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Myosotis

Collana diretta da Monia B. Balsamello

ISBN 978-88-546-0677-7 2010 Copyright dellautrice Ibiskos Editrice Risolo Via Campania, 31 50053 Empoli (Firenze) Tel. 0571 994144 Fax 0571 993523 E-mail:info@ibiskoseditricerisolo.it http://www.ibiskoseditricerisolo.it vietata la riproduzione, anche parziale, non autorizzata con qualsiasi mezzo effettuata, compresa la fotocopia, anche a uso interno o didattico. Lillecito sar penalmente perseguibile a norma dellart. 171 della legge n. 633 del 22.04.1941.

Patrizia Dughero

Luci di Ljubljana
Poesie

Myosotis

PREFAZIONE
Tutte le buone liriche sono chiuse e aperte insieme: obbediscono a una legge anche se invisibile. Eugenio Montale

Poetica del circostante. Eleganza della parola che scolpisce il bianco del foglio, rispettandone comunque conini ed essenza. Perch il bianco da rispettare quanto linchiostro che lo incide. Esistono uno in funzione dellaltro, si deiniscono a vicenda, completandosi. Patrizia Dughero disegna le pagine liricamente. Conosce il gusto dellevocare, quel chiamar fuori dal suo immaginario intimo sensazioni da rendere poi corali e condivisibili. Lo stile qui una mappa da studiare e interpretare per viaggiare su territori sempre nuovi, a tratti distanti e contraddittori, cercando una meta, condizione fondamentale e da non dimenticare quando si sceglie di immergersi nella poesia. Conosco lettori che si affannano pretendendo sempre un perch, una ragione. come se, mentre si ascolta una musica, si cercasse a tutti i costi di capire il motivo per cui ci piace tanto. Questo po-

trebbe avere un senso qualora fossimo degli addetti ai lavori, musicisti a nostra volta che sincantano ad apprezzare una certa sonorit, un virtuosismo, il modo di suonare un strumento. Esperti in valutazioni tecniche, insomma. Ma, almeno per quanto riguarda me, semplicemente mincanto ad ascoltare, mi lascio investire anche mille volte di seguito dalla musica, sia essa resa in note o in parole, rapita senza un perch dalla bellezza Perch la bellezza unarmonia complessa portata alleccelso, talmente potente da spazzarti via lasciandoti inebetita e felice. E come si fa a dare a tutto questo una ragione precisa? Lo stesso approccio tendo ad avere quando leggo una poesia, per cui il suo scheletro stilistico, a seconda di com, mi affascina tanto perch crea sonorit e mistero. Una ragione, forse lunica, va sempre cercata con limmaginazione e non con la razionalit, proprio perch il poeta spesso evoca soltanto e a sua volta non vuole spiegare. Non seguo quasi mai le vie suggerite, eventualmente, da un poeta, anche quando ho modo di confrontarmi con lui e parlare del suo lavoro. Perch inevitabilmente la mia lettura carica del mio viaggio e della storia che ho vissuto, degli occhi che oggi ho e che domani saranno diversi. E solo a volte ci sar concordanza di percezioni. Non presunzione ma amore per il relativo, lunica dimensione per me possibile quando si parla di arte. Per questo amo proporre, e solo proporre, una possibile strada e credo nella costante moltiplicazione degli effetti che un testo poetico produce nel tempo e nelle persone. La raccolta di Patrizia Dughero nasce dalla scoperta e analisi di alcuni fatti del passato che appartengo-

no alla sua famiglia paterna. Due sipari, a sottolineare una ricerca composita che, specie nel secondo, va a scoprire non solo le familiarit ma anche la terra concreta, lossessione a risolvere le identit e la sindrome da mancanza di radici, frutto di un continuo girovagare avvenuto nellinfanzia. Lo dichiara per amor di chiarezza. Una chiarezza che la limpida coscienza dogni testo che leggerete. Le radici sono evocate come punto di partenza che non soffoca ma spinge. Fatti, sensazioni, scenari di un passato personale e collettivo colorano le pagine di unintensit credibile e corale: Il maneggio./ La donna riconosce il luogo./ Periferia bassa di un paese a luglio./ Il palazzo in fondo / con lintonaco di secoli,/ gruppi di persone, macchine ordinate,/ di nero solo lei vestita. Un caleidoscopio di immagini che sono ciascuna simbolo e ripartenza, mai mera descrizione. Una giostra di igure reali ed intime che giocano a depistare, a cambiare continuamente il punto di vista, spiazzando. Perch quando cerchi un approdo, lo rincorri e lo pretendi, timbatti nella moltitudine del tuo vissuto e devi scavare, arruffare, sofiare per togliere il di pi e arrivare allessenza. Radici che, oltre che nel ricordo, affondano forte nel gioco delle sonorit di parole ascoltate, perch un contesto familiare anche questo: la musica verbale di luoghi e accadimenti. Quello che dici e quello che senti. Una serie di testi in dialetto con annessa traduzione testimonia questo esperimento di rievocazione sonora. E come spesso accade la lingua ascoltata sai capirla e usarla senza sapere per come si scrive, proprio perch il suono la cifra essenziale che ti unisce a chi la sta parlando. Un po come se stonassi ma ti capiscono lo

stesso. Lautrice col friulano tenta di tradurre immagini che sente arrivare quando ad occhi chiusi. Per farlo usa una specie di senso intermedio. Il dialetto della Dughero non vuole avere niente a che vedere con un vernacolo, anzi la sua praticamente una lingua inventata per tessere radici. Nella scrittura si liberato qualcosa portato da venti o isole di vento e ha scelto il friulano che penetra nella terra dura. Dificile, come lei stessa ammette. Se il patrimonio culturale di una porzione di territorio riveste per alcuni scarsa importanza, per lautrice appare sempre pi evidente come la somma dei valori umani e spirituali delle diverse localit -che si trasmettono in special modo con il linguaggio- ne caratterizzino invece lidentit. Unidentit che lei cerca di tratteggiare in un percorso poetico variegato seppur unitario. La poesia dialettale dellautrice diventa cos lespressione immediata dei suoi sentimenti, in un gioco di lingua semi-inventata, un friulano diverso dal friulano ma che vi affonda fortemente, nel senso di parole effettivamente esatte, da vocabolario, ma non da lingua parlata. Il percorso in pratica dallitaliano pensato al friulano scritto e di nuovo, a cascata, allitaliano che traduce e spiega al lettore. E di nuovo il balbettio del friulano italianizzato e viceversa. Quello di nonni e zii, vicini di casa e parenti, il contesto sociale, la materia umana che colora il caleidoscopio dei ricordi. Una lingua di pancia. La Dughero esplora cos facendo una terra perduta nella memoria, guidata solo da dej vu sonori. Cerca conferme e accoglienza in una lunga attivit di approfondimento e ascolto. Per arrivare a capire poi che Qui dove siamo il presente non esiste./ I bam-

bini col bagaglio pesante/ fanno vagabondare macchie di stelle/ e sulle scatole nere imprimono segni in un eterno fanciullesco che annega il tempo in un bicchiere di scoperta. Il gioco del suono, della metrica, dellassonanza si veste poi di altre sfumature. Nuovi innesti verbali spingono Patrizia Dughero a sperimentare la forma degli haiku. E lo fa con umilt e spirito curioso. Nella letteratura giapponese gli Haiku hanno come presupposto base la convinzione che il linguaggio sia inadeguato per testimoniare la verit del cuore e dello sguardo. Accezioni Zen permeano i testi, essenziali ed evocativi, nudi. Ogni manifestazione del reale pu essere oggetto di un Haiku perch ogni cosa ha in s energia vitale. La mente deve mantenersi libera da schemi preconcetti per cogliere lessenziale, non a caso invisibile agli occhi, come ci ricorda la saggia volpe del Piccolo Principe di Saint-Exupry. Un movimento di sillabe tassative costringe la lingua a spogliarsi di ogni orpello e lautrice a ricordare la comunione con la natura. I suoi Haiku cercano di rispettare i dettami di non mera descrizione realistica e seguono una delle due forme previste dalla tradizione giapponese: quella tipologia in cui uno dei tre versi (normalmente il primo) introduce un argomento che viene ampliato e concluso negli altri due: Le foglie urlano il/ presagire del lampo./ Ed tempesta. Il secondo tipo, il trattare cio due argomenti diversi messi fra loro in opposizione o in armonia (e dunque il primo verso introduce un argomento, il secondo verso lo amplia e lo approfondisce, il terzo produce unopposizione di contenuto, un capovolgimento semantico che

in qualche modo ha per relazione con il primo argomento, uno sbalzo semantico pu anche essere sottilissimo) non viene scelto da Patrizia Dughero, forse per quella intrinseca ricerca di armonia e corrispondenza che condiziona anche lintima essenza dei versi, il loro contenuto. Che tutto sia coerente. Che si possa, almeno nella libert della pagina, spazio nostro ed intoccabile, trovare il denominatore comune che rassicura. Gli Haiku diventano qui una composizione pi ampia, scendono a pioggia a inizio silloge a creare un quadro, seppur ciascuno mantenendo la sua identit. E poi, nel corso delle pagine, diventano cammei, innesti rapidi, lampi, come pause del respiro. Una raccolta che chiede e risponde. Affascinante. Rapida e silenziosa. Densa. Lelemento personale, il dato biograico viene trasigurato e diventa universale, comune a chiunque sia in ricerca. Non importa se di radici, appartenenze, spiegazioni, rassicurazioni. Ricerca. Cambio di visuale, altre angolature. Una silloge da tenere in tasca e non nel cassetto, per averla l, pronta, ogni volta che la voce, domandando al cuore, tema in cambio il silenzio.
MONIA B. BALSAMELLO

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Gli organismi sono affascinanti intrecci di s, non pi e non meno di esistenze sempre aperte a pi livelli e circolari, sempre spinte dalla mancanza di signiicato che esse generano affermando la loro presenza.

F.J. Varela, 1990

Oriente od occidente, unica la malinconia del vento autunnale. Bash

Redinoce
Gi ino in costa corrono le distese di lecci bruni. Verso libeccio volteggiano su barche le tamerici. Le foglie urlano il presagire del lampo. Ed tempesta. Impermanenti sculture di granito cigni sul mare. Bianco silenzio persiste la fragranza dellelicriso. Il germano qui chino alla foce ed di nuovo sera.

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Stima sintetica, primi versi


La terra di Rocca profuma di corteccia e punge la sua essenza. Riveste la pelle penetra lo stomaco. Ti avvolge come olio e poi torna ruvida sulla supericie dellacqua in lontananza dalle mura sgretolate nella gloria. Ci ha unito un giorno a lei torniamo silettando il ricordo di quelle rughe lignee a fare da verso. Senza lei ci esaltiamo alla parola e non richiediamo calcoli. Qui la stima non legata al momento.

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Mancanza
Lassenza lo circondava come corda al collo. Tante cose si possono nascondere in fondo al petto e nessuno poteva esigerne una smoria. Lei gli diceva di piantare parole dentro il mutismo. Lui rispondeva che lanima era il rilesso del mondo. E la bellezza era luce, luce che nella donna si riletteva. Impossibile stringere la tua immagine che resta in me e la sua luce. E dire che sei proprio qui in carne ed ossa, qui. La vita non uno scherzo, lei diceva. Da quando ti sei allontanata molti luoghi sono diventati inutili come in pieno giorno le luci. Dovr ricostruirla, la vita vasta che ogni mattino nel tuo specchio si riletteva. La vita non uno specchio, lei ripeteva. Perch a ottantanni, dopo aver piantato alberelli, non penserai che restino ai igli. In quale conca poser parola che mi scagli dal silenzio dopo alberi di vigore levati ai lati della bocca tua, lui domandava, e sentiva ancora lassenza circondarlo come mare in cui sparire.

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Non uno scherzo la vita, lei gli ripeteva. Almeno come il gatto tuo che gioca a uccidere lo zero. Ma ora che ti ho visto insieme a te ho conversato, nessun rimpianto si arrampicher, inviolato, sulle pareti ripide del cielo.

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Legami
Da nastri di sabbia e temporali faticose navigazioni ogni ora assediati il nostro albero sta nel giardino invano offuscato per le ruvide montagne. Silenziose, la loro ombra affretta la notte e il triste mare di inutile vigore. Ci perdiamo a resistere quando potremmo visitare nel giardino la nostra dimora.

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Giardino
Guardo le rocce bianche fonti mute. Certa malinconia mi suscita lo sguardo a divorare la speranza dantiche piogge sfogliate. Su per le acque, tra londe, ho perso quella tristezza che tu mi conosci. Allora che andrai a fare? A prendere il crepuscolo in cui il libro cade dalla inestra mia, in cui lultimo spazio precipita laltezza delle stelle cos come vuole langelo? Allora perch scagliarmi fuori quando il tuo inlusso mi carezza come raggio di sole? Io non ti invento e anche la tua assenza pi che una mancanza.

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Acronia
Qui dove siamo il presente non esiste. I bambini col bagaglio pesante fanno vagabondare macchie di stelle e sulle scatole nere imprimono segni. La madre di creta e cristallo contempla i piccoli abitanti che giocano con la consueta euforia nel tessuto dellaria. Cerchiamo il diverso marcando il passo sul selciato della citt che oppose torce ancora viventi alla dittatura del tempo. Scandito ora da un organetto che conduce al limitare del luogo dove ininite matrioke distese su ripiani trasparenti ti vengono incontro. Qui dove siamo raccogliamo igure nel tempo scelte casualmente mentre pareti allampanate o tozze si toccano. Come quando incontrai gli occhi carbone di nonno, riverso,

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trasportati nel mare di giorno. Ascoltiamo grammofoni mentre scorgiamo genti di tessuti riempite alzare le braccia verso i nostri piatti pieni. Polpose parole compongono musiche inconsistenti bambole russe, abbacinate, disfano i colori nellunico raggio a cui, col sacriicio del sogno, danziamo come pulviscolo.

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Ascoltare con lentezza


Ascolto, solo chi lo sa fare pu dire. A te che sai ascoltare io dico: il niente da comprendere non si pu uscire dalla sofferenza. Tu che componi suoni e sai ascoltare ricordi colori e pomeriggi nelle nostre citt dinfanzia? Non ci fermavamo mai. Correvamo soltanto. Ricordi come tutto nel gioco si distendeva? Fervido movimento sul campo gi grigio asfaltato e sulla sabbia contagiata dallinverno. Dove spalle larghe difendevano il compagno di gioco e spingevano via il traditore tradito. Il desiderio non irrompeva nelle regole. Lo sguardo ti raggiungeva, dritto, senza colpa.

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Con vista
Bassi lecci al vento nel costone sulla deriva di Redinoce. Ombrelloni celesti, bianchi un po aperti e chiusi. Vedo due piante di piedi. Di donna col costume rosso. C stata una tromba daria. Una camicia volata. Ora si allunga tra noi. Sembra voglia farsi ritrarre. Semplice eseguire. I pennelli campiscono il bianco schietto, pennelli ordinati riproducono il vero, matite e colori comodi da seguire. Le tamerici volteggiano sopra la barca ribaltata, accanto al cancello verniciato di fresco. Gli americani, loro s, compongono versi destrutturati, ma noi, i soliti narratori, non possiamo che raccontare storie.
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Con tatto
Palla viola fulmine sferico addolcito nella sospensione buia mancanza assenza discendono. Vertigine oleosa vertigine vertigine di vento si accartoccia sul braccio destro distratto dal cococ ingiallito dellestate. Arsura divide il pensiero. Inspiegabilmente i piedi smettono di ascoltare isole di vento guardano in su chiedono alle nuvole di portarli in alto. Tatto.

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La citt delle dame


Il libro dei vivi guida alla stima delle abitazioni noi che ci vogliamo cos bene, senza corpo.

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Il pittore di milonghe
Il cielo ancora ti aspetta, seduto sulla soglia dellandito. Non fa rumore e accoglie, chiama i tuoi occhi che ora vedono il domani, evoca lei cugina della luna. Immerso nellodore inconsistente di pigmenti in quello pungente della trementina la rimiravi. Incantato dal pozzo che il suo volto rispecchiava, non avevi resistito. Appoggiasti le labbra per toccare il fondo quando, improvvisa, una isarmonica si distese quieta nella tua oficina.

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VII
Se esistesse alla ine un ine di notte ancora ti potrebbe capitare il mondo cortese, ma c una buca in mezzo alla gente e nessun obbligo alla saggezza.

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Onde di sabbia profumano di fresche sfrangiate nubi

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Rude fragranza di mirto e di pesco mi raggiunge fresca.

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Per amor di conoscenza


Volta assillante. In posizione accovacciata fra bestia e uomo laria sembra calda. Poi fredda molto fredda. Il deserto no. Il deserto sempre lo stesso pu solo stare. Un t dopo laltro alla stessa ora Ogni giorno ogni volta cos dolce da diventare amaro. Desiderosa di sollevarsi dalla posizione orizzontale di non strisciare pi, la ragazza, non riuscir. Tempesta di sabbia. Sulla duna, tentando di non scivolare la preghiera nel deserto sta arrivando. Il compito del viaggio, la posizione della conoscenza. La ragazza beve t alla menta. Alla luna ella fu, siccome immobile. E io vidi in un vortice di polvere gli altri vedevan siccit, a me ricordava la posizione tra la bestia e luomo quella accovacciata. Passata era la tempesta. La preghiera, nel deserto, sera mostrata.

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Piazza chiusa per lavori civis


Improvviso il sole si leva. Fragore di ferro monta su sassi stesi di scabra consistenza. Sembra che dormano ancora le foglie lucenti dei tigli intorno. I barboni allontanati dai giardini. Allalba nuova la brava gente ancora non fa spreco di parole cenciose e lusinghiere. Le macchine dal ianco sentenzioso incrociano il nostro mattino, iglia mia che pari mia sorella. Dalla fonte ci attraversa il volto unombra concava e ci leviamo con nubi di viaggio a scoprire ci che era. In questora in questa luce la piazza nostra pare tessuta di sabbia. Colore tenue il cielo stesso rilesso sul palazzo di cristallo che lo rende reale come un verso dimenticato e recuperato. (I palazzi ancora hanno le occhiaie.) Un tempo quella fontana non cera e lacqua qui non scorreva. Una baracca soltanto nellarsura dellestate: Da Agnese. I migliori cocomeri. Placavamo qui le nostre seti tra i brusii e i sussurri di citt. Progettavamo mondi dai subbugli. Ora ci resta questa sagoma concava a intagliare i nostri volti certi tra le foglie gialle.

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Pelle di luna
Elude la desolata landa quando tutto igura giallo con le note di mamma china e immersa. Il lusso di Clara non fende la rugiada. Querulo elegante osteggia la luna fanciulla, lavora navigando la costa titillando lurna nascendo senza paura. Gioca la monotonia per uccidere lo zero.

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Evento di spuma
Risveglio dacqua le campane sul porto leco dilegua. Dolce far niente nel piccolo villaggio sulla scogliera. Sono seduta allombra dei pini col mare davanti. Inesausto ecco il moto beato monta ai sassi stesi. Resti sicuro avvinghiato alla pelle che ti riluce. Un topolino lecca la raganella a foce giunta.

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La Dula di Sperlonga
Sulla piazza bianca la Dula avvolta dalla roccia volto scolpito occhi di granito. Ha mani giganti per confortare. Non resta di pietra si muove si staglia. Le sediamo accanto, io e sua nipote. Sole nella piazza in silenzio mentre il mare distante gorgoglia nel vento. Chiediamo una storia una storia soltanto alla Dula di spelonca vestita. Risponde sicura: Ne ho tante. Ero sempre di fretta accorrevo con lei, la custode del parto, a raccogliere il frutto e il mistero che nelle viscere si svolge. Le donne volevano mani grandi e nessun potere. Io accudivo la loro discordia pensando al bambino e a quel iume tortuoso quando giunge alla ventraia.

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A ci che il frutto staccato produce. Perch, nonna, non mi prendi con te? Non pi tempo, resto sola oramai. Forse piange o sorride mentre la pelle le si distende: la dula del ventre. Ascolto sicura e stupita ancora bambina, quasi donna oramai. Nella piazza romita scandiscono folle le campane della sera coprono il mare e il suo gorgoglio e le voci serene di nonna e nipote davanti allignoto. Chi la Dula, veramente? Non uno scherzo, la donna che accompagna! Cos lo scrivevo conservo le strofe le stanze fragranti di spume e borbotti col mare davanti.

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Macchie di stelle lisole che scorgo ora dallisola mia. Luci.

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Ad Alojz Gradnik il poeta che corteggi la mia bisnonna


Oggi mi appare lontano il mio paese dallincanto mite con le vigne a fare da mantello nel sole e la lingua che coglie parole ghiacciate che neppure il sole scioglie. Ora si fa chiaro ci che non abbiamo ancora scorto ci che la madre ebbe dalla madre e da quella di sua madre quello che ora ha germogliato tutto ci che sussurra il iume, il campo, il monte, il bosco, il poeta. Ci si fa chiaro e si fonde nel sangue linizio, fonte e meta, e solo nellultimo passo si nasconde quello che d amando e che i morti riunisce ai viventi

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Vielis crots, vecchie rane


a mia iglia Clara

Suole di vento raganelle di memoria tracciano unorma lieve.

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Decalogo femminile
Per queste ragioni stimo la donna che tradisce: perch come leroe greco, come Arianna che, con gli eroi, compie il salto al di l della necessit, come Elena che porta gli amati eroi al loro tramonto, come Antiope che si rivolta contro le fedeli suddite, corse a salvarla, Medea che abbandona il paese della magia per giungere a quello della legge, delluomo, Antigone che, oggi, tradisce la legge della sua citt, del suo popolo, per un gesto di piet verso un morto, perch, come in una scacchiera, ridispone il potere del singolo pezzo, e come dentro la scacchiera, quando il bianco colpisce il bianco e il nero colpisce il nero, genera confusione, perch, come dentro la propria casa, dentro lorigine nella negazione, creando lo sconcerto, agisce. Perch agisce come se uccidesse mostri, perch i mostri vanno uccisi. Come la donna che tradisce stimo il tradimento della donna, gesto eroico che forma, in-forma, ri-forma.

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Decalogo maschile
Ma, come la donna che tradisce, non stimo il tradimento della donna: perch ri-formato a partire dalluccisione dei mostri, in-formato su un solo binario tanto da perdersi nelloscurit, perch formato nella legge delleroe quella della negazione, perch come lottusit delleroe greco, generato dalla confusione, quella creata dai mostri uccisi dalleroe greco, perch sostenuto dalla soppressione degli orrori, delle teste e dei tentacoli, sconcertato dalla paura del troppo pieno delle teste, dei tentacoli, degli arabeschi di squame appartenenti ai padri, perch legittimato dalle leggi degli uomini che il tradimento femminile ha contaminato, perch cancellato dallopera dei padri che il tradimento femminile ha portato a completamento, perch estinto nel vuoto che luccisione dei mostri ha generato, Per queste dieci ragioni non stimo il tradimento della donna perch tradito dal pieno che gli eroi non possono sconiggere.

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Agli sposi
Con semplicit allunico signiicato alla libert, inseguendo il cammino campo dotato di buone qualit rendo omaggio. Come una stella un miraggio una lampada gocce di rugiada bolle sogni lampi e nuvole illusioni consapevole dei fenomeni come tali. Montagne fatte di gioielli alberi e mucche che esaudiscono i desideri messi che crescono senza essere coltivate il grande vaso del tesoro le madri tutte, detentrici della bellezza e delle ghirlande delle canzoni e della danza dei iori e dellincenso della luce e del profumo sole e luna il prezioso parasole.

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La libert dalle guerre con le madri felici e gli infelici liberi per sempre.

Non deviino i consorti dalla via per la citt adamantina completamente libera possiedano occhio di saggezza che vede direttamente il pi alto coraggio per distruggere tutti i complotti dellesistenza caotica.
Liberamente tratto dal Sutra della Libert

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Animali della mia isola


Mio gatto Mim ti nascondi tra muro e rosmarino.

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Voltano al mare dalla cima ghiaiosa martore rosse.

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II

Secondo congedo Fossl glaado


O mio cuore, dal nascere in due scisso, mi piul, te moveves tant che un bisso. Quante pene durai per uno farne. Cetant mi dopr par doi a petrne. Quante rose a nascondere un abisso. Un grum de tiere pa scuindisi chel che no cognosso.

(a Saba, con Saba)

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Terra di nessuno
Omaggio a Sharon Olds

Mi sono svegliata davanti una terra congelata da brina spettrale, ho deciso di partire per la terra di nessuno quella, un grum, dove sono sprofondate piano le ossa grandi di nonno. La terra di nessuno non da masticare e il morire di nonno non stata cosa malvagia, provo a dirmi. Non stato n bene n male, mi dico. Lo vedo. Anche il suo dolore, quando il viso si contratto e la bocca ha risucchiato quella terra che non da masticare, le mascelle arretrate. Penso al vier, al verme che si nutre in ogni terra e ci svuota di ogni sogno. - Cr e pet, cuss al sar, manjaran i viers planc planc...- cuss ds1, cos dice. Penso poi che la vita, quello il mondo dove ha vita il sesso, il mondo di sangue e nervi che non ha chiesa n morale come se ci recassimo con lui nei boschi ili derba bianca e stecchita, terra dura come se sentissimo lontano da un campo
1 Cuore e petto, cos sar,/ mangeranno i vermi pian piano...- cos dice,

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invocazioni indistinte di raduno pi piccole delle pi piccole gocce di brina. Dai boschi cupi di verde vogliamo toccarlo, pulirgli il viso. Penso oltre tele oscure piatte: le prendiamo dalla terra sporca per passarle sul viso a siorarlo, cos che quei giri lecchino i pori in profondit, prima che lui muoia. Voglio essere in lui come fu un tempo viaggiando gi nei suoi testicoli, prima ancora che plasmasse mio padre. Comprendo cos la comune morte, come quella che lha preso prima che mi mostrasse il volto e non comprendo latto dellomicidio. Vedo ci che fanno gli omicidi lasciando un pupazzo di te dietro di te. Me lo hai detto. In ginocchio su un ponte ti guardo dalla riva penetrare la duttile argilla dove spunta una quercia vigorosa di lidrs, di radici intrecciate. - Viodistu chel rl su la mont? Nancje il folc a no lu creve. Ma la s medole e je il cjamp de ms cunvieriis mortl. 2

2 Vedi quella quercia sul monte?/ Neanche il fulmine labbatte./ Ma il suo midollo il terreno/ dei miei solchi, mortale .

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Una casa da abitare


Sto qui dentro, al primo freddo, con la radio sempre in onda. Guardo fuori a inseguire la fragranza tardiva del caff. I lampioni appena accesi -gi vero, lora solarea rubare il giallo ambrato che dai tigli si rilette. Penso assorta alle luci abbaglianti e puntinate, al di l di ogni muro, alle luci di Ljubljana che emanavano vapore come accese nel deserto. La notizia arriva strana. Quella donna si gettata. Non aveva pi la casa. Era aperta la inestra, nel paese della bassa, saccheggiando la frescura di un autunno troppo caldo. Un brusio si leva strano. Sar stato per quel velo: troppo stretto sulla testa, le strizzava pure il collo. Io rivoglio quelle luci.

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Genealogia
Solo chi ha perso le chiavi di casa comprende larte di lasciare. Non troppo dificile. Le cose gi te lo indicano. Consumiamo molti oggetti al giorno, ma non accettiamo lora sciupata. Non una tragedia. Non la risolvono rabbia lasciata e rancore. Solo chi ha perso le chiavi di casa comprende larte di lasciare. Ho tentato di abbracciare un continente e ho perso luoghi, nomi, progetti, non ne ho fatto una tragedia. Se guardo indietro e resto in ascolto scorgo te che dimenticasti lora di tua madre e non solo. Solo chi ha perso le chiavi di casa comprende larte di lasciare. Hai perso anche la casa dei padri, col tuo titolo imbrattato, poi la casa coniugale. Li hai lasciati andare. La tua piccola volata e lui non pi tornato. Ma pi vasti domini hanno lasciato, due iumi, quel continente. Loro ti sono mancati ma non hai scritto una tragedia per quanto mi riguarda. Perdere voi, il vostro suono profondo, gli odori amati non mi ha smentito. Non stata cosa dificile.

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Solo chi ha perso le chiavi di casa pu scrivere una tragedia. Adesso offriamo burro mandorle e miele ai bambini aspergiamo di uva fragola gli anziani golosi, questo il nostro sistema.

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Lei parla a sua nonna


La porta si apre automatica sullambulatorio. Nessuno accoglie, un lungo corridoio senza inestre, un vecchio divano troppo basso per sedersi. La testa naviga quando appare, lo sguardo distratto lambulatorio ha odore di pane. La vecchia signora non se lo spiega e si leva gli scarpets. Mai ricevuta tanta dedizione il tocco leggero che pare non esserci. Lei non adopera le solite cose. Siora. Dove occorre arriva la mano e apre il petto a calore profondo. Lo accetta perch non deve svestirsi n svestire. Nascono linee e creano archi, dentro incedono nel corpo. Il liquido di scabra consistenza scivola sale agli occhi come farfalla il midollo riposa sciolto tra le ossa.

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Rapprese membra di sostanza scura incontrano il dolore. Le mani nodose hanno gi visto oltre la forma in cui ha congelato la pelle di luna. Anima dura. Occorre partire da dove si splende in silenzio e tua madre ti vive la sua passione negli occhi. Oltre la forma c il tempo della tua sete, della tua lingua, del nostro delirio, del tuo passo sicuro. Liberi il tempo e non incontri il cielo accetti le mani e ti trasformi. La porta ti si chiude dietro, accompagnata.

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Lei parla alla nipote


Le rose arancioni sono rare, vivono sul graticcio fuori la veranda. La Braida dei Frati un luogo sicuro, ma non lalbero di albicocche dietro cui mi nascondevo. Non ho pi mangiato albicocche. La mia terra fresca e leggera, odorosa, ma senza colori. Adesso non pi. Nipote mia non mi somigli, gli occhi e i capelli, il duro proilo e la dura pelle. Appartieni allaltra sponda ma sponda di cura moffri e mi raggiungi.

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Luci di Ljubljana
Il maneggio. La donna riconosce il luogo. Periferia bassa di un paese a luglio. Il palazzo in fondo con lintonaco di secoli, gruppi di persone, macchine ordinate, di nero solo lei vestita. Sotto le gomme dellauto il ghiaino scricchiola. Il iglio colorato si rivolta di spalle. Tutto l: aria calda e tersa. Dentro al garage luomo nella sua piccola bara. Nessuna mosca si aggira, hanno avuto rispetto. Il pianto della moglie, un lamento di pletora. La donna sta nei suoi panni zen e riconosce suo padre che solo siede, come un lago norvegese, la bara davanti e lontana. Solo quando una schiattamorto balbetta che dolore peggiore deve ancora arrivare, la moglie si placa.

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Al momento tutto gi passato e tutto deve ancora iniziare. Dopo il prete dir che non c liturgia di morte, perch Cristo risorto. I parenti non capiranno, penseranno solo al piccolo corpo dalle grandi braccia. Lo vedranno giocare a briscola coi nipoti e sbucare nellaia. Guarderanno il grigio palazzo e le inestre grafiate dai topi. Improvvisamente quel piccolo corpo silenzioso scomparir. I fratelli non si abbracceranno pi, inghiottiranno la madre nella loro avidit e, forse, col tempo, ci sar un vincitore. Per un bel pezzo la moglie smetter di piangere... Il prete no, continuer a dire che non c liturgia di morte.

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L dal lido c la morte che spia con gli occhi socchiusi.

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Camoscio Chamois
Lass sul Tribulaun, tra le ghiaiose cime della grigia montagna, L-haut sur le Tribulaun, parmi les graveleuses cimes de la grise montagne, nel lento corpo sospesa, da pesanti piedi, uno dopo laltro, alla rarefatta leggerezza sollevata, dans le lent corps leve, de lourds pieds, un aprs lautre, la lgrit rarie soulage, issamente il camoscio appare, guardandomi e tutti e due, ripidamente, tranquillit toccando. en me ixant, le chamois apparat et, tous le deux pic, tranquillit touchons.

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Svol di gnot
Pln di facil zventt, Pieri tal pos mai insummiast, chal balavi ta la sr ole. No jere avilt Dols l murt, jere indurmidsit. Piero l murt cence va, no la tast a Leo. Content dil so correo diseva: O viodi, o sinti, o disi. Ma el balava, art, in la lune, cence lus.

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Volo notturno
Pieno di facile giovent, Pietro nel pozzo ho sognato, che ballava alla sorella fonte. Non era triste. Dolcemente morto, era addormentato. Piero morto senza piangere, non ha taciuto a Leo. Contento del suo correo diceva: Io vedo, io sento, io dico. Ma ballava, arso, alla luna, senza luce.

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Cont di vin, pa Elise e Roberto


Bessl pa telefon v clamavi pa dis che dovevi z e che jere ben parce che lisule piule e taronde dul si cjamine dapardut coi pts. No savevi il biel di strade viers la Slovenie, e j viers isulis tants e luncs. Pensavi sl a la mont, la vuera, ai fassists, al nono murt cence peraulis che ni molts cence lenghe. V tradivi e no lu savevi che jeri nassude pa jempl la mancjance tal cuarp di un altri, sicu il vin tal tace vuei, matiere licuide che tnd a jessi. Crodevi che me dovevi vist, no disvest. Inalore, cum, o cr pa vuestre lenghe di blave masant ta la montagne e jentri cuss ta lis vuestris vals, dismonti in al lum dul sen v tal mr di Grau e o vierzi naturis e o l j su arbuls. No sai volt ben, scusme, ma si ringrazi, no sint la vergogne in vuestre lenghe.

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Raccontare di vino a Elisa e Roberto


Solo per telefono vi chiamavo per dire che dovevo andare e che era bene perch lisola piccola e rotonda dove si cammina dappertutto coi piedi. Non sapevo il bello della strada verso la Slovenia e gi verso isole, tante e lunghe. Pensavo solo al monte, la guerra ai fascisti, al nonno morto senza parole che ci ha lasciato senza lingua. Vi tradivo e non lo sapevo che ero nata per riempire la mancanza nel corpo di un altro come il vino nel bicchiere vuoto, sostanza liquida che tende a esistere. Credevo di dovermi vestire, non spogliare. Allora, adesso, percorro la vostra lingua di mais macinato in montagna e entro cos nelle vostre valli, scendo gi ino al iume che scende e va nel mare di Grado e apro varchi vergini e salgo alberi. Non so tradurre bene, scusatemi, ma vi ringrazio, non sento la vergogna nella vostra lingua.

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Cont devente imagjin


Curt, po lunc lunc... tampieste. Cui le inlumint la gnot? Le clamin ancje condizion di cidins bessls. Cui che pird lis clfs di la cjase, che si sparniin tal fogolr in mie la cusine tant che insets segnts e tindts? Il cjan vuace ta la strade plene di lens impiatts su pe la mont di tancj ams svindics, svuarbts di la vuere, rivoltts ta la confusion, che n cjatt di ca e di la di soi rivai sentiments saldos. Rabios e scr reft di flu nass doman. Tornade su pe la mont sglaciade e mole. Sglicje su la vie dula vivt tant che agane puartnt vin di plas tal sac, cu li voglaris di passions fonds e bampis clrs ta la muse, suiantesi pa nudr.

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Il racconto diventa immagine


Corto, poi lungo lungo... grandine. Chi ha illuminato la notte? La chiamiamo anche condizione di silenziosi solitari. Chi che perde le chiavi della casa, che si spargono attorno al focolare in mezzo alla cucina come insetti segnati e tesi. Il cane abbaia nella strada piena di legni accesi su per il monte dei tanti amici vendicati, accecati dalla guerra, rivoltati nella confusione, che, qua e l dalle sponde, hanno trovato sentimenti decisi. Rabbioso e sicuro riiuto di farlo nascere domani. Ritorno su per il monte ghiacciato e molle, scivola per la via dove ha vissuto come ninfa portando vino di piacere nel sacco, con le occhiaie di passioni profonde e vampate chiare sul viso, prosciugandosi per nutrire.

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Volevi rob la lune


Ancjem ciri peraule che passi gnis lavris blocts dl frt che m za puartt vie lis jambis e plan plan monte s viers el cr. Cuco j, ma jo no sai si vr, ciri so muse tal clr ofregtt che ore o viodi. J plte, mi cjarine, mi cuiete, mi ds di s su la mute domande di cidin. Lui, r: - I Drcs no j a sonM calmt cun ceste idee. Vu clopi tal scr cl velato, cualchi steli. Son za li ds, vorres torn a la cjase. Me n puartt vie, daspo el simitieri an voltt. O cognossi cestis copis crevadiis, pettis di tiere. O clopt par un ristiel e un curtf. Crodevi che jere la cjase dil suonador Zuan, ma la viele l n l fr za cun la cjamese di la gnot. Moveve un baston, la muse plete, berlave e blestemve sui dannts fassists. - Cioc dun Piero- dt intant che o clopvi. Lui no jere a lostarie ceste sere - No j a son, i drcs Despo man traspuartt tal lr tane. La femine ripett : - Ciocon Pieri. - intant che, ancjem, clopavi. Un colp, e soi calt d siei pts.

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Volevo rubare la luna


Ancora cerco parola che varca le labbra mie paralizzate dal freddo che m ha gi portato via le gambe e lentamente sale verso il cuore. Intuisco lei, non so se vero, cerco il suo viso nel chiarore opaco che sto vedendo. Si china, mi accarezza, mi rassicura, fa cenno di s sulla muta richiesta di silenzio. Lui, ieri: - I draghi non esistonoMi ha placato con questa battuta. Oggi vado barcollando nel buio, un cielo velato, qualche stella. Sono gi le dieci, vorrei tornare a casa. Mi hanno portato via, dopo il cimitero hanno svoltato. Conosco queste coppe friabili, questi seni di terra. Ho traballato per un cancello ed un cortile. Credevo fosse la casa del suonatore Zuan, ma la vecchia uscita gi in camicia da notte. Agitava un bastone, il volto scomposto, urlava, imprecava sui dannati fascisti. - Ubriaco dun Piero- ha detto mentre barcollavo. Lui non cera stasera allosteria - I draghi non esistono Poi mi hanno condotto nella loro tana. La donna ha ripetuto: - Ubriacone Pietro D. - mentre ancora barcollavo. Un colpo, sono caduto ai suoi piedi.

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Murts pa la nuie
al me cusin Rocco

Mi veves scrivt chal disc jere pa lamie mal daves parce che induvinassi cual jere la to cianon. No l stt dificil ma o ai implet trente ans a scuvierzi cual je. Ore che cognossi al poete e m dt il perms o te la uli volt in nestre lenghe. O savi che tu ses content che o lu ai scuviert. Prin dovevi petlo, ma o vevi sl sedis ans cuant tu mas convinte cun ducj cuei discors e lis fantasis politichis di la citt biele di la grante universitt. Tu mas convinte cu la facultt di li cjamps in comun di li arbuls lis plantis lis pomis i odrs. Tant che lamie tu za cirivis la nuie in spiete di altris savrs. Ore che tu no j ss plui e che o ai nast cuei savrs ancje ta lis cjartis fames torn l s che uli mol la cianon voltade ta la to piere, che la nestri.

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Morti per nulla


a mio cugino Rocco

Mi avevi scritto che il disco era per lamica me lo regalavi perch indovinassi qual era la tua canzone. Non stato dificile ma ho impiegato ventanni a scoprirla tra tante. Ora che ho conosciuto il poeta e m ha dato il permesso te la voglio tradurre nella nostra lingua. Lo so che sei contento della mia scoperta. Dovevo farlo prima ma avevo solo sedici anni quando mi hai convinta con tutti quei discorsi e le fantasie politiche della citt bella dalla grande universit. Tu mhai convinto sulla facolt dei campi in comune degli alberi, le piante e i frutti gli odori. Come la nostra amica tu gi cercavi la noia incinta di altri sapori. Ora che non sei pi qui e che ho gi ascoltato quei sapori anche tra le carte fammi tornare lass che voglio darti la canzone tradotta nella pietra. Che la nostra.

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Langhis che sencontran


Moda immersa en la hierba. La moda es in hierba. Muda. Ahora es fresca y desordenada. Qu se va mudar mas, la hierba o la moda La moda icticia o la hierba olorosa de verdad, fresca y desordenada, despus regular y perfecta, alargada y venada? Penso en mi gato Quanto le gustaria esta hierba desordenada! Enseguida el la husmeatria. Yo lo veo, curioso, entre tanto que olea, rebusca, masca, gusta.

Ah! ti sint, podi sintirti muardint un toc, ti sinti, orr, bel e cognost. Ricuardistu cuant jeri piule tal prt di la nonute, coj odrs di orr e di zenevre, un timp crodevi che a fossin tal prt encjantt, dul i odrs jerin tant bons,

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Lingue che sincontrano


Moda immersa nellerba la moda in erba. Muta. Ora fresca e disordinata Cosa muta di pi, lerba o la moda? La moda inta o lerba odorosa di vero, fresca e disordinata, poi regolare e perfetta, lanceolata e venata? Penso al mio gatto quanto gli piacerebbe questerba disordinata lavrebbe subito iutata. Lo vedo mentre rovista curioso annusando, masticando, gustando. Ah! Ti sento, posso annusarti spezzandoti un po, alloro, aulico e comune. Ricordi dinfanzia nel giardino della nonna, odore di alloro e ginepro. Un tempo pensavo fossero solo nel giardino incantato ogni odore esaltato

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dul bessl, crodevi, si disfvin insiemit i savrs vielis, tant che lis nonis vielis, odrs passts, chei che la plastiche e la gome di la scuele, che i vils gnfs, li sflts vevin siert. Cuant lodr di ljerbe se messedave ta la stale, no mi plasevi tant, o vuevi la jerbe tal setembar, jerbe, ue, mosti, botis, vin, botis e brente, chei s, mes plasevin tant.

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dove solo, credevo, antichi sapori si fondessero, come le nonne, odori del secolo passato, quelli che gli involucri di plastica e le gomme di scuola le strade coi nuovi asfalti avevano cancellato. Quando lodore di erba si mescolava a quello di stalla non mi piaceva tanto, preferivo lerba di settembre erba, uva e mosto, botti, vino, botti e tino quelli s mi piacevano tanto.

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Itavia
Non sapendo scrivere, per eternarmi, sprofondavo le mani nellargilla morbida volgendo il tempo alla questione principale, me stessa. Unestate, un inverno. Una spossatezza protesa alla follia si mise in mezzo al viottolo e mi intralci. Chi azzarda a ricordare quella notte? Col vantaggio del sogno il vento os portarci via ogni tegola. Il cielo divent la nostra masseria dopo esserci levati fantasmi verso fantasmi. Dalla strada laggi si spinse, ansimando, il mare col suo rumore incessante per unora colp i nostri timpani ammaestrati. Nientaltro. In quellora osai ridiscendere e stare. Ardevo nellacqua chiamai, urlai: -Vieni, vieni anche tu, ancora una volta, vieni...Quando lacqua trasform la ruota tornai Ondina attagliata alle vele,

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n luna n terra sprofondarono. Credendo fermamente che la regola non forma e non risana, al sicuro tra congegni e piume dacciaio il carico divent preda. I piloti non sono mercanti cui spettano reti di pesci, avevano mappe alle ginocchia e occhi alle basi, interrogavano lo spazio, il volo dei pipistrelli sfuggito a quadranti e marcatempi. Chi abitava laggi? Quali mani erano pulite? Dormire non era questione da piloti chiamati allascolto presagivano comete, come le reti i pesci. Solo chi ascoltava il suono coltivato col sudore del motore, segnato da travagli e da roghi poteva udire. Comete sul mare di Ustica dove non importava il ritorno. Il niente ancora da comprendere.

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Lettera P.
ho irmato il suggello dello smembramento dal mio, continuazione indistinta e crudele del lento discendere dallaltro, separazione creata per eternare vite e memorie di parto composte e deposte la mano ha scelto unaltra collocazione ha sigillato liniziale invereconda che rispecchia discendenza mi ha fatto giurare di tornare, senza indugio alloriginaria materia che gener la deviazione, al midollo scivoloso, ruvido oggetto che semin inconsistenti cromosomi come insetti inconsapevoli, schiere di lettere destinate a lasciare sempre lasciare anche quando un cane la notte si attacca al fegato e ringhia per ricordare che lora passata senza che nulla si sia ricomposto

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che la nuvola bianca afiora e tu, sola, lhai inseguita giungendo, insieme, alla riva della folta generazione di zingari accampati lungo il iume malsano ripulendo azioni spiandoli e invidiandoli per il loro girovagare per la loro capacit di chiedere, chiedere sempre sguaiatamente. a bottino ottenuto smettono invidia sguaiata fuochi di bivacchi e risa di ragazze rapitemi verso il suono del volto che non appare, prima di sellare di nuovo i cavalli, verso il volo di uccelli e le fughe di nuvole perch di notte non arrivino pi cani a mordere milza e polmoni portandosi dietro il loro mondo di fattucchiere perch la lettera rientri al suo posto, sicura, senza pi desiderio di essere sedotta

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Senza lettera
Anche allamica che traversava la strada il nulla diceva di smettere la lingua in cui ci dato ricordare versi. Anche allora giungevano passi sicuri che incedono nel lungo corridoio si inoltrano alle vene che chiedono di sgorgare in una pace collaudata. Come allora insegui primitivi bagliori dietro alberi ingenui.

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Ruvida lacqua profuma di mare la mia pelle dura.

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Il dono
Assetata la terra si dirama per bocche salate.

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Anime dre.
I La puarte si avierze in automatic nissun riceve un lunc corridr cence barcons e un sof vieri masse in tiere pa sentsi. La cjf navighe cuant appare. La cjalade stravite, lambulatori odr di pan, la viele sire no se d clarimente. Si jeve scarpts. Mai viodt tante dedizion. Il toc je cuss lizr.

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II Lis rosis naranis son rris, vivint tal gratars fr di la verande. La Braide de Frrs j un lc sigr, no larbul di armelins diar mi scuindisevi. No ai plui mangit armelins. La m tiere fresce lizre odese, ma cence colrs. Ancjecum no plui.

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III Je no olse li solits rbis. Cjarine. Di polvar sparine mans e pts vueletis di ruspi tele di sede. La none plete scolte. Une sponte jentre tal cr. Dul convente rive la man e vierze il pet. Un calr font. Sglician liniis e crean arcs. L, znt indenant dentri libar e tuart il licuit sbrise monte su volis tant che une pavea. Simpri cuss. Acete parce che no dove disvistsi e disvit. La midole polse disgropde ta li vuesis membris di scre matiere, incuintrin dolr oltri la forme mans gropolosis. Li gropis di la man divente li siei li ongulis fuarts lis ss la piel no rote, la so grazie.

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IV Gnece m no me somei, li volis e li cjavei, il dr pril e la piel dre. Partignes a laltre rive, ma rive di cure m uffris.

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V Doman sar grande parce che a z viodt la forme ta la cule glait la piel di lune. So man mene a lumltt feride a tocs, midole di dolr. Sblancje la ve: acts suns cjolint il marcjt di vasis, di feminis cun mans di rimeside tiere, muliside. Convente part dul si al lus sidin e to mari a ti vif la so passion tai volis. Oltri la forme je il timp di to st, di to lenghe, di matett, di to pas sigr. Liberes il timp e no incuintris il cl acetis lis mans e ti trasformes. La puarte si siere dar, compagnde.

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Indice
Prefazione I II pag. 5 13 47

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