Sei sulla pagina 1di 17

www.arcipelagomilano.

org

numero 26 anno IV - 11 luglio 2012


edizione stampabile

L.B.G. IL PROBLEMA DI MILANO NON BOERI Guido Martinotti GENERAZIONI, CULTURA E MATTONE Valentino Ballabio ARANCIONE SOLO LA TONACA DEL DALAI LAMA Franco DAlfonso LA MILANO DI PISAPIA PERICLE E IL MODELLO ARANCIONE Elisabetta Caregnato QUALE FINANZA per Milano capitale delle start-up? Arturo Calaminici Una nuova urbanistica, e non solo. Partendo dai parchi Rita Bramante
UNA SOLA FAMIGLIA DISTRUTTA DALLA GUERRA GI TROPPO

Francesco Borella NOTE A MARGINE DI UN INCONTRO ALLURBAN CENTER Marco Ponti PREZZI DEI TRASPORTI E BILANCIO COMUNALE Mario De Gaspari LA CRISI: VESTIRE I PANNI DEI TEDESCHI VIDEO PIPPO CIVATI: STEFANO BOERI, UNA SORPRESA. PIACEVOLE COLONNA SONORA NE ME QUITTE PAS cantano Jacques Brel 1972 - Madonna 2012 Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo LIBRI a cura di Paolo Bonaccorsi TEATRO a cura di Emanuele Aldrovandi CINEMA a cura di Paolo Schipani e Marco Santarpia www.arcipelagomilano.org

www.arcipelagomilano.org

IL PROBLEMA DI MILANO NON BOERI Luca Beltrami Gadola


Lannuncio di Sefano Boeri di volersi candidare alle primarie per la segreteria del Pd ha dato il via a uno dei minitormentoni milanesi che non fanno onore n alla classe politica locale n, bisogna dirlo, nemmeno alla stampa, soprattutto quella di opposizione. La cosa stravagante che, prima ancora di domandarsi quali fossero le ragioni personali di Boeri a volerlo fare, tutti si sono buttati a discettare se ne avesse il diritto o la possibilit o se non incappasse in una qualche sorta di conflitto di interessi, visto il suo ruolo di assessore alla cultura. Non uno che si sia domandato se ne avesse le capacit o quali fossero le sue possibilit di successo e nemmeno quale fosse il progetto politico dietro questa candidatura, di l dallo slogan che spesso Boeri ripete di non volere una politica vecchia e un partito dove le decisioni sono prese a Roma, da pochi e, soprattutto, comunicate con regale flemma agli elettori potenziali e agli iscritti. Vedi la questione delle primarie. A ruota vengono i dietrologi: il meglio di quello che ho sentito sarebbe lesistenza di una manovra dellaccoppiata Bersani - Boeri (il vecchio e il nuovo insieme - visto che gi il primo sostenne la candidatura del secondo alle primarie per il candidato sindaco milanese) per intralciare il cammino a Renzi ma forse anche a Civati se questultimo decidesse pure lui di scendere in campo. Per farla breve: mettere in competizione candidati giovani e dissidenti rispetto alla casta: candidati che pescherebbero nello stesso bacino elettorale dividendolo e lasciando sgombro il terreno ai vecchi leoni della nomenclatura. Tutto possibile in questo Paese ricco di epigoni del Machiavelli ma povero di idee, soprattutto di idee che abbiano a che fare con la politica. Comunque, dicevamo, per Milano il problema non Boeri ma quello che sta succedendo nella nostra citt, e soprattutto quello che succeder quando le manovre di Mario Monti avranno sortito tutti i loro drammatici effetti. Fin da ora dunque vale la pena di porre a tutti e non solo a Stefano Boeri, la domanda cruciale: fare di pi con meno - il tema della serata di gioved scorso organizzata dallo stesso Boeri - un bellissimo slogan, ma come fare? Che cosa fare praticamente, uscendo dalle semplici formulazioni di principio? Nella serata si sono ripetute molte cose gi note, dal risparmio energetico sulle scelte alimentari dei Paesi sviluppati allinutile inseguimento di modelli di crescita a tutti i costi, allo spreco puro di alimenti che finiscono nella catena dello smaltimento di rifiuti urbani e come sempre: evviva il chilometro zero. Ma qui, a breve, ci dovremo confrontare con un problema vero: la revisione della spesa fatta in termini di riduzione di salari e stipendi di tutta la pubblica amministrazione locale, che rappresenta pur sempre pi del 60% del bilancio comunale ma che riguarda anche tutte le societ partecipate, possedute o controllate. Tanto per capirci parliamo di posti di lavoro. Che cosa facciamo? Per il momento si ha limpressione che i tagli fatti siano i meno dolorosi, come dire si tagliato dove le difese sindacali o corporative erano meno forti. E adesso? Tagliamo altri posti di lavoro? Affondiamo il coltello della macelleria sociale? Ma non c anche una seconda via? Se il fare con meno vuol dire alla fin dei conti con meno gente, non possiamo pensare invece a fare di pi con la stessa gente? Ve lo ricordate il vecchio adagio lavorare meno lavorare tutti? E se lo ribaltassimo in lavorare di pi per lavorare tutti?. Possiamo sperare una volta in vita di poterci guardare tutti negli occhi e chiederci reciprocamente se stiamo dando il meglio di noi stessi? Possiamo guardarci negli occhi anche con chi sta nel ventre della vacca e chiedergli di dare anche lui una mano, magari due? Possiamo pensare che chi pi tutelato dia pi di s? Possiamo sperare che il sindacato per difendere chi se lo merita smetta di difendere tutti? Possiamo pensare che ci sia qualcuno che faccia un passo indietro senza far tragedie? (anche in politica). Possiamo sperare che qualcuno si occupi di riorganizzare la macchina amministrativa ridando a ciascuno un suo ruolo ma anche emarginando chi proprio non vuol dare nulla di s? Possiamo sperare che i cittadini di questo benedetto Paese ritrovino la voglia di fare senza tanto guardare a quel che fanno o non fanno gli altri, ovviamente i peggiori? Se non fosse un tormentone di Letizia Moratti - e dei suoi stupidi cortigiani - che ne parlava a ogni inaugurazione e per finire a proposito dellExpo, se quello che ho detto si avverasse, parlerei anchio di nuovo rinascimento. Facendo le corna.

GENERAZIONI, CULTURA E MATTONE Guido Martinotti


Qualche giorno fa un quotidiano molto rispettato, con cui saltuariamente collaboro, mi ha posto una serie di significative domande a partire dagli episodi delloccupazione da parte di Macao della Torre Galfa e di Palazzo Citterio, in particolare sul rapporto tra i giovani e la citt (una citt come Milano specialmente) e sulla disponibilit di luoghi pubblici per attivit artistiche o semplicemente di socialit ludica o creativa. Sono problemi importanti sui quali penso valga la pena di tornare: infatti mi pare si profili un contrasto, una contraddizione, chiamatela come volete, tra una classe colta che ha in mano il grosso delle istituzioni e degli spazi in cui si svolgono attivit culturali, in senso ampio, e un mondo (a mio avviso in crescita) che vuole partecipare, ma in prima persona e non solo da semplice spettatore alle attivit culturali della citt. Si usa sempre confrontare un po grossolanamente la situazione attuale con gli anni sessanta e il 68, periodo in cui la citt era stata in buona parte ripresa in mano, soprattutto da una popolazione giovane. Ovviamente questa riconquista fu anche conflittuale, militante quando non decisamente militare e la famosa sera del 7 Dicembre in cui Mario Capanna e anche non pochi operai terrorizzarono il pubblico elegante della Scala. Lepisodio fu tutto sommato abbastanza modesto, ma venne caricato di un valore simbolico estremo. La borghesia milanese veniva minacciata nel suo tempio e se avesse avuto a disposizione un reparto di fucilieri dello zar avrebbe certamente dato lordine di aprire il fuoco. Effettivamente da quella sera piazza della Scala cess di essere il ridotto

n. 26 IV 11 luglio 2012

www.arcipelagomilano.org del ridotto, una sorta di showroom per i frequentatori della Prima il cui vanto maggiore era sempre stato che alla Prima ci potevano andare a piedi da casa e che da allora devono sgusciare dentro e fuori alla chetichella. Ma anche laltra Milano ha diritto di farsi sentire e quel avviene davanti alla Scala non molto diverso da quel che avviene dovunque nelle grandi citt e in tutti i luoghi dove la societ appariscente si fa vedere e gli invisibili cercano di apparire anche loro. Forse un poco pi di coolness avrebbe evitato di trasformare nellimmaginario collettivo piazza della Scala nel 1905 davanti al Palazzo dInverno. Il confronto con il 68 comunque non si pu fare perch negli anni 60 cera una mobilizzazione strutturale fortissima. Leconomia tirava e richiamava masse di giovani dalle aree periferiche ai centri del sistema urbano. LItalia ha avuto in quegli anni tassi di spostamento interno tra i pi elevati di tutto il mondo. Contemporaneamente lallargamento del numero delle imprese e delle loro attivit premeva sul mercato del lavoro per avere competenze qualificate e le universit sono esplose. Oggi la situazione molto diversa, c stata una mobilitazione senza futuro. Forse ci siamo dimenticati che, la tanto decantata liberazione dalle ideologie dopo il crollo del Muro di Berlino, stata salutata a muso duro da uno degli scritti pi imbecilli del XX secolo, un vero Monumentum Insaniae Saeculi Viginti, un Saggio, si fa per dire, su la fine della storia. Che propugnava la seguente logica: siamo usciti da un periodo di ideologie cristallizzate, siamo liberi, ergo non accadr pi nulla. Una conseguenza che molti, troppi, non hanno capito che se la storia finita, muore letica, perch non c pi la scommessa sul futuro, che una componente essenziale del fare del bene o del male. Lhanno per capito banditi, profittatori e criminali politici di ogni risma. Se il passato da rifiutare ( comunista) e il futuro non c, allora siamo liberi di fare quello che vogliamo, non ci sono limiti. In Italia come sempre, ogni ricerca di libert e di liberazione individuale si traduce in licenza, tutti liberi, tutti a casa. E la conferma della mancanza di futuro s tradotta nelle facce sempre pi incartapecorite delle classi dominanti. Il futuro si fermato ieri, basta guardare chi ci governa e compare ogni sera nelle nostre case a sancire leternit congelata. impressionante come, nonostante tutti i soldi, la potenza mediatica le gambe OMSA della Brambilla e i premi vari alle starlette, la famosa rivoluzione liberale del Berlusconismo abbia mancato il bersaglio delle nuove generazioni. Ma intanto la vita, proprio in senso biologico, va avanti. Alla superficie il mare calmo o appena increspato dai bercii dei talkshows: ma sotto la superficie lentamente ma con certezza il terreno si muove come in una caldera magmatica. In un mio pezzo del dicembre scorso avevo calcolato che i nuovi elettori erano tra il 10 e il 15% dellelettorato. Chi stato capace di intercettare questa dinamica e le esigenze di queste nuove persone (Grillo, gli arancioni di Pisapia, a modo suo, ma con qualche problema di fondo CL, in parte molto piccola il vecchio apparato di militanza Pd e della sinistra) ha incassato sul piano politico. Ma il patrimonio ancora l e gli effetti di un ricambio generazionale ancora non si vedono. A Milano lEXPO non ha scaldato i cuori, questo certo: dallo smalto (e anche, occorre riconoscere) una certa originalit dellidea iniziale della Signora Smoke Gets in Your Eyes, si subito passati ai pi sordidi intrighi di potere che si siano mai visti e non vi stata quella mobilitazione collettiva che sarebbe stata necessaria. Se si far, forse ci sar una residua mobilitazione imprenditoriale anche spicciola, ma limpressione che lEXPO d che il miele sia in mani ben strette. Le iniziative culturali ci sono, c una domanda inevasi di spazi a costi ragionevoli, per abitare, vivere, divertirsi e stare assieme imparando, ma chi avanza questa domanda vuole far parte di ci che accade, non si accontenta pi soltanto di fare il coro greco nei talk shows in cambio di qualche bel primo piano, pagato magari chiss a quale prezzo. Forse cambier qualcosa, per ora basta sfogliare qualsiasi giornale e guardare le facce (o sentire le parole) di chi sventola la cultura come se ne fosse sua propriet. La buona borghesia colta milanese si diverte ad autocelebrarsi con giochini a volte garbati, ma spesso del tutto dilettanteschi; durante uno dei migliori di questi jamborees una mia coetanea spiritosa, guardandosi in giro, ha detto ci sono tutti quelli che non sono ancora morti. La mia impressione frequentando queste occasioni, non quella essere tornato agli anni sessanta, ma un poco prima: ai tempi del liceo; sono cambiati poco i nomi, un po pi le facce, ma non in meglio, pochissimo i luoghi. Ben venga Macao. Ma perch ci sia una rivitalizzazione culturale della citt non bastano le iniziative top down, occorre trovare spazi perch i giovani possano vivere nel centro con i loro figli presenti e futuri, e cos facendo forniscano teste, mani e piedi per ringiovanire e riutilizzare la citt le sue vie i suoi spazi pubblici. Senza disponibilit di spazi non ci possiamo mettere i giovani Una proposta per gli spazi. Io credo che di spazi ce ne siano molti, basta cercarli. Mi ha molto colpito un brano dellintervista di Di Cagno Abbrescia (ex sindaco di Bari) su Il Fatto del 26 giugno p.10. Abbrescia, che ha un notevole patrimonio immobiliare personale dice Io italiano sono disposto a tagliarmi un braccio, a sacrificarmi per questo paese disgraziato, ma ditemi che succede dopo? esattamente quello che penso io, che non sono un grande proprietario, ma ho una casa lasciatami da mia madre, e che avevamo pensato con Giuliano Amato un paio danni fa: facciamo un grosso sforzo, tassiamo il mattone un tanto al metro, ma con il preciso scopo di ridurre il debito pubblico in modo significativo. Tanto se non si fa nulla il valore del tuo mattone verr tassato lo stesso dal mercato in calo. Orrore ed eresia, ma pensiamo onestamente a cosa sarebbe successo se allora si fossero raccolti quei 200 miliardi (alcuni economisti seri pensavano a 400 miliardi) quante risorse liberate dal peso di interessi assurdi e da uno spread insopportabile. Magari il piccolo proprietario diciamo di un appartamento da 100.000 euro avrebbe dovuto pagare 3-5 mila euro, certo una cifra enorme, ma oggi in due anni ne ha gi persi 20.000 e ne perder ancora e in pi avr lIMU. stato un buon affare? Tempo fa, un amico che faceva ippica, (per intenderci meglio, galoppo: lavorare il cavallo alle cinque del mattino, in equilibrio sulle staffe, al freddo o nella pioggia, non equitazione che si fa il pomeriggio tutti belli agghindati) mi raccontava della sensazione terribile che talvolta prende il fantino quando pensa di stare perdendo lequilibrio e si sente scivolare da un lato come paralizzato, con la disperazione raggelante di non riuscire a recuperare lo scatto necessario per rimettersi in equilibrio. Ho spesso questa sensazione di scivolare tutti assieme senza che si possa dare un colpo di reni. Ma penso anche che si possa uscire dal pantano di un sistema in cui gli immobili stanno calando del 20/30% rispetto a cifre che spesso erano

n. 26 IV 11 luglio 2012

www.arcipelagomilano.org solo virtuali con qualche grande piano sociale rimettendo in comune temporaneamente una parte dellinvenduto inoccupato, con convenzioni di uso e manutenzione a 5/6 anni. Limpero ligrestiano, che ha costellato la citt delle pi brutte costruzioni della nostra era, ha probabilmente lasciato molte caverne vuote; i quotidiani scrivono delle propriet sequestrate alla mafia e, proprio in questi giorni, un piccolo Box del Corriere parla delle decine di migliaia di immobili vuoti, invenduti e forse invendibili che la cartolarizzazione fallita dello Scip2 (bisognerebbe mandare in galera chi ha anche avuto lo chutzpah di chiamarlo con il suo nome) ha restituito allINPS e ad altri enti. Mi domando se il Comune non possa fare un reperimento di tutti questi beni e, con un accordo con i maggiori proprietari (istituti pubblici o banche), darne una quota consistente in comodato duso a giovani, soprattutto giovani coppie con figli o intenzionati a farli) per un periodo abbastanza lungo (5/10) anni, in cambio di manutenzione e cura. Ed egualmente assegnare immobili adatti, ce ne saranno senzaltro, ad associazioni ad hoc in grado di gestire performances, laboratori eccetera. La Fondazione Cariplo ha un programma apposito per insegnare a gruppi di giovani i fondamentali di questo tipo di gestioni (teatro, musica, arti dal vivo che richiedono nozioni specifiche). Ora abbiamo anche un progetto citt che mette a disposizione delle risorse, ma il timore espresso quasi universalmente dai primi interventi radiofonici che si tratti di una nuova spinta alla cementificazione. Lingegner Guzzetti responsabile dei costruttori ha garantito che si punter invece alla riqualificazione. Speriamo: le citt italiane hanno bisogno di riordino, di ricuciture, di riparazioni di rivitalizzazioni di tutto meno che di nuova cubatura per congelare i miliardi del surplus delleconomia criminale. Tra laltro sottraendo al mercato quote consistenti di invenduto e inoccupato e garantendone la sopravvivenza a fini di utilit pubblica per un certo numero di anni, si dimagrirebbe lofferta dellinvenduto e si farebbero risalire un poco i prezzi in questo settore. Alla fine questi contratti potrebbero essere trasformati in normale locazione, oppure restituiti da quei comodatari che nel frattempo avessero trovato altre sistemazioni, ma che sarebbero stati protetti durante la crisi. Il risultato netto sarebbe anche quello che io ho sempre considerato il pivot strategico di una rivitalizzazione della citt, che quello di riportare popolazione giovani (possibilmente con figli) ora sperduta del periurbano della meta-citt, nelle aree centrali del sistema. Io credo che una classe politica intelligente, e ora c, potrebbe facilmente farsi quattro conti con il settore immobiliare e con le istituzioni coinvolte, per impostare un forte programma di intervento nella cultura che abbia gambe strutturali oltre che teste vnementielles. Io sono convinto che la politica culturale non possa fermarsi al frufru delle iniziative che durano 24 ore nei titoli di giornale, ma che debba incidere sulle condizioni per favorire e promuovere la creativit diffusa, e, soprattutto, che non si fermi allautoceebrazione dei soliti noti. Mi spiace di essere cos un po fuori moda, ma sono vecchio e mi avvalgo del diritto alla testardaggine.

ARANCIONE SOLO LA TONACA DEL DALAI LAMA Valentino Ballabio


Rho-Pero val bene una messa? e quante divisioni ha il Dalai Lama?. I grandi interrogativi della storia riaffiorano in salsa meneghina a proposito della mancata cittadinanza onoraria per il santuomo, peraltro unanimemente rispettato e riverito. La ragion di stato ha dunque prevalso a dispetto del fatto che a doverla subire non tanto lo Stato quanto una Citt che, in una repubblica costituzionale e in un paese di antica tradizione comunale, dovrebbe vantare una prerogativa di autonomia e libera scelta. Oppure la resa al dispotismo orientale centralistico e autoritario, nel caso paradossalmente garante di un turbocapitalismo senza regole sotto le mentite spoglie di ideologie ugualitarie e rivoluzionarie. Eppure proprio nel pieno della guerra fredda era stato il sindaco di una citt come Firenze, Giorgio La Pira, a rompere la disciplina statale che subordinava nazioni e popoli allappartenenza ai blocchi, divisi dalla cortina di ferro, per fondare la federazione mondiale delle citt unite che comprendeva Filadelfia e Kiev, Kyoto e Fez. Rovesciare la logica verticistica delle grandi potenze per ripartire dalle citt e dai cittadini segn una breve ma significativa stagione di conciliazione e di pace, alternativa alla rigidit dei sistemi politico-economici contrapposti. Dur poco ma la felice intuizione di far giocare un ruolo attivo e positivo alle citt anche sugli ampi lidi della politica internazionale non dovrebbe andare perduta. Neppure in una situazione globale completamente mutata, nella quale le offensive e le occupazioni non avvengono pi fortunatamente con i missili e le portaerei ma, con altrettanta potenza e arroganza, con i movimenti finanziari e monetari. E il nostro Sindaco gentile, che uno spiraglio di novit e promessa di cambiamento aveva pur aperto con linopinata vittoria arancione del 2011? Intanto pare trascinarsi la vicenda Expo come una palla al piede, ereditata dagli epigoni della Milano da bere Letizia e Filippo brindanti a champagne dopo la disfatta di Smirne. Un peso da condividere in scomoda coabitazione col traballante Formigoni, e da trascinarsi a strappi e tentoni tra complicate procedure e incerti finanziamenti da un lato e spericolate scorciatoie emergenziali/commissariali dallaltro. A tardiva dimostrazione che la stagione delle Grandi Opere e dei Grandi Eventi si esaurita, come sancito saggiamente dal presidente Monti a proposito delle ventilate olimpiadi di Roma. Sempre ammesso che tale stagione abbia portato benefici: a Milano sono stati proprio i campionati di calcio del 1990 a dare la stura alla deregulation urbanistica pi spinta nonch alla installazione di orridi e incompiuti ecomostri. Trascorso un anno dallarcobaleno peraltro il caso di trarre un primo bilancio della nuova Amministrazione, che non pu dirsi nel complesso lusinghiero. I segnali di discontinuit rispetto alla ventennale egemonia del centro destra appaiono deboli e incerti. Sui temi pi importanti e scottanti (PGT ed Expo innanzitutto) hanno piuttosto prevalso, sotto la crosta di rituali schermaglie verbali, elementi di sostanziale continuit. Sulle tematiche finanziarie e di bilancio si profila la tendenza a rimediare senza aggredire i fondamentali. Ad esempio si accertato un

n. 26 IV 11 luglio 2012

www.arcipelagomilano.org

buco milionario ereditato: ma come possibile che si sia formato allinsaputa di funzionari responsabili, revisori dei conti, controllo dellopposizione? Non forse che, in assenza di decentramento dei centri di spesa in autonome Municipalit e di coordinamento metropolitano, il mega-bilancio allargato sia per sua natura incontrollabile e ingestibile a dispetto del pur lodevole zelo dellAssessore addetto? Per non parlare della madre di tutte le riforme, riguardante lo stesso fondamento democratico dellordinamento istituzionale e amministrativo. Qui il silenzio assordante. La Citt di Milano, anche se priva di poteri normativi diretti, non pu

astenersi da un forte ruolo politico propositivo su argomenti decisivi: dal superamento del centralismo regionale (segnatamente in materia sanitaria) al destino delle province, dal governo dellarea metropolitana alleffettivo decentramento della megalopoli. Al riguardo aveva suscitato buone speranze la nomina di unAssessore dedicata a tali delicate ma essenziali materie, per altro a differenza di altri colleghi e colleghe - ben navigata in molteplici esperienze politiche e istituzionali. Ma si attende ancora una decisa proposta e iniziativa in materia, al di l dei rituali convegni - passerella estivi (il workshop del 29 giugno in Sala Alessi, co-

munque utile sotto il profilo conoscitivo, ha evidenziato che riguardo il decentramento amministrativo Milano in estremo ritardo rispetto alle altre maggiori citt italiane!). Non giova allora lamentarsi circa il patto di stabilit e lassegnazione dellIMU se non si ha il coraggio di sostenere una decisa bonifica dellassetto istituzionale locale e una coerente razionalizzazione dei centri di decisione e di spesa. Oppure si vogliono lasciare tali decisioni ai tagli, inevitabilmente lineari, del governo centrale? Lincombere della crisi non lascia margini per ulteriori rinvii ed inerzie.

LA MILANO DI PISAPIA PERICLE E IL MODELLO ARANCIONE Franco DAlfonso


A Milano faremo cos parafrasando Pericle nel suo discorso agli Ateniesi, Roberto Vecchioni sugger alla folla arancione riunita in piazza Duomo per la chiusura di campagna elettorale limmagine della Milano di Pisapia come di una citt di diritti e dei doveri e comunque di una citt nella quale la politica, la democrazia e la partecipazione sarebbero state diverse dal resto del paese che la circonda. LAtene di Pericle visse per oltre un decennio lebbrezza della libert, del potersi dare le proprie regole, di scegliere e giudicare i propri leader, decidendo dopo consultazioni fra cittadini effettuate in concitate assemblee sempre molte ricche di interventi, circondata da genti che avevano altri modi e altre politiche. Gli Spartani, a due - tre giorni di marcia dallAcropoli, avrebbero tolto agli Ateniesi volentieri quella libert politica e li avrebbero voluti di nuovo sotto la tutela dei pochi aristocratici, se non di un tiranno, mentre pi lontano, ma con risorse e poteri sterminati la corte del gran Re Persiano periodicamente tentava linvasione, per imporre proprie leggi e costumi. Con Formigoni e quel che resta dei partiti nella parte degli Spartani e il governo Monti nel ruolo dei Persiani la metafora della Milano di Pisapia come lAtene di Pericle rende ancora la sensazione dellunicit dellesperienza politica arancione milanese. A un anno data delle parole di Vecchioni orizzonti e scelte degli altri protagonisti della politica italiana non si muovono certo nella direzione indicata da Milano, tanto vero che la coalizione larga che comprende tanto la borghesia tendenzialmente centrista quanto la Federazione della Sinistra non sembra essere la prima opzione per nessuno fuori da Milano. Proprio per non ripetere lerrore degli Ateniesi che si illusero di poter sostenere la propria diversit contro tutti senza mettere in conto che le divisioni interne ne minassero la forza, il Sindaco di Milano ha effettuato in questi giorni una sorta di tagliando politico basato sui risultati conseguiti nel primo anno di amministrazione e sulla delineazione di alcuni obiettivi per il prossimo futuro. Lo ha fatto, non a caso, dopo la sofferta approvazione (sul piano fisico, pi che su quello politico) di un bilancio del quale si politicamente orgogliosi (mantenere i servizi, avviare investimenti per miliardi e al contempo rispettare vincoli ed effetti della crisi crescenti e diversi giorno per giorno non impresa di poco conto!) perch tra comunicazione e dibattito daula, svolto in condizioni pessime per lostruzionismo privo di senso politico che lopposizione impone sempre e comunque a Milano, avevano fatto capolino alcuni problemi da non sottovalutare. Si sono rivisti anche vecchissimi elementi di vecchia politica nelle richieste di intervento a favore dei venditori di angurie contro il ritiro di qualche emendamento, cui ogni tanto manzonianamente qualche sventurata rispose Se la linea keynesiana e municipalista chiaramente quella di una Giunta di orientamento di SinistraCentro (definizione dellassessore Tabacci) non si pu certo ignorare come la simpatia verso la linea Montiana, francamente impossibile da omologare culturalmente e politicamente alla sinistra, sono presenti nella coalizione milanese. E lo sono per adesione politica e culturale, come per lassessore Tabacci e alcuni esponenti del Pd come Michele Salvati, oppure per eccesso di entusiasmo per le soluzioni di emergenza quando non per attacchi da sindrome di Stoccolma per altri. Si tratta di tendenza dalla cui composizione e giusto mix nato proprio il movimento arancione, che riuscito a renderle elementi diversi di un tutto omogeneo, ragione per cui non ci sarebbe necessariamente da allarmarsi: il dibattito allinterno delle Giunta stato aperto e trasparente, cos come la sua conclusione, che stato tutto tranne che un compromesso e ha generato il bilancio di sviluppo e risanamento approvato. Ma linfluenza di partiti e movimenti che hanno posizioni diverse sul piano nazionale, ancora sottotraccia, non pu non fare sentire i suoi effetti anche a Milano e ricondurre il tutto, complice anche qualche grave errore commesso in questa occasione dalla Giunta, ha richiesto del tempo e qualche passaggio in pi. Il Sindaco ha chiesto e ottenuto una esplicita conferma da parte della Giunta (cui seguir analoga operazione con i consiglieri comunali) della condivisione del progetto politico che oggi la valorizzazione di quanto realizzato nel primo anno di mandato (dal bilancio, allavvio della

n. 26 IV 11 luglio 2012

www.arcipelagomilano.org citt sostenibile con Area C, al PGT fino al ripristino di regole etiche e civiche nella conduzione della cosa pubblica) ma anche la fissazione di obiettivi qualificanti precisi e a breve. Sulla realizzazione di alcune istanze relative ai diritti civili (registro coppie di fatto, luoghi di culto), sulla scelta per la citt metropolitana come semplificazione e rinnovamento istituzionale, sullExpo dei contenuti, sugli investimenti sulla citt, si delineano i contorni gi definiti del progetto di citt che impegner lamministrazione fino alla fine della legislatura. La condivisione politica di questo impegno e lassicurazione che le priorit personali e politiche di tutti i membri della Giunta sono nel progetto Milano la condizione, condivisa da tutti, per preservare un valore politico autonomo dellesperienza milanese. Se questa condivisione si manterr e anzi si allargher, resistendo a spinte centrifughe o personalistiche che sarebbe sciocco negare esistano, sar possibile spendere politicamente lesperienza milanese in aiuto al dibattito nazionale. Nei giorni scorsi Giuliano Pisapia e Marco Doria hanno notificato questa intenzione ai partiti e ai protagonisti del dibattito nazionale, confermando lindisponibilit a partecipare a collage di sigle e persone ma confermando il proprio interesse a collaborare con un processo che, con la massima partecipazione possibile, costruisca una ipotesi politica di centro-sinistra che tenga insieme partiti, associazioni e cittadini su un progetto e non aderendo a qualche disegno un po velleitario fatto in laboratori senza partecipazione collettiva. Cos come il confronto e la verifica politica dellamministrazione Pisapia avviene in tutte le forme possibili con la citt e i cittadini e non certo con vertici e ceto politico ormai privo di legittimazione, anche la costruzione di un credibile progetto per lItalia (e per lEuropa, prima o poi bisogner cominciare a pensarci) passa attraverso un percorso di ascolto, confronto e condivisione che non pu essere delegato ad altri. Senza dimenticarsi che lAtene di Pericle resistette qualche lustro e poi arrivarono i Trenta tiranni: porre ordine solo a casa propria, dopo un po non basta pi.

QUALE FINANZA PER MILANO CAPITALE DELLE START-UP? Elisabetta Caregnato


Perch non pensare a una Merchant Bank Territoriale per Milano capitale delle start-up che, attraverso partnership pubblico privato, favorisca laccesso a risorse finanziarie per supportare nascita, processi di innovazione e internazionalizzazione delle imprese? Lidea si allaccia al tema del convegno, tenutosi in Camera di Commercio di Milano marted 26 giugno, sulle startup di impresa e i servizi, le politiche e le strutture volti a sostenerne nascita e sviluppo. Alla presenza della Task Force per le start-up innovative del Ministero dello Sviluppo Economico e Infrastrutture e Trasporti, l'Assessore allo Sviluppo economico Cristina Tajani ha lanciato lidea di fare di Milano una no tax area per le giovani imprese". Attraverso la costituzione della Task Force, il Ministero dello Sviluppo intende raccogliere proposte concrete sul tema della creazione dimpresa che verranno finanziate dal Decreto sviluppo. Gli operatori impegnati a vario titolo su quello che stato definito Ecosistema start-up, hanno delineato la configurazione di un sistema cha a Milano ormai consolidato da tempo formato da business angel, venture capitalist, incubatori e acceleratori di impresa, universit e centri di ricerca, associazioni datoriali ma anche istituzioni come il Comune e la Provincia di Milano. Alcuni numeri in merito sui dati Infocamere: 27.000 sono le start-up milanesi nate negli ultimi 3 anni, delle quali un terzo da parte di imprenditori under 35 anni; 31.000 i dipendenti di queste start-up il che equivale a dire 31.000 posti di lavoro creati. Di queste imprese il 38% attivo nel campo dei servizi, il 31% in quello del commercio, viene poi il settore delle costruzioni con il 23% e il manifatturiero con il 5%. Inoltre a Milano e nel suo immediato intorno sono presenti strutture che offrono spazi e servizi a sostegno del mondo imprenditoriale, incubatori o acceleratori di impresa. Si ricorda il LIB - Laboratorio Innovazione Breda - incubatore pubblico di propriet dellAgenzia di Sviluppo Milano Metropoli, primo esempio in Provincia di Milano; lAcceleratore di Imprese del Politecnico di Milano; Make a Cube 3, Avanzi incubatore specializzato in imprese ad alto valore sociale e ambientale; HUB Milano nodo italiano di una rete internazionale dedicato all'innovazione e imprenditoria sociale; StartMiUp progetto di co-working ovvero spazio di lavoro per giovani start-upper; il Parco Tecnologico Padano di Lodi. Da non dimenticare anche il mondo delle communities che fanno rete, si muovono sul territorio e danno voce agli imprenditori come Startuppami, Startuparty. Un sistema che funziona bene quindi ma che, soprattutto in un momento storico in cui vi una concreta difficolt di accesso al credito, andrebbe consolidato e rafforzato con importanti contributi economici, sia attraverso finanziamenti pubblici che da capitali privati. Da qui la proposta di attivare la sperimentazione di una Merchant Bank Territoriale dedicata in particolare alle start-up e alle piccole imprese, come motore - driver - di sviluppo economico. Lidea che le banche non si limitino soltanto allapporto di capitale di prestito, ma debbano in qualche modo ricercare e instaurare un rapporto di vera partnership con le imprese, in particolare PMI condividendone prospettive e piani industriali. Lapporto di capitale di rischio permetterebbe alle imprese di reperire know how manageriale utile nella fase di startup e nella fase di sviluppo aziendale. Una Merchant Bank Territoriale potrebbe pertanto essere la giusta via di mezzo tra la finanza internazionale - che avrebbe i capitali necessari per lo sviluppo delle imprese italiane, ma si colloca culturalmente troppo lontano dallimprenditoria nazionale - e le banche locali che spesso intervengono come prestatori di capitali, ma non offrono le risorse necessarie allidea imprenditoriale. Da qui, per citare ancora una volta l'assessore Tajani, potrebbe ripartire la crescita del paese.

n. 26 IV 11 luglio 2012

www.arcipelagomilano.org

UNA NUOVA URBANISTICA, E NON SOLO. PARTENDO DAI PARCHI Arturo Calaminici
Si svolto in Provincia di Milano, nella bella Sala degli Affreschi del Morazzone, la mattina di sabato 16 giugno, un convegno organizzato dallAssociazione Amici Parco Nord e dal Coordinamento SOS Parchi. Lincontro, animato da numerose associazioni parchi, ha dato unidea della bellezza e variet dei nostri siti naturali e per nondimeno degli attacchi inesausti che minacciano lintegrit delle nostre aree protette. Violazioni di confini, sottrazioni di aree non di rado grandi e di pregio, mangiate dallurbanizzazione che avanza, sconvolgenti attraversamenti di mega infrastrutture stradali, distruzione incosciente e indifferente del paesaggio, sfruttamento commerciale o pseudo turistico di antichi cascinali previe le pi banali ricostruzioni degli stessi: il rosario interminabile degli scempi sotto i nostri occhi e documentato spietatamente giorno dopo giorno dalle gazzette. Il convegno, per, oltre che al diario di guerra degli attacchi incessanti subiti, ha dato la parola alla difesa, allo straordinario dispositivo di forze presenti sul campo, punto per punto, minaccia per minaccia, degrado per degrado, progetto per progetto: uno straordinario dispiegamento di energie, di uomini cio che non mollano, che hanno memoria e sanno le storie, che hanno coscienza del valore del territorio, che sanno cosa vuol dire salvare le ultime aree della brughiera ticinese dallottuso progetto della terza pista della Malpensa. Progetti spesso non solo devastanti ma inutili, pozzi neri dove finiscono montagne di soldi, senza una vera e decente ragione. Cio, come nel caso di Malpensa, progetti di espansione nati in anni lontani su presupposti che si sono rivelati totalmente sbagliati (Malpensa ha perso milioni di viaggiatori e le strutture esistenti sono esuberanti rispetto al bisogno reale), che per vengono ossessivamente riproposti. Il mosaico delle denunce composto dalle varie associazioni: quella del Grugnotorto (Plis di oltre 800 ettari a nord di Cinisello), del Parco Sud, del Coordinamento Salviamo il Ticino e di Viva Via Gaggio (la strada di tre chilometri che attraversa la brughiera), del Comitato per il Grande Parco Forlanini, degli Amici del Milanino (la citt giardino), del Parco della Brughiera Briantea, della stessa Associazione Amici Parco Nord; questo mosaico di denunce e di lotte, ma anche di proposte positive, di soluzioni alternative, si realizza sempre nel segno della partecipazione e del coinvolgimento delle cittadinanze, di altre associazioni, dei poteri locali: una geografia della democrazia operante che, sabato, vista assieme e ricomposta, ha suscitato davvero impressione. Come dire? C speranza, se anche questo accade nel nostro Paese; c speranza fino a che tiene questa spina dorsale morale delle collettivit radicate sul territorio. Una spinta ci viene dalla terra (che matrice, madre e padre, della stessa citt) e dal valore che sapremo dare al territorio. Quello lombardo un territorio fortunato, ancorch cinicamente dissipato. In Lombardia, solo per fare un esempio, il consumo di suolo libero sette volte quello della media nazionale, che pure non cos poco! In Lombardia ogni giorno lorco dellurbanizzazione fagocita circa dodici ettari di terreni liberi: calcolata in un anno, una superficie grande quanto quella dellintera citt di Brescia, sepolta dallavanzata lavica del cemento e dellasfalto! Eppure questa terra di Lombardia assai bella. E bella Milano, la citt che sta nel mezzo, in mezzo alla campagna, tra i monti a nord, le Alpi, e i monti a sud, gli Appennini, tra i fiumi, a est lAdda e a ovest il Ticino, e in pi in mezzo il Lambro, lOlona e altri corsi ancora a solcarla e renderla fertile (le terre milanesi, soprattutto quelle della pianura irrigua, sono tra le pi produttive al mondo) e accogliente. Le aree verdi e i parchi, conquistati da una comunit che negli anni con lotte e tenace lungimiranza le ha strappate alla speculazione e allo sprawl urbano, sono tante, un grande giacimento di qualit territoriale. Il convegno voluto partire, oltre che dalla denuncia, anche da qui, da questo patrimonio da difendere, da interconnettere e unire, preservando passaggi, varchi, corridoi ecologici. Ma il convegno ha detto di pi: ha detto una cosa nuova, spiazzante, capace di generare visioni, prospettive, progetti diversi. Nella programmazione e progettazione del territorio, nello sviluppo della stessa citt, si pu partire da ci che finora citt non stata considerata, ma puro spazio di espansione, presente o futura, della citt. Invece, si pu partire dalle aree verdi, che non sono solo isole felici da salvare o, da unopposta prospettiva, vuoti in attesa di essere finalmente e diversamente colmati. Il periodo che abbiamo alle spalle, in cui i parchi sono stati appunto concepiti e difesi come isole felici, anche il periodo in cui il resto, cio lassieme del territorio, stato dissipato con noncuranza, sfruttato, violato, mutilato. La storia degli ultimi decenni, se da una parte storia di una grande comunit che strappa come figli ampi spazi alla furia devastatrice e colonizzatrice dellurbanizzazione spesso speculativa, pure non riuscita a imporre una cultura complessiva pi pensosa ed equilibrata delluso del territorio. I parchi insomma sono stati vissuti come eccezioni a una regola ben diversa, che ha portato a processi di degrado e a mutamenti entropici irreversibili. Occorre quindi che avanzi una nuova cultura, consapevole del rischio che corriamo di segare il ramo su cui siamo seduti. Una svolta possibile. Forze nuove stanno emergendo, vedi tutto il fermento e il brulichio di iniziative, di gruppi, di culture che girano attorno allidea (e alla pratica) dellagricoltura periurbana o ai movimenti territorialisti. La crisi da questo punto di vista pu essere un acceleratore di cambiamenti che, pur generandosi nel profondo della coscienza della societ, sono maieuticamente messi in luce e sollecitati dai nodi che la crisi rivela. Bene, questo il pensiero nuovo emerso: quello che c di ecocompatibile, ecosostenibile, di natura che ha resistito, di bellezza e di salute, oppure di storia e di cultura, questa tenace infrastruttura di intelligenza e di sentimento, pu reggere ancora ed essere leva di un cambiamento diverso. Questa intelaiatura pu sorreggerci in un vero e proprio passaggio di civilt. Guardare le cose da questo angolo visuale, ci schiude intanto una dimensione ampia che naturalmente, oggettivamente, metropolitana; scavalcando confini e campanili ci mostra la nervatura forte della grande metropoli che esiste nonostante tutto, nonostante il territorio sia stato gestito in modo brado, a brandelli, frammentato. I parchi, soprattutto se collegati, i fiumi, nonostante si sia cercato di trasformarli in canali di scolo, parlano i segni della continuit, dellunit del territorio, impongo-

n. 26 IV 11 luglio 2012

www.arcipelagomilano.org no i loro caratteri del tempo lungo e degli spazi aperti. Si pu fare nuova urbanistica, una nuova politica del territorio, partendo da questi finora testimoni muti della insensatezza, ma ora, speriamo, di riconquistata misura. Si pu. Si pu fare nuova economia, per esempio con una agricoltura sottratta ai mercati globali, alle produzioni standardizzate (sempre e solo riso e mais), per avviare un processo di diversificazione colturale, di produzioni di qualit, di mercati di prossimit, di abitudini alimentari pi sani, di commerci pi equi per tutti, agricoltori e fruitori. Insomma, si pu fare molto e soprattutto impedire che si continui come se le risorse naturali fossero infinite e come se noi non fossimo anche noi natura. Evitiamo che questo malinteso e questa hybris ci condannino a una vita profondamente insoddisfatta, risarcita e riempita da banali consumi.

UNA SOLA FAMIGLIA DISTRUTTA DALLA GUERRA GI TROPPO Rita Bramante


Una sola famiglia distrutta dalla guerra gi troppo. lo slogan prescelto per la Giornata del Rifugiato 2012, istituita nel 2000 dallAssemblea Generale delle Nazioni Unite in occasione del 50esimo anniversario della Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato e da allora celebrata ogni anno in tutto il mondo il 20 giugno. Una giornata in cui forse pi che in altre si accendono i riflettori sulle difficili condizioni di vita di pi di un milione di individui fuggiti o espulsi, forzati a lasciare il proprio paese e la propria casa in cerca di asilo politico in un Paese straniero. Numeri da record secondo le stime del rapporto annuale dell'Alto commissariato Onu Unhcr, soprattutto a causa delle diverse crisi e guerre civili che hanno investito nel 2011 i Paesi dell'Africa, dalla Costa d'Avorio al Sudan, dalla Somalia alla Libia. Nella Unione europea il triste primato delle domande di asilo spetta agli Afghani, seguiti da Iracheni e Somali. Una particolare categoria di migranti alla ricerca di protezione e ospitalit, vittime di persecuzioni di discriminazioni politiche, religiose o razziali, di conflitti, torture, violazioni di diritti umani che merita maggior attenzione e consapevolezza da parte dellopinione pubblica mondiale. Vittime della paura, fuggitivi che fanno appello all'accoglienza e all'inserimento socio - lavorativo per motivi umanitari, che rischiano ogni giorno un futuro di clandestinit e di cadere nella trappola del mercato del lavoro nero. Lattivista e leader dellopposizione birmana Aung San Suu Kyi - ritratta dal regista Luc Besson nel film The Lady - nel suo commovente e energico discorso di qualche giorno fa a Oslo ha messo a nudo l'amara realt della miriade di campi profughi disseminati ovunque, soprattutto lungo la linea di confine con la Thailandia, ha detto con ferma convinzione che bisogna credere in un mondo senza sfollati, senzatetto e persone che hanno perso la speranza e ha perorato la causa dei rifugiati e lavoratori birmani sfruttati. Altre storie di vita di donne unetiope, uniraniana e univoriana vittime di tortura, che chiedevano asilo politico all'Italia per quello che avevano subito nei paesi d'origine o nei paesi di transito sono state rielaborate in chiave narrativo - letteraria grazie ai racconti delle loto interviste: viaggi incredibili, incontri di umanit disparate, scoperta di sentimenti veri tra profughi che si incontrano, che hanno attraversato la palude Stigia del mondo, sono arrivate a un passo dalla morte e ora progettano un futuro. Giudicate se questa una donna (1) se possono ancora dirsi donne queste giovani che per mesi viaggiano da sole e non hanno contatti umani, se non con altri profughi. S, sono donne vittime di tortura che si danno alla fuga e non smettono di lottare per avere un approdo sicuro e certo. E quando trovano questo approdo possono ricominciare a vivere (. Ma se questo approdo non accoglie i profughi, se il Mare chiuso (2), i richiedenti asilo fuggiti da persecuzioni e guerre si vedono respinti dopo incredibili sacrifici senza essere identificati n avere accesso alla procedura di asilo: in bilico tra dramma e speranza, riprecipitano nel dramma a causa della violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Mai pi respingimenti: questo deve essere il nostro impegno in onore dei tanti che hanno perso la vita e dei tanti ai quali abbiamo sottratto la speranza, un'accoglienza rispettosa della storia e dei diritti di ciascuno cos ha detto il ministro per la Cooperazione internazione e l'Integrazione Andrea Riccardi, intervenendo alla manifestazione per la giornata mondiale del rifugiato. (1) LUCA ATTANASIO, Se questa una donna, Delphinium, Ibiskos Editrice Risolo, 2012 (2) Film documentario sui respingimenti realizzato da Andrea Segre e Stefano Liberti, prodotto da ZaLab con il sostegno di Open Society Foundations e con il patrocinio dellAlto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e Amnesty International Sezione Italiana.

NOTE A MARGINE DI UN INCONTRO ALLURBAN CENTER Francesco Borella


Giusto cinquantanni fa, tra il 62 e il 63, mentre nello studio De Carlo lavoravo al progetto del Collegio Universitario di Urbino, il nostro capo (larchitetto De Carlo appunto) ogni settimana passava un pomeriggio al PIM (Centro Studi per la Programmazione Intercomunale dellarea Metropolitana), dove lavorava al disegno della Grande Milano, elaborando con Tintori e Tutino la nota proposta della turbina, che si contrapponeva allaltra proposta, della citt lineare, di Bacigalupo e altri. Tutto questo mi tornato in mente, qualche giorno fa, durante un dibattito sul disegno della citt, allUrban Center di Milano, non tanto ovviamente per il discorso della turbina o della citt lineare, quanto piuttosto per ricordare il vero fatto straordinario: cinquantanni fa Milano aveva posto il tema del progetto metropolitano, della citt regione, della grande scala al centro della propria progettazione urbanistica e aveva saputo chiamare e mobilitare su questo tema le migliori energie della citt (da quanti anni capita di

n. 26 IV 11 luglio 2012

www.arcipelagomilano.org dover rimpiangere la sensibilit sovracomunale della generazione di amministratori degli Hazon e dei Bassetti, ripresa si spera dalla giunta Pisapia). Era importante per tutto il paese, in quegli anni, lesperienza milanese: nel dicembre 63 Ernesto Rogers poneva il piano intercomunale al centro del numero 282 di Casabella, che apriva egli stesso con un fondo sulla Necessit dellimmagine (per lappunto), seguito dalle testimonianze dirette di Tintori e De Carlo. E qualche anno dopo, nel 67, al piano intercomunale milanese (e a quello torinese, e alla legge-ponte, appena varata) dedicava il numero speciale 50/51 la rivista Urbanistica di Giovanni Astengo, con una lunga presentazione degli studi e delle proposte del PIM a firma di Marco Romano (intervenuto anche, con mutato approccio, mi pare, al convegno di cui stiamo parlando). Io stesso (per quel che pu significare una testimonianza personale) nel 67, lasciato lo studio De Carlo e lesperienza diretta dellarchitettura, entravo al PIM per dedicarmi allurbanistica e alla ricerca territoriale alla scala sovracomunale. impossibile ovviamente tentare in questa sede un bilancio dellesperienza PIM (che del resto il PIM stesso ha proposto, in occasione della recente celebrazione dei suoi cinquantanni di attivit, senza naturalmente che la notizia abbia avuto la prima pagina): bilancio che pu essere sintetizzato, e comunque non pu prescindere, dal dato di fatto, dalla doppia immagine delle foto satellitari, di allora e di oggi. Pi modestamente, posso invece dare in rapida sintesi una mia personale lettura della mia esperienza PIM. Anzitutto gli anni difficili della pianificazione locale, dedicati allesame e al disperato tentativo di rendere coerenti i PRG e PdF dei vari comuni); e poi un lungo periodo passato allelaborazione del sistema del verde sovracomunale e allapprofondimento delle necessarie proiezioni e interrelazioni con il sistema del verde regionale, a monte, e con il sistema del verde comunale milanese, a valle; e, soprattutto, allapprofondimento dellidea del Parco Sud Milano, chiamato parco per amore di semplificazione ma in realt concepito fin dallinizio come scelta urbanistica di fondo per larea metropolitana, scelta di un modello di sviluppo, per il sud milanese agricolo, radicalmente alternativo rispetto a quello dei settori nord. Infine una terza fase pi attuativa, in cui ho potuto calarmi nelle realt locali, per disegnare, realizzare e gestire il verde che nella fase precedente avevo pensato alla grande scala: prima alle Groane e poi, per molti anni, al Parco Nord, occasione straordinaria questultima di un parco di scala metropolitana progettato dallarea nuda, anzi dallarea marginale, interstiziale e degradata di periferia metropolitana, e poi realizzato e gestito fino al parco frequentato, vissuto e affermato che oggi, diventato un tassello importante e qualificante dellintero settore nord metropolitano. Unidea di citt metropolitana che si cala in un progetto di Parco, in un disegno alla scala urbana, che diventa boschi e radure e acque e filari di bagolari (o di pioppi, o platani, o tigli), ma anche sistema vasto e articolato di percorsi ciclopedonali, unico nellarea metropolitana, capace di connettere Milano a Sesto, a Bresso, a Cinisello, e Affori a Bruzzano o a Niguarda, scavalcando la viabilit che interseca il Parco con passerelle ampie, semplici, pulite, forse meno fotografate di quelle di Calatrava, ma altrettanto funzionali e molto, molto meno costose. Non so in che misura Groane, Parco Nord, Valle Lambro o Parco Sud (al quale non ho pi avuto occasione di lavorare, dopo la fase PIM di ideazione degli anni 70), possano essere considerati targati PIM (ma potrei aggiungere almeno il passante ferroviario, pensato anchesso in sede PIM, da Zambrini e altri amici, con riferimento allesperienza di Monaco di Baviera, dove per il passante era stato completato in quattro anni: altri tempi, altre storie). So tuttavia per certo che senza Groane, senza Parco Nord o senza Parco Sud, Milano sarebbe oggi impensabile, o almeno diversa, ancor pi destrutturata, ancor pi fatta di un centro contrapposto ad anonime periferie. Per mettere in positivo questo discorso e riportarlo alloggi (e anche ai dialoghi su Milano: qualit urbana e citt contemporanea, il titolo che inquadra il ciclo dincontri allUrban Center) riprenderei n pi n meno le proposte che avevo fatto al neosindaco Pisapia circa un anno fa da queste colonne di ArcipelagoMilano. Completare e rendere strutturale per Milano il sistema dei parchi di cintura, imperniato a settentrione su Parco Nord, Balossa, Grugnotorto; a est sul sistema Lambro, da promuovere a grande corridoio ecologico, interconnesso con i sistemi verdi esterni di Valle Lambro, Villoresi, Martesana e, nella direzione meridionale, di Parco Sud; a ovest, potenziamento del grande polo formato da Boscoincitt, Trenno e Parco delle Cave, nella direzione delle aree verdi urbane previste dal PGT ma soprattutto verso lesterno, verso le aree agricole del Parco Sud, verso Rho e Settimo, verso il parco dei fontanili. Per il settore sud, il compito pi arduo e urgente, dare attuazione al sistema dei parchi di cintura del Parco Sud, alle teste di ponte urbane del Parco Sud, come io sono solito definirle, intese come poli di riconoscibilit e identit del Parco Sud per larea milanese, come terminali urbani del sistema dei percorsi ciclopedonali del parco agricolo, come aree verdi di interfaccia tra la citt e il parco agricolo, tra il sistema del verde urbano milanese e il sistema del parco agricolo. E poi valorizzare il sistema delle reti ecologiche, per chiamare anche i segni fragili, le componenti minori della maglia strutturale biotica allinterno dellarea urbana e metropolitana, a recuperare un proprio ruolo (penso a quanto sarebbe importante favorire il recupero e la valorizzazione del reticolo idrografico superficiale storico, anzich buttare quattrini in una nuova e insensata via dacqua per lExpo 2015). E infine lavorare alacremente sul sistema della mobilit dolce, cercando di recuperare il troppo tempo perduto, in primo luogo cercando di connettere a rete quel che gi esiste nei comuni esterni, anche di prima fascia (vedi ancora Parco Nord). Pi che cercare di completare o perfezionare il quadro, che naturalmente risulta solo accennato (se a qualcuno dovesse interessare, potrebbe facilmente recuperare la nota dellanno scorso) minteressa aggiungere unultima osservazione. Cominciare a ragionare sul verde come componente strutturale della citt, e non come cosmesi o semplice decoro urbano, necessario anche oggi, anche in tempi di vacche magre. Siamo gi troppo in ritardo, Milano gi troppo in ritardo e, anche se non lo sa o non lo vuol sapere, ne paga quotidianamente i costi.

n. 26 IV 11 luglio 2012

www.arcipelagomilano.org

PREZZI DEI TRASPORTI E BILANCIO COMUNALE Marco Ponti


Le infrastrutture di trasporto (reti ferroviarie, aeroporti e autostrade) sono monopoli naturali, mentre i servizi non esposti a concorrenza (trasporti pubblici locali) sono monopoli legali. La nuova Autorit, costituita dal governo Monti ma non ancora operativa rimasta in gestazione per pi di un decennio, data lopposizione politica bipartisan. Le autorit indipendenti infatti, se ben funzionanti, nascono per difendere gli utenti da extraprofitti e/o inefficienze, per cui tolgono formidabili strumenti agli amministratori e ai politici la possibilit di gestioni clientelari. Ma ovviamente altrettanto vivace stata lopposizione delle imprese da regolare, che hanno un forte potere in tutte le sedi amministrative, dal parlamento allultimo comune, grazie al voto di scambio, quando non grazie alla corruzione (lItalia, si ricorda per inciso, un paese corrottissimo). Le imprese private non vogliono certo rinunciare alle loro rendite, e quelle pubbliche vivono molto pi felici se nessuno le obbliga a essere efficienti. Immaginiamo ora (sognare legittimo) che la nuova agenzia sia efficace e rapida nel difendere gli utenti, e, per le imprese sussidiate, anche i contribuenti, che altrimenti vengono tosati ingiustamente per ripianare inefficienze a volte spettacolari. Cosa far questa Agenzia per adempiere al suo mandato? Non impedir certo alle imprese regolate di fare profitti. La normale retribuzione del fattore capitale (al pari di quella del fattore lavoro), uno dei vincoli di qualsiasi sana gestione dimpresa. Anzi, le incentiver a fare profitti anche al di sopra di quelli normali, ma solo se se lo meriteranno grazie a sforzi o innovazioni particolari, come avviene nei mercati concorrenziali. Inoltre tali extra-profitti, se ci saranno, potranno solo essere temporanei, poi dovranno essere passati agli utenti come abbattimento delle tariffe o innalzamento della qualit (anche questo simula leffetto della concorrenza, che rende temporanei gli extra-profitti dellinnovazione tecnica o gestionale). Per le imprese pubbliche inefficienti e sussidiate il meccanismo analogo: imporr condizioni che le costringano a diventare efficienti, cio a non sprecare preziosi soldi pubblici (non possiamo entrare qui in dettagli tecnici, che sono un po complicati). Vediamo adesso, in questa fantasia, cosa succederebbe alle societ pubbliche milanesi che sono in questo periodo nellocchio della cronaca: ATM e SEA per la quota dei loro profitti (5 milioni ciascuna) che il Comune intende prelevare per fare quadrare il bilancio, la vendita della maggioranza di SEA stessa, e lo scambio di quote tra il Comune, che cede la sua partecipazione a Serravalle in cambio delle quote SEA in mano alla Provincia di Milano. Innanzitutto apparirebbe insensato il concetto stesso di profitto di ATM: un societ sussidiata (eccome!) dalla mano pubblica fa profitti in funzione dei sussidi che riceve. Sarebbe ovvio dunque ridurre tali sussidi di un importo corrispondente, senza questa imbarazzante partita di giro, che serve solo a far credere che ATM sia realmente in attivo (e moltissimi milanesi lo credono davvero, si badi). Ma soprattutto ATM sarebbe costretta ad affrontare una gara seria, non quella fatta dalla giunta Moratti, in cui vi era un solo giudice, il Comune, e un solo concorrente, ATM, posseduto dal giudice (indovinate chi ha vinto la gara?). I profitti di SEA non sembrano generati da qualche suo merito particolare che li giustifichi, ma soprattutto la valutazione di SEA si ridurrebbe drasticamente (il valore di una societ sul mercato funzione dei profitti attesi, e una seria e indipendente regolazione ridurrebbe probabilmente quelli di SEA in modo sensibile, a tutto beneficio dei milanesi che viaggiano). Lo stesso vale ovviamente per la Serravalle, che, come tutte le autostrade, non stata mai oggetto di una regolazione tesa davvero a difendere gli utenti. Per concludere, in questa visione ipotetica, lAutorit impedirebbe agli enti locali di sfruttare i monopoli che controllano, a danno dei cittadini (utenti e/o contribuenti) e in favore dei propri bilanci pi o meno sinistrati. O meglio gli enti locali potrebbero legittimamente continuare a farlo, ma solo dopo un dibattito democratico che raccolga il consenso dei viaggiatori (o dei contribuenti), affinch accettino di pagare pi di quanto sarebbe corretto, o da loro dovuto, per dei fini espliciti e quantificati di interesse pubblico che loro condividano. Anche questo sarebbe un modo innovativo di concepire la democrazia economica. Ma certo, qui si parla solo di sogni.

LA CRISI: VESTIRE I PANNI DEI TEDESCHI Mario De Gaspari


In un recente articolo su ArcipelagoMilano sostenevo che si dovrebbe guardare con maggior indulgenza alla politica praticata dalla Germania verso lEuropa. In assenza di una vera banca di riferimento per la moneta unica, la dialettica tra stati forti e stati deboli, o se si vuole, tra i paesi del rigore e gli altri, ha almeno in parte fatto in modo che le grandi istituzioni finanziarie compissero scelte razionali da prestatore di ultima istanza. N troppo presto n troppo tardi, n troppo n troppo poco. Il fatto che la situazione si stia sempre pi aggravando e che n il debito sovrano, n le banche europee riescano a risollevarsi e a tenere a debita distanza la speculazione, non mi pare un motivo sufficiente per demonizzare la Germania. Per due ragioni: la prima riguarda la natura effettiva dei problemi e le soluzioni praticate e praticabili, la seconda riguarda la possibile crescita di una forma di revanscismo paneuropeo antitedesco che forse la cosa peggiore che in questo momento ci si possa augurare. Tutto il ceto politico europeo e il mondo accademico praticamente di tutto il mondo critica la Merkel e si affanna a cercare di convincere lei, il governo e le autorit monetarie tedesche che cos non va bene e che alla fine anche i tedeschi pagheranno un conto salato. Come dunque possibile tanta impunita testardaggine? vero che la storia ci fornisce esempi straordinari di cocciuta perseveranza nellerrore da parte di governi, ma forse stavolta occorre uno sforzo supplementare per mettersi nei loro panni. I tede-

n. 26 IV 11 luglio 2012

10

www.arcipelagomilano.org schi cerchino di capire gli altri, ma gli altri, cio noi, cerchino, cerchiamo di capire un po i tedeschi, perch vitale trovare una via duscita. Per cominciare guardiamo in casa nostra. Facciamo i compiti a casa, ma facciamoli bene! In unintervista del 13 giugno su La Stampa, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schuble, incaricato della laudatio in onore di Monti insignito del Responsible Leadership Award, dice alcune cose di un certo interesse che non sono state riprese da nessuno. A una domanda su eurobond e projectbond, il ministro risponde: Eurobond e projectbond non hanno nulla a che fare gli uni con gli altri. Nel caso dei projectbond si tratta di muovere soldi privati attraverso risorse pubbliche e avviare dei progetti sensati. Per non abbiamo una carenza di risorse finanziarie per i progetti infrastrutturali, bens una carenza di progetti che incentivino una crescita sostenibile. Nei fondi europei ci sono risorse non usate. Prima di affrontare nuove discussioni, con cui sappiamo che non si risolveranno problemi, dovremmo preoccuparci di usare in modo rapido e sensato le risorse finanziarie che in Europa abbiamo gi. Gi questa mi pare una buona osservazione, che potrebbe essere condivisa da sindacati, ambientalisti e anche da economisti non conformisti. Ora, o Schuble non sa quel che dice, parla di risorse che non esistono e non conosce i progetti greci, spagnoli, portoghesi, italiani che incentivano una crescita sostenibile, oppure difficile non dargli ragione. Lintervistatore lo incalza, chiedendogli Cosa significa in concreto un progetto di investimento sensato, e il ministro tedesco risponde: Ad esempio non credo che possiamo spingere la crescita in Spagna o in Portogallo con nuove autostrade. Sarebbe ad esempio meglio investire nella formazione per combattere la disoccupazione giovanile. Ci creerebbe posti di lavoro e crescita. Non dar allItalia dei consigli attraverso i media. Monti sa meglio di molti altri quali riforme strutturali sia possibile attuare in Italia. Non sarebbe stato carino, nelloccasione aggiungere lItalia a Spagna e Portogallo, ma forse non sarebbe stato fuori luogo: i project bond allitaliana, ad esempio, previsti nel decreto sviluppo del ministro Passera, che progetti andranno a finanziare se non ancora e sempre autostrade e infrastrutture? Si parla ancora delledilizia volano dello sviluppo. E ce un altro piano citt, e unaltra cabina di regia E la Lombardia, la locomotiva dello sviluppo? Anche la locomotiva viaggia in autostrada e paga pedaggio: 370 chilometri per 11,5 miliardi di investimenti. Concessioni a 50 anni, nuova finanza (seppur di progetto), nuove ipoteche sul futuro e ulteriori esposizioni per le banche. Ma questi project bond, pi che motorizzare lo sviluppo, servono a proteggere le attivit bancarie nel settore delle infrastrutture, in barba alla civile raccomandazione di Minsky che per raggiungere risultati migliori necessario riformare la nostra economia in modo che venga ridotta linstabilit dovuta a una struttura finanziaria pesantemente gravata dal debito. Schuble mi pare che volesse dire: Se i progetti sono sensati, se incentivano la crescita sostenibile, se si tratta di promuovere loccupazione giovanile, le risorse ci sono. E se non bastano se ne possono aggiungere altre. Se volete continuare con le autostrade, coi piani faraonici *** Peggior complimento non poteva esserci. Non so se per via di Feltri o per via di Biraghi (certamente il giornalista pi letto a Palazzo Marino e dintorni), ma il tagliando che Pisapia ha deciso di fare alla giunta pi una necessit che una scelta. *** La Benelli si occuper oltre che di cimiteri anche di semplificazione surrogando lassessore delegato alla semplificazione e cio la Benelli. Semplice no? *** CGIL, Confindustria, Maroni, Diliberto, Di Pietro ed Errani e nel nostro piccolo Salvini, Civati e Boeri uniti nella lotta. ho visto cose che voi umani per le citt, con la speculazione assistita dal sistema bancario e via dicendo, fatevi pure i vostri project bond nazionali e non venite a seccarci. davvero impopolare oggi sostenere le posizioni della Germania. impopolare e credo anche non sia giusto. Probabilmente fuori luogo il suo terrore per linflazione, anche se non appropriata nemmeno la noncuranza con cui da pi parti viene quasi invocata. Penso che i tedeschi stiano sbagliando davvero e che si siano messi in una prospettiva non coerente con la storia e il progetto europeo, come ha recentemente sostenuto Helmut Schmidt in un bellintervento su Il Sole 24 Ore. Per mi pare che ci sia qualcuno in Europa che li sta aiutando nei loro errori. Anche la recentissima polemica tra lUnione Europea e lABI sui rimborsi dei mutui per la casa indica una nostra perseveranza nellerrore. Uno studio della Commissione Ue sulla situazione occupazionale e sociale in Europa rileva che il numero di famiglie italiane che non riesce a pagare il muto sulla casa aumentato a un livello allarmante di una su quattro nei primi 3 mesi 2011. LAbi non si limita a contestare i numeri, ma ripete il vecchio ritornello con un tono che grida vendetta: Le famiglie italiane sono finanziariamente solide e sostengono il peso dei mutui senza particolari problemi. Capito? Senza particolari problemi, perch il rapporto tra la rata e il reddito della famiglia sempre stato fortemente equilibrato. Un sistema bancario davvero in sintonia col paese reale. Ma questo richiede una riflessione a parte e ci torneremo sopra prossimamente.

Lamministrazione comunale non ha compiti politici, deve fare funzionare i servizi. E questo Pisapia lo sa fare. Ovvio, potrebbe impegnarsi di pi e ottenere risultati maggiormente apprezzabili. Ma sappiamo accontentarci. Daltronde ci siamo accontentati anche di Letizia Moratti. Qualche volta il nuovo (si fa per dire) sindaco ha dato limpressione di sbandare. Alla fine, per, si sempre ripreso e ha dimostrato di avere pi equilibrio di quanto gliene accreditassimo. Se va avanti cos non passer alla storia, ma nemmeno alla barzelletta. Vittorio Feltri

*** Che fine ha fatto la riforma della legge elettorale regionale? non erano tutti daccordo per abolire il listino del presidente? *** Sentito in Valmalenco. con il premio di maggioranza di coalizione e le preferenze il Pd sciolto *** Lissner ha dichiarato che fino ad oggi era riuscito a tenere la politica fuori dal teatro. aveva un milione di ragioni per farlo. *** Il registro delle coppie di fatto deve passare per lapprovazione nei Consigli di Zona. Questa non una battuta purtroppo.

n. 26 IV 11 luglio 2012

11

www.arcipelagomilano.org

Scrive Cristina Rovati a Elisabetta Strada e Anna Scavuzzo


Brave!!!!

Replica Ilaria Li Vigni a Gianluca Bozzia


perch mi piace far apprendere la mia materia ai giovani", punto e basta. Non sono d'accordo sulle ore di lavoro che il signor Bozzia indica orientativamente quale media settimanale di un insegnante (poi bisognerebbe distinguere tra scuola primaria e secondaria) e neppure sulle lunghissime ferie. Se ci rechiamo in questi giorni di luglio inoltrato in una qualsiasi scuola pubblica, credo troveremmo gran parte degli insegnanti al loro posto, impegnati in attivit di programma del prossimo anno, adempimenti burocratici, etc... Anche da questo punto di vista molte cose stanno cambiando. Superiamo i facili luoghi comuni e gli schematismi di genere: ne va della salute e del valore della nostra scuola, base e partenza per la civilt di una nazione.

Concordo sullo stereotipo di genere che si creato nel mondo della scuola, dove gli insegnanti - soprattutto di scuole elementari e medie sono prevalentemente donne che hanno avuto modo di meglio conciliare lavoro e famiglia. Ma i tempi stanno cambiando. Ritengo che ci penser la storia di questi anni e l'apertura mentale dei nostri giovani a superare questa "riserva di genere", arrivando alla conclusione che "faccio l'insegnante

MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Don Pasquale


Pochi, fra coloro che hanno assistito alle prime repliche del Don Pasquale di Donizetti in scena in questi giorni alla Scala, si sono resi conto dello spettacolo straordinario che veniva loro offerto, perch sia le locandine che il programma di sala forse molto opportunamente - non lo hanno messo in grande evidenza. In buca non cera lorchestra della Scala, il coro non era quello della Scala, direttore e cantanti non sono stati scelti e ingaggiati sul mercato, come si dice, ma tutto lo spettacolo stato pensato e costruito altrove, da una magnifica istituzione milanese molto meno nota di quanto meriterebbe: la Accademia Arti e Mestieri dello Spettacolo del Teatro alla Scala, una Fondazione che per scopo si propone di promuovere, favorire e incrementare listruzione, la formazione, laggiornamento e lorientamento di coloro che intendono dedicarsi o gi si dedicano ad attivit connesse con la cultura, larte musicale e lo spettacolo, in particolare la formazione dei quadri artistici, tecnici e manageriali. LAccademia - sede in via Santa Marta, scuola di Ballo in via Campo Lodigiano e laboratori allAnsaldo di via Borgognone - ha una propria governance, totalmente autonoma rispetto a quella del Teatro alla Scala, e ha preparato in sostanziale autonomia questo Don Pasquale che il Teatro ha ospitato, come fa mediamente una volta lanno, per promuovere la crescita e la professionalit di allievi, diplomati e docenti. Ha una propria orchestra, un proprio coro e un proprio corpo di ballo che si esibiscono in tutto il mondo grazie ad accordi con le maggiori istituzioni musicali internazionali, e promuove lattivit professionale degli ex allievi facendoli cantare, ballare, suonare e lavorare in tutti i loro ruoli sui palcoscenici pi importanti. E a proposito vale la pena ricordare, come esempio di queste capacit professionali, quella giovanissima studentessa georgiana dellAccademia, Anita Rachvelishvili, cui Barenboim - avendola ascoltata un giorno quasi per caso - offr nientedimeno che la parte di Carmen per la serata di inaugurazione della stagione 2009 2010, e lo strepitoso successo che la premi. Poche scuole al mondo hanno la complessit di questa Accademia che prepara non solo artisti ma anche tecnici, costumisti, truccatori, falegnami, elettricisti, direttori di palcoscenico, fino ai manager dello spettacolo. E pochi sono i grandi Teatri che accolgono spettacoli creati dalle o nelle scuole e li presentano al proprio pubblico inserendoli in cartellone insieme alle opere di propria produzione. Crediamo che sia una rarit molto milanese di cui possiamo andare fieri (anche se, in questo specifico caso, siamo quasi fuori stagione e il pubblico, molto poco esigente, non era quello tradizionale ma per lo pi composto da turisti stranieri). Il Don Pasquale di cui parliamo una ripresa dello spettacolo che inaugur la stagione del Maggio Musicale di Firenze nel settembre del 2001, pochi giorni dopo lo shock del crollo delle Torri gemelle di New York; la geniale regia di Jonathan Miller, settantottenne neuropsichiatra e uomo di teatro inglese che vive a Chiswick, ambienta lopera fra il sei e il settecento (a dire il vero Donizetti lha pensata nella Roma papalina dellottocento) in una sorta di casa di bambola di vago sapore fiammingo, tre piani nascosti da una facciata che si apre e si chiude proprio come in una casa-giocattolo, sicch coristi e cantanti sono costretti a muoversi in pochi metri quadrati e in una situazione acusticamente di certo non ottimale. Tuttavia il risultato delizioso e - a dispetto della data di nascita (lopera stata scritta in una sola settimana alla fine del 1842) e grazie anche ai bellissimi costumi di Isabella Bywater, anchessa londinese - la favoletta del vecchio e avaro possidente, della sua pretesa di sposare una giovinetta e della colossale burla che gli preparano, sembra andarsi a collocare fra le opere di Molire e di Goldoni.

n. 26 IV 11 luglio 2012

12

www.arcipelagomilano.org In una recensione del 1965 Eugenio Montale dice del Don Pasquale che ha tutti i caratteri convenzionali dellopera buffa ma sa incrinare di pianto anche la pi gaia risata e pi avanti che esistono due modi di eseguire questopera: quello che tende alle tinte del pastello e quello che accentua i toni della commedia musicale di tipo mozartiano, lessenziale di non contaminare i due diversi modi. Il direttore dorchestra - Enrique Mazzola, un italo-spagnolo molto rispettoso del testo musicale - ha scelto decisamente il secondo, senza contaminazioni, e lo fatto percepire molto bene soprattutto in quella chicca che il magnifico coro dei servi. Interessante la figura di questo direttore dorchestra che, assecondando le intenzioni della scenografa e del regista, ha letto lopera come direttamente discendente da Mozart, passando attraverso Rossini ma - come scrive Massimo Mila nella sua Breve storia della musica ignorando totalmente von Gluck, restituendoci con la lievit e con il garbo della sua interpretazione momenti di altissima poesia e di leggiadro incantamento. Molto bene sia il coro che lorchestra (che brava quella tromba nel difficile e rischioso assolo della prima parte dellopera!), bravissimi anche il basso parmigiano Michele Pertusi e il baritono italo-cileno Christian Senn, meno sicura la soprano Pretty Yende una bella ragazza zulu che, partita dalla foresta sudafricana e dallapartheid, meritatamente atterrata sulle scene dei grandi teatri europei, ma deve ancora affinare la voce e troppo insicuro il tenore georgiano Shalva Mukeria (ma dove diavolo mai son finite le belle voci da tenore?). In conclusione uno spettacolo da vedere, ricordando che le ultime repliche saranno gioved 12, venerd 13 e sabato 14.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org I funerali dellanarchico Pinelli tornano a Milano
A quaranta anni dalla sua realizzazione Palazzo Reale espone unopera simbolo degli anni 70, I funerali dellanarchico Pinelli, 1972, di Enrico Baj. La cornice delle pi importanti, la sala delle Cariatidi, che con i segni ancora evidenti delle ferite di guerra ben si adatta a sottolineare il dolore e la drammaticit della tragica morte di Giuseppe Pinelli. Unopera dalle dimensioni colossali, 3 metri di altezza e 12 di lunghezza, con 18 figure ritagliate nel legno e coperte di altri materiali, secondo la tecnica del collage. Ma se il soggetto drammatico, travagliato anche il destino di questopera. Il lavoro doveva infatti essere presentato in mostra proprio a Palazzo Reale, nella stessa sala delle Cariatidi, il 17 maggio 1972. La sala era gi allestita, il catalogo pronto, i manifesti gi appesi per la citt, ma proprio la mattina dellinaugurazione della mostra venne ucciso a colpi di pistola il commissario Calabresi, che aveva diretto le indagini sulla strage di piazza Fontana. La mostra venne rinviata per motivi tecnici e lopera non fu pi presentata a Palazzo Reale. Da allora stata presentata in diverse citt tra cui Rotterdam, Stoccolma, Dsseldorf, Ginevra, Miami, Locarno e Roma. Unopera che ha un precedente diretto, che viene in mente non appena si mette piede allinterno della sala: Guernica di Picasso. Cos come quel drammatico dipinto fu esposto in una storica mostra del 1953 nella sala delle Cariatidi, cos lopera di Baj ha lo stesso amaro e spiazzante impatto. Mentre il Pinelli cade dalla finestra, tutto intorno a lui il caos. 11 anarchici assistono disperati alla scena, sulla sinistra, piangendo lacrime fatte di sassolini e bottoni. Poco pi in l, staccate dal pannello, ci sono le due figlie, Claudia e Silvia Pinelli: una tende le braccia verso il padre, laltra piange disperata. La moglie Licia invece collocata sulla destra, ed il personaggio pi guernichesco di tutti. La faccia stravolta dalle urla, il seno fuori, le braccia aperte in segno di disperazione, quasi a carponi, incapace di sostenersi. Accanto a lei avanzano minacciosi poliziotti e generali, trasformati in mostri grotteschi e deformi, con le medaglie militari ben in vista, i manganelli in mano e laria feroce. Tutto intorno al corpo che cade, centro fisico e concettuale dellopera, mani che brandiscono coltelli, manganelli e molotov e che sembrano spingere per accelerare la caduta. Toccanti anche i due interventi che introducono allopera, due brevi testi scritti da Dario Fo e Giorgio Marconi, che prese in custodia lopera dopo la cancellazione della mostra nel 1972. Giorgio Marconi, il figlio, che ha anche curato lallestimento della mostra, ha dichiarato di voler donare lopera alla citt. Un dono che non potr che essere gradito da Milano, vista la potenza di questopera, che riesce a descrivere un episodio cos triste della storia della citt, e che ha coinvolto con sdegno, rabbia ed emozione lintero Paese. Enrico Baj. I funerali dellanarchico Pinelli Palazzo Reale fino al 2 settembre 2012, luned 14.30 19.30, marted domenica 9.30 19.30, gioved e sabato 9.30 22.30, INGRESSO GRATUITO

Milano anni 70
Milano negli anni 70 stata un grande centro propulsore di arte, idee, movimenti politici e rivoluzioni. Addio anni 70 celebra proprio questo decennio con una grande retrospettiva a Palazzo Reale, curata da Francesco Bonami e Paola Nicolin. La mostra, a ingresso gratuito, resta nellambito delle mostre autoprodotte dal Comune, con il contributo di 24 Ore Cultura. Una mostra che conta pi di 230 opere, 28 stanze (tutto il piano nobile del Palazzo) e moltissimi documenti e testimonianze dellepoca. Il percorso non strutturato in modo cronologico o metodico, ma invece libero e fluente, per dar voce e spazio ai vai protagonisti del periodo e alle loro grida sovversive.Il visitatore non deve aspettarsi forti emozioni o sensazioni, piuttosto, in linea con il pensiero di quel decennio, lopera non ha fini prettamente estetici ma si presenta cos com, in tutta la sua materialit e fisicit, densa piuttosto di un significato profondo e concettuale.

n. 26 IV 11 luglio 2012

13

www.arcipelagomilano.org La scena artistica era dominata da gruppi come FLUXUS e Laboratorio di comunicazione militante, dal gruppo del Nouveau Realisme, con Rotella, Christo che impacchetta il monumento in piazza Duomo e Daniel Spoerri che imbandisce tavole posticce come quadri da parete. Cos come era successo per la grande mostra alla Rotonda della Besana, 1970, a cura di Pierre Restany e con allestimento di Gae Aulenti. Tanti i fotografi importanti italiani, come Carla Cerati, che coglie la vita mondana milanese, Gianni Berengo Gardin che descrive case di ringhiera, cortili e piazze, Cesare Colombo che testimonia i cortei del Movimento Studentesco, Maria Mulas che distorce i corpi e i volti dei protagonisti culturali di quegli anni durante linaugurazione di una mostra al PAC, e naturalmente Ugo Mulas che immortala piazza Duomo colma di gente ai funerali delle vittime di Piazza Fontana. Tanti anche i nomi illustri del mondo pi artistico, come Castellani, Gianni Colombo, Alik Cavaliere, Luciano Fabro, Pomodoro, Garutti, Melotti, Kaprow e Boetti. Caratteristiche del periodo furono anche le performance, come quella di John Cage al teatro Lirico, o quella di Lucinda Childs alla importante galleria di Salvatore Ala, tutte testimoniate da foto e video depoca. Il clima politico caldo di quegli anni sempre presente in sottofondo, testimoniato dai video delle proteste di piazza, dalle foto del commissario Calabresi durante il processo, cos come dalle prove di caduta (con manichino) del corpo dellanarchico Pinelli di Massimo Vitali. Insomma c un po di tutto, opere, libri, manifesti e racconti, esposti per la prima volta, che non mancheranno di sollevare interrogativi e riflessioni cos come accadde agli intellettuali e agli scrittori che attraversarono Milano in quegli anni, come Umberto Eco, Michel Foucault e Garcia Marquez. Una mostra esaustiva ma faticosa: tanti gli spazi, tante le sale e le opere, si rischia quasi un sovraffollamento mentale, causato anche dalla scelta un po infelice delle posizioni delle didascalie, spesso lontane dallopera e, nel caso delle fotografie, accorpate lontane dalle immagini di riferimento. Una bella iniziativa il progetto editoriale creato ad hoc. Per aiutare il visitatore nella complessit fisica e concettuale della mostra, stato stampato un giornale free press, una sorta di catalogo gratuito che accompagna lesposizione, realizzato da Mousse, e che unantologia di testi e immagini depoca, selezionati e ristampati per loccasione. Si tratta di documenti introvabili, provenienti da archivi, gallerie, fondazioni e biblioteche, che ne fanno uno strumento prezioso da conservare e utilizzare durante e dopo la visita. Apre e chiude il percorso una reading room, progettata grazie alla collaborazione di Artek e Domus e realizzata con tavoli e sedie di Enzo Mari, legate allesperienza dellAutoprogettazione che egli present per la prima volta alla Galleria Milano nel 1974. Nella sala sono visibili anche le interviste a critici e protagonisti del decennio realizzate appositamente per la mostra insieme alla documentazione editoriale depoca. Per restituire la complessit del periodo affiancheranno la mostra una serie di attivit e momenti di approfondimento tematico pubblici e gratuiti, ovvero un ciclo di lezioni sugli anni Settanta a cura di Doppiozero, a ingresso libero (ore 19.00). Il 28 giugno si parler di Sesso e moda con Luca Scarlini, il 5 luglio di Grafica e poesia visiva con Giovanni Anceschi, il 12 luglio di Letteratura con Marco Belpoliti e il 19 luglio di Cinema con Luca Mosso. ADDIO ANNI 70 ARTE A MILANO 1969 1980, Milano, Palazzo Reale, fino al 2 settembre, Ingresso gratuito Orari: luned: 14.30_ 19.30; marted, mercoled, venerd, domenica: 9.30-19.30; gioved e sabato: 9.30_ 22.30

Venezia e larte contemporanea


Che Venezia sia una citt unica e ricca di testimonianze storiche, questo si sa. Che abbia anche due super musei di arte contemporanea, forse, si sa un po meno. Limpressione, avendoli visitati una calda domenica di giugno, che le centinaia di turisti, soprattutto stranieri, che scorrazzavano per la citt, non fossero sufficientemente informati / interessati alle meraviglie di Palazzo Grassi e di Punta della Dogana. Pochissimi allinterno delle grandi sale i visitatori, che sia aggiravano un po spaesati davanti a lavori che possono risultare a volete un po ostici e misteriosi per i non addetti ai lavori. Sulla lingua di terra dietro alla chiesa di Santa Maria della Salute spunta lenorme museo di Punta della Dogana che, come ricorda il nome, occupa lo spazio dellex dogana veneziana, in un edifico completamente ristrutturato che mantiene per la struttura e un pizzico del fascino originario. Il museo, aperto nel 2009, progettato dallarchistar Tadao Ando e di propriet di Francois Pinault, ospita ogni anno una o due mostre di opere della collezione Pinault insieme ad altre appositamente site specific, legate a un tema. LElogio del dubbio largomento 20112012. Venti artisti e sessanta opere circa per indagare lidentit dellartista e la sua messa in discussione. La curatrice Caroline Bourgeois per lallestimento della mostra ha raccolto opere storiche e produzioni inedite che indagano la dimensione del turbamento artistico, il crollo delle certezze e il legame tra la dimensione intima e personale dellartista e quella propria dellopera. Ecco allora che aggirandosi per le immense sale del museo capita di trovarsi davanti il cavallo impagliato di Cattelan, lenorme Hanging Heart di Jeff Koons, che sembra leggero come una piuma, appeso con nastrini dorati ma del peso reale di oltre una tonnellata; linquietante ricostruzione di un bordello anni 50 di Edward Kienholz; gli omaggi duchampiani di Stuarevant e le installazioni site specific di Tatiana Trouv che riflettono sul dentro e sul fuori. Impressionanti gli spazi, impressionanti le dimensioni delle opere cos come forti a volte possono esserne i temi, dal grottesco al sesso di McCarthy, dal kitsch di Koons ai video paranoia di Bruce Nauman. Ma allorigine di Punta della Dogana e della Fondazione Pinault vi fu Palazzo Grassi. Edificio neoclassico con molti passaggi di propriet, arriva alla FIAT nel 1983, che lo rimette in sesto grazie al restauro di Gae Aulenti, e diventa un importante centro di mostre darte. La palla passa poi a Pinault, che acquisisce il palazzo nel 2005 e affida a Tadao Ando la sistemazione e ladeguamento degli spazi. Ne nasce cos uno spazio sobrio e neutrale, pur mantenendo le peculiarit del palazzo, adatto ad accogliere mostre darte contemporanea, spesso dedicate alle opere della collezione Pinault. in questo contesto che nasce la grande mostra intitolata Madame Fisscher, personale dellartista svizzero Urs Fischer, gi nome internazionale e presente anche allultima Biennale di Venezia con il suo Ratto delle Sabine e spettatore fatti di cera.

n. 26 IV 11 luglio 2012

14

www.arcipelagomilano.org Lesposizione inaugura un ciclo di carattere monografico che dar al pubblico l'opportunit di conoscere e approfondire il lavoro di artisti di rilievo internazionale presenti nella Fondazione. Pi di trenta le opere presenti che provengono, oltre che dalla Fondazione Pinault, anche dal prestito di importanti collezionisti. Questa scelta, operata dalla curatrice Caroline Bourgeois, conferma la fama e l'affermazione di un artista sempre pi rappresentativo del panorama artistico contemporaneo. Al centro dellatrio del palazzo campeggia l'opera da cui prende il titolo la mostra: Madame Fisscher (19992000). L'installazione, che riproduce in modo preciso il caotico atelier londinese di Fischer, funge da nucleo creativo e generativo di tutto il percorso espositivo. Scopo della mostra infatti coinvolgere il visitatore nella creazione della materia artistica. In questo senso i meccanismi in bella vista, come quelli del cagnolino elettrico Keep it Going is a Private Thing (2001), rendono il senso della creazione artistica mediante il movimento e la dinamicit, volutamente in contrasto con la staticit monumentale e la perfezione formale dellenorme Ballon Dog di Jeff Koons, talmente perfetto da sembrare pi finto del finto. In mostra le opere rispecchiano i temi chiave della poetica di Fischer, il lento e inesorabile scorrere del tempo, evidenziato da meccanismi, movimenti e fluttuazioni delle sue opere. La sua arte irriverente e citazionistica, chiama in causa Joseph Beuys, Bruce Nauman, larte pop e i surrealisti, ma anche il filone duchampiano, con la riappropriazione di oggetti comuni di cui riesce a darne un nuovo e simbolico significato, stravolgendoli rispetto a come eravamo abituati a conoscerli. Al piano nobile Fischer con Necrophonia, ricostruisce latelier dellartista, con modellini e bozzetti a cui aggiunge, perch no, una modella vera, in carne e ossa, che gira tra le sale o sta sdraiata su un vecchio divano, quasi pronta per farsi ritrarre. Una riflessione tra il corpo dipinto e il corpo reale, sul rapporto e il significato artistico del gesto dellartista. Una mostra irriverente e giocosa, sarcastica e ricca, che dialoga bene con le stanzeinstallazioni del resto del palazzo, firmate da artisti super star come Penone e Murakami. Venezia come simbolo non solo de passato ma anche della grande importanza dellarte contemporanea. Madame Fisscher - Palazzo Grassi, Campo San Samuele 3231 - Fino al 15 luglio 2012 - Orari: tutti i giorni 10.00 19.00. Chiuso il marted.

Bramantino: una mostra autoctona


Promossa e auto - prodotta dal Comune di Milano, quella di Bramantino potrebbe essere la prima di una serie di mostre rivoluzionarie, non tanto per la novit dei temi quanto per la modalit di produzione. A cura di Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco Tanzi, Bramantino a Milano unespo-sizione quasi monografica dei capolavori milanesi di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino (1480 - 1530), da Vasari, che gli diede questo soprannome in qualit della sua ripresa dei modi di Donato Bramante, pittore e architetto al servizio di Ludovico il Moro. Che cosha di speciale questa mostra, nel cortile della Rocchetta, Castello Sforzesco, fino a settembre? Innanzitutto la gratuit dellingresso, il fatto che sia munita di due mini guide gratuite, complete di descrizione e dettagli storico - critici sulle opere in esposizione, e infine, il fatto che una mostra a chilometro zero. Tutte le opere presentate al pubblico provengono infatti da musei e collezioni milanesi: lAmbrosiana, Brera, la pinacoteca del Castello e la raccolta di stampe Bertarelli. Questa la grande novit. In un momento di crisi, in cui spesso le mostre sono di poca sostanza e si soliti attirare il pubblico con nomi di grandi artisti, senza presentarne per i capolavori, ecco che si preferito rinunciare ai prestiti esteri, impossibili per mancanza di fondi, e si voluto puntare e valorizzare solo pezzi cittadini di qualit. Compito facile visto che Milano conserva il nucleo pi cospicuo esistente al mondo di opere del Bramantino: dipinti su tavola e tela, arazzi, disegni, affreschi e lunica architettura da lui realizzata, la Cappella Trivulzio nella chiesa di San Nazaro in Brolo. Lesposizione si articola nelle due grandi Sale del Castello Sforzesco che ospitano gi importanti lavori dellartista. Nella Sala del Tesoro dove domina lArgo, il grande affresco realizzato intorno al 1490 e destinato a vegliare sul tesoro sforzesco, sono esposte una trentina di opere, dipinti e disegni, che permettono di capire lo svolgersi della carriere dellartista bergamasco: dalla Stampa Prevedari, un'incisione in rame che il milanese Bernardo Prevedari realizz su disegno di Bramante e che influenz per spazi e monumentalit lopera di Bramantino, allAdorazione del Bambino della Pinacoteca Ambrosiana, alla Madonna e Bambino tra i santi Ambrogio e Michele Arcangelo, con i due straordinari scorci dei corpi a terra. La soprastante Sala della Balla, che accoglie gli arazzi della collezione Trivulzio, acquisiti dal Comune nel 1935, presenta un allestimento completamente nuovo, che dispone i dodici grandi arazzi, dedicati ai mesi e creati per Gian Giacomo Trivulzio, in modo che si leghino tra loro nella sequenza dei gesti e delle stagioni. Un filmato documenta ci che non stato possibile trasportare in mostra: dalla Cappella Trivulzio alle Muse del Castello di Voghera, di cui Bramantino fu responsabile dei dipinti. Una mostra davvero a costo zero, come dichiara lo stesso Agosti. Gratis l'allestimento di Michele De Lucchi, Francesco Dondina ha realizzato gratuitamente l'immagine e il fotografo Mauro Magliani ha lavorato con fondi universitari. La promozione curata gratuitamente; il Fai e gli Amici di Brera hanno dato una mano per gli incontri e la struttura del Comune si rimessa ad agire in proprio in maniera eccellente. Una mostra tutto sommato facile, si gioca in casa, ma che proprio per questo ha un merito in pi: promuovere quello che sotto i nostri occhi tutti i giorni, valorizzarlo e dargli nuovo lustro. Bramantino a Milano - Castello Sforzesco, Cortile della Rocchetta, Sala del Tesoro - Sala della Balla fino al 25 settembre orari: da marted a domenica dalle ore 9.00 alle 17.30. La Sala della Balla, al fine di consentire lo svolgimento di iniziative in programma, il 26 maggio e il 9 giugno chiuder alle ore 14.00, il 15 giugno rester chiusa tutto il giorno, mentre il 14 settembre chiuder alle ore 15.00.

LIBRI questa rubrica a cura di Paolo Bonaccorsi

n. 26 IV 11 luglio 2012

15

www.arcipelagomilano.org

rubriche@arcipelagomilano.org Italia, cresci o esci! Meritocrazia e regole per dare un futuro ai giovani
Roger Abravanel e Luca D'Agnese Garzanti, maggio 2012, pp.165, euro 9,90
Non un ricettario, come tanti, per uscire dalla crisi in cui si dibatte il nostro Paese, e, in misura diversa, buona parte del mondo conosciuto. Il nome e il prestigio degli Autori, costituiscono, gi di per s soli, una garanzia e uno stimolo a intraprendere e meditare la lettura della loro opera. Centosessantacinque pagine che scivolano via veloci ma che impongono una serie di sussulti, riflessioni, confronti e giudizi. Si comincia con una cronaca impietosa del quinquennio trascorso, cadenzato con i pi comuni idola fori, che hanno offuscato la nostra gi flebile capacit di giudizio. 1) 2007 - 2008: la finanza anglosassone dei lupi cattivi; 2) 2008 - 2009: se la nostra economia cos solida, perch siamo piombati nella peggiore recessione del dopoguerra e non sappiamo come uscirne? 3) 2010: dopo tanti salvataggi di stato, chi salver gli Stati? 4) 2011: la politica ha fatto bancarotta. Dal Congresso USA alle contorsioni dell'euro Dalla scansione dei periodi, gli Autori passano alla mitografia, che trabocca dalle pagine dei giornali e dai dibattiti televisivi. Il primo mito riguarda l'origine dei problemi dell'Italia. Per molti la colpa sarebbe della crisi internazionale, della globalizzazione, della finanza cattiva, che vengono accusate pur di non vedere i mali di casa nostra. Le schiere di sostenitori di questa posizione fingono di non capire che la nostra crisi non affatto causata dalla crisi globale del debito, ma dalla incapacit di crescere, di svilupparsi e di adeguarsi della nostra economia, in una situazione di stallo che dura dai primi anni '90. Con la conseguenza che il resto del mondo ha scoperto oggi che l'impoverimento progressivo degli italiani rischia di diventare un problema anche per loro. Il secondo falso mito che l'Italia possa recuperare il proprio benessere e superare i problemi attuali riportando indietro le lancette dell'orologio e riscoprendo le radici dello sviluppo nei decenni passati. Ecco tornare le lodi al piccolo e bello, alla forza del territorio, alla solidariet famigliare e aziendale, come rete di protezione in sostituzione di quella, malconcia, creata dallo Stato. Un altro falso mito afferma che per crescere dobbiamo copiare il modello tedesco. Illusione pericolosa perch oramai le fabbriche costituiscono solo una piccola parte di una moderna economia e i veri piani su cui competere sono altri che attengono, come evidenziano gli Autori, allo sviluppo complessivo della societ. Non meno pericoloso il tanto invocato rilancio del made in Italy, che per ha fatto il suo tempo e deve oggi essere sostituito dal created in Italy concepito in Italia. Un ultimo mito, forse il pi pericoloso, afferma che la concorrenza, il rispetto delle regole e del merito sono valori anglosassoni estranei al DNA degli italiani. Si giustifica cos, anche nemmeno tanto indirettamente, l'evasione fiscale, il lavoro nero, i privilegi di piccole e grandi corporazioni, il familismo amorale, le raccomandazioni brulicanti. In realt il DNA degli italiani va benissimo. Funziona quando facciamo carriera nelle grandi multinazionali. Quando ci affacciamo con le nostre imprese sui mercati internazionali e vinciamo la sfida della concorrenza. Quando occupiamo posizioni di vertice nelle principali istituzioni di ricerca in Europa e in America. Per uscire dalla stretta dell'autoillusione menzognera, il nostro Paese ha bisogno di articolare una visione a lungo temine sulla crescita e sullo sviluppo. Cosa che oggi manca. necessario ripristinare un racconto del Paese che vogliamo creare nei prossimi anni. Ed per questo che il libro di Abravanel e D'Agnese diretto ai giovani che vivono in Italia. Per spiegare loro ci che sta veramente succedendo e quanto ci sia diverso da quello che sentono ripetere tutti i giorni. Per convincerli che la trasformazione, ancorch epocale, davvero possibile. E per dare loro suggerimenti concreti su ci che debbono fare per crescere e non uscire. Vale a dire: 1) fare tutto il possibile per raggiungere al pi presto l'indipendenza economica dalla famiglia; 2) cercare la migliore istruzione, indipendentemente dal pezzo di carta, per entrare nel mondo del lavoro il prima possibile; 3) coltivare sempre le proprie passioni, nello studio e nella vita; 4) abbandonare la comfort zone; 5) iniziare a restituire; 6) investire nella capacit di comunicare; 7) non avere paura dei fallimenti, accettandone i benefici nascosti; 8) ricercare incessantemente il merito e il rispetto delle regole.

TEATRO questa rubrica a cura di Emanuele Aldrovandi rubriche@arcipelagomilano.org Festival Estate 2012
Con le stagioni ormai quasi terminate il teatro e i teatranti (e il pubblico) si spostano delle citt ai festival estivi. Dal 13 al 22 luglio al Festival di Santarcangelo saranno in scena alcuni fra i pi importanti artisti italiani e internazionali, www.santarcangelofestival.com. - Dal 23 giugno al 15 luglio a Roma il Roma Fringe Festival, dedicato al teatro off. Oltre 50 compagnie porteranno in scena i loro lavori prodotti al di fuori dai circuiti teatrali istituzionali, www.fringeitalia.it. - A San Sepolcro il Kilowatt Festival, dal 20 al 29 luglio, con incontri, workshop e anteprime: una full immersion nel teatro contemporaneo, www.kilowattfestival.it. - Dal 29 giugno al 15 luglio a Spoleto il Festival dei due mondi, www.festivaldispoleto.com - Per chi vuole seguire la scena internazionale e tuffarsi in due citt che vengono completamente trasformate dal teatro, due appuntamenti immancabili sono il Festival

n. 26 IV 11 luglio 2012

16

www.arcipelagomilano.org di Edimburgo, dal 9 agosto al 2 settembre 2012 www.eif.co.uk e il Festival di Avignone, dal 7 al 28 luglio, www.festival-avignon.com.

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org


di Mia Hansen-Lve [Un amour de jeunesse, Francia, Germania, 2011, 111] con Lola Creton, Sebastian Urzendowsky, Magne Brekke, Valrie Bonneton, Serge Renko
A Parigi, nellinverno del 1999, Camille (Lola Creton), una studentessa di quindici anni, vive la sua prima storia d'amore con Sullivan (Sebastian Urzendowsky), un ragazzo di pochi anni pi grande di lei. I loro caratteri sono antitetici. Camille romantica e possessiva mentre Sullivan sfuggente agli impegni di coppia, evita volutamente promesse che sa di non poter mantenere. Il viaggio in Sud America del ragazzo il motivo della loro definitiva separazione. Nonostante la distanza, lamore di Camille puro e immutabile. La presenza invisibile di Sullivan la costringe a una vita di isolamento volontario, prigioniera di un sentimento soffocante. La sua quotidianit cos scandita da gesti meccanici e ripetitivi. Nulla riesce a distrarla dallattesa spasmodica dei resoconti di viaggio di Sullivan e dal rito di fermare la sua posizione con una puntina sulla carta geografica. Mia Hansen-Lve, regista di Un amore di giovent, compie un salto temporale di quattro anni ma Camille, nonostante il nuovo taglio di capelli, ancora immersa in questa silenziosa elaborazione del lutto. Un momento del film, pi laconico di quello precedente, in cui la regista ha scelto di dilatare il tempo per mostrarci il lento allontanamento della ragazza dal fantasma di Sullivan. Il lavoro diventa il simbolo della ricostruzione personale di Camille e della sua apertura verso la collettivit. La ragazza, nellultimo atto della storia ambientato nel 2007, finalmente serena e realizzata. Lorenz, il suo insegnante di architettura, sembra liberarla definitivamente dalla gabbia fatta di solitudine e ricordi. La convivenza e la crescente autonomia lavorativa la rendono pi sicura ma solo con il ritorno sul palcoscenico di Sullivan, otto anni dopo la sua morte, che Camille pu provare ad abbandonare definitivamente questo opprimente e ossessivo amore di giovent. Marco Santarpia In sala a Milano: Apollo

Un amore di giovent

GALLERY

VIDEO PIPPO CIVATI: STEFANO BOERI, UNA SORPRESA. PIACEVOLE http://www.youtube.com/watch?v=GJCAqs6vn4k

n. 26 IV 11 luglio 2012

17