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PERIODICO DI INFORMAZIONE, ATTUALIT E CULTURA MUSICALE INDIPENDENTE

EU SOU MSICO
ROMINA CIUFFA
Periodico di informazione, attualit e cultura musicale a cura del Saint Louis College of Music

di Romina Ciuffa

SINCRETISMO DI SANTI E CANTANTI


di Jota Veloso stato lartista plastico baiano Fernando Oberlander ad invitarmi a scrivere un libro in occasione di un progetto culturale in cui era coinvolto il Banco Capital. Non mi era mai balenata, scrivendo musica, lidea di fare un libro, ma dopo lunghe conversazioni sono giunto a una conclusione: avrei dato in modo semplice unidea di come la mia musica prende forma e, infine, nasce. Ho tentato di farlo con spiegazioni succinte e, soprattutto, vere: non volevo dare limpressione che fare musica sia privilegio di pochi o che abbia un qualcosa di superiore. Ho raccontato con semplicit il modo in cui le mie canzoni sono nate, i motivi che le hanno generate, i diversi artisti che hanno collaborato a ciascuna di esse, ma anche la solitudine di alcune. (...)

BOLTRO DI GIOIA

di Rossella Gaudenzi

NUMERO 20

Nel n. 20 anche: Ivan Segreto (JAZZ); Max De Tomassi (RIOMA); Andrea Di Cesare, Yuval Avital, Biorn (BEYOND); Carolina Bubbico (VISTAMARE); Elektro Kif, Will (BALLET); Lorenzo Feliciati, Rocket Juice & The Moon, Uacs, Bob Dylan (ROCKOFF); TEHO Teardo, Lo Stato Sociale (SOUNDTRACK); Herbie Hancock, Roberto Taufic, Nam Myoho Renge Kyo (SPECIALE); Luigi Tenco, Bruce Springsteen, Roberto Giordi, Gianluca De Rubertis, Franco Cava (FEEDBACK); libri (FEEDBOOK)

io de Janeiro. Eu sou Marcel Powell, sou msico. Comincia cos a parlarmi di s. Ci troviamo a casa sua, ad Ilha do Governador. Suo padre si chiamava Baden Powell de Aquino in onore a quella passione del nonno per gli scout, movimento fondato dallinglese Sir Robert Baden-Powell. Le origini sono di VarreSai, in italiano Pulisci-Vattene, paesino poverissimo a Nord di Rio de Janeiro i cui residenti si limitavano a chiedere ai rari passanti, in cambio dellospitalit offerta per la notte nellumile casa di unanziana signora, di lasciare la stanza pulita prima della partenza. Baden Powell, uno dei pi grandi musicisti brasiliani. Nel mondo. (...)
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II

nome di un disco non mai casuale. E il fatto che un disco di puro jazz abbia il titolo Joyful lo discosta dalle tinte fosche, ansiogene, mai rasserenanti a cui siamo avvezzi o quasi. Finalmente si associa il jazz alla gioia: non inquietudine bens aria, speranza, alleggerimento, climi distesi. Per lultima fatica delleccelso trombettista Flavio Boltro, a 4 anni dal precedente disco, a raccolta il sax di Rosario Giuliani, il piano di Pietro Lussu, il contrabbasso di Daryl Hall, la batteria di Andr Ceccarelli, pi uno special guest, Alex Ligertwood, lead vocalist di Santana, per lincisione di un disco in cui predomina lispirazione al Jazz degli anni 60. (...)
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RETRATOBP.COM | CLAU ROSA

MUSIC IN SPECIAL

BEYOND &further

FABIO CONCATO

JAZZ lues &b

CHIARA CIVELLO

MAN TRA

SPECIALE

Direttore ROMINA CIUFFA Direttore Responsabile Salvatore MASTRUZZI DARIOROVERE.IT Music In Channel Videointerviste Reportages, Live Romina CIUFFA www.youtube.com/musicinchannel www.musicin.eu Caporedattori ROSSELLA GAUDENZI FLAVIO FABBRI web Redazione
Flavio FABBRI alt@musicin.eu Rossella GAUDENZI jazzblues@musicin.eu Roberta MASTRUZZI soundtrack@musicin.eu

vist aMARE

MARINARIA

SOUNDing track

& DANNY ELFMAN

TIM BURTON

Contributi speciali
Jota Veloso Roberto Taufic

DALLA A DI ARTE ALLA Z DI ZANZARA


sistono due modi di esercitare la professione di musicista, entrambi validi ai fini fiscali. Da un lato, un nutrito gruppo di musicanti del tipo grezzo. La Z quella di zanzare. Loro non sanno nulla di musica ma: a) credono di sapere; b) si intendono delle dinamiche del marketing e di realitying; c) zzzzzzz. Pensano, (zzzzz) non importante ci che sei, ma ci che gli altri credono che tu sia. Se la televisione in grado di costruire personaggi da zero, perch non un Reality? come un mantra, non importa capire come: farlo funziona (V. SPECIALE MANTRA). C chi, poi, cerca di costruire una carriera da vero professionista senza frequentare le trasmissioni della Clerici. Sono chitarristi, coristi, pianisti, cantanti e cantautori, batteristi, arrangiatori, produttori, orchestratori, violinisti e violoncellisti, bassisti e contrabbassisti, compositori. Tutti professionisti che rifiutano il sistema dei Talent, dei demiurghi di effimera notoriet e mendace status dartista. Le scorciatoie, si sa, funzionano la prima, la seconda volta, poi diventano strade battute con picnic di domenicanti e prati ormai contaminati. Quel che era una scorciatoia diviene un posto da camper (zzzzz). E proprio i camper - i Talent - fortuna stanno sci-

Contributi
Giuseppe Arnesano Martina Calcabrini, Nicola Cirillo Giosetta Ciuffa, Daniele Dencs Lorenzo Fiorillo, Lucio Lussi Vincenzo Maggiore, Alessia Panunzi Alfio Paolangeli, Livia Zanichelli ,

Music In Radio

Romina CIUFFA Michele FALANGA

Rioma Brasil info@rioma.br.com centrocultural@rioma.br.com


Stampa Litografica Iride s.r.l. Via Bufalotta 224, Roma
Anno V n. 20 Reg. Tribunale di Roma n. 349 del 20/7/2007

STEFANO MASTRUZZI EDITORE

volando, lentamente ma inesorabilmente, negli abissi del trito e ritrito, trascinando in questo mulinello stanco presentatori-starlette mancate ed exsoubrette restaurate che giudicano il talento di artisti sottoposti alle loro messinscene. Punture. Estate piena, luci nelle notti stellate, lampade ben accese, sangue dolce e quegli schermi TV tanto attraenti per le zanzarette. Luce del giorno: la categoria di aspiranti professionisti, che nutre la stessa ambizione di riuscire nel mondo musicale ma con metodo e determinazione, senza voler (s)fondare la propria carriera sui colpi di fortuna, da oggi ha un riconoscimento in pi che pu qualificarlo. Infatti, il Saint Louis College of Music la prima e, al momento, unica Istituzione privata in Italia autorizzata (con decreto del Ministero dellIstruzione del 1 agosto 2012) a rilasciare diplomi accademici di I e II livello, del valore di una laurea universitaria. Il titolo, in tutto identico al titolo di Conservatorio, ma dedicato agli artisti di musica moderna, emesso direttamente dal Ministero dellIstruzione, dellUniversit e della Ricerca Autan. Un segnale straordinario specialmente ora, in un contesto italiano dove da anni proliferano certificati rilasciati da Istituti esteri, che esercitano in Italia attraverso associazioni o simili. Di contro, il Ministero con questo decreto sancisce come sia concretamente possibile e legale che una Istituzione privata possa rilasciare titoli accademici riconosciuti, nel caso in cui dimostri di possederne i requisiti e le carte in regola. Cosa che in Italia non tutti sono avvezzi a fare. Il percorso si fa dalla A (di Arte) alla Z (di zanzara). Non si tratta di zanzare, non avranno le ali, ma almeno... volano.

Stefano Mastruzzi e Romina Ciuffa

decreto al link http://attiministeriali.miur.it/anno-2012/agosto/dm-01082012.aspx

JAZZs & blue


a cura di ROSSELLA GAUDENZI

Music In NUMERO 20

FLAVIO BOLTRO Lintervista e il nuovo disco, Joyful Con la manifesta volont di IVAN SEGRETO Lintervista Per uno trasmettere gioia, la penna di Boltro, grazie alla solida base sonora di un quintetto ad arte, che si chiama Segreto, chiamare il quarto si muove con maestria nella creazione di legami innovativi e contemporanei. Gioiosi album Chiaro deve significare molte cose
a cura di ROSSELLA GAUDENZI

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FLAVIO BOLTRO
Questo di per s un inizio gioioso. Il solo modo di salire e stare insieme sul palco, senza avere ancora suonato una nota, fa capire al pubblico che a noi per primi piace questo disco

JOYFUL AS JAZZ
E
sce anche in Italia Joyful, il nuovo disco di Flavio Boltro: il trombettista di origini piemontesi, residente da molti anni a Parigi, pubblica la sua ultima fatica discografica assieme a Rosario Giuliani al sassofono, Pietro Lussu al piano, Daryl Hall al contrabbasso, Andr Ceccarelli alla batteria e al famoso cantante di Santana, Alex Ligertwood, special guest.
sul palco e la musica parte, la melodia esce con fluidit senza pi il bisogno di leggere le parti. Come si colloca la presenza della voce di Alex Ligertwood? F.B. Alex Ligertwood un cantante straordinario, ha conosciuto Ded quarantanni fa, hanno formato un gruppo e una volta allanno circa fanno una rimpatriata, si ritrovano in Europa facendo cinque, sei concerti. Sempre con lo stesso gruppo. E dato che Alex eccezionale (lavora con Santana), e ha grande esperienza, ho espresso il desiderio che fosse presente nel mio disco, anche perch ha una voce che ben si presta ad esso. Canta in tre brani di Joyful: in Black Jack improvvisa, gli ho chiesto di fare quel che volesse ed partito in quarta con la sua splendida voce. Presta poi la voce alle due cover: in Every Breath You Take di Sting, che ho riarrangiato per dare un suono pi consono allo stile del CD tipo ballade soul con un timing pi vicino al blues e al soul, in linea con lo spirito del CD. Infine c Sidewinder, il tema celeberrimo degli anni Sessanta di Lee Morgan. Ma la presentazione del disco in Italia avvenuta in assenza del cantante. Come si provveduto a colmarla? F.B. Alex vive negli Usa e non possibile fargli fare un viaggio transoceanico se non occasionalmente. Era per me importante e doveroso far capire al mio pubblico, prima di arrivare al momento di scartare il CD, che il disco impreziosito da questa splendida voce. Al soundcheck del primo concerto mi venuta unidea, che a Ded piaciuta molto; i concerti di Joyful si sono svolti sinora cos: allinizio presento la band con semplicit, senza spendere molte parole. Alla fine, al penultimo pezzo, racconto due tre cose su di noi, parlo di Ded che ha avuto la fortuna di lavorare a lungo con Alex, che non sul palco con noi ed mia intenzione trattarlo come se lo fosse. Noi restiamo immobili sul palco, faccio partire il brano di Sting e la gente, sempre, alla fine applaude! Poi riprendiamo a suonare e chiudiamo il concerto. Ho valutato che potr capitare di coinvolgere, sia a Parigi che in Italia, ottime voci giovani sia maschili che femminili. Come altri lo hanno fatto con me, anche a me piace aiutare un giovane meritevole se posso. Ho avuto la fortuna di apprezzare recentemente dei cantanti ventenni con una voce pazzesca, ai livelli di Stevie Wonder. A cosa legata la scelta delle quattro cover? F.B. Lispirazione di questo disco viene dalla storia del jazz a partire dagli anni Quaranta. Un senso di rispetto e di gratitudine per coloro che hanno scritto e creato questa musica prima di noi fa nascere la voglia di fare un omaggio a chi ci ha dato le idee e la voglia di progredire. Inoltre questo quintetto nato in seguito a un tributo da me fatto tre anni fa in un festival parigino a Lee Morgan, in stile fine anni Sessanta. Tre brani presenti in Joyful sono stati scritti proprio in quella circostanza. Anche su suggerimento di Rosario ho continuato a scrivere in linea con il progetto. E da l, mi sono accorto che i brani, dopo le prime prove, funzionavano, ho chiamato tutti e abbiamo registrato. Ultimamente per portare avanti un lavoro devo essere pienamente convinto, per questo che ho atteso quasi 5 anni dallultimo mio CD. Lee Morgan un trombettista caposcuola di unepoca. Adoro i Police, Sting e il rock di quegli anni; mi piace cercare brani che con il jazz non centrino nulla e riadattarli: stavolta la scelta caduta su Every Breath You Take. Il brano The Preacher di Horace Silver molto easy e joyful, calza a pennello con lo spirito del disco, suoniamo solo il tema per poi lasciare posto alle nostre parole, ci salutiamo, quasi fosse una sigla. Quali tappe toccher Joyful? F.B. Le date stanno uscendo pian piano, a partire dalla Francia, dove tutto si muove e si conclude in tempi molto in anticipo su quelli nostrani. Per lautunno ci sono in programma festival in Italia, Francia, Germania, a Copenaghen... n

(...)

oyful, in distribuzione dal 12 luglio (Bonsai Music). Un totale di 9 brani, in maggior parte scritti da Boltro - Mister Italo, Black Jack, See You Tomorrow, Piccola Nina e Bora Bora - e 4 splendide cover: Every Breath You Take di Sting, Over the Rainbow di Arlen e E.Y. Harburg, Sidewinder di Lee Morgan e The Preacher di Horace Silver.

Il titolo. Partiamo dal titolo. Joyful, gioioso perch? Flavio Boltro: Perch, per mia fortuna, suono con musicisti di altissimo livello di fama internazionale come Rosario, Darryl, Ded (Ceccarelli), Pietro, uniti ancor prima che dalla musica da un forte collante che lessere tutti amici da una vita. Ci conosciamo da ventanni e abbiamo suonato insieme nel corso del tempo in diverse formazioni; mentre scrivevo i brani per questo nuovo CD ho pensato proprio a loro. Li ho contattati uno ad uno ed erano entusiasti, rispondendo di s prima ancora che finissi di chiedere se avevano voglia di aderire a questo nuovo progetto. (...) Questo di per s un inizio gioioso. A confermarlo, il fatto che il solo modo di salire e stare sul palco senza avere ancora suonato una nota fa dire al pubblico che si percepisce quanto stiamo bene insieme, felici di fare musica insieme. La nostra musica la risultante di questo stato di cose, quasi in un gioco tra noi, le nostre note e il pubblico. Questo partecipa, si rilassa, invaso da unonda di positivit. Cercavo tutto ci e cercavo inoltre - scrivere titoli tuttaltro che facile - un titolo deffetto, ficcante, breve. Alla fine Joyful arrivato da s, mi piaciuto molto, cos come agli altri musicisti e al produttore. Volevo anche comporre dei brani che fossero facili allascolto, diretti. Facili non significa banali, sono immediati ma allo stesso tempo c molta scrittura dietro. E questa una mira antica che sono riuscito finalmente a concretizzare. (...) Il dato di fatto comunque che la prima sensazione di joy deriva da chi c intorno a me. Quando sei in gioco da trentacinque anni, hai suonato ovunque e con tutti e lesperienza tecnicamente consolidata sul palco non hai pi bisogno di dimostrare. Ci si riesce a rilassare e fare bella musica; dieci anni fa facevi s bella musica ma eri concentrato sul raggiungimento della perfezione. Abbiamo gi svolto alcuni concerti, con questo quintetto, in giro per lItalia. Ci siamo per cos dire scaldati, oggi saliamo

UN SEGRETO IN CHIARO
Dico che Chiaro un album sincero. un ibrido nuovo che non ammicca al mercato in modo banale
A CURA DI

LIVIA ZANICHELLI

opo Porta Vagnu, lalbum desordio, votato dai critici come Miglior debutto del 2004; dopo Sanremo; dopo la collaborazione con (per fare alcuni nomi) Franco Battiato, Paolo Fresu e Giovanni Sollima; infine dopo la pausa artistica iniziata alla fine del 2008, Ivan Segreto (Sciacca, 25 marzo 1975) torna alla ribalta con Chiaro, album che segna un cambio di prospettiva nella carriera dellartista siciliano ma che rimane in linea con gli spunti poetici e musicali che meglio caratterizzano il suo percorso. proprio dallinizio di questo percorso che Ivan si racconta, parlando di ci che costituisce il suo tratto distintivo: la fusione di musica e poesia, lunione del dialetto siciliano con le contaminazioni di natura jazzistica. Ivan Segreto: successo tutto in maniera molto istintiva, stato un caso: ho trovato un mio modo di scrivere, ho visto che funzionava e ho deciso di portarlo avanti. In realt gi in passato cerano stati degli esperimenti a cui ispirarsi, ad esempio Domenico Modugno si era cimentato nella fusione del dialetto siciliano con il jazz. Io ho semplicemente messo insieme due passioni: quando mi sono trovato a registrare le mie prime cose ho voluto unire lamore per il jazz con la mia cultura. La carriera artistica di Ivan stata un susseguirsi di successi, di esperienze musicali di alto livello che culminano oggi in questo album. Frutto di una forte consapevolezza artistica e non solo, esso segna s un punto di rottura nella carriera del cantautore di Sciacca, ma allo stesso tempo la diretta e necessaria conseguenza di un percorso studiato e sentito in ogni suo sviluppo. I.S. Ho intrapreso un percorso preciso allinterno della discografia italiana: ho lavorato per una multi-

nazionale e, capendo la direzione del mercato, la realt della discografia ma anche quella del mondo della musica live, ho pensato che per il mio tipo di musica un percorso indipendente potesse essere pi idoneo. Ho trovato la collaborazione di unetichetta tedesco-americana, la ObliqSound; ho collaborato con una ritmica deccezione incarnata da artisti come Massimo Biolcati e Ferenc Nemeth che provengono dal jazz americano; e ho provato cos a costruire un ibrido, cercando di fondere insieme tutte queste anime con una ricerca elettroacustica. (...) Il disco quindi ha un colore molto largo, molto vario che racchiude, oltre alle sonorit elettroniche, anche lapproccio jazzistico. Il tutto accompagnato da un utilizzo della voce non necessariamente legato alla narrazione di una storia allinterno di una canzone, ossia ad un uso della parola come spunto e strumento per improvvisare anche vocalmente. Si tratta di una novit, nel senso che a differenza di prima io ho avuto modo di lavorare il prodotto discografico in maniera molto pi accurata. Quindi la percezione che si ha anche rispetto ai dischi passati che questo sia un lavoro pi ricco dal punto di vista del suono. Daltro canto, per, c anche una continuit nella scrittura: io scrivo in quel modo, vengo da quel tipo di scrittura ed inevitabilmente sono legato al mio passato. Chiaro arriva dopo la lunga pausa iniziata alla fine del 2008: una pausa di riflessione, un pausa artistica, una pausa creativa. Non uno stop, ma un modo per crescere ancora prendendo in mano le redini della propria carriera. I.S. Quando lavori in ambito discografico e hai poca esperienza di questo mondo, non hai molte possibilit per capire realmente come si muove il

mercato. Mi sono preso questa pausa per capire attraverso quali meccanismi si muove il mondo della musica e quali sono le scelte giuste da fare. Oggi la musica non pu che essere veicolata in modo assolutamente indipendente, al di l delle grandi star che si sono guadagnate la visibilit e i favori del pubblico: di questi tempi, chi comincia a lavorare si scontra con una enorme massa di prodotti musicali e deve essere in grado di competere con una simile realt. Questo significa doverla comprendere appieno. Se si decide di giocare, occorre prima di tutto conoscere le regole del gioco. Proprio per questo motivo il tempo dattesa che mi sono preso stato molto utile: ho imparato, ho studiato Music Business, ho approfondito la ricerca su ci che per me era fondamentale trasmettere con questo disco, senza ammiccare al mercato in modo banale. Come definire in poche parole, se non in una sola, il frutto di un percorso tanto consapevole? I.S. Potrei dire sincero. Mi sono concesso tutto quello che giusto concedersi quando si decide di dar vita ad un lavoro come il mio: mi sono concesso il tempo sufficiente per poterlo realizzare al meglio; la scrittura risponde alla mia vita, e per questo motivo sincera; le persone che ho coinvolto in questa esperienza, dal grafico ai video-maker, allufficio stampa al fonico, al produttore, sono tutte persone a me care che credono nel mio progetto e nel mio modo di fare musica. Non si tratta solo di professionisti con cui ho un rapporto di lavoro. Con i soldi si possono pagare tutti, altrimenti bisogna credere nelle persone con cui si lavora, dar loro fiducia e spazio sufficiente per potersi esprimere. Per fare questo occorre che il lavoro sia sincero. n

Music In NUMERO 20

CHIARA CIVELLO Lintervista Il primo disco, Last Quarter Moon, esce in America con la Verve, prodotto da Russ Titelman. Il secondo, The Space Between per la Emarcy, prodotto da Steve Addabbo. Il terzo, 7752, in chilometri la linea daria tra New York e Rio de Janeiro (anche in versione Deluxe). Ma il Brasile le dice Resta e lei... si ferma. Con Ana Carolina e gli artisti che laccompagnano fino a questo nuovo, gi premiato album: Al posto del mondo

JAZZues & bl
A CURA DI

CHIARA
Un
ABOUT A REVOLUTION
Pasqua, in macchina, direzione Sardegna con mia madre e una sua amica. Cantavo tutta la mia cassetta di Tracy Chapman, quella di Talking About A Revolution. Allora trascorrevo molto tempo da mia nonna che, per calmarmi, mi diceva: Dai, vai a suonare il pianoforte. Avevo 2 anni e non ne sapevo nulla: aprivo il coperchio e cercavo sui tasti delle relazioni tra suoni. Mia nonna ascoltava. E disse a mia madre: Secondo me le devi far fare qualcosa di musicale. Un genitore fa fare al bambino gli iter classici... nel mio caso tutti tentativi parzialmente falliti. Perch non canti?, mi disse in macchina lamica di mia madre. Risposi che lopera, la classica, non facevano per me. Ma facevo associazioni sbagliate con le cantanti liriche. Ci sono tanti altri tipi di canto, mi disse. C il Canto Jazz... A udire la parola Jazz mi risuon un picchetto nellanimo, cos: tin. Mio padre aveva unEnciclopedia del Jazz, e mi infilai l dentro ad indagare.

A POSTO NEL CIVELLOMONDO


passo dopo laltro capirai, ed il mio lento canto vestir le tue paure con la libert. Una storia vera, quando se ne va. Un passo dopo laltro imparerai, nelle gocce di tempo, tra ora e mai.

ROMINA CIUFFA

LE TORRI GEMELLE

RESTA

S A I N T

L O U I S

opposto: Big Band Writing, un corso talmente cervellotico che mi cacciarono via dopo un mese... Non avevo i prerequisiti perch ero una cantante. Ridimensionai: Professional Music. Mi resta non tanto ci che ho imparato allora, quanto ci che ho disimparato dopo: lo sviluppo artistico ti d un supporto ma accademico. In realt tutto ha un senso quando si vive. A me ha aperto le porte dellespressione il commisurarmi con culture diverse a soli 18 anni, aprire i confini dellanima: questo il centro di quello che faccio. Vivevo sbattuta maldestramente dagli eventi, ma la precoce indipendenza mi insegnava a misurarmi con le differenze, culturali, idiomatiche, di tutti i tipi, feste in cui si ballava la salsa, lezioni in inglese, chiacchierate in spagnolo. Per guadagnare cantavo di tutto. Poi sceglievo i miei idoli allinterno della scuola, ad esempio il sassofonista: andavo da lui e mi facevo insegnare tutto del suo strumento, ossessionandomi sulle improvvisazioni, e imparavo. Un po per emulazione, un po per ossessione, andavo per febbri, dal sax alla tromba, alle percussioni, poi lo scat singing, improvvisazioni vocali, a 360 gradi proiettata nella musica andavo ovunque mi commuovessi. Finch non chiamai il top dei musicisti della scuola, professori, a fare concerti nei Jazz club pi importanti di Boston, sempre sold out. Capii che gi stavo raccogliendo. Gli spettacoli del mio trio erano virtuosistici, ero uneclettica cantante Jazz che improvvisava sugli standards accompagnata da grandi professionisti.

Le Torri erano appena cadute a 100 metri da casa mia. Vivevo a Chinatown, facevo la notte brasiliana di New York tutti i luned sera; quella mattina non avevo staccato il telefono e mi chiam una mia amica che mi disse: Corri, vai a vedere, accendi la Tv: un attacco terroristico. Vivevo con altri 5 musicisti in un loft gigantesco, la tv non si accendeva, cos salii in terrazzo e vidi, dal vivo, il secondo aereo che si schiantava sulla Torre. Non lo dimenticher mai. Accendemmo la tv, i miei roommates deliravano, il telefono non prendeva pi, ero riuscita a parlare velocemente con mio padre, dopodich 24 ore di telefono isolato. Questo mi diede una tremenda scossa. Cominciai a scrivere canzoni, frequentando il Living Room di New York: Jesse Harris, Norah Jones, Richard Julian, quel gruppetto di amici che poi hanno continuato per quella direzione, il nuovo cantautorato newyorchese di cui io ero pi unoutsider in quanto straniera, ma da cui ho cominciato a sviscerare la mia interiorit attraverso la composizione. Titelman mi port alla Verve, che impazz per Parole Incerte e iniziammo cos la preproduzione dellalbum. Io scrivevo sempre.

BACHARACH

Ne ho cominciato la melodia, Ana Carolina lha raccolta e labbiamo chiusa insieme. Subito mi chiese di andare a San Paolo a cantare questa canzone che ancora non aveva parole. Mi disse: Vieni, la finiamo qui. La completammo tramite assonanze, io in italiano, lei in portoghese. Fu lei a proporre quella frase di Dulc Quental, che per ci stesso una coautrice: Voc aquela mulher escondida nas letras de tantas canes. Ci diede il via: tutto passa, resta. Abbiamo giocato sul duplice significato che ha la parola resta in italiano e portoghese. Per Ana resta, nada resta, lei passeggera da sempre, eraclitea; per me, anche rimanere. Sono unidealista. Abbiamo continuato a scrivere, brani come 8 Storie, Dimmi Perch, Traio, I Didnt Want, Mais Que A Mim... Fanno parte del terzo album, 7752, la linea daria di 7752 chilometri che congiunge le due citt chiave: Rio e New York. Quindi il quarto album, Al Posto Del Mondo. Piccola parentesi con Sanremo. Poi Problemas/Problemi, scritto in 24 ore con Ana Carolina e Dudu Falco, premio Multishow come Miglior Canzone del 2012 in Brasile. Simplesmente Aconteceu, mia composizione, stata scelta per una nuova serie televisiva. Penso gi al prossimo disco e scrivo canzoni. Di altri progetti non parlo per scaramanzia. Torner a NY a trovare anche quel gruppo di amici che da tempo che non vedo. Ed ho girato un videoclip da sola con un amico... Per il resto mi muovo-cerco-trovo-perdo-prendo-lascio idee.

ITALIA VS BRASILE
E poi mi port tre giorni a Santa Monica a scrivere con Burt Bacharach. Allora nemmeno mi resi conto della stazza di quel momento, come ogni volta che sei dentro. Te ne accorgi solo poco prima e poco dopo, poi entri nelloblio. Inizia qui Last Quarter Moon, il primo disco, che amo e odio, mio mettermi precocemente a nudo. Il tempo passa, tu migliori, poi riascolti mentre le cose cambiano. Guardo indietro con occhio critico, ma in effetti imperfection is much more interesting than perfection. Faccio il primo giro di mondo, un secondo disco - The Space Between con laiuto del pianista Peter Rende, lavoro molto pi crepuscolare in cui mi raccolgo: escono Un Passo Dopo lAltro, If You Ever Think Of Me, Night e ad altri brani che ancora canto dal vivo, una copertina buia, intimista, con un fiore, un po Gauguin. Nel 2007 altro giro di mondo, altro legame, altro stop. Mia madre mi dice sempre, quando c crisi: parti. Quando c una dinamica senza via duscita, apri la porta e esci. Io la prendevo alla lettera, prendevo un aereo e via. Per il Brasile la vita larte della gioia, per Vinicius de Moraes larte dellincontro. I brasiliani sono professionisti in questo. Noi italiani ci prendiamo sul serio; loro sono solari, hanno senso dellumorismo, e una bella serata non deve avere contenuti che cambiano lesistenza, pu essere solo una bella serata. Per noi c sempre uno strano senso della commemorazione di un gruppo sociale, di un contenuto, devono essere tutti un po intellettuali: siamo settorializzati, i brasiliani sono aperti, meticci, mischiati, hanno dentro lo schiavo e il conquistatore, hanno linfinito. Noi italiani nasciamo e apparteniamo a una casta sociale, secondo i calcoli - salvo deragliare - sappiamo con chi ci potremmo sposare. Loro no: puoi iniziare da favelado, arrivare su un palco ed essere milionario. un discorso che fa parte della cultura delle Americhe, tu sei il prodotto di imprescindibili storie, con un trascorso complesso di etnie, soprusi, conquiste, difese dei propri diritti; noi siamo molto pi privilegiati ed anche noioso. Non a caso ogni volta che torno la prima parola che sento crisi. Un modo per esorcizzarla gi non parlarne pi, perch la rivoluzione nasce dal cambiamento, e come si fanno i cambiamenti? Non dando nulla per scontato. il mio modus vivendi e il Brasile me lo d nei rapporti. Credo e sento di avere una famiglia a Rio. Ma ho capito che andare avanti non dedicando allItalia del tempo era poco logico; canto molto in italiano, e al pubblico in Italia ho dedicato poca presenza. Avendo ora trovato un team lavorativo che funziona, credo sia importante non dare limpressione che io sia fuggita da alcunch: andai via a 18 anni per la mia sete di mondo, ma non avevo nulla nelle mani da cui fuggire. Dedicarmi al mio Paese ignorando tutte le crisi di cui la gente parla, intessendo rapporti nuovi e coinvolgenti con gli altri artisti (Bungaro, Luca Barbarossa, Diana Tejera, la poetessa Patrizia Cavalli...) - comincio a sentirmi parte di una comunit anche in Italia, di questo ho bisogno. Gli altri si concentrano sul proprio Paese, poi partono; il mio iter si svolto in senso contrario. Ora, invece di viaggiare in movimento, per un po viagger ferma. n

PAROLE INCERTE
Il Saint Louis era vicino casa, ma io ero troppo piccola: mi dissero che solo a 14 anni avrei potuto iniziare. Nemmeno compiuti, mi recai a Via Cimarra ad iscrivermi a Canto Jazz. La mia prima insegnante, la leggendaria Edda DellOrso, voce che nelle colonne sonore di Ennio Morricone non intonava melodie ma strumenti. Meravigliosa, viscerale, diaframma e respirazione. Quando lasci, fui dirottata verso unaltra insegnante, che cambi la mia vita: Cinzia Spata. Aveva un approccio molto soggettivo ed empirico: registrava canzoni cantate da lei, le imparavo dalla cassetta e la settimana dopo gliele riportavo. Imparai il repertorio degli standards e la mia insegnante si batt per farmi fare il saggio gi dal primo anno, cosa non comune, soprattutto per una quindicenne che cantava Gershwin, roba da adulti. Quando avevo 16 anni mi disse che erano in corso, ad Umbria Jazz, le audizioni per entrare alla Berklee. Provai con What Are You Doing For The Rest Of Your Life di Michelle Legrand. Profetica: vinsi la borsa di studio. Dovetti terminare il liceo prima e iniziai gi con degli ingaggi, anche nella Mario Reia Big Band. L conobbi Roberto Gatto, Danilo Rea, Stefano Di Battista. Fu questultimo a segnalarmi a Reia. A 18 anni feci la valigia e partii: allaeroporto, il 2 settembre del 1994, inizi la mia vita. Nel 1998, ultimo anno di scuola, scrissi la mia prima canzone, Parole Incerte, che cambi la mia vita. Brano complesso nella struttura musicale, e totalmente vero per rappresentare quello che era il mio momento di allora. Cominciai a flirtare con la scrittura e a conquistare una rielaborazione di ci che avevo dentro a modo mio. Appoggiarmi alle cose altrui era solo una parte di me; quando interpreto, sono molto selettiva: devo sentire il brano come lavessi fatto io.

NEW YORK
Avevo toccato il top delle performance a Boston e decido: New York. Sacrifico una storia damore e, dopo appena un mese, conosco Russ Titelman, il produttore dei pi grandi, da Eric Clapton a James Taylor, a Jim Benson: i professori che mi accompagnavano nel Trio suonavano con Paul Simon, e mi invitarono ad un suo concerto. Me lo presentarono, gli parlarono cos bene di me che mi chiese un demo. Io partii per la Corea come guest vocalist, e al mio ritorno trovai in segreteria decine di messaggi di Titelman. Nel demo avevo messo le mie solite cose Jazz, tra cui una versione di Moon River in 7/4, ma la track n. 2 era Parole Incerte. Lui mi chiese proprio di quella, chi avesse fatto testo e musica. Il giorno dopo mi port subito alla Warner Chapter e mi disse che ero riuscita a dire in modo molto personale qualcosa che ha echi in Ennio Morricone, in Tom Jobim. Credo tu debba ora smettere di fare tanti concerti, e concentrarti nella scrittura. Non me lo feci dire due volte e mi buttai nei locali dei cantautori a capire come si fa, perch io ero pi una sofisticata interprete che una cantautrice. Fu il periodo in cui conobbi Jesse Harris, e inizi il momento di Norah Jones.

B R A S I L E
Cos prendo un biglietto per il Brasile e scappo. Un po per curarmi. Brasile perch ero stata ovunque, e cercavo un posto che mi desse non solo purificazione dal mio malessere, ma anche un ribaltone creativo, informazioni su cui crescere. Dopo una settimana, ad un Sarau, festa in cui gira la chitarra e si canta, conosco brasiliani del calibro di Ana Carolina, Dudu Falco, Totonho Villeroy. Fra loro cantai Isola, che avevo scritto con Rocco Papaleo; e fu allora che Ana Carolina, seduta accanto a me, mi chiese di scrivere per lei. In quel momento, io ritrovavo il mio centro. Ed entravo in una nuova missione, inattesa. Il giorno dopo presi la chitarra e cominciai a scrivere la melodia di Resta; da l, senza che lo sapessi, iniziato il mio terzo disco, insieme ad un nuova fase della mia vita che ha visto il Brasile prendere il sopravvento.

B E R K L E E
A Boston trovai un mondo incantato in cui costruire un corso di studi vestito sul mio talento e la mia indipendenza. Cominciavo a barcamenarmi da sola. Da brava Gemelli cambiai molte volte: iniziai con il corso di Performance, ma avevo bisogno di qualcosa di pi teorico che non fosse legato solo allesibizione. Cos, estremo

Music In NUMERO 20 info@rioma.br.com

a cura di ROMINA CIUFFA

MAX DE TOMASSI Voce di Brasil, in onda su Radio Rai Uno, a tutti gli effetti il padrone di una casa dalla quale son passati i pi grandi interpreti brasiliani: Buarque, Veloso, Gil, Benjor, Toquinho, Carlinhos Brown, Daniela Mercury, Skank, Djavan, Celso Fonseca, Marisa Monte, Maria Gad, Tribalistas...
A CURA DI

ROMINA CIUFFA

MAX
A
FRANCESCO DESMAELE

RADIO BRASIL
Marisa Monte, la donna brasiliana a cui sono pi legato perch ho una lunga amicizia con sua sorella Livia. Era il 1984, e Livia Monte un giorno mi telefon dal Brasile e mi disse: Max, avrei un piccolo desiderio. Mia sorella sta studiando canto in Italia. Ha solo 19 anni, potresti darle un minimo di attenzione? Lei venne a Roma e io cercai di aiutarla, gli dissi quali erano i locali pi interessanti, gli presentai Jim Porto che ogni tanto molto generosamente la faceva duettare con lui. In questo soggiorno romano a Roma cera anche Nelson Motta, giornalista e scrittore con il quale ho lavorato tanti anni, e gliela presentai. Lui si innamor artisticamente di lei e, al termine della vacanza, a Rio misero in piedi lo spettacolo che poi divenne un album che vendette un milione e mezzo di copie: il debutto discografico di Marisa, la pi grande cantante interprete moderna brasiliana.

DE TOMASSI

MARISA MONTE

italiani legati al Brasile. Tra laltro Brasil non considerato un programma di musica e cultura brasiliana dalla Rai, ma considerato quasi un brand: vengono in trasmissione gli artisti italiani che appartengono a quella fetta cantautoriale che non trova molto spazio nelle radio commerciali.

IERI-OGGI
Di cambiato non c nulla, ma avverto la differenza: in Brasile, ero affascinato dal loro modo di ricevere la vita. Quando arrivai si era in piena dittatura militare, che sarebbe terminata dopo 3 anni, si era immersi nella censura, i supermercati erano poveri, cambiavano i prezzi degli alimenti, ma restava la bellezza del luogo, della gente. Luomo e la donna brasiliani sono amabili. A Fiumicino mi accorgevo subito della differenza. Col tempo il ritorno in Italia stato sempre pi triste, non per aver lasciato qualcosa ma perch mi rendo conto che stiamo indietro e che loro sono cresciuti, sono una popolazione giovane e priva di pregiudizi, mentre i nostri pregiudizi hanno creato burocrazia e politica fallaci. Il Brasile la quinta potenza del mondo, grande 30 volte lItalia con una densit infinitamente pi bassa. I dati delleconomia sono spaventosi. Non andrei mai a vivere in Brasile. Sono incantato dal mondo, non sono un fanatico, un monotematico: ammetto che negli anni 80 cera un certo feticismo nel ricevere una maglietta con scritto Rio, ma allepoca non cera nemmeno il telefono.

mico da sempre della sorella di Marisa Monte, come un figlio per Tia La, al pub con Chico Buarque e da Alfredo a mangiare fettuccine con Caetano Veloso, ha la Laurentina a casa: non la strada, ma la chitarra bianca di Jorge Ben Jor (...)

INVENTA-RIO SCALETTA
1) guas de Maro, Tom Jobim 2) Pas Tropical, Jorge Ben Jor 3) S Marina, Wilson Simonal 4) Sina, Djavan 5) Comear de novo, Ivan Lins. faceva parte di una collana di 12 Dvd su di lui venduti battendo ogni record - avendo lui vissuto qui da bambino e in esilio. Il suo manager mi chiam durante la trasmissione per dirmi: Chico aveva piacere a venire in trasmissione, per registrare delle immagini per il suo Dvd, ti dispiace? Ma figurati, il massimo che un giornalista possa desiderare. In questo modo siamo entrati in uno dei Dvd che hanno fatto la storia brasiliana, e gran parte della popolarit che il programma ha, anche in Brasile, arriva da l. Una volta Chico alloggiava in un albergo nel centro di Roma, andammo a prenderlo per fare un giro in citt e vedere una partita in un pub, essendo lui molto appassionato di calcio. Mentre lo aspettavamo sotto il suo albergo una folla gigantesca lo stava acclamando. Con il manager ci domandammo come potesse essere trapelata la notizia che lui alloggiasse l. Usc, e subito dopo di lui usc Brad Pitt: Chico, vedendo che tutta quella gente non era per lui, fece un sorriso come a dire: lho sfangata anche questa volta.

LAQUIDARA/CIVELLO

T I A

L E A

Mio padre mi regal, per la maturit classica, un biglietto per il Brasile. Rimasi 3 mesi a Rio e subito conobbi persone che sarebbero state determinanti. In realt la prima di queste lavevo gi conosciuta a Roma. Conducevo qui un piccolo programma radiofonico. Durante una conferenza stampa di Baden Powell mi incurios una signora molto elegante; era la manager di Maria Bethnia. Le comunicai che avrei avuto piacere, una volta in Brasile, di intervistare la cantante. Lei mi diede il suo telefono. A Rio la chiamai e, quando entrai nel suo ufficio, lei era al telefono; nellattesa vidi intorno a lei tutto quello che era il mio immaginario, foto che la ritraevano con Jorge Ben, Roberto Carlos, Caetano Veloso, Gilberto Gil. Mi prese sotto la sua ala protettrice (scoprii che aveva perso un figlio pi o meno della mia et). Era famosissima in Brasile per essere stata la zia di Gil e di Veloso, in quanto lei era la zia delle mogli dei due cantanti: a un certo punto della loro vita i due si sposarono infatti con due cugine carnali. Era lei, Tia La. Se ne parla nelle canzoni degli artisti brasiliani, citata in ogni disco, purtroppo scomparsa nel 2011.

CAETANO VELOSO

Mi piace linterazione tra Italia e Brasile perch sono ricongiunte due culture che si sono sempre rispecchiate e volute bene. Negli anni 60 Giuseppe Ungaretti fu il primo a tradurre le poesie di De Moraes, e a San Paolo insegnava letteratura italiana. Anche Sergio Bardotti incontr la musica di Vinicius e tradusse le canzoni di Chico Buarque; Ornella Vanoni, Iva Zanicchi, Mina cantarono brani suoi, di Roberto Carlos e via dicendo. C sempre stata una grande interazione tra Italia e Brasile. In Brasile ci sono 25 milioni di discendenti italiani e quando un italiano vi arriva, considerato la cosa pi elegante che ci possa essere in natura. Rita Pavone ha il pi importante fan club a San Paolo. Anche nellattualit linterazione forte, come nel progetto InventaRio, in cui grandi jazzisti - Giovanni Ceccarelli, Ferruccio Spinetti, Francesco Petreni e Dadi Carvalho - si incontrano nel primo volume e, nel secondo - in uscita - incontrano Ivan Lins. Ci sono Mario Venuti, i Negrita, Bungaro, Patrizia Laquidara, Chiara Civello, Tosca, Maria Gad, Samuele Bersani, Fabrizio Bosso, etc.

La musica italiana scomparsa in Brasile perch non c pi nessun interesse da parte degli italiani a fare un lavoro serio senza tener presente la necessit di voler per forza ottenere il cachet che guadagnano in Italia. Se non si investe, allestero non ci si afferma. Artisti come Veloso e Gil hanno tanto investito in Italia e perci sono conosciuti. I nostri artisti sono l forse per puro caso. Penso solo alla Pausini, a Bocelli, non ci sono artisti nei piccoli circuiti che hanno pensato di farsi le ossa. Mi vengono in mente solo Patrizia Laquidara e Chiara Civello.

CRUZEIRO DO SUL
Nel 2002, per il lavoro di divulgazione che faccio da 30 anni, il presidente Fernando Henrique Cardoso mi confer lonorificenza Cruzeiro do Sul, commenda esistente sin dal 1882, data a Yuri Gagarin, alla regina Elisabetta dInghilterra, ad Alain Prost ed Ernesto Che Guevara. Questultimo per la gioia dei miei amici.

SA/FISCHER
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Una volta Caetano venne a Roma. Immaginai di portarlo a cena in un posto di tendenza. Ma lui mi chiese di andare a mangiare le fettuccine da Alfredo, che il posto pi turistico di Roma, dove nemmeno un romano andrebbe.

I FIGLI
F. DESMAELE

JORGE BEN
Roberta S pu continuare la grande tradizione delle interpreti brasiliane. giovane, bella, bravissima. Una grande artista brasiliana che non esploder mai Delia Fischer, una pianista che canta divinamente e compone meravigliosamente, donna minutissima. Seguo meno la musica di Bahia perch purtroppo la musica baiana, come lAx, non favorita nella realizzazione dei progetti dal Governo. Purtroppo il Brasile adesso si sta sofisticando grazie al grande potere economico. C un grande volume di artisti brasiliani che l non trova spazio, perch la musica che le radio programmano non sempre di alto livello, tanto che molti brasiliani ascoltano il mio programma e ne vorrebbero uno simile anche in Brasile, cos mi inviano i loro prodotti pur sapendo che in Brasile il mercato discografico pi fiorente rispetto a quello dellItalia.

R A D I O
Brasil era una trasmissione apprezzata, in onda da tanti anni su altre emittenti. Proposi la trasmissione a Radio1; iniziammo per scommessa coprendo lo spazio lasciato libero nel periodo estivo da un programma di satira. Siamo ancora qui. Abbiamo ospitato tutti, da Caetano Veloso a Gilberto Gil, Marisa Monte, Fernando Enrique Cardoso, chiunque venuto in trasmissione. Ma soprattutto Chico Buarque, non solito partecipare a programmi o rilasciare interviste.

I miei 3 figli - Benedetta, Beatrice e Filippo sono cresciuti in mezzo a questa oasi gialloverde. Beatrice, fan di Maria Gad, ha dedicato allartista carioca una pagina su FB e canta le canzoni della stessa, cos come di Marisa Monte, Paralamas, Renato Russo, a memoria.

CHICO BUARQUE

Avevo conosciuto Chico nel mio primo viaggio brasiliano, grazie a Tia La. Venne a Roma per girare un documentario autobiografico che

Guardavo i concerti di Jorge Ben prima ancora di partire, divenni poi suo amico quando arrivai in Brasile perch espressi alla Tia il mio desiderio di conoscerlo. Lei mi diede il suo telefono e ci incontrammo. Con lui ho lavorato tanto. Jorge ha un proprio raziocinio e vive in un suo piccolo mondo, in cui convivono i dogmi del sincretismo: pur essendo una persona che ha studiato in seminario, molto legato alla religione africana. Quando fa i concerti chiede sempre, tra le cose che servono, una bottiglia di lavanda per gettarne grandi dosi sul palco in omaggio agli dei. astemio e se gli viene offerto da bere, prima di berlo ne getta parte sul palco, ma questo lo fa ovunque, anche al ristorante, per esempio. Alla fine di una tourne complicata mi disse: Ti voglio dare lonere di custodirmi Laurentina. Era una delle sue chitarre, una Fender Telecaster bianca, diceva che lei voleva rimanere a Roma. E adesso a casa mia.

BENEDETTA
F. DESMAELE

PLAYLIST
Mi affido allistinto, alle date, a qualche idea. Se per esempio durante la settimana fischietto una o due canzoni, quelle le metto sicuramente, questi sono i flashback. Poi ho una playlist intorno alla quale ruoto. Gli ospiti mi scelgono, nel senso che, grazie a Dio, c una costante richiesta di essere ospitati da parte degli artisti brasiliani o La prima a ricevere questi frutti Benedetta, che, spesso con me in Brasile, stata presa in braccio dai pi grandi artisti brasiliani. Oggi ha 23 anni e collabora con me dandomi preziosi consigli sulla gestione multimediale del programma, uno dei pi scaricati di Radio Uno con numeri che ci rendono fieri. n

Music In NUMERO 20

LUIS MARCEL POWELL Lintervista Il padre si chiamava Baden Powell in onore a quella passione del nonno per gli scout. Le origini sono di Varre-Sai, in italiano pulisci e vattene, paesino poverissimo a nord di Rio dove ai rari passanti una vecchia chiedeva solo di pulire in cambio dellospitalit. Questa famiglia ha cambiato la musica in Brasile
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ILLUSTRAZIONE: QUINT BUCHOLZ

A CURA DI

ROMINA CIUFFA

EU SOU MARCEL POWELL


ROMINA CIUFFA

Videointervista

www.youtube.com/musicinchannel

(...)

Eu sou Marcel Powell, sou msico. Nipote di Lino de Aquino, violinista di professione e direttore della prima orchestra di soli neri costituita dopo lemancipazione, si trasfer a So Cristovo, nella periferia di Rio, per dare un futuro al figlio Baden. Il vicino di casa era Pixinguinha, gli amici con cui suonare Donga, Jacob do Bandolim e Joo da Baiana. Questo solo linizio della storia di una delle famiglie pi ascoltate nel Paese, la cui presenza ha cambiato il destino della musica brasiliana. Sono nato a Parigi il 30 marzo del 1982, a 9 mesi sono stato portato in Germania, ed il mio primo contatto con la musica lho avuto l, a 3 anni, suonando il violino. Ho studiato musica con mio padre, il grande Baden Powell. Non sar un caso, anche Baden a 5 anni suonava il violino, finch un giorno non rub una chitarra alla zia, lavvolse in un asciugamano e se la nascose sotto al letto. Sua madre la scopr pulendo con la scopa, ma comprese, col marito, che quella era una richiesta. Era il periodo in cui il padre - che gi aveva conosciuto a Rio Joo Gilberto e Vinicius de Moraes recatisi a complimentarsi con lui durante una sua esibizione nella boate Arpje al fianco di Ary Barroso e Tom Jobim (lamico comune Carlos Marquez comment: Fu come se Baden avesse scoperto una seconda chitarra e Vinicius un secondo Jobim) - aveva deciso di tentar la sorte in Francia. Dopo un periodo di stenti fu scritturato dal Bilboquet, compose la colonna sonora del film Le Grabuge e continu la collaborazione con Vinicius, a Parigi come diplomatico Unesco. A 4 anni e mezzo siamo tornati in Brasile. Vivevamo a Rio, Barra da Tijuca, nella casa in cui mia madre vive ancora oggi. Abbandonai la musica. In realt abbandonai il violino: non era per me importante al punto tale da farne uno strumento di vita. Iniziai a suonare percussioni a casa e nelle feste, ma ancora nulla di definitivo. Fu a 9 anni che mio fratello, anche lui musicista, per giocare mi fece suonare Yesterday alla chitarra. Si tratta di Philippe Baden Powell, nato a Parigi nel 1978, studioso di musica classica dai 7 anni, interessatosi poi allimprovvisazione jazz; dal padre apprese composizione e armonia, la sua formazione al piano fu seguita da Sonia Vieira, Luiz Avellar, Antonio Adolfo ed Edson Elias, quindi i masterclass di Lynne Arriale e Kenny Werner. Oltre che col padre (a 13 anni inizi ad esibirsi dal vivo con lui ed il fratello Marcel), negli ultimi anni ha lavorato come pianista, tastierista, arrangiatore e produttore per Seu Jorge, Maria Bethnia, Flora Purim, Airto Moreira, Marcio Montarroyos, Roberto Menescal, Marcelo D2, Benjamin Legrand e molti altri. Oltre che con il fratello Marcel. Da quando cominciai a seguire mio fratello Philippe, mio padre cap e volle insegnarmi a suonare. Poco tempo dopo mi port a suonare con lui qui in citt, al Rio Jazz Club. Era il 1991. Da qui giunsero altri show e nel 1995 un disco, Baden Powell & Filhos, ed uno successivo, che registrammo a Tokyo: Suite Afro Consolao, 1997. In quel periodo viaggiavamo molto tra il Brasile e lEuropa. Escono il Preludio das Diminutas ed il Preludio para a Mo Esquerda. Sono gli anni 90 e questo Baden ha perso la capola-

io padre stato il mio insegnante di chitarra fino alla fine, ed sempre stato molto duro con me a lezione. Perci non ho alcun problema ad essere il figlio di Baden

voriet, un dato. Eppure riprende vigore attraverso suo figlio. Le sue condizioni di salute non sono ottimali, non restano nascosti nemmeno i tentativi di liberarsi della dipendenza dallalcool. Muore dopo varie settimane in ospedale, il 26 settembre del 2000 a Rio de Janeiro. Mio padre stato il mio insegnante di chitarra fino alla sua morte, ed sempre stato molto duro con me a lezione. Ho avuto sempre molta pressione da lui, mentre non ho alcun problema rispetto alle aspettative che il pubblico ripone in me in quanto figlio di Baden. Svolgo il mio lavoro al meglio che posso, e non mi preoccupo del confronto. Da qui inizia la carriera di Marcel senza Baden. Nel 2002 feci il mio primo disco da solo, Samba Novo, registrato e lanciato in Giappone; un terzo disco - Aperto de Mo - venne nel 2005, prodotto, registrato e lanciato qui a Rio. Quindi il mio primo album

in trio, del 2009, prodotto da Victor Biglione per la Rob Digital: Marcel Powell Trio - Corda com Bala, la mia chitarra, il basso di Andr Neiva, la batteria di Sandro Arajo. Con questo disco abbiamo viaggiato in tutto il Brasile, in Europa, nel mondo. Oltre a queste formazioni, lavoro a molti altri progetti. Ho appena inciso un album con il cantante Augusto Martins, in omaggio ad un grande compositore di samba brasiliano, Z Keti, con voce e chitarra. Sto suonando con Victor Biglione - chitarrista argentino che vive qui in Brasile da sempre - nel progetto Il Nylon incontra lAcciaio. Ossia, io suono una chitarra a corde di nylon e lui una chitarra a corde di acciaio. Di lui Lais Amaral scrive: Se Baden, fatto Prometeo, ci ha mostrato il fuoco, Marcel d ali di nylon e acciaio ad Icaro per resistere al sole, alle mode, al tempo. Per Victor Biglione Marcel un caso a parte. Tra i figli di grandi nomi, lui e suo fratello Philippe sono quelli che io rispetto di pi. Sono musicisti veri, il padre ci andato pesante, non stato affatto leggero. Suono con un cantante di samba molto conosciuto qui a Rio, Diogo Nogueira, e con un musicista di altra generazione, Elymar Santos, che spesso invito a suonare insieme al mio trio. Ci sono molte formazioni nella mia vita e vado alla ricerca di tutto, sempre teso ad elaborare nuove forme di lavoro per me, che sono un eterno curioso nella musica e amo le sfide. C anche Marianna Leporace tra le sue collaborazioni, gi intervistata su Rioma nella spiaggia di Copacabana (servizio di prossima pubblicazione). Aggiunge Amaral: Marcel Powell brasileiro, europeu, negro, mestio, universal. Igual e singular. E seu instrumento s poderia falar o que fala, assim como fala. Todos os violes esto no violo de Marcel. E ele encanta a todos, simultaneamente. a fala. Marcel Powell brasiliano, europeo, nero, meticcio, universale. Uguale e singolare. Il suo strumento potrebbe dire solo ci che dice, quando lo dice. Ci sono tutte le chitarre nella chitarra di Marcel. Lui incanta tutti, simultaneamente. il discorso. LItalia fa parte di questa descrizione. Il mio rapporto con lItalia cominci nel 2008, quando andai l per la prima volta per il tramite di unamica, moglie di un console brasiliano a Roma, che quando suonai mi ospit addirittura in Ambasciata. Andai con il mio produttore e feci pi di un concerto in alcuni club romani. Ricordo che andai anche con mio figlio. Quindi ebbi lopportunit di tornare e di suonare al Beba do Samba, un piccolo locale che io amo, soprattutto perch chi lo frequenta va per ascoltare musica; inoltre, ha gi una tradizione, poich vi suonano molti brasiliani. Lo stesso nome, Beba do Samba, significa bevi il Samba: ossia il samba l per essere offerto e consumato. Non solo il samba: tutta la musica brasiliana. Per chiudere: la mia relazione con lItalia ancora viva, e in corso. Lispirazione oltre Baden? Ammiro Egberto Gismonti, Marco Pereira, Rafael Rabello, Guinga, Joo De Aquino, Sebastio Tapajs. Mi piace la nuova generazione di chitarristi brasiliani, come Yamandu Costa, Alessandro Panezzi, Caio Mrcio Gabriel Improta, Daniel Santiago, Rogrio Caetano, Gabriel Aquino. Sono loro che hanno rinnovato la chitarra classica brasiliana. La casa piena dei quadri di Karla de S, sua moglie. Me li descrive uno ad uno. Quello sopra al letto, quello vicino alla foto delle nozze, quello nel bagno. Cantante, pittrice, artista. Marcel suona e lei sceglie per me Vou deitar e rolar, storico brano meglio conosciuto per Quaquaraquaqua, ripetuto ritornello e motivetto diabolico scritto dal genero con Paulo Csar Pinheiro. Il duetto funziona come un concerto in una galleria darte, in unestate carioca. tutto nella videointervista firmata Rioma (www.youtube.com/musicinchannel), le canzoni, la musica, le foto di nozze, Marcel al Beba do Samba, Baden in un vecchio video parigino di repertorio. Marcel dal vivo, sul suo divano e le tende azzurre. Poi ci mettiamo a ballare un samba in salone: la brava Thas Motta, unamica. Ma questo, e tutto il resto, fuori rec. Rio de Janeiro, 2012 n

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BEYOND &further
a cura di ROMINA CIUFFA

Music In NUMERO 20

ANDREA DI CESARE Essendo eccentrico, YUVAL AVITAL I miei suoni sono un canto statico di fronte ai cori radiofonici di cio pazzo, ed essendo un compositore, quel- Saturno; moltiplicazioni in un perpetuo mobile dinanzi alle esplosioni sulla superlo che faccio con il violino non mai banale ficie del sole; sculture sonore che sembrano eterne di fronte ai paesaggi di Marte
a cura di ROBERTA MASTRUZZI (con la collaborazione di L. Fiorillo)

SVIOLINATA
Preferisco suonare piuttosto che parlare. Quindi posso dire che il suono del violino la mia vera voce. Lho conosciuto mentre ero ancora nella pancia di mia madre: mio padre suonava il piano, e i suoi amici violinisti lo accompagnavano. Sin da piccolo mi capitato di scoppiare a piangere, mentre lo ascoltavo. Ho cercato di svilupparne ogni potenzialit, anche synth, pop, rock, ma la sua voce pi antica per me un pianto di gioia
ndrea Di Cesare, classe 1976. Musicista poliedrico e polistrumentista, salito sul palco di numerosi cantautori italiani, Niccol Fabi, Paola Turci, Max Gazz, Giorgia, Carmen Consoli, Daniele Silvestri, Negramaro, mostrando un modo nuovo di interpretare uno strumento classico come il violino che nelle sue mani diventa di volta in volta armonia, canto, percussione. Con luso dellelettronica, ha ampliato enormemente le potenzialit del suo suono, arricchendolo di infinite sfumature. Un violinista rock eccentrico, cos Di Cesare ama definirsi, anche se confessa il profondo rispetto per la voce di questo strumento antico che per lui rimane, ancora adesso, come un pianto di gioia. Violinista-rock-eccentrico, perch? Andrea Di Cesare: Il violino sempre stato visto come uno strumento classico, caratteristica che si riversa spesso anche sulla persona che lo suona che assume una personalit e un modo di presentarsi al pubblico molto accademica. Anchio sono partito dagli studi classici, ma poi ho cercato di sviluppare tutte le potenzialit del violino fino a farlo diventare uno strumento che pu avere un sound anche pop e rock, senza nulla da invidiare a una chitarra elettrica o a un synth. Questa ricerca diventata parte di me e quando sono sul palco il mio approccio non certo classico, ma tipico di una persona fondamentalmente pazza! Leccentricit in questo atteggiamento un po folle, ma anche nel fatto che, oltre al violino, suono il piano, la chitarra acustica, le percussioni, i flauti barocchi, e accompagno con i cori. Suoni diversi strumenti, per hai scelto il violino come principale mezzo despressione. Perch? A.D.C. Il violino stata una scelta naturale per me. Ho conosciuto il suo suono mentre ero ancora nella pancia di mia madre perch mio padre, un importante pianista, spesso provava a casa con i suoi colleghi violinisti. La musica ha sempre fatto parte della mia vita quindi, ma fin da piccolo, ascoltando questo strumento, mi capitava di scoppiare a piangere. A 5 anni ho cominciato a studiarlo e ancora adesso lo strumento che mi fa emozionare pi di altri. La sua voce per me un pianto di gioia. E credo che anche una carriera professionale come la mia debba essere costruita sullemozione: sempre lei la linfa principale delle nostre azioni. Nel mio percorso ho poi approfondito lo studio di molti altri strumenti, ma anche del canto, della composizione e dellarrangiamento. Eppure, solo quando prendo in mano il violino che sento di potermi esprimere veramente. Preferisco suonare piuttosto che

DI CESARE

on storpio mai il suo canto: il violino come noi ha una propria voce, e non avrebbe alcun senso cambiarlo. Ma amo svilupparne invece il suono, che rimasto invariato dal XVI secolo.

Andrea Di Cesare inizia a cinque anni lo studio del violino nel Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, dove frequenta anche la Scuola di composizione e partecipa come cantore ad un Coro di musica antica, studia canto. Comincia a collaborare allet di 18 anni in qualit di cantante, arrangiatore, compositore, violinista e direttore dorchestra, con numerosi artisti di fama nazionale e

internazionale sia di musica pop: Paola Turci, Max Gazz, Giorgia, Carmen Consoli, Negramaro, Ron, Daniele Silvestri, Arisa, Renato Zero, Marina Rei, Mariella Nava, Simone Cristicchi, Niccol Fabi. Partecipa al disco di questultimo con Mina, Parole parole (2011). Sale anche sui palchi teatrali di Renato Pozzetto, Giancarlo Sammartano, Flavio Bucci, Werner Schroeter.

parlare. Posso dire che il suono del violino la mia vera voce. Sei partito dagli studi classici. Quando hai capito che il violino poteva trasformarsi in uno strumento pop? A.D.C. Verso i 12 anni ho cominciato a scrivere le mie prime canzoni. Volevo fare il cantautore e ho fatto parte di varie band, persino come batterista. In quel periodo avevo messo da parte il violino e anche quando pi tardi, verso i 18 anni, ho cominciato a lavorare come musicista, preferivo propormi come compositore, pianista o cantautore. Poi per mi sono accorto di una cosa: ogni volta che prendevo in mano il violino e lo suonavo vedevo le persone cambiare espressione. Suscitavo molta curiosit e quindi ho pensato di inserire il violino nei miei brani ed approfondire lo studio sul suono, in un primo momento senza effetti, poi con laggiunta di questi, fino a creare una sonorit del tutto nuova che ancora nessuno aveva sperimentato. Ci tengo a precisare per che non storpio mai il suo canto, perch anche il violino come noi ha una voce e non avrebbe senso cambiarla, ma sviluppo il suo suono, che rimasto sempre lo stesso dal XVI secolo, grazie ai mezzi tecnici che oggi abbiamo a disposizione. Hai collaborato con molti cantautori italiani, Niccol Fabi, Carmen Consoli, i Negramaro, Daniele Silvestri. Quanto ti hanno lasciato libero di sperimentare? A.D.C. Tutti mi hanno lasciato libert despressione. Essendo eccentrico, cio pazzo, ed essendo un compositore, quello che faccio con il violino non mai banale. Il mio modo di suonare stato innovativo, perch allora nessuno faceva qualcosa del genere in Italia. Il mio accompagnamento non va mai a sovrastare il cantante, ma lo sottolinea. Cerco sempre di far uscire dal mio strumento quello che richiede la canzone. Mi hanno notato proprio per questa mia capacit, per cui mi hanno sempre lasciato la libert di fare quello che volevo. Suono spesso in due anche con Diana Tejera. Tutto questo funziona anche perch mi emoziono ogni volta ed tutto pi facile quando ti emozioni perch crei qualcosa di bello e interessante per tutti. Anche lerrore, se lhai fatto con grande passione, ci pu stare e piace anche al pubblico. Perch le persone hanno voglia di ascoltare cose vere! Ora sei invece al lavoro su un tuo progetto personale, cosa dobbiamo aspettarci? A.D.C. Le tracce saranno perlopi brani strumentali scritti da me. Avr come ospiti anche alcuni dei musicisti con cui ho collaborato in passato, con i quali riarrangeremo alcune loro canzoni. Il progetto prevede solo due strumenti, violino e batteria, ma user tutta la tecnologia possibile per sviluppare i suoni e il violino, oltre alla propria, interpreter anche la parte del basso e dei synth. La musica frutto anche di tutto quello che ci incuriosisce. Qual il terreno da cui assorbi ispirazioni per costruire poi la tua musica? A.D.C. Per prima cosa il cinema. Ogni volta che vedo un film piango per lemozione e ci mi trasmette tanta voglia di andare a suonare. Unaltra fonte dispirazione sono le persone, anche sconosciute: per me la voce umana musica. Mi basta parlare un po con le persone, sentirle raccontare una storia, ascoltare il loro ritmo vocale e inconsciamente il giorno dopo sono spinto a scrivere qualcosa. Tutto ci che vita per me musica. n

YUVAL E I CORI RADIOFONICI DI SATURNO


Lintervista integrale a Yuval Avital sui suoni dello spazio online su www.musicin.eu
na giornata, lo Space Day, realizzata a Bergamo in collaborazione con le maggiori agenzie spaziali, ESA ASI e NASA. Una mostra, More space to space. E un talentuoso compositore sperimentale, Yuval Avital (Gerusalemme, 1977), cui il Festival 2012 commissiona 2 opere: Spaces Unfolded, installazione sonora nel Convento di San Francesco, ed il concerto Unfolding Spaces. Spaces Unfolded. Si tratta di 8 casse computerizzate e di un sistema di intelligenza artificiale che, una volta individuata la materia prima sonora, inizia a modificarsi e a ricomporsi. Linstallazione ci trasporta nello spazio, che invece di essere muto e silenzioso si trasforma in una sinfonia celeste suonata da unorchestra dove gli strumenti sono gli eventi cosmici, quali le esplosioni sul sole, i buchi neri, i pulsar. Unfolding Spaces - Traduzioni sonore dello Spazio Cosmico per chitarra classica ed elettrica video e live electronics. Il fulcro del concerto in questa traduzione tecnologica dellenergia in immagini e in musica. Uso le mie due chitarre, la classica in legno e una avveniristica in alluminio, per narrare un viaggio fra gli ambienti e le energie cosmiche dello spazio, che verranno tradotti in suoni ed immagini con risultati poetici ed insieme sorprendenti: sono un canto statico di fronte ai cori radiofonici di Saturno; moltiplicazioni in un perpetuo mobile dinanzi alle esplosioni sulla superficie del sole; sculture sonore che sembrano eterne di fronte ai paesaggi di Marte; stupore e soggezione dellessere umano,
A CURA DI

GIOSETTA CIUFFA

messo di fronte ai complessi fenomeni che sono il risultato delle ultime scoperte astrofisiche. Meravigliarsi di tutto il primo passo della ragione verso la scoperta. La scoperta della bellezza inedita e delle meraviglie nascoste della nostra realt, di cui spesso noi non ci rendiamo conto, sono ormai elementi fondamentali del mio lavoro e del mio modo di fare musica. Lo spazio non ha suono udibile: come tradurlo in musica? Lo spazio non ha suono udibile laddove non vi unatmosfera, poich fisicamente il suono si propaga attraverso un mezzo elastico (per esempio laria o lacqua). Inoltre ludibile in correlazione con le dimensioni dei nostri sensori uditivi: se avessimo orecchie enormi potremmo sentire segnali dallo spazio. In realt nello spazio vi sono tante forme di energia: le onde radio-magnetiche, le onde provenienti dal Sole che possono essere trasposte sino al campo delludibile, i campi elettromagnetici emessi da Giove e Saturno, convertibili in suoni cos come i pulsar e altri corpi celesti che appartengono allo spazio profondo. Tutto vibra e tutto suona. Anche le immagini possono diventare una partitura sonora. Ci si concretizza da una parte nella scelta del tipo di traduzione che si vuole fare tramite la fisica, la matematica avanzata e cos via; dallaltra nella figura del compositore. Musica nella fantascienza. Non solo nella fantascienza ma anche nel mondo documentaristico si trova un interpretazione complessa del tema dello

spazio, anche se solitamente le metodiche sono principalmente due: da una parte, per porre lattenzione sulla maestosit dello spazio, si fa uso di unorchestrazione sinfonica maestosa e drammatica che sfrutta ottoni e percussioni, e che a lungo andare diviene vittima dei clich. Dallaltra, sono utilizzate le sonorit New Age che generalmente danno luogo a un effetto dispersivo e disorientante. Nel mio caso, la sfida stata prendere i suoni dallo spazio partendo dalla natura fisica di esso, processo che comporta unoperazione ben diversa. Sto lavorando sui suoni del Sole inviatimi da Alexander G. Kosovichev dellUniversit di Stanford, anche per me inaspettati: essi contengono tantissime informazioni e suggestioni. A volte mi ricordano degli ostinati di archi gravi e percussioni di Stravinsky, altre volte i cori alti di Lux Aeterna di Ligeti o una musica futuristica adatta a Blade Runner. un tipo di musica che non pu essere pensata in termini classici di cadenza, pause, suono: un elaborato continuo che va al di l del nostro pensiero estetico-musicale. Una perfetta unione tra suono e immagini per me in The Wild Blue Yonder di W. Herzog. Lo spazio ideale. la musica il luogo ideale e utopico dove incontrare ci che ci sconosciuto. Nonostante la sua forte componente astratta, dotata di una immediatezza che permette di raccontare le cose. Voglio essere il portavoce di un mondo spesso ignoto al pubblico, utile ad avere percezione delle diversit e del nostro presente. n

Music In NUMERO 20

BIORN Abbiamo inteso il bianco come assenza di colore. In un bianco candido, o nella FABIO CONCATO La sua capacit di raccontare con semplicit luce intensa, non si riesce a vedere un colore o le sue sfumature. unautocritica alla quei percorsi affettivi che invece ci sembrano sempre complicati e nostra generazione, che non ha un colore, abituata a pensare di essere vincente, illusa indecifrabili. Una lunga attesa che ha partorito un topo: Tutto qua
A CURA DI

BEYOND &further

DANIELE DENCS

CONCATOTUTTOQUA
LAMORE UN LAVORO ARTIGIANALE

VERTIGINI BIORN
uesto nuovo album un atto di accusa nei confronti della generazione dei giovani doggi: bianca, incolore ed arresa ad una forma sociale solo nominalmente democratica e allassenza di filtri e personalit di guida
B. Non abbiamo una direzione precisa. Chi voglia condividere la filosofia del gruppo. Vogliamo essere parte del nostro seguito, che ci d quanto noi diamo loro. Ci che esce dalla nostra musica viene da chi ci sta intorno. Raccontami un aneddoto. B. Una volta suonammo a Bergamo, tardissimo, e ripartimmo alle 2 di notte. Sbagliammo strada e arrivammo quasi in Francia. Dovemmo comunque rientrare a Roma per impegni di lavoro, con relativo sonno perso. Eddie, il bassista, si addormentato sul cofano di una macchina, ed stato risvegliato da un anziano preoccupato per la sua salute, che lo toccava con un bastone. Ci sono caratteristiche da concept album. B. In realt lalbum un viaggio, i primi tre brani affrontano il tema dellamore, del moto, della scoperta. Il primo brano - Altre Galassie rappresenta il viaggio, il secondo - Aria - la scoperta ed il terzo - Luna in Agosto - la perdita. Sono pi legati rispetto agli altri, e sono stati inseriti in apertura del disco per rappresentare il processo di comprensione di ricerca e perdita, per poi ripartire. I rimanenti sono legati in maniera pi altalenante e ci si muove pi nel sociale. La tematica la presa di coscienza dellindividuo allinterno della societ, che non d riferimenti ed in continuo mutamento, con sfide continue soprattutto per noi giovani, che cerchiamo di capire il nostro posto nel mondo. In che modo affronterete i live? B. A livello musicale siamo sempre molto liberi, la scaletta cambia spesso, e il live molto fisico e dinamico. Abbiamo un look nuovo, e trucco sugli occhi. Rappresenta la stilizzazione degli occhi del panda. Il panda un simbolo a cui teneva particolarmente Blaze per il suo progetto elettronico Analog Panda. Perch Bianca? B. Abbiamo inteso il bianco come assenza di colore. E in un bianco candido, o nella luce intensa, non si riesce a vedere un colore o le sue sfumature. Il brano unautocritica alla nostra generazione, che non ha un colore, abituata a pensare di essere vincente, illusa dallinizio. Siamo privi di senso di unit, manchiamo di organizzazione, non troviamo una voce comune. forte un senso di rassegnazione e vittimismo. Crediamo ci manchi una presa di posizione, e siamo in attesa di qualcuno che agisca a nostro nome. stata creata unassociazione in memoria di Blaze: di cosa si occupa? B. Lassociazione Matteo Blasi, legata a una struttura importante, lI.F.O, raccoglier fondi per pagare professionisti, informare e sostenere famiglie che affrontano il dramma dellepilessia tumorale. Dal nostro sito possibile fare donazioni. La data di presentazione del disco stata quella del primo anniversario della scomparsa di Blaze, il 24 settembre. solo dal giorno successivo che il disco in vendita, non da prima. n

niziamo subito con note biografiche. I Biorn (www.biorn.it) nascono nel 2004. La band era formata da Blaze (voce e chitarra), Eddie (voce e basso) ed Aure (batteria), amici dinfanzia. Il primo EP Verso Nord del 2006, anno in cui si aggiunge Bos (chitarra, synth, programmazioni). La band inizia unintensa attivit live nella scena underground romana e firma con lindipendente Altipiani Factory. Della fine del 2008 Venere di Altipiani/Edel (v. Music In 7 > Feedback), ben accolto dalla critica. Il videoclip del singolo Venere trasmesso su All Music e Music Box. Il tour che segue il disco permette ai Biorn di dividere il palco con molti artisti della scena rock italiana, tra cui Negramaro, Le Mani e molti altri. Nel 2010, ad Aure subentra Phez, e vengono notati da Jos Fiorilli (Ligabue, Irene Grandi, Velvet). Insieme iniziano la lavorazione di Vertigine, ma il gruppo colpito dalla scomparsa di Blaze, anima della band, il 24 settembre 2011. Bos e Eddie, dopo un periodo di riflessione, presentano al pubblico il disco cui tanta energia e amore Blaze e i Biorn avevano dedicato. Com stato coinvolto Jos Fiorilli? Bos: I brani sono stati scomposti e riassemblati, con unattenta ricerca sonora, avendo tanti nuovi input ed un confronto continuo. Jos non ha suonato, ha avuto il ruolo di produttore artistico, e ha messo la sua esperienza al servizio del nostro linguaggio. Ha rimosso materiale ridondante, sgrezzato e tirato fuori il nucleo delle composizioni. La crescita stata reale. Ora siamo pi rock, nei live soprattutto. Lassonanza con una famosa islandese... Il nome proviene dal Nord Europa, ma nato una sera panchina e birra, dalla storpiatura del nome di una birra danese. Cosa rappresenta la cover del disco? B. Lartwork di Diego Angelucci. Rappresenta il senso di vertigine dovuta alla vicenda di Blaze. I colori del cerchio sono rappresentazione di ciascuno del gruppo, come luce, punto di incontro. inoltre una nostra citazione della cover del disco pi bello della storia: The Dark Side Of The Moon, dei Pink Floyd. In quale settore della musica italiana siete? B. Il nostro intento stato quello di realizzare ci che piace a noi, senza un genere preciso. E crediamo nella lingua italiana per arrivare al pubblico. Musica condivisione e comunicazione, far arrivare emozioni e suscitarne. Non rock estremo e nemmeno pop facile. Punto di forza o debolezza, ma lunica cosa che poteva uscire. Si parla solo di crisi, perch acquistarvi? B. I soldi spesi per larte sono ben spesi. Il nostro un disco autentico venuto fuori dalla semplicit della vita di tutti i giorni. Storie vere, condivisibili o meno. Purch si compri musica. In Italia si sta perdendo la cultura allascolto: ascoltiamo musica, andiamo ai concerti. Qual il target del vostro lavoro?

a cura di NICOLA CIRILLO

i era mancato, Fabio Concato. La sua capacit di raccontare con semplicit quei percorsi affettivi che invece ci sembrano sempre complicati e indecifrabili. Ci era mancata la sua voce limpida, la giocosit nel canto, la leggerezza dei tratti con cui ha disegnato personaggi e storie che sono entrati di diritto tra i classici della musica italiana. Ma a ben 11 anni dallultimo disco di inediti (Ballando con Chet Baker) il cantautore milanese tornato con un CD intimo e solare, intitolato Tutto qua, quasi come se questa lunga attesa avesse partorito un topolino. E invece, tra le 11 canzoni, si svelano tesori musicali fortemente ispirati. Nessuna concessione alla ricerca di originalit, se non che novit, oggi, il ritrovato gusto per la canzone dautore pura, ben scritta, ben arrangiata, ben interpretata. Cos predisposti ne abbiamo discusso a lungo con il diretto interessato. Dopo 11 anni di assenza dal mercato come hai vissuto luscita di questo nuovo lavoro? Fabio Concato: Da un lato avevo la curiosit, ma dallaltro lato il timore. Perch da 11 anni sono lontano dalla discografia, non dalla musica: in questi anni ho lavorato molto. Altrimenti, vero, sarebbe stata una tragedia. Per fortuna ho scritto alcune cose che hanno resistito nel tempo e mi hanno preservato in qualche modo nella memoria. Ma dopo 10 anni un po lo scotto lo paghi. Puoi gi fare un bilancio sul nuovo disco? F.C. Il bilancio in generale positivo, considerato che le cose per la musica vanno discretamente male, che il disco non facile, che i mezzi sono quelli che sono (nonostante il web). Le vendite sono discrete, onestamente, ma considerando il periodo non c male. Rispetto al passato sono ridicole, ma tutto cos completamente modificato. Siamo solo allinizio; dobbiamo lavorare ancora su molti brani, partire con una tourne teatrale, abbiamo concerti, quelli che si riescono a fare: dura chiudere questanno. Dallanno scorso ho registrato un calo di circa il 50%. Ma un problema generale. Ci sono tourne pianificate che nemmeno sono partite. Mario Venuti qualche tempo fa mi diceva: il problema non che non si vendono dischi, che non si ascolta musica... F.C. Proprio cos. Eppure si pensa che offrendo musica si offrano emozioni, anche di commozione. Ma la verit che non c un quattrino. Vogliamo dirlo? I comitati feste che lavorano destate, soprattutto al Centro-Sud, una volta andavano a raccogliere lobolo casa per casa, oggi le priorit sono altre. Invece di dare 30 euro - dice la signora - te ne do 3, perch devo comprare le scarpe al bambino e pagare delle tasse. Il tema della crisi economica, che avevi gi affrontato con Oltre il giardino, ritorna nella title track Tutto qua. Milano un punto dosservazione privilegiato della crisi? F.C. A Milano come in tutte le citt metropolitane le contraddizioni si vivono in modo pi violento. Bisogna saper guardare. A volte la realt ci addolora profondamente ed il motivo per cui molti fingono di non vedere il povero, lammalato, il folle, lemarginato. Sono cose che addolorano e non sappiamo come comportarci. E invece bisogna prenderne atto. Per questo al disco ho dato proprio il titolo di quel brano, Tutto qua, che il vero manifesto del disco: bisogna mettersi nei panni degli altri. Non un concetto rivoluzionario. Se ti metti nei panni degli altri puoi capire meglio. Bisogna riportare al centro

on la musica non si pu solo far sognare, me ne sono accorto dai tempi del brano scritto per il Telefono Azzurro: il pensiero passa attraverso le canzoni. Torno sul mercato? Ma quale mercato? (ride).
luomo e i suoi bisogni, che oggi sono bisogni primari, non quelli di cambiare il cellulare. C gente che sale su una torre, come accaduto questinverno a Milano, a meno 15 gradi, con una bandierina per dire: Scusate voglio lavorare anche io. Non bisogna essere marxisti-leninisti per capirlo: persone di qualunque parte politica possono convenirne. Dunque larte deve smuovere le coscienze? F.C. Anche. Mi viene in mente Beppe Grillo, non politico, ma un attore che fa riflettere. Non tutti sono daccordo, ma non questo il punto. Il punto che si occupa di argomenti che abbiamo aperti da 60 anni. Io ho 59 anni e da quando ero bambino sento parlare di crisi. Con la musica non si pu solo far sognare, me ne sono accorto dai tempi del brano scritto per il Telefono Azzurro: il pensiero passa attraverso la musica. Hai dichiarato la tua et e questo mi d occasione di parlare di Un trenino nel petto, uno dei brani pi intensi dellalbum, la storia di un amore in et matura. Cosa cambia? F.C. A dire il vero non lo so: una materia misteriosa. Lamore rimane unesperienza gratificante e rassicurante. Darlo e riceverlo, ma soprattutto darlo. Saranno i 60 anni che producono questi pensieri, ma io credo che al mondo veniamo per un motivo: amare ed essere amati. Proprio come diceva SantAgostino. Nel video che accompagna il brano intagli dei pezzi di legno per ricavarne due pupazzi... F.C. Lamore un lavoro artigianale. Ho trovato che fosse una grande idea quella dei pupazzi, con tutti i materiali, con la polvere del legno che vola, la scelta delle stoffe, i bottoni, i colori. un lavoro un po artigianale lamore, ed un lavoro mantenerlo vivo. Il tuo nome circolava tra i partecipanti certi di Sanremo 2012. Poi lesclusione allultimo minuto. F.C. La notizia dellesclusione mi ha tramortito. Ho saputo dalla televisione che non avrei partecipato. Anche se dopo ho capito perch, Gianni (Morandi, ndr) me lo ha spiegato: tensioni, stress, pressioni. Ma andata meglio cos. Quale canzone avresti dovuto presentare? F.C. Non smetto di aspettarti. Era piaciuta a entrambi. Forse un po lunga, ma avremmo trovato un escamotage. anche una delle pi amate del disco: chiss se lo sarebbe ancora, se avesse fatto il Festival. una canzone in cui ti rivolgi a unaltra persona, o forse anche a te stesso, alla tua ispirazione, data la tua assenza prolungata. No? F.C. S. Mi rivolgo anche a me stesso nel disco. Confesso che in questi anni ho vissuto un periodo intenso, con malattie, interventi chirurgici, ma anche vacanze e cinema. Non avevo cose nuove da dire. Perch fare un disco? Come tanti, per stare sul mercato? F.C. Ma quale mercato? (ride). In realt ho aspettato un anno terribile per venir fuori. Un periodo molto difficile per tutti, duro. Ma credo che anche inconsciamente ci sia la voglia di sfidare in qualche modo questo stato. Il fatto di essere uscito in questo momento cos particolare, cos difficile, mi piace. Perch spero che questo lavoro abbia anche unutilit sociale. Non come i grandi network radiofonici, tutti allineati: tutti la stessa musica. Uscire adesso, dunque, un po una forma di resistenza della musica? F.C. S. Sono per la resistenza! E pi diventano duri i tempi, pi resisteremo. Io sono cos. n

Vista
a cura di LUSSI-ARNESANO

MARE

Music In NUMERO 20

MARINARIA Etichetta Urban49, pi che mare un viaggio oltreoceano, branchie pugliesi disposte ad emigrare ma tenaci nel restare. Perch Brindisi non come un brindisi

CAROLINA BUBBICO Macinino poli-strumentale, interrompe armonicamente la pi classica delle visioni paesaggistiche pugliesi con il videoclip in cui... a me piacerebbe ridere
A CURA DI

di ADRI VINCENZO MAGGIORE

MARINARIA, IL MARE VOLA ALTO


i intitola semplicemente MARinARIA il primo album dellomonima ensemble pugliese prodotto dalletichetta Saint Louis Urban49. Il lavoro del sestetto capitanato dalla cantautrice brindisina Paola Petrosillo un veliero che si lascia trasportare dallamore per la tradizione e, nello stesso tempo, dallattenzione per lavanguardia musicale doltreoceano. Limmaginario di fondo un viaggio tra il cielo e il mare, in una ricerca continua di contaminazione sonora di cui sono eccellenti interpreti i musicisti Valerio Daniele (autore degli arrangiamenti e chitarre), Camillo Pace (contrabbasso), Vito De Lorenzi (batteria, glockenspiel, tabla, tamburi a cornice), Giorgio Distante (tromba e live electronics) e Giancarlo Pagliara (fisarmonica). Il vento che soffia quello della libert jazzistica, lontana da schemi prestabiliti, ma coinvolta emotivamente con il senso delle canzoni. Il dialetto cardine di una poetica che trascende i confini per avventurarsi verso altri lidi, in una forma nuova, in cui suono e significato sono tuttuno, come spiega Paola Petrosillo. Come si inserisce MARinARIA nel contesto pugliese? Paola Petrosillo: MARinARIA un progetto con dei presupposti artistici e una chiara direzione. Progetto vuol dire che ha delle motivazioni forti alla base, dal punto di vista umano e musicale. Potrebbe bastare gi questo a caratterizzarlo e differenziarlo da tanti altri fenomeni pugliesi in atto, di cui non riesco a percepire sempre contenuti e finalit. La proposta artistica quella di musica inedita, totalmente originale, fondata sulle mie canzoni e sugli arrangiamenti di Valerio Daniele, che anche il chitarrista del sestetto. Qual il punto dincontro tra le vostre identit artistiche? P.P. Io sono una compositrice vecchio stile, chitarra al servizio di una linea melodica che nasce nella testa e diventa canzone. La mia ricerca prevalentemente linguistica, penso che le parole debbano suonare e scivolare in modo naturale nella musica. Valerio sa bene tutto questo e lavora esattamente in tale direzione: ogni volta immagina il contesto orchestrale che meglio possa accogliere i miei testi, quindi scrive le parti per ogni elemento del sestetto e le affida alle mani dei MARinARIA. Non temi che il dialetto possa limitare il target di riferimento? P.P. No, semmai il contrario. Il dialetto una scelta stilistica, una delle cifre caratterizzanti del progetto. Chiunque abbia familiarizzato con studi linguistici sa bene quanto i dialetti siano parte fondante della lingua ufficiale, perch proprio da essi che la lingua trae linfa vitale e bellezza. Per di pi, il mio uso del dialetto non filologico, assolutamente libero da schemi conservativi per essere funzionale allespressivit. Un uso poetico, mi piace dire.

b
DI

rindisi racchiude tutto ci che siamo. Il ricordo dellinfanzia, la rabbia prima di partire da emigrante, la dolcezza del ritorno, la vita che non cambia mai e quella che invece lentamente sta cambiando. Brindisi linsieme di tutte queste immagini, ispirazione e sostegno della scrittura
Il primo album, prodotto dalla nostra etichetta di musica Urban49 (Saint Louis Production), stato registrato allinterno di una antica masseria del Salento. Esso contiene 10 tracks inquadrate sotto il genere Folk; i testi sono in dialetto brindisino. Questo lavoro riflette la presenza del Saint Louis nel territorio pugliese.

MARinARIA il primo disco dellomonimo sestetto pugliese nato 3 anni fa dallidea di Paola Petrosillo (cantante e compositrice) e Valerio Daniele (arrangiatore e chitarrista). In scena dialogano chitarra elettrica e tamburi a cornice, tromba e tabla indiani, fisarmonica e glockenspiel, batteria e live electronics, dialetto e suoni di mare.

Ogni singola scelta meditata, non penso che questa seriet possa mai diventare fonte di debolezza. Lo solo se si valuta il progetto alla luce dei parametri attualmente in atto nel sistema musicale ufficiale italiano, ma un ambito che non mi interessa e da cui i MARinARIA hanno preso le distanze da tempo. Qual il contributo artistico dei singoli musicisti? P.P. MARinARIA una famiglia. Ogni tocco insostituibile. Valerio ha in pugno 12 corde e duecentomila idee, tenute insieme da passione e originalit, da una vita intera dedicata alla ricerca e al gusto del nuovo. Vito un oceano di creativit, tiene al comando tremila tamburi con le mani e le bacchette, quando sorride il veliero vola e noi con lui. Giorgio poesia senza tregua, fiato prestato a una tromba di mare, cuore e fantasia che mescola rumori e suoni di vita vera. Giancarlo mantice di fisarmonica, anima popolare e mente profetica, asse portante e originario di questo veliero. Camillo un gioco a 4 corde, legno forte su cui si appoggia il resto, vita e fuoco nellacqua. In che misura la Puglia influenza i tuoi testi? P.P. Direi totalmente. Brindisi, in particolare, racchiude tutto ci che sono. Il ricordo dellinfanzia, la rabbia prima di partire da emigrante, la dolcezza del ritorno, la vita che non cambia mai e quella che invece lentamente sta cambiando. Brindisi linsieme di tutte le immagini che ho negli occhi e nellanima, ispirazione e sostegno del mio scrivere. Il mio amore non nostalgico ma autentico, viene dal conoscere profondamente questa citt, soprattutto nelle sue bruttezze. Attualmente il sentimento prevalente quello del riscatto: una citt immolata allindustria e consacrata da decenni al silenzio e alla malattia si sta svegliando e sta reagendo con forza. Il disco stato registrato in una masseria in una settimana: cambiato qualcosa in quei 7 giorni? P.P. In linea teorica, no. Nella fase di pre-produzione avevamo fatto insieme una scelta circa i pezzi da inserire nel disco. Naturalmente, dal punto di vista dellesecuzione, vi era massima apertura. Ognuno aveva le sue parti, ma evidente che lo scopo di una registrazione cos familiare serviva a favorire lispirazione e il dialogo tra le parti, linvenzione, il tocco del momento. Quali progetti per il futuro? P.P. Attualmente siamo impegnati nella presentazione del disco. Suonare dal vivo aiuta a farsi conoscere e a promuovere il lavoro discografico in modo pi incisivo. Tra le collaborazioni pi interessanti c quella col regista brindisino Simone Salvemini che sta realizzando un documentario sul nostro territorio e ci ha chiesto di essere la sua colonna audio. n

BUBBICO

DARIOROVERE.IT
solare armonia lespressione artistica di Carolina Bubbico, oggi addirittura band di una sola persona. Il rigoglioso panorama musicale salentino continua a regalare avvincenti e colorate primizie artistiche. Ed uno stravagante macinino poli-strumentale interrompe armonicamente la pi classica delle visioni paesaggistiche locali. Cos Carolina Bubbico, giovane musicista dalle qualit poliedriche e dalla voce raffinata, si presenta in maniera estrosa con un primo videoclip tratto da un suo brano intitolato A me piacerebbe ridere. Lidea stata realizzata dalle Officine della Musica con la collaborazione del regista Gianni De Blasi, con il quale nellagosto del 2011 Carolina vinceva, nella sezione Videoclip, il premio per la migliore instrumetalist nella sezione New Generation del Jazz Up Festival di Viterbo. Il brano, afferma lautrice leccese, un invito al sorriso e ad uno sguardo un po pi leggero nella vita, uno stimolo ad apprezzare la bellezza nelle cose pi semplici. Attraverso delle immagini fantasiose e le varie visioni personali cerco di esprimere ci che io per prima ho intenzione di praticare ogni giorno, cos focalizzando le emozioni provocate dalle cose pi inaspettate. Il videoclip ritrae scene di gente triste, arrabbiata e persa nei disagi quotidiani, interrotto dalla mia sola presenza, portatrice di sorriso.

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ROMA V. OSTIENSE 131 H/I TEL. 06.6442.0218 WWW.EGONDISCO.IT

di Giuseppe Arnesano

O n e

G i r l

B a n d

LeStorie
LIBRERIA BIS TROT
Roma, Via Giulio Rocco, 37/39 tel. 06.64420211 info@lestorie.it www.lestorie.it

Cresciuta letteralmente a pane e musica, grazie soprattutto allinfluenza dei genitori musicisti, Carolina ha acquisito nel corso della sua sia pur giovane formazione, una notevole sensibilit artistica ed una navigata esperienza musicale generata dallesigenza di confrontarsi con le variegate sfaccettature dellarte della musica, riuscendo a far emergere tra plurime espressioni di autrice, arrangiatrice, pianista, vocalist, bassista e batterista, una sola anima: La mia essenza il risultato della mia formazione e dei miei ascolti; essa pu assumere differenti sfumature, estremamente sensibili e sottili ma anche forti, irruenti e accattivanti. Dopo aver militato in varie formazioni musicali attualmente, oltre a frequentare la classe di Jazz nel Conservatorio Nino Rota di Monopoli, Carolina Bubbico ha costituito, insieme ai colleghi, il Bemollansemble, un collettivo musicale realizzato da giovani studenti provenienti da ogni angolo della Puglia, mentre dal 2009 suona come tastierista e vocalist nella rock band Lola and the Lovers. Nel 2011 la dinamica formazione, per tre quarti al femminile, ha inaugurato la prima pubblicazione discografica intitolata Pissid Off e distribuita dalletichetta Venus. Tra tanti piccoli e grandi successi, senza dubbio lassoluta priorit spetta al primo imminente progetto compositivo da solista One Girl Band, musicato tra soluzioni ed arrangiamenti che oscillano dal

blues al funk e dal jazz al pop. Il primo disco di Carolina Bubbico, come lei stessa aggiunge, il frutto di un anno di lavoro e sperimentazione su mie composizioni che, in corso dopera, hanno assunto forme in continuo divenire. Nati come brani in solo, si sono trasformati dapprima con arrangiamenti per trio, realizzati insieme al contrabbassista-bassista Luca Alemanno ed il batterista Dario Congedo, per divenire, in fase di registrazione del disco, dei brani orchestrali. Lidea del progetto in solo nasce dalla curiosit e dalle continue sperimentazioni rese possibili anche tramite lutilizzo della loopmachine, uno strumento che le ha permesso di trovare una propria dimensione sonora, registrando sovrapposizioni di suoni e voci, utilizzando la voce ritmicamente ed armonicamente per avere un sostegno nelle strutture dei brani. Carolina Bubbico conduce un percorso artistico caratterizzato da un sound variopinto e inedito che abbraccia con fare sensibile brillanti soluzioni intrise di jazz, dream pop e world music perseguite con tecnica, abilit e tanta curiosit. Con lei - come con altri, ma ora con lei - ci accorgiamo che anche nel complesso mondo della giovane musica dautore, la passione e la costante dedizione vengono premiate, un incentivo nel credere e realizzare con serenit e diletto i propri sogni. Ancor di pi riflettendo sulla base: una situazione non agile, quella regionale. n

Music In NUMERO 20

ELEKTRO KIF Blanca Li Porta le banlieues francesi a teatro, WILL La nostra ossessione per il Premio Equilibrio, seguirne i dopo aver osservato, seduta su una panchina, alcuni liceali ballare vincitori, salire con Will, oggi, e per lennesima volta, su tacchi scolelektro dance. Perch c una scossa elettrica tra i banchi di scuola modi per dare alla danza un passo in pi. Che non sia solo di danza

BALLET
a cura di ROSSELLA GAUDENZI
A CURA DI

ROSSELLA GAUDENZI

PERIFERICAELEKTRODANCE
ecidere di portare quel che avviene per le strade delle banlieues (periferie) francesi su un palco teatrale unoperazione molto coraggiosa. Blanca Li, coreografa e danzatrice ispano-francese, indubbiamente coraggiosa e anticonformista lo . Originaria di Granada, lascia lEuropa alla volta della Grande Mela a 17 anni per studiare con Martha Grahm e Alvin Ailey; si stabilisce a Parigi nel 1993 e vi fonda la Blanca Li Company con la quale d vita a prestigiosi progetti (tra cui i celebri Macadam Macadam e Quel Cirque!). Lartista stata ospite della XII edizione del Festival Teatro a Corte, a Torino, lo scorso 6 luglio con la creazione Elektro Kif, dopo unanteprima di apertura del Festival con la proiezione del suo film del 2002, Le Dfi, il 5 luglio. Elektro Kif nasce nel 2010, lispirazione viene alla coreografa osservando con curiosit da una panchina alcuni studenti liceali impegnati nel ballare lelektro dance: Ne sono rimasta affascinata, cera qualcosa di fresco, che si trova solo in una forma di danza che si coglie sul nascere e non ancora arrivata alla sua piena maturit. E dopo unoperazione di scouting e di duro lavoro di coreografia in scena troviamo otto danzatori, perlopi dai nomi poco francesizzanti, che sono: Khaled Abdulahi, Jeremy Alberge, Arnaud Bacharach, Roger Bepet, William Falla, Slate Hemedi, Alou Sidibe, Adrien Sissoko e snodano i propri corpi sulle note delle musiche originali di Tao Gutirrez. La creazione di Blanca Li un dispiegarsi di colori accesi che avviluppano corpi giovanissimi, sinuosi e inarrestabili al ritmo dellelektro dance. Sul palco del Teatro Astra di Torino si ricreata lambientazione di un liceo francese, in cui si sono alternati spassosi momenti tra i banchi con lezioni di matematica e dettati a lezioni di ginnastica, pausa mensa, ricreazione, momenti di concentrazione nel simulare il mondo dei videogiochi. Il tutto sul filo di una scossa elettrica che pervade i corpi dei giovani danzatori e non li molla un attimo. Gli otto ballerini sono freschi, carichi di unenergia che sembra autorigenerarsi; sanno passare da quadretti scherzosi in cui, ad esempio, si riproduce il tentativo di copiarsi gli uni con gli altri durante un compito in classe, a intensi assoli o passi a due accompagnati da melodie classiche che fanno percepire istanti di raccoglimento e di riflessione. Il tutto allinsegna della solidariet, senza screzi e violenze. Ironia e gioia sono il fil rouge di Elektro Kif, quasi a forzare la mano e darci unimmagine alterata e rosea di una realt, quella delladolescenza e ancor pi di giovani classi sociali ai margini, spesso spigolosa e complessa.

on il termine banlieue (in francese: periferia, sobborghi) si indica larea periferica dei grandi agglomerati urbani francesi. La langue de la banlieue (lingua di periferia) indica uno slang usato nei quartieri popolari, misto di verlan e di termini provenienti dalle lingue dorigine dei migranti. Il termine banlieusard (abitante della banlieue) ha assunto una connotazione peggiorativa.

Quale ruolo gioca lironia in Elektro Kif? Blanca Li: corretto parlare di ironia, humour, gioia che connotano lo spettacolo e di una totale assenza di seriosit. Ma occorre dire che utilizzare questa chiave di lettura non esclude la possibilit di mandare messaggi seri e affrontare argomenti importanti. Mi sono concentrata su una ricerca che indaga la gioia e il flusso di energia ad essa legato. Per me la danza energia, attraverso la quale scorrono molteplici sensazioni ed emozioni; c un linguaggio universale che va oltre la parola e le differenti culture, ed il linguaggio del corpo. Si mette in scena una danza non perfezionata, in parte ruvida, volutamente non matura. perch lelektro dance una danza di strada, non del tutto codificata? B.L. Esattamente. Lelektro dance una danza di strada, a tutti gli effetti giovane e non ancora ben conosciuta e diffusa. Sono rimasta affascinata dalla sinuosit dei movimenti, quelli delle braccia ad esempio; gi questa considerazione fa pensare che ci sono le carte in regola per accreditarle la dignit di nuova forma di danza, cos come avvenuto con lhip hop. E dunque la volont di sollevarla dalla strada, in tutta la sua freschezza, per proporla nei teatri di tutto il mondo. Quale risposta ha dato la messa in scena di Elektro Kif? B.L. Elektro Kif ha un anno e mezzo di vita, siamo in tourne da diversi mesi. C stata una gestazione piuttosto lunga di questo spettacolo per portarlo allo stato attuale, per motivi vari (et dei ballerini, esperienza-inesperienza etc.): oggi i danzatori si sono impossessati di unesperienza solida, forte. Il che fa s che il pubblico si avvicini allo spettacolo, partecipi, si identifichi nei momenti giocosi messi in scena e viva anche momenti di ricordo, perch lo spettacolo rievoca situazioni che tutti abbiamo vissuto. Ho lavorato su due fronti: sullidentificazione dello spettatore attraverso i ricordi della scuola, ma anche dando una visione della banlieue francese che si discosta dal pensiero comune. Una banlieue priva di violenza, in cui si studia, ci si diverte, in altre parole una risposta di vita alternativa. Quali le prossime tappe della tourne? B.L. Elektro Kif ha quasi girato il mondo; uno spettacolo apprezzato che va molto bene ovunque. La tourne prosegue. Abbiamo toccato Cina, Indonesia, Filippine, Giappone, Tunisia, quasi lintera Europa, ora lItalia, e ovviamente spuntano date continue in Francia; per il 2013 abbiamo tappe certe in Francia. Il giovane pubblico lo ama, al contempo ci si diverte e si riflette. Questa indubbiamente la conquista pi grande. n

suitacchiinequilibrio
Per me larte unossessione della vita e poich siamo degli esseri umani, siamo noi il soggetto della nostra ossessione. Francis Bacon
na curiosit quasi maniacale quella che spinge a seguire le sorti dei vincitori delle varie edizioni del Premio Equilibrio (Festival della Nuova Danza dellAuditorium Parco della Musica). Come se anno per anno si volessero verificare i progressi o regressi della danza contemporanea nel nostro Paese: si impone il confronto con il resto di unEuropa che, nella valorizzazione dellarte di Tersicore, marcia a velocit supersoniche rispetto alla nostra con la speranza di inciampare (suvvia, almeno questanno) in una controtendenza. Will, il lavoro del duo Valentina BuldriniMartina La Ragione vincitore del Premio Equilibrio Roma 2011 (per la prima volta ex aequo con lo spettacolo Parkinson di Giulio DAndrea), come tradizione vuole ha iniziato a camminare, in febbraio, sul palco dellAuditorium Parco della Musica. Dopo Roma lo spettacolo stato presentato al Pim Off di Milano e successivamente a Padova per il festival Variazioni Impreviste. Le danzatrici e coreografe si conoscono da tempo e hanno lavorato recentemente sul concetto di deformazione sotto la guida della coreografa israeliana Iris Erez, processo che le ha portate a sperimentare uno spettacolo che confonda lo spettatore, faccia vedere e non vedere, presenti trasformazioni e contraddizioni continue. Il risultato Will, una creazione che mette in scena una forte dialettica tra lInterno e lEsterno grazie a una struttura delimitata da un sipario in organza, una sca-

VITA MINUTO PER MINUTO


TUTTA LA VERIT SU UN FENOMENO FALSATO

LA DOLCE

VICTOR CIUFFA CIUFFA EDITORE


1950/2010
tola, dentro la quale, e allesterno della quale, si gioca la performance delle due artiste. Si muovono simulando a tratti sicurezza, a tratti vagando a tentoni; indossano diversi costumi tra cui una pelliccia per rimanere poi, in antitesi, nude; coprono e scoprono i volti dando vita ad espressioni spasmodiche, quasi volti in preda a soffocamento. La struttura nasce per seconda. Prima ci sono le immagini, un lavoro accurato sulle immagini ispirato al pittore irlandese Francis Bacon e successivamente entra in gioco lo spazio. La scatola con trasparenze gioca proprio sullambiguit di ci che si vede e non si vede. Come a chiedere: Spettatore, metti a fuoco? E cosa metti a fuoco?. Un elemento cattura fortemente lattenzione: tacchi vertiginosi che compaiono ai piedi delle danzatrici nel bel mezzo della coreografia e sui quali riescono a saltare senza posa per una durata talmente lunga da imbarazzare lo spettatore. I tacchi sono una rappresentazione vincente delluniverso femminile. In Will le scarpe con tacco sono lunico elemento che viene portato dallesterno allinterno per rimanervi sino alla fine. Si tratta di un accessorio con il quale luniverso femminile deve fare i conti, quindi una provocazione, voler provare con i tacchi ad essere pi belle, alte, piacenti, donne e non pi bambine o adolescenti. Rappresentano un tentativo e saltare sui tacchi una messa alla prova estrema. Un messaggio convulso e diretto al tempo stesso, di forte impatto, quello lanciato da Will. E quanto allo stato di salute della danza italiana le due coreografe storcono la bocca. In Italia danza fa ancora rima con Aterballetto, e ci sconcertante. Allestero ci sono innanzitutto pi compagnie a scendere in campo e a creare variet e ricchezza, compagnie trattate con un rispetto da noi inesistente. Il marcio lo si trova ovunque, ma il senso di rispetto nel nostro campo una questione culturale, in Italia del tutto assente, nei confronti della ricerca pi che mai. Non ancora tempo per bilanci drastici. Questanno, per e purtroppo, niente di nuovo sotto il sole. (Rossella Gaudenzi) n
CENSURATE IN TUTTE LE LIBRERIE

a cura di FLAVIO FABBRI

ROCK OFF

Music In NUMERO 20

LORENZO FELICIATI Intervista Vola talmente sicuro con il suo beat, che ne divenuto un Frequent Flyer. Ma il suo non pi un volo solista
A CURA DI

ROCKET JUICE AND THE MOON Poggia sullafrobeat, strana miscellanea di musica tradizionale yoruba, jazz, funk che ha visto i suoi albori in Nigeria, negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso con Fela Kuti, uno dei pi influenti artisti africani

ROSSELLA GAUDENZI

GROOVE

DI VALENTINA

Africa di Fela Kuti Irlanda del Cork Jazz atmosfera del pop-funky afrobeat nero negro

Il percussionista Tony Allen torna cos


FLAVIO FABBRI

DI

FELICIATI E CONTENTI

un lavoro che raccoglie undici tracce, nove originali e due cover (Footprints di Wayne Shorter e Thela Hun Ginjeet dei King Crimson) e che d voce al progressive, alla fusion, a un jazz rivisitato e al genio di Jaco Pastorius
co, che non permette di rilassarsi. Frequent Flyer vario, giocoso, ricco di divertimento dinsieme, come un mosaico; interamente diretto da chi ha un concept chiaro. D respiro alla parte di me alla ricerca di una poetica che va verso le scelte pi morbide e lineari. Naked Truth un progetto aperto, a pi capitoli, registrato a New York con il bassista e produttore discografico Bill Laswell; Shizaru legato alla Rare Noise Records, etichetta trasversale italo inglese che spazia dal jazz al rock allavanguardia. Prosegue: Ho bussato a diverse porte prima di trovare un accordo (i due precedenti dischi sono legati a unetichetta olandese, ndr). Forse la diffidenza nasce da una difficolt di classificazione del lavoro; per unetichetta si tratta di fare un investimento, e la voglia di senso dellavventura inesistente. Il rischio fa paura. Sono arrivato alla Rare Noise Records attraverso un disco di raccolta fondi a favore di Mick Karna, il compianto bassista dei Japan. Si trovata attinenza stilistica. partito uno scambio di e-mail con Giacomo Bruzzo, il proprietario delletichetta, che ha poi portato allincisione del disco. A Londra perch l, e non in Italia, succedono cose? A Londra si pu parlare veramente di industria musicale. l che si pu parlare veramente di industria musicale. I giovani musicisti nostrani andrebbero incoraggiati quantomeno ad affacciarvisi, tanto pi se hanno in cantiere progetti di interazione. A Londra si viaggia attraverso meccanismi pi sistematici, si va avanti attraverso audizioni. E completamente diversa lattitudine dellartista e per lartista. Si intravede un altro scenario interessante allora: Per i musicisti americani, oggi, il sogno quello di suonare in Europa; pesano di pi sul piatto della bilancia le richieste in euro rispetto a quelle in dollari. E il confronto con Londra ci rimanda a una tradizione di collaborazione e al senso di avventura. Cosaltro bolle in pentola in questo momento cos artisticamente fecondo? Si viagger a vele spiegate per il tour europeo di Frequent Flyer; ma per chiudere il cerchio devo toccare un ultimo lavoro al quale collaboro, disco e spettacolo teatrale di Giovanni Lindo Ferretti, ex leader dei CCCP e CSI, definita opera equestre. Trattasi di Saga, Il canto dei canti. Lavoro impreziosito dalle registrazioni di Mastelotto alla batteria e Feliciati al basso. Lavoro intriso di genialit, con presenza del basso distorto in un rock moderno frammisto al folk. n

e ne parla e se ne parla molto; se ne parla molto e inizialmente se n parlato in maggior misura sulla stampa estera che conta: Downbeat, Bass Player, Jazzwise, Prog, Musica Jazz. Frequent Flyer lultimo disco del bassista, compositore, arrangiatore e bandleader Lorenzo Feliciati, artista versatile e completo (lo ricordiamo tra i fondatori dei Tiromancino e tra le collaborazioni citiamo Niccol Fabi, Fiorella Mannoia, Stefano Di Battista, Roberto Ciotti). Frequent Flyer - Diary of a Traveling Musician un disco da solista, uscito a inizio 2012 per la Rare Noise Records, che piace principalmente per la variet degli stili. un lavoro che raccoglie undici tracce, nove originali e due cover (Footprints di Wayne Shorter e Thela Hun Ginjeet dei King Crimson) e che d voce al progressive, alla fusion, a un jazz rivisitato e al genio di Jaco Pastorius (Gabus and ganables). Jaco Pastorius alla cui tecnica, il caso di ricordarlo, spesso e volentieri il nome di Feliciati viene associato. Registrare ovunque, in vari studi di incisione di diversi Paesi, partendo dallidea di mettere insieme in musica gli artisti con i quali ho collaborato negli ultimi quattro anni, andando incontro volutamente a un assemblamento di generi diversi. Basta trovare lidea giusta per coinvolgere dei grandi musicisti nella registrazione di un prodotto slegato dal riscontro economico come finalit: questa la filosofia di fondo di Frequent Flyer. Si pu allora osare considerarla forza delle idee, idee che hanno riunito nel progetto e dato ampia possibilit espressiva a musicisti di alto calibro quali Bob Mintzer (Yellow Jackets), Cuong Vu, Patrick Djivas, Roy Powell, Pat Mastelotto (King Crimson), Lucrezio De Seta. Il desiderio di creare un prodotto come Frequent Flyer nasce dopo due precedenti dischi da solista senza ospiti, risalenti a qualche anno fa: Upon My Head (2003) e Live at European BassDay & more (2006). Negli ultimi due anni il musicista ha ripreso a masticare note jazz, producendo opere di jazz contaminato, dapprima con il Wasabi Trio in Closer (Via Veneto Jazz, 2010), poi con i Naked Truth in Shizaru (Rare Noise Records, 2011). Lesperienza nella formazione Naked Truth prestigiosa e gratificante, nel disco hanno suonato, accanto a Feliciati, Cuong Vu, Roy Powell e Pat Mastelotto; Shizaru costituisce un ponte di lancio, quanto a musicisti, verso Frequent Flyer, sebbene un diverso spirito animi i due dischi. Shizaru un disco poco tranquillizzante, oniri-

i va ad un concerto non per stare seduti ed immobili. Semmai per muoversi, ballare e scatenarsi. anche il punto di vista di Tony Allen, leggenda dellafrobeat e percussionista di fama mondiale, su ci che deve essere unesibizione live: It is all funk. Groove music, music that makes you dance. Che guarda caso anche il biglietto da visita di quella che gi stata definita lavventura musicale dellanno: i Rocket Juice and the Moon. Il supergruppo pop-funky-psichedelico costituito dallo stesso Allen, Damon Albarn (Blur, Gorillaz) e Flea (Red Hot Chili Peppers). Un caleidoscopio musicale che ha preso vita nel 2008 quando, durante un viaggio in Africa, in Nigeria, i tre ebbero modo di parlare e di confrontarsi, fino alla decisione finale: suoniamo assieme e facciamo un album. Il primo live della band si tenuto in Irlanda, al Cork Jazz Festival, nellottobre del 2011; ad esso sono seguite altre esibizioni a Marsiglia e a Londra. Il disco omonimo della band invece uscito a fine marzo 2012. Unoccasione pi unica che rara, quella di assistere ad un loro live, visto che di tourne vere e proprie non si parler almeno fino al 2013, quando Flea avr finito il lungo tour mondiale dei Red Hot Chili Peppers. Un peccato, davvero, perch il loro primo e speriamo non ultimo album, Rocket Juice and the Moon, un concentrato genuino di ritmi, stili e sperimentazioni, tra pop di qualit e sonorit afrobeat&afrosoul solcate da venature R&B, rap, psichedeliche e soprattutto funk. Il progetto porta in s i germi delloriginalit, della voglia di innovare, di contaminare e di far divertire il pubblico. Le diciotto tracce dellalbum, registrate nello Studio 13 di Albarn a Londra, a cui hanno dato il loro contributo musicisti come Erykah Badu, Fatoumata Diawara, Manifest e la Hypnotic Brass Ensemble, sono niente altro che il risultato pratico di questa vivacit culturale che anima la genesi dei Rocket Juice and the Moon. Alla domanda sullorigine

del nome Albarn ha spiegato in pi di unintervista: Eravamo a Lagos, qualcuno un giorno arriv con la copertina dellalbum disegnata e il nome del gruppo. Mi piaciuto tutto subito ed eccoci qui con i Rocket Juice and the Moon e una cover assolutamente groove. Allen, Flea e Albarn, non si sono certo risparmiati per questo ennesimo gruppo da portare in giro, sia in termini di creativit, sia di energia, anche considerando i tanti progetti paralleli a cui hanno aderito da tempo: Albarn sempre impegnato con i Blur e i Gorillaz, Flea con i Red Hot e Atoms for Peace, che vede tra i membri anche Tom York dei Radiohead, mentre Allen, a settantanni suonati, non smette di collaborare a diversi progetti musicali ed editoriali nella sua amata Parigi. Ensamble che colpisce per la facilit con cui si sono amalgamati i suoi membri, per la capacit di fondere stili e nello stesso tempo di trovare una soluzione il pi possibile autentica nella ricerca del sound ottimale. Il suono poggia proprio sulla struttura dellafrobeat, quella strana miscellanea di musica tradizionale yoruba, jazz, funk che ha visto i suoi albori in Nigeria, negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, grazie al musicista, rivoluzionario ed attivista per i diritti umani che risponde al nome di Fela Kuti, considerato uno dei pi influenti artisti africani del XX secolo. Questa storia viene da lontano e ha visto tra i protagonisti anche Allen, percussionista e collaboratore di Fela Kuti. E proprio dallAfrica nera i Rocket Juice and the Moon prendono le mosse e succhiano linfa vitale che si percepisce in ogni singola nota di diversi pezzi del disco desordio, come Hey, Shooter, Poison, Chop up e Dam(n). n

Music In NUMERO 20

UACS Ultimo Attuale Corpo Sonoro Il nome un verso tratto da Mexico City Blues di Jack Kerouac. Una ricerca che da 12 anni non si mai fermata, e trae spunto dalle vicissitudini sociali e storiche del Novecento. Ed oggi, si ricorda con rabbia

BOB DYLAN Fate un viaggio con me nel 1913 a Calumet, Michigan, nel paese del rame: vi condurr in un posto chiamato Italian Hall dove i minatori stanno tenendo il loro gran ballo di Natale

ROCK F OF

UACS
CON RABBIA
a cura di Flavio Fabbri Italia un Paese di santi, poeti e navigatori, dice il proverbio. Gli Ultimo Attuale Corpo Sonoro (UACS), al secolo Gianmarco Mercati (voce), Fabio Ridolfi (batteria), Giacomo Zorzan (chitarra), Marcello Marchiotto (basso) e Matteo Sorio (pianoforte, chitarra), aderiscono perfettamente a tale detto: nella ricerca di equilibrio tra sperimentazione sonora e verso italiano, intesa come viaggio umano ed artistico, nella lirica coraggiosa e violenta dei testi, nellestetica religiosamente civile del progetto. Anche il nome del gruppo si origina da una delle pi belle pagine della letteratura mondiale, quasi un testo sacro: un verso del 173 paragrafo di Mexico City Blues di Jack Kerouac. I veronesi UACS hanno pubblicato sino ad ora un ep e tre album, raccogliendo negli anni consensi di critica e pubblico. Il loro ultimo lavoro Io ricordo con rabbia, uscito per Manzanilla Records a novembre 2011, ed ora le presentazioni in Italia. Una ricerca che da 12 anni non si mai fermata, traendo spunto dalle vicissitudini sociali e storiche del Novecento, centrando lanalisi musicale e poetica sullindividuo, creatura sola, quasi orfana per definizione, intrappolata in una memoria che per collettiva, condannata al sacrificio personale per amore, libert e grandi ideali. Un grande bagaglio di cantautorato classico ed alternative rock, che d vita ad un Ultimo Attuale Corpo Sonoro dilatato nel tempo. Music In ha parlato con Gianmarco Mercati, voce degli UACS. Chi sono gli UACS? Gianmarco Mercati: Veniamo tutti dallo stesso posto, un paese vicino Verona. Ci conosciamo da quando abbiamo 15 anni, e da sempre suoniamo assieme. Ci piaceva sentire Nick Drake, Nick Cave, i Doors, Tom Waits, Sigur Ros, Jason Molina, Lindo Ferretti, CSI, Godspeed You, Black Emperor e in qualche modo tutto questo ci ha influenzato nel nostro modo di fare musica. Abbiamo esordito intorno al 2000, suonando in strada nel nostro paese, come tanti altri gruppi, riuscendo anche a tirare su unassociazione culturale di diffusione musicale, Emporio Malkovich, che ha accolto nel tempo artisti di spessore, come Paolo Benvegn, Ulan Bator, Terje Nordgarden, Marco Parente e tanti altri. Il primo album quando arrivato? G.M. Nel 2002 pubblicammo un ep, Le bagnanti di marzo, in sole 100 copie, oggi quasi introvabili, in cui parlavamo della guerra in Vietnam, costruendo paralleli impensabili tra Apocalypse Now di Francis Ford Coppola e le Bagnanti di Paul Czanne. Un disco artigianale, alla cui riuscita ognuno di noi ha collaborato. Un lavoro con venature rock e progressive per canzoni molto dilatate. La nostra prima esperienza in studio, in cui abbiamo davvero imparato cosa significa produrre un album. E poi, cosa successo? G.M. Abbiamo affinato ulteriormente il nostro stile musicale e la poetica dei testi. Nel 2004 abbiamo pubblicato Nueva York, strade e sogni, 4 pezzi dedicati allesperienza di Garcia Lorca allepoca del crollo della borsa del 1929 nella Grande Mela. Siamo andati al MEI di Faenza, dove siamo stati premiati come disco pi originale dellanno. Nel 2009 uscito Memorie e violenza di SantIsabella, con letichetta Manzanilla Musica Dischi, la stessa che ha pubblicato Io ricordo con rabbia nel 2011, nostro ultimo disco. Una bella esperienza, soprattutto per la grande umanit con cui Fabio Magistrali, produttore artistico, ci ha spiegato come si lavorava in studio. Un momento di crescita professionale ed artistica.

indipendent labels

Vi ho conosciuti ascoltando Empirismo eretico. Che rapporto avete con la poetica di Pier Paolo Pasolini? G.M. sicuramente uno dei pezzi pi intensi del nostro repertorio. Empirismo eretico, dedicato a Pasolini e contenuto in Memorie e violenza di SantIsabella, funziona molto dal vivo e lo riproponiamo spesso, proprio per la sua capacit di entrare diritto nella pancia degli spettatori. Amo Pasolini come figura intellettuale. I suoi Scritti corsari sono un esempio fulgido di impegno civile, politico, sociale ed umano. Vengo da un percorso culturale pi orientato verso Verga e il verismo, ma certamente ammiro il lavoro di questo grande pensatore e il suo studio sul regionalismo civile, difficili da ritrovare in altri intellettuali e studiosi del dopoguerra. Chi si occupa dei testi, come nascono? G.M. I testi sono scritti da me e sono il frutto di una lunga evoluzione culturale e musicale, dellesperienza dei live e della voglia di comunicare con il pubblico. Allinterno del booklet, prima di ogni canzone, c sempre una prefazione divulgativa, relativa al senso ed il significato dei componimenti. Testi impegnati, socialmente e politicamente, che per sono sempre incentrati su storie personali, di individui che hanno dovuto sacrificare una parte di s per lamore o la libert; che hanno subito martiri, anche in solitudine, in nome di un principio, di unidea e di un fine pi grande. Mi ispiro ai poeti della Beat Generation, a Marziale e Omero, ai classici greci e romani, a Henry Miller, Giovanni Verga, Franz Kafka, alla Bibbia. Prendiamo Undici settembre 1973, canzone contenuta nellultimo disco, che parla del Cile di Salvador Allende e della vicenda di Victor Jara. Un cantautore cileno schierato contro i golpisti di Augusto Pinochet, torturato e finito ucciso cinque giorni dopo lassalto a La Moneda nellEstadio Nacional de Chile, trasformato in enorme campo di concentramento. Anche in questa morte, pur in un contesto di dramma collettivo, c tanta solitudine, anche impotenza di fronte al proprio destino. Cerco di raccontare le emozioni che nascono in determinati contesti, ma che sono sempre generate dallindividuo. Nuovi progetti allorizzonte? G.M. Stiamo gi lavorando ad un nuovo disco, nei tempi che riusciamo a ritagliare tra un live ed un altro. Il tour ormai partito e per i prossimi mesi saremo in giro per lItalia. I testi saranno ispirati a poeti italiani come Mario Luzi e Giuseppe Riccardi. Ci saranno canzoni sulla guerra in Siria, sul crollo della Grecia, sul mito di Tristano e Isotta, dove si parler sempre di sentimenti e di conflitti interiori ed esteriori. Matteo, subito dopo luscita a novembre di Io ricordo con rabbia, partito con delle pre-registrazioni. Io, invece, mi sono buttato sui testi e ne sono usciti gi una ventina. Anche il titolo del nuovo album gi deciso, Antebiografia del mio suicidio. Un titolo forte, dove ad emergere sempre la persona e la sua vita, i suoi problemi e i suoi dolori, conseguenze n dirette delle scelte personali.

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COVERIZZANDO DYLAN
Sembra dire: Non temete, coverizzatemi. Ed escono 5 ore di Chimes of Freedom per Amnesty
di artisti provenienti da ogni nicchia, dai colossi rock folk, alla scena indipendente ai cosiddetti marchettari delle hits. Ennesimo carrozzone, che tuttavia stavolta non va a rimpinguare i gi copiosi proventi dei copyright dellartista, bens le sempre indigenti casse di Amnesty, motivo pi che valido per devolvere una modica cifra alla causa. A testimoniare lo spirito corale dei partecipanti sta la loro gratuita adesione al progetto, la cui direzione artistica stata affidata a Jeff Ayeroff e Julie Yanatta, autori del fortunatissimo progetto Instant Karma del 2007 a favore del Darfour, i quali non potevano far altro che individuare nellintegrit morale di Bob Dylan un autentico portavoce delle campagne di Amnesty contro gli oppressi. Un monumento discografico e simbolico, 5 ore di musica cos eterogenea da risultare frammentaria nello stile; un album che si pu leggere per cover, per artisti e per generi musicali, ma che possiede una struttura quasi circolare. Lapertura del tributo affidata al duo virtuale Johnny Cash e i neotradizionalisti Avett Brothers con una meritevolissima rivisitazione country di One Too Many Mornings di grande atmosfera, grazie ai suoni onirici di banjo e chitarre acustiche. Dal country al quasi soul di Elvis Costello che aggiunge gospel e suoni legnosi al ben calibrato License to Kill, giungendo a toni decisamente pi folk e incalno slogan della Columbia Records degli anni 60 faceva: Nobody sings Dylan like Dylan does, nessuno canta le canzoni di Bob Dylan come fa Dylan. Il riferimento va alla sua iniziale propensione verso gli standard della tradizione folk e blues. Eppure il genio del Minnesota diverr uno degli artisti pi coverizzati della storia. A ragione John Lennon affermava: Dylan shows the way, quasi che ognuno potesse riproporre i suoi brani senza sfigurare, al contrario, riscrivendoli, personalizzandoli attraverso riff da sostituire alloriginale (Mr Tambourine Man dei Birds e All Along The Watchtower di Jimi Hendrix). I suoi brani costituiscono una sorta di bozza, un embrione sviluppato da altri in modo del tutto autonomo, senza lo spettro di un originale con cui confrontarsi, un gap creato dallautore stesso, iconoclasta per eccellenza, che ha di volta in volta dissacrato, riarrangiando continuamente le versioni dei suoi pezzi. Cos, a seguito di numerosissime reincisioni, nonch della raccolta United of Artist for the Poet del 91, viene pubblicato un ennesimo, torrenziale tributo allartista Chimes of Freedom: The Songs of Bob Dylan, che apre i festeggiamenti per i 50 anni di carriera del cantautore e dellattivit di Amnesty International che promuove liniziativa. Un monumentale cofanetto quadruplo con 75 riletture di brani

di Alessia Panunzi

zanti di Corrina Corrina, un traditional interpretato da Pete Townshend. Nella stessa scia sonora sinscrive la versione di Restless Farewell di Mark Knopfler, seppur venata da toni pi irish e ricca di sfumature armoniche che, al contrario, non risultano di grande effetto nella Bob Dylans Dream di Bryan Ferry, ma stridono con sonorit da soundboard simili a quelle di un metronomo. Fra i classici dylaniani, da segnalare anche una stonata Like a Rolling Stone dellinsolito duo Seal&Jeff Beck, e The Times Theyre Changing in unoriginale versione punk rock di Flogging Molly. La vasta scena artistica femminile offre infine molteplici spunti; da attempate icone quali Diana Krall e Patti Smith fino alle protagoniste del pop contemporaneo: Adele con il suo stile da ballad sentimentale e Ke$ha che reinventa il brano Dont think Twice, its Alright in modo astutamente lacrimevole. Lalbum non poteva che chiudersi con la versione originale di Chimes of Freedom e lestatica immagine delle campane che fiammeggiano, simbolo di una libert tanto agognata quanto difficile da raggiungere, considerati lattuale immobilismo e inadempienza di Amnesty. Un reciproco omaggio, con il contributo di tutti, acquirenti inclusi, affinch quelle campane continuino a suonare, non pi cos flebili e distanti. n

SOUND tracking
a cura di ROBERTA MASTRUZZI

Music In NUMERO 20

TEHO TEARDO Intervista Mauro TIM BURTON-DANNY ELF- VIDEOCLIP Lo Stato Sociale - Sono cos Teardo (Pordenone, 19 settembre 1966), in MAN Perch Burton mani di forbice indie ...da avere nel video tutti i protagonisti arte Teho. lui, il Divo. Anzi, la musica ha sempre avuto bisogno di una mano della scena indipendente italiana, gi vomitati

IL

TEHO TEARDO
a cura di Roberta Mastruzzi uello che chiamiamo film non altro che questa ricerca dellunione perfetta e armonica tra immagini e suono. Ma la musica anche silenzio: chi soffre ha bisogno innanzitutto di essere ascoltato. lettura del copione, poi tutto si evolve durante le riprese e la fase di montaggio e capita anche di dover rimettere tutto in discussione. Come nata la soundtrack di Diaz? T.T. Quando ho letto la sceneggiatura di Diaz la dose di dolore che usciva dal testo era tale che inibiva qualsiasi idea melodica, ed ho cominciato a scrivere una musica molto cadenzata. Il ritmo era tutto dentro la storia e mi sembrato lunico modo per rapportarsi ad essa. Davanti al dolore interiore dei protagonisti si diventa muti, ed ho pensato che la cosa migliore fosse iniziare dal silenzio: chi soffre ha bisogno innanzitutto di essere ascoltato. Uno dei brani che mi piace di pi quello che accompagna una delle prime scene, quella in cui viene lanciata la bottiglietta e che ricorre pi volte nel film, un brano molto ritmico e poco melodico. In una colonna sonora il silenzio sia un elemento musicale fondamentale. Music lalbum in cui raccogli brani tratti dalle tue colonne sonore e che hai portato su numerosi palchi in un lungo tour. Che effetto fa suonarle dal vivo, senza laccompagnamento delle immagini cinematografiche? T.T. Mi piace pensare alla musica da portare al cinema e non alla musica per il cinema. Suonando live ho constatato che le melodie hanno unautonomia artistica e stilistica che le rende apprezzabili anche senza conoscere il film per cui sono scritte. La musica pu sostenere se stessa perch ha un suo immaginario che va al di l del rapporto con la pellicola. Sei daccordo con chi identifica come tuo stile lincontro tra archi ed elettronica? T.T. Nella mia musica c sempre un elemento di scrittura elettronico, indipendentemente dagli strumenti con cui viene eseguito. Mi piace che lelettronica si confronti con il mondo della tradizione, rappresentato dagli archi. Credo che per capire il presente sia essenziale mantenere vivo il passato, rendendolo attuale attraverso uno strumento moderno come il computer. Durante la performance Oh, Hook nel Festival di Santarcangelo 2009, hai suonato in una grotta sfruttando le pareti della roccia come cassa di risonanza: quanto influisce il luogo in cui si suona sullesecuzione? T.T. Moltissimo. Il modo in cui ci relazioniamo con un luogo incide sul nostro stato danimo. Ogni luogo un mondo in s, con cui si stabilisce un rapporto diverso, cos come allinterno di una casa non ci sentiamo nello stesso modo in tutte le stanze. importante che il compositore abbia consapevolezza dello spazio in cui , ed io vi sono rimasto per ben 3 giorni. Hai condiviso il palco con gli Wire nel concerto del 1 giugno a Villa Medici, suonando il loro brano pi famoso, Pink Flag. Continuer questa collaborazione? T.T. Il rapporto con gli Wire su pi fronti. A breve uscir un album con brani molto sperimentali che ho registrato insieme al bassista Graham Lewis, mentre il cantante e chitarrista Colin Newman mi ha chiamato per partecipare allalbum di Malka Spigel (Every Day Is Like The First Day), da lui prodotto, per il quale ho arrangiato gli archi. Curioso che entrambi nel giro della stessa settimana mi abbiano chiesto di collaborare senza consultarsi. La collaborazione sfociata nel recente concerto di Roma, durante il quale ho suonato il brano storico, Pink Flag, tratto dal loro primo album: il manifesto del post punk, ma soprattutto un brano che ascoltavo da ragazzino. Sei stato impegnato in un tour teatrale insieme a Elio Germano. Come nata lidea di portare a teatro il romanzo di Celine, Viaggio al termine della notte? T.T. Ho conosciuto Germano quando abbiamo lavorato insieme a Il passato una terra straniera di Daniele Vicario. Durante la lavorazione del film abbiamo scritto insieme una canzone intitolata Stanotte cosa succeder, inserita nella colonna sonora. Quella forte esperienza musicale ci ha avvicinato artisticamente e umanamente e ci siamo lasciati con la voglia di approfondire la nostra collaborazione. I libri sono stati poi un ulteriore elemento che ha rinsaldato il rapporto. Il progetto era di portare a teatro una lettura scenica del testo letterario di Celine ma in forma di concerto; ne nato uno spettacolo dove la musica integrata al testo. Il tour ha avuto un notevole successo, ed infatti sto gi pensando a un progetto simile da portare in scena al pi presto. n

LO STATO SOCIALE

suono nasce dalla sua assenza. In un periodo in cui roboanti pellicole hollywoodiane non esitano a bombardare le nostre orecchie di suoni, quasi a voler riempire ci che gli sceneggiatori, in evidente crisi di idee, lasciano vuoto, il compositore TEHO Teardo ci parla di come tutto nasca prima proprio dallascolto e di come il silenzio stesso sia un elemento portante di un tema musicale. Autore delle colonne sonore dei pi importanti film italiani degli ultimi anni, ha collaborato con Paolo Sorrentino (Lamico di famiglia, Il divo), Gabriele Salvatores (Denti, Quo Vadis Baby?), Andrea Molaioli (La ragazza del lago) e Daniele Vicario, per il quale ha scritto la soundtrack di Diaz, riuscito a plasmare di volta in volta la propria musica per adattarla alla storia, senza mai perdere di vista lo stile che lo caratterizza, un impasto di suoni elettronici e archi, frutto di unattenta ricerca del perfetto equilibrio tra tradizione e modernit. Cosa ti guida nella scelta di un lavoro: la sceneggiatura, il regista o lintuito? TEHO Teardo: Sono molto onorato di aver dato il mio contribuito ad alcune delle pellicole pi incisive del cinema italiano contemporaneo. Scrivere musica per il cinema prima di tutto un incontro: trovarsi in sintonia con il regista fondamentale, ma deve essere soprattutto un rapporto di scambio in cui ognuno mette qualcosa di s ed disponibile a cercare nuove soluzioni e anche cambiare idea, se necessario, per un obiettivo comune, che la qualit del risultato finale. Anche quando mi capita di lavorare una seconda volta con lo stesso regista, come con Daniele Vicario e Paolo Sorrentino, mi ritrovo ad affrontare un percorso diverso perch la storia che lo richiede: quello che chiamiamo film non altro che questa ricerca dellunione perfetta e armonica tra immagini e suono. Come nascono le tue colonne sonore? T.T. Di solito sono il primo a essere coinvolto nel progetto e lultimo a uscire dalla sala di post-produzione. un percorso piuttosto lungo e complesso, inizio con il leggere la sceneggiatura e finisco con il montaggio finale. Se i temi principali vengono scritti e pensati durante la

rimo videoclip ufficiale del quintetto bolognese per il secondo singolo estratto dallalbum desordio Turisti della democrazia, esso interamente ed egregiamente girato con un iPhone4 (ci che, di fatto, criticato intrinsecamente con lo stesso concetto di indit). Vi partecipano praticamente tutti, quantomeno i migliori artisti della scena indipendente italiana. una lista ma va fatta: 33 ore, 99 posse, A Toys Orchestra, Aedi, Frank Agrario, Babalot, Bologna Violenta, Brunori Sas, Camillas, Giorgio Canali, Vittorio Cane, Caparezza, Chewingum, Cico, Max Collini degli Offlaga Disco Pax, Matteo Costa, Di Martino, Edipo, Edo, Ex Otago, Fast Animals & Slow Kids, Federico Fiumani, Forty Wings, Giovanni Gandolfi, Alessandro Grazian, Gazebo Penguins, Jocelyn Pulsar, LE-LI, Mariposa, Marta sui Tubi, Paolo Mei, Management del dolore Postoperatorio, Mangiacassette, Mr Brace, Nikki, Marco Notari, Ofeliadorme, Lofficina della Camomilla, Lorso, Perturbazione, Quakers & Mormons, Ila Rosso, Selton, La Tosse Grassa, Ufo degli Zen Circus, Ilenia Volpe, Matteo Zanobini. Tutti indie a tal punto da non poter pi entrare al Covo, al Magnolia, al Circolo, ma poter andare alle feste dei Crookers e arrivare gi vomitati. DI ROMINA CIUFFA

SONO

COS INDIE

M A N I D I B U R TO N
DI MARTINA CALCABRINI

ote urlate, infelici, taglienti, silenziose grida di dolore e pacate richieste di aiuto. Per esprimere la solitudine e lineluttabile dolore di anime tormentate occorrono violini, archi, pianoforti, strumenti solitari o musica orchestrale. I protagonisti dei film di Tim Burton sono outsiders che, rinunciando alle regole imposte dalla comunit, vivono in luoghi disabitati, dando libero al genio artistico. Burton, infatti, un uomo che non ha mai nascosto di essere attratto dalla diversit, dallalienazione, dalla singolarit di storie e personaggi che vivono ai margini della societ. Lui, divenuto famoso grazie ad Edward Mani di Forbice, esprime il proprio punto di vista attraverso ciascuna componente di un film: sceneggiatura, scenografie, costumi, trucco, caratterizzazione dei personaggi, musica. La cura con cui ogni parte del prodotto preannuncia laltra il punto forte del suo cinema, ma solo quando immagine e suono e razionalit e sentimento si completano che esplode luniverso Burton. Tutti, Beetlejuice, Batman, Edward, Sleepy Hollow, Willy Wonka, Ed Wood: ogni protagonista sempre accompagnato da un tema musicale capace di differenziarlo dagli altri, rendendolo inevitabilmente unico. Il merito da ricercarsi nel pluriennale sposalizio lavorativo tra Tim Burton e Danny Elfman, colleghi, complici, amici, nessuno dei due, allinizio, consapevole del proprio talento artistico. Il primo aveva iniziato a lavorare alla Disney per Red e Toby nemici amici (abbandonando, presto, il progetto), mentre il secondo aveva fondato un gruppo musicale solo per permettere a suo fratello Richard di esordire nel mondo cinematografico. proprio grazie allin-

teresse che Burton nutriva per i Mystic Knights of the Oingo-Boingo che avviene il fortunato incontro tra il regista del macabro e il compositore autodidatta Danny Elfman. A celebrare lunione arriva Paul Reubens, interprete di Peewee Herman nella fortunata serie televisiva per ragazzi Pee-Wees Playhouse, che propone alla Warner Bros di scegliere il regista del visionario cortometraggio Frankenweenie, per dirigere Pee-wees Big Adventure, versione cinematografica del suo strambo personaggio. La casa di produzione accetta la sfida e decide di commissionare allesordiente Elfman la composizione della colonna sonora del film. La commedia, divertente e scanzonata, affida ad una musica movimentata, esilarante e disinvolta il compito di dettare i passi (goffi) di un protagonista ironico e beffardo. Scoppia dunque la scintilla tra due artisti che odiano i compromessi. Una collaborazione indirizzata a durare nel tempo e una comprensione reciproca destinata a diventare una vera amicizia. Il sodalizio artistico tra Burton ed Elfman, infatti, talmente speculare al rapporto affettivo che lega luno allaltro da far dimenticare dove finisce il contributo delluno e dove inizia quello dellaltro. La resa artistica di un film burtoniano, dunque, non si limita alle ambientazioni dark e alle atmosfere macabre, n alle storie di protagonisti solitari e introversi: i suoi film sono costituiti, essenzialmente, da personaggi, da colori e da musiche che acquistano significato se insieme. Edward non sarebbe diventato icona moderna se non fosse vissuto in un castello gotico e non avesse avuto un tema personale cos patito e intenso. Ma non si tratta, ovviamente, di un caso sporadico: Elfman continua a comporre le

colonne sonore di tutti i film di Burton, da Batman ad Alice in Wonderland, passando per Big Fish e per La Sposa Cadavere. Le uniche due eccezioni sono state Sweeney Todd - Il perfido barbiere di Fleet Street ed Ed Wood a causa di divergenze tecniche che non hanno scalfito un rapporto cos profondo. Nessuno meglio di Elfman, infatti, riesce a trovare il modo perfetto per esprimere attraverso (poche o molte) note, con uno o pi strumenti, le sensazioni arcane ed impenetrabili delluniverso gotico, tormentato e introverso di Burton. Mentre un senso di mistero avvolge il personaggio, note scordate, stridenti e dissonanti cercano di tratteggiare il suo senso di alienazione, di emarginazione e, quasi, di abbandono. Una sopita richiesta di ascolto, comprensione e, perch no, tenerezza che solo grazie alla musica riesce ad essere espressa pienamente. In un universo cos intricato, complicato e dispersivo, allora, Burton ha bisogno di una mano, di un filo di Arianna che possa condurlo fuori dal suo stesso labirinto... E se Elfman, per farlo, ha bisogno di alternare una composizione sinfonica, colorata e vaneggiante ad una pi intimista, minimalista e sommessa, ispirandosi a Bernard Hermann, Alexandre Desplat o, ancora, a Igor Stravinsky, non un problema: lui a rendere integro Burton, proprio come il rasoio completa il braccio di Sweeney Todd o le mani di forbice caratterizzano (e differenziano) Edward. Una frase iniziata dalluno per essere finita, automaticamente, dallaltro, una melodia che aleggia nellaria e che, come quella del pifferaio magico, conduce lo spettatore nel mondo straniante e straniato di uno dei registi pi visionari che siano mai esistiti. n

di Filomena Rubino

Music In NUMERO 20

HERBIE HANCOCK Il grande jazzista introduce un testo MANTRA Come pu la ripeti- ROBERTO TAUFIC Dalla SPECIALE molto noto ai buddisti, e lo intitola con le parole che soleva dirgli zione di parole sconosciute porta- musica alla luce o dalla luce a cura di ROMINA CIUFFA Miles Davis: Non suonare note burrose!. Poi scrive Gongyo re allilluminazione? Funziona alla musica? La testimonianza
di Romina Ciuffa

MAN TRA

NOTE BURROSE
di Romina Ciuffa

La ripetizione e il riferimento al suono nel mantra buddista: dal suono alla luce
am(u) myoho renge kyo significa legge mistica di causa ed effetto attraverso il suono. Chi ha avuto esperienza nel mantra buddista, ha una prima, costante domanda, di solito lasciata irrisolta con luso della pratica e la presa datto che funziona: com possibile che, ripetendo parole che allorecchio inesperto sono solo suoni senza senso, anche non conoscendone il significato si possa raggiungere la Buddit, lo stato vitale pi elevato di armonia con se stessi e con il mondo? Il mantra questo: un fenomeno sonoro che salva il suo praticante. Secondo il monaco buddista Nichiren, la recitazione quotidiana di questinvocazione consente a chiunque di raggiungere la propria natura illuminata. Namu indica la devozione, ha il significato di apertura e accettazione della legge delluniverso, armonizzandovi la propria vita e traendone forza e saggezza per superare le difficolt. Myo sta per meraviglioso e Ho per Dharma, ossia legge ed ente. Renge indica il fiore di loto, il risveglio e lo stato di illuminazione che emerge dalle difficolt della vita e la contemporaneit di causa ed effetto.

NAM MYOHO RENGE KYO


Kyo indica linsegnamento del sutra e la scrittura o il suono attraverso cui si esprime: anche il suono della meditazione responsabile del percorso illuminato. Certi suoni sono considerati sacri in tutto il mondo, curativi. Pitagora e Ralph Abraham consideravano le radici della matematica, della musica e del misticismo strettamente legate nella vibrazione-informazione; per il medico Alfred Tomatis lorecchio sarebbe un organo primario di consapevolezza: Certi suoni sono efficaci come due tazze di caff, sosteneva. Seppur un precetto buddista tra le regole etiche della vita indica: Astieniti dal canto, dalla danza, dalla musica e da ogni spettacolo indecente. Secondo alcuni psicologi dellUniversit di Washington ragionevole dedurre che la meditazione, capace di alterare drammaticamente la consapevolezza, produca anche un effetto differenziale sul funzionamento dellemisfero destro: i dati risultati dai non meditatori e dai meditatori inesperti rientrano nei parametri normali; sono quelli dei meditatori esperti che si situano al di sopra della media. La scienza conferma gli effetti di un mantra? n
DI

La vita di un musicista jazz non facile. Ci vuole molta forza, fisica e spirituale, per continuare a tenere viva la propria creativit, per affrontare le continue tourne talvolta ritrovandosi ogni giorno in una diversa nazione per mesi di fila - e per mantenere con gli altri relazioni sane. Nel mezzo della cruda realt della vita, stata la filosofia del Buddismo di Nichiren, profonda e tuttavia facile da comprendere, che mi ha sostenuto, sia sul piano professionale sia su quello personale, per quasi 29 anni. A scrivere Herbie Hancock, bambino prodigio del Jazz e del piano, introducendo uno dei volumi pi importanti del Buddismo di Nichiren Daishonin, monaco giapponese che, rifacendosi agli insegnamenti di Shakyamuni, primo Budda storico, fond una delle maggiori correnti del Buddismo giapponese. La prefazione di Hancock al Budda nello specchio, di Woody Hochswender, Greg Martin e Ted Morino, ha gi nel titolo il germe musicale: Non suonare note burrose. Tre i suoi maestri: prima fra tutti la signora Jordan, sua seconda insegnante di pianoforte (Chicago, 1949), dalla quale apprese che per suonare il piano ci vuole molto pi che la semplice conoscenza delle note. Secondo, Miles Davis: Miles sub moltissime critiche per il fatto che voltava le spalle al pubblico durante le sue esibizioni. Ma noi che suonavamo con lui capivamo benissimo che lo faceva allunico scopo di poterci dirigere con gesti quasi impercettibili (...) continuando a suonare virtuosisticamente. Chi lavorava insieme a lui poteva rendersi conto del suo genio particolare, che andava al di l del talento musicale. Quel che aveva di realmente speciale era la capacit di coinvolgerci tutti nel processo creativo, riuscendo a integrare perfettamente qualunque cosa noi suonassimo. Ci diceva che ci pagava per esercitarci proprio l sul palco. Ad Hancock, che si stava scontrando con lequivalente musicale dello sblocco dello scrittore, Miles sussurr nellorecchio: Metti un si nel basso e, una volta che stava suonando in modo banale, url: Non suonare note burrose!. Herbie interpret questa frase come unapertura verso le opportunit sconosciute di una melodia, cos riconoscendo le capacit della leadership di Davis: invece di dirgli cosa fare, questi lo stimolava a trovare le soluzioni dentro di s. Tuttora non sono sicuro se Miles sapesse realmente quel che voleva dirmi, ma io interpretai le sue parole come se mi stesse consigliando di levare le terze e le settime dagli accordi che stavo suonando. Qualsiasi cosa Miles avesse in mente, il suo consiglio funzion: prendemmo fuoco!. Ed ecco il terzo maestro: Allora non ero in grado di capire fino in fondo tutto questo, potei farlo solo dopo avere iniziato a praticare il Buddismo di Nichiren. Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale, un uomo che incoraggia lespressione creativa dellindividuo e larmonizzazione e la mescolanza dei popoli del pianeta. Da lui ho imparato che ogni dato istante pu essere visto da un infinito numero di prospettive. Tra tutte c quella che ti permette di individuare un sentiero dorato in ogni istante, di percepire un diamante nella vita di ogni persona. Questo modo di vedere le cose influenza ogni mia attivit, dalla registrazione di un disco a unimprovvisazione, ai rapporti con le persone che incontro nei vari ambiti della mia vita. Hancock ha composto un brano dal titolo Gongyo, la liturgia consistente nella recitazione di alcuni brani del Sutra del Loto e del daimoku di fronte ad un gohonzon. Guardandomi indietro, posso dire di avere una padronanza deL mio strumento e della musica che mi rende davvero felice. Per me, la gioia di suonare va al di l degli applausi, dei premi, dellammirazione dei fan. Ovviamente tutto questo piacevole, ma c qualcosa di molto pi profondo. Per me suonare vuol dire scavare in profondit nel mio cuore, accettare con serenit di essere vulnerabile ed esprimere onestamente questa vulnerabilit, questo nocciolo della mia umanit. Vuol dire essere consapevole del mio ambiente: gli altri musicisti e gli ascoltatori. Vuol dire far emergere la mia interiorit e manifestarla nel presente, lasciando che fluisca dalla sfera pi elevata della mia vita. Suonare vuol dire fare tutto questo non solo per il proprio piacere, ma per la sincera speranza di smuovere qualcosa nella vita degli altri, aiutandoli a sentirsi bene con se stessi, ispirandoli a sfruttare le loro possibilit e concretizzare le loro speranze per il presente e i loro sogni per il futuro, stimolandoli a realizzare qualcosa di grande. Hancock conclude. Se siete a un punto morto, tempo di smettere di suonare le note burrose e di rendervi disponibili a scoprire qualcosa nella melodia della vita. In fondo, cosa avete da perdere... se non il vostro blues? n * (in inglese blues esprime anche tristezza).

ROBERTO TAUFIC

Q N N

uello che viviamo oggi, cio il nostro karma presente, la manifestazione di cause che abbiamo messo nel passato e il nostro futuro, come un brano musicale, avr i suoni, le dinamiche ed i colori delle note che abbiamo scelto di scrivere nel nostro presente. Con il Buddismo di Nichiren, la (mia) musica cambiata
no. Recitando e praticando correttamente possiamo influenzare in positivo lambiente in cui ci troviamo. Cos come un brano musicale pu influenzare lumore e toccare il cuore delle persone, recitando il suono della Buddit Nam myoho renge kyo, o come si usa dire nella lingua inglese chanting, possiamo far emergere immediatamente la nostra e laltrui Buddit, cio la parte illuminata, fiduciosa, saggia e coraggiosa che in ognuno di noi. Con una bella metafora Nichiren Daishonin spiega questo principio di richiamare e rivelare la nostra natura di Budda: Per fare un esempio, quando un uccello in gabbia canta, gli uccelli che volano liberi nel cielo sono richiamati e si radunano intorno a lui. E quando gli uccelli che volano nel cielo si radunano, luccello in gabbia cerca di uscir fuori. Il canto delluccello in gabbia Nam myoho renge kyo, che recitato con fede e determinazione richiama la natura di Budda e trasforma immediatamente lo stato vitale. Quando si fa musica (o qualsiasi cosa nella vita) lo stato vitale, cio la condizione spirituale, emotiva e mentale in cui ci si trova fondamentale. Quando si ha a cuore la felicit di tutte le persone che si incontrano, anche la propria musica sillumina e comunica gioia e speranza. C stato un momento nella mia vita in cui pensavo che la musica fosse tutto per me e che fosse lunica cosa di cui avevo bisogno per essere felice. Eppure ancora mi chiedevo come mai non fossi completamente felice, sebbene stessi realizzando quello che avevo sempre sognato, cio vivere di musica. La pratica buddista e la vita quotidiana sono completamente collegate; ogni cosa che viviamo, momento per momento, manifestazione della legge di causa e effetto: ogni nostro pensiero, parola e azione (cause) produce degli effetti nella nostra vita. Quello che viviamo oggi, cio il nostro karma presente, la manifestazione di cause che abbiamo messo nel passato e il nostro futuro, come in un brano musicale, avr i suoni, le dinamiche ed i colori delle note che abbiamo scelto di scrivere nel nostro presente. Capendo ci iniziai a lamentarmi di meno ed a creare delle cause positive per trasformare la mia vita in qualcosa di pi grande, dove anche la musica aveva il proprio spazio e ruolo. Cos, a poco a poco, il mio modo di suonare e di vivere il lavoro di musicista cominci ad avere una sua identit; iniziai ad essere me stesso nonostante tutto quello che cera ancora da cambiare! Ad un certo punto mi resi conto di essere pi libero nel suonare ma anche nella vita di tutti i giorni; allora ripensai a quando, prima di praticare il Buddismo, finivo i concerti e stavo male perch musicalmente le cose non erano andate come avrei voluto, non mi sentivo a mio agio. Ossia, pensavo solo a me e al giudizio altrui. Per un artista non c niente di pi bello che sentirsi dire: La tua musica mi fa stare bene. Ed questa la cosa che fortemente mi motiva nel continuare a far risuonare sempre di pi la mia Buddit, ricercando quella degli altri. Praticando Nam myoho renge kyo per se stessi e per gli altri la vita si trasforma, e se la musica unespressione della vita, anchessa viene influenzata da questo profondo cambiamento; recitiamo il mantra per realizzare la nostra rivoluzione interiore, teniamo sotto controllo la nostra oscurit e giorno per giorno assaporiamo la vita in tutte le sue sfumature, come quando si deve studiare un brano musicale fino a farlo diventare fluido, interpretandolo al meglio, come al meglio possiamo interpretare il ruolo di attori nel film della nostra vita. n

M A N T R A

am myoho renge kyo il canto che richiama la Buddit insita nella vita di ogni essere umano. Praticare il buddismo di Nichiren Daishonin e vivere in accordo con la legge di causa ed effetto ha creato grandi trasformazioni nella vita di molti musicisti e di conseguenza, nel loro modo di vivere la musica. In un incontro con alcuni membri del gruppo artisti della Soka Gakkai Internazionale (SGI) in Italia, Herbie Hancock, musicista di fama internazionale e membro della SGI, ha espresso queste parole: Grazie allesempio del nostro maestro Daisaku Ikeda, ho cambiato un atteggiamento di base nella mia vita: prima, quando mi accadeva qualcosa di inaspettato, magari di negativo, avevo una reazione di chiusura e dicevo: No, non lo voglio! Ora capisco che c una connessione tra la mia vita e questo avvenimento e quindi lo accolgo, lo vivo e cerco di coglierne il senso. Sono consapevole che c una ragione se mi accaduto. Approfondendo la mia fede, arriva il momento in cui ne percepisco il senso e ne comprendo la relazione con il resto della mia vita, come quando le tessere di un puzzle si incastrano perfettamente!. Daisaku Ikeda, terzo presidente della SGI, dice che larte pi difficile quella di vivere. A questo punto la vita stessa diventa nutrimento per la nostra arte come musicisti. Sappiamo che larte e la cultura sono di vitale importanza ed per questo che la nostra missione come musicisti e artisti in generale deve essere sostenuta da un atteggiamento positivo e costruttivo verso la vita. Noi, artisti che pratichiamo il buddismo e che facciamo parte della SGI, associazione laica che porta avanti linsegnamento di Nichiren Daishonin nel mondo, sappiamo quanto possiamo contribuire alla felicit delle persone che ci circonda-

ILLUSTRAZIONE: QUINT BUCHOLZ

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a cura di ROMINA CIUFFA
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Music In NUMERO 20

JOTA VELOSO Santo Antnio e outros cantos B A T T I A T O KUBRICK Salvador da Bahia. Prima la sua autorecensione, poi Cosa sono le cavi- La musica ha gliere del kathakali? loro in bocca la nostra recensione. Questo s che sincretismo

CINEMA E TV Sul video scorrono allegorie musicali

BATTIATO, FISIOGNOMICA DI UN CANTORE


Fisiognomica di un cantore, Franco Battiato in 100 pagine di Riccardo Storti, il secondo libro della collana 100 Pagine che la casa editrice Aereostella dedica ai pi importanti musicisti, cantanti, cantautori italiani e stranieri. Non lasciatevi fuorviare dal contenuto e dal numero di pagine: questo libro molto di pi che una guida usa e getta a beneficio di neofiti e/o lettori frettolosi, ma un saggio a tutti gli effetti su uno degli artisti pi complessi e originali del mondo. Leggere i caratteri psicologici e morali, in definitiva la fisiognomica del musicista, significa interpretarne il divenire cerebrale, intuirne il determinismo incosciente ed istintivo. Non nemmeno la biografia che ci si potrebbe aspettare, piuttosto una riflessione filologica sui testi e sui pentagrammi: autore mai banale, classico e originale allo stesso tempo, si sempre dimostrato camaleontico, eccentrico. Un personaggio difficilmente inquadrabile, estraneo a coordinate temporali, avulso da condizionamenti modaioli e vincoli commerciali. Il richiamo operato da Riccardo Storti appare corret-

L AUTORECENSIONE DI JOTA VELOSO SANTO ANT NIO E OUTROS CANTOS


Sfortunatamente essa - dopo aver contribuito a suscitare, nei confronti del nostro Paese, rispetto e ammirazione in ragione dei valori che sottendono alle nostre scelte musicali - si andata incastrando alle ragnatele del mercato, dove la commercializzazione utilizza ogni meccanismo possibile al solo fine di lucro e seguendo percorsi ben lontani da dinamiche rischiose. Ecco cos che ci troviamo di fronte a un bivio che segna la differenza tra mete distinte, su direzioni opposte: il mercato da una parte, che bada alla forma e decide solo in virt del lucro senza correre alcun tipo di rischio; dallaltra, la musica, e mi riferisco ad una musica che ha la pretesa di essere prima di tutto arte, eppur comunque obbligata a seguire quegli stessi meccanismi e cos a condurre gli artisti a perdere interesse in progetti a rischio. Ci inibisce la creativit e pregiudica il tesoro che abbiamo. La proposta che ricevetti fu quella di compiere una selezione di testi legati alla mia religiosit, che anche la religiosit del mio popolo, soprattutto in ragione del successo del mio brano Sto. Antnio e degli altri che composi per i nostri Orixs. Presto mi accorsi che alcune mie composizioni, pur non passando strettamente per il tema religioso, coinvolgevano la mia spiritualit e momenti di questionamento al punto tale da non poter essere escluse, e decisi di aggiungere gli altri canti del titolo. In questo modo ebbi la libert di inserire anche testi profani. Devo ringraziare il Banco Capital per aver dato vita a questo progetto culturale e per mantenerlo in vita; Fernando Oberlaender per avermi scelto; Luzia Moraes per aver lavorato al mio fianco; tutti i musicisti e gli ospiti che hanno collaborato a questo lavoro romantico. E la mia famiglia, che mi compone.

POPCK pop&rock

Fisiognomica di un cantore. Franco Battiato in 100 pagine di Riccardo Storti Aerostella Editore -12 euro to nel caso di un musicista che ha fatto del pastiche linguistico e del melting pot la propria linea anticonvenzionale tra effetti arabici, balcanici, jazz, rock, blues, cantautoriali, electro, etno, new age e non-sense, mistiche visioni futuriste e idilliaci quadretti filosofici con il risultato di una metrica intellettuale forse un po troppo astrusa ai pi ma senzaltro disinibita. Partire dalle canzoni di una discografia quarantennale per addentrarsi in un affascinante labirinto di letture, pitture e congetture, dallo sperimentalismo degli esordi ai successi popolari, partendo da Fetus (1972), misteriosa ballata ispirata a Il mondo nuovo di Aldous Huxley, allenigmatica e onirica Lera del cinghiale bianco, per finire con Il vuoto (2007), dove le patologie del quotidiano vengono sezionate fin nei pi intimi aspetti dello spirito. Capire Battiato quanto conta comprenderlo per apprezzarlo, ma poi, cos necessario? Anche se molti ancora si chiedendo cosa siano le cavigliere del kathakali o chi sia Mustafa Mullah Barzani. Alfio Paolangeli

(...) Cos suggerii che del mio libro facesse parte un CD con alcune canzoni, perch il lettore potesse vedere i testi vestiti di melodia: le parole di una canzone non hanno a che vedere con la

poesia, alcune di esse possono assomigliarvisi. ma la musica con parole una forma popolare di espressione a s stante e rilevante come tutte le altre. Cos selezionai alcuni brani per il libro che fossero idonei ad essere letti anche oltre il canto e le altre sovrastrutture musicali. Il Brasile ha nella musica popolare una delle sue maggiori ricchezze, siamo conosciuti, finanche rispettati fuori dal nostro Paese per il tragitto compiuto dalla cultura che la nostra musica esprime, e ci che ancora pi incredibile che una tale conquista ha avuto luogo senza che, parallelamente, la lingua brasiliana emergesse: immaginiamo cosa sarebbe accaduto, allora, se il mondo avesse potuto comprendere anche i nostri testi! E non pu non rendermi felice il fatto che molti, moltissimi, vogliano apprendere il portoghese brasiliano proprio in ragione della nostra musica.
TRADUZIONE DI ROMINA CIUFFA

LA MUSICA SECONDO KUBRICK


La musica secondo Kubrick di Sergio Bassetti Lindau Editore 18 euro mostrato le ineguagliabili risonanze drammaturgiche e il valore aggiunto di senso che un testo musicale ha la capacit di trasferire nellapparato narratorio-visivo di un film. Il metodo kubrickiano si basa su intuizioni, sensazioni soggettive e impulsive e su un formidabile fiuto per le combinazioni audiovisive memorabili, emozionanti, folgoranti: significative quanto pi scardinano ogni previsione, ogni luogo comune, ogni buonsenso e ortodossia, un vero uso incongruo e irriverente della musica. Per Kubrick, perci, il talento creativo di un regista pu dirsi autentico se non si ferma alla sola produzione delle immagini, ma piuttosto se riesce a dominare lampia sfera dellaudiovisivo: quindi unopera cinematografica rimanda a pi significati tanti quanti sono gli elementi che contribuiscono alla sua realizzazione. La lettura che Bassetti ci propone non semplice; il suo un discorso denso e ricco di termini filosofici ed estetici. Oltre alla comprensione degli assunti teorici, vi sono altre due difficolt da superare: il lettore si trova nella condizione necessaria di dover conoscere lintera filmografia di Kubrick; in secondo luogo, bisogna mettere in conto anche una buona preparazione musicale. Lettore avvisato... Alfio Paolangeli

JOTA VELOSO

JOTA VELOSO - LA RECENSIONE


Jota Veloso, baiano, cantautore della grande famiglia artistica Veloso cui appartengono Caetano e Maria Bethnia, ma anche capoerista e veterinario, regalandomi questo suo libro di poesie, spesso musicate da lui o da altri, mi ha portato a Salvador, nelle processioni di Santi ed Orix, tra baiane che diventano guerriere, dentro i riti della Santeria, quel sincretismo attraverso cui gli schiavi, quando fu loro imposta la conversione al cattolicesimo, celarono sotto le spoglie dei Santi cattolici le loro Divinit. Sono a Salvador con Oxum, divinit Orix del Candombl, che con rabbia persino lacqua fresca pu uccidere. Con Brbara, di cui Jota scrive ispirato nellatrio della Chiesa di Rosrio dos Pretos nel Pelourinho, il 4 dicembre, durante le celebrazioni della santa, mentre le di lei figlie incorporano la corrispondente divinit Ians. Con Maria, cui scrive pensando anche alla grande zia Maria Bethnia (quando seppi che stava per dedicare un album alla Madonna), e in ricordo della fede della nonna Can. Ogni donna Maria senza aver bisogno del nome. Direttamente alla zia Bethnia va Encanto, e lei la registra nel primo album del nipote. Se c amore io mi moltiplico intero. Con lei ed altri parenti passeggia per la Baia de Todos os Santos, si ferma a guardare il tramonto dal Forte di San Marcello, quindi scrive Kirimur, che nella lingua dei Tupinamb significa mare interiore: eu sou o Dono da Terra, eu sou o Caboclo daqui. Scrive di San Giorgio, guerriero molto venerato, e del drago sconfitto. Al Santo Antnio e outros cantos... di Jota Veloso Banco Capital Salvador -Bahia 2010 SantAntonio del titolo dedica molti brani, anche suggeriti dalle vecchie baiane delle processioni (Santo Antnio, Cidade da minha F, Santo Antnio Milagroso); il primo oggi cantato nel giorno dei Santi a Bahia. C molto di profano. Canzoni scritte per cantare nella famosa Casa da Me, spazio culturale creato dalla cantante Stella Maris nel Rio Vermelho (Medo de Deus e do diabo, medo! Medo de dormir sozinho e de acordar ao lado!). Cinismo: Lei mi ha lasciato, lei mi ha lasciato, lei mi ha lasciato in pace! Quale divinit devo ringraziare per avermi liberato dalle redini di potere con le quali tratta gli altri come bestie? Altrove: la cosa pi importante in me quella che io non conosco, ancora una volta ispirato dalla zia Bethnia (la cosa importante nel ricamo il dietro, gli aveva detto), la quale registra il brano in un suo album. Carico della storia del suo popolo sulla pelle, nelle curve del corpo, Jota si definisce lesuberanza del mescolamento, stravaganza senza eccesso, sono colui che ruba lo sguardo del padrone e della padrona, sono lintelligenza della bellezza, ho appreso col samba ad entrare nella roda ed per questo che so stare nel centro. Abbiano pure pregiudizi su di me, sguardi ironici, gesti di sdegno, e tutto ci che linvidia trasforma in seguito in ammirazione. Paura di vivere sorridendo e di causare invidia! Paura della paura, questo peggio, paura della paura, questo lorrore! Paura! Romina Ciuffa

Secondo Stanley Kubrick esistono certe aree del sensibile e della realt, o della irrealt o della sensibilit pi intima, che sono peculiarmente inaccessibili alla parola. La musica ha accesso a queste aree. E cos pure la pittura. Sono le uniche forme despressione nonverbali che ci riescono; comincia cos questo saggio di Sergio Bassetti che analizza la relazione virtuosa tra i film del mitico regista e le colonne sonore utilizzate per ognuno di essi. Dalle acerbe soluzioni dei primi documentari alla ridefinizione metodologica perfezionata in 2001: Odissea nello spazio e Arancia Meccanica, sino allincompiuto mosaico sonoro di Eyes Wide Shut, quello delineato nella filmografia del grande regista americano un lungo, originale itinerario musicale scandito da anticonformismo e scandali estetici, anatemi e definitive consacrazioni, per lautore che pi di ogni altro ha

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LA MUSICA NEL CINEMA E NELLA TV


La musica nel cinema e nella tv a cura di Roberto Giuliani Guerini Editore 27 euro La musica nella nostra tradizione occidentale ha avuto molteplici dimensioni visive: allegoriche, rituali, mistiche, evocative, legate alla memoria, ai luoghi e allesperienza dellascoltatore. Oggi la tecnologia offre inedite chance al rapporto musica/immagine, polarizzando la fruizione attorno ai nuovi media, ognuno con il suo corollario comunicativo. Per il cinema, convinti della valenza estetica della musica per film dentro e oltre la pellicola, se ne indagano in maniera articolata i vari aspetti. Legando lanalisi ai contesti cinematografici culturali e politici, dapprima disegnato il panorama storico della musica, per poi analizzare nello specifico i film biografici e operistici, le relazioni con registi come Antonioni e Pasolini, la produzione musicale, tra gli altri, di Rota, Morricone, Manzoni, Nono, Berio, Maderna, Gelmetti, Macchi, Piovani, Piersanti, Crivelli. Un filone di ricerca del tutto nuovo riguarda i documentari, a partire dalla ricognizione completa dellattivit dellIstituto Luce, con i suoi filmati di propaganda, di svago, culturali, sportivi, autoriali e sperimentali, per passare, fino agli anni Settanta, alle sceneggiature sonore dei generi paesaggistico, artistico, industriale-scientifico, antropologico, testimoni dellestetica del periodo, delloggetto documentato, dellimmaginario collegato e della sua memoria. Nuova anche la terza parte, allinterno della quale, ricostruendo una storia della programmazione musicale nella televisione italiana e avvalendosi delle oltre diecimila trasmissioni rintracciate, si prendono in esame i diversi formati nei quali la musica stata declinata in video, anche interrogandosi sui suoi destini comunicativi. Alfio Paolangeli

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Music In NUMERO 20

AA.VV. Sulle labbra di un altro Ragazzo mio, un giorno ti diranno che FRANCO CAVA Sambacord RAF FERRARI 4TET tuo padre aveva per la testa grandi idee, ma in fondo, poi... non ha con- Come un quadro dautore appeso al feat. MIRABASSI Venere cluso niente: non devi credere, no, vogliono far di te un uomo piccolo tuo cuore questo amore non cambia e Marte Non si sposa ma...

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a cura di ROMINA CIUFFA

AA.VV. - SULLE LABBRA DI UN ALTRO


Come fiori in mare. Luigi Tenco riletto e Lontano lontano. Le sigle del premio Tenco sono i due CD che compongono questo cofanetto prodotto da Lilium/Club Tenco/Venus. Questultimo, raccolta curata da Enrico de Angelis presenta solo un brano, Lontano lontano, cantato anno dopo anno, dal 1989 al 2010, da Alice, Bersani, Arbore, Eugenio Bennato, De SioRoy Paci, Bersani, Cammariere, Capossela, Cristicchi, Finardi, Milva, Guccini, Jannacci col figlio Paolo, Mannoia e Danilo Rea, Nannini, Gino Paoli, Patti Pravo, Ranieri e Morgan, Vanoni e Baccini, Vecchioni, Venditti, e il brasiliano Gilberto Gil: quello che potrebbe essere un elenco una prova dautore in cui ognuno personalizza con il proprio tocco e cifra stilistica una canzone a dir poco storica. Come fiori in mare, secondo volume dellantologia uscita 10 anni fa, propone, come allepoca, brani del cantautore rivisitati da rappresentanti delle nuove generazioni musicali. Tenco lascia uneredit notevole se giovani e meno giovani, a distanza di tempo, accettano di confrontarsi con canzoni note ma cristallizzate: motivi entrati nella cultura comune e popolare - cui Tenco per sua stessa ammissione desiderava appartenere - non erano mai stati rivisti in modo cos incisivo, forse per il timore reverenziale che suscita lavvicinarsi alle composizioni dellartista piemontese, a causa del triste epilogo della sua vita, conclusasi a 29 anni nella notte tra il 26 e 27 gennaio 1967 nella stanza 219 dellHotel Savoy di Sanremo in seguito alleliminazione di Ciao amore ciao dalla XVII edizione del Festival. Proprio questo brano si differenzia dalloriginale per via degli elementi innovativi introdotti nel rifacimento: interpretato da Iosonouncane (nome darte di Jacopo Incani), vi prevale la parte elettronica, ed assente il ritornello, solo

RAF FERRARI 4TET FEAT. MIRABASSI - VENERE E MARTE


... I veri amanti sono sempre dei veri combattenti. Venere e Marte, ovvero dell'amore e della guerra. Non l'Hiroshima del boato di distruzione, quella scelta da Raf Ferrari a manifesto della sua ultima opera discografica, bens quella del lamento, che muove dalle note del violoncello di Vito Stano, dello sbigottimento e delle ceneri. Ceneri di guerra come ceneri d'amore dalle quali possa poi rinascere la vita. cos che apre le danze Venere e Marte del Raf Ferrari 4tet (Raf Ferrari al piano, Vito Stano al violoncello, Guerino Rondolone al contrabbasso e Claudio Sbrolli alla batteria), impreziosito dal clarinetto di Gabriele Mirabassi che con questa incisione sancisce il sodalizio artistico con il quartetto, collaborandovi dal 2009, e affiancandolo in concerti, come quello tenuto allAuditorium Parco della Musica di Roma. Dopo Pauper, disco d'esordio del pianista e compositore del 2009, Venere e Marte conferma Raf Ferrari, un jazzista che ragiona come un compositore classico, lo vede maturo e saldo, pronto per il terzo concept album - del quale si pu anticipare il titolo, Quattro - a chiusura di un'ideale trilogia. Lo spazio di otto lunghi brani occupato, come vuole il progetto, s da

POPCK pop&rock

riecheggiato in passaggi percussionistici. La ventiduenne Carlot-ta interpreta Quello che conta, del film La cuccagna, scritta dal regista Luciano Salce e musicata da Ennio Morricone, che Tenco cant da protagonista del film. Accompagnata dal solo piano, vi aggiunge stralci di unintervista rilasciata da Tenco in cui afferma di sentirsi pi portato per il recital: quasi un manifesto personale, nellunica canzone n scritta n musicata dal nostro. Luigi era cos, giovane ribelle e timido, sicuramente sensibile, scomodo e fuori dagli schemi, sofferente per via della sua nascita illegittima. Basti ascoltare Cara maestra, cui briosamente Zibba chiede come mai, se insegna che tutti sono uguali, ci si alza in piedi quando entra il direttore, ma davanti al bidello si pu restar seduti; la famosa E se ci diranno, qui proposta da Evasio Muraro in una versione alla chitarra, pi lenta e riflessiva, ugualmente forte; Vita sociale, in cui Alberto Patrucco descrive una tipica situazione di malcostume da lei non sa chi sono io; o la pacifista Vorrei essere l (Cesare Basile), sulla tema della partenza per il fronte e dellabbandono dei campi. Ottima la scelta dei brani, rappresentativi della poetica tenchiana, alcuni malinconici, altri divertenti come La ballata della moda (Ettore Giuradei le regala verve), Prete in automobile (i Mariposa), e La ballata dellarte (Alessandro Grazian). Immancabile la terza ballata, quella dellamore (Giulia Villari), dove il compositore, di fronte a uninvocazione allamore continua e ridondante e da parte di tutti, sceglie piuttosto di tacere. Questo secondo CD ha la direzione artistica di Giancarlo Onorato, che per s riserva Se potessi amore mio spogliata degli elementi che rendono serena la musica. Da citare la presenza di artisti gi noti e usi ai grandi palchi, quali Mauro Ermanno Giovanardi con uninterpretazione toccante di Vedrai, vedrai, e Gianmaria Testa con Mi sono innamorato di te, accompagnato dal bravo Paolo Fresu alla tromba. Eredit tenchiana per artisti cui si augura di andare lontano lontano.

JAZZ & blues

composizioni incentrate sull'amore, la sua bellezza e le sue eque storture: sono Bonjour Madame, Il gioco di Van Lisa, Fou de Love di Angelo Branduardi, unica cover del disco, Capelli di Sagoma, Il vuoto. Non si vogliono per tralasciare la giocosit ( proprio da questa che nasce Lo Squalotopo, un aneddoto di vita vissuta dei musicisti), n le sonorit classiche di Arabesque SRF, riarrangiamento dell'Arabesque n. 1 di Debussy. Considerato che il Raf Ferrari 4tet il manifesto poetico del pianista lucano Raffaele Ferrari, rivelatosi al pubblico con il disco desordio Pauper, pubblicato nel 2009 dalla stessa etichetta, la Dodicilune, questo stato gi paragonato al secondo capitolo di una probabile trilogia, Godiamo dell'estro creativo di Raf Ferrari e pregustiamoci la sua prossima mossa discografica. Di Venere e di Marte non si sposa e non si parte. Ma, in effetti, nessuno vieta di suonare. Rossella Gaudenzi

ROBERTO GIORDI - GLI AMANTI DI MAGRITTE BEYOND


&further
Si sa il secondo disco sempre pi impegnativo cos, il nuovo lavoro di Roberto Giordi, pubblicato dalletichetta MareMosso, rivela attraverso etniche ed a tratti dolci sonorit melodiche tutta la sua carica tecnico-emotiva. Il titolo dellalbum, tratto dal nome dellomonima tela del pittore belga, d maggiore forza alla narrazione sentimentale del cantautore partenopeo, caratterizzata dalla presenza di personaggi ambigui che vanno in giro con un velo sul volto e vivono eternamente in bilico tra realt e finzione, tra incertezza del futuro ed il presente che si sgretola. I tredici brani del disco affascinano soprattutto per le improvvise e ritmiche soluzioni arabeggianti che costituiscono, oltre alle soffuse armonie di Tu appartieni a me, Era dEstate e Quando parler con te, il lato peculiare della concezione musicale di Roberto Giordi. Gli amanti di Magritte lultima traccia che conclude in maniera intima e suggestiva il secondo percorso artistico di Giordi, improntato coralmente sulle aperture della world music e su alcuni testi di denuncia sociale dellattuale societ contemporanea. Un disco teatralmente glocale da apprezzare per genuinit ed impegno, ma forse con qualche nota amorosa negativa di troppo. Giuseppe Arnesano

GIOSETTA CIUFFA

Vista

MARE

Genio? Probabilmente s. Gianluca de Rubertis abbandona momentaneamente Alessandra Contini e si d alla carriera solista. Il risultato Autoritratti con oggetti, uscito lo scorso marzo sotto letichetta Niegazowana Records. Lopera prima del cantautore salentino densa di collaborazioni: Gianluca Gambini, Roberto DellEra e Rodrigo DErasmo (Afterhours), Enrico Gabrielli (Mariposa, Calibro 35 et cetera), Marco Ancona (Fonokit), Lorenzo Corti (Luci della centrale elettrica), Andrea Rizzo (batterista per Girl with the gun, Lucia Manca, Tobia & the Sellers), Pete Ross (cantautore italo-australiano), Luciano Macchia e Raffaele Kohler (agli ottoni). Tre le voci di donna che fanno da compagne allalbum: Lucia Manca (cantautrice di recente esordio discografico), Matilde De Rubertis (sorella, voce chitarra degli Studiodavoli ed ora dei Girl with the gun) e Chiara Piliego. Autoritratti con oggetti contiene 13 tracce in cui De Rubertis gioca a giocare con le parole, con le parole che si fanno donna, con le donne che si fanno amore e con gli amori che si fanno parole. Un fil rouge lega gli album degli Studiodavoli e de Il Genio con le nuove tracce, quella vena rubino che adesso diventata pi vivida, limpida ed ego-centrata. La solitudine dellopera solistica presente negli

a ist v GIANLUCA DE RUBERTIS - AUTORITRATTI CON OGGETTI ter in


Autoritratti e li rende interessanti. De Rubertis non solo. in compagnia di unestrosa vena creativa e del suo io che lo impesta da mattina a sera, perfino in sogno. Colore rosso e mondi cantati al buio del pianoforte, mentre la luce sonora accende latmosfera con altri colori, quelli dei tamburi, delle chitarre elettriche, dei vecchi violini, dei soffi sospirosi dei fiati. Come definisci la tua musica? Gianluca De Rubertis: Leggera come un corpo in un sistema gravitazionale. Ti paragonano a numerosi artisti del passato. A quale ti senti pi vicino? G.D.R. I paragoni si sprecano. Sono ingombranti, arroganti, invadenti; perch, lo si dica, ognuno non che seguace di se stesso. Non ho una grande considerazione per chi si profonde in proselitismi. Ma Piero Ciampi mi sempre stato simpatico. Quanto dellesperienza raccolta con Il Genio presente nellesperienza solista? G.D.R. sempre la propria esperienza a riversarsi nellopera. Che sia lopera, a sua volta, a influenzare lautore? Probabile, difatti la tecnologia, opera dellingegno

FRANCO CAVA - SAMBACORD


Conosco Franco Cava durante un collegamento radiofonico. Una domenica notte, in cui sono ospite di Max De Tomassi nella trasmissione di Radio Rai Uno Brasil, lartista italo-carioca - gi noto per aver tradotto i brani migliori di Lorenzo Cherubini (Jovanotti) in portoghese brasiliano con le sonorit del Samba - in collegamento da Rio de Janeiro. Cos iniziamo a parlare in diretta (e in streaming) e, improvvisamente, mi accorgo che abbiamo pi frequenze in comune che questa. Quando Max manda on air la sua nuova Mediterralia, capisco. C tutto, c Rioma dentro questo brano - il bipolarismo, lItalia, il Brasile - e lui che Golfo di Amalfi e Copacabana, San Gennaro e Jemanj, Bernini e la scultura di una scuola di samba. Ma soprattutto la Dolce Vita, che Cava porta in questalbum insieme allacqua amazzonica, Sambacord, popolare ma non ovvio, registrato tra Curitiba, Rio e Roma con la direzione di Murillo da Ros. Lamore di Cava per Fellini si trasmette di diritto a mio padre, Victor Ciuffa, che della Dolce Vita fu il fautore, scrivendone quotidianamente sul Corriere della Sera e avendone inventato lomonima rubrica, che poi il regista decise di portare al cinema. E, per schemi sconosciuti, non fa che arrivare di nuovo a me con amarcord questo Cava, per cui un disco ha molto pi in comune con un film che con la musica. Sambacord ambientato nelle periferie carioca, poesia pittorica che descrive carnevali umani. Mi riservo un approfondimento pi amplio sul Brasile di Cava, il suo Jovanotti al tamborim, Mafalda Minnozzi voce che lo accompagna, Fellini. Qui mi limito ad afferrarne un Samba delicato e la favela che, dalla periferia, avanza sino alla Costiera Amalfitana. Romina Ciuffa

umano, finisce per modificare poi lo stesso ingegno che laveva generata. Il Genio ha riversato in me un buon 50 per cento, in restituzione al 100 che in esso ho profuso. E la scena indie italiana? G.D.R. Dignitosa, ricca di talenti, bravi autori, buone idee. Ma c, purtroppo, intorno quello stato di disgrazia chiamato Italia. Con il tuo primo album, il sound salentino si connota di unaltra sfumatura; il Salento sforna buoni e diversi generi musicali: Dna o territorio favorevole? G.D.R. Che il Salento sia una terra di strani flussi, di bislacche occasioni e filosofie assurde quanto intelligenti non si pu negare. Che luomo sia buono unaltra cosa; non credo nelluomo, nella razza umana, nemmeno se attecchita in Salento. Ultimo libro letto e CD ascoltato? G.D.R. Chiedi alla polvere di John Fante. E cantautori spagnoli della vecchia scuola, Raphael, Nino Bravo. Lesperienza solista un passatempo o continuerai lunga questa strada? G.D.R. Non si pu esser soli per passatempo, sarebbe come dire che il proprio io ci tiene compagnia solo ogni tanto. Magari fosse cos; purtroppo lio ci impesta da mattina a sera, perfino in sogno non cede... Progetti per il Genio? G.D.R. Gi pronti i provini del nuovo album. Presto... Novit. Lucio Lussi

a.a. 2012/2013

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DIPLOMA ACCADEMICO DI 1 LIVELLO


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