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Jack Vance CUGEL L'ASTUTO

(The Eyes of the Overworld 1966)

I IL SOPRAMONDO Sulle alture affacciate sopra al fiume Xzan, nel luogo in cui sorgevano antiche misteriose rovine, Iucounu, il Mago Ridente, si era edificato una dimora secondo il suo gusto personale: una struttura eccentrica, tutta balconate, tetti appuntiti, ballatoi aerei, cupole, e tre torri a spirale di vetro verde, attraverso le quali la luce purpurea del Sole filtrava splendendo di scintillii guizzanti e di colori bizzarri. Dietro a quella dimora e al di l della vallata, le colline basse si allontanavano, fino a perdita d'occhio, ondulanti come dune. Il Sole proiettava mezzelune mutevoli d'ombra nera: ma per il resto, le colline rimanevano prive di caratteristiche salienti, deserte, solitarie. Lo Xzan, che nasceva nella Foresta Vecchia a oriente di Almeria, scorreva pi sotto; e poi, tre leghe ancora verso occidente, si univa allo Scaum. L sorgeva Azenomei, una citt antichissima, che risaliva a tempi immemorabili, ormai rinomata esclusivamente per la sua fiera, che attirava la gente da ogni parte della regione. Alla Fiera di Azenomei, Cugel aveva eretto un chiosco, per vendervi i suoi talismani. Cugel era un uomo dalle molte qualit, con un'indole nello stesso tempo flessibile e ostinata. Aveva lunghe gambe, mani molto svelte, dita leggere, e lingua mielata. I suoi capelli erano simili nel colore alla pi nera delle pellicce, e gli scendevano sulla fronte, per poi arricciarsi nettamente proprio al di sopra delle sopracciglia. I suoi occhi saettanti, il lungo naso curioso e la bocca socchiusa davano al suo volto, piuttosto 'magro ed ossuto, un'espressione mista di vivacit, di candore e di affabilit. Aveva conosciuto parecchie vicissitudini, e da esse aveva appreso una elasticit, una discrezione finissima, una perfetta padronanza tanto della spavalderia che della furtivit. Era venuto in possesso di una vecchia bara di piombo e, dopo averne buttato via il contenuto, ne aveva ricavato tutta una serie di losanghe di quel metallo. Dopo avervi impresso i sigilli e le rune pi appropriati, ora le offriva in vendita come talismani alla Fiera di Azenomei. Sfortunatamente per Cugel, a neppure venti passi di distanza

dal suo chioschetto, un certo Fianosther aveva eretto un chiosco pi grande, e vendeva articoli molto pi assortiti e di efficacia molto pi evidente: perci, ogni volta che Cugel fermava un passante per diffondersi sui meriti della sua mercanzia, il passante preferiva non fargli vedere l'oggetto che aveva appena acquistato da Fianosther e continuava per la sua strada. Era ormai il terzo giorno della fiera, e Cugel era riuscito a vendere soltanto quattro periapti, a prezzi a malapena superiori del costo del piombo stesso, mentre Fianosther faticava a servire tutti i suoi clienti. Con la voce resa rauca dagli inutili imbonimenti, Cugel chiuse il suo chioschetto e si avvicin a quello di Fianosther, per studiare i dettagli della costruzione e le serrature che chiudevano la porta. Fianosther, che lo stava osservando, gli fece allora cenno di avvicinarsi. Entra, amico mio, entra. Come vanno gli affari? Non troppo bene, per essere assolutamente sincero, disse Cugel. Sono perplesso e deluso, perch a quanto pare i miei talismani sono inutili. Posso risolverla io, la tua perplessit, rispose Fianosther. Il tuo chiosco sta proprio dove una volta sorgeva la vecchia forca, e ha assorbito influssi funesti. Ma mi parso di notare che tu stessi esaminando in che modo sono fissate le tavole di legno del mio chiosco. Potrai vederlo meglio dall'interno, ma prima dovr accorciare la catena dell'erebo prigioniero, che durante la notte gira attorno alla mia botteguccia. Non necessario, disse Cugel. La mia era solo una semplice curiosit. In quanto alla tua delusione, prosegu Fianosther, non detto che debba continuare. Osserva un po' quegli scaffali, e vedrai che le mie scorte sono quasi esaurite. Cugel lo ammise. Ma che c'entra questo con me? Fianosther indic un uomo, che si trovava dall'altra parte della strada e che indossava abiti neri. Era di bassa statura, giallo di pelle e calvo come un ciottolo. I suoi occhi sembravano nodi del legno, e la sua bocca larga era incurvata in un sogghigno di cronica allegria. Ecco l Iucounu, il Mago Ridente, disse Fianosther. Fra po-

co verr nel mio chiosco e cercher di acquistare un particolare palinsesto rosso, i quaderni d'appunti di Dibarcas Maggiore, che studi con il Grande Phandaal. Io richiedo un prezzo superiore a quello che lui disposto a pagare, ma un uomo molto paziente, e continuer a far rimostranze per tre ore almeno. Nel frattempo, la sua dimora rimarr incustodita. C' una raccolta di oggetti taumaturgici, di strumenti e di attivanti, e in pi curiosit, talismani, amuleti e pergamene. Ci terrei moltissimo ad acquistare quegli oggetti. necessario che io aggiunga altro? Tutto questo molto interessante, rispose Cugel. Ma possibile che Iucounu lasci la sua dimora senza guardie e senza assistenti? Fianosther allarg le braccia. E perch no? Chi mai oserebbe andare a derubare Iucounu, il Mago Ridente? appunto questo pensiero che mi trattiene, ribatt Cugel. Io sono un uomo dotato di molte risorse, ma non di una temerariet insensata. Considera tuttavia che c' parecchio da guadagnare, rispose Fianosther. Cose preziosissime, meraviglie inestimabili, oltre ad incantesimi, talismani ed elisir. Ricordati, comunque, che io non insisto, che non ti do suggerimenti; se ti prendono, tu mi hai soltanto sentito magnificare le ricchezze di Iucounu, il Mago Ridente. Ma eccolo che arriva. Presto, voltagli le spalle, in modo che non ti possa vedere in faccia. Rester qui tre ore, questo posso garantirtelo! Iucounu entr nel chiosco, e Cugel si chin per esaminare una bottiglia che conteneva un homunculus raggrinzito. Salute a te, Iucounu! esclam Fianosther. Perch hai tardato tanto? Ho rifiutato offerte veramente munifiche per un certo palinsesto rosso, e tutto per amor tuo! E qui... osserva questo sarcofago. stato ritrovato in una cripta, non lontano dal punto in cui sorgeva la vecchia Karkod. ancora sigillato, e chi sa quali meraviglie pu contenere? Il mio prezzo molto modesto: soltanto dodicimila terci. Interessante, mormor Iucounu. L'iscrizione... lasciami vedere... Uhm. S, autentico. Il sarcofago contiene ossa di pesce calcinate, che venivano usate come purgante durante tutto il

periodo del Grande Motholam. Vale al massimo dieci o dodici terci, come curiosit. Io possiedo sarcofaghi infinitamente pi antichi, che risalgono all'Et del Bagliore. Cugel si avvi verso la porta, arriv sulla strada, e cominci a camminare avanti e indietro, riflettendo su tutti i particolari della proposta che gli era stata fatta da Fianosther. In apparenza, la cosa appariva del tutto ragionevole; Iucounu era l; e lass c'era la sua dimora, che traboccava di ricchezze. Certamente non sarebbe successo niente di male, se lui avesse effettuato una semplice ricognizione. Cugel si avvi verso est, lungo le rive dello Xzan. Le torri attorcigliate di vetro verde si levavano spiccando contro il cielo azzurroscuro, e la luce scarlatta del Sole indugiava sulle volute. Cugel fece una breve sosta, per studiare con grande attenzione la campagna. Lo Xzan scorreva l vicino, senza far rumore. Nei pressi, seminascosto tra i pioppi neri, i larici verdepallidi e i salici piangenti, c'era un villaggio: una dozzina di baracche di pietra abitate dai barcaioli e dai contadini che coltivavano le terrazze del fiume: tutta gente che badava solo alle proprie faccende. Cugel studi la strada che conduceva alla dimora del mago: una via tortuosa, pavimentata di piastrelle marrone scuro. Alla fine decise che se si fosse avvicinato scopertamente avrebbe dovuto dare spiegazioni meno complicate, se qualcuno gliele avesse chieste. Cominci a salire su per la collina; la dimora di Iucounu torreggiava sopra di lui. Quando arriv nel cortile, si sofferm per studiare il paesaggio. Al di l del fiume le colline si allontanavano, ondulando, nella luce incerta, a perdita d'occhio. Cugel si diresse con passo deciso verso la porta, buss, ma senza ottenere risposta. Prese a riflettere. Se Iucounu, come Fianosther, aveva un animale da guardia, senza dubbio si sarebbe fatto sentire, se lui l'avesse provocato. Cugel chiam, in vari toni: ringhiando, miagolando, strillando. Silenzio. Un po' impacciato, si avvi verso una finestra e sbirci in un corridoio tappezzato di drappi grigiopallidi, dove c'era soltanto un tavolino: sul tavolino, sotto ad una campana di vetro, c'era un roditore morto, Cugel fece il giro della dimora, studiando

ogni finestra alla quale giungeva, e finalmente arriv alla grande sala dell'antico castello. Si arrampic agilmente su per le pietre grezze, scavalc uno dei fantasiosi parapetti e in un attimo entr nella dimora. Si trovava in una camera da letto. Su di una pedana, sei mostri grotteschi che sorreggevano un giaciglio girarono la testa per scrutare indignati l'intruso. Con due balzi furtivi, Cugel raggiunse l'arcata che portava alla camera esterna. Qui le pareti erano verdi, i mobili neri e rosa carico. Lasci quella stanza, passando in una balconata che cingeva una camera centrale: la luce scendeva dai bovindi alle pareti. Sotto c'erano scaffali, casse, ripiani e rastrelliere, carichi di oggetti di ogni genere: quella era la meravigliosa collezione di Iucounu. Cugel rest immobile, teso come un uccello da preda, ma il silenzio lo rassicur: era il silenzio di un luogo deserto. Comunque, era entrato indebitamente nella propriet di Iucounu, il Mago Ridente, ed era opportuno stare in guardia. Scese a passi rapidi la scala circolare che portava nella grande sala. Si ferm, affascinato, rendendo a Iucounu l'omaggio di una meraviglia sincera. Ma aveva poco tempo a disposizione: doveva rubare e andarsene. Tir fuori il sacco: rovist la sala, scegliendo scrupolosamente gli oggetti che erano di minor ingombro e di maggior valore: un vasetto ornato di corna, che emetteva nuvole di gas straordinari quando si torcevano le molle; un corno d'avorio dal quale risuonavano cavernose voci del passato; un minuscolo teatrino in cui folletti in costume erano pronti a esibirsi in comiche capriole; un oggetto simile a un grappolo d'uva di cristallo, ogni acino del quale offriva una visione confusa di uno dei mondi dei dmoni; un bastone dal quale uscivano dolciumi di sapori diversi; un anello antico sul quale erano incise delle rune; una pietra nera circondata da nove zone di colori impalpabili. Pass davanti a centinaia di barattoli pieni di polveri e di liquidi, a vasi che contenevano teste conservate, organi indecifrabili. Poi arriv agli scaffali carichi di volumi, in-folio, pergamene e palinsesti; scelse con cura, dando la preferenza a quelli rilegati in velluto rosso, il colore caratteristico di Phandaal. Scelse anche in-folio di disegni e di carte antiche, e il cuoio, smosso, trasud un odore di muffa. Fece il giro completo e ritorn verso l'ingresso della sala, pas-

sando davanti a una bacheca in cui stava una dozzina di piccoli cofani di metallo, chiusi da bande antichissime e corrose. Cugel ne scelse tre a casaccio: erano stranamente pesanti. Pass davanti a parecchie macchine massicce delle quali gli sarebbe piaciuto scoprire la funzione, ma il tempo passava, e lui avrebbe fatto meglio a ritornare ad Azenomei, al chiosco di Fianosther... Cugel aggrott la fronte. Da molti punti di vista, quella prospettiva gli sembrava poco conveniente. Era molto difficile che Fianosther fosse disposto a pagare un giusto prezzo per i suoi tesori, o meglio per i tesori di Iucounu. Forse era pi opportuno seppellire in un posto isolato una buona parte del suo bottino... Ma l c'era un'alcova che in precedenza Cugel non aveva notato. Una luce dolce scivolava come acqua lungo il pannello di cristallo che separava l'alcova dalla sala. In una nicchia, sul fondo, c'era un oggetto complicato e affascinante. A quanto poteva distinguere Cugel, era una giostra in miniatura, su cui stava una dozzina di bellissime bambole che sembravano vive. Era chiaramente un oggetto di gran valore, e Cugel fu felicissimo quando trov un'apertura nella lastra di cristallo. Pass, ma dopo due passi una seconda lastra gli blocc la strada, imponendogli un percorso obbligato per raggiungere la giostra magica. Cugel prosegu, sicuro, ma venne subito fermato da un'altra lastra, che vide soltanto quando vi sbatt contro. Allora ritorn indietro e, con soddisfazione, trov dopo pochi passi quella che doveva essere, senza dubbio, l'entrata giusta. Ma questo nuovo percorso lo port, dopo parecchie svolte ad angolo retto, contro un'altra lastra. Allora Cugel decise di rinunciare a prendere la giostra e di andarsene dal castello. Si gir, ma si accorse di essere piuttosto confuso: era venuto dalla destra... oppure dalla sinistra?... Cugel stava ancora cercando una via d'uscita quando, a tempo debito, Iucounu fece ritorno alla sua dimora. Iucounu si ferm davanti all'alcova e lanci a Cugel un'occhiata di divertita sorpresa. Chi abbiamo, qui? Un visitatore? E io sono stato tanto scortese da farti aspettare... Comunque, vedo che ti sei divertito, e quindi non devo sentirmi mortificato. Iucounu si lasci sfuggire dalle labbra una risatina. Poi finse di notare solo in quel

momento il sacco di Cugel. E quello che cos'? Hai portato qualche oggetto da farmi esaminare? Magnifico! Ci tengo moltissimo ad arricchire la mia collezione, per rimediare all'usura degli anni. Sapessi quanti bricconi cercano di derubarmi! Quel rigattiere in quel chioschetto malandato, per esempio... non riusciresti mai a immaginare quante volte ha tentato freneticamente di imbrogliarmi! Io lo sopporto solo perch fino ad oggi non ha ancora avuto la sfacciataggine di avventurarsi in casa mia. Su, vieni, adesso, esci di l, ed esamineremo il contenuto del tuo sacco. Cugel si inchin cortesemente. Ne sar lietissimo. Come hai giustamente immaginato, aspettavo il tuo ritorno. Se non ricordo male, si esce da questa parte... Fece un passo avanti, ma venne nuovamente bloccato. Ebbe un gesto di malinconico divertimento. A quanto pare, ho svoltato dalla parte sbagliata. A quanto pare, disse Iucounu. Se alzi gli occhi, vedrai un motivo ornamentale, sul soffitto. Se segui la flessione delle lunette, ti 'guideranno fuori di l. Ma naturale! E Cugel si mosse, vivacemente, nella direzione indicata. Un momento! esclam Iucounu. Hai dimenticato il tuo sacco! Cugel, riluttante, ritorn a prendere il sacco, poi ripercorse la stessa strada e usc nella sala. Iucounu fece un gesto cerimonioso. Se vuoi venire da questa parte, sar lieto di esaminare la tua mercanzia. Cugel lanci un'occhiata meditabonda verso il corridoio che portava all'ingresso principale. Sarebbe una presunzione da parte mia, e abuserei della tua pazienza. Le mie piccole cianfrusaglie non meritano attenzione. Con il tuo permesso, me ne vorrei andare. Ma neppure per idea! dichiar cordialmente Iucounu. Ho pochissimi visitatori, io, e sono quasi tutti bricconi e ladri. Li tratto con molta severit, te lo assicuro! Insisto, perch tu accetti almeno qualche rinfresco. Posa il sacco sul pavimento. Cugel pos delicatamente il sacco. In questi ultimi tempi, ho imparato un piccolo trucco da una

strega marina della Scogliera Bianca. Credo che ti interesser. Ho bisogno di diverse braccia di corda robusta. Tu susciti la mia curiosit! Iucounu tese il braccio: un pannello di rivestimento della parete si apr; un rotolo di corda gli balz in mano. Massaggiandosi il volto per nascondere un sorriso, Iucounu porse la fune a Cugel, che la scosse, sciogliendola con grande cura. Devo chiedere la tua collaborazione, disse Cugel. Si tratta solo di stendere un braccio e una gamba. S, certamente. Iucounu tese la mano e sollev un dito. La corda si arrotol attorno alle gambe e alle braccia di Cugel, legandolo cos strettamente da impedirgli qualsiasi movimento. Il sogghigno di Iucounu sembr quasi tagliargli in due la grande testa molle. Ecco uno sviluppo sorprendente! Per sbaglio ho chiamato l'Acchiappaladri! Per il tuo bene, non cercare di liberarti, perch l'Acchiappaladri intessuto di zampe di vespa. E adesso esaminer il contenuto del tuo sacco. Sbirci nel sacco di Cugel ed emise un sommesso grido di sbigottimento. Ma hai saccheggiato la mia collezione! Vedo alcuni dei miei pezzi pi preziosi! Cugel fece una smorfia. Naturalmente! Ma non sono un ladro. Fianosther mi ha mandato qui a prendere certi oggetti, e quindi... Iucounu alz una mano. una colpa troppo grave per negarla. Ho gi espresso la mia antipatia per i ladri e i saccheggiatori, e adesso dovr punirti secondo l'inflessibile rigore della giustizia... a meno che, naturalmente, tu non possa proporre un adeguato riscatto. Sono certo che esiste un modo per riscattarmi, dichiar Cugel. Per questa corda mi raschia la pelle, e quindi mi impossibile concentrarmi per riflettere. Non importa. Ho deciso di ricorrere all'Incantesimo dell'Incistamento Desolato, che relega il soggetto in una cavit porosa, quarantacinque leghe al di sotto della superficie della Terra. Cugel batt le palpebre, sbigottito. Ma in condizioni del genere, io non avr mai la possibilit di riscattarmi! vero, fece Iucounu, meditabondo. E mi chiedo se, tutto sommato, non c' qualche piccolo servizio che tu possa ren-

dermi. Il tuo nemico gi morto, praticamente! dichiar Cugel. E adesso sciogli questi abominevoli legami! Non avevo in mente di commissionarti un assassinio, disse Iucounu. Vieni! La corda si allent un poco, permettendo a Cugel di seguire Iucounu in una stanza laterale, tappezzata di arazzi dai disegni molto complicati. Iucounu prese da un armadietto un minuscolo scrigno e lo pos su di un disco di vetro galleggiante a mezz'aria. Poi apr lo scrigno e fece un cenno a Cugel, il quale not che vi erano due incavi foderati di pelliccia scarlatta, in uno dei quali riposava un piccolo emisfero di vetro viola, opaco. Poich sei un uomo esperto e hai viaggiato molto, disse Iucounu, senza dubbio avrai gi riconosciuto questo oggetto. No? Tu conosci, naturalmente, le Guerre Cutz del Diciottesimo Eone? No? Iucounu alz le spalle, in una mimica di sbalordimento. Durante quei terribili avvenimenti, il dmone UndaHrada, che viene catalogato oggi come 16-04 Verde nell'Almanacco di Thrump, pens di recare aiuto ai suoi superiori, ed a questo scopo fece uscire certi esseri dal sottomondo La-Er. Perch fossero in grado di captare le percezioni, vennero dotati di emisferi simili a quello che vedi davanti a te. Quando gli eventi precipitarono il dmone si affrett a trasportarsi di nuovo a La-Er. Gli emisferi si distaccarono e si dispersero su Cutz. Come vedi, io ne posseggo uno. Tu devi procurarti il suo compagno e portarmelo: in questo caso, perdoner la tua intrusione in casa mia. Cugel riflett. Non una grande scelta, quella che mi offri, tra una sortita nel mondo dei dmoni di La-Er e l'Incantesimo dell'Incistamento Desolato. Francamente, non so cosa decidere. La risata di Iucounu fu cos ampia che sembr spaccare in due la grossa vescica gialla della sua testa. Non sar necessario scendere a La-Er. Puoi procurarti quell'oggetto nella terra che un tempo era conosciuta come Cutz. Se devo farlo, devo farlo e basta, ringhi Cugel, irritatissimo per il modo in cui era finita l'attivit di quel giorno. Chi custo-

disce l'emisfero viola? Qual la sua funzione? Come faccio per andare e per ritornare? Quali armi, talismani e oggetti magici hai intenzione di fornirmi? Tutto a suo tempo, disse Iucounu. Innanzi tutto devo assicurarmi che, una volta rimesso in libert, ti comporterai con incrollabile lealt, con zelo e decisione. Non temere, dichiar Cugel. La mia parola vincolante. Magnifico! esclam Iucounu. Questo rappresenta una sicurezza fondamentale, che non intendo affatto prendere alla leggera. L'atto che dovr venire compiuto ora, quindi, ha senza dubbio un'importanza puramente simbolica. Usc dalla stanza e dopo un attimo ritorn con una ciotola coperta di vetro, in cui si trovava un minuscolo essere bianco, tutto chele, artigli, spine e aculei, che si agitava rabbiosamente. Questo, disse Iucounu, il mio amico Firx, che viene dalla stella Achernar: molto pi saggio e furbo di quanto sembra. Gli dispiace molto di essere separato dal suo compagno, con il quale divide una vasca nel mio laboratorio. Ti aiuter a svolgere rapidamente i tuoi doveri. Iucounu si avvicin, e con un gesto abile spinse l'essere contro l'addome di Cugel; l'essere si fuse nelle sue viscere, e si piazz di guardia, stretto attorno al fegato di Cugel. Iucounu indietreggi, ridendo con quella gaiezza smodata che gli era valsa il suo soprannome. Gli occhi di Cugel quasi schizzarono dalle orbite. Apr la bocca per proferire un'imprecazione, ma strinse i denti e alz gli occhi al cielo. La fune si sciolse. Cugel rimase ritto, tremante, con tutti i muscoli annodati. L'allegria di Iucounu si smorz in un sogghigno pensieroso. Hai parlato di oggetti magici. E i talismani di cui proclamavi l'efficacia nel tuo chiosco alla Fiera di Azenomei? Non sono forse in grado di immobilizzare i nemici, di accendere d'amore le vergini, di dissolvere il ferro e di conferire l'immortalit? Non si pu contare molto su quei talismani, disse Cugel. Avr bisogno di ben altro aiuto. Lo hai gi, disse Iucounu, nella tua spada, nella tua abilit persuasiva e nell'agilit dei tuoi piedi. Tuttavia, hai suscitato la mia preoccupazione, e ti dar un aiuto. Appese al collo di

Cugel una minuscola tavoletta quadrata. Ora puoi dimenticare ogni timore di morire di fame. Un tocco di questo talismano potentissimo trasformer in nutrimento il legno, la corteccia, l'erba, e persino gli abiti vecchi. Inoltre, far suonare una campanella in presenza del veleno. Perci... non c' pi nulla che ci trattenga. Avanti, andiamo. Corda? Dov' la Corda? Obbediente, la Corda si strinse attorno al collo di Cugel, che fu costretto a seguire Iucounu. Uscirono sul tetto dell'antico castello. L'oscurit era ormai scesa da parecchio tempo. Qua e l, nella valle dello Xzan, scintillavano fievoli luci, e il fiume stesso era una striscia irregolare pi scura delle tenebre. Iucounu indic una gabbia. Quello sar il tuo veicolo. Entra. Cugel esit. Sarebbe preferibile fare un buon pranzo, dormire e riposare, per partire domattina, in buone condizioni. Cosa? La voce di Iucounu sembrava il suono di un corno. Osi stare davanti a me e formulare preferenze! Tu, che sei entrato furtivamente in casa mia, hai saccheggiato le mie cose pi preziose e hai lasciato tutto in disordine? Non ti rendi conto di essere stato anche troppo fortunato? O magari preferisci l'Incistamento Desolato? No, no! protest innervosito Cugel. Mi preoccupo soltanto del successo dell'impresa! Allora entra nella gabbia. Cugel gir uno sguardo disperato sul tetto del castello, poi si accost lentamente alla gabbia e vi entr. Mi auguro che tu non soffra di perdite di memoria, disse Iucounu. Ma se anche succedesse, e se dimenticassi il tuo primo dovere, che di procurarti l'emisfero viola, c' sempre Firx che te lo rammenter. Cugel disse: Poich ormai sono votato a questa impresa, ed molto improbabile che io torni, tanto vale che tu sappia quello che penso di te. Innanzi tutto... Non ci tengo ad ascoltarti. Gli insulti offendono il mio amor proprio, e sono molto scettico nei confronti degli elogi. Perci... vai! Si trasse indietro, guard nelle tenebre, poi grid l'invocazione conosciuta come il Trasferimento Laganetico di

Thasdrubal. Dall'alto venne un tonfo e uno sbatter d'ali, un grido di sommesso furore. Iucounu indietreggi di qualche passo, gridando altre parole in una lingua arcaica; e la gabbia dentro la quale stava rannicchiato Cugel venne sollevata violentemente e trascinata nell'aria. Un vento gelido mordeva il viso di Cugel. Dall'alto scendeva lo sbattere e lo scricchiolare di ali rapide, e un lamento angosciato; la gabbia dondolava avanti e indietro. Sotto, tutto era tenebra: una oscurit d'abisso. Dalla disposizione delle stelle, Cugel calcol che si stava dirigendo verso il nord e poi sent, sotto di s, la spinta delle Montagne di Maurenon; poi sorvolarono l'immenso deserto conosciuto come Terra delle Mura che Crollano. Un paio di volte, Cugel scorse le luci di un castello isolato, e una volta avvist un grande fal. Per un certo tempo, uno spiritello alato venne a volare accanto alla gabbia, sbirciando all'interno. Sembrava giudicare divertente la situazione in cui si trovava Cugel, e quando questi cerc di ottenere qualche informazione sul territorio sottostante, si limit a lanciare rauche grida di allegria. Poi si stanc e cerc di aggrapparsi alla gabbia, ma Cugel lo allontan a calci, e quello ricadde nel vento con un urlo di rabbia. L'oriente si color del rosso del sangue vecchio, e finalmente apparve il Sole, che tremava come un vecchio in preda ai brividi. Il suolo era avvolto in un sudario di nebbia; Cugel riusciva a malapena a capire che stava attraversando un territorio di montagne nere e di abissi scuri. Poi la nebbia torn ad aprirsi e rivel un mare plumbeo. Un paio di volte Cugel alz lo sguardo, ma il tetto della gabbia nascondeva il dmone completamente, eccettuate le punte delle ali coriacee. Finalmente, il dmone raggiunse la riva settentrionale dell'oceano. Scese verso la spiaggia, lanci un suono gracchiante e vendicativo, e poi lasci cadere la gabbia da un'altezza di cinque metri. Cugel usc strisciando dalla gabbia spezzata. Controll le lividure, scagli un'imprecazione contro il dmone che si allontanava, poi ritorn indietro, pesantemente, tra la sabbia e le spinifelci gialle e umide, e sal il pendio della spiaggia. Verso nord

c'erano barene paludose, e un mucchietto lontano di basse colline; a oriente e a occidente c'erano soltanto l'oceano e la spiaggia squallida. Cugel agit il pugno verso il sud. In qualche modo, prima o poi, si sarebbe vendicato del Mago Ridente! Lo promise a se stesso. Un centinaio di metri pi in l, verso occidente, c'erano i resti di un'antica diga. Cugel pens di andare a ispezionarla, ma non aveva fatto pi di tre passi quando Firx gli affond gli artigli nel fegato. Alzando gli occhi al cielo per la sofferenza, Cugel cambi direzione e si avvi verso oriente, costeggiando la spiaggia. Dopo un po' sent fame, e pens al talismano fornitogli da Iucounu. Raccolse un pezzo di legno buttato a riva dalle onde e lo strofin contro la tavoletta, nella speranza di vederlo trasformarsi in un vassoio di dolci o in un pollo arrosto. Ma il legno si limit ad ammorbidirsi fino a raggiungere la consistenza del formaggio, e conserv il sapore del legno marcio. Cugel mangi, deglutendo a fatica. Un altro scherzo di cui Iucounu doveva rendergli conto. Oh, il Mago Ridente gliel'avrebbe pagata cara! Il globo scarlatto del Sole scivolava nel cielo meridionale. La notte si avvicin, e finalmente Cugel giunse in vista di un insediamento umano: un rozzo villaggio accanto ad un fiumicello. Le capanne sembravano nidi d'uccello, fatte di fango e di fuscelli, e puzzavano sgradevolmente di sudiciume e di rifiuti. Le persone che vi si aggiravano erano sgraziate e sgradevoli quanto le baracche. Erano tozze, obese, animalesche; i loro capelli erano ruvidi grovigli gialli, i lineamenti informi. L'unico attributo degno di nota, che Cugel not immediatamente con vivo interesse, erano i loro occhi: emisferi viola, in apparenza ciechi, simili sotto tutti i punti di vista all'oggetto che Iucounu desiderava. Cugel si avvicin cautamente al villaggio, ma gli abitanti non gli badarono molto. Se l'emisfero bramato da Iucounu era identico agli occhi viola di quella gente, allora una delle incertezze fondamentali della missione era gi risolta, e procurarsi quell'oggetto diventava esclusivamente un problema di tattica. Cugel si sofferm a osservare gli abitanti del villaggio, e scopr molte cose che lo sorpresero. Innanzi tutto, il loro porta-

mento non corrispondeva a quello che avrebbe dovuto essere tipico di straccioni puzzolenti; era maestoso e severo, al punto di sfumare, talvolta, nell'alterigia. Cugel li osserv, perplesso: erano una trib di rimbambiti? Comunque, non sembravano costituire una minaccia. Avanz per la strada principale del villaggio, camminando impacciato per evitare i mucchi pi fetidi di immondizie. Uno degli abitanti del villaggio si degn di notarlo, e gli rivolse la parola con una voce gutturale, piena di grugniti. Dunque, signor mio, che cosa vuoi? Perch ti aggiri nella nostra citt, Smolod? Sono un viandante, rispose Cugel. Vorrei soltanto che mi venisse indicata una locanda, dove mi sia possibile trovare alloggio e cibo. Non abbiamo locande, qui; viandanti e viaggiatori ci sono sconosciuti. Tuttavia, sii il benvenuto e dividi con noi ci che abbiamo. Laggi c' una casa con tutto il necessario per le tue comodit. L'uomo indic una baracca malconcia. Puoi mangiare quanto vorrai; basta che entri nel refettorio laggi e scelga ci che preferisci; a Smolod l'avarizia sconosciuta. Ti ringrazio dal profondo del cuore, disse Cugel. E avrebbe continuato a parlare, ma l'uomo si era gi allontanato. Cugel guard impacciato dentro alla baracca, e con una certa fatica riusc a portar fuori le immondizie pi ingombranti e a mettere insieme una specie di giaciglio. Il Sole era ormai basso all'orizzonte e Cugel si rec al magazzino che gli era stato indicato come refettorio. Come aveva sospettato, la vantata abbondanza era un'iperbole. In un angolo del refettorio c'era un mucchio di pesce affumicato, e in un altro c'era un bidone che conteneva lenticchie mescolate a semi e cereali di vario genere. Cugel prese una porzione e se la port nella sua baracca, dove consum un pasto molto tetro. Il Sole era tramontato; Cugel usc, per vedere quali svaghi offriva il villaggio, ma scopr che le strade erano deserte. In certe capanne ardevano le lampade, e sbirciando dalle fessure, pot vedere che gli abitanti consumavano cene a base di pesce affumicato o conversavano tra loro. Torn alla sua baracca, accese uno stento fuocherello per difendersi dal freddo e si sdrai per dormire.

Il giorno seguente, Cugel riprese ad osservare il villaggio di Smolod ed i suoi abitanti dagli occhi viola. Nessuno, not, andava a lavorare, e a quanto pareva non c'erano campi nelle vicinanze. Quella scoperta irrit Cugel. Per procurarsi uno di quegli occhi viola, sarebbe stato obbligato a ucciderne il legittimo proprietario, e per far questo era necessario assicurarsi che nessuno potesse intromettersi. Cerc di attaccare discorso con gli abitanti del villaggio, ma quelli lo guardavano in un modo che ben presto incominci a scuotere la sua equanimit: si sarebbe detto che loro fossero signori raffinati ed eleganti, e lui invece lo straccione puzzolente! Quel pomeriggio si diresse verso il sud, e circa una lega pi in l, lungo la spiaggia, incontr un altro villaggio. I suoi occupanti erano molto simili agli abitanti di Smolod, ma avevano gli occhi normali. Inoltre, erano operosi: Cugel li vide coltivare i campi e pescare nell'oceano. Si avvicin a un paio di pescatori che stavano ritornando verso il villaggio, con le prede appese sulle spalle. I due si fermarono, e sbirciarono Cugel con espressione scarsamente amichevole. Cugel si present come un viaggiatore, e chiese notizie delle terre a oriente, ma i pescatori dissero di non saperne nulla, a parte il fatto che quel territorio era deserto, squallido e pericoloso. Attualmente sono ospite del villaggio di Smolod, disse Cugel. I suoi abitanti sono abbastanza simpatici, per sono piuttosto strani. Per esempio, perch hanno quegli occhi? Di che malattia soffrono? Perch si comportano con tanta sicurezza aristocratica e con modi tanto soavi? Quegli occhi sono lenti magiche, dichiar il pi vecchio dei pescatori, in tono riluttante. Permettono di vedere il Sopramondo; perch mai i loro proprietari, allora, non dovrebbero comportarsi come signori? Lo far anch'io, quando morir Radkuth Vomin, perch erediter i suoi occhi. Davvero! esclam Cugel, meravigliato. Quelle lenti magiche possono venire staccate a volont e trasferite come ritiene pi opportuno il loro proprietario? Sicuro: ma chi vorrebbe mai scambiare il Sopramondo con tutto questo? Il pescatore agit il braccio per indicare lo squal-

lido panorama. Ho lavorato per tanto tempo, e finalmente tocca a me assaporare le delizie del Sopramondo. Nulla c' che valga il paragone, e l'unico pericolo quello di morire per la troppa felicit. immensamente interessante! esclam Cugel. E come potrei meritarmi anch'io un paio di quelle lenti magiche? Lavora come facciamo tutti noi a Crodz; metti il tuo nome nell'elenco, e poi datti da fare per fornire il necessario ai signori di Smolod. Per trentun anni ho seminato e raccolto lenticchie e orzo e ho preso i pesci con le reti e li ho affumicati al fuoco, e adesso il nome di Bubach Angh il primo della lista. E anche tu, naturalmente, potrai fare lo stesso. Trentun anni, medit Cugel. un periodo di lunghezza non trascurabile. E Firx, dello stesso parere, si agit irrequieto, provocando non poca sofferenza al fegato di Cugel. I pescatori proseguirono verso il loro villaggio, Grodz; Cugel ritorn a Smolod. Appena arrivato, and alla ricerca dell'uomo con il quale aveva parlato il primo giorno. Mio signore, disse Cugel, come tu sai, io sono un viaggiatore, venuto da una terra lontanissima; sono stato attirato dalla magnificenza della citt di Smolod. comprensibile, brontol l'altro. Il nostro splendore non pu non ispirare l'emulazione. E qual l'origine delle lenti magiche? Il vecchio gir su Cugel gli emisferi viola, come se lo vedesse per la prima volta. Poi parl con voce un po' acida. Preferiamo non parlarne troppo, ma non vi nulla di male, ora che l'argomento stato affrontato. In un tempo molto lontano, il dmone Underherd mand dei tentacoli a scrutare la Terra, e ognuno di essi terminava in una lente. Simbilis Sedicesimo sconfisse il mostro, che ritorn nel suo sottomondo, e le lenti si staccarono. Quattrocentododici lenti vennero raccolte e portate a Smolod, che allora era splendida quanto oggi appare al mio sguardo. S, mi rendo conto di vedere soltanto un'apparenza, ma questo vale anche per te, e chi pu dire quale la realt? Io non guardo certo attraverso lenti magiche, disse Cugel. vero. Il vecchio alz le spalle. un particolare che preferisco ignorare. Ricordo vagamente che abito in una baracca e

che divoro il cibo pi rozzo... ma la realt soggettiva diversa: abito in uno splendido palazzo e pranzo con cibi deliziosi, insieme ai principi e alle principesse che sono i miei pari. La spiegazione che viene data questa: il demone Underherd guard questo mondo dal suo sottomondo; e noi, da questo mondo, guardiamo nel Sopramondo, che la quintessenza della speranza umana, del desiderio pi visionario e dei sogni pi beati. Noi che abitiamo tale mondo... come possiamo considerarci, se non come splendidi principi? Infatti lo siamo. meraviglioso! esclam Cugel. Come posso ottenere un paio di lenti magiche? Esistono due metodi. Underherd perdette quattrocento e quattordici lenti: noi ne possediamo quattrocentododici. Due non vennero mai trovate, ed evidentemente giacciono a grande profondit, in fondo all'oceano. Sei libero di tentare di recuperarle. Il secondo metodo consiste nel diventare cittadino di Grodz, e fornire il necessario ai signori di Smolod, fino a quando uno di noi muore, come accade molto di rado. Ho saputo che un certo nobile signore, Radkuth Vomin, gravemente malato. S, malato. Il vecchio indic un altro vecchio dal ventre gonfio, dalla bocca aperta sgocciolante saliva, che sedeva tra il sudiciume, davanti alla sua baracca. Eccolo l, davanti al suo palazzo. Il nobile Radkuth ha ecceduto nella libidine, perch le nostre principesse sono le creature pi incantevoli che uomo possa contemplare, cos come io sono il pi nobile dei principi. Ma il nobile signore Radkuth ha ecceduto, e perci ha subito una mortificazione: e questa una lezione per tutti noi. Potrei prendere qualche accordo speciale per assicurarmi le sue lenti? azzard Cugel. Temo di no. Devi andare a Grodz e lavorare come tutti gli altri, come ho fatto io stesso, in un'esistenza precedente che adesso mi appare vaga e assurda... Pensare che ho sofferto per tanto tempo! Ma tu sei giovane. Trenta o quaranta o cinquant'anni non sono poi un'attesa molto lunga. Cugel si port una mano all'addome per acquietare l'agitarsi frenetico di Firx. In tanto tempo, il Sole potrebbe anche scomparire. Guarda! Indic un baluginare nero sulla faccia dell'astro, che parve la-

sciarvi, per un attimo, una crosta. Guarda! Tu sei troppo apprensivo, dichiar il vecchio. Per noi che siamo i signori di Smolod, il Sole irradia uno splendore dai colori pi squisiti. Pu darsi benissimo che sia cos, per il momento, disse Cugel. Ma quando il Sole diventer tutto scuro, che accadr? Vi compiacerete egualmente nel buio e nel gelo? Ma il vecchio non gli badava pi. Radkuth Vomiti era caduto di traverso nel fango, e sembrava morto. Giocherellando indeciso con il suo coltello, Cugel and a dare un'occhiata al cadavere. Un paio di rapidi tagli, questione di un momento, e avrebbe raggiunto il suo scopo. Avanz, esitante, ma il momento fuggitivo era gi passato. Altri signori del villaggio si erano avvicinati, spingendolo da parte; il corpo di Radkuth Vomin venne sollevato e trasportato con grande solennit nella sua baracca puzzolente. Cugel sbirci tristemente attraverso la porta, calcolando le possibilit di riuscita dei vari possibili tentativi. Siano portate le lampade! inton il vecchio. Che l'ultimo fulgore circondi il nobile signore Radkuth sulla sua bara ornata di semme! Suonino dalle torri le trombe d'oro, e le principesse indossino abiti di sciamilo, ed i loro capelli celino i visi deliziosi che il nobile signore Radkuth tanto amava! Ora, dobbiamo vegliarlo! Chi custodir la bara? Cugel si fece avanti. Lo considererei un grande onore. Il vecchio scosse il capo. Questo un privilegio riservato ai suoi pari. Nobile Maulfag, nobile Glus: forse vorrete occuparvene voi. Due degli abitanti del villaggio si avvicinarono alla panca sulla quale era disteso il Nobile Radkuth Vomin. Poi, dichiar il vecchio, dovranno venire annunciate le esequie, e le lenti magiche dovranno venire trasferite a Bubach Angh, il pi degno di Grodz. Chi si recher ad informarlo? Offro ancora i miei servigi, disse Cugel, non fosse altro che per sdebitarmi in qualche modo dell'ospitalit che mi stata accordata a Smolod. Ben detto! esclam il vecchio. Quindi, recati in fretta a Grodz; ritorna con quello scudiero che, per la sua fede e per il

suo diligente lavoro, merita la gloriosa elevazione. Cugel si inchin e si allontan, in mezzo alle barene, correndo verso Grodz. Quando fu giunto nei pressi dei campi pi lontani dal villaggio avanz cautamente, passando furtivo da un gruppo d'alberi all'altro, e finalmente trov quello che cercava: un contadino che stava lavorando la terra umida. Cugel si avvicin, senza far rumore, e abbatt l'uomo con una grossa radice nodosa. Gli tolse gli indumenti miserabili, il cappello di pelle, le calze e le calzature; con il coltello gli recise la barba color paglia. Raccolse ogni cosa, lasci il contadino disteso nudo e stordito nel fango, e fugg a grandi balzi, dirigendosi di nuovo verso Smolod. Trov un cantuccio isolato e si vest degli indumenti rubati. Esamin piuttosto perplesso la barba recisa, e finalmente, legando ciuffi del rozzo pelo giallo l'uno all'altro, riusc a ricavarne una specie di barba finta. Poi infil i ciuffi di pelo che ancora restavano sotto l'orlo dell'ampio cappello di pelle. Il Sole era tramontato: un'oscurit color prugna stava scendendo ad avvolgere la Terra. Cugel ritorn a Smolod. Lampade a olio ardevano davanti alla baracca di Radkuth Vomin, dove le donne obese e deformi del villaggio gemevano e piangevano. Cugel avanz cautamente, chiedendosi che cosa si aspettavano da lui. Per quanto riguardava il suo travestimento, poteva essere efficace e poteva non esserlo. Non sapeva fino a che punto quelle lenti viola confondevano la percezione: doveva rischiare. Cugel si diresse arditamente verso la porta della baracca. Abbassando la voce il pi possibile, disse: Eccomi, principi di Smolod: sono lo scudiero Bubach Angh di Grodz, che per trentun anni ha accumulato le pi scelte e squisite cibarie nelle dispense di Smolod. Ora mi presento, supplicando di essere innalzato al rango di nobile. Come tuo diritto, disse il Capo degli Anziani. Ma mi sembri un uomo diverso dal Bubach Angh che per tanto tempo ha servito i principi di Smolod. Sono trasfigurato... dal dolore per la morte del principe Radkuth Vomin, e dalla felicit dell'elevazione che mi attende. Ci evidente e comprensibile. Vieni, dunque... e preparati per i riti.

Son pronto, disse Cugel. In verit, basta che mi consegnate le lenti magiche; me le porter tranquillamente da parte per rallegrarmene. Il Capo degli Anziani scosse il capo, indulgente. Non cos che stabiliscono i riti. Innanzi tutto tu devi presentarti nudo, qui, nel padiglione di questo possente castello, e le pi belle tra le belle ti ungeranno di aromi. Poi viene l'invocazione a Eddith Bran Maur. Poi... O venerato signore, esclam Cugel, concedimi una grazia. Prima che incomincino le cerimonie, mettimi le lenti magiche, affinch io possa vedere e comprendere tutta la portentosa meraviglia della cerimonia. Il Capo degli Anziani medit. una richiesta insolita, ma comprensibile e ragionevole. Portate le lenti! Vi fu una breve attesa, durante la quale Cugel si dondol, innervosito, sull'uno e sull'altro piede. I minuti trascorsero. Gli indumenti luridi e la barba falsa gli davano un prurito terribile. Poi, dal limitare del villaggio, egli vide apparire altre persone, che venivano dalla direzione di Grodz. Una di esse era certamente Bubach Angh, mentre un'altra era priva di barba. Apparve il Capo degli anziani, reggendo in ciascuna mano una lente viola. Avanzati! Eccomi, signore! esclam Cugel a voce alta. Ora applicher la pozione che santifica l'applicazione della lente magica all'occhio destro. In fondo alla folla, Bubach Angh alz la voce. Fermo! Che cosa succede? Cugel si volt e tese il braccio. Chi lo sciacallo che interrompe questo rito solenne? Allontanatelo subito! Sicuro! esclam in tono perentorio il Capo degli Anziani. Tu ti comporti indecorosamente e dissacri la solennit della cerimonia. Bubach Angh indietreggi, momentaneamente intimorito. Data la blasfema interruzione, disse Cugel, ritengo giusto prendere semplicemente in custodia le lenti magiche, in attesa che questi bricconi si acquietino.

No, disse il Capo degli Anziani. Si tratta di una procedura impossibile. Gett alcune gocce di grasso rancido nell'occhio destro di Cugel. Ma in quel momento il contadino privo di barba lanci un grido. Il mio cappello! La mia giacca! La mia barba! Non c' pi giustizia, dunque? Silenzio! sibil la folla. una cerimonia solenne! Ma io sono Bu... Inserisci la lente magica, signore, invoc Cugel. Ignoriamo quei bricconi. Tu dai del briccone a me? rugg Bubach Angh. Adesso ti riconosco, mascalzone! Interrompete la cerimonia! Inesorabile, il Capo degli Anziani prosegu. Ora io ti affido la lente destra. Dovrai tenere temporaneamente chiuso quest'occhio per evitare una discordanza che affaticherebbe il cervello e causerebbe stordimento. Ora l'occhio sinistro. Si fece avanti con l'unguento, ma Bubach Angh e il contadino senza barba non si trattennero pi. Interrompete la cerimonia! State per fare nobile un impostore! Io sono Bubach Angh, il degno scudiero! Colui che ti sta davanti un vagabondo! Il Capo degli Anziani scrut perplesso Bubach Angh. Per la verit, tu sembri proprio il contadino che per trentun anni ha portato le vettovaglie a Smolod. Ma se Bubach Angh sei tu, allora chi costui? Il contadino senza barba si fece avanti, personalmente. il mostro senz'anima che mi ha rubato gli abiti che indossavo e mi ha tagliato la barba. un criminale, un bandito, un vagabondo... Basta! esclam il Capo degli Anziani. Sono parole scelte male. Ricordatevi che stato elevato al rango di principe di Smolod. Non completamente! grid Bubach Angh. Ha uno dei miei occhi! Reclamo l'altro. una situazione imbarazzante, mormor il Capo degli Anziani. E si rivolse a Cugel. Per quanto tu sia stato in precedenza un vagabondo e un tagliagole, ora sei un principe, e un uomo responsabile. Qual la tua opinione? Consiglio di allontanare senza indugio questi bricconi chias-

sosi. Poi... Bubach Angh e il contadino senza barba, lanciando urla di rabbia, si buttarono in avanti. Cugel balz via, ma non riusc a controllare l'occhio destro. La palpebra si apr: nel suo cervello irruppe un tale bagliore di esaltazione che il respiro gli si blocc nella gola e il cuore quasi gli si ferm per lo sbalordimento. Ma nello stesso tempo il suo occhio sinistro gli mostrava la realt di Smolod. Era una dissonanza troppo enorme perch potesse tollerarla: inciamp e cadde contro una delle baracche. Bubach Angh gli piomb addosso, con la zappa levata, ma in quel momento il Capo degli Anziani si mise in mezzo. Hai perduto il senno? Quest'uomo un principe di Smolod! un uomo che io uccider, perch ha uno dei miei occhi! Ho forse faticato trentun anni perch ne beneficiasse un vagabondo? Calmati, Bubach Angh, se questo il tuo nome, e ricordati che la questione non ancora completamente chiarita. possibile che sia stato commesso un errore... senza dubbio un errore in buona fede, perch ora quest'uomo un principe di Smolod, e cio la giustizia e l'intelligenza personificate. Non lo era per nulla, prima di ricevere la lente, ribatt Bubach Angh. Ed stato allora che ha commesso la sua colpa. Non posso occuparmi di sottigliezze semantiche, rispose l'anziano. Comunque, il tuo nome figura sull'elenco, ed il primo, ed alla prossima fatalit... Fra dieci o dodici anni? grid esasperato Bubach Angh. Devo lavorare ancora per tanto tempo, e ricevere la mia ricompensa quando il Sole si oscurer? No, non pu essere! Il contadino senza barba avanz una proposta. Prendi l'altra lente. In questo modo almeno avrai met dei diritti che ti spettano, e impedirai all'impostore di defraudarti completamente. Bubach Angh annu. Comincer con una lente magica: poi uccider quel delinquente e prender anche l'altra, e tutto sar a posto. Suvvia, fece altezzoso il Capo degli Anziani. Non questo il tono in cui si deve parlare di un principe di Smolod! Beh! sbuff Bubach Angh. Ricordate da dove provengono le vostre vettovaglie! Noi di Grodz non siamo certamente dispo-

sti a faticare per nulla. Benissimo, disse il Capo degli Anziani. Deploro la tua scorretta interferenza, ma non posso negare che tu abbia in parte ragione. Ecco la lente sinistra di Radkuth Vomin. Rinuncer all'invocazione, all'unzione sacra e al peana di rallegramento. Se vuoi avere la bont di farti avanti e di aprire l'occhio sinistro... cos. Come aveva fatto poco prima Cugel, Bubach Angh guard con tutti e due gli occhi e indietreggi, vacillando stordito. Poi, per, posandosi la mano sull'occhio sinistro, si riprese, e avanz verso Cugel. Ora ti sarai reso conto dell'inutilit del tuo trucco. Consegnami quella lente e vattene per la tua strada, perch non potrai mai averle tutte e due. Non m'importa niente, disse Cugel. Il mio amico Firx mi sollecita con urgenza ad accontentarmi di una sola. Bubach Angh digrign i denti. Credi di potermi giocare qualche altro scherzo? La tua vita sta per finire: te lo garantisce tutta Grodz, non io soltanto! Mai entro i confini di Smolod! Ammon il Capo degli Anziani. Non devono esservi dissidi tra i principi: ordino che vi sia pace. Voi che vi siete divisi le lenti di Radkuth Vomin, dovete dividervi anche il suo palazzo, le sue vesti, le sue propriet, i suoi gioielli e il suo seguito, fino a quando, il pi tardi possibile, o l'uno o l'altro di voi morir, e allora il superstite potr prendersi tutto. Questo il mio giudizio: non vi altro da dire. Il momento della morte di questo intruso per fortuna molto vicino, ringhi Bubach Angh. L'istante in cui metter piede fuori da Smolod sar anche l'ultimo della sua vita! I cittadini di Grodz monteranno la guardia anche per cento anni, se sar necessario! A questo annuncio, Firx si agit, e Cugel rabbrivid per la sofferenza. Si rivolse a Bubach Angh, in tono conciliante. Potremmo arrivare a un compromesso: ti lascer l'intero patrimonio di Radkuth Vomin: il suo palazzo, i suoi averi e il suo seguito. A me bastano le lenti magiche. Ma Bubach Angh non ne volle sapere. Se ci tieni alla vita, consegnami immediatamente quella lente!

Non possibile, disse Cugel. Bubach Angh gli volt le spalle e parl al contadino senza barba, che annu in segno d'intesa e si allontan. Bubach Angh guard minacciosamente Cugel, poi si avvicin alla baracca di Radkuth Vomin e sedette sul mucchio di immondizie davanti alla porta. Poi prov la lente nuova, chiudendo per prudenza l'occhio destro, e apr il sinistro per contemplare le meraviglie del Sopramondo. Cugel pens di approfittare della sua estasi e si diresse verso i confini del villaggio. Bubach Angh non mostr di essersene accorto. Ah, pens Cugel. Allora sarebbe stato facile. Altri due balzi e si sarebbe perduto nell'oscurit. Tese le lunghe gambe per spiccare quei due balzi. Un suono lieve un grugnito, un fruscio di vestiti, uno scricchiolio lo fece schizzare da parte, mentre un badile si avventava, tagliando l'aria nel punto in cui fino a un attimo prima si trovava la sua testa. Nel debole chiarore irradiato dalle lampade di Smolod, Cugel scorse la faccia vendicativa del contadino senza barba. Dietro di lui veniva Bubach Angh, con la testa pesante spinta in avanti, come un toro. Cugel li schiv e corse, agilmente, verso il centro di Smolod. Lentamente, enormemente deluso, ritorn anche Bubach Angh, e and di nuovo a sedersi. Non riuscirai mai a fuggire, disse a Cugel. Consegnami l'altra lente e avrai salva la vita. Neanche per idea, rispose Cugel, in tono vivace. Sei tu, piuttosto che devi temere per la sua vita, che corre un pericolo ancora pi grave! Dalla baracca del Capo degli Anziani giunse una voce ammonitrice. Smettete questa contesa! Mi sto abbandonando ai capricci erotici di una bellissima principessa, e non voglio essere distratto. Cugel, ricordando quelle masse di carne untuosa, quei volti informi e stravolti, quei capelli sporchi e verminosi, il fetore indescrivibile che caratterizzava le donne di Smolod, si meravigli ancora una volta del potere delle lenti. Bubach Angh stava provando la visione del suo occhio sinistro. Cugel si sistem su di una panca e prov ad usare l'occhio destro, coprendosi il sinistro con una mano...

Cugel indossava una camicia di morbide scaglie d'argento, calzoni scarlatti aderenti, e un manto azzurro cupo. Sedeva su una panchina di marmo davanti ad una fila di colonne marmoree a spirale, cariche di. fronde verdi e di fiori candidi. Da ogni parte, i palazzi di Smolod torreggiavano nella notte, in una lunga fuga, e luci dolcissime accentuavano la linea delle arcate e delle finestre. Il cielo era di un blu soave, pieno di grandi stelle fulgidissime; tra i palazzi vi erano giardini pieni di cipressi, di mirti, di gelsomini, di piante aromatiche: l'aria era pervasa dal profumo dei fiori e dal mormorio argentino dell'acqua corrente. Da lontano, giungeva l'eco di una musica: un vibrare delicato di accordi sommessi, un sospiro di melodia. Cugel trasse un profondo respiro e si alz in piedi. Si mosse, attraversando il terrazzo. I palazzi e i giardini cambiarono prospettiva; in un prato fiocamente illuminato, tre fanciulle che indossavano abiti di leggerissimo velo bianco si voltarono a guardarlo. Cugel, involontariamente, mosse un passo in quella direzione, ma poi, ricordando la malignit di Bubach Angh, si ferm per controllare meglio il luogo in cui si trovava. Al di l della piazza sorgeva un palazzo di sette piani, ognuno dei quali era abbellito da un giardino pensile: tralci e fiori ricadevano sulle mura. Attraverso le finestre, Cugel scorse mobili ricchissimi, candelieri splendenti, il movimento silenzioso di ciambellani in livrea. Nel padiglione davanti al palazzo stava in piedi un uomo dal volto aquilino, dalla barba dorata ben tagliata, che indossava abiti neri ed ocra, con le spalline d'oro e stivali neri. Stava con un piede posato su di un grifone di pietra, le braccia sul ginocchio piegato, e guardava in direzione di Cugel, con un'espressione di antipatia meditabonda. Cugel si meravigli: possibile che quello fosse Bubach Angh, dalla faccia porcina? E quel magnifico palazzo a sette piani era la miserabile baracca di Radkuth Vomin? Cugel attravers lentamente la piazza, e si trov di fronte ad un padiglione illuminato da candelabri. C'erano tavoli carichi di carni, gelatine e dolci di ogni genere; e lo stomaco di Cugel, alimentato esclusivamente di legno marcio gettato a riva e di pesce affumicato, lo spinse a farsi avanti. Pass da un tavolo all'altro, assaggiando qualche boccone da ogni piatto, e riscontr che tutti erano della qualit pi raffinata.

Pu darsi che io stia ancora divorando soltanto pesce affumicato e lenticchie, si disse allora. Ma bisogna riconoscere che una gran cosa, davvero, l'incantesimo che li trasforma in leccornie tanto squisite. Certo, un uomo potrebbe fare di peggio che trascorrere il resto della vita qui a Smolod. Come se avesse anticipato quel pensiero, Firx inflisse al fegato di Cugel una serie di fitte ammonitrici e torturanti, e Cugel maledisse rabbiosamente Iucounu, il Mago Ridente, e rinnov i suoi propositi di vendetta. Poi, recuperando il controllo di s, si diresse verso il punto in cui i giardini geometrici che circondavano i palazzi lasciavano il posto a un grande parco. Gir la testa, e scorse il principe dal viso aquilino, vestito di nero e d'ocra, che si stava avvicinando con intenzioni manifestamente ostili. Nella semioscurit del parco, Cugel not un altro movimento, ed ebbe l'impressione di scorgere un gran numero di guerrieri in armatura. Cugel ritorn sulla piazza e Bubach Angh lo segu, torn a piantarsi davanti al palazzo di Radkuth Vomin ed a guardarlo indignato e minaccioso. evidente, disse Cugel a voce alta, per edificazione di Firx, che questa notte sar impossibile andarsene da Smolod. Naturalmente, sono ansiosissimo di consegnare questa lente a Iucounu, ma se vengo ucciso, n io n l'ammirevole Firx potremo mai fare ritorno ad Almeria. Firx non diede pi segno di vita. E adesso, si chiese Cugel, dove poteva passare la notte? Il palazzo a sette piani di Radkuth Vomin offriva manifestamente la possibilit di una ricca e comoda sistemazione tanto per lui quanto per Bubach Angh. Tuttavia, in pratica, i due si sarebbero trovati in una baracca con un'unica stanza, e con un unico mucchio di canne umide per giaciglio. Pensosamente, con un certo rimpianto, Cugel chiuse l'occhio destro e apr quello sinistro. Smolod era come prima. Bubach Angh stava accosciato, con aria incattivita, davanti alla porta della baracca di Radkuth Vomin. Cugel si fece avanti e gli affibbi un calcio. Sbalordito e sconvolto, Bubach Angh spalanc entrambi gli occhi, e gli impulsi contrastanti si scontrarono nel suo cervello, determinando una paralisi. Nascosto nelle tenebre, il contadino senza barba lanci un ruggito, poi si gett alla carica, allo scoperto,

con il badile levato, e Cugel dovette rinunciare al suo progetto di tagliare la gola di Bubach Angh. Si infil nella capanna, chiuse la porta e la sbarr. A questo punto chiuse l'occhio sinistro e apr quello destro. Si trov nel magnifico atrio del palazzo di Radkuth Vomin, il cui portico era difeso da una saracinesca di ferro battuto. All'esterno, il principe dai capelli d'oro, vestito d'ocra e di nero, coprendosi un occhio con la mano, si stava rialzando con fredda dignit dal selciato della piazza. Alzando un braccio in atto di nobile sfida, Bubach Angh si gett il manto sulle spalle e si allontan a passo di marcia per raggiungere i suoi guerrieri. Cugel si aggir nel palazzo, ispezionandolo con piacere. Se non fosse stato per le importune manifestazioni d'impazienza di Firx, non ci sarebbe stata nessuna fretta di intraprendere il pericoloso viaggio di ritorno verso la Valle dello Xzan. Cugel scelse una lussuosa stanza che dava verso il sud, si spogli dei ricchi indumenti per infilare abiti da notte di raso, si distese sul letto tra lenzuola di seta celeste e cadde immediatamente addormentato. Il mattino dopo, fatic abbastanza a ricordare quale occhio doveva aprire, e pens che sarebbe stato opportuno preparare una pezza per coprire l'occhio che non doveva usare. Di giorno, i palazzi di Smolod erano pi grandiosi e magnifici che mai, e adesso la piazza era affollata di principi e di principesse, tutti di bellezza sorprendente. Cugel indoss eleganti abiti neri, con un vistoso berretto verde e sandali verdi. Scese nell'atrio, fece sollevare la saracinesca con un gesto di comando, e poi si avventur sulla piazza. Non c'era la minima traccia di Bubach Angh. Gli altri abitanti di Smolod lo accolsero con grande cortesia, e le principesse gli dimostrarono un notevole calore, come se lo trovassero di loro gusto. Cugel rispose educatamente, ma senza fervore; neppure la lente magica poteva convincerlo, al ricordo del vero aspetto delle donne di Smolod: fetidi ammassi di grasso, carne, sudiciume e capelli. Fece colazione nel padiglione, servendosi cibi deliziosi, poi ritorn sulla piazza, per decidere quale sarebbe stata la sua linea di azione. Una rapida ispezione nel parco gli rivel la presenza di guerrieri di Grodz che stavano in agguato. Non vi era

alcuna prospettiva immediata di fuga. I nobili di Smolod si dedicavano ai loro svaghi. Alcuni vagabondavano fra i prati, altri andavano in barca sui fiumi deliziosi che portavano al nord. Il Capo degli Anziani, un principe dal volto nobile e sagace, sedeva solitario su di una banchina d'onice, immerso in una profonda fantasticheria. Cugel si avvicin; il Capo degli Anziani si riscosse e gli rivolse un saluto di misurata cordialit. Non mi sento del tutto sereno, dichiar. Nonostante il nostro giudizio, e anche tenendo conto del fatto che tu ignoravi, necessariamente, le nostre consuetudini, mi rendo conto che stato compiuto un atto non del tutto equo, e non riesco a immaginare come si possa porvi riparo. Mi sembra, disse Cugel, che lo scudiero Bubach Angh, bench sia senza dubbio un uomo degnissimo, mostri una mancanza di disciplina che non adeguata alla dignit di Smolod. Secondo me, sarebbe senza dubbio molto meglio rimandarlo a Grodz per qualche anno, affinch abbia il tempo di maturare convenientemente. C' qualcosa di vero in ci che hai detto, rispose il Capo degli Anziani. Qualche volta, certi piccoli sacrifici personali sono essenziali per il bene della comunit. Sono sicuro che tu, se si presentasse la necessit, saresti felice di rinunciare alla tua lente magica e di ritornare nuovamente a Grodz. Che cosa sono, in fondo, pochi anni? Trascorrono in volo come farfalle. Oppure si potrebbe organizzare una specie di lotteria, alla quale dovrebbero partecipare tutti coloro che possiedono due lenti: e il perdente dovrebbe donare una delle sue lenti a Bubach Angh. Io mi accontenter di quella che ho. Il Capo degli Anziani aggrott la fronte. Ecco, si tratta di una possibilit molto remota. Intanto anche tu devi partecipare ai nostri svaghi. Se posso esprimermi cos, tu hai un aspetto gradevole, e alcune delle principesse ti guardano con occhi sognanti. Ecco l, per esempio, l'incantevole Udela Narshag... e l, Zokoxa dai Petali di Rosa, e pi in l la vivace Ilviu Lasmal. Non devi esitare: qui a Smolod, noi viviamo un'esistenza scevra da restrizioni. Non mi certamente sfuggito il fascino di quelle bellissime dame, rispose Cugel. Ma, per mia sfortuna, sono vincolato da

un rigido voto di castit. O sventurato! esclam il Capo degli Anziani. Le principesse di Smolod sono incomparabili! E guarda... eccone una altra che sollecita la tua attenzione! Sicuramente te, che quella dama sta chiamando, disse Cugel, e l'anziano and a conferire con la giovane donna in questione, che era giunta sulla piazza a bordo di un magnifico veicolo a forma di barca che camminava su sei zampe di cigno. La principessa era semisdraiata su cuscini color rosa, ed era abbastanza bella da indurre Cugel a rammaricarsi dell'acutezza della sua memoria, che proiettava i capelli arruffati, le verruche, le labbra flaccide, le rughe sudaticce delle donne di Smolod in primissimo piano nel suo ricordo. Quella principessa era veramente la quintessenza di un sogno: snella e flessuosa, con una pelle candida come il latte, il nasino delicato, occhi lucenti, una bocca di deliziosa flessibilit. La sua espressione inquietava un po' Cugel, perch era assai pi complessa di quella delle altre principesse: pensierosa e insieme volitiva, ardente e insieme insoddisfatta. Sulla piazza comparve Bubach Angh, abbigliato in foggia militaresca, con corazza, morione e spada. Il Capo degli Anziani si rec a parlare con lui; e, con grande irritazione di Cugel, la principessa nella barca gli fece un cenno di richiamo. Cugel si fece avanti. S, principessa? Tu mi hai salutato, mi pare. La principessa annu. Mi sto chiedendo le ragioni della tua presenza qui, in queste terre del nord. La sua voce era sommessa e chiara come una musica. Sono qui in missione, disse Cugel. Potr rimanere a Smolod soltanto per breve tempo, e poi dovr continuare il mio viaggio, verso oriente e verso sud. Davvero, disse la principessa. E posso sapere qual la natura della tua missione? Per essere sincero, sono stato condotto qui dalla malvagit di un mago. Io non lo desideravo affatto. La principessa rise sommessamente. Vedo cos pochi forestieri, e desidero nuovi volti e nuove conversazioni. Forse non ti dispiacerebbe venire nel mio pa-

lazzo: parleremo di magia, e delle strane circostanze che affliggono la Terra morente. Cugel si inchin, impettito. La tua offerta molto contese. Ma dovrai cercare altrove: io sono legato ad un voto di castit. Frena il tuo rincrescimento, poich il voto vale non soltanto per te, ma anche per Udela Narshag, laggi, per Zokoxa e per Ilviu Lasmal. La principessa inarc le sopracciglia, poi si lasci ricadere sui cuscini. Sorrise, lievemente. Davvero, davvero. Tu sei un uomo duro, severo e implacabile, se ti rifiuti a tante dame imploranti. proprio cos, e cos deve essere. Cugel si volse, per affrontare il Capo degli Anziani, che si stava avvicinando, seguito da Bubach Angh. Notizie spiacevoli, annunci il Capo degli Anziani, con voce turbata. Bubach Angh parla a nome del villaggio di Grodz. Dichiara che non ci verranno pi fornite vettovaglie fino a quando non sar fatta giustizia, e per giustizia gli abitanti di Grodz intendono la consegna della tua lente a Bubach Angh, e della tua persona a un comitato punitivo che sta aspettando nel parco laggi. Cugel rise, imbarazzato. Quale idea contorta! Naturalmente, tu gli hai garantito che noi di Smolod siamo disposti a mangiare erba e a spezzare tutte le lenti piuttosto che accettare condizioni tanto sgradevoli! Purtroppo ho temporeggiato, dichiar il Capo degli Anziani. Ho l'impressione che gli altri principi di Smolod preferiscano una decisione pi flessibile. Il sottinteso era chiarissimo, e Firx incominci ad agitarsi esasperato. Per poter valutare la situazione nel modo pi chiaro possibile, Cugel spost la toppa per guardare con l'occhio sinistro. Alcuni abitanti di Grodz, armati di falci, badili e bastoni, aspettavano a una distanza d'una cinquantina di metri; evidentemente era quello il comitato punitivo di cui aveva parlato Bubach Angh. Da una parte c'erano le baracche di Smolod; dall'altra la barca dalle zampe palmate e la principessa... Cugel spalanc l'occhio, sbalordito. La barca era rimasta identica, ritta su sei zampe di cigno, e sui cuscini rosa era distesa la

principessa... se possibile, ancora pi bella di prima. Ma adesso la sua espressione, anzich sorridente, era fredda e lontana. Cugel trasse un profondo respiro e si mise a correre. Bubach Angh gli url l'ordine di fermarsi, ma Cugel non gli bad. Corse attraverso le barene, inseguito dal comitato punitivo. Cugel rise allegramente: lui aveva le gambe lunghe e molto fiato; i contadini erano tozzi e bassi, flemmatici. Avrebbe potuto facilmente percorrere due leghe mentre quelli ne percorrevano una soltanto. Si sofferm, e si volt per agitare un braccio in un gesto di addio. Con suo grande sbigottimento, due delle zampe della barca si staccarono e balzarono per inseguirlo. Cugel corse, disperatamente: invano. Le gambe lo superarono, una per parte, poi si girarono e lo arrestarono con un calcio. Cugel ritorn indietro, di malumore, mentre le due zampe lo seguivano saltellando. Prima di arrivare a Smolod, infil la mano sotto alla toppa e stacc la lente magica. Mentre il comitato punitivo gli si stringeva intorno, Cugel la sollev. State indietro... o far a pezzi la lente! Fermo, fermo! grid Bubach Angh. Non possibile! Suvvia, consegnami la lente, e accetta la punizione meritata. Non ancora detta l'ultima parola, gli ricord Cugel. Il Capo degli Anziani non si ancora pronunciato. La principessa si sollev dai cuscini della barca. Decider io. Io sono Derwe Coreme, della Casa di Domber. Dammi quel vetro viola, qualunque cosa sia. Neanche per sogno, disse Cugel. Prendi invece la lente di Bubach Angh. Mai! esclam l'uomo di Grodz. Cosa? Tutti e due avete una lente e ne volete due? Che cosa sono questi oggetti preziosi? Li portate come occhi? Dateli a me. Cugel sguain la spada. Preferisco fuggire, ma se necessario combatter. Io non posso correre, disse Bubach Angh. Preferisco combattere. Si lev la lente dall'occhio. E adesso, vagabondo, preparati a morire. Un momento, disse Derwe Coreme. Da una delle zampe della barca uscirono braccia sottili che scattarono a stringere i polsi di Cugel e di Bubach Angh. Le lenti caddero al suolo; quella di

Bubach Angh colp un sasso e and in pezzi. Bubach Angh lanci un ululato di disperazione e salt addosso a Cugel, che indietreggi sotto quell'assalto. Bubach Angh non era un esperto in fatto di scherma: colpiva con fendenti rudi, come se stesse tranciando il pesce. Tuttavia, la furia del suo attacco era sconvolgente, e Cugel si trov in difficolt nel difendersi. Oltre all'assalto furibondo di Bubach Angh, poi, c'era anche Firx che deplorava la perdita della lente. Derwe Coreme aveva smesso di interessarsi alla faccenda. La barca si avvi attraverso le barene, muovendosi ad una velocit sempre crescente. Cugel avvent la spada, balz indietro, balz di nuovo indietro, e per la seconda volta si lanci a corsa attraverso le barene, mentre la gente di Smolod e di Grodz gli scagliava contro maledizioni. Il veicolo-barca procedeva, adesso, con un ritmo tranquillo. Con i polmoni doloranti, Cugel guadagn terreno, e poi lo raggiunse, e con un balzo salt su, si afferr al bordo e vi si iss a cavalcioni. Le cose erano andate esattamente come aveva previsto. Derwe Coreme aveva guardato attraverso la lente ed era ricaduta sui cuscini, stordita. La lente violetta le giaceva in grembo. Cugel se ne impadron, poi per un attimo abbass lo sguardo su quel volto squisito, e si chiese se doveva osare di pi. Ma Firx riteneva che non era il caso. Derwe Coreme stava gi sospirando e muoveva debolmente il capo. Cugel balz gi dalla barca, appena in tempo. Lei lo aveva visto? Corse verso un gruppo di canne che crescevano in riva ad uno stagno, e si gett nell'acqua. Da l, vide la barca fermarsi, mentre Derwe Coreme si alzava in piedi. Frug tra i guanciali rosa per cercare la lente, poi guard la campagna circostante. Ma la luce rossosangue del Sole basso l'abbagli, quando guard in direzione di Cugel, e scorse soltanto le canne e il riflesso del Sole sull'acqua. Sdegnata e imbronciata pi che mai, rimise in moto la barca, che si avvi, poi indugi, e quindi si diresse verso il sud. Cugel usc dall'acqua, studi la lente magica, se la ripose in tasca e si volt a guardare in direzione di Smolod. Incominci a

camminare in direzione del meridione. Poi si ferm. Si tolse dalla tasca la lente, chiuse l'occhio sinistro e se l'accost al destro. Laggi sorgevano i palazzi, balconata su balconata, torre su torre, i giardini pensili sulle terrazze... Cugel avrebbe continuato a guardare a lungo quello spettacolo, ma Firx divenne irrequieto. Cugel rimise nuovamente in tasca la lente, e ancora una volta si avvi verso sud, per intraprendere il suo lungo viaggio di ritorno ad Almeria.

II CIL Il tramonto, stille desolate terre del nord, era luttuoso, languido come il sanguinare d'un animale morto; il crepuscolo venne e trov Cugel che procedeva a fatica attraverso una palude salmastra. La luce rossocupa del meriggio lo aveva ingannato; avviandosi attraverso le barene basse, aveva trovato dapprima l'umidit, sotto ai suoi piedi, poi il suolo era divenuto molle e viscido, e adesso c'era fango tutto intorno a lui, erbe palustri, qualche larice e qualche salice, e pozzanghere che riflettevano il porpora plumbeo del cielo. Ad oriente si distinguevano colline poco elevate: Cugel si avvi in quella direzione, balzando di ciuffo d'erba in ciuffo d'erba, correndo delicatamente sul fango indurito a crosta. Qualche volta sbagliava a posare il piede, e finiva per cadere lungo disteso tra la melma e le canne imputridite, e allora le sue minacce e le sue imprecazioni contro Iucounu, il Mago Ridente, raggiungevano la massima intensit del rancore. Il crepuscolo dur fino a quando, con enorme fatica, Cugel raggiunse il pendio delle colline orientali, dove la sua situazione peggior anzich migliorare. Certi banditi semiumani avevano notato il suo arrivo, e adesso stavano in agguato. Un fetore terribile raggiunse Cugel, prima ancora che egli avesse la possibilit di udire il rumore dei loro passi; dimenticando la stanchezza, balz via, e venne inseguito su per il pendio. Contro il cielo si levava una torre sventrata. Cugel si arrampic sulle pietre coperte di muffa, sguain la spada e varc l'apertura dove un tempo vi era stata la porta. All'interno c'era silenzio, odore di polvere e di pietre umide; Cugel si lasci cadere in ginocchio e, contro il cielo, scorse le tre figure grottesche che si arrestavano davanti alle rovine. Era strano, pens Cugel, anche se per lui era una fortuna:

tutto sommato, non prometteva nulla di buono. A quanto pareva, quegli esseri avevano paura della torre. Gli ultimi bagliori del crepuscolo scomparvero; da molti portenti, Cugel scopr che la torre era infestata. Verso la met della notte apparve uno spettro, che indossava vesti pallide, e portava un cerchio d'argento con incastonate venti pietre-diluna su lunghi supporti argentei. Si avvicin vorticando a Cugel, guardandolo con le occhiaie vuote in cui un uomo poteva perdere i propri pensieri. Cugel si addoss al muro con tanta forza che le ossa gli scricchiolarono, e rest l, incapace di muovere un muscolo. Lo spettro parl. Demolisci questo fortino. Finch resta pietra su pietra, io devo rimanere, mentre la Terra si raffredda e oscilla nelle tenebre. Volentieri, gracchi Cugel. Ma ci sono quegli individui, l fuori, che vogliono la mia vita. In fondo al corridoio c' un passaggio. Usa la sorpresa e la forza, e poi fai ci che ti ho detto. Considera pure il fortino gi raso al suolo, dichiar con fervore Cugel. Ma quali circostanze ti hanno legato a un luogo tanto inospitale? Sono dimenticate, ma io rimango. Fai ci che ti ho ordinato, oppure ti scaglier contro una maledizione, augurandoti eterno tedio come il mio! Cugel si svegli nel buio, dolorante per il freddo e per i crampi. Lo spettro era scomparso. Per quanto tempo aveva dormito? Guard oltre la porta e vide che, a Oriente, il cielo si stava colorando nell'imminenza dell'alba. Dopo un'attesa interminabile apparve il Sole, che mand un raggio fiammeggiante attraverso la porta, verso il fondo del corridoio. L, Cugel scopr una scala d pietra che scendeva in un passaggio polveroso, il quale dopo cinque minuti di lento procedere a tentoni, lo ricondusse alla superficie. Dal suo nascondiglio esplor il terreno, e vide i tre banditi, piazzati l'uno lontano dall'altro: ognuno era nascosto dietro una colonna abbattuta. Cugel sguain la spada e avanz furtivamente, con grande cautela. Raggiunse la prima delle figure prone nell'agguato, e

infil l'acciaio nel collo nodoso. L'essere allarg le braccia, si aggrapp al suolo e mor. Cugel strapp via la lama e l'asciug sulla pelle coriacea del cadavere. Con abile furtivit, senza fatica, si port alle spalle del secondo bandito, che morendo lanci un gemito di dolore. Il terzo bandito sopraggiunse, per vedere che cos'era successo. Balzando fuori dal suo nascondiglio, Cugel lo trafisse. Il bandito grid, sguain la propria daga e gli si lanci contro, ma Cugel balz indietro e gli scagli addosso una grossa pietra che lo fece cadere al suolo, dove giacque, con smorfie di odio. Cugel si avanz, cautamente. Poich stai per morire, dimmi che cosa ne sai del tesoro nascosto. Non so di nessun tesoro nascosto, disse il bandito. E se ci fosse, tu saresti l'ultimo al quale lo direi, poich mi hai ucciso. Non colpa mia, rispose Cugel. Eravate voi a inseguire me, non io a inseguire voi. Perch lo avete fatto? Per mangiare, per sopravvivere, anche se la vita e la morte sono egualmente disperate e io le disprezzo in modo eguale. Cugel riflett. In questo caso, non devi rimproverarmi la parte che ho avuto nella transizione che ti attende. E ridiventa importante la questione del tesoro nascosto. Hai qualcosa da dire, in proposito? Ho qualcosa da dire, ti mostrer il mio unico tesoro. L'essere si frug faticosamente in tasca e ne trasse un ciottolo bianco e rotondo. Questa una pietra che si trova nel cranio degli orri, e in questo momento freme di forza. Mi servo di questa forza per maledirti, per portare su di te l'insorgenza immediata di una morte cancerosa. Cugel si affrett a uccidere il bandito, poi emise un sospiro di rammarico. Quella notte aveva portato soltanto difficolt. Iucounu, se riuscir a sopravvivere, ci sar una resa dei conti terribile! Cugel si volt per esaminare il fortino. Alcune pietre sarebbero cadute solo a toccarle; altre, invece, avrebbero richiesto uno sforzo assai maggiore. Forse non sarebbe riuscito a vivere abbastanza a lungo da adempiere quel compito. Quale era stata la formula della maledizione del bandito? ... l'insorgenza imme-

diata di una morte cancerosa. Una autentica cattiveria. Ma la maledizione del re-spettro non era meno opprimente: ... tedio eterno. Cugel si massaggi il mento e annu, con aria grave, poi, alzando la voce, esclam: Nobile spettro, non posso rimanere per obbedire al tuo comando; ho ucciso i banditi e dunque me ne vado. Addio, e possano gli eoni trascorrere rapidamente. Dalle profondit del fortino si lev un gemito, e Cugel sent su di s l'oppressione dell'ignoto. Do corso alla mia maledizione! risuon un bisbiglio nel cervello di Cugel. Cugel si avvi a passo rapido verso sud-est. Magnifico. Tutto per il meglio. Il 'tedio eterno' controbilancia esattamente l'insorgenza immediata della morte', e mi resta soltanto il cancro, che gi mi affligge sotto forma di Firx. Bisogna usare il cervello, quando si ha a che fare con le maledizioni. Procedette sul terreno desolato fino a quando il fortino scomparve alla sua vista, e finalmente ritorn di nuovo in vista del mare. Dalle alture, guard in direzione della spiaggia, e scorse un promontorio scuro a oriente, un altro a occidente. Scese sulla riva, e si diresse verso oriente. Il mare, pigro e grigio, mandava contro la sabbia le sue piccole onde indifferenti; la rena era liscia, non segnata da impronte. In distanza, Cugel scorse una macchia nera, che pochi minuti dopo si rivel per un uomo anziano che, inginocchiato, faceva passare attraverso un crivello la sabbia. Cugel si ferm a osservarlo. Il vecchio gli rivolse un dignitoso cenno di saluto, poi prosegu il suo lavoro. Finalmente la curiosit spinse Cugel a parlare. Che cosa stai cercando con tanto impegno? Il vecchio pos il crivello e si massaggi le braccia. Da qualche parte, lungo questa spiaggia, un amuleto venne perduto dal padre del mio trisavolo. Per tutta la sua vita egli setacci la sabbia, sperando di trovare ci che aveva perduto. Suo figlio, e mio nonno dopo di lui, e poi mio padre ed ora anch'io, ultimo della casata, abbiamo fatto lo stesso. Per tutta la spiaggia che si estende da qui a Cil abbiamo setacciato la sab-

bia, ma mancano ancora sei leghe per arrivare a Benbadge Stull. Questi nomi mi giungono nuovi, disse Cugel. Che posto Benbadge Stull? Il vecchio indic il promontorio a occidente. Un antico porto, anche se ora vi troverai soltanto un frangiflutti semidistrutto, un vecchio molo ed un paio di baracche. Eppure, un tempo, le navi provenienti da Benbadge Stull percorrevano il mare fino a Falgunto ed a Mell. Anche questi sono territori che non conosco, disse Cugel. Che cosa c', al di l di Benbadge Stull? Il territorio si assottiglia, in direzione nord. Il Sole molto basso, sulle paludi e sui boschi: e l non s'incontra nessuno, eccetto pochi fuorilegge. Cugel si rivolse verso oriente. E dov' Cil? Tutto questo regno Cil, che il mio antenato dovette cedere alla Casa di Domber. Tutta la sua grandezza scomparsa: rimangono soltanto l'antico palazzo e un villaggio. Pi oltre, si estende una foresta scura e pericolosa, tanto il nostro regno decaduto. Il vecchio scosse il capo e ricominci a setacciare la sabbia. Cugel rimase per un attimo a osservarlo e poi, sferrando qualche calcio ozioso alla sabbia, scopr uno scintillio metallico. Si chin e raccolse un braccialetto di metallo nero, che brillava di luccichii purpurei. Attorno alla sua circonferenza vi erano trenta borchie di gemme simili a carbonchi, ognuna delle quali era cinta da un serie di rune incise. Ah! esclam Cugel, mostrando il braccialetto. Guarda che oggetto splendido: vale davvero un tesoro. Il vecchio depose paletta e setaccio, si sollev lentamente sulle ginocchia, poi si alz in piedi. Si lanci in avanti, spalancando gli occhi azzurri, e tese la mano. Tu hai scoperto l'amuleto dei miei antenati, l'amuleto della Casa di Slaye! Dammelo! Cugel indietreggi. Andiamo, andiamo, tu mi stai rivolgendo una richiesta chiaramente irragionevole! No, no! L'amuleto mio: tu sbagli a non consegnarmelo. Vuoi

rovinare l'opera di tutta la mia vita, e di quattro esistenze prima della mia? Perch non ti compiaci del ritrovamento dell'amuleto? domand piccato Cugel. Adesso non dovrai pi proseguire le tue ricerche. Spiegami, se non ti dispiace, quale la potenza di questo oggetto: irradia una pesante magia. In che modo pu trarne profitto il suo proprietario? Il proprietario sono io, gemette il vecchio. Ti supplico, sii generoso! Tu mi metti in una situazione molto difficile, disse Cugel. La mia ricchezza troppo misera perch possa concedermi di fare elargizioni, ma non posso considerarla un'assenza di generosit. Se l'amuleto lo avessi trovato tu, me lo avresti dato? No, poich mio! Su questo non siamo d'accordo. Prova a pensare, se non ti dispiace, che la tua convinzione sia inesatta. I tuoi occhi ti attesteranno che l'amuleto nelle mie mani, in mio potere; insomma, una mia propriet. Perci, sarei lieto di avere qualche informazione sulle sue qualit e sul modo di impiegarlo. Il vecchio lev le braccia al cielo, e sferr un calcio al crivello con una rabbia cos intensa che ne strapp la rete, e il crivello rimbalz e rotol sulla spiaggia, fino alla battigia. Arriv un'onda che sollev il secchiello; il vecchio fece un gesto involontario come per recuperarlo, poi alz di nuovo le mani al cielo e si allontan verso l'entroterra. Cugel scosse il capo con aria di seria disapprovazione, e si volt per continuare a costeggiare la riva, verso oriente. A questo punto ebbe luogo uno spiacevole alterco con Firx, il quale era convinto che la strada pi breve per ritornare ad Almeria fosse quella che portava a occidente, attraverso il porto di Benbadge Stull. Cugel, angosciato, si strinse le mani sul ventre. C' una sola strada possibile! Bisogna passare per le terre che si estendono a sud e ad est. Che importa anche se l'oceano offre una strada pi diretta? Non vi sono imbarcazioni disponibili, e non possibile coprire a nuoto una distanza tanto grande! Firx gli inflisse un paio di fitte dubbiose, ma alla fine permise a Cugel di dirigersi verso oriente, seguendo la costa. Dietro di

loro, sulle alture della spiaggia, stava seduto il vecchio, con la paletta penzolante tra le gambe, e guardava il mare. Cugel prosegu lungo la spiaggia, soddisfatto degli avvenimenti di quella mattina. Esamin a lungo l'amuleto, attentamente: trasudava un'intensa aura di magia, e per giunta era un oggetto di bellezza non trascurabile. Le rune, incise con grande abilit e delicatezza, erano purtroppo indecifrabili per lui. S'infil il braccialetto al polso, con un gesto impacciato, e nell'infilarlo premette una delle borchie di carbonchio. Da qualche luogo venne un gemito abissale, un suono di angoscia profonda. Cugel si ferm di colpo, guard intorno a s, lungo la spiaggia. Il mare era grigio, la sabbia pallida, la riva irta di cespugli di spinifelci. Benbadge Stull era a occidente, Cil a oriente, e sopra c'era il cielo grigio. Era solo. Da dove era venuto quel gemito? Cautamente, Cugel tocc di nuovo il carbonchio, ed evoc ancora una volta quella protesta angosciata. Affascinato, Cugel premette un altro carbonchio, e questa volta suscit un ululato di disperazione penosa in una voce diversa. La cosa lo stup: chi mai, lungo quella spiaggia desolata, manifestava un'indole cos frivola? Premette uno dopo l'altro tutti i carbonchi, e produsse un concerto completo di grida che percorrevano l'intera gamma dell'angoscia e del dolore. Cugel esamin l'amuleto con aria critica. Oltre ad evocare gemiti e singhiozzi, non pareva possedere altri poteri evidenti, e poco dopo Cugel si stanc di quel gioco. Il Sole arriv allo zenith. Cugel plac la fame con un po' di alghe, dopo averle rese commestibili per mezzo del talismano che Iucounu gli aveva fornito per quello scopo. Mentre mangiava, gli parve di udire voci e risate spensierate, cos indistinte che potevano anche essere il suono della risacca. L vicino, c'era una lingua di roccia che si protendeva nell'oceano; ascoltando attentamente, Cugel scopr che le voci provenivano da quella direzione. Erano chiare e infantili, e squillavano di una gaiezza innocente. Si avvicin cautamente alla roccia e si affacci per guardare. All'altra estremit, dove l'oceano si gonfiava sollevando masse d'acqua scura, si erano fissate quattro enormi conchiglie. Adesso erano aperte, e vi si affacciavano delle teste, fissate a spalle ed a braccia nude. Le teste erano rotonde e chiare, con le

guance morbide, gli occhi grigiazzurri, e ciuffi di capelli biondi. Quegli esseri tuffavano le dita nell'acqua, e dalle gocce ricavavano fili sottili che intessevano destramente in un morbido tessuto. L'ombra di Cugel cadde sull'acqua, e immediatamente le creature si richiusero nei loro gusci. Come mai? esclam scherzosamente Cugel. Vi rinserrate sempre in questo modo, alla vista di un estraneo? Siete cos timorosi? O soltanto scorbutici? I gusci restarono chiusi; l'acqua scura vorticava sopra le superfici a costola. Cugel si avvicin di un passo, si accosci e inclin la testa da una parte. O forse siete orgogliosi? E vi ritirate per disdegno? Oppure mancate di cortesia? Anche questa volta, non ottenne risposta. Cugel rest dov'era e incominci a fischiettare una melodia che aveva ascoltato alla Fiera di Azenomei. Finalmente la conchiglia pi lontana si socchiuse, appena appena, e un paio d'occhi lo sbirci. Cugel fischiett qualche altra battuta, poi riprese a parlare. Aprite i gusci! Qui c' in attesa uno straniero, ansioso di conoscere la strada per Cil ed altre cose importanti! Un altro guscio si schiuse, un altro paio d'occhi scintill nell'oscurit. Forse siete ignoranti, fece Cugel, beffardo. Forse non sapete niente, e conoscete soltanto il colore dei pesci e l'umidit dell'acqua! La conchiglia pi lontana si apr ancora di pi, quanto bastava per mostrare, all'interno, un volto indignato. Noi non siamo affatto ignoranti! N indolenti, n privi di educazione, n sdegnosi, grid il secondo. E neppure timorosi! aggiunse un terzo. Cugel annu, saggiamente. possibile. Ma allora perch vi siete ritirati cos bruscamente appena mi sono avvicinato? Siamo cos per natura, disse il primo essere. Certe creature del mare sarebbero ben felici di coglierci di sorpresa, ed pi saggio ritirarci, per prima cosa, e poi indagare.

Tutte e quattro le conchiglie, adesso, erano socchiuse, bench nessuna fosse aperta come quando Cugel si era avvicinato. Benissimo, allora, disse lui. Che sapete dirmi di Cil? Gli stranieri vi sono accolti con cordialit, oppure vengono scacciati? Vi si trovano locande, o i viaggiatori sono costretti a dormire nei fossi? Tutte queste cose non rientrano nella nostra conoscenza specifica, disse il primo essere. Apr completamente il guscio, e ne fece emergere le braccia e le spalle pallide. Il popolo di Cil, se le voci che corrono nel mare sono esatte, chiuso e sospettoso, persino nei confronti del sovrano, che una fanciulla, nientemeno, dell'antica Casa di Domber. Ecco l il vecchio Slaye, disse un altro. Oggi ritorna molto presto alla sua capanna. Un altro ridacchi. Slaye vecchio: non trover mai il suo amuleto, e cos la Casa di Domber continuer a regnare su Cil fino a quando il Sole si spegner. E perch mai? chiese Cugel, con aria ingenua. Di quale amuleto parlate? A quanto si ricorda, disse una delle creature-conchiglie, il vecchio Slaye ha sempre setacciato la sabbia, e suo padre l'aveva fatto prima di lui, e altri Slaye ancora prima, negli anni precedenti. Cercano un braccialetto metallico, grazie al quale sperano di riconquistare i loro antichi privilegi. Una leggenda affascinante! esclam Cugel, in tono d'entusiasmo. E quali sono i poteri dell'amuleto, e in che modo possono venire attivati? Questo, probabilmente, pu dirlo Slaye, disse uno, dubbiosamente. No, perch scontroso e acido, dichiar un altro di quegli esseri. Pensa un po' alla sua aria petulante, quando setaccia una paletta di sabbia senza risultato! E non si pu sapere qualcosa altrove? domand ansiosamente Cugel. Non corrono voci, nel mare? Non vi sono tavolette antiche o glifi decifrabili? Le creature-conchiglie risero, divertite. Lo chiedi con tanta ansia che sembri addirittura Slaye! Ma si tratta di tradizioni che ci sono sconosciute.

Nascondendo l'insoddisfazione, Cugel fece altre domande, ma quegli esseri erano incapaci di concentrare a lungo la loro attenzione su di un argomento. Mentre Cugel li ascoltava, quelli discussero il flusso dell'oceano, il sapore delle perle, il carattere elusivo di una certa creatura marina che avevano osservato il giorno precedente. Dopo qualche minuto, Cugel riport la conversazione su Slaye e sull'amuleto, ma quegli esseri parlavano in modo incoerente e vago, quasi puerile. Sembrarono dimenticarsi di Cugel, e immergendo le dita nell'acqua, trassero dalle gocce fili pallidi. C'erano certe buccine e certe conchiglie che avevano suscitato la loro disapprovazione per l'eccessiva impudenza; poi parlarono di una grande urna che giaceva al largo sul fondo del mare. Alla fine, Cugel si stanc di quella conversazione e si alz in piedi: a quel gesto, gli esseri-conchiglia tornarono a concedergli la loro attenzione. Devi andartene cos presto? Proprio quando stavamo per chiederti la ragione della tua presenza qui? Passa cos poca gente, lungo la Grande Spiaggia Sabbiosa, e tu ci sembri un uomo che ha compiuto viaggi in terre molto lontane. Questo esatto, rispose Cugel. E devo recarmi ancora pi lontano. Osservate il Sole: sta incominciando a discendere lungo la curva occidentale, e questa notte vorrei trovarmi un alloggio a Cil. Una delle creature-conchiglie sollev le braccia e mostr un elegante indumento che avevano intessuto con i fili d'acqua. Ti offriamo questa veste in dono. Ci sembri un uomo sensibile, e perci avrai forse bisogno di protezione contro il vento e il freddo. Lanci l'indumento a Cugel, che lo esamin, meravigliandosi della morbidezza del tessuto, della sua lucentezza. Vi ringrazio moltissimo, disse Cugel. La vostra generosit supera la mia aspettativa. Si avvolse nella veste, ma subito quella ritorn acqua, e Cugel si bagn tutto. I quattro esseri dentro alle conchiglie lanciarono grida di malizioso divertimento, e quando Cugel avanz incollerito verso di loro richiusero di scatto le conchiglie. Cugel prese a calci il guscio dell'essere che gli aveva lanciato l'indumento, facendosi male al piede: e questo esacerb la sua rabbia. Afferr una grossa pietra e la batt con forza sulla con-

chiglia, frantumandola. Poi ne strapp la creatura che squittiva, e la scaravent lontano, sulla spiaggia, dove quella giacque, fissandolo ad occhi spalancati, con la testa e le braccia minuscole congiunte alle viscere pallide. Perch mi hai trattato cos? chiese quella, con voce fievole. Per un piccolo scherzo tu mi hai tolto la vita, e io non ne ho altre. E in questo modo tu non potrai fare altri scherzi, dichiar Cugel. Guarda, mi hai infradiciato fino alle ossa! Era soltanto un piccolo dispetto... sicuramente una cosa senza importanza. La creatura parlava con voce sempre pi debole. Noi delle rocce conosciamo poco la magia, tuttavia io ho il potere di maledire, e questa la maledizione che pronuncio: possa tu perdere ci che pi desideri dal profondo del cuore, qualunque cosa essa sia: e lo perderai prima che sia trascorso un giorno. Un'altra maledizione? Cugel scroll il capo, dispiaciuto. Oggi ho gi sventato due maledizioni: e adesso me ne viene inflitta una nuova? Non potrai sventare questa maledizione, bisbigli la creatura-conchiglia. Ne faccio l'atto finale della mia vita. La malizia una qualit deplorevole, dichiar Cugel, agitato. Dubito dell'efficacia della tua maledizione: tuttavia, sarebbe consigliabile per te sbarazzare l'atmosfera di questo odio, e riconquistare cos la mia buona opinione. Ma la creatura non disse altro. Subito dopo, si afflosci in una poltiglia nebulosa che venne assorbita dalla sabbia. Cugel s'incammin lungo la spiaggia, pensando in che modo avrebbe potuto sventare le conseguenze della maledizione della creatura. Bisogna servirsi dell'astuzia, quando si ha a che fare con le maledizioni, disse per la seconda volta. O mi chiamo forse per nulla Cugel l'Astuto? Per nessun stratagemma gli si present alla mente, e continu a camminare lungo la spiaggia, esaminando il difficile problema in tutti i suoi aspetti. Il promontorio, a oriente, si fece pi nitido. Cugel vide che era ammantato di altri alberi, in mezzo ai quali s'intravvedevano alcuni edifici bianchi. Slaye torn a farsi vedere: correva avanti e indietro sulla

spiaggia, come se avesse perduto il senno. Si avvicin a Cugel e si gett in ginocchio davanti a lui. L'amuleto, ti supplico! Appartiene alla Casa di Slaye: e ci assicurava il dominio di Cil! Dammelo, ed io realizzer ci che pi desideri con tutto 'il tuo cuore! Cugel si ferm di colpo. Era un paradosso interessante. Se avesse consegnato l'amuleto, evidentemente Slaye lo avrebbe tradito, o almeno non avrebbe mantenuto la promessa... data la potenza della maledizione. D'altra parte, se Cugel avesse tenuto l'amuleto per s, avrebbe egualmente perduto ci che desiderava con tutto il cuore, data sempre la potenza della maledizione: ma l'amuleto, comunque, sarebbe rimasto in mano sua. Slaye interpret erroneamente quell'esitazione come un segno di cedimento. Ti far diventare un grande del regno! grid con voce fervida. Avrai una imbarcazione d'avorio scolpito, e duecento fanciulle saranno pronte ai tuoi desideri: i tuoi nemici verranno inchiodati in un calderone rotolante... ma dammi l'amuleto! L'amuleto assicura dunque tanto potere? domand Cugel. Pu realizzare tutto questo? S, vero, vero! grid Slaye. Basta che uno sappia leggere le rune! Bene, allora, disse Cugel. Che cosa dicono? Slaye lo fiss, addolorato e offeso. Non posso dirlo. Devo avere l'amuleto! Cugel lev la mano in un gesto sprezzante. Tu ti rifiuti di soddisfare la mia curiosit. A mia volta, denuncio le tue prepotenti ambizioni! Slaye si gir a guardare il promontorio, dove le mura bianche scintillavano in mezzo agli alberi. Ho capito tutto! Tu vuoi diventare sovrano di Cil al mio posto! Era una prospettiva molto allettante, pens Cugel; e Firx, rendendosene veramente conto, gli affibbi una piccola fitta ammonitrice. Cugel accanton quel piano: tuttavia, poteva offrire un mezzo per annullare la maledizione della creaturaconchiglia. Se devo essere privato di ci che desidero con tutto il mio

cuore, si disse Cugel, allora sarebbe saggio, da parte mia, fissarmi una nuova meta, un nuovo, fervido entusiasmo, almeno per la durata di un giorno. Perci aspiro alla sovranit su Cil, che da questo momento diviene il desiderio pi caro al mio cuore. E, per non destare l'attenzione di Firx, disse a voce alta: Intendo servirmi di questo amuleto per realizzare progetti della pi grande importanza. Tra questi pu esservi la sovranit su Cil, alla quale ritengo di avere diritto in virt del mio amuleto. Slaye fece udire una frenetica risata sardonica. Per prima cosa, dovrai convincere Derwe Coreme della tua autorit. Lei appartiene alla Casa di Domber, ed cupa e nervosa; sembra poco pi di una bambina, ma manifesta la spensierata crudelt degli orri della foresta. Guardati da Derwe Coreme; ordiner di scaraventare te ed il mio amuleto nel pi profondo dell'oceano! Se hai tanta paura, disse Cugel, in tono aspro, insegnami ad usare l'amuleto, e io impedir che questa calamit si realizzi. Ma Slaye scosse ostinatamente il capo. I difetti di Derwe Coreme sono ben conosciuti: perch scambiarli con gli eccessi stravaganti di un vagabondo? Per quella sua franchezza, Slaye ricevette un ceffone che lo fece vacillare; poi Cugel riprese a camminare lungo la spiaggia. Il Sole era ormai basso sul mare; affrett i suoi passi, ansioso di trovare un riparo prima che scendesse la notte. Finalmente arriv al termine della spiaggia. Sopra di lui torreggiava il promontorio, e gli alti alberi scuri sembravano ancora pi alti. Una balaustrata che circondava i giardini appariva, qua e l, attraverso il fogliame; un poco pi sotto, una rotonda ornata di colonne si affacciava sull'oceano, verso sud. Era veramente grandioso, pens Cugel, ed esamin l'amuleto con un'attenzione rinnovata. Il desiderio temporaneo pi caro al suo cuore, la sovranit su Cil, non era pi tanto fittizio. E Cugel si chiese se non poteva concentrarsi su di un nuovo desiderio... l'aspirazione di apprendere le tradizioni dell'allevamento del bestiame, per esempio, o un impulso impellente ad eccellere nelle acrobazie... Con una certa riluttanza, Cugel abbandon quel progetto. Comunque, la validit della maledizione della creatura-conchiglia non era ancora certa.

C'era un sentiero che lasciava la spiaggia, e procedeva tortuoso fra cespugli e arbusti odorosi: dunphian, eliotropio, cotogno nero, olus, aiuole di gocce-di-stelle dai lunghi gambi, ververica ombrosa, amanite fiorenti. La spiaggia divent un nastro che sbiadiva nella foschia bruna del tramonto, e il promontorio di Benbadge Stull non si scorgeva pi. Il sentiero divenne pianeggiante, attravers un denso boschetto di alberi d'alloro, sfoci in un ovale invaso dalle erbacce, che un tempo doveva essere stato una piazza d'armi o un campo per parate. Sulla sinistra sorgeva un alto muro di pietra, interrotto da un solenne portico sovrastato da uno stemma araldico di estrema antichit. I cancelli erano spalancati su di un viale pavimentato di marmo, lungo una lega, che portava al palazzo: e il palazzo era una costruzione ricca, a molti piani, dal tetto di bronzo verde. Lungo l'intera facciata del palazzo si estendeva una terrazza: e il viale si congiungeva a quella terrazza mediante un'ampia scalinata. Il Sole, ormai, era scomparso; dal cielo stava scendendo l'oscurit. Poich non c'era in vista un riparo migliore, Cugel si avvi verso il palazzo. Il viale, un tempo, doveva essere stato monumentale ed elegante, ma ormai tutto era in uno stato di abbandono e di rovina, cui il crepuscolo conferiva una bellezza malinconica. A destra ed a sinistra vi erano giardini complicati, ormai abbandonati e invasi dalle erbacce. Urne di marmo ornate da festoni di ghirlande di corniole e di giade fiancheggiavano il viale: al centro si estendeva una fila di piedistalli un poco pi alti di un uomo. Ognuno dei piedistalli sorreggeva un busto, identificato da iscrizioni runiche che Cugel riconobbe molto simili a quelle incise sull'amuleto. I piedistalli distavano cinque passi l'uno dall'altro, per tutta la lunghezza del viale, fino alla terrazza. I primi erano stati erosi dal vento e dalla pioggia, tanto che i volti dei busti non si distinguevano pi; ma via via che Cugel procedeva, i lineamenti apparvero pi distinti. Un piedistallo dopo l'altro, un busto dopo l'altro: ogni volto fissava per un attimo Cugel, mentre avanzava verso il palazzo. L'ultimo della serie, oscuro nella luce morente, rappresentava una giovane donna. Cugel si ferm di colpo. Quella era la fanciulla della barca dalle zampe palmate, che aveva incontrato nella terra pi a nord: Derwe Coreme, della Casa di Domber, sovrana di Cil!

Oppresso da spiacevoli presentimenti, Cugel si ferm a studiare il massiccio portale. Non si era separato da Derwe Coreme in buoni rapporti. Anzi, poteva bene immaginare che lei nutrisse rancore nei suoi confronti, D'altra parte, nel corso del loro primo incontro, lo aveva invitato nel suo palazzo, usando un linguaggio di inconfondibile calore: forse il suo risentimento si era dileguato, lasciando soltanto quel calore. E Cugel ricordando la straordinaria bellezza della giovane donna, trov molto stimolante la prospettiva di un secondo incontro con lei. Ma se lei era ancora risentita? Sarebbe rimasta colpita dall'amuleto, purch non pretendesse che Cugel gliene mostrasse l'uso. Se lui avesse saputo leggere le rune, tutto sarebbe stato estremamente semplice. Ma poich Slaye non glielo aveva insegnato, doveva cercare altrove: il che, in pratica, significava che doveva cercare nel palazzo. Si ferm davanti ai bassi gradini che conducevano alla terrazza. Il marmo era screpolato; la balaustrata che cingeva la terrazza era chiazzata da muschi e licheni: e l'oscurit del crepuscolo conferiva a quello spettacolo una grandiosit luttuosa. Il palazzo, invece, sembrava in condizioni migliori. Dalla terrazza si levava un'arcata altissima, dalle snelle colonne scanalate, e dall'intelaiatura minuziosamente scolpita, di cui Cugel, nell'oscurit, non riusc a distinguere i particolari. Dietro all'arcata c'erano alte finestre, da cui filtravano luci fioche, ed il grande portale. Cugel sal la scalinata, assediato da nuovi dubbi. E se Derwe Coreme avesse riso delle sue pretese, e lo avesse sfidato a fare del suo peggio? Che sarebbe accaduto, allora? I gemiti e le grida dell'amuleto non potevano bastare. Attravers la terrazza con passi esitanti, mentre il suo ottimismo svaniva; sotto l'arcata si ferm. Forse, tutto sommato sarebbe stato pi prudente cercare ricovero altrove. Ma quando si volt indietro a guardare, gli sembr di scorgere un'alta figura, immobile e ritta tra i piedistalli. Cugel non pens pi a cercare ricovero altrove, e si affrett a dirigersi verso la porta: se si fosse presentato umilmente, forse sarebbe sfuggito all'attenzione di Derwe Coreme. Si ud un suono furtivo di passi. In fretta, Cugel alz il battaglio, e il rumore riverber all'interno del palazzo. Trascorse un minuto, e Cugel ebbe l'impressione di udire altri

rumori dietro di lui. Buss ancora, e ancora una volta quel suono riverber nell'interno. Si apr uno spioncino e un occhio lo ispezion attentamente. Poi l'occhio spar, e apparve una bocca. Chi sei? domand la bocca. Che cosa vuoi? La bocca scivol via, lasciando il posto a un orecchio. Sono un viaggiatore, e vorrei ospitalit per questa notte, e in fretta, perch si sta avvicinando un essere spaventoso. Riapparve l'occhio, che guard attentamente in direzione della terrazza, poi ritorn a concentrarsi su Cugel. Quali sono le tue qualit? Dove sono i tuoi certificati? Non ne ho, disse Cugel. E si volse per sbirciare alle sue spalle. Preferirei di gran lunga discutere la cosa nel palazzo, perch l'essere sta salendo sulla terrazza, a passo a passo. Lo spioncino si richiuse di colpo. Cugel fiss la porta sbarrata. Buss di nuovo con il battaglio, volgendosi a sbirciare nell'oscurit. Con uno scricchiolio, la porta si apr. Un ometto robusto che indossava una livrea color porpora gli fece un cenno. Entra, presto. Cugel s'infil nell'apertura, e subito il valletto si affrett a richiudere la porta bloccandola con chiavistelli di ferro. E, mentre la bloccava, si ud lo scricchiolio di una pressione esercitata dall'esterno. Il valletto colp energicamente la porta con il pugno. Ho battuto ancora una volta sul tempo quell'essere, disse, soddisfatto. Se fossi stato meno svelto, ti sarebbe piombato addosso, con tristi conseguenze per me come per te. Ormai, questo il mio divertimento principale: privare quell'essere dei suoi piaceri. Davvero, fece Cugel, ansimando pesantemente. E che specie di essere ? Il valletto fece un cenno, per confessare la propria ignoranza. Non se ne sa niente di preciso. comparso da poco tempo, e la notte sta in agguato tra le statue. Si comporta come un vampiro innaturalmente avido, e parecchi dei miei conoscenti hanno avuto motivo di lagnarsene; anzi, sono morti tutti per le sue azioni odiose. Quindi, adesso, per divertirmi, punzecchio quell'essere e gli causo grosse insoddisfazioni. Il valletto indietreggi di un passo, per scrutare attentamente Cugel. E tu? I

tuoi modi, il portamento della tua testa, quel tuo girare gli occhi di qua e di l, denotano spietatezza e imprevedibilit. Spero che vorrai tenere a freno queste qualit, se esistono veramente. In questo momento, disse Cugel. i miei desideri sono molto semplici: una stanza, un giaciglio e un po' di cibo per cena. Se mi verranno forniti, vedrai che io sar la benevolenza personificata; anzi ti assister nei tuoi piaceri: insieme escogiteremo nuovi stratagemmi per adescare il vampiro. Il valletto s'inchin. I tuoi desideri sono realizzabili. Poich sei un viaggiatore e vieni da molto lontano, la nostra signora vorr parlare con te, e potr concederti un trattamento assai pi splendido di quello che mostri di desiderare. Cugel si affrett a dichiarare che non nutriva ambizioni di quel genere. Io sono di bassa qualit: i miei indumenti sono sporchi, il mio corpo esala cattivo odore; la mia conversazione consiste di insipidi luoghi comuni. meglio che tu non disturbi la sovrana di Cil. Metteremo riparo al maggior numero possibile di tali deficienze, disse il valletto. Seguimi, se non ti dispiace. Condusse Cugel lungo corridoi illuminati da torce, e alla fine svolt in un'ala piena di appartamenti. Qui potrai lavarti; io spazzoler i tuoi abiti, e ti trover biancheria pulita. Cugel, riluttante, si spogli. Fece il bagno, mise a posto la soffice massa nera dei suoi capelli, si fece la barba, si massaggi il corpo con un olio pungente. Il valletto gli port indumenti puliti e Cugel rinfrescato, si rivest. Mentre indossava la giacca, tocc per caso l'amuleto che portava al polso, e premette uno dei carbonchi. Dal basso, sotto al pavimento, sal un gemito della pi profonda angoscia. Il valletto spicc un balzo per il terrore, e il suo sguardo si pos sull'amuleto: lo fiss a bocca aperta, sbalordito, poi divent addirittura ossequioso. Mio caro signore, se avessi conosciuto la tua identit, ti avrei condotto negli appartamenti reali, e ti avrei portato le vesti pi splendide.

Non mi lamento. disse Cugel, anche se per la verit la biancheria era un po' sciupata. Con enfasi scherzosa, batt su uno dei carbonchi del braccialetto, e il gemito che si lev in risposta a quel gesto fece tremare le ginocchia del servitore. Invoco la tua compassione, fece quello, rabbrividendo. Non dire altro, fece Cugel. In realt, speravo di visitare il palazzo nel pi stretto incognito, per cos dire, per vedere come andavano le cose. Molto giusto, convenne il servitore. Senza dubbio vorrai licenziare tanto Sarman, il ciambellano quanto Bilbab, il sottocuoco, quando le loro colpe verranno alla luce In quanto a me, quando la tua signoria riporter Cil alla sua antica grandezza, forse ci sar una modesta sinecura per Yodo, il pi fedele e servizievole dei tuoi servi. Cugel fece un gesto magnanimo. Se tale evento si realizzer, e questo il desiderio pi caro al mio cuore, tu non verrai dimenticato. Per ora me ne star tranquillo in questo appartamento. Potrai portarmi qui un pasto adeguato, con una quantit di vini scelti. Yodo si inchin profondamente. Come desidera la tua signoria. E se ne and. Cugel si rilass sul divano pi comodo della sala e incominci a studiare l'amuleto che aveva suscitato tanto prontamente la fedelt di Yodo. Come prima, le rune erano imperscrutabili; i carbonchi producevano soltanto gemiti che, sebbene divertenti, non avevano la minima utilit pratica. Cugel tent ogni esortazione, ogni ingiunzione, ogni minaccia ed ogni supplica consentitagli dalla sua infarinatura di stregoneria, ma inutilmente. Yodo ritorn nell'appartamento, ma non portava il pasto ordinato da Cugel. Ho l'onore, disse Yodo, di trasmettere alla tua signoria un invito di Derwe Coreme, gi sovrana di Cil, a presenziare al banchetto della sera. Come possibile? domand Cugel. Derwe Coreme non al corrente della mia presenza; a quanto ricordo, ti avevo impartito istruzioni precise a questo proposito. Yodo torn a inchinarsi profondamente. E naturalmente io ho obbedito, tua signoria. Ma le astuzie di Derwe Coreme superano la mia comprensione. Non so con qua-

le mezzo, ha appreso della tua presenza, e ha formulato l'invito che hai appena ascoltato. Benissimo, fece cupamente Cugel. Abbi la gentilezza di farmi strada. Le hai parlato dell'amuleto? Derwe Coreme sa tutto, fu l'ambigua risposta di Yodo. Da questa parte, se non ti dispiace, tua signoria. Condusse Cugel lungo i vecchi corridoi, e finalmente attraverso ad un'arcata alta e stretta che portava in una grande sala. Sui due lati stavano file di uomini armati, in armature d'ottone, con elmi a scacchi, d'osso e di giaietto; erano in tutto quaranta, ma soltanto sei di quelle armature erano indossate da veri uomini: le altre erano appese su sostegni. Telamoni esageratamente allungati e dai visi grottescamente distorti sorreggevano le travi fumose; un ricco tappeto a disegni di cerchi verdi concentrici su sfondo nero copriva il pavimento. Derwe Coreme sedeva dietro a un tavolo rotondo, cos massiccio che le dava per contrasto l'aspetto di una bambina, una bambina imbronciata dalla bellezza delicatissima. Cugel si avvicin con aria sicura, si ferm e s'inchin seccamente. Derwe Coreme lo studi con tetra rassegnazione, poi il suo sguardo indugi sull'amuleto. Trasse un profondo respiro. Con chi ho il privilegio di parlare? Il mio nome non ha importanza, disse Cugel. Puoi chiamarmi 'Supremo'. Derwe Coreme scroll le spalle, indifferente. Come vuoi. Mi sembra di ricordare la tua faccia. Somigli a un vagabondo che poco tempo fa ho fatto frustare. Quel vagabondo sono io, disse Cugel. Non posso affermare che la tua condotta non abbia lasciato in me un certo risentimento, ed ora sono qui per esigere una spiegazione. E Cugel tocc un carbonchio, evocando un gemito cos desolato e profondo che la cristalleria sulla tavola vibr. Derwe Coreme sbatt le palpebre e la sua bocca trem. Poi parl, di malagrazia. Sembra che le mie azioni siano state sconsiderate. Non sono riuscita a percepire la tua nobile condizione, e ho ritenuto che fossi ci che mostrava il tuo aspetto. Cugel si fece avanti, pose la mano sotto il mento un po' appuntito di lei, e sollev quel volto squisito.

Tuttavia mi avevi pregato di farti visita nel tuo palazzo. Questo lo ricordi? Derwe Coreme annu, controvoglia. Benissimo, fece Cugel. Eccomi qui. Derwe Coreme sorrise, e per un attimo apparve amabile e seducente. Benissimo. E briccone, vagabondo o qualunque cosa tu sia, porti l'amuleto grazie al quale la Casa di Slaye regn per duecento generazioni. Appartieni a quella casa? A tempo debito mi conoscerai bene, disse Cugel. Sono un uomo generoso, sebbene dedito al capriccio, e se non fosse per un certo Firx... Comunque sia, ho fame, e ora ti invito a dividere con me il banchetto che ho ordinato all'eccellente Yodo di preparare. Sii cos gentile da spostarti, in modo che io possa sedermi. Derwe Coreme esit, e la mano di Cugel si lev, significativamente, verso l'amuleto. La giovane donna si affrett a spostarsi e Cugel sedette nel posto che lei aveva lasciato libero. Poi batt la mano sulla tavola. Yodo! Dov' Yodo? Son qui, Supremo! Servi il pranzo: quanto di meglio offre il palazzo! Yodo s'inchin, corse via, e poco dopo una fila di valletti comparve, portando vassoi e bottiglie, e un banchetto pi ricco di quanto fosse previsto negli ordini di Cugel venne servito a tavola. Cugel prese il periapto fornitogli da Iucounu, il Mago Ridente, che non soltanto convertiva in cibo nutriente le sostanze organiche, ma risuonava per avvertire della presenza di cibi pericolosi. Le prime portate non lo erano, e Cugel mangi di gusto. Anche i vecchi vini di Cil erano a posto, e Cugel bevve abbondantemente in coppe di vetro nero, di cinabro scolpito e di avorio intarsiato di turchesi e di madreperla. Derwe Coreme giocherellava con i cibi e sorseggiava appena il vino, scrutando attentamente Cugel. Vennero portate altre squisitezze e a questo punto Derwe Coreme si protese. Hai veramente intenzione di regnare su Cil? Questo il desiderio pi caro al mio cuore! dichiar Cugel con fervore.

Derwe Coreme gli si fece pi vicina. Allora mi prendi per consorte? Dimmi di s: ne sarai pi che soddisfatto. Vedremo, vedremo, disse Cugel, in tono espansivo. Stanotte stanotte, domani domani. Vi saranno molti cambiamenti, questo sicuro. Derwe Coreme sorrise debolmente, e fece un cenno a Yodo. Porta il nostro vino pi antico. Berremo alla salute del nuovo Signore di Cil. Yodo s'inchin, e port una fiasca opaca, coperta di polvere e di ragnatele, che decant con la massima sollecitudine, e ne vers il contenuto in coppe di cristallo. Cugel alz la coppa, e il talismano emise un ronzio di avvertimento. Cugel pos bruscamente il bicchiere e rimase a guardare, mentre Derwe Coreme portava alle labbra il suo. Tese la mano, prese la coppa, e anche questa volta il talismano fece udire il suo ronzio. Veleno in tutte e due le coppe? Strano! Forse lei non aveva avuto intenzione di bere. Forse aveva gi ingerito un antidoto. Cugel fece un cenno a Yodo. Un'altra coppa, ti prego... e la caraffa. Cugel vers una terza dose, e per la terza volta il talismano diede il segnale di pericolo. Cugel disse: Bench io conosca solo da pochissimo tempo l'eccellente Yodo, lo elevo seduta stante al ruolo di Maggiordomo del palazzo! Supremo, balbett Yodo, questo realmente un onore grandissimo! Allora bevi questo vino antico, per solennizzare la tua nuova dignit. Yodo s'inchin profondamente. Con la pi sentita gratitudine, Supremo. Alz la coppa e bevve. Derwe Coreme lo guard, indifferente. Yodo pos la coppa, aggrott la fronte, sussult convulsamente, rivolse su Cugel uno sguardo di sbalordimento, cadde sul tappeto, grid, si contorse e giacque immobile. Cugel scrut Derwe Coreme, intento. Sembrava sbalordita non meno di quanto fosse apparso Yodo. Poi si volt a guardarlo. Perch hai avvelenato Yodo? Sei stata tu, disse Cugel. Non sei stata tu a ordinare di av-

velenare il vino? No. Devi dire: 'No, Supremo'. No, Supremo. Se non sei stata tu... chi stato? Sono perplessa. Forse quel veleno era destinato a me O a tutti e due. Cugel chiam con un cenno uno dei valletti. Portate via il cadavere di Yodo. Il valletto fece un cenno a due viceservitori incappucciati, che portarono via lo sventurato maggiordomo. Cugel prese le coppe di cristallo e fiss il liquido ambrato, ma non estern i suoi pensieri. Derwe Coreme si appoggi alla spalliera della sua sedia e lo scrut, a lungo. Sono perplessa, disse finalmente. Sei un uomo che sfugge all'insegnamento della mia esperienza. Non riesco a decidere qual il colore della tua anima. Cugel fu sorpreso da quella frase strana. Dunque tu vedi le anime a colori? Davvero. stato un dono di una incantatrice in occasione della mia nascita: mi ha donato anche la barca che cammina. Ora morta e io sono sola, senza amici, senza nessuno che pensi a me con amore. E perci ho regnato su Cil con poca gioia. E ora tu sei qui, con un'anima che brilla di molti colori, come mai nessun altro uomo comparso alla mia presenza. Cugel non parl di Firx, la cui esalazione spirituale, mescolandosi alla sua, era senza dubbio la causa della colorazione variegata che Derwe Coreme aveva notato. Vi una ragione per questo effetto, disse Cugel, che a tempo debito sar eliminata, o almeno cos spero. Fino a quel momento, puoi considerare la mia anima risplendente del raggio pi puro che si possa immaginare. Cercher di ricordarlo, Supremo. Cugel aggrott la fronte. Nelle parole di Derwe Coreme e nel portamento del capo notava un'insolenza appena mascherata, che gli appariva esasperante. Comunque, avrebbe avuto tutto il tempo di sistemare la faccenda dopo avere appreso il modo di servirsi dell'amuleto: quella era la cosa pi urgente. Si appoggi comodamente sui cuscini e parl, con il tono di chi si abbandona a riflessioni oziose.

Dovunque, in questo tempo della Terra morente, si notano circostanze eccezionali. Recentemente, nella dimora di Iucounu, il Mago Ridente, ho visto un grande palinsesto che conteneva l'indice di tutti gli scritti di magia, ed ogni genere di rune taumaturgiche. Forse anche tu hai volumi simili, nella tua biblioteca? possibile, disse Derwe Coreme. Garth Haxt quattordicesimo di Slaye era un collezionista appassionato, e compil una voluminosa pandetta su quell'argomento. Cugel batt le mani. Voglio vedere subito quell'opera importantissima! Derwe Coreme lo scrut, meravigliata. Sei un bibliofilo, allora? un vero peccato, perch Rubel Zaff ottavo ordin di gettare in mare quel compendio, al largo di Capo Orizzonte. Cugel assunse un'espressione acida. Non vi sono altri trattati? Senza dubbio vi sono, rispose Derwe Coreme. La biblioteca occupa tutta l'ala nord. Ma non puoi occuparti domani delle tue ricerche? E stiracchiandosi con languido calore, atteggi il corpo prima in una posa voluttuosa, poi in un'altra. Cugel bevve una gran sorsata da una coppa di vetro nero. S, non c' molta fretta. E adesso... Venne interrotto da una donna di mezza et; portava ingombranti abiti marrone ed era evidentemente una delle vice-serve: si precipit nella sala. Stava gridando istericamente e parecchi valletti si fecero avanti per sorreggerla. Tra singhiozzi strazianti la dorma spieg la causa della sua angoscia: il vampiro aveva appena commesso un atto abominevole contro sua figlia. Derwe Coreme indic graziosamente Cugel. Ecco il nuovo sovrano di Cil. Ha grandi poteri magici e causer la distruzione del vampiro. Non vero, Supremo? Cugel si massaggi pensosamente il mento. Era veramente un grave dilemma. La donna e i servitori si gettarono immediatamente ai suoi piedi. Supremo! Se sei in grado di dominare questa magia corrosiva, usala immediatamente per distruggere quel vile vampiro! Cugel rabbrivid, e girando il capo incontr lo sguardo pensieroso di Derwe Coreme. Balz in piedi.

A che serve la magia, quando so impugnare una spada? Far a pezzi quell'essere, organo per organo! Fece un cenno ai sei guerrieri che stavano l accanto, chiusi nelle armature di ottone. Venite! Portate delle torce! Andiamo a fare a pezzi il vampiro! I guerrieri obbedirono senza eccessivo entusiasmo. Cugel li spinse verso il grande portale. Quando spalancher i battenti, precipitatevi avanti con le torce, in modo da illuminare quell'essere maligno! Tenete le spade sguainate, in modo che quando ve lo mander contro, voi potrete inferirgli il colpo di grazia! I guerrieri, armati ciascuno di una torcia e della spada sguainata, si fermarono davanti alla porta. Cugel tolse i chiavistelli e spalanc i battenti. Fuori! Illuminate il vampiro con l'ultima luce della sua immonda esistenza! I guerrieri corsero fuori, disperatamente, seguiti da Cugel che agitava la spada. Gli uomini si fermarono all'inizio della scalinata, guardando incerti verso il viale dal quale proveniva un suono orrendo. Cugel gir la testa e scorse Derwe Coreme che osservava attentamente la scena dalla soglia. Avanti! grid allora. Circondate quella creatura maledetta, la cui ora sta per scoccare! Gli armati scesero impacciati le scale, seguiti da Cugel. Colpite con forza! grid lui. C' gloria per tutti! L'uomo che fallir un colpo sar punito dalla mia magia! Le luci oscillanti delle torce splendevano sui piedistalli, schierati in una lunga fila che svaniva lontano, nell'oscurit. Avanti! grid Cugel Dov' quell'essere bestiale? Perch non si presenta per ricevere la punizione che merita? E sbirci fra le ombre ondeggianti, sperando che nel frattempo il vampiro si fosse spaventato e fosse fuggito. Al suo fianco si ud un lieve rumore. Cugel si gir e vide una figura alta e pallida, ritta in silenzio. I guerrieri ansimarono, sconvolti, e fuggirono senza ritegno su per i gradini di pietra. Uccidi quella belva con la magia, Supremo! grid il sergente della guardia. Il metodo pi rapido spesso il migliore! Il vampiro si fece avanti, e Cugel indietreggi, incespicando.

Il vampiro mosse un altro rapido passo; Cugel schizz dietro a un piedestallo. Il vampiro protese di scatto il braccio; Cugel avvent un colpo di spada, poi balz al riparo di un altro piedestallo, quindi, con grande destrezza, corse di nuovo sulla terrazza. La porta si stava gi richiudendo. Cugel si infil nell'apertura poi chiuse i battenti, rimise a posto i chiavistelli. Il peso del vampiro urt contro le tavole di legno e i chiavistelli fecero udire uno scricchiolio di protesta. Cugel si volt e incontr lo sguardo intento di Derwe Coreme. Che cosa successo? domand lei. Perch non hai ucciso il vampiro? I guerrieri sono fuggiti portandosi via le torce, disse Cugel. Non potevo vedere dove dovevo colpire. strano, fece Derwe Coreme, in tono meditabondo. Sembrava che ci fosse abbastanza luce, per un esercizio cos trascurabile. Perch non ti sei servito del potere dell'amuleto, e non hai fatto a pezzi il vampiro? Una morte tanto semplice e rapida non sarebbe sufficiente, dichiar dignitosamente Cugel. Devo riflettere a lungo, e decidere in quale modo giusto fargli espiare i suoi delitti. Davvero, disse Derwe Coreme. Davvero. Cugel ritorn nella grande sala. Ritorniamo al banchetto! Scorra il vino! Tutti devono brindare all'ascesa al trono del nuovo Signore di Cil! Derwe Coreme, disse, con voce flautata: Se non ti dispiace, Supremo, mostraci il potete dell'amuleto, per soddisfare la nostra curiosit. Certamente! E Cugel tocc un carbonchio dopo l'altro, facendo scaturire brontolii e gemiti e grida dolorose, inframmezzate da urla e strilli. Sai fare di pi? chiese Derwe Coreme, con il sorriso dolce di una bambina capricciosa. S, se lo volessi. Ma basta cos. Bevano tutti! Derwe Coreme fece un cenno al sergente della guardia. Prendi la spada e taglia il braccio di questo sciocco: portami l'amuleto. Con piacere, Nobile Signora. Il sergente avanz, con la lama nuda. Fermo! grid Cugel. Un altro passo, e la magia ti sovvertir

tutte le ossa! Il sergente guard Derwe Coreme, e quella rise. Fai come ti ho ordinato, o dovrai affrontare la mia vendetta, che ben conosci. Il sergente rabbrivid e si rimise in marcia. Ma in quel momento un viceservo corse verso Cugel, e sotto al cappuccio, questi scorse il volto rugoso del vecchio Slaye. Io ti salver. Mostrami l'amuleto! Cugel lasci che le dita ansiose toccassero i carbonchi. Slaye premette uno di questi, e grid qualcosa con una voce cos stridula ed esultante che le sillabe risultarono incomprensibili. Vi fu un grande sbatter d'ali, e una enorme figura nera apparve in fondo alla sala. Chi mi tormenta? gemette. Chi mi dar pace? Io! grid Slaye. Avanza nella sala, e uccidi tutti, all'infuori di me. No! grid Cugel. Sono io che possiedo l'amuleto! a me che devi obbedire! Uccidi tutti tranne me! Derwe Coreme strinse il braccio di Cugel, cercando di vedere bene l'amuleto. Non serve a nulla, se non lo chiami per nome! Siamo tutti perduti! Qual il suo nome? grid Cugel. Aiutami! Indietro! dichiar Slaye. Ho riflettuto... Cugel gli sferr un colpo e balz dietro la tavola. Il dmone si avvicinava, soffermandosi per afferrare i guerrieri e per maciullarli scagliandoli contro il muro. Derwe Coreme corse accanto a Cugel. Lasciami vedere l'amuleto! Non ne sai proprio niente? Io gli dar gli ordini. No! esclam Cugel. Non per niente io sono Cugel l'Astuto! Mostrami qual il carbonchio, e dimmi il nome. Derwe Coreme chin il capo, lesse la runa, allung la mano per premere il carbonchio, ma Cugel le scost violentemente il braccio. Il nome! O moriremo tutti! Chiama Vanille! Premi qui, e chiama Vanille! Cugel premette il carbonchio. Vanille! Fermati!

Il dmone nero lo ascolt. Vi fu un altro rumore terribile, e apparve un secondo dmone. Derwe Coreme lanci un grido di terrore. Non era Vanille. Mostrami ancora l'amuleto! Ma non c'era tempo; il dmone nero stava gi per piombare loro addosso. Vanille! url Cugel. Distruggi quel mostro nero! Vanille era basso e largo, di un color verde cangiante, con occhi che sembravano lampade scarlatte. Si scagli contro il primo dmone, e l'urlo terribile dello scontro fece rintronare le orecchie di Cugel, i suoi occhi non riuscirono a seguire quella lotta frenetica. Le pareti tremavano mentre quelle forze tremende urtavano e rimbalzavano. La tavola and in schegge sotto i grandi piedi; Derwe Coreme venne scaraventata in un angolo. Cugel la segu, strisciando, la trov afflosciata e con gli occhi sbarrati, semicosciente ma priva di volont. Cugel le cacci l'amuleto sotto gli occhi. Leggi le rune! Chiama i nomi. Li prover tutti, uno dopo l'altro! Presto, dobbiamo salvarci! Ma Derwe Coreme si limit a muovere le labbra. Dietro di loro, il dmone nero era balzato a cavalcioni di Vanille, e stava strappando metodicamente brandelli della sua carne, gettandoli di qua e di l, mentre Vanille urlava e gridava e girava la testa feroce da una parte e dall'altra, ringhiando e cercando di azzannare, sferrando colpi con le grandi braccia verdi. Il dmone nero affond il braccio, afferr qualche ganglio vitale, e Vanille divent una scintillante fanghiglia verde fatta di mille pezzi, mentre ogni scintillio ed ogni lucentezza si spegneva tremando, dissolvendosi nella pietra. Slaye si ferm sogghignando davanti a Cugel. Vuoi salva la vita? Dammi l'amuleto e ti risparmier. Indugia un solo istante, e sei morto! Cugel si tolse dal braccio l'amuleto, ma non se la sentiva di cederlo. Disse, con improvvisa astuzia: Posso dare l'amuleto al dmone. Slaye lo fiss, furioso. Allora sar la fine per tutti noi. Per me non importa. Fallo pure. Ti sfido a farlo. Se vuoi vivere... dammi l'amuleto. Cugel abbass lo sguardo su Derwe Coreme.

E lei? Sarete banditi insieme. L'amuleto, perch sta arrivando il dmone. Il dmone nero torreggiava altissimo su di loro. Cugel si affrett a consegnare l'amuleto a Slaye, che lanci un grido acuto e tocc un carbonchio. Il dmone uggiol, si raggomitol e scomparve. Slaye indietreggi, con un sogghigno di trionfo. E adesso andatevene, tu e la ragazza. Mantengo la promessa che ti ho fatto, nient'altro. Avete salvato le vostre miserabili vite. Andatevene. Realizza un mio desiderio! supplic Cugel. Trasportaci ad Almeria, alla Valle dello Xzan, dove potr sbarazzarmi di un cancro chiamato Firx! No, disse Slaye, rifiuto di accontentare il desiderio pi caro al tuo cuore. Andatevene immediatamente. Cugel sollev Derwe Coreme. Ancora stordita, lei guard la sala devastata. Cugel si rivolse a Slaye. Il vampiro in agguato sul viale. Slaye annu. Pu essere vero. Domani lo punir. Questa notte chiamer gli artigiani del Mondo-di-Sotto per riparare la sala e per restaurare gli splendori di Cil. Presto, andate! Credete che mi importi qualcosa se anche dovrete affrontare il vampiro? II suo volto s'illumin, e la sua mano si tese verso i carbonchi dell'amuleto. Andatevene, presto! Cugel prese Derwe Coreme per un braccio e la condusse fuori dalla sala, verso la grande porta d'ingresso. Slaye stava ritto, a gambe larghe, le spalle aggobbite, la testa china, seguendo con gli occhi ogni mossa di Cugel. Cugel tir indietro i chiavistelli, apr i battenti e usc sulla terrazza. Nel viale regnava il silenzio. Cugel condusse Derwe gi per la scalinata, poi su di un lato, tra le erbacce fitte del vecchio giardino. Si ferm per ascoltare. Dal palazzo venivano rumori che denunciavano una frenetica attivit: tonfi e scricchiolii, grida rauche e urla, lampi di luci multicolori. Al centro del viale si muoveva un'alta figura bianca, che passava dall'ombra di un piedistallo all'altra. Si ferm per ascoltare, quasi con meraviglia, quei rumori insoliti, a guardare quelle luci sgargianti.

Mentre il vampiro era cos assorto, Cugel trascin via Derwe Coreme dietro le fronde scure e s dilegu nella notte.

III LE MONTAGNE DI MAGNATZ Poco dopo il levar del Sole, Cugel e Derwe Coreme uscirono dalla stalla, sul fianco della collina, dove avevano trascorso la notte. L'aria era fredda e il Sole, una sfera color vino tra la nebbia alta, non dava calore. Cugel si batt le mani sulle braccia e saltell avanti e indietro, mentre Derwe Coreme stava ritta, inerte e con il volto contratto, davanti alla vecchia costruzione. Cugel si irrit di quella posa, che sottintendeva un sottile disprezzo verso di lui. Prendi della legna, le disse, seccamente. Accender un fuoco. Faremo colazione con tutte le comodit. Senza dire una parola, l'ex sovrana di Cil and a raccogliere legna. Cugel si volt ad osservare la tetra distesa ad oriente, scagliando automaticamente una maledizione contro Iucounu, il Mago Ridente, il cui rancore l'aveva scaraventato in quei desolati territori del nord. Derwe Coreme ritorn con una bracciata di fuscelli; Cugel annu in segno di approvazione. Per qualche tempo, dopo che erano stati espulsi da Cil, la giovane donna si era comportata con estrema alterigia, e Cugel l'aveva sopportata con un tranquillo sorriso. La prima notte era stata faticosa e ricca di avvenimenti: poi Derwe Coreme aveva modificato il proprio comportamento. Il suo volto delicato, dai lineamenti nitidi, aveva perduto ben poco della sua malinconia imbronciata, ma l'arroganza era cambiata, come il latte diventa formaggio, in una nuova, vigile valutazione della realt. Il fuoco crepitava allegramente: fecero colazione con rape e polpose ghiande nere, mentre Cugel faceva domande sulle terre che si estendevano a est e a sud. Derwe Coreme era in grado di dargli ben poche informazioni, nessuna delle quali incoraggiante.

Dicono che la foresta non finisca mai. L'ho sentita chiamare con molti nomi: la Grande Erm, la Foresta d'Oriente, la Lig Thig. A sud puoi vedere le Montagne di Magnate, che sono considerate terribili. Da quale punto di vista? domand Cugel. molto importante saperlo: dobbiamo attraversare quelle montagne, per poter arrivare ad Almeria. Derwe Coreme scosse il capo. Ho sentito soltanto poche allusioni, e non vi ho fatto gran caso, perch non prevedevo certo di dover visitare questa regione. Neppure io, brontol Cugel. Se non fosse stato per Iucounu, sarei altrove. Una scintilla di interesse illumin il volto apatico. Chi questo Iucounu? Un odioso stregone di Almeria. Ha una palla al posto della testa e ostenta un sogghigno idiota. odioso in tutti i sensi ed dispettoso quanto un eunuco scottato. La bocca di Derwe Coreme si schiuse in un piccolo sorriso freddo. E tu ti sei inimicato quello stregone. Bah. Una questione da nulla. Per una cosuccia di poco conto mi ha scaraventato a nord, con l'incarico di compiere una missione impossibile. Ma non per nulla sono Cugel l'Astuto! La missione compiuta, e adesso ritorno ad Almeria. E Almeria... un bel posto? Abbastanza bello, in confronto alla desolazione di questa foresta e di questa nebbia. Tuttavia, ha le sue imperfezioni. La stregoneria impera, e la giustizia non equa, come ho scoperto. Parlami ancora di Almeria. Ci sono citt? C' gente, oltre ai bricconi e agli stregoni? Cugel aggrott la fronte. Esistono alcune citt, tristi ombre di una gloria passata. C' Azenomei, dove lo Xzan si unisce con il fiume Scaum, e Kaiin ad Ascolais, e altre che sorgono sulla riva di fronte a Kauchique, dove abita gente di grande sottigliezza. Derwe Coreme annu, pensierosa. Andr ad Almeria. In tua compagnia, della quale potr pre-

sto liberarmi. Cugel le lanci un'occhiata in tralice, poich non gli piaceva quell'affermazione enigmatica: ma prima che potesse discutere, lei gli chiese: Quali terre si stendono fra noi e Almeria? Terre ampie e pericolose, popolate da gid, erebi e Morti Vivi, da vampiri e leucomorfi, da ghoul e da orri. Per il resto, non so. Sar veramente un miracolo, se riusciremo a sopravvivere al viaggio. Derwe Coreme guard malinconicamente in direzione di Cil, poi alz le spalle e tacque. Il pasto frugale era ormai giunto alla fine. Cugel si appoggi contro il muro della stalla, a godersi il calore del fuoco, ma Firx non tollerava indugi, e Cugel, con una smorfia, balz in piedi. Vieni. Dobbiamo metterci in cammino. La malvagit di Iucounu non mi concede riposo. Scesero lungo il pendio, seguendo quella che sembrava una antica strada. Il paesaggio cambi. L'erica lasci il posto a una brughiera umida; poi giunsero a una foresta. Cugel ne sbirci con diffidenza le ombre cupe. Dobbiamo camminare senza far rumore, nella speranza di non stuzzicare qualche essere pericoloso. Io guarder avanti, e tu indietro, in modo da assicurarci che niente ci sorprenda alle spalle. Perderemo la strada. Il Sole a sud: sar quella la nostra guida. Derwe Coreme alz di nuovo le spalle. Avanzarono nell'ombra della foresta. Gli alberi erano altissimi, e la luce del Sole, filtrando tra il fogliame, accentuava per contrasto l'oscurit. Incontrarono un ruscello, lo seguirono e alla fine giunsero ad una radura attraversata da un fiume in piena. Sulla riva, vicino ad una zattera ormeggiata, stavano seduti quattro uomini vestiti di stracci. Cugel scrut con aria critica Derwe Coreme, e tolse dagli abiti di lei i bottoni ingioiellati. Con ogni probabilit, quelli sono banditi e non dobbiamo destare la loro cupidigia, anche se non sembrano troppo pericolosi. Allora meglio evitarli, disse Derwe Coreme. Sono animali, niente di pi. Cugel insistette.

Abbiamo bisogno della loro zattera e della loro guida; se supplichiamo, crederanno che siamo deboli, e diventeranno insidiosi. Avanz a grandi passi e Derwe Coreme, volente o nolente, fu costretta a seguirlo. Visti da vicino, i quattro non apparivano migliori. Avevano i capelli lunghi, incolti e sporchi, le facce segnate, gli occhi simili a scarafaggi e le bocche che mostravano espressioni abbastanza miti, e osservarono l'avvicinarsi di Cugel e di Derwe Coreme con sospetto, pi che con aria bellicosa. Uno dei quattro, sembrava, era una donna, anche se gli indumenti, la faccia e i modi non lo dimostravano. Cugel li salut con signorile condiscendenza, e quelli batterono le palpebre, perplessi. Chi siete? domand Cugel. Ci chiamiamo Busiaco, rispose il pi vecchio degli uomini. il nome della nostra razza e della nostra famiglia: non facciamo distinzioni, poich tra le nostre consuetudini vige la poliandria, ed ogni donna pu prendere pi mariti. Siete cittadini della foresta, e ne conoscete le strade ed i sentieri? La descrizione esatta, ammise l'uomo, anche se la nostra conoscenza limitata. Ricordate che questa la Grande Erm, che si estende senza fine per leghe e leghe. Non importa, disse Cugel. Abbiamo solo bisogno di traghettare il fiume, e poi di una guida su di una strada sicura che ci conduca alle terre del sud. L'uomo consult gli altri, e tutti scossero il capo. Una strada del genere non esiste: in mezzo ci sono le Montagne di Magnatz. Davvero... fece Cugel. Se vi traghettassimo al di l del fiume, sareste praticamente morti, continu il vecchio Busiaco, perch quella zona infestata da erebi e da orri. La tua spada non servirebbe a nulla, e porti con te solo una magia molto debole... lo so, perch noi Busiaco fiutiamo l'odore della magia come gli erebi fiutano l'odore della carne. E allora, come possiamo raggiungere la nostra destinazione? domand Cugel. I Busiaco si dimostrarono scarsamente interessati a quella domanda. Ma uno degli uomini, sbirciando Derwe Coreme, eb-

be all'improvviso un'idea e guard al di l del fiume, come se stesse riflettendo. Poi quello sforzo lo vinse, e scosse il capo, sconfitto. Cugel, che lo aveva osservato attentamente, gli domand: Che cosa ti preoccupa? Un problema non molto complicato, rispose il Busiaco. Abbiamo poca pratica in fatto di logica, e la minima difficolt ci sconvolge. Mi stavo solo chiedendo quale delle tue propriet saresti disposto a dare, in cambio di una guida attraverso la foresta. Cugel rise cordialmente. Una domanda giustissima. Ma io posseggo soltanto ci che voi potete vedere: cio abiti, scarpe, mantello e spada, tutte cose che mi sono necessarie. Tuttavia, in verit, conosco un incantesimo che pu fare apparire un paio di bottoni ingioiellati. Non avrebbe molta importanza. C' una cripta, qui vicino, dove ci sono mucchi di gioielli pi alti di me. Cugel si massaggi la mascella, con l'aria di chi riflette. La generosit dei Busiaco conosciuta ovunque. Forse siete disposti a portarci in quella cripta. Il Busiaco fece un gesto d'indifferenza. Se ci tieni. Per vicina al covo di una grande gid, che adesso in calore. Procederemo direttamente verso il sud, disse Cugel. Bene, partiamo subito. Il Busiaco rimase ostinatamente accovacciato. Non hai nulla da offrire? Soltanto la mia gratitudine, che tuttavia non cosa da poco. E la donna? un po' magrolina, ma non brutta. Poich tu devi morire tra le Montagne di Magnatz, perch sprecare la donna? vero. Cugel si volt a guardare Derwe Coreme. Forse possiamo metterci d'accordo. Che? Derwe Coreme ansim, indignata. Come osi proporre una cosa simile? Preferisco annegarmi nel fiume! Cugel la trasse in disparte. Non per niente mi chiamano Cugel l'Astuto! le sibil all'orecchio. Fidati di me, raggirer quell'idiota! Derwe Coreme lo scrut diffidente poi gli volse le spalle, il vi-

so rigato di lacrime di rabbia. Cugel si rivolse al Busiaco. La tua proposta chiaramente dalla parte della saggezza: perci, andiamo. La donna pu rimanere qui, disse il Busiaco, alzandosi in piedi. Percorreremo un sentiero incantato, e sar necessaria una disciplina rigorosa. Derwe Coreme mosse un passo, con aria decisa, in direzione del fiume. No! si affrett a gridare Cugel. Ha un temperamento molto sentimentale, e vuole vedermi al sicuro verso le Montagne di Magnate, anche se questo significa per me la morte certa. Il Busiaco alz le spalle. lo stesso. Li condusse a bordo della zattera, stacc gli ormeggi e, servendosi di un palo, la spinse attraverso il fiume. L'acqua sembrava poco profonda, giacch il palo non affondava mai pi di un piede o due. Cugel ebbe l'impressione che sarebbe stato facilissimo passarlo a guado. Il Busiaco, che lo stava osservando, disse: Il fiume brulica di rettili di vetro, e un uomo incauto che lo guadasse verrebbe attaccato immediatamente. Davvero! esclam Cugel, guardando dubbioso il fiume. Davvero. E adesso devo avvertirti, per quanto riguarda il sentiero. Incontreremo allettamenti di ogni genere, ma se ci tieni alla tua vita, non scostarti mai da me. La zattera raggiunse la riva opposta. Il Busiaco scese a terra e l'assicur a un albero. Avanti, seguitemi. E si addentr con sicurezza fra gli alberi. Derwe Coreme lo segu, e Cugel procedette alla retroguardia. Il sentiero era una pista cos impercettibile che Cugel non riusciva a distinguerlo, ma il Busiaco non esitava mai. Il Sole, basso dietro gli alberi, si scorgeva di rado, e Cugel non sapeva mai con certezza in quale direzione procedessero. Avanzarono attraverso quella solitudine silvestre, nella quale non si udiva neppure il richiamo di un uccello. Il Sole, superato lo zenith, incominci a discendere, e la pista divenne del tutto indistinta. Finalmente, Cugel grid: Sei sicuro della pista? Mi sembra che giriamo a destra e a sinistra a caso! Il Busiaco si ferm per fornire spiegazioni.

Noi della foresta siamo un popolo ingenuo, ma abbiamo questa dote particolare. E si batt un dito sul naso schiacciato, in un gesto significativo. Sappiamo fiutare la magia. La pista che seguiamo stata approntata in un tempo troppo lontano perch qualcuno lo rammenti, e si rivela a noi soltanto. possibile, fece Cugel in tono petulante. Mi sembra per eccessivamente ricca di giri viziosi, e dove sono le creature terribili di cui hai parlato? Ho visto soltanto un topo di campagna, e non ho sentito neppure l'odore di un erebo. Il Busiaco scosse il capo, perplesso. inspiegabile: si sono recati altrove. Non te ne lamenterai, senza dubbio. Procediamo, prima che tornino. E si rimisero in cammino, seguendo una traccia non meno indistinguibile che in precedenza. Il Sole continu a scendere. La foresta si dirad leggermente; raggi scarlatti si insinuarono tra gli alberi, brunendo le radici contorte, indorando le foglie cadute. Il Busiaco entr in una radura, e si volt con un'aria di trionfo. Vi ho felicemente condotti alla meta! E come mai? domand Cugel. Siamo ancora in mezzo al folto della foresta. Il Busiaco tese un braccio, indicando qualcosa dall'altra parte della radura. Vedi quei quattro sentieri ben marcati? Mi sembra di s, ammise controvoglia Cugel. Uno di essi conduce verso il sud, al limitare della foresta, gli altri tre, invece, si addentrano nella foresta e si biforcano parecchie volte. Derwe Coreme, che stava sbirciando tra i rami degli alberi, lanci un'esclamazione brusca. Ecco l! A cinquanta passi di distanza vi sono il fiume e la zattera! Cugel rivolse al Busiaco uno sguardo feroce. Cos' questa storia? Il Busiaco annu solennemente. Quei cinquanta passi non sono protetti dalla magia. Sarebbe stato pericolosissimo condurvi qui per la via diretta. E adesso... Si avvicin a Derwe Coreme, la prese per un braccio, poi torn a voltarsi verso Cugel. Tu puoi attraversare la radura, e

allora ti insegner quale dei quattro sentieri porta al confine meridionale della foresta. Poi leg una corda attorno alla vita di Derwe Coreme. Lei oppose un'accanita resistenza, e solo una percossa e una maledizione l'indussero a desistere. Questa corda serve ad impedire che faccia balzi ed escursioni improvvise, spieg il Busiaco a Cugel, ammiccando con aria d'intesa. Non sono troppo svelto nella corsa, e quando voglio la dorma non mi va di doverla rincorrere di qua e di l. Ma tu non hai fretta di andartene? Il Sole sta tramontando, e quando si fa buio compaiono i leucomorfi. Bene, allora: quale dei quattro sentieri porta al limite meridionale della foresta? chiese Cugel, in tono franco. Attraversa la radura, e io te lo dir. Naturalmente, se diffidi delle mie indicazioni, puoi fare la scelta che preferisci. Ma ricordati che mi sono gi stancato anche troppo per una donna viperina, magra e anemica. Quindi deciditi. Cugel guard dubbiosamente verso l'estremit opposta della radura, poi fiss Derwe Coreme, che stava a guardare, nauseata e sconvolta. Cugel parl in tono allegro. Bene, sembra che tutto vada per il meglio. Le Montagne di Magnate sono notoriamente pericolose. Se non altro, tu sarai al sicuro qui, con questo briccone. No! grid Derwe Coreme. Liberami da questa corda! un truffatore! Ti ha imbrogliato! Cugel l'Astuto? Ma tu sei Cugel lo Sciocco! Che linguaggio volgare, esclam Cugel. Ho fatto un patto con il Busiaco, cio un accordo sacro, che deve essere mantenuto a tutti i costi. Uccidi quel mostro! grid Derwe Coreme. Adopera la spada! Il limite della foresta non pu essere molto lontano! Un sentiero sbagliato potrebbe portare nel cuore della Grande Erm, ribatt Cugel. Alz il braccio in un gesto di addio. molto meglio faticare per questo irsuto ruffiano che rischiare la morte tra le Montagne di Magnate! Il Busiaco sogghign per dimostrare la sua approvazione, e diede alla corda uno strattone autoritario. Cugel attravers di corsa la radura, mentre nelle orecchie gli risuonavano le imprecazioni di Derwe Coreme, fino a quando la giovane donna venne zittita dal Busiaco con qualche sistema che Cugel non

ebbe modo di osservare. Poi il Busiaco grid: Per puro caso, ti stai avvicinando al sentiero giusto. Seguilo, e finirai per arrivare a un luogo abitato. Cugel gli rivolse un ultimo saluto e si avvi. Derwe Coreme lanci uno strillo di gaiezza isterica. Dice di essere Cugel l'Astuto! Che bello scherzo! Cugel procedette a passo rapido lungo il sentiero, un po' turbato. Quella donna monomaniaca, si disse. Manca di chiarezza e di percezione. Come avrei potuto fare altrimenti, per il suo bene e per il mio? Io sono la razionalit personificata: completamente assurdo pensarla diversamente! Meno di cento passi pi avanti, partendo dalla radura, il sentiero usc dalla foresta. Cugel si ferm di colpo. Soltanto cento passi? Strinse le labbra. Per qualche curiosa coincidenza, altri tre sentieri uscivano dalla foresta, poco lontano da lui, e convergevano tutti verso quello sul quale si trovava lui stesso. Interessante, disse Cugel. Provo quasi la tentazione di tornare indietro, di cercare il Busiaco e di pretendere da lui una specie di spiegazione... Strinse la spada, pensierosamente, e mosse persino un paio di passi in direzione della foresta. Ma il Sole era molto basso sull'orizzonte, e le ombre riempivano i varchi tra i tronchi nodosi. Mentre esitava, Firx agit impaziente chele e artigli nel fegato di Cugel, il quale abbandon il progetto di ritornare nella foresta. Il sentiero si snodava sul terreno aperto; le montagne occupavano l'orizzonte, a sud. Cugel procedette a passo spedito, conscio dell'ombra nera della foresta alle sue spalle, e non del tutto tranquillo. Di tanto in tanto, scosso da qualche pensiero particolarmente inquietante, si batteva bruscamente la mano sulla coscia. Ma era una follia! Senza dubbio aveva risolto le cose per il meglio! Il Busiaco era grossolano e stupido: come poteva aver sperato di imbrogliare Cugel? Era una concezione insostenibile. In quanto a Derwe Coreme, indubbiamente si sarebbe abituata alla sua nuova vita... Mentre il Sole scendeva dietro le Montagne di Magnatz, Cugel arriv ad un rozzo villaggio e a una taverna che sorgeva accanto a un crocevia. Era un solido edificio di pietra e di travi,

con finestre rotonde, ognuna delle quali era formata da cento occhi di bue azzurri. Cugel si ferm davanti alla porta e fece l'inventario delle sue risorse, che erano piuttosto misere. Poi ricord i bottoni ingioiellati che aveva tolto a Derwe Coreme, e si congratul con se stesso per la sua previdenza. Spinse la porta ed entr in un lungo locale, illuminato da vecchie lampade di bronzo. L'oste stava dietro a un corto banco, e versava grog e punch ai tre uomini che erano in quel momento i suoi unici avventori. Tutti si voltarono a guardare quando Cugel entr nel locale. L'oste parl abbastanza educatamente. Benvenuto, viandante. Che cosa desideri? Prima una coppa di vino, poi la cena e l'alloggio per la notte, e infine qualche notizia della strada che conduce a sud, se sei in grado di fornirmene. L'oste vers una coppa di vino. Cena e alloggio a tempo debito, disse. Per quanto riguarda la strada che conduce a sud, porta nel regno di Magnatz, e sapere questo mi sembra sufficiente. Dunque Magnatz un essere temibile? L'oste scosse il capo. Gli uomini che si sono diretti a sud non sono mai tornati. Nessuno, a quanto si ricordi, mai venuto verso nord. Questo tutto ci che sono in grado di dirti. I tre uomini che stavano bevendo annuirono solennemente. Due erano contadini della zona, mentre il terzo portava gli alti stivali neri da cacciatore di streghe. Il primo contadino fece un cenno all'oste. Versa una coppa di vino a questo sventurato. Offro io. Cugel accett la coppa, diviso fra sentimenti contrastanti. Bevo e ti ringrazio, anche se respingo specificamente l'appellativo di sventurato, perch l'influsso della parola non si proietti sul mio destino. Come vuoi, rispose indifferente l'altro. Ma in questi tempi malinconici, chi non sventurato? Poi, per diversi minuti, i contadini discussero tra loro la riparazione di un muro che separava i loro appezzamenti di terra. un lavoro arduo, ma i vantaggi sono grandi, dichiar uno. D'accordo, conferm l'altro. Ma io sono cos fortunato che

non appena avremo finito il lavoro il Sole diventer nero, e avremo faticato per niente. Il primo agit le braccia in un gesto di sarcastico rifiuto. un rischio che dobbiamo correre comunque. Guarda: io bevo vino, anche se forse non vivr abbastanza da ubriacarmi. Questo mi distoglie forse dal farlo? No! Io respingo il futuro. Bevo, e mi ubriaco come impongono le circostanze. L'oste rise e picchi il pugno sul banco. Tu sei astuto come un Busiaco... a proposito, ho sentito dire che si sono accampati qui vicino. Forse il viandante li ha incontrati? Guard con aria interrogativa Cugel, che annu controvoglia. Ho incontrato un gruppo di quella gente: stupida pi che furba, secondo me. E a proposito della strada che porta a sud, qualcuno pu darmi un consiglio preciso? Il cacciatore di streghe borbott: Posso dartelo io. Evitala. Incontrerai per prima cosa i Morti Vivi, avidi della tua carne. Pi oltre c' il regno di Magnatz, in confronto al quale i Morti Vivi sembrano angeli di misericordia, se vero soltanto la decima parte di quello che si sente dire. Ecco notizie veramente scoraggianti, disse Cugel. E non c' altra strada che porti alle terre del sud? Per la verit c' disse il cacciatore di streghe. E te la consiglio. Ritorna a nord, per il sentiero fino alla Grande Erm, e poi prosegui verso oriente, per tutta l'estensione della foresta, che diventa sempre pi fitta e pi temibile. superfluo dirti che dovrai avere braccio fermo e piedi alati per sfuggire ai vampiri, agli orri agli erebi e ai leucomorfi. Dopo essere giunto al limitare della foresta, devi svoltare a sud, fino alla Valle di Darad, dove a quanto si dice un esercito di basilischi assedia l'antica citt di Mar. Se riuscirai a superare indenne quel luogo in cui infuria la battaglia, arriverai alla Grande Steppa Centrale, dove non si trova n cibo n acqua, e dove vivono i Succhiacrani. Poi, attraversata la steppa, torna a volgerti verso occidente, e guada tutta una serie di paludi velenose. Pi oltre c' una zona di cui non so niente, a parte il fatto che viene chiamata Terra del Mal Ricordo. Dopo avere attraversato quella regione, ti troverai a sud delle Montagne di Magnatz. Cugel riflett per qualche istante.

La strada che mi hai descritto pu essere pi sicura e meno faticosa di quella diretta che porta a sud, ma mi sembra esageratamente lunga. Sono disposto a rischiare di attraversare le Montagne di Magnatz. Il primo contadino lo fiss, rispettoso. Immagino che tu sia un famoso stregone, ricco di migliaia di incantesimi. Cugel scroll il capo, sorridendo. Io sono Cugel l'Astuto, n pi, n meno. E adesso... vino! L'oste, poco dopo, port in tavola la cena: uno stufato di lenticchie e di granchi di terra, guarnito di rape e di mirtilli. Dopo il pasto, i due contadini bevvero un'ultima coppa di vino e se ne andarono, mentre Cugel, l'oste e il cacciatore di streghe rimasero seduti davanti al fuoco, discutendo vari aspetti dell'esistenza. Finalmente il cacciatore di streghe si alz per ritirarsi in camera sua. Prima di appartarsi si accost a Cugel, e gli parl in tono molto franco. Ho notato il tuo mantello, che di una qualit piuttosto rara in questa regione arretrata. Poich tu sei ormai spacciato, perch non mi regali il tuo mantello, che mi farebbe comodo? Cugel respinse laconicamente la proposta e sal in camera sua. Durante la notte venne destato da un fruscio vicino ai piedi del letto. Balz in piedi e cattur una persona di piccola statura. Trascinato alla luce, l'intruso si rivel per lo sguattero, che stringeva ancora in mano le scarpe di Cugel. Che significa questa mascalzonata? domand Cugel, percuotendo il ragazzo. Parla! Come hai osato tentare una simile azione? Lo sguattero supplic Cugel di smetterla. Che differenza fa? Un uomo destinato a morire non ha bisogno di calzature cos eleganti! Spetta a me giudicare, disse Cugel. Pretendi che vada a piedi nudi a morire tra le Montagne di Magnatz? Vattene, vattene! E scaravent il ragazzo lungo disteso nel corridoio. La mattina dopo, a colazione, parl dell'incidente all'oste, il quale non si mostr molto interessato. Quando venne il momento di pagare il conto, Cugel gett sul banco un bottone ingioiellato.

Stabilisci un giusto valore per questo gioiello, sottrai quanto ti devo e dammi il resto in monete d'oro. L'oste esamin il bottone, strinse le labbra e inclin la testa da una parte. Il tuo conto corrisponde esattamente al valore di questo gingillo... non posso darti resto. Cosa? tempest Cugel. Questa splendida acquamarina circondata da quattro smeraldi? Per una coppa o due di vino mediocre, uno stufato e un sonno disturbato da quel delinquente del tuo sguattero? Ma questa una taverna o un covo di banditi? L'oste alz le spalle. Il conto un po' pi salato del solito, lo ammetto, ma il denaro che marcisce nelle tasche di un cadavere non serve a nessuno. Cugel riusc finalmente a farsi dare parecchie monete d'oro dall'oste, pi un pacco contenente pane, formaggio e vino. L'oste si avvicin alla porta e gli indic un sentiero. C' solo quella strada, che porta a sud. Le Montagne di Magnate stanno davanti a te. Addio. Cugel si avvi verso sud, non senza qualche presentimento. Per un lungo tratto il sentiero si snod fra le terre coltivate dei contadini locali; poi, quando le colline incominciarono a innalzarsi ai due lati, il sentiero divent dapprima una pista, poi una traccia che procedeva tortuosamente lungo il letto asciutto di un fiume, tra ciuffi di cespugli spinosi, dafne, millefoglie e narcisi. Lungo la cresta della collina parallela alla pista cresceva un groviglio di querce stente, e Cugel, pensando che in quel modo sarebbe passato pi facilmente inosservato, sal sull'altura e continu a camminare sotto la protezione del fogliame. L'aria era limpida, il cielo di un fulgido azzurrocupo. Il Sole sal allo zenith, e Cugel pens al cibo che portava nella sacca. Sedette, ma proprio in quel momento colse, con la coda dell'occhio, il movimento di una furtiva ombra nera. Il sangue gli si gel. Senza dubbio quell'essere aveva intenzione di aggredirlo alle spalle. Cugel finse di non essersene accorto, e poco dopo l'ombra torn a muoversi, avanzando: era un Morto Vivo, pi alto e pi

massiccio di lui, e nero come la mezzanotte, a parte gli occhi bianchi, i denti e gli artigli anch'essi bianchi: portava una camicia di velluto verde sostenuta da cinghie di cuoio. Cugel pens al da farsi. Se lo avesse affrontato a faccia a faccia, il mostro l'avrebbe fatto a pezzi. Se avesse tenuta pronta la spada, avrebbe potuto sferrare affondi e fendenti tenendo a bada quell'essere fino a quando il desiderio frenetico di cibo avrebbe vinto la paura del dolore; allora si sarebbe scagliato all'attacco senza badare neppure alle ferite. Probabilmente Cugel era pi veloce, e avrebbe potuto distanziarlo, ma solo dopo un inseguimento lungo e ostinato... Il Morto Vivo scivol di nuovo pi avanti, e and a nascondersi dietro a una sporgenza di roccia, venti passi pi in basso rispetto al punto in cui sedeva Cugel. Non appena fu scomparso, Cugel corse verso la sporgenza e balz sulla cima. Sollev una grossa pietra e, mentre il mostro si muoveva furtivamente, gliela scagli sulla schiena. Il Morto Vivo cadde e rimase disteso, scalciando, e Cugel balz gi per sferrargli il colpo di grazia. Il Morto Vivo si era rannicchiato contro la roccia: sibil di orrore alla vista della lama sguainata di Cugel. Non colpirmi, disse. Non hai niente da guadagnare, uccidendomi. Solo la soddisfazione di uccidere uno che aveva intenzione di divorarmi. Un piacere sterile! Pochi piaceri non sono sterili, ribatt Cugel. Ma, finch sei in vita, dammi notizie delle Montagne di Magnatz. Le vedi: sono montagne aspre di antiche rocce nere. E Magnatz? Non conosco nessuna entit di questo nome. Come? Ma se gli uomini, a nord, rabbrividiscono solo a sentirne parlare! Il mostro si raddrizz un poco di pi. Pu essere. Ho sentito quel nome, ma lo considero soltanto un'antica leggenda. Perch i viaggiatori vanno a sud e nessuno va a nord? Perch mai qualcuno dovrebbe desiderare di recarsi al nord? In quanto a quelli che vanno al sud, sono serviti di cibo per me e per i miei simili. E il Morto Vivo continu a raddriz-

zarsi, impercettibilmente. Cugel raccolse una grossa pietra e la scagli contro il mostro nero, che ricadde all'indietro, scalciando debolmente. Cugel prese un'altra pietra. Fermo! invoc l'essere con voce fievole. Risparmiami, e ti aiuter a salvarti. E come? chiese Cugel. Tu cerchi di dirigerti a sud; altri come me abitano le caverne lungo la via. Come potrai sfuggire loro se io non ti guido lungo percorsi che quelli non frequentano? Puoi farlo? Se mi risparmi la vita. Benissimo. Ma devo prendere qualche precauzione: nella tua bramosia di sangue potresti anche dimenticare il patto. Mi hai storpiato: di quale altra garanzia hai bisogno? grid il Morto Vivo. Ma Cugel leg le braccia dell'essere e gli strinse una cinghia attorno al grosso collo nero. Proseguirono cos; il mostro zoppicava e balzellava, guidando Cugel luogo un percorso tortuoso, al di sopra di certe grotte. Le montagne si fecero pi alte: nelle gole di pietra i venti tuonavano ed echeggiavano. Cugel continu a interrogare il Morto Vivo sul conto di Magnate, ma quella continu a sostenere che secondo lui Magnate era una creatura di favola. Giunsero finalmente ad un pianoro sassoso, e la sua guida dichiar che ormai si trovavano al di fuori del territorio della sua setta. E pi in l cosa c'? domand Cugel. Non lo so. Non mi spingo mai pi oltre, nei miei vagabondaggi. E adesso liberami e vattene per la tua strada, ed io ritorner tra la mia gente. Cugel scosse il capo. La notte non molto lontana. Che cosa pu impedirti di seguirmi per aggredirmi di nuovo? meglio che ti uccida. Il Morto Vivo rise, tristemente. Ce ne sono altri tre che ci seguano. Si sono tenuti a distanza solo perch ho fatto loro segno di stare alla larga. Uccidimi, e non vedrai il Sole di domani. Allora proseguiremo insieme, disse Cugel. Come vuoi. Cugel si avvi verso il sud, e il Morto Vivo lo segu zoppicando

sui macigni; voltandosi indietro, Cugel scorse alcune sagome nere che si muovevano nell'ombra. Il mostro sogghign con aria significativa. Faresti meglio a fermarti subito: perch aspettare che scenda d'oscurit? La Morte meno orribile, quando splende la luce. Cugel non rispose, ma prosegu a tutta velocit. Il sentiero usc dalla valle, sal verso un pascolo alto, dove l'aria soffiava gelida. Larici, kaobab e cedri balsamici crescevano all'intorno, ed un ruscello scorreva fra l'erba. Il Morto Vivo incominci a mostrarsi a disagio, a tirare il guinzaglio ed a zoppicare ostentando una debolezza esagerata. Cugel non riusciva a rendersi conto del motivo di quella messa in scena: la campagna, a parte la presenza dei suoi simili, non sembrava presentare pericoli. Cugel si spazient. Perch rallenti? Spero di trovare un ricovero tra le montagne, prima che scenda l'oscurit. E tu mi fai perdere tempo, zoppicando e indugiando. Avresti dovuto pensarci quando mi hai storpiato con una pietra, rispose il Morto Vivo. Dopotutto, non ti sto certo accompagnando per mia libera scelta. Cugel si volt. I tre mostri che prima si tenevano furtivamente nascosti tra le rocce adesso li seguivano con molta disinvoltura. Non sei in grado di controllare i macabri appetiti dei tuoi simili? domand Cugel. Non sono in grado di controllare neppure il mio, rispose l'essere. Solo il fatto che ho le zampe rotte mi impedisce di saltarti alla gola. Vuoi vivere? chiese Cugel, portando la mano, in un gesto significativo, all'impugnatura della spada. Abbastanza, anche se non con il desiderio fervido che provano gli uomini veri. Se ci tieni anche pochissimo alla tua vita, ordina ai tuoi simili di andarsene e di rinunciare al loro sinistro inseguimento. Sarebbe completamente inutile. E comunque, che cos' la vita, per te? Guarda: davanti a te torreggiano le Montagne di Magnate! Ah! mormor Cugel. Ma non sostenevi che la triste fama di

questa regione puramente di favola? Esattamente: ma non ho precisato qual il carattere della favola. Mentre stavano parlando, un rapido sibilo tagli l'aria: guardandosi intorno, Cugel vide che i tre Morti Vivi erano caduti, trafitti da frecce. Da un boschetto vicino uscirono quattro giovani in abito marrone da cacciatore. Avevano una carnagione chiara e fresca, i capelli castani, alta statura, e sembravano ben disposti. Quello che stava pi avanti grid: Come mai vieni dal nord disabitato? E perch ti porti dietro questa malvagia creatura della notte? Posso rispondere senza misteri alle tue due domande, disse Cugel. innanzi tutto, il nord non disabitato: vi vivono ancora alcune centinaia di persone. In quanto a questo nero ibrido di dmone e di cannibale, me ne sono servito perch mi guidasse senza pericoli attraverso le montagne, ma non sono soddisfatto dei suoi servigi. Ho fatto quello che volevi, dichiar il Morto Vivo. Lasciami libero, secondo il nostro patto. Come vuoi, rispose Cugel, e slacci il collare che stringeva la gola dell'essere, il quale si allontan zoppicando e voltandosi indietro a guardare con aria furiosa. Cugel fece un cenno al capo dei cacciatori, il quale disse qualcosa ai compagni. Alzarono gli archi, e trafissero il mostro con le frecce. Cugel rivolse loro un secco cenno di approvazione. E voi chi siete? E chi Magnatz, che a quanto si dice rende intransitabili queste montagne? I cacciatori risero. soltanto una leggenda. Un tempo esistito veramente un essere terribile di nome Magnatz, e per rispetto alla tradizione noi del villaggio di Vull nominiamo ancora uno dei nostri alla carica di Guardiano. Ma non c' altro di vero, in questa storia. strano, disse Cugel, che una tradizione conservi ancora un'influenza cos grande. I cacciatori alzarono le spalle, con indifferenza. La notte si avvicina; tempo di ritornare indietro. Se vuoi accompagnarci, sarai il benvenuto, ed a Vull c' una taverna dove potrai riposare questa notte.

Sono ben felice di approfittare della vostra compagnia. Si avviarono lungo il sentiero. Mentre camminavano, Cugel chiese notizie della strada che portava a sud, ma i cacciatori non furono in grado di aiutarlo. Il villaggio di Vull sorge sulle rive del Lago Vull, che non navigabile perch pieno di gorghi, e pochi, tra noi, hanno esplorato le montagne a sud. Si dice che siano spoglie, e che scendano verso un inospitale deserto grigio. Pu darsi che Magnatz vaghi tra le montagne al di l del lago? chiese delicatamente Cugel. La tradizione non ne parla, rispose il cacciatore. Dopo un'ora di marcia, il gruppo arriv a Vull, un villaggio la cui ricchezza sbalord Cugel. Le abitazioni erano solide costruzioni di pietra e di legno, le strade diritte e ben tenute; c'era un mercato pubblico, un granaio, un palazzo comunale, un deposito, parecchie taverne, un certo numero di ville discretamente lussuose. Mentre i cacciatori percorrevano la strada principale, un uomo grid loro: Una notizia importante! Il Guardiano morto! Davvero? chiese il capo dei cacciatori, con vivo interesse. E chi svolge le sue funzioni, nel frattempo? Lafel, il figlio dell'atamano... e chi, se no? Gi, chi, se no? osserv il cacciatore, e il gruppo pass oltre. La carica di Guardiano dunque tenuta in tanta considerazione? domand Cugel. Il cacciatore alz le spalle. pi esatto dire che si tratta di una sinecura cerimoniale. Domani, senza dubbio, verr scelto un funzionario permanente. Ma guarda l, sulla porta del palazzo comunale! E indic un uomo massiccio, dalle spalle larghe, che indossava vesti marroni orlate di pelliccia e un cappello nero a due falde. Quello Hylam Wiskode, l'atamano in persona. Salute a te, Wiskode! Abbiamo incontrato un viaggiatore proveniente dal nord! Hylam Wiskode si avvicin, e salut Cugel cortesemente. Benvenuto! Gli stranieri sono una novit, qui: ti offriamo la nostra ospitalit. Ti ringrazio con tutto il cuore, disse Cugel. Non mi aspettavo tanta affabilit tra le Montagne di Magnatz, che tutto il

mondo teme terribilmente. L'atamano ridacchi. I timori esagerati sono molto diffusi dovunque: forse giudicherai strane e antiquate alcune delle nostre tradizioni, come il Guardiano di Magnatz. Ma vieni! Ecco la nostra taverna migliore. Quando avrai preso alloggio, ceneremo. Cugel venne condotto in una comoda stanza, provvisto del necessario, e finalmente, ripulito e rinfrescato, raggiunse Hylam Wiskode nella sala comune. Venne portata in tavola una cena appetitosa ed una fiasca di vino. Dopo il pasto, l'atamano condusse Cugel a fare il giro del villaggio, che godeva di una bella vista sul lago. Sembrava che quella sera si festeggiasse un'occasione speciale: dovunque splendevano torce che levavano al cielo lingue di fiamma, mentre gli abitanti di Vull passeggiavano per le strade, soffermandosi a discutere in gruppi e capannelli. Cugel chiese la ragione di quell'eccitazione. forse per la morte del vostro Guardiano? Proprio cos, disse l'atamano. Noi prendiamo molto sul serio le nostre tradizioni, e la scelta del nuovo Guardiano oggetto di un pubblico dibattito. Ma guarda: ecco l la tesoreria pubblica, dove raccolta la ricchezza comune. Vuoi entrare a dare un'occhiata? A tuo piacere, disse Cugel. Se desideri ispezionare l'oro comune, sar lieto di accompagnarti. L'atamano spalanc la porta. Qui c' ben altro che oro! In questo bidone sono contenuti i gioielli: quello scaffale pieno di monete antiche. Quelle balle contengono sete splendide e damaschi ricamati: sui lati ci sono casse di spezie preziose, e liquori ancora pi preziosi, e unguenti di valore inestimabile. Ma non dovrei parlare cos con te, che sei un viaggiatore ricco di esperienza, e hai potuto vedere le vere ricchezze. Cugel afferm che le ricchezze di Vull erano tutt'altro che disprezzabili. L'atamano s'inchin riconoscente; insieme, si recarono su di una spianata in riva al lago, che adesso era una grande distesa buia illuminata dalla luce fievole delle stelle. L'atamano indic una cupola, sorretta nell'aria da una colonna sottile all'altezza di centocinquanta metri.

Indovini la funzione di questo edificio? Si direbbe la Torre di Guardia del Guardiano, disse Cugel. Esattamente! Sei un uomo molto acuto. un vero peccato che tu abbia tanta fretta e non possa trattenerti a Vull! Cugel, pensando al proprio borsellino vuoto e alle ricchezze della tesoreria, fece un gesto soave. Non sarei contrario a trattenermi qui, ma in tutta sincerit, viaggio senza molto denaro, e sarei costretto a cercarmi un impiego che mi consentisse di guadagnare. Sto pensando alla carica di Guardiano, che a quanto ho saputo un posto di grande prestigio. Lo veramente, disse l'atamano. Questa notte mio figlio che monta di guardia. Tuttavia, non vi motivo perch tu non debba essere un candidato adatto. I doveri non sono ardui: in pratica, la carica una sinecura. Cugel sent Firx che si agitava irrequieto. E gli emolumenti? Sono ottimi. Il Guardiano gode di grande prestigio, qui a Vull, perch, in un senso puramente formale, ci protegge tutti dal pericolo. E quali sono, precisamente? L'atamano si sofferm per riflettere, poi cont sulla punta delle dita. Innanzi tutto, ha a disposizione una comoda Torre di Guardia, completa di cuscini, un apparecchio ottico che fa apparire vicinissimi gli oggetti lontani, un braciere per riscaldarsi e un ingegnoso sistema di comunicazione. In secondo luogo, il suo vitto e le sue bevande sono di primissima qualit, fornite gratuitamente, a suo piacere e secondo i suoi ordini. Poi, di solito gli viene accordato anche il titolo sussidiario di Guardiano della Tesoreria Pubblica, e per semplificare le cose, ha il pieno diritto di disporre di tutte le ricchezze di Vull. Poi, pu scegliersi come sposa la fanciulla che gli sembra pi attraente. Quindi, ha diritto al titolo di barone, e deve essere trattato da tutti con il pi profondo rispetto. Davvero, davvero, disse Cugel. una carica che sembra degna di considerazione. E quali responsabilit comporta? Le responsabilit cui allude il titolo. Il Guardiano deve stare di guardia, perch questa una delle antiche tradizioni che noi

seguiamo. Non sono doveri onerosi, ma non possono venire elusi, perch questo sarebbe ridicolo, e noi siamo persone serie, anche per quanto si riferisce alle nostre tradizioni pi strane. Cugel annu, con aria critica. Le condizioni mi sembrano chiare. Il Guardiano fa la guardia: sarebbe impossibile esprimersi in modo pi chiaro. Ma chi Magnatz, in quale direzione pu comparire, e come lo si pu riconoscere? Sono questioni che non hanno grande importanza, disse l'atamano, poich, in teoria, quell'essere non esiste neppure. Cugel alz lo sguardo verso la torre, poi guard il lago, quindi torn a sbirciare la tesoreria pubblica. Mi offro candidato per la carica, purch tutto sia come tu mi hai detto. Firx sferr immediatamente una serie di sforbiciate strazianti alle viscere di Cugel. Cugel si pieg in due, si strinse l'addome, si raddrizz, si scus con lo sbalordito atamano, e si trasse in disparte. Pazienza! implor, rivolto a Firx. Temperanza! Non ti rendi conto della realt! La mia borsa vuota! E mi attende un lungo cammino. Per viaggiare con una certa rapidit e sicurezza, devo recuperare le forze e riempirmi il borsellino. Ho intenzione di conservare la carica solo per il tempo necessario per realizzare questi due fini, e poi via di corsa ad Almeria! Firx, riluttante, diminu l'intensit delle sue rimostranze, e Cugel ritorn dall'atamano che lo stava aspettando. Tutto a posto, disse. Ho riflettuto, e credo di potere svolgere in modo adeguato le funzioni della carica. L'atamano annu. Sono felice di saperlo. Potrai accertare che ho esposto i fatti esattamente, in ogni particolare essenziale. Anch'io ho riflettuto, e posso affermare con sicurezza che nessun altro, nel villaggio, aspira a una carica tanto augusta: perci ti proclamo Guardiano della Citt! Cerimoniosamente, l'atamano si trasse dalla tasca una catena d'oro, e la mise al collo di Cugel. Ritornarono verso la taverna e, mentre passavano, gli abitanti di Vull, notando la catena d'oro, si fecero vicini all'atamano, tempestandolo di domande.

S, fu la risposta. Questo gentiluomo ha dato prova delle sue capacit, e io l'ho proclamato Guardiano della Citt! A quella notizia, gli abitanti di Vull divennero espansivi, e si congratularono con Cugel come se avesse vissuto tra loro per tutta la vita. Tutti si recarono nella taverna: furono serviti vini e carni alle spezie; apparvero i pifferai ed ebbero inizio danze e svaghi decorosi. Durante la serata, Cugel adocchi una ragazza bellissima: ballava con uno dei giovani che avevano fatto parte della spedizione di caccia. Cugel urt con il gomito l'atamano, e gli indic la ragazza. Ah, s! La deliziosa Marlinka. Sta ballando con il giovane che credo abbia intenzione di sposare. possibile cambiare i suoi progetti? domand Cugel, in tono significativo. L'atamano strizz l'occhio con aria d'intesa. La trovi attraente? Moltissimo; e poich un privilegio della mia carica, dichiaro che quella deliziosa creatura la mia sposa prescelta. Si compiano subito le cerimonie! Cos presto? chiese l'atamano. Ah, bene, il sangue ardente della giovinezza non tollera indugi. Fece un cenno di richiamo alla ragazza, che si accost alla tavola danzando allegramente. Cugel si alz e s'inchin. Marlinka, disse l'atamano, il Guardiano della Citt ti trova desiderabile e ti vuole in moglie. Marlinka sembr dapprima sorpresa, poi divertita. Guard maliziosamente Cugel, ed esegu una riverenza. Il Guardiano mi fa un grande onore. Inoltre, prosegu l'atamano, egli chiede che le cerimonie nuziali vengano celebrate subito. Marlinka guard dubbiosamente Cugel, poi si volt a sbirciare il giovane con il quale aveva ballato. Benissimo, disse. Come vuoi. La cerimonia venne celebrata, e Cugel si trov sposato a Marlinka che, vista da vicino, era una creatura deliziosamente vivace, dai modi affascinanti e dall'aspetto squisito. Le cinse la vita con un braccio.

Andiamo, le bisbigli. Allontaniamoci per un po', per solennizzare le nostre nozze. Non cos presto, mormor Marlinka. Devo avere il tempo di ricompormi. Sono cos agitata! Si liber e si allontan a passo di danza. Vi furono altre feste e altri svaghi e, con suo grande dispiacere, Cugel not che Marlinka continuava a ballare con il giovane al quale era stata promessa in precedenza. Quando la vide abbracciare il giovanotto con manifesto ardore, Cugel si fece avanti, ferm le danze, e prese in disparte la sposa. Questo non un comportamento appropriato: sei sposata da un'ora soltanto! Marlinka, sorpresa e imbarazzata, rise, poi aggrott la fronte, poi rise di nuovo, e promise di comportarsi con maggior decoro. Cugel cerc di condurla in camera sua, ma lei, ancora una volta, dichiar che non era il momento adatto. Cugel emise un profondo sospiro d'irritazione, ma poi si consol al ricordo degli altri privilegi che gli spettavano: il libero uso delle ricchezze della tesoreria, per esempio. Si pieg verso l'atamano. Poich adesso sono il guardiano titolare della tesoreria pubblica, opportuno che mi familiarizzi convenientemente con il tesoro affidato alla mia custodia. Se vuoi avere la cortesia di consegnarmene le chiavi, andr a farne un rapido inventario. Io ho una proposta migliore, disse l'atamano. Ti accompagner, e far tutto il possibile per aiutarti. Si recarono alla tesoreria: l'atamano apr la porta e sorresse una lampada. Cugel entr ed esamin tutti gli oggetti preziosi. Vedo che tutto 'in ordine, e forse meglio attendere che mi si schiariscano le idee, prima di incominciare un inventario particolareggiato. Nel frattempo... Cugel si accost al bidone dei gioielli, scelse parecchie gemme, e incominci a riporle nella sua borsa. Un momento, disse l'atamano. Temo che tu stia sbagliando. Fra poco verrai rivestito di abiti di ricco tessuto, come si conviene al tuo rango. Le ricchezze stanno certo meglio qui, nella tesoreria: perch disturbarti a portare questo peso, e magari correre il rischio di smarrire qualche gemma? C' qualcosa di vero in ci che dici, osserv Cugel. Tuttavia,

vorrei ordinare la costruzione di una villa affacciata sul lago, e ho bisogno di oggetti preziosi per pagare le spese. Tutto a suo tempo, tutto a suo tempo. I lavori non potranno avere inizio prima che tu abbia osservato a tuo agio la campagna e abbia prescelto il luogo pi ameno. vero, ammise Cugel. Mi rendo conto che avr molto da fare, in avvenire. Ma adesso... ritorniamo alla taverna! La mia sposa straordinariamente pudica, ma ora non ammetto altri indugi! Quando ritornarono alla taverna, per, Marlinka era irreperibile. Senza dubbio andata a indossare i suoi abiti pi seducenti, sugger l'atamano. Abbi pazienza! Cugel strinse le labbra, irritato, e si irrit ancora di pi quando si accorse che anche il giovane cacciatore era scomparso. I festeggiamenti continuarono, e dopo parecchi brindisi, Cugel incominci a sentirsi un po' stordito, e venne condotto di sopra, nella sua camera. La mattina dopo, di buon'ora, l'atamano buss alla porta, ed entr quando Cugel l'invit ad accomodarsi. Ora dobbiamo andare a visitare la Torre di Guardia, disse l'atamano. Mio figlio ha vegliato su Vull, questa notte, poich la nostra tradizione impone che la vigilanza sia incessante. Di malavoglia, Cugel si vest e segu l'atamano nell'aria fresca del mattino. Si diressero alla Torre di Guardia, e Cugel rimase sorpreso dalla sua altezza e dall'elegante semplicit della struttura: il sottile stelo si innalzava fino ad un'altezza di centocinquanta metri, e recava in cima la cupola. L'unico mezzo per salire era una scala di corda. L'atamano cominci ad arrampicarsi, e Cugel lo segu: la scala dondolava e sussultava, procurandogli le vertigini. Arrivarono sani e salvi alla cupola e il figlio dell'atamano, che aveva l'aria stanca e annoiata, scese. La cupola era ammobiliata in modo assai meno lussuoso di quanto si aspettava Cugel: anzi, sembrava quasi austera. Fece notare il fatto all'atamano, il quale promise che si sarebbe posto subito riparo a quegli inconvenienti. Basta che tu chieda ci che desideri: sarai accontentato. Benissimo, allora. Voglio un fitto tappeto per il pavimento, in

toni di verde e d'oro; mi sembrano i pi soddisfacenti. Ho bisogno di un giaciglio pi elegante, e pi ampio del misero pagliericcio che vedo contro il muro, poich la mia sposa Marlinka dovr trascorrere qui gran parte del suo tempo. L voglio uno stipetto per le gemme e gli oggetti preziosi, qui un armadietto per i dolciumi, e l un vassoio per le essenze profumate. Qui, invece, ho bisogno di un tavolinetto con il necessario per tenere in fresco i vini. L'atamano assent prontamente ad ogni richiesta. Sar fatto come tu vuoi. Ma adesso dobbiamo parlare dei tuoi doveri. Sono cos semplici che quasi non c' bisogno di spiegarli: devi stare di guardia contro Magnatz. Me ne rendo perfettamente conto, ma mi torna in mente un pensiero di qualche importanza. Per lavorare con la massima efficienza, devo sapere contro chi o che cosa devo stare in guardia. Magnatz potrebbe arrivare furtivamente lungo la spianata, senza che io fossi in grado di riconoscerlo. Che aspetto ha? Non saprei dirtelo: questa informazione andata perduta nella nebbia dei tempi. La leggenda narra soltanto che venne beffato da uno stregone, e che fu portato via. L'atamano si avvicin all'obl. Guarda. un apparecchio ottico. Funziona in base ad un principio molto ingegnoso, e ingrandisce le scene verso le quali lo punti. Di tanto in tanto, puoi controllare i punti pi interessanti della zona. Laggi c' il Monte Temus, sotto c' il Lago Vull, che nessuno pu navigare a causa dei gorghi. In quella direzione c' il Passo Padagar. che porta a oriente, verso la Terra di Merce. Puoi scorgere a malapena il tumulo commemorativo che Guzpah il Grande ordin di erigere quando guid otto armate per combattere Magnatz. Magnatz eresse un altro tumulo... Vedi quel grande mucchio di terra, pi a nord? Lo eresse per coprire i cadaveri straziati. E quello il varco che Magnatz apr tra le montagne, perch l'aria fresca potesse circolare nella valle. Al di l del lago vi sono ancora rovine titaniche, dove sorgeva il palazzo di Magnatz. Cugel osserv tutto attraverso l'apparecchio ottico. Magnatz doveva essere veramente una creatura dotata di una potenza enorme. Cos afferma la leggenda. E adesso, un'ultima cosa. Se Ma-

gnatz apparisse, il che soltanto un'ipotesi ridicola, naturalmente, tu devi tirare questa sbarra, che fa suonare il grande gong. Le nostre leggi vietano severamente di suonare il gong, se non quando si avvista Magnatz. La punizione per questo delitto molto dura; in verit, l'ultimo Guardiano trad la sua alta carica suonando indebitamente il gong. superfluo aggiungere che stato giudicato severamente, e dopo essere stato fatto a pezzi stritolandolo fra ruote dentate, i suoi resti sono stati gettati in un gorgo. Che individuo sciocco! osserv Cugel. Perch rinunciare a tante ricchezze, ad una bella vita e a tanti onori, solo per uno stupido divertimento? Siamo tutti della stessa opinione, dichiar l'atamano. Cugel aggrott la fronte. La sua azione mi stupisce molto. Era forse un giovanotto, per cedere tanto prontamente ad un capriccio cos frivolo? Non si pu neppure addurre questo a sua discolpa. Era un saggio di quattro ventine di anni, e ne aveva trascorse tre ventine al servizio della citt, in qualit di Guardiano. La sua condotta mi appare ancora pi incredibile, comment meravigliato Cugel. Tutti gli abitanti di Vull la pensano allo stesso modo. L'atamano si freg energicamente le mani. Credo che abbiamo ormai discusso tutte le cose essenziali. Ora me ne andr, e ti lascer a goderti la tua carica. Un momento, disse Cugel. Insisto perch vengano apportati certi cambiamenti e certe migliorie: il tappeto, lo stipetto, i cuscini, il vassoio, il letto. Ma naturalmente, rispose l'atamano. Si sporse dalla ringhiera, e grid un ordine a quelli che stavano sotto. Non vi fu una risposta immediata, e l'atamano apparve esasperato. Che seccatura! esclam. A quanto pare dovr andare a provvedere personalmente. E incominci a calarsi lungo la scala di corda. Cugel gli grid: Abbi la cortesia di mandarmi la mia sposa Marlinka, perch vi sono alcune cose che desidero discutere con lei. La cercher immediatamente! gli grid di rimando l'atamano.

Parecchi minuti pi tardi, si sent il cigolio della grande carrucola: la scala venne abbassata all'estremit della fune che la reggeva. Guardando oltre la ringhiera, Cugel vide che stavano per issare i cuscini. La pesante fune che reggeva la scala cigol attraverso la carrucola, trascinando una cordicella leggera, poco pi di un robusto spago, alla quale erano legati i cuscini. Cugel li esamin con aria di disapprovazione: erano vecchi e polverosi, e di una qualit ben diversa da quella che lui aveva in mente. Doveva insistere per avere qualcosa di meglio! Probabilmente l'atamano glieli aveva mandati provvisoriamente, in attesa di reperire cuscini corrispondenti ai requisiti necessari. Cugel annu: evidentemente, cos stavano le cose. Guard attento l'orizzonte. Magnatz non si vedeva. Agit un paio di volte le braccia, cammin avanti e indietro, e and a guardare la piazza, dove immaginava di scorgere gli artigiani che preparavano i mobili e gli oggetti da lui ordinati. Ma non vi era traccia di una attivit del genere: gli abitanti del villaggio andavano e venivano per i fatti loro. Cugel alz le spalle e and a dare un'altra occhiata all'orizzonte. Come prima Magnatz era invisibile. Torn nuovamente a scrutare la piazza. Aggrott la fronte, socchiuse gli occhi per vedere meglio: ma quella non era la sua sposa, Marlinka, che passeggiava in compagnia di un giovane? Mise a fuoco lo strumento ottico su quella figura snella: era veramente Marlinka, e il giovane che le stringeva il braccio con insolente intimit era il cacciatore con il quale era stata fidanzata. Cugel strinse i denti, indignato. Quel contegno non poteva continuare! Quando Marlinka si fosse presentata, le avrebbe parlato chiaro. Il Sole raggiunse lo zenith; la cordicella vibr. Guardando dalla ringhiera, Cugel vide che stavano issando, in un canestro, il pasto di mezzogiorno, e batt le mani per la gioia. Ma, quando sollev il tovagliolo, scopr che il cestello conteneva soltanto mezza pagnotta, un pezzo di carne dura ed una fiasca di vino annacquato. Cugel fiss sconvolto quelle misere vettovaglie, e decise di scendere immediatamente per chiarire la faccenda. Si raschi la gola e grid, perch gli mandassero la scala. Nessuno mostr di averlo udito. Chiam pi forte. Un paio di persone alzarono la testa con vaga curiosit, poi passarono oltre.

Cugel tir rabbiosamente la corda, facendola scorrere sulla carrucola ma non apparve n la fune pi pesante, n la scala. La cordicella era fissata in un cerchio interminabile, capace di reggere, al massimo, il peso di un canestro di viveri. Cugel indietreggi, pensieroso, e valut la situazione. Poi, puntando di nuovo l'apparecchio ottico sulla piazza, cerc l'atamano, l'unico al quale poteva rivolgersi per chiedere soddisfazione. Era pomeriggio avanzato quando Cugel, per caso, guard la porta della taverna, proprio mentre l'atamano usciva vacillando, evidentemente in preda ai fumi del vino. Cugel lo chiam, perentoriamente: l'atamano si ferm di colpo, alz la testa per vedere da dove proveniva quella voce, scosse il capo perplesso e se ne and per i fatti suoi. Il Sole splendeva obliquamente sul Lago Vull, ed i gorghi erano spirali nere e marroni. Arriv la cena di Cugel: un piatto di porri bolliti e una ciotola di zuppa. L'osserv con scarso interesse, poi si port sul fianco della cupola. Mandatemi su la scala! grid. Si sta facendo buio! Senza luce, inutile stare ad aspettare Magnatz o chiunque altro! Come al solito, le sue parole non ricevettero attenzione. All'improvviso, Firx sembr rendersi conto della situazione, e inflisse parecchie fitte dolorose alle viscere di Cugel. Cugel pass una notte agitata. Quando i nottambuli uscirono dalla taverna, li chiam e fece accese rimostranze, ma avrebbe fatto meglio a risparmiare il fiato. Il Sole spunt dietro alle montagne. Il pasto mattutino di Cugel era di buona qualit, ma ben diverso da quelli descritti da Hylam Wiskode, l'ambiguo atamano di Vull. Preso da furore, Cugel url ordini a quelli che stavano sulla piazza, ma venne ignorato sistematicamente. Trasse un profondo respiro; a quanto pareva, doveva arrangiarsi da solo. E con questo? Non per nulla era Cugel l'Astuto! Cominci a prendere in considerazione i possibili metodi per scendere dalla torre. La funicella che serviva per fare salire i viveri fino a lui era troppo leggera. Se l'avesse raddoppiata e raddoppiata ancora, in modo che reggesse il suo peso, lo avrebbe portato, al massimo, ad un quarto della distanza che lo separava dal suolo. I suoi abiti e gli oggetti di pelle, se li avesse fatti a pezzi e anno-

dati insieme, avrebbero allungato la corda, al massimo, di altri sei metri, e lo avrebbero lasciato a penzolare a mezz'aria. Lo stelo della torre non offriva il minimo appiglio. Se avesse avuto a disposizione utensili adatti e il tempo necessario, avrebbe potuto incidere una specie di scala all'esterno della torre, o magari abbatterla poco per volta, riducendola alla fine a un corto mozzicone, dal quale avrebbe potuto lanciarsi a terra senza pericolo... Ma era un progetto irrealizzabile. Cugel si lasci cadere sui cuscini, in preda alla disperazione. Ormai tutto era chiaro. L'avevano ingannato. Era prigioniero. Per quanto tempo era rimasto al suo posto il precedente Guardiano? Sessant'anni? La prospettiva non era per nulla allegra. Firx, che era della stessa opinione, agit furiosamente chele e pungiglioni, aggravando la disperazione di Cugel. In questo modo trascorsero giorno e notte. Cugel medit a lungo, cupamente, e contempl con grande ripugnanza gli abitanti di Vull. Qualche volta prendeva in esame la possibilit di suonare il grande gong, come aveva fatto il suo predecessore... Ma poi, ricordando la punizione, rinunci. Impar a conoscere perfettamente ogni particolare del villaggio, del lago e dei dintorni. La mattina, il lago era coperto da una pesante foschia: dopo due ore, la brezza la disperdeva. I gorghi risucchiavano rumorosamente, oscillando qua e l, e i pescatori di Vull non si avventuravano mai lontano dalla riva, con le loro barche. Cugel impar a riconoscere tutti gli abitanti del villaggio, e impar le abitudini personali di ciascuno. Marlinka, la sua sposa traditrice, attraversava spesso la piazza, ma quasi mai le veniva in mente di alzare lo sguardo. Cugel scopr la casetta in cui abitava e la sorvegli continuamente attraverso l'apparecchio ottico. Se Marlinka amoreggiava con il giovane cacciatore, lo faceva con straordinaria discrezione, ed i neri sospetti di Cugel non trovarono mai una conferma. Il vitto non miglior, e non di rado gli abitanti di Vull dimenticavano addirittura di mandarglielo. Firx era sempre pi acrimonioso, e Cugel camminava avanti e indietro, nello spazio angusto della cupola, con passi sempre pi frenetici. Poco dopo il tramonto, dopo un ammonimento particolarmente straziante di Firx, Cugel si ferm di colpo. Scendere dalla torre era facilissimo! Perch aveva aspettato tanto? S, era proprio Cugel

l'Astuto! Lacer tutti i tessuti che si trovavano nella cupola, ricavandone delle strisce che intrecci in una fune lunga sei metri. Adesso doveva aspettare che la citt si addormentasse: ancora un'ora o due. Firx torn ad assalirlo, e Cugel grid: Buono, scorpione! Questa notte fuggiremo dalla torre! Le tue rimostranze sono superflue! Cugel sollev cautamente la funicella che serviva per issare fino a lui il canestro con le vettovaglie: la raddoppi una volta, due volte, tre volte, e ne ricav una fune abbastanza forte da reggere il suo peso. Fece un cappio ad una estremit, e assicur l'altra alla carrucola. Dopo aver lanciato un'ultima occhiata all'orizzonte, scavalc la ringhiera. Scese fino al termine della fune, si infil nel cappio e rimase a dondolarsi a circa centoventi metri di altezza, al di sopra della piazza. Poi leg una scarpa, come peso, a una estremit della sua fune lunga sei metri e, dopo parecchi lanci, riusc a farla passare attorno al pilastro, e si port pi vicino. Con infinita cautela si liber e, servendosi del laccio che cingeva la colonna come di un freno, scivol lentamente fino al suolo. Si nascose rapidamente nell'ombra e si infil le scarpe. Nel momento stesso in cui si rialzava in piedi, la porta della taverna si spalanc e ne usc, barcollante, Hylam Weskode, ubriaco fradicio. Cugel sogghign malignamente e segu l'atamano in una viuzza laterale. Bast un colpo solo alla nuca; l'atamano cadde nel fosso. Cugel gli balz immediatamente addosso, e con dita agilissime prese le chiavi. Poi si diresse verso la tesoreria pubblica, apr la porta, entr e riemp un sacco con gemme, flaconi di essenze preziose, oggetti antichi e altre cose di valore. Ritornato sulla strada, Cugel trascin il sacco sul lungolago, e lo nascose sotto ad una rete. Poi prosegu verso la casetta di Marlinka. Strisciando rasente ai muri, arriv ad una finestra aperta, la scavalc e si trov nella stanza di lei. Marlinka si svegli sentendo le mani di Cugel che le stringevamo la gola. Quando cerc di urlate., lui strinse, mozzandole il respiro. Sono io, sibil. Cugel, il tuo sposo! Alzati e vieni con me. Il tuo primo grido sar anche l'ultimo!

Presa dal terrore, la ragazza obbed. Su ordine di Cugel, si butt un mantello sulle spalle e si allacci i sandali ai piedi. Dove andiamo? bisbigli con voce tremula. Non ti riguarda. Avanti, vieni... Passiamo dalla finestra. E non far rumore! Quando fu fuori, nell'oscurit, Marlinka lanci uno sguardo inorridito verso la torre. Chi di guardia? Chi difende Vull da Magnatz? Non c' nessuno, di guardia, disse Cugel. La torre vuota! Le ginocchia di Marlinka si piegarono, e la giovane donna cadde al suolo. In piedi! ordin Cugel. In piedi! Dobbiamo andare. Ma non c' nessuno di guardia! E questo rende vano l'incantesimo che lo stregone ha gettato su Magnatz, il quale ha giurato di ritornare quando la vigilanza si sarebbe interrotta! Cugel rimise in piedi la ragazza. Questo non m'interessa: rifiuto ogni responsabilit. Non avete forse cercato d'imbrogliarmi, di fare di me la vostra vittima? Dov'erano i miei cuscini? Dov'erano i cibi squisiti? E la mia sposa... tu, dov'eri? La ragazza pianse, nascondendosi il viso tra le mani, e Cugel la trascin verso il lungolago. Si ferm accanto alla barca di un pescatore e le ordin di salire a bordo, poi caric il suo bottino. Sleg la barca, prese i remi e si avventur sul lago. Marlinka era stravolta. I gorghi ci faranno annegare! Hai perduto la ragione? Neppure per idea! Ho studiato attentamente i gorghi, e so esattamente dove si trovano. Cugel avanz sulla superficie del lago, contando ogni colpo di remi e scrutando le stelle. Duecento a est... cento a nord... duecento a est... cinquanta a sud... Cugel continu a remare, mentre attorno a loro si udiva il risucchio dell'acqua che vorticava. Ma la nebbia si era addensata e nascondeva le stelle: Cugel fu costretto a gettare l'ancora. Cos va abbastanza bene, disse. Adesso siamo al sicuro, e c' una faccenda che dobbiamo regolare. La ragazza si rannicchi sul fondo della barca. Cugel si port a poppa e la raggiunse.

Ecco qui il tuo sposo. Non sei felice, ora che siamo finalmente soli? La mia camera alla locanda era molto pi comoda, ma questa barca andr bene egualmente. No, gemette lei. Non toccarmi! La cerimonia non voleva dir niente, era solo un trucco per indurti ad accettare la carica di Guardiano' Magari per tre ventine d'anni, fino a quando avrei suonato il gong per disperazione? Non sono stata io! La mia unica colpa stata solo quella di divertirmi! Ma che ne sar di Vull? Nessuno monta di guardia, e l'incantesimo spezzato! Tanto peggio per l'indegna gente di Vull! Hanno perduto il loro tesoro, la loro fanciulla pi bella, e quando spunter il giorno, Magnatz marcer contro il villaggio. Marlinka lanci un grido disperato, che si perdette nella nebbia. Non pronunciare quel nome maledetto! E perch no? Lo grider sull'acqua. Informer Magnatz che l'incantesimo finito, e che adesso pu andare a prendersi la sua vendetta! No, no! No! Allora devi comportarti con me come si conviene. Piangendo, la ragazza obbed, e finalmente una fievole luce rossa, filtrando tra la nebbia, annunci l'alba. Cugel si alz in piedi, ma la nebbia nascondeva ancora le rive del lago. Pass un'altra ora: il Sole, ormai, era gi alto. Gli abitanti di Vull avrebbero scoperto che il loro Guardiano era scomparso, e con lui il loro tesoro. Cugel ridacchi: la brezza sollev la nebbia, rivelando i punti di riferimento del paesaggio che lui aveva imparato a memoria. Balz a prua e cominci a salpare il cavo dell'ancora; ma, con sua grande irritazione, l'ancora si era impigliata. Tir, diede strattoni, e il cavo cedette un poco. Cugel tir con tutte le sue forze. Dal basso sal una miriade di bolle. Un gorgo! url Marlinka, terrorizzata. Qui non c' nessun gorgo! ansim Cugel, e diede un altro strattone. La fune sembr allentarsi e Cugel la tir di nuovo. Guard fuori bordo, e si trov di fronte ad un'enorme faccia pallida: l'ancora si era impigliata in una narice. Mentre guar-

dava, gli occhi si aprirono. Cugel gett via la fune, balz sui remi e incominci a remare freneticamente verso la riva meridionale. Una mano grande come una casa si sollev dall'acqua, cercando di afferrarlo. Marlinka url. Vi fu un vortice tremendo, una massa enorme d'acqua scagli la barca verso riva, come un fuscello, e Magnatz si lev a sedere al centro del Lago Violi. Dal villaggio venne il suono del gong, una serie di frenetici rintocchi metallici. Magnatz si sollev sulle ginocchia, e acqua e fanghiglia ruscellavano sul suo corpo enorme. L'ancora che gli aveva trapassato la narice era ancora al suo posto, e dalla ferita sgorgava un denso liquido nero. Magnatz lev un braccio enorme, schiaffeggi con petulanza l'acqua, vicino alla barca. Il colpo sollev una muraglia di schiuma che avvolse l'imbarcazione, rovesci il tesoro, scaravent Cugel e la ragazza nelle buie profondit del lago. Cugel scalci, si spinse verso l'alto, si lanci verso la superficie ribollente. Magnatz si era alzato in piedi e stava guardando in direzione di Violi. Cugel raggiunse a nuoto la riva e si trascin barcollando sulla spiaggia. Marlinka era annegata, e non si vedeva. Magnatz stava guadando il lago, lentamente, dirigendosi verso il villaggio. Cugel non attese oltre. Si volt e corse con tutte le sue forze su per il pendio della montagna.

IV PHARESM LO STREGONE Le montagne erano alle sue spalle: i profili neri, i laghetti montani, le vette di pietra echeggiante, adesso erano una massa fuligginosa, a nord. Per qualche tempo, Cugel procedette attraverso una regione di basse colline arrotondate che avevano il colore e la consistenza del legno vecchio, e le creste coronate da fitti boschetti di alberi azzurro-neri; poi incontr un sentiero che lo port a sud, attraverso deviazioni tortuose, e finalmente scese in un'immensa pianura. Sulla destra, a mezza lega di distanza, si levava una serie di alti precipizi che attirarono immediatamente la sua attenzione e gli diedero un'impressione nettissima di dej-vu. Li guard, sbalordito. Nel passato, in un'epoca imprecisata, aveva veduto quelle pareti rocciose: come? quando? Nella sua memoria non c'era risposta. Sedette a riposare su di una roccia bassa, rivestita di licheni, ma Firx si spazient e gli procur una fitta stimolante. Cugel balz in piedi gemendo per la stanchezza e agit il pugno verso sud-est, nella direzione in cui si trovava presumibilmente Almeria. Iucounu, Iucounu! Se potr mai ripagarti un decimo del male che mi hai fatto, 'il mondo mi giudicher spietato! Si avvi lungo il sentiero, alla base delle pareti rocciose che gli avevano suscitato quelle impressioni cos vive ma cos poco credibili. Sotto di lui, in lontananza, si stendeva la pianura, che riempiva tre quarti dell'orizzonte con colori molto simili a quelli della roccia coperta di licheni sulla quale s'era fermato poco prima a riposare: c'erano chiazze nere di bosco; un mucchio di pietre grigie, dove le rovine riempivano un'intera vallata; striature inidentificabili di verdegrigio, di lavanda, di grigiobruno: lo scintillare plumbeo di due grandi fiumi che sparivano in distanza, nella foschia.

Il breve riposo era servito soltanto a irrigidire le giunture di Cugel; zoppicava, e la borsa gli pesava sul fianco. E ancora pi avvilente era la fame che gli attanagliava le viscere. Un altro punto a sfavore di Iucounu! Era vero che il Mago Ridente gli aveva fornito un amuleto capace di convertire in una pasta nutriente sostanze abitualmente immangiabili come erba, legno, corno, capelli, terra e cose simili. Purtroppo, e quella era una dimostrazione dello spirito umoristico di Iucounu, la pasta conservava sapore della sostanza originaria, e durante l'attraversamento delle montagne Cugel aveva assaggiato ben poche cose pi gustose dell'alloro, dei ramoscelli e delle ghiande di quercia; una volta, poich non aveva trovato nient'altro, si era nutrito dei rifiuti scoperti nella grotta d'una capra barbuta. Cugel aveva mangiato pochissimo; la sua alta figura snella era diventata sparuta; gli zigomi sporgevano come spuntoni; le sopracciglia nere, che un tempo si inarcavano con tanta vivacit, adesso erano piatte e squallide. In verit, in verit, Iucounu aveva parecchie cose di cui rendergli conto! E Cugel, mentre procedeva, pensava al tipo di vendetta che si sarebbe preso se mai fosse riuscito a ritornare ad Almeria. Il sentiero devi verso un'ampia piana sassosa, in cui il vento aveva scolpito mille figure grottesche. Osservando meglio la zona, Cugel ebbe l'impressione che le figure erose presentassero una certa regolarit, e si ferm a massaggiarsi meditabondo il lungo mento. Il disegno appariva di una sottigliezza estrema: cos estrema, anzi, che Cugel si chiese se per caso non fosse una proiezione della sua mente. Avvicinandosi, scopr altre complessit ed elaborazioni minuziose: spirali, giravolte, volute, dischi, selle, sfere squarciate; torsioni e flessioni; fusi, cardioidi, pinnacoli lanceolati. Era la scultura su roccia pi laboriosa, minuziosa e intricata che si potesse immaginare: evidentemente non era il risultato della forza degli elementi. Cugel aggrott la fronte perplesso, giacch non riusciva a immaginare la causa di un'impresa tanto complicata. Continu a camminare, e poco dopo ud un suono di voci e il rumore di utensili. Si ferm di colpo, ascolt cautamente, poi procedette e scorse una schiera di cinquanta uomini la cui statura andava dai dieci centimetri ai quattro metri. Cugel mosse un piede per fare un altro passo, ma dopo avergli lanciato

un'occhiata, gli operai ripresero a lavorare, continuando a cesellare, a macinare, a raschiare, a sondare ed a lucidare con zelo accanito. Cugel rest a guardare per parecchi minuti, poi si avvicin al sovrintendente, un uomo alto circa un metro, che stava ritto davanti ad un leggio e consultava i progetti che aveva davanti, confrontandoli con l'andamento dei lavori per mezzo di un ingegnoso strumento ottico. Sembrava notare tutto, vedere tutto: gridava istruzioni, rimproveri, esortazioni, avvertimenti, istruiva i meno esperti nell'uso degli utensili. Per spiegare meglio le sue osservazioni, protendeva un indice meravigliosamente allungabile, che scattava fino a una distanza di quindici metri per battere su una sezione della roccia, per graffiare un rapido diagramma, e poi si ritirava fulmineamente. Il sovrintendente indietreggi di qualche passo, temporaneamente soddisfatto dell'andamento del lavoro, e Cugel si fece avanti. Che cos' questo complesso lavoro, e quale il suo scopo? Il lavoro quello che vedi, rispose il sovrintendente, con voce penetrante. Ricaviamo forme specifiche dalla roccia naturale, per volont dello stregone Pharesm... Ehi, l! Ehi, l! Il grido era indirizzato ad un uomo alto un metro pi di Cugel, che stava colpendo la pietra con un martello appuntito. Ho notato una sicurezza eccessiva! L'indice sfrecci in avanti. Stai molto attento a quella giuntura: vedi che la roccia tende a spaccarsi? Batti un colpo qui, di sesta intensit sulla verticale, stringendo appena l'utensile; in questo punto, un colpo di quarta intensit, in direzione del'inguine; poi usa un ferro a un quarto di forza per rimuovere i detriti. Quando il lavoro torn a procedere correttamente, il sovrintendente torn a studiare il progetto, scuotendo il capo con un cipiglio insoddisfatto. Troppo lento! Gli operai lavorano come se fossero in preda al torpore provocato dalle droghe, o dimostrano una stupidit ostinata. Proprio ieri Dadio Fessadil, quello l di tre aune con il fazzoletto verde si servito di una barra congelante a diciannove gradi per incidere la parte centrale di un minuscolo quadrifoglio rovesciato! Cugel scosse il capo sbalordito, come se non avesse mai senti-

to un'enormit peggiore. Poi chiese: Ma quale la causa di un lavoro cos immane? Non saprei, rispose il sovrintendente. Il lavoro continua ormai da trecentodiciotto anni, ma per tutto questo tempo Pharesm non ha mai spiegato il motivo. Deve essere importante e ben preciso, perch viene ad ispezionare il lavoro ogni giorno e si affretta a indicare gli errori. Poi si gir per consultarsi con un uomo che arrivava s e no alle ginocchia di Cugel e che era piuttosto incerto sull'orientamento di una certa voluta. Il sovrintendente consult un indice e risolse il problema; poi torn a rivolgersi a Cugel, questa volta con un'aria di franco interesse. Tu mi sembri svelto e astuto; ti piacerebbe lavorare qui? Ci mancano parecchi operai della categoria da mezza auna, e, se preferisci manifestazioni pi energiche, ci andrebbe benissimo uno spaccapietra apprendista da sedici aune. La tua statura va benissimo per essere modificata in entrambi i sensi, e le possibilit di promozione sono identiche. Come vedi, io sono un uomo da quattro aune. Sono arrivato al grado di Rifinitore in un anno, di Modellatore di Forme in tre, di Assistente Sovrintendente in dieci, e ormai sono Capo Sovrintendente da diciannove anni. Il mio predecessore era di due aune, e il Capo Sovrintendente prima di lui era un uomo di dieci aune. Continu ad enumerare i vantaggi di quel lavoro, che comprendevano il mantenimento, l'alloggio, narcotici a scelta, privilegi di accesso al ninfario, uno stipendio che partiva da dieci terci al giorno, e vari altri benefici che includevano anche i servizi di Pharesm come indovino ed esorcista. Inoltre, Pharesm ha un conservatorio, in cui tutti possono arricchire il proprio intelletto. Personalmente, io mi istruisco nell'Identificazione degli Insetti, Araldica dei Re della Vecchia Gomaz, Canto all'Unisono, Catalessi Pratica e Dottrina Ortodossa. Non troverai mai un padrone pi generoso di Pharesm lo Stregone! Cugel fren un sorriso di fronte all'entusiasmo del Capo Sovrintendente; il suo stomaco si torceva per la fame, comunque, e perci non respinse subito la proposta. Non avevo mai preso in considerazione la possibilit di una simile carriera, disse. Tu mi hai elencato vantaggi che non conoscevo.

vero; non tutti li conoscono. Non posso dire di s o di no immediatamente. una decisione importantissima, e ritengo giusto ponderarla sotto tutti i suoi aspetti. Il Capo Sovrintendente annu, per dimostrare la sua profonda approvazione. Noi 'incoraggiamo la decisione nei nostri operai, quando ogni colpo di scalpello deve produrre l'effetto desiderato. Rimediare a un'inesattezza minima, per esempio, rende necessario rimuovere un blocco intero, inserire un nuovo blocco al posto di quello vecchio, e poi tutto il lavoro ricomincia daccapo. Fino a quando l'opera non ha raggiunto di nuovo lo stadio precedente, i privilegi del ninfario sono negati a tutti. Perci, non vogliamo nel nostro gruppo nuovi arrivati opportunisti o impulsivi. Firx, rendendosi improvvisamente conto che Cugel si riproponeva un nuovo indugio, fece rimostranze del genere pi tormentoso. Stringendosi l'addome, Cugel si scost e, mentre il Capo Sovrintendente lo guardava perplesso, discusse calorosamente con Firx. Come posso continuare senza mezzi? La risposta di Firx fu un movimento incisivo delle spine. Impossibile! esclam Cugel. L'amuleto di Iucounu in teoria dovrebbe bastare, ma io non riesco pi a trangugiare foglie d'alloro; e ricordati che se io cado morto lungo la strada, tu non potrai mai ritrovare il tuo compagno nella vasca di Iucounu! Firx riconobbe l'esattezza dell'argomentazione e, per quanto riluttante, si acquiet. Cugel ritorn al leggio, dove il Capo Sovrintendente era stato distratto dalla scoperta di una grossa tormalina che ostacolava il fluire di una complicata spirale. Finalmente, Cugel riusc ad attirare la sua attenzione. Mentre soppeso l'offerta d'impiego ed i vantaggi contrastanti dell'abbassamento e dell'allungamento, avrei bisogno di un giaciglio per sdraiarmi. Vorrei, inoltre, gustare i benefici da te descritti, magari per un giorno o due. La tua prudenza lodevole, dichiar il Capo Sovrintendente. Oggi tutti tendono ad impegnarsi avventatamente in attivit che poi rimpiangono di avere prescelto. Non era cos nella mia giovent, quando prevalevano la sobriet e la discrezione. Disporr perch tu venga ammesso nell'organizzazione, dove

potrai verificare ciascuna delle mie affermazioni. Scoprirai che Pharesm severo ma giusto, e soltanto colui che taglia la roccia svogliatamente ha motivo di lagnarsi. Ma guarda! Ecco l lo Stregone Pharesm che viene a fare la sua ispezione quotidiana! Stava salendo dal sentiero un uomo di statura imponente, che portava un'ampia veste bianca. La sua espressione era benigna, i suoi capelli sembravano piume gialle; i suoi occhi erano levati verso l'alto, quasi nella contemplazione di una sublimit ineffabile. Teneva le braccia tranquillamente incrociate, e si spostava senza muovere le gambe. Gli operai si tolsero i berretti e s'inchinarono all'unisono, cantilenando un rispettoso saluto, al quale Pharesm rispose chinando lievemente il capo. Lo stregone, scorgendo Cugel, si sofferm, ispezion in fretta il lavoro eseguito fino a quel momento, poi scivol verso il leggio. Tutto sembra ragionevolmente esatto, disse al Capo Sovrintendente. Mi pare che la lucidatura della parte inferiore dell'epiproiezione 56-16 sia irregolare e ho notato una scheggiatura lievissima nella cinta secondaria della diciannovesima guglia. Non si tratta di errori gravi, e non consiglio azioni disciplinari. I difetti saranno eliminati e gli artigiani poco diligenti verranno rimproverati: questo il minimo! esclam il Capo Sovrintendente, in un trasporto di collera. E ora vorrei presentarti una possibile recluta per il nostro lavoro. Afferma di non essere esperto nel campo, e rifletter prima di decidere se entrare o no a far parte del gruppo. Se decider in questo senso, prevedo per lui il solito periodo di raccolta degli scarti, prima di affidargli il compito di affilare gli utensili e di eseguire gli scavi preliminari. S: questo sarebbe conforme alla nostra consuetudine. Tuttavia... Pharesm scivol avanti, prese la mano sinistra di Cugel ed esegu una rapida divinazione sulle unghie. II suo volto mite divenne serio. Vedo contraddizioni di quattro variet. chiaro, comunque, che le tue tendenze migliori ti portano ben lontano dalla lavorazione della roccia. Ti consiglio di trovarti un altro impiego pi adatto. Ben detto! esclam il Capo Sovrintendente. Pharesm lo Stregone dimostra il suo infallibile altruismo! Per non essere

indegno di lui, ritiro immediatamente la mia offerta d'impiego! Poich non ti servirebbe a nulla sdraiarti su di un giaciglio o controllare i benefici, non dovrai pi sprecare altro tempo insostituibile. Cugel si oscur in volto. Una divinazione cos rapida potrebbe essere inesatta. Il Capo Sovrintendente protese verticalmente l'indice per la lunghezza di dieci metri in atto di sdegnata rimostranza, ma Pharesm annu placidamente. giustissimo, e sar felice di effettuare una divinazione pi accurata, bench la procedura richieda da sei a otto ore. Tanto tempo? domand sbalordito Cugel. il minimo indispensabile. Per prima cosa, verrai avvolto dalla testa ai piedi negli intestini di civette appena uccise, e poi immerso in un bagno caldo contenente un certo numero di sostanze organiche. Naturalmente, dovr reciderti il mignolo del piede sinistro, e dilatare il tuo naso quanto basta per lasciar passare uno scarafaggio esploratore, in modo che possa studiare i condotti collegati con il tuo apparato sensoriale. Ma torniamo al mio divinatorio, affinch possiamo dare inizio subito al procedimento. Cugel si torment il mento, incerto. Finalmente disse: Io sono un uomo molto prudente, e devo ponderare anche sull'opportunit di intraprendere tale divinazione; perci, ho bisogno di parecchi giorni di calma e di sonnolenza meditativa. La vostra sede e il ninfario adiacente sembrano offrire le condizioni pi adatte per tale stato. Perci... Pharesm scosse il capo con aria indulgente. La prudenza, come ogni altra virt, non pu essere spinta troppo oltre. La divinazione deve avere inizio immediatamente. Cugel tent di discutere ancora, ma Pharesm si mostr incrollabile, e scivol via lungo il sentiero. Cugel si tir sconsolato in disparte, esaminando tutti i possibili stratagemmi. Il Sole si avvicin allo zenith, e gli operai cominciarono a parlare delle vivande che sarebbero state loro servite per il pasto di mezzogiorno. Finalmente il Capo Sovrintendente fece un segnale: tutti deposero gli utensili e si radunarono attorno al carro che conteneva il pranzo.

Cugel esclam scherzosamente che si sarebbe lasciato volentieri convincere a partecipare al pasto, ma il Capo Sovrintendente non volle saperne. Come in tutte le attivit di Pharesm, deve prevalere l'esattezza. una discrepanza impensabile che cinquantaquattro uomini consumino un pasto preparato per cinquantatr. Cugel non riusc a inventare una risposta adeguata, e sedette in silenzio, mentre i tagliapietre masticavano sformati di carne, formaggi e pesci salati. Tutti lo ignorarono, eccetto uno, un uomo da un quarto di auna la cui generosit superava di gran lunga la sua statura, e che decise di riservare a Cugel una parte della sua razione. Cugel rispose che non aveva fame, poi si alz e si allontan, passando in mezzo alla zona dei lavori, nella speranza di scoprire un po' di cibo abbandonato. Curios qua e l, ma i raccoglitori degli scarti avevano portato via ogni briciola di sostanza estranea al monumento. In preda ad un appetito implacato, Cugel arriv al centro della zona del lavoro dove, distesa su di un disco scolpito, scorse una creatura stranissima: era sostanzialmente un globo gelatinoso che brulicava di particelle luminose, dal quale si dipartivano innumerevoli tubicini o tentacoli trasparenti che si assottigliavano e finivano nel nulla. Cugel si chin per esaminare la creatura, che pulsava con un lento ritmo interiore. La pungol con un dito, e fulgidi lampi si allontanarono, ondulando, dal punto di contatto. Era interessante: una creatura dotata di qualit uniche! Si tolse uno spillo dalla veste, e punzecchi un tentacolo, che emise una pulsazione irritata di luce, mentre i puntolini dorati della sua sostanza affluivano avanti e indietro. Ancora pi affascinato e perplesso, Cugel si fece pi vicino, osservando divertito quelle scintille rabbiose. Un pensiero nuovo lo colp. Quella creatura mostrava qualit che gli ricordavano tanto i celenterati quanto gli echinodermi. Un nudibranco terrestre? Un mollusco privato del suo guscio? E, cosa ancora pi importante, era commestibile? Cugel tir fuori il suo amuleto e lo accost al globo centrale, poi ad ognuno dei tentacoli. Non sent squilli n ronzii: la creatura non era velenosa. Sguain il coltello e cerc di recidere uno dei tentacoli, ma si accorse che era fatto di una sostanza

troppo elastica, e non si poteva tagliare. L vicino c'era un braciere, tenuto acceso per forgiare e affilare gli utensili dei tagliapietre. Sollev la creatura per due dei tentacoli, la port al braciere e la mise sul fuoco. L'arrosti accuratamente e, quando la giudic cotta a sufficienza, cerc di mangiarla. Finalmente, dopo molti sforzi poco dignitosi, se la cacci in gola tutta intera, trovandola priva di sapore e di sensibile volume nutritivo. I tagliapietre stavano ritornando al lavoro. Con un'occhiata significativa al sovrintendente, Cugel si avvi per discendere il sentiero. Non molto lontano sorgeva l'abitazione di Pharesm lo Stregone: un edificio lungo e basso di roccia fusa, sormontato da otto cupole di rame, di mica e di lucido vetro azzurro dalla forma strana. Pharesm stava seduto davanti alla sua dimora, scrutando la valle con serena magnanimit. Alz la mano in un calmo saluto. Ti auguro piacevoli viaggi e buon successo in tutte le tue future imprese. Questo sentimento mi giunge molto apprezzato, disse Cugel, con una certa amarezza. Tuttavia avresti potuto rendermi un servizio pi significativo se mi avessi offerto una razione del pasto di mezzogiorno. La benevolenza placida di Pharesm rimase immutata. Sarebbe stato un atto di altruismo errato. Una generosit esagerata corrompe chi la riceve e sminuisce le sue risorse. Cugel rise, rabbiosamente. Io sono un uomo di principi ferrei, e non mi lamenter, anche se, in mancanza di meglio, sono stato costretto a divorare un grosso insetto trasparente che ho trovato al centro della tua scultura. Pharesm si gir di scatto, con un'espressione improvvisamente intenta. Un grosso insetto trasparente, hai detto? Insetto, epifitita, mollusco... chi lo sa? Non somigliava a nessuna creatura che conosco, e il suo sapore, anche dopo un'adeguata cottura, non era riconoscibile. Pharesm s'innalz fluttuando nell'aria, fino a due metri di altezza, per abbassare su Cugel tutta la forza del suo sguardo. Poi parl con voce bassa e dura.

Descrivimi particolareggiatamente quella creatura! Meravigliandosi della severit dello stregone, Cugel obbed. Era cos e cos, in quanto a dimensioni. E l'indic con le mani. Era trasparente e gelatinosa, con innumerevoli pagliuzze dorate, che scintillavano e pulsavano quando la creatura veniva disturbata. I tentacoli sembravano svanire, pi che terminare. Ha dimostrato una certa opposizione, e inghiottirla stato difficile. Pharesm si strinse la testa fra le mani, affondando le dita nella chioma di morbide piume gialle. Alz gli occhi al cielo e lanci un grido tragico. Ah! Per cinquecento anni ho faticato per attirare quella creatura, disperando, dubitando, meditando la notte, eppure senza abbandonare mai la speranza che i miei calcoli fossero esatti e il mio grande talismano fosse efficace. Poi, appare finalmente, e tu la trovi, per nessun'altra ragione che quella di soddisfare la tua ripugnante ghiottoneria! Cugel un po' scosso dalla collera di Pharesm, dichiar di avere agito senza cattive intenzioni. Pharesm non s addolc. Dichiar che Cugel s'era addentrato illecitamente nella sua propriet, e di conseguenza aveva perduto il diritto di proclamarsi innocente. La tua stessa esistenza una colpa, aggravata dal fatto che mi hai rivelato questo evento sciagurato. La benevolenza mi aveva indotto al perdono, ma ora mi rendo conto che stato un grave errore. In questo caso, afferm dignitosamente Cugel, mi allontaner dalla tua presenza. Ti auguro buona fortuna per il resto della giornata e adesso, addio. Meno fretta, disse Pharesm, con voce gelida. L'esattezza stata alterata: la colpa che stata commessa richiede una controazione, per onorare la Legge dell'Equit. Posso definire in questo modo la gravit del tuo atto: se in questo istante io ti facessi esplodere nelle parti pi minute del tuo essere, la punizione sarebbe pari a un milionesimo della tua colpa. Si rende necessaria una contropartita pi equilibrata. Cugel parl in tono di grande angoscia. Mi rendo conto che stato compiuto un atto dalle gravi conseguenze: ma ricorda, che la mia partecipazione stata fon-

damentalmente casuale. Dichiaro categoricamente, innanzi tutto la mia assoluta innocenza; secondo, la mancanza di ogni intenzione criminosa: terzo, le mie sincere scuse. E adesso, poich devo percorrere ancora molte leghe, me ne... Pharesm fece un gesto perentorio. Cugel tacque. Pharesm trasse un profondo respiro. Tu non hai capito quale enorme calamit hai attirato sul mio capo! Te lo spiegher, affinch tu non ti sorprenda della severit che ti attende. Come ho gi accennato, l'arrivo di quella creatura era il culmine della mia grande opera. Avevo determinato la sua natura mediante la consultazione di quarantaduemila pergamene, tutte scritte in linguaggio enigmatico; un compito che ha richiesto cento anni. Per altri duecento anni ho perfezionato un disegno per attirarla e ho preparato le istruzioni esatte. Poi ho radunato i tagliapietre, e per trecento anni ho dato forma concreta al mio disegno. Poich ogni simile attira il simile, le variate e le intercongele creano una superpullulazione di tutte le aree, le qualit e gli intervalli di una spirale criptorroide, eccitando finalmente la ponenziazione di una caduta pro-ubietale. Oggi si verificata la concatenazione: la 'creatura', come tu la chiami, si pervoluta su se stessa: e tu, nella tua stupida malignit, l'hai divorata. Con una sfumatura di altezzosit, Cugel ribatt che la stupida malignit alla quale aveva alluso lo stregone era in realt pura e semplice fame. Comunque, che c' di tanto straordinario in quella 'creatura'? Se ne possono trovare di altrettanto brutte nelle reti di qualunque pescatore. Pharesm si sollev in tutta la sua altezza e squadr Cugel all'alto in basso. Quella 'creatura', disse, con voce gracchiante, la TOTALIT. Il globo centrale tutto lo spazio, visto all'inverso. I tubicini sono vortici in varie re, ed impossibile immaginare quali atti terribili tu hai compiuto toccandola e pungolandola, arrostendola e masticandola! E gli effetti della digestione? si inform delicatamente Gugel. I vari componenti dello spazio, del tempo e dell'esistenza conserveranno la loro identit dopo avere attraversato tutta la lunghezza del mio intestino?

Bah. un concetto assurdo. Basta dire che tu hai causato danni e creato tensioni gravissime nel tessuto ontologico. inesorabilmente necessario che tu ristabilisca un equilibrio. Cugel tese le mani. Non possibile che ci sia stato un errore? Che quella 'creatura' non fosse nient'altro che una pseudo-TOTALIT? Oppure concepibile che la 'creatura' possa venire attirata qui di nuovo? Le prime due teorie sono insostenibili. In quanto all'ultima, devo confessare che certi espedienti frenetici hanno preso forma nella mia mente. Pharesm fece un segno, e i piedi di Cugel si fissarono al suolo. Devo andare nel mio divinatorio e scoprire il pieno significato di questi eventi angosciosi. A tempo debito ritorner. E allora sar sfinito per la fame, disse Cugel, agitatissimo. Anzi, una crosta di pane e un boccone di formaggio sarebbero bastati a scongiurare tutti gli eventi dei quali ora tu mi addossi la responsabilit. Silenzio! tuon Pharesm. Non dimenticare che rimane ancora da stabilire quale sar la tua punizione: il massimo dell'impudenza trattare in questo modo una persona che gi deve faticare per mantenere la sua calma imparziale! Consentimi di dire una cosa, rispose Cugel. Se quando ritornerai dalla tua divinazione mi troverai qui, morto e disseccato, sul sentiero, avrai perso il tuo tempo nel meditare la punizione da infliggermi. Restituire la vitalit cosa da poco, disse Pharesm. Nella tua punizione possono benissimo entrare parecchie morti inflitte con procedimenti contrastanti. Si avvi verso il divinatorio, poi torn indietro con un gesto di impazienza. Vieni: pi facile darti da mangiare che ritornare sulla strada. Cugel sent di avere di nuovo i piedi liberi, e segu Pharesm nel divinatorio, passando da un'ampia arcata. In una stanza grandissima dalle pareti grigie, illuminata da poliedri a tre colori, Cugel divor il cibo che Pharesm aveva fatto apparire per lui. Nel frattempo, Pharesm era andato a chiudersi nella sua stanza da lavoro, dove si dedic alle sue divinazioni. Via via che il tempo passava, Cugel si sent prendere dall'inquietudine, e per tre volte si accost all'arcata dell'ingresso. Ogni volta, ar-

riv un Presentimento che gli fece cambiare idea: la prima volta sotto forma di un vampiro che gli balz addosso, la seconda di una scarica zigzagante di energia, e la terza di uno sciame di lucenti vespe purpuree. Scoraggiato, Cugel si avvicin ad una panca, e sedette ad aspettare, con i gomiti appoggiati sulle lunghe gambe, le mani sotto al mento. Finalmente riapparve Pharesm, con la veste sgualcita, il fine piumino giallo dei suoi capelli scomposto in una moltitudine di minuscole ciocche umide di sudore. Cugel si alz in piedi, lentamente. Ho scoperto dove si trova la TOTALIT, disse Pharesm, con una voce che sembrava un colpo di gong. Per l'indignazione, allontanandosi dal tuo stomaco, si ritirata un milione d'anni nel passato. Cugel scroll la testa, solennemente. Consentimi di esprimerti tutta la mia simpatia, ed il mio consiglio che questo: non bisogna mai disperare! Forse la 'creatura' decider di passare nuovamente da queste parti. Finiscila di ciarlare! necessario recuperare la TOTALIT! Vieni. Cugel segu riluttante Pharesm in una stanzetta dalle pareti rivestite di piastrelle azzurre e sovrastata da un'alta cupola di vetro azzurro e arancione. Pharesm gli indic un disco nero, al centro del pavimento. Mettiti l! Cugel obbed, di malagrazia. In un certo senso, io ritengo che... Silenzio! Pharesm si fece avanti. Guarda questo oggetto! Mostr una sfera d'avorio, grande quanto due pugni, incisa con estrema minuziosit di particolari. Ecco il modello dal quale era derivata la mia grande opera. Esprime il significato simbolico della NULLIT alla quale la TOTALIT deve necessariamente legarsi, in forza della Seconda Legge delle Affinit dei Criptorroidi di Kratinjae, che probabilmente tu conosci. Non in tutti gli aspetti, replic Cugel. Ma posso chiederti quali sono le tue intenzioni? La bocca di Pharesm s schiuse appena, in un freddo sorriso. Sto per tentare uno degli incantesimi pi potenti che siano

mai stati messi a punto: un incantesimo cos difficile e coattivo, che Phandaal, il Sommo Stregone della Grande Motholam, ne viet l'uso. Se sono in grado di controllarlo esattamente, tu verrai scaraventato nel passato, un milione di anni or sono. E l risiederai fino a quando avrai compiuto la tua missione: soltanto allora potrai ritornare. Cugel si affrett a scendere dal disco nero. Non sono 'l'uomo adatto per questa missione, di qualunque cosa si tratti. Ti esorto con il massimo fervore a servirti di qualcun altro! Pharesm ignor quell'esclamazione. La tua missione, naturalmente, consiste nel portare questo simbolo in contatto con la TOTALIT. Poi mostr un pezzo di tessuto grigio. Per facilitare la tua ricerca, ti fornisco questo strumento, che collega tutti i possibili vocaboli a tutti i concepibili sistemi di significato. Infil la reticella nell'orecchio di Cugel, e la reticella si affrett a collegarsi con il nervo dell'espressione consonante. E adesso, disse Pharesm, basta che tu ascolti una lingua sconosciuta per tre soli minuti, per poterla capire e parlare alla perfezione. Ora, un altro oggetto per aumentare le prospettive di successo: questo anello. Osserva la gemma: se dovessi avvicinarti a meno di una lega dalla TOTALIT, nella gemma appariranno luci sfreccianti che ti guideranno. tutto chiaro? Cugel annu, riluttante. Ma c' un altro problema da prendere in considerazione. Presumi che i tuoi calcoli siano inesatti e che la TOTALIT sia ritornata indietro soltanto di novecentomila anni nel passato. E allora? Dovr trascorrere tutta la mia esistenza in quell'epoca molto verosimilmente barbara? Pharesm aggrott la fronte, irritato. Una situazione del genere comporterebbe un margine di errore del dieci per cento. Il mio sistema di calcolo difficilmente ammette deviazioni superiori all'uno per cento. Cugel incominci a fare calcoli, ma Pharesm gli indic di nuovo il disco nero. Svelto! E non muoverti pi, altrimenti sar tanto peggio per te! Con il sudore che gli sgorgava da tutte le ghiandole, le ginoc-

chia che tremavano e cedevano, Gugel ritorn nel punto indicato. Pharesm si ritir nell'angolo pi lontano della stanza, ed entr in una spirale di tubo, che scatt ad avvolgere il suo corpo. Da un ripiano, lo stregone prese quattro dischi neri, e cominci a rimescolarli e ad agitarli con una destrezza cos fantastica che i dischi si confusero alla vista di Cugel. Alla fine, Pharesm scagli via i dischi, che ruotando e vorticando, rimasero librati nell'aria, e incominciarono a volare lentamente verso Cugel. Poi Pharesm prese un tubo bianco, se lo premette strettamente contro le labbra e pronunci un incantesimo. Il tubo si gonfi, continu a gonfiarsi fino a diventare un grosso globo. Pharesm ne attorse l'estremit, chiudendo la sfera e gridando a piena voce un tonante incantesimo, scagli il globo contro i dischi roteanti, e tutto esplose. Cugel si sent afferrato, trascrinato, sballottato in tutte le direzioni, verso l'esterno, e compresso con veemenza eguale: il risultato fu una spinta in una direzione contraria a tutte le altre, con un impeto corrispondente ad un'ondata fatta di un milione di anni. In mezzo a luci abbaglianti ed a visioni contorte, Cugel venne trasportato al di l della propria coscienza. Cugel si svegli nel bagliore della luce di un Sole arancione dorato, di uno splendore che non aveva mai visto. Era disteso sul dorso e guardava il cielo di un caldo colore azzurro, assai pi chiaro e dolce del cielo color indaco dei suoi tempi. Prov a muovere le braccia e le gambe: visto che erano intere, si sollev a sedere, poi si alz lentamente in piedi, battendo le palpebre per difendersi da quel fulgore insolito. La topografia era cambiata solo di poco. Le montagne, a nord, erano pi alte e dall'aspetto pi aspro, e Cugel non riusc a identificare la direzione esatta dalla quale era venuto: o, pi esattamente, dalla quale sarebbe venuto. La localit dei lavori per la realizzazione del progetto di Pharesm era, adesso, una bassa foresta di alberi verdi, lievi come piume, coperti da grappoli di bacche rosse. La valle era come al solito, bench i fiumi scorressero in letti diversi e si scorgessero, a distanze varie, tre grandi citt. L'aria che saliva dalla valle portava con s una strana fragranza pungente, mescolata ad un'antica esa-

lazione di muffa, e a Cugel sembr che nell'aria aleggiasse una particolare malinconia; anzi, gli parve di udire una musica, una lenta melodia piagnucolosa, cos triste da fargli salire le lacrime agli occhi. Cerc di scoprire da dove proveniva quella musica, che per si dilegu e svan mentre cercava di seguirla, e si fece udire di nuovo soltanto quando smise di ascoltare. Per la prima volta, Cugel guard in direzione dei precipizi rocciosi che si levavano a occidente, e adesso il senso di dejvu era pi forte che mai. Cugel si torment il mento, perplesso. Quel momento era situato nel tempo un milione di anni prima dell'altra occasione in cui aveva veduto quelle pareti rocciose e perci, per definizione, doveva essere quella la prima volta che le vedeva. Tuttavia, era anche la seconda volta, perch ricordava benissimo la sua esperienza iniziale con quei precipizi. D'altra parte, era impossibile contravvenire alla logica del tempo, e quindi, secondo tale calcolo, questa visione precedeva l'altra. Un paradosso, pens Cugel: un vero rompicapo! Quale esperienza aveva costituito la base del vivissimo senso di familiarit che aveva provato in entrambe le occasioni? ... Cugel accanton quel problema, giudicando che era impossibile venirne a capo; stava per voltarsi e per andarsene, quando un movimento attir la sua attenzione. Torn a guardare in direzione delle pareti rocciose, e l'aria all'improvviso si satur della musica che aveva udito poco prima: una musica d'angoscia e di disperazione esaltata. Cugel spalanc gli occhi, meravigliato. Un grande essere alato che indossava vesti candide svolazzava altissimo, lungo la parete del precipizio. Le ali erano lunghe, fornite di costole di chitina nera, e rivestite di una membrana grigia. Cugel rest a guardare, intimorito, mentre l'essere entrava in volo in una caverna che si apriva, molto in alto, sulla facciata del precipizio. Si ud il suono di un gong, da una direzione che Cugel non riusc a determinare. Le vibrazioni percorsero l'aria, e quando si spensero, la musica inaudita divenne quasi udibile. Da lontano, al di sopra della valle, stava arrivando in volo uno degli Alati, che trasportava una figura umana, della quale Cugel non pot determinare n il sesso n l'et. And a volare in cerchio vicino alla parete del precipizio e lasci cadere il suo fardello. Cugel ebbe l'impressione di udire un fievole grido, e la musica era tri-

ste, maestosa, sonora. Il corpo sembr cadere lentamente, da quella grande altezza, e alla fine piomb alla base del precipizio. L'Alato, dopo avere lasciato cadere il corpo, plan e si pos su di un'alta cornice, dove ripieg le ali e rimase ritto come un uomo, a guardare la vallata. Cugel si rannicchi al riparo di una roccia. L'aveva visto? Non poteva esserne certo. Sospir, sconsolato. Quel triste mondo dorato del passato non gli piaceva per nulla: tanto prima avrebbe potuto andarsene, tanto meglio sarebbe stato. Esamin l'anello che gli aveva fornito Pharesm, ma la gemma sembrava un vetro opaco, senza quegli scintillii sfreccianti che avrebbero dovuto indicare la direzione della TOTALIT Era proprio come Cugel aveva temuto. Pharesm aveva sbagliato i suoi calcoli, e lui, forse, non sarebbe mai riuscito a ritornare nel suo tempo. Il rumore delle grandi ali che sbattevano lo indusse a guardare di nuovo il cielo. Cerc di nascondersi contro la roccia, meglio che poteva. La musica angosciosa si intensific e poi si allontan in un sospiro, mentre nella luce del sole che stava per tramontare l'essere alato si fermava, librato accanto alla parete del precipizio e lasciava cadere la sua vittima. Poi atterr su di un cornicione, con un grande sbatter d'ali, ed entr in una grotta. Cugel si rialz in piedi e corse, tenendosi curvo, gi per il sentiero, nel crepuscolo color ambra. Poco dopo il sentiero si addentr in un bosco, e qui Cugel si ferm e riprese respiro; poi prosegu, con maggiore circospezione. Attravers una fascia di terreno coltivato, sul quale sorgeva una baracca abbandonata. Cugel pens di rifugiarvisi per trascorrere la notte, ma gli sembr di scorgere una sagoma che stava di vedetta nell'interno, e pass oltre. Il sentiero conduceva lontano dai precipizi, tra collinette ondulanti, e poco prima che il crepuscolo cedesse il passo alla notte, Cugel arriv ad un villaggio che sorgeva sulle rive di uno stagno. Si avvicin, cautamente, ma venne incoraggiato da ci che vedeva: pulizia e ordine. In un giardino, nei pressi dello stagno, c'era un padiglione che probabilmente era destinato alla musica; attorno al giardino c'erano case piccole e strette dai tetti

aguzzi, coronati da semplici ornamenti. Di fronte allo stagno c'era un edificio pi grande, con una facciata ornata di intarsi di legno e di placche smaltate di tosso, di azzurro e di giallo. Il tetto era alto e appuntito: al centro pendeva un pannello scolpito ed elaborato, mentre ai lati stava una serie di piccole lampade sferiche azzurre. Davanti c'era un'ampia pergola che copriva panche, tavole e uno spiazzo aperto: il tutto era illuminato da ventagli-fuoco rossi e verdi. Vi erano molti abitanti della citt, che si svagavano, inalando incenso e bevendo vino, mentre giovani e ragazze piroettavano in una strana danza, saltando e scalciando, al suono di una musica eseguita da alcuni pifferi e da una fisarmonica. Imbaldanzito dalla placidit di quella scena, Cugel si avvicin. Gli abitanti del villaggio erano di una razza diversa da quelle da lui conosciute: non erano molto alti, avevano in generale teste grosse e lunghe braccia irrequiete. La loro pelle era di un vivo arancione, simile al colore della polpa delle zucche; gli occhi e i denti erano neri; i capelli, egualmente neri, scendevano lisci a incorniciare le facce degli uomini e terminavano in una frangia di perline azzurre, mentre le dorme portavano i capelli attorti attorno a cerchi e spilloni bianchi, in acconciature estremamente complesse. I lineamenti erano massicci, e in particolare le mascelle e gli zigomi apparivano pesanti: gli occhi allungati e spaziati scendevano in modo curioso agli angoli esterni. I nasi e le orecchie erano lunghi, controllati quasi perfettamente dai muscoli, e dotavano i volti di una grande vivacit. Gli uomini indossavano sottane nere a volanti, sopravvesti marrone, e copricapi che consistevano di un largo disco nero, sovrastato da un alto cilindro, sovrastato a sua volta da un disco pi piccolo che reggeva una sfera dorata. Le donne indossavano invece calzoni neri, giacchette marroni con dischi smaltati sull'ombelico, e su ciascuna natica una finta coda di piume verdi o rosse, che probabilmente stava a indicare lo stato civile della proprietaria. Cugel avanz nella luce dei ventagli-fuoco: e subito ogni conversazione si interruppe. I nasi s'irrigidirono, gli occhi si spalancarono, le orecchie si agitarono per la curiosit. Cugel sorrise a destra e a sinistra, mosse le mani in un saluto elegante e generico, e and a sedersi a un tavolo libero.

Dalle varie tavole si levarono mormorii di sbalordimento, troppo sommessi per poter giungere fino alle orecchie di Cugel. Finalmente uno degli uomini pi anziani si alz e, avvicinandosi al tavolo di Cugel, pronunci una frase che Cugel trov incomprensibile, perch, in assenza di un ascolto sufficientemente prolungato, la rete di Pharesm non aveva ancora avuto la possibilit di trasmettergli il significato di quelle parole. Cugel sorrise educatamente, e allarg le mani in un gesto di rassegnata impotenza. L'anziano torn a parlare, questa volta in tono piuttosto secco, e anche questa volta Cugel indic di non essere in grado di comprendere. L'anziano agit le orecchie in un secco movimento di disapprovazione e gli volt le spalle. Cugel chiam con un cenno l'oste, indic il pane e il vino che stavano su di un tavolo vicino, per spiegare che voleva le stesse cose. L'oste formul una domanda che, per quanto fosse inintelligibile, Cugel riusc a interpretare benissimo: tir fuori una moneta d'oro e l'oste, soddisfatto, se ne and. La conversazione riprese alle varie tavole, e poco tempo dopo i vocaboli incominciarono ad assumere, per Cugel, un significato preciso. Quando ebbe mangiato e bevuto, si alz in piedi e si avvicin al tavolo dell'anziano che gli aveva parlato per primo. Gli si inchin, rispettosamente. Ho il permesso di sedermi al tuo tavolo? Certamente, se lo desideri. Siediti. L'anziano gli indic la panca. Dal tuo comportamento avevo ricavato l'impressione che tu fossi non soltanto muto e sordo, ma anche colpevole di arretratezza mentale. Ma adesso chiaro, almeno, che puoi udire e parlare. E mi dichiaro anche razionale, disse Cugel. Poich sono un viaggiatore, vengo da molto lontano, e ignoro le vostre usanze, ho pensato che fosse pi opportuno stare a guardare in silenzio per un po', per non commettere involontariamente qualche errore. Molto ingegnoso, ma bizzarro, fu il commento dell'anziano. Tuttavia, la tua condotta non presenta alcuna contraddizione esplicita nei confronti dell'ortodossia. Posso chiederti quale urgente ragione ti ha condotto a Farwan? Cugel diede una sbirciata all'anello: il cristallo era opaco, sen-

za vita: la TOTALIT era evidentemente altrove. La mia patria molto incolta: viaggio per apprendere i costumi e le abitudini dei popoli pi civili. Davvero! L'anziano rimugin per qualche istante quell'informazione, poi annu con aria di approvazione. I tuoi abiti e la tua fisionomia sono di un tipo che non mi noto. Dove si trova, dunque, la tua patria? Si trova in una regione tanto remota, disse Cugel, che mai, prima di questo istante, avevo saputo che esistesse la terra di Farwan! Le orecchie dell'anziano si appiattirono per la sorpresa. Cosa? La gloriosa Farwan sarebbe dunque sconosciuta? Le grandi citt di Impergos, Tharuwe, Rhaverjand... mai sentite nominare? E gli illustri Sembers? Senza dubbio la fama dei Sembers sar giunta fino a voi! Sono stati loro a cacciare 3 pirati delle stelle; hanno portato il mare alla Terra delle Piattaforme; e lo splendore del palazzo di Padara indescrivibile! Cugel scosse tristemente il capo. Non mai giunta alle mie orecchie notizia alcuna di queste straordinarie magnificenze. L'anziano torse tristemente il naso: per lui, Cugel era evidentemente uno stupido. Le cose stanno come ho detto, dichiar, seccamente. Non ne dubito affatto, disse Cugel. Anzi, ammetto la mia ignoranza. Ma dimmi qualcosa di pi, perch possibile che io sia costretto a soggiornare a lungo in questa regione. Per esempio, che cosa sono gli Alati che risiedono nei precipizi? Che specie di creature sono? L'anziano indic il cielo. Se avessi gli occhi di un uccello notturno, potresti scorgere una Luna scura che gira attorno alla Terra e che non pu essere veduta se non quando getta la sua ombra sul Sole. Gli Alati sono abitanti di quel mondo buio, e la loro vera natura sconosciuta. Servono il Grande Dio Yelisea in questo modo: quando viene per un uomo o per una donna il momento di morire, gli Alati vengono informati da un segnale disperato della Norma del morente. Allora discendono sullo sventurato e lo portano nelle loro grotte, che in realt costituiscono un magico passaggio che porta alla beata terra di Byssom.

Cugel si appoggi alla spalliera della panca, sollevando le sopracciglia in un'espressione un po' ironica. Davvero, davvero, disse, in un tono che all'anziano sembr scarsamente convinto. Non possono esservi dubbi circa la verit dei fatti, cos come io li ho esposti. L'ortodossia deriva da questo fondamento assiomatico, e i due sistemi si rafforzano reciprocamente: perci ognuno di essi viene doppiamente convalidato. Cugel aggrott la fronte. Indubbiamente le cose stanno come tu mi dici... Ma gli Alati non stagliano mai nella scelta delle loro vittime? L'anziano batt le mani sul tavolo, irritato. La dottrina inconfutabile, perch coloro che gli Alati portano via non sopravvivono mai, anche quando sembrano essere nelle migliori condizioni di salute. Ovviamente, la caduta sulle rocce porta alla morte, ma la misericordia di Yelisea che concede una fine rapida, al posto della lunga agonia provocata, per esempio, da un cancro. Il sistema una vera benedizione. Gli Alati portano via soltanto il moribondo, che poi, attraverso il precipizio, passa nella beata terra di Byssom. Qualche volta, un eretico sostiene che le cose stanno diversamente, e in questo caso... ma sono sicuro che tu condividi pienamente la concezione ortodossa. Con tutto il cuore, afferm Cugel. I principi fondamentali del vostro credo sono chiaramente esatti. E bevve un lungo sorso del suo vino. Mentre deponeva il calice, un mormorio musicale bisbigli nell'aria: un accordo infinitamente dolce, infinitamente malinconico. Tutti coloro che stavano seduti sotto al pergolato tacquero di colpo, bench Cugel non fosse completamente certo di udire quella musica. L'anziano si sporse un poco in avanti, e bevve una lunga sorsata dal suo calice; solo allora rialz lo sguardo. Gli Alati stanno passando sopra di noi proprio in questo momento, disse. Cugel si torment pensieroso il mento. E in che modo ci si pu proteggere dagli Alati? La domanda era formulata male: l'anziano lo guard indignato, arricciando contemporaneamente le orecchie in avanti. Se una persona sta per morire, appaiono gli Alati. Se no, non

c' da avere paura. Cugel annu ripetutamente. Hai veramente chiarito le mie perplessit. Domani, poich io e te siamo manifestamente nelle migliori condizioni di salute, saliamo sulla collina, a saltellare avanti e indietro davanti al precipizio. No, rispose l'anziano, e per questa ragione: l'atmosfera, a quell'altezza, molto insalubre: facile che una persona aspiri un fumo nocivo, che potrebbe rovinargli la salute. Comprendo perfettamente, disse Cugel. Vogliamo abbandonare questo triste argomento? Per il momento siamo vivi e nascosti a sufficienza dai tralci che ombreggiano il pergolato. Mangiamo e beviamo e stiamo a guardare gli svaghi dei giovani del villaggio, che danzano con grande agilit. L'anziano vuot il suo calice e si alz in piedi. Tu fai come preferisci: per quanto riguarda me, venuto il momento della mia Umiliazione Rituale: questo atto costituisce una parte integrante della nostra fede. Anch'io far qualcosa di simile, di tanto in tanto, disse Cugel. Ti auguro di goderti il tuo rito. L'anziano si allontan dal pergolato e Cugel rimase solo. Poco dopo, alcuni giovani, attirati dalla curiosit, si unirono a lui, e Cugel spieg di nuovo la sua presenza, pur insistendo assai meno sulla barbarie della sua terra natale, perch al gruppo si erano unite anche alarne ragazze, e Cugel si sent attirato dal loro colorito esotico e dalla vivacit dei loro atteggiamenti. Venne servito parecchio vino, e Cugel si lasci indurre a tentare la danza locale, tutta balzi e calci all'aria, che esegu in modo non ignobile. Quell'esercizio lo port vicinissimo ad una ragazza particolarmente attraente, la quale disse di chiamarsi Zhiainl Vraz. Al termine della danza, lei gli pass un braccio attorno alla cintura, lo ricondusse al tavolo e gli si sedette sulle ginocchia. Quell'atto di familiarit non suscit la minima disapprovazione da parte degli altri del gruppo, e Cugel si sent ancora pi imbaldanzito. Non ho ancora preso accordi per assicurarmi una stanza; forse farei meglio a decidermi, prima che si faccia tardi. La ragazza fece un cenno al locandiere.

Hai gi riservato una stanza per questo forestiero dalla faccia cesellata? In verit s: gliela mostrer, per assicurarmi che sia degna della sua approvazione. Il locandiere port Cugel in una graziosa stanza al piano terreno. C'era un letto, un com, un tappeto e una lampada. A una parete era appeso un arazzo nero e violetto; a un'altra l'immagine di un bambino particolarmente brutto che appariva compresso e prigioniero dentro a un globo trasparente. A Cugel la stanza piacque: lo dichiar al locandiere e ritorn sotto il pergolato, dove gli avventori stavano ormai incominciando a disperdersi. La giovane Zhiaml Vraz, per, era rimasta; e accolse Cugel con un calore che annull gli ultimi residui della sua diffidenza. Dopo un altro calice di vino, si pieg per parlarle all'orecchio. Forse io sono eccessivamente svelto; forse mi abbandono troppo alla mia vanit; forse contravvengo alle normali regole di decoro del villaggio... ma c' qualche ragione che ci impedisca di rifugiarci nella mia camera e di divertirci insieme? Non c' nessun motivo che ce lo impedisca, disse la ragazza. Non sono sposata, e finch non lo sar, potr comportarmi come voglio, poich questa la nostra consuetudine. Magnifico, disse Cugel. Vuoi -precedermi, oppure seguirmi con discrezione? Andremo insieme: non c' nessun bisogno di essere furtivi! Si recarono insieme nella camera ed eseguirono un gran numero di esercizi erotici; poi Cugel croll in un sonno di totale sfinimento, perch quella giornata era stata molto movimentata. Verso mezzanotte si svegli e scopr che Zhiaml Vraz era uscita dalla stanza: preso com'era dalla sonnolenza, non si preoccup troppo, e si mise subito a dormire. Fu destato dal rumore della porta che veniva spalancata rabbiosamente: si lev a sedere sul letto e si accorse che il Sole non si era ancora levato, e che una deputazione guidata dall'anziano lo stava scrutando con orrore e disgusto. L'anziano punt un lungo dito tremante contro di lui, attraverso la semioscurit. Mi era sembrato di sentire un pensiero eretico: e adesso la

cosa certa! Guardate: dorme senza copricapo e senza l'unguento devozionale sul mento. E Zhiaml Vraz ci ha detto che mai, durante i loro amplessi, questo malvagio ha invocato l'approvazione di Yelisea! Eresia, senza alcun dubbio! dichiararono gli altri membri della deputazione. Che altro ci si potrebbe aspettare da uno straniero? chiese in tono sprezzante l'anziano. Guardate! Persino adesso si rifiuta di fare il sacro segno! Ma io non conosco il sacro segno! protest Cugel. Non so niente dei vostri riti! La mia non affatto eresia, semplicemente ignoranza! Questo non posso crederlo, ribatt l'anziano. Proprio ieri sera gli ho spiegato la natura dell'ortodossia. La situazione veramente grave, disse un altro, con un tono di profonda malinconia. L'eresia esiste soltanto a causa della putrefazione del Lobo della Correttezza. E si tratta di una malattia incurabile e fatale, dichiar un altro, con non minore tristezza. vero! Ahim, quanto vero! sospir uno che stava ritto accanto alla porta. Che uomo sventurato! Venite, esclam l'anziano, Dobbiamo provvedere immediatamente a sistemare le cose. Non disturbatevi, disse Cugel. Lasciate che mi rivesta, e poi lascer questo villaggio per non ritornare mai pi. E te ne andrai altrove a diffondere la tua detestabile dottrina? Neppure per idea! Cugel venne afferrato e trascinato, nudo com'era, fuori dalla stanza. Venne condotto attraverso il parco, in direzione del padiglione centrale. Parecchi componenti del gruppo eressero un recinto di pali di legno sulla piattaforma del padiglione e poi vi spinsero all'interno Cugel. Che cosa fate? grid lui. Non voglio saperne dei vostri riti! Gli altri lo ignorarono, e Cugel rimase a spiare attraverso gli interstizi del recinto, mentre alcuni abitanti del villaggio lanciavano in cielo un grande pallone di carta verde, sollevato dall'aria calda, che portava, nella parte inferiore, tre ventaglifuoco di color verde. A occidente, l'alba si affacci pallida. Gli abitanti del villaggio,

dopo avere sistemato le cose nel modo che consideravano pi soddisfacente, si ritirarono sul limitare del giardino. Cugel cerc di arrampicarsi sui pali per uscire dal recinto, ma quelli erano cos sottili e cos vicini l'uno all'altro che non gli permettevano di trovare il minimo appiglio. Il cielo s'illumin; e lass, in alto, ardevano i ventagli-fuoco verdi. Cugel si aggobb, con la pelle di tutto il corpo accapponata per il freddo vento mattutino, e cammin avanti e indietro, nello spazio ristretto del recinto. Poi si ferm di colpo, perch da molto lontano gli giungeva la musica ossessionante. La musica si fece pi intensa e parve superare la soglia dell'udibilit. Alto nel cielo apparve un Alato, con la lunga veste bianca che svolazzava. Incominci a discendere, e le giunture di Cugel si irrigidirono, inerti. L'Alato si libr sopra al recinto, scese, avvolse Cugel nella sua tunica bianca e cerc di sollevarlo nell'aria. Ma Cugel si afferr ad una delle sbarre del recinto e l'Alato sbatt invano le sue ali. La sbarra di legno scricchiol, cigol, cedette. Cugel si liber della cappa soffocante e tir disperatamente la sbarra, con forza isterica: e il legno si spacc e si scheggi. Cugel afferr freneticamente una di quelle schegge e colp l'Alato. La scheggia appuntita trafisse la veste bianca, e l'Alato colp violentemente Cugel con l'ala. Cugel afferr allora una delle costole di chitina e, con uno sforzo poderoso, la torse all'indietro, cos che la chitina scricchiol e si spezz; l'ala si lacer. L'Alato, sconvolto e sbalordito, spicc un grande balzo che trascin anche Cugel al di fuori del recinto, sulla piattaforma, poi s allontan balzellando attraverso il villaggio, trascinando l'ala spezzata. Cugel l'insegu, tormentandolo con un bastone che aveva raccolto in fretta. Lanci una occhiata agli abitanti del villaggio, che stavano a guardare, sbalorditi e spaventati: avevano le bocche umide e spalancate, come se stessero urlando: ma Cugel non ud alcun suono. L'Alato balzellava pi svelto, lungo il sentiero che portava ai precipizi, e Cugel impugnava il bastone con tutte le sue forze. Il Sole dorato si lev al di sopra delle montagne lontane: all'improvviso l'Alato si volt di scatto per affrontare Cugel, e questi sent lo sguardo furioso dei suoi occhi, bench il volto, se pure quell'essere aveva un volto, era nascosto sotto al cappuccio della tunica. Sgomento e ansiman-

te, Cugel indietreggi, e di colpo si rese conto che era quasi indifeso, se altri Alati gli fossero piombati addosso dall'alto. Url un'imprecazione contro quell'essere e ritorn verso il villaggio. Tutti erano fuggiti: il villaggio era deserto. Cugel rise, a voce alta. Ritorn alla locanda, si rivest dei suoi abiti, e cinse la spada. Poi and nella sala mescita e, guardando nel cassetto del banco, trov un buon numero di monete. Le ripose nella borsa, accanto alla raffigurazione d'avorio della NULLIT. Poi ritorn all'aperto: era meglio andarsene finch non c'era in giro nessuno. Un lampo di luce attir la sua attenzione: l'anello che aveva al dito brillava di dozzine di scintille mobili, e tutte indicavano il sentiero, verso il precipizio. Cugel scosse il capo, sfinito, poi torn a controllare le luci sfreccianti. Gli indicavano, senza ambiguit, la strada dalla quale era venuto. I calcoli di Pharesm, tutto sommato, si erano dimostrati esatti. Avrebbe fatto meglio ad agire con decisione, perch la TOTALIT non tornasse a sfuggirgli. Indugi soltanto il tempo necessario per procurarsi un'ascia, e si affrett ad a avviarsi lungo il sentiero, seguendo le scintille luminose dell'anello. Non molto lontano dal punto in cui l'aveva lasciato, si imbatt nell'Alato malconcio, che adesso stava seduto su di una grossa pietra, sul ciglio della strada, con il cappuccio abbassato sulla testa. Cugel raccolse un sasso e lo scagli contro quell'essere, che croll trasformandosi istantaneamente in polvere, lasciando soltanto un mucchio di tessuto bianco a testimonianza della sua esistenza. Cugel prosegu lungo il sentiero, tenendosi al riparo delle rocce, ma inutilmente. Sopra la testa stavano planando altri Alati, che sbatterono le ah e piombarono in picchiata verso di lui. Cugel giostr con l'ascia, mirando alle ali, e le creature si risollevarono in alto, volando in cerchio. Cugel consult l'anello, che lo guid su per il sentiero, mentre gli Alati continuavano a volare in cerchio sopra di lui. L'anello sfolgorava nell'intensit del suo messaggio: l c'era la TOTALIT, che riposava tranquillamente su di una roccia! Cugel trattenne il grido di esultanza che gli si affacci alla gola. Estrasse il simbolo d'avorio della NULLIT, corse avanti, e lo

applic sul globo gelatinoso centrale. Come aveva dichiarato Pharesm, l'adesione fu immediata. Nell'istante stesso del contatto, Cugel sent dissolversi l'incantesimo che lo legava a quel tempo antico. Uno sbatter d'ali, un colpo violento! Cugel venne rovesciato al suolo. Una veste bianca lo avvolse, e poich con una mano stringeva la NULLIT, non riusc a vibrare un colpo deciso con l'ascia, che venne strappata dalla sua stretta. Lasci la NULLIT, afferr una pietra, scalci, riusc in qualche modo a liberarsi e si lanci verso l'ascia. L'Alato afferr la NULLIT, alla quale s'era attaccata la TOTALIT, e le port entrambe in alto, verso una delle grotte che si aprivano sulla parete del precipizio. Forze enormi stavano trascinando Cugel, roteando in tutte le direzioni contemporaneamente. Un rombo fortissimo riemp le sue orecchie, vi fu uno svolazzare di luci violette, e Cugel cadde per un milione d anni nel futuro. Riprese conoscenza nella stanza piastrellata di azzurro, con il sapore pungente di un liquore aromatico sulle labbra. Pharesm, chino su di lui, gli dava leggeri schiaffetti sul volto e gli versava tra le labbra altre gocce di liquore. Svegliati! Dov' la TOTALIT? Come possibile che tu sia ritornato? Cugel lo spinse da parte, e si lev a sedere sul divano. La TOTALIT! rugg Pharesm. Dov'? E dov' il mio talismano? Ti spiegher, disse Cugel, con voce impastata... L'avevo in pugno, e poi mi stato strappato da certi esseri alati al servizio del Grande Dio Yelisea. Dimmi! Dimmi! Cugel narr le circostanze che lo avevano portato prima a conquistare e poi a perdere ci che Pharesm desiderava tanto. Mentre parlava, il volto dello stregone si copr di un sudore d'angoscia, le sue spalle si incurvarono. Finalmente, condusse Cugel all'aperto, nella fioca luce rossa del pomeriggio avanzato. Insieme scrutarono le pareti rocciose del precipizio che torreggiavano sopra di loro, desolate e prive di vita. In quale grotta volato quell'essere? domand Pharesm. Indicamela, se ci riesci!

Cugel tese il braccio. L, o almeno cos mi sembrato. Era tutto confuso, tutto un rombo di ali e di vesti bianche... Resta qui. Pharesm rientr nella sua stanza da lavoro e poi torn ad uscire. Ti dar una luce, disse, e porse a Cugel una fredda fiamma bianca legata a una catena d'argento. Preparati. Scagli ai piedi di Cugel un proiettile che si spezz formando un vortice, e Cugel venne trascinato ad una altezza spaventosa verso il cornicione malsicuro che aveva indicato a Pharesm. Poco lontano c'era un'apertura nera, l'ingresso di una caverna. Cugel diresse la fiamma verso l'interno. Vide un passaggio polveroso, largo tre passi e pi alto di lui. Si addentrava nella roccia, piegandosi leggermente da un lato. Sembrava completamente privo di vita. Reggendo la lampada davanti a s, Cugel avanz lentamente lungo il passaggio, mentre il cuore gli balzava in petto per la paura di qualche cosa che non riusciva a definire. Si ferm di colpo. La musica? Il ricordo della musica? Rimase in ascolto, ma non ud nulla. Tuttavia, quando cerc di muovere un altro passo in avanti, la paura gli blocc le gambe. Sollev la lanterna e sbirci, teso, nel passaggio polveroso. Dove conduceva? Che cosa c'era, laggi? Una caverna piena di polvere? La terra dei dmoni? La beata terra di Byssom? Cugel procedette, lentamente, con tutti i sensi all'erta. Su di un cornicione, scorse uno sferoide bruno e raggrinzito: il talismano che aveva portato nel passato. La TOTALIT si era distaccata ormai da molto tempo e se ne era andata. Cugel prese con estrema cautela l'oggetto, che era fragile, vecchio com'era di un milione di anni, e ritorn verso l'apertura della grotta. Ad un comando di Pharesm, il vortice trasport Cugel fino al suolo. Temendo la collera di Pharesm, Cugel gli consegn il talismano raggrinzito. Pharesm lo prese e lo resse tra il pollice e l'indice. E questo era tutto? Non c'era altro. Pharesm lasci cadere l'oggetto che, nel toccare terra, si disfece immediatamente in un mucchietto di polvere. Pharesm

guard Cugel, trasse un profondo respiro, poi si volt con un gesto di inesprimibile frustrazione e rientr nel suo divinatorio. Cugel, tranquillizzato, incominci a discendere il sentiero, passando davanti ai tagliapietre che stavano raccolti ansiosamente in gruppo, in attesa di ordini. Guardarono Cugel con malevolenza e un uomo di due aune gli lanci contro un sasso. Cugel alz le spalle e continu a percorrere il sentiero che portava a sud. Poco dopo pass oltre al luogo in cui un tempo sorgeva il villaggio, e che adesso era occupato da un gruppo di vecchi alberi nocchiuti. Lo stagno era scomparso e il suolo era asciutto e duro. Nella valle sottostante c'erano delle rovine, ma non sembravano i luoghi in cui sorgevano le antiche citt di Impergos, Tharuwe e Rhaverjand, che ormai erano scomparse e dimenticate. Cugel continu a procedere verso sud. Dietro di lui, le pareti rocciose dei precipizi si confusero nella foschia e ben presto scomparvero alla sua vista.

V I PELLEGRINI 1. Alla locanda Per quasi tutto il giorno Cugel aveva attraversato un deserto desolato dove non cresceva altro che erba salsa; poi, poco prima del tramonto, arriv sulla sponda di un fiume lentissimo e molto ampio, accanto al quale si snodava una strada. Mezza lega pi in l, sulla sua destra, sorgeva un altro edificio di legno e di stucco marrone scuro, evidentemente una locanda. Quella vista rallegr Cugel, che quel giorno non aveva mangiato nulla, e aveva trascorso su di un albero la notte precedente. Dieci minuti pi tardi, spinse la pesante porta rinforzata da bande di ferro, ed entr nella locanda. Si ferm: si trovava in un vestibolo. Ai due lati c'erano finestre a due battenti, a piccoli vetri rombici, divenuti color lavanda per la vecchiaia, dai quali il Sole, tramontando, traeva mille riflessi. Dalla sala comune veniva un allegro mormorio di voci, il tintinnare di bicchieri e di vasellame, l'odore di legno vecchio, di mattonelle cerate, di pentoloni che bollivano. Cugel avanz e trov una dozzina di uomini che, raccolti attorno al fuoco, bevevano vino e si scambiavano le solite chiacchiere dei viaggiatori. Il padrone stava in piedi dietro al banco: era un uomo robusto, che non arrivava alla spalla di Cugel, e aveva una testa calva come una cupola e una barba nera, lunghissima, che gli scendeva dal mento. I suoi occhi erano sporgenti, coperti da palpebre pesanti: l'espressione era placida e calma come il fluire del fiume vicino. Quando Cugel gli chiese alloggio, si tir dubbiosamente il naso. La locanda gi piena, con tutti questi pellegrini che s recano a Erze Damath. Quelli che vedi l, seduti sulle panche, non

sono neppure la met di quelli cui devo dare alloggio questa notte. Potrei metterti un pagliericcio nel corridoio, se sei disposto ad accontentarti: di pi non posso fare. Cugel emise un sospiro di nervosa insoddisfazione. Non precisamente quello che mi aspettavo. Ci tengo moltissimo ad avere una camera personale, con un letto di buona qualit, una finestra con vista sul fiume, un tappeto pesante che serva a smorzare i canti e le grida provenienti dalla sala da pranzo. Temo che rimarrai molto deluso, disse il padrone, senza agitarsi. L'unica stanza che corrisponda alla tua descrizione gi occupata da quell'uomo con la barba gialla che sta seduto laggi, un certo Lodermulch, che va anche lui a Erze Damath. Forse, invocando la situazione di emergenza, potrai convincerlo a lasciare libera la camera e ad accontentarsi del pagliericcio in vece mia, Cugel. Non lo ritengo proprio capace di un simile gesto di abnegazione, rispose il locandiere. Ma perch non provi a chiederglielo tu stesso? In tutta sincerit, ti confesso che preferisco non affrontare l'argomento. Cugel scrut i lineamenti fortemente marcati di Lodermulch, le sue braccia muscolose e il modo piuttosto sdegnoso in cui stava ascoltando le conversazioni dei pellegrini; si sent propenso a condividere la valutazione del carattere di Lodermulch fatta dal locandiere, e non si mosse per andare a presentargli la sua richiesta. A quanto sembra, dovr accontentarmi del pagliericcio. E adesso, per cena, voglio un pollastro, convenientemente farcito, condito, arrostito e guarnito, accompagnato da tutti gli altri piatti che la tua cucina pu offrire. La mia cucina stenta a star dietro alle ordinazioni, e dovrai mangiare lenticchie insieme ai pellegrini, disse il padrone. C' soltanto un pollastro, e anche quello riservato per il pasto serale di Lodermulch. Cusel alz le spalle, irritato. Mi laver per togliermi d dosso la polvere defila strada, poi prender un calice di vino. L dietro c' acqua corrente e un trogolo che viene usato qualche volta per questo scopo. Come extra, DOSSO fornirti un-

guenti, olii e asciugamani caldi. Baster l'acqua. Cugel usc, si rec nella parte posteriore della locanda, e trov il trogolo. Dopo essersi lavato, si guard intorno e not, a poca distanza, un capanno, costruito solidamente di legno. Si mosse per rientrare nella locanda, ma poi si ferm e, ancora una volta, ritorn ad esaminare il capanno. Attravers lo spazio che lo separava dalla piccola costruzione, apr la porta e guard nell'interno: poi, immerso nei suoi pensieri, fece ritorno nella sala comune. Il padrone gli serv un boccale di vino caldo e aromatizzato, e Cugel se lo port ad un tavolo non molto in vista. A Lodermulch avevano chiesto che cosa ne pensava dei cosiddetti Evangelici Funamboli, i quali, rifiutando di appoggiare i piedi sul terreno, se ne andavano in giro camminando su corde tese. Con voce secca, Lodermulch indic quelli che a lui sembravano gli errori della loro dottrina. Calcolano che l'et della Terra sia di ventinove eoni, anzich di ventitr, come avviene di solito. E ritengono che per ogni auna quadrata di terreno siano morti due milioni e un quarto di esseri umani, e che la loro polvere si sia depositata, creando in quesito modo una specie di mantello onnipresente di polvere umana, sulla quale camminare sacrilegio. L'argomento ha una plausibilit superficiale: tuttavia bisogna considerare questo: la polvere di un cadavere disseccato, sparsa su di un'auna quadrata, forma uno strato della profondit di nove decimi di millimetro. Perci, il totale rappresenta quasi una lega di polvere di cadavere compatta che riveste la superficie della Terra, il che manifestamente falso. Un aderente della setta, il quale, non avendo a disposizione le solite funi tese, portava ai piedi un paio di ingombranti scarpe cerimoniali, lanci un'esclamazione agitata. Tu parli in verit senza logica e senza comprensione! Come puoi essere cos sicuro? Lodermulch inarc le folte sopracciglia in un'espressione di brusca irritazione. Devo veramente insistere e spiegarmi meglio? Sulla riva dell'oceano, c' forse un continuo precipizio alto una lega che segna la linea di demarcazione fra la terra e il mare? No. Dovunque c' ineguaglianza. I promontori si avanzano nel mare;

molto spesso si trovano spiagge di purissima sabbia bianca. Non ci sono da nessuna parte i contrafforti massicci di tufo biancogrigio, sui quali si basano le dottrine della vostra stta. Queste sono tutte chiacchiere assurde! proruppe indignato il Funambolo. Che cosa? domand Lodermulch, gonfiando il petto massiccio. Non sono abituato ad essere deriso! Non derisione, ma una dura e fredda confutazione del tuo dogmatismo. Noi affermiamo che una certa parte della polvere viene portata dal vento sull'oceano, una parte rimane in sospensione nell'aria, un'altra parte filtra, passando attraverso i crepacci, nelle caverne sotterranee, e un'altra parte ancora viene assorbita dagli alberi, dalle erbe e da certi insetti, in modo che poco pi di mezza lega di sedimento ancestrale copre la Terra: ma su questo sedimento, camminare un sacrilegio. Perch le pareti rocciose di cui tu parli non sono visibili dovunque? A causa dell'umidit esalata ed espulsa da innumerevoli esseri umani nel passato! Questo ha fatto alzare l'oceano per un'altezza esattamente equivalente, in modo che non possibile notare alcun orlo o precipizio: ed appunto qui che tu ti sbagli. Bah, brontol Lodermulch, volgendo altrove la testa. Nei vostri concetti c' una pecca. Nemmeno per sogno! asser il Funambolo, con il fervore tipico dei suoi correligionari. Quindi, per il dovuto rispetto ai morti, noi camminiamo in alto, sulle funi, e quando siamo costretti a viaggiare, portiamo calzature particolarmente santificate. Durante quella conversazione, Cugel aveva lasciato la sala. Un giovane dalla faccia di luna piena, che portava il camice da facchino, si accost al gruppo. Sei tu il degno Lodermulch? domand alla persona che portava quel nome. Lodermulch si gir sulla sedia. Sono io. Ti reco il messaggio di un tale che ha portato certe somme di denaro a te dovute. Ti aspetta in un piccolo capanno, dietro alla locanda. Lodermulch aggrott la fronte, incredulo.

Sei proprio sicuro che quella persona abbia chiesto di Lodermulch, Prevosto della citt di Barlig? In verit, signore, questo proprio il nome che mi stato indicato. E l'uomo che ha portato il messaggio? Era un uomo molto alto, con un cappuccio voluminoso; ha detto di essere uno dei tuoi intimi. Davvero, rumin Lodermulch. Forse Tyrzog? O probabilmente Krednip... Ma perch mai non mi avrebbero dovuto avvicinare direttamente? Senza dubbio c' qualche buona ragione. Iss la pesante massa e si alz in piedi. Ritengo sia opportuno andare a vedere. Lodermulch usc dalla sala comune, gir attorno alla locanda, e guard in direzione del capanno, attraverso la luce ormai molto fioca. Ehi, l! grid. Tyrzog? Krednip? Vieni fuori! Non vi fu risposta. Lodermulch and a guardare nel capanno. Non appena fu entrato, Cugel gir attorno al piccolo edificio, all'esterno, sbatt la porta richiudendola, e si affrett a sbarrarla con chiavistelli e travi. Poi, ignorando il bussare e le grida indignate smorzate dallo spessore del legno, Cugel ritorn nella locanda. Subito and a cercare il padrone. C' stato un cambiamento, gli disse. Lodermulch stato chiamato lontano di qui. Non avr bisogno n della sua camera n del suo pollastro arrosto, e mi ha offerto gentilmente l'una e l'altro. Il locandiere si tir la barba, and 'alla porta, e guard la strada, prima da una parte e poi dall'altra. Quindi torn indietro, lentamente. veramente straordinario! Ha gi pagato in anticipo tanto la camera quanto il pollastro, e non ha neppure preteso che gli restituissi il denaro. Ci siamo messi d'accordo, con reciproca soddisfazione. Per ricompensarti del disturbo, io ti pagher subito tre terci in pi. Il locandiere alz le spalle e prese le monete. Per me fa lo stesso. Vieni, ti accompagner in camera tua. Cugel esamin la camera e ne rimase pienamente soddisfatto.

Poi gli venne servita la cena. Il pollastro arrosto era impeccabile, come erano impeccabili gli altri piatti che Lodermulch aveva ordinato e che il locandiere aveva incluso nel pranzo. Prima di ritirarsi, Cugel and a fare quattro passi dietro alla locanda, e si assicur che la sbarra che chiudeva la porta del capanno fosse a posto e che le rauche invocazioni di Lodermulch non fossero tali da richiamare l'attenzione. Buss seccamente alla porta. Silenzio, Lodermulch! grid, severamente. Sono io, il locandiere! Non urlare cos forte: disturberai il sonno dei miei ospiti! Senza attendere la risposta, Cugel ritorn nella sala comune, dove incominci a conversare con il capo della schiera di pellegrini. Si chiamava Garstang, ed era un uomo magro e teso, dalla pelle cerea, il cranio fragile, gli occhi velati e un naso meticoloso, cos sottile che sembrava trasparente, quando io s scorgeva controluce. Rivolgendosi a lui con il rispetto dovuto a un uomo ricco di esperienza e di erudizione, Cugel cerc di avere notizie sulla strada che portava ad Almeria, ma Garstang era piuttosto propenso a ritenere che si trattasse di una regione immaginaria. Cugel dichiar che le cose stavano diversamente. Almeria una regione che esiste nella realt: di questo posso garantire personalmente. Allora, la tua conoscenza molto pi profonda della mia, dichiar Garstang. Questo fiume l'Asc: la terra che si stende su questa riva Sudun, quella sulla sponda opposta, invece, Lelias. A sud sorge Erze Damath, dove sarebbe opportuno che ti recassi anche tu: poi, forse dovresti recarti ad ovest, attraverso il Deserto d'Argento e il Mare di Songan, e l potresti chiedere ulteriori informazioni. Far come tu mi consigli, rispose Cugel. Noi siamo tutti devoti Gilfigiti, e siamo diretti a Erze Damath, per il Rito Lustrale dell'Obelisco Nero, disse Garstang. Poich la strada passa attraverso terre deserte, ci siamo radunati in gruppo per difenderci meglio dagli erebi e dai gid. Se vuoi unirti al nostro gruppo, e condividere tanto i privilegi quanto le restrizioni, sarai il benvenuto. I privilegi sono evidenti, rispose Cugel. In quanto alle re-

strizioni, quali sono? Semplicemente obbedire ai comandi del capo, che sono io, e contribuire alle spese. Sono d'accordo senza riserve, esclam Cugel. Magnifico! Ci rimettiamo in marcia domattina all'alba. Garstang indic uno ad uno altri componenti del gruppo, che era composto di cinquantasette persone. Quello Vitz, l'oratore della nostra piccola schiera, e quello seduto l Casmyre, il teorico. L'uomo dai denti di ferro Arlo, e quello con il cappello azzurro e la fibbia d'argento Voynod, uno stregone di gran fama. Assenti da questa sala sono lo stimabile, anche se agnostico, Lodermulch, e l'indiscutibilmente devotissimo Subucule. Forse stanno cercando, in questo momento, di convincersi a vicenda. I due che stanno giocando a dadi sono Parso e Salanave. Quello laggi Haxt, e quello Cray. Garstang ne nomin parecchi altri, citando i loro attributi. Finalmente Cugel si scus, dichiarando di essere stanco per il viaggio, e si ritir in camera sua. Si distese sul letto e si addorment immediatamente. Verso le ore piccole il suo sonno, per, venne disturbato. Lodermulch, che aveva scavato il pavimento del capanno, e poi sotto al muro, era riuscito a liberarsi, ed era ritornato immediatamente nella locanda. Per prima cosa prov ad aprire la porta della camera di Cugel, il quale l'aveva chiusa accuratamente a chiave. Chi ? grid Cugel. Apri! Sono io, Lodermulch. Questa la camera dove voglio dormire! Neppure per idea, dichiar Cugel. Ho pagato una somma principesca per assicurarmi un letto, e sono stato persino costretto ad aspettare che il locandiere estromettesse il precedente inquilino. Adesso vattene: temo che tu sia ubriaco; se vuoi continuare a darti ai bagordi, vai a svegliare il cantiniere! Lodermulch si allontan, a passo pesante. Cugel ritorn a sdraiarsi. Poco dopo sent battere con forza alcuni colpi, poi ud il grido del locandiere, quando Lodermulch l'afferr per la barba. Alla fine, per, Lodermulch venne gettato fuori dalla locanda, gra-

zie agli sforzi congiunti del padrone, della moglie di questi, del facchino, dello sguattero e di altri; e allora, soddisfatto, Cugel ritorn a dormire. Prima dell'alba i pellegrini, insieme a Cugel, si alzarono e fecero colazione. Il locandiere sembrava piuttosto cupo e taciturno, ed era pieno di lividi, ma non fece domande a Cugel, il quale a sua volta non avvi certo la conversazione. Dopo colazione, i pellegrini si radunarono sulla strada, dove vennero raggiunti da Lodermulch, il quale aveva trascorso la notte camminando avanti e indietro sulla via. Garstang fece l'appello del gruppo, poi fece risuonare il suo fischietto. I pellegrini si misero in marcia, attraversarono il ponte, e si avviarono lungo la sponda sud dell'Asc, in direzione di Erze Damath.

2. La zattera
Per tre giorni i pellegrini proseguirono costeggiando l'Asc, e la notte dormirono dietro ad una barriera evocata dallo stregone Voynod, per mezzo di un cerchietto di schegge d'avorio: era una precauzione necessaria, perch al di l delle sbarre, visibili a malapena alla luce del fuoco, c'erano esseri ansiosi di unirsi a quella compagnia: Morti Vivi che supplicavano con voci sommesse, erebi che cambiavano continuamente posizione, un po' su quattro piedi, un po' su due, senza riuscire a mettersi comodi. Una volta un gid tent di scavalcare con un balzo la barriera; in un'altra occasione, tre hoon unirono i loro sforzi per svellere i pali: indietreggiavano, poi correvano avanti, per colpirli tra grugniti di fatica, mentre dall'interno della barriera i pellegrini li osservavano affascinati. Cugel si avvicin, tocc con un ramo fiammeggiante una delle figure che premeva contro i pali, e le strapp un urlo di furore. Un grande braccio grigio si insinu fulmineamente tra le sbarre: Cugel balz indietro, appena in tempo per salvarsi. La barriera resistette, e alla fine i tre immondi esseri incominciarono a litigare tra di loro e si allontanarono. La sera del terzo giorno, la comitiva arriv alla confluenza dell'Asc con un grande fiume dal corso lento, che Garstang

identific come Scamander. Vicino sorgeva una foresta di baldama, di pini e di querce altissime. Con l'aiuto di alcuni taglialegna locali vennero abbattuti parecchi alberi, che furono privati dei rami e trascinati vicino all'acqua: poi venne fabbricata una zattera. Quando tutti i pellegrini furono saliti a bordo, la zattera venne spinte con i pali nella corrente, e scivol a valle senza scosse e senza rumore. Per cinque giorni, la zattera avanz sull'ampio Scamander: qualche volta quasi non si scorgevano pi le rive, qualche altra si passava vicini alle canne che orlavano la sponda. Poich non avevano nulla di meglio da fare, i pellegrini intavolavano lunghissime dispute, e la diversit delle opinioni su ciascun argomento era veramente straordinaria. Molto spesso, la discussione verteva su arcani metafisici o sulle sottigliezze dei principi gilfigiti. Subucule, che era il pi devoto fra tutti i pellegrini, espose particolareggiatamente il suo credo. In sostanza, egli praticava la teosofia gilfigita ortodossa, secondo la quale Zo Zam, la divinit a otto teste, dopo avere creato il cosmo, si era tagliato l'alluce, che in seguito era diventato Gilfig, mentre le gocce di sangue si erano disperse ed avevano formato le otto razze dell'umanit. Roremaund, che era scettico, attacc quella dottrina. E chi ha creato il tuo ipotetico creatore? Un altro creatore? molto pi semplice presupporre soltanto il prodotto finale: in questo caso, un Sole che si spegne e una Terra morente! A questo punto, Subucule cit il Testo Gilfigita, in una confutazione schiacciante. Un tale, di nome Bluner, espose con fermezza il proprio credo. Egli sosteneva che il Sole era una cellula di una grande divinit, che aveva creato il cosmo in un processo analogo a quello della crescita di un 'lichene su di una roccia. Subucule considerava eccessivamente complicata quella tesi. Se il Sole fosse una cellula, quale verrebbe ad essere allora la natura della Terra? Quella di un animaletto che ne trae il nutrimento, rispose Bluner. Rapporti di questo genere si riscontrano spesso in natura, e non suscitano sbalordimento. E allora, che cos' che attacca il Sole? domand ironico Vitz.

Un altro animaletto simile alla Terra? Bluner incominci una esposizione dettagliata della sua dottrina, ma poco dopo venne interrotto da Pralixus, un uomo alto e magro dai penetranti occhi verdi. Ascoltate me: io so tutto: la mia dottrina di una semplicit estrema. Sono possibili condizioni in un numero immenso, e vi un numero anche pi grande di impossibilit. Il nostro cosmo una condizione possibile: esiste. Perch? Il tempo infinito, il che significa che prima o poi deve verificarsi ogni condizione possibile. Poich ci troviamo in questa particolare possibilit e non ne conosciamo altre, presumiamo di possedere la virt dell'unicit. In verit, qualsiasi universo possibile, prima o poi, ed esister non una volta soltanto, ma molte volte. Anch'io sono propenso a una dottrina simile, per quanto sia un devoto Gilfigita, dichiar Gasmyre, il teorico. La mia filosofia presuppone tutta una successione di creatori, ognuno dei quali di per se stesso assoluto. Per parafrasare il dotto Pralixus, se una divinit possibile, deve esistere! Soltanto le divinit impossibili non esistono! Zo Zam a otto teste che si tagli il Divino Alluce possibile, e perci esiste, come attestato dal Testo Gilfigita! Subucule sbatt le palpebre, apr la bocca per parlare, poi la richiuse. Roremaund, lo scettico, si volt per scrutare attento le acque dello Scamander. Garstang, che stava seduto un po' in disparte, ebbe un sorriso pensieroso. E tu, Cugel l'Astuto? Una volta tanto ti mostri reticente. Qual la tua convinzione? piuttosto confusa, ammise Gugel. Ho assimilato una quantit di punti di vista, tutti autorevoli a modo loro: dai sacerdoti del Tempio dei Teleologi; da un uccello stregato che estraeva messaggi da una cassetta; da un pio anacoreta che digiunava e che bevve una bottiglia di roseo elisir quando glielo offrii per scherzo. Le visioni che ne risultarono furono contraddittorie, ma di grande profondit: perci la mia concezione del mondo sincretista. Interessante, disse Garstang. Lodermulch, e tu che ne pensi? Ah, brontol Lodermulch. Guarda questo strappo nella mia

veste: non so spiegarmene la presenza! L'esistenza dell'universo mi rende ancora pi perplesso. Intervennero altri. Voynod, lo stregone, defin il cosmo conosciuto come l'ombra di una regione dominata dagli spettri, i quali a loro volta esistevano soltanto grazie alle energie psichiche degli uomini. Il devoto Subucule dichiar che quella concezione era contraria ai Protocolli di Gilfig. La discussione continu a lungo. Cugel e un altro paio di pellegrini, compreso Lodermulch, si annoiarono di quei discorsi e organizzarono un gioco d'azzardo, servendosi di dadi, di carte e di segnapunti. Le puntate, all'inizio puramente nominali, incominciarono a crescere. Lodermulch dapprima vinse qualcosa, poi ebbe perdite notevoli, mentre Cugel continuava a vincere una puntata dopo l'altra. Alla fine, Lodermulch lasci cadere i dadi, afferr il gomito di Cugel, lo scroll, e fece rotolare fuori dal polsino della sua giubba parecchi altri dadi. Benissimo! url Lodermulch. Che cos' questa storia? Mi sembrava di avere fiutato odore di bricconeria, e adesso ne ho la prova! Restituiscimi subito il mio denaro! Come puoi dire una cosa simile? ribatt Cugel. Quando mai hai dimostrato l'esistenza di un imbroglio? Porto addosso dei dadi... e con questo? Sono forse tenuto a gettare tutte le mie propriet nello Scamander, prima di prendere parte a un gioco? Tu stai infangando la mia reputazione! Non me ne importa nulla! ribad Lodermulch. Voglio soltanto la restituzione del mio denaro. Impossibile, disse Cugel. Nonostante tutte le tue scenate non hai dimostralo che io mi sia comportato in modo scorretto. Quali dimostrazioni? rugg Lodermulch. Ne occorrono forse altre? Guardate tutti questi dadi: sono tutti sghembi, qualcuno ha punteggi identici su tre facce, altri rotolano solo a fatica, tanto sono pesanti ad uno spigolo! Sono soltanto curiosit, spieg Cugel. Indic Voynod, lo stregone, che aveva osservato il gioco. Ecco un uomo che ha l'occhio acuto ed il cervello pronto: chiedete a lui se vi stata evidenza di qualche azione illecita. Nessuna evidenza, dichiar Voynod. Secondo me, Lodermulch ha formulato un'accusa avventata.

Garstang si fece avanti, e venne informato della controversia; quindi parl in tono saggio e conciliante. La fiducia un fattore essenziale in una compagnia come la nostra, costituita da buoni camerati, tutti devoti Gilfigiti. Non pu esservi questione di malizia o d'inganno! Senza dubbio, Lodermulch, tu hai giudicato male il nostro amico Cugel! Lodermulch fece udire una risata rabbiosa. Se questa condotta caratteristica dei devoti, stata una vera fortuna, per me, non essermi imbarcato con gente comune! E dopo questa osservazione, si port in un angolo della zattera, dove si sedette fissando Cugel con un'espressione di minaccia e di odio. Garstang scosse il capo, sconsolato. Temo che Lodermulch si sia offeso. Forse, Cugel, se per spirito di amicizia gli restituissi il suo oro... Cugel rifiut con molta fermezza. una questione di principio. Lodermulch ha attaccato il mio bene pi prezioso, cio il mio onore. Il tuo senso dell'onore lodevole, disse Garstang, e Lodermulch si comportato con scarso tatto. Tuttavia, in nome del cameratismo... No? Bene, non posso contraddirti. Ehm... ehm. Ci sono sempre piccoli fastidi che ci turbano. E si allontan, scrollando il capo. Cugel raccolse le sue vincite, insieme ai dadi che Lodermulch gli aveva fatto cadere dalla manica. Uno spiacevole incidente, disse a Voynod. Questo Lodermulch una vera seccatura! Ha offeso tutti: vedi, tutti quanti hanno abbandonato il gioco. Forse perch tutto il denaro ormai in tuo possesso, sugger Voynod. Cugel esamin le sue vincite con aria sorpresa. Non avrei mai sospettato che fossero cos sostanziose! Forse tu vorrai avere la bont di accettare questa somma, per risparmiarmi la fatica di portarla? Voynod accett, ed una parte delle vincite cambi di mano. Non molto tempo dopo, mentre la zattera continuava a scendere placidamente il fiume, il Sole ebbe una pulsazione allarmante. Una pellicola purpurea si form sulla sua superficie, come una brunitura, e poi si dissolse. Alcuni dei pellegrini pre-

sero a correre avanti e indietro, sconvolti. Il Sole si oscura! gridarono. Preparatevi al gelo! Garstang, tuttavia, alz una mano in un gesto rassicurante. Calma, calma! Il peggio passato, il Sole ritornato come prima! Pensate! Riflettete! ingiunse Subucule, con estremo fervore. Credete forse che Gilfig permetterebbe un simile cataclisma proprio mentre noi stiamo viaggiando per recarci ad una sacra cerimonia all'Obelisco Nero? Gli altri si acquietarono, bench ciascuno avesse un'interpretazione personale dell'evento. Vitz, l'oratore, scopr un'analogia con l'offuscamento della vista, che poteva venire guarito sbattendo vigorosamente le palpebre. Voynod dichiar: Se tutto andr bene ad Erze Damath, mi ripropongo di dedicare i quattro prossimi anni della mia vita ad un piano per restituire vigore al Sole! Lodermulch si limit a formulare un apprezzamento offensivo: dichiar che non gli importava niente anche se il Sole si fosse oscurato e se i pellegrini fossero stati costretti a cercare a tentoni la strada per recarsi a partecipare ai Riti Lustrali. Ma il Sole continu a risplendere come prima. La zattera scivolava sulla corrente del grande Scamander, le cui sponde, adesso, erano cos basse e prive di vegetazione da apparire come lontane linee scure. Il giorno pass e il Sole sembr discendere nel fiume stesso, proiettando un grande bagliore marrone, che gradualmente divenne opaco e si spense mentre l'astro scompariva. Nel crepuscolo venne acceso un fuoco, attorno al quale i pellegrini si raccolsero per consumare il loro pasto serale. Vi fu una discussione sull'allarmante fenomeno solare, alla quale seguirono parecchie speculazioni escatologiche. Subucule lasciava a Gilfig ogni responsabilit per vita, morte, passato e futuro. Haxt, tuttavia, dichiar che si sarebbe sentito pi tranquillo se in precedenza Gilfig si fosse dimostrato pi abile nella gestione dell'universo. Per un po', la conversazione fu piuttosto accesa. Subucule accusava Haxt di superficialit mentre Haxt ribatteva servendosi di espressioni come crudelt e umiliazione e devozione cieca. Garstang intervenne per fare notare che non tutti i fatti erano noti, al momento, e che i Riti Lustrali

all'Obelisco Nero avrebbero potuto chiarire la situazione. La mattina seguente venne avvistato, a valle dalla zattera, un grande sbarramento: una fila di robusti pali ostruiva la navigazione del fiume. Soltanto in un dato punto era possibile passare, ma anche quell'apertura era sbarrata da una pesante catena di ferro. I pellegrini lasciarono che la zattera giungesse vicina a quel passaggio, poi gettarono la pietra che fungeva da ancora. Da una capanna vicina usc uno zelota, dai capelli lunghi e dalla figura magrissima; indossava una tunica nera sbrindellata e impugnava un bastone di ferro. Corse lungo lo sbarramento e guard con aria minacciosa coloro che erano a bordo della zattera. Tornate indietro! Tornate indietro! grid. Il passaggio del fiume sotto il mio controllo, e io non permetto a nessuno di transitare! Garstang si fece avanti. Imploro la tua indulgenza! Siamo una comitiva di pellegrini, diretti ai Riti Lustrali di Erze Damath. Se necessario, pagheremo un pedaggio per passare questo sbarramento, bench confidiamo che tu sarai tanto generoso da rinunciarvi. Lo zelota lanci una rauca risata, e agit il bastone di ferro. Il mio pedaggio deve venire pagato! Chiedo la vita del pi malvagio di tutti voi... a meno che uno di voi non possa dimostrare la sua virt a mia soddisfazione! E, con le gambe piantate larghe, la tunica nera che svolazzava nel vento, rest a guardare minacciosamente la zattera. Tra i pellegrini corse un fremito di disagio, e tutti si guardarono furtivamente a vicenda. Vi fu un mormorio, che subito divent una confusione di affermazioni e di vanterie. Finalmente si distinsero i toni striduli della voce di Casmyre. Non posso essere certo io il pi malvagio! La mia vita stata improntata alla clemenza e all'austerit, e nei giochi d'azzardo ho ignorato un vantaggio ignobile. Un altro grid: Io sono ancora pi virtuoso, e mangio soltanto legumi morti, per timore di togliere la vita a qualche essere vivente! Un altro: Io sono anche pi scrupoloso, perch mi nutro esclusivamente dei gusci secchi di quei legumi, e di corteccia caduta dagli alberi, per timore di distruggere anche la vita ve-

getale. Un altro: Il mio stomaco rifiuta le sostanze vegetali, ma io mi attengo agli stessi nobili ideali, e permetto che dalle mie labbra passi soltanto la carne delle carogne. Un altro ancora: Una volta ho attraversato a nuoto un lago di fuoco, per informare una vecchia che la calamit da lei temuta probabilmente non si sarebbe verificata. Cugel dichiar: la mia vita stata di incessante umilt, e sono incrollabile nella mia devozione alla giustizia e all'equit, anche se ci mi porta a soffrire i pi grandi dolori. Voynod non fu meno incrollabile: Io sono uno stregone, vero, ma impiego le mie arti esclusivamente per alleviare le sofferenze del mio prossimo. Poi fu il turno di Garstang. La mia virt la quintessenza di tutte le virt, poich distillata dall'erudizione di intere epoche. Come potrei non essere virtuoso? Sono inaccessibile alle comuni passioni dell'umanit. Alla fine avevano parlato tutti, ad eccezione di Lodermulch, il quale stava in disparte, con un sogghigno agro dipinto sul volto. Voynod gli punt contro un dito. Parla, Lodermulch! Dimostra la tua virt, altrimenti verrai giudicato il pi malvagio tra lutti noi, e di conseguenza dovrai rinunciare alla vita! Lodermulch rise. Si volt di scatto e spicc un grande balzo, giungendo sino all'estremit pi vicina dello sbarramento. Scavalc il parapetto, sguain la spada e minacci lo zelota. Noi siamo tutti egualmente malvagi, al pari di te, che pretendi di imporre questa condizione assurda. Abbassa la catena, o preparati ad affrontare la mia spada. Lo zelota alz le braccia al cielo. La mia condizione stata esaudita. Tu, Lodermulch, hai dimostrato la tua virt. La zattera pu proseguire. Inoltre, poich tu adoperi la spada in difesa dell'onore, io ti dono questo unguento, che spalmato sulla tua lama le permetter di tagliare l'acciaio e la pietra come se fossero burro. Andate, dunque, e possiate tutti trarre profitto dalle Devozioni Lustrali! Lodermulch accett l'unguento e ritorn a bordo della zattera. La catena venne abbassata e la zattera scivol placidamen-

te al di l dello sbarramento, senza incontrare ostacoli. Garstang si avvicin a Lodermulch per esprimergli una misurata approvazione per il suo gesto; ma aggiunse un ammonimento. In questo caso un atto impulsivo, anzi quasi insubordinato, ha portato un beneficio per tutti. Ma se si presentasse, in futuro, una circostanza analoga, farai bene a consigliarti con altri di provata sagacia: me, Casmyre, Voynod o Subucule. Lodermulch grugn, indifferente. Come vuoi, purch questo indugio non mi causi inconvenienti personali. E Garstang dovette accontentarsi di quella vaga promessa. Gli altri pellegrini sbirciarono Lodermulch con aria insoddisfatta, e si fecero da parte; Lodermulch rimase solo, e sedette sulla parte anteriore della zattera. Venne il pomeriggio, quindi il tramonto, la sera e la notte: e quando arriv finalmente il martino, ci si accorse che Lodermulch era scomparso. La perplessit fu grandissima. Garstang s'inform, ma nessuno fu in grado di chiarire quel mistero, e non fu possibile neppure mettersi d'accordo sulle possibili cause della scomparsa. Fatto piuttosto strano, la sparizione dell'impopolare Lodermulch non valse a riportare l'allegria e il cameratismo che in precedenza avevano regnato nella comitiva. Ogni pellegrino sedeva triste in silenzio, lanciando occhiate a destra ed a sinistra; non vi furono pi giochi, n discussioni filosofiche, e quando Garstang annunci che Erze Damath si trovava ormai a un solo giorno di viaggio, non suscit molto entusiasmo. 3. Erze Damath L'ultima sera trascorsa a bordo della zattera fece risorgere una parvenza dell'antico cameratismo. Vitz, l'oratore, esegu un certo numero di esercizi vocali e Cugel si esib in una danza caprioleggiante, tipica dei pescatori d'aragoste di Kauchique, presso i quali aveva trascorso la giovinezza. A sua volta, Voynod esegu alcune semplici metamorfosi, poi mostr un

anellino d'argento. Fece un cenno ad Hart. Toccalo con la lingua, premilo contro la fronte, poi guarda attraverso l'anello. Vedo una processione! esclam Haxt. Uomini e donne, a centinaia e centinaia, che sfilano davanti a me. In testa procedono mio padre e mia madre, e poi i miei nonni... ma gli altri, chi sono? I tuoi antenati, dichiar Voynod. Ciascuno con il suo costume caratteristico, fino all'omuncolo primordiale dal quale siamo discesi tutti noi. Si fece restituire l'anello, frug nella borsa e ne trasse una gemma opaca, azzurra e verde. Guardate, ora: butto questa gemma nello Scamander! E scagli la pietra fuori bordo. La pietra vortic scintillando nell'aria e piomb nell'acqua scura. Ora, mi basta tendere la mano, e la gemma ritorna! Ed effettivamente, mentre la comitiva stava a guardare, un lampo umido attravers la luce irradiata dal fuoco, e la gemma si pos sul palmo della mano di Voynod. Con questa gemma, un uomo non deve mai temere la miseria. vero che non ha un grande valore, ma pu essere venduta ripetutamente... Che altro posso mostrarvi? Forse questo piccolo amuleto. Francamente, un talismano erotico, e suscita un'intensa emozione nella persona verso la quale diretto il suo potere. Bisogna andare molto cauti nel servirsene; e per la verit, ho qui un corollario indispensabile: un periapto a forma di testa d'ariete, confezionato per ordine dell'imperatore Dalmasmius il Tenero, affinch non gli accadesse di offendere la sensibilit delle sue diecimila concubine... Che altro posso mostrarvi? Ecco qui: la mia bacchetta, che salda istantaneamente qualunque oggetto a qualunque altro. La tengo accuratamente inguainata, per non saldare inavvertitamente i calzoni alle natiche e la borsa alle dita... Ah, ecco! Un corno dotato di poteri singolari. Se lo si spinge nella bocca di un cadavere, causa il proferimento di venti parole finali. Inserito nell'orecchio del cadavere, permette di trasmettere informazioni nel cervello privo di vita... E qui che cosa abbiamo? S, davvero: un piccolo oggetto che mi ha dato molto piacere! E Voynod mostr una bambola che si esib in una declamazione eroica, cant una canzone piuttosto salace e si impegn in un battibecco spiritoso con

Cugel, il quale stava rannicchiato in prima fila e osservava ogni cosa con la massima attenzione. Finalmente Voynod si stanc, ed uno dopo l'altro i pellegrini si addormentarono. Cugel rest sveglio, con le mani intrecciate dietro la testa, a guardare le stelle ed a pensare alla collezione di Voynod; era inaspettatamente ricca di strumenti e di oggetti taumaturgici. Quando si fu assicurato che tutti dormissero, si alz in piedi e and a studiare attentamente Voynod. La borsa era chiusa a chiave, stretta sotto il braccio dello stregone, proprio come Cugel aveva previsto. Allora entr nella piccola dispensa dove venivano tenute le provviste, prese una certa quantit di lardo, alla quale mescol della farina bianca per ottenere una specie di unguento. Con un pezzo di carta pesante confezion una scatoletta e la riemp di unguento. Poi ritorn al suo posto e si sdrai per dormire. La mattina seguente fece in modo che Voynod, come per caso, lo vedesse ungere la lama della sua spada con quell'impasto. Immediatamente, Voynod assunse un'espressione inorridita. Non pu essere! Sono sbalordito! Ahim, povero Lodermulch! Cugel gli fece cenno di tacere. Che cosa stai dicendo? brontol. Io sto semplicemente proteggendo la mia spada dalla ruggine Voynod scosse il capo con inesorabile decisione. tutto chiarissimo! Per amore del guadagno, tu hai assassinato Lodermulch! Non ho altra scelta se non informare gli acchiappaladri di Erze Damath! Cugel fece un gesto implorante. Non essere cos precipitoso! Tu hai frainteso ogni cosa: io sono innocente! Voynod, un uomo alto e cupo dagli occhi cerchiati di viola, il mento lungo e la fronte spaziosa e corrugata, alz una mano. Non mai stato nelle mie abitudini tollerare l'omicidio. Il principio dell'equit deve venire applicato anche in questo caso, ed necessaria una compensazione rigorosa. Come minimo, il malfattore non deve mai ricavare profitto dalla sua azione! Stai alludendo all'unguento? si inform delicatamente Cugel.

Precisamente, disse Voynod. il meno che possa richiedere la giustizia. Tu sei un uomo molto severo, esclam angosciato Cugel. Non ho altra scelta se non sottomettermi al tuo giudizio. Voynod tese la mano. Dammi l'unguento, dunque, e poich sei chiaramente sconvolto dal rimorso, non parler pi della cosa. Cugel sporse le labbra, con aria meditabonda. E cos sia. Ho gi unto la mia spada. Perci sacrificher quanto rimane ancora dell'unguento in cambio del tuo talismano erotico, completo di corollario, insieme agli altri talismani minori Ho sentito bene? tempest Voynod. La tua presunzione trascende ogni umana comprensione! I miei oggetti magici hanno un valore inestimabile! Cugel alz le spalle. Questo unguento, a sua volta, non affatto un articolo che si trovi comunemente in commercio. Dopo una lunga disputa, Cugel cedette l'unguento in cambio di un tubo che proiettava un concentrato azzurro a una distanza di cinquanta passi, pi un rotolo in cui erano elencate diciotto fasi del Ciclo Laganetico: e dovette accontentarsi di quegli oggetti. Poco dopo, le prime rovine di Erze Damath apparvero sulla sponda occidentale dello Scamander: erano ville antiche, ora crollate e abbandonate in mezzo a giardini coperti di erbacce. I pellegrini si servirono dei pali per dirigere la zattera verso la riva. In distanza apparve la punta dell'Obelisco Nero, e a quella vista tutti lanciarono grida di gioia. La zattera avanz obliquamente attraverso lo Scamander, e poco dopo venne ad attraccare ad uno dei vecchi e malconci moli del porto. I pellegrini si precipitarono a terra, e si raccolsero attorno a Garstang, il quale tenne un discorsetto. con immensa soddisfazione che mi ritrovo, ora, libero dalle mie responsabilit. Guardate! Ecco la citt santa dove Gilfig annunci il Dogma Gneustico! Dove egli sferz Kazue e denunci Enxis la Strega! Non impossibile che i suoi santi piedi abbiano calpestato proprio questo suolo! Garstang indico la terra con un gesto drammatico e i pellegrini, abbassando lo

sguardo, strascicarono inquieti le scarpe. In ogni caso, siamo giunti qui, e ognuno di noi deve provare letizia e sollievo. Il viaggio stato tedioso e non privo di pericoli. Siamo partiti in cinquantanove dalla Valle di Pholgus. Bamish e Randol sono stati presi dagli orti al Campo di Sagma; presso il ponte sull'Asc, Cugel si unito a noi; sullo Scamander abbiamo perduto Lodermulch. Ora siamo cinquantasette, tutti buoni compagni, provati e fedeli, ed molto triste separarci e sciogliere la nostra compagnia, che ricorderemo per sempre! Tra due giorni avranno inizio i Riti Lustrali. Siamo arrivati in tempo. Coloro che non hanno sprecato tutti i loro fondi nel gioco d'azzardo, e a questo punto Garstang lanci un'occhiata tagliente in direzione di Cugel, possono cercarsi comode locande per alloggiare. Quelli ridotti in miseria dovranno arrangiarsi nel modo migliore. Il nostro viaggio terminato: ora ci separiamo e andiamo ciascuno per proprio conto, anche se ci ritroveremo tutti, necessariamente, tra due giorni, all'Obelisco Nero. Arrivederci! I pellegrini si dispersero: alcuni si avviarono lungo la riva dello Scamander verso una vicina locanda, altri si incamminarono invece verso la citt. Cugel si avvicin a Voynod. Non conosco questa regione, come tu ben sai; forse puoi consigliarmi una locanda comoda e a buon prezzo. Davvero, disse Voynod. Sono diretto appunto verso una locanda che presenta le caratteristiche alle quali hai alluso: l'Osteria del Vecchio Impero di Dastric, che occupa un antico palazzo. Se le condizioni non sono mutate, vi troveremo lusso sontuoso e vivande squisite a prezzo ragionevole. Quella prospettiva suscit l'approvazione di Cugel; i due si avviarono lungo i viali di Erze Damath, passando davanti a gruppi di casette di stucco, poi attraversarono una zona in cui non vi erano edifici, e in cui i viali formavano una specie di scacchiera vuota; quindi entrarono in un quartiere di grandi palazzi ancora abitati, che sorgevano tra ricchi giardini. Gli abitanti di Erze Damath erano abbastanza belli, anche se di colorito pi scuro di quelli di Almeria. Gli uomini vestivano esclusivamente di nero: calzoni aderenti e panciotti ornati di pompon neri; le donne erano splendide nei loro abiti gialli, ros-

si, arancione e magenta, e le loro pantofole scintillavano di lustrini arancione e neri. L'azzurro e il verde erano colori molto rari, poich erano considerali di malaugurio, e il violetto rappresentava la morte. Le donne ostentavano alte piume sulle acconciature, mentre gli uomini portavano sul capo dischi neri: la sommit del capo spuntava da un foro centrale. Sembrava che fosse di gran moda un balsamo resinoso, e tutti coloro che Cugel incontr esalavano aromi di aloe o di mirra o di carcinto. Nel complesso, gli abitanti di Erze Damath apparivano non meno raffinati di quelli di Kauchique, e molto pi vivaci degli apatici cittadini di Azenomei. Davanti a Cugel apparve l'Osteria del Vecchio Impero di Dastric, non lontana dall'Obelisco Nero. Con grande dispiacere di Cugel e di Voynod, non vi erano posti liberi, e il portiere si rifiut di lasciarli entrare. I Riti Lustrali hanno attirato una grande quantit di devoti, spieg l'uomo. Sarete gi fortunati se riuscirete a procurarvi un alloggio qualsiasi. E infatti fu cos; Cugel e Voynod andarono da una locanda all'altra, ma ogni volta vennero respinti. Finalmente, alla periferia occidentale della citt, proprio sul limitare del Deserto d'Argento, vennero accolti in una grande taverna dall'aspetto piuttosto disdicevole: la Locanda della Lampada Verde. Fino a dieci minuti fa, non avrei potuto darvi alloggio, dichiar il padrone. Ma gli acchiappaladri hanno portato via due tizi che erano alloggiati qui, dicendo che erano ladri e grassatori famigerati. Spero che non siano tutti cos, i vostri clienti, insinu Voynod. E chi lo sa? rispose il locandiere. Il mio compito consiste nel fornire cibo e bevande e alloggio, nient'altro. Anche i ruffiani e i delinquenti devono mangiare, bere e dormire, non meno dei sapienti e degli zeloti. Dalla mia porta sono passati individui di tutti i generi e, in fondo, che cosa so di voi? Stava scendendo il crepuscolo e, senza indugio, Cugel e Voynod si fermarono alla Lampada Verde. Dopo essersi rinfrescati, si recarono nella sala comune per la cena. La sala era molto ampia: le travi erano annerite del tempo, il pavimento

era di piastrelle marrone scuro, e c'erano vari pilastri e colonne di legno malconcio, che reggevano ciascuno una lampada. La clientela era molto varia, come aveva fatto capire il locandiere: si notavano almeno una dozzina di costumi e di carnagioni diverse. Uomini del deserto, sottili come serpenti, che indossavano camici di pelle, stavano seduti da un lato; dall'altro c'erano quattro individui dalle facce bianche e dai capelli rossi e serici acconciati a nodo, che non dicevano mai una parola. Lungo un banco, in fondo alla sala, sedevano alcuni bravacci che indossavano calzoni marroni, cappe nere e berretti di pelle; ciascuno portava una gemma sferica appesa all'orecchio con una catena d'oro. Cugel e Voynod consumarono un pasto di discreta qualit, bench servito un po' sbrigativamente, poi restarono seduti a bere vino e a stabilire il modo di trascorrere la serata. Voynod decise di provare le grida appassionate e le frenesie devote che intendeva esibire ai Riti Lustrali. Allora Cugel lo supplic di prestargli il talismano della stimolazione erotica. Le donne di Erze Damath sono cos belle, e con l'aiuto del talismano potr conoscere meglio le loro qualit! Neppure per idea, disse Voynod, stringendosi al fianco la borsa. E non necessario che spieghi le ragioni del mio diniego, Cugel fece una smorfia irritata. Voynod era un uomo le cui grandiose concezioni personali apparivano particolarmente bizzarre e spiacevoli, dato il suo aspetto malsano, sparuto e cupo. Voynod vuot il suo boccale, con una frugalit meticolosa che Cugel giudic ancora pi irritante, e si alz in piedi. Ora mi ritirer in camera mia. Mentre si voltava, un bravaccio che attraversava barcollando la sala lo urt. Voynod lanci un'imprecazione acrimoniosa, che il bravaccio decise di non ignorare. Come osi parlarmi in questo modo! esclam. Sguaina la spada e difenditi, oppure ti taglier il naso! E il bravaccio impugn la sua lama. Come vuoi, disse Voynod. Un momento soltanto. Strizzando l'occhio a Cugel, spalm la spada con l'unguento, poi si rivolse al bravaccio. Preparati a morire, amico mio! E spicc un

grande balzo in avanti. Il bravaccio, che aveva notato i preparativi dello stregone e si era reso conto di trovarsi di fronte a qualche manifestazione magica, rest immobile, in preda al terrore. Con un grandioso affondo, Voynod lo pass da parte a parte, e poi pul la lama con il berretto del bravaccio. I compagni dell'ucciso, che stavano seduti al banco, a quella vista scattarono in piedi, ma si fermarono non appena Voynod, con la massima calma, si gir verso di loro. State in guardia, galletti da letamaio! Avete visto il fato del vostro compagno! morto a causa del potere della mia spada magica, che di metallo inesorabile e taglia acciaio e pietra come fossero burro. Guardate! E Voynod sferr un fendente contro una colonna. La lama colp una grappa di ferro, e and a pezzi. Voynod rest sbalordito, ma i compagni del bravaccio avanzarono. Dov' la lama magica? Le nostre lame sono di comune acciaio, ma colpiscono a fondo! In un attimo, Voynod fu fatto a pezzi. Poi i bravacci si rivolsero a Cugel. E tu? Vuoi dividere la sorte del tuo compagno? Neppure per idea! dichiar Cugel. Quest'uomo era soltanto il mio servitore, e portava la mia borsa. Il vero mago sono io: osservate questo tubo! Proietter un concentrato azzurro contro il primo che oser minacciarmi! I bravacci alzarono le spalle e si allontanarono. Cugel si impadron della borsa di Voynod, poi fece un gesto per chiamare il locandiere. Abbi la cortesia di far portare fuori questi cadaveri. Poi servimi un altro boccale di vino alle spezie. E il conto del tuo compagno? domand irritato il locandiere. Lo regoler io, non temere. I cadaveri vennero portati via. Cugel bevve un ultimo boccale di vino, poi si ritir in camera sua, e sparse sulla tavola il contenuto della borsa di Voynod. Il denaro and nel suo borsellino; i talismani, gli amuleti e gli strumenti li ripose nella propria borsa; e gett via l'unguento. Poi, soddisfatto dell'andamento della giornata, si distese sul letto e poco dopo si addorment. Il giorno seguente, Cugel gir per la citt, e sal sulla pi alta delle otto colline. Il panorama che si stendeva davanti al suo

sguardo era nello stesso tempo squallido e magnifico. A destra e a sinistra si snodava il grande Scamander. I viali della citt delimitavano i grandi riquadri di rovine, le distese vuote, le capanne di stucco dei poveri e i palazzi dei ricchi. Erze Damarli era la citt pi grande che Cugel avesse mai visto, molto pi grande delle citt di Almeria e di Ascolais, bench ormai fosse ridotta in gran parte ad un mucchio di rovine desolate. Poi Cugel ritorn in centro, e cerc il chiosco di un geografo professionista; dopo avere pagato l'onorario chiese qual era la strada pi sicura e pi rapida per Almeria. Il saggio non diede una risposta affrettata o avventata, e tir fuori carte ed elenchi. Dopo avere riflettuto profondamente, disse a Cugel: Ascolta il mio consiglio. Segui lo Scamander a nord, fino all'Asc, poi segui il corso di questo fiume, fino a quando incontri un ponte a sei pilastri. Poi volgi la faccia verso nord, attraversa le Montagne di Magnatz, e ti troverai di fronte alla foresta che viene chiamata la Grande Erm. Prosegui verso occidente, attraverso la foresta, e avvicinati alle rive del Mare Settentrionale. L devi costruirti una barca e affidarti alla forza del vento e delle correnti. Se per caso dovessi giungere alla Terra delle Mura che Crollano, allora ti sar relativamente facile raggiungere Almeria, proseguendo verso sud. Cugel fece un gesto d'impazienza. Ma questa, in sostanza, la strada che ho percorso per venire qui. Non ce ne sono altre? Per la verit ce n' una. Un uomo sventato potrebbe arrischiarsi ad attraversare il Deserto d'Argento; poi troverebbe il Mare di Songan, oltre al quale si stendono le terre desolate che confinano con l'Almeria Orientale. Benissimo, dunque: mi sembra fattibile. Come posso attraversare il Deserto d'Argento? Ci sono delle carovane? E per quale scopo? Non c' nessuno per comprare le merci che potrebbero venire trasportate in questo modo... soltanto banditi che preferiscono rubare tutto. Per intimidirli necessaria almeno una forza di quaranta uomini. Cugel lasci il chiosco. In una taverna poco lontano bevve una fiasca di vino e riflett sul modo migliore per radunare una forza di quaranta uomini. I pellegrini, naturalmente, erano cinquantasei... no, cinquantacinque, dopo la morte di Voynod.

Una simile comitiva sarebbe andata benissimo... Cugel bevve altro vino e continu a riflettere. Alla fine pag il conto e si diresse verso l'Obelisco Nero. Forse Obelisco era una definizione errata, perch in realt si trattava di una grande zanna di compatta pietra nera che si levava ad un'altezza di cento piedi sopra la citt. Alla base erano state scolpite cinque statue, ognuna delle quali era rivolta in una direzione diversa: ognuna rappresentava il Primo Adepto di qualche setta particolare. Gilfig era rivolto verso sud; le sue quattro mani reggevano altrettanti simboli, i suoi piedi erano posati sui colli di supplici estasiati, con le dita allungate e rivolte verso l'alto, per indicare eleganza e delicatezza. Cugel and a informarsi da un accolito che stava l accanto. Chi il Capo Gerarca dell'Obelisco Nero, e dove posso trovarlo? il Precursore Hulm, disse l'accolito e indic uno splendido edificio nei pressi. Potrai trovarlo in quel palazzo incrostato di gemme. Cugel si diresse verso l'edificio indicato e, dopo molte insistenze veementi, venne introdotto alla presenza del Precursore Hulm, un uomo di mezza et, piuttosto massiccio, dalla faccia rotonda. Cugel rivolse ufi gesto al sottogerofante che lo aveva condotto fin l con una certa riluttanza. Va': il mio messaggio riservato al solo Precursore. Il Precursore fece un cenno, e il gerofante se ne and. Cugel si tese in avanti. Posso parlare senza timore di essere ascoltato da orecchie indiscrete? S. Innanzi tutto, sappi che io sono un potente stregone. Guarda: un tubo che proietta concentrato azzurro! Ed ecco qui un rotolo che elenca diciotto fasi del Ciclo Laganetico! E questo strumento: un corno che permette ai morti di parlare e, usato in altro modo, consente di trasmettere informazioni al cervello di un cadavere! E possiedo molte altre meraviglie! Veramente interessante, mormor il Precursore. La mia seconda rivelazione questa: un tempo ho servito come mescolatore d'incenso al Tempio dei Teleologi, in una terra lontana, dove ho appreso che ciascuna delle sacre imma-

gini era costruita in modo che i sacerdoti, in caso di necessit, potessero compiere atti che apparissero compiuti dalla divinit stessa. E perch non dovrebbe essere cos? chiese benevolmente il Precursore. La divinit, poich controlla tutti gli aspetti dell'esistenza, induce i sacerdoti e compiere tali atti. Cugel assent. Perci ho ragione di ritenere che le immagini scolpite nell'Obelisco Nero siano piuttosto simili? Il Precursore sorrise. A quale delle cinque ti riferisci, precisamente? Precisamente all'immagine di Gilfig. Gli occhi del Precursore si velarono, mentre rifletteva. Cugel indic i vari talismani e strumenti. In cambio di un certo servizio, io doner a questa sacra istituzione alcuni di questi oggetti. Di quale servizio si tratta? Cugel forn una spiegazione particolareggiata, e il Precursore annu pensieroso. Benissimo, se mi darai una dimostrazione del potere dei tuoi oggetti magici. Cugel obbed. E sono tutti qui? Con una certa riluttanza, Cugel mostr lo stimolatore erotico e spieg la funzione del talismano complementare. Il Precursore annu, questa volta vivacemente. Credo che potremo metterci d'accordo: tutto sia fatto come desidera l'onnipotente Gilfig. Allora siamo intesi? Siamo intesi! La mattina seguente la schiera dei cinquantacinque pellegrini si radun davanti all'Obelisco Nero. Si prostrarono davanti all'immagine di Gilfig, e si prepararono ad eseguire le loro devozioni. All'improvviso, gli occhi della statua lanciarono fiamme e la bocca si apr. Pellegrini! risuon una voce bronzea. Andate ed eseguite il mio comando! Dovete recarvi al di l del Deserto d'Argento, fin sulla spiaggia del Mare di Songan! L troverete un tempio, davanti al quale dovete prostrarvi. Andate! Attraversate il De-

serto d'Argento, in tutta fretta! La voce tacque. Garstang parl, tremante. Ti abbiamo udito, o Gilfig, e ti obbediamo! In quel momento, Cugel avanz con un balzo. Anch'io ho udito questo prodigio! Anch'io far questo viaggio! Venite, andiamo! Non tanta fretta, disse Garstang. Non possiamo andare saltando e balzando come dervisci. Avremo bisogno di provviste e di bestie da soma. E per questo sono necessari i fondi. Chi disposto a versarli? Io offro duecento terci! E io sessanta terci, tutta la mia ricchezza! Io ho perduto novanta terci giocando d'azzardo con Cugel, e possiedo solo quaranta terci, che metto a disposizione. La serie delle offerte continu, e persino Cugel vers sessantacinque terci al fondo comune. Bene, disse Garstang. Domani provveder a tutto e dopodomani, se tutto va bene, lasceremo Erze Damath, passando dalla Vecchia Porta occidentale! 4. Il Deserto d'Argento e il Mare di Songan La mattina seguente Garstang, con l'aiuto di Cugel e di Casmyre, and a procurarsi l'attrezzatura e l'equipaggiamento necessario. Venne detto loro di rivolgersi ad un vicino recinto, situato in una delle zone vuote tra i viali della citt vecchia. Un muro di mattoni di fango e di frammenti di pietre scolpite circondava un'ampia zona, dalla quale uscivano suoni di ogni genere: grida, richiami, urla cavernose, ringhi gutturali, latrati, strilli e ruggiti, e un forte odore composito di ammoniaca, di foraggio, di letami d'una dozzina di generi diversi, di carne vecchia, in cui predominava un sentore acre. Varcando un portale, i viaggiatori entrarono in un ufficio che si affacciava sul cortile centrale, dove recinti, gabbie e palizzate custodivano bestie di una variet tanto grande da sbalordire persino Cugel. Il proprietario si fece avanti: era un uomo alto, dalla pelle gialla, pieno di cicatrici e privo del naso e di un orecchio. Por-

tava una veste di pelle grigia, stretta alla cintura, e un alto cappello conico nero, dai lunghi copriorecchie. Garstang espose il motivo della visita. Siamo pellegrini e dobbiamo attraversare il Deserto d'Argento. Siamo pi di cinquanta, e abbiamo bisogno di bestie da soma: prevediamo che il viaggio durer venti giorni all'andata e venti al ritorno, e prevediamo di fermarci cinque giorni per le nostre devozioni: che queste informazioni ti servano da guida. Naturalmente vogliamo solo le bestie pi robuste, pi laboriose e pi docili. Tutto questo va benissimo, disse il proprietario, ma il prezzo del noleggio identico al prezzo di vendita, perci tanto vale che vi assicuriate il massimo beneficio dal vostro denaro, sotto forma del pieno titolo di propriet sulle bestie che verranno comprese nella transazione. E il prezzo? chiese Gasmyre. Il prezzo dipende dalla scelta: ogni bestia ha un valore diverso, naturalmente. Garstang, che aveva osservato gli animali, scosse il capo, malinconico. Confesso di essere molto perplesso. Ogni bestia di una specie diversa, e nessuna sembra rientrare in una categoria ben definita. Il proprietario riconobbe che le cose stavano effettivamente cos. Se non vi dispiace ascoltare, posso spiegarvi tutto. una storia molto affascinante, e vi aiuter molto a tenere a bada le bestie. Allora per noi sar doppiamente utile ascoltarti, disse gentilmente Garstang, sebbene Cugel facesse gesti d'impazienza. Il proprietario si avvicin ad uno scaffale e ne trasse un volume in-folio rilegato in pelle. In un eone passato, il Re Pazzo Kutt ordin di creare un serraglio quale non si era mai visto prima, per il suo diletto e per la meraviglia di tutto il mondo. Il suo stregone, Follinense, produsse quindi un gruppo di bestie e di teratoidi assolutamente unici, combinando le pi strane qualit di plasma: e il risultato quello che vedete. E il serraglio durato per tanto tempo? domand Garstang, in tono stupito.

Per la verit, no. Non rimane nulla del Re Pazzo Kutt, ad eccezione della leggenda e di un registro dello stregone Follinense. Batt la mano sull'in-folio rilegato in pelle. Il registro descrive la sua bizzarra sistemologia. Per esempio... E apr il volume. Ecco... uhmmm... qui c' una precisazione, un po' meno esplicita delle altre, in cui Follinense analizza i semiuomini: poco pi di una breve serie di appunti: Gid: ibrido di uomo, gargoyle, whorl, insetto saltante; Morto Vivo: sciacallo, basilisco, uomo. Erebo: orso, uomo, ramarro, dmone. Leucomorfo: sconosciuto. Orri: uomo, pipistrello, hoon modificato. Bazilo: felinodoro, uomo (vespa?). Casmyre batt le mani sbalordito. E fu Follinense a creare tutti questi esseri, con grande svantaggio per l'umanit? Sicuramente no, dichiar Garstang. Sembra soprattutto un esercizio di oziosa meditazione. Due volte Follinense ammette di non essere certo: nei riguardi del Leucomorfo e del Bazilo. Questa anche la mia opinione, nel caso in esame, afferm il proprietario, bench altrove si mostri meno dubbioso. E in che modo gli esseri che vediamo, dunque, hanno a che fare con il serraglio? chiese Casmyre. Il proprietario alz le spalle. Un altro degli scherzi del Re Pazzo. Liber tutta la sua raccolta di bestie nelle campagne, creando gravi inconvenienti per tutti. Gli esseri, dotati di fecondit eclettica, diventarono tutti pi o meno bizzarri, e adesso si aggirano in gran numero nella Piana di Oparona e nella Foresta di Blanwalt. E allora, noi che dobbiamo fare? domand Cugel. Vogliamo animali da soma, docili e frugali, e non mostri o curiosit, per quanto edificanti. Certi animali del mio vastissimo assortimento rispondono alle vostre esigenze, rispose con dignit il proprietario. Ma il loro prezzo molto alto. D'altra parte, per un solo tercio potete avere un essere dal lungo collo, dal ventre gonfio e dalla voracit sorprendente. Il prezzo attraente, disse Cugel, in tono di rammarico. Purtroppo, abbiamo bisogno di bestie che trasportino viveri e

acqua attraverso il Deserto d'Argento. In questo caso dovremo essere pi accurati. Il proprietario prese a studiare i suoi animali. Quella bestia alta, a due gambe, laggi, forse meno feroce di quanto sembri... Alla fine venne fatta una selezione di quindici bestie, e venne pattuito il prezzo. Il proprietario port gli animali al cancello. Garstang, Cugel e Casmyre ne presero possesso e guidarono le quindici creature malamente assortite, a passo tranquillo, attraverso le strade di Erze Damath, verso la Porta Occidentale. Qui Cugel venne lasciato a custodirle, mentre Garstang e Casmyre andavano ad acquistare provviste ed altri oggetti indispensabili. Verso sera i preparativi vennero completati e il mattino seguente, quando i primi raggi purpurei del Sole colpirono l'Obelisco Nero, i pellegrini si avviarono. Le bestie trasportavano panieri di cibo e otri pieni d'acqua; i pellegrini indossavano tutti scarpe nuove e cappelli a larghe tese. Garstang non era riuscito a ingaggiare una guida, ma aveva acquistato una carta dal geografo, che per indicava soltanto un piccolo cerchio con la scritta Erze Damath, ed un'area pi vasta con la leggenda Mare di Songan. A Cugel venne dato l'incarico di condurre una delle bestie, un essere a dodici gambe lungo sei metri, con una minuscola testa da bambino che sogghignava stupidamente e una fitta pelliccia leonina. Quel compito riusc piuttosto sgradevole a Cugel, perch la bestia gli soffiava sul collo un alito puzzolente, e molte volte gli si avvicinava tanto da procedere alle sue calcagna. Dei cinquantasette pellegrini che erano sbarcati dalla zattera, quarantanove partirono diretti al tempio sulle rive del Mare di Songan, e quasi subito il numero scese a quarantotto. Un certo Tokharin, che si era appartato per soddisfare un bisogno naturale, venne punto da un scorpione mostruoso, e corse verso nord a grandi balzi, lanciando urla selvagge, fino a quando scomparve all'orizzonte. Quel giorno trascorse senza altri incidenti. Il deserto era una asciutta distesa grigia, cosparsa di selci, dove cresceva soltanto l'erba-di-ferro. A sud c'era una catena di colline basse, e Cugel ebbe l'impressione di scorgere uno o due figure, ritte immobili lungo la cresta. Al tramonto la carovana si ferm; e

Cugel, ricordando i banditi che a quanto si diceva infestavano quella zona, convinse Garstang a mettere due uomini di sentinella: Lippelt e Mirch-Masen. La mattina dopo i due erano spariti senza lasciare traccia, ed i pellegrini rimasero sconvolti e allarmati. Si radunarono in gruppo, nervosamente, a scrutare in tutte le direzioni. Il deserto si stendeva piatto e tetro nella luce cupa e bassa dell'alba. A sud vi erano alcune colline, e soltanto le loro sommit piatte apparivano illuminate; altrove, il territorio si stendeva piatto fino all'orizzonte. Alla fine la carovana si rimise in marcia, e ormai erano soltanto quarantasei. Cugel, come il giorno precedente, dovette occuparsi della lunga bestia a dodici zampe, che adesso aveva preso l'abitudine di premere la faccia sogghignante contro le scapole del suo conducente. Il giorno pass senza incidenti: vennero percorse leghe e leghe. In testa procedeva Garstang, con un bastone, poi Vitz e Casmyre, seguiti da parecchi altri. Venivano poi le bestie da soma, ciascuna con la sua sagoma particolare: una bassa e sinuosa, un'altra alta e biforcata, dalla conformazione quasi umana, a parte la testa, che era piccola e schiacciata come il guscio di un granchio ferro-di-cavallo. Un'altra, dal dorso convesso, sembrava balzare e saltellare sulle sei gambe rigide; un'altra sembrava un cavallo rivestito di piume bianche. Dietro alle bestie da soma venivano gli altri pellegrini: Bluner era l'ultimo, in armonia con l'esagerata umilt che lo caratterizzava. Quella sera, quando si accamparono, Cugel tir fuori dalla borsa la barriera estensibile, che un tempo era stata di Voynod, e chiuse tutta la comitiva in un robusto recinto. Il giorno seguente i pellegrini attraversarono una catena di basse montagne, dove furono attaccati dai banditi. Ma doveva essere soltanto una scaramuccia esplorativa, e l'unico ferito fu Haxt, che aveva ricevuto un colpo al calcagno. Due ore dopo si verific un incidente assai pi grave. Mentre passavano sotto un pendio, un macigno si stacc, rotol addosso alla carovana e uccise una delle bestie da soma, Andle l'Evangelico Funambolo e Roremaund lo Scettico. Durante la notte, poi, Haxt mor, evidentemente avvelenato dall'arma che lo aveva ferito. Seri in volto, i pellegrini si rimisero in cammino e quasi subi-

to caddero in un'imboscata dei banditi. Per fortuna i pellegrini stavano in guardia, e i banditi vennero messi in fuga dopo aver perduto una dozzina di uomini, mentre i pellegrini avevano perduto soltanto Cray e Magasthen. Adesso, molti brontolavano e lanciavano lunghe occhiate verso est, in direzione di Erze Damath. Garstang rianim gli spiriti depressi con un discorsetto: Noi siamo Gilfigiti: Gilfig ha parlato! Sulle rive del Mare di Songan cercheremo il sacro Tempio! Gilfig la saggezza e la misericordia: coloro che cadono al suo servizio vengono immediatamente trasportati nella paradisiaca Gamamere! Pellegrini! A occidente! Riprendendo coraggio, la carovana si rimise in marcia, e la giornata trascorse senza altri incidenti. Durante la notte, tuttavia, tre delle bestie da soma si liberarono dei guinzagli e fuggirono, e Garstang fu costretto ad annunciare una riduzione delle razioni. Durante la marcia del settimo giorno, Thilfox mangi una manciata di bacche velenose e mor tra spasimi atroci; allora suo fratello Vite, l'oratore, fu colto da un attacco di follia furiosa e cominci a correre lungo la fila delle bestie da soma, bestemmiando Gilfig e sventrando con il coltello le vesciche che contenevano l'acqua, fino a quando Cugel riusc ad ucciderlo. Due giorni dopo, quella schiera sparuta arriv ad una fonte. Nonostante gli avvertimenti di Garstang, Salanave e Arlo si gettarono a quattro zampe e bevvero a grandi sorsate. Quasi subito si strinsero il ventre, vomitarono, soffocati, con le labbra divenute del colore della sabbia, e in pochi istanti morirono. Una settimana dopo, quindici uomini e quattro bestie da soma giunsero su di un'altura e videro le acque placide del Mare di Songan. Cugel era sopravvissuto, come erano sopravvissuti Garstang, Casmyre e Subucule. Davanti a loro si stendeva una palude, alimentata da un fiumicello. Cugel controll l'acqua con l'amuleto che gli era stato dato da Iucounu, e dichiar che era bevibile. Tutti bevvero a saziet, mangiarono canne convertite in una sostanza nutriente anche se insipida dallo stesso amuleto, e poi si addormentarono. Cugel, svegliato da un presentimento di pericolo, balz in

piedi all'improvviso, e not che le canne si agitavano lievemente. Svegli i suoi compagni, e tutti impugnarono le armi: ma qualunque cosa fosse stata a muovere le canne dovette spaventarsi e si allontan. Era met pomeriggio; i pellegrini scesero sulla spiaggia desolata per valutare la situazione. Guardarono a nord e a sud, ma non videro traccia del tempio. Qualcuno perse la calma: vi fu una lite che Garstang riusc a sedare solo grazie alla sua estrema capacit di persuasione. Poi Baldi, che si era allontanato di un breve tratto lungo la spiaggia, ritorn, in preda ad una viva eccitazione. Un villaggio! Tutti si avviarono, speranzosi e impazienti, ma il villaggio, quando i pellegrini si avvicinarono, si rivel per una ben povera cosa: un gruppetto di capanne di canne abitato da uominilucertola che snudarono i denti e agitarono furiosamente le robuste code azzurre in segno di diffidenza. I pellegrini procedettero lungo la spiaggia e sedettero sulle dune, a guardare la bassa risacca del Mare di Songan. Garstang, fragile e piegato dalle privazioni subite, fu il primo a parlare. Cerc di infondere nella sua voce un tono di gaiezza. Siamo arrivati, abbiamo trionfato sul terribile Deserto d'Argento! ora dobbiamo soltanto trovare il tempio e compiere le nostre devozioni: poi potremo ritornare a Erze Damath, ad un futuro di sicura beatitudine! Benissimo, brontol Baldi, ma dove possiamo trovare il tempio? A destra e a sinistra, la spiaggia egualmente squallida! Dobbiamo avere fede in Gilfig che ci guida! dichiar Subucule. Raschi una freccia su di un pezzo di legno, e la tocc con il suo nastro sacro. Gilfig, o Gilfig! esclam. Guidaci tu al tempio! Ecco, io lancio questa freccia, che ci indicher la direzione! Scagli la freccia nell'aria che ricadde, rivolta verso il sud. a sud che dobbiamo andare! grid Garstang. A sud! Verso il tempio! Ma Baldi e alcuni altri rifiutarono di entusiasmarsi. Non vi accorgete che stiamo per morire di sfinimento? Secondo me Gilfig avrebbe dovuto guidare i nostri passi verso il tempio, invece di abbandonarci all'incertezza! Gilfig ci ha veramente guidati! rispose Subucule. Non hai

visto la direzione della freccia? Balch emise una risata di gracchiante sarcasmo. Qualunque stecco buttato in aria deve ricadere, e pu indicare tanto sud quanto nord. Subucule indietreggi, inorridito. Tu bestemmi Gilfig! Per niente: non sono sicuro che Gilfig abbia udito la tua richiesta: o forse non gli hai lasciato il tempo sufficiente per reagire. Lancia la freccia per cento volte: se ogni volta punter verso sud, mi affretter a marciare anch'io verso sud! Benissimo, disse Subucule. Invoc nuovamente Gilfig e lanci la freccia, ma quando quella ricadde al suolo, la sua punta indicava il nord. Balch non disse nulla. Subucule sbatt le palpebre, poi divent rosso in volto. Gilfig non ha tempo per questi giochetti, disse. Ci ha indicato la strada una volta, e lo ha ritenuto sufficiente. Non ne sono convinto, disse Balch. Anch'io. Anch'io. Garstang alz le braccia, implorante. Siamo arrivati fin qui; abbiamo faticato insieme, ci siamo rallegrati insieme, abbiamo combattuto (e sofferto insieme... non abbandoniamoci alla dissidenza proprio ora! Balch e gli altri si limitarono a scrollare le spalle. Non ci avventureremo cos ciecamente verso sud. E che cosa farete, allora? Andrete a nord? O ritornerete ad Erze Damath? Erze Damath? Senza viveri e con quattro sole bestie da soma? Bah! Allora dirigiamoci verso sud, alla ricerca del tempio. Balch torn a scrollare ostinatamente le spalle, e a quel gesto Subucule si incoller. E cos sia! Coloro che vogliono venire a sud da questa parte, quelli che stanno con Balch da quella! Garstang, Casmyre e Cugel si schierarono con Subucule; gli altri rimasero con Balch: erano undici, e incominciarono a bisbigliare tra loro, mentre i quattro fedeli pellegrini osservavano, in preda ad una certa apprensione.

Poi gli undici balzarono in piedi. Addio. Dove andate? chiese Garstang. Non ha importanza. Cercate pure il vostro tempio, se ci tenete; noi ce ne andiamo per i fatti nostri. Con il pi secco degli addii si diressero al villaggio degli uomini-lucertola, dove massacrarono tutti i maschi, limarono i denti delle femmine, le vestirono di abiti di foglie di canna e si installarono come signori del villaggio. Garstang, Subucule, Casmyre e Cugel, nel frattempo, si erano diretti a sud seguendo la costa. Al cader della notte si accamparono e cenarono con molluschi e granchi. La mattina dopo scoprirono che le quattro bestie da soma che ancora rimanevano erano scappate, e che ormai erano rimasti soli. la volont di Gilfig, disse Subucule. Non ci resta altro che trovare il tempio e morire! Coraggio, mormor Garstang. Non dobbiamo abbandonarci alla disperazione! E che altro ci resta? Rivedremo mai la Valle di Pholgus? E chi lo sa? Per prima cosa, dobbiamo compiere le nostre devozioni al tempio. Proseguirono; marciarono per tutto il resto della giornata. Al cader della notte erano troppo stanchi per fare qualcosa di pi che gettarsi sulla sabbia della spiaggia. Il mare si stendeva davanti a loro, piatto come una tavola, cos calmo che il Sole calante vi rifletteva soltanto la propria immagine esatta, anzich stendervi sopra una scia luminosa. Ancora una volta 'molluschi e granchi costituirono la magra cena, poi i pellegrini superstiti si distesero per dormire. Poco dopo le prime ore della notte, Cugel fu svegliato da un suono di musica. Si riscosse, e guard verso l'acqua: scopr che era apparsa una citt spettrale. Torri agili salivano al cielo, illuminate da punti scintillanti di luce bianca che salivano e scendevano e si muovevano avanti e indietro. Sulle passeggiate si muovevano folle di individui gai, che indossavano abiti chiari e luminosi e soffiavano in corni dal suono delicato. Una chiatta carica di cuscini di seta, mossa da un'enorme vela color fiordaliso, pass lentamente oltre. Le lampade fissate a prua e a poppa illuminavano il ponte affollato di gente che si diverti-

va: alcuni cantavano e suonavano il liuto, altri bevevano. Cugel prov un desiderio quasi doloroso di condividere la loro gioia. Si sollev faticosamente in ginocchio e chiam. Coloro che si stavano divertendo deposero gli strumenti e lo fissarono, ma ormai la chiatta era passata oltre, trascinata dalla grande vela azzurra. Poi la citt tremol e svan, lasciando soltanto il buio cielo notturno. Cugel guard la notte: la gola gli doleva di un'angoscia che non aveva mai conosciuto prima di quel momento. Con sua grande sorpresa, si trov ritto sulla battigia. Accanto a lui c'erano Subucule, Garstang e Casmyre. Si scrutarono reciprocamente attraverso l'oscurit, ma non si scambiarono neppure una parola. Ritornarono tutti verso la parte pi alta della spiaggia, dove poco dopo si riaddormentarono sulla sabbia. Per tutto il giorno seguente la conversazione fu ridotta al minimo; anzi, i quattro superstiti si evitavano, come se ciascuno desiderasse rimanere solo con i propri pensieri. Di tanto in tanto, l'uno o l'altro guardava di malavoglia verso il sud, ma nessuno sembrava deciso a lasciare quel luogo, nessuno parl di partenza. Il giorno trascorse mentre i pellegrini riposavano in preda ad un mezzo torpore. Venne il tramonto, e poi la notte, ma nessuno cerc di dormire. A sera, inoltre, la citt fantasma ricomparve, e quella notte si stava svolgendo una grande festa. Fuochi d'artificio meravigliosamente complessi fiorivano nel cielo: trine, reti, girandole rosse e verdi e azzurre e argentee. Lungo la passeggiata sfil un corteo, con fanciulle-fantasma vestite di abiti iridescenti, musici-fantasma in ampie vesti rosse e arancione, e arlecdrinifantasma caprioleggianti. Per ore ed ore il rumore della baldoria alit sul mare, e Cugel si avanz fino a quando l'acqua gli arriv al ginocchio, e rimase a guardare finch la festa non si acquiet e la citt scomparve. Quando si volt gli altri lo seguirono, risalendo il pendio della spiaggia. Il giorno seguente erano tutti debolissimi per la fame e per la sete. Con voce gracchiante, Cugel mormor che era necessario proseguire. Garstang annu e disse, in tono rauco: Al tempio di Gilfig! Subucule annu a sua volta. Le sue guance, un tempo gras-

socce, erano incavate; i suoi occhi opachi e velati. S, gemette. Abbiamo riposato. Ora dobbiamo andare! Casmyre approv, stordito. Al tempio! Ma nessuno si mosse per avviarsi verso sud. Cugel vag sulla spiaggia e si sedette per aspettare che scendesse la sera. Guardando sulla destra, vide uno scheletro umano in una posa non dissimile dalla sua. Con un brivido, si volse verso sinistra, e l c'era un secondo scheletro, corroso dal tempo e dalle stagioni, e pi oltre ve ne era un terzo, ridotto a un mucchio d'ossa. Cugel si alz in piedi e corse vacillando per raggiungere gli altri. Presto! grid. Finch ce ne resta ancora la forza! A sud! Venite, prima che ci tocchi di morire come coloro le cui ossa giacciono lass! S, s, mormor Garstang. Al tempio. E si sollev in piedi, pesantemente. Venite! grid agli altri. Andiamo a sud! Subuoule si rialz, ma Casmyre, dopo un debole tentativo, ricadde. Io resto qui, disse. Quando arriverete al tempio, intercedete per me presso Gilfig: spiegategli che l'incantesimo ha vinto la forza del mio corpo. Garstang avrebbe voluto rimanere a supplicarlo, ma Cugel gli indic il Sole che stava tramontando. Se attendiamo l'oscurit, siamo perduti! Domani le nostre forze si saranno esaurite! Subucule prese Garstang per il braccio. Dobbiamo andarcene prima di notte, mormor. Garstang rivolse un'ultima supplica a Casmyre. Mio amico e compagno, raduna le tue forze. Siamo venuti insieme dalla lontana Valle di Pholgus, abbiamo disceso con la zattera lo Scamander, e abbiamo attraversato lo spaventoso deserto! Dobbiamo dunque separarci prima di aver raggiunto il tempio? Vieni al tempio! gracid Cugel. Ma Casmyre distolse il viso. Cugel e Subucule trascinarono via Garstang, sulle cui guance avvizzite scorrevano le lacrime; procedettero barcollando verso sud, lungo la spiaggia, disto-

gliendo lo sguardo dalla liscia superficie del mare. Il vecchio Sole tramont, sollevando un ventaglio di colore. Un gruppo di nuvolette altissime e disperse splendevano gialle su di uno strano cielo color bronzo. Apparve la citt, e non era mai sembrata tanto magnifica, con le guglie che rifrangevano la luce del tramonto. Lungo la passeggiata camminavano giovani e fanciulle dai capelli ornati di fiori, e qualche volta si soffermavano a guardare i tre che procedevano lungo la spiaggia. Il tramonto svan: la citt si accese di luci bianche, e la musica venne a refoli sull'acqua. Per molto tempo segu i tre pellegrini, e finalmente svan e mor in lontananza. Il mare si stendeva nero a occidente, e rifletteva gli ultimi scintillii purpurei ed arancione. Poco dopo i pellegrini trovarono un fiumicello d'acqua dolce, vicino al quale crescevano bacche e prugne selvatiche; si fermarono per passarvi la notte. La mattina dopo, Cugel prese un pesce con una trappola e cattur alcuni granchi lungo la spiaggia. Rafforzati, i tre proseguirono verso sud, cercando sempre ansiosamente con lo sguardo il tempio, che ormai Cugel quasi si aspettava di vedere, tanto era intenso il sentimento di Garstang e di Subucule. Invece, via via che i giorni passavano, fu proprio il devoto Subucule che incominci a disperare, a mettere in dubbio la sincerit dell'ordine di Gilfig, a discutere le virt essenziali dello stesso Gilfig. Che cosa si guadagnato con questo terribile pellegrinaggio? Gilfig dubita forse della nostra devozione? Certamente ci siamo dimostrati buoni fedeli recandoci a presenziare i Riti Lustrali: perch ci ha mandati tanto lontano? Le vie di Gilfig sono imperscrutabili, disse Garstang. Siamo arrivati fin qui, ed ora dobbiamo continuare a cercare! Subucule si ferm di colpo e si volt a guardare nella direzione dalla quale erano venuti. Ecco la mia proposta. Erigiamo, in questo punto, un altare di pietra, che diverr il nostro tempio: poi celebriamo un rito. In questo modo avremo esaudito il volere di Gilfig, e potremo rivolgere nuovamente il volto verso il nord, verso il villaggio dove risiedono i nostri compagni. L, con un po' di fortuna, potremo ricatturare le nostre bestie da soma, provvederci di provviste, e avviarci attraverso il deserto: forse riusciremo a

ritornare a Erze Damath. Garstang esit. La tua proposta indubbiamente degna di attenzione. Tuttavia... Una barca! grid Cugel. Indic il mare, dove a mezza lega dalla riva galleggiava una barca da pesca, spinta da una vela quadrata che pendeva da un albero altissimo. La barca pass davanti ad un promontorio che sorgeva una lega pi a sud dal punto in cui si trovavano i pellegrini, e Cugel indic un villaggio sulla riva. Magnifico! dichiar Garstang. Pu darsi che gli abitanti siano Gilfigiti, e che in quel villaggio sorga il tempio! Proseguiamo! possibile che la conoscenza dei nostri sacri testi sia gittata cos lontano? La nostra parola d'ordine sar 'prudenza', dichiar Cugel. Dobbiamo effettuare una ricognizione con grande cura. Guid i compagni attraverso una foresta di tamerici e di larici, fino a un punto dal quale potevano guardare il villaggio che 'giaceva ai loro piedi. Le capanne erano costruite rozzamente con pietre nere, e ospitavano una popolazione dall'aspetto feroce. Ciocche di ispidi capelli neri incorniciavano le facce rotonde color argilla; ispide setole nere crescevano come spalline sulle loro spalle. Dalle bocche dei maschi e delle femmine sporgevano zanne affilate, e tutti parlavano in duri, aspri suoni ringhianti. Cugel, Garstang e Subucule arretrarono con estrema prudenza e, nascosti tra gli alberi, discussero a bassa voce. Questa volta, Garstang era scoraggiato, e pensava che non ci fosse pi nulla da sperare. Sono esausto, spiritualmente e non solo fisicamente. Forse morir qui. Subucule guard verso il nord. Io ritorno, per tentare la sorte nei Deserto d'Argento. Se tutto andr bene, ritorner a Erze Damath, o addirittura alla Valle di Pholgus. Garstang si rivolse a Cugel. E tu che farai, visto che il tempio di Gilfig introvabile? Cugel indic un molo al quale era attraccato un certo numero di barche.

La mia destinazione Almeria, al di l del Mare di Songan. Mi ripropongo di requisire una barca e di fare vela verso occidente. Allora ti dico addio, fece Subucule. Garstang, tu vieni con me? Garstang scosse il capo. troppo lontano. Morirei sicuramente nel deserto. Attraverser il mare insieme a Cugel e porter la Parola di Gilfig alle genti di Almeria. Allora, addio anche a te, disse Subucule. Poi si volt in fretta, per nascondere l'emozione che gli traspariva sul volto, e si avvi verso nord. Cugel e Garstang seguirono con lo sguardo la figura che rimpiccioliva in distanza, fino a quando scomparve. Poi si volsero a studiare il molo. Garstang aveva diversi dubbi. Le barche mi sembrano robuste e in grado di attraversare il mare, ma 'requisire' significa 'rubare': un'azione specificamente proibita da Gilfig. Non esiste la minima difficolt, disse Gugel. Metter delle monete d'oro sul molo, per un valore corrispondente a quello della barca. Garstang acconsent, ancora incerto. E il cibo e l'acqua? Dopo esserci procurati la barca, procederemo lungo la costa, fino a quando potremo trovare provviste: allora navigheremo verso occidente. Garstang approv, e insieme incominciarono ad esaminare le barche, confrontandole tra loro. La scelta definitiva cadde su una robusta imbarcazione lunga dieci o dodici passi, ampia e con una piccola cabina. Al crepuscolo, scesero furtivamente sul molo. Tutto era silenzio; i pescatori erano ritornati al villaggio. Garstang sal a bordo della barca e rifer che era in perfetto ordine. Cugel incominci a staccare gli ormeggi, e proprio in quel momento dall'estremit del molo venne un grido selvaggio, e una dozzina di robusti individui si fecero avanti a passo deciso. Siamo perduti! grid Cugel. Fuggi, se vuoi salvarti, o meglio, gettati in acqua! Impossibile! dichiar Garstang. Se dobbiamo morire, mori-

r con tutta la dignit di cui sono capace! E sal sul molo. Io pochi attimi si trovarono circondati da una folla di individui di ogni et, attirati da quel frastuono. Uno degli anziani del villaggio 'li interrog con voce severa. Che cosa fate qui? Perch vi aggirate furtivamente sul nostro molo, e vi preparate a rubare una barca? Per una ragione semplicissima, disse Cugel. Vogliamo attraversare il mare. Cosa? rugg l'anziano. Com' possibile? La barca non contiene n viveri n acqua, ed attrezzata in modo insufficiente. Perch non vi siete rivolti a noi e non ci avete rivelato le vostre esigenze? Cugel sbatt le palpebre e scambi un'occhiata con Garstang. Poi alz le spalle. Sar sincero. Il vostro aspetto ci ha spaventati tanto che non abbiamo osato. Quell'osservazione suscit divertimento e sorpresa tra la folla. Il portavoce disse: Siamo molto perplessi: ti prego di spiegarti meglio. Benissimo, disse Cugel. Posso essere assolutamente sincero? Certamente! Certe caratteristiche del vostro aspetto ci appaiono terribili e barbariche: le vostre zanne sporgenti, la criniera nera che circonda le vostre facce, i suoni cacofonici della vostra parlata... tanto per citare qualche esempio. Gli abitanti del villaggio risero, increduli. Che sciocchezza! gridarono. I nostri denti sono lunghi affinch possiamo dilaniare i pesci di cui ci nutriamo. Portiamo i capelli cos per tener lontano un insetto molto fastidioso, e poich siamo tutti un po' sordi, possibile che abbiamo la tendenza a urlare. Ma siamo essenzialmente un popolo mite e gentile. Esattamente, disse l'anziano. E per dimostrarvi che questo vero, domani caricheremo di provviste la nostra barca migliore e vi lasceremo partire con i nostri auguri. Questa notte ci sar una festa in vostro onore! Ecco un villaggio in cui regna la vera santit, dichiar Garstang. Non siete per caso adoratori di Gilfig?

No. Noi ci prostriamo davanti al dio-pesce Yob, il quale risulta efficiente quanto qualsiasi altro. Ma venite, saliamo al villaggio. Dobbiamo fare i preparativi per la festa. Salirono una scala intagliata nella roccia del promontorio, che port ad uno spiazzo illuminato da una dozzina di torce fiammeggianti. L'anziano indic una baracca che aveva l'aria pi comoda delle altre. Ecco dove passare la notte: io riposer altrove. Garstang si lasci nuovamente indurre ad elogiare la benevolenza dei pescatori, e l'anziano chin il capo. Noi cerchiamo di raggiungere un'unit spirituale. Anzi, simboleggiamo questo ideale nel piatto principale dei nostri banchetti cerimoniali. Si volt e batt le mani. Prepariamoci! Un grande calderone venne appeso ad un treppiede: vennero portati un ceppo e una mannaia, e ciascuno degli abitanti del villaggio, sfilando davanti al ceppo, si tagli un dito e lo gett nel grande paiolo. L'anziano spieg: Con questo semplice rito, al quale naturalmente siete invitati a prendere parte anche voi, noi dimostriamo la nostra eredit comune e la nostra reciproca dipendenza. Venite, mettiamoci in fila. E Cugel e Garstang non ebbero altra scelta che di tagliarsi un dito e gettarlo nel calderone insieme agli altri. La festa continu per buona parte della notte. La mattina dopo, gli abitanti del villaggio mantennero la promessa. Venne scelta una imbarcazione particolarmente robusta e maneggevole, che fu caricata di provviste, compresi gli avanzi del banchetto della notte precedente. Gli abitanti si raccolsero sul molo. Cugel e Garstang espressero la loro gratitudine, poi Cugel iss la vela e Garstang stacc gli ormeggi. Il vento gonfi la vela e l'imbarcazione si mosse sul Mare di Songan. Poco a poco, la spiaggia si fuse con la foschia della lontananza, e i due rimasero soli, cinti da ogni parte dal nero luccichio metallico dell'acqua. Venne il meriggio, e la barca continu a muoversi in quella desolazione elementare: acqua sotto, aria al di sopra, silenzio in tutte le direzioni. Il pomeriggio fu lungo e torpido, irreale come un sogno; e la malinconica grandiosit del tramonto venne seguita da un crepuscolo del colore del vino annacquato.

Il vento sembr rinfrescare, e per tutta la notte vennero spinti verso occidente. All'alba il vento cadde e, con le vele che penzolavano oziose, Cugel e Garstang dormirono. Il ciclo si ripet per otto volte. Al mattino del nono giorno si vide, a prua, una bassa costa. Verso la met del pomeriggio, i due guidarono la barca attraverso una dolce risacca, in direzione di un'ampia spiaggia bianca. Allora questa Almeria? domand Garstang. Credo di s, rispose Cugel. Ma non saprei esattamente quale zona sia questa. Azonomei pu trovarsi a nord, a ovest o a sud. Se quella foresta laggi la stessa che copre l'Almeria Orientale, faremo bene ad aggirarla, perch ha una pessima reputazione. Garstang indic la spiaggia. Guarda: un altro villaggio. Se i suoi abitanti sono simili a quelli dell'altra sponda, ci aiuteranno sicuramente. Vieni, esponiamo le nostre esigenze. Cugel esit. Sarebbe pi opportuno effettuare una ricognizione, come l'altro volta. E a quale scopo? chiese Garstang. L'altra volta ci siamo ingannati, e ci siamo resi ridicoli. Si avvi per primo lungo la spiaggia, in direzione del villaggio. Nell'avvicinarsi poterono vedere gli abitanti che si muovevano sulla piazza centrale: erano individui aggraziati, dai capelli d'oro, che parlavano tra loro con voci dolci come una musica. Garstang avanz lietamente, aspettandosi un'accoglienza ancora pi espansiva di quella che aveva ricevuta sull'altra sponda: ma gli abitanti del villaggio accorsero e li catturarono con le reti. Perch fate questo? grid Garstang. Siamo stranieri, e non abbiamo intenzione di farvi del male! Voi siete stranieri: appunto, parl il pi alto degli abitanti del villaggio. Noi adoriamo quel dio inesorabile che conosciuto con il nome di Dangott. Gli stranieri sono automaticamente eretici, e li gettiamo in pasto alle scimmie sacre. Incominciarono a trascinare Cugel e Garstang sui sassi acuminati della spiaggia, mentre i bellissimi bambini del villaggio danzavano allegramente tutto intorno.

Cugel riusc ad estrarre il tubo che aveva ottenuto da Voynod e lanci il concentrato azzurro contro gli abitanti del villaggio. Sconvolti, quelli caddero al suolo e Cugel riusc a districarsi dalla rete. Sguainando la spada, balz avanti per liberare anche Garstang, ma ormai i loro avversari si erano gi ripresi. Cugel si serv nuovamente del tubo, e gli abitanti del villaggio fuggirono, sbigottiti e doloranti. Vai, Cugel! disse Garstang. Io sono vecchio, ho poca vitalit. Dattela a gambe: cerca di salvarti, con i miei migliori auguri. Questo sarebbe normalmente il mio impulso, riconobbe Cugel. Ma costoro hanno suscitato in me una generosa follia: perci liberati dalla rete: ci ritireremo insieme. Ancora una volta semin il panico con la proiezione azzurra, mentre Garstang si liberava: poi, insieme, i due si misero a correre lungo la spiaggia. Gli abitanti del villaggio li inseguirono con gli arpioni. Il primo colpo trafisse la schiena di Garstang, che cadde senza un lamento. Cugel si volt di colpo e punt il tubo, ma l'incantesimo si era esaurito, e apparve soltanto una limpida essudazione. Gli abitanti del villaggio alzarono le braccia per scagliare una seconda raffica di arpioni; Cugel grid una maledizione, schiv i colpi, e gli arpioni andarono a piantarsi nella sabbia della spiaggia. Cugel agit il pugno ancora una volta, poi si lanci in una corsa folle e si rifugi nella foresta.

VI LA GROTTA NELLA FORESTA Cugel procedeva attraverso la Vecchia Foresta, con passi furtivi, soffermandosi spesso per ascoltare, nel caso sentisse un fuscello che si spezzava, un passo smorzato o addirittura l'esalazione di un respiro. La sua prudenza, sebbene rallentasse la marcia, non era n teorica n priva di praticit: altri vagavano nella foresta con ansie e bramosie in netto contrasto con le sue. Una sera, al crepuscolo, aveva dovuto fuggire davanti a un paio di Morti Vivi; un'altra volta s'era fermato appena in tempo sul limitare di uno spiazzo dove stava un leucomorfo; da allora Cugel era diventato pi diffidente e furtivo che mai; passava da un albero all'altro, sbirciando ed ascoltando, sfrecciando fulmineo negli spazi aperti con un'andatura stranamente delicata, come se il contatto con il suolo gli facesse male ai piedi. Verso la met del pomeriggio giunse in una piccola radura umida circondata da mandouar neri, alti e solenni come monaci incappucciati. Qualche raggio rossiccio che scendeva obliquamente nello slargo illuminava un unico albero contorto di cotogno, al quale era appesa una striscia di pergamena. Tenendosi al riparo delle ombre, Cugel studi a lungo la radura, poi avanz e prese la pergamena. Il messaggio era scritto a lettere contorte:

Zaraides il Saggio fa un'offerta generosa! Chi trova questo messaggio pu chiedere e ottenere un'ora di consultazione assolutamente gratuita. In una collinetta vicina si apre una grotta : il Saggio si trova l dentro.
Gugel studi la pergamena, perplesso. C'era un grosso problema: perch mai Zaraides doveva dispensare la sua saggezza con tanta munificenza? Ben di rado ci che veniva promesso come gratuito lo era veramente: in un modo o nell'altro, la

Legge dell'Equit doveva prevalere. Se Zaraides offriva consiglio, escludendo la possibilit di un altruismo assoluto, si aspettava certamente qualcosa in cambio; come minimo, un incremento della stima che provava per se stesso, oppure la conoscenza di eventi lontani, oppure un'attenzione educata mentre lui declamava qualche ode, o qualcosa del genere. Cugel rilesse il messaggio, e il suo scetticismo aument. Avrebbe gettato via la pergamena, se non avesse avuto un autentico, urgente bisogno d'informazioni: in particolare, notizie sulla strada pi sicura per giungere alla dimora di Iucounu, e un metodo infallibile per ridurre all'impotenza il Mago Ridente. Cugel si 'guard in giro, cercando la collinetta alla quale alludeva Zaraides. Al ci l della radura, il terreno sembrava salire; e alzando gli occhi, Cugel not rami nodosi e fogliame fitto, pi in su, come se un certo numero di daobado crescesse su di un'altura. Con la massima cautela, Cugel procedette attraverso la foresta, e all'improvviso venne fermato da una grande roccia grigia coronata da alberi e da liane: senza dubbio era la collinetta in questione. Cugel si ferm, tormentandosi il mento e scoprendo i denti in una smorfia di dubbio. Rimase in ascolto: c'era un silenzio assoluto, totale. Mantenendosi nell'ombra, continu a procedere, girando attorno alla collinetta, e finalmente trov la grotta: un'apertura arcuata nella roccia, alta come un uomo, larga quanto le sue braccia protese. In alto pendeva un cartello scritto a caratteri rozzi: ENTRATE : TUTTI SONO I BENVENUTI! Cugel si guard intorno. Nella foresta non si vedeva e non si udiva nulla. Avanz cautamente di qualche passo, sbirci nella caverna, e vi trov solo l'oscurit. Indietreggi. Nonostante il cordiale invito dell'insegna, non aveva nessuna voglia di spingersi pi avanti. Si accovacci e osserv intento la grotta. Passarono quindici minuti. Cugel cambi posizione: e in quel momento vide un uomo che arrivava, dalla sua destra, con una cautela di poco inferiore alla sua. Il nuovo arrivato era di media statura e indossava abiti rozzi da contadino; calzoni grigi,

una blusa color ruggine, un berretto marrone con la visiera spinta avanti. Aveva la faccia rotonda, volgare, con un naso rincagnato, gli occhi piccoli e distanti, il mento massiccio coperto da un'ispida peluria fosca. Teneva stretta in mano una pergamena simile a quella che aveva trovato Cugel. Cugel si alz in piedi. Il nuovo venuto si ferm, poi venne pi avanti. Sei tu Zaraides? Sappi che io sono Fabeln, l'Erborista: cerco una ricca distesa di porri selvatici. Inoltre, mia figlia intristisce e languisce, e non vuole pi portare i panieri; perci... Cugel alz una mano. Ti inganni: Zaraides sta nella sua grotta. Fabeln socchiuse gli occhi, diffidente. E allora, tu chi sei? Io sono Cugel: e come te, sono venuto a cercare illuminazione. Fabeln annu, con l'aria di avere compreso perfettamente. Hai consultato Zaraides? esatto e attendibile? vero che non chiede compensi, come dice l'annuncio? Tutto vero, in ogni particolare, disse Cugel. Zaraides, che a quanto pare onnisciente, parla per la pura gioia di trasmettere informazioni. Le mie perplessit sono state risolte. Fabeln lo scrut attento. E allora perch aspetti davanti alla grotta? Anch'io sono un erborista, e sto formulando nuove domande, in particolare riguardo ad una vicina radura ricca di porri selvatici. Davvero! esclam Fabeln, schioccando agitato le dita. Formula la domanda con cura, e mentre tu studi bene le tue frasi, io entrer e mi informer per quanto riguarda il languore di mia figlia. Come vuoi, disse Cugel. Per, se dovessi tardare... Sai, impiegher pochissimo tempo a formulare la mia domanda. Fabeln fece un gesto gioviale. Prima che tu abbia finito, io sar gi uscito dalla grotta, poich sono un uomo svelto al punto di essere brusco. Cugel s'inchin. In questo caso, vai pure. Sar breve. E Fabeln entr nella grotta. Zaraides? chiam.

Dov' Zaraides il Saggio? Io sono Fabeln: desidero rivolgere alcune domande. Zaraides? Abbi la cortesia di farti vedere! Poi la sua voce si smorz. Cugel, che ascoltava attentamente, sent una porta aprirsi e chiudersi, poi vi fu silenzio. Pensosamente, si dispose ad aspettare. Passarono i minuti... e pass un'ora. Il Sole rosso scese nel cielo pomeridiano e pass dietro alla collinetta. Cugel cominci a sentirsi irrequieto. Dov'era Fabeln? Inclin il capo: di nuovo la porta che si apriva e si chiudeva? S, e quello era Fabeln: tutto a posto, allora! Fabeln si affacci all'imboccatura della grotta. Dov' Cugel l'Erborista? Parlava con voce brusca e rude. Zaraides non vuole sedere al banchetto e non vuole discutere di porri, se non in termini generali, fino a quando non ti presenterai. Un banchetto? domand Cugel, interessato. La generosit di Zaraides arriva a tanto? In verit s; non hai notato la sala ornata di arazzi, le coppe scolpite, la zuppiera d'argento? Fabeln parlava con una certa enfasi cupa che sorprese e sconcert Cugel. Ma vieni: ho fretta, e non voglio aspettare. Se hai gi pranzato, ne informer Zaraides. Neppure per idea, disse Cugel, dignitosamente. Sarebbe un'umiliazione bruciante, per me, offendere Zaraides. Fammi strada: io ti seguir. Vieni, allora. Fabeln si volt; Cugel lo segu nella grotta, dove le sue narici furono aggredite da un odore rivoltante. Si ferm. Mi sembra di notare un fetore... un fetore che mi colpisce spiacevolmente. L'ho notato anch'io, disse Fabeln. Ma al di l di quella porta l'odore non c' pi! Me lo auguro, disse Cugel, in tono piccato. Mi rovinerebbe l'appetito. Dunque, dove... Mentre parlava, venne travolto da piccoli corpi rapidi, dalla pelle umidiccia e impregnati di quell'odore che aveva trovato tanto detestabile. Ci fu un clamore di voci stridule; la spada e la borsa gli vennero strappate; una porta si apr; e Cugel venne scaraventato in una bassa tana. Alla luce d'una vacillante

fiamma gialla vide i suoi catturatori: erano esseri alti la met di lui, dalla carnagione pallida e dalla faccia appuntita, con le orecchie sulla sommit del capo. Camminavano leggermente protesi in avanti, e le loro ginocchia sembravano avere la giuntura in senso contrario, rispetto alle ginocchia dei veri uomini; i loro piedi, calzati di sandali, erano molto morbidi e flessibili. Cugel si guard attorno sbalordito. Vicino a lui stava rannicchiato Fabeln, che lo guardava con odio misto ad una soddisfazione maliziosa. Solo adesso Cugel vide che una striscia metallica cingeva il collo di Fabeln, ed era fissata ad una lunga catena. All'estremit pi lontana della tana stava rannicchiato un vecchio dai lunghi capelli bianchi, anche lui trattenuto da collare e catena. Mentre Cugel si guardava attorno, gli uominiratti gli strinsero una striscia di metallo attorno al collo. Fermi! grid, costernato. Che cosa significa? Protesto contro questo trattamento! Gli uomini-ratti gli diedero una spinta e corsero via. Cugel vide le lunghe code squamose che pendevano dai deretani appuntiti e sporgevano in modo strano dai camici neri. La porta si chiuse: i tre uomini rimasero soli. Cugel si rivolse indignato a Fabeln. Tu mi hai imbrogliato: mi hai fatto catturare! Questa una colpa gravissima! Fabeln fece udire una risata amara. Non pi grave dell'inganno in cui hai attirato me! A causa del tuo trucco indegno, sono stato catturato, e perci ho fatto in modo che neppure tu ti salvassi. Questa una malizia disumana! rugg Cugel. Far in modo che tu riceva la giusta punizione! Bah, fece Fabeln. Non irritarmi con le tue lagnanze. Comunque, non ti ho attirato nella grotta per pura malizia. No? Hai un altro motivo perverso? molto semplice: gli uomini-ratti sono molto astuti! Chiunque attiri altri due nella grotta, ottiene la libert. Tu rappresenti un punto a mio vantaggio: basta che fornisca un secondo prigioniero e sar libero. Non esatto, Zaraides? Solo in senso lato, rispose il vecchio. Tu non puoi segnare quest'uomo sul tuo conto: se la giustizia fosse assoluta, tu e lui sareste invece sul conto mio, e io sarei libero: non sono state le

mie pergamene ad attirarvi alla grotta? Alla grotta, s, ma non dentro alla grotta! dichiar Fabeln. Questa la distinzione che bisogna fare! Vi hanno contribuito anche gli uomini-ratti, e per questo non sei stato liberato. In questo caso, disse Cugel, rivendico la tua cattura come punto a mio favore, poich sono stato io a mandarti nella grotta, per controllare la situazione. Fabeln alz le spalle. una faccenda che dovrai discutere con gli uomini-ratti. Aggrott la fronte e sbatt gli occhi minuscoli. E allora, perch non potrei accreditare me stesso sul mio conto? una questione che vale la pena di chiarire. No, no! fece una voce stridula, che proveniva da una grata. Noi contiamo soltanto le catture effettuate dopo il sequestro. Fabeln non va sul conto di nessuno: tuttavia ha un punto a suo favore, cio la persona di Cugel. Zaraides non ha niente, invece. Cugel si tast il collare. E se non riusciamo a procurare due prigionieri? Avete un mese di tempo: non di pi. Se non ci riuscite entro il mese, venite divorati. Fabeln parl in tono di freddo calcolo. Credo di essere ormai praticamente libero. Mia figlia aspetta a poca distanza da qui. All'improvviso, ha smesso di interessarsi dei porri selvatici, e di conseguenza un peso morto per la mia casa. giusto che io venga liberato grazie a lei. E Fabeln annu con poderosa soddisfazione. Sar interessante osservare i tuoi metodi. dichiar Cugel. Dove si trova, esattamente, e come bisogna fare per attirarla qui? L'espressione di Fabeln divenne di colpo astuta e piena di rancore. Non ti dir niente! Se vuoi segnare punti al tuo attivo, inventa tu stesso un sistema! Zaraides indic una tavola su cui stavano strisce di pergamena. Io lego messaggi persuasori a semi alati, che vengono poi liberati nella foresta. un metodo di utilit discutibile, perch attira i passanti fino all'ingresso della caverna, ma non oltre...

Temo di avere ormai solo cinque giorni da vivere. Se avessi le mie pergamene, i miei in-folio, i miei testi! Quanti incantesimi, quanti incantesimi! Spaccherei da cima a fondo questa tana: convertirei ognuno di quegli uomini-ratti in una vampa di fuoco verde. Punirei Fabeln per avermi defraudato... Uhmmmm... Il Giratore? Il Prurito Terribile di Lugwiler? Anche l'Incantesimo dell'Incistamento Desolato ha i suoi sostenitori, sugger Cugel. Zaraides annu. un'idea molto apprezzabile... Ma un sogno vano: i miei incantesimi mi sono stati strappati e portati in qualche luogo segreto. Fabeln sbuff e volt le spalle. Dalla grata venne un ammonimento stridulo. Rimpianti e scuse sono miseri surrogati per le catture che dovete segnare al vostro attivo. Emulate Fabeln! Lui vanta gi una cattura e ne sta preparando un'altra! Questo proprio il tipo d'uomo che preferiamo prendere! L'ho catturato io! afferm Cugel. Non avete un minimo di onest? Sono stato io a indurlo a entrare nella grotta: dovrebbe essere accreditato sul mio conto! Zaraides lanci un grido di veemente protesta. Neppure per idea! Cugel distorce la verit! Se ci fosse una vera giustizia, tanto Cugel quanto Fabeln dovrebbero essere segnati a mio credito! Tutto come prima, grid la vocetta stridula. Zaraides alz le mani e and a scrivere le sue pergamene con zelo furioso. Fabeln si aggobb su uno sgabello e rest immerso in una placida riflessione. Cugel, strisciandogli vicino, sferr un calcio a una gamba dello sgabello e Fabeln cadde sul pavimento. Si alz di scatto e balz verso Cugel, il quale gli scagli contro lo sgabello. Ordine! grid la vocetta stridula. Ordine! Altrimenti verrete puniti! Cugel ha rovesciato lo sgabello e mi ha fatto cadere! si lagn Fabeln. Perch non viene punito lui? stato un puro caso, ribatt Cugel. Secondo me, questo irascibile Fabeln dovrebbe venire isolato per almeno due, o meglio tre settimane!

Fabeln incominci a inveire, ma la voce stridula dietro la grata ingiunse imparzialmente a tutti di fare silenzio. Alla fine venne portato il cibo, una zuppa grossolana dall'odore ributtante. Dopo il pasto, furono tutti costretti a strisciare in una stretta tana ancora pi bassa, dove vennero incatenati alla parete. Cugel piomb in un sonno inquieto, e fu svegliato da una voce che chiamava Fabeln attraverso la porta. Il messaggio stato consegnato... stato letto con grande attenzione. Buone notizie! esclam la voce di Fabeln. Domani sar libero! Silenzio! gracchi Zaraides dall'oscurit. Di giorno devo scrivere pergamene perch tutti, tranne me, ne traggano beneficio, solo per essere tenuto sveglio la notte dalla tua abominevole allegria? Ah-ah! ridacchi Fabeln. Senti la voce dello stregone inefficiente! Ahim! Purtroppo ho perduto i miei testi! gemette Zaraides. Altrimenti canteresti una canzone ben diversa! E dove si trovano? chiese cautamente Cugel. In quanto a questo, domandalo a quei sudici muridi: sono stati loro a rubarmeli. Fabeln alz la testa per protestare. Avete intenzione di continuare a scambiarvi ricordi per tutta la notte? Io voglio dormire. Zaraides, infuriato, incominci a rimbrottare Fabeln in tono cos violento che gli uomini-ratti corsero nella tana e lo trascinarono via, lasciando soli Fabeln e Cugel. La mattina dopo, Fabeln mangi la sua zuppa con grande rapidit. E adesso, disse, volgendosi verso la grata, toglietemi il collare, affinch possa andare a chiamare la seconda delle mie vittime, poich Cugel la prima. Bah! mormor Cugel. Che infamia! Gli uomini-ratti, senza badare alle proteste di Fabeln, gli strinsero ancora pi forte il collare, vi fissarono la catena e lo trascinarono via costringendolo a camminare a quattro zampe: e Cugel rimase solo. Cerc di sollevarsi a sedere, ma la volta umida della tana gli

premette sul collo: si lasci scivolare di nuovo sul pavimento, puntellandosi sui gomiti. Maledetti ratti! Devo riuscire a fuggire! a differenza di Fabeln, non posso contare sui miei familiari, e l'efficacia delle pergamene di Zaraides discutibile... Tuttavia, possibile che altri passino davanti alla grotta, come abbiamo fatto io stesso e Fabeln. Si gir verso la grata, dietro la quale sedeva il sorvegliante dagli occhi acutissimi. Per reclutare i due prigionieri richiesti, voglio aspettare davanti alla grotta. Questo consentito, annunci il sorvegliante. Naturalmente, la supervisione dovr essere rigorosa. La supervisione comprensibile, riconobbe Cugel. Tuttavia, chiedo che mi vengano tolti il collare e la catena. Con una costrizione tanto evidente, anche l'individuo pi credulo fuggirebbe via. C' qualcosa di vero in ci che dici, ammise il sorvegliante. Ma allora, che cosa ti impedirebbe di dartela a gambe? Cugel fece udire una risata un po' forzata. Ti sembro un tipo capace di tradire la fiducia? Inoltre, perch mai dovrei fuggire, quando posso procurarmi facilmente molte catture a mio credito? Prenderemo certi provvedimenti. Un attimo dopo, un'orda di uomini-ratti entr nella tana. Il collare venne tolto, poi la gamba destra di Cugel venne afferrata e un grosso ago d'argento gli trapass la caviglia: poi, mentre Cugel gridava di dolore, l'ago venne fissato a una catena. Cos la catena non si nota, dichiar uno degli uominiratti. Adesso puoi metterti davanti alla grotta e attirare i passanti nel modo che preferisci. Gemendo ancora per le fitte, Cugel risal strisciando le tane e si port all'ingresso della caverna, dove Fabeln stava seduto, con la catena attorno al collo, in attesa dell'arrivo della figlia. Dove vai? chiese insospettito. Passeggio davanti alla grotta, per attirare i passanti e per indurli a entrare. Fabeln lanci un sordo grugnito, e sbirci tra gli alberi. Cugel and a fermarsi davanti all'ingresso della grotta. Guard in tutte le direzioni, poi lanci un richiamo melodioso. Non ottenne risposta, e incominci a camminare avanti e in-

dietro, mentre la catena tintinnava, urtando contro il suolo. Vi fu un movimento tra gli alberi, lo svolazzare di stoffa verde e gialla: comparve la figlia di Fabeln, che portava un paniere e un'ascia. Quando vide Cugel si ferm, poi si avvicin, esitante. Cerco Fabeln, il quale mi ha chiesto di portargli certe cose. Le prender io, disse Cugel, tendendo la mano verso l'ascia, ma gli uomini-ratti stavano in guardia e si affrettarono a tirarlo di nuovo nella grotta. La ragazza deve mettere l'ascia su quella pietra, laggi, sibilarono all'orecchio di Cugel. Vai fuori e informala. Gugel torn a uscire, zoppicando. La ragazza lo fiss, sbalordita. Perch eri schizzato indietro a quel modo? Te lo dir, fece Cugel, ed una faccenda molto strana: ma prima devi deporre il paniere e l'ascia su quella roccia laggi, dove arriver fra poco il buon Fabeln. Dalla grotta venne un brontolio collerico di protesta, subito zittito. Che cos'era quel rumore? chiese la ragazza. Metti l'ascia dove ti ho detto, e ti far sapere tutto. La ragazza, perplessa, port l'ascia e il paniere nel punto indicato, poi torn indietro. Allora, dov' Fabeln? Fabeln morto, disse Cugel. E del suo corpo si impossessato uno spirito maligno; non dargli ascolto in nessun caso: questo il mio avvertimento. Sentendo queste parole Fabeln lanci un gran gemito e chiam dalla grotta. Quest'uomo mente, mente! Vieni qui, nella grotta! Cugel alz una mano per fermare la ragazza. No, assolutamente! Sii cauta! La ragazza sbirci, impaurita e meravigliata, verso la grotta, dove apparve in quel momento Fabeln, che faceva gesti impazienti. La ragazza indietreggi. La ragazza scosse il capo e Fabeln, in preda al furore, cerc di 'liberarsi dalla catena. Gli uomini-ratti si affrettarono a trascinarlo nell'ombra, e Fabeln si oppose con tanto vigore che quelli furono costretti a ucciderlo ed a trascinare il suo corpo nelle

tane. Cugel ascolt attentamente, poi si rivolse alla ragazza e fece un cenno con il capo. Tutto a posto, ora. Fabeln mi ha affidato alcuni oggetti preziosi: se vuoi entrare nella grotta, li consegner a te. La ragazza scosse il capo sbalordita. Fabeln non possedeva nulla di prezioso! Abbi la bont di esaminare gli oggetti. Cugel le indic cortesemente la grotta. La ragazza si fece avanti, guard all'interno, e immediatamente gli uomini-ratti l'afferrarono e la trascinarono nella tana. Questo un punto a mio vantaggio, esclam Cugel, Non dimenticate di annotarlo! Il punto regolarmente segnato, disse una voce dall'interno della grotta. Ancora un'altra cattura e sarai libero. Per tutto il resto della giornata, Cugel cammin avanti e indietro davanti all'ingresso della grotta, guardando di qua e di l tra gli alberi, ma non vide nessuno. A sera venne trascinato di nuovo nella grotta e spinto nella tana pi bassa, dove aveva trascorso la notte precedente. Adesso nella tana c'era la figlia di Fabeln. Nuda, piena di lividi, con gli occhi vacui, lo guard fisso. Cugel tent di parlarle, ma lei sembrava aver perduto la favella. Venne portata la zuppa della sera. Mentre mangiava, Cugel scrut di sottecchi la ragazza. Non era affatto brutta, bench fosse scompigliata e sporca. Cugel si trascin pi vicino, ma l'odore degli uomini-ratti era cos forte da spegnere la sua libidine, e allora ritorn al suo posto. Durante la notte, nella tana si ud un rumore furtivo: un grattare, un raschiare. Cugel, sbattendo insonnolito le palpebre, si sollev su di un gomito, e vide che un pezzo del pavimento si sollevava lentamente, lasciando filtrare un filo di fumosa luce gialla che invest la ragazza. Cugel lanci un urlo: nella tana si precipitarono gli uomini-ratti 'armati di tridenti, ma era troppo tardi: la ragazza era stata rubata. Gli uomini-ratti erano molto incolleriti. Alzarono la pietra che era stata smossa, e urlarono nel varco maledizioni e insulti. Ne arrivarono altri portando secchi di sudiciume che versarono nel buco, aggiungendo altri vituperi. Uno di loro, irritatissimo,

spieg la situazione a Cugel. L sotto vivono altri esseri: e appena possono ci defraudano delle nostre prede. Un giorno o l'altro ci vendicheremo: la nostra pazienza non infinita! Questa notte dovrai dormire altrove, perch non facciano una nuova sortita. Stacc la catena di Cugel, ma in quel momento venne chiamato dagli altri che stavano cementando il buco nel pavimento. Cugel si port senza far rumore verso l'entrata, e quando l'attenzione di tutti fu distratta, scivol nel passaggio. Raccogliendo la catena, strisci nella direzione in cui pensava si trovasse la superficie, ma quando incontr un corridoio trasversale si confuse. La galleria prese a scendere e si strinse, premendogli le spalle; poi diminu anche d'altezza, schiacciandolo dall'alto, in modo che egli fu costretto a procedere contorcendosi, spingendosi con i gomiti. Intanto, la sua fuga era stata scoperta: dietro di lui si levarono squittii di rabbia, mentre gli uomini-ratti correvano di qua e di l. Il corridoio gir bruscamente, in un angolo cos stretto che Cugel non riusc a infilarvisi. Contorcendosi e spingendo, si spost in una posizione diversa, e non riusc pi a muoversi. Espir e, con gli occhi che stavano per schizzargli dalle orbite, si lanci verso l'alto, issandosi in un corridoio pi ampio. In una nicchia trov una sfera-di-fuoco, e la prese. Gli uomini-ratti si stavano avvicinando e strillavano ingiunzioni. Cugel si lanci in un corridoio laterale che dava in un magazzino. I primi oggetti sui quali si pos il suo sguardo furono la sua spada e la sua borsa. Gli uomini-ratti si precipitarono dentro, armati di tridenti. Cugel colp di punta e di taglio e li ricacci indietro, fin nel corridoio. L si raccolsero, sfrecciando avanti e indietro, lanciando stridule minacce contro Cugel. Di tanto in tanto, uno di loro correva avanti per digrignare i denti brandendo il tridente, ma quando Cugel ne ebbe uccisi due, gli altri si tirarono indietro per conferire tra loro a bassa voce. Cugel ne approfitt per spingere alcune pesanti casse contro l'entrata, per concedersi un momento di tregua. Gli uomini-ratti tornarono ad avanzare, scalciando e spingendo. Cugel infil la lama attraverso una fenditura tra le cas-

se, e subito si lev un gemito di dolore. Poi uno parl. Cugel, fuori, fuori! Siamo un popolo mite e non c' in noi alcuna malizia. Hai gi un punto al tuo attivo, e senza dubbio ben presto ne segnerai un altro, e cos sarai libero. Perch crearci tanti fastidi? Non c' ragione perch, in una situazione essenzialmente spiacevole, non dobbiamo adottare un atteggiamento di cameratismo. Vieni fuori, dunque, e ti procureremo della carne per la zuppa di domattina. Cugel rispose educatamente. Per il momento sono troppo sconvolto per poter pensare con chiarezza. Vi ho sentito dire che avete intenzione di lasciarmi libero senza altre pretese o difficolt? Nel corridoio vi fu una discussione bisbigliata, poi venne la risposta. In effetti, stata fatta un'affermazione del genere. Perci, in questo momento ti dichiariamo libero di andare e venire a tuo piacere. Sblocca l'entrata, getta la spada, e vieni fuori! Quale garanzia potete offrirmi? chiese Cugel, tendendo l'orecchio verso l'entrata bloccata. Si udirono alcuni striduli bisbigli, poi venne la risposta. Non necessaria nessuna garanzia. Ora ci ritiriamo. Vieni fuori, passa per il corridoio, verso la libert. Cugel non rispose. Tenendo alta la sfera-di-fuoco, si volt a ispezionare il magazzino che conteneva una grande quantit di oggetti di vestiario, armi e utensili. Nel bidone che aveva spinto contro l'entrata not un gruppo di pergamene rilegate in pelle. Sulla rilegatura di una di esse era scritto: ZARAEDES IL MAGO Libro di appunti: attenzione! Gli uomini-ratti tornarono a chiamarlo, con voci gentili. Cugel, caro Cugel, perch non sei venuto fuori? Mi riposo; recupero le forze, disse Cugel. Prese il volume, lo sfogli, e trov un indice. Vieni fuori, Cugel! risuon un comando pi severo. Abbiamo qui una pentola di vapore velenoso che ci proponiamo di scaricare nel rifugio in cui ti ostini a restare rinchiuso. Vieni fuori, o sar peggio per te!

Pazienza, grid Cugel. Lasciatemi il tempo di riprendere fiato! Intanto che riprendi fiato, noi prepariamo il pentolone di acido dove ci proponiamo di immergere la tua testa. Va bene, va bene, disse distrattamente Gugel, assorto nella lettura del libro. Si ud un rumore raschiante e un tubo venne spinto nel magazzino. Cugel lo afferr e lo torse, in modo che puntasse verso il corridoio. Parla, Cugel! risuon l'ordine. Vuoi venir fuori, o dobbiamo mandare nella camera un soffio di gas mortale? Non ne siete capaci, disse Cugel. Mi rifiuto di uscire. Vedrai! Fate passare il gas! Il tubo puls e sibil: dal corridoio venne un grido di immensa angoscia. Il sibilo cess. Cugel, non trovando nel libro di appunti quello che cercava, tir fuori un grosso tomo dal bidone. Questo portava il titolo: ZARAIDES IL MAGO Compendio di incantesimi Attenzione! Cugel lo apr e lesse; trov un incantesimo adatto, accost la sfera-di-fuoco per scorgere meglio le sillabe attivanti. C'erano quattro righe di parole, trentun sillabe in tutto. Cugel se le impresse a forza nel cervello, dove rimasero salde come pietre. Un rumore alle sue spalle? Da un'altra porta, gli uominiratti entrarono nel magazzino. Erano tesi, con le bianche facce frementi, le orecchie abbassate, e avanzavano lentamente, con i tridenti levati, pronti a colpire. Cugel li minacci con la spada, poi cantilen l'incantesimo conosciuto come Dentro-Fuori-e-Sopra, mentre gli uomini-ratti lo fissavano stravolti. Vi fu un tremendo rumore, un suono lacerante, una spinta e una torsione convulsa, mentre i corridoi si piegavano, vomitando il loro contenuto nella foresta. Gli uomini-ratti correvano squittendo avanti e indietro, e c'erano anche esseri bianchi dei quali Cugel non riusc a distinguere l'entit, alla luce delle stelle. Gli uomini-ratti e le creature bianche si azzuffarono straziandosi ferocemente a vicenda, e la foresta si riemp di ringhi e di stridor di denti, di strilli acutissimi e di voci esili che si levavano in urla strazianti. Cugel si allontan senza far rumore, e nascosto in un cespu-

glio di mirtilli attese che trascorresse la notte. Quando arriv l'alba, ritorn cautamente alla collinetta, nella speranza di impossessarsi del compendio e del libro di appunti di Zaraides. C'era una gran confusione, e molti minuscoli cadaveri, ma gli oggetti che cercava erano irreperibili. Controvoglia, Cugel si allontan, e subito s'imbatt nella figlia di Fabeln che stava seduta in mezzo alle felci. Quando le si avvicin, lei strill. Cugel strinse le labbra e scosse il capo con fare di disapprovazione. La condusse ad un vicino ruscello e cerc di lavarla, ma alla prima occasione la ragazza si divincol e and a nascondersi sotto ad una roccia.

VII LA DIMORA DI IUCOUNU L'incantesimo conosciuto come Dentro-Fuori-e-Sopra era di derivazione cos antica che la sua origine era ormai dimenticata. Uno sconosciuto Cavaliere delle Nuvole del Ventunesimo Eone aveva creato una versione arcaica; il semileggendario Basilio Blackweb l'aveva rifinita, secondo un procedimento proseguito poi da Veronifer il Mite, che vi aveva aggiunto una risonanza rafforzante. Archemand di Glaere aveva annotato quattordici delle sue pervulsioni; Phandaal l'aveva elencato nella categoria A o Perfetta del suo catalogo monumentale. E in quella forma era finito nel libro di appunti di Zaraides il Saggio, dove Cugel, murato dentro ad una collinetta, l'aveva trovato e l'aveva pronunciato. Adesso, mentre frugava ancora una volta in mezzo ai detriti di ogni genere, dopo l'incantesimo, Cugel trov oggetti disparatissimi: giubbetti, panciotti e mantelli; indumenti vecchi e nuovi; antichi tabarri; brache tagliate e controtagliate secondo la moda di Kauchique, o frangiate e ornate di tasselli nello stile della Vecchia Romarth, oppure pezzate e macchiate secondo le stravaganti usanze di Andromach. C'erano stivali e sandali di tutte le fogge: piume, pennacchi, emblemi e creste; vecchi utensili e armi rotte; braccialetti e gingilli; filigrane macchiate, cammei incrostati; gemme che Cugel non pot trattenersi dal raccogliere e che forse lo fecero indugiare, impedendogli di trovare ci che cercava: i testi di Zaraides, che erano stati sparpagliati tutto intorno. Cugel li cerc a lungo. Trov ciotole d'argento, cucchiai d'avorio, vasi di porcellana, ossa rosicchiate e molti denti lucidi di vari tipi, che luccicavano come perle in mezzo alle foglie: ma non trov i tomi e gli in-folio che avrebbero potuto aiutarlo a sconfiggere e sopraffare Iucounu, il Mago Ridente. Intanto l'es-

sere che Iucounu gli aveva inflitto come coercizione, Firx, stringeva le sue membra sul fegato di Cugel. Alla fine, quest'ultimo gli grid: Sto semplicemente cercando la strada pi rapida per arrivare ad Azenomei: fra poco potrai raggiungere il tuo compagno nella vasca di Iucounu! Intanto stai calmo: hai tanta fretta, dunque? A quelle parole Firx, riluttante, allent la pressione. Cugel si aggir sconsolato avanti e indietro, guardando fra i rami e sotto le radici, aguzzando lo sguardo per sbirciare nei passaggi tra gli alberi, sferrando calci alle felci e ai muschi. Poi, alla base di un tronco d'albero, trov quello che cercava: un buon numero di in-folio e di pergamene, radunati in un mucchio ordinato. E sul tronco d'albero stava seduto Zaraides. Cugel si fece avanti, le labbra strette per la delusione. Zaraides lo scrut con aria serena. Mi sembra che tu stia cercando qualche oggetto smarrito. Spero che non si tratti di una perdita grave. Cugel scroll seccamente il capo. Ho perduto alcuni oggetti di poca importanza. Lasciamoli pure muffire in mezzo alle foglie. Assolutamente no! dichiar Zaraides. Descrivimi ci che hai smarrito: io emetter un'oscillazione esploratrice. Riavrai le tue cose in pochi istanti! Cugel insistette. Non vorrei affliggerti per simili sciocchezze. Pensiamo ad altre cose. Indic il mucchio di tomi, sui quali Zaraides, nel frattempo, aveva appoggiato i piedi. Per fortuna le tue propriet sono al sicuro. Zaraides annu, con placida soddisfazione. Tutto a posto, adesso. Mi preoccupa esclusivamente lo squilibrio che altera i nostri rapporti. E alz una mano, mentre Cugel indietreggiava. Non hai ragione di allarmarti: anzi, al contrario. Le tue azioni mi hanno salvato dalla morte: la Legge dell'Equit stata sconvolta, e io devo trovare il mezzo per ricambiarti. Lo stregone si pettin la barba con le dita. La ricompensa, purtroppo, dovr essere pressoch simbolica. Potrei anche realizzare tutti i tuoi desideri senza modificare con questo la posizione dei piatti della bilancia, tanto grande il peso del servizio che mi hai reso, sia pure involontariamente.

Cugel si rasseren alquanto, ma proprio in quel momento Firx, di nuovo spazientito, fece altre rimostranze. Stringendosi l'addome, Cugel grid: Per prima cosa, abbi la bont di estrarre l'essere che mi lacera le viscere: un certo Firx. Zaraides inarc le sopracciglia. Che essere ? Un detestabile oggetto venuto da una stella lontana. Sembra un groviglio, un intrico, una ragnatela di spine, aculei e chele bianche. Non affatto difficile, disse Zaraides. Questi esseri possono venire estirpati con un metodo molto semplice. Vieni, la mia abitazione non molto lontana. Zaraides scese dal tronco d'albero, raccolse i suoi compendi e li lanci in aria: tutti rimasero librati in alto, poi volarono rapidi al di sopra delle cime degli alberi e scomparvero alla vista. Cugel li guard allontanarsi, tristemente. Ti meravigli? domand Zaraides. una cosa da nulla: la procedura pi semplice, che sventa le manovre dei ladri e dei grassatori. Andiamo: dobbiamo espellere quella creatura che ti causa tante sofferenze. Si avvi tra gli alberi. Cugel lo segu; ma adesso Firx, rendendosi conto in ritardo che la situazione non volgeva a suo vantaggio, fece una furiosa protesta. Cugel, piegandosi in due e spiccando balzi obliqui, riusc a rincorrere vacillando Zaraides, il quale procedeva senza neppure voltarsi indietro. La dimora di Zaraides era tra i rami di un enorme daobado. una scala saliva fino a un pesante ramo inclinato, che portava ad un portico rustico. Cugel si arrampic su per la scala, sal sul ramo, ed entr in una grande stanza quadrata. Il mobilio era semplice ma lussuoso. Le finestre guardavano sulla foresta, in tutte le direzioni: uno spesso tappeto a disegni neri, marroni e gialli copriva il pavimento. Zaraides richiam Cugel, con un cenno, nella sua stanza da lavoro. Elimineremo subito quella seccatura, disse. Cugel lo segu, incespicando, e ad un suo gesto si sistem su di un piedistallo di vetro. Zaraides port uno schermo di strisce di zinco e lo colloc dietro la schiena di Cugel.

Questo serve per far sapere a Firx che ha vicino uno stregone esperto: gli esseri della sua specie non sopportano lo zinco. E adesso, una semplice pozione: zolfo, acquastel, tintura di zyche; certe erbe: bournade, hilp, cassa, anche se le erbe, forse, non sono essenziali. Bevi, se non ti spiace... Firx, esci! Esci, parassita extraterrestre! Lascia la presa! O io spolverer tutto l'interno del corpo di Cugel con lo zolfo e lo trapasser con aste di zinco! Vieni fuori! Come? Devo irrorarti con l'acquastel, per farti uscire? Vieni fuori! Ritorna ad Achernar, meglio che puoi! A questo punto Firx lasci andare rabbiosamente la sua presa e usc dal petto di Cugel: un groviglio di nervi e di tentacoli bianchi, ciascuno con il suo aculeo o la sua chela. Zaraides lo cattur, lo mise in un catino di zinco e lo copr con una rete, egualmente di zinco. Cugel, che aveva perduto i sensi, rinvenne e scorse Zaraides che serenamente affabile, stava aspettando il suo risveglio. Sei un uomo fortunato, gli disse lo stregone. Ho praticato il trattamento appena in tempo. Questi incubi malefici hanno la tendenza a estendere i tentacoli in tutto il corpo dell'ospite, fino a raggiungere il cervello: e allora tu e Firx sareste stati una cosa sola. Come mai sei stato infettato da un simile essere? Cugel ebbe una rapida smorfia di disgusto. stato grazie a Iucounu, il Mago Ridente. Lo conosci? chiese, perch Zaraides aveva inarcato le sopracciglia. Soprattutto per la sua fama di appassionato dell'umorismo e del grottesco, rispose il saggio. Non altro che un buffone! esclam Cugel. Per un torto immaginario mi ha scaraventato nell'estremo settentrione del mondo, dove il Sole gira basso e non getta pi calore di una lampada. Iucounu deve essersi divertito, ma adesso mi divertir io! Tu mi hai proclamato la tua immensa gratitudine: perci, prima di parlare di ci che desidero soprattutto, ci prenderemo una adeguata vendetta su Iucounu. Zaraides annu pensieroso e si pass le dita attraverso la barba. Ascolta il mio consiglio. Iucounu un uomo vanitoso e suscettibile. Il suo punto pi vulnerabile il suo amor proprio. Voltagli le spalle e vattene altrove! Questo atto di orgoglioso

disprezzo costituir una punizione pi raffinata di qualunque altro fastidio che tu intendi procurargli. Cugel aggrott la fronte. Mi sembra una rappresaglia troppo astratta. Se vuoi avere la bont di evocare un demone, gli dar le istruzioni pi opportune, per quanto riguarda Iucounu. Allora la faccenda sar sistemata, e noi potremo discutere altre cose. Zaraides scosse il capo. Non tanto semplice. Iucounu, per quanto sia un tipo strano, non si lascia mai cogliere di sorpresa. Scoprirebbe immediatamente chi ha ordinato l'aggressione, ed i rapporti di remota cordialit di cui abbiamo goduto fino a questo momento sarebbero finiti. Puah! sbuff Cugel. Zaraides il Saggio teme dunque di abbracciare la causa della giustizia? Trema e si ritira di fronte a un individuo timido e vacillante come Iucounu? Per dirla in una parola... s, disse Zaraides. Da un momento all'altro il Sole pu spegnersi. Non desidero trascorrere queste ultime ore scambiando scherzi con Iucounu, il cui umorismo molto meno raffinato del mio. Perci, ora, attendi. Fra un attimo dovr concentrarmi su alcuni importanti doveri. Come ultima dimostrazione di gratitudine, ti trasferir dovunque tu lo desideri. Dove vuoi andare? Se questo quanto hai di meglio da offrirmi, portami ad Azenomei, dove lo Xzan si congiunge con lo Scaum! Sia come vuoi. Ma abbi la gentilezza di salire su quella pedana. Tendi le mani cos... Respira profondamente, e durante il passaggio non aspirare e non espirare... Sei pronto? Cugel assent. Zaraides indietreggi e pronunci un incantesimo. Cugel si sent strappare via, verso l'alto. Un attimo dopo il terreno tocc i suoi piedi: e si ritrov a camminare sulla strada principale di Azenomei. Trasse un profondo respiro. Dopo tutte le prove, dopo tutte le vicissitudini, sono di nuovo ad Azenomei! Scrollando il capo, si guard intorno. Gli antichi edifici, le terrazze affacciate sul fiume, il mercato: tutto era come prima. Non molto lontano c'era il chiosco di Fianosther. Gli volt le spalle per non farsi riconoscere, e si allontan. E adesso? rumin fra s e s. Per prima cosa, abiti nuovi, e

poi le comodit di una locanda, dove potr soppesare tutti gli aspetti della situazione attuale. Quando qualcuno vuole ridere con Iucounu, deve preparare i suoi piani con grande cautela. Due ore dopo, lavato, sbarbato, rinfrescato e vestito di abiti nuovi neri, rossi e verdi, Cugel and a sedersi nella sala comune della Locanda del Fiume, davanti ad un piatto di salsicce alle spezie e ad una fiasca di vino verde. Il problema del pareggiamento dei conti pone questioni di una delicatezza estrema, riflett. Devo stare attento a quello che faccio! Vers il vino e mangi parecchie salsicce. Poi apr la borsa e ne trasse un piccolo oggetto avvolto accuratamente in un pezzo di stoffa morbida: la lente viola che Iucounu voleva per appaiarla a quella che gi era in suo possesso. Se la port davanti all'occhio, ma si ferm bruscamente: avrebbe mostrato ci che lo circondava in un'illusione tanto splendida che lui, probabilmente, non avrebbe mai voluto toglierla. Tuttavia, mentre ne contemplava la superficie lucida, gli affior nella mente un piano cos ingegnoso, cos teoricamente efficace e nello stesso tempo cos poco rischioso che abbandon immediatamente la ricerca di altri progetti. In sostanza, si trattava di un piano semplicissimo. Si sarebbe presentato a Iucounu e gli avrebbe consegnato la lente: o meglio, gli avrebbe consegnato una lente dall'aspetto identico. Iucounu l'avrebbe confrontata con quella che gi possedeva, e per controllare l'efficacia del paio completo, inevitabilmente avrebbe guardato attraverso le due lenti. La discordanza fra la realt e l'illusione gli avrebbe sconvolto il cervello e lo avrebbe lasciato indifeso; e allora Cugel avrebbe potuto prendere le misure che riteneva pi opportune. C'era qualche difetto, nel piano? Cugel non riusciva a vederne. Se Iucounu avesse scoperto la sostituzione, Cugel doveva limitarsi a mormorare una scusa ed a consegnargli la vera lente, acquietando cos i sospetti del mago. Nel complesso, le probabilit di successo apparivano eccellenti. Cugel fin tranquillamente le salsicce, ordin una seconda fiasca di vino e osserv con piacere il panorama che si stendeva al di l dello Xzan. Non c'era bisogno di affrettarsi: anzi, quando si aveva a che fare con Iucounu, l'impulsivit era un

grave errore, come aveva gi scoperto per esperienza personale. Il giorno seguente, dopo aver riesaminato il suo piano e averlo trovato ancora una volta impeccabile, and a far visita a un soffiatore di vetro che aveva la bottega sulle rive dello Scaum, una lega pi a est di Azonomei, in un boschetto di svolazzanti bilibob gialli. Il soffiatore di vetro esamin la lente. Un duplicato esatto, di forma e di colore identici? Non cosa da poco, riprodurre un viola cos carico. molto difficile lavorare un colore simile nel vetro: non c' un colorante specifico. Bisogna cercare di indovinare e sperare di aver fortuna. Comunque... preparer un impasto. Vedremo, vedremo. Dopo diversi tentativi, produsse un vetro della sfumatura richiesta, e ne ricav una lente che, in apparenza, non si poteva distinguere da quella magica. Magnifico! dichiar Cugel. E ora, quanto ti devo? Una lente di vetro viola come questa, la valuto cento terci, rispose con disinvoltura il soffiatore di vetro. Cosa? grid indignato Cugel. Ti sembro proprio un gonzo? un prezzo eccessivo. Il soffiatore di vetro ripose utensili, crogioli e stampi, senza mostrare interesse per l'indignazione di Cugel. L'universo non stabile. Tutto fluttua, segue cicli, fluisce e defluisce: tutto pervaso dalla mutabilit. I miei prezzi, che sono immanenti nel cosmo, seguono le stesse leggi e variano a seconda dell'ansia del cliente. Cugel indietreggi, irritato, e il soffiatore di vetro allung le mani e si impadron di entrambe le lenti. Cugel esclam: Che cosa hai intenzione di fare? Ributto il vetro nel crogiolo: che altro? E la lente che mia? La conservo come ricordo della nostra conversazione. Fermo! Cugel trasse un profondo respiro. Potrei pagare il tuo prezzo esorbitante se la nuova lente fosse trasparente e perfetta come quella vecchia. Il soffiatore di vetro esamin prima l'una, poi l'altra. Per me, sono identiche. E il fuoco? insistette Cugel. Guarda un po' attraverso tutte

e due, e poi dimmi se sono davvero identiche! Il soffiatore di vetro si accost agli occhi le due lenti. Una mostrava una visione del Sopramondo, l'altra trasmetteva la visione della Realt. Stordito dalla discordanza, il soffiatore di vetro vacill, e sarebbe caduto se Cugel, per proteggere le lenti, non lo avesse sostenuto, guidandolo verso una panca. Prese le lenti, Cugel gett sul banco da lavoro tre terci. Tutto mutabilit, e cos i tuoi cento terci si sono ridotti a tre. Il soffiatore di vetro, troppo stordito per dare una risposta coerente, mugol e si sforz di alzare la mano, ma Cugel usc dalla bottega e si allontan. Ritorn alla locanda, indoss i suoi vecchi abiti, macchiati e lacerati dalle molte traversie, e si avvi lungo le rive dello Xzan. Mentre camminava, riprov fra s e s l'imminente confronto, cercando di anticipare ogni possibile contingenza. Davanti a lui, la luce del sole scintillava attraverso alte torri a spirale di vetro verde: la dimora di Iucounu! Cugel si ferm per levare lo sguardo verso quell'edificio eccentrico. Quante volte, durante le sue peregrinazioni, aveva immaginato se stesso ritto in quel luogo, poco lontano da Iucounu, il Mago Ridente! Sal il lungo sentiero pavimentato di piastrelle marrone scuro, e ad ogni passo la tensione dei suoi nervi aumentava. Si avvicin alla porta principale, e vide, sul pesante pannello, un oggetto che la prima volta non aveva notato: un viso scolpito nel legno antico, un viso magro, dalle guance e dalle mascelle contratte, gli occhi sbarrati, le labbra ritratte, la bocca spalancata in un urlo di disperazione o forse di sfida. Cugel alz la mano per bussare, e sent un gelo invadergli l'anima. Si ritrasse, di fronte a quello sparuto volto di legno, girandosi per seguire lo sguardo in quegli occhi ciechi: al di l dello Xzan, oltre le colline spoglie e indistinte, che si estendevano ondulando in tutte le direzioni, fino a perdita d'occhio. Riconsider il suo piano e le azioni da intraprendere. C'era qualche pecca? Un pericolo per lui? Sembrava che non ne esistessero. Se Iucounu avesse scoperto la sostituzione, Cugel poteva sempre dichiarare di essersi sbagliato e consegnargli la

vera lente. C'era molto da guadagnare, con un rischio minimo! Cugel si volt di nuovo e buss alla pesante porta. Pass un minuto. Lentamente, la porta si apr. Ne usc un flusso di aria fredda, carica di un odore amaro che Cugel non seppe identificare. La luce del Sole, scendendo obliquamente alle sue spalle, varc la soglia e cadde sul pavimento di pietra. Cugel sbirci incerto nel vestibolo, riluttante ad entrare senza un invito esplicito. Iucounu! grid. Vieni qui, perch io possa entrare nella tua dimora! Non voglio pi accuse ingiuste! Si ud un fruscio, un lento suono di passi. Da una stanza laterale usc Iucounu, e Cugel ebbe la sensazione che fosse cambiato. La grande, molle testa gialla sembrava pi ciondolante; le guance erano cadenti, il naso pendeva come una stalattite, il mento era poco pi di una verruca sotto la grande bocca contorta. Iucounu portava un cappello quadrato, marrone, con gli angoli rialzati, una blusa di lino marrone e nero, calzoni larghi di una pesante stoffa marrone scuro, ricamata di nero: un bell'abito che Iucounu portava senza eleganza, come se gli fosse estraneo e scomodo. E per la verit, formul un saluto che a Cugel apparve molto strano. Bene, amico, qual la tua proposta? Non imparerai mai a camminare sul soffitto con le mani. E Iucounu si nascose la bocca con le mani, per celare un risolino. Cugel inarc le sopracciglia, sorpreso e dubbioso. Non questo il mio scopo. Sono venuto per una faccenda della massima importanza: vale a dire, sono venuto a dirti che la missione da me intrapresa per tuo conto conclusa in modo soddisfacente. Magnifico! grid Iucounu. Allora puoi consegnarmi le chiavi dell'armadio del pane! L'armadio del pane? Cugel lo fiss, sbalordito. Iucounu era impazzito. Io sono Cugel, che tu hai mandato a nord in. missione. Sono ritornato con la lente magica che permette di vedere nel Sopramondo! Ma certo, ma certo! grid Iucounu. Brzm-szzst. Ho paura di non ricordare bene, in tante situazioni contrastanti; tutto diverso, adesso. Ma sii il benvenuto. Cugel, naturalmente! tut-

to chiaro. Sei andato e tornato! E come va l'amico Firx? Sta bene, spero? Ho tanto desiderato la sua compagnia! Un ottimo amico, Firx! Cugel annu, con scarso fervore. S, Firx stato davvero un amico, una fonte inesauribile di incoraggiamento. Magnifico! Entra! Devo provvedere ai rinfreschi. Che cosa preferisci: sz-mzsnz o szk-zsm? Cugel lanci a Iucounu un'occhiata di traverso. Il suo comportamento era peggio che strano. Non conosco i rinfreschi che mi offri, perci ti ringrazio e declino l'invito. Ma guarda! La magica lente viola! E Cugel mostr la copia di vetro che si era procurato solo poche ore prima. Magnifico! dichiar Iucounu. Hai agito benissimo e le tue colpe, perch adesso ricordo tutto, dopo avere esaminato le varie circostanze... Le tue colpe, dicevo, sono cancellate. Ma dammi la lente! Devo provarla! Certamente, rispose Cugel. Ti consiglio rispettosamente, perch tu possa apprezzare pienamente lo splendore del Sopramondo, di prendere la tua lente e di guardare simultaneamente attraverso entrambe, Questo l'unico metodo appropriato. vero, verissimo! La mia lente... e adesso, dove l'ha nascosta quell'ostinato briccone? Ostinato briccone? chiese Cugel. Qualcuno ha forse messo in disordine i tuoi oggetti preziosi? Per cos dire. Iucounu rise sgangheratamente, e scalci con entrambi i piedi, da un lato: ricadde con un tonfo pesante sul pavimento, e si rivolse allo sbalordito Cugel. la stessa cosa, e non ha pi importanza, perch tutto deve traspirare nello schema mnz. S. Fra poco mi consulter con Firx. La volta scorsa, disse paziente Cugel, sei andato a prendere la lente in un armadietto di quella stanza laggi. Silenzio! intim Iucounu, in tono di improvvisa irritazione. E si rimise in piedi. Szsz! So benissimo dove riposta la lente. Tutto perfettamente coordinato! Seguimi. Scopriremo subito l'essenza del Sopramondo! Emise un raglio di risa smodate, e Cugel lo fiss, ancora pi sbalordito.

Iucounu, strascicando i piedi, si rec nella stanza indicata e ritorn con lo scrigno che conteneva la lente magica. Rivolse a Cugel un gesto impetuoso. Resta esattamente dove sei. Non ti muovere, se conosci Firx! Cugel si inchin, obbediente. Iucounu estrasse la sua lente. E adesso... quella nuova! Cugel gli porse la lente di vetro. Accostale tutte e due agli occhi, affinch tu possa godere la piena gloria del Sopramondo! S! Sar cos! Iucounu sollev le due lenti e se le accost agli occhi. Cugel, che si aspettava di vederlo crollare parallizzato dalla discordanza, fece per prendere la corda che aveva portato con s, per legare il mago privo di sensi; ma Iucounu non dimostrava neppure il minimo segno di turbamento. Sbirci di qua e di l, gorgogliando una strana risatina. Splendido! Superbo! Una visione di puro piacere! Si tolse le lenti e le ripose con cura nello scrigno. Cugel lo osserv, incupito. Sono molto soddisfatto, dichiar Iucounu, facendo un gesto sinuoso, con le braccia e le mani, che sorprese ancora di pi Cugel. S, continu il Mago Ridente, tu hai agito bene, e l'insensata perversit della tua colpa ora perdonata. Adesso non resta altro da fare che liberare il mio indispensabile Firx, e a questo scopo devo metterti in una vasca. Resterai immerso nel liquido adatto per circa ventisei ore, che forse potranno bastare per indurre Firx a uscire. Cugel fece una smorfia. Come poteva ragionare con un mago che era non soltanto bizzarro e irascibile, ma anche scemo? Un'immersione del genere potrebbe avere conseguenze spiacevoli per me, osserv, cautamente. molto pi saggio concedere a Firx un ulteriore periodo di spasso. Iucounu sembr favorevolmente colpito da quel suggerimento, ed espresse la sua soddisfazione con una giga estremamente complicata, che esegu con un'agilit straordinaria per un uomo che aveva gli arti corti e il corpo massiccio. Concluse la dimostrazione con un grande balzo in aria, e atterr sul collo e sulle spalle, agitando braccia e gambe come uno scarafaggio rovesciato sul dorso. Cugel lo guard affascinato, chiedendosi

se Iucounu era vivo o morto. Ma Iucounu, sbattendo le palpebre, si rimise agilmente in. posizione eretta. Devo eseguire le pressioni e le spinte esatte, mormor. Altrimenti ci sono difficolt. L'eluttanza di ordine diverso dallo ssz-pntz. Emise un'altra grande risata soddisfatta, rovesciando la testa all'indietro; e guardando la bocca spalancata, Cugel vide, al posto della lingua, una chela bianca. Immediatamente comprese la ragione del bizzarro comportamento di Iucounu. In qualche modo, un essere identico a Firx si era inserito nel corpo del mago, e si era impadronito del suo cervello. Cugel si massaggi il mento, interessato. Era una situazione straordinaria! Cerc di concentrare i suoi pensieri. Era essenziale scoprire se quell'essere conservava i poteri magici di Iucounu. La tua saggezza mi sbalordisce, dichiar Cugel. Sono pieno di ammirazione! Hai arricchito la tua raccolta di curiosit taumaturgiche? No. Ce n' gi abbastanza, dichiar l'essere parlando attraverso la bocca di Iucounu. Ma adesso provo il bisogno di rilassarmi. L'evoluzione che ho eseguito un momento fa ha reso necessario un poco di calma. una cosa molto difficile, disse Cugel. Il sistema pi efficace, per questo scopo, consiste nell'afferrare con estrema intensit il Lobo della Volizione Direttiva. Davvero? domand l'essere. Prover a farlo. Vediamo: questo il Lobo dell'Antitesi e qui c' la Circonvoluzione della Configurazione Subliminale... Szzm. Qui ci sono molte cose che mi rendono perplesso. Non era mai cos, su Achernar. L'essere lanci a Cugel uno sguardo acuto, per scoprire se la sua gaffe era stata notata. Ma Cugel ostent un atteggiamento di annoiata stupidit; e l'essere continu a esaminare i vari elementi del cervello di Iucounu. Ah, s, ecco qui: il Lobo della Volizione Direttiva. Adesso, una pressione improvvisa e vigorosa. La faccia di Iucounu si tese, i muscoli tremarono, e il corpo massiccio si afflosci sul pavimento. Cugel avanz con un balzo: in un attimo leg le braccia e le gambe di Iucounu e fiss uno strato di adesivo sulla grande bocca. Poi Cugel esegu a sua volta una capriola di soddisfazione.

Tutto andava per il meglio! Iucounu, la sua dimora e la sua grandiosa raccolta di oggetti magici erano a sua completa disposizione! Scrut la massa inerte del mago e incominci a trascinarla fuori, per poter spaccare tranquillamente la grossa testa gialla, ma il ricordo delle numerose indegnit, umiliazioni e afflizioni che aveva subito ad opera del Mago Ridente lo indusse a fermarsi. Iucounu doveva dunque raggiungere cos presto l'oblio, senza sapere la verit e senza rimorsi? Assolutamente no! Cugel trascin il corpo immobile nel corridoio, e sedette su di una panca a riflettere. Finalmente il corpo si agit, apr gli occhi, cerc di rialzarsi, e, accorgendosi che era impossibile, si volt a esaminare Cugel, dapprima con stupore, poi con indignazione. Dalla bocca uscirono suoni perentori ai quali Cugel rispose con un cenno vago. Poi si alz in piedi, and a controllare i legami e il bavaglio, li rinforz, e incominci una cauta ispezione della dimora, attento alle trappole, alle esche e ai trabocchetti che il capriccioso Iucounu poteva avere predisposto per catturare gli intrusi. Fu particolarmente attento durante l'ispezione della stanza da lavoro del mago, sondando dovunque con un lungo bastone: ma se Iucounu aveva predisposto trappole e trabocchetti, nessuno di questi era visibile. Guardando sugli scaffali, Cugel trov zolfo, aquastel, tintura di zyche ed erbe varie, con cui prepar un vischioso elisir giallo. Trascin il corpo flaccido nella stanza da lavoro, somministr la pozione, grid ordini e allettamenti; e finalmente, mentre Iucounu diventava ancora pi giallo in seguito all'ingestione dello zolfo, e l'acquastel gli usciva fumando dalle orecchie, e Cugel ansimava e sudava per la fatica, l'essere di Achernar si liber dal corpo massiccio. Cugel lo cattur in un grosso mortaio di pietra, lo ridusse in poltiglia con un pestello di ferro, lo sciolse con spirito di vetriolo, aggiunse mernauce aromatica e vers il liquido viscoso risultante dentro all'acquaio. Iucounu recuper i sensi e fiss Cugel con uno sguardo d'intensit inquietante. Cugel gli fece fiutare un po' di raprogeno e il Mago Ridente rote gli occhi verso l'alto e ricadde in uno stato di apatia. Cugel si sedette a riposare. C'era un problema: qual era il mo-

do migliore per tenere immobilizzato Iucounu, mentre lui faceva le sue rimostranze? Finalmente, dopo avere consultato un paio di manuali, sigill la bocca di Iucounu con un composto speciale, si assicur che restasse vivo per mezzo di un semplice incantesimo, poi lo cacci dentro ad un alto tubo di vetro, che appese con una catena alla volta del vestibolo. Poi, mentre Iucounu riprendeva di nuovo conoscenza, Cugel indietreggi con un sogghigno affabile. Finalmente, Iucounu, la situazione incomincia a sistemarsi. Ricordi quale indegno trattamento mi hai inflitto? Veramente orribile! Ho fatto voto di costringerti a pentirti della tua azione. E adesso incomincio a realizzare il mio giuramento. Mi sono spiegato? L'espressione che contorse la faccia di Iucounu costitu una risposta sufficiente. Cugel sedette, servendosi una coppa del migliore vino giallo di Iucounu. Intendo risolvere la faccenda in questo modo: calcoler la somma delle sofferenze che ho subito, compresi certi elementi incommensurabili come il freddo, gli insulti, l'apprensione, le incertezze, la disperazione pi nera, l'orrore e il disgusto e altre miserie indescrivibili, non ultima tra queste la compagnia dell'ineffabile Firx. Da questo totale sottrarr la mia indiscrezione iniziale, e magari un paio di miglioramenti, e rester pur sempre un enorme squilibrio da sanare. Per fortuna, tu sei Iucounu, il Mago Ridente, e certamente trarrai un divertimento impersonale dalla situazione. Cugel alz uno sguardo inquisitivo verso Iucounu, ma lo sguardo che ricambi il suo era tutt'altro che divertito. Un'ultima domanda, disse Cugel. Hai disposto trappole o trabocchetti che possano uccidermi o immobilizzarmi? Batti una volta le palpebre per dire s, due volte per dire no. Iucounu si limit a guardarlo sprezzante dal tubo. Cugel sospir. Mi rendo conto che dovr agire con cautela. Port il vino nella grande sala e incominci a familiarizzarsi con la raccolta di strumenti magici, manufatti, talismani e curiosit; adesso, in pratica, era tutta roba sua. Lo sguardo di Iucounu lo segu dovunque andasse, con una speranza ansiosa

che non era per nulla rassicurante. I giorni passarono e la trappola di Iucounu, se pure esisteva, continu a non scattare, e finalmente Cugel si convinse che non ve ne era nessuna. Nel frattempo, studi i tomi e gli in-folio di Iucounu, ma con risultati deludenti. Certi tomi erano scritti in lingue arcaiche, alfabeti indecifrabili o terminologie arcane; altri descrivevano fenomeni per lui incomprensibili; altri ancora trasudavano un tale alone di pericolo imminente che Cugel si affrett a richiuderli. Tuttavia, un paio dei manuali gli sembravano pi o meno comprensibili. Li studi con grande diligenza, imprimendosi nella mente una sillaba dopo l'altra, fino a quando si sent scoppiare le tempie. Alla fine, riusc a imparare alcuni degli incantesimi pi semplici e primitivi, e li prov su Iucounu: soprattutto il Prurito Terribile di Lugwiler. Ma in generale Cugel rimase molto deluso: sembrava che fosse privo di una capacit innata. I maghi esperti erano in grado di dominare tre o anche quattro degli incantesimi pi potenti, nello stesso momento: ma per Cugel, anche un solo incantesimo era molto difficile. Un giorno, mentre applicava una trasposizione spaziale a un cascino di raso, invert alcune pervulsioni e venne scaraventato nel vestibolo. Irritato dal sogghigno di Iucounu, Cugel port il tubo nella parte anteriore della dimora e fiss un paio di supporti, ai quali appese delle lampade, che illuminarono l'area davanti all'edificio, durante la notte. Pass un mese, e Cugel cominci a sentirsi pi sicuro, almeno per quanto riguardava il possesso della dimora. I contadini di un villaggio vicino vennero a portargli i prodotti del loro lavoro, e in cambio Cugel rese loro alcuni piccoli servigi. Una volta il padre di Jince, la ragazza che fungeva da cameriera addetta alla sua stanza da letto, perse una fibbia preziosa, caduta in una profonda cisterna, e implor Cugel di recuperarla. Cugel assent e cal nella cisterna il tubo che conteneva Iucounu. Iucounu, alla fine, si decise a indicare l'ubicazione della fibbia, che venne quindi ripescata con un gancio. Quell'episodio indusse Cugel ad escogitare altri mezzi per servirsi di Iucounu. Alla Fiera di Azenomei era stato organizzato un Concorso di Grottesco. Cugel present Iucounu, e bench non riuscisse a vincere il primo premio, le sue smorfie

indimenticabili suscitarono molti commenti favorevoli. Alla fiera, Cugel incontr Fianosther, il venditore di talismani e di oggetti magici che aveva inviato Cugel, la prima volta, in casa del Mago Ridente. Fianosther guard, con divertita sorpresa, prima Cugel e poi il tubo che conteneva Iucounu, che Cugel stava riportando a casa in un carro. Cugel! Cugel l'Astuto! esclam Fianosther, Allora le voci che corrono sono vere! Adesso tu sei il signore della dimora di Iucounu, e della sua grande collezione di strumenti e di curiosit! Cugel, dapprima, finse di non riconoscere Fianosther, poi parl con voce gelida. verissimo, dichiar. Iucounu ha deciso di prendere una parte meno attiva agli affari del mondo, come ben vedi. Tuttavia, la dimora piena di trappole e di trabocchetti: parecchie bestie fameliche si aggirano nei dintorni durante la notte, e ho stabilito un incantesimo di grande violenza per vegliate su tutte le porte e su tutte le finestre! Fianosther non parve notare l'atteggiamento distaccato di Cugel. Si freg le mani grassocce, e domand: Poich adesso disponi di una immensa collezione di curiosit, sarai certamente disposto a vendere alcuni dei pezzi meno pregiati? Non ho bisogno n voglia di farlo, disse Cugel. I forzieri di Iucounu contengono abbastanza oro da durare fino a quando il Sole si spegner. E i due uomini, secondo la consuetudine di quel tempo, alzarono lo sguardo per studiare il colore dell'astro moribondo. Fianosther fece un cenno benevolo. In questo caso, ti auguro una buona giornata; e anche a te. L'ultima parte della frase era rivolta a Iucounu, che ricambi con uno sguardo irritato. Ritornato a casa, Cugel port Iucounu nel vestibolo; poi sal sul tetto e si appoggi a un parapetto, guardando la distesa delle colline che si allontanavano, incurvandosi come le onde del mare. Per la centesima volta, medit sulla strana imprevidenza di Iucounu: lui non doveva cadere in un simile errore. E si guard intorno, per studiare le difese. In alto si levavano le torri a spirale di vetro verde: sotto si inclinavano i tetti spioventi che Iucounu aveva giudicato confa-

centi al suo senso estetico. Solamente la facciata dell'antico mastio offriva una facile via di accesso. Lungo gli aggetti inclinati esterni, Cugel dispose lastre di pietra saponaria, in modo che chiunque si arrampicasse per scavalcare il parapetto dovesse salirvi con i piedi e scivolasse, precipitando nel vuoto. Se Iucounu avesse preso una simile precauzione, riflett Cugel, invece di predisporre il raffinato labirinto di cristallo, adesso non si sarebbe ritrovato prigioniero nell'alto tubo di vetro. Era necessario perfezionare altre difese: e cio bisognava attingere alle risorse accumulate negli scaffali di Iucounu. Ritornato nella grande sala, consum il pasto servitogli da Jince e Skivvec, le sue belle cameriere, poi torn a dedicarsi immediatamente ai suoi studi. Quella sera riguardavano l'Incantesimo dell'Incistamento Desolato, una rappresaglia pi usata forse negli eoni passati che nel presente, e l'Appello della Lontana Spedizione, per mezzo del quale Iucounu lo aveva trasportato nelle desolate terre del nord. Erano entrambi incantesimi potentissimi: entrambi richiedevano un controllo audace e assolutamente esatto. Dapprima, Cugel temette che non sarebbe mai stato in grado di arrivare a tanto. Tuttavia insistette, e alla fine si sent capace di dominare l'uno o l'altro, a volont. Due giorni dopo avvenne ci che Cugel si aspettava: si sent bussare alla porta e, quando and ad aprire, si trov davanti Fianosther. Buongiorno, disse Cugel, senza allegria. Sono indisposto, e devo pregarti di andartene immediatamente. Fianosther fece un gesto mite. Mi giunta notizia della tua malattia, e mi sono affrettato a venir qui con un oppiaceo. Permettimi di entrare... E cos dicendo spinse la sua figura robusta oltre Cugel. Ti decanter la dose specifica. Soffro di una malattia spirituale, disse Cugel, in tono significativo. Una malattia che si manifesta in attacchi di rabbia feroce. Ti supplico di andartene perch non vorrei, preso da una crisi incontrollabile, tagliarti in tre pezzi con la mia spada, o peggio ancora, ricorrere alla magia. Fianosther fremette, imbarazzato, ma continu con un tono di irrefrenabile ottimismo.

Ho portato anche una pozione contro quell'infermit. e mostr una fiasca nera. Bevine un sorso soltanto, e tutte le tue ansie spariranno. Cugel strinse l'impugnatura della spada. A quanto sembra, dovr parlare senza ambiguit. Ti ordino di andartene e di non ritornare mai pi! Conosco il tuo scopo e ti avverto che sar meno indulgente di Iucounu! Perci ora vattene! O ti infligger l'Incantesimo dell'Alluce Macroide, in forza del quale il dito in questione si gonfia fino a raggiungere le proporzioni di una casa. cos, dunque? grid Fianosther, infuriandosi. La maschera caduta! Cugel l'Astuto si dimostra un ingrato! Chiedi a te stesso: chi ti ha indotto a saccheggiare la dimora di Iucounu? Sono stato io! E secondo ogni criterio di onesta condotta, io ho diritto ad una parte della ricchezza di Iucounu! Cugel sguain la spada. Ho ascoltato abbastanza: adesso agir. Fermo! E Fianosther alz la fiasca nera. Basta che io lanci questa bottiglia sul pavimento per scatenare una purulenza, dalla quale sono immune! Indietro! Ma Cugel, infuriato, balz in avanti per trapassare il braccio alzato, con un colpo di spada. Fianosther gett un grido di dolore, e lanci in aria la fiasca nera. Cugel spicc un salto per afferrarla con grande destrezza; ma intanto Fianosther, con un balzo, gli sferr un colpo, e Cugel arretr barcollando e and a sbattere contro il tubo di vetro che conteneva Iucounu. Il tubo si rovesci sulla pietra e and in mille pezzi. Iucounu usc faticosamente dai frammenti, strisciando. Ah, ah, rise Fianosther. Adesso le cose vanno in una direzione diversa! Neppure per idea! grid Cugel. Estrasse un tubo di concentrato azzurro che aveva trovato fra gli strumenti di Iucounu. Iucounu, servendosi di una scheggia di vetro, cerc di tagliare il sigillo che gli chiudeva le labbra. Cugel gli proiett contro uno schizzo di concentrato azzurro, e Iucounu lanci un grande gemito di sofferenza. Butta il vetro! ordin Cugel. Girati verso il muro! E minacci Fianosther. Anche tu! Leg meticolosamente le braccia dei suoi nemici, poi entr

nella grande sala e prese il manuale che stava studiando. E adesso... fuori tutti e due! ordin. Muoversi, svelti! Ora gli eventi procederanno in un modo ben definito! Obblig i due a portarsi in un'area piatta, dietro l'edificio, e li fece fermare ad una certa distanza l'uno dall'altro. Fianosther, la tua sorte ben meritata. Per il tuo inganno, per la tua avidit e per i tuoi odiosi manierismi, ora ti colpisco con l'Incantesimo dell'Incistamento Desolato! Fianosther gemette pietosamente, e cadde in ginocchio. Cugel non lo ascolt. Consultando il manuale, trov l'incantesimo: poi, indicando e nominando Fianosther, pronunci le terribili sillabe. Ma Fianosther, anzich sprofondare nella terra, continu a rimanere accosciato. Cugel si affrett a consultare il manuale e vide che, per errore, aveva trasposto un paio di pervulsioni, invertendo cos il potere dell'incantesimo. E mentre si rendeva conto dello sbaglio, da ogni parte si udirono lievi rumori, e le precedenti vittime di interi eoni vennero eruttate dalla profondit di quarantacinque leghe e scaricate sulla superficie. E giacquero l, sbattendo le palpebre in uno sbalordimento stordito: alcuni erano rigidi, troppo sfiniti per reagire. I loro indumenti erano caduti in polvere, bench coloro che erano stati inastati in tempi pi recenti avessero ancora addosso un paio di stracci. Poi tutti, tranne i pi storditi e irrigiditi, fecero qualche movimento cauto, assaporando l'aria, tendendo le braccia al cielo, meravigliandosi alla vista del sole. Cugel proruppe in una risata rauca. A quanto sembra, ho commesso un'inesattezza. Ma non importa. Non sbaglier una seconda volta. Iucounu, la tua punizione sar proporzionale alla tua colpa: n pi, n meno! Tu mi hai scaraventato, contro la mia volont, nelle terre desolate del nord, in un paese dove il Sole lancia obliquamente i suoi raggi dal sud. Io far lo stesso a te. Tu mi hai inflitto la compagnia di Firx: io ti infliggo la compagnia di Fianosther. Insieme potrete attraversare le tundre, penetrare nella Grande Erm, valicare le Montagne di Magnate. Non supplicate: non tentate di giustificarvi: in questo caso sar inflessibile. Statevene tranquilli, se non volete un'altra dose di concentrato azzurro! E Cugel si dedic all'Appello della Lontana Spedizione, e si

impresse accuratamente nella mente i suoni che l'attivavano. Preparatevi! grid. E addio! Cantilen l'incantesimo, esitando solo ad una pervulsione, quando l'incertezza lo vinse. Ma tutto and bene. Dall'alto si ud un tonfo e un grido gutturale, e un dmone venne arrestato durante il volo. Appari, appari! grid Cugel. La destinazione come prima: sulla riva del mare settentrionale, dove il carico deve essere consegnato vivo e illeso! Appari! Afferra le persone designate e trasportale secondo il comando! Un grande sbatter d'ali sferz l'aria: una sagoma nera dal volto orribile guard gi. Abbass un artiglio. Cugel si sent afferrare e trascinare via, verso il nord, tradito una seconda volta da una pervulsione sbagliata. Il dmone vol per un giorno e una notte, ringhiando e gemendo. Poco dopo l'alba, Cugel venne gettato su di una spiaggia e il dmone si allontan tonando nel cielo. Scese il silenzio. A destra e a sinistra si stendeva la spiaggia grigia. Dietro si levava il litorale, chiazzato da pochi ciuffi di spinifelci e d'erba salsa. Pochi passi pi in l giaceva la gabbia spezzata in cui Cugel, la volta precedente, era stato portato in quel luogo. Con la testa china e le braccia strette attorno alle ginocchia, Cugel rest seduto a guardare il mare.