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numero 11 anno IV - 28 marzo 2012

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L.B.G. FORMIGONI NEL SUO PALAZZO. UN PACIFICO ASSEDIO Franco DAlfonso VENDERE BENE MILANO TRA CULTURA E MUSEI Francesco Silva NUTRIRE IL PIANETA. PANCE VUOTE E TESTE PURE? Guido Martinotti GIORGIO AMBROSOLI E LANONIMO (PISTOLA) LOMBARDO Francesco Borella NAVIGLI E ALTRE ACQUE MILANESI: DA DOVE PARTIRE? M. Brianza, P. Morghen, A. Sinatra
VENDITA SEA: E IL FUTURO DEL SISTEMA AEROPORTUALE DI MILANO?

Giuliana Nuvoli VIA SOLARI 40. UN QUARTIERE STORICO TORNA A VIVERE Carlo Tognoli IL TURATI DI MAURIZIO PUNZO: PER NON DIMENTICARE Ilaria Li Vigni LA CRIMINALIT A MILANO: BONIFICARE E SEMINARE Andrea Campioli IL TRADIMENTI DELLARCHITETTURA DI VETRO Salvatore Bragantini E ADESSO SVILUPPO E VENTURE CAPITAL Giuseppe Longhi MILANO GUIDA DELLO SVILUPPO ITALIANO VIDEO
C.A. RINOLFI: LA FAME SI VINCE CON LE NUOVE CITT E LA FINANZA

COLONNA SONORA James Morrison I want let you Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo LIBRI a cura di Marilena Poletti Pasero TEATRO a cura di Emanuele Aldrovandi CINEMA a cura di Paolo Schipani e Marco Santarpia

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FORMIGONI NEL SUO PALAZZO. UN PACIFICO ASSEDIO Luca Beltrami Gadola


Per la prima volta, da quando stato finito, quell'incomprensibile spazio che si chiama Piazza Lombardia, per intenderci il cortile interno della nuova sede della Regione, sar animato e spero pieno di gente in occasione della manifestazione "Libera la Sedia" indetta da Pippo Civati e dai suoi amici per mandare un segnale al celeste Formigoni. Spero solo che qualcuno non abbia il cattivo gusto di dire che la "politica" non si fa contro una persona ossia che non si pu essere antiformigoniani come non si poteva essere antiberlusconiani. Chi dice queste cose come dicesse che non esistono simboli o personaggi simbolici. Essere antiformigoniani, come antiberlusconiani, non un comodo "a priori" e nemmeno un eccesso di semplificazione di un pensiero politico, solo una espressione sintetica, un modo di evitare lunghe perifrasi, non un modo rozzo ma semplicemente un risparmio di tempo. Perch dovrei dilungarmi a dire cosa non mi piace di Formigoni? Mi toccherebbe cominciare col ricordargli tutto quello che quotidianamente gli ricordano i Radicali, che saranno un po' dei rompicoglioni e magari un tantino fastidiosi quando antepongono a tutto alcune loro intransigenze, magari schierandosi al momento del voto dalla parte sbagliata; mi toccherebbe elencare tutti gli atti di arroganza istituzionale dei quali ha disseminato la sua carriera; per stare sul frivolo vorrei sapere come sceglie le occasioni per le quali si rade la barba a zero e per quali occasioni se la lascia crescere come oggi ha cominciato a fare Marchionne (peccato di vanit?); per quali occasioni scelga le camiciole avaiane e per quali il doppiopetto. Ma sarei anche curioso di capire quando ha scelto di occuparsi solo di sanit lasciando alla Lega cave e territorio e agli ex AN la casa. Vorrei che una volta per tutte mi spiegasse quali benefici hanno tratto i lombardi dalla sua gestione della Regione, visto che la bont della sanit, come competenze e abilit professionali sono precedenti al suo arrivo una buona vecchia tradizione lombarda fin dai tempi del Filarete e col suo arrivo abbiamo cominciato a vedere episodi come il Santa Rita e il San Raffaele. Vorrei che ci dicesse se la presenza di Nicole Minetti nel "listino" l'ha mai imbarazzato. Vorrei che, tanto per finire, quando qualcuno della sua maggioranza finisce oggetto di cronache giudiziarie la smettesse di dire che si tratta di comportamenti personali o tiri fuori il vecchio adagio di qualche mela marcia. Fatte le debite proporzioni, perch qui di morti non si parla, vorrei ricordare la recente sentenza del giudice Guariniello che ha duramente condannato i padroni della Eternit Stephan Schmidheiny e il barone Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne. Oltre ad aver fatto giustizia ha ribadito un principio essenziale: chi a capo di una qualsivoglia organizzazione, sia ente, istituzione o impresa risponde per s e per tutti i collaboratori che si scelto sia in sede civile, talvolta anche in sede penale, vigendo fra tutti un principio: quello della sorveglianza. Prima delle elezioni dirette questo principio aveva meno valore ma da quando presidente o sindaco scelgono i membri della propria Giunta di questa scelta che devono in primo luogo rispondere. Se poi chi eletto accentua questa caratteristica apicale assumendo personalmente tutte le pi importanti decisioni anche in spregio a un minimo di garbo istituzionale, meno di altri pu trarsi d'impaccio rispetto alle malefatte dei suoi anche se di malefatte del tutto personali che non coinvolgono strettamente la funzione politica per la quale sono stati eletti. "Il personale politico" come recitava uno slogan degli anni 70. Dunque lasci la seggiola anche se i suoi faranno di tutto per legarcelo: loro lo sanno "simul stabunt simul cadent", insieme ritti insieme a terra. Mai come in Cl, mai come in Regione.

VENDERE BENE MILANO TRA CULTURA E MUSEI Franco DAlfonso


Le grandi svolte nella vita e nella gestione di Milano sono sempre state accompagnate dalla nascita e dalla crescita di realt culturali innovative che hanno rinverdito e giustificato il ruolo di leadership della citt anche e soprattutto dopo periodi di decadenza economica e politica. Per non eccedere nei richiami storici mi limito a ricordare come nel dopoguerra abbiamo visto lo sviluppo come realt nazionale dei teatri pubblici, dalla Scala ricostruita prima ancora delle case dal sindaco Greppi, al Piccolo Teatro che diventa Teatro dEuropa quando Milano, sindaco Aniasi, diventa sede della rete della Citt dEuropa che ebbero grande parte nello sviluppo di quella che purtroppo restata lunica istituzione democratica dellodierna Unione Europea, il Parlamento votato direttamente dai popoli. La scelta di quelle Amministrazioni comunali riformiste, come vuole essere quella guidata da Giuliano Pisapia, fu quella di privilegiare listituzionalit, la durata nel tempo, la solidit dellimpresa, tanto che oggi la realt culturale cittadina poggia quasi unicamente su quei pilastri gettati dal genio di alcuni e dalla lungimiranza di chi govern la citt. Limportanza e la validit della scelta istituzionale si verific negli anni settanta e ottanta nei quali giunte politicamente omologhe a Milano e Roma fecero, in ambito culturale, scelte profondamente diverse che in breve tempo dimostrarono come la scelta effimera delle scintillanti estati romane dellassessore architetto Nicolini non lasciasse di fatto seguito rispetto alle scelte apparentemente meno fantasiose dei meno noti assessori alla Cultura milanesi, che impegnarono i fondi per acquisire lex collegio delle Stelline e la fabbrica dismessa dellAnsaldo. Questa lunga premessa mi serve per dire che non mi convince limpostazione che mi pare lassessore Boeri voglia dare al Museo dellAnsaldo con lutilizzazione del nuovo capannone realizzato da Chipperfield di fatto come spazio espositivo rotante, mentre le collezioni, discutibili come valore intrin-

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seco e come impostazione troppo colonialista, verrebbero sistemate in unaltra ala del palazzo stesso. Se le collezioni, il contenuto del Museo non sono considerate di valore tale da reggere listituzione e la stabilizzazione del Museo stesso, come sostiene Boeri e come non ho alcun motivo di credere che non sia, ritengo sia sbagliato affidarsi totalmente al segno architettonico, al valore dellinvolucro per trovare una ragion dessere al luogo e allo specifico: in poche parole, penso che se non abbiamo abbastanza materiale per istituire un Museo dei popoli, che resta unidea bellissima, non credo che potremo rimediarvi sostituendovi di fatto uno spazio espositivo pur molto bello a disposizione di performance pi o meno sperimentali. Leredit di questi anni di spettacolarizzazione portata alleccesso ci ha fatto perdere lattenzione al valore anche filologico delle realizzazioni, che garantisce la durata nel tempo di queste operazioni. Le ultime due operazioni museali di grande rilievo realizzate a Milano, il Museo del Novecento e i recentissimi Musei italiani nel palazzo Anguissola di piazza della Scala sono state un grande successo di pubblico, ma, a mio avviso, sono debolissime dal punto di vista della consistenza museale. I Musei Italiani hanno il principale merito di aver restituito alla citt un palazzo magnifico, ma le opere esposte non danno un particolare valore aggiunto, mentre per il Novecento evidente a tutti come la prevalenza dellarchitetto-allestitore e ristrutturatore rispetto al conservatore sia tale che la struttura scenica dellArengario la ragione principale del successo delloperazione, mentre il potenziale di una Milano che fu seconda solo a Parigi nellarchitettura e nellarte almeno del primo Novecento non risalta certo appieno nelle sue sale. Io credo che il sistema dei musei di Milano debba essere pensato globalmente e con un occhio e una mente da conservatori professio-

nisti e non con quello degli urbanisti (niente equivoci, non c nessuna polemica con Boeri in ragione della sua professione!). vero che negli ultimi anni, dal Guggenheim di Bilbao al Museo di arte contemporanea di Mexico City, spesso il segno architettonico a marcare in maniera pressoch totale liniziativa, ma si tratta di interventi realizzati in un deserto culturale cittadino che certo non paragonabile alla realt della nostra citt. Noi abbiamo il problema della visibilit delle collezioni di Brera o del Castello Sforzesco ovvero quello di ridare slancio e significato a veri e propri tesori semi-abbandonati, come il Museo della Scienza e della tecnica, da rimettere in collegamento con la zona romanica attigua di SantAmbrogio e piazzale Aquileia. Non ci mancano i palazzi da recuperare a un uso museale espositivo, senza bisogno evidentemente di dare seguito alla costruzione del valorizzatore di aree che stato il MAC di Liebeskind, vagante fra Santa Giulia e CityLife, senza che ci fosse uno straccio di idea su cosa metterci dentro di sensato; abbiamo Palazzo della Ragione, Arengario due, perch no Palazzo Beccaria che, con la sua struttura a mini Uffizi quadrato, sarebbe a mio avviso una bella sede per le collezioni dellOttocento milanese e lombardo che sono un po spruzzate qua e l nei vari musei cittadini e nelle collezioni private di tanti che cercano, a volte infruttuosamente, spazi per condividere la visione di opere magnifiche con un pubblico pi ampio. E ancora, perch non pensare a stabilizzare la porzione di Palazzo Marino sala Alessi come Museo della partecipazione civica, con accesso diretto alla Casa Comunale e il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo collocato in maniera non solo decorosa, ma pienamente rispettosa del suo significato simbolico e storico? Se infine ottenessimo, sogno a occhi aperti, grazie al Pgt di Lucia De Cesaris la disponibilit del carcere di San Vittore e del Palazzo di Giustizia, a seguito di un trasferimento

della Citt della Giustizia sullodierno Ortomercato, che bisogno avremmo di costruire limpossibile Beic di Porta Vittoria Non ci mancano le idee, nostre e dei cittadini milanesi che sullonda della nostra spinta verso la partecipazione ci inondano letteralmente di proposte. Se siamo accorti non ci mancano nemmeno i fondi: tra partecipazione dei privati che non mancherebbe su progetti ben strutturati e destinazione di scopo della tassa di soggiorno penso che potremmo investire nei prossimi tre anni almeno 60 milioni di euro sul solo sistema museale, una somma ragguardevole e sufficiente a farci fare un salto di qualit importante. Ma la condizione indispensabile, a mio avviso, lesistenza di un progetto condiviso di sistema elaborato dai migliori esperti disponibili che lavorino con una regia molto attenta dellassessorato alla Cultura: se si decide in tal senso, non sar particolarmente difficile dare seguito al proposito, essendoci potenzialmente disponibili tanto gli uni quanto laltra. Io, come altri, ho subito il fascino estetizzante del Manifesto Futurista di Marinetti e la conclamata volont di distruggere musei e biblioteche, ma come tutti mi sono accorto in fretta che si trattava di un mirabile virtuosismo letterario e non certo di un programma di politica culturale: forse Giovanni Agosti nel suo Le rovine di Milano, in qualche modo dedicato alla vittoria arancione di maggio, esagera nel rigore intellettuale e morale, ma non possiamo prescindere da un progetto per il quale utilizzare le competenze specifiche e non improvvisate. E a nessuno sfugge quanto potente sarebbe come attrattore turistico, economico e sociale un sistema cos strutturato. Nel momento di impostare con la manovra di bilancio 2012 lintero ciclo della consigliatura Pisapia aprire un dibattito su questi temi un dovere.

NUTRIRE IL PIANETA. PANCE VUOTE E TESTE PURE Francesco Silva


Se vero che internet oggi il miglior veicolo di idee e progetti c da essere molto preoccupati per Expo 2015. Suggerisco tutti di andare sul relativo sito. Troverete una sequenza molto confusa di immagini, tra le quali comunque dominano quelle degli amministratori oltre che informazioni immobiliari. Se poi cercate di capire qualcosa del focus dellExpo cliccate su TEMA e vedrete, sotto il titolo Nutrire il Pianeta. Energia per la vita un bel mucchietto di appetitose mele rosse, notoriamente lalimento che nutre il mondo, seguito da un elenco degli argomenti di lavoro e dibattito. Expo consapevole che vi lurgenza della fame, della sete, della mortalit infantile e della malnutrizione che oggi colpisce 850 milio-

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ni di persone, problema che si risolve risolvendolo, ossia assicurando a tutti unalimentazione sana e di qualit, ma si concentra soprattutto sulle tradizioni alimentari, sulleducazione a una corretta alimentazione per favorire nuovi stili di vita, sulle malattie sociali obesit, etc. della nostra epoca, sulla qualit e alla sicurezza dellalimentazione. In buona sostanza, nutrire il mondo significa secondo Expo mangiare tutti meglio, soprattutto nei nostri paesi che possono permetterselo. Orbene moltissime e popolose nazioni del globo oltre che le agenzie internazionali attente al tema dellalimentazione sanno bene che gi oggi il problema alimentare drammatico e lo sar ancor pi nel prossimo futuro. Riguarda daltra parte noi tutti, non appena apriamo gli occhi allinformazione internazionale, leggiamo dati preoccupanti sulla demografia e sullinurbamento, sullandamento dei prezzi dei beni alimentari di base, sulle carestie, sugli acquisti selvaggi di paesi poveri - Africa - da parte paesi pi forti - Cina - che temono di rimanere senza alimenti nel prossimo futuro, oltre che sulle malattie che nei paesi ricchi derivano dalla cattiva nutrizione.

Noi tutti percepiamo che la vita del mondo passa per lalimentazione, e che non solo una questione di mele doc e di merendine, ma di quantit di calorie disponibili, di cultura e di ambiente. LExpo dovrebbe essere, e ci auguriamo vivamente che lo sia, loccasione per mettere a confronto idee e proposte provenienti da tutto il mondo, su cosa ci attende e cosa possiamo fare per evitare un disastro globale, e migliorare per tutti la qualit della vita. Inoltre lExpo sarebbe una grande opportunit per Milano, se la citt sapesse diventare negli anni un centro di conoscenza e di elaborazione internazionale su questo tema, che non solo dietetico. Sullalimentazione lassociazione Mondohonline sta promuovendo riflessioni e attenzione pubblica, a livello milanese, vista lenorme importanza del problema e loccasione dellExpo. Giorni or sono ha organizzato un primo incontro-dibattito, tenuto presso la Facolt di Agraria di Milano, i cui contributi sono recuperabili sul sito www.mondohonline.it. Contributi che offrono unidea della complessit del problema. Il focus dellincontro stato lalimentazione e le citt. La prospettiva

delle citt cruciale perch la popolazione mondiale, oltre ad aumentare e a richiedere quindi una quantit crescente di calorie con caratteristiche appropriate, si sta urbanizzando. solo nellorganiz-zazione produttiva, logistica delle citt, nei corretti rapporti con la campagna e con lambiente, con le diverse culture che in essa coesistono, che il problema alimentazione pu trovare un equilibrio. La centralit delle citt non riguarda solo lEuropa, ma soprattutto i paesi emergenti e gi emersi, dove lurba-nizzazione crea tensioni economiche e sociali formidabili. Vi sono dunque esperienze, problematiche e soluzioni possibili molto diverse. Expo 2015 arriva al momento giusto, ma deve sapere cogliere loccasione davvero straordinaria, che non sta nei mattoni, ma nelle idee. Dal canto suo Mondohonline dar il proprio contributo, mirato non certo a elaborare idee nuove, quanto a far s che vi sia pi consapevolezza, informazione e dibattito critico. Non esiste il monopolio della conoscenza di alcune istituzioni pubbliche internazionali. La conoscenza accessibile a tutti e tutti possono contribuire a diffonderla e a integrarla.

GIORGIO AMBROSOLI E LANONIMO (PISTOLA) LOMBARDO Guido Martinotti (e chi volesse aderire)
Qualche giorno fa nella nostra citt accaduto qualcosa di molto grave che, a mio avviso, per volgarit, meschinit e pura e semplice stoltezza, travalica confini che pensavo fossero impliciti, ma solidi almeno al di fuori dei recinti di quelli che una volta si chiamavano gli Ospedali Psichiatrici, vulgo manicomi. Certo in questi anni ne abbiamo sentite e viste tante, dalla durezza del pene eretto sbandierata da vecchi farfuglioni colpiti da ictus per eccesso di Viagra, alla consistenza del derma delle natiche di un importante uomo politico, che si propone al popolo come il magister erotico della Nazione. Siamo pronti a tutte le porcherie e le soperchierie e si fa la figura dellingenuo anche solo parlarne. Ma la volgare e nauseante meschinit giocata sui morti va al di l anche delle peggiori fantasticherie che potevano nascere in una mente normalmente normale dopo aver assistito a uno sgarbo quotidiano. La vicenda nota ma la riassumo con le parole trovato in Rete. Oggi (21 Marzo) il Pirellone ricorder Giorgio Ambrosoli, eroe borghese, il liquidatore del Banco Ambrosiano ucciso dalla mafia su ordine di Michele Sindona nel 1979. Ma al ricordo non sar presente il figlio, Umberto, che pure era stato contattato qualche settimana fa e aveva dato la sua adesione. Il motivo: le frasi dette da Ambrosoli sulle vicende giudiziarie che coinvolgono molti esponenti della Regione in una intervista a Repubblica, due settimane fa. Non credo ci sia bisogno di aggiungere molto, ma poich qualche fortunatamente giovane, pu confondere Garibaldi con Mazzini, chessoio, o pensare che le bombe a Piazza Fontana le avessero messe le BR, oppure, in ogni caso, che i nomi di Falcone e Borsellino si mescolino sullo sfondo di un passato glorioso che ogni tanto scendiamo in piazza a ricordare, senza ben sapere i baffetti perbene dellassassinato a chi a appartenessero, forse al ritratto di un lontano antenato, come Cavour o Vittorio Emanuele II, quando ancora i maschi adulti usavano tingersi il pelo come fa qualche sopravvissuto (di quelle epoche) filosofo nostrano. Non lasciamo che vengano assorbiti dalla tappezzeria e diciamo con assoluta decisione che Giorgio Ambrosoli ben vivo nella nostra coscienza: non solo di chi lha conosciuto personalmente, ma anche nella coscienza di quel genere di milanesi che crede che sia possibile generare benessere senza violare la legge, anzi. E di chi si contrappone a molti di quei signori che oggi si arrogano il diritto di sentirsi offesi della presenza del figlio di questa eroica persona solo perch si era permesso di criticare pubblicamente i componenti di un organo che dovrebbe rappresentarci, ma che assomiglia ogni giorno sempre pi alla camera daspetto di via degli Olivetani. Certo un poco di sdegno doveroso stato espresso, anche sulla grande stampa cittadina, ma poi la vicenda stata archiviata rapidamente e, tanto per offrire un benchmark senza voler fare confronti odiosi di graduazione di gravit (ma anche nellopera del grande poeta cristiano

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non tutti i peccati che conducono allInferno sono eguali), ancora oggi, a distanza di egual numero di giorni dallevento, Diliberto viene castigato con parole di fuoco per un atto sconsiderato commesso non da lui, ma in sua presenza. Certo se ne sarebbe potuto scusare, anche con poche parole, e anche se per queste faccende non esiste la responsabilit oggettiva, se ne sarebbe liberato facilmente; impari da Formigoni. E anche se lautrice della sciocchezza, colpevole soprattutto di avere vanamente cercato di imitare la volgarit insuperabile dei battutari che ci hanno governato per decenni. E va aggiunto che di questa persona conosciamo volto nome e anche le ripetute sincere e accorate scuse che ha rivolto al pubblico e allinteressata Ministro Fornero (che forse si guadagnerebbe qualche stelletta, accettando semplicemente le scuse). Ben diversa la situazione lombarda, che riguarda un caso molto, ma molto pi grave di una battutaccia volgare. Superato lo sdegno per loffesa fatta alla famiglia di un vero eroe della nostra citt, cui va una solidariet senza riserve, e superato lo sconforto per una politica ridotta alla ripicca da asilo infantile (tu mi

critichi ed io non ti lascio entrare: ma chi credete di essere, o signori della Regione, le vestali del tempio dellonest, del pudore e dellintelligenza? E chi vi paga scusate? Forse che non si sa che qualcuno di voi l per ragioni inconfessabili e per aver letteralmente defraudato legittimi pretendenti?) bisogner pure chiedersi come rimediare a una azione cos stolta, nascosta vilmente dietro lanonimato. Intendiamoci bene: qui non si tratta di prendere le parti dellavvocato Ambrosoli, che si sa difendere benissimo e che, una volta di pi, ha dato una impeccabile lezione di stile, anteponendo la dignit della celebrazione, al proprio risentimento personale. Atto che ovviamente non pu essere neppure capito da persone che probabilmente pensano che lo stile sia una faccenda che riguarda solo il Salone della Moda. Si tratta invece molto specificamente di lottare contro labitudine al sopruso, per di pi coperto rapidamente dalla vilt dellanonimato. Ci sar pure stato qualcuno, funzionario, consigliere o assessore cui lidea frullata in testa, qualcuno che (come scrivono i giornali) lha mugugnata nei corridoi e fatta sapere, gesto tipicamente mafioso. Non basta che

lufficio di Presidenza dica, come fa ormai da qualche tempo regolarmente in ogni occasione, non siamo stati noi: ci mancherebbe altro, anche al di l dellovvio ricorso al noto brocardo latino su scuse e colpe. Ci vuole di pi, molto di pi. Io credo che il Governatore debba alla sua carica, allonore dellistituzione che governa e anche, e soprattutto, ai cittadini onorati di questa Regione, una azione pi incisiva che non condoni il vile responsabile. E allora, visto che il Governatore Formigoni ha di recente nobilitato la pi genuina parlata milanese, lo sfido a scovare lAnonimo Lombardo, ideatore di questa bella iniziativa e a dargli pubblicamente, a nome mio e, ne sono sicuro, di molti altri cittadini milanesi, del pirla, tanto, come dice proprio il Celeste, non reato. Ma non c altro appellativo pi adatto alla bisogna: chi ha avuto questa idea affetto da profonda, smisurata, inguaribile pirleria, o pirlaggine congenita, e se ha un residuo di coraggio civile si faccia avanti, cos glielo possiamo dire in faccia con le parole di Jannacci: el pistola te se ti.

NAVIGLI E ALTRE ACQUE MILANESI: DA DOVE PARTIRE? Francesco Borella


Nessuna pretesa dinserirmi nel simpatico, lungo dialogo tra Jacopo Gardella e Gianni Beltrame a proposito dei navigli. Provo solo a proporre qualche considerazione a margine, a sostegno convinto delle tesi dellurbanista, nonostante il consenso di cui sembra godere in questo periodo la tesi opposta, favorevole alla riapertura dei navigli, comerano e doverano. Potrei ancora capire lipotesi di mettere a concorso il tema della cerchia interna dei navigli, dalla Martesana alla Darsena, per il recupero in chiave moderna di una memoria storica essenziale per la citt di Milano, nel quadro di un intervento complessivo di drastica riduzione del traffico veicolare nel centro storico, di riorganizzazione del servizio pubblico e di conseguente ridisegno urbano, con recupero appunto di una via dacqua storica. Potrei capirlo a una condizione: la rinuncia a priori alla navigabilit. E questo non solo per evitare il rifacimento di tutti i ponti delle radiali storiche a scavalco della cerchia dei navigli, con linnalzamento degli stessi di qualche metro e il difficile inserimento delle rampe di salita e discesa, con pendenze accessibili ai mezzi pubblici, nel difficile contesto storico urbano. Ma soprattutto per evitare il problema delle conche: che non tanto un problema di costi e di fattibilit, quanto di impraticabilit reale in assoluto. I ritmi del passaggio di una conca da parte di un barcone carico di sabbia o di marmo di Candoglia erano i ritmi dei carri trainati da buoi, e ancor oggi non sono mutati. Me ne sono convinto qualche anno fa, passando da Fort William, la localit scozzese della sponda atlantica, interna a un profondo fiordo diagonale, dalla quale parte il Caledonian Canal, il lungo canale che, sempre proseguendo la medesima diagonale, taglia le Highlands scozzesi, collega tra loro tre laghi, tra i quali il Loch Ness, e sfocia a Inverness, nel Mare del Nord. Ebbene, a pochi chilometri da Fort William il Caledonian Canal supera un dislivello di una ventina di metri con otto chiuse in serie ravvicinata, a formare la pittoresca Neptunes Staircase (Scalinata di Nettuno). sufficiente starsene per un po a osservare i lentissimi tempi di attesa e di passaggio delle barche da una chiusa alla successiva (cosa che nel contesto e nel bellissimo paesaggio del fiordo non fa problema; gli occupanti delle barche nellattesa fanno colazione, chiacchierano, pescano, oppure scendono a far giocare i bambini sul prato, o a bere qualcosa a un chioschetto bar, lasciando solo qualcuno al timone), per capire che davvero questi ritmi, questi tempi lunghi e rilassati sarebbero improponibili per un servizio pubblico di vaporetti in un contesto urbano come quello milanese. Mi accontenterei della navigabilit dei navigli esterni, che gi qualche problema lo pone: perch ad esempio con il declassamento del Naviglio Pavese a canale irriguo sono stati autorizzati ponti a raso (cio con lintradosso a pochi centimetri dal pelo dacqua), ponti che

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dovrebbero tutti essere smantellati e rifatti con franco altezza utile, rampe di accesso ecc. Ma quel che pi mi preme sottolineare che mentre noi stiamo a sfogliare il libro dei sogni ci passano sotto il naso, senza quasi che possiamo accorgercene, gli unici progetti reali che attengono alla Milano citt dacque e che sono quelli della Darsena e della via dacqua darsena Expo. Della prima hanno gi parlato Gardella e Beltrame, con toni preoccupati che condivido; della seconda si conosce pochissimo ed lecito avere il dubbio che si possa trattare di un progetto molto ingegneristico e assai poco paesaggistico; mi chiedo soprattutto perch, in alternativa almeno parziale al nuovo manufatto artificiale, non sia stata considerata, soprattutto per le aree del Boscoincitt e del Parco delle Cave, la proposta degli amici del Centro per la Forestazione Urbana di Italia Nostra (che di quella zona hanno conoscenza capillare e approfondita) di riattivare il reticolo idrografico superficiale esistente e semiabbandonato, autentica importante testimonianza della Milano citt dacque di cui il nord ovest milanese particolarmente ricco e che meriterebbe di essere valorizzato, anche in chiave Expo. Unultima considerazione. Se dovessi indicare qual secondo me la priorit assoluta, sempre nellambi-

to del tema affascinante della Milano citt dacque, non avrei alcun dubbio: indicherei il recupero del Lambro, il fiume di Milano, fino a oggi negletto, saccheggiato, devastato (anche dalla tangenziale est e dal peduncolo) e infine abbandonato, e tuttavia ancora passibile di recupero, ricco di potenzialit ambientali e paesaggistiche, che lo possono portare al ruolo di pi importante corridoio ecologico urbano di Milano, e anche di linea dorsale est del sistema ciclopedonale urbano, aperta al sistema sovraccomunale, verso il Parco di Monza, verso lAdda attraverso la Martesana, verso le Groane attraverso il corridoio del Villoresi, verso il Parco Sud. Il Lambro nasce nel triangolo lariano; quando entra nel lago di Pusiano gi in area protetta (Parco regionale della Valle del Lambro, e poi Parco di Monza storico, che ne la parte meridionale); attraversato il centro di Monza entra presto (ma potrebbe entrarvi ancor prima, se il comune di Monza si decidesse a proteggere la bellissima area della Cascinazza) nel PLIS (Parco Locale dInteresse Sovraccomunale) della Media Valle Lambro, che tra poco porter i propri confini fino allo svincolo di cascina Gobba, cio allinterno dellarea urbana milanese (grazie alla nuova amministrazione e allAssessore De Cesaris, che hanno deciso, variando il PGT

in accoglimento di alcune osservazioni, di far entrare Milano, appunto, nel PLIS MVL, con una sua consistente dote di aree). A sud della Gobba, il Lambro presenta il tratto urbano pi difficile, ma anche ricco di episodi positivi (il Parco Lambro milanese, le aree verdi del Rubattino, il Parco Forlanini, il Parco di Monlu), per i quali sono necessari soprattutto uno sforzo di ricucitura, per ritrovare continuit ecologica e funzionale lungo la dorsale, e ancor pi uno sforzo di manutenzione e gestione unitaria e omogenea; tenendo conto che Forlanini e Monlu sono gi in area Parco Sud, e quindi gi in area protetta e per natura sua interconnessa col sistema del verde del sud Milano e con le vaste aree agricole della bassa milanese e padana. Come si vede, gli strumenti e le condizioni per operare ci sarebbero. Lo confesso, c evidentemente un fatto personale: non solo e non tanto perch ho lavorato a lungo e con entusiasmo al progetto del PLIS Media Valle Lambro, ma soprattutto perch il Lambro mi richiama la mia esperienza al Parco Nord: anche l, quandho cominciato, cerano solo aree marginali e degradate di periferia metropolitana, diventate oggi aree pregiate, diventate una nuova centralit metropolitana. Anche per il Lambro, ce la si pu fare, e il gioco vale certamente la candela.

VENDITA SEA: E IL FUTURO DEL SISTEMA AEROPORTUALE DI MILANO? Mario Brianza, Paolo Morghen, Alessandro Sinatra
Si legge dal giornale della decisione del Comune di Milano di vendere la maggioranza di SEA: chiaro lobiettivo finanziario di breve termine per il Comune; nulla si conosce e meno chiaro il futuro del Sistema Aeroportuale di Milano o meglio del sistema di intermodalit che assicuri i collegamenti di Milano con il mondo; oggi si evidenzia una drastica riduzione di questi collegamenti se non addirittura una carenza sia sul fronte del mercato intercontinentale che di quello europeo. Di converso intere pagine di qualificati giornali europei vengono redatte sullanalisi e sulle proposte di sviluppi futuri nel medio e lungo periodo sia per i grandi HUB tradizionali che per quelli emergenti. (cfr Financial Times 1 Marzo 2012). La carenza di una strategia di sviluppo articolata nelle sue principali componenti (aeroporti, ferrovie, viabilit primaria) renderebbe quanto mai urgente l'identificazione di una linea di sviluppo della componente aeroportuale che diversamente subirebbe le strategie dei vettori, quelle degli aeroporti internazionali e lo sviluppo delle reti ferroviarie ad alta velocit. Tutto questo mette in rilievo la responsabilit irrinunciabile della propriet pubblica di SEA, da sempre in mano al Comune di Milano, nel definire gli obiettivi e gli impegni di sviluppo e di investimento del Sistema Aeroportuale di Milano da parte della nuova propriet acquirente. Nel recente passato infatti si disattesa per Malpensa la funzione di HUB intercontinentale del Sud Europa, ipotesi alla base del finanziamento UE, ( uscita di Alitalia e Lufthansa); si invertito il trend di sviluppo previsto nel bilanciamento Malpensa Linate, con una spinta decisiva sui volumi di traffico di Linate, apporto privilegiato per lalimentazione agli HUB europei concorrenti; non si valorizzato a sufficienza la potenzialit del settore Cargo dal punto di vista logisticointermodale cos come previsto nel progetto originario. Nel sistema competitivo europeo Milano ha perso molte posizioni nei confronti degli aeroporti competitors che negli ultimi anni hanno confermato limportanza dellHubbing per lo sviluppo e laddove si determinato Dehubbing limportanza di una strategia innovativa aeroportuale. Qualche anno fa ci potevamo allineare ai cinque maggiori aeroporti europei mentre oggi siamo inseriti nella fascia degli aeroporti internazionali di secondo livello (eravamo pi grandi di Monaco, Barcellona, Dsseldorf).

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www.arcipelagomilano.org allAeroporto di Malpensa adeguate capacit produttive, sia delle piste che dei terminal passeggeri e merci, per far fronte ai crescenti volumi di traffico attesi; i livelli di intermodalit e accessibilit compatibili con i migliori standard europei per quanto attiene i collegamenti ferroviari con il sistema dellalta velocit e quelli stradali connessi con la viabilit primaria. .

Tutto ci mette in evidenza che lalternativa di vendere o non vendere la maggioranza di SEA si caratterizza come un falso problema, dal momento che il problema reale definire le condizioni che devono essere negoziate con lacquirente e che sanciscono il futuro sviluppo degli aeroporti di Milano in presenza di una concorrenza internazionale agguerrita, che reagisce in tempi rapidi ai mutamenti di scenario, determinati soprattutto dallingresso nel settore di Outsiders aggressivi

come gli aeroporti del middle e far east. Le condizioni dovrebbero riguardare, per tutto il periodo di vigenza della convenzione stato/SEA, prioritariamente lo sviluppo di un piano di marketing volto a incentivare commercialmente lattivazione di nuovi collegamenti da parte di nuovi vettori, soprattutto nel segmento intercontinentale per incrementare il numero di destinazioni servite nello scalo di Malpensa; la definizione di un pianto pluriennale di investimenti nel settore aeronautico che assicuri

VIA SOLARI 40. UN QUARTIERE STORICO TORNA A VIVERE Giuliana Nuvoli


Per quasi un secolo il quartiere dellUmanitaria di via Solari 40 stato un modello di vivibilit e di coesione sociale.Poi sono arrivati la solitudine, il disagio, lassenza di comunicazione. I bambini non hanno pi avuto spazi adeguati per i giochi; la bocciofila andata in rovina; gli anziani cercano ancora un luogo per stare insieme; non c una biblioteca, n un posto in cui scambiare idee, informazioni, esperienze. Sabato 17 marzo, su iniziativa dei Cittadini Solari per Milano, e in collaborazione col Comitato inquilini del quartiere, stata inaugurata dallAssessore alla Casa Lucia Castellano, e alla presenza del Presidente del Consiglio di Zona 6, Gabriele Rabaiotti, la biblioteca di quartiere. Sono due stanze appena ristrutturate, al piano terreno della scala 13, nello Spazio Abitare del Comune, aperto per gli abitanti del quartiere due volte la settimana, per i problemi relativi alla loro abitazione. Lo spazio nato con lintento di ascoltare le richieste, i bisogni, i suggerimenti degli abitanti del quartiere nellambito della ristrutturazione dellintero quartiere, che ha preso lavvio in questi mesi. Un luogo prezioso e non utilizzato a pieno, ideale per dar vita a un progetto innovatore: ricostituire il tessuto sociale, culturale (e anche ludico) insieme alla ristrutturazione fisica delle duecentoventi unit abitative. Cos, nello Spazio abitare il Comitato Inquilini, lArci, lAssociazione degli anziani del quartiere, i Cittadini Solari, il Consiglio di Zona e il Comune si sono ritrovati per iniziare questo duplice percorso parallelo insieme. E si sono formati due gruppi di lavoro: 1. sulla casa, che si occupa degli edifici, degli spazi, del progetto della loro ristrutturazione. Poich questultima avr un cammino complesso e non di breve durata, stato deciso che, nel frattempo, avrebbero potuto essere ripristinati due spazi destinati rispettivamente, al gioco delle bocce e ai giochi dei bambini. 2. sullanimazione, che si occuper delle attivit da programmare per il quartiere, inteso anche in senso pi ampio rispetto a via Solari, 40. La prima iniziativa, gi partita, quella della biblioteca dove sar possibile ritirare (ma anche donare) libri in lettura e, per chi fosse interessato, avere conversazioni sugli stessi libri o su altri temi dinteresse anche quotidiano. La biblioteca consta gi di oltre trecento volumi donati dai Cittadini Solari, da Il Saggiatore, da abitanti del quartiere; in previsione, in tempi brevi, lallestimento di una biblioteca per bambini allinterno di una ludoteca. Il percorso iniziato rappresenta un modo nuovo (o dimenticato) di costruire un sano tessuto sociale e una buona qualit della vita: istituzioni, inquilini e altri abitanti della zona, si sono unti per trovare soluzioni soddisfacenti ai problemi non solo di via Solari 40, ma di tutto il quartiere. In questo momento la Storia impone un cambio di abitudini anche nello Stato sociale: ci sono tagli su la scuola, la sanit, la mobilit, la cultura, i servizi sociali. Allora necessario trovare nuovi modi per rispondere a bisogni di comunicazione, assistenza, cultura e, pi latamente, di vivibilit. La biblioteca appena nata (e se la intitolassimo proprio a Ersilia Majno?) ha proprio questo obiettivo: creare, attraverso i libri e la lettura, un luogo di ascolto, di scambio di idee, di raccolta di bisogni e proposta di soluzioni possibili. Dove si torni a fare cultura nel senso alto del termine, quando la cultura strumento di benessere e, non di rado, di felicit.

IL TURATI DI MAURIZIO PUNZO: PER NON DIMENTICARE Carlo Tognoli


Nel 1918, subito dopo la fine della grande guerra Filippo Turati, neutralista convinto, ma non antiitaliano, prosegue nella sua azione politica e ideale, il lavoro di una vita, per tentare di portare il socialismo italiano fuori dalle secche del massimalismo inconcludente che ne avrebbero determinato la sconfitta. Il proletariato avrebbe dovuto respingere tutte le proposte di giochi dazzardo sedicenti rivoluzionari per la riconquista delle libert elementari il rispetto <postbellico> per lautodecisione dei popoli e per tutte le rivendicazioni politiche, economiche, sindacali e culturali, inscritte da gran tempo nei programmi socialisti . <La scelta > fra pace democratica sincera e definitiva, e rivoluzione universale. Il dilemma, anche pei vincitori, si riassume nellalternativa di due nomi simbolici: Wilson o Lenin. Maurizio Punzo - nel suo saggio storico Lesercizio e le riforme (1) nel quale si riporta lattenzione

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www.arcipelagomilano.org sullopera del leader socialista per la costruzione del socialismo riformista italiano fa parlare Turati. Emerge la grandezza del capo politico, delluomo di pensiero, del lottatore contrario alluso della violenza, ma sempre pronto a battersi per il riscatto del mondo del lavoro e per la conquista degli spazi di libert e di democrazia che sono i nutrimenti indispensabili per la crescita del movimento socialista. Viene seguita, passo dopo passo, levoluzione politica e ideale che porta Turati alla fondazione del Partito socialista nella netta separazione dallanarchismo - che mette in rilievo la sua posizione intransigente nei primi anni di vita del partito rispetto alle possibili alleanze con i partiti democratici considerati deboli e ambigui di fronte alle leggi repressive di Francesco Crispi e del marchese Di Rudin che lo vede rinchiuso nel carcere di Pallanza dopo i fatti del 1898 che lo trova di nuovo nel 1899 alla direzione della Critica Sociale dopo la forzata assenza. Con la crisi di fine secolo, com noto, si apre un periodo favorevole per il riformismo socialista e per la stessa democrazia italiana. Turati, affiancato da Anna Kuliscioff, Claudio Treves e Leonida Bissolati (direttore dellAvanti!) comincia a tessere il filo delle riforme stabilendo un dialogo, spesso conflittuale, con la parte pi aperta dello schieramento liberale, Zanardelli e Giolitti, ottenendo risultati importanti sul piano della legislazione sociale e delle libert. Il Partito socialista diventa un interlocutore per conquistare vantaggi concreti per il proletariato, per rendere pi democratica la politica italiana, in vista, tra laltro, del suffragio universale che potrebbe dare pi peso al socialismo italiano. Lautore ripercorre questa strada turatiana, che si sviluppa raccogliendo vittorie e sconfitte, anche attraverso compromessi positivi, a vantaggio dei lavoratori e senza mai rinunciare allobbiettivo della costruzione della societ socialista, da raggiungersi con il metodo democratico. Questa linea viene contrastata dai rivoluzionari che progressivamente conquistano la maggioranza del partito e negano la validit del gradualismo. Turati difende la sua azione: E non tutte le riforme sono duna stessa famiglia. Ve nha che devono essere sudata conquista dei lavoratori con la loro vigilanza, ma ve nha anche poniamo le pensioni di vecchiaia, le assicurazioni contro gli infortuni ecc. che, comunque ottenute, sono benefizi sicuri . Arriva a compimento anche il suffragio universale, malgrado i riformisti siano ormai in minoranza nel partito, ma arriva anche la guerra. Il neutralismo socialista interpretato dai rivoluzionari o massimalisti (come ormai si chiamano in ossequio al programma massimo contrapposto al programma minimo delle riforme) in forma aggressiva e talora antinazionale anche durante la disfatta di Caporetto. Invece i riformisti, senza diventare interventisti, si schierano con la maggioranza degli italiani nel momento in cui necessaria lunit del Paese. Lautore dedica diverse pagine a Milano su questo periodo, mettendo in rilievo le posizioni del sindaco Emilio Caldara del tutto corrispondenti a quelle di Turati per la difesa dei confini italiani. Nel testo sono molti i riferimenti al capoluogo lombardo, nella cui rappresentanza comunale era presente il leader socialista prima con la minoranza consigliare e poi con la maggioranza che nel 1914 port Caldara sindaco. E vengono messi in evidenza i contrasti con i rivoluzionari che controllavano il partito e la giunta che proprio durante la guerra, senza rinunciare al proprio programma socialista, aveva saputo attirare il consenso dei milanesi con una ampia azione di assistenza verso la popolazione, i profughi e i militari di stanza in citt. Naturalmente nel libro altre pagine sono dedicate al socialismo municipale, embrione della societ socialista - con lutilizzo dei servizi pubblici, di una politica fiscale progressiva, la calmierazione dei prezzi dei generi di consumo, la difesa dei diritti dei lavoratori come strumenti di modificazione del potere a vantaggio del proletariato. Punzo conclude con un commento al discorso di Turati, Rifare lItalia, del 1920, ritenuto comunemente uno dei pi avanzati programmi per il rinnovamento in chiave socialista e democratica del nostro Paese. Anzi alcuni hanno visto in quella impostazione, sia pure tenendo conto della differenza epocale, la politica del centro sinistra PSI, DC, PSDI, PRI dei primi anni 60, con la nazionalizzazione dellenergia elettrica, la scuola media unica, la riforma delle pensioni, la grande redistribuzione dei redditi verso le classi lavoratrici. Perch Turati stato in parte dimenticato? Perch ha perso contro il fascismo? Non era il solo e si era battuto con lucidit auspicando una grande coalizione antifascista. Forse si deve a una parte rilevante della sinistra italiana (eccezion fatta per Giuseppe Saragat) se fino a Bettino Craxi nessuno aveva riconosciuto al fondatore del PSI limportanza che aveva avuto nella storia del socialismo e nella maturazione della democrazia italiana. Una sinistra a lungo dominata dal massimalismo e dal comunismo che, quando ha cominciato, per necessit, a imboccare la strada del gradualismo e delle riforme, non ha voluto ammettere i propri errori e ha ignorato i protagonisti del riformismo. (1) Maurizio Punzo, Lesercizio e le riforme, lOrnitorinco edizioni, Milano, 2011)

LA CRIMINALIT A MILANO: BONIFICARE E SEMINARE Ilaria Li Vigni


Nuovo passo avanti del Comune di Milano nellattivit di prevenzione e contrasto alla criminalit organizzata. Dopo il Consulta antimafia istituita dal Sindaco e composta da cinque esperti, stata creata anche la Commissione consiliare permanente in materia di contrasto alla criminalit organizzata, composta da diciotto consiglieri, con la consulenza di dirigenti e funzionari, professionisti, associazioni di volontariato e di categoria. Il nuovo organismo dovr indirizzare lAmministrazione comunale nella predisposizione di idonei e incisivi strumenti per contribuire alla prevenzione e al contrasto del radicamento delle associazioni di tipo mafioso. Nei confronti della cittadinanza, inoltre, la Commissione lavorer per promuovere la cultura della legalit democratica e dellantimafia come elemento fondamentale per la crescita sociale, civile, economica di Milano e del Paese. In particolare, la Commissione contribuir alla valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, indicher regole, indirizzi, buone prassi in relazione, tra laltro, alle convenzioni attuative dei piani territoriali e urbanistici e alle concessioni duso di beni immobili, rivolgendo attenzione anche ai lavori in area Expo.

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www.arcipelagomilano.org La Commissione, infine, sosterr con iniziative concrete quanti - tra le Forze dellOrdine, la magistratura, il giornalismo, il volontariato e lassociazionismo - combattono quotidianamente contro il potere criminale mafioso, promuover percorsi di formazione per amministratori pubblici e favorir iniziative di educazione alla legalit, soprattutto nelle zone di Milano maggiormente colpite dal fenomeno mafioso. Limpegno istituzionale della Giunta e del Consiglio comunale indubbio e deve essere valutato con estremo favore in questi primi mesi di gestione politica. Tuttavia non dobbiamo e non possiamo fermarci a questo. La criminalit organizzata, come tutte le recenti e pi raffinate indagini giuridico - sociologiche ci dicono, fenomeno ramificato e diffuso a tutti livelli sociali e professionali e, soprattutto in questi ultimi tempi, si nasconde spesso sotto parvenze formali di legalit, cercando di compiere nellombra i propri affari. Si pensi, a solo titolo di esempio, la riconosciuta diffusione della criminalit organizzata nel mondo degli appalti pubblici e privati e nel mondo delle amministrazioni locali, come le recenti indagini giudiziarie hanno messo prepotentemente in luce. Proprio per questa invasivit del fenomeno occorre, ad avviso di chi scrive, che la tutela non si fermi a livello istituzionale, ma si radichi nel territorio, a qualsiasi livello della comunit sociale. Il fatto che siano state create tali commissioni comunali ad hoc un buon inizio, ma non dobbiamo dimenticarci che leducazione alla legalit e la conseguente lotta alla criminalit si compie nelle scuole con incontri formativi e informativi, nelle associazioni di categoria con ladozione di prassi professionali virtuose, nei servizi sociali con la prevenzione e la tutela soggettiva di persone a rischio, insomma tra la societ civile. Solo con tale capillare azione preventiva e repressiva contro la criminalit organizzata si potr davvero combattere il fenomeno ad armi pari, adeguandosi ai mutamenti strutturali della stessa e contribuendo davvero a una crescita civile della nostra Citt.

IL TRADIMENTI DELLARCHITETTURA DI VETRO Andrea Campioli


Nel 1914 Paul Scheerbart nel testo Glasarchitektur scriveva Siamo rattristati dalla cultura del mattone; il vetro porta con s una nuova epoca; la luce vuole il cristallo; il vetro colorato elimina lodio; senza un palazzo di vetro la vita diventa un peso (1). E il vetro nel corso dei cento anni che sono ormai trascorsi da quando i provocatori aforismi del poeta scrittore tedesco sono stati pubblicati si certamente affermato come uno dei protagonisti, se non il protagonista indiscusso, dei processi di trasformazione che hanno cambiato il volto di molte citt contemporanee. E il vetro, lo possiamo osservare quotidianamente, si sta imponendo anche nel cantiere della Milano del 2015. Ma sono forse per questo le nostre citt migliori di quanto non lo fossero in passato? Ci che possiamo affermare che negli ultimi decenni del percorso evolutivo che ha caratterizzato limpiego del vetro in architettura, raramente si sono palesate interpretazioni cos efficaci da consentirci di riaffermare oggi quella fiducia nella capacit dellarchitettura di sollecitare e imporre, con la sua trasparenza, un radicale rinnovamento e unaffermazione dei valori collettivi e democratici, che connotava il programma culturale delle avanguardie. Al contrario, nelle pi recenti realizzazioni, siano esse parti integranti di complessi programmi di trasformazione urbana, oppure episodi occasionali situati allinterno dei tessuti consolidati o nelle degradate aree periferiche, il vetro lattore principale di una rappresentazione nella quale le dimensioni tecnica ed economica del costruire hanno ormai preso il sopravvento sulle implicazioni sociali e culturali dellarchitettura (2). Ma la responsabilit di questa situazione non pu essere imputata esclusivamente allaggressivit e alla prevaricazione delle istanze della produzione rispetto a quelle del progetto. Oggi le tecnologie degli involucri vetrati presentano livelli prestazionali di tutto rispetto e le soluzioni tecniche non sono un apriori imposto dallindustria, ma lesito di un confronto dialettico tra i diversi soggetti coinvolti nel processo costruttivo. Sempre maggiore la capacit di adattamento della tecnica alle peculiari esigenze contestuali e la disponibilit del mondo della produzione a studiare soluzioni in grado di corrispondere a problemi sempre pi specifici. Pertanto, il rischio dellomologazione del linguaggio in risposta agli imperativi della standardizzazione e dellunificazione imposti dallindustria, oggi non costituisce certo pi un problema. Le motivazioni dellinsoddisfazione nei confronti di molte architetture di vetro contemporanee devono essere piuttosto ricercate nel sempre pi profondo scollamento tra il contenitore e il contenuto, nella crescente indifferenza tra larchitettura e il contesto con il quale si confronta, nella diffusa rinuncia da parte del progetto ad affrontare con coerenza e sincerit i problemi che attendono con urgenza una risposta. E in questa direzione devono essere criticati duramente quegli esempi di architettura di vetro nei quali le ragioni dellefficienza energetica e ambientale vengono illegittimamente richiamate per giustificare scelte di immagine che con lefficienza energetica e ambientale hanno ben poco a che vedere. proprio in questi casi che si configura un duplice tradimento dellarchitettura di vetro. Il primo tradimento quello perpetrato dallarchitettura di vetro nei confronti della citt. In queste architetture difficile riconoscere quei paradigmi della trasparenza, dellonest, del rigore, della sobriet, dellessenzialit, dellapertura nei confronti del contesto che dal vetro attendevano una risposta. Il secondo tradimento quello che larchitettura di vetro ha subito da parte di una progettualit che in questi casi sembra pi tesa alloperativit che disposta a riflettere sul senso del proprio agire e del proprio essere nella societ (3). Una progettualit ormai lontana da quellimpegno civile che caratterizzava il pensare allarchitettura dellavanguardia del Novecento e che riconosceva nel vetro e nella sua trasparenza una grande opportunit.

(1) Paul Scheerbart, Glasarchitektur. Verlag Der Sturm, Berlin, 1914 (tr. it, Architettura di Vetro, Adelphi, Milano, 1982. (2) Vittorio Gregotti, Larchitettura nellepoca dellincessante, Laterza, Roma-Bari, 2006

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www.arcipelagomilano.org (3) Marco Biraghi, Parole contro il vuoto, in Marco Biraghi e Giovanni Damiani, a cura di, Le parole dellarchitettura, 2009. Einaudi, Torino,

E ADESSO SVILUPPO E VENTURE CAPITAL Salvatore Bragantini


In una recente vignetta di Altan su Repubblica, il solito personaggio straripante sul tavolo dice: Continuo a pensare alla crescita, ma non mi viene in mente niente. Come molte vignette del grande di Aquileia, vale un articolo di fondo. Continuiamo a parlare di crescita parola che significa tante cose diverse - ma non si sa come perseguirla in tempi stretti, senza cadere nelle trappole che la sfigurerebbero: l'aumento del debito per spese correnti, lo scempio dell'ambiente con i condoni edilizi o quei provvedimenti, dai condoni fiscali in gi, che danno una passeggera sistemata ai conti, ancor pi degradando il livello civile. Quando lo Stato stretto nella camicia di Nesso di un debito siderale, a parte il doveroso omaggio a chi (Craxi e De Mita in primis) ce l'ha regalato, non c' molto che il pubblico possa fare. La crescita ora pu venire solo dagli investimenti privati: i grandi assenti di questa fase storica. Le statistiche lo mostrano: la latitanza degli investimenti a ridurre la nostra competitivit; lo dimentica chi, alla ricerca dello sviluppo perduto, solo bastona il fattore lavoro. La globalizzazione positiva vista dallo spazio, aumenta il benessere complessivo; esaminata pi da vicino ha vincitori e vinti. Fra questi, il posto d'onore va alle classi medie dei paesi sviluppati: vivranno una vita pi tormentata di quella, tutto sommato tranquilla, loro toccata nell'ultimo mezzo secolo. I profitti, permettendo gli investimenti, generano possibilit di lavoro; questa la loro motivazione sociale per l'economia classica, che conosceva il libero commercio, ma non pensava che i capitali potessero migrare pigiando una tastiera. I profitti di oggi generano investimenti s, ma per lo pi lontano da noi: l, non qua, saranno i posti di lavoro di domani. Un parziale sollievo a tale busillis potrebbe venire da un aumento delle nuove imprese. Chi ha le spalle abbastanza larghe investe altrove? Cerchiamo allora di agevolare le nuove attivit, sia per l'iter burocratico (tema di enorme peso, ma che qui trascurer), sia per il sostegno finanziario, sul quale invece resto. Tali iniziative devono poter trovare, se ben divise, il sostegno finanziario a loro adatto; purtroppo ci non accade proprio per quelle che, per il loro alto tasso d'innovazione, anche tecnologica, pi ne hanno bisogno. Un imprenditore mi disse una volta che Dio infligge alle iniziative sette anni di vacche magre, solo dopo di esse respirano; non aveva previsto Google (che a dieci anni dalla nascita in un sottoscala era una delle principali imprese mondiali), ma aveva qualche ragione. Per questo le nuove imprese, specie quelle ad alto contenuto innovativo, hanno bisogno di capitale proprio, che pu sopportare gli inevitabili alti e bassi della fase iniziale. Non possono contare sul credito, cui servono previsioni attendibili. Sbaglia chi rimprovera le banche per il loro scarso sostegno alle iniziative: non il loro mestiere. Stiamo attenti a non farci fuorviare dalle annose diatribe banca /impresa; le imprese sane, se nella crisi hanno qualche ragione in pi, di solito trovano il credito che serve. Chi non lo trova dovrebbe, anzich lamentarsi, investire pi soldi nell'impresa, o far entrare nuovi soci. Se in essa non si crede, difficile che lo facciano altri: almeno se si vuol essere imprenditori. Dove invece il sistema - in Europa e in specie da noi - mostra un grave deficit strutturale nel finanziamento delle imprese innovative: le differenze di norme fra i vari Stati, le diverse lingue e culture ritardano la nascita di un vero mercato di sbocco europeo per i loro prodotti. Manca quasi del tutto un ceto di professionisti di Venture Capital (VC): il mercato continentale troppo segmentato, e quello nazionale troppo piccolo per sostenere la nascita di seri fondi di VC locali. Ben diversa la situazione negli Usa: l un grande mercato omogeneamente regolato e un'unica lingua aiutano la nascita di imprese innovative, nonch la loro valutazione grazie a esperti che le societ di VC possono pagare, avendo tale mercato di riferimento. Da noi la pratica scomparsa della grande impresa accentua ancora il problema, avendo essa sempre fatto da incubatore di competenze e terreno di sperimentazione di realt che poi altrove si sviluppano meglio. A parte pochi benemeriti pionieri del VC italiano (fra cui Elserino Piol, il gruppo di Next e Zernikemetaventures), il finanziamento delle nostre start up innovative affidato alla regia di qualche Universit, o di pochi benemeriti Business Angel, che affiancano i volonterosi innovatori nei primi passi in un ambiente che all'innovazione davvero non propizio. Soprattutto per l'ultimo e ancor pi grave ostacolo alle nuove imprese: la diffusione di una vasta corruzione e della sua vicina di casa, la criminalit. L'una e l'altra, si sa, preferiscono avere a che fare con realt consolidate, ricche di influenza e denari. E le start up non riescono a partire. Ridurre il peso di queste due bestie nere dunque opera ardua e lunga, ma imprescindibile. Vaste programme, certo, ma necessario per la crescita; l'omone di Altan sarebbe certo d'accordo.

MILANO GUIDA DELLO SVILUPPO ITALIANO Giuseppe Longhi


Lattuale politica governativa trova giustificazione nellesigenza di contenere il deficit monetario per soddisfare parametri di bilancio definiti dallUE, e, come il Presidente del Consiglio ripetutamente ricorda per tutelare le future generazioni. La ricetta nota: un salasso per i redditi bassi di ogni genere e categoria, un assordante silenzio degli imprenditori, reazioni scomposte di banchieri, carenza di politiche per il settore pubblico e ossequiosa confusione da parte dei politici. Su questo scenario domina lovvio quesito: come possibile uscire dalla crisi con una politica economica in cui le risorse decrescenti si accompagnano allassenza di creativit della classe dirigente?

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www.arcipelagomilano.org Penso che la situazione sia pi articolata, infatti la politica UE non chiede solo un passivo rientro dal deficit, ma lavvio di un processo generativo in cui alla diminuzione del deficit si accompagni il miglioramento radicale nelluso delle risorse e laumento della coesione sociale. Per cui: - il pareggio di bilancio deve essere accompagnato dalla rigenerazione del sistema produttivo per contenere il consumo di risorse, e su questo tema il silenzio degli imprenditori il dato pi preoccupante della crisi italiana; - la programmazione dello sviluppo deve essere coerente con i parametri sociali e ambientali delle Convenzioni e protocolli internazionali che lItalia ha sottoscritto, per aumentare la coesione; ne deriva che le misure di contenimento del deficit devono essere accompagnate da una propulsiva politica sociale e ambientale; - i motori della rigenerazione sono le citt, come ha ricordato Roberto Camagni su questa rivista pochi numeri fa, a proposito dei criteri di attribuzione delle risorse del Fondo europeo citt regioni, a cui si pu aggiungere il programma Connecting, che obbliga a ripensare i sistemi logistici metropolitani. In questa visione il centro di una politica di risanamento nazionale la crescita delle risorse umane e ambientali, i centri di rigenerazione sono i sistemi urbani e gli elementi contabili riacquistano il loro ruolo di variabili strumentali. In sostanza, la richiesta dellUE pi complessa e affascinante perch non chiede un passivo rispetto di valori contabili, ma una fattiva adesione a un sistema dinamico e generativo di azioni innovative di sviluppo, sintetizzate nel documento Europa 2020: per uno sviluppo sostenibile, smart e inclusivo. Culturalmente questa impostazione importante, perch, risponde al famoso quesito Is growth obsolete?, posto da William D. Nordhaus e James Tobin nel 1971, in quanto identifica la crescita non solo in termini di reddito, ma anche come aumento di capacit e opportunit. Questo assetto di politica economica, che si riflette nel sistema contabile, data ormai da un decennio, essendo stato adottato dalla Germania nel 2002, in occasione dellentrata in vigore delleuro e, successivamente, dallUE con la denominazione di decoupling. Il reddito diventa cos lesito dellandamento di quattro forze guida, parametrizzate fino al 2050 e coerenti con il paradigma della sostenibilit: equit intergenerazionale, qualit della vita, coesione sociale, responsabilit internazionale. Equit intergenerazionale: - risorse fisiche: il contenimento del debito e laumento della quota capitale nel PIL sono coniugati con labbattimento dellimpiego di materia nei processi produttivi (-50% entro il 2020). Questo significa che da dieci anni avremmo dovuto assistere a un radicale rinnovo del sistema produttivo con la sostituzione delle tecnologie basate sul prelievo di materia con tecnologie biocompatibili. Questo imbarazzante ritardo del nostro sistema imprenditoriale sta rendendo strutturale la sua perdita di competitivit; - emissioni ed energia: per contrastare il cambiamento climatico al 2050 le emissioni devono essere ridotte del 20%, il consumo energetico degli edifici deve essere quasi 0, le comunit locali devono tendere allautonomia quanto a produzione energetica, portando al 30% entro il 2020 la quota delle rinnovabili. Questo implica che le citt devono essere riprogettate come sistema a metabolismo chiuso, tendenzialmente autosufficienti dal punto di vista energetico, a zero emissioni e impegnate a ridurre drasticamente il deficit alimentare; - risorse naturali: il consumo di suolo deve essere ridotto drasticamente e la biodiversit raddoppiata entro il 2015. Questo implica che lagricoltura deve essere riprogrammata in simbiosi con i settori della fisica, della chimica e della biologia e il patrimonio biotico delle citt deve essere rivalutato; - risorse umane: deve essere potenziato il long life learning e gli investimenti per innovazione raggiungere il 3% del GPL. Il sapere considerato il vero motore dello sviluppo. Qualit della vita: - risorse fisiche: la crescita del reddito accoppiata alla riduzione del 90% dellintensit di trasporto di merci e persone; - risorse naturali: luso di fertilizzanti in agricoltura entro il 2025 deve essere ridotto a 80 kg/ha, la produzione bio aumentata del 20%, gli inquinanti dellaria ridotti del 30%; - risorse umane: il bilancio prevede un aumento della spesa per la salute, la nutrizione e la diminuzione del crimine. Coesione sociale: - risorse umane: entro il 2020: il saggio di occupazione totale deve essere incrementato del 75% e del 57% quello della popolazione anziana, il 65% delle famiglie con figli deve essere assistito per sostenere la compatibilit con il lavoro, le differenze salariali devono essere ridotte al 10%, deve essere sostenuta lintegrazione degli stranieri nel sistema scolastico. Responsabilit internazionale: - i paesi in via di sviluppo saranno finanziati fino allo 0,75% del PIL entro 2015 e limport dagli stessi paesi deve essere accresciuto. Ma il punto centrale che lelemento motore di questo processo epocale di riconversione la citt; come affermava larchitetto Kurokawa al primo ministro giapponese che gli illustrava le virt dei singoli provvedimenti settoriali anticrisi: la citt il solo motore della ripresa economica. facile constatare che usciremo dalla crisi solo quando Milano avr raggiunto la consapevolezza di mettersi alla guida della megalopoli policentrica padana da rigenerare, superando le attuali politiche, non banali, ma un po vintage. Il percorso non semplice: superare la visione arcaica ma cara ai politici della Milano integrata con i confini provinciali, a favore di una dimensione basata sul sistema relazionale, come gi avviene in Gran Bretagna, sostituire il sistema degli assessorati con quello della moderna piattaforma, allinsegna del cosa possiamo fare insieme ai cittadini, sono le premesse per passare dalla gestione di un sistema in deficit al ruolo di forza guida per il rinnovo della nazione.

Scrive Gregorio Praderio a Ezio Antonini


Non sono molto d'accordo con le considerazioni di Ezio Antonini sulla proposta avanzata dall'operatore di eliminare la quota di parcheggi pubblici a rotazione previsti nel parcheggio in piazza S. Ambrogio,

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www.arcipelagomilano.org considerazioni che temo non affrontino correttamente i relativi temi di mobilit. Semplificando molto, si sostiene che i parcheggi pertinenziali privati sarebbero solo di interesse privato, mentre i parcheggi pubblici a rotazione sarebbero di interesse pubblico. Nel caso in questione un po' il contrario: i parcheggi privati, liberando la piazza dalle auto precedentemente in sosta (sosta a suo tempo interamente regolamentata dalla sola "riga gialla", ovvero riservata a residenti e addetti dei servizi all'intorno, ovvero ai poliziotti della vicina caserma) ne faciliterebbero la riqualificazione e la fruizione pubblica. In generale "togliere le auto dalle strade" mediante parcheggi pertinenziali favorisce la circolazione, liberando spazio per pedoni, mezzi pubblici, bici, ecc. e quindi riveste anche un interesse pubblico. Al contrario, i parcheggi pubblici a rotazione favorirebbero la scelta modale del trasporto privato (pur essendo la zona ben servita dai mezzi pubblici) e quindi incentiverebbero il traffico automobilistico a discapito dell'interesse pubblico (congestione, smog, rumore, ecc.). Dal punto di vista della mobilit la proposta avanzata dall'operatore mi sembra quindi migliorativa. Restano comunque aperti i problemi relativi alla tutela dei beni storici o all'impatto di manufatti quali rampe o griglie di aerazione, ecc.

Scrive Gemma Piccini Martignoni a Paolo Viola


Mi sono iscritta da circa un mese al giornale on line Arcipelago Milano e la ragione che ci ha spinto ad aderire a questa offerta nata principalmente dalle sue recensioni sulla Musica Classica a Milano. Ho appena letto il suo articolo sulla Musica Moderna e non posso che esprimerle i miei complimenti per come, in modo chiaro,semplice e incisivo lei riesce a sottolineare quello che sentiamo dentro di noi quando ci propinano, diciamo, questa musica che, con tutti i riguardi per gli Autori che ci hanno messo: tecnica, pensieri e didattica nel comporla, non riescono a farcela piacere e a trasportarci con il cuore e il cervello, con la stessa sensazione fisica che proviamo quando seguiamo un'esecuzione di sonate, quartetti, concerti di Mozart, aikovskij, Shostakovi, Beethoven, etc. etc. etc. Ha ragione quando dice che ci fanno sentire inadeguati e non all'altezza... di capire il moderno. Ma abbiamo pur sempre un cervello che ci dice quello che ci piace o no! Non tutto da criticare nella musica moderna, ma non possono obbligarci a sentirla, se il nostro cuore non "vuole" ascoltarla. La ringrazio anche per gli avvisi delle varie attivit, nell'ambito della Musica Classica a Milano, della settimana: molto utili, soprattutto perch Radio e TV non sprecano molte parole sui Concerti di Musica Classica, mentre dedicano anche dieci minuti per autori che trascinano i giovani all'incultura. Grazie anche per le sue critiche all'Orchestra G. Verdi, che noi seguiamo da pi di dieci anni, e alla quale lei dedica il suo pensiero con obiettivit e simpatia.

Scrive Pier Giorgio Righetti a Guido Martinotti


Mi riferisco al testo di Martinotti TAV, no TAV e una storia americana che insegna qualcosa su ArcipelagoMilano del 21 Marzo. Vorrei complimentarmi con lo scrittore per le cose molto intelligenti che dice sulla massiccia corruzione del sistema pubblico che sistematicamente deruba noi che "remiamo" (e viene in mente la famosa canzone di Dario Fo, zitti, remate) e si rimpingua con il nostro sudore, a man salvo perch di solito impunito (vedi Craxi transfuga e latitante cui pure vogliono intitolare una via, una pizza, e quant'altro, come salvatore della patria). Ma voglio anche sinceramente congratularmi con lui per lo splendido racconto sulle Keys e la costruzione della ferrovia da parte di Flagler e tutte le storie connesse, che conoscevo bene perch pi volte ho noleggiato la vettura a Miami e sono andato a zonzo nelle Keys, un'avventura davvero spettacolare. Ha reso il racconto con senso del dramma e della storia ed stata una lettura veramente piacevole. Congratulazioni vivissime che spero vogliate inoltrargli.

Scrive Beppe Merlo a Valerio Federico


Non posso non notare come se larticolo fosse stato scritto prima della crisi, o meglio che esplodesse, avresti ragione, ma oggi a crisi in corso credo che lo scontro o confronto non possa, o meglio non debba, reggere tra la concezione di mercato e suo governo di tipo anglosassone e quella di mercato vista da un'Europa in grado di affrancarsi da una concezione di mercato abusata e devastante. Il modello di mercato anglosassone ha prodotto la pi grande diseguaglianza al mondo ed prodromo della crisi. Per loro il mercato non fatto di regole ma da una concezione naturalistica, quella del forte che annichilisce il debole. In fondo lo scriveva gi Alexis de Toqueville: "Se si va scavare a fondo, nel carattere nazionale degli americani, si scopre che costoro cercano il valore di ogni cosa unicamente nella risposta a questa semplice domanda: quanti soldi pu fruttare?. Il coraggio che bisogna avere oggi quello di riconoscere di non sapere quale la soluzione pi giusta o meno dannosa, perch molte delle cose che si davano per scontate non reggono pi, e che la finanziarizzazione dell'economia ha prodotto tali e tanti guasti, compreso quello di scaricare sul pubblico i propri danni ha bisogno di una ripresa di regolazione pi etica e pi coerente con le esigenze della collettivit, cosa che nella finanza il mercato non concede. Se le fondazioni non si comportano eticamente una cosa seria, ma affidarle al mercato sarebbe sicuramente peggio in questa congiuntura.

Scrive Piersandro Massone a Guido Artom


Di recente mi capitato di leggere un suo pezzo su ArcipelagoMilano che aveva quale tema la sua esperienza in Fiera Milano negli anni 1997 1998 e che , secondo Lei, avrebbe dovuto attirarLe possibili

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www.arcipelagomilano.org querele. Mi permetta di esprimerLe il mio punto di vista: sar difficile attirare querele per uno scritto che, oltre a raccontare un caso di insuccesso personale, parla di fatti lontani nel tempo, tratta temi di scarso interesse e per di pi parla di beghe interne, note ora forse solo a qualche persona pensionata o prossima alla pensione. Tutto il Suo scrivere non porta alcun contributo alla discussione dei temi che interessano oggi la citt di Milano. Aggiungo poi che a mio avviso non si sporgono querele per la storia da Lei raccontata, assimilabile al massimo a una commedia per il ruolo ricoperto dagli attori principali. Per quanto mi riguarda poi vorrei farle presente che la sua valutazione di una mia presunta disonest intellettuale discende dal Suo disappunto di aver constatato che da parte mia non ho voluto assecondare il Suo piano di stravolgimento della Fiera, mentre il mio compito era quello di mantenere la Direzione Amministrativa e Finanziaria che lEnte Fiera mi aveva affidato, in situazione di funzionamento amministrativo.

Scrive Massimo Gargiulo ad ArcipelagoMilano


Ho grande stima per il professore Umberto Veronesi, ma sono rimasto molto sorpreso nel leggere su La Repubblica di Milano del 23 marzo come ha argomentato la sua contrariet allubicazione a Sesto San Giovanni del nuovo polo ospedaliero, un po pomposamente definito La Citt della salute, che dovrebbe accorpare Besta, Sacco e Istituto tumori. Questi due istituti ha detto il professore riferendosi allIstituto europeo dei tumori e a quello di Via Venezian sono una forza per Milano e credo debbano rimanervi. Non vedo perch debbano andare in unaltra citt. Io, che sono nato e vivo da sempre a Milano, non da oggi non riesco a pensare a Sesto San Giovanni come a unaltra citt, ma a una parte importante di Milano Citt metropolitana. Mi auguro che la scelta su dove ubicare la citt della salute si fondi su criteri oggettivi che siano in grado al tempo stesso di soddisfare al meglio le esigenze della popolazione dellarea metropolitana milanese e della Lombardia e di ottimizzare gli investimenti. Non ho elementi sufficienti per valutare quale sia la scelta migliore, se nellarea della caserma Perrucchetti a Milano o in quella dellex Falck a Sesto San Giovanni. Tuttavia, se ci limitiamo a prendere in considerazione la dotazione di strade e di servizi di trasporto pubblico delle quali le due aree dispongono, larea dellex Falck risulta decisamente favorita per la vicinanza dei raccordi autostradali, ma ancora di pi per il fatto di essere servita sia dalle Ferrovie dello Stato che dalla Metropolitana Milanese, nonch dalle linee di trasporto urbano ed extraurbano su gomma che fanno capo alle stazioni del ferro. Lo stesso dicasi, a mio parere, se prendiamo in considerazione il numero e la distribuzione dei residenti in prossimit delle aree sulle quali verr operata la scelta e nei comuni limitrofi. Sono certo che tutti coloro che saranno chiamati a decidere sulla localizzazione della Citt della salute non si faranno fuorviare da superate logiche municipaliste, ma sapranno valutare con serenit e indipendenza di giudizio i pro e i contro delle loro scelte in una visione necessariamente metropolitana e regionale lombarda.

RUBRICHE MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Dirigere e suonare insieme
Capita abbastanza raramente, per fortuna, che i concerti siano cos poco gradevoli da decidere di abbandonare la sala durante lintervallo avendo perso ogni interesse ad ascoltarne la seconda parte. Luned 19 marzo il Conservatorio era pieno in tutti i suoi posti per un concerto che si annunciava mirabile, sia per il nome dellinterprete - il violinista Shlomo Mintz, ben noto e amato dagli abbonati alle Serate Musicali che per il programma molto accattivante: il Concerto per violino e orchestra in re maggiore opera 61 e la Sinfonia n. 2 opera 36, anchessa in re maggiore, di Beethoven. Musiche di grande appeal, che parlano direttamente al cuore e alla pancia degli ascoltatori, dai pi raffinati ai pi nafs, i cui temi sono fra i pi cantabili del catalogo beethoveniano. Inoltre lorchestra Camerata Ducale - dignitosa compagine da camera vercellese nata per lavorare sulle musiche inedite di G. B. Viotti, che avevamo gi avuto modo di ascoltare - ci parsa anche in questa occasione attenta e concentrata bench forse alle prese con un programma a lei non proprio congeniale. Un grande violinista, una buona orchestra, un programma delizioso e ... un risultato sconfortante. Tanto che molte persone e noi fra quelle hanno abbandonato la sala durante lintervallo. Non ci era mai capitato di ascoltare un Concerto per violino di Beethoven cos piatto, lagnoso e noioso. E se ne subito capita la ragione: la pretesa del violinista di fare anche il direttore dorchestra, vezzo e abitudine che sta dilagando e di cui si vedono sempre pi le nefaste conseguenze. Avevamo gi osservato che dirigere e suonare insieme produce molto raramente buoni risultati e abbiamo anche cercato di indagarne i motivi: il concerto per strumento solista e orchestra nasce dalla Sonata in cui lorchestra accompagna lo strumento ma si sviluppa - con Haydn e Mozart e poi lungo tutto lottocento come dialogo fra due diversi soggetti (si pensi al significato dei termini concertare, concertazione). Quando il solista fa anche il direttore dellorchestra nega il significato pi profondo del Concerto, lo riporta alla vecchia Sonata, toglie allorchestra il ruolo di coprotagonista o meglio di antagonista e lo riduce a quello molto pi banale del mero accompagnamento, privando lopera della sua stessa essenza. Inutile dire che i musicisti che si cimentano in questo esercizio (e sono diventati tanti, da Accardo a Schiff, da Ashkenazy a Ughi e a tanti altri) si giustificano dicendosi in grado di

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www.arcipelagomilano.org sostenere entrambe le parti, del solista e dellorchestra, ma si tratta di una evidente contraddizione in termini; non si pu concertare fra s e s, lappiattimento diventa inevitabile. A prescindere ovviamente dalla difficolt di concentrarsi sul proprio strumento che come tutti sanno gi cosa estremamente impegnativa e assorbente e di trasmettere contemporaneamente allorchestra limpulso di cui ha bisogno per dialogare con il solista e per contrapporgli i propri argomenti. Shlomo Mintz ha dato una dimostrazione plateale di questa impossibilit proponendoci un Beethoven totalmente privo di tensione, scialbo, tutto incentrato sulla parte solistica e dunque fatalmente orientato al mero virtuosismo dellesecutore. Si intuiva perfettamente che il violinista era interessato solo alla sua parte, conosceva assai poco quella avversa - che peraltro tendeva a sottomettere alla sua - non dava allorchestra ci che essa si aspetta dal direttore, la sintesi interpretativa della scrittura musicale, lindirizzo unitario del fraseggio, soprattutto la passione e lemozione del suonare insieme: lui suonava per conto suo e allorchestra dava solo il tempo, cos come poteva, con i soli cenni del capo. E infatti lAllegro con brio ha perso il brio ed diventato un Allegro ma non troppo, il Larghetto si tramutato in Adagio e persino quel meraviglioso Rond diventato noioso e ripetitivo. Povero Beethoven. Ma perch un bravo musicista incorre in errori cos macroscopici? Azzardiamo una spiegazione: quando si bravi e celebri, se non si dotati di una corazza di umilt e di spirito autocritico, si pu facilmente essere vittime del sentimento di onnipotenza e si pu provare grande insofferenza nei confronti di sensibilit o approcci diversi. D fastidio misurarsi alla pari con altri musicisti per cercare un sentire e un linguaggio comuni con i quali tessere il dialogo. E cos si preferisce fare da soli, dimenticando che la musica non sempre e soltanto un canto solitario ma spesso - e il caso dei concerti di Beethoven esemplare, si pensi allImperatore - la maga e lincantesimo nascono proprio dalla tensione acuta fra sentimenti opposti e dal successivo sciogliersi delle contraddizioni. Musica per una settimana *mercoled 28 al Conservatorio (Societ dei Concerti) la Sudwestdeutsche Philaharmonie diretta da Vassilis Christopoulos esegue lOuverture tragica in re minore opera 81 di Brahms, il Concerto n. 3 in do minore opera 37 per pianoforte e orchestra di Beethoven (pianista Andrea Lucchesini) e la Sinfonia n. 4 in fa minore opera 36 di ajkovskij *gioved 29, venerd 30 e domenica 1, allAuditorium, lOrchestra Verdi diretta da Sir Neville Marriner in un programma che inizia con la Fantasia su un tema di Tallis di Vaughan-Williams, al centro ha il Concerto n. 4 per corno e orchestra K. 495 di Mozart (cornista Radovan Vlatkovic) e si conclude con la Sinfonia n. 3 in la minore opera 56 (la Scozzese) di Mendelssohn *gioved 29 e sabato 31 al Teatro Dal Verme lOrchestra dei Pomeriggi Musicali diretta da Giancarlo De Lorenzo esegue la Sinfonia de La cambiale di matrimonio di Rossini, il Concerto per flauto e orchestra (flautista Gianpaolo Pretto) di Mozart e la Sinfonia n. 2 D. 125 di Schubert *luned 2 al Conservatorio (Serate Musicali) il pianista Eduard Kunz esegue 10 Sonate di Domenico Scarlatti e brani vari di Liszt (Consolations, Un sospiro, Soires de Vienne e Rapsodia ungherese n. 12) *marted 3 al Conservatorio (Societ del Quartetto) il Trio di Parma prosegue lintegrale dei Trii di Dvorak con il n. 1 in si bemolle maggiore opera 21 e il n. 4 in si minore opera 90 (Dumky) *marted 3, mercoled 4 e venerd 6, allAuditorium, lOrchestra e il Coro della Verdi diretti rispettivamente da Ruben Jais ed Erina Gambarini eseguono la Passione secondo Giovanni per soli, coro e orchestra BWV 245 di Johann Sebastian Bach

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Marina is present


Questa settimana il mondo dellarte milanese ha mormorato sempre e solo un nome: Marina. E la signora in questione riconosciuta internazionalmente come la regina delle performer, Leone dOro alla Biennale di Venezia del 1997, creatrice di performance scandalose e provocatorie. Va in scena Marina Abramovi. Si aperta con grande eco internazionale The Abramovi Method, un evento a met tra la retrospettiva e la presentazione di un grande, impegnativo nuovo lavoro dellartista serba. Questo nuova opera nasce da una riflessione che Marina Abramovi ha sviluppato partendo dalle sue ultime tre performance: The House With the Ocean View (2002), Seven Easy Pieces (2005) e The Artist is Present (2010), esperienze che hanno segnato profondamente il suo modo di percepire il proprio lavoro in rapporto al pubblico. Nella mia esperienza, maturata in quaranta anni di carriera, sono arrivata alla conclusione che il pubblico gioca un ruolo molto importante, direi cruciale, nella performance, dichiara la Abramovi. Senza il pubblico, la performance non ha alcun senso perch, come sosteneva Duchamp, il pubblico a completare lopera darte. Nel caso della performance, direi che pubblico e performer non sono solo complementari, ma quasi inseparabili. E allora ecco che questa volta il pubblico diventa totalmente protagonista e attore. Una ventina di volontari, guidati dalle indicazioni della Abramovi e dei suoi assistenti, prendono posto in installazioni che ricordano le tre principali posizioni usate dalluomo: lo stare in piedi, sdraiati o seduti. Seguendo le indicazioni dellartista, vestiti di camici bianchi e di cuffie insonorizzanti, i protagonisti dellAbramovi Method sono tenuti a stare 30 minuti in ogni posizione, in un percorso fisico e mentale il cui scopo quello di espandere i propri sensi, osservare, imparare ad ascoltare e ad ascoltarsi. Ma anche il pubblico protagonista. Per enfatizzare il ruolo ambivalente di osservatore e osservato, di attore e spettatore, centrale ai fini del concetto stesso di performance, Marina Abramovi mette alla prova il pub-

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www.arcipelagomilano.org blico anche nellatto apparentemente semplice dellosservazione: una serie di telescopi permettono infatti ai visitatori di osservare dallalto della balconata del PAC i protagonisti dellevento, concentrandosi su alcuni particolari. Una scelta non facile quella di partecipare alla performance, che richiede grande forza di volont e anche un pizzico di resistenza fisica, oltre che la consapevolezza di donare un paio dore del proprio tempo allarte e alla riflessione sulle nostre percezioni. Ma dinteressante c anche il lavoro The artist is present, video e riproduzioni della monumentale performance del 2010 che la Abramovi fece al MoMA di New York. Per tre mesi, sette ore al giorno, la Abramovi stata immobile e in silenzio davanti a oltre 1400 persone che, una alla volta, hanno avuto loccasione di sedersi davanti a lei, seduta in assoluto silenzio a un tavolo nellatrio del museo. I visitatori potevano sedersi di fronte a lei per tutto il tempo desiderato, e mentre lartista non aveva alcuna reazione di fronte ai partecipanti, la loro reazione era invece il completamento dellopera, permettendo ai visitatori di vivere unesperienza intima con lartista. Immagini emozionanti, che mostrano come ogni essere umano reagisca in modi assolutamente diversi: chi rideva, chi stava serio, chi aveva una faccia dubbiosa e coloro che invece, molti, si lasciavano andare alle emozioni, piangendo silenziosamente davanti allartista. Concludono il percorso una selezione di video con le performance pi famose della Abramovi, come Dozing Consciousness, 1997, Nude with Skeleton, 2002, Cleaning the Mirror I e II, 1995, The Kitchen. Homage To Saint Therese, 2010 e tanti altri. La scoperta di Marina Abramovic continua poi presso la galleria Lia Rumma, con la personale With eyes closed I see Happyness, fino al 5 maggio. Marina Abramovi - The Abramovi Method - fino al 10 giugno orari: luned 14.30 19.30, da marted a domenica 9.30 19.30, gioved 9.30 22.30; orari turni performance: luned 15.00/ 17.30, dal marted alla domenica 10.00/ 12.30/ 15.00/ 17.30; gioved 10.00/ 12.30/ 15.00/ 17.30/ 20.00;costi: biglietto unico performance + mostra dal 25 marzo: 12 Biglietto mostra: 8 intero, 6 ridotto

La famiglia italiana vista dal cinema


Nel suo primo week end di apertura la mostra Famiglia allitaliana ha visto oltre duemila visitatori. Unottima partenza per quella che stata la prima manifestazione legata al prossimo Incontro mondiale delle famiglie, voluto da papa Benedetto XVI, che si terr a Milano dal 30 maggio al 3 giugno. Una rassegna gratuita che mostra i cambiamenti della famiglia italiana raccontati attraverso le immagini che hanno fatto la storia del cinema nostrano. Oltre sessanta fotografie, 49 foto di scena affiancate da 21 fotogrammi, per raccontare cambiamenti, evoluzione e sviluppo del nucleo e del ruolo famigliare. La mostra si sviluppa dunque dagli anni Dieci fino ai giorni nostri, in un percorso cronologico capace di mostrare le trasformazioni che nellultimo secolo hanno scosso la societ italiana e il concetto stesso di famiglia. Il cinema tricolore - dice il presidente Fondazione Ente dello Spettacolo monsignor Dario E. Vigan - rende omaggio alla famiglia per quel che : istituzione dinamica, attraverso cui riflettere in scala i cambiamenti sociali, le increspature del nostro tessuto antropologico, l'ordito esistenziale e la trama relazionale. La famiglia non un concetto astratto. Una famiglia che ha attraversato tutte le fasi della storia, che ne uscita stravolta, sconfitta, ma a volte anche vincente e rafforzata, unico punto di riferimento in epoca di guerre, conflitti - anche interpersonali - e punto di ancoraggio per i suoi membri allinterno di una contemporaneit che sembra travolgerci allimpazzata. Se negli anni 20 e 30 la famiglia modello e punto di riferimento fondamentale per regole e comportamenti, con gli anni 50 e il neorealismo assurge a protagonista la famiglia di ceto medio-basso, unumanit tormentata e disgraziata, che uscir profondamente cambiata, ma forse anche rafforzata, dal dopo guerra. Si arriva dunque alla rivoluzione degli anni 60 e 70 e al concetto moderno di famiglia, con divorzi, sfaldamenti e famiglie pi libere e allargate. Ecco allora che attraverso i film di Luchino Visconti, Vittorio De Sica, Pisolini, Rossellini, Verdone, Tornatore, Muccino, Moretti, Monicelli, Avati, Comencini e tanti altri, si avr la possibilit di fare una carrellata anche sulla storia italiana, sul suo passato pi tragico fino agli sguardi irriverenti tipici del cinema dei giorni nostri. Famiglia all'italiana fino al 1 aprile Palazzo Reale. Ingresso gratuito. Orari: Luned 14.30/19.30; Marted Mercoled Venerd- Domenica 9.30/19.30; Gioved Sabato 9.30/22.30.

Da Bellini a Tiziano. Nascita ed evoluzione del paesaggio


Si aperta la nuova stagione delle mostre a Palazzo Reale, e a inaugurarla niente meno che una mostra su Tiziano e il suo secolo. Il Cinquecento veneto stato dominato in pittura proprio da Tiziano, un artista che a partire dalla lezione di Giovanni Bellini e di Giorgione ebbe il merito di aver portato la natura e il paesaggio sullo stesso piano dei soggetti allora ritenuti pi importanti (scene storiche, nudi, racconti sacri), aggiungendo quindi un elemento di grande modernit allinterno dei suoi dipinti. Suo fu infatti luso nellaccezione moderna, del termine paesaggio, parola che compare per la prima volta nel 1552, in una celebre lettera dello stesso Tiziano allimperatore Filippo II. Linvenzione del paesaggio in pittura, come realt a se stante, fu una vera a propria rivoluzione. Dallo sfondo quasi riempitivo dei dipinti degli artisti delle generazioni precedenti, visto a volte come secondo piano su cui relegare episodi secondari e piccoli dettagli, pass a essere un vero e proprio piano autonomo. Paesaggi fantasiosi, spesso inventati, ma che permisero agli artisti, Tiziano in primis, di sperimentare un nuovo rapporto tra i soggetti rappresentati e la natura, di farli interagire e di renderli complementari. Fino alla prima met del Quattrocento, nel Veneto, quasi non esistono aperture paesistiche nei dipinti, che non siano generici fondali di verzura, o stilizzate convenzioni, come le onde a ricciolo dei mari in burrasca. Prima del nuovo termine tizianesco, lambiente naturale era paese e gli artisti dipingevano quadri di paesi, cio degli spazi, dei luoghi, considerati sotto il profilo

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www.arcipelagomilano.org delle loro caratteristiche fisiche e ambientali, spiega il curatore della mostra Mauro Lucco. Ecco perch il cammino iniziato da Bellini e concluso da Tiziano e seguaci cos importante, tanto da aver fatto arrivare a Milano una cinquantina di dipinti e disegni provenienti da alcuni dei maggiori musei americani - il Museum of Fine Arts di Houston, lInstitute of Arts di Minneapolis - ed europei - la National Gallery di Londra, la Gemldegalerie Alte Meister di Dresda, le Gallerie dellAccademia di Venezia, gli Uffizi di Firenze. La mostra aperta da due capolavori, la Crocifissione nel paesaggio di Giovanni Bellini e La prova del fuoco di Giorgione, che accompagnano un celebre dipinto giovanile di Tiziano, La sacra conversazione. Fu proprio Bellini il primo a inserire nei suoi dipinti sacri il paesaggio sullo sfondo, distinto per dal soggetto principale, e ben delimitato da drappi, cortine o invisibili valli spaziali. Seguendo il modificarsi della funzione del paesaggio, il percorso si sviluppa poi attraverso le sale, in cui le opere di Palma il Vecchio, Cima da Conegliano, Veronese e Jacopo da Bassano, arrivando alla chiusura con il Narciso di Tintoretto, sono accostate ad altri dipinti di Tiziano, interpreti di questa novit: L'Orfeo e Euridice, La Nascita di Adone, Tobiolo e l'angelo, Ladorazione dei pastori. Un paesaggio che ha avuto anche una sua declinazione letteraria, grazie a Jacopo Sannazzaro, che in quegli anni compose e pubblic lArcadia (la cui prima edizione del 1504 esposta in a Palazzo Reale), in cui la natura e la campagna sono descritte come luoghi ameni di delizia e gioia, popolate da pastori e contadini lieti. Italiani ma non solo. Importante dal punto di vista artistico fu anche larrivo a Venezia di artisti e opere del Nord Europa, con una diversa sensibilit per il paesaggio: una natura pi selvaggia e dura, a volte addirittura malinconica o iperdettagliata, come nel caso del disegno di Bregel dellAmbrosiana. E allora ecco concludere con lultimo Tiziano, in cui la materia e il mondo stesso sono fervore e movimento. Linvenzione del paesaggio, inaugurata da Giovanni Bellini e Giorgione e sviluppato in modo particolare da Tiziano pu dirsi completamente conclusa, lasciando alle generazioni a venire questa straordinaria e rivoluzionaria eredit. Tiziano e la nascita del paesaggio moderno - Palazzo Reale fino al 20 maggio - orari: 9.30-19.30; lun. 14.30-19.30; gio. e sab. 9.30-22.30 - costi: Intero 9,00. Ridotto 7,50

Klimt. Disegni per il fregio di Beethoven tra musica e arte


Il 2012 sar un anno interamente dedicato allartista austriaco Gustav Klimt, in vista del suo 150 anniversario di nascita. Klimt (1862-1918), pittore sopraffino ed elegante, inventore dello stile liberty e padre di quella grande rivoluzione artistica che fu la Secessione viennese, verr celebrato in tutta lAustria con una serie di mostre ed eventi a lui dedicati, ma anche nel resto dEuropa, da Parigi a Barcellona, da Londra a Milano. Ed infatti Milano che apre le danze klimtiane con una mostra incentrata sul grande fregio di Beethoven, eseguito da Klimt nel Palazzo della Secessione costruito da Olbrich. Il Fregio di Beethoven, lungo 34 metri, stato infatti qui ricostruito nelle sue parti fondamentali, e accompagnato da 18 disegni originali correlati a questo misterioso e affascinante affresco. Loriginale, custodito a Vienna, fu dipinto da Klimt nel 1902 in occasione della XIV mostra del movimento viennese. Lesposizione, nata in seguito alla creazione della grande scultura policroma di Max Klinger dedicata a Beethoven, fu tutta dedicata alla celebrazione del compositore tedesco, cos amato e ammirato dagli artisti secessionisti. Beethoven era considerato lincarnazione del genio, colui che aveva creato la Nona Sinfonia, incarnazione dellamore e dellabnegazione artistica e spirituale. Ecco allora lorigine del fregio: ispirato dalla Nona, nella declinazione data da Wagner durante la sua esecuzione del 1846, quando Wagner stesso aveva anche descritto nel libretto le immagini che la composizione gli suggeriva. Secondo Wagner solo larte e la poesia avrebbero potuto riscattare lumanit verso una vita migliore. Il fregio ha dunque la stessa funzione liberatrice della musica, in contrasto alla morte e alla decadenza del mondo terreno. Ecco perch il giorno dellinaugurazione Gustav Mahler venne chiamato a dirigere proprio la Nona Sinfonia allinterno di quella sala. Lopera si compone di tre parti: Lanelito alla felicit, le Forze ostili e lInno alla gioia, la stessa sinfonia che pervade gli ambienti della mostra. Il fregio si pone quindi come la rappresentazione del percorso che il Cavaliere, luomo, dovr affrontare per raggiungere la Poesia, fanciulla affascinante e sensuale, meta del suo cammino. Ma la strada tortuosa: il Cavaliere dovr affrontare le Erinni, la Lussuria, la Malattia, il Dolore, il gigante Tifeo ecc. Il Cavaliere arriver finalmente nelle braccia della Poesia, circondato da un coro gioioso, traduzione visiva dellInno alla gioia di Schiller e musicato proprio da Beethoven. Un tripudio di oro e decorativismo, figure dalle linee eleganti e sinuose, capelli sollevati dal vento, visi taglienti e occhi espressivi, arabeschi e pietre preziose, per arrivare allopera darte totale, che prevedeva lintegrazione delle diverse discipline artistiche (pittura, scultura, grafica, design, arte decorativa e architettura). Qui sembra esserci tutto. Fondamentali diventano allora i disegni, schizzi e studi preparatori fatti per i personaggi del fregio e per le figure femminili cos amate e a volte sfuggenti, che popolano i dipinti di Klimt. Ragazze esili e sensuali, colte in pose naturali, quasi distratte, un esercito di modelle che si aggirava per latelier del maestro viennese. Completano lesposizione i manifesti originali della Secessione, realizzati dai compagni di Klimt: Koloman Moser, Alfred Roller, Ferdinand Hodler e Leopold Stolba; con anche alcuni numeri di Ver Sacrum, lo strumento di divulgazione realizzato dagli artisti secessionisti, rivista/catalogo/opera darte totale della loro estetica. Gustav Klimt - Disegni intorno al fregio di Beethoven fino al 6 maggio, Spazio Oberdan Orari: Marted e gioved: dalle 10.00 alle 22.00. Mercoled, venerd, sabato, domenica: dalle 10.00 alle 19.30 - Luned chiuso Ingressi: intero 8,00 , ridotto 6,00 / 7,00

LIBRI

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questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero rubriche@arcipelagomilano.org Il segno delluntore


di Franco Forte A. Mondadori Editore, Milano, 2012 pp. 342, euro 15,00

Contro i notai
di Marco Morello e Carlo Tecce A. Salani Editore, Milano 2012 pp. 135, euro 11,50
Chi erano i notai del XVI secolo? Franco Forte, noto scrittore, giornalista, sceneggiatore ed editor di alcune collane Mondadori, riesuma dal passato la storia di un Notaio criminale, trasformandola in un giallo storico mozzafiato. Milano, anno del Signore 1576. Sullo sfondo del Duomo ancora in costruzione, del Lazzaretto Maggiore che rigurgita i malati di peste, lolezzo dei corpi che bruciano nei fopponi e il terrore del contagio si percepiscono con un brivido che percorre la schiena, sin dalla prima pagina. Le immagini non sono molto lontane dalla Milano manzoniana e dallocchiata paurosa di Don Rodrigo che si vede addosso un sozzo bubbone dun livido paonazzo. Nel giorno della morte della moglie, consumata dalla peste, il Notaio Niccol Taverna viene chiamato per investigare su due casi: la morte di Bernardino da Savona, un commissario della Santa Inquisizione, e il furto del candelabro di Benvenuto Cellini in Duomo. Nel Ducato di Milano, dominato dalla Corona di Spagna, dove furti e omicidi sono allordine del giorno, e il conflitto di potere tra Stato e Chiesa si fa sempre pi acceso, il Notaio Taverna deve sfruttare tutte le sue straordinarie capacit investigative. Milano, anno del Signore 2012. I notai non compiono pi indagini criminali, ma si devono difendere da false accuse. Il saggio dei giornalisti Marco Morello e Carlo Tecce trasuda di assiomi e pregiudizi che si sviluppano in un ostinato attacco ai notai. Il titolo stesso "Contro i Notai" ne l'emblema e il capitolo intitolato "Con le tasche gonfie" da incorniciare. Una delle richieste di questo governo l'autosufficienza e la tenuta delle casse di previdenza dei professionisti per almeno cinquantanni, onde evitare che ci possano essere ricadute sulla spesa pubblica a carico dei cittadini. Solo l'improvvida gestione dovrebbe essere motivo di scandalo per gli autori, ma qui si assiste al paradosso: la perfetta tenuta dei conti e i brillanti risultati finanziari realizzati dai notai, non potendo essere di per s oggetto di biasimo, vengono letti come il compito in classe eseguito alla perfezione dal secchione, sul quale incentrare i rancori e le invidie dei meno fortunati. Non esiste pi un tariffario nazionale. sulla differenza di un centinaio di euro che il Notaio conquista il cliente, e subito concorrenza, la stessa che esiste tra altri professionisti. Ma gli autori sostengono: "non c' concorrenza tra notai sono tutti uguali, tutti ricchi". Il notaio non autentica soltanto la firma, come succede nellordinamento austriaco e statunitense, ma garantisce la sicurezza della transazione e del sistema giuridico, sintetizzando in s la funzione professionale e quella giudiziale. La terziet e indipendenza del notaio vengono preservate e garantite, oltre che dalla severa selezione concorsuale, dalla deontologia professionale, nonch dal controllo interno effettuato dal Ministero della Giustizia che, attraverso i conservatori degli Archivi notarili, ogni due anni sottopone a ispezione tutti gli atti stipulati. Forse Morello e Tecce dovrebbero fare un po di pratica notarile, cambierebbero idea. (Cristina Bellon)

TEATRO questa rubrica a cura di Emanuele Aldrovandi rubriche@arcipelagomilano.org Idoli


di Gabriele Di Luca regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi con Gabriele Di Luca, Giulia Maulucci, Valentina Picello, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi scene Claire Pasquier musiche originali Massimiliano Setti luci Diego Sacchi organizzazione Luisa Supino produzione Carrozzeria Orfeo
Testo finalista al Premio Hystrio per la Nuova Drammaturgia 2011 Non facile creare una mitologia del presente, perch limmersione di chi racconta in ci che racconta rischia di falsare le distanze e le proporzioni con un alto pericolo di accecamento e di ricaduta nei clich, ma questo non un buon motivo per non provare a farlo. Anzi si tratta di una sfida che, se accolta, pu portare a risultati estremamente interessanti e a tratti illuminanti. il caso di Idoli, uno spettacolo dove le caratteristiche di alcune tipologie di uomo e donna contemporanei vengono estremizzate fino a farli assurgere al ruolo di maschere-idoli della contemporaneit. Certo, in alcuni personaggi o situazioni riecheggia un qualcosa di gi sentito teatral-cinematografico, ma questo semplicemente perch anche altri hanno tentato e tenteranno di creare mitologie del presente, e perch la velocit aumentata a tal

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punto che anche gli idoli sono rottamati e sostituiti in fretta. Ma questa rapidit che rende fragile ogni terreno su cui si cerca di appoggiare i piedi, nello spettacolo, assolutamente presente. il contesto in cui si muovono due famiglie, di et diverse ma accomunate dalle problematiche odierne, di carattere economico e affettivo, che per non sono mai sbattute in faccia al pubblico, ma affrontate con un fine sarcasmo capace di velare una grande malinconia di fondo. Una donna ha rubato la nonna alla madre per farsi dare dei soldi, ma il fidanzato non vuole la vecchia in casa con loro. Si scopre poi che la nonna gi morta, stata cremata e la refurtiva in realt non una persona ma unurna. Un ragazzo e una ragazza stanno insieme e par-

lano di sesso senza farlo, perch la ragazza si capisce dopo lavora in una chat line erotica. Fraintendimenti ben costruiti e carichi di ironia che fanno sorridere il pubblico e toccano con leggerezza un tema di attuale profondit, e cio la continua creazione linguistica della realt, la distanza sempre maggiore che mette in crisi la stessa possibilit di una corrispondenza fra accadimenti e narrative con cui li si costruisce concettualmente o anche solo raccontandoli. I giovani attori/registi/autori della Carrozzeria Orfeo, guidati da Gabriele Di Luca, hanno costruito uno spettacolo che diverte e fa riflettere, riuscendo, senza dare giudizi, con il giusto equilibro fra distacco e empatia, a offrire al pubblico la preziosa

immagine di qualche idolo contemporaneo. Teatro Out Off dal 19 al 24 marzo In scena Al Piccolo Teatro Strehler fino al 5 aprile Santa Giovanna dei macelli di Bertold Brecht, regia di Luca Ronconi. Al Teatro I dal 29 al 31 marzo La merda, decalogo del disgusto # 1 di Cristian Ceresoli. Al Teatro Filodrammatici dal 27 marzo al 5 aprile Oscar Wilde, il clown dal cuore infranto, adattamento e regia di Simone Toni. Al Teatro Franco Parenti dal 27 marzo al 1 aprile Il giocatore, adattamento e regia di Annalisa Bianco.

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org eXistenZ


di David Cronenberg [Canada/Gran Bretagna, 1999, 97] con: Jennifer Jason Leigh, Jude Law, Ian Holm, Williem Dafoe, Don McKellar
La gente programmata per raccogliere cos poco, ma le possibilit sono cos grandi!, dice Allegra Geller (Jennifer Jason Leigh) allinizio di eXistenZ [Canada/Gran Bretagna, 1999, 97] osannando le opportunit concesse dalla realt virtuale rispetto alla vita reale. Allegra, la migliore programmatrice di giochi, considerata una divinit perch capace di rendere liberi, come ribadisce il meccanico Gas (Williem Dafoe) gettandosi ai suoi piedi: tu mi hai cambiato la vita. eXistenZ, il gioco inventato da Allegra, funziona collegando un Pod (dai tratti embrionali) a una bio-porta posta dietro la schiena, dando luogo a una penetrazione dai chiari riferimenti sessuali. Come spesso accade, nel cinema di David Cronenberg il corpo il punto di partenza e di arrivo: la carne muta, si trasforma, si contamina, si trafigge fino a diventare nuova carne (Videodrome?) assimilando la tecnologia in una relazione viscerale. Molta sociologia ha discusso attorno il rapporto corpo-macchina, e sullesigenza di un continuo costruire e decostruire i confini corporei. Cronenberg stesso, rifacendosi a Marshall McLuhan, considera la tecnologia come unestensione del corpo umano, come qualcosa di inevitabilmente collegato alla carne; lapalissiano in eXistenZ: il tuo sistema nervoso si sta integrando pienamente con larchitettura del gioco, spiega la Geller a Ted Pikul (Jude Law). Ma mentre in Videodrome la metamorfosi riguardava il corpo umano ed era scatenata dal rapporto con la realt mass-mediale, qui lo strumento stesso (il Pod) a mutare. Questo pensato da Cronenberg come un organismo vivente, munito di organi e tessuti, che reagisce agli stimoli e respira. Il gioco funziona come un mezzo di catarsi: agisce come un canale per la realizzazione dei desideri del giocatore, simulando il senso di appagamento di queste aspirazioni attraverso lesperienza virtuale. Ci che potrebbe essere inottenibile ordinariamente, diventa accessibile nella realt del gioco. Questo senso di potenza creato dalla simulazione pu essere visto come strumento consolatorio verso la monotonia della vita quotidiana. Per questo, la dissoluzione del corpo fisico allinterno dello schermo tecnologico pu essere paragonata a una rottura dei confini corporali, a un oltrepassare i limiti fisici per raggiungere un mondo che offre maggiori possibilit: Rompi la tua gabbia, Pikul, esorta Allegra a Ted per convincerlo a istallarsi una bioporta. Rompere la gabbia lunico modo per evadere; Cronenberg la esprime attraverso la perforazione del corpo al livello della spina dorsale: necessario violare lintegrit corporea attraverso una dolorosa installazione tecnologica per superare i propri limiti fisici. La materia carnale diventa in eXistenZ un luogo di alterazione per permettere lestensione (ritorna qui McLuhan) del corpo e, successivamente, della coscienza. Il gioco di Cronenberg, allora, profuma di filosofia: riflessione sul reciproco penetrarsi tra uomo e tecnologia, e dubbio sui concetti (molto cinematografici) di realt e finzione. Ma quelle cos grandi possibilit di cui parla Allegra allinizio, non saranno illusioni incastrate in una limitata gamma di scelte possibili? Chiss, magari siamo ancora nel gioco. Paolo Schipani In programma a Milano dal 26 marzo al 1 aprile + 3 aprile il festival Vedere la Scienza. Fondazione cineteca Italiana ha curato la rassegna Luomo e le macchine che presenter i seguenti titoli: Enigma (M. Apted), Strange Days (K. Bigelow), Blade Runner (R. Scott), S1m0ne (A. Niccol), Metropolis (F.Lang), A.I. Intelligenza arti-

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www.arcipelagomilano.org ficiale (S. Spielberg), Metropolis (Rintaro), Io, robot (A Proyas), EXistenZ (D. Cronenberg), The social network (D. Fincher).

The Lady
di Luc Besson [Francia, Gran Bretagna, 2011, 145] con Michelle Yeoh, David Thewlis, William Hope, Martin John King
Una mamma dice ai propri figli che star lontana da casa soltanto per una o due settimane, il tempo necessario per andare in Birmania ad accudire la propria madre. Questa mamma si chiama Aung San Suu Kyi (Michelle Yeoh) e, come tutti sanno, non far pi ritorno nella sua accogliente casa londinese. Il marito Michael (David Thewlis) e i due figli Alexander e Kim, abituati alla serenit e allagiatezza, vengono improvvisamente travolti da un senso di responsabilit al quale non possono sfuggire. Il padre di Aung San Suu Kyi, il generale Aung San, stato uno degli artefici della liberazione dal colonialismo inglese. evidente fin dallinizio lintento del regista di mostrarlo come la stella polare che guida la propria figlia verso una impresa tanto disperata quanto necessaria. Limpreparazione politica dellOrchidea dAcciaio forse qualcosa di meno noto rispetto alla determinazione e alla tenacia che hanno, da ormai venticinque anni, animato lo spirito di questa donna unica. Il suo un segno indelebile nella storia, sia per limpegno in difesa dei diritti del suo popolo che per il tentativo di conquista di un sistema democratico. Besson ha deciso, tuttavia, di privilegiare il lato umano di questa donna, di esaltare gli aspetti intimi ed emotivi della sua vita. Lo stesso regista ha dichiarato di aver girato il film per provare a capire come una donna di quarantacinque chili abbia retto la pressione di trecentomila soldati per ventitre anni. Consapevole che a causa del feroce regime birmano non avrebbe potuto tornare indietro, The Lady ha scelto di non cedere a un ricatto che avrebbe infranto le speranze di milioni di persone. Non si capisce perch Besson, in questo lungo racconto biografico, abbia voluto relegare in secondo piano il popolo birmano, parte indissolubile di Aung San Suu Kyi. Marco Santarpia In sala a Milano: Apollo, Colosseo, UCI Cinemas Bicocca.

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C.A. RINOLFI: LA FAME SI VINCE CON LE NUOVE CITT E LA FINANZA http://www.youtube.com/watch?v=dlGPNptuDto

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