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S TUD I A ERU D I TA

14.

C O RO LLA R I
Scritti di antichit etrusche e italiche in omaggio allopera di Giovanni Colonna
promossi da gilda bartoloni, carmine ampolo, maria paola baglione, fr ancesco roncalli, giuseppe sassatelli

a cur a di daniele f. mar as

PISA ROMA
FABRIZ IO S E RRA E D ITO RE
MMX I

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SO MMARI O
storia e antichit Larissa Bonfante, Amber abroad Maria Bonghi Jovino, Ripensando Pompei arcaica Dominique Briquel, Lausus, fils de Mzence, et le Laucie Mezentie de linscription du Louvre Giovannangelo Camporeale, Maestri darte e mercanti darte ai primordi della storia etrusca Luigi Capogrossi Colognesi, Il diritto della citt e le situazioni marginali Luca Cerchiai, Lagguato di Hamae Bruno d Agostino, La tomba 722 di Capua loc. Le Fornaci e le premesse dellOrientalizzante in Campania Daniele F. Maras, Laura M. Michetti, Un nome per pi realt: Tirrenia e Tirreni negli Ethnik di Stefano Bizantino Jorge Martnez-Pinna, Apuntes sobre la intervencin de Porsenna en Roma Franoise-lne Massa-Pairault, Locus Ardea quondam dictus avis ou variations sur le sujet dune histoire Anna Maria Moretti Sgubini, Un sito di frontiera della prima et del Ferro nel territorio di Tuscania Alessandro Naso, Manufatti etruschi e italici nellAfrica settentrionale (ix-ii sec. a.C.) Giovanna Rocca, I Libri di Numa Pompilio Elena Tassi Scandone, Il Te di Dion. Hal. iii , 61, 2. Nuovi elementi sullorigine e la natura dellimperium religione Maria Paola Baglione, Funzione dei grandi donari attici di Veio-Portonaccio Gilda Bartoloni, Un rito di obliterazione a Populonia Marisa Bonamici, Un programma figurativo troiano a Volterra nel i sec. a.C. Stefano Bruni, Un nuovo santuario del territorio fiesolano. Su un ritrovamento di et rinascimentale a San Casciano in Val di Pesa Ingrid Krauskopf, Seefahrergeschichten Gttergeschichten oder der Hunger nach Bildern. Zur Faszination des griechischen Mythos in der etruskischen Kultur Adriano Maggiani, Tluschva, divinit ctonie Giuseppe Sassatelli, Citt etrusca di Marzabotto: una fornace per il tempio di Tina Erika Simon, Zum Terrakotta-Giebel von der Via di San Gregorio Mario Torelli, Le amazzoni di Efeso e littiomanzia di Sura. Appunti sulla decorazione pittorica del tempio di Portonaccio di Veio lingua ed epigrafia Luciano Agostiniani, Feluskes o eluskes sulla stele di Vetulonia? Giovanna Bagnasco Gianni, Lettere e immagini: esempi etruschi di parola ispirata Enrico Benelli, Vornamengentilizia. Anatomia di una chimera Carlo de Simone, I numerali etruschi e D. Steinbauer: ancora Lorigine degli Etruschi Maria Pia Marchese, Aesernia: appunti per unetimologia Aldo Luigi Prosdocimi, Anna Marinetti, Sul tipo atta padre in alcune tradizioni indeuropee: tra lessico istituzionale e funzionalit onomastica Francesco Roncalli, Lo strano vaso di Cavios Frenaios Gian Luca Tagliamonte, Un bollo laterizio dal santuario del Monte San Nicola di Pietravairano (ce ) 177 185 193 199 206 210 223 232 95 102 111 121 133 138 150 159 163 1 4 14 19 24 29 33 46 56 61 70 75 84 87

M ANU FATTI E T RUSCHI E I TALI CI N E L L AFR IC A S ETTE NT RI O NALE ( I X- I I SE C . A.C .) Alessandro Naso
Introduzione

ur se le testimonianze delle relazioni etrusco-puniche furono esaminate nel Novecento negli anni Sessanta da M. Pallottino,1 negli anni Settanta da J. MacIntosh Turfa,2 negli anni Ottanta da J.-P. Morel e J.-P. Thullier3 e negli anni Novanta da Fr.-W. von Hase,4 che si sono dedicati esclusivamente ai manufatti di provenienza cartaginese, manca negli studi una sintesi aggiornata delle relazioni intrattenute dallEtruria e altri distretti dellItalia antica con le regioni dellAfrica del nord, basata su una lista dei ritrovamenti.5 Sembra quindi opportuno estendere larea di indagine allintera Africa settentrionale, paragonando la messe di dati disponibile per Cartagine con le scoperte effettuate in altre localit. come le fondazioni greche di Cirene e Naukratis. Dopo una sporadica presenza nellet del Ferro, si distinguono agevolmente due fasi principali, estese rispettivamente dallepoca orientalizzante a quella arcaica e dal periodo tardo-arcaico allellenismo. Et del Ferro

Occorre almeno menzionare la spada ad antenne comprata in Egitto dal marchese di Courtance negli anni Settanta dellOttocento e donata al re dItalia, che la destin allArmeria Reale di Torino, dove tuttora conservata (App., n. 36) (Fig. 1). Manca qualsiasi indicazione sulleffettiva provenienza di questa Prunkwaffe, che appartiene a una foggia largamente distribuita in Italia e nellEuropa centrale nel ix-viii sec. a.C. Secondo la tipologia elaborata di recente da R. C. de Marinis, questo esemplare appartiene al tipo pi antico, denominato Tarquinia-Vetulonia, risalente al ix sec. a.C.6 Lalta cronologia della spada e la mancanza di notizie su eventuali reperti coevi dalla regione orientano a esprimere grande cautela nellaccettarne la provenienza dallAfrica settentrionale. La possibilit dellarrivo in Africa settentrionale di prodotti italici gi in periodi cos antichi testimoniata direttamente dal rinvenimento in strati rimaneggiati di Cartagine di alcuni frammenti di una tipica forma vascolare della Sardegna quale la brocchetta askoide con collo obliquo (App., n. 3), la cui distribuzione fuori dellisola comprende in Etruria specie Vetulonia, ma anche Vulci, Tarquinia e Caere, in Sicilia Mozia e Dessueri (nellentroterra di Gela), Khaniale Tekke a Creta, Huelva, Carambolo e Cadice in Spagna. Lo stato frammentario non consente di riconoscere con esat* Mi molto gradito offrire a Giovanni Colonna, che si pi volte occupato anche dei temi qui affrontati, un contributo che aggiorna e integra un testo edito in una sede eccentrica per gli studi dellItalia preromana (Naso 2006). doveroso rinnovare i ringraziamenti a Rosa Maria Albanese Procelli, Regina Attula, Vincenzo Bellelli, Gebhard Bieg, Massimo Botto, Brenda Breed, Dominique Briquel, Helga Bumke, Andreas Furtwngler, Volkmar von Graeve, Hermann Kienast, Alan Johnston, Phil Perkins, Pierre Rouillard, Brian Shefton, Stphane Verger e Jaime Vives-Ferrndiz Snchez. 1 2 3 5 Pallottino 1963. MacIntosh Turfa 1977, pp. 369-370, per la lista dei manufatti. Morel 1981, Thullier 1985. 4 von Hase 1992 e 1993. Si paragonino per esempio la profonda e documentata analisi di Gras

Fig. 1. Spada ad antenne (da Bianco Peroni 1970, p. 113, n. 305, tav. 45).

tezza il numero di esemplari, stimato da 1 a 4: sembra invece significativo ricordare che per queste caratteristiche forme ceramiche, risalenti allet del Bronzo finale e alla prima et del Ferro, stato ipotizzato un contenuto particolare, in grado di giustificarne lampia distribuzione.7 Dall Orientalizzante recente all epoca arcaica A partire dalla seconda met del vii sec. a.C. le fondazioni di stanziamenti greci a Cirene8 (con le subcolonie di Taucheira, attuale Tocra,9 e Apollonia10) ed Euesperides11 nel settore occidentale nonch a Naukratis in quello centro-orientale dellAfrica settentrionale non portarono soltanto ondate di
1985 con la sintesi di Gras 1997, pp. 48-55, nella quale si menzionano Naukratis e Cirene nel quadro dellespansione coloniale greca. 6 Per il tipo: de Marinis 1999, pp. 542-547. 7 Delpino 2002 analizza sistematicamente le brocchette rinvenute in Etruria, proponendone una classificazione tipologica e affrontando anche le principali questioni legate alla classe e alla distribuzione dei reperti sardi in Etruria e in altre regioni della penisola italica. Sarebbe interessante sfruttare le possibilit offerte dalle analisi gascromatografiche per indagare i residui degli originali contenuti delle brocchette. 18 Sulla fondazione di Cirene: Parisi Presicce 2003. 19 Boardman, Hayes 1966 e 1973. 10 Apollonia 1976. 11 Vickers, Gill 1986, Gill 2004.

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Fig. 2. Frammento di bucchero da Naukratis (da Prins de Jong 1925).

coloni, ma anche nuovi flussi commerciali e nuove relazioni12. In questa epoca Cartagine non aveva ancora intrapreso la propria espansione nellAfrica nord-occidentale, ma aveva gi stabilito rapporti commerciali con gli Etruschi, come indicano numerosi reperti, e forse anche con le genti italiche della Sicilia, come riporta la tradizione letteraria antica.13 A Cartagine sono stati trovati oltre 100 vasi in bucchero etrusco, databili almeno dal terzo quarto del vii sec. a.C., come unoinochoe in bucchero sottile di una foggia tipica a Caere e nel territorio ceretano (App., n. 7). Le anforette, le oinochoai e le olpai documentano i contatti con lEtruria meridionale e sono connesse al consumo del vino, come i vasi potori, quali le kotylai, le kylikes e i kantharoi. Questa forma costituisce in particolare il segno pi efficace dei contatti diretti e indiretti con il mondo etrusco nellintero bacino del Mediterraneo e oltre, come si nota nelle carte elaborate da Fr.-W. von Hase e nei successivi aggiornamenti.14 In Africa settentrionale kantharoi in bucchero nero sono noti a Tocra (App., n. 25) e Naukratis (App., nn. 26-27). A Naukratis sono stati rinvenuti almeno due kantharoi in bucchero nero del tipo Rasmussen 3e: di uno, gi conservato nella collezione von Bissing, non si conosce lattuale collocazione (Fig. 2), laltro a Boston nel Museum of Fine Arts (Fig. 3). Sul primo sono stati notati resti di argentatura, una decorazione che pu consistere in vere e proprie lamine metalliche applicate sulla superficie15 o in una patina impalpabile, forse ottenuta prima della cottura con unaccurata ed energica levigatura della superficie, come ha ipotizzato K. Burkhardt.16 Poich entrambi i metodi sono esclusivi delle officine di Caere, si pu presumere la provenienza ce12 Tumuli funerari furono a lungo in voga nellAfrica settentrionale (Camps 1961, pp. 65-91). Sarebbe interessante raccogliere i pochi monumenti esplorati scientificamente per compararli con i sepolcri noti in Etruria e in Grecia. Una lista preliminare di tumuli della Cirenaica comprende almeno Rowe 1956, pp. 6-7, fig. 1 (5 tumuli con crepidine litica e camera lignea risalenti al vi sec. a.C.); Stucchi 1964, pp. 127-131 (tumulo vicino Messa); Stucchi 1975, 12-13; Bacchielli 1985, 10-12, fig. 1.4 (tumulo nellagora di Cirene, eretto presumibilmente in onore di Batto, mitico ecista della citt). 13 Il ruolo di Fenici e Cartaginesi analizzato da numerosi studiosi in Phoenicians 1999. La tradizione letteraria raccolta da Hans 1983. 14 Il vasellame in buccchero da Cartagine, studiato da Fr. von Hase (von Hase 1992 e 1993), elencato (App., n. 7). Le carte di distribuzione sono presentate in von Hase 1992, Abb. 1 (distribuzione complessiva del bucchero) e 27 (distribuzione dei kantharoi 3e). Il progresso delle ricerche consente di integrare e in parte correggere la carta relativa alla distribuzione dei kantharoi, noti anche in Grecia a Megalopoli (Tripoli, Archaeological Museum, inedito) e Paros (Buschor 1929, Abb. 8), in Turchia a Mileto (Naso 2001, pp. 175-

Fig. 3. Frammento di bucchero da Naukratis (foto mfa, Boston).

retana del kantharos da Naukratis. Nel Mediterraneo orientale sono note tracce di decorazione argentata soltanto su un frammento ancora inedito dallHeraion di Samo.17 Alcuni kantharoi in bucchero argentato sono stati trovati sul relitto della nave naufragata a Cap dAntibes nel secondo quarto del vi sec. a.C.: questi reperti, conservati in collezioni private, sono per mal documentati.18 Oltre che a Samo e Naukratis, vasellame in bucchero di provenienza ceretana stato identificato anche a Mileto, tra gli anathemata dellAphrodision di Zeytintepe, grazie ai risultati di analisi a sezioni sottili, difrattometria e fluorescenza effettuate su campioni prelevati in quel sito.19 Cartagine ha anche restituito oltre 20 ceramiche etruscocorinzie, che J. G. Szilgyi ha considerato prodotti di Vulci e Tarquinia, risalenti alla prima met del vi sec. a.C. (App., n. 8). Questi indicazioni sono state confermate dai pi recenti ritrovamenti effettuati negli scavi vicino al decumano massimo diretti rispettivamente da Fr. Rakob e H.-G. Niemeyer, che hanno contribuito a incrementare il numero delle importazioni da Tarquinia, in specie per i vasi del Pittore senza Graffiti.20 A Cartagine sono state identificate anche anfore da trasporto etrusche.21 Diverso per le provenienze, ma simile per le forme risulta lo spettro delle importazioni etrusche identificate a Mileto, che ha restituito anche qualche vaso in bucchero di provenienza tarquiniese e lunica anfora da trasporto etrusca di provenienza sicura nel Mediterraneo orientale.22
176, fig. 4; Naso 2009b), Data (Berges, Tuna 2000, pp. 198-201, Abb. 15b; Berges, Tuna 2001, p. 162, Abb. 13, da integrare con la scoperta di almeno altri due kantharoi inediti) e Didima (Naso 2009b, al quale rimando per un elenco aggiornato delle scoperte, che includono anche siti sul Mar Nero). 15 Hirschland Ramage 1970, p. 17, nota 45, per la decorazione con lamina dargento; Naso 2005, pp. 196-197, tav. ii, a per la decorazione con lamina aurea. Il vasellame in bucchero con residui di lamine metalliche proveniente dal tumulo del Sorbo stato oggetto di indagini presso lIstituto Centrale del Restauro, sulle quali si riferir in altra sede. 16 Burkhardt 1991, pp. 114-115. 17 Il frammento di kantharos (n. inv. So 91-208) stato gi menzionato altrove (Naso 2001, p. 175). 18 Boulomi 1982, pp. 14-16, pl. 2. 19 Naso 2009b. 20 Sono elencati in appendice (App., n. 8). 21 Commercio 1985. Le cosiddette anfore ZitA, che R. Docter considera di origine anche centro-italica (Docter 1998), sono state attribuite con certezza a produzione sarda (Oggiano 2000, pp. 241-242). 22 Naso 2001, p. 180, fig. 9.

m a nu fatt i et ru sc h i e ita lic i nell afr ica s ettentr ionale (ix-ii s ec. a.c.) 77 Come interpretare i vasi in bucchero ed etrusco-corinzi rinvenuti a Cartagine, concentrati tra il terzo quarto del vii secolo e il 550 a.C.? Gli eventi storici posteriori inducono a connetterli non soltanto a flussi commerciali o a interessi per ceramiche esotiche, ma anche alla presenza di Etruschi nella citt punica. La tradizione letteraria sottolinea la bont e lintensit delle relazioni tra Cartagine e le poleis dellEtruria meridionale, Caere in primis; gli Etruschi dovettero quindi svolgere un ruolo internazionale di primo piano almeno attorno alla met del vi sec. a.C., quando Cartagine con la spedizione guidata da Malco in Sicilia e in Sardegna intraprese quella politica espansionistica, che la fece divenire quasi un impero.23 Erodoto menziona lalleanza tra Caere e Cartagine contro i Greci di Focea nella battaglia del Mare Sardo(nio) attorno al 540 a.C.24 Aristotele nei Politik cita un trattato ufficiale tra Etruschi e Punici: la menzione sembra rimandare a documenti scritti (grapha) relativi ad accordi militari e commerciali.25 Lesistenza di simili trattati tra Cartagine e gli Etruschi (di Caere) pu essere confortata da altre tradizioni storiche, quali la menzione di Polibio del primo trattato tra Roma e Cartagine risalente al 509 a.C.26 Numerosi studiosi accettano lesistenza di questo primo trattato, e solo pochi sostengono che si tratti di una retrodatazione del trattato stipulato tra Roma e Cartagine nel 348 a.C.27 Nel vi sec. a.C. le fruttuose relazioni tra Caere e Cartagine includevano unalleanza militare: opinione prevalente che nella seconda met del vi sec. a.C. dopo la battaglia del Mare Sardo(nio), i Cartaginesi ottennero il controllo della SardeFig. 4. Tessera ospitale etrusca da Cartagine gna e gli Etruschi esercitarono una dominio sulla Corsica. (da Rasenna 1986, fig. 55). Lesistenza di strette relazioni personali tra Cartaginesi ed Etruschi comprovata da un significativo reperto di che includeva anche Etruschi tra i possibili visitatori deluna tomba della necropoli di Santa Monica a Cartagine larchivio statale di Cartagine, del quale rimangono i sigilli (App., n. 14). Sul rovescio di una tessera eburnera confordei documenti.31 mata a quadrupede graffito uno dei pochi testi etruschi La fine del vi sec. a.C. coincide a Caere con il regno di rinvenuti al di fuori della penisola italica, che recita mi puiThefarie Velianas, promotore della costruzione del cd. temnel karthazies vesqu[vacat]na (Fig. 4). La tessera, datata alla pio B nel santuario di Pyrgi e dedicante delle tre lamine auseconda met del vi sec. a.C., funziona come un documenree iscritte: il testo in lingua punica in uno dei principali santo di identit, poich doveva aderire allaltra met simmetuari di Caere, che costituisce un manifesto onore per tricamente rovesciata in possesso dellospite etrusco, di cui Cartagine, conferma in pieno la notizia erodotea dellallerimane parte del gentilizio vesqu[-]na. Non un caso che anza etrusco-punica.32 I manufatti etruschi rinvenuti in unaltra tessera hospitalis sia stata trovata a Roma:28 a queAfrica nord-occidentale non sono quindi dovuti a semplici ste due tesserae grosso modo coeve si aggiungono i cinque relazioni commerciali etrusco-puniche, ma costituiscono la esemplari restituiti dalla residenza tardo-orientalizzante di contropartita della presenza punica in Etruria meridionale, Murlo, lievemente pi antichi, per uno dei quali, mutilo, che trova un riferimento proprio a Caere. stata proposta lintegrazione puinel[-].29 Nella seconda Ben diversa la consistenza dei manufatti etruschi restimet del vi sec. a.C. forse dopo la battaglia del Mare Sartuiti dalle fondazioni greche in Africa settentrionale, ascrido(nio), sono quindi documentate relazioni personali vibili ai contatti indiretti innescati dal commercio a lunga dirette tra un Etrusco di Vulci o di Tarquinia, le aree alle distanza: a questo possono essere ascritti i kantharoi in bucquali rinvia la paleografia di questa iscrizione, e un Cartachero da Tocra e Naukratis e le oinochoai da Naukratis ginese, naturali alleati in funzione antigreca.30 In altre pa(App., nn. 28-29). I frammenti di bucchero da Karnak in role viene confortata la prospettiva evocata da D. Berges,
23 Su Malco, menzionato nella tradizione letteraria come generale cartaginese, stata espressa uninteressante opinione da M. Gras, che ha proposto di identificarlo con il comandante della flotta cartaginese, sconfitta insieme alle navi etrusche da una flotta greca nella battaglia del mare Sardonio (Gras 2000, pp. 38-39). Questa ipotesi, stimolante e ben formulata, mi sembra per lontana dal quadro degli avvenimenti: preferisco quindi seguire Bond 2000, pp. 63-65, Fantar 2000, pp. 77-78 e Krings 2000, secondo i quali i pi probabili nemici di Malco furono le citt fenice di Sardegna o meno convincentemente le comunit sarde. 24 Her. i 166, 1-2. Sulla battaglia del mare Sardonio si vedano le analisi di di numerosi studiosi dedicate ai popoli impegnati nella battaglia raccolte in MAXH 2000 e il denso contributo di Bernardini 2001. 25 Arist., Pol., iii 5 10-11. MacIntosh Turfa 1977, la cui cronologia al 580 a.C. del primo trattato tra Roma e Cartagine non ora pi seguita. 26 Polyb. iii 22, 4-13. 27 Ampolo 1987, pp. 80-84, Scardigli 1991, pp. 47-87. 28 App., n. 8; liscrizione et , Af 3.1. Liscrizione da Roma et , La 2.3. 29 Le tesserae da Murlo sono edite in Maggiani 2006, che divenuto il testo di riferimento per questo importante corpus di materiali (la tessera con puinel a pp. 324-325, n. 6). 30 Krings 1998, p. 2. 31 Berges 1997, p. 52. 32 La sterminata bibliografia su Caere esaminata da Colonna 2002. Ulteriori dati sui recenti scavi sono presentati in Vigna Parrocchiale 2003. Importanti novit su Thefarie Velianas sono state presentate da G. Colonna in un testo principale (Colonna 2006) e in contributi minori (Colonna 2007a, Colonna 2007b).

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Fig. 5. Cerniera conformata a rana pertinente a un infundibulum da Cirene (da Gregory Warden 1990).

Egitto (App., n. 34) e Tipasa in Algeria (App., n. 2) sono soltanto menzionati: grazie alla cortesia di P. Rouillard, possibile affermare che a Karnak stata identificata una minuscola parete di forma chiusa in bucchero sottile datata attorno al 600 a.C.33 Questo vasellame pu quindi essere considerato merce di ritorno portata dai mercanti greci, che di ritorno dallEtruria donavano i vasi nei santuari della propria patria, come indicano le poche ceramiche in bucchero con dediche greche dedicate nella prima met del vi sec. a.C. a Perachora, a Ialisos (Rodi) e in Sicilia (a Selinunte e a Leontinoi): si conoscono un Narchos a Perachora e forse un Leukios a Leontinoi.34 Stupisce lassenza di bucchero a Cirene, che si pu imputare meglio alla scarsa quantit di reperti ceramici arcaici pubblicati dal sito piuttosto che a uneffettiva situazione.35 Cirene infatti il luogo di ritrovamento anche di un infundibulum etrusco, un manufatto bronzeo di elaborazione etrusca utile a travasare e filtrare il vino, attestato dalla cerniera conformata a rana (App., n. 21) (Fig. 5). Nella seconda met del vi secolo tale utensili costituiscono il manufatto bronzeo etrusco in assoluto pi diffuso nellintero Mediterraneo: oltre 90 esemplari di produzione etrusca e 6 di altre fabbriche rendono giustizia alla fama goduta dai bronzi etruschi in Grecia.36 La distribuzione, pressoch capillare sulla penisola italica, comprende la Spagna, Cirene, Olimpia, Argos, Ialisos (Rodi) e Samo nellEgeo.37 Da Cartagine proviene un frammento di manico (App., n. 11), che pu appartenere a un infundibulum o a un colino, unaltra foggia
33 Il frammento trovato negli scavi del tesoro Thoutmosis i, condotti dallInstitut Franais dArchologie Orientale (ifao) sotto la direzione di H. Jacquet-Gordon, ancora inedito, tranne una breve menzione (Rouillard 1985, p. 24: ringrazio P. Rouillard per avermene fornito un disegno). Boardman 1958 ha presentato unanfora clazomenia da Karnak. 34 I kantharoi iscritti da Perachora e Ialisos sono esaminati da von Hase 1997, pp. 317-318, fig. 24. Il vasellame iscritto in bucchero dalla Sicilia (Selinunte e Girgenti) elencato in Gras 1985, p. 498; le nuove scoperte da Leontinoi sono illustrate da Rizza 2003, pp. 546-548, figg. 7-8, tav. vi. 35 Per ora noto solo bucchero ionico (Schaus 1985, pp. 73-76 n. 446-468). 36 La tradizione letteraria antica sui manufatti etruschi stata raccolta e discussa da Mansuelli 1984.

tipica dellartigianato bronzeo etrusco, pure esportata in Grecia.38 Ho gi esposto altrove i motivi che inducono ad attribuire la paternit di questi utensili a pi di unofficina situata in Etruria meridionale, forse anche a Vulci, la citt etrusca celebre per le proprie officine metallurgiche, responsabili anche della produzione di innumerevoli brocche a becco obliquo, le cosiddette Schnabelkannen, diffuse nel territorio a nord delle Alpi e a Cartagine (App., n. 13), ma non nellEgeo.39 Dal tardo Arcaismo all Ellenismo I manufatti di queste fasi, inseriti nellelenco per completezza, confermano le linee di tendenza emerse in et arcaica, come il segnacolo che attesta la sepoltura di un personaggio di probabili origini ceretane a Cartagine (App., n. 15), nonch i piattelli Genucilia da Cartagine (App., n. 16) e Cirene (App., n. 23). Occasioni di altra natura, che non escludono anche vere e proprie fughe dallEtruria settentrionale conquistata dagli eserciti romani, sono invece evocate dai cippi confinari da Uadi Milian (App., n. 17), e forse dallo stesso liber linteus (App., n. 37). I rapporti personali, sui quali erano basate le relazioni gi in epoca arcaica, trovano un significativo epilogo nella tessera hospitalis da Gouraya (App., n. 1), datata al iii sec. a.C. La generale familiarit degli Etruschi con le diverse comunit dellAfrica settentrionale quindi ben documentata.
37 Per brevit mi permetto di rimandare a quanto ho scritto altrove (Naso 2006b, pp. 367-370 e pp. 380-397; Naso 2009a). 38 Due colini bronzei etruschi (sui quali Donati 1998, pp. 163-166, Jurgeit 1999, pp. 439-447, nn. 740-756, e Naso 2003, pp. 105-106, nn. 159-161) sono stati rinvenuti di recente in Macedonia e a Nemea (Blackman 2002, p. 21, fig. 38). 39 I bronzi di Vulci sono esaminati nel classico articolo di Neugebauer 1943, ora affiancato dal recente studio di Riis 1998; utile anche la sintetica rassegna di M. Martelli (Martelli 1988). Il corpus delle Schnabelkannen stato raccolto da Vorlauf 1997.

m a nu fatt i et ru sc h i e ita lic i nell afr ica s ettentr ionale (ix-ii s ec. a.c.) Appendice Manufatti etruschi e italici dall Africa settentrionale40
Algeria Gouraya 01. In una tomba punica vicino Gouraya, circa 130 km a ovest di Algeri, stato rinvenuto un minuscolo disco bronzeo (diam. 7,7 cm) con uniscrizione etrusca (pumpun larthal), datato al iii sec. a.C. e considerato una tessera hospitalis. Libert 1996; Briquel 2004; Briquel 2006, con bibliografia precedente; Briquel 2007. Tipasa 02. menzionato il rinvenimento di bucchero, ancora inedito. von Hase 1992, pp. 327-328, nota 2. Tunisia Cartagine 03. Ceramica nuragica: tre o quattro frammenti di brocchette askoidi a collo obliquo. Kllund 1996, pp. 210-212, fig. 5; Kllund 1998; Campus, Leonelli 2000; Lo Schiavo 2005; Lo Schiavo 2006a, p. 40; Lo Schiavo 2006b, tav. iii, per la distribuzione; Lo Schiavo 2007, p. 280 (cenno); Docter 2007, pp. 484-485, nn. 4257-4260, con altra bibliografia. 04. Fibule bronzee a sanguisuga. 0 Mansel 2007, p. 797, nn. 6401-6402. 05. Anfore da trasporto sarde. Docter 2007, pp. 635-640, nn. 5362-5401. 06. 5 skyphoi e due forme non identificate di ceramica italogeometrica. Docter 2007, pp. 475-476, nn. 4213-4219. 07. 28 (+ 1) anforette, 12 oinochoai, 2 kotylai, 11 kylikes, 11 kantharoi in bucchero dalle necropoli; frammenti di 9 kantharoi, 3 kylikes, 2 ciotole, 2 forme aperte, 1 anforetta, 2 oinochoai, 7 forme chiuse dallarea del decumano; frammenti di 15 forme dallarea urbana. von Hase 1992, pp. 383-392 (necropoli); Docter 2007, pp. 476480, nn. 4220-4247 (area del Decumano) e p. 476, nota 133 (area urbana). 08. Ceramica etrusco-corinzia. MacIntosh Turfa 1977; von Hase 1992, 377-378; Trias 1999, 264-266, nn. 26-7 (2 frammenti non relativi forse allo stesso piatto del Pittore senza Graffito): Docter 2007, pp. 481484, nn. 4251-4256 (frammenti). Szilgyi 1998, p. 375, n. 61 (coppa del Pittore delle Code Annodate), p. 414, n. 15 (aryballos vulcente), p. 444, n. 19 (piatto su piede del Pittore senza Graffito), p. 448, nn. 132-133 (piatti su piede del Pittore senza Graffito), p. 526, n. 34 (coppa del Gruppo delle Macchie Bianche), p. 532, n. 22 (coppa del Gruppo di Poggio Buco), p. 533, n. 42 (aryballos globulare del Gruppo di Poggio Buco), p. 601, n. 72 (alabastron del sottogruppo Michigan del Ciclo dei Galli Affrontati), p. 684, n. 98 (frammento non attribuito), p. 694 (considerazioni generali). 09. 3 frammenti di tazze in impasto bruno. Docter 2007, pp. 480-481, nn. 4248-4250. 10. Anfore da trasporto etrusche: 2 tipo Py 4; frammenti. Vegas 1997, p. 354; Docter 2007, pp. 641-643, nn. 5402-5413.
40 La lista ricavata dallo spoglio di AfrIt (1, 1927/1928 ??, 1941); LibAnt (1, 1964 16, 1979, n.s. 1, 1995 4, 1998); LibSt (1, 1970 33, 2002); Monografie di archeologia libica (1-19); qal (1, 1950 17, 2002); Karthago i-iii . Die deutschen Ausgrabungen in Karthago, hrsg. von F. Rakob, Mainz am Rhein, 1991-1997; Karthago:Die Ergebnisse der Hamburger Grabung unter dem Decumanus Maximus, hrsg. von H. G. Niemeyer, R. F. Docter, K. Schmidt, Mainz am Rhein, 2007. 41 Questi oggetti, parti dei servizi potori etruschi, erano prodotti anche nellItalia meridionale (Jurgeit 1999, p. 462, nn. 778-779).

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11. Manico di bronzo con terminazione a protome di anatra, relativo a un colino o a un infundibulum. Mackensen 1999, pp. 540-541, n. 35, Abb. 1.1, Taf. 44.1. 12. Statuetta bronzea etrusca. von Hase 1992, p. 378. 13. 7 Schnabelkannen bronzee. von Hase 1992, p. 378. 14. Tessera hospitalis in avorio con iscrizione etrusca (fig. 4). Petersen 1903, p. 23; Martelli 1985a, p. 237 fig. 91; Martelli 1985b; von Hase 1992, p. 374; Maggiani 2006, pp. 319-321; Maggiani 2007, con nuova proposta di lettura: mi puinel karazies vesqu[---]na. 15. Cippo funerario a colonnetta. Pallottino 1966, 12, tav. i, 2 (= Saggi 1979, p. 393, pl. viii:1); von Hase 1996. 16. Piattelli etruschi a figure rosse del Gruppo Genucilia (almeno 6 esemplari). von Hase 1996, p. 188, con letteratura precedente; Morel 1990, pp. 85-86, fig. 22 (3 ulteriori frammenti di piattelli); Poulsen 2002, p. 90. Uadi Milian 17. Tre cippi litici con otto iscrizioni etrusche. Heurgon 1969a-b; Carruba 1976; Colonna 1983, pp. 1-5. Utica 18. Coppa in bucchero. Morel 1981, pp. 484-485, nota 100, con bibliografia precedente. Ksour es Saaf 19. Corazza bronzea a tre dischi, Colonna 1980, 177-178, pl. viii; Guzzo 1994, pp. 167 e 172, n. 12, con bibliografia; Tagliamonte 1994, pp. 153-154; Carthage 1995, pp. 147-149; Ben Youns 1997 e 2001; Tagliamonte 2004, p. 161, nota 103. Libia Cirene 20. Manico bronzeo di colino dal secondo Artemision di Cirene, datato al 450-400 a.C. Pernier 1932, p. 214, fig. 40, e p. 226 per il contesto.41 21. Manico bronzeo di infundibulum (fig. 5). Gregory Warden 1990, pp. 8-9, n. 17, pl. 5. 22. Manico bronzeo di colino con decorazione incisa. Gregory Warden 1990, p. 55, n. 402, pl. 40. 23. Piatto etrusco a figure rosse del gruppo Genucilia. Bacchielli 1976; Colonna 1981, p. 183, nota 107; Bacchielli 1986, p. 375, nota 15. 24. Due coppe di ceramica di Gnathia. Kenrick 1987, pp. 3-4, nn. 20-1.42 Leptis Magna43 Tocra 25. Frammento di ansa pertinente a un kantharos in bucchero, da un contesto votivo (Deposit ii) datato al 590-565 a.C. Boardman, Hayes 1973, p. 3, per la datazione, p. 58, n. 2246, pl. 31, per lansa.
42 Questi vasi non sono di sicura importazione dallItalia, poich una produzione di ceramica simile a quella di Gnathia stata identificata a Alessandria (Piekarski 2001, pp. 107-108). 43 A mio parere la kotyle dalla necropoli di Leptis Magna edita come etrusco-corinzia (De Miro, Fiorentini 1977, p. 31, fig. 38) non etrusca, come ha giustamente notato J.-P. Morel (Morel 1981, pp. 484-485, nota 100).

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Egitto Naukratis44

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26. Gi nella collezione di Fr.-W. v. Bissing, collocazione attuale sconosciuta45 (fig. 2): frammento di bucchero relativo a un kantharos con resti della carena e della vasca. Argentatura e archetti intrecciati sulla carena. Dimensioni: mm 55 (altezza), mm 60 (larghezza). Prins de Jong 1925, pp. 55-56, n. v, 2, pl. 3 (in alto a destra). 27. Boston, Museum of Fine Arts, n. inv. 88.959 (fig. 3): frammento di kantharos in bucchero con tre solcature orizzontali sotto lorlo e punte di diamante sulla carena a spigolo vivo. Naso 2006, p. 194, n. 21, fig. 4. 28. Londra, bm 1888, 6-1.643a: orlo di oinochoe formato da tre frammenti ricongiunti (alt. cm 6,8). Attribuibile a unoinochoe Rasmussen 3a, documentata alla fine del vii-vi sec. a.C. (Rasmussen 1979, pp. 78-79, pl. 7-8) o Rasmussen 7a, comune nella prima met del vi sec. a.C. (Rasmussen 1979, pp. 84-85, pl. 16).46 Johnston 1982, p. 38, pl. 4, n. 1; Naso 2006, pp. 190-191, fig. 7; Perkins 2007, p. 60, n. 236. 29. Londra, bm 1888. 6-1.633: frammento di collo di oinochoe, di tipo non determinabile. Perkins 2007, p. 75, n. 277. 30. Londra, gr 1924.12-1.77: frammento di parete di forma non determinata. Perkins 2007, p. 75, n. 304. 31. Londra, gr 1924.12-1.78: frammento di parete di forma non determinata. Perkins 2007, p. 75, n. 305.
44 La presenza di bucchero etrusco a Naukratis stata pi volte sottolineata negli studi (Boardman 1958, p. 12, nota 47; Morel 1981, p. 468, nota 15; Boardman 1999, p. 124; Mller 2000, p. 144; Kerschner 2001, p. 75). 45 La collezione v. Bissing venne suddivisa tra i musei di Amsterdam, Berlino, Bonn, Den Haag e Monaco (Kerschner 2001, p. 72). I frammenti ceramici conservati nei musei di Berlino e Monaco sono stati distrutti durante la seconda guerra mondiale; tra i reperti conservati a Bonn, editi di recente, non figura bucchero etrusco (Piekarski 2001). 46 Johnston 1982, nn. 3-5 (n. inv. bm 1888.6-1.643b-d: d comprende due frammenti), sono quattro frammenti non tutti combacianti, ma appartenenti con sicurezza alla parte superiore di uno stesso vaso, simile a unolpe attica a figure nere. La forma, non rappresentata nel repertorio morfologico del bucchero etrusco, e largilla, piuttosto fine, ricca di mica e con una leggera ingubbiatura, inducono a non considerare di bucchero etrusco il vaso in esame, malgrado lattribuzione di Perkins 2007, p. 60, n. 235, che aggiunge anche altri frammenti da me non esaminati. 47 Per completezza opportuno menzionare unoinochoe (Londra, bm,

32. Londra, gr 1924.12-1.75: frammento di parete di forma non determinata. Perkins 2007, p. 75, n. 309.47 33. Due frammenti di skyphoi di Gnathia, datati al ii sec. a.C. Prins de Jong 1925, p. 70, nn. 1-2. Karnak 34. Karnak, deposito, n. inv. A 960: frammento di bucchero relativo alla parete di una forma chiusa (cortese informazione di P. Rouillard). Rouillard 1985; von Hase 1992, pp. 327-328, nota 2. Tell Defenneh (?) 35. Cairo, Museo Nazionale, n. inv. 27963: ansa bronzea con due protomi equine sulla cima, pertinente forse a un podanipter etrusco. Edgar 1904, p. 81, n. 27963, pl. x. 48 Loc. inc. (oggetti comprati in Egitto)49 36. Torino, Museo Nazionale, n. inv. A 43 (fig. 1): spada ad antenne. Angelucci 1876, p. 25; Bianco Peroni 1970, p. 113, n. 305, tav. 45; Arma 2002, pp. 36-37, n. A 43. 37. Zagrabia, Museo Nazionale, n. inv. 1: Liber linteus. Roncalli 1980a-b e 1985; Liber 1986. Per la cronologia: Srdo c et al. 1990. 38. Da Alessandria (presumibilmente comprato a Alessandria). Cairo, Museo Nazionale, n. inv. 27902: specchio bronzeo etrusco, con fregio graffito raffigurante i Dioscuri e due scudi. Edgar 1904, p. 68, n. 27902, pl. xviii. 50
n. inv. gr 1977.10-11.89), la cui provenienza da Naukratis registrata come incerta (Perkins 2007, p. 60, n. 234). Analoghi dubbi sono stati espressi su un frammento di orlo di oinochoe (University College of London, 357), edito da Johnston 1982, p. 38, n. 2. 48 Per i podanipteres bronzei prodotti a Volsinii rinvio a Naso 2006b, pp. 372-373 e pp. 397-401, con bibliografia precedente. 49 Nel Museo Nazionale del Cairo conservata una statuetta bronzea di Ercole in assalto (Edgar 1904, p. 71, n. 27918, pl. i), che appartiene a un gruppo di bronzetti ispirati a manufatti di tradizione etrusco-italica, ma di produzione moderna (Franzoni 1966, pp. 50-51, fig. 11; Naso 2003, p. 280, n. 531, pl. 106). opportuno menzionare anche unoinochoe conformata a testa femminile bronzea da el Kantara (von Bissing 1903, p. 146, fig. 3, f; Edgar 1904, p. 29, n. 27743, pl. vii) vicina a un gruppo di teste femminili bronzee etrusche di periodo ellenistico, ma con gli occhi in pasta vitrea (Naso 2003, pp. 77-79, nn. 119-121). 50 Come noto, il fregio raffigurante i Dioscuri molto diffuso nel repertorio degli specchi etruschi (Naso 2003, p. 122, n. 172).

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co m p osto in ca r att ere dant e monotype dalla fa b rizio se rr a editore, pisa roma. sta m pato e rilegato nella tip o g r a fia di agnano, agnano pisano (pisa). *
Luglio 2011
(cz 3 fg 22)

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