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RENATOALTERIO

IL PRESENTE CHE NON C'

Il presente che non c Nella reggia di un Re cera uno dei buffoni di corte che si ostinava a chiedere al Re se, secondo lui, nel nostro mondo, il tempo, va avanti o indietro. Il Re lo ascoltava paziente ma non riusciva a capire se il buffone aveva voglia di scherzare, come faceva di solito, oppure no . In realt il buffone voleva sapere dal Re se il futuro che scorre verso il passato oppure questultimo che scorre verso il futuro. In apparenza lenigma sembra di facile soluzione, per al Re si confondevano le idee. Perci, spazientito, chiese al buffone: ma tu che cosa ne pensi? Il buffone semplicemente rispose so che domani un altro giorno. Dopo questa risposta la confusione del Re anzich diminuire aument. Imbarazzato, riun i Saggi di corte e pretese che fossero loro a risolvere lenigma del buffone. E cos, costoro, dopo una breve discussione, decisero che, poich il passato passato, nulla pi di quello che contiene pu essere rimesso in opera, perci il movimento spetta al futuro e perci questo che trasloca nel passato. Nel farlo deve passare attraverso il presente senza che ci si possa fermare. Si va a fermare dritto, dritto, nel passato. La decisione dei saggi opinabile per non ne

abbiamo una migliore a portata di mano. Non ha importanza se il futuro a precipitare nel passato o se invece il passato ad invadere il futuro perch comunque sia ogni riflessione la dice lunga sulla durata del presente. Questo cos breve che si pu affermare a ragione che in realt il presente quasi non esiste. Tuttavia, siccome a tutto cerchiamo di porre rimedio, possiamo, per nostra comodit, far finta che il presnte duri quanto vogliamo, un secondo, un minuto, unora, un giorno, e magari di pi. Siamo tanto abituati a farlo che quando ci annoiamo sospiriamo seccati: uffa, il tempo non passa mai come se il tempo si potesse fermare. Inoltre, usiamo la parola oggi, per giorni di diversa durata, oppure parliamo di adesso senza meglio chiarire che cosa significa. Il presente quindi solo una nostra illusione perch noi non siamo, noi siamo solo quello che siamo diventati. Tuttavia il nostro presente di comodo viviamolo pure, come se esistesse davvero, altrimenti sarebbe la fine. Per, ricordiamoci, quando diciamo io sono sarebbe meglio che dicessimo io sono diventato. Panta rei, e non facciamoci illusioni, la realt solo quella delleterno divenire di tutte le cose, che ci piaccia oppure no .

Lorologio a pendolo Era notte fonda laltra notte, la mia stanza era buia, i miei pensieri erano in apnea e vagavano nella mia mente senza nessun controllo. Non sapevo bene neanche se dormivo oppure se ero desto, quando un suono ben noto arriv alle mie orecchie da lontano. Capii subito che il mio pendolo, appeso in un muro della cucina, stava contando le ore. Io, che dormo ormai solo quel poco che let mi consente, mi sveglio spesso durante la notte e quando mi sveglio penso ed ascolto. Ascolto i rari rumori della strada, il suono di una sirena che viene chiss da dove, il rumore dei treni metropolitani che transitano in basso. In prossimit del mattino avverto spesso il passaggio di una vettura solitaria che passa veloce gi nella strada. Chiss perch penso che sia quella di un panettiere che corre nel suo forno a sfornare il pane. Ma confesso che la cosa che mi preme di pi la conta

delle ore del mio pendolo della cucina. lunga la notte per uno come me che dorme poco. Perci aspetto che sia il mio pendolo ad avvisarmi dellora in cui, sta per penetrare nella mia stanza la prima luce del nuovo giorno. Quando questa arriva, corro in cucina. Vedo che il pendolo appeso nel muro oscilla come sempre. Chiudo gli occhi, e cosa vedo? Vedo limmagine della sua asta mentre affetta il tempo. Ne taglia una fetta per ogni oscillazione. Mi sembra di vederlo il tempo che passa dal futuro al passato scavalcando il presente. Ed allora mi chiedo: ammettendo che ci sia, quanto dura il tempo presente? Mi sembra che il gioco del tempo sia come quello del cane che si morde la coda. Per poi, se ci penso meglio, capisco che proprio leterno continuo divenire a fare da motore per ogni tipo di vita.

La precariet della vita Nascere, vivere per un po e poi morire, chiss perch. La vita dunque come una rosa, dura poco. Se lo avessi saputo in tempo ed avessi potuto decidere io, non sarei mai nato. Ma, prima di nascere, io non cero e dunque tutto successo senza di me. Non solo non ho colpe, ma neanche potevo sapere che sarei vissuto in un nido del cuculo. Ora per lo so, la vita un vuoto a rendere. Allinizio la bottiglia piena, poi piano, piano, si vuota. La sentenza, gi prima di nascere, condanna a morte. La vita, un regalo solo per un po, poi tutto finisce, come se non fossimo mai nati. Giocattoli della natura, che si diverte cos, chiss perch. Divorati, pian piano, dal quella stessa madre che ci aveva dato in prestito la vita. Ingoiati nelle tenebre del tempo quando, ormai, non serviamo pi a nulla. Cinicamente, senza piet. La natura crea ma poi distrugge tutto. E tutto si ripete, sempre uguale, generazione dopo generazione. Mi piacerebbe sapere perch.

Dopo di noi, per altri la vita andr, in regalo, soloper un po . Illusioni, miopie, gioie, tristezze, dolori, poi tutto finisce. Chiudete gli occhi, non guardate lontano, per non vedere, per non soffrire. Per, finch la vita va lasciatela andare. Speranze, paure, sofferenze, per niente. Non importa, ci piace restare. Tuttavia il mistero rimane, nascere, vivere e morire, perch?