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RAZZA Gli scienziati negano che esista ma i dati genetici lo confermano Repubblica 22 marzo 2005 pagina 42 sezione: CULTURA

LONDRA - Dopo che lo tsunami dello scorso anno devast le terre affacciate sull' O ceano Indiano, The Times of India pubblic un articolo che titolava: Forse estinte a causa dello tsunami trib minacciate. Le trib in questione erano gli Onge, gli J arawa, i Grandi Andamanesi e i Sentinelesi - abitanti delle isole Andamane, in t utto circa 400 persone. L' articolo, considerando che varie isole dell' arcipela go erano basse e nella traiettoria diretta dell' onda, e presumendo un alto nume ro di vittime, affermava Alcune gemme della collana di smeraldi dell' India potr ebbero essere andate perdute. La metafora tanto suggestiva quanto azzeccata. Ma che cosa significa esattamente? Dopo tutto di fronte ad una catastrofe costata p i di 150.000 vite, perch mai la sopravvivenza di poche centinaia di appartenenti a una trib dovrebbe aver diritto a una particolare attenzione da parte nostra? Esi stono varie possibili risposte a questo interrogativo. La gente delle Andamane h a uno stile di vita unico. La loro cultura materiale non va oltre qualche sempli ce attrezzo e la loro arte visuale limitata a pochi motivi geometrici, vero, ma sono cacciatori-raccoglitori, quindi una rarit nel mondo moderno. Anche i linguis ti li trovano interessanti, in quanto parlano in tutto tre lingue apparentemente prive di collegamenti con altri idiomi. Ma The Times of India ha scelto un appr occio un po' diverso. Queste trib sono speciali, ha detto, perch appartengono ai ce ppi razziali negrito, che sono residui delle pi antiche popolazioni dell' Asia e de ll' Australia. E' un' idea antiquata, addirittura vittoriana. Chi parla ormai pi d i ceppi razziali? Dopo tutto equivarrebbe a parlare di qualcosa che secondo molti scienziati e studiosi non esiste. Se i moderni antropologi citano il concetto di razza, lo fanno invariabilmente solo per scoraggiarne l' uso e per bocciarlo. L o stesso vale per molti genetisti. La razza un concetto sociale, non scientifico, sostiene il dottor Craig Venter, voce autorevole, poich stato il primo a "sequenz iare" il genoma umano. L' idea che le razze umane non siano altro che costrutti sociali opinione prevalente da almeno trent' anni. Ma ora forse le cose sono sul punto di cambiare. Lo scorso autunno la prestigiosa rivista Nature Genetics ha dedicato un ampio supplemento all' interrogativo se le razze umane esistano e, i n caso affermativo, che valenza abbiano. L' iniziativa editoriale era motivata i n parte dal fatto che varie istituzioni sanitarie americane stanno attribuendo a lla razza un ruolo importante nelle politiche per tutelare al meglio il pubblico , spesso a dispetto delle proteste degli scienziati. Nel supplemento circa due d ozzine di genetisti hanno espresso le loro opinioni. Sotto il linguaggio special istico, le frasi prudenti e la cortesia accademica, emerge chiaramente un dato: l' adesione alla tesi dei costrutti sociali si sta sfaldando. Alcuni sostengono addirittura che, se correttamente esaminati, i dati genetici dimostrano chiarame nte che le razze esistono. La supremazia della teoria del costrutto sociale pu es sere ricondotta a un articolo del 1972 in cui il dottor Richard Lewontin, geneti sta di Harward, sosteneva che la maggior parte delle variazioni genetiche umane possono essere individuate all' interno di qualunque data razza. Considerando i ge ni piuttosto che i tratti somatici, affermava, un africano e un europeo non sono poi molto pi diversi l' uno dall' altro rispetto a due europei. Pochi anni dopo Lewontin scrisse che la popolarit di cui continuava a godere il concetto di razza era indice del potere esercitato dall' ideologia basata su fattori socioeconomic i sulla presunta oggettivit del sapere. La maggior parte degli scienziati sono ind ividui riflessivi, di opinioni liberali e socialmente consapevoli. Questa tesi c orrispondeva in pieno al loro modo di vedere. A trent' anni di distanza i dati d el dottor Lewontin paiono corretti e sono stati abbondantemente confermati da te cniche ancor pi efficaci di individuazione della variet dei geni. Il ragionamento per sbagliato. Lewontin fece un errore elementare ma tale era il fascino della su a tesi che solo un paio di anni dopo uno statistico dell' universit di Cambridge, A. W. F. Edwards, lo segnal. E' facile spiegarlo. Per determinare la discendenza di 100 newyorkesi, prendere in considerazione il colore della pelle sarebbe mol to utile per individuare gli europei, ma servirebbe a poco per distinguere i sen egalesi dagli abitanti delle isole Salomone. Lo stesso vale per qualunque altra caratteristica del nostro corpo. La forma degli occhi, del naso, del cranio, il

colore degli occhi e dei capelli, il peso, l' altezza e la villosit dei nostri co rpi sono tutti elementi che, presi singolarmente, sono di scarso aiuto nel deter minare le origini di un individuo. Ma le cose cambiano se vengono considerati ne ll' insieme. Un certo colore della pelle tende ad associarsi ad un certo tipo di occhi, di naso, di cranio e di corporatura. Quando guardiamo uno sconosciuto ri corriamo a queste associazioni per dedurre da quale continente e persino da qual e paese egli o i suoi avi provengano - e di solito non sbagliamo. In termini pi a stratti, le varianti fisiche umane sono correlate e le correlazioni contengono i nformazioni. Le varianti genetiche che non sono scritte sui nostri volti, ma che sono individuabili solo nel genoma, mostrano correlazioni simili. Sono queste c orrelazioni che il dottor Lewontin sembra aver ignorato. In sostanza ha preso un gene alla volta, non riuscendo a vedere le razze. Ma se si prendono in consider azione pi geni variabili (qualche centinaio) facile individuarle. Uno studio del 2002 condotto da scienziati dell' Universit della California del Sud e di Stanfor d ha dimostrato che suddividendo con l' ausilio del computer un campione di indi vidui provenienti da tutto il mondo in 5 gruppi diversi in base all' affinit gene tica si ottengono gruppi originari dell' Europa, dell' Asia orientale, dell' Afr ica, dell' America e dell' Australasia che corrispondono in linea di massima all e principali razze secondo l' antropologia tradizionale. Uno dei vantaggi minori di questa scoperta l' opportunit di tracciare un nuovo tipo di albero genealogic o. Oggi facile scoprire la provenienza dei nostri avi o addirittura il periodo i n cui sono arrivati da vari luoghi diversi, come stato per molti noi. Per sapere in che proporzione i tuoi geni sono africani, europei o dell' Asia orientale, b astano un tampone orale, un francobollo e 400 dollari, anche se i prezzi sono si curamente destinati a calare. Alla base della suddivisione nelle maggiori razze continentali non ci sono criteri fondamentali, ma di pura praticit. Studiando un numero adeguato di geni in un numero adeguato di individui si potrebbe suddivide re la popolazione mondiale in 10, 100, forse 1.000 gruppi, ciascuno locato in un qualche punto del globo. Non ancora stato fatto con precisione ma lo sar. Forse sar presto possibile identificare i nostri antenati non solo come africani o euro pei, ma Ibo o Yoruba, forse persino celti o castigliani, o quant' altro. Identif icare le origini razziali non significa inseguire la purezza. La specie umana ir rimediabilmente promiscua. Abbiamo sempre sedotto o costretto i nostri vicini an che se hanno aspetto straniero e non capiamo una parola. Se gli ispanici, ad ese mpio, sono un misto recente e in evoluzione di geni europei, indiani americani e africani, gli Uighur dell' Asia centrale possono essere considerati un misto an tico di 3.000 anni di geni europei occidentali e dell' Asia orientale. Persino g ruppi omogenei come gli svedesi autoctoni portano l' impronta genetica di succes sive migrazioni anonime. Alcuni critici giudicano che queste ambiguit svuotino di valore il concetto di razza. Non sono d' accordo. La topografia fisica del nost ro mondo non pu essere descritta con precisione a parole. Per esplorarla serve un a carta topografica che riporti quote, linee di contorno e griglie di riferiment o. Ma difficile parlare in cifre, cos diamo un nome alle configurazioni pi signifi cative del pianeta: catene montuose, altopiani, pianure. Lo facciamo a dispetto dell' intrinseca ambiguit delle parole. I monti Pennini nel Nord dell' Inghilterr a sono alti ed estesi circa un decimo dell' Himalaya, ma entrambi sono indicati come catene montuose. Lo stesso vale per la topografia genetica della nostra spe cie. I miliardi di individui che nel mondo hanno discendenza prevalentemente eur opea presentano una serie di varianti genetiche comuni raramente riscontrabili t utte insieme in chiunque altro. Questi individui sono una razza. In scala ridott a, lo stesso vale per tre milioni di Baschi, che quindi a loro volta sono una ra zza. La razza solo una semplificazione che ci consente di parlare razionalmente, bench non con grande precisione, delle differenze genetiche, piuttosto che cultu rali o politiche. Ma una semplificazione a quanto pare necessaria. E' particolar mente penoso vedere i genetisti umani rinnegare ipocritamente l' esistenza delle razze pur indagando la relazione genetica tra gruppi etnici. Data la storia torme ntata, persino crudele della parola razza, comprensibile che si ricorra ad eufemis mi, ma ci non aiuta certo il sapere, perch il termine gruppo etnico fonde tutte e le possibili differenze riscontrabili tra individui. Il riconoscimento dell' esist enza delle razze dovrebbe avere vari effetti positivi. Tanto per cominciare elim

inerebbe la frattura che vede governi e opinione pubblica ugualmente pronti ad a ccettare categorie di cui molti, forse la maggior parte degli studiosi e degli s cienziati, negano l' esistenza. Secondo, ammettere l' esistenza delle razze pu mi gliorare l' assistenza sanitaria. Razze diverse sono predisposte a contrarre pat ologie diverse. Un afroamericano corre un rischio di ammalarsi di cardiopatia ip ertensiva o di cancro della prostata circa tre volte maggiore rispetto ad un ame ricano di origini europee, ma nel suo caso il rischio di sviluppare la sclerosi multipla dimezzato. Tali differenze potrebbero derivare da fattori socioeconomic i, ma nonostante ci i genetisti hanno iniziato a cercare di stabilire differenze legate alla razza nelle frequenze delle variabili genetiche che provocano le mal attie. Sembra che le stiano trovando. La razza pu anche influenzare la terapia. G li afroamericani rispondono poco ad alcuni dei farmaci principalmente usati nel trattamento delle cardiopatie - in particolare i betabloccanti e gli inibitori d ell' enzima che converte l' angiotensina. Le ditte farmaceutiche ne tengono cont o. Molti nuovi farmaci oggi portano l' avvertenza che la loro efficacia pu risult are ridotta per alcuni gruppi etnici o razziali. Qui, come tanto spesso avviene, il principio ispiratore la semplice prospettiva di controversie legali. Tali di fferenze sono, ovviamente, solo differenze in media. Tutti concordano che la dis criminante razziale uno strumento rozzo per prevedere chi sia destinato a contra rre determinate malattie o a rispondere a certe terapie. L' ideale sarebbe "sequ enziare" il genoma di tutti prima di somministrare anche solo un' aspirina, ma f inch non sar tecnicamente possibile, prevedibile che le classificazioni in base al la razza avranno sempre pi peso in campo sanitario. La tesi che avvalora l' impor tanza della razza, per, non poggia solo su basi puramente utilitaristiche E' pres ente anche un fattore estetico. Siamo una specie fisicamente variabile. Nonostan te i trionfi della moderna genetica non sappiamo quasi nulla di ci che ci rende t ali. Non sappiamo perch alcuni individui hanno nasi prominenti piuttosto che schi acciati, crani arrotondati piuttosto che appuntiti, volti larghi piuttosto che a llungati, capelli lisci piuttosto che ricci. Non sappiamo che cosa rende azzurri gli occhi azzurri. Per scoprirlo si potrebbero studiare gli individui di origin e razziale mista, in parte perch le differenze razziali nell' aspetto fisico sono quelle che pi saltano all' occhio, ma c' una ragione tecnica pi sottile. Quando i genetisti mappano i geni, contano sul fatto di poter seguire i cromosomi dei no stri antenati per come si trasmettono da una generazione all' altra, dividendosi e mescolandosi in combinazioni imprevedibili. Ci si rivela assai pi semplice in s oggetti i cui antenati provengono da luoghi assai diversi. Questa tecnica si chi ama admixture mapping (admixture=miscela, mapping= mappazione ndt). E' stata svi luppata per individuare i geni responsabili delle differenze di carattere razzia le presenti nelle malattie ereditarie ed agli esordi dell' applicazione pratica. Ma grazie ad essa potremo forse scoprire la ricetta genetica dei capelli biondi di un norvegese, della pelle nera tendente al viola di un abitante delle isole Salomone, del volto piatto di un inuit, e degli occhi a mandorla di un cinese Ha n. Non guarderemo pi con aria ebete ai dipinti della galleria. Sapremo fare i nom i dei pittori. Esiste un' ultima ragione per cui la razza conta. Ci d motivo, se non ve ne fossero gi a sufficienza, di tenere in considerazione e proteggere alcu ne degli individui pi sconosciuti ed emarginati del mondo. Riferendosi agli abita nti delle Andamane come ad appartenenti all' antico ceppo razziale negrito, l' a rticolo pubblicato da The Times of India usava una terminologia corretta. Negrit o il nome dato dagli antropologi ad un popolo diffuso un tempo nel sudest asiati co. Si tratta di individui di statura molto bassa, di pelle molto scura e con ca pelli ricciuti. Sembrano pigmei africani migrati dalle giungle del Congo per and are a stabilirsi in un' isola tropicale, ma non lo sono. I pi recenti dati geneti ci suggeriscono che i negrito discendono dai primi esseri umani moderni che inva sero l' Asia, circa 100.000 anni fa. Nel tempo furono invasi o assorbiti da onda te di popolazioni agricole del Neolitico e in seguito quasi spazzati via dai col onialisti britannici, spagnoli e indiani. Oggi sono confinati nella penisola mal ese, e in poche isole delle Filippine e delle Andamane. Fortunatamente pare che gran parte dei negrito delle Andamane siano sopravvissuti allo tsunami di dicemb re. Il destino di una trib, i Sentinelesi, resta incerto, ma un elicottero della guardia costiera indiana inviato a controllare stato vittima di un attacco con a

rchi e frecce, il che confortante. Le popolazioni negrito, ovunque si trovino, s ono per cos numericamente ridotte, isolate e impoverite che paiono con certezza de stinate a scomparire. Eppure anche dopo la loro scomparsa le varianti genetiche che li definivano come negrito resteranno, bench sparse, negli individui che abit ano il litorale del Golfo del Bengala e del mar cinese meridionale. Resteranno v isibili nella pelle di solito scura di alcuni indonesiani, nei capelli insolitam ente ricci di alcuni cingalesi, nei fisici insolitamente esili di alcuni filippi ni. Ma la combinazione di geni unica che caratterizza i negrito, e che ha impieg ato decine di migliaia di anni ad evolversi, sar scomparsa. Una razza umana sar an data estinta e la specie umana ne risulter impoverita. New York Timesla Repubblic a Traduzione di Emilia Benghi - ARMAND MARIE LEROI Langbrte is offline Reply With Quote

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