Sei sulla pagina 1di 35

Treblinka

Dei tre campi costruiti nell'ambito dell'Operazione Reinhardt, Treblinka sicuramente quello che suona pi famigliare. Molti lo avranno incontrato sfogliando i libri di storia, altri ne avranno semplicemente sentito parlare. La sua notoriet deriva per purtroppo dal fatto che oltre 900.000 persone vi furono uccise, facendone il campo di sterminio che ha mietuto pi vittime dopo Auschwitz. I campi Reinhardt erano metodi primitivi ma efficaci di condurre il genocidio. Sotto l'ispettorato di Christian Wirth, Belzec, il primo ad essere costruito, fu il banco di prova per gli altri campi, dove vennero sperimentate le procedure per la gestione, l'omicidio e lo smaltimento dei corpi di migliaia di persone al giorno. Poco dopo, Sobibor ne divenne un perfezionamento, ma con Treblinka, che i campi dellest divvennero un efficiente nastro trasportatore per la trasformazione di migliaia di persone innocenti in cenere.

Su di essi i nazisti furono sempre molto accorti a nascondere le loro vere intenzioni al popolo tedesco ed al mondo intero, tanto che nei documenti ufficiali e nella corrispondenza interna non compare mai il minino accenno alle procedure di sterminio di massa che erano state minuziosamente programmate. Ad esse si

faceva cenno solamente come ad una Endlsung der Judenfrage, soluzione finale del problema ebraico tramite la deportazione di tutti gli ebrei dEuropa vero i nuovi territori conquistati ad est utilizzando appositi Durchgangslager, dei campi di transito dove veniva riservato loro un Sonderbehandlung (a volte abbreviato SB), un trattamento speciale, pseudonimo con cui ufficialmente indicavano la morte nelle camere a gas. Esteso su una superficie di 17 ettari, fu il terzo campo ad essere realizzato in territorio polacco per la soluzione finale e prese il nome dal villaggio presso il quale venne costruito, in una zona scarsamente popolata vicino a Makinia Grna, una sessantina di chilometri a nord-est di Varsavia, lungo la linea ferroviaria Ostrw Mazowiecki Siedlce che costituisce una diramazione dellasse principale Varsavia-Bialystok.

Sul posto, come in molti altri casi, gi esisteva un campo di lavoro. Nel novembre 1941 venne infatti costruito, nei pressi di una grande cava di ghiaia, lArbeitslager Treblinka, meglio conosciuto come Treblinka I, destinato per la maggior parte ai prigionieri politici polacchi da impiegare nella costruzione di fossati anticarro e nellestrazione di materiali da costruzione. Vi erano segregati mediamente dai 1000 ai 1200 prigionieri, detenuti in un regime di autentico terrore e schiavit, tanto che delle oltre 20000 persone che vi transitarono, pi della met mor di frame, si stenti o per le violenze subite. Le razioni giornaliere di cibo si limitavano a meno di 200 grammi di pane e ad un litro di brodaglia spacciata per minestra. Chi non

rispettava le quote di produzione nella cava veniva ucciso senza piet, per non parlare poi delle uccisioni effettuate per puro divertimento. Dalle testimonianze dei prigionieri rilasciati o fuggiti dal campo si venuto a sapere di prigionieri scaraventati gi dalle torrette di guardia o di come durante la notte gli aguzzini ubriachi prelevassero dieci o quindici prigionieri da una baracca per vedere se era pi divertente ammazzarli con un colpo in bocca piuttosto che in un occhio o alla nuca. Oppure delle orge sfrenate a cui si abbandonavano i tedeschi con le prigioniere del campo prima di ucciderle. A cominciare dal loro capo, il capitano delle SS Theodor van Eupen, comandante del campo per tutto in tempo che rimase in funzione (a differenza dei comandanti di Treblinka II, non dipendeva per dalle autorit dellAktion Reinhard ma bens al capo delle SS e della polizia di Varsavia), definito un assassino insaziabile. Tre gli altri, molti ricordano il giovane SS Stumfe, soprannominato la morte che ride perch veniva colto da irrefrenabili risate ogni qualvolta ammazzava qualcuno o vedeva qualche prigioniero morire. Lorbo Sviderskij, Voksdeutsche (cos erano chiamati i cittadini di razza germanica che vivevano oltre i confini del Reich) di Odessa, considerato il virtuoso del martello e delle uccisioni allarma bianca, che uccise a martellate in pochi minuti quindici bambini considerati inabili al lavoro. Il vecchio SS Preussi, che scacciava la malinconia piazzandosi nella discarica del lager per cogliere sul fatto i prigionieri che di nascosto andavano a cercare qualche buccia di patata, costringendoli ad aprire la bocca dentro la quale infilava la sua pistola e poi sparava. Le SS Schwarz e Loedecke, assassini di professione che la sera si divertivano a sparare ai prigionieri che tornavano dal lavoro, uccidendone sino a trenta o quaranta alla volta. Al campo di lavoro si finiva anche con condanne brevi,dai 4 ai 6 mesi, per violazioni spesso di poco conto alle leggi del Governatorato Generale: dilazioni, calunnie, battute casuali per strada, consegne non rispettate, favori rifiutati ai tedeschi, laudacia di molte ragazze nel negarsi alle avances di qualche SS, sospetti di sabotaggio in fabbrica. Il campo rest in attivit sino alla fine del luglio 1944, quando venne liberato dallarmata rossa dei sovietici in avanzata. Sebbene non sia stato completamente smantellato come il vicino campo di sterminio, di Treblinka I rimangono ormai solo poche tracce. La grande fossa di ghiaia destinata al lavoro forzato ancora bel visibile, ma dei vari edifici non rimangono che le fondazioni in calcestruzzo sparse in unarea completamente sommersa dallerba. A poche centinaia di metri dal campo, quello che era il luogo delle esecuzioni stato trasformato in un cimitero disseminato di croci con un grande monumento in pietra in memoria delle vittime.

la cava di ghiaia

Ma i prigionieri del campo di lavoro sapevano bene che qualcosa di molto pi orrendo stava accadendo a circa tre chilometri da loro. Prima dell'avvio dell Aktion Reinhard, l'operazione di eliminazione di due milioni di ebrei concentrati nel Governatorato Generale Polacco, pi di un milione di ebrei era gi stato ucciso dalle Einsatzgruppen, unit mobili delle SS che avevano come compito quello di sterminare gli ebrei nei territori conquistati dall'esercito tedesco. Divent ben presto evidente per che tali squadre non erano in grado di occuparsi dei milioni di ebrei che i nazisti avevano concentrato nei ghetti delle citt polacche. Per una pi rapida eliminazione degli ebrei dei ghetti venne cos realizzato lanno successivo Treblinka II, che assieme agli altri campi dell'Operazione Reinhard avrebbe accelerato notevolmente il processo di eliminazione. Per la costruzione, realizzata da ditte rigorosamente tedesche di propriet delle SS, si utilizzarono prevalentemente ebrei portati l in camion dai villaggi vicini (come Wegrw e Stoczek Wegrowski) ed i prigionieri, soprattutto polacchi, del campo di lavoro Treblinka I.. Il lavoro dur circa due settimane e venne completato il 15 giugno 1942. La sua esistenza, cos aveva deciso Himmler, doveva restare assolutamente segreta. Nessuno doveva uscirne vivo e nessuno vi ci si poteva avvicinare. Si sparava senza preavviso a chiunque capitasse nelle vicinanze e vigeva il divieto assoluto di sorvolare larea anche per gli aerei tedeschi in missione nella zona. I soldati di scorta dei convogli in arrivo non venivano ammessi oltre la recinzione pi esterna del campo e la stessa locomotiva che portava i vagoni alla banchina interna li spingeva da dietro fermandosi prima del filo spinato in modo che neppure il macchinista ed il fuochista potessero mettervi piede. Il campo, disegnato e progettato da Richard Thomalla, ricalca gli altri due campi gemelli di Sobibor e Belzec: rettangolare, piccolo (400 metri per 600) ed unicamente destinato allo sterminio di massa (Vernichtungslager). Per l'osservatore casuale il campo presentava un aspetto piuttosto innocuo e dava l'impressione di un normale campo di lavoro. Completamente circondato da una

doppia linea di reticolato elettrificato, intrecciato con rami dalbero in modo da impedire qualsiasi vista del campo dall'esterno, e da diverse torrette di otto metri sorvegliate da guardie armate, il campo era diviso sostanzialmente in tre aree separate ma comunicanti, di dimensioni pressoch identiche.

Mappa del campo

La prima, in prossimit dei binari provenienti dalla vicina stazione ferroviaria, si trovava nella zona sud-ovest del campo ed era destinata all'accoglienza dei deportati che venivano fatti scendere dai treni, alla loro svestizione ed al sequestro dei loro beni di valore. Una rampa di circa 200 metri accoglieva i vagoni in arrivo. Dei due edifici situati vicino ai binari, impiegati per immagazzinare gli effetti personali dei prigionieri, uno era stato abilmente camuffato da stazione per evitare che i deportati si rendessero conto della reale destinazione cui erano arrivai. Una struttura con tanto di biglietteria, capostazione, orari e specifiche indicazioni che illustravano la direzione da seguire per i collegamenti con Varsavia, Bialystok -e Wolkowysk. Su di essa, un finto orologio di legno segnava in modo permanente la stessa ora, le 06:00 ed un grosso cartello ricordava ai deportati che erano arrivati in una stazione di chiamata Obermajdan. Di fronte, un grande piazzale denominato Entkleidungsplat accoglieva i nuovi arrivati separando gli uomini dalle donne e dai bambini. I primi venivano invitati a spogliarsi direttamente sul piazzale, mentre le donne venivano avviate verso una apposita baracca dove venivano rasate per poi rivendere i loro capelli come materia prima. I malati, i vecchi, i feriti ed i bambini non accompagnati venivano invece dirottati verso una piccola baracca bianca con una croce rossa, ufficialmente chiamata infermeria, dove venivano portati sull'orlo di una fossa in cui ardevano continuamente corpi, spogliati, uccisi con un colpo di arma da fuoco in testa e quindi spinti nella buca.

Disegno e ricostruzione della zona 1

Una seconda area (Totenlager) nella parte sudorientale del campo (noto come campo 2 o campo superiore perch situato diversi metri pi in alto), era destinata allo sterminio vero e proprio: uno spazio sorprendentemente piccolo, poco pi di 200 metri per 250, completamente chiuso dal filo spinato e separato anche visivamente dal resto del campo, nel quale erano state costruite inizialmente tre camere a gas simili a quelle di Sobibor, di dimensioni piuttosto piccole (circa 5 metri per 5 per 2,6 di altezza), ermeticamente sigillate e chiuse dall'esterno e abilmente camuffate in modo da dare l'illusione che si trattasse di normalissimi locali per le docce, con pareti piastrellate, soffioni e tubazioni lungo tutto il soffitto. Vi si accedeva tramite uno stretto passaggio fiancheggiato da filo spinato proveniente dallarea di smistamento, cinicamente denominato dalle SS Himmelstrae (strada al paradiso), ma meglio conosciuto come il tubo.

mappa schematica del campo secondo le ricostruzioni dei testimoni

Nelle camere a gas, in cui potevano essere uccise un migliaio di persone alla volta, venivano condotti tutti i prigionieri arrivati, ad eccezione di alcuni che venivano scelti per i lavori di mantenimento del campo. Per luccisione veniva utilizzato il monossido di carbonio dei gas di scarico di due motori di carri armati sovietici collocati in una stanza adiacente alle camere a gas, pompato dentro di esse

attraverso dei tubi che portavano a rubinetti per doccia. Dietro le camere a gas, a circa 150 metri, grandi fosse lunghe circa 50 metri e larghe 25 realizzate con due grandi escavatori servivano per lo smaltimento dei cadaveri e, successivamente, per la loro crematura, effettuata accatastandoli su enormi graticole fatte con resti di binari ferroviari. Dai calcoli effettuati nel corso delle inchieste del dopoguerra, risult che la dimensione di tali fosse era pi che sufficiente per ospitare circa un milione di corpi ed il fatto che vi fossero ben due macchine destinate al movimento terra in azione nel campo, di cui esiste una abbondante testimonianza fotografica, costituisce la prova pi evidente di quello che doveva essere la portata delloperazione. La loro presenza si giustifica infatti solo con la necessit di spostare velocemente enormi quantit di terra. Ogni buca di quelle dimensioni corrispondeva pressappoco ad un volume di 8500 metri cubi di materiale da spostare che, se effettuato manualmente, pur in abbondanza di mano dopera avrebbe richiesto mesi di lavoro. Utilizzando invece macchine dotate di vongole Menck che potevano spostare circa 8 metri cubi alla volta, per completare quelle grandi fosse sarebbero bastate un paio di settimane, il che rende lidea di quella che era la dimensione del programma di sterminio.

Escavatore e resti fosse comuni

Che in effetti and sempre in crescendo, facilitato dalla costruzione di nuove e pi spaziose camere a gas che superavano di gran lunga in quanto a capacit di carico quelle degli altri campi dellAktion Reinhardt. Larea era completamente isolata dal resto del campo e vennero prese tutte le precauzioni affinch nessuno potesse entrare o uscirne. Gli ebrei del Sonderkommando addetti al recupero dei corpi e, successivamente, alla loro cremazione non avevano contatti con gli altri prigionieri e venivano alloggiati in due baracche collocate nelle vicinanze della camere a gas, costantemente sorvegliati da una torretta di guardia eretta nel centro della zona di sterminio.

ricostruzione aerea del campo

Infine una terza area del campo (campo 1, noto anche come campo inferiore) era destinata a quella che si pu definire la sezione amministrativa, comprendente la sede del comando, un panificio, dei magazzini e diversi baraccamenti destinati ai pochi ebrei da lavoro impiegati nel campo (Arbeitsjuden). Treblinka era un campo progettato per lo sterminio degli ebrei e non per il loro sfruttamento come forza lavoro pertanto tutti i deportati venivano uccisi immediatamente dopo il loro arrivo. Per quelli che rimanevano in vita perch considerati momentaneamente di una certa utilit non si trattava certo di una villeggiatura. Per soffocare allorigine qualsiasi velleit di ribellione o di fuga, la disciplina nel campo 1 era molto severa ed i prigionieri costretti a lavorare sotto la continua minaccia della frusta. E, come se non bastasse, erano costretti a soddisfare tutte le pi ridicole e macabre richieste dei loro aguzzini. Non avendo altro di cui preoccuparsi, ad un certo punto il personale tedesco pens, ad esempio, di soddisfare il proprio bisogno di svago e

divertimento obbligando i prigionieri ad allietare i loro pasti con spettacoli musicali e teatrali nel cortile davanti alla mensa. I prigionieri erano alloggiati in una grande baracca a forma di U, situata poco pi a nord della reception di smistamento. Per praticit, visto che il loro compito principale era, oltre alla manutenzione delle strutture del campo, quello di smaltire i carichi dei nuovi deportati in arrivo. Davanti alla baracca, un ampio spazio fungeva da "appelplatz", ovvero da piazzale per lappello.

resti del forno del pane e della la torre in pietra

Per meglio mascherare la vera funzione del campo e nello stesso tempo rendere meno opprimente la routine quotidiana dei suoi aguzzini, in questa parte del campo

Stangl fece costruire allinizio del 1943 anche una zona di svago, un specie di piccolo zoo delimitato da una decorativa recinzione di betulle con al centro un grazioso edificio pieno di rustici divani. Quale sia stata la sua vera funzione, tale area si per dimostrata fondamentale per una postuma corretta ricostruzione del campo, essendo una delle poche strutture di cui esistano fotografie riprese da terra (custodite in un album fotografico ritrovato nellabitazione dellultimo comandante Kurt Franz) che consentano di determinare accuratamente il posizionamento degli altri edifici. Stesso discorso vale per la torre in pietra affacciata sul lato nord occidentale del campo. Al di l della sua funzione pratica, legata alla necessit di rimediare ad una debolezza nella sicurezza del campo in quel punto, probabile che abbia avuto pi che altro uno scopo decorativo.

Zoo (fotografie tratte dallalbum di Kurt Franz)

Il personale nazista era costituito da circa 30 SS delle Waffen-SS, in uniforme grigia, che avevano, per la maggior parte, maturato esperienza nellambito del piano di eutanasia sviluppato in Germania per l'eliminazione dei disabili fisici e mentali e degli incurabili. Uomini come Franz, Kuttner, Miete, Mentz, Hirtreiter e Matthes erano gi brutali assassini di massa. A questi si aggiungevano circa 120 guardie ucraine in uniforme nere, ex prigionieri di guerra sovietici addestrati a Trawniki in una struttura speciale delle SS di Lublino per essere avviati a compiti di sorveglianza dei prigionieri. Erano costantemente ubriachi Treblinka SS Bredow, Mentz, Mller e Hirtreiter e vendevano tutto ci che riuscivano a rubare nei campi per ottenere pi soldi da spendere nel bere. Dopo aver mangiato e bevuto a saziet, si guardavano intorno

per altri divertimenti che di solito consistevano nel scegliere delle ragazze da trascinare nella loro caserma per violentarle prima di consegnarle alle camere a gas. Primo comandante del campo fu l'austriaco SS-Obersturmfhrer (tenente) dottor Irmfried Eberl, proveniente dal centro di eutanasia di Bernburg. Psichiatra di professione, stato lunico medico a comandare un campo di sterminio. Dotato per di scarse capacit organizzative, non si dimostr allaltezza del compito. Nell'agosto 1942 venne infatti sollevato dal comando da Odilo Globocnik (capo della polizia SS di Lublino e della Aktion Reinhard) dopo che una visita al campo di Christian Wirth (da Globocnik nominato ispettore di tutti i campi della Aktion Reinhard) aveva riscontrato un andamento troppo caotico nella gestione del processo di sterminio. Come testimonier lui stesso al suo processo, al suo arrivo il 19 agosto, 1942 tutto era in uno stato di collasso, il campo era saturo ed al di fuori del campo un treno di deportati ed era fermo in stazione perch non poteva essere scaricato per mancanza di spazio. Centinaia di corpi erano sparsi dappertutto, assieme a mucchi di pacchi, valige e vestiti, con guardie che sparavano alla cieca sulla folla per mantenere

Dr. Irmfried Eberl

lordine tra i deportati che ovviamente avevano ben intuito la sorte a cui andavano incontro. Il fetore dei corpi in decomposizione era insopportabile e lodore arrivava fino a 10 km di distanza nei vicini villaggi, destando non pochi sospetti tra la gente del posto. Esattamente il contrario di come avrebbe dovuto essere, dato che loperazione doveva essere condotta nella massima segretezza. Eberl aveva infatti accettato pi trasporti di quanti Treblinka fosse in grado di gestire e ci cre non pochi problemi: troppo ambizioso, voleva assolutamente superare numericamente tutti gli altri campi e dimostrare cos la sua efficienza. Per la sua incompetenza, alla fine di agosto venne quindi sostituito dal capitano Franz Stangl, ex comandante del campo di sterminio di Sobibor, che aveva la reputazione di un amministratore molto competente e responsabile. A risolvere temporaneamente la situazione, venne invece chiamato lo stesso Wirth, che port con s diversi esperti provenienti dal campo di Belzec, tra cui come Franz e Hackenholt. Tutti i trasporti da Varsavia Franz Stangl vennero temporaneamente sospesi finch non si fosse ritenuto che lattivit potesse riprendere regolarmente. I trasporti ripresero il 3 settembre 1942, con deportati provenienti dal ghetto di Varsavia: sulla rampa, ad

attenderli, cerano tutte le massime autorit del campo, compresi Wirth e Stangl, ansiosi di verificare che tutto andasse finalmente come previsto. Ristabilito l'ordine, il nuovo comandante decise che il campo, doveva avere un aspetto pi attraente in modo da mimetizzarsi meglio e meglio nascondere le atrocit che si compivano al suo interno. Ordin quindi che le vie venissero lastricate e che venissero piantati fiori lungo i lati del Seidel, la via principale. Decise inoltre che le attivit di sterminio andavano accelerate e razionalizzate e per attuare i propri piani inizi a selezionare gli ebrei deportati con maggiore accuratezza, in modo da trasformare il campo in una vera e propria catena di montaggio: barbieri per tagliare i capelli delle donne, orafi in grado di fondere e lavorare l'oro sequestrato, sarti, cuochi, carpentieri, elettricisti e cos via. Una meticolosa divisione del lavoro svolto da gruppi specializzati quasi mai in contatto con il resto del campo. I prigionieri che arrivavano venivano fatti spogliare e i vestiti venivano raccolti e suddivisi per tipo da un gruppo di prigionieri, un altro gruppo si occupava dei beni preziosi, un altro recuperava i corpi dalle camere a gas ed estraeva dai cadaveri i denti d'oro, un altro ancora si occupava di trasportare i morti alle fosse. Per i pochi prigionieri selezionati per il lavoro fu decisamente una grande fortuna: prima di allora la tregua si riduceva a pochi giorni, poi anche a loro toccava la stessa sorte di tutti gli altri. Stangl, da buon amministratore, conosceva il valore di una forza lavoro ben addestrata e preparata e ne allung pertanto la possibilit di rimanere in vita anche di parecchi mesi. Quelli che lavoravano presso la rampa che riceveva i trasporti erano conosciuti come i blu", per via dei bracciali blu che indossavano. Quelli del commando addetto alla spogliazione dei detenuti erano conosciuti invece come i rossi", per via della loro fascia rossa al braccio. A Stangl piaceva indossare una divisa bianca e portare una frusta, e per queste sue abitudini fu soprannominato dai prigionieri "la morte bianca". Tuttavia, nonostante fosse il diretto responsabile di tutte le operazioni del campo, il suo contatto con i prigionieri fu alquanto limitato. Ma solo raramente interferiva con gli atti particolarmente crudeli perpetrati dai suoi subordinati e ci fu pi che
deportati in partenza da Siedlce

sufficiente per garantirgli la condanna allergastolo che ricevette nel dopoguerra. La sua responsabilit

nellaccaduto era pi che evidente e fu lui stessa ad ammetterla affermando che in fondo si trattava solo di lavoro. Secondo lui, infatti, la sua dedizione non aveva nulla a che fare con l'ideologia o odio per gli ebrei. Accettato come un dato di fatto

che lo sterminio degli ebrei andava eseguito, per lui i prigionieri non erano esseri umani ma solo un "carico" che deve essere distrutto nel modo pi efficiente possibile. Il programma di sterminio di massa inizi effettivamente il 23 luglio 1942, quando giunse il primo trasporto con 6.500 deportati provenienti dal ghetto di Varsavia. Sino al settembre 1942 arrivarono a Treblinka 366.000 deportati, per la maggior parte dall'area di Varsavia, ad un ritmo di 6.000-7.000 al giorno. Successivamente giunsero altri 337.000 ebrei dal distretto di Radom e 107.000 da quello di Bialystok. Complessivamente dal Governatorato Generale giunsero attorno alle 738.000 persone, ma Treblinka fu luogo di morte anche per molti ebrei provenienti da altri Paesi: 7.000 dalla Slovacchia; 8.000, per la maggior parte tedeschi, provenienti dal campo di Theresienstadt vicino a Praga; 4.000 dalla Grecia, 2.800 dalla citt di Salonicco; 7.000 dalla Macedonia. A questi vanno aggiunti inoltre gli oltre 2000 zingari provenienti dai paesi balcanici.

Lo sterminio programmato continu fino allaprile del 1943, dopo di che arrivarono solo pi un paio di carichi isolati, tra cui i sopravvissuti della rivolta del ghetto di Varsavia. Ricorda Franciszek Zabecki, capostazione nel villaggio di Treblinka (e membro della resistenza polacca inviato appositamente in quel posto per riferire sui movimenti di truppe e attrezzature tedesche) che grande fu lo stupore nel ricevere il 22 luglio 1942 un telegramma dove si segnalava lavvio di un servizio navetta da Varsavia verso Treblinka con treni merci composti da 60 carri coperti pieni di coloni "da scaricare per poi rimandare indietro il treno vuoto. Che tipo di coloni potevano mai essere quelli, dove stavano andando a vivere e, per fare cosa?

Quando il giorno successivo il primo treno arriv, lo stupore trov piena conferma nella realt cui il capostazione s trov di fronte. C'erano anziani, giovani, uomini, donne, bambini e neonati stipati come bestie in carri sigillati dove erano costretti a stare in piedi senza accesso ai servizi igienici. Le uniche prese daria era chiuse da un reticolo di filo spinato. Diversi uomini delle SS, con armi automatiche, erano pronti a sparare lungo i marciapiedi su entrambi i lati dei treni e dai tetti. Non fu difficile intuire ci che stava accadendo: quando mai dei coloni sono stati trasferiti sotto una simile sorveglianza, come fossero pericolosi criminali? Treni simili iniziarono ad arrivare ogni giorno ed ogni giorno non mancava di dover assistere a scene raccapriccianti. Durante la sua testimonianza ai processi del dopoguerra Zabecki ne racconta parecchi di questi episodi. Come ad esempio di quando vide una madre gettare il proprio bambino avvolto in un cuscino dalla feritoia del carro assieme ad un po di soldi, pregando le guardie di prendersene cura; un SS vista la scena ci precipit sul posto, scart il cucino, afferr il bambino peri i piedi e gli fracass la testa contro una ruota del carro.

Deportazione verso Treblinka

La stazione con Franciszek Zabecki al lavoro

La tecnica di eliminazione degli ebrei a Treblinka era sostanzialmente la stessa degli altri due campi gemelli: Belzec e Sobibor. I treni in arrivo, composti generalmente da 50-60 carri bestiame contenenti 6-7000 persone, giungevano, dopo aver attraversato il fiume Bug, alla stazione del villaggio dove venivano

scomposti in sezioni e condotti venti vagoni alla volta, spinti da una locomotiva, guidata da Emmerich e Klinzmann, all'interno del campo per essere scaricati. Agli ebrei veniva detto che si trovavano in un campo di transito dal quale sarebbero ripartiti in direzione di un campo di lavoro pi ad Est. Veniva poi annunciato che prima di procedere verso i luoghi di lavoro avrebbero dovuto sottoporsi ad una disinfestazione e quindi invitati a consegnare i propri oggetti di valore che avrebbero potuto ritirare nuovamente al momento della ripartenza. Dalla lunga e stretta rampa che costeggiava il binario, i deportati venivano infine condotti nella grande piazza del campo per essere divisi uomini da una
I nuovi arrivati vengono spogliati e inviati verso le camere a gas

parte

donne

bambini

dallaltra, spogliati e avviati alle camere a gas per leliminazione. L'abbigliamento tolto dalle vittime, dopo essere stato accatastato ed ordinato, veniva inviato a Lublino al campo di Majdanek con il primo treno vuoto disponibile, per essere disinfettato e quindi spedito Germania per essere distribuito (o venduto) ai civili. Tutto ci che non serviva, perch troppo vecchio, usurato o privo di valore, veniva bruciato. Per le donne era previsto anche il taglio dei capelli, poi ammucchiati e suddivisi per colore e caratteristiche, disinfettati e quindi confezionati in sacchi per essere spediti in Germania. Per quale scopo non si sa con certezza, anche se molte fonti si azzardano a riferire che venissero utilizzati dalla marina militare per riempire i materassi o per realizzare gomene per i sommergibili. Nel frattempo, il piazzale dove erano arrivati veniva ripulito in gran fretta per essere pronto ad accogliere un nuovo lotto di condannati. Come a Belzec e Sobibor , ben presto i tedeschi si resero conto che era la capienza limitata delle camere a gas ad impedire l'aumento delle capacit di sterminio. Cos tra la fine dell'agosto 1942 e il settembre dello steso anno Wirth e Stangl presero la decisione di costruire altre dieci camere a gas, passando da una superficie complessiva di 75 mq delle 3 vecchie camere a complessivi 560 mq. Il nuovo edificio era suddiviso in due parti, attraversato in tutta la sua lunghezza da un corridoio centrale, con 5 camere a gas su entrambi i lati del corridoio. Le nuove camere, pi capienti, erano quadrate e misuravano circa 50 mq con unaltezza di appena 1,90 metri, pi bassa di circa 60 cm rispetto a quelle vecchie per renderle pi efficienti e ridurre la quantit di gas necessario alo sterminio. Ogni camera aveva due porte parallele: una, rivolta verso il corridoio, fungeva da entrata; l'altra,

nel muro opposto. dava verso il campo e la vicina fossa comune ed era usata per la rimozione dei cadaveri,. Le porte d'ingresso e di rimozione dei corpi erano sostanzialmente identiche alle precedenti, ovvero in ferro a tenuta stagna ed un piccolo pannello in vetro nel muro di ogni camera consentiva alle SS ed alle guardie ucraine di controllare l'interno per verificare il corretto svolgimento delloperazione. Verso lesterno le porte si aprivano su apposite piattaforme realizzate su entrambi i lati della costruzione, accanto alle quali vennero predisposti dei binari a scartamento ridotto per un pi rapido trasporto dei cadaveri con appositi carrelli verso le fosse di seppellimento, dove due grandi escavatori lavoravano giorno e notte per creare nuovi spazi necessari ad accogliere un numero sempre crescente di corpi. Per facilitare il lavoro di scarico di ogni camera, il pavimento venne realizzato in discesa. Allesterno ledificio non si presentava per come un luogo di morte. Visto dal campo aveva laspetto di una grande sinagoga, con una enorme stella di David sul tetto ed una ampia gradinata allingresso decorata con ciotole di fiori su entrambi i lati. Anche linterno era abilmente camuffato. L'ingresso al corridoio era nascosto da una grossa tenda cerimoniale ebraica rosso scuro recuperata da una vera sinagoga, con su scritto, molto ironicamente data la situazione, parole in ebraico che recitavano: "questa lentrata verso Dio, gli uomini giusti passano attraverso di essa. Per la costruzione, durata cinque settimane utilizzando il lavoro di oltre 600 prigionieri, vennero usati i mattoni di un vecchio camino della fabbrica di vetro di Malkinia, appositamente demolito. Ad occuparsi del montaggio arriv un esperto con una squadra di specialisti: Lorenz Hackenholt, che aveva gi provveduto a costruire ed attivare le camere a gas di Belzec e Sobibor.

ricostruzione grafica di come si pensa fossero le camere a gas secondo le indicazioni fornite dai testimoni

Laccelerazione del processo di sterminio fu impressionante. Dalla capacit massima di 600 persone delle vecchie camere a gas, rimaste in funzione durante tutto il periodo di costruzione delle nuove, si pass a quasi 6.000, ovvero dieci volte tanto. Sotto la direzione di Heinrich Matthes (direttore del campo superiore) e dei suoi assistenti Rum, Potzinger, Munzberger, Horn e Floss leliminazione degli

ebrei raggiunse limpressionante cifra di oltre trentamila persone al giorno nei periodi di massima attivit e di diecimila in quelli in cui lattivit di sterminio era meno intensa. Alle camere a gas i prigionieri giungevano affrettatamente, spintonandosi a vicenda per poter entrare e sfuggire cos alle percosse delle guardie ed ai morsi dei cani che li seviziavano durante il loro breve cammino verso la morte. Uno dei tedeschi, un uomo di nome Zepf, era una bestia vile e feroce che provava un piacere speciale nel torturare i bambini. Non era raro che strappasse i bambini dalle braccia della madre ed afferrarlo per le gambe per poi a met o afferrarlo per le gambe spaccargli la testa contro un muro e lanciare via il corpo. Allinterno, la morte era lenta e terrificante. Lagonia durava quando tutto andava bene poco meno di mezzora, dopo di che la stanza si verso le camere a gas trasformava in un ammasso di cadaveri in piedi che si sostenevano a vicenda perch non vi era un solo centimetro di spazio libero. Ma spesso molti morivano soffocati semplicemente per il sovraffollamento. Quando poi il motore che pompava il gas nella stanza era difettoso, le vittime impotenti dovevano soffrire per ore e ore prima di morire I genitori tenevano i loro figli in braccio, nella vana speranza che questo li avrebbe salvati dalla morte. Non era raro che alla riapertura delle camere si incontrasse qualcuno ancora vivo, che veniva finito con il calcio del fucile o peggio ancora gettato ancora vivo nella fossa comune. Un gruppo di uomini armati di pinze dentali provvedeva poi ad estrarre tutto il platino e loro dalle bocche delle persone uccise, ordinando successivamente i denti in base al valore I cadaveri vengono spinti su carrelli verso le fosse comuni per confezionarli in scatole e spedirli in Germania. I cadaveri venivano infine caricati sui carrelli e spinti lungo i binari a scartamento ridotto verso lunghe fosse comuni, dove venivano disposti in file. La sadicit dei carnefici raggiungeva poi la massima soddisfazione quando arrivavano i trasporti contenenti i prigionieri provenienti da paesi stranieri. Per timore che sorgessero sospetti su ci che li aspettava, al contrario degli ebrei polacchi venivano trasportati su treni passeggeri con tanto di biglietto per Ober-Majdan (nome in codice per indicare Treblinka) ed il permesso di portare con s tutto ci

di cui avevano bisogno. I treni dallEuropa arrivavano senza scorta, con il personale ferroviario dordinanza. Durante il viaggio, su una apposita carrozza, funzionava addirittura un servizio ristorante. Ma al loro arrivo a Treblinka anchessi si trovavano improvvisamente di fronte alla cruda realt. Scesi dalle loro comode carrozze, venivano sottoposti alla stessa procedura di tutti gli altri. Solitamente erano persone ben vestite, che portavano con s notevoli quantit di cibo e di vestiario e questo non faceva che alimentare ancora di pi il sadismo delle guardie, ben felici di poter razziare le nuove ricchezze in arrivo. Dal momento che tutti pensavamo che li stessero semplicemente trasferendo per essere reinsediati in un luogo sconosciuto dellest, i deportati avevano infatti portato con s i loro beni pi preziosi oltre alle cose essenziali. Su di loro laccanimento dei carnefici fu ancora maggiore. Forse per invidia del loro aspetto ben nutrito, i boia si divertirono a tormentarli ancora di pi. Dopo averli ben seviziati e torturati, a loro veniva erogata solo piccole quantit di gas in modo che lagonia durasse tutta la notte. Ovviamente si tratta di informazioni desunte dalle testimonianze dei sopravvissuti (in particolare da quelle di Yankel Wiernik, che come esperto falegname partecip alla loro costruzione) raccolte in fase istruttoria nel corso degli interrogatori dei carnefici imputati nei processi del dopoguerra. Esiste tuttavia, caso unico per quanto riguarda campi di sterminio, anche una preziosa fotografia scattata da Kurt Franz (vice comandante del campo) che, seppur molto parzialmente, ne conferma lesistenza sullo sfondo dellescavatore usato per scavare le fosse comuni.

Fotografie di Kurt Franz con visibili sullo sfondo le camere a gas

Dello stesso periodo anche la costruzione del Lazarett", una apposita area pensata per poter rapidamente sgomberare quegli ebrei che risultavano troppo deboli, anziani o malati per raggiungere da soli le camere a gas. Una volta separati dal resto del gruppo questi ebrei venivano trasportati verso uno stabile sul quale

sventolava una bandiera della Croce Rossa, allinterno del quale per le guardie ucraine e le SS mitragliavano le vittime. Himmler visit il campo tra il febbraio ed il marzo 1943 e ordin che le tracce dello sterminio venissero cancellate. In quel periodo nel mondo si parlava molto di Katyn, la strage di ufficiali placchi perpetrata dei russi dopo la spartizione della Polonia avvenuta in seguito al patto russo-tedesco. I tedeschi la usarono abilmente a scopo propagandistico antisovietico, ma si resero conto che la stessa cosa sarebbe potuta accadere a loro e pertanto, dopo che la sconfitta di Stalingrado nell'inverno del 1942-43 li rese ben consapevoli che presto o tardi le armate russe sarebbe giunte sul posto, decisero che era meglio occultare ogni prova dei crimini perpetrati nei campi di sterminio. Sotto la guida dellSSScharfhrer Floss le grandi fosse comuni vennero quindi riaperte ed i cadaveri esumati e bruciati su apposite enormi resti fosse comuni graticole costruite con resti di binari. Le testimonianze rese in proposito da Yankel Wiernik (1889-1972) nel suo opuscolo clandestino un anno a Treblinka pubblicato nel 1944, sono agghiaccianti. Unico trai pochi sopravvissuti ad aver lavorato nei Sonderkommando incaricato dello smaltimento dei cadaveri provenienti dalle camere a gas, come esperto falegname godeva di una certa temporanea immunit e di una certa libert di movimento allinterno del campo, cosa rigorosamente esclusa per chiunque si trovasse a dover lavorare anche solo temporaneamente nel campo superiore, ma non certo di un trattamento di favore se non quello di non essere immediatamente ucciso perch utile. Stando a quel che ha raccontato, si scopr ben presto che i corpi delle donne bruciavano pi facilmente di quelli degli uomini e di conseguenza venivano usati per accendere i fuochi. Nelle donne in gravidanza, la pancia bruciando si apriva mostrando il feto che bruciava nel grembo della madre. Scene orribili a cui i cumuli di cenere prigionieri addetti alla crematura erano costretti ad assistere ogni giorno ma che non destavano la minima emozione nelle guardie e nelle SS che al contrario stavano a guardare compiaciuti. Stavano in piedi

vicino alle ceneri, irradiando una satanica soddisfazione, brindando alla scena con il brandy e con i pi raffinati liquori e facendo baldoria scaldandosi attorno al fuoco. Ma non sempre le cose andavano come avrebbero sperato. Il lavoro si mostrava pi lungo e arduo del previsto. Occorrevano notevoli quantit di benzina per alimentare il fuoco e ci comportava notevoli spese con risultati non sempre adeguati. Ogni volta che un aereo veniva avvistato, tutto il lavoro veniva interrotto ed i cadaveri ricoperti di fogliame per camuffarli contro le ricognizioni aeree, aumentando costi e ritardi. A risolvere il problema venne fatto arrivare dalla Germania un altro esperto: lo Scharfurher Herbert Floss, un uomo tarchiato di circa cinquantanni (la macchina della morte nazista era cos meticolosa da riuscire a partorire esperti in ogni possibile ramo del settore: esperi nelluccidere bambini, esperti di camere a gas, esperti di impiccagioni e perch no, anche esperti in esumazione e incenerimento di cadaveri). Fu lui ad introdurre le necessarie innovazioni per rendere la macchina distruttiva di prove molto pi efficiente. A differenza degli altri campi di sterminio (Auschwitz-Birkenau, Majdanek), quelli della Aktion Reinhardt non contemplavano la presenza di appositi forni crematori per lo smaltimento dei cadaveri. La decisione di bruciare i corpi delle vittime, inizialmente sotterrate in enormi fosse comuni, venne infatti stata presa solo molto tempo dopo che i campi erano in funzione. Ma quanto riusc a ideare Floss a Trablinka supera di gran lunga quanto il pi grande crematorio al mondo sarebbe mai stato in grado di incenerire in un lasso di tempo cos breve. Per riesumare i cadaveri venne messo in funzione un altro enorme escavatore, in aggiunta agli altri due gi usati per scavare le fosse e venne costruita unaltra enorme fossa lunga pi di 250 metri, larga 25 e profonda sei da utilizzare come immenso forno-rogo in grado di smaltire sino a 4.000 cadaveri alla volta. Sul fondo della fossa furono posate tre file equidistanti di piloni in cemento armato di un metro daltezza quale basi per le travi dacciaio su cui appoggiare le griglie per i roghi (costituite da intrecci di tronconi di binario) su cui ammassare i cadaveri. Per accelerare il processo di cremazione, venne costruita anche una

apposita monorotaia di collegamento con le fosse di sepoltura. Inizialmente I corpi riesumati venivano ammucchiati sul piazzale e da l spostati dagli ebrei del Sonderkommando con una barella verso le graticole di cremazione, ma il procedimento si dimostr, nonostante vi fossero impegnati centinaia di prigionieri, troppo lento. Ma ancora non bastava. I tedeschi avevano fretta: cerano pi di mezzo milione di morti da smaltire ed ai vecchi cadaveri riesumati si aggiungevano nel frattempo anche quelli di tutti i nuovi arrivati, non pi seppelliti nelle fosse ma cremati immediatamente dopo la gassazione. Cos se ne costruirono altre due, in modo da riuscire a incenerire non meno di 10.000 cadaveri per volta, che lavorando giorno e notte in un paio di mesi avrebbero consentito di risolvere definitivamente la questione.

riaperuta fosse comuni e cumuli di cenere (fotografie di Kurt Franz

Tutto ci presupponeva la disponibilit di enormi quantit di legna da ardere, che in una zona cos boscosa non mancavano di certo. Confrontando le fotografie delle ricognizioni aeree postume con quelle scattate da Franz Kurt si desume per che i primi alberi ad essere abbattuti furono quelli allinterno del campo stesso e poi man mano quelli del campo stesso e poi man mano quelli pi facilmente a portata di mano, introdotti attraverso una apposita strada di servizio. Le ceneri, setacciate per rintracciare qualsiasi residuo di ossa da frantumare a mano o rigettare nel fuoco, secondo le direttive di Himmler dovevano essere portate fuori dal lager e sparse nei campi o lungo le strade. In pratica servirono a fertilizzare il terreno su cui avrebbe dovuto sorgere la fattoria una volta smantellato il campo. Secondo la loro cinica visione, in questo modo gli ebrei avrebbero avuto una loro utilit per il regime anche da morti. Oltre che dalle fotografie recuperate nellalbum di Franz

Kurt, la presenza dei tre escavatori documentata anche nelle lettere di vettura dei carri inviati da Treblinka dopo la liquidazione del campo, che li menzionano esplicitamente. Uno di loro risulta spedito il 29 giugno 1943 ad una ditta di Berlino, la Adamo Lamczak in Willy Waltherstrasse 30-3 Tr Pur isolati e stremati dalle atroci condizioni di vita, i prigionieri di Treblinka vennero a sapere della rivolta del ghetto di Varsavia e vollero tentare un'azione analoga. Verso l'aprile del 1943 si form un gruppo di resistenza formato da circa settantina di persone capeggiato dal dottor Julian Chorazycki, un ex poliziotto polacco, lingegnere Marceli Galewski, Zelo Bloch, Zvi Kurland, il dottor Leichert e da altri capi delle squadre di lavoro. Il gruppo elabor un progetto di fuga di massa, che consisteva nell'assalire le guardie, sottrarre loro le armi, distruggere gli impianti di morte e fuggire nei boschi circostanti il campo Quando la cremazione dei cadaveri era pressoch terminata fu chiaro ai membri della resistenza che il campo sarebbe stato chiuso e che i sopravvissuti sarebbero stati uccisi. Occorreva quindi agire subito e cos il 2 agosto 1943 dettero inizio alla rivolta. I prigionieri riuscirono ad impossessarsi delle Incendio durante la rivolta chiavi dell'armeria e vennero distribuite le armi. Una SS, Kurt Kttner, si accorse per che stava accadendo qualcosa e cerc di dare l'allarme. I resistenti furono costretti a sparargli uccidendolo ed il colpo mise in allarme le guardie. Il piano di impadronirsi del campo venne abbandonato e si decise di tentare la fuga prendendo letteralmente dassalto il portone principale. La maggior parte dei prigionieri in fuga venne falciata dalle mitragliatrici poste sulle torrette e quelli che riuscirono ad uscire dal campo vennero attaccati da altre unit SS arrivate di rinforzo dal vicino campo di lavoro Treblinka I e dalla polizia locale. I pi decisi tra i prigionieri ingaggiarono uno scontro a fuoco con le SS del campo e, prima di allontanarsi, diedero fuoco alle baracche. Nel campo al momento della rivolta vi erano circa 840 prigionieri tra uomini e donne. Circa un centinaio non parteciparono alla rivolta e dei rimanenti 740 soltanto 60 riuscirono a salvarsi e sopravvivere sino alla fine della guerra. Tra i prigionieri che sono rimasti nel campo dopo la rivolta, alcuni sono stati uccisi sul posto, mentre gli altri sono stati costretti a demolire le strutture rimanenti e cancellare tutte le tracce delle attivit omicide del campo. Solo le camere a gas continuarono a funzionare, gassando il 21 agosto 1943 le ultime vittime provenienti da Bialystok. In seguito alla rivolta, il campo fu gravemente danneggiato dagli incendi. Leliminazione degli ebrei polacchi, grazie anche al lavoro degli altri campi dellAktion Reinhardt disseminati sul territorio, era stata ormai largamente completata e pertanto invece di

ricostruirlo si prefer cessare ogni operazione e smantellarlo utilizzando i prigionieri rimasti in vita. L'opera di demolizione and avanti sino all'autunno. Il 20 ottobre 1943 gli ultimi ebrei furono caricati su cinque vagoni ed inviati a Sobibor dove vennero sterminati. Il campo venne letteralmente raso al suolo ed in sua sostituzione impiantate attivit agricole per nascondere le atrocit commesse, insediandovi una guardia ucraina di nome Streibel con la sua famiglia al fine di proteggere il sito dal saccheggio da parte della popolazione locale. A lavoro ultimato, anche gli ultimi trenta ebrei lasciati a Treblinka per terminare i lavori di mascheramento del campo furono fucilati. Di l a poco la stessa sorte toccher anche agli altri campi. A gestire lo smantellamento del campo, in sostituzione del comandante Stangl trasferito a Trieste insieme al suo superiore Odilo Globocnik, venne chiamato il suo vice, il sottotenente SS Kurt Hubert Franz. Trasferito a Treblinka nellagosto del 1942 per ricoprire lincarico di responsabile delle guardie ucraine (ruolo che aveva gi ricoperto con particolare efferatezza a Beec, da cui proveniva), Franz Kurt raggiunse rapidamente i vertici della gerarchia di Treblinka, divenendo in poco tempo di fatto l'aiutante del comandante Franz Stangl. Soprannominato dai deportati Lalke (termine yiddish che significa bambola) per via della sua avvenenza e dei lineamenti infantili del viso, era conosciuto come uno dei pi sadici e crudeli membri delle SS del campo, temutissimo dai prigionieri per la sua bestialit e la tendenza alle uccisioni arbitrarie. Il 21 giugno 1943 venne promosso ufficiale, probabilmente per meriti sul campo, ottenendo il grado di SS-Untersturmfhrer (sottotenente). A novembre, terminato lo smantellamento del campo, anche lui, come buona parte del personale dell'Operazione Reinhard, per la sua provata esperienza venne inviato a Trieste per gestire il campo di concentramento della Risiera di San Sabba, dove si distinse nuovamente per la brutalit nella lotta antipartigiana e nelle deportazioni
Kurt Hubert Fraz

degli ebrei sloveni ed italiani.

la fattoria impiantanta dopo la demolizione del campo con relativi contadini

All'arrivo dei sovietici, il contadino addetto alla conduzione della fattoria costruita sul campo di sterminio neg un precedente utilizzo differente del terreno circostante, ma quando Streibel e la sua famiglia lasciarono il sito, la popolazione locale scese nell'ex campo alla ricerca di oro e altri oggetti di valore portando alla luce molte parti di corpi decomposti in quella che era stata l'immensa fossa comune. Quando la commissione polacca per i crimini di guerra commessi nel Paese indag sullarea nel 1945, incontr non poche difficolt a ricostruire laccaduto avvalendosi delle testimonianze dei pochi sopravvissuti. Vi erano non poche discrepanze tra le varie dichiarazioni e non poteva che essere cos, data la particolare natura e conformazione del campo. Era infatti materialmente impossibile vedere da una sezione allaltra del campo, poich la maggior parte delle recinzioni era camuffata ed impediva la vista. Inoltre il campo fu intenzionalmente collocato su una collinetta tra i resti di una zona boscosa, il che rendeva praticamente impossibile stabilirne con certezza sia le dimensioni che la forma ( che era in effetti un trapezio irregolare). Infine il campo pass attraverso diversi stadi di costruzione, aggiungendovi strutture e modificando la disposizione delle recinzioni. Ci non imped per di disegnarne delle mappe pi o meno corrispondenti alla realt, ed il fatto che sia il comandante del campo che il suo vice abbiano confermato lesattezza di tali mappe nei processi a loro carico le rende senza dubbio abbastanza attendibili.

Grazie alle testimonianze dei pochi sopravvissuti, molti di coloro che prestarono servizio nel campo vennero arrestati e processati nel corso degli anni successivi alla fine della guerra. Il processo principale si tenne a Dsseldorf tra il 12 ottobre 1964 e il 24 agosto 1965. Tra gli imputati, Kurt Hubert Franz, ultimo comandante

di Treblinka, condannato allergastolo. Al momento del suo arresto, durante una perquisizione, venne ritrovato nella sua abitazione un album di fotografie scattate nel campo di Treblinka, cosa del tutto inaspettata visto che le SS hanno fatto di tutto per cancellare ogni prova e non lasciare tracce dei crimini commessi. Una scoperta che verr custodita con molta cura dagli inquirenti, trattandosi dellunica preziosa testimonianza visiva di quanto accaduto, seppur solo dellultimo periodo quando ormai il campo era in via di smantellamento. Le fotografie nei campi erano state espressamente vietato dalle direttive SS, tuttavia Franz le ignor e fece scattare numerose fotografie alle strutture ed alle attivit nel campo, evitando per accuratamente di riprendere quelle pi compromettenti e comunque sempre in un modo molto discreto che non rendesse facilmente riconoscibili nessuna delle strutture esistenti. Nonostante ci gli indizi presenti in tali fotografie, confrontate con quelle aeree scattate dalla Luftwaffe dopo la demolizione del campo tra maggio e ottobre del 1944 quando ancora la Kurt Hubert Franz zona era in mano tedesca, si sono rilevati utilissimi per localizzare e posizionare correttamente le varie strutture del campo. Arrestato dalle forze americane al termine del conflitto, riusc a fuggire e tornare a Dsseldorf, dove inizi a esercitare liberamente la sua professione di cuoco. Arrestato nuovamente nel 1959 mentre lavorava nel ristorante Schmoller, fu processato e condannato al carcere a vita per l'omicidio di almeno 139 internati e per la complicit nello sterminio di almeno 300.000 ebrei. La sentenza caus in Germania e nel mondo grande scandalo, perch considerata troppo mite. Rilasciato a causa dell'et avanzata e per problemi di salute a met del 1993, mor il 4 luglio 1998 in una casa di riposo per anziani a Wuppertal in Germania. Ma gi ben prima la macchina della giustizia si era messa in moto. LSS Josef Hirtreiter fu il primo ad essere sottoposto a processo per crimini di guerra. Innterrogato nel luglio 1945 a Francoforte sul Meno sul programma di eutanasia al sanatorio Hadamar, venne rilasciato per mancanza di prove. Arrestato nuovamente, il 3 marzo 1951, al processo di Francoforte fu riconosciuto da Sawek Warszawski, sopravvissuto agli orrori di Treblinka, giudicato colpevole di di aver ucciso i bambini a Treblinka, durante lo scarico dei treni, tenendole per i piedi e fracassare la testa contro i vagoni e

condannato all'ergastolo.

Un secondo processo si tenne, sempre a Dsseldorf, nel mese di luglio del 1970 per portare sul banco degli imputati Franz Stangl, il secondo comandante del campo. Imprigionato dagli Alleati dopo la guerra, stato rilasciato dopo due anni senza essere stato mai messo sotto processo. Dopo il suo rilascio, si rec in Italia, da cui, con laiuto dal Vaticano, riusc a fuggire in Siria dove visse con la propria famiglia per tre anni prima di trasferirsi definitivamente, nel 1951, in Brasile. Stangl era nativo dellAustria e per anni le autorit austriache si rifiutarono di consegnarlo alla giustizia per l'assassinio di migliaia di ebrei a Treblinka, finch nel 1961, non acconsentirono a spiccare su di lui un nuovo mandato di cattura. Sar il famoso cacciatore di nazisti, Simon Wiesenthal a scovarlo sei anni dopo in Brasile dove lavorava in una fabbrica di Volkswagen a San Paolo usando tranquillamente il proprio nome. Arrestato il 28 febbraio 1967, fu estradato in Germania, processato e quindi condannato allergastolo per la sua evidente responsabilit nella morte di quasi
Franz Stangl in carcere

900.000 persone durante il suo mandato come comandante di Treblinka. Ma non scont mai la pena: mor di un attacco di cuore in carcere il 28 giugno 1971 prima ancora di conoscere i risultati della sentenza di appello. Delle numerose guardie ucraine, Fedor Fedorenko, estradato nel 1984 in Unione Sovietica Stati Uniti dove era emigrato, 'stato condannato a morte con un processo pubblico nel giugno 1986. John (Ivan) Demjanjuk, diventato cittadino americano, venne espulso nel 1986 dagliStati Uniti ed estradato in Israele con laccusa di essere il famigerato "Ivan il Terribile" di Treblinka. Giudicato colpevole sulla base delle testimonianze di Fedor Fedorenko cinque sopravvissuti, fu condannato a morte il 25 Aprile 1988. Ricorso in appello, stato rilasciato in quanto non vi erano prove inconfutabili volte a dimostrare che Demjanjuk fosse davvero la spietata guardia di Treblinka, che altre ricerche individuavano in un uomo di nome Ivan John (Ivan) Demjanjuk Marchenko, ucciso con una pala nel corso della rivolta dei prigionieri a Treblinka nel 1943

La catena di comando della Aktion Reinhard

Treblinka OGGI

Oggi lintera area dove sorgevano i due campi considerata monumento nazionale. Nel febbraio del 1960, il Consiglio regionale di Varsavia decise di affidare allo scultore Franciszek Duszenko ed allarchitetto Adam Haupt la progettazione di un memoriale da realizzare nel sito dove si trovava il campo di sterminio, inaugurato nel 1964. In una grande area circolare circondata da alberi venne realizzato una specie di cimitero simbolico, costituito da 17.000 pietre di varie dimensioni fissate nel calcestruzzo, delle quali 700 portano i nomi delle citt da cui sono state deportate le vittime. Al centro, un enorme obelisco in pietra alto 8 metri con scritto mai pi in varie lingue nella parte superiore. Lopuscolo informativo distribuito allingresso del memoriale non spiega per a cosa si debba esattamente la scelta di tale numero. Alcuni affermano che corrisponda al pi alto numero di ebrei uccisi in un solo giorno quando il campo era in funzione; altri dicono che rappresenti il numero di comunit ebraiche distrutte durante l'Olocausto. Il memoriale non per solamente un monumento alla memoria del popolo ebraico. La sua creazione infatti avvenuta nel contesto di una percezione nazionale del dramma che l stato vissuto da centinaia di migliaia di persone, vittime di un martirio che tutta la nazione polacca ha subito durante la guerra. Arrivando all'ingresso del sito si ha limpressione di trovarsi in una vecchia strada di taglialegna attraverso il bosco. Poi uno stretto parcheggio ed un piccolo edificio che funge da ufficio informazioni avverte che si giunti alle porte del campo, raggiungibile, superata una grande lapide in pietra, seguendo una ben curata strada acciottolata. L dove cera lingresso vero e proprio, due grossi blocchi di pietra sono stati disposti ad angolo in modo da formare un cancello, superato il quale si

prosegue costeggiando una sulla destra lunga fila di traversine in cemento l dove un tempo correva il binario che entrava nel campo, smantellato dai tedeschi assieme a tutto il resto alla fine del 1943. Accanto ad essa, una serie di marcatori in pietra delineano quello che era il confine nord originario del campo.

Al fondo della linea ferroviaria, un basamento sulla sinistra indica il punto dove si trovava la piattaforma di arrivo dei deportati dietro la quale era collocata la finta stazione ferroviaria. Nelle immediate vicinanze, una fila di lapidi commemorative ricorda i 10 diversi Paesi da cui provenivano. Poco pi avanti, un cartello invita a deviare verso est, verso il dolce pendio dove si trovava larea dedicata allo sterminio vero e proprio.

E su questa collinetta che stato realizzato il cimitero simbolico composto da 17000 pietre di varie dimensioni e colori con indicati su alcune di esse i nomi delle citt da cui provenivano i deportati. Le dimensioni dipendono probabilmente dal tributo in vittime che ciascuna citt vers allolocausto di Treblika. Non per nulla la pi grande dedicata a Varsavia, che da sola contribu per oltre la met al numero complessivo di ebrei sterminati nel campo. Al centro, dove si suppone fossero ubicatele camere a gas, un grande monumento in granito, progettato per assomigliare ad una lapide ebraica.

Poco oltre, verso est, sul luogo dove erano situate le fosse con le grandi graticole per la cremazione, una enorme distesa di basalto fuso

Dal cimitero virtuale, proseguendo per una comoda stradina sterrata in mezzo ai boschi, in una decina di minuti si arriva al campo di lavoro passando sul bordo della ex cava di ghiaia. Il piccolo museo allentrata del Memoriale aperto tutti i giorni: dal 1 aprile al 31 ottobre dalle ore 9.00 alle 18.30 e dal 1 novembre al 31 marzo dalle 9.00 alle 16.00, ad eccezione dei giorni di Natale e Pasqua.

Per raggiungere il sito, da Varsavia percorrere per circa 60 km la statale N.8 verso Bialystok lungo un percorso completamente pianeggiante costeggiato da campi e fattorie che pian piano si addentra nelle foreste di quello che viene definito il selvaggio est! della Polonia. Quindi svoltare a destra sulla 694 verso Malkinia Gorna senza per raggiungerla poich molto probabile che il ponte su fiume Bug che si deve attraversare per arrivare a Treblinka sia tuttora non percorribile dai mezzi motorizzati. Giunti a Brok, svoltare invece nuovamente a destra sulla provinciale 50 che devia a sud e dopo un paio di chilometri a sinistra per immettersi in una tortuosa e stretta strada locale che dopo una decina di chilometri si ricollega con quella che era la strada principale proveniente da Malkinia Gorna Proseguire quindi verso la minuscola frazione di Poniatowa, il centro abitato pi vicino al Memoriale e cercare le indicazioni per il campo. Il villaggio di Treblinka ormai completamente disabitato e composto da pochi edifici in rovina.

BLIOGRAFIA
http://www.olokaustos.org/bionazi/index.htm http://www.deathcamps.org/treblinka/treblinka_it.html http://www.zchor.org/treblink/wiernik.htm http://www.holocaustresearchproject.net/ar/treblinka.html http://www.scrapbookpages.com/Poland/Treblinka/introduction.html http://www.ihr.org/jhr/v12/v12p133_Allen.html http://dl.dropbox.com/u/47875651/TheHellOfTreblinka.html http://www.shoah-treblinka.com/TreblinkaIndex.html http://www.answers.com/topic/franz-stangl#ixzz2DQqsJeOa Vasilij Grossman: linferno di Treblinka Jean-Franois Steiner : Treblinka la rivolta di un campo di sterminio

NOTE DELLAUTORE:
Il presente lavoro viene pubblicato esclusivamente per finalit divulgative al fine di mantenere viva nelle nuove generazioni la memoria delle atrocit perpetrate nei campi di concentramento e di sterminio nazisti ed in nessun caso potr mai essere utilizzato a scopi commerciali. Tulle le informazioni contenute in questo articolo sono desunte dai siti e dalle pubblicazioni citati nella bibliografia e dalle didascalie dei pannelli espositivi del memoriale visitato dallautore nel 2006. Tutte le immagini e le fotografie provengono dai siti sopracitati o da altre pagine web facilmente individuabili tramite i principali motori di ricerca. Le fotografie pi recenti provengono tutte dal mio archivio personale. Qualora i proprietari detentori dei diritti delle fotografie utilizzate ritengano che esse debbano essere tolte o che si debba aggiungere una dettagliata citazione della fonte da cui sono tratte, sono pregati di contattarmi affinch possa celermente provvedere in merito.

AUTORE: FRANCO BORGIS - mail: francoborgis@tiscali.it