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XXVI CONFERENZA ITALIANA DI SCIENZE REGIONALI

GRANDI EVENTI E POLITICHE AMBIENTALI: L’EREDITÀ AMBIENTALE DI


TORINO 2006

Domenico DE LEONARDIS

Dipartimento Interateneo del Territorio, Politecnico ed Università di Torino


P.zza Albarello, 8 -10100 Torino

SOMMARIO

L’edizione dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 ha rappresentato l’occasione per
sperimentare un nuovo approccio nei confronti della tutela del territorio. Il presente
contributo, partendo da una ricostruzione storica della crescente attenzione verso i temi della
sostenibilità ambientale da parte del Comitato Olimpico Internazionale e dei singoli comitati
organizzatori locali, analizza le principali ricadute ambientali generate dalla preparazione di
questo tipo di eventi. Nella seconda parte del contributo si prende in esame l’esperienza di
Torino 2006 in termini di: principali effetti sull’ambiente risultanti dai monitoraggi, principali
attori coinvolti, iniziative di innovazione ambientale intraprese. Scopo finale del lavoro è
individuare una traccia di ricerca per la valutazione delle politiche ambientali dei Giochi
partendo dalle indicazioni della VAS Olimpica ed integrandola con indicazioni sulla crescita
della governace ambientale e del capitale istituzionale.
1. INTRODUZIONE

Negli ultimi anni si è scatenata una crescente competizione da parte di vari contesti locali per
l’ottenimento di eventi di rilevanza internazionale. Lo scenario economico, attuale infatti,
impone un cambiamento radicale dell’organizzazione territoriale e della immagine sui mercati
esteri, cosa che è possibile accelerare tramite la gestione di un grande evento come le
Olimpiadi che consente di fornire risorse straordinarie per attuare questa trasformazione.
L’esigenza di adeguarsi ad una società post-fordista si intreccia con l’integrazione di alcuni
valori nuovi, quali per esempio quelli della sostenibilità ambientale e della qualità della vita.
Questo comporta una complessificazione dell’attività di trasformazione territoriale che
richiede scelte politiche locali impegnative, una pianificazione mirata, un monitoraggio che
garantisca trasparenza ai vari portatori di interesse. Il caso di Torino 2006, trattato nel
presente contributo, può in questo senso arricchire il dibattito su cosa significhi tutelare le
risorse naturali di un dato territorio e attuare politiche di sostenibilità senza venire meno alle
prerogative dettate dai condizionamenti del mercato e degli attori sovralocali.

2. LE OLIMPIADI E LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

Un mega evento come quello delle Olimpiadi genera attese e preoccupazioni in ambito locale
fin dal momento della candidatura del territorio ad ospitare un’edizione dei giochi. Lo scopo
prevalente nei promotori del progetto olimpico è quello di utilizzare i Giochi come occasione
utile:
a) per realizzare un’insieme di infrastrutture da sempre insoddisfatte per il territorio
ospitante;
b) per creare sviluppo e benessere per la comunità attirando risorse finanziarie
straordinarie;
c) per dare complessivamente un’immagine positiva della capacità di fare, della cultura e
delle ricchezze del territorio su un palcoscenico altrimenti irraggiungibile.
Ad esso si contrappone sempre più una linea di chiusura rispetto a una serie di nodi critici che
sono principalmente:
a) le profonde trasformazioni territoriali e il loro impatto ambientale;
b) le eventuali ricadute negative sulla comunità dal punto di vista economico
nell’eventualità di una cattiva performance economico-finanziaria dei giochi;
c) l’uso post olimpico delle infrastrutture realizzate per i giochi;
d) la marginalizzazione di alcune priorità sociali nell’agenda politica per la predominante
focalizzazione sulla preparazione dell’evento.
Il conflitto sostanziale tra queste due visioni è l’uso del territorio di fronte a dinamiche di
diversa scala (globali, sovralocali, locali) che al proprio interno cercano un punto di incontro

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tra l’esigenza di trovare un “palcoscenico” per l’evento (dalla parte della scala globale) e
l’esigenza del locale di connettersi con i grossi flussi di risorse aggiuntive e con nuovi mercati
potenziali generatori di nuove dinamiche di sviluppo locale (Dansero, Mela, 2004).
In questo scenario di incrocio tra due dimensioni, la sostenibilità ambientale si trova tra:
- l’esigenza primaria di realizzare sul territorio le condizioni (infrastrutturali e non)
perché l’evento olimpico abbia luogo;
- l’evidente frattura spazio-temporale che si crea sul territorio per cui dopo l’evento esso
rimarrà comunque trasformato e non potrà ritornare “nelle mani del locale” nelle
stesse condizioni di prima;
- la capacità del grande evento di catalizzare sul contesto locale processi di
cambiamento non solo territoriale ma anche culturale e gestionale (anche sul fronte
delle politiche ambientali);
- la valorizzazione nel periodo post-olimpico delle diverse esperienze sviluppate negli
anni di preparazione dell’evento.

3. L’IMPEGNO DEL CIO PER L’AMBIENTE

Analizzare l’impegno per l’ambiente che nasce intorno ai Giochi Olimpici significa affrontare
tematiche che uniscono logiche globali e aspettative locali nel loro insieme. E’ evidente come
l’esperienza di Sydney abbia rappresentato una forte spinta per la famiglia olimpica a
considerare certi temi, d’altro lato, dopo la Conferenza di Rio del 92, era prevedibile un
coinvolgimento diretto del CIO da parte degli organismi internazionali su temi di portata
planetaria. La forza mediatica dell’evento olimpico in precedenza utilizzata per veicolare
valori come la pace e la tolleranza è stata utilizzata per rappresentare temporaneamente (per la
durata dei giochi) su scala planetaria uno stile di vita moderno e consapevole di una rinnovata
attenzione nei confronti dell’ambiente.
Concretamente l’azione guida del CIO ha utilizzato le varie esperienze delle città ospitanti
Giochi olimpici per rivedere le proprie politiche cercando a sua volta di influenzare l’attività
delle varie federazioni sportive e delle future città candidate. L’opera di sensibilizzazione
condotta dai vertici del CIO ha registrato un’attenzione crescente di edizione in edizione
scontando tuttavia qualche arretramento in quei contesti dove i Giochi olimpici hanno
scontato la preesistente carenza di cultura ambientale. Il livello locale, con le sue aspettative, e
la scala globale in questo contesto hanno avviato relazioni bi-direzionali e attivato in qualche
caso meccanismi di rete (tra le città ospitanti o tra le città e il CIO) che hanno prodotto
interessanti processi emulativi.
I passi significativi di questa breve storia della sostenibilità dei Giochi meritano di essere qui
ricordati. La città di Sydney (Chalkley, Essex, 1999) per la preparazione della sua candidatura
già nel 1993 ha presentato le linee guida ambientali per i giochi olimpici. Queste linee guida

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dopo l’ottenimento dei giochi hanno influenzato le attività di pianificazione di bonifica,
l’utilizzo di mezzi di trasporto ecologici, la localizzazione degli impianti sportivi e il
coinvolgimento attivo delle associazioni ambientaliste. Sydney ha utilizzato, per prima, i
Giochi come una fiera a cielo aperto delle tecnologie ambientali dell’epoca. Tale impegno è
stato premiato nel 2001 con il premio Global 500 delle Nazioni Unite, un prestigioso titolo
assegnato alle iniziative di eccellenza ambientale (Segre, 2002).
Sul fronte delle Olimpiadi invernali analogo impegno è stato profuso da Lillehammer
(Leonardsen, 1997) per le Olimpiadi Invernali. Attualmente tutte le località impegnate nella
realizzazione di un evento olimpico invernale – Torino 2006, Vancouver, 2010 – fanno
riferimento a giochi olimpici sostenibili.
L’esperienza locale di Sydney, valutata da tutti molto positivamente e valida soprattutto
perché partita con molto anticipo rispetto agli stessi statement sanciti a Rio nella Agenda 21,
ha influenzato in questa maniera non solo le altre realtà locali ma ha funzionato da
acceleratore nel processo di assimilazione dei principi di sostenibilità da parte della famiglia
olimpica.
Sul piano globale, nel 1995, il CIO ha promosso una prima conferenza mondiale su Sport e
Ambiente a Losanna. L’anno dopo ha modificato la Carta Olimpica per richiamare gli aspetti
ambientali e, nel 1999, durante la Terza conferenza mondiale del CIO su sport e ambiente
(Furrer, 2002) ha approvato una propria Agenda 21 del movimento olimpico.
Questo documento stabilisce un programma di azione del CIO (Ioc, 2000) in attività di
promozione a favore dei propri principali interlocutori, ovvero, le federazioni sportive
internazionali, le federazioni locali, le città ospitanti, ma, anche se indirettamente, il mondo
delle sponsorizzazioni e dei media.).
Nonostante oggi il CIO sia più attrezzato e attento sui temi della sostenibilità ambientale,
l’approccio scelto lascia molto terreno, come abbiamo visto, a disposizione dei singoli
comitati organizzatori che possono rafforzare o meno il loro impegno nel predisporre dei
giochi attenti al tema della sostenibilità.

4. LA RILEVANZA DELL’AMBIENTE NEI GRANDI EVENTI OLIMPICI

4.1 Gli impatti delle olimpiadi sul territorio

Di pari passo al crescente interesse dell’opinione pubblica, del mondo olimpico e dei comitati
organizzatori locali sul tema dell’ambiente è nata una letteratura scientifica che inquadra in
maniera più dettagliata i temi ambientali legati alla preparazione di un evento olimpico.
Una prima classificazione delle attività ambientali possibili in preparazione dei Giochi può
essere fatta distinguendo misure preventive e misure correttive (Taradellas, 2003). La
prevenzione pone enfasi sul fatto che il progetto olimpico preveda, in tutte le sue fasi, di

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considerare tutti gli impatti potenziali (generati dall’ utilizzo di materie prime, dal processo di
produzione, dall’uso del prodotto e dal riciclo e smaltimento dello stesso). Quest’ottica ricalca
in modo evidente il principio “dalla culla alla tomba”, ormai affermato nelle moderne
politiche integrate di prodotto, ed utilizzato in strumenti come il Lyfe Cicle Assessment.
L’ottica correttiva è invece applicabile nei casi in cui è possibile ridurre gli effetti sia durante
che dopo l’evento sportivo. Si è di fronte in questo caso a misure end of pipe, ovvero di
compensazione, riduzione o eliminazione degli impatti ambientali.
Le due tipologie ovviamente non sono alternative l’una all’altra ma rispecchiano approcci
diversi: il primo presuppone un disegno complessivo ed una valutazione preliminare di tutte
le attività che l’evento contribuirà a generare sull’ambiente circostanze; il secondo tipo di
approccio si limita a misure molto più puntuali attuabili in un fasi progettuali più avanzate a
ridosso dell’ultimazione dell’evento o addirittura post evento.
La preparazione dell’evento olimpico comporta una serie di attività che possono esercitare
una pressione sull’ambiente circostante.
La prima attività di una certa rilevanza per i suoi effetti sull’ambiente è la localizzazione delle
attività sportive e la loro costruzione. Questo implica non solo gli impatti diretti derivanti
dalla costruzione stessa della sede di gara ma influenza anche variabili come l’accessibilità
del sito, la prossimità per gli utilizzatori e la modifica del paesaggio costruito. Su questo tema
le prime misure a tutela del territorio sono miranti alla minimizzazione degli impatti e la
conservazione di aree o paesaggi di particolare importanza per il tessuto locale. Attualmente
le prime valutazioni condotte a Sydney o ad Albertville sui singoli impianti si sono
complessificate e oggi ricadono in quelle attività di valutazione di impatto ambientale (VIA).
Strettamente collegato con il tema precedente è il tema relativo alle strutture di gara. Il
principio della prevenzione dovrebbe far ricadere particolare attenzione all’utilizzo delle
infrastrutture esistenti. La costruzione di nuovi siti di gara con l’uso di materiali e le loro
operazioni di realizzazione possono creare infatti significativi impatti sull’ambiente
circostante.
In questo caso gli obiettivi perseguibili dal comitato organizzatore (Taradellas, 2003) sono:
a) evitare strutture inutili;
b) ridurre gli impatti relativi alla localizzazione e alla costruzione;
c) minimizzazione del consumo di acqua ed energia;
d) riduzione dell’inquinamento;
e) predisposizione di accessi per le persone disabili.
Questi obiettivi debbono essere tenuti in considerazione in tutte le fasi:
-nella fase di progettazione dove i criteri ambientali debbono far parte del processo
decisionale e di coivolgimento dei progettisti;
-nella fase di costruzione (che genera in particolare aumento del traffico veicolare, possibili
rilasci sull’ambiente di sostanze tossiche, rumore, problemi di gestione degli inerti);

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-nella fase di vita della infrastruttura dove essa utilizza acqua ed energia, produce rifiuti e
quindi esercita una pressione sull’ambiente che può essere adeguatamente gestita.
La localizzazione dei siti di gara e la realizzazione di infrastrutture possono insistere su
ecosistemi attraverso la produzione di rifiuti, l’uso di acqua, di energia e di sistemi di
trasporto. La preparazione di un grande evento come le Olimpiadi pertanto deve cercare in
questo caso di tutelare un patrimonio di ricchezze naturali preesistente cercando di rispettare
alcune raccomandazioni basilari (Taradellas, 2003):
a) evitare assolutamente la pratica sportiva in aree tutelate localmente;
b) evitare una intensa pratica sportiva in ecosistemi fragili ed in pericolo come le alte
montagne e le lagune;
c) evitare attività sportive durante il periodo e sulle aree di riproduzione della fauna;
d) rispettare gli elementi naturali e i valori culturali locali;
e) individuare misure di compensazione qualora alcune aree naturali abbiano sofferto
un’irreversibile cambiamento dovuto alle attività sportive;
f) adottare equipaggiamenti sportivi che tutelino l’ambiente naturale.
Passando all’esame dei fattori che più tipicamente sono causa di stress ambientali sotto
l’evento olimpico i problemi più rilevanti si riscontrano nel trasporto veicolare, nell’utilizzo
di energia e di acqua, dalla produzione di rifiuti e dalla pressione turistica della regione
ospitante.
Lo spazio olimpico negli ultimi anni si sta evolvendo e si sta configurando sempre più come
un sistema (Kovacs, 2003) che riproduce alcuni aspetti della vita quotidiana con aree dedicate
alla produzione di beni e servizi (gli spazi di gara, i centri media, il centro decisionale del
Comitato Olimpico) e aree residenziali (i villaggi olimpici che ospitano gli atleti). Questa
conformazione è tanto più vera se si considera il peso complessivo degli investimenti
all’interno del budget olimpico in infrastrutture di trasporto. Il trasporto genera molti impatti
ambientali collegati con l’inquinamento atmosferico (effetto serra, formazione di ozono) e
con l’uso di risorse non rinnovabili. Un obiettivo auspicabile e da perseguire per l’evento
olimpico è la riduzione dell’utilizzo di mezzi privati, incentivando il trasporto collettivo ed in
particolar modo forme di trasporto nuove e non inquinanti. I principali effetti di queste
politiche sono valutabili in termini di riduzione dell’inquinamento, risparmio energetico e
riduzione del rumore.
Negli eventi sportivi l’uso di energia è richiesta per svariati tipi di attività: oltre che per il
trasporto e la costruzione di nuove opere che necessita un consumo aggiuntivo di energia, la
manifestazione in se richiede molte attività energivore. Attualmente gran parte dell’energia
prodotta non incontra i principi della sostenibilità in quanto gran parte della produzione deriva
da risorse non rinnovabili; al tempo stesso la richiesta di energia aggiuntiva dovuta
all’allestimento dei Giochi non è di una grandezza tale da incidere profondamente nel bilancio
energetico di una regione (Taradellas, 2003). Le indicazioni e le intenzioni del CIO in questo

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campo vanno poco al di là delle buone intenzioni: attualmente il Comitato Olimpico esclude
gli sport che fanno uso di motori (ma di sicuro su questa scelta l’influenza ambientale è poca
cosa rispetto agli oneri necessari per ospitare gare di motociclismo e formula 1). A livello
locale un’obiettivo potrebbe essere quello di coprire i fabbisogni addizionali di energia con
produzioni da fonti rinnovabili.
Una naturale conseguenza dell’evento olimpico è il flusso di persone che permangono per un
periodo ristretto su un territorio con tutti i bisogni relativi di ristorazione e di sistemazione che
ne conseguono. Alcuni obiettivi di minimizzazione degli impatti possono essere ottenuti
utilizzando risorse locali (generalmente i prodotti alimentari in maniera da ridurre il carico
ambientale dovuto al trasporto di questo tipo di beni), altri richiedono una programmazione ed
un investimento (la gestione dei rifiuti, l’utilizzo di prodotti rispettosi dell’ambiente, l’utilizzo
delle seconde case, la razionalizzazione energetica).
Come in precedenza è stato accennato una risorsa messa a dura prova da un evento olimpico è
la risorsa idrica. L’acqua è una risorsa finita ed ha un suo circuito chiuso di generazione. Una
regione basa la sua offerta idrica in base al suo patrimonio di fiumi, laghi e falde acquifere
che finiscono per essere utilizzati per bisogni umani o per fini agricoli ed industriali. La
preparazione dei Giochi Olimpici in questo caso genera una domanda ulteriore che può
influenzare significativamente la qualità e la quantità di acqua disponibile. Alcuni sport
richiedono l’acqua come componente essenziale dell’attività (canoa, vela, nuoto, sci alpino
tramite l’eventuale innevamento artificiale); allo stesso tempo molte attività preparatorie
dell’evento fanno si che la risorsa idrica sia sottoposta a forti stress, analoghi per
caratteristiche agli stress determinati da una qualsiasi attività economica (prelievi aggiuntivi,
rischi di inquinamento, smaltimento reflui). Gli obiettivi di tutela di questa risorsa possono
essere:
a) soddisfare il bisogno generato dalle attività sportive senza danneggiare l’offerta di
acqua della regione ospitante;
b) proteggere le risorse idriche;
c) trattare adeguatamente gli scarichi idrici;
d) promuovere attività e strumenti per la riduzione dei bisogni idrici;
e) riuso della risorsa per fini irrigui o altro;
f) evitare attività che fanno correre rischi di contaminazione delle falde o delle acque
superficiali.
La produzione di rifiuti è l’ultimo fattore di pressione analizzato in questa sede. Le attività
sportive di questa portata possono generare rifiuti in maniera considerevole con diverse
caratteristiche in termini di pericolosità e quantità. E’ un aspetto inevitabile che può essere
gestito adeguatamente rispettando alcuni obiettivi:
a) minimizzazione dei rifiuti da portare a discarica o da trattare;
b) scelta di beni e materiali da utilizzare al fine di ridurre sostanze tossiche o nocive;

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c) riutilizzo o uso di prodotto riciclati;
d) organizzazione di un sistema di raccolta in adeguate strutture;
e) la riduzione dell’inquinamento mediante la separazione dei rifiuti riciclabili e non
Per concludere questa disamina generale sui problemi ambientali (CIO, 1997; CIO, 2000;
Furrer, 2002 ) occorre sottolineare come questo insieme di obiettivi è mosso da una retorica
della sostenibilità ritrovabile nel motto olimpico “contribuisci a costruire un mondo migliore e
pieno di pace”. In realtà, da un lato, l’esposizione mediatica che ben si presta alla diffusione
di messaggi e valori su scala planetaria, dall’altro, il coinvolgimento locale su iniziative di
sensibilizzazione dei volontari, delle scuole e della comunità in genere può innescare alcuni
risultati positivi soprattutto relativamente alla percezione del cambiamento verso una ‘società
sostenibile’.

4.2 La peculiarità ambientale delle olimpiadi invernali

Nel trattare più da vicino le Olimpiadi invernali occorre specificare meglio quali siano le
caratteristiche di questo tipo di manifestazioni.
Le Olimpiadi invernali si differenziano dalle edizioni estive per l’esigenza di avere come
prerequisito un ambiente adatto allo svolgimento delle gare. La geografia dei Giochi invernali
rappresenta bene questa distribuzione: la stragrande maggioranza delle edizioni delle
Olimpiadi invernali è avvenuta lungo l’arco alpino (Essex, Chalkley, 2002). Per quanto
riguarda le dimensioni, le Olimpiadi invernali, hanno costi ed entrate notevolmente inferiori:
il numero di atleti è pari ad un quinto delle Olimpiadi estive e i profitti televisivi sono pari alla
metà dei Giochi per eccellenza. Nonostante questi ordini di grandezza si possono riscontrare
alcune similitudini tra i Giochi invernali e quelli estivi.
In primo luogo il tipo di strutture necessarie per allestire l’evento sono abbastanza simili
anche se di dimensioni diverse: il fenomeno del gigantismo olimpico, proprio delle olimpiadi
estive, ha contagiato nel corso della sua storia anche l’organizzazione delle edizioni invernali.
Le stesse città che hanno ospitano i giochi hanno nel tempo aumentato la loro dimensione
media. La ricostruzione storica che fanno Essex e Chalkley (Essex, Chalkley, 2002) indica
che la dimensione urbana inizia a crescere nelle edizioni del periodo 1936-1960 con prime
città di medie dimensioni (Oslo 1952) e diventa con il passare del tempo un fattore
determinante (nel periodo 1964-1980 la media era di circa 100.000 abitanti), fino ad i giorni
nostri dove le località hanno registrato una popolazione media di circa 370.000 abitanti.
Il gigantismo olimpico delle edizioni invernali ha alimentato d’altra parte contestazioni
significative, anche per il costo, l’inutilizzo, e l’impatto ambientale di particolari infrastrutture
nel post-evento: già nell’edizione di Lake Placid (1932) la popolazione si oppose alla
costruzione di una pista di slittino con la conseguenza che il CIO eliminò dal programma
questo tipo di gara. L’edizione di Oslo (1960) fu contestata per gli eccessivi costi in un

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periodo di austerità; l’edizione programmata a Denver (1976) fu bloccata dall’azione di un
comitato locale che si oppose all’evento per i problemi ambientali che avrebbe generato; i
cittadini di Innsbruck (che ha ospitato due edizioni nel 64 e nel 76) nel referendum per la
candidatura del 2002 si sono dichiarati contrari con larga percentuale (oltre il 70%)
Gli stessi organizzatori hanno cercato lungo l’evoluzione dei Giochi invernali di proporre
soluzioni di riutilizzo di infrastrutture (ad Albertville- nel 1992 - si cercò di concentrare il
villaggio olimpico sulla località termale di Brides-les-Bain ma questo non piacque al CIO per
i problemi di lontananza dalle sedi di gara che chiese altri villaggi più vicini) oppure soluzioni
temporanee (a Lillehammer – nel 1994 – si risolse lo stesso problema del villaggio olimpico
con la realizzazione di 200 chalet in legno prefabbricati).
Da questo punto di vista le Olimpiadi invernali hanno delle problematiche più specifiche
rispetto alle edizioni estive e queste sono rintracciabili nei seguenti fattori:
-dimensione limitata delle località ospitanti;
-costo procapite molto elevato;
-fragilità dell’ecosistema nel quale intervengono le trasformazioni necessarie ad ospitare
l’evento.
Su questo ultimo fattore è bene richiamare quelle che sono le problematiche ambientali
specifiche delle Olimpiadi invernali.
In ambito montano gli studi sugli effetti ambientali degli eventi olimpici sono riconducibili
allo studio dei casi di Albertville (May, 1995) e Lillehammer (Leonardsen, 1997) e alla
posizione sui grandi eventi sportivi della Commissione Internazionale Protezione delle Alpi
(CIPRA, 1998).
Le principali conseguenze ecologiche relative ad un qualsiasi evento sportivo da organizzare
in ambiente montano sono riconducibili a (CIPRA, 1998):
a) costruzione di impianti sportivi e di strutture ricettive;
b) infrastrutture;
c)problema dei trasporti;
d)approvvigionamenti energetici;
e)problema dei rifiuti.
La costruzione di nuovi impianti, genera oltre agli impatti esaminati sopra, un consumo di
suolo che può avvenire sia tramite la distruzione di copertura forestale sia anche mediante la
semplice l’impermeabilizzazione della superfice creando problemi che vanno dalla perdità di
biodiversità a rischi di erosione del suolo. L’esigenza di nuove strutture ricettive e di siti di
gara può determinare profonde trasformazioni nel paesaggio montano, importando, se non si
presta attenzione all’inserimento nel contesto locale, forme e modelli di insediamento che
rischiano di snaturare l’identità dei luoghi. Oltre a questi aspetti si deve considerare, che una
nuova infrastruttura stradale genera un problema di frazionamento di ambienti naturali
sensibili (per esempio la rottura di corridoi ecologici); introduce ulteriori fattori di pressione

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come l’inquinamento atmosferico da trasporto; aumenta l’accessibilità dell’area mettendo a
rischio la capacità di carico della regione ospitante.
I fabbisogni energetici ed idrici di cui si è parlato precedentemente acquisiscono
nell’ecosistema montano una particolare valenza. Per garantire artificialmente la copertura
delle piste attraverso la produzione di neve artificiale si può arrivare, senza un’adeguata
organizzazione a problemi di priorità d’uso di alcune risorse. Per un ettaro di superficie
sciabile occorrono 200.000 litri (CIPRA, 1998) al giorno di acqua (contro un consumo
umano medio di 200 litri). Di qui l’esigenza di predisporre di bacini di innevamento artificiale
e di un sistema di prelievi dai corsi d’acqua. L’energia necessaria invece per la produzione
della neve artificiale è pari a circa 13000 kwh per ettaro cosa che richiede quindi un forte
import di energia dall’esterno.
La neve artificiale, inoltre, determina altri effetti a cascata: il suo utilizzo allunga il periodo di
copertura del terreno riducendo la stagione dei pascoli; la stagione dello scioglimento delle
nevi diventa più lunga; la riduzione delle portate dei fiumi determina un cambiamento sul
ciclo di vita dei pesci; la distruzione della copertura forestale genera rischi già citati di
erosione del suolo.
E’ evidente come la garanzia dell’innevamento durante i giorni di gara delle Olimpiadi
comporti uno spiazzamento della domanda e dell’offerta di due beni indispensabili per la
collettività locale a cui si va aggiungere l’aumento di domanda di energia ed acqua dovuta alla
presenza di spettatori, atleti e media. La cosiddetta capacità di carico è quindi messa
profondamente a rischio in maniera temporanea dall’evento olimpico ma presenta dei rischi
anche nel lungo periodo.
La comunità locale che infatti ospita un grande evento sportivo invernale come le Olimpiadi
si attende un rafforzamento dell’immagine della regione sui mercati turistici internazionali.
Questo d’altra parte è necessario anche per garantire che la gestione della nuova dotazione
infrastrutturale non produca solo costi di gestione per la collettività ma anche prospettive di
sviluppo. In questo senso una strategia che punti sul lungo periodo ad un rilancio turistico
rischia di mettere in crisi la chiusura dei cicli biologici e fisici (Dansero, Bagliani, 2004) della
comunità locale. La creazione di posti letto per essere competitivi di fronte al nuovo scenario
di sviluppo comporta un ulteriore consumo di suolo, la migliorata accessibilità genera un
aumento dell’inquinamento atmosferico, la tendenza a realizzare stazioni ad alta quota
aumentando la loro accessibilità comporta la compromissione di flora e fasce forestali molto
fragili. Il turismo della neve e l’espansione economica che ne deriva porta a parlare di
“paesaggio alpino deserto” (May, 1995). D’altro canto la costruzione di piste e impianti di
risalita e il contemporaneo abbandono di attività tradizionali di agricoltura e allevamento in
alpeggi ritenute poco profittevoli di fronte l’aspettativa di uno sviluppo trainato dal settore
turistico, introduce un elemento di rischio per l’ equilibrio ecologico.

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Un ultimo aspetto importante è il coinvolgimento delle comunità locali nel momento in cui la
città si candida alle Olimpiadi invernali. Si è già citato sopra ad alcuni casi di opposizione
all’evento e di un’attenzione che è cresciuta da parte degli stessi comitati organizzatori di
fronte ad alcune scelte. La storia delle Olimpiadi invernali insegna che sono possibili diversi
tipi di atteggiamento di fronte all’eventualità di ospitare i Giochi. La prima eventualità è la
dura opposizione ai Giochi come dimostrano l’esperienza di Denver ed in parte di Innsbruck
che hanno bloccato la preparazione e la candidatura nel secondo caso con un processo di
consultazione. Una seconda eventualità è che la scelta di candidarsi sia frutto di una elitè
locale costituita da politici locali, interessi imprenditoriali, finanziari e sportivi (Leonardsen,
1997) che vedono nell’occasione olimpica un’occasione per il rafforzamento dell’immagine
del territorio e del prestigio personale (CIPRA, 1998), l’aumento dell’occupazione, del giro
del commercio, introiti fiscali, maggior possibilità per il tempo libero. In questo caso il peso
dell’ambiente è quasi nullo e fornisce spazi di azione in mano a specifici gruppi di
opposizione locale almeno fino all’esito positivo della candidatura. Le edizioni del recente
passato (Leonardsen, 1997; May, 1995) insegnano che l’atteggiamento dopo l’ottenimento dei
Giochi può mutare in diversi modi. La maniera tradizionale è la compensazione degli effetti
ambientali: a fronte di un’opera particolarmente impattante si crea un’opera utile alla
collettività (generalmente rifacimento di infrastrutture idriche o stradali). Non si prevede, in
questa ipotesi, nessuna valutazione degli impatti e la logica prevalente è l’assenza di
partecipazione della collettività. Tuttavia la sensibilità ambientale dagli anni’90 in poi è
andata aumentando. Nel caso di Albertville (May, 1995), per esempio, i progetti delle opere
hanno seguito una “valutazione di impatto” così come prevista da una legge francese del
1976. In Norvegia, dato anche il contesto molto piccolo, le associazioni ambientaliste,
dapprima contrarie alla candidatura, hanno scelto la strada denominata “The Second Strike
Strategy” elaborando un “Project Enviornmental Friendly Olympic”. Anche in questo caso
l’attenzione ambientale è entrata a far parte dei “valori” del Comitato Organizzatore solo dopo
l’ottenimento dei Giochi, ma un ruolo fondamentale è stato giocato dal basso dalle
associazioni ambientaliste che si sono organizzate come watch dogs fornendo stimoli ed
indicazioni agli organizzatori. Pur passando per le vere “Olimpiadi alternative”, quelle di
Lillehammer hanno rappresentato un passo avanti più sul lato strategico che sul piano pratico.
Le conoscenze ambientali oggi disponibili consentono un’applicazione quanto mai estesa
delle migliori pratiche che possono ridurre significativamente gli impatti, tuttavia,
Lillehammer ha dimostrato, l’importanza del ruolo delle associazioni ambientaliste e del loro
o modo di aggredire il “problema Olimpiade”. Allo stesso tempo si è compreso che variabili
fondamentali sono il fattore tempo (cioè in quale fase bisogna iniziare a considerare l’impatto
dei Giochi) e il meccanismo decisionale che dipende fortemente dal contratto tra CIO e host
city, e dalle esigenze delle federazioni sportive.

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Al termine di questa presentazione delle problematiche ambientali si rimanda ad un quadro di
sintesi (Fig. 1) degli impatti negativi o positivi che l’evento olimpico può generare sul
territorio.
Appare evidente come in più di un caso gli impatti possono variare enormemente da
estremamente negativi a positivi. Questo dipende dalla capacità della regione ospitante di far
propri dei valori ambientali: per esempio nel settore del paesaggio o dell’agricoltura ci
possono essere importanti ricadute positive qualora si dia spazio alla tutela di particolari
attività con funzioni ecologiche e alla valorizzazione di identità e/o produzioni locali. Lo
stesso vale in settori come i trasporti e l’energia dove innovazione tecnologica, o semplice
pianificazione, possono apportare benefici anche sul lungo periodo.

Fig. 1 Quadro di sintesi dei diversi impatti olimpici sull’ambiente1


Temi ambientali Taradellas May CIPRA
Fattori di stato
Aria n.c. - -
Risorse idriche -- -- --
Suolo - -- --
Paesaggio e natura - --/+ --
Rumore n.c. n.c. n.c.
Fattori di pressione
Attività produttive + n.c. n.c.
Agricoltura + --/+ --
Turismo - -- n.c.
Energia --/+ -- --
Rifiuti --/+ - -
Trasporti -/+ - --

Partecipazione + n.c. ++
1
N.B. Il segno ‘-‘ indica un impatto negativo sul tema ambientale; il segno ‘+’ un impatto positivo; la dicitura
‘n.c.’ indica la non contemplazione dell’aspetto
(Fonte: elaborazione propria)

5. VERSO UNA VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI COMPLESSIVI DEI GIOCHI


OLIMPICI INVERNALI

Tra le diverse tipologie di grandi eventi, l’evento olimpico è quello che si distingue per le
profonde trasformazioni territoriali. L’ottenimento di un evento di tale specie è visto come
un’occasione straordinaria di sviluppo del territorio tale da assorbire una significativa parte
delle energie umane, politiche, finanziarie di un territorio. La complessità organizzativa che

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.

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ne consegue, richiede un arco temporale di medio-lungo periodo nel quale la comunità
ospitante è concentrata quasi esclusivamente sulla realizzazione dell’evento. Questi due
fattori, l’impiego di energie massicce e l’arco temporale di riferimento, generano degli effetti
duraturi sul territorio e la sua organizzazione.
Limitarsi a valutare le Olimpiadi come ad un progetto che ha un’inizio e una fine appare
abbastanza riduttivo tenuto conto dei lasciti materiali e immateriali da gestire dopo l’evento.
Occorre quindi pensare alle Olimpiadi come ad un atto territorializzante (Magnaghi, 2000)
che è finalizzato ad aumentare la complessità del patrimonio territoriale. Il meccanismo di
allestimento del grande evento olimpico in questo caso non è libero da vincoli e influisce in
maniera significativa, con le sue regole stabilite su scala sovralocale, sulla capacità di
trasformazione e di controllo che la comunità locale ha sul proprio territorio. Alcuni impatti
determinati dal contratto olimpico – documento che sancisce ufficialmente le regole di
rapporto tra la scala locale e la scala globale - possono essere visti in maniera differenziata
dagli attori locali: un costo inaccettabile sul lungo periodo da evitare assolutamente ed ad ogni
costo, oppure, un costo sopportabile (come altri nel passato) di fronte a nuove prospettive di
sviluppo territoriale che senza l’evento non sarebbero perseguibili (o lo sarebbero in modi e
tempi diversi). Questa osservazione pone al centro del discorso valutativo del grande evento il
territorio e la sua comunità. I due elementi sono strettamente collegati se si prende a
riferimento il concetto di territorio come “soggetto prodotto dall’interazione di lunga durata
fra insediamento umano e ambiente, ciclicamente trasformato dal succedersi delle
civilizzazioni, un soggetto […] vivente in quanto opera d’arte dell’uomo” (Magnaghi, 2000).
E’ evidente che in questa rappresentazione la comunità locale nella sua intera rappresentanza
gioca un ruolo significativo cosa che spesso invece non si realizza nel momento in cui si avvia
un meccanismo di candidatura per un evento come le Olimpiadi. I criteri di scelta della
famiglia olimpica sono basati sulla verifica di requisiti minimi territoriali, che pur
allargandosi recentemente ai temi della sostenibilità del progetto olimpico non hanno ancora
una forza vincolante da questo punto di vista.
La costruzione di un progetto territoriale dietro la candidatura e la preparazione di un evento
olimpico è lasciata al territorio locale e alla comunità attraverso i suoi rappresentanti, l’elite
politica, economica, culturale che è più in grado di intravedere prospettive nuove dietro
l’allestimento dell’evento. Questo determina un duplice problema, da un lato, la razionalità
dell’attore collettivo locale (Faggi, Turco, 2002?) che si attiva per ottenere e realizzare
l’evento, e che può comportarsi come un soggetto sintagmatico (appropriandosi della posta in
gioco, attraverso una strategia territoriale) o paradigmatico (ovvero che partecipa alle
dinamiche senza possedere una propria strategia). L’altro problema è l’atteggiamento con il
quale il soggetto collettivo locale interagisce con il proprio patrimonio. L’approccio dello
sviluppo locale autosostenibile proposto da Magnaghi (Magnaghi, 2000) individua tre
atteggiamenti possibili: quello della dissipazione o distruzione (figlio del degrado o della

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liberazione dai vincoli territoriali per il perseguimento di obiettivi di crescita economica);
quello della conservazione per le generazioni future (che impone un concetto di “rendita”
patrimoniale limitata dalla carrying capacity del sistema in oggetto); ed infine quello della
valorizzazione (che sottintende la capacità di mettere in pratica nuovi atti territorializzanti che
producano un aumento del valore del patrimonio territoriale).
E’ evidente che la scelta tra i diversi tipi di atteggiamenti è frutto anche della cultura e dei
valori locali che preesistono nella cultura di governo del territorio. La storia recente delle
Olimpiadi invernali che abbiamo ricostruito sopra è ricollocabile nei tre atteggiamenti.
Questi presupposti incidono significativamente nella valutazione di quella che è, secondo il
dibattito attuale è l’eredità dei Giochi olimpici. Un tentativo di perseguire un’analisi di
impatto complessiva di un evento olimpico è stato promosso dallo stesso CIO attraverso il
programma di ricerca OGGI (Olympic Games Global Impact) curato dall’ International
Sports Science and Tecnology Accademy (Dubi, Hug, Van Griethuysen, 2002).
L’innovatività di questo programma risiede nel considerare per la prima volta in studi di
questo genere i tre pilastri classici della sostenibilità (sociale, economica ed ambientale) nelle
valutazioni finali ufficiali che il paese ospitante deve produrre al CIO. L’impostazione di
questo progetto tende ad avvicinarsi alle esigenze di valutazione del contesto locale in quanto
tende a separare le componenti strettamente legate all’allestimento dell’evento dagli aspetti di
contesto.
Il presupposto è cercare di capire quale evoluzione (sociale, economico, ambientale) ci può
essere in uno stesso contesto nell’ipotesi in cui si organizzino i Giochi e nell’ipotesi di
assenza di questo tipo di eventi.
E’ un’ottica che sposa il confronto con un ‘ipotesi zero’ cosa che è sempre mancata nelle fasi
di valutazione pre-candidatura ma che potrebbe almeno confermare ex post la presenza o
meno di ricadute positive sul territorio locale. Le difficoltà di questa analisi sono però dettate
dal fatto che è difficile distinguere all’interno dei singoli progetti olimpici le attività che
comunque si sarebbero realizzate per i Giochi e le attività che ogni contesto territoriale
dovrebbe realizzare per adeguarsi ai livelli richiesti dal CIO. A questa difficoltà si aggiunge il
fatto che un determinato impatto (positivo o negativo) non può essere isolato dal contesto che
ha delle sue caratteristiche che possono attutire o amplificare gli effetti. Un’altro limite
generale di qualsiasi tipo di analisi è riconducibile all’orizzonte temporale su cui focalizzare
l’analisi: sposando l’idea che gli effetti di un’ Olimpiade non si riducono ai giorni di gara, è
difficile individuare un periodo nel quale gli effetti si esauriscono.
Allo stesso modo in un’ottica di valutazione dell’atto territorializzante non si può considerare
come momento zero l’ottenimento delle Olimpiadi, occorre necessariamente confrontarsi con
i modelli di sviluppo preesistenti nel contesto locale.
Un tentativo di separare gli effetti temporanei da quelli duraturi può essere condotto
misurando l’evento in sé (con indicatori di performance dell’evento) e, separatamente le

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trasformazioni territoriali più dipendenti dalle strategie territoriali messe in atto dagli attori
locali (indicatori di contesto).
Da un punto di vista territoriale è importante tener presente per una comprensione appropriata
di un evento Olimpico che gli effetti sul territorio sono anch’essi misurabili con l’ottica delle
conseguenze dirette collegate alla manifestazione (indicatori dell’evento) e delle conseguenze
indirette collegate al contesto e al mutato quadro patrimoniale ed infrastrutturale. Questa
articolazione consentirebbe di distinguere alcuni fenomeni ambientali critici già evidenziati
precedentemente ma temporanei e di conseguenza articolare un giudizio più preciso
sull’eredità ambientale dei Giochi Olimpici.
Questo quadro valutativo trascura l’apporto innovativo che ci può essere da parte della
progettualità locale che si realizza nel periodo di preparazione dell’evento. Riprendendo il
presupposto citato poco sopra della autsostenibilità (Magnaghi, 2000) non si può escludere da
questo tipo di valutazione il ruolo dell’attore locale in rapporto al suo territorio, inteso come
milieu (Governa, 1997) quindi come insieme delle condizioni ambientali locali proprie di un
territorio (Dematteis, 2001)e in rapporto alle altre reti di attori di scala superiore.
Questa impostazione metodologica di analisi di sistemi locali presuppone che la rete di attori
locali entri “in un rapporto di interazione cognitiva e materiale” con il milieu locale (e quindi
con l’ecosistema) cercando di tradurre o meglio di stabilire delle prese con esso in maniera da
determinare processi di trasformazione ovvero di territorialiazzione (Magnaghi, 2001) volte
ad un processo di creazione di valore territoriale. L’applicazione di questa chiave di lettura
consentirebbe di individuare nel caso dell’esperienza Olimpica invernale tracce di sistemi
locali che tendono sul lungo periodo a mutare o in qualche modo ad interiorizzare il sistema
spaziale. Questo, creato provvisoriamente e artificialmente a causa del grande evento,
potrebbe straformarsi in uno o più sistemi locali stabili, con attori collettivi che nel frattempo
hanno mutato - grazie a questa esperienza straordinaria - il proprio sistema di valori, la
propria composizione ed organizzazione, le proprie strategie territoriali.

6. UNA BREVE PRESENTAZIONE DI TORINO 2006

6.1 Lo spazio Olimpico di Torino 2006

Il percorso di Torino 2006 inizia con la candidatura avvenuta nel 1998 grazie ad un gruppo
promotore formato inizialmente dall’Amministrazione comunale e dall’ITP. La candidatura di
Torino ha riscosso successo al primo tentativo ai danni di un’accreditata concorrente, Sion,
che si era candidata anche alle precedenti selezioni. Dopo aver firmato il contratto nel 1999 si
sono approntate le strutture deputate alla gestione dell’evento: il TOROC cui spetta il ruolo di
comitato organizzatore e l’Agenzia Torino 2006 che ha il compito di realizzare il piano degli
interventi previsti dal Programma Olimpico.

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Nel considerare le possibili ricadute in termini di sviluppo locale dei giochi olimpici di Torino
2006, occorre partire dal notare la peculiarità, proprio sul piano spaziale, dei XX Giochi
Olimpici Invernali del 2006 (Dansero, Mela, 2004). Essi si articolano infatti nello spazio
urbano di una media metropoli alla scala europea, e nelle località sciistiche poste alla testata
di due vallate alpine – la Valle di Susa e la Val Chisone, a cui si aggiungono Pinerolo e la Val
Pellice per alcune gare e allenamenti di sport del ghiaccio – che si dipartono dalla piana
torinese in un raggio complessivo di oltre 80 km.
Ciò fa sì che si sommino le problematicità e le opportunità di un’olimpiade estiva, nell’ambito
urbano, e di una tipica olimpiade invernale, nei luoghi alpini. Questo complica la chiave
interpretativa di quale contributo possano dare i giochi allo sviluppo locale.
Nel caso di Torino 2006, possiamo individuare uno spazio piuttosto articolato: a) quello
urbano, Torino con parte dei giochi e le strutture a servizio di essi (villaggi olimpici, villaggio
media), b) quello montano, con diverse località delle alte valli di Susa e Chisone e del
Pinerolese che forniscono quasi esclusivamente il palcoscenico su cui mettera in scena i
giochi. Oltre a questi due ambiti possiamo individuarne le terre di mezzo che comprendono
tutti quei luoghi “attraversati” metaforicamente e logisticamente dall’evento, ma non
direttamente interessati dalla distribuzione geografica delle “funzioni olimpiche”. Al di fuori
di questo spazio c’e’ un ambito esterno di potenziale diffusione degli effetti (positivi o
negativi) dei Giochi, che dipende tra l’altro dalle politiche di accompagnamento che Provincia
di Torino e Regione Piemonte sapranno attuare (Dansero, 2002).

6.2 L’ambiente di Torino 2006

Dal punto di vista degli impatti ambientali l’area di maggiore interesse, su cui si sofferma
l’attenzione di questo contributo, è la regione alpina per il suo ecosistema potenzialmente più
fragile. Prendendo spunto dagli studi condotti in questi anni dall’ARPA (ARPA, 1999-2004)
Piemonte con l’annuale Rapporto sullo stato dell’Ambiente e dal TOROC (TOROC, 2003,
2004) attraverso i suoi bilanci ambientali e di sostenibilità, il quadro ambientale di questa
area particolare presenta alcune caratteristiche e trend su cui conviene soffermarsi.
La rilevanza degli impatti ambientali determinati da turismo e attività ricreative è stata
analizzata per la prima volta dai rapporti annuali ARPA (ARPA, 2001, 2002) attraverso
l’indice di pressione turistica che è calcolato sulla base del rapporto tra movimento turistico e
popolazione. Da queste descrizioni si desume che alcune località sede di gare olimpiche
hanno già livelli elevati (molto alti o alti) di pressione turistica. Considerando il primo e
quarto trimestre dei rispettivi anni si registra la presenza nella classe di pressione più elevata
di Claviere e Sestriere nel 2001 e di Claviere, Sestriere, Sauze D’Oulx, Cesana Torinese,
Bardonecchia e Pragelato nel 2002. La pressione rimane alta anche nel terzo trimestre (che è
collegato al turismo estivo) nelle località di Sauze d’Oulx, Pragelato Prali.

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Questo livello di attenzione è rintracciabile anche su alcune componenti ambientali che qui si
riportano a livello di esempio e con nessuna pretesa di esaustività:
a) i corpi idrici registrano un lieve peggioramento (TOROC, 2003, 2004) tra il 2001-2002
nell’indice SECA (che misura i corpi idrici in classi di qualità ambientale) ma
sostanzialmente c’e’ un aumento dell’indicatore dalla data di inizio dei lavori (2000);
b) il deflusso minimo vitale (DMV) che misura la portata dei corpi idrici peggiora i suoi
valori a causa della mutate condizioni climatiche degli ultimi anni;
c) per quanto riguarda la qualità degli ecosistemi, le trasformazioni avvenute per i lavori
olimpici hanno inciso sulla frammentazione degli habitat in alcune situazioni puntuali
(Pragelato e Chiomonte); a livello di singola valle, invece, gli indicatori non registrano
variazioni in una situazione già comunque critica prima dei Giochi;
d) l’indice di naturalità non diminuisce di molto rispetto alla situazione di partenza tranne
in alcune località ben specifiche (Sestriere e Pragelato);
e) la rete dei corridoi ecologici, pur rimanendo con un valore alto, registra una riduzione
delle connessioni;
f) passando ai fattori di pressione, le linee viarie che hanno aumentato il traffico medio
giornaliero al di fuori dell’area urbana sono nell’ordine le SS 23, la SS 335 e la SS 24;
g) la produzione di rifiuti, invece, registra un aumento ma inferiore alle medie regionali e
provinciali, l’area del Pinerolese nell’ultimo periodo ha ridotto la sua produzione di rifiuti
anche se nell’insieme le valli olimpiche non hanno raggiunto l’obiettivo 2003 stabilito dal
decreto Ronchi.
Nella tabella che segue si riprende lo schema proposto sopra nella trattazione degli impatti
olimpici riportando lo stato attuale degli effetti (in una fase ancora preparatoria dell’evento)
per quanto riguarda lo spazio alpino.

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Fig. 2 Quadro sintetico della situazione ambientale nell’area alpina di Torino 20062
Temi ambientali Torino 2006
Fattori di stato
Aria =
Risorse idriche -/=
Suolo -
Paesaggio e natura =/-
Rumore n.c.
Fattori di pressione
Attività produttive n.c.
Agricoltura n.c.
Turismo --
Energia n.c.
Rifiuti =/-
Trasporti --
2
N.B. Il segno ‘-‘ indica un impatto negativo sul tema ambientale; il segno ‘+’ un impatto positivo; la dicitura
‘n.c.’ indica la non contemplazione dell’aspetto.
(Fonte: elaborazione propria)

7. LA GESTIONE DELL’AMBIENTE DI TORINO 2006

L’esperienza olimpica di Torino 2006 si è caratterizzata fin dall’inizio con un’attenzione


particolare al tema della sostenibilità ambientale. Questa intenzione degli organizzatori si è
espressa nelle prime fasi del processo olimpico con un documento – la cosiddetta Green Card
Olimpica – che conteneva alcune indicazioni di massima su come impostare dei Giochi
olimpici orientati alla sostenibilità. Il contenuto di questo documento esprimeva il portato di
esperienza e di interessi di un territorio che all’epoca registrava una viva attenzione sui temi
della sostenibilità. Il Comune di Torino e la Provincia avevano infatti avviato, poco tempo
prima la fase di candidatura olimpica (erano gli anni 1998-1999) due percorsi di agenda 21
locale, sulla scia di un approccio nuovo, strategico ai temi dell’ambiente, seguendo peraltro le
indicazioni comunitarie riportate dal V Programma Quadro d’Azione Ambientale. Pur
sembrando quindi azioni parallele e distinte da quelle che di lì a qualche anno sarebbero state
portate avanti per il Programma Olimpico, questi elementi di novità apparsi sul territorio non
sono privi di interesse se si considera che le prime decisioni chiave sull’impostazione del
progetto Torino 2006 vennero prese dalla stessa cerchia di attori locali (Comune e Provincia).
In questo contesto di iniziative volontarie era già inserita dal 1998 un’attività di reporting
ambientale istituzionale: la neonata Agenzia Regionale di Protezione Ambientale (ARPA,
1998), infatti, aveva ed ha tutt’ora l’incarico da parte della Regione Piemonte di elaborare un
Rapporto annuale sullo stato dell’ambiente. La volontà, inoltre, di investire su uno scenario

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urbano e regionale che puntasse sul know-how tecnologico ambientale si era estrinsecato in
quello stesso periodo con la nascita su un’area urbana dimessa di un parco tecnologico sul
tema delle tecnologie pulite (Envipark).
Nella fase di candidatura olimpica, quindi, si consolidavano su diversa scala (regionale,
provinciale, comunale) attori, conoscenze e strumenti utili a leggere e a gestire il territorio in
maniera diversa.
La scelta chiave, dopo l’ottenimento dei Giochi, di puntare su un processo di valutazione
complessivo e strategico del Programma Olimpico, è stata sancita dalla Legge 285/2000 che
richiedeva esplicitamente una Valutazione Ambientale Strategica per il suddetto programma
di attività. E’ questo il primo caso di applicazione italiana di questo strumento, prevista in
accordo con il Ministero dell’Ambiente – altro attore che entra sulla scena organizzativa
olimpica – e, che coglieva alcuni elementi previsti dalla legge regionale 40/98 che all’art. 20
prevedeva la valutazione dei Piani e Programmi.
Lo strumento della VAS (Brunetta, Peano, 2004) ha consentito di affrontare il tema della
sostenibilità ambientale in maniera diversa dal passato:
a) si è adottato un punto di vista strategico (al pari quindi di altri strumenti che si
incominciavano ad utilizzare sul territorio come le agende 21 locali);
b) si è scelto un approccio processuale rispetto ai precedenti tipi di analisi ambientale che
entravano solo in alcune parti del processo decisionale;
c) si è aperto il processo decisionale a forme di consultazione pubblica;
d) si sono realizzati, infine, meccanismi di cooperazione interistituzionale.
Il processo di VAS (Brunetta, 2002; Brunetta, Peano, 2004) si è articolato nelle seguenti fasi:
a) produzione di una valutazione ex ante della situazione ambientale del territorio olimpico
preparata dal Politecnico di Torino su incarico del Toroc;
b) una valutazione della Regione Piemonte e dell’ARPA del documento presentato dal
comitato organizzatore;
c) la definizione di indicatori ambientali per la verifica della performance del Programma
Olimpico.
Il processo di VAS ha definito per il TOROC, l’Agenzia Torino 2006 e gli enti locali tre
indirizzi: di sostenibilità ambientale intrinseca, procedurali e programmatori. Questo ha
aiutato a definire l’azione delle strutture organizzative preposte all’organizzazione dei Giochi
individuando:
-la definizione di alcuni piani di settore da elaborare ex novo per l’evento;
-il criterio di base dell’internalizzazione dei costi ambientali;
-l’adeguamento e aggiornamento di alcuni piani settoriali già in vigore
-il programma di attività relativi agli adempimenti ambientali
Il comitato organizzatore (TOROC) ha utilizzato le indicazioni del processo di VAS
cercando di realizzare una strategia ambientale unitaria sul territorio olimpico.

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L’attività della Direzione ambiente del TOROC ha svolto un ruolo di “pivot” all’interno di
una rete di attori istituzionali e non quanto mai variegata. L’agenda del TOROC infatti ha
previsto: compiti affidatigli direttamente dalle indicazioni della VAS, attività di monitoraggio
ambientale, attività di coinvolgimento dei principali stakeholders, realizzazione di interventi
pilota in proprio o in collaborazione con altri enti od organismi.
Per quanto riguarda il primo tipo di attività sono stati redatti i piani di settore (piano
sicurezza cantieri, piano prevenzione rischi naturali, piano delle acque, piano degli inerti,
piano della mobilità sostenibile, piani paesistico-ambientali) e le linee guida per la
sostenibilità architettonica dei villagi olimpici e media.
A questa attività si è aggiunto un meccanismo di monitoraggio delle attività attraverso un
reporting ambientale (TOROC, 2002), poi diventato rapporto di sostenibilità (TOROC, 2003)
attuato attraverso 16 indicatori ambientali.
Il TOROC ha promosso autonomamente nel 2001 una sede di consultazione pubblica - la
Consulta Ambientale – composta da tredici associazioni ambientaliste e dieci rappresentati
degli enti locali che ha rappresentato il primo tentativo di istituzionalizzare un confronto con
i principali portatori di interessi. Questa sede che negli auspici doveva riprendere l’esperienza
positiva di Sydney con il Green Games Watch, in verità tranne alcune eccezioni ha
rappresentato un luogo di comunicazioni di decisioni già prese. Valutando la partecipazione
dei singoli soggetti alle riunioni di questo organismo consultivo è da rimarcare l’assenza
quasi costante di alcuni attori fondamentali come la Regione Piemonte, l’Agenzia Torino
2006 e l’Ufficio Torino 2006 (responsabile quest’ultimo della complessa regia istituzionale
dei Giochi). Tale scarsa adesione di alcuni organismi ha causato alcuni problemi di
comunicazione interistituzionali (uno tra tutti, lo scarso utilizzo delle indicazioni contenute
nelle linee guida per la progettazione ecocompatibile dei villaggi olimpici e dei media center
da parte dei progettisti e dell’Agenzia). Altro problema del TOROC è stato il coinvolgimento
proattivo del mondo ambientalista: solo una parte, con un atteggiamento che possiamo
definire collaborativo o “programmatorio” (Mela, Dansero, 2004), ha deciso di partecipare
alle riunioni sotto forma di “Osservatorio ambientalista”3. All’esterno della Consulta
Ambientale hanno operato, con una limitata capacità di pressione e di sostegno da parte della
popolazione, alcuni comitati ed organizzazioni come il Comitato No Olimpiadi, Greenpeace
e la Rete di Lilliput (Del Corpo, 2004).
Passando ad esaminare le azioni “compensantive” (AAA, 2005) il comitato organizzatore ha
elaborato le seguenti iniziative:
a) si è dotato di un sistema di gestione ambientale (EMAS) ed ha intenzione di estendere la
certificazione agli impianti di gara;

3
L’Osservatorio ambientalista, fondato nel 1998, raccoglie le principali associazioni ambientaliste diffuse in
Italia: Legambiente, Pro Natura e WWF

20
b) ha predisposto una campagna per la sponsorizzazione ecologica, attribuendo un logo agli
sponsor olimpici che producono secondo certi criteri;
c) ha realizzato una esperienza di diffusione dell’Ecolabel nelle strutture ricettive dell’area
olimpica;
d) ha promosso un’azione per l’acquisto di prodotti ecologici.
L’attività del TOROC, come detto in precedenza, è stata influenzata da una serie di attività
che la Provincia di Torino in particolare ha avviato all’interno del suo processo di
consultazione della agenda 21 locale.
In particolare circa 18 mesi di attività del forum provinciale, articolato in sessioni tematiche e
plenarie, ha prodotto una serie di progetti che hanno riguardato indirettamente l’allestimento
dell’evento olimpico. Rientrano in questa categoria le seguenti azioni:
a) la certificazione EMAS dei comuni olimpici sedi di gara (con il supporto tecnico di
Envipark);
b) il progetto provinciale per la diffusione degli acquisti ecologici (affidato all’ARPA
Piemonte);
c) il finanziamento alle imprese turistiche delle valli interessate dai Giochi per l’adozione di
tecnologie ecoefficienti (in collaborazione con Envipark);
d) il ripristino e mantenimento delle connettività ecologiche in bassa Val Susa;
e) il progetto integrato Torino 2006 su Pinerolese e Val Susa per il miglioramento
dell’attrattività turistica dell’area;
f) l’iniziativa Leader “Escartons e Valli Valdesi;
g) il progetto di promozione, sostegno ed integrazione dei progetti di sostenibilità nel
territorio del Pinerolese (in collaborazione con il Patto Territoriale e il Consorzio
Pracatinat);
Il quadro degli attori coinvolti sul tema delle iniziative di innovazione ambientale si completa
con i seguenti progetti:
a) il progetto Hector (finanziato da Regione, Provincia ed altri comuni) finalizzato
all’annullamento delle emissioni climalteranti durante i quindici giorni delle Olimpiadi
attraverso il finanziamento di tecnologie di risparmio energetico (dagli elettrodomestici
ad alta efficienza fino agli impianti fotovoltaici) o di riforestazioni che migliorino la
capacità di assorbimento delle emissioni da parte del territorio;
b) il progetto RESHOT condotto dall’Agenzia per l’Energia del Comune di Torino
finalizzato a sottoporre ad audit energetico gli alberghi del territorio torinese;
c) l’acquisto di alcune centinaia di vetture ecologiche utilizzabili per il trasporto collettivo
durante ai Giochi e dopo dagli enti locali che ne facciano richiesta;
d) l’utilizzo della tecnologia dell’idrogeno in alcune iniziative pilota (presso il Comune di
Cesana)

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Nella tabella che segue (Fig. 3) si è tentato di riprendere gli obiettivi contenuti nella VAS (di
mitigazione, razionalizzazione e sostenibilità) tentando di metterli in relazione con la
progettualità descritta sopra e gli attori locali che si sono attivati per la loro attuazione.

Fig. 3 Obiettivi della VAS, progettualità ambientale e i suoi attori principali.


Temi della Obiettivi

Ag. Energia
Altri EELL
Università
VAS

Envipark
TOROC

Regione
Pr. TO

Arpa
Energia Miglioramento bilanci energetici + + + ++
Acqua e Miglioramento stabilità e gestione + ++ ++
suolo acque e suolo
Biodiversità Tutela biodiversità + ++
e paesaggio
Mobilità e Miglioramento rapporti costi/benefici + ++ +
trasporti
Sviluppo Attivazione processi di sviluppo ++ ++ ++ ++
locale endogeno
sostenibile
(Fonte: elaborazione propria)

8. CONCLUSIONI

Le pagine precedenti hanno illustrato il tentativo di sottoporre ad una processo ciclico di


pianificazione, monitoraggio e controllo un progetto territoriale complesso e articolato come
l’evento olimpico di Torino 2006. L’idea in sé di adottare questo approccio valutativo
dall’inizio alla fine di un percorso di trasformazione è abbastanza innovativo e dimostra una
particolare sensibilità degli attori locali ai temi della tutela ambientale e della sostenibilità.
Questo consente di poter fare delle prime valutazioni sull’eredità olimpica ambientale dei
Giochi di Torino 2006 (Fig. 4)

Fig. 4. Le possibili eredità ambientali di Torino 2006


Eredità immateriale Eredità materiale
VAS Ambiente trasformato
Piani di settore Gestione delle risorse
Monitoraggio ambientale Costo nell’utilizzo post olimpico dei Giochi
SGA Effettivo utilizzo post olimpico di alcune
Programmi di educazione ambientale strutture
Assemblea consultiva ambientale
Progetto Hector
(Fonte: aggiornamento su Segre 2002)

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Nonostante questo quadro di riferimento, desumibile dalla figura precedente, la presenza di
numerose informazioni sullo stato del territorio olimpico, di spirito innovativo da parte di una
piccola cerchia di attori istituzionali e di forme embrionali di confronto con i vari portatori di
interessi, occorre mettere a fuoco alcuni aspetti chiave dell’esperienza olimpica. I temi su cui
si vuole concentrare l’attenzione di queste conclusioni (che aprono un fronte di ricerca) sono:
l’informazione, la governance e l’innovazione ambientale.
In primo luogo è necessario comprendere come rendere leggibili una serie di informazioni
ambientali e di studi più puntuali del territorio olimpico in una prospettiva post olimpica
dove si registrerà necessariamente un calo dell’attenzione pubblica e delle risorse finanziarie
disponibili. In questo campo occorre elaborare un quadro ambientale in grado di garantire un
minimo di trasparenza informativa su quelli che sono stati gli eventuali costi ambientali
sostenuti per i Giochi.
Schemi di valutazione di questo tipo possono partire dalle informazioni oggi disponibili dai
vari bilanci TOROC e ARPA costruendo dei trends storici che integrino ulteriori aspetti non
ancora considerati: come flussi turistici, dati nivometrici, utilizzo delle strutture ricettive e
degli impianti di gara.
A questo tipo di informazioni bisogna sovrapporre una lettura di quelle che sono i soggetti
operanti sul territorio, il funzionamento di questo tipo di rete, il grado di inclusività, la
capacità di mettere a sistema forme di cooperazione interistituzionale, l’eventuale
conflittualità interna o esterna alla rete.
L’esperienza di Torino 2006 su questo punto annovera alcune buone pratiche ma anche delle
rotture nei meccanismi di trasmissione delle politiche. Si è citato da un lato all’esperienza
dell’agenda 21 locale e della Consulta ambientale e dall’altro allo scarso utilizzo delle linee
guida per la costruzione ecocompatibile di alcune infrastrutture. Alcuni spunti di indagine
portano al confronto delle politiche settoriali messe in atto dagli enti di governo che in
qualche caso in questi anni hanno dimenticato gli obiettivi previsti all’interno della VAS, con
dubbi sulla razionalità dell’attore collettivo. Un’analisi sulle reti di governo, congiuntamente
alle informazioni ambientali di cui si è parlato precedentemente può portare alla luce qual è
l’atteggiamento di territorializzazione prevalente su un territorio (dissipativi, conservativo o
di valorizzazione).
Ultimo aspetto da considerare è la gestione post olimpica del bagaglio di esperienze maturate
in questi anni. Il determinante impulso in questi anni è stato possibile grazie all’azione di un
soggetto temporaneo (il comitato organizzatore) e da un progetto territoriale che comunque
ha consentito di aprire la strada ad alcuni strumenti innovativi che prima venivano
scarsamente considerati dai diversi attori territoriali. La fine di questa fase sperimentale in
molti casi coinciderà con la fine dei Giochi Olimpici e il rischio è di veder rimanere
inutilizzato un bagaglio di pratiche che nel lungo periodo possono coniugare il rispetto
dell’ambiente con prospettive di rilancio dello sviluppo di alcune parti del territorio olimpico.

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In questo caso l’esigenza è mettere a sistema le capacità maturate facendole entrare nella rete
di governo sopra menzionata. Una valutazione dell’esperienza olimpica in questo ambito non
può prescindere pertanto da un monitoraggio sul consolidamento delle esperienze pilota (siti
con SGA, numero di ecolabel, quantità di emissioni climalteranti risparmiate per fare alcuni
esempi) e sulle nuove progettualità che potrebbero nascere proprio a seguito dei passi avanti
fatti grazie all’evento olimpico.

9. BIBLIOGRAFIA

Arpa (1999), Rapporto sullo stato dell’ambiente in Piemonte, ARPA Piemonte, Torino
Arpa (2000), Rapporto sullo stato dell’ambiente in Piemonte, ARPA Piemonte, Torino
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Bobbio L, Guala C. (a cura di), (2002), Olimpiadi e grandi eventi. Verso Torino 2006,
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ABSTRACT
The edition of the Olympic Games winter of Turin 2006 has represented the occasion to
experiment a new approach in terms of territorial guardianship. The present contribution,
leaving from a historical reconstruction of the increasing attention toward the themes of the
environmental sustainability in Olympic family, analyses the principals environmental
impacts produce from the preparation of this type of events. In the second part of the
contribution is considered the experience of Turin 2006. Ending purpose of the work is
individualize a trace of research for the evaluation of the environmental policys of the Games
leaving from the indications of the Olympic SEA and integrating the with indications on the
growth of the environmental |governace| and of the institutional capital.

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