto in tanto litigavano a voce alta ed io malgrado le ante chiuse acoltavo ogni parola. Ambedue molto innamorati uno dellaltra e nello stesso tempo molto gelosi. Dopo alcune settimane di convivenza la signora lascia Vico

Equense e torna a Firenze decisa a rompere il rapporto con Ezio proprio causa gelosia. La permanenza a Firenze duro appena una settimana, durante la quale, Ezio la tempestava di telefonate e di telegrammi, finch un bel giorno la raggiunse e fece ritorno a Vico con la sua Clara. La bella storia d'amore tra i due durer solo 39 anni. Partito per Houston per sottoporsi ad un delicato intervento chirurgico, il povero Ezio, fece ritorno a casa in una bara. L'intervento era andato tutto alla perfezione tanto che subito dopo volle telefonare alla sua Clara per tranquillizzarla ed anche in quel momento cosi delicato trovo la forza per l'ennesima battuta di spirito "L' intervento andato tutto bene, cara tigre, i 2O milioni che Giorgio ha portato dall'Italia ce li andremo a divertire appena mi dimettono". Non immaginava che sopraggiungessero serie complicanze e che non si sarebbe pi svegliato. Cosi ad Houston nello stato del Texas, quel Texas di tanti fllms western e che per anni lo aveva tanto fatto sognare,si infranse il sogno americano di "Enz o gangster".

L' estroversione Di cosa sia l'estroversione non si ha una definizione letteraria esatta, diciamo che l'estroverso una persona portata verso gli altri, che ama fare qualcosa per gli altri. Gli piace donare senza avere la presunzione di vantarsene poi. E una persona ricca di amore e che prova piacere nel donarne un p agli altri. Tendere una mano a chi ne avesse bisogno, sia con gesti, sia economicamente sia con un semplice dialogo. Il suo orgoglio nellallegria degli altri. L'estroverso trova sempre i lati positivi in ogni situazione e fa quanto pu. Lo fa nei comportamenti di ogni giorno anche criticando l'ipocrisia negli altri, come in quelle persone che la domenica alluscita di chiesa si soffermano sulla soglia, bloccando luscita, per rovistare nella borsetta o nelle tasche tirare fuori la monetina e farla cadere nelle mani del poveretto seduto per terra con atteggiamenti pavoneggianti, soltanto per mettere in bella mostra la pelliccia di visone selvaggio oppure il vestito o le scarpe di marca. Questo genere di persone crede, poi, di sentirsi in pace con la propria coscienza. Secondo me, la solidariet va dimostrata tutto lanno e non necessariamente in termini economici, ma sopratutto attraverso un

sorriso e la capacit di ascolto. La persona estroversa si comporta sempre come se ci fosse qualcuno dietro che lo spinge a donare e a fare, sopratutto a donare. Essa anche fermamente convinta che vivendo tutta una vita nella gioia del donare e del perdonare, nei momenti di sofferenza ,la Misericordia di Dio render meno duro il dolore. Perch gli dar la forza del sopportare. Alla persona estroversa basta guardare un albero o un fiore e vederci dentro tutta larmonia del creato. Ha sempre il sorriso sulle labbra anche vivendo situazioni difficili. Non sempre, pero, il suo atteggiamento da risultati positivi, spesso, anzi spessissimo, dona effetti contrari. Vuoi per scarsa o cattiva comprensione da parte di chi gli sta davanti o addirittura per pura invidia. La persona chiusa in se stessa o per povert di animo per scarsa conoscenza dellamore non accetter mai i consigli, lamicizia e tutto ci che offre una persona estroversa. Il pi delle volte lo trasforma in cattiveria bella e buona non avendo in se stessa la capacit di donare. Essa tiene tutta la acredine verso il mondo che la circonda, chiusa nel proprio cuore e gli sar pi difficile comunicare con gli altri ed essere aiutata. Questo genere di persona vivr senza aver mai conosciuto un sentimento cosi bello che l'amore verso gli altri e moriranno senza aver capito quasi niente della vita stessa.

Mi piace scrivere e narrare del mio amato e bellissimo paese, delle sue albe e dei suoi tramonti collinari, i cui ricordi non mi hanno mai lasciato solo durante i miei periodi di lavoro all'estero. Mi piace narrare e ricordare della mia gente, quella gente che con onest e lavoro l'hanno fatto in parte crescere. Siano essi professionisti, artigiani artisti o operai, o ancor pi semplici persone che con la loro naturale simpatia hanno lasciato un bel ricordo del loro passaggio. Ecco perch ritornano prepotenti i ricordi che quasi quasi mi obbligano a scrivere. Vicende umane semplici e quotidiane ma sempre ricche di significato e di sentimento. Spesso nel raccontarle, i ricordi si somigliano tutti, ma per chi li ha vissuti sono una eslusivit, e se provassimo a leggerli insieme ci renderemmo subito conto di poter costruire un pezzo di storia del nostro paese e dl nostro vissuto.

Di Padre Giuseppe De Gennaro Signor paese mio, tu sei il pi bello, il pi buono e appetibile. Sei il mio. Per clima e popolo,per posizioni di monti, colli e mare. Vastit. Potevo io morir senza lodarti? Perci eccomi vivo finalmente libero, senza orfelli e maschere, spronato dalle onde sugli scogli, musica austera senza tregua, e amica.

Frate Cosimo

Giorni fa, in un piccolo bar nella frazione di S. Andrea, mentre si giocava a carte e si beveva un caff tra il vociare degli avventori e il frastuono dei videogiochi,entra un giovanotto del luogo che con voce severa e seria annuncia il ricovero in ospedale a Vico in condizioni piuttosto preoccupanti di Fra Cosimo. Come per incanto tutto quel baccano tace. Persino il gestore si ferma con la macchina del caff. Negli occhi di tutti i presenti, un velo di tristezza e in qualcuno addirittura qualche lacrima. Specialmente negli occhi di chi pochi attimi prima stava imprecando o addirittura bestemmiando per la perdita di punteggi a scopa o a tressette. La gente di S. Andrea, molto devota e legata a questo umile frate da atavici sentimenti di stima e affetto, rimane perplessa e con fede e speranza attende minuto per minuto esiti di miglioria. L'indomani pomeriggio mi sono recato a fargli visita in ospedale, dormiva. Supino con le

mani giunte in segno di preghiera e sulle labbra un lieve sorriso. Non ho voluto svegliarlo ne toccarlo, e sono uscito molto turbato per non avergli potuto parlare, pregando per una sua repentina guarigione. Parlare di questo frate francescano, umile e semplice, non impresa facile, mi sento quasi in imbarazzo non sapendo da dove cominciare, essendo tantissime le cose da dire. Giovanni Cerrese, nativo di Tramonti, piccolo paese nelle vicinanze di Agerola, giunge a Vico Equense durante i primi anni bellici presso il convento dei padri francescani e vi rimarr tutta una vita. Frate laico con mansioni di cuciniere e da cerca. Con il suo sorriso dolce e a volte ironico e con la sua umilt sempre riuscito ad ottenere ci che desiderava per il convento e a smontare le ire delle persone pi dure. Paragonato, proprio per il suo carattere dolce a frate Ginepro e per la grandiosit delle sue idee a frate Elia, due dei seguaci pi famosi del Poverello di Assisi. Infatti proprio ad Assisi che lo vedemmo con i suoi colombi e le sue tortorelle durante la famosa giornata della pace indetta dal compianto papa Giovanni Paolo II nel xxxxxx, e fotografato da grandi reporter sulle pi importanti riviste internazionali, tra cui Life. Primo ideatore della enorme statua di San Francesco di Assisi che oggi domina superba tutta Vico Equense e il golfo di Napoli. Instancabile frate da cerca a piedi nudi soltanto con vecchi sandali di cuoio e il solito saio di lana pesante di colore marrone, inverno ed estate, non si mai fermato un attimo o vergognato ad elemosinare fondi per il suo progetto, anche se a volte non mancavano risposte un p brusche. Caparbio e ostinato, riusciva sempre ad ottenere ci che chiedeva addolcendo anche i cuori pi duri con il suo solito sorriso. Ha sempre amato gli animali, caprette, colombi, tortorelle e qualche asinello che allevava su di una piccola striscia di terra poco distante dal convento e che per poterli sfamare si recava quotidianamente al mercato di Castellammare a caricare avanzi di verdure e frutta. Negli anni 70-80, qualche anima buona gli fece dono di una vecchia fiat 6OO, nella quale vi trasportava di tutto. Un giorno, mentre ritornava dal mercato stracarico di scarole, finocchi, broccoli, carciofi e frutta varia tanto che dell'auto si potevano notare soltanto le ruote ed il cruscotto, in localit Scrajo, una giovane guardia di finanza di pattuglia e da poco in forza alla caserma di Vico gli da l'alt e si avvicina per chiedere documenti di trasporto. Fra Cosimo senza scendere dall'auto e per nulla preoccupato,abbassa il finestrino e mette nelle mani del finanziere una immaginetta di San Francesco di Assisi. Fra Cosimo ha servito San Francesco

per tutta una vita e a modo suo, perch lui lo ha sempre sentito a modo suo, in umilt, allegria, onest e preghiera. Questo modo di fare, secondo me e secondo padre Nunzio, attuale priore del convento e tanti altri, il modo pi autentico e genuino. Ispirare pace una specie di dono. Non solo spiegarla o convincere gli altri a farla, ma a trasmettere il senso, nei gesti e nel tono della voce, nei modi e nella serenit dello sguardo, nella tenerezza e nell'innocenza di un sorriso. Un carisma naturale che rispecchia uno stato dell'animo e assume un significato pi profondo quando si accompagna ad una concreta testimonianza di vita.

Di Pier Paolo De Gennaro (Architetto) Equense Vico Quanti odi, gelosie, ignavie, invidie, avidit Pesanti falle che ti farebber' affondare nell'abisso dell'omonimia Ma tu meravigliosa reggi Perch con amor fraterno c' chi per un'intera mendicante vita T'ha arricchito di quest'espiante pulpito Chi ispirando carit,piet,dolcezze in silenzio quotidianamente ti risana. Quest' il belvedere de' belvederi Da dove appari immensa Ne' tuoi sereni azzurri Quest' il giardin dagli occhi santi delle tue profumate gioie Dalle piumate sinfonie Quest' lo spiritual poggiolo delle candide colombe in volo Sulle tue colline olivetate Delle preziose rupi Dalle sinuose pieghe: Quest' la dimora estrema

De' vellutati cedui tuoi Che sotto l'auree vette Del fier partenopeo avamposto Dall'altra sponda ammiro Qui dove la tua Chieia Madre Nuovamente d'antica luce splende Assisa ai piedi della Sua Crocefissione.

LE B E L L E Z Z E D I V I C O Si nun ci stato mai a Vico Equense, nun puo mai parla e stu paese bello nu piezz 'e paraviso caduto nterra e si 'nci vieni, nun te ne vai 'cchi E' circundato a tridici burgate ca 'ncuronano 'stu paese l'una a llate, sun chin 'e ulivi, aranci e nuci fini tutt'e campagne de casale Vico! 'Sti bellezze so sparse cc e ll e ne' a penna n 'o penniello e sanno fa'; Vico Equense regin e sta Penisola e tene pe' sentinella o Monte Faito! se vede proprio ca o Signor se sfeziaie a cri stu paese ncoppa chistu mare, rint 'a 'stu golfo 'e Napule e 'o Vesuvio add 'e siren 'nce cantano lammore! 'A qualunque 'o punto tu ammiri 'o panurama, subbeto te vasani llonne 'e chistu mare, e 'a sera se sprigiona d'e lampare armoniosa e allere 'a voce do marinare. Si siente sta melodia ncoppa llonne te pare nu Paraviso sta terra dammore, te sient'o core ca suspira e nun saccorge ca sonna o suonno cchiu bello dellammore! Pe' chistu mare, stu sole e st'aria profumata, turisti e tutt'o munno veneno cc, s'annamorano de spiagge e de' bellezze toie e sti tesori ca tu tieni rint 'o core! Perci sti stranieri, appena primmavera, veneno 'cc e te ne vulessero purt, ma nu suonno, Vico Equense mia, tu si' a mia e nisciuno te po pigli!... Angelo Mercurio

VICO EQUENSE Sei tu, Vico Equense, il gran decoro di questa plaga ubertosa di verzura, tra la roccia ed il mare incastonata tra tredici villaggi tu sei ammaliata Tu dellantica Aequa sei figlia diletta a, quando de gli abitator lor vestigia Tramontaron con gli dei nei bianchi flutti, tu sorgesti, o Vico per belt e nuovi frutti! Il dAngi nuova impronta ti di, e nellaprir il varco ai tuoi monti, tu fosti di gran vanto profusa per scienza eccelsa, arte e musa! Qual leggiadra pulzella sei, Vico ridente, duna soave primavera, dun ciel splendente; e, quando tra l luccichie de la lampare si sprigiona una canzon dal mare, nel core, o terra avita, la melodia si muta in dolce nostalgia!... Il mar tuo per tutti ricchezza, per il turista il tuo clima dolcezza ch te, Vico vuol sol ammirare! E, per color che non sanno stimar Il patrimonio che il creator ti di, di tu che di tesor sei piena! Mi doni energia, salute e belt Con lacqua che sgorga da lo scrajo; ed offri nella vetusta Cattedrale ad ammirar lopre de gli avi. Tu splendida, tu altera per il Faito che, superbo, tra i Lattar primeggia, sei, o Vico Equense, prodiga e benigna a tutti accogli al tuo pregiato sen

Angelo Mercurio 28 ottobre 1957

Angelo Mercurio (26.12.1913 -21.11.1962) Professore della scuola elementare di Vico, stato uno degli insegnanti pi attivi degli anni 50. Incline al dovere ed alla disciplina era l'uomo al quale le istituzioni si rivolgevano ogni qual volta bisognava organizzare una manifestazione, una sfilata una ricorrenza. Amante dei giovani, aveva costituto il circolo "FIDES" che sosteneva a sue spese anche se ai familiari diceva di ricevere i contributi da Achille Lauro. E' stato un uomo amato e odiato per la sua dichiarata fede politica al partito monarchico "Stella, Corona e Fiamma". Nonostante tutte le vessazioni, le contrariet le pressioni subite, rimasto sempre coerente politicamente e ci ha contribuito ancora di pi a farsi dei nemici. Una cosa comunque non gli si pu negare: l'amore e la dedizione per Vico Equense che ha esternato fino alla morte attraverso la poesia. Certamente la sua pi nota composizione resta "Vico Equense mia" la canzone scritta e musicata nell'aprile del 1955. Altre canzoni su Vico Equense sono state create da autori piu' celebri di A. Mercurio e lanciate da noti cantanti napoletani, ma nessuna ha lasciato il segno. una curiosit: "Vico Equense mia" fu composta nell'aprile del 1955 con l'intento di registrarla e farne omaggio al Re Umberto in esilio. La registrazione avvenne in casa di Franco Oliva e fu eseguita al pianoforte dal compianto Ciro Di Guida, pap di Natalino, e fu interpretata da Tino Oliva. Successivamente a farla conoscere nell'ambito cittadino fu Franco Oliva, come dimostra anche la dedica dell'autore sotto i versi della canzone che recita: al mio carissimo amico Franco Oliva, unico migliore interprete di questa mia modesta canzone al nostro tanto caro paese natio. Con ammirazione ed imperitura stima Angelo Mercurio 26.02.62 Un'altra canzone scritta nel giugno 1956, sempre dedicata a Vico s'intitola ncopp' a 'llonne 'e Vico. Fra le poesie pi note del prof. Mercurio vi quella intolata Vico Equense dell'ottobre 1957 e e bellezze e Vico scritta nel maggio 1960. E' stato anche autore di testi teatrali scritti per gli alunni delle elementari e i giovani della FIDES. Tra i pi noti: L'albergo del silenzio commedia in due atti e "Miseria e carita" bozzetto drammatico in un sol atto.

In ricordo di Don Mario Buonocore (da appunti di Franco Oliva del 29/04/1992) I ricordi di questo personaggio dal grande carisma sono legati in prevalenza alla vita trascorsa nell'azione cattolica ed di questo periodo che desidererei parlare, perch questi momenti che sono rimasti in modo indelebile nella mia mente, danno la possibilit a chi non lo conobbe di cogliere alcuni particolari della sua complessa personalit. Come possibile,si chiedeva la gente,che un capitano di lungo corso,con prospettiva di una brillante carriera, abbia sentito la vocazione sacerdotale?. Probabilmente qualcosa di grande e di inspiegabile capitato a quest'uomo e che lo ha indotto ad abbandonare la vita di mare per abbracciare quella della Chiesa, che ha sempre servito con grande amore e devozione. Don Mario, nonostante avesse l'aria di un uomo superficiale o approssimativo, era invece l'esempio classico della perfezione. Amava molto i giovani e ci diceva sempre che dovevamo ampliare il raggio di conoscenza, in quanto il nostro bagaglio culturale era racchiuso in quella fascia di terra che andava dal Monumento ai caduti alla villetta comunale: quello era l'unico itinerario delle nostre passeggiate. Noi, giovani, osservava Don Mario, dovevamo toglierci di dosso quella scorza che ci copriva e non ci lasciava respirare aria nuova e fare nuove conoscenze. Per quei giovani avrebbe dato la vita, ma quanti di noi col passar degli anni si sono dimenticati di quell'uomo che era stato non solo un amico, ma sopratutto un padre. L'attaccamento alle tradizioni era una regola fissa e da rispettare, anzitutto in associazione. A Natale con Don Mario si doveva giocare a tombola ed a mercante in fiera, alla vigilia di capodanno alle otto di sera bisognava cantare la canzone di capodanno con il beneaugurante lancio della pietra, il luned di Pasqua c'era la gita sciale. Nel periodo dei morti bisognava regalare e ricevere torroncini. Un'altra tradizione era la rottura della pignatta. L'operazione avveniva nel periodo di carnevale sul marciapiede adiacente la sede. La tradizione che ha cercato di tenere in vita fini alla sua morte stata senz'altro quella del presepio. Dell'arte genialit e gusto che ha profuso nel presepio hanno parlato tutti ed stato in questo campo riconosciuto un vero maestro. L'amore per l'arte e la passione per questa bella tradizione avevano fatto si che

Don Mario continuasse, anche dopo l'aver abbandonato l'attivit parrocchiale, a costruire il presepio nella sua abitazione al viale della Rimebranza. E cosi il pellegrinaggio continuato negli ultimi anni a domicilio ed ancora una volta gli amici, i simpatizzanti, i vecchi soci del Circolo Cattolico di Vico Equense, hanno potuto rivivere nei ricordi di quei bei tempi che non ritorneranno pi. FINE

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