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American Legacy.

Raimondo Luraghi e la storia civile giudicata dalla storia militare

di Virgilio Ilari 16 gennaio 2013 Se Piero Pieri (1893-1979) stato il Delbrck italiano, il padre di una storia militare collegata alla storia civile, Raimondo Luraghi (1921-2012) e Giorgio Rochat (1936) hanno impersonato, nella generazione successiva, le due possibili declinazioni di questa eredit. Da un lato la storia militare giudicata dalla storia civile, dallaltro la storia civile giudicata dalla storia militare. Lagnizione di entrambi in questi ruoli contrapposti unanime nella comunit degli storici militari italiani, pur refrattaria a rigidi inquadramenti accademici e associativi. Non sono mancati in quella generazione altri grandi storici militari, e in primo luogo il geniale autore di Asse Pigliatutto e La ragazza spagnola. Ma sono stati Luraghi e Rochat i nostri due Aiaci, grandi non meno per le loro impressive personalit che per le opere e i giorni che ci hanno lasciato. E non si possono veramente comprendere se non mettendoli a confronto. Rochat ha declinato la storia militare allinterno della storia nazionale italiana, come parte della nostra identit politica, e in particolare di quel segmento rappresentato dalla politica militare e dalle guerre del fascismo. La sua dunque una storia politica del potere militare, il cui asse portante il giudizio sulla componente militare della classe dirigente e sulle sue responsabilit politiche; non su quelle professionali. Non sul modo in cui abbiamo combattuto e sulle cause e le conseguenze dellillusoria vittoria del 1918 e della definitiva sconfitta del 1943. Rochat stato il capofila di un approccio alla storia militare largamente dominante nella storiografia accademica, ma soltanto in quella italiana, dove resta tenace un pregiudizio morale nei confronti dello studio della guerra e delle istituzioni militari, tollerato esclusivamente come secondario dettaglio della storia politica e sociale. Non va dimenticato che la matrice della storiografia nazionale italiana la storia civile dellet giacobina. Il suo fil rouge lidea di rivoluzione: la guerra disturba, perch dimostra che la

rivoluzione, in Italia, stata sempre passiva. Si pu al pi intravvedere sullo sfondo della tela, come la Tempesta di Giorgione. Oggetto della fisica, non della storia. Anche Luraghi ha esordito come storico politico e sociale, dedicando il suo primo lavoro sulla Resistenza non agli aspetti militari, pur da lui vissuti con responsabilit di comando, ma agli scioperi torinesi. Deve anzi a questa formazione oltre che ad una capacit di scrittura letteraria purtroppo rara e perci sprezzata dal canone storiografico italiano aver potuto concepire unopera titanica come la storia della guerra civile americana, che apparve tra le gioie della collana historica Einaudi, assieme alla Storia della Resistenza italiana di Roberto Battaglia e ai due capolavori di Piero Pieri, la Crisi militare italiana del Rinascimento e la Storia militare del Risorgimento. E per nostra imbecillitas che oggi opere di sintesi come quelle ci sembrano impossibili o temerarie. Quelle invece continuiamo a ristamparle, perch, come i grandi classici, sono opere per la formazione personale. Questa la testimonianza unanime che ricorre nelle decine di lettere indirizzate dai Soci della Sism alla Presidenza per esprimere il loro ricordo di Raimondo Luraghi. Questa la ragione per cui a Samo fu apprezzato e tradotto quel vaso italiano; e per cui a Marinai del Sud il suo capolavoro, dove pure leggiamo legato con amore in un volume ci che per luniverso si squaderna fu tributato il Premio Roosevelt per la storia navale. Dal nostro punto di vista, per, leredit pi importante di Luraghi stata di aver importato la lezione americana della storia militare come Kriegsgeschichte. Questo il modo in cui la storia militare viene concepita e praticata in tutto il mondo, tranne che in Italia. Lenfasi posta sul peso che la forza ha realmente avuto nel conflitto, sulle sue connotazioni specifiche, sul modo in cui stata prodotta e impiegata, sullinfluenza che lesperienza precedente ha avuto sul corso degli eventi e su quella che le interpretazioni (lessons learned) hanno poi a loro volta avuto sulla pianificazione e la condotta dei conflitti successivi. Non a caso la Storia della guerra civile americana di Luraghi il primo testo italiano in cui riscontriamo un embrionale tentativo di applicare dei concetti strategici alla storia di un conflitto, in particolare le brevi e sparse osservazioni sulla formazione napoleonica e jominiana dei generali americani, sul carattere clausewitziano delloccupazione di Pittsburg Landing da parte di Grant (nella battaglia di Shiloh) e sulla presunta visione clausewitziana di Lincoln. Luraghi non stato solo uno scrittore. Ha fatto per anni la guida sui campi di battaglia della guerra di secessione: quello che in inglese si chiama staff ride, e in tedesco Schlssreise. Ha ricostruito le battaglie integrando la ricognizione del terreno e lo studio degli armamenti e dei regolamenti con linterpretazione delle testimonianze; e lo studio delle battaglie con quello delle campagne e del quadro strategico. E ha integrato le determinanti militari con le determinanti materiali e ideologiche. Un lavoro non diverso da quello che tre grandi storici militari tedeschi, Karl Marx, Friedrich Engels e Wilhelm Rstow, fecero sulle guerre dellepoca loro, inclusi la guerra civile americana e il Risorgimento italiano. Questa lezione, ignorata dal materialismo storico di rito torinese, non si rinviene direttamente negli scritti di Luraghi (neppure nel suo saggio desordio sui fattori economici del Risorgimento). Ma attraverso le esigenze della Kriegsgeschichte, che Luraghi ha ridefinito la determinante economica della guerra civile americana, e ha potuto perci concepire, nei primi anni Ottanta. lunico saggio italiano sulla guerra industriale, un criterio interpretativo della

history of warfare che era allora assolutamente pionieristico e attende ancora di essere percepito e utilizzato in tutto il suo potenziale ermeneutico. Altro aspetto delleredit americana di Raimondo Luraghi, aver riportato in Italia lidea, allestero ovvia ma da noi considerata bizzarra se non riprovevole, che la storia militare debba essere in primo luogo critica dellarte e della scienza militare, siccome lo sono la storia della fisica, della medicina, e cos via. Questo stato il presupposto della sua partecipazione al dibattito sulla politica militare nellultimo decennio della guerra fredda e alle iniziative intraprese sin dal 1979 dallallora tenente colonnello Carlo Jean per abbattere il muro di diffidenza e di chiusura che allora esisteva tra la cultura civile (che allora si esprimeva anche attraverso i partiti politici) e la cultura militare. Queste iniziative si concretizzarono essenzialmente nellIstituto Studi e Ricerche Difesa (1979), nelle Cattedre di scienze strategiche e di storia delle istituzioni militari alla Luiss e alla Cattolica di Milano (1987), nella Commissione Italiana di Storia Militare (1986), nel Centro Militare di Studi Strategici (1987), nella rivista Politica Militare, poi Strategia Globale (1988), nella Libreria Militare di Milano (1992). In quegli anni nacquero il Centro Interuniversitario di Studi e Ricerche Storico-Militari (1983), la Societ di Storia Militare (1984) e la rivista Limes (1993). La SSM (che nel 1992 prese il nome attuale di SISM, con linserimento dellaggettivo italiana) fu anche una risposta di Luraghi al Centro interuniversitario di Rochat; la doppia appartenenza fug da subito il rischio di una contrapposizione, ma le due associazioni conservano ancora traccia dei due diversi caratteri e delle due diverse scuole. Se il Centro furono i gesuiti, noi della SISM fummo gli scolopi: fu Luraghi a decidere che ci chiamassimo Societ, non associazione, per marcare una doppia analogia, sia con la Societ degli Storici Italiani sia con la Society for Military History americana. Luraghi concep la SISM come una rete di collegamento triplice: fra le varie componenti della storia militare; tra la storia militare e gli studi geopolitico, strategici e di intelligence; tra luniversit, i cultori non professionali e il ministero della Difesa. Luraghi fu inoltre lartefice e il mattatore del XVIII congresso della Commissione Internazionale di Storia Militare che si svolse appunto nella sua Torino e che segn la prima maggiore iniziativa congiunta della CISM e della SISM. Per questo abbiamo scelto di presentare la raccolta di scritti in sua memoria che pubblicheremo come Quaderno SISM 2012, nellambito del XXXIX congresso, che si svolger di nuovo a Torino nel prossimo settembre.

Guest
Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Luigi Marco Bassani.

Un paio di settimane fa la repubblica delle lettere europea e americana ha perso un grande, grandissimo personaggio. Raimondo Luraghi, uno dei massimi storici della guerra civile americana al mondo ci ha lasciati dopo una intensa vita di studi, di affetti e amicizie. La scomparsa di Luraghi segue di pochi mesi quella di Eugene Genovese, storico del Sud degli Stati Uniti, con il quale lo studioso milanese (era nato a Milano e mi ha confessato di avere un rapporto profondo con questa citt) condivideva interessi di ricerca, opzioni

scientifiche e metodologiche, passioni per il suo oggetto di studio. Come il suo alter ego americano, Luraghi era uno storico marxista, anche se non troverete per lo pi menzione di ci nei ricordi scritti in lingua italiana. E invece il suo marxismo culturale non lo imbarazzava affatto, non era qualcosa da nascondere, ma una parte della sua vita sulla quale era tranquillissimo. Ci conoscemmo circa ventanni or sono, quando io scrissi una scortese lettera a Montanelli sul Corriere, accusandolo di ignorare labc della Guerra civile americana (giacch il giornalista toscano aveva semplicemente ripetuto le non veritiere banalit su Lincoln emancipatore degli schiavi). Finivo la lettera dicendogli: In Italia lavora il maggiore studioso della Guerra civile, Raimondo Luraghi, si rivolga a lui se vuole lumi. Il grande Indro mi diede una lezione di stile, pubblic la lettera, mi rispose garbatamente e rimase sulle sue posizioni. Luraghi mi chiam e mi disse che avevo ragione su tutta la linea, mi assolse per la mia sgarberia, considerandola colpa veniale dettata dallet. Ma, mi fece sorridere al telefono il suo candore: Lemancipazione degli schiavi non rientrava negli obiettivi di guerra del Nord mi stupisco come Montanelli possa ignorarlo. Lamore per Dixieland era il nostro terreno dincontro. Parlavamo spesso di come il Sud era stato espunto dalla memoria del Paese, alcuni suoi grandi personaggi addomesticati e incorporati nelliconografia americana, altri semplicemente dimenticati. Sulla strada della modernit il New England la perfezione, il dover essere di ogni pi remota parte del Paese, mentre al Sud spetta il ruolo di antitesi assoluta e inconciliabile. Lattacco al passato sudista si mescola con un continuo processo di rieducazione culturale, del Sud vengono attaccati costantemente simboli, idee, retaggio. Tanto che Raimondo Luraghi scriveva: Si deve [] concludere che in atto una gigantesca operazione (orchestrata nel Nord e capeggiata prevalentemente da black muslims, da ideologi del politically correct e da altri estremisti) intesa a mutilare il Sud della propria storia. Non male per uno storico marxista (e soprattutto alla luce dello zelante apprezzamento di Karl Marx per Lincoln e la causa del Nord). Luraghi cumulava cariche su cariche. Studioso di storia militare aveva fondato ed era stato il primo presidente della Societ Italiana per la Storia Militare (era stato, fra le altre cose, presidente dellAssociazione di Studi Canadesi, membro della National Geographic Society, dellAmerican Association for Military History e dellU.S. Naval Institute). Noto come professore di storia americana dellUniversit di Genova, le sue prime mosse da storico sono tuttavia fortemente collegate al suo impegno nella Resistenza. Ne testimonianza il suo primo libro, del 1953, Il movimento operaio torinese durante la Resistenza. Ma anche il Risorgimento fu uno dei suoi iniziali interessi di ricerca con Pensiero e azione economica del conte di Cavour, del 1961. Dopo aver frequentato a lungo le universit americane e canadesi (fra le altre, Harvard, Richmond, Notre Dame, NYU) pubblic nel 1966 la sua opera pi nota in Italia, Storia della Guerra civile americana (18611865). Con History of the Confederate Navy, la traduzione di Marinai del Sud Storia della Marina confederata nella Guerra civile americana, del 1993, vinse il Premio Roosevelt per la storia navale, cosa della quale andava ben comprensibilmente orgoglioso, essendo stato il primo straniero ad avere tale onore. A History of the Confederate Navy forse la sua opera migliore, giacch cambia il corso di decenni di studi sulla marina sudista. Se questa era stata considerata largamente inefficiente era solo perch non era stato ben compreso il suo vero compito, che non era quello di forzare il blocco navale nordista, ma semmai di prevenire uninvasione via mare. A me piace molto anche The Rise and Fall of the Plantation South (New Viewpoints: New York, 1978) unopera di sintesi che forse non ha avuto tutto il successo che meritava. Se lo studioso Luraghi era grandissimo, mi piacerebbe per spendere due parole sulluomo che ho conosciuto (ahim, troppo poco). Raimondo mi ha lasciato limpressione di una figura appartenente a un Paese migliore (che si inabissa e come Atlantide e mi pare destinato a scomparire sempre) e del quale ho avuto contezza attraverso un manipolo di persone nate nella prima met del secolo scorso (mio padre, Gianfranco Miglio, Franco Andreani, lui stesso e pochi altri). In macchina, qualche anno fa, mi raccontava dei suoi problemi di salute con uno stile da vero gentiluomo. Colta nei miei occhi una certa partecipazione ai suoi problemi, si era subito sentito in dovere di tranquillizzarmi: Che vuoi, non ti preoccupare, non vorrei averti guastato lumore. Alla mia et, in ogni caso, queste cose si cronicizzano, son lentissime. Anche sulla professione di storico mi aveva confidato alcune perplessit. Riguardo lossessione dello storico per le fonti, mi ricordava di averla condivisa allennesima potenza, tanto da aver ricontrollato tutto ci che era stato pubblicato. Pensa che ho passato sette anni della mia vita a vagliare uno per uno tutti i documenti inseriti nei records ufficiali del governo americano sulla Guerra civile. Ho trovato una decina di errori. Che senso ha una ricerca del genere, adesso me lo chiedo veramente. Francamente non saprei cosa rispondere, n a lui, n ad altri, ma certo che per padroneggiare la materia di studio da par suo caso, occorre passare migliaia e migliaia di ore di una noia inaudita. Come si dice in America, il genio novantanove percento sudore (perspiration) e un percento ispirazione. Mi piace render pubblica lultima email che mi ha spedito, datata agosto 2012, solo per mostrare quanto energico e avido di vita fosse il mio amico Raimondo Luraghi appena qualche mese or sono. Carissimo Bassani,

sempre un piacere ricevere tue notizie. Spero che questa mia riesca a raggiungerti in capo al mondo, dove ti trovi. Non mi stupisce affatto latteggiamento del tuo vecchio professore [gli avevo raccontato un piccolo episodio nel quale venivano fuori tutti i pregiudizi degli americani del Nord sul Sud degli Stati Uniti]. Al tempo della prevista elezione di Carter io ho sentito dei democratici del Nord dire: mai un uomo con laccento sudista alla Casa Bianca! In altre parole, preferivano un (odiato) repubblicano invece di un uomo del loro Partito. Cos va il mondo: e non c da stupirsi. [] Buon soggiorno e saluti cari dal tuo Raimondo Luraghi.

6 febbraio 2013

RICORDO DI RAIMONDO LURAGHI di Massimo Rendina


Vicepresidente Nazionale dell ANPI Comandante di Brigata, Capo di S. M. della 1a Divisione Garibaldi Piemonte Leo Lanfranco (XIX Garibaldi)

Mi spiace di non poter partecipare di persona alla commemorazione di Raimondo Luraghi. Sento per il dovere di aderirvi ricordandone con una breve nota la figura di comandante partigiano appartenente ad una delle brigate della mia divisione. Lho incontrato la prima volta nel Monferrato, nel tardo autunno 1944, aveva 23 anni, uno e mezzo meno di me, era il vicecomandante della Quarta Garibaldi, comandata da Isacco Nahum Milan. Fraternizzammo subito, avevamo esperienze simili. Ufficiali di complemento nellesercito avevamo scelto sin dall8 settembre 1943 la guerriglia contro l occupante tedesco, rivolta dopo anche contro i collaborazionisti fascisti. Per coerenza con il giuramento di soldati alla monarchia ma soprattutto seguendo un impulso emotivo: conquistare la liber e, insieme, la dignit di italiani compromessa nel ventennio fascista e calpestata con lasservimento alla Wermacht. Considerate oggi sembrano parole intrise di retorica. Non cos. Per Luraghi il sentimento era nato anche da un episodio che si commenta da solo. Sottotenente in una unit della Quarta Armata di stanza nella Francia Meridionale, Luraghi aveva impedito allindomani dell8 settembre, nella fase di rientro in Italia, armi in pugno, che le SS si impadronissero di alcuni civili ebrei. Anche allora aveva agito distinto: si ignoravano gli orrori dellOlocausto. Ma lepisodio qualifica la persona peraltro ritenuta, a ragione, contraria alle improvvisazioni proprie della guerra per bande. Luraghi pianificava le azioni con estrema precisione. Si ricorda la meticolosit con la quale organizz il battaglione arditi assumendone il comando, dedito principalmente alleliminazione dei posti di blocco che avrebbe facilitato il nostro avvicinamento a Torino nella battaglia conclusiva del 25 aprile 1945. Rientrato in Italia dalla Francia dopo l8 settembre 1943, Luraghi forma un primo gruppo autonomo di guerriglia vicino a Cuneo con un altro giovane ufficiale, Michele Balestrieri che, catturato dai nazifascisti sar fucilato. Entra poi a far parte di un raggruppamento di Giustizia e Libert, emanazione del Partito d Azione, dove resta fino al maggio 1944, subendo attacchi e rastrellamenti che lo inducono ad entrare nella IV Brigata Garibaldi di cui diventa Capo di Stato Maggiore. Il 29 luglio 1944 Luraghi si comporta eroicamente. Ferito in azione, decorato sul campo di medaglia dargento. La biografia di Raimondo Luraghi, saggista e docente universitario, , come si dir qui, ricchissima, quella che lo ha come protagonista della Guerra di Liberazione , anche per la sua ritrosia a raccontare di s, scarna, come nel costume degli autentici eroi della Resistenza.