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Il responsorio di Natale O magnum mysterium

3 gennaio 2009 di redazione di Josep M. Soler Abate di Montserrat Uno dei testi pi belli dellufficiatura di Natale nel rito romano, diventato un classico per il suo ricco contenuto e per le numerose composizioni musicali che ha ispirato, il responsorio O magnum mysterium. La prima parte del testo fa cos: O magnum mysterium et admirabile sacramentum, ut animalia viderent Dominum natum, iacentem in praesepio. Il responsorio stabilisce, quindi, una distinzione tra mistero e sacramento. risaputo che allinizio, per opera di Tertulliano, la parola sacramento era la traduzione latina del greco mystrion. Ma gi nella prima epoca patristica alcuni autori facevano una distinzione. In questo senso, mistero esprime la dimensione segreta, inaccessibile, di Dio, che si trova al di l della nostra comprensione; e, per estensione, designa, come si vede in san Paolo, il piano di salvezza nascosto da tutta leternit (Prima lettera ai Corinzi 2, 1-7). Sacramento, invece, fa riferimento al segno percettibile che manifesta questa dimensione segreta; in questo senso il Sacramento per eccellenza Ges Cristo, che nella sua umanit rivela il Dio invisibile e rende realt nella storia il piano di salvezza, lasciando la Chiesa come suo segno sacramentale, ricca della Parola e dei sette sacramenti. Secondo il testo del responsorio, il mistero e il sacramento consistono nel fatto che gli animali vedessero il Signore nato, messo in un presepio. Questa espressione ci ricorda la tradizione del cristianesimo occidentale di mettere un bue e un asino nella scena della nascita di Ges. In questo senso Rabano Mauro Magnenzio, in unomelia di Natale, dice che nel presepio gli animali mancanti di ragione seppero riconoscere il Signore. Si tratta di un chiaro riferimento al testo di Isaia (1, 3): Il bue conosce il proprietario e lasino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende. La parola latina animalia si riferisce non soltanto agli animali irrazionali ma in una prima e pi ampia accezione significa esseri viventi. Il mistero e il sacramento, quindi, consistono nel fatto che gli esseri viventi vedessero il Signore nato, messo in un presepio. Cio, uno della Trinit fatto uomo nellumilt e nella povert. Anche la tradizione patristica, sia orientale che occidentale, considera il bue e lasino come simboli dei credenti dei due popoli, Israele e paganesimo che credono nel Figlio di Dio fatto uomo.

Secondo il brano evangelico lo videro Maria, Giuseppe, i pastori. Ma, possiamo dire che, con gli occhi della fede, lo abbiamo visto anche noi cristiani. E allora qual il mistero, quale il sacramento che abbiamo visto nella fede? La nascita di Ges ci fa intuire il mistero dellamore ineffabile del nostro Dio, il mistero dellamore trinitario che conduce allabbassamento alla knosis di ognuna delle Persone della Trinit a favore del genere umano, il mistero della donazione del Figlio allumanit; ci fa intuire il mistero della condiscendenza del piano salvifico nascosto in tutta leternit che si rivelato in Ges Cristo e il mistero contenuto nel fatto che limmensit irraggiungibile del tuttaltro, il kyrios delluniverso, si sia incarnato nella fragilit di un bambino. Se pensiamo che tutto questo per noi, intuiamo il mistero della grandezza alla quale siamo stati chiamati. In una parola, intuiamo il mistero del Natale.

Questo mistero si fatto percettibile nel sacramento del Signore nato per noi. La liturgia di Natale si fa tesoro dei contrasti che questo suppone: lInvisibile diventato visibile, lIncontenibile che si fatto presente nel grembo di una donna, lIncorporeo perch tutto spirito che si fatto carne, il creatore del cosmo nutrito dal latte di sua madre, colui che la Parola che sta in silenzio, lImmortale fatto uomo mortale, il Signore diventato servo. Tutto questo sacramento del mistero divino fatto accessibile, messo a portata di mano della creatura umana. Dio diventato uno in pi in mezzo allumanit (cfr. Giovanni 1, 14). Il responsorio, comunque, non finisce nel Dominum natum. Il sacramento Ges Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, ma iacentem in praesepio, messo in un presepio. Ci significa che il Signore, fattosi uno di noi e al quale possiamo rivolgerci con la pi grande semplicit, incomincia a sperimentare, appena nato, lumiliazione dellabbassamento: Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perch non cera posto per loro nellalbergo (Luca 2, 7). Anche questo un grande mistero e un sacramento mirabile. Lo depose in una mangiatoia invita a pensare che venuto per diventare cibo di coloro che hanno creduto nel Figlio di Dio fatto uomo. Lo avvolse in fasce rende percettibile il mistero della donazione, del farsi uomo per gli altri, allo stesso modo che la croce e il sepolcro da dove zampiller la vita diventano sacramenti del mistero. E tutto questo per noi e per la nostra salvezza. Andando al di l dei confini del popolo dellAlleanza, tutta lumanit diventa destinataria del mistero di Natale e della scelta divina che questo comporta; una scelta che comincia con la creazione e la chiamata personale allesistenza.

Siamo chiamati a vivere queste realt con gioia e riconoscenza, anche se dobbiamo affrontare un altro mistero: il male nel mondo. Perch diventa anche un grande mistero il fatto che lamore infinito e onnipotente di Dio per ognuno e per lumanit nel suo insieme coesista con tanto male e con tanto dolore. Il mistero e il sacramento che Ges Cristo ci insegnano ad affrontare ci con coraggio e ci assicurano che verr un giorno in cui il male, il dolore e la morte non ci saranno pi. Nel frattempo, come Ges, anche noi dobbiamo lottare contro ogni forma di male. Il tempo di Natale ci pu aiutare a essere pi attenti allavvertimento di Isaia citato sopra. Cerchiamo di conoscere di pi, di nutrire la nostra fede con la liturgia, la preghiera personale e la riflessione per vedere il mistero invisibile e ineffabile. Che non ci capiti di lasciar scappare la grazia del Natale, di vivere indifferenti, senza ringraziare, senza adorare, senza essere coinvolti! Con umilt accogliamo il piano di Dio nel modo come lui lha disposto, anche se alle volte facciamo fatica a capirlo.

Il responsorio continua con una evocazione della Vergine Maria: Beata Virgo, cuius viscera meruerunt portare Dominum Christum. In questo modo sottolinea di pi il mistero e il sacramento dellIncarnazione del Signore, Messia dIsraele. Loda la Vergine Madre, come fa ogni generazione cristiana. Ma ci ricorda anche che siamo stati chiamati a far nascere e a far crescere in noi per la fede il Verbo di Dio, affinch trasformi la nostra esistenza e ci identifichi pienamente con lui nella filiazione divina. Il responsorio finisce con la salutazione a Maria nel momento dellincarnazione: Ave, Maria, gratia plena, Dominus tecum. Sia anche questo il nostro saluto alla Santa Vergine, mentre le chiediamo di aiutarci a contemplare e a vivere il mistero del Natale, dellEmmanuele, del Dio-con-noi.