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LETTERE E COMMENTI

24 LETTERE E COMMENTI

Giovedì 3 gennaio 2013

24 LETTERE E COMMENTI Giovedì 3 gennaio 2013 Quotidiano fondato nel 1887 Direttore responsabile: GIUSEPPE DE
24 LETTERE E COMMENTI Giovedì 3 gennaio 2013 Quotidiano fondato nel 1887 Direttore responsabile: GIUSEPPE DE

Quotidiano fondato nel 1887

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Certificato N. 7163 del 14-12-2011 Registrazione Tribunale di Bari n. 7 del 2 settembre 1948

701.000 lettori al giornoRegistrazione Tribunale di Bari n. 7 del 2 settembre 1948 medio (Audipress 2012/II) PROPRIETA’: MEDITERRANEA S.P.A.

medio (Audipress 2012/II)

PROPRIETA’: MEDITERRANEA S.P.A.

LETTERE ALLA GAZZETTA

 

La mia odissea in una sanità senza umanità né civiltà

 

tivazione. Mi rendo perfettamente conto che un Pronto Soccorso non possa essere un salotto ma piuttosto un porto di mare in cui arriva di tutto e che certamente non si possano selezionare i pazienti ed i relativi familiari sulla base del grado di educazione, ma è altresì vero che la presenza di più personale paramedico e di vigilanza

I l giorno 24 novembre la Gazzetta del Mezzogiorno riportava nella cronaca la notizia di un grave incidente

avvenuto a Bari in cui era stato coinvolto un ragazzo in motorino. Il ragazzo in questione, mio figlio, è stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso del policlinico di

Bari in cui gli sono state prestate le prime cure. Per quanto il fatto in sé, dal punto di vista della cronaca, non rappresenti nulla di più di una delle tante tragedie che quotidianamente avvengono sulle nostre strade e pertanto non presenta niente di rilevante, certamente per

speranza di promuovere un miglioramento di civiltà e umanità sanitaria in queste strutture. Mio figlio giunto in ambulanza al P.S. del Policlinco ha ricevuto cure rapide ed efficaci fornite da medici e per- sonale paramedico competente ed umano. Tali aspetti positivi risultano tuttavia in stridente con- trasto con una situazione ambientale indegna di un paese civile. Per me, in quegli orribili momenti carichi di angoscia e di preoccupazione per la sorte di mio figlio, è

stato particolarmente penoso muovermi in ambienti

eviterebbe, almeno in parte, quanto descritto e si in- durrebberogliutentiafferentiacomportamentipiùcivili in un ambiente che per la peculiarità dell’attività che in esso viene svolta non può essere quel girone dantesco che di fatto è. Al danno infine si è aggiunta anche la beffa nel constatare alcune ore dopo il ricovero, al momento della restituzione degli effetti personali, che dal portafogli erano stati sottratti tutti i soldi. Egregio direttore non ho altri commenti da fare. Ciò che importa è che mio figlio oggi stia meglio ma per me che ho sempre creduto e vorrei continuare a credere nelle strutture pubbliche è stata quasi una sconfitta dovere

decidere, all’indomani del trauma, di trasferirlo in una

la

famiglia che ne è coinvolta tale evento presenta una

carica di apprensione e sofferenza assolute. Vorrei tentare un sintetico bilancio di tale esperienza per sottolineare quanto di buono, ma anche quanto di orribile avviene nei nostri ospedali, allo scopo e nella

sporchi, tra urla di familiari di altri pazienti, principi di risse, ascensori allagati di urina in cui siamo stati co- stretti ad entrare per poter raggiungere il servizio di radiologia; tutto questo in un padiglione del Policlinico come l’Asclepios che mi risulta essere di recente at-

clinica privata accreditata dove è stato egregiamente trattato in un contesto umano quasi familiare.

Elisabetta Giorgio Polignano a Mare (Bari)

Montichiarisca

Europa, che è fatta di piccola e media impresa. È un nostro particolare dna economico che dobbiamo preservare a tutti i costi. Che ne pensa?

un’ostetrica potrebbe risolvere una patologia ambulatoriale, così come un disagio esisten-

rimasto, se è rimasto, solo il canone. Che Monti persegua consapevolmente senza accor- gersi dei danni che ha fatto e che sta facendo, è rilevante. Ciò che conta, è che l’Italia è pas- sata, con lui, da democrazia li- berale e capitalista, a Paese bu-

eccellenti prestazioni di un team di specialisti diretto egre- giamente dalla dottoressa Ma- ristella Buonsante a cui va ri- conosciuta una encomiabile sensibilità umana e grande competenza professionale ed è figura di dirigente indispensa-

isuoiprogrammi

ziale potrebbe trovar sollievo nel colloquio con lo psicologo. E ancora, i consultori sono ormai diventati anche degli utili di- spensari, se si pensa alla me-

perlepiccoleimprese

Michele Macelletti

 

Bari

 

Il direttore De Tomaso

ritoria distribuzione gratuita dei contraccettivi ormonali. Ciò che serve allora è una diffusa implementazione del servizio, senza fossilizzarsi su questioni annose quanto false. Servono sì più ginecologi, per assicurare una presenza più co- stante ed evitare la frantuma- zione dell’assistenza, ma non necessariamente non obiettori.

rocratico-amministrativo: i prodotti nelle vetrine, ci sono (ancora per quanto?), ma nes- suno li compra perché manca- no i soldi. Domanda: c’è un fu- turo democratico per un Paese senza classe media?.

bile per il raggiungimento di ulteriori progressi nella impe- gnativa e moderna azione di cu-

ed assistenza nelle patologie

ra

nell’editoriale di ieri, si chiede quale ricetta economica, sca- glierà il Monti «politico» del 2013. Ricorda infatti, e a giusta ragione, che vi è stato un Monti «editorialista», che auspicava uno Stato più leggero e, suc- cessivamente, uno «politico» propenso ad uno Stato più pe- sante. Non è questione da po- co. Auspica, quindi, che il pro- fessor Monti chiarisca meglio la questione anche per scrol- larsi l’etichetta di «uomo delle tasse». Può darsi che durante la

campagna elettorale la matassa

Risponde Giuseppe De To- maso. Condivido. Il premier deve chiarire meglio la sua Agenda per le imprese e il Sud in par- ticolare. Anche perché la ripresa non può essere agevolata dal continuo prelievo fiscale.

di

salute mentale.

Antonio Cicoria

 

Bari

 

Nico Pesce

 

Bari

C’eraunavolta

E’

più che sufficiente preten-

ServonoinPuglia

piùginecologi

cheobiettori

dere da essi il rispetto della nor- mativa, che non prevede obie- zione sia per la certificazione necessaria all’interruzione di gravidanza sia per la prescri- zione della pillola del giorno dopo.

Testimonianza

sulla

buonasanità

lozio

d’America

si

dipani. A me pare che, at-

Con ostinazione più che con ragione il governo regionale ha ripresentato il progetto di rior- ganizzazione consultoriale, già affossato, prima dalla giustizia amministrativa e poi dall’as- semblea consiliare, più di due anni addietro. Per quel che è dato di sapere l’impianto del provvedimento è rimasto inva- riato, con la drastica riduzione delle strutture da 162 a 96. Pe- nalizzati soprattutto i piccoli paesi del Salento i cui abitanti saranno costretti a vagare pri- ma di trovare soluzione ai loro problemi.

La manna dello zio Tom. In- tere generazioni di italiani han- no vissuto nella speranza che spuntasse uno zio d’America, generoso e carico di dollari. Quella speranza è rimasta an- cora viva in certi partitini af- fetti da anemia cronica eletto- rale, nell’attesa messianica che dal cielo cada la manna sotto

torno alla cosiddetta «Agenda Monti», vi sia una formazione composta da molti professioni-

 

Giuseppe Gragnaniello

Ho seguito con grande atten- zione tutti i numerosi interes- santi articoli del Suo giornale riguardanti la delicata situa- zione dei centri di salute men- tale. E’ un argomento di partico-

Terlizzi (Bari)

sti della politica politicante, e con la quale il Monti «politico» dovrà fare i conti, pur avendola più volte bacchettata duramen- te. Intravedo, poi, un ulteriore contraddizione. Il premier, nel bene o nel male, è stato in un certo senso, espressione di cor- porazioni, che unitamente ai politici hanno determinato le scelte che ci hanno condotto ai problemi economici attuali. Chiedo al direttore, non sareb-

Paesesenzafuturo

selaclassemedia

lare delicatezza e quindi da par-

te

di chi di competenza le de-

forma di personaggio di gran nome che alzi le insegne alla testa delle loro improbabili ar- mate. Ma quelli che lo zio

s’impoverisce

cisioni di razionalizzazione vanno assunte con molta pon-

derazione in quanto l’ammala-

 

In un Paese che ha un debito

to

di tale patologia richiede spe-

d’America l’hanno trovato ve- ramente ammoniscono che le spese sostenute per fargli de- gna ed interessata accoglienza sono state spesso superiori ai

pubblico di oltre 2 mila miliardi

ciali attenzioni, specifiche com-

euro, siamo tutti colpevoli e

tutti innocenti, come di fronte alle 200 mila leggi che ci affli- gono e che ognuno di noi, pur ignorandole quasi tutte dovreb- be rispettare. Questo succede solo in Italia, dove di equo è

di

petenze e professionalità. Per esperienza seppur indiretta mi preme testimoniare che il Csm

be

auspicabile da parte di Mon-

Se con la chiusura dei reparti

ti

qualche riflessione più ap-

di ginecologia si dovrà andare sempre più lontano per potersi curare, la presenza sul territo- rio di un ginecologo o di

di

via Pasubio a Bari può essere

benefici ottenuti.

profondita anche sulla specifi- cità della nostra economia? L’Italia è l’unica economia in

preso a modello per quanto a organizzazione, funzionalità ed efficacia di risultati grazie alle

 

Francesco Berardino

Foggia

Le lettere vanno indirizzate a La Gazzetta del Mezzogiorno Viale Scipione l’Africano 264, 70124 Bari lettere@gazzettamezzogiorno.it fax 080/54.70.442

Le lettere, di lunghezza non superiore alle 15 righe, devono indicare nome, cognome, indirizzo

 

e

numero di telefono del Lettore.

 

Le lettere anonime non saranno pubblicate. Sarà invece rispettata la volontà di quei Lettori che, in casi eccezionali chiederanno

 

la

riservatezza pur indicando le loro generalità.

 

L a Chiesa, ancora oggi, è minacciata e perse- guitata in tante parti della terra. Per tutto il bene che fa all’umanità, non merita proprio un tale astio, come non lo meritò Gesù per il Suo

proprio un tale astio, come non lo meritò Gesù per il Suo LA MISSIONE DELLACHIESA PERL’UMANITÀ

LA MISSIONE DELLACHIESA PERL’UMANITÀ

di NICOLA GIAMPAOLO

POSTULATORE PRESSO LA CONGREGAZIONE DEI SANTI

essere discussioni da portare in parlamento. Si permette – cosa ancora più grave - che certe discussioni distrag- gano lo sguardo dell’opinione pubblica da questioni im- portanti quali lo scorretto uso dei privilegi della politica, del lucro proveniente dagli appalti in materia di sanità che portano a delimitare il diritto essenziale alla salute, allaspeculazione sullamacchinadellaProtezione Civile, all’ambiente, all’istruzione, ai beni culturali (nel recente passato erano appaltati lavori di restauro a monumenti rurali mai fatti). Molti personaggi politici hanno sino ad oggi cercato di allontanare il valore umano dalla politica,

“la Carità dalla politica”. Come asseriva il Venerabile Paolo VI, “La politica è il valore più alto della carità”, mentre molti politici per i loro atteggiamenti e per le loro insufficienti conoscenze sociologiche hanno allontanato Cristo dalla cultura italiana. Dovevano vivere ancora figure imponenti come Aldo Moro, Alcide De Gasperi, Giorgio La Pira, oggi Servi di Dio; oppure don Sturzo, Donat Cattin, Fanfani e quant’altri che oggi si rivoltano nelle loro tombe nel vedere la politica fatta da molti personaggi degli ultimi 30 anni. La Chiesa fa solo quello che ha sempre fatto, da duemila anni a questa parte: essere presente nella società civile e determinare la vita civile, sia italiana sia mondiale, attraverso i valori cristiani. A molti tutto questo non va giù, ma per un cristiano è importante affinché il mondo cresca sano. È necessario far crescere una società civile nel rispetto dei valori umani e morali, come rispettare, quel Dio fatto Uomo, a Sua immagine e somiglianza. “Dio non si cancella dalla vita pubblica”, insegna Benedetto XVI. Per questo e per tanti motivi che oggi, dopo 34 anni dalla morte di Aldo Moro e Paolo VI, la Chiesa ha ritenuto importante impegnare i suoi sforzi e consigliare i suoi uomini per una formazione cattolica nelle istituzioni italiane e riscrivere e de- terminare con coraggio lo stesso risultato che in passato determinò il rilancio culturale ed economico del Paese Italia.

supplizio. È il cuore addolorato di Benedetto XVI per quanto accade anche nella politica italiana sui temi sacrosanti della dignità e della vita umana. Ad esempio l’importantissimo problema dell’aborto per cui il Som- mo Pontefice si batte, sin da quando era Cardinale, affinché l’umanità cessi di macchiarsi, ogni giorno, della più orrenda carneficina voluta e legalizzata da giusti-

ficazioni di comodo. Altro principale tema che recen- temente ha acceso lunghi e profondi dibattiti che hanno coinvolto la Chiesa, la politica e vari comitati di bioetica, spesso appositamente creati, è stato quello riguardante il referendum per la modifica della legge 40 del 2004, in materia di ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali e sulla procreazione assistita, svoltosi in Italia nella primavera del 2005. Ancora, importante la questione dell’eutanasia che è da considerarsi l’uccisione diretta e intenzionale di un paziente al punto estremo, in condizione di faticoso patimento e dolore fisico, perciò i parlamentari che credono in Dio non devono permettere che l’eutanasia diventi una normale e facile decisione a cui gli italiani devono ricorrere. Essa rappresenta un mezzo rapido per non im- pegnarsi sia a guarire sia a ricercare, affinché la scienza metta fine a gravi malattie. Queste sono le strade della ragione e della coscienza, per cui l’uomo deve adoperarsi affinché sia rispettato il genere umano e la Sua dignità. Una concatenazione di azioni

di guerra, in pratica senza sosta: prima il problema delle cellule staminali, poi la Ru

486, poi i Pacs, l’eliminazione dei Crocifissi dagli uffici pubblici, il caso dell’eutanasia,

la legge 149/2001 che aboliva gli orfanotrofi ed i matrimoni gay. Un cattolico non può

permettersi, nel ricoprire cariche amministrative, di pensare soltanto che questioni inerenti alla genetica, alle coppie di fatto, alla liberalizzazione delle droghe, possano

LETTERE E COMMENTI 25

LETTERE E COMMENTI

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Giovedì 3 gennaio 2013

TANZI

L’Agendadel Premier

>>CONTINUA DALLA PRIMA

G overni che potrebbero anche essere guidati da lui stesso, se vorranno veramente trasfor- mare l’Italia e fermare il de-

clino economico degli ultimi anni, periodo nel quale la produttività totale del paese si

è ridotta, l’economia italiana è cresciuta

poco e, come dice l’Agenda, “negli ultimi dieci anni l’Italia ha perso quasi il 30 % della sua quota nel commercio mondiale dei beni”. L’Agenda è un documento ambizioso,

onesto ed utile per cui è facile condividere molte delle sue conclusioni. Allo stesso tempo un piccolo difetto è che manca di dare una chiara indicazione di priorità nelle molte riforme da fare. Il problema è che ci sono molte riforme da fare e non tutte possono avere la stessa urgenza o essere fatte allo stesso tempo. Se si chiede

a qualcuno di fare cento cose, senza in-

dicare l’ordine di priorità, è probabile che

il risultato possa sfociare in una mancanza

di azione. Forse il documento poteva con-

centrarsi sulle cose piu urgenti ed im- portanti. L’Agenda avrebbe dovuto in- dicare con più chiarezza l’ordine di prio- rità delle riforme che, secondo l’autore di questo articolo, dovrebbe essere il se- guente. Primo. Continuare con le politiche che contribuiscono ad abbassare lo spread (che è stato ridotto di parecchio dal Go- verno Monti). Queste politiche richiedono l’equilibrio nei conti pubblici e la ri- duzione del debito pubblico. Lo spread è chiaramente il pericolo più immediato, è il diavolo alla porta. Ma portare l’equilibrio nei conti pubblici non basta; l’equilibrio dovrebbe essere raggiunto con una pres- sione fiscale molto più bassa della pre- sente, perché l’alta pressione indebolisce l’economia e rende più difficile raggiun- gere l’equilibrio dei conti pubblici. Secondo. Abbassare di parecchio (di al- meno cinque punti del PIL?) il livello di spesa pubblica che, anche dopo la “spen- ding review” del 2012, che secondo il documento ha fatto risparmiare 12 mi-

liardi , rimane ancora molto alto. Senza la riduzione della spesa non si potrà ridurre

il peso delle imposte, un peso che pone l’Italia tra i Paesi più tartassati al mondo.

La pressione fiscale non è diminuita nel

2012, anzi è aumentata di vari punti di PIL, un aumento che, se anche necessario a breve termine per fare abbassare lo spread, ha forse anche contribuito a ri- durre l’attività economica. L’abbassamen-

to della spesa pubblica richiederà più di

una normale “spending review”; richie- derà riforme fondamentali che dovrebbero mirare a cambiare l’architettura del set- tore pubblico. Non solo bisogna ridurre la spesa, ma anche renderla più efficiente per impedire che le varie lobbies, a cui fa riferimento l’Agenda, possano riuscire a proteggere la spesa inefficiente a danno di quella più efficiente, ma meno protetta. Come afferma l’Agenda “la crescita si puo’ costruire solo su finanze pubbliche sane” sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Terzo . Continuare con le riforme strut-

turali iniziate nel 2012 in vari settori, ed approfondirle dove necessario: mercato del lavoro, pensioni, liberalizzazione di attività professionali, riduzione di “red tape” non solo a livello nazionale ma anche a livello locale, ammodernamento

di una scuola che continua a sfornare

studenti meno preparati rispetto alla gran parte dei paesi dell’OCSE; di una scuola che produce laureati in materie che non sono quelle che il mercato del lavoro richiede. In Italia non ci vogliono più laureati (come afferma l’Agenda), ma lau- reati con specializzazioni che il mercato

del lavoro richiede. Ci sono ancora troppi

avvocati e troppi dottori commercialisti e pochi laureati in materie tecnico-scien- tifiche. L’Agenda include qualche commento sulla governance dell’Europa e sui rap- porti dell’Italia con l’Europa. Essendo un documento politico, dà un po’ l’impres- sione di essere una specie di classico albero di Natale, sotto il quale si ap- pendono molti desideri e molte promesse. La gran parte delle tesi presentate

dall’Agenda sono condivisibili, ma, come già detto, manca un calendario che spe- cifica le priorità. Naturalmente rimane la preoccupazione che un governo di stampo diverso (un governo di sinistra od un ritorno di Berlusconi) potrebbe avere prio- rità diverse. È ovvio che il professor Monti, come è naturale per un ex Commissario dell’Unio- ne Europea, veda il destino dell’Italia vincolato a quello europeo e creda che “l’Italia deve battersi per un’Europa più comunitaria e meno intergovernativa, più

unita e non a più velocità, più democratica e meno distante dai cittadini”. Cioè un’Ita-

lia che deve battersi “per la costruzione di

un’autentica Unione economica e mone- taria basata su una più intensa inte- grazione fiscale, bancaria, economica e politico istituzionale”. Questo è un ob-

biettivo lodevole, ma non bisogna dimen- ticare che è un obbiettivo che l’Italia non è riuscita a soddisfare internamente, perché

il Settentrione ed il Meridione hanno

continuato a crescere a due velocità.

L’Agenda chiede anche all’Europa forme

di “condivisione di rischio” e probabil-

mente si riferisce agli “Eurobond”. Per non italiani e specialmente per tedeschi, olandesi ed altri, questa richiesta può sembrare simile, per esempio, ad una

richiesta in cui la Regione Sicilia chiede

all’ Italia di condividere il rischio di debiti

assunti da quella Regione. È improbabile che questa “condivisione di rischio” possa essere accettata prima di realizzare un governo veramente europeo. Un aspetto che ha sorpreso l’autore di questo articolo e che possibilmente non e’ completamente condiviso dallo stesso Monti è il riferimento, in varie parti del documento, alla politica industriale ed agli incentivi fiscali. Con il grado di corruzione che continua ad esistere in Italia, e con la già grande complessità delle leggi, una politica industriale e più in-

centivi fiscali, di cui ci sono già centinaia

di casi, che rendono il sistema tributario

molto complesso, non sembrano riforme di cui l’ Italia avrebbe bisogno.

Vito Tanzi

LORUSSO

Dalle Procure al Parlamento

>>CONTINUA DALLA PRIMA

M agistrati – soprattutto della pubblica accusa –

che, dopo essere stati impegnati in prima linea

nella repressione di fenomeni criminali legati a

doppio filo con l’establishment politico-istitu-

zionale, attraversano la ‘linea d’ombra’ che separa il terzo potere dai primi due, con l’effetto di acuire quella con- flittualità tra politica e magistratura che è stata una delle cifre caratterizzanti degli ultimi vent’anni. Una questione finora mai affrontata con spirito costruttivo da entrambe i contendenti, dunque rimasta ancora irrisolta e

lasciata in eredità alla prossima legislatura tra le cui priorità

– come ha ribadito Giorgio Napolitano nel suo (ultimo)

discorso di fine anno – non potrà che esservi la riforma della giustizia. Ma con quante chance di essere condotta in porto? Difficilmente potranno essere d’aiuto le nuove leve re- clutate a destra e a manca tra gli addetti ai lavori, in- dipendentemente dalle doti personali e dalle note caratteriali dei singoli. Il prologo – del resto – è stato emblematico, con Ingroia che cerca di sminuire la figura di Grasso sotto- lineando come la sua designazione e Procuratore Nazionale Antimafia si debba a Silvio Berlusconi e ad una legge ad hoc che estrometteva dalla contesa il candidato più accreditato, Gian Carlo Caselli; quest’ultimo che prende le distanze dall’amico-collega palermitano biasimandolo per aver di col- po rinunciato all’incarico guatemalteco conferitogli dall’ONU pochi mesi orsono senza considerare il danno all’«immagine internazionale dell’Italia» e cogliendo l’occasione per to- gliersi il sassolino dalla scarpa nei confronti dell’antagonista Grasso, reo di aver «liquidato la vicenda [della Superprocura] con disinvoltura da bar dello sport»; e a Luciano Violante che

contesta al ‘magistrato-pasdaran’ i suoi cedimenti al pro- tagonismo Ingroia risponde accomunandolo a Marcello

Dell’Utri per aver espresso apprezzamenti sulla candidatura

di

Grasso. Una guerra tra toghe la cui violenza verbale fa impallidire

le

pur cruente guerre di mafia.

Se Pietro Grasso diverrà – come alcuni pronosticano –Mi- nistro della Giustizia nel futuro (e allo stato probabile, secondo i sondaggisti) Governo Bersani, non è arduo im- maginare il tenore del dibattito sui temi della giustizia tra maggioranza e opposizione nella legislatura che verrà. Lo scontro tra poteri trasformato in una rissa continua tra colleghi che si erano tanto a(r)mati, l’invettiva personale sublimata nella stanza dei bottoni in nome di un interesse superiore solo apparente, tra custodi della legalità che in- neggiano alla Rivoluzione civile (un ossimoro in piena re- gola) e normalizzatori che rivendicano la primazia nella lotta alla criminalità organizzata. Leonardo Sciascia (1921-1989), nel noto articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 10 gennaio 1987 intitolato I pro-

fessionisti dell’antimafia, ipotizzava l’uso dell’«antimafia co- me strumento di potere» criticando il suo (ab)uso per far carriera in magistratura. La stagione dei veleni nella Pro- cura palermitana, che fece da prologo alle stragi in cui persero la vita Falcone e Borsellino, confermò la teoria. Ora – è questo il fatto nuovo – l’antimafia diviene per i magistrati strumento con cui assurgere al ruolo di protagonisti della vita politica. Poco importa che tutto ciò si traduca in una delegittimazione (l’ennesima) dello Stato e delle Istituzioni,

di cui le organizzazioni criminali non potranno che ral-

legrarsi.

Sergio Lorusso

criminali non potranno che ral- legrarsi. Sergio Lorusso IL LIBRO«EUROPEO» DELPROFESSORE CONTRO LA POVERTÀ di

IL LIBRO«EUROPEO» DELPROFESSORE CONTRO LA POVERTÀ

di LUIGI MELICA*

DELPROFESSORE CONTRO LA POVERTÀ di LUIGI MELICA* M olte delle idee della cosiddetta Agenda Monti

M olte delle idee della cosiddetta Agenda Monti costituiscono il naturale sviluppo dell’analisi e delle azioni contenute nell’illuminante libro, “La democrazia in

Europa”, scritto dal Presidente e dall’ ex deputata europea francese Silvie Goulard. L’opzione politica di fondo di questo libro è molto chiara: gli autori au- spicano, da un lato, un trasferimento di maggiori poteri dagli Stati all’Unione europea, tracciando una forma di stato e di governo più compiute, gli Stati

uniti d’Europa; dall’altro reclamano un maggiore coordinamento delle politiche fiscali dei diversi Stati

in vista dell’emissione di obbligazioni europee fi-

nalizzate a sostituire una porzione del debito dei Paesi in difficoltà. I debiti di questi ultimi, dunque, possono essere “accomunati” solo se si adottano ri- forme strutturali e si assumono impegni tributari, reali, effettivi, e soprattutto verificabili da autorità federali.

ANALISI -Non devo fare molti sforzi per condi- videre l’analisi e le scelte contenute nel testo. Nel “mio piccolo”, infatti, ho avuto modo di esprimere

idee molto simili, sia in un mio recente libro, sia in

un intervento al congresso cittadino UDC di Lecce del

10 Novembre 2012, dal titolo, “Dal Comune agli Stati uniti d’Europa”. Ciò detto, ritengo che solo chi legge con attenzione il libro del Professor Monti può co- gliere un importante quanto basilare valore di fondo.

Mi riferisco all’individuazione dei “destinatari” delle

azioni prospettate nel libro, e quindi, di “chi” il Professore intende tutelare nella sua “ascesa” in po- litica, se i poteri forti, come qualcuno afferma, o qualcun altro. Chi legge il libro con l’intento di rispondere a questo importante interrogativo, avrà non poche “sorprese”. Per dare ai lettori un’immagine più realistica ho selezionato alcuni passaggi dell’ope- ra. A pag. 32, per esempio, nel capitolo intitolato le “False idee”, si afferma testualmente: “Le democrazie europee e del mondo intero risentono del materia- lismo dilagante, il quale, a sua volta, finisce per alimentare l’individualismo. Una categoria di privi-

legiati, arroccata sui vantaggi acquisiti, tenta di im- pedire le riforme”. Poco più avanti, a pag. 39, il

pensiero del Professore è ancora più chiaro: (

instaurare la “democrazia ad opera del popolo occorre stabilire un’uguaglianza di condizioni tra i membri, uguaglianza che è ancora tutta da realizzare”. A preoccupare il Presidente Monti è dunque la con- sapevolezza della forte sperequazione esistente in Eu-

ropa. Accanto, infatti, ai Paesi che ottengono la “tri-

pla A”, essenzialmente quelli del Nord che hanno

rispettato gli impegni comunitari e “non hanno al-

cuna voglia di pagare per gli altri” esistono i Paesi

del Sud i quali rischiano di impoverirsi ancora di più.

Questi ultimi, infatti, “hanno intrapreso un cammino

di dolorose riforme e malgrado ciò continuano a

pagare tassi d’interesse elevati quando non proibitivi” che si “ripercuotono inesorabilmente sulle famiglie e sulle imprese”. E’ dunque ai più deboli che si ri- volgono Monti e la Goulard e non casualmente hanno intitolato il primo paragrafo del terzo capitolo, “Il Miglioramento delle condizioni di vita ed occupa- zione: una promessa non mantenuta”. Quivi, nel sol- lecitare la “crescita” dell’Eurozona, sottolineano che “senza un aumento delle produttività diventa im- possibile garantire il finanziamento delle politiche sociali”: se, infatti, il denaro (…) “non circola più come un tempo” saranno sempre “più difficoltosi i finanziamenti alle imprese e alle famiglie”. Sono dun- que i “lavoratori”, “ o meglio, “coloro che aspirano a

far parte del mondo del lavoro, come i giovani in

cerca d’impiego” i principali destinatari dell’opera

(p.114).

)

per

POVERTÀ -Ma è bene ribadire che solo con un’ Europa unita sarà possibile “limitare i fenomeni di povertà ed esclusione”, evitando, quindi, di “emar- ginare i soggetti che appaiono meno competitivi. Alla luce di questi richiami viene da sorridere se si pensa alle critiche, talvolta sprezzanti, mosse - tra gli altri - dalle ali estreme del Partito Democratico sulla scarsa attenzione del Presidente Monti nei riguardi delle categorie più deboli: demagogia, dunque, pura de- magogia che una maggiore documentazione potrebbe sfatare in un solo attimo.

*Ordinario di Diritto pubblico comparato all’Università del Salento

documentazione potrebbe sfatare in un solo attimo. *Ordinario di Diritto pubblico comparato all’Università del Salento
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