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INTRODUZIONE per quelli culturali ed economici, scandendo i tempi della vita e

del lavoro, le tradizioni religiose, linguistiche e alimentari.


Negli ultimi anni, un numero crescente di persone ha avvertito La crisi del binomio città-territorio ha significato, prima di tut-
la necessità di un rapporto più intimo, più diretto, con il territorio to, la frattura culturale con l’ambiente circostante e, di conse-
nel quale vive. Questa esigenza si esplica, nel modo più immedia- guenza, l’indifferenza alle “malattie” che colpiscono le aree pe-
to, con la frequentazione di luoghi particolari che vengono pre- riurbane: inquinamento delle acque; riduzione delle superfici bo-
scelti per le loro caratteristiche di bellezza, oppure per la presenza scate e assenza di manutenzione forestale; modifica dei sistemi
di elementi straordinari (formazioni naturali, emergenze archeo- naturali di deflusso delle acque; vaste urbanizzazione di zone a-
logiche) che polarizzano l’interesse e la curiosità. gricole.
Questo fenomeno, tipico della fine del nostro secolo, ha con- Il sistema economico attuale non consente, evidentemente, il
dotto alla riscoperta di itinerari dimenticati (vie di pellegrinaggio, ripristino di condizioni e comportamenti del passato. L’intento
percorsi commerciali, piste di transumanza) attribuendo ad essi dell’uomo contemporaneo è quello di sfruttare produttivamente e
funzioni culturali, estetiche e ricreative diverse dalle originarie. funzionalmente la natura. Egli la considera un patrimonio su cui
Spesso si sono “inventati” itinerari tematici (artistici, enogastro- lucrare, riducendo le diversità dei “luoghi” a una omogeneità so-
nomici, naturalistici, ecc.) con scopi esclusivamente turistici e di pralocale attraverso la tecnologizzazione del territorio1.
promozione di alcune realtà e produzioni locali. E allora, quel rapporto privilegiato ed unico tra comunità e ter-
La proliferazione di tali tragitti, più o meno attrezzati, più o ritorio, fondato sul processo di attribuzione di valore “simbolico”
meno famosi, ha dato effetti positivi alla conoscenza e alla tutela (oltre che economico) ai luoghi si è definitivamente spezzato? È
dei luoghi, invertendo, lentamente, la tendenza a dimenticare e ad inevitabile un progressivo deterioramento delle strutture ambien-
escludere, dal nostro quotidiano, il rapporto diretto con l’intorno tali, visto che esse non partecipano più alla formazione mnemoni-
ambientale in cui viviamo. ca del nostro humus culturale? Per rispondere dobbiamo verifica-
In un epoca in cui le informazioni e la conoscenza sono media- re se possediamo gli strumenti adatti a recuperare la memoria del
te e non dirette; in cui le sensazioni percettive fondamentali della luogo, perché non bastano i provvedimenti legislativi, gli inve-
vista, dell’odore, del tatto, si attuano in campi confinati e ristretti stimenti finanziari o i processi di pianificazione, se non accompa-
di carattere prevalentemente urbano, la perdita di memoria territo- gnati da una ripresa collettiva di coscienza delle singole comunità
riale costituisce un pericolo, determinando uno iato tra il modello verso il territorio. La ricomposizione del rapporto può avvenire
socioeconomico contemporaneo e le regole naturali di tutto ciò soltanto con la conoscenza delle strutture territoriali, dei meccani-
che ci circonda. smi regolatori e formativi del sito e di come l’uomo, nel tempo,
La dimenticanza, in questo caso, non è mai individuale. Intere ha saputo relazionarsi a quel particolare ambiente.
collettività hanno interrotto il dialogo privilegiato con il loro in-
torno ambientale, uno scambio che, fino ai primi anni del secolo,
regolava ancora la vita degli abitanti sia per gli aspetti sociali che
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Gregotti V., Progetto di paesaggio, in “Casabella”, 575-576, 1991.

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L’immagine, la sintesi, di questo rapporto uomo-territorio è necessita di un momento, al tempo stesso, di apparizione e rivela-
data dal disegno e dalle forme del paesaggio2. Quindi la frequen- zione.
tazione del territorio, tramite una semplice passeggiata, se dotati La strada ci conduce in regioni e paesaggi diversi: quando si
di adeguati strumenti di lettura, può costituire un momento per ri- separa dalla Via Cassia e si lancia verso nord, essa ci porta prima
comporre quel legame interrotto, per comprendere le regole e i in un immagine tipica della Campagna Romana, leggermente on-
significati dell’agire umano nell’ambiente3. dulata con pascoli, boschi e seminativi, tra ruderi nei roveti e am-
È con questo intento che abbiamo scelto un percorso “straordi- pie visuali; poi nel paesaggio dei Colli Cimini, regolarizzato dalle
nario”, dove una passeggiata può costituire un’esperienza cono- piantate di vigneti, oliveti e noccioli; più avanti, infine, nella
scitiva di alta qualità, un cammino che permette, con la sua di- Campagna Tiberina, segnata dal flusso continuo e lento
mensione spazio-temporale, di possedere un osservatorio privile- dell’acqua che “separa” la terra e unisce le culture.
giato nel paesaggio. È un tragitto “straordinario” in quanto com- All’interno di queste tre grandi categorie abbiamo cercato di
pleto, riassuntivo dei caratteri paesaggistici di quest’area geogra- individuare ulteriori differenze, di scomporre i sistemi in compo-
fica. Esso non viene privilegiato per maggiori valenze ambientali nenti elementari, sia naturali (il clima, la terra, l’acqua, la vegeta-
rispetto ad altri, non viene elevato di grado, né si accentua la sua zione, le stagioni), che artificiali (la storia, l’uso del suolo), così
diversità nell’intorno: ha soltanto il pregio della rappresentatività. da afferrare quei segni che determinano la riconoscibilità di un
La Via Amerina quindi come pretesto per un itinerario della luogo rispetto ad un altro4:
memoria che consenta il disvelarsi dei territori attraversati con i - le zone climatiche che influenzano la visibilità e la vegeta-
relativi paesaggi. E se la conoscenza del territorio corrisponde al- zione;
la sua conservazione, la sua epifania, agli occhi di chi lo attraver- - le forme geologiche primarie (il cratere vulcanico, la forra,
sa, equivale alla sua ricreazione. Allora l’esistenza del paesaggio la valle fluviale, le colline plioceniche);
- il manifestarsi delle componenti idriche lungo la strada
(sorgenti termali, torrenti, fiume);
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“...il paesaggio è l’interfaccia tra il territorio come si manifesta in tutti i suoi - le variazioni vegetali in relazione alle situazioni morfolo-
mutamenti e nelle sue trasformazioni e il nostro modo di recepirlo: è il territo- giche e idriche;
rio, l’ambiente, colto nel suo essersi fatto forma” Pizzetti I., I luoghi della co-
scienza paesaggistica, in “Casabella”, 575-576, 1991.
- le trasformazione del paesaggio durante l’arco di un anno;
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“Ma c’è anche un passeggiare curioso, considerato che in ogni territorio, spe-
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cialmente in Italia, ogni passeggiata finisce con l’essere una camminata tra “...ogni qualvolta cioè un gruppo sociale elegge un sito a luogo simbolico, vi
memorie le più varie, spesso tra cimiteri di segni e di oggetti che richiamano il riconosce un valore, distinto dalla natura anche se ad essa dedicato, che avvia
passato, tra presenze ammutolite di uomini ormai defunti inserite nelle forme il luogo a divenire riconoscibile, a definirsi come figura rispetto al circostante.
naturali in modi storicamente diversi. Se si considera questo, la passeggiata Sia che esso si presenti come monumento, come bosco sacro o addirittura co-
può essere un’occasione per leggere il territorio, per dare ad esso valore di pae- me luogo proibito... testimonia, col suo essere in quel luogo specifico in mezzo
saggio, riconoscendogli quelle valenze che derivano dalle capacità di farsi ai possibili, un particolare rapporto col territorio oltre che col suolo, rende di-
spettatori attivi, non inerti, di palcoscenici che accolgono le nostre storie e le versamente visibile l’intero circostante geografico.” Gregotti V., Progetto...,
nostre gesta”. Turri E., Il paesaggio come teatro. Venezia: 1998. op. cit.

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- le vicende umane, il popolamento, gli usi agricoli. dividuare gli elementi primari, quelli che organizzano e struttura-
Questa scomposizione, dei tanti segni riconoscibili, permette di no la sua riconoscibilità. Tra questi, ad esempio, la visione conti-
interpretare il paesaggio, di leggere in quale modo i singoli ele- nua e differenziata del monte Soratte, il suo profilo mutevole a
menti sono tra loro connessi come parti di un insieme. seconda del luogo d’osservazione e delle condizioni atmosferiche.
La sua presenza costante lo trasforma in punto di riferimento ter-
La lettura del paesaggio dell’Amerina è stata condotta sia sotto ritoriale (come in passato per i falisci), così come la sua verticali-
l’aspetto psico-percettivo che sotto quello mnemonico-culturale. tà emergente sull’orizzonte rappresenta ancora l’axis mundi,
Il primo si basa su strutture inconsce e primarie, fondate sulle im- l’elemento di contatto tra terra e cielo, diverso per forma e mate-
pressioni immediate (colori, dimensioni, posizioni, forme): ad e- ria dal territorio circostante (Fig.1).
sempio le forti variazioni dello spazio visivo, quando attraversia- Ulteriore elemento primario è la forra, l’arteria linfatica che
mo un crinale o camminiamo in tagliata, ancor più in estate o in “conserva” i principi paesaggistici dell’Agro Falisco. Si tratta di
inverno, al mattino o al pomeriggio. Ma le caratteristiche percet- un segno vistoso, quand’anche circondato da abitazioni, che resta
tive di un paesaggio non sono date solo dalle variazioni morfolo- un elemento riassuntivo del paesaggio, matrice ambientale e inse-
giche o dalle quote del percorso, risiedono anche nelle differenze diativa che custodisce e racchiude l’immaginario collettivo degli
minime come nei sistemi agrari: diverso è l’aspetto di un oliveto abitanti (Fig.2).
potato a “globo” o a “vaso”, come diverso appare un vigneto alle- Per le considerazioni sopra dette l’impostazione del lavoro non
vato a cordone speronato piuttosto che a tendone. è di carattere storico-topografico. Abbiamo tralasciato volutamen-
Il secondo sistema di lettura implica un passaggio cognitivo e te l’aspetto archeologico della Via Amerina in quanto già oggetto
mediato, un’operazione di riconoscibilità che necessariamente è di numerosi ed esaurienti studi e pubblicazioni.
diversificata e soggettiva. Essa prende in considerazione “ ...il Questo libro vuole essere un piccolo vademecum, un compa-
modo di una società di territorializzare la natura, di inscrivere in gno di viaggio lungo la via Amerina, con la pretesa di illustrarci il
essa la sua azione modificatrice”5 così da leggere, come in una perché ogni volta che osserviamo il paesaggio, ne diveniamo, im-
grande pagina, le vicende storiche, i modi di vita, le tragedie di provvisamente, parte integrante.
una comunità. Le tracce antropiche nel paesaggio ci guidano nella
comprensione delle forme e delle posizioni degli insediamenti
umani, sia di fondovalle che di pianoro, sia chiusi che aperti; al-
tresì nella comprensione delle scelte agronomiche di una piantata
piuttosto che di un seminativo, dei motivi della nascita o
dell’abbandono di una strada.
Nella ricostruzione del codice paesaggistico, in quanto sistema
di segni e di simboli del territorio, abbiamo, inoltre, cercato di in-
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Turri E., Il paesaggio come teatro..., op. cit.

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Fig. 1. Le visioni del Soratte. Fig. 2. C. Corot. Civita Castellana, 1826.

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