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194 CAPITOLO 7 Cellule nervose e segnali elettrici

neurone fino al valore soglia, si genera un potenziale d'azione. In genere un singolo potenziale graduato non in grado di depolarizzare la membrana fino al valore soglia; tuttavia i potenziali graduati possono sommarsi tra loro mediante una sommazione spaziale o temporale. I potenziali d'azione rappresentano rapide depolarizzazioni della membrana cellulare che si propagano lungo l'assone, dal monticolo assonale fino al terminale assonico. La fase di rapida depolarizzazione di un potenziale di membrana determinata dall'apertura di canali voltaggio-dipendenti per il sodio e dal movimento di tali ioni all'interno della cellula. La fase di ripolarizzazione determinata dalla chiusura dei canali per il sodio e dall'apertura di canali per il

potassio che determina la fuoriuscita di tale ione dalla cellula. L'iperpolarizzazione postuma dovuta al fatto che i canali per il potassio si chiudono lentamente prolungando la fuoriuscita del potassio dalla cellula per un breve periodo. I potenziali d'azione rappresentano dei fenomeni "tutto o nulla" in quanto la loro ampiezza non varia al variare dell'intensit dello stimolo che li determina. L'intensit dello stimolo codificata dalla frequenza dei potenziali d'azione: maggiore l'intensit dello stimolo, maggiore il numero dei potenziali d'azione nell'unit di tempo. I periodi refrattari assicurano l'unidirezionalit della propagazione del potenziale d'azione e, nello stesso I limitano la massima frequenza dei potenziali d'azione.

Mantenimento della stabilit del potenziale di riposo, p. 191

La pompa Na+/K+ svolge un ruolo cm nella funzione del neurone in quanto genera dei gradienti di concentrazioi il sodio e per il potassio che generi potenziale di riposo. La pompa, in previene la dissipazione dei gradie concentrazione del sodio e del potai sia attraverso i canali passivi al ] di riposo, che attraverso i canali voltai dipendenti (a porta elettrica) durantj| potenziali d'azione.

ESERCIZI
Domande a scelta multipla

1. La depolarizzazione di un neurone fino al valore soglia stimola: a) l'apertura dei canali per il sodio b) la chiusura dei canali per il sodio c) l'apertura dei canali per il potassio d) a e c e) nessuna delle precedenti risposte 2. I neurotrasmettitori sono rilasciati in corrispondenza di: a) corpo cellulare b) dendriti c) terminale assonico d) monticolo assonale 3. Se un catione equamente distribuito ai due lati della membrana cellulare (la sua concentrazione all'interno uguale a quella all'esterno), quale delle seguenti affermazioni falsai a) A -70 mV la forza chimica che si esercita sullo ione pari a zero b) A -70 la forza elettrica di uno ione lo spinge all'interno della cellula c) A +30 mV la forza chimica che si esercita sullo ione pari a zero. d) Il potenziale di equilibrio per lo ione sar pari a zero e) A -70 mV la forza elettrochimica sullo ione agisce spingendolo fuori dalla cellula 4. La fase di depolarizzazione di un potenziale d'azione causata: a) dall'apertura dei canali per il potassio

b) dalla chiusura dei canali per il potassio c) dall'apertura dei canali per il sodio d) dalla chiusura dei canali per il sodio 5. Durante il periodo refrattario relativo, un secondo potenziale d'azione: a) non pu essere evocato b) pu essere evocato da uno stimolo soglia c) pu essere evocato da uno stimolo sottosoglia d) pu essere evocato da uno stimolo soprasoglia 6. I nervi si trovano: a) nel sistema nervoso centrale b) nel sistema nervoso periferico c) sia in a che in b d) n in a n in b 7. Se il potenziale di riposo di un neurone diviene pi negativo rispetto alle condizioni di riposo, il neurone _________________ . In tal caso il neurone _____________________ eccitabile. a) depolarizzato/pi b) iperpolarizzato/pi c) depolarizzato/meno d) iperpolarizzato/meno 8. L'ouabaina una sostanza che blocca la pompa Na+/K+. Se questa pompa bloccata, la concentrazione del K+ all'interno della cellula: a) aumenta b) diminuisce c) non cambia

9. Se le concentrazioni di K+ nel liquido extracellulare del sistema nervoso aumentano, l'attivit dovrebbe: a) aumentare b) diminuire c) non cambiare 10. Quale dei seguenti neuroni fa pai del sistema nervoso periferico? a) Motoneurone che innera il muscolo scheletrico b) Neurone parasimpatico c) Neurone simpatico d) Tutti e tre 11. Quale dei seguenti assoni ha la maggiore velocit di conduzione? a) un assone amielinico del dia di 5 pm b) un assone mielinico del dia di 5 pm c) un assone amielinico del dia di 20 pm d) un assone mielinico del dia di 20 pm 12. Quale delle seguenti frasi descri meglio lo stato dei canali del sodi potenzaile di riposo? a) Le porte di attivazione sono api e quelle di inattivazione sono chiuse b) Le porte di attivazione sono chi e quelle di inattivazione sono aperte

c) Le porte di attivazione inattivazione sono chiuse d) Le porte di attivazione inattivazione sono aperte

ed ed

13. Quale delle seguenti non fa parte] della via efferente del sistema nervoso? a) Il sistema nervoso parasimpati b) Il sistema nervoso simpatico

194 CAPITOLO 7 Cellule nervose e segnali elettrici

Introduzione alla Fisiologia


Il nostro corpo si pu adattare a molte condizic

Il COrpO umano capace di sopravvivere ad una incredibile


variet di condizioni ambientali. Pu vivere nella giungla, sulle montagne, in citt popolose o nei deserti. Pu sopportare il calore dell'estate in India o il freddo dell'inverno nel Nord America. Con adeguati allenamenti il corpo si pu adattare a cambi di altitudine mentre scala l'Everest, o portare a termine una maratona di 42 chilometri. Come fa il corpo umano a far tutto ci? Come imparerete in questo capitolo - e attraverso tutto il libro - il nostro corpo ha un'incredibile capacit di adattamento a cambiamenti ambientali, minimizzando i propri cambiamenti interni. Per esempio, quando una persona si sposta da un ambiente freddo ad uno caldo (con corrispondente aumento della temperatura corporea), il corpo risponde velocemente sudando e aumentando il flusso di sangue cutaneo per riportare la temperatura corporea al suo valore normale. L'abilit del corpo di mantenere un ambiente interno normale chiamata omeostasi e sar il tema principale di questo libro. Benvenuti allo studio della Fisiologia umana.

CONTENUTO DEL CAPITOLO


Organizzazione dell'organismo 2 L'omeostasi: un principio organizzativo fondamentale della Fisiologia 9 L'omeostasi alla prova: studio dell'interazione tra sistemi durante l'esercizio fisico 15

10 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

Q NNE S S I Q NI CL I N I C HE

Shock da calore e colpo di calore


Lo shock da calore la conseguenza dello sforzo dell'organismo di regolare la sua temperatura e, pi in particolare, del suo sforzo di disperdere l'eccesso di calore. Quando l'organismo deve disperdere una grande quantit di calore, la produzione di un elevato volume di sudore pu portare ad una significativa riduzione del volume del plasma circolante. In aggiunta, il flusso di sangue diretto alla cute aumenta enormemente deviando da altri distretti. Considerati nel loro complesso, questi cambiamenti inducono un abbassamento della pressione arteriosa, il che a sua volta riduce il flusso di sangue al cervello e fa quindi precipitare la situazione provocando sintomi quali debolezza, vertigini e anche perdita di coscienza. Una condizione molto pi grave quella del colpo di calore, durante il quale viene perso il controllo della temperatura corporea a causa del malfunzionamento del sistema termoregolatore. Sforzi fisici estremi o estreme temperature ambientali possono sopraffare la capacit dell'organismo di disperdere calore. Quando ci si verifica, la temperatura corporea cresce nonostante gli sforzi termoregolatori. Mano a mano che la temperatura sale, il cervello inizia a funzionare sempre peggio, dando luogo ad episodi di delirio seguiti da perdita di coscienza e dalla possibile disfunzione dei centri termoregolatori. Quando ci si verifica, il cervello in maniera inopportuna smette di mandare segnali alle ghiandole sudoripare. Come risultato la produzione di sudore si arresta, compromettendo la capacit dell'organismo di disperdere il calore e provocando cos un aumento pi rapido della temperatura corporea. Se il colpo di calore non viene trattato, questa spirale di eventi porta inesorabilmente alla morte. La cute degli individui affetti da colpo di calore, da un lato appare arrossata (a causa dell'aumento del flusso sanguigno) ma dall'altro asciutta a causa dell'assenza di sudorazione. Questi segni rendono facile distinguere il colpo di calore dallo shock da calore, in cui presente un'abbondante sudorazione e la pelle appare arrossata e umida. Nel caso in cui un individuo inizi ad accusare un colpo di calore necessario un intervento medico immediato. Spesso la vita pu essere salvata grazie ad un bagno gelato, che riporta rapidamente la temperatura corporea nell'ambito di valori che consentono una normale termoregolazione. Nel caso in cui l'ipertermia non abbia prodotto un danno permanente ai centri cerebrali responsabili della termoregolazione, possibile assistere ad un ripristino del meccanismo regolatore.

mantenere le variabili regolate vicine al loro set point, la loro funzione principale quella di ridurre il pi possibile i segnali di errore. Ad esempio, un segnale di errore che origina quando la temperatura corporea supera il normale set point di 37C, attiva i meccanismi regolatori che agiranno per riportare la

comporta nello stesso modo: se una variabile regolata aumenta, il sistema risponde facendola diminuire; se al contrario si riduce, il sistema risponde provocandone l'aumento. I sistemi che si comportano in questo modo vengono definiti sistemi a feedback negativo. Un esempio tipico di sistema a feedback negativo rappresentato dal controllo automatico di velocit di un autoveicolo, che opera per mantenere la velocit costante intorno a un valore prefissato (Figura 1.6a e b). Se un'automobile che sta procedendo su terreno pianeggiante improvvisamente incontra una salita, inizier a rallentare. Quando il meccanismo di controllo rileva una differenza tra la velocit reale e quella desiderata, fa in modo che giunga pi benzina al motore aumentando quindi la velocit. Nel momento in cui la velocit dell'automobile raggiunge il valore desiderato, lo stesso sistema decelera per mantenere quella velocit. Se invece l'automobile sta procedendo con velocit costante e uguale a quella desiderata, il sistema di controllo non avr bisogno di intervenire variando il flusso di benzina. Analogamente, la maggior parte dei meccanismi di regolazione omeostatica produce degli aggiustamenti solo quando esistono delle differenze tra il valore reale di una variabile regolata e il valore normale "desiderato", chiamato set point. Ogni differenza tra il valore reale e il set point costituisce un segnale d'errore. Poich tali meccanismi agiscono normalmente per

temperatura attorno al valore di 37C (Figura 1.6c e d). Per poter funzionare in maniera corretta, un meccanismo regolatore omeostatico deve essere in grado di rilevare le oscillazioni della variabile regolata. Questa capacit viene assicurata dall'azione di sensori, cellule (spesso neuroni) che sono sensibili alle modificazioni delle variabili in questione. Ad esempio, alcuni vasi sanguigni contengono cellule chiamate chemocettori che sono sensibili alle concentrazioni di ossigeno e al l'anidride carbonica del sangue. Al tempo stesso nel cervello e in altre regioni del corpo ci sono neuroni chiamati termocettori che sono sensibili alla temperatura. Tipicamente, i sensori inviano segnali (chiamati input) che raggiungono un centro integrativo (spesso un particolare insieme di circuiti nervosi nel cervello) che compara la variabile regolata al valore del set point e organizza le risposte appropriate. In risposta agli input che riceve, il centro integrativo genera segnali di uscita (chia mati output) diretti a cellule, tessuti o organi coinvolti nella ge-1 nerazione della risposta finale. Queste cellule, tessuti o organi | sono chiamati effettori.

CAPITOLO 4 Trasporti di membrana 103

Correnti'd'aria che lo trasportano verso il nostro naso. Questo d verifica poich certe molecole si muovono dalla bottiglia di profumo al nostro naso per semplice diffusione attraverso HL Le molecole si allontanano dalla bottiglia perch sono ^ptncentrate vicino ad essa e meno concentrate lontano da essa e perch queste molecole, come tutte le altre, si muovono spontaneamente secondo il loro gradiente di concentrazione a causa della loro continua agitazione termica. Il movimento di molecole da un punto ad un altro, sempli- come risultato della loro agitazione termica, viene io diffusione, un termine generale che si applica a tutte molecole che si muovono in qualsiasi mezzo. L'agitazione viene spesso chiamata agitazione termica casuale poich le singole molecole si muovono avanti e indietro nelle varie direzioni in seguito a collisioni con altre molecole. Di conseguenza, le singole molecole non seguono alcuna particolare direzione ed in seguito a collisioni cambiano traiettoria in modo imprevedibile. Se l'agitazione termica casuale, come possibile allora che le molecole si muovano secondo il loro gra- libte di concentrazione, che chiaramente un fenomeno ^Hjguale? La risposta sta nella distinzione tra singole molecole, che si muovono casualmente, e popolazioni di molecole, che si muovono sempre secondo il proprio gradiente di concentrazione (Figura 4.7). Poich il movimento di ogni molecola nella Figura 4.7 casuale, ogni molecola ha la stessa probabilit di muoversi a destra o a sinistra (e cos di attraversare o meno la membrana); il flusso netto da sinistra a destra nella figura semplicemente il risultato della presenza di un maggior numero di molecole nel lato sinistro della membrana.

mentre la concentrazione nel compartimento 2 aumenta. Nella Figura 4.8b, la concentrazione nel compartimento 1 si ridotta a 0,75 M, mentre quella nel compartimento 2 diventata 0,25 M. Poich in tal modo si ridotto il gradiente di concentrazione,
Lato 1 (concentrazione pi alta)

Lato 2 (concentrazione pi bassa)

anche il flusso netto cala,


Molecole che si muovono da sinistra a destra: Molecole che si muovono da destra a sinistra: Molecole che si muovono dal compartimento 1 al compartimento 2: Molecole che si muovono dal compartimento 2 al compartimento 1 : Movimento netto di molecole dal compartimento 1 al compartimento 2:
1

Fattori che influenzano la velocit della diffusione semplice


Quando una sostanza viene trasportata passivamente
attraverso |iia membrana per diffusione semplice, la velocit con la quale trasportata dipende da tre fattori: l'ampiezza della forza motrice, la superficie della membrana e la permeabilit della membrana, che indica la facilit con cui le molecole possono attraversarla. Discuteremo adesso in dettaglio ognuno di questi fattori. Ampiezza della forza che guida il trasporto Quando una forza motrice agisce su molecole che attraversano una membrana, questa in grado di influenzare non solo la direzione in cui f s i muovono, ma anche la velocit con cui sono trasportate. Nella maggior parte dei casi, il flusso netto aumenta all'aumentare della forza, ma non sempre. Nella diffusione semplice, la velocit di trasporto direttamente correlata all'entit della forza motrice. Considerate una situazione in cui una membrana separa due soluzioni poste in un contenitore (Figura 4.8). Inizialmente (Figura 4.8a) il compartimento 1 contiene una soluzione 1 M, mentre il compartimento 2 contiene un uguale volume di acqua distillata. A causa della presenza di questo gradiente di concentrazione, si verifica un flusso netto di molecole di soluto dal compartimento ' al compartimento 2. Come risultato, la concentrazione nel scompartimento 1 si riduce

FIGURA 4.7 Modello semplificato che mostra come l'agitazione termica casuale d origine a un movimento di molecole lungo il loro gradiente di concentrazione. Inizialmente, alla sinistra della membrana sono presenti quattro molecole e sulla destra due, ad indicare che la concentrazione maggiore nel versante sinistro. Poich il movimento dovuto all'agitazione termica casuale, met delle molecole si muover verso sinistra e met si muover verso destra.
Membrana cellulare Numero di molecole vicino alla membrana: 4 2

Considerando solo le molecole che attraversano la membrana, la direzione generale del movimento sar da sinistra a destra, cio lungo il gradiente di concentrazione.

come indicato dalla freccia pi sottile. Queste modificazioni continuano fino a che le due concentrazioni diventano uguali e, a quel punto, il flusso si ferma (Figura 4.8c). Il grafico della Figura 4.8d mostra che le concentrazioni cambiano sempre pi lentamente man mano che si riduce la loro differenza. In altri termini, il flusso netto diminuisce al diminuire del gradiente di concentrazione. Nel momento in cui le concentrazioni sono diventate uguali, non vi sono pi modificazioni poich il flusso netto zero. In queste condizioni, le molecole continuano a muoversi avanti e indietro attraverso la membrana, ma con uguale velocit in entrambe le direzioni.

CAPITOLO 5 Trasporti di membrana 103

Nella diffusione semplice, il flusso netto di una sostanza direttamente proporzionale al gradiente di concentrazione o al gradiente elettrochimico se la sostanza carica (Figura 4.9). Se il gradiente di concentrazione aumenta o diminuisce di un dato fattore, il flusso aumenta o diminuisce dello stesso fattore.

211

CAPITOLO 6 Trasporti di membrana 103


Lato 1 Lato 2

HHnnnnni

Fluss

::

netto

una membrana posta in un contenitore, con una certa velocit. Se aumentiamo l'ampiezza del contenitore, raddoppiando la superficie della membrana, il numero di molecole
FIGURA 4.8 Modificazioni del flusso netto di molecole attraverso; una membrana al cambiare del gradiente di concentrazione, (a) Un] elevato gradiente di concentrazione provoca il flusso netto indicato i freccia, (b) In seguito a tale flusso, la concentrazione nel compartimento 1] riduce a 0,75 M, mentre quella nel compartimento 2 cresce a 0,25 M. Am flusso netto si riduce, come indicato dalla freccia pi sottile, (c) Le concentrazioni ai due lati della membrana sono diventate uguali e netto adesso zero, (d) Modificazione nel tempo delle concentrazioni aie lati della membrana.

H _____ m
: -

0 M (Acqua pura)

Lato 2

D Con il passare del tempo, il flusso unidirezionale dal compartimento 2 al


compartimento 1 aumenta, diminuisce o resta inalterato?

ilipfii!
netto

eiudiu ni che l'attraversa nell'unit di tempo, raddoppia. Notate chec sto vero indipendentemente dal meccanismo di trasporto. Poich l'effetto sul trasporto dovuto alla superficie dj membrana cos evidente, lo tralasceremo nella nostra disi sione. Ricordate, comunque, che i vari tessuti specializzati il trasporto, come l'epitelio polmonare, l'epitelio intestini le pareti dei capillari, sono dotati di ampie superfici di : bio che migliorano la capacit di questi tessuti di trasporj rapidamente grandi quantit di materiale. Mentre la superi dell'epitelio polmonare e di quello intestinale aumen| grazie all'elevato numero di cavit e di invaginazioni, qf dei capillari aumentata dal gran numero di ramificazioni] caratterizzano questi vasi. Permeabilit della membrana La permeabilit di una i brana nei confronti di una particolare sostanza dipendel dalla natura della sostanza trasportata che da varie propj della membrana (diverse dall'area di superfcie) che influeq no la facilit con cui le molecole sono in grado di penet| Per qualsiasi meccanismo di trasporto passivo, una ma permeabilit si traduce in una maggiore velocit di traspoij parit delle altre condizioni. L'influenza della permeabili^ trasporto illustrata graficamente nella Figura 4.10, che! ferisce a una sostanza che attraversa una membrana per $ plice diffusione. Quando la permeabilit elevata, il flit netto aumenta, a parit di gradiente di concentrazione) Approfondimento: Legge di Fick e permeabilit). Discu mo ora brevemente i vari fattori che influenzano la perii lit della membrana. La permeabilit di una membrana nei confronti di un stanza X indicata col simbolo Px e viene spesso definita^ "permeabilit di X". Ad esempio, PNa identifica la perme del sodio (o in alternativa, e pi correttamente, la permeafl "al" sodio). Sebbene l'espressione "permeabilit di X" siar to comune, notate che il termine permeabilit si applica membrane e non alle molecole trasportate, anche se la j meabilit di una membrana non la stessa per tutte le sos ze e dipende pertanto anche dalla natura della molecol^j sportata. Per essere rigorosi, se una sostanza attraver membrana, la sostanza permeante, mentre la membri permeabile (capace di essere permeata-).

__________________
Concentrazione: 0,75 M (b) 0,25 M

Lato 1

Lato 2

Concentrazione: 0,5 M (Flusso netto = 0)


(c)

0,5 M

__________

2 0,5

Tempo
(d)

Superficie della membrana Come regola generale, la velocit con cui le molecole vengono trasportate attraverso una membrana varia in proporzione diretta alla superfcie della membrana stessa. Per capire perch, immaginiamo delle molecole che attraversano

CAPITOLO 7 Trasporti di membrana 103

La permeabilit delle membrane cellulari influen seguenti fattori:

CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia 11 60 km/h


58 km/h 55 km/h 60 km/h

(a)
60
Set point

Tempo

50

(b)

(c)

Set point (normale)

(d)

Tempo

FIGURA 1.6 Controllo a feedback negativo di una variabile regolata, (a) Eventi che si verificano quando la velocit di un'automobile controllata da un sistema di guida automatica, (b) Il grafico mostra come si modifica la velocit dell'automobile durante la salita. La linea tratteggiata rappresenta la velocit di riferimento (set point) mentre le frecce verticali indicano il segnale di errore, (c) Eventi che si verificano quando la temperatura corporea viene riportata alla normalit dopo un aumento iniziale, (d) Il grafico illustra le modificazioni della temperatura in tale situazione.

La Figura 1.7 mostra un esempio di meccanismo di controllo omeostatico della temperatura corporea. Per controllare la temperatura corporea, i termocettori mandano segnali ai centri termoregolatori del cervello, responsabili della regolazione della temperatura. Quando la temperatura cresce oltre il set point, i centri termoregolatori inviano segnali agli effettori, che inducono una riduzione della temperatura corporea. Poich questa riduzione della temperatura viene avvertita dai termocettori e nuovamente segnalata

all'indietro ai centri termoregolatori, la risposta del sistema effettivamente rimandata indietro all'ingresso del sistema, generando il cosiddetto ciclo a feedback (Figura 1.7). Questo meccanismo viene chiamato

9 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

Variabile regolata (| temperatura corporea)

Ipofisi Secrezione di LH

t Segnali agli effettori Centri termoregolatori del cervello Effettori (ghiandole sudoripare, cute, circolo sanguigno e muscoli scheletrici) Risposta (I temperatura corporea)

Feedbac k positivo

Secrezione Ovaie di estrogeni

Feedback negativo

FIGURA 1.8 Sistema a feedback positivo. Questo sistema a retroazione opera controllando la secrezione di estrogeni dalle ovaie. L'ormone LH stimola la secrezione di estrogeni, che stimola a sua volta rilascio di LH, che stimola maggior rilascio di estrogeni, ecc.

FIGURA 1.7 Sistema a feedback negativo. Questo sistema a retroazione opera controllando la temperatura corporea come descritto nel testo. Le frecce verso l'alto e verso il basso all'interno dei riquadri indicano rispettivamente aumento e diminuzione. La linea tratteggiata indica che la risposta del sistema influisce sul segnale afferente.

rifica mai una sua crescita all'infinito o una perdita del suo controllo; ci avviene perch vi sono sempre fattori che agiscono per far terminare il feedback positivo, sia rimuovendo lo stimolo originale, sia limitando la capacit del sistema di rispondere a quello stimolo. Durante il picco dell'LH, ad esempio, la concentrazione di LH cresce rapidamente, ma poi inizia a decrescere poich l'ovulazione provocata dal picco a sua volta inibisce temporaneamente la capacit delle ovaie di secernere estrogeni. La risultante caduta di concentrazione degli estrogeni plasmatici rimuove lo stimolo che ha provocato la crescente secrezione di LH e causa il ritorno dell'LH ai valori di base.

feedback negativo poich la risposta del sistema (la riduzione della temperatura) ha direzione opposta rispetto al cambiamento che l'ha prodotta (un aumento della temperatura). Il feedback negativo importante perch consente ad un sistema di regolazione di sapere se si stanno verificando gli aggiustamenti appropriati della variabile regolata. Ad esempio, nel momento in cui l'aumento della temperatura corporea scatena una risposta compensatoria di segno opposto attraverso un feedback negativo, il segnale di errore diminuisce fino al raggiungimento di una temperatura corporea pressoch normale. Se cos non fosse, i meccanismi termoregolatori potrebbero continuare a ridurre la temperatura anche sotto il valore di set point. Allo scopo di illustrare in maniera pi concreta la funzione dei meccanismi a feedback negativo, i meccanismi di controllo della temperatura corporea verranno discussi in maggiore dettaglio nel prossimo paragrafo. Oltre ai sistemi a feedback negativo, esiste anche qualche sistema a feedback positivo importante in Fisiologia. Nel feedback positivo, la risposta del sistema va nella stessa direzione del cambiamento della variabile che l'ha prodotta. Nelle femmine, per esempio, l'ipofisi (una piccola ghiandola che si trova alla base del cervello) secerne un ormone chiamato ormone luteinizzante (LH) che stimola le ovaie a secernere altri ormoni chiamati estrogeni, che regolano la funzione riproduttiva. In particolari condizioni, un aumento della concentrazione plasmatica degli estrogeni pu indurre un aumento della screzione di LH. Ci stimola a sua volta la secrezione di estrogeni, che aumenta ulteriormente la secrezione di LH, quindi di estrogeni, di LH, e cos via (Figura 1.8). Il risultato un rapidissimo aumento dell'LH plasmatico, conosciuto come picco dell'LH, che inizia l'ovulazione. Al contrario del feedback negativo, che riduce al minimo le modificazioni delle variabili fisiologiche, il feedback positivo utile ad alcuni meccanismi fisiologici per permettere ad una variabile di cambiare molto rapidamente in risposta ad uno stimolo. Nonostante un feedback positivo permetta il rapido cambiamento di una variabile, in condizioni fisiologiche non si ve-

Test veloci 1.3


1. Definite il concetto di omeostasi e spiegate come essa permetta al corpo di adattarsi ai cambiamenti dell'ambiente. 2. Spiegate come agisce il feedback negativo nel mantenere l'omeostasi.

L'omeostasi in azione: la termoregolazione


Quando giunge la notte nel deserto, i serpenti, le lucertole e gli insetti che di giorno sono attivi iniziano a cadere in uno stato di torpore e alcuni diventano appena incapaci di muoversi. Questo cambiamento del loro comportamento si verifica poich la riduzione della temperatura induce un raffreddamento corporeo di questi animali che, a sua volta, rallenta le reazioni biochimiche e gli altri processi metabolici. Al contrario, gli esseri umani e gli altri mammiferi sono influenzati in misura minore dai cambiamenti della temperatura esterna perch sono dotati della capacit di mantenere la loro temperatura corporea all'interno di un ambito piuttosto ristretto (un processo chiamato termoregolazione). Gli animali provvisti di questa capacit vengono definiti omeotermi, quelli che invece ne sono sprovvisti sono chiamati pecilotermi. Tutti gli animali (e gli altri esseri viventi) producono calore in j conseguenza del metabolismo, ma gli animali Qmeotermi sono capaci di controllare la temperatura corporea regolando la velocit con la quale il calore viene prodotto e disperso dall'organismo. Aumentando la velocit di produzione del calore e/o ridu- I

10 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

cendo la velocit della sua dispersione, la temperatura corporea viene fatta salire; riducendo la produzione di calore e/o aumentando la sua dispersione, la temperatura del corpo si riduce. Vi sono comunque dei limiti entro i quali questi meccanismi termoregolatori possono funzionare. L'esposizione prolungata a temperature estremamente rigide pu causare una riduzione della temperatura corporea al di sotto del valore di set point, condizione nota come ipotermia. Questo succede a coloro che sfortunatamente sono bloccati da una tempesta di neve in montagna o cadono dalla barca in acque gelide. Questa serie di sfortunati eventi causa rapidamente torpore, perdita di coscienza, malfunzionamento di molti organi e infine a morte. Al contrario, sforzi fisici imponenti o l'esposizione a temperature ambientali estremamente elevate possono indurre la temperatura corporea a superare il set point, condizione chiamata ipertermia. Se l'ipertermia diviene abbastanza grave, pu portare a perdita di coscienza, convulsioni, arresto respiratorio e morte. Questi effetti avversi iniziano ad apparire quando la temperatura corporea si avvicina ai 41C mentre una temperatura di 43C, o oltre, in genere fatale.

Meccanismi di scambio di calore tra l'organismo e l'ambiente esterno


Nella maggior parte delle condizioni, l'organismo cede calore all'ambiente poich la temperatura circostante normalmente pi bassa di quella corporea. Quando la velocit di perdita di calore uguale alla velocit di produzione di calore, la temperatura corporea non cambia. In genere la dispersione di calore avviene in tre modi: (1) per irraggiamento, (2) per conduzione e (3) per evaporazione. Nell'irraggiamento, l'energia termica trasferita dal corpo all'ambiente sotto forma di onde elettromagnetiche. una legge fisica generale, secondo la quale tutti gli oggetti emettono e assorbono queste onde, seppure in maniera variabile. Quando un oggetto pi caldo dell'ambiente circostante, emette pi energia di quanta ne assorbe e quindi perde calore. Al contrario, se un oggetto pi freddo dell'ambiente circostante, assorbe pi energia di quanta ne emette e si riscalda. Se vi mai capitato di avvertire il calore proveniente da un fuoco, pur trovandovi a diversi metri di distanza, ci avviene perch state assorbendo calore sotto forma di energia radiante. La conduzione il trasferimento di energia termica tra oggetti in diretto contatto gli uni con gli altri. Come nell'irraggiamento, il calore sempre trasferito da un oggetto pi caldo ad uno pi freddo. Quando ad esempio si tocca un metallo freddo, si avverte freddo poich l'energia termica trasferita direttamente dalla nostra pelle al metallo freddo. Nell'evaporazione, un oggetto perde calore mediante l'evaporazione dell'acqua dalla sua superfcie. Per far s che l'acqua evapori dal corpo, deve essere convertita dalla forma liquida a quella gassosa. Il processo richiede l'assorbimento di energia termica dal corpo. L'evaporazione si verifica attraverso la pelle, la superficie interna dei polmoni e altre superfici umide come l'interno della bocca. Questo processo conosciuto come perdita insensibile di acqua, poich si verifica continuamente senza che ve ne sia consapevolezza. Il corpo perde acqua anche attraverso l'evaporazione del sudore, una soluzione salina che viene secreta da numerose piccole ghiandole sudoripare presenti sulla pelle. Al contrario della perdita insensibile di acqua, che per definizione inevitabile, la produzione di sudore regolata sulla base delle necessit dell'organismo. Ad esempio, quando

necessario aumentare la dispersione di calore, aumenta la sudorazione. In seguito a ci, aumentando la quantit di acqua che evapora dalla pelle, aumenta la quantit di energia termica dispersa dal corpo. Quando la temperatura ambientale pi calda della temperatura corporea, l'irraggiamento e la conduzione trasferiscono calore al corpo. Poich in tale modo viene aggiunto calore a quello generato dal corpo stesso, come possibile regolare la temperatura corporea in condizioni simili? La risposta che l'organismo pu servirsi solamente dell'evaporazione per disperdere calore, pertanto aumenta la sudorazione. V, evaporazione e\ sudore riesce a raffreddare l'organismo anche in queste condizioni poich l'acqua continua ad evaporare anche se pi fredda dell'ambiente circostante, a condizione che il tasso di umidit ambientale non sia troppo alto. La convezione, il trasferimento di calore da un luogo all'altro mediante movimento di gas o liquidi, contribuisce alla perdita di calore in un giorno di vento. In queste condizioni l'aria che pi vicina alla nostra pelle si riscalda grazie al calore sottratto alla nostra superficie cutanea. Questo strato di aria pi calda forma cos una specie di "coperta" attorno al corpo che rallenta la perdita di calore dovuta alla conduzione. Inoltre, poich l'aria che forma questo strato protettivo contiene l'umidit evaporata dalla pelle, tende a essere pi umida dell'aria circostante e riduce di conseguenza la velocit di perdita di calore della pelle mediante evaporazione. Al contrario, nel caso in cui ci sia un movimento d'aria attorno al corpo, come accade in una giornata ventosa, si riduce lo spessore della "coperta" d'aria ed aumentano le perdite di calore dovute alla conduzione e all'evaporazione.

I componenti che formano il sistema termoregolatore


Gli sforzi termoregolatori dell'organismo sono coordinati da diversi centri nel cervello. Tra questi il pi importante nell'ipotalamo, una regione che si trova alla base del cervello proprio sopra l'ipofisi. I segnali di ingresso (input) a questi centri cerebrali provengono da termocettori localizzati nel cervello, nel midollo spinale e in altri organi interni. Questi recettori, conosciuti come termocettori centrali sono particolarmente importanti poich misurano la temperatura nelle regioni pi profonde dell'organismo (conosciuta come temperatura centrale). Altri termocettori, chiamati termocettori periferici, si trovano nella cute, esposti a temperature in genere molto al di sotto della temperatura centrale e molto pi variabili di questa. Questi recettori, ci permettono di percepire la temperatura dell'ambiente esterno. Tale capacit agisce indirettamente sulla termoregolazione, poich consente di compensare i cambiamenti di temperatura ambientale mediante aggiustamenti comportamentali, come il vestirsi adeguatamente o l'evitare le temperature estreme. I segnali in uscita (output) dai centri termoregolatori del cervello vengono trasmessi dai neuroni a vari effettori che modificano la velocit di produzione o dispersione del calore. Questi effettori comprendono: le ghiandole sudoripare, che controllano la dispersione termica indotta dall'evaporazione aumentando o riducendo la secrezione di sudore; i vasi sanguigni cutanei, che controllano la dispersione termica per conduzione e irraggiamento aumentando o riducendo il flusso sanguigno cutaneo; i muscoli scheletrici, che controllano la produzione di calore mediante i brividi, rapide contrazioni involontarie dei muscoli che generano calore in seguito all'aumento del metabolismo correlato alla contrazione muscolare.

11 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

30

II <D I 9-S El
15 -

(a)

CL

o o 2 O

Set point

(b)

I Temperatura ambientale

\ Temperatura corporea (variabile regolata)

Termocettori (sensori) Temperatura rilevata Input

Centri termoregolatori del cervello Integrazione

______

Output

Feedback negativo

Ghiandole sudoripare (effettori) I Produzione di sudore

Vasi sanguigni cutanei (effettori) f Restrizione j Flusso ematico

Muscoli scheletrici (effettori) Brividi

I Perdita di calore

| Produzione di calore

l i
| Temperatura corporea

(c)

FIGURA 1.9 Termoregolazione, (a) Il grafico rappresenta la temperatura ambientale nel tempo e evidenzia una caduta di temperatura da 30C a 15C. (b) Il grafica indica la temperatura corporea nel tempo, mostrando il valore di set point di 37C (linea tratteggiata) e il segnale di errore (frecce verticali), (c) Eventi che si verificano nell'organismo in risposta ad una riduzione della temperatura ambientale. 13 Quando la temperatura corporea costante, come sono la velocit di produzione e quella di dispersione del calore?

i/enBn ouos

12 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

Quando la temperatura centrale si modifica, i centri termoregolatori cerebrali cercano di compensare i cambiamenti inviando comandi appropriati a questi effettori. Se la temperatura esterna rimane in uno stretto ambito di valori, definito ambito della termoneutralit (25-30C), le modificazioni del flusso sanguigno cutaneo sono in genere sufficienti a riportare la temperatura centrale ai valori normali. Fuori da questo ambito divengono necessarie anche le risposte degli altri effettori.

Risposte termoregolatorie alla riduzione della temperatura: un sistema a feedback negativo in azione
Supponiamo che la temperatura dell'ambiente circostante il corpo passi da 30C a 15C (Figura 1.9a). A causa dell'aumentata dispersione di calore, la temperatura centrale si riduce gradualmente sotto il normale valore del set point, ad esempio, dai normali 37C al valore di 36C (Figura 1.9b). Nel momento in cui ci si verifica, l'informazione relativa alla temperatura corporea viene comunicata dai termocettori centrali ai centri termoregolatori cerebrali, che rilevano il segnale di errore e organizzano le seguenti risposte (Figura 1.9c): 1. Riduzione della sudorazione, se inizialmente le ghiandole sudoripare sono attive, viene ridotta o bloccata la produzione di sudore, con conseguente riduzione della perdita di calore per evaporazione. 2. Riduzione del flusso ematico cutaneo: in risposta a comandi nervosi alcuni vasi sanguigni della cute si restringono, portando quindi a un decremento del flusso ematico cutaneo. Poich normalmente il sangue a funzionare da conduttore di calore dalle regioni pi profonde e pi calde del corpo a quelle pi superficiali e pi fredde, questa riduzione di flusso provoca un decremento della temperatura cutanea. Di conseguenza, si riducono le perdite di calore sia per irraggiamento che per conduzione. 3. Stimolazione del brivido: i muscoli scheletrici iniziano a contrarsi, generando calore. Questo fenomeno aggiunge altro calore a quello generato da altri processi metabolici, facendo s che la quantit totale di calore prodotto dall'organismo aumenti. Queste risposte fanno parte di un sistema a feedback negativo perch la riduzione della perdita di calore e l'incremento della produzione di calore aumentano la temperatura centrale, che a sua volta compensa l'iniziale diminuzione di temperatura. Se questi meccanismi compensatori sono sufficienti a riportare l'equilibrio tra produzione e perdita di calore, la temperatura corporea pu ritornare e rimanere ai suoi valori normali (Figura 1.9b). Poich per non esiste un sistema a feedback negativo perfetto, non possibile per il sistema termoregolatore mantenere la temperatura corporea assolutamente costante. In effetti, la temperatura corporea subisce piccole variazioni oscillando al di sopra e al di sotto del valore di set point; queste fluttuazioni sono normali e si verificano in tutte le variabili fisiologiche. Diversamente da quanto descritto nella Figura 1.9, un aumento della temperatura ambientale provocher in realt un incremento della temperatura centrale, responsabile della messa in atto delle risposte opposte: aumento della sudorazione, aumento del flusso sanguigno cutaneo, riduzione o cessazione del brivido. Il conseguente incremento della dispersione termica e la conseguente riduzione della produzione di calore agiranno per ridurre la temperatura centrale e per riportarla ai valori normali.

La febbre, l'innalzamento della temperatura corporea che si verifica frequentemente durante le malattie, non dipende da un malfunzionamento del sistema termoregolatore, ma da una modificazione del valore di set point che obbliga il sistema termoregolatore ad innalzare la temperatura in maniera controllata. Molto spesso, la febbre costituisce una risposta ad infezioni batteriche o virali che stimolano alcune cellule del sangue (globuli bianchi) a proliferare e a secernere varie sostanze chimiche. Una o pi di queste sostanze agiscono sui centri termoregolatori cerebrali innalzando il valore del set point ed agendo pertanto come pirogeni (induttori di febbre). Poich l'aumento della temperatura indotto dai pirogeni stimola un aumento della velocit di molte risposte immunitarie contro i microrganismi invasori, la febbre viene considerata benefica in quanto migliora la capacit dell'organismo di difendersi.

Test veloci 1.4


1. Definite i tre meccanismi di perdita di calore dall'organismo. 2. Elencate il meccanismo di termoregolazione all'interno della zona termoneutrale. 3. Elencate i tre tipi di effettori, importanti nella termoregolazione e descrivete come ognuno di questi risponde a un abbassamento della temperatura corporea.

L'omeostasi alla prova: studio dell'interazione tra sistemi durante l'esercizio fisico
Le conoscenze fisiologiche progrediscono in linea con l'idea che il funzionamento dell'organismo pu essere compreso soltanto esaminando le singole funzioni o componenti di esse. Come conseguenza naturale di questo approccio i fisiologi tendono a focalizzare l'attenzione su oggetti sempre pi piccoli, dagli organi e dai sistemi alle cellule, dalle cellule alle molecole. Come risultato di ci, gran parte della fisiologia contemporanea difficilmente distinguibile dalla biochimica o dalla biologia molecolare ed assomiglia ben poco alla disciplina di cinquant'anni fa, quando i "fisiologi" lavoravano sugli animali da laboratorio e i "biochimici" lavoravano con provette contenenti molecole isolate dagli organi d'origine. Questo nuovo approccio "molecolare" alla Fisiologia ha portato inestimabili contributi alla comprensione dell'organismo e ha generato un'esplosione di nuove conoscenze. Tuttavia, questi vantaggi hanno avuto un prezzo: oggi impossibile che un singolo individuo abbia una conoscenza dettagliata di tutte le funzioni dell'organismo. Per questa ragione, i fisiologi sono costretti a specializzarsi e a concentrare i loro sforzi su un aspetto particolare, specifico di un particolare campo di studio. Ad esempio, un esperto di elettrofisiologia cardiaca riconosciuto a livello internazionale, potrebbe sapere ben poco di come funzionano il cervello o lo stomaco e l'ultima volta in cui ha rivolto il proprio interesse alla funzione di questi organi potrebbe addirittura risalire a quando era studente. La stessa difficolt, sia pure in scala ridotta, si presenta oggi anche agli studenti di Fisiologia. Infatti, per imparare come

16 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia TABELLA 1.2 Caratteristiche fisiche dei due atleti Bill Jane

Et (anni) Altezza (cm) Peso (kg) Percentuale di grasso Capacit aerobica (mi di 02/kg/min)

33 177 72 16 55

31 166 57 22 51

funziona un particolare organo, vi sar chiesto di dedicare molto tempo allo studio delle funzioni di particolari cellule o di meccanismi molecolari intracellulari e potrebbe diventare difficile assemblare tutti questi dettagli in uno schema coerente del funzionamento dell'organo e della sua importanza per il resto dell'organismo. Ad esempio, nello studio del sistema nervoso si vedr che i segnali trasmessi dalle cellule nervose dipendono dall'azione di particolari proteine della membrana cellulare chiamate canali ionici, di cui ne esistono moltissimi tipi. Quando si studie- r come i canali agiscono per generare questi segnali, si vedr che essi regolano il flusso di diversi ioni e che, a loro volta, questi flussi ionici influenzano la distribuzione delle cariche elettriche attraverso la membrana. Nel tentativo di memorizzare tutte queste nozioni molto facile dimenticare che si sta cercando di comprendere come vengono trasmessi i segnali nel sistema nervoso, un processo che influenza direttamente o indirettamente l'attivit di tutti gli organi e tessuti del corpo. In altre parole, anche quando si cercher di imparare come funzionano i meccanismi che controllano il flusso di ioni attraverso le membrane, si star imparando qualcosa che ha a che fare con ci che viene descritto in questo libro. Questi esempi hanno lo scopo di far comprendere che una reale conoscenza della Fisiologia richiede non solo la capacit di concentrarsi sui dettagli, ma anche quella di sapersene "allontanare" per vedere le cose da un punto di vista pi ampio (una visione integrativa). Questo il fondamentale presupposto per capire il modo in cui i vari sistemi lavorano assieme per mantenere l'omeostasi e per assolvere alle varie funzioni dell'organismo. Procedendo nello studio di questo testo apprenderete come funzionano specifici organi e sistemi. Nonostante questi sistemi vengano descritti in capitoli separati, essi in realt operano in maniera cooperativa e si influenzano gli uni con gli altri. Allo scopo di rinforzare l'apprendimento e di aiutarvi ad integrare le conoscenze relative ai sistemi in un ampio schema della funzione dell'organismo nel suo insieme, l'ultimo capitolo del libro dedicato alle risposte fisiologiche che si verificano durante l'esercizio fisico e che coinvolgono tutti i sistemi del corpo. In particolare, seguiremo le modificazioni che si verificano nell'organismo di due atleti durante la loro partecipazione ad una maratona di 42 km, come descritto tra breve.

Utilizzo delle risorse in risposta all'attivit fisica secondo una precisa gerarchia
Come stato detto precedentemente, il flusso ematico distribuisce risorse ai vari organi e tessuti trasportando ossigeno e nutrienti (come glucosio) e rimuovendo al tempo stesso i prodotti di scarto. Poich il bisogno di risorse pu variare da tessuto a tessuto, il flusso ematico deve poter essere adattato alle

esigenze di ciascun organo. Durante l'esercizio fisico, e qualsiasi altra attivit (anche il dormire o il rimanere seduti a leggere in poltrona), si instaura una specifica regola gerarchica che amministra le risorse da concedere a ciascun organo: il cervello ha la massima priorit. Il mantenimento di una circolazione stabile e di un costante apporto di ossigeno al cervello richiedono che anche il cuore riceva sempre la quantit di sangue necessaria. Durante gli stati patologici o lo stress, il flusso ematico diretto agli altri organi pu essere sacrificato nell'interesse del cervello (e del cuore). Anche in questi stati, comunque, rimane necessario rimuovere i prodotti di scarto del metabolismo e, pertanto, il flusso ematico renale ed epatico non possono venire ridotti oltre una certa misura e oltre un certo periodo di tempo. Al contrario, regioni che a riposo hanno basse richieste energetiche, come il muscolo scheletrico, il tratto digerente e la cute, possono essere private del normale apporto di sangue anche per lunghi periodi di tempo. Diversi tipi di esercizio fisico possono evocare diversi tipi di risposta fisiologica. Prenderemo in considerazione le risposte fisiologiche che si verificano durante la partecipazione a una maratona, poich questa pratica sportiva comporta rilevanti stress negli individui sani. Le persone che partecipano a una maratona possono raggiungere incrementi del dispendio energetico (e quindi di consumo di ossigeno e di produzione di calore) anche di 15 volte o pi. In aggiunta, devono mantenere queste condizioni di aumentato metabolismo per periodi di tempo relativamente lunghi (tra le 2 e le 6 ore) a seconda del loro talento e del I loro stato di allenamento. Normalmente o i maratoneti finisco- | no la corsa di 42 chilometri oppure sono costretti ad abbandonare la gara. Descriveremo di seguito i fattori che determinano quanto velocemente (o se) i partecipanti termineranno la gara. Anche se un'accurata trattazione della fisiologia dell'esercizio fisico sar affrontata nell'ultimo capitolo, possiamo iniziare ad introdurre i primi concetti rilevanti di tale argomento. Immaginiamo di seguire l'esperienza di due maratoneti, all'inizio della preparazione atletica per una maratona. possibile che nel corso della lettura incontriate dei termini o dei concetti che non siete ancora in grado di comprendere: non preoccupatevi! Procedendo nello studio del testo imparerete come funzionano i vari meccanismi fisiologici, utilizzando degli Esercizi dii collegamento concernenti la maratona che puntualizzeranno lai maniera in cui un particolare meccanismo svolge un ruolo nell'esperienza dei nostri intrepidi corridori. Inoltre, alla fine del libro, vi sar chiesto di leggere di nuovo questa storia. Vedrete allora che tutta la terminologia vi sar familiare e che sarete in grado di comprendere tutti gli aspetti di questa narrazione. Prima di considerare la loro esperienza sportiva, analizzia-i mo le principali caratteristiche fsiche di Bill e Jane mostrate nella Tabella 1.2 (abbiamo scelto come protagonisti un maschio e] una femmina per illustrare alcune differenze fisiologiche che esistono tra i sessi e che possono modificare la performance durante l'esercizio fisico). Bill pi alto e pesante poich dotato di pi massa muscolare e di una struttura scheletrica pi grande, ma Jane possiede una maggiore percentuale di grasso corporea! Bill ha una maggiore capacit aerobica, in altri termini pi capace di usare ossigeno per generare energia quando si esprime al suo massimo sforzo (questo un buon indicatore della capacit! di esercizio ). La capacit aerobica viene definita come il volume di ossigeno (mi di 02) consumato ogni minuto. Poich una persona di corporatura maggiore ha in genere pi cellule che consumano ossigeno, indipendentemente dalla sua capacit di ese "

14 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

zio, quando si calcola la capacit aerobica, la velocit di consumo di ossigeno viene rapportata al peso corporeo (per chilogrammo). Basandosi semplicemente sulla capacit aerobica, si potrebbe predire che Bill sia in grado di correre un po' pi veloce di lane per un periodo di tempo prolungato. Sulla breve distanza (una corsa di 10 chilometri) ci vero: il miglior tempo di Bill 43 minuti, mentre Jane impiega circa un minuto in pi. Come per vedremo, la capacit aerobica soltanto uno dei molti fattori che determinano la performance durante una maratona. Molti processi fisiologici integrati entrano in gioco durante la maratona e molte decisioni prese dai due atleti avranno una marcata influenza su questi processi. Per quelli di voi che hanno gi partecipato a gare di resistenza alcune di queste situazioni saranno gi familiari. Iniziamo adesso a prendere in esame l'esperienza di Bill e di Jane.

La maratona di Bill e di Jane


La nostra storia suddivisa in tre periodi. Infatti non comincia nel momento in cui i corridori iniziano la gara, ma sei mesi prima quando Bill e Jane iniziano ad allenarsi per la maratona.
FIGURA 1.10 La spirale virtuosa dell'allenamento fisico. Piccoli aumenti di affaticamento e debolezza conseguenti ad ogni esercizio fisico sono seguiti da sovracompensazione durante il recupero. Ci porta ad un adattamento caratterizzato da condizioni fisiche e capacit funzionali migliori rispetto alla condizione precedente.

Allenamento
Se Bill e Jane avessero deciso in modo impulsivo di correre la maratona senza preparazione, avrebbero avuto pochissime possibilit di terminare la gara. L'esercizio fisico provoca un esaurimento delle risorse immagazzinate nel corpo (acqua, energia e nutrienti) e un indebolimento di muscoli, tendini e articolazioni. Durante il recupero delle forze che segue l'esercizio, i processi fisiologici non soltanto ripristinano le risorse perdute e riparano i tessuti usurati, ma migliorano la condizione iniziale (di non allenato) aumentando la capacit di immagazzinare risorse e la resistenza dei tessuti (adattamento). L'allenamento pertanto si ottiene mediante cicli di consumo e di ristoro (con conseguente sovracompensazione) da cui prende origine una spirale virtuosa che porta al miglioramento delle capacit fisiche e funzionali (Figura 1.10). Senza preoccuparsi per il momento di comprendere a fondo i meccanismi fisiologici, la Figura 1.10 evidenzia diversi aspetti caratteristici dell'allenamento. Primo, ogni sessione di esercizio causa un certo grado di debilitazione; pertanto una persona che si allena deve stare attenta a non "strafare" durante una singola sessione. Secondo, affinch si verifichino gli adattamenti positivi, necessario un periodo di recupero; deve pertanto essere chiaro che i periodi di riposo sono necessari tanto quanto quelli di esercizio fisico. Un terzo punto non emerge chiaramente dalla figura: nel momento in cui un individuo raggiunge un nuovo livello di adattamento, l'esercizio fisico necessario a mantenere in crescita la spirale dell'allenamento aumenta. Questo aumento dell'esercizio pu essere ottenuto sia incrementando la durata che l'intensit dello sforzo (o mediante una combinazione di entrambe). Dopo diversi mesi di allenamento, Bill e Jane hanno sviluppato la capacit fisica e la resistenza necessarie per portare a termine la maratona senza eccessiva debilitazione. Come appare evidente dalla Tabella 1.3, alcuni organi e tessuti sono cresciuti di pi in risposta all'allenamento, ma molti cambiamenti sono il risultato del miglioramento funzionale piuttosto che dell'aumento di dimensioni. Bill e Jane (cos come la maggior parte dei maratoneti allenati), avendo ben chiaro il loro obiettivo riducono l'intensit

del loro allenamento durante la settimana immediatamente prima della gara per minimizzare la debilitazione dovuta all'allenamento (e per evitare traumi accidentali che precluderebbero loro la partecipazione).

Il preludio alla gara


Nelle 24-48 ore antecedenti la gara, Bill e Jane si "caricano" di carboidrati (mangiano cibi ricchi di amido e di zuccheri, come pane, pasta e frutta). Questi tipi di cibo sono una fonte di energia rapidamente disponibile e in tal modo Bill e Jane "stanno riempiendo i loro serbatoi di carburante" per poter far fronte alla lunga impresa. Alcuni atleti, compreso Bill, la mattina della gara bevono una gran quantit di caff. La caffeina contenuta nel caff uno stimolante e Bill conosce abbastanza la Fisiologia per capire che la caffeina promuove anche l'utilizzo dei carboidrati come fonte di energia. Jane, comunque, sa anche un'altra cosa - la caffeina ha un effetto negativo sulla capacit dell'organismo di controllare i volumi di acqua (il sangue, per esempio, costituito in gran parte d'acqua). Per questo motivo Jane beve meno caff. Queste e altre decisioni avranno importanti conseguenze sulla prestazione di ciascun maratoneta.

La gara
La gara inizia alle nove di mattina sotto un cielo sereno e in buone condizioni di temperatura (22C). Si tratta di una competizione popolare che vede in gara diverse migliaia di partecipanti. L'lite degli atleti posizionata in un'area riservata immediatamente dietro la linea di partenza e a ciascun partecipante viene chiesto di prendere posizione tanto pi indietro quanto maggiore sar, prevedibilmente, il tempo di percorrenza. Bill e Jane sono circa a met del gruppo. Al momento

15 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

TABELLA 1.3 Cambiamenti anatomici e funzionali provocati dall'allenamento Organo, tessuto o

Cuore Sangue Muscolo scheletrico Polmoni Ossa Sistema nervoso autonomo e sistema endocrino Cellule varie Cervello

struttura Cambiamenti anatomici

Cambiamenti funzionali

Le dimensioni aumentano Il volume del sangue e la massa dei globuli rossi aumentano La massa muscolare, la densit capillare e i depositi di glicogeno aumentano Non rilevante

La capacit del sangue di trasportare ossigeno aumenta La forza aumenta La capacit delle vie respiratorie di espandersi in risposta a stimoli neurali e ormonali aumenta, il che facilita la respirazione durante l'esercizio La robustezza delle ossa aumenta, il che incrementa la resistenza fisica allo stress da esercizio La responsivit dei tessuti a insulina e ormoni ipofisari ed agli stimoli vegetativi aumenta, il che stimola l'utilizzo dell'energia durante l'esercizio La sintesi delle proteine dello stress all'interno delle cellule aumenta L'apprendimento porta ad una migliore tecnica che diminuisce lo sforzo; i meccanismi di ripetizione diminuiscono lo sforzo percepito La produzione di sudore pi abbondante e maggiormente diluito stimola la capacit del corpo a raffreddarsi

La densit aumenta Non rilevante Non rilevante Non rilevante

Ghiandole sudoripare Non rilevante Il battito cardiaco a riposo si riduce, la gittata sistolica aumenta, il che migliora l'efficienza di pompa
del via, solo i corridori pi vicini alla linea di partenza possono iniziare a correre. Quelli pi lontani sono stretti gli uni agli altri; iniziano a muoversi lentamente e non riescono a prendere il passo, impazienti attendono che il gruppo si disgreghi. Bill si sente frustrato per questo - nella sua eccitazione vorrebbe essere gi partito - e pertanto scatta avanti e indietro e cerca di farsi largo tra i corridori per potere avanzare anche solo un p. Anche Jane non riesce a correre come vorrebbe ma decide di rassegnarsi e si adegua alla bassa velocit. Infatti sa che ha 42 chilometri davanti a lei e che ci saranno ancora molte opportunit per riguadagnare i minuti persi alla partenza. Trascorsi i primi sei chilometri, il gruppo ben disperso e ogni corridore ha acquisito il proprio ritmo ottimale. Bill davanti a Jane di oltre mezzo chilometro e sta correndo un po' pi veloce di lei. Stanno per raggiungere il primo punto di ristoro, e sanno che ai corridori verranno date acqua e altre bevande. Appena arriva, Bill si accorge che c' troppa gente e che perderebbe troppo tempo per bere qualcosa. D'altra parte, 45 minuti prima di partire aveva bevuto un litro d'acqua e pertanto, non avvertendo molta sete, decide di non fermarsi. Quando Jane arriva al punto di ristoro rallenta, ottiene un bicchiere d'acqua e lo beve camminando, poich sa per esperienza che se si beve correndo pi l'acqua che finisce sulla faccia di quella che entra in bocca. Il punto di ristoro successivo, circa 3 chilometri dopo, meno affollato cos Bill prende un bicchiere d'acqua in corsa e riesce a buttarne gi un sorso. Il resto gli schizza sulla faccia e gli bagna la maglietta. I chilometri successivi sono tranquilli per Bill, fatta eccezione per una forte distensione addominale. Continua a correre, sperando che passi, ma al contrario avverte sempre di pi l'urgenza di fermarsi e cerca disperatamente un gabinetto di quelli portatili che gli organizzatori hanno disposto lungo il percorso. Quando lo trova, si libera di una diarrea acquosa e cos facendo perde circa due minuti che successivamente cerca di recuperare aumentando il ritmo. Jane intanto sta mantenendo un ritmo stabile, beve con costanza ad ogni punto di ristoro e in tal modo corre con relativa facilit la parte centrale della gara.

Alle 11 di mattina il sole quasi perpendicolare e la temperatura ha raggiunto 30 gradi. Bill vicino al segnale dei primi 27 chilometri e, passandosi le mani sul viso, sente le tempie incrostate di sale, nonostante non si sia accorto di avere sudato molto, la presenza del sale gli fa venire qualche dubbio. Decide quindi di bere pi acqua ai punti di ristoro, ma si sente comunque forte e pensa che, tutto sommato, la maratona non cos dura come credeva. Invece, al trentesimo chilometro, Bill comincia a sentire un forte bisogno di fermarsi nonostante debba ancora percorrere dodici chilometri! In tre soli chilometri le sue gambe sono diventate pesanti e non sembrano rispondere appropriatamente ai comandi. Il passo ha perso di elasticit e si irrigidito anche a causa di una dolenzia particolare alle anche e di dolorose vesciche ai piedi. Inoltre, avverte un senso generale di fatica e ha anche mal di testa. Per questi motivi il suo ritmo si riduce e mentre lui qualche volta addirittura cammina, Jane, sia pure affaticata, non ha perso ritmo, guadagna strada e alla fine sorpassa Bill negli ultimi cinque chilometri. Jane conclude la gara in tre ore e 36 minuti. molto stanca, ha alcune vesciche ed contenta di aver finito ma, a parte questo, non avverte disturbi particolari. Bill conclude la gara 12 minuti dopo e, appena passato il traguardo, fa qualche passo e si ferma del tutto. Rimanendo in piedi sente tremare le ginocchia ma, fortunatamente, qualcuno lo sostiene e lo aiuta a distendersi a lato della strada. Dopo un po' di tempo inizia a sentirsi meglio. Si siede appoggiandosi a un albero e beve quasi un litro d'acqua. Alcuni amici lo trovano e lo accompagnano a casa. Un'ora dopo inizia

16 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

a sentire un terribile mal di testa e ha i conati. Dopo che questi sintomi si sono placati, dorme per alcune ore, la sera, nonostante sia estate, sente freddo e deve coprirsi. Il giorno dopo la gara Jane sente i muscoli indolenziti, ma riesce comunque a svolgere le normali attivit senza particolari difficolt. Bill, invece, soffre terribilmente ogni volta che muove

le gambe. Ogni movimento richiede un ulteriore sforzo doloroso. Sente i muscoli molto pi rigidi e indolenziti di quanto non fossero immediatamente dopo la gara e perfino i bicipiti gli fanno male. Questi sintomi si riducono gradualmente nei giorni successivi, ma Bill deve comunque aspettare una settimana prima di non sentire pi alcun dolore.

SOMMARIO DEL CAPITOLO


Organizzazione dell'organismo, p. 2

Le pi piccole unit viventi sono cellule, specializzate per svolgere le diverse funzioni dell'organismo. Le cellule di tipi specifici sono organizzate in tessuti, che a loro volta si combinano per formare gli organi, che svolgono funzioni specifiche. Gli insiemi di organi che collaborano a svolgere certe funzioni prendono il nome di sistemi. Il corpo possiede quattro principali tipi di cellule: (1) neuroni, che sono specializzati per trasmettere segnali elettrici da un luogo ad un altro; (2) cellule muscolari, che generano forza meccanica e movimento; (3) cellule epiteliali, che formano gli epiteli, tessuti di rivestimento tipici della cute e dell'interno degli organi cavi; (4) cellule connettivali, che svolgono diverse funzioni e che si trovano nei tendini, nel sangue, nella linfa e in altri tessuti connettivi. Le cellule dell'organismo scambiano sostanze con il liquido che le circonda, che viene definito il mezzo interno dell'organismo. Le varie sostanze vengono sia rilasciate nel mezzo interno che rimosse da esso per mezzo del circolo sanguigno, che a sua volta scambia sostanze con l'ambiente esterno. Diverse barriere interne suddividono l'organismo in vari compartimenti che contengono liquido. Il volume totale di acqua contenuto in tutti i compartimenti viene definito acqua corporea totale e comprende il liquido extracellulare e quello intracellulare. Il liquido intracellulare e quello extracellulare sono notevolmente diversi per composizione e sono separati dalle membrane cellulari. Il liquido extracellulare comprende il plasma, la componente liquida del

sangue, e il liquido interstiziale, che circonda tutte le cellule che si trovano all'esterno del circolo sanguigno. Il plasma e il liquido interstiziale hanno praticamente la stessa composizione e sono separati dal tessuto epiteliale che riveste i vasi sanguigni.
L'omeostasi: un principio organizzativo fondamentale della fisiologia, p. 9

L'organismo in grado di tollerare cambiamenti delle condizioni ambientali grazie all'omeostasi, che permette il mantenimento di condizioni costanti nel mezzo interno. Per mantenere l'omeostasi, diversi meccanismi regolatori collaborano nel controllare diverse variabili fisiologiche (variabili regolate) riducendone al minimo le variazioni. Molti di questi sistemi di controllo agiscono per mezzo del feedback negativo, meccanismo in cui i cambiamenti di una variabile regolata evocano risposte che producono cambiamenti di segno opposto. I meccanismi di regolazione omeostatica lavorano per minimizzare i segnali di errore, cio le differenze tra il valore attuale di una variabile regolata e il suo valore normale o "desiderato" (set point). I meccanismi di regolazione omeostatica includono i seguenti componenti: (1) sensori, che rilevano le variazioni della variabile regolata; (2) un centro integrativo, che riceve segnali dai sensori (input), confronta il valore rilevato della variabile regolata con il set point e organizza le risposte appropriate e (3) effettori, che ricevono segnali dal centro integrativo (output) e mettono in atto la risposta finale. Alcune variabili fisiologiche sono regolate secondo un meccanismo di feedback positivo, in cui il cambiamento di una variabile evoca una risposta che va nella

stessa direzione del cambiamento. Un esempio di processo omeostatico di regolazione rappresentato dalla termoregolazione, ottenuta mediante aggiustamenti delle velocit di produzione del calore metabolico e di termodispersione. Quando la temperatura corporea scende sotto il valore di set point (normalmente 37C), si verifica una condizione di ipotermia; quando la temperatura corporea sale oltre il set point, si parla di ipertermia. Normalmente, la termodispersione si verifica grazie a tre meccanismi: irraggiamento, conduzione ed evaporazione. Il sistema termoregolatore agisce per mantenere costante la temperatura centrale facendo uso dei seguenti componenti: (1) centri termoregolatori cerebrali; (2) termocettori, neuroni sensibili alla temperatura che mandano segnali ai centri termoregolatori; (3) una gran variet di effettori, che comprendono le ghiandole sudoripare della pelle (che secernono il sudore), i vasi sanguigni cutanei, che regolano il flusso di sangue attraverso la pelle, e i muscoli scheletrici che generano calore con i brividi. Una caduta della temperatura corporea sotto il set point scatena le seguenti risposte: (1) diminuzione della produzione di sudore, che riduce la dispersione di calore per evaporazione; (2) diminuzione del flusso ematico cutaneo, che riduce le perdite di calore per irraggiamento e conduzione e (3) brivido, che aumenta la produzione di calore. Gli effetti combinati delle risposte di questi effettori fanno s che la temperatura corporea si innalzi fino a raggiungere il set point. Un aumento della temperatura corporea oltre il valore di set point scatener risposte di segno opposto.

2 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

OBIETTIVI
Identificare i quattro principali tipi di cellule del corpo umano e descriverne le caratteristiche principali. Descrivere la distribuzione dell'acqua nel corpo, e definire i diversi compartimenti di liquido dell'organismo. Definire cos' l'omeostasi e spiegarne il significato funzionale nell'organismo. Descrivere il ruolo del feedback negativo nell'omeostasi. Descrivere in che modo i sistemi di feedback negativo regolano la temperatura corporea. Descrivere inoltre il ruolo di sensori, effettori, input, output, centro integrativo, set point, segnale di errore e variabili regolate.

a capire come le funzioni dell'organismo nor. siano un semplice insieme di fenomeni indipendenti, ma debbano essere considerate come un tutt'uno. Inoltre, potreste anche accorgervi che la Fisiologia bella. La maggior parte di quelli che, come noi, ha deciso di dedicarle la vita, la pensa proprio cos.

Organizzazione dell'organismo
Se avete mai passato del tempo ad esaminare un disegno o un j modello anatomico dettagliati del corpo umano, vi sarete accorti della sua ridondante complessit e della sua strutturai complicata. Paradossalmente, dietro questa apparente com-] plessit strutturale, vi una certa semplicit delle funzioni. ' Per un fisiologo, la parte forse pi interessante del suol studio che la complessa funzione corporea pu essere spie -I gata attraverso un insieme relativamente ridotto di principi! facilmente comprensibili. Per questa ragione, l'approccio fi-| siologico allo studio della funzione corporea pu essere inteso! come un lavoro di rimozione dei dettagli inutili per far s che| le parti essenziali - i temi e i principi unificanti - possano essere viste con maggiore chiarezza. Per avere un'idea di cosa ci significhi, si consideri la Figura 1.1, che mostra quattro ti-i pi di cellule presenti nel cervello. Nonostante queste cellulej siano tutte chiaramente differenti, esse possono essere classi! ficate in un numero relativamente piccolo di categorie sulla! base delle loro somiglianze morfologiche (forma). Questa una fortuna perch il cervello contiene miliardi di queste cel-J lule e sarebbe estremamente improbabile trovarne due esat-1 tamente uguali! Se per considerate la funzione di queste cel-| lule, le similitudini tra loro diventano ancora pi evidenti! permettendoci di raggrupparle tutte in un'unica categoria! tutte queste cellule (e molte altre nell'organismo) sono spe-fl cializzate nel trasmettere informazioni sotto forma di segnai! elettrici da un punto del corpo ad un altro. Grazie a questa propriet comune, tali cellule sono classificate come neurotm {cellule nervose). Se la semplicit dei meccanismi alla base della funziona corporea uno dei temi principali della Fisiologia, l'intera zione tra le varie parti del corpo costituisce un altro argo mento di interesse per questa scienza. Infatti, nonostant ognuna delle cellule del corpo, la pi piccola unit viven sia capace da sola di realizzare i propri processi vitali di base i vari tipi cellulari sono specializzati per svolgere diverse funfl zioni tutte importanti per il funzionamento dell'organismcH Per questa ragione, tutte le cellule dipendono necessaria mente una dall'altra per la loro sopravvivenza. AnalogameiH te, i vari organi del corpo svolgono dei compiti di vitale im-l portanza per il funzionamento degli altri organi. Sapete, peifl esempio, che le nostre cellule hanno bisogno di ossigeno peri vivere e che l'ossigeno fornito alle cellule dal circolo sangui* gno. Occorre per considerare tutta una serie di eventi chfl devono verificarsi per consentire un trasferimento di unafl quantit di ossigeno sufficiente a soddisfare le necessit dellfl cellule. L'ossigeno trasportato nel sangue da cellule chia-fl mate eritrociti, che sono prodotte nel midollo osseo, un tessufl

ESERCIZI

a Fisiologia, la scienza che studia le funzioni dell'organismo, se da un lato indubbiamente figlia della ragione, dall'altro risente fortemente di quella passione che alla base del nostro naturale desiderio di capire noi stessi e l'universo in cui abitiamo. Per alcune persone questo desiderio va oltre la semplice curiosit e diventa uno stimolo continuo per una vita di studio. proprio grazie allo sforzo di queste persone che la Fisiologia esiste oggi. Come molti altri campi di studio, la Fisiologia viene definita in maniera semplice ma poi praticamente impossibile descriverla in maniera succinta. Per dirla in parole semplici, la Fisiologia cerca di spiegare il funzionamento del corpo usando principi ben conosciuti della fsica e della chimica. Nonostante questa descrizione possa sembrare abbastanza chiara, si noti che lo stesso pu essere detto anche di altre scienze biologiche come la biochimica e la biologia cellulare. difficile dire cosa caratterizza specificamente la Fisiologia poich, al pari di molti altri campi di studio, non delimitata da confini ben definiti. Per spiegare come funziona l'organismo, i fisiologi usano strumenti propri di altri campi di ricerca come la biochimica, la biologia cellulare, la genetica, la fisica e perfino l'ingegneria. In Fisiologia, ci sono argomenti per tutti. Se a qualcuno di voi piace per esempio pensare in termini cellulari o molecolari, troverete argomenti particolarmente interessanti, come i trasporti di membrana o la maniera in cui i neuroni si scambiano messaggi. Se al contrario preferite pensare in termini pi macroscopici, considerando l'organismo nel suo complesso, troverete lo studio della funzione cardiovascolare o respiratoria particolarmente interessanti. La maggior parte dei fisiologi, comunque, vi direbbe che la maniera migliore per studiare la Fisiologia quella di esplorare tutti questi aspetti. Poich la curiosit sulla funzione del corpo umano condivisa da tutti, molto probabile che lo studio della Fisiologia sar per voi una delle esperienze accademiche pi soddisfacenti. Comprenderete, inoltre, che la Fisiologia, al pari delle altre scienze, non una mera collezione di concetti nozionistici, ma una disciplina in continua evoluzione. Vi accorgerete quindi che le conoscenze relative al funzionamento del corpo umano non sono per nulla complete, mentre altre sono destinate a cambiare continuamente con il progredire degli studi. Indipendentemente dal vostro curriculum formativo o dai vostri gusti, lo studio della Fisiologia amplier i vostri interessi scientifici e il vostro punto di vista sull'organismo. Comincerete quindi a vedere il quadro d'insieme e al tempt stesso inizierete

18 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

Domande a scelta multipla

1. Se si tocca un pezzo di metallo freddo, l'energia termica viaggia dalla pelle verso il metallo. Questo meccanismo di trasmissione del calore un esempio di: a) irraggiamento b) conduzione c) convezione d) evaporazione e) perdita insensibile di calore 2. Quale tra le seguenti espressioni illustra meglio il concetto di feedback positivo? a) La secrezione di acido da parte delle cellule della mucosa gastrica viene soppressa dall'aumento dell'acidit del contenuto dello stomaco b) Un aumento della pressione arteriosa stimola l'eliminazione urinaria di acqua, che a sua volta riduce la pressione arteriosa c) Un aumento della concentrazione di ioni H+ causa un aumento dell'escrezione urinaria di ioni H+ d) Un aumento della concentrazione di anidride carbonica nel sangue stimola il respiro che in tal modo aumenta la velocit con cui l'anidride carbonica stessa viene smaltita dall'organismo e) Le contrazioni dell'utero spingono il feto contro la cervice, che induce il rilascio di ossitocina in circolo; l'ossitocina stimola a sua volta maggiori contrazioni dell'utero 3. Quando la temperatura ambientale maggiore di quella corporea, l'organismo disperde calore tramite: a) conduzione b) irraggiamento c) evaporazione d) nessuno dei tre meccanismi e) tutti e tre i meccanismi

4. L'ormone aldosterone stimola il riassorbimento di sodio dal lume del tubulo renale. Basandovi sulle conoscenze che avete sui vari tipi cellulari potete pensare che questo ormone agisca su: a) neuroni b) cellule muscolari c) cellule epiteliali d) cellule del tessuto connettivo 5. Gli ormoni sono secreti: a) nel sangue b) dalle ghiandole esocrine c) dalle ghiandole endocrine d) a e b sono entrambe vere e) a e c sono entrambe vere 6. Quali tipi di cellule sono specializzate per la contrazione e la generazione di forza? a) Muscolari b) Epiteliali c) Del tessuto connettivo d) Neuroni
Domande guidate

8. Una diminuzione del flusso ematico cutaneo tende a fare (salire/scendere) la temperatura corporea. 9. La proteina elastina si trova nel tessuto (epiteliale/connettivo). 10. II plasma e il liquido interstiziale sono identici in composizione. (Vero/falso)
Prove di preparazione

1. Delineate tutti i possibili parallelismi che esistono tra il meccanismo della termoregolazione e quanto avviene in un controllo a termostato della temperatura di una stanza. Nella trattazione dell'argomento citate: set point, segnali d'errore, sensori, effettori e feedback negativo. 2. Disegnate un diagramma "ad albero" che illustri le relazioni esistenti tra acqua corporea totale, liquido extracellulare, liquido intracellulare, liquido interstiziale e plasma. 3. Considerate alcune molecole di glucosio ingerite, assorbite in circolo e, nelle cellule muscolari, convertite in anidride carbonica che verr poi eliminata mediante i polmoni. Descrivete il percorso che queste molecole di glucosio seguono nell'organismo, facendo attenzione a menzionare tutte le barriere (epiteli e membrane cellulari) che attraversano.
Ragionamenti crtici

1. Con il termine "mezzo interno" si intende il (liquido extracellulare/ liquido intracellulare). 2. Il mantenimento di condizioni costanti del mezzo interno definito ____________________ . 3. Il plasma liquido extracellulare. (Vero/falso) 4. I termocettori sono un esempio di (sensori/effettori). 5. Nell'omeostasi tutte le variabili fisiologiche vengono regolate per essere mantenute costanti. (Vero/falso) 6. Nell'ipotermia la temperatura corporea (maggiore/minore) di quella del set point. 7. La sudorazione provoca il 100% della dispersione di calore per evaporazione. (Vero/falso)

1. Elencate le differenze nella preparazione e nella corsa della maratona di Bill e Jane. Discutete come queste differenze influenzano il risultato. Annotate queste discussioni e controllatele dopo aver studiato il testo.

Vedi l'ultima sezione di questo libro per le risposte alle domande a scelta multipla e alle domande guidate.

La cellula: struttura e

Microfotografia elettronica a colori del reticolo endoplasn

funzioni
Se qualcuno di VOI ha casualmente osservato al
microscopio una goccia d'acqua stagnante, avr probabilmente notato la presenza di molti microrganismi unicellulari. Questi organismi sopravvivono grazie a processi relativamente semplici. Assumono nutrienti dal loro ambiente, li frammentano e li convertono in energia utilizzabile o in substrati utili per sintetizzare grandi molecole necessarie per la vita. Questi microrganismi rilasciano prodotti di scarto nell'ambiente in cui vivono. Sono dotati di motilit nell'acqua e rispondono a vari tipi di stimoli. Infine essi possono crescere e riprodursi. Le cellule del corpo sono molto simili a questi organismi unicellulari. Anche le cellule dell'organismo richiedono nutrienti per ottenere energia e per sintetizzare le molecole necessarie. Esse generano prodotti di scarto che devono essere eliminati. Alcune di esse sono mobili e la maggior parte pu crescere e riprodursi. Tuttavia, diversamente dagli organismi unicellulari, le cellule del corpo fanno parte di un organismo multicellulare. Per questo motivo, le cellule del corpo devono mettere in atto attivit coordinate e alcuni tipi di cellule si specializzano in diverse funzioni. L'abilit dei sistemi di portare a termine le loro funzioni dipende ovviamente dalle cellule da cui sono formati. CONTENUTO DEL CAPITOLO
Biomolecole Struttura cellulare Adesioni cellula-cellula Funzioni generali delle cellule Sintesi proteica Divisione cellulare

52

22 32 43 44 46

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

OBIETTIVI
Conoscere le caratteristiche generali delle quattro classi principali di biomolecole (carboidrati, proteine, lipidi e acidi nucleici) ed essere in grado di descrivere brevemente le loro funzioni nelle cellule. Descrivere la struttura e le principali funzioni di ciascuno dei seguenti componenti cellulari: membrana plasmatica, nucleo, ribosomi, reticolo endoplasmatico rugoso, reticolo endoplasmatico liscio, apparato del Golgi, mitocondri, lisosomi, perossisomi, citoscheletro. Definire i termini trascrizione e traduzione e descrivere il ruolo dei seguenti costituenti cellulari nella sintesi delle proteine: DNA, geni, codoni, codice genetico, RNA messaggero, RNA transfer, ribosomi, anticodoni, reticolo endoplasmatico rugoso. Spiegare come le informazioni genetiche sono immagazzinate nel DNA e come queste informazioni vengono passate alle altre cellule durante la mitosi. Descrivere brevemente cosa succede alle proteine dopo la loro sintesi, prendendo in considerazione il diverso destino delle proteine di membrana, delle proteine secrete e delle proteine citoplasmatiche.

capire le propriet delle molecole che compongono e che interagiscono con le cellule. La maggior parte di queste formata dalle biomolecole.

Biomolecole
Le biomolecole sono molecole sintetizzate dagli organismi viventi e contengono atomi di carbonio (vedi Approfondimento di chimica: Atomi e molecole, p. 25). Il carbonio ha quattro elettroni nel suo orbitale pi esterno e forma legami covalenti condividendo questi elettroni con altri atomi, compresi altri atomi di carbonio. Atomi comunemente presenti nelle biomolecole sono anche ossigeno, idrogeno e azoto. La capacit del carbonio di condividere quattro elettroni e formare legami covalenti con altri atomi di carbonio fa s che le molecole contenenti carbonio possano essere grandi e complesse. Gli atomi di carbonio sono spesso legati a formare catene o strutture ad anello. I quattro tipi principali di biomolecole sono i carboidrati, i lipidi, le proteine e i nucleotidi. Alcune biomolecole sono polimeri formati dalla ripetizione di subunit. Per esempio, le proteine sono polimeri di aminoacidi. Nei paragrafi successivi verranno discusse le varie classi di biomolecole. La Tabella 2.1 elenca i gruppi funzionali che si trovano comunemente nelle biomolecole.

Suggerimenti per lo studio

Verificare di aver compreso i seguenti argomenti:


1. 2. Tipi di cellule, p. 3 Compartimenti fluidi dell'organismo, p. 8

el Capitolo 1 abbiamo definito il concetto di omeostasi e abbiamo imparato che la Fisiologia studia il modo in cui i sistemi di organi lavorano insieme per mantenere l'omeostasi. Per comprendere i sistemi necessario capire il funzionamento della loro unit funzionale di base: la cellula. Questo capitolo descrive le strutture di base e le funzioni delle cellule. Per comprendere le cellule e le loro funzioni, bisogna

Carboidrati
I carboidrati sono composti da carbonio, idrogeno e ossigeno secondo un rapporto di 1:2:1, con la formula chimica generale (CH20). La loro formula chimica pu anche essere scritta come C(H20)w, che possono essere definiti idrati di carbonio o atomi di carbonio circondati da acqua - da qui il termine car-

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

Gruppo funzionale

TABELLA 2.1 Gruppi funzionali comunemente presenti nelle biomolecole Formula chimica Struttura Propriet chimica

Ossidrilico Solfidrilico

OH
SH

0 H S H
0 II - O-P-OH 1 0- < * OH

Polare Polare

Fosfato

HPOj
COOH

Polare

Carbossilico

Acido

Amminico

nh2

H / Base

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

CH2OH HOCH

CH2OH

l\OH H / HO >B^OH
H OH Glucosio (a) Monosaccaridi OH H Fruttosio

CH2OH H OH Galattosio

FIGURA 2.1 I carboidrati, (a) Esempio di tre monosaccaridi con la stessa formula chimica: C6H1206. (b) Esempi di due disaccaridi. Il saccarosio, o zucchero da tavola, formato da glucosio e fruttosio. Il lattosio, un carboidrato che si trova nel latte, formato da glucosio e galattosio, (c) Un polisaccaride, un polimero di un monosaccaride. Il glicogeno un polimero del glucosio che si trova nelle cellule animali.

D Quanti gruppi ossidrilici sono presenti in una singola molecola di


glucosio?
CH2OH Unit di glucosio

H OH OH H Saccarosio (glucosio + fruttosio)

CH2OH OH

H
H OH

\ O H H / \ K OH H y \
H N Y 0H (c) Polisaccaride

J ^kpO V^y

CH2OH Glicogeno

H OH Lattosio (galattosio + glucosio) (b) Disaccaridi

boidrati. Questa definizione in realt fuorviante in quanto il

carbonio si lega a gruppi ossidrilici (-OH) e idrogenioni (-H) e non a molecole d'acqua. La presenza di molti gruppi fa s che i carboidrati siano molecole polari e che pertanto si dissolvano facilmente in acqua (Approfondimento di chimica: Molecole polari e legami idrogeno, p. 35). Sulla base delle loro dimensioni molecolari i carboidrati possono essere ulteriormente classificati in tre gruppi principali: (1) monosaccaridi, (2) disaccaridi e (3) polisaccaridi. I monosaccaridi sono gli zuccheri semplici, composti da una singola unit (Figura 2.la). Il monosaccaride pi comune il glucosio, che rappresenta un'importante sorgente di energia per le cellule. Il glucosio ha formula generale C6H1206. Anche altri due monosaccaridi comuni, il fruttosio e il galattosio, hanno formula generale C6H1206. Tuttavia, ognuna di queste una molecola distinta poich gli atomi sono disposti in modo differente, conferendo pertanto propriet chimiche peculiari. Il ribosio e il desossiribosio sono altri due comuni monosaccaridi. Queste molecole sono importanti costituenti dei nucleotidi, un'altra classe di biomolecole descritta pi avanti. I disaccaridi sono carboidrati formati dal legame covalente di due monosaccaridi (Figura 2.1b). Tipici disaccaridi sono il saccarosio, che composto dall'unione di glucosio e fruttosio, ed il lattosio, composto dall'unione di glucosio e galattosio. Il

saccarosio anche conosciuto come zucchero da tavola, mentre il lattosio il carboidrato contenuto nel latte. Notate che i nomi dei monosaccaridi e dei disaccaridi terminano sempre in -osio. I polisaccaridi sono carboidrati formati dal legame covalente di diversi monosaccaridi. Il glicogeno (Figura 2.le) un polimero formato da subunit di glucosio e si trova nelle cellule animali. Diversi tipi di cellule dell'organismo possono immagazzinare glucosio sotto forma di glicogeno e, successivamente, frammentare il glicogeno per ottenere nuovamente il glucosio a scopo energetico. L'amido un polisaccaride che si trova nelle piante e che noi assumiamo attraverso diversi cibi vegetali; il processo digestivo fa s che le subunit di glucosio che costituiscono l'amido divengano disponibili come sorgenti di energia. Anche la cellulosa, un altro polisaccaride che si trova nelle piante, viene assunta dall'uomo, ma questo non in grado di digerirla ed assorbirla. Pertanto, la cellulosa, conosciuta anche come fibra dietetica, passa attraverso il nostro sistema gastrointestinale. Oltre al loro ruolo di riserve energetiche, i polisaccaridi sono importanti costituenti delle membrane cellulari. Questo aspetto verr descritto successivamente.

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

H
1 1 - OH cH c - - OH I 1 H c- -OH 1 1

(b) Acido grasso saturo

(a) Glicerolo O
\ HO/ XCH0/

CH0 ch9 chl :ch =2ch ch 2\ / \ A- -------------------------- / CH0 CH


(c) Acido grasso insaturo

CH

CH,

CH

(d) Trigliceride
FIGURA 2.2 I trigliceridi. (a) Il glicerolo, un alcol a tre atomi di carbonio, si trova sia nei trigliceridi che nei fosfolipidi, (b) Una catena di acidi grassi che solitamente formata da una catena di atomi di carbonio, in genere in numero pari, con un gruppo carbossilico (-C00H) all'estremit. L'esempio mostrato in figura mostra un acido grasso saturo poich non ha doppi legami tra gli atomi di carbonio, (c) Questo acido grasso insaturo a causa della presenza del doppio legame tra gli atomi di carbonio 9 e 10. Poich contiene solo un doppio legame, un acido grasso monoinsaturo, (d) Trigliceride, composto da uno scheletro di glicerolo e da tre acidi grassi. U Ciascun acido grasso riportato nelle Figure 2.2b e 2.2c ha 16 atomi di carbonio. Quale dei due acidi grassi ha pi atomi di idrogeno?

q?Z ejnBi-j Bjjap OSSBJB opiOBj

Lipidi
I lipidi sono un gruppo diverso di biomolecole che contengono prevalentemente atomi di carbonio e atomi di idrogeno uniti tra loro da legami covalenti non polari. Pertanto, i lipidi sono in genere molecole non polari e non si sciolgono in acqua. La maggior parte dei lipidi contiene anche alcuni atomi di ossigeno e molti di essi contengono gruppi fosfato (-HPOj) che, in maniera dipendente dalla struttura molecolare, possono formare nella molecola regioni polari. Una molecola che contiene sia regioni polari che non polari viene definita antipatica. Ci sono quattro classi principali di lipidi che variano sia strutturalmente che funzionalmente: (1) trigliceridi, (2) fosfolipidi, (3) eicosanoidi e (4) steroidi.

(Figura 2.2b e c). I trigliceridi sono formati da tre molecole di acidi grassi legate ognuna ad un diverso atomo di carbonio del glicerolo (Figura 2.2d). La maggior parte degli acidi grassi ha un numero pari di atomi di carbonio, in genere 16 o 18. Un'importante caratteristica delle catene degli acidi grassi il numero di doppi legami tra gli atomi di carbonio. Se non ci sono doppi legami, ogni

Trigliceridi

I trigliceridi - chiamati in genere "grassi"- sono formati da due elementi: una molecola di glicerolo e tre molecole di acidi grassi. Il glicerolo un alcol a tre atomi di carbonio (Figura 2.2a) che funziona come "scheletro" del trigliceride; gli acidi grassi sono lunghe catene di atomi di carbonio con un gruppo carbossilico (-COOH) terminale

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

Al

PPRQFQN DI MENTO Di CHIMICA

Atomi e molecole
elemento possiede una certa capacit di formare legami. Gli atomi di idrogeno formano soltanto un singolo legame ma l'ossigeno, l'azoto e il carbonio possono formare, rispettivamente, due, tre e quattro legami:

La materia composta di unit fondamentali chiamate atomi, che hanno un diametro dell'ordine del miliardesimo di centimetro. Gli atomi, a loro volta, sono costituiti da tre tipi di particelle elementari: ' (1) i protoni, ognuno dei quali porta un'unit di carica elettrica positiva; (2) gli elettroni, ognuno dei quali porta un'unit di carica elettrica negativa; (3) i neutroni, che non portano cariche. Normalmente un atomo possiede un numero uguale di protoni ed elettroni ed ha pertanto una carica netta uguale a zero. I protoni e i neutroni sono concentrati densamente al centro dell'atomo in una regione chiamata nucleo, mentre gli elettroni viaggiano secondo delle orbite o orbitali che si trovano a varie distanze dal nucleo. Gli atomi si distinguono gli uni dagli altri sulla base del loro numero atomico, che uguale al numero di protoni (e pertanto anche al numero di elettroni) che li costituiscono. Il numero atomico determina anche le propriet chimiche di un atomo. Sostanze pure formate interamente da atomi con lo stesso numero atomico sono definite elementi. Nonostante gli elementi conosciuti siano pi di cento, solo quattro costituiscono il 99% di tutti gli atomi dell'organismo: idrogeno (H), carbonio (C), azoto (N) e ossigeno (0), i cui numeri atomici sono rispettivamente 1, 6, 7 e 8. * La maggior parte delle sostanze composta da due o pi atomi legati tra loro a formare molecole. Le molecole d'acqua, la sostanza pi abbondante nel corpo, contengono due atomi di idrogeno e uno di ossigeno e sono designate dalla formula H20. L'anidride carbonica, prodotto di scarto delle cellule, contiene due atomi di ossigeno e un atomo di carbonio (C02). Molto frequentemente gli atomi di una molecola sono legati tra loro mediante un legame covalente, che coinvolge coppie di elettroni condivisi da atomi adiacenti. Poich tutti gli atomi di un certo tipo possiedono lo stesso numero di elettroni condivisibili, ogni

O
Considerando il numero degli atomi, questi H N possono associarsi per formare una variet potenzialmente illimitata di molecole. Le molecole di acqua, di idrogeno (H2) e di metano, o gas naturale (CH4), possono essere rappresentate nella seguente maniera: H H. .H H:H H:C:H H Metano

A volte, gli atomi condividono Idrogeno due coppie di elettroni formando Acqua un doppio legame. Ci illustrato dalla molecola di anidride carbonica rappresentata qui sotto:

O'

0::C::0 Anidride carbonica

atomo di carbonio collegato a un numero massimo di atomi di idrogeno e quindi viene considerato saturo. Quindi, gli acidi grassi saturi contengono atomi di carbonio legati tra loro solo mediante legami singoli (Figura 2.2b). Diversamente, gli acidi grassi insaturi contengono una o pi coppie di atomi di carbonio legate da doppio legame e pertanto hanno meno atomi di idrogeno per ogni carbonio (Figura 2.2c). Un acido grasso monoinsaturo contiene esattamente una coppia di atomi di carbonio legati mediante doppio legame, mentre un acido grasso polinsaturo contiene pi di una coppia di atomi di carbonio uniti da doppio legame. Il grado di saturazione determina importanti propriet dei lipidi, comprese quelle con significative implicazioni cliniche. Ad esempio, gli acidi grassi saturi sono coinvolti nello sviluppo di placche che possono occludere le arterie e quindi essere all'origine di ischemie cerebrali o di attacchi cardiaci. I trigliceridi e gli acidi grassi sono molecole non polari a causa della presenza di legami non polari carbonio-carbonio e carbonio-idrogeno. Per questa ragione non si sciolgono in acqua, ma lo fanno con facilit nei solventi non polari come l'olio.

Fosfolipidi
I fosfolipidi sono lipidi che contengono un gruppo fosfato. La loro struttura simile a quella dei trigliceridi in quanto anch'essi contengono uno scheletro di glicerolo. Diversamente, anzich contenere tre acidi grassi, i fosfolipidi contengono due acidi grassi e hanno un gruppo fosfato attaccato al terzo atomo di carbonio del glicerolo (Figura 2.3). I due acidi grassi formano la regione della coda del fosfolipide, che non polare a causa delle lunghe catene di atomi di carbonio. Il gruppo fosfato in genere attaccato a un altro gruppo chimico e insieme formano la regione della testa del fosfolipide, tipicamente polare. Quindi, i fosfolipidi hanno sia una regione polare che una regione non polare e sono pertanto molecole antipatiche. La natura antipatica dei fosfolipidi conferisce loro un comportamento unico negli ambienti acquosi. Infatti, mentre la regione polare solubile in acqua, la regione non polare non lo . Pertanto, quando i fosfolipidi sono messi in ambiente acquoso, le regioni polari si orientano verso l'acqua mentre le regioni non polari tendono a raggrupparsi tra loro. I fosfolipidi posti in

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

(a) Molecola di fosfolipide (fosfatidilcolina)

(b) Rappresentazione schematica di una

molecola di fosfolipide

Testa idrofilica (polare) (gruppo contenente fosfato)

Scheletro Code idrofobiche (non polari) di (catene di due acidi grassi) glicerolo

Testa idrofilica

Code idrofobich e

FIGURA 2.3 I fosfolipidi, (a) Un fosfolipide, formato da uno scheletro di glicerolo legato a due catene di acidi grassi e ad un gruppo fosfato. Il fosfolipide mostrato in figura la fosfatidilcolina. (b) La maniera standard di disegnare schematicamente un fosfolipide enfatizza la testa idrofilica e le code idrofobiche della molecola.

ambiente acquoso formano due strutture fisiologicamente importanti: il doppio strato lipidico e le micelle (Figura 2.4). In un doppio strato lipidico (Figura 2.4a), che costituisce la struttura base delle membrane cellulari, i fosfolipidi sono disposti in due strati paralleli: le code dei fosfolipidi di uno strato sono rivolte all'interno verso quelle dell'altro strato, mentre le teste sono rivolte all'esterno, dove vengono a contatto con l'ambiente acquoso. La micella (Figura 2.4b) una struttura sferica composta da un singolo strato di fosfolipidi; la sua funzione quella di trasportare molecole non polari in un ambiente acquoso. Le teste dei fosfolipidi sono rivolte all'esterno dove vengono in contatto con l'ambiente acquoso, mentre

Eicosanoidi
Gli eicosanoidi sono acidi grassi modificati che intervengono nella comunicazione intercellulare. Un eicosanoide derivato da un acido grasso a 20 atomi di carbonio e contiene un anello a cinque atomi di carbonio al centro (Figura 2.5). Questo anello fa s che la molecola si pieghi su se stessa in modo tale che le due catene di atomi di carbonio si estendano parallelamente l'una all'altra allontanandosi dall'anello. Gli eicosanoidi includono le prostaglandine e i trombossani.

Steroidi
Gli steroidi hanno una struttura chimica unica, formata da tre anelli a sei atomi di carbonio e da un anello a cinque atomi di carbonio (Figura 2.6a). Lo steroide pi comune il colesterolo (Figura 2.6b). A causa della natura polare del gruppo ossidrili co presente ad un'estremit della molecola di colesterolo, prevalentemente non polare, essa una molecola debolmente antipatica. Il colesterolo un importante costituente della membrana plasmatica che delimita le cellule. In aggiunta, il colesterolo il precursore di tutti gli altri steroidi. Molti steroidi funzionano come ormoni, tra questi il testosterone (Figura 2.6c), Vestradiolo, il cortisolo e 1' 1,25-diidrossi-vitamina D3.

Acqua
le code sono rivolte all'interno e formano un ambiente idrofobico.

(a) Doppio strato lipidico

(b) Micella

\ / 2\ / vV
CH CH

ChL CH C \

CH? I

FIGURA 2.4 Strutture formate dai fosfolipidi in ambiente acquoso. (a) Doppio strato lipidico, formato da due lamine di fosfolipidi allineati in modo tale che le teste polari si rivolgano verso l'ambiente acquoso e le code non polari siano una di fronte all'altra, (b) Una micella, una sfera formata da un singolo strato di fosfolipidi allineati in modo tale che le teste polari si rivolgano verso l'ambiente acquoso e le code non polari siano una di fronte all'altra.

OH
XCH/

.CH. /CH2N. /(-'H2\ /CH CH^ CH

CHS

I OH

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni FIGURA 2.5 Gli eicosanoidi. In questi acidi grassi modificati a 20 atomi di carbonio, gli atomi di carbonio nella regione intermedia della catena formano un anello che fa s che la molecola si ripieghi su se stessa

^CH2 /CH, CH2 CH CH2

CAPIT OLO 2
La cellula: struttura e funzioni

27
CH -CH;

CH;

CH CH2 CH CH

CH2 CH2 (a) Struttura policiclica degli steroidi

-, .CH

CH3 /CH2 CH CH2 CH, CH. ^CH;

(b) Colesterolo
FIGURA 2.6 Gli steroidi, (a) La struttura di base di tutti gli steroidi, che consiste in tre anelli a sei atomi di carbonio ed un anello a cinque atomi di carbonio, (b) Il colesterolo, lo steroide pi comune, precursore di tutti gli altri steroidi presenti
Tirosina

(c) Testosterone

Lisina Glutammato

Gruppo Gruppo Gruppo carbosamminico R silico

H2N C COOH
nell'organismo, (c) Il testosterone, un esempio di ormone steroideo.
Alanina

H2N C COOH

H2N C COOH

(a) Aminoacido

H2N C COOH H (b) Struttura chimica di tre aminoacidi H

FIGURA 2.7 Gli aminoacidi, (a) La struttura di base di un aminoacido. Il carbonio centrale legato a un gruppo amminico, a un gruppo carbossilico, a un atomo di idrogeno e a un gruppo R. (b) La struttura di quattro dei 20 aminoacidi. Il gruppo R non polare nell'alanina, polare di struttura aromatica nella tiroxina, acido nel glutammato e basico nella lisina.

Aminoacidi e proteine

Le proteine sono polimeri di aminoacidi, biomolecole relativamente piccole che contengono un carbonio centrale, un gruppo amminico,

28 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

Legame peptidico

un gruppo carbossilico, un idrogeno e un gruppo residuo R (Figura 2.7a). Esistono 20 diversi gruppi R e pertanto esistono 20 diversi aminoacidi. I 4 aminoacidi mostrati nella Figura 2.7b alanina, tirosina glutammato e lisina - hanno gruppi R con diverse propriet chimiche. Il gruppo R non polare nell'alanina, ha una struttura aromatica ad anello nella tirosina, acido nel glutammato e basico nella lisina. Anche se gli aminoacidi verranno discussi come componenti delle proteine, essi svolgono anche altre importanti funzioni tra cui la comunicazione intercellulare. I polimeri di aminoacidi sono formati congiungendo tra loro due aminoacidi mediante un legame peptidico; per questa ragione questi polimeri vengono chiamati polipeptidi. Il legame peptidico si forma tra il gruppo amminico di un aminoaci-

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

Gruppo Gruppo carbossilco amminico NC

OH
Aminoacido 1

V
H

I/ c-cx
H OH

N-C- C

cc

H20
Peptide

OH

------- 1 -------

Aminoacido 2

FIGURA 2.8 Formazione di un legame peptidico per mezzo di una reazione di condensazione. Il legame peptidico si forma tra due aminoacidi con conseguente liberazione di acqua.

do e il gruppo carbossilico di un altro aminoacido mediante una reazione di condensazione, cio una reazione che libera acqua nel momento in cui le due molecole si legano tra loro (Figura 2.8). I polipeptidi possono essere di lunghezza variabile da due a diverse centinaia di aminoacidi e vengono denominati in base alla loro lunghezza o alla loro funzione. I peptidi sono corte catene di aminoacidi, in genere in numero minore di 50. Al contrario, le proteine sono formate da pi di 50 aminoacidi e spesso ne contengono centinaia. La funzione di una proteina dipende in larga misura dalla sua struttura tridimensionale detta anche conformazione. La struttura delle proteine pu essere descritta considerando quattro diversi livelli: struttura primaria, secondaria, terziaria e quaternaria (Figura 2.9). I livelli della struttura proteica possono essere paragonati al cavo della cornetta del telefono: la struttura primaria il cavo stirato, la struttura secondaria il cavo avvolto a spirale, la struttura terziaria analoga alle anse e agli avvolgimenti che il cavo crea su se stesso, mentre la struttura quaternaria pu essere immaginata come due cavi distinti avvolti l'uno sull'altro. Proviamo adesso a trasferire questo esempio ai dettagli della struttura proteica. La struttura primaria di una proteina data semplicemente dalla sequenza aminoacidica che determinata dai legami peptidici all'interno della catena peptidica (vedi Figura 2.9a). La struttura secondaria di una proteina determinata dai ripiegamenti prodotti da legami idrogeno tra l'atomo di idrogeno del gruppo amminico di un aminoacido e l'atomo di ossigeno del gruppo carbossilico di un altro aminoacido dello stesso polipeptide. Questi legami idrogeno fanno s che il poli- peptide si pieghi assumendo varie forme, come le a-eliche, e i foglietti (3 (vedi Figura 2.9b) che determinano la struttura tridimensionale della proteina. La struttura terziaria della proteina dipende da ripiegamenti prodotti dall'interazione tra i gruppi R di diversi aminoacidi nello stesso polipeptide (vedi Figura 2.9c). Ricordate che i gruppi R hanno diverse propriet chimiche. I tipi di interazioni chimiche che si possono verificare tra loro dipendono dagli aminoacidi coinvolti ed includono: (1) legami idrogeno, (2) legami ionici, (3) forze di van der Waals e (4) legami covalenti. I legami idrogeno si possono formare tra gruppi R polari. I legami ionici si possono formare tra gruppi R carichi o ionizzati (Approfondimento di chimica: Ioni e legami ionici, p. 37). Le forze di van der Waals sono attrazioni elettriche che si esercitano tra gli elettroni di un atomo e i protoni di un altro atomo. I

legami covalenti si formano tra i gruppi R di cisteina e poich il gruppo R della cisteina un gruppo sol- fidrilico, il legame covalente che ne deriva viene chiamato ponte disolfuro. La struttura quaternaria di una proteina esiste soltanto in quelle proteine che contengono pi di una catena polipeptidi- ca. Un esempio tipico la proteina emoglobina (vedi Figura 2.9d), che ha la funzione di trasportare l'ossigeno nel sangue. L'emoglobina una singola proteina formata da quattro catene polipeptidiche separate. L'emoglobina, al pari delle altre proteine, pu funzionare in modo adeguato soltanto quando si trova nella conformazione corretta. La conformazione tridimensionale delle proteine pu es-1 sere classificata in fibrosa o globulare (Figura 2.10). Le proteine I fibrose formano in genere filamenti allungati che svolgono! funzioni strutturali o di contrazione. Esempi di proteine fibro-l se sono rappresentati dal collagene, una proteina che si trova i nei tendini e nei capelli, e dalla tropomiosina, una proteina! che si trova nelle cellule muscolari. Le proteine globulari sono I formate da catene raggomitolate, ripiegate, irregolari e impac-1 chettate. Tra le loro funzioni principali vi quella di messaggeri I chimici per la comunicazione intercellulare, quella di recettori I che legano messaggeri chimici, quella di proteine trasportameli che servono a veicolare varie sostanze nel sangue o attraverso! le membrane e quella di enzimi che catalizzano le reazioni chi-I miche nell'organismo. Esempi di proteine globulari compren-l dono la mioglobina, proteina che lega l'ossigeno, il messagge-l ro chimico ormone della crescita e la proteina trasportatrice dia membrana chiamata pompa Na+/K+. Alcune proteine sono for-1 mate da componenti sia globulari che fibrose; un esempio la I proteina del muscolo miosina, che ha una testa globulare una coda fibrosa. Tutte le proteine che abbiamo nominato fi-B nora verranno discusse ulteriormente e in maniera pi detta gliata pi avanti nel testo. Alcune proteine hanno altre classi di molecole organiche attaccate ad esse. Ad esempio, le glicoproteine sono formate da catene polipeptidiche a cui sono attaccati carboidrati, mentre le lipoproteine presentano lipidi. Le glicoproteine e le lipopro-H teine sono componenti importanti della membrana plasmati ca che circonda le cellule. Le glicoproteine inoltre, contribuii scono al riconoscimento cellulare, l'abilit propria del sistemi immunitario di riconoscere le cellule che fanno parte dell'or-H ganismo. Le lipoproteine rivestono un importante ruolo ndfl trasporto dei lipidi nel sangue.

28 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

Legame peptidico

Aminoacido 1
(a) Struttura primaria

Aminoacido 2 Aminoacido 3 Aminoacido 4

Aminoacido 50

(b) Struttura secondaria

Foglietto (3 pieghettato

a-elica

(d) Struttura quaternaria


Foglietto p pieghettato (c) Struttura terziaria

FIGURA 2.9 I livelli della struttura proteica, (a) Struttura primaria di una proteina costituita dalla sequenza aminoacidica. (b) Struttura secondaria di una proteina prodotta dai legami idrogeno tra l'atomo di idrogeno del gruppo amminico di un aminoacido e l'atomo di ossigeno del gruppo carbossilico di un altro aminoacido. Strutture secondarie comuni sono l'a-elica e il foglietto p pieghettato, (c) Struttura terziaria di una proteina che consiste nel caratteristico ripiegamento prodotto dall'interazione tra i gruppi R dei vari aminoacidi. La proteina mostrata nella figura l'enzima lisozima. (d) Struttura quaternaria di una proteina, prodotta dall'assemblaggio di pi di una catena polipeptidica a formare una singola proteina. L'esempio mostrato nella figura l'emoglobina, formata da quattro catene polipeptidiche.

31 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

Cellula del Purkinje

Cellula piramidale

Cellula stellata Cellula a canestro FIGURA 1.1

organi e sistemi di organi saranno invece trattate nei prossimi capitoli.

Quattro tipi di cellule del cervello.

Cellule, tessuti, organi e sistemi

to specializzato che si trova all'interno di alcune ossa. Per assicurare la presenza nel sangue di un numero adeguato di eritrociti, la sintesi di queste cellule regolata da un ormone secreto dai reni chiamato eritropoietina. Affinch vi sia un adeguato flusso sanguigno ai tessuti, il cuore deve pompare un volume sufficiente di sangue ogni minuto e, per questa ragione, la frequenza e la forza delle sue contrazioni sono regolate dal sistema nervoso. Per assicurare che il sangue trasporti abbastanza ossigeno, i polmoni devono essere ventilati da una sufficiente quantit di aria, cosa che richiede il controllo dei muscoli respiratori (come il diaframma) attraverso il sistema nervoso. Infine, per fornire l'energia necessaria a questi ed altri processi, il sistema gastrointestinale deve preoccuparsi di frazionare il cibo ingerito in una serie di molecole pi piccole che possano essere assorbite dal sangue e distribuite alle cellule di tutto il corpo. Questo esempio mostra come un'adeguata funzione corporea richieda non solo che ogni parte dell'organismo sia in grado di svolgere la propria funzione, ma anche che le varie parti del corpo siano in grado di lavorare insieme in maniera coordinata. Per aiutarvi a capire meglio come le parti del corpo lavorino insieme, in questo capitolo verranno illustrati alcuni principi generali relativi alla funzione corporea; le funzioni dei vari

Il corpo umano una struttura composta da cellule organizzate in una maniera molto ordinata. Le cellule sono raggruppate in tessuti, che a loro volta si raggruppano per formare gli organi. Gli organi funzionano assieme come sistemi. Descriveremo ora ciascuno di questi componenti.

Cellule e tessuti
Nonostante ve ne siano oltre 200 diversi tipi nell'organismo, le cellule possono essere raggruppate in quattro principali categorie: (1) neuroni, (2) cellule muscolari, (3) cellule epiteliali e (4) cellule connettivali. Alcuni esempi di cellule appartenenti a queste categorie sono mostrati in Figura 1.2. Queste classificazioni sono molto ampie e si basano principalmente su differenze funzionali; tuttavia possibile effettuare classificazioni pi rigorose sulla base di distinzioni anatomiche e di origini embriologiche. Come abbiamo gi detto precedentemente, le cellule nervose o neuroni (Figura 1.2a) sono specializzate nel trasmettere informazioni sotto forma di segnali elettrici. A questo scopo, i neuroni possiedono un gran numero di ramificazioni che funzionano sia per ricevere che per trasmettere segnali da e verso altre cellule. Alcuni neuroni, come quelli dell'occhio che rispondono alla luce o quelli della cute che rispondono al tatto,

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

NH2

Collag ene

Mioglobina

(a) Proteina fibrosa

(b) Proteina globulare


Coda fibrosa Testa globulare

(c) Proteina mista Miosina

FIGURA 2.10 Strutture tridimensionali delle proteine, (a) Una proteina fibrosa, il collagene, formata da sottili filamenti; (b) una proteina globulare, la mioglobina e (c) una proteina mista, la miosina, formata da una coda fibrosa e da una testa globulare.

D Q '' ^Pi di forze chimiche fanno s che la molecola di mioglobina venga


ua

incorporata nella sua struttura tridimensionale?


S/BB/n

jap UBA IP dzjo; 9/ a IOIUOI iiueBa/ / 'ouaBojpi tuiBBai /

Nucleotidi e acidi nucleici


I nucleotidi hanno l'importante funzione di trasferire l'energia all'interno delle cellule, oltre a quella di formare il materiale genetico. La struttura generale di un nucleotide mostrata nella Figura 2.11 a. I nucleotidi contengono un carboidrato a cinque atomi di carbonio, una base azotata e uno o pi gruppi fosfato. I carboidrati che si trovano nei nucleotidi sono il ribo- sio e il desossiribosio. Le basi azotate dei nucleotidi vengono suddivise in due classi: (1) pirimidine, che contengono un singolo anello di atomi di carbonio e comprendono la citosina, la timina e l'uracile e (2) le purine, che contengono un doppio anello di atomi di carbonio e includono l'adenina e la gua- nina. Un nucleotide che contiene un solo gruppo fosfato viene chiamato nucleotide monofosfato (Figura 2. lib); in maniera simile, un nucleotide che contiene due gruppi fosfato viene definito nucleotide difosfato e un nucleotide con tre gruppi fosfato un nucleotide trifosfato. Alcuni nucleotidi intervengono negli scambi di energia cellulare. Per esempio, l'energia contenuta nel legame fosfato dell'adenosintrifosfato (ATP) pu essere usata per sostenere processi cellulari quando l'ATP idrolizzato in ADR II nicotinamide adenindinucleotide (NAD) e il flavin adenindinucleoti- de (FAD) trasferiscono energia sotto forma di elettroni. Alcuni nucleotidi formano un anello a causa di un legame covalente tra un ossigeno del gruppo fosfato e un carbonio del carboidrato, come mostrato nella Figura 2.12. Questi nucleotidi vengono chiamati nucleotidi ciclici e comprendono messaggeri

chimici (molecole che funzionano come segnali per le cellule) come VAMP ciclico (AMPc) e il GMP ciclico (GMPc). Tra i polimeri dei nucleotidi vi sono gli acidi nucleici che hanno la funzione di immagazzinare ed esprimere le informazioni genetiche: l'acido desossiribonucleico (DNA) e l'acido ribonucleico (RNA) (Figura 2.13). Le molecole di DNA sono localizzate nel nucleo cellulare dove fungono da deposito dell'informazione genetica. Le molecole di RNA si trovano sia nel nucleo che nel citoplasma delle cellule e sono necessarie per l'espressione dell'informazione genetica. Sia il DNA che l'RNA sono polimeri di nucleotidi in cui il gruppo fosfato di un nucleotide legato al carboidrato di un altro, formando una catena in cui le basi sporgono ai lati. TYa l'RNA e il DNA vi sono comunque importanti differenze strutturali che saranno discusse fra poco. Il DNA (vedi Figura 2.13a) formato da due filamenti di nucleotidi avvolti l'uno sull'altro a formare una doppia elica. Il carboidrato contenuto nel DNA il desossiribosio. Le basi azotate che formano il DNA comprendono l'adenina (A), la guanina (G), la citosina (C) e la timina (T). Le terminazioni dei filamenti vengono indicate come 3' o 5', in cui 3' corrisponde al carboidrato terminale mentre 5' corrisponde al fosfato terminale. I due filamenti di DNA sono mantenuti assieme da legami idrogeno che si formano tra le basi azotate secondo la legge della complementariet dell'accoppiamento delle basi azotate, che afferma che tutte le volte in cui due filamenti di acidi nucleici sono legati da legami idrogeno, la guanina di un filamento sempre appaiata alla citosina del filamento opposto, mentre l'adenina di un filamento sempre appaiata alla timina nel DNA (o all'uracile nell'RNA). La citosina e la guanina formano tre legami idrogeno tra loro, mentre l'adenina e la timina ne formano due (vedi Figura 2.13b). A causa di questa specifica modalit di accoppiamento, i due filamenti di DNA sono complementari l'uno all'altro. L'RNA (vedi Figura 2.13c) formato da un singolo filamento di nucleotidi con una terminazione 3' e una 5'. Il carboidrato contenuto nell'RNA il ribosio. Le basi azotate nell'RNA includono l'adenina, la guanina, la citosina e l'uracile. Anche le basi azotate dell'RNA seguono la legge della complementariet dell'accoppiamento delle basi azotate; mentre per la guanina e la citosina sono legate tra loro da legami idrogeno come nel DNA, l'adenina forma legami idrogeno con l'uracile al posto della timina. Anche se l'RNA composto da un singolo filamento, la complementariet delle basi azotate necessaria per sintetizzare l'RNA dal DNA (l'RNA sar complementare al DNA eccetto che per la timina che sar sostituita dall'uracile) e per consentire il ripiegamento di una singola molecola di RNA su se stessa.

Test veloci 2.1


1. Generalmente, i carboidrati sono polari o non polari? E i trigl iceridi? 2. Elencate le due specifiche strutture fosfolipidiche che possono] formarsi nell'ambiente acquoso. Quali funzioni fisiologiche vengono associate a queste strutture? 3. Elencate le subunit che compongono i seguenti polimeri: glicogeno, proteine e acidi nucleici. Quali sono le funzioni generali di ciascuno di questi polimeri? 4. Che tipo di biomolecola il colesterolo?

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

Citosina (C)

Gruppo fosfato Timina (T)

OCarboidrato

CH2OH

OH

OH

(a)

Ribosio

Guanina (G)

CH2OH

Desossiribosio

OH H

Nucleotide trifosfato

Pirimidine

Purine

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni (b)


Nucleotide monofosfato Nucleotide difosfato

FIGURA 2.11 I nucleotidi. (a) La struttura di base di un nucleotide. Il carboidrato di un nucleotide pu essere ribosio o desossiribosio. Le cinque possibili basi azotate comprendono le pirimidine, formate da un singolo anello, e le purine, formate da due anelli, (b) Rappresentazione schematica di nucleotidi. I nucleotidi monofosfato contengono un singolo gruppo fosfato, i nucleotidi difosfato contengono due gruppi fosfato e i nucleotidi trifosfato tre gruppi fosfato.

D Quali sono le formule chimiche del ribosio e del desossiribosio?

jdp Bj/anb djiuduj ^o^^O ? oisoqu jap eoiuiiqo Bjnojjo; e~i Adenina O CH

"0'HS3 ? oisoquissosap

0=P
0"
AMP ciclico (AMPc)

FIGURA 2.12 II nucleotide ciclico AMP (adenosina monofosfato, AMPc), un comune messaggero intracellulare.

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

H H

Adenina Timina H

H H H

Guanina Citosina

Accoppiamento complementare delle basi

(a) DNA

(b) (c) RNA

FIGURA 2.13 Gli acidi nucleici, (a) Il DNA, formato da due filamenti di nucleotidi tenuti assieme da legami idrogeno secondo la legge dell'accoppiamento complementare delle basi, (b) Accoppiamento complementare delle basi, con l'adenina (A) e la timina (T) che formano due legami idrogeno tra loro, e la citosina (C) e la guanina (G) unite da tre legami idrogeno, (c) L'RNA, formato da un singolo filamento di nucleotidi.

D Che tipo di legame chimico unisce i fosfati e i carboidrati nella formazione di una catena?

aiue/BAoo aiueai // ||

Struttura cellulare

o pi membrane, e non membranosi senza alcuna barriera con il citosol. Quando le biomolecole vengono assemblate in una determinata Questa parte del capitolo descriver l'anatomia della cel-l lula; maniera, esse formano l'unit di base degli organismi viventi: la le funzioni generali dei vari costituenti verranno discir cellula. Il corpo umano contiene pi di 100.000 miliardi di cellule successivamente. che lavorano assieme per mantenere l'omeostasi. da notare che tutte queste cellule derivano da una singola cellula uovo fecondata. Nel corso dello sviluppo, le cellule si differenziano in Struttura della membrana plasmatica oltre 200 tipi diversi, ognuno dei quali ha la propria funzione La cellula contiene diversi tipi di membrane che svolgono l specifica. Nonostante queste specializzazioni, sia anatomiche che funzione di barriera tra i vari compartimenti. Questa parte da funzionali, in genere le cellule hanno gli stessi costituenti di base. capitolo focalizzata sulla struttura della membrana plasmati] ca, In questa sezione descriveremo i componenti di base di una tipica che separa la cellula dal suo ambiente esterno. La strutt: dell cellula dell'organismo (Figura 2.14). 'involucro nucleare, che separa il nucleo dal citoplasma,! Ogni cellula delimitata da una membrana plasmatica che separa l'interno della cellula dal fluido extracellulare. All'interno della cellula ci sono due regioni principali: il nucleo, che una struttura delimitata da membrana che contiene l'informazione genetica, e il citoplasma, che contiene tutto ci che presente nella cellula ad eccezione di quanto contenuto nel nucleo. A sua volta, il citoplasma formato da due componenti principali: il citosol o fluido intracellulare, e gli orga-\ nuli. Il citosol un fluido di consistenza gelatinosa. Gli organuli sono strutture formate da una gran variet di biomoleco-j le, svolgono funzioni specifiche all'interno della cellula in maniera simile a quanto gli organi fanno per l'intero organismo] Gli organuli possono essere suddivisi in membranosi, separati dal citosol da una

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

FIGURA 2.14 Struttura di una tipica cellula, (a) Rappresentazione tridimensionale della cellula. La membrana plasmatica separa la cellula dal liquido extracellulare. Il nucleo contiene l'informazione genetica. Il citoplasma contiene gli organuli e il citoscheletro, entrambi circondati da un liquido chiamato citosol. Gli organuli comprendono i mitocondri, il reticolo endoplasmatico, l'apparato del Golgi, i lisosomi, i perossisomi, i ribosomi e i vault. (b) Ingrandimento di una piccola parte di membrana plasmatica che mostra il doppio strato lipidico. Polisoma Microtubu lo Nucleo Nucleo lo Cromatin a

Ribosomi liberi Reticolo endoplasmatico liscio Centrioli

Lisosoma primario Perossisoma

Mitocondrio

Apparato del Golgi

Reticolo endoplasmatico rugoso


Citosol (fluido intracellulare) Teste idrofiliche di fosfato

Membrana plasmatica

Code idrofobiche di acidi grassi

(b)

quella delle membrane che delimitano gli organuli, che separano i compartimenti interni degli organuli dal citosol, sono simili a quella della membrana plasmatica. Dal punto di vista strutturale la membrana plasmatica viene anche definita a "mosaico fluido" ed costituita da fosfolipidi, colesterolo, proteine e carboidrati (Figura 2.15). Ciascuno di questi componenti descritto di seguito.

la compongono non sono legati tra loro da legami chimici e possono pertanto muoversi lateralmente e, occasionalmente, da un versante del doppio strato all'altro. Le molecole di colesterolo contenute nel doppio strato lipidico, dove intervengono nelle interazioni idrofobiche con le code dei fosfolipidi, possono causare la cristallizzazione della struttura e la riduzione della fluidit. Il doppio strato lipidico costituisce una barriera al movimento di grandi molecole polari. Nonostante le molecole di acqua siano polari, esse possono generalmente attraversare il doppio strato lipidico mediante i canali acquosi, ovvero proteine che formano dei pori all'interno della membrana.

Doppio strato fosfolipidico


I fosfolipidi sono disposti in un doppio strato in modo tale che le loro teste idrofiliche siano rivolte verso il mezzo acquoso presente all'interno della cellula (il citosol) e all'esterno della cellula (il liquido extracellulare); le code idrofobiche dei fosfolipidi sono rivolte le une verso le altre (vedi Figura 2.15). Questo doppio strato (bilayer) forma la struttura di base della membrana, che viene considerata fluida poich i fosfolipidi e le altre molecole che

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

FIGURA 2.15 La membrana plasmatica. La flessibile membrana plasmatica essenzialmente un doppio strato di fosfolipidi le cui code
Catena carboidratica legata a lipide

Catena carboidratica legata a proteina

idrofobiche stanno Glicolipide all'inter no del


Proteine integrali di membrana

Glicoproteina Molecola di colesterolo Testa fosfolipidica -, (polare) Code di acidi grassi (non polari) Testa -1 fosfolipidica (polare)

doppio strato e le teste


Proteine periferiche di membrana

idrofiliche formate dai gruppi fosfato si

Filamento di citoscheletro

Doppio strato lipidico

affacciano verso il citosol e verso il liquido extracellulare. Le proteine integrali di membrana sono disposte attraverso il doppio strato. Le proteine periferiche di membrana sono associate con le proteine integrali, prevalentemente sul lato che si affaccia verso il citosol, dove contribuiscono alla formazione del citoscheletro. Le molecole di colesterolo sono disperse attraverso il doppio strato lipidico. I carboidrati legati ai lipidi di membrana o alle proteine di membrana sono rivolti verso il liquido extracellulare. Questi lipidi e proteine sono rispettivamente chiamati glicolipidi e glicoproteine.

Proteine di membrana
La membrana plasmatica viene definita come un mosaico poich le proteine disperse nel doppio strato formano degli isolotti che emergono dal mare fosfolipidico. Esistono due classi principali di proteine di membrana: proteine integrali di membrana e proteine periferiche di membrana (vedi Figura 2.15). Le proteine integrali di membrana sono immerse nel doppio strato lipidico da cui possono venire dissociate soltanto mediante distruzione fsica della membrana. Le proteine integrali di membrana sono molecole anfipatiche che possono rimanere in contatto sia con lo strato lipidico che con l'ambiente acquoso. Le regioni polari della proteina si affacciano verso l'ambiente acquoso, che pu essere il citosol, il liquido extracellulare o entrambi. Le regioni non polari sono contenute all'interno del doppio strato lipidico. Alcune proteine integrali di membrana vengono definite proteine transmembrana poich attraversano interamente il doppio strato lipidico venendo in contatto sia con il citosol che con il liquido extracellulare. Spesso, una proteina transmembrana attraversa la membrana in diverse posizioni. Tra le proteine transmembrana vi sono i canali, che permettono agli ioni di permeare (o attraversare) la membrana, e proteme di trasporto, che trasportano molecole da un lato della membrana all'altro. Altre proteine integrali di membrana sono localizzate solamente su un lato della membrana stessa. Alcune di queste proteine, in contatto con il citosol funzionano come enzimi che catalizzano le reazioni chimiche all'interno del citosol o come una classe speciale di proteine chiamate proteine G (descritte successivamente). Alcune delle proteine rivolte versoi! liquido extracellulare svolgono funzione enzimatica, catalizzando reazioni che avvengono in tale compartimento, o svolgono

funzione di recettore, legando messaggeri chimici che provengono da altre cellule. Le proteine periferiche di membrana sono debolmente legate alla membrana mediante associazioni con proteine integrali o con fosfolipidi. Le proteine periferiche di membrana possono essere rimosse mantenendo la membrana intatta. La maggior parte delle proteine periferiche di membrana si trova sul versante citoplasmatico della membrana, spesso con funzioni strutturali simili alle proteine che formano il citoscheletro.

Applica le tue conoscenze


Uno scienziato vuole stabilire se una particolare proteina di membrana, e in tal caso, se si tratta di una proteina di membrana integrale o periferica. Quali tipi di esperimenti potrebbero essere condotti per rispondere a questi quesiti?

Carboidrati di membrana
Associati alla membrana plasmatica vi sono anche dei carboi drati, legati covalentemente ai lipidi di membrana o alle pr teine a formare rispettivamente glicolipidi o glicoproteine (v^ di Figura 2.15). I carboidrati di membrana si trovano solo su

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

^ _P P RO F O NDI M E N T O DI CH I M I C A

Molecole polari e legami idrogeno


Quando due atomi sono legati da legame covalente, condividono elettroni. Questa condivisione pu, tuttavia, assumere caratteristiche diverse. Alcuni atomi, come l'ossigeno (0), l'azoto (N) o lo zolfo (S), mantengono gli elettroni condivisi molto vicini al nucleo. Ci fa s che quando questi atomi si legano ad altri hanno la tendenza a spingere gli elettroni lontano da altri atomi. Come conseguenza gli atomi di ossigeno, azoto e zolfo acquisiscono una parziale carica negativa in seguito al parziale spiazzamento degli elettroni; in altri termini, hanno vicino al loro nucleo una maggiore quantit di carica negativa di quanto non sia necessario per controbilanciare la positivit dei protoni nucleari. Al contrario, gli atomi a cui si legano l'ossigeno, l'azoto o lo zolfo sono caratterizzati, per analoghe ragioni, da una relativa positivit. Ci pu essere illustrato dagli esempi I sottostanti in cui ossigeno, azoto o zolfo sono legati all'idrogeno (R rappresenta la restante parte della molecola e 8 rappresenta una carica parziale): R:0:H R:N:H R:S:H H 6+ Anche se i legami idrogeno sono legami deboli e possono essere facilmente rotti, sono molto importanti nel determinare la struttura di grandi biomolecole come molecola l'acqua. I legami idrogeno tra molecole polari di acqua possono essere rappresentati nella seguente maniera: le proteine e gli acidi nucleici e nel determinare le propriet di diverse sostanze disciolte nell'acqua. La maniera in cui le varie molecole si comportano
Legame ________ : -

6- 8+

8-

5- +

I legami caratterizzati da questa distribuzione asimmetrica degli elettroni vengono definiti legami polari. Al contrario, i legami non polari sono caratterizzati da una equa condivisione degli elettroni con [ conseguente neutralit elettrica degli atomi che li formano. I legami tra carbonio e carbonio (C-C) e tra carbonio e idrogeno (C-H) sono esempi molto comuni dei legami non polari che si trovano nelle molecole dell'organismo. La presenza di cariche elettriche all'interno di una molecola polare produce forze elettriche. La direzione delle forze elettriche segue una semplice regola: cariche opposte si attraggono, cariche uguali si respingono. La regione positiva di una molecola polare attratta elettricamente dalla regione negativa di un'altra molecola polare (in alcuni casi le regioni positiva e negativa possono essere all'interno della stessa grande molecola polare). Questa attrazione elettrica mantiene le due molecole polari vicine e d origine a un legame idrogeno. Il legame polare chiamato legame idrogeno poich in una molecola polare generalmente l'idrogeno che contiene la carica elettrica parzialmente positiva. La pi comune

quando sono disciolte in acqua particolarmente critica per le funzioni cellulari. Infatti, le molecole polari vengono attratte elettricamente dalle molecole polari dell'acqua e pertanto si sciolgono nell'acqua stessa. Le molecole polari sono chiamate idrofiliche ("che amano l'acqua"), proprio per la loro capacit di sciogliersi in acqua. Le molecole non polari sono chiamate idrofobiche ("che non amano l'acqua") poich non si sciolgono in acqua. Nonostante l'acqua sia il solvente pi comune dell'organismo, le membrane cellulari sono formate da lipidi pertanto per la fisiologia anche importante la maniera in cui le varie sostanze si comportano. Le molecole non polari si sciolgono nei lipidi e possono permeare il doppio strato fosfolipidico delle membrane, e vengono definite quindi lipofiliche ("che amano i lipidi"). Le molecole polari non possono disciogliersi nei lipidi e quindi non permeano il doppio strato fosfolipidico delle membrane. Per questo motivo esse vengono definite lipofobiche ("che non amano i lipidi"). La tabella sottostante riassume le propriet delle molecole formate da legami covalenti. Notate che le molecole idrofiliche sono lipofobiche, mentre le molecole idrofobiche sono lipofiliche.

Condivisione di elettroni nei legami covalenti

Classe di legame covalente

propriet nell'acqua

Propriet nei lipidi

Condivisione equa Condivisione asimmetrica

Non polare Polare

Idrofobich e Idrofiliche

Lipofiliche Lipofobich e

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

Glicocalice

Involucro nucleare

Pori nucleari Nucleolo Cromatina

FIGURA 2.16 Microfotografia elettronica della membrana plasmatica che mostra il glicocalice.

superfcie extracellulare, dove svolgono due funzioni principali. Essi formano il glicocalice, uno strato protettivo che serve anche a mantenere collegate le cellule tra loro (Figura 2.16), e partecipano al riconoscimento cellulare marcando le cellule come facenti parte dell'organismo o come appartenenti ad uno specifico tipo cellulare. Il riconoscimento cellulare fondamentale sia per la risposta immunitaria che per la crescita tissutale.

Pori nucleari

Struttura del nucleo


La maggior parte delle cellule dotata di un singolo nucleo che contiene il materiale genetico della cellula stessa, il DNA. Tranne che durante la divisione cellulare, il DNA presente nel nucleo sotto forma di una struttura fine chiamata cromatina. Il nucleo appare in genere come una struttura sferica evidente all'interno della cellula (Figura 2.17). Intorno al nucleo vi l'involucro nucleare, a sua volta formato da due membrane. Queste membrane si fondono tra loro a intermittenza lasciando aperti degli spazi definiti pori nucleari che permettono il movimento selettivo di molecole tra il nucleo e il citoplasma. All'interno del nucleo vi una struttura chiamata nucleolo, che il luogo in cui viene sintetizzato un tipo di RNA chiamato RNA ribosomiale (rRNA). Il nucleo svolge una funzione fondamentale per la trasmissione e l'espressione dell'informazione genetica. Il DNA che contenuto al suo interno costituisce infatti il serbatoio dell'informazione genetica necessaria per giungere alla sintesi dell'RNA e delle proteine. L'importante ruolo del DNA e dell'RNA nella sintesi proteica verr descritto successivamente in questo capitolo.

(b)
FIGURA 2.17 II nucleo, (a) Il nucleo separato dal citoplasma dall'involucro nucleare. Alcuni pori che attraversano l'involucro nucleare permettono il passaggio di sostanze specifiche tra il nucleo e il citoplasma. All'interno del nucleo si trova il DNA, che contiene l'informazione genetica propria di ogni individuo. Il DNA sotto forma di sottili filamenti chiamati cromatina. All'interno del nucleo si trova inoltre il nucleolo, sito di sintesi dell'RNA. (b) Microfotografia elettronica di un'involucro nucleare scisso a freddo che mostra i pori nucleari.

composizione molecolare del citosol critica per la normale; funzione cellulare. Ad esempio, la composizione ionica del citosol svolge un ruolo cruciale nell'eccitabilit delle cellule nervose e di quelle muscolari.

Contenuto del citosol


Il citosol molto pi di un semplice fluido che bagna gli organuli; il luogo in cui si svolgono importanti reazioni chimiche e dove vengono immagazzinate varie molecole. Diversi enzimi che catalizzano specifiche reazioni chimiche si trovano nel citosol. L'energia sotto forma di trigliceridi o di glicogeno, viene immagazzinata in piccoli ammassi chiamati inclusioni. Le molecole che devono essere rilasciate o secrete dalla cellula vengono immagazzinate in piccole vescicole delimitate da membrana, chiamate vescicole secretorie. In aggiunta, la

Struttura degli organuli membranosi


La membrana che delimita i vari organuli intracellulari forma una barriera tra il citosol e l'interno dell'organulo, creando quindi un distinto compartimento all'interno del citoplasma! In alcuni casi vi sono due membrane che circondano un orga-nulo creando dei compartimenti all'interno dell'organulo stesi so. La struttura dei vari organuli membranosi verr descritta] qui di seguito.

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

^ P P RO F O N DI M E NT O DI C HI M I CA

Ioni e legami ionici


Alcuni atomi hanno la tendenza a guadagnare o a perdere elettroni completamente, rimanendo con un eccesso o un deficit di elettroni. Particelle come queste sono dotate rispettivamente di cariche negative o positive e vengono denominate ioni. Gli ioni carichi negativamente sono conosciuti NaCI : come anioni, mentre quelli carichi positivamente vengono definiti cationi. Quando gli anioni e i cationi sono presenti in sostanze solide, tendono a formare dei cristalli legandosi in maniera molto forte. Un esempio tipico dato dal cloruro di sodio (NaCI) o+sale da tavola, che contiene ioni sodio (Na+) e Na :Cl:~ ioni cloro (Ch). Gli ioni sodio si formano quando gli atomi di sodio perdono elettroni e danno luogo ad uno ione con 11 protoni e 10 elettroni. Gli ioni cloro si formano quando gli atomi di cloro acquistano un elettrone rilasciando uno ione e quindi sono dotati di 17 protoni e 18 elettroni. Questo processo si svolge nel seguente modo: Gruppi chimici ionizzati possono essere presenti anche in alcuni tipi di biomolecole. Gli ioni e le molecole che contengono un numero significativo di legami polari o di gruppi ionizzati vengono definite come idrofiliche dal momento che sono elettricamente attratte dall'acqua.

In un cristallo di cloruro di sodio i cationi (Na +) e gli anioni (CI-) sono mantenuti vicini gli uni agli altri da forze elettriche attrattive di cariche opposte. Queste forze vengono talvolta chiamate legami ionici. Quando i solidi formati da ioni vengono disciolti in acqua, i legami ionici vengono separati dalle forze di attrazione elettrica presenti tra gli ioni e le molecole polari di acqua, lasciando i cationi e gli anioni liberi di dissociarsi in particelle separate. Nel caso del cloruro di sodio questo processo pu essere illustrato dalla figura sulla destra. Le soluzioni che contengono ioni disciolti vengono definite soluzioni elettrolitiche poich sono buone conduttrici di elettricit; le sostanze ioniche vengono definite elettroliti. I fluidi corporei sono elettrolitici e contengono un gran numero di piccoli ioni (conosciuti come ioni inorganici) inclusi il sodio, il potassio (K+), il calcio (Caj), l'idrogeno (H+), il magnesio (Mg2+), il cloro, il solfato (SO|~) e il bicarbonato (HCOjj).

Reticolo endoplasmatico
Il reticolo endoplasmatico formato da una complicata rete di membrane che d luogo ad un compartimento interno chiamato lume (Figura 2.18). Ci sono due tipi di reticolo endoplasmatico che differiscono sia per la loro morfologia che per la loro funzione: il retcolo endoplasmatico rugoso e il reticolo endoplasmatico liscio. Il reticolo endoplasmatico rugoso viene cos chiamato a causa del suo aspetto granulare o "rugoso" se osservato ad elevato ingrandimento, dovuto alla presenza di ribosomi, complessi di rRNA e proteine che intervengono nella sintesi proteica. In aggiunta, il reticolo endoplasmatico rugoso appare come un insieme di piccoli sacchi appiattiti. Il reticolo endoplasmatico liscio, al contrario, formato da tubuli senza ribosomi attaccati ad esso. La membrana del reticolo endoplasmatico rugoso rappresenta da un lato un'estensione della membrana esterna del nucleo, dall'altro la continuazione della membrana che forma il reticolo endoplasmatico liscio (vedi Figura 2.18). Il reticolo endoplasmatico fondamentale per la sintesi di molti tipi di biomolecole. Il reticolo endoplasmatico rugoso serve alla sintesi di proteine che saranno poi secrete all'esterno della cellula, che verranno incorporate nella membrana

plasmatica o che saranno destinate ad altri organuli. Il reticolo endoplasmatico liscio la sede di sintesi dei lipidi, compresi i trigliceridi e gli steroidi, ed inoltre fondamentale per l'immagazzinamento degli ioni calcio. Inoltre, il reticolo endoplasmatico liscio di alcune cellule mostra precise specializzazioni. Nelle cellule epatiche, ad esempio, il reticolo endoplasmatico liscio contiene enzimi detossifcanti che servono a degradare le sostanze tossiche presenti nel sangue.

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni


Reticolo endoplasmatico liscio

Lume del reticolo ---------------endoplasmatico Poro nucleare

Ribosomi Nucleo

Reticolo endoplasmatico rugoso

nucleare FIGURA 2.18 II reticolo endoplasmatico. La membrana del reticolo endoplasmatico in rapporto di continuit con la membrana esterna dell'involucro nucleare. Il reticolo endoplasmatico rugoso la struttura pi vicina al nucleo ed formato da sacculi appiattiti che presentano numerosi ribosomi adesi alla loro superficie esterna. La membrana del reticolo endoplasmatico rugoso continua con quella del reticolo endoplasmatico liscio, una struttura tubulare sprovvista di ribosomi.

Involucro

Apparato del Golgi


L'apparato del Golgi composto da vescicole appiattite rivestite di membrana dette cisterne (Figura 2.19). L'apparato del Golgi da un lato strettamente associato al reticolo endoplasmatico, chiamato lato cis, nonostante la sua membrana e quella del reticolo endoplasmatico siano separate. L'altro lato dell'apparato del Golgi rivolto verso la membrana plasmatica e viene definito lato trans. L'apparato del Golgi elabora le molecole sintetizzate nel reticolo endoplasmatico e le prepara per il trasporto alla loro destinazione
Reticolo endoplasmatico

finale, impacchettandole all'interno di vescicole e conducendo queste ultime verso la loro destinazione. Mentre alcune vescicole trasportano sostanze nell'ambiente intracellulare, altre vescicole, definite secretorie, trasportano sostanze all'esterno della cellula.

Mitocondri
I mitocondri sono delimitati da due membrane (Figura 2.20). La membrana esterna dei mitocondri forma una barriera con il
Apparato

______ I ______

del

Golg

t\

Cisterne Lato eis

Membran plasmatic Citosol Fluido extracellulare

FIGURA 2.19 Apparato del Golgi. L'apparato del Golgi formato da sacculi appiattiti e impilati chiamati cisterne. Un lato dell'apparato del Golgi guarda il reticolo endoplasmatico, l'altro lato rivolto verso la membrana plasmatica.

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

(b) Matrice

Membrana esterna ,

Lisosomi Spazio ntermembrana Membrana interna

(a)

Creste FIGURA 2.20 II mitocondrio, (a) Disegno schematico di un mitocondrio. La

Mitocondrio

Matrice

FIGURA 2.21 Microfotografia elettronica che mostra alcuni lisosomi.

Lisosomi
I lisosomi sono piccoli organuli sferici circondati da una singola membrana (Figura 2.21). I lisosomi contengono diversi enzimi che sono in grado di degradare i prodotti di scarto intracellulari e quelli extracellulari che sono stati trasportati all'interno della cellula. Ad esempio, in seguito alla fusione dei lisosomi con vecchi organuli non pi funzionanti, gli enzimi contenuti nei lisosomi dissolvono gli organuli e, mentre i loro costituenti riutilizzabili vengono riciclati, i prodotti di scarto vengono eliminati dalla cellula. Nel caso di prodotti di scarto extracellulari, le cellule possono inglobare particelle extracellulari attraverso un processo chiamato endocitosi, nel quale le particelle sono racchiuse dentro una vescicola e trasportate dentro la cellula. I lisosomi possono fondersi con la vescicola, permettendo ai loro enzimi di degradare le particelle. Il processo dell'endocitosi descritto nel Capitolo 4.

membrana mitocondriale esterna separa il mitocondrio dal citosol mentre la membrana mitocondriale interna separa, all'interno del mitocondrio, uno spazio interno chiamato matrice da uno spazio ntermembrana. La membrana interna presenta numerosi ripiegamenti chiamati creste, (b) Microfotografia elettronica di un mitocondrio.

Perossisomi
I perossisomi sono organuli sferici, leggermente pi piccoli dei lisosomi e circondati da una singola membrana. La loro funzione volta alla degradazione di molecole come aminoacidi, acidi grassi e sostanze tossiche estranee. Durante questo processo di degradazione spesso si produce perossido di idrogeno (H202), una sostanza tossica. Una delle caratteristiche pi interessanti dei perossisomi la presenza al loro interno dell'enzima catalasi, che catalizza la scissione del perossido di idrogeno in acqua e ossigeno: 2 H202 > 2 H20 + 02 Questa reazione previene l'accumulo del perossido di idrogeno tossico.

citosol, mentre la membrana interna divide ogni mitocondrio in due compartimenti: lo spazio ntermembrana, l'area compresa tra le due membrane, e la matrice mitocondriale, il compartimento pi interno. La membrana mitocondriale interna forma un compartimento funzionale a parte poich ospita una serie di proteine e di altre molecole che formano la catena del trasporto elettronico. A causa della necessit di aumentare la superficie deputata al trasporto elettronico, la membrana interna dei mitocondri si ripiega a formare tubuli chiamati creste. I mitocondri sono spesso considerati la "fabbrica di energia" delle cellule in quanto la maggior parte dell'energia utilizzabile dalle cellule, l'ATP, viene prodotta in questi organuli. Il numero di mitocondri contenuti all'interno di ogni cellula varia notevolemente a seconda dello specifico bisogno energetico. Ad esempio, per far fronte al loro elevato fabbisogno energetico, le cellule muscolari contengono numerosi mitocondri. Al contrario, i globuli rossi, che trasportano principalmente gas nel sangue, non contengono mitocondri.

Struttura degli organuli non membranosi


Anche se gli organuli non membranosi sono sprovvisti di una barriera che li separa dal citosol, essi vengono comunque considerati organuli perch sono formati da biomolecole organizzate in strutture che svolgono funzioni specifiche all'interno della cellula.

43 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

(a) Ghiandola

Ambiente esterno

Ambiente esterno

- Epitelio

-i^qpsffK

Vaso sanguigno

Cellule secretorie

Flusso sanguigno

Cellule secretorie

esocrina

FIGURA 1.3 Ghiandole, (a) Ghiandola esocrina. Le cellule secretorie rilasciano il loro prodotto attraverso un dotto in comunicazione con l'ambiente esterno, (b) Ghiandola endocrina. Le cellule secretorie rilasciano in circolo il loro prodotto, un ormone, che viene trasportato attraverso l'ambiente interno.

Ormone

(b) Ghiandola endocrina

le sudoripare e le ghiandole salivari. Le ghiandole endocrine secernono ormoni, sostanze chimiche che trasmettono messaggi alle cellule dell'organismo attraverso il circolo sanguigno (Figura 1.3b), come ad esempio la ghiandola pituitaria e la ghiandola surrenale. L'ultima grande categoria cellulare, le cellule del tessuto connettivo, la pi diversificata. Fra queste vi sono le cellule del sangue, le cellule dell'osso, le cellule adipose e molti altri tipi di cellule che sembrano avere poco in comune le une con le altre in termini di struttura o funzione (Figura 1.2d). In senso stretto, con il termine tessuto connettivo ci si riferisce a qualsiasi struttura che abbia come funzione principale quella di formare un supporto fisico per altre strutture, ancorarle ad una determinata posizione o collegarle tra loro. Esempi tpici di strutture formate da tessuto connettivo sono i tendini, che collegano i muscoli all'osso; i legamenti, che collegano le ossa tra di loro, e il tessuto elastico presente nella cute, che le conferisce elasticit e flessibilit. Un altro esempio di tessuto connettivo l'osso stesso, che fornisce sostegno diretto o indiretto a tutte le strutture del corpo. Nella maggior parte dei casi il tessuto connettivo formato da cellule distanziate immerse in una massa di materiale non cellulare, chiamata matrice extracellulare, che a sua volta contiene una fitta rete di proteine e di altre grandi molecole. Le proteine fibrose elastina (che fornisce elasticit ai tessuti) e collagene (che fornisce ai tessuti la resistenza alla tensione e allo stiramento) sono tra i costituenti pi importanti della matrice extracellulare. In generale, il termine tessuto connettivo comprende anche fluidi come il sangue e la linfa che, pur non conferendo supporto strutturale, servono a connettere le varie parti del corpo fornendo vie di comunicazione. Il sangue, ad esempio, trasporta ossigeno dai polmoni al resto del corpo e gli ormoni dalle ghiandole ai tessuti che rispondono ad essi. Allo stesso modo la linfa trasporta attraverso il corpo l'acqua e le varie sostanze che fuoriescono dai vasi sanguigni, riportandole al sangue stesso. Secondo una regola generale, le cellule di un dato tipo tendono a raggrupparsi nell'organismo assieme a cellule simili. Ad

esempio, le cellule nervose sono quasi sempre in contatto con altre cellule nervose e le cellule epiteliali sono connesse ad altre cellule epiteliali. Qualsiasi gruppo di cellule che svolge funzioni simili definito tessuto. I tessuti vengono classificati in quattro gruppi principali: tessuto nervoso, tessuto muscolare, tessuto epiteliale e tessuto connettivo (con il termine tessuto ci si riferisce spesso in maniera estensiva a qualunque materia che compone l'organismo).

Organi e sistemi
Generalmente, quando due o pi tessuti si combinano tra loro formando una struttura che svolge una particolare funzione, essi danno origine a strutture chiamate organi. Il cuore, ad esempio, un organo la cui funzione principale quella di pompare il sangue. Nonostante sia composto prevalentemente da tessuto muscolare, il cuore contiene anche tessuto nervoso (le terminazioni nervose che controllano la frequenza cardiaca), tessuto epiteliale (che riveste le camere cardiache) e tessuto connettivo (che forma le valvole cardiache e gli altri tessuti che fissano tra loro le fibre muscolari). I vari organi sono strutturati in sistemi, ovvero insiemi di organi che collaborano ad una determinata funzione. Un esempio il sistema cardiovascolare, che ha il compito di trasportare il sangue ai vari tessuti. Il sistema cardiovascolare comprende il cuore, i vasi sanguigni e il sangue (che non un organo ma piuttosto un tessuto). Un altro sistema quello gastrointestinale che ha lo scopo di frammentare il cibo fino a ridurlo in molecole e di trasportare queste molecole nel torrente circolatorio. Questo sistema include la bocca, le ghiandole salivari, l'esofago, lo stomaco, l'intestino, il fegato, la colecisti (o cistifellea) e il pancreas. In alcuni sistemi (ad esempio il sistema cardiovascolare e quello gastrointestinale), i vari organi so-

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni


Subunit maggiore ribosomiale

Subunit minore

ribosomiale

2.22b). Una volta che la sintesi proteica cominciata, alcuni ribosomi rimangono liberi nel citosol, mentre altri si attaccano al reticolo endoplasmatico rugoso. Le proteine sintetizzate sui ribosomi liberi possono rimanere nel citosol o entrare nei mitocondri, nel nucleo o nei perossisomi. Le proteine sintetizzate dal reticolo endoplasmatico rugoso verranno impacchettate nelle vescicole dall'apparato del Golgi e indirizzate verso la loro destinazione finale.

Vault
I vault ("volte", dalla loro ultrastruttura che richiama le volte di una cattedrale, N.d.T.) sono organuli scoperti molto recentemente, la cui funzione non stata ancora del tutto compresa. I vault sono strutture a forma di barilotto, circa tre volte pi grandi dei ribosomi, formati da due subunit identiche. Potrebbero essere coinvolti nel trasporto di molecole, come l'RNA messaggero (mRNA), tra il nucleo e il citoplasma. Nono- j stante si sappia ancora poco di essi, i vault sono oggetto di un gran numero di ricerche poich potrebbero essere coinvolti nello sviluppo della resistenza alla chemioterapia durante il trattamento farmacologico dei tumori (Scoperte: Vault e chemioterapia).

(a) Subunit ribosomiali

(b) Ribosoma

FIGURA 2.22 I ribosomi. Per far s che la sintesi proteica abbia inizio (a) le due subunit libere nel citosol devono congiungersi a formare (b) un ribosoma.

Ribosomi
I ribosomi sono granuli densi composti da rRNA e proteine che sono fondamentali per la sintesi proteica. Ogni ribosoma formato da una subunit minore e da una subunit maggiore che, quando il ribosoma non attivo, sono separate e si trovano nel citosol (Figura 2.22a). Durante la sintesi proteica (discussa successivamente in questo capitolo), le due subunit si congiungono nel citosol a formare un ribosoma attivo (Figura

Centrioli
I centrioli sono corte formazioni cilindriche costituite da fasci I di filamenti proteici. Ogni cellula ha due centrioli orientatil perpendicolarmente l'uno all'altro (vedi Figura 2.14). La loroI funzione quella di organizzare lo sviluppo di una strutturai chiamata fuso mitotico durante la divisione cellulare.

Mitocondrio

Filamento intermedio

Microtubulo Proteina integrale Proteina periferica di membrana

Microfilamen to

Membrana plasmatica

FIGURA 2.23 II citoscheletro. Il citoscheletro formato da tre tipi di filamenti che forniscono alla cellula il necessario supporto strutturale e permettono un certo grado di mobilit o contrattilit. Gli organuli sono sospesi nel citosol grazie ai filamenti.

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

JLJLEJBI

Vault e chemioterapia
I vault, mostrati nella figura a fianco, sono stati scoperti dai ricercatori negli anni '80. Anche se virtualmente tutte le cellule del corpo hanno migliaia di vault, la loro funzione non stata ancora stabilita con certezza. Le ipotesi attuali suggeriscono che i vault servono a trasportare molecole come l'RNA messaggero dal nucleo al citoplasma e che potrebbero anche avere un ruolo nella sintesi proteica. Alla fine degli anni '90 i ricercatori hanno scoperto che pazienti affetti da tumore che presentavano resistenza ad un ampio spettro di chemioterapici (resistenza multifarmaco) avevano una maggiore concentrazione di vault all'interno delle loro cellule. Questa correlazione non prova comunque che l'aumento del numero di vault sia la causa della resistenza ai farmaci; sono necessari quindi ulteriori studi per determinare se e come i vault influenzino la resistenza farmacologica. Inoltre, una proteina trovata nei vault, chiamata proteina

principale del vault o MVP (major vault protein),


particolarmente concentrata in questi pazienti. probabile quindi che nel futuro i vault possano essere usati come marcatori per identificare i pazienti resistenti alla chemioterapia.

Citoscheletro
Il citoscheletro una rete flessibile di proteine fibrose dette anche filamenti, che fornisce rigidit strutturale e supporto alle cellule in modo simile a ci che lo scheletro osseo fa nei confronti del corpo (Figura 2.23). Il citoscheletro non rigido e non ha una struttura fissa. Le proteine fibrose che lo formano possono essere assemblate o disassemblate, secondo le necessit. Le funzioni del citoscheletro comprendono il supporto meccanico e strutturale, il trasporto intracellulare di materiali, il sostegno per gli organuli, l'adesione con altre cellule, la contrattilit e la

mobilit di alcune cellule. Il citoscheletro formato da diversi tipi di filamenti che comprendono i microfilamenti, i filamenti intermedi e i microtubuli. La classificazione dei vari filamenti si basa sul loro diametro. I microfilamenti sono proteine fibrose con il diametro pi piccolo (7nm). Un microfilamento, chiamato actina (Figura 2.24a), svolge diverse funzioni cellulari tra cui la contrazione muscolare, i movimenti ameboidi delle cellule e la ripartizione del citoplasma durante la divisione cellulare. Altri microfilamenti di actina forniscono supporto strutturale a specifiche proiezioni cellulari chiamate microvilli (Figura 2.24b), che so-

(1
<
G-actina F-actina Glicocalice Microvilli Filamenti di actina

Microfilamento (actina)

(a)
FIGURA 2.24 I microfilamenti, (a) Un filamento di actina, il pi comune microfilamento. Il filamento di actina formato da due filamenti avvolti ad elica di F-actina, una proteina fibrosa formata da catene di proteina globulare G-actina. (b) Microfotografia elettronica di microvilli sulla superficie di una cellula epiteliale. Il disegno ingrandito mostra come i microfilamenti forniscano il supporto strutturale ai microvilli, strutture simile (b) ad un dito.

Microvilli

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

Estremi t del ciglio

a-tubuli na -tubuli na

Dimeri di tubulin a

Braccio di dinein a Microtub uli

Sezione trasversale di un ciglio

(b)

Filamenti di ancoraggio

(a) Struttura delle ciglia

Coppia di microtubuli ingrandita Microfotografia elettronica di una sezione trasversale delle ciglia

FIGURA 2.25 I microtubuli, a) La disposizione dei microtubuli in una ciglia. Ogni ciglia comprende 10 paia di

microtubuli, nove doppiette nella parte periferica e una coppia nel centro. Le doppiette contengono braccia di dineina per la motilit. I microtubuli si assemblano e disassemblano in subunit chiamate dimeri, b) Microfotografia elettronica di una sezione trasversale delle ciglia, che mostra le dieci paia di microtubuli.

no spesso presenti nelle cellule epiteliali specializzate nello scambio di molecole. L'actina ha una struttura dinamica, sottoposta a un continuo assemblaggio e disassemblaggio. La singola unit di actina una proteina globulare detta actina G. Per formare i filamenti di actina, l'actina G deve polimerizzarsi dando origine all'aerina F, che si lega a una seconda actina F creando una struttura a elica. I filamenti intermedi hanno un diametro (lOnm) compreso tra quello dei microfilamenti e quello dei microtubuli. I filamenti intermedi sono pi resistenti e pi stabili dei microfilamenti. Filamenti intermedi chiamati cheratina si trovano nella cute e nelle cellule ciliari. La miosina un filamento intermedio che si trova nelle cellule muscolari, dove interagisce con l'actina per produrre una contrazione. I microtubuli sono i filamenti di maggiore diametro (25 nm), composti da lunghi tubi cavi. Come gli altri microfilamenti, i microtubuli sono delle strutture dinamiche sottoposte costantemente all'assemblaggio e al disassemblaggio. L'unit di assemblaggio dei microtubuli l'eterodimero di subunit globulari dette tubulina a e tubulina p. I microtubuli forniscono forza al citoscheletro, formano le fibre del fuso che permettono la distribuzione corretta dei cromosomi durante la divisione cellulare e collaborano a movimenti direzionali di vescicole e di grandi biomolecole all'interno del citosol. In aggiunta, i microtubuli sono componenti di due strutture mobili: le ciglia e i flagelli (Figura 2.25). Le ciglia e flagelli sono protrusioni ciliari della superficie cellulare che possono muoversi ondeggiando. I movimenti delle ciglia servono alla progressione di particelle lungo i condotti cavi dell'organismo. Ad esempio, nel tratto respiratorio le ciglia rimuovono dai polmoni il muco che contiene intrappolate particelle inalate, facendolo progredire verso la bocca da cui pu

essere inghiottito. Un singolo ciglio formato da dieci paia di microtubuli di cui nove circondano un paio centrale. I microtubuli appaiati sono connessi da proteine chiamate bracci di dineina che servono a generare la forza necessaria per far s che i microtubuli scivolino l'uno sull'altro; questo scivolamento porta al movimento ondeggiante delle ciglia. I flagelli sono simili alle ciglia nella loro] struttura di base ma sono pi lunghi e si trovano nell'uomo soltanto in una particolare cellula, lo spermatozoo. I flage' muovono gli spermatozoi nel tratto riproduttivo femminili verso l'ovulo. La Tabella 2.2 riassume i diversi costituenti delle cellule d le loro funzioni principali.

Applica le tue conoscenze


noto che il fumo di sigaretta paralizza e distrugge le ciglia presenti nelle vie che arrivano ai polmoni. Cosa comporta questa perdita delle ciglia?

Test veloci 2.2


1. Dove viene immagazzinata l'informazione genetica di una cellula? Quale tipo di molecole conserva questa informazionef 2. Descrivete la struttura di base della membrana plasmatica. Elencate quattro funzioni delle proteine di membrana. 3. Descrivete le funzioni di base di ciascuno degli organuli. 4. Quali sono i tre tipi di filamenti che si trovano nel citoscheletro? Elencate la specifica funzione di ciascun tipo c^ filamento.

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

TABELLA 2.2 Schema della struttura e delle funzioni cellulari Parte della cellula Struttura Funzione

Membrana plasmatica Nucleo

Circondato da un involucro costituito da due membrane nucleari Struttura ovale scura all'interno del nucleo Fluido gelatinoso Continuo con l'involucro nucleare; formato da piccoli sacchi appiattiti con ribosomi adesi Continuo con il reticolo endoplasmatico rugoso; struttura tubulre senza ribosomi adesi Serie di sacche appiattite vicine al reticolo endoplasmatico Di forma ovale con una membrana esterna ed una interna che si ripiega formando le creste proiettate nella matrice Piccoli organuli sferici circondati da una singola membrana presenti nel citoplasma Simili ai lisosomi ma pi piccoli Piccole strutture a forma di barilotto Organuli granulari composti di proteine e rRNA; si trovano nel citosol o sulla superficie del reticolo endoplasmatico rugoso Due fasci di filamenti proteici perpendicolari tra loro Composto di filamenti di proteine, include microfilamenti, filamenti intermedi e microtubuli Mantiene i confini della cellula e l'integrit della struttura cellulare; contiene proteine che svolgono molteplici funzioni

Contiene il DNA che determina la funzione cellulare e la sintesi proteica Sintesi dell'RNA ribosomiale Metabolismo cellulare, deposito Sintesi proteica ed elaborazione post-traduzionale Sintesi lipidica ed elaborazione post-traduzionale delle proteine; trasporto delle molecole dal reticolo endoplasmatico all'apparato del Golgi Elaborazione post-traduzionale; impacchettamento e smistamento delle proteine Sintesi di ATP Degradazione di prodotti di scarto intracellulari ed extracellulari Degradazione di sostanze tossiche Sconosciuta; possibile trasporto di molecole tra nucleo e citoplasma Sintesi proteica Organizzano lo sviluppo del fuso mitotico durante la divisione cellulare Supporto strutturale della cellula; movimento e contrazione

Nucleolo Citosol
Organuli membranosi

Reticolo endoplasmatico rugoso Reticolo endoplasmatico liscio Apparato del Golgi Mitocondri . Lisosomi Perossisomi Organuli non
membranosi Vault

Ribosomi Centrioli Citoscheletro Doppio strato lipidico con proteine e molecole di colesterolo

Adesioni cellula-cellula
In molti tessuti le cellule aderiscono le une alle altre grazie alla presenza di speciali proteine di membrana chiamate molecole di adesione cellulare. Altre proteine intervengono nei processi di adesione tipici di cellule pi specializzate, in cui lo scopo pi specifico della semplice adesione. Esistono tre tipi principali di giunzioni cellulari specifiche: giunzioni strette, desmo- somi e giunzioni comunicanti.

Giunzioni strette
Le giunzioni strette sono comuni nel tessuto epiteliale specializzato per il trasporto molecolare. Nelle giunzioni strette, proteine integrali di membrana chiamate occludine fanno s che le membrane di cellule adiacenti si fondano a formare una barriera praticamente impermeabile al movimento di sostanze tra le cellule (Figura 2.26). A causa della presenza di questa barriera, i soluti devono solitamente attraversare lo strato di cellule epiteliali per

poter passare da un lato all'altro dell'epitelio {trasporto transepiteliale) anzich passare tra una cellula e l'altra (movimento paracellular). Le cellule epiteliali, spesso rivestono gli organi cavi che formano il tratto gastrointestinale o i tubuli renali. Il compartimento interno di un organo cavo, il lume, separato dal citosol di ogni cellula epiteliale da una membrana apicale. La parte di membrana cellulare in contatto con il liquido extracellulare viene chiamata membrana basolaterale. Le cellule epiteliali che rivestono internamente gli organi cavi sono spesso provviste di giunzioni strette che riducono o regolano il movimento di molecole dal lume dell'organo al sangue, o dal sangue al lume. A causa di queste giunzioni strette la composizione del contenuto del lume pu differire da quella del sangue.

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

Microvilli Membrana apicale

Membrana plasmatica di cellule adiacenti

Spazio Occludine

intercellulare

Giunzioni strette

FIGURA 2.26 Le giunzioni strette. Le giunzioni strette si trovano comunemente nei tessuti epiteliali, dove limitano il movimento delle molecole attraverso lo spazio interstiziale che esiste tra le cellule. Proteine chiamate occludine legano insieme due cellule adiacenti in modo tale da generare un'adesione pressoch impermeabile. Le molecole polari che non possono attraversare il doppio strato lipidico non possono quindi in genere muoversi tra le cellule connesse da giunzioni strette.

Desmosomi
I desmosomi si trovano nei tessuti soggetti a stress meccanico come il cuore, l'utero e la cute. Un desmosoma una giunzione filamentosa tra due cellule adiacenti che fornisce la resistenza meccanica, facendo s che durante uno stress le cellule non si separino. La Figura 2.27a mostra la struttura dei desmosomi nel cuore, dove sono strettamente associati ad un altro tipo di giunzione chiamata giunzione comunicante (che verr descritta successivamente). In corrispondenza del sito di ogni desmosoma presente una placca formata da glicoproteine raggruppate all'interno di ogni cellula. Da questa placca di proteine si estendono filamenti proteici intracellulari e filamenti proteici chiamati caderine che attraversano la membrana plasmatica giungendo nell'ambiente extracellulare. Le caderine sono connesse ai filamenti intracellulari in corrispondenza della placca glicoproteica.

esempio, possono funzionare in maniera coordinata contraendosi all'unisono. In organi come le ossa, le giunzioni comunicanti permettono ai nutrienti di passare da cellule vicine al flusso sanguigno a cellule che sono in profondit nel tessuto. Le giunzioni comunicanti permettono anche il passaggio di alcuni messaggeri chimici come l'AMP ciclico. In questo modo il] segnale che ha avuto origine in una clelula pu essere trasmesso alle cellule adiacenti.

Funzioni generali delle cellule


Le nostre cellule svolgono funzioni specializzate che contri-jj buiscono all'omeostasi. Ad esempio, le cellule muscolari si contraggono per generare forza e le cellule nervose utilizzano impulsi elettrici e messaggeri chimici per comunicare tra loroi A parte queste funzioni specializzate, la maggior parte delle cellule dell'organismo svolge diverse funzioni generali che saranno oggetto di questa parte del capitolo. Le funzioni cellul specializzate verranno invece descritte nei capitoli successivi.

Giunzioni comunicanti
Le giunzioni comunicanti, nonostante siano presenti in molti tipi di tessuto, sono note pi che altro per la loro presenza nel muscolo liscio e nel muscolo cardiaco ove consentono una contrazione unitaria dell'organo. Le giunzioni comunicanti sono costituite da regioni in cui due cellule adiacenti sono connesse da proteine di membrana denominate connessoni (Figura 2.27b). Ogni connessone composto da sei proteine di membrana pi piccole chiamate connessine. I connessoni di due cellule adiacenti si legano l'uno all'altro formando dei piccoli canali che permettono il passaggio di ioni e di piccole molecole tra due cellule. Le giunzioni comunicanti permettono un accoppiamento elettrico e metabolico diretto tra cellule adiacenti. Il movimento di ioni tra cellule le accoppia elettricamente, cosicch se le propriet elettriche di una cellula cambiano, gli ioni si muoveranno da questa cellula a quella adiacente attraverso la giunzione comunicante, producendo lo stesso tipo di cambiamenti elettrici. Grazie a questo meccanismo le cellule del cuore, per

Metabolismo
In tutte le cellule dell'organismo si verifica una gran variet d| reazioni chimiche. Il termine metabolismo definisce le reazicj ni chimiche che si verificano nell'organismo. Il metabolismi pu essere suddiviso in due classi di reazioni chimiche: reazioni anaboliche, mediante le quali si ha la sintesi di grai molecole a partire da molecole pi piccole e che richiedono i apporto di energia, e (2) reazioni cataboliche, che consistoii nella rottura di grandi molecole in molecole pi piccole c conseguente rilascio di energia. Durante ogni secondo de' nostra vita si verificano migliaia di reazioni anaboliche e ca 1 boliche in tutte le cellule dell'organismo. Queste reazioni so^ ampiamente regolate grazie alla presenza di enzimi. Il me bolismo cellulare e le funzioni enzimatiche saranno disc pi in dettaglio nel Capitolo 3.

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

Cellula del muscolo cardiaco Canale per il passaggio di piccole molecole e ioni

(b) Giunzioni
comunicanti

FIGURA 2.27 Desmosomi e giunzioni comunicanti del muscolo cardiaco, (a) I desmosomi sono giunzioni resistenti tra cellule, tipiche dei tessuti
Membrane plasmatiche di cellule adiacenti Membrane plasmatiche di cellule adiacenti

sottoposti a stress.
Placca Connessone

Filamenti proteici placca situata in membrana

si estendono da una prossimit della plasmatica nel punto in cui


Filamenti intracellulari

Spazio intercellulare

Connessine

le due cellule filamenti si trovano (filamenti filamenti chiamati


Spazio intercellulare Filamenti (caderine)

aderiscono. Alcuni di questi all'interno delle cellule intracellulari), mentre altri caderine (filamenti
intercellulari

(a) Desmosomaintercellulari) si estendono nello spazio intercellulare e collegano assieme le due cellule, (b) Le giunzioni comunicanti sono costituite da regioni di membrana che contengono proteine chiamate connessoni che formano canali che collegano il citoplasma di due cellule adiacenti. Questi canali consentono il passaggio di ioni e di piccole molecole da una cellula all'altra.

f OLL E GAM E NT O AL L ' E S E RC IZ IO F I S IC O

M La frequenza di tutte queste reazioni anaboliche e cataboliche varia costantemente adattandosi alle H circostanze ambientali e comportamentali. L'energia richiesta per l'esercizio proviene dal catabolismo di glucosio e trigliceridi. Nell'esercizio estremo, come il caso di una maratona, anche le molecole di proteine vengono degradate per ottenere energia. Durante le fasi di riposo dopo un pasto, i processi anabolici sono prevalenti: vengono sintetizzate nuove proteine dagli aminoacidi alimentari, il glicogeno sintetizzato dal glucosio presente negli alimenti ed i trigliceridi vengono prodotti dagli acidi grassi ed immagazzinati nelle cellule adipose.

attraversare il doppio strato lipidico; alcune di queste molecole sono in grado di attraversare la membrana plasmatica soltanto grazie all'assistenza di proteine transmembrana o di vescicole. Ad esempio, molecole come il glucosio o gli aminoacidi sono trasportate attraverso la membrana da proteine trasportatrici. Altre molecole, come l'acqua e gli ioni, possono muoversi attraverso canali ionici. Le proteine e le altre macromolecole sono troppo grandi per poter essere trasportate attraverso la membrana da proteine trasportatrici o per potersi muovere attraverso canali. Pertanto, i movimenti di queste macromolecole richiedono un preventivo impacchettamento all'interno di vescicole. Maggiori dettagli in merito al trasporto cellulare saranno forniti nel Capitolo 4.

Trasporto cellulare
Abbiamo gi detto che il doppio strato lipidico svolge una azione di barriera nei confronti delle molecole idrofiliche. Tuttavia, le molecole idrofiliche sono necessarie alle cellule affinch queste possano svolgere le loro funzioni ed inoltre le cellule stesse hanno la necessit di rilasciare molecole idrofiliche nell'ambiente extracellulare. Il processo mediante il quale le molecole si muovono all'interno o all'esterno delle cellule viene chiamato trasporto di membrana. Le molecole non polari possono permeare la membrana plasmatica e pertanto si muovono attraverso di essa per semplice diffusione. Anche la pi piccola delle molecole polari pu permeare la maggior parte delle membrane plasmatiche. Al contrario, le molecole polari di grandi dimensioni non possono

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

(a) Doppio filamento di


DNA

Gene

(b) Singolo filamento di


DNA | Trascrizione

contenuti nel DNA delle cellule. Tale codice, chiamato codice genetico, universale e presente in tutte le specie animali. Nono-I stante il DNA si trovi nel nucleo delle cellule, la sintesi proteica avviene nel citoplasma. Pertanto necessario che il codice vengal trasmesso ad un'altra molecola, chiamata RNA messaggero! (mRNA), che pu muoversi dal nucleo al citoplasma. I passaggi! fondamentali che portano alla sintesi proteica sono i seguenti: I 1. Il DNA viene trascritto conformemente al codice genetico, al formare un mRNA complementare nel nucleo. 2. L'mRNA si muove dal nucleo al citoplasma. 3. L'mRNA viene tradotto dai ribosomi per formare la corretta! sequenza aminoacidica della proteina nel citoplasma.

............................................ n ^^ ^^
Codone Codone Codone (c) mRNAFIGURA 2.28 II codice genetico, (a) I geni sono porzioni di DNA

che codificano particolari proteine, (b) Le triplette sono sequenze di tre basi azotate che codificano la sequenza degli aminoacidi, (c) Codoni di mRNA trascritti, che sono complementari al codice delle triplette di DNA.

Il ruolo del codice genetico


Come ricorderete, il DNA formato da due filamenti di nu-1 cleotidi tenuti assieme da legami idrogeno tra coppie di basii azotate complementari. La sequenza delle quattro basi nel! DNA codifica la sequenza degli aminoacidi nelle proteine. Lai porzione di DNA che codifica una determinata proteina ofl gruppo di proteine viene chiamata gene (Figura 2.28a). Solo! un filamento di DNA, il filamento di senso, contiene il codic genetico effettivo. Poich nelle proteine sono contenuti venti diversi aminoal cidi, necessario che la sequenza di basi del DNA fornisca suf-l fidenti informazioni per specificare ogni aminoacido della cai tena polipeptidica. Una sequenza di tre basi, definita tripletta, codifica un singolo aminoacido (Figura 2.28b). Ogni base puoi essere immaginata come la lettera di un alfabeto utilizzata peri formare parole di lunghezza sempre pari a tre lettere, ognun delle quali indica un particolare aminoacido. Essendovi quatfl tro basi azotate e tre possibili posizioni in una tripletta, ci sonol 4 3 = 64 possibili parole nel codice genetico. Durante la trascri zione, descritta brevemente, questo codice viene trasmesso al-l l'mRNA che conterr quindi una sequenza di basi complemenH tare a quella del DNA. Pertanto, una tripletta del DNA com-H plementare a una sequenza di tre basi dell'mRNA chiamata co-H done che codifica lo stesso aminoacido (Figura 2.28c). Notate che mentre ci sono 64 possibili codoni, nelle proteinB sono contenuti solo 20 aminoacidi. Cos, anche se ogni codoni codifica soltanto un aminoacido, diversi aminoacidi sono codifiB cati da pi di un codone. Ad esempio, CCC codifica semprcH l'aminoacido prolina, che per viene codificato anche dal codofl ne CCG. In ogni filamento di mRNA si trova uno specifico codofl ne, definito codone di inizio, AUG, che codifica anche l'aminoafl cido metionina. Vi sono anche tre codoni di terminazione che ic-fl dicano il raggiungimento della fine della proteina. Poich queslfl codoni di terminazione non codificano nessun aminoacido, sojfl 61 dei 64 possibili codoni sono in grado di codificare aminoacidi

Comunicazione intercellulare
La comunicazione un'altra funzione svolta da tutte le cellule. Infatti, una singola cellula dell'organismo non potrebbe esistere isolata da tutte le altre. Le cellule devono comunicare le une con le altre per poter mantenere un ambiente in cui sopravvivere. La comunicazione cellulare pu essere diretta, come nel caso delle giunzioni comunicanti. Tuttavia spesso comporta il rilascio da una cellula di un messaggero chimico in grado di agire su una seconda cellula. Le due cellule in comunicazione possono essere adiacenti le une alle altre oppure possono trovarsi in regioni molto distanti dell'organismo. In generale, comunque, le molecole con funzione di messaggero vengono rilasciate da una cellula e raggiungono altre cellule, definite cellule bersaglio, che contengono proteine in grado di funzionare come recettori per quel messaggero specifico. Il legame della molecola di messaggero al suo specifico recettore scatener quindi una risposta nella cellula bersaglio. Un tipico esempio di comunicazione intercellulare quello che coinvolge l'ormone antidiuretico (ADH), un messaggero chimico che viene liberato in circolo mediante un processo di esocitosi da una ghiandola endocrina presente nel cervello. Quando l'ormone antidiuretico raggiunge le sue cellule bersaglio - situate nel rene - esso si lega ai suoi recettori. Tale legame stimola l'inserimento di canali d'acqua nelle cellule renali e quindi incrementa il riassorbimento di acqua, riducendo la quantit dell'urina. I diversi tipi di messaggeri chimici e i meccanismi attraverso i quali essi producono una risposta nelle cellule bersaglio saranno argomento del Capitolo 5.

Trascrizione
Test veloci 2.3

Sintesi proteica

1. Descrivete brevemente i tre tipi di adesione cellulare, spiegando dove possibile trovare ognuna di queste. 2. Descrivete il ruolo delle proteine transmembrana nel trasporto delle molecole attraverso la membrana plasmatica.

La trascrizione il processo mediante il quale viene sintetizz^H to l'RNA utilizzando le informazioni contenute nel DNA e talfl

Giunti a questo punto dovreste avere chiaro che le proteine sono biomolecole estremamente importanti per le cellule del nostro organismo. I codici necessari alla sintesi di tutte le proteine sono

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

Esoni RNA polimerasi

Introni

DNA (filamento stampo) Transcrizione Pre-mRNA

Sequenza promotore

5'

3'

L'RNA polimerasi si lega al promotore

I filamenti di DNA si svolgono e si separano

Il ribonucleotide libero si allinea e si

Inizia la sintesi dell'RNA | Allungamento | Allungamento L'RNA polimerasi si muove lungo il DNA L'RNA si allunga aggiunge al nuovo filamento di RNA

FIGURA 2.30 Elaborazione post-trascrizionale. In seguito alla trascrizione, il pre-m RNA deve subire ulteriori trasformazioni all'interno del nucleo. Gli introni trascritti devono essere rimossi e i rimanenti esoni congiunti tra loro. Una struttura chimica particolare definita cappuccio aggiunta al terminale 5' e una coda poli-A (formata da molti nucleotidi adenina) viene aggiunta alla terminazione 3'. In seguito a queste modificazioni la molecola di mRNA pu muoversi dal nucleo al citoplasma.

-A-A-A-AA...

Ribonucleotidi Filamento non stampo (antisenso)

3'

DNA riawolto

RNA polimerasi

FIGURA 2.29 La DNA svolto (filamento stampo, senso) trascrizione. Filamento di RNA in L'RNA polimerasi si lega alla allungamento sequenza promotore di una molecola di DNA, provocando lo svolgimento della doppia elica del DNA. I due filamenti di DNA si separano ed espongono le loro basi all'accoppiamento complementare con nucleotidi liberi. I nucleotidi liberi si allineano e l'RNA polimerasi catalizza la formazione di un legame tra di loro, generando un filamento di mRNA in fase di allungamento. L'ingrandimento mostra che il processo di allungamento si verifica in accordo con la legge dell'accoppiamento complementare delle basi.

processo avviene nel nucleo. Il DNA pu portare alla trascrizione di tre diversi tipi di RNA: (1) mRNA, (2) rRNA e (3) tRNA (RNA transfer). Ciascuno di questi tre diversi RNA coinvolto nella sintesi proteica. In questa sezione descriveremo

il processo di trascrizione dell'RNA a partire dal DNA utilizzando come esempio quanto avviene per l'RNA messaggero. La Figura 2.29 illustra il processo di trascrizione. Il primo passaggio costituito dallo svolgimento della doppia elica di DNA e dalla sua separazione in due filamenti in corrispondenza del tratto in cui si verifica la trascrizione. Uno dei due filamenti contiene il gene che funziona da stampo per la sintesi dell'RNA messaggero. La porzione di DNA con il gene identificata per mezzo della sequenza promotrice, una specifica sequenza di basi azotate a cui si lega l'enzima RNA polimerasi. Nel momento in cui questo enzima pu legarsi alla sequenza promotrice, inizia la separazione del DNA nei due filamenti che lo formano. Successivamente, in accordo con la legge della complementariet delle basi, i ribonucleotidi liberi sotto forma di trifosfati (ATP, UTP, GTP e CTP) si allineano in corrispondenza dello stampo di DNA (ricordate che la base uracile dell'RNA sostituisce la timina del DNA). L'RNA polimerasi catalizza anche la formazione di legami tra i ribonucleotidi allineati conducendo alla formazione di un polinucleotide chiamato pre-mRNA, che potr diventare il singolo filamento di mRNA. Il pre-mRNA subisce quindi una elaborazione post-trascrizionale nel nucleo prima che la sua forma definitiva possa muoversi attraverso i pori nucleari e raggiungere il citoplasma (Figura 2.30). Infatti, all'interno di un gene ci sono regioni con basi in eccesso, chiamate introni, che non codificano alcuna sequenza di aminoacidi. Nonostante gli introni vengano trascritti nella molecola iniziale di RNA messaggero, essi devono

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni


Sito di legame per uno specifico aminoacido mRNA AUG

5 i i i i i i i i i i t i i i M i n i i i i i i i i i i i i 3

complementare al codone di iniziazione dell'mRNA si lega all'mRNA secondo la legge dell'accoppiamento complementare delle basi. La subunit ribosomiale maggiore si lega a sua volta in modo tale che il La subunit minore ribosomiale si lega all'mRNA (i fattori di iniziazione primo tRNA si trovi nel sito P del ribosoma non sono mostrati) liberando i fattori di LUI!3 (Wt;! 11 11 1 1 1 1 1 1 iniziazione.

ma libera nel citosol che attaccati al reticolo endoplasmatii rugoso. I ribosomi allineano U AC l'mRNA con il tRNA che traspoi Il tRNA con metionina (met)
U AC

Ansa 2

l'aminoacido corrispondente ad una determinata sequenza basi e contengono gli enzimi che catalizzano la formazione legami Sito P
Vengono rilasciati i fattori di iniziazione

caricato nella ribosomiale minore

subunit

1H1
Anticodone

Sito A
La subunit ribosomiale maggiore si lega

FIGURA 2.31 L'RNA transfer. I legami idrogeno tra basi complementari sono responsabili della struttura a trifoglio dell'RNA transfer (tRNA). Ogni tRNA si lega ad uno specifico aminoacido con una sua terminazione ed provvisto di una sequenza di basi chiamata anticodone che riconosce il codone complementare sull'mRNA.

essere rimossi prima che l'mRNA lasci il nucleo. Successivamente alla rimozione degli introni, i restanti segmenti codificanti, chiamati esoni, vengono uniti tra loro. Altri aspetti dell'elaborazione post-trascrizionale includono l'aggiunta di un gruppo chimico chiamato cappuccio ("CAP") al terminale 5', necessario per iniziare la traduzione, e l'aggiunta di diversi nucleotidi adenina, chiamati coda poli-A, al terminale 3', allo scopo di proteggere l'mRNA dalla degradazione nel citoplasma. Alla fine di queste trasformazioni, l'mRNA entra nel citoplasma per poi iniziare il processo di traduzione.

peptidici tra gli aminoacidi per poter formare un polj peptide. I ribosomi possono trattenere due molecole di tR] contemporaneamente in due regioni ribosomiali distinte, di nite sito P e sito A. Definiti i componenti necessari alla messa in atto del pi cesso di traduzione, passeremo ora a descrivere pi in dei glio il processo stesso. Il primo passaggio della traduzione! definito iniziazione (Figura 2.32). I ribosomi che non sono| tivamente coinvolti nella traduzione si trovano liberi nel cil sol sotto forma di singole subunit. Per potere iniziare la duzione, determinati fattori di iniziazione si legano al CAPJ era stato aggiunto al terminale 5' della molecola di mRNA a rante l'elaborazione post-trascrizionale; altri fattori di inizi zione formano un complesso con la subunit ribosomiale nore e con un tRNA carico (tRNA legato al suo aminoaci provvisto di un anticodone complementare al codone di il ziazione (AUG). Al legame dei fattori di iniziazione segue ili game della subunit ribosomiale minore all'mRNA facem che il primo codone di iniziazione (AUG), che si trova l'mRNA, sia allineato correttamente per l'inizio della trad

Traduzione
La traduzione costituisce quel processo in cui vengono sintetizzati polipeptidi utilizzando i codoni di mRNA come stampo per l'assemblaggio della corretta sequenza aminoacidica. Un altro tipo di molecola di RNA, il tRNA, trasporta gli appropriati aminoacidi al ribosoma basandosi sull'interazione con il codone dell'mRNA. Dato l'accoppiamento di basi complementari entro il singolo filamento, il tRNA assomiglia ad un trifoglio (Figura 2.31). Il terminale 3' della molecola di tRNA contiene un sito di legame per un aminoacido specifico, mentre un'altra regione del tRNA contiene una sequenza di basi, chiamata anticodone, che complementare al codone dell'mRNA. Grazie alla corretta interazione tra il codone dell'mRNA e l'anticodo- ne del tRNA si verifica l'aggiunta del corretto aminoacido alla catena polipeptidica in formazione. La traduzione avviene nel citoplasma grazie ai ribosomi. necessario ricordare che i ribosomi possono esistere sia in forFIGURA 2.32 Inizio della traduzione. Nel citosol fattori di iniziazione si legano al CAP di una molecola di mRNA e alla subunit ribosomiale minore, provocando il legame della subunit ribosomiale minore all' i Una molecola di tRNA con un anticodone

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

UACUGC AUGACGCAAGG G iiiniiniii


Si forma il legame peptidico

FIGURA 2.33 La traduzione. Dopo l'inizio della traduzione, le molecole di tRNA occuperanno le posizioni sul ribosoma, secondo la legge dell'accoppiamento complementare delle basi, tra l'anticodone del tRNA e il codone dell'mRNA. Il tRNA trasporta l'aminoacido appropriato da aggiungere alla catena polipeptidica. Gli enzimi nel ribosoma catalizzano la formazione di un legame peptidico. La prima molecola di tRNA rilasciata dal sito P del ribosoma. A questo punto il ribosoma si sposta di un codone lungo l'mRNA, posizionando il secondo tRNA nel sito P. Un nuovo tRNA occupa il sito A, portando il successivo aminoacido che verr aggiunto alla catena polipeptidica.

Legame peptidico
tRNA con il nuovo aminoacido da aggiungere al polipeptide Quale tripletta di DNA rappresenta l'aminoacido serina?

001

M i l l i

UACUGC AUGACGCAAGGG

i II I I I

Il tRNA rilasciato dal sito P Il ribosoma si sposta sul codone a destra Il nuovo tRNA si lega al sito A

M i l l i
\ UGCGUU AUGACGC AA

Si forma il legame peptidico tRNA con il nuovo aminoacido da aggiungere al polipeptide

bloccano la traduzione, vedi Connessioni cliniche: Perch la ricina letale, p. 52). Durante il processo di traduzione (Figura 2.33), uno specifico enzima ribosomiale, peptidil transferasi, catalizza la formazione di un legame peptidico tra i due aminoacidi. Il primo aminoacido, che sempre la metionina, viene liberato dalla molecola di tRNA e il tRNA libero (tRNA privo del suo aminoacido) lascia il sito P del ribosoma. Successivamente, il ribosoma si muove lungo l'mRNA di tre basi (un codone) posizionando il secondo tRNA nel sito P. Il nuovo tRNA carico entra quindi nel sito A, portando il terzo aminoacido da aggiungere al polipeptide. Questo processo continua fino a che non viene raggiunto un codone di terminazione suH'mRNA. A quel punto, il polipeptide viene liberato e il ribosoma e l'mRNA si staccano l'uno dall'altro. Alla traduzione di una singola molecola di mRNA partecipano pi ribosomi contemporaneamente, formando ci che chiamato un poliribosoma.

UGCGUU AUGACGCAAGGG

IIIIII

I
Il tRNA rilasciato dal sito P Il ribosoma si sposta sul codone a destra Il nuovo tRNA si lega al sito A

Applica le tue conoscenze


Durante la trascrizione, una sequenza errata dei nucleotidi si presenta una volta ogni 10.000 paia di basi. Gli enzimi sono presenti nel nucleo per correggere questi errori. Cosa potrebbe accadere se una cellula non correggesse questi errori?

Destinazione delle proteine


Le proteine sintetizzate in una cellula possono essere destinate al nucleo, al citosol, alla membrana plasmatica, a uno degli organuli o possono essere secrete dalla cellula nel liquido extracellulare. A meno che la destinazione finale di una proteina sia il citosol, la prima sequenza funzionale di aminoacidi tradotta in una catena polipeptidica la sequenza leader. La sequenza leader viene sintetizzata durante la traduzione da ribosomi liberi presenti nel citosol e determina il destino della proteina (Figura 2.34a). In primo luogo, la sequenza leader determina se una proteina sar sintetizzata nel citosol o in associazione con il reticolo endoplasmatico. In secondo luogo, la sequenza leader determina se le proteine sintetizzate nel citosol rimarranno al suo interno (e in questo caso la sequenza leader assente) o entreranno in un mitocondrio, in un perossisoma o nel nucleo (Figura 2.34b). La sequenza leader determina la destinazione delle proteine favorendo specifiche interazioni con altre proteine presenti sulla membrana di un organulo o del

GUUCC C CAAGG G j 1 11

IIIIM

li

ne. La subunit ribosomiale maggiore si lega successivamente provocando la dissociazione dei fattori di iniziazione e l'allineamento del primo tRNA nel sito P del ribosoma. Una seconda molecola di tRNA carico, provvista dell'anticodone appropriato, entra quindi nel sito A del ribosoma dando inizio alla traduzione (per apprendere i rischi dei componenti chimici che

54 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

Cellule muscolari scheletriche Membrana basale Cellule muscolari lisce Cellule muscolari cardiache

Cellule del sangue

(a) Neuroni
(c) Cellule epiteliali Membrana basale

(b) Cellule muscolari

FIGURA 1.2 Principali tipi di cellule dell'organismo, (a) Neuroni, (b) Cellule muscolari, (c) Cellule epiteliali, (d) Cellule del tessuto connettivo.

iSSSSt
WM&^^^MFFLW?

Cellule delle ossa

ricevono informazioni dall'ambiente esterno e ci permettono di percepire il mondo attraverso i nostri sensi. Altri neuroni inviano segnali a muscoli, ghiandole endocrine ed altri organi e permettono il controllo del movimento, la secrezione ormonale ed altre funzioni corporee. Vi sono poi neuroni come quelli del cervello che hanno il compito di elaborare le varie informazioni permettendoci di pensare, di ricordare, di pianificare azioni e di provare emozioni. Le cellule muscolari o fibre muscolari (Figura 1.2b) sono specializzate nel contrarsi e, di conseguenza, nel sviluppare forza meccanica e movimento. Queste cellule si trovano ad esempio nei muscoli di braccia, gambe e di altre parti del corpo i cui movimenti sono sotto il controllo volontario (muscolo scheletrico), ma sono anche localizzate in strutture ed organi che non sono sotto il controllo volontario, come il cuore (muscolo cardiaco) e i vasi sanguigni (muscolo liscio). La flessione di un braccio, l'eiezione del sangue dal cuore e la miscelazione del cibo nello stomaco sono tutti esempi di cellule muscolari in funzione. Le cellule epiteliali si trovano in quei tessuti chiamati epiteli, caratterizzati da uno strato di cellule continue appiattite appoggiato su un sottile substrato di materiale non cellulare denominato membrana basale (Figura 1.2c). A seconda dei vari tipi di epitelio, lo spessore pu essere di una cellula soltanto o di pi cellule sovrapposte. Tali cellule possono variare per forma mostrandosi appiattite e corte in alcuni casi o lunghe e spesse in altri. In tutti i casi, comunque, le cellule sono strettamente connesse le une alle altre a formare una barriera che impedisce ai materiali presenti nei due lati dell'epitelio di mi-

Fibroblasti (nella pelle e altri tessuti)

(d) Cellule del tessuto connettivo


schiarsi liberamente. Per questa ragione gli epiteli si trovano ovunque occorra tenere separati i fluidi corporei dall'ambiente esterno, come nel caso della superfcie cutanea o dell'interno dei polmoni. Altri epiteli si trovano all'interno di organi cavi come lo stomaco, l'intestino e i vasi sanguigni, per separare fluidi intracavitari dai circostanti fluidi corporei. La cavit in terna degli organi cavi spesso denominata lume. Alcune cellule epiteliali sono specializzate nel trasporto dli sostanze specifiche come ioni inorganici, molecole organiche o acqua, da un luogo ad un altro. Per esempio, all'interno dello stomaco vi sono cellule che trasportano acido (ioni idrogeno) nel lume per favorire la digestione del cibo. Un altro esempio dato dall'intestino, dove vi sono cellule che trasportano nu trienti e acqua dal lume al circolo sanguigno. Alcune cellule epiteliali formano ghiandole, organi speda lizzati nella sintesi e secrezione di un prodotto. Esistono due| tipi di ghiandole: le ghiandole esocrine che secernono un pr dotto in un dotto in comunicazione con l'ambiente esterno! (Figura 1.3a). Esempi di ghiandole endocrine sono le ghiando

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

FIGURA 2.34 Destinazione delle tradotte nel citosol. (a) Il primo aminoacido della nuova
Met

Sequenza leader

proteine catena polipeptidica metionina

Sequenza leader

mRNA

la (met) Polipeptide poich il suo completo codone anche quello di inizio.


Le subunit ribosomiali si separano

Un'altra sequenza sintetizzata precocemente durante la traduzione

(a) Traduzione di sequenza leader e polipeptide nel citosol


la sequenza leader. Dopo la traduzione, ribosoma, mRNA e polipeptide si separano, (b) La sequenza leader determina il destino della proteina: se la proteina resta nel citosol (nel qual caso non verr tradotta nessuna sequenza leader), se entra in un mitocondrio, in un perossisoma o nel
Il polipeptide resta nel citosol (nessuna sequenza leader)

nucleo.
Il polipeptide entra in un perossisoma

nucleo. Descriveremo brevemente la

Il polipeptide entra in un mitocondrio

maniera in cui la sequenza leader provoca l'adesione dei ribosomi al reticolo endopla- smatico e quindi il luogo verso cui le proteine sintetizzate da tali ribosomi saranno dirette.
(b) Destinazione dei polipeptidi tradotti nel citosol

consistono nell'aggiunta di gruppi chimici come lipidi o carboidrati per formare rispettivamente lipoproteine ej glicoproteine. I carboidrati vengono aggiunti alla catena polipeptidica nel reticolo endoplasmatico e nell'apparato del Golgi mediante un processo chiamato glicosilazione. Dal lume del reticolo endoplasmatico il polipeptide deve raggiungere l'apparato del Golgi (a meno che non sia destinato a rimanere nel reticolo stesso), il cui lume non in continuitj con quello del reticolo endoplasmatico. Pertanto, nel reticola endoplasmatico liscio il polipeptide viene impacchettato all'interno di piccole vescicole di trasporto (vedi Figura 2.35), laj cui membrana si fonder con la membrana dell'apparato del Golgi e il cui contenuto si riverser nel lume dell'apparato del Golgi in prossimit delle cisterne del Golgi vicine al retico' endoplasmatico. Raggiunto l'apparato del Golgi, il polipeptide subisce ul riori trasformazioni man mano che procede verso il lato m sul lato opposto dell'apparato stesso. All'interno dell'apparati del Golgi le proteine vengono catalogate per lo smistamento} impacchettate all'interno di vescicole che saranno indirizzi verso le loro appropriate destinazioni. Il meccanismo esa' attraverso il quale le vescicole vengono indirizzate verso i lo; bersagli non ancora del tutto chiaro; si ritiene comunque et; esistano specifiche sostanze chimiche che agiscono da mar" tori per potere selezionare le varie proteine. Le possibili des nazioni delle proteine impacchettate nell'apparato del Go' possono essere siti intracellulari (lisosomi o apparato del Go stesso), o la membrana plasmatica. Altrimenti mediante eso tosi le proteine possono essere secrete dalla cellula.

Regolazione della sintesi proteica


Molte funzioni cellulari possono spesso essere regolate vari' do la quantit di una determinata proteina all'interno d cellula. Ad esempio, aumentando il numero di proteine t: sportatrici, possibile aumentare il trasporto di una partico! re molecola. La sintesi proteica pu essere regolata sia a lif trascrizionale che a livello traduzionale.

La sintesi proteica associata al reticolo endoplasmatico illustrata nella Figura 2.35. Come descritto in precedenza la sintesi proteica inizia nel citosol. Nel caso in cui la sequenza leader decida che la sintesi deve avvenire in associazione con il reticolo endoplasmatico, essa, assieme al ribosoma associato, si lega a specifiche proteine del reticolo endoplasmatico chiamate proteine di riconoscimento del segnale. Appena il ribosoma si attacca al reticolo endoplasmatico, la sintesi proteica prosegue e la catena polipeptidica, man mano che si forma, passa attraverso la membrana ed entra nel lume del reticolo endoplasmatico rugoso. La catena polipeptidica procede dal lume del reticolo endoplasmatico rugoso al lume del reticolo endoplasmatico liscio ed, infine, all'apparato del Golgi grazie a un meccanismo che verr descritto tra poco. Lungo questo percorso avviene un ulteriore importante processo chiamato elaborazione post-traduzionale.

Elaborazione post-traduzionale e impacchettamento delle proteine


La traduzione di per s in genere non fornisce proteine funzionali. Infatti, per ottenere il prodotto proteico finale devono verificarsi dei cambiamenti nella catena polipeptidica iniziale definiti elaborazione post-traduzionale. Questa elaborazione consiste nella rimozione di alcuni aminoacidi durante il percorso dal reticolo endoplasmatico all'apparato del Golgi, e pu anche avvenire dopo l'impacchettamento che si verifica nel-1 l'apparato del Golgi. Ad esempio, la sequenza leader deve esse-1 re rimossa dal polipeptide; anche la rimozione di altri aminoa-j cidi in eccesso abbastanza comune. Altre modificazioni post- traduzionali

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

L'mRNA si sposta dal nucleo al citosol e si lega alle subunit ribosomiali sequenza leader tradotta e la proteina di riconoscimento del segnale si lega alla sequenza leader Proteina di Ribosoma riconoscimento del segnale

La proteina di riconoscimento del segnale si lega al reticolo endoplasmatico rugoso, causando l'attacco del ribosoma (2) Il polipeptide allungato e rilasciato nel lume del reticolo endoplasmatico rugoso

polipeptide si sposta il lume del reticolo endoplasmatico liscio

La vescicola di trasporto contenente il polipeptide esce dal reticolo endoplasmatico liscio e si fonde con una membrana sul versante cis dell'apparato del Golgi, liberando il polipeptide all'interno del lume dell'apparato del Golgi stesso

Versante cis -------------dell'apparato del Golgi Polipeptide impacchettato in vescicole dall'apparato del Golgi Lisosoma Versante trans dell'apparato del Golgi Vescicola secretoria
Fluido intracellulare

Proteine di membrana

La vescicola del Golgi diventa un lisosoma

Fluido extracellulare

La vescicola rilascia il polipeptide mediante esocitosi

Le proteine delle vescicole si inseriscono nella membrana plasmatica

FIGURA 2.35 Sintesi proteica nel reticolo endoplasmatico. Quando la sequenza leader provoca l'adesione del ribosoma al reticolo endoplasmatico, il processo di traduzione continua e la catena polipeptidica si forma nel lume del reticolo endoplasmatico rugoso. Successivamente, il polipeptide si muove all'interno del reticolo endoplasmatico liscio, dove viene impacchettato all'interno di una vescicola di trasporto. La membrana della vescicola di trasporto si fonde con la membrana di una cisterna sul versante cis dell'apparato del Golgi liberando il polipeptide all'interno del lume dell'apparato del Golgi stesso. L'apparato del Golgi impacchetta il polipeptide all'interno di una vescicola e indirizza quest'ultima alla destinazione appropriata che pu essere un lisosoma o la membrana plasmatica.

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

fNNFSSIONI CLINICHE

Perch la ricina letale


citotossica, un enzima che depurina una specifica adenina nella subunit ribosomiale maggiore. Da sola, la ricina A non pu entrare nella cellula ed entrare in contatto con i ribosomi. La ricina B, tuttavia, si lega alle glicoproteine e ai glicolipidi della membrana plasmatica che induce l'endocitosi. Una volta entrate nella cellula, alcune ricine si dirigono nel citosol, dove di separano in ricina A e ricina B. La ricina A si unisce alla subunit ribosomiale maggiore catalizzando la depurinazione ed impedendo quindi che la subunit maggiore interagisca con la subunit minore durante la sintesi proteica. Una singola molecola di ricina A pu inattivare fino a 50.000 ribosomi, impedendo cos la sintesi proteica e provocando la morte cellulare. Non ancora stata scoperta una cura per l'avvelenamento da ricina, tuttavia le ricerche in corso stanno indagando sui modi per inattivare la ricina con anticorpi che, unendosi alla componente B, potrebbero impedire alla ricina di entrare nella cellula.

Nel febbraio 2005, una studentessa dell'Universit del Texas, stava facendo il bucato quando scopr una sostanza in polvere presente in un rotolo di gettoni per la lavanderia. L'incidente divenne rapidamente noto a livello nazionale quando la polvere risult inizialmente positiva alla ricina, una tossina molto potente in grado di uccidere dopo poche ore dall'esposizione. Sebbene, successivamente test pi approfonditi avessero smentito la presenza di ricina, il caso richiam nuovamente l'attenzione sulla tossina, che per molto tempo stata temuta in quanto potenziale arma per i bioterroristi. Infatti, all'inizio del 2003, erano state trovate delle fiale di polvere di ricina in due buste inviate tramite il servizio postale americano - una delle quali era indirizzata alla Casa Bianca. Entrambe le buste contenevano delle lettere di lamentela sulle normative riguardanti il trasporto ed erano firmate con lo pseudonimo "Angelo caduto". La ricina compone il 5% del peso (a secco) dei semi di ricino. Una quantit

Semi di ricino

minima di ricina pari a 500 microgrammi (una quantit grande quanto una capocchia di spillo) letale poich questa proteina in grado di inattivare i ribosomi, e quindi di bloccare la sintesi proteica. La ricina costituita da due catene polipeptidiche: la ricina A e la ricina B unite insieme da un unico ponte disolfuro. La ricina A, ovvero la porzione

Regolazione della trascrizione


Nel momento in cui l'mRNA viene sintetizzato e si trova nel citoplasma, esso rimane funzionale solo per un breve periodo di tempo. Alcune molecole di mRNA si legano a proteine presenti nel citoplasma che hanno lo scopo di inattivarle fino a che non venga ricevuto un appropriato segnale chimico; un'altra molecola di mRNA viene rapidamente degradata da enzimi presenti nel citosol. Poich l'mRNA necessario per la sintesi proteica, la velocit della trascrizione influenza la quantit di proteine presenti in una cellula. La trascrizione pu essere iniziata (indotta) o arrestata (repressa) a seconda della necessit che ha la cellula di una determinata proteina. La regolazione della trascrizione si verifica in genere in corrispondenza del passaggio in cui l'RNA polimerasi si lega alla sequenza promotore sul DNA. A questo stadio, determinate molecole sono in grado sia di aumentare che di ridurre la capacit dell'RNA polimerasi di legarsi alla sequenza promotore.

quest'ultima si associ a un pi teosoma, un complesso contenente proteasi che degradano proteina. Le molecole di ubiquitina verranno rilasciate di complesso per unirsi ad altre proteine.

Test veloci 2.4


1. Definite i seguenti termini: trascrizione e traduzione. In che parte della cellula hanno luogo questi due processi? 2. Descrivete le funzioni dell'RNA polimerasi durante la trascrizione. 3. Indicate il nome della prima parte di una catena polipeptidii che viene tradotta dall'RNA messaggero. Quale funzione svolge?

Divisione cellulare
La maggior parte delle cellule ha un tempo di vita limitati! pertanto si rende necessaria la divisione cellulare per fora] continuamente nuove cellule all'organismo. La divisione cel

Regolazione della traduzione


Le cellule possono regolare la traduzione delle proteine grazie a meccanismi che ancora oggi sono relativamente poco compresi. La regolazione della traduzione avviene tipicamente durante l'iniziazione. Infatti, affinch si verifichi l'iniziazione, devono essere presenti almeno 11 proteine, tra cui i fattori di iniziazione. Alcune di queste proteine possono essere attivate o inattivate, con conseguente facilitazione o inibizione della traduzione.

Degradazione delle proteine

La maggior parte delle proteine permane nel citosol a lun; mentre per altre proteine la permanenza breve. Queste uli me vengono degradate rapidamente da un'altra proteina chi; mata ubiquitina. L'unione di alcune molecole di ubiquiti con una proteina fa che

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

Ogni filamento di DNA agisce come stampo per l'aggiunta


Direzione della replicazione

degli appropriati nucleotidi complementari al nuovo flamen-

DNA polimerasi Filamento leading Frammenti di Okazaki del filamento lagging Filamenti iniziali Elicasi DNA polimerasi Forcella di replicazione

FIGURA 2.36 Un cromosoma. Il cromosoma una struttura in cui il DNA si avvolge su se stesso in modo organizzato prima della divisione cellulare. Durante le altre fasi della vita cellulare il materiale genetico si trova nel nucleo sotto forma di cromatina, costituita dall'avvolgimento della doppia elica di DNA attorno a proteine chiamate istoni.

FIGURA 2.37 Replicazione del DNA. L'elicasi catalizza lo srotolamento del DNA e i due filamenti separati espongono le basi. L'enzima DNA polimerasi catalizza la formazione di DNA complementare da entrambi i filamenti, con il filamento leading sintetizzato in direzione 5' 3' rispetto al filamento iniziale e il filamento lagging sintetizzato in direzione 3' 5' rispetto al filamento iniziale.

lare anche necessaria alla crescita tissutale, specialmente durante i primi anni di vita. Esistono due tipi di divisione cellulare: la mitosi, che si verifica nella maggior parte delle cellule, e la meiosi, che avviene solo nelle cellule riproduttive. La parte rimanente di questo capitolo sar dedicata alla descrizione della mitosi; la meiosi verr descritta nel Capitolo 22.

Replicazione del DNA


Ogni cellula dell'organismo (eccezion fatta per i globuli rossi maturi del sangue) contiene nel suo DNA una copia di tutti i geni del corpo. necessario, pertanto, che quando una cellula \ si divide il DNA venga esattamente copiato per far s che ogni cellula figlia riceva un set completo di DNA. Prima di affrontare il processo di divisione cellulare quindi necessario comprendere il meccanismo attraverso il quale viene copiato il DNA, chiamato replicazione. r; Considerate nel loro complesso, una molecola completa di DNA che contiene uno specifico insieme di informazioni genetiche e le proteine ad essa associate formano un cromosoma (Figura 2.36). La maggior parte delle cellule umane contiene 23 paia di cromosomi. In ogni paio un cromosoma viene ereditato dal padre, l'altro dalla madre. Queste 23 paia di cromosomi formano il genoma umano. All'interno del nucleo i cromosomi sono avvolti attorno a proteine chiamate istoni. I cromosomi si trovano all'interno del nucleo generalmente dispersi sotto forma di granuli chiamati cromatina, f Durante la replicazione del DNA, ogni filamento di DNA funziona come stampo per la sintesi di un nuovo filamento. Questo processo definito semiconservativo in quanto ogni nuova molecola di DNA sar formata da un nuovo filamento unito ad un vecchio filamento (filamento conservato) che ha funzionato da stampo. Il processo di replicazione inizia con l'azione delle elicasi, un enzima che provoca lo svolgimento e la separazione del DNA formando una forcella di replicazione (Figura 2.37).

to in crescita. I nucleotidi sono presenti liberi nel nucleo nella loro forma trifosfato (ATP TTP, CTP e GTP). Nel momento in cui i nucleotidi si allineano in accordo con la legge dell'accoppiamento delle basi complementari, l'enzima DNA polimerasi catalizza una reazione che aggiunge il nuovo nucleotide alla catena polinucleotidica in crescita. Durante questo processo, due gruppi fosfato vengono rimossi dai nucleotidi fornendo la quantit di energia necessaria alla reazione. L'enzima DNA polimerasi catalizza la replicazione solo in direzione 5' 3'. Ci crea un problema poich il DNA formato da due filamenti antiparallelli. Per il filamento 5' 3', l'enzima DNA polimerasi inizia semplicemente dall'estremo di una sezione srotolata di DNA e catalizza la formazione di un filamento complementare dall'inizio alla fine. Il nuovo filamento sintetizzato viene chiamato filamento leading [guida). Per il filamento di DNA 3' 5', l'enzima DNA polimerasi catalizza parti del nuovo DNA in direzione 5' 3', formando alcuni segmenti, chiamati frammenti di Okazaki. Un altro enzima, la DNA ligasi, si lega ai frammenti di Okazaki per formare il filamento lagging (ritardato). Il risultato finale di questo processo sar la formazione di due copie identiche di DNA, che verranno trasmesse ad ognuna delle due cellule figlie nella divisione cellulare. In genere, la replicazione del DNA molto precisa: errori eventualmente verificatisi vengono corretti tempestivamente da enzimi presenti nel nucleo. possibile, comunque, che si verifichino alterazioni del DNA chiamate mutazioni. Le mutazioni all'interno di una singola cellula non sono particolarmente pericolose per l'organismo. Tuttavia quelle che interessano i geni che controllano la crescita cellulare, chiamati proto-oncogeni, possono avere conseguenze gravi poich le cellule che contengono proto-oncogeni mutati non possono pi venire regolate nella loro crescita. Mutazioni come queste sono responsabili di tumori (Connessioni cliniche: Il cancro, p. 54).

Il ciclo cellulare
Il ciclo vitale di una cellula pu essere suddiviso in due periodi principali: interfase e divisione cellulare. Durante l'interfase la

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

cellula svolge le sue normali funzioni fisiologiche, mentre durante la divisione cellulare la cellula smette di svolgere la maggior parte delle sue funzioni normali. La Figura 2.38 illustra il ciclo

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

D N NE S S I Q

Il cancro
Ogni anno negli Stati Uniti viene diagnosticato il cancro ad oltre un milione di persone e circa 500.000 persone muoiono ogni anno a causa di questa malattia. Anche se il cancro pu insorgere in quasi tutti i tipi di tessuti corporei e pu indurre sindromi patologiche attraverso diversi meccanismi, esiste almeno un fattore in comune a tutte le forme di cancro: le cellule cancerose si dividono in maniera incontrollata comprimendo e spostando le cellule dell'organismo normalmente funzionanti e sottraendo a queste energia vitale. La crescita e la divisione cellulare sono controllate da geni chiamati proto-oncogeni. Una mutazione in un proto-oncogene pu produrre un oncogene che indurr un'anomala crescita cellulare ed un'esagerata divisione. Le mutazioni possono verificarsi spontaneamente o possono essere indotte da sostanze definite mutageni. Un esempio di sostanza mutagena rappresentato dal DDT che fu usato come pesticida a partire dai primi anni '60. In alcuni casi, tra cui il cancro, le cellule mutate si dividono rapidamente e trasferiscono la mutazione alle loro cellule figlie che a loro volta si dividono con altrettanta rapidit. Per sconfiggere il cancro, le cellule mutate devono essere eliminate. La maggior parte delle strategie terapeutiche, comprese la radioterapia e la chemioterapia, tende a colpire in diversi stadi le cellule che si stanno dividendo. Poich le cellule cancerose si dividono rapidamente, tali terapie colpiranno queste cellule pi delle cellule normali, che in genere si dividono meno rapidamente. Sfortunatamente per, anche le cellule normali dell'organismo che si dividono frequentemente vengono colpite da queste strategie terapeutiche. Quindi dal momento che le cellule dei capelli subiscono una rapida divisione cellulare, la perdita dei capelli una delle conseguenze della terapia antitumorale. Attualmente, uno dei campi cui si rivolge con maggiore intensit la ricerca scientifica quello dello studio del ruolo dei fattori genetici ed ambientali (come il tabacco) nello scatenare anomalie riguardanti la crescita e la divisione delle cellule. I ricercatori stanno cercando di manipolare il sistema immunitario con la speranza di arrestare la crescita delle cellule cancerose "ingannando" il sistema immunitario dei pazienti allo scopo di distruggere il cancro. Infatti, il sistema immunitario di un paziente spesso non riconosce le cellule cancerose come estranee poich non sono abbastanza diverse dalle cellule normali per scatenare una reazione immunitaria. Altre volte, il sistema immunitario pu riconoscere le cellule cancerose ma la sua risposta non abbastanza intensa da distruggere il cancro. Sono stati studiati diversi tipi di immunoterapie allo scopo di aiutare il sistema immunitario a riconoscere le cellule cancerose come estranee e rinforzare l'attacco nella speranza di ottenere la distruzione selettiva delle cellule maligne.

Microfotografia a scansione elettronica con colori rafforzati di un tumore canceroso nel tessuto polmonare.

cellulare. Si noti che l'interfase il periodo che intercorre tra due successive divisioni cellulari e la sua durata pu variare considerevolmente nei diversi tipi cellulari. Ad esempio, le cellule che rivestono il tratto gastrointestinale si dividono ogni pochi giorni, mentre le cellule muscolari scheletriche non si dividono mai. L'interfase pu essere suddivisa in quattro fasi distinte: G0, G,, S e G2. La lettera "G" (dall'inglese gap, pausa) sta ad indicare che durante le fasi da essa contraddistinte non si verificano nel nucleo eventi rilevanti per la divisione cellulare. Durante G0, la cellula conduce le sue funzioni che non hanno nulla a che fare con la divisione cellulare. Le cellule che non si dividono mai, come quelle del muscolo scheletrico, rimangono pertanto in G0 per tutta la durata della loro vita. Altre cellule, come alcuni globuli bianchi del sangue, hanno bisogno di un segnale per passare dalla fase G0 a quella Gx. Durante la fase G, la cellula inizia a mostrare segni di una prossima divisione cellulare, come ad esempio un aumento della sintesi proteica. Nella fase S si verifica la replicazione del DNA e i cromosomi esistono in forma appaiata. Durante l'interfase i centrioli si duplicano e all'inizio della divisione cellulare anch'essi sono appaiati. Durante la fase G2, la sintesi proteica rapida continua e la cellula cresce di circa il doppio rispetto alla propria dimensione normale. Dopo la fase G2, la cellula inizia la divisione cellulare. La divisione cellulare pu essere suddivisa in due fasi: mitosi e citochinesi (vedi Figura 2.38). La mitosi comprende cinque fasi distinte: (1) profase, (2) prometafase, (3) metafase, (4) anafase e (5) telofase. Nonostante queste fasi della mitosi si suc cedano sovrapponendosi temporalmente, ognuna di esse pu essere identificata da alcuni eventi caratteristici (Figura 2.39).

1.

Profase: le coppie di cromatina si condensano rendendovisibili i cromosomi al microscopio ottico. In questo stato duplicato e condensato, ognuno dei due elementi del paio di] cromosomi chiamato cromatide e i due cromatidi di i cromosoma sono collegati tra loro a livello di una strutti chiamata centromero. I microtubuli del citoscheletro cellula-I re vengono scissi nelle tubuline che li compongono e che sa-, ranno utilizzate successivamente per formare il fuso mitotico. Le coppie di centrioli iniziano a muoversi verso i poli opposti della cellula mentre tra loro si sviluppa il fuso mitotico. | Prometafase: l'involucro nucleare si rompe e il nucleolo non pi visibile; i centrioli sono ai poli opposti della cel-j lula e i cromosomi sono mantenuti legati a livello del lori centromero dalle fibre del fuso. Metafase: i cromosomi sono allineati in un piano al centro j della cellula. Anafase: le coppie di cromatidi si separano e i cromoson si muovono lungo il fuso mitotico verso i poli opposti della; cellula. Telofase: si sviluppano nuovi involucri nucleari ai due lati della cellula; i cromosomi iniziano a decodendensarsi in; cromatina e il fuso mitotico si frammenta.

2.

3. 4.

5.

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni interfase Rientro FIGURA 2.38 II ciclo cellulare. nel La maggior parte delle cellule passa attraverso fasi ciclo distinte di un ciclo continuo che comprende la divisione cellulare. L'interfase costituisce il (crescita) periodo tra due divisioni cellulari ed formata da quattro fasi: G0, G,, S e G2. La mitosi e la citochinesi sono i periodi della divisione cellulare. La mitosi comprende cinque S fasi: profase, prometafase, metafase, anafase (replicazione e telofase. La citochinesi la fase in cui si del DNA) verifica la divisione del citoplasma. Alcune cellule abbandonano il ciclo ed entrano in G0, periodo durante il quale non si verifica attivit correlata alla divisione cellulare. Mentre alcune di queste cellule rimangono indefinitamente in G0, (crescita) altre possono rientrare nel ciclo in risposta a segnali chimici.

Cromatina
(d) Metafase

Citoplasma Le coppie di cromosomi si (a) Interfase sull'asse centrale allineano Prima della e si attaccano della cellula divisione cellulare il DNA sparso nel al fuso mitotico alivello dei nucleo sotto forma di loro centromeri cromatina

Centrioli Involucro nucleare Nucleolo Cromosomi (in separazione)

(e) Anafase I cromatidi fratelli di ogni Centromero coppia di cromosomi si separano e si spostano ai (b) Profase poli opposti della cellula e Il DNA stato replicato muovendosi sotto forma di condensato lungo il fuso mitotico cromosomi Cromosomi
(c)

I centrioli si spostano verso i poli opposti Cromatidi appaiati nei cromosomi ^ Citoplasma in divisione Fibre del fuso mitotico in formazione Linvolucro nucleare si disgrega Involucro nucleare Fibre del fuso mitotico Centrioli

Con il termine citochinesi si definisce la divisione del citoplasma. Il citoplasma inizia a dividersi durante le ultime fasi della mitosi (anafase o telofase). La separazione accompagnata dalla contrazione di microfilamenti (in genere actina) che formano un anello attorno alla parte mediana della cellula, mentre il fuso mitotico si disgrega. Le due cellule figlie che risultano da questo processo entreranno in interfase a G0. Prometafase

(f)

L'involucro nucleare si disgrega, i centrioli si spostano verso i poli opposti si riforma, nuclearedella cellulailed il fuso mitotico si fuso mitotico comincia a disgrega fra i centrioli svilupparsi

Test veloci 2.5 1. Definite la replicazione. Quali sono le differenze tra la replicazione e la trascrizione. 2. Indicate le 5 fasi della mitosi. Durante quale fase l'involucro nucleare inizia a disintegrarsi?

D Che tipo di filamento compone le fibre del fuso mitotico?


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FIGURA 2.39 Eventi che caratterizzano la divisione cellulare. Nella figura mostrata un'ipotetica cellula con solo 6 cromosomi (invece di 46). (a) Morfologia cellulare durante l'interfase, che precede la divisione cellulare, (b-f) Gli eventi principali che si verificano durante le cinque fasi della mitosi, (g) I principali eventi della citochinesi.

(g) Citochinesi Il citoplasma si divide e si formano due cellule figlie

Nucleolo

Cromatina Citoplasma

Cellule figlie

SOMMARIO DEL CAPITOLO 22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni

Biomolecole, p. 22
I quattro tipi principali di biomolecole sono i carboidrati, i lipidi, le proteine e i nucleotidi. I carboidrati sono molecole polari e comprendono i monosaccaridi, i disaccaridi e i polisaccaridi. I lipidi sono generalmente molecole non polari e comprendono i trigliceridi, i fosfolipidi, gli eicosanoidi e gli steroidi. I fosfolipidi sono molecole antipatiche. Le proteine sono polimeri di aminoacidi. Gli acidi nucleici sono polimeri di nucleotidi e comprendono il DNA e l'RNA.

Struttura cellulare, p. 32
La membrana plasmatica separa la cellula dal liquido extracellulare. La membrana plasmatica composta da fosfolipidi disposti in un doppio strato e da proteine e colesterolo immersi all'interno del doppio strato. I carboidrati che si trovano sulla superficie esterna della membrana sono glicolipidi o glicoproteine. All'interno della cellula si trovano il nucleo e il citoplasma. Il nucleo contiene il materiale genetico della cellula, il DNA, e pertanto funziona nella trasmissione e nell'espressione dell'informazione genetica. II citoplasma formato dal citosol e da organuli. Il citosol un fluido con consistenza gelatinosa che contiene enzimi, glicogeno, trigliceridi e vescicole secretorie. Gli organuli comprendono il reticolo endoplasmatico liscio e rugoso, che hanno lo scopo di sintetizzare proteine e lipidi; l'apparato del Golgi, che trasforma le molecole e le prepara per il trasporto; i mitocondri, che costituiscono il luogo in cui

viene sintetizzata la maggior parte dell'ATP nella cellula; i lisosomi e i perossisomi che degradano i prodotti di scarto; i ribosomi che sono la sede della sintesi proteica. Il citoscheletro conferisce alle cellule la loro forma, fornisce supporto strutturale, trasporta varie sostanze all'interno della cellula, mantiene gli organuli in sospensione, contribuisce all'adesione fra le cellule per formare i tessuti e contribuisce alla contrazione o al movimento di alcune cellule. Il citoscheletro formato da filamenti proteici che comprendono microfilamenti, filamenti intermedi e microtubuli.

Adesioni cellula-cellula, p. 43
L'adesione tra cellule diverse si realizza grazie a tre possibili strutture specializzate. Le giunzioni strette si trovano comunemente nel tessuto epiteliale, dove formano una barriera impermeabile al movimento di sostanze tra le cellule. I desmosomi sono giunzioni particolarmente forti che forniscono resistenza agli stress meccanici. Le giunzioni comunicanti danno origine a canali tra cellule adiacenti che permettono il passaggio di ioni e di piccole molecole dal citosol di una cellula al citosol di un'altra cellula.

I geni che si trovano nel DNA contengono il codice per la sintesi proteica. Questo codice viene trascritto nell'mRNA all'interno del nucleo. L'mRNA si muove quindi nel citoplasma, dove viene tradotto dai ribosomi durante la sintesi delle proteine. La sequenza leader di una proteina ne determina la destinazione. Una proteina potr infatti essere sintetizzata sia nel citosol I che in associazione con il reticolo endoplasmatico. Nel caso delle proteine sintetizzate nel citosol, la sequenza leader determina se la proteina rimarr nel citosol stesso o entrer in un mitocondrio, in un perossisoma o nel nucleo. Le proteine sintetizzate in associazione con il reticolo endoplasmatico verranno, al contrario, impacchettate all'interno di vescicole dall'apparato del Golgi e verranno indirizzar alla loro destinazione cellulare o extracellulare.

Divisione cellulare, p. 52
II ciclo cellulare comprende l'interfase e la divisione cellulare. L'interfase il periodo di tempo che intercorre tra le divisioni cellul' la mitosi e la citochinesi danno luogo al processo di divisione cellulare. Durante la fase S dell'interfase il DNA viene duplicato in modo tale che ogni cellula figlia riceva una copia esatta del DNA originale. La mitosi viene suddivisa in cinque fasi: la profase, la prometafase, la metafase, l'anafase e la telofase. La mitosi viene seguita dalla citochinesi.

Funzioni generali delle cellule, p. 44


Tutte le cellule dell'organismo svolgono diverse funzioni generali, tra cui, ad esempio, il metabolismo, il trasporto cellulare di molecole attraverso le membrane e la comunicazione intercellulare.

ESERCIZI

Domande a scelta multipla


1. Quale tra le seguenti biomolecole non un polimero? a) Un polisaccaride b) Un fosfolipide c) Una proteina d) Un acido nucleico 2. Un acido grasso che ha due doppi legami tra atomi di carbonio viene chiamato: a) acido grasso saturo b) acido grasso desaturato c) acido grasso monoinsaturo d) acido grasso poliinsaturo e) eicosanoide 3. Quale tra le seguenti molecole non contribuisce alla composizione dei fosfolipidi? a) Colesterolo b) Glicerolo c) Fosfato d) Acido grasso

4. In una proteina, il legame idrogeno tra l'idrogeno amminico di un aminoacido e l'ossigeno carbossilico di un altro aminoacido responsabile della: a) struttura primaria della proteina b) struttura secondaria della proteina c) struttura terziaria della proteina d) struttura quaternaria della proteina 5. Quale tra le seguenti basi azotate non una pirimidina? a) Citosina b) Timina c) Uracile d) Adenina 6. Glicogeno e lipidi sono immagazzinati: a) come inclusioni nel citosol b) in vescicole di deposito c) in vescicole secretorie d) nei lisosomi e) nel nucleolo 7. Quale organulo produce la maggior parte dell'ATP cellulare?

a) b) c) d) e)

Nucleo Perossisoma Apparato del Golgi Mitocondrio Reticolo endoplasmatico liscio

8. Quali strutture per l'adesione cellulare] permettono una veloce trasmissione d segnali elettrici tra cellule adiacenti? a) Desmosomi b) Giunzioni comunicanti c) Giunzioni strette d) Tutte e tre 9. Per iniziare la trascrizione del DNA l'enzima RNA polimerasi si lega a: a) codone di iniziazione b) codone di terminazione c) sequenza promotore d) centromero e) sequenza leader 10. La sequenza di basi azotate del tRNA che riconosce il codone dell'mRNA s base della legge dell'accompiamento complementare delle basi viene chiamata: a) codone tRNA

Sintesi proteica, p. 46

22 CAPITOLO 2 La cellula: struttura e funzioni ci codone amminico

b) anticodone

3. La molecola precursore di tutti gli steroidi il ____________________ . 4. Secondo la legge dell'accoppiamento complementare, nell'RNA, l'adenina si associa con ____________________ . 5. Le proteine transmembrana sono esempi di proteine di membrana (integrali / periferiche). 6. La membrana del reticolo endoplasmatico liscio in continuit con la membrana nell'apparato del Golgi (Vero/falso). 7. I microfdamenti forniscono supporto strutturale alle proiezioni filamentose della membrana plasmatica chiamate 8. Le proteine che formano giunzioni comunicanti tra due cellule adiacenti sono chiamate _________________ . 9. La porzione di DNA che codifica una proteina specifica viene chiamata 10. Il codone dell'mRNA che viene trascritto dalla tripletta ATC del DNA Un singolo aminoacido pu essere codificato da pi di un codone (Vero/falso). La prima parte di un polipeptide che viene tradotta chiamata ______________ ed importante nel dirigere la proteina prodotta verso la sua destinazione finale. La replicazione del DNA avviene durante (l'interfase/la mitosi). La divisione del citoplasma in due cellule figlie durante la divisione cellulare viene chiamata ___________ . La sostanza chimica che si attacca alle proteine in una cellula per distruggerle si chiama ____________ .

5. Indicate i tre tipi di adesione cellulare ed elencatene le funzioni caratteristiche. 6. Definite ognuno dei seguenti termini: trascrizione, traduzione, replicazione. Dove avviene, nella cellula, ciascuno di questi processi? 7. Descrivete le relazioni anatomiche e funzionali tra il reticolo endoplasmatico rugoso, il reticolo endoplasmatico liscio e l'apparato del Golgi nella sintesi proteica. 8. Descrivete in che modo viene regolata la concentrazione di una certa proteina all'interno di una cellula. 9. Disegnate un diagramma di flusso in cui viene mostrata la sintesi delle proteine e la destinazione finale di queste all'interno della cellula.

d) codone leader e) codone di iniziazione 11. Per permettere la sintesi proteica in associazione con il reticolo endoplasmatico rugoso la sequenza leader deve legarsi a_______ sulla membrana del reticolo endoplasmatico. a) Vescicola di trasporto b) Vescicola secretoria c) Vescicola rivestita d) Proteine per il riconoscimento del segnale e) Promotore 12. Durante la replicazione, quale enzima provoca lo srotolamento del DNA? a) DNA polimerasi b) RNA polimerasi c) DNA chinasi d) Elicasi e) DNAIigasi 13. Che cos' il filamento copia? a) Una sequenza di nucleotidi nel DNA che si unisce all'RNA polimerasi b) Una sequenza di aminoacidi all'inizio di un polipeptide che conduce il polipeptide alla sua destinazione finale c) Un nuovo filamento sintetizzato di DNA formato mediante l'associazione di frammenti di Okazaki d) I filamenti di proteine che si estendono tra le due cellule per formare i desmosomi e) I filamenti di proteina che formano le ciglia 14. Durante quale fase della mitosi si sviluppa il fuso mitotico? a) Profase b) Metafase c) Anafase d) Telofase e) Prometafase 15. Durante quale fase della mitosi le coppie di cromosomi si muovono ai poli opposti della cellula? a) Profase b) Metafase c) Anafase d) Telofase e) Prometafase Domande guidate 1. I monosaccaridi sono molecole (polari/non polari/anfipatiche). 2. I trigliceridi sono molecole (polari/non polari/anfipatiche).

Ragionamenti critici
1. La frazione fluida del sangue, il plasma, principalmente costituita da acqua. La membrana plasmatica composta da fosfolipidi. In base alle vostre conoscenze sulle biomolecole, indicate quali classi di biomolecole possono sciogliersi nel plasma e quali possono attraversare la membrana plasmatica. 2. Indicate quali fattori causano il cancro e quali sono i potenziali bersagli di questi fattori nelle cellule. Come pu una radiazione causare tumori ed essere usata per combatterli? 3. Quali sono alcune delle differenze che vi aspettereste di trovare tra cellule muscolari, cellule adipose, cellule secernenti saliva (la saliva contiene principlamente acqua e proteine) e cellule della pelle? 4. Spiegate come una mutazione di una singola base (chiamata mutazione puntiforme) in un gene pu oppure non pu produrre una malattia. Potete indicare il nome di una malattia causata da una mutazione puntiforme nella struttura dell'emoglobina? Qual il ruolo delle mutazioni nell'evoluzione? Tutte le mutazioni sono deleterie? 5. In media, ciascun cromosoma contiene 150 x IO6 paia di nucleotidi. Nell'uomo ci sono 23 cromosomi presenti in coppia in tutte le cellule, fatta eccezione per i gameti. Talvolta possono verificarsi degli errori nella replicazione. Quali sono le conseguenze di tali errori? Gli enzimi presenti nella cellula riescono a riparare a questi errori?

Prove di preparazione
1. Indicate le quattro classi principali di biomolecole. Descrivete le funzioni principali di ciascuna classe. 2. Definite i quattro livelli possibili della struttura proteica e spiegate le interazioni chimiche responsabili di ogni struttura. 3. Descrivete la struttura della membrana plasmatica. Indicate almeno una funzione per ognuno dei suoi componenti principali. 4. Alcune cellule della ghiandola surrenale sintetizzano e secernono ormoni steroidi. Quali organuli saranno abbondanti in queste cellule e perch?

Vedi l'ultima sezione di questo libro per le risposte alle domande a scelta multipla e alle domande guidate.

Metabolismo cellulare
afia elettronica a colori di un mitocondrio.

Immaginiamo che Una fabbrica produca


centinaia di composti chimici utilizzando solo sostanze di base | che si possono trovare in una qualunque drogheria. Questa fabbrica funziona 24 ore al giorno e pu aumentare o diminuirei la propria produzione rapidamente in base alla richiesta dei suo] prodotti. La fabbrica genera solo rifiuti compatibili con l'ambiente ed in grado di autoripararsi se necessario. Non sembra un sogno utopico di come dovrebbe essere una fabbrica del futuro? In effetti, qualcosa di simile esiste gi nel] realt di ogni giorno. All'interno del nostro corpo possediamo miliardi di fabbriche chimiche che funzionano in questo modo:] sono le nostre cellule. Ciascuna cellula una "fabbrica", male| cellule non possono funzionare da sole. Ciascuna dipende ( altre per quanto riguarda l'approvvigionamento di materie prinj lo smaltimento dei rifiuti e la produzione dell'energia. In quesj capitolo, tuttavia, ci focalizzeremo sulle reazioni che avvengonij dentro una singola cellula.

CONTENUTO DEL CAPITOLO


Tipi di reazioni metaboliche Reazioni metaboliche ed energia Velocit delle reazioni Ossidazione del glucosio: la principale reazione del metabolismo energtico Fasi dell'ossidazione del glucosio: glicolisi, ciclo di Krebs e fosforilazione ossidativa Riserve energetiche e loro utilizzo: metabolismo dei carboidrati, dei grassi e delle proteine

5 9
6

7 1
66

3 7

5 86

65 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

OBIETTIVI
Definire il termine metabolismo e distinguere le reazioni cataboliche dalle reazioni anaboliche. Descrivere cosa succede durante le seguenti reazioni metaboliche di base: idrolisi, condensazione, fosforilazione, defosforilazione, ossidazione, riduzione. Spiegare il bilancio energetico di una reazione con particolare riguardo a (1) l'energia dei reagenti e quella dei prodotti e (2) la direzione della reazione. Definire l'energia di attivazione e descrivere la sua influenza sulla velocit delle reazioni. Descrivere il meccanismo generale d'azione di un enzima e discutere i vari fattori che influenzano le velocit delle reazioni catalizzate dagli enzimi. - Descrivere il ruolo dell'ATP nel metabolismo energetico. i- Descrivere in termini generali gli eventi che caratterizzano le I seguenti fasi del metabolismo del glucosio: glicolisi, ciclo di Krebs l e fosforilazione ossidativa. Descrivere in termini generali il modo in cui l'organismo riesce ad 1 ottenere energia dalla frammentazione dei grassi, delle proteine e h del glicogeno e come immagazzina energia sintetizzando questi * composti.

A + B > C + D i reagenti A e B vengono trasformati nei prodotti C e D. Per convenzione le reazioni vengono di norma scritte con i reagenti a sinistra e i prodotti a destra. Si dice che una reazione procede "in avanti" quando procede da sinistra a destra - cio, quando i reagenti vengono trasformati in prodotti. In alcune condizioni, alcune reazioni possono procedere nella direzione opposta; in questo caso si dice che la reazione procede "all'in- dietro". Per poter comprendere appieno le reazioni chimiche necessario aver chiaro che nonostante parliamo di reazioni che procedono in avanti o all'indietro, esse in realt sono bidirezionali, intendendo con questo termine il fatto che esse nello stesso tempo procedono in entrambe le direzioni. Questo significa che quando le molecole di reagenti vengono convertite in prodotti, alcune molecole di prodotto vengono riconvertite in reagenti. Per indicare questo, le reazioni vengono spesso disegnate con la doppia freccia: A+B^C+D Quando diciamo che una reazione procede in avanti o all'indietro, ci riferiamo alla direzione dell'intera (netta) reazione. Supponiamo, per esempio, che in un dato intervallo di tempo alcune molecole di prodotto vengano convertite in reagenti, ma che un numero maggiore di molecole di reagente venga convertito in prodotti. In questo caso, la reazione netta procede in avanti, in quanto un maggior numero di molecole di reagente viene convertito in prodotto e viceversa. A meno che non sia diversamente specificato, utilizzeremo il termine in avanti o all'indietro per riferire la direzione netta della reazione. Le reazioni metaboliche vengono classificate in due classi generali: cataboliche o anaboliche, a seconda che le molecole prodotte siano pi semplici o pi complesse delle molecole di reagente. Una reazione viene detta catabolica se determina la rottura di molecole grandi in molecole pi piccole. Esempi di reazioni cataboliche sono la rottura di proteine in aminoacidi e la rottura del glicogeno in singole molecole di glucosio, che hanno luogo, entrambe, in seguito all'ingestione di cibo. Una reazione viene detta anabolica se determina la produzione di molecole pi grandi a partire da reagenti pi piccoli. Esempi sono la sintesi di proteine a partire dagli aminoacidi e la sintesi di glicogeno a partire dal glucosio. Entrambi si verificano nelle cellule in seguito all'assorbimento di nutrienti assunti. La rottura e la sintesi di grosse molecole vengono a volte indicate, rispettivamente, con i termini di catabolismo e anabolismo. In molti casi, le reazioni metaboliche sono tra loro legate da una serie di passaggi nei quali i prodotti di una reazione diventano i reagenti della successiva. Questa serie di reazioni viene chiamata via metabolica e pu essere indicata nel modo seguente: A + X>B>C>D+Y oppure

Suggerimenti per lo studio Verificare di aver compreso i seguenti argomenti:


ili. Biomolecole, p. 22 p. Mitocondri, p. 38 3. Struttura membrana, p. 32 della

el Capitolo 1, abbiamo descritto l'omeostasi come un tema fondamentale della Fisiologia. L'omeostasi richiede coordinazione dei sistemi nel mantenere il mezzo interno dell'organismo in uno stato compatibile con la vita. Per poter portare avanti le loro funzioni, le cellule che formano i sistemi devono lavorare in maniera efficiente, il che richiede molte reazioni chimiche ed energia. L'insieme di tutte le reazioni chimiche che hanno luogo nelle cellule viene chiamato metabolismo. In questo capitolo ci focalizzeremo sui tipi di reazioni che forniscono l'energia necessaria per svolgere il lavoro cellulare. In primo luogo, questa energia deve essere estratta dalle biomolecole assunte con il cibo; poi deve essere trasformata prima di essere impiegata o immagazzinata per essere utilizzata in seguito. L'insieme delle reazioni coinvolte nell'immagazzinamento e nell'utilizzo di energia (chiamato anche bilancio energetico) viene detto metabolismo energetico.

Tipi di reazioni metaboliche

Ciascuna reazione chimica comporta la trasformazione dei Questa via metabolica consiste in una serie di tre reazioni. Nel materiali che vengono utilizzati nella reazione, detti reagenti, in primo passaggio, il materiale di partenza A reagisce con X per materiali diversi, detti prodotti. Nella reazione:
Y

>

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59 TABELLA 1.1 Sistemi di organi Sistema

Endocrino Nervoso Muscolo-scheletrico Cardiovascolare Respiratorio Urinario Gastrointestinale Riproduttivo Immunitario

Provvede alla comunicazione tra cellule del corpo attraverso segnali elettrici e al rilascio di neurotrasmettitori in piccole zone di connessione tra cellule Alcuni organi/tessuti del sistema Sostiene il corpo; permette i movimenti volontari del corpo; permette le espressioni facciali Trasporta le molecole lungo il corpo attraverso il circolo ipotalamo, ghiandola pituitaria, ghiandola sanguigno surrenale, ghiandola tiroide, ghiandole paratiroidi, timo, pancreas Fornisce ossigeno a tutto il corpo ed elimina l'anidride carbonica dal corpo Cervello, midollo spinale, nervi periferici Filtra il sangue per regolare l'acidit, il volume ematico e la concentrazione ionica; elimina le sostanze di scarto Muscolo scheletrico, ossa, tendini, legamenti Frantuma il cibo e lo assorbe nel corpo Cuore, vasi, sangue Polmoni, faringe, trachea, bronchi Rene, uretere, vescica, uretra Bocca, esofago, stomaco, intestino tenue, intestino crasso, fegato, pancreas, cistifellea Genera prole Protegge il corpo da cellule patogene e anomale Protegge il corpo dall'ambiente esterno

non assomiglia per niente ad un organismo reale: non solo la forma sbagliata, ma semplicistica e sembra Tegumentario Gonadi, tratti e ghiandole riproduttive trascurare alcune parti. Il sistema gastrointestinale, ad Globuli bianchi, timo, linfonodi, milza, tonsille esempio, rappresentato come un tubo dritto che si no fisicamente connessi estende attraverso il corpo da una parte all'altra e i Pelle gli uni agli altri, mentre polmoni sono mostrati come una saccoccia. L'intricata in altri casi gli organi che rete dei vasi sanguigni mostrata come un singolo formano un sistema sono canale e il cuore, che pompa il sangue all'interno del sipi dispersi e non constema circolatorio, rappresentato come una scatola. Inoltre, nessi reciprocamente. Questo il caso del sistema endocrino, che diversi tipi cellulari come le fibre nervose, muscolari e connetcomprende tutte le ghiandole del corpo che secernono ormoni, e tivali sono disegnati come elementi a s stanti e sono denominati del sistema immunitario, che protegge l'organismo dai genericamente "cellule". Inoltre, i reni sono rappresentati microrganismi e da altre sostanze estranee ad esso. Tutti i sistemi semplicemente come un tubulo cieco che, eterno V^ e le loro principali attivit sono elencati nella Tabella 1.1. realt ogni rene composto da un gran numero di tubuli che Nonostante il concetto di sistemi sia apparentemente producono urina). semplice, la linea di demarcazione tra i vari sistemi non sempre Nonostante la sua mancanza di dettagli (o pi correttamente, chiara poich vari organi svolgono funzioni che appartengono a grazie a ci), la Figura 1.4 sottolinea un importante concetto che pi di un sistema. Un esempio tipico il pancreas, che CQ^ttoft non emergerebbe in maniera cos esplicita da una M%\%\<m perch secerne flui rappresentazione realistica del corpo: l'interno del corpo e di ed enzimi digestivi nell'intestino, e parte del sistema endocrino, l'ambiente al suo esterno sono separati da un singolo strato di perch secerne alcuni ormoni. tessuto epiteliale. ITest veloci 1.1
1. Definite il concetto di cellule, tessuti, organi, sistemi. 2. Elencate e descrivete i quattro tipi principali di cellule e tessuti. 3. Elencate i dieci sistemi e descrivete brevemente la funzione di ognuno.

L'ambiente esterno all'organismo

La Figura 1.4 mostra chiaramente lo strato di tessuto epiteliale che separa l'ambiente esterno da quello interno all'organismo. Questa barriera epiteliale include non solo la cute, ma anche l'epitelio dei polmoni, del sistema gastrointestinale e dei tubuli renali. Ci significa che quando l'aria entra nei polmoni o il cibo si trova nello stomaco, queste sostanze sono in realt fuori dal corpo poich si L'organizzazione generale dell'organismo: una trovano sul versante esterno della barriera epiteliale. La Figura 1.4 visione semplificata mostra anche che questa barriera continua, cio non c' Quando i fisiologi cercano di capire e di spiegare le funzioni separazione tra la cute e le superfici interne dei polmoni, del dell'organismo, tendono in genere a ridurre la complessit del- sistema gastrointestinale e dei tubuli renali! In altri termini, se l'organismo ai suoi elementi essenziali, per renderne pi evidenti preferite, essi fanno parte tutti dello stesso apparato. i principi generali. Questa tendenza alla semplificazione rappresentata nella Figura 1.4, in cui viene mostrata una visione fisiologica minimalista del corpo umano. Questa figura
Funzione

Provvede alla comunicazione tra cellule del corpo attraverso il rilascio di ormoni in circolo

67 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

formare B, che viene a sua volta trasformato in C nella seconda reazione. C entra quindi nella terza reazione dando luogo a D e Y. I prodotti finali, D e Y, vengono indicati con il termine prodotti finali della via metabolica. Le sostanze che intervengono a met reazione (B e C in questo esempio) vengono chiamate prodotti intermedi. Successivamente nel capitolo prenderemo in considerazione un gruppo di vie metaboliche coinvolte nell'ossidazione del glucosio, un'importante reazione in quanto fornisce gran parte dell'energia necessaria alle cellule. Nonostante ciascuna delle singole reazioni che costituiscono queste vie sia unica, molte hanno caratteristiche in comune e possono essere classificate all'interno di alcune categorie principali. Nelle sezioni successive esamineremo tre tipi generali di reazioni metaboliche, che hanno luogo non solo nell'ossidazione del glucosio, ma in tutti i processi metabolici: (1) reazioni di idrolisi e condensazione, (2) reazioni di fosforilazione e defosforilazione e (3) reazioni di ossido-riduzione.

Reazioni di ossido-riduzione
La rimozione di elettroni da qualsiasi molecola viene detta ossidazione; l'aggiunta di elettroni ad una molecola viene detta riduzione. Quindi una reazione di ossido-riduzione qualsiasi reazione nella quale gli elettroni vengono tolti da una molecola di reagente e trasferiti ad un'altra. Una volta che gli elettroni sono stati rimossi da una molecola, quella molecola viene detta ossidata-, una molecola alla quale sono stati aggiunti elettroni (o alla quale non sono ancora stati rimossi elettroni) viene detta ridotta. A seconda del contesto, l'ossidazione pu essere definita genericamente come la reazione di una qualsiasi molecola con l'ossigeno. Un esempio l'ossidazione del glucosio (C6H120j che si verifica nelle cellule come segue: C6H1206 + 6 02 -> 6 C02 + 6 H20 In questa reazione, 02 la forma molecolare dell'ossigeno, la forma nella quale presente nell'atmosfera, e C02 l'anidri] de carbonica. Questa definizione specifica di ossidazione in accordo con la definizione pi generica (rimozione di elettro] ni) in quanto un atomo di ossigeno trattiene molto stretta] mente gli elettroni e tende a strapparli agli altri atomi ai qua! essi sono legati, anche se non riesce a rimuoverli completai mente. Il termine ossidazione viene anche utilizzato in riferimeij to alla rimozione di atomi di idrogeno da una molecola, comej viene mostrato dalla seguente reazione:

Reazioni di idrolisi e condensazione

Dopo aver ingerito un pasto ricco di proteine, il tratto gastrointestinale rompe le molecole proteiche relativamente grosse in aminoacidi, che sono considerevolmente pi piccoli e pi facili da assorbire in circolo. Questa reazione, come molte altre reazioni cataboliche, un esempio di idrolisi. Nel processo di idrolisi, che significa "scindere con l'acqua", l'acqua reagisce con le molecole, determinando la rottura dei legami che tengono assieme la HABH A=B + 2 H molecola. In questo caso, i legami che vengono interrotti sono i legami peptidici che legano assieme gli aminoacidi per formare le In questo esempio, la rimozione di due atomi di idrogeno de l proteine. La forma generale della reazione di idrolisi la seguente: termina la sostituzione del singolo legame che lega A e B coni un doppio legame. Anche se vengono rimossi gli atomi di idra geno AB + H20 -> AOH + HB (e non gli elettroni), la reazione viene sempre considera In questa reazione, la molecola AB viene scissa nelle parti che la un'ossidazione in quanto ciascuno di questi atomi trattiene uni compongono A e B, in seguito alla scissione dei legami che elettrone. Quindi, la rimozione di questi atomi implica la rimofl originariamente le legavano assieme. In questo processo, una zione di elettroni che originariamente facevano parte della m-fl molecola d'acqua (H20) si divide in due parti, un gruppo lecola di reagente (di conseguenza, gli atomi di idrogeno ven-B ossidrilico (OH) e un idrogeno (H), uno dei quali si combina gono, a volte, chiamati riducenti equivalenti). L'aggiunta M con A mentre l'altro si combina con B. Come risultato, il legame tra idrogeno ad una molecola, reazione contraria alla precedenlM viene detta riduzione e viene indicata come segue: A e B viene rotto e sostituito con nuovi legami. Il processo contrario all'idrolisi chiamato condensazione e A=B + 2H-) HABH consiste nel legare assieme due o pi molecole piccole per Alcune reazioni di ossidazione o di riduzione richiedoiM formarne una pi grossa, cos come succede quando gli aminoacidi si legano assieme per formare le proteine. In questo l'effettiva rimozione o l'aggiunta di elettroni, causando modiijfl cazioni della carica elettrica delle molecole. Questo, come viH processo l'acqua viene generata come prodotto: dremo, avviene nella fosforilazione ossidativa, un processo cflH ha AOH + HB AB + H20 luogo nei mitocondri e che cruciale per il metabolismi energetico. In alcuni punti di questo processo gli elettroni vengono rimossi da coppie di atomi idrogeno che diventai

Reazioni di fosforilazione e defosforilazione

In molte reazioni metaboliche, particolarmente in quelle coinvolte negli scambi di energia, un gruppo fosfato viene o aggiunto ad una molecola o rimosso da essa. L'aggiunta di un gruppo fosfato (abbreviato con P) viene detta fosforilazione e pu essere scritta in modo abbreviato nel modo che segue: A + Pj AP In questo caso, il gruppo fosfato libero viene abbreviato con P| per indicare il fosfato inorganico che, in condizioni fisiologiche, esiste principalmente nella forma ionizzata HP0 42_ o H2P04-. Il legame che si forma in seguito a questa reazione (che il legame che lega A a P) noto come legame fosforico. La rimozione di un gruppo fosfato viene detta defosforilazione e pu essere scritta nella maniera che segue: AP A + Pj

i#aki i ulu 3 Metabolismo cellulare 68

Reagenti Liberazione di energia Prodotti Richiesta di energia

Prodotti

AE negativ o Andamento della reazione

Reagenti

aF=
positivo

(a)

(b)

Andamento della reazione

FIGURA 3.1 Bilancio energetico delle reazioni. Le frecce ondulate indicano il trasferimento di energia nella reazione, (a) Quando l'energia dei reagenti maggiore di quella dei prodotti, il bilancio energetico negativo e l'energia rilasciata dalla reazione, (b) Quando l'energia dei prodotti maggiore di quella dei reagenti, il bilancio energetico positivo e l'energia viene aggiunta alla reazione.

idrogenioni carichi positivamente (H+). Un esempio di ossidazione : H2 -> 2 H+ + 2 e-

considerazione la natura della relazione che intercorre tra reazioni chimiche e energia.

In altri punti della fosforilazione ossidativa avviene il processo contrario; con gli elettroni che si combinano agli ioni idrogeno una verit innegabile della natura che le reazioni chimiche per formare atomi di idrogeno elettricamente neutri. Un sono sempre accompagnate dalla liberazione o dall'utilizzo di energia. In altre parole, tutte le reazioni richiedono scambi esempio di riduzione : energetici di un tipo o dell'altro. Questi scambi si attuano in quanto le molecole possiedono energia; tipi diversi di molecole 2 H+ + 2 e- -> H2 possiedono diverse quantit di energia. Quando una reazione libera energia, questo avviene poich le molecole dei reagenti possiedono pi energia delle molecole dei prodotti; in questo Test veloci 3.1 caso i reagenti entrano nella reazione con una certa quantit di energia e i prodotti ne escono con una quantit inferiore. In '1. Qual la distinzione fondamentale tra una reazione anabolica e una accordo con la prima legge della termodinamica, l'energia di un reazione catabolica? sistema chiuso costante, ovvero, l'energia non pu essere n creata Descrivere in termini generali che cosa avviene nell'idrolisi, nella fosforilazione e nelle reazioni ossidative. 3. Per ogni tipo di reazione elencata n distrutta ma pu solamente cambiare forma. Quindi, se i prodotti della reazione hanno una minore quantit di energia di nella domanda 2, definire il termine che si riferisce alla reazione contraria. quella posseduta dai reagenti in entrata, allora, l'energia "extra" deve essere stata rilasciata in una forma o nell'altra durante il corso della reazione:

Bilancio energetico delle reazioni

Reazioni metaboliche ed energia

Le reazioni metaboliche che hanno luogo nel nostro corpo svolgono numerose funzioni. Una delle funzioni pi importanti quella di permettere alle cellule di trasformare le materie prime provenienti dall'ambiente nella grande variet di sostanze delle quali costituito l'organismo. Le reazioni metaboliche forniscono anche energia, definita in modo generico come capacit di eseguire un lavoro. Il corpo esegue, ovviamente, un lavoro durante il movimento. Quando spingiamo un carrello, ad esempio, esercitiamo una certa forza sul carrello per muoverlo fino a raggiungere una certa distanza. La quantit di lavoro eseguito il prodotto della forza esercitata per la distanza percorsa (lavoro = forza x spostamento). Il corpo, per, esegue lavoro anche in altri modi - anche se non si muove - ed obbligato a farlo continuamente per sopravvivere. Il cuore esegue un lavoro quando pompa il sangue, i reni eseguono un lavoro quando producono urina e le cellule eseguono un lavoro quando si moltiplicano per riparare tessuti danneggiati. Tutti questi lavori vengono eseguiti utilizzando l'energia che deriva dalle reazioni metaboliche. In questa sezione prenderemo in

reagenti -> prodotti + energia


L'energia pu essere rilasciata sotto forma di calore o assumere

qualche altra forma e, in alcune circostanze, pu essere utilizzata per eseguire un lavoro. Un esempio familiare di reazione che libera energia la combustione della benzina. Quando la benzina viene fatta bruciare all'aperto, essa genera energia - luce e calore sotto forma di fiamme. Quando invece viene fatta bruciare all'interno del motore di un'automobile, parte dell'energia viene utilizzata per eseguire il lavoro che permette all'automobile di muoversi. Il bilancio energetico di ciascuna reazione (espresso con AE) la differenza tra l'energia dei prodotti (prodotti) e l'energia dei reagenti (reagenti): AE= prodotti - reagenti (il simbolo A, o delta, viene frequentemente utilizzato per indicare la variazione di una certa quantit). Siccome in una reazione che libera energia i prodotti possiedono meno energia dei reagenti, il bilancio energetico A E in tale reazione negativo. Questo viene illustrato nella Figura 3.la, nella quale la distanza lungo l'asse

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

Nel momento in cui il sasso viene spinto in salita viene prodotto lavoro e l'energia potenziale del sasso aumenta.

Nel momento in cui il sasso rotola in basso, l'energia potenziale viene convertita in energia cinetica man mano che il sasso aumenta di velocit.

infine

FIGURA 3.2 Energia potenziale ed energia cinetica.

rappresenta la quantit di energia presente nelle molecole di reagente o prodotto, e la distanza lungo l'asse x rappresenta il progredire della reazione, cio la trasformazione di reagenti in prodotti. La Figura 3.1b illustra il bilancio energetico di una reazione che richiede energia, e che pu essere scritto nel seguente modo: reagenti + energia prodotti In questo caso, i prodotti possiedono pi energia dei reagenti e quindi il bilancio energetico A E positivo. Siccome l'energia non pu essere creata, l'energia "extra" acquisita dai prodotti deve derivare da una qualche fonte diversa dalle molecole di reagente. Probabilmente l'esempio pi familiare di processo che richiede energia quando viene fatta bollire dell'acqua. Per far bollire dell'acqua necessario fornire ad essa dell'energia (per esempio, scaldandola sul fornello). La variazione di energia A E viene generalmente espressa in unit di energia o di calore, come le calorie (cai) o le chilocalorie (kcal), ma pu essere indicata in joule (J) o chilojoule (kj). Una caloria la quantit di energia che, in condizioni standard, deve essere fornita ad un grammo di acqua (1 mi) per alzare la sua temperatura di un grado centigrado (C). Una caloria equivale a 4,18 joule e una chilocaloria o un chilojoule corrispondono, rispettivamente, a 1000 calorie o a 1000 joule. La quantit di energia liberata o consumata in una reazione dipende non solo dalla natura dei reagenti e dei prodotti coinvolti, ma anche dalla quantit di reagenti consumati o di prodotti risultanti. All'aumentare di tale quantit, l'entit della variazione energetica aumenta in modo direttamente proporzionale. Per questa ragione, A E viene comunemente espresso in unit di kcal/mole o unit equivalenti.

convertita io energia cinetica (in altre parole, l'energia potenziale ha la po i tenzialit di diventare energia cinetica). Quando solleviam un oggetto o lo spingiamo in salita, per esempio, spendiamc energia per eseguire un lavoro. Allo stesso tempo, parte di quei sta energia viene immagazzinata come energia potenziale, il quanto l'energia potenziale dell'oggetto aumenta sempre dj pi man mano che l'oggetto viene sollevato o si trova pi in al to lungo la salita. Questa energia potenziale pu essere conj vertita in energia cinetica permettendo all'oggetto di cadere a] suolo o di rotolare gi dalla salita (Figura 3.2). L'energia chimica, ovvero l'energia contenuta nei chimici che tengono assieme le molecole, una forma di enei] gi potenziale. chiaro quindi che quando parliamo di scarti] bio energetico in una reazione stiamo parlando dello scambi! di energia potenziale. Nei diagrammi energetici quali quel della Figura 3.1, si assume che le molecole di reagente e di pro-i dotto abbiano la stessa temperatura (ossia, che abbiano! stessa energia cinetica) e, quindi, qualsiasi differenza in enerj gi tra i reagenti e i prodotti deve riflettere differenze di eni gi potenziale. Nel prossimo paragrafo vedremo come scambio energetico in una reazione non solo determina l'energia venga liberata o richiesta, ma anche la direzione ver-] so la quale la reazione procede.

Come il bilancio energetico di una reazione ne determina la direzione


Sappiamo per esperienza che le reazioni chimiche hanno late denza naturale a procedere in una certa direzione. Per esemp quando si d fuoco ad un pezzo di carta, questo brucia find non ridotto in cenere (sempre che vi sia ossigeno sufficientj ma non succede mai che la combustione della carta si fer vada al contrario in modo che la cenere venga nuovamente I sformata in carta. La ragione di questo che la combustiti della carta una reazione che libera energia e le reazioni che\ berano energia procedono spontaneamente in avanti (dire i un processo avviene spontaneamente significa che ha luogo j per s, ossia senza che gli venga fornita energia). Affinch lai nere ritorni carta, sarebbe necessario che la reazione di coratj stione della carta andasse in senso opposto, il che richiedere energia invece di liberarne. Questo non accade, in quanto lei zioni che richiedono energia non procedono in avanti spot neamente ma solo se ad esse viene fornita energia (infatti, lei zioni che richiedono energia procedono spontaneamentej senso opposto se non viene fornita energia).

Energia cinetica ed energia potenziale


Quando diciamo che le reazioni liberano o richiedono energia, oppure che le molecole di reagente o prodotto possiedono una certa quantit di energia, che cosa intendiamo? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima chiarire che esistono due tipi base di energia: l'energia cinetica e l'energia potenziale. L'energia cinetica, a volte indicata con il termine energia di movimento, il tipo di energia posseduta dagli oggetti in movimento. L'energia cinetica di un oggetto dipende dalla massa dell'oggetto e da quanto veloce si muove ed aumenta all'aumentare di entrambi questi fattori. Gli atomi e le molecole possiedono energia cinetica in quanto sono sottoposti a movimento termico, un movimento casuale o una vibrazione che esiste a qualsiasi temperatura al di sopra dello zero assoluto. Questa energia cinetica aumenta in modo direttamente proporzionale alla temperatura delle molecole e viene spesso ini dicata come energia termica o calore. L'energia potenziale, al contrario, non associata al movimento ma invece un tipo di energia che pu essere immagazzinata e

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

yRQFQNDIMENTQ DI CHIMICA

Occasionalmente, le concentrazioni vengono espresse in termini di

massa di soluto contenuta nell'unit di volume di soluzione -grammi per litro,


g/l, 0 microgrammi per litro, |ig/l = 1 x 10-6 g/I). Talvolta in fisiologia, l'unit di volume il decilitro (di = 0,1 I), equivalente a 100 millilitri (100 mi). La concentrazione di una soluzione che contiene un grammo di soluto per decilitro frequentemente espressa come all'I percento ( 1%), perch le soluzioni fisiologiche sono prevalentemente in acqua e 100 millilitri di acqua pesano 100 grammi.

Soluzioni e concentrazioni
Una miscela di molecole sciolte in un liquido viene chiamata soluzione. La sostanza disciolta, che in genere un solido o un gas in forma pura, viene detta soluto, mentre il liquido viene chiamato solvente. Le molecole di soluto sono disciolte quando sono completamente separate le une dalle altre e circondate da molecole di solvente, kg concentrazione di una soluzione una misura della quantit di soluto contenuta in un'unit di volume di soluzione. Mentre la quantit di soluto viene in genere espressa in termini di moli (moli), il volume viene spesso espresso in litri (I). Se una mole di soluto viene disciolta in un litro di soluzione, la concentrazione 1 molare (1 M = 1 mol/l). Se 1/1000 di mole (cio una millimole) di soluto viene disciolto in un litro di soluzione, la concentrazione sar 0,001 molare o 1 millimolare (1 mM = 1 x IO-3 mol/l). Nel caso di soluzioni molto diluite, le

Queste regole riflettono un'altra verit fondamentale della natura: i sistemi hanno la naturale tendenza a spostarsi da stati di energia potenziale pi alta a stati di energia potenziale pi bassa. Sappiamo, infatti, che un sasso rotoler spontaneamente gi da una collina ma non risalir (sempre che gli venga fornita dell'energia per iniziare il movimento), in quanto l'energia potenziale del sasso diminuisce man mano che esso scende verso il basso; affinch il sasso possa risalire la collina, necessario che la sua energia potenziale aumenti. In modo simile, una reazione che libera energia (reagenti -> prodotti + energia) procede in avanti spontaneamente in quanto l'energia potenziale diminuisce man mano che i reagenti che possiedono molta energia vengono trasformati in prodotti a bassa energia. Viceversa, una reazione che richiede energia (reagenti + energia prodotti) non procede

Una reazione viene detta in equilibrio quando non vi una netta direzione di reazione; cio quando il reagente convertito in prodotto alla stessa velocit con la quale il prodotto convertito in reagente. L'equilibrio raggiunto quando i reagenti e i prodotti possiedono la stessa energia e, quindi, il bilancio energetico A E zero. importante notare che l'equilibrio non viene raggiunto quando la concentrazione del reagente uguale a quella del prodotto, ma quando i livelli di energia del reagente e del prodotto sono uguali. Per esempio, quando le molecole dei reagenti hanno pi energia rispetto a quelle dei prodotti, in condizioni di equilibrio la concentrazione del prodotto deve essere maggiore rispetto a quella dei reagenti affinch i livelli energetici dei reagenti e del prodotto siano uguali.

La legge di azione di massa


L'energia delle molecole di reagente o di quelle di prodotto determinata da diversi fattori, tra cui il numero e i tipi di legami chimici presenti, la natura del solvente nel quale le molecole sono disciolte e le concentrazioni delle molecole. In generale, all'aumentare della concentrazione di molecole, aumenta l'energia di tali molecole (Approfondimento di chimica: Soluzioni e concentrazioni). A causa di questo legame tra concentrazione ed energia, possibile modificare la direzione di una reazione - in avanti o indietro - aumentando o diminuendo le concentrazioni dei reagenti rispetto ai prodotti. Questo fenomeno viene comunemente definito la legge di azione di massa: un aumento della concentrazione dei reagenti rispetto a quella dei prodotti tende a far procedere la reazione in avanti, mentre un aumento della concentrazione dei prodotti rispetto a quella dei reagenti tende a far procedere la reazione a ritroso. La legge di azione di massa illustrata nella Figura 3.3 che utilizza come modello due recipienti di acqua connessi da un tubo, il recipiente di sinistra rappresenta i "reagenti" e quello di destra rappresenta i "prodotti". La differenza in altezza tra i recipienti indica le differenze in energia tra i reagenti e i prodotti sulla base delle loro propriet molecolari. Il volume di ac-

spontaneamente in avanti, in quanto l'energia potenziale aumenta man mano che i reagenti a bassa energia vengono convertiti in prodotti ad alta energia (pi precisamente, la variazione di energia libera di una reazione e non la variazione di energia potenziale che determina la direzione della reazione; l'energia libera, per, un tipo di energia chimica potenziale che pu essere estratta da una molecola). Dato che le reazioni cataboliche per loro natura liberano energia e che quelle anaboliche richiedono energia, possiamo dedurre che le reazioni cataboliche si verificano spontaneamente nelle cellule, mentre quelle anaboliche possono verificarsi solo se viene fornita loro energia. Le reazioni anaboliche possono verificarsi nelle cellule perch alcuni meccanismi cellulari accoppiano tali reazioni con delle reazioni cataboliche. Questi accoppiamenti fanno s che l'energia liberata dalle reazioni cataboliche venga utilizzata per mandare avanti le reazioni anaboliche. Nei seguenti esempi, la reazione A > B rilascia energia. Questa energia usata per mandare avanti la reazione C - D: A B + energia
C + energia -> D concentrazioni possono essere espresse in micromoli per litro (jnmol/1 = 1 x 10-6 mol/l) o nanomoli per litro (nmol/l = 1 x 10-9 mol/l). Le concentrazioni di sostanze specifiche vengono spesso indicate con parentesi quadre. Per esempio, [Na+] indica la concentrazione di ioni sodio.

Una reazione che libera energia procede spontaneamente in avanti...

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare dei ...ma pu essere forzata a ritroso aumentando la concentrazione 59 prodotti.

Concentrazione

dei reagenti

incremento della concentrazione dei prodotti

Differenza di energia dovuta alle propriet molecolari di reagenti e prodotti Reagenti Prodotti

- Concentrazione dei prodotti Reagenti Prodotti

(a)
Una reazione che richiede energia procede a ritroso spontaneamente ....................................................... ma pu essere forzata ad andare in avanti aumentando la concentrazione dei reagenti.

Concentrazione dei reagenti

Differenza di energia dovuta alle propriet molecolari di reagenti e prodotti Reagenti Prodotti

Reagenti

Prodotti

(b) FIGURA 3.3 La legge d'azione di massa. In questo modello, il volume d'acqua nei recipienti rappresenta le concentrazioni dei prodotti e dei reagenti, (a) Le reazioni che liberano energia possono essere forzate a procedere all'indietro quando le concentrazioni dei prodotti vengono aumentate rispetto a quelle dei reagenti, (b) Le reazioni che richiedono energia possono essere forzate a procedere in avanti quando le concentrazioni dei reagenti vengono aumentate rispetto a quelle dei prodotti.

qua nei recipienti rappresenta le concentrazioni del reagente e del prodotto. La direzione del flusso d'acqua nel tubo rappresenta la direzione della reazione. Nella Figura 3.3a, il recipiente di sinistra pi in alto di quello di destra, indicando in tale modo una reazione che normalmente produce energia. Quando il volume d'acqua lo stesso nei due recipienti, l'acqua scorre da sinistra a destra, indicando in tale modo che la reazione procede in avanti spontaneamente, dai reagenti ai prodotti. Aggiungendo per acqua al recipiente di destra (ossia, aumentando la concentrazione di prodotti), possiamo fare in modo che l'acqua proceda in senso opposto. La reazione, quindi, viene forzata a procedere a ritroso. Nella Figura 3.3b, il recipiente di destra pi in alto di quello di sinistra, indicando in tale modo una reazione che normalmente richiede energia. Quando il volume d'acqua lo stesso nei due recipienti, l'acqua scorre da destra a sinistra, indicando in tale modo che la reazione procede all'indietro spontaneamente. Quando per una quantit sufficiente di acqua viene aggiunta al recipiente di sinistra, il flusso va da sinistra a destra. In questo caso, la reazione viene forzata a procedere in avanti, in seguito all'aumento della concentrazione dei reagenti.

Quando le molecole di reagente entrano a far parte di una rea' zione, la loro conversione in molecole di prodotto non avvia improvvisamente. Le molecole di reagente, invece, si trasformano in una forma intermedia ad alto contenuto energetici) chiamata stato di transizione, che successivamente si trasfor ma in molecole di prodotto. La reazione opposta (la conversiti' ne di prodotti in reagenti) deve anch'essa passare attraverso questo stato di transizione. Quindi, le trasformazioni che hanno luogo in una reazione sono continue e graduali, non improvvise, come viene mostrato dalla Figura 3.4a. Il "picco" j met curva, noto come barriera dell'energia di attivazione, i dovuto al fatto che l'energia potenziale dello stato di transizioj ne maggiore sia di quella dei reagenti che di quella dei pro-j dotti. Per esempio, abbiamo descritto precedentemente che la combustione della carta una reazione che rilascia energia. Iq effetti, la carta non brucia spontaneamente. Infatti l'energi) come una fiamma o il calore prodotto da una lente di ingri dimento, ha bisogno di un input per superare la barriera l'energia di attivazione. Affinch i reagenti diventino prodotti

Energa di attivazione

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

di attivazione

Reagenti 1

Prodotti

Andamento della reazione (a) Stato di transizio n Andamento della reazione


(a)

C C E ?
C D

A+B

c
LU

lf\
A+B A+B

Andamento della reazione


CO

"o > o c
LL I

A+B-y^C + D

(b)
FIGURA 3.4 La barriera dell'energia di attivazione. Le reazioni rappresentate nella figura rilasciano energia, (a) Un diagramma energetico simile a quello della Figura 3.1 a, ma con inclusa la barriera dell'energia di attivazione, (b) Diagramma energetico in cui le energie di attivazione per la reazione in avanti e per la reazione a ritroso sono indicate dalle frecce verticali.

molecole viene convertita in energia potenziale. Se questo aumento di energia potenziale uguale o maggiore dell'energia di

Andamento della reazione

(b)

FIGURA 3.5 Effetti della barriera dell'energia di attivazione, (a)


Collisione tra due molecole di reagente, A e B, con abbastanza energia per entrare nello stato di transizione. L'energia della collisione supera la barriera dell'energia di attivazione, dando luogo alla formazione dei prodotti C e D. (b) Collisione di A e B con energia insufficiente per entrare nello stato di transizione. La barriera dell'energia di attivazione non viene superata e non si verifica alcuna reazione.

viceversa, le molecole devono avere sufficiente energia potenziale da superare la barriera dell'energia di attivazione, e devono acquisire dell'energia "extra", chiamata energia di attivazione, che la differenza tra l'energia dello stato di transizione e l'energia o dei reagenti o dei prodotti. L'energia di attivazione indicata nella Figura 3.4b come distanza verticale tra l'energia iniziale o finale ed il picco della curva. Si noti come per la reazione illustrata in figura, che una reazione che rilascia energia, l'energia di attivazione per la reazione in avanti inferiore a quella della reazione opposta. Per una reazione che richiede energia, vero il contrario. Se le molecole devono acquisire un'energia extra per superare la barriera dell'energia di attivazione e poter reagire, da dove proviene questa energia "extra"? Le molecole acquisiscono questa energia collidendo le une con le altre, cosa che accade di continuo, in quanto esse si trovano in movimento termico costante. Consideriamo, per esempio, la reazione A + B > C + D. Affinch le molecole A e B reagiscano, devono inizialmente collidere. Quando questo accade, parte dell'energia cinetica termica delle

[3 Nel caso in cui la barriera dell'energia di attivazione ridotta, lo scambio di energia di una reazione aumenta, diminuisce o rimane uguale?

a/endn aueuiiy

attivazione, allora le due molecole passeranno nello stato di transizione e verranno convertite nei prodotti C e D (Figura 3.5a). Il significato della barriera dell'energia di attivazione che essa limita la velocit della reazione, argomento che verr affrontato in modo dettagliato nel prossimo paragrafo. Qui importante sottolineare che non tutte le collisioni tra molecole di reagente determinano una reazione, in quanto alcune collisioni non generano

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

sufficiente energia potenziale per superare la barriera dell'energia di attivazione. Pi velocemente si muovono due molecole in prossimit di collisione, maggiore energia

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

potenziale guadagnano in seguito alla collisione. Se l'energia guadagnata inferiore all'energia di attivazione, allora le molecole entrate in collisione non passeranno allo stato di transizione e non reagiranno (Figura 3.5b); esse semplicemente emergeranno non modificate dalla collisione.

temperatura e (3) l'entit della barriera dell'energia di attiva ] zione della reazione.

Concentrazioni dei reagenti e dei prodotti

Quando parliamo della velocit di una reazione, generalment^ ci riferiamo alla velocit netta: la differenza tra la velocit dell reazione in avanti (reagenti prodotti) e la velocit della rea-j zione all'indietro (prodotti -> reagenti). In accordo con la Test veloci 3.2 dell'azione di massa, qualsiasi aumento della concentrazioni dei 1. In una reazione che libera energia chi ha pi energia - i reagenti o reagenti porter ad un aumento della velocit in avanti sen| za i prodotti? influenzare la velocit della reazione opposta. Allo stesa modo, 2. Quale fattore determina la direzione di una reazione? Le reazioni che qualsiasi aumento della concentrazione dei prodoti porter ad un spontaneamente procedono in avanti sono reazioni che liberano o che aumento della velocit all'indietro senza influen-j zare quella in richiedono energia? avanti. Quindi, un aumento della concentrazione dei reagenti 3. Descrivere brevemente la legge di azione di massa. rispetto a quella dei prodotti aumenter la velocitij netta in avanti. 4. Che cos' l'energia di attivazione? In che modo questa influenza una Al contrario, un aumento della concentrazion dei prodotti rispetto reazione? ai reagenti diminuir la velocit netta i avanti e infine potr anche spingere la reazione in senso oppo sto, nel caso in cui la concentrazione sia sufficientemente alta] L'effetto delle concentrazioni dei reagenti e dei prodotti su velocit della reazione dovuto al fatto che le concentratoli influenzano la frequenza di La velocit di una reazione chimica la misura di quanto velo- collisione tra le molecole: all'ali mentare della concentrazione delle cemente essa consuma reagenti e genera prodotti; generalmente molecole, aumenta anche numero di collisioni in un dato viene espressa come variazione della concentrazione per unit di periodo di tempo. tempo (moli/litri al secondo, o unit equivalenti). Per esempio, al procedere della reazione A + B -> C + D, le concentrazioni di A Temperatura e B diminuiscono, mentre le concentrazioni di C e D aumentano. In generale, la velocit di una reazione aumenta all'aumenta della La velocit di questa reazione pu essere espressa come temperatura e diminuisce al diminuire di essa. Ad esen pio, il cibo variazione delle concentrazioni di C e D per unit di tempo. viene conservato in frigorifero in quanto il raf damento rallenta la La velocit di una reazione metabolica di grande imporvelocit delle reazioni di decomposizioni] permettendo un tanza fisiologica, in quanto le funzioni dell'organismo richiedono mantenimento pi a lungo del cibo. che le reazioni procedano ad una velocit adeguata alle necessit La temperatura influenza la velocit delle reazioni quanto del corpo di quel momento. Velocit pi alte o pi basse del influenza la frequenza e l'energia delle collisioni molej colari. necessario possono infine portare a gravi problemi di All'aumentare della temperatura, aumenta l'energia netica funzionamento cellulare. La dimostrazione forse pi chiara di media delle molecole, aumentando l'energia delle co| sioni. Il questo pericolo costituita dall' ipotermia, condizione che si risultato un aumento della percentuale di collisio che verifica quando la temperatura del corpo scende sotto i valori possiedono energia sufficiente per superare la barrie dell'energia normali (vedi Capitolo 1). Qualsiasi diminuzione della tempedi attivazione, determinando un aumento de velocit della ratura corporea che determini un rallentamento delle reazioni reazione. metaboliche ed una diminuzione della temperatura, anche di pochi gradi, pu indurre in una persona uno stato confusionale, L'altezza della barriera dell'energia di attivazione disorientamento e anche perdita di coscienza. Un ulteriore calo L'altezza della barriera dell'energia di attivazione diversi della temperatura corporea pu portare all'arresto cardiaco seconda del tipo di reazione. Se tutto il resto uguale, la ve| cit (interruzione del battito cardiaco) e alla morte. di una reazione aumenta al diminuire dell'altezza di barriera Successivamente nel capitolo vedremo che le reazioni medell'energia di attivazione. Il motivo che, a qualsij temperatura, taboliche vengono accelerate o catalizzate da molecole speciali solo una frazione delle collisioni tra molecoj avr energia chiamate enzimi e che la velocit delle reazioni metaboliche viene sufficiente per superare la barriera e dare lu<S alla reazione. Al normalmente regolata grazie a modificazioni dell'attivit diminuire dell'altezza della barriera, la centuale di collisioni che enzimatica. Prima, per, prendiamo in considerazione i fattori ha energia sufficiente aumenta-i perch le collisioni stesse che influenzano la velocit delle reazioni chimiche in generale. abbiano pi energia, ma perch lai chiesta di energia minima per una collisione "con successo! ridotta (questa situazione analoga a quello che succede rante una gara di salto in alto: se la barra Fattori che influenzano la velocit delle viene abbassata! numero di concorrenti che riescono a superarla reazioni chimiche aumenta). Sappiamo per esperienza che alcune reazioni chimiche avvenSi noti che al diminuire dell'altezza della barriera (| gono pi velocemente di altre. Per esempio, una reazione di l'energia di attivazione, le velocit sia della reazione in av ossidazione - la combustione della benzina - pu aver luogo con una velocit esplosiva, mentre la formazione di ruggine sul ferro (altro esempio di reazione di ossidazione) avviene co-I s lentamente da richiedere settimane per vederne gli effetti.! La velocit delle reazioni determinata da una serie di fattori,! tra cui (1) le concentrazioni dei reagenti e dei prodotti, (2) la]

Velocit delle reazioni

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

bile di quella' all'indietro aumenta in quanto l'energia di attivazione di entrambe le reazioni si abbassa. Per ragioni che non
rientrano nello scopo del presente libro, per, la velocit netta pi reazione in avanti aumenta ancora nonostante l'aumento di velocit della reazione all'indietro.

Sebbene il meccanismo illustrato mostri i passaggi fondamentali dell'azione enzimatica, esso riguarda solo il tipo pi semplice di reazione enzimatica, quella nella quale un enzima agisce solamente
Enzima libero di legarsi alla molecola di substrato

Il ruolo degli enzimi nelle reazioni chimiche


I Se volessimo creare la situazione per far avvenire una reazione
I metabolica semplicemente mescolando in un contenitore i reagenti necessari, tale reazione avverrebbe molto lentamente. Infatti, molte reazioni metaboliche procederebbero in modo cos lento da essere incompatibili con la vita. Tali reazioni posl:sono procedere a velocit piuttosto elevate nelle cellule grazie v alla presenza di enzimi, biomolecole (quasi sempre proteine) specializzate per agire come catalizzatori, termine generalmente utilizzato per indicare sostanze che accelerano le reazioni chimiche. In questo paragrafo esamineremo come gli enzimi portino a termine questo lavoro e come la regolazione dell'attivit enzimatica controlli la velocit delle reazioni in accordo con le necessit dell'organismo.

su una molecola di substrato alla volta per


Enzima

Meccanismi dell'azione enzimatica


Le cellule contengono una grande variet di enzimi, ciascuno di essi specializzato per catalizzare una particolare reazione o un gruppo di reazioni correlate. Per catalizzare una reazione, una molecola enzimatica deve prima legarsi ad una molecola di reagente che, nel contesto delle reazioni catalizzate da enzima, viene chiamata substrato. L'enzima quindi agisce sul substrato per generare una molecola di prodotto, la quale viene successivamente rilasciata. Quindi, l'azione dell'enzima pu Il prodotto si essere descritta dalla dissocia seguente reazione a due dall'enzima E-S E+S passaggi:
substrato comples so enzimasubstrat o prodotto

substrato si lega all'enzima

enzima

Complesso enzima-substrato Il substrato pu essere convertito in prodotto dall'enzima Prodotto

P+E

enzima

(a )

Li doppia freccia nel primo passaggio (il passaggio in cui avviene il legame) indica che possibile per il substrato legarsi all'enzima ed essere rilasciato prima che l'enzima abbia avuto l'opportunit di agire su di esso (Figura 3.6a). Tale legame viene detto reversibile, in quanto il substrato interagisce debolmente con le proteine e pu prontamente dissociarsi dall'enzima dopo essersi legato ad esso (Approfondimento: Interazioni ligan- do-proteina, p. 68). Se la molecola di substrato rimane legata all'enzima un tempo sufficiente, essa verr alla fine convertita in prodotto durante il secondo passaggio (passaggio catalitico). Dopo il passaggio catalitico, la molecola di enzima esce dalla reazione nella stessa forma con la quale vi era entrata, indicando che essa non stata n consumata n alterata dalla reazione. L'enzima, quindi, libero di agire su una nuova molecola di substrato e generare un altro prodotto. Infatti, una singola molecola enzimatica capace di catalizzare una reazione ripetutamente e quindi, teoricamente, pu generare una quantit illimitata di prodotto. Come indicato dalla doppia freccia, l'enzima pu anche catalizzare la reazione all'indietro, per cui il prodotto viene convertito nuovamente in substrato.

Substrato A

(b)
FIGURA 3.6 Ruolo della specificit del substrato nel meccanismo di azione enzimatica, (a) Il meccanismo dell'azione enzimatica. Il corretto accoppiamento tra la molecola di substrato S e il sito attivo dell'enzima permette il legame e la formazione del complesso enzima-substrato. Dopo il legame, il substrato pu lasciare il sito attivo invariato oppure essere convertito nel prodotto P dall'enzima. Il prodotto quindi esce dal sito attivo, lasciando l'enzima libero di legare un'altra molecola di substrato e di catalizzare nuovamente la reazione, (b) Specificit del substrato. Poich solo la forma del substrato Sc candidato al legame complementare al sito attivo dell'enzima, esso l'unico che pu legarsi all'enzima stesso.

generare un singolo prodotto, come viene espresso nella seguente notazione abbreviata:

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

In realt, molti enzimi agiscono su due o pi substrati diversi e generano pi di un prodotto.

Specificit del substrato


Gli enzimi sono generalmente capaci di catalizzare una particolare reazione in quanto hanno l'abilit di "riconoscere" e legarsi ad un solo particolare tipo di substrato, fenomeno chiamato specificit del substrato. Questa specificit, per, non necessariamente assoluta in quanto alcuni enzimi sono capaci di agire su una grande variet di molecole di substrato diverse purch queste possiedano determinate caratteristiche. Un esempio la pepsina, un enzima che viene secreto dalle cellule parietali dello stomaco e che rompe le proteine contenute nel cibo in frammenti pi piccoli. La pepsina pu agire su quasi tutte le proteine se esse contengono determinati aminoacidi, ma non pu agire sugli altri costituenti del cibo, quali i grassi e i carboidrati.
Enzima Sito attivo Substrato D

So

Substrato B

Substrato C

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

JPJPJBOFON DI M E N T O

Interazioni ligando-proteina
Quando un substrato si lega ad un enzima, lo fa attraverso deboli interazioni (legame idrogeno, legame ionico e forze di van der Waals), ma non attraverso legami covalenti. Le molecole che interagiscono con le proteine in questo modo sono chiamate ligandi. Quindi possiamo generalizzare affermando che l'interazione tra proteine e ligandi [proteina] alta indicata come una reazione comunemente reversibile: interazioni chimiche. Nel seguente esempio, il ligando A forma pi legami ionici con la proteina rispetto ] al ligando B. Quindi la proteina ha maggior affinit per il ligando A. j Una maggiore affinit aumenta la probabilit sia occupata dal ligando. In termini di una ) maggiore affinit implica che pi che una data proteina popolazione di proteine, proteine saranno occupate dal ligando.
Ligando A

proteina = ligando
I ligandi possono legarsi alle proteine perch hanno una forma complementare ad una porzione della proteina, chiamata sito di legame, esattamente come una chiave ha una forma complementare alla sua serratura. I ligandi sono anche attratti chimicamente dai siti di legame della proteina e il legame tra un ligando e una
Sito di legame Concentrazione del ligando Proteina Ligando

proteina + ligando

Proteina

Ligando B

Questo illustrato nel grafico sottostante per il legame del ligando A o B alla proteina, assumendo che solo un tipo di ligando alla volta sia presente. Come mostrato nella tabella sotto e come discusso in tutto il testo, diversi tipi di interazioni proteina-ligando si verificano nel nostro corpo.
Ligando

proteina specifico perch solo alcuni ligandi si adattano al sito di legame.


Proteina

Ligando A

L'interazione tra proteine e ligandi obbedisce alla legge dell'azione di massa nel senso che un aumento della quantit di proteina o del ligando aumenta il numero di proteine occupate dal ligando. Questo illustrato nel seguente grafico, che mostra la relazione tra il numero di proteine con ligando e la concentrazione del ligando. Le due curve sono mostrate una in condizioni di bassa concentrazione di proteina e l'altra in alta concentrazione. La forza d'interazione tra una proteina e un ligando, chiamata affinit, dipende dal grado di complementariet della forma e dal numero e dalla forza delle
Concentrazione del ligando

Substrato Modulatore Messaggero chimico (neurotrasmettitori, ormoni, ecc.) Soluto Soluto Catalizza reazioni chimiche nel corpo Modulazione allosterica dell'attivit enzimatica Scambia messaggi tra le cellule Enzima Enzima Recetto re Trasportatore Trasportatore Trasporta soluti attraverso la membrana Trasporta soluti nel sangue

Funzione

Bassa [S]

Media [S]

Velocit massima

Concentrazione del substrato [S] FIGURA 3.7 Influenza della concentrazione del substrato sulla velocit di una reazione enzimatica. In questa figura che mostra la velocit di reazione rispetto
alla concentrazione del substrato, si assume una concentrazione fissa di enzima, [S], Il legame del substrato all'enzima aumenta all'aumentare della [S] fino a che l'elevata concentrazione del substrato non satura completamente le molecole di enzima (100% di saturazione).
P All'aumentare della velocit di una reazione, la concentrazione di molecole enzimatiche libere (non legate) aumenta o diminuisce?

CAPITOLO 3 Metabolismo conseguenza, la velocit opportunit( catalizzare la reazione. Di cellulare 59 della rea-J zione sar alta. La Figura 3.7 mostra come varia la velocit di una reazione] enzimatica a seconda della concentrazione del substrato, data una certa concentrazione di enzima. A concentrazioni basse o moderate, la velocit della reazione aumenta all'aul mentare di [S], come ci si pu aspettare. A concentrazioni pi alte, per, la curva si appiattisce, indicando che ulteriori au j menti di [S] non determinano aumenti apprezzabili della velo cit. Data una determinata concentrazione enzimatica, quanl do [S] molto alta, il sito attivo di ogni molecola enzimatica | praticamente sempre occupato dal substrato e si dice che l'en{ zima saturato al 100% (la percentuale di saturazione dii enzima indica la quantit di tempo in cui il sito attivo occii' pato; in tal modo, a una saturazione del 25%, il sito attivo sa occupato per il 25% del tempo). L'aumento della concentralo ne del substrato oltre questo livello non causa pi un aumento) della velocit di reazione poich tutte le molecole di enzin sono gi legate ai substrati e stanno gi catalizzando la formazione dei prodotti. In queste circostanze, la velocit della rea-J zione viene limitata soltanto dalla velocit catalitica dell'eli ma e dalla sua concentrazione.

aosinuiiuiQ

H
tri e possono convertire migliaia di molecole di substrato ogni secondo; altri enzimi necessitano di oltre un minuto per agire su una singola molecola di substrato. A parit delle altre condizioni, la velocit di una reazione enzimatica aumenta all'aumentare della velocit catalitica dell'enzima. Concentrazione enzimatica La velocit catalitica di un enzima influenza la velocit della reazione enzimatica in quanto influenza la velocit con la quale le molecole enzimatiche possono convertire i substrati in prodotti. Ma la velocit di una reazione enzimatica aumenta anche in modo direttamente proporzionale alla concentrazione enzimatica sulla base della legge di azione di massa. Un aumento del numero di molecole enzimatiche aumenta la probabilit che il substrato si leghi all'enzima e quindi venga convertito in prodotto. Concentrazione del substrato La velocit di una reazione enzimatica aumenta anche all'aumentare della concentrazione del substrato sulla base della legge di azione di massa. Come accade per un aumento della concentrazione dell'enzima, un aumento della concentrazione delle molecole di substrato aumenta la probabilit che il substrato si leghi all'enzima. Si noti che un enzima pu catalizzare una reazione solo quando legato al substrato. Inoltre, un enzima pu essere usato molte volte. Una volta che il substrato stato convertito in prodotto e il prodotto stato rilasciato, l'enzima pu legare un'altra molecola di substrato e convertirla in prodotto. Quando la concentrazione di substrato bassa, passer un tempo maggiore prima che la successiva molecola di substrato si leghi all'enzima, e come risultato, il sito attivo dell'enzima rimarr libero per la maggior parte del tempo. In queste condizioni, la velocit della reazione sar bassa perch l'enzima spesso libero. A concentrazioni pi alte di substrato, passer meno tempo prima che la successiva molecola di substrato si leghi all'enzima. Questtj significa che il sito attivo dell'enzima sar occupato peri maggior parte del tempo, dando all'enzima pi

Affinit L'affinit di un enzima la misura di quanto forte] sia il legame tra le molecole di substrato ed il sito attivo t un termine generale che si riferisce alla forza di legame t due molecole qualsiasi). Generalmente, maggiori affinit! traducono in reazioni enzimatiche pi veloci. Questo ha sensi se si considera che il sito attivo di un enzima deve essere occ pato da una molecola di substrato prima che l'enzima posi catalizzare la reazione. Quando le molecole di substrato son presenti ad una certa concentrazione, il sito attivo dell'enzin verr occupato per la maggior parte del tempo se l'enzima! un'alta affinit per il substrato. Se l'affinit bassa, il sito attivo| sar occupato per meno tempo, a parit di altre condizioni Quindi, un enzima ad alta affinit in grado di generare pi molecole di prodotto in un certo periodo di tempo. Un'alta affinit implica un perfetto adattamento tra il site attivo dell'enzima e la molecola di substrato. Tale adattamento massimizza l'area di contatto tra il substrato e l'enzima, masi mizzando allo stesso tempo le forze di attrazione che possa esistere tra i due. L'affinit viene anche influenzata da altri fat-j tori, che aumentano tali forze di attrazione, quali la presen di cariche elettriche opposte sull'enzima e sul substrato. La Figura 3.8 mostra come il grado di saturazione di i enzima e, quindi, la velocit con la quale esso pu catalizzi una reazione, sono influenzati non solo dalla concentrazioni del substrato, ma anche dall'affinit dell'enzima per il substi to. Ad una data concentrazione di substrato un enzima con a finit pi alta sar maggiormente saturato rispetto ad un en ma con affinit pi bassa, di conseguenza raggiunger la sui massima velocit a concentrazioni di substrato minori. Altri fattori che influenzano la velocit delle reazioni cata zate dagli enzimi Le velocit delle reazioni enzimatiche po; sono essere influenzate da diversi fattori, come la temperatu a cui si svolge la reazione o il pH (Approfondimento di chii ca: Acidi, basi e pH). Le variazioni di temperatura o di pH m

79 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

Ambiente esterno

Polmoni

Nutrienti, acqua, sali inorganici

Ambient e interno
Vasi sanguigni Cuore

Tratto gastrointestinale

Assorbimento

Membrana cellulare

ooo
9999 OQ
Filtrazione Cellule del sangue Riassorbimento Secrezione

999
Cellule (nervose, Strato di tessuto epiteliale muscolari, ecc.)

Materiale non assorbito

FIGURA 1.4 Visione semplificata dello schema organizzativo generale dell'organismo.

I flussi delle varie sostanze sono indicati dalle frecce.

Il mezzo interno dell'organismo


Per poter vivere, le cellule devono ricevere ossigeno e nutrienti dall'ambiente circostante e devono scaricare in esso anidride carbonica e altri prodotti di scarto. La sorgente di ossigeno e nutrienti, che accoglie anche i prodotti di scarto (come l'anidride carbonica), in ultima analisi l'ambiente esterno. Si noti, per, dalla Figura 1.4 che la maggior parte delle cellule non in grado di scambiare le sostanze direttamente con l'ambiente esterno, poich non in diretto contatto con esso. Al contrario, le cellule ricevono ossigeno e nutrienti attraverso il circolo, che inoltre trasporta via dalle cellule l'anidride carbonica e i prodotti di scarto. Si noti, anche, che la maggior parte delle cellule non in diretto contatto con il sangue, ma circondata da un fluido di separazione che scambia le varie sostanze con il sangue. Poich tale fluido forma l'ambiente pi prossimo alla maggior parte delle cellule dell'organismo, viene chiamato mezzo interno (il termine mezzo interno viene usato anche per definire il fluido che nel sangue circonda le cellule ematiche).

Scambio di sostanze tra l'ambiente esterno e quello interno Per svolgere questa funzione il sangue deve ottenere ossigeno, nutrienti ed altre sostanze necessarie dall'ambiente esterno e deve riversare in esso l'anidride carbonica e le altre sostanze di scarto. La Figura 1.4 mostra che lo scambio di sostanze tra il sangue e l'ambiente esterno avviene in diversi luoghi, tra cui i polmoni, il tratto gastrointestinale e i reni. Nei polmoni, l'ossigeno dell'aria inspirata entra in circolo, mentre l'anidride carbonica esce dal circolo e viene espulsa mediante l'aria espirata. Nel tratto gastrointestinale avviene il trasporto dal lume al sangue di acqua, sali inorganici e nutrienti estratti dal cibo digerito, attraverso il processo chiamato assorbimento. Per favorire la digestione del cibo, lo stomaco utilizza sostanze (acidi gastrici e proteine) provenienti dal sangue e trasportate nel lume mediante un processo definito secrezione. Le sostanze non assorbite (pi batteri e detriti cellulari) rimangono nel tratto gastrointestinale e vengono, infine,

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

eliminate all'esterno sotto forma di feci (un processo chiamato escrezione). Nei reni, il liquido passa prima dal sangue ai tubuli grazie ad un meccanismo denominato filtrazione. In seguito, mano a mano che il liquido filtrato procede lungo i tubuli, le sostanze necessarie (acqua, sali inorganici e nutrienti) sono trasportate di nuovo nel sangue in maniera selettiva grazie ad un processo denominato riassorbimento. Allo stesso tempo, sostanze non necessarie seguono il percorso inverso e vengono trasportate

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

P R O F O N D I M E N T O D i C HI M I C A

Acidi, basi e pH
Hne sostanze liberano ioni idrogeno o protoni (H+) quando vengono disciolte in acqua e vengono definite acidi. Un esempio comune l'acido cloridrico (HCI), che si dissocia in ioni idrogeno e ioni cloro come indicato: HCI H+ + ClL'acido cloridrico un esempio di acido forte, che si dissocia completamente. Altri acidi sono acidi deboli, poich si dissociano solo parzialmente. Per esempio, i gruppi carbossilici (-COOH), che si trovano negli aminoacidi e in altre molecole, agiscono come acido e si dissociano nella seguente maniera:
R-COO- + H+

classificate come forti o deboli a seconda che si combinino completamente o parzialmente. Esempi di basi deboli sono i gruppi aminici (-NH2), che si trovano negli aminoacidi ed altre sostanze e reagiscono con i protoni nella seguente maniera:
R-NH, + H+

L'acidit di una soluzione determinata dalla sua concentrazione di ioni idrogeno, che pu essere espressa in termini di molarit oppure misurata da un numero chiamato pH, definito dalla seguente espressione:
pH = log (1/[H+]) = -log [H+]

In questo caso, la doppia freccia significa che i protoni non solo possono dissociarsi dagli anioni (R-COOi, ma possono anche combinarsi con loro. Le sostanze che si combinano con i protoni vengono chiamate basi e sono
R-COOH

R-NH, dove [H+] la concentrazione di ioni idrogeno. Si noti che +], il pH diminuisce all'aumentare di [H ed inoltre che essendo la scala del pH logaritmica, una variazione di un'unit di pH corrisponde a una variazione di dieci volte della concentrazione di ioni idrogeno. La concentrazione di ioni idrogeno nell'acqua distillata 10~7 M e corrisponde a pH = 7. Le soluzioni con pH = 7 sono dette neutre; con pH minore di 7 sono dette acide, mentre con pH maggiore di 7 sono dette basiche.

dificano la struttura di tutte le proteine; pertanto tali cambiamenti modificano la conformazione e quindi l'attivit degli enzimi. In generale, le attivit di un enzima si riducono se la temperatura o il pH diventano significativamente pi alti o pi bassi del normale. All'interno dell'organismo le variazioni di temperatura sono raramente significative, poich la temperatura corporea viene regolata in modo da essere costante. An-

mentre quella della tripsina, un enzima simile alla pepsina che degrada le proteine ma che agisce nell'intestino, maggiore quando il pH basico.

Regolazione dell'attivit enzimatica


Abbiamo appena visto la maniera in cui un enzima catalizza le reazioni e come la sua capacit catalitica venga influenzata da vari fattori. Vedremo adesso come l'organismo regola l'attivit dei vari enzimi in maniera da regolare la velocit delle reazioni metaboliche. Al variare delle condizioni in cui si trova l'organismo, le velocit delle reazioni metaboliche vengono continuamente aggiustate per far fronte alle necessit. Questo aggiustamento viene ottenuto grazie a diversi meccanismi che regolano l'attivit di alcuni enzimi. In alcuni casi, viene regolata la concentrazione cellulare di un enzima per velocizzare o rallentare una reazione. Ci pu essere ottenuto sintetizzando pi molecole di enzima per ottenere un aumento della concentrazione e di conseguenza un aumento della velocit. In alternativa, gli enzimi possono essere degradati o inattivati in vari modi, abbassandone la concentrazione intracellulare e riducendo la velocit di reazione. Pi spesso, per, le velocit di reazione vengo-

FIGURA 3.8 Influenza dell'affinit enzima-substrato sulla velocit di una reazione catalizzata da un enzima. Nel grafico sono mostrate due reazioni enzimatiche caratterizzate da diversa affinit per il substrato, in termini di velocit di reazione in funzione della concentrazione del substrato. Per semplicit si assume che i due enzimi abbiano la stessa velocit catalitica e siano presenti alla stessa concentrazione. Notate che in corrispondenza di minori concentrazioni di substrato, l'enzima con maggiore affinit riesce a catalizzare la reazione pi velocemente.

che il pH viene regolato per rimanere relativamente costante nel liquido intracellulare e in quello extracellulare (nell'intervallo 7,2-7,4), ma in alcune regioni dell'apparato gastrointestinale pu cambiare in maniera apprezzabile. Ad esempio, nel lume dello stomaco contenuto un liquido altamente acido (con pH inferiore a 2); mentre nell'intestino il liquido contenuto nel lume pi basico, con un pH superiore a 8. L'attivit della pepsina, che agisce nello stomaco, significativamente maggiore quando il pH acido,

Modulatore #^"EnZma ^ Sito attivo

Sito regolatore ^ +

f*
Enzima con attivit alterata

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

Enzima Sito attivo Catalizza la rottura di un Legame covalente!

(a)

Gruppo chimico

(b)

FIGURA 3.9 Regolazione allosterica dell'attivit enzimatica, (a) Legame reversibile di una molecola di modulatore al sito di regolazione di un enzima. Appena legato, il modulatore modifica il sito attivo e di conseguenza l'attivit dell'enzima, (b) L'effetto della concentrazione del modulatore sull'attivit enzimatica. Quando il modulatore si trova a bassa concentrazione, solo poche molecole di enzima sono legate ad esso. A concentrazioni pi elevate, pi molecole di enzima sono legate e di conseguenza aumenta l'influenza del modulatore sull'attivit enzimatica globale. Catalizza la formazioni di un legame covalente f fra un gruppo chimico e la molecola enzimatica

Bassa concentrazione del modulatore Alta concentrazione del modulatore

legame covalente

Enzima con attivit alterai

FIGURA 3.10 Regolazione covalente dell'attivit enzimatica. legame covalente di un gruppo chimico all'enzima altera l'attivit enzimatica. La formazione di questi legami covalenti catalizzata da altro enzima (A); la rimozione del gruppo chimico richiede l'azione di i ulteriore enzima (B) che rompe i legami covalenti.

D Perch il numero di molecole di enzima legate aumenta all'aumentare della concentrazione del modulatore?
esseiu ip auoizejiap sa/ e/ Jdj

no regolate modificando l'attivit delle molecole di enzima esistenti, che un modo considerevolmente pi veloce rispetto al cambiamento della concentrazione enzimatica. Due meccanismi capaci di alterare l'attivit degli enzimi sono la regolazione allosterica e la regolazione covalente. Regolazione allosterica Alcune molecole enzimatiche possiedono un sito di legame chiamato sito di regolazione a cui si legano specifiche molecole definite modulatori (il sito di regolazione distinto dal sito attivo). Un modulatore induce una modificazione della conformazione dell'enzima che altera la forma del sito attivo, provocando un cambiamento dell'attivit enzimatica mediante l'alterazione della velocit catalitica, della affinit per il substrato o di entrambe. Questo tipo di meccanismo di regolazione viene definito regolazione allosterica (Figura 3.9). Nella regolazione allosterica, il legame del modulatore al sito di regolazione reversibile e pertanto il modulatore pu facilmente lasciare il sito di regolazione dopo essersi legato. Di norma, esiste una condizione di equilibrio tra enzima e modulatore. Quando aumenta la concentrazione del" modulatore, l'equilibrio si sposta in accordo con la legge dell'azione di massa e pi molecole di enzima vengono legate dal modulatore (vedi Figura 3.9b). Quando la concentrazione del modulatore diminuisce, l'equilibrio si sposta nella direzione contraria e in tal modo meno molecole di enzima sono legate al modulatore.

Il legame di un modulatore ad un enzima pu sia aumei tare che ridurre l'attivit enzimatica a seconda dell'enzima! questione. Un modulatore che aumenta l'attivit di un enzit chiamato attivatore, un modulatore che diminuisce l'attivi di un enzima chiamato inibitore. Alcune molecole di enz sono dotate di pi di un sito di regolazione e possono risp dere a pi di un tipo di modulatore. Talvolta, questi vari mod latori influenzano l'enzima in modi differenti, alcuni inib dolo, altri stimolandolo. Regolazione covalente Un altro tipo di regolazione enzin tica la regolazione covalente, che modifica l'attivit di une zima tramite il legame covalente di un gruppo chimico speci co a un sito della molecola enzimatica (Figura 3.10). Inque processo, la formazione del legame covalente tra il gruppo chi mico e la proteina enzimatica catalizzata da un altro enzi (enzima A della figura). Poich i legami covalenti sono relati mente forti, il gruppo chimico rimane attaccato all'enzima no a quando il legame non viene rotto e ci richiede intervet di ulteriori enzimi (enzima B della figura). Un tipo comune di regolazione covalente comportala! sforilazione e la defosforilazione delle molecole enzimatici La fosforilazione di una molecola enzimatica bersaglio (E) vi ne catalizzata da un particolare tipo di enzima chiamato pr teina chinasi, nella maniera seguente:
E + P;-------------------------- >E-P
proteina chinasi

La defosforilazione viene catalizzata da un enzima chia fosfatasi e pu essere scritta come segue:
E-P ----------------------> E + P:
fosfatasi

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

Le proteine chinasi e fosfatasi sono in genere specifiche [ particolari enzimi bersaglio e possono loro stesse diven bersaglio di altri meccanismi regolatori allosterici o covalenti

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

Inibizione a feedback Attraverso la regolazione allosterica o covalente l'attivit di un enzima pu essere aumentata o diminuita. Poich per le reazioni che formano un ciclo metabolico sono in genere catalizzate da molti enzimi, solo alcuni di questi possono venire regolati. In tal modo, grazie al controllo di alcuni enzimi regolati le cellule possono controllare l'intero ciclo.

metabolico formato da tre passaggi catalizzati da tre diversi enzimi (Ep E2 L'enzima inibito spesso l'enzima limitante la velocit o il primo enzima della via metabolica. Alcune vie metaboliche hanno anche dei punti di diramazione. In queste vie, i primi enzimi dei punti di diramazione sono spesso regolati per controllare le velocit delle reazioni laterali. Consideriamo la seguente via metabolica: BD Il prodotto intermedio B pu essere convertito a C o D, in funzione delle attivit relative di Ej e E2. Attivazione a feedforward Un altro meccanismo di regolazione enzimatica, meno comune, l'attivazione a feedforward che produce l'attivazione di un enzima in seguito all'azione di un prodotto intermedio che appare a monte nella via metabolica: B D

E:

Alcuni enzimi nei percorsi metabolici tendono ad essere maggiormente regolati rispetto ad altri. Per esempio, in una via metabolica la velocit di ciascuna reazione varia. La veloci- t dell'intera via metabolica generalmente determinata dalla pi lenta delle reazioni del percorso, ed quindi chiamata ve- locit limite della reazione. L'enzima che catalizza la reazione pi lenta quindi chiamato enzima che determina la velocit limite, ed frequentemente soggetto ad un processo regolato- rio chiamato inibizione a feedback. Nel l'inibizione a feedback, un prodotto intermedio di una via metabolica inibisce allostericamente un enzima che catalizza una reazione precedente nello stesso percorso. Considerate l'esempio che segue in cui mostrato un ciclo

D Qui, la sostanza C agisce mediante la regolazione allosterica per inibire E2, l'enzima che catalizza il secondo passaggio, come indicato dalla freccia con il segno negativo. Di norma, l'inibizione a feedback regola l'attivit enzimatica in modo tale da mantenere costante la velocit delle reazioni metaboliche. In queste condizioni (definite di stato stazionario) tutti e tre i passaggi del ciclo mostrato sopra procedono alla stessa velocit e di conseguenza C viene consumato nel terzo passaggio tanto velocemente quanto viene prodotto nel secondo, rimanendo pertanto stabile la sua concentrazione [C]. Se la velocit del secondo passaggio aumentasse improvvisamente per qualche ragione, [C] aumenterebbe e ci sopprimerebbe l'attivit di E2 controbilanciando l'aumento di concentrazione. I L'inibizione a feedback pu agire aumentando o diminuendo la velocit delle reazioni metaboliche in conseguenza delle richieste dell'organismo. Supponiamo, per esempio che, nel caso appena visto, il terzo passaggio diventi pi veloce in seguito ad un aumento della domanda cellulare di prodotto finale D. L'aumento di velocit del terzo passaggio produrr un aumento del consumo di C e, di conseguenza, la [C] inizier a ridursi. Questa riduzione della [C] ridurr l'azione inibitoria di Csu E2, inducendo cos un aumento della velocit del secondo passaggio. Spesso, nell'inibizione a feedback l'inibitore allosterico il prodotto finale del percorso metabolico e questo tipo di regolazione chiamata inibizione da prodotto finale. Per esempio, nella via metabolica sotto indicata, il prodotto finale D inibisce E2:

In questo esempio, E3, che catalizza il terzo passaggio, viene attivato dalla sostanza B, che prodotta nel primo passaggio. Come nel caso dell'inibizione da prodotto finale, l'attivazione a feedforward collabora a mantenere stabile la velocit della reazione in condizioni normali ma permette l'aumento o la riduzione della velocit quando le condizioni cambiano.

Test veloci 3.3


1. Un aumento di quale dei seguenti parametri aumenterebbe la velocit netta della reazione in avanti? Temperatura, concentrazione dei reagenti, concentrazione dei prodotti, altezza della barriera dell'energia di attivazione (scegliere tutti quelli giusti). 2. Come viene influenzata la velocit di reazione enzimatica dalla velocit catalitica di un enzima? E dall'affinit per il substrato? 3. Qual la principale distinzione tra regolazione allosterica e regolazione covalente? E tra inibizione a feedback e attivazione a feedforward?

Ossidazione del glucosio: la principale reazione del metabolismo energetico


Abbiamo visto che l'energia viene liberata da certe reazioni chimiche e consumata in altre, e che l'energia liberata pu essere utilizzata per svolgere lavoro cellulare. Abbiamo anche visto come gli enzimi catalizzano queste reazioni, che in tal modo diventano sufficientemente rapide per soddisfare i bisogni dell'organismo. In questa parte del capitolo utilizzeremo tutte queste informazioni per comprendere come una cellula utilizza la degradazione sequenziale delle molecole di nutrienti per produrre ed immagazzinare abbastanza energia per i vari pr-

- >

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

r\Adenosina I
S^'n NH,

Trifosfato

adenosina difosfato (ADP) e da fosfato inorganico (Pj) condo la seguente reazione: ADP + Pj + energia ATP (+ H20) La sintesi di ATP un esempio di reazione di condensazione p ch si genera acqua come prodotto (per semplicit l'acqua vii spesso omessa nella formulazione della reazione). La quantit energia che viene richiesta per produrre una mole di ATP in ci dizioni cellulari normali circa 7 kilocalorie (AE = +7 kcal/mole] L'ATP si forma attraverso una reazione di fosforilaz che prevede l'aggiunta di un gruppo fosfato (P) ad un ali composto, l'ADP. La sintesi di ATP avviene attraverso due pi cessi di base: la fosforilazione a livello del substrato e la/osj lazione ossidativa. Nella fosforilazione a livello del substri un gruppo fosfato trasferito da un metabolita intermedio! all'ADP per formare ATP: X-P + ADP X + ATP Per esempio, nelle cellule muscolari, il creatinfosfato pu ed re il suo gruppo fosfato all'ADP per formare ATP e creatina. Creatinfostato + ADP creatina + ATP Nella fosforilazione ossidativa, l'ADP si lega con un fosfato ganico libero (Pj) per formare ATP:
ADP + Pj -> ATP

ATP

FIGURA 3.11 L'ATP.

cessi dell'organismo. Nel corso della discussione ci focalizzeremo sull'ossidazione del glucosio, reazione su cui si basano praticamente tutte le cellule per soddisfare i propri bisogni energetici. Vi siete mai chiesti perch respiriamo? La risposta pi semplice a questa domanda che respirare ci serve per ottenere ossigeno dall'aria e per espellere anidride carbonica. Questo scambio di gas fondamentale per la sopravvivenza, poich noi otteniamo la maggior parte dell'energia di cui abbiamo bisogno dalla reazione dell'ossigeno con il glucosio e con le altre molecole di nutrienti che servono da combustibile. Quando l'ossigeno reagisce con questi combustibili, viene liberata energia e si genera anidride carbonica come prodotto di scarto. Ci particolarmente evidente nella reazione dell'ossigeno con il glucosio (C6H1206), che procede nella seguente maniera: C6H1206 + 6 02 6 C02 + 6 H20 + energia Possiamo vedere che la completa ossidazione di una molecola di glucosio richiede 6 molecole di ossigeno e genera 6 molecole di anidride carbonica e 6 molecole di acqua. Appare inoltre evidente che questa reazione libera energia e questo il motivo per cui questa reazione di cruciale importanza per le cellule. L'energia liberata pari a 686 kilocalorie per ogni mole di glucosio che entra nella reazione (AE= -686 kcal/mole).

La fosforilazione ossidativa utilizza il sistema di trasport elettroni e l'ossigeno. Nei successivi paragrafi di questo capi(| lo vedremo esempi specifici di fosforilazione a livello del sj strato e di fosforilazione ossidativa. Vediamo ora come si va energia dall'ATP. Abbiamo detto prima che il vapore prodotto in una c^ trale elettrica a carbone funziona da riserva temporani energia che viene utilizzata per generare elettricit; du questo processo il vapore perde l'energia che aveva guadi to dalla combustione del carbone. In maniera simile, l'ATP funziona come riserva temporanea di energia poi pu essere scisso in ADP e Pj durante una reazione che tuisce l'energia che era servita alla sua sintesi: ATP (H20) ADP + Pj + energia Questa reazione viene spesso chiamata idrolisi dell''ATP pi l'acqua uno dei reagenti, anche se spesso viene omessa notazione (poich l'idrolisi dell'ATP rilascia energia e corali ta la rottura di un singolo legame, quello tra l'ATP e un gn$| fosfato, questo viene chiamato comunemente legame fin ad alta energia). Quando le cellule hanno bisogno di energia per svi lavoro o per far procedere reazioni che comportano if spendio energetico, possono ottenere l'energia idroli l'ATP sintetizzato in precedenza. Poich la maggior par| l'energia utilizzata per formare ATP proviene dall'ossi del glucosio e da altre reazioni che rilasciano energia, zioni costituiscono la fonte energetica cellulare per eccelli

ATP: il mezzo utilizzato per scambiare energia


Quando l'energia viene liberata da una reazione, deve essere "catturata" sotto qualche forma prima di poter essere utilizzata per produrre lavoro; altrimenti, verr semplicemente dissipata (rilasciata nell'ambiente) sotto forma di calore. Quando il carbone brucia in una stufa, per esempio, rilascia energia sotto forma di calore. Se questa energia non viene in qualche modo catturata, si disperde nella atmosfera senza svolgere alcun tipo di lavoro. Al contrario, una centrale elettrica cattura l'energia liberata dalla combustione del carbone utilizzando il calore per generare vapore sotto pressione. Questo vapore viene quindi utilizzato per far muovere un generatore elettrico e in tal modo svolge un lavoro. Cos, il vapore agisce come magazzino temporaneo per l'energia e facilita il suo trasferimento dal carbone che brucia al generatore elettrico. Le cellule immagazzinano l'energia che viene liberata at traverso una reazione di ossidazione del glucosio nella sintei di un composto chiamato adenosina trifosfato (ATP), che hi lo scopo di funzionare da riserva temporanea di energia (Fi| ra 3.11). L'ATP sintetizzato a partire da un nucleotide chi mato

ATP

Calore

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 86

C6H1206 + 6 02 x calore

6 C02 + 6 H20 3.12 L'accoppiamento delle reazioni del trasferimento del glucosio liberano Energia
FIGURA

Ossidazione del glucosio energetico. Le reazioni come l'ossidazione Energia

r Movimento cellulare
Lavoro -

energia che viene usata per sintetizzare ATP. La successiva rottura dell'ATP energia che viene usata per svolgere diversi tipi di lavoro 'ADP + P;cellulare. Quando l'ATP viene scisso in ADP e P, molecole aumenta e diminuisce?

libera

Sintesi di molecole Trasporto attraverso le membrane

a o s potenzialem energetico u i a i iQ |J

L'ATP in azione
Le cellule sono capaci di sintetizzare ATP utilizzando l'energia che deriva dall'ossidazione del glucosio perch questa reazione ha un bilancio energetico negativo e pertanto pu avvenire spontaneamente. Al contrario, la sintesi di ATP ha un bilancio energetico positivo e quindi non avviene spontaneamente. Quando le cellule usano l'ossidazione del glucosio (o qualsiasi altra reazione che libera energia) per formare ATP, parte dell'energia liberata da tali reazioni viene utilizzata per attivare il processo energia-dipendente della sintesi dell'ATP. Ci ottenuto grazie a meccanismi che collegano o accoppiano la reazione che libera energia con la reazione che richiede energia, facendo s che entrambe avvengano contemporaneamente (Figura 3.12). Quando in seguito l'ATP viene scisso, tale reazione che libera energia accoppiata a meccanismi che utilizzalo energia per produrre lavoro. 1 Abbiamo visto che l'ossidazione di una mole di glucosio libera 686 kilocal di energia. Poich solo 7 kcal sono richieste TOT sintetizzare una mole di ATP, l'ossidazione di una mole di glucosio libera abbastanza energia da sintetizzare 98 moli di ATP. Tuttavia, se si misura la quantit reale di ATP prodotto a partire da una mole di glucosio, si nota che ne viene sintetizzata solo un terzo della quantit prevista - circa 38 moli di ATP per mole di glucosio. Come mai cos poco? Per comprendere questo fenomeno occorre considerare gli scambi energetici dell'intero processo. E Quando viene ossidata una mole di glucosio e vengono prodotte 38 moli di ATP, l'intero processo pu essere scritto sotto forma di singola reazione nella maniera seguente:
C6H1206 + 6 02 + 38 ADP + 38 Pj

-420 kcal). Poich il bilancio energetico netto negativo, la reazione pu procedere in avanti producendo ATP. Questo esempio illustra il principio generale secondo cui quando una reazione che libera energia usata per guidare un processo che richiede energia, l'energia liberata non pu essere usata con un'efficienza del 100%; parte di essa viene dispersa! Poich le cellule normalmente utilizzano circa 266 kilocal di energia per la sintesi di ATP ogni 686 kcal prodotte dall'ossidazione di una mole di glucosio, solo circa il 40% dell'energia liberata pu essere utilizzata in pratica (266 kcal/686 kcal = 0,388 ~ 0,40). Il rimanente 60% di energia prodotta viene almeno in parte disperso sotto forma di calore (vedi Figura 3.12). In effetti, il "calore del corpo" proprio calore generato come sottoprodotto di reazioni metaboliche, tra cui l'ossidazione del glucosio.

Test veloci 3.4


1. L'ossidazione del glucosio un processo anabolico o catabolico? Determina il rilascio o richiede energia? 2. Da dove deriva l'energia necessaria per la sintesi di ATP? Quando l'ATP viene scisso per che cosa viene utilizzata l'energia liberata? 3. Quando l'energia liberata dall'ossidazione del glucosio viene utilizzata per sintetizzare ATP, solo una determinata frazione dell'energia utilizzata a questo scopo. Che cosa succede al resto dell'energia liberata?

Fasi dell'ossidazione del glucosio: glicolisi, ciclo di Krebs e fosforilazione ossidativa


Abbiamo visto che l'ossidazione del glucosio libera energia che viene in parte utilizzata dalle cellule per sintetizzare ATP Come le cellule mettono in atto questi processi sar l'argomento di questa parte del capitolo. L'ossidazione del glucosio all'interno di una cellula non si svolge come singola reazione ma come processo a tre stadi, ognuno dei quali ha luogo in una parte diversa della cellula. Questi stadi sono (1) la glicolisi, che ha luogo nel citosol, (2) il ciclo di Krebs (chiamato anche ciclo dell'acido citrico o ciclo degli acidi tricarbossilici o ciclo TCA), che ha luogo nella matrice dei mitocondri e (3) la fosforilazione ossidativa, che ha luogo nella membrana mitocondriale interna. Ognuno di questi stadi comprende una serie di reazioni chimiche che verranno presentate ora, a cominciare dalla glicolisi.

6 CO, + 6 H90 + 38 ATP L'energia totale di questa reazione la somma di quella relativa all'ossidazione del glucosio (-686 kcal) e di quella per la sintesi di 38 moli di ATP (38 moli x 7 kcal/mol = 266 kcal). Pertanto, l'ossidazione del glucosio libera pi energia di quella utilizzata per la sintesi dell'ATP, dando luogo ad un bilancio energetico negativo (AE = -686 kcal + 266 kcal=

Glucosio

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 87


Gliceraldeide 3-fosfato (2)

CHO 0 P-O-L
Glucosio

I I

CH OH Or H C = 0
Gliceraldeide 3-fosfato () deidrogenasi Triosofosfato isomerasi

2 NAD+ 2 NADH+t

Esochinasi O

(5)
1,3 Difosfoglicerato (2) O

O- H
Glucosio 6-fosfato HO

CH2 OH
Diidrossiacetone fosfato

CH2O-P-O-J

c=o o

CH9 O P 0~

II

CH OH 0- 0- P O C = 0

I o-

I
Fosfoglicerato chinasi

o2 ADP -2 ATP 0

(7)

Aldolasi 0 Fruttasio 6-fosfato qH h Fosfofruttochinasi (3)

3-Fosfoglicerato (2)

CH,

-0p-o -l

CH OH Or
Fosfogiiceromutasi ()

0 1

COOH

O" P O CH
Fruttosio-1,6-difosfato

II

O- " H
OH H

HOC O PO-

o-

2-Fosfoglicerato (2)

Enoiasi (9)

FIGURA 3.13 Reazioni della glicolisi. I numeri nei cerchi indicano la sequenza delle singole reazioni. Gli enzimi che catalizzano queste reazioni sono indicati in corsivo di fianco ad ogni numero. I numeri tra parentesi indicano il numero di molecole prodotte per ogni molecola di glucosio.
Fosfoenolpiruvato (2)

La glicolisi
La glicolisi, che significa "scissione dello zucchero", una via metabolica formata da dieci reazioni, ognuna delle quali catalizzata da un diverso enzima citoplasmatico (Figura 3.13). Nella glicolisi, ogni molecola di glucosio (che contiene sei atomi di carbonio) scissa in due molecole di piruvato (la forma ionizzata dell'acido piruvico) ognuna contenente tre atomi di carbonio. Queste molecole di piruvato vengono poi scisse negli stadi successivi dell'ossidazione del glucosio. I passaggi fondamentali della glicolisi sono mostrati nella Figura 3.14 e possono essere riassunti come segue: 1. 2. Al termine della glicolisi ogni molecola di glucosio viene scissa in due molecole di piruvato. Durante questo processo vengono consumate due molecole di ATP (una nella reazione 1 e una nella reazione 3), ma ne vengono prodotte quattro dalla fosforilazione a livello di substrato (due nella reazione 7 e due nella reazione 10). Ogni

molecola di glucosio consumata d quindi luogo alla sintesi netta di due molecole di ATP.
Piruvato chinasi 2 ATP

Piruvato (2)

coo3. Nel passaggio 6 vengono ridotte due molecole di NM>1 generando due molecole di NADH per ogni molecola di I glucosio. Al termine della reazione, il bilancio totale della glicolisi q seguente: glucosio + 2 NAD+ + 2 ADP + 2 Pj -> 2 piruvato +

2 NADH + 2 H+ + 2A Notate che durante la glicolisi non viene consumato ossigen

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

Glucosio

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 89

i
2 NAD+

SBBkj
t

il
2 NADH + H+ Alla fosforilazione ossidativa

2ADP + 2 P;

2 ATP

(a)

2 molecole di piruvato 2 piruvato + 2 NADH + 2 H+ + 2 ATP

(b) Modificazioni nette: Glucosio + 2 NAD+ + 2 ADP + 2 Pi

FIGURA 3.14 Riassunto della glicolisi. (a) Rappresentazione schematica dei principali reagenti 0prodotti della via glicolitica. I numeri indicano le quantit prodotte o consumate per ogni molecola glucosio. <b> Modificazioni nette che si verificano durante la glicolisi.

e non viene prodotta anidride carbonica. Nonostante, ovviamente, l'ossidazione del glucosio comporti consumo di ossigeno e produzione di anidride carbonica, ci non avviene nella glicolisi ma in stadi successivi. La glicolisi utile alle cellule perch produce ATP, ma la sua importanza primaria sta nel fatto che essa rappresenta una tappa di preparazione per gli eventi successivi che produrranno ancora pi ATP. Il NADH che viene prodotto dalla glicolisi potr alla fine cedere i suoi elettroni generando energia, che sar usata per sintetizzare pi ATP durante la fosforilazione ossidativa. Anche il piruvato prodotto potr essere catabo- lizzato durante il passaggio successivo di ossidazione del glucosio, cio nel ciclo di Krebs. Come vedremo pi avanti in questo capitolo, il piruvato pu procedere verso gli stadi successivi dell'ossidazione del glucosio soltanto se la cellula ha a disposizione ossigeno. Se la
Dalla glicolisi

disponibilit di ossigeno si riduce, il piruvato viene convertito in acido lattico (o lattato), che non pu essere ulteriormente scisso. Nel seguito di questa trattazione assumeremo che vi sia ossigeno liberamente disponibile, a meno che non venga esplicitamente detto il contrario.

Il ciclo di Krebs
Mentre la glicolisi una classica via metabolica formata da una sequenza di passaggi delimitati da un inizio e da una fine, il ciclo di Krebs non ha n inizio n fine poich circolare o ciclico, come il suo stesso nome suggerisce. L'ossidazione del glucosio procede successivamente alla glicolisi quando il piruvato, prodotto nel citoplasma, entra nella matrice mitocondriale. Nella matrice mitocondriale il piruvato viene convertito in acetil CoA in una reazione che ri-

Alla fosforilazione ossidativa

Al ciclo di Krebs

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

(a) (b) Modificazioni nette: Piruvato + CoA + NAD+-------------------------- > Acetil CoA + C02 + NADH + H+ FIGURA 3.15 Passaggio di collegamento tra glicolisi e ciclo di Krebs. (a) Il prodotto finale della
glicolisi, il piruvato, convertito nel substrato iniziale del ciclo di Krebs, acetil CoA, nella matrice mitocondriale; (b) la reazione generale del passaggio di collegamento.

Acetil CoA CH 3 I 91 CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare


0 = C CoA CoA

0
INADH + H+
NAD

coo-

Citrato sintetasi

Ciclo di Krebs

Fumarato

Isoci trato deidrogenasi

COO- r

a-chetoglutarato

a-chetoglutarato deidrogenasi CoA

CH2

c=o
ATP Q0/\ Succinil CoA

FIGURA 3.16 Reazioni del ciclo di Krebs. I numeri nei cerchi indicano la sequenza delle singole reazioni. Gli enzimi che catalizzano queste reazioni sono indicati in corsivo di fianco ad ogni numero. D II passaggio n. 8 del c i c l o di Krebs, un esempio di quale tipo di reazione?

auoiznpuopisso ip auoizeej

eun H
duce NAD+ a NADH + H+ e produce anidride carbonica (Figura 3.15). Definiremo questa reazione come passaggio di collegamento poich collega la glicolisi al ciclo di Krebs. L'acetil CoA il substrato iniziale del ciclo di Krebs, e, come vedremo tra poco, pu essere generato dal catabolismo dei lipidi e delle proteine come da quello dei carboidrati. Dato che la glicolisi genera due molecole di piruvato per ogni molecola di glucosio, una molecola di glucosio d luogo a due molecole acetil CoA al termine del passaggio di collegamento, molecola di acetil CoA partecipa a un "giro" completo d ci di Krebs. Le reazioni del ciclo di Krebs sono descritte in dett nella Figura 3.16. Il diagramma inizia con l'aceti CoA che viene da varie parti, incluso il passaggio di collegamento.

Dalla glicolisi e dal ciclo di Krebs 92 CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare

3NAD+ 1 FAD--
34$) ->

7
V

(b) Modificazioni nette: Acetil CoA + 3 NAD+ + FAD Alla fosforilazione


Ciclo di Krebs + ADP + P{ + 3 H20

3 NADH + H+

ossidativa

1ADP+1 P|

(a)

Rappresentazione schematica dei 1 ATP principali pti e prodotti del ciclo di Krebs. I numeri indicano le quantit prodotte o consumate per ogni molecola di glucosio che entra nella glicolisi. (b) La reazione generale del passaggio di
2 CO, + 3 NADH + 3 H+ + FADH, + ATP

J-

FIGURA 3.17 Riassunto del ciclo di Krebs, (a)

2 C02

I principali passaggi del ciclo di Krebs sono mostrati nella Figura 3.17 e possono essere riassunti come segue:
1. Al termine di ogni giro del ciclo di Krebs vengono

generate due molecole di anidride carbonica come prodotto finale (una nel passaggio 3 e una nel passaggio 4).
2. Solo una molecola di ATP viene generata direttamente durante un ciclo di Krebs dalla fosforilazione a livello

seguito, l'ossigeno riveste un ruolo vitale nella fosforilazione ossidativa poich l'accettore finale di tutti gli elettroni ceduti dal NADH o dal FADH2. Senza l'ossigeno, gli elettroni non hanno un accettore e la fosforilazione ossidativa si ferma.

Fosforilazione ossidativa
La maggior parte dell'ATP che si forma nelle cellule proviene dalla fosforilazione ossidativa che comprende due processi paralleli: (1) il trasporto, attraverso una serie di composti, nella membrana mitocondriale interna, degli atomi di idrogeno o elettroni chiamato catena di trasporto elettronico, che libera energia e (2) l'utilizzo di queste energia per fabbricare ATF mediante un processo chiamato accoppiamento chemiosmotico. Nella fosforilazione ossidativa, i coenzimi ridotti (NADH e FADH2) generati dalla glicolisi, dal passaggio di collegamento e dal ciclo di Krebs vengono utilizzati come sorgenti di energia per fabbricare ATP. Il NADH e il FADH2 cedono elettroni alla catena di trasporto elettronico e man mano che questi elettroni procedono lungo la catena, viene liberata energia. La maggior parte di quest'energia viene catturata e utilizzata per sintetizzare ATP, grazie all'azione di un enzima chiamato ATP sin- tetasi.

del \ substrato (passaggio 5).


3. In un singolo giro del ciclo di Krebs vengono prodotti nel complesso 4 coenzimi ridotti -3 NADH e 1 FADH2 (nei

; passaggi 3, 4, 6 e 8).
La reazione finale del passaggio di collegamento e di un giro

del ciclo di Krebs sar quindi:


acetil CoA+ 3 NAD+ + FAD + ADP + ^ + 3 H20

2 C02 + 3 NADH + 3 H+ + FADH2 + ATP

Nell'ossidazione di una molecola di glucosio, durante la glicolisi, vengono prodotte due molecole di piruvato generan- [ do, quindi, due molecole di acetil CoA che entrano nel ciclo di Krebs. Per ogni molecola di glucosio la reazione netta, considerando il passaggio di collegamento e il ciclo di Krebs, la seguente: 2 piruvato + 8 NAD+ + 2 FAD + 2 ADP + 2 Pj + 6 H20 6 C02 + 8 NADH + 8 H+ + 2 FADH2 + 2 ATP Se si tengono in considerazione le due molecole di ATP per molecola di glucosio prodotte dalla glicolisi, assieme alle due molecole aggiuntive di ATP che vengono generate nel ciclo di Krebs, si ottengono 4 molecole di ATP per ogni molecola di glucosio. Come vedremo, comunque, praticamente tutto l'ATP formato dall'ossidazione del glucosio si genera durante la fo- ISforilazione ossidativa, lo stadio finale del processo. Il ciclo di Krebs ed il passaggio di collegamento hanno un importante ruolo nel processo generale in quanto forniscono 8 delle 12 f molecole di coenzima ridotto che potranno entrare infine nelHfosforilazione ossidativa per cedere i loro elettroni e rilasciale energia per la produzione di ATP. w II ciclo di Krebs ed il passaggio di collegamento producono il 100% delle sei molecole di anidride carbonica che derivano dall'ossidazione completa del glucosio. Notate che fino a questo momento non stato consumato ossigeno, a significare che tutto il consumo di ossigeno (6 molecole di ossigeno per molecola di glucosio) si verificher nella fosforilazione ossidativa, fase finale dell'ossidazione del glucosio, nel caso questa possa avvenire. Come vedremo di

La catena di trasporto elettronico


La catena di trasporto degli elettroni coinvolge una serie di composti che si trovano nella membrana mitocondriale interna. La maggior parte di questi composti sono proteine specializzate per funzionare come trasportatori di elettroni; in altri termini legano elettroni in maniera reversibile, e quindi hanno la capacit di catturare elettroni e di restituirli successivamente. Tra questi trasportatori di elettroni vi sono numerosi composti chiamati citocromi, che possiedono gruppi chimici particolari contenenti ferro, chiamati gruppi eme (i gruppi eme si trovano anche nell'emoglobina, come suggerito dal suo nome). Sono presenti anche diverse proteine ferro-zolfo, che con-

2 Aceti I CoA

CAPITOLO cellulare 93
NADH + H* > NAD'

Metabolismo

2 e- + 2 H+

Flavin mononucleotide (FMN)


FADH2 Proteina ferro-zolfo 2e" + 2H+ Coenzima Q Energia

C.

ADP + P; ATP

FAD

Citocromo b Proteina ferro-zolfo Citocromo q { Citocromo c Citocromo a

I I

Energia

ADP Pj ATP

FIGURA 3.18 La catena di trasporto degli elettroni. Le frecce indicano il percorso seguito dal flusso di elettroni dal donatore iniziale (NADH o FADH2) all'ossigeno, l'accettore finale di elettroni. Le frecce ricurve a destra, indicano che il movimento degli elettroni lungo la catena libera energia, che viene utilizzata dalla fosforilazione ossidativa per sintetizzare ATP.

P Quale componente (o componenti) della catena di trasporto elettronico contiene un gruppo eme?
IUJOJOOIO / IUN

quindi i loro elettroni ad altri accettori diel troni, che a loro volta li cedono ad altri accettori e cos Ogni volta che gli elettroni si muovono da un composto als cessivo, perdono un po' di energia, che viene utilizzata perf mare ATP. Il passaggio degli elettroni lungo la catena, da un acce' all'altro, mostrato nella Figura 3.18. Il NADH donala coppia di elettroni al primo accettore della catena, chia flavin mononucleotide (FMN). In questo processo, il N viene ossidato a NAD+ (che diventa cos libero di acce elettroni dalla glicolisi o dal ciclo di Krebs), e il flavin mono cleotide viene ridotto. Il flavin mononucleotide trasfe

tengono atomi di ferro legati allo zolfo. La maggior parte di queste proteine aggregata a formare grandi complessi strettamente legati alla membrana mitocondriale interna. Una piccola parte di trasportatori di elettroni costituita da molecole che si muovono liberamente nel doppio strato lipidico andando avanti e indietro per trasportare elettroni da un complesso ad un altro. Uno di questi, chiamato coenzima Q, non una proteina, ma una piccola molecola formata principalmente da idrocarburi. Gli elettroni vengono portati alla catena di trasporto dai coenzimi ridotti (NADH e FADH2) generati dalla glicolisi, dal passaggio di collegamento e dal ciclo di Krebs. Questi coenzimi ridotti cedono i loro elettroni ad alcuni componenti della catena che funzionano da accettori di elettroni. Gli accetto elettroni cedono

94 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

(a) Acqua corporea totale (TBW)

(b) Liquido intracellulare (ICF) Liquido corporeo TBW ICF ECF Plasma ISF Volume (1)

(c) Liquido extracellulare (ECF)

42 28 14 3 11

(d) Plasma

(f) Distribuzione dell'acqua corporea totale (e) Liquido interstiziale (ISF)

FIGURA 1.5 Compartimenti liquidi dell'organismo. I vari compartimenti sono indicati in blu nei singoli riquadri schematici simili a quello della Figura 1.4. (a) Acqua corporea totale, (b) Liquido intracellulare, (c) Liquido extracellulare, (d) Plasma, (e) Liquido interstiziale, (f) Distribuzione dell'acqua corporea totale. D Quale tra i seguenti compartimenti non comprende il plasma: l'acqua corporea totale, il liquido extracellulare o il liquido interstiziale?

eiBiziSjaui opmbj-i

in maniera selettiva dal sangue ai tubuli grazie ad un processo chiamato secrezione. Il liquido che alla fine raggiunge la parte terminale dei tubuli costituisce l'urina, eliminata dal corpo grazie al processo di escrezione. Tra le sostanze contenute nelle urine vi sono prodotti di scarto cellulare, sali in eccesso e acqua non necessaria all'organismo. Compartimenti fluidi dell'organismo II costituente pi abbondante dell'organismo l'acqua, che agisce da solvente nei confronti della maggioranza di soluti che si trovano nei fluidi corporei. Questi soluti comprendono piccole molecole, come ioni inorganici, zuccheri, aminoacidi, e grandi molecole, come le proteine. La Figura 1.4 evidenzia come l'organismo sia diviso in compartimenti separati (riempiti di fluido) grazie alla presenza di barriere di diverso tipo, inclusi i tessuti epiteliali e le membrane cellulari che separano il contenuto delle cellule dall'ambiente circostante. Nonostante questi compartimenti siano separati fisicamente, resta la possibilit di scambiare sostanze fra l'interno e l'esterno poich le barriere di separazione sono permeabili-, in altri termini, esse permettono ad alcune molecole di attraversarle. Queste barriere permettono ad alcuni tipi di molecole rispetto ad altri un passaggio pi semplice. Ad alcuni tipi di molecole, invece, il passaggio viene impedito completamente. per questa ragione che pi corretto dire che

le membrane cellulari e i tessuti epiteliali sono selettivamente permeabili o semipermeabili. Il volume totale dell'acqua contenuta nel corpo definito come acqua corporea totale (TBW) ed formato dal volume del fluido contenuto all'interno dello strato epiteliale esterno (Figura 1.5a). In una persona che pesa 70 kg l'acqua corporea totale 42 litri, che corrisponde a circa il 60% del peso corporeo. L'acqua corporea totale comprende sia l'acqua che si trova nel liquido contenuto nelle cellule, chiamato liquido intracellulare (ICF) (Figura 1.5b), che l'acqua contenuta nel fluido che circonda le cellule, definito liquido extracellulare (ECF) (Figura 1.5c). In questa figura, il volume del liquido extracellulare in rapporto a quello intracellulare notevolmente esagerato, in quanto, in realt, circa i 2/3 dell'acqua corporea totale sono contenuti nel liquido intracellulare e solo un terzo in quello extracellulare (Notate che il termine liquido extracellulare si riferisce all'ambiente intern). Il liquido intracellulare e quello extracellulare sono separati da membrane cellulari e differiscono in modo significativo per composizione. Il liquido intracellulare contiene molte pr-

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

I quindi i suoi elettroni ad un componente successivo della ca- I tena, una proteina ferro-zolfo, ritornando ossidato e pronto ad accettare un'altra coppia di elettroni dal NADH. Anche se gli elettroni che lasciano il NADH siano idrogenioni, [ la maggior parte dei componenti della catena di trasporto elettro- I nico non trasporta idrogenioni, ma elettroni liberi. Di conseguenza, in alcuni passaggi gli elettroni vengono rimossi dagli atomi di | idrogeno, che rimangono cos sotto forma di ioni idrogeno (H+) in f soluzione, mentre gli elettroni continuano a muoversi lungo la catena. Vi sono per alcuni componenti della catena che trasporta- ! no atomi idrogeno e quando gli elettroni raggiungono questi componenti, essi vengono utilizzati per formare atomi di idroge- [ no combinandosi con gli ioni idrogeno che si trovano in soluzio- I ne. Per riassumere, quindi, possiamo pensare alla catena di tra- I sporto elettronico come a qualcosa che pu trasportare sia atomi \ di idrogeno che una combinazione equivalente di ioni idrogeno I ed elettroni. La donazione di elettroni (designata dal simbolo e-) I alla catena di trasporto da parte del NADH rappresentata nella I parte pi alta della Figura 3.18 nella seguente maniera: NADH + H+ NAD+ + 2 H+ + 2 e~ I Notate che il rilascio di elettroni da parte del FADH2 descritto j nella Figura 3.18 in maniera molto simile. Dopo essere passati dal flavin mononucleotide alla protei- I na ferro-zolfo, gli elettroni vengono trasferiti al coenzima Q, I che a sua volta li passa a un citocromo chiamato citocromo b, e cos via. Nel caso in cui gli elettroni raggiungano il composto tinaie della catena, il citocromo a 3, essi si combinano con ioni f idrogeno per formare atomi di idrogeno, che reagiscono im- I mediatamente con l'ossigeno a formare acqua: 2 e- + 2 H+ + V202 H20 I (l'atomo di ossigeno singolo indicato come V2 02, poich l'ossigeno entra nella reazione nella sua forma molecolare, 0 2). | Combinando questa reazione con la precedente, possiamo ve- I dere che il risultato netto del trasporto elettronico equivalenti} trasferimento diretto degli elettroni del NADH all'ossige- I no per formare acqua, reazione che rilascia energia e che pu I essere scritta nella maniera seguente: NADH + H+ + % 02 -> NAD+ + H20 + energia K Se questo il risultato netto, a cosa serve la catena di trasporto ^elettronico? La risposta che il trasporto elettronico consente I di utilizzare l'energia liberata dalla reazione per sintetizzare qualcosa di pi utile - definito ATP (vedremo tra poco come). [ La quantit precisa di ATP prodotto dipende dalle condizioni cellulari; vengono prodotte due o tre molecole di ATP per ogni P coppia di elettroni ceduti dal NADH. W Anche il FADH2 cede elettroni alla catena di trasporto elet- ! tronico ma non al flavin mononucleotide per le seguenti ragio- I ni: il FAD legato in modo permanente all'enzima succinato Mleidrogenasi (vedi passaggio 6 del ciclo di Krebs, Figura 3.16) I che, a differenza degli altri enzimi del ciclo di Krebs, inserito nella membrana mitocondriale interna. Per questa ragione, il FADH2, al contrario del NADH, non libero di muoversi e, ri- Bmanendo distante dal flavin mononucleotide, non pu donare elettroni a quest'ultimo. Gli elettroni del FADH2

vengono cos B donati al coenzima Q (vedi Figura 3.18). Questi elettroni, cos [f come quelli che provengono dal NADH, possono combinarsi H con l'ossigeno a formare acqua, ma poich entrano nella catena ad un livello pi basso, liberano meno energia muovendosi lungo la catena stessa. Di conseguenza, vengono prodotte solo due molecole di ATP per ogni coppia di elettroni liberati dal FADH2, in confronto alle 2 o 3 molecole di ATP che vengono prodotte quando gli elettroni vengono ceduti dal NADH. Abbiamo visto finora il meccanismo che permette la liberazione di energia durante il movimento di elettroni lungo la catena di trasporto e che tale energia viene usata per sintetizzare ATP. Qual il meccanismo che accoppia l'energia liberata alla sintesi di ATP? La risposta l'accoppiamento chemiosmo- tico, che verr discusso ora.

Accoppiamento chemiosmotico
Il processo che accoppia il trasporto elettronico alla sintesi dell'ATP, conosciuto come accoppiamento chemiosmotico, in un primo momento utilizza l'energia liberata nella catena di trasporto elettronico per trasportare idrogenioni attraverso la membrana mitocondriale interna contro il loro gradiente di concentrazione-, quindi, utilizza l'energia di questo gradiente per sintetizzare ATP (Figura 3.19). La membrana mitocondriale interna contiene quattro distinti complessi formati da componenti della catena di trasporto elettronico (vedi Figura 3.19). Tre di questi complessi, non solo funzionano come trasportatori di elettroni, ma sono anche capaci di trasportare idrogenioni (H+) attraverso la membrana. Man mano che gli elettroni passano dall'uno all'altro di questi complessi (indicati dai numeri romani I, III e IV), i complessi utilizzano l'energia liberata per trasportare ioni idrogeno dalla matrice mitocondriale nello spazio inter- membrana. Questo movimento di ioni idrogeno crea una differenza di concentrazione (gradiente di concentrazione) attraverso la membrana, con una maggiore concentrazione di ioni idrogeno all'esterno rispetto alla matrice (vedi Figura 3.19). Tale gradiente di concentrazione rappresenta una riserva di energia potenziale (a tale riserva si associa una differenza di potenziale elettrico attraverso la membrana mitocondriale).

Applica le tue conoscenze

Il cianuro si lega al complesso IV del sistema di trasporto degli elettroni, prevenendo la riduzione dell'ossigeno ad acqua. Descrivete gli effetti fondamentali del cianuro sul trasporto degli elettroni, sul consumo di ossigeno e sulla produzione di ATP. In che modo questi possono a loro volta influire sulla persona?

L'enzima ATP sintetasi, che catalizza la formazione di ATP, localizzato nella membrana mitocondriale interna assieme ai componenti della catena di trasporto elettronico e utilizza l'energia accumulata nel gradiente di concentrazione degli ioni idrogeno per svolgere la sua funzione. Al pari dei complessi di cui abbiamo appena parlato, esso anche capace di trasportare ioni idrogeno attraverso la membrana. In questo caso, tuttavia, gli ioni idrogeno si spostano in basso secondo il loro gradiente di concentrazione e non in senso inverso (vedi Figura 3.19). Questo flusso di ioni idrogeno libera energia che viene utilizzata dall'ATP sintetasi per formare ATE Qualche volta gli ioni idrogeno passano la membrana indipendentemente dall'ATP

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

sintetasi; questo movimento di ioni idrogeno disaccoppiato dall'ATP sintetasi e questa una delle ragioni per cui la produzione di ATP per coppia di elettroni donati dal NADH +

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59


Matrice Spazio intermembrana Membrana interna Membrana esterna

Spazio 0 o o V o intermembrana o 0 o 0 0 o oc

o o O O o o
o o i. (V

O O

azione o 0 0 0 o o o o o 0 0 0 oo o\ioni

n a A - rt

k^
Citocromo

ATP sintetasi
Membrana mitocondriale interna

NADH + H+

NAD+

Bassa concentrazione di ioni H+ 0

Mitocondrio

Matrice

FIGURA 3.19 Accoppiamento chemiosmotico. L'ossidazione di NADH produce una coppia di elettroni che passano attraverso tre grandi complessi della membrana mitocondriale interna (I, III e IV) che contengono elementi della catena di trasporto degli elettroni (gli elettroni vengono trasportati dal complesso I al complesso III dal coenzima Q e dal complesso III al complesso IV dal citocromo c). Mentre questi elettroni si muovono lungo i complessi, viene liberata energia che in parte viene utilizzata per trasportare ioni idrogeno (H+) dalla matrice mitocondriale allo spazio intermembrana. Gli ioni idrogeno fluiscono in direzione opposta (lungo il loro gradiente di concentrazione) passando attraverso l'enzima ATP sintetasi che utilizza l'energia liberata da questo processo per sintetizzare ATP (per semplicit, la liberazione di elettroni da parte del FADH2 omessa dalla figura).

H+ o FADH2 non proprio ottimale (rispettivamente tre o due). (Scoperte: I disaccoppianti possono aiutare a perdere peso?)

Pertanto, la reazione generale della fo^ lazione ossidativa la seguente (Figura 3.20): 10 NADH + 10 H+ + 2 FADH2 + 34 ADP + 34 Pj + 6 02 > 10 NAD+ + 2 FAD + 12 H20 + 344 Notate che, da quanto scritto, il 100% dell'ossigeno viene) sumato per l'ossidazione di una molecola di glucosio. Do\^ be sorprendere, per, che da questa reazione appaia unaj duzione di molecole d'acqua maggiore del previsto -12 i ch 6 -. Tuttavia, se teniamo in considerazione che 6 mol d'acqua vengono consumate nel ciclo di Krebs, il risultato! to di 6 molecole d'acqua prodotte, in accordo con quantj aspettavamo.

Riassunto della fosfori/azione ossidativa


Abbiamo visto che durante la fosforilazione ossidativa, lo stadio finale del metabolismo del glucosio, si verificano i seguenti eventi: 1. Il NADH e il FADH2, che vengono prodotti nei primi stadi del metabolismo del glucosio, cedono i loro elettroni alla catena di trasporto elettronico. Questi elettroni percorrono la catena ed emergono da essa per combinarsi con l'ossigeno, formando acqua come prodotto finale. Il movimento degli elettroni lungo la catena libera energia, che viene utilizzata per trasportare ioni idrogeno attraverso la membrana mitocondriale interna. Questo trasporto crea un gradiente di concentrazione degli ioni idrogeno attraverso la membrana che funziona da riserva di parte dell'energia liberata durante il trasporto elettronico. Tale riserva energetica viene utilizzata quando gli ioni idrogeno fluiscono attraverso l'enzima ATP sintetasi, che utilizza l'energia del gradiente per sintetizzare ATP. Al massimo, vengono prodotte tre molecole di ATP per ogni coppia di elettroni rilasciata dal NADH, mentre vengono prodotte due molecole di ATP per ogni coppia di elettroni rilasciate dal FADH2.

2.

Applica le tue conoscenze


Ricordate che due dei NADH + H+ prodotti durante l'ossidazioij del glucosio erano stati generati nel citosol dalla glicolisi. due NADH + H+ non possono attraversare la membrana mitocondriale per cedere i loro elettroni direttamente alla di trasporto degli elettroni. Invece, gli elettroni vengono tra| nella membrana da varie molecole. Gli elettroni trasportati possono essere ceduti a qualsiasi NAD+ o FAD nei mitocomji Esaminate le conseguenze in termini di produzione di ATP se entrambi gli elettroni sono trasportati al NAD+ mitocondriale,j entrambi vengono trasportati al FAD mitocondriale, o se elettrone viene trasportato al NAD+ e un altro al FAD.

3.

Se consideriamo che da ogni molecola di glucosio che viene ossidata vengono generate dieci molecole di NADH e due molecole di FADH2, dobbiamo aspettarci che durante la fosforilazione ossidativa vengano prodotte 34 molecole di ATP [(10 NADH x 3 ATP/NADH) + (2 FADH2 x 2 ATP/FADH2) = 34 ATP]. Poich queste 12 molecole di coenzimi ridotti trasportano] totale di 12 coppie di ioni idrogeno, dobbiamo aspetta produzione di 12 molecole d'acqua, con un consumo di 61 lecole di ossigeno.

Se confrontiamo la quantit di ATP generata dalla foij lazione a livello di substrato nella glicolisi e il ciclo di appare evidente che la fosforilazione ossidativa respo

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

I disaccoppianti possono aiutare a perdere peso?


I Il movimento di elettroni lungo la catena di trasporto associato alla sintesi di ATP attraverso l'accoppiamento chemiosmotico. Se Iquesto accoppiamento fosse perfetto, allora tre molecole di ATP sarebbero prodotte da ciascuna reazione NADH + H+ che fornisce elettroni e protoni (ioni idrogeno) alla catena di trasporto degli elettroni, e due molecole di ATP sarebbero prodotte da ciascuna molecola di FADH2 che fornisce anch'essa elettroni e protoni. In realt, invece, parte dei protoni che sono trasportati nello spazio intramembrana dei mitocondri tornano nella matrifce mitocondriale attraverso la membrana interna, indipendentemente dalla via dell'ATP sintetasi. Questi protoni "persi" non contribuiscono alla sintesi di ATP e sono considerati "disaccoppiati" dalla fosforilazione I ossidativa.

esiste sempre e la presenza di proteine disaccoppianti pu aumentare la perdita di protoni. Maggiore il disaccoppiamento e minore la quanti di ATP prodotto per ossigeno consumato dall'organismo. Mitocondri disaccoppiati si trovano in quasi tutti i tessuti, ma le proteine disaccoppiatrici sono particolarmente presenti nel tessuto adiposo, nel fegato e nel muscolo scheletrico. Sebbene il ruolo fisiologico delle proteine disaccoppianti nell'uomo sia sconosciuto, esse sono importanti per i ricercatori interessati alle cure dimagranti perch il disaccoppiamento aumenta la velocit del metabolismo corporeo. Un aumento della velocit del metabolismo permetterebbe al corpo di "bruciare" pi calorie -potenzialmente di perdere peso stando seduti.

tL. ---------------------------------------------------------- ----- ISES

Una perdita basale di protoni

ie produzione della maggior parte dell'ATP cellulare. Considerando che la fosforilazione a livello di substrato e la fosforilazione ossidativa generano rispettivamente 4 e 34 molecole di ATP per molecola di glucosio, appare chiaro che

reattivit contribuisce a diversi stati patologici. Vedi: Connessioni cliniche: Gli antiossidanti e i radicali liberi p. 84).

quest'ultimo processo genera circa il 90% del totale di 38 molecole (sebbene l'ossigeno sia essenziale per produrre la maggior parte di energia usata dalle nostre cellule, la sua alta
Dalla glicolisi e dal ciclo di Krebs (e dal

Riassunto dell'ossidazione del glucosio


Adesso che abbiamo visto in dettaglio i tre stadi del metabolismo del glucosio, cercheremo di metterli insieme per ottener-

passaggio di collegamento)

Fosforilazione ossidativa

10 NADH + 10 NAD+

* hAU

OCin

12 HoO .. (a) 34 ATP

;J

(b) Modificazioni nette: 10 NADH + 10H+ + 2 FADH2 + 34 ADP + 34 P, + 6 02 ------------------------------------------ > 10NAD+ + 2 FAD + 12 H20 + 34 ATP

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

FIGURA 3.20 Riassunto della fosforilazione ossidativa. (a) Riassunto schematico dei principali reagenti e prodotti della fosforilazione ossidativa. I numeri indicano le quantit prodotte o consumate per ogni molecola di glucosio che entra nella glicolisi. (b) La reazione generale della fosforilazione ossidativa.

6# -------------------34 ADP + 34 PJ

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

ANNESSIONI CLINICHE

Gli antiossidanti e i radicali liberi


Potete trovarli sulle bottiglie di succo di frutta, sulle etichette degli integratori alimentari e negli articoli che pubblicizzano i benefici del cioccolato fondente e del t verde: "Con antiossidanti!" Che cosa sono esattamente gli antiossidanti - e perch possono essere pericolosi? Il metabolismo dell'ossigeno produce radicali liberi, molecole altamente reattive che danneggiano le cellule dell'organismo. I radicali liberi hanno uno o pi elettroni spaiati "liberi". Poich gli elettroni sono pi stabili quando sono in coppia, i radicali liberi sono altamente reattivi. Questi raggiungono la stabilit nelle cellule reagendo con un'altra molecola, acquistando un elettrone durante il processo, "prendendo" quindi un elettrone dall'altra molecola (cio ossidandola). I radicali liberi e gli altri agenti ossidanti sono comunemente conosciuti come ossidanti. Gli ossidanti svolgono normali funzioni all'interno delle cellule - per esempio, aiutano a distruggere i batteri durante un'infiammazione e possono indurre meccanismi di protezione all'interno della cellula durante uno stress cellulare. Tuttavia, se prodotti in eccesso rispetto alla capacit antiossidante della cellula, gli ossidanti possono reagire nella cellula con biomolecole "critiche" (tra cui il DNA, le proteine e i fosfolipidi) e danneggiare la cellula - una condizione conosciuta come stress ancora conclusivi, ma alcune evidenze suggeriscono che queste vitamine antiossidanti possono rallentare il decorso di alcune malattie e forse anche il processo di invecchiamento.

ossidativo.
La maggior parte delle cellule dell'organismo genera degli ossidanti ed soggetta a stress ossidativo. Lo stress ossidativo stato pertanto associato a numerosi stati patologici, tra cui artrite, cardiopatia, ictus, e malattie degenerative come l'Alzheimer e il diabete mellito insulino-dipendente. Di conseguenza, le ricerche scientifiche si sono focalizzate sugli antiossidanti - i quali scindono gli ossidanti e le molecole che reagiscono con i radicali liberi, modificando la loro natura reattiva -prevenendo potenzialmente le malattie. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che gli integratori alimentari della vitamina C ed E aiutano a prevenire le cardiopatie, cos come l'assunzione di alcuni tipi di frutta e vegetali, di cioccolato fondente e di vino rosso. I risultati di questa ricerca non sono

Il cioccolato fondente una fonte di antiossidanti.

ne un "quadro generale". Un aiuto in questo viene dalla Figura 3.21, che riassume gli aspetti essenziali estratti dalle Figure 3.14, 3.15,3.17 e 3.20. Notate che quando tutti i reagenti e prodotti dei tre stadi vengono messi in tabella nella Figura 3.21b, il risultato che per ogni molecola di glucosio consumato, vengono consumate 6 molecole di ossigeno. In aggiunta, vengono prodotte 6 molecole di anidride carbonica e 6 molecole d'acqua. Ci in accordo con la reazione generale di ossidazione del glucosio (C6H1206 + 6 02 -> 6 C02 + 6 H20). Poich vengono prodotte anche 38 molecole di ATP, la reazione generale comprensiva dei tre stadi del metabolismo del glucosio pu essere scritta nella maniera seguente: glucosio + 6 02 + 38 ADP + 38 P; 6 C02 + 6 H20 + 38 ATP N il NAD n il FAD compaiono in questa reazione perch questi coenzimi vengono ridotti nella glicolisi e nel ciclo di Krebs, ma poi vengono ossidati durante la fosforilazione ossidativa e ritornano al loro stato d'origine. Il glucosio non l'unico zucchero che pu essere scisso dalle cellule per ottenere energia. Le cellule possono anche metabolizzare altri monosaccaridi come il fruttosio, un componente dello zucchero da tavola, il galattosio contenuto nel latte; e un altro monosaccaride, il mannosio. Per poter utilizzare questi zuccheri, la cellula deve prima convertirli in alcuni prodotti intermedi della glicolisi, come il glucosio-6-fosfato e il fruttosio-6-fosfato. Questi prodotti intermedi vengono cos inseriti nel punto giusto della catena della glicolisi e successivi mente ossidati come gi visto.

Conversione del piruvato in acido lattico


Poich l'ossigeno l'accettore di elettroni definitivo nella ifsforilazione ossidativa, esso deve continuamente essere fori to ai tessuti dal sangue per permettere il completamento l'ossidazione del glucosio. La velocit con la quale l'ossig| deve essere fornito dipende dalla velocit con cui i tessuti] consumano; in altre parole, dipende dalla richiesta metabof dei tessuti. Nel caso in cui i tessuti ricevano una quantit < bastanza elevata di ossigeno per far fronte alla richiesta bolica, sar sempre disponibile ossigeno per accettare eleti ni e l'ossidazione del glucosio proceder fino alla fine. Nel ca in cui l'ossigeno non riesca a soddisfare la domanda (ad esej pio perch si riduce il flusso sanguigno ad un particolare oij no o tessuto), la concentrazione di ossigeno in quel deten nato tessuto scender livelli molto bassi, raggiungendo peij no lo zero. In queste condizioni, saranno disponibili meno mole di ossigeno capaci di accettare gli elettroni che giungono! termine della catena di trasporto elettronico, pertanto diva difficile "scaricarli" dalla catena di trasporto degli elettroni.| conseguenza, si rallenter sia il flusso di elettroni lungo la ( tena sia la sintesi di ATP attraverso la fosforilazione ossidati!

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

FIGURA 3.21 Riassunto dell'ossidazione del glucosio, (a) Un mosaico delle Figure 3.14a, 3.15a, 3.17a e 3.20a che mostrano i tre stadi dell'ossidazione del glucosio e le connessioni tra loro, (b) La reazione generale dell'ossidazione del glucosio come somma delle reazioni individuali. In media, vengono prodotte 38 molecole di ATP per ogni molecola di glucosio che viene ossidata.

10NAD+ 2
6

34ADP+ 34 PI

Fosforilazion e ossidativa

FAD 12 H20

34 ATP

(a)
(b) Reazione generale: Glucosio + 6 02 + 38 ADP + 38 P, > 6 C02 + 6 H20 + 38 ATP

In queste

condizioni, nella catena di trasporto degli elettroni si verifica un "ingorgo" del traffico elettronico che riduce il numero di molecole di flavin mononucleotide disponibile ad accettare elettroni dal NADH. Quando questo succede, le molecole di coenzima rimangono "immobilizzate" nella loro forma ridotta e i livelli di coenzima NAD+ si riducono. I Ogni riduzione dei livelli di NAD+ cellulare rappresenta un ^potenziale ostacolo alla produzione di ATP poich l'apporto di NAD+ necessario per un corretto svolgimento sia della glico- lisi che del ciclo di Krebs. Di particolare interesse a questo riguardo il passaggio 6 della glicolisi, che si verifica prima che venga prodotto ATP mediante la fosforilazione a livello del substrato. Ci significa che se la concentrazione di ossigeno si ; riduce e anche quella di NAD+ diminuisce, non solo viene rallentata la fosforilazione ossidativa, ma anche quella a livello del substrato. Di conseguenza, una riduzione della disponibilit di ossigeno ha la potenzialit di rallentare (o addirittura arrestare) tutti i passaggi che portano alla produzione di ATR il che sarebbe disastroso per la cellula, che esaurirebbe infine la propria riserva di ATP.

m Fortunatamente questo disastro pu essere evitato. La maggior parte delle cellule contiene un enzima chiamato lattato deidrogenasi (LDH), che pu convertire il piruvato (il prodotto finale della scissione del glucosio nella glicolisi) in lattato secondo la seguente reazione: piruvato + NADH + H+ ------------------ > lattato + NAD+ L'importanza di tale reazione la seguente: nel caso in cui il NADH non possa cedere i suoi elettroni alla catena di trasporto elettronico a causa di una ridotta disponibilit di ossigeno, essa fornisce un percorso alternativo che permette agli elettroni di essere ceduti durante una reazione che genera NAD+ libero, disponibile ad accettare elettroni nel passaggio 6 della glicolisi. Pertanto, quando la catena di trasporto elettronico non disponibile per accettare elettroni, il NADH e il NAD+ possono muoversi avanti e indietro tra la conversione di piruvato in lattato e il passaggio 6 della glicolisi (Figura 3.22). Questa reazione assicura un rifornimento continuo di NAD+, che permette al passaggio 6 della glicolisi di procedere anche quando vi sia una ridotta disponibilit di ossigeno. La cosa pi importante
lattato deidrogenasi

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

che la progressione oltre il passaggio 6 permette lo svolgimento dei passaggi successivi della glicolisi, compresi il 7 e il 10, che sintetizzano ATP.

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59 NADH + H+ NAD+ Lattato L

CH

passaggio di coli legamento e nel ciclo


3

di Krebs. Cos, la conversione del piruvatJ in lattato rappresenta un "percorso collaterale" momentanea della normale ossidazione del glucosio e tale deviazione termi! na quando il lattato viene convertito nuovamente in piruvato. I

H C OH

coo-

Test veloci 3.5


Piruva to CH3 C=0
Lattato deidrogenasi

coofosforil azione ossidat iva e il piruvat o entra nel


FIGURA 3.22 Conversione del piruvato in lattato. Il NADH, che viene generato nel passaggio 6 della glicolisi, pu essere convertito nuovamente in NAD+ mediante una reazione che genera lattato a partire dal piruvato. Questa reazione assicura un apporto continuo di NAD+, che permette al passaggio 6 di continuare e alla glicolisi di produrre ATP anche in condizioni di ridotta disponibilit di ossigeno.

1. Elencate i tre stadi per l'ossidazione del glucosio nell'ordine il cui avvengono. In quale stadio(i) viene consumato ossigeno? quale stadio(i) viene prodotta anidride carbonica? Quale stadifl produce normalmente la maggior parte di ATP? 2. Distinguete tra la fosforilazione a livello di substrato e la I fosforilazione ossidativa. In quale stadio(i) si verifica la fosforilazione a livello di substrato? In quale stadio(i) si verifica la fosforilazione ossidativa? 3. Quali condizioni sono in grado di provocare un aumento dellafl produzione del lattato intracellulare? Perch?

Krebs come fa normalmente e la concentrazione di piruvato delle cellule si riduce. Come conseguenza della legge di azione di massa, la reazione catalizzata dall'enzima lattato deidrogenasi inizia a procedere all'indietro, facendo s che il lattato venga nuovamente convertito in piruvato e il NAD4 venga convertito in NADH: piruvato + NADH + H+ ------------------- > lattato + NAD+ Il NADH che viene prodotto da questa reazione procede verso la
lattato deidrogenasi

Questa capacit di sintesi dell'ATP nel modo appena descritto, permette ai muscoli e agli altri tessuti di continuare a lavorare anche in carenza di ossigeno, ma ci non significa che l'organismo possa vivere indefinitamente in assenza di ossigeno. Per prima cosa, nella glicolisi vengono prodotte solo due molecole di ATP per ogni molecola di glucosio consumata, che equivale a circa il 5% dell'ATP che viene normalmente prodotto dalla completa ossidazione del glucosio. A meno che la richiesta energetica cellulare non sia molto bassa, improbabile che possa essere soddisfatta dall'ATP prodotto dalla sola glicolisi ( interessante ricordare che i globuli rossi del sangue devono ottenere tutta l'ATP dalla glicolisi poich sono sprovvisti di mitocondri). Inoltre, poich la conversione del piruvato in lattato una reazione "terminale", il lattato si accumula nelle cellule acidificando il liquido intracellulare. Il lattato pu anche fuoriuscire nel liquido extracellulare e da qui nel sangue, causando l'acidosi metabolica. Questo stato di acidosi interferir anche con la normale funzione cellulare e quindi non pu continuare indefinitamente. Siccome il lattato potenzialmente pericoloso per le cellule, esse devono liberarsene. Quando la disponibilit di ossigeno ritorna normale, il piruvato comincia a procedere verso il ciclo di

Riserve energetiche e loro utilizzo: metabolismo dei carboidrati, dei grassi e delle proteine
Fino a questo punto, il nostro studio del metabolismo enei] tico stato focalizzato su un'unica fonte di energia -il gluco Anche il metabolismo dei grassi e delle proteine (cos con| quello dei carboidrati diversi da glucosio) fornisce un coni] buto significativo alla richiesta energetica del nostro orga smo. Sebbene una descrizione dettagliata del metabolismo! pidico e proteico vada oltre lo scopo di questo libro, ritenia sia utile una comprensione generale del collegamento tra q| ste vie metaboliche e quelle che abbiamo appena espc Queste nozioni saranno necessarie per comprendere il ruol del sistema endocrino nella regolazione del metaboli^ energetico, un argomento trattato nel Capitolo 21. L'organismo in grado di utilizzare grassi e proteine cod fonti energetiche alternative tutte le volte che il glucos|

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

scarso o deve essere conservato. Quando gli apporti di gi sio sono limitati, l'organismo scinde grassi e proteine in mi cole pi piccole mediante un processo catabolico che li f energia. Al contrario, quando l'apporto di glucosio suffici^ te, l'organismo fa procedere al contrario queste reazionij sintetizzare grassi, proteine e una grossa molecola che ser deposito di glucosio chiamata glicogeno. In questa ma viene immagazzinata energia per gli utilizzi futuri. La Figura 3.23 mostra la relazione esistente tra le vie rad boliche per il glucosio, i grassi e le proteine. I tre stati dell'o dazione del glucosio - la glicolisi, il ciclo di Krebs e la fosfi zione ossidativa - sono rappresentati nella parte centrale figura. Notate che la maniera in cui questi tre stadi sono! disegnati essenzialmente la stessa utilizzata nella Figurai con l'eccezione che qui vengono mostrati solo i principali dotti di ogni stadio. In aggiunta, il NADH e il FADH2 veni descritti con l'abbreviazione coenzima-2H (per semplicit enzimi ridotti generati dalla glicolisi o dal passaggio di collej mento non vengono mostrati). Le doppie frecce indicane zioni che possono procedere in entrambe le direzioni; le s| le frecce indicano reazioni che essenzialmente procedo

CAPITOLO PROTEINE
Aminoacidi

GLICOGENO
Glicogenesi 11 Glicogenolisi Glucosio

TRIGLICERIDI 59

Metabolismo cellulare

ti

Glicerolo + acidi grassi

R-NH,^

Fosforilazione ossidativa

AT P

FIGURA 3.23 Percorsi metabolici coinvolti nel metabolismo delle proteine, del glicogeno e dei grassi. I tre stadi del metabolismo del glucosio sono mostrati al centro della figura. Le frecce unidirezionali mfonn reazioni irreversibili; le frecce bidirezionali indicano reazioni reversibili. Le frecce che entrano o escono flavia centrale indicano punti di entrata o di uscita per i prodotti della scissione di proteine o trigliceridi.

un'unica direzione. Queste ultime vengono definite irreversibili, mentre le reazioni bidirezionali vengono dette reversibili. E^tie reazioni a senso unico non sono "irreversibili" in termini assoluti, ma solo perch per poter procedere in senso inverso hanno bisogno di un grande apporto energetico. In molti icasi, tuttavia, le reazioni a senso unico possono procedere in senso inverso in particolari circostanze. Quando ci si verifica, Epa reazione non necessariamente segue lo stesso percorso utilizzato nel procedere in avanti e pu essere inoltre catalizzata da enzimi diversi. Per questa ragione, la reazione inversa viene spesso chiamata reazione bypass, in quanto segue una via che esclude gli enzimi che normalmente catalizzerebbero la reazione durante la sua progressione in avanti. Diversamente, le reazioni reversibili sono caratterizzate da minori scambi energetici e possono procedere al contrario senza che siano necessari rilevanti apporti di energia. Queste reazioni cambiano facilmente direzione in risposta a modificazioni della concentrazione di prodotto o di reagente secondo la legge d'azione di massa. Inoltre, queste reazioni vengono catalizzate dagli stessi enzimi sia che procedano in avanti, sia che procedano all'indietro. I. Quando una via metabolica prevede una reazione irreversibile combinata con una reazione bypass, tali reazioni sono in

genere regolate in maniera tale da non procedere simultaneamente, in quanto ci sarebbe controproducente. Quando la reazione irreversibile procede (in avanti), gli enzimi che catalizzano la reazione bypass vengono inattivati; quando procede la reazione bypass, sono invece inattivati gli enzimi che catalizzano la reazione in avanti. In questa maniera, le cellule possono forzare la reazione a procedere nella direzione pi utile per le necessit dell'organismo. Ad esempio, se una cellula deve scindere grassi a scopo energetico, attiver gli enzimi che svolgono questa funzione. Quando invece le cellule avranno bisogno di sintetizzare grassi per immagazzinare energia, questi enzimi verranno disattivati mentre verranno attivati quelli che catalizzano le reazioni bypass necessarie. Come vedremo nel Capitolo 21, questi aggiustamenti metabolici sono ampiamente coordinati da segnali ormonali che dipendono dalla nostra alimentazione.

Metabolismo del glicogeno


Il glicogeno una molecola a catena ramificata che si trova nelle cellule animali; simile all'amido, un carboidrato che si trova solo nelle piante. Il glicogeno formato da molecole di glucosio legate

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

tra loro per formare un polimero (vedi Capitolo 2). Quando c' glucosio in abbondanza, come dopo un pasto,

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59 GLICOGENO


Glicogenolisi

La gluconeogenesi: formazione di nuovo glucosio


Nonostante i grassi e le proteine possano essere utilizzati da maggior parte dei tessuti come sostituti energetici del glucfl sio, un adeguato rifornimento di glucosio deve essere manti nuto in circolo continuamente, poich il sistema nervoso, iif particolare il tessuto cerebrale ha una capacit minore di que la degli altri tessuti di utilizzare fonti energetiche alternative.! sistema nervoso richiede un continuo apporto di glucosio, al| trimenti possono verificarsi perdita di coscienza e infine aneli morte. Le cellule del sistema nervoso non possono mai faref meno del glucosio, nonostante posseggano una parziale cap cit di utilizzare anche altre fonti energetiche. In condizioni normali, le riserve di glicogeno dell'o ganismo sono sufficienti a fornire energia per alcune ore. I un individuo rimane a digiuno per un periodo di tempo moli lungo, le riserve di glicogeno si esauriscono e ci pu dare oij gine ad una pericolosa riduzione dei livelli ematici di gluco Fortunatamente, l'organismo in grado di sintetizzare nuo molecole di glucosio a partire da precursori non carboidrati^ grazie a un processo chiamato gluconeogenesi (Figura 3.2 La gluconeogenesi si svolge prevalentemente nel fegato, pi ch questo possiede tutti gli enzimi in grado di far procederei glicolisi all'indietro (Figura 3.24). Il glucosio pu essere ottenuto mediante la gluconeoge si a partire da tre fonti: (1) glicerolo, che viene prodotto da scissione dei trigliceridi, (2) lattato e (3) aminoacidi, prodcj dalla scissione delle proteine. Nella gluconeogenesi, il glicen viene inizialmente convertito in glicerolfosfato, un prodcj intermedio della glicolisi, e il lattato viene convertito in pir to, il prodotto finale della glicolisi stessa (vedi Figura 3,| Queste molecole procedono quindi lungo la via glicolitica! {'indietro, producendo molecole di glucosio. Alcuni aminoacidi possono essere convertiti in glucosio <j po una loro trasformazione in piruvato, che percorrer quinti via glicolitica all'indietro. Altri aminoacidi, invece, vengono ( vertiti in glucosio grazie ad un percorso pi indiretto, indid dalla linea tratteggiata nella Figura 3.25. Questi aminoacidi vi gono prima convertiti in un prodotto intermedio del ciclo,] Krebs (ossalacetato), che a sua volta viene convertito in un pq dotto intermedio della glicolisi (fosfoenolpiruvato); questa | lecola percorre quindi la via glicolitica in direzione contij Notate, comunque, che alcuni aminoacidi non possono es convertiti in glucosio; anche se possibile la conversione in a til CoA, non esiste per una strada che permetta la sintesi di $ cosio a partire dall'acetil CoA (l'acetil CoA pu essere conv^ in ossalacetato nel ciclo di Krebs, ma durante questo pr viene consumato un uguale quantitativo di ossalacetato d| natura ciclica di questa serie di reazioni. Di conseguenza, l'jl CoA non pu essere convertito in glucosio dalla reazione ta dalla linea tratteggiata mostrata nella Figura 3.25). Anc acidi grassi che, come il glicerolo, vengono prodotti dalla! sione dei trigliceridi, non possono essere convertiti in glu^ in quanto anch'essi vengono convertiti in acetil CoA.

Glicogenesi

Esochinasi Glucosio"" ^^ Glucosio-6-fosfato Glucosio-6-fosfatasi

Piruvato

FIGURA 3.24 Metabolismo del glicogeno. La relazione tra il glicogeno e il glucosio viene mostrata con il prodotto intermedio critico glucosio-6-fosfato. Le frecce ricurve della reazione tra glucosio e glucosio- 6-fosfato indicano che diversi enzimi catalizzano le reazioni in avanti e indietro. L'esochinasi, che si trova in molte cellule, catalizza il primo passaggio della glicolisi. La glucosio-6-fosfatasi, che si trova solo nelle cellule epatiche, catalizza la reazione inversa.

la maggior parte delle molecole di glucosio non viene immediatamente metabolizzata ma accumulata sotto forma di glicogeno. Questo processo, a volte chiamato glicogenesi, rappresentato nella Figura 3.24 dalla freccia verticale che congiunge il glucosio al glicogeno. I vari tessuti dell'organismo differiscono per la loro capacit di sintetizzare e accumulare glicogeno; il fegato e il muscolo scheletrico sono particolarmente adatti allo scopo. Durante il digiuno o quando il glucosio viene consumato molto rapidamente, l'apporto di glucosio viene ricostituito scindendo il glicogeno in molecole di glucosio, tramite un processo chiamato glicogenolisi. L'utilizzo del glucosio liberato durante la glicogenolisi dipende dal tessuto in cui ci avviene. Quando il glicogeno viene scisso, il glucosio viene rilasciato sotto forma di glucosio-6-fosfato, un prodotto intermedio della glicolisi. Nella maggior parte delle cellule, la glicolisi continua e viene prodotto ATR Nelle cellule epatiche (e, in misura minore, nelle cellule renali), tuttavia, il glucosio-6-fosfato pu essere convertito in glucosio (solamente le cellule epatiche hanno l'enzima, glucosio-6-fosfatasi, per la reazione inversa; vedere Figura 3.24). Il glucosio, ma non il glucosio-6-fosfato, pu essere trasportato attraverso la membrana cellulare. La maggior parte del glucosio prodotto dalla glicogenolisi nelle cellule epatiche, viene quindi trasportato fuori dal fegato e nel circolo ematico per essere assorbito e utilizzato dagli altri tessuti. Nelle cellule degli altri tessuti, il glucosio-6-fosfato rimane intrappolato all'interno della cellula e pu essere utilizzato sia per la glicolisi sia per la glicogenesi.

01 OLLEGAMENTO ALL'ESERCIZIO FISICO


Ricorderete che Bill e Jane si erano "caricati di carboidrati" ingerendo grandi quantit di cibo ficco di amido e di zuccheri prima di iniziare la maratona. Questa una pratica comune tra gli atleti allenati a compiere gare di resistenza, poich aumenta il contenuto di glicogeno del muscolo scheletrico. Ovviamente, questi muscoli avranno un bisogno particolarmente elevato di glucosio durante la gara.

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

Metabolismo dei grassi


Al pari del glicogeno, i grassi (lipidi) possono essere scissi| lizzati per ottenerne energia quando f energia provenieD altre fonti viene fornita lentamente. I grassi possono esseri

GLICOGENO Glicogenesi ^ ^ Giicogenolisi


PROTEINE

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 89


TRIGLICERIDI

Aminoacidi

Glucosio

Glicerolo + acidi grassi

ti

R-NHo^

I NH3SMi Urea

Piruvato

Lattato

^\^ --------------------------------1-

Aceti I Co A

FIGURA 3.25 Vie metaboliche coinvolte nella gluconeogenesi. In questa figura vengono

previdenza i passaggi rilevanti della gluconeogenesi.

che sintetizzati per immagazzinare energia quando sono altamente concentrati nella dieta. Il tessuto adiposo, formato da cellule adipose, rappresenta il principale deposito per i grassi. J I lipidi vengono immagazzinati principalmente sotto forma p triglicerdi, formati da tre acidi grassi legati a uno scheletro di : glicerolo. La lipolisi, il primo stadio della scissione dei grassi la ^Separazione degli acidi grassi dalla molecola di glicerolo (Figura K6). Il glicerolo entra quindi nel percorso glicolitico (come dii- Rssiacetonfosfato) e procede da qui verso il ciclo di Krebs e la Sbsforilazione ossidativa. Gli acidi grassi vengono convertiti in acetiJ CoA, tramite un processo chiamato beta ossidazione che N verifica nella matrice mitocondriale. Gli acidi grassi ottenuti con la dieta sono in genere molecole lunghe 12-18 atomi di carbonio, con un numero pari di atomi di carbonio. Le molecole di acetil CoA contengono due atomi di carbonio. Pertanto una singola molecola di acido grasso con n atomi di carbonio pu dare origine attraverso la beta ossidazione a n/2 molecole di acetil CoA, una quantit maggiore rispetto alle due molecole di acetil CoA prodotte dal glucosio. Inoltre, ogni volta che una molecola di acetil CoA viene scissa da un acido grasso, i coenzimi vengo- iliio ridotti per produrre un NADH + H+ e

un FADH2. Le molecole di acetil CoA entrano nel ciclo di Krebs e nella fosforilazione ossidativa. I coenzimi ridotti entrano nella fosforilazione ossidativa. Poich un grammo di grasso fornisce pi energia di un grammo di glucosio o di altri carboidrati, i grassi vengono considerati alimenti ad alto contenuto energetico. importante sottolineare che quando i grassi vengono scissi per formare energia, vengono generati dei sottoprodotti chiamati chetoni (vedi Figura 3.26). Questi composti vengono sintetizzati dall'acetil CoA tramite una serie di reazioni reversibili e la loro velocit di produzione aumenta con l'aumentare della concentrazione di acetil CoA. Poich una singola molecola di acido grasso pu fornire diverse molecole di acetil CoA, la scissione dei grassi tende a generare grandi quantit di chetoni che, cosa importante, possono essere utilizzati dal sistema nervoso come temporanea alternativa al glucosio. Ci permette di preservare le riserve di glucosio nel caso in cui l'assunzione di fonti energetiche si riduca e l'organismo sia costretto a ricavare energia dalla scissione dei grassi. Notate nella Figura 3.26 che le vie dal glicerolo alla glicolisi e dagli acidi grassi all'acetil CoA sono rappresentate da frecce bidirezionali. Ci significa che possibile sintetizzare grassi da

GLICOGENO Glicogenesi ^ ^ Giicogenolisi

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 89 altri nutrienti, secondo un processo chiamato lipogenesi. Ci spiega perch gli individui possono diventare obesi se mangiano quantit eccessive di alimenti che non contengono lipidi ma carboidrati o proteine.

PROTEINE CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 89

GLICOGENO Glicogenesi ^ ^ Giicogenolisi

TRIGLICERIDI

ti
Aminoacidi Glucosio
1

Glicerolo + acidi grassi1

1 Che cosa la gluconeoge nesi e perch importante? sono le tre sostanze che possono servire da materie prime questo processo?

R-NH, -^

NHo Urea GLICOGENO Glicogenesi ^ ^ Giicogenolisi

Glico'isi

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 89

tr

Piruvato

FIGURA 3.26 Vie metaboliche coinvolte nella lipolisi. La scissione dei grassi (trigliceridi) a scopo energetico. Le vie importanti sono evidenziate. Notate che la scissione degli acidi grassi porta alla produzione di chetoni, che vengono generati dall'acetil CoA attraverso una serie di reazioni reversibili.

Metabolismo delle proteine


Durante il processo di scissione metabolica delle proteine a scopo energetico (Figura 3.27), le proteine vengono prima scisse in aminoacidi, con un processo chiamato proteolisi. Gli amminoacidi vengono quindi deaminati, cio privati di un gruppo amminico (-NH2). Questo processo di deaminazione produce ammoniaca (NH3), che tossica. Fortunatamente, l'ammoniaca portata tramite il circolo ematico al fegato dove viene convertita in urea, una sostanza relativamente innocua che pu essere eliminata dai reni.

fI 0LL E GA M ENT 0 AL L ' E S E RC IZ IO F I S IC O


Negli ultimi momenti della maratona, l'organismo di Bill e Jane ha avuto necessit di ricavare energia dalle proteine deaminate, poich le riserve di glucosio si erano praticamente esaurite. Come conseguenza di ci, il loro sudore (che prodotto dal plasma) aveva odore di ammoniaca.

Dopo che gli amminoacidi sono stati deaminati, il resto della molecola pu essere convertito in piruvato o in acetil CoA (che quindi entra nel ciclo di Krebs), o in un prodotto intermedio che pu entrare direttamente nel ciclo di Krebs. importante notare nella Figura 3.27 che i percorsi dagli aminoacidi al piruvato, all'acetil CoA e al ciclo di Krebs sono rappresentati| frecce bidirezionali; ci significa che i nutrienti non proteici ( me carboidrati o grassi possono essere utilizzati come matti prime per la sintesi di amminoacidi, a loro volta utilizzati n| sintesi proteica (come mostra la figura, ci richiede l'a di un gruppo amminico che viene ottenuto da un'altra molcj la, qui indicata come RNH2). Di conseguenza, alcuni an noacidi possono essere presenti nelle cellule anche se nonvi gono forniti con la dieta. Altri amminoacidi, invece, non pos[ no essere sintetizzati all'interno dell'organismo e devono i bligatoriamente essere forniti dall'alimentazione; questi an noacidi vengono definiti amminoacidi essenziali. Con il terir ne di nutriente essenziale si identifica qualsiasi biomole necessaria per il corretto funzionamento dell'organismo j non pu essere sintetizzata all'interno delle cellule e che quin deve essere necessariamente fornita con la dieta.

Test veloci 3.6

113 CAPITOLO 1 Introduzione alla Fisiologia

teine ed relativamente ricco di potassio, mentre il liquido ex- I tracellulare contiene poche proteine ed relativamente ricco di sodio. Queste differenze di composizione sono necessarie per assicurare il corretto funzionamento delle cellule e sono possibili perch la permeabilit delle membrane cellulari nei confronti di molti soluti relativamente bassa e le membrane permettono uno scambio selettivo solo di alcuni soluti. Circa il 20% del volume totale del liquido extracellulare contenuto nel sangue, mentre il restante al di fuori. La parte presente nel sangue (definita come la componente non cellulare del sangue) costituita dal plasma (Figura 1.5d). La parte di liquido extracellulare esterna al circolo che bagna la maggior parte delle cellule dell'organismo chiamata liquido interstiziale (ISF) (Figura 1.5e). Il plasma ed il liquido interstiziale hanno composizione molto simile; l'unica differenza importante che il plasma relativamente ricco di proteine, che al contrario sono scarsamente presenti nel liquido interstiziale. Questa composizione simile dovuta al fatto che le pareti dei vasi sanguigni pi piccoli e pi numerosi, i capillari, sono altamente permeabili alla maggior parte dei soluti ad eccezione delle proteine.

Test veloci 1.2


1. Perch il liquido extracellulare definito il mezzo interno del corpo? 2. Trovate la definizione adatta per ognuna delle seguenti espressioni: (a) tutta l'acqua contenuta nel corpo, (b) il liquido contenuto nelle cellule, (c) il liquido che si trova all'esterno delle cellule, (d) il liquido che si trova all'esterno delle cellule e nel sangue e (e) il liquido esterno alle cellule e al sangue.

esterno. Il mantenimento di una condizione costante del mezzo interno conosciuto come omeostasi. Man mano che procederete con la lettura, scoprirete che il concetto di omeostasi un principio organizzativo centrale in Fisiologia. Dire che il mezzo interno viene regolato per rimanere costante significa che la composizione, la temperatura e il volume del liquido extracellulare non cambiano significativamente in condizioni normali (in verit, piccole fluttuazioni avvengono ma sono considerate normali). Il liquido extracellulare viene normalmente mantenuto ad una temperatura di circa 37C (temperatura corporea normale) e allo stesso modo costante mantenuta la concentrazione di molti soluti (ad esempio, ossigeno, anidride carbonica, sodio, potassio, calcio e glucosio). La capacit di mantenere costanti questi parametri di grande importanza, considerando il fatto che l'organismo si trova continuamente a dover affrontare cambiamenti potenzialmente distruttivi che originano nell'ambiente esterno o all'interno dell'organismo stesso. Ad esempio, quando l'ambiente si riscalda o quando si inizia un esercizio fisico, la temperatura corporea aumenta. In entrambi i casi, l'aumento della temperatura attiva dei meccanismi regolatori che riducono la temperatura corporea fino a riportarla ai valori normali. Lo studio della Fisiologia mostrer che questa abilit dell'organismo di mantenere costanti le condizioni del mezzo interno si realizza grazie allo sforzo di diversi sistemi che interagiscono tra loro.

Applica le tue conoscenze

L'omeostasi: un principio organizzativo fondamentale della Fisiologia


Le nostre cellule sono collegate l'une alle altre, permettendoci di vivere - se proviamo a rimuoverle dall'organismo, notiamo che esse muoiono entro un breve periodo di tempo. Gli scienziati da anni stanno studiando i meccanismi che permettono di mantenere le cellule umane in vita, all'interno delle colture cellulari, per periodi di tempo pi lunghi, e hanno scoperto che necessario rimpiazzare in modo continuo le cellule morte. Nonostante i progressi fatti in ambito tecnologico, la scienza non ancora in grado di riprodurre le condizioni del corpo umano necessarie per la sopravvivenza. Data la sensibilit delle nostre cellule ai mutamenti delle condizioni ambientali, com' possibile che l'organismo riesca a tollerare le grandi variazioni che si verificano nell'ambiente esterno? Dopo tutto, gli esseri umani possono vivere sia in regioni molto calde, come i tropici, che in regioni estremamente fredde. Possiamo vivere al livello del mare, dove c' abbondanza di ossigeno nell'aria, o su una montagna, dove la concentrazione di ossigeno nell'aria pi bassa. Possiamo vivere nel clima secco di un deserto o in un ambiente estremamente umido come quello delle foreste pluviali. Come fa il corpo ad adattarsi a questa variet di condizioni? La risposta che l'organismo possiede una serie di meccanismi regolatori che lavorano per mantenere relativamente costanti le condizioni del mezzo interno, nonostante le variazioni delle condizioni dell'ambiente

Per emorragia si intende perdita di sangue costituita approssimativamente per il 55-60% da plasma. Senza l'introduzione di nuovi liquidi, in che modo il volume plasmatico pu essere riportato ai valori normali per mantenere l'omeostasi? Anche se i meccanismi di regolazione omeostatica lavorano per opporsi ai cambiamenti del mezzo interno, ogni sistema di regolazione ha i suoi limiti, anche nelle condizioni in cui non sia danneggiato da patologie o da traumi e stia funzionando normalmente. Ad esempio, la temperatura corporea pu essere mantenuta a valori normali solo se la temperatura ambientale non raggiunge valori estremi e se non si verificano stress eccessivi per il sistema di termoregolazione. Infatti, l'eccessivo sforzo fisico o una temperatura ambientale elevata possono indurre la temperatura corporea a crescere senza controllo, con conseguenze potenzialmente fatali (vedi Connessioni cliniche: Shock da calore e colpo di calore). Infatti, generalmente possibile affermare che qualunque malfunzionamento dei sistemi di controllo deputati all'omeostasi provoca, come conseguenza, la comparsa di segni e di sintomi di malattia, poich tale deficit influenza negativamente il funzionamento di interi sistemi.

Controlli a feedback negativo dell'omeostasi


La temperatura corporea non libera di variare, ma regolata per rimanere all'interno di un intervallo relativamente ristretto,

PROTEINE

per questo motivo essa fa parte delle cosiddette variabili regolate. Le concentrazioni plasmatiche di potassio, sodio e calcio sono anch'esse variabili regolate poich vengono mantenute costanti dai meccanismi di regolazione omeostatica. La maggior parte dei meccanismi di regolazione omeostatica si

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 91 GLICOGENO Glicogenesi j | Glicogenolisi

PROTEINE

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 91 GLICOGENO Glicogenesi j | Glicogenolisi


Aminoacid i

ti

TRIGLICERIDI
1

ti

Glucosio

Glicerolo + acidi grassi 1

4
Ciclo di Krebs

V ------ cOo

ATP

Coenzima-2H -<-

Fosforilazione ossidativa

H 20

\
SOMMARIO DEL CAPITOLO
Tipi di reazioni metaboliche, p. 59

ATP

FIGURA 3.27 Vie metaboliche coinvolte nella scissione delle proteine a scopo energetico. Le vie rilevanti sono evidenziate. Notate che la scissione degli amminoacidi produce ammoniaca (NH3), che viene convertita ad urea nel fegato.

L'insieme di tutte le reazioni chimiche che si svolgono nell'organismo costituisce il I metabolismo; le reazioni del metabolismo I energetico sono coinvolte specificamente negli scambi energetici. Le reazioni cataboliche generano prodotti pi piccoli a partire da reagenti pi grandi; le reazioni anaboliche generano prodotti pi grandi a partire da reagenti piccoli. Le tre reazioni metaboliche pi comuni sono: (a) [idrolisi e condensazione, (b) fosforilazione e defosforilazione
e (c) ossido-riduzione.

0 dei prodotti, in accordo con la legge d'azione di massa. La velocit di una reazione limitata dalla sua energia di attivazione, in quanto le molecole devono passare attraverso uno stato di transizione ad alta energia prima di poter reagire.
Velocit delle reazioni, p. 66

Reazioni metaboliche ed energia, p. 61


Le reazioni metaboliche permettono alle cellule di trasformare materie prime ricavate dall'ambiente in componenti strutturali e funzionali e inoltre permettono alle cellule di rifornirsi di eneirgia. Il bilancio energetico di una reazione ne determina la direzione. Le reazioni cataboliche sono in genere reazioni che liberano energia e che procedono spontaneamente; le reazioni anaboliche

richiedono energia per poter procedere. Una reazione pu essere fatta procedere in una delle due direzioni cambiando la concentrazione dei reagenti

1 fattori che influiscono sulla velocit di una reazione sono la concentrazione dei reagenti e dei prodotti, la temperatura e l'altezza della barriera di energia di attivazione. Le reazioni metaboliche vengono catalizzate da specifiche proteine chiamate enzimi, che agiscono su particolari substrati compatibili con il sito attivo enzimatico. Molti enzimi per poter funzionare hanno bisogno di cofattori non proteici. Importanti cofattori sono il NAD+ e il FAD, che trasportano elettroni tra diverse reazioni. La velocit delle reazioni catalizzate dagli enzimi influenzata dalla velocit catalitica dell'enzima, dall'affinit enzima-substrato, dalla concentrazione dell'enzima e dalla concentrazione del substrato. Alcuni enzimi possiedono dei siti regolatori specifici per particolari

modulatori che, legandosi all'enzima, ne alterano l'attivit. Nella regolazione allosterica il legame del modulatore reversibile. Nella regolazione covalente l'attivit dell'enzima viene modificata dal legame covalente di un gruppo chimico (spesso un gruppo fosfato) a uno specifico sito dell'enzima. Le vie metaboliche vengono frequentemente regolate dall'inibizione a feedback, nella quale un enzima viene inibito in maniera allosterica dal prodotto di una reazione a valle. A volte gli enzimi vengono stimolati da prodotti intermedi che si trovano a monte (attivazione a feedforward).
Ossidazione del glucosio: la principale reazione del metabolismo energetico, p. 73

CAPITOLO 3 Metabolismo cellulare 59

Le cellule ottengono la maggior parte della loro energia dall'ossidazione del glucosio: C6H1206 + 6 02 -> 6 C02 + 6 H20. Le cellule utilizzano l'energia liberata da questa e da altre reazioni che rilasciano energia per sintetizzare adenosina trifosfato (ATP). Successivamente le cellule utilizzeranno l'energia rilasciata dalla scissione (idrolisi) dell'ATP per svolgere lavoro.
Fasi dell'ossidazione del glucosio: glicolisi, ciclo di Krebs e fosforilazione ossidativa, p. 75

L'ossidazione del glucosio avviene in tre passaggi: la glicolisi (nel citosol), il ciclo di Krebs (nella matrice mitocondriale) e la fosforilazione ossidativa (nella membrana mitocondriale interna). La fosforilazione ossidativa comprende due processi che avvengono simultaneamente: (1) il movimento di elettroni lungo la catena di trasporto elettronico e (2) l'accoppiamento chemiosmotico. Per ogni molecola di glucosio, vengono sintetizzate quattro

molecole di ATP durante la fosforilazione a livello di substrato nella glicolisi e nel ciclo di Krebs. Durante questi processi vengono anche prodotte 6 molecole di C02, 10 NADH e 2 FADH2. Successivamente, il NADH e il FADH2 cedono i loro elettroni (idrogeni) alla catena di trasporto elettronico, ove reagiranno con l'ossigeno per formare acqua. L'energia liberata in questo processo viene utilizzata per sintetizzare ATP grazie alla fosforilazione ossidativa, responsabile della produzione della maggior parte dell'ATP generato dalla completa ossidazione di una molecola di glucosio (34 su 38).
Riserve energetiche e loro utilizzo: metabolismo dei carboidrati, dei grassi e delle proteine, p. 86

L'organismo in grado di utilizzare le riserve di grassi e di proteine come fonti alternative di energia quando scarseggia |

il glucosio. Durante questi processi, grassi e proteine vengono scissi in molecole pi piccole (rispettivamente dalla lipolisi e dalla proteolisi), che possono entrare in vari punti della via per l'ossidazione del glucosio. L'organismo pu anche immagazzinare energia sintetizzando grassi, che si trovano prevalentemente nel tessuto adiposo, e proteine. In alcuni tessuti, l'energia pu essere immagazzinata convertendo il glucosio in glicogeno (nella glicogenesi), che potr essere eventualmente scisso successivamente per restituire il glucosio che lo forma (nella glicogenolisi). Il glucosio pu essere anche sintetizzato da precursori non carboidratici (gluconeogenesi), che permettono in tal modo di mantenere ti rifornimento continuo di glucosio al circolo ematico, necessario per il funzionamento adeguato del sistema nervoso.

ESERCIZI
Domande a scelta multipla

1. Quando il glucosio viene ossidato nelle cellule, l'ossigeno reagisce con: a) carbonio per formare C02 b) idrogeno per formare H20 c) componenti della catena di trasporto elettronico d) fosfato inorganico per formare ATP e) acetil CoA per formare acetato 2. Quale delle seguenti reazioni illustra la fosforilazione a livello di substrato? (P = fosfato, X = metabolita intermedio) a) ATP ADP + Pj b) ADP + Pj ATP c) X-P X + P d) X-P + ADP -> X + ATP 3. L'enzima piruvato deidrogenasi, che converte il piruvato in acetil CoA, pu essere attivato o inattivato dalla fosforilazione o dalla defosforilazione. Questo un esempio di: a) regolazione allosterica b) fosforilazione a livello di substrato c) fosforilazione ossidativa d) saturazione e) regolazione covalente 4. Le seguenti reazioni si verificano in congiunzione con lo stadio 5 del ciclo di Krebs: GDP + Pj GTP GTP + ADP GDP + ATP La reazione netta di questo processo : a) Pj + GTP GDP b) Pj + GDP -> GTP c) GTP + ADP -> GDP + ATP d) ADP + Pj -> ATP e) GDP + Pj -> ATP 5. Quale delle seguenti rezioni un esempio di idrolisi?

a) Aminoacido 1 + aminoacido 2 > dipeptide + H20 b) Lattosio + H20 -> glucosio + galattosio c) Glucosio-1-fosfato > glucosio-6- fosfato d) Glucosio + 6 0 2 ^ 6 C02 + 6 H20 e) Acqua (liquido) + calore > acqua (vapore) 6. Quali delle seguenti classi di molecole organiche pu essere usata per sintetizzare trigliceridi? a) Solo carboidrati b) Solo lipidi c) Solo proteine d) Solo carboidrati e lipidi e) Carboidrati, lipidi e proteine 7. Gli enzimi aumentano la velocit delle reazioni catalizzate dagli enzimi: a) aumentando l'energia di attivazione b) diminuendo l'energia di attivazione c) aumentando l'energia libera dei reagenti d> aumentando l'energia libera del prodotto e) diminuendo l'energia libera dei reagenti 8. Nella seguente reazione, il NAD+ riceve elettroni dalla sostanza AH2: NAD+ + AH2 b NADH + H+ + A dove E l'enzima che catalizza la reazione. In questa reazione, quale sostanza viene ossidata? a) NAD+ b) NADH c) AH2 d) A

9. Quale dei seguenti processi si svolge nel citosol? a) La glicolisi b) Il passaggio di collegamento c) Il ciclo di Krebs d) La fosforilazione ossidativa e) L'accoppiamento chemiosmotico| 10. In quale dei seguenti processi si genera anidride carbonica? a) Solo nella glicolisi b) Solo nel passaggio di collegamen c) Solo nel ciclo di Krebs d) Nella glicolisi e nel ciclo di Kreb e) Nel passaggio di collegamento e nel ciclo di Krebs
Domande guidate

1. La rimozione di atomi di idrogeno d| una molecola un esempio di (ossidazione/riduzione). 2. La velocit in avanti di una reazion pu essere aumentata aumentando! concentrazione dei reagenti/prodolli 3. Se una reazione procede spontanei mente in avanti, il bilancio energei deve essere (positivo/negativo). 4. Le cellule epatiche e quelle muscola sono capaci di immagazzinare '

Sofia ed Adelaide sono gemelle di 22 anni e fanno!


tutto assieme. Per anni hanno corso assieme ed oggi, come sempn hanno corso 4 miglia. Dopo la corsa, Sofia ha bevuto 11 di acqua}

Trasporti di membrana
mentre Adelaide 1 I di una bibita contenente sodio, potassio, e glucosio. Dopo circa un'ora, Sofia ha avuto una diuresi di circa 4 Adelaide di soli 100 mi. Assumendo che le due giovani abbiano
7 di trasporto cellulare mantengono stabile la composizione dei fluidi corporei.

un'identica condizione fisica e che entrambe abbiano perso un'identica quantit di sudore, come si spiega la differenza? Il sudore contiene acqua e ioni. Bevendo sola acqua, Sofia ha diluito gli ioni dei suoi fluidi corporei, mentre Adelaide ha reintegra ioni ed acqua. Quindi la diversa diuresi riferibile alla presenza od i assenza di soluti nelle loro bevande. In questo Capitolo impareremj che le nostre cellule possiedono meccanismi di trasporto per acqua] soluti. I reni usano questi meccanismi per eliminare con le urine! ed acqua cos da mantenere una stabile composizione dei fluid corporei. Il rene non il solo organo che usa questi meccanismi di trasporto per mantenere l'omeostasi. In questo Capitolo apprenderemo che tutti i sistemi del nostro organismo usano i meccanismi di trasporto qui descritti.

CONTENUTO DEL CAPITOLO


Fattori che influenzano la direzione del trasporto 95 Velocit di trasporto 101 Trasporto passivo Trasporto attivo 102 108

Osmosi: trasporto passivo di acqua attraverso le membrane112 Trasporto di materiale all'interno di compartimenti delimitati da membrana11G Trasporto epiteliale: movimento di molecole attraverso due membrane 118

IVI
CAPITOLO 4 Trasporti di membrana 95

i il ruolo delle forze chimiche, elettriche ed limiche nel trasporto passivo di sostanze attraverso una na e distinguere tra trasporto attivo e trasporto passivo. ire i tre fattori generali che influenzano la velocit con la i sostanza pu essere trasportata passivamente attraverso nbrana e identificare i due fattori generali che influenzano la trasporto attivo.
i quattro fattori che influenzano la permeabilit delle i alle molecole che le attraversano per diffusione semplice B spiegare come e perch influiscono sulla permeabilit.

TABELLA 4.1 Concentrazioni millimolari di vari soluti presenti nel liquido intracellulare (ICF)* ed in quello extracellulare (ECF)
Soluto ICF (mM) ECF (mM)

K+ Na+ Mg2+ ca2+


CLHCO3-

140,0 15,0 0,8 <0,001** 4,0 10,0 40,0 8,0 1,0 4,0 4,0

4,0 145,0 1,5 1,8 115,0 25, 0 2,0 2,0 5,6 0,0 0,2

nfrontare il movimento di molecole attraverso la membrana plasmato mediante trasportatori e canali ionici. i la distinzione tra trasporto attivo primario e secondario e lire esempi di ognuno. gare in che maniera la differenza di concentrazione di un soluto ! lati di una membrana pu provocare movimento di acqua e are la distinzione tra osmolarit e tonicit di una soluzione.

P
Aminoacidi Glucosio ATP Proteine

sfinir Yendocitosie 'esocitosi; spiegare le principali differenze tra


questi e gli altri meccanismi di trasporto cellulare. Distinguere tra endocitosi mediata da recettore e pinocitosi. Spiegare in termini generali come la polarit delle cellule epiteliali permetta loro di assorbire o secernere sostanze.

La composizione del liquido intracellulare varia nelle cellule. * Si riferisce agli ioni Ca2+ liberi nel citoplasma. Si tenga infatti presente che una quantit significativa di Ca2+ intracellulare sequestrata in organuli delimitati da membrana e/o legata a proteine.

li per capire la fisiologia dei sistemi di organi. Inizieremo quindi questo capitolo con una discussione sui fattori che determinano la direzione e la velocit del trasporto.

Suggerimenti per lo studio

Verificare di aver compreso i seguenti argomenti: 1;


. Struttura del doppio strato lipidico , p. 33 2. Proteine di membrana, p. 34

Fattori che influenzano la direzione del trasporto

Nel Capitolo 3, abbiamo visto che in una reazione metabolica le molecole di reagente e di prodotto hanno diversa energia. 3. ATP, p. 74 Abbiamo anche visto che il bilancio energetico di una reazione la differenza tra l'energia dei reagenti e quella dei prodotti determina la direzione della reazione e se la reazione possa procedere spontaneamente o richieda energia. Nella prossima er poter vivere, le cellule del nostro organismo hanno sezione vedremo che principi analoghi governano il trasporto bisogno di scambiare continuamente sostanze con il li- delle molecole attraverso le membrane. quido che le circonda. Ad esempio, per ossidare il glucosio ed ottenere energia, le cellule hanno bisogno di glucosio e ossigeno. Come visto nel Capitolo 2, l'ossigeno pu permeare la Trasporto passivo e trasporto attivo membrana plasmatica ma il glucosio non in grado di farlo Quando l'ossigeno entra in una cellula o l'anidride carbonica perch una molecola polare. Allora, come fanno le nostre cellula esce, le molecole si muovono attraverso la membrana plasmatica utilizzare glucosio? spontaneamente. In altre parole, la cellula non deve spendere Nel Capitolo 2 abbiamo anche imparato che le membrane energia perch ci avvenga. Al contrario, occorre spendere contengono proteine che svolgono una variet di funzioni, inenergia quando, ad esempio, le molecole di glucosio vengono cluso il trasporto di specifiche molecole attraverso la membrana. trasportate all'interno delle cellule epiteliali dell'intestino. Il Grazie a queste proteine, la composizione dei liquidi intratrasporto di molecole attraverso una membrana viene chiamato cellulare ed extracellulare diversa (Tabella 4.1). In questo catrasporto attivo se richiede energia, trasporto passivo se non la pitolo studieremo quali molecole possono permeare la memrichiede. La diffusione semplice, il movimento di una molecola brana e quali molecole possono attraversarla solo con l'aiuto idi dentro o fuori la cellula a seguito di un suo moto termico, una proteine di membrana. Impareremo anche cosa determina la forma di trasporto passivo, analogamente ad alcune forme di direzione di questo movimento. trasporto mediato da proteine. Invece, il trasporto attivo m In particolare focalizzeremo la nostra attenzione sulle basi sempre mediato da proteine di trasporto dette pompe. cellulari e molecolari del trasporto attraverso le membrane, in Il trasporto delle molecole attraverso le membrane segue quanto questi meccanismi, basati in larga parte sui principi lei metabolismo cellulare descritti nel Capitolo 3, sono crucia-

CAPITOLO 119 Trasporti di membrana 103

P P RO F O Nn i M F NT O

(AG) = energia interna - energia esterna = RTIn [S]j - RTIn [S]G dove gli indici

Energia delle soluzioni


Le molecole che sono trasportate attraverso le membrane sono in soluzione nei liquidi intracellulare ed extracellulare. Il trasporto dipende dalla differenza di energia libera di queste molecole in soluzione. L'energia libera di una soluzione di un soluto non carico (S) pu essere descritta matematicamente come segue:

"o" (da outside) e "i" (da inside) si riferiscono al iato esterno ed interno della cellula. Questa equazione pu essere riscritta come segue ed conosciuta come equazione di van't Hoff:

AG = RT In

Come per le reazioni chimiche, quando la variazione di energia libera: negativa, il processo avviene spontaneamente. Quando la concentrazione del soluto S maggiore nella cellula, il rapporto [S]/[S]0 j maggiore di 1 e il logaritmo naturale di un valore maggiore di 1 positivo. Cos, il AG necessario per muovere S dentro la cellula positivo e il processo non avviene spontaneamente, ovvero, necessaria] energia per tS], muovere S dall'esterno all'interno della cellula. Quando G = RT\r\ [S] [SL la I concentrazione di soluto S maggiore all'esterno dove G l'energia libera, R la costante universale dei gas (0,082 litri- atm/mole-K). della cellula, il AG peri muovere S dentro la cellula T la temperatura assoluta in gradi Kelvin (K) e [S] la concentrazione del soluto S negativo e il processo avviene spontaneamente, ovvero, S si muove passivamente in moli. La forza che muove una molecola nella cellula dipende dalla differenza di dentro la cellula. I energie (AG) tra il compartimento in cui arriva la molecola (interno della cellula) e il compartimento da dove la molecola partita (esterno della cellula):

gli stessi principi delle reazioni chimiche: movimenti spontanei (passivi) avvengono da uno stato ad alta energia ad uno a bassa energia. Movimenti in direzione opposta richiedono invece energia. L'energia di una soluzione dipende dalla concentrazione del soluto (e dalla carica, se il soluto uno ione); l'energia aumenta all'aumentare della concentrazione del soluto (Approfondimento: Energia delle soluzioni). Quindi i soluti si muovono passivamente da una zona a maggior concentrazione ad una zona a minor concentrazione, ovvero secondo il gradiente di concentrazione. Per muoversi da una zona a bassa ad una ad alta concentrazione richiesta energia. Consideriamo ad esempio, il movimento del glucosio dentro o fuori la cellula. La concentrazione di glucosio normalmente circa 1 mM nel liquido intracellulare e circa 6 mM nel liquido extracellulare (vedi Tabella 4.1). Cos, se il glucosio fosse libero di muoversi spontaneamente attraverso la membrana di una cellula, si muoverebbe dalla regione a maggiore concentrazione verso quella a minore concentrazione (da energia maggiore verso energia minore) e pertanto entrerebbe nella cellula. Al contrario, il trasporto nella direzione opposta (dalla concentrazione minore verso la concentrazione maggiore) sarebbe di tipo attivo e non avverrebbe spontaneamente in quanto richiede energia.

Forze chimiche
Abbiamo visto che quando una sostanza presente con di| se concentrazioni ai due lati di una membrana, si stabilis gradiente di concentrazione attraverso la membrana. Qcj deriamo il termine "gradiente di concentrazione" come si|mo di "differenza di concentrazione", che indichiamo >] simbolo il simbolo AC (per essere precisi, il termine gradiij di concentrazione viene usato per definire qualsiasi diffei di concentrazione tra un punto e un altro, non solo quinl traverso le membrane, e viene definito come la rapidit Cfil| quale cambia la concentrazione con la distanza). Quan molecole si muovono da una regione ad alta concento ad una regione a pi bassa concentrazione, possiamo direj si muovono secondo il gradiente di concentrazione. Il mento nella direzione opposta viene detto contro il gra di concentrazione. Poich le molecole si muovono spontaneamente sed un gradiente di concentrazione, possiamo pensare al gral di concentrazione come a una specie di forza che "spili molecole in quella particolare direzione e pertanto defa" il gradiente di concentrazione come una forza chimica direzione coincide con quella del gradiente stesso (Fig Come vedremo, la velocit con cui una sostanza viene trasj tata dipende dall'ampiezza del gradiente di concentrazl in genere aumenta all'aumentare del gradiente. Quindi!

Forze che guidano i trasporti


Ogni differenza di energia attraverso la membrana agisce come forza che tende a spingere le molecole in una direzione o in un'altra. La direzione di questa forza sempre dalla regione a pi alta energia verso quella a minore energia, indicando la direzione in cui le molecole si muoverebbero se potessero farlo spontaneamente. Queste forze possono nascere da differ di concentrazione o da altri fattori che influenzano Tene molecolare. Nelle prossime sezioni vedremo che le mole sono generalmente influenzate da tre tipi di forze: chimi| elettriche ed elettrochimiche.

CAPITOLO 120 Trasporti di membrana 103

Test veloci 4.1


1. Qual la differenza tra trasporto attivo e passivo? 2. Perch un gradiente di concentrazione considerato una forza chimica? 3. In quale direzione diretta la forza chimica per gli aminoacidi? (Vedi Tabella 4.1)

Forze elettriche
In generale, le molecole che si muovono passivamente attraverso le membrane possono essere influenzate anche da fattori diversi dalle forze chimiche. Questo particolarmente vero per gli ioni, che sono influenzati da forze elettriche oltre che da forze chimiche. Le forze elettriche originano dalla presenza di un potenziale di membrana, una differenza di potenziale elettrico (o voltaggio), che esiste tra i due lati della membrana nella maggior parte delle cellule. Nella prossima sezione vedremo che l'esistenza di un potenziale di membrana dipende da una diversa distribuzione di ioni positivi e negativi ai due lati della membrana plasmatica (esamineremo nel Capitolo 7 che cosa provochi questa diversa distribuzione di cariche). Una volta compreso il potenziale di membrana, valuteremo la sua influenza sulle forze che agiscono sul trasporto di ioni. Il potenziale di membrana I liquidi corporei contengono una grande variet di soluti e molti tra questi sono ioni, dotati di carica elettrica. Alcuni ioni sono cationi, carichi positivamente; altri sono anioni, carichi negativamente. Gli ioni sono presenti in varie soluzioni saline, come ad esempio l'acqua di mare, ma normalmente non possibile notare la presenza delle loro cariche elettriche, poich il numero di cariche positive e di cariche negative uguale. Una tale soluzione detta elettricamente neutra poich le cariche positive e quelle negative si annullano a vicenda dando luogo a una carica netta totale pari a zero. Similmente, anche la carica elettrica totale del nostro corpo zero, poich il numero di cationi dell'intero organismo uguale al numero di anioni. Nel liquido intracellulare e nel liquido extracellulare, i cationi e gli anioni sono presenti in numero diverso, per cui questi ambienti non sono elettricamente neutri. Il liquido intracellulare contiene un leggero eccesso di anioni rispetto ai cationi, cosa che gli conferisce una carica netta negativa. Il liquido extracellulare contiene un leggero eccesso di cationi rispetto agli anioni, e quindi una carica netta positiva. Poich le cariche positive e negative sono distribuite in modo diverso all'interno e all'esterno di una cellula, si dice che esiste una separazione di cariche ai due lati della membrana (Figura 4.2). Le cariche in eccesso negative e positive dei liquidi intracellulare ed extracellulare tendono a rimanere raggruppate vicino alla membrana, poich l'eccesso di cariche negative da un lato viene attratto dall'eccesso di cariche positive dall'altro lato. Il potenziale di membrana della cellula riflette questa separazione di cariche e viene misurato in unit di potenziale elettrico, cio in millivolt (mV), millesimi di volt. L'ampiezza del potenziale di membrana (numero di mV) dipende dal grado di separazione delle cariche: maggiore la differenza di cariche tra i due lati della membrana e maggiore sar il potenziale di membrana. Per convenzione, il segno del potenziale di

(b)
FIGURA 4.1 Forze chimiche, (a) Quando la concentrazione di molecole BP)

maggiore all'interno della cellula rispetto al liquido extracellulare, la Spione della forza chimica (freccia) verso l'esterno, (b) Quando la concentrazione di molecole maggiore nel liquido extracellulare, la direzione Hjtforza chimica verso l'interno. In entrambi i casi, le molecole si muoveranno passivamente secondo la direzione della forza o, in altri termini, secondo il gradiente di concentrazione.

siamo dire che la grandezza della forza chimica aumenta all'aumentare di AC. Quando presente pi di una sostanza, come nel caso delle nostre cellule, esistono pi gradienti di
concentrazione. Ogni forza chimica che pu agire su una data sostanza dipende per solo dal gradiente di concentrazione di quella particolare sostanza. Kb Si noti che una forza chimica fondamentalmente diversa dai tipi di forza a voi pi familiari in quanto non agisce sulle molecole allo stesso modo in cui la forza di gravit agisce su un sasso o la forza magnetica su un pezzo di ferro. Quando le molecole si muovono attraverso la membrana secondo il gradiente di concentrazione, lo fanno semplicemente perch ci sono pi molecole da una parte della membrana che dall'altra. Le singole molecole per non vengono spinte secondo il gradiente ma in realt hanno uguale probabilit di muoversi in qualsiasi direzione. Questo argomento verr trattato approfonditamente pi avanti nel capitolo.

CAPITOLO 121 Trasporti di membrana 103

ee ae
o@a

Eccesso di anioni

Eccesso di cationi

Forza elettrica

Liquido intracellulare

Liquido extracellulare

Q (

Membrana plasmatica

FIGURA 4.2 Separazione delle cariche ai due lati della membrana. In condizioni normali, il liquido che si trova dentro la cellula contiene un numero leggermente maggiore di anioni (cariche negative), mentre il liquido all'esterno della cellula contiene un numero leggermente maggiore di cationi (cariche positive). Queste cariche in eccesso sono raggruppate nella regione vicina alla membrana. La carica netta all'interno e all'esterno della cellula indicata dai segni (+) e (-) nei due compartimenti.

membrana (positivo o negativo) viene considerato quello della carica netta presente all'interno della cellula rispetto all'esterno. Poich l'interno di una cellula tipicamente pi negativo dell'esterno, il potenziale di membrana in genere negativo (in certe condizioni, comunque, il potenziale di membrana pu diventare positivo, come vedremo nel Capitolo 7). Per la maggior parte delle cellule, il potenziale di membrana, che viene in genere identificato col simbolo VM, circa 70 mV negativo (Vm = -70 mV). Come il potenziale di membrana genera una forza elettrica che agisce sugli ioni Se uno ione attraversa la membrana in presenza di un potenziale di membrana, la sua carica elettrica attratta dalla carica elettrica netta che esiste da un lato della membrana ed respinta da quella dell'altro lato. Assumendo che non vi siano altre forze (ad esempio, forze chimiche) che agiscono sullo ione, lo ione si muover spontaneamente dal versante che lo respinge verso quello che lo attrae. In questo caso, la forza che provoca il suo movimento una forza elettrica ed la semplice conseguenza delle forze attrattive e repulsive che inevitabilmente nascono in presenza di sostanze cariche elettricamente. Notate che questa forza elettrica pu essere aggiunta o sottratta da una qualsiasi altra forza presente in grado di influenzare il movimento degli ioni, come la forza chimica dovuta all'esistenza di un gradiente di concentrazione.

(b) FIGURA 4.3 Forze elettriche, (a) Quando uno ione carico positiva2attraversa una membrana plasmatica, la forza elettrica (freccia) diretta verso l'interno, (b) Quando uno ione carico negativamente attraversa la I membrana, la forza elettrica diretta verso l'esterno. In entrambi i casi,| assume che il potenziale di membrana sia negativo, come indicato dai (+) e (-) ai due lati della membrana.

Fattori che influenzano la direzione e l'ampiezza della fr elettrica Quando uno ione attraversa la membrana, la df ne della forza elettrica che agisce su di esso dipende sl due fattori: il segno del potenziale di membrana e il segno; la valenza o carica dello ione. molto facile determinare! rezione di questa forza: sufficiente ricordare che le c~ uguali si respingono e le cariche opposte si attraggono! potenziale di membrana negativo, la forza elettrica eli sce su uno ione carico positivamente lo attirer dentro 11 lula, poich lo ione viene respinto dalle cariche positiva senti all'esterno e attratto dalle cariche negative intrac (Figura 4.3). Se lo ione carico negativamente e il potff di membrana negativo, esso verr spinto fuori dalla e perch verr respinto dalle cariche negative dentro e i dalle cariche positive fuori. Poich le cariche elettrici agiscono su

Utilizzando i principi descritti nella precedente sezione, identificate la direzione delle forze elettrica e chimica che agiscono sullo ione. Se le due forze vanno nella stessa direzione, anche la forza elettrochimica agir in quella direzione e non sar necessaria un'ulteriore analisi.

CAPITOLO 122 Trasporti di membrana 103

molecole elettricamente neutre (come il gltif le sostanze sprovviste di carica non sono influenzate f tenziale di membrana. L'ampiezza della forza elettric che agisce su uno io| pende dall'ampiezza del potenziale di membrana e dalla

CAPITOLO 123 Trasporti di membrana 103

PPROFONDIMENTQ

Potenziale di equilibrio ed equazione di Nernst


Abbiamo imparato nel precedente approfondimento che la forza che muove una molecola di soluto non carica fuori dalla cellula determinata dall'equazione di vant' Hoff:

_ 61 mV [l]0
E' =

l09W

AG = ftTIn
dove [S]0 la concentrazione di soluto fuori [SI, concentrazione di soluto all'interno della [S Quando si considerano ioni, tuttavia, vi una L forza chimica. La seguente equazione elettrochimica che spinge uno ione (I) fuori
[Ili

dalla cellula e [S], la cellula. forza elettrica oltre ad una descrive la forza dalla cellula:

Questa equazione, chiamata equazione di Nernst, permette di calcolare! il valore del potenziale di equilibrio in millivolt e assume che la temperatura prossima alla temperatura corporea normale di 37C. Jj Usando le concentrazioni tipiche intracellulare ed extracellulare, j possiamo calcolare il potenziale di equilibrio per il Na\ ENa, facendoli opportune sostituzioni nell'equazione:

61 145 mM ENa = log -------------------- = 60,1 mV 60 mV Na 1 y 15 mM


In modo simile, possiamo calcolare il potenziale di equilibrio perii potassio, EK:

AG = RT\r\ i- + zFE
[Ilo

= -94,2 mV 94 mV
61

dove G l'energia libera, R la costante universale dei gas (0,082 I tri atm/mole-K), T temperatura assoluta (K), z la valenza dello ione, E il potenziale di membrana, F la costante di Faraday per le forze elettriche (9,65 x 104 joule/volt-mole) e [I] la concentrazione dello ione (precisamente l0 concentrazione dello ione all'esterno della cellula e Ij concentrazione dello ione all'interno della cellula. Notate che la forza elettrochimica una somma della forza chimica e della forza elettrica (zFE). Conoscendo la carica elettrica e le concentrazioni intracellulare ed extracellulare, possiamo determinare il potenziale di equilibrio di qualsiasi ione (j) ponendo AG uguale a 0 e ricavando E

[Ili RT [l]0 -zFE, = RT\n oppure E, = In


Inserendo i valori delle constanti e sostituendo il logaritmo naturale (In) con il logaritmo decimale (log) otteniamo:

valenza +1 e, di conseguenza, il segnoj del potenziale di equilibrio dipende unicamente dalla direzione del gradiente di concentrazione. Notate anche che EK pi grande in ampiezza di ENa. Ci ragionevole poich un maggiore gradiente di concentrazione richiede anche un maggiore potenziale di membrana per controbilanciarlo e il gradiente di concentrazione del K+ maggiori di quello del Na+. Se il gradiente di concentrazione piccolo, le concentrazioni intracellulare ed extracellulare di uno ione saranno praticamente uguali. Se le concentrazioni sono identiche, il rapporto J C0/Ci sar uguale a 1, ed il potenziale di equilibrio sar uguale a zero, (ricordarsi che il logaritmo di 1 zero). All'aumentare della differenza^ tra le concentrazioni, il rapporto pu diventare pi grande o pi picco! di 1, in tal caso il logaritmo diventer rispettivamente pi positivo o| negativo.

ENa = log

mM Notate che in entrambi casi la

140 mM

membrana, allora la forza chimica maggiore della fbi elettrica; la forza elettrochimica agir quindi nella si direzione della forza chimica. Se il potenziale di mei) na maggiore del potenziale di equilibrio, allora lai elettrica maggiore della forza chimica e la forza eli chimica agir quindi nella stessa direzione della forza^ trica. Un esempio di applicazione di questa procedura mo to nella Figura 4.5, considerando il caso dello ione poi (K+), le cui concentrazioni intracellulare ed extracellularel rispettivamente 140 mM e 4 mM (vedi Tabella 4.1). Ci d gine ad una forza chimica diretta verso l'esterno e ad ui| tenziale di equilibrio di -94 mV (EK = -94 mV). Nei tre i della Figura 4.5, il potenziale di membrana negativo e gea

CAPITOLO 124 Trasporti di membrana 103

ilettrica diretta verso l'interno che si oppone alla Nella Figura 4.5a, il potenziale di membrana e il ; di equilibrio sono uguali, con una conseguente for- ica uguale a zero. Nella Figura 4.5b, il potenziale i maggiore del potenziale di membrana (-70 mV) i elettrochimica diretta all'esterno della cellula. Nella il potenziale di membrana (-100 mV) maggiore le di equilibrio e la forza elettrochimica diretta erno della cellula. i della forza elettrochimica Poich la forza elettro- forza totale che agisce sugli ioni trasportati, essa ila direzione con la quale gli ioni si muoverebbero se permesso di attraversare spontaneamente la . Quando gli ioni vengono trasportati passivamente, sempre nella direzione della forza elettrochimica, rmini, quando gli ioni sono trasportati passivamente, ano secondo il loro gradiente elettrochimico. Quando sono trasportati attivamente, si muovono in direzione i a quella della forza elettrochimica o contro il loro gra- Ittrochimico.

Forza chimica Forza chimica E

Forza elettrica elettrochimica Forza elettrica

k = -94 mV Vm = -94 mV

= -94 mV l/m = -100 mV

(c)
FIGURA 4.5 Forze elettrica, chimica ed elettrochimica che Forza chimica agiscono sugli ioni potassio che attraversano una
[Forza elettrica

fest veloci 4.2


1. Determinate la direzione della forza motrice elettrica per ciascuno dei seguenti ioni, assumendo che il potenziale di membrana sia negativo: Na\ K+, Ch, HC03" Ca2+. I Assumendo che Na+eCa2+ siano trasportati attraverso la membrana cellulare, per quale ione maggiore la forza elettrica? 'Spiegate. '3. Basandovi sulla Tabella 4.1 per le concentrazioni ioniche intra ed extra-cellulari, prevedete la direzione della forza chimica per ciascuno ione della domanda 1. Determinate la direzione della forza elettrochimica sul Na+, assumendo che ENa= +60mV e Vm= -70 mV.

membrana plasmatica. Il potenziale di


Forza elettrochimica

equilibrio per il K+ -94 mV e il potenziale di membrana viene assunto negativo, (a) Quando il potenziale di membrana diventa uguale EK = -94 mV al potenziale di equilibrio (Vm = -94 mV), la forza VM = -70 mV elettrochimica del K+ zero, (b) Quando il potenziale di membrana -70 mV, la forza elettrica pi piccola di quella chimica (confrontate la lunghezza delle frecce) e la forza elettrochimica diretta verso l'esterno, (c) Quando il potenziale di membrana -100 mV, la forza chimica pi piccola di quella elettrica e la forza elettrochimica diretta verso l'interno della cellula.

ilocit di trasporto
Capitolo 3 abbiamo visto che la velocit di una reazione metabolica particolarmente importante in quanto le reazioni devono poter procedere abbastanza velocemente per far fronte alle richieste metaboliche dell'organismo. Perch ci possa avvenire, le molecole devono essere trasportate attraverso le membrane con sufficiente velocit. Ad esempio, quando siamo a riposo, l'ossigeno viene trasportato attraverso l'epitelio polmonare ad una velocit sufficiente a sostenere il consumo di ossigeno dell'organismo. Durante l'esercizio fisico, invece, le reazioni metaboliche consumano ossigeno con maggiore velocit; di conseguenza, per far fronte a questo aumento della richiesta di ossigeno, la velocit di trasporto attraverso l'epitelio [.polmonare deve aumentare o le cellule dell'organismo si troveranno in carenza di ossigeno. In alcune condizioni patologiche, come l'edema polmonare (eccesso di liquido nei polmoni), la ^diffusione dell'ossigeno (e dell'anidride carbonica) viene impedita. In questa situazione, una persona ha difficolt a svolgere un esercizio fisico poich l'ossigeno non pu muoversi attraverso l'epitelio polmonare con sufficiente velocit. Se la condi- (a) (b)

CAPITOLO 125 Trasporti di membrana 103

flusso unidirezionale dal compartimento compartimento 2 uguale a quello dal compartimento 2 ah partimento 1, poich il numero di molecole vicino alla memb na lo stesso in entrambi i compartimenti ed ogni molecola! la stessa probabilit delle altre di attraversare la membrana in| dato Flusso un direzionale periodo di tempo. Poich non si verifica trasferimento nei di molecole da un compartimento all'altro, le concentraziq non cambiano e il sistema in equilibrio di diffusione. flusso uni(jlirezional% Nella seconda condizione (Figura 4.6b), la concentrazioj 1M nel compartimento 1 il doppio di quella nel compartirne 2. 1M Concentrazione: 1 M (a) In queste condizioni, il flusso unidirezionale dal comp Concentrazione: 2 M (b) mento 1 al compartimento 2 raddoppiato (poich il nun di FIGURA 4.6 Flusso direzionale delle molecole e flusso netto, molecole vicino alla membrana da questa parte radd(] (a) piato) e quindi il flusso unidirezionale dal compartimento 1 Equilibrio di diffusione. Quando le compartimento 2 maggiore del flusso unidirezionale in dij molecole di soluto (punti) sono alla stessa concentrazione ai due lati della zione opposta. Il risultato sar un movimento netto di mole membrana, il flusso unidirezionale dal compartimento 1 al compartimento 2 uguale le da 1 a 2. La velocit di questo movimento rappresenta il j a quello dal compartimento 2 al compartimento 1 (frecce). In queste condizioni, il so netto, cio la differenza tra i due flussi unidirezionali. An| flusso netto attraverso la membrana zero, (b) Flusso netto. Quando la se a volte si dice che le molecole vengono trasportate passi] concentrazione nel compartimento 1 viene aumentata del doppio, il flusso mente o attivamente in una certa direzione, ci si riferisce s unidirezionale da questo compartimento al compartimento 2 si raddoppia di conseguenza, ma il flusso unidirezionale con direzione opposta rimane inalterato. In pre alla direzione del flusso netto. Come vedremo successivamente in questo capitolo, lav tal caso i due flussi unidirezionali sono diversi (come indicato dalle frecce) e ci locit di trasporto influenzata da molti fattori, alcuni! quali produce un flusso netto lungo il gradiente di concentrazione dal compartimento 1 al sono rilevanti per alcuni meccanismi di trasporto I non per compartimento 2. altri. zione grave, il trasporto d'ossigeno pu essere cos fortemente ridotto da causare difficolt respiratoria anche a riposo. La velocit con la quale una sostanza viene trasportata attraverso una membrana viene definita in base al numero di molecole che attraversano la membrana in un dato periodo di tempo, ed chiamata flusso. Il flusso in genere espresso in unit di moli per secondo o in altre unit equivalenti (pi in dettaglio, il flusso il numero di molecole che attraversano una membrana nell'unit di tempo, per unit di superfcie della membrana stessa. Per semplicit, abbiamo omesso l'area dalla nostra definizione). Quando diciamo che le molecole sono trasportate in una direzione o nell'altra (ad esempio dentro o fuori da una cellula), intendiamo il movimento netto di molecole attraverso la membrana. Praticamente in tutti i casi, le singole molecole si muovono continuamente attraverso la membrana in entrambe le direzioni, ma le molecole che statisticamente si muovono in una direzione possono essere pi numerose di quelle che si muovono nell'altra. Questo flusso bidirezionale di molecole illustrato nella Figura 4.6, che mostra una membrana che separa due soluzioni in un contenitore. In questo esempio, le molecole attraversano la membrana per diffusione semplice in due condizioni: quando la loro concentrazione la stessa! due lati della membrana e quando la concentrazione a sinistj il doppio di quella a destra. Nella prima condizione (Figura 4.6a), le molecole passi sia dal compartimento 1 al compartimento 2, che vicever, numero di molecole che attraversa la membrana nell'unit! tempo in una data direzione definisce il flusso unidirezionali questo caso, il

Lato 1

Lato 2

Trasporto passivo
Nel trasporto passivo le molecole si muovono attraverso lami brana secondo il gradiente chimico o elettrochimico: non jj chiesta energia. I tipi di trasporto passivo includono: la dij] semplice, la diffusione facilitata e la diffusione attraverso cari

Diffusione semplice: trasporto passivo attraverso il doppio sfrato lipidico


La diffusione semplice il meccanismo di trasporto menj complicato. Abbiamo gi esaminato le forze motrici per la ( fusione semplice, ora vedremo come queste agiscono. Prenif remo in esame i fattori che influenzano la velocit di difl ne e la permeabilit della membrana nei confronti di unajj stanza che si muove per semplice diffusione.

Le basi della diffusione semplice


Si usa il termine diffusione semplice per descrivere il trasfl passivo di molecole attraverso il doppio strato lipidico membrana biologica, ma in realt il meccanismo della i sione semplice non strettamente biologico. Per eser^ quando qualcuno apre una bottiglia di profumo in una sti siamo in grado di percepire il profumo anche se non ci i

2. Che cosa succede all'ammoniaca prodotta quando gli amminoacidi vengono scissi per ricavarne energia? 3. Descrivete il ruolo dell'acetil CoA nel metabolismo dei carboidrati, dei lipidi e delle proteine.

pu essere determinata utilizzando una semplice procedura, che richiede la conoscenza del potenziale di equilibrio di quello ion membrana:

CAPITOLO 126 Trasporti di membrana 103

2. Se le forze chimica ed elettrica agiscono in direzione opposta, confrontate l'ampiezza del potenziale di equilibrio e del potenziale di membrana. Se sono uguali, allora la forza elettrochimica nulla e lo ione in equilibrio. Se no, procedete con il punto 3. 3. Se il potenziale di equilibrio pi grande del potenziale di