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FABBRICA

DI

EMILIANO BERTOCCHI

1.
Prese dei cartoni nel grande magazzino dei medicinali, dove erano ancora
impilate e imballate grandi quantit di farmaci, oltre ad oggetti vari, di
vetro, che servivano al loro confezionamento. Li trascin fuori dal
magazzino, lungo un sentiero di terra e erba, tra gli edifici con le finestre
rotte e le porte abbattute, entr in uno di essi e sal delle scale e arriv al
primo piano e davanti a lui si estendeva uno spazio enorme, pieno di detriti,
fili tagliati, plastica bruciata, tubi caduti dal soffitto, sedie capovolte. E
attravers questo spazio, trascinandosi dietro i cartoni e alcuni piccioni,
sentendo il rumore dei suoi passi, si mossero nellaria, sbattendo le loro ali.
Arriv nella zona degli uffici, aveva ripulito una stanza dove ancora cera
un divano utilizzabile e aveva messo dei cartoni alle finestre, per impedire
che entrasse il freddo. Quelli che si era portato dietro gli servivano per fare
una sorta di materasso, sopra ci avrebbe messo delle coperte e sarebbe stato
un buon posto per dormire.
Si sedette sul divano e prese uno degli elenchi che aveva trovato allinterno
degli armadi rovesciati nelle altre stanze. Cerano serie di nomi e serie di
numeri. In altri poteva vedere lo schema di funzionamento di strane
macchine, con le istruzioni per usarle. Lunico problema che non
comprendeva la lingua in cui queste istruzioni erano scritte. Pass alcune
ore immerso in quelle figure.
Arriv la notte e il silenzio si fece pi doloroso, mise dei pezzi di legna in
una piccola stufa che aveva trovato in uno degli edifici, la canna della stufa
passava per un buco circolare che aveva ritagliato nei cartoni che coprivano
le finestre. I pezzi di legno erano ovunque allinterno della Fabbrica, la
mattina ne raccoglieva quanti bastavano per passare la notte senza avere
troppo freddo. Mangi del cibo in scatola, riscaldato sopra la stufa. Cera
un intero magazzino ancora pieno di cibo in scatola che si poteva mangiare.
La scadenza era ancora lontana. Anche se il futuro era un concetto che la
sua mente aveva smesso di elaborare. Bevve un sorso di acqua.
Steso sul letto, la legna crepitava dentro la stufa, lui respirava lentamente e
scendeva in profondit. Si mise in bocca una pasticca azzurra e chiuse gli
occhi. La realt apparve.

2.
In lontananza, lalba si mostrava ai limiti degli edifici industriali. Salivano
verso il cielo pallido e rosa colonne bianche di fumo e lampeggiavano le
luci rossastre dei cavi dellalta tensione. Ragnatele elettriche tracciavano
nello spazio le loro geometrie, gli esseri umani erano assenti, regnava il
respiro di un mondo silenzioso e autonomo, meccanico e freddo. Il fumo
bianco si disperdeva tra gli ultimi resti della notte.
Guardavo la cisterna dellacqua da sotto, tra detriti e mattoni, cavi lacerati,
assi di legno spaccate, pensavo ad un modo per salire, a volte, durante i
percorsi notturni, sotto leffetto della pillola rossa, sembrava che dei
bagliori uscissero da una botola sul fondo della cisterna, era impossibile
arrivarci, dovevo provare nel sogno, cercando di volare e di raggiungerla.
La realt aveva diversi modi di manifestarsi e di essere percepita, lo stavo
scoprendo lentamente. Avevo diversi mondi in cui muovermi e i passaggi
erano nascosti. Cera il mondo che avevo definito primario, cera quello dei
sogni e quelli che si mostravano ogni volta che assumevo una pillola di
colore diverso. La pillola azzurra rendeva reali i ricordi e il mondo interiore
e potevo muovermi in quella dimensione. La pillola rossa aumentava le mie
percezioni e intuizioni, era un mondo fatto di arcane presenze e sortilegi, in
cui le cose e la natura assumevano significati misteriosi e irrazionali. Un
uccello vol tra i muri crollati di un edificio alla mia sinistra mentre
continuavo a guardare la botola. Per un attimo mi sembr che qualcosa si
illuminasse al suo interno.
Andai verso il magazzino dei farmaci, cerano enormi quantit di casse
ancora imballate. Era in questo luogo che avevo scoperto le pillole, ce ne
erano di diversi colori. Sulle scatole non cerano indicazioni o nomi.
Nella stanza con il divano, a sfogliare i vecchi contenitori con le pagine
ingiallite, alla ricerca di informazioni. Lodore di quelle pagine era un
mondo remoto e scomparso. Dovevo entrarci, passeggiare tra le rovine
della Fabbrica e percepirne il passato, i ricordi. Le persone che ci avevano
lavorato e che forse vi ertano morte. Le loro vite, le loro speranze. In
questo momento il silenzio era assoluto. Presi una pillola rossa. E attesi.

3.
La pioggia cadeva giallastra e calda sul mio corpo blu. Ero completamente
nudo, tranne per un paio di scarpe che portavo ai piedi per non ferirmi con
le schegge di metallo e legno disperse sui pavimenti degli edifici sventrati e
dei sentieri che si muovevano tra di essi. Guardavo il cielo violaceo e la
pioggia giallastra e il mio corpo blu. Gli alberi avevano venature rossastre,
potevo vedere attraverso di essi, la linfa che risaliva e scendeva lungo le
radici e le foglie. Gli uccelli erano macchie di colore indistinte e i loro
suoni erano amplificati e irriconoscibili.
Ebbi unerezione davanti a delle foto pornografiche attaccate nella parte
interiore degli sportelli di armadi distrutti, che giacevano sui pavimenti dei
piani superiori. La punta del mio cazzo era di un blu ancora pi scuro,
profondo come loceano. Mi masturbai e venni in filamenti violacei.
Vagai nei grandi saloni dove risiedevano i resti di macchine sconosciute.
Provai a tracciare una mappa mentale tra i disegni che avevo visto e le
figure metalliche che occupavano lo spazio davanti e intorno a me. Provai a
spingere dei bottoni. Mossi con le dita blu della mia mano i denti di una
ruota. Ebbi una nuova erezione e infilai il mio cazzo duro in un tubo di
gomma. Appena la pelle del mio cazzo venne in contatto con la plastica
morbida, questo inizi a contrarsi e a stringersi intorno al mio cazzo con
pulsazioni ritmiche. Dal pavimento si mossero dei tubi di plastica, come
serpenti e si annodarono intorno ai miei polsi e alle mie caviglie. Sentii una
voce armoniosa sussurrare nella mia mente. Venni dentro al tubo, urlando.
Seduto su un pavimento con i disegni delle macchine sparsi davanti.
Cercavo composizioni, somiglianze, intuizioni.
Mi domandavo come funzionassero le macchine, con quale energia
potevano essere azionate. Cerano parti elettroniche, mi sembrava di
riconoscerle. Ma ormai, allinterno della Fabbrica, non esistevano pi
forme di produzione di energia elettrica. Sembrava che le macchine
iniziassero a funzionare di loro propria iniziativa, come dotate di una
volont.
Le pillole gialle erano quasi finite e andai nel magazzino dei farmaci a
prenderne un altro flacone.
Steso sul letto di cartone sentivo di nuovo la pioggia cadere. Danzava il
rumore dellacqua con il silenzio. Una danza lenta, un corteggiamento
rituale.
Faceva caldo in questo mondo. E non sapevo quando o come sarei potuto
tornare indietro.

4.
Tenevo in mano uno dei raccoglitori con dentro i fogli con i disegni delle
macchine. Provai una pillola verde e dopo alcuni minuti quei disegni
presero vita allinterno della mia mente, che divenne una sala buia e uno
schermo sul quale vennero proiettate delle immagini. La spiegazione non fu
parlata, ma direttamente trasmessa al mio cervello attraverso una serie di
immagini il cui susseguirsi non era n razionale, n temporale.
Semplicemente le immagini prendevano vita ed esistevano.
Le macchine usavano lenergia sessuale degli uomini per funzionare.
Durante la prima rivoluzione industriale luomo era diventato schiavo della
macchina e parte del suo funzionamento. Luomo era sottomesso ai ritmi
della macchina, la sua vita dipendeva dai questi ritmi. Ci significava
controllo. E punizione, ogni volta che luomo disubbidiva alla macchina.
La societ si era evoluta e le macchine anche. Non cera pi bisogno, di
gas, di petrolio, di combustibili. Le macchine producevano grazie
allenergia sessuale delluomo.
Gli operai venivano collegati alle macchine ed esse succhiavano la loro
forza, il loro fluido vitale. Era unesperienza piacevole e dolorosa allo
stesso tempo e si basava sui principi del sadomasochismo. Gli operai
vivevano nella fabbrica per un periodo di sei mesi, poi venivano sostituiti
da nuovi. La loro vita scorreva in maniera normale, solo che la sessualit
non era pi una forma di svago, di divertimento o di amore. Era diventata
un lavoro. La pornografia veniva usata insieme allassunzione della pillola
bianca, per trasformare il corpo in un ricevitore di stimoli sessuali. Ogni
impulso esterno era capace di provocare un orgasmo, qualsiasi esso fosse.
Le immagini pornografiche venivano proiettate su uno schermo, gli operai
seduti sulle poltrone, sperimentavano nuove forme di piacere. Scienziati
prendevano appunti e riempivano schedari. La produzione andava sempre
migliorata.
Seduto sul divano. Sfogliavo le pagine. Faceva freddo e misi altri pezzi di
legno dentro la stufa. Fuori pioveva e il rumore dellacqua era dolce in
questo momento. Pensai a mia moglie, a quando ci addormentavamo
abbracciati sentendo la pioggia. Il cazzo mi venne duro.

5.
Lacqua della pioggia veniva raccolta in alcune cisterne ancora funzionanti,
la pi grande, in alto, che a volte sembrava chiamarmi, rimaneva ancora
irraggiungibile. Con delle taniche di plastica portavo lacqua nella stanza
del divano e del materasso di cartone, quando faceva freddo ne riscaldavo
un po sulla stufa, dentro un contenitore di metallo. Il sapore dellacqua era
strano, leggermente dolce e alcune volte, se ne bevevo troppa, potevo
vedere le cose liquefarsi, perdere la loro solidit, per alcuni minuti
sembrava di muoversi in un mondo acquatico, i contorni delle cose
diventavano informi, suscettibili a regole che non erano quelle della fisica
normale.
Mi ero lavato e mi ero messo dei vestiti puliti, avevo bevuto una tazza di t,
ce ne era una grande scorta nel magazzino dei viveri ed ero entrato dentro
di me, respirando lentamente, cercando di ricordare, di fare una mappa
mentale dei mondi che avevo visitato, delle varie entrate e soprattutto delle
uscite.
Camminai per i sentieri e guardai gli edifici sventrati, avevano una loro
bellezza, un loro fascino. Ricordavano la futilit della nostra esistenza, di
come ogni cosa costruita dalluomo fosse destinata a crollare e disfarsi, la
natura riprendeva di nuovo il sopravvento, le radici degli alberi spaccavano
il cemento, le piante rampicanti assalivano i fianchi degli edifici e li
conquistavano poco a poco, il cielo cambiava colore, ora dopo ora, salii al
quinto piano di un edificio, facendo molta attenzione, a piccoli passi, con la
paura che il pavimento potesse crollare da un momento allaltro. Guardai
oltre i resti della Fabbrica e intorno non cera nulla, distese di cenere bianca
e un vento freddo. Almeno in questo mondo. Mi chiesi se ero in un sogno o
in uno di quei mondi paralleli. Per un momento ebbi la tentazione di
provare lesperienza del volo. Sentii una voce chiamarmi e dalle distese di
cenere si eressero colline, la terra divenne ondulata, le colline si mossero
come enormi onde. Feci un respiro e mi lanciai nel vuoto, precipitai e
attraversai il mare di cenere. Riaprii gli occhi ed ero di nuovo al quinto
piano delledificio, ora le colline avevano un colore rossastro, scuro,
sanguigno, si muovevano ancora. Ridiscesi le scale, con la solita
attenzione.
Andai nella sala elettrica e mi spogliai completamente nudo, tenendo su
solo le scarpe. Presi una pillola rossa e dopo alcuni minuti alcuni dei cavi
elettrici iniziarono a muoversi, quelli ancora coperti di materiale isolante si
strinsero intorno alle mie caviglie e ai mei polsi, quelli con i fili visibili
girarono pi volte intorno al mio cazzo. Altri fili scendevano dallalto e
iniziai a sentire piccole scosse sui capezzoli e sulla schiena, sul petto. Poi
intorno al cazzo. Lintensit aumentava e diminuiva. Un misto di piacere e

dolore. Il mio corpo era verde. Non potevo liberarmi e una voce suadente
cantava nella mia mente. Le scariche continuarono. Intermittenti, rituali,
avvolgenti. Venni in filamenti verdi. Come alghe marine fluttuanti
nellacqua. Lo sperma rimase nellaria, formando figure in movimento.
Sembravano i disegni delle macchine. La comprensione avvenne in
maniera intuitiva, non razionale. Venni una seconda volta. Poi i fili e i cavi
si sciolsero e il mio corpo fu di nuovo libero, mi rivestii e uscii dalla sala
elettrica.
Mi sedetti su una parte di muro crollato, vicino ad uno degli edifici
sventrati. Laria aveva il profumo del mare.

6.
Avanz lungo i corridoi, tenendo la pistola bassa. Ad ogni angolo, il cuore
gli batteva pi velocemente e con un movimento rapido, alzando la pistola,
si spostava verso il nuovo ambiente. Entrava dentro le stanze, residui
organici e metallici, vetri rotti, armadi fatti a pezzi, disegni incomprendibili
sui muri, odore di benzina e solventi chimici. Arriv in una stanza con dei
cartoni al posto dei vetri di una finestra, altri cartoni per terra, a formare un
materasso e poi una stufa. Ispezion la stanza in cerca di indizi, sotto gli
strati di cartone trov la foto sbiadita di una donna nuda, il culo e il sesso
della donna erano ben visibili. Rimise la foto al suo posto e usc.
Arriv in un ambiente grande con un soffitto a volta, dove uccelli vivevano
e si riproducevano. Il battito delle loro ali rompeva il silenzio ed
echeggiava in suoni concentrici che a volte diminuivano e a volte
aumentavano. La velocit del battito delle ali cambiava, i fotogrammi
potevano muoversi nella sua mente al rallentatore, le singole immagini
nitide e dettagliate.
Scese verso il basso e cammin per i sentieri, tenendo la pistola bassa.
Osserv uno strano fiore dai colori purpurei, vicino ad un muro. Il fiore gli
sussurr mentalmente di avvicinarsi. Lui si abbass i pantaloni e le
mutande, il cazzo eretto e infil la punta allinterno del fiore. Questo si
strinse e inizi a succhiare la punta del cazzo in maniera lenta e ritmica. I
pistilli iniziarono ad entrargli dentro luretra e a spingersi in profondit. Il
fiore rilasci gradualmente una sostanza urticante. Il cazzo gli si gonfi e
inizi a bruciare. Divenne di un colore violaceo, simile a quello del fiore,
ma pi scuro. La voce continu a sussurrare immagini nella sua mente.
Corse nudo lungo i sentieri. Ogni volta che si fermava il suo cazzo
eiaculava filamenti violacei, cadevano nella terra e sbocciavano in fiori
purpurei.
Sal sulle scale di una palazzina sventrata, laria fredda sul corpo blu, arriv
al terzo piano e si ferm. Punt la pistola e fece fuoco. Il proiettile si mosse
al rallentatore, fotogramma dopo fotogramma. Lombra delluomo esplose
in schegge argentee, si avvicin al pavimento e inizi a raccoglierle,
cercando di non tagliarsi.
Le schegge si sciolsero nelle sue mani e iniziarono a ricoprire tutto il suo
corpo di una sostanza argentea e liquida, simile al mercurio. Quando ne fu
totalmente ricoperto ebbe una nuova erezione e il suo corpo perse i
contorni umani per trasformarsi in una strana figura metallica. Inizi a
girare e a produrre calore. Arrivato al punto di fusione il metallo vivente si

sciolse di nuovo, in una eiaculazione argentea, scivolando lungo il


pavimento.
Luomo si ferm davanti ad un angolo del corridoio, la pistola in mano.
Respir lentamente, senza paura. Guard dietro langolo. Nessuno. Si
rimise la pistola dentro i pantaloni. Torn indietro verso lentrata
delledificio. Fuori stava sorgendo un sole verdognolo. Doveva essere
lalba. Il profumo intenso e dolciastro di alcuni fiori ricordava quello della
morte.

7.
Era in piedi, in una delle sale del terzo piano. Cammin fino ad una parete,
meno rovinata delle altre, con una parte di intonaco ancora intatta. Tocc
con la mano la superficie liscia della parete. Sembrava che in quella zona di
muro la distruzione non fosse passata. Il caos aveva risparmiato quella
superficie bianca. Una superficie rettangolare e geometrica. Luomo si
allontan di alcuni metri. Poi rimase in silenzio. E assunse una pillola
arancione.
Il suo occhio sinistro inizi a proiettare sulla superficie bianca un fascio di
luce, che appena tocc la parete si espanse in immagini, locchio destro
guardava. Locchio sinistro proiettava, locchio destro guardava.
Le immagini della vita fuori dalla Fabbrica, della vita passata. Dei giorni
tutti uguali, delle azioni ripetute. I giorni di svegliati! lavati! vestiti! vai a
lavorare! I giorni degli ordini e della vita scritta dalla mano di altre
persone. Rivide i suoi vestiti, la sua casa, la macchina. Rivide sua moglie.
Un montaggio veloce di dettagli. Le labbra. Gli occhi. Il naso. Le gambe.
Dissolvenze dei loro momenti pi intimi. Il mare racchiuso in una sfera di
vetro.
La morte portava maschere allegre per non farsi riconoscere e il diavolo
vestiva sempre di bianco. Aveva una teoria sulle immagini del diavolo
nella societ dei consumi, quella pi bella si poteva trovare sulla copertina
di un album dei Beatles, Abbey Road. John Lennon era il primo della fila
ad attraversare la strada sulle strisce. John Lennon era vestito interamente
di bianco. John Lennon era il diavolo.
Immagini di atti sessuali suoi e di sconosciuti. Immagini di pratiche
sadomasochistiche. Donne in uniforme e in divisa. Stivali neri con i tacchi
alti. Il cazzo gli venne duro. Immagini di notti solitarie, immagini del
deserto. Lo sciamano danzava intorno al fuoco al ritmo dei tamburi,
lentamente entrava in un altro mondo, attraverso lassunzione di sostanze
sacre, la fatica, la musica, i ritmi ossessivi. Lo sciamano compieva
movimenti rituali e aveva una maschera da uccello con un lungo becco e
una costume piumato. Lo sciamano url, in maniera primitiva, disarticolata.
Luomo venne in raggi di luce. La proiezione era finita.
La Fabbrica, silenziosamente, respirava con lui.

8.
Tempi e spazi in frantumi. Unimmagine mentale, un frame mentale, un
fermo-immagine mentale proiettato su una lastra di vetro ancora intatta.
Unimmagine casuale, non elaborata, della vita passata. Proiettata su una
lastra di vetro. La lastra viene frantumata, sul pavimento di cemento
screpolato, i frammenti di vetro si spargono senza fare rumore in strutture
caotiche. Lo studio della teoria e la negazione della pratica. Luomo si
chin verso i frantumi e li raccolse a mani nude, dai tagli provocati sulla
pelle usciva una sostanza elettrica. Ricomporre i frammenti per tornare
allorigine, allunit iniziale di quello spazio e di quel tempo casuale.
La parola era un virus, sosteneva il vecchio Lee. Limmagine era un virus.
Una rapida riflessione sui mezzi di comunicazione moderni. Gli uomini e le
donne di quel tempo non capirono in anticipo la pericolosit e la nocivit
dei portatili, dei palmari, dei computer, degli schermi. Ogni parola e ogni
immagine percepita come notizia era un virus che infettava il cervello,
obbligando la mente a una connessione delle sinapsi su eventi mondiali e
globali del tutto inventati. Linformazione era continua, incessante. La
moltitudine di informazioni era un bombardamento continuo sulla mente.
Paranoie politiche, sociali e religiose. Dipendenza dal consumo,
dallimmagine del consumo. Ossessione pornografica per il dettaglio.
Nella Fabbrica gli operai erano connessi alle macchine tramite stimolatori
sessuali. La loro energia era assorbita dalle macchine per il loro
funzionamento. Lo sperma veniva tenuto allinterno dei testicoli degli
operai per una settimana e poi veniva estratto. In quel momento si toccava
lapice di produzione energetica. Gli operai venivano stimolati tramite
lassunzione di pillole sperimentali, scariche elettriche, strumenti plastici e
vegetali. Lo stato di tensione erotica prodotto nel corpo veniva trasformato
in energia per le macchine. La produzione di nuovi farmaci, sperimentati
sugli stessi operai. Nuovi mondi, nuove percezioni. Ennesime dimensioni
spazio-temporali da esplorare.
La carne non era pi un limite. La materia era stata sezionata e analizzata.
Diversi piani temporali potevano coesistere nella stessa immagine. Il corpo
di una donna racchiuso in una sfera di vetro illuminata. Le emozioni erano
state riprodotte e trasformate in impulsi elettrici. Gli schermi proiettavano
immagini pornografiche a 48 fotogrammi al secondo, le colonne sonore
mandavano messaggi in basse frequenze che lavoravano direttamente sulle
parti atrofizzate della mente, nel tentativo, a volte riuscito, di risvegliarle.
Luomo prese la pistola e se la punt alla tempia. Fece fuoco.
Freddo silenzio dellaurora del mondo.

9.
Crescevano ragnatele nella mente, potevo vederne i filamenti bluastri,
esseri informi e viscidi, con volti quasi umani, mandibole scivolose da cui
usciva una sostanza lattiginosa, simile a sperma. Gli operai durante le ore
di lavoro, lenergia che usciva fuori dai loro organi sessuali, trasformata in
elettricit blu. Erano i residui dei pensieri cattivi e paranoici a dare forma
alle ragnatele e i volti degli insetti giganti cambiavano continuamente
fisionomia, erano quelli delle persone orribili incontrate durante le lunghe
ore della vita normale e la mente, a volte, marciva, intrappolata in quelle
gabbie molli e violacee e poi le voci, si insinuavano ronzando tra i pensieri,
distorsioni sonore e rumore bianco, che assumeva nuove sfumature, ogni
volta che ingerivo una pillola.
E gli antichi maestri, a differenza delle macchine e del loro complicato
funzionamento, che ancora non ero riuscito a comprendere del tutto,
insegnavano il silenzio e il vuoto della mente e lo splendore del diamante
della realt. Migliaia di milioni di riflessi che noi chiamavamo il reale, la
potenza delle immagini e dei suoni era possibile solo se la mente era libera
dal pensiero, dalla ragione, dal virus della parola, allora le percezioni
ritornavano come quelle degli uomini preistorici, esplosioni psilocibiniche
di colori, ladorazione del dio-fungo, della grande-cappella-rossa, seduto
davanti ai silos che un tempo contenevano gas esplosivi o acqua o soluzioni
chimiche ancora da sperimentare. La Fabbrica, oggi, aveva un colore
antico, ocra, seppia, come nelle fotografie di qualche folle alchimista di
inizio secolo, che celebrava rituali su lastre lucide, sensibilizzate con
cloruro dargento, che dopo misteriose emulsioni si trasformavano in
immagini.
Il film della mente girava a velocit ridotta, 12 fotogrammi al secondo, i
suoni erano dilatati e le ragnatele, lentamente, si formavano. Ero nudo
davanti ai silos, il cazzo duro e rosso e pulsante, la cerimonia del dio fungo
stava avendo luogo. Guardai il cielo. Era rosso. Esplose una nube, con la
forma di un fungo. Laria divenne immobile. La mia pelle prese fuoco,
bruciai, divenni polvere e fui disperso nel vento. Il suono atomico del
silenzio. Dentro alla Fabbrica lo splendore della luce era assoluto.
Divenne notte, mi preparai un t. Bevvi lentamente, presi dei fogli con i
disegni delle macchine, li studiai un poco, poi mi addormentai.
Le ragnatele erano sparite.

10.
Pensare come un ragno, arrampicandosi sui muri. Le ragnatele bluastre a
collegare i pensieri in una rete di intuizioni febbrili, scoprire le tue prede
mentali avvolte in bozzoli di paranoie, intrappolate, rinchiuse, le prede
finiscono per morire ma sono la tua unica fonte di alimentazione. Pensare
come un ragno, saltare nel vuoto rimanendo aggrappato ad un unico filo, un
unico pensiero, per salire o scendere, per cambiare i piani prospettici, un
filo da cui partono altri fili, un pensiero da cui partono altri pensieri,
geometriche strutture, esagoni, ottagoni, lati sempre pi brevi, la ricerca
dellinfinito, di dio, della circonferenza bianca, lalchimia descritta negli
antichi libri di Hassan-I-Sabbath.
La pillola gialla mi dondolava sulla lingua, mentre ero seduto allinterno di
una stanza piena di cavi elettrici amputati, buchi nelle pareti annerite, pezzi
di vetro impazziti sul pavimento, feci scendere la pillola lungo la gola, un
viaggio sicuro fino allo stomaco dove si sarebbe sciolta. Il rapido cambio
delle prospettive, le pareti ruotavano secondo i miei comandi mentali,
mantenevo sempre una posizione eretta, ero il centro di gravit di quella
visione, di quel mondo, potevo camminare da una parete allaltra, senza
cadere, un insetto, un ragno che esplora il suo territorio, mi masturbai
davanti alla corolla carnosa di un fiore tropicale rosso. Dalla punta del mio
pene esplosero ragnatele bluastre che si appiccicarono sulla corolla del
fiore, colando poi dentro i pistilli.
Ridiscesi al suolo, i cavi elettrici amputati si rigeneravano, come code di
lucertola.

11.
Lo sciamano era apparso allinterno di un sogno e mi aveva descritto il
modo per preparare la sostanza. Aveva un viso molto antico, solcato da
rughe eterne, un volto nel quale non si poteva scorgere nessuna traccia di
sofferenza, ma neanche di felicit, un volto che aveva trasceso linutile
susseguirsi delle emozioni, degli stati danimo, lo sciamano mi aveva detto
che la realt era mutevole, che le forme cambiavano e si trasformavano in
continuazione, che era indispensabile, per potersi evolvere, riuscire a
guardare oltre, oltre le forme, perch lessenza, la luce che brillava, era
unica e illuminava in maniera diversa le figure che le passavano davanti, la
luce era la stessa che illuminava la nostra mente, era una duplice
proiezione, un duplice guardare.
Andai a cercare la radice, nelle zone erbose che cerano tra la Fabbrica e il
muro che la circondava e ne delimitava il perimetro. La trovai sotto un
intrico di foglie secche e rami spezzati, scavai la terra con le mani, era
morbida, forse aveva piovuto da poco, non ricordavo, la terra era umida e
aveva un odore dimenticato nei recessi dellinfanzia, tirai fuori la radice,
presi una piccola sega che avevo trovato in un armadio, in una delle stanze
dei piani superiori di un edificio della Fabbrica. Tagliai una parte di radice
e la misi allinterno di un pezzo di stoffa strappato da chiss quale vestito.
Piegai la stoffa intorno alla radice e feci una sorta di piccolo fagotto, lo
tenni in mano e continuai la mia ricerca. Mi servivano ancora i pistilli di
due fiori, da cui avrei dovuto togliere tutti i petali e la corolla. Li trovai che
crescevano lungo i muri della Fabbrica, quello rosso, nelle zone di luce e
quello blu, nelle zone buie. Mancava una sola pianta. La vidi sotto la
cisterna, cresceva solitaria, in mezzo ai detriti dei muri. La colsi e la misi
nel fagotto insieme agli altri ingredienti per preparare la sostanza.
Mi spogliai, trovai delle penne di un misterioso uccello e me le misi fra i
capelli, trovai del fango allinterno di una pozzanghera e me lo spalmai sul
corpo, andai a cercare della legna. Dovevo scegliere un luogo per il mio
rituale. Doveva essere allaperto. Vicino alla cisterna, pensai. Posai la legna
presso uno dei piloni della cisterna e andai a raccogliere delle pietre. Feci
un cerchio con le pietre e nel mezzo vi misi la legna. Presi dei pezzi di
cartone da alcuni scatoloni che giacevano nel deposito delle pillole,
scatoloni vuoti. La mente avrebbe cancellato tutto, un volta diventati
vecchi. Sul nastro mentale ogni cosa sarebbe stata cancellata. Reset
completo. Una nuova vita. La morte. Diedi fuoco al cartone e alla legna
con uno degli accendini che avevo trovato nelle mie perlustrazioni della
Fabbrica e che conservavo nella mia stanzetta. La legna inizi a bruciare e
il fuoco a crescere, mi sedetti su una pietra e guardai il fuoco. Poi mi alzai e
andai a prendere una pentola grande, dentro quella che in un altro tempo
era stata la cucina della Fabbrica. La riempii di acqua e la misi sul fuoco,

avevo incastrato tra le pietre del cerchio delle assi di ferro. Mi sedetti di
nuovo. Lacqua inizi a bollire e versai dentro la pentola i pistilli dei fiori
ancora interi, lerba che avevo raccolto e la radice. Ora dovevo attendere.
Pass una notte e il fuoco arse, ogni tanto aggiungevo altra legna. E
attendevo. Con larrivo dellalba tolsi la pentola dal fuoco, aiutandomi con
degli stracci legati intorno alle mani per non bruciarmi. Il fango sul mio
corpo era secco. Posai la pentola su una pietra piatta e attesi. Camminai
sulla terra, attento a non ferirmi i piedi. Presi una pillola verde e le piante
cominciarono a muoversi, si legarono di nuovo intorno ai miei polsi e alle
mie caviglie, lacqua inizi a uscire fuori dalle piante e a salire e scendere
per tutto il mio corpo, mi entr nelle orecchie, nel naso e la sentii muoversi
dentro di me, ero come un vegetale, i miei piedi divennero radici, le mie
braccia rami, il cazzo divenne duro ed esplose in una miriade di pollini
gialli.
Il vento smise di soffiare.

12.
Bevvi il liquido dalla pentola, direttamente con le mani. Lo bevvi per sette
volte, poi mi sedetti, accesi di nuovo il fuoco e attesi.
Vidi me stesso. Il mio doppio. Vidi il mio corpo dallesterno. Ero io e
laltro e tutti e due insieme. Vidi un uomo con i capelli e la barba lunga,
vidi una forma che non riconoscevo come mia, vidi me stesso e parlai:
- Cercare il passaggio, tra sopra e sotto, tra gli impulsi del corpo, le sue
ossessioni, i bisogni, le trappole e la mente, le strutture, le visioni, le
infinite possibilit
- Bestia, simile ad una bestia. Pianta e albero, roccia, mare, evoluzioni
tecnologiche, ibrido e scimmia, bestia
- Eri chiuso ancora nellillusione, non ricordi? Leterno rincorrersi, la
giostrina degli scambi umani, i rancori e le promesse, ogni giorno da capo,
la gabbia del lavoro, le strade con i lunghi muri, punti di vista cos brevi da
arrivare fino ai tuoi piedi
- Bestia!
- Gli occhi in cui sei entrato e da cui sei uscito, i viaggi interiori, le donne
come fiori pericolosi, lattrazione e la trappola, la trappola sessuale,
rimanere incastrato, non potersi muovere, energia che fluisce, la tua vita,
donne come trappole, danza, ora, danza, schiacciati a terra, gira nella ruota,
intona i tuoi canti
- Corridoi, lunghi corridoi. I tuoi occhi erano infiniti corridoi verso il nulla.
Tempo e spazio in frantumi. Infinite forme. Infinite visioni.
Ununica luce.