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LA QUERELLE DEGLI ANTICHI E DEI MODERNI.

THE DAY AFTER

1. La querelle degli antichi e dei moderni. The day after *


uando si pensa a unopposizione fra antichi e moderni si ha labitudine di citare la famosa Querelle des anciens et des modernes, una lunga controversia che giunse a una crisi decisiva, con una gran quantit di pamphlet e trattati, allAcadmie de France alla ne del regno di Luigi XIV. Nel corso di questo dibattito, Boileau e altri sostennero che limitazione della letteratura antica era lunica possibile garanzia di eccellenza, mentre i moderni come Charles Perrault nel suo Parallle des anciens et des modernes (1688-97) e Fontenelle, nella sua Digression sur les anciens et les modernes (1688), erano convinti del primato delle opere contemporanee, in virt della loro superiore maturit. Si assiste cos alla lotta fra i classicisti (come Boileau, Racine, La Fontaine, La Bruyre) e i potes galants, o gli esprit curieux (Perrault e Fontenelle), che privilegiano nuovi generi quali lopra, il conte o il romanzo. LEnciclopedia Britannica ha buon gioco a denire sterile e inconcludente questo dibattito e in effetti si trattiene a stento il sorriso allorch leggiamo dellaffaire des inscriptions: era meglio il latino o il francese per le iscrizioni dei monumenti celebrativi di Luigi XIV? Ma questa controversia non ci interessa pi di tanto. La verit che lo stesso termine modernus piuttosto antico, visto che fa la sua comparsa verso la fine dellImpero romano, e gi allora con il signicato odierno, ossia nuovo, recente, attuale. Tutto ci lascia forse intendere che il conitto fra padri e gli non un prodotto dei tempi moderni. Non lo certamente, visto che ha a che fare con le relazioni parentali e i conitti psicologici e psicoanalitici (come testimonia il mito di Edipo), ma non lo anche perch, n dai tempi antichi, molti dibattiti letterari e losoci hanno ruotato proprio attorno al concetto di modernit.

Poetae Novi
Ai tempi di Catullo il termine modernus non esisteva ancora, ma, come sapete, un gruppo di scrittori battezzatosi poetae novi oppose la sua nuova, irriverente e provocatoria maniera poetica, ispirata dalla lirica greca, alla tradizione poetica della letteratura latina. Lepisodio rappresent indubbiamente uno scontro generazionale, la prima vera querelle des anciens et des modernes. Orazio (Epistulae II, I,

* Il testo originale di questo saggio stato tradotto dallinglese da Francesco Ghelli.

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vv. 75 e sgg.), invece di modernus usa lavverbio nuper, per dire che un peccato che un libro sia condannato non per i suoi difetti stilistici, ma perch uscito il giorno prima. Egli, tuttavia, non sta argomentando in favore di un nuovo tipo di poesia, se la prende invece con linerzia delle vecchie generazioni, incapaci di comprendere il nuovo gusto. Ovidio nella sua Ars Amandi (III, vv. 120 e sgg.) proclama: prisca iuvent alios, ego me nunc denique natum / Gratulor; haec aetas moribus acta meis [ami chi vuole quelle antiche et; per me, sono contento desser nato oggi soltanto. fatta su mio gusto let presente]. Siamo abituati a pensare che ogni epoca sia ossessionata dalla laudatio temporis acti ed senzaltro vero che, da che mondo mondo, si odono voci poetiche e losoche intente a celebrare il passato. Ma altrettanto vero che per ogni laudator temporis acti ci furono molti laudatores modernitatis. Ernst Robert Curtius, nel suo splendido libro Europische Literatur und lateinische Mittelalter (Letteratura europea e Medioevo latino, 1948) nota che uno dei topoi ricorrenti nella Bibbia e nella tarda antichit il cosiddetto puer senilis o puer senex [fanciullo anziano]. In contrapposizione allabitudine quasi obbligatoria di lodare i tempi antichi, spesso rappresentato o citato un giovane che possiede tutte le virt della senectus: giovane s ma saggio.

Modernus
Il termine modernus appare, come ho detto, quando lEuropa intera sembra aver smarrito del tutto i tesori della cultura classica, del resto dal V secolo dopo Cristo al Rinascimento carolingio si parla di secoli bui e proprio allora, presumibilmente, qualcuno avvert il papa che tutte le cerimonie battesimali effettuate in Gallia non erano valide dal momento che i preti, che avevano dimenticato il latino, cristianizzavano i bambini in nomine Patris et Filiae. Ma questa perdita di memoria storica fu accompagnata da uno sforzo immane per inventare un nuovo linguaggio, una nuova letteratura e nuove forme artistiche. Spesso questi inventori erano astuti, poich presentarono le loro invenzioni come parte del tesoro della tradizione. Forse erano ignoranti, forse erano allegramente impudenti, impertinenti e insolenti (il che uno dei tratti tipici di ogni movimento moderno). Per prima cosa, le storie della cultura dellalto Medioevo (VII-X secolo) registrano lo sviluppo di quello che stato chiamato il gusto barbarico, uno stile che nacque e si svilupp dalla Spagna verso le isole britanniche, coinvolgendo anche la Gallia. La tradizione classica aveva gi descritto (e condannato) questo stile, denendolo Asiano o Africano, e opponendolo allequilibrio dello stile Attico. Quintiliano, nella sua Institutio oratoria (XII, 80), gi aveva sottolineato che il bello stile doveva possedere questi attributi: magna non nimia, sublimia non abrupta, fortia non temeraria, severia non tristia, gravia non tarda, laeta non luxuriosa, iucunda non dissoluta, grandia non tumida [elevato senza essere eccessivo, alto senza essere impervio, coraggioso senza essere temerario, severo senza essere triste, grave senza essere lento, ricco senza essere lussureggiante, piacevole senza essere dissoluto, grandioso senza essere gonfio]. Non solo i retori romani ma anche i primi cristiani condannarono la kakozelon, o cattiva affettazione, dello

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stile asiano. Per avere unidea di quanto fossero scandalizzati i padri della chiesa da questi esempi di mala affectatio, si consideri questa invettiva di San Girolamo (Adversus Jovinianum I):
Scriptorum tanta barbarie est, et tantis vitiis spurcissime sermo confusus ut nec qui loquantur nec quibus argumentis velit probare quod loquitur, potuerim intelligere. Totum enim tumet, totum iacet: attollit per se singula, et quasi debilitatus coluber, in ipso conatu frangitur Preterea sic involvit omnia et quibusdam inextricabilibus nodis universa perturbat, ut illo plautinarum litterarum ei possit adaptari: Has quidem prater Sybillam leget nemo. Quo sunt haec portenta verborum? [ cos grande la barbarie di questi scrittori, e il loro lurido stile appesantito da una tale quantit di vizi che non possibile capire n di che cosa parlino, n quali argomentazioni sostengano. In questi scritti di volta in volta tutto si gona o decade quasi fosse un serpente agonizzante che prova a mordersi mentre si attorciglia Inoltre tutto contorto in nodi verbali cos inestricabili che gli si potrebbe adattare il detto di Plauto: Nessuno ci capisce, eccetto la Sibilla. Ma a che servono mai questi sortilegi della parola?]

Ebbene, nei secoli di cui sto parlando, le caratteristiche che la tradizione classica giudicava vizidivengono virt.

Barbarico
La pagina barbarica non obbediva pi alle leggi tradizionali della sintassi e della retorica; le norme del ritmo e del metro erano violate per produrre elementi di gusto barocco. Lunghe catene di allitterazioni, che i classici avrebbero giudicato cacofoniche, iniziarono a far sentire una musica nuova, e Adelmo da Malmesbury si dilett a comporre frasi nelle quali ogni parola iniziava con la stessa lettera: Primitus pantorum procerum praetorumque pio potissimum praesertim privilegio panegyricum poemataque passim prosatori sub polo promulgantes stridula vocum symphonia ac melodiae cantilenaeque carmine modulaturi hymnizemus. Il lessico barbarico si arricch di ibridi numerosi e incredibili, prendendo in prestito termini ebrei o ellenismi, nel mentre che il discorso si intt di crittogrammi e enigmi che sdavano ogni tentativo di traduzione. Se lestetica classica aveva come suo ideale la chiarezza, lestetica barbarica sceglier loscurit. Se lestetica classica esalt la proporzione, quella barbarica opter per la complessit, labbondanza di epiteti e perifrasi, il gigantismo, il mostruoso, lo smisurato e il prodigioso. La stessa ricerca di fantasiose etimologie porter alla scomposizione delle parole in elementi atomistici, capaci ciascuno di acquisire un signicato enigmatico. Il gusto barbarico arriver a rappresentare lo stile dellEuropa nei secoli bui, un epoca in cui lantico continente subir un calo della popolazione, una crisi nei metodi di coltivazione agricola, la distruzione delle grandi citt, delle strade, degli acquedotti romani. In un territorio coperto di foreste, non solo i monaci, ma anche i poeti e i miniaturisti concepiranno il mondo come una foresta oscura, minacciosa, brulicante di mostri, solcata da sentieri labirintici. In questi secoli disordinati e pieni di difficolt la cultura latina sar riportata nel continente a partire dallIrlanda. Ma

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questi monaci irlandesi che avevano conservato e elaborato quel poco della tradizione classica che si era salvato si muoveranno nel mondo del linguaggio e dellimmaginazione visiva come se si aprissero a tastoni un sentiero in una foresta tta, proprio come compagni ideali di quel San Brandano che, gettato in mare alla deriva, incontro a mostri e a isole incantate, sbarca inne su un pesce gigantesco e lo scambia per unisola (in cui risiedono le anime di coloro che caddero assieme a Lucifero) e si imbatte via via in fontane miracolose, alberi del paradiso, in una colonna di cristallo in mezzo al mare e in Giuda, prigioniero su uno scoglio, torturato e battuto dalle onde incessanti Nella Hisperica famina si trovano aggettivi come astriferus o glaucicomus (usato per descrivere le onde del mare), e il gusto barbarico apprezzava perno neologismi quali pectoreus, placoreus, sonoreus, alboreus, propiferus, ammiger, e gaudiuus. Sono queste le invenzioni lessicali lodate da Virgilio Grammaticus nelle sue Epitomae e nelle sue Epistulae. Questo folle grammatico di Bigorre, una localit vicino a Tolosa, visse nel VII secolo. Citava passi di Cicerone o di Virgilio (laltro Virgilio, quello vero) che questi autori non avrebbero mai potuto scrivere, sennonch scopriamo poi che egli appartiene a un piccolo gruppo di retori, ciascuno dei quali ha preso il nome di uno degli autori classici. Virgilio cos cita le invenzioni dei suoi amici, o forse le inventa. Forse, come stato ipotizzato, scrive per prendere in giro gli altri retori. Inuenzato dalle culture dei celti, dei visigoti, degli irlandesi e degli ebrei, descrive un universo linguistico che potrebbe essere stato partorito dallimmaginazione di un moderno poeta surrealista. Sostiene che ci sono dodici variet di latino e, in ciascuna, il termine per fuoco differente, ossia ignis, quoquihabin, ardon, calax, spiridon, rusin, fragon, fumaton, ustrax, vitius, siluleus, aeneon (Epitomae I, 4). Una battaglia si chiama praelium se avviene in mare, praelum se la sua grandezza a essere sottolineata, o praelatum, in virt della sua meraviglia (Epitomae IV, 10). La geometria larte che riguarda gli esperimenti con erbe e piante, e questa la ragione per cui i medici sono detti geometri (Epitomae IV, 11). Galbungus e Terrentius si impegnarono in una disputa di quattordici giorni e quattordici notti sul vocativo di ego, un problema di grandissima importanza visto che si trattava di decidere come uno potesse rivolgere la parola a se stesso in modo enfatico (O egone, recte feci? [Ho fatto davvero la cosa giusta?]). Ciascuno dei testi appena menzionati potrebbe essere usato per descrivere una pagina del Libro di Kells, che risale alla ne dellVIII secolo. Descrivere a parole il Libro di Kells signica reinventare una pagina di letteratura barbarica. Il Libro di Kells tutto un orire di ghirlande, di forme animali stilizzate, di piccole gure di scimmia in mezzo a fogliami impossibili che coprono una pagina dopo laltra, come se nella ricerca dei motivi di una tessitura sempre gli stessi in realt ogni riga, ogni corimbo rappresentasse una nuova invenzione. tutto una complicazione di curve spiraliformi che ignorano volontariamente le pi elementari regole della simmetria, una sinfonia di delicate sfumature, dal rosa al giallo arancione, dal giallo limone al rosso porpora. Quadrupedi, volatili, levrieri che giocano col becco di un cigno, impensabili gure di umanoidi contorte, come un atleta circolare con la testa fra le ginocchia che si protende per formare uniniziale, esseri malleabili, pieghevoli come pongo, che si introducono fra i viticci delle ghirlande, sporgono le teste dalle decorazioni astratte, si intrecciano attorno alle iniziali, si insinuano fra le

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righe. La pagina non riposa sotto il nostro sguardo, ma sembra animarsi di vita propria, non ci sono punti di riferimento precisi, ogni cosa si mescola con ogni altra. Il Libro di Kells il regno di Proteo. il prodotto di unallucinazione lucida che non ha bisogno n di mescalina n di acido lisergico per aprire tali abissi, anche perch non rappresenta il delirio di una mente individuale, bens il delirio di unintera cultura, impegnata in un dialogo con se stessa e che cita altri Vangeli, altre lettere miniate, altri racconti. la lucida vertigine di un linguaggio che cerca di ridenire il mondo nel mentre sta ridenendo se stesso, con la piena consapevolezza che in unepoca di oscurit e incertezza la chiave della rivelazione del mondo non si pu trovare sulla linea retta bens nel labirinto e non un caso che il Libro di Kells ispir Finnegans Wake, allorch Joyce cerc di scrivere un libro che nello stesso tempo fosse unimmagine delluniverso e unopera per un lettore ideale affetto da unideale insonnia. Il Libro di Kells, per la sua epoca, un vero e proprio esperimento di avanguardia. Nulla a che vedere con unarte classica, da molto tempo caduta nelloblio, nulla a che vedere con larte tardo romana. Era insomma modernus.

Nuove lingue
Se Virgilio o i poeti irlandesi potevano ancora credere, o far credere, che non stessero facendo altro che seguire le orme degli antichi, con lascesa delle lingue europee per la prima volta accade qualcosa di innegabilmente nuovo. Fra la caduta dellImpero romano e lalto Medioevo, lEuropa non c ancora: se ne agitano i presentimenti. Nuove lingue stanno formandosi lentamente, e si calcolato che, verso la ne del V secolo, il popolo gi non parli latino bens gallo-romano, italo-romano, o ispanoromano. Gli intellettuali continuano a scrivere un latino che si imbastardisce sempre pi e sentono parlare attorno a loro dialetti locali in cui si incrociano ricordi delle parlate precedenti la civilizzazione romana e nuove radici introdotte dai barbari. Ed ecco che, prima ancora che appaiano i primi documenti scritti delle lingue romanze o germaniche, nel VII secolo appare, opera di un grammatico irlandese, la prima apologia del gaelico parlato in contrapposizione al latino come lingua della cultura. Nella sua opera intitolata Auracepit na n-ces (I precetti dei poeti), il grammatico irlandese si rif ai componenti della Torre di Babele: Altri affermano che la torre era fatta solo di nove materie, e che queste erano argilla e acqua, lana e sangue, legno e fango, pece, lino e bitume cio nome, pronome, verbo, avverbio, participio, congiunzione, preposizione, interiezione. Se tralasciamo lo scarto fra le nove parti della Torre e le otto parti del discorso, si comprende che la struttura del linguaggio e la costruzione della Torre di Babele sono analoghe. Tutto ci fa parte di unargomentazione secondo cui il gaelico costituisce il primo e unico esempio di superamento della confusione delle lingue. Era infatti la prima lingua programmata, costruita dopo la diaspora babelica, dai 72 saggi della scuola di Fenius. Questa lingua primigenia, e quindi soprannaturale, conserva tracce dellisomorsmo con lordinamento naturale del creato e stabilisce una sorta di legame iconico tra genere grammaticale e referente, quando si sia rispettato il giusto ordine degli elementi. Non si deve fraintendere la posizione dellautore dei Precetti. Forse lebreo antico, forse il latino erano lingue illustri, ma adesso bisogna prendere seriamente in

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considerazione la nascita di un nuovo idioma che abbia tutti i pregi delle lingue antiche, ma nessuno dei loro difetti. Non cera insomma alcuna querelle des anciens et des modernes. Gli antichi per lui erano denitivamente morti. Solo la nuova lingua era quella giusta. Poco pi di cinque secoli dopo Dante segue unanaloga strada. Quando Dante scrive il De vulgari eloquentia, i dialetti italiani hanno gi trionfato sul vecchio latino, che resta soltanto la lingua della chiesa, delluniversit e dei documenti giuridici e politici. Il testo di Dante si apre su una constatazione ovvia, ma fondamentale per il nostro assunto: esiste la pluralit delle lingue volgari, e il volgare si oppone in quanto lingua naturale al latino come modello di grammatica universale ma articiale. Esisteva, prima della costruzione blasfema della Torre di Babele, una lingua perfetta, con la quale Adamo aveva parlato con Dio, e con la quale avevano parlato i suoi discendenti, ma con la confusio linguarum nasce la pluralit delle lingue. Dimostrando una conoscenza di linguistica comparata eccezionale per i suoi tempi, Dante mostra come le varie lingue nate dalla confusione si siano moltiplicate ternariamente, prima seguendo una divisione tra le diverse zone del mondo, poi allinterno dellarea che oggi diremmo romanza, distinguendosi tra lingua doc, lingua doil e lingua del s. Questultima si frammentata in una pluralit di dialetti che talora, come per esempio a Bologna, variano da zona a zona della citt. Questo perch luomo animale instabile e mutevole, per costumi, abitudini e linguaggio, nel tempo come nello spazio. Poich era intenzione di Dante scoprire una lingua pi decorosa e illustre delle altre, egli dovette passare in rassegna i vari volgari, sottoponendoli ciascuno a un severo esame critico. Dopo aver analizzato lopera dei migliori poeti italiani e essersi reso conto che ciascuno era sempre andato al di l dei limiti del suo dialetto locale, Dante pens di creare un volgare che fosse illustre (nel senso di splendente di luce propria), cardinale (tale cio da poter servire da cardine, da norma guida), regale (degno cio di essere parlato nella reggia di un re nazionale se mai gli italiani lavessero) e curiale (degno ossia di essere la lingua del governo, delle corti di giustizia e dei sapienti). Un tale volgare apparteneva a tutte le citt dItalia e a nessuna. Esisteva solo come forma ideale, avvicinata dai migliori poeti, e solo in base a questo modello i volgari esistenti dovevano essere giudicati. La seconda parte del trattato delinea le regole della composizione nellunica e vera lingua cui si potesse applicare legittimamente il termine illustrius, la lingua poetica di cui Dante stesso si considerava il fondatore. Opponendo questa lingua alle lingue della confusione, Dante si present come colui che aveva ristabilito la primigenia affinit fra le parole e le cose che fu propria della lingua adamitica. A differenza di quanto faranno i rinascimentali andando alla ricerca di una lingua ebraica restituita al suo potere magico e divinatorio, Dante intende ricreare la condizione originaria con un atto di invenzione moderna. Se un uomo con la tempra di Dante avesse veramente pensato che lebraico inventato da Adamo era la sola lingua perfetta, avrebbe appreso lebraico e in ebraico avrebbe scritto il suo poema. Non lha fatto poich pensava che il volgare che egli doveva inventare avrebbe corrisposto ai princpi della forma universale donata da Dio meglio di quanto potesse fare lebraico adamitico. Dante cos si candida a essere un nuovo (e ancor pi perfetto) Adamo.

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Logica Modernorum
Per quanto riguarda i grandi secoli del Medioevo, ossia dopo la ne del primo millennio, tempo ormai di sbarazzarci della vecchia idea secondo la quale ci troviamo di fronte a unepoca di assoluta fedelt alla verit rivelata e allinalterabile autorit delle Sacre scritture e dei padri della chiesa. Per prima cosa, il Medioevo conobbe una forte nozione di modernit tutte le volte in cui questione dei classici della tradizione losoca. Gi nellalto Medioevo si commentavano testi come De divinis nominibus dello pseudo Dionigi e i testi aristotelici conosciuti da Boezio, raggruppati sotto il titolo Logica vetus (ossia le Categorie e il De interpretatione di Aristotele e lIsagoge di Porrio). Allinizio del XII secolo cominciano a circolare le traduzioni di Boezio di tre testi di Aristotele: gli Analitici primi, le Topiche e le Confutazioni sofistiche. Nel secondo quarto di quello stesso secolo, Giacomo da Venezia tradusse dal greco gli Analitici secondi, e da quel momento lintero Organon fu disponibile in latino. Queste opere aristoteliche appena riscoperte sono note collettivamente come Logica nova. Nel bel mezzo di una grande attivit, altri nel XII e nel XIII secolo producono ulteriori traduzioni di queste opere e commenti in greco e in arabo, assieme a molti altri scritti losoci da fonti greche e arabe. Le confutazioni dei sosti, e lo studio dei loro errori, danno vita a unintera letteratura logica. Si sviluppa un nuovo genere, i sophismata (sostiche), che esplora gli errori in teologia, sica e logica. Anche la teoria delle supposizioni si sviluppa dallo studio degli errori logici. Vengono scritti trattati di un nuovo genere su quelle che vennero denite le propriet dei termini, e si sviluppa un nuovo genere di testi logici sul tema dei syncategoremata espressioni del tipo solo, nel mentre che, oltre, eccetto, almeno e cos via, che pongono problemi del tutto nuovi rispetto alla logica antica. Gli studi sulle inferenze valide producono tutta una nuova letteratura dedicata alla deduzione. Verso la ne del XII e linizio del XIII secolo trattati speciali sono dedicati agli insolubilia (paradossi semantici sullesempio di quello del mentitore: Questa frase falsa). La logica sviluppata in questi trattati fu chiamata, non senza orgoglio, Logica modernorum. In che misura questi loso si possono considerare moderni in rapporto ai loro avi, ossia alle grandi gure dei secoli precedenti come SantAnselmo da Canterbury, San Tommaso dAquino, San Bonaventura e cos via? Per quel che so, la chiesa non ha canonizzato nemmeno uno degli autori della Logica modernorum. Stavano uccidendo i loro padri cos come gli scienziati del Rinascimento avrebbero ucciso loro (per un lungo periodo almeno, e solo adesso cominciamo ad accorgerci che essi erano molto pi moderni di quanto credessero i loro avversari scienziati).

Sulle spalle di giganti


Ovviamente i pensatori medievali non proclamarono mai apertamente che quello che scrivevano era in contraddizione con la tradizione precedente. Al contrario, essi erano dei bugiardi spudorati e presentarono idee nuove travestendole con gli abiti di quelle vecchie. Una volta Maritain ha detto che con Descartes e il suo cogito i loso cominciarono a presentarsi come debuttant dans labsolu. Dopo Descartes la mossa tipica dei pensatori (e dei poeti) contemporanei stata quella di chiarire

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subito che essi riutavano in toto la tradizione e proponevano qualcosa di provocatoriamente nuovo. E lo facevano (e noi continuiamo a farlo) anche quando non avevano in realt nulla di nuovo da dire. Nel Medioevo invece gli intellettuali seguivano una via del tutto opposta. Presentavano qualcosa di nuovo travestendolo da verit tradizionale. In altre parole, i moderni dicono che stanno uccidendo i loro padri anche quando li rispettano. Gli intellettuali del Medioevo invece dicono di rispettare i loro padri anche quando li stanno uccidendo. C un topos in grado di incarnare in modo esemplare questabitudine ed quello dei nani sulle spalle dei giganti. In molti pensano che si tratti di un aforisma moderno e citano Burton: Un nano che sta sulle spalle di un gigante vede pi lontano del gigante stesso, o Newton, quando disse: se ho visto pi lontano, perch stavo sulle spalle di giganti. Tuttavia la storia parecchio pi antica. La fonte principale del noto aforisma un passo del Metalogicon (III, 4) di Giovanni da Salisbury:
Dicebat Bernardus Carnotensis nos esse quasi nanos gigantium humeris insidentes, ut possimus plura eis et remotiora videre, non utique proprii visus acumine, aut eminentia corporis, sed quia in altum subvehimur et extollimur magnitudine gigantea. [Bernardo da Chartres diceva che noi siamo come dei nani che stanno sulle spalle dei giganti perch possiamo vedere di pi e pi lontano di loro, e non per lacutezza della nostra vista o per la statura del corpo ma perch siamo portati in alto e sollevati dalla grandezza dei giganti.]

Di fatto lidea (se non la stessa metafora dei nani) appare in Prisciano sei secoli prima. Ma un tramite interessante fra Prisciano e Bernardo sarebbe Guglielmo di Conches, che di nani e di giganti parla nelle sue glosse a Prisciano. Il testo di Guglielmo anteriore a quello di Giovanni da Salisbury ed stato scritto negli anni in cui Bernardo cancelliere a Chartres. Ma troviamo laforisma in numerosi altri testi del periodo; nel XIII secolo appare per esempio in Gerardo di Cambrai, Raoul de Longchamp, Egidio di Corbeil, Gerardo dAlvernia, nel XIV secolo in Alexandre Ricat, medico dei re di Aragona, nel XVI nellopera di Ambroise Par, e cos via. un aforisma umile o orgoglioso? A seconda di come lo si prende, pu essere inteso nel senso che conosciamo, sia pure meglio, tutto quello che gli antichi ci hanno insegnato, oppure che conosciamo, sia pure grazie al debito con gli antichi, ben pi di loro. Se un aforisma analogo, che appare in San Bernardo, il quale parla degli spigolatori che vanno dietro ai mietitori, non lascia adito a dubbi poich gli spigolatori raccolgono solo gli avanzi dei grandi mietitori resta ambigua la posizione di Prisciano, e del suo glossatore Guglielmo di Conches, il quale dice che i moderni sono pi perspicaci, ma non pi sapienti. Nel Medioevo si dicono cose vere solo se esse sono sostenute da una auctoritas precedente, a tal punto che, se si ha il sospetto che lauctoritas non sostenga la nuova idea, si provvede a manipolarne la testimonianza. Ed per questo che Alano da Lilla scrive che lauctoritas ha un naso di cera. Viene naturale a un uomo del Medioevo usare laforisma, poich la modalit di discussione tipica dellepoca il commento e la glossa. Si deve sempre partire da un gigante, insomma. Ma se si moderni si pu andare oltre.

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Uno dei temi ricorrenti nella cultura medievale la progressiva senescenza del mondo, ma laforisma di Bernardo dice che, anche se mundus senescit, e inesorabilmente, si possono comunque apprezzare alcuni vantaggi in questa tragedia. Seguendo Prisciano, Bernardo usa laforisma nellmbito di un dibattito sulla grammatica, al momento di discutere il tema della conoscenza e dellimitazione dello stile degli antichi. Il tema non ha nulla a che fare con nozioni quali il miglioramento delle conoscenze teologiche o scientifiche. Bernardo (come attesta Giovanni da Salisbury) rimproverava gli allievi che copiano servilmente gli antichi e diceva che il problema non era tanto scrivere come loro ma imparare da loro a scrivere bene come loro avevano fatto. Quindi, nel suo aforisma un appello allindipendenza e al coraggio di innovare cera, seppure non nei termini in cui noi lo intendiamo oggi. E non bisogna trascurare il fatto che Giovanni da Salisbury riprenda laforisma non nel contesto della grammatica, ma in un capitolo in cui discute il De interpretatione di Aristotele. Appena qualche anno prima, Adelardo da Bath si era scagliato contro una generazione che riteneva accettabili solo le scoperte fatte dagli antichi. Un secolo dopo, Sigieri da Brabante avrebbe detto che lauctoritas da sola non basta, poich siamo uomini come coloro a cui ci ispiriamo, e quindi perch non dovremmo impegnarci nella ricerca razionale come fecero loro?.

Rinascimento e XVII secolo


C poco da dire sulla nozione di modernit che domina il Rinascimento. comunque abbastanza curioso che luomo del Rinascimento creda di essere tanto moderno quanto abile a ritornare al passato, e alla sapienza sconosciuta non solo dei greci ma anche degli oracoli della Caldea e del Corpus Hermeticum. Ci sono alcune curiose analogie fra lappello del Rinascimento alla sapienza degli antichi e linvocazione postmoderna di una Nuova Era (New Age). In entrambi i casi, il ritorno a una sapienza antica presentato come una forma di modernit, o di postmodernit. certo in ogni caso che il richiamo alle humanae litterae venne inteso dagli uomini del Rinascimento come una difesa orgogliosa di un nuovo modo di fare losoa, teologia e poesia. allincirca da questepoca che il termine gotico comincia a caratterizzare una cultura barbara del passato, una cultura che gli uomini nuovi rappresentati da Pico della Mirandola avevano il dovere di ripudiare. Nellet barocca, la gente si trov di fronte allesperienza scioccante del mutamento totale della visione del mondo, anche se cerc disperatamente di ignorarlo. Molti si sentirono obbligati a essere moderni, anche se ci non piacque loro, e furono incapaci di far fronte a un tale shock. Per darvi unidea di questo trauma, invece di tentare una complessa panoramica della cultura del XVII secolo, perdonatemi se mi cito e, per amore di brevit, leggo una pagina dal mio romanzo Lisola del giorno prima (cap. 40):
Ch, se dovessi trarne una conclusione, dovrei andare a ripescare tra le carte di Roberto una nota, che risale certamente a quelle notti in cui ancora si interrogava su un possibile Intruso. Quella sera Roberto guardava ancora una volta il cielo. Ricordava come alla Griva, quando era crollata per let la cappella di famiglia, quel suo precettore carmelitano che aveva fatto esperienza in Oriente, aveva consigliato

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che ricostruissero quel piccolo oratorio alla moda bizantina, a forma rotonda con una cupola centrale, che proprio nulla aveva a che vedere con lo stile a cui si era abituati in Monferrato. Ma il vecchio Pozzo non voleva metter naso nelle cose darte e di religione, e aveva ascoltato i consigli di quel santuomo. Vedendo il cielo antipode, Roberto si rendeva conto che alla Griva, in un paesaggio circondato da ogni lato dalle colline, la volta celeste gli appariva come la cupola delloratorio, ben delimitata dal breve cerchio dellorizzonte, con una o due costellazioni che egli era capace di riconoscere, cos che per quanto sapesse lo spettacolo mutava di settimana in settimana, visto che andava a dormire di buonora, non aveva mai avuto modo di rendersi conto che esso cambiava persino nel corso della stessa notte. E quindi quella cupola gli era sempre parsa stabile e rotonda, e di conseguenza altrettanto stabile e rotondo aveva concepito luniverso mondo []. Ora, spettatore antipode dellinnita distesa di un oceano, scorgeva un orizzonte sconnato. E in alto sopra il capo vedeva costellazioni mai viste. Quelle del suo emisfero le leggeva secondo limmagine che altri ne avevano gi ssato, qui la poligonale simmetria del Gran Carro, l lalfabetica esattezza di Cassiopea. Ma sulla Daphne non aveva figure predisposte, poteva unire qualsiasi punto con ciascun altro, trarne le immagini di un serpente, di un gigante o di una coda di insetto velenoso, per poi disfarle e tentare altre forme. In Francia e in Italia osservava anche in cielo un passaggio denito dalla mano di un monarca, che aveva ssato le linee delle strade e dei servizi postali, lasciando tra esse le macchie delle foreste. Qui invece era pioniere in una terra ignota, e doveva decidere quali sentieri avrebbero collegato un picco a un lago, senza un criterio di scelta, perch non vi erano ancora citt nelle falde delluno o sulle rive dellaltro. Roberto non guardava costellazioni: era condannato a istituirle. Si sgomentava che linsieme si disponesse come una spirale, un guscio di chiocciola, un vortice. a quel punto che si ricorda di una chiesa, assai nuova, vista a Roma ed lunica volta che ci lascia immaginare di aver visitato quella citt, forse prima del viaggio in Provenza. Quella chiesa gli era parsa troppo diversa e dalla cupola della Griva e dalle navate, geometricamente ordinate per ogive e crociere, delle chiese viste a Casale. Ora capiva perch: era come se la volta della chiesa fosse un cielo australe, che invogliava locchio a tentare sempre nuove linee di fuga, senza mai riposarsi su un punto centrale. Sotto quella cupola, dovunque si collocasse, chi guardava verso lalto si sentiva sempre ai margini. Si rendeva ora conto che, in modo pi imprecisato, meno evidentemente teatrale, vissuto attraverso piccole sorprese giorno per giorno, quella sensazione di un riposo negato laveva avuta prima in Provenza e poi a Parigi, dove ciascuno in qualche modo gli distruggeva una certezza e gli indicava un modo possibile di disegnare la mappa del mondo, ma i suggerimenti che gli provenivano da parti diverse non si componevano in un disegno nito. Udiva di macchine che potevano alterare lordine dei fenomeni naturali, in modo che il grave tendesse in alto e il leggero piombasse al basso, che il fuoco bagnasse e lacqua bruciasse, come se lo stesso creatore delluniverso fosse capace di emendarsi, e potesse inne costringere le piante e i ori contro le stagioni, e le stagioni a ingaggiare una lotta col tempo. Se il creatore accettava di mutar davviso, esisteva ancora un ordine che Egli avesse imposto alluniverso? Forse ne aveva imposti molti, sin da principio, forse era disposto a cambiarli giorno per giorno, forse esisteva un ordine segreto che presiedeva a quel mutare di ordini e di prospettive, ma noi eravamo destinati a non scoprirlo mai, e a seguire piuttosto il gioco mutevole di quelle apparenze dordine che si riordinavano a ogni nuova esperienza.

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E allora la storia di Roberto de la Grive sarebbe solo quella di un innamorato infelice, condannato a vivere sotto un cielo esagerato, che non riuscito a conciliarsi con lidea che la terra vaghi lungo unellisse di cui il sole soltanto uno dei fuochi.

Ci stiamo avvicinando a epoche nelle quali il concetto di modernit sempre pi simile al nostro. Gli illuministi pensavano di essere non solo moderni, ma anche coloro che con la loro Encyclopedie distruggevano unobsoleta immagine del mondo. La Rivoluzione francese e il mito di Napoleone si presentarono nel segno del nuovo. Kant era certo di aver fatto una rivoluzione copernicana. I romantici che combatterono la bataille de lHernani per una nuova letteratura si consideravano i tedofori di un nuovo Zeitgeist. La losoa hegeliana ha convinto una generazione dopo laltra che il Presente sta in un certo senso fagocitando e assimilando il Passato, per plasmarlo in forme sempre nuove. Solo lepisodio del Decadentismo sembra rimettere in favore le epoche passate di contro al trionfo della modernit. Ma basta pensare a un glio del Decadentismo come DAnnunzio per vedere come lamore del passato si confonde, in un nodo inestricabile, con lesaltazione della giovent e della modernit. Le avanguardie storiche allinizio del XX secolo rappresentano il trionfo nale dellideologia del Moderno. Se i futuristi italiani volevano uccidere, assieme al passato, anche il chiaro di luna, ogni movimento davanguardia successivo si presentato come una feroce operazione chirurgica avente per scopo ultimo una totale tabula rasa. E le cose sono andate cos, a tal punto che le ultime incarnazioni della modernit non potevano far altro che creare, dal suo interno, la pi ovvia delle reazioni, ossia la svolta dal moderno al postmoderno.

Postmoderno
Malauguratamente postmoderno un termine buono tout faire. Ho limpressione che oggi lo si applichi a tutto ci che piace a chi lo usa. Daltra parte, sembra ci sia un tentativo di farlo slittare allindietro: allinizio sembrava adattarsi solo a alcuni scrittori o artisti attivi negli ultimi ventanni, poi gradualmente arrivato sino allinizio del secolo, e la marcia continua. Di questo passo la categoria del postmoderno includer presto Omero. Di fatto, credo che il postmoderno non sia una tendenza circoscrivibile in termini cronologici, ma piuttosto una categoria ideale o, meglio ancora, un Kunstvollen, un modo di operare. Si pu dire che ogni epoca ha il proprio postmoderno, cos come ogni epoca ha il suo manierismo (e, in effetti, mi chiedo se postmoderno non sia il nome moderno del Manierismo, come categoria metastorica). Credo che in ogni epoca si arrivi a dei momenti di crisi quali quelli descritti da Nietzsche nella Seconda inattuale, sul danno degli studi storici. Il passato ci condiziona, ci sta addosso, ci ricatta. Le avanguardie storiche (ma io penserei che anche quella di avanguardia sia una categoria metastorica, che potrebbe includere anche i poetae novi dei tempi di Catullo) cercano di regolare i conti col passato. Abbasso il chiaro di luna: lavanguardia distrugge il passato, lo sfigura: le Demoiselles dAvignon sono il tipico gesto di avanguardia. Poi lavanguardia va oltre, distrugge la gura, la cancella, arriva allastratto, allinformale, alla tela bianca, alla tela lace-

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rata, bruciacchiata. In architettura, o nelle arti visive, sar il curtain wall, ledicio come stele, puro parallelepipedo, larte minimalista; in letteratura, la distruzione del flusso del discorso, il collage alla Burroughs, il silenzio, la pagina bianca; in musica, il passaggio dallatonale al rumore e poi al silenzio assoluto (in questo senso, il primo Cage ancora moderno). Ma arriva il momento che lavanguardia (il moderno) non pu pi andare oltre, poich ha prodotto un metalinguaggio che parla dei suoi impossibili testi (larte concettuale). La risposta postmoderna al moderno consiste nel riconoscere che il passato, visto che non pu essere davvero distrutto, poich la sua distruzione porta al silenzio, deve essere rivisitato: ma con ironia, in modo non innocente. Penso allatteggiamento postmoderno come a quello di chi ami una donna molto clta, e che sappia che non pu dirle Ti amo alla follia, poich lui sa che lei sa (e che lei sa che lui sa) che queste frasi le ha gi scritte Liala. Tuttavia c una soluzione. Potr dirle: Come direbbe Liala, ti amo alla follia. A questo punto, avendo evitato la falsa innocenza, avendo detto chiaramente che non si pu pi parlare innocentemente, costui avr per detto alla donna ci che voleva dirle: che la ama, ma che lama in unepoca di innocenza perduta. Se la donna sta al gioco, avr ricevuto lo stesso una dichiarazione damore. Nessuno dei due interlocutori si sentir innocente, entrambi avranno accettato la sfida del passato, del gi detto che non si pu eliminare; entrambi giocheranno consapevolmente e con piacere al gioco dellironia Ma entrambi saranno riusciti, ancora una volta, a parlare damore Ironia, gioco metalinguistico, enunciazione al quadrato. Cos, col moderno chi non capisce il gioco pu solo riutarlo; ma col postmoderno, sempre possibile non capire il gioco e prendere le cose sul serio. C chi parla di doppia codica (double coding). Che , dopo tutto, il pregio (e il rischio) dellironia. C sempre qualcuno che prende il discorso ironico come se fosse serio. Penso che i collage di Picasso, di Juan Gris e di Braque fossero moderni: per questo la gente normale non li accettava. Al contrario, i collage che faceva Max Ernst, montando insieme pezzi di incisioni ottocentesche, erano postmoderni: si possono anche leggere come un racconto fantastico, come il racconto di un sogno, senza accorgersi che rappresentano un discorso sullincisione, e forse sul collage stesso. Se il postmoderno questo, chiaro allora perch Sterne e Rabelais fossero postmoderni, perch lo certamente Borges, e perch in uno stesso artista possono convivere, alternarsi o seguirsi a breve distanza il momento moderno e quello postmoderno. Si pensi a Joyce. Il Portrait la storia di un tentativo moderno. I Dubliners, anche se vengono prima, sono ancora pi moderni del Portrait. Ulysses sta al limite. Finnegans Wake gi postmoderno, o almeno apre il discorso postmoderno: richiede, per essere compreso, non la negazione del gi detto, ma il suo ripensamento ironico. Il pi grosso problema nellera postmoderna quello dellinfluenza e dellangoscia che provoca. Prendere i nostri padri come modelli e come spunti di riflessioni ironiche, ancora un modo di sfidarli, anche se assai curioso. Ogni sfida, nello sport come in guerra, contraddistinta dalla volont di far qualcosa di pi, se non qualcosa contro, colui che si sfida, dal desiderio di diseredarlo e di togliergli il primato. Se, come proclamarono i futuristi, una moderna auto da corsa era pi bella della Vittoria di Samotracia, la sfida consisteva nel mettere lauto al posto della statua antica sullo scalone principale del Louvre e, se ci non era

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possibile, di creare un museo darte moderna in cui esporre lauto e lOlivetti lettera 22 come esempi di un nuovo classicismo. Cosa accade nel caso della sfida postmoderna, che non consiste tanto nellandare avanti, bens nel tornare indietro? Gli artisti che passano il loro tempo a manipolare e reinterpretare la Vittoria di Samotracia stanno davvero uccidendo i loro padri o non cercano invece di riaffermare disperatamente il loro potere? Riesco a immaginare una possibile risposta a questo tremendo quesito: va bene, il postmoderno stato solo una parentesi nella dialettica millenaria fra vecchi e giovani. Una volta liquidata la frenesia postmoderna, le generazioni ricominceranno la loro eterna lotta. Tuttavia, al di fuori del regno dellarte e della letteratura, intravedo alcuni caratteri del nostro presente che mettono in dubbio una prospettiva cos ottimistica. La querelle fra antichi e moderni non nasce mai solo grazie a una decisione autonoma degli artisti o dei pensatori, invece glia del mutamento complessivo di una situazione culturale, allo stesso modo in cui una rivoluzione non dipende mai solo dalle decisioni di un gruppo rivoluzionario ma preparata, incoraggiata e supportata dal collasso di un intero ancien rgime. Al tempo di Marinetti era possibile proporre unauto da corsa come nuovo emblema della bellezza, perch lauto da corsa offendeva la sensibilit degli anziani, abituati ai cavalli o tuttal pi ai treni. Oggi, tanto per fare un esempio, come potrebbe il computer divenire lemblema delle nuove generazioni quando i primi a adottare la tecnologia informatica sono stati (ventanni fa) attempati professori universitari, molto tempo prima che i loro studenti accedessero a queste macchine? Nellera della globalizzazione le innovazioni tecnologiche (con tutti i cambiamenti linguistici, comportamentali e morali che si portano dietro) vengono accettate contemporaneamente dai padri e dai gli, o, per essere politicamente corretti, dalle madri e dalle glie. Non certo uninnovazione diffondere il linguaggio delle chat line, dal momento che si scoprono vecchi pedoli che adottano il linguaggio delle loro vittime. Le innovazioni vengono irradiate da qualche centro autonomo, nel quale un vecchio giapponese inventa un nuovo chip che cambier radicalmente il nostro modo di comunicare: ma una tale scoperta sar immediatamente accettata da padri e figli. La televisione offre ai bambini i Pokemon e ai grandi il Grande fratello, ma i genitori non hanno difficolt ad accettare il linguaggio dei Pokemon, non ne sono scioccati. Allora nel futuro prossimo come potr un artista davanguardia produrre unarte corrispondente ai Pokemon con la pretesa di sfidare il gusto delle vecchie generazioni? Se Picasso oggi dipingesse le Demoiselles dAvignon, il suo modello iconografico sarebbe subito carpito dallindustria pubblicitaria per promuovere un nuovo prodotto gerontologico, in grado di sedurre un pubblico coi capelli bianchi. Non c pi nessun intervallo fra innovazione e totale accettazione sociale. Per questo motivo, per le nuove generazioni lunico modo di distinguersi dagli anziani diventato tingersi i capelli, mettersi un anello al naso, passare la notte intera in discoteche con musica assordante, e credere cos che lunica avanguardia sia ormai lautosegregazione. Ma in questo modo essi stanno facendo proprio quel che lindustria del divertimento, governata dai loro padri, suggerisce loro un modo inoltre per tenerli buoni. Linnovazione globale e istantanea

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rende obsoleto il concetto di rivoluzione. Anche la cosiddetta New Age rappresenta un ritorno a tradizioni del passato e rimane sotto lo stretto controllo di coloro che, grazie alla loro esperienza, sanno come e fino a che punto riviverle. Anche i poeti simbolisti della fine del XIX secolo celebravano e cercavano di rievocare il passato: Je suis lempire la fin de la decadence / Qui regarde passer les grands barbares blancs / En composant des acrostiques indolents / O la langueur du soleil dor danse [Io sono lImpero alla fine della decadenza, / che guarda passare i grandi Barbari bianchi / componendo acrostici indolenti / in aureo stile in cui danza il languore del sole], cantava Verlaine. Ma un tale ritorno al passato era vagheggiato da unlite di giovani artisti in opposizione al trionfo della modernit industriale, per sfidare le attese e le opinioni della folla. Oggi al contrario, ogni ritorno a Avalon, al Santo Gral, alle segrete e ai castelli, lanciato e confezionato dallindustria del fantastico e dellocculto. Certo il titolo del mio intervento era la querelle degli antichi e dei moderni, ma quello su cui volevo concentrare lattenzione era the day after. Ecco, ci troviamo adesso proprio in quel giorno dopo. Vi confesso francamente che mi avrebbero potuto invitare a un convegno su questo stesso tema quarantanni fa. Ma allora avevo poco meno di trentanni. Il mio discorso avrebbe indispettito i miei maestri e sarebbe piaciuto ai miei giovani compagni. Perch continuate a invitarmi, invece di chiamare dei giovani capaci di scandalizzarmi? C del marcio nel nostro mondo globalizzato. UMBERTO ECO