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Troppo stato, troppe imposte. di Carlo Rossi http://chiarodiluna-karl.blogspot.it/2012/12/troppo-stato-troppe-imposte.

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Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 27 dicembre 201 2 espongono alcune importanti considerazioni sulla cosiddetta Agenda Monti, ri tornando su un tema fondamentale: la struttura e la sostenibilit del welfare ital iano. "Per diminuire in modo significativo la spesa pubblica, e quindi consentire una flessione altrettanto rilevante della pressione fiscale, necessario ridurre lo s pazio che lo Stato occupa nella societ, cio spostare il confine fra attivit svolte dallo Stato e dai privati. Limitarsi a razionalizzare la spesa all'interno dei c onfini oggi tracciati (la cosiddetta spending review) non basta. Nel 2012 il gov erno ha tagliato 12 miliardi di euro; altri 12 miliardi di risparmi sono previst i dalla legge di Stabilit per il 2013. Troppo poco per ridurre la pressione fisca le. Abbassare la spesa al livello della Germania (di quattro punti inferiore all a nostra) richiederebbe tagli per 65 miliardi. Per riportarla al livello degli a nni Settanta (quando la nostra pressione fiscale era al 33 per cento), si dovreb bero eliminare spese per 244 miliardi". "C' poi un problema di finanziamento della spesa sanitaria. Come abbiamo ripetuto pi volte, non possiamo pi permetterci di fornire servizi sanitari gratuiti a tutt i senza distinzione di reddito. Che senso ha tassare met del reddito delle fasce pi alte per poi restituire loro servizi gratuiti? Meglio che li paghino, e contem poraneamente che le loro aliquote vengano ridotte". "Oggi l'universit pubblica e funziona male. finanziata da tutti i contribuenti, m a frequentata soprattutto dai pi ricchi. un sistema che trasferisce (con grandi s prechi) reddito dai poveri ai ricchi. Perch non far pagare le rette universitarie in modo meno regressivo?". "Con un debito al 126 per cento del reddito nazionale e una pressione fiscale tr a le pi alte al mondo non si pu sfuggire al problema di ridisegnare i confini fra Stato e privati. Illudersi che sia sufficiente "riqualificare la spesa" con la s pending review rischia di nascondere agli italiani la gravit del problema". E' noto da tempo il legame tra struttura del welfare e crescita economica. In It alia, nel 2004, sempre sul Corriere della Sera, il professor Maurizio Ferrera, con riferimento ai paesi asiatici allora emergenti, rilev che: "Se vero che il fiume dello sviluppo economico porter il welfare state anche in A sia, non detto per che si tratti di un welfare all' europea. Non detto, in altre parole, che le economie asiatiche vedano in futuro esaurirsi il proprio vantaggi o comparativo sotto questo profilo. Ci che sta emergendo in Corea, Taiwan e Singa pore un sistema diverso dal nostro, molto pi strettamente integrato con il mercat o, tanto che la letteratura specialistica ha coniato il nuovo termine di "welfar e state produttivistico". Tre sono gli ingredienti principali di questo modello: priorit all' istruzione e alla formazione; regolazione pubblica (ad esempio, obb ligo di assicurazione medica o previdenziale), ma fornitura di prestazioni da pa rte di soggetti privati, tramite i canali del mercato; copertura gratuita solo p er i pi poveri".

Eppure, nonostante i ripetuti interventi di Alesina e Giavazzi, nel nostro paese stenta a decollare un dibattito pubblico su questi problemi di vitale importanz a. Quali sono le ragioni di questo disinteresse? Quelle proposte dai due autorev oli economisti sono misure impopolari. Il ceto medio non intende assumersi la re sponsabilit di se stesso, non intende partecipare a una scommessa su un futuro ch e vede troppo lontano e indistinto. I politici non vogliono perdere consensi in questo settore decisivo dell' elettorato. Gli intellettuali, giornalisti compres i, si accodano ai loro referenti politici ed evitano di irritare un uditorio che mostra di preferire le illusioni alle analisi dirette a rappresentare la comple ssit e l' inadeguatezza del paese reale. Occorre un' ampia, sincera e coraggiosa discussione pubblica che stimoli nell' e lettorato una riflessione attenta e aperta. Purtroppo la propaganda elettorale s embra ancora in larga misura volta a suggestionare e a cercare facile consenso.