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numero 34 anno IV - 10 ottobre 2012


edizione stampabile

L.B.G. MM. LA RABBIA DEI MILANESI Giacomo Marossi BERSANI FOR PRESIDENT Damiano Di Simine QUEL LOTTO DI TERRA EDIFICABILE Maurizio Mottini PARCHEGGI A MILANO: PARLIAMONE ANCORA Giuliana Nuvoli
PUPPATO: UNA RAGIONE IN PI PER PARTECIPARE ALLE PRIMARIE

Cristina Severi MILANO: NUOVA PAGINA DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE Lamberto Bertol IL CARCERE E LA CITT: CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO A SAN VITTORE Cristina Treu DONNE, GLI ANNUNCI, LE LACRIME DI COCCODRILLO E IL VASO DI PANDORA Paolo Pileri NON CONSUMO DI SUOLO VERSUS CASA E LAVORO? Rita Bramante A SAN VITTORE SUONA LA CAMPANELLA Pier Vito Antoniazzi A UN FIGLIO CHE COMPIE VENTANNI Eleonora Poli CI SONO COMITATI E COMITATI VIDEO LUCIA CASTELLANO: IL BELLO IN CITT E I PARCHEGGI 7 note YOUR TURN TO CRY canta Bettye LaVette Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo LIBRI a cura di Marilena Poletti Pasero TEATRO a cura di Emanuele Aldrovandi CINEMA Marco Santarpia e Paolo Schipani www.arcipelagomilano.org

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MM. LA RABBIA DEI MILANESI Luca Beltrami Gadola


Non si ancora spenta la eco dello sciopero generale dei trasporti pubblici che, tra le altre citt, ha colpito anche la nostra. Altrove le cose sono andate lisce, qui no: gente che ha cercato di impedire labbassarsi delle saracinesche allingresso delle stazioni, proteste violente dei passeggeri e, ciliegina sulla torta, un incidente sulla linea rossa il malore di un passeggero - che ha costretto il convoglio a fermarsi, con le conseguenze del caso: laccumularsi di ritardi e levacuazione in galleria dei passeggeri con intervento di pompieri e personale. Lasciamo da parte le facezie dellopposizione che si affrettata a chiedere le dimissioni Bruno Rota, presidente di Atm, in carica da un anno e che in questo anno avrebbe dovuto rimediare alla cattiva gestione durata quattro anni del suo predecessore, Elio Catania, fortemente voluto da Letizia Moratti e dalle precedente giunta. Di questultimo abbiamo ancora fresca la memoria per le sue acrobazie societarie nel cercare di aumentarsi i gi lauti compensi circa 500.000 euro lanno , non pago dei 7 milioni di liquidazione pagategli dalle Ferrovie dello Stato per due anni di presidenza disastrosa, alla quale pose termine il ministro Tommaso Padoa Schioppa per evitare il peggio. Ci detto il marted nero della MM ha sollevato molti interrogativi e, come sempre, la ricerca delle responsabilit, senza particolare successo: chi ha attaccato Rota, chi lassessore ai trasporti Maran, chi il Sindaco. Niente di nuovo. Eppure invece qualcosa di nuovo c stato: il comportamento dei milanesi, che hanno smentito la loro fama di persone pazienti e fondamentalmente poco inclini alla rissa. Questa volta si sono viste scene insolite per la nostra citt. Perch? Chi abitualmente viaggia in metropolitana al mattino o alla sera nelle ore di punta avr notato che le facce di suoi compagni di viaggio da tempo si sono incupite e peggiorano di giorno in giorno. La crisi morde, i precari sono pi precari che mai e gi se la passano meglio di chi un lavoro lo ha perso e non ha magari nemmeno la possibilit di una cassa integrazione guadagni. Il Governo ha fatto manovre sulle spalle dei pi deboli che altrove hanno invaso le piazze. Le cronache giudiziarie parlano quotidianamente di scandali, di appropriazione e scialo di denaro pubblico e i colpevoli o i probabili colpevoli mostrano un atteggiamento arrogante e sprezzante. I nervi della gente sono scoperti e di questo dovrebbe tener conto il Governo, perch quando le manovre si scaricano solo in periferia, sulla gente comune, sono le amministrazioni locali che ne sentono i contraccolpi. Anche dove le amministrazioni locali stanno ben governando e, con vere acrobazie, tentano di attenuare gli effetti perversi della crisi economica e morale linsofferenza della gente diventa palpabile e ci si avvicina pericolosamente al disordine pubblico. Nelle stanze romano questi rumori della periferia si sentono poco eppure dovrebbero tendere l'orecchio perche questi rumori sono la spia di una situazione ideale per spianare la strada alla demagogia e al populismo. ora che i provvedimenti prendano la strada della maggior equit per ridare senso di cittadinanza collettiva. I partiti politici non riescono pi a coagulare attorno a se i consensi e i dissensi della gente ed a rappresentarli provocando una inarrestabile deriva verso l'individualismo che si scioglie miracolosamente nelle proteste di massa. Brutte pagine di storia passata col timore che si ripetano.

BERSANI FOR PRESIDENT Giacomo Marossi


Premessa. Sono convinto che se Bindi, DAlema e Veltroni (e altri) facessero un passo indietro tutto lelettorato di centrosinistra, me compreso, gliene sarebbe riconoscente. E non si tratta di rottamare ma di capire che passano gli anni e le molecole dacqua sotto i ponti e cos anche per la politica servono nuove energie e nuove visioni per interpretare il mondo che cambia. Sulle nuove visioni trovo che tutto il centrosinistra, dalla B di Bersani alla V di Vendola sia abbastanza carente. Tra la B e la V c anche la R, credo sia utile precisarlo. Sono giovane, ho 25 anni e studio filosofia alluniversit. Sono in quel periodo della vita in cui si ragiona ancora romanticamente per ideali e si crede che i cambiamenti debbano passare per grandi idee o per grandi sentimenti damore. Di questo sono profondamente convinto. Ho 25 anni e no, non ritengo giovane un quarantenne. I quarantenni di oggi hanno sostenuto per ventanni la classe dirigente che pretendono di voler rottamare senza proporre unidea valida che fosse una. Conosco molti quarantenni del PD e non trovo in loro nessuna diversit rispetto ai bersagli dei loro strali innovatori. Stesse logiche, stessi modi di far politica, stesse ristrette visioni e stesso navigare a vista. Non c nel PD (e fuori dal PD) a oggi nessuna novit di pensiero e di paradigma che giustifichi tutto questo accanimento. Dir di pi a una generazione di vecchi mediocremente ideologizzati si vuole sostituirne una nuova che non ha nessun tipo di visione, se non quella della carriera e dellutilizzo della amministrazione pubblica ai fini di questa carriera. A parit di fattori, i quarantenni sono peggio dei sessantenni e le loro idee, da esame di economia politica passato col 18, fanno rimpiangere (ahim) le vecchie ideologie. Non fraintendetemi: fisiologico un ricambio ed bene che ci sia. E lo sostengo da sempre. Ma ridicolo presentarlo dopo anni di asservimento come una necessit assoluta. Tirare fuori la palingenesi salvatoria dove non c nientaltro che un teatrino di pupi siciliani che si bastonano demenziale. La mancanza totale di pensiero politico causata dal berlusconismo (ricordo a tutti che a queste date lanno scorso si parlava solo di bunga bunga) sta dando vita a uno scontro a suon di pillole giornalistiche e slogan senza senso. I problemi sacrificati per ventanni al dibattito sulle veline e sulle leggi ad personam stanno esplodendo, portando alla luce modi di pensare oramai stravecchi. A leggere i programmi mi ritornano in mente le elezioni distituto del liceo quando si

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scrivevano programmini striminziti spulciando Internazionale e qualche libro di Chomsky tra un aperitivo e un collettivo. Ma qua parliamo di una classe dirigente chiamata a governare il paese; ruolo per cui inadeguata: i giovani amministratori e i mandarini vari si ritrovano in mano leredit di un secolo di grandi pensatori e la snocciolano come possono sui loro blog e twitter condensando il destino del progressismo in 140 caratteri. Risuonano i nomi di grandi pensatori quali Zingales, Abravanel, Casaleggio e tanti altri. Alla pochezza si somma poi la mancanza di sintesi politica nel Partito Democratico, causata dallo svuotamento totale dei suoi apparati (oramai simbolici e frutto delle guerre interne alle correnti). Si assiste alla transumanza di compagnie di ventura dalluna allaltra parte senza alcuna dignit (ex comunisti che si scoprono libdem, ex sostenitori dei diritti civili a oltranza che si scoprono ultra moderati, ex sostenitori dei peggiori politici della storia di questo partito che si scoprono rottamatori,

ex intellettuali organici che si scoprono disorganici ecc. ecc.). Si cambiano le regole democraticamente votate per far candidare persone che accusano gli altri di non rispettare la democrazia. Si sentono vecchie glorie della DC urlare che vada come vada il partito resta roba loro. Si assiste a uno spettacolo disarmante a cui speriamo qualcuno metta la parola fine. Io spero che Pier Luigi Bersani sia questo qualcuno. Occorre lonest intellettuale del riformista che non promette miracoli ma che sa di poter cambiare le cose. Sabato Bersani ha fatto la voce dura con i capi bastone rimettendoli al loro posto. Ha accettato la sfida del rinnovamento senza paura: per altro ha una segreteria di quarantenni e ha promosso sul territorio una classe dirigente largamente svecchiata. Ha grande esperienza di governo e ha dimostrato nei fatti la sua visione di sviluppo economico. Credo che sia lunico per levatura intellettuale e competenza a poter dare le risposte concrete e di sinistra che il paese richiedere. Lunico che con i suoi

modi non appariscenti e con la sua seriet pu portarci davvero fuori da ventanni di politici presentatori tv; di americanate in salsa spaghetti; di guru dei sondaggi e della Bocconi che fanno i filosofi; di veline che fanno le ministre e di igieniste dentali dalle belle forme. Platone diceva che la giustizia dare a ciascuno il ruolo nella societ che gli spetta in un equilibrio che quello degli organi del corpo umano: filosoficamente opinabile, ma sicuramente questo serve al Paese. Rimettere le cose a posto. Il rinnovamento, quello vero, quello delle idee e delle grandi visioni poi, cosa pi difficile e pi grande di una primaria o di un post su qualche blog da sfigati. Quello il rinnovamento che vorrei. C il congresso del PD tra un anno e l, nella sede adatta, noi, i giovani per davvero, noi che il futuro lo capiamo un po meglio di chi ha fatto ladolescenza negli anni ottanta, noi che a ventiquattro anni non facciamo i portaborse democristiani di nessuno, faremo la nostra vera battaglia. Nel frattempo, votiamo Bersani e proviamo a governare lItalia.

QUEL LOTTO DI TERRA EDIFICABILE Damiano Di Simine*


Nel suo articolo scritto per ArcipelagoMilano, Marco Romano ci fornisce un trattatello di forte e dichiarata impronta ottocentesca, ancorch applicata a pi recenti dinamiche della domanda immobiliare. Il saggio, nel contestare con sdegno quanti (nello specifico il consigliere regionale Pippo Civati) spendono parola contro il consumo di suolo, si richiama esplicitamente alle origini del pensiero socialista, da cui molti, incluso il sottoscritto, non possono prescindere, ma si trasmuta rapidamente in una difesa d'ufficio della categoria del borghese piccolo piccolo, del middle-class man a cui deve essere consentito libero accesso al 'lotto di terreno fabbricabile' in cui costruirsi il dignitoso domicilio, del proprietario di casa che esprime pienamente il suo status di cittadino in quanto possessore del proprio tetto come, secondo documentate argomentazioni, sarebbe costume per gli europei. Affermazione non proprio vera, dal momento che in Europa, pi che in Italia, la casa in affitto molto pi diffusa della residenza in propriet, senza che ci incida in alcun modo sui diritti di cittadinanza di un inglese o di un tedesco ... ma non soffermiamoci sui dettagli. Dunque la tesi di Romano che, applicando i principi egualitari e libertari, un lotto di terra fabbricabile non la si pu negare a nessuno. La fantasia vola nelle pieghe del secolo di quel Manzoni, romanziere e agronomo, che immaginiamo assorto a contemplare sconfinate terre costellate di gelsi dalla finestra della sua villa di Cormano Brusuglio. E, sempre divagando tra gli autori che hanno lasciato fertili tracce scritte del sentire del tempo, immaginiamo schiere di aspiranti Thoreau alla ricerca di uno spazio esistenziale, armati dell'entusiasmo dei coloni, in cerca ciascuno del proprio angolo di bosco sulle rive di un qualche lago Walden alle pendici dei monti Appalachi, pardon delle Prealpi, rivendicando il buon diritto a un pezzo di terra in cui costruire una villetta monofamiliare con modesto giardino privato. Atterrando nel XXI secolo i novelli Thoreau si materializzano nelle facce di tanti studenti, immigrati, giovani coppie, disoccupati, borghesi decaduti, ciascuno in cerca di una ritrovata certezza identificata in una particolare tipologia residenziale, divenuta status symbol nell'incedere del XX secolo, emulando il modello delle case di campagna dei secoli precedenti. Ma i novelli Thoreau sono anche i benestanti che rivendicano il loro buon diritto a una seconda residenza estiva e magari pure a una terza casa da aprire e riscaldare in occasione della settimana bianca e di qualche sporadico week end. Chi pu negarglielo? Non certo qualche burbero indigeno delle valli bergamasche: se ha i soldi per comprarsi la casa, ne ha pieno diritto. Se invece il suo reddito non glielo permette, si accomodi in cerca di un lavoro nelle fabbriche o negli uffici della citt, come hanno fatto tanti orobici prima di lui, quando l'esplosione delle seconde case ha fatto impennare i valori immobiliari, contribuendo a far spopolare le valli. A stridere con questa arcadia piccolo-immobiliare c' solo un dettaglio, o meglio un numero, 10 milioni. Per i coetanei di Thoreau, 10 milioni erano gli abitanti dell'intero territorio degli Stati Uniti d'America. Nel 2012, 10 milioni sono gli abitanti della Lombardia. La terra lombarda in realt un angolo congestionatissimo di mondo, con una densit di popolazione tredici volte pi alta di quella degli attuali Usa, tripla rispetto a quella cinese e superiore perfino a quella del Giappone. E i milioni di novelli Thoreau che hanno tirato su quattro mura nell'ultimo

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scorcio di storia lo hanno potuto fare a costo di cancellare per sempre un quarto dell'intera superficie agricola della pianura lombarda, una delle pi fertili del mondo. Un lotto dopo l'altro, le campagne di Brusuglio vivono solo nelle stampe dell'epoca di Manzoni. Tranquilli, nessun lombardo patir la fame per carenza di raccolti: nel mercato globale i prodotti alimentari viaggiano lontani e, per non farci mancare nulla, potremmo anche acquistare buona terra da coltivare. Magari in Africa: cosa sar mai un po' di terra coltivata tolta agli aratri dei contadini del Sud Sudan, rispetto al supremo valore della libert immobiliare dei lombardi, alla sacralit del diritto intangibile al lotto edificabile? In un attimo di spaesamento, sovviene il racconto di tante pa-

rabole discendenti intraprese da regimi politici che, pur rivendicando nei propri atti fondativi un principio egualitario hanno finito, nello sviluppo della loro narrazione, con il legittimare le peggiori iniquit. Forse pu esserci una diversa conclusione, una soluzione che sta tutta dentro le nostre citt. Forse il tetto agognato c' gi, basta che il suo proprietario lo collochi nel mercato dell'affitto anzich tenerlo a marcire in attesa di tempi migliori. Oppure pu essere costruito, in uno dei tanti spazi sottoutilizzati delle nostre citt. Certo, non facile come tirar su quattro mura in un lotto libero, in citt bisogna rispettare un progetto, una estetica urbana. Pu anche capitare di dover demolire il vecchio per ricostruirci sopra, o ristrutturare con criterio. Talvolta tocca anche di

bonificare i terreni. Insomma, servono valenti architetti, capaci costruttori, amministratori dotati di una visione non decadente dell'evoluzione dell'organismo urbano. E serve anche un sistema di regole che agevoli l'afflusso di investimenti in uno spazio complesso qual quello cittadino, invece che favorire la fuga di capitali verso lotti fabbricabili in aperta campagna. Ma alla fine si guadagna due volte: si migliora la citt, arrestandone il declino, e si salva la campagna, che produce cibo e alimenta la vita: un valore certo non inferiore a quello della libert di fabbricare.

*presidente di Legambiente Lombardia

PARCHEGGI A MILANO: PARLIAMONE ANCORA Maurizio Mottini


Le osservazioni del professor Balducci sulla cronaca milanese del Corriere della Sera sulla vicenda decennale del parcheggio di via Ampre sono condivisibili ma con qualche considerazione aggiuntiva. Vi sono stati errori, anche notevoli, nella conduzione di quel cantiere: fallimenti, mancati tempestivi controlli, ritardi per spostamento dei sottoservizi e anche mancata azione di controllo del Comune. Ma aggiungerei anche tempi non ammissibili della giustizia civile e amministrativa. Ormai ogni decisione amministrativa non ha pi tempi certi. Laver affidato i controlli dellattivit degli enti territoriali solo alla giustizia amministrativa non stato un vantaggio per i cittadini. Per tutti questi motivi, insomma, la vicenda del parcheggio di via Ampre unesemplare narrazione dei guai del paese. Ma la vicenda pi complessiva dei parcheggi interrati in aree pubbliche a Milano merita anchessa una riflessione. E lAssessore Lucia Castellano ha gi dato delle risposte, sempre sul Corriere, alle questioni poste da Balducci. Ma vorrei aggiungerne altre. Possiamo affermare che siano una dozzina i casi contestati o contestabili relativi ai parcheggi tra i quali i pi famosi sono le vicende della Darsena e di piazza SantAmbrogio. Tuttavia i parcheggi ultimati sono oltre un centinaio per circa 30.00 posti auto. In un arco complessivo di tempo inaccettabile: 25 anni! Sicuramente con scelte di localizzazione che sono state calate sulla citt senza un minimo di coinvolgimento, non dico dei cittadini ma degli stessi organi di rappresentanza del Comune. Ma non dimentichiamo che allepoca del Sindaco Commissario Straordinario perfino i tracciati delle linee 4 e 5 del metr sono stati decisi senza che il Consiglio comunale fosse informato. Si pagato un prezzo salato al mitico decisionismo! Tutto vero. Come vero che nuovi parcheggi a rotazione possono essere attrattori di traffico, che giustamente oggi lAmministrazione comunale scoraggia, anche per logica conseguenza di politiche come Area C. Ma diverso il caso dei parcheggi per residenti. Com possibile creare isole pedonali senza trovare una risposta per le auto dei residenti? Com possibile liberare viali e piazze dalla sosta impropria (e spesso tollerata) a ridosso degli alberi e che riduce aiuole a sterrati fangosi? Se si fanno piste e percorsi ciclabili, se si fanno corsie riservate per i mezzi pubblici, non riduciamo lo spazio di sosta per le auto? E allora dove le mettiamo? Quindi occorrono parcheggi interrati per residenti. Anche perch non ormai pi possibile che il possesso di unautomobile conferisca al possessore il diritto alluso gratuito di 10 mq. di suolo pubblico delle dense aree urbane (spesso sottratto al verde di arredo della citt e senza che si levi una protesta). Certo le localit devono essere scelte meglio e in maniera condivisa. Certo le modalit di assegnazione agli operatori devono essere valutate tenendo presente che le risistemazioni in superficie debbono essere opere di riqualificazione ambientale e che infine non opportuno scendere sotto i tre piani interrati. Che occorre un coordinamento con tutti i gestori, serio e tempestivo da parte del Comune, per leventuale spostamento di sottoservizi in tempi certi. Che occorre unattivit di controllo frequente e competente, sostanziale e non formale. E che a queste condizioni si devono e possono rispettare i tempi di esecuzione preventivati. Ormai si deve ammettere che il trasporto individuale con automobili non risolve la mobilit delle persone nelle dense realt urbane. Quindi occorrono scelte di mobilit sempre pi su mezzi pubblici oltrech biciclette. Tuttavia anche se una parte del parco auto sottoutilizzato e probabilmente pi costoso per quei proprietari che non il noleggio, la quantit di automobili che occupano le strade e le piazze di Milano tale che una risposta in termini di parcheggi per residenti rimane necessaria.

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PUPPATO: UNA RAGIONE IN PI PER PARTECIPARE ALLE PRIMARIE Giuliana Nuvoli


Cascina Cuccagna, gioved 4 ottobre, ore 18. Saliamo al primo piano per una scala angusta: lambiente di quelli iniziati e non finiti; d un senso di precariet, un po simile alla situazione della sinistra, a 48 ore dallAssemblea nazionale del PD. Al tavolo, da sinistra, Stefano Boeri, Laura Puppato, Pippo Civati, Sandro Gozi; al centro, a coordinare, Silvia Botti. La sala piena, sopra tutto pubblico femminile, venuto per vedere lei, lunica donna pronta a sfidare Bersani e Renzi. La prima parte dellincontro dedicata a lodare la bont delle primarie: tutti e quattro gli oratori condividono la scelta del partito, anche se le regole non sono ancora chiare; e tutti concordano sullapertura a pi candidati e alla partecipazione alle primarie anche ai non iscritti. Gozi fa un comunicato flash e fugge verso un treno; subito dopo, dal pubblico, impaziente, giunge la richiesta: Chi di voi si candida? Civati (accattivante) assicura di non pensarci; Boeri non risponde; Puppato dice, invece, di esserci. Lassessore alla cultura, pur lodando loperato del suo partito, solleva qualche dubbio sui suoi vertici: sabato 6 ottobre, allassemblea nazionale, lui non stato neppure invitato. Sconcerto in sala e mormorii diffusi: ma la curiosit per saperne di pi su Laura Puppato prevale. E parte la prima domanda, proprio sulla 194, che ha visto attacchi, anche feroci, alla sua persona. Con serenit, ma fermezza, racconta come proprio grazie a lei sia stata bloccata la campagna invasiva del Movimento per la vita, nel Veneto; e come la sua azione, adesso, giunga sulla soglia dei consultori (che lei ha contribuito a rafforzare) e l si esaurisca nella deposizione di materiale cartaceo. Non alza mai la voce; non muove critiche; non si ritrae. Il pubblico, a questo punto, chiede qualcosa in pi sul suo programma: la sua voce, allora, si carica di passione. stata il lodatissimo sindaco della citt pi ricca dItalia, Montebelluna, in un contesto difficile, dove quasi tutto il territorio veneto era governato dal centro destra. Ha curato ogni cosa: il lavoro, lambiente, i giovani, il welfare, convincendo anche i pi riottosi a pagare le tasse. Non accade cos nel Paese, dove i giovani hanno futuro difficile e la disoccupazione a livelli drammatici. Un ragazzo, dal pubblico chiede: Ma con scarse speranze di farcela, ha un senso correre per il centro sinistra? A rispondere anche Boeri: Certo, ne vale la pena. Lei aggiunge che, tra i motivi per cui si candidata, uno dei pi forti quello di rappresentare unoccasione per chi non sarebbe andato a votare. La sua persona, la sua storia, e anche lessere donna, sono elementi capaci di convincere molti disamorati della politica e del voto. Boeri assente e, allora, hai la sensazione che, in fondo, tifi per la Puppato: niente viene esplicitamente detto, ma candidatura che di sicuro gli piace. Anche il pubblico pare conquistato da quellaria tranquilla e solida di chi non ha tempo per i conflitti e i narcisismi, perch ha problemi da risolvere e mediazioni da perseguire. Alle 19.30 la tirannia dei treni la sottrae ai presenti: a Roma, la televisione che lha scoperta, lattende. PS. I tre giorni successivi allincontro milanese hanno visto mutare le regole delle primarie per permettere a Renzi (e ad altri) di partecipare: tregua apparente che si subito rotta, con stilettate (pi o meno esplicite) fra i tre maggiori contendenti. Non sappiamo a tuttoggi, con certezza, chi si presenter alle primarie: le regole sembrano richiedere la presentazione da parte di 17.000 cittadini, o da 95 delegati. Laura Puppato ci sar, e con una modalit sua: pacata e sorridente. La politica vera non richiede di necessit lessere aggressivi. una modalit che i nostri politici continuano ad adottare e che ci auguriamo li seppellisca: Il prode cavalier non sera accorto: / andava combattendo, ed era morto. Per chi volesse saperne di pi su Laura Puppato, segnalo un suo articolo su il Fatto e un video, entrambi del 5 Ottobre, allindomani della Cascina Cuccagna.

MILANO: UNA NUOVA PAGINA DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE Cristina Severi


Il Forum sulla Cooperazione internazionale, promosso dal Ministro Andrea Riccardi e tenutosi a Milano nei primi giorni di ottobre, ha avuto sicuramente un merito: quello di rimettere la cooperazione e la solidariet internazionale al centro del dibattito pubblico. Il fatto che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il premier Mario Monti, una folta schiera di altri Ministri, abbiano dedicato, tutti insieme, tempo e parole a un settore che negli ultimi anni stato, sotto tutti i punti di vista, massacrato, non pu che aver sollevato lorgoglio ferito di una delle cosiddette eccellenze italiane. Lobiettivo era quello di avviare una battaglia culturale per il rilancio della cooperazione in Italia. E credo sia stato raggiunto. Certo, rimangono dei nodi grossi da sciogliere. Lesito della riforma della Legge 49/87, quello che ne sar in termini di architettura della cooperazione italiana e la questione delle risorse, solo per citare i pi aggrovigliati. Tuttavia, di l da quelli che saranno i risultati concreti del Forum, misurabili davvero soltanto con il prossimo governo, ci sono due cose che dal mio parziale punto di vista sono gi da considerarsi importanti. La prima stata leccezionale mobilitazione della Citt di Milano. Dallamministrazione comunale ai consigli di zona, dai volontari alle organizzazioni non governative, dalle associazioni di migranti a quelle di quartiere, dalle fondazioni e le imprese alle universit, tutta la citt si mossa per dare il suo contributo. Per quanto riguarda, in particolare, limpegno del Comune, questo si reso concreto, oltre che nella co-organizzazione dellevento, anche nel coordinamento di un Fuori Forum, promosso per coinvolgere e sensibilizzare il pi possibile la citt sui temi della cooperazione, dellintegrazione e dello sviluppo. Un calendario (ancora in corso) dincontri, dibattiti, concerti e laboratori per bambini che ha preso vita grazie alla partecipazione diretta dei cittadini. Una mobilitazione che ha fatto eco a quella pi tecnica, ma non meno appassionata, dei dieci gruppi di lavoro, attivati a livello nazionale dal Ministro Riccardi, cinque mesi prima del Forum. Nel quadro di questo processo di consultazione sui temi della cooperazione, un gruppo (assai plurale) ha lavorato sul ruolo delle Diaspore e delle comunit migranti nella coo-

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www.arcipelagomilano.org perazione. Laver dedicato un intero capitolo del dibattito del Forum a questa questione , a mio avviso, di vitale importanza per la rigenerazione della cooperazione italiana. Se prima si ragionava in termini di migrazione e sviluppo la cooperazione per ridurre i flussi migratori, o detta ancora pi banalmente, aiutiamoli a casa loro durante il lavoro preparatorio al Forum si affermato il paradigma di sviluppo e migrazioni, dellimpatto delle migrazioni sullo sviluppo qui e sullo sviluppo l, grazie alla persona che migra: un ponte tra territori diversi, capace di attivare risorse e collegamenti di natura differente, e non solo agente economico. emersa dunque la necessit di promuovere politiche, locali e nazionali, che siano coerenti, trasversali e transnazionali e che sappiano andare oltre il seppur importante obiettivo, assunto a livello internazionale, della riduzione dei costi delle rimesse. Politiche capaci di mettere al centro il migrante, spesso stanco di considerarsi solo come ta lamministrazione e in dialogo con il resto delle politiche della citt (soprattutto con quelle dinclusione e integrazione), ma vi il bisogno di un partenariato su questi temi, con tutte le istituzioni coinvolte nella realizzazione di EXPO. Si pone dunque un tema di responsabilit: la responsabilit di un impegno serio, anche in termini finanziari, sulla cooperazione internazionale e sulla cooperazione decentrata. E la responsabilit di sviluppare una narrazione comune che spieghi che investire l non significa togliere qui, una narrazione che tenga insieme il miglioramento delle competenze dei migranti con il rafforzamento delle nostre strutture amministrative, o molto pi semplicemente, il miglioramento della qualit della vita nei luoghi di origine con lo sviluppo dei luoghi di accoglienza. Elementi che, come si detto al Forum, tutta la cooperazione allo sviluppo dovrebbe integrare, nel ripensare i suoi attori e i suoi obiettivi, nell'ottica di unazione realmente paritaria.

tale, partendo da un presupposto: Nulla su di noi senza di noi. Per chi considera la persona migrante solamente come un beneficiario delle azioni dintegrazione, di welfare o di cooperazione, e per chi si limita a pensare il coinvolgimento e il protagonismo unicamente come sostegno al volontariato o come la garanzia di quote colorate perdonate il cinismo ora il Forum ha fornito uno strumento in pi di comprensione. lha fornito proprio nella citt che ospiter tra meno di tre anni un evento il cui successo dipende molto dal tipo di valorizzazione e possibilit di partecipazione che si offrir al mondo internazionale che gi la abita. LUfficio Cooperazione e Solidariet Internazionale del Comune impegnato da anni su questo fronte attraverso il Programma Milano per il Co-sviluppo e le altre attivit di cooperazione decentrata. Ma perch queste azioni siano rafforzate e sostenibili, anche in vista del 2015, serve non solo pensare la cooperazione come attivit trasversale a tut-

IL CARCERE E LA CITT: CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO A SAN VITTORE Lamberto Bertol


Venerd pomeriggio il Consiglio comunale di Milano si riunito per una seduta straordinaria presso la casa circondariale di S. Vittore, definito dal Cardinale Martini il cuore di Milano. A memoria del Presidente del Consiglio Comunale Basilio Rizzo stata la prima seduta consigliare fuori da Palazzo Marino. Una scelta forte, promossa dalla sottocommissione Carcere che ho lonore di presiedere, per comunicare il legame stretto e necessario tra il carcere e la citt, per contribuire a portare fuori dallombra lo scandalo delle condizioni delle nostre carceri e per assumerci degli impegni. Il Consiglio si tenuto nel IV raggio, da molto tempo in attesa di ristrutturazione, alla presenza di una rappresentanza dei detenuti e degli operatori e volontari. stato finalmente un consiglio allaltezza del suo ruolo: un dibattito alto, come ha commentato il Sindaco e vissuto con unemozione palpabile negli interventi dei consiglieri, di un detenuto e di altri rappresentanti istituzionali. difficile e non scontato, in questo periodo, parlare di carcere. La crisi sociale ed economica che stiamo attraversando alimenta rancore, risentimento e chiusura. La politica, cinicamente, corre il rischio di inseguire e fomentare questo clima e uningiustificata guerra tra poveri. Qualcuno ha, infatti, suggerito che non fosse opportuno, di questi tempi Qualcuno ci ha suggerito di occuparci prima degli onesti, prima di chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese. Con grande responsabilit, invece, abbiamo cercato di promuovere pensiero e cultura intorno alla questione carceraria: occorre, infatti, spiegare con forza che una questione che non riguarda solo i detenuti e gli addetti ai lavori, che non una questione di buoni sentimenti. una questione che riguarda la citt. una questione di diritti (articolo 27 della Costituzione), una questione di prepotente urgenza come ci ha ricordato il Presidente Napolitano, ma anche una questione di coesione sociale e progresso civile. stata loccasione per affermare alcuni principi. Innanzitutto limportanza di comunicare e spiegare in tutte le occasioni che la detenzione non lunica forma possibile di pena e sanzione. Le misure alternative sono pi efficaci in termini di recidiva: chi sconta tutta la pena in carcere ha un tasso di recidiva di quasi tre volte superiore. Alleggerire le carceri consentirebbe di avere meno reati e pi risorse per chi in carcere deve rimanere. Quindi abbiamo sostenuto la necessit di misure deflattive, la cancellazione delle leggi carcerogene Bossi Fini (immigrazione) e Fini Giovanardi (dipendenze), e limperativo di promuovere e rendere effettivamente praticabili le misure alternative che in Italia raggiungono livelli lontani dagli standard europei. Il consiglio comunale nella seduta di venerd ha inoltre fatto un passo importante approvando listituzione del Garante delle persone private della libert della citt di Milano su proposta della sottocommissione Carcere (34 voti a favore e 1 astenuto). Con i suoi quattro istituti di pena e i suoi circa 4.500 detenuti, la nostra citt ha cos colmato un ritardo. Abbiamo proposto un Garante con un doppio sguardo, che abbiamo definito strabico. Da una parte una figura operativa, che entri in carcere, che parli con i detenuti e che si occupi del quotidiano, dallaltra una figura, nella sua terziet, capace di parlare alla citt, di raccontare il carcere nella sua complessit e di stimolare le istituzioni a fare fino in fondo il loro dovere per rendere effettiva la piena esigibilit dei diritti civili, politici e sociali dei detenuti, al pari di tutti i cittadini.

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www.arcipelagomilano.org E i prossimi passi? Come sottocommissione lavoreremo per promuovere una maggiore regia pubblica dei molti interventi in campo, per superare la frammentazione tra assessorati e diverse istituzioni, per offrire chiari punti di riferimento a chi si occupa a diverso titolo di carcere, per promuovere politiche di prevenzione e produrre e mettere a sistema servizi al posto di continuare a proporre finte sperimentazioni, per dare concretezza al proposito di destinare parte delle commesse e appalti comunali a cooperative che danno lavoro a detenuti ed ex detenuti. Buon lavoro a me e ai miei colleghi, dunque

DONNE, GLI ANNUNCI, LE LACRIME DA COCCODRILLO E IL VASO DI PANDORA Maria Cristina Treu
Ho una certa difficolt nellaffrontare i problemi che riguardano le donne; forse perch non c molto da dire di nuovo rispetto a fatti pi volte denunciati: dalla percentuale ancora alta di donne che non lavorano, e che, nei periodi di crisi, sono le prime che perdono il lavoro, alla retribuzione del lavoro femminile inferiore a quello di pari grado maschile, alle difficolt ad arrivare a occupare posizioni apicali, fino al ricatto di ritardare la maternit in occasione della firma del contratto di assunzione. Per non parlare delle tante attivit che le donne devono comunque sostenere: dalla manutenzione della casa, alle prestazioni di supplenza dei servizi sociali che mancano, alla cura e allascolto dei figli e degli anziani, alla gestione delleconomia familiare. Seppure sia noto da tempo, va inoltre ricordato, che le donne si dimostrano sempre pi determinate negli studi anche in settori un tempo solo maschili (si vedano i rapporti tra presenze e lauree femminili e maschili nei corsi di studi delle scienze fisiche, matematiche e delle ingegnerie) e dove, oltre allimpegno, necessaria anche la capacit di integrare e di coordinare pi competenze con intelligenza, pazienza e determinazione, qualit che sono proprie delle attitudini femminili. Cos, giorni fa, parlando con un mio amico, mi stato suggerito di riprendere e di riproporre la metafora del vaso di Pandora. Quella storia, raccontata da Esiodo, del vaso regalato da Zeus con la raccomandazione di tenerlo ben chiuso, perch conteneva cose che era meglio non si diffondessero. Ma Pandora, sollecitata da Ermes, viene colta da una curiosit irresistibile e solleva il coperchio del vaso facendo cos uscire tutti i mali del mondo che, in gran fetta, si diffondano tra gli uomini e le donne. Potrebbe essere la storia di questi ultimi decenni: quella di una societ che, con una impressionante successione di denunce, rincorre la messa in mostra i comportamenti di corruzione e di appropriazione indebita di risorse pubbliche di alcuni, sottacendo quelli di quanti continuano a sostenere questo nostro paese. Ma che cosa centrano gli annunci, le lacrime da coccodrillo e il vaso di Pandora? Sono decenni che assistiamo a pronunciamenti che prefigurano grandi cambiamenti e a impegni dichiarati e non rispettati, come se lannuncio fosse sufficiente per rimettere ordine in contesti istituzionali e sociali, contradditori e differenziati come quelli di oggi. Da anni, e sopratutto in occasione delle tante scadenza elettorali, si assiste agli annunci e alle promesse di rispettare la parit di rappresentanza tra donne e uomini nel governo delle amministrazioni e nelle posizioni di responsabilit delle istituzioni pubbliche e private. Ma siamo ancora a scarse concessioni anche se annunciate come grandi novit. Si noti come il Corriere riporti la notizia del nuovo, e giovane, rettore della Bocconi che nella sua squadra di dieci vice ha nominato per la prima volta una donna. Ben venga, ma non la prima volta di una donna ai vertici accademici, gi successo in molte sedi delle regioni sia del sud che del nord: ma quando qualcuna di pi in modo di far emergere un punto di vista diverso nel difficile mondo della formazione e dellinnovazione? Il vaso di Pandora ha un secondo coperchio, quello che si pu sollevare per far uscire la speranza, la virt che, soffocata dalla prevaricazione dei mali, non era riuscita a defluire con altrettanta velocit dal vaso appena aperto. Aprire anche questo coperchio vuol dire darsi uno spazio di tempo di speranza per ricostruire la fiducia tra istituzioni e cittadini con quella forza di sostenere azioni sistematiche e di pi ampia prospettiva di cui le donne, come madri, sono le pi qualificate portatrici. Daltra parte, sono molte le donne che si trovano, e vengono lasciate, in prima fila in molte situazioni difficili: sono le donne magistrato in distretti ad alto tasso di criminalit mafiosa, le donne sindaco di molti comuni della Locride e in molti comuni delle stesse regioni del nord, le donne di molte nuove e innovative aziende nelle regioni del sud; e non ultime tutte le donne che, nelle famiglie e nella ricerca di lavoro, reggono il peso maggiore della crisi economica e si devono confrontare anche con lincremento dellaggressivit della stessa componente maschile. Per ricostruire la speranza e la fiducia non ci vogliono solo esperti specialisti n solo donne come Minerva, nata dalla doglie della mente di Zeus, n ministri che, ogni volta, ci annunciano nuove riforme della scuola, ci vuole il collante di un impegno ampio e diffuso per mantenere aperto il confronto tra le differenze e lindividuazione di percorsi virtuosi nei rapporti tra le istituzioni e le comunit locali. I presunti e immediati risparmi, promessi dagli annunci che rincorrono gli scandali e le campagne elettorali non tengono conto che le persone che lavorano onestamente, tra cui anche tanto personale della politica, sono la maggioranza. E che i rischi di interventi in un clima di continua emergenza possono avere effetti non attesi: da quelli del favoreggiamento di posizioni populistiche, di facili calunnie e di ricatti incrociati, a quello dei tagli lineari che finiscono per sacrificare proprio le persone pi deboli e che comunque non risolvono il problema dellequit di genere e tra generazioni, n quello di una ripresa economica pi attenta alla qualit dello sviluppo e alloccupazione.

NON CONSUMO DI SUOLO VERSUS CASA E LAVORO? Paolo Pileri*

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Larticolo di Marco Romano mi ha lasciato senza parole. Paralizzato. Per il tono, ma soprattutto per la leggerezza con cui sorvola su un dibattito decennale sui consumi di suolo che coinvolge decine di studiosi, per lingiustizia di usare la sofferenza, quella di chi non ha casa e lavoro, come arma per legittimare lattacco al paesaggio, al suolo; per non rendersi conto che dietro ogni metro quadrato di suolo cementificato c una filiera di speculazioni che nulla hanno a che fare con il bisogno della casa n quello del lavoro. Lidea che esce dallarticolo di Romano che il bisogno di casa e lavoro debba materializzarsi in edifici e capannoni che cementifichino aree agricole. Nessuno studioso di consumi di suolo si disinteressa alla questione casa o lavoro. Figuriamoci! Casa e lavoro sono temi ben presenti a tutti, ma semplicemente gli edifici che li contengono possono essere realizzati utilizzando quell'enormit di aree dismesse da recuperare e quelle decine di migliaia di appartamenti vuoti che abbiamo gi nelle nostre citt. Un urbanista sa bene che il problema della casa oggi non si risolve continuando a morsicare nuove aree agricole, salvo che si voglia continuare a dare retta alla pancia di un certo mercato immobiliare speculativo e dissipativo facendo crescere a dismisura la marmellata urbana e con essa i costi pubblici per mantenerla, come ci ha dimostrato ad esempio Roberto Camagni. Oppure ancora sfugge a molti che le case sono state costruite eccome. Ad esempio enormi operazioni immobiliari, come Santa Giulia e lex-Fiera a Milano, hanno prodotto appartamenti su appartamenti ma non certo per chi ne ha davvero bisogno bens per chi pu pagare prezzi salatissimi per pochi metri quadrati. Come mai di questo non ci sindigna e non curanti si va allattacco di prati e campi, che silenti non possono difendersi? Il prossimo anno cade il cinquantesimo del film di Rosi, Mani sulla citt. Un capolavoro che smascher la debolezza di unurbanistica corrotta e dissipatrice che gi allora si industriava a sostenere ad arte il bisogno di case migliori per alimentare speculazioni ovviamente ai danni degli spazi aperti. La tesi di quel film non stata smontata. Anzi. Forse quel film bisogna rivederlo insieme con quelli pi recenti (Il suolo minacciato, 40 passi, Dirt,

etc.). Se invece si preferisce la lettura, ci sono i libri di Emiliani, Borgese, Cederna, Conti, Peccei, Settis, Zanzotto, Erbani, Cianciullo, Scaramellini, Tempesta (e anche di qualche urbanista!) a raccontarci lattacco al paesaggio attraverso il consumo di suolo. E anche loro non sono contro la casa e il lavoro. Com possibile, allora, sorvolare sul fatto che il consumo di suolo che abbiamo sotto gli occhi non arrivi da una risposta al bisogno di casa o di lavoro, ma da modelli di consumo assurdi, da unidea di citt basata stoltamente sullauto, da pressioni dei mercati finanziari, dal continuo svilimento del pensiero ambientale lasciando pieno campo a quello economico (nella sua versione accumulatrice/consumista), dallirresponsabilit di una certa amministrazione locale che dal difendere il bene comune suolo si trovata a giocare il ruolo di aggressore per guadagnare per s gli oneri di urbanizzazione, dalla corruzione intellettuale ancor prima che materiale della politica locale, da molti architetti urbanisti e ingegneri che hanno avvallato acriticamente certe domande di trasformazione incantati dallidea che la crescita andava assecondata a prescindere (gi Benevolo sindign anni or sono), dalla perdita di ogni intelligenza di prendersi cura della terra perch un bene prezioso per quel che produce e non per quel che rende come merce. Non riconoscere che dobbiamo cambiare, ferisce non me ma il Paese e inganna i suoi abitanti. Taglia le gambe a quella politica che inizia a occuparsi di questi fatti ponendosi lobiettivo di limitare i consumi senza deprimere la qualit della vita. Ma c ancora una questione irrinunciabile che invece deve stare nella testa di chi si occupa di citt. Terra uguale cibo. Lo so che lurbanista non si quasi mai preoccupato della produzione del cibo. Eppure il cibo si produce attraverso la terra, il suolo. Non con il cemento. Persino i maiali capannonizzati di Romano mangiano cibo proveniente dal suolo. In Lombardia negli ultimi dieci anni il cemento ha ridotto del 10% la auto sostenibilit alimentare. Ogni giorno 12 ettari sono stati lastricati. Sono dati, non sono opinioni (vd. rapporto CRCS). E con questi dati cosa accade? Accade che il cibo viene cercato pi lontano, nelle terre degli altri, magari in Africa o in Madagascar, sottraendolo ai legittimi pretendenti per riempi-

re i nostri frigoriferi. Mi chiedo: libert quella? Non che la libert di consumare suolo agricolo dei cittadini brianzoli o fiorentini o pugliesi che si picca di difendere il Romano corrisponde alla perdita di libert e sovranit alimentare di cittadini tunisini, etiopi o sudanesi? Lidea di urbanistica e di uso del suolo che esce da quellarticolo, non mi pare sia quella di cui abbiamo bisogno oggi per stare nel futuro. Un futuro complicato e globalizzato. Peraltro se non ci si vuole convincere ascoltando me, almeno si dia retta agli atti della Commissione delle comunit europee del 2006 (COM 231 e 232) e del 2012 (COM 46), alle leggi sul contenimento del consumo di suolo volute in Germania, Olanda, Svizzera, Gran Bretagna, Austria e, finalmente anche in Italia, al disegno di legge appena presentato dal ministro Catania (e ripreso dallo stesso senatore Mario Monti) accompagnato da una relazione che da sola un programma. Costruire il futuro: difendere l'agricoltura dalla cementificazione. Per concludere mi sono fatto lidea che interventi come quello che ho letto, rischiano di stare in piedi pi per quel gusto retorico, persino fine a se stesso, di opporsi a tutti i costi per trovare uno spazio mediatico in cui stare, con il probabile esito di indurre confusione e caduta dinteresse nel lettore. Invece il consumo di suolo un problema serio: rivolgersi cos alla politica che difende gli spazi aperti pu essere interpretabile come un attacco poco sensato a chi mostra di avere a cuore un pezzo importante del futuro dei cittadini e la sicurezza alimentare del Paese. E non possiamo proprio permettercelo. Ben venga quindi lidea del Referendum sul suolo lanciato da Civati. Ben vengano i politici che vogliono occuparsene. Certo, mi rendo conto che si tratta di temi nuovi per la politica, ma non per questo non importanti anche se non li trovavamo nelle agende di quei socialisti che abbiamo conosciuto in questo Paese e che, personalmente, non rimpiango: non mi hanno lasciato un paesaggio migliore n una cultura del paesaggio migliore. Solo meno suolo e pi cemento. Solo pi auto e meno bici. *Docente di pianificazione territoriale e ambientale, Politecnico di Milano

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A SAN VITTORE SUONA LA CAMPANELLA Rita Bramante*


Una realt che non fa onore al nostro Paese, ma anzi ne ferisce la credibilit internazionale e il rapporto con le istituzioni europee: con queste parole il Capo dello Stato Napolitano si espresso recentemente sull'emergenza carceraria. E in pi occasioni durante il suo mandato ha riconosciuto l'esigenza non pi procrastinabile di riduzione della popolazione carceraria e di creazione di condizioni pi civili per quanti scontano sanzioni detentive senza potersi riconoscere nella funzione rieducativa che la Costituzione assegna all'espiazione di condanne penali. Leducazione, o come si usa dire la ri-educazione, la finalit data dalla Costituzione alla detenzione. Il detenuto e resta un cittadino del nostro corpo sociale e bisogna creare le condizioni per cui abbia pieno accesso alle politiche rivolte alla cittadinanza. Questo principio ispira anche il contributo dell'Osservatorio Carcere & Territorio per il Piano di Zona 2012/14 del Comune di Milano, orientato alla prevenzione della devianza, alla possibilit di accesso a percorsi di istruzione e formazione professionale e a percorsi alternativi alla detenzione, alla tutela della salute psico-fisica, all'accompagnamento e al reinserimento dopo la fine della pena attraverso politiche attive che tendano a contenere il rischio di recidiva. La comunit ha il dovere di prendere in carico chi ha commesso il reato, come ha sempre affermato con forza il cardinal Martini (che si rec per la sua prima visita pastorale da arcivescovo di Milano proprio a San Vittore) e, se non si riesce a qualificarlo, il tempo trascorso in carcere tempo che non serve, ribadisce Luigi Pagano, oggi vicecapo del Dipartimento dellamministrazione penitenziaria a Roma e per oltre quindici anni direttore della casa circondariale milanese di San Vittore. La scuola, lo studio, la lettura, l'apprendimento di una lingua possono dar senso al tempo della detenzione, tempo a volte dilatato ed eterno, ma spesso cos programmato e scandito che sembra annullarsi. La scuola pu e deve esserci per dare pieno senso a ogni percorso di riabilitazione finalizzato al reinserimento nella societ. La scuola in carcere serve e si mette al servizio dei minori reclusi all'Istituto Penale per Minori Beccaria, dei giovani adulti, delle donne dell'ICAM, Istituto a custodia attenuata per detenute madri con prole fino ai tre anni, e delle altre categorie di popolazione detenuta; e lo fa con grande attenzione alla cooperazione interistituzionale, insieme a tutti gli altri soggetti pubblici e del privato sociale che a diverso titolo promuovono attivit formative, culturali, ricreative e di formazione professionale. I docenti che con orgoglio e dedizione scelgono di insegnare in carcere avvicinano la comunit locale al carcere e si recano a svolgere la loro professione in un quartiere della nostra citt, portando dentro un patrimonio di esperienze e competenze arricchito negli anni, capacit di ascolto e di lettura dei bisogni, opportunit di scambio di pensiero e di emozioni. Le occasioni di apprendere e di pensare a un progetto futuro sono diritti di cittadinanza e la scuola concorre a presidiarli insieme alle altre istituzioni. Grazie quindi agli insegnanti che non si fanno spaventare da un contesto complesso e da una sfida professionale particolare; grazie all'Amministrazione penitenziaria che all'inizio di ogni anno scolastico apre le porte del carcere agli insegnanti e grazie agli operatori penitenziari che collaborano alla riuscita dell'azione formativa. Grazie anche, e soprattutto, alle donne e agli uomini ristretti in carcere spesso frustrati dal cronico sovraffollamento, dalle gravi carenze strutturali e dai tempi lunghi della giustizia - che scelgono di essere alunni e colgono cos un'importante opportunit e un esigibile diritto di cittadinanza. *
Dal 1 settembre 2012 Dirigente scolastico del Centro Territoriale Permanente per l'educazione nelle carceri milanesi.

A UN FIGLIO CHE COMPIE VENTANNI Pier Vito Antoniazzi


Mio figlio Efrem (il nome significa "che cresce e d frutto") fra qualche giorno compie ventanni. Sapendo di provocarmi dice "Siete tutti uguali, destra e sinistra, non c' nessuna differenza: pensate a far soldi... ". quello che dicono la maggioranza dei ragazzi di oggi, quello che senti in ogni bar o sul tram. Il pensiero non mi consola. Mi colpisce ancor di pi perch io da ragazzo sono cresciuto a "pane e politica". Ogni giorno a tavola erano discussioni feroci tra mio fratello (sindacalista Cisl e favorevole al centrosinistra) e mio padre, con gli anni divenuto "scelbiano" e nostalgico del "centrismo". Mi colpisce perch sa che io e sua madre ogni giorno fatichiamo in un lavoro "sociale" facendoci spesso carico anche dei problemi altrui. Ma se mio figlio, che mi vuole bene, mi provoca, forse vuole "svegliarmi", forse vuole un linguaggio crudo, vuole come diceva Hermann Hesse "verit che ti restano in mano come sassi". Provo allora a scriverti, figlio mio, perch se parlassi minterromperesti. Partiresti con unescalation provocatoria, per ottenere da me il silenzio che ti lasci libero di sbagliare, che ti confermi questa "fame di vento" che la vita oggi per un giovane. Destra e sinistra non sono eguali. Non lo sono nei valori, nel modo di approcciarsi alla realt, nelle risposte che danno ai problemi. Riducendo in modo estremo il concetto: la destra crede nel "homo homini lupus", nella lotta per il controllo e il dominio, nella legge del chi vince ed pi forte ha sempre ragione, nella legge del "capo branco". La sinistra crede nell'eguaglianza, ovvero che ogni uomo tuo fratello, che sei responsabile della vita anche degli altri. C' stata anche (ma molto rara) una destra liberale, un po' paternalista, quando l'istruzione, la politica e il potere erano di pochi. Questa destra diceva "la propriet obbliga". E c' stata anche una sinistra illiberale, che voleva rendere "tutti uguali" dall'alto, secondo le direttive di una nomenclatura che per era pi uguale degli altri. Certo nel tempo la sinistra ha preso qualcosa dalla destra e viceversa. Le lotte sociali e il progresso economico hanno fatto crescere i diritti e le opportunit per molti. Ma l'imprinting sempre diverso. Se vuoi un'immagine pi

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www.arcipelagomilano.org chiara, la destra un padre severo, la sinistra un padre premuroso. Il padre severo convinto che tu debba riuscire da solo ad affrontare le difficolt, che un po di violenza e qualche dura prova ti saranno da palestra per affrontare la giungla della vita. Il padre premuroso ti sta a fianco, cerca di capire le tue difficolt, cerca di aiutarti. Certo ci deve essere comunque "amore responsabile" ovvero si devono dire dei no e dei si ... . La verit non sta da una parte sola e non un sasso dalle forme ben definite che puoi tenere in mano. Alla verit arrivi con un percorso, con una ricetta che ha bisogno di tanti ingredienti. Diceva il monaco vietnamita Thichnhat-hanh parlando a bambini (cito a memoria): "Cosa serve per cuocere una patata? Ci vuole la patata, poi la pentola, poi l'acqua, poi il fuoco. Ma se voi accendete un fuoco e poi lo spegnete, l'accendete e poi lo spegnete, ecc. ... la patata non cuocer mai. La costanza, la durata del fuoco, della passione, sar quella alla fine determinante". Ecco ci vuole passione, bisogna crederci per fare un percorso. Mentre scrivo mi rendo conto che le immagini di chi "ufficialmente" fa politica nelle istituzioni pi grandi quanto di pi lontano ci sia oggi dalla credibilit, dalla coerenza con un'idea di bene comune. Allora, Efrem, se tu vuoi dire che quelli che oggi vengono chiamati "politici" perch hanno incarichi, anche ben retribuiti, per occuparsi della cosa pubblica, sia "di destra" sia "di sinistra" hanno fallito, non ispirano fiducia, si parlano e si accordano solo fra loro, io non posso che darti ragione. Ma se tu fuggi dalla politica e dalla responsabilit, se non "accendi il fuoco", se non provi a cambiare insieme con altri giovani saranno sempre i soliti pochi (magari con la maggioranza che si astiene) a governare le cose. Cambia la societ e quando l'avrai cambiata, cambia la societ cambiata. Non innamorarti solo dell'abbattimento dello stato di cose presenti ma anche della costruzione di un mondo nuovo. Sappi che tutto questo non si fa da soli. Ogni tanto ci sar un leader pi rappresentativo che esprimer la tendenza in cui credi, ma l'importante camminare assieme. Cosi crescerai e darai frutti (e dai frutti si riconoscer la bont dell'albero). Buoni ventanni Efrem!

CI SONO COMITATI E COMITATI Eleonora Poli


Non vero che a Milano la societ civile latente, che fa sentire poco la sua presenza: quella dei comitati una variegata folla di cittadinanza attiva, con punti in comune ma anche tante differenze al suo interno. E una incomunicabilit reciproca spesso non casuale. Ci sono i ComitatixMilano e i Comitati cittadini. I primi, nati dallesperienza della campagna elettorale che ha portato allelezione di Giuliano Pisapia, da oltre un anno lavorano in pi forme sul territorio per favorire e allargare la partecipazione e la condivisione del cambiamento. Gli altri (attivi da decenni, o solo da pochi mesi) si strutturano intorno a contingenze e problematiche specifiche delle zone: dai parcheggi che mancano al degrado urbano, dalla movida selvaggia agli edifici abbandonati; proprio il coordinamento dei Comitati cittadini ha organizzato mercoled 26/9 al teatro Elfo Puccini - un incontro pubblico al quale hanno preso parte anche gli assessori Castellano, DAlfonso e Granelli. Allordine del giorno apprezzamenti e critiche, a oltre un anno dallinsediamento del Sindaco e della Giunta; soprattutto la cronaca di tante storie e situazioni locali difficili. Ferma restando la seriet e legittimit delle richieste di risultati concreti, quello che colpisce per un altro aspetto: lestrema frammentazione dellimpegno civico e delle risorse. Un articolo di qualche giorno fa su Repubblica evidenziava che oltre 10.000 milanesi aderiscono a qualcuno di questi gruppi operativi, composti a volte solo da poche decine di persone. Una miriade di micro costellazioni che spesso danno limpressione di non dialogare tra loro: perch? Anche i ComitatixMilano, ex comitati per Pisapia sindaco, sono un movimento che opera nelle zone: territorialit e partecipazione le parole chiave per comprenderne lanima. Che cosa li distingue allora, o dovrebbe distinguerli, dagli altri comitati? Il fatto di non esaurirsi intorno a un singolo scopo, ma di proporre anche un metodo, uno spirito, un modo di agire e di essere. Perch non conta soltanto il fare ma ci che ne sta alla base. Avrebbero potuto diventare una sorta di tramite tra tutte le realt associative esistenti e lamministrazione stessa. Antenne sulla citt, li aveva pi volte definiti a suo tempo Pisapia. Purtroppo questo non successo, o succede solo in misura limitata. Cos gli altri (i comitati cittadini), continuano a seguire la loro strada, con i mezzi e i contatti che ritengono pi idonei, e non pensano di poter trovare nei ComitatixMilano un alleato, un intermediario privilegiato attraverso cui rivolgere le proprie istanze al Sindaco e alla Giunta; tanto che nellincontro allElfo, in tutta la serata, non li hanno nominati o citati neanche una volta, neppure una parola sulla loro esistenza e attivit. Daltra parte, dei ComitatixMilano non cera praticamente nessuno presente. Come se si parlassero lingue diverse, se si vivesse in due Milano differenti che coesistono sullo stesso territorio ma che raramente si intersecano. Cera Paolo Limonta, vero, che dei ComitatixMilano il coordinatore: non era per l in questa veste, bens in quanto responsabile dellUfficio per la Citt; e in questo ruolo istituzionale intervenuto, riportando tra laltro uninteressante proposta del Sindaco per un tavolo sulle periferie. Anche agli assessori le cose non sono forse molto pi chiare, probabilmente ignorano quanti e quali comitati, associazioni, movimenti esistono, come lavorano e che cosa fanno. Comitato viene inteso in termini generici, semplicemente un insieme di abitanti che ha qualcosa da dire, che segnala un problema o che si impegna per risolverlo. Intanto allElfo si sono affrontati temi molto interessanti. Nelle voci dei rappresentanti dei diversi gruppi cera una citt in molti casi sconosciuta, abitati periferici dimenticati, urgenze da affrontare che spaziano geograficamente dalla Comasina a Bonola, da viale Abruzzi al Cimitero Maggiore; storie di insediamenti urbani di confine che, a sentirne raccontare, sembrano proprio off limits, stridono con limmagine della Milano metropoli europea. A seconda della gravit delle situazioni, ecco i moderati e gli arrabbiati; chi riconosce limpegno positivo della Giunta e chi invece lo ritiene insufficiente o volto nella direzione sbagliata. Perch i comitati di quartiere non guardano in faccia a nessuno, non sono tifosi di Pisapia: osservano la realt dei fatti, stilano un bilancio; se i conti tornano bene, altrimenti partono le proteste, si alzano i toni. Cose gi viste, da sempre.

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www.arcipelagomilano.org Chi sta da una parte e chi sta dallaltra, quindi: solito gioco di ruoli. Dopo unassemblea come questa la sensazione che il modello di democrazia partecipativa sul quale si fondata la campagna elettorale arancione sia ancora lontanissimo; e forse la responsabilit non solo del Sindaco e degli assessori. Spesso chi vive i disagi di un quartiere non sa o non interessato a sapere che al punto cardinale opposto (o invece a solo poche centinaia di metri) si affrontano emergenze analoghe. In tempi e luoghi diversi, pi individui e pi collettivit, ignorandolo reciprocamente, si confrontano con le stesse realt. Ciascuno teme un po, in fondo, di perdere la propria legittimit e ragion dessere. Un esempio? Nella sola via Padova si contano 70 associazioni e comitati. Tanti, troppi? Nellintera zona 2, della quale via Padova fa parte, questo numero si moltiplica esponenzialmente. Certo un segnale di ricchezza, sociale e culturale, per si nota anche tanta dispersione di energie. Alla base sta linestinguibile tendenza a considerare il giardino sotto casa il centro del mondo, o almeno il centro di Milano. Ci si dimentica che in molti casi non utile risolvere una situazione contingente se non si va a fondo, ricercandone lorigine e la rete di cause. Se il tema il consumo di suolo non basta opporsi alla costruzione del grattacielo a pochissimi metri da casa mia, che toglier luce alla mia finestra. Questo a volte (anche se non sempre) il limite dei comitati di scopo. Un limite che i ComitatixMilano hanno invece tutte le caratteristiche e lampiezza di respiro per superare. Molte delle persone che ci lavorano o ci hanno lavorato con entusiasmo e passione da un po di tempo si rivolgono lun laltro questa preoccupata domanda: come possiamo inserirci, ora, nel tanto affollato universo associativo milanese, quale valore aggiunto portiamo?. Se non hanno titolo per essere un tramite con il Sindaco e la Giunta, se chi opera nei quartieri li conosce (o riconosce) solo fino a un certo punto e non li considera comunque un interlocutore . La potenzialit enorme, ma non trova la strada per esprimersi a pieno: eppure i ComitatixMilano sono la vera novit nel panorama politico metropolitano degli ultimi anni, una forza fresca, dinamica, aperta a tutti, un contenitore di idee e di competenze dal quale si entra e si esce liberamente. Rappresentano una volont di cambiare Milano in grado di superare i confini ristretti per entrare in sintonia con la citt nel suo complesso e con chi la abita. Ampliare lorizzonte, pensare in grande, costruire una visione dinsieme pu aiutare a valutare anche un problema piccolo e prossimo con strumenti pi efficaci. Il rischio, reale, per quello di non riuscire a trovare (pi) unadeguata collocazione e il canale giusto per essere incisivi. Quella da affrontare, senza rimandi, una difficolt sostanziale in mezzo al percorso: in che modo allargarsi, evitare lautoreferenzialit, proporre / riproporre la democrazia partecipativa a tutti coloro che, dopo avere votato Pisapia, sono tornati alla loro vita e alla loro professione. Come possono i ComitatixMilano essere una risorsa stimolante che invogli a dedicare tempo ed energie al bene comune? Il lavoro incomincia ora. Presto ci sar, come lo scorso anno, lappuntamento della Duegiorni dei ComitatixMilano: varrebbe la pena di mettere questo tema al primo posto nel programma.

Scrive Franco Strada a Diego Corrado


Mi piace molto il suo articolo che condivido nell'ottimismo che mi abituale e nella speranza di un futuro migliore peri miei tanti nipoti e per tutti gli italiani. (ho 77 anni)

Scrive Salvatore Cabras a Guido Martinotti


Larea metropolitana unidea luminosa? un gran bene che si ricerchino metodi non opportunistici, di respiro quantomeno trentennale, per proporre dcoupages politico amministrativi del territorio. Forse una nuova Costituzione dovrebbe prevederne lavvio automatico della loro revisione ogni, poniamo, cinque censimenti. Fin dalla prima volta che la vidi, 10-15 anni fa, sono stato colpito fortemente dallimmagine satellitare notturna di Milano e della Lombardia. Per rivederla basta digitare su Google <immagini satellitari notturne italia>. Sono fotografie che dicono una verit incontrovertibile: esiste unarea che le cellule della comunit socio - economica lombarda ritengono a torto o a ragione di dover tenere illuminata anche di notte. Tale area ha il centro nella citt di Milano e si estende a ovest e a sud per una dozzina di chilometri, ma a nord-ovest contiene Legnano Gallarate, a nord fino a Monza, a nord-est arriva oltre Bergamo. un dato bruto, da maneggiare con cura? Probabile. Ma c.

Scrive Luca M. Pedrotti Dell'Acqua a Guido Artom


Complimenti a Guido Artom per il suo intervento e grazie da parte di un cattolico (che non rabbrividisce . sul fatto che la Sinagoga sia luogo della discussione, anzi. Ges contrastava la mercificazione, come sembra con l'episodio della cacciata, non il dialogo). Buona continuazione

Scrive Alessandro Gargnani a Guido Artom


Bravo Guido Artom, ma Ges ha scacciato dalla Sinagoga solo chi ci faceva mercato. Non chi discuteva.

Scrive Elena Fadini Bettica a Guido Artom

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Ho letto con piacere ed emozione lo scritto di Guido Artom. Cattolica praticante, grande amica dellADEIWizo che fa parte come me del

CNDI, Consiglio nazionale Donne Italiane, ho avuto il piacere nel 2006 di partecipare a Gerusalemme al conferimento del dottorato H.C. al

Cardinale. Niente di quanto scrive Artom mi era nuovo, ma che fosse tutto ricordato cos bene mi fa dire a Guido Artom un grande grazie.

Scrive Ferdinando Mandara a LBG


Pur non riuscendo a leggere con continuit "ArcipelagoMilano", mi sembra che affronti questioni importanti con seriet. Da sostenitore della decrescita mi ha fatto piacere che LBG abbia trattato nel numero 31 il tema "Decrescere per crescere": mi ha per sconcertato la superficialit con cui - a mio avviso - lo ha fatto. Dare la sensazione che il messaggio di Latouche si riduca a raccomandare "moderazione e parsimonia" fuorviante, dato che di fatto quello che propone lo smantellamento del modello di societ basato sulla crescita economica. Nell'articolo c' anche una grave incoerenza, in quanto prima si dice: Fortunatamente nella direzione della parsimonia, magari sotto traccia, si sta gi andando e forse meglio cos: "faire sans dire" e pi avanti, a proposito del nuovo modello di sviluppo: La strada ancora lunga e diventa una lotta contro il tempo: arrivare prima del punto di non ritorno, quando nessun provvedimento potr evitare una catastrofe. Se il problema questo, come in realt , oltre che fare quel che si pu da subito, non il caso di gridare il pi forte possibile? E soprattutto capire e spiegare che il modello alternativo non fatto essenzialmente di rinunce e privazioni, se non alle cose che fanno pi male che bene: in breve la rinuncia a mettere tutto al servizio dell'economia fine a se stessa. Altrimenti si rischia di aggiungersi alla lunga lista di quelli che - per ignoranza o malafede - muovono ai sostenitori della decrescita accuse infondate, come quella di voler tornare al medioevo. E mi spiace di vedere tra questi anche Michele Salvati, quando nell'intervista dice pi o meno "Andate a dire agli africani di decrescere...". Mentre quello che chiediamo di smettere di sfruttarli e di non trascinarli verso un modello di sviluppo insostenibile e alienante. Infine, scusandomi per la lunghezza dell'intervento (ma occorre pure argomentare le critiche, per quanto schematicamente) a proposito dell'annotazione sul fatto che "nessuno parlasse seriamente di un nuovo modello di sviluppo" faccio presente che ci sono molti che ne parlano, in Internet e non solo: ad esempio, dal 19 al 23 settembre si tenuta a Venezia la terza conferenza internazionale sulla decrescita, con circa 700 partecipanti da 60 paesi (il 50% di et inferiore ai 40 anni), che si sono pagati iscrizione, viaggio, vitto e alloggio... Sono distratti anche i mass-media sulla questione, non solo i politici!

MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Nuovi direttori


Credo che molti milanesi siano rimasti a bocca aperta leggendo un titolo a nove colonne sul Corriere della Sera del 29 settembre su un articolo scritto dal poco amato critico musicale Paolo Isotta il cui incipit era il seguente: C a Milano una orchestra sinfonica la quale non ha fatto che crescere di livello negli anni s da diventare una grande orchestra, a mio avviso superiore a quella stessa della Scala, che invece perde di qualit e soprattutto fisionomia. questa lOrchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi. Ne abbiamo ascoltato un bellissimo concerto questa settimana. La cosa - nonostante condividiamo raramente i punti di vista di Isotta ci ha fatto ovviamente molto piacere visto che solo pochi mesi prima, su questo giornale, avevamo scritto parole del tutto simili. Ma ci che pi ci ha intrigato dellarticolo stata la presentazione del giovane direttore dorchestra Gaetano dEspinosa che aveva appena debuttato a Milano con lorchestra Verdi, in sostituzione del suo direttore principale, eseguendo non solo il poco noto Concerto per tromba e orchestra dellancor meno noto compositore armeno Arutiunian, scomparso pochi mesi fa, ma anche la famosa e meravigliosa Sinfonia numero 10 del grande ostakovi. Le cose sono andate cos: il direttore principale della Verdi, la cinese Zhang Xian, ha la curiosa abitudine di dirigere ignorando le proprie gravidanze, tanto che nel 2008 debutt alla Verdi con un bel pancione e meno di un mese fa, improvvisamente e prematuramente, ha partorito un altro beb proprio alla vigilia del concerto di apertura di stagione dellAuditorium; o meglio alla vigilia del primo di quattro concerti che avrebbe dovuto dirigere uno dopo laltro e per i quali, nel giro di poche ore, si sono dovuti trovare maestri sostituti. Ai primi due concerti si trovato rimedio con Jader Bignamini che aveva appena concluso la stagione precedente e di cui, in queste pagine, non abbiamo potuto che tessere grandi lodi; per gli altri due si fatto ricorso appunto al DEspinosa che era gi in programma per la direzione del quinto concerto, quello di gioved prossimo, e del penultimo che si terr in giugno. Trentasei anni il Bignamini e trentaquattro il DEspinosa, entrambi vengono dalle fila di una orchestra: il primo, clarinetto piccolo della stessa Verdi, il secondo violinista della Staatskapelle di Dresda. Due musicisti pieni di passione che non si sono accontentati di eccellere con il proprio strumento ma hanno voluto allargare lorizzonte a interpretazioni pi articolate e complesse, quali solo la direzione dorchestra consente. La cosa straordinaria che uno dopo laltro questi due direttori si sono trovati a dirigere musiche che non hanno avuto il tempo di studiare, che non hanno scelto, che non erano nei loro programmi; tutti e due

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www.arcipelagomilano.org hanno accettato la sfida e hanno vinto. Bignamini lo conoscevamo gi mentre di DEspinosa, totalmente nuovo allo scenario cittadino, nessuno sapeva nulla se non di una biografia particolarmente interessante: siciliano e non figlio darte, a ventitre anni era gi a Dresda dove, lavorando nelle file dellorchestra, ha scritto un Concerto per violino e orchestra darchi e lo ha eseguito con grande successo accompagnato dalla stessa Staatskapelle. Il suo secondo concerto alla Verdi, ascoltato la settimana scorsa, era composto da Printemps di Claude Debussy (unico pezzo scelto dal direttore in sostituzione del Poema dellestasi di Scriabin), La Valse di Maurice Ravel, e Le Sacre du printemps di Igor Stravinskij. Un programma difficile e ambizioso nel quale vengono accostati tre pezzi che, pur nati nella stessa epoca e nello stesso milieu parigino, traggono origine da tendenze musicali assai diverse per non dire fra loro contrapposte. Il Printemps unopera molto poco debussyana, oserei dire quasi mahleriana (i due erano coetanei ma hanno vissuto in ambienti totalmente diversi), cos come La Valse poco raveliana e risente molto dellinfluenza del grande coreografo Diaghilev (a sua volta amico e ispiratore di Stravinskij) per il quale Ravel laveva scritta; dunque un grande intreccio di stili e di ispirazioni nel quale non era facile districarsi. DEspinosa ha diretto i primi due pezzi a memoria, dimostrando grande sicurezza e capacit interpretativa, mentre sembrato in difficolt (ma chi non lo sarebbe stato in quella circostanza?) con la Sagra stravinskiana della quale anche solo la scansione ritmica di tale complessit che per dominarla occorrerebbe conoscerla molto a fondo. Una musica che se non eseguita alla perfezione rischia anche di diventare noiosa. Gaetano dEspinosa diriger, nella prossima stagione scaligera, anche due fondamentali titoli verdiani - il Macbeth e il Don Carlos - per cui in questa sua prima tornata milanese sar salito sul podio per ben quattro concerti e due opere liriche. Uno sbarco in citt di tutto rispetto che il nostro maggior quotidiano ha ritenuto di dover annunciare con grande autorevolezza e che noi, nel nostro piccolo, seguiremo con analoga attenzione. Da non perdere Marted 23 ottobre, al Conservatorio, lOrchestra dellAccademia della Scala diretta da Yuri Temirkanov eseguir due bellissime opere: la Suite dal Balletto Lo Schiaccianoci di Piotr Cajkowskij e i Quadri di unesposizione di Modest Musorgskij nella versione per orchestra di Maurice Ravel. Societ del Quartetto, via Durini 24, telefono 02.795393, e-mail info@quartettomilano.it

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Gli omini equilibristi di de Braud
Alberto de Braud ritorna al Museo Diocesano. Dopo aver fatto volteggiare nel chiostro lopera Unexpected, due enormi mele sospese nellaria, estate 2008, de Braud ritorna al Museo per presentare, e forse terminare, un tema che lo ossessiona da anni. Fine del gioco infatti il titolo della personale dellartista, in cui quaranta opere, per lo pi sculture, mostrano e ci fanno vivere due decenni costellati di piccoli omini. S perch sono proprio degli omini, piccoli, a volte paffuti, a volte piatti e stilizzati, i protagonisti dellopera artistica di de Braud, che li declina in ogni variazione. Linee, piramidi, grappoli, accumuli precari, totem, che fanno di questi omini i protagonisti assoluti della mostra. Ci si accorge subito di quali sono i temi affrontati da de Braud in queste opere: la ripetizione, laccumulazione, lincertezza e la ripetizione delle forme, il modulo, che ritorna costantemente. Lequilibrio precario di questi omini, veri e propri equilibristi che si sfidano lun laltro a raggiungere la cima di una metaforica piramide, che si accalcano in code che sembrano protrarsi allinfinito, mentre altri ancora lottano per cercare di non precipitare nel vuoto sottostante, metafora delluomo moderno. Stretto, spintonato, fragile come non mai e schiacciato dalla societ e dai suoi simili, preso da mille impegni e da obbiettivi sempre pi ambiziosi, che siano di vita o di carriera. Questa sensazione di soffocamento nulla porter di buono, lo spazio sulla Terra, cos come le risorse, non sono inesauribili, ci sembra suggerire de Braud, che nella sua opera sembra voler far riflettere, o almeno far suggestionare, su temi come il futuro prossimo e la globalizzazione, con tutti i problemi economici e ambientali che questa comporta. Perch intitolare tutto questo Fine del gioco? Perch questa mostra dovrebbe liberare lartista dalla sua ossessione per lomino-feticcio, portare a conclusione largomento uomo e riuscire quindi a sviluppare altri temi di ricerca, che gi aveva portato avanti egli anni. Non detto per che questa ne sia davvero la conclusione. Luomo, daltra parte, rimane centrale nellarte come nella filosofia, ed motore e fine di (quasi) ogni cosa. Alberto de Braud Fine del gioco Museo Diocesano, corso di Porta Ticinese, 3 ottobre 11 novembre 2012, Orari: dal marted alla domenica, 10-18, luned chiuso. Ingresso: intero: 8 Euro; ridotto 5 Euro

Dal 1953 a oggi: Picasso a Milano


Picasso torna a Milano. I capolavori del genio spagnolo arrivano in citt con una grande ed emozionante retrospettiva. Le opere, pi di 200, arrivano dal museo pi completo e importante per quanto riguarda la produzione dellartista: il Muse Picasso di Parigi che, chiuso per restauri fino al 2013, ha deciso di rendere itineranti le sue collezioni e di presentarle in tutto il mondo. Prima della tappa milanese infatti le opere sono state esposte in America, in Russia, Giappone, Australia e Cina. Certo non la prima volta che Picasso arriva a Milano. Oltre alla grande mostra del 2001, ci fu unaltra kermesse, che fece la storia delle esposizioni museali in Italia, la grande mostra del 1953. Una mostra dalla duplice tappa italiana,

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www.arcipelagomilano.org prima Roma e poi Milano, ma che ha avuto nei suoi sviluppi meneghini una risonanza e unimportanza non paragonabile a quella romana. Voluta fortemente dal senatore Eugenio Reale, la mostra romana si presentava ricca s di opere, ma parzialmente oscurata per motivi politici. Ad esempio non compariva il Massacro in Corea (presente oggi in mostra). Ledizione milanese, organizzata dallinstancabile Fernanda Wittgens e dai suoi collaboratori, fu invece ancora pi ricca di opere, scelte dallo stesso Picasso, con addirittura larrivo, a mostra gi iniziata, di Guernica, celeberrimo dipinto del 1937, e manifesto contro la guerra franchista. Dipinto che per la sua importanza fu sistemato, su richiesta di Picasso, nella sala delle Cariatidi, che per contratto non doveva essere restaurata dopo le devastazioni della guerra, proprio per creare un connubio e un monito fortissimo a memoria degli orrori e delle devastazioni belliche. Proprio da questa stessa sala prende avvio oggi la mostra Picasso. Capolavori dal Museo nazionale di Parigi, che racconta in un percorso cronologico e tematico la vita e le opere dellartista. Insieme alle fotografie che ci mostrano attimi di vita, amori, amici e ateliers dellartista spagnolo, in mostra dipinti, sculture e opere grafiche create durante la sua lunghissima vita. La mostra, curata da Anne Baldassari, presidente del museo parigino, illustra le varie fasi e gli stili che Picasso us, spesso in contemporanea, durante la sua carriera. Si inizia con lapparente classicismo e malinconia dei periodi blu e rosa, di cui sono memorabili opere come La morte di Casagemas, dipinto dedicato allamico morto suicida, la misteriosa Celestina e I due fratelli. Ma gi dal 1906 si intuisce linfluenza che larte primitiva, africana e iberica, avranno su Picasso. Sono questi gli anni che vedono la nascita dei tanti disegni preparatori per il capolavoro assoluto, Les Demoiselles dAvignon, 1907 (conservate al MoMA di New York). Lautoritratto nudo, gli studi di donna, sono tutti dipinti in cui il Cubismo inizia a prender forma, semplificando e rendendo impersonali volti e sessi. Ma la rivoluzione vera arriva intorno al 1912, quando Braque e Picasso inventano i collage, e la forza dirompente delle loro sperimentazioni porta alla nascita del Cubismo, analitico e poi sintetico, in cui la figura viene prima scomposta, resa irriconoscibile, come nel Suonatore di chitarra e Il suonatore di mandolino, per poi tornare a inserire elementi di realt, come lettere, numeri, scritte o veri e propri elementi oggettuali. Ma Picasso non solo Cubismo. Negli anni 20 segue, a suo modo, il Ritorno allordine dellarte, con le sue Bagnanti e le sue donne enormi, deformate, possenti e monumentali, omaggi agli amici impressionisti come Renoir. Sono gli anni in cui conosce anche Breton e i Surrealisti, e in cui crea figure disumane e contorte, mostri onirici che ci mostrano le pulsioni sessuali e le ossessioni del pittore. La guerra per, sconvolge tutto. Oppositore della dittatura franchista, Picasso non pu far altro che denunciare gli orrori e la violenza della guerra con sculture e dipinti dai toni lividi, come Guernica, o nature morte popolate di crani di tori, capre e candele dalla fiamma scura. Non mancano i ritratti dei figli e delle donne amate: Fernande, Dora Maar, Marie Therese, Francoise, Jacqueline e la bellissima Olga in poltrona, dipinto che Picasso conserver fino alla propria morte, appeso sopra il letto. Ritratti ma anche autoritratti dellartista, dipintosi davanti al cavalletto, o con una modella nello studio, tema prediletto per dipingere la Pittura, il vero amore della sua vita. Picasso dipinse fino a poco prima di morire. Degli ultimi anni sono i dipinti che riprendono i maestri a lui pi cari, Matisse, Velazquez, Delacroix, ma anche un lucido autoritratto in cui lartista si rappresenta sempre pittore ma con un volto che sembra gi un cranio dalle orbite vuote (Il giovane pittore, 1972). Morir lanno seguente. Una mostra completa, che prende origine dallincredibile collezione del Museo Picasso di Parigi, forte di pi di 5.000 opere, donate in vari nuclei da Picasso stesso e in seguito, direttamente dagli eredi. Ieri come oggi le opere di Picasso potranno ancora insegnarci qualcosa, monito e delizia dei tempi moderni.

Picasso. capolavori dal Museo Picasso di Parigi Palazzo Reale, fino al 6 gennaio 2013, orari: luned, marted e mercoled: 8.30-19.30 gioved, venerd, sabato e domenica: 9.30-23.30; biglietti: 9,00 intero, 7,50 ridotto

Peter Lindbergh. Tra moda e cinema fantascientifico


Durante la Vogue Fashions night out ha inaugurato la personale del fotografo tedesco Peter Lindbergh, presso la galleria Carla Sozzani in Corso Como 10. Non cera location migliore per proporre questa mostra fotografica se non proprio una galleria darte legata a doppio filo col mondo della moda e del glamour, vuoi per la parentela tra Carla e Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, o vuoi per il grande store di lusso al piano terra, 10 Corso Como, appunto. Ma soprattutto Lindbergh nasce come fotografo di moda, come autore di alcune fotografie che hanno fatto un po la storia di giornali internazionali come Vanity Fair, Rolling Stone, Harpers Bazaar e naturalmente, Vogue America. Una carriera lunga, che nasce in Germania, si sposta in Svizzera, in Spagna, a Parigi e sbarca poi in America, dove, nel 1988, Anna Wintour, super direttrice di Vogue, mette Lindbergh sotto contratto. Da l al successo mondiale il passo breve. La mostra divisa in due sezioni. La prima, intitolata Known-Images of women, una selezione di quaranta immagini tra le pi significative della carriera di Lindbergh, e che sono comparse sui pi importanti giornali di moda internazionali. Grandi fotografie in bianco e nero che ci restituiscono immagini di donne bellissime come Kate Moss, Naomi Campbell e Linda Evangelista, e che evidenziano quella ricerca formale e quellallure glamour che solo le foto di alta moda, e di grandi fotografi, sanno offrire. La seconda parte, intitolata The Unknown, pi innovativa, e mostra un taglio creativo inaspettato. The Unknown fa parte di un progetto di ricerca personale dellartista, che dopo averlo presentato nel 2011 a Pechino, prosegue e aggiunge immagini a questo percorso a s, senza ordine temporale o logico, e che richiama da vicino il mondo del cinema, altra passione di Lindbergh. Queste fotografie mostrano modelle e attrici famose, Kate Winslet, Amber Valletta ma soprattutto Milla Jovovich, che non sono pi solo modelle inarrivabili ma donne che devono vedersela addirittura con catastrofi planetarie.

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www.arcipelagomilano.org Lo scenario fantascientifico, con richiami ai film del compatriota Fritz Lang, in cui incendi, disastri e caos sono disseminati nelle grandi metropoli americane, e davanti alle quali le affascinanti protagoniste di Lindbergh restano sconvolte e confuse, alcune catatoniche, ma sempre armate di rossetto rosso, in questo improbabile Armageddon. Gli elementi per creare suspance ci sono tutti: pericoli e minacce ambientati nei deserti californiani, alieni che rapiscono lattore Fred Ward e la sua compagna, ma anche spiragli di set hollywoodiani non troppo nascosti allobiettivo della macchina fotografica. Immagini che sembrano davvero fotogrammi di un film, in un continuum sempre pi indissolubile tra queste due arti predilette da Lindbergh. Peter Lindbergh. Known and "The Unknown" - Galleria Carla Sozzani. Fino al 4 novembre Orari: Luned ore 15.30 - 19.30 Marted, mercoled, gioved, venerd, sabato ore 10.30- 23 Domenica ore 10.30 19.30 Ingresso libero

Bramantino: una mostra autoctona


Promossa e auto - prodotta dal Comune di Milano, quella di Bramantino potrebbe essere la prima di una serie di mostre rivoluzionarie, non tanto per la novit dei temi quanto per la modalit di produzione. A cura di Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco Tanzi, Bramantino a Milano unespo-sizione quasi monografica dei capolavori milanesi di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino (1480 - 1530), da Vasari, che gli diede questo soprannome in qualit della sua ripresa dei modi di Donato Bramante, pittore e architetto al servizio di Ludovico il Moro. Che cosha di speciale questa mostra, nel cortile della Rocchetta, Castello Sforzesco, fino a settembre? Innanzitutto la gratuit dellingresso, il fatto che sia munita di due mini guide gratuite, complete di descrizione e dettagli storico - critici sulle opere in esposizione, e infine, il fatto che una mostra a chilometro zero. Tutte le opere presentate al pubblico provengono infatti da musei e collezioni milanesi: lAmbrosiana, Brera, la pinacoteca del Castello e la raccolta di stampe Bertarelli. Questa la grande novit. In un momento di crisi, in cui spesso le mostre sono di poca sostanza e si soliti attirare il pubblico con nomi di grandi artisti, senza presentarne per i capolavori, ecco che si preferito rinunciare ai prestiti esteri, impossibili per mancanza di fondi, e si voluto puntare e valorizzare solo pezzi cittadini di qualit. Compito facile visto che Milano conserva il nucleo pi cospicuo esistente al mondo di opere del Bramantino: dipinti su tavola e tela, arazzi, disegni, affreschi e lunica architettura da lui realizzata, la Cappella Trivulzio nella chiesa di San Nazaro in Brolo. Lesposizione si articola nelle due grandi Sale del Castello Sforzesco che ospitano gi importanti lavori dellartista. Nella Sala del Tesoro dove domina lArgo, il grande affresco realizzato intorno al 1490 e destinato a vegliare sul tesoro sforzesco, sono esposte una trentina di opere, dipinti e disegni, che permettono di capire lo svolgersi della carriere dellartista bergamasco: dalla Stampa Prevedari, un'incisione in rame che il milanese Bernardo Prevedari realizz su disegno di Bramante e che influenz per spazi e monumentalit lopera di Bramantino, allAdorazione del Bambino della Pinacoteca Ambrosiana, alla Madonna e Bambino tra i santi Ambrogio e Michele Arcangelo, con i due straordinari scorci dei corpi a terra. La soprastante Sala della Balla, che accoglie gli arazzi della collezione Trivulzio, acquisiti dal Comune nel 1935, presenta un allestimento completamente nuovo, che dispone i dodici grandi arazzi, dedicati ai mesi e creati per Gian Giacomo Trivulzio, in modo che si leghino tra loro nella sequenza dei gesti e delle stagioni. Un filmato documenta ci che non stato possibile trasportare in mostra: dalla Cappella Trivulzio alle Muse del Castello di Voghera, di cui Bramantino fu responsabile dei dipinti. Una mostra davvero a costo zero, come dichiara lo stesso Agosti. Gratis l'allestimento di Michele De Lucchi, Francesco Dondina ha realizzato gratuitamente l'immagine e il fotografo Mauro Magliani ha lavorato con fondi universitari. La promozione curata gratuitamente; il Fai e gli Amici di Brera hanno dato una mano per gli incontri e la struttura del Comune si rimessa ad agire in proprio in maniera eccellente. Una mostra tutto sommato facile, si gioca in casa, ma che proprio per questo ha un merito in pi: promuovere quello che sotto i nostri occhi tutti i giorni, valorizzarlo e dargli nuovo lustro. Bramantino a Milano - Castello Sforzesco, Cortile della Rocchetta, Sala del Tesoro - Sala della Balla PRORIGATA AL 14 OTTOBRE orari: da marted a domenica dalle ore 9.00 alle 17.30.

LIBRI questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero rubriche@arcipelagomilano.org Manifesto capitalista Una rivoluzione liberale contro un'economia corrotta
Luigi Zingales Rizzoli, settembre 2012 pp. 410, euro 18
Una delle prime vittime della crisi economica che stiamo attraversando la fiducia: chi aveva creduto che libert e uguaglianza fossero raggiungibili attraverso il libero gioco del mercato si trovato amaramente deluso.. Con queste parole di esordio Luigi Zingales, che vive a Chicago, dove insegna impresa e finanza alla Booth School of Business dell'Universit locale, avvia la sua impietosa disanima delle degenerazioni del capitalismo, finanziario e non, che affliggono tutte le societ avanzate, cominciando dagli Stati Uniti e concludendo, in pagine limpide e amare, con il caso italiano. Le immagini incalzanti che l'economista padovano riserva alle gravissime conseguenze distorsive derivanti dal lobbismo inarrestabile, dalla corruzione pervasiva, dalla autoreferenzialit incompetente, in una

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parola dal capitalismo collusivo e clientelare, spesso vincente a Wall Street (e a Washington), sono esemplari. Accanto alla diagnosi impietosa, Zingales delinea con cura anche le alternative in campo e le conseguenti terapie: meritocrazia contro privilegi ereditati o corporativi; responsabilit contro discrezionalit e arbitrio; libert contro potere; mercato aperto contro capitale che soffoca la concorrenza e riduce esperti e opinionisti a semplici ingranaggi della fabbrica del consenso. Non meno corrosivo, come si diceva, il capitolo dedicato all'Italia, il cui titolo, in un icastico esorcismo, Peggiocrazia. La peggiocrazia frutto della mancanza nel nostro paese della cultura del merito, che, a sua volta frutto dell'assenza a ogni livello e area, della cultura della legalit. Se io politico (capo di partito o di governo) - osserva Zingales - voglio ottenere dei benefici o favori che non mi competono, nominer non

un candidato competente ma uno a me fedele. Se io imprenditore voglio assicurarmi che le mie tangenti, i miei illeciti fiscali, i miei intrecci con il potere politico non vengano rivelati, non mi scelgo i manager migliori, ma quelli pi fidati, e non c' persona pi fedele del buono a nulla, di chi non ha alternative. Se l'Italia non cresce, se a rischio default, perch stata fin qui governata dai peggiori. Non dai mediocri, dai peggiori. Il clientelismo politico e l'economia sommersa, hanno trasformato il nostro paese in una peggiocrazia. La bassa moralit economica anche fonte inesauribile di sfiducia interpersonale e collettiva, che la causa ultima del mancato sviluppo nell'ultimo decennio. Non un caso che nei paesi in cui c' maggior fiducia nell'onest dei propri concittadini, le imprese sono pi grandi (dati del American Economic Review del maggio 1997). Il motivo che il proprietario delega i suoi poteri solo quando si fida del dipendente e

l'impossibilit di delegare costringe le imprese a rimanere piccole e famigliari. Ed per questo che nel nostro sistema economico il controllo vale (in Borsa e altrove) molto pi che nella media degli altri e che esso viene detenuto e difeso dalle famiglie attraverso complesse piramidi societarie, spesso usate oltretutto a fini di elusione fiscale. Con pragmatismo e passione Zingales propone anche per il caso italiano una serie nutrita di misure. Da quelle in materia di istruzione superiore e universitaria a quelle opportune per sciogliere gli inestricabili intrecci societari. Dalla riforma elettorale (eliminando l'attuale sistema autenticamente peggiocratico) a quella delle partecipazioni pubbliche statali o locali. In breve, un vero ciclone riformista, che risparmia pochi e che, c' da augurarsi, faccia meditare molti. (E che ha creato, non a caso, reazioni urticante in tanti osservatori e commentatori nostrani). (Paolo Bonaccorsi)

TEATRO questa rubrica a cura di Emanuele Aldrovandi rubriche@arcipelagomilano.org Sarabanda


dallomonimo testo di Salvatore Veca - drammaturgia di Salvatore Veca e Laura Pasetti regia di L. Pasetti assistente alla regia e collaborazione musicale N. Ciaffoni costumi G. Dainelli luci e fonica L. Grimaldi coreografia S. Beltrami video L. Babbi voce registrata S. Veca collaboratori alla drammaturgia L. Capaccioli, D. Del Grosso, R. Raimondi con Deniz Azhar Azari, Mohamed Ba, Lisa Capaccioli, Mavis Castellanos, Martin Chishimba, Yordy Cagua, Odelys Cruz Perez, Davide Del Grosso, Kacem El Attioui, Aram Ghasemy, Isabella Picchioni, Rossella Raimondi produzione Franco Parenti / Teatro della cooperativa La stagione del Franco Parenti inizia, a detta della stessa Andre Ruth Shammah (che d il benvenuto al pubblico prima dellinizio dello spettacolo), con una scommessa. Un gruppo di performers provenienti da tutto il mondo e selezionati fra i molti candidati che si erano proposti per far parte del progetto, d vita sulla scena al testo del filosofo Salvatore Veca, diretto da una brava attrice che si cimenta con la regia, Laura Pasetti. Lidea questa: un gruppo dimmigrati su un barcone diretto verso loccidente, ciascuno racconta la propria storia e le proprie sofferenze ma tutti, nonostante i dubbi e le delusioni, continuano a essere attratti dal luccichio consumista occidentale (iconizzato, fra le varie intuizioni, da un Superman volante di cartone e da una divertente coppia presentatore/valletta). Il tutto, in un gioco meta-teatrale che si propone di avere un alto valore sociale, interpretato da chi alcune delle storie raccontate le ha vissute davvero. Ma una buona intenzione non basta per fare un bello spettacolo. E in questo caso neanche dei bravi performers/attori e qualche bella trovata scenica, perch quello che manca completamente una drammaturgia. Le storie sono tante, troppe, e tutte solo accennate. In questo modo invece di valorizzare la diversit si rischia di appiattire la vicenda di ogni migrante in un clich ripetuto variando solamente il nome del luogo e il tipo di avversit incontrata. Manca del tutto uno sguardo verticale in grado di approfondire una qualsiasi delle tante tematiche sfiorate. I personaggi a volte parlano di se stessi in terza persona (e questa risulta incomprensibile dato che limpronta dello spettacolo lontana dallo straniamento epico), e altre volte invece narrano gli eventi in prima persona: in questo secondo caso leffetto pi forte e in certe occasioni gli attori riescono anche a mostrare le loro doti recitative, ma la scelta di passare da un linguaggio allaltro non fa altro che confondere il pubblico. Cos come lidea bella allinizio ma che col passare dei minuti stanca e disaffeziona di far spesso esprimere i performers nella loro lingua madre, salvo poi fargli ripetere subito dopo la battuta in italiano. I momenti migliori, a dimostrazione di quanto detto finora, sono quelli senza testo. Le musiche coinvolgenti suonate dal vivo, le belle coreografie, la grande forza espressiva e presenza scenica degli attori e lidea felice di utilizzare tutto lo spazio della Sala Grande del Teatro Franco Parenti come un grande palcoscenico su cui muoversi e danzare coinvolge il pubblico in modo totale, facendo anche alzare alcuni spettatori che si mettono per

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www.arcipelagomilano.org avere le idee pi chiare su cosa si sta raccontando sarebbe stato meglio. Teatro Franco Parenti dal 3 al 7 ottobre In scena Al Piccolo Teatro Studio dal 2 al 14 ottobre In cerca dautore, studio sui sei personaggi di Luigi Pirandello, regia Luca Ronconi.

qualche secondo a ballare insieme agli attori. Il risultato complessivo delloperazione pu considerarsi positivo, perch d la possibilit di vedere allopera performer provenienti da svariate parti del mondo che, partendo da culture, linguaggi e studi artistici differenti, dimostrano una grandissima voglia di intraprendere insieme un percorso, di mostrare se stessi e di dar vita a qualcosa di bello unendo le proprie forze. Certo,

Al Teatro Filodrammatici dal 9 al 28 ottobre Push-up di Roland Schimmelpfenning, regia di Bruno Fornasari. Al Teatro Elfo Puccini dal 10 al 28 ottobre Rosso di John Logan, regia di Francesco Frongia. Al Teatro Oscar dal 10 al 14 ottobre al Il tiglio, di Tommaso Urselli, regia di Massimiliano Speziani.

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org A simple life


di Ann Hui [Hong Kong, 2011, 118] con: Andy Lau, Deannie Yip
semplice la vita di Ah Tao (Deannie Yip, bravissima), da sessantanni premurosa domestica nella famiglia di Roger (Andy Lau). Lui, ricco produttore cinematografico di Hong Kong, stato cresciuto da Tao. A Simple Life di Ann Hui [Hong Kong, 2011, 118] prende spunto dalla storia vera di Roger Lee produttore del film e della domestica con la quale diventato grande. Quando un piccolo infarto costringe Ah Tao a ritirarsi in una casa di riposo, Roger non labbandona e inizia ad accudirla con zelo. Questa , in breve, la trama raccontata nel film; una storia semplice appunto costruita sui temi dellamore, della vecchiaia, della malattia degenerante in morte. Argomenti che si prestano facilmente allo scivolare nel sentimentalismo pi banale, alla ricerca dellemozione forzata. Ma la regista posa delicatamente la telecamera sui corpi, i gesti e gli sguardi di Tao e Roger, riuscendo a infiltrarsi profondamente nel loro animo, restituendo allo spettatore la bellezza di una relazione pacata e sincera. La semplicit di Ann Hui, allora, non va confusa con la banalit che sarebbe schizzata attraverso la spettacolarizzazione dei sentimenti. A Simple Life un film semplice, sia come storia sia come struttura. semplice a partire dal titolo che racchiude in s la definizione perfetta del film. Le vicende si susseguono lineari, senza bruschi salti temporali o colpi di scena. La telecamera leggera, rispettosa. Entra nellintimit senza essere invadente e indiscreta. Allo stesso modo, il rapporto tra Tao e Roger vive di una stima reciproca grande senza mai cadere nel pietismo. semplice. Alla fine, sar semplice anche la morte di Ah Tao: il dolore trattato in modo reverente e soave. Noi, in sala, ci commuoviamo rendendoci conto di come una lacrima possa essere semplice, ma mai banale. Paolo Schipani In sala: il film sar proiettato marted 16 ottobre alle ore 21.00 al Cinematografo La Filanda di Cornaredo (MI). Ed inserito allinterno della rassegna Serate dessai ottobre 2012.

Elles
di Malgoska Szumowska [Sponsoring, Francia, Polonia, Germania, 2011, 96] con Juliette Binoche, Anas Demoustier, Joanna Kulig, Louis-Do de Lencquesaing
Anna (Juliette Binoche) una giornalista di mezza et che vive gli agi di una comune condizione borghese e le sofferenze di un figlio ribelle e un marito distaccato e assente. Un articolo sulla prostituzione giovanile la avvicina a un mondo fino a quel momento a lei sconosciuto. come fumare, difficile smettere sostiene una delle due ragazze intervistate. In realt qualcosa di molto pi complesso del fumo. Lossessione della miseria che pervade Alicja (Anas Demoustier) e Charlotte (Joanna Kulig), pi forte del desiderio di riappropriarsi del loro corpo. Queste giovani donne sono scappate dallodore dei fast food e dalle faticose ore da baby sitter attirate da qualcosa che non ti impegna troppo tempo. Il rapporto con il tempo e la fatica, appunto, fondamentale per comprendere lantitesi con la giornalista; Anna si servita di queste per basi per raggiungere le proprie conquiste sociali. Attraverso gli occhi e la curiosit della donna, radicalmente ancorata alle sue abitudini e sicurezze, Malgoska Szumowska ci mostra come una combinazione di giovent e malizia riesca a spogliare la borghesia maschile di ogni velo, rivelandone la veste pi sincera ma triviale. I racconti delle due ragazze sono spregiudicati e carichi di perversione. Diventano alloccorrenza psicologhe, amiche, amanti per soddisfare le richieste di uomini annoiati e depressi, alla disperata ricerca di una trasgressione che li allontani, anche solo per qualche istante, dalle consuetudini del focolare domestico. Il loro distacco quasi inumano, la loro innata capacit di comando e dominazione delluniverso maschile affascina Anna al punto da sedurla, lei cos inadatta a esercitare il controllo sui propri uomini di casa. Lantitesi tra questi due mondi, apparentemente inavvicinabili, e lintensa attrazione tra loro sono lanima di Elles. La regista ha voluto

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www.arcipelagomilano.org denunciare una piaga spesso trascurata ma dilagante, ci riuscita grazie alla potenza espressiva di Juliette Binoche ma con una forse eccessiva generalizzazione demonizzazione di tutto il genere maschile. Marco Santarpia

In sala a Milano: Eliseo

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VIDEO LUCIA CASTELLANO: IL BELLO IN CITT E I PARCHEGGI http://www.youtube.com/watch?v=Hse7vVU3XYs

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