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Sulla persona e sul tempo: il VERBO

Parte I Esiste un momento, nella storia di un libro, in cui il narratore si trova a prendere una decisione importante, che non potr pi variare e che deve necessariamente segnare il procedere dellopera. Dallinizio sino alla sospirata parola fine. Per essere precisi lapertura stessa del libro che condiziona una variabile essenziale, e ogni scelta qui fatta deve essere razionale, certa, e precisa. In verit la scelta del verbo spesso implicita nellidea stessa del romanzo. La chiave di lettura passa attraverso questa decisione e spesso lautore ne consapevole sin dal primo istante. In genere la frase di apertura che condiziona il racconto, ma anche qui esistono le debite eccezioni che come tale non possono essere ignorate. Sulla persona Sulla persona, dunque. la prima scelta, la pi sofferta, perch ogni decisione sul tipo di narrazione passa attraverso questo problema, e condizioner in maniera inequivocabile tutto lo svolgersi del romanzo. Cos come la struttura narrativa, che in alcuni casi diviene assolutamente forzata. Esistono sostanzialmente tre modi di scrivere un libro, a questo riguardo. Ognuno valido ma si deve sapere a quali pericoli si corre incontro nellusare luno piuttosto che laltro e quali sono i limiti di ciascuna tecnica, prima di cominciare. In genere la scelta sentita, precede la narrazione ed lunica che appare appropriata per quello che stiamo scrivendo. Spesso legata al personaggio a cui si da vita. A volte un artifizio e come tale deve essere considerato. Tre possibilit, quindi, la prima, la seconda e la terza persona. Ognuna con un suo specifico carattere. Esaminiamo nel dettaglio ciascuna di queste opzioni. La prima persona stata una della prime ad essere introdotte nella formula del romanzo (Robinson Crusoe*01, Gullivers Travels, etc.) e per anni ha avuto un forte impatto sul lettore. Gestisce il racconto attraverso un unico personaggio, generalmente il protagonista*02 e spesso il narratore assiste in prima persona alle vicende di cui si narra. Il libro si svolge in ununica chiave di lettura. Lunico punto di vista che ci concesso quello del personaggio e di questo bisogna tenerne conto in ogni circostanza. Il narratore conosce solo quello che accade quando lui presente. Tutto il resto viene riferito di seconda mano. E in maniera fondamentale le emozioni e le interiorit sono solo quelle del narratore. Non pu entrare dentro lanimo degli altri, non pu essere certo di cosa stanno provando o di cosa stiano pensando. Pu al massimo ipotizzare, ma ogni valutazione, essendo soggettiva pu anche essere sbagliata*03. Lintero romanzo quindi si svolge in soggettiva, si suppone che chi narra sia sempre presente al momento dellazione, e non possono esistere situazioni che si svolgono senza che egli ne venga a conoscenza. Diversamente non le potrebbe neanche riportare. Quando si usa quindi la prima persona? Come al solito la scelta dellautore, ma ci sono delle linee guida che vanno sottolineate. Innanzitutto la prima persona esprime il desiderio del protagonista di comunicare. Lo fa per un esigenza personale. Ha vissuto la storia e la vuole donare agli altri. E in maniera particolare a conoscenza degli stati emotivi che lo hanno guidato per tutto il

percorso. I romanzi che focalizzano maggiormente la loro attenzione sullinteriorit del personaggio (del protagonista, in realt) hanno un grande vantaggio nelluso della prima persona. Cos come i testi che cercando di creare un profondo interesse emotivo nel lettore (identificazione) fanno vedere il mondo attraverso gli occhi di chi parla. Un mondo distorto, sia ben chiaro, perch ogni informazione filtrata dallemozioni non neutrali del narratore. Esempi di questo tipo di narrazione sono il diario e il romanzo epistolare. Ancora, come in Conan Doyle, nel tentativo di gestire una situazione esterna, in terza persona, ma situando il lettore al centro della scena. Noi vediamo con gli occhi di Watson. Egli ci conduce nel mondo della Londra vittoriana e ci indica, da una distanza estremamente ravvicinata le gesta del suo compagno. Il vantaggio quello di essere spettatori: se fosse Holmes a narrare probabilmente dovrebbe rivelarci immediatamente la sua linea di condotta e perderemmo interesse perch i percorsi logici che lo portano alla soluzione del caso apparirebbero meno eclatanti. Watson ci conduce in prima persona nella scena del crimine, ce ne rende partecipi e ci riempie di dubbi su quello che accadr. Insieme a lui valutiamo i limiti e gli indizi del caso e ne rimaniamo sconvolti, perch ci rendiamo conto che non andiamo da nessuna parte*04. Quando Holmes per trover lindizio chiave, la soluzione del caso, tutto apparir logico, e leffetto sar esaltato. Ma solo perch il nostro racconto non passato attraverso la sua narrazione*05. Allo stesso tempo la narrazione in prima persona, sostituendosi al narratore onnisciente, ci mostra solo alcuni aspetti della storia tenendone fuori altri. Ci che assente esiste solo nella mente dellautore*06, ma il lettore non lo scopre se non attraverso artifizi o nel successivo procedere della storia. Ragione per cui landamento generale (ma non ben inteso una regola obbligata) di un racconto in prima persona molto lineare: accade un fatto quindi ne segue un altro. Ogni avvenimento in qualche modo causa del successivo ed effetto del precedente. Chiaramente una struttura cos rigida pu essere spezzata con luso di flash-back o flash-forward che possono dare dinamicit allazione. Questo perch la prima persona in genere usata per lintrospezione, e questa spesso si serve del ricordo. La prima persona in questo ambito diviene datmosfera e di effetto. Ha un grosso impatto e ci guida dove vuole il narratore. Non ci sono dubbi a riguardo. Il lettore il protagonista. Il mondo visto in una soggettiva ed spesso frutto di esperienze passate. La letteratura gotica e romantica dell800 ne un esempio esaltante. Edgar Allan Poe usa la prima persona per introdurre il personaggio, creare un suo background e filtrare il mondo attraverso le manie e le ossessioni dello stesso. Nel racconto la Sfinge, ad esempio, limmagine di una farfalla notturna appare al narratore/protagonista come un mostro mitologico che scala il pendio di una montagna. E questo perch attraverso i suoi occhi che gestiamo la narrazione. Se la stessa scena fosse descritta dal di fuori si vedrebbe con chiarezza che in realt il protagonista sta guardando una farfalla a pochi centimetri di distanza. La scena apparirebbe senza significato e non si capirebbe che stata una distorsione, un gioco ottico, a creare lillusione del mostro sulla montagna. Esemplare il caso di Frakenstain di Mary Shelley. La narrazione tutta in prima persona, ma si sposta su pi piani, giocando con i diversi personaggi. In primo luogo esiste un narratore principale. Egli soccorre un uomo che si scopre essere il dottor Frankenstain. Allinterno della prima narrazione se ne apre unaltra. Un lunghissimo flask-back che durer per tutta la lunghezza del libro ci narra le vicende del dottore. La cosa sorprendente che ad un certo punto nella narrazione di Frakenstain interviene lo stesso mostro da egli creato che apre una nuova parentesi narrativa,

sempre in prima persona, nella quale racconter in un suo flash-back la sua storia personale. La Shelley supera con tre livelli narrativi il limite imposto dalla prima persona. La trovata geniale ma il rischio notevole. Il lettore potrebbe perdere il punto di riferimento e perdersi nella narrazione (cosa che nel romanzo della Shelley non accade). Non si pu chiudere tuttavia una trattazione sulla prima persona non parlando di Dracula di Bram Stoker. Nel celebre romanzo, infatti, lautore conserva i pregi della prima persona ma ne supera i limiti affidandosi alluso di pi narratori. E la cosa gestita attraverso la formula dei diari. La stessa scena pu essere gestita da punti di vista differenti, e con tale metodo si supera anche una delle grandi limitazioni dei questo tipo di narrazione: la durata. Viene da s infatti, che un mondo filtrato attraverso gli occhi di una sola persona pu essere estremamente difficile da gestire, a meno di essere degli ottimi professionisti. Spesso quindi ci si scontra sulla necessit di ridurre la narrazione, per non renderla trascinata e monotona. Non si possono inserire stacchi, montaggi, o digressioni che non siano quelle in cui il personaggio coinvolto. Quindi facile perdersi e rischiare di annoiare. Seconda persona un breve cenno merita questa seconda tecnica, non molto usata per la verit, che pure ha delle sue potenzialit non indifferenti. Uno degli esempi pi riusciti il romanzo Le mille luci di New York*07 di Jay McInerney, portato poi sullo schermo da James Bridges con un ottimo Michael J. Fox. Il limite della narrazione evidente e la lunghezza del romanzo non pu che essere ridotta. una formula molto diretta, che ti impone emozioni e sensazioni e che si muove quasi esclusivamente in questo ambito. Lazione, quando presente, nasce dallesigenza di creare emozione diretta, sia essa tensione, compassione, dolore e quantaltro. In questo caso la storia vissuta direttamente dal lettore, che si impersona direttamente con il personaggio (si suppone che sia egli stesso, sebbene tutta la narrazione improntata verso lidentificazione nella sua forma pi estrema pi che nel tentativo di convincere il lettore che quelle vicende le ha vissute realmente). Per la sua natura, quindi, la narrazione generalmente al presente. In alcuni casi pu spostarsi al futuro, con lintento di creare atmosfere particolari (Northanger Abbey, di Jane Austin. Allinterno di una narrazione in terza persona: la scena in cui Henry descrive a Chaterine la sua prima notte allabbazia*08). Spesso pu essere usato come stacco o gestita da un personaggio allinterno di un romanzo in prima o in terza persona. Altro notevole esempio sono i racconti horror americani del novecento in particolare le trasposizioni in fumetto o i racconti con scelta multipla, in cui il lettore chiamato a scegliere in varie fasi del racconto cosa il protagonista deve fare. In questo caso la seconda persona una scelta obbligata. Terza persona indubbiamente la pi sfruttata nel romanzo contemporaneo. Gli esempi sono innumerevoli e le implicazioni nelluso di questa tecnica sono numerose. La terza persona il modo pi distaccato per gestire la storia, ma allo stesso tempo quello che consente maggior libert di movimento. Non si legati al punto di vista o alla prospettiva di un unico personaggio, ma si pu spaziare, si pu entrare a piacimento nella mente delle persone, si possono conoscere particolari che i personaggi conosceranno solo in seguito o non sapranno mai, si pu addirittura descrivere una scena senza che nessun personaggio sia presente (come il rumore che fa un albero quando cade nella foresta). La terza persona offre enormi libert, quindi, ma proprio per questo pu essere un

arma a doppio taglio. Il rischio concreto quello di perdere di vista la finalit della storia, la gestione dei personaggi e le caratteristiche e le individualit degli stessi. Uno degli errori pi banali che spesso lo scrittore inesperto compie quello di prendere i personaggi inserirli in una storia e usarli indifferentemente, perdendo di vista limportanza delle interazioni tra gli stessi e il punto di vista di ciascuno. I personaggi vengono fatti parlare e agiscono a casaccio. Esistono in ogni caso delle enormi differenze anche allinterno di storie in terza persona e che meriterebbero da sole una trattazione a parte. Per rimanere sintetici diciamo che una fiaba dei fratelli Grimm profondamente diversa da un opera di Stepehn King, per esempio, cos come Tolkien non ha niente a che vedere con Agata Christie. Chiaramente le sfumature tra i tipi di narrazione sono notevoli per tutta una serie di tecniche narrative e di stili che non possono essere semplificati con una semplice teoria della terza persona. Tuttavia gli esempi citati hanno delle caratteristiche a riguardo delluso della persona che possono essere sottolineate. In genere le forme di narrazione che si competono alla terza persona sono tre. Quella del narratore onnisciente che pu entrare liberamente nella mente dei personaggi, quella del narratore che conosce un unico punto di vista, generalmente quello del protagonista, quella dellosservatore. Nel primo caso il narratore si muove come meglio crede, gestisce i personaggi dallesterno e dallinterno (conosce i loro pensieri, il loro passato, segreti che non rivelerebbero a nessuno, etc.) ed a conoscenza di ogni cosa che accade nel suo mondo (lalbero che cade nella foresta)*09. In Stephen King troviamo spesso questo tipo di narrazione, per esempio. Nei suoi romanzi si arriva a conoscere addirittura le paranoie e gli eccessi schizofrenici dei protagonisti: noi conosciamo i pensieri e le voci che essi sentono. Tipico in questo caso IT. Ancora pi esemplare J.R.R. Tolkien con il Signore degli Anelli. Qui il mondo gestito a pi livelli. Si assiste (specie ne le due torri) ad un montaggio in parallelo, in cui pi vicende prendono vita. Non solo, per quanto allinterno della narrazione, e perfettamente amalgamata ad essa, assistiamo a descrizioni si popoli e culture, a digressioni storiche, a racconti mitologici. Se si conosce lopera di Tolkien il motivo evidente: Tolkien crea un vero e proprio mondo in cui egli una sorta di Dio. Ben lungi da manie di onnipotenza, tuttavia, egli si dilunga nel Silmarillon*10 nei passaggi della creazione del mondo e della nascita delle forze e dei popoli che lo governano. Tolkien arriva addirittura a concepire una lingua con una sua grammatica, una sua sintassi e un suo lessico. ovvio che di mondo del genere egli conosce ogni singolo dettaglio e questo traspare ampiamente nella sua opera. Nella narrazione gestita secondo un unico punto di vista il narratore si sostituisce al protagonista della vicenda e segue la vicenda come se il libro procedesse in prima persona. Niente di quello che accade al di fuori del protagonista viene a nostra conoscenza. Sebbene lintero romanzo sia in terza persona tutto filtrato attraverso gli occhi del protagonista. Lesempio pi celebre potrebbe essere il de bello gallico di Cesare in cui egli parla di se stesso in terza persona. Ma rimanendo agli autori citati in Stephen King si pu citare il Gioco di Gerald, vissuto esclusivamente attraverso gli occhi della protagonista (che di fatto lunico personaggio presente sulla scena) o per certi versi simile Misery dove il mondo viene visto attraverso gli occhi di Paul Sheldon. Quello che passa nella mente di Annie, sebbene evidente vista la sua forte personalit, comunque filtrato attraverso le emozioni del protagonista. Ancora con Tolkien lo Hobbit si svolge secondo il punto di vista di Bilbo e in pratica non siamo a conoscenza di quello che accade al di fuori della sua presenza. Le implicazioni di questa tecnica sono notevoli, ma come detto, richiederebbero una

trattazione a parte. Basti dire che la maggior parte di romanzi moderni usa questa soluzione, riservandosi di variare di momento in momento il punto di vista del personaggio secondo le esigenze narrative. Esemplare per citarne uno Triplo di Ken Follett. Ma allinterno di uno stesso capitolo o paragrafo il narratore spesso varia da punto di vista a punto di vista, giocando quasi come il narratore onnisciente*11, ma limitando le sue potenzialit di momento in momento. A cavallo tra questo e lultimo tipo narrativo possono essere introdotti i gialli. Aghata Crhistie gioca con Poirot in terza persona e tramite il suo punto di vista ci mostra la vicenda. Tuttavia i fatti vengono allo stesso tempo descritti dallesterno. Poco ci importa delle emozioni di Poirot e dei personaggi coinvolti, della loro interiorit o delle emozioni del momento. Il protagonista in questo caso lintreccio e la soluzione del caso a partire dagli elementi oggettivi della vicenda ci a cui il romanzo tende. In dieci piccoli indiani questo ancora pi evidente, e questo esempio ci porta allultimo stile narrativo, quello dellosservatore esterno. Lesempio pi notevole sono le fiabe. La vicenda viene narrata cos come accade. Siamo di fronte a una drammaturgia delle storia, in cui si comunicano sostanzialmente immagini e dialoghi, o descrizioni di ambienti. ovvio che siamo a conoscenza dei sentimenti che pu provare Biancaneve persa nel bosco e di quelli di Pollicino quando si ritrova a tu per tu con lorco, ma il narratore non si sofferma sullinteriorit dei due, n sul loro passato n sulle loro aspirazioni segrete. Quando lo fa perch essenziale allo svolgersi della vicenda. In Cenerentola per esempio sappiamo bene che lei ha dei sogni e delle aspirazioni, e in qualche modo la vicenda si svolge secondo il suo punto di vista e non certo quello della matrigna. Tuttavia la maggior parte di queste informazioni vengono ricavate dal lettore (o ascoltatore, come accade in genere) e il narratore non si sofferma sui percorsi emotivi di Cenerentola o del Principe frustrato che non riesce a trovarla. Le scene ci vengono descritte come accadono, poi il lettore che trae le conseguenze. Questo tipo di narrazione, per il modo diretto con cui comunica informazioni sicuramente il pi indicato nella letteratura per ragazzi specie nelle fasce di et pi basse. Tuttavia, e specie usato in porzioni di romanzo, ha i suoi risvolti pratici e pu servire per mandare avanti delle scene. Specie in quelle nelle quali si vuole sottolineare lazione e tramite essa risalire eventualmente alle emozioni dei personaggi*12. Questo tipo di narrazione pu essere usata anche nella prima persona. Infatti sebbene il narratore non pu sapere con esattezza cosa passa nella mente delle persone che gli stanno intorno, lo pu dedurre dalle loro azioni, dalle loro espressioni, dal tono che usano per parlare (come avviene al cinema o a teatro). Tramite queste informazioni possibile, infatti, comunicare anche il vissuto interno. Luso di pi forme quanto detto vero in generale. Tuttavia spesso allinterno di un romanzo, specie di una certa lunghezza, probabile che lautore scelga di introdurre vari momenti narrativi che spezzano lunit della narrazione stessa e consentono di focalizzare momenti diversi con tecniche differenti. Uno degli esempi pi eclatanti forse Il drago volante di Peter Straub. Qui la narrazione avviene in terza persona sino a quanto, alcuni capitoli dopo lintroduzione, il narratore si rivela essere uno dei protagonisti che sin dal primo momento stato visto sempre dallesterno. In questo punto, e nei pochi in cui il narratore ricomparir, la voce narrante in prima persona, per poi passare alla terza per tutto il resto del libro. Non di meno il narratore si concede le libert del narratore onnisciente, introducendo situazioni alle quali non ha mai preso parte e altre ricostruite dal racconto degli altri personaggi con i quali a contatto. In qualche modo Graham*13 fa la stessa cosa che ha fatto Stoker con Dracula, raccogliendo testimonianze e riordinandole come narratore esterno. Lo stesso Graham

infatti la prima volta che appare come narratore tiene a sottolineare il fatto che molte vicende verranno ricostruite in base a come le ha comprese lui e che quello che dir dei protagonisti una sua supposizione, non dandoci quindi la certezza che le cose siano andate esattamente come le descrive. In IT di Stephen King la quasi totalit della narrazione in terza persona. Esistono dei momenti, tuttavia, nel quale lautore introduce quelli che lui chiama interludi nei quali a parlare Mike, uno dei sette ragazzi protagonisti, che inserisce delle parti del racconto in prima persona. Nello stesso romanzo esiste una lunga introduzione in cui la storia passa attraverso un interrogatorio. Qui la tecnica utilizzata decisamente diversa da quella del resto del libro. Sempre in IT, verso la fine del libro, Bill sogna e il contenuto del sogno ci viene trasmesso in seconda persona. Allinterno di tutta lopera, comunque, il punto di vista si sposta pi volte da un punto allaltro e da un protagonista allaltro*14, fornendo prospettiva diverse della stessa storia. Si citato lo stesso Frankenstain, in cui una narrazione in prima persona si sposta verso la terza, in un certo modo, in quanto il narratore principale in realt sta parlando attraverso la voce di un personaggio che gli estraneo, il quale a sua volta ne introduce un altro. E questo sempre usando la prima persona. In conclusione, sebbene la scelta del punto di vista dal quale raccontare una storia essenziale per scrivere anche solo la prima pagina dellopera, essenziale sapere che la narrazione non un qualcosa di statico, ma pu piegarsi alle diverse necessit dellautore che in definitiva deve comunicare informazioni ed emozioni. Il modo con cui sceglie di farlo deve essere il pi possibile vicino a quello che garantisce leffetto migliore. Note: *01 - Robinson nasce in un ambito del tutto particolare: siamo all'inizio del settecento e si stanno gettando le basi dell'illuminismo, la nuova corrente di pensiero che pone l'ingegno umano come luce del mondo. Il romanzo vuole essere un diario inizialmente spacciato per reale - in cui si mette in evidenza il modo in cui un uomo in grado di gestire la propria vita modificando l'ambiente circostante (ostile e privo di ogni mezzo della vita a cui Robinson era abiutato). La narrazione in prima persona in questo caso obbligatoria: deve sembrare il racconto di chi ha vissuto realmente in un isola deserta dopo un naufragio. *02 - Ma non necessariamente, come in Arthur Conan Doyle dove nelle avventure di Sherlok Holmes Watson a narrare la storia. *03 - In genere si sottolineano le emozioni dei personaggi in chiave drammatica: le loro emozioni si intuiscono da come agiscono e da quello che fanno (cfr. nota 9). *04 - Una narrazione in terza persona presenterebbe la scena in maniera pi neutrale. Qui l'intento invece confondere il lettore e gettarlo nel buio pi totale. *05 - In un racconto di Stephen King Watson che ci racconta il caso e che alla fine arriva alla soluzione. L'idea quella di mostrare il percorso che generalmente segue Holmes e di illustrare il momento chiave in cui tutti i tasselli del mosaico raggiungono il loro posto e la soluzione del caso appare evidente. L'effetto suscitato decisamente notevole. *06 - In "Ulisse" di Joyce, per esempio, la chiusura del libro data da un flusso continuo di pensieri che escono fuori dalla testa della protagonista. Lo stream of consciousness, questo genere di tecnica tipica di vari autori di inzio novecento (come per esempio la Woolf), tuttavia non esclusivo della prima persona. *07 - "Bright lights, big city", nell'originale. *08 - Volume II, capitolo 5. *09 - Questo in generale vero per qualunque narrazione, in quanto si suppone che

l'autore comunque conosca ogni aspetto e dettaglio della storia che crea. Tuttavia cosa egli racconti al suo pubblico altra cosa. probabile che Verne avesse delle risposte certe alla fine di "Ventimila leghe sotto i mari" e che egli sapesse esattamente ci che invece nel romanzo rimane in sospeso. Tuttavia il lettore sa solo quello che c' scritto e questo l'elemento chiave che distingue i vari tipi di narrazione. *10 - Libro che introduce le vicende del Signore degli Anelli, sebbene sia il terzo di un'ipotetica trilogia insieme a "Lo Hobbit" *11 - Il limite tra queste due forme, in molti caso, assolutamente sfumato e artificioso. *12 - Un uomo che scaglia un bicchiere contro il muro, urlando, per esempio estremamente indicativo di una persona adirata. Lo si capisce anche senza bisogno di scrivere "tizio era adirato". Anzi spesso il lettore preferisce capire quello che accade senza che gli venga detto esplicitamente. Buona parte del lavoro di uno scrittore si basa su questo concetto. Il lettore non stupido, non c' bisogno di spiegare tutto quello che avviene. *13 - La voce narrante. *14 - L'introduzione dei personaggi all'inizio del libro paradigmatica. Ci vengono svelati non solo le caratteristiche della vita presente dei personaggi, delineandone con chiarezza caratteristiche e personalit, per quanto anche le vicende passate vengono vissute da differenti punti di vista pur narrando porzioni di storia che in qualche modo si sovrappongono.

Parte II Esiste un momento, nella storia di un libro, in cui il narratore si trova a prendere una decisione importante, che non potr pi variare e che deve necessariamente segnare il procedere dellopera. Dallinizio sino alla sospirata parola fine. Per essere precisi lapertura stessa del libro che condiziona una variabile essenziale, e ogni scelta qui fatta deve essere razionale, certa, e precisa. In verit la scelta del verbo spesso implicita nellidea stessa del romanzo. La chiave di lettura passa attraverso questa decisione e spesso lautore ne consapevole sin dal primo istante. In genere la frase di apertura che condiziona il racconto, ma anche qui esistono le debite eccezioni che come tale non possono essere ignorate. Sul tempo Esiste un secondo parametro che bisogna considerare scrivendo un libro e che anche in questo caso plastico e pu essere introdotto in momenti diversi del romanzo in base alle esigenze narrative e alla struttura che si sta costruendo. Anche in questo caso ogni singola voce meriterebbe una trattazione autonoma, ma opportuno conoscere leffetto che ciascun tempo verbale provoca nel lettore e qual la scelta pi ragionata da usare nella costruzione della linea temporale della storia. Il verbo pu essere usato secondo le varie coniugazioni del tempo indicativo, in linea di principio, e ciascuna di essa pu essere predominante in tutto il corso del romanzo, dando unimpronta particolare che genera ritmi, tempi, sensazioni e atmosfere. In linea di principio vale la prima regola che viene insegna quando si impara a scrivere qualcosa: per tutta la durata dellazione, il tempo deve essere sempre lo stesso. Non si pu iniziare al presente e concludere al passato. un errore e non ammette giustificazioni. Presente il tempo presente da lidea di qualcosa che sta accadendo nel momento in cui si svolge la narrazione. in genere il pi usato dagli americani nel racconto verbale (in Italia generalmente quando raccontiamo qualcosa che ci riguarda usiamo sempre il passato) e introduce lascoltatore direttamente sul luogo dellazione. Spesso schematico, quindi, da informazioni dirette e da un coinvolgimento del tutto particolare: la vicenda si sta svolgendo in quel preciso momento, non esiste una conclusione certa e tutto pu accadere. un tempo verbale di forte impatto e di grande atmosfera. Ottimo per creare tensione e per aumentare il senso di identificazione del lettore. Pu essere usato sia in prima che in seconda e in terza persona, sebbene leffetto drammatico enfatizzato dalla prima persona. In terza pu creare unatmosfera nostalgica, malinconica. in linea di principio lunico tempo ammesso nella seconda persona*1. Pu tuttavia essere stancante e non garantisce la plasticit e la sicurezza che offre invece la narrazione al passato. Esempi notevoli: Il senso di Smilla per la neve di Peter Heg, in cui la vicenda riesce ad andare avanti per oltre quattrocento pagine senza perdere interesse. Le sceneggiature cinematografiche (che in realt sono un modello letterario a parte) in cui la drammaticit*2 espressa al massimo livello in quanto il contenuto della sceneggiatura anche quello che si vedr nel film. Niente di pi e niente di meno. Il reportage, sia in forma scritta che in formato audiovideo. Passato Prossimo il tempo in cui generalmente in Italia si gestisce la narrazione vocale nella vita di tutti i giorni (a parte alcune regioni in cui pi utilizzato il passato remoto). Nella sua forma scritta usato spesso in romanzi di giovani autori specie italiani, riguardo a vicende personali, spesso di adolescenti. La sua cadenza, infatti, consente una forte forma riflessiva e di atmosfera. Ci introduce in qualche modo nella sfera affettiva dei protagonisti e ci da un senso di incompletezza.

La storia cio pu evolvere, non necessariamente stata scritta. una storia recente, e probabilmente i personaggi ne sono ancora fortemente influenzati. Usata in questottica ha generalmente bisogno della terza persona. Rosa ha passato una giornata dinferno. Sua madre ha detto a Gianni che non potr andare al concerto quella sera. Seduta sul suo letto guarda*3 le foglie che cadono. Ieri Antonio le ha detto che se vanno al cinema okay. stata una cosa buona, ma [] Nella narrazione in prima persona ci fornisce un impatto emotivo interessante, specie nella caratterizzazione di un personaggio romantico e in storie di mistero. Questo vero soprattutto in abbinamento con il trapassato prossimo. Descrive in parte lambiente e le abitudini del personaggio. Esempio di questa forma narrativa sono i monologhi che introducono alcune delle storie di E. A. Poe, alcune storie di Lovecraft e via dicendo. Imperfetto Limperfetto il tempo dellintrospezione psicologica del personaggio. Specie in terza persona da un aria di malinconia e di studio. Indica qualcosa che avviene abitudinariamente. Crea atmosfera e da un senso dilatato del tempo. Ci che detto si trascina oltre lunit temporale. un tempo di stato. Le cose sono cos e non muteranno, almeno sino a quando non avviene qualcosa di particolare. Un esempio notevole Eveline di James Joyce*4, in cui la malinconia della figura della ragazza e la staticit iniziale del suo personaggio si contrappone al forte iter emotivo che la muove dentro. Limperfetto anche il tempo del ricordo, infatti. Le cose andavano cos, e probabilmente vanno tuttora in questa direzione. utile anche per sottolineare grandi passaggi temporali. Il romanzo, o il racconto, non necessariamente deve descrivere ogni momento, anzi la dilatazione, la contrazione, e il salto del tempo e della linea temporale sono una delle caratteristiche principali della parola scritta e del racconto. Un ampio intervallo di tempo pu essere racchiuso in descrizioni allimperfetto di un qualcosa che si ripeteva costantemente in quella fase della storia. Un esempio pu essere La mia Africa di Karen Blixen dove la maggior parte della narrazione si basa su avvenimenti che avvenivano di routine e solo raramente si sofferma su episodi isolati e su storie con introduzione, sviluppo e conclusione. E tuttavia il romanzo della Blixen racchiude un tempo di oltre dieci anni. In prima persona, specie con luso del trapassato prossimo, utile nella costruzione di storie romantiche e gotiche. Trapassato prossimo Di particolare effetto nelle storie gotiche e romantiche. Ero solito recarmi in tale posto, con il calare delle tenebre. A quel tempo il maniero era stato affittato da una nobile famiglia inglese che passava parte del tempo, etc, etc. Io ero terrorizzato dallidea di poter rimanere solo anche per un minuto, etc. etc. anche perch era possibile che, etc. etc. . Generalmente per il verbo portante sempre il passato remoto, raramente il passato prossimo. Si utilizza in particolare per sottolineare azioni e stati danimo, specie alla prima persona. In terza persona sposta la linea temporale pi indietro di quella in corso nella storia per il tempo imperfetto. Se uso in pratica limperfetto per sottolineare lanno 2000, se nella stessa linea narrativa mi riferisco al 1980 devo usare il trapassato. Pu essere inoltre introduttivo: Era stata una giornata afosa, e i bambini avevano giocato tutta la mattina [] tizio scese le scale []. Passato remoto il verbo principe con i quali i racconti sono concepiti. il pi plastico e malleabile, si riferisce ad eventi passati (la storia in genere la si racconta perch accaduta nel passato e ora conclusa, sia che abbia strascichi nel presente o meno), e indica unazione specifica. Chiuse la porta, Guardai dalla finestra, Dissi queste parole, etc. Lazione finisce con il verbo e indica progressione nella narrazione. Generalmente indicativo di azione.

Trapassato remoto sposta lazione narrativa su una linea temporale precedente a quella principale. Crea una sensazione di premessa e di causa alla quale deve succedere un effetto. generalmente implicito nelluso di questo verbo che le cose che vengono narrate hanno un risvolto o un impatto nella storia presente (inteso come presente la linea narrativa che si sta portando avanti). Pu essere usato nel flash-back, ma non obbligatorio*5. Futuro semplice Luso sostanzialmente limitato e si usa solo quando la linea temporale portante al presente*6. Pu essere usato da solo con la seconda persona per aumentare leffetto drammatico (il gi citato Nortghager Abbey della Austin) o nellanticipazione, dove tuttavia si preferisce il condizionale passato: quella sarebbe stata lultima volta che lo avrebbe visto, Jenny sarebbe andata a lavoro anche quella mattina, ci sarebbero stati giorni migliori. Pu esprimere ineluttabilit, arresa nei confronti del destino, attesa: Johnny sa che andr sempre cos, Che cosa accadr adesso?, Ci dovr essere per forza una via duscita. Luso come tempo portante si pu avere in una profezia. Futuro Anteriore Sposta indietro la linea narrativa futura. Come tale improbabile trovarlo come tempo verbale portante di una storia. Chiaramente, a conclusione di questo discorso, c da sottolineare che le linee temporali in cui ci si muove sono essenzialmente due: presente o passato. Sono loro lelemento portante della narrazione e in base ad essi ci si muove. Luso dei diversi tempi verbali aiuta a definire sfumature e sottolineare passaggi. infatti improbabile che un racconto possa essere scritto interamente allimperfetto*7 o al futuro. Limportanza tuttavia delleffetto che luso del verbo sar in grado di suscitare fondamentale per la costruzione di una storia. il verbo infatti lelemento portante attorno a cui ruota la frase, ed lui che definisce gli eventi e ci che accade. La storia, appunto. Note: *1 - Con le dovute, ovvie, eccezioni. *2 - Intesa nel senso di azione. *3 - Nellesempio la linea temporale principale al presente. ovvio tuttavia che lo stare seduta a letto una situazione statica che non avr alcuno sviluppo. La narrazione riguarda le vicende sino a quel momento e ha come tempo portante il passato prossimo. *4 - Curioso notare che in inglese limperfetto non esiste e che la storia narrata al Past Tens, il passato semplice. *5 - Il flash-back pu essere gestito anche con la dominanza di un altro dei tempi verbali. Compreso il presente, che spesso, anzi, crea una frattura netta tra la linea narrativa principale al passato e il rimando al passato, aumentando leffetto drammatico. *6 - Per regola grammaticale. Se la storia al passato si deve usare il condizionale per esprimere futuro. *7 - In realt alcuni tipi di narrazione lo usano come tempo portante. Per esempio un rapporto ufficiale in genere allimperfetto il paziente si mostrava disidratato e non era in grado di rispondere alle domande del medico, Il signor Rossi urtava con lauto la moto del Signor Bianchi e provocava danni. Nel gi citato Eveline limperfetto il tempo principale. I bambini quando giocano usano generalmente limperfetto per descrivere lazione che stanno portando avanti: Adesso tu eri un poliziotto che mi dava la caccia e poi io ti raggiungevo e ti sparavo e tu morivi.