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Lorenzo Piersantelli

Qualche Tanka

Migrano i corvi in cerca del fulgore d'un nuovo sole; nella brezza di mosto danzano fiori stanchi.

Si veste il sole del suo drappo scarlatto e annuncia il buio; un fiero soffio intona l'ode del crepuscolo.

Il vecchio ulivo piange il peso degli anni sulle sue rughe; fremiti di tramonto invocano la notte.

Si desta il cielo: assopite nuvole scosse dal vento; la dolce brezza accoglie il profumo del mare.

Come una ninfa il fiore di magnolia nudo al tramonto; un germoglio di seta sul triste e stanco ramo.

Luna gioiosa, dal tuo seno il fulgore del crepuscolo; sorridono le stelle come fate del cielo.

Scende la pioggia; un frusciare felice sull'arida terra; un velato bagliore dalle madide stelle.

Vagano nubi, un sussulto di luna spunta impaurito; l'agro soffio del vento ha il profumo d'arancio.

Madida terra: il profumo di torba si perde nell'aria; e l'autunno si veste dei suoi caldi colori.

Mare di lava: il soffio del tramonto infiamma le onde; un gabbiano irrequieto si perde all'orizzonte.

Nell'aria d'arancio un petalo fuggiasco ebbro di sole; un ruscello disseta il bosco purpureo.

Sussulta il mare: il grido del libeccio increspa le onde; un candido fragore adornato di luna.

Ferrugginoso il cielo del mattino dal sole fiacco; solo un lieve sospiro dal manto di porpora.

L'ira del cielo: un sinistro bagliore rimbomba cupo; la fredda pioggia intona litanie d'inverno.

Si agita un pioppo al vivace respiro colmo di pioggia; i gelidi germogli bramano un nuovo sole.

Si imperla il cielo e la luna ha in grembo miele d'argento; le nuvole profane dalla fulgida essenza.

Un nuovo giorno: la rugiada disseta un ramo spoglio; il cielo si denuda a un gemito di sole.

Splende il vigneto: il fiorir del tramonto ebbro di mosto; un tenace germoglio si aggrappa al vecchio ramo.

Canta la luna un gemito perlato nella vallata; si affollano le stelle al sabba di platino.

Si spaventano le rugose e invecchiate foglie dorate; un lacrima cade sulla terra crepata.

Turgida Kali, sul suo grembo fiorisce fresca rugiada; il grano si rintana nella veste dorata.

Ode del cielo: dal talamo di stelle versi di luna; un petalo di mare si perde nella notte.

La luna evade dalla plumbea coltre e si delizia; dalle crepe del cielo l'ira di Harakhti.

Vivido il giorno sul manto di porpora di antiche foglie; il pregare di Hyasir tra lacrime di vento.

Trema un cipresso all'iracondo latrare di tramontana; un sibilo dorato al giungere d'aurora.

Sale dal mare un funesto lamento colmo di sale; solo un pavido sole dalle nubi di bile.

Ha il volto dell'oro il forzuto fremito della marea; un canto ceruleo dalla fredda scogliera.

Rugoso il mare, dalle schiumose vene stilla la luna; un funebre lamento intriso di tenebra.

Gridano i Rudra con le spade di lampi nel cielo laido; si dilegua una foglia al rabbioso soffiare.

Un dolce soffio asciuga le lacrime di un fiore morto; un impeto di luce accarezza il ruscello. Sorride Bragi dal sagrato di stelle che lo consacra; un germoglio di perla sulla tundra del mare.

Stride la notte l'assordate sospiro del mare in festa; avido di tristezza si risveglia l'inverno.

Spietato il vento dal gioire di ghiaccio sul pesco nudo; il fragore del mare un cantico severo.

Si bagna il cielo del roseo sudore dell'alba illibata; un venato dorare accarezza il mattino.

Cielo di rame: tra nuvole d'avorio spunta il tramonto; come l'oro d'Arabia il mare purpureo.