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Catia Trevisani

Curarsi con il cibo

Come prevenire e contrastare i più comuni disturbi con l'alimentazione

Editrice Aam Terra Nuova

Direzione editoriale: Mimmo Tringale

Autore: Catia Trevisani

Editing: Valerio Pignatta e Cristina Michieli

Impaginazione: Daniela Annetta

Illustrazione di copertina: Silvia Coppetti

©2006, Editrice Aam Terra Nuova, via Ponte di Mezzo 1 50127 Firenze tel 055 321 5729 - fax 055 321 5793 libri@aamterranuova.it - www.aamterranuova.it

I edizione novembre 2006, II edizione giugno 2007

ISBN 888881910X

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del libro può essere riprodot- ta o diffusa con un mezzo qualsiasi, fotocopie, microfilm o altro, senza

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Stampa: Lineagrafica, Città di Castello (Pg)

Introduzione

Da

sempre il cibo è nutrimento e cura, oltre che piacere e socialità. Fin

dai

tempi più remoti, ortaggi, erbe, alimenti, bevande e infusi sono stati

utilizzati per tonificare, depurare e disintossicare, per sedare il sistema nervoso o come afrodisiaci.

Le proprietà dei cibi sono così varie che, in caso di indisposizione, non

c'è che l'imbarazzo della scelta e le ricerche scientifiche dei tempi moderni ne hanno giustificato l'utilizzo per diverse patologie. Infatti, ciò che per i vecchi era esperienza tramandata e da tramandare, oggi trova riscontro nelle ricerche scientifiche: le intuizioni delle antiche medicine energetiche, che tanta importanza davano al cibo, sono oggi confermate dalla scienza. Un esempio? La cipolla: antidiabetica, diure-

tica, stimolante generale, vermifuga, antisclerotica e indicata nella cura

di alcune malattie cardiovascolari, come confermano alcuni studiosi

inglesi, consumata e utilizzata da sempre, anche prima di conoscere queste nozioni. Questo libro nasce con l'intenzione di stimolare nelle persone la consa- pevolezza del "potere del cibo". Ogni giorno introduciamo sostanze e bevande che possono far ammalare o risanare. Sedersi a tavola è diven- tato un gesto tanto quotidiano e naturale, un'abitudine, spesso facen- doci dimenticare che, proprio lì, si gioca la partita del nostro benesse- re. Il tempo del pasto non è solo un evento affettivo e sociale che ci per- mette di dialogare con i figli e le persone che amiamo, di decidere le sorti di un'azienda, o semplicemente di trascorrere una serata con gli amici; non si tratta solo di un piacevole momento di approvvigiona- mento di carboidrati, proteine, grassi, vitamine e nutrienti per il nostro organismo, ma è anche un momento fondamentale di "costruzione"

del nostro stato di salute, di prevenzione delle malattie, e se si è mala- ti, di possibile cura. Nel nostro paese la fantasia popolare ha saputo valorizzare i cibi sem- plici ideando moltissime ricette sane ed equilibrate, talvolta attingendo

anche da tradizioni culinarie lontane con la capacità di far proprio il meglio di altre culture. La Cina, ad esempio, vanta un'esperienza mille- naria sugli aspetti energetici e curativi degli alimenti che ci permette di riscoprire aspetti e dettagli a cui solitamente non diamo attenzione. Oltre a ciò va poi considerato come oggi entrino in gioco anche altri fattori: la qualità degli alimenti, spesso dubbia, l'utilizzo di sostanze nocive in agricoltura, il problema degli organismi geneticamente modi- ficati, l'abuso di conservanti e coloranti, e l'inquinamento. Tutti questi fattori rischiano di compromettere la qualità energetica e nutrizionale del cibo, comunque già più povera rispetto al passato. Un tempo esistevano due cucine: quella dei poveri e quella dei ricchi. I ricchi disponevano di cibo in abbondanza, mentre i poveri dovevano sopperire alla penuria in cui si trovavano con la fantasia: erbe selvatiche hanno creato ricette straordinarie. Inoltre non esistevano malattie come l'anoressia e la bulimia che oggi sono il segno di una società che a poco

a poco sta perdendo la saggezza della tavola. Oggi si arriva a spende-

re cifre maggiori per dimagrire piuttosto che per mangiare; la gestione omologata del tempo va spesso a scapito della salute: pacchetti di calo- rie, che ormai hanno solo sapori artificiali, pappette già pronte per i bambini, piatti surgelati che i ragazzi infilano nel microonde al ritorno da scuola perché a casa non c'è nessuno. La pubblicità fa la sua parte e tutto sembra buono e perfetto. Si è perso il gusto di cucinare, di pre- parare con le proprie mani il cibo che nutre noi stessi, i nostri figli e le persone a cui vogliamo bene. Sicuramente ci sono più soldi da spende- re, non combattiamo più con le malattie infettive, ma le lotte di oggi sono più subdole e pericolose.

Soffermarsi un po' e riflettere, assaggiare un cibo e cercare di sentirne

il sapore vero, lentamente

forma, il colore, percepirne il profumo. In ogni alimento c'è qualcosa che attira o che respinge e il nostro istinto è in grado di permetterci di distinguere ciò di cui abbiamo bisogno da ciò che ci "avvelena". Sapori e odori sono elementi impalpabili, ma ci parlano delle proprietà nasco- ste nell'alimento, sono l'energia che si libera dalla forma. Oggi la nostra cultura occidentale studia la materia e affronta i cibi nelle diverse parti che li costituiscono, perdendo la visione d'insieme. Si esaminano la struttura chimica e le molecole, giungendo alla semplice

sulla lingua e sul palato, osservarne la

conclusione che con l'alimentazione non si faccia altro che apportare sostanze all'organismo: la dietetica poi si preoccupa di comporre le diete in base ad un equilibrio tra i costituenti biochimici e le calorie. Solo le medicine olistiche studiano anche gli aspetti energetici del cibo

e l'impatto di questi sull'organismo. Il colorito del viso, il modo di muo- versi, l'odore tipico di una persona sono la sua emanazione energetica; allo stesso modo l'energia di un cibo traspare dal suo odore, aroma o profumo, dal suo sapore, dalla forma, dal colore e dalla sua consisten- za. Siamo in qualche modo quello che mangiamo e un cambio alimen- tare modifica fortemente la nostra energia e quindi anche il nostro modo di essere. Di qui la fondamentale importanza del momento in cui

ci sediamo a tavola. Lì possiamo costruire i nostri equilibri e disequili-

bri, il nostro benessere o la nostra stanchezza, l'armonia o meno del nostro stato fisico e psichico. Un lavoro di paziente e attenta osservazione e catalogazione ha per- messo, nel tempo, la verifica di azioni, reazioni e cambiamenti, che gli alimenti riescono a determinare nell'impatto con l'organismo; sono stati scoperti così alimenti in grado di tonificare l'energia quando è carente, rimuoverla dove non scorre, nutrire il sangue e dinamizzarlo quando serve, riscaldare se c'è freddo o raffreddare se c'è troppo calo-

re, dirigersi verso un organo particolare che ne ha bisogno, ripristinare l'equilibrio e l'armonia dell'individuo.

Il nostro corpo conosce perfettamente tutte queste leggi di natura e

istintivamente ricerca cibi, sapori e colori di cui necessita. È importante tornare ad imparare a sentire i nostri veri bisogni, troppo spesso sopraf- fatti da mode e messaggi pubblicitari. La natura, con la sua saggezza,

ci sostiene e ci cura.

Questo libro è un invito a riavvicinarci a noi stessi e alla tavola con l'en- tusiasmo e la sorpresa di scoprire, dietro a gesti quotidiani, come quel- lo di nutrirsi, i segreti del benessere e di una nuova qualità di vita.

dott. ssa Catia Trevisani novembre 2006

Allergia

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ALLERGIA

Ci sono le allergie stagionali, quelle alimentari e quelle che invece sono

causate da prodotti chimici, polvere, acari o altre sostanze. Fatto sta

che sono sempre più numerose le persone, e soprattutto i bambini che

ne soffrono.

L'allergia non è altro che una reazione di ipersensibilità nei confronti di una o più sostanze normalmente innocue. Quando questo accade, il sistema immunitario rilascia una sostanza vaso-attiva, l'istamina, la cui funzione è quella di neutralizzare quello che l'organismo percepisce come un agente "invasore". Ed è proprio l'istamina a causare tutta quella serie di disturbi (congestione nasale, edemi, aumento della pro- duzione di muco ecc.) con cui si manifesta l'allergia o l'ipersensibilità. Due sinonimi usati comunemente per indicare una risposta esagerata all'antigene che porta a vari tipi di danni ai tessuti corporei.

Le allergie più comuni

Le malattie allergiche più comuni sono: la febbre da fieno (rinite aller-

gica stagionale), l'asma infantile, l'eczema infantile e alcuni casi di orti- caria e di reazioni agli alimenti. Tutti i soggetti in cui si manifestano tali disturbi hanno in comune una predisposizione ereditaria a sviluppare ipersensibilità nei confronti di sostanze (dette allergeni) ambientali che sono innocue per l'80% della popolazione.

Come si fa a individuare la sostanza scatenante e il tip o di allergia? Per arrivare a una diagnosi corretta è molto importante l'anamnesi, il col- loquio attraverso il quale è possibile verificare la relazione dei sintomi con l'ambiente, le variazioni stagionali dei disturbi e l'eventuale contat- to con animali, fieno o polveri. Tale colloquio ha sicuramente maggior valore dei test che possono essere utili solo come conferma delle even- tuali allergie individuate. Un altro elemento importante per la diagnosi

è l'individuazione dell'esordio della malattia. Un esempio fra tanti: l'a- sma infantile è molto più probabilmente allergica di un'asma che insor- ge dopo i trent'anni.

La rinite allergica

Vediamo ora come si può affrontare la febbre da fieno, forma acuta stagionale della rinite allergica, indotta in genere da pollini aerei. Il tipo primaverile è dovuto a pollini di alberi (per esempio quercia, olmo, acero, ontano, betulla, pioppo nero), il tipo estivo a pollini di piante erbacee coltivate o selvatiche (per esempio graminacee, erbe infestan- ti), mentre il tipo autunnale a pollini di erbe selvatiche. In alcuni casi, la febbre da fieno è dovuta soprattutto a spore fungine trasportate nell'aria. I sintomi della rinite allergica sono molto fastidiosi: il naso, la volta della bocca, la gola e gli occhi iniziano a dare prurito gradualmente o improvvisamente dopo l'inizio della stagione dei pollini. Lacrimazione, starnuti, secrezione nasale liquida ed acquosa accompagnano o seguono di poco il prurito. Possono comparire anche cefalee frontali, irritabilità, insonnia, depressione. La congiuntiva degli occhi è molto arrossata e le mucose nasali sono di colore rosso bluastro. Infine, si possono manifestare tosse e affanno asmatico man mano che la sta- gione avanza. Al contrario della febbre da fieno, la rinite allergica perenne dura tutto l'anno. La congiuntivite è rara, ma è caratteristica un'ostruzione nasale cronica che può estendersi alle tube di Eustachio (orecchie) dando difetti dell'udito molto frequenti nei bambini.

Orticaria

L'orticaria è un disturbo relativamente comune. Si calcola che il 15-20% della popolazione globale ne abbia sofferto in qualche periodo. Può colpire persone di ogni età, ma è più facile che ne soffrano i giovani adulti, dalla fine dell'adolescenza fino alla trentina. Si tratta di una rea- zione allergica caratterizzata da gonfiore e arrossamento locale a livel- lo cutaneo e può essere dovuta ad allergia a farmaci, punture o morsi d'insetti, iniezioni desensibilizzanti o ingestione di alcuni cibi, special- mente uova, crostacei, noci o alcuni tipi di frutta. Negli adulti la causa principale di orticaria sono i medicinali. Nei bam- bini gli alimenti. Alcune reazioni agli alimenti si verificano dopo inge- stione di quantitativi anche minimi. Altre (come nel caso delle fragole) possono verificarsi solo dopo un eccesso alimentare.

8 Curarsi con il cibo

Il prurito è generalmente il primo sintomo ed è seguito dopo breve tempo dalla comparsa di rigonfiamenti che possono rimanere piccoli o ingrandirsi. La manifestazione in genere scompare nell'arco di uno- sette giorni.

Eliminare i cibi con additivi

Per i soggetti allergici è important e un'alimentazione a basso contenu -

to di sostanze allergizzanti e di amine vasoattive: in particolare additivi

alimentari. È importante anche ridurre il consumo di latte e derivati, uova, noci, molluschi, salumi, bibite alcooliche, cioccolato e alcuni frut- ti come kiwi, fragole, arance.

Per i soggetti che soffron o di asma o rinite allergica e che quind i hanno più difficoltà di altri ad eliminare le tossine e che sono anche costitu- zionalmente più fragili a livello respiratorio, diventa di primaria impor- tanza l'eliminazione di latte e derivati, poiché tali alimenti provocano un'iperproduzione di muco. Anche l'eliminazione degli alimenti contenenti additivi alimentari è di primaria importanza. Additivi come la tartrazina (responsabile del colo-

re

giallo) e i benzoati (conservanti diffusissimi) stimolano la produzione

di

un composto che aumenta il numero delle mastcellule nell'organi-

smo, coinvolte nella produzione dell'istamina e di altri composti che provocano la reazione allergica. E una persona con un numero elevato

di mastcellule è più esposta alle allergie, come dimostra l'esame di sog-

getti che soffrono di orticaria, il 95% dei quali presenta un incremento nel numero di mastcellule.

Anche gli aromatizzanti (salicilati, aspartame), i nitriti, l'acido sorbico,

gli antiossidanti (idrossitoluene, solfito, gallato) e gli emulsionanti/sta-

bilizzatori (polisorbati) hanno tutti dimostrato di produrre orticaria in soggetti sensibili.

Rischio antibiotici

Gli antibiotici, compresa la penicillina, e i composti analoghi sono la causa più comune di orticaria indotta da farmaci. La penicillina non

viene distrutta dalla cottura pertanto i cibi che la contengono (latte, carne, surgelati e perfino bibite gassate) potrebbero contribuire alle reazioni allergiche dell'orticaria.

In

realtà, l'allergia non va vista come una malattia, ma come il segnale

di

un sovraccarico organico (e spesso anche psichico) che ha ormai

superato i limiti delle capacità di compensazione dell'organismo. Spesso il soggetto allergico ha il fegato in sovraccarico. Anche per que-

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sto è bene che eviti i latticini, le proteine animali in eccesso, ma anche le Solanacee (in particolare pomodori, peperoni e melanzane), le ara- chidi e le noci. Trarrà invece grande giovamento da cibi biologici: cereali integrali, ortaggi, legumi, una piccola quantità di alghe (ricche di minerali e vita- mine) e miso (alimento fermentato a base di soia).

Il ruolo della psiche

In uno studio condotto su 236 casi di soggetti con orticaria cronica è stato riportato che i fattori psicologici erano una causa molto frequen- te. Sembra che lo stress abbia un ruolo importante perché aumenta la sensibilità individuale all'allergia. Tecniche di rilassamento ed ipnosi hanno portato in molti soggetti un forte miglioramento. D'altra parte sappiamo tutti che si è allergici al polline, agli acari, alla polvere, ma anche a persone e situazioni sgradite. La reazione che si manifesta sul piano immunitario è paragonabile ad analoghe insoffe- renze a livello psichico o emotivo. La nuova scienza della psiconeuroendocrinoimmunologia insegna che il nostro sistema immunitario è paragonabile ad un organo supplemen- tare di percezione-relazione con il mondo circostante, una sorta di "sesto senso". L'individuo può rispondere all'ambiente che lo circonda con moti di aggressività che lo coinvolgono simultaneamente sul piano immunita- rio, nervoso ed endocrino. In questa luce l'allergico ricerca qualcosa contro cui volgere la propria aggressività (tossina psichica che ben si accorda con la concezione del fegato in medicina cinese) repressa o dis- simulata e a questo punto si perde la corretta percezione dei ruoli e non è più chiaro chi sia l'aggredito e chi l'aggressore. In definitiva, le allergie richiamano la nostra attenzione a più fattori: la predisposizione costituzionale, le abitudini alimentari, la capacità di detossificare (a livello fisico e psichico), l'aspetto legato alla psicoso- matica e infine l'ambiente in cui si vive. Pertanto l'approccio alle aller- gie deve essere necessariamente olistico, altrimenti occorrerà accon- tentarsi di soffocare l'ennesima reazione infiammatoria autoprovocata senza comprendere e quindi guarire alla radice la problematica che lo ha causato. Ecco perché, l'alimentazione rappresenta un approccio fondamentale in quanto è in grado di correggere le tendenze costituzionali, apporta- re elementi vitali e disintossicanti, influenzare la psiche.

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Il ruolo dell'alimentazione

Dal punto di vista energetico, secondo la Medicina Tradizionale Cinese, nei soggetti allergici è fondamentale riequilibrare reni, fegato e milza,' inoltre spesso vi è un eccesso di calore nel corpo. Le alghe tonificano i reni e rinfrescano, per il fegato si eliminano i cibi acidi e le Solanacee e si consuma il miso. Per alleggerire l'eccesso di umidit à dovuto al deficit della milza si eliminano i latticini. Le carni e le uova aumentano il calo- re interno per cui vanno ridotte, mentre il pesce è più adatto. Cereali, legumi verdure e ortaggi sono riequilibranti generali.

Alimenti Sì

Alghe (in piccola quantità)

Legumi

Cereali integrali

Miso (in piccola quantità)

Frutta (esclusi kiwi, fraqole e arance)

Ortaggi (escluse le Solanacee)

Alimenti No

Additivi (in generale tutti gli alimenti che

Kiwi

li

contengono)

Latte e derivati

Arance

Molluschi

Bibite alcooliche

Semi oleosi (come noci e arachidi)

Carni

Solanacee (in particolare pomodori,

Cioccolato

peperoni e melanzane)

Fragole

Uova

ANEMIA

Bambini e donne in gravidanza sono i soggetti più esposti, ma spesso l'anemia è causata da una dieta scorretta e povera di principi nutritivi. Un errore, molto comune anche tra vegan e vegetariani. Le anemie sono una patologia del sangue, ed il sangue è simbolo di energia vitale, è il fluido vitale. Basti pensare alle numerose funzioni a cui adempie, grazie alle quali siamo vivi. Fondamentale è la funzione respiratoria, il sangue trasporta ossigeno ai tessuti tramite i globuli rossi e asporta l'anidride carbonica; nutre le cellule facendo circolare tutti i nutrienti assorbiti dalla mucosa intestinale, rimuove dai tessuti i prodot- ti di rifiuto del metabolismo convogliandoli negli organi che provvedo- no ad eliminarli come reni, cute, polmoni, intestino depurando l'intero organismo.

Interfaccia chimica

Inoltre il sangue svolge un ruolo di interconnessione chimica attraverso gli ormoni che fanno da messaggeri e vengono veicolati agli organi ber- saglio, ha una funzione di difesa attraverso i globuli bianchi e alcune proteine del plasma, le gammaglobuline che hanno un ruolo fonda- mentale nelle reazioni di difesa ed immunitarie, conserva l'equilibrio idrico-salino dell'organismo, mantiene la temperatura corporea unifor- me in tutto il corpo, regola il pH dei tessuti grazie alle sostanze che con- tiene, infine regola la pressione arteriosa attraverso le modificazioni del suo volume. Dunque il sangue asporta le sostanze tossiche e trasporta nutrimento e ossigeno alle cellule. Ma non entra direttamente in contatto con esse, alle cellule giunge attraverso i capillari o meglio ancora le cellule sono in contatto con il liquido interstiziale che è un prodotto di trasudazio- ne del sangue. L'eccesso di questo liquido è drenato dalla linfa. Quindi

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il sangue costituisce, con il liquido interstiziale e la linfa, l'ambiente interno in cui sono immerse le cellule.

È interessante notare come, nonostante i costituenti del sangue si rin-

novino continuamente, la sua composizione rimane rigorosamente costante. Si tratta di un fenomeno importantissimo che assicura l'o- meostasi, una sorta di equilibrio dinamico che consente la vita. Ma da

cosa è costituito il sangue? In esso troviamo una parte liquida, il pla- sma, ed una parte corpuscolata, le cellule che si distinguono in globu-

li

rossi, globuli bianchi e piastrine.

Il

ruolo primario dei globuli rossi è il trasporto di ossigeno dai polmoni

ai

tessuti ed il trasporto di anidride carbonica nella direzione opposta,

entrambe queste funzioni sono svolte dall'emoglobina, una proteina

contenuta nei globuli rossi che lega il ferro.

Le diverse anemie

Il termine anemia deriva dal greco anaimia, letteralmente mancanza di

sangue. Si tratta di una condizione patologica caratterizzata da dimi- nuzione del numero dei globuli rossi e/o diminuzione del contenuto in emoglobina (Hb). I sintomi dell'anemia rappresentano le risposte com- pensatone dell'organismo ed in particolare dell'apparato respiratorio e cardiovascolare alla fame di ossigeno delle cellule (ipossia tessutale). Una lieve anemia può essere spesso nascosta, si lamenta un po' di stan- chezza e un certo affaticamento dopo l'esercizio fisico, un leggero affanno del respiro e qualche palpitazione, irritabilità e nervosismo. Un'anemia importante invece presenta sintomi anche a riposo, forte stanchezza, tachicardia (aumento della frequenza cardiaca), ipersensi- bilità al freddo, cefalea, vertigini, ronzii, irritabilità, sonnolenza. Qui ci occuperemo soprattutto dell'anemia da carenza di ferro (anemia side- ropenica) e dell'anemia da carenza di vitamina B l2 , due forme che inte- ressano particolarmente coloro che seguono una dieta vegetariana o vegan. Vediamo perché.

Il ruolo del ferro

Il ferro è un elemento essenziale per la vita, è un costituente dell'emo- globina e consente la fissazione dell'ossigeno atmosferico da parte del sangue nei polmoni. Nell'antichità il ferro non era estratto ma si raccoglieva dalle meteoriti precipitate, di qui il termine sideros, da sidus che significa stella. Fin dai tempi più remoti gli si attribuì grande importanza per la salute in gene- rale e in particolare per la forza fisica. L'alchimia medievale unisce Marte

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al ferro raccogliendone l'elemento virile-guerriero. L'Ayurveda insegna che il ferro è antianemico e unisce cielo e terra, come il sangue unisce la modalità sottile a quella corporea. Il nostro organismo contiene circa 3,5-5 g di ferro, la maggior parte del quale si trova nei globuli rossi, più precisamente nell'emoglobina, altro ferro è contenuto nella mioglobina, la proteina dei muscoli e in diversi enzimi. Altre modeste riserve si trovano nel fegato e nella milza dove il ferro è legato ad una proteina, la ferritina. Nel sangue circolante, questo metallo, è invece veicolato dalla transferrina.

Un milligrammo al dì

Normalmente, un adulto assume circa 1 mg di ferro al dì; le necessità sono maggiori nel bambino per via della crescita e nella donna che

perde una parte di ferro con le mestruazioni. Il succo gastrico favorisce l'assorbimento del ferro che è regolato dalla quantità di ferritina pre- sente nel sangue, poiché il metallo si lega alla transferrina che poi lo veicola agli organi ematopoietici (che producono le cellule del sangue).

La carenza di ferro può manifestarsi anche in assenza di anemia certa.

Infatti, in caso di carenza, l'organismo preleva il ferro in primo luogo

dai depositi (ferritina), poi dalla proteina che lo veicola (transferrina), infine dagli enzimi che lo contengono e solo quando queste sottrazio-

ni

risultano insufficienti, l'organismo fa mancare il ferro per la sintesi

di

emoglobina manifestando i tipici sintomi dell'anemia sideropenica.

In

questi casi, i test di laboratorio possono essere utili per una mag-

gior comprensione dei meccanismi dell'anemia. Anche l'osservazione

dei globuli rossi circolanti può essere d'aiuto per stabilire il tipo di ane- mia presente. Globuli rossi piccoli e pallidi attestano un difetto di pro- duzione che può derivare da carenza di ferro; mentre globuli rossi grandi suggeriscono un difetto nella sintesi di Dna che dipendono per

lo più da carenza di vitamina B 12 o di folati.

Carenza di ferro

L'anemia da carenza di ferro (anemia sideropenica), si riconosce per la riduzione del numero dei globuli rossi che diventano piccoli e pallidi. Vi è impoverimento dei depositi di ferro nell'organismo, quindi una riduzione della ferritina ed un aumento della transferrina in quanto il ferro dei depo- siti si mobilita verso il sangue, riduzione del ferro nel sangue (sideremia). L'anemia da carenza di ferro può verificarsi per cause diverse: carenza dietetica, eccessive perdite mestruali, emorragia cronica, difettoso

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assorbimento di ferro in seguito a interventi chirurgici (asportazione dello stomaco o di parte di esso), malassorbimento del primo tratto dell'intestino tenue. È inoltre una patologia molto frequente in gravi- danza.

I sintomi

II primo stadio di carenza è caratterizzato dalla riduzione del contenu- to di ferro, i depositi dell'organismo vengono eccessivamente impove- riti, mentre l'emoglobina e il ferro plasmatico restano normali. Via via che i depositi si riducono, si assiste ad un progressivo aumento nell'as- sorbimento del ferro dietetico e nella concentrazione della transferrina. Quando i depositi organici di ferro sono ormai esauriti, il livello plasma- tico di transferrina aumenta, la sideremia (concentrazione sierica di ferro) scende portando ad una progressiva riduzione del ferro disponi- bile per la formazione dei globuli rossi. In seguito, i globuli rossi diventano piccoli e pallidi (microcitosi e ipo- cromia), infine compaiono i tipici sintomi ed i segni della carenza tes- sutale. Nella carenza di ferro cronica la persona può avere desiderio di man- giare terra, vernici o ghiaccio. Segni di anemia molto protratta sono le spaccature sulla superficie della lingua e agli angoli delle labbra (glos- site e cheilosi).

I sintomi più comuni dell'anemia da carenza di ferro sono: pallore, affa-

ticamento, debolezza generale, ipotensione, svogliatezza, scarsa resi- stenza al freddo, unghie fragili, caduta dei capelli con radici atrofiche fino a ronzio auricolare, vertigini, svenimenti, palpitazioni, tachicardia, difficoltà intellettuali, prurito e atrofia vulvare, perdita di coscienza.

Prevenzione

La prevenzione più efficace contro l'anemia da carenza di ferro e le ane- mie più in generale è l'alimentazione equilibrata. Una dieta valida deve assicurare all'organismo una sufficiente quantità di ferro e tutti i fatto- ri che consentono il suo assorbimento.

I famosi spinaci di Braccio di Ferro che gli conferiscono energia ed una

grandissima forza fisica ricordano, anche se in maniera enfatica, il ruolo importante svolto dalla clorofilla nell'alimentazione. In realtà tutte le verdure e gli ortaggi di colore verde scuro contengono ferro in buona quantità e possono fornire all'organismo questo prezioso minerale. La clorofilla può essere considerata il "sangue delle piante", la sua molecola è curiosamente molto simile a quella dell'emoglobina, con

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l'unica differenza di contenere magnesio al posto del ferro . Per una particolare forma di trasmutazione, nel nostro organismo, il magnesio si converte in ferro e "fa sangue".

La carne rossa non fa buon sangue

Nonostante il luogo comune che vede nell'assunzione di carne, la solu-

zione alle carenze di ferro, non sempre la carne rossa risolve le anemie

che

si protraggono nel tempo. E, come è noto, un'alimentazione ricca

di

proteine animali oltre ad acidificare il sangue (vedi la voce

Ipoglicemia) può determinare altri inconvenienti. Al contrario, la cloro- filla è immediatamente riconosciuta ed assimilata nei suoi costituenti così ben "sinergizzati" da madre natura, porta energia, vitalità, forza, calore e tutti gli elementi marziali di cui ha bisogno l'anemico sidero- penico. Allora via libera ai vegetali verdi: bietole, coste, spinaci, broccoli verdi,

ma anche a rape, carote, cipolle, lenticchie, ceci e legumi in generale, cereali integrali e tra la frutta ciliegie e more (quando è stagione), dat- teri, fichi secchi, prugne secche, uva passa, mandorle e cocco, da non dimenticare neanche i pinoli.

La vitamina C migliora l'assorbimento di ferro, quindi può essere utile

assumere un po' di limone o di rosa canina. Le alghe sono un concen-

trato di minerali, e contengono clorofilla e ferro. Anch'esse possono essere un validissimo aiuto per la risoluzione di un'anemia. Anche l'or- tica, una pianta ingiustamente ignorata, oltre ad essere ottima in cuci-

na e famosa per le sue virtù terapeutiche è un eccellente antianemico.

Anemia da carenza di vitamina B 12

La vitamina B 12 è indispensabile per una normale sintesi del Dna, per la

formazione dei globuli rossi e per l'integrità delle guaine mieliniche ner- vose. Questa vitamina la si trova nella carne e in altri alimenti di origi- ne animale, ma anche nei cibi fermentati. In ogni caso, una sana flora

batterica intestinale è in grado di sintetizzarla a seconda delle necessità.

La vitamina B 12 è inoltre presente in tracce nelle alghe, in particolare le

nori, nel lievito di birra, nei semi di girasole, nel tempeh. Anche il lievi- to di birra in scaglie è un valido aiuto nell'integrazione alimentare di vitamine del gruppo B, inoltre insaporisce molto bene zuppe e pietan- ze, ottimo anche per i bambini, si può utilizzare al posto del formaggio

di

grana (in particolare per gli intolleranti ai latticini), aggiunto ai cerea-

li

o alle verdure. Unico accorgimento: non deve essere consumato in

eccesso da chi soffre di gonfiori intestinali e presenta un colon dilatato

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16 Curarsi con il cibo

a causa della sua natura espansiva, yin. In ogni caso l'assorbimento di vitamina B, 2 richiede la presenza di una sostanza secreta dalla mucosa dello stomaco, il cosiddetto fattore intrinseco che è indispensabile per il trasporto della vitamina attraverso la mucosa intestinale. Quando il fattore intrinseco è presente e la dieta equilibrata, la B 12 si accumula nel fegato in quantità sufficiente a soste- nere il fabbisogno fisiologico di un individuo per tre-cinque anni.

Più rischi per i vegetariani

La causa più frequente dell'anemia da carenza di vitamina B 12 è una forma particolare di gastrite (atrofica) per cui non viene secreto il fat- tore intrinseco e quindi la vitamina non può essere assorbita dagli ali- menti. Anche una dieta strettamente vegetariana o vegan (che esclude qual- siasi cibo di origine animale) non corretta può portare a carenze di que- sta vitamina. Questo tipo di anemia si sviluppa in modo insidioso e pro- gressivo quando i considerevoli depositi epatici vengono esauriti. Un bruciore alla lingua (glossite) può essere un sintomo precoce, inoltre possono essere presenti manifestazioni a carico del sistema gastrointe- stinale, tra cui: inappetenza, stitichezza alternata a diarrea, dolore addominale diffuso. Inoltre vi può essere un interessamento dei nervi periferici (neurite) fino ad un possibile danno midollare con perdita della sensibilità, debolezza nello svolgere i movimenti più piccoli, intol- leranza al rumore e alla luce. Pertanto, il vegetariano stretto, che non consuma alcun alimento di ori- gine animale (vegan) dovrebbe aver cura di integrare la propria dieta con cibi ricchi di vitamina B 12 e mantenere in buono stato la flora inte- stinale, avendo cura di consumare in maniera regolare cereali integrali.

Corretta informazione

Vegetariano non è di per sé uguale a salute. Chi decide di eliminare dalla propria dieta la carne o più in generale qualsiasi alimento di ori- gine animale per convinzione o semplicemente per stare meglio, ha bisogno di una corretta informazione per non incorrere in carenze. Nel breve periodo si sta certamente meglio, quando si modifica il pro- prio regime alimentare, ma nel tempo, parlo di anni, un regime alimen- tare vegetariano o vegan, troppo povero dei nutrienti essenziali, può far ammalare tanto quanto un regime alimentare troppo ricco. Attenzione a chi consuma troppi cibi raffinati, zuccheri, latticini, si può aprire la strada all'anemia. E purtroppo devo dire che ho riscontrato

diversi casi di anemia da ferro o da B 12 in vegetariani convinti che però <(esumavano molti cibi raffinati, senza preoccuparsi di integrare ade- quatamele la propria dieta.

Alimenti Sì

Alghe (in particolare nori) Bietole

Limone Mandorle More Ortiche Pinoli Prugne secche Rape Rosa canina Semi di girasole Spinaci

Tempeh

Uva passa

Broccoli verdi

Carote

Ciliegie

( ipolle

Cocco

Coste

.

Datteri

Fichi secchi Legumi (in particolare lenticchie e ceci)

Lievito di birra in scaglie

.

Cibi raffinati

Latticini

Alimenti No

Proteine animali (eccessive) Zuccheri

Disturbi dell'apparato digerente

1

9

DISTURBI DELL'APPARATO DIGERENTE

Si sa che la salute si costruisce a tavola. Comporre i pasti con gusto e fantasia, tenendo conto degli effetti di una scorretta combinazione ali- mentare sulla salute può essere più semplice se si è a conoscenza di alcu- ne elementari nozioni della fisiologia digestiva. Sono numerosi i nutrizio- nisti che hanno visto sparire patologie piccole e grandi, grazie ad un'a- limentazione sana e al corretto uso delle associazioni alimentari. Quando l'apparato digerente, per qualche motivo, non è nelle condi- zioni di funzionare al meglio, la digestione incompleta produce sostan- ze tossiche e causa alterazioni della flora intestinale che a sua volta dà luogo ad altre tossine: putrescina, scatolo, indolo, creosolo ecc. In genere, l'organismo tenta di espellere tali tossine, ma a lungo anda- re, se intervengono fattori che peggiorano ulteriormente la situazione, come per esempio stress e disordini alimentari d'ogni genere, la capa- cità di reazione si riduce, l'adattamento diventa sempre più difficile, vi è un esaurimento dell'energia vitale che in questi casi si avverte come stanchezza continua. Lo stato di tossicità generale aumenta finché invade le cellule stesse producendo gravi patologie.

Aiutare gli enzimi

Per evitare tal i disturb i e ottimizzar e la funzion e digestiva è important e il modo in cui i cibi vengono combinati nei pasti, così che i succhi dige- stivi, contenenti gli enzimi, possano agire efficacemente. Questo per- ché ogni gruppo d'alimenti (amidi, proteine, grassi ecc.) è sottoposto all'azione di enzimi specifici che per svolgere il loro compito in manie- ra ottimale richiedono condizioni (in particolare temperatura e acidità, misurata come pH) determinate. Alcuni alimenti richiedono una digestione lunga e complessa, altri ven- gono assimilati rapidamente; cibi differenti richiedono enzimi diversi e

condizioni particolari per la digestione. La specificità dei succhi digesti- vi è davvero notevole ed essi, col variare del cibo, variano la propria composizione. Questo perché l'organismo cerca, volta per volta, di creare all'interno del tubo digestivo un ambiente ottimale per l'assimi- lazione degli alimenti. Che cosa accade quando nel tubo digerente sono presenti contempo- raneamente alimenti molto differenti, che necessitano di condizioni molto diverse per essere assimilati? In queste condizioni, l'apparato digerente non riesce a far niente di meglio che creare condizioni inter- medie e per questo lontane da quelle ottimali necessarie per assimilare il singolo alimento. Ne deriva una digestione laboriosa e imperfetta. Ecco perché le mesco- lanze di cibi di natura diversa sono mal assimilate e affaticano inutil- mente l'apparato digerente oltre a produrre scorie tossiche. Vediamo in dettaglio quali sono dunque le combinazioni alimentari più corrette e quelle da evitare ad ogni costo.

Amidi + proteine: no

Quando ingeriamo un alimento a base di amido (cereali, pasta, patate, castagne) insieme a delle proteine (latticini, formaggi, uova, carne, noci ecc.) come per esempio nel classico spuntino con un panino (amido) farcito con salumi o formaggi (proteine), gli amidi iniziano ad essere digeriti nella bocca ad opera dell'amilasi salivare (ptialina), un enzima attivo in ambiente neutro, o lievemente acido (pH 7-6,9). L'azione della ptialina inizia nella bocca e in assenza di ostacoli dovrebbe continuare nello stomaco che non secerne enzimi specifici per la digestione degli amidi. Se nello stomaco sono presenti solo amidi, o alimenti con essi compatibili, il pH si mantiene dunque entro valori che permettono l'at- tività della ptialina. La digestione delle proteine inizia invece nello stomaco, grazie all'azio- ne di un enzima proteolitico, il pepsinogeno che deve essere attivato dall'acido cloridrico, secreto anch'esso dalla mucosa gastrica, che lo trasforma in pepsina. La digestione delle proteine, quindi, necessita di un ambiente acido, tanto più acido quanto più è concentrata la protei- na. È evidente che le condizioni necessarie per la digestione ottimale delle proteine, sono diametralmente opposte a quelle richieste per la digestione degli amidi. Ora, quando s'ingerisce un pasto composto da amidi e proteine, quello che accade è che lo stomaco raggiunge rapidamente un'acidità che arresta o riduce la digestione degli amidi. A loro volta, la massa di amidi

20 Curarsi con il cibo

frena la secrezione di acido cloridrico in modo da rendere meno rapida l'inattivazione della ptialina, con la conseguenza di rallentare o addirit- tura interrompere la digestione delle proteine. A questa situazione di impasse, lo stomaco reagisce producendo un'ul- teriore quantità di succo gastrico, fortemente acido, per completare la digestione delle proteine. Una reazione che può essere avvertita come

stomaco" . Per aiutare l'organism o nel processo digestivo

degli amidi e delle proteine, interviene anche il pancreas secernendo enzimi proteolitici e amilasi. Ma anche in questi casi occorre un pH ade-

guato, che è in rapporto anche alla qualità della bile prodotta dalla cistifellea. Se il tutto non avviene in modo soddisfacente a causa della scorretta combinazione alimentare, s'innescano processi di fermentazione (a carico degli amidi) e putrefazione (a carico delle proteine). La fermen-

tazione produce acido acetico, alcool etilico, anidride carbonica, pro- ducendo iperacidità e gonfiori; mentre la putrefazione a livello intesti- nale porta a produzione di fenolo, indolo, scatolo, putrescina e idroge- no solforato. Queste tossine vengono in parte assorbite dall'organismo

e in parte inattivate ed eliminate. Se per qualche ragione non c'è suffi-

ciente energia per la loro eliminazione, il carico tossico dell'organismo aumenta.

È dunque sconsigliabile combinare insieme amidi e proteine, in quanto

i primi necessitano di un ambiente alcalino e i secondi di un ambiente acido. Se proprio risulta difficile separare all'interno dello stesso pasto questi due gruppi di alimenti, quanto meno si consiglia di consumare prima le proteine e dopo l'amido. Questo perché mentre nell'estremità inferiore dello stomaco avviene la funzione motoria (il cibo viene mescolato al succo gastrico); nella parte alta dello stomaco il cibo rima- ne in riposo, sotto l'influenza della saliva.

"acidit à di

Amidi + alimenti acidi: no

Quando ingeriamo un alimento a base di amido (cereali in chicchi, pane, pasta, pizza ecc.) e sostanze acide (pomodoro, agrumi ecc.), la ptialina è rapidamente distrutta dagli acidi (anche quelli deboli) e quin- di si "salta" la tappa digestiva che inizia in bocca grazie all'azione della ptialina. In questo caso, tutta la digestione è affidata all'amilasi, con grande affaticamento del pancreas che produce tale enzima. Gli acidi contenuti nei pomodori, nelle arance, nei pompelmi, nei limo- ni, negli ananas e in genere nella frutta acida inibiscono la digestione degli amidi. Se poi a questo piatto se ne aggiunge un secondo a base

Disturbi dell'apparato digerente

21

di carne, neppure la digestione attraverso l'amilasi pancreatica ha la possibilità di essere completata efficacemente. L'abitudine di bere succo d'arancia a colazione, accompagnato subito dopo dal consumo di cereali nel latte non è dunque corretta, come non lo è la combinazione pasta e pomodoro.

Gli agrumi interi, o in succo, sono invece molto salutari quando vengo-

no consumati da quindici a trenta minuti prima dei pasti.

Proteine + sostanze acide: no

Anche la combinazione: "proteine + alimenti acidi" non è positiva. Questo perché, la digestione delle proteine che, come abbiamo visto avviene nello stomaco per opera della pepsina, può essere ostacolata dalla presenza di altre sostanze acide, a causa della riduzione della secrezione di acido cloridrico. Pertanto attenzione all'eccessivo consumo di alimenti acidi (pomodoro, succo di agrumi, ananas) in abbinamento con le proteine.

Proteine + grassi: no Amido + grassi: sì

I grassi rallentano notevolmente la secrezione di succhi gastrici e quin-

di se consumati in combinazione con le proteine, ne ostacolano la dige-

stione. Mentre è consigliabile la combinazione con gli amidi. L'effetto inibitorio del grasso può inoltre essere neutralizzato consumando insie- me molta verdura, soprattutto cruda.

Frutta: meglio da sola

La frutta è fino al 90% composta di acqua, per il resto contiene zucche- ri semplici, vitamine, sali minerali, e solo in qualche caso piccole quan- tità di grassi e proteine. Dunque non necessita di digestione gastrica, ma passa rapidamente nell'intestino, dove viene assorbita. Quando è ingerita insieme, o subi- to dopo alimenti che richiedono una lunga digestione, come i cibi ric- chi di amidi o proteine, viene "intrappolata" rimanendo a lungo nel tratto digerente. In questi casi, gli zuccheri vanno incontro a fermen- tazione con sviluppo di gas e sostanze acide. Inoltre la frutta, blocca- ta nello stomaco, interferisce negativamente anche con la digestione gastrica di amidi e proteine perché con l'acqua contenuta diluisce i succhi digestivi. Per tutt i questi motiv i è consigliabile consumare la frutt a almeno mezz'ora prima, o meglio ancora, lontano dai pasti. Ma attenzione, è

Curarsi con il cibo

bene non mescolare nello stesso momento frutta acida (agrumi, ana- nas, fragola, ribes) con frutta dolce (uva, pera, prugna, melone, angu- ria, fichi, datteri, albicocca, banana, ciliegia, pesca, mela).

Amido + amido o proteina + proteina

La combinazione di alimenti diversi a base di amido (per esempio pasta

e patate) è corretta, ma sconsigliabile perché può indurre ad un ecces-

sivo consumo di amidi. Meglio che non diventi un'abitudine. Anche l'associazione di alimenti proteici diversi (per esempio carne e formaggi) non è incompatibile, ma è sconsigliabile perché può portare ad un eccessivo consumo di proteine.

Zuccheri semplici

Sono da consumarsi in piccole quantità e sempre lontano dai pasti, evi- tando la combinazione con qualsiasi altro alimento. Lo zucchero bian- co e i dolc i industriali sono da evitare. Per lo stesso motiv o il consum o del dolce subito dopo il pasto non è una buona abitudine a livello dige- stivo.

Le combinazioni corrette

In conclusione, per attuare le combinazioni alimentari corrette, si con-

siglia un menu che prevede:

• frutta lontano dai pasti (o almeno mezz'ora prima), meglio se a cola- zione e/o merenda.

• verdure crude a inizio pasto, seguite da cibi prevalentemente a base di carboidrati, accompagnati da verdure cotte. • verdure crude, a inizio pasto, seguite da cibi prevalentemente protei- ci, accompagnati da verdure cotte.

Nella stagione fredda è consigliabile ridurre il consumo di verdure crude

e introdurre zuppe vegetali.

Per quant o riguarda le proteine è bene ricordare che mentre quelle d'o - rigine animale sono quelle che meno si abbinano ai carboidrati per la grande differenza del pH digestivo, le proteine d'origine vegetale richie- dono un pH meno acido è pertanto sono più compatibili con i carboi- drati.

Il consumo di proteine vegetali evita il rischio di processi di putrefazio-

ne, ma non i fenomeni fermentativi (come ben sanno i grandi consu- matori di legumi). Per ridurre tal i inconvenienti pu ò essere di grand e aiuto, l'aggiunta di un pezzettino di alga kombu nell'acqua di cottura. Inoltre è bene ricordare che i legumi si digeriscono e si assimilano molto

Disturbi

dell'apparato

digerente

bene se preceduti da insalate crude e accompagnati da verdure verdi cotte a vapore o scottate; mentre va evitata la combinazione legumi + carboidrati (cereali, pasta ecc.), soprattutto in chi soffre di gonfiori addominali. I legumi sono tanto più digeribili quanto più sono yang, quindi di pic- cole dimensioni (lenticchie, azuki, piccoli fagioli); quelli molto grandi, tipo i "fagioli di Spagna" danno reazioni yin, quindi maggior fermenta- zione e dilatazione intestinale. Per i soggetti più delicati è consigliabile il consumo di lenticchie rosse decorticate o di creme di legumi. Eliminando la buccia, si rimuovono, infatti, tutti i problemi di fermen- tazione e gonfiore. Con le proteine vegetali (seitan, tofu o tempeh) il problema non si pone. Il seitan è composto da glutine, la proteina del grano e con i cereali si abbina bene, tofu e tempeh sono derivati dalla lavorazione della soia, questi alimenti nella preparazione subiscono delle trasformazioni che li rendono molto ben digeribili.

Quando è d'obbligo

Conoscere meglio i meccanismi digestivi e adattare le abitudini alimen- tari in modo da associare gli alimenti in combinazioni corrette, evitan- do ogni eccessiva rigidità, è sicuramente salutare; ma una corretta associazione alimentare diventa d'obbligo nei casi di malattia; disturbi digestivi caratterizzati da acidità di stomaco, rigurgiti acidi, digestioni difficili e prolungate, flatulenza, stitichezza, coliti, infiammazioni inte- stinali. O quando si vuole dimagrire o disintossicare l'organismo. In particolare, la dieta dissociata consente di perdere naturalmente e senza fatica i chili di troppo, se non ci sono a monte patologie o bloc- chi psicologici importanti che generano il sovrappeso. Funziona per la maggior parte delle persone; evita l'ipernutrizione, causa della gran parte delle malattie dei paesi occidentali ed è facile da attuare; infine richiede poco tempo per acquisire le nuove abitudini alimentari. Migliorando la digestione, migliora lo stato di salute generale, si ridu- ce il grado di intossicazione dell'organismo, anche il sistema nervoso acquisisce una maggior lucidità, scompare la sonnolenza post-prandia- le, e le attività mentali sono più pronte. Oltre alla mente, anche il fisico acquisisce energia e dinamismo per il minor impegno necessario per la digestione e l'eliminazione delle tos- sine.

Artrite

25

ARTRITE

Un'alimentazione corretta ed equilibrata è un'arma in più contro i disturbi articolari.

L'artrite, prima causa di mobilità limitata nel mondo occidentale, si manifesta in diverse forme, ma i sintomi finali sono sempre gli stessi:

infiammazione, dolore, rigidità, gonfiore arrossamento, calore e limi- tazione dei movimenti, inoltre può essere presente un versamento arti- colare.

I sintomi

Le artriti sono numerose e comprendono vari disturbi che vanno dalle infezioni alle malattie metaboliche e del sistema immunitario. L'interessamento di una o più articolazioni può far parte di una malat- tia sistemica (dell'intero organismo) o riguardare solamente le articola- zioni.

Diversa è l'artrosi, malattia degenerativa caratterizzata da una perdita della cartilagine articolare e da ipertrofia (ingrossamento) dell'osso, in cui manca la componente infiammatoria e pertanto le articolazioni non presentano l'arrossamento cutaneo e il calore tipico delle artriti. L'artrosi è frequente negli anziani, ma può colpire anche i giovani se la cartilagine è stata danneggiata da lesioni traumatiche, infezioni o deformazioni congenite. I processi di logorio hanno una notevole importanza nella comparsa di questa patologia: l'abrasione e la perdi- ta della cartilagine possono portare alla sua scomparsa totale. L'osso ai margini dell'articolazione risponde al danno cartilagineo con la forma- zione di osteofiti: questi sono come dei becchi che originano dai mar- gini articolari lungo il contorno dell'articolazione. La forma primaria di artrosi, quella non causata né da traumi, né da infezioni, è legata alla costituzione e quindi al metabolismo del sogget-

10 II sintomo fondamentale è il dolore a livello delle articolazioni inte-

ressate, soprattutto con la stazione eretta e il movimento. Quasi sem- pre si accusa anche rigidità che compare dopo il riposo (tipica la rigi- dità mattutina che dura pochi minuti) per poi scomparire dopo pochi minuti dalla ripresa del movimento.

L'artrite reumatoide

Qui affronteremo in maniera particolare l'artrite reumatoide, una forma cronica dell'artrite che colpisce l'intero organismo e in particola-

re le articolazioni periferiche: mani, piedi, caviglie, ginocchia, di solito a distribuzione simmetrica. Colpisce dall' 1 al 3% della popolazione, le donne tre volte più degli uomini. In generale, l'inizio della malattia è tra

i venti e i quarant'anni, anche se può manifestarsi a qualsiasi età.

All'origine della patologia vi sono meccanismi immunologici: è infatti una malattia autoimmune, essendo causata da un errato attacco da parte del sistema immunitario. La causa della reazione autoimmune è sconosciuta. Si pensa ad una predisposizione genetica, un'anomala permeabilità intestinale, fattori nutrizionali, allergie alimentari e stile di vita.

Le parti più colpite sono in genere le articolazioni di mani, piedi, polsi, caviglie e ginocchia.

11 meccanismo alla base di questa patologia è relativamente semplice:

nel liquido sinoviale delle articolazioni 1 e nel sangue sono presenti i fat- tori reumatoidi, che non sono altro che autoanticorpi. Questi anticorpi, che in condizioni normali difendono l'organismo dall'aggressione di agenti esterni, nel caso dell'artrite reumatoide si rivolgono invece con- tro sostanze prodotte dal corpo stesso, nel caso specifico contro i com- ponenti del tessuto articolare.

In genere, l'inizio della malattia si annuncia gradualmente, ma talvolta può essere anche improvviso. Affaticamento, debolezza, febbricola,

perdita di peso, rigidità articolare e vago dolore articolare possono pre- cedere di parecchie settimane la comparsa dei dolori forti e del gonfio- re. Man mano che l'artrite avanza si sviluppano deformità alle articola- zioni di mani e piedi; mentre le contratture in flessione delle ginocchia

e

delle anche compromettono notevolmente la deambulazione.

Il

decorso della patologia è variabile e imprevedibile, e sono molto fre-

quenti le remissioni spontanee, soprattutto nella fase iniziale o nelle

1. Il liquido sinoviale è contenuto nella cavità articolare all'interno della capsula artico- lare, una sorta di manicotto fibroso che avvolge i due capi articolari.

Curarsi con il cibo

forme lievi, così come le esacerbazioni. Secondo le statistiche mediche, il 10% dei soggetti colpiti arriva a una forma grave che li costringe sulla sedia a rotelle o a letto; mentre la maggior parte è costretta a vivere una forma di gravità intermedia tra questi due estremi.

Terapia vegetariana

L'alimentazione è già da molti anni considerata molto importante nella

cura delle artriti. Si è visto che tali patologie e in particolare l'artrite reu- matoide non si riscontrano nelle popolazioni che seguono una dieta naturale, mentre sono molto frequenti nel mondo occidentale. Dal punto di vista dietetico è dunque consigliabile seguire un'alimenta- zione ricca di alimenti integri e biologici, ricca di cereali e verdure (quin-

di di fibre) e povera di zuccheri, carni, carboidrati raffinati e grassi satu-

ri di derivazione animale, latticini compresi. Tra i vegetali sono da evita-

re le Solanacee (pomodori, peperoni, melanzane e patate) che tendo- no ad acidificare.

In ogni caso è sempre utile controllare le intolleranze alimentari per evi-

tare gli alimenti che recano disturbo.

In Norvegia, presso l'Oslo Rheumatism Hospital, è stato eseguito uno

studio di tredici mesi su pazienti affetti da artrite reumatoide. Il grup- po in trattamento seguiva una dieta terapeutica, mentre il gruppo di controllo mangiava liberamente. La dieta terapeutica è iniziata con un digiuno di sette-dieci giorni durante i quali erano ammessi solo tisane, brodo vegetale, aglio, decotti di patate e prezzemolo, succhi di carote, barbabietole e sedano; mentre non erano consentiti i succhi di frutta. Dopo il digiuno i pazienti riprendevano un cibo "nuovo" ogni due gior- ni e se provocava peggioramento dei dolori articolari con gonfiore e rigidità, quel cibo era tolto dalla dieta per almeno sette giorni; se una volta reintrodotto ricomparivano i sintomi veniva eliminato dalla dieta in modo permanente.

I risultati dello studio hanno indicato che il breve digiuno, seguito da una dieta vegetariana, provocava, in molti pazienti, una sostanziale riduzione della patologia.

Meno grassi, più antiossidanti

Nelle patologie infiammatorie è molto importante ridurre i grassi ani- mali, in quanto diminuiscono la quantità di acido arachidonico dispo- nibile per la conversione in leucotrieni e prostaglandine infiammatorie. Invece il consumo di pesce dei mari freddi (sgombri, salmone, sardine, aringhe) è molto utile in quanto fornisce acidi grassi insaturi antinfiam-

Artrite

27

matori. In questi casi si può assumere anche olio di fegato di merluzzo, oppure olio di lino spremuto a freddo. Inoltre sono significative le sostanze antiossidanti come selenio, vitami- na E, vitamina C, manganese, zinco, di cui sono molto ricchi i vegetali freschi, verdure, succhi e alghe marine. Per contrastare le artrit i sono molto importanti anche i bioflavonoidi contenuti negli agrumi, nelle ciliegie e nei frutti di bosco. Può essere molto utile anche il succo di ribes spremuto a freddo. Anche l'ananas, grazie al contenuto di bromelina (enzima antinfiam- matorio) e lo zenzero inibiscono la produzione di composti infiamma- tori. Già 5 g di zenzero fresco al dì o in alternativa 0,1-1 g di zenzero in polvere producono miglioramento dei sintomi con riduzione del dolore, diminuzione del gonfiore e della rigidità mattutina, aumento della mobilità articolare. Con il succo di zenzero fresco e di ananas fresco si può preparare un'ot- tima bevanda benefica per tutte le persone che soffrono di artrite.

Curcuma, miso e verdure

Un altro rimedio molto efficace è la curcuma, una spezia indiana di colore giallo e dal sapore delicato, particolarmente ricca di curcumina caratterizzata da un elevato effetto antiossidante e antinfiammatorio. Tale sostanza stimola infatti il rilascio di corticosteroidi del surrene (cor- tisone interno), determina l'attivazione dei recettori del cortisone potenziandone l'attività, previene la degradazione del cortisone. La spezia può essere aggiunta al condimento di cereali o verdure. L'effetto è potenziato se si miscela la curcuma all'olio di lino, assunta fino a tre volte al dì lontano dai pasti. Anche il miso, prodotto fermentato della soia con cui si preparano zuppe vegetali, è un ottimo antiartritico, oltre a svolgere numerose altre funzioni positive come alcalinizzante, regolatore della flora intestinale e depuratore del fegato. Si usa stemperato nel brodo a fine cottura. Infine tra le verdure si raccomandano: porro, sedano, carote, cipolle, cavolo e barbabietola rossa. Particolarmente adatta a chi soffre di artrite reumatoide è anche la bal- neoterapia. Si tratta dell'utilizzo terapeutico di bagni minerali (sulfurei e nelle acque del Mar Morto) e impacchi di fango e zolfo. Una manie- ra piacevole ed efficace nella cura di questo disturbo così insidioso e diffuso.

28 Curarsi con il cibo

Aglio

Agrumi

Alghe

Ananas

Aringhe

Barbabietole rosse

Carote

Cavolo

Gli -g'e

Cipolle Curcuma Frutti di bosco

Alimenti Sì

Miso Olio di fegato di merluzzo Olio di lino

Porro

Prezzemolo

Ribes, succo

Salmone

Sardine

Sedano

Sgombri

Verdure fresche

Zenzero

Alimenti No

Carboidrati raffinati Carne Frutta, succhi Grassi saturi di derivazione animale

Latticini

Solanacee

(pomodori,

peperoni, patate)

melanzane,

ASMA ALLERGICO

In caso di asma allergico, oggi sempre più diffuso, un ruolo importan- te di contenimento può essere svolto dalla dieta. Negli ultimi anni è aumentata notevolmente la diffusione di questa patologia. Qual è la sua origine? Numerosi studi epidemiologici hanno oramai dimostrato che accanto alla componente genetica ereditaria (per fortuna in un'elevata percentuale di casi, l'asma infantile tende a regredire completamente) un ruolo di grande importanza è svolto da fattori ambientali. In pratica, come si è già detto nel paragrafo sulle allergie, queste pos- sono essere interpretate come una sorta di iperattività, una reazione esagerata da parte del sistema immunitario nei confronti di sostanze disperse nell'ambiente (pollini, polvere, peli di gatto ecc.), normalmen- te innocue per la maggior parte delle persone, ma che negli individui predisposti fanno scattare la reazione allergica. L'allergia prevede sempre due momenti distinti: una prima fase detta di "sensibilizzazione", in cui il soggetto viene a contatto con la sostanza scatenante (antigene), dopo di che il sistema immunitario reagisce pro- ducendo anticorpi specifici (IgE) che si legano a cellule del tessuto con- nettivo (mastociti) e cellule del sangue (basofili). In un secondo tempo, in seguito ad una nuova esposizione alla stessa sostanza, l'antigene si lega a due IgE adiacenti, creando in questo modo dei "ponti" , fenome- no che stimola la degranulazione di mastociti e basofili e la sintesi ex novo di mediatori infiammatori i quali, una volta liberati, provocano vasodilatazione, aumento della permeabilità dei vasi e delle secrezioni ghiandolari. Nell'asma i mediatori chimici, liberati a livello bronchiale, determinano la contrazione della muscolatura liscia dei bronchi, causando un'ostru- zione bronchiale che^determina una difficoltà respiratoria (dispnea),

30 Curarsi con il cibo

accompagnata durante l'espirazione da caratteristici sibili. Il soggetto assume spontaneamente una posizione per cui gli è più facile respira- re, seduto con i gomiti appoggiati al tavolo. Molto spesso la crisi asma- tica è accompagnata o è seguita da una tosse con espettorazione di muco scarso e molto viscoso.

A tavola

In genere, per i soggetti allergici è importante seguire un'alimentazio- ne a basso contenuto di sostanze allergizzanti e amine vasoattive; in particolare, vanno eliminati dalla dieta: latte e derivati, uova, noci, mol- luschi, salumi, bibite alcooliche, cioccolato e alcuni frutti come kiwi, fragole, arance e più in generale alimenti, bevande e farmaci trattati con additivi (coloranti e conservanti). Il latte e i suoi derivati sono da evitare soprattutto per coloro che sof- fron o di asma e/o rinite allergica, questo perch é tali alimenti provoca- no un'ipersecrezione di muco in soggetti che hanno una funzione emuntoriale costituzionalmente ridotta, quindi una minor capacità di eliminare le tossine, la cui azione si ripercuote in particolare a livello respiratorio. In particolare, additivi come la tartrazina e i benzoati stimolano la pro- duzione di un composto che aumenta il numero delle cellule mastoci- te nell'organismo. Queste, come abbiamo sopra menzionato, sono coinvolte nella produzione dell'istamina e di altri mediatori che provo- cano la reazione allergica. Una persona in cui i mastociti sono numero- si sarà in genere più esposta alle allergie.

Attenzione al fegato

La reazione allergica è un momento in cui, attraverso lo scatenarsi del processo infiammatorio, l'organismo pone le condizioni per eliminare il sovraccarico di tossine che non riesce in altro modo a liberare. Normalmente gli organi emuntori (pelle, reni, intestino, polmoni) prov- vedono a purificare l'organismo e a liberarlo dal carico tossico accumu- lato quotidianamente. Accumulo che può essere sia fisico che psichico. Lo stress di per sé, indebolisce la capacità di eliminazione degli organi emuntori, superata una determinata soglia scatta l'allarme ed intervie- ne il processo infiammatorio. Spesso il soggetto allergico ha il fegato in sovraccarico, anche per que- sto è bene che eviti latticini, proteine animali in eccesso, ma anche le Solanacee (in particolare pomodori, peperoni e melanzane), arachidi e noci. Trae invece grande giovamento dagli alimenti di provenienza bio-

Asma allergico

logica come: cereali integrali, verdura, frutta, legumi, pesce, alghe, miso, oli spremuti a freddo, alcuni semi oleosi (fatta eccezione di ara- chidi e noci). Esistono diversi studi epidemiologici che hanno rilevato importanti miglioramenti nei soggetti sofferenti di asma allergico in seguito al cambiamento del regime alimentare. In particolare, una prova di lunga durata su un gruppo di asmatici passati alla dieta vegetariana, con l'e- liminazione di tutti i prodotti animali, ha mostrato un significativo miglioramento già dopo quattro mesi di adozione della nuova dieta nel 71 % dei casi, e nel 92% dei soggetti dopo un anno. Analogamente, di grande aiuto può risultare al soggetto allergico anche la rilevazione delle intolleranze alimentari, in modo da poter eli- minare quegli alimenti che stimolano l'ipersensibilità del sistema immu- nitario.

Caffè contro l'asma

Concludiamo questo paragrafo suggerendo un semplice, quanto effi- cace rimedio contro l'asma. Nei periodi in cui le crisi d'asma si intensi- ficano, può risultare molto utile, ma solo per gli adulti, un enteroclisma al caffè, preparato con due litri d'acqua e sei cucchiai rasi di caffè. Portare a ebollizione per una decina di minuti, lasciare intiepidire e fil- trare. Dopo avere effettuato l'enteroclisma con il caffé, si ripete il lavag- gio, ma solo con acqua tiepida in modo da eliminare i residui di caffè. L'enteroclisma al caffè provoca, per via riflessa, lo svuotamento della cistifellea, eliminando la bile che ristagna, con un immediato sollievo dello spasmo respiratorio. Unica controindicazione: il diabete. A livello energetico l'effetto positivo si spiega con l'implicazione del "fegato" nei disturbi allergici delle vie respiratorie. È controindicato nei soggetti diabetici e nei bambini.

Curarsi con il cibo

Alimenti Sì

Alghe

Pesce (da preferire alla carne per il suo contenuto in acidi grassi insaturi; gli omega-3 riducono la sintesi dei leuco- trieni, sostanze altamente infiammatorie)

Cereali integrali

Frutta (esclusi kiwi, fraqole e arance)

Legumi

Miso

Semi e olio di lino spremuto a freddo (ricchi di omega-3, un cucchiaino di olio di lino o di semi di lino macinati al dì).

Ortaggi (escluse le Solanacee)

 

Alimenti No

Additivi (in generale tutti gli alimenti che li contengono)

Latte e derivati

Molluschi

Arachidi

Noci

Arance

Salumi

Bibite alcooliche

Semi oleosi (solo noci e arachidi)

Carni

Solanacee (in particolare pomodori, peperoni e melanzane)

Cioccolato

Fragole

Uova

Kiwi

Prodotti per la pulizia e asma infantile

I prodotti per la pulizia della casa sembrano aumentare il rischio di asma nei bambi-

ni. E quanto emerge da uno studio realizzato a Perth, in Australia, dalla Curtin University of Technology. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica britannica Thorax, indica che i bimbi esposti ai vapori dei prodotti comunemente utilizzati per la pulizia della casa, come detergenti e lucidi per mobili, sono quattro volte più a

rischio di contrarre l'asma rispetto ai loro coetanei non esposti alle stesse sostanze.

I ricercatori hanno esaminato i livelli dei composti chimici presenti nelle abitazioni di

88 bambini affetti da asma e di 104 bambini sani ed hanno scoperto che nelle case dei bambini con l'asma i livelli di questi composti erano notevolmente più elevati rispetto alle abitazioni dell'altro gruppo di bimbi. Tra gli altri fattori che aumentano il rischio di asma vi sono anche moquette, aria condizionata, divani e il riscaldamento autonomo negli appartamenti.

CALCOLI BILIARI

I calcoli biliari sono più diffusi di quanto si crede. A soffrirne è il 10% della popolazione statunitense; il 20% se si considerano i soggetti di età superiore ai quarant'anni. In Italia, la situazione non è certo miglio- re: interessa circa il 15% degli ultraquarantenni e colpisce prevalente- mente le donne che ne sono affette in misura quattro volte superiore rispetto agli uomini, come del resto succede nelle altre nazioni europee. La malattia è più frequente nelle donne, probabilmente in seguito alle gravidanze che predispongono ad una ipercolesterolemia e a disturbi di svuotamento della cistifellea. Ma cosa sono i calcoli biliari e perché si formano nell'organismo? In condizioni normali la bile è composta da acidi biliari e fosfolipidi che mantengono in soluzione il colesterolo. Quando questo equilibrio si altera il colesterolo, ma anche i sali biliari o entrambe queste sostanze insieme, precipitano e si aggregano tra loro, originando formazioni cri- stalline che aumentando gradualmente di dimensioni, si depositano all'interno dei dotti biliari e della cistifellea, una piccola borsa ovoidale situata sulla superficie inferiore del fegato, dove si raccoglie la bile. Questa è un liquido viscoso, filante, di color giallo-bruno o verde, alca- lino che viene continuamente secreto dal fegato, la cui funzione è quel- la di facilitare l'assorbimento dei grassi e rinforzare l'azione dei fermen- ti pancreatici, due azioni indispensabili per una digestione ottimale e completa.

Le cause

In particolare, in assenza di cibo nello stomaco e nel duodeno, la bile si accumula in un dotto biliare (coledoco) a causa della chiusura dello sfintere di Oddi (localizzato sul duodeno), quando la pressione rag- giunge un valore critico la bile riempie la cistifellea.

34

Curarsi con il cibo

Quando il cibo entra nel duodeno lo sfintere di Oddi si rilassa, la cisti- fellea si contrae, la bile entra nel duodeno e la cistifellea si svuota len- tamente. A stimolare l'emissione di bile nel duodeno sono i costituenti del cibo: in primo luogo i grassi e poi le proteine. I carboidrati (zucche- ri) non svolgono alcun effetto sulla cistifellea o hanno un'influenza di tipo inibitorio. Il rilascio di bile da parte della cistifellea è mediato da un ormone, la colecistochinina, liberato dalla mucosa intestinale quando entrano nel duodeno alimenti grassi come per esempio il tuorlo d'uo- vo o la panna. La principale causa di formazione di calcoli biliari è l'aumento di con- centrazione di alcuni component i della bile. Per esempio, un aumento del livello di colesterolo o di bilirubina (pigmento derivante dalla distru- zione dei globuli rossi) nel siero può portare ad un incremento del loro contenuto nella bile; di conseguenza si può avere una loro precipitazio- ne che dà origine poi alla formazione di calcoli. I calcoli di colesterolo sono duri, giallo-grigiastri, con superficie granulosa, i calcoli di coleste- rolo puri sono rari, più spesso vi è una commistione di bilirubina o bili- rubinato di calcio. In caso di anemie emolitiche prolungate invece si possono riscontrare calcoli puri di bilirubina. Un altro fattore scatenante la formazione di calcoli è il ristagno di bile che può essere dovuto ad un difettoso svuotamento della cistifellea o a un'ostruzione organica dei dotti biliari che determinano un'elevata concentrazione di colesterolo e di pigmenti biliari a causa dell'eccessi- vo riassorbimento di acqua e sali facilmente solubili. In queste circo- stanze si formano i calcoli misti che sono i più comuni. Infine la terza causa importante nella formazione di calcoli è un'infiam- mazione della cistifellea o dei condotti biliari provocata da infezioni di natura batterica che possono portare ad un'alterazione nella composi- zione della bile. Nella maggior parte dei casi la calcolosi biliare è asintomatica: non pro- voca disturbi particolari e viene scoperta casualmente nel corso di altre indagini. Più della metà dei soggetti sofferenti non svilupperà sintomi

o complicazioni nemmeno nel corso degli anni. Negli altri casi com-

paiono sintomi generici quali malessere ai quadranti superiori dell'ad- dome, meteorismo (gas), eruttazioni. Non tutti, però, sono così fortu- nati: alcuni pazienti possono lamentare disturbi digestivi, nausea, vomi-

to e dolore viscerale. Nella peggiore delle ipotesi poi, quando i calcoli

si muovono lungo le pareti della cistifellea, si hanno episodi acuti e

molto dolorosi, cioè le coliche biliari, caratterizzate da un forte dolore

addominale che tende a irradiarsi anche alla schiena. Probabilmente l'u-

Calcoli biliari

35

nico sintomo inequivocabile è l'ittero, cioè la colorazione giallastra della cute dovuta all'entrata in circolo della bile che non può più compiere il suo percorso fisiologico a causa dell'ostruzione del coledoco, causata da uno o più calcoli. In ogni caso, i sintomi dipendono da dimensioni, numero e sede dei calcoli. Piccoli calcoli multipli spesso causano episo-

di intermittenti di dolore intenso e improvviso in coincidenza del pas-

saggio di un piccolo calcolo nel dotto biliare comune. L'attacco con il ben noto "piegarsi in due" del soggetto cessa solo quando lo spasmo

si allevia. I calcoli grandi invece possono causare dolore per ostruzione

intermittente al deflusso della bile dalla cistifellea. Nei casi più gravi si possono avere complicanze sottoforma di colecisti-

te (infiammazione della cistifellea) acuta o cronica, pancreatite, infiam-

mazione dei dotti, calcolosi del coledoco, fistole biliari interne.

Oltre il 60% dei soggetti affetti da calcoli biliari va incontro ad una sola colica o a nessuna, la maggior parte dei rimanenti avrà solo dolore epi- sodico. Occorre pertanto valutare i singoli casi per decidere se rimuove-

re la cistifellea per evitare le complicanze o intervenire con l'alimenta- zione e la fitoterapia ed evitare l'intervento chirurgico.

La carenza di fibre

La tesi che la causa principale dei calcoli biliari, in soggetti costituzio-

nalmente predisposti, sia il consumo di alimenti poveri di fibre, trova ormai numerose conferme scientifiche. La dieta occidentale ricca di car- boidrati e grassi, povera di fibre, riduce la sintesi di acidi biliari da parte del fegato e quindi la concentrazione di acidi biliari nella cistifellea. Lè fibre, e in particolare quelle capaci di legarsi all'acido desossicolico come quelle idrosolubili che si trovano nella verdura, nella frutta, la pectina, la crusca d'avena e la gomma di guar, sono estremamente importanti per prevenire ed eliminare la maggior parte dei calcoli bilia- ri. Le proteine animali ed in particolare la caseina dei latticini hanno dimostrato di favorire la formazione di calcoli, mentre le proteine vege- tali, come la soia, ne contrastano la formazione. L'obesità provoca un aumento nella sintesi di colesterolo ed è spesso associata a calcolosi biliare. La riduzione del peso attraverso un'alimenta- zione corretta accompagnata da un esercizio fisico adeguato porterà dunque benefici anche a livello biliare. A questo proposito è importante ricordare che durante una fase attiva di dimagrimento la percentuale relativa del colesterolo biliare all'inizio aumenta, questo perché, anche se durante il calo ponderale la secrezione di tutti i componenti biliari decre- sce, quella degli acidi biliari diminuisce più di quella del colesterolo.

Curarsi con il cibo

Calcoli biliari

37

Pertanto chi segue un programma di dimagrimento ha bisogno di cibi ricchi di fibra e grande abbondanza di liquidi per mantenere la giusta proporzione d'acqua nella bile. In questi casi, i liquidi più indicati sono l'acqua e i succhi freschi di verdura e frutta. Una volta stabilizzato il peso la secrezione di acidi biliari si normalizza mentre il colesterolo rimane basso. L'effetto finale del dimagrimento è una riduzione significativa nella percentuale relativa del colesterolo biliare.

Gli alimenti consigliati

Una dieta a base di cereali integrali, frutta e verdura di stagione risulta

in molti casi efficace per prevenire tale disturbo e risolvere le situazioni

meno gravi. Saranno dunque da sostituirsi gli alimenti raffinati con cereali integrali ricchi di fibre e i grassi d'origine animale (in particolare latticini, uova e insaccati) con proteine vegetali e in particolare legumi e soia (tofu e tempeh, panna vegetale ecc.), il tutto accompagnato da frutta di sta- gione, verdure in abbondanza e ogni tanto pesce. Un'azione importante nelle calcolosi è svolto dalle allergie alimentari. Alcuni studi confermano l'asintomaticità dei pazienti che avevano eli- minato i cibi ai quali erano allergici; mentre l'aggiunta di uova alla dieta provocava attacchi nel 93% dei soggetti. Questo perché sembra che l'ingestione di sostanze allergeniche provochi il rigonfiamento dei dotti biliari, ostacolando l'uscita della bile dalla cistifellea.

Colina e inositolo

Di

grande interesse è infine il ruolo svolto dagli alimenti ricchi di fatto-

ri

lipotropi (stimolano il flusso di grasso verso e dal fegato e aumenta-

no la solubilità della bile) come la colina e l'inositolo. Si tratta di sostan-

ze vitamino-simili, caratterizzate da un'azione analoga alle vitamine nel catalizzare le reazioni chimiche nell'organismo, ma non essenziali in quanto possono essere prodotte dall'organismo a partire da altri com- ponenti presenti negli alimenti.

La colina ha la funzione vitale di produrre i principali componenti delle

membrane cellulari, inoltre è necessaria per il corretto metabolismo dei

grassi. Il nostro organismo può produrla a partire da due diversi ami- noacidi (metionina o serina), si trova nei cereali e nei legumi in forma

di fosfatidilcolina, oppure è disponibile in forma libera nelle verdure, in

particolare nel cavolfiore e nella lattuga. L'inositolo agisce in stretta relazione con la colina, buone fonti vegeta- li sono agrumi, cereali integrali, semi oleosi e leguminose.

In conclusione, si può affermare che esiste certamente una tendenza costituzionale che può portare alla formazione di calcoli biliari, ma è altrettanto vero che un'alimentazione corretta è un'ottima prevenzio- ne; se i calcoli sono già presenti è possibile evitare che se ne formino litri, talora è possibile scioglierli (dipende dalla loro composizione) ed in molti casi (da valutare singolarmente) è possibile evitare l'intervento chirurgico.

I fattori che favoriscono la calcolosi biliare

1,1 gravidanza e il dimagrimento troppo rapido.

Il sesso femminile, l'uso di anticoncezionali orali, le terapie estrogeniche sostitu- tive per la menopausa.

La familiarità in linea femminile, da madre a figlia si trasmette la predisposizione. Il diabete.

Llevati livelli di trigliceridi nel sangue.

L'obesità

La razza, i nativi americani e gli scandinavi sono geneticamente più soggetti alla colelitiasi.

Un'età superiore ai quarantanni.

Dieta ipercalorica o troppo ricca di grassi.

Assunzione di farmaci ipolipemizzanti della famiglia dei fibrati.

••••••••••••••HHMnMnnMHnnM ^

Alimenti Sì

Cereali integrali

Semi oleosi

Frutta di stagione

Soia

Legumi

Tempeh

Panna vegetale

Tofu

Pesce (sporadicamente)

Verdure di stagione

Alimenti No

Carni

Pane bianco

Insaccati

Pasta bianca

Latticini

Uova

Olio di semi industriale

Calcoli urinari

39

CALCOLI URINARI

I calcoli urinari sono una patologia antica quanto l'uomo, di sicuro

affliggono il genere umano da almeno sei o sette millenni, come prova

il calcolo ritrovato nelle vie urinarie di una mummia egizia risalente al

4.800 a.C. L'analisi del calcolo ritrovato nella mummia ha rivelato la presenza di un nucleo di acido urico circondato da strati di fosfato di calcio, carbonato di calcio e fosfato di ammonio e magnesio. Ancora oggi, nonostante i progressi della medicina, i calcoli urinari rap- presentano un problema rilevante. Mediamente, negli Usa, circa un adulto su 1000 viene ospedalizzato per calcolosi urinaria e calcoli uri- nari si riscontrano nell'1% di tutte le autopsie. L'età in cui l'incidenza di questa patologia è massima, è tra i venti e i cinquantacinque anni.

Alle origini dei calcoli

Non è ancora stata definita con certezza la causa dei calcoli urinari. Gli studiosi sono comunque concordi nell'individuare una correlazione con i fattori che aumentano la concentrazione di cristalloidi nell'urina (disi- dratazione) o con un'eccessiva escrezione di costituenti calcolosi (cal- cio, ossalato, urato, cistina, xantina, talora, ma più raramente, fosfato). Inoltre sono state identificate aree geografiche dove l'incidenza dei cal- coli urinari è particolarmente elevata; è noto per esempio che i climi caldi favoriscono la comparsa di calcoli e ciò vale soprattutto per le per- sone che vengono esposte per la prima volta ad un ambiente in cui la perdita insensibile di acqua è elevata. In questi casi il flusso urinario si riduce per la disidratazione in atto, l'urina pertanto è più concentrata ed è più probabile la precipitazione dei sali che vi sono disciolti. La maggior parte dei calcoli originano nel rene e sono composti da una matrice organica che, nella maggioranza dei casi, contiene un miscu- glio vario di ossalato di calcio, fosfato di calcio e fosfato di ammonio e

magnesio. Talvolta i calcoli contengono acido urico o cistina. Esistono malattie metaboliche associate alla formazione di un partico- lare tipo di calcoli, tra queste la più comune è l'iperparatiroidismo. Anche la presenza di infezioni alle vie urinarie è un fattore che contri- buisce alla formazione di calcoli, così come la stasi urinaria, di conver- so un calcolo può provocare ostruzione e stasi urinaria che a sua volta predispone a un'infezione che favorisce la formazione di altri calcoli. In generale comunque un'adeguata idratazione è in grado di diluire qualsiasi sostanza che tende a precipitare rendendo così più improba- bile la formazione di calcoli.

Ce ne sono di vario tipo

I calcoli urinari possono essere solitari o multipli, rimanere all'interno

del rene o trasferirsi nell'uretere. Un calcolo grosso può danneggiare il rene per la sua dimensione che può comprimere il tessuto renale e pro- vocare ostruzione al flusso di urina.

I sintomi possono essere del tutto assenti o si può avere la tipica "colica

renale". Il dolore è intermittente, lancinante, origina solitamente al fian- co o in regione renale e si irradia attraverso l'addome lungo il decorso dell'uretere, frequentemente nella regione dei genitali e nel lato interno della coscia. I sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, distensione

addominale) possono camuffare l'origine urinaria. Brividi, febbre, ema- turia (sangue nelle urine) e pollachiuria (minzione frequente) sono fre- quenti, particolarmente quando un calcolo scende nell'uretere.

Le abitudini alimentari

L'alta percentuale di calcoli a base di calcio che si riscontra nella popo- lazione dei paesi industrializzati è associata direttamente alle abitudini alimentari: carboidrati poveri di fibra e molto raffinati, alcool, proteine animali in quantità, cibo ricco di grassi e di calcio, sale in abbondanza, cibo arricchito da vitamina D a forti dosi.

Va anche detto che l'eccessivo consumo di proteine, tipico della dieta occidentale è una della cause principali di tante malattie legate al meta- bolismo del calcio, tra cui l'osteoporosi e i calcoli urinari. In particolare, un eccessivo consumo di proteine animali favorisce l'eliminazione del calcio con le urine, aumentando i rischi di calcoli. Ecco perché, la sem- plice modificazione della dieta attraverso un maggior consumo di frut- ta e verdura, meno zucchero, pane integrale invece di quello raffinato,

è in grado di prevenire, nella maggior parte dei casi, la manifestazione o la ricorrenza di calcoli renali.

40 Curarsi con il cibo

Attenzione al sovrappeso

Anche il peso eccessivo ed un cattivo metabolismo dei carboidrati sono fattori ad alto rischio per la formazione di calcoli, perché portano entrambi ad aumento nell'escrezione del calcio con le urine. Numerosi studi clinici dimostrano infatti che dopo l'ingestione di zucchero, si registra un aumento del contenuto di calcio nelle urine, cosa che non avviene con il consumo di cereali integrali, legumi e verdure. Il magnesio è invece un elemento fondamentale per la prevenzione dei calcoli, in quanto aumenta la solubilità dell'ossalato di calcio e inibisce la precipitazione sia del fosfato che dell'ossalato di calcio. L'effetto è ancora più spiccato quando il magnesio è combinato con la vitamina B 6 o piridossina. I cibi che li contengono sono: orzo, crusca, grano saraceno, segale, avena, riso, soia, mais, fagioli, patate, avocado.

No ai latticini

Attenzione anche al consumo di latticini, in modo particolare se asso- ciati ad antiacidi, e agli alimenti (latte compreso) addizionati con vita- mina D. La ragione è molto semplice: così come aumenta l'assorbimen- to di calcio da parte dell'organismo, la vitamina D determina anche un innalzamento della concentrazione di calcio nelle urine, aumentando così il rischio di calcoli. Inoltre, il latte addizionato con vitamina D abbassa il magnesio organico che svolge un ruolo positivo nella preven- zione dei calcoli.

Le proprietà dei mirtilli

Per tutt i i tip i di calcoli è assolutamente vitale aumentare la quantit à di urina in modo da diluirla. È bene dunque assumere molti liquidi, di pre- ferenza acqua a bassissimo contenuto di sali, il cui valore è indicato in etichetta sotto la voce: Residuo fisso a 180 °C. Il residuo fisso è quello che rimane, dopo aver fatto evaporare l'acqua a 180 °C. Quanto più alto è, tant o maggiore sarà il contenuto di sali minerali. Per il consumo quotidiano è consigliabile bere un'acqua con residuo fisso inferiore a 30 mg/l, oppure succhi freschi di frutta o verdura a sufficienza per pro- durre un volume giornaliero di urina di almeno un litro e mezzo. Per quant o riguard a i succhi è bene evitare quelli di spinaci che sono ricchi di calcio e di ossalato; in ogni caso è preferibile consumare suc- chi di diverso tipo. Si è visto per esempio che il succo di mirtilli è in grado di ridurre del 50% il calcio in forma ionica presente nell'urina dei pazienti con calcoli renali recidivanti. Purtroppo, la maggior parte dei succhi in commercio sono composti per un terzo di succo di mirtilli

Calcoli urinar!

41

mescolato con acqua e zucchero; meglio consumare il succo puro, magari diluito con acqua o con del succo di mele se lo si desidera più dolce.

Il succo di agrumi

Anche i succhi di agrumi possono offrire un certo grado di protezione contro i calcoli urinari, perché forniscono acido citrico. Studi clinici hanno evidenziato un calo del contenuto di citrato urinario nel 20-60% dei soggetti con calcoli renali. La ragione risiederebbe nella capacità del citrato di ridurre la saturazione urinaria di sali di calcio, responsabili della formazione di calcoli. Quando il livello dei citrati è basso, l'azione inibitrice del citrato non si verifica ed è più probabile che ne segua la formazione di calcoli. Sempre a fini preventivi, risulta molto efficace il consumo di verdure a foglia verde, lattuga, cavolo, prezzemolo, che tra l'altro sono anche una buona fonte di vitamina K naturale. Un'ultima nota riguarda i metalli pesanti come piombo, mercurio, allu- minio, uranio e cadmio che oltre a essere tossici per i reni, possono pro- vocare calcoli. Attraverso alcuni test, tra cui il mineralogramma, è pos- sibile individuare un'eventuale accumulo di metalli pesanti ed attuare un adeguato programma di disintossicazione.

Alimenti Si

Agrumi, succo

Grano

saraceno

Prezzemolo

Avena

Lattuga

Riso

Avocado

Mais

Segale

Cavolo

Mirtilli, succo

Soia

Crusca

Orzo

Verdure a foglia verde

Fagioli

Pane integrale

 

Frutta

Patate

 

Alimenti No

 

Alcool

Pane bianco

Sale (eccessivo)

Cereali raffinati

Proteine animali (eccessi-

Spinaci

Latticini

ve)

Zucchero

Candidosi

43

CANDIDOSI

Stanchezza, irritabilità, depressione, gonfiore, disturbi intestinali e digestivi, sono i sintomi più comuni della candida intestinale, una pato- logia molto diffusa, contro la quale, la migliore medicina rimane una dieta adeguata. L'essere umano vive in continua simbiosi con numerosi microrganismi onnipresenti nell'ambiente e parte integrante della nostra vita. Nell'intestino di un individuo sano se ne contano oltre 400 specie e il loro peso complessivo raggiunge in media il chilogrammo. La maggior parte di questi nostri ospiti riveste un ruolo importante in un gran numero di processi fisiologici: degradano i pigmenti biliari, sintetizzano le vitamine (K, B 1( B 6 ) e frenano la proliferazione dei microrganismi patogeni, diventando così parte integrante del nostro sistema immuni- tario. Tra i numerosi virus, batteri e fungh i microscopici che colonizza- no il nostro organismo vi è anche la Candida albicans, un lievito beni- gno che s'instaura nell'intestino di tutti gli esseri umani, in genere poco dopo la nascita, e vi rimane sempre presente. In condizioni normali, la candida è benefica e svolge un ruolo impor- tante nella digestione degli zuccheri. La sua presenza diventa patologi- ca solo quando, in seguito ad un indebolimento del sistema immunita- rio, comincia a moltiplicarsi a dismisura all'interno del corpo umano. Una volta attraversata la mucosa intestinale, arriva nel flusso sangui- gno, dove libera le proprie tossine che vengono assorbite dall'organi- smo, dando luogo ai tipici sintomi della "sindrome da lievito": stan- chezza, irritabilità, alterazioni dell'umore, depressione, allergie, distur- bi intestinali, rallentamento della digestione, intolleranze alimentari, aria nell'intestino, gonfiori ecc. Inoltre, la candida interferisce con l'assorbimento ed il metabolismo dei nutrienti essenziali: vitamine, minerali e aminoacidi; indebolendo ulte-

riormente l'intero organismo. Si viene così a creare un circolo vizioso con il rischio della cronicizzazione di questa sindrome, con la quale, spesso, si finisce per convivere per anni sottovalutandone la gravità e subendo un progressivo indebolimento di tutto l'organismo, fino ad arrivare ad uno stato di stanchezza permanente che diventa anch'essa cronica. Questa sindrome colpisce tutto l'organismo ed in particolare l'apparato gastrointestinale, quello urogenitale, il sistema nervoso e il sistema immunitario; ed è più presente nelle donne, la cui predisposi- zione è otto volte maggiore rispetto agli uomini.

Come si cura

La candidosi cronica è una malattia di tipo multifattoriale, pertanto la sua risoluzione è possibile solo con un approccio globale. La semplice assunzione di farmaci antifungini non è sufficiente, anzi predispone a recidive. Per ottenere risultati efficienti è pertanto importante individua- re e correggere i fattori che predispongono alla proliferazione della candida, tra cui l'assunzione prolungata di antibiotici che, alterando la flora intestinale e distruggendo i batteri simbionti (buoni), favoriscono la crescita del fungo. Proprio l'abuso dilagante di questi farmaci è rite- nuto il primo fattore di problematiche gravi come lo sviluppo di micror- ganismi sempre più resistenti, l'indebolimento della flora intestinale e lo sviluppo d'infezioni silenti, quali appunto la "sindrome da lievito", oggi molto frequente, ma raramente riconosciuta nell'ambito della medicina convenzionale a causa della sintomatologia molto ampia e variabile. Oltre ad intervenire sui fattori predisponenti è altresì importante rie- quilibrare il "terreno di base" (cioè le condizioni generali di salute) e creare le condizion i per cui la candida non possa pi ù proliferare . Per questo motivo è fondamentale sia rafforzare il sistema immunitario, sia la flora intestinale, entrambi impoveriti da un'alimentazione scor- retta e squilibrata.

Gli alimenti da evitare

Quali sono le basi di una dieta anticandida? La candida vive di zucche- ro e pertanto la prima correzione da fare è l'eliminazione degli zucche- ri semplici (zucchero, miele) per almeno due o quattro mesi, a seconda della gravità della sindrome, dopodiché si può ritornare gradualmente ad utilizzarli, evitando però accuratamente tutti gli zuccheri raffinati. In genere non è un divieto facile da rispettare perché chi soffre di candi- dosi cronica sente un grande desiderio di assumere zuccheri; bisogno

44 Curarsi con il cibo

indotto dal lievito stesso che spinge così l'organismo ad assumere l'ali- mento che gli permette di svilupparsi.

Da evitare, sono anche il latte e i latticini, il cui elevato contenuto di lat-

tosio favorisce la proliferazione del fungo. Oltre ad essere uno dei più comuni allergeni, il latte può talvolta contenere anche tracce di antibio- tici che a loro volta possono danneggiare ulteriormente la flora batte- rica intestinale. Altri alimenti da non consumare sono quelli contenenti lieviti e muffe:

formaggi, bevande alcooliche (birra compresa), cereali lievitati (pane, pizza, brioche) e frutta secca. Infine bisogna evitare i cibi a cui si è intol- leranti o allergici, per individuare i quali possono essere molto d'aiuto il test d'intolleranza alimentare (Citotest o test kinesiologici).

e quelli consigliati

Tra gli alimenti consigliati vi sono l'aceto di mele e le verdure come cico- ria, carciofo e tarassaco, che stimolano la funzionalità epatica. Diversi studi hanno infatti evidenziato l'importanza del miglioramento delle funzioni digestive e del ripristino delle normali secrezioni digestive e in particolare della produzione di acido cloridrico, degli enzimi pancreati-

ci e della bile nell'inibizione della proliferazione di candida. In definiti-

va, l'alimentazione dovrebbe essere ricca di ortaggi, frutta, cereali inte-

grali (ma senza eccedere), legumi, pesce, semi, oli di semi (particolar-

mente consigliato è l'assunzione di un cucchiaino di olio di lino al dì) e

di

oliva spremuti a freddo.

Di

grande importanza sono anche le fibre (di cui sono particolarmente

ricchi legumi e cereali integrali) che oltre all'azione positiva sulla flora

intestinale, evitano i ristagni intestinali e i fenomeni di fermentazione e putrefazione ad essi collegati. Inoltre nella dieta non devono mancare zinco, magnesio, vitamina C (si trovano soprattutto in ortaggi, agrumi

e semi oleosi). Un alimento particolarmente indicato nei casi di candi-

dosi è l'aglio (uno spicchio al dì), dotato di un'eccellente azione anti-

fungina.

Se da un lato, dunque, la cura anticandida deve partire da una revisio-

ne dell'alimentazione quotidiana, dall'altro è fondamentale porre

attenzione a tutto ciò che indebolisce il sistema immunitario: antibioti-

ci, cortisone, farmaci immunosoppressori, amalgame dentali, vaccini e

pillola anticoncezionale.

L'uso e l'abuso sempre più dilagante di antibiotici è pericoloso in quan-

to favorisce lo sviluppo di germi resistenti agli antibiotici attualmente

disponibili. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) in

Candidosi

45

questo modo ci si sta avvicinando al reale pericolo di non avere più antibiotici efficaci e molte malattie infettive non si potranno più tratta-

re. La resistenza agli antibiotici è molto più diffusa nei casi in cui que- sti ultimi sono utilizzati con maggior frequenza e sta diventando un problema anche nelle struttur e ospedaliere. Per questo l'Oms consiglia

di limitare l'uso degli antibiotici e frenarne l'uso improprio al fine di

arrestare la tendenza alla resistenza antibiotica da parte dei batteri. La prescrizione o addirittura l'autoprescrizione di antibiotici non è la sola preoccupazione in quanto a partire dagli anni Cinquanta, questi farmaci sono aggiunti ai mangimi per gli animali, pertanto chi si nutre

delle loro carni assorbe anche i farmaci che in esse residuano. Inoltre è

da considerare il fatto che possono trascorrere molti anni prima che si

venga a conoscenza dell'effetto reale che questi cibi inquinati possono avere sull'organismo umano. Inutile ricordare che anche lo stress indebolisce il sistema immunitario. Pertanto, per essere efficace una terapia anticandida comporta spesso un adeguato cambiamento dello stile di vita, la pratica di qualche atti- vità fisica e l'adozione di ritmi che consentano il recupero delle energie consumate e un adeguato riposo.

Massaggi, esercizi di respirazione, rilassamento, visualizzazioni, stimo- lano la secrezione di endorfine e quindi migliorano la risposta dell'inte-

ro organismo agli inevitabili fattori stressanti che s'incontrano nel quo-

tidiano. Buona abitudine è quella di dedicare almeno un giorno alla set- timana a se stessi. Non è così difficile, basta spegnere la tv e creare spazi per stimolare una comunicazione più profonda con il proprio partner, i figli o gli amici; per esempio scambiando semplici massaggi con oli essenziali ai piedi o sulla schiena (di solito il profumo che si pre- ferisce è quello di cui si ha bisogno). Ovviamente si tratta solo di un suggerimento, la cosa essenziale è comprendere l'importanza di pren- dersi cura di sé. La ragione è molto semplice, la candida ha un grande nemico: la gioia e la serenità interiore.

46

Curarsi con il cibo

Profilo tipico da candidosi cronica

Sintomi generali

Stanchezza cronica; calo di energie; malessere generale.

Sintomi gastrointestinali

Gonfiore; crampi intestinali; funzioni intestinali alterate.

Disturbi dell'apparato urogenitale Infezioni vaginali da candida; minore libido; prurito anale; frequenti infezioni alla vescica. Disturbi del sistema endocrino Disturbi legati al ciclo mestruale; irritabilità.

Disturbi del sistema nervoso Depressione; difficoltà di concentrazione.

Altro Forte desiderio per cibi lievitati o ricchi di zucchero.

Anamnesi: infezioni ai genitali croniche da candida; assunzione frequente di antibiotici per infezioni o acne; assunzione di pillola anticoncezionale; assunzione orale di ormoni steroidei (cortisone ecc.). Condizioni associate: sindrome premestruale; sensibilità ad alimenti, sostanze chimiche o altri allergeni; disturbi ormonali; eczemi; psoriasi; sindrome dell'intestino irritabile.

Alimenti Sì

Aceto di mele

Oli di semi (lino) e di oliva spremuti a

Aglio

freddo

Carciofi

Ortaggi freschi

 

Cereali integrali non lievitati

Pesce

Frutta fresca

Semi oleosi

 

Legumi

Alimenti No

 

Bevande alcooliche (birra compresa)

Formaggi

Cereali lievitati (pane, pizza, brioche)

Frutta secca

 

Dolci e dolcificanti (zucchero, miele)

Latte e latticini

 

CATARATTA

Gli antichi Greci pensavano che la cataratta fosse dovuta ad un umore opaco che dal cervello scendeva giù nell'occhio, da qui il termine catarrégnumi, che significa appunto «scendere giù». Solo nel Quattrocento, Gentile da Foligno ipotizzò che si trattava di un'altera-

zione del cristallino, così come trecento anni più tardi fu dimostrato da Michele Birsenau. Oggi, con il nome di cataratta, si indicano i disturbi

di opacità del cristallino che possono avere origini e motivi diversi.

Le cause

La cataratta può essere causata da un'alterazione nel metabolismo degli zuccheri (diabete e galattosemia) oppure è correlata all'età (cata- ratta senile). Produce graduale riduzione della vista fino a cecità. È stata recentemente correlata all'incapacità del cristallino, la "lente" del siste- ma ottico, di mantenere una normale concentrazione di ioni, sodio, potassio e calcio al suo interno per riduzione dell'attività di un enzima (Na-K ATPasi), difetto dovuto ai radicali liberi. Il cristallino, come molti altri tessuti del nostro organismo, dispone nor- malmente di livelli adeguati di sostanze antiossidanti che gli consento- no di mantenere la sua trasparenza, ma dal momento in cui queste sono carenti si opacizza. In sintesi, nei soggetti che soffrono di catarat-

ta i normali meccanismi protettivi del cristallino non sono in grado di

prevenire il danno da radicali liberi.

"Spazzini" di radicali liberi

La vitamina C, importante antiossidante, arresta la progressione della cataratta e in alcuni casi può migliorare la vista. Studi recenti hanno dimostrato che il contenuto di selenio del cristallino nei soggetti che soffrono di cataratta corrisponde al 1 5% dei livelli normali; il suo con-

48 Curarsi con il cibo

tenuto è molto ridotto anche nell'umor acqueo oculare dei soggetti

con questa patologia. Anche un deficit di riboflavina e zinco aumenta

la formazione della cataratta, mentre il beta-carotene agisce come un

filtro, proteggendo contro i danni provocati dalla luce al cristallino:

quest'ultimo è un importante "spazzino" del radicale libero ossigeno, così come la melatonina. Altro fattore importante è la presenza di un'eccessiva concentrazione di metalli pesanti, in particolare cadmio, bromo, cobalto e nichel, nel cristallino dei soggetti anziani che soffro- no di questa patologia.

Meno grassi, più verdure

Molte ricerche dimostrano l'importanza dell'alimentazione rispetto

all'invecchiamento del cristallino. La cataratta è più frequente nei sog- getti la cui dieta comprende un elevato apporto di grassi e sale, men- tre i vegetali hanno un'azione protettiva. Dunque occorre evitare o ridurre il consumo di latte vaccino, formaggi, creme, burro, carni gras-

se e insaccati. È fondamentale l'apporto di sostanze antiossidanti, vita- mine e minerali contenute in verdura, frutta, semi, una piccola quan-

tità di alghe oltre a legumi e cereali integrali biologici. In particolare centrifughe di carote biologiche possono assicurare un buon apporto

di beta-carotene. Gli agrumi e i kiwi offrono un buon apporto di vita-

mina C, i semi contengono zinco; il lievito di birra, l'aglio, la cipolla e i cereali integrali selenio. Di grande interesse è anche la vitamina E, pro- prio per la capacità di potenziare l'azione del selenio: ne è particolar- mente ricco l'olio di germe di grano; mentre i mirtilli, come frutto o succo concentrato, grazie all'elevato contenuto di flavonoidi, svolgono un efficace effetto protettivo sul cristallino.

Attenzione a reni e fegato

Per la Medicina Tradizionale Cinese i tessuti duri , come il cristallino e le ossa, sono correlati ai reni e gli occhi risentono particolarmente della condizione del fegato. La cataratta è dovuta per lo più ad un deficit di yin di rene, tipico dell'anziano. I sintomi che l'accompagnano sono occhi secchi, dolore o pesantezza lombare, stanchezza, bocca secca soprattutto la notte, talora sudorazione notturna, insonnia, stitichezza. Quando si abbina un deficit di yin di fegato si aggiungono formicolìi agli arti, unghie fragili, talora capogiri. A volte il deficit di yin riguarda anche il cuore e allora si abbinano palpitazioni e ansia. Per il deficit di yin di rene si consiglia il sesamo non tostato, almeno un cucchiaio raso

al giorno e il frutto del liei (frutto cinese), particolarmente efficace sui

Cataratta

49

disturbi oculari (una volta sbucciato ha un aspetto che per analogia

ricorda l'occhio). Vanno evitati gli zuccheri in eccesso, soprattutto se raf- finati, il caffè e l'alcool se non in forma occasionale. La curcuma ha un ottimo effetto sul fegato e di conseguenza sulla vista, mentre l'olio di germe di grano agisce particolarmente sul cuore. Meno frequentemen-

te alla base della cataratta vi è un deficit di stomaco e di milza. In que-

sto caso la patologia si accompagna ad appetito scarso, stanchezza,

gonfiore addominale, feci molli. Si consigliano allora il mochi, panetto

di riso dolce che tonifica la milza e verdure cotte in maggiore quantità

rispetto a quelle crude. In questi casi, è bene eliminare anche i cibi trop- po freddi e umidi (latte vaccino e derivati, gelati) e gli zuccheri raffinati; si consiglia la barbabietola rossa e si raccomandano i cereali.

Importante la prevenzione

Nel caso di una significativa riduzione della vista, la rimozione della cataratta e l'impianto del cristallino è, ad oggi, la migliore soluzione, ma l'alimentazione è fondamentale per la prevenzione e per arrestare il progredire della patologia in fase iniziale. In tutti i fenomeni relativi all'invecchiamento, un'alimentazione corretta ed equilibrata può modi- ficare radicalmente lo stato di salute, salvaguardando l'età biologica dell'organismo.

Alimenti Sì

Aglio

Curcuma

Mochi

Agrumi

Frutta

Olio di germe di grano

Alghe

Kiwi

Semi

Barbabietola rossa

Legumi

Sesamo

Carote, centrifughe

Liei (frutto cinese)

Verdure cotte e crude

Cereali integrali

Lievito di birra

Cipolla

Mirtilli (frutto, succo)

 

Alimenti No

Alcool (eccessivo)

Creme

Latte vaccino

Burro

Formaggi

Zuccheri (eccessivi)

Caffè (eccessivo)

Gelati

Carni grasse

Insaccati

Cefalea

51

CEFALEA

Fugace fastidio o pesante fardello che si trascina per anni, il mal di testa colpisce senza distinzione uomini e donne e perfino parecchi bambini, tanto da essere ritenuto una sorta di epidemia invisibile, di cui soffre circa l'80% della popolazione mondiale per almeno una volta all'anno.

Le cause scatenanti e le forme che assume sono molteplici e comples-

se, ma in linea di massima si possono distinguere due tipi: l'emicrania

e il mal di testa (o cefalea) di origine psicologica e da tensione musco-

lare. La prima è un disturbo dovuto ad un'alterazione funzionale della circolazione cranica e colpisce il 1 5-20% degli uomini e il 25-30% delle donne tra i venti e i quarant'anni (si aggrava nel periodo mestruale, mentre i sintomi scompaiono nel corso della gravidanza e della meno- pausa). Alcune cefalee sono invece spia di una patologia più o meno grave, come per numerose malattie che colpiscono occhi, naso, gola,

orecchie, denti, infezioni acute, traumi cranici, tumori cerebrali ecc. ed

è frequente nei soggetti che soffrono di ipertensione. In altri casi, per nostra fortuna la maggioranza, l'insorgere dei dolori non è legato a specifiche patologie, ma sono solo il sintomo di particolari condizioni

di stress.

Riconoscere l'emicrania

Generalmente, l'emicrania colpisce la fronte, le tempie, l'orbita; il dolore è forte e pulsante su uno o entrambi i lati della testa e fre- quentemente è preceduto da segnali di avvertimento, la cosiddetta "aura", che si manifesta prima dell'attacco come annebbiamento della visione o punti luminosi davanti agli occhi, ansia, stanchezza, pensiero disturbato, intorpidimento o formicolio ad un lato del corpo. Il dolore è associato a nausea, fotofobia (fastidio per la luce), lacrimazione. Le estremità spesso sono fredde ed il soggetto di solito

è irritabile, cerca di stare isolato.

La durata di un attacco varia da alcune ore a parecchi giorni e può ripe-

tersi molte volte al mese o poche volte all'anno. I sintomi iniziali come i disturbi visivi e le parestesie (formicolìi ecc.), sono dovuti ad una vasocostrizione dei vasi cerebrali, il dolore è invece causato dalla dilatazione delle stesse arterie.

Si è osservato che nei soggetti depressi e sotto stress si assiste a una

riduzione dell'attività elettrica della corteccia cerebrale, inoltre alcuni mediatori chimici, attivi a livello cerebrale (come la serotonina) posso- no determinare, in particolari condizioni, massicce crisi vasomotorie che possono portare al mal di testa.

Se queste sono le origini e le cause del mal di testa in che modo si può

curare, o meglio ancora prevenire, senza fare ricorso ai soliti farmaci di

sintesi che nel migliore dei casi riescono solo a tamponare o alleviare il dolore? Partendo dalla constatazione della stretta correlazione esisten-

te tra alimentazione ed emicrania, nella medicina naturale si preferisce

affrontare il mal di testa a livello preventivo. In pratica si tratta di rive- dere il proprio regime alimentare individuando i cibi o le combinazioni che ne possono favorire l'insorgenza.

Attenzione a vino e formaggio

È per esempio risaputo che in molti soggetti, alimenti come cioccolato, formaggio, birra e vino scatenano attacchi di emicrania. A soffrirne sono soprattutto coloro che presentano livelli particolarmente bassi di un enzima piastrinico (fenolsulfotransferase) che normalmente scinde

alcuni composti (amine vasoattive) contenuti in questi alimenti. Il vino rosso contiene sostanze che sono potenti inibitori di tale enzima, quin-

di negli individui più esposti, può scatenare emicranie soprattutto se

viene consumato insieme ad alimenti ricchi di amine vasoattive, come i formaggi. Inoltre, recenti ricerche hanno evidenziato il ruolo delle intolleranze ali- mentari nell'insorgenza di numerose forme di emicrania. Gli alimenti più frequentemente chiamati in causa sono il latte vaccino e derivati (60-65% dei casi), il frumento (soprattutto il glutine), il cioccolato, le uova, gli agrumi, i pomodori, i cibi preparati con additivi alimentari e

talora il pesce. In particolare sono stati collegati al mal di testa i seguen-

ti additivi alimentari: E102 (tartrazina), E281 (Sodium propionate),

E282 {Calcium propionate), 621 (Sodium hidrogen L glutamate - MSG), 622 (Monopotassium glutamate) e 623 (Calcium glutamate) presenti in un gran numero di prodotti vegetali e animali conservati.

Curarsi con il cibo

Pertanto un'alimentazione sana a base di alimenti naturali e biologici, ricca in verdure crude e cotte, cereali integrali, frutta e proteine vege- tali (e in minima parte di proteine di origine animale, per chi lo deside- ra) insieme all'esclusione degli alimenti allergenici o non tollerati pos- sono eliminare del tutto o ridurre drasticamente i sintomi dell'emicra- nia nella maggior parte dei soggetti. Come individuare gli alimenti aller- genici?

Allergie e intolleranze

Innanzitutto va fatta un'importante distinzione tra allergia e intolleran- za alimentare. L'allergia alimentare è la reazione dell'organismo con

effetti immediatamente verificabili, per esempio l'ingestione di fragole causa l'orticaria ecc. ed è evidenziabile con diversi sistemi tra cui il Rast test, all'ingestione di un alimento o di un additivo.

A differenza dell'allergia, l'intolleranza alimentare si manifesta invece

con effetti subdoli, tardivi, insidiosi, come una specie di veleno che si accumula, provocando sintomi non immediatamente riferibili alle sostanze responsabili. In definitiva, l'intolleranza svolge un'azione di disturbo sul sistema immunitario con la conseguente caduta delle capa-

cità difensive dell'organismo. Si ha una drastica riduzione delle IgA (gli anticorpi interessati dal processo) in circolo, in conseguenza della quale

il soggetto può ammalarsi alle vie respiratorie o al sistema gastrointe- stinale o soffrire dei disturbi più atipici, compresa l'emicrania.

Intolleranza e dipendenza

In molti casi, le cose si complicano a causa della dipendenza psichica che

si instaura spesso nei confronti dell'alimento responsabile dell'intolleran-

za. Fenomeno questo, molto più diffuso di quello che si pensa, tanto da far registrare nei casi più gravi (se l'alimento manca dalla nostra tavola per più di tre giorni) sintomi fisici e psichici molto simili ad una crisi d'a-

stinenza. Questo accade per via della liberazione di neurotrasmettitori specifici, indotti dalla reazione immunitaria scatenata dall'intolleranza, i quali procurano un immediato senso di benessere in grado di masche- rare inizialmente gli effetti negativi della reazione stessa.

Il meccanismo d'azione capace di spiegare una così ampia varietà di

sintomi può essere il cosiddetto malassorbimento alla rovescia, cioè il passaggio di macromolecole allergizzanti attraverso la barriera intesti- nale dovuto alla riduzione delle IgA (gli anticorpi interessati dal proces- so) impregnate dalla sostanza allergizzante e all'aumentata permeabi- lità della barriera intestinale.

Cefalea

53

Per evidenziare le intolleranze alimentari si possono utilizzare diversi metodi, tra cui il test citotossico (si effettua mettendo direttamente a contatto l'alimento o la sostanza sospetta con i globuli bianchi del sog- getto), oppure metodiche bioelettroniche (Vega test, Voli, Mora ecc.) o kinesiologiche.

La diffusione delle intolleranze

In realtà, sempre più persone soffrono di intolleranze alimentari a causa

dell'aumento dello stress cui è sottoposto il sistema immunitario per

l'inquinamento chimico dell'aria, dell'acqua, del cibo, per lo svezza- mento anticipato e quindi l'introduzione precoce di alimenti solidi nella prima infanzia, per la manipolazione genetica che dà origine a cibi ad elevata potenzialità allergizzante, per la tendenza crescente a consuma-

re

una varietà di alimenti sempre minore.

In

definitiva, la forma più efficace per prevenire il mal di testa è quella

di

rivedere il proprio stile alimentare, in particolare in caso di emicrania

occorre individuare eventuali allergie e intolleranze, e in quest'ultimo

caso, una volta individuato l'alimento responsabile del disturbo, sospendere la sua assunzione per almeno quattro mesi, per poi reintro- durlo in maniera graduale. Una persona fortemente intollerante ad un alimento dovrebbe tenere

in

considerazione anche la famiglia botanica d'appartenenza, in quan-

to

gli alimenti di una famiglia possono reagire in modo incrociato con

alimenti allergizzanti. Un elevato consumo di cibi tutti appartenenti alla

stessa famiglia può provocare allergie, quindi si raccomanda di variare

la dieta e di non consumare cibi della stessa famiglia per molti giorni

consecutivi. D'altra parte, una buona rotazione dei vari alimenti è utile non solo per evitare l'insorgere di intolleranze, ma anche per assicurare all'organi- smo una grande varietà di sostanze e "informazioni" . Dal mal di testa, dunque si può guarire individuando le intolleranze ali- mentari, ma per ottenere un buon risultato è necessario ricostituire una buona flora intestinale e ripristinare una normale permeabilità della membrana intestinale, riequilibrare l'apparato digerente e il fegato, eli- minare le cause di eccessivo stress ed intervenire sull'asse neuroendo- crino; questo è possibile assumendo rimedi naturali, abbinando tecni- che terapeutiche di riequilibrio, curando la propria alimentazione. Avere a disposizione una buona varietà di ricette e metterle in pratica può essere di grande aiuto, conoscere alimenti nuovi e nuovi modi di cucinarli non solo rende varia la tavola, ma fa bene alla salute!

54 Curarsi con il cibo

Le principali famiglie di vegetali

Agrumi: arancia, mandarino, pompelmo, limone.

Brassicacee: broccoli, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, cavolo verza, cavolo cap- puccio, crescione, rape, ravanelli.

Chenopodiacee: barbabietola, bietole, spinaci.

Composite: carciofi, girasole, lattuga.

Cucurbitacee: melone, cetriolo, zucca, zucchina.

Graminacee: avena, frumento, mais, orzo, riso, segale.

Leguminose: arachidi, cacao, fagioli, soia, fave, lenticchie, liquirizia, piselli. Liliacee: aglio, asparagi, cipolle, erba cipollina, porri.

Ombrellifere: anice, carote, carvi, coriandolo, cumino, prezzemolo, sedano. Rosacee: albicocca, cachi, ciliegia, fragola, lampone, mandorla, mela, mora, pera, pesca, prugna.

Solanacee: melanzane, patate, pomodori, peperoni.

Cereali integrali

Frutta

Alimenti Sì

Proteine vegetali Verdure cotte e crude

Agrumi Bibite alla cola

Alimenti No (o a rischio allergia) Frumento e soprattutto glutine Latte vaccino e derivati

5irra

Cibi con additivi alimentari Cioccolato Formaggio

Pesce (in alcuni casi)

Pomodori

Uova

Vino

CELLULITE

Tv

e giornali femminili propongono quotidianamente i più svariati rime-

di

contro la cellulite, ma più che con creme e belletti miracolosi, è bene

intervenire con un'alimentazione adeguata e l'attività fisica.

A

provocare questo caratteristico inestetismo, oramai comunissimo tra

le

donne europee e americane, è un'alterazione dello strato più profon-

do della cute (ipoderma o sottocutaneo) contenente tessuto adiposo. Oltre al tanto temuto effetto "buccia d'arancia" che si evidenzia facil-

mente "pizzicando" la cute, i sintomi tipici della cellulite comprendono anche un senso di tensione e pesantezza alle gambe. Praticamente tutte

le donne in sovrappeso soffrono di cellulite, ma anche tra le donne in

regola con il peso, questo disturbo colpisce il 30% delle ragazze, il 40%

di donne mature e il 60-70% di donne in età post-menopausa.

Infatti, anche se l'età media di insorgenza della cellulite è attorno ai 31 anni, questo disturbo si può manifestare anche in età molto precoce, tanto che il 70% dei casi interessa le donne tra gli 11 e i 25 anni. Inoltre è stata evidenziata una correlazione diretta tra cellulite e utilizzo di con- traccettivi orali (85% dei casi), carenza di pratica sportiva (93%), malat- tie circolatorie (64%), ritenzione idrica e dolori mestruali (85%).

Perché nelle donne

Molti si chiederanno come mai la cellulite sia una problematica tipica delle donne. La risposta va ricercata soprattutto nelle differenze anato- miche della cute tra i due sessi. Il tessuto sottocutaneo delle cosce, in particolare, presenta nei due sessi una struttura di base molto differen- te. Nelle donne, l'epidermide è più sottile rispetto a quella degli uomi- ni, la parte superficiale del sottocutaneo è più spessa, le cellule adipo- se sono più grandi e con setti di tessuto connettivo che decorrono in modo radiale (mentre negli uomini le cellule adipose sono intervallate

56 Curarsi con il cibo

da setti incrociati di tessuto connettivo). Inoltre, nelle donne il corium, connettivo che separa derma e sottocutaneo, è più sottile e con l'avan- zare dell'età si assottiglia ulteriormente e perde consistenza. Questo permette la protrusione delle cellule adipose nel derma. Anche i tralci connettivali che delimitano le aree contenenti le cellule adipose, diven- tano più sottili determinandone l'allargamento. La rottura o l'assottigliamento del connettivo è un fattore molto impor- tante nello sviluppo della cellulite ed è responsabile della caratteristica "granulosità". Il fenomeno della "buccia d'arancia" è dovuto proprio a questo alternarsi di depressioni e protrusioni nello strato superficiale del tessuto adiposo. A seconda del tipo di manifestazione che accompagna il disturbo, si distinguono tre forme diverse di cellulite: compatta (risulta dolorosa al tatto ed è localizzata più frequentemente nella metà inferiore del corpo), molle (non è dolorosa, il tessuto è molle e si localizza per lo più nella faccia antero-mediale di braccia e cosce, possono essere presenti smagliature) ed edematosa (consistenza pastosa, è dolorosa al tatto e spontaneamente, si localizza a livello di cosce, ginocchia, gambe, pol- pacci e caviglie. Inoltre, sono presenti segni di insufficienza venosa e linfatica agli arti inferiori).

Le cause

Alla base della cellulite sembra vi sia un'alterazione di cellule bersaglio degli estrogeni, prova ne è che la cellulite non si manifesta mai prima della pubertà. La sindrome premestruale (un insieme di disturbi quali stanchezza, irritabilità, sensazione di gonfiore che anticipa le mestrua- zioni) pare essere frequentemente il segnale di una particolare predi- sposizione costituzionale ad uno stato di intossicazione generale che ha come sintomo principe la cellulite. In realtà, le cause della cellulite sono ancora oggetto di studio e di ricer- ca, ma appare evidente che alla base di questa manifestazione vi siano fattori tossici. Questi, agendo per vie diverse, portano all'alterazione del ricambio a livello dei tessuti, dando inizio a quel processo degenerati- vo che modifica progressivamente la struttura e la funzione del tessuto adiposo. Da questo punto di vista, la cellulite può essere considerata il sintomo di uno stato di intossicazione generale. Quindi un corretto trattamento terapeutico deve intervenire non solo a livello sintomatico, come ad esempio con il sostegno e il drenaggio del microcircolo e con un'azione di normalizzazione sul tessuto connettivo, ma occorre anche valutare ed eventualmente correggere un ventaglio

Cellulite

57

di fattori, solo apparentemente connessi tra loro, come disturbi della

funzionalità dell'apparato digerente; possibili squilibri ormonali a livel-

lo di tiroide, pancreas, ovaie; situazioni di ansia-depressione ecc.

Abitudini alimentari

Tra i diversi fattor i che inducono stasi linfatica agli arti inferiori e di con - seguenza cellulite, alcuni possono essere identificati nelle scorrette abi- tudini alimentari e nella mancanza di movimento fisico. Ciò si ripercuote sulla circolazione e sulla funzionalità intestinale con effetti che si accumulano nel tempo: ad esempio un quadro di frequen-

te

riscontro è quello in cui convergono disturbi come stipsi, emorroidi

e

pesantezza alle gambe.

A livello alimentare le controindicazioni riguardano soprattutto il con-

sumo eccessivo di zuccheri semplici: farinacei raffinati, dolci e alcool. Un'alimentazione che contenga fibre in abbondanza è molto importan-

te perché migliora la funzione intestinale e riduce la pressione endo-

addominale che si oppone al ritorno venoso e linfatico, facilitando il ristagno dei liquidi negli arti inferiori. Da correggere è anche l'abuso di grassi saturi: carni, burro, insaccati, latte e derivati. Tutti alimenti da sostituire con cibi contenenti grassi insaturi (proteine vegetali, oli di semi spremuti a freddo, pesce azzurro

ecc.). Latticini e farina bianca in particolare rallentano il circolo linfati-

co portando nel tempo a stasi dei liquidi e cellulite.

Tra i vasoprotettori naturali è importante considerare la vitamina C, i flavonoidi (vitamina P) molecole fortemente antiossidanti presenti nella

buccia della frutta e nelle verdure.

Frutti di bosco

A questo riguardo, risultano particolarmente utili i frutti di bosco,

soprattutto il mirtillo nero, grazie all'elevato contenuto in antociani, pigmenti dal caratteristico colore rosso-viola, in grado di aumentare la resistenza dei piccoli vasi, di contrastare la permeabilità capillare e le reazioni infiammatorie a danno del tessuto connettivo. Ugualmente utile è il ribes nero, per le proprietà diuretiche, depurative, vitaminiz- zanti (vitamina C e caroteni) e protettive nei confronti dei vasi. Altri frutti indicati sono gli agrumi, ricchi di rutina e derivati, sostanze presenti anche nel polline e nel grano saraceno. Da consigliare è anche l'ortica per le proprietà depurative, mineralizzanti e dietetiche, grazie al ricco contenuto in aminoacidi e vitamine, in particolare carotene e può essere utilizzata nelle zuppe o per preparare polpettine e ripieni. Le

58

Curarsi con il cibo

alghe, introdotte nell'alimentazione giornaliera, possono concorrere a riequilibrare il metabolismo oltre a svolgere un'azione depurativa. Allo stesso scopo è utile bere acqua lontano dai pasti per diluire le tossine ed eliminarle attraverso i reni. Altrettanto importante per contrastare la cellulite è il controllo del peso e l'attività fisica. Tutte le donne in sovrappeso soffrono di cellulite per- tanto è importante affiancare una dieta ipocalorica ben equilibrata che consenta una perdita di peso controllata e graduale. Specialmente nelle donne di età superiore ai quarant'anni, una perdita di peso improvvisa, soprattutto in soggetti con pelle e connettivo non più giovani, può ren- dere il fenomeno della "buccia d'arancia" ancora più evidente. Camminare, andare in bicicletta o fare jogging è particolarmente utile per la riduzione del peso ed in particolare per mantenere uno strato adiposo sottocutaneo di dimensioni ridotte; inoltre la contrazione dei muscoli delle gambe e le respirazioni profonde favoriscono il ritorno del sangue venoso e della linfa dalle estremità risolvendo i ristagni. Infine il movimento fisico è un'ottima forma di scarico dello stress e attraverso una miglior ossigenazione del sangue e l'eliminazione delle tossine restituisce energia e vitalità.

Alimenti Sì

Acqua

Oli di semi spremuti a freddo

Agrumi

Ortica

Alghe

Pesce azzurro

Cereali integrali

Polline

Frutta di stagione

Proteine vegetali (legumi, derivati della

Frutti

di

bosco

(in particolare mirtillo

soia ecc.)

nero e ribes nero)

Verdura di stagione

Grano saraceno

 

Alimenti No

Alcool

Farinacei raffinati

Burro

Insaccati

Carne

Latte e derivati

Dolci

Zuccheri

CISTITE

Almeno il 10-20% delle donne, ha sofferto di cistite nell'ultimo anno; il 37,5% che non ha mai avuto questo tipo d'infezione l'avrà entro i prossimi dieci anni e persino il 2-4% delle donne, apparentemente in salute, presenta elevati livelli d'infezione nelle urine. La cistite è un'infiammazione della vescica, in genere d'origine batteri- ca, tipicamente femminile, ma molto rara tra gli uomini, eccettuati i bambini, in cui indica generalmente un'anomalia anatomica. Ne esiste anche una forma cronica, la "cistite interstiziale", non legata a fattori infettivi. Si tratta di una patologia, molto più rara, in cui l'in- fiammazione colpisce l'interstizio circostante la parete vescicale. In ogni caso, le infezioni delle vie urinarie non vanno mai sottovalutate poiché nel 55% dei casi possono arrivare fino ai reni, causando pielonefriti che possono determinare danni progressivi a carico degli organi escretori.

L'ingresso dell'infezione

In che modo si diffonde la cistite? L'urina è un liquido sterile, almeno sino a quando non raggiunge l'uretra; da questa poi, raggiunge l'orifi- zio uretrale esterno. I batteri, responsabili dell'infezione possono rag- giungere il tratto urinario risalendo dall'uretra (per lo più dalle feci, e nelle donne, anche dalle secrezioni vaginali) e più raramente, attraver- so il sangue. A favorire la cistite sono tutte le condizioni che determi- nano ristagno d'urina; al contrario, il flusso libero e un elevato volume urinario, lo svuotamento completo della vescica, un'ottimale funzione intestinale e del sistema immunitario contribuiscono ad evitare la cro- nicizzazione dell'infezione. Questo perché il flusso urinario allontana eventuali batteri presenti. Anche la superficie della vescica, così come il pH delle urine contribuisce a inibire la crescita dei batteri; mentre negli uomini è la prostata a svol-

60 Curarsi con il cibo

gere un'azione antimicrobica. Ad aumentare i fattori di rischio di cistite sono inoltre: gravidanza, rapporti sessuali, in particolare alcune pratiche omosessuali (ma questo solo tra gli uomini) e soprattutto anomalie strutturali del tratto urinario che bloccano il libero flusso dell'urina. In genere, la cistite acuta si manifesta con bruciore e minzione urgen- te, dolorosa e frequente; dolori nella zona sovrapubica e spesso anche nel fondo schiena; minzioni anche notturne. Nelle donne si può avere anche presenza di sangue nelle urine. Il dolore che sale nella regione lombare e si diffonde verso l'alto nella schiena, i brividi, la febbre e talo- ra anche la comparsa di nausea e vomito indicano l'estensione dell'in- fezione a livello del rene.

Bere di più

Normalmente, la medicina allopatica, cura le infezioni urinarie con gli antibiotici, senza considerare che tali farmaci, alterando ulteriormente la flora intestinale, portano ad un indebolimento generale dell'organi- smo con la conseguenza di rendere cronica la cistite. La medicina naturale invece, tratta le cistiti d'origine infettiva stimolan- do le normali capacità difensive dell'organismo nei confronti delle infe- zioni. In particolare, si consiglia di aumentare il flusso urinario bevendo molto, ripristinare un corretto pH per inibire la crescita dei microrgani- smi e prevenire l'adesione dei batteri alle pareti della vescica. Il flusso di urina può essere facilmente incrementato, aumentando l'in- gestione di liquidi, soprattutto sotto forma d'acqua pura, tisane, frutta fresca e succhi di frutta (diluiti al 50% con acqua). Bisognerebbe bere almeno due litri d'acqua al giorno, evitando bevande gassate, caffè, alcool e succhi di frutta concentrati. Nel trattamento delle infezioni delle vie urinarie, risulta particolarmen- te efficace il consumo di mirtilli rossi, sotto forma di frutto o succo. In uno studio clinico, la somministrazione di mezzo litro di succo di mir- tillo rosso al giorno, ha mostrato effetti benefici nel 73% dei soggetti (44 uomini e 16 donne) che soffrivano di cistite, mentre la sospensio- ne del succo in coloro che ne avevano avuto giovamento ha determi- nato la ricomparsa dell'infezione nel 61 % dei casi. Fino a poco tempo fa si pensava che l'azione del succo di mirtillo fosse legata al potere di acidificare le urine e agli effetti antibatterici dell'aci- do ippurico in esso contenuto. Studi più recenti hanno confermato l'ef- ficacia del mirtillo, anche se il meccanismo d'azione nei confronti della cistite pare essere molto più complesso di quello ipotizzato in passato. Purtroppo, il succo di mirtillo che si trova sul mercato è in genere diluì-

Cistite

61

to con acqua e zucchero, dolcificante che come sappiamo svolge un effetto deleterio sul sistema immunitario. A questi sono preferibili i suc- chi dolcificati con succo di mela o d'uva. Un altro modo per contrastrare la cistite è l'assunzione di alimenti e rimedi in grado di alcalinizzare le urine. A questo proposito risulta molto efficace l'ingestione di uva ursina e sigillo d'oro (Hydrastis canadensis). Entrambi contengono componenti antibatterici che sono maggiormen- te efficaci in ambiente alcalino. Anche aglio e cipolla, consumati in abbondanza sono utili per le loro proprietà antimicrobiche ed immuno- stimolanti.

Cistite e allergie

Nei casi di cistite interstiziale cronica pare vi sia un'associazione dell'in- fezione con alcune allergie alimentari e ciò spiegherebbe la persistenza della malattia anche in assenza di un'infezione. In tal caso la terapia consiste nell'eliminazione degli alimenti responsabili dell'allergia e nel- l'utilizzo di centella, una pianta che è in grado di migliorare l'integrità del tessuto connettivo interstiziale e di promuovere la guarigione delle ulcere vescicali. In caso di cistite acuta sarà bene effettuare anche una pulizia intestinale attraverso un enteroclisma, utilizzando due litri di semplice acqua tiepida. A parte questi specifici consigli alimentari e fitoterapici per una preven- zione ottimale della cistite, è fondamentale seguire un regime alimen- tare sano ed equilibrato, inteso in particolar modo a mantenere una regolare funzione intestinale. Dunque è necessario insistere sul consu- mo di alimenti ricchi di fibre (cereali integrali, verdura e frutta) e nella progressiva riduzione degli alimenti che infiammano il colon e ne alte- rano la flora (insaccati, carni, formaggi stagionati ecc.). In particolar modo è consigliato il consumo frequente di piccole quantità di miso (soia fermentata ricca di enzimi e fermenti, ottimo condimento per zuppe e stufati di verdure che normalizza la flora intestinale). Rafforzare il sistema immunitario, ripulire e regolarizzare l'intestino, mediante un regime alimentare sano e uno stile di vita in cui ci sia poco posto per lo stress che com'è noto influisce negativamente sul sistema immunitario. Programmare momenti di "stacco" dalla routine quotidiana per riposa- re, ricaricarsi e mantenere sempre a livelli adeguati il proprio livello di energia, rappresenta una norma d'igiene e profilassi sempre efficace e valida, in tutte le situazioni.

Curarsi con il cibo

Mirtillo rosso e nero

Il mirtillo rappresenta da secoli un alimento e un medicamento prezioso, tanto che già nel I sec. d.C, Dioscoride lo consigliava per curare la dissenteria. Cresce spontaneo nelle zone submontane e montane dell'Italia settentrionale e centra- le, fino all'Abruzzo, e si spinge anche nei pascoli alpini. Il mirtillo nero, (Vaccinium myrtillius), il classico mirtillo dei boschi, è diffusissimo allo stato spontaneo, per 10 più ad altitudini superiori a 1000 metri, fin oltre il limite della vegetazione arborea, nel sottobosco chiaro di conifere e allo scoperto, in zone di brughie- ra, ma sempre sui terreni silicei o comunque acidi molto umiferi e piuttosto fre- schi. I suoi frutti sono di 4-5 mm di diametro quasi tondeggianti o appena schiac- ciati all'apice, dove è presente una caratteristica cicatrice a forma di anello. Si distingue con difficoltà dal mirtillo uliginoso o mirtillo blu (Vaccinium uliginosum) che cresce nel medesimo habitat e che ha rametti cilindrici, foglie a margine intero e frutti tondeggianti o leggermente ovoidali di colore nettamente blua- stro. Il mirtillo rosso (Vaccinium vitis-idaea), invece si differenzia dal mirtillo nero non solo per il colore dei frutti e il loro sapore, ma anche per la consistenza delle foglie, coriacee, lucenti e persistenti. Il mirtillo rosso è abbastanza diffuso in Italia, nelle località collinari e montane, sulle Alpi e sugli Appennini settentrio- nali, soprattutto nel sottobosco rado, nei prati o nelle brugherie in posizioni soleggiate o parzialmente ombrose, sempre su terreni umiferi. I frutti sono saporiti, piuttosto aciduli o anche amarognoli, sentono per marmellate ed hanno ottime proprietà aperitive.

I frutti hanno proprietà rinfrescanti, astringenti, toniche, diuretiche. Contengono numerosi principi attivi, fra cui le vitamine A e C, l'acido citrico e quello malico, la mirtillina, fosforo, calcio, manganese, la cui azione si esplica principalmente a livello dei capillari le cui parti vengono protette e rinforzate. Proprio per questa ragione nella couperose possono essere d'aiuto le creme a base di mirtillo. L'azione astringente si esplica invece attraverso l'eliminazione dei liquidi in ecces- so a livello degli spazi interstiziali dei tessuti, con conseguente riduzione dell'ede- ma. Per l'industria farmaceutica moderna, le bacche di mirtillo si sono rivelate utili in preparati contro le forme diarroiche e come componenti di antibiotici. Larbutina presente nelle bacche dei mirtilli svolge un'azione diuretica e disinfet- tante in tutte le infezioni delle vie urinarie (cistiti, uretriti ecc.). Essa, metabolizza- ta ed eliminata dai reni libera idrochinone, che esercita una spiccata attività disin- fettante e astringente.

Inoltre, i principi attivi del frutto svolgono un'azione antiradicalica, regolatrice della pressione arteriosa e antinfiammatoria; inibiscono la lipoperossidazione, rigene- rano la porpora retinica, proteggono il microcircolo. 11 mirtillo rosso risulta inoltre utile come coadiuvante in caso di diarrea, nelle sti-

Cistite

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tichezze, negli inestetismi causati dall'arrossamento della pelle, nelle situazioni di colon irritabile, e per le emorroidi.

Le foglie di mirtillo rosso sono dotate di attività antisettica a livello delle vie uri- nane e di blanda attività ipoglicemizzante nel diabete senile. Le gemme possie- dono una notevole attività a livello intestinale. L'azione può essere tonica e sti- molante ma anche antispastica e sedativa. L'uso del gemmoderivato risulta inte- ressante nelle stipsi, nelle coliti.

Alimenti Sì

Acqua

Miso

Aglio

Succh i

di

frutt a

(diluiti

al

50%

con

Cereali integrali

acqua)

Cipolla

Tisane

Frutta fresca

Verdura fresca

 

Mirtilli rossi (frutto e succo)

Alimenti No

Alcool

Formaggi stagionati

Bevande gassate

Insaccati

Caffè

Succhi di frutta concentrati

Carni

Colesterolo e malattie vascolari

65

COLESTEROLO E MALATTIE VASCOLARI

Se ne parla sempre in maniera negativa, ma in realtà il colesterolo è uno dei grassi più importanti del nostro organismo. Viene introdotto con gli alimenti, anche se il principale quantitativo è sintetizzato diret- tamente dal fegato. Il suo livello nel sangue non è costante: in genere cresce con il progre- dire dell'età (di più nell'uomo, meno nella donna) ed è influenzato direttamente dal regime alimentare e dallo stile di vita. Secondo le ulti- me osservazioni, i livelli raccomandati per il colesterolo ematico sono meno di 200 mg/dl per il colesterolo totale; meno di 130 mg/dl per il colesterolo LDL {Low Density Lipoproteins, è il colesterolo legato alle lipoproteine a bassa densità, considerato il "colesterolo cattivo"); più di 35 mg/dl per il colesterolo HDL {High Density Lipoproteins, è il coleste- rolo legato alle lipoproteine ad alta densità, considerato il "colesterolo buono") . Questo perch é il colesterolo LDL aumenta il rischio di malat- tie cardiache, ictus e ipertensione, mentre il colesterolo HDL protegge dalle malattie cardiache.

Patologie da colesterolo

Le malattie cardiovascolari legate ad un eccesso di colesterolo nel san- gue sono principalmente le patologie delle coronarie che sono i vasi che riforniscono il cuore di ossigeno ed elementi nutritivi. Se il flusso di san- gue attraverso queste arterie è limitato o bloccato può verificarsi l'infar- to, un grave danno del muscolo cardiaco. Nella maggior parte dei casi la condizione che blocca il rifornimento di sangue e ossigeno è l'aterosclerosi. Si tratta di un indurimento e restrin- gimento delle arterie a causa dell'accumulo di una placca di colestero- lo, sostanze grasse e detriti cellulari che prende il nome di ateroma. L'aterosclerosi si manifesta principalmente nelle arterie coronariche e

cerebrali e le complicanze di questa malattia costituiscono le più impor- tanti cause di morte nei paesi industrializzati. Ecco perché conoscere le forme di accumulo del colesterolo nel sangue costituisce una delle solu- zioni più efficaci di prevenzione e di tutela per la salute dell'organismo.

I grassi nel corpo

II colesterolo è uno dei più importanti lipidi (grassi) contenuti nel san- gue insieme ai trigliceridi; i grassi non sono solubili nel plasma pertan-

to non circolano liberi, ma sono legati a proteine che li trasportano e

che prendono il nome di lipoproteine. Una volta assunto con gli ali- menti, nell'intestino il colesterolo viene a far parte dei chilomicroni (lipoproteine) per essere assorbito e portato al fegato; qui, insieme a tri- gliceridi, lecitina e proteine forma le VLDL {Very Low Density Lipoproteins), le quali hanno il compito principale di fornire energia al fegato; queste stesse sostanze trasportano anche il 5% di colesterolo e degli acidi grassi alle cellule e il grasso in eccesso ai tessuti adiposi.

Le LDL {Low Density Lipoproteins) sono lipoprotein e derivate dalle

VLDL, composte di trigliceridi, 46% di colesterolo, proteine e fosfolipi-

di e trasportano colesterolo e trigliceridi alle singole cellule, ai tessuti

endocrini per la formazione di ormoni, alla pelle per la sintesi della vita- mina D, al tessuto nervoso per la formazione delle guaine mieliniche, all'intestino per la formazione di chilomicroni; inoltre trasportano anche molte tossine liposolubili e sostanze cancerogene, colesterolo ed acidi grassi ossidati.

Dopo aver rilasciato il colesterolo necessario, le LDL tornan o al fegato , dove vengono modificate per diventare HDL {High Density

Lipoproteins). Le HDL hanno il compito di trasportare il colesterolo dalla periferia verso il fegato, raccogliendo sia il colesterolo in eccesso sia, in caso di necessità, dai tessuti adiposi. Infine, le HDL, con il colesterolo in eccesso e le tossine liposolubili, vanno a formare la bile, la cui doppia funzione è quella di digestione dei grassi e di eliminazione, attraverso

le feci, delle sostanze nocive.

Quando l'arteria si indurisce

Com'è noto esiste un legame diretto tra elevato tasso di colesterolo nel sangue (ipercolesterolemia) e insorgenza di malattie cardiovascolari; infatti, il colesterolo in eccesso si deposita all'interno dei vasi sanguigni dando origine a placche (ateromi) che possono causare l'indurimento delle arterie. La teoria più accettata della genesi dell'aterosclerosi è l'ipotesi di una

66

Curarsi con il cibo

reazione ad una lesione. Secondo questa teoria l'ateroma ha inizio come risposta ad una lesione delle cellule che tappezzano l'arteria (endotelio arterioso). Inizialmente vi è un danno provocato all'endotelio dai radicali liberi; fat- tori immunologici, fisici, meccanici, virali, chimici e farmacologici produ- cono all'endotelio danni che possono portare allo sviluppo della placca. Danneggiato l'endotelio i siti della lesione diventano più permeabili ai costituenti del plasma e soprattutto alle lipoproteine che si legano ai gli— cosaminoglicani rompendo l'integrità strutturale della membrana basa- le e provocando un aumento dell'affinità con il colesterolo. Quando il danno è significativo i monociti (grossi globuli bianchi) e le piastrine iniziano ad aderire all'area lesionata, emettono fattori di cre- scita e stimolano le cellule della muscolatura liscia a migrare dalla media all'intima e moltiplicarsi in quella sede. I depositi di grasso e colesterolo si accumulano. La placca continua a crescere fino a blocca- re l'arteria. In genere il blocco arriva al 90% prima che i sintomi dell'a- terosclerosi si manifestino.

Eliminare il colesterolo in eccesso

Per eliminare il colesterolo in eccesso sono necessari due elementi: i macrofagi (globuli bianchi), che inglobano soprattutto il colesterolo in eccesso che si trova tra i tessuti epiteliali dei vasi sanguigni, e le HDL che invece contribuiscono a portare via il colesterolo in eccesso che si depo- sita sulla superficie dei vasi sanguigni. Nell'inglobare il colesterolo in eccesso i macrofagi producono radicali liberi; ossia ossidano il colesterolo trasformandolo in una sostanza "schiumosa" che fa letteralmente "lievitare" e rigonfiare l'epitelio dei vasi, restringendoli. Inoltre le HDL, non essendo in grado di raccogliere e di disporre del colesterolo quando esso è ossidato, non possono in alcun modo essere di aiuto ai macrofagi. I grassi più facilmente ossidabili sono quelli saturi: in quanto presenta- no tutti i legami chimici già occupati e quindi non sono in grado di subire "trasformazioni", si spezzano, si irrancidiscono e basta. Per evitare l'ossidazione del colesterolo , in mod o tal e da mantenerlo disponibile sia ai macrofagi che alle HDL, è quindi necessario assumere con il cibo un'adeguata quantità di anti-ossidanti come le vitamine C, A, E e minerali come selenio e germanio. La formazione di HDL dipende essenzialmente dalla quantit à di LDL pre- sente: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l'abbondanza di LDL inibisce la formazione di HDL. Uno dei principali fattor i che determi-

Colesterolo e malattie vascolari

67

na la super produzione di LDL è infatt i un insufficiente scarico di bile e quindi di colesterolo in eccesso, il quale viene riproposto alle cellule. Questo può provocare: aumento della pressione sanguigna, occlusione parziale o totale del vaso e quindi fenomeni di angina, claudicazione e infarti, oppure può dare origine a trombi, nel caso in cui le suddette placche si dovessero staccare e circolare all'interno di vasi troppo pic- coli per le loro dimensioni, bloccandoli.

Gli alimenti consigliati

Per molt o temp o si è ritenut o che per poter ovviare ai problem i deriva-

ti da un eccesso di colesterolo bastasse evitare o limitare il consumo di

cibi che ne contengono molto, come uova, caviale, gamberi e crostacei in genere. In realtà per prevenire o correggere l'eccesso di grassi nel sangue con l'alimentazione occorre una strategia globale che tocchi

tutti i fattori coinvolti nella genesi e nello sviluppo di questa patologia. In particolare la colesterolemia si abbassa sostituendo gran parte degli acidi grassi saturi con acidi grassi insaturi (acido linoleico, linolenico, arachidonico) e assumendo alimenti ricchi di antiossidanti come la vita- mina C, il beta-carotene, il selenio e la vitamina E.

È fondamentale dunque da una parte optare per una dieta ricca di

cereali integrali, leguminose, verdura, frutta fresca e secca, semi, una

piccola quantità di alghe, e dall'altra eliminare o quanto meno ridurre i grassi saturi, sostituendo il cibo di origine animale con vegetali e

pesce, alimenti ricchi di acidi grassi insaturi. In particolare gli acidi gras-

si omega-3 e omega-6, di cui sono molto ricchi pesci e semi oleosi,

hanno la proprietà di abbassare il tasso di colesterolo e trigliceridi e ridurre l'aggregazione piastrinica. Inoltre, i pesci dei mari freddi come

salmone, sgombro e aringa forniscono acido eicosapentenoico (EPA) molto efficace nella riduzione dei livelli di colesterolo; per i vegetariani

è sufficiente integrare con un cucchiaino di olio di lino al dì. Azione

egualmente positiva è svolta dagli alimenti vegetali per l'apporto di

fibra e di elementi antiossidanti (fra i minerali sono importanti potassio

e magnesio).

Tra le piante che riducono l'aggregazione piastrinica in particolare si ricordano: cipolla, aglio, zenzero e curcuma, questi alimenti inoltre riducono le LDL e innalzano il livello di HDL. Oltre all'eliminazione del colesterolo, un'altra strategia di prevenzione molto efficace per la ridu-

zione della colesterolomia è il rafforzamento della parete dell'arteria, in questo senso diventa molto importante l'assunzione di alimenti ricchi

di flavonoidi, di cui sono molto ricchi frutta e verdura. In un esperimen-

68 Curarsi con il cibo

to effettuato su animali nutriti con estratti ricchi di flavonoidi si è veri-

ficata una riduzione delle placche aterosclerotiche e un calo del coleste- rolo serico. Tra gli elementi più importanti per mantenere l'integrit à della parete dell'arteria ci sono la vitamina C, la vitamina B 6 , il rame, il calcio e il magnesio.

Esercizio fisico e niente fumo

Per ridurr e i fattor i d i rischio è molt o important e smettere d i fumare , fare esercizio fisico e ridurre lo stress. Vi è un'impressionante quantità

di ricerche che dimostrano il legame diretto tra stress e colesterolemia.

Secondo questi studi, l'eccesso di noradrenalina, indotto dallo stress, riduce il numero di v recettori presenti nel fegato deputati alla cattura e al trasporto nel tessuto epatico del colesterolo e di conseguenza si pro- duce un incremento della colesterolemia.

Alimenti Sì

Colesterolo e malattie vascolari

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Aglio

Pesce dei mari freddi:

sgombro,

sal-

Agrumi

mone, aringa

Caffè d'orzo

Sale marino

Cereali integrali

Seitan

Frutta

Sesamo

Legumi

Soia, derivati

Lievito di birra in scaglie

Succhi vegetali e tisane

Oli vegetali

lino spremuto a freddo

ed

in

particolare olio di

Verdure cotte e crude

Zenzero

Alimenti No

Inoltre gli ormoni prodotti in situazioni di stress (adrenalina, noradre- nalina e cortisolo) aumentano la lipolisi e la mobilizzazione dei grassi dal tessuto adiposo, aumentano quindi i grassi circolanti e diminuisce

Alcool

Lardo

Alimenti fritti

Latte e derivati

Alimenti molto salati

Margarine

la

capacità del fegato di metabolizzarli.

Bibite gassate

Oli di semi industriali

In conclusione la "pillola magica" che risolve il problema senza un impegno personale, può certamente portare ad un miglioramento dei valori relativi ai grassi nel sangue, ma non può agire in senso globale e senza effetti collaterali. Correggere lo stile di vita e le proprie abitudini alimentari è certamente la carta vincente nella prevenzione delle malat- tie cardiovascolari di origine metabolica, prevenzione che può essere ulteriormente potenziata dall'impiego di preparati fitoterapici o inte- gratori alimentari, consigliati da un esperto.

Caffè

Sale ad alto livello di sodio

Carni rosse

Spuntini grassi

Cereali raffinati

Uova

Hamburger

 

Curcuma - (Curcuma xanthorriza)

Noto ingrediente del curry, la curcuma è uno degli alimenti più utilizzati dall'in- dustria alimentare per colorare naturalmente dolciumi, creme liofilizzate e ali- menti per l'infanzia. Il suo sapore leggermente pungente ne fa una delle spezie più comuni della cucina orientale adoperata per profumare risotti, stufati e minestre. Antibatterico contro colibacilli, bacilli del tifo, stafilococchi e strepto- cocchi, la curcuma è raccomandata come antinfiammatorio, per curare nume- rose patologie come flatulenza, itterizia, difficoltà mestruali, emorragie, mal di denti, convulsioni, dolori al petto e coliche. Insieme a cipolla, aglio e zenzero, la curcuma è una degli alimenti più efficaci nella riduzione del colesterolo "catti- vo" (LDL) e dell'aggregazione piastrinica. In cucina, la curcuma si utilizza, aggiun- gendola nell'olio poco prima di soffriggere la cipolla o l'aglio.

••••••••

Colon irritabile

71

COLON IRRITABILE

"Sindrome del colon irritabile", "colon spastico", "nevrosi colica": sono i termini che la medicina usa per denominare alcuni fra i più classici disturbi della motilità intestinale che, pur in assenza di alterazioni di tipo organico, arrecano sofferenza e disagio. Queste sindromi rappresentano la causa di circa la metà delle visite spe- cialistiche presso i medici gastroenterologi, o dei disturbi intestinali ini- ziali che giungono all'osservazione dei medici ambulatoriali. Le donne ne soffrono più comunemente degli uomini, con una percentuale supe- riore al 30%. Sono casi in cui non è riscontrabile alcuna causa organica; quello che è certo è che i fattori emozionali, la dieta, i farmaci o gli ormoni posso- no aggravare uno stato di ipersensibilità del grosso intestino nella sua motilità.

I sintomi

I sintomi si presentano sotto forma di fastidio addominale, di un'erra-

ta frequenza dell'attività intestinale e di una modificazione della consi-

stenza delle feci. Le spiacevoli sensazioni addominali possono anche essere associate a sintomi non specifici: gonfiore addominale, meteori- smo (sensazione di gas), flatulenza, nausea, cefalea, affaticamento. Sono comunemente riconosciuti due tipi di sindrome del colon irritabi-

le. Caratteristica del primo tipo è l'alternanza di periodi di stipsi a perio-

di di diarrea, accompagnati dalla presenza di dolori addominali che

non sono molto forti né continui, ma possono durare a lungo e creare un evidente senso di disagio.

Non si manifestano mai di notte e non impediscono lo svolgimento

di una vita normale, ma la persona si sente irritata e sconvolta da un

disagio che può limitare anche sensibilmente il suo quotidiano,

soprattutto perché genera ansia.

Generalmente i sintomi insorgono dopo i pasti, anche se non a causa

di un tipo particolare di cibo. I dolori cessano o si attenuano con la

defecazione o l'emissione di gas. Si verifica frequentemente la presen-

za di muco nelle feci; mentre manifestazioni comuni associate sono

stanchezza, depressione e difficoltà di concentrazione mentale. Il secondo tipo di sindrome è dato da una diarrea senza dolore, precipi- tosa, urgente, che si verifica tipicamente durante o appena dopo un pasto. I soggetti non presentano alcuna patologia organica, soltanto la palpazione dell'addome rivela una certa dolorabilità in particolare nel quadrante addominale inferiore sinistro associata ad un colon contratto.

L'origine psicosomatica

La sindrome del colon irritabile merita la giusta attenzione, poiché può precorrere la malattia diverticolare, con la formazione di piccole sacche nella parete muscolare del colon. L'origine del problema è certamente psicosomatica, probabilmente scaturita da un conflitto interiore tra aggressività e repressione. Considerati gli estesi collegamenti corticali con l'ipotalamo ed i suoi centri, da cui originano e in cui terminano le vie connesse con le atti- vità dei visceri, è semplice comprendere come i fattori psichici possano produrre un'iperfunzione o un'ipofunzione dell'apparato digerente. Tensioni emozionali sollecitate da ansietà, senso di colpa, umiliazione, risentimento, conflittualità e situazioni che creano la sensazione di sopraffazione, producono un aumento delle secrezioni della mucosa intestinale, maggiori contrazioni muscolari, maggiore fragilità della mucosa rispetto ad agenti aggressivi e un'intensificazione dei riflessi viscerali. Al contrario, situazioni che danno sensazione di depressione, insoddi- sfazione, abbattimento, paura o insuccesso reagiscono con un rilassa- mento muscolare, una riduzione delle secrezioni, un minor flusso san- guigno alla mucosa, un rilassamento del colon ed una riduzione dei riflessi. Lo stato iperdinamico, quando è notevole e ad intervalli ricorrenti, pro- duce diarrea, lo stato ipodinamico la stipsi. La diagnosi è in gran parte basata sul riscontro di uno stretto collega- mento tra la sofferenza di disturbi emozionali, discordie matrimoniali, ansie legate ai figli o preoccupazioni ossessionanti sui problemi di ogni giorno, e l'insorgere dei sintomi. Generalmente uno stato di ansietà precede gli attacchi, mentre un sol-

72 Curarsi con il cibo

lievo segue ad un cambiamento di ambiente, ad una vacanza, ad esem- pio, lontani dalle preoccupazioni quotidiane. In termini pratici la cura migliore è proprio frutto di un salutare stile di vita, con sane abitudini alimentari, e corretto uso delle terapie farma- cologiche, soprattutto rispetto all'abuso di lassativi.

Curarsi a tavola

Ancora una volta, è l'alimentazione a svolgere un ruolo di primaria importanza, anche nella prevenzione e nella cura del colon irritabile. Naturalmente è fondamentale l'attenzione ad evitare l'assunzione di cibi che infiammino ulteriormente la mucosa o accrescano la secrezio- ne di muco. Anche l'eccesso di gas, provocando l'iperdistensione del colon, può innescare o peggiorare la sintomatologia. È necessario pertanto elimi- nare i cibi che riscaldano, che aumentano la temperatura intestinale come carni, salumi, formaggi, uova. In generale il cibo di origine animale ha bisogno di un tempo di dige- stione superiore a quello di origine vegetale; inoltre richiama un flusso maggiore di sangue facilitando processi infiammatori. Unico alimento - non vegetale consigliabile è il pesce, già meno irritante; in particolare il pesce azzurro, grazie ai suoi contenuti in grassi insaturi utili alla salute della mucosa intestinale. Da evitare i legumi che producono fermentazione in soggetti già iper- sensibili, in particolare nei periodi di fase acuta. In fase di miglioramen- to è possibile consumare lenticchie rosse decorticate o legumi passati, privi di buccia. Regola vincente è quella di cuocere sempre i legumi insieme all'alga kombu, che oltre a ridurre i processi di fermentazione, contiene mucillagini e nutrimenti utili alla mucosa del colon. Sono assolutamente da evitare latte vaccino e derivati, che infiammano l'intestino ed aumentano la secrezione di muco. Tra le verdure è bene evitare, nei periodi critici, cavoli, cavoletti e cipolle cotte. Tra la frutt a sono sconsigliate albicocche, uva, banane e frutta secca. Tra gli integratori, meglio evitare il lievito di birra, a cui è preferibile il germe di grano. Tra le spezie sono sconsigliate quelle più piccanti.

Gli alimenti amici

L'alimentazione corretta consiste nel consumo di cereali integrali, ver- dure, pesce, proteine vegetali quali tofu e tempeh (prodotti ottenuti dalla lavorazione della soia), seitan (glutine di grano) in minor quantità, poca frutta, una piccola quantità di alghe, di semi oleosi (sesamo),

Colon

irritabile

73

zuppe di miso (prodotto fermentato derivato dalla soia). Nei periodi in cui i sintomi sono più acuti è meglio consumare cibi semintegrali, creme di cereali, zuppe di miso, verdure tollerabili. Per quant o riguarda il bere, preferire acqua minerale naturale, tè ban - cha; divieto assoluto alle bibite gassate e al vino.

L'equilibrio che risana

Abbiamo visto come la sintomatologia del colon irritabile sia estrema- mente alternante: si va dalla stipsi alla diarrea. È segno di quanto sia fondamentale ricercare una sorta di equilibrio tra tendenze opposte:

trattenere e scaricare. Se questo è vero a livello simbolico e psicologico è altrettanto vero anche a livello alimentare, in cui gli eccessi in un senso o nell'altro sono deleteri. Nella sindrome del colon irritabile più che mai l'alimentazione deve essere bilanciata. Occorre trovare un giusto equilibrio tra cibi e sapori, che non diano né troppo fuoco né troppo freddo, che non siano estre- mamente salati o piccanti o dolci o amari od aspri. Anche il tipo di cottura degli alimenti è importantissimo e dovrà essere non troppo yang né estremamente yin. Cotture dall'estremo yang all'e- stremo yin sono: il fritto, la piastra, il forno, il saltato, lo scottato, lo stu- fato, il bollito. È evidente che i fritti, per questo tipo di patologia, rap- presentano un vero veleno, ma lo stesso vale per la verdura bollita. Saranno certamente da preferire verdure appena scottate (tuffate a pezzetti nell'acqua salata che bolle e tolte appena l'acqua ricomincia a bollire) o saltate in padella con un pizzico di sale e subito dopo l'ag- giunta di poco olio. Più raramente le verdure cotte al forno. Una cucina equilibrata produrrà effetti benefici non solo a livello intesti- nale, ma anche nella psiche. L'equilibrio curativo sul corpo si rigenererà conseguentemente in equilibrio psichico; l'ansia diminuirà e sarà psico- logicamente più facile poter osservare con maggior distacco e lucidità le problematiche quotidiane e i disagi interiori non ancora risolti. In particolare è consigliabile introdurre nella propria dieta alimenti come il kuzu e il miso, cibi che sono vere e proprie "medicine" per il colon.

74

Curarsi con il cibo

Il kuzu in cucina

Il kuzu è una fecola (amido) ricavato dalla radice di "pueraria", una pianta selva- tica rampicante. E utilizzato come addensante per zuppe, verdure, dolci, budi- ni. A differenza di tutti gli altri amidi che sono acidi, il kuzu presenta una reazio- ne alcalina e inoltre svolge un'azione tonica curativa per tutto l'intestino, molto utile nei disturbi del colon. Si prepara diluendone un cucchiaino circa in un quar- to di litro di acqua fredda. Si porta sul fuoco e si fa bollire lentamente finché diventa una gelatina. Ottimo aggiunto al succo di mirtillo per preparare una bilanciatissima gelatina alla frutta. Oppure lo si può aggiungere, sempre diluito in poca acqua fredda, ad uno stufato, farà da addensante e renderà lo stufato più bilanciato.

Alghe Cereali integrali o semintegrali

Alimenti Sì

Miso

Pesce (in particolare pesce azzurro)

Frutta

Seitan

Germe di grano

Semi oleosi (in particolare di sesamo)

Kuzu

Tè bancha

Legumi passati e con aggiunta di alga

Tempeh

kombu

Tofu

Lenticchie rosse decorticate

Verdure

Alimenti No

Albicocche

Latte vaccino e derivati

Banane

Legumi con la buccia

Bibite gassate

Lievito di birra

Carni

Salumi

Cavoli

Spezie piccanti

Cipolle cotte

Uova

Formaggi

Uva

Frutta secca

Vino

DENTI

Si nasce senza denti, il neonato non può mangiare, né mordere per difendersi, solo lo stretto vincolo al seno materno gli fornisce l'alimen- to per la crescita. L'acquisizione progressiva dell'autonomia procede per gradi e la comparsa dei denti segna una tappa saliente in questo per- corso. L'apparizione della seconda dentizione è l'altra tappa importante del processo di sviluppo del futuro individuo. Con l'avanzare dell'età, la dentatura e in generale il cavo orale cominciano a manifestare delle problematiche, si perde qualche dente, e si prova il timore di tornare fragili e indifesi come i neonati.

La carie

La salute del cavo orale merita tutta la nostra attenzione per diverse ragioni, e non solo per una questione estetica. Innanzitutto le sue pato- logie sono manifestazioni che andrebbero lette non solo a livello loca- le, ma come segnali dello stato di salute generale dell'intero organi- smo; c'è poi da considerare che una dentatura sana e quindi anche delle gengive sane consentono una masticazione ottimale, base indi- spensabile per una buona digestione ed assimilazione degli alimenti che a loro volta assicurano un ottimale "rifornimento di energia" per l'intero organismo . Per non parlare poi di eventuali sostanze tossiche, come quelle liberate dalle otturazioni in amalgama, che possono avve- lenare l'intero organismo dando i sintomi più disparati. Infine molti studi hanno confermato la relazione tra denti e struttura, colonna vertebrale e postura, ed anche questo non è certamente un aspetto trascurabile. La carie è sicuramente la patologia più nota. Così come è nota la sua origine: la presenza nel cavo orale di batteri che, per la propria azione

76 Curarsi con il cibo

patogena, necessitano in particolare di zuccheri semplici. Per questa ragione gli alimenti a base di zuccheri raffinati (dolci, caramelle, bevan- de zuccherate e gassate) andrebbero eliminati per il loro potente effet- to cariogeno.

Piorrea o patologia periodontale

Accanto alle carie, la piorrea è oggi una patologia assai diffusa. La sua prevalenza aumenta direttamente con l'età. La frequenza è di circa il 15% a dieci anni, 38% a vent'anni, 46% a trentacinque anni, 54% a cinquant'anni. Tra gli uomini si registra una prevalenza più elevata e una gravità maggiore della patologia periodontale rispetto alle donne. Vediamo meglio di capire come si sviluppa questa patologia, per meglio prevenirla e curarla. Ogni dente poggia la sua stabilità sul parodonto (termine greco che significa intorno al dente). Questo sostegno include la gengiva, il lega- mento periodontale, il cemento radicolare e l'osso alveolare e assicura un solido ancoraggio ai denti ad esso strettamente connessi sul piano anatomico e funzionale. La salute di queste strutture dipende da molteplici fattori alcuni dei quali sono strettamente individuali e riguardano la costituzione del soggetto (allineamento dei denti e resistenza dello smalto), il suo asset- to neuroendocrino e immunitario (stress, diabete ecc.), le abitudini acquisite (scelte alimentari, tabagismo, igiene orale) ed infine possibili microtraumi. La bocca è esposta al costante contatto con l'esterno attraverso cibi e bevande, è un ambiente complesso e in equilibrio dinamico, habitat ideale per diversi microrganismi. Alcuni tipi di batteri interagiscono nel cavo orale con effetti patogeni, dalla loro trasformazione di residui ali- mentari derivano acidi che attaccano lo smalto dentale; tali lesioni superficiali aprono varchi ad altri microrganismi che corrodono pro- gressivamente il dente spingendosi in profondità.

Le funzioni della saliva

La saliva agisce come tampone chimico, neutralizzando l'acidità del cavo orale, deterge la dentatura, allontana le particelle di cibo e con- trolla la composizione della flora del cavo orale, ma nonostante questo non si può prescindere da una buona igiene orale. La placca dentale è una patina viscosa formata da glicoproteine della saliva e stratificazioni di colonie batteriche. La placca dentale non allon- tanata, entro le 24 ore inizia a mineralizzare formando il tartaro, la cui

Denti

77

rimozione non è più possibile con il comune spazzolino da denti. Se

non si ripara a tali condizioni le mucose vanno incontro a infiammazio-

ni croniche che a volte solo la chirurgia può arginare.

Sanguinamento, alitosi, sensazioni dolorose a contatto con cibi e bevande sono gli effetti di microrganismi aggressivi che rilasciano tos- sine, aggirano le difese immunitarie e producono enzimi che distruggo- no il tessuto connettivo, finché la gengiva, scollandosi dal dente, forma tasche profonde. Da qui il quadro della gengivite evolve in parodonto-

si, caratterizzata da un'evoluzione lenta e irreversibile, che mina la sal- dezza dei denti, erodendo le loro basi di impianto, fino a provocarne la caduta. Sebbene l'igiene orale sia di fondamentale importanza nel trattamento

e nella prevenzione della patologia periodontale non è sufficiente in

molt i casi. Per controllare lo sviluppo e la progressione della malattia è necessario normalizzare le difese del soggetto. Dunque un'alimentazio- ne sana ed il miglioramento dello stile di vita sono indispensabili.

I batteri sono agenti fondamentali, ma di per sé insufficienti, devono

essere coinvolti fattori dell'ospite perché la patologia si sviluppi e pro- gredisca. Inoltre sono da considerare alterati trattamenti di ortodonzia

e protesi che sono causa frequente di infiammazioni gengivali e di

distruzione periodontale. I margini sporgenti offrono un'ideale sede di accumulo della placca e di moltiplicazione batterica. Se il trattamento viene eseguito con un composto di amalgama d'argento il coinvolgi-

mento può essere addirittura maggiore a causa della diminuita attività

degli enzimi antiossidanti, in quanto l'accumulo di mercurio determina una depressione degli enzimi che combattono i radicali liberi.

II consumo di tabacco è associato ad un'aumentata suscettibilità a gravi

patologie periodontali e alla perdita dei denti. Molti degli effetti nega- tivi del fumo sono dovuti al danno dei radicali liberi. Inoltre il fumo

riduce il livelli di acido ascorbico (vitamina C), potenziando i suoi effet-

ti dannosi.

Salute dei denti e alimentazione

In particolare in riferimento alla patologia periodontale, gli obiettivi terapeutici dal punto di vista nutrizionale sono: ridurre il tempo di gua- rigione delle ferite; migliorare l'integrità del collagene; diminuire il danno dell'infiammazione e dei radicali liberi; migliorare lo stato immu- nitario. A questo scopo sono ritenute di particolare importanza le vita- mine C, A, ed E, i flavonoidi, l'acido folico, il selenio e lo zinco. L'importanza della vitamina C per la salute del cavo orale è da tempo

Curarsi con il cibo

dimostrata, basti pensare che un sintomo importante dello scorbuto, la malattia da carenza di questa vitamina, è la gengivite. Infatti, un defi- cit di vitamina C si associa ad una difettosa formazione e ad un altera- to mantenimento del collagene della sostanza basale e del cemento intercellulare; gli effetti del deficit sull'osso comprendono il ritardo o l'interruzione della formazione di tessuto osteoide, l'alterata attività degli osteoclasti e l'osteoporosi. Deficit subclinici di vitamina C svolgo- no un ruolo significativo nella patologia periodontale attraverso questi effetti e il loro ruolo nel ritardare la guarigione delle Inoltre il deficit di vitamina C è associato ad un'aumentata permeabilità della mucosa orale alle endotossine e ai prodotti batterici, come ad un'alterata funzione dei globuli bianchi. Infine la vitamina C possiede proprietà antiossidanti e antinfiammatorie e diminuisce il tempo di guarigione delle ferite. La vitamina A è necessaria per la sintesi di collagene, per il manteni- mento dell'integrità delle superfici epiteliali e delle mucose, per il miglioramento delle funzioni immunitarie. In particolare può essere utile il betacarotene anche per le sue proprietà antiossidanti. Un deficit

di vitamina A è associato a formazione di tasche periodontali, calcoli

gengivali, aumentata suscettibilità alle infezioni, anomala formazione dell'osso alveolare, alterazioni della mucosa gengivale.

Selenio e vitamina E

La vitamina E ed il selenio agiscono sinergicamente con attività antios-

sidante. La vitamina E è particolarmente importante se sono presenti otturazioni in amalgama d'argento. Inoltre l'effetto antiossidante è fondamentale per impedire la patologia periodontale dal momento che

i radicali liberi danneggiano seriamente i proteoglicani e i glicosamino- glicani gengivali.

I flavonoidi sono importantissimi per la salute del cavo orale in quanto agiscono sul collagene in vari modi: diminuiscono la permeabilità di membrana e l'infiammazione; inoltre, grazie all'azione antiossidante prevengono i danni da radicali liberi. Anche l'acido folico ha la sua importanza, in particolare è stato dimostrato che un suo deficit, in

seguito a influenze ormonali da gravidanza o da utilizzo di contraccet- tivi orali, può portare a gengivite fino a periodontiti di un certo rilievo.

Le funzioni dello zinco sono sinergiche a quelle della vitamina A in molti

processi metabolici, in particolare sul periodonto sono molteplici: atti- vità antiossidante; inibizione della crescita della placca; azione antin- fiammatoria; miglioramento dell'attività immunitaria; partecipazione in

Denti

79

almeno quaranta enzimi compresi quelli per la sintesi del collagene; riduzione del tempo di guarigione delle ferite.

Frutta e verdura cruda

Data l'importanza di questi nutrienti un buon apporto di verdura, in buona parte cruda, e frutta è indispensabile nella dieta quotidiana per salvaguardare la salute del cavo orale. Di grande utilità sono gli agrumi e il ribes nero per l'elevato contenuto di vitamina C. Per mantenere in buone condizioni i dent i è inoltr e utile la masticazio- ne di alimenti duri, la frutta secca ha anche questo pregio, oltre a con- tenere proteine, oli, vitamine e oligoelementi, in particolare calcio. I semi oleosi invece sono da consumare per la presenza di oli insaturi e zinco; mentre il fluoro è contenuto particolarmente nel pane di segale, nei pistacchi e nell'uva. Anche il pesce presenta valori interessanti di fluoro e fosforo. Infine i mirtilli freschi, o il loro succo concentrato; forniscono un ottimo apporto di flavonoidi. Come bevanda si consiglia il tè verde. Un'ultima considerazione: un'alimentazione a base di alimenti ricchi di fibre (cereali integrali, legumi, semi oleosi, frutta e verdura), oltre ad assicurare un elevato apporto di principi nutritivi di elevato valore bio- logico svolge anche un effetto preventivo, in quanto stimola la secre- zione salivare che ha un'azione detergente e protettiva sulla mucosa del cavo orale. In definitiva, con opportune scelte alimentari è possibile non solo salva- guardare la salute dei denti e del cavo orale, ma anche prevenire, o quanto meno ridurre la diffusione delle principali patologie.

Depressione

83

82 Curarsi con il cibo

situazione esterna (depressione reattiva), come una forma di nevrosi (nevrosi depressiva, che è una forma cronica) o come una psicosi.

Uni- o bipolare

Spesso la depressione è preceduta da un lungo periodo di nervosismo

ed ansia, che sfocia poi in un quadro depressivo. La definizione ufficia-

le di depressione, secondo il Diagnostic and Statistica! Manual of

Meritai Disorders, è basata su otto criteri primari:

inappetenza con perdita di peso oppure aumento dell'appetito e incremento ponderale

insonnia o ipersonnia

inattività o iperattività fisica

perdita di interesse o piacere per le attività usuali

perdita del desiderio sessuale

scarsa stima di sé, sensi di colpa immotivati

diminuita capacità di pensare o di concentrazione

pensieri ricorrenti di morte o suicidio.

La

presenza, almeno da un mese, di cinque di questi otto criteri, deter-

mina la diagnosi di depressione. Da una parte c'è la depressione mag- giore o "unipolare" che si tratta di un disturbo depressivo episodico. Dall'altra c'è la depressione "bipolare" (maniaco-depressiva), caratteriz-

zata •dall'alternarsi di periodi di depressione maggiore alternati a perio-

di di elevazione eccessiva del tono dell'umore.

Le cause

La psichiatria moderna dà una maggiore importanza, nella terapia della depressione, al controllo degli squilibri dei neurotrasmettitori, piuttosto che all'individuazione dei fattori psicologici che sono la causa dell'in- sorgenza di squilibri tra serotonina, dopamina, GABA e altri neurotra- smettitori. D'altra parte, la depressione spesso può essere legata a fattori patolo- gici, come: diabete, patologie cardiache, patologie polmonari, flogosi cronica, dolore cronico, cancro, epatopatie, sclerosi multipla; all'assun- zione di farmaci (antipertensivi, antinfiammatori, contraccettivi, anti- staminici, corticosteroidi, tranquillanti e sedativi) oppure a sindrome premestruale, stress, ridotta funzionalità surrenalica, metalli pesanti, allergie alimentari, ipotiroidismo, ipoglicemia, carenze nutrizionali, disturbi del sonno.

È fondamentale quindi constatare se nella genesi della malattia sono

coinvolte cause nutrizionali, ambientali, sociali e psicologiche. Nel trat-

tamento della depressione, infatti, sono molto importanti una dieta e uno stile di vita che promuova la salute. In primo luogo, attenzione a fumo, alcool e caffè. Il fumo di sigaretta è un fattore importante nella genesi della depres- sione, agendo sulla stimolazione della produzione di ormoni surrenali- ci, tra cui il cortisolo. L'elevato livello di cortisolo è una caratteristica ben nota della depressione: l'effetto chiave del cortisolo e dello stress sul tono dell'umore, si esplica attraverso l'attivazione dell'enzima triptofa- no-ossigenasi, che comporta una riduzione della quantità di triptofano presente a livello cerebrale. Dal momento che il livello di serotonina nel cervello è dipendente dalla quantità di triptofano, il cortisolo riduce drammaticamente i livelli di serotonina e melatonina. Inoltre, il cortiso- lo riduce anche i recettori serotoninergici cerebrali, rendendo il cervello meno sensibile all'azione della serotonina. Il fumo di sigaretta porta anche ad una carenza relativa di vitamina C, utilizzata per eliminare i radicali liberi. Bassi livelli di vitamina C nel sistema nervoso centrale pos- sono comportare depressione. L'alcool è un depressore del sistema nervoso centrale che aumenta il rilascio di ormoni surrenalici, interferisce con molti processi cerebrali e altera i normali cicli del sonno. Inoltre induce l'ipoglicemia che deter- mina un fortissimo desiderio di zuccheri, ma il consumo di zucchero tende ad aggravare ulteriormente l'ipoglicemia che a sua volta peggio- ra i problemi mentali del soggetto. Sebbene la caffeina sia uno stimolante, molti dei suoi effetti si fanno sentire particolarmente sui soggetti che tendono all'ansia e alla depres- sione. Alcuni studi hanno verificato che i consumatori di moderate/alte quantità di caffè generalmente sono più depressi di coloro che ne con- sumano basse quantità. Inoltre, i pazienti depressi ricercano il caffè e tendono a consumarne molto; la combinazione con lo zucchero raffi- nato peggiora ulteriormente la situazione. Anche la carenza di alcuni nutrienti può alterare la funzione cerebrale e condurre a depressione, ansietà e altri disordini mentali. Ciò di cui ci nutriamo può influenzare potentemente le percezioni, le sensazioni, il comportamento. Nei depressi è comune una carenza di un buon nume- ro di nutrienti, soprattutto vitamine. Inoltre, il cervello richiede un apporto costante di zucchero; è importante però evitare l'ipoglicemia, i cui sintomi sono diversi a seconda della gravità, e comprendono depres- sione, ansietà, irritabilità, astenia, cefalea, visione offuscata, eccessiva sudorazione, confusione mentale, comportamento bizzarro, convulsio- ni. Diversi studi hanno mostrato che l'ipoglicemia è molto comune nei

84 Curarsi con il cibo

depressi: in qualche caso semplicemente eliminando gli zuccheri raffina- ti dalla dieta si possono avere miglioramenti o remissioni.

Consigli nutrizionali

I consigli nutrizionali per la depressione sono quelli di un'alimentazio- ne sana, costituita da cibi naturali, non conservati, non elaborati: ver- dura, cereali, legumi, semi, frutta, pesce azzurro; è bene evitare caffè ed alcool. In questo modo è assicurato il necessario apporto di vitami- ne e sali minerali. Le fibre poi consentono di mantenere costante il livel- lo di glicemia per più tempo, senza gli sbalzi glicemici che producono gli zuccheri a rapido assorbimento. Tra i nutrienti è particolarmente importante l'acido folico , contenuto nei vegetali a foglia verde. In studi su pazienti depressi, il 31-35% ha mostrato di essere carente in acido folico; negli anziani queste percen- tuali possono essere anche più elevate. A seguire, in ordine di impor- tanza, la vitamina B 12 , ma la carenza di questa vitamina è molto meno frequente. I livelli di vitamina B 6 sono abbastanza bassi nei soggetti depressi, specialmente nelle donne che assumono contraccettivi orali. Le vitamine del gruppo B si trovano nei cereali integrali e nel lievito di birra, anche in quello alimentare a scaglie. Anche una carenza di acidi grassi omega-3 è stata correlata alla depres- sione. Questo potrebbe essere legato al loro ruolo nella composizione delle membrane delle cellule nervose. La carenza di queste sostanze e l'assunzione eccessiva di grassi saturi, in genere di origine animale, porta alla formazione di membrane cellulari molto più rigide del nor- male. Dal momento che una corretta funzione cellulare dipende dalla fluidità di membrana, questo tipo di alterazione a livello cerebrale può indurre alterazioni del comportamento, del tono dell'umore e della capacità mentale. Alcuni studi hanno dimostrato che le proprietà biofi- siche delle cellule cerebrali, tra cui la fluidità di membrana, influenzano direttamente la sintesi e il legame dei neurotrasmettitori, la trasmissio- ne di segnali, l'assorbimento della serotonina come quello di altri neu- rotrasmettitori e l'attività delle monoaminossidasi. Tutte queste funzio- ni sono implicate nella genesi della depressione e in altri disturbi psico- logici. I ricercatori hanno concluso che gli acidi grassi omega-3 sono efficaci nel ridurre il rischio coronarico e nel prevenire l'insorgenza della depressione. Infine, la depressione e l'astenia (stanchezza patologica) sono state cor- relate anche alle allergie alimentari. Dunque può essere importante individuare allergie o intolleranze per particolari alimenti.

Depressione

85

È consigliata l'integrazione di acidi grassi insaturi tramite un cucchiaio

al giorno di olio di semi di lino e uno di olio di germe di grano, semi di sesamo e girasole.

Il vuoto energetico

Per l'energetica cinese, la depressione è una patologi a da vuoto . Normalmente un individuo produce energia tramite il cibo, le bevande, la respirazione, il riposo. Quest'energia viene poi consumata per man- tenersi in vita, lavorare, pensare, creare e ricrearsi, nel senso più ampio. Si parla di "vuoto" quando il bilancio tra le energie in entrata e quelle in uscita è deficitario. In genere, questo accade quando vi è un ecces- so di "consumo". Eccesso che può essere di natura fisica o, come acca- de più spesso, nella nostra società di tipo mentale e psichico. Vi è spes- so una fase di "pieno": tanti eventi stressanti, tanto lavoro, dispiaceri, impegni, responsabilità eccetera, seguito dal "vuoto", che porta con sé i sintomi depressivi.

È dunque fondamentale rigenerare l'energia consumata attraverso una

sana alimentazione che tonifichi i reni, la nostra "batteria" naturale. Gli alimenti più indicati sono: pesce, legumi, alimenti di colore nero come alghe e fagioli neri, riso nero ecc. e tutto ciò che può "nutrire" il san- gue come: azuki rossi, barbabietola rossa e più in generale gli alimenti ricchi di clorofilla . Per la medicina cinese, la milza "genera il sangue" e si tonifica con cereali integrali, miele e carote. Le verdure verdi e i frut- ti aspri (agrumi) tonificano invece il fegato che ha la funzione di accu- mulare il sangue e far fluire l'energia in tutti gli organi. Un grande aiuto può venire dall'esercizio fisico (almeno trenta minuti per tre volte alla settimana) e dalle tecniche di rilassamento (meditazio- ne, visualizzazione creativa ecc.), così come efficaci sono le terapie con il colore, grazie alle quali si possono manifestare i sentimenti repressi:

bastano un foglio di carta, un pennello e dei colori a tempera per lasciar uscire "quel pieno che continuamente ricrea il vuoto". Molti soggetti sono predisposti alla depressione per costituzione ed ereditarietà, altri invece si ammalano perché abusano delle proprie

energie. Prevenire la depressione è in entrambi i casi possibile con un buon stile di vita. Per chi è gi à ammalato , ristabilire gradualmente delle sane abitudini può contribuire notevolmente alla guarigione.

Curarsi con il cibo

Alimenti Si

Agrumi

Lievito di birra

Alghe

Miele

Azuki rossi

Olio di germe di grano

Barbabietola rossa

Olio di semi di lino

Carote

Pesce azzurro

Cereali integrali

Riso nero

Fagioli neri

Semi di girasole

Frutta

Semi di sesamo

Legumi

Verdura a foglia verde

 

*

 

Alimenti No

Alcool

Grassi animali

Caffè

Zucchero

DIABETE

Il diabete, forse più di qualsiasi altra malattia, è strettamente associato alla cultura e all'alimentazione occidentale, prova n'è la sua completa assenza tra le popolazioni caratterizzate da una dieta a base di alimen- ti naturali e cibi non trattati. Man mano che dai cibi naturali si passa a un'alimentazione a base di alimenti trattati e d'origine industriale, il tasso di diabete aumenta, fino a fare registrare, come accade nei paesi cosiddetti "sviluppati", un incremento annuo pari al 6%. In pratica, ogni quindici anni il numero totale dei diabetici raddoppia. Dal punto di vista medico, il diabete si può definire uno squilibrio cro- nico del metabolismo dei carboidrati (zuccheri), che di conseguenza va poi ad alterare anche il processo di assimilazione dei lipidi (grassi) e delle proteine.

Gli zuccheri nel corpo

Quello degli zuccheri è un processo di assimilazione assai sofisticato (la cosiddetta omeostasi glucidica) che consente all'organismo di fornire la quantità di glucosio sufficiente per il buon funzionamento del tessuto nervoso, questo in qualsiasi condizione, anche per esempio durante un prolungato digiuno. Lo stesso meccanismo consente di immagazzinare

gli zuccheri assunti in eccedenza con il cibo, impedendo un eccessivo

aumento della glicemia (zucchero nel sangue) che potrebbe essere

nociva per la salute.

In una notte di digiuno, per esempio, il glucosio presente nel sangue

viene utilizzato per la maggior parte dal cervello che ne è il più grande

consumatore. In queste condizioni, il fegato rilascia glucosio dalle riser-

ve

e questo è per lo più ossidato dal cervello che lo utilizza come fonte

di

energia per tutti i suoi processi. Anche il pancreas svolge un ruolo

fondamentale nel metabolismo dello zucchero, attraverso due ormoni:

Curarsi con il cibo

insulina e glucagone che regolano la produzione di zucchero (glucosio) da parte del fegato a partire dalle riserve accumulate dall'organismo.

Insulina e glucagone

Il ruolo dell'insulina è quello di facilitare la penetrazione del glucosio

all'interno delle cellule, dove viene utilizzato come fonte di energia. Inoltre inibisce la formazione di glucosio, riduce il rilascio di glucosio da parte del fegato, consente agli aminoacidi derivati dalle proteine di entrare all'interno dei muscoli e agli zuccheri e agli acidi grassi di pene- trare nelle cellule del tessuto adiposo per essere immagazzinate come riserve di grasso, previene la scissione dei grassi e delle proteine nei loro componenti elementari. In parole povere, l'insulina permette l'imma- gazzinamento delle sostanze nutrienti nei diversi organi 1 .

La carenza d'insulina

Quando nell'organismo vi è una carenza d'insulina, il fegato scinde le riserve di zuccheri (glicogeno) in glucosio che va quindi ad aumentare il livello della glicemia del sangue. Si manifesta così il diabete, definito

genericamente come "un'alterazione metabolica dipendente da una diminuzione dell'attività dell'insulina dovuta a ridotta disponibilità della stessa, o ad un impedimento della sua normale azione". La mancanza

di insulina determina due alterazioni fondamentali: la diminuzione del-

l'assunzione di glucosio da parte di molti tessuti e anche una sua minor utilizzazione, e l'aumento della liberazione in circolo di glucosio da parte del fegato. In poche parole le cellule contengono poco glucosio anche se sono immerse in un liquido che ne è ricco; muoiono di fame perché non possono nutrirsi del cibo che necessitano e di cui sono cir- condate.

Caratteristica tipica del diabete, infatti, è l'iperglicemia (elevato tenore

di zucchero nel sangue) alla quale, col passare del tempo, si associano

alterazioni a livello circolatorio (a carico dei reni e della retina) e del

sistema nervoso (danni di tipo motorio e sensitivo, ma spesso anche con disturbi sessuali e intestinali).

Inoltre i diabetici sviluppano facilmente ulcere agli arti inferiori che cica- trizzano con difficoltà a causa dei danni vascolari e del sistema nervo-

so periferico.

1. Accanto e in equilibrio col sistema insulina-glucagone, esiste poi il sistema rappre- sentato da ipofisi e surrene, che interviene costantemente in tutte le situazioni di stress e tende a far aumentare nel sangue il livello di glucosio a disposizione delle cellule. Gli ormoni che intervengono sono il Gh, l'Acth, il cortisolo e le catecolamine (adrenalina).

Diabete

89

Glicemia e diabete

Generalmente si parla di glicemia normale, quando a digiuno i valori della glicemia sono compresi tra 75 e 105 mg/dl, di diabete quando la glicemia a digiuno è uguale o maggiore a 140.

Quando la glicemia supera il valore di 160-180 mg/dl, il glucosio non riassorbito comincia a comparire nelle urine (glicosuria) e non essendo assorbito a livello renale, richiama acqua provocando l'emissione di molta urina e perdita di sali, con conseguente disidratazione e aumen-

to della sete. Non potendo utilizzare il glucosio, vi è un aumento dello

stimolo della fame e questo fa accrescere ulteriormente la glicemia e la glicosuria, creando così un circolo vizioso.

In queste condizioni, la produzione calorica avviene attraverso la sola

demolizione di riserve energetiche (grassi e proteine dei tessuti) con conseguente perdita di peso. A loro volta, la demolizione dei grassi causa la formazione di corpi chetonici (particolari sostanze che si accu- mulano nel sangue) originando la chetoacidosi diabetica che può por- tare al coma.

La diagnosi

Oggi per diagnosticare il diabete si utilizza il test della curva di carico di glucosio per via orale: si somministra una quantità di glucosio piutto- sto elevata per bocca e in tempi successivi, 2-3 ore, si determina la gli- cemia. Nel soggetto sano l'iperglicemia da carico è modesta e torna normale in circa due ore, nel diabetico è molto maggiore e resta eleva-

ta

per lungo tempo.

Il

diabete si dice primario, quando si verifica indipendentemente da

altre malattie o dall'assunzione di farmaci. Può essere della forma insu-

lino-dipendente (tipo I) e della forma non insulino-dipendente (tipo II).

E

sono solo i soggetti con diabete insulino-dipendente che in carenza

di

insulina hanno tendenza a sviluppare chetoacidosi.

Diabete tipo I

Nel diabete di tipo I si ha una riduzione assoluta della produzione di

insulina. Esiste una predisposizione genetica, infatti, si verifica prevalen- temente in giovane età o addirittura nell'infanzia in soggetti costituzio- nalmente magri. La sua insorgenza sembra sia causata dalla presenza

di anticorpi che distruggono le cellule del pancreas deputate alla pro-

duzione di insulina. In questi casi si registra un'iperglicemia (livelli ele- vati di glucosio nel sangue) a digiuno e soprattutto dopo i pasti, una

90

Curarsi con il cibo

rilevante presenza di glucosio nelle urine.

I sintomi più comuni sono: aumento della quantità di urine emesse

nelle ventiquattro ore, incremento della sete e dell'introduzione di liqui-

di, aumento dell'appetito e dell'assunzione di alimenti che non si accompagna ad accrescimento di peso ma a dimagrimento.

In alcuni casi i primi sintomi sono quelli tipici della chetoacidosi (nau-

sea, vomito, talora dolori addominali, fame d'aria, respiro con odore di acetone o frutta, secchezza delle mucose fino allo stato confusionale).

Spesso si manifesta dopo un intervento chirurgico o un'infezione, quin-

di situazioni di forte stress.

Diabete di tipo II

II diabete di tipo II interessa il 90% dei casi e si verifica prevalentemen- te nell'età matura (frequentemente in soggetti in sovrappeso), c'è un'alterata tolleranza al glucosio per una predisposizione genetica e non si giunge mai alla chetoacidosi.

Questo tipo di diabete viene spesso diagnosticato casualmente nel corso di esami di laboratorio eseguiti per altri motivi in soggetti appa- rentemente privi di sintomi. In effetti, questo tipo di disturbo si instau-

ra molto lentamente e occorre molto tempo prima che i sintomi si ren-

dano manifesti. In molti casi il diabete resta lieve e i sintomi non si

manifestano mai.

Curarsi con l'alimentazione

Per curare il diabete è fondamentale la terapia dietetica. Una dieta ricca

di

fibre e carboidrati complessi, povera di grassi e prodotti animali spes-

so

ha più successo dei farmaci o di vecchi schemi dietetici raccomandati

in

passato e basati sull'assunzione di pochi carboidrati e tante proteine.

L'alimentazione più adatta al diabetico deve quindi prevedere un

apporto calorico così articolato: per il 70-75% da carboidrati comples-

si (essenzialmente cereali integrali); per il 15-20% da proteine (di pre-

ferenza leguminose o comunque proteine di origine vegetale quali soia

o glutine); per il restante 5-10% da grassi vegetali. Fondamentale è

l'apporto di fibra grezza, contenuta nei cereali integrali, ma anche nei

legumi, nella frutta e nella verdura. Numerosi studi hanno dimostrato che una dieta così articolata è in grado di permettere l'interruzione della somministrazione di insulina in

circa il 60% dei pazienti sofferenti di diabete di tipo II e di ridurne le dosi in modo significativo nel restante 40%.

Di grande importanza è anche il controllo del peso corporeo e l'eserci-

Diabete

91

zio fisico. In particolare, il peso corporeo è un indice molto importante nel controllo della glicemia. Anche in condizioni normali, gli obesi fanno registrare un'insensibilità all'insulina nei tessuti del grasso e del muscolo, e si pensa che proprio la graduale insensibilità all'insulina sia all'origine del diabete di tipo II. In questi casi, il graduale dimagrimen- to può correggere l'anomalia. Per quant o riguarda l'attivit à fisica è opportun o un programm a di eser- cizi che innalzino le pulsazioni ad almeno il 60% della frequenza mas- simo 2 o 3 volte la settimana, almeno per mezz'ora. Ottimi risultati sono stati ottenuti con il nuoto.

Alimenti consigliati

Tra gli alimenti particolarmente benefici per il diabetico ricordiamo i cereali integrali in chicchi, in particolare riso, miglio e grano saraceno. Tra le verdure sono particolarmente indicate: zucca, cipolle, aglio, caro- te, rape, porri, cavolfiori, verza, carciofi, topinambur. Aglio: per le sorprendenti proprietà medicinali è particolarmente adat- to ai soggetti con colesterolo alto, malattie cardiocircolatorie, diabete, ipertensione. Carciofi: nei carciofi la maggior parte dei carboidrati è presente sotto forma di inulina, un amido che l'organismo metabolizza in modo diver- so dagli altri zuccheri. Questo rende il carciofo molto salutare per i dia- betici in quanto l'inulina migliora il controllo dello zucchero ematico, i carciofi però devono essere freschi. Cipolla: in grado di abbassare lo zucchero ematico la cipolla contie- ne un principio attivo, l'allil-propil-disolfuro (APDS), responsabile di questo effetto anti-zucchero. L'APDS concretamente allunga la vita dell'insulina. Topinambur: una delle fonti più abbondanti di inulina. Oltre a tenere bassa la glicemia, il topinambur stimola a livello intestinale i bifidobat- teri essenziali per mantenere l'equilibrio della flora intestinale, perché inibiscono la crescita di molti batteri nocivi, per le loro proprietà antitu- morali, inoltre riducono il colesterolo e forniscono una certa quantità di vitamine del gruppo B. Legumi: nella famiglia delle Leguminose vanno segnate le lenticchie, i fagioli e in particolare gli azuki, tutti alimenti molto utilizzati nella cuci- na macrobiotica. Gli effetti positivi dei legumi sono dovuti soprattutto ai loro componenti fibrosi idrosolubili e gelificanti, effetti molto simili a quelli della gomma di guar e della pectina per la loro azione di control- lo dello zucchero ematico.

92

Curarsi con il cibo

Mirtilli: sono particolarmente degni di nota in quanto, oltre a contene- re cromo, sono degli ottimi antiossidanti. Il succo di mirtillo spremuto a freddo oltre che a ridurre la glicemia è ottimo per tutti i problemi di circolazione ed in particolare ha un'azione benefica sui capillari dei glo- meruli renali. Semi oleosi: in particolare i semi di sesamo e zucca. Altri alimenti: sono anche consigliate una piccola quantità di alghe ed eventualmente un po' di pesce.

Alimenti da evitare

Alimenti decisamente da evitare sono i cereali raffinati (e i prodotti deri- vati), latte e derivati, zuccheri semplici, alcoolici e caffè che attraverso la produzione di adrenalina favoriscono l'aumento della glicemia, poi occorre fare attenzione a non eccedere con la frutta, a parte i mirtilli, le arance e le mele.

Alimenti Sì

Aglio

Mirtilli

Alghe

Pesce

Arance

Porri

Azuki

'

Rape

Carciofi

Riso

Carote

Seitan

Cavolfiori

Semi di sesamo

Cereali integrali

 

Semi di zucca

Cipolle

Soia

Grano

saraceno

Topinambur

Legumi

Verza

Mele

Zucca

Miglio

 

Alimenti No

 

Alcoolici

Frutta

(eccessiva)

Caffè

Latte e derivati

Cereali raffinati e prodotti derivati

 

Zuccheri semplici

DISINTOSSICAZIONE ESTIVA

Specie d'estate si ha un'ottima occasione per fermarsi e guardare la

nostra vita, le vecchie abitudini, il modo come ci alimentiamo, le cose

di tutti i giorni e per portare una ventata di novità e di nuove possibi-

spirituale.

lità per una rigenerazione fisica, emotiva e perché no?

Arriva la pausa delle ferie, la tanto attesa vacanza, si rallenta il turbinio degli impegni e finalmente diventa possibile riscoprire il proprio ritmo personale, quello che ognuno di noi ha da sempre, in qualche angolo

di sé, ma che spesso viene tradito nella corsa quotidiana fatta di fretta

ed efficienza. Arriva la pausa, accompagnata dal sole, dalla possibilità di stare all'a- perto, più tempo per stare con la famiglia, con gli amici, con le perso- ne che si amano. Arriva il tempo in cui è possibile ascoltare meglio il

corpo e lo spirito per dedicare a se stessi un po' delle proprie energie.

È un momento incredibilmente favorevole anche per rinnovare la dieta,

depurare l'organismo, rimettersi in forma. Calma interiore, salute fisica, serenità spirituale sono tre ingredienti straordinari, le fondamenta di un reale benessere che poi può essere mantenuto lungo tutto l'anno, anche nei momenti più impegnativi e

difficili. È come ricaricare le batterie e mettersi in forma per il lungo viaggio che poi ci attenderà per un intero anno lavorativo. Alimentazione corretta, pace e gioia, sono le migliori medicine. Il corpo

e la psiche hanno una straordinaria capacità di autoguarigione: basta

metterli nelle condizioni di farlo. Quando questo accade, la malattia non ha più ragione d'essere; nel momento in cui si trovano gli spazi personali per ascoltare se stessi il corpo non ha più bisogno di urlare, attraverso la malattia, il suo messaggio. L'alimentazione è un grandissimo aiuto per la rigenerazione ed il riequili- brio generale, e l'estate in questo ci è amica per l'abbondanza di frutti e

Disintossicazione

estiva

95

94 Curarsi con il cibo

ortaggi che offre, trattandosi di alimenti utilissimi per purificare l'organi- smo e il connettivo, il tessuto che più degli altri raccoglie le tossine.

Il ruolo del connettivo

L'organismo è costituito da settantacinque trilioni di cellule connesse tra loro da un tessuto chiamato connettivo che svolge un ruolo fonda- mentale nel mantenimento dell'equilibrio interno. Non solo connette e in qualche modo "tiene insieme" tutte le parti dell'organismo, ma gra- zie ai vasi, ai nervi e alle cellule spazzine e di difesa che contiene, forni- sce preziosi nutrienti. Inoltre, è anche il luogo in cui le cellule espellono tutte le scorie del metabolismo che poi vengono eliminate grazie al sistema linfatico e alle cellule di difesa. Quando il sistema cellulare di difesa e di "ripulitura" è sovraccarico o rallentato, il connettivo diventa un vero e proprio teatro di patologie infiammatorie e degenerative: si alterano gli scambi nutrizionali, le cel- lule sono poco nutrite e scarsamente ossigenate e si trovano immerse in un ambiente intossicato. L'infiammazione a questo punto assume il significato di un'intensa rea- zione biologica mirata all'eliminazione delle tossine, fenomeno che tende a sviluppare nel focolaio dell'infiammazione un maggior tasso di acidità e quindi una diminuzione del pH. Uno dei primi risultati dell'infiammazione è l'isolamento dei tessuti cir- costanti la zona più intossicata, in modo da ritardare la diffusione di eventuali batteri e sostanze tossiche. L'intensità del processo infiamma- torio di solito è proporzionale all'entità del danno arrecato al tessuto dalle tossine. Un'alimentazione eccessiva e squilibrata, così come un elevato stress nervoso sono condizioni predisponenti l'intossicazione che a sua volta genera processi infiammatori che non sono altro che tentativi del corpo di purificarsi. Quando il corpo non riesce in questo intento perché magari si è bloccato il processo con un farmaco antin- fiammatorio, o perché il carico tossinico è eccessivo, le tossine si accu- mulano e migrano in tessuti più profondi con il rischio di provocare malattie degenerative. In questi casi, occorre aiutare il processo di auto- guarigione dell'organismo con rimedi naturali ed alimenti in grado di favorire la disintossicazione ed il drenaggio a livello linfatico, intestina- le, renale ed epatico. A questo scopo risultano di grande giovamento anche la vita all'aria aperta e l'attività fisica. Quando il mezzo interno è in salute, le cellule, gli organi, i sistemi e gli apparati, l'intero organismo, l'intera persona vive una condizione di benessere e salute.

Attenzione all'acido

Per comprendere meglio l'interazione tra salute e alimentazione è bene ricordare che i fluidi interni richiedono un ambiente alcalino, mentre il metabolismo cellulare produce in continuazione sostanze acide che necessitano quindi di essere eliminate. Alcuni cibi, in particolare la carne e le proteine d'origine animale in generale, aumentano il carico acido dell'organismo . Per alcune persone è important e anche porre attenzione ad un'alimentazione eccessivamente ricca di carboidrati,

soprattutto se in forma di farine, graminacee, alimenti raffinati e pro- cessati in genere, in quanto anch'essi rilasciano, una volta metabolizza-

ti all'interno del corpo umano, un residuo acido.

È stato già detto che il metabolismo cellulare genera normalmente

come residuo sostanze acide, ma esiste una netta differenza tra gli acidi

così prodotti e quelli che si originano da una dieta eccessivamente ricca

di

alimenti che rilasciano ceneri acide. Nel primo caso l'acido fisiologi-

co

è più debole e non richiede di essere metabolizzato da minerali vita-

li

prima di essere espulso dall'organismo. Questi minerali vitali sono

particolarmente contenuti in ortaggi, legumi e frutta. Le ceneri lasciate dalla maggior parte della frutta (gli stessi agrumi producono acidi

deboli che sono facilmente eliminabili) e verdura non sono acide, anzi contengono minerali alcalinizzanti. Lo stesso limone che a prima vista

si

considererebbe acido, è invece molto indicato per corregge l'acidosi,

in

quanto è molto ricco di acido citrico che viene rapidamente metabo-

lizzato, attraverso la mucosa dei bronchi, sotto forma di acido carboni- co. E quindi quello che rimane nell'organismo sono i sali minerali che svolgono un'azione alcalinizzante. Oltre all'alimentazione vi sono altri fattori che possono alterare l'equi- libro chimico dell'organismo come l'inquinamento ambientale, il fumo, i conservanti e i coloranti presenti in numerosi alimenti, gli antiparassi- tari. Tutti questi fattori costituiscono veri e propri veleni che aumenta- no la produzione di radicali liberi nell'organismo, causano un precoce invecchiamento e facilitano l'insorgere di malattie. Di segno opposto è l'effetto di frutta e verdura, offerti in abbondanza dalla natura nella sta- gione estiva, che invece svolgono un effetto altamente depurativo, rivi- talizzante, rigenerante e alcalinizzante.

Quant'è acida la tua urina?

A questo proposito, può essere interessante, per conoscersi meglio,

provare a valutare il pH delle proprie urine. Un test che si può fare da

Curarsi con il cibo

soli utilizzando una semplice cartina tornasole, in vendita in farmacia.

Si inumidisce la cartina con una goccia di urina prelevata al mattino,

dopo l'eliminazione del primo getto urinario. Il colore assunto dalla car- tina tornasole indica il valore del pH e quindi il grado di acidità dell'u- rina. Il giallo corrisponde ad un valore acido (pH 5 o anche inferiore); il verde indica un ambiente neutro (pH circa 7); quando la cartina torna- sole vira verso il blu è segno che l'ambiente interno dell'organismo è alcalino (pH 8 o 9).

Generalmente, un individuo sano, con un'alimentazione equilibrata, che assume quindi una giusta quantità di verdure e frutta e non ecce- de nei cibi proteici, presenta l'urina con un pH di circa 7-7,5. La misu- razione del pH delle urine consente quindi di valutare se nell'organismo è presente una sufficiente riserva di minerali alcalini in grado di neutra- lizzare gli acidi forti contenuti negli alimenti proteici e raffinati; mentre i sali minerali che contribuiscono ad alimentare la riserva alcalina sono sodio, calcio, magnesio, ferro e potassio.

In definitiva, controllare il pH delle urine migliora la consapevolezza del

proprio corpo e può essere un modo efficace per motivarsi ad un'ali-

mentazione sana.

Una dieta per l'estate

La dieta estiva suggerisce di ridurre il più possibile gli alimenti d'origine

animale, abbondare in verdura e frutta, assumere piccole porzioni di cereali integrali, aggiungere sempre semi oleosi come quelli di sesamo, girasole, lino e zucca; mentre il consumo di mandorle e frutta secca, in generale, va ridotto.

L'ideale sarebbe consumare di prima mattina una ricca colazione a base

di frutta. Volendo, si può aggiungere dello yogurt, meglio se di soia,

per non introdurre in eccesso latticini a cui, tra l'altro, una larga fetta della popolazione è intollerante. Lo yogurt di soia si può acquistare già

pronto per l'uso o preparare in casa. È sufficiente disporre di una yogurtiera (per mantenere una temperatura costante) e aggiungere al

latte di soia i fermenti specifici. Si possono aggiungere anche un cuc- chiaino di un cereale integrale e biologico macinato di fresco (basta disporre di un macinino da caffè), un cucchiaino o due di semi macina- ti, il succo di mezzo limone e un cucchiaino o due di olio di lino o di germe di grano o di semi di girasole spremuto a freddo. In questo caso

la colazione è molto sostanziosa e permette di arrivare all'ora del pran-

zo senza bisogno di spuntini intermedi. Per gli altr i due pasti è consigliabile preferire una buona quantit à di ver-

Disintossicazione

estiva

97

dure. Si possono preparare delle splendide insalate miste da consuma- re come pasto unico, con l'aggiunta di germogli, semi, mandorle, lievi- to di birra in scaglie, o piccole quantità di mais, o pesce (sgombro, tonno, gamberetti per esempio). Se non sono abbastanza ricche per sostituire un pasto completo, le

insalate possono essere seguite da un piatto a base di una piccola quantità di cereale (riso, pasta, quinoa, miglio, farro ecc.) oppure pos- sono accompagnare una piccola quantità di legumi, meglio se freschi,

o altre proteine vegetali come derivati della soia: tofu o tempeh, seitan o, più raramente pesce, uova o carni bianche.

È importante introdurre quotidianamente una buona quantità di verdu-

re a foglia verde, e non dimenticarsi di carote, sedano, zucchine, fagio- lini. Il cereale o le proteine, da dividere in pasti diversi, si accompagna- no bene a verdure scottate, saltate in padella o cotte alla piastra. Vanno molto bene anche le zuppe (da consumare tiepide), i passati e le creme di verdura a cui si può aggiungere un filo di panna vegetale. Molto con- sigliati per arricchire la dieta estiva sono anche i centrifugati di frutta e ortaggi per la loro preziosa azione antiossidante.

Carote

Alimenti Sì

Ortaggi (in particolare fagiolini, insalata,

Centrifugati di ortaggi e frutta

mais, sedano, verdure a foglia verde,

Cereali integrali (pochi e in particolare:

zucchine)

riso, pasta, miglio, quinoa, farro)

Seitan

Frutta (melone)

Semi di girasole, lino, sesamo, zucca

Gamberetti

Sgombro

Germogli

Tempeh

Legumi

Tofu

Lievito di birra

Tonno

Limone

Uova

Olio di germe di grano

Yogurt (meglio di soia)

Alimenti No

Alimenti raffinati

Frutta secca (eccessiva)

Carne rossa

Graminacee

(eccessive)

Cibi con additivi alimentari

Latticini

Farine (eccessive)

Proteine d'origine animale (eccessive)

98

Curarsi con il cibo

Viva i centrifugati

I centrifugati di frutta e ortaggi dovrebbero essere consumati quotidianamente

durante i mesi estivi, in quanto costituiscono una riserva preziosa per l'organi-

smo di vitamine e sali minerali caratterizzati da una spiccata azione antiossidan-

te , il cui effetto è decisamente più efficace di compresse e pasticche. Per i bimbi

i centrifugati si possono dolcificare con un cucchiaino di malto di riso o succo di

mela.

Particolarmente consigliati sono i centrifugati di carote (a cui si può aggiungere mele o sedano) ottimi consumati prima dei pasti, diminuiscono il senso di fame, sono disintossicanti e riducono l'eccesso di peso. Infine, stimolano l'abbrozzan- tura e contribuiscono alla protezione della pelle, grazie al contenuto in betaca- rotene. Un chilogrammo di carote centrifugate produce circa 250 ce di succo puro che va consumato subito dopo la preparazione. È scontato ricordare che

le carote, così come tutti i vegetali utilizzati nella preparazione dei centrifugati,

devono essere biologiche, perché così come concentra i principi nutritivi, la centrifugazione concentra anche i pesticidi eventualmente presenti nella frutta o negli ortaggi.

Si

possono preparare i centrifugati più vari con le verdure e la frutta che la natu-

ra

ci mette a disposizione nella stagione estiva, basta un po' di fantasia e la voglia

di

sperimentare. Un altro buon abbinamento sono spinaci e pere, alle verdure

si

possono abbinare i germogli di crescione e alfa alfa, la mela può aiutare a dol-

cificare oltre a fornire benefici per le sue innumerevoli proprietà.

ECZEMI E DERMATITI

L'eczema è la più comune delle malattie della pelle. Rappresenta una particolare reazione infiammatoria della cute rispetto a vari fattori inter- ni ed esterni e comprende numerose alterazioni, le più comuni delle quali sono la dermatite da contatto, la dermatite atopica e la dermati- te seborroica. La dermatite da contatto è una malattia professionale scatenata da sostanze specifiche, tipica di fotografi, parrucchieri, estetiste, vernicia- tori, muratori, pulitori, personale sanitario e altri lavoratori che si trova- no a maneggiare prodotti chimici particolarmente aggressivi. Si ricono- sce per una prima fase di sensibilizzazione, a cui segue la reazione cuta- nea in seguito al ripetersi del contatto con la sostanza responsabile della dermatite. Inizialmente la malattia si localizza nella zona della cute dove è avvenu- to il contatto per poi svilupparsi in diverse fasi: inizia con un arrossa- mento cutaneo (fase eritematosa), poi sulle chiazze compaiono delle vescicole, quindi, per rottura delle vescicole, vi è fuoriuscita dell'essuda- to sieroso, l'essudato si rapprende in croste ed infine, quando la lesio- ne si avvia verso la guarigione, vi è un processo di cheratinizzazione con la formazione di squame. Se il processo si cronicizza per il persistere del contatto con la sostanza, la cute si ispessisce e in seguito può estender- si in altre parti della pelle, anche lontane dalla primitiva localizzazione.

Dermatiti e allergie

La dermatite atopica è una forma cronica di tipo allergico che produce risposte abnormi rispetto a normali stimoli ambientali. Si associa spes- so alla rinite e all'asma. Le lesioni sono più frequentemente localizzate sul viso, in prossimità delle pieghe di polsi, gomiti e ginocchia. Può manifestarsi a qualsiasi età, è molto comune nei bambini e in metà dei

Curarsi con il cibo

casi sparisce entro i 18 mesi di età. La dermatite seborroica è caratterizzata da un'alterazione della compo- sizione del sebo che risulta più ricco di colesterolo, trigliceridi e paraffi- ne. Nel lattante è anche detta crosta lattea e colpisce il cuoio capellu- to; si manifesta con un arrossamento e chiazze grasse, squamose, gial- lastre, talora si forma una spessa calotta che ricopre il capo. In ogni caso, vi è assenza di prurito. L'eczema, in particolare la forma allergica, colpisce dal 2,4 al 7% della popolazione. In due terzi dei soggetti interessati si ha un'anamnesi fami- liare positiva e sono moltissimi i casi di miglioramento in seguito a cam- biamenti nell'alimentazione. Molti studi hanno documentato il ruolo fondamentale delle allergie alimentari in questi disturbi, così come l'al- lattamento al seno è risultato fondamentale per la prevenzione.

E quando l'eczema compare, nonostante l'allattamento al seno, è per-

ché c'è stato un passaggio di allergeni attraverso il latte materno. In questi casi occorre richiedere alle madri di evitare di consumare gli ali-

menti a cui sono allergiche. Spesso i responsabili dell'allergia sono latte

e derivati, uova, arachidi e in misura minore cioccolato, frumento e

agrumi. Nella maggior parte dei casi, eliminando le cause dell'allergia

la guarigione è completa.

In uno studio questi tre cibi erano alla base dell'81% dei casi di ecze- ma, mentre un altro 60% dei bambini con grave dermatite atopica aveva un test alimentare positivo per uova, latte di mucca, arachidi, fru- mento, pesce e soia. Teoricamente qualsiasi cibo può essere causa di allergia per cui è bene

verificare quale sia l'alimento che disturba attraverso test allergologici

o kinesiologici oppure una dieta di eliminazione. Una semplice elimina-

zione di latte e derivati, uova, arachidi, pomodori, coloranti artificiali e conservanti determina una remissione almeno nel 75% dei casi.

Pesce azzurro e mirtilli

Nei soggetti che soffrono di dermatite atopica la mucosa intestinale è particolarmente permeabile per cui si ha un maggior carico antigenico sul sistema immunitario che è iperstimolato e questo porta al rischio di sviluppare ulteriori allergie o intolleranze alimentari. Un altro fattore importante sembra essere un'eccessiva proliferazione della Candida albicans (un fungo) nell'intestino. In questi casi, rimedi come l'estratto di semi di pompelmo, in grado di eliminare la candida intestinale, possono migliorare molte forme di eczema. Spesso, i sog- getti che soffrono di eczema sono costituzionalmente più portati a sof-

Eczemi

e

dermatiti

101

frire di un'alterazione del metabolismo degli acidi grassi essenziali e delle prostaglandine, pertanto si consiglia l'assunzione di alimenti ric- chi di omega-3 come l'olio di pesce, o più semplicemente il consumo

di

pesce azzurro (sgombro, salmone, aringa), o di olio di lino spremu-

to

a freddo.

Altri alimenti curativi sono quelli ricchi in flavonoidi come il mirtillo (in frutti o come succo spremuto a freddo) e il tè verde. Anche lo zinco è un elemento importante nel metabolismo degli acidi grassi essenziali, bassi livelli di questo minerale sono comuni nei soggetti che soffrono di eczema, pertanto si consiglia il consumo di semi oleosi (sesamo, gira- sole, zucca ecc.) che ne sono particolarmente ricchi. Molto utile, in que-

sti casi è anche l'integrazione con vitamina E ed A di cui sono molto ric-

chi l'olio di germe di grano, la frutta e la verdura di colore arancione.

Evitare latticini e salumi

Il fattore di maggior disturbo nell'eczema è il prurito, ma grattarsi è molto nocivo perché determina lesioni e taglietti nella cute che facilita- no l'ingresso di batteri, inoltre aggrava la lichenificazione, cioè la com- parsa di strati cornei e secchi sulla zona. Anche la tensione emotiva può provocare e aggravare il prurito in questi soggetti che in genere presen-

tano livelli superiori di ansietà, ostilità e nevrosi rispetto a soggetti di controllo. In Medicina Tradizionale Cinese l'eczema è considerato una patologia

da umidità e calore, vi è una componente "vento" e talora un deficit di

sangue. Anche se l'eczema è secco alla base vi è uno squilibrio di milza con accumulo di umidità che non riesce a raggiungere la superficie cutanea. Il calore è visibile nel rossore delle lesioni cutanee, nell'infiam- mazione, e il vento nel prurito. Quando prevale il calore le lesioni sono nella parte alta del corpo (il calore va in alto), quando prevale l'umidità il prurito è minore e lesioni sono maggiormente localizzate nella parte bassa del corpo, sotto l'ombelico (l'umidità va in basso). Per quanto riguarda l'alimentazione, sono quind i da evitare i cibi che producono umidità: latticini, frutta succosa (evitare le arance, meglio le mele), eccessive quantità di verdura cruda e farine, è meglio consumare verdure cotte e cereali integrali in chicchi. Contro l'eccesso di calore occorre evitare salumi, cibi stagionati, spezie piccanti, cipolla, aglio, cozze, gamberetti, fritti e cotture alla griglia. Il calore in eccesso si tra- sforma in fuoco che genera il vento che può dare il sintomo del prurito (quando un bosco si incendia, il fuoco scalda l'aria che diventando più leggera si muove e si crea vento), oltre che dal calore il vento può esse-

102 Curarsi con il cibo

re prodotto da vuoto di sangue o da salita dello yang per vuoto di rene. In questi casi è necessario nutrire il sangue tonificando la milza che lo produce grazie alla trasformazione degli alimenti, e il rene che lo gene- ra nutrend o il midoll o osseo. Per tonificar e la milza e il sangue si con - sigliano cereali integrali in chicchi, il mochi (panetto di riso dolce) e la barbabietola rossa. Il rene può essere tonificato con gomasio, alghe e fagioli azuki cotti con alga kombu. Il calore può derivare da una stasi del Qi di fegato da cause emoziona- li: insoddisfazione, frustrazioni, rabbia repressa e vi può essere un'irri- tabilit à ed un'ansiet à di base. Per riequilibrare il fegat o è bene preferi- re zuppe di miso (pàté a base di un cereale e soia fermentata da aggiungere a fine cottura), tarassaco, verdure a foglie verdi. Inoltre si consiglia di non indossare vestiti ruvidi e di lavarli con saponi delicati risciacquati ripetutamente, di evitare l'esposizione a irritanti chi- mici, che possono provocare irritazione cutanea, e un esercizio fisico eccessivo che comporta sudorazione. Sono invece consigliate passeg- giate nel verde.

Alimenti Sì

Alghe

Olio di germe di grano

Barbabietola rossa

Olio di lino spremuto a freddo

Cereali in chicchi

Pesce azzurro

Fagioli azuki

Semi oleosi (sesamo, girasole, zucca)

Frutta e verdura di colore arancione

Tarassaco

Mele

Tè verde

Miso

Verdure a foglie verdi