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numero 30 anno IV - 12 settembre 2012


edizione stampabile

L.B.G. MATTEO RENZI IN TERRITORIO ARANCIONE Stefano Rolando BRAND NON N VENDITA N PROPAGANDA Umberto Vascelli Vallara IL GIARDINO ALLA ROTONDA DELLA BESANA Gianni Zenoni LA EX ZONA 16 DA PERIFERIA DORMITORIO A PICCOLA DOWN-TOWN Marco Ponti IL GOVERNO E I TRASPORTI: SOLO SENZA DENARO PUBBLICO, CIO LEAUTOSTRADE Adriana Nannicini PARTECIPAZIONE E TAVOLI DELLE DONNE: UN ANNO A PALAZZO MARINO Gianfilippo Pedote COME DIFFICILE FARE CINEMA A MILANO/2 Michele Sacerdoti MM4: TERRENO AGRICOLO USA E GETTA? Massimo Cingolani LA TOUR EIFFEL E IL DUOMO DI MILANO Rita Bramante DILETTANTI ESPERTI DI PENNA VIDEO LE FONDAZIONI: CHI SOSTIENE L'ONOREVOLE per gentile concessione della rivista Altreconomia COLONNA SONORA SOMEONE LIKE YOU Canta-Adele

Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo LIBRI a cura di Marilena Poletti Pasero TEATRO a cura di Emanuele Aldrovandi CINEMA a cura di Paolo Schipani e Marco Santarpia www.arcipelagomilano.org

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MATTEO RENZI IN TERRITORIO ARANCIONE Luca Beltrami Gadola


Gioved scorso al circolo Arcibellezza si sono riunite le avanguardie di Matteo Renzi a Milano. Sala piena, dibattito vivace. Prospettive: tutto da vedere a Milano come nel resto di Italia. A Milano per le cose sono un po diverse perch Milano la culla del movimento arancione e lelettorato milanese in occasione delle ultime comunali ha mostrato unautonomia di giudizio e unattenzione alla politica maggiore che altrove. La giunta arancione funziona e, dopo i primi mesi di assestamento, va avanti e affronta i problemi dai cosiddetti temi sensibili alle politiche del traffico con un piglio al quale i milanesi non erano pi abituati. Prima ancora che, a met novembre, arrivasse il governo Monti, la giunta milanese si era gi data la sua agenda Monti e aveva affrontato di petto la questione di un bilancio ereditato con pi buchi di un gruviera. Forse dunque quello che successo a Milano va guardato con attenzione e capito. La storia la conosciamo: le primarie, Boeri, Pisapia, il ruolo del Pd, la comparsa dei grillini e la comparsa di liste civiche e altro ancora. Il risultato: una giunta e un consiglio che vede insieme professionisti della politica, qualcuno non certo di primo pelo, neofiti della politica giovani e meno giovani, espressioni della societ civile e il supporto di un volontariato motivato, quanto indispensabile a tutti i livelli. La ricchezza delle diversit. una formula vincente e ripetibile? Non lo so, certo un aspetto interessante nella direzione di avvicinare di nuovo i cittadini alla politica. Difficile dunque prevedere chi godr delle simpatie dellelettorato che ha portato Pisapia a diventare sindaco. Una cosa sicura: questa incertezza diverr drammatica se i leader dei partiti attuali che si richiamano allarea di centrosinistra continueranno a dire quel che stanno dicendo sino a ora, chi invocando un Monti bis, chi cercando di appropriarsi della agenda Monti, chi proponendosi di correggere lAgenda Monti nelle sue rigidit poco attente al sociale, chi sparando a zero sul governo Monti. Per questi ultimi la strategia banale: non avendo proposte credibili e sensate da fare, visto che i sacrifici hanno toccato molti, si vanno a pescare gli scontenti in questo bacino. Ovvio, non sono il primo a dirlo. Per gli altri il problema pi arduo perch tutti indistintamente, salvo le new entry, devono fare affidamento sulla memoria corta degli italiani ma forse a Milano meno corta che altrove. Dove stavano lorsignori, ora al governo ora allopposizione, quando fu messo nel cassetto qualunque tentativo di una legge sul conflitto dinteresse? Chi caduto nella trappola della Bicamerale? Chi ha svenduto ai Benetton le autostrade? Chi, pur disponendo di centri studi pagati dai contribuenti, non ha strillato mentre le banche finanziavano la speculazione edilizia e mobiliare? Chi non si accorto che le banche e il mondo della finanza inondavano il mercato di carta straccia e titoli spazzatura? Chi ha fatto finta di non vedere, o ancor peggio non ha visto, quello che succedeva allIlva di Taranto? Magari anche qui disponendo di gruppi di lavoro sui temi ambientali? Insomma chi non ha visto tutto quello che successo e che sta alla base della crisi economica e sociale dalla quale stiamo appena ora scorgendo luscita? E a questo proposito, visto che tutti parlano del futuro perch non hanno il coraggio di guardare indietro, chi si fa la banale domanda: Mario Monti sta aggiustando i cocci del modello di sviluppo che stiamo seguendo. Basta cos? Nessuna forma di discontinuit? Questo vorrei chiedere a tutti, non solo a Matteo Renzi ma anche ai t/q (i trenta-quarantenni), lasciando ad altri i gossip sui parricidi o la troppa giovinezza di qualcuno ma con una precisazione tutta milanese: meta par met danee. Come dire anche: dimmi cosa vuoi fare, con chi, per chi e con che soldi e magari quando. Il resto me lo racconti quando non abbiamo di meglio da fare, magari mentre ci stiamo divertendo sullesegesi della parola riformista.

BRAND NON N VENDITA N PROPAGANDA Stefano Rolando*


Dopo lavvio seminariale (un incontro ai primi di luglio fuori porta promosso dallassessore DAlfonso, presente il sindaco Pisapia, gli assessori al Turismo di Regione e Provincia e i vertici di aziende pubbliche del sistema-Milano, a cui si aggiunto il presidente di Assolombarda) il radicamento di una iniziativa di analisi e management sul tema del brand di Milano sta per entrare nel vivo con obiettivi serrati che guardano sia a Expo 2015 sia ai confini pi larghi che la materia impone. I giornali hanno dedicato spazio allargomento, soprattutto il Corriere della Sera che ha ospitato nel corso dellestate editoriali e prese di posizione. Forse piaciuta lespressione brand Milano (nella citt della comunicazione e della pubblicit poteva funzionare, come poteva trovare nemici precostituiti); ma pi probabilmente diffusa lidea che ogni trasformazione e Milano in tante visibili transizioni richiede due cose serie: ricapitolazione identitaria e visione degli approdi. Una politica di branding pubblico buona sintesi delle due cose. Opera sullevoluzione del patrimonio simbolico della citt e della sua comunit. Evolve seguendo il modo con cui quella comunit rappresenta i suoi profili identitari. Ci nel naturale conflitto di potere che quel racconto comporta e misurandosi ovviamente con il racconto, buon e cattivo, che altri fanno. E registrando il modo con cui lopinione pubblica esterna (nazionale e internazionale) seleziona e trattiene frammenti di quella rappresentazione. Coniuga quei frammenti (nel bene e nel male) con gli stereotipi che resistono e, alla fine, conferma o modifica limmagine di quella citt. Da questo profilo derivano i ranking di reputazione, che mettono Milano nella fascia due delle grandi citt (dalla ventesima alla trentesima posizione) e che si traducono in molti indicatori di attrattivit: turismo, lavoro, capitali, buone idee, feeling culturale, influenza, eccetera. Per questo il dibattito appena avviato va preso sul serio. Perch una cosa fondamentale determina la riuscita di un progetto di questa natu-

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ra: che vi sia ampia condivisione di metodo su cosa e come gestire una materia cos delicata (vale il trattamento dellidentit collettiva come per ciascuno di noi vale quello della propria personale identit). E perch il progetto sia accompagnato da adeguata (seria e non propagandistica) comunicazione. Insieme conta il dialogo tra istituzioni e sistema di impresa e conta la collaborazione con i programmi educativi e culturali della citt. Sia concessa quindi qualche chiosa agli spunti di discussione che sono stati proposti. In generale percepita ora meglio lidea che sia necessario porre il tema identitario alla base di una spinta attrattiva che Expo e di pi il bisogno competitivo della citt sollecitano. Dopo di che nel dibattito c qualche confusione. Chi dice: ma che brand, conta lattrattivit (ma che appunto la determinazione del brand stesso). Un altro dice: macch marketing, conta luomo (certamente, ma la collettivit umana che si racconta per svolgere il suo piano di crescita). Un terzo dice: ma quale attrattivit, ci vuole glamour (anche qui, come dire di no, ma se sei al 26 posto nelle classifiche di immagine e non al primo perch c chi ha pi storia da raccontare o ha trovato percorsi pi brillanti di racconto). Distinzioni non gravi. Chi vuol dure qualcosa deve anche non star nel coro e i media incoraggiano un po di conflittualit. Siamo nella fase in cui il lessico ancora un po divide. Ma diciamo tutti in fondo la stessa cosa: il brand non tanto segno grafico quanto ricapitolazione identitaria cangiante. Attorno alla capacit di una comunit di leggere, interpretare e modificare il proprio patrimonio simbolico c qualcosa di antico e modernissimo che va coniu-

gato con tre parole: potere, parola, popolo. * I poteri chiedono di essere rappresentati. E una citt plurale, che da secoli non ha un solo potere gestito verticalmente, esprime una complessa e soprattutto conflittuale rappresentazione. In questo teatro prevalgono valori simbolici, altri coesistono, pochi riescono a trovare la comunicazione esterna, nel pugno di una mano stanno quelli che si radicano nellimmaginario collettivo del pianeta. Aver chiaro il meccanismo aiuta a fare appello a storia, politica, economia, scienze sociali per capire come si genera il conflitto rappresentativo e come esso si declina imponendo una immagine. * La parola dunque essenziale vettore. Tranquillizzo chi nel suo incoraggiante editoriale Marco Garzonio lo ricorda non vuole ridurre a tecnica di marketing (cio di vendita) questa partita. No, essa prima di tutto questione di autorappresentazione, di capacit di diagnosticare la propria traiettoria storica. Poi di saperla raccontare. Ha detto bene Franco DAlfonso, replicando al pubblicitario Nicola Zanardi, che lapertura delle Olimpiadi di Londra ha mostrato che la questione era la storia da raccontare, non la scritta London 2012. Ma ha anche ragione Carlo Sangalli quando chiede di non limitare alla forma la comunicazione perch in s ogni processo comunicativo serio muove interessi, fa camminare economie, spinge dinamiche di impresa. Gianni Ravelli ha aggiunto: Londra glamour, Milano no, partiamo svantaggiati. Si e no. evidente che affrontando questo tema parallelo e diverso rispetto a quello del turismo, che ha permesso negli ultimi anni di chiarirci le idee sul competitive set reale di Milano - anche sul terreno dellimmagine (acco-

glienza, rifiuto, attrazione, repulsione) si deve definire il competitive set della citt. Non tutti i paragoni sono leciti. Milano deve far coesistere storia dello spirito, dellindustria e della creativit. Ragionare su quali sono le citt nel mondo con cui si compete diventa strumento utile a tutti. * Infine chi decide? Il branding pubblico non prevede proprietari, non c il commenda che, dalla crescita di immagine magari pompata con un po di pubblicit, ricava aumento delle sue azioni. Qui conta il vissuto collettivo che trasferisce realt e contano vettori che agiscono meglio di altri in questo trasferimento. Lanalista inglese Simon Anholt non a caso parla di identit competitiva, non di immaginario competitivo. Dunque conta la gente, conta lopinione pubblica, conta lorganizzazione della cultura nel territorio, conta il mondo del lavoro e dellimpresa che parlano di s, conta la storia scritta nellurbanistica e nel beni culturali. Contano i valori e conta la democrazia. Alcuni dittatori hanno pensato di sostituire il loro progetto di immagine a quello generato dalla storia e dalla verit sociale: la storia del 900 ci ha detto che fine hanno fatto. Ci sono insomma le premesse per un percorso di avvicinamento. Tra le persone, tra le parole, tra gli obiettivi. Nel mese di settembre sar possibile rendere esplicito il programma di lavoro, fatto di momenti di studio e di analisi ma anche di eventi e di pubblica condivisione. *Professore Universit Iulm, presidente del comitato di indirizzo brand Milano nellambito del progetto promosso dal Comune di Milano in materia di branding e promozione turistica.

IL GIARDINO ALLA ROTONDA DELLA BESANA Umberto Vascelli Vallara


Ho letto sul Corriere della Sera del 25 giugno che dopo due anni i lavori di restauro della Rotonda della Besana stanno per concludere un operazione di valorizzazione di questo interessante monumento. In occasione di una visita a una mostra realizzata dal Comune nella Chiesa di San Michele ho percorso lo spazio tra la chiesa e il porticato che la circonda soffermandomi a godere del variare dei punti di vista lungo il suo suggestivo sviluppo curvilineo, dallesterno come dallinterno. Ho abitato per quindici anni nella vicina piazza Cinque Giornate e i prati intorno alla Rotonda costituivano la meta delle passeggiate con il mio cane che l liberava le sue energie giovanili in corse sfrenate. Il mio primo incontro con la Rotonda lho avuto allinizio degli anni 60 come studente proveniente da Parma iscritto al primo anno di architettura. Penso che che i compagni della Facolt di Architettura ricorderanno lesercitazione dellanno che si svolse allinterno della Rotonda, allora invasa da una fitta vegetazione spontanea, per farne il rilievo come utile base per il restauro che lamministrazione comunale intendeva avviare. In realt nessuno dei nostri elaborati fu ritenuto allaltezza. Questo pu dar conto di un approccio affettivo, ma la Rotonda esercita un fascino in s che muove comunque a un godimento visivo, purtroppo talora impedito da una vegetazione, ora non pi incolta, ma curata da giardinieri, che ostacola la vista

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dinsieme dellarchitettura nascondendo ampie sequenze del suo sviluppo. Lidentit formale della Rotonda si coglie gi dalle rappresentazioni cartografiche sia quelle storiche, dove emerge nel suo splendido isolamento, sia nella cartografia recente, dove per la sua forma conclusa e riconoscibile emerge da un contesto urbano densamente edificato. Quando architettura e verde si integrano - Nel rapporto fra architettura e vegetazione la tipologia delle ville storiche con parco rappresenta il classico esempio di perfetta valorizzazione reciproca delle due componenti governate da una medesima volont progettuale, espressione della cultura del tempo. Bernard Lassus descrive la progressiva integrazione tra natura e architettura proponendo il concetto di luogo intermedio che utilizzer nellinserimento paesaggistico dei suoi progetti infrastrutturali (1) Per meglio comprendere la nozione di luoghi intermedi, occorre riferirsi agli alberi potati del giardino classico francese, collocato tra castello e foresta. Questi oggetti, effettivamente geometrici come il castello, ma naturali come gli alberi liberamente conformati delle foreste, prendono a prestito la loro natura dalle due entit tra le quali sono collocati, foglie e rami della loro vegetazione dalle foreste selvagge, forme regolari dal castello: eppure questi alberi potati sono divenuti oggetti particolari, totalmente nuovi intermedi, n castello, n foresta. Detto in altre parole essi sono contemporaneamente oggetti e relazioni tra entit, alle quali essi servono come legami, mentre affermano le loro differenze. La difficile integrazione del verde nel Centro storico - Lipotesi di integrare con nuovi impianti arborei spazi urbani di consolidata identit storica non sempre stata ritenuta uniniziativa qualificante, come dimostra laccoglimento dellintenzione del Maestro Claudio Abbado e dellarchitetto Renzo Piano di realizzare in piazza Duomo un boschetto come quinta verde. La proposta stata accolta con entusiasmo da chi la considerava un accrescimento della dotazione verde della citt sempre ritenuta quantitativamente

carente, mentre da parte di altri, con riferimento allo specifico carattere di quel luogo, si ritenuto che il progetto, introducendo elementi estranei alla composizione del contesto, producesse una discontinuit formale dissonante. ArcipelagoMilano nelledizione del 23 novembre 2009 ha dato largo spazio a questa seconda interpretazione con leditoriale di Luca Beltrami Gadola, con scritti di Oreste Pivetta e di Jacopo Gardella, che cos conclude il suo articolo: Gli alberi del maestro Abbado non vanno intesi alla lettera; n concepiti come un elevato numero di esemplari di cui occorre trovare la collocazione allinterno dellabitato; al contrario vanno interpretati simbolicamente come un invito a fare della citt e dei suoi dintorni un sistema pi armonico. La difesa dei nostri alberi. - Noi percepiamo gli alberi nel nostro ambiente quotidiano come componenti vive con le quali intratteniamo un rapporto emotivo che ci spinge a difenderne la sopravvivenza quando venga minacciata dalla realizzazione di servizi della citt di cui potremo anche beneficiare come Metropolitane, parcheggi, nuove strade. Ci troviamo di fronte a due interessi collettivi contrapposti che richiedono unattenta valutazione dei relativi costi e benefici; il costo che non vorremmo pagare la rinuncia a far valere il principio di tutela di un bene collettivo come il patrimonio vegetale adulto non trasferibile altrove n sostituibile alla pari. Il dialogo tra i cittadini e lamministrazione pubblica, anche attraverso consultazioni popolari, costituisce la premessa per un equilibrato compromesso che permetta di soddisfare le necessit funzionali compatibilmente con la salvaguardia di valori culturali sostenuti dalla comunit locale. Il verde per il verde - Una fortunata cultura ecologista ha portato a un apprezzamento del verde secondo criteri talora prevalentemente quantitativi, comunque e ovunque esso sia presente. Un caso emblematico dato dalla vegetazione spontanea che si formata nel pluriennale periodo di sospensione dellattivit di cantiere nel bacino della Darsena parzialmente prosciugato per rendere possibili le necessarie indagini archeologiche. Negli articoli apparsi sulla stampa la difesa di questa ve-

getazione casualmente formatasi pareva prevalere sulla tutela di una testimonianza storica come la Darsena, parte integrante del raffinato sistema idraulico dei Navigli Lombardi formatosi nel corso di secoli. Ancora oggi 5 agosto 2012 apparso su La Repubblica un articolo di Paolo Hutter per la conservazione di questa Oasi in Darsena pur in presenza di un progetto approvato dal Comune di Milano e in fase di prossima attuazione, che fondamentalmente si propone di restituire alla Darsena la sua funzione storica di Porto. Conclusione - Tornando al caso della Rotonda della Besana ci troviamo di fronte a una architettura di grande interesse il cui progetto originario non prevedeva un giardino diversamente dalle ville storiche. Lo spazio tra la chiesa e il portico non dovrebbe essere considerato unarea disponibile per sistemazioni a verde che privilegino il rapporto reciproco fra alberi e siepi come in un giardino di quartiere, ma uno spazio qualificato nel quale il progetto del giardino deve recuperare il rapporto di valorizzazione dellarchitettura preesistente. Fondamentalmente favorendo la fruizione visiva dinsieme di una forma complessa la cui percezione varia continuamente con lo spostarsi dellosservatore. La massa dei cespugli di grande dimensione pu dar luogo a un inopportuno effetto ostruttivo che compromette questo tipo di fruizione. Ma occorre tenere conto anche del possibile effetto intrusivo che alcune funzioni innovative potrebbero causare. Lo stesso progetto della citt dei bambini pu costituire un rischio in tal senso come attualmente evidenzia anche un parco giochi sia pure di contenuta superficie gi realizzato nellarea. (1) La citazione deriva dalla relazione tenuta da Bernard Lassus a Milano nel 2003 nellambito delle manifestazioni promosse da Ministero dei beni e delle attivit culturali dalla Regione Lombardia per il semestre di presidenza italiana, successivamente pubblicata sul sito del Ministero nel 2006. Lapplicazione specifica riferita a L'area di riposo di Nimes - Caissargues: un luogo intermedio

LA EX ZONA 16 DA PERIFERIA DORMITORIO A PICCOLA DOWN-TOWN Gianni Zenoni

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www.arcipelagomilano.org Lo strumento per riqualificare le periferie milanesi non pu che essere il collocarvi funzioni attrattive a livello cittadino. La ex zona 16 denominata Barona - Ronchetto, oggi costituente la parte sud della zona 6, passata da periferia dormitorio a piccola down-town proprio dopo linserimento in questi ultimi 30 anni di poli attrattivi pubblici e privati. La ex zona 16 compresa tra il Naviglio Grande e la Cintura Ferroviaria a nord e il Naviglio Pavese a est, sempre stata caratterizzata, per la sua situazione di zona interclusa, da uno sviluppo edilizio contenuto rispetto alle altre periferie Milanesi. Solo con i PRG del 53 e soprattutto dell80 il Comune ha proposto una decisa espansione sul verde agricolo basata sulla realizzazione di estesi quartieri prevalentemente composti da Edilizia Residenziale Pubblica. Tenuto conto della situazione di zona interclusa, il PRG dell'80 aveva per indicato, per sostenere queste nuove espansioni, infrastrutture viarie per facilitare i collegamenti allora quasi inesistenti con le zone adiacenti, la 17 a nord e la 15 a est. Particolarmente importante era lidentificazione di una quarta circonvallazione chiamata Viabilit Comprensoriale, che dalla ex zona 15 si collegava alla ex zona 17, attraverso i viali Famagosta, Faenza e la via Parenzo con un ponte su piazza Negrelli, alla via Primaticcio. Successivamente questa soluzione fu abbandonata, lasciando sottoutilizzate grandi strade costruite per ricevere quella funzione (Faenza a sud e Primaticcio a nord) e affidando il collegamento fra la ex zona 16 e la ex zona 17 al ponte Don Milani tra la via Santa Rita a sud e la via Brunelleschi a nord. Collegamento sempre previsto dal PRG dell80 ma come viabilit Urbana Secondaria, infatti ambedue queste strade sono di sezione variabile e non adatte al traffico passante per laffaccio su di esse di numerosi servizi e che sono oggi punto critico della viabilit attuale. Perch questo ponte resta oggi lunico reale collegamento tra Milano ovest e Milano sud-ovest. Il PRG dell80 prevedeva anche un altro collegamento classificato invece come Viabilit Primaria, da piazza delle Milizie a Famagosta attraverso le vie Malaga e Santander, oggi opera incompiuta, travisata e utilizzata per funzioni improprie. Esaminando queste previsioni dobbiamo riconoscere che le infrastrutture indicate dal PRG dell80 per connettere la ex zona 16 a Milano erano, se fossero state realizzate, ragionevoli e proporzionate alle espansioni previste. Ma, realizzate le espansioni residenziali, e dopo la chiusura della Richard Ginori e della vetreria Vedani uniche grandi industrie presenti nella ex zona 16, questa zona ha finito per assumere laspetto della periferia dormitorio. In compenso a partire dagli anni 90 si sono sviluppati nella ex zona 16 interessanti episodi di insediamento di servizi cittadini di prima fascia e di interesse tale da creare poli attrattivi con una utenza estesa a tutta la citt. Nello stesso tempo il commercio, con il moderato insediamento della Grande Distribuzione, non ha provocato la scomparsa dei negozi di vicinanza, che contribuiscono, specialmente sulle vie Pestalozzi, Binda, Biella, Santa Rita e attorno alla piazza Miani, a creare una situazione di attrattivit e vivibilit. Le nuove funzioni che hanno contribuito a trasformare la ex zona 16 in un polo attrattivo a livello cittadino, (che possiamo identificare come una piccola Down-Town), sono state: 1) LOspedale San Paolo, iniziato a costruire negli anni 60, entrato in funzione negli anni 80 e da quel momento ha avuto continue espansioni di reparti specializzati nelle adiacenti vie De Finetti, Barona e Famagosta che lo hanno trasformato in un vero e proprio Polo Ospedaliero, completato dallinserimento di corsi universitari della facolt di Medicina. Questo Polo Ospedaliero ormai usufruito largamente dallintera zona sud di Milano ma anche dai limitrofi comuni di Corsico, Rozzano, Assago, Buccinasco, diventando grazie a uno svincolo sulla A7 l'ospedale pubblico pi vicino alla rete Autostradale. 2) LUniversit IULM, nata attraverso un accordo Comune - Ligresti su un ex area industriale dismessa, si sta estendendo sulle restanti e adiacenti aree industriali trasformandosi in un vero e proprio Campus con laboratori, residenze per studenti / insegnanti e manifestazioni culturali aperte alla citt. Questa Universit manca oggi di un accesso viario dignitoso a causa del non completamento della via Santander - Malaga, asse previsto dal PRG dell80 e realizzato a tratti. 3) Lex Centro Italo Africano della Cariplo, nata come scuola per scienze Bancarie per il Terzo Mondo ora Residence per studenti. 4) La Palestra di via Ovada, specializzata per la ginnastica, per le sue qualit progettuali stata scelta dalla Nazionale Italiana come sede per la preparazione ai Campionati Mondiali e Olimpici di questa specialit. 5) La vasta ex zona industriale dismessa della Richard Ginori si trasformata in una succursale della via Savona per moda, fotografia e terziario, trasformazione che ha reso il sito decisamente pi attrattivo anche se le dotazioni dei servizi urbani per queste nuove funzioni, grazie alla scorretta procedura utilizzata (manutenzione straordinaria invece che PII) sono insufficienti. 6) Decisamente importante il rapporto con l'hinterland, fortemente influenzato dalla realizzazione del Centro Terziario, Commerciale e Sportivo di Milano Fiori ad Assago che, anche se recentemente raggiunto dalla MM2, accessibile da Milano solo attraversando la ex zona 16, portando cos nuovi flussi di traffico passante e linsediamento di funzioni di vicinanza. 7) Infine nella ex zona 16 presente uno dei Centri di Interscambio pi funzionali di Milano, quello di Famagosta situato all'incrocio tra lentrata in Milano della A7 e la MM2 con stazione dei Bus provenienti dallhinterland-sud, e dotato di Parcheggio multipiano e futuro centro terziario-commerciale. La positiva trasformazione della ex zona 16 da periferia dormitorio a piccola down-town, grazie a questi servizi attrattivi, ha per portato come elemento negativo un pesante aumento di flussi di traffico diffuso in tutta la giornata verso le Attrattivit insediate e passante per gli accessi dei Milanesi verso la A7 e Milano Fiori. Effetti dovuti alla sua permanente condizione di zona interclusa a causa della mancata realizzazione delle infrastrutture viarie previste dal PRG dell80. Ma verso questa legittima esigenza di nuove infrastrutture di collegamento della ex zona 16 con Milano, la risposta dellAmministrazione stata deludente, prima non realizzando le infrastrutture previste dal PRG dell80 e poi addirittura ridimensionandole nel Piano Urbano del Traffico del 2003 quando erano gi evidenti i segni della trasformazione. Dando quindi la sensazione di non avere affatto recepito la positiva trasformazione di questa periferia interclusa da Periferia Dormitorio a piccola Down-Town.

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IL GOVERNO E I TRASPORTI: SOLO SENZA DENARO PUBBLICO, CIO LE AUTOSTRADE Marco Ponti
Occorre osservare che tra le molte virt internazionali del governo Monti (riassumibili nel fatto che oggi si pu andare allestero senza vergognarsi), non vi quella della coerenza nelle strategie per gli investimenti. Si sono sentite mirabolanti affermazioni del superministro Passera, di ottanta (o cento) miliardi di soldi pubblici per grandi (o enormi) opere, di cui non sembra esserci pi traccia, a parte affermazioni di facciata del tipo la TAV si far, e simili amenit davvero poco meditate. Ma forse non tutti i mali vengono per nuocere. I dubbi sulla sensatezza delle grandi opere berlusconiane, poi rapidamente diventate bipartisan, serpeggiano ormai anche nel centro destra, e in Confindustria. Emergono, anche se ipocritamente in sordina, priorit diverse, quali per esempio il piano per le citt (che forse interessa anche Milano), che da un punto di vista macroeconomico, cio per la crescita, certamente pi sensato, creando, per ogni Euro pubblico speso, pi occupazione e, si spera pi in fretta, che non le grandi opere. Il paese ha bisogno di occupare gente rapidamente, e a basso reddito, non solo o non tanto per obiettivi sociali, ma per rilanciare la domanda interna, soprattutto ora che la crisi fa venire al pettine nodi purtroppo notissimi, di industrie senza speranza, tenute in piedi per decenni con denari pubblici (si veda il drammatico caso sardo, sul quale si versano insopportabili lacrime di coccodrillo da tutte e le parti politiche e sindacali). Sul versante delle infrastrutture, sembra prendere maggior forza lestensione di internet veloce rispetto al cemento. Per i trasporti appare evidentissimo che si faranno soprattutto autostrade. Il motivo semplice, e forse fortunato: le autostrade le pagano in gran parte gli utenti (anche se non sempre il 100%, come i concessionari tendono a far credere), mentre le ferrovie le devono pagare tutte i contribuenti, cio le casse pubbliche. E spesso le casse pubbliche oltre allinvestimento debbono pagare anche i costi di esercizio Con lo Stato in bancarotta, lalternativa alle autostrade in un ottica di minimizzazione della spesa proprio non c. Gli utenti ne pagano i costi di esercizio e gran parte dei costi di investimento senza fiatare, dopo aver contribuito con molte decine di miliardi alle casse pubbliche con le astronomiche accise attuali sui carburanti, sempre lamentandosi poco. Questo a un economista fa venire in mente una osservazione radicale: se la disponibilit a pagare per usare le strade cos sproporzionatamente pi alta di quella per usare le ferrovie, forse il trasporto stradale, per passeggeri e merci, serve di pi di quello, sussidiatissimo, ferroviario. Ma certo questa osservazione non rientra nel politically correct, che sostiene, a torto, che le ferrovie siano essenziali per lambiente. Per in questa scelta obbligata del governo Monti c una grave lacuna, rilevantissima per le realt urbane e regionali: la viabilit locale, dove si svolge il 75% del traffico, e dove vi sono i maggiori problemi ambientali, di congestione, e di costi per le famiglie e per le imprese (il 70% dei pendolari si muove in macchina, e questa percentuale pu essere forse un po ridotta solo per i movimenti degli impiegati verso i centri urbani pi densi. gli operai continueranno ad andare in macchina, cfr. la ricerca del Censis sul tema). Per la viabilit locale non c un Euro, e i rischi che manchino le risorse anche per lordinaria manutenzione non sono trascurabili. Il problema ovviamente non che gli automobilisti non paghino per la viabilit locale (pagano altroch, cfr. le tasse sui carburanti). Ma quei soldi vanno altrove, forse giustamente, ma certo non sarebbe iniquo sul piano distributivo rendergliene un po con strade pi scorrevoli (linquinamento fortemente legato alla congestione: a 30km/h una macchina che viaggia a singhiozzo inquina il doppio di una che viaggia regolarmente a 60, alla faccia dellultima proposta davvero molto discutibile del Comune di Milano.). Ma anche rendendo le strade locali pi sicure: in autostrada, nonostante le maggiori velocit, ci sono molto meno morti per chilometro percorso. E non difficile capire perch: ai concessionari autostradali certo i soldi non mancano per eccellenti manutenzioni, ottima segnaletica ecc. (si tratta sempre, si intende, di soldi degli automobilisti, categoria silenziosa e disinformata. Ma in fondo, parliamo di perfidi inquinatori, ricchi e irresponsabili, che girano in SUV par capriccio.).

PARTECIPAZIONE E TAVOLI DELLE DONNE: UN ANNO A PALAZZO MARINO Adriana Nannicini


Rappresentativit, lavoro, spazi, salute e violenza. Solo alcune delle parole chiave intercorse negli incontri dei gruppi dei Tavoli della Commissione Pari Opportunit. Sono lo sfondo di altre: la voglia di contare e quella di inventare, di innovare forme di pratiche politiche frequentando dallinterno alcuni luoghi istituzionali. Senza rete e senza manuali. Un altro esito delle elezioni arancioni del 2011? Un altro esito di un movimento di donne che della voglia di contare e di cambiare i modi del vivere ai tempi della crisi parla e scrive da allora (e anche da prima)? Dopo lassemblea di marzo 2012, di cui ha gi scritto su queste pagine Ileana Alesso raccontandone presupposti, interlocuzioni e qualche iniziale esito tra Amministrazione e cittadine, si cominciata a avvertire lesigenza di dare maggiore visibilit al processo avviato e alle cose fatte, alle tante relazioni costruite, allo spessore di questa esperienza che costituisce agli occhi di molte un cantiere di politica partecipativa radicato in due luoghi: quello dellamministrazione della citt e quello dei movimenti delle donne, cos attivi e molteplici a Milano. Una sperimentazione che non ripercorre strade o modelli gi in atto nella storia delle relazioni tra Amministrazione e cittadine a Milano. Le donne che vi hanno preso parte fino a ora, partecipano a titolo individuale e non in rappresentanza di Associazioni, si iscrivono senza filtri, senza presentazioni, per ora solo segnalando il proprio nome e interesse. I gruppi di lavoro, o Tavoli, si sono riuniti intorno a temi che hanno avuto origine e una sorta di legittimazione informale, implicita nelle assemblee di Sala Alessi aperte a tutta la cittadinanza Si avvertito il desiderio di raccontare che questi tavoli non rappresentano unesperienza interessante soltanto per le donne, qualcosa di separato e parallelo ad altri percorsi partecipativi. Si riconosce tra noi

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che questi tavoli, per le loro caratteristiche formali e informali, sono di fatto un laboratorio politico, uno straordinario laboratorio che non ricalca i modelli di una Consulta femminile n quelli di una assemblea permanente. Ci stato evidente quando ha chiesto un incontro con noi la Presidente del Consiglio Comunale di Bologna, Simona Lembi, che avvenuto a Palazzo Marino con alcune dei Tavoli e con il presidente del Consiglio Comunale di Milano e la Presidente della Commissione Pari Opportunit (CPO) e si ragionato su come promuovere delle attivit partecipative che non siano neutre, ma di donne e uomini, che possano superare limparzialit anche delle prassi di partecipazione. Un laboratorio perch si sperimentano modi, forme e numeri, e perch si aprono interrogativi relativi alla rappresentativit. Su rappresentativit e rappresentanza, sulle relazioni da intrattenere con la politica perch le donne siano presenti in tutti i luoghi in cui si decide, dal Parlamento alle Giunte cittadine, ai Consigli di Amministrazione delle Partecipate o delle imprese private, non sono mancati convegni, seminari, studi e ricerche anche di livello nazionale realizzate a Milano da parte di gruppi diversi. Ma chi sono le donne che compongono i gruppi dei Tavoli e cosa fanno negli incontri a cui prendono parte? Molte esperte dei temi di genere, altre da lungo tempo membri di

associazioni, o di gruppi definiti storici, altre single interessate a portare la propria personale esperienza, tutte interessate a cercare e a sperimentare nellincontro un luogo inedito che possa essere innovativo: per qualit del dialogo, per lintreccio intergenerazionale, per diversit di sguardi e di punti di osservazione sui temi, che si vorrebbero affrontare con un atteggiamento pragmatico (qualcuna dice che non andrebbe a una riunione femminista, ma qui, in un Sala Consiliare di Palazzo Marino, qui si, perch questa la casa di tutte/i). Critica, cambiamento e laboratorio. Ognuna l in rappresentanza di se stessa, ma ciascuna ha una storia, dei legami, dei saperi e dei pensieri. E le proposte avanzate (solo proposte concrete fu limpegno su cui coinvolse le partecipanti la Presidente della CPO, a costo zero: ancora? Perch quando si ragiona di proposte al femminile, queste devono risultare a costo zero?) delle tante storie milanesi di donne infatti sono intessute: gli Spazi sono quelli di una Casa delle donne; la Salute sia quella di unindagine sui consultori della citt che una visione della salubrit dellambiente di tutti e lomaggio a una medica come Laura Conti; il Lavoro diventa la necessit di Dati sui lavori delle donne, di tre giorni di congedo di nascita per i pap, di una Tata per Milano; il Bilancio proposto quello di Genere. Sul Bilancio di Genere stata invitata a unaudizione presso le Com-

missioni Bilancio e Pari Opportunit la professoressa Antonella Picchio con le sue giovani colleghe, per presentare le linee teoriche e le esperienze gi realizzate in tanti comuni italiani, (proprio su questo tema, decisivo per qualsiasi amministrazione pubblica anche in tempi di crisi Beatrice Costa e Rosanna Scaricabarozzi hanno scritto su ArcipelagoMilano). Questa impostazione di bilancio ha coinvolto lattenzione dellassessora Bisconti, e i contatti proseguono. Alla ripresa settembrina voglio porre alcuni interrogativi: come proseguire? La sperimentazione necessita di considerazioni da condividere: abbiamo chiesto una forma di riconoscimento istituzionale, appena avviata una riflessione con la vice presidente CPO, contiamo di proseguire. Come superare la sminuzzamento delle proposte, mantenendo la concretezza, ma avendo un quadro condiviso; e come seguire le proposte accolte dallAmministrazione? Costituire un percorso che possa prevedere incontri misti Comune cittadine? Incontri per elaborare proposte da sottoporre? Per discutere atti e proposte dellamministrazione, che siano coerentemente connessi ai temi di ciascun tavolo? E anche come coinvolgere le donne che hanno dato vita ai network professionali? E nelle zone? Vorremmo aprire dei tavoli anche nei quartieri dove la quotidianit scorre?

COM DIFFICILE FARE FILM A MILANO/2 Gianfilippo Pedote


A seguito di un mio articolo, comparso su ArcipelagoMilano a luglio scorso, nel quale descrivevo le difficolt che un produttore cinematografico milanese incontra nel girare film nella nostra citt, ho letto su questo stesso periodico un commento su quanto scrivevo del direttore generale della Lombardia Film Commission, Alberto Contri. Nel mio articolo me la prendevo in effetti anche con la Film Commission, che giudicavo non allaltezza dei compiti e delle funzioni che unistituzione come questa dovrebbe giocare nella principale regione dItalia e in una citt come Milano. Contri concorda sulla valutazione generale che facevo sulla refrattariet che sembra continuare ad avere la nostra citt nei confronti del cinema ma fa una comprensibile difesa dufficio delloperato della Film Commission, almeno da quando la guida di questa istituzione passata nelle sue mani. Certamente la Film Commission lombarda ha cambiato decisamente passo con la nuova direzione e nel mio articolo non intendevo certo farne il bersaglio principale delle mie osservazioni critiche. Parlare per di Romanzo di una strage come di un film che Milano ha strappato a Torino per qualche scena (e a che prezzo, ci sarebbe da chiedersi) quasi unammissione di debolezza, per un film sulla strage di piazza Fontana, ambientato quindi quasi interamente a Milano ma, da quanto mi risulta, girato quasi completamente a Torino. Resta comunque che Contri sembra concordare sul fatto che manca da noi un contesto istituzionale disposto a riconoscere limportanza del cinema per la nostra citt/metropoli. Ma se vero, come credo, che la Film Commission dovrebbe essere un riferimento centrale per il riconoscimento e il sostegno pubblico del cinema a livello locale, allora non basta fare un elenco delle buone pratiche avviate (peraltro ancora piuttosto timide, a mio avviso) per dire che se le cose non vanno la Film Commission non centra, o che i problemi si riducono a una questione burocratica, pure importantissima, relativa alla concessione dei permessi per girare nelle location cittadine. Se siamo daccordo sul fatto che Milano fa troppo poco per il cinema ci dovremmo aspettare che la Film Commission lombarda, nella sua posizione di ente che dovrebbe rappresentare per il cinema le istituzioni locali, si batta, insieme ai produt-

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www.arcipelagomilano.org tori, alle societ che offrono servizi per il cinema, alle categorie interessate e alle loro associazioni, perch la situazione cambi e il cinema trovi unadeguata valorizzazione nella nostra Regione, che sia allaltezza delle potenzialit che la citt potrebbe offrire in questo ambito, se riuscisse a considerarlo una delle priorit per il suo sviluppo futuro. Oggi, in una realt come la nostra, davvero difficile pensare che il mandato di una Film Commission possa essere limitato solo ad attrarre le produzioni cinematografiche per promuovere il territorio. Ma perch mai il cinema dovrebbe avere una considerazione particolare per la citt, ci si potrebbe chiedere. Io credo che il cinema meriti una speciale attenzione in un territorio culturalmente, economicamente e demograficamente forte come il nostro anzitutto perch pu depositare, meglio di altre forme espressive, una traccia della sua storia nella coscienza collettiva della citt. Attraverso i film che nascono dove viviamo ci si rivede e ci si capisce meglio, nei momenti di crisi e di cambiamento come in quelli di crescita ed espansione. Non solo nelle storie che il cinema racconta ma anche nei modi in cui queste vicende vengono raccontate. Ci si capisce e si pu provare a entrare in relazione con altre realt, con pubblici pi ampi, in Italia e allestero, per farsi conoscere e per dare voce alle sintonie che esistono con gli altri. Questa natura del cinema vale di per s, secondo me. Ma al di l di questa valenza diciamo culturale bisogna riconoscere che Milano , contrariamente a quanto si crede (e non a caso, direi) una citt di cinema. Ci sono tante realt produttive che operano nellaudiovisivo e che guardano al cinema come un punto darrivo della loro attivit. Esistono le competenze professionali, le infrastrutture tecniche, scuole di formazione professionale di buon livello (la Civica per prima), un sistema di festival di specializzati unico in Italia o realt come Filmmaker, che da anni orienta e sostiene il lavoro dei giovani registi, e come il Milano Film Festival che ha grande seguito ed assolutamente originale nel panorama festivaliero italiano. Ci sono nuove societ di distribuzione che propongono film molto selezionati e di qualit e, pi che altrove, esiste un pubblico che ama e apprezza questi film e che riesce a trovarli in un sistema di sale che resiste ai terremoti del mercato. Chi fa o cerca di fare film sempre sollecitato qui dalla spinta a volere capire dove sta andando il cinema e perch non potr morire mai, c una tensione ad andare al di l dellesistente per battere strade nuove, per riaprire la ricerca e la sperimentazione, per cercare di capire e interpretare i mutamenti nel gusto e nelle aspettative del pubblico. Insomma, gli elementi ci sono ma vagano dispersi e stentano a connettersi fra loro, per produrre un clima pi propizio e stimolante. Io credo che di questa situazione gli amministratori locali dovrebbero essere pi consapevoli e che, con laiuto della Film Commission che hanno contribuito a far nascere, dovrebbero incominciare a chiedersi davvero cosa possono fare in modo coordinato per favorire queste connessioni e per giocare insieme un ruolo strategico che aiuti a valorizzare le potenzialit culturali, economiche e anche occupazionali che il cinema offre per la citt e il suo territorio. Pi delle risorse finanziarie serve una volont politica comune degli enti locali da una parte, la conoscenza del settore, la condivisione di un linguaggio e una visione dallaltra, elementi questi su cui la Film Commission potrebbe giocare un ruolo decisivo.

MM4: TERRENO AGRICOLO USA E GETTA? Michele Sacerdoti


La giunta comunale si prepara ad assegnare a Impregilo otto ettari di prezioso terreno agricolo ai margini della citt per il campo base del cantiere della MM4. Per portare i visitatori da Linate allExpo 2015 si occuper per sei anni il terreno agricolo pi vicino al centro di Milano, tre chilometri e mezzo da piazza Duomo in direzione est. collocato tra via Cavriana e la massicciata ferroviaria, dietro la chiesa di viale Argonne. sempre stato coltivato dagli agricoltori Gorlini della cascina SantAmbrogio e Martini del Borgo di Cavriano. La propriet del Comune di Milano, i contratti di affitto agricolo sono scaduti nel 2012 e dovevano essere rinnovati per quindici anni in base ad un accordo di questanno tra Comune e il Distretto Agricolo Milanese, che raggruppa tutti gli agricoltori presenti nei confini comunali. Nel campo base ci sar limpianto di betonaggio e i dormitori per 380 operai e 100 impiegati delle aziende che realizzeranno la MM4 fino al 2018 con mensa e uffici e un parcheggio da 300 posti auto. Il terreno agricolo era destinato a ortofrutta biologico da vendere a chilometro zero e a foraggio. Con larrivo del cantiere gli agricoltori si trovano senza terreni da coltivare. Inoltre i mezzi del cantiere e le auto dei dipendenti percorreranno una strada stretta come via Cavriana che va da viale Forlanini a via Tucidide vicino al cavalcavia Buccari e che, dal doppio senso di marcia attuale, verr portata a senso unico da via Tucidide. Larea fa parte del Parco Sud e del perimetro del Grande Parco Forlanini, che doveva essere realizzato in base a un progetto del paesaggista portoghese Byrne come estensione del Parco Forlanini verso il centro di Milano, comprendendo aree agricole e parchi pubblici. Sorprendentemente il Parco Sud ha dato lautorizzazione allintervento, che render incoltivabile larea anche per alcuni anni dopo la fine del cantiere. Quando in maggio si saputo del progetto alcuni cittadini milanesi raggruppati nel Comitato Grande Parco Forlanini, che si era battuto contro la creazione di un campo di golf su unarea agricola pi a est vicino al campo sportivo Saini, sono intervenuti presso lAssessore alla Mobilit Maran e alla Cultura Boeri, che ha la delega allagricoltura, proponendo in alternativa lutilizzo dellarea ex militare della caserma Gavirate lungo viale Forlanini, dove ancora presente un muro con filo spinato tra lo svincolo della tangenziale e i primi palazzi, e dove c uno sfasciacarrozze. Durante lultima guerra mondiale il terreno ospitava dei depositi di carburante per gli aerei militari. Si tratta di unarea di undici ettari che il demanio militare ha ceduto a Fintecna, di propriet del Ministero dello Sviluppo Economico. Nel 2009 Fintecna ha costituito al 50% con il gruppo Percassi di Bergamo la societ Valcomp Tre a cui larea stata venduta per 10 milioni di euro. Il PGT di Masseroli laveva resa edificabile allinterno dellATIPG Forlanini, in quanto prevedeva unarea verde al centro e costruzioni sui due lati di viale Forlanini e via Corelli. Il PGT di Pisapia ha eliminato la pre-

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www.arcipelagomilano.org Laffitto per i successivi tre anni non stato garantito. Non vuole poi limpianto di betonaggio perch sostiene che svaluta larea. A questo punto il Comune, pressato anche da possibili richieste di danni da parte di Impregilo se ci fossero ritardi nellallestimento del campo base, si prepara a utilizzare per il cantiere il terreno di via Cavriana, spostando su viale Forlanini il solo stoccaggio di materiali. Il Comune dovrebbe insistere con Fintecna per ottenere che tutto il campo base sia spostato su viale Forlanini, vista limportanza della costruzione di unopera pubblica come la MM4, il sindaco Pisapia dovrebbe intervenire sul Ministro dello Sviluppo Economico Passera, anche come commissario allExpo 2015. Non pi possibile consumare altro suolo agricolo intorno a Milano; tutto quello che c deve essere destinato allagricoltura periurbana favorendo la sopravvivenza degli operatori agricoli che vogliono restaurare le cascine e sviluppare vendite di prodotti a chilometro zero. Cantieri e nuovi quartieri devono essere costruiti su aree militari, ferroviarie e industriali dismesse. Le foto dellarea agricola e la mappa della zona sono sul sito http://www.msacerdoti.it/notizie.htm #300712

visione accogliendo una mia osservazione, trattandosi di unarea compresa nel Parco Sud. Larea coltivata solo nella parte nord, per il resto sterrata e questa parte misura circa otto ettari. Impregilo aveva chiesto larea per il cantiere ma Valcomp Tre aveva preteso 600.000 euro per il suo affitto e quindi aveva optato per larea agricola del comune, che gratuita. In seguito alla proposta del Comitato Grande Parco Forlanini il Comune ha avviato una trattativa con Valcomp Tre, ma questa ha offerto larea gratuitamente per soli tre anni, e solo per unarea di stoccaggio di materiali e attrezzature, originariamente prevista su due ettari di area agricola a est di via Cavriana.

LA TOUR EIFFEL E IL DUOMO DI MILANO Massimo Cingolani


Ultimamente la Camera di Commercio di Monza e Brianza, ha stilato la classifica dei brand europei di turismo, abbiamo cos scoperto che il primato della Tour Eiffel. Il Duomo di Milano solo quinto; dopo un attimo di sgomento sul degrado del turismo italiano in generale, ho pensato che dopotutto la Tour Eiffel, costruita per commemorare il centenario della rivoluzione Francese, inaugurata il 31 marzo 1889, rappresenta lo spirito laico del progresso, unopera darte che ha bisogno di essere costruita da molti. Ma questa classifica anche unoccasione per riflettere, soprattutto nella nostra citt, sullimporanza della cultura industriale e sul ruolo dei musei scientifici, sia come momento educativo, sia come offerta turistica. I musei scientifici hanno un ruolo fondamentale nellavvicinare alla scienza perch creano le condizioni che permettono al visitatore di vivere e comprendere i fenomeni scientifici, sviluppando curiosit e interesse a saperne di pi: questo ha da sempre costituito il punto di forza della loro azione sociale. A Milano, la citt dove visse il Leonardo scienziato, esistono degli importanti musei. Il Museo di Scienza e della Tecnica gestisce importanti laboratori didattici, anche se ha un importante padiglione come quello ferroviario in difficolt (non si pu salire sui treni come invece possibile fare in tutti gli altri nel resto del mondo). Offre poi la visita al sottomarino Toti, e il ricordo della partecipazione della popolazione alla sua installazione ci dice quanto importante la domanda di cultura scientifica. Altro museo rilevante quello di Storia Naturale, che si sta trasformando in una struttura moderna. Ma poi c quello dellAcqua Potabile, del Risorgimento, di Criminologia, lOsservatorio di Brera, gestito dai volontari dellA.R.A.S.S (Associazione per il Restauro degli Antichi Strumenti Scientifici), che gratuitamente stanno restaurando il patrimonio orologiaio di Milano e del resto del nostro paese, per arrivare a quello della Macchina per Scrivere. Molto spesso queste iniziative hanno un grosso spirito di volontariato. La diffusione della cultura scientifica viene presentata, come richiede la Declaration on Science and the use of scientific knowledge dellUnesco, nella societ e per la societ, in funzione dellarricchimento educativo, culturale e intellettuale, della costruzione del pensiero libero e critico, della pace, della sostenibilit e della democratizzazione del mondo. Tutte le esposizioni e le attivit di divulgazione scientifica testimoniano che preferibile coinvolgere il fruitore nella esperienza di scoperta, dalla pi semplice alla pi complessa. I contenuti non sono trasmessi in via gerarchica, dalla scienza al visitatore, ma attraverso la scoperta e il dialogo. Nel museo scientifico, ma lo stesso discorso vale per la storia minima, la storia militare e diversi tipi di mostre, lobiettivo non celebrare i valori delle lite, ma diventare espressione delle esigenze culturali della societ che ne deve usufruire. Il fine non creare consenso intorno alla retorica del progresso, ma un atteggiamento critico e consapevole nei confronti dellidea dellimportanza della tecnologia e delle scienze in genere. Nei confronti di questa offerta museale c spesso un atteggiamento culturale di preclusione preconcetta, basti pensare a come alcuni anni fa lassessore alla cultura del Comune di Milano defin in modo sprezzante il Museo della Tortura, arrivando a insultare gli insegnati che vi accompagnavano gli studenti, che magari dopo quella visita si sarebbero appassionati alla storia; forse perch i maggiori esperti in materia erano gli accusatori dei tribunali dellInquisizione. Il nostro patrimonio culturale quello dellItalia unita. Spesso la retorica sulle radici culturali classiche si consuma sui centurioni di plastica del Colosseo, ma alla nostra tradizione culturale fa parte di pi il villaggio operaio di Crespi dAdda che Pompei, appartenente invece allumanit intera. Sarebbe meglio lasciare Pompei a un gestore privato desperienza, perch no formatosi a Las Vegas, e noi curare meglio larcheologia industriale italiana dellAdda. Pensate a un Museo del Sindacato e del Movimento Operaio, allinterno di una fabbrica di Crespi dAdda, con laboratori interattivi che permettano di stampare volantini e comunicati, come del resto possibile fare al Museo di Lucerna. Volontari per dare una mano non ne mancherebbero. Per finire una nota stonata: fino a pochi anni fa esisteva il Museo del

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Trenino, che aveva sede presso la Rivarossi, fabbrica di trenini che rappresenta bene il paradigma del

nostro paese, dalleccellenza al declino; ora stato trasferito interamente a Margate nel Kent, ingresso

4 Sterline. Forse a Milano non aveva dignit culturale.

DILETTANTI ESPERTI DI PENNA Rita Bramante


Il nostro interlocutore condivide da dieci anni l'avventura del Comitato di Lettura e si dedica a leggere opere prime inedite di narrativa alla ricerca di talenti ancora sconosciuti ai potenziali editori e al grande pubblico. Grazie a lui entriamo nel back stage di un premio letterario prestigioso come il Premio Calvino, fondato a Torino poco dopo la morte dello scrittore, per iniziativa di un manipolo di amici desiderosi di dare continuit nel tempo al ruolo di talent-scout di nuovi autori che tanto gli stava a cuore (1). Negli anni il fiuto dei selettori e delle personalit del mondo letterario che compongono la Giuria ha portato a scovare narratori di qualit e a lanciare bestseller, come La vita accanto di Mariapia Veladiano, che ha capito che il suo romanzo avrebbe potuto arrivare al pubblico e alla critica proprio quando le stata restituita dalla Giuria una lettura diversa dalle sue intenzioni di scrittura. Con Malacrianza Giovanni Greco ha portato in scena storie di bambine e bambini 'cattivi', dispersi agli angoli del mondo e conosciuti attraverso la straordinaria esperienza del teatro come gioco; senza immedesimazione pietosa, n idealizzazione dell'infanzia riuscito a raccontare dal punto di vista dei bambini storie di maltrattamento, violenza e abuso che non vorremmo mai leggere. L'ultimo premio, il venticinquesimo, andato all'agente di polizia Riccardo Gazzaniga, che in A viso coperto si fa interprete coraggioso dell'incontro - scontro tra il mondo delle forze dell'ordine e quello degli ultr. Anche il nostro Lettore di opere prime ha la passione per la scrittura fin dall'infanzia e non si fatto disincentivare dalla prima reazione paterna, quando a sedici anni il padre fece finire nella carta straccia un suo racconto demenziale di cui era orgoglioso. Chimico di professione, ma lettore e scrittore nel DNA e chimico della parola alla ricerca di combinazioni lessicali che arrivino a toccare i sensi del lettore, Massimo Tallone un esempio di come passione per formule scientifiche e formule espressive ricercate, efficaci ed evocative possano tranquillamente convivere. Maratoneta della scrittura, come lui stesso ama definirsi, brillante affabulatore, ha riempito quotidianamente taccuini di note, di curiosit, di dettagli e di spunti che ritroviamo nei suoi romanzi gialli ambientati a Torino. Uno ogni anno per la gioia di lettori che si sono affezionati alle avventure dell'investigatore Cardo. Ogni anno a settembre riprende la lettura dei manoscritti, alcune centinaia, ripartiti tra i Lettori nel numero di dieci o quindici a testa; comincia la lettura in solitaria, la compilazione meticolosa delle griglie analitiche, lo scambio dei manoscritti, le discussioni conviviali anche fino a tarda notte per dar conto del proprio giudizio di merito e arrivare a selezionare una dozzina di testi finalisti da affidare prima ai palati sopraffini dei Giurati, ogni anno diversi, e poi ai torchi di case editrici coraggiose, storiche o pionieristiche. Il Comitato fatto da eroi e eroine che leggono volontariamente, senza scopo di lucro e in piena autonomia di giudizio, con rigore fanno schede e si confrontano con passione. Grazie a loro si apre la porta a nuove tendenze di scrittura. Chi appassionato di scrittura pu cominciare a pensare all'appuntamento di aprile 2013 a Torino per la premiazione non solo del vincitore, ma, idealmente, di tutti coloro che hanno inviato il proprio manoscritto.

Scrive Matteo Caccia Dominioni a Ilaria Li Vigni


Nel centro di Milano, Area C ormai volenti o no esistono ed esisteranno molti parcheggi a pagamento! Con l'Area C questi parcheggi sono praticamente vuoti, perch non incentivare i proprietari delle vetture affinch le stesse vengano parcheggiate in tali parcheggi, e al loro posto facciamo delle belle piste ciclabili? Io giro per Milano solo con bici elettrica!

Scrive Gianluca Bozzia a Valentino Ballabio


L'interlocutore principale deve essere l'Assessore preposto, ossia la Benelli. In ballo c' un ribaltamento dell'impostazione amministrativa e della vita democratica cittadine a cui bisogna aggiungere un richiamo elettorale in termini di chiara convenienza per i cittadini.

Scrive Claudia Sorlini a Luca Beltrami Gadola


Ho molto apprezzato l'articolo lucidoe ironico del cerino!

Risponde Andrea Bonessa a Pier Angelo Tosi

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www.arcipelagomilano.org Gentile Tosi, mi veramente difficile risponderle e non so neanche se ne valga la pena, ma provo a farlo senza seguirla sul terreno degli insulti ma, punto per punto. 1) Secondo Lei qual la finalit delliniziativa adotta il verde pubblico se non quella di permettere ai cittadini, residenti e negozianti, di abbellire la citt partendo proprio dai giardinetti di fronte al proprio condominio? Lungo le vie a cui il Consiglio di Zona 4 ha negato questa possibilit vi sono gi molti esempi di questi interventi realizzati da chi ne ha un interesse sicuramente personale ma di cui per pu beneficiare tutta la cittadinanza. E questo penso sia lo spirito che guida tutti quei provvedimenti dove il pubblico chiede, per mancanza di fondi, lintervento privato. 2) Sar anche ignorante, e la ringrazio per la gentile definizione, ma il Consiglio di Zona 4 ha fatto propria la relazione della Commissione da Lei presieduta e sulla base di questa ha deliberato quanto ho riportato. Decisione che ha sicuramente limitato e vanificato i propositi di una Delibera Comunale pi che condivisibile. 3) Lei mi cita via Bronzetti, su cui, per il periodo dei lavori per la linea 92, potrei anche seguirla. Ma per tutte le altre vie escluse dal progetto, come giustifica la posizione del Consiglio di Zona, che nega la possibilit di una riqualificazione, rivitalizzazione e abbellimento di un asse viario che da corso Lodi arriva fino a piazzale Bacone? via Tiraboschi, via Cadore, via Bronzetti, via Lazzaro Papi). E non la fa riflettere che le vie indicate da Zona 4 come siti sensibili siano ben dodici, rispetto alle sette di zona 9, una sola in zona 5 e 6 e nessuna nelle altre zone? Non possibile che altre zone di Milano, pur vivendo probabilmente gli stessi problemi di traffico e parcheggio, abbiano optato per una scelta un po pi coraggiosa e soprattutto in linea con le promesse elettorali e gli intendimenti del Consiglio Comunale? 4) Lei si dice preoccupato di una riqualificazione a spizzichi e bocconi. E allora cosa dobbiamo fare, aspettare che un mecenate senza paura e senza macchia, ma soprattutto con un grosso portafoglio, riqualifichi in un sol colpo tutto larredo urbano cittadino? 5) Nessuno pensa che si possa sconfiggere quella che lei chiama la cultura dellauto (lapsus freudiano?) dalla sera alla mattina. Ma forse, e se non ricordo male i Verdi Ecologisti su questo punto, almeno a parole, hanno manifestato posizioni decisamente radicali, si potrebbe incominciare a ricordare ai cittadini che abitare in una via non significa automaticamente aver acquisito il diritto di avere, gratuitamente, uno o pi posti macchina sotto casa. 6) Sui parcheggi interrati Lei contesta che i progetti avrebbero devastato piazze dal valore estetico immenso. Pu anche essere, ma allora non sarebbe stato meglio rivedere i progetti, adeguarli al suo senso estetico, ed evitare di avere una citt, quasi unica al mondo, in cui i marciapiedi sono occupati dalle macchine? E quali sono i parcheggi approvati in zona 4 che cita? Quanti sono? Dove sono? 7) E non forse vero che, nella stragrande maggioranza degli interventi realizzati, le Piazze interessate da questi interventi sono migliorate, la loro fruibilit stata ridata ai cittadini, e si provveduto alla riqualificazione di un tessuto urbano abbandonato? (piazza Tommaseo, piazza Diaz, piazza XXV Aprile, via San Calimero, ecc. ecc.). Certo, progetti con dei difetti, forse non splendidi, ma sicuramente migliorativi del degrado esistente. 8) Non ho trovato nella sua risposta invece nessun commento riguardo al fatto che posteggiare sui marciapiedi sia illegale e soprattutto discriminante rispetto ai quei cittadini che parcheggiano negli spazi consentiti pagando la sosta. Non sarebbe compito di chi ci governa adoperarsi perch le leggi vengano rispettate soprattutto in difesa di chi, meno abbiente, non pu permettersi di infrangerle? 9) E veniamo al mio razzolare. Vede, io non vengo pagato per la mia attivit politica, ma per svolgere un lavoro, per fare lAmministratore Delegato di una societ Pubblica, con tutti i rischi e le responsabilit che la cosa comporta. Si tratta di lavoro e penso quindi che anche Lei concordi che vada retribuito. Lavoro che qualcuno, considerando valide le mie competenze, ha pensato di affidarmi. Non mi sono fatto nominare, perch se cos fosse stato avrei scelto di dirigere lATM, la Sea o LAMSA, con ben altri stipendi. Mi dedico invece a una piccola societ sapendo comunque di poter essere giudicato, da chiunque e in qualsiasi momento, per il mio operato, conscio di doverlo giustificare rispetto alle richieste di qualsiasi cittadino che il mio primo datore di lavoro. Anche di quelli ignoranti. Se poi avesse letto con attenzione larticolo, senza soffermarsi a difendere la sua immagine di politico cercando di screditare la mia di cittadino, si sarebbe reso conto che lesempio riportato voleva porre dei dubbi sulla necessit e funzione dei Consigli di Zona e sui rischi del decentramento. E che nello specifico mi aveva meravigliato come la decisione fosse stata presa allunanimit, 30 consiglieri su 30 presenti, senza che nessuno ponesse il minimo dubbio. Dubbi che almeno dallunico consigliere Verde Ecologista del Consiglio era facile aspettarsi. Oggi su Repubblica il presidente di Legambiente Lombardia, che so non essere lei ma che penso vicino alle sue posizioni, evidenzia giustamente che: sulla sosta, chiunque visiti una citt europea ne ritorna con disgusto verso quellincrostazione urbana che risulta dalla infestazione di auto in sosta in ogni strada e piazza, ma anche gran parte dei marciapiedi e molti spazi verdi di Milano. Limmagine di questo consolidato laissez-faire a spese dello spazio urbano sarebbe inconcepibile in una via di Lione, Barcellona o Monaco, ma tollerato in nome del quieto vivere in tutta la citt.

MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org John Cage


Se avete qualche difficolt a misurarvi con la musica colta contemporanea e con gli autori che hanno definitivamente rotto con gli schemi compositivi schnberghiani, strawinskiani e della musica successi-

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www.arcipelagomilano.org va, leggete le due paginette che trovate sul sito http://it.wikipedia.org/wiki/John_Cag e in cui viene raccontata la vicenda del compositore (ma guai a chiamarlo cos, era solo un musicista e per lui la musica andava cercata e realizzata, non composta) nato a Los Angeles un secolo fa e morto ottantenne a New York. Fra il 1912 e il 1992 ha dunque attraversato un secolo intero, scandalizzando con le sue performance e tuttavia creando intorno alla sua figura, mite e sorridente, un circolo estasiato di amici, ammiratori, seguaci, che per tutta la vita lo hanno circondato di affetto. Mercoled scorso, nel giorno in cui si celebravano i centanni dalla sua nascita (e quasi esattamente anche i venti dalla sua morte), la Triennale ha avuto lottima idea di celebrarlo con una magnifica serata-concerto cui inaspettatamente ha partecipato un pubblico straripante ed eterogeneo (molti hanno ascoltato seduti per terra allesterno della sala) con tutte le generazioni possibili e molti giovani, interessati, sorpresi, attratti dalla fama di Cage ma con scarse informazioni sulla sua persona e sulla sua musica. Michele Porzio, docente di storia della musica, e Inkyung Hwang, artista sudcoreana che vive in Italia, hanno raccontato, illustrato, spiegato la vita e la poetica di Cage di cui sono attenti studiosi, mentre Elio Marchesini, percussionista dellorchestra della Scala, con un folto gruppo di musicisti ha dato vita a un concerto antologico di opere fra le pi significative comprese alcune estreme provocazioni di questo straordinario autore. Cos abbiamo potuto rievocare questa summa della sperimentazione musicale (o postmusicale?) che ha fatto tabula rasa di tutti gli schemi compositivi che abbiamo conosciuto dal rinascimento a oggi, per proporci una poetica dellascolto basata pi sul corpo che sulla mente a partire dal riconoscimento che il silenzio non esiste e che il mondo infinitamente pieno di suoni che non sono necessariamente da organizzare (la vituperata composizione musicale) ma piuttosto da isolare, percepire, capire e godere per quel che sono. Cage stato grande amico di Duchamp e di Rauschenberg e insieme a loro ma sul fronte musicale pioniere del movimento Fluxus cui il m.a.x. museo di Chiasso questestate ha dedicato la grande esposizione A Creative Revolution 1962-2012 curata da Antonio dAvossa e Nicoletta Ossanna Cavadini (catalogo Skira). Ed nel contesto di questo movimento che ci si pu maggiormente avvicinare alla sua musica e accettare con interesse e curiosit le sue provocazioni. Come quella del famosissimo pezzo 433 quattro minuti e trentatre secondi di silenzio assoluto, ma lui dimostra proprio cos che il silenzio non esiste in cui i colpi di tosse o i commenti imbarazzati del pubblico diventano loggetto dellascolto e lessenza musicale dellopera. In questa occasione, per, per la gioia e per la curiosit del pubblico e degli amanti delle sue opere, non sono state rievocate solo le provocazioni intellettuali di Cage; abbiamo ascoltato anche lavori pieni di poesia e capaci di reale incantamento come quelle Sonatas and Interludes per pianoforte preparato, del 1948, magistralmente interpretato da Christian Schmitz, che avevamo avuto la fortuna di ascoltare in occasione del primo concerto di Cage a Milano, nel 1954 alla Rotonda dei Pellegrini, in un momento nodale per la musica contemporanea. In quella piccola sala cerano ad ascoltarlo anche Luciano Berio, Luigi Nono, Luciano Rosada, Riccardo Malipiero, Umberto Eco e quella musica commosse allora come ha commosso ancora laltra sera in Triennale. C qualcosa di magico, misterioso, inafferrabile in quella musica, ti penetra e ti avvolge con suoni che sembrano prelevati dal mondo della natura ma anche di non aver mai ascoltato prima; vi una sorta di ossessione intorno ad alcuni intervalli ma unossessione che anzich turbare incanta; si sente la fisicit di una musica liberata da ogni condizionamento concettuale o mentale. Cage stato per ben due anni allievo di Schnberg ma come ha assorbito la genialit della Scuola di Vienna cos ha saputo allontanare da s i rigori e le paranoie delle regole che essa si era data, a cominciare da quella della serie dodecafonica. Diceva che comporre una cosa, eseguire unaltra, ascoltare unaltra ancora; e cosa centrano luna con laltra? e si rifiutava di entrare in quel circuito, di mettersi su piani diverso da quelli dellesecutore e dellascoltatore. Per lui scrivere musica era catturare suoni e proporli allascolto in comune, come celebrare un rito ma il pi irritualmente possibile. E sempre con un gran sorriso e tanta gioia di vivere.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Peter Lindbergh. Tra moda e cinema fantascientifico
Vogue Fashions night out ha inaugurato la personale del fotografo tedesco Peter Lindbergh, presso la galleria Carla Sozzani in Corso Como 10. Non cera location migliore per proporre questa mostra fotografica se non proprio una galleria darte legata a doppio filo col mondo della moda e del glamour, vuoi per la parentela tra Carla e Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, o vuoi per il grande store di lusso al piano terra, 10 Corso Como, appunto. Ma soprattutto Lindbergh nasce come fotografo di moda, come autore di alcune fotografie che hanno fatto un po la storia di giornali internazionali come Vanity Fair, Rolling Stone, Harpers Bazaar e naturalmente, Vogue America. Una carriera lunga, che nasce in Germania, si sposta in Svizzera, in Spagna, a Parigi e sbarca poi in America, dove, nel 1988, Anna Wintour, super direttrice di Vogue, mette Lindbergh sotto contratto. Da l al successo mondiale il passo breve. La mostra divisa in due sezioni. La prima, intitolata Known-Images of women, una selezione di quaranta immagini tra le pi significative della carriera di Lindbergh, e che sono comparse sui pi importanti giornali di moda internazionali. Grandi fotografie in bianco e nero che ci restituiscono immagini di donne bellissime come Kate Moss, Naomi Campbell e Linda Evangelista, e che evidenziano quella ricerca formale e quellallure glamour

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www.arcipelagomilano.org che solo le foto di alta moda, e di grandi fotografi, sanno offrire. La seconda parte, intitolata The Unknown, pi innovativa, e mostra un taglio creativo inaspettato. The Unknown fa parte di un progetto di ricerca personale dellartista, che dopo averlo presentato nel 2011 a Pechino, prosegue e aggiunge immagini a questo percorso a s, senza ordine temporale o logico, e che richiama da vicino il mondo del cinema, altra passione di Lindbergh. Queste fotografie mostrano modelle e attrici famose, Kate Winslet, Amber Valletta ma soprattutto Milla Jovovich, che non sono pi solo modelle inarrivabili ma donne che devono vedersela addirittura con catastrofi planetarie. Lo scenario fantascientifico, con richiami ai film del compatriota Fritz Lang, in cui incendi, disastri e caos sono disseminati nelle grandi metropoli americane, e davanti alle quali le affascinanti protagoniste di Lindbergh restano sconvolte e confuse, alcune catatoniche, ma sempre armate di rossetto rosso, in questo improbabile Armageddon. Gli elementi per creare suspance ci sono tutti: pericoli e minacce ambientati nei deserti californiani, alieni che rapiscono lattore Fred Ward e la sua compagna, ma anche spiragli di set hollywoodiani non troppo nascosti allobiettivo della macchina fotografica. Immagini che sembrano davvero fotogrammi di un film, in un continuum sempre pi indissolubile tra queste due arti predilette da Lindbergh. Peter Lindbergh. Known and "The Unknown" - Galleria Carla Sozzani. Fino al 4 novembre Orari: Luned ore 15.30 - 19.30 Marted, mercoled, gioved, venerd, sabato ore 10.30- 23 Domenica ore 10.30 19.30 Ingresso libero

Linquietante normalit delle immagini di Lassry


Elad Lassry un giovane artista israeliano che si fatto conoscere in Italia durante lultima Biennale di Venezia. Il PAC di Milano gli ha dedicato questa estate una prima grande retrospettiva, visitabile fino al 16 settembre, curata da Alessandro Rabottini. Il mondo di Lassry fatto di immagini, fotografie e video, dove niente cos facile come sembra. Le sue fotografie, spesso unite a creare collage e composizioni, sono pi finte delle immagini pubblicitarie. Niente qui lasciato al caso, tutto studiato, costruito e pensato. Perfino le cornici sono dipinte tono su tono rispetto ai colori delle immagini. Il concetto su cui bisogna insistere nello spiegare il lavoro di Lassry quello di riappropriazione dellimmagine. facile vedere come i suoi lavori siano composti da fotografie fatte dallartista stesso ma anche di immagini vintage, recuperate da vecchie riviste o vecchie cartoline. A Lassry interessa lavorare e far lavorare lo spettatore sui tanti significati che unimmagine pu avere, sulla multiformit di unimmagine, che non mai univoca ma ogni volta pu essere investita, da chi la guarda, di nuovi, diversi e contrastanti significati. Unimmagine potr avere tante forme e sensi nuovi, quanti saranno i suoi spettatori. Ecco perch queste immagini sono riprese indiscriminatamente da diverse fonti, tagliate e adattate alle nuove necessit formali senza fornire alcuna indicazione sul loro passato. Il lavoro di Lassry una riflessione sullatto del vedere, su come noi guardiamo le immagini e su come le immagini stesse sono costruite. Rappresentazioni a prima vista familiari, come uomini, donne, animali e nature morte dicono molto di pi, guardando sotto la loro superficie patinata. Da qui nasce il sottile senso ambiguo e straniante che proviamo nel vedere i lavori di Lassry. Un lavoro studiato e meditato, con tanti riferimenti alla storia dellarte, dalla Pop Art, al Minimalismo alle composizioni di Moholy-Nagy. Con anche, perch no, un riferimento ai pittori rinascimentali, nellopera Woman (Green Bow), in cui un mezzo busto femminile risalta su un fondale verde. Unici oggetti presenti una bottiglia, un tavolo e uno strano copricapo in testa alla donna nuda, che con quel viso aperto e delicato ricorda le antiche madonne cinquecentesche. Se tutto si basa sulla visione, non pu mancare il cinema tra gli interessi di Lassry, di cui in mostra ci sono quattro pellicole. Film in 16 mm, proiettati in un formato simile a quello delle fotografie, proiezioni che sono unanalisi lenta e inesorabile dei soggetti ripresi, che sono coreografati e quasi a disagio davanti alla cinepresa, che li fissa imperterrita. In mostra anche unopera site specific, Untitled (Wall, Milan Blue), 2012, che unisce architettura, oggetti in ceramica e fotografie, in un succedersi spaziale che rende tutto uguale, ma che in realt cos non . Piccole, ma significative, le variazioni tra luno e laltro. Un percorso tra immagini perfette e patinate, in una narrazione che unisce pubblicit, glamour e ritratto, ma che non fa mai dimenticare allo spettatore lambiguit e la falsit di tutte le immagini, anche di quelle allapparenza pi naturali. Elad Lassry. Verso una nuova immagine PAC, ingresso gratuito. Fino al 16 settembre ORARI luned 14.30 - 19.30, da marted a domenica 09.30 19.30, gioved 09.30 22.30

Bramantino: una mostra autoctona


Promossa e auto - prodotta dal Comune di Milano, quella di Bramantino potrebbe essere la prima di una serie di mostre rivoluzionarie, non tanto per la novit dei temi quanto per la modalit di produzione. A cura di Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco Tanzi, Bramantino a Milano unespo-sizione quasi monografica dei capolavori milanesi di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino (1480 - 1530), da Vasari, che gli diede questo soprannome in qualit della sua ripresa dei modi di Donato Bramante, pittore e architetto al servizio di Ludovico il Moro. Che cosha di speciale questa mostra, nel cortile della Rocchetta, Castello Sforzesco, fino a settembre? Innanzitutto la gratuit dellingresso, il fatto che sia munita di due mini guide gratuite, complete di descrizione e dettagli storico - critici sulle opere in esposizione, e infine, il fatto che una mostra a chilometro zero. Tutte le opere presentate al pubblico provengono infatti da musei e collezioni milanesi: lAmbrosiana, Brera, la pinacoteca del Castello e la raccolta di stampe Bertarelli. Questa la grande novit. In un momento di crisi, in cui spesso le mostre sono di poca sostanza e si soliti attirare il pubblico con nomi di grandi artisti, senza presentarne per i capolavori, ecco che si preferito rinunciare ai prestiti esteri, impossibili per mancanza di fondi, e si voluto puntare e valorizzare solo pezzi cittadini di qualit. Compito facile visto che Milano conserva il nucleo pi cospicuo esistente al

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www.arcipelagomilano.org mondo di opere del Bramantino: dipinti su tavola e tela, arazzi, disegni, affreschi e lunica architettura da lui realizzata, la Cappella Trivulzio nella chiesa di San Nazaro in Brolo. Lesposizione si articola nelle due grandi Sale del Castello Sforzesco che ospitano gi importanti lavori dellartista. Nella Sala del Tesoro dove domina lArgo, il grande affresco realizzato intorno al 1490 e destinato a vegliare sul tesoro sforzesco, sono esposte una trentina di opere, dipinti e disegni, che permettono di capire lo svolgersi della carriere dellartista bergamasco: dalla Stampa Prevedari, un'incisione in rame che il milanese Bernardo Prevedari realizz su disegno di Bramante e che influenz per spazi e monumentalit lopera di Bramantino, allAdorazione del Bambino della Pinacoteca Ambrosiana, alla Madonna e Bambino tra i santi Ambrogio e Michele Arcangelo, con i due straordinari scorci dei corpi a terra. La soprastante Sala della Balla, che accoglie gli arazzi della collezione Trivulzio, acquisiti dal Comune nel 1935, presenta un allestimento completamente nuovo, che dispone i dodici grandi arazzi, dedicati ai mesi e creati per Gian Giacomo Trivulzio, in modo che si leghino tra loro nella sequenza dei gesti e delle stagioni. Un filmato documenta ci che non stato possibile trasportare in mostra: dalla Cappella Trivulzio alle Muse del Castello di Voghera, di cui Bramantino fu responsabile dei dipinti. Una mostra davvero a costo zero, come dichiara lo stesso Agosti. Gratis l'allestimento di Michele De Lucchi, Francesco Dondina ha realizzato gratuitamente l'immagine e il fotografo Mauro Magliani ha lavorato con fondi universitari. La promozione curata gratuitamente; il Fai e gli Amici di Brera hanno dato una mano per gli incontri e la struttura del Comune si rimessa ad agire in proprio in maniera eccellente. Una mostra tutto sommato facile, si gioca in casa, ma che proprio per questo ha un merito in pi: promuovere quello che sotto i nostri occhi tutti i giorni, valorizzarlo e dargli nuovo lustro. Bramantino a Milano - Castello Sforzesco, Cortile della Rocchetta, Sala del Tesoro - Sala della Balla fino al 25 settembre orari: da marted a domenica dalle ore 9.00 alle 17.30. La Sala della Balla, al fine di consentire lo svolgimento di iniziative in programma, il 26 maggio e il 9 giugno chiuder alle ore 14.00, il 15 giugno rester chiusa tutto il giorno, mentre il 14 settembre chiuder alle ore 15.00.

LIBRI questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero rubriche@arcipelagomilano.org Mentita speme Due racconti in versi
Alberto Bellocchio Moretti & Vitali 2012 pp.134, euro 12
Mentita speme un autentico libro dell'inquietudine, ma non perch Bellocchio faccia il verso a Pessoa. Al contrario, sull'onda del brano struggente della Favorita di Donizetti, i protagonisti dei due racconti in versi misurano sulla loro pelle quanto sia stretto e impervio il sentiero dell'adolescenza/innocenza verso la maturit (mai raggiunta), subendo gli sgambetti e i tormenti dell'amore non corrisposto. Vittorio e Prospero Maria, i due protagonisti che ricoprono i ruoli, talvolta intercambiati del bambino buono e del bambino cattivo, appaiono infatti, ugualmente invischiati in promesse mentite- e puntualmente smentite - ed esposti a frangenti che non sono in grado di governare, come racconta, in un distacco partecipato, l'autore che far precipitare Vittorio dal trono del favorito al momento dell'arrivo dei nuovi bambini, che fagocitano, distogliendola, l'attenzione del padre e costringendo l'innocente, zelante e arrogante primogenito nella selvatichezza dell'isola di Robinson da cui non si dipartir pi. La vita del giovane Prospero Maria, persona fisica (Ah! l'irruzione del diritto!!!) il secondo dei due racconti, questa volta dedicato al bambino cattivo e articolato su modalit narrative apparentemente vicine alla prosa, con versi lunghi, sonori, avvolgenti, come quelli dedicati alla promiscuit perturbante della classe mista, sezione E del Ginnasio Fratelli Bandiera, incubatoio e lusinga, illuminato dalla sapienza del decrepito docente di greco e di latino, il professor Amsicora Radini Tedeschi. Anche Prospero Maria inciampa in mancate promesse e poich a lui il destino ha riservato, appunto, il destino del bambino cattivo, dovr pesantemente espiare in un delirio psicotico sempre in bilico tra l'amore per il diritto romano e quello per il magistero della chiesa, vissuti come un doppio demone di cui vittima cosciente. Ingombranti filoni autobiografici, potenti istanze culturali, improvvisi lampi di luce, che illuminano di colpo epoche e storie diverse, dalle foreste di Teutoburgo all'Imperatore Bao Dai, tutto stupisce e sgomenta nei versi di Bellocchio, che ci lasciano con il dubbio di avere qualche punto in comune con Vittorio e Prospero Maria, e che non dimenticheremo facilmente. Cos, come in alcune delle pi belle opere di Bellocchio, ci ritroviamo nell'atmosfera del Libro della famiglia (Il Saggiatore 2004) o membri de La banda dei revisionisti (Moretti e Vitali 2002) ovvero, ancora, avviluppati nelle forme dell'immaginario dei Segni dell'Eldorado. Zelda acchiappami avanti ch'io sia perso (Moretti e Vitali 2009). Tutte cose queste da leggere e da meditare. (Paolo Bonaccorsi)

TEATRO questa rubrica a cura di Emanuele Aldrovandi rubriche@arcipelagomilano.org

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In attesa dellinizio delle stagioni 2012/2013


Il Piccolo Teatro dal 21 al 30 settembre ospita Trametissage, la XII edizione del Festival Trame dAutore, organizzato da Outis centro di drammaturgia contemporanea. Per chiudere il percorso intrapreso nelle ultime due edizioni anche questanno il festival dedicato allAfrica. Non mancano per anche gli autori italiani: da non perdere dal 21 al 23 settembre al Piccolo Teatro Grassi Satyricon, spettacolo in cinque capitoli scritto da . Antonio Tarantino, Luca Scarlini, Letizia Russo, Magdalena Barile, Marco Palladini e Andrea Macaluso, regia di Massimo Verdastro. http://www.outis.it/trametissage/ Al Teatro Libero dal 14 al 17 settembre 4:48 Psychosis di Sarah Kane. Alla Scuola dArte Drammatica Paolo Grassi dal 14 al 16 settembre andr in scena Mistero Buffo e altre storie, dal teatro di Dario Fo e Franca Rame, regia di Michele Bottini, spettacolo presentato al Festival di Avignone 2012 Uno sguardo complessivo della prossima stagione dei teatri milanesi su http://lombardiaspettacolo.com/

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Milano Film Festival
Dal 12 al 23 settembre, la nostra citt ospita per la diciassettesima volta questa benefica invasione di pellicole, ogni anno pi numerosa. Il concorso internazionale lungometraggi la colonna portante di un evento che vuole mostrarci un cinema diverso. Nel 2011 stato vinto da Italy: love it, or leave it di Gustav Hofer e Luca Ragazzi. I due registi italiani avevano conquistato sia la giuria che il pubblico del festival con il loro viaggio autobiografico, unoriginale ricerca di motivi per restare in un paese che tra luoghi e valori distrutti fa di tutto per accompagnare lo spettatore fuori dai suoi confini. Questanno i film che concorrono sono 12 tra gli oltre 900 iscritti. Il programma, ogni anno pi ampio e corposo, prevede numerosi incontri con registi e addetti ai lavori. Vi segnaliamo le lezioni di cinema di Gabriele Salvatores (sabato 15 h.19 Cinema Ariosto) e Gianni Amelio (domenica 16 h. 15 Cinema Ariosto) e lincontro con Silvano Agosti (venerd 21 h. 18 Scatola Magica). In questa invitante abbondanza di cinema, ArcipelagoMilano vi consiglia 10 appuntamenti da non perdere: - Lage atomique di Hlna Klotz, Concorso Lungometraggi: domenica 16 h.17 Teatro Studio, venerd 21 h.20.30 Teatro Strehler, sabato. 22 h.19 Spazio Oberdan. - La Playa D.C. di Juan Andr Arango, Concorso Lungometraggi: mercoled 12 h.20.30 Teatro Strehler, venerd 14 h.17 Auditorium San Fedele, mercoled 19 h.15 Spazio Oberdan - This Time Tomorrow di Shane Bissett, Concorso Lungometraggi: sabato 15 h.22.30 Teatro Studio, luned17 h.18.30 Spazio Oberdan, domenica 23 h.19 Cinema Palestrina - Toata Lumea din Famiglia Nostra di Radu Jude, Concorso Lungometraggi: venerd14 h.22.30 Teatro Strehler, domenica16 h.21 Spazio Oberdan, gioved 20 h.21 Cinema Rosetum - Laccordo di Jacopo Chessa, Colpe di Stato: marted18 h.17 Teatro Strehler seguito da un incontro con Maurizio Landini e Roberto Mania, venerd 21 h.22.30 Scatola Magica - Vik Utopia. Lomicidio di Vittorio Arrigoni di Anna Maria Selini, Colpe di Stato: domenica 23 h.15 Auditorium San Fedele - Annie Hall di Woody Allen, Mr. Poster presents: play it again Woody!: venerd14 h.21 Parco Sempione - Manhattan di Woody Allen, Mr. Poster presents: play it again Woody!: mercoled12 h.22.30 Parco Sempione - Colpire al cuore di Gianni Amelio, ITALIA 80 Quando la televisione prov a mangiarsi il cinema: domenica16 h.20.30 Teatro Strehler, presentato da Gianni Amelio - Kamikazen. Ultima notte a Milano di Gabriele Salvatores, ITALIA 80 Quando la televisione prov a mangiarsi il cinema: sabato15 h.22.30 Parco Sempione, presentato da Gabriele Salvatores Marco Santarpia Per il programma completo e tutti i luoghi di proiezione: milanofilmfestival.it

Hannah e le sue sorelle


di Woody Allen [Hannah and Her Sisters, USA, 1986, 103] con: Woody Allen, Michael Caine, Barbara Hershey, Carrie Fisher, Mia Farrow, Dianne Wiest
Lunica conoscenza assoluta che luomo possa raggiungere che la vita non ha alcun significato, una delle sedici didascalie che scandiscono la narrazione di Hannah e le sue sorelle [USA, 1986, 103], scritto, diretto e interpretato da Woody Allen. La citazione di Lev Tolstoj e, se letta con leggerezza, rende bene lanima del film di Allen. Il rischio ostentare letture filosofiche a mo di professoroni (o critici cinematografici) carichi di nozionismo, perdendo la bellezza dellabbandono davanti a un film che fa ridere. Anzi, fa sorridere. Allen mette in scena la quotidianit: lo sconforto che arriva dal profondo di ogni uomo. Detta cos, sembra una lettura filosofica, appunto; in realt, Woody racconta in maniera

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www.arcipelagomilano.org lieve i problemi di tutti i giorni. Con autoironia evidenza i dubbi esistenziali e gli sconvolgimenti umorali di uomini piccoli; piccoli come noi che, ogni giorno, lottiamo contro noi stessi dimenticandoci troppo spesso di essere banalmente uomini. Cos, noi entriamo a far parte della sua commedia che inevitabilmente diventa anche la nostra commedia. Agra e dolce, fa sorridere con intelligenza. Intelligente perch autoironica, appunto; non si prende sul serio: scherza portando allestremo le preoccupazioni per poi, subito, farle schiantare a terra giocando con tempi comici irresistibili. Perch, in fin dei conti, la vita una gag da recitare e di cui val la pena ridere; lunica gag per cui anche lattore dovrebbe ridersi addosso. inutile allora cercare di risolvere razionalmente qualcosa che di razionale non ha nulla. Lo sperimenta Mickey Sachs (Woody Allen), alle prese con turbamenti religiosi ricercando la salvezza eterna. La sua catarsi, alla fine, la ritrover in un cinema guardando La guerra lampo dei fratelli Marx di Leo McCarey [USA, 1933, 70]. Comprende - forse - il significato dellesistenza lasciandosi trasportare da un film comico. Come nel suo film precedente, La rosa purpurea del Cairo [1985], Allen usa lo schermo del cinema come elemento purificatore, rigenerando nel piccolo uomo una voglia di vivere grande. Chiss anche noi allora, per rigenerarci un poco, dovremmo iniziare a vedere pi film e prenderci meno sul serio. In questo modo, non elimineremo in nostri dubbi esistenziali (anzi), ma diventeremo pi simpatici (agli altri e a noi stessi): quasi degni interpreti di una commedia leggera e intelligente. Paolo Schipani Nella sezione del Milano Film Festival 2012 Mr Poster Presents: Play It Again Woody!, Randall Poster introdurr un percorso di sette classici di Woody Allen. Hannah e le sue sorelle sar in sala il 14 settembre alle ore 17.00 allo Spazio Oberdan di Milano.

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LE FONDAZIONI:CHI SOSTIENE L'ONOREVOLE http://www.youtube.com/watch?v=VyTsD4apeQo

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