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CAPITOLO 1

Data una circonferenza base, possiamo tracciare un certo numero di evolventi dividendo in parti uguali la circonferenza stessa, come in Fig. 1.9

1.3 Generazione della ruota dentata

Se poi creiamo lo stesso numero di curve in senso opposto, raccordiamo i profili alla base ed eliminiamo opportunamente le sbavature in punta, otteniamo il risultato della Fig. 1.10

Figura 1.9 : Generazione di evolventi

Figura 1.10: Generazione dei denti con profilo ad evolvente

Il risultato rappresentato, implica un certo percorso logico. Dopo aver tracciato i profili ad evolvente equidistanti di Fig. 1.9, a quale distanza angolare dai primi, sono stati tracciati i corrispondenti profili opposti di Fig. 1.10 ? Ovvero, ricordando che si definisce Vano lo spazio tra due denti, come possibile spaziare in modo corretto denti e vani? 1

CAPITOLO 1
Per comprendere i prossimi passaggi, ricordando la conclusione 2, 2.
Dato un interasse a, esistono infinite coppie di circonferenze in grado di rispettare un certo rapporto di trasmissione u predefinito

Un corollario alla conclusione 2 ci porta alla conclusione 3:

3. Dato

un interasse a, tra le infinite coppie di cerchi in grado di rispettare un certo rapporto di trasmissione u predefinito, esiste una sola coppia di cerchi che siano contemporaneamente anche tangenti. Questi cerchi vengono chiamati Cerchi Primitivi

I cerchi primitivi sono fondamentali per completare la definizione geometrica di base delle ruote dentate. Si pu notare che, la cinghia che ci servita per definire le prime conclusioni, in corrispondenza dei cerchi primitivi, si riduce ad un punto coincidente con il punto di tangenza comune dei cerchi stessi. Quindi come se fossimo in presenza di due ruote che trasmettono il moto dalluna allaltra per frizione. 2

Figura 1.11: Cerchi primitivi

CAPITOLO 1
1.4 Dimensioni dentata della ruota

Grazie alla Conclusione n. 3, che ci fa uscire dalla indeterminazione dei cerchi base (infiniti), si pu gi pensare di effettuare alcuni calcoli. Infatti, fissato un rapporto di riduzione u (funzione del rapporto tra i giri disponibili e quelli effettivamente richiesti dallapplicazione) ed un interasse a, rapportato alle dimensioni dellapplicazione (spesso si deve procedere per tentativi), i diametri primitivi sono calcolabili in modo univoco dividendo linterasse in parti proporzionali ad u. Ovvero risolvendo il sistema:

Dp 2 Dp1
(5)

Dp1 Dp2

Dp1 Dp 2 a 2

Figura 1.11: Cerchi primitivi 3

CAPITOLO 1
Pensando che le ruote primitive siano dentate, lunica condizione che consente la rotazione con ingranamento che, sulle loro superfici, i vani ed i denti si alternino in modo regolare. Questo ci porta quindi alla prossima conclusione:

4. Sui cerchi primitivi, lo spessore del


dente e quello del vano, sono uguali
In Fig. 1.12, illustrata la condizione di ingranamento appena annunciata. Sulla circonferenza primitiva, la distanza tra i fianchi di due denti successivi si chiama: Figura 1.12

PASSO PRIMITIVO = p
e rappresenta la somma di uno spessore e di un vano (uguali per definizione).

DP
N denti
Figura 1.13 4

CAPITOLO 1
Quindi, partendo da una situazione in cui Dp1 e Dp2 sono grandezze note e Z1 e Z2 sono i rispettivi numeri di denti, le lunghezze delle circonferenze primitive possono essere misurate anche in numero di passi, cio:

Dp1 Z1 p
Dp 2 Z 2 p

(6) (7)

Dp 1 Z 1
La (6) e la (7) possono anche essere riscritte:

p p Dp 2 Z 2

(8)

La (8) suggerisce la dimensione fondamentale per il proporzionamento ed il calcolo degli ingranaggi, ovvero il

MODULO. Per convenzione si definisce MODULO il rapporto tra il passo primitivo e

In progettazione, il modulo la grandezza caratteristica pi interessante poich, una volta fissati i numeri di denti Z1 e Z2 che consentono di ottenere il rapporto di riduzione desiderato, basta fissare un valore di m per ottenere facilmente le altre grandezze, con le opportune sostituzioni nella (8) e nella (5).

p m

(9)

Ne consegue che, il MODULO una grandezza espressa in [mm] e che, pi il modulo grande, pi sono grandi i denti. Quindi, intuitivamente possiamo gi pensare che il modulo sia proporzionale alla potenza da trasmettere.

Dp1 m Z1

Dp 2 m Z 2

m Z1 Z 2 2

(10)

ATTENZIONE: La definizione ESATTA di Dp1 e Dp2 :

DIAMETRO PRIMITIVO DI TAGLIO

NOTA. Il mondo anglosassone, al posto del MODULO, usa il DIAMETRAL PITCH

che il rapporto tra il numero dei denti e il diametro primitivo espresso in pollici. In questo caso, pi il Diametral Pitch grande e pi il dente piccolo.

Pd

Z 25,4 mZ m 25,4