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Capitolo IV: gli aspetti naturali.

LA VEGETAZIONE

La vegetazione naturale, componente che caratterizza forte- Cessando la sua funzione economico sociale, il bosco ha perso
mente il paesaggio dell’Amerina, si manifesta in brani all’interno lo scambio simbiotico con l’uomo e quest’ultimo lo ha spesso ri-
di un tessuto antropizzato che costituisce tutto il tracciato strada- creato in forme e modi non conformi alla sua natura, abusando
le. largamente ad esempio nell’introduzione di specie vegetali esoti-
La vegetazione spontanea partecipa al disegno del territorio, che1. Operazioni, queste, spesso condotte in modo superficiale e
essa sottolinea le depressioni morfologiche interrompendo la tra- che hanno avuto l’effetto di rendere estranei alcuni tratti di pae-
ma dei campi coltivati. La sua presenza storica è strettamente le- saggio, dimenticando che sono proprio le specie vegetali a carat-
gata alla vicende umane: nei secoli il bosco scompare e riappare; terizzare un territorio attraverso le loro forme, le fioriture, i colo-
si ritira e poi si riappropria delle sue sedi naturali, in rapporto alle ri, i profumi2.
diverse organizzazioni sociali ed economiche delle comunità u- Il territorio attraversato dalla Via Amerina offre interessanti
mane che si sono succedute nel territorio. spunti paesaggistici legati alla varietà vegetazionale che si incon-
Per questo la natura è stata sempre considerata in funzione del- tra. La presenza o meno delle varie specie è legata alla morfologia
le attività umane: la produzione di materie prime o la messa a col- territoriale e alla caratteristica climatica che, nell’arco di pochi
tura di terreni riducono il bosco; l’alimentazione del bestiame lo chilometri, si modifica notevolmente3. Per facilità di esposizione
conserva; l’abbandono dell’agricoltura lo incrementa. Fu nel sec. abbiamo chiamato macro-ambienti gli ambiti territoriali che pre-
XVIII che vennero ad accentuarsi gli studi sugli aspetti biologici sentano differenze fitoclimatiche, e ambienti tipo i luoghi con ri-
e fisici del bosco al fine di approfondire la sua composizione e le levanti diversità vegetazionali che si incontrano all’interno dello
sue funzioni protettive del terreno. stesso macro-ambiente.
Oggi sappiamo che l’aspetto paesaggistico degli ambienti na-
turali va interpretato in un contesto climatico, morfologico e u-
mano. Questo significa comprendere i meccanismi della loro cre-
azione e ri-creazione: il bosco non muta mai se stesso quando si 1
Lassini P., Pandakovic D., Il disegno del paesaggio forestale. Milano: 1996.
2
riforma, a meno che non sia l’uomo a volerlo. Cfr. cap.V.
3
Cfr. cap. I e II.

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Lungo il percorso si hanno quattro diversi macro-ambienti: il LE FORRE
lago con la caldera asciutta di Baccano; le forre vulcaniche; il
Fiume Tevere e le colline plioceniche dell’Umbria. La Via Amerina oltrepassa trasversalmente gli affluenti del
Treia e del Tevere che caratterizzano il territorio di questa parte
dell’Agro Falisco, mediante la particolare morfologia delle forre,
LA VALLE DI BACCANO con alti gradi di naturalità. Ci troviamo infatti all’interno di
“…morfologie pseudo-pianeggianti… spesso interessate da pro-
La Valle di Baccano ha conosciuto da secoli l’opera fonde incisioni che, oltre ad essere elementi peculiari del pae-
dell’uomo. Due gli esempi storici per tutti: la conquista del terri- saggio naturale, ospitano una flora ed una vegetazione di grande
torio veiente da parte dei Romani, che occuparono tutta la valle interesse fitogeografico”4.
intorno al lago, con una politica agricola estensiva; il prosciuga- L’Amerina è un asse di attraversamento delle forre in senso
mento del lago nel XIX secolo ad opera dei Chigi ai fini di un più perpendicolare alla loro direzionalità. Tale condizione di percor-
cospicuo sfruttamento agricolo. renza della strada permette di incontrare quattro ambienti tipo ve-
Per tale motivo, la Valle dell’antico lago di Baccano non pre- getali: il bosco di pianoro, la fascia di separazione tra la forra e il
senta oggi alcuna peculiarità dal punto di vista della vegetazione; pianoro, il bosco interno alla forra e la fascia ripariale vera e pro-
attualmente anzi, sul lato est della Cassia, è vittima di una politica pria (Fig. 8).
di urbanizzazione tanto disordinata quanto degradante per la qua-
lità dell’ambiente naturale, dove le specie dominanti sono quelle
ornamentali che si trovano in prossimità degli insediamenti edili- I boschi dei pianori
zi. Il pianoro è un’area pianeggiante o a debole inclinazione, di-
Sul lato ovest, invece, il paesaggio è segnato dalle trame degli retta verso nord-sud. Si tratta di aree da secoli sfruttate dall’uomo
appezzamenti agricoli. Sulle pendici del Monte Sant’Angelo in per l’agricoltura e per il taglio dei boschi.
particolare si distinguono le coltivazioni di noccioli. Il pianoro tufaceo si trova a una altimetria limitata (100-200
L’unica traccia di paesaggio naturale è data dal Fosso Maestro metri sul livello del mare), ma, camminandovi sopra, soprattutto
che peraltro è segnato dalle canalizzazioni del drenaggio realizza- nei giorni di foschia all’orizzonte, si ha la netta sensazione di es-
te per prosciugare il lago. Su questo fosso insistono salici bianchi sere su un altopiano e guardare verso il basso. Sono aree per lo
e pioppi bianchi e neri che danno vita a una serpentina di vegeta- più utilizzate come fondi agricoli e solo alcuni tratti mantengono
zione. la destinazione originaria a bosco. Alcuni pianori, infatti, ospitano
La Valle di Baccano rappresenta, a dire il vero, un breve tratto boschi cedui del tipo a querceto misto: nello strato boschivo do-
della Via Amerina che, superato il bordo del cratere, si addentra mina la roverella (Quercus pubescens) (Fig.1) con la presenza di
quasi subito all’interno del sistema delle forre vulcaniche.
4
Abbate G., Blasi C., Fascetti S., Filesi L. La Vegetazione del parco suburba-
no Valle del Treia, (Premessa). Roma: 1991.

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cerro (Quercus cerris). Qui le varietà vegetazionali sono abba- macchie d’arbusti6 che hanno una notevole riconoscibilità pae-
stanza limitate a causa soprattutto dello sfruttamento da parte saggistica, dovuta al colore predominante del verde scuro dei lec-
dell’uomo. Oltre alle già citate essenze vi si trovano acero campe- ci (Quercus ilex). A questi si accompagna spesso l’orniello (Fra-
stre (Acer campestre) (Fig. 2) e orniello (Fraxinus ornus). xinus ornus) e l’acero minore (Acer monspessolanum), al quale si
Lo strato arbustivo è “…formato da specie tipiche dei mantelli deve l’esplosione di giallo oro durante l’autunno e la riconoscibi-
dei querceti caducifogli”5. La varietà del mantello arbustivo dei lità delle macchie purpuree durante la primavera7. Lo strato arbu-
boschi di pianoro è formata dalle specie di corniolo (Cornus stivo è formato spesso da erica (Erica arborea), alaterno (Ramnus
mas), prugnolo (Prunus spinosa), ligustro (Ligustrum vulgare), alaternus), corbezzolo (Arbutus unedo) (Fig. 5) e ginestra (Spar-
biancospino (Crataegus monogyna), berretta da prete (Evonymus tium junceum), cisto a fiori bianchi (Cistus salvifolius) e cisto a
europaeus), rosa canina (Rosa canina). fiori rosa (Cistus incanus) (Fig. 4).
Gli arbusti rappresentano la maggiore attrazione paesaggistica La macchia mediterranea delle rupi è tipica anche delle tagliate
per chi passeggia lungo i boschi dell’Amerina. Ciò avviene so- artificiali entro cui passa la Via Amerina8. È come se l’intervento
prattutto con le fioriture in primavera e in autunno con i colori umano, volto a modificare un elemento morfologico, abbia per-
delle bacche e le mutazioni cromatiche delle foglie. messo alla vegetazione rupicola di incunearsi all’interno del pia-
Lo strato erbaceo invece varia a seconda delle caratteristiche noro. La percorrenza della tagliata ci consente così di camminare
del terreno: se questo presenta rocce affioranti con bosco rado è per decine di metri in una galleria di sempreverdi e di poter os-
facile imbattersi nella presenza di caprifoglio (Lonicera etrusca), servare le fioriture primaverili di eriche, cisti e ginestre (Fig. 6).
asparago (Asparagus acutifolius), robbia (Rubia peregrina): spe- Questi tratti di macchia mediterranea sono anche caratterizzati
cie che si ritrovano anche nella fascia rupicola e, spesso, anche ai dalla scarsa presenza dello strato erbaceo, con l’eccezione
bordi delle strade, sul finire del bosco. Se il bosco è fitto ed è del dell’asparago e della robbia9.
tipo misto a cerro, si trova erba perla azzurra (Buglossoides pur-
purocoerulea). È il ciclamino in ogni modo il fiore più diffuso I boschi della forra
(Cyclamen repandum) (Fig. 3).
In prossimità del limite del pianoro il terreno inizia a scendere
bruscamente e si entra nella forra vera e propria. La Via Amerina
La vegetazione rupicola superava simili depressioni con dei ponti, alcuni dei quali, ancora
È la presenza, dapprima sporadica e poi costante, di specie intatti, restano visibili10. Laddove il ponte è crollato lo si aggira
sempreverdi peculiari della macchia mediterranea che ci avverte
della fine del pianoro e dell’inizio della forra. Tali specie occupa- 6
no la fascia poco estesa del bordo della forra con caratteristiche La crescita delle piante è limitata data la scarsità di terreno vegetale.
7
Chiusoli A., (a cura di), Guida pratica agli alberi e arbusti. Bologna: 1993.
8
Cfr. Cap. VII.
9
Abbate G., Blasi C., Fascetti S., Filesi L., La Vegetazione…op. cit.
5 10
Ibidem. Cfr. Cap. VII

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con un percorso alternativo che ci consente di osservare meglio il boschi con notevole predominanza di carpino bianco (Carpinus
particolare ambiente vegetale. Dopo aver incontrato specie medi- betulus) e nocciolo (Corylus avellana) nello strato arboreo (Figg.
terranee proprie di quote basse, sui bordi della forra, lungo le sue 7-10). Per quanto riguarda arbusti e strato erbaceo, le specie sono
pareti, si ripropone invece una vegetazione di tipo mesofilo inso- quelle tipiche del bosco mesofilo già descritto in precedenza.
lita per queste quote, la cui presenza è dovuta alla scarsa insola-
zione e alla notevole umidità. Non è raro, per fare un esempio, La vegetazione ripariale
imbattersi in qualche esemplare di castagno a quote così basse.
Sono boschi caratterizzati da una esuberante naturalità resa possi- È molto difficile per chi attraversa l’Agro Falisco percorrendo
bile dalla difficoltà di accesso da parte dell’uomo11. la Via Amerina imbattersi in tratti vallivi che abbiano zone di e-
Questi boschi presentano tra di loro anche notevoli differenze, sondazione, anche brevi, al di fuori dell’alveo vero e proprio.
dovute soprattutto alla diversità di pendio tra una forra e l’altra. Questo perché la maggior parte dei torrenti, attraversati dalla
Sulle pareti di raccordo delle forre, con pendenza superiore al 40° strada, hanno un deflusso rapido e scorrono all’interno di ripide
e 50°, si impostano cerrete cedue con dominanza nello strato ar- forre. La presenza di vegetazione ripariale propriamente detta si
boreo di nocciolo (Corylus avellana) e acero (Acer campestre); trova soltanto per brevi tratti ed è ridotta a due filari di alberi lun-
nello strato arbustivo si trovano corniolo e rovo (Rubus ulmifo- go il fosso che assumono la forma di una galleria avvolgente15.
lius); sono inoltre presenti specie che hanno portamento rampi- Spesso questa galleria di alberi è limitata dall’attività agricola
cante e lianoso come l’edera (Hedera helix) e la vitalba (Clematis dell’uomo che sfrutta il terreno fin sotto il letto del fiume, oppure
vitalba).12 Lo strato erbaceo è composto da una grande varietà di dalla presenza del bosco di fondovalle. In quest’ultimo caso la
specie quali la mercorella (Mercurialis perenne), il ranuncolo vegetazione ripariale si trova in compresenza di specie proprie del
(Ranunculus lanuginosus), ma anche le felci a più diretto contatto bosco di pendio, quali carpino bianco e nocciolo.
con l’acqua come la felce maschio (Dryopteris filix mas)13 Ma è l’ontano (Alnus glutinosa) la specie dominante tra quelle
(Fig.8). ripariali, talora in presenza esclusiva, a volte accompagnato dal
L’altro tipo di bosco si sviluppa alla base delle pareti della for- pioppo nero (Populus nigra), dal salice bianco (Salix alba) e
ra, poco prima dell’alveo vero e proprio del fiume14. Si tratta di dall’olmo (Ulmus minor).
Molto interessante dal punto di vista paesaggistico è la notevo-
le varietà, lungo i torrenti delle forre, di specie igrofile la cui cre-
11
Abbate G., Blasi C., Fascetti S., Filesi L. La Vegetazione, op. cit. scita abbondante è dovuta alla costante umidità e alla scarsa inso-
12
Una delle forre con tali caratteristiche è, ad esempio, quella del Fosso lazione. Sono presenti, infatti, associazioni di felci (Fig. 11) che
dell’Isola.
13
Abbate G., Blasi C., Fascetti S., Filesi L. La Vegetazione, op. cit.
14
La più significativa di queste forre è quella del Rio Maggiore che presenta grafico agli inizi della primavera, quando la pervinca fiorisce. Un’altra partico-
delle particolarità rispetto al normale tipo appena descritto, dove ad esempio larità è la presenza di bosso (Buxus sempervirens) allo stato spontaneo.
15
non si dovrebbe trovare presenza di pervinca (Vinca minor), mentre la forra del Si possono trovare esempi di vegetazione ripariale del tipo ‘a galleria’ lungo
Rio Maggiore ne ha il sottobosco coperto a tappeto, con un bell’effetto sceno- il fosso dell’Isola, nei tratti dove la forra si allarga.

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comprendono specie come la felce maschio (Dryopteris filix
mas), la lingua cervina (Phillitis scolopendrium), il capelvenere
(Adiantum capillus veneris), la ruta di muro (Asplenum ruta mu-
raria), l’equiseto (Equisetum telmateja) e l’ombelico di Venere
(Umbelicus rupestris) (Fig. 12).

Fig. 1. Foglie e frutto di roverella (Quercus pubescens)

Fig. 2. Foglie di acero (Acer campestre)

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Fig. 3. Ciclamino (Cyclamen repandum)

Fig. 4. L’associazione vegetazionale rupicola.

48
Fig. 6. L’associazione vetazionale della tagliata.

Fig. 5. Frutti di corbezzolo (Arbutus unedo) Fig. 7. Il bosco a nocciolo della forra.

49
Fig. 8. Associazione vegetale nelle forre con pendenza superiore ai 40° - 50°. Schema.

Fig. 9. Associazione vegetale nelle forre con pendenza superiore ai 40°-50°.

50
Fig. 10. Forre con boschi a predominanza di Carpinus betulus. Schema.

Fig. 11. Associazione di felci lungo il Rio Maggiore. Fig. 12. Ombelico di Venere (Umbelicus rupestris).

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IL FIUME

La presenza del grande fiume si avverte nel momento in cui


s’interrompe il saliscendi prodotto dalle forre e dai pianori. Si en-
tra allora in un territorio più ampio, allargato dal vicinissimo Te-
vere, con la visione prospiciente di colline poco lontane. Si pro-
duce subito un’impressione radicalmente diversa da quella avver-
tita sul pianoro, anche se la quota del terreno non varia di molto;
è la chiara sensazione di trovarsi nella valle, in un territorio ampio
ma chiuso al suo interno dai suoi stessi margini: colline e monti
pressappoco lontani che qui si avvertono molto più vicini di
quanto non lo siano. La vegetazione non è prorompente e neanche
prossima come nelle forre, ma è lontana, si trova sulle colline che
circondano la valle ed è stata fortemente trasformata dalla mano
dell’uomo. Non produce per questo lo stesso fascino su chi vi
passeggia intorno, almeno fino a quando non si arriva ai margini
del Tevere.
La naturalità della vegetazione, in questi ambienti tipo, è quasi
del tutto persa. Non è raro, infatti, incontrare specie domestiche in
ambienti naturali, quali ad esempio il salice capitozzato (Salix
fragilis), oramai coltivato intorno ai giardini e nelle vigne (Fig.
13). Tutto questo è dovuto alla forte antropizzazione avvenuta at-
traverso strutture insediative alquanto disordinate che hanno avu-
to notevoli ricadute sull’ambiente: vedi l’inquinamento del fiume
e la nudità di tratti dei suoi margini letteralmente rosicchiati dalle
coltivazioni, vedi il paesaggio che ha perso le sue caratteristiche
di foresta planiziale16.

16
Paolella A., Le potenzialità di recupero naturale e di organizzazione della
città insite nel progetto ambientale delle aree di esondazione, in Tevere, Rivi-
sta quadrimestrale dell’autorità Bacino del Tevere, anno I, n. 1. Roma: 1996. Fig. 13. Il salice capitozzato nella pianura tiberina.

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Questa foresta igrofila, che ricopriva un tempo tutta la pianura Le siepi delle colline della pianura del Tevere sono simili a
alluvionale ed era ricca di varietà vegetali quali farnie, frassini, quelle dei pianori delle forre, ma con l’ulteriore presenza del sali-
olmi, carpini, ontani, salici e pioppi, fu gradualmente distrutta ce capitozzato, dell’olmo nella foggia di arbusto e della sangui-
dalle pratiche agricole e dagli insediamenti umani. Tale esistenza nella (Cornus sanguinea). Quest’ultima rivela la sua presenza in
è oggi testimoniata dalla presenza di qualche bell’esemplare autunno quando le sue foglie diventano rosso vermiglio. Per il re-
d’albero che giganteggia in mezzo ad un campo o lungo il fiume sto è presente il biancospino, il prugnolo e soprattutto la rosa ca-
e, in collina, dalla presenza di notevoli siepi, rifugio di una ricca nina19.
flora spontanea17. Dal punto di vista della classificazione, questo
macro-ambiente si può suddividere nei seguenti ambienti tipo: il Il bosco alveale e ripariale.
bosco di collina, il bosco alveale e ripariale, il bosco di palude e i
canneti18. Il bosco alveale è quello più vicino al fiume, poco prima del
bosco ripariale vero e proprio che invece insiste sull’argine. Il bo-
sco dell’alveo ha la peculiarità di essere allagato in alcuni periodi
Il bosco di collina. dell’anno dalle piene del Tevere.
La vista delle specie che ricoprono le colline intorno al pas- Per il notevole fenomeno d’antropizzazione, la presenza di
saggio della Via Amerina è lontana e poco scenografica: si tratta, questo lembo di bosco prima del fiume è di solito ridotta a una
infatti, di boschi simili a quelli dei pianori, con la differenza che striscia lungo l’alveo del Tevere con un portamento poco più che
non li percorriamo. Sono boschi di caducifoglie termofile a pre- cespuglioso20 (Fig. 11).
dominanza di roverella e cerro e comparsa sporadica d’acero Le specie più comuni che compongono il bosco alveale sono le
campestre, carpino bianco, carpino nero (Ostrya carpinifolia) e diverse varietà di salice come il salice rosso (Salix purpurea), il
olmo (Ulmus minor) che nella piana di Orte è una delle specie salice delle capre (Salix caprea) e il salice ripaiolo (Salix elea-
predominanti. gnos), accompagnati, man mano che ci si avvicina al fiume, da
La scenografia delle colline della Valle del Tevere è partico- pioppi bianchi (Populus alba), neri (Populus nigra) e salici bian-
larmente interessante nella stagione primaverile, quando, in mez-
zo al verde lontano della vegetazione, spuntano i fiori rosa
dell’albero di Giuda (Cercis siliquastrum) in discreta presenza nel 19
Ibidem
bosco collinare. 20
È doveroso, a questo punto, fare una piccola parentesi sul concetto di ‘alveo
del fiume’. Il fatto di pensare che il letto del fiume e il suo alveo siano la me-
desima cosa, è un luogo comune. Dietro a questa concezione di fiume ci sono
17
Blasi C., Lembi di foresta planiziale e impianti di fitodepurazione con piante le canalizzazioni che ha subito il Tevere negli anni e le conseguenze dovute
autoctone per riqualificare e rinaturalizzare il Tevere, in Tevere, Rivista qua- all’espandersi di una pratica agricola selvaggia, che non si è limitata, in alcuni
drimestrale dell’autorità Bacino del Tevere, anno I, n. 1. Roma: 1996. casi, a far scomparire il bosco alveale, ma ha fatto fuori anche il bosco riparia-
18
Consoli V., D’Adamo M., (a cura di), Riserva Naturale Tevere Farfa: La le, provocando danni immensi durante le piene. Cfr. Blasi C., Lembi di foresta
Vegetazione. Roma: 1995. planiziale… op. cit.

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chi (Salix alba) che, lungo le sponde del Tevere (bosco ripariale), lini (Agrostis stolonifera) e dalla cannella spondicola (Calama-
raggiungono anche le dimensioni di notevoli alberi (Fig. 14). grostis pseudophragmides). Spesso si scambia invece un tifeto
La diversa predominanza del pioppo bianco o, altrimenti, di per un canneto. In questa formazione vegetale, molto simile nella
quello nero, determina il colore della riva del fiume che può as- forma e nel colore al canneto, prolifera non la canna ma due tipi
sumere un uniforme color argento dato dal salice e dalle foglie di tifa (Tipha latifolia e Tipha angustifolia), famose per le loro
del pioppo bianco che, con il vento, ondeggiano, mettendo in mo- infiorescenze a forma di manicotto color marrone, utilizzate per le
stra il loro colore argento vivo; oppure la riva può assumere un composizioni di fiori secchi21 (Fig. 15).
colore a macchie alternate tra il verde intenso del pioppo nero e
l’argento del salice.

Il bosco di palude e i canneti


Sono ambienti propri di zone dove il terreno rimane allagato
molti mesi durante l’anno.
Il bosco di palude è caratterizzato da specie che resistono mol-
to bene con radici e tronchi alla presenza dell’acqua. Le specie
più comuni di questi boschi sono il salice bianco, ma soprattutto
l’ontano (Alnus glutinosa) il cui legno, a contatto costante con
l’acqua, diventa durissimo e resistente.
Data la forte antropizzazione che ha subito la piana di Orte,
non è facile imbattersi in boschi di paludi e canneti che necessita-
no, per la loro sopravvivenza, di forti naturalità e di acque sta-
gnanti. Paludi e canneti solitamente indicano anche la presenza di
varie specie di uccelli che, come è noto, amano i luoghi poco fre-
quentati.
Nel tratto di Tevere che attraversa la Via Amerina, non si se-
gnalano canneti simili a quelli che si trovano invece all’interno
della Riserva Naturale Tevere Farfa o della Riserva Naturale del
Lago di Vico. È in ogni modo possibile incontrarli lungo il corso
del Tevere, per cui è opportuno dare dei cenni sulla loro composi-
zione.
Tra le piante dei canneti la più frequente è la cannuccia di pa-
lude (Phragmites australis) accompagnata dai cosiddetti cappel- 21
V. Consoli, M. D’Adamo (a cura di), Riserva Naturale Tevere Farfa.

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Fig. 14. Il bosco ripariale lungo il Tevere

Fig. 15. Canneto nei pressi di Orte.

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