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INTRODUZIONE

Obiettivodiquestolavorofornireaglistudentidelcicloistituzionaledella facolt di filosofia delle basi generali circa la definizione e la costituzione dell'epistemologia,esplicandooltremodoquelletematicheeproblematicheadessa affini che hanno segnato una pagina di rilievo nella storia del pensiero filosofico. Siffattolavorosiavvicinermoltopiadunmanualedifilosofiadellaconoscenza che ad un saggio o trattato avente come oggetto il medesimo referente, affinch possa risultare pi comprensibile ai diretti interessati, gli studenti appunto, che anche grazie all'esemplificazione di tesi di per s complesse, possono assimilare connontroppedifficoltquantoinquestepaginesivuoleesprimere. Inoltre, questo lavoro, trattandosi di un'opera filosofica, non si limiter a descrivere,osevogliamoancheanalizzare,leteoriedellaconoscenzachesisono susseguiteneglianni,macercherdimostrarneladdovepossibileanchelarelativa consistenza, ossia ci che permette di giustificare razionalmente il fondamento ultimodell'attocognitivodellateoriaepistemicapresainesame. Detto ci, risulta chiaro che ogniqualvolta si decide di compiere un simile lavoro, ci deve essere fatto da una teoria della conoscenza precedentemente analizzata e ritenuta la pi consistente tra le teorie finora conosciute. Difatti, un'analisidiunateoriadellaconoscenza,siaessaunacriticacheunacomparazione, deve essere necessariamente avanzata da un'altra teoria della conoscenza precedentementeadottata.Siprendaatto,quindi,cheanchequest'operamuovele sueinferenzedaunaepistemologiabencircoscritta,echetaleepistemologiaci chelatradizioneplurimillenariadelfilosofarehachiamatorealismo. Lasceltadiquestaposizionefilosoficanonvuolepresentarsicomeunpre giudizio ideologico e/o fideistico, ma al contrario dettata dall'esigenza della stessa ragione. Infatti, nessun agente epistemico (e nessuna teoria della conoscenza) pu pensare di evadere quei principi logici (leggi logiche) che costituiscono il modo stesso del ragionare dell'umano. Diverse possono essere le applicazione (regolelogiche) che l'agente epistemico pu scegliere per costituire delle teorie della conoscenza, ma in ultima analisi, ogni epistemologia che potr dirsi consistente, non potr che richiamarsi direttamente ai principi logici che governanolaragione,glistessicheannovereremonelcorsodiquestepagineeche sonoriscontrabilinelrealismofilosoficodimatricearistotelicotomista. Si prenda atto che la scelta del realismo filosofico se ancora corretto denominarla tale stata una scelta coatta e giammai una convenzione libera e volitiva. Invero, pur essendo, questa, incondizionata, ben lungi dal volersi presentarecomeunasceltaimparziale.L'imparzialitnonesisteenonpuesistere nel campo della gnoseologia generale poich deve essere, come gi detto, presupposta una previa teoria della conoscenza dalla quale articolare le proprie 1

inferenze sillogistiche. Talora questo preambolo stato concepito come una limitazionedelpensiero,unacostrizionedellostessoasvilupparsientrodeiconfini rigidiebendemarcati.Solotalvoltastatoconcepitocomel'effettivaammissione dellanaturadelleleggidelpensiero.impossibilepensareunalogicadellalogica, unalogicacheevadaetrascendaiprincipisupremidell'essere. Primo fra tutti i principi il pi propriamente detto principio di non contraddizioneadapparirecomeilpievidentealnostrointelletto.Messoinluce daParmenideecosformalizzatodailogicidelsecoloscorso(AA),ilprincipio dinoncontraddizioneribadiscel'impossibilitdapartediunentediesserehicet nunc un altro ente. Essendo questo il principio per antonomasia, il principio dei principi, chiaro che la sua applicazione consona (non sarebbe possibile altrimenti) ad ogni contesto della realt, e non solo in alcuni, determinati e pre stabiliti,contestispecificidiessa.Infatti,essendoperl'appuntounprincipioonto logico(leggeontologica)sempreveroperdirlaneiterminicariaSaulKripke in tutti i mondi possibili; e non esiste teoria epistemologica consistente materialmente e coerente formalmente che nel proprio statuto metodologico (regolelogiche)nonprendaattodisiffattoprincipio. Maantecedenteepioriginariadiogniprincipioontologicolanozionedi verit che viene ad occupare un ruolo centrale in ogni teoria della conoscenza. Infatti, non c' conoscenza laddove non c' verit: questo un punto cardine da nonsottovalutarecheverrtrattatoalacrementenelcorsodeltesto. Sappiano bene delle difficolt che si incontrano ogni qualvolta si pone al centrodellaricercal'essereverodicichevienericercato;mavolenteonolente la verit sempre al centro di ogni speculazione, filosofica e non. Difatti, anche quelleposizionifilosofichechel'hanno(laverit)inqualchemododenigratasono tutte cadute in una bizzarra assurdit. Per esempio, lo scetticismo che ha sviluppato la sua tesi di fondo sulla convinzione che la verit non pu essere conosciuta,ammetteimplicitamentechec'unaveritassolutacheperl'appunto quellachesostienechelaveritnonpuessereconosciuta.Inmodoanalogoanche ilnichilismo,ilqualesostienel'assenzadellaveriteconquestadiunfondamento ultimo della conoscenza, sfocia in una paradigmatica contraddizione: sostenendo chelaveritnonesiste,vieneaccettatacomeveraquellaveritcheasseriscechela verit non esiste. Scusateci per il gioco di parole ma crediamo che questa breve delucidazionecircalesuddetteimpostazionifilosofichepossa averfattochiarezza sulfattochelaveritlalinfavitaledellaconoscenzatutta. Crediamo oltremodo che le varie teorie della verit esistenti possano, in ultimaanalisi,esseretuttericollegateallateoriadellaveritcomeadaequatiooalla teoria decitazionale della verit di matrice tarskiana. In genere, su quest'ultima teoriasiarticolanoleepistemologieesclusivamenteformali,quelleperintenderci che hanno come punto di riferimento il modello della logica simbolica e matematica del XX secolo. Invece, sulla teoria della verit come adaequatio si 2

ancoranoleepistemologiecheintendonoricercareoltrechelacoerenzalogicadei risultati anche la loro consistenza. Solo queste ultime, accostando alla logica l'ontologia,ossialarealtnellasuapipregnanteaccezionequalecolonnaportante perlaverit,possonopretenderediesprimeregiudizisuifattidelmondo,sucome il mondo , sulle sue cause ed essenze. Ed proprio per suddetto motivo che questalateoriadellaveritchepiinteressaalfilosofo. Analogaallanozionediveritlanozionedientearivestireunpunto cardineinogniteoriadellaconoscenza.L'entecicheconosciutoaprescindere dal suo modo di essere costituito e rappresentato, ed sempre l'ente che regola l'intelletto dell'agente epistemico alla forma sostanziale mediante cui esso si presenta. Difatti, una volta che il processo cognitivo potr dirsi essere andato a buontermine,ossiaquandoilsoggettoconoscenteapprendeicaratteriessenziali dell'ente oggetto di conoscenza, allo stesso tempo non potr che non averne appresoancheilsuoesserevero. La verit una nozione che seppur non si identifica con l'oggetto di conoscenzaadessomoltoaffine.Laveritpiprecisamenteunmodooriginario diesseredell'oggettodiconoscenza,untrascendentaleamavadefinirloTommaso d'Aquino, il quale non potrebbe essere senza il suo esserevero. Cos possiamo ulteriormenteesplicarechelaconoscenzaunaccidentegiacchpusussistereo non sussistere, ci che invece necessario (e ci possiamo dirlo solo posteriormentealfattoche,obiettivamente,cirendecoscientidiaverecognizione delreale)l'entequalefondamentoontologicodelpianoepistemologico.Pertale motivopossiamodirecheabbiamolacomuneconvinzionedelrealismofilosofico che l'ente l'oggetto originario della conoscenza, e che l'ente tale anche senza unaqualsiasiepistemologiacheintendeapprocciarsiadessoeconoscerlo. Tipico delle epistemologie moderne invece quello di non accettare o comunquesolamentenoncrederelaconvinzionedell'esistenzadiunatotalitdi enti (chiamiamoli anche res, cose, o come preferiamo) ontologicamente e indipendentementeintesiqualefondamentoultimodellaconoscenza.DaCartesioa Putnam, passando per Hume, Kant, Wittgenstein, Frege, Quine, e gli altri autori richiamati in questo lavoro, mostreremo come le varie proposte epistemologiche ad essi collegate vertano in un immanentismo rappresentazionalista, dove appunto la rappresentazione ad essere considerata la pietra miliare della conoscenza grazie anche al ruolo centrale che viene ad assumere l'agente epistemiconellacostituzioneeidealizzazionedell'oggettodiconoscenza. Questa idolatria del sapere ha portato dapprima alla considerazione del metodo scientificomatematico lo stesso utilizzato da codeste impostazioni filosofichequaleapodittico; perpoiaverne,dopolescopertescientifichedelXX secolo,unapisanaegenuinaricognizionediipoteticit.Macolorochedisiffatto metodo ne avevano fatto un credo ed un motivo di esistenza, non trovando alternativa plausibile che mostrasse l'arch del sapere, sono caduti nella pi 3

dicotomicaeradicale formamentisfilosofica:ilrelativismoprimaedilnichilismo poi. Saranno proprio il relativismo ed il nichilismo, prima ancora del rappresentazionalismo, ad essere fortemente criticati e messi in discussione, giacchonestamenteparlandoinaccettabileperunfilosofo,unepistemologo, ounaqualsivogliapersonachesiinterrogasulperchdellecose,sullalorocausae sullaloroverit,convenirenell'ideachelaverit,appunto,relativa,opeggioche mai inesistente, e chela filosofia solo unachiacchieratatra amici, una come disse Richard Rorty1 friendly conversation avente come unico fine il puro piacerediparlare. Addentrandoci ora nel corpus del testo possiamo vedere come nel primo capitoloadesserefocalizzatalaquestioneinerenteladefinizionedell'oggettodi studio delle varie teorie epistemologiche susseguitesi nei secoli. Seguendo infatti un percorso cronologico che avvia le sue mosse da Aristotele fino a Kant, mostreremocomeperlateoriaaristotelicamapiingeneraleperquelmododi filosofare tipico della filosofia realista aristotelicotomista l'ente individualmente ed ontologicamente inteso ad essere considerato l'oggetto privilegiato di studio dell'epistemologia. In un secondo tempo faremo luce sul perch in et moderna, esattamente con Cartesio, tale oggetto di studio slittato dall'entenellasuaconcezioneclassicaall'ideachiaraedistinta;perconcludere comeinKant,nelcosiddettotrascendentalismo,larappresentazione,ossial'ente privatodellasuaontologiafondamentaleecostituitoattraversolecategorieapriori dellospaziotempo,arivendicareilruoloprincipedioggettodiconoscenza. L'oggettodiconoscenzaperessereappresocometalepoi,necessitdiuna metodologiabenprecisachelorendanotoalsoggettodiconoscenza;edpalese che diverso sar l'oggetto a cui ci si riferisce, diverso sar anche il metodo medianteilqualesenefarcognizione.Pertalemotivoogniqualvoltachecambia l'oggetto di conoscenza anche il processo cognitivo a modificarsi, ed per tale motivocheabbiamoritenutoopportunodedicareuncapitolodeltestoalmetodoo processodicostituzionedell'oggettodiconoscenza. Nellastoriadelpensierofilosoficomoltisonostatiquegliautorichehanno cercato di elaborare un metodo all'apparenza inconfutabile che potesse dare un fondamento epistemico alla conoscenza; ed in gi in questa premessa che dobbiamo porre delle acute riflessioni. Orbene, si pu ben intuire che l'elaborazione di un metodo suppone l'esserci di un soggetto quale creatore, appunto, del metodo in questione; e questo ci fa ulteriormente apprendere l'egemoniachel'agenteepistemicorivesteinquelleteorieepistemichedoveegli stesso misura di tutte le cose. Per il realismo filosofico la questione non propriamentecos.Invero,inquestaimpostazionedipensierosonoglienti,grazie alle loro caratteristiche essenziali e alla loro ontologia fondamentale, a misurare
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Cfr. Richard RORTY, Contingency, Irony and Solidariety, Cambridge University Press, Cambridge, 1989; trad. it.: Lafilosofiadopolafilosofia.Contingenza,ironiaesolidariet, Laterza, BariRoma, 1989.

l''intelletto dell'agente epistemico. Ma di questo avremo modo di parlarne diligentementenelcorsodeltesto. Soffermiamoci ora piuttosto ad annoverare quelle metodologie che hanno goduto di maggior popolarit nel corso degli anni, che sono rispettivamente: il metodo del realismo aristotelicotomista; il metodo del criticismo cartesiano, il metododeltrascendentalismokantiano,ilmetododeltomismotrascendentaleeil metododellascuolafenomenologica. Il punto di avvio di ogni inferenza sillogistica in queste teorie della conoscenzariscontrabiledallapartedeltrascendentalemoderno(autocoscienza), ossia dalla parte del soggetto, ad esclusione della prima teoria segnalata nella qualeiltrascendentaleclassico(essere),ossialapartedell'oggetto,afungereda motore d'avviamento del processo cognitivo. La distinzione tra trascendentale classico e trascendentale moderno terminologia coniata dal caro Cornelio Fabrostaaricordarequelladicotomiatipicamentecopernicanatrasoggettoe oggetto,traioemondo,trapensiero(conlasvoltalinguisticaanchelinguaggio)e realt. Questa dicotomia scaturita dall'inversione tutta moderna del processo cognitivo non pi oggetto soggetto, ma soggetto oggetto, o al massimo soggetto oggetto porta in grembo una squisita questione filosofica. L'inversionedirottadelprocessognoseologicohafattocambiarenonsolol'oggetto di conoscenza, ma anche e soprattutto quella concezione circa il carattere intenzionale dell'atto cognitivo fortemente radicata nella definizione stessa della nozione di conoscenza. L'intenzionalit di cui parlano i moderni e di cui le epistemologierappresentazionistesonocaratterizzateun'intenzionalitindiretta, mediata ed immanente, sempre rinchiusa nella sfera di pensiero dell'agente cognitivo. Contrariamente, l'intenzionalit che caratterizza le teorie epistemiche che si fondano sulla convinzione di una metafisica quale sistema aperto, tra le quali ricordiamo il gi citato realismo classico, un'intenzionalit diretta, trascendente e intensione verso quella realt esistente ontologicamente che le stesseepistemologierappresentazionistenonaccettano. Storicamente un ritorno alla considerazione dell'atto cognitivo come atto sostanzialmenteintenzionalerintracciabilecongliarboridellacosiddettasvolta cognitivaasuavoltascaturitadallasvoltalinguisticael'iniziodellaconcezione pragmaticadelfarefilosofia. Aproposito,LudwigWittgenstein,filosofoelogicoaustriaco nonchpadre fondatore della svolta linguistica, nella seconda fase del suo pensiero, quella in cui abbandona definitivamente la teoria dell'isomorfismo logico e la visione cristallinadellalogica,asserendocheilsignificatodeiterminilinguisticidettato dall'usocheilparlanteneintendefare,riponealcentrodeldibattitofilosoficola questioneinerentelaproblematicadell'intenzionalit. 5

Da questo punto in avanti sembra che il ritorno ad una concezione intenzionale dell'atto cognitivo fosse scontata, ma non stato sempre questo l'esito riscontrato nelle teorie contemporanee o comunque postume al Wittgenstein delle Ricerche Logiche della conoscenza. Soprattutto in area analiticamolteplicisonostatiitentativididarecreditoadunasimileapprensione dell'atto cognitivo, anche se non tutte le proposte offerte possono dirsi, di fatto, esseredelleteoriedellaconoscenzaintenzionali(nelsensoclassico)econsistenti. Infatti,adesclusionediDonaldDavidsoncheriteniamoessereunfilosofotendente nella direzione della filosofia implicita del senso comune, altri noti filosofi statunitensi,traiqualiPutnameQuine,sembranoessereancoraschiavidiquella visionecopernicanadelmondocheasuavoltarendeleteoriedacodestipensatori promossesuccubidellanozionenonacasoquineianadischemaconcettuale. Negliultimiannipoi,nelpalcoscenicomondialedellascienzafilosofica,si iniziato a parlare di IntelligentDesign al fine di rendere partecipi i cultori delle scienze cos come tutte quelle persone che non possono definirsi tali che esistonotraccedirazionalit(ciodiintelligenza)nellanatura.Natainuncontesto nordamericano,questacorrentedipensierovienecollocatasolitamenteall'interno deldibattitotipicamenteamericanochesiradicalizzafracredentieatei;ossia tracolorocheripongonolapropriafedeinunaqualchedivinitecolorocheinvece negano ogni tipo di essere (intelligenza) superiore. Allo stesso tempo, questo dibattito si potrebbe estendere fino alle riflessioni (meno polemizzate) circa il ruolo rivestito dalla metodologia naturalista nelle scienze biologiche e cosmologiche.Oltremodo,risultacuriosonotarecomelovviet dellacostatazione della presenza dellintelligenza umana nel nostro ambiente (computers, edifici, letteratura) non venga applicata al mondo della natura. Invero, la costatazione di unintelligenza nonumana si presenta come una vera e propria problematica per luomo contemporaneo. La profonda radice di questo enigmatico quesito riscontrabile nellepoca illuminista, quando F. Nietzsche nel saggio Lateleologiaa partire da Kant2evidenzi l'assenza di un finalismo nella natura, convenendo piuttosto che l'idea della teleologia altro non che un'illusione umana, e che la natura assomiglia assai pi ad una macchina (meccanica) che ad un'intelligenza autoregolatrice. Ultima tematica affrontata e discussa in quest'opera quella inerente la questionedellafede.Lafede,ecomunqueogniqualsivogliaconoscenzaindirettae per testimonianza, pu considerarsi una conoscenza? Questa un atto cognitivo fineasestessoesenzaalcunfondamentoepistemologico?Qualisonolesfumature che emergono tra credere e sapere? La fede ha a che fare con la verit o con la certezza? Queste sono solo alcune domande a cui daremo risposta nel corso del testo al fine di mostrare l'intima correlazione che sussiste tra fede e ragione, giacch come scrisse Giovanni Paolo II nell'enciclica Fides et ratio siamo
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Friedrick NIETSCHE, Die Teleologie Seit Kant; trad. it.: La teleologia a partire da Kant, Mimesis, Milano,1998.

convinti (e lo mostreremo razionalmente) che la fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verit3. PhilipLarreyAlessandroBelli

GIOVANNIPAOLOII,Fidesetratio,1998.