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MOD. 5 SOSTITURE LE PP.

. 240-246 I problemi dellutilitarismo, del Positivismo e del materialismo marxiano La rivoluzione industriale stata una delle pi radicali trasformazioni delle forme produttive della storia umana e, in Inghilterra, i filosofi ne colsero subito la portata, a partire da Adam Smith (17231790), professore di filosofia morale e autore del saggio Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni. Da sempre leconomia rappresenta una possibile angolazione da cui leggere la societ ed basata su un insieme di sentimenti e passioni: comprendere lo Stato e la struttura sociale in definitiva luomo significa anche cogliere le leggi economiche con cui gli individui devono misurarsi. Nellantichit se ne erano occupati Platone e Aristotele, da molto tempo lo facevano gli illuministi e verso la fine del XVIII secolo lo fece Hegel. solo dopo la rivoluzione industriale, per, che leconomia si presenta come una disciplina autonoma, come una teoria indipendente dalle concezioni antropologiche e politiche. Quando dunque in Inghilterra nacque lindustria, i filosofi disponevano gi di due diversi strumenti concettuali per tentare di interpretare quanto stava accadendo: - le teorie sulluomo elaborate dalle filosofie del Seicento e dallIlluminismo, che tendevano a spiegare lazione umana sulla base di un insieme di passioni e atti, cio a studiare luomo con la stessa logica con cui si studiavano tutti i fenomeni naturali; - le prime teorie economiche dei cosiddetti fisiocratici, i philosophes illuministi che evidenziavano il ruolo primario dellagricoltura come fondamento della ricchezza delle nazioni. Gli indirizzi filosofici suddivisi per nazione Nel breve volgere di pochi decenni, tra linizio e la met del nuovo secolo, nacque una nuova generazione di pensatori, che tent di costruire filosofie in grado di rendere conto di quanto stava accadendo. Questo avvenne in tre nazioni, tutte caratterizzate (in tempi diversi) da rapidi processi di trasformazione sociale in seguito allindustrializzazione dei loro apparati produttivi: - la prima nazione fu lInghilterra, perch l la rivoluzione industriale part gi con lultimo quarto del Settecento. Dopo Smith, se ne occuparono molti altri economisti, analisti della societ e filosofi che sul solco della tradizione illuminista posero il problema della guida delle trasformazioni, cio di un progetto per costruire la societ del futuro. Luomo che si avvi su questa strada era un anziano illuminista, Jeremy Bentham (1748-1832), i cui giovani e brillanti allievi daranno vita allutilitarismo e al Positivismo inglese; - a partire dai primi decenni dellOttocento, anche la Francia cominci a industrializzarsi in modo massiccio e i filosofi posero il problema di una comprensione globale delle caratteristiche della societ moderna e della direzione da prendere per una sua riorganizzazione. Anche in questo caso, a introdurre il problema e a indicare la via fu un filosofo tardo-illuminista, Claude Henri de SaintSimon (1760-1825), di cui fu collaboratore Auguste Comte (1798-1857) che negli anni Trenta apr limportante stagione del Positivismo francese; - lultima nazione a industrializzarsi fu la Germania, ma il processo si svilupp con unintensit e una velocit tali da modificare radicalmente in pochi decenni il volto del paese. Qui Hegel aveva elaborato unorganica teoria socio-politica pur da una prospettiva ancora condizionata da rapporti di produzione pre-industriali. Su base hegeliana, ma allontanandosi radicalmente dal maestro, due giovanissimi intellettuali tedeschi, Karl Marx e Friedrich Engels, elaborarono le prime idee di una nuova teoria sulluomo e sulla societ, che nei decenni successivi sarebbe stata sviluppata anche sul piano economico e politico (il materialismo storico e dialettico). Tutti gli indirizzi filosofici che abbiamo citato furono concepiti in rapporto alla societ industriale, nel tentativo di costruire una teoria che potesse essere utile a due specifiche finalit: - comprendere quanto stava accadendo, descrivendone le dinamiche interne e interpretandole alla luce di principi generali sulla realt e sulluomo; - progettare (o prevedere) lo sviluppo sociale derivante dalle trasformazioni in atto.

Il problema del metodo Gi nel Seicento, i metodi di ricerca elaborati da filosofi e scienziati erano legati a quanto stava accadendo nel mondo della produzione, perch le tecnologie che gli ingegneri e i tecnici stavano introducendo con unaccelerazione crescente erano in parte nate dallapplicazione di conoscenze scientifiche alla soluzione di problemi produttivi. Tuttavia, il processo di sviluppo economico procedeva tra tensioni sociali molto forti (la povert dei lavoratori dellindustria e le loro drammatiche condizioni di vita paragonabili alla schiavit) e tra squilibri impressionanti (la nascita di nuove classi spesso in gravissimo conflitto tra loro). Agli occhi dei filosofi era evidente che da un lato si stava realizzando il sogno baconiano di dominio sulla natura e di liberazione delluomo dal bisogno, ma dallaltro, parallelamente alla ricchezza e al benessere, crescevano anche la povert e la disperazione negli strati pi bassi della societ. Non si era prestata sufficiente attenzione alla societ e alle sue dinamiche e ci si era concentrati solo sulle questioni politiche. In pratica, per lanalisi dei fenomeni sociali non era stato elaborato un metodo specifico che includesse unindagine razionale in grado di correlare le diverse sfere delleconomia, delletica, del diritto e della politica. Una simile metodologia unitaria poteva nascere solo dalla composizione dei metodi gi utilizzati nelle singole scienze, ma occorreva una struttura generale che componesse in unit i singoli apporti disciplinari sullo stesso oggetto, cio sulla societ. La dialettica e il materialismo Il problema era gi stato posto da Hegel, che per primo aveva identificato nella societ civile uno specifico campo di studio distinto dal diritto e dalla politica. Egli, per, aveva operato nel contesto di una visione unitaria della realt, caratterizzata dai principi generali dellidealismo e da un unico metodo, la dialettica, concepita non soltanto come un criterio di ricerca, ma come leffettiva articolazione della realt (facendo coincidere metodo e struttura delloggetto di ricerca). Nessuno degli studiosi che in Inghilterra, Francia e Germania pose il problema della costruzione di un metodo di ricerca specifico per lanalisi dei fenomeni sociali accett lidealismo come cornice filosofica di riferimento. Limpostazione hegeliana non poteva quindi essere utilizzata senza importanti modifiche. A tale proposito, Marx ed Engels accolsero lidea che la dialettica potesse essere utilizzata come principio metodologico per lanalisi sociale ed elaborarono una dottrina che va sotto il nome di materialismo storico e dialettico perch: - abbandona limpostazione idealista introducendo una forma del tutto nuova di materialismo, diverso da quello antico (epicureo) e da quello illuminista (uomo-macchina); - mantiene la metodologia della dialettica e la convinzione che essa corrisponda alla struttura reale delloggetto studiato (la societ); - accoglie da Hegel lidea che non si possa comprendere il presente a prescindere dal contesto storico in cui questo inserito. Leggi storiche e Positivismo Il contesto culturale spingeva quindi allelaborazione di una filosofia della storia, cio di una cornice interpretativa degli eventi che spiegasse quali sono le leggi oggettive della dinamica sociale nella storia per la comprensione del momento attuale. Se in Germania Marx ed Engels procedettero su questa strada su base hegeliana, in Francia fu il fondatore del Positivismo, Auguste Comte (1798-1857), a muoversi in questa prospettiva riprendendo alcune tematiche dellIlluminismo settecentesco. La sua attenzione per lelaborazione di unidonea metodologia di studio della societ lo port a istituire una nuova disciplina che chiam sociologia. Nel contesto del suo sistema filosofico spieg la societ industriale sulla base di leggi invarianti della storia, confermate in pieno (a suo avviso) dallanalisi sociologica. Marx e Comte giunsero a risultati molto diversi, ma operarono sulla base di problemi simili. Obiettivo di entrambi era trovare un metodo dindagine della societ che potesse consentire un certo grado di previsione delle sue linee di tendenza evolutiva e, quindi, di progettazione del futuro.

Questo poteva avvenire mediante il controllo delle dinamiche sociali e grazie a una visione generale della storia e delle sue leggi. Lutilitarismo In Inghilterra Bentham e i suoi seguaci, influenzati dallempirismo e dallIlluminismo, seguirono una via molto diversa. Non elaborarono una filosofia della storia, ma posero molta attenzione alla ricerca empirica basata su rigorose osservazioni e su una precisa fedelt ai dati. Questi ultimi necessitano per di una teoria per essere letti e interpretati, ed essa fu trovata nelletica e nel diritto, in piena coerenza con la tradizione inglese, che cercava nella natura umana le ragioni per spiegare il comportamento degli individui in societ. Nacque cos una metodologia di ricerca che affinava strumenti specifici della scienza sociale mutuandoli dalle altre discipline scientifiche. Il Positivismo inglese elabor sistemi particolari di raccolta ed elaborazione dei dati soprattutto basandosi su complesse applicazioni dei principi dellinduzione la cui logica venne studiata anche da John Stuart Mill e la cui efficacia pot essere mostrata in molti campi, per esempio da Charles Darwin in biologia. Occorreva tuttavia un quadro interpretativo e questo fu offerto dallutilitarismo, che si legava bene alle analisi sulle ragioni del comportamento umano gi elaborate dalla tradizione inglese. Ne forn una versione originale Bentham, rielaborando sia elementi derivanti dalla tradizione greca (il calcolo degli utili di tradizione epicurea), sia le analisi sulle motivazioni dellazione umana condotte da Hobbes, Locke, Hume e altri. In seguito, per, il Positivismo inglese giunse a conclusioni molto lontane da quelle di Bentham (Spencer, per esempio, propose principi legati a una delle idee forti del secolo, quella di evoluzione).