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Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualit dellaria ambiente

2 ELEMENTI DI SINTESI SULLINQUINAMENTO ATMOSFERICO Nel presente capitolo viene inquadrata la situazione del sistema aria sul territorio regionale. Viene valutata lentit della pressione esercitata sul territorio dalle diverse fonti di emissione sia di origine antropica che naturale (anche se linventario regionale delle emissioni in atmosfera in avanzata fase di elaborazione). Poich le postazioni di rilevamento della qualit dellaria non possono essere rappresentative della distribuzione di livelli di concentrazione degli inquinanti al di fuori dellagglomerato o zona di pertinenza; sulla parte di territorio regionale non coperta da monitoraggio sistematico saranno applicati modelli di simulazione e/o tecniche di stima per la valutazione della qualit dellaria. 2.1 FONTI DI EMISSIONE DI INQUINANTI NELLARIA: STIME APAT

La qualit dellaria il risultato di un equilibrio complesso tra gli apporti diretti degli inquinanti emessi in aria, ci che chiamiamo le emissioni di inquinanti, e tutta una serie di fenomeni ai quali gli inquinanti sono sottomessi una volta che si trovano in atmosfera: il trasporto, la dispersione (i venti e le turbolenze allorigine della diluizione delle emissioni) la deposizione e infine le trasformazioni chimiche (per esempio sotto leffetto dellirraggiamento solare come la produzione dellozono estivo a partire dagli ossidi di azoto e dagli idrocarburi). E per questo che non bisogna confondere le concentrazioni nellaria ambiente degli inquinanti [espressi per esempio in microgrammi per metro cubo (g/m3) o per un indice di qualit dellaria], che caratterizza la qualit dellaria respirata, e le emissioni di inquinanti (di cui le quantit sono espresse in grammi, chilogrammi o tonnellate) scaricate da una fonte data ( un camino, un tubo di scappamento,) durante una durata determinata (ora, anno,). Dalle emissioni dipende la qualit dellaria, anche se non c un legame semplice e diretto tra i due elementi. A partire dalle emissioni di inquinanti equivalenti in luogo e intensit, i livelli degli inquinanti nellambiente possono variare di un fattore venti seguendo le condizioni meteorologiche pi o meno favorevoli alla dispersione e dunque alla diluizione, o al contrario alla concentrazione di questi inquinanti. La conoscenza di queste emissioni dunque primordiale per il monitoraggio della qualit dellaria (AIRPARIF, 2005). Alla data di elaborazione del presente Piano, la Regione Siciliana si sta adoperando alla redazione dellinventario delle emissioni a livello regionale quale strumento conoscitivo, la cui importanza stata ribadita dal D. Lgs. n. 351 del 4/08/1999, e dal D.M. 60/02 secondo quanto previsto dallallegato 2 del DM 261/2002. Infatti, una delle principali novit introdotte dalla nuova normativa consiste nellintegrazione delle informazioni derivanti dalla misura degli inquinanti e da due nuovi strumenti: linventario delle emissioni (ARTA) e la modellistica numerica ambientale (ARPA Sicilia). Tali importanti strumenti sono in avanzato stato di progettazione da parte dellAssessorato Territorio ed Ambiente ed in corso di realizzazione da parte di ARPA Sicilia. La sua realizzazione sar completata presumibilmente entro la fine del 2007 (Allegato 8). Linventario contiene il censimento delle sorgenti, le quantit annue di inquinanti emessi da tutte le sorgenti di emissione in atmosfera ivi comprese quelle dei principali insediamenti produttivi. Per la costruzione dellinventario regionale le emissioni sono state suddivise come puntuali o come lineari/nodali (arterie e nodi di comunicazione). Per la costruzione dellinventario per particolari infrastrutture (porti, aeroporti, traffico veicolare, etc..) sono stati e saranno utilizzati specifici modelli per la stima delle emissioni. La stima delle emissioni in aria di gas inquinanti, gas serra, composti organici persistenti e metalli pesanti si basa su una metodologia consolidata, rispetto alla quale la ricerca continua ad affinare strumenti e metodi. Il progetto CORINAIR (COoRdination-INformation-AIR), promosso e coordinato dalla Comunit Europea nellambito del programma sperimentale CORINE (COoRdinated Information on the Environment in the European Community), ne lasse portante dal 1985, anno in cui stato realizzato il primo inventario italiano armonizzato a livello europeo. Il principale obiettivo della prima fase delle attivit di tale progetto, al quale hanno partecipato tutti i Paesi membri della Comunit, stato la realizzazione di un inventario prototipo delle emissioni di Ossidi di Zolfo (SOX), Ossidi di Azoto (NOX) e Composti Organici Volatili (COV) riferito allanno 1985, da utilizzare come base scientifica per la scelta delle politiche ambientali in materia di inquinamento atmosferico. L'inventario del 90 ha opportunamente rivisto la metodologia applicata nel 1985, estendendo il numero di inquinanti considerati e cio SO2, CO, CO2, NH3, N2O, NOX, CH4, composti organici volatili non metanici (COVNM), ampliando il numero di attivit censite ed armonizzando ulteriormente i metodi di stima delle emissioni in Europa. La classificazione delle fonti di emissione, adottata nellambito del progetto definita in termini di Macrosettori. Ciascuna delle 11 voci di questo livello suddivisa in settori (in tutto 76) che sono a loro volta suddivisi in attivit (in tutto 375). Gli 11 Macrosettori CORINAIR sono: 1. Centrali Elettriche Pubbliche, Cogenerazione e Teleriscaldamento 2. Combustione Terziario ed Agricoltura 3. Combustione nellindustria 4. Processi produttivi 5. Estrazione e distribuzione di combustibili fossili

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6. Uso di solventi 7. Trasporto su strada 8. Altre fonti mobili 9. Trattamento e smaltimento rifiuti 10. Agricoltura e silvicoltura e cambiamento del suolo 11. Natura La suddivisione territoriale utilizzata nel progetto CORINAIR considera quattro livelli di unit territoriali e individua, per lItalia, le entit geografico-amministrative corrispondenti: livello 1: gruppi di regioni (Italia settentrionale, centrale, meridionale e insulare); livello 2: regioni; livello 3: province; livello 4: comuni. Il progetto CORINAIR, realizza linventario delle emissioni per le unit territoriali di livello 3. Di seguito di presentano le stime APAT regionali di CH4, CO, CO2, COVNM, N2O, NH3, NOX, SO2 e PM10 relative agli anni 1990 1995, 2000 e 2003. In linea generale si ricorda che, a partire dalla met degli anni 80, le emissioni di biossido di zolfo sono state fortemente ridotte, grazie allintroduzione negli usi civili ed industriali di combustibili a basso tenore di zolfo e del gas naturale, praticamente privo di zolfo. Questo, insieme ad altre misure di intervento sui processi (miglioramento dellefficienza, processi meno inquinanti) e/o sulle emissioni (abbattimento degli inquinanti ai camini) ha portato, a partire dalla seconda met degli anni 80, ad un generalizzato contenimento delle emissioni da fonti fisse di altri inquinanti, tra cui gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio, i composti organici. Relativamente alle emissioni dal settore trasporti, laumento del numero di veicoli e del consumo di combustibili ha controbilanciato leffetto positivo dovuto alla diffusione di veicoli meno inquinanti; questo, oltre ad aumentare le situazioni di congestione con i connessi disagi, ha fatto permanere i problemi legati alle emissioni di inquinanti caratteristici del traffico. 2.1.1 EMISSIONI DI PARTICOLATO (PM10) Lindicatore rappresenta una stima, regionale e disaggregata per provincia e per settori delle emissioni di PM10 (polveri di dimensioni inferiori a 10 m) per valutarne landamento nel tempo. Il particolato costituito dallinsieme di tutto il materiale non gassoso, generalmente solido, in sospensione nellaria. Le polveri da dimensione inferiore a 10 m hanno origine sia naturale sia antropica. Le particelle di origine naturale sono generate dallerosione dei suoli o dei manufatti (frazione pi grossolana) da parte di agenti atmosferici, dal trasporto di sabbia proveniente dal Sahara, dal materiale inorganico prodotto da agenti naturali (vento e pioggia), dallemissioni vulcaniche e dalla produzione di aerosol (marino e biogenico) (frammenti vegetali, polline, spore). Una parte consistente delle polveri presenti in atmosfera ha origine secondaria ed dovuta alla reazione di composti gassosi quali ossidi di azoto, ossidi di zolfo, ammoniaca e composti organici. Nelle aree urbane il materiale particolato pu avere origine da lavorazione industriali (cantieri edili, fonderie, cementifici), dallusura dellasfalto, dei pneumatici, dei freni, delle frizioni e dalle emissioni di scarico degli autoveicoli, in particolare quelli dotati di motore diesel. Le polveri hanno una notevole rilevanza sanitaria per lalta capacit di penetrazione nelle vie respiratorie. Le stime effettuate sono relative solo alle emissioni di origine primaria, mentre non sono calcolate quelle di origine secondaria cos come quelle dovute alla risospensione delle polveri depositatesi al suolo. La Direttiva LCP 2001/80/CE indica i valori limite di emissioni di polveri per combustibili solidi, liquidi e gassosi nei grandi impianti di combustione e la Raccomandazione 2003/47/CE fornisce orientamenti per gli Stati Membri nellelaborazione del piano nazionale di riduzione delle emissioni nei grandi impianti individuati nella Direttiva citata. Il DM 60 del 02/04/02 introduce i valori limite per il PM10 che sono entrati in vigore dal 01/01/2005 (fase 1) e che verranno ulteriormente ridotti a partire dal 01/01/2010 (fase 2). La Figura 2.1. raffigura landamento nel tempo delle emissioni provinciali di PM10 per ci che concerne gli anni che vanno dal 1990 al 2003. La tabella 2.1. riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento 1990, 1995, 2000 e 2003. Dallanalisi della Figura 2.1. che riporta la distribuzione provinciale di emissioni da PM10 con il relativo andamento negli anni 1990, 1995, 2000 e 2003 si nota un aumento nelle stime realizzate ed una natura eterogenea del particolato PM10. I settori che incidono maggiormente sono: Settore 7: Trasporti stradali con un valore di 2931,22 t/anno; Settore 11: Altre sorgenti di Emissione ed assorbimenti con 12933 t/anno. Per quanto riguarda il settore trasporti il particolato pu avere origine dallusura dellasfalto, dei pneumatici , dei freni, delle frizioni e dalle emissioni di scarico degli autoveicoli, in particolare quelli dotati di motore diesel. Per il settore Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti il particolato ha origine naturale, ne fanno parte le polveri sospese, il materiale organico disperso dai vegetali (pollini e frammenti di piante), il

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materiale inorganico prodotto da agenti naturali (vento e pioggia), dallerosione del suolo o dei manufatti (frazione pi grossolana) ecc. I valori di emissioni rilevati dalle tabelle associate alle figure sopra descritte riportano flussi elevati di PM10 che hanno un impatto certo sullambiente circostante. Questo sar uno dei settori emissivi su cui nei prossimi anni si dovr agire per programmare delle azioni di contenimento di emissione di flussi relativi al PM10.

Trend di emissioni di PM10 (t/anno)


6000 5000 4000 3000 2000 1000 0
to ta et en ig ss r ni Ag lta Ca ia an at C na En a in ss e m er al P o a a us us ag ac r R Si ni pa a Tr

1990

1995

2000

2003

Figura 2.1:Trend emissioni provinciali PM10

PROVINCIA Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani TOTALE

1990 1268,578 1813,127 2134,604 617,539 4681,447 3677,369 755,129 3922,626 1482,004 20.352,42

1995 1345,498 2208,624 1979,869 631,543 5093,808 3134,272 717,665 3765,140 1473,539 20.349,96

2000 1306,662 1037,241 2045,997 703,821 4527,814 2585,221 808,137 2537,957 1365,514 16.918,36

2003 2119,59 1499,53 3367,94 1387,57 5346,48 4916,44 1354,09 2686,23 3187,63 25865,50

Tabella 2.1: Trend emissioni provinciali di PM10 (t/anno)

Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Totale PM10 (t/anno) Combustione-Energia ed industria di trasformazione 1 54.86 146.33 0.65 0.22 297.12 182.95 0.14 396.31 21.42 1100 Combustione-Non industriale 2 39.72 39.60 107.79 53.16 63.41 75.02 33.46 25.52 43.63 481.31 Combustione-Industria

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3 Processi produttivi 4 Trasporti stradali 7 Altre sorgenti mobili 8 Trattamento e Smaltimento Rifiuti Agricoltura ed Allevamento

49.01 97.07 205.18 262.64

11.90 39.28 98.15 138.35

151.60 120.60

13.79 36.90

56.96 117.32

110.25

86.75

58.93 310.21 212.23 47.55

91.99

631.18

189.96 146.20 365.17 103.35 238.58 79.21

98.15 1155.69 454.50 2931.22 248.46 1341.64

233.73 100.65 1158.26 152.07 119.88 54.90

25.07

27.74

15.22

44.06

0.85

54.17

13.24

8.45

16.86

205.66

10 32.48 37.96 62.26 31.34 70.56 23.58 24.48 Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti 11 1060 750 1684 694 2673 2458 677 Tabella 2.2: Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali PM10 t/anno (2003) 2.1.2 EMISSIONI MONOSSIDO DI CARBONIO (CO)

8.84

24.24

315.74

1343

1594

12933

Lindicatore fornisce una stima delle emissioni provinciali di CO e la relativa disaggregazione settoriale per valutarne landamento nel tempo. Il monossido di carbonio un gas inodore ed incolore e viene generato durante la combustione di materiali organici quando la quantit di ossigeno a disposizione insufficiente. La principale sorgente di CO rappresentata dal traffico veicolare (circa l80% delle emissioni a livello mondiale), in particolare dai gas di scarico dei veicoli a benzina. La concentrazione di CO emessa dagli scarichi dei veicoli strettamente connessa alle condizioni di funzionamento del motore; si registrano concentrazioni pi elevate con motore al minimo ed in fase di decelerazione, condizioni tipiche di traffico urbano intenso e rallentato. Utilizzando le stime elaborate dallAPAT, si fornita una descrizione dei quantitativi di CO emessi in Sicilia dal 1990 al 2003. La Direttiva 98/77/CE relativa alle misure da adottare per ridurre le emissioni dei veicoli a motore e la 97/687CE attiene allemissione di inquinanti gassosi e particolato. Altri riferimenti normativi concernono le emissioni da processi di combustione, tra cui lincenerimento dei rifiuti (DM n. 503 del 19/11/1997) e la combustione in impianti industriali (DM 12/07/90 e D. Lgs. N. 372, in recepimento della Direttiva 96/61/CE sullapproccio integrato). La Figura 2. presenta il trend delle emissioni provinciali di CO per ci che concerne gli anni che vanno dal 1990 al 2003. La Tabella 2.3 riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento. Dalla Figura 2.2 si nota come a livello provinciali dal 1990 al 1995 le emissioni di CO siano rimaste praticamente costanti, nel 2000 subiscono una diminuzione fino ad oltre il 30% per poi aumentare nel 2003. Questa riduzione facilmente leggibile dalla Tabella 3 associata alla figura descritta. Dallanalisi della Tabella 4 si evince che i macrosettori produttivi che incidono maggiormente nellemissione di CO sono principalmente i trasporti stradali (83597,16 t/anno) con percentuali relative elevate in tutte le province, ed anche in buona parte il macrosettore relativo al Settore 11( Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti) (411985 t/anno).

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Trend di emissioni di CO (t/anno)


250000 200000 150000 100000 50000 0
nt o M es sin a Pa le rm o ni ss et ta at an i En ag u ra cu rig e Tr a pa ni na a sa R sa Si

Ag

al ta

1990

1995

2000

2003

Figura 2.2: Trend emissioni provinciali CO

PROVINCIA Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani TOTALE

1990 52534,87 35345,03 124607,32 20558,17 95925,57 151747,50 35939,33 58498,89 65216,18 640372,88

1995 52427,16 33810,61 121104,71 20709,83 100545,46 148328,36 36947,46 57311,42 66194,24 637379,3

2000 35726,73 21951,82 85009,17 15381,11 81116,58 100583,40 25577,50 37834,90 45362,69 448543,905

2003 55114,44 40849,66 130914,09 28136,41 197999,96 169331,52 43080,3 57006,27 101537,57 823970,22

Tabella 2.3: Trend emissioni provinciali di CO (t/anno)

Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Totale CO (t/anno) Combustione-Energia ed industria di trasformazione 1 274.04 616.85 11.20 3.73 1422.03 910.72 2.48 1741.95 108.67 5091.67 Combustione-Non industriale 2 935.18 934.36 2531.89 1251.45 1482.34 1772.32 785.87 600.18 1027.76 11321.35 CombustioneIndustria 3 505.56 13.88 367.30 126.75 83.30 727.99 870.03 611.00 3650.73 6956.54 Processi produttivi 4 58.80 46.61 756.03 0 558.40 103.45 694.25 307.94 95.95 2621.43

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Trasporti stradali 7 Altre sorgenti mobili 8 Trattamento e Smaltimento Rifiuti Agricoltura ed Allevamento Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti 6043.96 3183.81 3499.42 2758.69 1262.78 5490.21 1822.85 1093.62 5717.70 30873.04 1206.59 923.70 2586.54 570.12 58760.29 4328.08 702.68 2758.13 11761.03 83597.16

144.36

159.74

87.66

253.71

4.88

311.91

76.26

48.65

97.09

1184.26

10

330.70

386.43

633.84

319.06

718.35

240.06

249.25

90.02

246.80

3214.51

11

27557

20425

65457

14068

99000

84666

21540

28503

50769

411985

Tabella 2.4: Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali CO t/anno (2003)

2.1.3 EMISSIONI DI SOSTANZE ACIDIFICANTI (SOX, NOX, NH3) Lindicatore fornisce una stima delle emissioni regionali di sostanze acidificanti SO2, NOx ed NH3, espresse come equivalenti acidi (H+/kg) e le relative disaggregazioni macrosettoriali, al fine di verificare landamento nel tempo, il raggiungimento degli obiettivi fissati dal protocollo di Goteborg ed il rispetto dei limiti definiti dalla normativa europea (Direttiva NEC). Il biossido di zolfo (SO2) il naturale prodotto di ossidazione della zolfo e dei composti che lo contengono allo stato ridotto. E un gas incolore e di odore pungente. Le principali emissioni di biossido di zolfo derivano dai processi di combustione che utilizzano combustibili di tipo fossile (gasolio, olio combustibile, carbone), in cui lo zolfo presente come impurit e dai processi metallurgici. Una percentuale molto bassa di biossido di zolfo nellaria (6-7%) proviene dal traffico veicolare, in particolare dai veicoli con motore diesel. La concentrazione di biossido di zolfo presenta una variazione stagionale molto evidente, con i valori massimi nella stagione invernale, laddove sono in funzione gli impianti di riscaldamento domestici. Il biossido di zolfo era ritenuto, fino agli anni 80, il principale inquinante dellaria ed certamente tra i pi studiati, anche perch stato uno dei primi composti a manifestare effetti sulluomo e sullambiente. Tuttavia, oggi, il progressivo miglioramento della qualit dei combustibili (minor contenuto di zolfo nei prodotti di raffineria, imposto dal D.C.P.M. del 14 novembre 1995 e dal D. LGS.66 del 21 marzo 2005) insieme al sempre pi diffuso uso del gas metano, hanno diminuito sensibilmente la presenza di SO2 nellaria. Gli ossidi di azoto (NOx) si formano principalmente dai processi di combustione che avvengono ad alta temperatura. In particolare, il biossido di azoto da ritenersi fra gli inquinanti atmosferici maggiormente pericolosi, sia perch per sua natura irritante, sia perch da inizio, in presenza di forte irraggiamento solare, ad una serie di reazioni fitochimiche secondarie che portano alla costituzione di sostanze inquinanti quali lozono, complessivamente indicate con il termine di smog fotochimico. Un contributo fondamentale allinquinamento da biossido di azoto e derivati fotochimici apportato, nelle citt, dai fumi di scarico degli autoveicoli. Lentit delle emissioni pu, in questo caso, variare anche in funzione delle caratteristiche, dello stato del motore e delle modalit di utilizzo dello stesso, (valore della velocit, accelerazione ecc.). In generale lemissione di ossidi di azoto, in modo particolare per il biossido di azoto, maggiore quando il motore funzione ad elevato numero di giri (arterie urbane a scorrimento veloce, autostrade ecc.). Lammoniaca (NH3) proviene in gran parte dalle fonti di origine agricola, dallallevamento e dai trasporti stradali. Si pu rilevare la presenza di ammoniaca nell'atmosfera molto facilmente grazie al suo odore penetrante. Gli usi dell'ammoniaca sono innumerevoli, una sostanza estremamente importante in campo industriale: come base per fertilizzanti agricoli, come componente per vernici, nell'industria cartaria come sbiancante, ecc.. Utilizzando le stime elaborate da APAT si rappresentato il trend emissivo dal 1990 al 2003 di SO2, NOx ed NH3, nonch la disaggregazione macrosettoriale al 2003. Gli obiettivi fissati dal Protocollo di Goteborg, nellambito della Convenzione di Ginevra sullinquinamento atmosferico transfrontaliero a lunga distanza (1999) sono i seguenti: a) SOx: valore limite 500 kt b) NOx: valore limite 1.000 kt c) NH3: valore limite 419 kt I limiti nazionali di emissione da raggiungere entro il 2010 fissati dalla Direttiva NEC (2001/81/CE) sono: SOx = 475 kt, NOx = 990 kt, NH3=419 kt (APAT, 2003). Questo indicatore verr aggiornato periodicamente ogni anno. Le emissioni di gas acidificanti sono espresse in tonnellate (t) emesse ogni anno e per valutare landamento complessivo vengono utilizzati i fattori di conversione in equivalenti acidi (H+). Tali fattori sono quelli utilizzati dallAgenzia Europea dellAmbienti: SOx=31,25; NOx= 21,74; NH3=58,82.

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La Figura 2.3 raffigura landamento nel tempo delle emissioni provinciali di sostanze acidificanti espresse come equivalenti acidi (H+/kg) per ci che concerne gli anni che vanno dal 1990 al 2003. La tabella 2.5 riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento 1990, 1995, 2000 e 2003. Per chiarezza di calcolo in questa tabella si sono riportati anche le emissioni relative alle singole sostanze che contribuiscono alle emissioni di sostanze acidificanti in atmosfera (SO2, NOx ed NH3). La Tabella 2.6 rappresenta la disaggregazione macrosettoriale delle emissioni provinciali di sostanze acidificanti riferite al 2003. Le emissioni nazionali sono disaggregate secondo la nomenclatura delle attivit Selected Nomenclature Air Pollution (SNAP97), adottata dalla metodologia CORINAIR (Atmospheric Emission Inventory Guidebook, terza edizione 2002 EMEP/CORINAIR). Dallanalisi dei trends, come risulta dalla Figura 2.3, si nota come la provincia di Messina ma soprattutto la provincia di Catania abbiano dei valori elevati di emissione di sostanze acidificanti, soprattutto da contributo di SO2. Questo dovuto principalmente allattivit vulcanica che come noto risulta essere unattivit non continua sia in termini di portate emesse che in termini di frequenza temporale dellattivit, dagli impianti per la produzione di energia, dalla combustione di carbone, gasolio ed oli combustibili, dagli impianti industriali, dal riscaldamento domestico. Osservando la disaggregazione macrosettoriale rappresentata in Tabella 2.6, si nota che, oltre alla gi citata attivit di origine vulcanica, i macrosettori che maggiormente contribuiscono alla formazione delle emissioni acidificanti sono la combustione e gli impianti energetici, i trasporti stradali, lagricoltura e lallevamento distribuite rispettivamente in maniera disomogenea sullintero territorio regionale.

Trend di emissioni provinciali in equivalenti acidi (H+/kg) (t/anno)


60000000 50000000 40000000 30000000 20000000 10000000 0
Ag rig en Ca to lta ni ss et ta Ca ta ni a Ra gu sa Si ra cu sa Tr ap an i En na es sin a Pa le rm o

1990

1995

2000

2003

Figura 2.3: Trend emissioni provinciali in equivalenti acidi (H+/kg) (t/anno)

H +/kg Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa

1990 505533,20 3040360,53 52688490,82 332623,74 12015493,14 1806514,63 414260,94

1995 486850,12 2519255,6 52472522,8 306718,55 12319775,4 1349932,89 349762,67

2000 375914,26 735229,66 52338774,9 229843,82 12547685,3 900777,64 326420,69

2003 637588,90 2932471,60 52849037,28 348009,75 12229361,29 2048578,44 426168,20

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Siracusa Trapani TOTALE

4253822,14 403608,23 75460707,39

2756052,89 361731,156 72922602,1

2092618,25 292798,13 69840062,7

4060766,82 760217,52 76292199,8

Tabella 2.5:Trend emissioni provinciali in equivalenti acidi (H +/kg) (t/anno)

Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani H+/kg (t/anno) Combustione-Energia ed industria di trasformazione 1 106765 448753.51 684.24 227.90 676226.1 195778.7 151.72 1187899 8684.43 Combustione-Non industriale 2 4655.54 4722.10 13073.63 6365.51 8723.91 8022.16 3739.61 2787.22 4865.24 Combustione-Industria 3 20685.4 1303.78 15874.31 5505.01 5075.98 30714.89 35181.12 25083.71 7251.90 Processi produttivi 4 4714.54 30782.91 3638.73 1125.63 122886.9 6281.003 11625.88 351748.9 286.21 Trasporti stradali 7 42322.4 21283.31 109315.5 23065.49 410073.9 135414.7 19646.26 46538.75 129083.8 Altre sorgenti mobili 8 7207.92 5904.32 13103.14 3182.91 363323.2 22764.47 2227.19 13852.74 71107.48 Trattamento e Smaltimento Rifiuti 9 2504.38 8232.18 7929.51 1139.70 29584.91 10322.05 2065.21 75554.63 2600.96 Agricoltura ed Allevamento 10 121353 75121.05 147249.6 96565.89 99554.02 204005.4 147120.4 92664.8 100911.1 Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti 11 154418 155371.44 311805 104815.9 766678.5 507592 96128.95 379833 286633.9

Tabella 2.6: Disaggregazione macrosettoriale emissioni in equivalenti acidi (H+/kg) (t/anno) (2003)

1990 1995 2000 6402,44 4695,62 3521,08 81357,57 69261,70 17223,31 1665863,08 1662318,51 1661051,24 1161,10 574,45 118,21 338525,18 347905,86 358838,56 25616,24 15207,69 6913,02 2639,95 1030,91 1029,97 102440,29 62105,20 48903,72 2391,37 1197,79 255,12 2.226.397,21 2.164.297,72 2.097.854,23 TOTALE Tabella2.7: Trend emissioni provinciali di SOx (t/anno)

SOx=31,25 Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani

2003 3258 13141 1206 255 33771 5509 808 44321 2511 104780

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1990 1995 2000 NOx=21,74 Agrigento 10763,90 10855,27 8938,84 Caltanissetta 12581,45 13551,57 6934,94 Catania 21833,84 17046,67 14301,85 Enna 6.636,14 6634,28 5.393,60 Messina 58530,26 59763,35 54823,84 Palermo 38066,54 32032,74 23528,07 Ragusa 6070,52 4993,98 4.838,22 Siracusa 31735,39 25528,38 20022,78 Trapani 12994,71 12924,37 10687,90 199212,75 183330,60 149470,05 TOTALE Tabella 2.8:Trend emissioni provinciali di NOx (t/anno)

2003 14172,43 14254,29 28620,42 9610,17 70457,55 46672,21 8818,18 34934,02 26344,03 253883,3

NH3=58,82 Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani

1990 1.214,72 3815,30 2645,39 2585,34 2790,44 3033,67 3134,09 6165,18 788,39

1995 1770,12 1023,74 2626,23 2457,29 2524,01 3031,30 3552,83 4425 736,56

2000 1216,42 786,06 2040,14 1851,29 2416,01 2945,35 3214,06 2194,52 892,06

2003 2200 1363 2867 1748 2018 3968 2584 1701 1917 20365

26.172,51 22147,07 17555,92 TOTALE Tabella 2.9:Trend emissioni provinciali di NH3 (t/anno)

2.1.4 EMISSIONI DI PRECURSORI DELLOZONO (NOX e COVNM) Lindicatore fornisce una stima delle emissioni di NOx e COVNM a livello regionale e la relativa disaggregazione settoriale per valutarne le pressioni e il loro andamento negli anni a fronte degli obiettivi internazionali di riduzione delle emissioni (Protocollo di Goteborg e Direttiva NEC). Come indicato in precedenza, la valutazione delle emissioni avviene attraverso opportuni processi di stima che si basano su fattori demissione ed indicatori di attivit. Per i precursori dellozono troposferico la metodologia utilizzata quella indicata dal Progetto CORINAIR dellAgenzia Europea dellAmbiente. Il problema dellozono troposferico riveste notevole importanza sia nellambiente urbano, dove si verificano episodi acuti di inquinamento, sia nellambiente rurale, dove si verifica un impatto sulle coltivazioni. Le emissioni dei precursori dellozono troposferico hanno anche una rilevanza transfrontaliera. Le reazioni fitochimiche, attivate dalla luce solare, trasformano alcuni degli inquinanti primari presenti nellatmosfera in inquinanti secondari, tra cui lozono, che per il suo elevato potere ossidante ha effetti dannosi sulla popolazione, sullecosistema e sul patrimonio storico-artistico. I principali responsabili della formazione dellozono troposferico sono gli ossidi di azoto e i composti organici volatili diversi dal metano che attraverso processi di fotodissociazione danno origine a una miscela di composti ossidanti. I precursori dell'ozono sono rilasciati in atmosfera sia naturalmente (es. composti aromatici di origine vegetale) che per la combustione civile ed industriale (NOx da traffico, riscaldamento, produzione di energia) e per l'uso di sostanze chimiche volatili (solventi, carburanti ecc.). La formazione dell'ozono quindi dipendente dalla concentrazione dei precursori e dall'intensit dell'irradiazione solare; pertanto un'inquinante stagionale caratteristico delle stagioni tardo-primaverile ed

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estiva e delle ore pi calde ed assolate della giornata. Le concentrazioni di Ozono sono influenzate anche da diverse variabili meteorologiche, come l'intensit della radiazione solare e la temperatura. Pertanto la sua presenza variabile nellarco della giornata e delle stagioni. Il periodo critico per tale inquinante tipicamente quello estivo, quando le particolari condizioni di alta pressione, bassa umidit, elevate temperature e scarsa ventilazione favoriscono il ristagno e l'accumulo degli inquinanti e il forte irraggiamento solare innesca le reazioni fotochimiche responsabili della formazione dellOzono: normalmente i valori massimi sono raggiunti nelle ore pi calde della giornata, dalle 12 alle 18 per poi scendere durante le ore notturne. Al contrario in inverno si registrano le concentrazioni pi basse, soprattutto a causa del limitato irraggiamento solare. I motivi che rendono necessari il monitoraggio dellozono e la riduzione delle sue concentrazioni in atmosfera sono numerosi. La presenza di elevati livelli di ozono, a causa del suo alto potere ossidante (per effetto dell'ossigeno nascente che si libera quando la molecola si dissocia), danneggia la salute umana, ma anche quella degli animali e delle piante (ne influenza la fotosintesi e la crescita, entra nel processo di formazione delle piogge acide, con danni alla vegetazione ed ai raccolti), deteriora i materiali (danni al patrimonio storico-artistico) e riduce la visibilit. Le fonti principali di questi inquinanti sono:i trasporti e le fonti fisse di combustione, pi luso dei solventi per quanto riguarda i COVNM. Le emissioni dei precursori di ozono sono espresse in tonnellate (t) emesse ogni anno e possono essere aggregate usando il Tropospheric Ozone-Forming Potential (TOFP), potenziale di formazione di ozono troposferico. Tali fattori di conversione sono quelli utilizzati dallAgenzia Europea dellAmbiente nei rapporti ambientali e sono validi soprattutto per la valutazione aggregata a livello europeo. Per il calcolo del TOFP i fattori di conversione utilizzati sono i seguenti: NOx= 1,22; COVNM = 1 (APAT, 2003). La Figura 2.4 rappresenta landamento nel tempo delle emissioni provinciali di COVNM ed NOx espresse come TOFP per ci che concerne gli anni che vanno dal 1990 al 2003. La Tabella 2.10 riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento 1990, 1995, 2000e 2003. Per chiarezza di calcolo in questa tabella si sono riportati anche le emissioni relative alle singole sostanze che contribuiscono alle emissioni dei precursori dellozono in atmosfera (COVNM ed NOx ). La Tabella 2.13 rappresenta la disaggregazione macrosettoriale delle emissioni provinciali di sostanze precursori della formazione di ozono troposferico riferite al 2003. In tabella 10 possibile confrontare i valori di emissioni provinciali dei precursori dellozono (espresse come TOFP) afferenti ai diversi macrosettori. Le emissioni nazionali sono disaggregate secondo la nomenclatura delle attivit Selected Nomenclature Air Pollution (SNAP97), adottata dalla metodologia CORINAIR (Atmospheric Emission Inventory Guidebook, terza edizione 2002 EMEP/CORINAIR). La Figura 2.4 rappresenta il trend delle emissioni provinciali di COVNM ed NOx, espresse come Potenziale di formazione dellozono troposferico (TOFP) per gli anni che vanno dal 1990 al 2003. Le emissioni di precursori dellozono (NOx e COVNM) espresse come potenziale di formazione dellozono troposferico (TOFP) restano costanti dal 1990 al 1995 per poi diminuire fino al 2003. La Tabella 2.13 rappresenta la disaggregazione macrosettoriale delle emissioni provinciali di TOFP; da questa si evince come i macrosettori che maggiormente influiscono nella formazione dei precursori dellozono sono i trasporti stradali, le altre sorgenti mobili e luso di solventi. Considerando i singoli componenti sia per gli NOx che per i COVNM influiscono maggiormente il Settore 11:Altre sorgenti di emissione ed Assorbimenti; il Settore 6:Uso di solventi; il Settore 7: Trasporti stradali. Dalla Tabella 2.13 dei valori di emissioni provinciali di TOFP per macrosettore si rileva come anche gli altri macrosettori siano delle sorgenti importanti (emissioni biogeniche, processi produttivi, uso di solventi,).

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Trend emissioni provinciale in TOFP (t/anno)


140000 120000 100000 80000 60000 40000 20000 0
to ta et en iss rig n Ag ta al C a ni ta Ca na En o a sa sa m in gu cu er ss a e ra al R P M Si i an ap Tr

1990

1995

2000

2003

Figura 2.4:Trend emissioni provinciali in TOFP

TOFP Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani TOTALE

1990 26570 27917,13 58008,94 13714,78 99020,63 85824,13 16961,32 65354,40 32548,63 425919,96

1995 26951,70 28242,49 55032,60 13515,31 101031,24 77318,02 15649,87 57301,72 32701,30 407744,25

2000 21392,55 17246,10 40456,49 10889,35 90959,25 57978,31 13160,30 43031,68 25163,13 320277,16

2003 23413,64 24343,03 50821,71 15023,11 125125,39 76087,33 15572,91 59095,26 44073,44 433555,83

Tabella 2.10:Trend di emissioni provinciali in TOFP (t/anno)

COVNM=1 1990 1995 2000 2003 Agrigento 13438,04 13708,26 10487,15 6123,28 Caltanissetta 12567,76 11709,58 8785,48 6952,8 Catania 31371,65 34235,67 23008,23 15904,8 Enna 5618,69 5421,49 4309,16 3298,7 Messina 27613,72 28119,95 24074,17 39167,18 Palermo 39382,95 38238,07 29274,06 19147,23 Ragusa 9555,28 9557,21 7257,66 4814,73 Siracusa 26637,22 26157,10 18603,89 16475,76 Trapani 16695,08 16933,58 12123,89 11933,72 182880,40 184080,91 137923,70 123818,2 TOTALE Tabella 2.11:Trend di emissioni provinciali in COVNM (t/anno)

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NOx=1,22 Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani TOTALE

1990 10763,90 12581,45 21833,84 6.636,14 58530,26 38066,54 6070,52 31735,39 12994,71 199212,75

1995 10855,27 13551,57 17046,67 6634,28 59763,35 32032,74 4993,98 25528,38 12924,37 183330,60

2000 8938,84 6934,94 14301,85 5.393,60 54823,84 23528,07 4.838,22 20022,78 10687,90 149470,05

2003 14172,43 14254,29 28620,42 9610,17 70457,55 46672,21 8818,18 34934,02 26344,03 253883,3

Tabella 2.12:Trend di emissioni provinciali in NOx (t/anno)

Agrigento TOFP (t/anno) Combustione-Energia ed industria di trasformazione 1 Combustione-Non industriale 2 Combustione-Industria 3 Processi produttivi 4 Trasporti stradali 7 Altre sorgenti mobili 8 Trattamento e Smaltimento Rifiuti 9 Agricoltura ed Allevamento 10 Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti 11 Uso di solventi 6 5467.55 664.97 345.20 19.61 8860.64 4988.45 208.009 1157.35 288.034

Caltanissetta

Catania

Enna

Messina

Palermo

Ragusa

Siracusa

Trapani

1269.75

4512.42

38.69

12.90

7482.615

4224.94

8.579

11488.19

500.72

289.41 72.71 1109.63 3103.38 481.15 200.34 21.90 10220.71

802.75 892.86 425.15 13497.5 928.379 336.526 27.83 18526.56

391.089 306.69 108.79 2082.804 314.57 162.91 27.58 6569.46

518.14 279.54 3570.08 27050.06 25588.3 166.97 30.888 44702.49

509.48 1723.434 481.65 16427.09 1732.778 472.76 27.91 29636.23

236.2 1995.205 201.32 3402.614 288.404 132.59 17.25 5484.19

177.0142 1405.083 9528.109 5552.022 1202.93 187.91 7.52 21506.16

305.97 414.433 302.0032 10378.4 5257.681 331.053 14.12 16239.73

3827.36

15108.66

4920.656

14607.47

20569.57

3746.491

5238.80

10207.33

Tabella 2.13: Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali TOFP t/anno (2003)

2.1.5 Emissioni di gas serra anidride carbonica (CO2 eq): CO2, CH4, N2O Lindicatore considerato fornisce una stima delle emissioni regionali di CO2 e la relativa disaggregazione settoriale. E finalizzato a verificare il raggiungimento dellobiettivo individuato dal Protocollo di Kyoto. Linasprimento delleffetto serra,ovvero del riscaldamento dello strato inferiore dellatmosfera, probabilmente da attribuire in gran parte alle emissioni di anidride carbonica (CO2), connesse principalmente ad attivit antropiche (impianti per la produzione di energia, impianti industriali, trasporti) e segnalatamente allutilizzo dei combustibili fossili. Contribuiscono alleffetto serra anche altri inquinanti come il metano(CH4), il protossido di azoto (N2O), gli Fgas o gas fluorurati (HFCs, PFCs, SF6).

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Si scelto di rappresentare il trend e la disaggregazione macrosettoriale delle emissioni di CO2eq calcolate come somma pesata dagli inquinanti che maggiormente contribuiscono allo sviluppo delleffetto serra, dando risposta cos al bisogno informativo richiesto dal protocollo di Kyoto sulla riduzione della CO2eq. In particolare per il calcolo di questo parametro si sono sommati i valori di CO2 con quelli di protossido di azoto moltiplicato per il fattore numerico 310 e con il metano moltiplicato per il fattore numerico 21. Utilizzando le stime elaborate dall APAT, si fornita una descrizione dei quantitativi di CO2 emessi in Sicilia, nel 1999. Il protocollo di Kyoto, ratificato dallItalia con la legge n. 120 del 01/06/02,ed entrato in vigore nel febbraio 2005,individua come obiettivo per lItalia la riduzione dei gas serra nel periodo 2008-2012 del 6,5% rispetto al 1990. Il protocollo stesso prevede complessivamente per i paesi industrializzati lobiettivo di riduzione del 5.2%, mentre per i paesi dellUnione Europea una riduzione complessiva delle emissioni pari al 8%. La delibera CIPE approvata il 19 dicembre 2002,relativa alla revisione delle linee guida per le politiche e misure nazionali di riduzione delle emissioni dei gas serra, istituisce un Comitato Tecnico Emissioni Gas Serra al fine di monitorare lattuazione delle politiche di riduzione delle emissioni. Questo indicatore verr aggiornato periodicamente ogni anno. I macrosettori di maggiore rilevanza per le emissioni di (CO2 eq): sono generalmente rappresentati da: agricoltura; trattamento e smaltimento dei rifiuti; centrali termoelettriche; combustione industria; estrazione, distribuzione combustibili fossili; natura. Le emissioni di gas sono espresse in tonnellate di CO2 equivalente per ogni anno. Il valore equivalente calcolato moltiplicando le emissioni di ogni gas per il Global Warming Potential (GWP),potenziale di riscaldamento globale di ogni specie in rapporto al potenziale dellanidride carbonica. La fig. 2.5 rappresenta il trend delle emissioni provinciali di CO2eq negli anni che vanno dal 1990 al 2000. I valori di emissione provinciali di CO2eq dissociati per contributi degli inquinanti (CO2, CH4, N2O) sono rappresentati nella tab. 2.5. Per la presentazione dei dati relativi alle disaggregazione macrosettoriale delle emissioni provinciali di CO2eq stata utilizzata la classificazione IPCC (milioni di tonnellate di CO2 equivalente annue), in riferimento alle Linee Guida dellIPCC (Revised 1996 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories, IPCC/OECD 1997). Questa rappresentazione stata riportata in fig. 2.5. In tab. 2.14 si sono riportati i valori di concentrazione dei singoli inquinanti contribuenti alle emissioni di CO2eq disaggregati per macrosettore secondo la classificazione CORINAIR.

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Figura 2.5 - Trend emissioni provinciali CO2eq t/anno (1990-2000)

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CO2eq Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani CO2 Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani CH4=21 Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani N2O=310 Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani

1990 2197865 4052851 3784939 1115891 9188443 7668132 1746236 10675541 1688996 1990 1884985 3784905 3169501 679702.2 8544647 6903897 1315038 10171925 1459081 1990 5738.856 4863.413 16150.64 13331.64 17227.89 20593.76 9904.398 8474.652 5475.339

1995 2480185 5541255 3202954 1156233 11110629 7010964 1441086 10606711 1745812 1995 2120689 5264274 2600919 754019.3 10497432 6242867 922706.9 10171672 1513118 1995 8823.439 6134.724 16434.42 11262.49 14450.04 20850.42 11223.11 10190.83 5842.2

2000 2699620 3740573 3297634 1254035 15749149 6775893 1567153 13597868 1870103 2000 2361891 3482865 2691982 864570.9 14986728 5901209 1089424 13166401 1591000 2000 7426.895 5462.938 17050.33 11501.54 18421.24 24493.42 10570.9 9623.651 6675.347

1990 1995 2000 620.5288627 561.9479513 586.3340093 534.8851987 477.9085027 461.2461222 891.2070781 828.7467369 798.7582625 503.9505308 534.5221709 477.1998236 909.709563 999.1823193 1211.530604 1070.212643 1065.28455 1162.330474 720.0204964 911.9162392 824.9688717 1050.479991 713.0045368 739.9058186 370.7521244 354.865365 448.131483 Tabella 2.14 - Trend emissioni provinciali CO2eq t/anno (1990-2000)

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Figura 2.6 - Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali CO2eq t/anno (2000)

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Agricoltura Altre emissioni ed assorbimenti Altre sorgenti e macchinari mobili Combustione dellindustria e impianti energetici Estrazione o distribuzione di combustibili fossili ed energia Geo Impianti di combustione non industriali Processi produttivi (combustione dellindustria manifatturier a) Processi produttivi (combustione senza contatto) Trasporti stradali Trattamento dei rifiuti e discariche Uso di solventi ed altri prodotti

AG CL CT EN 162305.8 115725.4 219082.1 284306.9 44222.05 38211.44 -30424.8 18892.73 182653.2 89144.06 372263.7 74313.45

ME 390254.4 -1591.88 2120902

PA RG 380294.5 379657.3 13497.4 34861.81 404336.1 88904.56

SR TP 182778.5 115070.7 33447.2 204515.2 47760.24 218916.4

723668.5 2692801

46053.21

11005954

2128269

10364002

108920.9 113286.8 393234.3

182159

227436.5

194160.7 93373.19

89258.74

103549.5

355555.9 27505.19 213832.5 13363.42

108066.9

437359.1 257196.9

1052527

65219.02

386481

144459.9 98727.24 19354.45

226542.3

470211.7 270944.9

937074.9

62128.16

5992.172 18214.3

16704.7 2396.374

32299.09

20378.2

4790.64

67868.7

7586.813

625893.3 437779.3 1731376 581140.2 162305.8 115725.4 219082.1 284306.9 44222.05 38211.44 -30424.8 18892.73

1701421 390254.4 -159188

2382197 380682.6 380294.5 376957.4 13497.4 34861.81

573983.9 182778.5 33447.2

1150462 11507.7 4760.24

Tabella 2.15 - Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali CO2eq t/anno (2000) Dallanalisi della fig. 2.5, si evince come le emissioni di CO2eq nel decennio che va dal 1990 al 2000 siano in aumento in quasi tutte le province. In generale a livello regionale le emissioni di CO2eq sono aumentate di quasi il 17% circa nel suddetto decennio. La prossima stima verr realizzata per il quinquennio 2000-2005 e permetter di comprendere meglio il fenomeno e di controllarne landamento/crescita adottando piani e programmi di intervento in linea con le prescrizioni del protocollo di Kyoto ratificato a livello nazionale italiano nel febbraio del 2005. Tra i macrosettori produttivi che nel 2000 hanno inciso maggiormente nellemissione di CO2eq sono la combustione nellindustria e gli impianti energetici e in minor misura i trasporti stradali. Le stime elaborate da APAT quantificano le emissioni totali di CO2eq per il 2000 in 50.552.048 t. La stima riferita al 2000 mostra un incremento sostenuto delle emissioni prodotte nelle province di Messina, Siracusa, Trapani, Enna ed Agrigento, una diminuzione nelle province di Palermo, Catania, Ragusa e Caltanisssetta. 2.1.6 Emissioni di Benzene (C6H6) Lindicatore fornisce una stima delle emissioni di (C6H6) e la relativa disaggregazione settoriale; lindicatore finalizzato a valutarne landamento nel tempo.

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La metodologia utilizzata per la stima di questo tipo di emissioni si basa su fattori di emissione e indicatori di attivit sviluppati nellambito del progetto CORINAIR dellagenzia europea per lambiente. Le emissioni di benzene hanno origine principalmente dai trasporti, da alcuni processi produttivi e non ultimi dai sistemi di stoccaggio e distribuzione dei carburanti ( stazione di servizio, depositi). Perci che concerne i trasporti si distinguono due tipi di evaporazioni: a motore acceso ( che rappresenta la totalit delle emissioni ) e a motore spento. Utilizzando le stime fornite dallAPAT (2004) si rappresentano i risultati per la Sicilia e le sue province. In Italia la L.413 del 4/11/97 ha imposto quantitativi massimi di benzene e di idrocarburi aromatici totali nelle benzine con e senza piombo pari rispettivamente all1% e 40% in volume ( v/v ). Il DM 60 del 2/04/02 introduce il valore limite per il benzene che entrer in vigore solo a partire dal 1/1/2010. questo indicatore verr aggiornato periodicamente ogni anno. Lunit di misura tonnellate/anno ( t/anno ). La fig. 2.7 raffigura landamento nel tempo delle emissioni provinciali di benzene perci che concerne gli anni che vanno dal 1990 al 2000. La tab. 2.16 riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento 1990, 1995 e 2000. La fig. 2.8 rappresenta la disaggregazione macrosettoriale delle emissioni provinciali di benzene riferito al 2000. In tab. 2.17 possibile confrontare i valori di emissione provinciali di benzene afferenti ai diversi macrosettori. Le emissioni nazionali sono disaggregate secondo la nomenclatura delle attivit Selected Nomenclature Air Pollution ( SNAP 97 ), adottata dalla metodologia CORINAIR ( Atmospheric Emission Invotory Guidebook, terza edizione 2002 EMEP/CORINAIR ).

Figura 2.7 - Trend emissioni provinciali C6H6 t/anno (1990-2000)

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C6H6 AG CL CT EN ME PA RG SR TP

1990 1995 2000 358.6243697 268.3153 119.5611 242.3497769 188.3714 98.69495 819.7746988 639.3696 293.8947 127.0459643 96.42862 42.4023 613.8371592 518.1238 312.2842 958.1221877 736.7385 335.8084 227.0227645 177.1835 85.11327 530.6974771 429.9083 232.302 442.4676974 319.7144 143.0687 Fonte: elaborazione ARPA Sicilia su dati APAT (2004) Tabella 2.16 - Trend emissioni provinciali C6H6 t/anno (1990-2000)

Figura 2.8 - Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali C6H6 t/anno (2000)

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AG CL CT EN ME PA RG SR TP Processi produttivi (combustione senza contatto) 0.04 24.46 0.40 0.04 31.62 0.07 0.02 107.50 0.05 Estrazione e distribuzione di combustibili fossili ed energia geotermica 0.20 0.26 0.44 0.08 0.42 0.53 0.12 0.65 0.18 Uso di solventi ed altri prodotti 2.58 3.03 8.30 2.16 4.24 7.74 1.86 2.28 3.02 trasporti stradali 95.18 65.50 256.67 34.97 146.40 299.26 74.06 96.99 110.60 Altre sorgenti e macchinari mobili (off-road) 21.56 5.44 28.08 5.15 129.60 28.21 9.05 24.83 29.21 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati APAT (2004) Tabella 2.17 - Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali C6H6 t/anno (2000) La fig. 2.7 mostra come il benzene dal 1990 al 2000 sia in continuo riduzione. Infatti le emissioni di benzene sono diminuite negli anni 90 sia per la riduzione del benzene nei combustibili, sia per il rinnovo del parco autovetture. Nei prossimi anni sono attese ulteriori riduzioni nel settore dei trasporti stradali in conseguenza del rinnovo del parco autovetture. Settore che rappresenta il maggiore strumento di pianificazione per ridurre limpatto di questa tipo di sorgente che incidono non poco sui livelli di qualit dellaria cos come definiti dalla recente normativa. Dallanalisi della fig. 2.8 che segue, si evince che i settori produttivi che incidono maggiormente nellemissione di (C6H6) sono i trasporti stradali ed in genere le sorgenti mobili cos come anche i processi produttivi per le tre province delle aree a rischio di crisi ambientale ( Messina, Siracusa, Caltanissetta ). 2.1.7 Emissioni inquinanti nei centri urbani della regione Sicilia La qualit dellaria nei centri urbani rappresenta uno dei temi di maggiore criticit ambientale, la cui causa va ricercata nelle emissioni prodotte dal traffico, dai riscaldamenti domestici e dalle attivit produttive. Attualmente, in corrispondenza delle aree urbane, i trasporti costituiscono, su base annua, la principale fonte di emissione di inquinanti come ossidi di azoto, composti organici volatili tra cui benzene, monossido di carbonio, polveri PM, in particolare PM10, e CO2. Questo, unitamente al fatto che i veicoli emettono praticamente al livello del suolo, li rende le fonti di impatto pi importanti a scala locale. A ci si aggiunga che a volte le condizioni meteorologiche sono favorevoli alla stagnazione dellaria: vengono cos favoriti i processi di accumulo degli inquinanti nonch le reazioni chimiche che portano alla formazione di inquinanti secondari come lozono e la componente secondaria del PM10. Per quanto concerne i veicoli a motore, due sono le principali tipologie di emissioni in atmosfera: quelle generate dalla combustione e quelle prodotte dallevaporazione del carburante, soprattutto dai veicoli con motore a benzina. Le emissioni evaporative, che mediamente negli ambiti urbani rappresentano una quota pari a circa il 35% delle emissioni di NMVOC emesse da traffico, sono dovute quasi esclusivamente alle benzine. Esse si manifestano prevalentemente nel periodo estivo e sono una causa importante della formazione dello smog fotochimico, che si manifesta con valori di concentrazione in aria molto elevati, soprattutto nelle ore centrali della giornata. I composti organici volatili, in gran parte idrocarburi, sono emessi nellatmosfera per evaporazione del carburante dai serbatoi degli autoveicoli (ma anche dei ciclomotori e motoveicoli), ovvero nel corso delle consegne alle stazioni di servizio e durante il rifornimento dei veicoli a motore. Emissioni evaporative si verificano anche durante lesercizio, ad esempio, dal carburatore. Uno degli obiettivi da perseguire quello di aumentare la quota della flotta veicolare conforme agli standard di emissioni atmosferiche pi recenti (e pi stringenti) per i nuovi veicoli. Bisogna valutare quanta parte della flotta veicolare risulta essere conforme agli standard di emissioni pi recenti (e pi stringenti) per i nuovi veicoli. La Direttiva 1998/69/CE impone riduzioni del 30% delle emissioni di CO e del 40% dei COV e di NOx rispetto a Euro 2; limiti di emissione pi restrittivi sono previsti a partire dal 2005. Normative corrispondenti sono state adottate per gli autocarri, gli autobus e i motocicli; in particolare, per i veicoli commerciali nuovi sono previsti limiti di emissione dal 1997 e il processo di progressiva riduzione delle emissioni per chilometro percorso fissato dalla normativa comunitaria si dovrebbe concludere nel 2009. Sono stati aggiornati i dati relativi alle stime delle emissioni da trasporto stradale. In questo documento si riportano i dati sulle emissioni degli inquinanti significativi da trasporto stradale riferibili agli anni 2003, 2004 e 2005. Si continuato anche per lanno 2006 il popolamento di un indicatore specifico delle emissioni da trasporto stradale, sviluppato per la prima volta in Sicilia dallARPA Sicilia nel 2004 stimando le emissioni relative allanno 2003. In particolare per ci che concerne le emissioni da trasporto stradale, si utilizzata la metodologia COmputer Programme to calcolate Emissions from Road Transport COPERT (EEA, 2005). Valutare la dimensione della flotta veicolare privata (automobili e veicoli motorizzati a due ruote), in quanto driving factor o forzante per la domanda di trasporto stradale, e le pressioni ambientali da essa determinate.

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Lindicatore descrive levoluzione del parco dei veicoli stradali, automobili e veicoli commerciali, responsabili di gran parte dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra e di inquinanti del settore dei trasporti. La dimensione della flotta veicolare privata (automobili e veicoli motorizzati a due ruote) un importante driving factor per la domanda di trasporto stradale e le pressioni ambientali da essa determinate. dimostrato che un maggiore possesso di auto private ne determina un maggiore utilizzo, mentre pu avere effetto opposto sullutilizzo del trasporto pubblico. La tabella 2.17 mostra la composizione del parco veicolare per lanno 2005. Il trend relativo al parco veicolare in Sicilia (2004-2005) continua ad essere caratterizzato, cos come gi riportato nel precedente periodo (2003-2004) dallaumento delle autovetture diesel e delle moto; altres si riscontra una diminuzione delle autovetture alimentate a benzine e GPL cos come dei veicoli commerciali leggeri. Tabella 2.17 Composizione del parco veicolare in Sicilia nel 2005 TIPOLOGIE VEICOLARI PROVINCE Autovetture Benzina 170.398 101.234 484.311 62.724 278.645 515.512 126.456 164.059 177.521 2080860 Diesel 68.400 39.641 161.781 26.050 83.129 150.867 53.112 63.270 65.432 711682 GPL 7.936 4.294 26.074 3.035 8.652 11.005 5.440 6.641 7.665 80742 Veicoli Commerciali Leggeri Benzina 1.320 859 3.638 591 2.759 6.055 1.072 1.113 1.646 19053 Diesel 17.070 8.263 41.521 6.415 22.163 31.600 16.433 15.104 19.428 177997 Veicoli Commerciali Pesanti Urban 8394 3712 17628 1948 8696 13463 5470 4661 8592 72564 179 83 667 82 357 460 136 141 193 2298 BUS Extraurb 375 122 916 329 586 2.018 142 189 271 4948 MOTO

Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani TOTALE

29.617 15.050 117.743 8.576 63.249 127.546 24.715 39.204 30.245 455945

Fonte: Elaborazione su dati ACI, 2006 Valutare i consumi di carburante (Benzina, Gasolio, GPL), in quanto driving factor per le pressioni ambientali determinate dal suddetto consumo. Lindicatore descrive i consumi di carburante, responsabili di gran parte dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra e di inquinanti del settore dei trasporti. I consumi di carburanti costituiscono il principale fattore che determina la pressione ambientale in termini di emissioni in atmosfera. La distribuzione provinciale dei consumi di carburante in Sicilia, ripartiti per tipologia di carburante (benzina, gasolio, gpl) permetter di valutare il rispettivo contributo per la stima delle relative emissioni. La Delibera CIPE 123/2002 fissa obiettivi settoriali di emissione di gas-serra, strettamente connessi ai consumi di combustibili fossili. Il grafico 2.9 riporta listogramma relativo ai consumi di carburante registratisi in Sicilia nel 2005 suddiviso per provincia. Nella tabella 2.18 sono espressi in termini quantitativi le tonnellate di carburante consumato. Dal grafico 2.9 risulta un maggiore consumo totale di carburante nella provincia di Catania; le percentuali consumate di ciascun carburante sul totale sono comunque pressoch costanti per ogni provincia. Dalla tabella 2.18 si nota come a fronte di elevati consumi di benzina e di gasolio si registrano limitati consumi di gpl; le cause vanno ricercate essenzialmente nel numero piuttosto esiguo di veicoli (peraltro solo autovetture e veicoli commerciali leggeri) alimentati con gpl.

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Figura 2.9 Listogramma illustra i consumi di carburante registrati nel 2005 nelle province siciliane
Consumi provinciali di carburante in Sicilia - Anno 2005 900000 800000 700000 600000 500000 [t] 400000 300000 200000 100000 0
et ta En na ni a a Ag rig en to Pa le rm M es R ag us C at a Tr ap an i ra cu sa ss sin a o

GPL Gasolio Benzina

C al ta ni

Fonte: MSE, 2006

Tabella 2.18 Consumi di carburante registratisi in Sicilia nel 2005 [t] Benzina Agrigento Caltanissetta 72756 42828 Gasolio 99606 53580 GPL 13474 6859 76683 20730 22503 53148 26657 13475 17131 250660

Catania 294215 441745 Enna 23128 47480 Messina 142619 195259 Palermo 251395 236328 Ragusa 103174 137535 Siracusa 60782 123732 Trapani 85629 121655 TOTALE 1076526 1456920 Fonte: MSE, 2006

2.1.8 EMISSIONI DI SOSTANZE INQUINANTI DA TRASPORTO STRADALE (NOX , COVNM, CO, SOx, PM): trend e disaggregazione settoriale Lindicatore fornisce una stima delle emissioni di NOX, COVNM, CO, SOx, PM da trasporto stradale a livello regionale e provinciale per valutarne le pressioni e il loro andamento negli anni, al fine di ridurne limpatto.

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Si

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Il settore trasporti responsabile del 61% delle emissioni nazionali (Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio e del Mare, 2006). Per questo, in attesa che venga costruito un inventario regionale delle emissioni, lARPA Sicilia ha aggiornato le stime di inquinanti emessi dal macrosettore del trasporto stradale nel 2005 mediante ladozione della metodologia COPERT III. Le figure (2.10-2.14) rappresentano le emissioni settoriali dei principali inquinanti in Sicilia (CO, NMVOC, PM, SO2, NOx) secondo la metodologia COPERT nel 2005. Nelle tabelle (2.19 -2.23) sono riportati i quantitativi di inquinante emessi in atmosfera dalle varie categorie veicolare in ciascuna provincia. La figura 2.15 riporta il trend relativo agli anni 2003-2005 in Sicilia relativo alle emissioni dei singoli inquinanti analizzati. Di seguito vengono rappresentate le emissioni atmosferiche dei principali inquinanti nelle nove province siciliane; si precisa che il calcolo effettuato per i cinque inquinanti sopra citati riportando, oltre alle quantit annuali, anche le percentuali di impatto, per singolo inquinante, generate dalle diverse tipologie veicolari. Dalla figura 2.15 si nota come sia netta la riduzione delle emissioni dei principali inquinanti emessi dal settore del trasporto stradale negli anni che vanno dal 2003 al 2005. In particolare si nota come le emissioni di CO, NOx, NMVOC, PM da trasporto stradale diminuiscono in ciascuna provincia. In controtendenza le emissioni di SO2 da trasporto stradale che aumentano leggermente in ciascuna provincia. Emissioni di CO Dai diagrammi riportati nella figura 2.10 si ricava che le autovetture (soprattutto quelle alimentate a benzina), costituendo la maggior parte del parco veicolare in tutte e nove le province, contribuiscono in larga misura alle emissioni di monossido di carbonio; basta osservare come in ogni provincia superano tutte l80%. Scarso invece il contributo dei veicoli commerciali (leggeri e pesanti) alle emissioni di CO. Autobus e motocicli influiscono poco sugli scarichi di CO nonostante i secondi siano in numero piuttosto elevato, ma sono caratterizzati da minori potenze in termini di cilindrate. Gli autobus, sia extraurbani che urbani e rurali, non raggiungono l1% in nessuna provincia. Dalla tabella 2.19 si osserva per lo pi la stretta relazione tra le emissioni di CO e il numero di autovetture dal momento che le troviamo maggiormente concentrate nelle grandi citt. Emissioni di NOx I risultati che si ricavano dalla lettura dei diagrammi riportati nella figura 2.11 mettono in evidenza la forte influenza dei motori diesel sulle emissioni di ossidi di azoto; una buona fetta infatti attribuibile ai veicoli commerciali pesanti (solo motori diesel). Per quanto riguarda le autovetture con motore diesel i valori si attestano intorno a una media per le province di poco pi del 10%; limpatto di quelle alimentate a benzina invece pi che dimezzato rispetto a quanto si era stimato per lossido di carbonio. Le auto alimentate con GPL presentano un impatto limitato sulle emissioni di ossidi di azoto le cui percentuali eguagliano pressoch quelle degli autobus. Scarsissima infine limmissione in atmosfera di ossidi di azoto da parte dei motocicli. Anche in questo caso i carichi maggiori si riscontrano nelle grandi citt a conferma ancora una volta della forte influenza del numero dei veicoli sul funzionamento del modello COPERT III. Emissioni di SO2 Dallosservazione dei diagrammi riportati nella figura 2.12 riguardanti le emissioni di biossido di zolfo, analogamente con quanto ottenuto per gli ossidi di azoto, la maggior parte di esse provengono dai veicoli alimentati a gasolio; in particolare limpatto medio delle autovetture diesel nelle province si aggira intorno al 25%; questa media inferiore di pochi punti percentuale rispetto alle autovetture alimentate a benzina. Per quanto riguarda i veicoli commerciali pesanti, per i quali ricordiamo si sono considerati solo quelli alimentati a gasolio visto il numero notevolmente esiguo dei motori a benzina, il loro impatto certamente notevole in confronto al numero. Infine decisamente poco rilevanti sono le emissioni di biossido di zolfo per quanto riguarda autobus e soprattutto i motocicli. A conferma della forte influenza dei motori diesel sulle emissioni di biossido di zolfo, osserviamo come nelle province di Caltanissetta e Siracusa i quantitativi relativi alle autovetture diesel risultano maggiori rispetto a quelli dovuti alle auto alimentate a benzina sebbene risultino in numero maggiore delle prime. Emissioni di NMVOC Si rileva immediatamente come le percentuali relative risultano simili a quelle calcolate per le emissioni di monossido di carbonio. Anche in questo caso infatti le autovetture sono le principali responsabili dellinquinamento di NMVOC proveniente da traffico veicolare, in particolare quelle alimentate a benzina. I valori percentuali si aggirano intorno al 75%. Le percentuali per le altre province ricadono tutte allinterno di questo intervallo limitato, a testimonianza del fatto che il notevole impatto delle autovetture sulle emissioni di NMVOC un dato che si riscontra in tutte le province. I veicoli commerciali incidono poco sulle emissioni di NMVOC, anche se si nota in tutte le province che le emissioni da veicoli commerciali pesanti sono circa quattro volte superiori di quelle relative ai leggeri (anche sei volte maggiori come si evince dalle emissioni di NMVOC registrate nella provincia di Agrigento). Ridotti risultano gli apporti di NMVOC in atmosfera da parte degli Autobus. Infine per quanto riguarda i motocicli contribuiscono in maniera limitata alle emissioni di NMVOC

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con percentuali simili in tutte e nove le province. Come per gli altri inquinanti precedentemente calcolati, anche in questo caso le maggiori quantit di NMVOC provengono dalle grandi citt dove concentrata la maggior parte delle unit veicolari. Emissioni di PM Si gi accennato al fatto che il modello COPERT III stima le emissioni di particolato totale per i soli veicoli diesel. In effetti le polveri generate dal traffico riguardano sia il contributo delle emissioni prodotte dalla combustione veicolare (polveri exhaust), che quello delle emissioni prodotte dallusura dei freni, degli pneumatici e del manto stradale (polveri non-exhaust); il software stima soltanto la prima tipologia di polveri le quali sono principalmente collegate al parco veicoli a gasolio essendo trascurabile lapporto delle polveri exhaust da parte dei veicoli a benzine. Si osserva immediatamente dai diagrammi riportati nella figura 2.14 che le maggiori emissioni si hanno per le autovetture e i veicoli commerciali pesanti. In generale in tutte e nove le province i rapporti delle emissioni rimangono pressoch costanti; non si notano sostanziali differenze nelle emissioni fra una provincia e laltra. Dalla tabella 2.23 possiamo osservare i quantitativi in peso di polveri totali emesse; necessario precisare che le emissioni valutate riguardano le polveri totali senza distinzione dimensionale, tuttavia la bibliografia riporta che la componente fine quella decisamente maggioritaria (anche superiore al 90%) fra le polveri totali exhaust. Si evince chiaramente come in tutte le province i maggiori contributi provengono principalmente dalle autovetture e dai veicoli commerciali pesanti con una leggera preponderanza delle autovetture.

Figura 2.10 Emissioni di inquinanti in Sicilia anno 2005 [t] Emissioni di CO nella provincia di Agrigento
EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t]
EMISSIONI % DI CO 3,11%
Light Light Heavy Duty Duty Duty Passenger Passenger Passenger Vehicles Motorcycles Buses Vehicles Vehicles Cars Cars Cars Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 1546,12 76,25 371,38 252,51 296,14

4,48%1,41% 1,21% 1,77% 0,36% 7,39%

80,26%
938,40 650,98 16797,56

0,00

5000,00

10000,00

15000,00

20000,00

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Emissioni di CO nella provincia di Caltanissetta


EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA [t]

EMISSIONI % DI CO

4,60% 1,44% 0,86%

Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles

2,04%
Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 18,91 324,82 120,35 176,23 513,73 373,86 396,71

3,15% 0,19% 5,02%

Light Light Heavy

Passenger Passenger PassengerDuty

Duty

Duty

82,71%

Cars

Cars

9902,88

0,00

5000,00

10000,00

15000,00

20000,00

Benzina Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles

Diesel Passenger Cars Diesel Heavy Duty Vehicles

GPL Passenger Cars Benzina+Diesel Buses

Benzina Light Duty Vehicles Benzina Motorcycles

Emissioni di CO nella provincia di Catania

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EM I S S I ON I D I C O N EL L A P R OVI N C I A D I A GR I GEN T O [ t ]

EMISSIONI % DI CO 2,64%5,70% 1,54% 1,03% 2,35% 0,23% 2,70%

B enz i na B e n z i n a +D i e s e l Di esel Di esel B enz i na GP L Di esel B enz i na

1604, 35 134, 28 1396, 74 613, 36 911, 79 3382, 53 1565, 89

83,82%
Passenger Cars Benzina
49784, 38

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Diesel M otorcycles Benzina

Passenger Cars GPL Heavy Duty Vehicles Diesel

Light Duty Vehicles Benzina 0 ,0 0 50 0 0 ,0 0 10 0 0 0 ,0 0 150 0 0 ,0 0 2 0 0 0 0 ,0 0 Buses Benzina+Diesel

Emissioni di CO nella provincia di Enna


EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI ENNA [t]

EMISSIONI % DI CO

Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars CarsVehicles Vehicles Vehicles Motorcycles Buses

Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina

548,42 36,57 165,17 91,83 132,86 363,63 246,17 6335,71

2,08% 4,61% 1,56% 1,03% 3,78% 0,28% 4,51%

82,14%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL


10000,00 15000,00 20000,00

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0,00

5000,00

Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Emissioni di CO nella provincia di Messina


EM ISSION I D I C O N ELLA PR OV IN C IA D I M ESSIN A [ t ]
EM ISSION I % D I C O

B e nz i na B e nz i na +D i e s e l Di esel Di esel B e nz i na GP L Di esel B e nz i na

2182, 61 80, 10 678, 00 329, 49 701, 81 1003, 87 793, 58 2 6 8 74 , 5 9

2 ,0 8 % 4 ,6 1% 1,56 % % 1,0 3 3 ,78 % % 0 ,2 8 4 ,51%

8 2 ,14 %

P a sse nge r Ca rs Be nz ina P a sse nge r Ca rs G P L


150 0 0 ,0 0 2 0 0 0 0 ,0 0 50 0 0 ,0 0 10 0 0 0 ,0 0

P a sse nge r Ca rs Die se l Light Duty V e hic le s Be nz ina He a vy Duty V e hic le s Die se l Motorc yc le s Be nz ina

0 ,0 0

Light Duty V e hic le s Die se l Buse s Be nz ina + Die se l

Emissioni di CO nella provincia di Palermo


EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI PALERMO [t]

EMISSIONI % DI CO

Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles Vehicles Motorcycles Buses

Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 223,37 1066,82 447,26 1522,08 1331,15 1419,36

5816,21

2,08% 4,61% 1,56% 1,03% 3,78% 0,28% 4,51%

82,14%

Passenger Cars Benzina


48215,02

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Passenger Cars GPL


15000,00 20000,00

0,00

5000,00

10000,00

Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Emissioni di CO nella provincia di Ragusa

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EMISSIONI % DI CO
EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI RAGUSA [t]

3,24%
Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles Vehicles Motorcycles Buses

4,15% 1,71% 1,55% 2,66% 0,28% 5,94%

Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina

940,70 43,94 421,29 244,77 269,84 656,62 513,16 12734,78

80,47%

0,00

5000,00

10000,00

15000,00

20000,00

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Emissioni di CO nella provincia di Siracusa


EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA [t]
EMISSIONI % DI CO

Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars CarsVehicles Vehicles Vehicles Motorcycles Buses

5,91% 0,81% 1,33% 1,00% 1,69% 0,20% 6,67%


Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 42,76 366,26 215,59 287,51 175,61 1279,93 1445,61

82,39%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL


17846,27

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Light Duty Vehicles Diesel


5000,00 10000,00 15000,00 20000,00

0,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di CO nella provincia di Trapani


EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI TRAPANI [t]

EM ISSION I % D I C O

Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars CarsVehicles Vehicles Vehicles Motorcycles Buses

Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina

1388,66 56,99 711,24 284,23 424,72 936,14 620,73 17507,30

2 ,8 3 % 4 ,2 7% 4 % 1,9 3 ,2 4 % 1,3 0 % 0 ,2 6 % 6 ,3 3 %

79 ,8 3 %

P a sse nge r Ca rs Be nz ina P a sse nge r Ca rs G P L Light Duty V e hic le s Die se l


5000,00 10000,00 15000,00 20000,00

P a sse nge r Ca rs Die se l Light Duty V e hic le s Be nz ina He a vy Duty V e hic le s Die se l Motorc yc le s Be nz ina

0,00

Buse s Be nz ina + Die se l

Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia adottando la metodologia COPERT III su dati ACI (2007) Tabella 2.19 Emissioni di CO nella regione siciliana espresse in tonnellate/anno per il 2005. AG Benzina Autovettu Diesel re GPL Legg.Benz. Veicoli Comm. Buses Legg.Diese l Pes.Diesel CL CT EN ME PA RG SR Trapani 17507,30 620,73 936,14 424,72 284,23 711,24 56,99 1388,66 21930,01

16797,56 9902,88 49784,38 6335,71 26874,59 48215,02 12734,78 17846,27 650,98 938,40 296,14 252,51 371,38 76,25 1546,12 373,86 513,73 176,23 120,35 324,82 18,91 396,71 1565,89 3382,53 911,79 613,36 1396,74 134,28 1604,35 246,17 793,58 1419,36 513,16 656,62 269,84 244,77 421,29 43,94 940,70 1279,93 175,61 287,51 215,59 366,26 42,76 1445,61

363,63 1003,87 1331,15 132,86 91,83 165,17 36,57 701,81 329,49 678,00 80,10 1522,08 447,26 1066,82 223,37

Benzina+ Diesel Motocicli Benzina TOTALE

548,42 2182,61 5816,21

20929,34 11827,49 59393,31 7920,36 32644,06 60041,27 15825,08 21659,53

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Figura 2.11 - Emissioni di NOx nelle province siciliane nel 2005 [t] Emissioni di NOx nella provincia di Agrigento
EMISSIONI % DI NO X
EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t]

18,24%
Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles Motorcycles Vehicles Buses

4,72% 0,65% 7,29%

Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina

22,32 279,37 1213,30 355,42 31,75 230,02 889,07 1851,92

38,00% 24,90% 0,46% 5,73%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL


1500,00 2000,00 2500,00 3000,00

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0,00

500,00

1000,00

Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Emissioni di NOx nella provincia di Caltanissetta


EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA [t] EMISSIONI % DI NO X
Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars CarsVehicles Vehicles Vehicles uses B Motorcycles

4,52% 18,07%
Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel 169,90 Benzina GPL Diesel Benzina 18,06 45,98 65,03 791,61

0,64% 6,03%

38,68% 1,63%
127,15

28,12% 2,31%

508,70 1088,81

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL


1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0,00

500,00

Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Emissioni di NOx nella provincia di Catania


EMISSIONI % DI NO X
E M I SSI ON I D I N O
X

N E LLA P R OV I N CI A D I A GR I GE N T O [ t ]

15,23%

6,48% 0,75% 6,29%

B enz i na B e n z i n a +D i e s e l Di esel Di esel B enz i na GP L Di esel B enz i na

307, 98 451, 98 3261, 47 858, 38 102, 53 883, 93 2078, 27 5699, 82

41,77% 23,90% 2,26% 3,31%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0,00

5 0 0 , 0 0 10 0 0 , 0 015 0 0 , 0 02 0 0 0 , 0 02 5 0 0 , 0 03 0 0 0 , 0 0

Emissioni di NOx nella provincia di Enna


EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI ENNA [t]

EMISSIONI % DI NO X 4,90% 0,78%

18,40%
Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles Vehicles Motorcycles Buses

Benzina Benzina+Diesel Diesel

19,19 131,61 403,38

7,17%

Diesel 131,47 Benzina GPL Diesel Benzina 337,39 706,17 14,26

38,52% 22,00% 1,05%


89,91

7,18%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0,00

500,00

1000,00

1500,00

2000,00

2500,00

3000,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di NOx nella provincia di Messina

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EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI MESSINA [t]

EMISSIONI % DI NO X 3,52% 15,43%

Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles Vehicles Motorcycles Buses

1,15% 6,63%

Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina

206,61 269,24 1652,20 459,10 79,25

42,52% 23,88% 2,99% 3,89%


243,22 1067,98 2941,78

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL


2000,00 2500,00 3000,00

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0,00

500,00

1000,00

1500,00

Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Emissioni di NOx nella provincia di Palermo


EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI RAGUSA [t]

EMISSIONI % DI NO X 18,30% 4,33% 0,80% 9,04%

Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles Vehicles Motorcycles Buses

Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina

21,82 150,50 937,30 341,48 30,28 163,74

38,16% 0,58% 24,81%

Passenger Cars Benzina


691,18

3,98%

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Passenger Cars GPL


1441,62

Light Duty Vehicles Diesel


500,00 1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00

0,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di NOx nella provincia di Ragusa


EMISSIONI % DI NO X
EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI PALERMO [t]

16,09%
Vehicles Buses Motorcycles Vehicles Cars Cars Cars Vehicles

2,81% 1,45% 5,46%

Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina

250,78 812,79 2501,58 643,73 171,35 331,87 1896,91 5181,57

Light Light Heavy

Passenger PassengerDuty Duty Duty Passenger

43,95% 21,22% 2,13% 6,89%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel
2000,00 2500,00 3000,00 1500,00

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0,00

500,00

1000,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di NOx nella provincia di Siracusa


EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA [t]

EMISSIONI % DI NO X 23,21% 0,35% 0,79%

Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles

Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina

11,93 148,69 862,18

7,18%

Light Light Heavy

Duty Duty

43,58%
295,03 32,50 14,37 953,47 1790,65

Passenger Passenger PassengerDuty

0,29% 3,62%

20,98%

Cars

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL


1500,00 2000,00 2500,00 3000,00

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Cars

0,00

500,00

1000,00

Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Emissioni di NOx nella provincia di Trapani

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Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualit dellaria ambiente

EMISSIONI % DI NO X
EM I S S I ON I D I N O
X

N EL L A P R OVI N C I A D I T R A P A N I [ t ]

4,47% 16,03% 0,92% 7,65%

B enz i na B e n z i n a +D i e s e l Di esel Di esel B enz i na GP L Di esel B enz i na

40, 18 200, 98 1546, 47 401, 37 48, 31 234, 79 841, 46 1935, 91

36,88% 29,46% 0,77% Passenger Cars Benzina Light Duty Vehicles Benzina Buses Benzina+Diesel 3,83% Passenger Cars GPL Heavy Duty Vehicles Diesel

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0 ,0 0

50 0 ,0 0 10 0 0 ,0 0 150 0 ,0 02 0 0 0 ,0 02 50 0 ,0 03 0 0 0 ,0 0

Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia adottando la metodologia COPERT III su dati ACI (2007) Tabella 2.20 Emissioni di NOx nelle varie province espresse in tonnellate nel 2005 AG CL CT EN ME PA RG Benzina Autovetture Diesel GPL Legg.Benz. Veicoli Comm. Buses Legg.Diesel Pes.Diesel

SR

TP

1851,92 1088,81 5699,82 706,17 2941,78 5181,57 1441,62 1790,65 1935,91 889,07 508,70 2078,27 337,39 1067,98 1896,91 691,18 953,47 230,02 127,15 883,93 31,75 18,06 102,53 89,91 14,26 243,22 331,87 163,74 79,25 171,35 30,28 14,37 32,50 841,46 234,79 48,31 401,37

355,42 169,90 858,38 131,47 459,10 643,73 341,48 295,03

1213,30 791,61 3261,47 403,38 1652,20 2501,58 937,30 862,18 1546,47 65,03 45,98 451,98 131,61 269,24 812,79 150,50 148,69 307,98 19,19 206,61 250,78 21,82 11,93 200,98 40,18

Benzina+Diesel 279,37 Motorcycles Benzina 22,32 TOTALE

4873,17 2815,22 13644,3 1833,38 6919,38 11790,5 3777,93 4108,82 5249,48

Servizio 3 Tutela dallinquinamento atmosferico Tel. 091-7077585 e-mail: sanza@artasicilia.it

58

Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualit dellaria ambiente

Figura 2.12 - Emissioni di SO2 nelle province siciliane nel 2005 [t] Emissioni di SO2 nella provincia di Agrigento
EMISSIONI DI SO 2 NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] EMISSIONI % DI SO 2

Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles Vehicles Motorcycles Buses

39,47%
Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 20,93 9,56 0,33 2,69 34,83 0,56 3,57 15,79

3,05% 0,38% 10,83%

23,71% 0,63% 4,04%

17,89%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0,00

10,00

20,00

30,00

40,00

50,00

Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Emissioni di SO2 nella provincia di Caltanissetta


EMISSIONI DI SO 2 NELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA [t]

EMISSIONI % DI SO 2 38,75%

Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars CarsVehicles Vehicles Vehicles uses B Motorcycles

2,83%
Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 12,63 4,28 0,22 1,37 0,49 0,94 9,76

0,45%

8,83% 26,05% 1,02% 20,13%

Passenger Cars Benzina 1,94%


18,78

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel


10,00 20,00 30,00 40,00 50,00

0,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di SO2 nella provincia di Catania


EMISSIONI DI SO 2 NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t]

EMISSIONI % DI SO 2
VehiclesBuses Motorcycles Vehicles Cars Vehicles

37,71%
Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 0,65 15,33 145,52 87,61 40,57 7,90 10,89 77,44

3,97% 0,17% 10,51%

Light Light Heavy

Duty Duty

Passenger Passenger PassengerDuty

22,70%

20,07% 2,05% 2,82%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Cars

Cars

Light Duty Vehicles Diesel


30,00 40,00 50,00

0,00

10,00

20,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di SO2 nella provincia di Enna


EMISSIONI DI SO 2 NELLA PROVINCIA DI ENNA [t]

EMISSIONI % DI SO 2

Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars CarsVehicles Vehicles Vehicles Motorcycles Buses

39,48%
Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina

10,00% 0,31% 10,60%

0,51 2,44 6,66 4,39 0,13 4,14 16,36 6,81

16,43%

1,24%

5,88%

16,06%

Passenger Cars Benzina Light Duty Vehicles Benzina

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0,00

10,00

20,00

30,00

40,00

50,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di SO2 nella provincia di Messina

Servizio 3 Tutela dallinquinamento atmosferico Tel. 091-7077585 e-mail: sanza@artasicilia.it

59

Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualit dellaria ambiente

EM I S S I ON I D I S O

N EL L A P R OVI N C I A D I M ES S I N A [ t ]

EMISSIONI % DI SO 2

37,25%
3, 86 5, 70 32, 60 18, 55 0, 42 4, 49 64, 11 42, 38

2,61% 0,24%

B enz i na B e n z i n a +D i e s e l Di esel Di esel B enz i na GP L Di esel B enz i na

10,78%

24,63% 2,24% 3,31%

18,94%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL


3 0 ,0 0 4 0 ,0 0 50 ,0 0

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0 ,0 0

10 ,0 0

2 0 ,0 0

Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Emissioni di SO2 nella provincia di Palermo


EM I S S I ON I D I S O
2

N EL L A P R OVI N C I A D I P A L ER M O [ t ]

EMISSIONI % DI SO 2

34,47%
B enz i na B e n z i n a +D i e s e l Di esel Di esel B enz i na GP L Di esel B enz i na 1, 15 18, 56 4, 38 10, 27 36,14

4,48% 0,48%

31,32% 1,85% 4,33% 15,24%

7,83%

10, 61 81, 73 74, 28

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL


3 0 ,0 0 4 0 ,0 0 50 ,0 0

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0 ,0 0

10 ,0 0

2 0 ,0 0

Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Emissioni di SO2 nella provincia di Ragusa


E M I SSI ON I D I SO
2

N E LLA P R OV I N CI A D I R A GU SA [ t ]

EMISSIONI % DI SO 2 37,37%
B enz i na B e n z i n a +D i e s e l Di esel Di esel B enz i na GP L Di esel B enz i na 30, 69 0, 27 5, 32 46, 42 0, 46 3, 44 21, 93 15, 69

4,28% 0,22%

12,63% 24,71% 0,37% 2,77% Passenger Cars Benzina 17,66%

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Passenger Cars GPL


20,00 30,00 40,00 50,00

0,00

10 , 0 0

Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Emissioni di SO2 nella provincia di Siracusa


EMISSIONI DI SO 2 NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA [t]

EMISSIONI % DI SO 2

47,17%
Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars CarsVehicles Vehicles Vehicles Motorcycles Buses Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 19,05 0,26 0,85 55,87 15,55 0,33

0,72% 0,22% 13,13%

3,31 23,21

16,09% 0,28% 2,79%

19,60%

0,00

10,00

20,00

30,00

40,00

50,00

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Emissioni di SO2 nella provincia di Trapani

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EMISSIONI DI SO 2 NELLA PROVINCIA DI TRAPANI [t]

EM ISSION I % D I SO
Light Light Heavy Duty Duty Duty Passenger Passenger Passenger Vehicles Motorcycles Buses Vehicles Vehicles Cars Cars Cars

3 5,57%
Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 25,47 0,23 3,42 38,02 12,32 0,72 2,86 23,86

3 ,2 0 % 0 ,2 1% 11,53 %

2 3 ,8 2 % 0 ,6 7% 2 ,6 7% Passeng er C ar s B enz ina Passeng er C ar s GPL


20,00 30,00 40,00 50,00

2 2 ,3 2 % Passeng er C ar s D iesel Lig ht D ut y V ehicles B enz ina Heavy D ut y V ehicles D iesel M o t o r cycles B enz ina

0,00

10,00

Lig ht D ut y V ehicles D iesel B uses B enz ina+D iesel

Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia adottando la metodologia COPERT III su dati ACI (2007)

Tabella 2.21 Tonnellate di SO2 immesse in atmosfera nel 2005 AG CL CT EN Benzina Autovetture Diesel GPL Legg.Benz. Veicoli Comm. Legg.Diesel Pes.Diesel Buses Motorcycles 20,93 34,83 2,69 0,33 9,56 12,63 18,78 1,37 0,22 4,28 9,76 0,94 87,61 145,52 15,33 0,65 40,57 77,44 10,89 6,81 16,36 4,14 0,13 4,39 6,66 2,44

ME 42,38 64,11 4,49 0,42 18,55 32,60 5,70

PA 74,28 81,73 10,61 1,15 18,56 36,14 10,27 4,38 237,12

RG 30,69 46,42 5,32 0,27 15,69 21,93 3,44 0,46 124,21

SR 19,05 55,87 0,85 0,26 15,55 23,21 3,31 0,33 118,43

TP 25,47 38,02 3,42 0,23 12,32 23,86 2,86 0,72 106,89

15,79 Benzina+Diesel 3,57 Benzina 0,56 88,26

TOTALE

0,49 7,90 48,48 385,91

0,51 3,86 41,44 172,09

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Figura 2.13 - Emissioni di NMVOC nelle province siciliane nel 2005 [t] Emissioni di NMVOC nella provincia di Agrigento
EM I S S I ON I D I N M VOC N EL L A P R OVI N C I A D I A GR I GEN T O [ t ]

EMISSIONI % DI NMVOC

78,49%
B enz i na B e n z i n a +D i e s e l Di esel Di esel B enz i na GP L Di esel B enz i na 39, 82 177, 52 32, 40 192, 90

3,76%
45, 01 103, 62 125, 29 2614, 19

5,33% 0,97%

3,11% 1,35% Passenger Cars Diesel

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina
5,79%

1,20%

0 ,0 0

50 0 ,0 010 0 0 ,0 0150 0 ,0 02 0 0 0 ,0 2 50 0 ,0 03 0 0 0 ,0 3 50 0 ,0 0 0 0

Emissioni di NMVOC nella provincia di Caltanissetta


EMISSIONI DI NM VOC NELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA [t]

EMISSIONI % DI NMVOC

VehiclesBuses Motorcycles Vehicles Cars Vehicles

78,92%
Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 19,05 27,70 57,22 71,25 1516,82 54,94 6,89 168,14

Light Light Heavy

Duty Duty

3,71% 2,86% 8,75% 0,36% 2,98% 1,44%

Passenger Passenger PassengerDuty

Cars

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel
1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 3500,00

Passenger Cars Diesel


0,99%

Cars

Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0,00

500,00

1000,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di NMVOC nella provincia di Catania


EM I S S I ON I D I N M VOC N EL L A P R OVI N C I A D I A GR I GEN T O [ t ]

EMISSIONI % DI NMVOC

80,39%
B enz i na B e n z i n a +D i e s e l Di esel Di esel B enz i na GP L Di esel B enz i na 96, 63 132, 61 395, 78 303, 91 8004, 98 255, 78 46, 21 721, 21

3,05% 2,57% 7,24% 0,46% 3,97%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

1,33% Passenger Cars Diesel 0,97% Light Duty Vehicles Benzina

0 ,0 0

50 0 ,0 010 0 0 ,0 0150 0 ,0 02 0 0 0 ,0 2 50 0 ,0 03 0 0 0 ,0 3 50 0 ,0 0 0 0

Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Emissioni di NMVOC nella provincia di Enna


EM I S S I ON I D I N M VOC N EL L A P R OVI N C I A D I EN N A [ t ]

EMISSIONI % DI NMVOC

78,10%

B enz i na B e n z i n a +D i e s e l Di esel Di esel B enz i na GP L Di esel B enz i na

57, 59 17, 08 85, 31 14, 84 20, 12 40, 47 47, 11 1007, 37

3,65% 4,46% 1,32% 3,14% 1,56%

0 ,0 0 50 0 ,0 010 0 0 ,0 0 150 0 ,0 0 0 0 0 ,02 50 0 ,0 0 0 0 0 ,03 50 0 ,0 0 2 3 0 0

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Passenger Cars Diesel 6,61% Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

1,15%

Emissioni di NMVOC nella provincia di Messina

Servizio 3 Tutela dallinquinamento atmosferico Tel. 091-7077585 e-mail: sanza@artasicilia.it

62

Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualit dellaria ambiente

EMISSIONI DI NMVOC NELLA PROVINCIA DI MESSINA [t]


EMISSIONI % DI NMVOC

Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles Vehicles uses B Motorcycles

79,61%
Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 51,56 27,64 341,62 276,55

2,91%
101,53 109,59

5,32% 0,53%

2,11% 1,95% Passenger Cars Diesel 0,99% Light Duty Vehicles Benzina

Passenger Cars Benzina


151,21

Passenger Cars GPL


4136,44

Light Duty Vehicles Diesel


500,00 1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 3500,00

Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

6,57%

0,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di NMVOC nella provincia di Palermo


EM I S S I ON I D I N M VOC N EL L A P R OVI N C I A D I P A L ER M O [ t ]

EMISSIONI % DI NMVOC

78,21%
B e nz i na B e nz i na +D i e s e l Di esel Di esel B e nz i na GP L Di esel B e nz i na 73, 09 221, 23 149, 29 267, 33 7 2 4 3, 2 7 98, 20 556, 69 652, 17

2,89% 7,04% 1,06% 1,61% 2,39%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Passenger Cars Diesel


0,79%

Light Duty Vehicles Benzina


6,01%

0 ,0 0

50 0 ,0 0 10 0 0 ,0 0150 0 ,0 0 2 0 0 0 ,0 2 50 0 ,0 03 0 0 0 ,0 3 50 0 ,0 0 0 0

Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Emissioni di NMVOC nella provincia di Ragusa


EMISSIONI DI NMVOC NELLA PROVINCIA DI RAGUSA [t]

EMISSIONI % DI NMVOC

Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars CarsVehicles Vehicles Vehicles Motorcycles Buses

77,11%
Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina
38,41 39,15 73,62 109,36 16,58 219,72

3,84% 4,20% 8,43% 2,82%

Passenger Cars Benzina


99,98

Passenger Cars GPL


2009,97

1,50% 0,64% Passenger Cars Diesel 1,47%

Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Light Duty Vehicles Diesel


500,00 1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 3500,00

0,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di NMVOC nella provincia di Siracusa


EMISSIONI DI NM VOC NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA [t]

EMISSIONI % DI NMVOC

79,07%
Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles Vehicles Motorcycles Buses Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 33,02 40,92 8,15 202,29 2595,25 193,45 16,94 192,28

6,16% 5,89% 0,52% 0,25% 1,25% Passenger Cars Diesel

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel
1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 3500,00

Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina
5,86%

1,01%

0,00

500,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di NMVOC nella provincia di Trapani

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Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualit dellaria ambiente

EMISSIONI DI NMVOC NELLA PROVINCIA DI TRAPANI [t]

EMISSIONI % DI NMVOC

Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars CarsVehicles Vehicles Vehicles uses B Motorcycles

76,05%
Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 45,27 61,06 105,61 150,35 21,99 361,06

3,29% 4,17% 0,61% 10,00% 2,93% 1,69% 1,25%

118,90 2744,63

0,00

500,00

1000,00

1500,00

2000,00

2500,00

3000,00

3500,00

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia adottando la metodologia COPERT III su dati ACI (2007)

Tabella 2.22 Carichi di NMVOC espressi in tonnellate immessi in atmosfera nel 2005 AG CL CT EN ME PA Benzina Autovetture Diesel GPL Legg.Benz. Veicoli Comm. Legg.Diesel Pes.Diesel Buses Motorcycles Benzina+Diesel Benzina TOTALE 2614,19 125,29 103,62 45,01 39,82 192,90 32,40 177,52 3330,73 1516,82 71,25 57,22 27,70 19,05 168,14 6,89 54,94 1922,00

RG

SR

TP

8004,98 1007,37 4136,44 7243,27 2009,97 2595,25 2744,6 303,91 395,78 132,61 96,63 721,21 46,21 47,11 40,47 20,12 14,84 85,31 17,08 151,21 109,59 101,53 51,56 341,62 27,64 267,33 149,29 221,23 73,09 556,69 98,20 99,98 73,62 39,15 38,41 219,72 16,58 202,29 8,15 40,92 33,02 192,28 16,94 118,90 105,61 61,06 45,27 361,06 21,99

255,78 57,59 276,55 652,17 109,36 193,45 150,35 9957,12 1289,90 5196,15 9261,27 2606,80 3282,30 3608,8

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Figura 2.14 - Emissioni di PM nelle province siciliane nel 2005 [t] Emissioni di PM nella provincia di Agrigento
EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t]

EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel)

20,25%
VehiclesBuses Motorcycles Vehicles Cars Vehicles Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina

47,49%
12,76 92,07 65,79

Light Light Heavy

Duty Duty Duty Passenger Passenger Passenger

28,33% 3,93%

Passenger Cars Benzina


154,32

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Cars Cars

Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel

0,00

50,00

100,00

150,00

200,00

250,00

300,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di PM nella provincia di Caltanissetta


EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA [t]

EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel)

16,78%
Cars Cars Vehicles Vehicles Vehicles Buses Motorcycles

Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina

46,52%
2,76 63,44 31,27

Light Light Heavy

Passenger Passenger PassengerDuty Duty Duty

34,04% 1,48%

Passenger Cars Benzina


86,70

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel

Cars

0,00

50,00

100,00

150,00

200,00

250,00

300,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di PM nella provincia di Catania


EM I S S I ON I D I P M ( so l o m o t o r i d i e se l ) A GR I GEN T O [ t ] N EL L A P R OVI N C I A D I

EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel)

18,98%

B enz i na B e n z i n a +D i e s e l Di esel Di esel B enz i na GP L Di esel B enz i na

45,23%
19, 38 267, 52 160, 01

31,74% 2,30%
381, 21

Passenger Cars Benzina Light Duty Vehicles Benzina

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Passenger Cars GPL Heavy Duty Vehicles Diesel

0 ,0 0

50 ,0 0

10 0 ,0 0

150 ,0 0

2 0 0 ,0 0

2 50 ,0 0

3 0 0 ,0 0

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di PM nella provincia di Enna


EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI ENNA [t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel)

Light LightHeavy Duty Duty Duty Passenger Passenger Passenger Buses Vehicles Vehicles Vehicles Motorcycles Cars Cars Cars

19,77%
Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 57,32 32,37 23,71 6,18

47,78%

26,98% 5,16%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL


50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0,00

Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel

Emissioni di PM nella provincia di Messina

Servizio 3 Tutela dallinquinamento atmosferico Tel. 091-7077585 e-mail: sanza@artasicilia.it

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Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualit dellaria ambiente

EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI MESSINA [t]

EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel)

20,28%
Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles Motorcycles Vehicles Buses

Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 186,43 86,14 11,54 131,80

43,90% 31,03% 2,72%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel
50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di PM nella provincia di Palermo


EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI PALERMO [t]

EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel)

16,77%
Light LightHeavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles Motorcycles Vehicles Buses Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina
319,71 115,06 40,30 204,57

46,59%

29,81% 5,87%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel
50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di PM nella provincia di Ragusa


EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI RAGUSA [t]

EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel)

23,31%
Cars Cars CarsVehicles Vehicles Vehicles uses B Motorcycles

Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina


125,60 6,88 77,48 63,93

45,79%

Light Light Heavy

Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty

28,24% 2,51%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel
50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di PM nella provincia di Siracusa


EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA [t]

21,57%
Light LightHeavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles Motorcycles Vehicles Buses

48,97%
Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina

7,01 70,82 56,96

26,81% 2,65%

Passenger Cars Benzina


129,33

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00

0,00

50,00

Buses Benzina+Diesel

Emissioni di PM nella provincia di Trapani

Servizio 3 Tutela dallinquinamento atmosferico Tel. 091-7077585 e-mail: sanza@artasicilia.it

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EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI TRAPANI [t]

EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel)

20,71%
Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles Vehicles Motorcycles Buses

Benzina Benzina+Diesel Diesel Diesel Benzina GPL Diesel Benzina 145,24 73,89 9,29 127,43

40,70% 35,72% 2,60%

Passenger Cars Benzina Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Diesel
50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00

Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Heavy Duty Vehicles Diesel Motorcycles Benzina

0,00

Buses Benzina+Diesel

Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia adottando la metodologia COPERT III su dati ACI (2007)

Tabella 2.23 Quantit di particolato in tonnellate emesso in atmosfera nel 2005 nelle province siciliane AG Benzina Autovetture Diesel GPL Legg.Benz. Veicoli Comm. Legg.Diesel Pes.Diesel Buses Motorcycles 0,00 154,32 0,00 0,00 65,79 92,07 CL 0,00 86,70 0,00 0,00 31,27 63,44 2,76 2,19 186,35 CT 0,00 381,21 0,00 0,00 160,01 267,52 19,38 14,78 842,90 EN 0,00 57,32 0,00 0,00 23,71 32,37 6,18 0,38 119,96 ME 0,00 186,43 0,00 0,00 86,14 131,80 11,54 8,80 424,71 PA 0,00 319,71 0,00 0,00 115,06 204,57 40,30 6,65 686,30 RG 0,00 125,60 0,00 0,00 63,93 77,48 6,88 0,43 274,31 SR 0,00 129,33 0,00 0,00 56,96 70,82 7,01 0,00 264,12 TP 0,00 145,24 0,00 0,00 73,89 127,43 9,29 0,95 356,81

Benzina+Diesel 12,76 Benzina 0,00 324,93

TOTALE

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Figura 2.15 Trend emissioni provinciali di inquinanti da trasporto stradale (2003-2005) Trend emissioni provinciali di CO (2003-2005)

Trend emissioni provinciali di NOx (2003-2005)

Trend emissioni provinciali di SO2 (2003-2005)

Trend emissioni provinciali di NMVOC (2003-2005)

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Trend emissioni provinciali di PM (2003-2005)

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Il parco veicolare circolante stato successivamente analizzato in funzione dellanno di immatricolazione dei veicoli, al fine di definire lo stato di anzianit dei mezzi (ricavato dalla data di prima immatricolazione) e stabilire lammontare dei mezzi conformi ai regolamenti legislativi europei di riduzione delle emissioni (i cosiddetti veicoli Euro). Si definiscono conventional (convenzionali o non catalizzati) e non conventional (non convenzionali o catalizzati) le tipologie di veicoli che rispondono ai seguenti criteri: sono detti conventional o non catalizzati se immatricolati dal 1900 al 1991 (per i veicoli ad alimentazione diesel), dal 1900 al 1992 (per i veicoli ad alimentazione a benzina e GPL), dal 1900 al 1998 (per ciclomotori e motoveicoli); sono detti non conventional o catalizzati appartenenti alla classe EURO I se immatricolati a partire dal 1992 (per i veicoli diesel), dal 1993 (per i veicoli a benzina e GPL); sono detti non conventional o catalizzati appartenenti alla classe EURO II se immatricolati dal 1997 al 2000 (per i veicoli diesel, GPL e benzina); sono detti non conventional o catalizzati appartenenti alla classe EURO III se veicoli leggeri immatricolati dal 2001 al 2004 (per alimentazione diesel, GPL e benzina), se veicoli pesanti immatricolati dal 2001 al 2005; sono detti non conventional o catalizzati appartenenti alla classe EURO IV se veicoli leggeri immatricolati a partire dal 2005 (per alimentazione diesel, GPL e benzina), se veicoli pesanti immatricolati dal 2006 al 2008; sono detti non conventional o catalizzati appartenenti alla classe EURO V se veicoli pesanti immatricolati dopo il 2008; sono detti non conventional o catalizzati appartenenti alla classe 97/24/EC Stage I se ciclomotori o motocicli immatricolati a partire dal 1999; sono detti non conventional o catalizzati appartenenti alla classe 97/24/EC Stage II se ciclomotori immatricolati dopo il 2001. Si ricorda che nel nostro paese gli standard europei di riduzione delle emissioni Euro I sono entrati in vigore negli anni 1992-93, gli standard Euro II nel 1997 (per ciclomotori e moto nel 1999), gli standard Euro III nel 2001. Si analizza landamento delle nuove immatricolazioni di veicoli verificatesi negli ultimi anni, al fine di valutare lorientamento del parco verso i nuovi veicoli a minor impatto ambientale e le categorie veicolari che ne sono state maggiormente coinvolte. Se si considera il parco veicolare disaggregato per provincia e per tipologia realtivo alle autovetture immatricolate negli anni 2001, 2002 e 2003 si pu fare riferimento alla tab. 2.24. AG 38.114 59.394 32.559 21.238 5.921 5.286 6.454 59.931 8.032 2 209 CL 21.980 36.119 21.801 11.685 3.205 2.795 3.777 35.264 4.251 174 0 CT 98.697 135.847 83.331 67.756 27.880 20.241 23.449 176.188 35.608 106 1.282 EN 13.122 21.572 12.979 7.313 2.223 2.080 2.738 21.909 3.411 4 35 ME 57.825 88.559 56.417 25.556 11.782 9.134 10.482 92.214 16.533 4 1.076 PA 104.297 164.199 116.910 41.454 21.581 17.188 19.420 165.819 32.886 0 1.170 RG 28.657 41.911 24.678 18.798 5.349 3.934 4.718 45.532 7.116 219 0 SR 36.689 56.397 31.432 19.386 6.247 5.078 6.198 60.341 7.950 2 321 TP 39.766 57.939 33.507 21.290 6.763 5.563 7.197 64.056 10.038 2 358

EURO I EURO II EURO III Convenzionali ECE 15/00-01 ECE 15/02 ECE 15/03 ECE 15/04 PRE ECE Non Contemplato Non identificato

Totale 237.140 141.051 670.385 87.386 369.582 684.924 180.912 230.041 246.479 Complessivo Tabella 2.24- Parco veicolare autovetture 2003 (Fonte Arpa Sicilia su dati ACI, 2005)

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Negli ultimi anni si verificato un parziale rinnovo del parco veicolare circolante in Sicilia ma la situazione vede ancora una quota significativa di veicoli non catalizzati. Se si fa riferimento, a titolo di esempio, alle serie storiche dei dati della Provincia di Messina forniti dallACI si pu osservare che nel corso dellultimo decennio il parco veicoli circolanti in provincia di Messina, come del resto quello a livello nazionale, ha subito una profonda modificazione: il tasso annuo medio di rinnovo del parco in questo periodo risulta attorno al 3% allanno, ma passato dal 2% del 94 all8% del 98 sulla spinta delle incentivazioni alla rottamazione (tab. 2.15). Anno Numero veicoli Tasso annuo di incremento 1994 86.047 1995 88.188 1996 88.127 1997 88.814 1998 95.668 1999 95.724 2000 98.238 2001 101.55 4 2002 103.97 5 2003 107.89 4 2% 2004 109.658 2%

2%

0%

1%

3%

8%

3%

3%

2%

4%

Tabella 2.25- Tasso annuo medio di rinnovo del parco La fig. 2.16 riassume la suddivisione del parco veicolare provinciale in convenzionali (non catalizzati) e catalizzati (Euro I-II-III), nel 2003.

Parco veicolare
180.000 160.000 140.000 120.000 100.000 80.000 60.000 40.000 20.000 0 AG CL CT EN ME PA RG SR TP

EURO I EURO II EURO III Convenzionali

Figura 2.16 Suddivisione del parco circolante provinciale (2003) La composizione del parco circolante provinciale nellanno 2003 suddiviso in categorie veicolari, riportata sempre in Allegato 4 (un grafico per ogni provincia). Le province con il numero maggiore di veicoli risultano essere Palermo, Catania e Messina, inferiori le province di Agrigento Trapani e Siracusa e infine Caltanissetta Ragusa e Enna. La provincia della Sicilia con la quota maggiore di veicoli convenzionali (non catalizzati) nella composizione del parco circolante risulta essere Catania. Analizzando in dettaglio i dati relativi al 2005 riportati in allegato si pu constatare che la quota di veicoli Euro 0 inferiore alla met dei veicoli circolanti. I veicoli Euro II sono i pi numerosi dopo quelli Euro 0 in tutte le province. Dallanalisi del parco circolante in Sicilia, suddiviso per singola provincia, si pu notare come ad una progressiva diminuzione di veicoli cosiddetti convenzionali (non catalizzati) corrisponda un aumento di veicoli catalizzati (Euro II in particolare. Il comportamento degli ultimi anni delinea un quadro di potenziale rinnovo del parco circolante che al 2005 non si era ancora completato. Emissioni di gas serra (CO2, CH4, N2O) dal settore dei trasporti, per modalit Lindicatore riguarda la presenza in atmosfera di gas climalteranti. Dei sei gas presi in considerazione dal Protocollo di Kyoto, in questa sede si considerano i tre principali: anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O). La legge 120/2002 ratifica il Protocollo di Kyoto, impegnando lItalia a ridurre le proprie emissioni, entro il 20082012, del 6,5% rispetto al 1990. La delibera CIPE 123/2002, che assegna a ciascun settore economico un obiettivo di emissione per lanno 2010, prevede per i trasporti una crescita del 30,1%.

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Obiettivo del presente paragrafo quello di valutare le emissioni di gas serra prodotte dal settore dei trasporti al fine di verificare il raggiungimento degli obiettivi nazionali e internazionali di riduzione delle emissioni entro il 2010. Le unit di misura sono milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente (MtCO2eq) e percentuale (%). La fig. 2.17 mostra la distribuzione delle emissioni di CO2eq per le diverse tipologie veicolari. Si osserva come la tipologia veicolare relativa alle autovetture rappresenti quella a pi alta incidenza emissiva in rapporto al totale emesso dal settore dei trasporti stradali. Rispetto al 2003 i valori di CO2eq emessa dal settore del trasporto stradale per lanno 2004 sono in crescita, in contrasto con la riduzione programmata nellambito degli accordi internazionali (Kyoto).

Fonte: ARPA Sicilia, 2006 Figura 2.17 - Totale emissioni di CO2eq da trasporto stradale per modalit (2004) Gli studi indicano che le particelle pi fini provocano gli effetti pi devastanti per la salute, le fonti, le caratteristiche e gli effetti sulla salute del PM10 e del PM2.5 (particelle con diametro aerodinamico di 10 e 2.5 m rispettivamente) sono molto differenti. In particolare le particelle pi fini possono pi facilmente penetrare nei polmoni e quindi pi probabile che procurino effetti a breve ed a lungo termine come disturbi respiratori, disfunzioni polmonari, alterazione dei tessuti polmonari e morte prematura. I diversi effetti del PM sulla salute, da quelli meno seri a quelli pi gravi, sono associati alla natura chimica e fisica (e quindi anche morfologica) dei suoi componenti. La dimensione della particella molto importante sia in termini della pi profonda penetrazione nei polmoni sia perch le particelle pi fini trasportano generalmente inquinanti tossici dellaria come metalli pesanti e composti organici. Le emissioni di particolato, presentate per PM, PM10 e PM2,5, sono relative alle sole emissioni da combustione. Le emissioni totali di particolato sono state derivate sommando alle emissioni da combustione il contributo originato da abrasione e consunzione di freni, gomme e manto stradale. Di seguito si rappresentano i fattori medi di emissione stimati per PM, PM10 e PM2,5 e per categoria veicolare. Il confronto delle singole grandezze permette di determinare il contributo specifico di ogni categoria veicolare in relazione alle componenti freni, gomme, manto stradale.

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Figura 2.18 - Fattori di emissione di Polveri PM suddivisi in categorie veicolari e tipologia emissiva (fonte ANPAIIASA-TNO)

Figura 2.19- Fattori di emissione di Polveri Fini PM10 suddivisi in categorie veicolari e tipologia emissiva (fonte ANPA-IIASA-TNO)

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Figura 2.20 - Fattori di emissione di Polveri Fini PM2,5 suddivisi in categorie veicolari e tipologia emissiva (fonte ANPA-IIASA-TNO) I grafici evidenziano come le diverse categorie veicolari abbiano fattori di emissione molto diversificati a seconda della tipologia emissiva originaria del Particolato: per Polveri Totali PM la categoria veicolare che presenta fattori di emissione pi elevati rappresentata dai veicoli commerciali pesanti che presentano valori 6 volte maggiori di autovetture e commerciali leggeri e addirittura 12 volte maggiori di ciclomotori e motocicli. La componente emissiva prevalente rappresentata dalla consunzione dei pneumatici (gomme); per Polveri Fini PM10 la categoria veicolare che presenta fattori di emissione pi elevati rappresentata dai veicoli commerciali pesanti che presentano valori 5 volte maggiori di autovetture e commerciali leggeri e addirittura 12 volte maggiori di ciclomotori e motocicli. La componente emissiva prevalente rappresentata dalla consunzione dei pneumatici (gomme) e dallabrasione del manto stradale (strada); il contributo dovuto al logoramento dei freni circa la met di quello dovuto a gomme e strada; per Polveri Fini PM2,5 la categoria veicolare che presenta fattori di emissione pi elevati rappresentata dai veicoli commerciali pesanti che presentano valori 5 volte maggiori di autovetture e commerciali leggeri e addirittura 13 volte maggiori di ciclomotori e motocicli. La componente emissiva prevalente rappresentata dallabrasione del manto stradale (strada) ed in misura minore dalla consunzione dei freni (freni). Il contributo dovuto al logoramento dei freni circa un terzo di quello dovuto ad abrasione stradale. I fattori di emissione di particolato evidenziano anche il peso delle diverse categorie veicolari rispetto allemissione annua complessiva, assegnando, sia per le Polveri Totali (PM) che per le due frazioni fini (PM10 e PM2,5) una maggiore responsabilit a carico degli autoveicoli, seguiti dai veicoli commerciali pesanti e bus, dai veicoli commerciali leggeri e dai ciclomotori. Il forte peso della categoria autovetture data dallelevata numerosit di tale tipologia nel parco veicolare regionale, rispetto ai veicoli commerciali leggeri e pesanti e ai mezzi di trasporto pubblico. Si ricorda, infatti, che i veicoli commerciali (soprattutto pesanti) presentano fattori di emissione per le Polveri fino a 6 volte maggiori di quelli degli autoveicoli ma la loro consistenza nel parco veicolare molto ridotta rispetto alle autovetture. 2.1.9 Concentrazioni dei metalli pesanti. Analisi dei dati rilevati a Palermo nel 2007 La determinazione delle concentrazione dei metalli pesanti stata condotta dal dipartimento di Chimica Analitica dellUniversit di Palermo nel 2007. In questa prima fase le analisi hanno riguardato esclusivamente il piombo, il rame, lo zinco ed il cadmio, catalitico delle marmitte. Dallandamento delle misure si rileva la bassa presenza di tutti i metalli ricercati incluso il Pb che ormai essenzialmente assente dalle benzine; una eccezione sembra lo Zn che a cospetto di valori di centesimi di g/m3 degli altri metalli raggiunge anche valori di 56.7 di g/m3 nel campione 2 restando generalmente 3-4 volte superiore alle concentrazioni degli altri metalli. Cd in piccole quantit accompagna probabilmente lo Zn.

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Campione 1 2 3 4 5

Centralina filtri Cu g/m3 Pb g/m3 Unit d'Italia 501-502 0,028 0,090 Unit d'Italia 512-513 0,069 0,022 Castelnuovo 541-542 0,016 0,022 Castelnuovo 536-537 0,012 0,024 Di Blasi 531-532 0,012 0,024 Tabella 2.26 - Riepilogo analisi dei metalli pesanti

Zn g/m3 0,143 56,670 0,082 0,069 0,069

Cd g/m3 0,014 -

Determinazione cationi ed anioni Sono stati analizzati n.9 filtri in fibra di vetro relativi al campionamento di PM2.5 presso la cabina Castelnuovo e n. 9 filtri in fibra di vetro relativi al campionamento di PM10 presso la cabina Unit dItalia. Per ciascun filtro indicato: codice filtro, data campionamento, peso iniziale medio del filtro, peso finale medio del filtro, volume daria campionato in Nm3 ed il valore di PM2.5 e di PM10. I filtri sono stati conservati a temperatura < 4 C e cos trattati: sono stati inseriti in 18 provette in plastica e successivamente trattati con 5 ml di acqua distillata prefiltrata a 0,2 m di cui si conosceva la composizione ionica; ed inoltre stato calcolato e detratto il contributo ionico (rilevante) dovuto al filtro di vetro. Le provette chiuse sono state sonicate per 20 minuti e successivamente previa filtrazione a 0,2 m il liquido destrazione stato iniettato nellapposito sistema cromatografico.Di seguito si riportano i dati analitici in tabella dei campioni di particolato PM10 della centralina di piazza Unit di Italia, e di piazza Castelnuovo, PM 2.5. filtro 491 492 493 519 520 521 537 538 539 filtro C522 C523 C524 C550 C551 C552 C568 C569 C570 PM10 NO3ClSO42Na+ NH4+ K+ Mg2+ data Nm3 16.10.06 53,05 35 2,01 0,24 4,88 1,71 0,18 0,07 0,18 17.10.06 52,76 31 1,07 0,48 2,26 2,70 0,16 0,08 0,20 18.10.06 52,50 33 2,20 0,85 3,46 1,70 0,04 0,07 0,18 13.11.06 52,61 41 2,22 4,17 1,38 3,45 0,04 0,06 0,34 14.11.06 51,72 44 4,19 1,71 1,87 2,60 0,08 0,10 0,21 15.11.06 51,89 45 4,36 1,12 2,24 2,16 0,07 0,10 0,23 01.12.06 50,93 46 6,35 0,12 3,00 1,33 0,37 0,16 0,15 02.12.06 51,17 49 5,20 0,06 3,96 1,12 0,41 0,16 0,14 03.12.06 51,24 48 4,50 0,27 4,92 1,40 0,72 0,26 0,14 Tabella 2.27- Concentrazione degli ioni presenti nel PM10 Centralina piazza Unit di Italia data Nm3 PM2.5 NO3ClSO42Na+ NH4+ K+ Mg2+ 16.10.06 52,71 25 0,09 1,84 1,82 0,97 0,05 0,05 0,07 17.10.06 52,44 21 0,25 0,60 4,96 0.95 0,85 0,15 0,07 18.10.06 51,94 24 0,31 1,03 3,26 1,19 0,10 0,07 0,73 13.11.06 52,03 18 0,68 0,95 0,88 0,86 0,04 <0,01 0,09 14.11.06 51,23 25 0,44 1,10 1,81 0,95 0,11 0,06 0,07 15.11.06 51,15 24 <0,01 0,94 5,70 1,36 0,73 0,12 0,10 01.12.06 50,66 30 <0,01 2,92 2,38 1,17 0,53 0,21 0,07 02.12.06 51,60 32 <0,01 2,35 3,24 1,21 0,62 0,25 0,08 02.12.06 50,91 34 <0,01 2,15 4,93 1,15 1,05 0,37 0,07 Tabella 2.28 - Concentrazione degli ioni presenti nel PM2.5 Centralina piazza Castelnuovo Ca2+ 1,34 1,05 1,20 1,25 1,41 1,44 1,47 1,45 1,24 Ca2+ 0,27 0,37 0,41 0,23 0,33 0,47 0,44 0,39 0,42

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% ioni su PM10
altro 71.96%

sodio 5.10%

solfati 7.68% nitrati 8.26% cloruri 2.48% calcio 3.23% magnesio 0.49%

ammonio 0.53%

potassio 0.28%

Figura 2.21 - Grafico a torta delle percentuali ioniche presenti nel PM10 Centralina piazza Unit di Italia

% ioni su PM2,5

altro 72,24%

sodio 4,30% solfati 12,53% nitrati 5,73%

ammonio 1,98% cloruri 0,94% calcio 1,45% magnesio 0,31% potassio 0,51%

Figura 2.22 - Grafico a torta delle percentuali ioniche presenti nel PM2.5 Centralina piazza Castelnuovo I grafici sopra riportati sono stati costruiti calcolando la media dei valori in percentuale con lintento di verificare se nelle due frazioni di particolato vi siano significative differenze nella composizione ionica. Dal confronto si nota che nella frazione PM2.5 v un aumento di ammonio e di solfati mentre gli altri ioni sono inferiori ai valori riscontrati nella frazione PM10. Rimane di fatto inalterata la percentuale del residuo non ionico costituente il resto della frazione di campione di particolato sottile che risulta essere circa il 72%. Determinazione IPA nel particolato atmosferico Per quanto riguarda la frazione organica la classe degli idrocarburi policiclici aromatici costituisce una frazione molto piccola della massa totale del particolato atmosferico (<0.1%) ma ha un importante interesse tossicologico, in relazione allattivit mutagene e cancerogena di alcuni IPA.

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Nelle figure seguenti si riportano i contenuti percentuali di IPA in diversi campioni provenienti dalle centraline Di Blasi (D), Unit di Italia (U) nei diversi giorni della settimana.

% IPA nel particolato

0,100 0,075 0,050 0,025 0,000 D-513-gio D 548-ven D-550- D-247-gio D-565sab Ven D-564Mer D-512Mer U-541Mar U-542Merc %

12,10,06 16,11,06 18,11,06 7,12,06 8,12,2006 06,12,06 11,10,06 05,12,06 06,12,06 Campioni
Figura 2.23- Percentuale di IPA nel particolato per diversi giorni della settimana per le centraline Di Blasi (D) e Unit di Italia (U). Esistono evidenze sperimentali che indicano che miscele di IPA sono cancerogene per luomo. Il benzo(a)pirene il composto pi ampiamente studiato dal punto di vista tossicologico e pi frequentemente determinato nelle varie matrici ambientali perch il pi pericoloso. In particolare lEPA (United States Environmental Protection Agency) ha identificato tra gli idrocarburi policiclici aromatici 16 composti prioritari.

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Componente
fluorene antracene fluorantene pirene benzo(a)antracene crisene benzo(b)fluorantene benzo(k)fluorantene benzo(a)pirene indeno(1,2,3,cd)pirene dibenzo(a,h)antracene

Classe IARC
1 1 1 1 2A 1 2B 2B 2A 2B 2A

Potenza cancerogena

0.1 0.01 0.1 0.1 1 0.1 1

1 = non classificabile come cancerogeno per luomo 2A = probabile cancerogeno per luomo 2B = possibile cancerogeno per luomo Tabella 2.29 Potenza cancerogena Gli IPA vengono prima estratti in bagno ad ultrasuoni con cicloesano, la soluzione cos ottenuta viene ridotta a piccolo volume (ca. 0,25 ml) ed addizionata di 4 idrocarburi aromatici deuterati utilizzati come standard interni (acenaftene d10, fenantrene d10, risene d12 e perilene d12). La soluzione cos ottenuta viene analizzata tramite gascromatografo dotato di rilevatore allo spettrometro di massa che consente un elevata capacit risolutiva e basso limite di rilevabilit. D-512 D-513 D 548 D-550 D-564 D-247 D-565 U-541 U-542 18,89 10,20 12,03 2,45 36,12 36,01 25,16 11,66 35,68 naftaline 1,81 0,84 0,62 0,71 1,92 1,95 1,54 1,12 1,22 acenaftilene 0,33 0,35 0,62 0,96 0,64 0,40 0,47 0,16 0,50 Acenaftene 0,39 0,13 0,14 0,01 0,52 0,30 0,30 0,16 0,24 Fluorene 0,92 0,73 0,66 1,05 2,10 1,75 1,33 0,63 0,77 Fenantrene 0,06 0,09 0,11 0,13 0,24 0,23 0,15 0,11 0,13 Antracene 1,50 1,19 2,22 2,22 4,23 3,18 2,61 0,88 0,95 fluorantene 2,32 1,81 3,91 3,75 7,01 5,29 4,14 1,31 1,39 Pirene 0,60 0,45 2,45 1,70 2,68 1,16 1,51 0,98 1,01 benzo(a)antracene 1,36 1,21 3,13 2,10 4,16 4,19 2,02 1,40 1,53 risene 0,85 0,69 2,89 2,40 2,75 2,04 1,66 1,16 1,49 benzo(b)fluorantene 0,48 0,33 1,49 0,61 1,22 1,42 0,79 0,62 0,99 benzo(k)fluorantene 0,38 0,16 1,93 1,06 1,60 1,67 1,08 0,69 0,94 benzo(a)pirene 0,09 0,04 0,27 0,17 0,25 0,44 0,18 0,14 0,20 terilene 0,28 0,17 0,86 0,72 0,88 0,79 0,57 0,30 0,53 ideno(1,2,3cd)pyrene 0,03 0,06 0,38 0,15 0,21 0,18 0,10 0,07 0,08 dibenzo(a,h)anthracene 0,99 0,47 2,67 1,69 3,32 2,68 1,74 1,23 2,22 benzo (g,h,i) perilene Tabella 2.30 - Concentrazione degli IPA (ng/m3) nel particolato per le centraline Di Blasi (D) e Unit di Italia (U)

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40,0 34 28 24 19 20 14 9 11

30,0

20,0 ng/mc 12

10,0

0,0 11,10,06 D-512-Mer 12,10,06 D-513-gio 16,11,06 D 548-ven 18,11,06 D-550-sab 06,12,06 D-564-Mer Campioni 07,12,06 D-247-gio 08,12,2006 D-565-Ven 05,12,06 U-541-Mar 06,12,06 U-542-Merc

Figura 2.24 - Concentrazione degli IPA totali (ng/m3) nel particolato in funzione del giorno della settimana per le centraline Di Blasi (D) e Unit di Italia (U)

2,50

2,00

1,50 ng/mc

1,00

0,50

0,00 11,10,06 D-512-M er 12,10,06 D-513-gio 16,11,06 D 548-ven 18,11,06 D-550-sab 06,12,06 D-564-M er Campioni 07,12,06 D-247-gio 08,12,2006 D-565-Ven 05,12,06 U-541-M ar 06,12,06 U-542-M erc

Figura 2.25 - Concentrazione del benzo(a)pirene (ng/m3) nel particolato in funzione del giorno della settimana per le centraline Di Blasi (D) e Unit di Italia (U). Attualmente la normativa italiana prevede un limite di legge solo per il benzo[a]pirene (DM 25/11/1994), stabilendo che la sua concentrazione nel PM10 deve rispettare lobiettivo di qualit di 1 ng/m3 come valore medio annuale, valore da non superare al fine di minimizzare il rischio associato allesposizione. Il marcato gradiente stagionale e spaziale delle concentrazioni degli IPA, appare riconducibile alla riduzione dei volumi di traffico nei periodi estivi rispetto a quelli invernali, alle emissioni degli impianti di riscaldamento in inverno, alle condizioni meteoclimatiche estive pi favorevoli alla dispersione degli inquinanti rispetto ai mesi freddi dellanno (caratterizzati da periodi di inversione termica e quindi con scarsa dispersione degli inquinanti) nonch alla degradazione subita dagli IPA per opera della temperatura elevata, dellirraggiamento solare e della presenza di specie chimiche ossidanti quali O3, NO2 in periodo estivo.

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U-542-M erc

acenaftilene acenaftene fluorene

D-565-Ven

fenantrene antracene fluorantene

D-564-M er

pirene benzo (a) antracene crisene

D 548-ven

benzo (b) fluorantene benzo (k) fluorantene benzo (a) pirene

D-512-M er 0% 20% 40% 60% 80% 100%

perilene indeno(1,2,3-cd) pyrene dibenzo (a,h) anthracene benzo (g,h,i) perilene

Figura 2.26 - Contributi percentuali dei singoli componenti degli IPA Centralina Di Blasi ed Unit di Italia.
30,0

24,0 Fenantrene/antracene

18,0

12,0

6,0

0,0 0,00 0,25 0,50 0,75 1,00 1,25 1,50 1,75 2,00

Fluorantene/pirene

Figura 2.27 - Rapporto fluorantene/pirene in funzione del rapporto fenantrene/antracene Il rapporto tra le concentrazioni di fluorantene e pirene risulta essere molto prossimo a 0,6 mentre il rapporto fenantrene antracene risulta prevalentemente al di sotto di 10. Per quanto sopra se ne pu dedurre che gli IPA rilevati provengono da fonte autoveicolare; infatti dallelenco seguente si pu, con ottima approssimazione, stabilire, in funzione del rapporto delle concentrazioni dei due composti, quale sia la sorgente responsabile della loro presenza. Fluorantene/Pirene Fluorantene/Pirene Fluorantene/Pirene Fenantrene/Antracene Fenantrene/Antracene Fenantrene/Antracene 0,6 1,0 1,4 < 10 <25 - >10 25 emissione da traffico veicolare; processi di combustione; combustione carbone e/o legno; inquinamento da combustione; inquinamento da combustione e prodotti petroliferi; inquinamento da prodotti petroliferi.

>

In conclusione si pu ipotizzare che gli IPA del particolato nei campioni analizzati derivino sostanzialmente da emissione da traffico autoveicolare. da verificare se una frazione possa provenire dallabrasione del manto stradale e da altre fonti periodiche od occasionali.

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2.1.10 Campionamenti passivi. Applicazione a Palermo (fonte AMIA Palermo) Per la valutazione dellinquinamento atmosferico da benzene, biossido di azoto e biossido di zolfo possono essere utilizzati i campionatori passivi. Nellarea urbana della citt di Palermo sono stati condotte alcune campagne di indagine nei periodi 1998 e 1999-2000, si riportano alcuni risultati di tali indagini. Campagna di monitoraggio del benzene nel periodo 1998 Il rilevamento stato eseguito in 45 siti, di cui 7 coincidenti con le altrettante cabine della rete fissa di monitoraggio dellinquinamento atmosferico, nel periodo 26/01/1998 ed il 9/02/1998. Per ciascun tipo di inquinante e per ciascun sito sono riportati i valori della concentrazione media in aria sia in forma tabellare che grafica. Sono altres riportati i valori medi dei principali parametri meteoclimatici (temperatura, pressione atmosferica, velocit e direzione del vento) relativi al periodo di monitoraggio. Il rilevamento degli inquinanti atmosferici stata effettuata mediante campionatori passivi messi a punto e prodotti dal Centro Ricerche Ambientali di Padova della FONDAZIONE S. MAUGERI IRCCS. In particolare per il rilevamento contemporaneo del biossido di zolfo e del biossido di azoto sono state utilizzate delle cartucce chemioadsorbenti del diametro di 5,9 mm rivestite di 15 mg di tetranolammina. Per il rilevamento del benzene sono state usate cartucce adsorbenti di identiche dimensioni contenenti 530 mg di carbone attivo. Per ciascun punto di monitoraggio sono stati posizionati due campionatori passivi: uno per il rilevamento contemporaneo del biossido di zolfo e del biossido di azoto ed uno per il benzene. Ciascuna coppia di campionatori stata fissata allinterno di un apposito riparo in materiale plastico che, pur garantendo la necessaria ventilazione dei campionatori, assicura la protezione degli agenti atmosferici, in particolare della pioggia per il campionatore del primo tipo. Tutto il sistema di monitoraggio stato posizionato ad una altezza compresa tra 2,5 e 3 m dal piano stradale in zona aperta e ventilata ed ancorato, tramite fascetta di serraggio in materiale plastico, prevalentemente ai pali della rete di illuminazione pubblica. I campionatori passivi sono stati esposti per un periodo di tempo compreso tra un minimo di circa 3 giorni ed un massimo di circa 4 giorni. La campagna di monitoraggio ha avuto inizio, contestualmente su tutti i siti prescelti, la mattina del luned 26/01/1998 e si articolata nelle 4 fasi di campionamento riportate nella tabella. . Ciascuna fase, della durata di 4 o 3 giorni, ha coperto rispettivamente il periodo feriale (luned-venerd) o quello festivo (sabato-domenica) di ciascuna settimana secondo il calendario riportato nella tab. 2.31. GENNAIO '98 FEBBRAIO '98

26 27 28 29 30 31 1 2 3 4 5 6 7 8 9 lun mar mer gio ven sab dom lun mar mer gio ven sab dom lun Fase fase 2 fase 3 fase 4

Tabella 2.31 - Periodo e fasi della campagna di monitoraggio Per ciascun tipo di inquinante monitorato sono stati esposti complessivamente 180 campionatori passivi. La campagna di monitoraggio stata condotta su 45 punti della citt di Palermo, di cui 7 coincidenti con le attuali cabine fisse della rete di monitoraggio. I punti, ad eccezione del nr. 1 (cabina Casa del Sole), ricadono nellarea delimitata a NORD della via Belgio, ad OVEST e a SUD dal viale Regione Siciliana e ad EST dalla zona industriale di Brancaccio.La scelta dei punti stata effettuata tenendo conto della diversa densit di traffico ed in particolare, per le zone ad intenso, medio e basso traffico, il numero dei siti stato suddiviso rispettivamente nelle percentuali del 30%, 35% e 35%. Tale criterio di scelta garantisce una sufficiente rappresentativit dei valori rilevati e al contempo consente di evitare una errata visione, in eccesso o in difetto, dello stato complessivo della qualit dellaria a Palermo. Risultati e discussione I valori della concentrazione media in aria di benzene, biossido di azoto e biossido di zolfo ottenuti per ciascun sito nelle quattro fasi del campionamento sono riportati geograficamente nelle figg. E stato eseguito il confronto dei dati con i valori dellobiettivo di qualit per il benzene, con i valori limite per il biossido di azoto e con i valori di attenzione per il biossido di zoto, previsti dalla normativa vigente (nel periodo oggetto di indagine). Per il Benzene, nel 1998, lobiettivo di qualit stato rispettato nel numero di siti indicato nella tab. 2.32.

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Obiettivo di qualit 10 mg/m3 15 mg/m3

Fase 1 6 20

Nr. siti entro i limiti Fase 2 Fase 3 10 20 27 32

Fase 4 18 30

Tabella 2.32- Fasi della campagna di monitoraggio Per i restanti siti i valori si sono sempre mantenuti oltre i valori degli obiettivi di qualit. In particolare, durante il periodo della fase 1, caratterizzata da una situazione meteoclimatica piovosa ma stabile con venti deboli, i siti nr. 12, 17, 18, 20, 27, 29, 30, 31 e 42 hanno fatto registrare concentrazioni superiori a 25 mg/m3 con valori particolarmente elevati per quanto riguarda il sito 31 (fase 1: 160 mg/m3; fase 2: 331 mg/m3, fase 3: 435 mg /m3; fase 4: 216 mg /m3). In fig.2.39 riportata una mappa colorata in funzione delle concentrazioni di benzene in mg/m3 relativa alla fase 1. Le mappe relative alle altre fasi sono riportate in allegato 5.

Figura 2.28 - Distribuzione della concentrazione media di benzene fase 1 (1998) Biossido di azoto I valori della concentrazione media del biossido di azoto in aria ottenuti per ciascun sito nelle quattro fasi del campionamento sono riportati geograficamente in planimetria. In fig. 2.40 si riporta a titolo di esempio la mappa relativa alle seconda fase.

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Anche in questo caso, seppur in entit meno evidente per le peculiarit del processo di formazione del biossido di azoto, dall'esame dei dati si osservata in generale una riduzione dei valori rilevati nelle fasi successive alla 1 dovuta alle mutate condizioni meteo. Per il biossido di azoto non risulta possibile un confronto diretto dei dati ottenuti (espressi come media giornaliera) con il valore limite previsto dalla normativa vigente nel periodo di indagine (media oraria 200 mg/m3). Pertanto, il codice di colori delle concentrazioni adottato in fig. 2.40 da ritenersi puramente indicativo ed ha lo scopo di evidenziare soltanto le diverse concentrazioni rilevate.

Figura 2.29 - Distribuzione della concentrazione media di biossido di azoto fase 2 (1998) Biossido di zolfo I valori della concentrazione media del biossido di zolfo in aria ottenuti per ciascun sito nelle quattro fasi del campionamento sono stati riportati geograficamente in planimetria. Nella fig. 2.41 si riportano a titolo di esempio i valori relativi alla prima fase del 1998 mentre in allegato 5 si riportano le mappe relative alle altre tre fasi. Anche in questo caso, analogamente al benzene, dall'esame dei dati si osservata in generale una sensibile riduzione dei valori rilevati nelle fasi successive alla 1 dovuta alle mutate condizioni meteo. Dall'esame dei dati rilevati si evidenziato che in nessuna fase della campagna di monitoraggio mai stato raggiunto il valore del livello di attenzione previsto dalla vigente normativa allepoca della indagine (DM 25/11/94) di 125 mg/m3. In particolare, il valore pi alto, rilevato durante la fase 1 presso il sito 17, di 71,4 mg/m3.

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Anche in questo caso, il codice di colori delle concentrazioni adottato in fig. 2.30 ed in allegato 5 da ritenersi puramente indicativo ed ha lo scopo di evidenziare soltanto le diverse concentrazioni rilevate.

Figura 2.30 - Distribuzione della concentrazione media di biossido di zolfo fase 1 (1998) Campagne di monitoraggio del benzene nel periodo 1999-2000 Sono state eseguite quattro campagne di rilevamento del benzene nel periodo 1999-2000 (25/01/1999-06/02/1999, 22/09/1999, 11-25/10/1999, 15/05/2000-05/06/2000 rispettivamente in 50, 30, 55 e 69 punti di misura). Le determinazioni analitiche dei campionatori sono state effettuate presso il laboratorio chimico del Dipartimento Controllo Ambientale e Servizi dellAMIA ed eseguita secondo la metodica standard. Alcuni dei risultati ottenuti sono riportati nelle figg. 2.31 e 2.32 la cui comparazione consente di valutare il contributo positivo dellutilizzo delle ZTL (Zone a Traffico Limitato).

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Figura 2.31- Distribuzione della concentrazione media di benzene 22/09/1999 (aerea contornata da linea blu chiusa al traffico)

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Figura 2.32 - Distribuzione della concentrazione media di benzene 25/10/1999 2.1.10 Simulazioni e mappature a scala urbana. Applicazione nel territorio comunale di Milazzo (ME) Lallegato 1 del DM 261/2002 prevede lapplicazione di modelli di diffusione come un utile strumento per ottenere informazioni su porzioni di territorio in cui non esistano punti di misura, correlazioni tra emissioni ed immissioni (matrici sorgenti-recettori), studiare scenari ipotetici di emissioni alternativi rispetto al quadro attuale e/o passato. In ambito regionale sono state gi effettuate applicazioni di modelli di diffusione, si riporta a titolo di esempio un caso studio effettuato sul territorio comunale di Milazzo (ME) ma applicabile a tutto il territorio regionale. LAssessorato Regionale Territorio e Ambiente in collaborazione con il DREAM (Dipartimento di Ricerche Energetiche ed Ambientali di Palermo) ha effettuato la valutazione dellinquinamento atmosferico da traffico veicolare per differenti scenari nellambito del territorio comunale di Milazzo (ME). E stato costruito il grafo delle pi importanti arterie viarie della citt, si effettuato il rilievo dei flussi e della composizione del traffico e sono state condotte alcune simulazioni con il modello Caline 4 in una griglia di punti. E stata infine eseguita linterpolazione grafica dei valori calcolati al fine di costruire le curve di isoconcentrazione. Si riporta in fig. 2.33 titolo di esempio la mappa delle concentrazione medie diurne nelle peggiori condizioni meteo-climatiche per il parametro CO in mg/m3.

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Fig. 2.33 - Mappa delle concentrazione medie diurne di CO nelle peggiori condizioni meteo-climatiche

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2.1.11 Emissioni di inquinanti da altre infrastrutture dei trasporti LAssessorato Territorio e Ambiente si gi attivato al fine di elaborare la stima e valutazione dellinquinamento proveniente da infrastrutture portuali ed aeroportuali. Nella prossima revisione del Piano saranno presentati i primi risultati di tali attivit. 2.1.12 Emissioni di inquinanti da impianti di riscaldamento. Mappature urbane Lorganizzazione di un valido programma di lotta contro gli inquinamenti atmosferici evidentemente subordinata alla predisposizione di studi e ricerche al fine di stabilire il carattere dellinquinamento, la sua entit e la sua distribuzione spaziale. Si dispone qui di seguito un breve esame delle fonti di inquinamento atmosferico, tenendo conto in particolare dellanalisi delle fonti della contaminazione di fondo, che presente in misura variabile in tutti gli altri agglomerati urbani e comprende essenzialmente i prodotti della combustione degli impianti di riscaldamento ed i gas di scarico dei motori a scoppio. Si osserva che negli ultimi anni un notevole passo avanti stato fatto nel campo degli impianti di riscaldamento con la sostituzione degli impianti a gasolio con quelli a metano, con la conseguente riduzione dellSO2 immessa nellatmosfera. Infine gli impianti industriali, quando esistono, si aggiungono o si sovrappongono alla contaminazione di fondo, e la contaminazione globale che ne deriva assume nelle diverse localit aspetti vari per tipo, grado ed estensione. Generalmente, e ci sempre vero per la Sicilia, gli impianti di produzione sono concentrati in aree (A.S.I.), fissate da piani regolatori relativamente distanti dai centri abitati, consentendo un pi facile controllo dei prodotti emessi. Le imprese, inoltre, investono sui sistemi di depurazione delle effluenze al fine di limitare le immissioni in atmosfera. Il processo metodologico e valutativo ha esaminato linquinamento atmosferico causato dal traffico veicolare e da quello indotto dalle attivit antropiche insediate nellarea stessa. I principali elementi di valutazione sono. situazioni dinsediamento esistenti; tipologie architettoniche e di trasporto quali: geometria ed altezza degli edifici; tipologie viarie; flussi di traffico (correlati alla tipologia dei mezzi); nodi di traffico; peculiarit di sviluppo. In riferimento al grado di conoscenza degli elementi principali (ed in funzione di questi), si proceduto allesame dei dati sperimentali storici relativi e disponibili su aree urbane e perturbane compatibili e coerenti per tipologia viaria / urbanistica e per regime di traffico, allo sviluppo di correlazioni; alle proiezioni dimpatto; alla definizione dei vincoli che vanno garantiti e previsti. La sequenza danalisi stata sviluppata sui seguenti elementi: Concentrazione; Traffico; Tipologia viaria; Periodo stagionale; Densit edilizia e coefficiente volumico; Dati meteoclimatici; Parametri fisico-tecnici degli edifici. I parametri pi significativi sono SO2, NO2 e CO. Gli impianti di riscaldamento contribuiscono circa il 5% per gli ossidi di zolfo, il 4% per quelli di azoto ed il 3% per il monossido di carbonio. Le emissioni di inquinanti da impianti di riscaldamento a gasolio sono di tipo stagionale, cio limitato al periodo inve rnale, ed interessano i bassi strati dellatmosfera sovrastante i grossi centri urbani, dove massiccio laddensamento delle sorgenti di inquinamento. Esso trae origine dalle condizioni di esercizio degli impianti termici e dal tipo di combustibile impiegato. La qualit e quantit degli effluenti sono direttamente influenzati dal tipo di fonte energetica utilizzata, cio di combustibile, come pu osservarsi nella tab. 2.33.

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Tipo di inquinante Acidi Organici Aldeidi Ammoniaca Idrogeno Solforato Materie Organiche Materiali Solidi Ossidi di Azoto

Fonti di combustione Carbone 15.000 1.000 1.000 500 10.000 100.000 4.000 Nafte 6.000 400 400 250 2.000 400 3.000 Gas 0,50 0,50 0,10 tracce 0,50 tracce 3,00

Ossidi di Zolfo 20.000 9.000 0,20 Tabella 2.33 - Tipo e quantit di inquinanti immessi giornalmente nellaria da una comunit di 100.000 ab, secondo le fonti di combustione (KG.) Leffluente maggiormente prodotto, nel caso di impianti di riscaldamento funzionanti a gasolio, SO2 per cui viene assunto come elemento tracciante per la valutazione dellinquinamento atmosferico da impianti di riscaldamento. La determinazione delle quantit di SO2 da detti impianti e la distribuzione al suolo stata oggetto del presente studio. Ai fini della valutazione dellincidenza dei prodotti combustivi degli impianti termici sullinquinamento urbano, assume notevole importanza il regime di funzionamento degli impianti. Il cattivo funzionamento dovuto, oltre che allimpiego di combustibile inadatto, anche a difetti di progettazione e dei materiali, e di tiraggio della canna fumaria. Per ovviare a questo inconveniente il legislatore gi con il D.P.R. 24/05/88 n. 203 prescriveva le temperature di esercizio, i criteri di ventilazione dei locali caldaia, i tipi di combustibili consentiti, le dimensioni dei camini e indica con appositi regolamenti anche le operazioni necessarie per manutenzione e controllo degli impianti. Per calcolare la quantit di SO2 immessa nellatmosfera (costituenti gli input nel modello di Gifford - Hanna) e quindi il grado di inquinamento dovuto agli impianti termici, necessario conoscere il consumo stagionale dei combustibili usati per il riscaldamento degli edifici. Quindi la valutazione teorica del grado di inquinamento atmosferico delle aree urbane causato dal riscaldamento degli edifici si basa sulla conoscenza dei consumi di combustibili, da cui si pu risalire alla quantit di SO2 immessa nellambiente. Al fine di ottenere la mappa di emissione il territorio stato suddiviso in un reticolo a maglia quadrata. Ciascuna maglia del reticolo comprende una definita area geografica in cui cade un certo numero di sorgenti puntiformi uniformemente distribuite (impianti di riscaldamento degli edifici). Linsieme di queste piccole sorgenti rappresenta una sorgente-area il cui effetto complessivo (coefficiente di emissione in g/m2*sec) quello corrispondente ad una sorgente ideale equivalente posta al centro della maglia. Anche per questa tipologia di sorgente antropica di inquinanti stoto condotto uno studio del territorio comunale di Milazzo (ME), In base ad unanalisi dettagliata delle caratteristiche orografiche dellarea di Milazzo e del suo sviluppo urbanistico, si suddiviso il territorio in un reticolo a maglie quadrate di lato 500 m. I criteri di scelta del reticolo tengono conto essenzialmente di due fattori: esistenza di un asse preferenziale di sviluppo urbanistico proliferazione di fasce di edilizia spontanea lungo le varie reti esterne Quindi il coefficiente di emissione delle sorgenti-area su definite funzione: della quantit di SO2 emessa per riscaldare di 1C un metro cubo di volume edificato; della zona climatica; della densit edilizia effettiva; del microclima del territorio. La distribuzione al suolo di SO2 pu essere ottenuta realizzando una mappa della zona in studio, in funzione del diverso livello di inquinamento potenziale, conoscendo le caratteristiche e la quantit di emissioni. La mappatura della zona in esame, pu essere realizzata sviluppando il calcolo della ricaduta al suolo dei vari contaminanti atmosferici mediante luso del modello matematico di Gifford Hanna. Tale modello adatto alla stima previsionale dellinquinamento atmosferico di impianti di riscaldamento. Per il caso di recettori allinterno di una citt la componente dellinquinamento dellaria urbana, dovuta a sorgenti distribuite, fortemente influenzata dalla intensit delle emissioni e dalla velocit media del vento.

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I valori ottenuti sono risultati sempre minori dei limiti di normativa e possono lasciare presumere un rischio contenuto per la popolazione esposta. La percentuale di impianti funzionanti a gasolio notevolmente ridotta a favore degli impianti di riscaldamento a metano che non producono SO2. Il risultato stato quindi quello di ottenere un notevole abbattimento di SO2 nel territorio, che pertanto diventa quasi esclusivamente dovuto agli impianti industriali della zona. Al fine di valutare gli inquinanti prodotti dagli impianti di riscaldamento alimentati a metano ci si riferiti ai dati di consumo annuale di tale gas. In particolare sono stati presi in considerazione i consumi di gas annuali con riferimento spaziale. I valori a disposizione per ciascuna area rappresentano i mc consumati durante lanno allinterno di ciascuna area. Per valutare lemissione del CO e dellNOx stato adottato il metodo proposto dal CORINAIR per gli impianti per uso civile e con potenzialit inferiore ai 50 MW. Lemissione media oraria di CO di ogni cella stata determinata considerando che il numero di ore di funzionamento giornaliero degli impianti di riscaldamento previsto dalla normativa in base alla zona climatica pari ad 8 ore. I risultati relativi alle diverse simulazioni di emissione atmosferica degli inquinanti sono stati riportati sotto forma di emissione media (CO ed NOx) al suolo su un dominio esteso. Anche in questo caso i valori ottenuti possono lasciare presumere un rischio contenuto per la popolazione esposta. 2.1.13 Inquinamento proveniente da altre aree esterne Molti dei fenomeni atmosferici di maggiore rilevanza ambientale e sanitaria sono connessi allinquinamento fotochimico da ozono e dal materiale particolato, in particolare nelle frazioni fine PM10 ed ultrafine PM2,5. Recenti studi hanno messo in evidenza il peso determinante dei processi di produzione secondaria delle polveri, analoghi a quelli che portano alla formazione dellozono. Sia lozono troposferico che il materiale particolato sono quindi manifestazioni del medesimo problema di inquinamento, esteso a larga scala. A tal fine si promuover la costituzione di un tavolo di coordinamento tecnico che coinvolgendo lARPA Sicilia e lAgenzia Ambientale di Calabria, porti allavvio di un progetto per la realizzazione di un servizio di valutazione, previsione e supporto alla gestione della qualit dellaria a scala extraregionale. Tale sistema, utilizzando metodi di modellazione, combinati con la meteorologia, gli inventari delle emissioni ed i sistemi di misurazione, consentir di: eseguire con continuit una valutazione della qualit dellaria estesa a tutto il territorio, individuando gli agglomerati e le zone dove gli obiettivi di qualit dellaria non sono rispettati; prevedere levoluzione degli episodi di inquinamento; eseguire lanalisi degli scenari a lungo termine e su larga scala ed a breve termine su scala limitata. 2.1.14 Inquinamento generato da eventi naturali Le fonti dell'inquinamento atmosferico sono molteplici. Si possono individuare fonti di origine naturale, come le emissioni legate a effetti vulcanici o alle reazioni di decomposizione di materiali organici naturali che avvengono nelle paludi, nelle torbiere e cos via. Linquinamento atmosferico ascrivibile ad eventi di tipo naturale rileva, nel caso del territorio siciliano, uno specifico interesse rispetto allo studio dellaerosol marino e delle emissioni vulcaniche. Ogni fonte di emissione caratterizzata da una serie di fattori che riguardano: a) b) c) d) e) la natura della sostanza o delle sostanze contemporaneamente immesse nell'atmosfera; la quantit e la durata dell'emissione; le modalit con le quali questa emissione avviene; la localizzazione dell'emissione; la porzione di atmosfera direttamente interessata all'emissione.

Saranno realizzati alcuni campionamenti di aria e di polveri, attivando laspirazione dellaria solo quando il vento soffier in determinate direzioni, al fine di distinguere tre situazioni emissive diversificate: urbana+industriale, indifferenziata, aerosol marino oppure urbana+industriale, indifferenziata, vulcanica. In Sicilia le attivit vulcaniche dellEtna e dello Stromboli effetti ambientali che possono esser cos riassunti: Etna: colate laviche, incendi boschivi, emissioni di gas in atmosfera, deposizioni di ceneri, danni a persone, edifici, infrastrutture. Stromboli: colate laviche, emissione di gas in atmosfera, deposizione di ceneri.

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2.2 ANALISI DEI DATI METEOCLIMATICI 2.2.1 Introduzione La caratterizzazione meteoclimatica della regione Sicilia stata condotta al fine di individuare le informazioni necessarie alle applicazione dei modelli di previsione e di simulazione della qualit dellaria. A tale scopo sono stati analizzati i dati delle varie reti di rilevamento comprendendo anche quelli delle stazioni dellAeronautica Militare. Lo studi si articola in varie fasi di analisi. Preliminarmente sono state descritte le reti di rilevamento, sono stati analizzati i dati delle stazioni e sono state elaborate alcune carte tematiche. Sono state quindi definite le caratteristiche del clima a livello locale e regionale. 2.2.2 Rete di rilevamento e sue finalit LAssessorato Agricolture e Foreste della Regione Siciliana ha predisposto un Atlante climatologico e la Carta Climatica della Sicilia frutto delle elaborazioni climatologiche territoriali svolte anche con lausilio di opportune tecniche di spazializzazione dei dati puntuali. I dati di base sono quelli del trentennio 1965-1994 relativi a 125 stazioni pluviometriche e 55 termopluvometriche del Servizio Idrografico Regionale (fig. 2.34). Le carte tematiche sono state realizzate alla scala 1:25000. Alle stazioni del Servizio Idrografico si aggiungono altre stazioni di rilevamento dei parametri climatici (includendo anche intensit e direzione del vento, pressione atmosferica, radiazione globale, ecc) gestite da enti locali, universit e privati, distribuite su tutto il territorio regionale. Le stazioni presenti sul territorio regionale sono in grado di garantire il monitoraggio in continuo dei principali parametri agro-idro-meteorologici del territorio della Sicilia con unadeguata risoluzione spaziale e temporale, allo scopo di: caratterizzare il territorio dal punto di vista climatico in un ottica di lungo periodo (studio, pianificazione territoriale e progettazione, analisi statistica); supportare l'attivit meteorologica ed agrometeorologica nelle sue azioni quotidiane; supportare talune scelte decisionali di enti preposti alla gestione o allutilizzo del territorio quali Consorzi di Bonifica, Genio Civile, Operatori agricoli, ecc.; supportare l'azione di organismi di pronto intervento nella gestione delle situazioni di allerta meteorologica, idrologica ed ambientale. Lintegrazione delle stazioni in ununica rete pu costituire un adeguato compromesso in grado di assolvere alle molteplici esigenze di varie categorie di utenti.

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Stazione pluviometrica Stazione termopluviometrica Figura 2.34 - Distribuzione delle stazioni del Servizio Idrografico Regionale La Carta climatica della Sicilia consiste in diversi tematismi, alcuni dei quali alla scala 1:250000 (temperatura e precipitazioni medie annue) altri, in forma di carte ancillari (di accompagnamento alla principale), alla scala 1:1500000 (quinto, venticinquesimo, cinquantesimo, settantacinquesimo e novantacinquesimo percentile delle precipitazioni totali annue, temperatura media delle minime nel mese pi freddo, media delle massime nel mese pi caldo, evapotraspirazione potenziale media annua e alcuni indici climatici). LAtlante climatologico, oltre a comprendere tutte le rappresentazioni cartografiche ora dette, contiene ulteriori particolari elaborazioni (altri indici climatici, distribuzione spaziale dei valori mensili di temperatura ed evapotraspirazione potenziale, ecc.). In accordo con lOrganizzazione Meteorologica Mondiale, secondo cui il clima costituito dallinsieme delle osservazioni meteorologiche relative ad un trentennio, stato preso in considerazione il trentennio disponibile pi vicino, che va dal 1965 al 1994, sulla base dei dati gi pubblicati dal Servizio Idrografico Regionale. Delle numerose stazioni presenti in Sicilia, come gi detto ne sono state scelte 55 termopluviometriche e 125 pluviometriche. Questa selezione stata fatta preferendo quelle stazioni che consentissero la maggiore copertura possibile del territorio regionale, individuate possibilmente tra quelle che presentavano lintero trentennio climatico. Sullarchivio provvisorio stata avviata una procedura automatizzata di controllo di qualit dei dati, per verificarne lattendibilit. Sono stati condotti due tipi di controllo di qualit dei dati meteorologici; il primo, consistente nel cosiddetto controllo climatico, si basa sul confronto tra il dato in esame e alcune soglie climatiche, considerate come i limiti al di l dei quali rilevante la probabilit che esso sia errato; il secondo tipo di controllo (controllo spaziale) mette in relazione i dati rilevati nello stesso momento in diverse stazioni, ubicate su siti vicini e confrontabili e aventi quindi caratteristiche climatiche simili, determinandone il grado di correlazione. Attraverso questi controlli stato possibile scartare i dati non attendibili e passare cos alla fase di ricostruzione statistica dei dati.

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La distribuzione spaziale delle elaborazioni climatologiche Per passare da una serie di dati puntuali a una distribuzione continua nello spazio, che consenta la rappresentazione cartografica dellandamento delle diverse grandezze meteo-climatiche si possono impiegare diversi metodi. Tra i pi diffusi si ricordano ad esempio la media aritmetica (il pi semplice), la media mobile pesata, in cui il peso in genere linverso della distanza elevato a potenza, le tecniche delle isoiete e dei topoieti. Negli ultimi anni, anche in climatologia si fa ricorso sempre pi spesso ai metodi geostatistici, che oltre allinterpolazione dei i dati puntuali, mediante limpiego di appropriati algoritmi di calcolo, danno pure la possibilit di unanalisi statistica, sia a monte che a valle del processo di spazializzazione. In proposito, il metodo del Kriging sembra presentare le migliori possibilit applicative in climatologia; per tale ragione esso stato qui utilizzato per linterpolazione dei dati delle precipitazioni. I risultati ottenuti, confrontati con i dati puntuali sulle singole stazioni e con le conoscenze del territorio regionale sembrano confermare la validit dellapplicazione di tale metodologia per linterpolazione spaziale dei totali annui di precipitazioni. In ogni caso esso si ritenuto di privilegiare tale metodo rispetto ad altri che, provati nella fase iniziale delle elaborazioni (ad esempio media mobile pesata con linverso della distanza al quadrato o alla quarta potenza) avevano portato a risultati comunque accettabili. Per linterpolazione dei dati di temperatura, considerata lelevata correlazione con la quota di tale parametro, almeno per quanto riguarda i valori medi, che poi sono quelli elaborati, stato invece utilizzato il metodo del gradiente termico verticale medio (0,5C/100 m di quota, per le temperature medie annue) attraverso limpiego del DEM (Digital Elevation Model) prodotto qualche anno fa dallAssessorato Regionale dei Beni Culturali e Ambientali. Purtroppo non stato possibile applicare in parte o in tutto tale metodologia alle precipitazioni, in quanto in tal caso la correlazione con la quota non mai costante e definita su tutto il territorio, come invece succede, appunto, per le temperature. Le elaborazioni anzidette sono state effettuate utilizzando alcune funzioni offerte dagli strumenti GIS (sistemi informativi geografici). Nel caso oggetto di studio stato soprattutto utilizzato il software ARC-VIEW con lestensione SPATIAL ANALYST, mentre solo per qualche applicazione sono state utilizzate anche alcune particolari funzioni di ARC-INFO. Le carte di base ottenute attraverso tali metodologie sono: temperature medie annue e mensili, precipitazioni medie annue, precipitazioni annue a diversi livelli di probabilit: 5, 25, 50 (mediana), 75 e 95 percentile. A partire da esse, attraverso ulteriori elaborazioni, sono poi state ottenute molte altre carte derivate: escursioni termiche medie annue, temperature massime nel mese pi freddo, temperature minime nel mese pi freddo, evapotraspirazione potenziale mensile e annua, indici climatici di Lang, De Martonne, Emberger, Thornthwaite, RivasMartinez. Carta delle precipitazioni annue La carta riporta i valori mediani (50 percentile) dei totali annui delle precipitazioni del trentennio 1965-1994. Per quanto anche in questo caso si tratti di una carta di tipo generale, essa d gi la possibilit di una migliore conoscenza delle caratteristiche pluviometriche delle diverse aree, soprattutto se a essa si affiancano i grafici che schematizzano la distribuzione mensile dello stesso parametro. Anche in tal caso vale il criterio della similitudine gi detto, per cui in aree con analoghe caratteristiche pluviometriche risulta pi agevole la scelta delle stazioni rappresentative dellarea di interesse in modo da accedere successivamente alle analisi probabilistiche a livello puntuale (singolo sito di rilevazione). Ci, appare peraltro ancora pi valido e interessante, qualora si consideri che la distribuzione mensile delle precipitazioni annue risulta in Sicilia raggruppabile in tre tipologie che poco, tuttavia, differiscono tra loro, e tutte comunque riconducibili al tipico clima mediterraneo. Carte di elaborazione probabilistica delle precipitazioni totali annue Oltre alla carta ora detta, sono state anche effettuate delle elaborazioni cartografiche sulla base dello studio probabilistico delle precipitazioni totali annue. Si tratta di un arricchimento dellinformazione di tipo pluviometrico che ci consente di conoscere lentit delle precipitazioni annue a diversi livelli di non superamento, secondo il significato gi visto prima, nella parte metodologica. Carte di elaborazione probabilistica delle precipitazioni totali annue Oltre alla carta ora detta, sono state anche effettuate delle elaborazioni cartografiche sulla base dello studio probabilistico delle precipitazioni totali annue. Si tratta di un arricchimento dellinformazione di tipo pluviometrico che consente di conoscere lentit delle precipitazioni annue a diversi livelli di non superamento, secondo il significato gi visto prima, nella parte metodologica.

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Sul territorio regionale sono presenti altre stazioni meteorologiche ed agrometeorologiche come indicato in tab. 2.34. TRAPANI BIRGI PALERMO PUNTA RAISI MESSINA PIETRANERA GELA SANTO PIETRO LIBERTINIA COZZO SPADARO 154 157 164 230 168 231 232 175 SICILIA SICILIA SICILIA SICILIA SICILIA SICILIA SICILIA SICILIA TP PA ME AG CL CT CT SR TRAPANI CINISI MESSINA SANTO STEFANO QUISQUINA GELA CALTAGIRONE RAMACCA 7 21 59 158 11 313 183 46 37 55' 38 10' 38 12' 37 30' 37 5' 37 7' 37 32' 36 41' 12 30' AM

13 5' ENAV 15 33' AM

13 31' RAN 14 13' AM

14 31' RAN 14 34' RAN 15 8' AM

PORTOPALO DI CAPO PASSERO AM = Rete sinottica del Servizio Meteorologico dellAeronautica militare ENAV = Ente nazionale di Assistenza al Volo RAN = Rete Agrometeorologica Nazionale dellUfficio Centrale di Ecologia Agraria Tabella 2.34 - Rete regionale stazioni

La dotazione strumentale costituita da sensori in grado di acquisire i parametri indicati nelle tabb. 2.35 e 2.36.

Sensori installati Temperatura aria a 2 m Precipitazione a 2 m Umidit relativa a 2 m Velocit del vento a 10 m Direzione del vento a 10 m Pressione atmosferica Radiazione globale

Intervallo di acquisizione 60 min. 10 min. 60 min. 10 min. 10 min. 60 min. 60 min.

Tipo di misura Istantanea Totale Istantanea Media Istantanea Istantanea Totale

Massimi e minimi si no si no no si no

Unit di misura C mm % m/s gradi hPa KJ/m

Tabella 2.35 - Configurazione Stazioni Trapani, Palermo, Messina, Gela, Cozzo Spadaro

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Sensori installati Temperatura aria a 2 m Temperatura aria a 5 cm Temperatura suolo a -10 cm Temperatura suolo a -50 cm Precipitazione a 2 m Umidit relativa a 2 m Velocit del vento a 10 m Direzione del vento a 10 m Pressione atmosferica Radiazione globale Eliofania Bagnatura fogliare

Intervallo di acquisizione 60 min. 60 min. 180 min. 180 min. 10 min. 60 min. 10 min. 10 min. 60 min. 60 min. 60 min. 60 min.

Tipo di misura Istantanea Istantanea Istantanea Istantanea Totale Istantanea Media Istantanea Istantanea Totale Totale Totale

Massimi e minimi si si si si no si no no si no no no

Unit di misura C C C C mm % m/s Gradi hPa MJ/m Ore Ore

Tabella 2.36 - Configurazione stazioni Pietranera, Santo Pietro E Libertinia

Figura 2.35 - Ubicazione Stazioni RAN Obiettivo della Regione Siciliana di mettere in rete tutte le stazioni al fine di creare una rete di monitoraggio integrata soggetta a verifiche periodiche ed a validazione e certificazione dei dati che potr: garantire laffidabilit dei dati e dei prodotti elaborati; migliorare il servizio verso lutenza; favorire lomogeneit dei comportamenti del personale preposto alle attivit di manutenzione stazioni, acquisizione, validazione e diffusione dei dati. La rete sar composta da: stazioni periferiche di rilevamento; rete di telecomunicazione; centro di acquisizione elaborazione dati con sede a Palermo. Le stazioni periferiche di rilevamento e la rete di telecomunicazione potranno costituire la rete di telemisura. Le stazioni saranno suddivise essenzialmente in 4 categorie: stazioni agro-meteorologiche; stazioni meteorologiche; stazioni idrometriche; stazioni idrometeorologiche.

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Alcune delle stazioni fungeranno da ripetitori radio garantendo le telecomunicazioni dei dati. Il personale provveder quotidianamente alle operazioni di acquisizione ed archiviazione dei dati monitorati dalle periferiche della rete in tempo reale, verificandone lintegrit e la consistenza temporale ed analizzando i valori con lausilio di programmi che evidenziano: ripetitivit dei dati, superamento di valori soglia e presenza di aberrazioni. Ulteriori controlli verranno operati confrontando anche graficamente la consistenza e levoluzione temporale dei fenomeni tra stazioni circostanti o tra diversi parametri meteorologici correlati. Sempre a cura del personale addetto saranno periodicamente eseguiti presso la stazione meteorologica gli interventi di manutenzione atti a garantire il corretto funzionamento dei sensori, la loro sostituzione in caso di guasto, o il loro controllo in caso di dubbio funzionamento. 2.2.3 Considerazioni climatiche sulla Sicilia La climatologia la scienza che studia i macroclimi ed i microclimi. Per macroclima si intende leffetto risultante dalla combinazione dei vari fattori meteorologici che caratterizzano una regione in un lungo periodo; per microclima invece si intende leffetto risultante dei vari fattori meteorologici che caratterizzano una piccola area del territorio. I fattori meteorologici sono: la temperatura dellaria, le precipitazioni, la pressione atmosferica, lumidit relativa, lo stato del cielo, il regime dei venti, la radiazione solare. La combinazione dei vari fattori in un preciso istante fornisce la condizione del tempo. Lanalisi di queste condizioni pu avere risvolti applicativi molto vasti e interessare numerosi campi delle attivit umane, come la gestione del territorio nei suoi vari aspetti, la salvaguardia dellambiente e tutte le attivit di programmazione, sia a livello politico che tecnico. La conoscenza dettagliata del clima in tutte le sue manifestazioni consente di guardare i fenomeni atmosferici pi come risorsa utile che come avversit. Tra i settori maggiormente interessati alla climatologia ricordiamo: lagricoltura, sia a livello di programmazione in generale, sia per la scelta della destinazione nei diversi comprensori; la protezione dalle avversit atmosferiche, attraverso lindividuazione dei migliori mezzi necessari a limitarne i danni; lidrologia, in relazione alla problematica dei dissesti e della conservazione del suolo ad alla gestione delle risorse idriche; la protezione dellambiente, sia agricolo che urbano, anche in relazione alla diffusione di sostanze inquinanti. In agricoltura disporre di studi climatici dettagliati consente di definire specificamente e con precisione la vocazionalit dellambiente nei confronti di una determinata coltura. E noto, infatti, che aree anche geograficamente vicine possono presentare differenze climatiche talvolta consistenti, soprattutto in dipendenza di una differente situazione orografica o topografica. Non tenere conto di questi elementi pu comportare scelte sbagliate, con notevoli ripercussioni economiche ed ambientali. La conoscenza approfondita dellandamento di alcuni elementi meteorologici (radiazione solare, vento, ecc.) pu essere di grande aiuto, inoltre, per la definizione dei criteri costruttivi degli apprestamenti protettivi (serre, tunnels, ecc.). Un altro settore, assai caro soprattutto allagricoltura del Meridione, in quanto legato ai problemi della cronica e crescente carenza dacqua, quello dellidrologia. Lacqua una risorsa insostituibile e preziosa, anche perch, purtroppo, limitata e sempre pi contesa tra i diversi ambiti delle attivit umane. Per questo necessario gestirla in modo ottimale. Studio del clima I principi della climatologia trovano, oggi, ampia applicazione in varie branche della scienza, quali la geomorfologia, lagricoltura, la biologia, lecologia, la bioclimatologia, ecc.. Il clima uno dei fattori che condizionano le caratteristiche del paesaggio terrestre, sia sotto laspetto panoramico che dal punto di vista degli equilibri biologici. La morfologia superficiale della terra continuamente modificata dallerosione esercitata dal vento e dalle acque meteoriche, talvolta in forma rovinosa: frane, spostamento di litorali, dilavamento di terreni agrari, ecc.. Le condizioni atmosferiche e quelle del suolo (umidit, temperatura, pedologia) influenzano lo sviluppo e la crescita delle piante, la produzione di vegetali e, quindi, la loro distribuzione sulla crosta terrestre. Le caratteristiche fisiche dellHabitat sono in stretta correlazione con la ripartizione delle specie animali nelle varie parti della terra e ne influenzano la mobilit: fauna stanziale o migrante. Ai vari elementi climatici stata sempre riconosciuta unazione importante nel rapporto con gli organismi. Questa constatazione, che ha avuto alterne vicende, torna oggi pi che mai alla ribalta riconoscendo in questi elementi una concausa nella patogenesi di alcune forme morbose e, per altro aspetto, in azione di medicina preventiva e terapeutica.

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Le informazioni della climatologia dinamica (inversione di temperatura, stabilit dellaria, rosa dei venti, precipitazioni) permettono di individuare le condizioni meteoclimatiche critiche nei riguardi della salvaguardia dellambiente dallinquinamento atmosferico. La conoscenza dellevoluzione del clima nel tempo costituisce la base per prevedere le modalit dei fenomeni di diffusione e, quindi, per intervenire opportunamente al fine di evitare manifestazioni pericolose. Inoltre unanalisi basata sui dati rilevati in periodi temporali superiori ai dieci anni pu consentire di effettuare una razionale localizzazione delle aree industriali. Tra le modalit ed i criteri utilizzabili per valutare il clima, possiamo sinteticamente citare: a) b) c) metodo analitico; metodo degli indici climatici; metodo sinottico o genetico.

Il metodo analitico prevede il calcolo delle medie (giornaliere, mensili od annue) dei principali elementi del clima (temperatura, insolazione, precipitazioni) considerandoli separatamente ed elaborando delle tabelle. Confrontando i risultati per localit diverse, si pu mettere in evidenza lappartenenza a determinatati tipi climatici. In base a questo metodo il clima di una data localit o zona geografica pu essere definito come linsieme delle condizioni meteorologiche che influiscono costantemente e spiccatamente sulla morfologia, idrografia e vegetazione del territorio e che quindi possono considerarsi tipiche. Il metodo degli indici climatici consiste nel costruire degli indici empirici che esprimono leffetto complessivo dei singoli elementi climatici. Esso, infatti, si basa sulla considerazione che i diversi parametri climatici non concorrono singolarmente a definire il clima di una qualsiasi localit, bens combinandosi tra loro nel modo pi vario possibile, anche se si assumono soltanto i valori medi. Il metodo sinottico si inquadra in una linea di ricerca, abbastanza recente, la quale analizza i principali elementi della circolazione atmosferica generale e ne studia la ripartizione media sulla superficie terrestre, oppure considera la distribuzione media stagionale delle principali masse daria. In relazione a questultimo metodo si pu introdurre un altro concetto di clima basato sulla individuazione della sequenza degli strati dellatmosfera al di sopra di un luogo, presi nella loro successione abituale. Il metodo analitico, pur costituendo un utile primo approccio, non completo sia perch considera solo alcune variabili, prese in modo indipendente, come caratterizzanti il clima, sia perch si basa sui valori medi, i quali possono in alcuni casi non essere significativi. Il metodo sinottico ha daltra parte linconveniente di non delimitare i singoli tipi climatici mediante valori numerici e neppure con formule, per cui lappartenenza di una stazione ad un tipo di clima o ad un altro simile pu essere dedotta in via approssimativa; , poi, un ostacolo rilevante il fatto che la rete di osservazioni sinottiche comprende semplicemente le stazioni dellaeronautica Militare. Lo studio climatologico di localit o aree geografiche mediante la determinazione di un indice climatico pi o meno empirico consente di migliorare od integrare le informazioni desunte con gli altri metodi. Indici climatici Una classificazione della superficie terrestre in tipi climatici pu essere ottenuta basandosi su una particolare caratteristica del clima, per esempio la marittimit, che si presenta con diversa intensit nelle varie parti della terra, o su un fattore ecologico sfavorevole che fa sentire la sua influenza sia sulla litosfera che sulla via vegetale e sulle attivit umane e pu condizionare lambiente a volte a tal punto da rendere impossibile la vita, come il caso dellaridit dei deserti. Per stabilire una graduatoria dellintensit con cui si ripartiscono i suddetti fattori, si elaborano particolari indici climatici a cui si fanno corrispondere determinati tipi di clima: marittimo, di transizione, continentale od umido, semiarido, arido. In particolare sono stati presi in esame lindice di marittimit K nella forma elaborata dal climatologo russo N.N. Ivanow (1959) e lindice di umidit globale I del climatologo americano C.W. Thornthwaite (1955). Nelle tabb. 2.37 -2.39 indicata la distribuzione per tipo climatico.

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I - Arido II - Semiarido I - Arido II - Semiarido III - Da subumido a subarido I II III V IX - Arido - Semiarido - Da subumido a subarido - Umido - Per umido

II - Semiarido III - Da subumido a subarido IV - Da subumido a umido VI - Umido II III V VII - Semiarido - Da subumido a subarido - Umido - Umido

Distribuzione per tipo climatico Debolmente marittimo (A) Lampedusa Ustica, Palermo P.R., Trapani, Gela aeronautica, Pantelleria Debolmente continentale (B) Cozzo Spadaio Stromboli, Isola delle Femmine, Capo San Vito, Marsala, Mazzara del Vallo, Licata Ganzirri, Messina, Tindari, Cefal, S.Marina Salina Debolmente continentale (C) Gela idrografico Palermo Osservatorio, Partitico, Sciacca, Catania, Agrigento, Siracusa, Vittoria Ciminna, Partanna, Acireale San Fratello Floresta Moderatamente continentale (D) Castelvetrano, Caltanissetta, Caltagirone San Giuseppe Iato, Taormina, Corleone, Piedimonte Etneo, Lercara Friddi, Prizzi, Bidona, Racalmuto, Mineo Ficuzza, Petralia Sottana, Piano del Leone, Piazza Armerina Linguaglossa, Zafferana Etnea, Enna Moderatamente continentale (E) Mazzarino Palermo ist. zoot., Monreale, Gioia Bassoria, Monterosso Almo, Ragusa Viagrande Nicolosi Tabella 2.37 - Distribuzione per tipo climatico K% < 47 48 57 Tipo climatico 6 debolmente continentale 7 moderatamente continentale 8 continentale 9 fortemente continentale 10 estremamente continentale K% 101 - 121 122 - 146 147 - 177 178 - 214 > 214

Tipo climatico 1 estremamente oceanico 2 oceanico 3 moderatamente 4 marittimo 5 debolmente marittimo oceanico

57 68 69 82 83 100

Tabella 2.38 - Tipo climatico Tipo climatico 1% Per umido 100 e oltre Umido 80 100 Umido 60 80 Umido 40 60 Umido 20 40 Da umido a subumido 0 20 Da subumido a subarido -33 0 Semiarido -66 -33 Arido -100 -66 Tabella 2.39 - Tipo climatico

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2.2.3.1 Caratteristiche generali La Sicilia grazie alla sua posizione geografica, gode di un clima particolarmente mite che consente una vegetazione rigogliosa in tutte le stagioni dellanno; la sua forma triangolare, ed il suo sistema montuoso determinano la sua suddivisione in tre distinti versanti: il versante settentrionale, da Capo Peloro a Capo Boeo, per circa 6.630 km; il versante meridionale, da Capo Boeo al Capo Passero, per circa 10.754 km; il versante orientale dal Capo Passero al Capo Peloro, per circa 8.072 km.

D'estate, quando l'Anticiclone si estende, la regione entra nella zona delle alte pressioni. La prima conseguenza che vengono a cessare i venti dominanti e a stabilirsi venti locali, quali le brezze. Nella fascia costiera la temperatura inferiore del mare nelle ore centrali della giornata tende a stabilizzare le masse daria e ad impedire lo sviluppo di celle temporalesche. La distribuzione delle piogge nei tre distinti versanti ha, in genere, caratteristiche diverse in dipendenza della esposizione dei versanti stessi e dei venti in essa predominanti. Le precipitazioni non appaiono cos scarse come si potrebbe pensare e la loro quantit fortemente influenzata dallaltitudine: dalle piane costiere dei lati sud-ovest ed est dellisola ove si al di sotto dei 500 mm annui, si sale ad oltre 1.100 mm sui rilievi dominanti Palermo sui Peloritani e sulle Caronie, mentre infine si toccano i 1.400 mm sul monte Etna. Il carattere fondamentalmente mediterraneo del clima dellisola evidenzia una concentrazione di pioggia nelle stagioni autunnale ed invernale, particolarmente in questultima, ed una deficienza di precipitazione nelle altre due stagioni, specialmente durante lestate. La quantit di pioggia appare molto variabile da un anno allaltro e le piogge, spesso concentrate in brevi, talora brevissimi tempi, assumono carattere di particolare violenza. Nel versante meridionale i valori delle precipitazioni medie annue e stagionali si mantengono inferiori agli analoghi valori degli altri versanti mentre le maggiori precipitazioni medie ricadono nel versante settentrionale, negli intervalli di quota compresi fra 250 e 750 m. Soprattutto per il versante meridionale la stagione estiva risulta povera di piogge e con lunghi periodi di siccit. La Sicilia, come altre aree mediterranee, risulta particolarmente interessata da potenziali fenomeni di desertificazione, che conducono alla perdita irreversibile di suolo fertile. Il clima delle aree montuose, con forti escursioni diurne e piogge pi abbondanti, condizionato dallaltitudine e dallesposizione, che variano fortemente da luogo a luogo. La temperatura non governata solo dalla normale diminuzione con la quota. Infatti a questa si associa anche il fenomeno dellinversione termica, per cui laria pi fredda e quindi pi pesante tende a raccogliersi a fondovalle, specialmente durante linverno. Laria pi rarefatta e trasparente determina una intensa radiazione globale che nel periodo estivo causa di una magiore nuvolosit rispetto alla pianura, per lo sviluppo di cumuli di origine termoconvettiva che possono portare precipitazioni sotto forma di locali rovesci. Linverno caratterizzato da maggiore serenit. La neve permane per qualche settimana a quote pi elevate durante il periodo invernale. La particolarit del litorale determinata dalla vicinanza al mare, la cui influenza e i cui venti umidi e le brezze penetrano abbastanza nellinterno del territorio. Lalternanza delle brezze nella fascia litoranea tipica del periodo caldo in situazioni prevalentemente anticicloniche, quando lassenza di correnti di circolazione generale, attiva le circolazioni locali dovute alle discontinuit termiche fra mare e terra. Durante il giorno si sviluppa la brezza di mare che raggiunge la massima intensit nelle ore pomeridiane. La brezza notturna perpendicolare alla costa. 2.2.3.2 Le precipitazioni La precipitazione media annua (fig. 2.36), considerando i dati del periodo 1965-94 (fonti: Ufficio Idrografico di Palermo, ed al.), se si considera lindice 95 percentile varia da poco pi di 500 mm riscontrabili nella parte pi meridionale della Sicilia (provincia di CL) fino ad oltre 2.000 nella zona dellEtna (CT).

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Figura 2.36 - Distribuzione delle precipitazioni medie annue (95 percentile) per il periodo 1965-1994 Se si considera lindice 5 percentile varia da poco pi di 100 mm riscontrabili nella parte pi meridionale della Sicilia (provincia di CL) fino ad oltre 1.000 nella zona dellEtna (CT).

Figura 2.37 - Distribuzione delle precipitazioni medie annue (5 percentile) per il periodo 1965-1994 Landamento delle precipitazioni medie annuali si pu ritenere crescente da Sud a Nord. Alla relativa uniformit della pianura e delle zone collinari, si contrappone una notevole variabilit riscontrabile nella fascia montana. Notevole lincremento nel cono dellEtna rispetto alle aree circostanti.

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La distribuzione delle precipitazioni nel territorio della Sicilia in parte determinato dalla configurazione orografica che influenza il regime delle precipitazioni, anche per quanto riguarda la loro intensit. Il numero di giorni piovosi annui (fig. 2.38) assume un andamento sul territorio simile a quello delle precipitazioni ossia decrescente verso sud fino, con valori compresi tra i 30-40 giorni nella pianura di Catania ed in provincia di Ragusa, tra i 70 e i 80 giorni nella fascia settentrionale e generalmente superiori a 90 giorni nelle zone montane della provincia di Messina.

Figura 2.38 - Distribuzione dei giorni piovosi medi annui per i periodi 1965-1994 2.2.3.3 Le temperature Con lausilio delle carte delle temperature medie, delle massime nel mese pi caldo e delle minime nel mese pi freddo e della carta delle escursioni termiche medie annue possibile evidenziare un maggiore livello di approfondimento sulle differenze climatiche esistenti tra le diverse aree territoriali, in relazione agli effetti che alcune caratteristiche geografiche e topografiche esercitano sullestrinsecazione dei valori termici giornalieri (temperature massime e minime diurne). Dalla distribuzione dei valori di temperatura su base stagionale si evince che, per quanto riguarda i valori massimi nel mese pi caldo (fig. 2.39), le temperature pi elevate vengono misurate aree estese in provincia di Trapani, Caltanissetta e Siracusa, con valori medi superiori a 32C in estate. Queste sono zone dellentroterra caratterizzate da debole circolazione o aree esposte a venti di Libeccio in provincia di Trapani e di Scirocco nelle altre. Valori leggermente inferiori si osservano i litorali e nelle zone che beneficiano della brezza di mare. Un settore pi fresco la larea dellEtna, nella quale la temperatura diminuisce abbastanza regolarmente con la quota.

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Figura 2.39 - Distribuzione della media delle temperature massime del mese pi caldo per i periodi 1965-1994 Se nel periodo invernale la debolezza dei venti e il grado di umidit delle masse daria presenti nei bassi strati delle aree di pianura, favoriscono laumento della concentrazione di sostanze inquinanti nei bassi strati dellatmosfera, nel periodo estivo favoriscono condizioni di afa (atmosfera calda e umida) e di conseguente disagio fisico. Laumento delle temperature e dellinsolazione favoriscono inoltre la crescita di pericolosi inquinanti secondari quali lozono. In autunno e in inverno (fig. 2.40) larea a temperature massime pi alte si sposta sulla lungo le fasce costiere dato che tali zone subiscono quindi un raffreddamento inferiore.

Figura 2.40 - Distribuzione della media delle temperature massime invernali per uno dei mesi invernali (febbraio) per i periodi 1965-1994

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In inverno (fig. 2.41) le temperature minime risultano pi elevate nelle stazioni litoranee. Le pi basse minime si osservano sui rilievi al di si sopra di una certa quota.

Figura 2.41 - Distribuzione della media delle temperature minime del mese pi freddo per i periodi 1965-1994 Carta delle temperature medie annue Tale carta, ancorch di tipo generale, fornisce gi una buona idea sulla diversificazione climatica della regione. A parte la possibilit di un uso diretto dei dati in essa presenti, per gli scopi che richiedono solo un livello minimo di approfondimento, essa, attraverso un criterio di similitudine, pu anche servire come base per la scelta delle stazioni meteorologiche che meglio rappresentano larea di interesse. In fig. 2.42 facile riscontrare valori pi elevati lungo la fascia costiera che vanno progressivamente decrescendo andando verso le aree interne ed ancora maggiormente nelle zone montuose (Madonne, Nebrodi Peloritani) e vulcaniche (Etna).

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Figura 2.42 - Temperature medie annue Per quanto concerne le escursioni termiche medie annue (fig. 2.43) facile riscontrare valori pi contenuti lungo la fascia costiera (13-15 gradi) e valori sensibilmente pi elevati nelle zone montuose (Madonne, Nebrodi Peloritani) e vulcaniche (Etna).

Figura 2.43 - Escursioni termiche medie annue

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2.2.3.4 Peculiarit del clima della Sicilia e Schede del Profilo Climatico della Sicilia (Fonte ENEA) Per ciascuna localit data una scheda divisa in due o tre pagine, secondo la disponibilit dei dati. La struttura delle pagine fissa. La prima contiene lintestazione completa della scheda e le tabelle con i valori numerici delle grandezze disponibili; le altre danno grafici ed istogrammi delle stesse grandezze. La terza pagina manca del tutto se non sono disponibili i dati di copertura del cielo, vento e precipitazioni. Intestazione Dati del comune Nome Altitudine Coordinate geografiche Zona climatica Gradi giorno

Profilo climatico Riporta un grafico con la classificazione dei mesi ed una tabellina con il tipo di profilo e la percentuale di anno in cui necessario riscaldare (RISC) o raffreddare (RAFF) per garantire il comfort ambientale. Temperature mensili Valori medi mensili di : temperatura minima MIN MEDIA temperatura massima MAX MEDIA temperatura media MEDIA

Valori estremi mensili di : temperatura minima MIN ESTR temperatura massima MAX ESTR intesi come quei valori che si verificano in media almeno una volta allanno.

Sole e nuvole Valori medi mensili di : Vento Le due direzioni di provenienza pi frequenti in ciascun mese Velocit media nel mese Velocit massima del mese (= media + deviazione standard) Numero di giorni ventosi nel mese (velocit medi a > 3.3 m/s) Eliofania (durata giornaliera dellinsolazione) Radiazione solare al suolo sul piano orizzontale (giorno medio mensile) Decimi di cielo coperto Numero di giorni sereni (copertura del cielo <= 4 decimi)

Precipitazioni Valore medio mensile dei mm di pioggia + neve e grandine fuse Numero di giorni piovosi (precipitazione totale giornaliera > 1 mm)

Umidit Valori medi mensili minimo e massimo di umidit relativa ricavati dalle formule psicometriche. Per la Sicilia sono disponibili le schede relative alle localit indicate nella seguente immagine.

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Figura 2.44 Ubicazione localit stazioni Carte degli indici climatici Gli indici climatici sono delle particolari elaborazioni con cui si riassumono, in uno o pochi numeri e/o simboli, le condizioni climatiche di una localit, utilizzando soltanto alcuni principali parametri meteorologici (in genere, temperatura e precipitazioni). Le carte ottenute sono relative a cinque diverse classificazioni climatiche, proposte negli anni passati da diversi climatologi, geografi e botanici che si sono occupati dellargomento: indice pluviometrico di Lang, indice di aridit di De Martonne, quoziente pluviometrico di Emberger, indice globale di umidit di Thornthwaite e indice bioclimatico di RivasMartinez. Lultimo indice stato elaborato in considerazione delle sempre pi frequenti segnalazioni e richieste da parte di molti studiosi e tecnici, che affrontano lo studio sulle conoscenze del territorio in chiave bioclimatica, guardando quindi principalmente alle interazioni fra clima e biosfera, vegetali in particolare. Lutilit di queste carte, come peraltro dei dati puntuali, consiste nella definizione sintetica delle specificit climatiche delle distinte zone dellIsola, secondo diversi approcci metodologici messi a punto dai vari Autori nel tempo, che nel caso specifico sono caratterizzati da livelli di complessit crescente, nellordine di elencazione visto sopra. Come gi indicato nel volume Climatologia della Sicilia, gli indici di classificazione che sembrano interpretare meglio la situazione regionale, sono quelli proposti da De Martonne, da Thornthwaite e da Rivas-Martinez. La classificazione di Lang appare infatti poco adatta a distinguere le diverse aree dellIsola, tendendo ad enfatizzare laridit mentre allopposto quella di Emberger tende ad ampliare eccessivamente le classi di clima umido, raggruppando situazioni mesoclimatiche caratterizzate da evidenti diversit.

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Figura 2.45 - Indici climatici: Pluviofattore di Lang

Figura 2.46 - Indice di aridit di De Martonne

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Figura 2.47 - Quoziente pluviometrico di Emberger Disponendo di serie storiche complete di dati solo per la temperatura dellaria e le precipitazioni, almeno relativamente ad una rete di stazioni di densit accettabile, la scelta ricade su quelle equazioni che utilizzano soltanto questi due parametri, quale ad esempio quella di Thornthwaite (1957). Il bilancio idrico del suolo secondo Thornthwaite-Mather stato tra laltro indicato come metodo standard per il calcolo del regime idrico dei suoli a livello tassonomico, dalla Soil Taxonomy, del Dipartimento dellAgricoltura degli Stati Uniti dAmerica, (U.S.D.A.) (1975).

Figura 2.48 - Indice globale di Thornthwaite-Mather

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Figura 2.49 - Indice bioclimatico di Rivas-Martinez Evapotraspirazione e desertificazione I fattori che influenzano i processi di desertificazione sono di diversa natura, ma riconducibili in gran parte al clima e alle attivit antropiche. Alcune di tali cause sono state gi considerate dalla Regione Siciliana in una prima proposta metodologica per la realizzazione di una carta regionale della vulnerabilit alla desertificazione. E gi per in corso unanalisi pi dettagliata, che consideri ulteriori importanti aspetti del fenomeno: incendi a carico della vegetazione, salinizzazione, pressione di pascolamento, perdita di sostanza organica, ecc.

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Figura 2.50 - Carta delle aree vulnerabili alla desertificazione Carte dellevapotraspirazione potenziale annua La disponibilit di dati climatici, pedologici e colturali consente lo studio delle condizioni idriche dei suoli e rappresenta uno degli strumenti pi validi per un corretto e razionale uso della risorsa acqua in campo agronomico e territoriale, indicando in particolare la presenza di zone pi o meno deficitarie dal punto di vista della disponibilit idrica, e permettendo, nel contempo, di classificare i territori in base al livello di marginalit pedoclimatica. Lo studio del bilancio idrico dei suoli di un ambito territoriale, specie se questo vasto ed eterogeneo, comporta sempre delle inevitabili semplificazioni dei fenomeni fisici e i dei processi fisiologici che interagiscono nel sistema terreno pianta - bassa atmosfera. Tali considerazioni conducono alla scelta di una metodologia che utilizzi delle relazioni empiriche per il calcolo del bilancio idrico, in particolare per quanto riguarda levapotraspirazione potenziale (ETP). Lapplicazione dei risultati di questa elaborazione risulta utile per conoscere le potenziali perdite evapotraspirative che caratterizzano le diverse aree territoriali della regione a livello annuo. Lutilit principale consiste, ad esempio, nella possibilit di valutare i diversi ambienti, in relazione ai fabbisogni annui di acqua irrigua e consente quindi di definire le caratteristiche progettuali delle strutture di raccolta e degli impianti di distribuzione della stessa. Le carte mensili oltre a consentire un maggiore dettaglio per gli stessi scopi ora detti, permettono di definire pi correttamente i parametri che caratterizzano la distribuzione dellacqua nel corso della stagione irrigua, sia a livello aziendale che a livello consortile. E bene sottolineare ancora una volta che trattandosi di informazioni climatiche, e quindi medie, le carte danno la possibilit di conoscere la situazione che normalmente si verifica in una zona, e quindi trovano possibilit applicative nelle fasi di stima, pertanto a priori, dei fenomeni studiati. Riguardo agli aspetti gestionali lungo la stagione corrente, lutente, pur potendo trarre delle buone informazioni di massima dalle carte dellevapotraspirazione potenziale, dovr comunque valutare la situazione del presente (dato meteorologico), con altri strumenti operativi (modelli di bilancio idrico), che consentono un affinamento della tecnica irrigua, anche attraverso eventuali confronti con il dato climatico presente nella carte stesse. Infine, anche in questo caso va ricordato che i valori riportati sulle carte sono quelli medi annui.

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Figura 2.51 - Evapotraspirazione potenziale Medie annue 2.2.3.5 Precipitazioni di massima intensit e loro frequenza probabile Lanalisi degli eventi pluviometrici intensi pu essere eseguita elaborando i dati annui di precipitazione di massima intensit per le durate di 1 ora e 1 giorno, delle serie storiche dal 1965 al 1994. La legge utilizzata per rappresentare la distribuzione empirica delle frequenze delle piogge massime quella del valore estremo di Gumbel, ricorrentemente impiegata nella regolarizzazione delle stesse. Lelaborazione statistico-probabilistica permette di stimare le altezze massime di precipitazione per assegnati tempi di ritorno che, come noto, rappresentano il numero medio di anni entro cui il valore di pioggia calcolato, viene superato una sola volta. In conclusione possibile redigere le carte regionali della piovosit per le durate ed i tempi di ritorno esaminati ovvero delle altezze di pioggia che, per le durate di 1 ora e 1 giorno, ci si attende non vengano superate, a meno di un rischio valutato attraverso il tempo di ritorno (10, 50 e 100 anni). Sono state elaborate carte tematiche indicanti medie mensili e medie decadiche di piovosit ed anche carte tematiche indicanti i giorni piovosi mensili e decadici. Tali elaborati sono omessi dal presente documento. 2.2.3.6 Individuazione e caratterizzazione delle condizioni meteorologiche tipiche e/o frequenti sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti Gli enti gestori delle stazioni meteorologiche presenti in tutto il territorio regionale; forniscono i dati di direzione e velocit del vento al fine di determinare i parametri micrometeorologici secondari (in particolare: stabilit atmosferica) e per lo studio delle caratteristiche di ventilazione delle varie zone della regione. La stabilit atmosferica pu essere caratterizzata con diversi metodi, fra questi in particolare quelli basati su: il numero di Richardson dei flussi, Rf , ovvero il rapporto tra il tasso di dissipazione (o produzione) di turbolenza termica e il tasso di turbolenza dovuta a sforzi tangenziali di scorrimento (rispettivamente Rf < 0, = 0 e > 0 per condizioni instabili, neutre e stabili); la lunghezza di Monin-Obukhov, L che pu definirsi come laltezza sopra il livello del suolo per cui la produzione di turbolenza meccanica eguaglia quella termica (1/L < 0, =0 e > 0 rispettivamente per condizioni instabili, neutre e stabili); metodi empirici, tra cui il pi famoso lo schema di Pasquill, presentato nella tab. 2.40, i cui parametri di riferimento sono lintensit del vento al suolo, la radiazione solare e la copertura del cielo. Metodi alternativi a quello di Pasquill utilizzano il valore della deviazione standard della direzione orizzontale del vento, il cosiddetto sbandieramento, oppure la valutazione del gradiente termico verticale, T / z , grandezza direttamente connessa al significato fisico di stabilit atmosferica (tab. 2.41).

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Velocit del vento al suolo (m/sec)

Insolazione (W/m2) Forte >700 Media 350 - 700 Debole <350

Stato del cielo notturno Copertura >4/8 Copertura <4/8

<2 A A-B B 23 A-B B C E F 35 B B-C C D E 56 C C-D D D D >6 C D D D D A= instabilit forte, B= instabilit media, C= instabilit debole, D= neutralit, E= stabilit debole, F= stabilit forte Tabella 2.40- Definizione delle classi di stabilit di Pasquill Gradiente termico verticale T / z (C/100m) Instabilit forte A 22,5 <-1,9 Instabilit media B 17,5 - 22,5 da -1,9 a -1.7 Instabilit debole C 12,5 - 17,5 da 1,7 a 1,5 Neutralit D 7,5 - 12,5 da 1,5 a 0,5 Stabilit debole E 3,75 - 7,5 da 0,5 a 1,5 Stabilit forte F <3,75 >1,5 Tabella 2.41 - Definizione delle categorie di stabilit in funzione della fluttuazione della direzione orizzontale del vento e del gradiente termico verticale Le diverse definizioni, in effetti, non sono del tutto coincidenti (soprattutto perch le grandezze che individuano le classi hanno significati diversi) per cui pu accadere che la medesima situazione atmosferica venga attribuita, a seconda del metodo utilizzato, a due classi di stabilit distinte. Nel volume 15 dellENEL e SMAM Caratteristiche diffusive dei bassi strati dellatmosfera sono riportati i dati concernenti la distribuzione delle frequenze mensili, stagionali ed annuali delle classi di stabilit della Sicilia. Le tabelle di ENEL SMAM saranno implementate in un database relazionale per poter effettuare ulteriori elaborazioni statistiche ed elaborazioni grafiche. I dati pi significativi sono: stabilit verticale dellatmosfera, direzione del vento e velocit del vento. I dati sono relativi alle stazioni indicate anche in tab. 2.42 e fig. 2.52. Grado di stabilit Categoria di Pasquill Deviazione standard ()

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ALTITUDINE INDICATIVO NUMERICO e NOME LATITUDINE LONGITUDINE (m) DELLA STAZIONE 400 USTICA 38 42' 13 11' 250 405 PALERMOPUNTA RAISI 38 11' 13 06' 21 410 PALERMO BOCCADIFALCO 38 07' 13 19' 105 416 STROMBOLI 38 48' 15 15' 4 420 MESSINA 38 12' 15 33' 59 428 TRAPANI CHINISIA 37 53' 12 32' 74 429 TRAPANI BIRGI 37 55' 12 30' 7 430 MARSALA 37 48' 12 27' 1 434 PRIZZI 37 43 13 26' 1034 436 SCIACCA 37 31' 13 05' 113 440 LICATA 37 05' 13 55' 134 SICILIA 442 GIBILMANNA 37 59' 14 01' 800 444 FINALE 38 01' 14 10' 35 450 ENNA 37 34' 14 17' 940 453 GELA 37 05' 14 13' 11 457 MONTE ETNA 34 41' 14 59' 1881 459 CATANIA SIGONELLA 37 24' 14 55' 22 460 CATANIA FONTANAROSSA 37 28' 15 03' 11 462 AUGUSTA 37 14' 15 12' 7 464 SIRACUSA 37 03' 15 16' 2 470 PANTELLERIA 36 49' 11 58' 191 480 COZZO SPADARO 36 41' 15 08' 46 490 LAMPEDUSA 35 30' 12 36' 16 Tabella 2.42 Stazioni per le quali sono state calcolate le classi di stabilit I numeri che precedono il nome della stazione sono quelli di identificazione utilizzati dal Servizio Meteorologico A.M. REGIONE

Fig. 2.52 - . Ubicazione stazioni

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Le classi di stabilit di Pasquill modificate, calcolate nellambito di uno studio condotto sui dati di tutte le stazioni, secondo la tab. 2.43, saranno riportati nella prima revisione del presente Piano.

Giorno Radiazione solare W/m2 >750 0<<1 1<<2 2<<3 3<<4 4<<5 5<<6 A A A B B C 600<<750 450<<600 300<<450 150<<300 <150 A A B B B C A B B B C C B B B B C D B B C C C D C C C C C D Tramonto Alba D D D D D D

Notte Nuvolosit ottavi 0-3 F F F E E D 4-7 F F E D D D 8 D D D D D D

C C D D D D D D D D >6 Tabella 2.43 - Definizione delle categorie di stabilit in funzione della fluttuazione della direzione orizzontale del vento e del gradiente termico verticale Tipicamente le classi stabili (E e F) favoriscono la formazione di inquinanti primari e sono collegate a scarsa ventilazione e a notti serene con forte inversione termica; le classi neutre (D) sono collegate a situazioni ventose e/o con cielo coperto, favorevoli alla dispersione degli inquinanti; le classi instabili (A, B e C) sono causate da forte irraggiamento solare e scarsa ventilazione, sono situazioni di rimescolamento atmosferico, che per possono essere collegate a formazione di inquinanti secondari se accompagnati da scarsa ventilazione. I risultati dello studio saranno interpolati geograficamente al fine di fornire una distribuzione delle classi di stabilit atmosferica. Saranno forniti anche i dati riassuntivi sulla ventilazione media e sulla percentuale di calme per le varie stazioni. 2.2.3.7 Condizioni meteorologiche tipiche e/o frequenti favorevoli alla formazione di inquinanti secondari Nel documento EPA Guideline for developing an Ozone Forecasting Program del Luglio 1999 si propongono vari metodi per la previsione degli episodi acuti di concentrazione di Ozono. Tra i pi semplici c il metodo dei Criteri (4.1.3), che suggerisce di partire dallindividuazione di alcuni parametri meteorologici correlati ai superamenti di determinate soglie di inquinamento. Come primo criterio si ricorda che spesso la temperatura al di sopra di una certa soglia ben correlata con i massimi di concentrazione di Ozono, e si individua la soglia in 28C. Tale valore solo indicativo in quanto bisognerebbe trovare i valori pi adeguati per ogni zona e ogni mese e valutare contemporaneamente la ventilazione. Landamento ed il trasporto di ozono nel periodo estivo legato anche ai regimi di brezza, dominanti a scala locale nel periodo caldo, con la classica alternanza giornaliera tra circolazione di mare e di terra. Landamento dellozono, strettamente legato alla radiazione solare, sembra risentire di questo scambio di circolazione tra il giorno e la notte. In base a quanto riportato in precedenza risulta evidente che nella Sicilia le zone con ventilazione pi scarsa sono anche le pi esposte al raggiungimento di temperature estive elevate. Una prima stima dellesposizione delle varie aree della regione a concentrazioni elevate di ozono pu quindi essere una valutazione della frequenza con cui una soglia di temperatura elevata (28C per esempio) viene superata nel semestre pi caldo. E in corso di elaborazione la stesura di mappe del territorio regionale in cui saranno definite le aree che corrispondono alle stazioni meno ventilate, e in particolare quella relativa alla distribuzione della classe A. Infine in corso di elaborazione anche una mappa della Sicilia in cui sar riportata la % dati > 28C , per i dati orari. Per unanalisi pi approfondita dei fenomeni considerati saranno individuate le stazioni pi rappresentative della reale circolazione delle masse, daria anche attraverso unattenta analisi della topografia che in una regione come la Sicilia gioca un ruolo importante nella concentrazione e dispersione degli inquinanti.

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2.3 ELEMENTI DI SINTESI RELATIVI ALLA VALUTAZIONE DELLA QUALIT DELL'ARIA Ozono troposferico nei mesi estivi, PM10 (materiale particellare di dimensione inferiore ai 10 milionesimi di metro) nei mesi invernali: sono gli inquinanti che periodicamente, oramai da diversi anni, salgono alla ribalta delle cronache per le elevate concentrazioni in atmosfera, concentrazioni spesso superiori ai valori limite per la protezione della salute umana e degli ecosistemi imposti dalle direttive europee. A questi si aggiunge il biossido di azoto (NO2), le cui concentrazioni attuali fanno prevedere che non sar facile rispettare i valori limite che andranno in vigore a partire dal 2010. Sono questi gli inquinanti dellaria critici, su cui si appunta lattenzione dellUnione Europea per la difficolt che si riscontra in molti Stati Membri Italia compresa di rispettarne i valori limite (APAT, 2007). Dal confronto con i dati di qualit dell'aria rilevati nel 2006 dalle stazioni di rilevamento gestite da enti pubblici (comuni, province, regione) con quelli gi pubblicati e rilevati nel precedente anno (2005), si rileva come la qualit dell'aria generalmente sia peggiorata nelle diverse realt del territorio urbanizzato siciliano (zone industriali e ambito urbano). In particolare si riscontrato un aumento dei superamenti dei limiti di legge per ci che concerne le concentrazioni di PM10 nelle principali aree urbanizzate della Sicilia, nonch, in misura meno rilevante, delle concentrazioni di NO2. Rimane ancora grave la situazione relativa ai superamenti delle concentrazioni di SO2 nelle aree a rischio di crisi ambientale, ove si sono registrati soglie di allarme superate. Anche le concentrazioni di ozono non rispettano i valori limite di informazione e di allarme nell'area a rischio di crisi ambientale di Priolo; nella citt di Palermo cos come a Messina non si sono registrati superamenti della soglia di informazione, in netto miglioramento rispetto alla situazione del 2005. Solamente per le concentrazioni del monossido di carbonio e del benzene non si rileva alcun superamento dei valori limite imposti dalla normativa vigente, nonostante il limite sia stato ulteriormente abbassato rispetto al 2005 per le concentrazioni di benzene. Di seguito si rappresentano in tabella i limiti di concentrazione in aria di inquinanti nel rispetto della normativa vigente:
Inquinante Periodo di riferi-mento del limite Limite giornaliero Limite annuale Benzene (g/m ) Monossido Carbonio (mg/m3)
3

limiti per il 2002 (entrata in vigore del DM 60/02) 65 (35)* 44,8 10 16 280 (18)* 56 400 440 (24)* 500 180 240 120

limiti in vigore nel 2006 50 (35)* 40 9 10 240 (18)* 48 400 350 (24)* 125 (3)* 500 180 240 120

PM10 (g/m3)

Limite annuale Valore giornaliero su 8 ore Limite orario NO2

Ossidi di Azoto (g/m3)

Limite annuo NO2 Soglia di allarme (limite orario) Limite orario Limite giornaliero Soglia di allarme (limite orario) Soglia di informa-zione (limite orario)

Biossido di Zolfo (g/m3)

Ozono (g/m3)

Soglia di allarme (limite orario) Massimo sulla me-dia di 8 ore

Tabella 2.44 - Limiti di concentrazione in aria di inquinanti 2.3.1 Rete di monitoraggio della qualit dell'aria La rete di monitoraggio della qualit dellaria rappresenta uno degli strumenti di conoscenza di base sul territorio, indispensabile e fondamentale per la pianificazione e la programmazione degli interventi. La conoscenza sempre pi dettagliata dellintero sistema ambientale, del suo stato e delle sue tendenze evolutive, fondamentale e indispensabile per lindividuazione di interventi strategici capaci di orientare lo sviluppo verso la

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sostenibilit. Per poter quantificare, valutare e controllare lo stato dellambiente e il suo costante mutamento occorre individuare quali siano gli ambiti tematici prioritari, le attivit antropiche e i relativi impatti sul territorio, per individuare quindi gli obiettivi e valutare costi e benefici delle politiche da adottare. I dati delle misurazioni, opportunamente elaborati, permettono di giudicare lo stato di qualit ambiente con riferimento ai valori limite. La conoscenza della qualit dellaria in relazione alle attivit umane e produttive che si svolgono nel territorio regionale, di notevole interesse in quanto permette alle autorit competenti di valutare lo stato di inquinamento dellambiente e di trovare gli strumenti che consentano di conciliare la produzione con la salvaguardia dellambiente e della salute delluomo. I livelli di concentrazione in aria degli inquinanti sono monitorati presso le stazioni di monitoraggio della qualit dellaria, facenti parte della pi ampia e complessa rete di controllo della qualit dellaria presente in ambito regionale e gestita da Enti Locali (Provinciali, Comunali, ) e da privati. Il DM 20/05/1991 (abrogato dal D.Lgs. 351/99) definiva le caratteristiche delle reti di monitoraggio della qualit dellaria, classificandone le stazioni di misura secondo quattro tipologie di localizzazione: A: background urbano B: residenziale non direttamente influenzate dal traffico veicolare C: traffico D: extraurbane per studiare linquinamento fotochimico Gli obiettivi di una rete per il controllo della qualit dellaria si possono riassumere in quattro punti: Verificare e documentare il rispetto ovvero il superamento dei valori limite fissati dalla vigente normativa e darne comunicazione alle autorit competenti; Diffondere ai cittadini i valori dei livelli di inquinamento registrati giornalmente Individuare la dinamica dellinquinamento ed i periodi critici, nonch fornire elementi per trovare le cause che le determinano Fornire uno strumento per migliorare la gestione del territorio per quanto concerne gli aspetti dellinquinamento atmosferico. Le Direttive 99/30/CE e 00/69/CE, recepite dal DM 2 aprile 2002, n. 60, forniscono indicazioni circa il numero minimo di punti di campionamento per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle, il piombo, il monossido di carbonio e il benzene. La determinazione del numero dei siti deve fare riferimento a due parametri: la protezione della salute umana e della vegetazione. La Direttiva 02/3/CE sullozono individua invece almeno quattro tipologie di stazioni dipendenti dalla finalit della misurazione: stazioni di tipo urbano, di tipo suburbano, ai margini di agglomerati urbani e in stazioni di tipo rurale, al fine di individuare la dinamica di formazione e trasporto di questo inquinante. La rete di rilevamento della qualit dellaria della Sicilia attualmente costituita da stazioni, delle quali alcune sono localizzate in punti di monitoraggio assimilabili a posizioni di misura dellinquinamento atmosferico derivante dal traffico veicolare, da attivit industriali ed altre dellinquinamento atmosferico di fondo o di background, distribuite territorialmente. Le reti di rilevamento Pubbliche (Provincia e Comune) fisse esistenti coprono un bacino di utenza che corrisponde a gran parte della popolazione siciliana e comprendono le province di Messina, Siracusa, Caltanissetta, Agrigento e i comuni di Palermo e Catania, Le altre province, tranne la provincia di Catania, sono dotate solo di mezzi mobili. Le reti di rilevamento private pi significative, sono quelle a servizio delle Centrali Termoelettriche. Da ricordare inoltre la Rete AGIP di Gela e la Reti della Cementerie di Porto Empedocle e di Augusta e del CIPA di Siracusa. Nelle tabelle allegate, viene riportata la configurazione attuale delle reti pubbliche e private sia per quanto riguarda il rilevamento dei parametri chimici che per quanto riguarda il rilevamento dei parametri meteorologici. Inoltre vengono riportate, per ogni centralina, sia le coordinate geografiche sia i parametri rilevati (chimici e meteorologici). E da notare che la provincia di Siracusa, dove maggiormente si sentita la necessit di un controllo ( bene ricordare a questo proposito che la zona di Siracusa-Priolo Melilli-Augusta stata dichiarata gi nel 1990 area ad elevato rischio ambientale), lunica provincia in cui si sia attuata una interconnessione tra la rete pubblica (Provinciale) e le reti private (ENEL e CIPA) dando vita cos ad una Rete di rilevamento maggiormente rappresentativa, sia per numero di postazioni che per i parametri rilevati, in termini di conoscenza dei reali livelli di inquinamento sul territorio. La rete di rilevamento pubblica fa capo allamministrazione provinciale di Siracusa e consente di tenere sotto controllo sia linquinamento urbano, dovuto essenzialmente, al traffico veicolare, che quello di tipo industriale; le postazioni fisse sono principalmente collocate nellarea urbana di Siracusa e presso i maggiori centri industriali.

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Le Reti private, come precedentemente detto, fanno capo allENEL e al CIPA anchesse dislocate su tutto il territorio provinciale laddove le sorgenti di inquinamento, costituiti da insediamenti produttivi particolarmente inquinanti o di dimensione significativa, mettono a rischio la salute umana e gli ecosistemi. Oltre alle stazioni della rete fissa le Province sono dotate di mezzi mobili utilizzati per la realizzazione di campagne specifiche su tutte le parti del territorio regionale. Gli inquinanti monitorati sono per la maggior parte dei casi quelli primari e solo in alcuni casi viene monitorato lozono. Si riporta in fig. 2.53 lo schema generale dellarchitettura proposta dallARPA Sicilia per il Sistema di Rilevamento Regionale della Qualit dellAria e nella fig. 2.54 lo schema di Gestione del Sistema.

Figura 2.53 - Schema Generale Architettura di Sistema Il COPA, dislocato presso alcuni dei Dipartimenti Provinciali ARPA, si occupa principalmente del controllo sul funzionamento della rete necessario a garantire lottenimento dei valori e lattendibilit degli stessi.

Figura 2.54 - Schema Gestione Sistema di Rilevamento Regionale della Qualit dellAria

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Dopo lacquisizione delle coordinate delle centraline di monitoraggio dellarea di interesse, si realizzata una cartografia georeferenziata con lindicazione delle postazioni della centraline della rete interconnessa Provincia-Eurogen. La fig. 2.55 illustra la dislocazione delle centraline sul territorio regionale (pubbliche e private): alcune zone risultano completamente scoperte, altre invece, come ad esempio le aree urbane di Palermo, Catania, Pace del Mela e Messina e la provincia di Siracusa e Caltanissetta presentano un numero considerevole di siti di misura. Per ovviare a tali lacune e al fine di rispondere ai requisiti richiesti dalla nuova normativa in tema di monitoraggio della qualit dellaria, la Regione Siciliana si sta adoperando alla redazione del piano di ottimizzazione della rete di monitoraggio regionale (paragrafo 7.1.2). Figura 2.55 Mappatura stazioni per inquinante aggiornato allanno 2005 Stazioni di rilevamento del CO Stazioni di rilevamento del NOx

Stazioni di rilevamento del PM10

Stazioni di rilevamento del Benzene

Stazioni di rilevamento del SO2

Stazioni di rilevamento dellOzono

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Tabella 2.45 Stazioni di monitoraggio e inquinanti monitorati (Anno 2006)* RETE PROVINCIALE DI AGRIGENTO RETE PROVINCIALE DI MESSINA RETE COMUNALE DI PALERMO RETE RETE URBANA INDUSTRIALE DELLA PROVINCIA PROVINCIA DI DI SIRACUSA SIRACUSA Porto Empedocle_1: HC, NOx, O3, PM10 Porto Empedocle_3: NOx, PM10 AgrigentoCentro:HC, NOx, O3, PM10, CO, SO2 AgrigentoMonserrato: NOx, PM10, SO2 Condr: NOx, PTS, SO2 Messina (Archimede): C6H6, CO, NOx, PM10, PTS Messina (Caronte): C6H6, CO, NOx, PM10, O3, SO2 Messina (Minissale): CO, NOx, PM10, PTS, SO2 Milazzo (Capitaneria di Porto): NOx, PTS, SO2 Pace del Mela (Mandravecchia): HC, NOx, PTS, SO2 S. Filippo del Mela: NOx, PTS, SO2 S. Lucia del Mela: NOx, PTS, SO2 Messina (Boccetta): C6H6, CO, NOx, PM10 Messina (Universit): C6H6, CO Belgio: HC, CO, NOx, PM10, PTS, Pb, SO2, pH Boccadifalco: BTX, CO, Cd, Ni, NOx, O3, Pb, PM10, SO2 Giulio cesare: HC, CO, NOx,PM10,PTS,SO2, metalli pesanti Indipendenza: CO, NOx, PM10, PTS, SO2, metalli pesanti Torrelunga: CO, NOx, PM10, PTS, Pb, SO2 Unit d'Italia: CO, NOx, PM10, PTS, Pb, SO2 Castelnuovo:BTX,HC,CO,NOx,PM10/2,5,O3,PTS,SO2,met.pes Di Blasi: BTX, CO, NOx, PM10/2,5, PTS, As, Cd, Ni, Pb, SO2 Augusta: HC, H2S, NOx, PM10, PTS, SO2 Belvedere: HC, H2S, NOx, PM10, PTS, SO2 San Cusmano: BTX, HC, H2S, NOx, PM10, PTS, SO2, O3 Melilli: HC, H2S, NOx, PM10, PTS, SO2, O3 Priolo: HC, H2S, NOx, PM10, PTS, SO2, O3 ScalaGreca: HC, CO, H2S, NOx, O3, PTS, SO2, PAN Acquedotto: HC, CO, NOx, O3, IPA, PM10, PTS, SO2 Bixio: HC, NOx, IPA, PM10, SO2 Specchi: BTX, NOx, PM10, SO2 Teracati: BTX, CO, IPA, PM10 Tisia: CO, NOx, SO2 Floridia: CO, NOx, SO2

Agrigento_Valle_dei_templi: NOx, PM10, SO2 Sciacca: NOx, PM10, CO Canicatti: NOx, PM10, CO, O3 Licata: HC, NOx, O3, PM10, CO, SO2 Raffadali: C6H6, NOx, PM10, CO Cammarata: O3 Bivona: O3 Siculiana: O3 Lampedusa: O3 Agip mineraria:PM10, SO2 Agip pozzo 57:SO2 Cimitero farello:SO2 Corso Vittorio Emanuele:C6H6, CO, HC, NOx, O3, PM10, PTS Liceo scientifico:SO2 Minerbio:CO, PTS, SO2 Ospedale V. Emanuele:C6H6, CO, HC, NOx, O3, PM10, PTS Cavour: CO,O3, PTS, SO2 Gori: CO, NOx, PTS Venezia: CO, HC, NOx, O3, PTS, SO2 Turati: CO, PTS Capuana: CO, NOx Librino: BTX, HC, CO, NOx, O3, PM10 P. Giovanni XXIII: HC, CO, NOx, SO2, PM10 V. Messina: HC, CO, PM10 P. A. Moro: HC, CO, NOx, O3, PM10 V. Passo Gravina: HC, CO, NOx, SO2 V.le F. Fontana: HC, CO, NOx, SO2, PM10 V.le Vittorio Veneto: HC, CO, NOx, SO2, PM10 P. Europa: HC, CO, NOx, SO2, PM10 P. Gioeni: HC, CO, NOx, SO2, PM10 P. Michelangelo: HC, CO, NOx, SO2, PM10 P. Stesicoro: BTX, HC, CO, NOx, SO2, PM10 V. Giuffrida: BTX, HC, CO, NOx, SO2, PM10 Osp. Garibaldi: HC, CO, NOx, SO2, PM10 Zona Industriale: HC, CO, NOx, SO2, PM10 P. Risorgimento: HC, CO, NOx, SO2, PM10 V.le della Regione: HC, CO, NOx, SO2, PM10 Fonte: ARPA Sicilia su dati BRACE, 2007 RETE COMUNALE DI CATANIA RETE PROVINCIALE DI CALTANISSETTA

* Per una maggiore informazione relativa alle stazioni di monitoraggio e alla loro relativa ubicazione consultare www.brace.sinanet.apat.it.

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Comprensorio del Mela

Lampedusa e Linosa

Figura 2.56 - Stazioni di monitoraggio (pubbliche e private) della qualit dellaria in ambito regionale Rete della Provincia Regionale di Palermo La Provincia Regionale di Palermo non ha una rete di rilevamento ma dotata di due mezzi mobili che negli ultimi anni ha effettuato campagne di rilevamento nei seguenti comuni: Comune di Partinico; Comune di Sciara; Comune di Termini Imerese; Comune di Ficarazzi; Comune di Bagheria; Comune di Carini; Comune di Misilmeri. Comune di Partinico

Nel territorio di Termini Imerese presente la rete ENEL composta da n. 5 centraline per i parametri chimici e n. 1 centralina per il rilevamento dei parametri meteorologici. Il Comune di Palermo dotato di 10 centraline (gestite dallAMIA) per il rilevamento degli inquinanti chimici derivanti dal traffico veicolare di cui 2 rilevano anche i parametri meteorologici. In aggiunta si dotato di una stazione meteorologica dislocata a Bellolampo. La rete comunale dotata anche di: centro di raccolta ed elaborazione dati CRED (ubicato a Brancaccio); punti remoti di accesso alla banca dati di cui 3 ubicati in Uffici comunali e uno c/o gli Uffici della Provincia; punti di diffusione delle informazioni al pubblico, ubicati allinterno delle stazioni ferroviarie Notarbartolo e Centrale.

Rete della Provincia Regionale di Agrigento La Provincia Regionale di Agrigento dotata di una rete di monitoraggio della qualit dellaria costituita da n. 6 stazioni fisse per il rilevamento dei parametri chimici, e di 4 stazioni fisse di monitoraggio dellozono e dei parametri meteorologici.

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Il Comune ha una rete di monitoraggio costituita da 3 stazioni fisse di cui una rileva anche i dati meteorologici. La Provincia inoltre dotata di un mezzo mobile per il rilevamento sia dei parametri chimici che di quelli meteorologici. Rete della Provincia Regionale di Caltanissetta La Provincia Regionale di Caltanissetta ha una rete di monitoraggio costituita da 11 stazioni fisse per il monitoraggio dei parametri chimici, di 3 stazioni meteorologiche e di una unit mobile per il monitoraggio dei parametri sia chimici che meteorologici. Rete della Provincia Regionale Provincia di Catania La Provincia Regionale di Catania non dotata di rete di rilevamento fisse ne di mezzi mobili per il rilevamento degli inquinanti atmosferici. Di contro il Comune di Catania ha una rete di monitoraggio composta da 17 stazioni fisse, opportunamente dislocate sul territorio comunale, in grado di rilevare in continuo e in modo automatico i valori delle concentrazioni nellatmosfera dei parametri chimici. Inoltre possiede due stazioni per il rilevamento dei parametri meteorologici. Rete della Provincia Regionale di Enna La Provincia Regionale di Enna non dotata di reti di rilevamento fisse ma dotata di una unit mobile per il rilevamento sia dei parametri chimici che di quelli meteorologici. Rete della Provincia Regionale di Messina La Provincia Regionale di Messina dotata di una rete di rilevamento della qualit dellaria costituita da 16 postazioni fisse, ubicate su vari comuni della provincia, e da 2 laboratori mobili. Nel territorio di San Filippo Del Mela presente inoltre la rete ENEL composta da n. 5 centraline per i parametri chimici e n. 1 centralina per il rilevamento dei parametri meteorologici. Anche se larea del Comprensori del Mela stata dichiarata soltanto nellanno 2002 area ad elevato rischio di crisi ambientale , la zona monitorata da parecchi anni da una rete di rilevamento interconnessa costituita da n. 14 stazioni chimiche e da n. 1 stazione meteorologica, in particolare 5 stazioni chimiche pi una stazione meteo fanno parte della rete di qualit dellaria della centrale Eurogen S.p.a di S. Filippo del Mela S.N. (10) (8) (6) (18) (5) (16) Staz.di monitoraggio Valdina S. Pier Niceto Pace del Mela S.F. del Mela Milazzo Stazione Meteo Parametri monitorati Latitudine Longitudine

SO2 381136 152214 SO2 381114 152008 SO2 381052 151735 SO2 381025 151619 SO2 381352 151458 VV.DV.sigma,TA,PA,UM 381256 151714 ,PIOGGIA,IRR. Tabella 2.46 Stazioni dellarea del comprensorio del Mela Le restanti 9 stazioni chimiche fanno parte della rete qualit dellaria della Provincia di Messina: N.S. (3) (2) (11) (17) (7) (13) (3) (15) Staz.di monitoraggio Parametri Latitudine monitorati S. Filippo. del Mela SO2 NO2 381037 S. Lucia. del Mela SO2 NO2 380940 Milazzo ospedale SO2 NO2 381120 Archi SO2 NO2 381145 Milazzo porto SO2 NO2 381316 Pace del Mela SO2 NO2 381059 Giammoro SO2 NO2 381207 Condir SO2 381004 Valdina SO2 381240 Tabella 2.47 Stazioni dellarea del comprensorio del Mela Longitudine 151617 151635 151512 151635 151435 151749 151904 151933 152144

Si riporta di seguito la cartografia con lindicazione delle postazioni delle centraline della rete di monitoraggio interconnessa Provincia-Edipower

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Figura 2.57 - Stazioni di monitoraggio (pubbliche e private) del Comprensorio del Mela (ME) Rete della Provincia Regionale di Trapani La Provincia regionale di Trapani non dotata di rete di rilevamento fisse ma dotata di una unit mobile per il rilevamento sia dei parametri chimici che di quelli meteorologici, che da informazioni assunte dal responsabile, oggi praticamente dismesso. Rete della Provincia Regionale di Ragusa La Provincia Regionale di Ragusa non dotata di rete di rilevamento fisse ma dotata di una unit mobile per il rilevamento sia dei parametri chimici che di quelli meteorologici. La stessa ha effettuato negli ultimi anni le seguenti campagne di monitoraggio: Campagna di Ragusa Campagna di Marina di Ragusa Campagna di Ispica Campagna di Ragusa Campagna di Comiso Provincia di Siracusa La Provincia di Siracusa quella dove il programma di interconnessione delle reti di rilevamento dellinquinamento atmosferico ha coinvolto maggiormente sia i gestori delle reti pubbliche (Provincia Regionale) che quelli Privati (ENEL e CIPA). La Provincia Regionale ha una rete di monitoraggio costituita da 7 stazioni fisse, opportunamente ubicate in alcuni comuni della provincia, per il rilevamento dei parametri chimici e da 3 stazioni per il rilevamento dei parametri meteorologici.. LENEL possiede 6 stazioni fisse, ubicate in varie localit della provincia, per il rilevamento dei parametri chimici e 1 stazione per il monitoraggio dei parametri Meteorologici. La rete CIPA costituita da 11 stazioni fisse, ubicate in localit della provincia, per il rilevamento dei parametri chimici e di 1 per il rilevamento dei parametri meteorologici. Il S.O.D.A.R.

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Altro strumento utile per la valutazione della qualit dellatmosfera il S.O.D.A.R.. che fornisce indicazioni sulle stratificazioni termiche esistenti nei bassi strati atmosferici, per cui indirettamente permette lacquisizione di informazioni sulla dispersione degli inquinanti; infatti prevede lo studio della stabilit atmosferica, della turbolenza e dei movimenti convettivi. Questi elementi, uniti a delle doti di praticit, completezza e costi limitati, lo rendono idoneo a integrare una rete di monitoraggio atmosferico. Il SO.D.A.R. una tipica strumentazione di telesondaggio, che invia in atmosfera un impulso con portante di frequenza compresa tra 1 kHz e 3 kHz e riceve un segnale retrodiffuso. Pu presentare tre configurazioni: Monostatica: lantenna ricevente e la trasmittente coincidono; Bistatica: unantenna trasmette limpulso in atmosfera, unaltra riceve il segnale di ritorno; Pluristatica: unantenna trasmette limpulso, e due o pi ricevono il segnale retrodiffuso. Lintervallo di altezza esplorato varia da 500 a 1000 metri, con risoluzione di 30 metri. La singola scansione pu avere durata (3 o 6 secondi) in dipendenza dallo strato di atmosfera sotto studio. Le perturbazioni prodotte dalle disomogeneit atmosferiche sullonda acustiche incidente vengono analizzate per fornire misure in continue del vento e della turbolenza. Dai tracciati facsimile e dai corrispondenti diagrammi dei venti, si nota come lo strato di inversione termica impedisca il movimento verticale delle masse daria. Questo risultato induce a considerare il SO.D.A.R. come uno strumento adeguato allo studio della diffusione degli inquinanti in ambiente urbano, sia nel contesto di una rete di monitoraggio, sia in previsione della creazione di un modello previsionale di diffusione. Altri strumenti di remote sensing per lo studio dei bassi strati dellatmosfera sono il R.A.S.S , il RA.D.A.R, e il LI.D.A.R, qui brevemente descritti. Il R.A.S.S. (Radio Acoustic Sounding System) costituito da un generatore di onde acustiche e da un ricetrasmettitore radio. Sfruttando leffetto Doppler, permette di tracciare il diagramma delle velocit di propagazione dellonda acustica alle diverse quote. Poich tale velocit funzione della radice quadrata della temperatura dellaria, il R.A.S.S. fornisce, in definitiva, il profilo della temperatura in quota. Il LI.D.A.R. (LIght Detection And Ranging) trasmette allatmosfera un fascio laser che nel suo cammino interagisce con le molecole daria, particelle sospese e gocce di pioggia. Il fascio riflesso viene analizzato al fine di rilevare la presenza e la concentrazione delle particelle di interesse. E utilizzato inoltre per lo studio degli aerosol. Il RA.D.A.R (Radio Detecting And Ranging) trasmette e riceve segnali a microonda e viene utilizzato per lo studio delle turbolenze nellABL. E in grado di fornire addensamenti di umidit. Obiettivo dellAssessorato quello di presentare (nel sito web di ARPA Sicilia) il database in rete delle stazioni di monitoraggio della Sicilia che conterr le informazioni anagrafiche e tecniche delle stazioni di monitoraggio, suddivise per ambito territoriale provinciale. Utilizzando la banca dati BRACE, nella quale sono stati introdotti dagli Enti Gestori i dati e i metadati di qualit dellaria aggiornati allanno 2005, si sono individuati il tipo di inquinante misurato stazione per stazione. In base alla popolazione presente in ogni agglomerato e dei rispettivi analizzatori, si calcolata la percentuale di popolazione monitorata sul totale della popolazione presente in tutti gli agglomerati, inquinante per inquinante. Lindicatore proposto fornisce una descrizione complessiva della risposta alla popolazione monitorata presente negli agglomerati, cos come definiti dalla Regione Siciliana, seguendo lallegato XII del DM 60/02 (2004). La tab. 2.48 fornisce la percentuale della popolazione monitorata presente negli agglomerati sul totale del territorio zonizzato, ed in particolare sugli agglomerati per i quali previsto il monitoraggio per la misura di concentrazioni in aria di anidride solforosa, biossido di azoto, monossido di carbonio, polveri totali sospese, polveri sospese con diametro aerodinamico inferiore a 10 micron, benzene, ozono. La fig. 2.58 rappresenta la zonizzazione del territorio siciliano secondo il D. Lgs. 351/99 approvata con D.D.G. del Dipartimento Regionale Territorio del 19 dicembre 2005. Dalla tab. 2.48 si evince un miglioramento nella copertura di monitoraggio della qualit dellaria nelle zone definite dalla Regione Siciliana, in termini di percentuale di popolazione monitorata presente nelle stesse zone.

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Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati APAT, 2004 Figura 2.58- Zonizzazione in agglomerati (D. Lgs. 351/99) approvata con D.D.G. del 19 dicembre 2005 (2006)

Inquinante monitorato Anidride solforosa (SO2) Biossido di azoto (NO2) Monossido di carbonio (CO) Polveri sospese con diametro aerodinamico inferiore a 10 micron (PM10) Benzene (C6H6) Ozono (O3)

% popolazione monitorata presente negli agglomerati 89.95 % 89.95 % 79.62 % 79.62 % 85.48 % 89.95 %

Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori (2006) Tabella 2.48 Percentuale della popolazione monitorata presente negli agglomerati sul totale del territorio zonizzato (2005) 2.3.2 I principali inquinanti atmosferici Nel presente paragrafo si propone in forma tabellare un riassunto dei livelli medi dei principali inquinanti atmosferici monitorati presso differenti realt ambientali e le linee guida di esposizione stilate dallOMS per escludere significativi effetti sulla salute umana (WHO, 1999). Si tratta di una raccolta eterogenea di dati provenienti da paesi e situazioni differenti, monitorati secondo tempi e metodiche diverse e quindi aggregati e confrontati con un certo grado di arbitrariet. Lo scopo principale di fornire, in

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mancanza di dati pi precisi e attendibili, un quadro sintetico della situazione di massima che presumibile attendersi in differenti contesti ambientali (livelli naturali, zone rurali, aree di fondo e urbane di differenti realt socio-economiche). Le linee guida stilate dallOMS, ed elencate nella tab. 2.43, rappresentano i livelli medi di esposizione (a breve, medio e lungo termine) al di sotto dei quali non sono riscontrabili significativi effetti sulla popolazione. Si tratta di valori di esposizione definiti in condizioni standard sulla base di ricerche epidemiologiche e che quindi come tali non sono direttamente confrontabili con i valori ambientali medi registrati dal sistema di monitoraggio di uno specifico contesto ambientale. Il superamento nel breve periodo dei valori indicati nelle linee guida OMS non implica che gli effetti negativi ad essi associati vengano necessariamente riscontrati ma determina solo un incremento del rischio relativo. Si ricorda inoltre che le linee guida non sono limiti per s, e quindi normativa vincolante, ma rappresentano standard a cui gli stati fanno riferimento tenendo conto anche di fattori addizionali quali il livello prevalente di esposizione, i livelli naturali di fondo, le condizioni ambientali medie e gli aspetti socio-economici (WHO, 1999). Ossidi di zolfo (SOX) Sono costituiti essenzialmente da biossido di zolfo (SO2) e in minima parte da anidride solforica (SO3); rappresentano i tipici inquinanti delle aree urbane e industriali dove l'elevata densit degli insediamenti ne favorisce l'accumulo soprattutto in condizioni meteorologiche di debole ricambio delle masse d'aria. Lemissione di anidride solforosa deriva dal riscaldamento domestico dai motori alimentali a gasolio, dagli impianti per la produzione di energia, ed in generale dalla combustione di carbone, gasolio ed oli combustibili contenenti piccole percentuali di zolfo, dalla produzione dell'acido solforico, dalla lavorazione di molte materie plastiche, dall'arrostimento delle piriti, dalla desolforazione dei gas naturali. Lemissione naturale di anidride solforosa proviene principalmente dai vulcani. Le emissioni naturali ed antropogeniche di questa specie sono allincirca dello stesso ordine di grandezza Le situazioni pi serie sono spesso verificate nei periodi invernali ove alle normali fonti di combustione si aggiunge il contributo del riscaldamento domestico. E comunque da notare che in seguito alla diffusa metanizzazione degli impianti di riscaldamento domestici il contributo inquinante degli ossidi di zolfo notevolemte diminuito nel corso degli anni. Il biossido di zolfo (SO2) un gas dal caratteristico odore pungente; le emissioni di origine antropica di sono dovute prevalentemente all'utilizzo di combustibili solidi e liquidi e correlate al contenuto di zolfo, sia come impurezze, sia come costituenti nella formulazione molecolare del combustibile (gli oli). Lanidride solforosa un gas fortemente irritante e gi a 3 ppm se ne apprezza lodore pungente. Gli effetti nocivi conseguenti alla sua inalazione interessano le mucose delle prime vie respiratorie e pu causare costrizione dei bronchi in soggetti predisposti, anche a concentrazioni dellordine delle centinaia di ppb A causa dell'elevata solubilit in acqua lSO2 viene assorbito facilmente dalle mucose del naso e del tratto superiore dell'apparato respiratorio (solo piccolissime quantit raggiungono la parte pi profonda del polmone). L'SO2 reagisce facilmente con tutte le principali classi di biomolecole: in vitro sono state dimostrate interazioni con gli acidi nucleici, le proteine, i lipidi e varie altre componenti biologiche. Fra gli effetti acuti imputabili all'esposizione ad alti livelli di SO2 sono compresi: un aumento della resistenza al passaggio dell'aria a seguito l'inturgidimento delle mucose delle vie aeree, l'aumento delle secrezioni mucose, bronchite, tracheite, spasmi bronchiali e/o difficolt respiratoria negli asmatici. Fra gli effetti a lungo termine ricordiamo le alterazioni della funzionalit polmonare e l'aggravamento delle bronchiti croniche, dell'asma e dell'enfisema. I gruppi pi sensibili sono costituiti dagli asmatici e dai bronchitici. E' stato accertato un effetto irritativo sinergico in seguito all'esposizione combinata con il particolato, probabilmente dovuto alla capacit di quest'ultimo di veicolare l'SO2 nelle zone respiratorie profonde del polmone. Ossidi di azoto (NOX) Gli ossidi di azoto, monossido (NO) e biossido (NO2), che, essendo presenti contemporaneamente nell'aria, sono comunemente indicati come NOx e si formano da tutti i processi di combustione che avvengono ad alta temperatura. L'ossido di azoto un gas inodore e incolore che costituisce il componente principale delle emissioni di ossidi di azoto nell'aria e viene gradualmente ossidato a NO2. Il biossido di azoto ha un colore rosso-bruno ed caratterizzato ad alte concentrazioni da un odore pungente e soffocante. Il monossido di azoto si forma per reazione dellossigeno con lazoto, nel corso di qualsiasi processo di combustione che avvenga in aria e ad elevata temperatura (T>2000C); lulteriore ossidazione del monossido di azoto produce anche tracce di biossido di azoto, che in genere non supera il 5% degli NOx totali emessi. Le fonti antropiche, rappresentate da tutte le reazioni di combustione, comprendono principalmente gli autoveicoli, le centrali termoelettriche e il riscaldamento domestico. Le emissioni naturali di NO comprendono i fulmini, gli incendi e le emissioni vulcaniche e dal suolo. Le emissioni antropogeniche sono principalmente dovute ai trasporti, alluso di combustibili per la produzione di elettricit e di calore ed alle attivit industriali. Forti quantit sono prodotte dai motori delle automobili, dagli impianti termici e dalle industrie che producono composti azotati. Si calcola che in Italia siano immessi nell'aria, a opera dell'uomo, 1,9 milioni di tonnellate l'anno di ossidi di azoto, met dei quali prodotti dagli autoveicoli. Negli ultimi anni le emissioni antropogeniche di ossidi di

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azoto sono aumentate notevolmente e questa la causa principale dellincremento della concentrazione atmosferica delle specie ossidanti. LNO2 circa 4 volte pi tossico dellNO. I meccanismi biochimici mediante i quali lNO2 induce i suoi effetti tossici non sono del tutto chiari anche se noto che provoca gravi danni alle membrane cellulari a seguito dell'ossidazione di proteine e lipidi. Gli effetti acuti comprendono: infiammazione delle mucose, decremento della funzionalit polmonare, edema polmonare. Gli effetti a lungo termine includono: aumento dell'incidenza delle malattie respiratorie, alterazioni polmonari a livello cellulare e tissutale, aumento della suscettibilit alle infezioni polmonari batteriche e virali. Il gruppo a maggior rischio costituito dagli asmatici e dai bambini. La pericolosit degli ossidi di azoto e in particolare del biossido, legata anche al ruolo che essi svolgono nella formazione dello smog fotochimico. In condizioni meteorologiche di stabilit e di forte insolazione, le radiazioni ultraviolette possono determinare la dissociazione del biossido di azoto e la formazione di ozono, che pu ricombinarsi con il monossido di azoto e ristabilire una situazione di equilibrio. In presenza di altri inquinanti, quali per esempio gli idrocarburi, lozono e altri radicali liberi prodotti per reazioni di fotodissociazione, possono innescare un complesso di reazioni chimiche che portano alla formazione dello smog fotochimico. I costituenti principali di tale smog, oltre allozono, sono le aldeidi e i perossiacilnitrati (PAN), composti altamente tossici, che risultano essere intermedi di reazione o prodotti secondari. La produzione di smog fotochimico dipende quindi dalle concentrazioni in atmosfera degli ossidi di azoto e degli idrocarburi ed strettamente legata alle emissioni dovute al traffico veicolare. Monossido di carbonio (CO) Il monossido di carbonio, CO, si forma durante la combustione delle sostanze organiche, quando questa incompleta per difetto di ossigeno. La quantit maggiore di questa specie prodotta dagli autoveicoli dal trattamento e smaltimento dei rifiuti e dall'industria (impianti siderurgici e raffinerie di petrolio). Nettamente minore l'emissione di CO dalle centrali termoelettriche e degli impianti di riscaldamento, perch la combustione meglio controllata. Tra i motori degli autoveicoli, quelli a ciclo Diesel ne emettono in minima quantit, perch la combustione del gasolio avviene in eccesso di aria. Le emissioni naturali del monossido di carbonio comprendono lossidazione del metano e degli altri idrocarburi naturalmente emessi nellatmosfera, lemissione diretta dalle piante e lattivit microbica negli oceani. Le emissioni naturali ed antropogeniche di questa specie sono globalmente dello stesso ordine di grandezza. Il monossido di carbonio un gas incolore, inodore e fortemente tossico: esplica la sua azione sulluomo formando con l'emoglobina un complesso irreversibile che inibisce il trasporto di ossigeno nel sangue, causando problemi al sistema respiratorio e, ad elevate concentrazioni, la morte per asfissia. L'affinit del CO per l'emoglobina di oltre 200 volte superiore a quella dell'ossigeno: la carbossiemoglobina che si forma impedisce l'ossigenazione dei tessuti: i primi sintomi dell'avvelenamento sono cefalea e vertigine. Forti concentrazioni di CO in ambienti chiusi, provocate dal cattivo funzionamento di stufe e scaldabagni (generalmente per cattiva installazione o per otturazione dei camini) o dal funzionamento di motori, provocano la morte in breve tempo: 90 minuti in presenza di 1000 ppm di CO. Concentrazioni inferiori danno esito letale dopo alcune ore: ma il fatto che il monossido di carbonio sia inodoro impedisce alle vittime, colpite inoltre da sonnolenza, di avvertire il pericolo e di aerare il locale. L'esposizione prolungata a concentrazioni di 50 ppm (valore che viene spesso superato nelle vie a forte traffico) notevolmente dannosa. Gli effetti sanitari sono essenzialmente riconducibili ai danni causati dall'ipossia a carico del sistema nervoso, cardiovascolare e muscolare. Comprendono i seguenti sintomi: diminuzione della capacit di concentrazione, turbe della memoria, alterazione del comportamento, confusione mentale, alterazione della pressione sanguigna, accelerazione del battito cardiaco, vasodilatazione e vasopermeabilit con conseguenti emorragie, effetti perinatali. I gruppi pi sensibili sono gli individui con malattie cardiache e polmonari, gli anemici e le donne in stato di gravidanza. La quantit di CO emessa dagli scarichi degli autoveicoli negli ultimi anni diminuita a causa della migliorata efficienza dei motori, del controllo delle emissioni autoveicolari e dellutilizzo di marmitte catalitiche. Attualmente, la concentrazione atmosferica localizzata di questo inquinante risulta in genere in diminuzione. La concentrazione atmosferica di CO di circa 120 ppb nella troposfera non inquinata e di 1-10 ppm nellaria inquinata di aree intensamente urbanizzate. Il ruolo del monossido di carbonio nella chimica troposferica delle aree industrializzate di trascurabile importanza, data la scarsa reattivit di questa molecola. Il tempo medio di residenza del CO in atmosfera di circa quattro mesi, e quindi il monossido di carbonio pu essere utilizzato come tracciante dell'andamento temporale degli inquinanti primari al livello del suolo. Ozono (O3) La quasi totalit della riserva planetaria di ozono si trova localizzata fra i 15 e i 50 Km di altezza, in una zona chiamata stratosfera, e in particolare nella fascia compresa fra i 20 e i 30 Km, detta appunto ozonosfera. La quantit di ozono presente nella stratosfera viene mantenuta costante mediante un equilibrio dinamico fra la reazione di formazione e quella di fotolisi. La formazione predomina ad un altitudine superiore ai 30 Km, dove la radiazione UV avente lunghezza donda inferiore ai 242 nm dissocia lossigeno molecolare, largamente presente, in ossigeno atomico; questo si combina

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rapidamente con unaltra molecola di ossigeno a formare la molecola triatomica dellozono. Leffetto netto della reazione la conversione di tre molecole di ossigeno in due molecole di ozono. Le molecole di ozono formate assorbono a loro volta la radiazione solare di lunghezza donda compresa fra 240 e 320 nm, subendo fotolisi e dando luogo ad una molecola ed un atomo di ossigeno. Questo assorbimento della radiazione solare ha limportantissimo effetto di schermare la terra da pi del 90% delle radiazioni UV dannose per la vita sul nostro pianeta. Nella troposfera, ed in particolare in vicinanza del suolo, le radiazioni ultraviolette ad elevata energia necessarie per la formazione di ozono dalla fotolisi dell'ossigeno sono quasi totalmente schermate, e quindi questo meccanismo di formazione non attivo. I livelli troposferici naturali di ozono sarebbero dunque molto bassi e legati al minimo scambio esistente fra la stratosfera e la troposfera e all'attivit fotochimica associata ai processi emissivi naturali. In condizioni naturali, cio, lozono sarebbe quasi del tutto confinato in una zona non a diretto contatto con la vita. Lalterazione dellequilibrio naturale avvenuta nel corso degli ultimi decenni ha provocato lattivazione di fenomeni fotochimici di notevole entit in prossimit del suolo, con produzione di quantit rimarchevoli di ozono; la concentrazione di fondo di O3 infatti pi che raddoppiata nell'ultimo secolo e, nelle aree urbanizzate ed industrializzate aumentata dell1-2% annuo nel corso dellultimo decennio. In particolare, in condizioni di smog fotochimico i livelli di ozono possono raggiungere concentrazioni molto elevate (150-200 ppb) e quindi questa specie deve essere considerata non solo un inquinante della troposfera, ma anche un pericolo per la salute e per l'ambiente E un gas bluastro dall'odore leggermente pungente che non viene emesso come tale dalle attivit umane. E' infatti un tipico inquinante secondario che si forma nell'atmosfera in seguito alle reazioni fotochimiche a carico di inquinanti precursori prodotti dai processi di combustione (NOX, idrocarburi, aldeidi). Le concentrazioni ambientali di O3 tendono pertanto ad aumentare durante i periodi caldi e soleggiati dell'anno. Nell'arco della giornata, i livelli sono bassi al mattino (fase di innesco del processo fotochimico) raggiungono il massimo nel primo pomeriggio e si riducono progressivamente nelle ore serali con il diminuire della radiazione solare. Nella troposfera la sorgente principale di ozono rappresentata dall'ossigeno atomico messo a disposizione dalla fotolisi del biossido d'azoto. I processi che determinano la produzione di biossido dazoto, e quindi di ozono, vanno sotto il nome di processi radicalici fotochimici, nellambito dei quali l'ozono rappresenta la specie fotochimica pi importante. Lozono viene rimosso per fotolisi e per reazione con composti organici volatili e con ossidi di azoto Lo smog fotochimico, oltre a effetti irritanti e tossici sull'uomo (occhi e vie respiratorie) provoca danni particolarmente gravi alla vegetazione. La concentrazione dell'ozono nell'atmosfera rilevata come indice della presenza di smog fotochimico: l'OMS ha stabilito un massimo di 0,1 ppm. La concentrazione di ozono di origine naturale varia tra 0,01 e 0,04 ppm; in alcune citt della California sono state raggiunte punte di 0,9 ppm, mentre nelle grandi citt italiane difficilmente sono stati superati gli 0,3 ppm. Gli effetti irritanti dell'ozono (bruciore agli occhi e irritazione alla gola) si manifestano gi alla concentrazione di 0,1 ppm. Gli effetti biologici nocivi dellozono sono legati alle sue propriet ossidanti. Per quanto riguarda la salute umana, lozono in concentrazione superiore agli 80 ppb ha effetti acuti sui polmoni, le cavit nasali e la gola (ma i soggetti sensibili, ad es. gli asmatici, risentono degli effetti dellozono anche a concentrazioni pi basse). Per quanto riguarda la vegetazione, leffetto ossidante della molecola si esplica nellinibizione della fotosintesi e del trasporto delle sostanze nutrienti dalle radici alle foglie e nellaccelerazione del linvecchiamento. Lozono provoca inoltre danni ai materiali ed ai monumenti, causando un depauperamento del patrimonio culturale ed artistico, nonch ingenti perdite economiche. Tra gli effetti dellozono troposferico sullecosistema bisogna anche annoverare il suo contributo alleffetto serra, dovuto alla capacit di questa molecola di assorbire nellinfrarosso (leffetto di una molecola di ozono pari a circa 2000 volte quello di una molecola di anidride carbonica). Oltre ad essere un prodotto dell'inquinamento fotochimico, lozono anche un precursore di radicali OH, e quindi un iniziatore di processi fotochimica. Il ruolo di questa specie nei processi di inquinamento fotochimico ossidativo quindi di primaria importanza. La concentrazione di ozono in atmosfere inquinante pu variare da qualche ppb a 200-250 ppb. La concentrazione di fondo di questo inquinante varia invece, alle nostre latitudini, fra i 30 ed i 70 ppb, a seconda del periodo dellanno A livello cellulare l'O3 agisce ossidando i gruppi sulfidrilici presenti in enzimi, coenzimi, proteine e acidi grassi insaturi interferendo cos con alcuni processi metabolici fondamentali e provocando il danneggiamento delle membrane degli organelli cellulari. Il bersaglio principale dell'O3 l'apparato respiratorio dove i danni principali sono a carico dei macrofagi e delle pareti delle piccole arterie polmonari. Gli effetti acuti comprendono secchezza della gola e del naso, aumento della produzione di muco, tosse, faringiti, bronchiti, diminuzione della funzionalit respiratoria, dolori toracici, diminuzione della capacit battericida polmonare, irritazione degli occhi, mal di testa. Le conseguenze a seguito di esposizioni a lungo termine (croniche) sono: fibrosi, effetti teratogeni, effetti sulla paratiroide e sul sistema riproduttivo. Il ruolo dell'O3 nell'eziologia dei tumori polmonari non stato ancora completamente chiarito. Particolato atmosferico (PM) Viene cos identificato l'insieme di tutte le particelle solide o liquide che restano in sospensione nell'aria. Il particolato sospeso totale rappresenta un insieme estremamente eterogeneo di sostanze la cui origine pu essere primaria (emesse come tali) o derivata (da una serie di reazioni fisiche e chimiche). Una caratterizzazione esauriente del particolato sospeso si basa oltre che sulla misura della concentrazione e lidentificazione delle specie chimiche coinvolte anche sulla

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valutazione della dimensione media delle particelle. Le particelle di dimensioni maggiori (diametro > 10 m) hanno un tempo medio di vita nellatmosfera che varia da pochi minuti ad alcune ore e la possibilit di essere aerotrasportate per una distanza massima di 1-10 Km. Le particelle di dimensioni inferiori hanno invece un tempo medio di vita da pochi giorni fino a diverse settimane e possono venire veicolate dalle correnti atmosferiche per distanze fino a centinaia di Km. La principale conseguenza ambientale per una data regione geografica che la concentrazione di particelle grossolane meno uniforme di quelle pi fini. La dimensione media delle particelle determina inoltre il grado di penetrazione nellapparato respiratorio e la conseguente pericolosit per la salute umana. Il monitoraggio ambientale del particolato con diametro inferiore a 10 m (PM10) pu essere considerato un indice della concentrazione di particelle in grado di penetrare nel torace (frazione inalabile). La determinazione delle particelle con diametro inferiore a 2,5 m, frazione respirabile (PM2,5), inoltre un indice della concentrazione di una serie molto eterogenea di composti chimici primari o derivati in grado di raggiungere la parte pi profonda del polmone. Tra i composti primari, cio emessi come tali, vi sono le particelle carboniose derivate dalla combustione di legname e dai fumi dei motori diesel; nella seconda categoria, cio tra i composti prodotti da reazioni secondarie, rientrano le particelle carboniose originate durante la sequenza fotochimica che porta alla formazione di ozono, di particelle di solfati e nitrati derivanti dallossidazione di SO2 e NO2 rilasciati in vari processi di combustione. Le fonti antropiche di particolato sono essenzialmente le attivit industriali ed il traffico veicolare. Stime preliminari dellANPA a livello nazionale (con riferimento al 1994) indicano per i trasporti un contributo alle emissioni intorno al 30% rispetto al totale; gli impianti di riscaldamento contribuiscono per circa il 15%; le emissioni da fonte industriale (inclusa la produzione di energia elettrica) danno conto di quasi il 50% delle emissioni di PM10. Per quanto riguarda le emissioni di polveri da traffico, sono soprattutto i veicoli diesel a contribuire alle emissioni allo scarico, e tali emissioni nei centri urbani risultano grosso modo equiripartite tra auto e veicoli commerciali leggeri da una parte, e bus e veicoli commerciali pesanti dallaltra. Unaltra fonte significativa di emissione di PM da attribuire al traffico quella dovuta allusura di freni, gomme, asfalto stradale. Sempre nei centri urbani, una frazione variabile, che pu raggiungere il 60-80% in massa del particolato fine presente in atmosfera di origine secondaria, ovvero il risultato di reazioni chimiche che, partendo da inquinanti gassosi sia primari (cio emessi direttamente in atmosfera come gli idrocarburi e altri composti organici, gli ossidi di azoto, gli ossidi di zolfo, il monossido di carbonio, lammoniaca) che secondari (frutto di trasformazioni chimiche come lozono e altri inquinanti fotochimici), generano un enorme numero di composti in fase solida o liquida come solfati, nitrati e particelle organiche. Nella maggior parte delle citt si registra un incremento percentuale significativo della frazione PM10, anche in presenza di una diminuzione della quantit totale di particolato. Nelle citt in cui sono monitorate entrambe le frazioni di particolato (PST e PM10), e in alcuni casi studio specifici, stato registrato un rapporto percentuale del PM10 sul particolato totale variabile dal 40 all80%. La concentrazione media della frazione respirabile PM2.5 risulta essere generalmente pari al 45-60% della frazione inalabile PM10. Ai fini degli effetti sulla salute quindi molto importante la determinazione delle dimensioni e della composizione chimica delle particelle. Le dimensioni determinano il grado di penetrazione all'interno del tratto respiratorio mentre le caratteristiche chimiche determinano la capacit di reagire con altre sostanze inquinanti (IPA, metalli pesanti, SO2). Le particelle che si depositano nel tratto superiore o extratoracico (cavit nasali, faringe e laringe) possono causare effetti irritativi locali quali secchezza e infiammazione; quelle che si depositano nel tratto tracheobronchiale (trachea, bronchi e bronchioli) possono causare costrizione e riduzione della capacit epurativa dell'apparato respiratorio, aggravamento delle malattie respiratorie croniche (asma, bronchite ed enfisema) ed eventualmente neoplasie. Le particelle con un diametro inferiore ai 5-6 mm possono depositarsi nei bronchioli e negli alveoli e causare infiammazione, fibrosi e neoplasie. Il particolato fine pu anche indurre indirettamente effetti sistemici su specifici organi bersaglio a seguito del rilascio nei fluidi biologici degli inquinanti da esso veicolati. I gruppi pi sensibili sono costituiti dagli asmatici e dai bronchitici. E' stato accertato un effetto sinergico in seguito all'esposizione combinata di particelle sospese e SO2. Idrocarburi (HC e NMHC) E' un complesso insieme di composti organici che si trovano nell'aria in fase gassosa e/o particolata. Le fonti antropiche sono costituite soprattutto dagli autoveicoli, dagli impianti termici, dalle centrali termoelettriche e dagli inceneritori di rifiuti. In genere si usa distinguere tra metano (CH4) e gli altri composti organici, genericamente definiti come idrocarburi non metanici (NMHC). All'interno della grande ed eterogenea classe degli idrocarburi non metanici sono compresi anche gli inquinanti non convenzionali quali il benzene e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Benzene (C6H6) Il benzene invece una molecola stabile e relativamente inerte e non ha un ruolo significativo nei processi di inquinamento secondario. Proprio per la sua stabilit e per la prevalente antropicit delle sue sorgenti questa specie pu essere utilizzata come tracciante dell'andamento temporale degli inquinanti primari al livello del suolo. La concentrazione di benzene nelle aree urbane varia fra le poche unit e le poche decine di ppb

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E' un liquido incolore e dotato di un odore caratteristico. Il benzene un idrocarburo aromatico tipico costituente delle benzine. Gli autoveicoli rappresentano quindi la principale fonte di emissione: in particolare, circa l'85% viene immesso nell'aria con i gas di scarico e il 15% rimanente per evaporazione del combustibile e durante le operazioni di rifornimento. L'intossicazione di tipo acuto dovuta all'azione del benzene sul sistema nervoso centrale. A concentrazioni moderate i sintomi sono stordimento, eccitazione e pallore seguiti da debolezza, mal di testa, respiro affannoso, senso di costrizione al torace. A livelli pi elevati si registrano eccitamento, euforia e ilarit, seguiti da fatica e sonnolenza e, nei casi pi gravi, arresto respiratorio, spesso associato a convulsioni muscolari e infine a morte. Fra gli effetti a lungo termine vanno menzionati interferenze sul processo emopoietico (con riduzione progressiva di eritrociti, leucociti e piastrine) e l'induzione della leucemia nei lavoratori maggiormente esposti. Il benzene stato inserito da International Agency for Research on Cancer (IARC) nel gruppo 1 cio tra le sostanze che hanno un accertato potere cancerogeno sull'uomo. Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) Gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) sono composti organici la cui struttura caratterizzata dalla fusione di due o pi anelli aromatici. Gli idrocarburi policiclici aromatici possono derivare da sorgenti naturali (alghe, microrganismi, piante, incendi) ma la principale sorgente atmosferica di origine antropica ed la combustione incompleta degli idrocarburi. Sono costituiti da due o pi anelli aromatici condensati e derivano dalla combustione incompleta di numerose sostanze organiche. La fonte pi importante di origine antropica rappresentata dalle emissioni veicolari seguita dagli impianti termici, dalle centrali termoelettriche e dagli inceneritori. Nelle aree urbane la fonte principale di idrocarburi policiclici aromatici rappresentata dagli scarichi autoveicolari. Gli idrocarburi policiclici aromatici si sono rivelati potenti cancerogeni, favorendo tra l'altro l'insorgere di tumori polmonari. Inoltre, assieme all'ossido di carbonio e al piombo tetraetile, gli idrocarburi, concorrono, a livello cellulare, al blocco enzimatico della catena respiratoria. In particolare il benzopirene, dotato di forte azione cancerogena, soprattutto sulla cute e sulle strutture dell'apparato respiratorio. Gli IPA sono stati i primi inquinanti atmosferici classificati come cancerogeni e tra questi, quelli costituiti da quattro o pi anelli aromatici sono ritenuti i pi pericolosi. La legislazione italiana prescrive che nelle principali aree urbane siano determinate la concentrazione delle "polveri respirabili" (particelle con diametro aerodinamico inferiore a 10 m) e la concentrazione in aria del solo Benz(a)Pirene (BaPy), che il pi potente cancerogeno tra gli idrocarburi policiclici aromatici non sostituiti, quantunque le specie appartenenti alla classe degli IPA classificate come possibili cancerogeni siano ben sette. Data la stabilit della loro struttura, gli idrocarburi policiclici aromatici risultano piuttosto inerti. In atmosfera questi composti si trovano principalmente nel materiale particellare: bench essi vengano emessi in fase vapore, infatti, a causa della loro bassa tensione di vapore, condensano rapidamente e si adsorbono sulle particelle carboniose. Gli idrocarburi policiclici aromatici sono molto spesso associati alle polveri sospese. In questo caso la dimensione delle particelle del particolato aerodisperso rappresenta il parametro principale che condiziona l'ingresso e la deposizione nell'apparato respiratorio e quindi la relativa tossicit. Presenti nell'aerosol urbano sono generalmente associati alle particelle con diametro aerodinamico minore di 2 micron e quindi in grado di raggiungere facilmente la regione alveolare del polmone e da qui il sangue e quindi i tessuti. Oltre ad essere degli irritanti di naso, gola ed occhi sono riconosciuti per le propriet mutagene e cancerogene. E accertato il potere cancerogeno di tutti gli IPA a carico delle cellule del polmone, e tra questi anche del benzo(a)pirene (BaP) (gli IPA sono stati inseriti nel gruppo 1 della classificazione IARC). Poich stato evidenziato che la relazione tra BaP e gli altri IPA, detto profilo IPA, relativamente stabile nell'aria delle diverse citt, la concentrazione di BaP viene spesso utilizzata come indice del potenziale cancerogeno degli IPA totali. Metalli Pesanti Alla categoria dei metalli pesanti appartengono circa 70 elementi (con densit > 5 g/cm3), anche se quelli rilevanti da un punto di vista ambientale sono solo una ventina. Tra i pi importanti ricordiamo: Ag, Cd, Cr, Co, Cu, Fe, Hg, Mn, Pb, Mo, Ni, Sn, Zn. Le fonti antropiche responsabili dell'incremento della quantit naturale di metalli sono principalmente lattivit mineraria, le fonderie e le raffinerie, la produzione energetica, lincenerimento dei rifiuti e lattivit agricola. I metalli pesanti sono presenti in atmosfera sotto forma di particolato aerotrasportato; le dimensioni delle particelle a cui sono associati e la loro composizione chimica dipende fortemente dalla tipologia della sorgente di emissione. Le concentrazioni in aria di alcuni metalli nelle aree urbane e industriali pu raggiungere valori 10-100 volte superiori a quelli delle aree rurali. Piombo (Pb) La principale fonte di inquinamento atmosferico costituita dagli scarichi dei veicoli alimentati con benzina super (il piombo tetraetile veniva usato come additivo antidetonante). Con il definitivo abbandono della benzina rossa i livelli di piombo nellaria urbano sono diminuiti in modo significativo. Le altre fonti antropiche derivano dalla combustione del

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carbone e dell'olio combustibile, dai processi di estrazione e lavorazione dei minerali che contengono Pb, dalle fonderie, dalle industrie ceramiche e dagli inceneritori di rifiuti. Il Pb assorbito attraverso l'epitelio polmonare entra nel circolo sanguigno e si distribuisce in quantit decrescenti nelle ossa, nel fegato, nei reni, nei muscoli e nel cervello. L'intossicazione acuta rara e si verifica solo in seguito all'ingestione o all'inalazione di notevoli quantit di Pb. La tossicit del Pb pu essere spiegata in parte dal fatto che, legandosi ai gruppi sulfidrilici delle proteine o sostituendo ioni metallici essenziali, interferisce con diversi sistemi enzimatici. Tutti gli organi costituiscono potenziali bersagli e gli effetti sono estremamente vari (anemia, danni al sistema nervoso centrale e periferico, ai reni, al sistema riproduttivo, cardiovascolare, epatico, endocrino, gastro-intestinale e immunitario). I gruppi maggiormente a rischio sono costituiti dai bambini e dalle donne in gravidanza . Il livello di piombo nel sangue lindicatore pi attendibile delle esposizioni ambientali a questo inquinante e le linee guida dellOMS propongono un valore critico pari ad una concentrazione di 100 g/l. Alcuni studi condotti su bambini indicano che una ricaduta al suolo giornaliera superiore a 250 g/m2 responsabile di un significativo incremento di piombo nel sangue. SO2 g/m3 NO2 g/m3 0.4-9.4 CO mg/m3 0.06-0.14 PTS g/m3 PM10 g/m3

Livelli naturali Aree isolate o di fondo - media 24 h - media anno <5 Aree rurali - max 1 h - media 7 h - media 24 h (1) - media anno 5-25 Aree urbane citt europee - max 1 h < 60 - media 8 h < 20 - media 24 h < 500 200-400 - media anno < 100 50-150 20-98 Aree urbane paesi industrializzati - media 1 h 940 - max 1 h 75-1000 - media 24 h 400 - media anno < 100 20-90 18-47 Aree urbane paesi via di sviluppo - media 24 h < 125 - media anno 20-40 > 200 > 300 > 100 Note (1) a causa della notevole capacit di dispersione delle polveri fini i valori medi registrati nelle aree rurali sono spesso comparabili con i valori minimi delle adiacenti aree urbane (fino a 100 Km di distanza); (2) la maggior parte delle misurazioni si riferiscono al benzo(a)pirene (BaP) assunto come indicatore del profilo IPA; (3) si tratta di misurazioni spot in differenti citt europee e statunitensi e non riferibili con precisione ad un tempo di mediazione di 1 ora. PM2.5 g/m3 Livelli naturali Aree isolate o di fondo - media 24 h - media anno Aree rurali - max 1 h - media 7 h - media 24 h - media anno Aree urbane citt europee - max 1 h O3 g/m3 40-70 C6H6 g/m3 0,51 200-520 40-100
(1)

IPA ng/m3 ~0 < 1 (2)

Pb g/m3 6 *10 -4

1.5 1-5 300-400

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- media 8 h - media 24 h - media anno Aree urbane paesi industrializzati - media 1 h

< 120

1-10

3-6 (2) 0,17-0,18


(3)

60-100

- max 1 h < 400 - media 24 h < 120 2,8-40 - media anno 11-30 1-6 (2) Aree urbane paesi via di sviluppo - media 24 h - media anno Note (1) a causa della notevole capacit di dispersione delle polveri fini i valori medi registrati nelle aree rurali sono spesso comparabili con i valori minimi delle adiacenti aree urbane (fino a 100 Km di distanza); (2) la maggior parte delle misurazioni si riferiscono al benzo(a)pirene (BaP) assunto come indicatore del profilo IPA; (3) si tratta di misurazioni spot in differenti citt europee e statunitensi e non riferibili con precisione ad un tempo di mediazione di 1 ora. SO2 g/m3 NO2 g/m3 CO mg/m3 PTS g/m3 PM10 g/m3

Linee guida OMS - media 10 min 500 - media 15 min 100 - media 30 min 60 - media 1 h 200 30 - media 8 h 10 - media 24 h 125 - media anno 50 40 (1) (1) (2) - altro Note (1) non esistono indicazioni precise sul tempo minimo di esposizione per evitare significativi effetti sulla salute; (2) il valore di PM2,5 (polveri inalabili) considerato il miglior indicatore per prevenire eventuali rischi sanitari: non sono state fornite precise linee guida a breve o a lungo termine ma raccomandata la minor esposizione possibile con elevata presenza di SO2 e metalli pesanti aerodispersi; (3) raccomandato nelledizione del 1987; le pi recenti ricerche considerano questa linea guida superflua perch il livello di protezione per la media di 8 h preventivo anche nei confronti di eventuali esposizioni a breve termine (e quindi comprensivo anche della media di 1 h); (4) non applicabile: benzene e benzo(a)pirene (BaP) sono stati inseriti da IARC (International Agency for Research on Cancer) nel gruppo 1 cio tra le sostanze ad accertato potere cancerogeno per cui non possibile definire i livelli minimi accettabili di esposizione; (5) il livello di Pb nel sangue lindicatore pi attendibile delle esposizioni ambientali; le linee guida indicano un valore critico di concentrazione nel sangue pari a 100 g/l e quindi su questa base stata proposta la stima del valore di concentrazione media annuale in aria. PM2.5 g/m3 Linee guida OMS - media 10 min - media 15 min - media 30 min - media 1 h - media 8 h - media 24 h - media anno - altro Note O3 g/m3 C6H6 g/m3 IPA ng/m3 Pb g/m3

150-200 (3) 120


(2)

0.5 (5)
(4) (4)

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(1) non esistono indicazioni precise sul tempo minimo di esposizione per evitare significativi effetti sulla salute; (2) il valore di PM2,5 (polveri inalabili) considerato il miglior indicatore per prevenire eventuali rischi sanitari: non sono state fornite precise linee guida a breve o a lungo termine ma raccomandata la minor esposizione possibile con elevata presenza di SO2 e metalli pesanti aerodispersi; (3) raccomandato nelledizione del 1987; le pi recenti ricerche considerano questa linea guida superflua perch il livello di protezione per la media di 8 h preventivo anche nei confronti di eventuali esposizioni a breve termine (e quindi comprensivo anche della media di 1 h); (4) non applicabile: benzene e benzo(a)pirene (BaP) sono stati inseriti da IARC (International Agency for Research on Cancer) nel gruppo 1 cio tra le sostanze ad accertato potere cancerogeno per cui non possibile definire i livelli minimi accettabili di esposizione; (5) il livello di Pb nel sangue lindicatore pi attendibile delle esposizioni ambientali; le linee guida indicano un valore critico di concentrazione nel sangue pari a 100 g/l e quindi su questa base stata proposta la stima del valore di concentrazione media annuale in aria. Tabella 2.49 linee guida OMS 2.3.3 Dati storici di qualit dellaria: gli ambiti urbani ed extra-urbani La qualit dellaria negli ambiti urbani ed extra-urbani monitorata attraverso: reti di monitoraggio della qualit dellaria, dotate di postazioni fisse di misura (descritte al paragrafo 2.3.1); laboratori mobili che svolgono campagne periodiche di verifica della qualit dellaria in ambiti territoriali non serviti dalla rete fissa; campagne di biomonitoraggio e bioaccumulo; mappature del territorio con campionatori passivi (nella maggioranza dei casi per la misura del benzene).

Lanalisi dei dati relativi ai livelli di concentrazione in aria degli inquinanti, registrati negli ultimi anni, stata condotta su un numero limitato di stazioni di misura ritenute significative in quanto rappresentative delle tipologie territoriali ed emissive. Al fine di ottenere una rappresentazione di sintesi, sono stati mediati e rappresentati su grafico i valori dei parametri statistici sopra indicati per categoria di stazioni: background urbano, di traffico ed extra-urbane, per gli inquinanti convenzionali e non. Le elaborazioni prodotte hanno lobiettivo di: evidenziare, in modo sintetico e comprensibile, landamento temporale dei livelli di inquinamento registrati negli ultimi anni presso le stazioni di monitoraggio dislocate sul territorio regione Sicilia; caratterizzare, inquinante per inquinante, i livelli di concentrazione media che si registrano nel corso dellannotipo, rispetto alle tre tipologie di stazioni di misura individuate.

2.3.3.1 Concentrazione in atmosfera di biossido di zolfo (SO2) Il biossido di zolfo generato da fonti naturali, quali le eruzioni vulcaniche, e da fonti antropiche, quali i processi di combustione industriali, in particolare le centrali termoelettriche nonch, in misura pi ridotta, gli impianti non metanizzati. Questo sicuramente linquinante pi conosciuto, ed stato uno dei primi ad essere monitorato. Ha, per, perduto limportanza di un tempo, collocandosi su valori piuttosto modesti, almeno per ci che concerne le aree urbanizzate; questo grazie anche alla riduzione del tenore di zolfo nei combustibili per uso civile ed industriale. La finalit dellindicatore consiste nel verificare se le concentrazioni in aria di biossido di zolfo non oltrepassino i valori limite prescritti dalla normativa vigente. Utilizzando i dati rilevati dai comuni di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualit dellaria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per lanno 2006, stato verificato il rispetto del limite orario di protezione della salute umana il cui valore, da non superarsi per pi di 24 volte nell'anno civile, pari a 350 g/ m3 (D.M. 2 aprile 2002, n. 60). Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti, dalla Provincia Regionale di Siracusa, dalla Provincia Regionale di Caltanissetta, dalla Provincia Regionale di Agrigento, dalla Provincia regionale di Messina, dal Comune di Catania Direzione Tutela Ambientale per la citt di Catania, e infine dallAMIA s.p.a. per il Comune di Palermo (2006).

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La tabella 2.50 sintetizza il numero dei superamenti del limite orario di biossido di zolfo rilevati nel 2006, per la protezione della salute umana. Dallanalisi della tabella che segue, si rileva come linquinamento da biossido di zolfo incida maggiormente nelle aree di tipo industriale, ed in misura minore anche nelle aree urbane. Inoltre, si pu notare come le concentrazioni medie annuali di biossido di zolfo in aree metropolitane come quella di Catania si mantengano ad un livello basso; stessa cosa non pu dirsi per il comune di Palermo. Rispetto ai dati del 2005, ove erano assenti i dati di diversi gestori, si nota comunque un peggioramento generale. Si sono verificati tre superamenti della soglia di allarme di 500 g/m3 nel comune di Pace del Mela nel 2006. Tabella 2.50: Superamenti del Limite orario di biossido di zolfo (SO2) per la protezione della salute umana (2006) N. di superamenti del limite orario per la protezione della salute umana 350 g/m3 per il 2006 (max 24 volte nellanno) Comune di Catania 0 Comune di Palermo 6 (Castelnuovo) Provincia di Siracusa (Urb + Ind) 1 (Melilli), 21 (San Cusmano), 1 (Scala Greca) 44 (Pace del Mela Mandravecchia 3 superamenti soglia allarme), 19 Provincia di Messina (San Filippo del Mela), 1 (Santa Lucia del Mela), Provincia di Caltanissetta* 4 (AGIP_Mineraria) Provincia di Agrigento 0 ARPA Sicilia (rete ENVIREG) 7 (C.da Gabbia (ME) Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori reti pubbliche (2007) * escluso le citt di Caltanissetta e San Cataldo, dati non pervenuti in tempo utile I dati di Palermo (tab. 2.51) talvolta mostrano un decremento che pu essere attribuito allintroduzione negli usi civili ed industriali di combustibili e carburanti a basso tenore di zolfo e del gas naturale, praticamente privo di zolfo. Stazioni 2001 2002 g/m3 2003 2004

(1) 2 2 2 Boccadifalco 5 4 6 6 Indipendenza 7 9 9 8 Giulio Cesare 9 10 7 11 Castelnuovo 5 7 6 7 Unit d'Italia 7 5 5 3 Torrelunga 7 7 5 4 Belgio 9 9 13 Di Biasi Tabella 2.51- SO2 Concentrazione media annuale nel comune di Palermo (limite per la protezione degli ecosistemi =20mg/m3) 2.3.3.2 Concentrazioni in atmosfera di particolato (PM10 ) Per PM10 si intende materiale particellare con diametro uguale o inferiore a 10 m. Le sorgenti emissive antropiche principali, in ambiente urbano, sono costituite dagli impianti di riscaldamento civile e dal traffico veicolare. opportuno ricordare che anche le eruzioni vulcaniche assumono un ruolo di primo piano; infatti, le ceneri vulcaniche contengono una frazione di particolato che viene rilevata dagli analizzatori di PM10. Ma anche gli incendi boschivi, la risospensione delle polveri e laerosol marino sono fonti naturali di PM10. La finalit dellindicatore consiste nel verificare se le concentrazioni in aria di PM10 non oltrepassino i valori limite prescritti dalla normativa vigente. Utilizzando i dati riferiti alle citt di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualit dellaria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per lanno 2006 stato verificato il rispetto del limite della media giornaliera, il cui valore, da non superarsi per pi di 35 volte nell'anno civile, pari a 50 g/ m3 (D.M. 2 aprile 2002, n. 60). La tabella 2.52 sintetizza il numero di superamenti del valore limite della media giornaliera (da non superarsi pi di 35 volte nellarco di un anno) registrati nel 2006. Il D.M. 60/02 ha stabilito che la concentrazione media annua per il PM10 non debba superare il valore limite di 40 g/m3 in vigore dal 01/01/2005. Dalla tabella 2.12 si rileva come il valore limite della media giornaliera venga superato diverse volte

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e in postazioni di misura differenti sia nel comune di Palermo che di Messina e Siracusa; lo stesso si ripete nelle stazioni posizionate nel comune di Porto Empedocle. Rispetto ai dati del 2005, si nota un peggioramento dello stato di qualit dellaria concernente le concentrazioni di PM10. Solo nel caso del comune di Catania non si riscontrano superamenti dei limiti di legge in netto miglioramento rispetto allanno precedente. Tabella 2.52 : PM10, numero di superamenti del valore limite della media giornaliera (2006) N Superamenti del valore limite della media giornaliera 50 g/m3 per il 2006 da non superare per un max di 35 volte nellanno Boccadifalco: 18 (17), Indipendenza: 38 (33), Giulio Cesare: 65 (61), Castelnuovo: 57 Comune di Palermo (53), Unit dItalia: 80 (75), Torrelunga: 27 (26), Belgio: 89 (84), Di Blasi: 210, CEP: 49 (47) Comune di Catania Europa: 22; Stesicoro: 2; Giuffrida: 12; Regione: 8; Zona Industriale: 1; Risorgimento: 2 Agrigento Giardino Botanico: 2; Canicatt: 13; Licata: 24; Monserrato: 7; Porto Provincia di Agrigento Empedocle_1: 61; Porto Empedocle_3: 42; Raffadali: 6; Sciacca: 2. Provincia di Siracusa Rete Augusta: 8; Ciapi: 51; Priolo: 15; Melilli: 16; San Cusmano: 13; Belvedere: 16 Ind. Provincia di Siracusa Rete Acquedotto: 10; Teracati: 282; Bixio: 154; Specchi: 109 Urb. Provincia di Caltanissetta* Ospedale-Gela: 25 Provincia di Messina Caronte: 7; Archimede: 53; Boccetta: 1 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti da enti gestori di reti pubbliche (2007) * escluso le citt di Caltanissetta e San Cataldo, dati non pervenuti in tempo utile Nella tab. 2.53 seguente sono mostrati gli andamenti degli ultimi anni registrati nelle centraline di Palermo. VL + MDT VL + MDT VL + MDT VL + MDT 46,4 ug/m3 44,8 ug/m3 43,2 ug/m3 41,6 ug/m3 2001 2002 2003 2004 26 28 29 28 33 38 34 32 40 45 45 42 45 44 41 39 45 43 41 40 34 32 31 29 34 32 39 38 49 46 43

Stazioni Boccadifalco Indipendenza Giulio Cesare Castelnuovo Unit d'Italia Torrelunga Belgio Di Blasi

Tabella 2.53 PM10 concentrazione media annuale (valore limite annuale per la protezione della salute umana = 40 mg/m3) La Regione Siciliana sta provvedendo alla elaborazione degli andamenti temporali, delle medie annuali e del 98 percentile, degli ultimi anni al fine di valutare il trend delle concentrazioni sia negli ambiti urbani (pi o meno esposti al traffico veicolare), ma anche in quelli extra-urbani. Il DM 60/2002, (art. 38) indica la possibilit di valutare il livello di polveri totali sospese partendo dai dati di PM10 e moltiplicando gli stessi per un fattore pari a 1.2. Le polveri totali sospese ed il PM10 mostrano un andamento discontinuo nelle varie stazioni. Tale andamento si registra per tutte le tipologie di stazioni di misura. 2.3.3.3 Concentrazione media annuale del biossido di azoto (NO2) Il biossido di azoto un inquinante secondario, generato dalla reazione tra il monossido di azoto (NO) e le sostanze ossidanti. strettamente connesso al traffico veicolare, che introduce in atmosfera lNO. Le altre sorgenti principali sono gli impianti di riscaldamento civile ed industriale e le centrali di produzione di energia. Lo scopo attribuito allindicatore consiste nel verificare che le concentrazioni in aria di biossido di azoto non oltrepassino i valori limite prescritti dalla normativa vigente.

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DESCRIZIONE: Utilizzando i dati riferiti alle citt di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualit dellaria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per lanno 2006, stato verificato il rispetto del limite orario per la protezione della salute umana, il cui valore pari a 240 g/m3 per lanno 2006 da non superare per pi di 18 volte per anno civile (D.M. 2 aprile 2002 n. 60). UNIT di MISURA: Microgrammi al metro cubo (g/m3). FONTE dei DATI: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti, dalla Provincia Regionale di Siracusa, dalla Provincia Regionale di Caltanisetta, dalla Provincia Regionale di Agrigento, dalla Provincia regionale di Messina, dal Comune di Catania, Direzione Tutela Ambientale per la citt di Catania, dallAMIA s.p.a. per il Comune di Palermo (2006). NOTE TABELLE e FIGURE: La tabella 2.10 riporta il numero complessivo di superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana, registrati rispettivamente nelle citt di Catania e Palermo e nelle province regionali di Siracusa, Messina, Caltanissetta e Agrigento nel 2006. STATO e TREND: Analizzando i dati di qualit dellaria rilevati nel 2006, si evince come i valori pi alti si registrano nelle citt di Palermo e Catania in postazioni ubicate nelle zone centrali e pertanto pi soggette all'inquinamento da traffico. Per il 2006, il valore limite delle concentrazioni medie orarie pari a 240 g/m3, da non superarsi per pi di 18 volte. La tabella 2.54 sintetizza il numero di superamenti che si sono verificati nel 2006; in nessun caso stato superamento il limite di legge. Rispetto ai dati del 2005, si nota un leggero peggioramento per la citt di Palermo. Nessun superamento della soglia di allarme di 400 g/m3 si verificato nel periodo considerato. Tabella 2.54: Biossido di azoto (NO2), superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana (2006) N Superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana Per lanno 2006 il valore limite pari a 240 g/m3 (max 18 volte nellanno) Comune di Catania 3 (Michelangelo) 1 (Boccadifalco), 3 (Castelnuovo), 2 (Di Blasi), 1 (Unit Comune di Palermo dItalia) Provincia di Siracusa (Urb +Ind) 5 (Scalagreca), 9 (Specchi) Provincia di Caltanissetta* 1 (Via Venezia) Provincia di Messina 0 Provincia di Agrigento 0 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori (2007) * escluso le citt di Caltanissetta e San Cataldo, dati non pervenuti in tempo utile LAssessorato Territorio e Ambiente e ARPA Sicilia stanno provvedendo alla elaborazione degli andamenti temporali, delle medie annuali e del 98 percentile, degli ultimi anni al fine di valutare il trend delle concentrazioni sia negli ambiti urbani (pi o meno esposti al traffico veicolare), ma anche in quelli extra-urbani. In Palermo i dati storici dal 2001 al 2004 mostrano un andamento irregolare del biossido di azoto nel valore della media annuale. Tale andamento non si manifesta in maniera uniforme per tutte le stazioni di monitoraggio. 2001 2002 2003 2004 VL+MDT VL+MDT VL+MDT VL+MDT 58 g/m3 56 g/m3 54 g/m3 52 g/m3

Stazioni

[12] 19 15 19 Boccadifalco 42 Indipendenza 59 57 58 73 Giulio Cesare 73 84 71 57 Castelnuovo 67 58 62 51 Unit d'Italia 70 70 55 50 45 41 40 Torrelunga 54 48 Belgio 60 55 Di Biasi 67 73 71 Tabella 2.55 Concentrazione media annuale( valore limite per la protezione della salute umana nel 2010= 40 mg/m3) 2.3.3.4 Concentrazioni in atmosfera di Ozono (O3) Lozono un inquinante secondario, generato dalla trasformazione degli ossidi di azoto e dai composti organici volatili (detti inquinanti precursori) reattivi in presenza di radiazione solare anche a distanze notevoli dalle sorgenti primarie. E strettamente correlato alle condizioni meteoclimatiche, infatti, tende ad aumentare durante il periodo estivo e durante le ore

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di maggiore irraggiamento solare. Lozono, inoltre, responsabile, in presenza di talune sostanze organiche, del fenomeno dellinquinamento fotochimico. Lindicatore proposto finalizzato a valutare che le concentrazioni in aria rispettino i limiti introdotti dalla normativa vigente. DESCRIZIONE: Utilizzando i dati riferiti alle citt di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualit dellaria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per lanno 2006 stato verificato il rispetto del livello di attenzione delle concentrazioni medie orarie, il cui valore limite pari a 180 g/ m3 (D.M. 16/05/1996). UNIT di MISURA: Microgrammi al metro cubo (g/ m3). FONTE dei DATI: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti dagli enti gestori di Reti pubbliche per il monitoraggio dellinquinamento atmosferico (2006). NOTE TABELLE e FIGURE: La tabella 2.56 riporta il numero complessivo di superamenti del livello di attenzione delle concentrazioni medie orarie nel 2006. Al riguardo, opportuno specificare che il livello di attenzione, indicato anche come livello per linformazione della popolazione, non rappresenta una condizione di rischio ma la possibilit di un aggravarsi del fenomeno nel caso continuassero, per pi giorni, condizioni atmosferiche sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti che contribuiscono alla formazione dellozono. STATO e TREND: Dallanalisi della tabella 2.56 dei superamenti si nota un peggioramento con superamenti della soglia di attenzione e della soglia di allarme. Il comune di Palermo in controtendenza fa registrare un netto miglioramento azzerando il numero di superamenti riscontrati nel 2005. Rimane grave la situazione relativa allarea a rischio di Priolo, dove la presenza di unelevata concentrazione di precursori nonch delle particolari condizioni atmosferiche causa linnalzamento dei valori di concentrazione dellozono. Valori limite di ozono, obiettivo lungo termine e valore target per la protezione della salute umana Obiettivo Livello di concentrazione (g/m3) Tempo medio Limite di informazione 180 1 ora Limite di allarme 240 1 ora Obiettivo lungo termine 120 Media su 8 ore, max giornaliero Valore target 120 Media su 8 ore, max giornaliero (EEA, 2005) Tabella 2.56: Ozono (O3), numero di superamenti della soglia di informazione (2006) Concentrazione media di 1 ora: 180 g/m3 Comune di Catania Comune di Palermo Provincia di Agrigento Moro: 1 0

Cammarata: 4 Ospedale V. Emanuele: 1; Provincia di Caltanissetta Via Venezia: 3 Provincia di Messina 0 Priolo: 11 (2); Melilli: 81 (17); Provincia di Siracusa (Urb + Ind)* San Cusmano: 51 (5) Acquedotto: 3; C.da Fusco: 33 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti dagli Enti Gestori (2007) * tra parentesi i superamenti della soglia di allarme media oraria > 240 g/m3 LAssessorato Territorio e Ambiente e ARPA Sicilia stanno provvedendo alla elaborazione degli andamenti temporali, delle medie annuali e del 98 percentile, degli ultimi anni al fine di valutare il trend delle concentrazioni sia negli ambiti urbani (pi o meno esposti al traffico veicolare), ma anche in quelli extra-urbani. Nel territorio del comune di Palermo (tab. 2.57), lozono mostra un andamento irregolare nel valore della media annuale per entrambe le tipologie di stazione di misura.

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Soglia Limite AOT4O (prot. vegetaz.) AOT4O (prot. foreste.)

Unit di misura mg/m3h mg/m3h

Periodo maggio-luglio aprile-settembre

2001

Boccadifalco 2002 2003

Castelnuovo 2004 2001 2002 2003 2004 325 689 74 129 4768 2151 6475 3011 38

31922 28074 53943 27653 52845 65336 91556 34461

Conc. Media annuale mg/m3 anno civile 82 88 91 74 29 30 (35) Tabella 2.57 Ozono O3 Valori rilevati per anno e per stazione (D. L.vo 21/05/2004 n.183)

Per la stazione di background urbano i livelli di concentrazione medi annuali vanno da 70 a 90 g/m3. Le stazioni soggette alle emissioni da traffico veicolare presentano medie annuali variabili tra 30 e 40 g/m3. 2.3.3.5 Concentrazioni in atmosfera di monossido di carbonio (CO) In ambiente urbano, la sorgente antropica principale da cui generato il monossido di carbonio (CO) costituita dagli autoveicoli a benzina durante il funzionamento a basso regime. Pertanto, le maggiori concentrazioni di CO, nelle citt, si registrano nelle zone congestionate dal traffico veicolare. Contribuiscono ulteriormente allemissione di CO, se pure in minor grado, gli impianti di riscaldamento e alcuni processi industriali. Lindicatore proposto finalizzato a verificare il rispetto, in ambiente urbano, degli obiettivi statuiti dalla normativa. DESCRIZIONE: Utilizzando i dati riferiti alle citt di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualit dellaria delle province di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per lanno 2006, stato verificato il rispetto dei superamenti del valore limite orario su 8 ore per la protezione della salute umana, pari a 10 mg/m3 (D.M. 2 aprile 2002 n. 60). UNIT di MISURA: Milligrammi al metro cubo (mg/m3). FONTE dei DATI Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti dal Comune di Catania, Direzione Tutela Ambientale, dallAMIA s.p.a. e dalle Province di Agrigento, Caltanissetta, Messina, Siracusa (2006). NOTE TABELLE e FIGURE La tabella 2.58 fornisce una rappresentazione congiunta del numero di superamenti della soglia di attenzione, registrati rispettivamente nelle citt di Catania, Palermo e nelle province regionali di Siracusa, Messina, Caltanissetta e Agrigento nel 2006. La media massima giornaliera su 8 ore viene individuata esaminando le medie mobili su 8 ore, calcolate in base a dati orari e aggiornate ogni ora. Ogni media su 8 ore cos calcolata assegnata al giorno nel quale finisce. In pratica, il primo periodo di 8 ore per ogni singolo giorno sar quello compreso tra le ore 17.00 del giorno precedente e le ore 01.00 del giorno stesso; lultimo periodo di 8 ore per ogni giorno sar quello compreso tra le ore 16.00 e le ore 24.00 del giorno stesso. STATO e TREND Nessun superamento della soglia dallarme e del valore limite su 8 ore, che per il 2006 pari a 10 mg/m3, stato registrato a Palermo, Catania e Caltanissetta nonch nella Province di Siracusa nel periodo considerato; stesso risultato era stato ottenuto dallanalisi dei dati relativi al 2004 e 2005.

Tabella 2.58: Superamenti della media max giornaliera su 8 ore (2006) Superamenti del limite orario per la protezione della salute umana 10 mg/m3 per il 2006 Comune di Catania 0 Comune di Palermo 0 Provincia di Siracusa (Urb + Ind) 0 Provincia di Messina 0 Provincia di Caltanissetta* 0 Provincia di Agrigento 0 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori reti pubbliche (2007) * escluso le citt di Caltanissetta e San Cataldo, dati non pervenuti in tempo utile LAssessorato Territorio e Ambiente e ARPA Sicilia stanno provvedendo alla elaborazione degli andamenti temporali, delle medie annuali e del 98 percentile, degli ultimi anni al fine di valutare il trend delle concentrazioni sia negli ambiti urbani (pi o meno esposti al traffico veicolare), ma anche in quelli extra-urbani. Nelle centraline di Palermo il monossido di carbonio mostra un andamento decrescente sia nel valore della media annuale che per la massima media su 8 ore (tab. 2.59) per tutte le tipologie di stazione di misura.

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Stazioni

2001 2002 2003 2004

2 2 1 1 Boccadifalco 7 10 5 5 Indipendenza 12 8 7 7 Giulio Cesare 8 11 6 5 Castelnuovo 9 10 7 8 Unit d'Italia 4 6 5 5 Torrelunga 7 9 5 7 Belgio 8 7 6 Di Blasi Tabella 2.59 CO Massima media su 8 ore (mg/m3) rilevata dal 2001 al 2004 2.3.3.6 Concentrazioni in atmosfera di benzene (C6H6) Il benzene un idrocarburo aromatico volatile. E generato dai processi di combustione naturali, quali incendi ed eruzioni vulcaniche, ed inoltre rilasciato in aria dai gas di scarico degli autoveicoli e dalle perdite che si verificano durante il ciclo produttivo della benzina (preparazione, distribuzione e l'immagazzinamento). Considerato sostanza cancerogena, riveste unimportanza particolare nellottica della protezione della salute umana. Lindicatore proposto volto a verificare che le concentrazioni in aria di benzene non oltrepassino i valori limite prescritti dalla normativa vigente. DESCRIZIONE: Utilizzando i dati riferiti alle citt di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualit dellaria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per lanno 2006 stato verificato il rispetto del limite della media annuale (D.M. 2 aprile 2002, n. 60). UNIT di MISURA: Microgrammi al metro cubo (g/ m3). FONTE dei DATI: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti, dagli Enti gestori delle reti pubbliche (2006). NOTE TABELLE e FIGURE: La tabella 2.60 riporta i superamenti registrati nellanno 2006. STATO e TREND: Il D.M. n. 60/02 ha introdotto un valore limite per la protezione della salute umana pari a 5 g/m3 come media annuale da raggiungere entro il primo gennaio 2010, a cui si aggiunge un margine di tolleranza di 5 g/m3 fino al 31 dicembre 2005. Dal primo gennaio 2006, e successivamente ogni 12 mesi, il valore ridotto secondo una percentuale costante per raggiungere lo 0% di tolleranza al primo gennaio 2010. Pertanto, sino al 1 gennaio 2006 il valore limite per il benzene coincide con il valore previsto per lobiettivo di qualit dal D.M. 25 novembre 1994. Dalla tabella che segue si evince che le concentrazioni medie annue di benzene risultano, per lanno 2006, inferiori al valore limite di 9 g/m3. Nelle aree urbane si raggiungono tuttavia picchi orari di concentrazione di alcune decine di microgrammi al metro cubo. Tabella 2.60: Benzene numero di superamenti del valore limite (2006) N Superamenti del valore limite annuale 9 g/m3 per lanno civile 2006 0 Comune di Palermo Comune di Catania 0 Provincia di Agrigento 0 Provincia di Caltanissetta* 0 Provincia di Messina 0 Provincia di Siracusa 0 ARPA Sicilia (rete ENVIREG:c.da 0 gabbia, Fosfogessi, Monte Tauro) Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti da enti gestori di reti pubbliche (2007) * escluso le citt di Caltanissetta e San Cataldo, dati non pervenuti in tempo utile Nel territorio urbano di Palermo il Benzene ha mostrato un trend decrescente in due stazioni e crescente nella terza (tab. 2.61).

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Stazioni Boccadifalco Castelnuovo Di Blasi

2002 2.11 7.52 10.33

2003 2004 2.1 5.5 8.2 1.7 5.2 10.5

Tabella 2.61 Benzene C6H6 Concentrazione media annuale

2.3.3.7 Anno-tipo Al fine di evidenziare i differenti livelli che si registrano mediamente nel corso dellanno solare in corso di effettuazione lelaborazione dellanno-tipo per i due inquinanti primari CO e C6H6, dovuti alle emissioni del traffico veicolare e la correlazione nellandamento temporale delle concentrazioni delle due sostanze in aria, per le stazioni di background urbano e di traffico urbano. Per le stazioni di background urbano e di traffico urbano si effettuer lelaborazione dellanno-tipo per il biossido di azoto, derivante in parte dalle emissioni del traffico ed in parte dai riscaldamenti domestici, al fine di evidenziare i differenti livelli che si registrano mediamente nel corso dellanno solare. Anche lelaborazione dellanno-tipo per le polveri totali sospese e le polveri fini PM10, sar effettuata solo per le stazioni di background urbano e di traffico urbano, al fine di evidenziare i differenti livelli che si registrano mediamente nel corso dellanno solare. Lanno-tipo dellozono sar posto in raffronto con quello del biossido di azoto nelle stazioni extra-urbane. La dinamica di formazione e trasformazioni dei due inquinanti strettamente connessa e nota: in condizioni meteorologiche di stabilit e di forte insolazione, le radiazioni ultraviolette possono determinare la dissociazione del biossido di azoto e la formazione di ozono, che pu ricombinarsi con il monossido di azoto e ristabilire una situazione di equilibrio. 2.3.4. Integrazione della rete di rilevamento dellinquinamento atmosferico mediante tecniche e strumenti di biomonitoraggio

Con il termine di Biomonitoraggio si intende il monitoraggio dellinquinamento mediante organismi viventi. Le principali tecniche di biomonitoraggio consistono nelluso di: organismi Bioaccumulatori (organismi in grado di sopravvivere in presenza di inquinanti che accumulano nei loro tessuti; con il loro uso possibile ottenere dati sia di tipo qualitativo che quantitativo); organismi Bioindicatori (organismi che subiscono variazioni evidenti nella fisiologia, nella morfologia o nella distribuzione spaziale sotto l'influsso delle sostanze presenti nell'ambiente).

Spesso non si conosce nulla riguardo la presenza delle migliaia di molecole sintetiche veicolate in atmosfera, trasportate dall'acqua, deposte al suolo, delle quali sono ignote non solo la pericolosit e il grado di biodisponibilit (se una sostanza inquinante non biodisponibile non risulta dannosa per lorganismo) ma, nella maggioranza dei casi, sono sconosciuti anche il nome, la formula chimica, lorigine. Tanto meno si conosce il comportamento di queste molecole nellambiente, nelle varie condizioni meteorologiche, le loro modalit di assunzione e i loro effetti sugli esseri viventi, le sinergie e le reazioni che esse provocano allinterno di questi. Le maggiori difficolt nelle misurazioni dirette delle alterazioni ambientali si verificano in presenza di basse concentrazioni di inquinanti propagati da sorgenti puntiformi o diffuse, spesso discontinue, le cui sostanze immesse nellambiente subiscono trasformazioni ignote. Queste difficolt possono essere superate con luso degli organismi viventi bioindicatori che, seppure non in grado di definire le sostanze tossiche presenti nell'ambiente, sono capaci di rilevare gli effetti tossici che queste sostanze hanno su di essi. Il biomonitoraggio, rispetto alle tecniche analitiche tradizionali, ha il vantaggio di fornire stime sugli effetti combinati di pi inquinanti sugli esseri viventi, ha costi di gestione limitati e d la possibilit di coprire con relativa facilit vaste zone e territori diversificati, consentendo una adeguata mappatura del territorio (APAT). Ad integrazione della rete di monitoraggio con centraline e tecniche classiche di tipo chimico (esistente e/o in via di implementazione), nelle aree industriali dovr essere sviluppato un sistema di controllo basato su tecniche di

1 dal 15/02/02 2 dal 20/02/2002 3 dal 29/03/02

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biomonitoraggio per lanalisi di componenti degli ecosistemi reattivi allinquinamento atmosferico (nello specifico, organismi bioaccumulatori e bioindicatori quali licheni e piante vascolari), per la stima di deviazioni da condizioni normali. Le attivit si dovranno articolare in due tipologie: biomonitoraggio di elementi in traccia aerodispersi mediante organismi bioaccumulatori in situ; biomonitoraggio di ozono troposferico mediante vegetali indicatori. I dati ricavati dovranno essere elaborati attraverso analisi multivariata della matrice dei siti di campionamento e dei metalli, al fine di individuare clusters di metalli con simili patterns e/o eventuali gradienti di deposizione. Tutti i dati saranno trattati con programmi di cartografia GIS computerizzata, per la visualizzazione dei tassi di dispersione dei metalli dalle fonti note e da quelle prevedibili e per la visualizzazione della distribuzione aereale di ozono troposferico. Gli obiettivi ed i risultati da ottenere sono: una mappatura, in tempi abbastanza contenuti ed attraverso una significativa densit di punti-misura, delle deposizioni atmosferiche di metalli a diverse scale territoriali; la possibilit di individuare i patterns geografici del trasporto e della deposizione dei metalli e di valutare laffidabilit di modelli diffusionali; la possibilit di verificare, su lunghi periodi, lefficacia di misure eventualmente introdotte per la riduzione delle emissioni di metalli; la valutazione di trends temporali ad intervalli di almeno un anno; lindividuazione di aree a maggiore ricadute per leventuale localizzazione di strumenti di rilevazione e/o lo sviluppo di ricerche epidemiologiche. -

Potr inoltre essere valutata la possibilit di attivare progetti di biomonitoraggio, i quali attraverso la valutazione analitica dei tassi di concentrazione degli inquinanti atmosferici presenti nei liquidi ematici e negli essudati da siero (latte) di animali utilizzati in ambito zootecnico (bovini, ovini, caprini, suini, altro), ed assunti attraverso i processi di bioaccumulo, bioconcentrazione e biomagnificazione, possano condurre alla determinazione del livello di polluzione nelle predette aree. 2.3.5 Dati storici di qualit dellaria: Gli ambiti produttivi L'art. 7 della legge n. 349/86 prevedeva che i territori caratterizzati da gravi alterazioni degli equilibri ecologici nei corpi idrici, nell'atmosfera o nel suolo, tali da comportare un rischio per l'ambiente e per la popolazione, fossero dichiarati "Aree ad elevato rischio di crisi ambientale", al fine di predisporre per essi un vero e proprio programma di tutela e salvaguardia. Il 30 novembre 1990, con D.P.C.M., i territori ricadenti nei comuni di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia, Solarino, Gela, Butera e Niscemi sono stati dichiarati "Aree ad elevato rischio ambientale". Nel 1995 le parti hanno sottoscritto un accordo di programma per l'area a rischio della provincia di Siracusa e per quella di Gela, al fine di gestire in modo unitario ed integrato l'attuazione del piano e tutte le problematiche ambientali dell'area. Con decreto del Presidente della Regione del 23 gennaio 1996, sono stati approvati gli accordi di programma e sono stati istituiti i comitati di coordinamento. L'art. 72 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, sostituisce l'art. 7 della legge n. 349 e delega alle regioni le competenze in campo di aree a rischio. La Regione Siciliana, ai sensi del decreto legge n. 112/98, con Decreto del 4 settembre 2002 ha dichiarato area ad elevato rischio di crisi ambientale il comprensorio del Mela. Con decreti dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente n. 189 e 190/GAB dell'11 luglio 2005, i territori dei comuni di Siracusa, Augusta, Melilli, Floridia, Solarino, Priolo,Gela, Niscemi e Butera sono stati nuovamente dichiarati aree ad elevato rischio di crisi ambientale. Nell'anno 2005, con delibera di Giunta di governo n. 306 del 29 giugno 2005, stato istituito lUfficio speciale per le aree ad elevato rischio di crisi ambientale, ai sensi dell'art. 4, comma 7, della legge regionale n. 10/2000. Alcuni dei compiti demandati all'Ufficio speciale sono: l'acquisizione delle informazioni sullo stato dell'ambiente nell'area ai fini dell'attuazione dei piani di risanamento; esprimere parere preliminare su qualsiasi provvedimento di competenza della Regione e degli enti locali relativamente a problematiche ambientali, o comunque, con implicazioni ambientali, inerenti l'area a rischio o relative all'attuazione dei piani di risanamento; curare l'attivit straordinaria e sperimentale per il miglioramento ed il potenziamento dell'azione di risanamento tramite l'impiego coordinato di pi strutture operative anche appartenenti a diversi Assessorati o sviluppando rapporti con le Universit. L'ufficio verifica la compatibilit degli interventi con il risanamento ambientale e con il carico ambientale dell'area interessata dal progetto. Essa finalizzata all'individuazione, descrizione e quantificazione degli effetti che un determinato progetto, opera o azione, potrebbe avere sull'ambiente, inteso come insieme delle risorse naturali di un territorio e delle attivit antropiche in esso presenti. La conoscenza ad oggi acquisita sulla qualit dellaria nei distretti produttivi ed industriali necessita di alcuni approfondimenti, specie per gli ambiti territoriali sopracitati che sono ritenuti prioritari. Si riportano a titolo di esempio alcuni dati dellarea del Comprensorio del Mela.

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Rete di rilevamento del Comprensorio del Mela Milazzo e San Filippo del Mela I dati acquisiti, relativamente alla zona di interesse hanno riguardato: Medie orarie di concentrazione di SO2 dal 01/01/2004 al 31/12/2004 (rete Provinciale). Relativamente alla centralina di monitoraggio di san Filippo del Mela una ulteriore elaborazione ha fornito le medie giornaliere di concentrazione di inquinanti; Medie delle concentrazioni medie giornaliere di SO2 dal 1992 al 2000 (rete Provinciale); SO2 - 98 percentile delle medie giornaliere rilevate nell arco di un anno dal 1991 al 2000 (rete Provinciale); SO2 - 98 percentile delle medie giornaliere rilevate nell arco di un anno dal 1991 al 2000 (rete Eurogen); NO2 - 98 percentile dal 1995 al 2000 (Rete Provinciale); PTS concentrazione medie dal dal 1992 al 2000 (Rete Provinciale); PTS 95 percentile dal 1992 al 2000 (Rete Provinciale); Concentrazione al suolo di SO2 dal 2001 al 2003 (rete Eurogen); Dati relativi al flusso veicolare Comune di Milazzo.

Nei grafici che seguono sono stati riportati i valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 relativamente agli anni 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, e per le stazioni di rilevamento San Filippo Del Mela e Milazzo della Eurogen S.p.a.

STAZIONE DI SAN FILIPPO DEL MELA


Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 1998 200 150 ugr/m3 100 50 0 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 331 Giorni 353 23 45 67 89 1

Grafico 2.1 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2. San Filippo Del Mela anno 1998.

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Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 1999 300 250 ugr/m3 200 150 100 50 0 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 309 331 331 Giorni 353 353 23 45 67 89 1 300 250 ugr/m3 200 150 100 50 0 111 133 155 177 199 221 243 265 Giorni 287 23 45 67 89 1

Grafico 2.2 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2. San Filippo Del Mela anno 1999.
Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 2000

Grafico 2.3 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2. San Filippo Del Mela anno 2000.

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Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 2001 300 250 ugr/m3 200 150 100 50 0 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 309 331 331 Giorni 353 353 23 45 67 89 1 250 200 ugr/m3 150 100 50 0 111 133 155 177 199 221 243 265 Giorni 287 23 45 67 89 1

Grafico 2.4 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2. San Filippo Del Mela anno 2001.
Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 2002

Grafico 2.5 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2. San Filippo Del Mela anno 2002. STAZIONE DI MILAZZO

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Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 1998 100 80 ugr/m3 60 40 20 0 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 309 331 331 Giorni 353 353 23 45 67 89 1 80 70 60 50 40 30 20 10 0 111 133 155 177 199 221 243 265 Giorni 287 23 45 67 89 1 ugr/m3

Grafico 2.6 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 per la stazione di Milazzo anno 1998.
Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 1999

Grafico 2.7 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 per la stazione di Milazzo anno 1999.

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Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 2000 100 80 ugr/m3 60 40 20 0 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 309 331 331 Giorni 353 353 23 45 67 89 1 70 60 50 ugr/m3 40 30 20 10 0 111 133 155 177 199 221 243 265 Giorni 287 23 45 67 89 1

Grafico 2.8 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 per la stazione di Milazzo anno 2000.
Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 2001

Grafico 2.9 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 per la stazione di Milazzo anno 2001.

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Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 2002 100 80 ugr/m3 60 40 20 0 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 331 Giorni 353 23 45 67 89 1

Grafico 2.10 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 per la stazione di Milazzo anno 2002. Dopo aver reperito i dati della rete di rilevamento provinciale e quelli dellEurogen, relativamente alle concentrazioni di SO2, si approfondita lanalisi ambientale, del Comune di Milazzo, attraverso lacquisizione dei dati relativi al flusso veicolare delle maggiori arterie stradali.

Tabella 2.62 Medie delle concentrazioni medie giornalierie.

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Grafico 2.11 - Medie giornalierie delle concentrazioni di SO2.

Tabella 2.63 98 percentile delle concentrazioni medie giornalierie

Tabella 2.52 98 percentile delle concentrazioni medie giornalierie

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Grafico 2.12 98 percentile di NO2.

Tabella 2.64 Concentrazioni medie di PTS

Grafico 2.13 Concentrazione media di PTS

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Grafico 2.14 95 percentile di PTS Nella tab. 2.65 sono indicati, espressi in i valori limite di SO2 e quelli riscontrati nelle varie postazioni negli anni 20012003.

Tabella 2.65 Valori limite di SO2 e quelli riscontrati nelle varie postazioni negli anni 2001-2003 Oltre allacquisizione dei dati ambientali si proceduto allacquisizione dei dati cartografici. Sono inoltre disponibili gli andamenti delle concentrazioni medie orarie di SO2 dellanno 2004, rilevati dalle centraline di Milazzo Porto, San Filippo del Mela e Santa Lucia del Mela. Lelaborazione dei dati rilevati dalle centraline sopradette nel periodo gennaio-dicembre 2004, in base a quanto previsto dal DM. n. 60 del 2/4/2002 ha fornito le seguenti indicazioni: Postazione di S. Filippo del Mela SO2 : sono stati registrati n. 1 superamenti del valore limite (350 g/m3 come media oraria, da non superare pi di 24 volte nellanno). Postazione di S. Lucia del Mela SO2 : sono stati registrati n. 8 superamenti del valore limite (350 g/m3 come media oraria, da non superare pi di 24 volte nellanno). Postazione di Milazzo Porto SO2 : stato registrato n. 1 superamenti del valore limite (350 g/m3 come media oraria, da non superare pi di 24 volte nellanno). In fig. 2.59 sono riportati i dati di SO2 relativi alla centralina Milazzo Porto per quanto concerne lanno 2004 mentre in fig. 2.60 quelli di San Filippo del Mela.

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P r o v i nc i a R e gi on a l e d i M e ssi na D i pa r t i m e nt o A m b i e nt e 1 U f f i c i o D i r i g e n z i a l e

600.0

Parametro: SO2 (g/m), periodo: 01 gen 2004-31 dic 2004

500.0

400.0

300.0

200.0

100.0

0.0

Milazzo Porto - media oraria

Figura 2.59 - Andamento di SO2 (g /m 3 ) per lanno 2004


P r ov i n c i a R e gi on a l e di M e ssi n a D i p a r t i m e nt o A m bi e n t e 1 U f f i c i o D i r i ge nz i a l e

600.0

Parametro: SO2 (g/m), periodo: 01 gen 2004-31 dic 2004

500.0

400.0

300.0

200.0

100.0

0.0

S.Filippo del Mela - media oraria

Figura 2.60 - Andamento di SO2 (g /m 3 ) per lanno 2004 Campagne di misura eseguite da ARPA Sicilia nel comprensorio del Mela. Nel corso degli anni pi recenti i Dipartimenti ARPA Sicilia Provinciali hanno avviato alcune campagne di misura degli inquinanti nelle aree del territorio della Sicilia nelle quali sono presenti le attivit produttive di maggiore rilevanza. In particolare, si riporta quanto stato recentemente rilevato nellarea (a cura della Direzione Generale ARPA Sicilia, Struttura Tecnica IV Atmosfera). Si riportano a titolo di esempio i dati acquisiti in una delle sette campagne mensili effettuate nellarea del Mela (24/04/2005 19/10/2006); i report relativi a tutte le campagne effettuate sono pubblicati sul sito di ARPA Sicilia http://www.arpa.sicilia.it/tematiche/aria/lab_mobile.htm. Nella zona sono presenti le centraline fisse precedentemente indicate. Di seguito vengono riportati dati di sintesi ottenuti in base a rilievi dei sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni e/o a stime relative ai principali agenti inquinanti per le aziende che rappresentano le principali sorgenti fisse di inquinamento atmosferico.

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Tabella 2.66 Monitoraggio delle emissioni (2005) Andamento degli inquinanti nel periodo di misura Esaminando gli indicatori proposti dalla normativa appare evidente come la scala temporale adeguata per una valutazione della qualit dellaria generalmente quella annuale. Tuttavia, una campagna di misura condotta per un periodo pi breve, pu essere utile in unottica di approccio preliminare alla caratterizzazione dei livelli di inquinamento nel luogo soggetto allindagine. I dati, rilevati dalla strumentazione installata sul laboratorio mobile, sono stati trasferiti, via modem, al centro elaborazione dati (C.E.D.) allocato negli uffici della direzione generale A.R.P.A. Sicilia e qui elaborati e rappresentati, per una immediata lettura, tramite grafici e tabelle. I risultati sono stati confrontati, al fine di verificarne il rispetto, con i valori limite di qualit dellaria indicati nelle normative vigenti. In materia di livelli di attenzione e di allarme, le medie orarie e giornaliere sono state confrontate con gli obiettivi di qualit previsti dal D.M. 2/04/2002 n. 60. In generale, levoluzione temporale dei diversi inquinanti monitorati rappresentata con lutilizzo di grafici relativi a: concentrazioni medie orarie: evoluzione oraria dellinquinante nel periodo di misura; concentrazioni medie sulle 8 h: ogni valore ottenuto come media tra lora h e le 7 ore precedenti lora h; concentrazioni medie giornaliere: evoluzione giornaliera dellinquinante ottenuta mediando i valori delle concentrazioni dalle ore 0.00 alle ore 23.00 dello stesso giorno; giorno tipo: evoluzione media delle concentrazioni medie orarie nellarco delle 24 ore. Si fa inoltre presente che lora a cui sono associati i dati quella solare e che le concentrazioni sono normalizzate a 20C e 101.3 kPa. In sintesi sono stati predisposti i seguenti grafici: concentrazioni medie giornaliere, orarie e giorno tipo per il biossido di zolfo (SO2); concentrazioni medie giornaliere, medie sulle 8 ore e giorno tipo per il monossido di carbonio (CO); concentrazioni medie orarie, giornaliere e giorno tipo per il monossido di azoto (NO); concentrazioni medie orarie, giornaliere e giorno tipo per il bionossido di azoto (NO2); concentrazioni medie orarie, medie sulle 8 ore, medie giornaliere e giorno tipo per lozono (O3); concentrazioni medie orarie, giornaliere, e giorno tipo per i BTX; concentrazioni medie sulle 3 ore, medie giornaliere e giorno tipo per gli idrocarburi non metanici (NMHC); concentrazioni medie orarie, giornaliere, e giorno tipo per il PM10. Biossido di Zolfo (SO2) Il valore massimo orario delle concentrazioni rilevate stato di 75,96 g/m 3 (3 maggio ore 9), mentre il massimo valore medio giornaliero stato di 15,66 g/m 3 rilevato in data 28 aprile. Sono pertanto largamente rispettati il valore limite orario (350 g/m 3 ) e il valore limite sulle 24 ore (125 g/m3 ) per la salute umana, nonch il valore della soglia di allarme misurato su tre ore consecutive (500 g/m 3 ).

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Non si ritenuto utile calcolare il 98 percentile delle medie sulle 24 ore (D.P.C.M. 28 marzo 1983) per il limitato periodo di rilevamento. Monossido di carbonio (CO) Il valore della media massima giornaliera su 8 ore di 0,96 mg/m3 rilevato in data 11 maggio 2005. Questo valore risulta largamente inferiore a quello limite per la protezione della salute umana (10 mg/m3 ) di cui al D.M. 60/02. Le concentrazioni rilevate come media di 1 ora e media di 8 ore calcolate sono al di sotto del valore limite di accettabilit delle concentrazioni e dei limiti massimi di esposizione di cui al D.P.C.M. 28 marzo 1983. Monossido di azoto (NO) Il monossido di azoto non soggetto direttamente a normativa. Ci nonostante risulta interessante conoscere gli andamenti orari delle sue concentrazioni, poich oltre a trasformarsi in tempi brevi in NO2, la sua presenza influenza i processi fotochimici che determinano la produzione di O3 troposferico. Il valore massimo orario raggiunto durante la campagna di monitoraggio stato di 28,68 g/m3 rilevato in data 11 maggio alle ore 8.00. Biossido di azoto (NO2) I livelli di biossido di azoto (NO2), registrati durante il periodo di misura, sono stati molto contenuti. Le concentrazioni medie orarie sono al di sotto sia del valore limite orario per la protezione della salute umana che della soglia di allarme misurata su tre ore consecutive. Il valore massimo orario raggiunto stato 70,21 g/m3 , rilevato il 3 maggio 2005 alle ore 9; che quindi risulta essere largamente inferiore al limite orario di 200 g/m 3 fissato dal D.M. 60/02. Cos come per il biossido di zolfo, anche in questo caso non stato calcolato il 98 percentile delle medie sulle 24 ore. Ozono (O3) Poich la formazione di ozono (O3) legata allintensit della radiazione solare, le concentrazioni pi elevate si riscontrano destate, che, quindi, risulta essere il periodo pi significativo per eseguirne le misure. In ogni caso, in riferimento al D. Lgs. 21 maggio 2004 n.183, non si mai assistito al superamento del livello della soglia di informazione (180 g/m di media oraria). Inoltre le concentrazioni medie sulle 8 ore non hanno mai superato il valore previsto dalla normativa come obiettivo a lungo termine per la salvaguardia della salute umana (120 g/m). Il valore di concentrazione orario pi elevato stato di 126,87 g/m3 , rilevato 11 maggio 2005 alle ore 16.00, mentre il valore massimo raggiunto dalla concentrazione mediata sulle 8 ore stato di 117 g/m 3 anchesso rilevato in data 11 maggio 2005. Da notare il classico andamento ciclico, associato alla luce diurna, di questo inquinante fotochimico. Benzene, Toluene, XILENI (BTX) La media oraria delle concentrazioni di benzene, unico inquinante tra i tre sottoposto a normativa, calcolata su tutto il periodo di monitoraggio stata di 4,28 g/m3 , quindi largamente al di sotto del limite normativo. In effetti, il valore obiettivo da raggiungere per il benzene, calcolato come media annuale delle concentrazioni orarie rilevate, fissato, dal D.M. 60/2002, in 10 g/m3, considerando il margine di tolleranza previsto per lanno 2005. Nel breve periodo di rilevamento si sono verificati 2 superamenti orari di questo valore in data 24 aprile 2005 alle ore 9.00 e 10.00, altri 2 superamenti in data 26 aprile 2005 alle ore 8.00 e alle ore 20.00, ed infine un superamento in data 9 maggio 2005 alle ore 21.00. Il massimo valore di concentrazione orario stato di 15,49 g/m3, rilevato il 26 aprile alle ore 8.00.

Idrocarburi non Metanici (NMHC) Come indicato in precedenza (vedi par. Normativa in materia di inquinamento atmosferico), per gli idrocarburi non metanici, il valore obiettivo, valutato su un periodo di mediazione di 3 ore consecutive, fissato dal D.P.C.M. del 28/3/83 in 200 g/m. Tale valore viene adottato soltanto nelle zone e nei periodi dellanno nei quali si sono verificati superamenti significativi dello standard dellaria dellozono, che, durante questa campagna di monitoraggio, non sono mai stati riscontrati.

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Tuttavia vanno evidenziati: elevate punte di concentrazioni orarie rilevate durante lintera campagna di monitoraggio; lelevato valore di concentrazione media oraria riferita allintero periodo, che stata di 288 g/m; i numerosi picchi di concentrazione di idrocarburi aromatici verificatisi in concomitanza con i picchi di idrocarburi In particolare, l11 maggio 2005 si verificato il valore pi alto della media su 3 ore consecutive, 1899 g/m, superiore pi di nove volte il limite suddetto, ed un valore di concentrazione media oraria di 3180 g/m rilevato alle ore 3.00. Particolato Fine (PM10) Durante la campagna di misura non si verificato il superamento del valore limite medio giornaliero per la protezione della salute umana, fissato dal D.M. 60/2002 in 50 g/m. Il valore massimo di concentrazione oraria stato di 117,45 g/m rilevato 11 maggio 2005 alle ore 13.00, mentre il massimo valore medio giornaliero stato di 41,18 g/m rilevato il 12 maggio 2005.

Monossido di carbonio (CO ). Figura 2.61 Monitoraggio CO

Figura 2.62 Monitoraggio CO- media giornaliera

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Figura 2.63 - Monitoraggio CO media oraria Studio di simulazione di dispersione atmosferica degli inquinanti effettaute dal DREAM dellUniversit di Palermo Di seguito si riportano i risultati relativi alle simulazioni di diffusione atmosferica degli inquinanti effettuate dal DREAM delluniversit di Palermo. In particolare sono riportati i risultati sotto forma di: Concentrazione media al suolo di SO2 su un dominio esteso (simulazioni effettuate con il modello ISC3). Concentrazione media al suolo di SO2 su un dominio esteso per differenti periodi mensili e valore medio relativo ai primi 6 mesi dellanno (interpolazioni effettuate a partire dai dati rilevati dalle centraline di monitoraggio). Concentrazione media al suolo nellarea oggetto di studio su dominio locale. I risultati della simulazione sono confrontabili con i dati rilevati con le centraline di monitoraggio e con i dati della campagna dellARPA. La mappa visualizzata mostra che gi a poche centinaia di metri di distanza dai camini la concentrazione al suolo si riduce di 4 volte rispetto al valore massimo ottenuto in corrispondenza delle vicinanze dellimpianto. Tale valore massimo, in ogni caso, risulta di entit non superiore rispetto ai limiti di legge. I valori massimi di concentrazione di SO2 che si ottengono dalle simulazioni rispetto al valore limite per la qualit dellaria dal D.M. 2 aprile 2002, n. 60 (350 g/m3 come media oraria da non superarsi pi di ventiquattro volte per anno civile, e 125 g/m3 come media giornaliera da non superarsi pi di tre volte per anno civile), risultano evidentemente contenuti. Le soglie di concentrazione di 100 e di 50 g/m 3 non vengono mai superate (in ambito urbano), secondo le simulazioni eseguite, mentre la soglia di 5 g/m 3 viene superata per diverse ore/anno ed anche nel centro urbano. Per tale inquinante possibile quindi evidenziare uno stato di carico ambientale generato significativo ma non superiore ai limiti di normativa. Sulla base delle impostazioni definite per il modello, il considerare inerti gli inquinanti analizzati non influisce in maniera apprezzabile sui risultati. Se si effettua una simulazione relativa allSO2, considerando una trasformazione chimica in atmosfera con cinetica di trasformazione pari ad un tempo di dimezzamento (parametro di half-life) pari a 4 ore, generalmente accettata per tale inquinante in condizioni atmosferiche medie, si pu ipotizzare qualitativamente la coincidenza dei valori. Per un confronto di tipo quantitativo dovrebbero essere applicati alcuni indicatori statistici.

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Fig. 2.64 - Impianti industriali - media dei primi 6 mesi dellanno - mappa di concentrazione di SO2 (mg/m3)

Figura 2.65 - Simulazione con ICS3: mappa di concentrazione media di SO2 (mg/m3)

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Convenzione ARTA- Dipartimento ITAF- UNIPA, D. R. S. n 473 del 8 giugno 2005", Progetto di Monitoraggio Biologico degli Inquinanti Atmosferici nel "Comprensorio territoriale dell'Area a Rischio di Crisi Ambientale di Pace del Mela mediante lutilizzo di organismi lichenici" La rete di monitoraggio stata pensata e progettata con lo scopo di coprire una porzione di territorio interno ad un raggio di 25 Km dal comparto industriale di Milazzo. La rete di monitoraggio biologico ha interessato una porzione di territorio pari a circa 15.000 ettari escluso le aree di bianco previste Le mappe ricavate nellambito dello studio rappresentano i risultati dellanalisi spaziale eseguita per tutti i metalli pesanti monitorati e per entrambi i cicli di campionamento. Sono mappe tematiche bidimensionali che mettono in evidenza con differenti gradazioni di colori la distribuzione spaziale degli elementi chimici sul territorio. La scala cromatica va dal verde (minore concentrazione) al rosso (maggiore concentrazione). Per ciascun elemento chimico stata creata una scala ad hoc funzione dei valori fatti registrare dallelemento in questione, per permettere il confronto dei risultati tutti i valori sono espressi in Parti Per Milione (ppm). 2.3.6 Il monitoraggio delle piogge acide Nel territorio regionale il monitoraggio delle piogge acide non stato effettuato in maniera sistematica e diffusa ma si dispone di dati acquisiti in campagne di monitoraggio limitate nello spazio e nel tempo. Si riportano a titolo di esempio i dati acquisiti da studi effettuati nellarea metropolitana di Palermo. 2.3.6.1 Misura dellacidit delle piogge a Palermo (fonte AMIA Palermo) La misura dellacidit delle piogge stata effettuata presso le cabine di piazza Giulio Cesare e via Belgio. I risultati ottenuti negli anni 1997, 1998, 1999 e 2000 sono riportati in forma tabellare, con istogrammi o grafica. Nella tab. 2.56 si riportano i risultati dal 1997 al 2000. Cabine Numero eventi piovosi Giorni di funzionamento pH minimo pH massimo % Campioni con pH <.5,6 % Campioni con 5,6 < pH < 6,5 % Campioni con 6,5 < pH <8 % Campioni con pH > 8 Conducibilit minima Conducibilit massima Numero misure valide di pH Numero misure valide di conducibilit 1997 31 243 4,16 9,14 41,2 26,5 28,4 3,9 1,2 693 102 97 GIULIO CESARE 1998 1999 56 68 303 362 4,45 4.18 9,74 7.74 12,8 29.4 30,5 54,3 2,4 12,9 600 164 162 34.9 35.7 0 1.8 498 235 235 2000 58 365 4.48 8,35 29.4 57.3 26.8 2.4 1.6 586 201 201 1997 61 365 5,06 8,1 3,2 41,5 54,7 0,6 1,3 312 159 154 1998 67 334 4,89 7,9 17,2 46,4 36,4 0 1.9 488 140 139 BELGIO 1999 70 343 4.86 7.23 18.3 51.9 29.8 0 5.9 258 104 102 2000 67 366 4.58 8.62 24.3 33.6 25.7 2.9 10.2 278 115 112

Tabella 2.67 Riepilogo annuale acidit piogge Dai dati riportati nella tab. 2.67 risulta che il valore minimo di pH dell'anno 1998 stato rilevato presso la stazione di Giulio Cesare il 12/10/98 con un valore di pH = 4,45 nel 200 il valore pi basso stato registrato nella stessa stazione con il valore di 4,48. Dal confronto dei dati risulta che la percentuale di campioni di piogge acide (pH < 5,6) tra il 1997 ed il 2000 aumentata presso la cabina di Belgio mentre diminuita presso la cabina di Giulio Cesare. Presso quest'ultima cabina si avuto un aumento della percentuale dei campioni con pH compreso fra 6,5 e 8 e quindi una successiva diminuzione. Questa variazione per la cabina di Giulio Cesare potrebbe essere imputata alla perdita di dati verificatasi nel corso del 1998 in corrispondenza di quei mesi in cui nel 1997 sono stati registrati eventi piovosi pi acidi (in particolare nel mese di agosto 1997). Nel territorio di Palermo i valori di pH delle piogge sono principalmente alcalini, probabilmente per la presenza di particelle di aerosol marino, di calcite e di dolomite.

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