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La nuova oligarchia delle tre sfere: politica, scienza ed economia di Marc Aug

Lo scarto fra l'lite scientifica e i pi svantaggiati nel campo del sapere, si amplifica pi rapidamente di quello delle ricchezze.

La crisi attuale non semplicemente finanziaria. N semplicemente economica, politica o sociale. al tempo stesso una crisi di coscienza planetaria, del rapporto sociale e dei fini. La crisi di coscienza planetaria riguarda il nostro posto nell'universo: sappiamo che viviamo su un pianeta piccolo in un universo infinitamente grande; un pianeta fragile, e che trattiamo male. Questa coscienza ecologica un fatto radicalmente nuovo nella storia dell'umanit. Ed accentuata dalla constatazione che il divario fra i pi ricchi e i pi poveri continua ad aumentare nei Paesi sviluppati come nei Paesi emergenti e nei Paesi sottosviluppati. La crisi del rapporto sociale non estranea all'ampliarsi di tale divario, che pu farci temere a termine un'esplosione di violenza. La violenza al centro di ogni crisi di dimensione sociale poich, se io non esisto senza gli altri, senza di me essi spariscono: il suicidio anche un modo di uccidere gli altri, non solo quando commesso da un kamikaze. L'immagine uniformatrice del pianeta diffusa dai media e le possibilit offerte dalle tecnologie dell'informazione alimentano l'illusione eccitante dell'evidenza e della trasparenza. Ci abituiamo a vivere in un mondo dove crediamo di conoscere gli altri perch li riconosciamo ogni giorno sui nostri schermi, un mondo che ci aliena con le sue immagini come le religioni alienano i fedeli con i loro idoli. Quando l'illusione si dissolve, la tentazione della violenza appare: violenza contro di s, contro gli altri, razzismi d'ogni genere.

La crisi dei fini si riassume in un paradosso. Mentre la scienza progredisce a velocit esponenziale, tanto dal punto di vista fondamentale che da quello delle sue ricadute pratiche, il divario fra i protagonisti della scienza e la massa di chi non ha alcuna idea delle sfide che essa comporta aumenta ancor pi velocemente di quello dei redditi. Lo scarto fra i Paesi implicati nella scienza e quelli che ne sono lontani, e fra l'lite scientifica e i pi svantaggiati nel campo del sapere, si amplifica pi rapidamente di quello delle ricchezze. Se nei Paesi emergenti appaiono poli di sviluppo scientifico, al loro interno le ineguaglianze in materia di istruzione e conoscenza sono pi rilevanti che nei Paesi sviluppati, dove tuttavia continuano a crescere. Possiamo ipotizzare che il rifiuto di pensare insieme i problemi dell'economia e dell'educazione sia la causa profonda dei nostri fallimenti nei due campi. Dissociarli significa cedere alla grande tentazione postmoderna: rifiutare di porsi la questione delle finalit. Nelle situazioni di penuria attuali, fatale che la priorit sia data ai fini a breve termine e ai mezzi di realizzarli. Ma, al tempo stesso, il fatto di sapere per quale fine si lavora o si studia passato sotto silenzio. considerato una sorta di lusso, un sogno da intellettuale idealista destinato ad altri sognatori, un sogno che bisogna presto dimenticare per ripiegare alla svelta su sfide a breve termine. Come in altri ambiti, la questione dei fini ultimi abbandonata ai deliri talvolta cruenti dei fanatici e dei folli. La conseguenza non di poco conto. Nel momento in cui si invocano esigenze di produttivit per giustificare riduzioni di effettivi che comportano una diminuzione del potere d'acquisto, le politiche educative sono sempre meno orientate verso l'acquisizione del sapere per il sapere. L'orientamento avviene sempre prima e, negli ambienti economicamente svantaggiati, i ragazzi hanno una possibilit molto bassa, se non nulla, di accedere a certi tipi di insegnamento. Forse un giorno ricorderemo che l'unica finalit degli esseri umani imparare a conoscersi e a conoscere l'universo che li circonda. La conoscenza l'unico mezzo di riconciliare le tre dimensioni di ogni uomo: simultaneamente individuale, culturale e generica. Come si delinea oggi l'avvenire? La crisi segna forse l'atto di decesso dell'ultima grande narrazione, secondo l'espressione di

Jean-Franois Lyotard. L'ultima grande narrazione la grande narrazione liberale che Fukuyama si azzard a chiamare fine della storia. La fine della storia era la constatazione dell'accordo ritenuto unanime sulla forma compiuta del governo degli uomini, che si riassumeva nel combinare democrazia rappresentativa e mercato liberale. Non vero che ci dirigevamo verso la democrazia universale cos concepita. Nel mondo globalizzato in rete, competenza scientifica, potere economico e potenza politica si concentrano in alcuni punti nodali. Quella che apparir, che gi apparsa, all'orizzonte delle nostre aspettative, non una democrazia generalizzata alla terra intera, ma una oligarchia planetaria dominata da tutti coloro che si collegano, in un modo o in un altro, alla sfera del potere politico, scientifico ed economico, mantenuta e riprodotta dalla massa di utilizzatori passivi che sono i consumatori costretti a consumare, ma anche dalla massa immensa di tutti gli esclusi dal sapere e dal consumo. L'esistenza di tre sfere sociali, con le loro tensioni e contraddizioni interne, e l'enorme divario fra di esse in un universo socio-economico in espansione che contrasta con la piccolezza del pianeta: ci che la crisi ci ha rivelato o confermato in maniera clamorosa. A forza di ignorare il tempo, di chiuderci nell'illusione del presente perpetuo, rischiamo di scoprire che la confusione attuale era solo la premessa di uno sconvolgimento pi radicale. Ho parlato di tre sfere sociali, ma il termine classe, nel linguaggio del secolo scorso, o quello di stato, nel linguaggio del XVIII secolo, sarebbero pi appropriati. Questi termini hanno comunque il vantaggio di ricordarci che viviamo innanzitutto un cambiamento di proporzioni al quale il nostro sguardo non ancora abituato e di cui la crisi una delle conseguenze. L'utopia di domani ha almeno trovato il proprio luogo: il pianeta in quanto tale. Non possiamo ancora sapere se sar nel bene o nel male, se l'utopia nera dell'oligarchia planetaria si compir o se, dopo un capovolgimento storico imprevisto, grazie forse a qualche scoperta scientifica di rilievo, si delineeranno nuove convergenze fra pensiero dell'universale e azione politica. (Traduzione di Daniela Maggioni)