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Gli endorsement pro-Monti

Le nostalgie democristiane delle gerarchie romane


Ci si interroga sul sostegno aperto delle gerarchie romane (sottolineo: romane) alliniziativa politica di Monti. Una relativa novit. Nei lunghi anni che ci separano dal 1995 anno spartiacque, coinciso con il grande convegno ecclesiale di Palermo grosso modo il tempo dominato dalla figura controversa di Berlusconi, i vertici ecclesiastici hanno seguito un doppio binario: lenunciazione della legittimit del pluralismo politico tra i cattolici italiani e il malcelato, pratico sostegno al centrodestra. Pi esattamente: la diffidenza e persino lostilit verso lUlivo e il centrosinistra. Ne sa qualcosa Romano Prodi, che ne fu ferito anche sul piano personale. A lui non si perdonavano due cose: lesercizio pratico dellautonomia laicale e politica (da cattolico adulto, una bella formula legata al Concilio, la meta stessa della educazione cristiana dentro la modernit secolare, che fu significativamente bollata come espressione presuntuosa e polemica) e lavere egli patrocinato e capeggiato uno schieramento di centrosinistra, lUlivo. Ulivo che per un verso sanciva lagognato approdo a una democrazia sanamente competitiva e dellalternanza dopo mezzo secolo di democrazia bloccata, per altro verso faceva segnare il carattere irreversibile dellapprodo al pluralismo politico tra i cattolici e lesaurimento dello schema unitario. Prima nella Dc e poi nei suoi pi esili epigoni, quali il Partito popolare di Martinazzoli. Ora sembra che si vogliano sospingere indietro le lancette dellorologio, pur dentro coordinate decisamente diverse. Intendiamoci: che si passi dal sostegno pi o meno dichiarato a Berlusconi (che tanto e giustificato sconcerto ha suscitato in larghi settori della base cattolica e della pi vasta opinione pubblica) al sostegno a Monti pu essere letto come un passo apprezzabile. Restano tuttavia interrogativi che qui posso solo formulare, senza svolgerli. Primo: la dubbia efficacia dellendorsement delle gerarchie (dopo lOsservatore Romano arrivato anche il cardinal Bagnasco su Avvenire). Il voto cattolico da tempo libero e trasversale, si positivamente deideologizzato, non condizionato granch dai pastori. I quali preti e vescovi locali per altro, a loro volta, hanno opinioni e orientamenti politici diversi. Un recente sondaggio dellSwg attesta che, tra i cattolici praticanti, il voto cattolico, in maggioranza, si indirizza al Partito democratico. Secondo: pure lecito dubitare della corrispondenza tra vertice e base delle stesse associazioni cattoliche i cui leader si sono associati politicamente a Monti. Per due ragioni: la lunga e consolidata tradizione di autonomia, sancita anche statutariamente, di associazioni popolari quali le Acli e la Cisl, di cui testimonianza il disagio di molti loro militanti, che evidentemente non hanno gradito il coinvolgimento di quelle sigle in una operazione politica e la forzatura operata dai loro dirigenti; e poi il connubio francamente innaturale tra culture e sensibilit decisamente diverse quali il cattolicesimo sociale con la sua indole riformista, diciamo cos, naturaliter di centrosinistra , la vena elitario-tecnocratica di Monti, il liberismo spinto di Montezemolo e soci. Terzo: ci chiediamo se alla svolta liberale delle gerarchie romane corrisponda la disponibilit a silenziare lenfasi tradizionale sui principi non negoziabili posta sulle cosiddette questioni eticamente sensibili, delle quali non c traccia nellagenda Monti. Sia chiaro: buona cosa che si acceda alla consapevolezza che lancoraggio ai principi etici non esonera dallesercizio della mediazione politico-legislativa dentro societ democratiche e segnate dal pluralismo delle concezioni etiche. Solo rammentiamo sommessamente quanto il riferimento ad esse sia stato opposto allo schieramento di centrosinistra, nel quale si ama discutere, e per converso

addotto a giustificazione del sostegno a un centrodestra non meno dominato dal secolarismo ma disinvoltamente disponibile a brandire strumentalmente quei riferimenti. Quarto ed ultimo interrogativo: con una certa enfasi, Monti ha fatto sue alcune formule degasperiane. Al netto dellaudacia del paragone sul piano soggettivo, vanno rimarcate tre decisive differenze: De Gasperi fu cattolico adulto, che, nei passaggi cruciali, anzich il sostegno, scont lopposizione delle gerarchie; egli fu leader di un grande partito popolare e strutturato, non di una lista elettorale improvvisata nellarco di qualche settimana; infine, il suo partito si connotava per una ispirazione democratica e cristiana, che cosa affatto diversa dal Partito popolare europeo di oggi, cio dalla famiglia politica dei conservatori europei, nella quale tuttora militano, ancorch mal sopportate, le truppe di Berlusconi. Quel Ppe, non un mistero, che ha investito su Monti e lo ha sospinto nellagone politico. L, certo, possono riconoscersi dignitosamente i cattolici di destra. Che non una parolaccia. Ma manifestamente cosa diversa dai cattolici democratici e sociali di chiaro orientamento riformatore. Quelli che prendono sul serio le encicliche sociali. Per parafrasare un Prodi dantan: competition is competition. Oppure Moro: chi ha pi filo tesser. Senza pretese primogeniture. Franco Monaco
Da Europa del 0/12/2012 http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/139295/le_nostalgie_democristiane_delle_gerarchie_romane