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IL POPOLO VENETO

n.33Fondato nel 1921 n.33-34/2012 www.ilpopoloveneto.it Direttore: Emanuele Bellato

COSA VOTARE E INUTILE. COSA SONO MORTI A FARE PISACANE E I FRATELLI BANDIERA?
di Francesco Toscano Ma qualcuno di voi si chiede mai cosa votiamo a fare? Non passa giorno senza che qualche alto papavero non si premuri di mettere in chiaro chechiunque vinca, lItalia continuer ad applicare le stesse politiche di rigore e austerit chieste dallEuropa. Oggi il turno di un altro pappagallo, tale Olli Rehn, commissario europeo pronto a spiegare ai sudditi italiani come devono comportarsi nellurna per ingraziarsi i (presunti) favori degli euro-aguzzini. Le elezioni sono diventate una gigantesca pantomima. Pure nella defunta Unione Sovietica si votava anche se, attraverso il voto, non era possibile incidere sullindirizzo politico del governo, prerogativa esclusiva dei vertici del partito unico al comando. LUnione Europea si muove su un binario pressoch identico: i cittadini conservano un diritto di voto puramente formale che, a prescindere dallesito delle elezioni, non sposta di un millimetro le politiche da seguire, gi decise allinterno di consessi elitari, antidemocratici e para-nazisti. Ma allora,se cos ,perch non risparmiamo

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Orwell 1984 un film britannico del 1984 diretto da Michael Radford basato sul romanzo "1984" di Orwell

tempo e denaro abolendo lo stantio rito delle urne per tranquillizzare definitivamente lo spread, Napolitano, la Merkel e i non meglio precisati mercati? Non basta, forse, il televoto per stabilire chi, tra i diversi concorrenti del Grande Fratello politico europeo, pi idoneo ad ubbidire con solerzia ai diktat dei vari Draghi, Van Rompuy e compagnia? Non potete, quindi, risparmiarci questo tragico e volgare balletto elettorale che, per vostra stessa ammissione, non pu influire in alcun modo rispetto alla linea di marcia del nostro sventurato Paese, paternalisticamente guidato, oggi come ieri, dal potente e solido alleato germanico? Se penso alle figure del passato, pronte a donare la vita per permettere agli italiani di eleggere un governo democratico espressione del popolo sovrano, un senso di smarrimento mi assale. Che cosa sono morti a fare Pisacane e i fratelli Bandiera? Per consentire agli italiani di esprimere un Presidente prono rispetto ai desiderata di Olli Rehn e dei mercati, ovvio. Ma nessuno di voi prova un minimo di vergogna per la fine della nostra civilt? Pi della consapevolezza della dittatura sostanziale in atto (votate pure tanto le politiche non si cambiano), fa male la presa per i fondelli. Questi pagliacci senza decoro n dignit che si annidano nelle stanze del potere tecnocratico sovranazionale, umiliano popoli interi sforzandosi di mantenere fintamente candide le loro luride vesti. Oltre alla barbarie delle loro scellerate condotte, dobbiamo sorbirci pure lipocrisia pelosa e indigesta che li guida. Se fossero dei criminali semplici, infatti, si limiterebbero ad imporre con la violenza un podest gradito agli euro-nazisti, risparmiandoci almeno retorica e infingimenti. E invece no. I nostri prestigiosi negrieri non ci stanno ad apparire per quello che sono, nazisti imbellettati imbevuti di settarismo violento e totalitario, vogliono continuare a recitare con successo la parte dei responsabili che soffocano la democrazia e diffondono miseria a fin di bene. Questo scempio di proporzioni storiche si compie, infine, nella pi assoluta indifferenza della gran parte degli italiani. Un popolo che rinuncia al benessere e alla democrazia per fare contenti i mercati e lo spread, non merita la democrazia n il benessere sociale.

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RAPPORTO CENSIS: ITALIA SEMPRE PIU POVERA

di Ivano Maddalena Nei giorni scorsi stato reso pubblico il Rapporto Censis 2012 sulla situazione sociale italiana e quanto emerge offre la fotografia di un paese da ricostruire. Un Paese che si ritrova pi povero. Un Paese dove scelte responsabilit in ordine al bene comune sembrano essere disattese, tanto che aumenta la rabbia e monta la protesta da pi parti. Un Paese che vede la riduzione del ceto medio in modo significativo. Un Paese dove: Il reddito medio degli italiani si riduce a causa del difficile passaggio delleconomia, ma anche per effetto dei profondi mutamenti della nostra struttura sociale che hanno affievolito la proverbiale capacit delle famiglie di produrre reddito e accumulare ricchezza. Il reddito degli italiani torna ai livelli del 1993. Si tratta di una situazione nuova, visto che il reddito cresciuto per tutti gli anni 90 ma dal 2007, anno di inizio della crisi, si ridotto ai livelli del 1993. Ci ha costretto le famiglie italiane, oltre a rinunciare al risparmio, a mettere in atto strategie di sopravvivenza:Due milioni e mezzo di famiglie hanno venduto oro o altri oggetti preziosi negli ultimi due anni, 300mila famiglie mobili e opere darte, l85% ha eliminato sprechi ed eccessi nei consumi, il 73% va a caccia i offerte e alimenti poco costosi. La crisi sta cambiando le abitudini degli italiani. Abbiamo da una parte la riduzione degli eccessi che credo per si possa valutare come virtuosa, dallaltra il capitale delle famiglie ad essere intaccato. Il 62,8% degli italiani, ha ridotto gli

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spostamenti in auto e scooter per risparmiare benzina. La crisi del comparto auto ne amara conferma mentre: c un boom delle biciclette: pi di 3,5 milioni di due ruote vendute in un biennio. La diffusione delle tecnologie internet per gli acquisti, ladesione a gruppi dacquisto, lutilizzo del noleggio e del car-sharing per i trasporti sono ormai abitudini assunte per necessit di risparmiare. Anche la prospettiva di un futuro impiego nel mondo del lavoro sta evidenziando una tendenza significativa nella scelta degli studi da intraprendere: Cominciano a emergere segnali di riposizionamento dei giovani rispetto alle scelte di studio e di lavoro. Nel corrente anno scolastico aumentato dell1,9% rispetto allanno precedente il peso delle preiscrizioni agli istituti tecnici e professionali. Le immatricolazioni alluniversit sono diminuite del 6,3% e i dati provvisori relativi al 2011-2012 segnano unulteriore contrazione del 3%. La crisi ha evidenziato come la laurea non costituisca pi un valido scudo contro la disoccupazione giovanile. Sono aumentati la rabbia e lindignazione negli italiani che sono sempre pi pervasi da un sentimento di antipolitica. Il crollo morale della politica e la corruzione sono ritenute le cause principali della crisi: lo pensa il 43,1% degli italiani. Segue il debito pubblico legato a sprechi e clientele (26,6%) e levasione fiscale (26,4%). La politica europea e leuro vengono dopo (17,8%), cos come i problemi delle banche (13,7%). Il sentimento pi diffuso tra gli italiani in questo momento la rabbia (52,3%), poi la paura (21,4%), la voglia di reagire (20,1%), il senso di frustrazione (11,8%). Le paure per il futuro sono innanzitutto la malattia (35,9%) e la non autosufficienza (27%), poi il futuro dei figli (26,6%), la situazione economica generale (25,5%), la disoccupazione e il rischio di perdere il lavoro (25,2%). Secondo quanto fotografa il Censis gli italiani hanno cominciato gi da tempo a tirar la cinghia, a fare scelte pi oculate per salvaguardarsi dal morso della crisi. Si cercato di risparmiare dove si pu, ma con sempre maggiore difficolt. La parola rinuncia comparso sempre pi spesso nel carrello delle spese e in consumi sono calati. Il Censis evidenzia il tutto riassumendo in tre parole la situazione attuale, le tre R: risparmio, rinuncia e rinvio. Se cos come si pu pensare che i consumi crescano? Si risparmia tagliando! Il termine rinuncia dovr davvero essere presente nel vocabolario dellitaliano, magari accompagnato dal motto: meno e meglio. Gli italiani sanno che cosa comporti risparmiare. Sanno bene gli italiani cosa significa rinunciare, anche se a partire dal dopo guerra non si sono pi fatti mancare nulla o quasi. Anni di boom e vacche grasse. Ora stiamo tornando a un tempo in cui la parola rinuncia segner una decrescita e solo cos si torner a progredire. Decrescere per progredire. Sembra paradossale, eppure sempre pi persone si ingegnano in questarte che credo sia lunica via non tanto per uscire dalla crisi, ma per attraversarla senza farci divorare. Una crisi che davvero segna un cambiamento di mentalit e di stile di vita. Torno a ribadire che ho una mia personale concezione del PIL e che nutro forti dubbi su certe fotografie delluna o dellaltra agenzia di studio della realt sociale. Credo che la felicit, il benessere, la qualit della vita non abbiano alcuna (>>)

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relazione diretta con la ricchezza materiale. Credo che gli italiani siano chiamati ad essere serie formichine e a lasciar perdere certe cicale che per anni han cantato la storiella: la crisi non c, noi ne siamo fuori, i ristoranti sono pieni e diamoci ai consumi che cos si crea ricchezza. Quanto irresponsabili quegli approfittatori.Irresponsabili ha ben gridato ieri Bersani. Vedremo chi si far carico del Paese. Intanto torno a ribadire che la crisi reale, drammatica e ha segnato di brutto la vita di molte persone che erano abituate a un certo stile di vita da cui difficile recedere. Eppure necessario avere la consapevolezza che avere molto non significa necessariamente stare bene. Torneremo a stare meglio quando sapremo porci come obiettivo non ilmeno, ma il meno quando meglio. Avere tagliato gli eccessi e ottimizzato le spese. Avere riscoperto che un sistema di vita e di valori fondato sui rapporti personali, sul consumo responsabile, sul rifiuto delleccesso o del superfluo la via per non farci travolgere dalla crisi credo sia quanto mai positivo. Va molto di moda in questo parlare di decrescita. Qualcuno parla addirittura di decrescita felice. Credo che a quelle tre R del Censis sia necessario accostare la D di decrescita. Essa non la riduzione quantitativa della produzione. Non la R di recessione. Non neppure la riduzione volontaria dei consumi per ragioni etiche. La decrescita il rifiuto razionale di ci che non serve. Quante cose inutili o non utili nella nostra vita. Sarebbe necessario circondarci di ci che necessario e utile, appunto un bene e fare a meno di tante merci che non servono. Occorre rendersi conto che i beni utili e necessari si possono auto produrre, scambiare e donare vicendevolmente uscendo da una logica di mercato che ha generato fittizi bisogni e impegna luomo nel lavoro per produrre merci non necessarie, che finiscono per non soddisfare i bisogni reali, merci che poi luomo compra a caro prezzo e che spesso spreca e rottama. Il mio benessere non coincide con il tanto avere. Il mio benessere non dipende dal PIL con buona pace di tutti.

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IL POPOLO VENETO. Fondato nel 1921 Anno 91 n. 33-34 / 2012 www.ilpopoloveneto.blogspot.com www.ilpopoloveneto.it e-mail: ilpopoloveneto@gmail.com Direttore Responsabile: Emanuele Bellato . Vice-direttrice: Francesca Monti. Reg. Tribunale di Rovigo Numero 16/04 . Stampa in proprio (18/12/2012). Giornale gratuito. Non riceve finanziamenti pubblici e privati. Esce come e quando pu

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BERLUSCONI E IL PROFESSORE
di Emanuele Bellato* Oggi lItalia sullorlo del baratro. [] Leconomia allo stremo, un milione di disoccupati in pi, il debito che aumenta, il potere dacquisto che crolla, la pressione fiscale a livelli insopportabili. Le famiglie italiane angosciate perch non riescono a pagare lIMU. Le imprese che chiudono, ledilizia crollata, il mondo dellauto distrutto. [] Non possibile andare avanti cos,purtroppo non sono le parole del neocandidato premier Bersani bens di Silvio Berlusconi, lartefice del disastro attuale, del sogno promesso trasformatosi ben presto in incubo. Parole pesanti, che insieme alla linea astensionista adottata in entrambe le camere sul voto di fiducia al governo Monti, suonano come uno strappo nei confronti dei tecnici e preludono ad un suo ritorno in campo. Il dado tratto. A questo punto nuovi dietro-front del Pdl potrebbero compromettere definitivamente la gi scarsa credibilit di un partito confuso, diviso e senza direttive. La situazione di crisi politica ed istituzionale venutasi a creare non stupisce i pi ferrati in questioni politiche. Solo i grandi strateghi del Partito Democratico potevano pensare di collaborare lealmente con il PDL per il bene comune del Paese. Invece per Berlusconi, parafrasando una riuscita pubblicit: no interesse, no party. Adesso, il PD preso dalla fifa matta di vincere e governare si appella al senso di responsabilit, alla saggezza del Presidente della Repubblica Napolitano, solo per allontanare il calice amaro. Esilarante esempio di incoerenza il comportamento di Dario Franceschini, capogruppo PD alla Camera. Poco pi di una settimana fa infiammava lAula contro il Monti bis con questa dichiarazione: Il limite di questo anno quella rappresentazione di tecnici bravi da una parte e politici dallaltra. La sovranit appartiene al popolo, non alle cancellerie lontane n agli editorialisti nostrani. [] Con le elezioni finir la transizione e torner la normalit e chiunque vinca sar una bella giornata per la democrazia. Ora invece Dario da Collegno dichiara: Non dobbiamo consumare questo faticoso recupero di credibilit fatto grazie ai dolorosi sacrifici degli italiani. [] Ovviamente nessuna richiesta di dimissioni e siamo pronti a rispondere al richiamo del Capo dello Stato per evitare una conclusione convulsa della legislatura. Anche gli editorialisti nostrani non hanno perso loccasione di rimarcare lapocalittica tragedia di fronte ad una possibile crisi di governo, chiamando subito in causa lo spread e i mercati. Repubblica titola: Spread sopra 330. Milano peggiore dEuropa; Il Corriere della Sera: Spread a 330. La Borsa scivola; La Stampa: Lo spread cresce ancora, male la Borsa; LUnit:Spread sopra il 330. Borse europee, Milano la peggiore. A questo punto teniamocelo per sempre il Monti talismano, sopprimiamo le elezioni, cancelliamo tutti i diritti democratici. Dopo il berlusconismo giunta lora di uscire anche dal montismo
(*Venerd 7 dicembre 2012)

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LE DIMISSIONI DI MARIO MONTI


di Ivano Maddalena Silvio Berlusconi non se n mai andato, anzi, e i parlamentari sono quelli eletti nel 2008. Il PDL del duce di Arcore ancora il partito maggioritario in parlamento, partito che ha votato una cinquantina di volte la fiducia al governo Monti e poi si sveglia una mattina e dice che Monti non va pi bene e le colpe sono tutte sue. Irresponsabili i politici del Pdl lo erano stati, lo sono e saranno sempre finch non avranno il coraggio di smarcarsi dal Re sole Silvio Berlusconi. Penso che Mario Monti, con le dimissioni, abbia dimostrato maggiore senso istituzionale rispetto a Berlusconi. Certo, Monti fa un passo indietro e molla, ma per farne un altro avanti. Concorrer come premier del futuro governo? Vedremo presto. Parliamo chiaro: Mario Monti ha deciso di dimettersi, dopo la sostanziale sfiducia del Pdl. Cos si espresso: Ho maturato la convinzione che non si potesse andare avanti cos. Gi da tempo per la verit la situazione non era ottimale. Lavorare con i parlamentari e le forze politiche uscite dalla precedente tornata elettorale non era cosa facile. In pi la mina vagante Silvio Berlusconi esplosa e il suo ritorno in campo ha accelerato la fine del governo Monti. Difficile, il compito che si era assunto Monti, lo era fin dal giorno in cui il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo aveva chiamato a governare lItalia, eravamo nel novembre 2011. Quali considerazioni si possono trarre da questo anno di governo dei tecnici? Luci e ombre il suo governo, pi ombre anche se delle luci ci sono. Monti era ed persona competente, ha la stima dei leader europei, senso dello stato e sobriet. Il risanamento delle finanze stato avviato, ma questo lo ha fatto a caro prezzo perch la via lacrime e sangue non stata ripartita in modo equo, ma credo che da tale riforma non si possa prescindere, manca la crescita di certo nelloperato di Monti, non manca certo il rigore. Ci in cui Monti ha fallito certamente lattenzione allequit sociale. In pi Monti ha sbagliato molto e non ha avuto il coraggio di riordinare molte cose che avrebbero potuto veramente gettare le basi per unItalia competitiva a livello europeo prima, e globale poi. Purtroppo ha insistito esageratamente sullinasprimento fiscale lasciando al palo, fattori chiave quali merito, ricerca scientifica, istruzione ed alta formazione, un modello fiscale pi moderno e semplice, un sistema burocratico pi snello, una radicale riforma della giustizia (indirizzata a maggiore snellezza, efficienza ed efficacia), un sistema sanitario pi equo ed efficiente, un sistema pensionistico pi equo e moderno, un sistema di difesa pi snello realistico ed efficiente, una politica industriale pi moderna. In parte, considerata lemergenza, alcune misure erano forse inevitabili, ma la

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critica maggiore che gli si pu fare credo sia proprio quella della troppa timidezza nellaffrontare molti dei temi cruciali per il paese. A sua parziale giustificazione mi sento per di affermare che il compito, in poco pi di un anno di governo era comunque immane. Certo si poteva e si doveva fare molto di pi, in particolare nei primi mesi di governo quando i partiti erano al palo ed allo sbando. Torneranno in ballo i partiti. Ora ci ritroviamo un PD uscito bene dalle primarie ma con la grana alleanze. Il centro guarda a Monti? Pare di s. La Lega? Se c batta un colpo. Di certo non avr pi una percentuale a due cifre. Movimento Cinque Stelle e Movimento Arancione? Due incognite. Che dire del Pdl. Si sono dimostrati per ci che sono. Berlusconi ha lasciato il campo un anno fa circa, accomodandosi in panchina dando spazio per modo di dire ad Alfano, per far fare a Monti quello che il suo governo non era nemmeno lontanamente in grado di abbozzare. Il Pdl, o come si chiamer la formazione con a capo il duce di Arcore, sfascerebbe il paese in pochi mesi, gettando alle ortiche quel poco di buono che Monti riuscito ad ottenere. Sono degli irresponsabili e se vogliono provare a sfasciare il poco che resta certamente ci riusciranno sempre che quelli che li hanno votati quattro anni fa li votino di nuovo. A Mario Monti non resta altro da fare se non chiamer i leader dei partiti per concordare il calendario dei lavori parlamentari e per avere la garanzia che il Pdl voter il ddl Stabilit, evitando al Paese il disastro dellesercizio provvisorio. Dopo lultimo voto parlamentare, a cavallo di Natale, Napolitano dovrebbe sciogliere le Camere, con il voto per le elezioni che a questo punto dovrebbe cadere il 24 febbraio, se non addirittura il 17. Dallo scioglimento delle Camere, infatti, possono passare da un minimo di 45 aun massimo di 70 giorni per indire nuove elezioni. E per Monti a questo punto crescono le quotazioni di una candidatura, i centristi da settimane gli stanno facendo una corte spietata a cui si aggiunto anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Sotto lalbero di Natale gli italiani si ritroveranno in dono una campagna elettorale che si annuncia bollente, ricordando che si andr a votare con la vecchia legge elettorale: il porcellum appunto. Non c da gioire, c di che preoccuparsi.

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LAZZARDO DI BERLUSCONI E I RISCHI DI BERSANI

di Francesco Toscano Berlusconi ha staccato la spina al governo Monti. Luomo non fesso e, al di l delle letture piagnucolanti e ipocrite di pretini di campagna prestati al giornalismo come Massimo Franco, ha giocato dastuzia. La situazione politica italiana molto complicata ma, ragionando razionalmente, non impossibile individuare il filo sottile che lega e spiega alcuni eventi apparentemente improvvisi. Per questioni di chiarezza espositiva utile analizzare la situazione sia sotto il profilo oggettivo che, non di meno, tentando contestualmente di immaginare la riflessione psicologica interna di alcuni protagonisti odierni come il redivivo Berlusconi. Partiamo dai dati di fatto: il governo Monti espressione dellala peggiore, schiavista e oligarchica della massoneria reazionaria che governa questo mostro di Unione Europea. Con la scusa dellaltalena dello spread, manipolata sapientemente al fine di tenere sotto pressione i governi democraticamente eletti, i tecno-nazisti al potere hanno impresso nellultimo anno una accelerazione decisiva nella direzione del definitivo trionfo di un progetto barbarico, sintetizzabile nellimmagine che profetizza il rischio di una imminentecinesizzazione dellEuropa. Monti lemissario delleurocupola per lItalia cos come ieri Papademos lo era per la Grecia. Lultimo anno di governo Monti stato un disastro per il Paese. La disoccupazione aumenta, la povert dilaga, il welfare sotto attacco, i salari da fame e la produttivit in caduta libera. Di fronte

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a questa tragica fotografia della realt cos per come per davvero, i cantori di regime contrappongono la favoletta della credibilit riconquistata in Europa grazie al prestigioso Monti. Tutte le principali forze parlamentari presenti in Parlamento si sono piegate al volere della massoneria reazionaria che intende ridisegnare la societ in senso neo-feudale utilizzando strumenti di politica economica sintetizzabili nei concetti di rigore eausterit. Alcuni lo hanno fatto per grigiore, conformismo e stupidit (leggi Bersani), altri perch non resistono alla tentazione di leccare sempre e comunque il deretano dei pi forti (leggi Casini). Poi c il caso di Silvio Berlusconi che, evidentemente, non rientra in nessuna delle due categorie precedentemente evocate. Berlusconi un mercante di assoluto pregio, geniale e spregiudicato, capace di recitare con rara disinvoltura tutte le parti in commedia pur di ricavarne un risultato personale e materiale. Luomo, lontanissimo da qualsiasi suggestione ideale, confonde il suo interesse privato con quello generale. Lo scorso anno, pressato da alcuni potentati internazionali che evidentemente ben conosce, Berlusconi decise di appoggiare lesperimento Monti trattando probabilmente le condizioni di una resa condizionata. Dopo la recente condanna per evasione fiscale, lex promotore delle cene eleganti di Arcore ha cominciato a cambiare registro. Non sentendosi pi garantito, Berlusconi ha deciso di far saltare il tavolo. Una mossa tutto sommato obbligata per un uomo con molti interessi da difendere nonch a capo di un sistema di potere, mediatico e politico, ancora in grado di pesare molto nel panorama nazionale. A Berlusconi del Paese non gliene frega niente. Minaccia la guerra per strappare armistizi vantaggiosi. Questa volta non sar per nulla facile, per, trovare la strada del compromesso di sistema buono per tutti. Da un lato aumenta la consapevolezza della pubblica opinione circa le vere dinamiche di annientamento sociale ed economico spacciate per risanamento; dallaltro gli euro-schiavisti conservano ancora una netta supremazia tattica e strategica nei luoghi chiave dove si decidono le sorti del Vecchio Continente. Il momento molto delicato. Non a caso il massone reazionario pidiellino Franco Frattini sente il bisogno di prendere platealmente le distanze dalle ultime scelte di Silvio Berlusconi. In tutto questo Bersani rischia di trovarsi spiazzato. Costretto dalla contingenza, e ad un metro dallarrivo, ad apparire presso la pubblica opinione come lultimo ridicolo giapponese attestato su una linea di difesa ad oltranza dellodiato montismo. A pensarci bene, questo lunico schema che pu portare Bersani ad una sconfitta rovinosa oggi neppure ipotizzata.

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E BERLUSCONI SCELSE LA STRADA DEL RICATTO

di Francesco Toscano Berlusconi non si smentisce e si conferma il solito spregiudicato ricattatore. Solo in questa ottica si spiega la repentina piroetta di un uomo che riesce per lennesima volta, nel giro di qualche ora, a dire tutto e il suo contrario. Riassumiamo a grandi linee. Sul finire di una legislatura folle, iniziata con gli squilli di tromba del Cavaliere e completata da un uomo come Monti, espressione dellala peggiore della massoneria reazionaria che domina in Europa, parte una specie di psicodramma. Dopo avere ceduto alle pressioni di alcuni noti potentati internazionali, desiderosi di saccheggiare gli italiani attraverso limposizione di un premier al servizio degli speculatori finanziari, Berlusconi ha deciso di rovesciare il tavolo ad un metro dallarrivo. La linea economica di Monti si rivelata un fallimento su tutta la linea, ha trovato il coraggio di dire il reuccio di Arcore, confortato sul punto da tutte le ricerche serie che ne comprovano lassunto. Ma, evidentemente destabilizzato dal fatto di avere detto per una volta ( a sua insaputa?) la verit, Berlusconi immediatamente andato nel pallone. Ieri, nel corso di una conferenza stampa fiume propiziata dalla pubblicazione dellennesimo libro di Vespa, Berlusconi ha cambiato disco: Se scende in campo Monti, questo il passaggio pi folkloristico dellintero ragionamento, mi ritiro nel nome dellunit dei moderati. Ma come, nellultima settimana il fondatore del Pdl ha deciso di levare la fiducia a Monti denunciando il sostanziale fallimento di un governo germanocentrico imposto da forze oscure (lo spred un imbroglio), e ora, passata

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qualche ora senza che nulla di importante accadesse, lo stesso Berlusconi auspica una discesa in campo di quello stesso Monti dipinto il giorno prima come lindiscusso protagonista dellitalica recessione? Sembrerebbe un caso tipico di disturbo bipolare, fenomeno ampiamente analizzato dalla scienza medica, ma non lo . La verit insieme pi tragica e, allo stesso tempo, pi ridicola. Il piano di cinesizzazione dei popoli europei, attualmente in fase di rapida accelerazione, pu trionfare solo se i protagonisti politici dei Paesi principali europei continuano a fare i pesci in barile. Alcuni dogmi maligni, quelli che sorreggono lintero euro-mostro, non possono essere messi in discussione. LUe un gigante che affonda le sue radici in un gigantesco imbroglio che non deve essere rivelato. Se qualcuno, fra i principali leader di partito europei, si mettesse a spiegare alla pubblica opinione del proprio Paese come le politiche di rigore nascondano soltanto il desiderio di gettare sadicamente nella disperazione le classi medie e proletarie dellintero Vecchio Continente, il giochino diabolico rischierebbe giocoforza di rompersi. Il punto di rottura del nazismo eurocratico trionfante risiede proprio nella potenziale messa in discussione delle false sicumere che predicano lineluttabilit di alcune politiche. Bisogna tenere i conti in ordine, Evitare il rischio Grecia, Lo facciamo per le prossime generazionie Abbiamo vissuto sopra le nostre possibilit sono i nomi dei quattro cavalieri dellapocalisse contemporanea. Berlusconi sa perfettamente che i nazisti tecnocratici che hanno costruito con pazienza e fatica questo mondo surreale dove non si parla di miseria e disoccupazione, ma di spread e dicredibilit presso i mercati, sono terrorizzati dallidea che qualcuno rompa questo perfido incantesimo spezzando la granitica congiura del silenzio che protegge abilmente lintero infame progetto. E siccome lo sa, li ricatta. Se volete continuare ancora a massacrare gli italiani con le tasse, il taglio delle pensioni e dei diritti, nonch attraverso laumento della disoccupazione che comprime inerzialmente i salari, questo il messaggio neanche tanto criptato insito nelle giravolte del Cavaliere, dovete farlo riconoscendomi come interlocutore da garantire ed ascoltare. A questo punto loligarchia massonica europea ha fondamentalmente due strade: o riconosce anche per il futuro a Berlusconi il ruolo di king maker per lItalia di qualsiasi emissario inviato dalla cupola di Bruxelles, o prova a depotenziarlo subito attraverso una prova di forza rischiosa per tutte le parti in causa. Le due posizioni di Berlusconi, apparentemente in contraddizione, riflettono di volta in volta la sicura reazione rispetto alle diverse alternative ipotetiche in campo.

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ANTIBERLUSCONISMO E DITTATURA DELLO SPREAD

di Luigi Pandolfi C un rischio concreto, dietro il ritorno di Berlusconi. Quello che vengano falsati i termini della contesa nella prossima competizione elettorale, invertendo lordine delle priorit, spostando il confronto tra le forze in campo su un terreno meramente politicista, a tutto vantaggio del mantenimento dello status quo. Gi sodono, da Roma a Bruxelles, passando per Francoforte, gli strombazzi contro lirresponsabile caimano, che oserebbe mettere in discussione gli attuali paradigmi della costruzione europea. Di qua gli europeisti, di l ipopulisti. Tutte le manovre del politicantismo in vista delle imminenti elezioni generali sembrano essere ispirate ad un canovaccio gi sperimentato, gi vissuto: unirsi per sconfiggere Berlusconi. In s lobiettivo non che difetti di nobilt, per quello che rappresenterebbe un ritorno a Palazzo Chigi di B. e della sua corte. Il problema, per, rispetto a qualche anno addietro che berlusconiani ed antiberlusconiani ( con poche, lodevoli, eccezioni), sulle cose che contano (economia, welfare, precariato, ecc.), nel frattempo hanno fatto maggioranza assieme, sostenendo Monti e la sua agenda. Di fronte alle esigenze dei mercati n luna n laltra parte ha manifestato imbarazzo per la circostanza: come soldatini disciplinati hanno votato in parlamento tutte le misure recessive ed antisociali del governo tecnico. Cosa cambiato adesso? Che stanno arrivando le elezioni. E Berlusconi, da uomo di spettacolo qual , cerca di indossare un abito pi consono alloccasione; mentre Bersani, nel solco della migliore tradizione del centrosinistra governista, chiamato a vestire quello di sempre, delleterna ed acritica fedelt ai paradigmi dellEuropa di Maastricht ( Quello del ce lo chiede lEuropa, per

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intenderci). Ora, che la critica di Berlusconi a questa Europa sia destituita di credibilit fuori dogni dubbio. Che la battaglia contro Berlusconi debba essere condotta in nome dellagenda Monti, sotto la dittatura dello spread, , per, oltremodo inaccettabile. Eppure quello che si profila allorizzonte proprio questo: una nuova crociata contro Berlusconi in nome e per conto delle compatibilit Euro - finanziarie, il rigore contro lirresponsabilit. Scendono in campo per questa causa perfino i massimi esponenti della nomenclatura europea, travalicando confini che fino a ieri sembravano inviolabili. Schultz docet. Uno scenario da brivido, dove il tema dellalternativa allausterit verrebbe ad essere stritolato nel tritacarne della falsa contrapposizione tra berlusconismo ed antiberlusconismo. Oppure declinato in chiave populista dalla stessa destra. Bisogna uscire da questa gabbia. Smascherare linganno che sta dietro lassioma Berlusconi = spread. Un assioma dietro cui si cela, nemmeno tanto velatamente, lidea secondo la quale essere di sinistra, democratici, non populisti, progressisti, significa parteggiare per lausterit e lEuropa dei banchieri. Come a dire: posto che Berlusconi causa dellaumento dello spread e delle turbolenze sui mercati e che i mercati preferiscono Monti e le sue misure di austerit, noi ci candidiamo contro Berlusconi in nome della continuit delle politiche che Monti ha portato avanti in questo anno sotto la dettatura della tecnocrazia europea ( Vi invito a rileggere la lettera che la Bce ha inviato al governo italiano il 5 agosto del 2011, per confrontare le prescrizioni in essa contenute con quanto il governo tecnico ha effettivamente realizzato. Rimarrete basiti!), magari con pi equit e un po di lavoro per i giovani, parafrasando Pier Luigi Bersani. Ovviamente nessuno la metter in questi termini cos esplicitamente, ma questa sar la sostanza. Per questa ragione chi Berlusconi lha combattuto davvero in questi anni, ma non crede che oggi in Italia il problema siano i suoi vizi e le sue sparate propagandistiche, ha il dovere di battersi perch al centro dellagenda politica del paese ci sia il tema della fuoriuscita dalle politiche di austerit che stanno ammazzando non solo la nostra economia, ma il nostro stesso diritto al futuro. Mettendo nel conto anche la rinegoziazione dei trattati che ci legano allEurozona, a cominciare da quello sul fiscal compact. Limpresa certamente ardua, ma ne vale la pena.

Diario delle Primarie del Centrosinistra

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PRIMARIE, EREDITA E PROSPETTIVE

di Ivano Maddalena Ore 20.00 circa del 2 dicembre 2012: Bersani avanti e vittorioso su Renzi. Vittoria chiara e netta dunque per Pier Luigi Bersaninel ballottaggio per le primarie del Pd e del centrosinistra. Un sondaggio dellIstituto Piepoli, che sette giorni prima aveva azzeccato tutti i risultati, ha subito fornito dati che non lasciavano spazio a sorprese o dubbi: Bersani 61,5%, Renzi 38,5%. Passano le 21.00 e prima si presenta il vinto Matteo Renzi, fortemente emozionato e consapevole che il bello per lui viene ora. Non credo che chi lo ha sostenuto si accontenti di vederlo ligio e bravo sindaco di Firenze. Il vinto che si esprime in toni meravigliosi e che riconosce la sconfitta senza se e senza ma. Poi tocca a Pierluigi Bersani che ringrazia e quasi grida calma e tranquillit. C da fare e molto e lo sa. Ora viene il bello anche per lui perch le primarie lhanno eletto vincitore ma che onere. Il vincitore riconosce la vittoria dopo essersi messo in discussione e da subito guarda avanti, conscio del grande lavoro che c da fare. Idee e la volont sembrano essere chiare e non chiacchiere. Non abbiamo appunto bisogno di favole dal mondo della politica e dai politici. C molta disaffezione ancora per la politica e nonostante i media ci abbiano portato le primarie dentro le mura domestiche e ne abbiano parlato moltissimo i numeri parlano sempre chiaro. Le primarie del 2005, oltre a sancire la schiacciante vittoria di Prodi su Bertinotti, votarono 4 milioni di persone circa. Nel 2012 al primo turno circa 3,1 milioni . Eppure tv, web, giornali inneggiano alla vastissima partecipazione, alla voglia di democrazia, alla capacit di mobilitazione. E questo si visto e si sente, ma piano con gli

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entusiasmi. Alla fine, il segretario del Pd Bersani ha raccolto il 61,1% dei voti e Renzi il 38,8%. Le percentuali e i numeri contano e occorre ricordarli. In termini reali Bersani ha preso un milione 384mila voti, Renzi 893mila. Un gap di 500mila voti che nasce in tuttItalia. Bersani infatti vince ovunque, tranne che nelle province di: Cuneo, Arezzo, Firenze, Lucca, Pistoia, Prato e Siena. A livello regionale la vittoria di Bersani inequivocabile: 19-1, con la Toscana vinta dal sindaco di Firenze 55% a 45% e non poteva che essere cos. Belle le primarie del centro sinistra, anche se non sono mancate polemiche, qualche discussione sopra le righe non mancata e problemi di organizzazione. Le primarie ci hanno detto che c voglia di confronto, vero e su programmi concreti. Le primarie non avevano un vincitore designato a priori. Le primarie vanno preparate bene e questa quarta esperienza nel Pd porter i suoi frutti. Ci lasciano in eredit un bellesempio di democrazia, di partecipazione, di voglia di scegliersi i candidati e speriamo che avvenga anche per le elezioni che comunque ancora non si sa quando e come si svolgeranno. Il Pd e tutti coloro che hanno concorso hanno mostrato di saper litigare restando comunque uniti e prova ne il fatto che a giochi fatti il clima era sereno. Della serie il gioco stato duro, con entrate a gamba tesa, ma al fischio di fine gara tutti insieme a prendere un te, o forse un birra visto i due contendenti, e poi una buona doccia. Si respira una certa serenit in Bersani e anche a sinistra, ma sar sereno il cielo sopra il centro sinistra da oggi a marzo aprile? Vendola che ruolo giocher? Lampante il fatto che Bersani, tanto per dirne una, ora dovr fare larghe concessioni al radicalismo di Vendola ma contemporaneamente confermare lalleanza strategica con i centristi moderati che su molti temi (a cominciare da quelli etici) la pensano allopposto. E Bersani sapr offrire una soluzione moderna e socialdemocratica facendo tesoro anche delle istanze sollevate dallo sfidante Renzi, per dare voce a tutti gli elettori del centro sinistra che lo hanno sostenuto? Bersani sapr fare tesoro di quello che ha portato Renzi e cio passione, entusiasmo, capacit di rinnovare linguaggio e idee, capacit di far avvicinare alla sinistra i tanti delusi del centrodestra? Tante sono le domande che sorgono spontanee. Il tempo render chiaro se davvero il centro sinistra avr espresso un leader capace di essere una valida alternativa di governo alla derelitta e sconfusionata destra e allo spauracchio di un Monti bis. Alcune considerazioni anche su chi sta cercando di copiare le primarie dal centro sinistra, possibilmente evitando gli errori e realizzandole meglio o non farle proprio, ma pare che si faranno anche a destra. Non si mai certi della loro attuazione essendoci colui che primario e non secondario a nessuno Silvio Berlusconi. Berlusconi non sarebbe sceso in campo se avesse vinto Renzi e invece ora c da scommettere che torner in campo. Ora ha un motivo in pi e si evince dal fatto che lo sfidante a sinistra : Pierluigi Bersani. Mi fa pena Alfano. Come far a organizzare le primarie della destra? Il tempo passa e nulla si improvvisa. Il rischio di una figuraccia far forse prevalere la linea di Silvio? E cio niente primarie:ghe pensi mi! Complimenti dunque a Bersani per la bella vittoria: se alle elezioni di primavera 2013 vincer, e bisogner vedere come e quanto, avr la sfida pi importante: quella di guidare il Paese dopo il tecnico Monti. Sapr Bersani restituire allItalia, dopo i tristi anni berlusconiani e lassai poco democratica parentesi tecnica,un governo che abbia laudacia della speranza e lintelligenza della concretezza? A parole le premesse son buone. La storia lo dir e molto dipender da come si andr a votare in primavera e dalle percentuali che saranno tradotte in numeri che delineeranno le forze in campo. Leredit delle primarie un tesoro da valorizzare gi ora e le prospettive che si aprono speriamo trovino realizzazione concreta.

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IL TEATRINO DELLE PRIMARIE


di Emanuele Bellato Tra i fantastici 5 alla fine dei giochi lha spuntata Bersani. Una vittoria, quella del segretario del PD sul sindaco di Firenze Matteo Renzi, salutata dai media come un trionfo. Gli elettori del centrosinistra, fedeli alla linea, hanno scelto lusato sicuro, la faccia bonaria e rassicurante dellemiliano cresciuto a falce e tortello. Nulla ha potuto larroganza giovanilista, talvolta ostentata, del pur capace Renzi. Ad onor del vero lapparato piddino, tramite una procedura di voto farraginosa, ha creato tutte le premesse per il risultato finale. Resta un dubbio. Bersani ce lha davvero lX factor? Dubbio legittimo, soprattutto riavvolgendo il nastro degli ultimi anni di azione politica. Andiamo per ordine. Bersani non ha avuto il coraggio di prendere in mano le redini del governo del paese dopo lo sgretolamento del dominio berlusconiano. Altrettanto discutibile la scelta di sostenere Monti, espressione del conservatorismo neoliberale, per giunta insieme allodiato Berlusconi. Nellattivit parlamentare il PD non ha mai cercato di spostare lasse del governo verso posizioni progressiste. Anzi ha approvato il fiscal compact, il pareggio di bilancio in Costituzione, il rifinanziamento delle missioni militari allestero, linnalzamento dellet pensionabile, i tagli ai servizi pubblici e la riforma dellArt.18 dello Statuto dei lavoratori, premessa per la cancellazione di fondamentali conquiste democratiche. Ora, nelleuforia del dopo voto, Bersani dichiara di voler mettere il lavoro al primo posto della sua agenda politica. Sar vero? Si pu sperare in un ripensamento, o meglio in un ravvedimento, ma questo dovrebbe concretizzarsi in una presa di distanza dal governo dei tecnici. Togliere la spina per rompere definitivamente con le politiche di rigore ed austerit. Ma per dirla con don Abbondio: se uno il coraggio non ce lha, non se lo pu dare. Tornando ad analizzare il voto delle primarie risulta difficile condividere lentusiasmo, non tanto dei militanti, quanto quello degli osservatori e notisti politici. Lasciando perdere la polemica sui numeri della partecipazione (in diminuzione rispetto alle primarie del 2005) e sulle modalit di voto (pre-registrazione, firma della carta dintenti, partecipazione degli immigrati regolari senza diritto di voto, obolo di 2 euro, e giustificazione per il ballottaggio) lascia perplessi il vuoto programmatico degli sfidanti in campo. Oltre ai diritti civili il nulla. Nessuno, per esempio, specie nei confronti televisivi diretti, ha messo in discussione i diktat della troika che stanno mettono in ginocchio milioni di europei. Se Renzi dichiarava di voler proseguire nel solco tracciato da

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Monti, Bersani lo sostiene a tutti gli effetti in Parlamento e non perde mai occasione di elogiare pubblicamente loperato del professore. I nomi, lappeal e la simpatia personale hanno prevalso decisamente sulle idee. Cos come discutibile lutilizzo di portavoce, rigorosamente giovani e bellocci, e soprattutto cooptati dallalto, con modalit simili a quelle tanto criticate e disprezzate della destra degli ultimi ventanni. Ilvirus berlusconiano non conosce barriere e quindi non stupisce la volont del Pdl di copiare e riproporre anche nella loro fazione le primarie. Forse lunico argomento valido e forte di queste primarie era proprio quello della rottamazione, molto probabilmente condiviso intimamente dagli stessi elettori di Bersani. Se queste primarie sono solo la rivincita di Massimo DAlema e Rosy Bindi il PD far poca strada. Le elezioni siciliane hanno dimostrato la disaffezione verso il voto (reale) e laffermazione del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, pur essendo ferocemente osteggiato in tutti i modi dal vecchio sistema partitocratico e dai media asserviti. E restando in tema di comici e spettacolo risulta particolarmente azzeccata (e premonitrice) la battuta di Fiorello pronunciata durante la sua rassegna stampa on the road: Tutti i dinosauri sono contenti. Ora il caimano uscir dal fiume.

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MISTERI DEUROPA: IL CASO POLONIA

di Pino Rossi La posizione geografica della Polonia ha generato numerosi problemi, nella storia di questo stato, da un lato infatti confina con la Germania, mentre al suo confine orientale si trovano lUcraina, la Bielorussia e la Lituania. Si trova cio tra larea di influenza dellEuropa occidentale e quelli che erano i territori zaristi, poi divenuti sovietici ed infine russi. In tal modo questo stato si spesso trovato (e si trova tuttora) a dividere diversi regimi politici che non si apprezzavano particolarmente ed erano pronti a combattersi militarmente. Solo per ricordare alcuni episodi significativi, nel 1812 limponente esercito napoleonico attacc la Russia (passando per la Polonia), lanno seguente vi fu la controffensiva dei russi, che entrarono a Parigi nel 1814 (passando per la Polonia). Nel congresso di Vienna questa terra era ambita dallo zar quanto dai prussiani perch era un baluardo contro laltra parte. Nel XX secolo la Polonia si trov nuovamente in mezzo a due regimi che si combatterono, il primo ad invaderla fu quello nazista, sostituito poi da quello sovietico, alla fine della seconda guerra mondiale. Fu con la dissoluzione dellU.R.S.S. che la Polonia ottenne laffrancamento da Mosca, e la possibilit di scegliere liberamente il proprio destino. Il primo ministro della Polonia agli inizi dello scorso decennio era Lech Aleksander Kaczyski, che stava instaurano dei rapporti abbastanza amichevoli con la Russia (nonostante i decenni di oppressione). Forse memore della storia del suo paese, al quale problemi e devastazioni erano giunti tanto da oriente quanto da occidente, questo primo ministro aveva iniziato a valutare la possibilit di adottare leuro come moneta, aderendo quindi alla U.E. Tuttavia dopo decenni di amministrazione sovietica leconomia polacca era particolarmente malmessa, pertanto nel marzo 2010 la

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Polonia annuncia la sua intenzione di svalutare la propria moneta, lo Zloty, al fine di favorire le esportazioni e quindi rivitalizzare le industrie nazionali. A tal fine si valutava anche dellintroduzione del protezionismo doganale. La svalutazione dello Zloty era tuttavia una politica monetaria opposta a quanto si sarebbe dovuto fare per aderire allEuro, che avrebbe invece previsto un periodo di convergenza dei cambi (esattamente come avvenuto per lItalia). Il 10 aprile 2010 di ritorno dalla Russia, in un incidente aereo perirono 96 persone, tra i quali tutto il governo polacco. In Polonia la funzione di presidente fu assunta da Bronisaw Komorowski, marcatamente europeista ed avverso alla Russia, che infatti inizi le politiche di convergenza per ladozione dellEuro. Poche le notizie sicure rispetto a questo presunto incidente, quello che si sa che la medesima rotta aerea era stata percorsa una mezzora prima da un gruppo di giornalisti occidentali (presenti per altri motivi in Russia) i quali hanno riferito di buone condizioni meteo. Altro particolare costituito da due testimoni che avrebbero riferito di un lampo in cielo, forse una bomba, forse solamente in fulmine. Tuttavia questa versione poi mutata e non erano pi sicuri di avere visto una luce in cielo (questo mi ricorda il caso Mattei). Inoltre nel primo sopralluogo sono stati riscontrati resti dellaereo su unarea piuttosto vasta, cosa che indicherebbe una distruzione avvenuta in volo piuttosto che limpatto di un aereo integro con il terreno. Questo quanto trapelato dalla Russia, esistono quindi pi ipotesi plausibili: 1. Incidente (come da versione ufficiale); 2. Attentato, diretto a instaurare un'amministrazione polacca ostile alla Russia e schierata con loccidente, ed in questa ipotesi si potrebbero avere almeno due possibili mandanti: a) Le grandi istituzioni finanziarie, interessate alladozione dellEuro da parte della Polonia. b) Il patto atlantico (ovverosia gli USA) tesi a sottrarre la Polonia dallarea di influenza Russa. c) Sempre gli USA, tesi a tutelare gli interessi delle loro aziende che sarebbero stati lesi da un eventuale protezionismo doganale. Le informazioni disponibili non credo consentano di formulare un giudizio certo, le disgrazie possono avvenire e possono coinvolgere anche capi di stato. Rammento tuttavia che Cicerone, nel lontano 1 secolo A.C., durante il processo contro Sesto Roscio, disse che per sbrogliare una matassa di questo tipo la prima domanda da porsi sempre la stessa: Cui prodest?

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IL RITORNO DELLA CROCE UNCINATA IN EUROPA

di Francesco Toscano Se gli italiani non si desteranno immediatamente dal cupo torpore che li paralizza, il sofisticato piano di sterminio neo-nazista in atto trionfer definitivamente spargendo miseria e dolore per i prossimi cento anni. La democrazia gi di fatto svuotata. Se i candidati, belli o brutti che siano, non sono graditi alla speculazione finanziaria internazionale, parte subito il ricatto dello spread. I mostri governano con la paura. Milionari a pancia piena e senza scrupoli che chiedono impunemente sacrifici a pensionati al minimo, a disoccupati invecchiati, a famiglie al collasso. I nostri leader la credibilit in Europa se la giocano sul sangue degli ultimi. Per essere riconosciuti dallEuropa che conta bisogna dare prova di avere gettato nella disperazione un buon numero di allocchi pronti a difendere lonorabilit dellItalia. Viviamo allinterno di un contesto socio-culturale palesemente mafioso. I boss di stanza a Bruxelles osservano imperturbabili i picciotti di periferia pronti a scalare la gerarchia criminale a suon di manovre recessive e fucilazionimirate. La scala dei valori invertita. Chi lavora per il benessere sociale del proprio popolo un irresponsabile, un pericolo per i mercati, un populista demagogo. Chi, al contrario, taglia i diritti, genera in vitro sacche di disoccupazione utili per abbassare il costo del lavoro, svende i beni di Stato, demonizza le Istituzioni rappresentative prestigioso e va ringraziato. Nellultimo anno, certificano tutte le ricerche, lItalia reale stata letteralmente disintegrata. I consumi sono calati a ritmi vertiginosi, i giovani in cerca

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di lavoro non si contano pi, le imprese chiudono e gli esodati marciscono nella speranza, vana, di non finire morti di fame, di freddo e di stenti. La Chiesa cattolica, per bocca del cardinal Bagnasco, benedice oggi come ieri la mano dei carnefici. Si tratti di africani da schiavizzare, di zingari da deportare o di poveracci da affamare, la gerarchia ecclesiastica non perde mai loccasione di ammantare di carit i peggiori propositi di demoni imbellettati. In Italia esiste un lite schiavista pronta a difendere con le unghie e con i denti un nuovo equilibrio sociale che garantisce loro privilegi assurdi, fatti pagare ad una moltitudine di neostraccioni ridotti scientemente in una condizione semi-servile. I giornali di regime, propriet dei vari De Benedetti, famiglia Agnelli e Caltagirone, tutti condizionati da banchieri rapaci e milionari, rappresentano una realt falsa ma funzionale al raggiungimento degli obiettivi classisti dei loro indegni padroni. Non per nulla la forbice delle disuguaglianze cresce in maniera esponenziale, mentre tutti omettono di spiegare al popolo che la crisi altro non se non una vendetta sul piano storico delle vecchie aristocrazie predatrici ridimensionate dalla modernit. Noi non abbiamo molti strumenti per difenderci da questa barbarie. Lo studio e luso consapevole del voto, unico strumento di democrazia rimasto nella disponibilit delle masse, sono indispensabili per sperare di porre un freno rispetto alloramai acclarato ritorno della croce uncinata sul trono dEuropa. Nessun voto va disperso. Chi difende, pur con mille distinguo, le politiche distruttrici di rigore e austerit un nemico dellumanit, il cui destino andr presto o tardi appaltato al Tribunale dellAja,competente rispetto alle ipotesi delittuose di genocidio. In Italia Fini, Monti, Bersani Casini e Montezemolo sono alfieri a viso aperto di questo piano disumano, violento, ipocrita e antistorico. Nessun uomo libero si renda complice di cotanta infamia con il proprio voto. La lotta impari, le forze in campo decisamente asimmetriche. Probabilmente gli euro-schiavisti, dopo avere ridotto sul lastrico la Grecia, deporteranno tra gli applausi dei media pure i portoghesi, gli spagnoli, gli irlandesi e gli italiani. Francesi e tedeschi, oggi convinti di fare la voce grossa contro le cicale del sud, si sveglieranno infine con le catene ai piedi, colpevoli vittime di uno schema che, come presto capiranno, utilizza strumentalmente gli odi nazionali per imporre equilibri di classe sovranazionali. La classe media degli imperi centrali verr umiliata per ultima. E solo questione di tempo. Basta muovere le lancette con sulfurea sapienza.

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INTERVISTA CON MARSHALL AUERBACK

Pubblichiamo unintervista, realizzata da Luigi Pandolfi per il portale Calabria on web, con il professor Marshall Auerback durante il summit sulla MMT promosso dal nostro collaboratore Francesco Toscano. Buona lettura. di Luigi Pandolfi Parliamo di crisi, di Europa e di Calabria, con il professor Marshall Auerback, tra i maggiori opinion leader statunitensi in materia economica, esperto di strategie economiche internazionali e di mercati finanziari, direttore della divisione per il partenariato istituzionale dellInstitute for New Economic Thinking di New York. Il professor Auerback stato ospite del seminario internazionale sulla Modern Money Theory (MMT) svoltosi dal 30/11 al 2/12 2012 a Reggio Calabria. La parola pi in uso nel vecchio continente oggi sicuramente crisi. Possiamo spiegare brevemente di che crisi si tratta? "Viene presentata come crisi del debito pubblico, nel senso che alcuni Stati europei non sarebbero pi in grado o rischierebbero di non pagare pi il debito. In questi casi si parla di solvibilit del debito. Dal mio punto di vista, per, questo un falso problema: la crisi

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delle banche, non della finanza pubblica, e risale a quattro anni fa. In Europa il problema della solvibilit del debito si pone perch la Bce non una banca di garanzia dei debiti sovrani degli stati membri. A questo si deve aggiungere che gli Stati dellEurozona sono utenti della moneta unica, ma non battono pi moneta in maniera sovrana. Ecco perch da voi la speculazione pu fare danni". Quali sono secondo lei le soluzioni possibili per uscire dalla crisi? "Quando una persona al pronto soccorso perch ha avuto un brutto incidente, non serve il chirurgo estetico, ma la trasfusione di sangue per salvargli la vita. Ecco, finora lEuropa, ed il governo Monti in Italia, stanno usando per i paesi della Ue la medicina sbagliata. LItalia, come la Spagna, la Grecia, ecc., non potranno tollerare a lungo gli effetti dellausterit, con conseguente crisi occupazionale e produttiva. Stanno perpetrando un vero e proprio furto generazionale a danno dei giovani europei. Io credo che bisognerebbe invertire la rotta, finirla con la follia dellausterit. Perch ci avvenga necessario che la Bce, che al momento lunica istituzione in grado di fronteggiare la crisi, la speculazione, deve cambiare la sua linea. In altri termini la Banca centrale dovrebbe garantire la solvibilit dei bond nazionali, senza lelemento della condizionalit, che significa assistenza agli stati membri in cambio di politiche di rigore. Draghi in parte questo lha capito, ma deve andare ancora pi in l". LEuro ineluttabile? "Leuro non una cosa ineluttabile. Tuttavia, in questo momento il ritorno alla lira, alla dracma, al marco, comporterebbe pi problemi che vantaggi". Fantastichiamo un po. Quali gli svantaggi e quali i vantaggi di una fuoriuscita dalleuro? "Si potrebbe avere qualche vantaggio nel rapporto di cambio col dollaro, che favorirebbe maggiori esportazioni. Ma in generale credo che questa non sia la soluzione. Credo, invece, che sarebbe importante lavorare per ununit anche fiscale e politica dellEuropa. Lobiettivo dovrebbe essere quello della creazione degli Stati Uniti dEuropa. Ci consentirebbe allEuropa di essere pi competitiva nei confronti dellAsia e degli USA. pi utile lavorare insieme che non come 27 paesi isolati tra di loro. In America non importante che il Texas pu esportare pi dello Stato di New York, ma che gli USA, nel loro insieme, siano competitivi nel mondo".

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Il potere politico secondo lei ha una funzione attiva in questa fase, ovvero stato esautorato dal potere tecnocratico e bancario? "La mia personale opinione che in Europa ci sia un deficit di democrazia, e questo non va bene. Burocrati non eletti dal popolo non possono tirare le fila di interi popoli. Ecco perch ho parlato di unit politica dellEuropa. Nel caso specifico dellItalia va detto anche che la personalit di Monti pi autorevole di quella dei suoi predecessori, ma questo non risolve il problema. Basta dire che Berlusconi stato tolto di mezzo da quello che definirei unoStato finanziario. Per lEuropa le priorit per il futuro saranno quindi democrazia politica, unione fiscale, una banca centrale che garantisca il debito degli stati sovrani. Senza di questo lEuropa rischia di implodere". Siamo in Calabria, una delle regioni pi povere dEuropa. Qui la crisi rischia di produrre effetti pi devastanti che altrove. Come pensa che una regione come la Calabria possa uscire dalla sua condizione di strutturale arretratezza? "Anche per far uscire regioni come la Calabria dal sottosviluppo c bisogno di pi Europa. Ma di unEuropa diversa, non fondata solo sullunione monetaria. Il caso calabrese potrebbe essere paragonato in America a quello del Mississippi, che, per la sua debolezza economica, riceve trasferimenti fiscali straordinari dal governo federale. Fuori dallEuropa non ci sarebbe futuro per la Calabria".

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IL SINDACATO DEGLI STUDENTI CON LA FIOM

Riceviamo da Il Sindacato degli Studenti e condividiamo: Il 6 Dicembre, il Sindacato degli Studenti ha aderito allo Sciopero Generale proclamato dalla Fiom, Federazione Impiegati Operai Metallurgici. L'abbiamo fatto in maniera convinta, perch l'intersezione ed il conflitto tra mondo del lavoro e mondo della conoscenza sono evidenti ora pi che mai: la categoria imprenditoriale italiana, ad oggi, non in grado di assorbire dignitosamente la formazione universitaria, non la riconosce, in buona parte non la capisce, e la svilisce sfruttandola e sottopagandola. Dal canto suo, l'universit fatica a garantire un'istruzione di qualit e aperta a tutti, poich a fronte dei continui tagli ai fondi statali i nostri rettorati non han saputo far altro che rispondere con un innalzamento della contribuzione studentesca, mentre parallelamente moltissimi studenti, ogni anno sempre di pi, pur idonei non ricevono le borse di studio. Le politiche di austerity sostenute e attuate da questo governo sono lennesimo passo di una politica che vuole mantenere lItalia competitiva tagliando il costo del lavoro, riducendo i diritti, aumentando lo sfruttamento: non sono le aziende a dover entrare nelle universit per ordinare il laureato che vogliono, ma devono essere le universit a fare del sapere un reale strumento di indirizzo e di cambiamento del modello economico. Da una parte la messa in discussione del valore legale del titolo di studio, dall'altro lato una selvaggia precarizzazione del lavoro, dove non conta cosa e come lo si

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sa fare, ma quanto si sia disposti a sacrificare la propria vita senza alcuna garanzia di un miglioramento contrattuale, e quindi di poter guardare al futuro con pi serenit. Perch se c' un altro concetto che va immediatamente abbattuto, che si debba lavorare a dispetto di ogni esigenza personale, che piuttosto che rimanere senza lavoro meglio lavorare anche per poche centinaia di euro. Abbiamo voluto portare con noi in corteo la precariet, incarnata da alcuni funamboli che con la loro corda hanno rappresentato, fisicamente e simbolicamente, il legame tra mondo del lavoro e mondo della conoscenza dichiara Davide Quagliotto, rappresentante degli studenti in Consiglio d'Amministrazione dell'Universit degli Studenti di Padova. Per dimostrare che non sono pi disposti a passare inosservati, gli studenti in corteo hanno lasciato il segno sulle strade percorse: tante mani colorate, simbolo della volont di riappropriarci del nostro Paese, hanno accompagnato il corteo e resteranno impresse sulle strade di Padova. Oggi dal palco della Fiom Silvia Don, rappresentante di Il Sindacato degli Studenti, ha espresso il pensiero di un'intera generazione: Noi non siamo qui solo per esprimere solidariet ai lavoratori. Siamo qui perch subiamo gli stessi attacchi e per questo vogliamo riprenderci tutti assieme le nostre vite e il nostro futuro. La nostra generazione stufa di essere messa ai margini di questa societ, si stancata di sentirsi nominare senza mai avere lo spazio per prendere realmente parola. [...] Non vogliamo pi essere precari nellaccesso allistruzione tanto quanto nel mondo del lavoro. Oggi la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 36 %, la precariet un fenomeno dilagante, anche a causa di una riforma delle pensioni che, mantenendo le persone pi a lungo al lavoro, riduce le possibilit di ricambio.

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SCIOPERO FIOM: LA VOCE DEGLI STUDENTI

Intervento di Silvia Don, rappresentante de Il Sindacato degli Studenti dal palco della Fiom in Piazza dei Signori (Padova, 6/12/2012) Io sono qui oggi per portare la voce degli studenti universitari, anche noi protagonisti delle mobilitazioni che in tuttItalia sono state in grado di interrompere un dibattito pubblico totalmente autoreferenziale, occupato solo da alleanze e strategie elettorali. Hanno mostrato che esiste un dissenso. Che non va tutto bene. Partendo da scuole e universit che da anni subiscono processi di privatizzazione, tagli e dequalificazione, ci siamo ripresi le piazze e le strade. Governo, partiti, media non hanno pi potuto ignorarci. Siamo scesi in piazza contro lennesimo tentativo di distruzione dellistruzione pubblica, la legge Aprea, e siamo riusciti a fermarlo. Ma non ci basta, non ci fermiamo; non possiamo accontentarci di studiare in scuole e universit fatiscenti, vuote di strutture e di contenuti; non ci rassegniamo ad un diritto allo studio praticamente inesistente, a mense che chiudono, a studenti che lasciano lUniversit perch non ci sono le borse di studio. Negli ultimi anni il governo ha drasticamente tagliato tutto ci che ci consente di studiare e la regione Veneto ha azzerato i fondi per le borse di studio. Quale futuro pu esserci in un Paese in cui listruzione torna

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ad essere qualcosa di accessibile solo da chi se la pu permettere?Non ci basta, per, che si interrompa la stagione dei tagli. Vogliamo aprire una nuova stagione di investimenti e di profonda messa in discussione del modello di istruzione e ricerca, che parta da una democratizzazione delluniversit come dei luoghi di lavoro. Siamo qui oggi come Sindacato degli Studenti e Associazione Studenti Universitari al fianco dei lavoratori della Fiom in sciopero, perch siamo convinti che il mondo del lavoro e il mondo della conoscenza e della formazione siano oggi pi che mai collegati. Sono collegati prima di tutto perch gli attacchi che subiamo sono gli stessi.Le politiche di austerity sostenute e attuate da questo governo sono lennesimo passo di una politica che vuole mantenere lItalia competitiva tagliando il costo del lavoro, riducendo i diritti, aumentando lo sfruttamento. A cosa serve unistruzione di qualit e una ricerca avanzata se lobiettivo quello di avere lavoratori dequalificati, interscambiabili, ricattabili e poco remunerati? Ed ecco allora che lattacco ai saperi e lattacco al lavoro fanno parte di ununica strategia. Perch l'intersezione tra mondo del lavoro e mondo della conoscenza evidente ora pi che mai: il sistema economico, ad oggi, non in grado di assorbire la formazione universitaria, non la riconosce, in buona parte non la capisce, e la svilisce sfruttandola e sottopagandola. E deve essere chiaro a tutti che la soluzione non pu essere quella di renderci tutti pi ignoranti, ma semmai trasformare il tessuto economico. Non sono le aziende a dover entrare nelle universit per ordinare il laureato che vogliono, ma devono

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essere le universit a fare del sapere un reale strumento di indirizzo e di cambiamento del modello economico. Una reale uscita dalla crisi va esattamente nella direzione opposta a quella che ci prospettata. Occorre porre con forza i temi della dignit del lavoro e della centralit dei saperi, perch da questa crisi si potr uscire solo se il Paese si chieder cosa produrre e come produrre, solo se si cambier radicalmente il sistema in cui viviamo. Pensiamo che il sapere, se liberato dalle logiche del mercato, possa essere la chiave per emancipare i cittadini dallo stato di subalternit in cui viviamo quotidianamente e creare le condizioni per un cambio radicale di modello di sviluppo, per un modello basato sulluguaglianza, sullequa ripartizione delle risorse e delle ricchezze, sulla giustizia sociale e ambientale. Proprio perch la battaglia che conduciamo in difesa dellistruzione pubblica non corporativa, ma parte dai saperi per cambiare lo stato di cose presenti, abbiamo scelto di scendere in piazza oggi con gli operai della fiom, in occasione di questo sciopero. Cambiare la scuola e luniversit non possibile e non ci basta se attorno a noi continuiamo a vivere in un mondo ingiusto, in cui trionfano precariet e sfruttamento, sotto legida di un mercato fondato sullo sfruttamento e sulla sopraffazione delluomo sulluomo, delluomo sulla natura. e non da ultimo delluomo sulla donna. Noi non siamo qui per esprimere solidariet ai lavoratori. Siamo qui perch subiamo gli stessi attacchi e per questo vogliamo riprenderci tutti assieme le nostre vite e il nostro futuro. La nostra generazione stufa di essere messa ai margini di questa societ, si stancata di sentirsi nominare senza mai avere lo spazio per prendere realmente parola. Non vogliamo pi essere precari nellaccesso allistruzione tanto quanto nel mondo del lavoro. Oggi la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 36 %, la precariet un fenomeno dilagante, anche a causa di una riforma delle pensioni che, mantenendo le persone pi a lungo al lavoro, riduce le possibilit di ricambio. Ogni giorno ci usano per contrapporre un mondo di garantiti a quello di non garantiti, ma non cos. La precariet diventata di tutti e di tutte. La cancellazione dellart 18 rende precario tutto il mondo del lavoro, lassenza di un welfare e di veri ammortizzatori sociali impoveriscono i precari e le precarie di oggi al ricatto di un mondo del lavoro privo di diritti. Siamo qui oggi perch condividiamo tutti la stessa condizione, quella della precariet come condizione di vita diffusa. Prospettiva di vita che fa emigrare allestero ogni anno migliaia di giovani, non certo solo per unesperienza di vita formativa, ma per una vera e propria necessit, per costruirsi un futuro che qui non possono trovare. Noi per vogliamo restare! Anche quando siamo costretti ad andarcene, noi vogliamo restare! Vogliamo restare e lottare, cambiare il Paese per non dovere cambiare paese!Vogliamo restare per costruire quellalternativa che con le ultime mobilitazioni abbiamo dimostrato esistere. Lalternativa in ogni scuola o facolt occupata, dove il sapere si trasmette orizzontalmente, dove le decisioni vengono prese con pratiche democratiche e partecipate. Lalternativa a Pomigliano, quando le lotte di questi anni vincono con il reintegro degli operai. Lalternativa nella lotta per liberare il lavoro dallautoritarismo e la subordinazione, che Marchionne rappresenta appieno nel nostro paese. Lalternativa a Taranto, anche se nessuno la vuole vedere. Lalternativa in Val Susa e nelle lotte di tutti i giorni contro la devastazione del territorio. Lalternativa la critica di questa economia politica lalternativa a questa societ esiste, ma servono tutti i pezzi messi assieme per completare il quadro per cancellare una societ fondata sullautoritarismo e sulla schiavit, e fondarne unaltra su democrazia reale, uguaglianza sostanziale, giustizia sociale. Il futuro siamo noi, nessuno si senta escluso! Il Sindacato degli Studenti / Asu - Associazione Studenti Universitari

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IL POPOLO VENETO N.33-34/2012 PAG.31

ONLINE IL CATALOGO DELLA STAMPA VENEZIANA


Catalogato anche "Il Popolo del Veneto" pubblicato dal 1949, erede de "Il Popolo Veneto" fondato nel 1921. Venezia - Un secolo di carta. Catalogo analitico online della stampa periodica veneziana (1866-1969), stato presentato al municipio di Venezia, con una conferenza stampa alla quale sono intervenuti Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia, Gianluca Amadori, presidente dell' Ordine dei Giornalisti del Veneto, Mario Isnenghi, presidente dellIstituto veneziano per la storia della Resistenza e della societ contemporanea - Iveser, Marco Borghi ideatore del progetto e curatore del catalogo. Esito di un decennale e impegnativo progetto di ricerca - promosso e realizzato dallIveser - il repertorio analitico si proposto lambizioso obiettivo di individuare e catalogare tutta la stampa periodica (quotidiani, riviste, notiziari, bollettini, annuari, strenne ed almanacchi, numeri unici) pubblicata a Venezia dal 1866 al 1969. Ne uscito un imponente e innovativo catalogo con le schede di 1.820 esemplari pazientemente e rigorosamente spogliati e descritti da un gruppo di lavoro composto da 18 studiosi e ri cercatori. La navigazione online, sulla base di diverse modalit di ricerca e di connessioni, permette un affascinante itinerario tra le pieghe di migliaia di pagine di una fonte poco valorizzata, e spesso sconosciuta: un nuovo e originale osservatorio destinato a contribuire per una complessiva rilettura della storia di Venezia in et contemporanea, e dei suoi protagonisti (grandi e piccoli). Il presidente Amadori ha ricordato che lOrdine del Veneto ha patrocinato e sostenuto finanziariamente liniziativa, anche per il ruolo centrale della stampa veneziana nello scenario regionale: grandissima parte dei periodici schedati ha lo sguardo rivolto alla realt veneta - spesso dichiarandolo fin dal titolo - o espressione di categorie e di associazioni, di enti pubblici e di amministrazioni private che in Venezia avevano, e a volte tuttora hanno, la sede centrale di realt diffuse nellintera regione e le cui pubblicazioni, quindi, avevano valenza veneta. Amadori ha poi annotato che, assieme agli storici e ai ricercatori, i giornalisti sono i primi destinatari di Un secolo di carta, in quanto importante esplorare le radici sulle quali si fonda il giornalismo veneto di oggi e i percorsi sui quali, dalla seconda met dellOttocento agli anni Sessanta, i giornalisti di Venezia e con essi, quelli del Veneto hanno raccontato e interpretato cento anni tra i pi drammatici e vivaci della nostra storia e della nostra societ. Dalle schede di Un secolo di carta e dalle pagine dei periodici schedati, rintracciabili nelle biblioteche, scaturisce quindi, per i giornalisti veneti, non soltanto una straordinaria occasione culturale, ma anche un prezioso sussidio professionale. Il sito del catalogo, liberamente accessibile, www.unsecolodicartavenezia.it

IL POPOLO VENETO N.33-34/2012 PAG.32

CINQUE ANNI FA LA TRAGEDIA ALLA THYSSENKRUPP


Intervento dellingegner Mauro Rossato (Presidente dellOsservatorio Sicurezza Sul Lavoro di Vega Engineering) Si chiamavano Antonio Schiavone, Giuseppe De Masi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodin, Rocco Marzo e Bruno Santino. Questi i nomi che narrano la tragedia consumatasi tra il 5 e il 6 dicembre del 2007 allacciaieria ThyssenKrupp di Torino, quando i sette operai vennero investiti da una fuoriuscita di olio bollente, che prese fuoco. Da allora sono passati esattamente cinque anni e le vite di chi lavora continuano ad apparire sempre pi fragili. Purtroppo questa parte della cronaca nera del Paese appare maggiormente forte ed eclatante quando lincidente coinvolge pi lavoratori, ma la realt che si continua a morire tutti i giorni e anche pi volte al giorno in fabbrica, sulle impalcature e soprattutto sui campi. Esistenze spezzate che spesso rimangono non lette in quelle poche righe dedicate agli incidenti sul lavoro ai margini dei quotidiani locali; eppure dietro a quei brevi testi giornalistici si celano lacrime di intere famiglie devastate dal dolore per la perdita di un figlio o di una figlia, di un padre o di una madre, di un marito o di una moglie, di un nipote. Unire insieme tutti questi drammi, quindi, significa dare un peso allemergenza delle morti bianche nel nostro Paese: ed quello che il nostro Osservatorio si trova a compiere quotidianamente. Per arrivare cos tragicamente a rivelare che sono 445 le vittime registrate in Italia dallinizio dellanno alla fine di ottobre senza contare le vittime sulla strada. Cinquantenni e ultrasessantacinquenni i lavoratori pi colpiti, come se lesperienza fosse sinonimo di sottovalutazione del rischio. Mentre una delle situazioni pi drammatiche arriva dalla Lombardia, dove in ottobre si sono verificati 8 dei 53 decessi rilevati nel mese in tutta la Penisola. Un solo dato appare positivo anche se non sufficiente ad arginare significativamente il dramma: il decremento della mortalit rispetto allo scorso anno pari al 3,7 per cento. Poca cosa rispetto agli obiettivi che una societ civile dovrebbe porsi. E tali drammi non ci abbandonano neppure per un giorno. Neppure nel fine settimana, neppure nel periodo estivo. Perch il bollettino delle vittime del lavoro non sarresta. Una sciagura che non conosce consolazione per chi perde un proprio caro in questi casi. Per questo non ci sono risarcimenti n processi che possano restituire pace ai parenti delle vittime. Per questo la sicurezza sul lavoro dovrebbe essere sempre pi in primo piano nella politica del nostro Paese.
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