Sei sulla pagina 1di 9

Marco Aurelio Cusano - Vita di monsignor Giacomo Goria vescovo di Vercelli (1676 ) Vita di monsignor Giacomo Goria vescovo

di Vercelli Informazioni sulla fonte del testo ? Avviso al lettore [p. 5] Vita di Monsignor Giacomo Goria Vescovo di Vercelli. DELLA Vita, et Attioni di Monsignor Giacomo Goria Vescovo di Vercelli degnamente n havrebbe scritto un Padre Panigarola di somma Eloquenza, pur il Padre Fedele da San Germano nel Vercellese, Religioso Cappuccino, e Predicatore di maravigliosi effetti, e di non ordinaria facondia, ed assieme certissimo Testimonio di molti Operati del medesimo Monsignor Goria. In mancanza dunque di s pregiati Scrittori , e per accennare in parte le memorie di s degno Prelato, convien dirsi, come il nascer suo si fosse nel Luogo di Villafranca Diocesi d Asti, nel Piemonte, l anno mi lle cinquecento settant uno, d honestissimo Linaggio, e Religiosi Parenti. Questi, m entre che pot scioglier la lingua, e formar i primi accenti, si dilettava assieme di conoscer i primi Elementi delle Lettere; indi sollevato all intendimento della latinit, e poscia divenuto rafinato Rettorico, volendo dimostrare l animo suo incl inato a pi perfetto stato, si prese l Habito [p. 6]d Ecclesiastico, che le f conceduto da Monsignor Vescovo d Asti, il Padre Fr Francesco Panigarola, Religioso de Minori Osservanti: Per tanto riconoscendosi in stato, et Habito d Ecclesiastico, maggiorm ente attendeva alla perfettione de proprj costumi, che sempre spiravano candore, ed innocenza ricordevole,[1] che regolarmente l Habito Ecclesiastico si talare, co me il Feminil uso, per darsi a conoscere fecondo altres di virt, ed attioni dimost rative di vera Religione, mondezza di cuore propria, per atterrire i Spiriti Inf ernali, come aponto avvenne, e rest sperimentato: Posciache ritrovandosi in que te mpi nella Citt d Asti una particolar Donna assediata da s fatti Spiriti, pi volte aju tata con Essorcismi, conforme i Riti di Santa Chiesa, non le f riuscibile la desi ata liberatione, se non quando d ordine di Monsignor Gioanni Stefano Ajazza, Nobil e Vercellese, Vescovo della medesima, convenne, che un tal Prete Santina, Religi oso d aggiustata coscienza, si valesse de gl Essorcismi nella Cathedrale Chiesa in e ssa Citt, et a beneficio di detta Donna, che pur afflitta, e mancante per i conti nuati battimenti, che diabolicamente [p. 7]l aggitavano, suggestione del Demonio h ebbe dire: N t, n Giacomo Goria mi far uscire da questo Corpo; di ci avvisato esso Mo nsignor Vescovo Ajazza, sped subito, per haversene contezza. Erasi all hora il Gori a minor Chierico, attendendo a Studj nella stessa Citt d Asti; onde presentatosi a Monsignor medesimo, ricev espressa commissione d essorcisare la stessa Donna,[2] e per non tantosto diede principio a s fatta Impresa, che il Demonio stesso sgridand o, diceva: Lasciami, che parto, e mi vado, non mi tormentare. Et essendo il Demo nio Padre della bugia, poco vi cred il Goria, per il che lo constrinse ad abbando nare quel Corpo, e di non pi ritornarvi, anzi che di ci gli ne desse certissimi se gnali; E tanto fece lo Spirito Infernale, con la total rottura d una delle Vetriat e alle Finestre della stessa Chiesa, che pur rese maraviglia alla Citt, e partico lare consolatione a Monsignor Ajazza, e giontamente alla miserabil Donna liberat a da s horrendo assedio. Non lasci il Demonio di far sue vendette verso il Chieric o Goria, mentre pi volte, di notte tempo, et nella propria Camera, ove solitario si dimorava, [p. 8]vi fece diversi turbamenti, come con strepitosi agitamenti, p aventosi spettacoli, e simili Infernali stordimenti, che tutto nulla stimando, a nzi sempre pi coraggioso, maggiormente l affliggeva con Sante Orationi, ed Opere di Christiana piet. Per primitie dunque dovute a suoi meriti, s hebbe il Priorato nel Luogo di Villanov a nell Astegiana, indi venne promosso all Arcipretato del medesimo Luogo, a piena so disfattione di que Popoli.

Regnando ne stessi tempi il Serenissimo CARLO EMANUELE Duca di Savoja, desideroso altres, che i Serenissimi Principi suoi Figliuoli s havessero un Ajo, e Direttore pr oportionato all essere, e qualit loro, n conoscendovi altro pi degno, che l Arciprete G oria, in tal conformit venne eletto, et assignato per la reggenza de medesimi Prin cipi; In qual caso si pu verisimilmente credere, che il Serenissimo CARLO EMANUEL E le dicesse, come gi Filippo R della Macedonia, mentre consegn Alessandro suo Figl iuolo ad Aristotile suo Precettore, che pur incaric,[3] dicendo: F che tale ne sij l educatione, ch indi sij riconosciuto [p. 9]essermi veramente Figlio, non degenera ndo da suoi Natali, si come t suo zelantissimo Custode, e Padre (cos leggendosi) Ef fice ut ipse sit mihi Filius, tuque ipsi Pater. Onde dalla maestosa benignit, ed accorta affabilit gi propria de medesimi Principi, benissimo poteva arguirsi, quali si fossero le virt altres proprie dell Arciprete Goria loro Direttore. Si riconobbe dunque il Serenissimo Duca in obligatione di gratificarlo, attesi i suoi meriti, sendo similmente versatissimo nelle Scienze di Filosofia, e Teolog ia, oltre l esser laureato con degno Titolo di Dottore nella Canonica, e Civil Rag ione: E per in occasione di vacanza della Tesoreria, Dignit singolare nella Metrop olitana Chiesa di Torino, ed informato il Papa, quali si fossero i meriti del Go ria, ad instanza, e preghiere del Serenissimo CARLO EMANUELE, gli ne fece la gra tia. Non contento il Duca medesimo di vedersi Monsignor Goria posto in tal Dignit, e r iguardando assieme l importare dell Eminentissimo stato, in che si ritrovava il Sere nissimo Principe Cardinale MAURITIO suo Figliuolo, all hora si promise felicissimi gl esiti d ogni qual importante affare, che [p. 10]venisse intrapreso dal medesimo Pr incipe Cardinale, quando Monsignor Goria l havesse assistito col prudentissimo suo sapere; per il che il Serenissimo Duca sommamente grad l elettione di lui per Audi tore dell istesso Principe, come che col provido suo intender, ed accorte maniere, fosse per risolver ogni qual incontro di difficolt, che ricerchi l humana finezza pe r l attese speditioni. Per tanto il Divin volere, ch in quei tempi dispose l estremo vivere di Monsignor Gi oanni Stefano Ferrero Vescovo di Vercelli, diede giontamente felice apertura all i stesso Duca CARLO EMANUELE, et a Serenissimi suoi Figli di maggiormente publicare i meriti di Monsignor Goria, posciache attesi i suoi lodevoli Operati, e nobili maniere di gi sperimentate a piena sodisfattione de medesimi Principi, e d universa l ammiratione, parve al Duca stesso cosa molto spediente, e di tutto proposito i l compensare la mancanza di Monsignor Vescovo Ferrero da questa mortal vita, ed assieme consolar i Popoli della Citt, e proveder alla Chiesa di Vercelli, col des ignare Monsignor Goria per Vescovo della medesima Chiesa. In [p. 11]qual conform it la medesima Altezza di Savoja lo present al Papa, supplicandolo dell ammissione; A che fare, non solo non vi f difficolt alcuna, m bens gradimento, sapendosi di qual merito si fosse, che pur portatosi in Roma, et avanti chi si deve, per il dovut o Esame, le venne data l elettione dell Esame, se in ordine a Sacri Canoni, Teologia, pur de Casi di coscienza; onde (come ben assicurato sopra qual materia d esse prof essate Scienze) si rese pronto all altrui arbitrio. Approvato poscia con non ordin aria lode, ne segu la commissione dell istesso Papa Paolo Quinto al Cardinal Scipio ne Borghese, per la conveniente Consecratione, solennizzata pur in Roma li vinti otto del mese d Agosto nell anno mille seicento undeci; indi nel mese di Novembre[4] del medesimo anno ne f preso il possesso del proprio Vescovato di Vercelli per m ezzo di speciale Procuratore. Esso Monsignor Vescovo si dispose per il suo solenne ingresso in Vercelli, che f li sedici di Decembre nel medesimo anno mille seicento undici,[5] sendo in tal c aso dal Capitolo, e Canonici della Cathedrale Chiesa, e [p. 12]Clero di Vercelli , come altres dalla Nobilt, e Popolo della medesima Citt festosa, e gioliva incontr ato, e seguentemente accompagnato, e servito. Sendo poscia in Torino, ove havendosi soggetto di discorsi con quelle Altezze, c

irca l obligationi proprie del Vescovo verso la sua Chiesa, hebbe perci il medesimo Duca CARLO EMANUELE a pronontiare parole ben degne, dichiarandosi amorevole par tiale della Chiesa, e total libert dell Officio spettante al Vescovo; Animato dunqu e Monsignor Goria da s Christiano, e Religioso dire, pens alla ricuperatione del L uogo di Coconato,[6] et altri effetti; indi alla manutentione de Macelli in Biell a, il tutto come dovuto alla sua Vescoval Mensa di Vercelli, a qual fine porgend one Memoriale espresso al Papa per tali interessi, e raccorrendo assieme a Sua A ltezza per le medesime ragioni, ne f subito spedita commissione a Ministri di Came ra per ogni pi pronta risolutione, a beneficio della Chiesa; In qual conformit si spedirono Atti per Scritture di publica fede, che pur dovendosi produrre in temp o per l opportune [p. 13]giustificationi, ne rimase il Vescovo deluso, e defraudat a la Chiesa, merc l avversante volere d alcuni di quei Ministri, da quali surrepiti l Or iginali memorie, si viddero assorbite, ed affatto suppresse le fondamentali ragi oni; indi resa vana l intentione di chi era tenuto alla conservatione dei meriti, e giurata difesa di sua Chiesa. Sono i Principi, per loro natura, di delicata, et aggiustata coscienza, ancorche tal volta diversamente predicati, mentre s fatti Ministri oprano con maniere dif ferenti dalla retta mente de loro Principi, per se stessi Angioli in terra. Esemp io si il Martirio di San Tomaso Vescovo di Cantuaria nell Inghilterra, mero operat o de pravi Ministri. Ancor la perdita del medesimo Regno sottrattosi dalla vera R eligione, e Direttione di Santa Chiesa, si fu per atto di seduttione eccitata da falsi Ministri. Ancor numerosi esempi s accennarebbero, se il presente Discorso c os ricercasse. Il Sommo Pontefice Paolo Quinto, per testificare in parte la stima, che faceva d el valore, e meriti di Monsignor Goria; Ecco, che (di proprio moto) il dichiar su o Domestico Prelato,[7] e Vescovo Assistente nella [p. 14]Capella Pontificia; E conoscendo similmente di qual vantaggio sarebbe stata alla Chiesa di Dio l aggrega tione di s eminente Soggetto al Collegio Apostolico, senza dilatione ne sarebbe s eguito l effetto, et assieme s havrebbe dato a conoscere, che se (per Privilegiata C oncessione) le conveniva il Manto di Porpora, come Vescovo di Vercelli, tanto ma ggiormente gli era dovuto per conveniente tributo, per ragione de suoi proprj mer iti, in aumento de Soggetti verificati sostegni di Santa Chiesa, quando altro com munal accidente d original oggetto non l havesse ritardato. Convenne all istesso Vescovo sentir particolar pena, mentre si vidde ne prossimi sc orsi anni la Citt di Vercelli assediata dall Armi del R di Spagna, posciache quivi s a ccamp l Armata ben di quaranta mila Soldati, che con trent otto Pezzi d Arteglieria da Batterie, et dalli vintiquattro di Maggio, sino li vintisei di Luglio, l anno mill e seicento diecisette la cinsero, et occuparono i Posti, e le Venute, di modo ch e esclusa da ogni humano soccorso, le convenne (ancor sotto honorati patti, e ge nerose conditioni) ceder alla forza, e potere del [p. 15]medesimo R, che pur dopp o haversi tenuta la medesima Citt per un anno intiero, ne fece total rimessa al suo natural Signore il Duca di Savoja CARLO EMANUELE Primo; Di che havendone altri scritto di proposito, come Pietro Gioanni Capriata, a loro Discorsi, et Historial i racconti, convien per hora rimettersi. Ritornato poscia Monsignor Goria da Roma alla sua residenza in Vercelli, fece le Visite di sua Diocesi, come richiede l Officio di Vescovo; indi l anno mille seicen to diecinove celebr il Sinodo, formando Decreti, et ordinando Provisioni salutevo li all Anime de Fedeli. I continui, ed incessanti richiami de gl Ecclesiastici, ch a lui, come a proprio Pad re raccorrevano, sendo indiscretamente oppressi, e violentati da gl Essatori di Co mmunit al pagamento di Taglie, e Carichi, dalla ragione vietati, da Imperiali Priv ilegi eccipiti, e per Canoniche Provisioni, ed Apostolici Decreti, a conservatio ne dell Immunit, e Libert Ecclesiastica, espressamente inhibiti,[8] l obligarono a par ticolar vigilanza, per resistere a simili ingiustitie, ed assieme a [p. 16]gl abus i (ove mancava il merito di godersi tal preteso Privilegio.

Onde nella difesa di tal Immunit, permise Iddio, per accrescergli il merito di tal virt, che rimanesse acremente adentato da Ministri di Stato app il Serenissimo Duca CARLO EMANUELE, che pur, come Principe di benignit, ascoltava bens gl Accusatori, a ssistiti da Camerali poco amanti, ch il Principe si viva quieto da interni rimorsi; m pur doppo fatti i dovuti riflessi, soleva dire: Il Vescovo di Vercelli Huomo da bene. Che non ostante, ansiando tuttavia tali Ministri, non lasciarono di forma rgli querela, dicendo, esser egli il struggimento del Regio Patrimonio, soggiogn endo esserne tenuto al risarcimento, ancor per l importar di molte migliaia; A che rispondendo, per difesa del Patrimonio stesso, diceva esso Monsignor Goria, have r anzi liberato la coscienza del proprio Principe dalle obligationi della restit utione d altra simile somma, come indebitamente essatta. Furono perci indicibili i guai, e le tribulationi, che generosamente sostenne, re ndendosi per altro non inferiori le consolationi, che per degna compensatione le venivano suggerite nell interno. [p. 17] Non si f mentione delle minacce, che gli vennero fatte da un mal Ministro, ne temp i, che la propria Citt di Vercelli era detenuta dall Armi di Spagna, doppo il mille seicento trent otto, posciache pretese angariare gl Ecclesiastici, cotizzandoli a t ributar quantit de grani, a che pur resistendo Monsignor Goria, tant oltre ancor s ava nz il medesimo Ministro, che si dichiar di subito precipitarlo dalle finestre del Palazzo, in caso d oppositione; Di che non paventando l animato Vescovo, hebbe a ris ponderle parole di singolar carit, e proprie di zelante Pastore; Indi facendogli conoscer, che la grandezza de Principi, et essaltationi delle loro Corone si furo no sempre effetti del timor di Dio, e riverenza verso i suoi Sacri Ministri, add ucendo in prova di tal verit manifesti Esempi; partissi all hora il Cavaliere sodis fatto, ed assieme pentito del passato officio con s fatta violenza. Altri simili incontri convenne haversi, e che lo fecero incanutire prima del tem po, si potrebbero accennare, quando non s attendesse alla brevit de Discorsi; A qual ef fetto si tralascia ancor d esprimere un infame Elogio, sij Libello Famoso, che [p. 1 8]contro l innocenza, zelo, e vive Virt proprie del medesimo verso il suo Gregge, v enne temerariamente composto, e sfrontatamente manifestato alla maggior parte de lle Persone da un tal indegno Cittadino Vercellese; Da che ne rimase s battuto, et attonito il buon Prelato per s sacrilega mano, e maledica lingua, che in atto di conferenza, a proprio sollievo, si rendeva abbandonato, e cadente. E ancor vero, c havendo egli rimessa la vendetta a Dio, come cosa a lui riservata, ne segu, che l A utore, et il Collaudatore di tal Libello si viddero in tal tempo, uno, respettiv amente, de suoi Figliuoli spiritato, indemoniato; Et perche gl Essorcismi, e simili ajuti gi mai, per Divin volere, furono sufficienti a liberarli da s horrenda oppr essione, mancarono finalmente all humano vivere; Non mancando altres l istesso Demoni o di dargli a conoscer di quanto imperversata natura si sia; mentre pi volte se g li presentato, con atto di rapirse il medesimo Autore, in avviso de suoi Operati; cos ordinato da chi provede al tutto. Permise Iddio, che s fatto Autore, acciecato contro la Chiesa, ed alla cieca [p. 19]tracollando sempre pi nelle Censure Ecclesiastiche; indi, come da profondo let argo assorbito, se ne viva scordato affatto di se stesso, non altro stimandosi a propria riputatione, che l operare a danno della Chiesa; forse per dar a conoscer e a gl Ecclesiastici le loro mancanze, sperandosi assieme, che Dio, per sua miseri cordia, le havr piet, con dargli lume per conoscere il suo errore con vero pentime nto, e ricuperatione assieme della sua santa gratia. Conoscendo Monsignor Goria essere i Padri Monaci Riformati di San Bernardo della Congregatione Fogliense di molto frutto al Christianesimo; perci (havendosi prem esse le dovute circonstanze) gl introdusse in Vercelli nel giorno dieci di Marzo d ell anno mille seicento vintidue,[9] con assignatione, per i loro Divini Ufficj, e conveniente Hospitio, della Chiesa, con suo Habitato, detta la Madonna di San V

ittore, di consenso pur, et a sodisfattione de proprj Confratelli Disciplini. A qu ali Religiosi Monaci Monsignor Vescovo Goria assign, e vi ced a loro perpetuo uso, et usufrutto la Cassina, e Beni, detti la Chiapuzza, nel [p. 20]Finaggio del Lu ogo di Ronsecco nel Vercellese, Feudali della propria Vescoval Mensa. Inoltre,[1 0] per Atto d altra simil unione, invest i medesimi Monaci del Beneficio Priorato d i San Bernardo, il cui Titolo, e possesso si nella Parochial Chiesa di San Berna rdo, officiata dalli Padri Eremitani di Sant Agostino, detti della Congregatione d i Lombardia, havendosi annua Pensione sopra i Frutti d esso Beneficio posto nel Fi naggio di Carezzana, il cui ultimo Titolare si f Christoforo Berzetto di Buronzo. Altro simil motivo rese persuaso esso Monsignor Vescovo all introduttione delle es emplari Monache Claustrali, dette della Visitatione, instituite gi dal Beato Fran cesco de Sales, Santissimo Vescovo di Geneva nella Savoja, professandosi la Rego lar Osservanza di Sant Agostino, a quali venne assignato[11] per il loro officiare , e conveniente Habitatione la divota Chiesa di Santa Maria delle Gratie, col su o vasto Monastero in Vercelli, l anno mille seicento quaranta due, li trenta del m ese di Giugno; et di presente sotto la Disciplina, e regolata Direttione di [p. 21]zelante Superiora, e pia Madre, la divota Suor Margarita Michel della Borgogn a Contea, e che gi li quatordici d Agosto dell anno mille seicento diecinove ricev l Hab ito Monacale, e lo Spirito assieme del lor Fondatore, e Padre Beato Francesco de Sales, e giontamente per mano della lor propria Beata Madre; indi fatta sua sol enne Professione nel Monastero della Visitatione in Anesi l anno mille seicento vi nti. Venuta poscia in Vercelli, ed accettata per degna Superiora in esso Monaste ro li dodici del mese d Ottobre dell anno mille seicento cinquanta sette, cos d ordine espresso della Sacra Congregatione, diretto al proprio Scrittore, come per Lette ra, in Data delli diecisette d Agosto nel medesimo anno mille seicento cinquanta s ette. In mentre si discorre del Beato Francesco de Sales Vescovo di Geneva, altres conv eniente, che si facci mentione, come la Citt di Vercelli hebbe l honore d haverselo p er pregiato Hospite; posciache nell anno mille seicento dieciotto, nel mese d Aprile , in occasione, ch il medesimo Beato Francesco si port in Roma,[12] non solamente f [p. 22]di passaggio in Vercelli, m ancor vi dimor per alcuni giorni alloggiato nel la Casa, hoggid del Commendatore Stefano Ajazza. In tal tempo vi celebr la Santa M essa nelle Chiese della Santissima Trinit de Padri Gesuiti, di Sant Agata delle Reli giose Monache Humiliate, et di San Pietro Martire parimenti delle Religiose Mona che di San Benedetto. Vi furono del continuo de pi scelti Nobili Cittadini al cort eggio, et a servirlo nell andarsene per la Citt; Et essendo, che in atto di seguirl o, si discorresse, come la celebratione di Messa di Monsignor di Geneva si fosse longa, sentito ci dal medesimo, hebbe a risponderle: Signori verissimo st, che la Santa Messa si f longa, mentre si scarsa la divotione. Per maggiormente dunque infervorare le menti de Divoti verso la Gran Madre di Dio , mediante il suo Santissimo Simolacro, posto nel Monte d Oropa, procur esso Monsig nor Goria, che con ogni pi espressive dimostranze d apparati, e fasti, si devenisse all essecutione della premeditata Coronatione del detto Santissimo Simolacro dell a Beata Vergine; onde havendosi premesse le dovute diligenze in preparare, [p. 2 3]disporre per ogni conveniente Attestato di riverente affetto (che benissimo s in tende nella lettura dell Historia, et Informatione stampata in Torino l anno mille s eicento cinquanta nove) ne segu ogni possibile, e solenne Atto di tal Coronatione , celebrato li trenta del mese d Agosto nell anno mille seicento vinti, ancora di pr opria mano di Monsignor Vescovo, gionta la fruttuosa assistenza dell Insigne Predi catore della Parola di Dio il Padre Fr Fedele da San Germano nel Vercellese, de Re ligiosi Cappuccini Minori di San Francesco; Che pur vivendo, di non ordinaria ed ificatione, e col vivo esempio di Christiane loro attioni, obligarono ciascuno a riverirli, et amarli: e per sendo gi d ordinaria habitatione nel Monastero della di vota Chiesa, detta Santa Maria in Vezolano, Suburbio della stessa Citt di Vercell i, ove agitati da quell Aria, come nociva, n potendovi resistere, senza l impegno del la corporal salute, furono invitati a retirarsi da quell Habitato, quantunque comm odo, e delitioso, gionto il frequentato corso de Popoli, ancor stranieri, ad ivi

divotamente riverire il Miracoloso Simolacro della Beata Vergine Maria, e che ne [p. 24]precedenti tempi erasi Titolo di Priorato; indi ceduto dal Priore Bernard o Langosco Stroppiana a medesimi Padri Cappuccini, facendosi il loro ricovero ent ro la medesima Citt; A qual effetto, nell anno mille seicento vinti,[13] i Cittadini V ercellesi, per atto di loro innata piet, diedero pronto principio al nuovo Monast ero, e Chiesa, sotto l Invocatione della Nativit della Beata Vergine, e del Beato A medeo di Savoja; Il cui Choro similmente f principiato nell anno mille seicento vin ticinque, sendo poscia il proprio Altar Maggiore consecrato da Monsignor Vescovo Goria nell anno mille seicento vintinove, et i medesimi Padri Cappuccini traporta ti dal detto loro Monastero di Vezolano nel loro moderno in Vercelli l anno mille seicento vintisette, restando poscia il detto Monastero di Vezolano unito all Offi cio della Santa Inquisitione in Vercelli nell anno mille seicento trentacinque. Desideroso altres di giovare al Luogo di Villafranca nell Astegiana, sua Patria, vo lle, mentre viveva, disporre d egreggie somme de denari collocati a Banco,[14] a f ine, che [p. 25]ivi si fabricasse honorevol Tempio, sotto l Invocatione, e Titolo di Sant Elena, ed assieme commoda Habitatione per alcuni Religiosi, detti Oblati, sotto le Regole, et Instituto dell Arcivescovo San Carlo Borromeo, come li residen ti nella Chiesa di San Sepolcro in Milano, Seminario di Persone, che con la loro Dottrina, e bont di vita servono d alluminamento a Fedeli di Christo, supplendo ass ieme in mancanza de Rettori delle Parochiali, ove oltre l erettione della Chiesa, e Casa sudetti,[15] vi stabil sufficienti Redditi per conveniente sostentamento de medesimi Ecclesiastici. Volendo similmente, ch il Seminario Ecclesiastico di Torino, giontamente col medes imo Luogo di Villafranca, ne sentisse particolar beneficio; A tal effetto, e per At to d irrevocabil dispositione, v assegn altri Redditi sufficienti al mantenimento di dodeci Giovani inclinati allo studio di buone Lettere, dovendo nominarsi, e pres entarsi da suoi Parenti, che scielti, si leggono nel predetto Atto. Come zelante altres di suffragare l Anime de Fedeli, institu il segno, e hoggid si [p. 26]d nella sera doppo il solito avviso dell Ave Maria, per ravvivarne la pia memor ia di tributarle un Deprofondis, altro simil Christiano soccorso. In tal conformit dovendo altres provedere all anima sua di perpetuo suffragio, e ric ordevole assieme di quell eruditione, e vera insegnamento, cio:[16] Male sibi consu ltum vult, qui Animam suam Hredibus committit; Avvertito perci d assicurarse tal Pro visione, fece impiego d egregia somma de Denari nelle mani della Citt stessa di Ver celli, con facolt al medesimo Capitolo di Sant Eusebio d haversi annualmente i frutti , e convenienti utili, a fine, che servino per la manutentione della celebration e di Messa quotidiana, perpetua in essa Chiesa di Sant Eusebio, oltre l Anniversario , che ivi si solennizza giontamente con numero di Messe in voce privata, nel ter zo giorno di Genaro di ciascun anno, come giorno memorativo del suo passaggio all al tra vita. Ancor il Collegio de Beneficiati nella medesima Cathedrale s hanno particolari Redd iti dal Commune del Luogo di Caresana,[17] attesa certa capital somma de Denari [p. 27]pagati dal medesimo Monsignor Goria, ad effetto, che per essi stessi Bene ficiati si celebrino altri simili Anniversarj. Se bene le Scuole della Dottrina Christiana in Vercelli sijno frequentate dalli Figliuoli,[18] cos indotti da chi si deve; non v dubio, che venendo allettati con p ueril interesse, non si rendino pi pronti, e numerosi all apprendere gl insegnamenti della Christiana Religione; E per esso Monsignor Goria, zelante, che i Figliuoli s appiglino ne primi suoi anni all intendimento di quello concerne la propria salute, dispose col real impiego app la medesima Citt di Vercelli tanto maggior capitale per il Reddito annuo perpetuo di cinque Ducatoni d Argento per la provisione di di vote Imagini, Agnus Dei, e simili, da distribuirsi nelle medesime Scuole a Figliu oli diligenti, et animosi nelle dispute, e competenze, che s hanno per essercitarl i, e renderli informati di quello deve sapere chi professa la Fede, e Legge di C

hristo Signore; E tanto s osserva. Oltre poscia l haver giovato al Seminario Ecclesiastico in Vercelli con le unioni de [p. 28]Beneficj,[19] e precisamente del Priorato di San Pietro in Craviasco, d el Priorato di San Vincenzo in Cavagli nel Vercellese, et in altre pi maniere; In mentre pur viveva,[20] fece spontanea cessione al medesimo Seminario d ogni suo mo bil havere, con obligatione per di publiche Scuole di Grammatica, di Lettura di F ilosofia, e come per Atto di Legal Scrittura. Finalmente non tanto per l incarco d anni, che per i continuati flussi, e riflussi p ortati dall incalciamento di tribulationi, e pene, si conobbe Monsignor Goria pros simo al finimento di sua natural vita; onde soleva dire, che si stimava mancante al Mondo, come dominato da quattordici Climaterici, che pur si verificavano, co ntandosene undici nell et sua di settanta sett anni, numero formato di settenarj; Alt ro Climaterico s avvertiva, sendo egli il centesimo settimo nella Serie delle Pers one, Vescovi di Vercelli (posto ch il Cardinale Gioanni Stefano Ferrero facci un s ol Personaggio, come s dubitato nel Discorso Nonagesimo [p. 29]ottavo.) Indi pur i l decimo terzo s attendeva, mentre si dimostrava di trenta sett anni di Vescovato, e Cura Pastorale; et il quarto decimo Climaterico veniva compirsi, essendosi all ho ra ne gl anni mille seicento quaranta sette. Da qual verit non si scost in fatti, me ntre contandosi i giorni lunari, si giustifica pontualmente il tutto. E per giont o nell et d anni settanta sette, et di Vescovato trenta sette, nel terzo giorno di Ge naro del mille seicento quarant otto rese felicemente lo Spirito suo a Dio. Non si manc di celebrarsi le convenienti Essequie, con solenne Funerale, sendovi assistente Monsignor Don Antonio Tornielli Vescovo di Novara, e giontamente Don Gioanni Gildebia Spagnuolo, Cavaliere di San Giacomo, e Governatore di Vercelli per Sua Maest Cattolica,col seguito della Nobilt, e miglior parte del Popolo Verce llese. Recitatosi dunque l Officio de Morti dalli Religiosi Regolari, a vicenda, con le co nvenienti Cerimonie; indi doppo il recitamento di Funebre Oratione, degnamente f atto da uno de pi ingegnosi Seminaristi, hora Religioso Cappuccino, col Nome di [p . 30]Fr Fedele da San Germano nel Vercellese, si f levato il Corpo nella Sala Magg iore del Vescoval Palazzo; indi a sodisfattione della Citt, processionalmente por tato, seguito altres da numero di Poveri, che riguardando la mancanza di Monsigno r Goria, maggiormente riconoscevano le miserie loro, come abbandonati da chi li sovveniva con ogni generosa piet. Gionto poscia il Clero Secolare, e Regolare nel la Chiesa Cathedrale, ed ivi, nello spatio maggiore posato il proprio Cadavero, e fattegli altra Oratione delle lodi dovute a s meritevole Prelato; indi con fune bri canti, flebili voci, ed universal mestitia ne f fatto honorevole Deposito; Tr aportato poscia il medesimo proprio Cadavero nel gi detto Luogo di Villafranca (c onforme pur sue ultime dispositioni) si f col, con simili rinovate pompe, e mesti apparati, nella Chiesa di Sant Elena, depositato, appostavi la seguente Iscrittion e. Hic iacet JACOBUS Episcopus Vercellen. In hoc Pago natus, Qui in laboribus, juventute sua Tandem Orationibus piorum se commendans. Obivit in Domino [p. 31] Die III. Januarij M. DC. XXXXVIII. Anno tatis su LXXVII. Episcopatus ver XXXVII. Il Capitolo de Canonici della medesima Chiesa Cathedrale di Sant Eusebio, per atto di conformit, alle dispositioni de Concilj Provinciali di Milano, vi sped in pronte zza i dovuti avvisi al Signor Cardinale Cesare Monti Arcivescovo di Milano, e gi

ontamente al Capitolo della medesima Metropolitana Chiesa, come altres a ciascuno de Vescovi, e Capitoli delle Chiese Cathedrali delle Citt comprese nella stessa P rovincia di Milano, ricevendosene proportionate risposte di Christiana piet, conc ernente il suffragar l Anima di s amato Pastore con Orationi, e Santi Sacrificj. Si mil avviso f altres dato a ciascuno de Vicarj Foranei della medesima Diocesi di Ver celli, che con pari carit invitarono i Rettori delle Parrocchiali, i Sacerdoti, e Chierici, respettivamente, sotto la loro Direttione,a conformarsi in atto di pa ri suffragio. E conveniente l accennare, come persuadendosi Monsignor Goria veder effetti di quie te, e cessamento di controversie, che non solo a memoria d Huomo, m ancora [p. 32]p er antiche Traditioni, si viddero sempre eccitate tr li due Capitoli delle Chiese Catedrali di Sant Eusebio, e di Santa Maria Maggiore in Vercelli, mediante l unione della medesima Chiesa, e Capitolo di Santa Maria all istessa Cathedrale di Sant Eus ebio, procurasse perci disporre i medesimi Canonici, e Capitolo di Sant Eusebio a t al effettuatione, che pur riusc, mediante l interpositione, e formal esecutione de Pat ti, e Conventioni espresse, e come per Atto publico ugualmente ricevuto dalli Co nsecretarj della Vescoval Curia di Vercelli Paolo Alciati, e Vercellino Bellino, li dodici del mese d Agosto, l anno mille seicento quaranta quattro; Confermate pos cia per Autorit Apostolica, come per Bolla Pontificia spedita in Roma li vintisei del mese di Decembre del medesimo Anno mille seicento quaranta quattro. In tal conformit dunque s aggiunt esso Capitolo di Santa Maria, composto d otto Canoni cati, con una Dignit, chiamata Mazarato, sij Maggiorato, astratto dal nome, Canto r Maggiore, al medesimo Capitolo di Sant Eusebio, et ci nell hora del Vespro, in gior no di Venerd, li tredici del mese [p. 33]d Aprile l anno mille seicento quaranta sei. Tr le miserie proprie della medesima Citt di Vercelli pratticate ne tempi dell istess o Monsignor Vescovo Goria, furono i due Assedj seguiti gi con l Armi del R di Spagna ; De quali, uno si verific nell anno mille seicento diecisette, che pur dur dalli vin tiquattro di Giugno, giorno precedente la Solennit del Corpus Domini, per sino li vintisei di Luglio, giorno festivo di S. Anna, e come s detto. L altro poscia hebbe il suo effetto nell Anno mille seicento trent otto, e che dur dalli vintisette di Ma ggio, per sino li sei di Luglio; Di che nel seguente Discorso si f qualch espressio ne. E tanto per hora. JACOBUS GORIA EPISCOPUS VERCELLARUM. ANNAGRAMMA. O VISCERA, CIBUS, SALUS, AMORVE POPULI. EPIGRAMMA. SI Gregis in teneri dominatur corde quieto Intima, quem veluti viscera Pastor amat. Militibus, si Vita Ducis penetralibus imis Pectoris insideat, corque, animumque nocent. Quid Vercellenses, quos usque ad Sydera tollis, Quos omnes toto ex robore cordis amas. Quidni conjunctis exclament vocibus omnes O CIBUS, O Note ? ? ? ? ? ? Pet. Rebuff. in sua Prax. de Cler. ad Sac. Ord. Ex ejus Relatione. Philipp. Maced. ad Arist. Just. Histor. Tab. Eccl. Vercell. Tab. Eccl. Vercell. Tab. Eccl. Vercell. in Epis. Palat. POPULI, VISCERA, AMORVE SALUS.

? ? ? ? ? ? ? ? Curi ? ? ? ? ? ? 1647.

Ex publ. Docum. Ex Actis Curi Verc. Tab. Eccl. Verc. Arch. Episc. Tab. Eccl. ut sup. Tab. Monaster. Monial. S. Mari Gratiar. Ex dictis Viventium. Ex dictis Viventium. Ex Act. Publ. penes Famil. de Goria recep. per Vercellinum Bellinum Canc. Episc. Verc. die 24 Januarij 1645. Ex public. Act. ut supra. Mazuchel. Cas. Reserv. Ex public. Docum. Ex public. Docum. Tab. Eccl. Vercell. in Arch. Episc. Ex Tabul. Publ. recept. per Paulum Alc. Canc. Curi Epis. Verc. die 20 Nov.