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numero 39 anno IV 14 novembre 2012


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L.B.G. AMBROSOLI E I VASSALLI DEL POTERE Elena Sisti LAURA PUPPATO: UN'ALTRA IDEA DI MONDO Paolo Biscottini COSTANTINO E IL PRINCIPIO DI TOLLERANZA Cristina Bellon CURIOSIT MARZIANE NOTIZIE DALLO SPAZIO Guido Martinotti NOTE SPARSE SUL FINE-TUNING DEL RIENTRO Salvatore Crapanzano VERO CI SONO COMITATI E COMITATI: RAGIONIAMONE Francesco Casavola I ROM, LA CASA, LA NOSTRA CITT E ALTRE COSUCCE Martino Liva BOOKCITY. SE IL LIBRO CONQUISTA ANCHE MILANO Rita Bramante OLIMPIADI GREEN A MILANO: 9 ZONE IN GARA Walter Marossi IDENTIKIT DI UN CANDIDATO ALLA REGIONE Eugenio Repetto E POI COSA NE FACCIAMO DELLEXPO? Giovanna Franco Repellini COSTANTINO, MILANO E NOI VIDEO DON GINO RIGOLDI: 1000 CASE PER I GIOVANI 7 NOTE un suggerimento PARTING WAYS Cody Chesnutt Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo LIBRI a cura di Marilena Poletti Pasero TEATRO a cura di Emanuele Aldrovandi CINEMA Marco Santarpia e Paolo Schipani www.arcipelagomilano.org

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AMBROSOLI E I VASSALLI DEL POTERE Luca Beltrami Gadola


Le cose semplici non sono n nel nostro DNA n nel nostro destino. Le elezioni regionali, come tutte le elezioni da qualche tempo in qua, sono una corsa ad ostacoli, ostacoli messi in piedi dai partecipanti per complicare la vita ai propri avversari, ricambiati della stessa moneta. Mi piacerebbe che qualche ricercatore stilasse una graduatoria tra Paesi democratici classificandoli secondo la durata di validit delle loro leggi elettorali: sicuramente il premio ai pi volubili per noi. E non solo. Da qualche tempo in qua ci divertiamo anche con le primarie. Cos , tanto vale guardare in faccia alla realt. Lombardia. Il tormentone delle primarie speriamo che non rimetta in discussione la candidatura di Umberto Ambrosoli, anche se francamente non ho capito che rapporto ci sar tra il suo programma quello di uno dei candidati alle primarie e quello che fino ad ora sembrava essere il programma comune dei partiti che intendevano formare una coalizione di centro sinistra. Anche se per et, per cultura e per carattere tenderei ad annettere molta importanza ai programmi e soprattutto alla loro pratica declinazione, ho capito, perch i pi giovani me lhanno spiegato, che nellera della politica mediatica per vincere conta di pi di tutto limmagine del candidato. Mi adeguo e, superato dun balzo il problema del programma, cerco di capire come possa andare il poi, quando il candidato vincitore deve cominciare a governare e rispondere alle attese dei suoi elettori. Se un vincitore nel segno della continuit, non vedo problemi ma se invece, come mi auguro che sia, un vincitore nel segno della discontinuit avr dei problemi: in Regione Lombardia in particolare. Nei quindici anni del suo governatorato Roberto Formigoni ha costruito una macchina burocratica perfettamente funzionale al suo disegno, accentrando su di s attraverso un direttore generale ideologicamente affine e certamente capace, tutto il potere e il controllo con un sistema di deleghe a burocrati vassalli di provata o opportunistica - fedelt. Questo modello, non so se altrove ve ne sia uno simile, sembra seguire la strada secolare tracciata dalla chiesa cattolica: una struttura rigidamente piramidale che pur offrendo questultima indubbie possibilit di scalata al vertice - anche lultimo seminarista pu diventare Papa privilegia lortodossia e dunque la fedelt. Questassetto burocratico ha di fatto svuotato le funzioni della Giunta, degli assessori e, ovviamente, dellassemblea. Non so quanto rimarr nel programma della coalizione, formata da forze civiche e partiti, di quello che ora leggo nel documento Nuova Lombardia del Pd ma se dovessi rileggere una frase come questa: Limitiamo linvadenza del Pirellone: non serve un neocentralismo regionale. Lopen Government va adottato come principio cardine dellorganizzazione dellintera macchina per semplificare e rafforzare trasparenza e legalit. Il baricentro delle decisioni va spostato sul territorio, verso i Comuni prima di tutto. Programmazione e controllo vanno disgiunti nettamente dalla gestione. Controllore e controllato non possono sovrapporsi. Vanno stabiliti e rispettati limiti temporali di mandato per gli incarichi istituzionali ma anche per le pi rilevanti responsabilit dirigenziali., mi domanderei sinceramente se con questo impianto burocratico sia pensabile dar seguito a queste idee. E non solo di struttura dobbiamo parlare ma anche degli uomini che ne sono lespressione. Quanto della burocrazia della Regione si formato per meritocrazia? Ma anche: quali sono i meriti cui ci si riferisce quando si parla di meritocrazia? Quanto deve, o meglio dovrebbe, essere laica la burocrazia? Fino a dove deve spingersi il rigore morale di un burocrate rispetto a comportamenti la cui natura non gli pu essere sfuggita? E nel caso di una Regione travolta dagli scandali come si giustifica tanto silenzio? Queste sono gli ineludibili interrogativi di chi vuol governare un cambiamento

LAURA PUPPATO: UN'ALTRA IDEA DI MONDO Elena Sisti


Sono in molti a sostenere Laura Puppato alle primarie del centro sinistra, perch una donna. In un mondo dove la politica di assoluto monopolio maschile - e i risultati sono davanti agli occhi di tutti - forse basterebbe solo questo, ma io credo che Laura sia di pi: la sua grande innovazione quella di portare in politica le caratteristiche tipiche del femminile. Laura Puppato anche, in particolare, una persona che non ha timore di portare nei luoghi pubblici, che da sempre sono esclusivo dominio dei maschi, il femminile, da troppo tempo relegato nelle sfera privata della nostra societ. Cosi non ha timore a dire che le sue sono proposte per Amare lItalia. Al centro della sua visione c un sentimento, lamore. Dirlo ad alta voce significa avere il n. 39 IV 14 novembre 2012 coraggio di dare valore primario a ci che significa amare, volere bene, avere voglia di prendersi cura del nostro paese e della nostra societ. Non a caso Laura Puppato comincia la sua carriera prendendosi cura del territorio. Come moltissime donne nella nostra splendida Italia, muove i primi passi in politica, non in un partito, ma nellassociazionismo ambientalista, dove le donne rappresentano una maggioranza, spesso silenziosa, ma impegnata e decisa. Quando decide di candidarsi non abbandona questa convinzione e aggredisce, direttamente, il falso mito dellincom-patibilit tra rispetto ambientale e economia. Leconomia, quella che da troppo tempo, dominata soprattutto da uomini si concentra solo sul mercato, la produzione per il mercato, le grandi opere, ledilizia. Uneconomia che diventata finanza, che si concentra sulla crescita dimenticando il benessere, che sembra ignorare quanto siano fondamentali per il progresso economico il lavoro che viene svolto fuori dal mercato e le infrastrutture sociali, come la cultura, leducazione, lonest e la trasparenza. Il suo progetto concentrato sulle infrastrutture sociali, non quelle fisiche, ed molto femminile anche il fatto che non sia concentrato nel breve periodo, nelladesso, ma che imposti il cambiamento di una visione culturale soprattutto per le generazioni future, per i nostri figli. Laura Puppato dice chiaramente lItalia non a terra a causa dello spread, ma della sottocultura e della corru2

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zione, che ha creato un ambiente dove ogni suggerimento tecnico, per quanto perfetto sia, rischia di rimanere lettera morta. Al centro del progetto di rinascita c la nostra societ, non la nostra produzione. Parla, infatti, di importanza di investimenti sui nidi, ponendo laccento su di un aspetto che spesso gli uomini fingono di ignorare, limpatto sulla crescita economica di questi investimenti. Portare il femminile in ambito pubblico, significa anche sostenere che la modalit di cura ed educazione dei nostri figli, a partire dal giorno della nascita, un investimento centrale per lo sviluppo economico e sociale del nostro paese, che va fatto nellinteresse di tutti, non solo delle donne. Preoccuparsi di accesso al nido significa preoccuparsi di crescita economica, di mobilit sociale, di eguaglianza di genere del futuro che vogliamo per la nostra societ. Portare il femminile significa anche evitare lo scontro, riuscire a non trasformare tutto in una partita di cal-

cio, mantenere i toni bassi, discutere con forza sui temi, senza bisogno di prevaricare, di emergere solitario, di gridare pi forte e sappiamo in molti quanto lItalia abbia bisogno di questo. Oramai non ci si candida pi, si scende in campo ... a giocare che cosa? I partiti non sono squadre, nella gestione di un paese non c qualcuno che vince e qualcuno che perde, si una comunit: il nostro mondo non rappresentato da miriadi di punti separati, ma , a tutti gli effetti e a tutti i livelli, un solo organismo nel quale le singole azioni si riverberano su tutto linsieme e viceversa dice Laura. Anche quando parla di lavoro Laura Puppato adotta un approccio femminile, non esistono due squadre nella produzione, non c contrapposizione tra lavoro e impresa, lo dice chiaramente se non c impresa non c lavoro. Porta inoltre la esperienza da imprenditrice, ma porta soprattutto quella di madre lavoratrice, esperienza che da un

punto di vista manageriale e organizzativo ha probabilmente quasi la stessa rilevanza dellessere stata amministratrice di un piccolo comune, solo chi non lo ha vissuto lo pu negare. Laura Puppato poi pu diventare un esempio, portare il femminile nei partiti significa anche aiutare le tante donne impegnate in politica al di fuori dei partiti, soprattutto nella societ civile, a cominciare a pensare di potercela fare anche a scalare i partiti maschilisti e portare i temi a loro cari al centro della politica economica e di sviluppo del nostro paese. Laura si candida alle primarie del centro sinistra con lo slogan unaltra idea di mondo, la verit che Laura Puppato di un altro mondo, nel senso che espressione di un mondo da troppo tempo tenuto in disparte dai partiti e relegato alla sfera privata: il mondo del femminile, quello che oggi con Laura ha non solo la possibilit, ma il dovere morale di cambiare lItalia.

COSTANTINO E IL PRINCIPIO DI TOLLERANZA Paolo Biscottini


La mostra Costantino 313 nasce dal desiderio di ricordare, in un'epoca di poca memoria e di scarsa conoscenza delle cose, che cosa signific l'Editto di Milano e quale tolleranza gener. C' molta confusione intorno al nome di Costantino. Non importa che la famosa donazione sia ormai universalmente considerata un falso e neppure conta il fatto che l'Editto non abbia assolutamente proclamato il cristianesimo come religione unica e neppure si considera che solo dopo l'editto si pone realmente fine alle persecuzioni dei cristiani. Costantino fu certamente un uomo terribile, un guerriero sanguinario, un imperatore che non passato alla storia come il buono, ma un fine stratega che intu nel Chrismon e nella croce la via della salvezza e la speranza del futuro. Non sappiamo se tutto ci fu frutto di lungimiranza politica, oppure di fede. Queste cose le lasciamo ai pepla e alle discussioni di chi vuole affannarsi a dimostrare o a contraddire la conversione dell'imperatore. La mostra di Palazzo Reale non tratta questi argomenti e neppure li nega. Si attiene ai fatti, racconta una storia attraverso i documenti che ci sono. Le persecuzioni. vero che Galerio un anno prima le aveva condannate, ma anche vero che non erano cessate e che dunque riproporre la questione in modo pi autorevole insieme a Licinio, l'altro Augusto, era cosa necessaria, considerata la gravit della situazione e l'importanza crescente che andava assumendo la religione cristiana. molto importante sapere se lo fece per fede o per strategia politica? No, se si guarda ai fatti. Eppure qualcuno ancora crede che con leditto il cristianesimo sia divenuto religione unica, provocando, come conseguenza, la nascita di un'intolleranza nei confronti delle altre minoranze religiose. Non fu cos. Rileggendo la storia capiamo che non si possono riferire a Costantino le responsabilit di Teodosio. Se leggiamo l'Editto vi troviamo scritto: ...Quando noi, Costantino Augusto e Licinio Augusto, felicemente ci incontrammo nei pressi di Milano e discutemmo di tutto ci che attiene al bene pubblico e alla pubblica sicurezza, questo era quello che ci sembrava di maggior giovamento alla popolazione, soprattutto che si dovessero regolare le cose concernenti il culto della divinit, e di concedere anche ai cristiani, come a tutti, la libert di seguire la religione preferita, affinch qualsivoglia sia la divinit celeste possa esser benevola e propizia nei nostri confronti e in quelli di tutti i nostri sudditi. Ritenemmo pertanto con questa salutare decisione e corretto giudizio, che non si debba vietare a chicchessia la libera facolt di aderire, vuoi alla fede dei cristiani, vuoi a quella religione che ciascheduno reputi la pi adatta a se stesso .... Ma forse tutto ci non fu scritto a Milano e non fu un vero editto, bens una lettera, un rescritto. Importa davvero la cosa? O non contano le parole che leggiamo? Tolleranza significa libert di credere. In questo caso libert per i cristiani, ma anche per chi professa un credo diverso. Questa la svolta di Costantino. Di questo vogliamo parlare, perch da l derivarono non solo ottant'anni di pace, ma un'eredit per tutto l'Occidente, che su queste basi di tolleranza e di convivenza pacifica ha fondato la sua identit, quella per cui nei secoli molti si sono battuti eroicamente e ancora si battono. Quella che ci consente di guardare con orrore agli olocausti della storia, ivi compreso quello subito dai cristiani prima del 313 d.C.

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CURIOSIT MARZIANE NOTIZIE DALLO SPAZIO Cristina Bellon


Il futuro iniziato quando il 5 agosto Curiosity ha toccato il suolo marziano. Dopo sette anni di lavoro, il pi bel rover dellingegneria spaziale sgomma sul quarto pianeta del Sistema Solare. Curiosity ha un solo occhio, ma sensibilissimo. Non locchio di Polifemo, una camera a focale fissa a 34mm che si trova in cima allalbero del robot. La Mastcam, cos chiamata, produce immagini del tutto realistiche, come farebbe una normale camera commerciale o un cellulare. Un procedimento denominato white balancing regola lilluminazione per permettere agli scienziati di osservare la superficie di Marte identificando molto pi facilmente le rocce attraverso colori meno alieni e pi terrestri. Il rover dallocchio vigile vanta altre caratteristiche: ha sei ruote, un braccio meccanico, un laser che pu vaporizzare piccole porzioni di roccia e studiarne la composizione chimica analizzandone lo spettro, e un trapano che permette di scavare sotto la superficie e fare unanalisi dei campioni di Marte in provetta. In questi giorni stiamo gustando, in diretta da Marte, i primi risultati delle sue perlustrazioni. Ma cosa stiamo cercando? I resti di una Milano marziana e dei suoi abitanti? Nemmeno la fantascienza ha mai parlato di marziani meneghini. Scherzi a parte, quello che stiamo cercando sono rilevamenti chimici che ci faranno comprendere se c stata vita nel passato o se addirittura c nel presente. Sappiamo che la vita sul nostro pianeta nata circa quattro miliardi di anni fa quando lacqua comparve allo stato liquido sulla superficie terrestre. Cos, apprendere che nei pressi del cratere Gale di Marte un tempo cera il letto di un fiume, una grande speranza. Trovare anche un semplice procariota o un batterio sarebbe una scoperta unica, perch avremmo la dimostrazione che la vita gi apparsa due volte allinterno di un sistema planetario, il che ci porterebbe a pensare che lUniverso sia pieno di vita. Ci sono molti studi sui canali di Marte scavati dallacqua, e ipotesi diverse su cosa scorresse al loro intero. Ma questa la prima volta che si passa dalla speculazione sulle dimensioni di un corso dacqua alla sua osservazione diretta. Dalla conformazione dellavvallamento, possiamo ipotizzare che lacqua scorresse alla velocit di circa un metro al secondo, con una profondit che arriverebbe tra la caviglia e lanca di una persona spiega il coinvestigator di Curiosity William Dietrich dellUniversit della California. Non solo vecchi fiumi, anche le rocce marziane riservano parecchie sorprese. Curiosity si imbattuto sulla prima pietra, battezzata Jake Matijevic, in onore del capo ingegnere di Curiosity, deceduto questestate. La roccia non ha la tipica composizione della superficie marziana: ricca di una classe di minerali chiamati feldspati, ma povera di ferro e magnesio. sorprendentemente simile a una particolare classe di rocce che sulla Terra si formano nelle zone vulcaniche, dal magma ricco di acqua. Ma ne serviranno altre per fare ipotesi sull'origine. Le premesse sono ottimistiche, se non altro per capire cosa pu offrirci Marte. E quando avremo trovato qualcosa, ci verr voglia di andarci di persona. gi tutto previsto: un razzo a fissione nucleare ci porter sul pianeta rosso. Il brevetto c, mancano solo i finanziamenti per costruirlo. Persino luomo (o la donna) che metter il primo piede su Marte gi nato, forse oggi ancora nella pancia della mamma o ha qualche anno di vita.

NOTE SPARSE SUL FINE-TUNING DEL RIENTRO Guido Martinotti


Rientrando dopo un viaggio allestero occorre sempre fare una operazione di aggiustamento, un po come si faceva una volta con la sciolina artigianale (nera, rossa, argento ecc) a seconda della neve. Oppure come si dovrebbe fare con i carburatori cambiando laltitudine. A volte ladattamento fisico, dopo due anni negli Stati Uniti avevo chiaramente perso delle immunit e ho passato un anno con gli occhi gonfi e il naso che colava tenendomi in piedi con dosi massicce di istaminici. Ora il viaggio stato pi breve, ma ladattamento comunque necessario, mentale pi che fisico. Ma anche il fisico vuole la sua parte. Ma perch le case sono cos calde? A New York, dove per tradizione le case sono molto calde, il riscaldamento si accende automaticamente quando la temperatura scende sotto i 55 Fahreneit (12,78 Celsius). Si sta bene, ma non ho avuto la sensazione di avere troppo caldo. Di notte hanno tutti (per quanto ho pon. 39 IV 14 novembre 2012 tuto vedere) i piumini. A Milano c pi o meno la stessa temperatura, forse oggi un po pi freddo, ma in casa con lo stesso tipo di vestiti che avevo l (camicia e T shirt) ho troppo caldo. vero che i milanesi hanno una tradizione di case calde che Bianciardi stigmatizzava rimproverando ai milanesi di andare in bagno la notte senza le babbucce. In tutto il mondo, rimproverava Bianciardi, di notte per andare in bagno si mettono le babbucce. A me, soprattutto ora che ho un certo numero di anni, il caldo fa molto piacere, alla malora le babbucce; ma se in una casa devo pagare il riscaldamento per poi sudare o dovere aprire la finestra penso che ci sia qualcosa che non funziona. Le nuove porte di Milano? I cessi di Linate. Anni fa ero stato messo in una commissione comunale (da cui mi sono rapidamente dimesso perch non era il mio mestiere) che con ampio uso di retorica cercava di individuare le nuove porte di Milano. Io avevo gi il sospetto che le nuove porte dovessero essere poste a Malpensa, a Linate, allo svincolo di Fiorenza, a Melegnano e ad Agrate, ma ora ho le idee molto pi chiare: per chi arriva da lontano il primo incontro con la citt, prima ancora di ritirare i bagagli, avviene nel cesso di Linate. Capisco che le persone perbene arricceranno il naso e se la prenderanno subito con i sociologi che si occupano di trivia, ma il diavolo, ormai lo sappiamo tutti, is in the details e la qualit di questi posti pubblici di riposo o ritirata non affatto insignificante e rimando ad Harvey Molotch il sociologo che ho citato nello scorso numero di ArcipelagoMilano che ha scritto su questo tema un libro importante (Toilet: Public Restrooms and the Politics of Sharing Nyu Series in Social and Cultural Analysis, 2010). Credo che chiunque viaggi un po di qui e di l, convenga che preferibile di gran lunga atterrare dove ci sono cessi svizzeri o scandinavi

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piuttosto che quelli di un paese subtropicale. Quelli inglesi fanno storia a s, il mio collega e amico Bill Murdoch, biologo a UCSB, sostiene che nei gabinetti inglesi prospera una specie di muffe che si trova solo nelle grotte di Altamira: relata refero, ho frequentato poco entrambe ma ho il vago sospetto che possa essere vero. Comunque ognuno di noi ha un suo implicito giudizio di civilt legato ai luoghi pubblici, e le toilettes lo sono. La gag che abbiamo in famiglia su dove tracciare la linea del sottosviluppo, la sostenibilit dellasse di copertura della tazza: nelle aree sviluppate, lasse sta su da sola e non ho bisogno di entrare nei dettagli della fisiologia e dellabbigliamento maschile per spiegare che anche operazioni semplici da quelle parti richiedono spesso due mani. Nel sottoviluppo lasse non sta su da sola, ma deve essere tenuta su con una mano. Non tanto il fastidio dellasse che a volte cade in corso dopera, ma i presupposti costruttivi: infatti le ragioni per cui lasse del gabinetto non stanno su da sole derivano esclusivamente dalla qualit del montaggio. Per stare su da sola lasse richiede solo di essere di poco, anche solo mezzo millimetro, al di l della verticale, ma se chi ha montato la tazza non tiene conto di queste distanze (parliamo di oggetti con forte standardizzazione a livello globale) e monta la tazza troppo verso il muro o la cassetta retrostante, lasse non supera la verticale, spesso di un soffio, e ricade gi. Tracciando sulla mappa i punti in cui sono state osservate assi del cesso instabili, possibile individuare una linea del sottosviluppo, perch oltre alle assi del cesso su o al di l di questa linea si trova-

no anche porte che chiudono male, finestre con spifferi larghi 5 cm nonch tante altre piccole nefandezze che allietano la vita quotidiana: lasse del cesso per la sua semplicit accessibile e per la sua reliability, cio la capacit di una misurazione ripetuta di misurare sempre la stessa cosa anche una misura con grande validity, cio loggetto che si misura privo di ambiguit e le misurazioni coincidono con altre osservazioni indipendenti. La linea ben precisa, ma vi sognate se pensate che ve la dica io: ognuno si tracci la sua e si vedrebbe che coincidono. Lunica eccezione nella mia serie di osservazioni puntuali, stata (con mia grande sorpresa), un hotel costosissimo (The Shutters. On the Beach a One, Pico Boulevard, Santa Monica), ma tutte le regole hanno qualche eccezione e forse di qui si potrebbe partire per una riflessione sul cosiddetto quarto o quinto mondo, cio la forza lavoro precaria nel capitalismo avanzato. E di nuovo qualche benpensante sollever il sopracciglio, ma la verit che in medicina nessuno se la prende con i medici se si occupano degli ascessi o delle parti meno nobili del corpo e in veterinaria solo limbecillit volgare di un politico noto ai colleghi come Kiwi, lha portato a sghignazzare pubblicamente delle ricerche serissime di un docente della facolt di veterinaria di Pisa, solo perch si occupavano di asine. (Semi, semi, il riso abbonda sulla bocca degli stolti diceva la maestra veneta, rivolta alla mia classe della scuola elementare di montagna che ho frequentato durante la guerra. E noi gi a ridere ancora pi forte, ma noi eravamo bambini, cio bamba, non onorevoli riccamente pagati, ma veramente

asini). Ma il perbenismo provinciale sempre pronto a ridere di qualsiasi cosa non rientri nella pi banale normalit del luogo comune. Purtroppo capitato a me di fare il cattivo incontro, venerd pomeriggio sono arrivato a Linate dopo un lungo viaggio JFK/CDG con ritardi e corse affannose, in tutto quasi venti ore. Mentre aspettavo le valige, cera tutto il tempo per rispondere alle legittime esigenze corporali di un anziano che in viaggio da venti ore e infatti i cosiddetti servizi per il sesso maschile erano pieni dei nuovi arrivati. Purtroppo la sezione degli apparecchi sanitari che piacevano tanto a Duchamp era chiusa e cordonata dal nastro giallo che la polizia di New York mette attorno ai luoghi del delitto. La clientela si riversava tutta verso gli stalls ma, due o tre erano chiusi, forse occupati, e, dei rimanenti aperti, due non avevano carta igienica e nel terzo la carta igienica cera, inchiavardata in un distributore di metallo, ma solo perch la porta non si poteva chiudere. Il tutto con quel leggero straterello dacqua fuoriuscita da qualche rubinetto mal funzionante che serve appunto a dare un tocco di ordine e pulizia. Mi sono dovuto portare il fastidio fino a casa e solo un buon autocontrollo con laiuto di contorsioni mi ha permesso di non evacuare in portineria o nellascensore. Con lEXPO, viaggiatori ne arriveranno molti, da lunghi voli internazionali buona parte, anziani come me certamente moltissimi. Non gli auguro questa esperienza, ma soprattutto non credo che chi obbligato a entrare a Milano da quella porta sia poi incoraggiato a ritornare.

VERO CI SONO COMITATI E COMITATI: RAGIONIAMONE Salvatore Crapanzano*


Ho molto apprezzato l'analisi chiara che Eleonora Poli (che non conosco) ha fatto sul numero 34 di ArcipelagoMilano e riprendo gli stessi punti da lei affrontati in Ci sono comitati e comitati - virgolettando alcune frasi, e non volendo distorcerne il significato, invito a rileggere il suo intervento. Il Coordinamento Comitati Milanesi (CCM) aveva organizzato il 26/9/2012 al teatro Elfo Puccini un incontro pubblico al quale hanno preso parte i Rappresentanti di una trentina di Comitati e di Associazioni. Lobiettivo principale era di rin. 39 IV 14 novembre 2012 prendere il contatto diretto con il Sindaco, dopo la splendida serata che avevamo organizzato con lui il 19 luglio 2011 a Figino, quando in un teatro affollatissimo il neo sindaco aveva ascoltato e risposto direttamente a una ventina di Comitati, alimentando le aspettative di quanti si impegnano da anni per affrontare pi seriamente e con maggiore decisione diversi gravi problemi di una grande Citt. Paolo Limonta era presente il 26/9 scorso (come Responsabile dellUfficio per la Citt) perch inviato dal Sindaco impegnato quella sera in un Consiglio Comunale straordinario per decidere la vendita delle azioni SEA a rappresentarlo, insieme con gli assessori Castellano, DAlfonso e Granelli. Paolo, ben conosciuto da tutti anche perch gi a fianco del Sindaco nellincontro di Figino, stato apprezzato non solo per il suo impegno, ma anche perch portatore di uninteressante proposta del Sindaco per affrontare meglio i problemi delle periferie. Il CCM continua anche cos a dare voce a molti Comitati, anche non associati al Coordinamento, che si ritrovano su obiettivi (risolvere i pro5

www.arcipelagomilano.org suale tra i ComitatixMilano e i comitati di Quartiere. * Perch i ComitatixMilano, nati in campagna elettorale, da oltre un anno lavorano in pi forme sul territorio per favorire e allargare la partecipazione e la condivisione del cambiamento ma non sono diventati una sorta di tramite tra tutte le realt associative esistenti e lamministrazione stessa? * Perch I comitati cittadini non pensano di poter trovare nei ComitatixMilano un alleato, un intermediario privilegiato attraverso cui rivolgere le proprie istanze al Sindaco e alla Giunta? Nessuna preclusione. I ComitatixMilano possono essere un interlocutore che mette in campo il proprio impegno alla pari con tutti gli altri per risolvere specifici problemi, senza essere obbligatoriamente un tramite con il Sindaco e la Giunta. Se nella sola via Padova si contano 70 associazioni e comitati (segnale di ricchezza, sociale e culturale, ma anche dispersione di energie), il problema vero di qualunque Amministrazione diventa quello di come rapportarsi per <aiutarli, servirli> ottenendo cos vantaggi per tutti (e non di come <aggregarli, servirsene>, anche se a fin di bene!).

blemi) e metodo (doveroso collaborare pi o meno convinti e speranzosi - con ogni Amministrazione eletta per gestire la Citt), perch aiutandosi si diventa pi capaci di capire, proporre e agire. Il CCM nato proprio per evitare che i problemi venissero risolti spostandoli da un quartiere allaltro!! Il Coordinamento cerca di aiutare chi si oppone alla costruzione del grattacielo a pochissimi metri da casa sua, se, cercandone le radici profonde, si impegna per evitare che un scempio simile possa capitare a un sempre pi alto numero di milanesi. Il Coordinamento cerca di aiutare gli abitanti di via Vetere a difendersi dalla Movida selvaggia perch documentano con impegno e intelligenza (foto, video, registrazioni del rumore) come il mancato rispetto delle regole stia minando alla base la convivenza sociale, quella che proprio la Giunta Pisapia dice di volere consolidare. Nessuno vuole spegnere la citt, ma le zone franche della citt stanno estendendosi, con danni enormi in tutti i campi (anche alla credibilit delle Istituzioni). Eleonora Poli affronta la incomunicabilit reciproca spesso non ca-

Chi opera nei quartieri sacrificando da molti anni il proprio tempo, tiene la porta spalancata a tutti quelli che potrebbero dare una mano. Molti sarebbero ben felici di farsi sostituire da altri ancora pi capaci di ottenere risultati concreti; purch queste nuove forze non vanifichino il rapporto con tutti gli abitanti di quel quartiere. Nel CCM ognuno adotta un approccio solo pragmatico ai problemi del territorio in cui vive; ognuno disposto, indipendentemente dalle proprie simpatie politiche, a collaborare con gli altri, se verifica che non si muovono per secondi fini. Molto si fatto, ma ancora di pi resta da fare. Per rendere pi facile ed evidente questo cambio di passo, potremmo utilizzare molti strumenti nuovi (a cominciare da quelli informatici) di cui tutti siamo carenti. Parliamone e sperimentiamoli. Grazie anticipato per chi vorr contribuire al dibattito permettendoci di fare concreti e rapidi passi avanti. *presidente Coordinamento Comitati Milanesi

I ROM, LA CASA, LA NOSTRA CITT E ALTRE COSUCCE Fabrizio Casavola


Nelle prime righe dell'articolo di Maurizio Spada Dalla casa bene rifugio alla casa sociale sul numero 35 di ArcipelagoMilano, mi imbatto in questa affermazione: "A parte i popoli migranti come i Rom tutti gli altri hanno bisogno di una casa:" e subito dopo "ora osserviamo che a questo bisogno fondamentale si risponde nei modi pi disparati." Rom: se non col nomadismo inscritto nel Dna, gente che non destinata a stanziarsi e quindi di casa non ha bisogno? Anzi: non siamo noi i cattivi che non vogliamo concedergliela, sono loro a non averne bisogno, cos norme e diritti sono salvi. Ma che differenza pu esserci tra un nomade e un migrante? Quel "popoli" iniziale che muta una condizione accessoria e temporanea (l'essere migranti) a una situazione culturale loro (il popolo migrante), senza individuare una altro aspetto partorito da noi (un popolo sfollato e cacciato, quindi per forza migrante). Altro sconcerto: la testata che ospita l'articolo. "Politicamente" sono preoccupato che anche qui passi il discorso di bisogni abitativi differenziali (attenzione: si comincia con una minoranza, per passare in seguito alle altre fasce deboli di popolazione). Leggendo il resto dell'articolo, alla fine mi rimane un senso di delusione: impreziosito da citazioni di Heidegger, oltre che degli imprescindibili Marc Aug e Housing Sociale, che in questi casi non mancano mai, ma quello che si presenta come un viale elegante, si chiude come un vicolo senza uscita. Come partire dai "Rom [che] tutti gli altri hanno bisogno di una casa" per arrivare ai "modi pi disparati"? Non un esercizio filosofico, vorrei ragionare su un concetto che partendo dai Rom (e dai Sinti, e dai Caminanti) potesse essere utile in una discussione meno settoriale, senza finire per forza nell'utopia. Lo spunto dato dal Progetto Rom, Sinti e Caminanti del Comune di Milano, presentato pubblicamente a luglio di quest'anno, e che dovrebbe essere votato in giunta entro fine mese. Il progetto finale dovrebbe contenere tutta una serie di osservazioni, maturate dal confronto con associazioni, consigli di zona, i rom stessi; una novit importante. Riguardo l'abitare, mi vengono in mente le proposte fatte due anni e mezzo fa dal Tavolo Rom. Se "popoli migranti" e abitare sono destinati a non incontrarsi mai, sanciamo una situazione abitativa gi attualmente insostenibile e che tender a peggiorare per tutti: le condizioni socio sanitarie di un qualsiasi insediamento spontaneo lasciato a se stesso, non si fermano ai limiti del campo, ma tracimano. Le malattie sono per loro natura antirazziste, colpiscono tanto Rom che i loro vicini, il degrado umano e urbano di un campo abbandonato ricade su tutta la zona circostante. Quindi la questione del superamento dei campi attuali va affrontata nello spirito del riformismo milanese degli anni '60, quando menti e risorse furono impiegate per risolvere l'emergenza sociale e abitativa dei tanti immigrati che arrivavano dal sud Italia. Vediamo alcuni punti del documento di due anni fa: 1) Da almeno da una ventina d'anni, Rom e Sinti abitano (o occupano) case. In alcuni casi, senza grossi problemi (e noi smettiamo di considerarli Rom e Sinti, come se la

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www.arcipelagomilano.org normalit non fosse una notizia), in altri casi le situazioni sono pi conflittuali. Vuoi per una sorta di integrazione all'incontrario in cui le devianze sociali maturate in un campo rom si saldano con le tipiche devianze da ghetto urbano, o quando la destinazione d'arrivo si trasforma da campo orizzontale a verticale, replicandone tratti positivi e negativi. Ma il fenomeno dell'urbanizzazione riguarda tutti i gruppi presenti in citt. 2) Un problema legato al passaggio da una stanzialit non riconosciuta (campo sosta) a una ufficiale (casa), la sostenibilit. Non si pu parlare di percorso verso l'autonomia, quando chi sceglie di andare ad abitare una casa, non ne ha i mezzi; si ricade nella dipendenza dalle mafie locali, piuttosto che dalla chiesa, dal volontario o dall'associazione di turno. O nella mentalit del ghetto: ricercare le risorse necessarie all'interno del proprio clan, senza interazione col mondo circostante. Se di lavoro si tratta (ma meglio il termine sostenibilit), pur in una situazione di grave crisi ci sono da anni Rom e Sinti che hanno trovato lavoro, come dipendenti o lavoratori autonomi, persino imprenditori, e altri si sono riuniti in cooperative. Il documento propone la creazione di un'agenzia, con compiti di supporto e consulenza, che veda la presenza di soggetti istituzionali, sindacali e di categoria. Ma, una simile agenzia dovrebbe farsi carico anche del problema pi propriamente sociale: cio il rapporto altamente conflittuale col resto della popolazione, che va mediato e governato per evitare "crisi di rigetto". Ennesimo ente differenzialista? Dipende dai soggetti locali che si riusciranno a coinvolgere: perch una simile unione e confronto di forze diverse, si trasformi in un laboratorio di mediazione sociale diffusa, nell'interesse generale. 3) Alcuni Rom e Sinti, dei gruppi pi diversi, sono disposti a trasferirsi in cascina, potendo mantenere l uno stile di vita familistico, pi vicino alle loro tradizioni. Molti hanno aperto un mutuo da anni, eppure sono ancora "parcheggiati" in un campo. Il discorso, comune anche stavolta, : se non ci fossero queste famiglie, il capitale edile di queste cascine abbandonate, che fine farebbe? una questione da affrontare con urgenza anche a livello cittadino, dato che sempre di pi si parla di citt metropolitana, che supera grandemente i confini cittadini. 4) La scarsa attenzione che viene riservata alla citt fuori dalla cerchia dei Navigli, ci porta in quel terreno esteso e indefinito della periferia metropolitana. Proprio l dove si ammassano i campi rom, comunali e spontanei. Se di superamento vogliamo parlare, ho in mente un esperimento che da poco nato nel campo comunale di via Idro: l periodicamente si svolgono proiezioni di film, presentazioni di libri, riunioni e feste aperte alla cittadinanza sfruttando tanto gli spazi comunali che quelli privati. Il campo si trova all'inizio del neonato Parco della Media Valle del Lambro, sede di una cooperativa di operatori del verde: l sarebbe del tutto conseguente. Se aggiungiamo che in gran parte autocostruito e che le famiglie condividono le loro piazzole con ogni tipo di animale da cortile e fattoria (allevato secondo le norme di legge), quel piccolo insediamento pu essere realmente una risorsa per la zona, per le scuole, per gli urbanisti. Diverse soluzioni, che comprendono vari aspetti, tutti problematici, dell'abitare una metropoli complessa e stratificata come Milano, sbaglieremmo a confinarle alla sola questione rom, si tratta di ragionare su come questa presenza pu tramutarsi in ricchezza per Milano, o come ricavare buone pratiche dagli errori politici passati. Esiste una logica in tutto ci? Forse s. Partendo da un gruppo tra i pi disagiati e discriminati (in citt, come altrove), da milanese ho provato ad allargare il discorso a tutta la comunit che qui vive e interagisce, provando a spostare l'equilibrio dello status quo. Credo che si chiami... forse politica?

BOOKCITY. SE IL LIBRO CONQUISTA ANCHE MILANO Martino Liva


Il protagonista del famoso monologo teatrale di Alessandro Baricco Novecento, in un certo momento, confidandosi allamico di una vita, esclama non si mai spacciati se si ha una buona storia da raccontare e qualcuno disposto ad ascoltarla. Questo, in fondo, il valore dei libri: raccontare storie, avventure, pensieri, idee, ed suggestivo pensare che finch continueranno a esserci libri (e lettori) non saremo mai spacciati. Con questo intento Milano si appresta a vivere la prima edizione del Book City Milano, nuova iniziativa nel panorama meneghino, in programma dal 16 al 18 novembre, con epicentro al Castello Sforzesco ma con anche una buona dose di incontri dislocati in giro per la citt nelle librerie, biblioteche e associazioni. Una tre giorni di vera e propria cultura editoriale e libraria volta a interconnettere mondi, culture e tradizioni diverse tra loro avendo come punto di partenza, appunto, i libri. n. 39 IV 14 novembre 2012 Iniziativa organizzata con il concorso di pubblico e privato: da un lato lAssessorato alla Cultura, dallaltro la Fondazione Corriere della Sera, importanti case editrici senza dimenticare il contributo del mondo della scuola e delluniversit. Il Book City si presenta dunque quale nuovo tassello volto a riqualificare il panorama culturale e civile della citt, come era stato la rassegna dello scorso maggio Piano City Milano capace di radunare migliaia di persone sul prato della Rotonda della Besana. Linnovazione culturale nelle proposte, nel metodo e nelle scelte di certo un merito che va riconosciuto allassessore Boeri, consapevole che la citt non pu (e non deve) restare ferma. Anche perch, da un certo punto di vista, sarebbe contro la sua stessa natura. Cos a consolidate ed eccellenti iniziative (si pensi al Milano Film Festival giunto ormai alla diciassettesima edizione), ecco che se ne aggiungono di nuove e una manifestazione editoriale non poteva mancare. Il ruolo strategico di Milano nel mondo editoriale emerge infatti chiaro dai numeri: in citt hanno sede oltre 500 case editrici (20% del dato nazionale), 300 librerie (tenendo presente che il 70% dei libri venduti in Italia sono di case editrici milanesi), oltre 300 edicole e 25 biblioteche comunali. Sotto la Madonnina c un commercio di libri che equivale a quello di alcune regioni del sud. Inoltre, il Book City pu considerarsi quale nuovo esempio di un corretto ruolo dellamministrazione pubblica in unottica di sussidiariet orizzontale. Laddove si riesce a fare rete, a unire competenze, passioni e specificit anche diverse, attraverso un sapiente ruolo di regia svolto dal Comune o dagli Assessorati ecco che le iniziative e le proposte nascono e si sviluppano assai facilmente.

www.arcipelagomilano.org complementari: da un lato c, di certo, il rigore economico, la spending rewiew, la necessit di aumentare gli sforzi e i sacrifici. Dallaltro per, ci sono anche manifestazioni di speranza, che significa capacit di diffondere sui territori strumenti in grado di allargare il nostro orizzonte di vita e pensiero. Insomma, la crisi si combatte anche con le idee e in un'ottica di medio e lungo periodo lo sviluppo passa obbligatoriamente anche per la valorizzazione dei saperi e delle culture quali veri e propri strumenti in grado di guidare il cambiamento.

Milano, infatti, amava ripetere anche Valerio Onida durante la campagna elettorale delle scorse primarie, citt incredibilmente ricca di associazioni, comitati, gruppi civici, fondazioni, cooperative. Ha un potenziale gigantesco in termini di densit, di eccellenze e di luoghi. Un territorio sostanzialmente piccolo racchiude in se unintensit propositiva degna delle grandi metropoli e capitali europee. Davanti a questo panorama la sfida per le istituzioni pubbliche (anche) saper accendere la scintilla di questo associazionismo propositivo e coinvolgente. Si tratta, in una parola, di dare concretezza alle molte

idee, di valorizzarle, di metterle nella condizione di svilupparsi. Dare luoghi e competenze, creare sinergie, processi virtuosi e innovativi. Il Book City sar tutto questo, ma non solo. Si presenta anche come antidoto alla crisi del libro, perch ai dati evidenziati prima bisogna aggiungerne un altro: tra maggio e settembre di questanno le librerie milanesi hanno registrato un calo del 30% nelle vendite. Ma, a pensarci bene, i libri e gli incontri di questa tre giorni possono anche consistere in una delle tante risposte positive alla depressione economica del nostro tempo. Questa, infatti, si combatte da tante visuali diverse ma

OLIMPIADI GREEN A MILANO: 9 ZONE IN GARA Rita Bramante


Italia eccellenza europea, seconda solo alla Germania: il primato lusinghiero nel riciclo della carta. Nove imballaggi di carta e cartone su dieci recuperati e riciclati, cinquanta chilogrammi in media ogni anno per abitante, con punte fino a ottanta chilogrammi nelle regioni pi virtuose, Emilia Romagna, Trentino e Toscana. Se per anni abbiamo importato cartacce, rottami e addirittura segatura, oggi non importiamo pi materie prime vergini, ma utilizziamo le cosiddette 'foreste urbane' la produzione di cartacce da macero - che invece di andare in discarica con sensibili costi di smaltimento entrano nel circuito virtuoso del riciclo. Con benefici economici quindi, oltre che ambientali. Ogni scatola, imballaggio o astuccio fatto per l'80% con materiale di riciclo e la restituzione ai comuni dei contributi alla raccolta per il riciclo della carta giova milioni di euro alle casse comunali. Nonostante il crollo dei consumi negli ultimi anni di recessione abbia fatto registrare una riduzione dei rifiuti del 3%, riciclare uguale anche a creare nuove opportunit per l'occupazione, con indici in controtendenza rispetto ai settori tradizionali. Dal 2004 sono state pensate da Comieco (consorzio per il riciclo della carta che rappresenta tutta la filiera cartaria) e AMSA le 'Cartoniadi', olimpiadi della raccolta della carta, con lo scopo di valorizzare limpegno e la sensibilit delle famiglie verso la raccolta differenziata e riciclo di carta e cartone e hanno gi coinvolto milioni di italiani. La buona risposta dei cittadini stata la prova tangibile che con piccoli gesti quotidiani e limpegno di tutti possibile incrementare le quantit di carta e cartone raccolte in modo corretto. Sulla scia delle 'Cartoniadi', la competizione tra zone della citt a Milano punta ora anche sul grande tema delle energie rinnovabili con le 'Energiadi', prima edizione di una nuova sfida sostenuta dal Comune per produrre corrente elettrica grazie all'energia fisica degli abitanti. Parole chiave energie pulite, sostenibilit ambientale, riduzione dei consumi energetici e di risorse naturali, lotta allo spreco e responsabilit individuale a partire da piccoli gesti quotidiani. Le Bike Energy System - biciclette collegate a generatori di corrente offrono occasioni laboratoriali per parlare di energia e per produrre energia pulita ad emissioni zero, divertendosi. Protagonista la bicicletta, simbolo indiscusso della mobilit sostenibile. La location dell'evento non scelta a caso: sono le scuole ad aprire le loro porte - in linea con il progetto Scuole aperte dell'Amministrazione comunale - e a capitanare questa pedalata della cittadinanza delle nove zone di Milano. Vincer la prima edizione delle 'Energiadi' la zona che, grazie allimpegno delle persone coinvolte, riuscir a produrre pi corrente elettrica; i premi in beni e servizi sono diretti al mondo scolastico, poich si ritiene che fornire maggiori risorse alle scuole sia un investimento sulla crescita e sullo sviluppo di tutto il quartiere. L'energia accumulata nelle batterie durante le 'Energiadi' dar luce alla Foresta incantata, un'installazione di alberi di Natale di design progettata per illuminare con un tocco di luce diverso i nostri quartieri durante le festivit natalizie. E al fine di aumentare il tempo di illuminazione degli alberi, le biciclette che accumulano energia pulita saranno ancora a disposizione dei cittadini che potranno contribuire ad alimentare le luminarie natalizie con un po' della loro energia. .

IDENTIKIT DI UN CANDIDATO ALLA REGIONE Walter Marossi


Partiamo dai numeri. Alle elezioni del 2000 Martinazzoli prese il 31,5% i partiti il 28,41% dei voti, Formigoni il 62,37% i partiti il 65,74%, i radicali (candidato e partito) il 3,3%, Nerio Nesi il 2%. Laffluenza alle urne fu n. 39 IV 14 novembre 2012 del 75,79%. In valori assoluti 3.355.803 voti per Formigoni, Martinazzoli 1.692.474, radicali 178.406. La differenza un abisso. Peggiore se possibile delle elezioni con candidato limpareggiabile Masi, quando Lega e Formigoni presentatisi distinti presero meno voti che cinque anni dopo (da notare che anche nel 2000 i radicali stazionavano attorno al 3%). La percentuale dei votanti allora fu dell84%. 8

www.arcipelagomilano.org Nel 2005 la situazione migliora Formigoni 2.842.374 (53,9%), 2.278.468 Sarfatti (43,2%). Liste provinciali Formigoni 2.462.480 (55,4%), Sarfatti 1.844.978 (42%). Con Penati nel 2010 la situazione peggiora: Formigoni prende il 56;10% con 2.704.000 voti (i partiti poco meno di 2.500.000 di voti con il 58%) mentre Penati si ferma al 33,27% con pi di un milione di voti in meno e i partiti della coalizione prendono la stessa percentuale del presidente. I votanti sono l8,3% in meno della tornata precedente. Senza scendere nel dettaglio possiamo dire: 1. che gli elettori sono in costante calo 2. In regione Lombardia i voti al solo presidente sono stati il 17,2 la percentuale in assoluto pi alta dItalia 3. nel centro sinistra un candidato prende pi voti se aggrega a sinistra perch esiste un bacino di elettori radicali consistente e pi in generale il candidato esterno prende in pi delle liste. Il fronte debole del centro sinistra a sinistra (verso Grillo, verso lastensione) pi che al centro. 4. nel centro destra allinverso Formigoni ha sempre preso percentualmente meno voti delle liste, il voto disgiunto in alcuni casi significativo, Il centro centro fino a oggi non stato concorrente reale. La Lega il partito cresciuto percentualmente di pi. 5. lelettore premia la scelta bipolare e i candidati minori sono penalizzati sia che siano al centro, che non supera il 5%, sia che sia alle estreme 6. nel centro destra come nel centro sinistra per vincere stato fino a oggi fondamentale allargare la coalizione allargare il numero di liste, il candidato era meno importante che nelle elezioni comunali lo si poteva costruire anche durante la campagna elettorale. 7. oggi probabilmente partendo da un numero di candidati competitivi alto probabilmente il meccanismo invertito: conta pi il candidato Premesso che lidentikit del candidato cos come quella della campagna strettamente relazionato con questa legge elettorale, che caratteristiche deve avere il candidato: a. Capacit di aggregare il fronte pi vasto. La logica del maggioritario a un turno IMPONE di non tralasciare nulla per riaggregare tutti i segmenti e se possibile di andare oltre sia a sinistra che a destra. Ne consegue che il candidato deve essere il pi possibile autorevole e il meno condizionato dalleventuale partito di appartenenza. Non si tratta di discettare se si ripropone lUnione, n. 39 IV 14 novembre 2012 LUlivo o quantaltro si tratta di sapere che senza alleanze si gi perso. Tenere insieme estremi tra loro distanti non per credibile con programmi o accordi possibile solo attorno a un candidato/garante per gli elettori. b. Capacit di dare garanzie valide alle liste provinciali e ai partiti minori. A pochi piace partecipare decubertianamente. Lattuale legge elettorale fissa limiti per lingresso in consiglio regionale alle liste provinciali, uno sbarramento modesto ma pur sempre uno sbarramento. Il candidato dovrebbe fare in modo che questo sbarramento fosse superabile dagli alleati se vuole che si mobilitino sul serio, considerando che si tratta di elezioni a un turno c. Capacit di attrarre voti dalla parte avversa. Qui le cose si complicano. In genere si pensa che per attrarre il voto degli avversari bisogna spostarsi al centro. Io non credo, in genere tra loriginale e la copia si preferisce loriginale. Al contrario un candidato forte ben profilato pu spostare qualcosa. Il primo criterio per capire quale profilo vedere il competitore quindi scherzando si potrebbe dire: se Albertini maschio, single, cattolico, di vasta esperienza, moderato, non pi giovanissimo, professionista della politica; il candidato del centrosinistra potrebbe essere femmina (tra laltro il centrosinistra non ha mai avuto leader femminili in Lombardia mentre Moratti, Colli, hanno caratterizzato in modo femminile il centrodestra), con famiglia (almeno prole), laico, di esperienza ma in settori diversi, pi radicale, pi giovane, non professionista della politica. Ripeto scherzando. Quando come nel caso di Albertini/Fumagalli si scelse un alternativa tra fotocopie vinse loriginale. d. Capacit di presentare una squadra. e. Capacit di inserire nelle liste figure di spicco. f. Capacit di scegliere il terreno del confronto. forse la questione centrale. Occorre una Unique selling proposition che certo non una novit nelle campagne elettorali dai tempi di Eisenhower ma che in Lombardia manca da tempo. Il centro sinistra stato spesso cacofonico. g. Capacit di fare un fund raising significativo. Senza quattrini inutile partire. La campagna elettorale costa, avere certezza del budget in partenza indispensabile, tanto pi che le liste godono del rimborso elettorale, ma non la lista del presidente. h. Capacit di dare garanzie sul dopo. Per intenderci evitare la fuga alla Ferrante/Fumagalli garantire una presenza alla Sarfatti. i. Capacit di selezionare e di rivolgersi ai vari target con un programma di dettaglio. Spesso si dice che meglio avere un programma stringato che un librone, con il risultato di proporre ovviet generiche ma sono elezioni regionali quindi elezioni che sommano comunit territori molto diversi tra loro con scarsa identit comune e bisogna avere una risposta per tutti. l. Capacit di fantasia. Il voto non quasi mai il risultato di un percorso razionale, limmaginario pesa spesso pi del reale, occorre avere un i have a dream. Quindi allautorevolezza occorre combinare la creativit. m. Meno rilevanti invece la notoriet e il radicamento sul territorio. Penati era uno sconosciuto quando batte la Colli, Albertini o Vendola pure. Diciamo che lindice di notoriet rilevante solo se abbinato a unalta valutazione delle qualit professionali o del passato del candidato, ma la politica piena di star sonoramente trombate e di sconosciuti eletti. Essendo elezioni regionali un eccesso di localismo pesa negativamente in particolare un eccesso di milanesismo gioca un ruolo negativo. Dove cercare i voti? Nel 1970 votava in Lombardia il 95% degli elettori, nel 1985 il 92% (a propositi quello che oggi si chiama centrosinistra era allora riparametrato ampiamente maggioritario), nel 1995 l84%, nel 2005 il 72,87% con circa 300.000 schede non valide di cui 80.000 bianche. Nel 2010 ha votato il 64,63% . Non ci vuole molta fantasia per capire che il bacino da raggiungere quello dellastensione. Come cercare i voti? Personalizzando la campagna. La differenza tra berlusconiani e antiberlusconiani era netta e sedimentata da tempo, oggi non pi possibile puntare solo su un discorso di schieramento. Il centro sinistra da troppo tempo non ha leader forti sul territorio, la campagna elettorale pu crearlo il leader. I simboli dei partiti/liste devono seguire non precedere il candidato. Lo stesso deve avvenire nei collegi provinciali, bisogna mettere in lista quanti pi candidati competitivi possibile, meglio una durissima lotta sulle preferenze con candidati scatenati alla ricerca del voto personale che un semplice richiamo agli schieramenti.

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E POI COSA NE FACCIAMO DELLEXPO? Eugenio Repetto


Il lascito di Expo, finita l'esposizione, non ancora definito e questo grave, perch non avendolo immaginato non possibile indirizzare in alcun modo quello che ora si sta facendo in previsione del suo futuro, quello che comunemente chiamiamo il "dopo expo". In questo vuoto avanziamo una proposta elaborata da un Gruppo di lavoro multidisciplinare che prevede linsediamento di un Parco tematico ludico educativo in versione Science Center allinterno del un parco urbano destinato ad occupare, al termine dellevento, i 45 ettari del sito espositivo. un modo nuovo per far convivere, in unarea comune, spazi aperti e strutture a ingresso libero o fruibili a pagamento. Unarea quella individuata, a Nord del Decumano tra gli ingressi Est e Ovest, delimitata dal canale e dove, in particolare, si concentra la maggior parte del lascito Expo Iniziando dal parco urbano e dal Parco tematico nel disegnare il futuro del sito espositivo, si attiverebbe un processo virtuoso in grado di orientare le scelte progettuali, la destinazione da dare al resto del sito. In primo luogo la valorizzazione del lascito Expo in vista dellutilizzo successivo e la sua messa a patrimonio da parte di Arexpo spa ridurrebbe lesigenza della stessa di far cassa per rientrare dallesborso, pari a circa 300 mln , impiegati nellacquisto e sistemazione dei terreni. Ne consegue che lindice di edificabilit, fissato nellAccordo di Programma a 0,52 mc/mq potrebbe essere rivisto al ribasso. Si eviterebbe cos di trasformare il dopo EXPO in una operazione puramente immobiliare. Inoltre le soluzioni da adottare per il Parco tematico al fine di ridurre il suo impatto ambientale a valori prossimi a zero e di proporre al grande pubblico un modello, gi visto durante Expo di Smart City servita da una rete energetica intelligente (Smart Grid) su tecnologia Enel, Cisco, Telecom e Accenture, potrebbero orientare, in direzione analoga, la progettazione sia del quartiere abitativo che della prevista Funzione pubblica. Il Parco intende recuperare alcune suggestioni dellOrto Botanico Planetario come le serre bioclimatiche dove ricreare il clima tropicale umido, tropicale secco e arido, ora rin. 39 IV 14 novembre 2012 proposte con contenuti nuovi grazie al coinvolgimento di Paesi partecipanti, ridotte negli spazi (da 25.000 mq a 15.000 mq) e nel numero (da 3 a 2), da realizzare con lapporto finanziario di investitori privati. O come gli orti da prevedere non pi allinterno del sito espositivo ma nel territorio metropolitano, nel Parco Agricolo Sud Milano, in spazi inutilizzati della citt in forma ad esempio di campi sperimentali, orti urbani, che si aggiungerebbero cos ad agriturismi, fattorie didattiche, cascine che gi costellano il territorio raggiungibile dai visitatori del Parco, interessati a un turismo non solo agricolo, grazie a una rete di piste ciclabili da completare entro il 2015. Con larrivo di investitori privati, motivati dalla prospettiva di avere la gestione del Parco, verrebbe a cadere lobiezione principale alla base della rinuncia delle serre da parte dellamministratore delegato di Expo 2015 SpA, dottor Giuseppe Sala non abbiamo trovato una soluzione che potesse sostenere il costo delle serre e soprattutto la loro manutenzione nel tempo. Da lascito EXPO a Parco tematico Nella tabella I sono elencati i componenti del lascito che, se progettati in vista anche degli sviluppi successivi, darebbero vita, in tempi brevi, a un Parco tematico ludico educativo articolato nelle voci riportate nella stessa Tabella, con una proiezione a un futuro pi lontano (Centro acquatico e Resort tematizzato). un Parco visitando il quale si compie un viaggio virtuale che inizia dal centro della Terra (Scienze della Terra), prosegue con lesplorazione dei pi suggestivi biomi del pianeta, ricostruiti allinterno delle serre (Biosfera) e allaperto nelle aree bioclimatiche (Area clima temperato e Collina mediterranea) e che, dopo aver osservato la Terra dallo spazio grazie ai satelliti e alle stazioni orbitali, si conclude alla scoperta dellUniverso (Cupola dellUniverso). Le tematiche rappresentano l'allargamento, nella continuit, di quelle presentate durante l'Expo 2015 espresse da: "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita". Come mostrato nella Figura 1, il Parco raggiungibile dagli ingressi Est e Ovest del sito espositivo o attraversando il Ponte Expo-Fiera ed il Ponte Expo-Merlata ed servito, al proprio interno, da Decumano e Cardo e dal canale, se verr reso navigabile. Per le serre, ridotte nel numero e nella superficie (Tab. II), sono state scelte forme semplici assimilabili a porzioni di cilindro tagliato lungo un piano parallelo a quello che passa per il suo asse (Fig. 2). La tecnologia costruttiva delle serre derivabile da quella impiegata nella copertura della Piazza Citt della Lombardia facente parte del Palazzo Lombardia, costituita da una struttura reticolare metallica (tubi Tenaris) chiusa da cuscini trasparenti in ETFE (etiltetrafluoroetilene). una tecnologia che se trasferita alle serre permetterebbe di contenete i tempi di progettazione e realizzazione a soli 20 mesi garantendo cos un margine di tempo per indire i bandi di gara e, una volta completate, per allestire gli interni con il contributo di Paesi partecipanti. Si tratta di serre dai bassi consumi energetici grazie alle propriet isolanti della copertura e al recupero del calore in eccesso quando si accumula sulla volta. Novit assoluta limpiego di schermi scorrevoli, per lombreggiamento delle serre e per la contemporanea generazione di energia elettrica, con una superficie attiva totale di 2200 mq, (Tab. II). La visita al Parco tematico - Nello schema di Figura 3 sono riportati, nella colonna di sinistra, i componenti principali del lascito Expo gi nella versione Parco tematico fra loro collegati con vie dacqua e di terra e in quella di destra le funzioni svolte dai singoli componenti. Per i visitatori del Parco il percorso suggerito quello che simula il viaggio Dal centro della Terra allUniverso con partenza dal padiglione le Scienze della Terra, la visita al Museo dellAlimentazione allinterno di Cascina Triulza (se ripreso in considerazione da Expo 2015 spa), per poi proseguire con lArea clima temperato riproducente paesaggi lombardi , la Biosfera, la Collina mediterranea terminando la visita nella Cupola dellUniverso: Numerose le occasioni di sosta lungo il percorso: da una ristorazione sia a km 0 che etnica, a una serie di punti vendita dedicati a: prodotti agroalimentari ed enogastronomici, prodotti, gadget che si ispirano alle tematiche del Parco, florovivaistici, etc.; le stesse occasioni offerte al 10

www.arcipelagomilano.org pubblico non interessato alla visita del Parco. La visita al territorio metropolitano Al visitatore del Parco viene offerta la possibilit di fare il turista allesplorazione del territorio servendosi di una rete di piste ciclabili in parte esistente in parte da completare in occasione dellExpo; una rete che ha come direttrici principali il Canale Villoresi e il Naviglio Grande. un territorio che si caratterizza per la presenza di bellezze architettoniche, centri storici, agriturismi, fattorie didattiche, parchi naturali, luoghi di interesse ambientale e paesaggistico, boschi con una ricca fauna. Il Parco tematico: non solo Science Center - Il Parco rientra nella categoria di Science Center inteso come museo di nuova generazione di tipo interattivo e multimediale, articolato in percorsi espositivi ed esperienziali. In pi si propone come struttura complessa alimentata da energie rinnovabili, a impatto ambientale vicino a zero, dotato di Shopping Center e Ristorazione con format tematizzato; un Parco interprete di un nuovo stile di vita, non recintato ma integrato con il territorio metropolitano considerato meta turistica. unofferta, quella del Parco, che si aggiunge, arricchendola, a quella dei musei cittadini della stessa tipologia: Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci, Museo di Storia Naturale, Acquario Civico, Planetario Ulrico Hoepli. La proposta del Parco tematico stata elaborata da un Gruppo di lavoro multidisciplinare ad indirizzo prevalentemente scientifico. Per completare la squadra, ad esso si aggiunto il Gruppo W.P.G. (World Parks Group) operante a livello internazionale con una consolidata esperienza nella ideazione, progettazione, realizzazione di parchi tematici e nella formazione del personale dedicato alla loro gestione. A buon punto la ricerca di investitori privati disposti ad intervenire finanziariamente nella conversione del lascito Expo nel Parco tematico, motivati dalla prospettiva di avere poi un ruolo significativo nella sua gestione, meglio se disposti a prendersi carico anche del parco urbano. Il Parco, oltre a generare a regime un fatturato stimato in 70 mln , con oltre 2 milioni di visitatori/anno, si pone lobiettivo, analogo ad una rescue company, di salvaguardare una parte dei posti di lavoro..., almeno 700, che inevitabilmente verranno persi alla conclusione dellEsposizione Universale. Per maggiori approfondimenti si rimanda al sito: www.dopoexpo2015.it.

Fig 1 (*) Nell'ipotesi che i blocchi sud e centrale di Expo Center vengano progettati non per essere smantellati ma recuperati e valorizzati (**) Nell'ipotesi che venga recuperata da Expo 2015 SpA l'idea iniziale delle Serre bioclimatiche ma in versione riveduta e corretta da integrare con i Clusters, con i Padiglioni riservati ai Paesi partecipanti

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COSTANTINO, MILANO E NOI Giovanna Franco Repellini


Non conosco Cesare Prevedini, ma Sono molti gli spunti che offre la bella mostra a Palazzo Reale organizzata per il centenario dellEditto di Milano del 313, testo base della nostra storia in cui Costantino imperatore doccidente e Licinio, suo omologo doriente accordarono libert di culto e in particolare al cristianesimo o alla religione che ciascuno crede ai sudditi dellimpero. Subito allingresso troviamo una grande mano di bronzo con le dita mozze che regge la sfera del mondo: un frammento di una statua gigante dellimperatore con una potenza suggestiva che sicuramente farebbe morire di invidia Cattelan perch ci comunica dimpatto la forza della storia che avrebbe fondato lEuropa. il momento di snodo carico di energia in cui tutta la grande cultura dellimpero romano, ormai al declinare, (e Costantino gli diede un bel colpo investendo soldi e potere su Costantinopoli) inizia a fondersi con il cristianesimo che non ha ancora una propria iconografia fondata e che prende tutte le immagini e le forme darte dal paganesimo. Tutto ci avviene a Milano, capitale dellimpero romano dal 286 d.C. al 402 d.C., e ancora ci parla con le parole moderne della tolleranza, come viene sottolineato dagli organizzatori dellesposizione Paolo Biscottini e Gemma Sena Chiesa. Potr consolare i milanesi, che per anni hanno sofferto le lungaggini per il buco del parcheggio in piazza Meda, comprendere che sono stati fatti interessanti ritrovamenti e che proprio in quel luogo, crocevia del nostro shopping, si trovava unarea di ricche abitazioni e del mercato che appare dalle ricostruzioni molto elegante, con le facciate affrescate e portici per proteggere le botteghe: le immaginiamo ricche di oggetti darte e di lusso come si pu vedere dai manufatti esposti, argenterie, gioielli, armi cesellate che testimoniano una vita di corte e la devozione verso la nuova chiesa destinata a divenire potente. Con reperti e planimetrie la mostra ci porta attraverso la ricca Milano imperiale dal Palatium, sede dell'imperatore posto tra gli odierni corso Magenta e via Torino, alle Terme Erculee che occupavano una superficie di quasi quindicimila metri quadri tra corso Vittorio Emanuele e via Larga fino alla necropoli dell'area di Sant'Eustorgio e altre zone della citt. Circa cinquanta anni dopo lEditto, Ambrogio vescovo avrebbe ulteriormente consolidato Mediolanum, ormai non pi capitale, ma ancora seconda solo a Roma per importanza. La storia di quegli anni sul finire del IV secolo ci dice per come la tolleranza, celebrata in questo anniversario, non sia un regalo definitivo perch Teodosio nel 392 proib il culto pagano, lingresso ai templi e stabil pene ai cristiani che volessero riconvertirsi al paganesimo. Torniamo a Costantino che nel 312 aveva vinto Massenzio (che voleva essere a sua volta imperatore) alla battaglia di ponte Milvio. La storia/leggenda del suo sogno nota e illustrata magnificamente da Piero della Francesca ad Arezzo: fatto sta che per quella occasione venne creato il primo logo della storia, il Crismon, monogramma di Cristo formato dalle lettere greche Xi e Rho, (che significano la nostra C e la R) sovrapposte e spesso inserite in un cerchio. Questo che divenne il primo segno grafico identificativo (in hoc signo vinces), arricchito con altre lettere, riprodotto in sculture e tessuti viene documentato nella mostra nei suoi diversi usi e manifesta tuttora la potenza delle antiche storie che riesce a intrecciare e rappresentare per cui capiamo benissimo perch Costantino con quella bandiera abbia vinto. Lultima parte della mostra dedicata a Elena madre dellimperatore e donna assai coraggiosa che spesso abbiamo vista raffigurata in statue e pitture che qui vengono in parte riportate tra cui un piccolo quadro dove, in veste di bellissima giovinetta, la Santa rappresentata da Cima da Conegliano. In realt lo storico Eusebio di Cesarea, afferma che Elena aveva 80 anni al ritorno dal suo pellegrinaggio in Palestina, dove tradizione narra che, salita sul Golgota scoprisse la vera Croce di Cristo riportandone parti a noi, tra cui tre chiodi di cui uno si trova tuttora sulla corona ferrea a Monza. A Gerusalemme si prodig per la costruzione della basilica del Santo Sepolcro in particolare dellAnastasis che conteneva i resti della grotta identificata come luogo di sepoltura di Ges. Qui, con questa chiesa pi volte ricostruita e distrutta, inizia unaltra storia millenaria ma di SantElena voglio ricordare un particolare trascurato cio che lei, con il suo esempio, diede inizio a pellegrinaggi femminili di donne romane che dopo di lei partirono alla ricerca dei luoghi santi tra cui ricordiamo Egeria che con il suo prezioso diario ha permesso ritrovamenti archeologici e importanti testimonianze di quellepoca cos affascinante.

MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org La Mullova e la routine


La sera stessa in cui Abbado ritornava acclamato sul podio della Scala, i musicofili milanesi che non avevano trovato posto nel tempio scaligero si riversavano al Conservatorio per acclamarvi unaltra star della grande musica, quella Viktoria Mullova che affascina ancora, non solo n. 39 IV 14 novembre 2012 per la bravura con cui suona il suo famoso Stradivari, ma anche per la bellezza statuaria e la ferina sicurezza con cui si muove in palcoscenico. Cinquantatre anni compiuti in questi giorni ma ne mostra poco pi di trenta, vestita tutta rigorosamente di nero come una popstar, canottiera (proprio cos, una canotta alla Bossi, ma nera) e pantaloni superattillati, tacchi a spillo, gonna di pizzo trasparentissima giusto per un tocco di femminilit, vagamente demoniaca (il violino e il mito di Paganini evidentemente complici), sola sul palcoscenico (il bello essere sola 12

www.arcipelagomilano.org sul palco: il recital mi permette una libert totale dice al Corriere della Sera), pi facile concentrarsi sulla sua figura che sulla musica. Programma classicissimo per il violino solo: una Sonata (la prima) e due Partite (la seconda e la terza) di Johann Sebastian Bach, avendo la cura di invertire lordine delle due Partite in modo da concludere trionfalmente con quel capolavoro assoluto ed eterno che la Ciaccona. Cosa potrebbe desiderare di pi un sincero amante della musica? C tutto: il Bach pi sofisticato e stupefacente, uno Stradivari con il suono magico e ammaliante, quella Mullova che pi brava di lei non c nessuno, la grande sala del Conservatorio gremita dal pubblico della Societ del Quartetto, totalmente assorto e - nonostante lumidit dellautunno avanzato - silente come nelle grandi occasioni. Un concerto che fila liscio come lolio, una musica meravigliosa e una esecuzione perfetta. Eppure Eppure c qualcosa che non va, la sensazione di leggere un testo di filosofia su una rivista in carta patinata impaginata come un messaggio promozionale. Una sottile noia, come ascoltare un CD anzich partecipare al rito magico della ricreazione della musica, non scatta quella empatia che lega linterprete allascoltatore, manca persino lemozione che il grande livello di prestazione artistica provoca sempre insieme allammirazione. tutto perfetto eppure non funziona. Ce lo siamo chiesto in tanti che cosa non aveva funzionato, anche dopo lovazione, il bis e le ultime chiamate alla ribalta della esausta violinista. E la risposta - ahinoi sempre la stessa. Questi grandi artisti, che riempiono le sale con il loro solo nome, che propongono programmi di sicura attrattivit e di indubbio successo, che eseguono le stesse opere per la millesima volta, inevitabilmente perdono la molla interiore, lentusiasmo, la concentrazione, la creativit e quel lato infantile e naif della sorpresa e della scoperta del valore di ci che stanno suonando. Non basta la perfezione n il talento: bisogna essere capaci di rinnovare ogni volta il miracolo della prima volta, a ogni esecuzione si deve scoprire e svelare la musica, trovarvi quel qualche cosa in pi che la ragione per cui la si esegue ancora una volta, la millesima volta. Se cos non fosse saremmo degli stupidi che ascoltano sempre le stesse cose senza rinnovarsi e rinnovarle, soprattutto senza accumulare esperienza e conoscenza nellinterpretazione, nellesecuzione e nellascolto. Leggere un libro a ventanni e rileggerlo a sessanta, lo stesso libro, la stessa esperienza, la stessa emozione? eppure siamo a un rapporto a due, autore e lettore; quando il rapporto diventa a tre autore, interprete, ascoltatore - le cose si complicano non poco e la rilettura di un testo musicale ha una capacit di gran lunga superiore di evolvere nel tempo. Spiace dirlo, ma la grande, grandissima violinista che interpreta Bach nella sala di un Conservatorio non pu limitarsi alla routine, sia pure di altissimo livello tecnico e interpretativo: deve essere capace di emozionare come faceva allinizio della sua carriera, quando lei stessa era preda di forti emozioni e come molti di noi, con nostalgia, la ricordano ancora.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Claudia Gian Ferrari e le sue passioni
Collezionare il Novecento. Claudia Gian Ferrari, collezionista, gallerista e storica dellarte il primo appuntamento di un ciclo di mostre che il Museo del 900 dedica a collezionisti importanti che hanno messo al centro larte del XX secolo. Si inizia con Claudia Gian Ferrari, collezionista, studiosa, appassionata darte e figlia di Ettore, importante gallerista milanese, dal quale erediter la gestione della galleria. Claudia si propone fin da subito come una importante figura di riferimento per il mondo artistico milanese, tramite un lungo percorso, che ha portato la Gian Ferrari a far scoprire e riscoprire importanti artisti del 900 attraverso mostre e accurate monografie, quali quelle su Giorgio de Chirico, Filippo De Pisis, Arturo Martini, Giorgio Morandi, Fausto Pirandello e Mario Sironi. Ma un artista fu forse pi importante di altri, Arturo Martini. Sulla scia del padre, che aveva fondato lAssociazione Amici di Arturo Martini a sostegno delle opere del maestro, Claudia Gian Ferrari nel 1998 ne cura limportante catalogo generale e ragionato delle sculture, che porta a scoprirne una serie di inedite e anche alcune ritenute disperse. Tra queste, lOfelia acquistata dalla Pinacoteca di Brera proprio quando Claudia fu presidente dellAssociazione (opera presente in mostra). Quindici le opere che entrano da oggi a far parte delle collezioni del Museo, donate dalla famiglia e a cui Claudia fu sempre particolarmente legata, opere che occupavano un posto speciale allinterno della sua abitazione privata. Troveranno spazio un Achrome di Manzoni, destinato alla sala Azimuth del museo, una gouache di Lucio Fontana e unesemplare delle uova in terracotta realizzate dallartista allinizio degli anni Sessanta, ci sar Mario Merz, con la sua Proliferazione laterale del 1975, Apollo e Dafne di Giulio Paolini, una composizione di sale di Giuseppe Penone, una piccola installazione di Pier Paolo Calzolari, e una Stella del 1977 di Gilberto Zorio. La donazione include poi Prire de toucher realizzata da Marcel Duchamp per la copertina del catalogo pubblicato in occasione della mostra Esposizione surrealista, organizzata con Andr Breton alla Galerie Maeght di Parigi nel 1947, le fotografie di Dan Graham, Bruno Kirchgraber e Giorgio Colombo e uno schizzo di De Kooning. Per concludere, ci saranno anche una Macchina drogata di Vincenzo Agnetti del 1969 e un gesso di Fausto Melotti. Inoltre in mostra anche opere di artisti molto amati dalla Gian Ferrari, e prestati appositamente per loccasione, come Arturo Martini, Filippo De Pisis, Giorgio Morandi, Cagnaccio di San Pietro, Fausto Pirandello e Mario Sironi, a cui Claudia Gian Ferrari ha dedicato una vita di studi, pubblicazioni ed esposizioni. Infine, due degli artisti contemporanei pi vicini alla gallerista, Luigi Ontani e Claudio Parmiggiani, hanno contribuito ad allestire due piccole sale monografiche di particolare intensit. Interessante anche la selezione di materiali provenienti dai documenti dellarchivio storico della galleria

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www.arcipelagomilano.org Gian Ferrari, che Claudia ha destinato con un legato testamentario agli Archivi del Novecento, attraverso i quali si potr capire e approfondire meglio i momenti pi salienti e le scelte artistiche della Galleria. Documenti, fotografie, lettere e una biblioteca relativa a circa settantanni di attivit per far rivivere unepoca intera. Pitture e sculture ma non solo. Nel percorso espositivo sono inseriti anche mise e accessori amati e usati in vita dalla Gian Ferrari. Vengono proposti alcuni abiti del suo guardaroba, firmato quasi esclusivamente da Issey Miyake, e dei cappellini dautore che Claudia ha sempre indossato, vera e propria passione trasformatasi nel tempo in collezionismo. Claudia ha lasciato a Palazzo Morando, sede delle collezioni di Costume, Moda e Immagine del Comune, oltre cento abiti di Miyake e altrettanti copricapo, tra cui quelli dello stilista Alan Journo e dellartista, da lei promossa, Lucia Sammarco. Una vera amante dellarte e della filantropia. Nel 2006, prima dellapertura del Museo del 900, furono donati consistenti nuclei di opere a Villa Necchi Campiglio e al MART di Rovereto. Una parte di queste collezioni sono andate anche a far parte del MAXXI di Roma, altra citt amata e frequentata dalla collezionista. Lallestimento della mostra altrettanto di eccezione, firmato Libeskind. In una sorta di labirinto dalle pareti disuguali il visitatore potr ammirare da ogni angolo le singole opere, avviluppandosi man mano nel mondo tutto privato che fu un tempo della collezionista, e che da oggi diventa spazio pubblico. Molteplici punti di vista come molteplici e di diversi orientamenti furono le passioni di Claudia Gian Ferrari. Collezionare il Novecento. Claudia Gian Ferrari gallerista, collezionista e storica dellarte - Fino al 3 marzo 2013 Museo del 900 Orari lun 14.30 19.30 mar, merc, ven e dom 9.30 19.30 giov e sab 9.30 22.30 Ingresso intero 5 euro

Costantino 313. Il sogno che cambi lEuropa


Per celebrare la nascita del famoso Editto di tolleranza, datato 313 d.C., il Museo Diocesano e la casa editrice Electa, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attivit Culturali, con la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma e sotto lAlto Patronato del Presidente della Repubblica e della Segreteria di Stato del Vaticano, presentano la mostra Costantino 313 d.C. Una grande esposizione celebrativa non solo di quelleditto che di fatto cambi il corso della storia europea, ma anche del ruolo di Milano come citt imperiale e punto di riferimento politico, religioso e culturale. LEditto di Milano fu emanato nel 313 d. C. dallimperatore romano dOccidente Costantino e dal suo omologo dOriente, Licinio, che si incontrarono nel palazzo imperiale milanese e decisero che, da quel momento, il Cristianesimo, culto gi affermato in larghi strati della popolazione dellImpero, dopo secoli di persecuzioni veniva dichiarato lecito, inaugurando cos un periodo di tolleranza religiosa e di grandi rinnovamenti politici e culturali. Dal palazzo imperiale a Palazzo Reale, dunque. La mostra, divisa in sei sezioni, racconta la Milano dellepoca, ricostruendone idealmente spazi e palazzi, luoghi, arte e suppellettili che circolavano non solo nella capitale ma anche in tutto il mondo romano. Con pi di duecento preziosi oggetti darcheologia e darte, vengono indagate tematiche storiche, artistiche, politiche e religiose: da Milano capitale imperiale, alla conversione di Costantino, con quellaura di leggenda, fino ai simboli del suo trionfo. Attraverso la ricostruzione di Milano, il visitatore potr ritrovarsi nella capitale dellepoca, con tutti gli edifici funzionali a una grande citt: dal Palatium, edificio polifunzionale destinato ad accogliere non solo limperatore ma anche la complessa burocrazia dello Stato, alle grandiose terme erculee, identificabili tra gli odierni Corso Vittorio Emanuele e via Larga, fino alla necropoli dellarea di SantEustorgio, senza tralasciare quartieri residenziali e nobiliari. Ma siamo in un momento di transizione, in cui accanto allaffermarsi del Cristianesimo come culto sempre pi importante, persistono ancora diverse religioni nellimpero costantiniano, che ci sono note mediante luso di iconografie pagane in oggetti darte di destinazione ufficiale o privata, e che spesso si mescolano ai simboli e alle immagini cristiane. Oltre ad approfondire la figura di Costantino e della sua famiglia, ampio spazio dato anche a tre istituzioni importanti per la vita pubblica romana: lesercito, la chiesa e la corte imperiale. Cos grandi ritratti ufficiali, monete, medaglie e oggetti quotidiani documentano il nuovo aspetto pubblico e sempre pi presente dellimperatore, della corte, dei grandi funzionari, dellesercito, della Chiesa e dei suoi vescovi, fino ad Ambrogio. Oggetti preziosi e di lusso che testimoniano, con le loro figurazioni, il passaggio graduale che il Cristianesimo compie allinterno della societ, da devozione lecita ma privata a una dimensione pubblica e ufficiale, per arrivare infine a essere lunica religione dellImpero. Gemme e cammei, argenterie, gioielli in oro e fibule auree consentiranno di tracciare un quadro dello splendore che caratterizzava la vita della corte e la nuova devozione verso la Chiesa. Chiude la mostra una grande sezione dedicata a Elena, madre di Costantino, santa e imperatrice. Fu proprio Elena che si rec in Terra Santa e trov, secondo la tradizione, dopo averla riconosciuta, la Vera Croce di Cristo, riportandola in Europa e inserendo nella corona imperiale del figlio uno dei Sacri Chiodi, come protezione e dichiarazione ufficiale della nuova, vera Fede. Imperdibile la bellissima SantElena di Cima da Conegliano, proveniente dalla National Gallery di Washington, 1495 c. Sulla conversione di Costantino si scritto molto: fu frutto di una decisione presa per convenienza o il suo spirito era sincero? Il battesimo in punto di morte, il celebre sogno, avvenuto la notte prima della Battaglia di Ponte Milvio, nel 312, in cui si preparava a combattere il suo nemico Massenzio, sono storie ben note. Quel che certo che, da quel momento, inizia a diffondersi liconografia del Krismon, le due iniziali greche di Cristo incrociate tra loro, dapprima sugli scudi dellesercito di Costantino, poi su monili e gioielli, per approdare infine in tutto lImpero. Si diffonde a simbolo di unepoca intera il signum crucis di Costantino.

Costantino 313 d.C. Palazzo Reale, fino al 17 marzo 2013 orari: lun 14.30 19.30 mar, mer, ven, dom: 9.30 19.30 giov, sab: 9.30 22.30 ingresso: intero euro 9,00 ridotto euro 7,50

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Cadaveri in mostra - Body Worlds


Body Worlds il titolo della mostra che ha dato, e continuer a dare scandalo e suscitare perplessit. In pratica, si tratta di unesposizione di cadaveri, o di parti di essi, completamente ridotti nelle loro parti pi essenziali: muscoli, ossa, vasi sanguigni ecc. Sembra la descrizione di un film dellorrore, in realt una mostra che vuol essere scientifica e didattica. E perch no, anche un poco artistica. Body Worlds - Il vero mondo del corpo umano, gi stata visitata da oltre trentaquattro milioni di persone nelle sessanta citt del mondo in cui ha fatto tappa, di cui solo 200.000 a Roma e Napoli. La mostra celebra il corpo umano, facendo luce sui segreti della sua anatomia e del suo funzionamento, spiegando con parole semplici e comprensibili a tutti informazioni e questioni scientifiche sui temi della salute, delle malattie, del benessere e della vita in generale. Come possibile tutto questo? Lidea di questo circo dei morti del Dr. Gunther von Hagens, che dal 1977 ha inventato e continuamente modernizzato la tecnica della plastinazione, attraverso la quale si sostituiscono ai liquidi corporei polimeri di silicone, rendendo perfettamente conservabili nel tempo tessuti e organi umani e animali. Il fine della mostra assolutamente medico, come precisano gli organizzatori, allinizio questi esperimenti servivano soprattutto per gli studenti di medicina, ma col tempo si estesa la possibilit di questa particolare materia anche al grande pubblico, per mostrare, in modo ravvicinato, come funziona davvero il corpo umano, con tutti i suoi segreti e le sue risorse, per permetterne davvero una piena comprensione. La domanda sorge spontanea. Chi sono-erano queste persone che oggi, alla Fabbrica del Vapore, ritroviamo letteralmente a pezzi dentro delle vetrine o impiegate in strane pose plastiche? Le tante mostre che Body Worlds ha creato dagli anni 80 a oggi sono state possibili grazie a specifici programmi di donazione del corpo, nel quale i donatori dispongono esplicitamente che i loro corpi possano essere esposti a Body Worlds dopo il decesso. A oggi i registri dellistituzione contano pi di 13.000 donatori registrati, tra viventi e deceduti. Oltre a vedere nel dettaglio organi, in salute e affetti da patologie, ossa, sezioni di tessuto ecc, c anche spazio per lestetica. In mostra infatti sono presenti corpi posizionati in atteggiamenti e pose varie, per mostrarne a pieno il funzionamento dei muscoli, dei nervi ecc. Tra gli altri ricordiamo una toccante coppia di ballerini, un giocatore di basket, uno sciatore, tre ironici giocatori di poker e addirittura un cavaliere su cavallo. Tutti, ovviamente, fatti di scheletro e tessuti muscolari ben in vista. Ma non c niente di macabro o di cattivo gusto, come spiega lideatore, Gunther von Hagens: "L'esposizione Body Worlds un luogo destinato alla divulgazione e alla riflessione intima, un luogo dedicato all'autoconsapevolezza filosofica e religiosa. Non un cimitero illegale, n un salone di bellezza postmortem. Mostra il corpo quale miglior rappresentante dell'anima, che si porge al visitatore di mentalit aperta". Una mostra per stomaci forti. Gunther von Hagens Body Worlds Milano, Fabbrica del Vapore via Procaccini 4 fino 17 febbraio 2013 biglietti: intero 15,00 euro, ridotto over 62, studenti, 14 euro La mostra aperta tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 20.00 con orario continuato. Il gioved e il sabato lorario dalle 10.00 alle 23.00 con orario continuato.

Dal 1953 a oggi: Picasso a Milano


Picasso torna a Milano. I capolavori del genio spagnolo arrivano in citt con una grande ed emozionante retrospettiva. Le opere, pi di 200, arrivano dal museo pi completo e importante per quanto riguarda la produzione dellartista: il Muse Picasso di Parigi che, chiuso per restauri fino al 2013, ha deciso di rendere itineranti le sue collezioni e di presentarle in tutto il mondo. Prima della tappa milanese infatti le opere sono state esposte in America, in Russia, Giappone, Australia e Cina. Certo non la prima volta che Picasso arriva a Milano. Oltre alla grande mostra del 2001, ci fu unaltra kermesse, che fece la storia delle esposizioni museali in Italia, la grande mostra del 1953. Una mostra dalla duplice tappa italiana, prima Roma e poi Milano, ma che ha avuto nei suoi sviluppi meneghini una risonanza e unimportanza non paragonabile a quella romana. Voluta fortemente dal senatore Eugenio Reale, la mostra romana si presentava ricca s di opere, ma parzialmente oscurata per motivi politici. Ad esempio non compariva il Masn. 39 IV 14 novembre 2012 sacro in Corea (presente oggi in mostra). Ledizione milanese, organizzata dallinstancabile Fernanda Wittgens e dai suoi collaboratori, fu invece ancora pi ricca di opere, scelte dallo stesso Picasso, con addirittura larrivo, a mostra gi iniziata, di Guernica, celeberrimo dipinto del 1937, e manifesto contro la guerra franchista. Dipinto che per la sua importanza fu sistemato, su richiesta di Picasso, nella sala delle Cariatidi, che per contratto non doveva essere restaurata dopo le devastazioni della guerra, proprio per creare un connubio e un monito fortissimo a memoria degli orrori e delle devastazioni belliche. Proprio da questa stessa sala prende avvio oggi la mostra Picasso. Capolavori dal Museo nazionale di Parigi, che racconta in un percorso cronologico e tematico la vita e le opere dellartista. Insieme alle fotografie che ci mostrano attimi di vita, amori, amici e ateliers dellartista spagnolo, in mostra dipinti, sculture e opere grafiche create durante la sua lunghissima vita. La mostra, curata da Anne Baldassari, presidente del museo parigino, illustra le varie fasi e gli stili che Picasso us, spesso in contemporanea, durante la sua carriera. Si inizia con lapparente classicismo e malinconia dei periodi blu e rosa, di cui sono memorabili opere come La morte di Casagemas, dipinto dedicato allamico morto suicida, la misteriosa Celestina e I due fratelli. Ma gi dal 1906 si intuisce linfluenza che larte primitiva, africana e iberica, avranno su Picasso. Sono questi gli anni che vedono la nascita dei tanti disegni preparatori per il capolavoro assoluto, Les Demoiselles dAvignon, 1907 (conservate al MoMA di New York). Lautoritratto nudo, gli studi di donna, sono tutti dipinti in cui il Cubismo inizia a prender forma, semplificando e rendendo impersonali volti e sessi. Ma la rivoluzione vera arriva intorno al 1912, quando Braque e Picasso inventano i collage, e la forza dirompente delle loro sperimentazioni porta alla nascita del Cubismo, analitico e poi sintetico, in cui la figura 15

www.arcipelagomilano.org viene prima scomposta, resa irriconoscibile, come nel Suonatore di chitarra e Il suonatore di mandolino, per poi tornare a inserire elementi di realt, come lettere, numeri, scritte o veri e propri elementi oggettuali. Ma Picasso non solo Cubismo. Negli anni 20 segue, a suo modo, il Ritorno allordine dellarte, con le sue Bagnanti e le sue donne enormi, deformate, possenti e monumentali, omaggi agli amici impressionisti come Renoir. Sono gli anni in cui conosce anche Breton e i Surrealisti, e in cui crea figure disumane e contorte, mostri onirici che ci mostrano le pulsioni sessuali e le ossessioni del pittore. La guerra per, sconvolge tutto. Oppositore della dittatura franchista, Picasso non pu far altro che denunciare gli orrori e la violenza della guerra con sculture e dipinti dai toni lividi, come Guernica, o nature morte popolate di crani di tori, capre e candele dalla fiamma scura. Non mancano i ritratti dei figli e delle donne amate: Fernande, Dora Maar, Marie Therese, Francoise, Jacqueline e la bellissima Olga in poltrona, dipinto che Picasso conserver fino alla propria morte, appeso sopra il letto. Ritratti ma anche autoritratti dellartista, dipintosi davanti al cavalletto, o con una modella nello studio, tema prediletto per dipingere la Pittura, il vero amore della sua vita. Picasso dipinse fino a poco prima di morire. Degli ultimi anni sono i dipinti che riprendono i maestri a lui pi cari, Matisse, Velazquez, Delacroix, ma anche un lucido autoritratto in cui lartista si rappresenta sempre pittore ma con un volto che sembra gi un cranio dalle orbite vuote (Il giovane pittore, 1972). Morir lanno seguente. Una mostra completa, che prende origine dallincredibile collezione del Museo Picasso di Parigi, forte di pi di 5.000 opere, donate in vari nuclei da Picasso stesso e in seguito, direttamente dagli eredi. Ieri come oggi le opere di Picasso potranno ancora insegnarci qualcosa, monito e delizia dei tempi moderni.

Picasso. capolavori dal Museo Picasso di Parigi Palazzo Reale, fino al 6 gennaio 2013, orari: luned, marted e mercoled: 8.30-19.30 gioved, venerd, sabato e domenica: 9.30-23.30; biglietti: 9,00 intero, 7,50 ridotto

LIBRI questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero rubriche@arcipelagomilano.org La devozione e lo smarrimento. Poesie
Mariella Cerutti Marocco Oscar Mondadori, ottobre 2012 pp. 88, euro 14
Mercoled 21 novembre, ore 18, il libro verr presentato a Palazzo Sormani, sala del Grechetto, via F. Sforza 7, Milano. In questo suo terzo libro, La devozione e lo smarrimento, Mariella Cerutti Marocco, che vive e lavora a Torino, non solo conferma leleganza, la grazia e la sensibilit della sua lirica delle raccolte precedenti, ma riesce a compiere un importante passo ulteriore nella sua ricerca, in virt di una compattezza progettuale del suo percorso, soprattutto esemplificata dalla sezione centrale, La farfalla nel cervello. Qui, infatti ma anche, felicemente, sintende, nelle sezioni pi articolate del libro realizza una sorta di essenziale romanzo in versi, dove le figure dellinfanzia e degli affetti, il senso della perdita di una persona cara e fondamentale, divengono centrali. Come ha scritto Mario Santagostini nel suo saggio introduttivo - davvero ottimo per acutezza e finezza di scrittura -, la memoria protagonista e motore della ricerca lirica di Mariella Cerutti Marocco, che dalla memoria stessa vede riaffiorare, con tremore e dolore, ma senza traccia denfasi, figure e momenti lontani, eppure sempre vivi nella mente. Approdata alla poesia solo da circa una decina danni, promotrice di una manifestazione culturale di grande importanza e prestigio come il premio internazionale di poesia Cetonaverde, Mariella Cerutti Marocco entra con questo libro a pieno diritto nel panorama della migliore poesia dei nostri anni. La devozione e lo smarrimento un libro trasparente e autentico, che partendo da esperienze personali dellautrice, arriva al lettore con la verit del sentimento e della memoria, con la sobriet composta dello stile, con la saggia pacatezza di una riflessione in versi sullesistere. (Maurizio Cucchi)

TEATRO questa rubrica a cura di Emanuele Aldrovandi rubriche@arcipelagomilano.org EDIPO RE


da Sofocle drammaturgia e regia Marco Isidori, scenario e costumi Daniela Dal Cin, con Marco Isidori, Lauretta Dal Cin, Maria Luisa Abate, Paolo Oricco, Stefano Re, Valentina Battistone, Virginia Mossi produzione Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, in coproduzione con Fondazione Teatro Stabile di Torino
Nel teatro ulteriore teorizzato da Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa quel che colpisce di pi laspetto visivo, e anche questo Edipo Re non fa eccezione. La scena formata da unenorme ziggurat

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www.arcipelagomilano.org mesoamericana sulla quale allinizio dello spettacolo sono dipinti uomini in giacca e cravatta con chele di granchio al posto delle mani, che quasi subito vengono strappati via come affissioni pubblicitarie. Dai buchi lasciati vuoti dagli uominigranchio esce il coro della citt di Tebe. Ai lati, cartoni ritagliati raffigurano animali morti le cui carcasse sono state infilate nei pali. Colori psichedelici, graffiti a met fra quelli rurali e quelli metropolitani, appariscenti costumi che dallEdipopiumato alla Giocasta-alata mescolano lumano e lanimale, tutto il lavoro di Daniela Dal Cin balza allocchio, colpisce e attira lattenzione dello spettatore. Anche gli attori, per la maggior parte del tempo, pi che attori, sembrano la parte-animata dellapparato scenografico. La parola solo un appoggio per le immagini, e non le viene data la minima fiducia espressiva, dato che quasi sempre i signi-

ficati espressi dalla drammaturgia sono doppiati dalle azioni sceniche degli attori o dallimpianto scenografico. Il testo di Sofocle solamente un pretesto per unoperazione esteticoperformativa che probabilmente sarebbe stata uguale se i Marcido avessero messo in scena un Caligola di Camus o un Re Lear di Shakespeare; gli esempi sono casuali ma non del tutto, perch si tratta sempre di un imperatore e di un re, e va riconosciuto che lenorme ziggurat con Edipo che allinizio in cima e, scena dopo scena, scende fino ad arrivare a terra richiama comunque una dinamica di caduta del potere che non sarebbe potuta essere utilizzata, ad esempio, con un Romeo e Giulietta. Ma non detto, perch il teatro davanguardia del secolo scorso ci ha insegnato che, con una chiave interpretativa originale, si pu giustificare tutto.

Uno spettacolo che ha il grande pregio di essere netto nella scelta stilistica, che accontenter e soddisfer coloro ai quali piace un certo tipo di sperimentalismo, e che far dire basta a chi non ci trova pi niente di avanguardistico. Piccolo Teatro Studio, dal 5 al 10 novembre In scena Al Piccolo Teatro Grassi fino al 18 novembre John Gabriel Borkman di Henrik Ibsen, regia di Piero Maccarinelli. Al Piccolo Teatro Studio dal 13 al 18 novembre Imitationofdeath di Ricci/Forte. Al Teatro Litta fino al 18 novembre Closer, di Patrick Marber, regia di Sandro Mabellini. Al Teatro I fino al 26 novembre Hilda, di Maria NDiaye, regia di Renzo Martinelli.

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Venuto al mondo


di Sergio Castellitto [Italia, 2012, 127] con: Penlope Cruz, Emile Hirsch, Adnan Haskovic, Pietro Castellitto, Saadet Aksoy
Ci vorrebbe Buster Keaton per raccontare questa guerra, dice Gojko (Adnan Haskovic); e lo dice ad anni di distanza dal conflitto dei Balcani, convinto che stato pi facile correre sotto le granate che camminare sopra le macerie. Gojko cammina sopra quelle macerie proprio come Keaton in Film [di Alan Schneider, USA, 1964, 17] e, cos come il triste comico inquadrato sempre da dietro, anche in Venuto al mondo [Italia, 2012, 127] la guerra mostrata in soggettiva: intravediamo i ricordi di chi lha vissuta. Sergio Castellitto parte dal romanzo di Margaret Mazzantini e a quattro mani scrive una sceneggiatura che rimbalza avanti e indietro nel tempo. grazie a questi flashback che, dai giorni nostri, torniamo alla Sarajevo prima degli anni 90 quando Gemma (Penlope Cruz, bella) e il fotografo Diego (Emile Hirsch) si incontrarono per la prima volta. Gi, perch Venuto al mondo innanzitutto una storia damore. Intorno c Sarajevo, lallegria malinconica del popolo bosniaco e di un gruppo di amici scanzonati che si condividono luno con laltro. Si sente questa amicizia forte: carnale negli occhi di Gojko che spesso ci n. 39 IV 14 novembre 2012 guardano in primissimo piano. Cos come lamore sbocciato tra Gemma e Diego, di cuore e ormoni. Saltiamo nella storia prima e dopo la guerra, prima e dopo Pietro (Pietro Castellitto): figlio sedicenne di Gemma e Diego (che non ha mai conosciuto), riportato dopo anni nella citt dove venuto al mondo. Ma il corso degli eventi drammatico: Gemma e Diego affrontano il distacco, lestrema voglia di maternit (Gemma vuole un lucchetto di carne che lo leghi per sempre al compagno), limpossibilit, la separazione. Sullo sfondo, la guerra; come una patina leggermente visibile ma che inevitabilmente condiziona luoghi e persone. Scoppia allimprovviso la guerra e bombarder le certezze di quel gruppo di amici che stando assieme si sentono invincibili: nessuno toccher Sarajevo, dice Gojko. La toccheranno Sarajevo. La stupreranno. E Castellitto lo fa vedere cercando di essere meno invadente possibile. La narrazione rimane incollata ai protagonisti e alla loro storia damore, non per questo dimenticandosi del contesto terribile. Anzi, se della guerra vediamo poco, riusciamo per a sentirla e a soffrirla: straziante (e irritante) quando Diego e Gemma ritornano a Roma e si sentono soffocare tra i vizi e la superficialit di gente che non pu capire (succede anche in sala, carpendo alcuni commenti inconsapevolmente spero - irrispettosi). Forse c un po troppa musica in Venuto al mondo, a riempimento di sequenze in cui il silenzio avrebbe fatto ancora pi rumore. E alcune inquadrature sono eccessive (penso a Gemma dal ginecologo, ad esempio), specie in un film che vorrebbe strappare il pi possibile dal romanzo, ma che deve fare i conti con delle scelte. Camminare sopra le macerie molto complicato; Castellitto lo fa in punta di piedi, dedicandosi al dramma damore e stando attento a non scivolare nel pietismo. Lo fa con rispetto, e questo si sente. Noi ci commuoviamo partecipando alla storia di Gemma e Diego, sorridiamo davanti allintelligente rusticit di Gojko, sperando che prima o poi a raccontarci quella guerra nellunica maniera possibile arrivi il genio di Buster Keaton. Paolo Schipani

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www.arcipelagomilano.org In sala: The Space Cinema Milano Odeon, Eliseo Multisala, UCI Cinemas Bicocca, UCI Cinemas MilanoFiori, UCI Cinemas Certosa, The Space Cinema Rozzano, Plinius multisala, Arcobaleno Filmcenter, UCI Cinemas Pioltello, Ducale Multisala, Le Giraffe Multisala, Skyline Multiplex, UCI Cinemas Lissone, The Space Cinema Vimercate-Le Torri Bianche, The Space Cinema Cerro Maggiore, Arcadia Bellinzago Lombardo.

Skyfall
di Sam Mendes [USA, Gran Bretagna, 2012, 143] con Daniel Craig, Javier Bardem, Judi Dench, Ralph Fiennes.
Dopo 50 anni di servizio, 23 film e 6 interpreti diversi, James Bond (Daniel Craig) costretto ad affrontare la vecchiaia e un possibile ritiro. L'assenza dell'ingegnoso Q (Desmond Llewelyn) sostituito dal giovane Ben Whishaw, la sempre pi presente ombra della pensione forzata per M (Judi Dench) e il concomitante nuovo capo del dipartimento Mellory (Ralph Fiennes) sembrano essere i sintomi di questo cambiamento. Il film, diretto dal regista britannico Sam Mendes, debutta con un rocambolesco e spettacolare inseguimento tra le vie di Istanbul che culmina con una corsa folle in moto sui tetti della capitale turca e una lotta allultimo sangue su un treno in corsa. L'azione fine a s stessa, i combattimenti a suon di musica e una colonna sonora degna della saga non sono per l'anima di questa nuova puntata della saga pi duratura della storia del cinema. Non pi. Skyfall un film sulla crisi. Sull'umanizzazione di un personaggio che non doveva mostrare crepe e che, invece, ci presenta, in un primissimo piano, la profonda cicatrice che il fuoco amico gli ha procurato. Un James Bond con la barba incolta e lo sguardo smarrito ci rivela che la brillantezza e la lucidit di cui era solito vantarsi sono sommersi dentro i bicchieri di whisky con cui cerca di combattere la noia e lo sconosciuto senso di fragilit. Il perfido nemico Silva (Javier Bardem) appare come il necessario antidepressivo. Affascinante e ripugnante allo stesso tempo, lattore spagnolo offre uninterpretazione degna della statuetta che vinse nel 2008 per Non un paese per vecchi. Sam Mendes, gi regista di American Beauty e Era mio padre, sceglie di dedicare tutta la pellicola alliniziale caduta del protagonista seguita dalla sua lenta e tuttaltro che scontata resurrezione. Riduce al minimo il maschilismo e la superbia di cui erano intrise le pellicole precedenti cercando di rifondare la figura dell'agente segreto sul suo inconfondibile umorismo britannico e su una fedelt cieca e incondizionata alla madre patria. James Bond supereroe morto, sopravvissuto l'uomo. Marco Santarpia In sala a Milano: Uci Cinemas Certosa, Arcobaleno, Uci Cinemas Bicocca, The Space Cinema Odeon, Orfeo, Gloria Multisala, Colosseo, Plinius Multisala.

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DON GINO RIGOLDI: 1000 CASE PER I GIOVANI http://www.youtube.com/watch?v=Tp7AWPpnKpM

n. 39 IV 14 novembre 2012

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