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Lidea totalitaria nel pensiero filosofico

Sussiste uninterna connessione fra la riflessione di Popper e la Arendt sulla democrazia e la loro analisi interpretativa del pensiero di Platone. Infatti questi filosofi ritengono Platone il teorico paradigmatico della tradizione antidemocratica e totalitaria. Popper non ricostruisce filologicamente il pensiero di Platone, ma ne opera una interpretazionedeformazione. Alla luce del fatto che linterpretazione del passato da parte di un autore contemporaneo non pu cancellare lalterit storico-culturale del suo interlocutore, lapproccio diretto al testo platonico consente di restituire lidentit e la diversit al pensiero del passato, fornendo agli studenti un esempio di pensiero filosofico in formazione in un rapporto di circolarit ermeneutica fra autori. Mentre per la Arendt la vera natura del totalitarismo viene delineata come una nefasta combinazione di determinismo dialettico e soggettivismo metafisico. Ambedue le tesi interpretative vengono trattate in modo analitico. I temi e i problemi in oggetto assumono senso e rilevanza allinterno del tessuto dinamico della tradizione storica della filosofia. Il presente e il passato, opportunamente contestualizzati, sono in rapporto di dialogo continuo. Lorizzonte di precomprensione del presente orienta lattivit di lettura e di interpretazione del passato, che ha un valore in s e un valore storico. 2.Ipotesi interpretativa: K. Popper Popper teorizza un modello democratico di societ aperta contrapponendolo a quello autoritario e totalitario della societ chiusa della quale ritiene Platone autore paradigmatico. Platone nellinterpretazione di Popper, il promotore della reazione contro la societ aperta della democrazia ateniese; il teorico di uno stato ideale che dovrebbe significare larresto di qualsiasi mutamento socio-politico; il teorico dello stato pietrificato strutturato su di una rigida divisione delle classi e sullesclusivo dominio del filosofo-re, i quali educati istituzionalmente dallo stato, tutelano lo stato stesso dalla decadenza, nel senso che impediscono i movimenti politici, dal momento che il movimento politico per Platone, non pu non portare, in base alla legge di sviluppo storico- che, per Platone, legge di decadenza-, che alla caduta e alla degenerazione: lo stato il cui destino si identifica con quello della classe dominante; lo stato del privilegio, della censura, del razzismo e del terrore. Popper non dubita minimamente che il programma politico di Platone sia un programma tribale e totalitario: tribalismo, totalitarismo e utopismo legati alla sua fede storicistica in una legge di decadenza. C, per Platone, un gruppo che deve comandare, perch fatto di uomini (i filosofi-re) che vedono verit e giustizia, e che, pertanto, sono legittimati a ricondurre gli altri sul retto sentiero. E il retto sentiero, per Platone, non - come sar invece per Hegel e Marx- la via del futuro: piuttosto la via che porta al passato, agli archetipi, alle idee. Quindi bisogna bloccare il mutamento. Secondo Popper tutto ebbe inizio dal primo pensatore greco che introdusse la dottrina storicistica, Esiodo, egli ricorse allidea di una direzione o tendenza generale dello sviluppo storico. La sua interpretazione della storia pessimistica, egli crede che il genere umano, nel suo sviluppo a partire dallet delloro, destinato a degenerare tanto fisicamente quanto moralmente. Platone per oltre che da Esiodo ed altri pensatori, fu principalmente influenzato da Eraclito che scopr lidea di mutamento. Il nuovo punto di vista da lui introdotto , fu che non esisteva nessuna struttura stabile , nessun cosmo (D2). La scoperta di Eraclito influenz per lungo tempo lo sviluppo della filosofia greca. Le filosofie di Parmenide, Democrito, Platone e Aristotele possono essere tutte considerate come tentativi intesi a risolvere i problemi di questo mondo in divenire che Eraclito aveva scoperto. Eraclito stato anche il primo filosofo che soccup non solo della natura ma anche, e pi ancora, di problemi etico-politici, visse in unepoca di rivoluzione sociale, fu in questepoca che le aristocrazie tribali greche cominciarono a cedere alla nuova forza della democrazia, Eraclito ebbe

un atteggiamento antidemocratico e conservatore. (D3-4). Nella filosofia di Eraclito si manifesta una delle meno lodevoli caratteristiche dello storicismo, cio uninsistenza eccessiva sul cambiamento, combinata con la complementare credenza in una inesorabile e immutabile legge del destino. Questa insistenza lo porta a formulare la teoria che tutte le cose materiali, sono come fiamme; che esse sono processi piuttosto che cose, e che sono tutte trasformazioni del fuoco (D5-6). Insieme allidea storicistica troviamo sia lelemento irrazionale sia quello mistico, il disprezzo di Eraclito per scienziati di orientamento pi empirico tipico di coloro che assumono questo atteggiamento (D7-8). Platone , come Eraclito, avvert che le forze che sono allopera nella storia sono cosmiche: ogni mutamento sociale corruzione o degenerazione. Platone credeva a differenza di Eraclito, che la legge del destino storico, la legge del decadimento potesse essere infranta dalla volont morale delluomo, sostenuta dalla forza della ragione umana. Credeva che la legge di degenerazione implicasse la degenerazione morale. La degenerazione politica in ogni caso dipende, a suo giudizio, soprattutto da degenerazione morale (e da insufficiente conoscenza); e la degenerazione morale, a sua volta dovuta soprattutto a degenerazione razziale. Questo il modo in cui la legge cosmica di decadimento si manifesta nel campo delle vicende umane. Egli credeva in una tendenza storica verso la corruzione e nella possibilit per noi di interrompere lulteriore processo di corruzione nel campo politico arrestando ogni cambiamento politico. Questo lo stato perfetto , ideale, lo stato dellEt dellOro che non conosce cambiamento alcuno. E lo Stato pietrificato. Credendo in siffatto stato che non soggetto a cambiamento, Platone si allontana radicalmente dai presupposti dello storicismo che troviamo in Eraclito. Ma, per quanto sia grande questa differenza, ci sono tuttavia altri punti di convergenza fra Platone ed Eraclito. Platone credeva che ad ogni genere di cose comune o decadente corrispondesse anche una cosa perfetta che non soggetta a decadimento. Questa credenza nellesistenza di cose perfette e immutabili, abitualmente chiamata la Teoria delle idee o delle forme, divenne il nucleo centrale della filosofia di Platone (D9). Egli era profondamente impressionato dalla dottrina di Parmenide di un mondo immutabile, reale, solido e perfetto dietro questo mondo illusorio nel quale soffriva; ma la concezione Parmenidea non risolveva i suoi problemi finch quel mondo restava irrelato col mondo delle cose sensibili (D10). Quella che egli perseguiva era la conoscenza, non lopinione; la pura conoscenza razionale di un mondo che non cambia, ma, nello stesso tempo, una conoscenza che potesse essere usata per capire questo mondo mutevole, e soprattutto questa mutevole societ, il mutamento politico con le sue strane leggi storiche, Platone aspirava a scoprire il segreto della suprema conoscenza della politica, dellarte di governare gli uomini. Socrate venne in soccorso di Platone, nella ricerca del significato o dellessenza in un metodo di determinazione della reale natura, della forma o idea di una cosa (ti sti), Socrate per primo cerc di definire luniversale. La conoscenza delle forme e delle idee soddisfaceva a questa esigenza, perch la Forma era in relazione con le sue cose sensibili come un padre lo con i suoi figli. La Forma era il modello responsabile delle cose sensibili e quindi si poteva far riferimento ad essa in importanti problemi relativi al divenire del mondo. Questa teoria ha almeno tre funzioni diverse nella filosofia di Platone: 1. come strumento metodologico di conoscenza scientifica; 2. fornisce lavvio allindispensabile teoria del cambiamento e della decadenza, della generazione e degenerazione e , specialmente, la chiave dellinterpretazione della storia; 3. apre la strada, nel campo sociale, a una specie di ingegneria sociale e rende possibile la messa a punto di strumenti idonei ad arrestare il cambiamento sociale perch aiuta a progettare uno Stato ottimo che assomigli intimamente alla forma o allidea di uno Stato da non poter decadere. Platone sostiene che il cambiamento male e che le quiete o stasi divina (D11). In Platone vediamo che la teoria delle Forme o Idee implica una certa direzione dello sviluppo del mondo in divenire. Essa porta alla legge che la corruttibilit di tutte le cose in questo mondo deve crescere continuamente. Vale a dire che il pericolo o probabilit della corruzione cresce, ma non

sono esclusi sviluppi eccezionali nella direzione opposta. E evidente che questa teoria pu essere applicata alla societ umana e alla sua storia. La teoria delle Forme e idee oltre che essere un esigenza metodologica serve a Platone per determinare la direzione delle istanze politiche e anche i mezzi della loro realizzazione. La grandezza di Platone come sociologo non sta nelle sue generali e astratte speculazioni sulla legge della decadenza sociale; sta invece nella ricchezza e nei dettagli delle sue osservazioni e nella stupefacente acutezza della sua intuizione sociologica. Egli vide cose che non erano state viste prima di lui e che sono state riscoperte soltanto ai nostri tempi. Per esempio la teoria delle remote origini della societ, del patriarcato tribale. Un altro esempio ci offerto dallo storicismo sociologico ed economico di Platone, dalla sua insistenza sullimportanza del fattore economico nella vita e nello sviluppo storico, teoria riproposta poi da Marx sotto il nome di Materialismo storico. La formula marxiana (D12), si adatta allo storicismo di Platone che a quello di Marx. Ci si evince nelle quattro fasi nella storia della degenerazione politica elencate da Platone nellordine della perfezione: timocrazia, oligarchia, democrazia, tirannia. Platone si proponeva di elaborare un sistema di periodi storici governato da una specifica legge dellevoluzione; egli mirava ad una teoria storicistica della societ. Questo tentativo fu ripreso pi tardi da Rousseau da Comte, Mill, Hegel e Marx. Per mentre Platone condanna lo sviluppo che descriveva, questi autori moderni lo esaltano, perch credono in una legge del progresso storico. Il risultato di queste fasi porta Platone a scoprire la legge sociologica che la disunione interna, la lotta di classe fomentata dallantagonismo degli interessi economici di classe, la forza motrice di tutte le rivoluzioni politiche. Egli insiste nel dire che solo la sedizione interna in seno alla stessa classe dirigente pu indebolirla a tal punto che il suo governo pu essere rovesciato (D13). Lo stato perfetto di Platone fondato su distinzioni di classe estremamente rigide uno stato di casta. Il problema della eliminazione della lotta di classe risolto non abolendo le classi, ma conferendo alla classe dirigente una superiorit che non pu essere contestata (vedi Sparta). Custodi, guerrieri e classe lavoratrice. Come viene preservata lunit dei dirigenti? Mediante laddestramento ed altre influenze psicologiche, ma soprattutto mediante leliminazione degli interessi economici che possono portare disunione. Questa astinenza economica conseguita e controllata con lintroduzione del comunismo, cio mediante labolizione della propriet privata e specialmente dei metalli preziosi. Poich tutta la propriet propriet comune, anche le donne e i bambini devono essere propriet comune(D14). Platone cerca di giustificare la sua divisione delle classi in base al triplice presupposto che i governanti sono di gran lunga superiori sotto tre aspetti: per razza, per educazione, per la loro scala di valori (D15-16). La classe dirigente importante che si senta come una razza dominatrice superiore (D17-18-19), che siano seguiti nellallevamento di questa classe gli stessi criteri che sono seguiti da uno sperimentato allevatore nei confronti dei cani, dei cavalli o degli uccelli (eugenetica) . Tutto ci avverr attraverso luso della menzogna e dellinganno per salvaguardare la purezza della razza (D20). In conclusione le fondamentali istanze possono essere compendiate come segue: la formula idealistica bloccare il cambiamento politico, il cambiamento male limmobilit divina; ogni cambiamento pu essere bloccato se si fa dello stato una copia originale esatta del suo originale, cio la Forma o Idea della citt; ritornare alla natura, allo stato originario dei nostri avi, allo stati primitivo fondato in conformit con la natura umana e quindi stabile; ritornare al patriarcato tribale dellera anteriore alla caduta, al naturale governo di classe dei pochi sapienti sui molti ignoranti. Da questi elementi principali avremo: la rigida divisione delle classi; lidentificazione della sorte dello stato con quella della sua classe dirigente; lunit di questa classe, le rigide norme per allevare ed educare questa classe e il rigido controllo e la collettivizzazione degli interessi dei suoi membri;

monopolio su quelle attivit determinanti per la stabilit dello stato; censura sulle attivit intellettuali, una continua propaganda diretta a modellare e a unificare le menti; ogni innovazione nelleducazione, nella legislazione e nella religione deve essere evitata o soppressa; lo stato deve essere auto sufficiente (autarchia). Questo programma si pu qualificare come totalitario, esso certamente fondato su una sociologia storicistica. Hegel crede, con Aristotele, che le idee o essenze siano nelle cose in divenire, pi precisamente, sostiene che esse sono identiche con le cose in divenire. Come Platone ed Aristotele, Hegel concepisce le essenze, almeno quelle degli organismi, come anime o spiriti. Ma a differenza di Platone, Hegel non afferma la tendenza dello sviluppo del mondo in divenire, una discesa, un progressivo allontanamento dallidea, verso la decadenza. Hegel afferma invece che la tendenza generale piuttosto verso lidea, che insomma progresso. Ma questo divenire non decadenza. Lo storicismo di Hegel ottimistico. Le sue essenze e spiriti sono, come le anime di Platone, semoventi; esse si auto-sviluppano o, emergono e si auto-creano. Ed esse si muovono nella direzione di unaristotelica causa finale(D21). Questa causa finale o termine dello sviluppo delle essenze ci che Hegel chiama LIdea assoluta o LIdea, ma non di un semplice progresso semplice e rettilineo ma di un progresso dialettico.Hegel al pari di Platone, vede lo stato come un organismo e, sulle orme di Rousseau che lo aveva dotato di un volont generale collettiva, Hegel lo dota di unessenza cosciente e pensante, la sua Ragione o spirito. Questo spirito, la cui vera essenza attivit (vedi Rousseau), nello stesso tempo il collettivo spirito della nazione che forma lo stato. Lo spirito della nazione determina il suo segreto destino storico; vale a dire combattendo le altre nazioni (D22). E, come Eraclito, Hegel generalizza questa dottrina estendendola al mondo della natura, interpretando i contrasti e le opposizioni delle cose, la polarit degli opposti, ecc. come una specie di guerra e come una forza motrice dello sviluppo naturale, la guerra degli opposti e la loro unit o identit, (come in Eraclito), sono le idee fondamentali della dialettica di Hegel (D23). Lo sviluppo di queste idee procede dialetticamente, cio secondo un ritmo triadico: tesi, antitesi e sintesi. Laltro pilastro dellhegelismo la cosiddetta filosofia dellidentit che a sua volta unapplicazione della dialettica (vedi Eraclito) (D24). Tutto ci che razionale reale e tutto ci che reale razionale, lo sviluppo della realt lo stesso che quello della ragione. E poich non ci pu essere nellesistenza uno standard pi alto di quello rappresentato dallultimo sviluppo della ragione e dellidea, tutto quello ci che ora reale o effettuale esiste per necessit e devessere razionale e buono. Ci significa, naturalmente, che tutto ci che razionale devessere conforme alla realt e quindi deve essere vero(D25). Come esempio di questuso della dialettica, scelgo la trattazione che Hegel fa della richiesta di una costituzione politica, che egli combina con la trattazione delleguaglianza e della libert (D 26-2728-). Eraclito aveva sostenuto che c una ragione nascosta nella storia. Per Hegel la storia diventa un libro aperto. Con il suo richiamo alla saggezza della provvidenza esso costituisce unapologia della superiorit della monarchia prussiana i di conseguenza costituisce unapologia della saggezza della provvidenza. La storia lo sviluppo di qualcosa di reale (D29). Secondo la filosofia dellidentit essa deve quindi essere qualcosa di razionale. La storia come egli la vede, il processo di pensiero dello spirito assoluto, o spirito del mondo. Essa la manifestazione di questo spirito. Essa una specie di enorme sillogismo dialettico, ragionato per cos dire dalla provvidenza, quindi la provvidenza persegue la perfezione del mondo. Lo sviluppo dello spirito deve essere lo sviluppo della libert, e la pi alta libert deve essere stata raggiunta in quei trentanni della monarchia germanica che rappresentano lultima suddivisione dello sviluppo storico(D 30-31). Per quanto riguarda il nazionalismo tedesco fa appello agli istinti tribali, alla passione e al pregiudizio e al nostalgico desiderio di essere sollevati dal peso della responsabilit individuale alla quale esso si propone di sostituire una responsabilit collettiva o di gruppo. Hegel ricondusse il

nazionalismo nel campo totalitario al quale esso era appartenuto fin dai tempi in cui Platone aveva per la prima volta sostenuto che il rapporto fra i Greci e i barbari era analogo al rapporto fra padroni e schiavi. Hegel non solo cominci un nuovo capitolo nella storia del nazionalismo, ma forn anche al nazionalismo una nuova teoria. Fichte lo aveva dotato della teoria secondo la quale esso era fondato sulla lingua. Hegel introdusse la teoria storica della nazione. Una nazione, secondo Hegel, unita da uno spirito che agisce nella storia. Essa unita dal comune nemico e dal cameratismo delle guerre che ha combattuto. La storia di una nazione la storia della sua essenza o Spirito che si afferma sulla scena della storia (D32-33). Moralit e guerra: per Hegel, lo stato la legge, la legge morale e, insieme , la legge giuridica. Cos esso non pu essere soggetto ad alcun altro criterio e specialmente non al metro della moralit civile. Il suo solo giudice la storia del Mondo. Il solo criterio possibile di giudizio nei confronti dello stato il successo storico mondiale delle sue azioni. E questo successo, il potere e lespansione dello stato, deve sopravanzare tutte le altre considerazioni nella vita privata dei cittadini: diritto ci che serve alla potenza dello stato. Questa la teoria di Platone ed la teoria del totalitarismo moderno; ed pure la teoria di Hegel (D34- 35). Lo stato soprattutto nel suo rapporto con gli altri stati, esente da moralit, a-morale, essa implica che la guerra in se stessa buona (D36). Lidea della Personalit Storica Mondiale: questidea uno dei temi prediletti da Hegel (D37). Questa eccellente descrizione del Leader, del Grande dittatore, si combina con un elaborato mito della grandezza del GradUomo, che consiste nellessere egli il principale strumento dello spirito nella storia. Ma il Grande Uomo e anche lUomo di Grandi Passioni ambizioni politiche-. Egli quindi capace di accendere passioni in altri (D38 a D46). Secondo la teoria dello stato di Marx, il sistema legale o giuridico-politico- il sistema di istituzioni legali imposto dallo stato- deve essere considerato, come una delle sovrastrutture erette sulle effettive forze produttive del sistema economico; Marx parla in questo contesto di sovrastrutture giuridiche e politiche oltre al sistema morale predominante. Questultimo, a differenza del sistema legale, non imposto dalla forza dello stato, ma consacrato da una ideologia creata e controllata dalla classe dirigente. La differenza grosso modo quella fra persuasione e forza (come diceva Platone); ed lo stato, il sistema politico o legale, che usa la forza. Esso , come dice Engels, una forza repressiva particolare per la coercizione dei governati da parte dei governanti (D47). In parte troviamo una concezione istituzionale in quanto Marx cerca di stabilire quali funzioni pratiche le istituzioni legali svolgono nella vita sociale. In parte essenzialista in quanto non analizza la variet di fini ai quali queste istituzioni servono e non indica quali riforme istituzionali sono necessarie per far s che lo stato serva a quei fini che egli stesso potrebbe ritenere desiderabili. Quindi si evince nella concezione dello stato di Marx un approccio essenzialista e metafisico che interpreta il campo delle idee e delle norme come lapparenza di una realt economica. Quali sono le conseguenze di questa teoria dello stato? La pi importante conseguenza che tutta la politica, tutte le istituzioni legali e politiche, al pari di tutte le lotte politiche, non possono mai essere di primaria importanza. La politica impotente. Essa non pu mai modificare in maniera decisiva la realt economica. Lessenziale, se non lunico, compito di qualsivoglia attivit politica illuminata di vigilare a che le modifiche nel rivestimento giuridico-politico tengano il passo con i mutamenti nella realt sociale, vale a dire nei mezzi di produzione e nei rapporti fra le classi. Si evince lunit, ancora una volta, del sistema storicistico nel pensiero di Marx. Infatti, gli errori politici non possono materialmente influenzare leffettiva situazione di classe e ancor meno la realt economica dalla quale dipende ogni altra cosa. Se torniamo alla teoria di Marx dellimpotenza della politica e dellimportanza decisiva delle forze storiche, dobbiamo senzaltro ammettere che si tratta di un edificio imponente. Esso il diretto risultato del suo metodo sociologico; del suo storicismo economico, della dottrina che lo sviluppo del sistema economico, o del metabolismo delluomo, determina il suo sviluppo sociale e politico (D48).

2.Ipotesi interpretativa:H. Arendt (D49) Cos scriveva K. Jaspers ad Hannah Arendt, nel 1956, dopo aver commentato, leccessiva vicinanza della sua allieva-amica allinterpretazione heideggeriana di Platone. Per entrambi, si potrebbe dire, la filosofia occidentale non altro che una lunga serie di note a Platone. Per la Arendt, dai testi del pensatore greco nasce la filosofia politica: una disciplina che invece di nobilitare la politica, ne costituisce piuttosto la degradazione. Se nel Gorgia per la prima volta discorso filosofico e discorso politico si separano, questo avviene per subordinare il secondo al primo e per assimilare la praxis alla poiesis, imponendole i criteri della teoria. Con Platone giungerebbe a compimento la disgregazione di quella concezione unitaria del logos, per il quale non era possibile distinguere nelluomo lanimale razionale e lanimale politico. E proprio in questultima prospettiva dindagine, pi ontologica che storica, che va collocata quella che stata definita lossessione della Arendt nei confronti del pensiero platonico. Nellopera di Platone trova compimento la fondazione della filosofia e della filosofia politica, dove il sistema metafisico del mondo ha avuto origine. Anche per la Arendt come per Popper, indica la svolta del pensiero antico verso la filosofia si consuma nelle parole del Proemio parmenideo (D10). E cio sancita dal prepotente ingresso, nella speculazione greca, della tematica dellEssere. Con Parmenide si inagura un percorso che dellidentit di Essere, Pensiero e Verit, far lo strumento di una progressiva de-realizzazione della Lebenswelt, di uno svuotamento di senso di tutto ci che da questa identit resta escluso. QuestEssere invisibile ed onnipervadente ad un tempo, pu rivelarsi soltanto ad un organo in grado di cogliere linvisibile: locchio della mente che rende presente ci che assente. Luomo per essere fedele allocchio della mente, al nous, deve abbandonare la fiducia nei sensi e, soprattutto, allontanarsi dagli altri uomini. Se si rimane legati al mondo dei sensi e degli uomini puoi vedere uomini e fatti giusti, ma non la giustizia, uomini felici, ma non la felicit. Con La metafisica non solo pensiero ed azione si separano, ma il carattere distintivo del pensiero diventa la mera recezione immobile attraverso gli occhi della mente, attraverso il nous, di una visione immobile, che sottrae al mondo delle apparenze le sue verit particolari e ai diversi uomini i singoli logoi. Platone come lerede di Parmenide, e cio di quel pensiero che si fa metafisica proprio col destituire di significato il singolare, postulando lidentit di Essere e Pensiero. Con Platone, il pensiero diventa sistema metafisico del mondo proprio col dare fondamento compiuto a quellassetto duale. Molteplicit e mutamento vengono presi in considerazione solo una volta ricosciuto che il loro fondamento e la loro verit stanno altrove: nellunit ed eternit dellidea, sotto cui vengono appunto sussunte pluralit, transitoriet e fenomenicit. La stessa nozione platonica di dialettica ridimensiona gli aspetti comunicativi e intersoggettivi. Mentre Socrate ammetteva diversi logoi, quanti sono gli uomini, che assieme formano il mondo umano, in quanto, per Socrate, luomo lessere che vive secondo la modalit del linguaggio. Platone tradisce il concetto di dialettica socratico come dialogo, per Platone il metodo dialettico non si addice ai molti, ma contrasta col fatto che la verit una al di l delle parole, e costringe allassenso. Il mondo delle idee immette lo iato tra idea e realt, ed il primato, dellidea sulla realt. Dalla separazione gerarchica tra universale e il particolare, allopposizione tra eterno e il transeunte, dalla contrapposizione di epistme e doxa, a quella di mente corpo. Quindi la scissione tra discorso filosofico e discorso politico. Lautoinganno filosofico, per cui si ritiene di poter trascendere ci che appare e di riuscire ad accedere ad una verit superiore, equivale allincapacit del pensiero di attenersi, di arrestarsi, alla datiti, al fenomeno. Ed il lessico mistificante della metafisica riproduce, lungo lintero arco della tradizione la credenza che una causa debba essere di rango superiore alleffetto. Secondo la Arendt latto di nascita della filosofia iscritto nellimpossibilit, per il pensiero di sopportare la maledizione del finito, nella incapacit di accettare il mondo segnato dal lutto della contingenza. De- realizzazione del mondo nel pensiero, rifiuto del molteplice a favore dellUno, negazione della singolarit nelluniversale: i fondamenti della metafisica introdotti da

Parmenide e consegnati compiutamente alla tradizione da Platone, non sono altro che la manifestazione di un desiderio ossessivo di durare, che rimuove la morte e il tempo(vedi Fedone). Il filosofo, nella sua ansia di immortalit, esiste al singolare; nella misura in cui si occupa delluomo, si occupa dellUomo al singolare, mentre il politico si occupa degli uomini al plurale. Platone tenta di catturare gli elementi di inabilit inerenti alla praxis, di instaurare su questultima la tirannia della ragione, o meglio la tirannia della verit. La nostra tradizione di pensiero politico ha inizio col mito della caverna, in cui il mondo degli affari umani viene descritto come un mondo di tenebre, confusione e disinganno. Se si vuole cogliere la verit, da quel mondo bisogna prendere congedo; ma qualora vi si voglia far ritorno, a quella verit dovr essere piegato. In questa prospettiva, del primato dellidea e della verit sulla prassi, la Arendt interpreta la sostituzione, nella Repubblica, dellidea di bello con lidea di bene. Se nel Simposio, nel Fedro e persino nei primi libri della Repubblica, campeggia ancora lidea del Bello, nel VI libro di questultimo dialogo lidea di Bene ad assurgere al ruolo di Idea suprema, cui tutte le altre idee devono partecipare (D50). Platone avrebbe dunque sacrificato lideale sommamente contemplativo del Bello allidea di Agathon, che non deve essere inteso in una sua declinazione morale, ma nel significato letterale che i greci gli attribuivano: buono per, idoneo, adeguato. Quindi le idee si trasformerebbero da ci che pi riluce, da derivazione della bellezza, in criteri, in unit di misura, applicabili per definizione. La sostituzione del bello col bene inaugura la filosofia politica: quella disciplina che dora in poi sar deputata a risolvere il problema dellordine, a garantire che la prassi si modelli, per ben ordinarsi, a criteri ad essa trascendenti, e messi a punto in un ambito ad essa esterno. Il filosofo ritiene pertanto di poter dominare gli altri come riuscito a dominare se stesso, ottenendo che lanima avesse la meglio sul corpo e sulle passioni. Il dominio platonico delle idee, sia esso incarnato nella persona del Filosofo-Re, come nella Repubblica, o esercitato da un legislatore assente attraverso le leggi, come nei Nomoi, in ultima istanza ispirato allelevazione delluomo, nella sua singolarit, al dominio assoluto. Se nella solitudine della filosofia e nellillusoria sensazione di onnipotenza che da essa deriva, si radica la volont di dominio delluomo su se stesso, sulle proprie contraddizioni e differenze, il Filosofo-Re sar colui che tender a fare altrettanto nei confronti della citt: comandare i molti che abitano la polis, come se i tanti fossero uno solo. Un unico e gigantesco corpo politico, nel quale scompaiono le diverse singolarit, e che agisce come se fosse un corpo in senso letterale, un organismo vivente. Ecco il significato ultimo dellaffermazione platonica(D51). Il progetto politico che disegna il vivere-assieme dei molti sul modello dellUno percorrer come una costante lintera storia della filosofia politica. Nonostante i mutamenti epistemici, lo si ritrover tanto in Hobbes quanto in Rousseau; sar presente in Hegel non meno che in Marx. La sua origine risiede nellutopia platonica del saggio, secondo cui uno solo dovrebbe decidere, governare e comandare (lArchon), e tutti gli altri, invece, dovrebbero limitarsi ad obbedire. Lidentificazione del verbo archein nel Politico di Platone, con comandare, governare e dominare, rende soltanto pi esplicita lintenzione platonica di stabilire le condizioni affinch liniziatore rimanga esclusivo padrone di ci che ha iniziato. Significa che egli sottrae a tutti gli altri la possibilit di intervenire, di partecipare, a ci che stato messo in atto. La Arendt giunge cos ad accusare Platone di aver ridotto la praxis a poiesis: una trasformazione che va di pari passo con la riduzione della politica a dominio. La separazione tra chi sa e chi fa, la distinzione tra ideazione ed esecuzione, infatti il tratto caratteristico della fabbricazione, dove le due attivit sono nettamente separate. La Politeia platonica allora la costruzione dello spazio pubblico secondo il modello fornito dallidea. Il Filosofo-Re fa la sua citt come lo scultore fa la sua statua. La riduzione della politica a poiesis e a techne diviene ancor pi problematica se si considera che in ogni processo fabbrile implicito un elemento di violenza. Una concezione della comunit che reifica la pluralit agente e che non tarder a considerare gli uomini come materiale da manipolare e plasmare in base al modello di che comanda. E questo lelemento potenzialmente totalitario che Platone immette nella tradizione filosofica-politica. Un elemento che dopo di lui diventer un vero e proprio luogo comune, sul quale non varr nemmeno la pena di riflettere: che in politica c chi comanda e c chi obbedisce, perch c chi conosce il bene e il fine della comunit, e chi, non esperto e privo di conoscenza, quel bene

deve prestarsi a realizzare. Nella Repubblica, nel Politico e nelle Leggi il rapporto politico illustrato pi volte ricorrendo allesempio della relazione che intercorre tra il medico ed il paziente, tra il pastore ed il gregge, tra il capitano di una nave e i suoi passeggeri, o ancora, tra il padrone e gli schiavi. La logica di queste metafore si dimostra cos cogente da condurre Platone persino a preferire, in alcuni casi, il governo tirannico. Perch se la comunit, la repubblica, deve essere fatta e condotta dallesperto, seguendo la techne specifica di una o dellaltra arte particolare, allora il tiranno si trova nella posizione migliore per farlo: egli pu agire indisturbato, in quanto nessuna legge e nessun individuo intralcer, o metter in dubbio, lesercizio della sua competenza. In conclusione, Platone stabil quellordine concettuale che ha predeterminato ogni successiva riflessione sulla prassi: da quella di Aristotele, che pur al platonismo in parte si oppone, a quella di Hobbes, che ritiene la scienza politica nascere soltanto da lui, da quella filosofia della storia di Hegel alla filosofia della prassi marxiana che, nonostante il suo rifiuto di ogni forma di idealismo, rimane una sorta di platonismo rovesciato. (D52 a D60)