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Il gelso il baco e la seta dal tardo medioevo alla meta' del seicento

IL GELSO IL BACO E LA SETA DAL TARDO MEDIOEVO ALLA MET DEL SEICENTO di Paolo Malanima Ordinario di Storia Economica presso la Facolt di Giurisprudenza dellUniversit di Catanzaro 1. Il mercato della seta nel Medioevo. Nel tardo Medioevo i tessuti di seta erano beni preziosi. Il loro prezzo era cos alto che pochi ne potevano acquistare. Di drappi di seta potevano vestirsi i re, i principi, i pi alti esponenti della nobilt e i mercanti pi facoltosi. Di seta erano i paramenti sacri delle chiese pi ricche. A parit di peso, il valore di un drappo di seta era pari a circa un decimo di quello delloro. Contribuivano, a determinare un prezzo cos elevato, prima di tutto i costi della materia prima, che proveniva ancora, in massima parte, da regioni lontane: dal Vicino Oriente e persino dalla lontana Cina. Vi contribuivano anche i salari della manodopera qualificata e le spese per le attrezzature impiegate. Anche i costi per lo smercio di beni cos preziosi erano elevati. Per nave non potevano essere trasportati, dati i pericoli di deterioramento, oltre a quelli di furto e di naufragio. Raggiungevano i clienti delle citt europee a dorso di mulo, per sentieri impervi, con rischi considerevoli. A quellepoca le citt italiane del Centro-Nord godevano di una sorta di monopolio, su scala europea, nella fabbricazione e nel commercio dei drappi di seta. Lucca in particolare era il centro di gran lunga pi importante dellindustria serica. Ancora allinizio del Cinquecento circa due terzi dei poco pi di 20.000 telai da seta che esistevano in tutta Europa si trovavano nelle citt italiane centro-settentrionali. 2. La crescita della domanda. Dal Cinquecento in poi le cose cambiano. La produzione di tessuti di seta si espande. Il numero dei telai nel continente raggiunge i 45-50.000 allinizio del Seicento. Lindustria della seta forse il settore che registra la maggiore espansione nel corso del XVI secolo; maggiore anche di quella del ferro e delledilizia. E la crescita continua: verso il 1780 il numero dei telai in tutta Europa di circa 100.000. La produzione di tessuti di seta si intanto venuta espandendo in altre regioni del continente; soprattutto in Francia. La posizione dellItalia resta forte in termini assoluti. In termini relativi sindebolisce: produceva due terzi del totale europeo verso il 1500; ne produce un quarto alla fine del Settecento. La crescita della produzione si collega a un considerevole allargamento del mercato. Grazie alla diffusione del gelso in Italia e in altre zone dellEuropa meridionale il prezzo della materia prima si riduce. Le innovazioni tecniche che hanno luogo nel settore consentono inoltre di ridurre anche gli altri costi. Di seta cominciano a vestirsi strati pi ampi della popolazione. In Calabria si scriveva nel 1587 -esagerando, ma non troppo- che nelle citt europee tutti si erano ormai "ridotti ad vestire de drappi" (cit. in G. Galasso, Economia e societ, p. 354). La seta sempre un bene di lusso; beninteso! Compare, per, pi spesso di prima nelle case delle famiglie urbane benestanti, oltre che in quelle dei nobili. Non raro che donne di modeste condizioni sociali abbiano nel loro corredo di nozze un fazzoletto o uno scialle di seta. Chi volesse una prova di questa grande avanzata della seta non ha che da guardare i quadri dei secoli fra il XVI e il XVIII che si trovano in ogni museo europeo e osservare le stoffe delle vesti, dei tendaggi, delle poltrone... Si potr avere la migliore rappresentazione visiva di quel processo di allargamento del mercato della seta che i dati sulla produzione suggeriscono. Qual il posto della Calabria in questo quadro? Quale influenza ebbero questi cambiamenti esterni sulle attivit economiche della regione? La risposta che la Calabria svolse un ruolo significativo in questa crescita e che linfluenza della seta sullandamento delleconomia di tutta la regione fu di fondamentale importanza. In valore, la seta fu per secoli la maggiore esportazione calabrese. I redditi che, grazie alla sua vendita fuori della regione, affluivano allinterno avevano ripercussioni di ampio raggio sulleconomia e sulle vicende di tutti i gruppi sociali. 3. La seta nelleconomia calabrese. Per avere un primo ordine di grandezza, si consideri che nel 1610 il valore dei 200-250.000 chilogrammi di seta che si esportavano ogni anno dal Regno di Napoli -senza la Sicilia- era pari a 3 milioni di ducati. Lesportazione riguardava -come si scriveva allora- la "seta lavorata e

sana": e cio i tessuti di seta e la seta greggia (G. Galasso, Il Mezzogiorno nella <<crisi generale>> del Seicento, in Id., Alla periferia dellimpero. Il Regno di Napoli nel periodo spagnolo, Einaudi, Torino, 1994, pp. 219-220). La sola materia prima valeva circa 1 milione e mezzo di ducati. Questa seta proveniva quasi completamente dalla Calabria. Bench Napoli fosse allora la citt pi importante del Regno per la produzione di tessuti di seta, una certa quantit veniva realizzata anche in Calabria e soprattutto a Catanzaro. Il valore complessivo -di seta greggia e tessuti- prodotto in Calabria doveva, dunque, corrispondere a circa 2 milioni di ducati. Nello stesso periodo un bracciante calabrese riceveva come salario mensile 1 ducato insieme a un mezzo quintale di grano (che pi o meno, in valore, raddoppiava il salario in moneta). Col ricavato dellesportazione della seta dalla Calabria si sarebbero potuti pagare, dunque, i salari di ben 80-90.000 lavoratori. Dato che il salario di un lavoratore agricolo, sia pur basso, pur sempre circa il doppio del reddito medio di una persona, il valore della seta esportata poteva corrispondere al reddito annuo di 150-200.000 individui. Si consideri solo che, alla stessa epoca, la popolazione della regione era di 500.000 abitanti. Se anche si volesse ridurre il valore della seta -materia prima e drappi- realmente prodotto in Calabria, il rilievo per leconomia della regione rimarrebbe, comunque, ancora considerevole. Come si ripartiva, fra i gruppi sociali, questo fiume di ricchezza che le terre e gli uomini della Calabria producevano? 4. Il gelso. Dal momento che la seta viene prodotta, innanzitutto, dal lavoro dei bachi, che i bachi si nutrono delle foglie del gelso bianco e che il gelso, per crescere, deve affondare le sue radici nella terra, gran parte del reddito andava ai proprietari di terre. Erano i baroni calabresi a trarre i maggiori vantaggi economici da questo fiume di denaro che arrivava in Calabria come pagamento della seta esportata. Sembra che il gelso bianco abbia cominciato le sua avanzata in Europa proprio a partire dalla Calabria, dove fu introdotto dai Bizantini gi alla fine del IX secolo. In Italia, a quellepoca, si conosceva solo il gelso nero, con cui era pi difficile allevare i bachi. Nei secoli successivi la presenza del gelso si estese. Unepoca di forte espansione fu proprio il Cinquecento. La gelsicoltura avanz ovunque in Italia: dal Sud verso le regioni centro-settentrionali. In Calabria, dove il gelso era conosciuto da secoli, la pianta guadagn terreno. Si producevano 431.798 libbre (138.478 kg) di seta greggia nel 1546. Si era arrivati a 811.483 libbre (260.242 kg) nel 1586. La regione si trov allora in una condizione di vantaggio: aumentava la domanda di tessuti di seta. I centri di produzione pi forti, che si trovavano a Nord, avevano bisogno, di conseguenza, di maggiori quantitativi di materia prima. A quellepoca, per, le loro campagne ne producevano ancora poca. La domanda di seta calabrese aumentava e aumentava il suo prezzo. I proprietari fondiari sfruttarono la congiuntura favorevole moltiplicando il numero dei gelsi sulle proprie terre: spesso accanto ad altre coltivazioni o in sostituzione di esse. Nei contratti di affitto i coloni erano talora tenuti a piantare gelsi. Alla fine del Cinquecento i gelsi occupavano ampi spazi sia della Calabria Ultra che della Calabria Citra: interessavano un terzo almeno di tutta la regione (si veda la cartina). Allora un terreno con gelsi rendeva intorno al 10 per cento annuo del suo valore. Ben pi degli altri terreni coltivati a grano o a viti. 5. La bachicoltura e la trattura. Uno stadio decisivo nella produzione della seta costituito dallallevamento dei bachi. Questattivit si svolgeva durante la primavera e occupava migliaia di contadini calabresi, in un periodo dellanno in cui i lavori agricoli richiedevano sforzi minori. Per lallevamento dei bachi, condotto nelle abitazioni contadine in condizioni igieniche assai precarie, erano necessari grandi quantitativi di foglia di gelso. Chi si occupava della bachicoltura ne raccoglieva un po sulle proprie terre o su quelle che aveva in affitto. Quasi sempre, per, ne doveva acquistare dai proprietari fondiari, spesso indebitandosi. Il debito veniva estinto in seguito in denaro, oppure in seta. Un genere cos prezioso come la seta svolgeva di frequente le funzioni di vero e proprio mezzo di pagamento nelle campagne calabresi. Una volta che il baco aveva formato il bozzolo, la fase successiva di lavorazione era quella della trattura: consisteva nellimmersione del bozzolo in bacinelle di acqua calda in modo da sciogliere la sostanza collosa che tiene uniti i fili di seta -la sericina- e formare le matasse di seta greggia. Questoperazione veniva svolta non dagli stessi bachicoltori, ma da artigiani che possedevano gli attrezzi necessari: conche e bacinelle di rame, fornelli... Quando sono disponibili dati relativi alle somme che le famiglie contadine ricevevano per un lavoro pesante e sporco come quello dellallevamento dei bachi e le confrontiamo con la spesa per fare fronte al reddito minimo necessario per la sopravvivenza, il risultato che si ottiene quasi sempre inferiore al 5 per cento. Per lo pi non supera il 2-3 per cento. Si trattava di unentrata modesta. Non insignificante, per. Nel periodo

dellanno in cui lattivit si svolgeva alcuni membri della famiglia -le donne e i bambini soprattutto- non avrebbero avuto altro da fare. Il loro tempo di lavoro aveva valore zero. Un po di denaro era meglio di niente. C da considerare inoltre che in questo mondo agricolo in cui la circolazione della moneta era estremamente modesta non era cosa da poco disporre di denaro per acquistare beni manufatti o per pagare le tasse. Maggiore di quello dei contadini era il guadagno che ne ricavavano i trattori: comprendeva sia il compenso per il lavoro svolto, che anche quello per i capitali impiegati. Il fiume dei redditi della seta che arrivava in Calabria si spargeva, dunque, nelle case delle campagne, oltre che nei palazzi dei baroni. E dalle case contadine rifluiva sui mercati rurali e animava la circolazione interna creando occasioni dirette e indirette di lavoro e spandendo i suoi effetti ad ampio raggio. 6. Dalla seta greggia al tessuto. La maggior parte della seta prodotta in Calabria abbandonava la regione nella forma di matasse. Dal momento che essa era sottoposta al pagamento di una gabella imposta dal governo napoletano e appaltata a grandi famiglie, come quella dei Bisignano nel Cinquecento, una parte del valore della seta calabrese andava a finire nelle casse pubbliche. Nel 1605 lentit del prelievo fiscale, fino ad allora di 1 carlino e mezzo per libbra, fu aumentato a 2 carlini. Scriveva Tommaso Campanella nel 1636, pur esagerando nellentit del peso fiscale sulla seta: "Povera gente! Uno che esegue, faticando unintera giornata, la trattura dei bozzoli di una libra di seta, preparandosi a venderla per quindici carlini, deve versarne undici al fisco mentre la consegna al setificio, la vende, la pesa. Cosa incredibile!" (T. Campanella, Documenta ad Gallorum nationem, in Id., Opuscoli inediti, a c. di L. Firpo, Firenze 1951, p. 93). A Cosenza, nel 1628, veniva richiesto di abolire la gabella sulla seta "per il molto danno che essa reca ai poveri e per le infinite frodi che si commettono" (cit. in N.F. Faraglia, Il comune nellItalia meridionale (1100-1806), Napoli, 1883, p. 387). La torcitura di pi fili di seta tratta per ottenere il filato vero e proprio e la tessitura venivano svolte, per la maggior parte, altrove: a Napoli, ad esempio, oppure nelle citt del Centro-Nord. In questi centri di produzione di tessuti la materia prima veniva smerciata dai mercanti settentrionali, per lo pi genovesi, con buoni profitti. Una fonte di entrata la seta lo era anche per i contrabbandieri, che, "nonostante li rigorosi banni" -si scriveva-, la trasportavano per mare e la sbarcavano "di notte nella costa di Posilipo, Chiaia, Santa Lucia, Marina del Carmine...", da dove prendeva infine la via delle botteghe napoletane (cit. in G. Galasso, Economia e societ, p. 224). Non tutta la seta greggia prodotta in Calabria abbandonava la regione. Una quota relativamente modesta veniva lavorata allinterno: dai tessitori che vivevano nelle citt e anche nei centri minori. Catanzaro, che contava 300 telai allinizio del Cinquecento, era il centro di produzione maggiore. Nel 1519 vide riconosciuto il suo primato con la concessione, da parte di Carlo V, del Consolato dellArte della seta, unistituzione con compiti giuridici nel settore dellindustria serica. A Catanzaro si fabbricavano velluti, dubletti, rasi, ermisini, taffet, terzanelle, telette... Avevano smercio in Calabria e nel resto del Regno. Il numero dei telai aument a 1000 negli ultimi decenni del Cinquecento. Della seta vivevano a Catanzaro 5000 persone, su una popolazione cittadina di 10.000. Anche a Cosenza la produzione di seta era ragguardevole. Minore era il peso della tessitura in centri come Reggio e Paola. 7. Il movimento. Nel Cinquecento, come si visto, la domanda di tessuti di seta esterna alla Calabria aveva rappresentato un contribuito importante al processo di crescita che aveva avuto luogo durante tutto il secolo. Laumento della domanda aveva indotto a piantare pi gelsi; la bachicoltura aveva progredito; la trattura si era allargata; il commercio con lesterno si era moltiplicato; anche la tessitura urbana era avanzata. Tutto ci aveva consentito la formazione di redditi soprattutto nelle casse dei proprietari fondiari maggiori. Ne avevano tratto beneficio, tuttavia, anche le popolazioni nelle campagne e gli artigiani in citt e anche fuori. E questa ricchezza aveva contribuito potentemente a stimolare gli scambi interni e la circolazione di moneta e di beni. Lesportazione di seta aveva messo in moto una serie di meccanismi moltiplicativi di ampio raggio che avevano stimolato la crescita delleconomia tutta. Questa fase di crescita dur per tutto il Cinquecento. Nella prima met del Seicento si ebbe, invece, un forte rallentamento. In parte ci dipese dalle crescenti difficolt economiche che interessavano tutti i paesi europei. Laumento della produzione agricola era stato pi lento dellaumento della popolazione. I redditi erano diminuiti col passare del tempo. La produzione industriale aveva risentito del calo della domanda. Laumento della concorrenza che ai produttori italiani facevano i produttori dellEuropa settentrionale aveva finito per aggravare queste difficolt.

A queste ragioni di carattere generale si sommavano ragioni specifiche, che riguardavano la Calabria. Le esportazioni calabresi di seta greggia verso il Nord Italia, che costituivano la voce di gran lunga pi importante ricordiamolo- delle esportazioni calabresi, erano diminuite drasticamente sia a causa delle difficolt delle industrie settentrionali, che anche in seguito allespansione della gelsicoltura nel Centro-Nord. Le industrie toscane, lombarde, venete, non avevano pi bisogno di acquistare le sete della Calabria come era accaduto in precedenza. Ormai le trovavano nelle campagne vicine. La congiuntura favorevole di cui la regione aveva beneficiato nel Cinquecento sinterrompeva. Non solo lespansione della gelsicoltura si arrestava. Cera chi cominciava ad abbattere gelsi per sostituirli con altre coltivazioni pi remunerative. "Gi si incominciato dalli particolari a tagliare alberi di celsi et arare li territori dove stanno li detti celsi per seminarli di grano et altre vittuaglie, piantando anche in essi piedi di olive, per esserli detta industria di seta pi presto dannosa che utile": si scriveva nel 1640 in una relazione della Sommaria (cit. in G. Galasso, Economia e societ, p. 372). E, in effetti, proprio negli stessi anni la produzione di seta greggia si era ridotta a circa 500.000 libbre allanno (160.000 kg). Rispetto alla fine del secolo precedente cera stato un calo del 40 per cento. Mentre la gelsibachicoltura si veniva riducendo e con essa si riduceva la formazione di redditi nelle campagne, resisteva, invece, la produzione cittadina di tessuti. Le poche informazioni disponibili per la seconda met del Seicento suggeriscono un livello produzione buono a Catanzaro, a Reggio, a Cosenza. Questi centri sono capaci di soddisfare, almeno in parte, la domanda interna delle citt del Regno. A Catanzaro i telai attivi nel 1670 si scriveva che fossero ancora 1000, come un secolo prima. Poi il loro numero diminu. Allinizio del Settecento se ne contavano 400. Galanti ricordava lesistenza di 270 telai verso il 1780. La loro produzione di tessuti continuer ancora nel Settecento e nellOttocento, sia pure a un livello assai pi modesto che nella seconda met del Cinquecento e nella prima del Seicento. BIBLIOGRAFIA Battistini F., Origini e fortuna di uninnovazione: la "bacinella alla piemontese" per la trattura della seta, in "Nuova Rivista Storica", 1997. Capalbo C., Mercato estero e tradizione di mestiere. La produzione della seta a Cosenza tra Sette e Ottocento, in "Meridiana", 1988. De Nobili F., Larte della seta in Catanzaro nei secoli XVII e XVIII, in "Brutium", 1932, n. 5. Di Bella S., Fonti e problemi per la storia della seta in Calabria, in Economia e storia (Sicilia-Calabria XV-XVI secolo), Cosenza, 1976, pp. 260-93. Galasso G., Economia e societ nella Calabria del Cinquecento, Napoli, 1992 (I ed. 1967). Lupi Longo C., Industria e commercio della seta in Catanzaro nel secolo XVIII, in "Archivio storico per la Calabria e la Lucania", 1967, pp. 57-156. Placanica A., Uomini, strutture, economia in Calabria nei secoli XVI-XVIII, Reggio Calabria, 1974. Tescione G., San Leucio e larte della seta nel Mezzogiorno dItalia, Napoli, 1961. GLOSSARIO Bachicoltura: lallevamento dei bachi da seta che avveniva nel corso della primavera tramite le foglie del gelso bianco. Banno: bando. Gelso bianco: lalbero (nome scientifico Morus alba) le cui foglie servivano per lallevamento dei bachi da seta. Seta sana: la seta greggia dopo che era stata effettuata la trattura.

Sommaria (Camera della): uno dei Consigli supremi di direzione dello Stato nel Regno di Napoli. Torcitura: operazione che consisteva nellunione e torsione di pi fili di seta tratta col fine di ottenere un filato adatto alla tessitura. Trattura: operazione che consisteva nellimmersione dei bozzoli in bacinelle di acqua calda col fine di svolgere il filo prodotto dai bachi.

BOX Dal baco al filo La produzione della seta greggia fu una delle attivit fondamentali delle campagne calabresi per circa un millennio: dal IX secolo alla fine del XIX. Il baco da seta, nutrito con foglie di gelso, emette una bava sottilissima -che pu arrivare alla lunghezza di 1500 metri- con cui si avvolge formando il bozzolo. Loperazione che veniva compiuta sui bozzoli -la trattura - consisteva nellimmersione dei bozzoli in bacinelle di acqua a 50-70 gradi, e nellavvolgimento di 3-5 fili in modo da formare un filo unico pi robusto. Questo, tramite un aspo, andava a formare una matassa. La lavorazione successiva -lincannatura - consisteva nel trasferire il filo da matasse a rocchetti. La macchina usata era lincannatoio. A questo punto la materia prima era pronta per la successiva fase di lavorazione -la torcitura- che consisteva nellunire pi fili di seta tratta e torcerli insieme per ottenere un filo pi resistente da usare per la fabbricazione delle stoffe di seta. DOCUMENTO Uninvenzione calabrese: la caldaia "allalta". Le rappresentazioni di macchine sono fra i documenti pi importanti per lo studio dellevoluzione tecnica. Il disegno settecentesco del lucchese P.G. Arcangeli (nella figura), uno dei pochi esistenti della caldaia "alla calabrese", o "allalta", che sembra sia stata effettivamente inventata in Calabria nel XIV secolo. Dalla Calabria si diffuse poi nel resto dItalia. Dal bacino in cui erano immersi i bozzoli (sostenuto da una struttura di mattoni), i fili di seta venivano raccolti da uncini (A), passavano attraverso rocchetti (B), scorrevano di nuovo attraverso unaltra serie di uncini (C), e infine venivano avvolti su un grande aspo (del diametro di quasi 2 metri). Il lungo percorso che il filo doveva compiere dalla bacinella allaspo consentiva il suo asciugamento. Si noti come laspo venisse messo in moto da una corda azionata dal piede della maestra che eseguiva la trattura. La caldaia "alla calabrese" fu il congegno migliore per eseguire la trattura sino al Seicento. Da fine Seicento essa fu superata, per, dalla caldaia "alla piemontese", che si diffuse nellItalia settentrionale. Luso, in Calabria, della caldaia tradizionale fu una delle ragioni della decadenza della seta calabrese, che si trovava a competere con sete tratte di qualit migliore.

Fonte P.G. Arcangeli, Descrizione di una nuova macchina inventata per tirare la seta alla caldaia, Lucca, 1770

Le aree del gelso in Calabria alla fine del Cinquecento

Fonte Rielaborazione da G. Galasso, Economia e societ, 1992, p. 169