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numero 12 anno IV - 4 aprile 2012

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L.B.G. LARANCIONE NON UN COLORE PER TUTTI? Patrizia Galeazzo SEA UN NODO DIFFICILE DA SCIOGLIERE Giovanna Menicatti WELFARE: CHI NE HA BISOGNO NON HA LOBBY Andrea Bardavid NUOVA OCCUPAZIONE. VENTURE CAPITAL IN LOMBARDIA Stefano Rolando
LA BUONAPOLITICA LA CONTESA ITALIANA SULLA DEMOCRAZIA

Alberto Roccella PGT, PEREQUAZIONE E BORSA DEI DIRITTI EDIFICATORI Michele Sacerdoti LIBERA LA SEDIA NELLEX BOSCO DI GIOIA Maurizio Mottini PERCH C CRISI IN REGIONE LOMBARDIA? Rita Bramante FERMO IMMAGINE SU DONNE NORMALI Walter Marossi GORI, IL COLLABORAZIONISTA VIDEO MARCO VITALE: LA RIPRESA ECONOMICA, IL VENTURE CAPITAL

COLONNA SONORA Tosca (Tiziana Donati) Canzone per te Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo LIBRI a cura di Marilena Poletti Pasero TEATRO a cura di Emanuele Aldrovandi CINEMA a cura di Paolo Schipani e Marco Santarpia

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LARANCIONE NON UN COLORE PER TUTTI? Luca Beltrami Gadola


La manifestazione di sabato scorso "libera la sedia" ha riaperto il dibattito sul "modello Pisapia" anche se il principale obbiettivo era quello di far capire a Roberto Formigoni che la Giunta da lui presieduta arrivata al capolinea e lui insieme a lei. Dopo l'ultimo scandalo dell'amministratore Belsito della Lega nord, non c' partito della maggioranza regionale che si salvi. L'aria di Roma malsana per tutti, anche per quelli che si sono sempre dichiarati vaccinati. Ma torniamo al "modello Pisapia". Nei giorni che hanno preceduto la manifestazione molte autorevoli teste pensanti milanesi si sono domandate non certo la prima volta se questo modello fosse in qualche modo riproducibile a un livello politico superiore a quello comunale. La domanda non peregrina ma presuppone che tra chi dibatte vi sia univocit sul concetto, posto a patrimonio comune, di "metodo Pisapia". Ma di questo ho fortissimi dubbi. Stefano Boeri nell'intervista rilasciata a Rodolfo Sala sulla Repubblica di mercoled scorso, dice: Io non credo agli automatismi, a una Lombardia arancione che segue il nostro modello. Ma ricordo che a Milano abbiamo vinto dopo aver costruito un'idea nuova di citt. Se la ragione della vittoria milanese l'aver costruito un'idea nuova di citt, non si capisce perch non si debba costruire un'idea nuova di Regione. Ma forse il linguaggio di Boeri pecca di architettismo. A mio giudizio la ragione fondamentale della vittoria milanese che si costruita un'idea nuova di "cittadinanza" non tanto di citt. Cittadinanza nel senso politico e sociale, nulla a che vedere col significato amministrativo e giuridico del termine, anche se questi due aspetti ne fanno parte. Cittadinanza vuol dire capacit di tutela dei propri diritti, capacit di espressione non mediata delle proprie opinioni, capacit di influire sulle decisioni di chi ci governa attraverso il diritto all'ascolto, scegliere i propri rappresentanti, ossequio ai propri doveri come contropartita dei propri diritti, compreso il diritto a un linguaggio civile (il potere gentile). Tutto questo condito con un appello ai cittadini - raccolto a Milano - perch esprimano in maniera organizzata le loro idee e le loro proposte e con l'impegno di introdurre forme istituzionali di partecipazione. Ciliegina sulla torta: la certezza di non rivedere al potere le solite facce. Tutto questo ha una dimensione solo comunale? Qualcuno mi deve spiegare perch. Temo che la verit stia altrove: il propugnare queste idee a livello regionale, per quanto giuste e nuove, richiede uno sforzo economico pi che organizzativo, sforzo che solo i partiti uscenti e che hanno goduto dei rimborsi elettorali possono mettere in campo ma non lo faranno mai a difesa del nuovo, perch queste idee li metterebbero definitivamente da parte, almeno nelle attuali dirigenze. Ed ecco allora tutti a ragionare secondo i vecchi schemi e molti tornano a parlare di alleanze, di schieramenti, di collocazioni, parole che sbiadiscono a mano a mano che arrivano al voto le nuove generazioni, quelle che sono indifferenti perch rinchiuse nel recinto di Facebook, di Twitter o che, se non lo sono, ragionano con la propria testa e si basano su quello che a loro dicon occhi, orecchie e borsellino vuoto. Se si continua a ragionare alla vecchia maniera vuol dire che nei fatti non si vuole il cambiamento o almeno non si riesce a crederci e si vive nella speranza che il vecchio modo di far politica ci tiri ancora fuori dai guai. Vecchi, non solo anagraficamente, per vecchie speranze.

SEA: UN NODO DIFFICILE DA SCIOGLIERE Patrizia Galeazzo


Il secondo argomento caldo della politica locale milanese il primo incontrastato resta il PGT il destino della SEA - la societ controllata dal Comune di Milano che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa dopo lannuncio della Giunta comunale di considerare non strategica la partecipazione pur condividendo il fatto che il sistema degli aeroporti milanesi sia strategico per lo sviluppo di Milano. Con polemiche e scontri non solo con lopposizione ma anche allintero della maggioranza. Unabdicazione, una contraddizione, un atto di realismo? Ne hanno parlato la settimana scorsa al Circolo De Amicis il presidente della SEA Giuseppe Bonomi, Franco DAlfonso assessore alle Attivit produttive Commercio, Marketing e Turismo, Onorio Rosati segretario Generale della Camera del Lavoro di Milano, Mario Artali presidente del De Amicis, Franco Brioschi, coordinatore regionale Trasporto Aereo, Anna Gervasoni che dirige il Centro di Ricerca sui Trasporti e le Infrastrutture della Universit Carlo Cattaneo (LIUC), Salvatore Bragantini (editorialista del Corriere della Sera), Stefano Rolando, professore allo IULM, avviata da Beppe Merlo (Club Porto Franco) e coordinata da Luca Pagni (Repubblica). La discussione, naturalmente, si inquadra da un lato nel ragionamento sulle priorit del bilancio collegate agli obiettivi di finanziamento dello sviluppo del territorio. Dallaltro lato in un pi generale tema di rapporto con le aziende partecipate rispetto al quale il confronto al De Amicis ha messo in chiaro una pi moderna lettura del rapporto non solo tra pubblico e privato ma anche rispetto a una pi ampia membership a condizione di creare condizioni di patti e di alleanze laddove si individuino possibilit di crescita e di competizione. Sembrerebbe essere proprio il caso del trasporto aereo, stando almeno a ci che ha detto il presidente della SEA Giuseppe Bonomi, che ritiene, nel quadro competitivo tra i siti aeroportuali dEuropa, il traffico e quindi il business sia destinato a raddoppiare in breve tempo spingendo gli operatori a consorziarsi, integrarsi, razionalizzarsi e non a distinguersi fino alla frammentazione come succede in Italia. Il punto di vista dellamministrazione milanese stato illustrato con la chiarezza da Franco DAlfonso che fa parte del tavolo di competenze che discute su SEA e partecipate - attorno al convincimento della Giunta Pisapia di mettere insieme risorse per due miliardi, nei quattro anni di attivit che restano, per rimettere in sesto la citt, ammodernarla, intervenire negli ambiti ora alla deriva, insomma agire in af-

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fiancamento dei programmi per Expo 2015 in condizioni di sostenere la prospettiva sia qualitativa sia competitiva che una citt come Milano deve avere per reggere ruolo e confronti. A bilanci tagliati e a casse esangui, la Giunta apre una riflessione sulle possibilit di operare sul patrimonio anche alienandolo, avendo naturalmente a cuore che realt che restano comunque partecipate, crescano in modo sano. comprensibile che i rappresentanti sindacali sollevino perplessit (anzi, parte addirittura uno sciopero con 60 voli cancellati) e pongano questioni sia strategiche sia legate agli interessi dei lavoratori del settore. Ma altrettanto naturale che la vicenda debba chiamare in causa dapprima la Regione (ricordando che Malpensa opera nel territorio di unaltra provincia, rispetto a Milano, quella di Varese) e anche altri sog-

getti istituzionali e di impresa che sono attivabili a fronte di un rilancio di competitivit non a tagli depressivi. quello che, per esempio ha sostenuto nel dibattito, Stefano Rolando, professore allo IULM e tra gli animatori del nuovo De Amicis e che ha ribadito nelle conclusioni Mario Artali. La complessit economica di questa potenziale crescita stata ben delineata da Anna Gervasoni mentre Salvatore Bragantini ha posto problemi di trasparenza nelle annunciate operazioni di alienazioni di quote della SEA. Un avviamento di dibattito che limpegno del De Amicis a ragionare sia sui nuovi possibili rapporti tra citt e regione, sia sulle condizioni per sostenere lo sviluppo economico e del welfare a Milano porteranno certamente a riprendere e sviluppare.

Il Circolo De Amicis di Milano sta confermando la sua svolta, organizzativa e di proposta, orientata a fare rete tra coloro che sono interessati a superare ostacoli e frammentazioni del passato in una visione riformatrice e di dedizione della politica agli interessi generali. Dunque orientata a fare emergere problemi attuali e di prospettiva per contribuire a uno dei punti essenziali di consolidamento della democrazia, soprattutto a Milano: rilanciare la cultura del dibattito pubblico. Con una formula alternata di seminari in piccoli gruppi e dibattiti con pi ampio pubblico, nellultimo mese al Circolo De Amicis si parlato di diritti civili, ma anche di nuova politica e nuova comunicazione politica, identit e cittadinanza, di prospettive di Regione Lombardia

WELFARE: CHI NE HA BISOGNO NON HA LOBBY Giovanna Menicatti


Non si pu pi rinviare una discussione politica sul futuro del nostro sistema di protezione sociale. Il modello di Stato sociale che conosciamo non pi sostenibile. necessario ripensarlo, in una visione integrata e allargata. Oggi tale copertura affidata solo alla tassazione: ne consegue la riduzione della protezione stessa e la conseguente divisione tra protetti e non protetti, con questi ultimi che diventano un'arma contro lo stesso stato sociale. Soggetti politici, economici e sociali sono chiamati, perci, a ragionare insieme sullo stato del Welfare italiano, sulle sue criticit, sulle proposte concrete e attuabili per renderlo pi adeguato a bisogni collettivi sempre pi acuti. Al centro dell'agenda politica deve esserci un'idea di sviluppo che veda nel Welfare una leva economica e sociale, un fattore di crescita qualitativa e quantitativa, una nuova idea di responsabilit pubblica. Negli ultimi anni l'inadeguatezza delle risorse ha reso sempre pi acuta la mancanza di una riforma, come invece avvenuta in quasi tutti i paesi europei pi simili al nostro: solo in Italia e in Grecia questa riforma non c' stata. In Germania si cominci a legiferare su questo argomento gi negli anni 90, con listituzione di un fondo e una gestione pubblico - privato. Anche nel nostro paese si parla di non autosufficienza dagli anni 90, proposte di legge ne sono state presentate, ultimamente c stata anche una raccolta di firme da parte della CGIL, ma a parte qualche legge regionale non c un piano organico. Praticamente, le grandi questioni sociali, come salute, vecchiaia, non autosufficienza, sono state finora soprattutto argomenti di convegni, studi, dibattiti. Oggi il dirompente bisogno di protezione dei cittadini chiede che esse entrino tra le priorit della politica per ridefinire il Welfare del nostro Paese, inteso come uno degli strumenti strategici in termini di qualit della vita, di benessere individuale e collettivo e dunque per individuare modelli adatti per realizzarlo. Ha affermato il sottosegretario alle politiche sociali del ministero del Lavoro, Maria Cecilia Guerra Penso che il Welfare possa essere il motore della crescita, bisogna investire in servizi che rappresentano anche posti di lavoro, ma questa non la posizione dominante n nei partiti, n nei sindacati e neanche nelle posizioni che si confrontano allinterno del governo. Per Guerra bisogna quindi portare avanti una vera e propria battaglia culturale su questi temi. Mentre lo Stato taglia la spesa, il finanziamento del nostro benessere al centro delle preoccupazioni degli italiani per la sfida che, specie i giovani, hanno di fronte pensando a ci che per essi saranno in futuro la salute, la vecchiaia, la dipendenza. Ed una sfida che deve fare i conti con l'impatto economico sulla competitivit e la riduzione del debito pubblico. Occorre spezzare la spirale di impoverimento e di esclusione, ritessere la politica di rinnovamento della cittadinanza, trovare un nuovo equilibrio tra responsabilit e solidariet, tra l'individuo e la collettivit, lo Stato e il mercato. In definitiva reinventare il contratto sociale. A fronte del nuovo insieme di bisogni e di domande sociali necessario ridisegnare un nuovo Welfare meno costoso e perci pi accettabile dai contribuenti, ma anche creare modelli di fornitura dei servizi pi concorrenziali attraverso una pluralit di fornitori e maggiori possibilit di scelta per i cittadini, che rispondano a esigenze diverse. In una fortemente auspicabile riforma del Welfare, qualunque sia l'opzione proposta, una possibile collaborazione pubblico - privato - volontariato necessaria. Lalternativa che tutto il peso sociale ricada sulla famiglia, e vien quasi da pensare che per difendere a tutti i costi unidea di famiglia alternativa alla societ la si carichi apposta di ulteriori pesi. Probabilmente il ritardo culturale dato dal fatto che collegato alla non autosufficienza c anche largomento tab, anche nel centrosinistra, del fine-vita. Lamministrazione del Comune di Milano potrebbe cominciare a creare un tavolo tra vari soggetti interessati alla gestione del problema per

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la creazione di una partnership pubblico - privato - volontariato, ri-

NUOVA OCCUPAZIONE. VENTURE CAPITAL IN LOMBARDIA Andrea Bardavid


Per Venture Capital, si intende ogni forma di capitale di rischio, messo a disposizione da investitori professionali a supporto di imprese di recente costituzione, nelle fasi iniziali del proprio sviluppo. La nascita dell'industria del Venture Capital risale agli anni cinquanta negli Stati Uniti, in particolare a Boston, e successivamente negli anni ottanta, con l'importante sviluppo dell'Informatica, si espansa sia sulla costa ovest del territorio americano che in altre parti del mondo dove sono progressivamente sorte le cosiddette "valli tecnologiche" popolate da aziende in fase di avvio e di investitori professionali e privati pronti a cogliere nuove opportunit di business. Ancora oggi le pi importanti concentrazioni di Venture Capitalist e Start up, a distanza di trenta anni, sono rappresentate dalla California e da Israele, gli unici stati del globo in cui la filiera della ricerca, della tecnologia, dell'industria bellica e dei capitali si sono integrate in senso verticale, complementare e sinergico, garantendo l'efficienza del sistema, nel corso dei decenni. In Italia, il fenomeno del Venture Capital, propriamente detto, ha un origine molto pi recente e si accoppia con la nascita della Net Economy alla fine degli anni 90. In realt, molte aziende erano nate gi dagli anni 60 grazie a imprenditori e investitori non professionali che avevano creduto nel progetto aziendale di crescita. Basti pensare a un esempio per tutti che rappresentato da Esselunga nata su idea e con capitali italiani e americani apportati dalla famiglia Caprotti, da Rockfeller e da altri soci minori. Con la fine ingloriosa della Net Economy, il Venture Capital in Italia ha perso la sua spinta propulsiva. A oggi si contano una decina di soggetti definiti tali, oltre a qualche incubatore, eredit del passato, di matrice prevalentemente pubblica o universitaria e ad alcuni gruppi di Angels, ovvero di investitori privati, che si sono recentemente messi a sistema per investire in aziende nascenti. La domanda sulle ragioni che hanno portato a uno scarso sviluppo del Venture Capital in Italia, e in particolare in Lombardia, motore dell'economia nazionale, nasce spontanea. Le risposte sono molteplici e sono riconducibili a sei filoni di pensiero: 1) Il Venture Capital negli Stati Uniti e in Israele, esempi di eccellenza a livello mondiale, si sviluppato grazie a una precisa politica industriale a livello governativo che ha investito nei decenni per dotare le aziende di capitali e competenze funzionali allo sviluppo dell'economia e dell'occupazione. In Italia, il Venture Capital nato su iniziativa privata e solo recentemente il governo ha istituito un bando funzionale alla nascita di alcuni VCs focalizzati in prevalenza al Sud Italia, i cui frutti sono al di l da venire, anche alla luce di quanto emerger nell'analisi dei punti successivi. 2) Il Venture Capital in Italia nato traslando le esperienze americane e israeliane ovvero focalizzandosi sull'industria dell'High Tech e pi in generale della tecnologia. In Italia, la tecnologia, a parte qualche caso isolato, da Olivetti in avanti, non mai stata un fattore determinante e propulsivo della nostra economia quanto piuttosto terreno di conquista di player stranieri da IBM in poi. Alcune storie di successo degli ultimi anni, nel mondo del Venture Capital, come Mutui on line, Yoox e Gioco Digitale nulla hanno a che fare con la tecnologia "povera" che caratterizza le piattaforme sottostanti quanto piuttosto a fenomeni di inefficienza del mercato e della filiera di riferimento. L'industria bellica in Italia non trainante e in continua evoluzione come in Israele e negli Stati Uniti e la ricerca non va in quella direzione. Pi recentemente, gli altri filoni su cui in VC a livello globale si attivato sono il Biotech e il GreenTech ovvero, alla base, la ricerca medicofarmaceutica e energetica. L'Italia a livello medico farmaceutico sicuramente pi avanzata rispetto alle tecnologie ma anche in tale ambito le principali case farmaceutiche mondiali non sono di matrice italiana. Nel GreenTech qualche soddisfazione superiore l'abbiamo avuta basandosi sulla natura e sulle caratteristiche del nostro territorio, favorevole all'energia alternativa e pulita, anche se, dal punto di vista burocratico e procedurale, il nostro Paese tra i pi complessi al mondo. 3) La filiera Ricerca, Imprenditoria e Finanza non compatta nel nostro paese come altrove. I mercati finanziari e il settore del Private Equity non hanno le dimensioni e la struttura dei paesi anglosassoni, in particolare; 4) La figura del giovane imprenditore, nel nostro paese non sempre apprezzata. Le posizioni di rilievo a livello privato e pubblico, nel nostro Paese, non sono coperte, se non in limitata misura da giovani manager e imprenditori e spesso la giovent fino ai quaranta anni considerata sinonimo di competenze in formazione e soprattutto inesperienza. 5) L'investimento in fenomeni quali il Venture Capital e il Private Equity da parte di investitori privati in Italia, non fenomeno diffuso come negli Stati Uniti e in altre parte del mondo. La cultura finanziaria molto pi limitata e i capitali si dirigono prevalentemente verso strumenti differenti come i titoli di Stato e prodotti di origine bancaria. Gli investitori istituzionali italiani e stranieri non sono interessati in modo massivo al Venture Capital allitaliana. 6) Il sistema fiscale e il Codice Civile, non aiutano sicuramente, in Italia, la nascita di nuove aziende, anche se con le semplificazioni avviate dal Governo Monti, una strada in questa direzione sembra essere iniziata. Quali possono essere le soluzioni a un problema che se diventasse di ampia portata aiuterebbe sicuramente lo sviluppo dell'economia e l'occupazione in particolare delle risorse giovanili? Alcune risposte possono trovarsi nelle seguenti riflessioni che rispondono ai punti precedentemente elencati: 1) Il Venture Capital deve diventare uno strumento di politica industriale a livello governativo e regionale. Sicuramente la Lombardia pu rappresentarsi come area di sperimentazione e di successo in tale direzione per le sue caratteristiche intrinseche e per la capacit finanziaria; 2) Il Venture Capital in Italia deve fondarsi sui settori tipici del nostro Paese. Non solo tecnologia, Biotech e GreenTech ma, forse limitando in parte i ritorni dell'investimento, deve

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puntare sugli asset italiani ovvero cosa noi italiani sappiamo fare. Alcune aziende di recente successo, in Italia sono state costruite in settori nettamente differenti. Basti pensare alla moda (Dolce e Gabbana per fare un esempio), all'abbigliamento (Yamamay, Geox), all'arredamento (da Cassina a Ipe Cavalli), alla ristorazione (Rosso Pomodoro, Grom), alla distribuzione (Natura Si). Il Venture Capital da noi deve puntare a 360 gradi dove gli italiani sono distintivi da generazioni nel fare industria e impresa. 3) La filiera, soprattutto finanziaria, deve cambiare, aprendosi all'ester-

no e ai mercati internazionali con maggior vigore e dare modo alle aziende che escono dallo start up di continuare a crescere e a svilupparsi in modo pi efficiente e rapido, assicurando una maggior probabilit di uscita allinvestitore iniziale. 4) La fiducia agli imprenditori giovani e meno giovani deve essere pi aperta anche se la nuova classe imprenditoriale italiana deve parimenti uscire dal guscio nazionale, ragionando e operando a livello globale sin dalle prime fasi. 5) Gli investitori privati e istituzionali devo crescere culturalmente e soprattutto devono essere garantiti dal

sistema. In una prima fase il pubblico deve fare la sua parte ma il privato certamente seguir sulla base dei primi casi di successo. 6) Il sistema fiscale e regolamentare devo continuare a percorrere la strada della semplificazione e dell'agevolazione per favorire l'innestarsi di nuove aziende che saranno le realt di domani. Solo seguendo tali percorsi sar forse possibile rifondare il Venture Capital in Italia e, come in altri casi di successo, farne uno dei motori dello sviluppo, della crescita e dell'occupazione del nostro Paese.

LA BUONAPOLITICA. LA CONTESA ITALIANA SULLA DEMOCRAZIA * Stefano Rolando


() La situazione migliorer? Quella italiana evolver? Lincalzare dei cantieri qui presi in considerazione e naturalmente di tanti altri qui non presi in considerazione porter a effetto un punto di equilibrio che rigenerer una via di uscita di consolidamento costituzionale? La dialettica tra le proposte del governo e linterazione della maggioranza parlamentare puro teatrino (per posizionamento sulle scadenze elettorali) o esprime una parte del processo di cambiamento? Questi punti di domanda stanno stimolando molti soggetti politici, culturali, mediatici a interrogarsi e a richiamare lopinione pubblica sulla necessit di tenere desta lattenzione sullo scenario evolutivo. Ed questo anche lobiettivo principale del nostro contributo. Ma con questa avvertenza preliminare: senza presidio sociale quindi senza pressione, senza domanda, senza la potenzialit di un sano conflitto che attualmente confinato (e non poco) nelle inquietudini economiche e occupazionali ma potrebbe avere sbocco pi generale ben difficile immaginare un recupero del deficit democratico. Le argomentazioni che stiamo per esaminare passano da questo luogo generale (gli italiani genericamente intesi) a luoghi pi circoscritti. Dapprima il governo Monti e la sua proposta di gestire le tre fasi annunciate di programma: risanamento, crescita ed equit. Sollevando attese e perplessit, e quindi forti interrogativi. Poi il sistema dei partiti politici che in buona parte sostiene in Parlamento questa transizione in ordine a una riforma della politica tesa a un obiettivo ancora pi difficile, quello di ricucire credibilit tra politica e cittadini. E in terzo luogo - come qui sosteniamo il quadro politico che si configurato a Milano, per caratteri simbolici e rappresentativi che rendono tale contesto utile a un equilibrio ancora non definito ma che sar sintesi di contesti forti e influenti. Fare profezie fuori luogo. Ipotesi sugli esiti valgono oggi quanto la loro ipotesi contraria. Ma per motivare il lettore attorno alla chiave di analisi che stata scelta sia consentito uno spunto magari un po azzardato. Pu essere che il governo Monti proceda con esiti apprezzati dagli italiani nella sua traiettoria annunciata. Lasciando alcune incompiute, magari, a fronte delle cesura elettorale del 2013, che spingano lopinione pubblica ad apprezzare un allungamento dei tempi di azione di questo governo. Anche perch Monti il primo a sapere che la discesa dello spread non risolve da s linsieme delle emergenze in atto. Tenuto conto che se suoner la campana della corsa elettorale nel 2013 niente fa seriamente pensare al contrario il tempo netto davvero esiguo perch nella fase elettorale i partiti (soprattutto i maggiori) per ovvie esigenze tenderanno a non schiacciarsi sul governo. E pu essere, quindi, che il sistema dei partiti pur tentando di delineare una riforma della politica giunga a sua volta a esiti incompiuti (si vedr pi avanti di quanti parti dovrebbe essere composta una vera e sana riforma). Magari si arriver ad accordi sulle modalit elettorali, ma molti aspetti istituzionali (necessari alla buonapolitica) avranno bisogno di pi tempo. Pu quindi essere che il prolungamento di un certo clima sospensivo, che ha come baricentro politico una formula pi preoccupata delle condizioni delleconomia che della qualit della cultura democratica degli italiani, sia il portato della fase due di una transizione, che poi evolver come ora non dato neppure ipotizzare. Ma al tempo stesso si capisce che il percorso partecipativo che ha imboccato lamministrazione milanese ha mantenuto alto il gradimento della citt per il suo sindaco, nella frantumazione (che pareva impensabile) del centro-destra milanese e nella crisi ormai pi che annunciata del contesto politico regionale. Sempre per continuare nellipotesi azzardata, lestendibilit di una larga alleanza post-ideologica dal contesto di Milano a quello (pur chiaramente diverso) della Lombardia capace di motivare ambiti importanti del sistema politico e sociale intermedio non pura fantascienza e (ora marzo 2012) riflessioni sono in corso con carattere non proprio evanescente. Ci porterebbe a una connessione pi progressista con mandato popolare e rinnovamento profondo dei gruppi dirigenti, in quellasse MilanoLombardia che assicura al paese un quarto del PIL e circa la met della sua internazionalizzazione. Le traiettorie di ci che finora semplice accenno, potenzialit, forse immaturo sviluppo, prenderebbero cos un carattere di polo nellevoluzione politica del paese in cui il palazzo romano risponderebbe della sua evoluzione cos

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come il sud risponderebbe della sua evoluzione e linsieme della territorialit avrebbe modelli di riferimento pi chiari per dare spinta a evoluzioni allo stato confuse. Piero Bassetti intervistato da Repubblica (domenica 25 marzo) ha, per primo, descritto uno scenario in serio movimento: fine ciclo del formigonismo, ipotesi di un candidato centrista (per recuperare voto moderato) ma in una convergenza montiana delle due debolezze, quella dello stesso formigonismo (che taglierebbe via la Lega) e quello di una sinistra in Lombardia an-

cora troppo ferita (Penati) per tentare egemonie. Qui presto per comprendere quale sia il pi serio profilo di alleanze per assicurare un ricambio vero di classe dirigente e per rigenerare, soprattutto, un ragionamento sulla missione istituzionale e sociale di una regione che conta come uno Stato, in mezzo allEuropa. Si pu solo dire che la slavina cominciata da Milano mette la politica milanese dentro questi fermenti come un lievito. E non alla finestra in attesa che partiti sfibrati prendano tempo per ridurre i danni. ()

* per cortese concessione dellautore pubblichiamo in anteprima un brano tratto dallintroduzione del volume La buona politica. Cantiere Milano-Italia (Editore Rubettino)
Le domande di fondo a cui cerca di rispondere questo saggio sono: riemerge davvero la buona politica? davvero arrivato il momento per sovvertire lalibi del Gattopardo? possibile che gli italiani decidano - con nuova visione europea per la vita e non per la morte della democrazia? N. d. A.

PGT, PEREQUAZIONE E BORSA DEI DIRITTI EDIFICATORI Alberto Roccella


Il nuovo Consiglio comunale di Milano eletto nel mese di maggio 2011 ha revocato la deliberazione con cui il precedente Consiglio comunale aveva approvato il Piano di Governo del Territorio, deliberazione che per non era stata pubblicata cosicch il PGT non era entrato in vigore; il procedimento quindi regredito alla decisione sulle osservazioni presentate al piano adottato e alla conseguente approvazione del PGT. Nellimminenza della ripresa dei lavori del Consiglio comunale sul nuovo strumento urbanistico si intensifica anche il dibattito su un aspetto fondamentale del PGT adottato, quello della perequazione urbanistica, che presenta aspetti problematici ben illustrati da Roberto Camagni, PGT: un uso improprio della perequazione. In vista del nuovo PGT, Osmi Borsa immobiliare, Azienda speciale della Camera di Commercio di Milano, ha promosso una ricerca (M. De Carli, a cura di, La libera circolazione dei diritti edificatori nel comune di Milano e altrove. Urbanistica, diritto civile, diritto amministrativo, fiscalit, catasto, servizi al mercato, Franco Angeli, 2012) che stata presentata il 22 marzo 2012, per iniziativa congiunta della stessa Osmi e del Consiglio notarile di Milano, in un convegno dedicato alla Borsa dei diritti edificatori. Verso un mercato immobiliare trasparente per la circolazione dei diritti. Il convegno ha mostrato vari problemi connessi alla realizzazione di un vero mercato dei diritti edificatori e la necessit che il dibattito prosegua con molti approfondimenti, previa attenta riflessione sui risultati della ricerca. In effetti la perequazione prevista dal PGT adottato profondamente innovativa rispetto ad altre forme di perequazione urbanistica sperimentate gi da tempo. Si tratta infatti di una perequazione estesa (quasi allintero territorio del Comune, pi esattamente agli ambiti del Tessuto Urbano Consolidato) o sconfinata, e non limitata a specifici ambiti soggetti a pianificazione attuativa (perequazione di comparto). Si tratta peraltro di una perequazione che poggia su basi normative molto esili: due disposizioni della legge regionale sul governo del territorio e la recente modifica del codice civile che ha assoggettato a trascrizione i contratti che trasferiscono, costituiscono o modificano i diritti edificatori, comunque denominati, previsti da normative statali o regionali, ovvero da strumenti di pianificazione territoriale (l.r. 12/2005, art. 11, commi 2 e 4; d.l. 13 maggio 2011, n. 70, convertito in l. 12 luglio 2011, n. 106, art. 5, comma 3, che ha modificato lart. 2643 del codice civile). Per il resto la perequazione si fonda esclusivamente sullo stesso PGT. Si esaminano qui, sulla sola base della presentazione della ricerca, tre aspetti problematici di un possibile futuro mercato dei diritti edificatori. Nel convegno stato rilevato che la mancanza di una specifica disciplina tributaria dei contratti di trasferimento dei diritti edificatori costituisce un serio ostacolo allo sviluppo di un vero mercato. Unipotesi la tassazione di questi contratti con lo stesso regime ordinario dei contratti di compravendita immobiliare, quindi con unaliquota complessiva dellundici per cento (otto per cento per limposta di registro; due per cento per limposta ipotecaria; un per cento per limposta catastale). In ogni caso, dopo il richiamo a questa ipotesi che non ha fondamento normativo espresso, stata avanzata la richiesta di una tassazione con aliquote non espropriative, sia pure senza precisare quando unaliquota debba essere considerata espropriativa. Al riguardo si osserva che laliquota ordinaria dellIva il ventuno per cento, di prossima elevazione al ventitr per cento, e che laliquota del primo scaglione dellIrpef, per i redditi fino a 15.000 euro, ugualmente il ventitr per cento. Dunque per i due pi importanti tributi, rispettivamente sui consumi e sul reddito, con amplissima platea di contribuenti, stabilita unaliquota pi che doppia rispetto allattuale tassazione dei contratti immobiliari. Si pu osservare inoltre che la base imponibile ha natura assai diversa da quelle dellIva e dellIrpef, trattandosi di operazioni su diritti, ma pi esattamente su rendite derivanti dalla pianificazione, senza impiego di capitali e senza alcun concorso del lavoro umano. E poich il governo attualmente in carica ha inserito tra i suoi obiettivi il contrasto delle rendite (cominciando da tassisti, farmacisti e notai), sembra di doversi attendere che esso, per coerenza, prosegua anche con unequa tassazione dei contratti di trasferimento dei diritti edificatori. Un secondo problema chiaramente emerso nel convegno quella della peculiarit dei diritti edificatori, difficilmente assimilabili ai beni mobili e ai valori mobiliari oggetto di scambio nelle borse. Le aree sono per definizione infungibili, giacch ciascuna di esse ha caratteristiche sue proprie che la contraddistinguono. Il valore dei diritti edificatori dipende molto largamente dalle caratteristiche specifiche delle aree in cui essi

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www.arcipelagomilano.org Daltra parte la perequazione sconfinata prevista dalla legge regionale sul governo del territorio non obbligatoria, ma costituisce una semplice facolt. Il Comune che non abbia fatto ricorso alla perequazione potr sempre mutare, nel rispetto della disciplina del governo del territorio, le previsioni di edificabilit che non si siano ancora realizzate senza alcun indennizzo; bisognerebbe spiegare perch mai ci dovrebbe invece essere precluso al Comune che abbia fatto ricorso alla perequazione sconfinata, bench nulla al riguardo sia espressamente stabilito dalla legge. Il dibattito sulla perequazione certamente proseguir e probabilmente avr sviluppi nella legislazione statale non soltanto per gli aspetti fiscali, ma anche per quelli relativi al catasto e allincidenza dei diritti edificatori sui beni del demanio. Ma si prospetta lesigenza che in questo dibattito sia recuperato un valore fondamentale e irrinunciabile. La perequazione soltanto uno strumento volto a creare indifferenza dei proprietari rispetto alle scelte di pianificazione e quindi a evitare indebite pressioni sugli amministratori pubblici. La perequazione peraltro, secondo i modi in cui concretamente regolata dal PGT, non dovrebbe comportare una indebita riduzione del ruolo del Comune nel governo del territorio, non dovrebbe produrre nuove sperequazioni e in ogni caso non deve mutarsi in un fine dellamministrazione. Il fine del PGT non la perequazione, che non pu essere compiutamente realizzata in via amministrativa ma richiede invece sicuramente nuova disciplina normativa statale. Il fine del PGT invece il miglior assetto del territorio comunale per la creazione di un ambiente urbano equilibrato, gradevole, con soddisfacenti rapporti tra spazi edificati privati e spazi pubblici, con un sistema di mobilit adeguato ed efficiente, con una distribuzione delle funzioni che favorisca lintegrazione sociale, con unadeguata disponibilit di opere di urbanizzazione, e infine, per quanto possibile, con unarchitettura di qualit per una citt bella.

vengano sfruttati, cio dalle caratteristiche delle aree di atterraggio, secondo il lessico ormai diffuso (che induce a parlare simmetricamente di aree di decollo e di volo per il trasferimento dei diritti). Perch si realizzi un mercato dei diritti edificatori veramente trasparente non sufficiente che il Comune stabilisca la quantit complessiva di diritti edificatori (che dipende dallindice di utilizzazione territoriale prescelto e dallestensione complessiva delle aree cui esso viene assegnato), ma occorre valutare anche lo specifico vantaggio per le singole aree di atterraggio. Si dovrebbe quindi escludere lacquisto di diritti edificatori senza contestuale precisa individuazione delle aree di atterraggio. Il terzo problema emerso nel convegno quello della stabilit dei diritti edificatori, premessa indispensabile per lo sviluppo di un vero mercato. Il tema stato accennato in modo problematico, nella consapevolezza che le decisioni amministrative, comprese quelle relative di pianificazione urbanistica, sono sempre suscettibili di revoca o modificazione per sopraggiunti motivi di pubblico interesse. stata per anche prospettata in modo deciso, e senza alternative, una soluzione: i diritti edificatori dovrebbero intendersi attribuiti dal PGT a titolo definitivo e quindi, in caso di modifica del sistema perequativo previsto dal PGT, dovrebbero costituire oggetto di espropriazione con corresponsione di indennizzo. Questa soluzione molto discutibile. Lindice di utilizzazione territoriale attribuito dal PGT adottato a titolo gratuito, senza alcun corrispettivo a carico dei proprietari dei terreni. Questi ultimi saranno chiamati a un sacrificio economico solo nel caso in cui decidano di utilizzare effettivamente il diritto edificatorio (proprio o acquistato), in attuazione del normale e civilissimo criterio, stabilito in forma generale trentacinque anni fa dalla legge Bucalossi, per cui ogni attivit comportante trasformazione urbanistica e edilizia del territorio comunale partecipa agli oneri relativi. Nel convegno non stato chiarito perch mai il Comune dovrebbe garantire, in caso di varia-

zione del PGT, di riacquisire mediante espropriazione, quindi a titolo oneroso e a spese della collettivit, diritti edificatori attribuiti a singoli proprietari a titolo gratuito: lunica giustificazione data che questa garanzia indispensabile per far veramente decollare (sempre secondo il lessico aviatorio del tema) il mercato del trasferimento dei diritti edificatori. Sul punto va ricordato un caposaldo del nostro ordinamento, risalente anchesso alla legge Bucalossi. Il diritto di propriet dei suoli legalmente non comprende il diritto di edificarli o lo comprende in misura minima. In assenza di piano urbanistico comunale allinterno dei centri edificati non sono consentite nuove costruzioni, ma solo interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e di risanamento conservativo di singole unit immobiliari esistenti; fuori del perimetro dei centri abitati lindice di densit ammesso per le nuove costruzioni quello, molto basso, di 0,03 metri cubi per metro quadro. Questa disciplina, oggi contenuta nel testo unico in materia edilizia, derogabile dalle leggi regionali solo in senso pi restrittivo e ha carattere non esclusivamente urbanistico: si tratta di limiti che attengono alla definizione del contenuto del diritto di propriet e che quindi rientrano nella competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile. Solo la pianificazione urbanistica comunale pu creare edificabilit maggiore di quella legale: ma la pianificazione comporta esercizio di poteri pubblici, senza oneri a carico dei proprietari e senza accordi o convenzioni che implichino negoziazione, scambio di consenso tra le parti e quindi stabilit dellassetto dei conseguenti rapporti. La pretesa che, in caso di variazione del PGT, i diritti edificatori gi attribuiti ma non effettivamente utilizzati costituiscano oggetto di espropriazione con conseguente corresponsione di indennizzo, implica il riconoscimento al Comune del potere di variare in via semplicemente amministrativa il regime del diritto di propriet che invece soggetto, per Costituzione, a riserva di legge statale.

LIBERALASEDIA NELLEX BOSCO DI GIOIA Michele Sacerdoti


Ho partecipato alla iniziativa Liberalasedia in Piazza Lombardia sabato 31 marzo. stato emozionante ritrovarmi dove cera il Bosco di Gioia insieme a tanti amici. Lultima volta era il 28 dicembre 2005 quando mi arrampicai su un faggio del Bosco per impedire il taglio di 200 alberi e il trasloco dei sei pi grandi dellex Vivaio Fumagalli per avviare il cantiere della nuova sede della Regione. Dario Fo e Milly Moratti mi ave-

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www.arcipelagomilano.org sullarea dellex Vivaio Fumagalli, donato da Giuditta Sommaruga alla sua morte nel 1964 allOspedale Maggiore di Milano per destinarlo a scopi ospedalieri per lenire le sofferenze dellumanit e intestarlo in memoria della madre Emilia Longone Sommaruga. (dal testamento). Nel 1989 lospedale laveva venduta allasta alla Cogefar Torno che poi lha venduta alla Regione Lombardia. Ora mi auguro e far di tutto perch alle prossime elezioni Formigoni non sia pi rieletto e vinca il centrosinistra. Sar una grande festa e potremo creare un giardino dinverno nella Piazza Lombardia e intitolare il palazzo a Emilia Longone Sommaruga, anche se non un ospedale. In fondo la Regione controlla tutta la Sanit della Lombardia.

vano portato vino e the per rifocillarmi durante le cinque ore che avevo passato al freddo sotto la neve. Poi ero sceso per evitare che la Polizia mi tirasse gi e il faggio era stato trasportato alcuni giorni dopo in Largo De Benedetti dove sopravvissuto fino al settembre 2010 quando morto per la mancanza di innaffiamento. La volta precedente era il 10 dicembre 2005 quando avevo organizzato un raduno in occasione dellanniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo per chiedere al Governo di istituire il 10 dicembre come Giornata Nazionale per i diritti di tutti, dalle persone agli animali alle piante. Avevamo formato un cerchio promettendo di salvare il Bosco dalla distruzione. Ancora prima ero entrato nel Bosco il 17 novembre perch avevo trovato il lucchetto aperto e lavevo percorso tutto in bicicletta lungo il vialetto centrale scattando bellissime foto degli alberi con i colori dellautunno. Nellaprile 2005 Rocco Tanica del gruppo Elio e le storie tese e Paolo Macchi avevano digiunato a lungo per salvare il Bosco e il

Comitato Giardino in Gioia aveva raccolto 20.000 firme a favore del mantenimento del bosco, ma senza risultati. Dopo il taglio, nel maggio 2006 sono ancora entrato nellarea dove cera il Bosco per piantare dietro il cancello su via Melchiorre Gioia 39 un piccolo ippocastano, che durato poco perch il cantiere era gi iniziato. Formigoni si era impegnato con i cittadini del quartiere a salvare una magnolia e un faggio rosso lungo via Algarotti e a creare un giardino dinverno nella Piazza Lombardia. La magnolia sopravvissuta, il faggio morto nel 2009, sostituito da un piccolo faggio, mentre il giardino dinverno non mai stato realizzato e la Piazza Lombardia tristemente senza piante. Qualche albero stato piantato lungo viale Restelli sopra i parcheggi sotterranei, a ricordare i vari ambienti della Lombardia, il verde pensile sopra il tetto degli edifici di dieci piani non stato realizzato, torreggia un eliporto poco utilizzato per fortuna dei residenti dei palazzi intorno. Il Palazzo Lombardia, costato 400 milioni di euro, stato costruito

La storia del Bosco di Gioia, le immagini prima e dopo il taglio e i quadri di Dario Fo sono sul sito http://www.msacerdoti.it/bosco

PERCH C CRISI IN REGIONE LOMBARDIA? Maurizio Mottini


Si aperto il dibattito sulla situazione del governo della Lombardia, delle difficolt politiche della attuale maggioranza e del suo modello di sviluppo. Sono noti i dati della discesa della Lombardia nelle classifiche internazionali relative alla innovazione, allazione per la sostenibilit, alla spesa per la ricerca, ecc. Certo Milano e la Lombardia sono il pezzo dItalia che ancora pi robusto. lunica piazza finanziaria consistente anche se ridimensionata dalla crisi, che ha colpito anche questo settore. Conserva alcune punte di eccellenza di livello internazionale (moda, design, biotecnologie, robotica) ma pi frutto di azioni di alcuni gruppi dimprese, che come manifestazione della vitalit complessiva del capoluogo e della Lombardia. Non un caso che la crisi colpisca duramente in Lombardia sia il settore manifatturiero, sia il settore dei servizi alleconomia e persino alcuni significativi centri di ricerca. Se cerchiamo di decifrare le ragioni di questo indubbio indebolimento della Lombardia corretto partire dalla particolare declinazione che il tema della sussidiariet ha avuto nella stagione formigoniana. Una sussidiariet che perdendo il riferimento al bene comune o allinteresse generale, si progressivamente trasformata in liberismo senza limiti. Lassunto che i privati sanno comunque vedere meglio ci che necessario fare e lo sanno fare meglio. Compito dellamministrazione pubblica quindi aiutare i privati a fare. Sembra una descrizione schematica ma il punto di arrivo della gestione della Regione da parte di Formigoni per tutti i settori tranne quelli che se pubblici, come le ferrovie, danno consenso. Non stato cos fin dallinizio, ma c stata un progressiva evoluzione degenerativa da una fase di indubbia egemonia politica nellambito della complessa e articolata coalizione di centrodestra. Per arrivare alla strutturazione di un sistema di potere invasivo e penetrante che, per esempio, nella sanit lombarda ha provocato reazioni nella stessa Lega di Bossi. Il Movimento di CL stato il luogo di elaborazione e di costruzione dellespansione del potere di Formigoni, sia nel partito mediante la eccezionale capacit di convogliare preferenze anche su nomi di sconosciuti, sia nellambito del variegato mondo parapubblico che ha come riferimento la Regione Lombardia. La multiforme Compagnia della Opere cresciuta per indubbie capacit di sviluppo, di ideazione (si pensi alla rilevanza del successo della mostra mercato lArtigiano in Fiera) ma con la troppo lunga permanenza al potere in Regione di Formigoni ha progressivamente assunto una fisionomia di struttura di regime, onnipresente in tutti i settori dei servizi alla persona che dipendono da contributi pubblici. Analogamente si vista la evoluzione delle societ e aziende regionali divenute, progressivamente, esclusivo braccio armato di una direzione della Regione accentrata nella figura del Governatore e della sua cerchia ristrettissima di collaboratori. Per avere una conferma basta guardare il ruolo delle societ regionali nella gestione di tutti i pi rilevanti lavori per lExpo. Certamente il nuovo quadro della finanza pubblica assieme alla degenerazione affaristica del personale politico scelto da Formigoni, sta creando una crisi del suo sistema. Nella crisi del modello formigoniano sono tutti coinvolti anche i partiti di opposizione? In parte, ma solo in

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www.arcipelagomilano.org parte, vero. Sul ritardo delle infrastrutture del ferro, urbane e regionali, anche lopposizione ha fatto troppo poco. Per quanto concerne il consumo del territorio agricolo certamente c stata una sottovalutazione del problema anche a sinistra. Non ignoto il fatto che da troppi anni molti Comuni coprono le spese correnti con gli oneri di urbanizzazione, e quindi interessati allincremento delle edificazioni. Il consumo di suolo in generale c stato per le residenze di coloro che fuggono dalla citt troppo cara. E nelle valli lombarde lenorme diffusione delle seconde case ha trasformato il panorama. Inoltre ci sono le grandi trasformazioni urbane, per il riuso di aree dismesse, ma spesso con indici volumetrici eccessivi concessi anche per reggere lincremento di valore per il passaggio di mano in mano delle propriet. Residenze di lusso o palazzi per uffici di prestigio, spesso pubblici, centri commerciali. Se ledilizia va bene tutto va bene era uno slogan ancora apprezzato anche a sinistra, anche se con sempre minore convinzione. invece tenace nei convincimenti dalla destra. Troppo a lungo se ne abusato come nel PGT di Moratti / Masseroli. Un abbaglio perch fondato su una sorta di illusione immobiliare. Mentre i grandi protagonisti del settore sono sempre pi in difficolt (prima Zunino ora Ligresti) le propriet dei suoli delle pi importanti operazioni sono finite nelle grandi banche e/o nel colosso triestino Assicurazioni Generali. Quale medicina per guarire la Regione Lombardia? indiscutibile che occorre unaltra idea di citt, ma non gi perch calata dallalto. Se cos fosse non si affermerebbe mai. Unaltra idea di citt la si pu trovare ricercando insieme un sentimento comune di appartenenza a una collettivit che orgogliosa di se stessa. La politica non certamente pi fatta di programmi che vengono calati dallalto sulla societ. Oggi la politica, quella buona, sapiente negoziazione tra interessi diversi alla ricerca di una sintesi. Naturalmente ci sono valori generali da affermare. E naturalmente i pareri sono diversi su molte questioni. La discussione va promossa, sollecitata anche con atti amministrativi innovativi. Che costringano a riflettere sulla impossibilit di continuare come prima. Che la libert di ciascuno trova un limite nella libert altrui. E magari si scopre che si diventa tutti pi liberi. Il caso della nuova Area C da questo punto di vista illuminante. Obbliga a ripensare come si pu garantire una mobilit migliore nella citt. Induce nuovi comportamenti negli spostamenti e rende percepibile che il cambiamento possibile, difende la salute e sconfigge lo stress da automobile. E ha pure il pregio di fornire risorse per migliorare il trasporto pubblico, per favorire luso della bicicletta, per indurre a passare alla mobilit elettrica. Se tutto questa significa anche riesaminare il ruolo delle societ partecipate dal Comune non certo un male. Non gi per formale adesione a nuove normative nazionali. Ma per una realistica valutazione di cosa pu essere utile alla collettivit. La SEA una societ che funziona discretamente, ma lungi dallessere lHub del Nord dItalia. Il destino degli aeroporti dipendono ormai dai vettori non dalla gestione degli aeroporti stessi. Orio al Serio un successo perch Ryan Air ha superato Alitalia (quella nuova che ci costata tanto). Il sistema degli aeroporti del nord va semplificato. Ma impossibile se tutti i vari Comuni obbligano le varie societ aeroportuali a continuare a esistere. I comuni non sono in grado di promuovere lo sviluppo del sistema. Non hanno neppure le risorse per i necessari investimenti. E gli stessi lavoratori hanno interesse che la situazione cambi, che vengano fatte scelte e soprattutto investimenti. Lalternativa la sempre maggior dipendenza dai nostri concorrenti di Germania e Svizzera. Quindi logico e corretto per il Comune vendere SEA, e vendere bene. Come pure bene vendere anche Serravalle, magari insieme alla Provincia perch anche qui non ci sono risorse pubbliche da investire. Vendere questi patrimoni il solo modo per avere risorse per altri investimenti indifferibili come i treni per la linea 1 del metro oppure per qualche prolungamento di metropolitane nellhinterland o per superare qualche strozzatura come Pagano che indebolisce la possibilit di servire bene la Fiera e lExpo. Quanto ad A2A, dismessi i sogni di grandezza internazionale, il caso di tornare a occuparsi del territorio a cominciare dalla eliminazione delle caldaie a gasolio (sono ancora moltissime nel centro citt, e dal teleriscaldamento, altra scelta indifferibile per la difesa della qualit dellaria, mentre a Cassano, a Turbigo e a Tavazzano nelle centrali termoelettriche si butta via lacqua calda. Quindi ritorniamo al territorio, riportiamo la sussidiariet al suo vero significato e vedrete che anche dentro CL coloro che come Vittadini, che sullargomento ha scritto anche recentemente, non potranno che essere contenti. Perch certamente dal terzo settore, laico e cattolico, senza egemonie forzate, possono venire quelle risorse per la difesa della solidariet, della coesione sociale, che sono indispensabili per una moderna societ aperta al futuro. I pubblici poteri non possono che esserne consapevoli nel loro nuovo ruolo di costruttori del consenso per unaltra idea di citt.

FERMO IMMAGINE SU DONNE NORMALI Rita Bramante


Seimila copie in poco pi di un mese e 'Non un paese per donne' va subito in ristampa. La piccola antologia edita da Mondadori, nata a seguito della mobilitazione delle piazze del Se non ora quando? dalla proposta della giornalista Cristina Zagaria e realizzata nel giro di pochi mesi da un gruppo di quattordici donne diverse per et, formazione e provenienza, sta riscuotendo un immediato successo grazie al passaparola e alla presentazione itinerante curata in prima persona dalle stesse autrici (*). Quest'opera collettiva raccoglie racconti che partono da un presupposto comune, raccontare storie vere di straordinaria normalit di donne che non si rassegnano, fanno i salti mortali, diventano testimoni di solidariet ed esempi di tolleranza, di resistenza alle difficolt, con lo sguardo rivolto al futuro per superare gli scossoni e le sberle che ci riserva la vita. Donne combattenti, impegnate a mettere in moto il cambiamento, che sono la maggioranza dell'universo femminile. Ritratti veri e non immagini mediatiche - quelle delle donne-corpo protagoniste quotidiane delle cronache dei media -, ma storie che spesso purtroppo non fanno neppure notizia, corpi in lotta per non cedere alla malattia, corpi segnati dalle violenze inflitte da uomini rabbiosi, corpi in balia della prostituzione di strada, corpi oversize che usano il cibo co-

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www.arcipelagomilano.org me difesa e che con fatica si cimentano nella discesa dalla sommit della taglia 64, verso la 58. Donne che ogni giorno lavorano (o cercano un lavoro) - in Italia quasi una donna su due fuori dal mercato del lavoro -, studiano (spesso con notevole successo), si occupano dei propri figli (con le difficolt determinate dalla mancanza dei servizi sociali), stabiliscono reti di solidariet e di affetti, come scrive Miriam Mafai nella prefazione. Le autrici ci fanno incontrare Mina, Ina Velleca, una degli invisibili che dormono alla stazione di Greco Pirelli, protagonista del grande gelo a Milano dove morire di freddo si pu e presidente di Linea Gialla, la prima onlus italiana creata e gestita da senza fissa dimora per aiutare chi vive per strada; le mamme vulcaniche protagoniste dell'emergenza rifiuti a Napoli, in prima linea per proteggere la salute dei propri figli contro un nemico, la discarica di Cava Sari che vomita ogni notte puzza e gabbiani; Matilde Sorrentino mamma coraggio assassinata per aver denunciato un giro di pedofili del Rione dei Poverelli a Torre Annunziata. Il racconto delle donne coraggio continua, nei caff letterari e nei blog. I proventi dell'antologia vengono donati dalle autrici all'Associazione di volontariato Smile again, nata per dare un aiuto alle donne del Bangladesh, Pakistan e Nepal sfigurate con l'acido, una pratica usata di solito per punire offese legate all'onore familiare. La questione femminile in Italia tutt'altro che superata, troppo il divario in termini di accesso alle opportunit del mondo del lavoro ancora attribuibile a differenze di genere e il nostro Paese non ancora un paese per donne: secondo The global gender gap Index 2011, il rapporto che studia le differenze fra uomini e donne, stilato dal World Economic Forum, lItalia continua a essere fanalino di coda e si trova al posto numero 74 su 135 nazioni, pi vicina a nazioni come il Bangladesh e il Ghana, che alle altre democrazie occidentali. Il posto migliore per essere donna infatti lIslanda. Per essere mamma la Norvegia (**). Ed degli ultimi giorni l'invito del Presidente Napolitano alle donne a farsi sentire, perch pi si faranno sentire, prima arriver il momento in cui ci sar anche una candidata donna al Quirinale e potr essere finalmente eletta. Presto, l'augurio del Capo dello Stato e non solo.

(*) Francesca Barra, Viola Di Grado, Alessandra Faiella, Raffaella Ferr, Barbara Garlaschelli, Manuela Iat, Emilia Marasco, Margherita Oggero, Carmen Pellegrino, Patrizia Rinaldi, Elvira Seminara, Cristina Sivieri Tagliabue, Buci Sopelsa, Cristin Zagaria.

GORI, IL COLLABORAZIONISTA Walter Marossi


Non voglio che lui sia il regista del centrosinistra milanese. Lui con le sue trasmissioni televisive e i suoi reality stata una delle rovine culturali degli ultimi anni in Italia. un'offesa verso tutti quelli che hanno lavorato in questi anni a costruire un nuovo centrosinistra e un nuovo Partito Democratico. Lanatema lanciato dal Pd contro il barbaro Gori Giorgio degno di una certa attenzione. Per la prima volta un dirigente del partito (Gabriele Messina, gi nella segreteria milanese, gi tesoriere e responsabile della campagna di Boeri per il Pd) si scaglia contro un nuovo acquisto proveniente dalla societ civile, per la prima volta il mito dellindipendente di sinistra (elemento fondante della cultura del Pci e del post Pci) viene negato alla base, per la prima volta la tanto corteggiata societ civile viene apparentata al berlusconismo, per la prima volta il partito che ha eletto la Binetti e Calearo si interroga sulla qualit degli esterni. Perch? Perch si avvicinano le elezioni, e il gruppo dirigente del Pd di origine Ds si rende perfettamente conto che aggiornando lo schema Pisapia Doria sta per essere lanciata sulle liste elettorali un Opa ostile. Cos si apprestano le difese, in Puglia si festeggia per lo sputtanamento di Emiliano, in Sicilia ci si scanna su Lombardo, in tutta Italia si inneggia (segretamente) a Lusi che sbaracca la concorrenza interna degli ex Margherita. E in Lombardia? si cominciano a erigere le barricate per evitare che inopportune primarie di coalizione o di collegio o selezioni per titoli o unalleanza tra movimentisti moderati e movimentisti di sinistra facciano strame delle aspettative della burocrazia di partito; la quale ritiene di avere sputato sangue in questi anni per tenere in piedi unorganizzazione di lotta e di governo e non sopporta lidea, nel momento in cui spera arrivi il giusto guiderdone, di rischiare di essere by passata da new entry di vario genere o di essere selezionata da altri. La rovina culturale e loffesa sono impersonate da Gori imprenditore di successo della tv berlusconiana e post berlusconiana, spin doctor di Renzi e di un candidato antinomenclatura a Palermo, ricco di suo, cattolico progressista, amico di vecchia data di DAlfonso (ritenuto a torto o a ragione lanima nera cittadina dellOpa sul Pd). Luntore scende in politica sostenendo che il Pd, cui coscienziosamente si iscritto, deve limitarsi a essere un contenitore che fissa le regole di un confronto politico che si svolge nelle primarie, senza vincoli di tessere, sezioni, segreterie; tesi che espone con leggera ingenuit insieme ad altri progetti etico moralizzatori. Nulla di rivoluzionario, anzi nulla che non si sia sentito una qualche milionata di volte, ma che oggi infilato tra le ipotetiche dimissioni di Formigoni, la rinascita dei collegi elettorali, liperattivismo della sinistra arancione e di sindaci eletti, Bassetti che vuol ridiscutere le alleanze, porta a ipotizzare il futuro del Pd come il vecchio grand hotel: gente che va gente che viene. Ten gi i man dal nichel grida allora Messina portavoce di giovani aspiranti qualchecosa, di uscenti aspiranti alla rielezione, di sindacalisti stressati dal governo Monti ecc insomma di quel che resta del corpaccione del partito. Il tono eccessivo, in pratica un non ti sputo perch ti profumo giustificato dal timore che alla compagnia pisapiana si aggreghino anche ministri, sottosegretari o sodali dei montiani al governo, traditori della casa madre (Majorino, Civati) creando quindi quello quel rassemblement che potrebbe seppellire il Pd o quellidea di Pd che hanno molti ex Ds. La paura fa capolino dallincipit della frase: Non voglio che sia lui il regista del centro sinistra milanese., apparentemente incomprensibile. Con tutto il dovuto rispetto, Gori non mi sembra un demiurgo rifondatore, men che meno a Milano al massimo tra Zogno e Caravaggio. Viene il dubbio che si parli di Gori per parlare di Pisapia .

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www.arcipelagomilano.org La domanda centrale: dov stato Gori in questi anni? rimanda allidea di ununzione e di un pedigree culturale, politico, ideale, indispensabile per fare politica che un classico della retorica terzinternazionalista; una domanda perentoria e ha una sola risposta: o con il nemico o nascosto, che lo stesso. Alla demonizzazione dellavversario Berlusconi si aggiunge la damnatio memorie sua, di tutti quelli che non hanno lottato insieme a Messina, di tutti i compagni di strada che sbagliano, di tutti i dubbiosi, di tutti gli ex, di tutti i montiani, di tutti insomma tranne gli amici miei. Fra le molte correnti del Pd abbiamo alfine anche quella identitaria che rivendica il primato lappartenenza. Insomma tornano i bordighisti, famosi per la loro inutilit politica o come diceva Togliatti per essere la punta avanzata della controrivoluzione.

Scrive Giuliana Paoli ad ArcipelagoMilano


Spettabile Redazione, concordo che la sanit in Lombardia pu essere ancora migliorata. Per quando avr bisogno di cure sanitarie, cercher di avvalermi della Lombardia e non andr da Roma in gi. Eccellenze ce ne sono anche al Sud ma io mi fider di pi della Regione che ha un Governatore con tanti difetti. E voi cosa pensate di fare?

Risponde L.B.G Gentile signora anchio resto in Lombardia a farmi curare ma, come dico nellarticolo, la buona sanit lombarda non un merito di Formigoni, che lha solo messa al servizio di CL coi pessimi risultati che vediamo leggendo la cronaca giudiziaria.

Scrive Alberto Maffi a Franco DAlfonso


un luogo comune inveterato che Milano nasconde molti tesori invisibili. Ma che siano invisibili dipende in larga parte proprio dalla miope politica dei responsabili culturali. Primo esempio. Milano conserva tre capolavori del Tiepolo in altrettanti palazzi storici: palazzo Dugnani, palazzo Isimbardi e palazzo Clerici. La vicenda di questultimo ha, secondo me, dellincredibile. La galleria del Tiepolo, che si trova a palazzo Clerici, visitabile, a quanto ne so, per mezza giornata al mese su richiesta (si veda la folla strabocchevole che ha riempito via Clerici lo scorso weekend per lapertura a cura del FAI). Perch? Perch da decenni e decenni il Comune non si mai preoccupato di acquisire la propriet di quella parte delledificio, o almeno il diritto di accesso alla galleria. Un percorso artistico tiepolesco, del tutto degno di stare alla pari con il cenacolo leonardesco, raddoppiando lattrattiva artistica di Milano, del tutto ignorato. Secondo esempio: la Milano romana. Certo qui ci sono i conflitti di competenza quanto meno fra Stato e Comune. Ma mai possibile, mi chiedo, che la Milano, capitale del Tardo Impero romano, ricca di non molti ma notevolissimi monumenti di quellepoca, sia completamente trascurata? Si pensi al Museo Archeologico, situato s in una posizione strategica e pittoresca allinterno dellarea antica, ma dotato di spazi del tutto inadeguati allimportanza della Milano antica e alle ambizioni della Milano attuale? E che dire della piazza (che non ha nemmeno il nome di piazza), cio lattuale via Brisa, dove sarebbe possibile (situazione pi unica che rara in una grande citt moderna) proseguire gli scavi del cosiddetto palazzo imperiale nella parte libera della piazza, creando cos un parco/percorso archeologico di grande fascino e impatto turistico? Terzo esempio. La Biblioteca Sormani. Io non so se i nostri amministratori, e in particolare gli assessori alla cultura, abbiano mai visitato questo luogo, che in ogni grande citt europea (cito a caso: Parigi, Amsterdam, Monaco di Baviera ) una delle strutture portanti della cultura cittadina. La sede centrale della Biblioteca comunale di Milano ha le dimensioni e le strutture della biblioteca di una cittadina di 50.000 abitanti. Io scommetto una cena nel migliore ristorante di Milano che la scala di accesso alla sala di lettura della Sormani (certo, bellissimo palazzo), larga s e no un metro e mezzo, completamente fuori legge, cosicch, se arrivassero i pompieri, farebbero immediatamente chiudere ledificio. Questi sono soltanto tre esempi: si potrebbe continuare. Mi si dir: non ci sono soldi. Sar, ma per altre cose, pi di moda, mi sembra che i soldi si trovino. E comunque non sento parlare di queste cose dai nostri assessori competenti: magari per realizzarle il giorno che avranno i soldi.

Scrive Davide Grignani a Francesco Borrella


Caro dottor Borella, Mi associo a lei con simpatia e stima per il bellarticolo nel cercare di far confluire il dibattito sui Navigli di Milano (abito a poche decine di metri dal Naviglio Pavese in zona Ticinese) su temi che abbiano un fondamento di realismo, concretezza e conoscenza dei mezzi e delle fattibilit. Troppo tempo e spazio mediatico viene speso a discorrere sul nulla mentre lallineamento degli interessi e delle risorse (poche e spesso utilizzati per opachi maneggi) andrebbe focalizzato su massimo due/tre direttive e progetti di largo consenso e utilit sociale, urbanistica, naturale ed economica. Il tutto dovrebbe essere poi oggetto di mirata e intensa copertura di comunicazione da parte di tutti i mezzi e di forte sponsorship pubblica con possibilit di catalizzare anche capitali privati. In tal senso mi associo e sottoscrivo quanto lei invita a fare per il Lambro, un fiume che - se risanato ha un potenziale naturalistico, culturale ed economico secondo a nessuno in Lombardia, quando invece la nostra modernit lha sfregiato da decenni riducendolo a una squallida cloaca. Daccordo anche su tutto il resto sperando nel contempo che qualche tratto dei corsi dacqua possa essere utilizzato ai fini turistici e culturali permettendo una navigazione MOLTO LENTA (e se possibile a remi..) che riscopra e tuteli le strutture dei navigli a un ritmo len-

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www.arcipelagomilano.org to ma sicuramente utile e proficuo per il futuro turistico ed economico della citt, visti gli argini gi decrepiti e malconci. Cosa che invece non vedo accadere oggi dove per ovvie ragioni di sfruttamento economico e imperizia tecnica gli scarsi e modesti servizi turistici che ho avuto modo di vedere prevedono che il barcone viaggi a velocit sostenuta provocando un riverbero ondoso sicuramente insostenibile dallattuale stato delle strutture dei canali e perci destinato a sicure conseguenze negative.

RUBRICHE MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Ascoltare la musica
In un filmato che ha girato a lungo su YouTube veniva mostrato un giovane bravissimo violinista che, in abiti dimessi e nel totale disinteresse del pubblico dei passanti - che si guardavano bene da versare lobolo richiesto - eseguiva una musica meravigliosa allangolo di una strada. Non lontano da lui si vedeva un assembramento di persone che, altrettanto disinteressate, erano in coda al botteghino di un teatro; lo stesso teatro in cui, di l a poco, lo stesso violinista avrebbe eseguito quello stesso programma mandando in visibilio le stesse persone che avevano pagato i biglietti a cifre iperboliche. Come dire che se non si paga non si gode. Ma proprio cos? La morale, un po diversa, che per essere capita ed apprezzata la musica deve essere ascoltata in uno stato di grande concentrazione e di profonda consapevolezza, altrimenti facile che a prescindere dalla sua intrinseca qualit venga confusa fra i tanti rumori e suoni che ci circondano. Anche il prodigioso canto di un uccello non viene apprezzato e goduto se non si nel silenzio, possibilmente soli, con la mente gi tesa ad ascoltare i suoni della natura. Non vorrei inimicarmi le potenti case discografiche, ma non credo che la diffusione della grande musica registrata abbia contribuito seriamente alla sua comprensione; anche se i dischi a furia di ascoltarli ci permettono di mandare a memoria i temi e ci mettono nella condizione di canticchiarli disinvoltamente, e magari anche di riconoscerli, ho sempre dubitato che lascolto dei CD in casa o in automobile aiuti a comprendere bene la musica e quindi a goderne in profondit. Con tutte le possibili eccezioni la mente riesce a concentrarsi sulla musica solo se si in un luogo deputato allascolto, se non si disturbati da altri pensieri, se nulla ci distrae, neppure la tosse dei vicini. E poi, difficile forse riconoscerlo, anche locchio sugli strumenti o sui gesti del direttore aiuta non poco a penetrare il senso di ci che si ascolta. Mi ricorda Stefan Coles, grande violinista promotore e direttore della Accademia Europea di Musica di Erba (www.accademiadimusica.org) che il grande Sergiu Celibidache si sempre rifiutato di registrare considerando il disco una conserva musicale e che oggi, con il digitale, tutto ci che ascoltiamo manipolato per eliminare ogni imperfezione e dunque i suoni che ascoltiamo sono pi quelli dei computer che non quelli dello strumento. Per buona pace degli ascoltatori-intenditori! Quanto agli impianti di riproduzione del suono ad alta fedelt - sempre pi sofisticati e sempre pi sorprendenti per la capacit di restituire distintamente il suono di ogni strumento dellorchestra, i dettagli del tocco di una tastiera o della voce di un soprano - credo siano una sorta di grande imbroglio. A parte la finta fedelt, pi ci viene ammansita lapparente veridicit dei suoni apparente perch i suoni in teatro si impastano, risentono degli echi della sala (una diversa dallaltra), e daltronde sono nati per essere ascoltati proprio cos pi ci si distrae dal vero contenuto della musica: come ascoltare la voce troppo suggestiva di un attore che ci distoglie dal senso delle parole, o essere presi dalle immagini troppo belle di un film che distraggono dalla storia che stanno narrando. Se si vuole andare al fondo della percezione non si deve essere distratti neppure dalleccellenza dei mezzi della comunicazione. La fortuna di avere a portata di mano le sale da concerto e i teatri dellopera una fortuna che tocca una piccola percentuale dellumanit dovrebbe farci riflettere sulla differenza abissale fra musica registrata, ovunque e comunque la si ascolti, e musica dal vivo ascoltata nelle sale adatte, e farci comprendere come la prima non sia neppure un surrogato della seconda ma sia addirittura fuorviante per la sua capacit di assuefarci e di toglierci lattenzione non solo rispetto al testo (quando ci troppo noto) ma anche rispetto alla sua esecuzione (in quanto condizionati da quella che - ascoltata troppo spesso - assurge a valore di oggettivit). interessante osservare cosa accade quando secondo una bella abitudine che si va diffondendo in questi anni si ascoltano in concerto le musiche dei film. Si pensi alle musiche di Prokofev per i film di Ejzentejn o quelle di Rota per i film di Fellini. Ne conosciamo a memoria i temi eppure in concerto come fosse la prima volta che le ascoltiamo in quanto musica. Le avevamo ascoltate come colonne sonore dunque in secondo piano rispetto allinteresse della vicenda narrata dal regista - e le riscopriamo daccapo quando ci concentriamo solo su di esse. Una vera rivelazione. In un certo senso quanto ci accade quando ascoltiamo dal vivo una musica che conosciamo molto bene grazie ai CD. come se finalmente ne scoprissimo lintimit, riuscissimo a guardarla negli occhi, a penetrarne lanima. Musica per una settimana Intorno a Pasqua pi facile ascoltare musica sacra nelle chiese che trovare aperte le sale da concerto. Segnaliamo due importanti programmi dellOrchestra Verdi. *venerd 6 allAuditorium lOrchestra Verdi diretta da Ruben Jais esegue la Passione secondo Giovanni di Johann Sebastian Bach per soli, coro e orchestra BWV 245, con il Coro diretto da Erina Gambarina e le voci di Paolo Lopez, David Hansen, Randan Bills, Makoto Sakurada, Christian Senn e Thomas Tatzl

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www.arcipelagomilano.org *luned 9 allAuditorium la Verdi Barocca diretta da Ruben Jais in un programma tutto bachiano con le Cantate Bleib bei uns BWV 6 e Widerstehe doch der Snde BWV 54 e lOratorio di Pasqua BWV 249 Poi riprende la programmazione normale a partire da *mercoled 11 al Conservatorio (Societ dei Concerti) con la Bron Chamber Orchestra che esegue un programma molto articolato con musiche di Bach, Mozart, Barber, poi ancora Bach, De Sarasate e Sinding. Tutte musiche per uno o pi violini e archi.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Lazzi e sberleffi dipinti
Dario Fo un personaggio da tutti conosciuto. Uomo di teatro, Nobel per la letteratura, critico ironico sulla societ e i suoi vizi. Non tutti sanno, per, che Dario Fo anche pittore. Un amore di lunga data, quello con la pittura, iniziato da giovane durante i suoi anni passati allAccademia di Brera. Milano, sua citt di adozione, gli dedica una grande retrospettiva artistica, in cui sono presentate ben 400 opere create dallartista durante la sua lunga vita. I lavori di Fo sono tutti caratterizzati da una grande variet di stili e tecniche: le pitture dei primi anni, i collages, gli arazzi, fino ai monumentali acrilici pi recenti. In mostra anche oggetti di scena, maschere, marionette e burattini, tra cui quelli storici appartenuti alla famiglia Rame. Nutrita la presenza di disegni, schizzi, acquarelli, bozzetti di costumi, fondali, ampie scenografie, locandine e stampe che hanno caratterizzato la vita teatrale della coppia Fo-Rame. Invenzioni personalissime, come i dipinti in cui compare Roberto Saviano e i dipinti a tema politico e satirico, ma anche opere che sono un omaggio e una rilettura della storia dellarte e dei suoi maestri. Si parte dalle vere origini, la preistoria, con i lavori ispirati alle incisioni rupestri ma ai giorni nostri, attraversando i linguaggi della classicit greca e romana sino alla preziosit dei mosaici ravennati e bizantini. Linteresse di Dario Fo per larte del Medioevo e del Rinascimento testimoniato dai lavori che celebrano i rilievi scultorei del Duomo di Modena e di Parma, insieme agli studi e alle lezioni-spettacolo su Giotto e Pietro Cavallini, Mantegna, Giulio Romano, Michelangelo, Leonardo, Raffaello, Correggio e Caravaggio. Si arriva fino a Tiepolo e la storia dellarte si interrompe per far posto allopera teatrale di Rossini e al teatro di Molire. La mostra si conclude poi con una sezione dedicata alla formazione artistica di Fo, dai primi studi sul lago Maggiore fino al trasferimento a Milano, con la frequentazione dellAccademia di Brera, dove incontr maestri fondamentali come Achille Funi, Carlo Carr e Aldo Carpi. Durante il percorso venti schermi documentano sala per sala la mostra, attraverso le lezioni spettacolo tenute da Fo e Franca Rame, con anche una sala di proiezione, dove saranno visibili le rappresentazioni teatrali e i film creati dal duo di vita e darte. Grande successo ha riscosso nelle scorse settimane anche liniziativa Bottega dartista, un vero e proprio spazio in cui si ricreato, allinterno della mostra, il laboratorio creativo in cui lavora Fo, e che ha portato quasi duemila persone a contatto con lartista e i suoi collaboratori, per mostrare dal vero come nascono i disegni e i dipinti che porteranno poi ai canovacci rappresentati in scena. La Bottega dartista far parte del percorso espositivo fisso, mostrando strumenti e trucchi usati nella realt da Fo per creare i suoi dipinti. Dario Fo a Milano. Lazzi, sberleffi, dipinti. Fino al 3 giugno Orari: Luned 14.30 - 19.30. Marted, mercoled, venerd, domenica 09.30 19.30. Gioved e sabato 09.30 22.30 Costi: 9 intero 7,50 ridotto

Marina is present
Questa settimana il mondo dellarte milanese ha mormorato sempre e solo un nome: Marina. E la signora in questione riconosciuta internazionalmente come la regina delle performer, Leone dOro alla Biennale di Venezia del 1997, creatrice di performance scandalose e provocatorie. Va in scena Marina Abramovi. Si aperta con grande eco internazionale The Abramovi Method, un evento a met tra la retrospettiva e la presentazione di un grande, impegnativo nuovo lavoro dellartista serba. Questo nuova opera nasce da una riflessione che Marina Abramovi ha sviluppato partendo dalle sue ultime tre performance: The House With the Ocean View (2002), Seven Easy Pieces (2005) e The Artist is Present (2010), esperienze che hanno segnato profondamente il suo modo di percepire il proprio lavoro in rapporto al pubblico. Nella mia esperienza, maturata in quaranta anni di carriera, sono arrivata alla conclusione che il pubblico gioca un ruolo molto importante, direi cruciale, nella performance, dichiara la Abramovi. Senza il pubblico, la performance non ha alcun senso perch, come sosteneva Duchamp, il pubblico a completare lopera darte. Nel caso della performance, direi che pubblico e performer non sono solo complementari, ma quasi inseparabili. E allora ecco che questa volta il pubblico diventa totalmente protagonista e attore. Una ventina di volontari, guidati dalle indicazioni della Abramovi e dei suoi assistenti, prendono posto in installazioni che ricordano le tre principali posizioni usate dalluomo: lo stare in piedi, sdraiati o seduti. Seguendo le indicazioni dellartista, vestiti di camici bianchi e di cuffie insonorizzanti, i protagonisti dellAbramovi Method sono tenuti a stare 30 minuti in ogni posizione, in un percorso fisico e mentale il cui scopo quello di espandere i propri sensi, osservare, imparare ad ascoltare e ad ascoltarsi. Ma anche il pubblico protagonista. Per enfatizzare il ruolo ambivalente di osservatore e osservato, di attore e spettatore, centrale ai fini del concetto stesso di performance, Marina Abramovi mette alla prova il pub-

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www.arcipelagomilano.org blico anche nellatto apparentemente semplice dellosservazione: una serie di telescopi permettono infatti ai visitatori di osservare dallalto della balconata del PAC i protagonisti dellevento, concentrandosi su alcuni particolari. Una scelta non facile quella di partecipare alla performance, che richiede grande forza di volont e anche un pizzico di resistenza fisica, oltre che la consapevolezza di donare un paio dore del proprio tempo allarte e alla riflessione sulle nostre percezioni. Ma dinteressante c anche il lavoro The artist is present, video e riproduzioni della monumentale performance del 2010 che la Abramovi fece al MoMA di New York. Per tre mesi, sette ore al giorno, la Abramovi stata immobile e in silenzio davanti a oltre 1400 persone che, una alla volta, hanno avuto loccasione di sedersi davanti a lei, seduta in assoluto silenzio a un tavolo nellatrio del museo. I visitatori potevano sedersi di fronte a lei per tutto il tempo desiderato, e mentre lartista non aveva alcuna reazione di fronte ai partecipanti, la loro reazione era invece il completamento dellopera, permettendo ai visitatori di vivere unesperienza intima con lartista. Immagini emozionanti, che mostrano come ogni essere umano reagisca in modi assolutamente diversi: chi rideva, chi stava serio, chi aveva una faccia dubbiosa e coloro che invece, molti, si lasciavano andare alle emozioni, piangendo silenziosamente davanti allartista. Concludono il percorso una selezione di video con le performance pi famose della Abramovi, come Dozing Consciousness, 1997, Nude with Skeleton, 2002, Cleaning the Mirror I e II, 1995, The Kitchen. Homage To Saint Therese, 2010 e tanti altri. La scoperta di Marina Abramovic continua poi presso la galleria Lia Rumma, con la personale With eyes closed I see Happyness, fino al 5 maggio. Marina Abramovi - The Abramovi Method - fino al 10 giugno orari: luned 14.30 19.30, da marted a domenica 9.30 19.30, gioved 9.30 22.30; orari turni performance: luned 15.00/ 17.30, dal marted alla domenica 10.00/ 12.30/ 15.00/ 17.30; gioved 10.00/ 12.30/ 15.00/ 17.30/ 20.00;costi: biglietto unico performance + mostra dal 25 marzo: 12 Biglietto mostra: 8 intero, 6 ridotto

Da Bellini a Tiziano. Nascita ed evoluzione del paesaggio


Si aperta la nuova stagione delle mostre a Palazzo Reale, e a inaugurarla niente meno che una mostra su Tiziano e il suo secolo. Il Cinquecento veneto stato dominato in pittura proprio da Tiziano, un artista che a partire dalla lezione di Giovanni Bellini e di Giorgione ebbe il merito di aver portato la natura e il paesaggio sullo stesso piano dei soggetti allora ritenuti pi importanti (scene storiche, nudi, racconti sacri), aggiungendo quindi un elemento di grande modernit allinterno dei suoi dipinti. Suo fu infatti luso nellaccezione moderna, del termine paesaggio, parola che compare per la prima volta nel 1552, in una celebre lettera dello stesso Tiziano allimperatore Filippo II. Linvenzione del paesaggio in pittura, come realt a se stante, fu una vera a propria rivoluzione. Dallo sfondo quasi riempitivo dei dipinti degli artisti delle generazioni precedenti, visto a volte come secondo piano su cui relegare episodi secondari e piccoli dettagli, pass a essere un vero e proprio piano autonomo. Paesaggi fantasiosi, spesso inventati, ma che permisero agli artisti, Tiziano in primis, di sperimentare un nuovo rapporto tra i soggetti rappresentati e la natura, di farli interagire e di renderli complementari. Fino alla prima met del Quattrocento, nel Veneto, quasi non esistono aperture paesistiche nei dipinti, che non siano generici fondali di verzura, o stilizzate convenzioni, come le onde a ricciolo dei mari in burrasca. Prima del nuovo termine tizianesco, lambiente naturale era paese e gli artisti dipingevano quadri di paesi, cio degli spazi, dei luoghi, considerati sotto il profilo delle loro caratteristiche fisiche e ambientali, spiega il curatore della mostra Mauro Lucco. Ecco perch il cammino iniziato da Bellini e concluso da Tiziano e seguaci cos importante, tanto da aver fatto arrivare a Milano una cinquantina di dipinti e disegni provenienti da alcuni dei maggiori musei americani - il Museum of Fine Arts di Houston, lInstitute of Arts di Minneapolis - ed europei - la National Gallery di Londra, la Gemldegalerie Alte Meister di Dresda, le Gallerie dellAccademia di Venezia, gli Uffizi di Firenze. La mostra aperta da due capolavori, la Crocifissione nel paesaggio di Giovanni Bellini e La prova del fuoco di Giorgione, che accompagnano un celebre dipinto giovanile di Tiziano, La sacra conversazione. Fu proprio Bellini il primo a inserire nei suoi dipinti sacri il paesaggio sullo sfondo, distinto per dal soggetto principale, e ben delimitato da drappi, cortine o invisibili valli spaziali. Seguendo il modificarsi della funzione del paesaggio, il percorso si sviluppa poi attraverso le sale, in cui le opere di Palma il Vecchio, Cima da Conegliano, Veronese e Jacopo da Bassano, arrivando alla chiusura con il Narciso di Tintoretto, sono accostate ad altri dipinti di Tiziano, interpreti di questa novit: L'Orfeo e Euridice, La Nascita di Adone, Tobiolo e l'angelo, Ladorazione dei pastori. Un paesaggio che ha avuto anche una sua declinazione letteraria, grazie a Jacopo Sannazzaro, che in quegli anni compose e pubblic lArcadia (la cui prima edizione del 1504 esposta in a Palazzo Reale), in cui la natura e la campagna sono descritte come luoghi ameni di delizia e gioia, popolate da pastori e contadini lieti. Italiani ma non solo. Importante dal punto di vista artistico fu anche larrivo a Venezia di artisti e opere del Nord Europa, con una diversa sensibilit per il paesaggio: una natura pi selvaggia e dura, a volte addirittura malinconica o iperdettagliata, come nel caso del disegno di Bregel dellAmbrosiana. E allora ecco concludere con lultimo Tiziano, in cui la materia e il mondo stesso sono fervore e movimento. Linvenzione del paesaggio, inaugurata da Giovanni Bellini e Giorgione e sviluppato in modo particolare da Tiziano pu dirsi completamente conclusa, lasciando alle generazioni a venire questa straordinaria e rivoluzionaria eredit. Tiziano e la nascita del paesaggio moderno - Palazzo Reale fino al 20 maggio - orari: 9.30-19.30; lun. 14.30-19.30; gio. e sab. 9.30-22.30 - costi: Intero 9,00. Ridotto 7,50

Klimt. Disegni per il fregio di Beethoven tra musica e arte

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www.arcipelagomilano.org Il 2012 sar un anno interamente dedicato allartista austriaco Gustav Klimt, in vista del suo 150 anniversario di nascita. Klimt (1862-1918), pittore sopraffino ed elegante, inventore dello stile liberty e padre di quella grande rivoluzione artistica che fu la Secessione viennese, verr celebrato in tutta lAustria con una serie di mostre ed eventi a lui dedicati, ma anche nel resto dEuropa, da Parigi a Barcellona, da Londra a Milano. Ed infatti Milano che apre le danze klimtiane con una mostra incentrata sul grande fregio di Beethoven, eseguito da Klimt nel Palazzo della Secessione costruito da Olbrich. Il Fregio di Beethoven, lungo 34 metri, stato infatti qui ricostruito nelle sue parti fondamentali, e accompagnato da 18 disegni originali correlati a questo misterioso e affascinante affresco. Loriginale, custodito a Vienna, fu dipinto da Klimt nel 1902 in occasione della XIV mostra del movimento viennese. Lesposizione, nata in seguito alla creazione della grande scultura policroma di Max Klinger dedicata a Beethoven, fu tutta dedicata alla celebrazione del compositore tedesco, cos amato e ammirato dagli artisti secessionisti. Beethoven era considerato lincarnazione del genio, colui che aveva creato la Nona Sinfonia, incarnazione dellamore e dellabnegazione artistica e spirituale. Ecco allora lorigine del fregio: ispirato dalla Nona, nella declinazione data da Wagner durante la sua esecuzione del 1846, quando Wagner stesso aveva anche descritto nel libretto le immagini che la composizione gli suggeriva. Secondo Wagner solo larte e la poesia avrebbero potuto riscattare lumanit verso una vita migliore. Il fregio ha dunque la stessa funzione liberatrice della musica, in contrasto alla morte e alla decadenza del mondo terreno. Ecco perch il giorno dellinaugurazione Gustav Mahler venne chiamato a dirigere proprio la Nona Sinfonia allinterno di quella sala. Lopera si compone di tre parti: Lanelito alla felicit, le Forze ostili e lInno alla gioia, la stessa sinfonia che pervade gli ambienti della mostra. Il fregio si pone quindi come la rappresentazione del percorso che il Cavaliere, luomo, dovr affrontare per raggiungere la Poesia, fanciulla affascinante e sensuale, meta del suo cammino. Ma la strada tortuosa: il Cavaliere dovr affrontare le Erinni, la Lussuria, la Malattia, il Dolore, il gigante Tifeo ecc. Il Cavaliere arriver finalmente nelle braccia della Poesia, circondato da un coro gioioso, traduzione visiva dellInno alla gioia di Schiller e musicato proprio da Beethoven. Un tripudio di oro e decorativismo, figure dalle linee eleganti e sinuose, capelli sollevati dal vento, visi taglienti e occhi espressivi, arabeschi e pietre preziose, per arrivare allopera darte totale, che prevedeva lintegrazione delle diverse discipline artistiche (pittura, scultura, grafica, design, arte decorativa e architettura). Qui sembra esserci tutto. Fondamentali diventano allora i disegni, schizzi e studi preparatori fatti per i personaggi del fregio e per le figure femminili cos amate e a volte sfuggenti, che popolano i dipinti di Klimt. Ragazze esili e sensuali, colte in pose naturali, quasi distratte, un esercito di modelle che si aggirava per latelier del maestro viennese. Completano lesposizione i manifesti originali della Secessione, realizzati dai compagni di Klimt: Koloman Moser, Alfred Roller, Ferdinand Hodler e Leopold Stolba; con anche alcuni numeri di Ver Sacrum, lo strumento di divulgazione realizzato dagli artisti secessionisti, rivista/catalogo/opera darte totale della loro estetica. Gustav Klimt - Disegni intorno al fregio di Beethoven fino al 6 maggio, Spazio Oberdan Orari: Marted e gioved: dalle 10.00 alle 22.00. Mercoled, venerd, sabato, domenica: dalle 10.00 alle 19.30 - Luned chiuso Ingressi: intero 8,00 , ridotto 6,00 / 7,00

LIBRI questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero rubriche@arcipelagomilano.org Dallecologia allecosofia
Percorsi epistemici ed etici tra Oriente e Cristianesimo, tra scienza e saggezza Luciano Valle Ibis, 2011
mercoled 11 aprile, ore 18, il saggio sar presentato, a cura di Unione Lettori Italiani presso Palazzo Sormani, sala del Grechetto, via F. Sforza 7, Milano Nella fase storica attuale, se da una parte sembra imporsi sempre di pi nelle priorit delle strategie economico-politiche quella che finora stata riduttivamente definita la questione ambientale, si rivela dallaltra linadeguatezza della cosiddetta ecologia empirica. Come pure la conoscenza delle emergenze ambientali, la denuncia delle responsabilit che ne sono allorigine, e la coscienza del gravissimo rischio che esse costituiscono per la sopravvivenza nostra e del pianeta vivente leuristica della paura, insomma si rivelano da sole insufficienti a produrre la grande mobilitazione materiale e morale in questo momento necessaria allumanit. In questo contesto si inserisce lultimo libro di Luciano Valle, filosofo da trentanni impegnato nello studio, nella ricerca e nella diffusione di una cultura che sia sintesi dialettica tra scienza, tecnica, religione, etica, nuova epistemologia, senso della bellezza, legame empatico con la natura. Lopera si presenta come il primo tentativo, nel nostro paese, di un percorso complesso di cultura ecosofica. Il suo senso quello di un abitare con saggezza ecologica, che assuma come progetto di vita un rapporto di dialogo, di amore e di rispetto per la natura, attraverso una sintesi di teoria e prassi, di teoria ed etica, di scienza e mistica, di Oriente e Occidente, di tradizione e innovazione. Lecosofia, insomma, come forma di un nuovo umanesimo planetario. Attraverso un percorso di sintesi tra Oriente, Cristianesimo e pensiero scientifico moderno, lautore arriva a definire i lineamenti di unetica ambientale che non sia un dover essere, ma sia innanzitutto espressione e risultato di una rivoluzione epi-

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stemica, di una nuova concezione del mondo, dellessere umano e del rapporto dellessere umano col mondo. Unetica fondata sul rapporto della scienza con le grandi tradizioni culturali e spirituali, sulla critica a una concezione strumentale del mondo e sulla rivalutazione della naturacreazione come soggetto altro con cui porsi in un rapporto di dialogo. Ed fondamentale che luomo si apra alla conoscenza del reale facendo entrare in scena lepistemologia del cuore. Cuore che non si contrappone alla ragione ma, secondo la definizione di Pascal poi ripresa da Bateson, rappresenta una ragione pi larga capace di mettere in dialogo, sulla scia della riflessione di Einstein, scienza e tecnica con la bellezza del creato. La struttura complessa dellopera testimonianza di una lunga storia. Queste pagine, infatti, non sono il risultato di un lavoro puramente teorico, bens il frutto di una riflessione che ha accompagnato e ispirato e si , a sua volta, ispirata a molteplici

itinerari di progettualit che si sono come scanditi nel corso di trentanni. Dopo averci introdotto al concetto di ecosofia, e avere poi concluso la storia del pensiero ecosofico con il punto sullattuale dibattito, lautore ci presenta alcune tra le grandi figure che hanno scandito la maturazione della saggezza ecologica. Il discorso si completa con il capitolo dedicato ad alcune delle forme, tra le pi esemplificative, che sostanziano il nostro abitare con saggezza. A questo punto lattenzione si sposta sui tre grandi percorsi Cristianesimo, Oriente, moderna epistemologia la cui sintesi allorigine della proposta ecosofica dellautore. A conclusione, unindagine approfondita chiarisce come la scienza moderna sia stata sempre accompagnata nel suo sviluppo dal contrapporsi dellepistemologia del cuore di impronta pascaliana allo sterile meccanicismo antropocentrico di matrice cartesiana. Per concludere: c bisogno, per lumanit intera, di acquistare sag-

gezza ecologica. Non ci troviamo di fronte a unemergenza settoriale la questione ambientale ma a un punto di svolta verso un cammino in cui le vecchie categorie della modernit, che pure tanti meriti hanno avuto nello sviluppo dellumanit, non possono pi esserci di aiuto. Occorre ripensare dalle fondamenta la presenza umana sulla Terra, operare unautentica rivoluzione del nostro modo di interpretare le relazioni tra noi e la natura/creazione. Di questo ripensamento globale, da un ventennio, tappa essenziale per lautore filosofo cattolico con unimpostazione neofrancescana, neoschweitzeriana, neogandhiana la scelta etica vegetariana, che per lui si configura come un momento tra i pi alti della rivoluzione nel modo di pensare, sentire, agire, proposta in queste pagine. Una rivoluzione che deve manifestarsi anche con lamore e lempatia per il Creato e le creature non umane. (Marco Di Marco)

TEATRO questa rubrica a cura di Emanuele Aldrovandi rubriche@arcipelagomilano.org Oscar Wilde, il clown dal cuore infranto
adattamento teatrale e regia Simone Toni con Fausto Cabra, Federica Castellini, Andrea Luini, Stefano Moretti assistente alla regia Diana Manea, scene e costumi Alessandra Gabriella Baldoni, luci Fiammetta Baldiserri musiche Carlo Borsari, produzione Gli incauti, in collaborazione con Teatro Consorziale di Budrio
In letteratura odio il volgare realismo: un uomo che osa chiamare vanga una vanga dovrebbe essere costretto a usarla, cos scriveva Oscar Wilde. Ma, per un paradosso che sicuramente lui avrebbe gradito, il modo migliore per metterlo in scena, ora, forse davvero una forma di realismo non certo volgare ma piuttosto ludico che permetta ai suoi dialoghi brillanti di brillare. Oscar Wilde uno di quegli autori cos particolari, cos riconoscibili nella loro unicit da non poter essere usato come pretesto. E, se talvolta succede che i testi scritti apposta per il teatro diventino pretesti per una messa in scena che poi si distanzia dallo stile e dal gusto dellautore, ci capita ancora pi spesso quando, come in questo caso, non si lavora su una pice unica ma si fa un adattamento a partire da tanti materiali diversi (in larga parte non teatrali, come ad esempio gli epistolari). E il merito principale di Simone Toni stato quello di non volere sovrapporre troppo una sua poetica a quella, gi cos forte, unica e preziosa di Oscar Wilde. La messa in scena infatti priva di sperimentazioni o vezzi che in questo caso sarebbero risultati inutili. Wilde, il suo compagno, un amico e il giudice si muovono in uno spazio simbolico di facile comprensione che si alterna fra la prigione, il tribunale e luoghi mondani di Londra o Parigi. Tutto quel che succede a completo servizio della parola, e le parole sono brillanti e poetiche, ironiche e amare, e sempre interessanti. La vicenda narrata non una di quelle scritte da Wilde, ma una parte della vita dello stesso autore: il processo per sodomia, la successiva condanna e la prigionia passata a scrivere lettere senza ricevere risposte. Wilde scriveva che sempre la vita a imitare larte e non viceversa, e non ci riesce difficile credere (testimonianze alla mano) che lui tentasse davvero di vivere imitando quel che scriveva. Questo laspetto pi interessante che emerge dallo spettacolo: una persona che si immola in nome di un ideale frivolo come quello estetico ma che, con la sua devozione, lo fa diventare nobile e perfino sacro. Wilde avrebbe potuto essere meno eccentrico e provocatorio durante il processo, ma non sarebbe stato se stesso, avrebbe fatto trionfare la vita sullarte, negandosi. Fausto Cabra interpreta bene un ruolo difficile e tutti e quattro gli attori recitano in modo a tratti quasi declamato che, se in altri contesti potrebbe risultare un po datato, in questo perfetto perch conferisce la giusta attenzione alle parole e fa s che, uscendo dal teatro, venga una gran voglia di andarsi a leggere (o rileggere) lopera completa di Oscar Wilde. Teatro Filodrammatici dal 27 marzo al 5 aprile

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In scena Al Piccolo Teatro Strehler fino al 5 aprile Santa Giovanna dei macelli di

Bertold Brecht, regia di Luca Ronconi. Al Teatro I fino al 5 aprile La paura, di e con Elena Bucci.

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Magnifica presenza


di Ferzan Ozpetek [Italia, 2012, 105'] con Elio Germano, Margherita Buy, Vittoria Puccini, Beppe Fiorello
Pietro un ragazzo che sceglie Roma come meta per realizzare i propri desideri. La carriera da attore e il fidanzamento con Massimo sono i sogni che ha chiuso in valigia prima di lasciare la Sicilia. La casa che decide di prendere in affitto, in un impeto di entusiasmo e precipitazione, occupata da insoliti quanto raffinati fantasmi. Gli attori della compagnia teatrale Apollonio, infatti, sono rimasti intrappolati tra le mura di quell'appartamento dopo lesplosione della stufa che, nel 1943, ha causato la loro morte. Questi personaggi, che rappresentano un chiaro omaggio all'opera di Pirandello, vivono l'incontro con Pietro come la loro ultima occasione per raggiungere la pace della verit e scoprire chi li ha traditi la sera della prima del loro spettacolo. La realt di Pietro fatta di solitudine, di inadeguatezza in una societ che non capisce e non aiuta le persone come lui. La sua sensibilit e la sua empatia non possono che trovare soddisfazione e conforto in questo bizzarro gruppo di fantasmi. Il protagonista, timido e insicuro, trova cos in questa missione singolare il punto di svolta per una metamorfosi personale. Il presente si fonde con il passato, la realt si mescola con la finzione in un gioco di specchi che, alla fine, non permette pi allo spettatore di distinguere le due dimensioni. Ferzan Ozpetek ha scelto di mantenere intatto il suo stile e di mescolare, come nelle pellicole precedenti, il dramma con la commedia. Questo film, tuttavia, un progetto sicuramente pi audace e pi complesso. In questo senso, l'apporto di Elio Germano risultato indispensabile. Una magnifica presenza. Marco Santarpia In sala a Milano: The Space Cinema Odeon, UCI Cinemas Bicocca, Anteo, Apollo, Colosseo, Plinius, Arcobaleno

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MARCO VITALE: LA RIPRESA ECONOMICA, IL VENTURE CAPITAL http://www.youtube.com/watch?v=f0-WF-wvhO8

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