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La nascita della filosofia greca La filosofia greca deriva dal modello di vita nelle polis delle citt greche.

La d emocrazia, intesa come gestione comune delle decisioni, spinge i cittadini alla dialettica, al dibattito e al ragionamento. Nella vita delle polis il ruolo del sacerdote meno importante rispetto ad altre civilt contemporanee come Egitto o do ve la religione condivide con i regnanti il potere assoluto della societ. Al cont rario, in Grecia si sviluppa il mito e la discussione. I commerci via mare degli antichi greci favoriscono lo scambio culturale e l'abitudine ad ampliare la pro pria visione della vita al di l del semplice punto di vista o della fede. Il diba ttito impedisce ai dogma di fornire spiegazioni sufficienti. Queste peculiarit de gli antichi greci li spingono a colmare in modo diverso la propria sete di conos cenza e a ricercare il perch della vita, della morte e dell'universo con metodi d 'indagine basati sul pensiero e sul ragionamento. Nasce cos la filosofia greca e da quest'ultima l'intera filosofia occidentale. orfismo Dal mito di Dioniso, gli orfici traggono tutta una serie di raffinate riflession i antropologiche ed esistenziali sulla natura e sul destino ultimo dell'uomo. In pratica, nell'uomo, derivato dal "vapore" dei Titani, presente una componente dionisiaca, che ne attesta l'appartenenza agli dei. Detto in altro modo, l'orfismo presenta una visione dell'uomo caratterizzata da due componenti: il corpo titanico e corruttibile e l'anima dionisiaca immortale. Nel corpo alberga, infatti, una sorta di "scintilla divina", un'anima immortale e destinata a tornare agli di, che vive la vita nel corpo in modo innaturale, dol oroso, lacerante. Talete Non c' dubbio che la risposta di Talete suoni alquanto strana ai nostri giorni. I nfatti, sebbene Talete non abbia mai scritto nulla, dalle testimonianze che lo r iguardano sappiamo che egli identificava l'arch di tutte le cose con l'acqua: cio, pi semplicemente, sosteneva che tutto composto d'acqua perch la vita, per sussist ere, ha appunto bisogno di acqua. Anassimandro Discepolo di Talete (l'unico probabilmente), critic l'ipotesi del maestro sostene ndo che una cosa specifica, determinata, come appunto l'acqua, non pu costituire il fondamento di tutte le singole cose. Egli pens allora che dovesse trattarsi di una sostanza sconosciuta, non identificabile con alcuno degli elementi esistent i in natura. Ad essa diede il nome di peiron: parola che letteralmente significa non-limitato (in senso spazio-temporale) e non-determinato (in senso qualitativo ). Con questa scelta egli voleva suggerire che ci da cui tutto viene creato dev'e ssere diverso da tutto ci che creato, e quindi non pu coincidere con una sostanza individuabile in natura. Ovviamente non facile indovinare che cosa intendesse An assimandro con la parola peiron, ma si pu presumere che egli rifiutasse i semplici elementi (terra, acqua, aria, fuoco) come archi, in quanti essi non possono deri vare l'uno dall'altro. L, da dove viene agli esseri la loro origine, avviene anche la loro dissoluzione, secondo necessit; perch essi pagano l'un l'altro la pena e l'espiazione dell'ingi ustizia commessa, secondo l'ordine del tempo. Anassimene Anassimene individua nell'aria il principio di tutte le cose. Fra le tesi a sost egno di questa idea c' anche sicuramente il riconoscimento dellimportanza rivestit a dallaria per la vita degli esseri viventi. Con Anassimene, per, sembra compiersi una sorta di passo indietro nella ricerca dell arch. Se infatti il suo maestro l aveva individuata in una sostanza infinita e astratta (l apeiron), Anassimene l a individua in una materia fisica concreta. A dire il vero a tale materia Anassi mene attribuisce le caratteristiche dell apeiron di Anassimandro: l infinit e il movimento incessante. Resta il fatto che Anassimene, come era gi successo con Tal ete che aveva individuato l arch nell acqua, attua su un piano fisico e concreto la ricerca del principio originario, che con Anassimandro aveva invece assunto u na dimensione astratta e indeterminata. LA SCUOLA PITAGORICA Secondo i Pitagorici, lorigine del mondo attribuita ai numeri, che fornivano armo

nia e ordine a tutte le cose. Il numero uno il principio generatore di tutti i numeri ed il numero 1 parimpari , poich se aggiunto ad un numero pari lo rende dispari e se aggiunto ad un numero dispari lo rende pari. I numeri avevano anche un significato simbolico, mistico ed etico. Inoltre, ai n umeri venivano attribuiti poteri magici, soprattutto la Decade, in altre parole il numero dieci che il numero perfetto ed fonte di vita eterna.(SANTA TETRADE) I Pitagorici si basavano sul dualismo, cio la contrapposizione di alcuni elementi fondamentali alla vita: Bene e male, Maschio e femmina, limite ed illimitato, p ari e dispari, uno e molteplice, destra e sinistra, stasi e movimento, retta e c urva, luce e tenebre, quadrangolo e rettangolo. Lopposizione fondamentale quella tra limite ed illimitato e pari e dispari. Infatti, il pari considerato illimita to e quindi qualcosa di negativo, imperfetto e disordinato, mentre il dispari co nsiderato limitato, quindi buono, perfetto e ordinato. Secondo i Pitagorici, ino ltre, lanima (psiche) prigioniera del corpo (soma) e viene liberata solo se, quan do nel corpo, riesce a purificarsi da una colpa originaria. Per purificarsi, lani ma, alla morte di un corpo, deve reincarnarsi in un altro corpo e questo concett o viene chiamato metempsicosi. Ai pitagorici venne attribuito anche un notevole contributo alla medicina. Essi introdussero il metodo scientifico ed aprirono nella Magna Grecia molte scu ole di medicina. Inoltre ebbero numerose intuizioni come quella che gli impulsi non partissero dal cuore ma dal cervello (teoria cefalocentrica).Anche riguardo allastronomia, fu importante il contributo dei Pitagorici che introdussero lidea d i vuoto cosmico e sostennero che esistesse un fuoco centrale intorno al quale ru otavano dieci corpi celesti. La scuola va in crisi a causa della radice di 2 Fu proprio Pitagora a coniare il termine FILOSOFIA che vuol dire: amore per la c onoscenza. Parmenide Secondo Parmenide lo spazio cosmico esistente non illimitato, bens una enorme sfe ra. Esso interamente riempito dall essere, che la sostanza, unica ed omogenea, che c ostituisce il cosmo. Infatti nella "visione" del filosofo di Elea il cosmo non c omposto dalle numerose entit (pianeti, stelle, persone, animali, alberi, fiori, c ase, montagne, nuvole, ecc.) - di diverso aspetto e colore, suscettibili di tras formazione, movimento, nascita e morte - che ogni giorno appaiono dinanzi ai nos tri occhi, bens costituito dall essere, che una sostanza unica, eterna, non gener ata, enorme, limitata, sferica, immobile, non diveniente ma sempre uguale a se s tessa, omogenea, isodensa, non divisa in molteplici cose bens continua. Dunque: Esiste soltanto l essere. Questo essere, che unico, viene percepito dagl i essere umani come "spezzettato" in molteplici cose, da tutte le cose che la no stra vista fallace quotidianamente ci mostra. La dossografia un metodo che serve a confrontare le opinioni di uomini, studiosi , filosofi che sono venuti prima di chi scrive.