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Le virt dell'analfabetismo Author(s): William Bright and Glauco Sanga Source: La Ricerca Folklorica, No.

5, La scrittura: funzioni e ideologie (Apr., 1982), pp. 15-19 Published by: Grafo s.p.a. Stable URL: http://www.jstor.org/stable/1479176 Accessed: 10/02/2010 14:47
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Le

virti

dell'analfabet

William Bright
1. Introduzione Come gli antropologi hanno generalmente considerato il linguaggio la principale caratteristica che distingue gli esseri umani dalle altre specie animali, cosi c'e stata anche una forte tendenza a considerare la scrittura o l'alfabetismo come la piu importante caratteristica che distingue le societa <<avanzate?o <civilizzate? da quelle che sono molto spesso definite (anche dagli antropologi) ?primitive? o ?selvagge?. La piu dettagliata e approfondita discussione recente di quest'ultima dicotomia si trovera nel libro di Jack Goody, The domestication of the savage mind (1977), dove e brillantemente dimostrato che certe differenze fondamentali tra le societa umane possono essere messe in relazione con i cambiamenti introdotti nei mezzi di comunicazione durante il corso della storia, con l'introduzione della scrittura geroglifica o logografica prima, e di quelle sillabiche e alfabetiche poi, piui tardi con l'avvento della stampa, e infine, ai nostri giorni, con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione istantanei, elettronici, computerizzati. Ad ognuna di queste tappe un sempre maggiore numero di persone e entrato nella rete della comunicazione; ad ognuna di queste tappe una sempre maggiore massa di informazioni ha potuto essere immagazzinata in vista di un recupero successivo; e, come mostra Goody, a ognuna di queste tappe e aumentata la distanza tra i mondi alfabetizzati e quelli non alfabetizzati, distanza che non va vista in maniera semplicistica e dicotomica, ma come un complesso che investe globalmente le strutture organizzative economiche, sociali e politiche dell'attivita intellettuale e perfino della mentalita (Tannen 1980). Comunque Goody chiarisce che i risultati dell'alfabetismo non sono sempre stati positivi: cosi, ?attraverso una serie di scelte forzate, di scelte binarie, l'alfabetismo porto all'affermazione dello schema ipergeneralizzato> (106). E un po' paradossale che cosi tanti antropologi, linguisti e folkloristi, che hanno ricevuto un'educazione profondamente ?scritta> e sono stati abituati a identificare lo sviluppo della scrittura con il ?progresso>>,abbiano nondimeno preferito dedicarsi alla ricerca sul campo tra popolazioni non alfabetizzate (come Goody, che ha studiato societa dell'Africa Occidentale). Il mio punto di vista personale, e completamente soggettivo, e che, tutto considerato, io preferisco la gente delle societa non alfabetizzate a quella della mia societa. Naturalmente posso essere accusato di romanticismo, di nostalgia per il ?buon selvaggio>: eppure, ad ogni mio incontro con membri delle societa indiane d'America, o delle societa tribali dell'Asia meridionale che non conoscevano la scrittura, o che la conoscevano al piuida una sola generazione, sono stato invariabilmente colpito dalla loro apertura e flessibilita mentale, ed anzi dalla loro intelligenza generale. Altri antropologi hanno avuto reazioni simili, e le hanno cosi spiegate: in una societa non alfabetizzata, in particolare in una societa di caccia e raccolta, e comprensibile che un processo di selezione darwiniana possa produrre individui con capacita mentali che ne favoriscano la sopravvivenza. Tra queste figurerebbero naturalmente sia una memoria molto sviluppata che la capacita di adattamento alle imprevedibili vicissitudini della vita ?primitiva>. Proprio lungo queste linee vorrei affermare, pitunettamente di Goody, i valori positivi dell'analfabetismo. Voglio soprattutto sostenere, in primo luogo, che le popolazioni non alfabetizzate hanno mantenuto capacita di memoria di una grandezza che difficilmente possiamo cogliere noi ?civilizzati>, e che il possesso di questa forma memorizzata di conoscenza puo spesso implicare una forma di conoscenza piu profonda di quella posseduta da noi, che la possiamo imparare solo sui libri. Penso anche che, di conseguenza, la parola scritta possa essere a volte un ostacolo che allontana gli esseri umani dall'effettiva conoscenza, e osservo che, nello scontro tra societa alfabetizzate e non alfabetizzate che si e protratto per tutto il corso della storia fino ai giorni nostri, la scrittura e spesso stata usata dai gruppi alfabetizzati come mezzo di oppressione e discriminazione, e in definitiva come uno strumento per distruggere i valori delle popolazioni non alfabetizzate. Esemplifichero quanto voglio dire attraverso una serie di riferimenti, citazioni ed esempi storici, posti approssimativamente in ordine cronologico.

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Bright 2. La tradizione hindu La prima scena che evochero e quella dell'India antica ma, come vedremo, la situazione descritta continua in parte fino ad oggi. Il punto in discussione e il potere della memoria e l'importanza della memorizzazione. Su questo punto, Goody (1977: 116-20) cita i fondamentali studi sull'epica orale della Grecia antica e della Jugoslavia moderna, rispettivamente di Parry (1971) e Lord (1960), da cui emerge che molte letterature orali mostrano fissita nella struttura globale e nelle varie combinazioni delle espressioni formulari, ma non una ripetizione letterale parola per parola. Sembra quindi probabile che, quando i poemi omerici vennero cantati per la prima volta, non ne esistesse ancora un testo individuato, fissato e <corretto>>;solo la successiva introduzione della scrittura porto alla preparazione di una <versione autorizzata>>. Comunque, se e vero, questo quadro puo esserlo solo per alcune parti del mondo; gia l'India antica ci offre un quadro del tutto differente. Cosi, una volta composti oralmente (in forme metriche rigorose) i poemi vedici, si penso che la loro validita religiosa dipendesse dalla trasmissione inalterata, senza il minimo cambiamento, e si elaborarono metodi di insegnamento e memorizzazione - sempre senza alcuna conoscenza o uso della scrittura - per assicurare questo risultato. In definitiva questo processo condusse al completo sviluppo dell'analisi linguistica come campo di specializzazione degli antichi studiosi indiani, e culmino nella celebre grammatica di Panini (tuttora ammirata come modello di linguistica descrittiva) e in tutta la tradizione che ne deriv6. Assistiamo qui al primo riconoscimento della linguistica come scienza, concezione che tanto contribui allo sviluppo della linguistica nel mondo occidentale all'epoca della scoperta del sanscrito da parte dell'Occidente (sec. XVIIIXIX). Eppure, pare che Panini fosse analfabeta! Le prime opere linguistiche sanscrite datano dal V al tardo IV secolo a.C.; ma la piu antica testimonianza del sanscrito scritto, in un alfabeto introdotto dal Vicino Oriente, data alla meta del III sec. a.C. (cfr. Basham 1954: 387-8, 394). Cosi noi abbiamo ragione di credere che la grammatica di Panini, che non solo descrive ma standardizza una lingua, fu composta, e inizialmente trasmessa, senza l'uso della scrittura, usando cioe solo il mezzo di comunicazione orale. Una prova di ci6o data dalla forma di sutra o regole usata da Panini e da altri antichi studiosi indiani in un gran numero di opere artistiche e scientifiche, dove la memorizzazione era facilitata dalla straordinaria brevita. Cosi il famoso sitra finale di Panini suona vocale lunga bassa [a:] <a a>, e l'interpretazione e: <<La ha, come suo corrispondente breve, la vocale innalzata []>> (Renou 1954: 144). Non solo testi sacri e scientifici, ma anche lunghi lavori letterari furono composti oralmente nell'India antica: i piui famosi sono i due grandi poemi epici, il Mahdbhdrata e il Ramiyana, ognuno dei quali e molte volte piuilungo sia dell'Iliade che dell'Odissea, e richiede giorni e notti per la recitazione completa. La memorizza-

zione dei testi tradizionali continu6 anche dopo l'introduzione in India della scrittura e dura tuttora. Osserva lo studioso singalese Coomaraswamy (1947: 27):
<Dal punto di vista indiano si puo dire che un uomo conosce soltanto quello che sa a memoria; se pu6 ricordare qualcosa so-

lo ricorrendo un libro, egli ha dell'argomento conoscenza a una semplicemente superficiale.Ci sono centinaiadi migliaiadi indiani che giornalmente, anche oggi, ripetono a memoria, tutta o in gran parte, la Bhagavad Gita; altri, piu istruiti, possono recitare centinaia di migliaia di versi di testi piti lunghi. Io stesso conobbi per la prima volta i versi di un classico come il pernel Kasmlr. Da tempi remotissimi gli indiani pensano a un uomo istruito non come a uno che ha letto molto, ma come a uno stato profondamente insegnato>>. cui &

siano Jalal ad-Din Rumi ascoltandolida un cantoreambulante

Per noi occidentali, che per tanto tempo abbiamo fatto assegnamento sulla scrittura, e difficile valutare le capacita della memoria umana . Goody ha indubbiamente ragione nel dire che molta letteratura orale, ad esempio nell'Africa Occidentale moderna, e trasmessa in forma variabile; pero ci sono anche testimonianze come quelle di Finnegan (1973, 1977) - tratte anche dall'Africa Occidentale moderna - di lunghissime memorizzazioni fisse, parola per parola. In tutt'altro contesto, Sherzer (1980) testimonia che la ripetizione fissa e tuttora praticata dai Cuna di Panama. Per le popolazioni alfabetizzate, la scrittura ha finito per essere considerata una necessita; ma, per citare ancora una volta Coomaraswamy (1947: 19), ?le cose necessarie non sono sempre necessariamente buone di per se, fuori del loro contesto; come le gambe di legno, possono essere utili solo per gli uomini gia menomati>>. 3. L'ammonimento di Socrate Ai classicisti e famigliare un brano del Fedro di Platone (che tuttavia non sembra essere stato adeguatamente notato dagli antropologi e dai linguisti) dove Socrate mette in guardia il suo giovane amico contro i pericoli della parola scritta, in quei tempi relativamente nuova in
Grecia. Cito i seguenti passi: <Socrate - Nella citta egiziana di Naucrati c'era un dio vecchio e famoso che si chiamava Theuth (...). Fu l'inventore di molte arti (...) ma la sua pii grande scoperta fu l'uso delle lettere dell'alfabeto. In quel tempo era re dell'intero Egitto il dio Thamus (...). Theuth ando da lui e gli mostr6 le sue invenzioni (...) e Thamus chiese della loro utilita e ne lod6 alcune (...).

Quando giunseroalle lettere dell'alfabeto, 'Questa scienzadisse Theuth- renderagli Egizianipii sapientie daraloro miglior memoria: e stato trovato il farmaco della memoria e della sapienza'. Replic6 Thamus: 'O ingegnosissimo Theuth, non sempre il padre o l'inventore di un'arte e il miglior giudice dell'utilita o inutilita delle sue invenzioni. Cosi ora tu, che sei il padre delle lettere dell'alfabeto, sei portato dall'amore paterno per le tue creature ad attribuir loro una qualita che non possono avere: questa scoperta produrra oblio nell'animo degli allie-

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quandotacere. Fedro: Intendidire il discorso viventee animatodi chi sa, del


quale il discorso scritto non e, propriamente, che un'immagi-

scrittura, ricorderanno le cose non dal di dentro, pensandoci, ma dal di fuori, per mezzo di impressioni esterne. Quello che hai inventato non e il rimedio che da la memoria, ma quello che fa tornare in mente le cose e tu non la verita dai ai tuoi discepoli, ma solo l'apparenza di essa; essi avranno notizia di molte cose senza vero insegnamento e si crederanno dottissimi; e invece non sapranno nulla; con loro sara una sofferenza discorrere, imbottiti come saranno di una illusoria sapienza' (...). Ben sciocco sarebbe chi credesse di insegnare o imparare un'arte per iscritto con l'idea che la parola scritta sia piuiprecisa e piu certa (...). Perche vedi, Fedro, la scrittura e veramente come la pittura: le creazioni di un pittore hanno l'apparenza della vita, ma poni loro una domanda e esse rimarranno in un impenetrabile silenzio(...). Vogliamo considerare un altro tipo di discorso molto migliore di questo e di molto maggiore efficacia, figlio della stessa famiglia, ma figlio non spurio (...). II discorso scolpito nell'animo del discepolo, che pu6 difendersi, e sapere quando parlare e

pifi vi, perchenon eserciteranno la memoria;confidandonella

Le virtudell'analfabetismo cadde (cfr. Lockhart 1972); ma il seguente racconto, tradotto da Bercy (1818), sottolinea la drammaticita dell'incontro, e l'incontenibile rabbia che deve aver provato Atahualpa quando gli fu chiesto di sottomettere i suoi poteri imperiali all'autorita di un libro: <Quando questo monarca si trov6 ad essere vicino al campo spagnolo,il cappellanodella spedizione,[Vicentede] Valverde, si avvicino a lui con un crocifisso in una mano e un breviario nell'altra, e chiese di parlargliin nome del Re. E dopo aver spiegato, tramiteun interprete,i principalidogmi della religione cristiana,e il dirittopossedutodal papa di distribuire corone, gli disse che i successoridell'ApostoloPietro, per mezzo di AlessandroVI, Supremo Pontefice di Roma, avevano diviso tutte le terre del mondo fra i re cristiani, con l'obbligo per ognuno di conquistarneuna parte. Sollecit6 quindiAtahualpa a riconoscere sua autoritae ad abbracciare religionedi Crila la sto, assicurandogli che, se avesse acconsentito,Don Carlos, il

ne?

Socrate: Si, e naturalmente questo quel che voglio dire (...). Anche le migliori scritture non sono che un promemoria di cio che sappiamo>>2. L'eloquenza del grande filosofo ulteriori commenti. mi pare non richieda

4. Scontro in America Nel periodo in cui i Portoghesi e gli Spagnoli, seguiti da altre nazioni europee, iniziarono l'esplorazione e la conquista del mondo intero, comincio una fase di intensificati scontri e frequenti conflitti in cui le societa alfabetizzate dell'Europa - armate non solo di fucili e cannoni, ma anche dei loro libri stampati di precetti religiosi

e legali - cercarono di sottomettere le societa non alfabetizzate dell'Africa e delle Americhe. Nell'emisfero occidentale, solo le popolazioni maya dello Yucatan e del Guatemala avevano gia un sistema di scrittura geroglifica, impiegato sia in libri cartacei (ricavati dalla corteccia di una Ficus) sia in iscrizioni su pietra. Le autorita religiose spagnole bruciarono tutti i libri maya che poterono trovare, considerandoli <opera del demonio>>,e trattarono da ?selvagge? tutte le societa indigene delle Americhe (e solo ora, a fatica, si comincia a decifrare quel che sopravvive dell'antica scrittura maya).
Nel Sud America gli Spagnoli si trovarono di fronte ad

un impero eccezionalmente vasto e ben organizzato, quello degli Inca, che si estendeva dalla Colombia all'Argentina; la lingua quechua, parlata in quest'area, non era scritta, ma la documentazione ufficiale veniva tenuta per mezzo di cordicelle con nodi, dette quipu. A Cajamarca, in Perui, avvenne finalmente il fatale incontro tra Pizarro, il conquistador spagnolo, e Atahualpa, l'imperatore inca. Parecchi cronisti riportarono l'evento in vari modi, e noi non possiamo essere sicuri nei dettagli di cio che ac-

al ca, lo cattur6e lo port6 prigioniero campo>.

cheggiare il mio regno? Via, disgustoso impostore! Conosco la tua vera natura' aggiunse il monarca, gettando a terra il libro con disprezzo. Ii monaco oltraggiato grido allora: 'Cristiani, all'armi! La parola di Dio e stata profanata; sterminate questi eretici!'; e immediatamente Pizarro diede l'ordine della strage. Gli scoppi dell'artiglieria pietrificarono i Peruviani, che rimasero per un momento immobili e sgomenti. Piui di quattrocento ne furono uccisi dai soldati di Pizarro, e questi marci6 sull'In-

venuto da lontano a ucciderela mia gente e sacimpertinente,

i benefici della religione che tu esalti, la dolcezza e l'amore tra il cristiano e il suo prossimo'? II monaco gli disse di obbedire e di tacere; al che Atahualpa, spazientitosi, disse: 'Spregevole farabutto, cessa di parlarmi di un Dio che e nato e muore. Quello che io adoro e immortale, e il misero potere degli uomini non puo toccarlo: anche tu puoi vedere che il mio Dio e molto superiore al tuo, che tu stesso dici fu ucciso dagli uomini. E inoltre, come posso sapere che non mi stai ingannando raccontandomi di ineffabili misteri, di cui ne io ne alcun altro in questo paese abbiamo mai avuto la minima notizia? Dove imparasti tutte le straordinarie cose che mi hai raccontato?' 'In questo libro rispose Valverde, mostrandogli il breviario - e contenuta la verita; vi e stampata la parola del Signore, e tutto quello che io ti ho detto vi e scritto. Tu devi credere, e non avere dubbi'. L'Inca prese il libro, lo esamino con cura, lo port6 all'orecchio, e poi disse al monaco: 'Ho guardato il tuo quipu e non ho visto niente; I'ho portato all'orecchio e non ho sentito niente; se in esso 6 scritta la verita, perche Dio non da anche a me la grazia di leggere, come l'ha data a te, che non sei nient'altro che un

nevaai Peruviani; egli avevaricevutola coronadai suoi pache dri e mai avrebberinunciatoalla loro religione.E in rispostaall'insistenzadel pretecristianol'Inca disse ancora:'Sono questi

re di Spagna, gli avrebbe permesso di continuare a governare. Atahualpa replico a questa insolenza con queste parole: che egli non capiva come questo Pietro o i suoi dipendenti potessero dar via cio che mai era loro appartenuto; che una tale spartizione era piu una spartizione tra banditi che un ordine di un Dio giusto e potente che governava l'universo; che il Peru apparte-

L'epilogo fu che Pizarro ottenne per il riscatto di Atahualpa una immensa quantita d'oro; ma alla fine l'imperatore inca fu battezzato per forza e poi strangolato con la garrota (Prescott 1848, libro II, cap. 7). La conquista spagnola del Sud America ando avanti. Al giorno d'oggi

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Bright la maggioranza della popolazione del Peru - e parte di quella dei paesi vicini - e formata da indiani che parlano quechua, che conoscono al massimo poche parole di spagnolo, quando le conoscono, e che rimangono illetterati sia nella loro lingua che in quella dei conquistatori. 5. Una religione basata sull'analfabetismo Alla fine del XIX secolo, nel nord-ovest degli Stati Uniti, un certo numero di differenti tribu indiane, parlanti differenti lingue (incluso un po' di inglese) ma generalmente analfabete, furono raccolte nelle riserve sotto l'autorita del governo americano. In questo contesto sorse una nuova religione, lo shakerismo, combinazione di pratiche indigene e cristiane, che prendeva nome dall'uso di agitarsi (shaking) o tremolare (come in molti altri gruppi religiosi) sotto l'impulso dell'ispirazione divina. Questa religione, fatta oggetto di un eccellente studio antropologico (Barnett 1957), ha continuato ancora ad essere praticata in questo secolo, come ho potuto vedere io stesso negli anni Sessanta nella riserva indiana di Smith River, nell'estremo angolo nord-ovest della California. Lo shakerismo fu fondato da un indiano di nome John Slocum, che viveva poco a sud del Puget Sound nello stato di Washington. Nel 1881, all'eta di circa 40 anni, egli cadde malato e apparentemente mori; ma durante la veglia funebre resuscito, si levo dalla bara e racconto di un viaggio in cielo, dove gli era stato detto di ritornare sulla terra e fondare una nuova religione, che sarebbe stata specificamente per gli indiani, e non si sarebbe basata su nessuna scrittura, ma sulla comunicazione diretta tra l'individuo e Dio. Questa rivelazione naturalmente provoc6 eccitamento, ma Slocum si mostro incapace come capo religioso, e in seguito mori dimenticato. Comunque comincio a diffondersi un fervore messianico, favorito dal talento organizzativo di un indiano chiamato Mud Bay Louie, dal nome del villaggio di Mud Bay, appena a occidente di Olympia, la capitale dello stato; il capo dell'organizzazione da lui fondata porta ancora il titolo di ?Vescovo di Mud Bay?. La reazione delle autorita bianche alla nuova religione - che invocava il nome di Gesu, ma respingeva la Bibbia - fu spesso ostile. Anche se il <tremolio> e praticato da molte sette pentecostali (come gli <<Holy Rollers>), i membri bianchi di questi gruppi sono, almeno nominalmente, lettori della Bibbia; al contrario, lo shakerismo indiano, manifestazione di comunicazione immediata con Dio, fu a malapena tollerato dal governo, e con severe restrizioni. Powell e Jensen (1967: 42) pubblicano due note inviate dallo U.S. Indian Service alla riserva Quileute. La prima dice: <Nota per gli Shaker:Con la presentevi e permessodi tenere riunioni... alle seguenticondizioni:di domenicanon piu di tre (3) ore di seguitoe di mercoledinon piu di due (2) ore di seguito. Dovraessereosservatoil seguenteregolamento: le 1) Mantenere finestreo una portaapertadurantele riunioni.

2) Usaresolamenteuna campanaper daresegnali,e non scambambiniin eta scolarealpanelliicontinui3.3) Non ammettere le riunioninotturne?>. La seconda nota, datata sei mesi piu tardi, mostra un piu esasperato livello di stile burocratico scritto. Essa e in forma di lettera, mandata dal sovrintendente alla locale polizia indiana: <Cie stato riportato ... che ci sono alcune donne che hanno violato i regolamenti... e che tremolanoa tutte le ore del giorno e della notte. Voi diretepercio alle donne semplicemente di smetteredi tremolarein ogni occasioneche non sia specificata nel regolamento...Se esse non cessano, ... le arresterete le cue stodiretein carcerefin quando non avrannoaccettatodi smettere. Tremolareper un ammalatonon e permesso... Non vogliamoaverealcun fastidio a questo riguardose e possibileevitarlo;ma questo 'tremoliocontinuoe privato'deve esserefatto cessare>. A lungo andare, naturalmente, la tradizione dello shakerismo non potrebbe continuare immutata. Negli anni Sessanta c'era tra gli Shaker un grave scisma: da una parte c'erano i ?conservatori? che - benche in genere alfabetizzati in inglese - rifiutavano tuttavia qualsiasi tipo di materiale scritto, considerandolo una barriera all'esperienza religiosa diretta; dall'altra i <progressisti?, che volevano portare la Bibbia in chiesa, non per leggerla in realta, ma (come uno di loro mi ha detto) per apparire piuirispettabili di fronte ai loro vicini metodisti, battisti e cattolici. Oggi l'idea di una religione basata sull'analfabetismo e chiaramente in declino.

6. Conclusione Alla Georgetown University una studentessa di Costa Rica, Giannina Umania, mi ha insegnato un proverbio spagnolo: <La letra con sangre entra?>,<La lettera entra con il sangue?. Esso esprime chiaramente una verita importante per il nostro mondo alfabetizzato. Allo stesso tempo, questa verita puo non farci vedere altre verita. Lo scrittore e musicista americano John Cage (1961: 269) riporta questo aneddoto: <Andaia sentirparlareKrishnamurti. Stava tenendouna conferenzasu come si ascolta una conferenza.Disse: 'Voi dovete prestarepiena attenzionea quello che viene detto e non potete farlo se prendeteappunti'. La signora alla mia destra stava prendendoappunti.L'uomo alla sua destrale diedeuna gomitata e disse: 'Non senti cosa sta dicendo?Non dovrestipensare a prendereappunti'. Lei allora lesse quello che aveva scrittoe disse:'Certo. L'ho proprioscrittoqui negliappunti'.> Krishnamurti era, naturalmente, il famoso maestro indiano, che si era trasferito nel mondo occidentale impetuosamente, da ragazzo, e che da anni insegna in un dsrdm a Ojai in California, vicino alla mia citta natale. Krishnamurti insegno per anni senza pubblicare una pa-

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Le virtu dell'analfabetismo

rola, e senza permettere che nulla di quello che diceva venisse pubblicato; infine permise che venissero pubblicate le trascrizioni delle registrazioni magnetiche delle sue lezioni, ed ora esistono a stampa molti volumi di Krishnamurti. Avevo appena letto questo aneddoto nel libro di Cage, circa nel 1967, quando il mio gatto piscio sul libro, e io dovetti buttarlo via. Per un errore di memoria, ho sempre raccontato questa storia ponendo come personaggio principale, invece di Krishnamurti, Daisetz Teitaro Suzuki, un altro dei guru di Cage, e nessuno mi ha mai corretto fino ad oggi, quando ho ritrovato il libro in biblioteca e mi sono corretto. Un membro di una societa non alfabetizzata non avrebbe mai fatto il mio errore, ne sarebbe caduto nell'assurdita riportata da Cage. Noi che siamo alfabetizzati non possiamo gettare l'alfabetismo che e divenuto parte di noi; ma possiamo diventare consapevoli di quello che ci costa, e possiamo fare consapevoli sforzi per riprenderci alcune delle virtui dell'analfabetismo.
(Traduzione dall'inglese di Glauco Sanga)

Bibliografia H.G. Barnett, Indian Shakers: A messianic cult of the Pacific Northwest, Carbondale, Southern Illinois University Press 1957. A.L. Basham, The wonder that was India, New York, Grove 1954. D. de Bercy, L'Europe et l'Amerique compares, Parigi, 1818. J. Cage, Silence, Middletown, CT, Wesleyan University Press 1961. A.K. Coomaraswamy, <The bugbear of literacy>>,in Am I my brother's keeper?, New York, Day 1947, pp. 19-35. R. Finnegan, Literacy vs. non-literacy: the great divide? Some comments on the significance of 'literature' in non-literate cultures, in Modes of thought: Essays on thinking in Western and non-Western societies, a c. di R. Horton e R. Finnegan, London, Faber & Faber 1973, pp. 112-144. R. Finnegan, Oral poetry: Its nature, significance, and social context, Cambridge, University Press 1977. J. Goody, The domestication of the savage mind, Cambridge, University Press 1977. J. Lockhart, The men of Cajamarca: A social and biographical study of the first conquerors of Peru, Austin, University of Texas Press 1972. A.B. Lord, The singer of tales, Cambridge Ma., Harvard University Press 1960. M. Parry, The making of Homeric verse, Oxford, Clarendon Press 1971. J. Powell e V. Jensen, Quileute: An introduction to the Indians of La Push, Seattle, University of Washington Press 1976. W.H. Prescott, History of the conquest of Peru, New York 1848. L. Renou, La grammaire de Panini, fasc. 3, Parigi, Klincksieck 1954. J. Sherzer, Tellings, retellings, and tellings within tellings: The structuring and organization of narrative in Cuna Indian discourse, comunicazione presentata al convegno su <Oralita: cultura, letteratura, discorso>>, Centro Internazionale di Semiotica e Linguistica, Urbino 1980. D. Tannen, Spoken/written language and the oral/literate continuum, <Proceedings of the 6th Annual Meeting, Berkeley Linguistic Society>, (1980), pp. 207-218.

Note II materiale di questo articolo fu esposto ai miei studenti all'Universita della California, Los Angeles (UCLA), in un corso di lezioni su <<Linguaparlata e scritta>>tenuto nell'inverno del 1981; e in una delle sessioni preliminari della Georgetown University Round Table, a Washington D.C., durante lo stesso anno. Ringrazio tutti i miei ascoltatori per le loro osservazioni; sono poi particolarmente grato per suggerimenti e incoraggiamento a Linda Arvanites, M.B. Emeneau, Dell Hymes, Donna Jo Napoli, Glauco Sanga e Deborah Tannen.
1 Quello che e detto qui della lingua puo essere detto anche della musica; in molte culture, lunghe composizioni musicali sono composte e trasmesse a memoria, con poco o nessun uso di notazioni scritte. 2

Platone, Fedro, 274 c segg. [La traduzione inglese usata dall'autore e stata ricontrollata sulle traduzioni italiane di Piero Pucci (in Platone, Opere complete, Bari, Laterza 1971) e di Giorgio R. Cardona, che ha discusso il passo platonico nella sua Antropologia della scrittura, Torino, Loescher 1981, pp. 132-133 N.d.T.] La sua pratica usuale, come ho osservato a Smith River, e che i membri della congregazione suonino ognuno il proprio campanello durante la maggior parte della riunione. L'effetto e assordante, e forse induce anche lo stato di alterazione della coscienza associato all'esperienza religiosa.
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