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Dunque, cos questa cosa chiamata razza?

Tanto per cominciare, la parola razza si riferisce alle diverse popolazioni geografiche dellumanit che condividono un antenato comune e possono essere distinte le une dalle altre da una combinazione ereditaria di caratteri morfologici, vale a dire, da caratteristiche fisiche (fenotipo) determinate geneticamente. La razza si riferisce quindi sia alle popolazioni che ai fenotipi che sono associati alle popolazioni da cui sono identificati. Queste popolazioni e fenotipi esistono da migliaia di anni prima che la parola razza diventasse il termine comune per riferirsi a loro. Cos, la definizione della parola razza rappresenta, molto semplicemente, quella popolazione e fenotipo a cui ci si riferisce. Trattasi di una logica circolare, come disse Gertrude Stein: una rosa una rosa che una rosa. Ma lesistenza e la realt delle cose che sono tangibili, materiali, fisiche e visibili e che sono chiaramente evidenti ai cinque sensi, normalmente accettato come ovvio e non esige una prova esterna; la prova, in questi casi, a se stante, in se stessi. Le persone ragionevoli non mettono in dubbio la loro esistenza o richiedono le prove, sulla base di uno standard arbitrario, della loro realt. Se lesistenza di qualcosa negata ma loggetto si presenta comunque lo stesso, la sua esistenza deve essere ammessa. Negare lesistenza di qualcosa che visibilmente presente irragionevole. Loggetto che viene negato dai negatori della razza visibilmente presente in abbondanza, sia negli individui singoli che nelle popolazioni, ben oltre qualsiasi esigenza di prova ragionevole. Levidenza della realt della razza Ma se vengono richieste delle prove per confermare la realt della razza, che tipo di prova necessaria per dimostrarla? Quale tipo di prova pu essere considerata come ragionevole? Se la prova concreta non sufficiente e la prova della logica astratta necessaria, la prova migliore risulta essere dunque quella in cui convergono molteplici prove diverse e indipendenti tra di loro che si sostengono reciprocamente e che arrivano alla stessa conclusione. Tra le prove convergenti che siano coerenti tra loro per sostenere la realt della razza possiamo annoverare: la geografia, la storia, il fenotipo, la teoria evolutiva, le scienze forensi e gli studi genetici pi recenti. Le razze sono geograficamente reali. Trattasi di popolazioni geografiche con una specifica distribuzione geografica. Esse sono, o sono state fino a tempi recenti, geograficamente separate dalle altre razze. La loro origine ed esistenza collegata ad una specifica regione geografica che la razza ha storicamente abitato. Il collegamento tra geografia e razza si vede nella forte correlazione che separa gli habitat originali delle diverse razze. La connessione geografica si verifica perch le razze sono popolazioni nidificanti che formano un pool genico comune e stabile in un ambiente razziale in molte generazioni, e prima del progresso dei trasporti moderni, ci ha richiesto che la patria nativa della razza fosse limitata e compatta. La continuazione o la conservazione della razza richiedeva anche una separazione geografica da altri elementi razziali per evitare mescolanza o sostituzione che avrebbe alterato o distrutto la razza stessa. Ci significa che le altre razze hanno dovuto essere escluse dalla sua distribuzione geografia e che il possesso di una determinata razza della sua terra natale doveva essere razzialmente esclusiva. Questa esclusivit non doveva per essere totale o assoluta, ma solamente sufficiente per creare e preservare una tale razza. Anche se le migrazioni di elementi razziali al di fuori della loro patria originale si sono verificate nel passato, in particolare negli ultimi cinque secoli, spesso la mescolanza con altre razze che ha creato forme intermedie, ha fatto s che venisse riconosciuto uno standard di riferimento per la classificazione razziale e lo studio, tramite i gruppi di controllo, delle popolazioni che sono rimaste nelle patrie originali. Le popolazioni emigranti che hanno ampliato la gamma geografica della loro razza in nuovi habitat e che hanno limitato la riproduzione della loro razza, hanno continuato ad essere della stessa razza degli abitanti delle terre native, e nella loro eredit

razziale e origine sono rimaste identiche a quelle rimaste nella terra nativa. Queste popolazioni geografiche sono un dato di fatto, esse esistono nel mondo reale, nella loro parte nel mondo esattamente dove ci si aspetta di trovarle, come tutti possono constatare. Questi sono fatti reali che possono essere osservati e misurati essendo parte della realt oggettiva, e i dati reali della razza sono le sue caratteristiche fisiche distintive o il fenotipo razziale. La rivista National Geographic, nella sua lunga storia di pubblicazioni, ha pubblicato innumerevoli articoli che documentano inconfutabilmente la connessione geografica, la distribuzione e la realt della razza. Le razze sono storicamente reali. Le razze pi importanti dEuropa, Asia e Africa che conosciamo oggi, cos come molte delle loro sub-razze, sono presenti nella documentazione storica scritta sin da 3000 anni e, nel campo artistico, da 4000 anni. Le razze di America, Australia e del Pacifico sono entrate nella storia dal momento in cui i primi esploratori occidentali le hanno trovate. Dagli albori della storia, fino ai nostri tempi, lesistenza, lubicazione geografica e la distinzione di caratteristiche fisiche e lanalisi dei movimenti stanziali di queste razze, sono state una parte fondamentale della documentazione storica. Le razze esistono inoltre anche nella preistoria. I moderni storici, antropologi e archeologi che si interessano di preistoria hanno protratto la nostra conoscenza delle razze moderne a migliaia di anni prima dellinizio della storia scritta. ovvio che le razze che conosciamo oggi sono esistite, in un continuum di generazioni, per molte migliaia di anni. Le razze sono fenotipicamente reali. Il fenotipo, ossia la parte fisica della razza che possiamo vedere, tangibilmente e visibilmente reale. Ed anche la prova visibile che la razza un fattore ereditario, che geneticamente trasmessa di generazione in generazione con coerenza e prevedibilit scientifica. Questo significa che la razza geneticamente reale, che determinata dai geni, che reale nei geni e che proviene dai geni, il che significa che la razza un fenomeno biologico e biologicamente reale. Il fenotipo ovvero linsieme dei tratti ereditati geneticamente che determina laspetto fisico anche il definitivo identificativo razziale per classificare le diverse razze. Ogni razza ha una certa gamma di fenotipi diversi o di elementi razziali allinterno della sua popolazione. Ma non vi alcuna sovrapposizione fenotipica tra le principali divisioni razziali dellumanit. Se si prendono tre gruppi di 100 persone ciascuno della Nigeria, dellInghilterra e della Cina con ogni gruppo rappresentativo della loro popolazione nativa la persona media non avrebbe nessuna difficolt ad individuare quale gruppo rappresentativo della specifica razza. Anche se gli individui dei gruppi fossero stati mescolati tutti tra di loro loro, la persona media non avrebbe avuto difficolt a separarli - prendendo come metodo il riconoscimento del fenotipo - per sistemarli nella corretta categoria razziale con assoluta precisione. Se si prendono tre gruppi di 100 persone ciascuno da tre diverse suddivisioni della divisione razziale caucasica, rappresentati da Inghilterra, Italia e Siria con ogni gruppo rappresentativo delle loro popolazioni autoctone la persona media non avrebbe di nuovo difficolt nellidentificare i tre diversi gruppi. Anche se ci sarebbe una certa sovrapposizione fenotipica tra i gruppi inglesi e italiani e tra i gruppi italiani e siriani, ogni gruppo dovrebbe contenere una grande maggioranza di fenotipi che sarebbero rari o assenti negli altri due gruppi. Se i gruppi sono stati mescolati tra loro, la persona media sarebbe probabilmente meno accurata nel separare gli inglesi dagli italiani, o gli italiani dai siriani, ma probabile che sarebbe stata molto accurata nel separare gli inglesi dai siriani. Il fenotipo dimostra che la razza reale. Ma mostra anche che la razza un continuum segnato da molte suddivisioni o sub razze con sottili gradazioni di differenziazione razziale correlati alla distanza spaziale e temporale. A pagina 211 del libro intitolato: Razza. La realt delle differenze umane (2004), gli autori Vincent Sarich e Frank Miele spiegano il ruolo del fenotipo nella

classificazione razziale. A differenza dei biologi che smentiscono - in uno stile prettamente politically correct - la realt scientifica della razza senza fornire standard di ci che richiesto per considerare reale la razza, Sarich e Miele forniscono degli standard per le razze delle specie non umane che sono comunemente accettate dai biologi. Tuttavia non esiste ancora uno standard genetico accettato dato che la conoscenza genetica tuttora ancora troppo incompleta (come sottolineano infatti gli autori dichiarando come, ad esempio, fino a poco tempo fa i cani non potevano essere geneticamente distinti dai lupi), ma ci sono una lunga serie si fenotipi standard che vengono accettati basati su un ordinamento di precisione. In sostanza, con questo standard, se i biologi specializzati nello studio di una specie possono dividere due diverse popolazioni della suddetta specie in base alle caratteristiche fisiche o fenotopiche con il 75% o pi di precisione, queste verranno considerate come due razze diverse. Gli autori sottolineano che sebbene le razze, a differenza delle specie, non sono fisse - quindi alcune sovrapposizioni fenotipiche sono previste ci sarebbero almeno 20 popolazioni umane che possono essere fenotipicamente distinte lune dalle altre con una precisione di classificazione del 100%. Se seguissimo gli standard effettivi applicati dai biologi per le specie non umane (quella del 75% o pi di precisione di classificazione) potremmo tranquillamente notare che ci sarebbero letteralmente centinaia di razze umane distinte tra di loro. Gli autori affermano che la maggior parte delle persone potrebbero anche ottenere una precisione del 100% nella classificazione razziale nel distinguere le popolazioni di Atene e Copenhagen. Vorrei aggiungere che la maggior parte delle persone, avrebbero probabilmente potuto raggiungere una precisione superiore al 75% di classificazione razziale nel distinguere le popolazioni indigene di Londra e Parigi. Il sistema di questi due standard diversi, risulta essere alquanto ipocrita perch questo si attua solo alle specie non umane e non a quelle umane, solo cos i biologi possono negare lesistenza delle razze umane. Questo studio sui diversi standard ha spinto agli autori ad affermare che: se noi usassimo una definizione semplice di razza per esempio possiamo definirla come una popolazione allinterno di una specie che pu essere facilmente distinguibile dalle altre popolazioni grazie solamente a fattori genetici (cio utilizzando solo le caratteristiche ereditarie) allora non ci sarebbe pi alcun dubbio sullesistenza di un gran numero di razze umane. Nelle mie discussioni con i negazionisti della razza ho riscontrato come, quasi mai, questi diano una definizione precisa del concetto di razza, anzi spesso non la danno affatto, quindi il mio primo passo sempre quello di domandare e fornire una definizione precisa del termine razza. Sarich e Miele hanno anche loro notato questo problema quando hanno incominciato questo viaggio nella realt al di fuori dal politicamente corretto. Essi hanno dunque fornito unaccurata definizione del concetto di razza, cos come segue: le razze sono popolazioni, o gruppi di popolazioni, allinterno di una specie, che sono separate geograficamente dalle altre popolazioni o gruppi di popolazioni e che sono distinguibili tra loro su base di caratteristiche ereditarie (pagina 207). La teoria evoluzionista sostiene la realt delle razze umane. Si presuppone che il grado di variabilit biologica allinterno di una specie sia correlata con lestensione della sua distribuzione geografica. Maggiore la gamma geografica, maggiore sar il grado di variabilit biologica. La razza una variabilit biologica. Le specie umane hanno avuto unestensione geografica sullemisfero per almeno 100.000 anni e una globale estensione geografica da almeno 10.000 anni, ci mostra lelevato grado di variabilit biologica che la teoria evoluzionistica si aspetta e prevede da popolazioni di cos ampia diffusione. La variazione biologica la forza trainante dellevoluzione e della creazione di nuove specie. La variabilit causata dalle separazioni tra le diverse popolazioni date dalla distanza geografica o dalle barriere fisiche. Sarebbe in

netto contrasto con la teoria dellevoluzione se la specie umana, con il suo insuperabile livello di separazione geografica tra popolazioni, non presentasse un grado altamente sviluppato di variabilit biologica, sia in via di sviluppo (continumm) e sia in evoluzione in razze diverse. Vi una progressione logica nellevoluzione. un processo continuo - dal phylum alla classe che ordina gli organismi in famiglie, in generi, in specie e in razze. Il processo non si ferma alla specie ma continua creando le diverse razze che si sviluppano a loro volte in nuove specie. La razza lo stadio evolutivo di una popolazione prima che questa diventi una specie diversa. Negare questo come rivendicare che levoluzione si fermata. La scienza forense sostiene la realt delle razze umane e pu identificare la razza tramite lattenta analisi dei resti di scheletri con molta precisione, come descritto dallo scienziato forense George Gill (Nota 1). La realt della razza dipende pi dalla definizione della realt che dalla definizione di razza. Se scegliamo di accettare il sistema di tassonomia razziale che gli antropologi fisici hanno tradizionalmente stabilito razze maggiori: nera, bianca etc - allora si possono classificare gli scheletri umani dal loro interno altrettanto bene come si pu fare con gli esseri viventi. I tratti ossei del naso, della bocca, del femore, del cranio possono rilevare, ad un bravo osteologo, i tratti razziali esterni come ad esempio il colore della pelle, la forma dei capelli, quella del naso e delle labbra. Gli antropologi forensi sanno perfettamente che lo scheletro riflette la razza, sia essa reale o no, e sanno altrettanto bene che le ossa mostrano pi facilmente le diverse caratteristiche fisiche delle diverse razze di un qualsiasi tessuto superficiale esterno. Lidea che la razza solo una questione di pelle un falso, lo potrebbe affermare qualsiasi esperto antropologo forense. La razza geneticamente reale. La genetica pu fornire nuove prove per sostenere la realt della razza. Ironia della sorte, la genetica ha per favorito di pi i negatori della razza, infatti essa spesso lunico mezzo che questi usano per convincere e sostenere la loro tesi antirazzista. In realt, nonostante le pressioni fatte dai genetisti per mostrare il contrario, la razza esiste nei geni ed geneticamente determinata. Ci sono molti studi genetici che mostrano le differenze razziali nelle frequenze di sequenze genetiche diverse e nei tratti genetici, anche se i genetisti preferiscono usare il termine popolazione come eufemismo per la razza. I negatori della razza tentano di dimostrare che le razze non esistono perch la percentuale di differenze genetiche tra le diverse razze troppo bassa. Per non dicono quale criterio deve essere applicato per determinare la percentuale di differenza genetica necessaria per costituire una razza, dicono solo che la percentuale di differenza genetica tra le popolazioni umane troppo bassa. Nessuna percentuale di differenza genetica mai stata usata come base per la classificazione razziale. In effetti, fino a poco tempo fa gli scienziati ed i profani non avevano affatto idea di cosa fosse realmente la percentuale di differenza genetica tra le razze o tra le specie. Quando si parla di questargomento, i negatori della razza non menzionano mai il fatto che anche la differenza genetica tra umani e scimpanz molto bassa di quanto qualsiasi profano tenda ad aspettarsi. La maggior parte degli studi genetici mostra una differenza genetica che varia tra l1, 24% e l1,7% tra esseri umani e scimpanz, di solito si preferisce usare la percentuale media dell1,6% (nota 2). Ci rappresenta la differenza genetica tra specie, e ancora meglio la differenza genetica tra generi. Questo dato rappresenta anche la differenza genetica tra famiglie tassonomiche perch gli esseri umani e gli scimpanz sono in diverse famiglie biologiche. Gli esseri umani, infatti, sono della famiglia degli ominidi (di cui sono lunica specie sopravvissuta) e gli scimpanz, i parenti pi stretti viventi alla nostra specie, sono della famiglia dei Pongidae.

Quali sono le percentuali di differenze genetiche tra le razze umane? Forse il miglior studio compiuto fino ad oggi su tale argomento quello di Masatoshi Nei e Arun K. Roychoundhury (1993) (nota 3). Nei e Roychoundhury hanno utilizzato una metodologia diversa da quella di L.L. Cavalli-Sforza et alii (1988), che a loro parere ha introdotto irragionevoli modelli di ramificazione in alberi filogenetici, in riferimento al raggruppamento fatto da Cavalli-Sforza dei nord-est asiatici nello stesso cluster dei caucasici piuttosto che con cinesi meridionali e sud-est asiatici. Le seguenti percentuali di differenze genetiche tra le popolazioni umane e lalbero filogenetico sono presi dal loro studio. La percentuale di differenza con lo scimpanz stato aggiunto per il contesto per uno standard di confronto. Se si dovesse visualizzare spazialmente la prima colonna della tabella di cui sopra, con un tedesco in piedi ad una distanza di 20 piedi da un inglese, un finlandese si posizionerebbe ad una distanza di 50 piedi, un italiano a quella di 70 piedi, un indiano del nord a 200 piedi, un giapponese a 610 piedi, un amerindo del nord America a 760 piedi, un nigeriano a 1330 piedi e uno scimpanz a 16000 piedi. La percentuale pi alta di differenza genetica di 0,176% tra i nigeriani e gli aborigeni australiani. C l11% di differenza genetica dell1,6% tra umani e scimpanz, ovvero tra diverse famiglie biologiche le cui linee ancestrali si ritiene si siano separate 5-7 milioni di anni fa (nota 4). La differenza genetica di 0,133% tra la popolazione inglese e nigeriana di 8,3% equidistante della differenza tra esseri umani e scimpanz. La differenza genetica di 0,061% tra popolazione inglese e giapponese o coreana del 3,8% equidistante della differenza genetica tra gli esseri umani e scimpanz. Viste in questo contesto, le differenze genetiche appaiono molto significative. Vale anche la pena notare che sia per linglese che per il giapponese, ovvero sia per europei che per asiatici del nord-est, la pi alta percentuale di differenza genetica con i nigeriani e il grado di questa differenza di 0,133% per gli inglesi e di 0.149% per i giapponesi, molto simile. In confronto, il grado di differenza dellinglese e del giapponese con la popolazione aborigena australiana dello 0,122% per gli inglesi e lo 0,062% per i giapponesi, una percentuale molto diversa dato che la differenza doppia. Lalbero filogenetico mostrato qui di seguito illustra graficamente le relazioni genetiche tra le diverse popolazioni. Albero filogenetico (qui sopra) per 26 popolazioni umane rappresentative di Nei e Roychoudhury (193). Le divisioni principali di popolazioni umane sono quelle tra africani (A), caucasici (B), asiatici (C), amerindi (D) e Australopapuani (E). Questo albero filogenetico mostra che gli studi genetici raggruppano le popolazioni dellumanit in supercluster e cluster che sono coerenti con le tradizionali divisioni e suddivisioni razziali e, fornendo la prova genetica che la razza reale e che le classificazioni tradizionali razziali sono accurate. Le dichiarazioni politiche fatte dai genetisti per la stampa popolare mostrano invece che i loro studi hanno dimostrato che la razza non un concetto scientifico valido, tali dichiarazioni a sfondo politico mettono in dubbio lintegrit del processo scientifico in atto da questi genetisti che tendono a screditare i loro stessi studi. Il secondo argomento genetico usato dai negatori della razza attribuito al professore delluniversit di Harvard Richard Lewontin, che per primo lo propose nel 1972. Egli dichiar, in base alla misura standard di variazione nota come lindice di fissazione di Wright o FST, che solo il 15% della variabilit della genetica umane razziale e unica per una determinata razza mentre l85% non-razziale o razzialmente neutrale tra individui di tutte le razze, presumibilmente a partire dallinizio della specie umana moderna. Lewontin e altri ricercatori hanno utilizzato questa misurazione per sostenere che la variazione tra le diverse popolazioni umane troppo bassa per giustificare la classificazione in sub-specie o razze diverse, con limplicazione che la parte europea del 15% della variabilit genetica che quindi razziale dunque

sacrificabile per la realizzazione di un mondo in cui le razze, o per lo meno la razza degli europei o la razza europea non esistano pi. Questa affermazione in realt un giudizio di valore, un giudizio sempre pi adottato come politicamente corretto da parte delle comunit accademiche in linea con lordine del giorno dellagenda Boasiana al fine di minimizzare, banalizzare e negare limportanza o la realt della razza e delle differenze razziali e quindi di delegittimare e screditare coloro che sostengono, preoccupati, la loro preservazione razziale. Ci ripetuto come il punto numero 5 dei 10 punti analizzati dal documentario della BPS Razza: il potere di unillusione, gi discusso in precedenza. Ma coloro che fanno di questo giudizio un valore, a cominciare da Lewontin, non riescono a fornire uno standard per la misurazione dellFST sia per contesto che per confronto. E ci per una buona ragione: infatti il giudizio di valore di Lewontin non supportato e non in linea con li sistema di misurazione di FST stesso, anzi lo contraddice. Appellandosi a questo problema ( sul grado di variazione tra le diverse popolazioni umane) linventore della misurazione FST, il vecchio Sewell Wright, ha dichiarato con enfasi che se le differenze razziali in questa misura cos ampia fossero state percepite in altre specie, si sarebbero chiamate sottospecie. (Nicholas Wade, Before the Dawn, 2006, pp. 191193.) E in effetti questo il caso nostro, perch le popolazioni di molte altre specie con livelli di variazione simile a quella che si riscontra tra le diverse popolazioni umane, sono state classificate come sottospecie. (cfr. http://www.goodrumj.com/RFaqHTML.html) Infine vi anche il problema di valutare se il sistema di FST sia realmente il metodo pi accurato per misurare la variazione tra le popolazioni. Sarich e Miele (Razza: la realt delle differenze umane, p. 169) dettagliando i calcoli di Harry Harpending del 2002, hanno mostrato che la vera proporzione della variabilit della genetica umana razziale al 32.5% e non al 15% come dice invece il sistema di FST, su cui cui lo standard fallace di Lewontin erroneamente basato. Prima di tutto il 15% interpopolazionale. Il restante 85% sar poi diviso in due met (42,5%) tra le intra- e interindividuali comparazioni tra popolazioni. Laumento della variabilit tra popolazioni a confronto quindi il 15% contro il 42,5% (e non l 85%) che c tra individui. E cos 15/42.5 = 32.5 % (contro il 15/100= 15%). Leffetto finale di queste prove convergenti di evidenza dovrebbero chiarire al di l di ogni ragionevole dubbio che la razza esiste ed reale. Ma prima di arrivare a tale conclusione che afferma come gli antirazzisti vadano oltre la ragione, dovrebbero essere analizzati alcuni dei loro argomenti pi comuni.