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Mario Cassisa

Quando i quadri si incavolano


a cura di Leonardo Stabile fotografie di Giovanna Vacirca

A tutti coloro che vivono per larte

Premessa
Nellinverno del 2006 decisi di trasferirmi in un appartamento in via Garibaldi nel centro storico di Trapani. Pur non essendo un abitudinario, la mattina per colazione cominciai a frequentare regolarmente il bar Capitol che a differenza del nome altisonante era (ed ) un minuscolo bar un po kitsch e con unaffascinante aria anni 70 che, per un pigro come me, era una vera fortuna avere proprio sotto casa . Non pass molto tempo che in questo stesso bar incrociai un eccentrico ed anziano signore che colorava con i suoi fulard rosso fuoco e con alcune strane collane piene di ammennicoli esotici, il grigiore di certe mattine piovose. Venni presto a sapere dai simpatici e informatissimi fratelli baristi che si trattava del maestro Mario Cassisa. Insieme al nome scoprii che abitava in via Poeta Calvino a cento metri dal bar in una sorta di casa studio. Ora, si da il caso che alcuni giorni prima, come in una sorta di ricognizione del nuovo territorio, presi a fare delle lunghe passeggiate per e stradine del centro storico e in questo peregrinare col naso allins (quasi come se fossi un turi7

sta nella mia stessa citt) mi soffermai meravigliato davanti al campanello di un garage sopra il quale campeggiava, con una scritta incisa alla meno peggio nel prospetto, un poesia di Salvatore Quasimodo: Ognuno sta solo nel cuore della terra, trafitto da un raggio di sole: ed subito sera. Quel campanello segnava il nome di Mario Cassisa. Era gi buio quando, in un pomeriggio di qualche settimana dopo, mi trovavo con Giovanna, mia compagna nonch fotografa, ad incrociare quello stesso strano signore che aiutandosi con un bastone sembrava dirigersi verso casa. Non ricordo esattamente chi fu per primo a partorire lidea ma nei pochi metri che ci separavano dal maestro decidemmo di tentare di fermarlo per chiedergli se fosse stato disponibile a fare una chiacchierata con noi. Lidea si formulava nellatto stesso di esporla: una intervista e un reportage fotografico focalizzati sulla sua vita pi che sui suoi quadri. Non sapevo ancora che arte e vita erano per Mario Cassisa un unico indissolubile. Ecco cosa vi aspetta nelle prossime pagine, semplicemente il frutto di questi due incontri. Poche sono le modifiche apportate alla mera trascrizione dellintervista. A volte ho scelto di cita8

re letteralmente anche alcune frasi in siciliano, anzi in palermitano per la precisione, che mi sembravano dare la giusta profondit o leggerezza al concetto. Due semplici incontri domenicali dunque quelli che sono riportati in questo libretto ma che hanno segnato linizio di una amicizia che mi ostino a credere che non sia terminata quel 12 aprile del 2008. Leonardo Stabile

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Prima Parte

Anche gli artisti hanno bisogno di un consenso. Vede questo totem? Praticamente costruito con dei reperti che ho trovato sulla spiagge, perch avendo il culto del vecchio e del reperto archeologico, ho cercato di ricreare come se fossi un archeologo. Reti dismesse, ossa di pesce, crocifissi abbandonati, divengono la somma della nostra societ. Una sorta di stratificazione e di sintesi operata involontariamente dalluomo. A mio parere le societ umane a partire da pi di 10.000 anni fa, sono state soggette ad un sovrapporsi continuo, uno stratificarsi, fino al punto che inconsciamente luomo finisce per divenire la somma di questa stratificazione. Siamo la sintesi . A livello artistico, ho sentito la stratificazione come qualcosa che avveniva dentro di me come una crescita naturale, infatti non so mai come e quando finir i miei quadri, non ho nessuna idea , si evolvono di giorno in giorno. Certi quadri si evolvono in una settimana e si possono considerare finiti, altri durano anche due anni.
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Che cos che la guida nellevoluzione dellopera? un senso di soddisfazione che segnala la fine? No, il quadro stesso che parla e mi dice non mi toccare pi perch se n mincavolo! e se sincavola lo debbo buttare e cominciare nuovamente. Le capitato che si siano incavolate, qualche volta, le sue opere? S moltissime volte, soprattutto i primi anni della mia vita si sono arrabbiate molto, per io non mi sono mai disperato, ricominciavo, perch la cosa pi importante nel campo dellarte, della poesia della letteratura la perseveranza. Perseverare tutto! Perseverare ed avere il senso di umilt, perch non si nasce maestri, ci si diventa. Ad esempio, quando comincio un nuovo lavoro, una tela, una parete o un pezzo di legno, mi sento come un bambino alle prime armi che non sa dipingere, allora comincio con un piccolo segno in un angolino e piano piano questo piccolo segno inizia ad elaborarsi da solo. questa la meraviglia dellarte. La meraviglia dellarte e della vita perch la vita larte diventano un tuttuno, nel momento stesso in cui sintuisce che non possibile avere fretta.
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Ricordo che Chopin anche nelle situazioni pi intime con le sue donne, non appena gli sovveniva una musica in testa lasciava la donna e correva a scrivere il pezzo. Quindi anche lei sente larte come unesigenza? S, unesigenza fisica potente che, condotta ad un certo livello, dimezza leros di una persona. Ad esempio nella mia solitudine, a Londra o a Parigi, nei momenti in cui sentivo il bisogno di compagnia, di piantare tutto ed uscire per cercarmi una ragazza, cominciavo a dipingere valorizzando la creativit a scapito delleros. La sublimazione delleros conduce alla grande arte. Anche se daltra parte lastinenza prolungata ovviamente pu creare altri disagi che pure sono umani. Ma in quei momenti preferivo rimanere in casa e dipingere, ottenendo grandi risultati; mi accorgevo che la mia perseveranza diventava non uno sforzo creativo ma una cosa normale, e forse questa la ragione per la quale no mi sono pi sposato. Mi pu descrivere meglio cosa rappresenta per lei la solitudine? Lartista deve poter avere quel minimo di solitudine perch, come un artigiano, lavora con le mani e non desidera essere disturbato da bambini
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o adulti; questa condizione si ritrova spesso in tanti artisti moderni che vivono o vivevano condizioni familiari impregnate sempre di solitudine. Picasso si chiudeva a chiave da solo nello studio e non faceva entrare nessuno, solo dopo avere creato rientrava nella vita con tutte le sue passioni. La solitudine una presenza forte nel momento della creativit; se invece mentre si sta dipingendo ci fosse qualcuno alle spalle a dire no, no non mi piace quella linea..., non potremmo pi creare. Prima lei accennava al fatto che anche gli artisti hanno bisogno del consenso ma al contempo la sua pittura viene riconosciuta come anticonformista e mai ruffiana prodotto di una esigenza umana e di una libera espressione, allora mi domando se abbia mai vissuto la conflittualit tra la umana tendenza alla ricerca dellapprovazione e larte come esigenza estranea al riconoscimento. No, lunica approvazione che io abbia mai cercato non tanto il complimento sulle mie capacit figurative o artistiche, lunico riconoscimento mi arrivava nel riscontro economico; il migliore complimento che mi potevano fare le persone era quando acquistavano una mia opera. Questo mi
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fa sentire realizzato, mi ricorda che questo il mio mestiere, la mia professione. Io sono perch la gente acquista le mie opere. Questa stata per me una forza liberatrice perch mi dava la dignit prima dellartigiano e dellartista poi. Infatti per prima io sono stato lartigiano di me stesso cio inventavo e creavo le mie opere per riuscire a venderle e poi piano piano mi sono sentito di andare oltre il limite dellartigiano nel momento in cui ho cominciato a rifiutare di ricreare numerose copie di un quadro solo allo scopo di fare denaro. Io non ho mai avuto lossessione di arricchirmi, non mi sono mai fatto mancare nulla: scarpe dignitose, pantaloni vestiti, etc, ma sempre alla mia maniera e cio senza mai seguire i dettami delle mode del momento, se si esclude il periodo in cui vivendo a S. Francisco diventai un flowers child. Sono uno degli ultimi figli dei fiori. Ho vissuto a S. Francisco per quasi 10 anni dal 56 al 65 prima di andare in Messico. Li ho vissuto tra i pi begli anni della mia vita. Credo di non esserci rimasto proprio a causa di quella sublimazione delleros di cui parlavamo prima. Avevo diverse amiche che mi avrebbero sposato ma bastava accettare lofferta di allestire una mostra a New York per accorgermi che quando ritor15

navo questa amiche non avevano sublimato nellarte e si erano sposate con qualcun altro. Di questo periodo mi rimane una bella amicizia che ho mantenuto con Crucy (Croce) una donna, mia coetanea figlia di emigranti siciliani con al quale ci scriviamo frequentemente. Vorrei fare ora un tuffo nel passato. Lei nasce nel 29 a Palermo. Pu parlarmi della sua famiglia? La mia era una famiglia di piccoli borghesi, mia madre, come un po tutti a Palermo, aveva pretese di discendenza aristocratica, mio padre, viceversa, era immigrato nel 1908 da Trapani. Mio nonno infatti aveva una oreficeria proprio a Trapani che and male, cos attraverso amicizie influenti, forse massoni, ottenne un posto di cassiere presso la fondazione Mormino, poi diventato Banco di Sicilia. Ho ancora conservato il biglietto da visita di mio nonno Benedetto Cassisa - cassiere fondazione Mormino che a quei tempi rappresentava una posizione importante. Cos mio padre ancora 12 o 13enne , si trasfer a Palermo dove crebbe e si spos, ovviamente da questa unione sono nato io.

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In che zona di Palermo ha vissuto la sua infanzia? Era una zona popolare. Via Alloro. Faceva parte del mandamento del palazzo municipale. Ho ancora ricordi vivissimi della mia infanzia a Palermo. Negli anni 50, prima che diventasse capitale della Regione Sicilia, Palermo era ancora una citt di 200.000 mila abitanti. Non era ancora stata inondata da quelli che noi chiamavamo i viddani e che poco hanno contribuito allo sviluppo del paese perch venivano dai loro borghi, stavano 3-4 giorni e poi tornavano al paese non dimostrando nessun interesse per la citt di Palermo che per 50 anni stata abbandonata tra le rovine dei bombardamenti. Era il primogenito? No, io ero il terzo. Prima di me ci sono stati due bambini morti entro 2 o 3 anni. A quei tempi la mortalit infantile in Sicilia era davvero molto alta. Cos sono il terzo e dopo 9 anni nato un altro fratello che tuttora vive a Palermo e oggi insieme alla moglie gestisce una pellicceria. Se vuole approfittare e vuole andarci con sua moglie le faranno sicuramente dei prezzi speciali... pero i prezzi diddi su auti!. (ride n.d.r)

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Come sono stati i suoi primi anni di vita? I rapporti con i miei genitori erano tranquilli. Mio padre faceva il rappresentante di medicinali, un lavoro che odiavo perch lo portava sempre in giro e quando rientrava era sempre stanco e incazzato per gli scarsi guadagni e perch a quei tempi viaggiare era unavventura poich si usavano solo treni e corriere, poi ovviamente con lavvento della macchina cambi tutto. Mia madre si occupava di noi. Desiderava che studiassi, che conseguissi il diploma, poi luniversit e poi magari entrare in banca. La mia vita di ragazzo stata bellissima perch non facevo altro che leggere, tanto che mia madre diceva stu picciriddu cretino maddiventa, sta tuttaiurnata assittato a leggiri (questo bambino si sta rincretinendo, sta tutto il giorno a leggere n.d.r). Allet di 14-15 anni consumavo un libro al giorno che trovavo nella libreria di un avvocato, padre di un mio amico. Leggevo di tutto; dai libri gialli, alla letteratura pornografica per adulti... io massuppava tutto (assorbivo tutto n.d.r.). Per circa due anni massuppai questo generi di libri, infatti dopo quel periodo non ho pi letto ne libri gialli, ne quelli a carattere erotico come i feullettons francesi. Ad ogni modo a quei tempi ero un uomo dei libri, il mio sogno era andare a piedi
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nudi come un francescano passando tutta la mia vita a studiare e leggere. Allora mia madre, vedendo la situazione, sper che diventassi professore. Lei era ultima di 13 figli e i miei cugini erano tutti diplomati, laureati e qualcuno era pure entrato in banca ditalia. Con una famiglia cos non avevo, in fondo, molte possibilit di scelta, questo doveva essere il mio percorso! Cera per un mio zio che veniva considerato la pecora nera della famiglia. Lui faceva lo scultore, anche se per campare aveva cominciato a fare tazze e bicchieri in ceramica in un laboratorio in corso Vittorio Emanuele. Cos da bambino andavo da lui, mi facevo dare un pezzo di creta e facevo piccoli lavori, poi crescendo, cominciai a dipingere i vasi. Cos nato il mio istinto creativo. Avrei dovuto fare lartistico ed invece fui costretto a frequentare il ginnasio e poi il liceo, perch erano propedeutici allingresso alluniversit. Sua madre aveva quindi grandi aspettative su di lei? In fondo credo di no, tutto sommato quelle erano delle aspettative normali per la societ di quei tempi. Ma in realt io, a fare limpiegato, non mi ci sono mai visto.
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Gli ultimi anni di liceo li passai poi con mia madre che aveva un cancro allutero. Allora gli unici rimedi per il cancro erano dei semplici palliativi. Cos dovetti subire una lenta sofferenza nei due anni in cui vedevo mia madre lentamente morire. I miei anni di liceo diventarono unatroce sofferenza. Morta mia madre, nel 1949, rimasto con mio padre e mio fratello, decisi di andare via. Mio padre tent di convincermi a restare assicurandomi che alle sigarette avrebbe provveduto lui, ma risposi che non avevo bisogno di sigarette, ma di una vita diversa. Cos scappai. Mi trasferii prima In Inghilterra e poi negli Stati Uniti. In Inghilterra conobbi qualcuno che anzich dirmi vuoi fare lartista: fai la fame e perdi la vista!, come mi dicevano quando andavo alla fabbrica di Di Martino, credeva in me. Incontrai questa persona meravigliosa mentre lavoravo come correttore di bozze in uno stabilimento tipografico visto che gi sapevo leggere e scrivere in inglese. Dove aveva appreso la lingua? Laveva studiata al liceo? No, lo studiai da autodidatta perch mi ero messo in testa che dovevo imparare linglese. Cos andavo a comprare i giornali inglesi e con il
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vocabolario affianco cominciavo a tradurli. Questo comport, per, che al mio arrivo in Inghilterra, sapevo si scrivere e leggere in inglese, ma lo parlavo alla mia maniera: questo vuol dire che quanno pallava un mi capia nuddu (quando parlavo non mi capiva nessuno n.d.r.). Ci vollero sei mesi a Londra per cominciare a capire sul serio e farmi capire. Poi conobbi un giovane collega inglese. Quando gli chiesi informazioni su qualche stanza da poter affittare per viverci, mi propose di condividere la sua camera in famiglia insieme al fratello. Si chiamavano Mckane, erano scaccia hirish scozzesi irlandesi. Il padre di questo mio amico/collega faceva il disegnatore in una fabbrica di mobili e insegne e mi convinse che era possibile vivere facendo un mestiere creativo. Cos cominciammo ad uscire la domenica a disegnare gli splendidi scorci della campagna inglese. Rimasi un anno con questa famiglia, poi minnamorai di una ragazza americana e ghivi a finiri inamerica!! (e mi trasferii in america n.d.r. ride) Vorrei saperne di pi su come fu il distacco dalla sua famiglia? avvenuto in maniera naturale, perch la donna sempre il legante di una famiglia e una
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volta venuta meno mia madre che faceva da mediatrice tra mio padre e me, io mi sono trovato solo a decidere della mia vita e la mia vita non era quella di fare limpiegato, di aspettare 3 o 4 anni a passeggiare in attesa di una raccomandazione. Perch negli anni 50, quando da poco era stata fondata la Regione Siciliana, lufficio dassunzione del personale per la Regione, cominci a mettersi in moto un paio danni prima della formazione dellistituzione vera e propria. In questo scenario, una mia cugina neolaureata in legge, trov un posto da burocrate delle Regione al prezzo di un frigorifero e 50.000 lire! Questa scelta di non fare la strada che i suoi genitori avevano in serbo per lei, come era stata presa in considerazione? Reag semplicemente al senso di impotenza, che immagino che anche i giovani doggi sentano. Andai allestero dove pi facile lavorare senza alcun bisogno di raccomandazione, lavori semplicemente per abilit tua. Il paradosso era che ero sempre io a lasciare i lavori che trovavo, mai il contrario.

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Come nasce questa passione per la lingua inglese? Dai i films o da qualche esperienza che aveva fatto? Devo dire che tutto cominci con il fascino della lettura (ma ne capivo ben poco) di un grande libro che sintitolava La conquista del Messico di Prescott. L scoprii soprattutto la melodia di questa favolosa lingua inglese. Confesso che ho ancora il volume con me. Come mai non scelse di andare in America come tanti nostri conterranei? Io in effetti ebbi un passaggio strano, perch mai mi sono associato con emigranti italiani o siciliani allestero, infatti odio Brooklyn dove mi fermai solo per qualche mese, ma gi appena arrivato non vidi lora di scomparire. Per loro, oltretutto, ero un marziano perch parlavo italiano e non il siciliano (quantunque lo capissi), anche se, a dire il vero, loro parlavano un siciliano vecchio di 50 anni. Mi sono sempre trovato meglio con gli americani, gli inglesi, i tedeschi, tant che mai sono riuscito a vendere una opera ad un italo/americano. SUONANO ALLA PORTA.. ...Federica vai a vedere chi , se non ti danno 100 euro non li fare entrare!. (ride)
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Dopo avere letto alcune recensioni su di lei e aver visto alcuni dei suoi quadri, mi sono accorto che nelle sue opere sembra comparire sempre qualcosa di anticamente siciliano, cos ho avuto pi volte la sensazione dimpatto, senza ovviamente tener conto dei soggetti effettivamente rappresentati, che mi trovassi dinnanzi ad un carretto siciliano. Questo mi stato sempre detto dai siciliani, per quando dipingevo a Miami o a New York loro credevano che fossi messicano!
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Mi pare di capire che il retaggio culturale delle sue radici, sia contemporaneamente qualcosa di desiderato e vissuto e al tempo stesso di rifiutato. Ti risponder raccontandoti questa storia. Molti anni fa mentre mi trovavo alle Hawaii lessi una copia de La parrocchia di Regalpetra di Leonardo Sciascia. Dopo la lettura scrissi a Sciascia congratulandomi con lui e dicendogli: questo il libro che avrei voluto scrivere io, ma che non ho mai avuto la capacit di fare!, perch mi parlava di una Sicilia che lui aveva vissuto ed io avevo solo intravisto. Alla fine diventammo amici, io andavo a trovarlo tutte le volte che rientravo da un mio viaggio allestero e stavamo ore a parlare.

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Io gli raccontavo delle mie avventure e delle mostre che avevo fatto. Una volta gli domandai se poteva aiutarmi a capire come mai io fossi disposto a spendere tanti soldi per venire a passare uno o due mesi qui in Sicilia nel tentativo di riappropriarmi della mia giovent che non avevo vissuto qui, coltivando nel segreto il desiderio di poter finalmente vivere in sicilia una vita da artista, da scrittore, da libero pensatore, per poi accorgermi che una volta atterrato qui, non vedevo lora di ripartire. Sciascia mi rispose: ... tu sei il vero siciliano, che quando qua nfuddisce (impazzisce n.d.r.) e se ne deve andare, che si lamenta per tutto lo schifo causato da ci che non funziona, ma poi, una volta partito non fai che pensare ma quant bedda a me sicilia, i me muntagne, u me suli, u me mari. Per me partire non stato facile ma stato causato dalle condizioni socioeconomiche e ambientali in cui ci trovavamo, e dal mio senso di indipendenza che mi ha caratterizzato per tutta la vita. Anche dal punto di vista finanziario, io sono stato sempre autonomo, anche nei momenti difficili preferivo fare la fame piuttosto che chiedere in prestito 10 dollari o 10 pesos.

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Da chi ha ereditato questa fierezza ed orgoglio? Da mio padre, che da vecchio trapanese era un uomo onestissimo e di grande levatura mentale e morale ma ovviamente con queste caratteristiche non era tagliato per fare il commerciante.
(SIAMO INTERROTTI DALLA VISITA DI UN CURIOSO, FORSE UN ACQUIRENTE. FEDERICA LO INTRODUCE NEL GIARDINO. IL VISITATORE INTERESSATO A DEI PAESAGGI MA MARIO CASSISA PER TUTTA RISPOSTA RIBATTE INDICANDO UN TOTEM AFFIANCO A LUI: No, io paesaggi non ne faccio, questi sono i miei paesaggi!. RIPRENDIAMO LA NOSTRA CONVERSAZIONE).

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Amavo litaliano, ero bravissimo al liceo, uno dei miei professori ditaliano, il professore Bertolino che era un dantista, mi dava sempre 7 per, se ad esempio leggevamo la Divina Commedia, lui non desiderava che citassimo le stesse parole che erano scritte sul libro, no, voleva una interpretazione, e allora io davo una interpretazione poetica e lui mi guardava quasi arrabbiato per il fatto che io osassi favoleggiare su Dante cos mi diceva indispettito A POSTO! SETTE!!, quasi digrignando i denti e poi rimaneva li per il resto dellora a masticarsi quella parola nuova che io avevo inserito. Cos il mio estro fantasioso era presente fin da ragazzo a Palermo. Ricordo che a 13 anni andavo a Porta Felice, mi sedevo e scrivevo poesie o meglio cercavo di scrivere poesie, perch ancora sconoscevo tutto, non sapevo neanche cosa fosse un sonetto. Ritorniamo alla sua partenza per lInghilterra. Fu un viaggio nel buio o aveva gi in precedenza preso dei contatti con qualcuno del luogo? Fu un vero viaggio nel buio, non ti nascondo che il mio stato danimo a quei tempi era davvero inquieto. Figurati che piuttosto che rimanere a Palermo con mio padre, avevo pensato di andare
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al nord, attraversare il confine e arruolarmi nella gendarmeria della Legione Straniera francese. Fu per una fortuna non averlo fatto perch a quei tempi i francesi arruolavano tutti, soldati, ex soldati, delinquenti etc. per inviarli a morire a centinaia di migliaia in quel carnaio dellIndocina francese. Cos puoi intuire quale fosse la mia condizione di esasperazione nei confronti di una societ che non ti offriva niente. In questo scenario, non incontr mai nessuno che provava a difendere la cultura e la societ siciliana, qualcuno che provava a cambiare le cose? No, cera il disfattismo totale, ognuno difendeva il proprio personale interesse, dovevi solo aspettare davere 50.000 lire per poter comprare quel frigorifero che ti avrebbe permesso di trovare un posto alla regione, magari si cominciava come usciere per poi sperare di fare carriera. A Palermo, a quel tempo, al di fuori delluniversit cera una ignoranza assoluta e un materialismo abbietto e ostile. Ad esempio i contadini odiavano lidea della piante ornamentali semplicemente perch ovviamente non davano frutti commestibili. Cera una vera alienazione del popolo, che si rendeva partecipe alla vita attiva della citt solo negli atti e nei riti religiosi. Certo, come spesso
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accade, nellapatia di una cultura e dalla cattiva sorte di un popolo di sventurati pu fiorire il genio, il cui destino per quello di trascorrere una vita solitaria senza raggiungere mai la capacit effettiva di elevare il tenore sociale e culturale del popolino. Il popolino rimaneva una massa amorfa da cui ad esempio si staccavano personaggi del calibro di Pitr, del calibro di Meli poeta del 700 o dello stesso Ignazio Buttitta la cui poesia spesso si trasformava nel grido di un popolo che non aveva voce. In questo scenario deprivante ed ostile le mai capitato di perdere la fiducia, di avere momenti di scoramento? Ho avuto s momenti di scoramento ma non ho mai perso la speranza perch reagivo allindifferenza, alla stupidit allodio e allostilit trasformandoli in atti creativi. La mia alternativa era trasformare in creativit lindifferenza e il negazionismo di questa societ ottusa. Sentiva dunque di vivere dentro una societ ingiusta? No, io non pensavo che fosse ingiusta, era semplicemente una societ senza umanit e indifferente a tutto. Daltro lato le mie tante letture mi
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facevano pensare fin da bambino allesistenza di un luogo in cui un uomo potesse vivere a contatto con la natura e lavventura. Figurati che da giovane sognavo di fare lesploratore nel MatoGrosso. Mi vedevo a tagliare alberi nella foresta e ad aprire una mia fazenda... non sapendo che, ovviamente, tutto ci nel MatoGrosso, non si pu fare. Ero pervaso da un meraviglioso senso della scoperta e da un fascino del misterioso in particolare allidea di scoprire altre civilt extraeuropee. E cos gi da ragazzo mi perdevo nelle fantasie immaginandomi col machete a farmi largo nella giungla alla scoperta di tesori. Un fascino che ritorner nella mia vita negli anni 60 con la passione per la civilt Maya e quella Azteca. Civilt le cui tracce, nel passare dei secoli, sono state ricoperte da una vegetazione, che se da un lato ha eroso una parte del patrimonio architettonico, dallaltro ha avuto un effetto pi benigno di quello che ha avuto luomo occidentale sulle le proprie citt. Le nostre citt infatti sono stratificate; venivano distrutte e sulle macerie nasceva un nuovo insediamento. Questo fa delle citt occidentali una sorta di cipolla storica. Cos quando a S. Francisco riusc a realizzare delle mostre di successo, decisi di utilizzare i soldi guadagnati per andare in Messico. Mi tra31

sferii a Citt del Messico per circa quattro mesi, gran parte dei quali li passai dentro il museo antropologico della citt, a studiare tutte le varie civilt che nellarco di secoli erano sorte, si erano sviluppate e erano morte in Messico. Civilt che avevano qualcosa di intimo che li legava tra di loro, ma che al tempo stesso erano profondamente diverse. Decisi cos di trasferirmi in Yucatan ma per farlo scelsi di prendere un bus che mi condusse in Messico, tra deserti e montagne, in un lungo viaggio che dur tre giorni e tre notti. Oltre questo istinto da viaggiatore e questa insoddisfazione per una Sicilia indifferente e disumana, immagino che la morte di sua madre abbia giocato un ruolo importante nella decisione di partire? S, la morte di mia madre ha tagliato tutti gli indugi. Chiss, se lei non avesse avuto quel male, forse non sarei partito, in fondo ero un mammone e magari oggi sarei un pensionato della Banca dItalia e starei a mordermi le mani (RIDE). Ma in fondo immagino che anche se mia madre fosse vissuta pi a lungo, mi sarei comunque stancato di quella Sicilia. Ricordo la prima volta che ritornai a Palermo, nel 60, erano passati pi di 10 anni dalla mia partenza. Ritornavo per rivedere
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mio padre e mio fratello che si dimostrarono presto una grandissima delusione. Io stesso venivo visto come un marziano. Ritornavo e ritrovavo la stessa societ statica e disillusa che avevo lasciato dieci anni prima. Ad ogni modo, a partire dagli anni 70 quando le mie finanze erano pi cospicue, desideravo ritornare in Sicilia per due o tre mesi lanno. Solo quando mi sono sentito male mi sono detto voglio andare a morire dove c la bella Federica (SORRIDE)... purtroppo sono ancora qua, non sono deceduto, ma sar un appuntamento di prossima data a la prochem fu!. A parte la battuta, penso che c un bisogno atavico nei siciliani ed il bisogno di realizzare tangibilmente qualcosa di astratto, qualcosa che c nellaria e forse per questo credo che la Sicilia e la provincia di Trapani in particolare siano un luogo privilegiato per la creativit. Chi sono i suoi maestri o quantomeno chi rappresenta la sua fonte di ispirazione artistica? Ho avuto diversi punti di riferimento artistici; certamente Picasso, Gaugain, ma ho preso da tanti artisti le parti che volevo, non tanto imitare, ma dalle quali traevo ispirazione. Per questo sono stato un appassionato lettore delle biografie dei
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grandi artisti; mi piaceva entrare nella loro vita conoscere come lavoravano. In questo sono stato aiutato dalle immense e generose biblioteche anglosassoni, dove non era necessario scartabellare tra schede e cartoline per trovare un volume che forse ti interessava; andavi, vedevi, u pigghiavi e tassittavi a leggiri (lo prendevi e ti sedevi a leggere). Per me tutto questo era una bonanza. Rubacchiavo da 10 volumi diversi contemporaneamente: i libri sono stati una parte importantissima della mia vita. A volte sono stati loro a darmi il sostegno intellettuale per poter affermare che stavo facendo qualcosa di diverso dal semplice imbratta di tele. Per questo ancora oggi con Federica leggiamo qualcosa assieme (RIDE). Come nata la vostra amicizia? La sua famiglia mi ha accolto quando, anni fa, a causa di una caduta, mi sono lussato un braccio e non potevo quindi cucinare. Loro mi invitarono e da quel giorno sono 5 anni che siedo al loro stesso tavolo.

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Seconda Parte

Ho trovato quellarticolo di cui ti parlavo ieri. Cento Sicilie di Gesualdo Bufalino... lui e Sciascia avevano delle intuizioni veramente geniali. I libri, come ti dicevo, sono stati per me lo stimolo intellettuale che compensavano la povera offerta delle societ. Daltra parte non potevi andare a Parigi, per esempio, alzare il telefono e chiamare Sartre. Anche se andavo al caff dove lui si fermava a parlare con altri artisti e intellettuali, non era facile approcciare questi colossi. Naturalmente, prima di qualunque tentativo di avvicinare personaggi di questo calibro dovevi almeno leggere tutte le sue opere picch altrimenti fai a fiura du cretino! (altrimenti sembrerai uno stupido n.d.r.). Cos ad esempio feci con quel genio di Leonardo (Sciascia n.d.r.) Cos che la colpiva di pi di Sciascia a livello personale al di l delle sue opere? La pacatezza, la sua estrema tranquillit, il suo modo di ragionare. Queste erano la sua forza e la sua indipendenza. Non si faceva mettere sotto da
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nessuna pressione editoriale. Poi venne il tempo della sua partecipazione politica, ma anche in quel caso non si trasform mai di un ideologo. Venne corteggiato dai politici ma rimase sempre profondamente e semplicemente uno scrittore. Inizialmente, come spesso accade nella storia, anche lui ebbe lillusione che con il contributo della propria arte e del suo raziocinio potesse contribuire a cambiare le cose, ma gi quando fu eletto al consiglio comunale di Palermo speriment la sua impotenza nei confronti di chi lo obbligava a votare secondo i dettami di partito o di coalizione. Cos mand a fare nculo a tutti e se ne and. Torniamo al suo viaggio in Inghilterra, fu decisivo lincontro di quella famiglia? S, fu una famiglia meravigliosa, mi affezionai al punto che chiamavo mamy e daddy i genitori del mio collega/amico. Loro mi hanno dato il coraggio che mi ha sostenuto tanto anche nelle avversit; mi hanno aperto ad un mondo che non conoscevo. Ricordiamoci che provenivo da una Palermo che era, ad ancora, dominata da una classe impiegatizia che viveva in una miseria morale e materiale immensa. Un mondo dove si disposti ad accettare ogni sopruso, a sottoporsi
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ad ogni genere di abuso pur di avere un posto sicuro per se o per i figli. Per esempio, ricordo che una volta, tornando dagli Stati Uniti, scoprii che era uscito un articolo di giornale che mi citava, tra le altre cose, come lontano cugino dellarcivescovo di Monreale, Cassisa. Tanto bast perch un mio antico compagno di liceo, che non vedevo da quasi 30 anni, mi venne a cercare chiedendomi se potevo intercedere con il vescovo mio cugino, per trovare un posto a suo figlio neolaureato in legge. Non solo, aggiunse che per fare ci era anche disposto a pagarmi fino a 10 milioni di lire. Una vera pazzia. LInghilterra a quel tempo era profondamente diversa: se tu eri adeguato per fare un certo lavoro... lavoravi, cos, al tempo stesso, se lavorativamente non valevi granch te lo dicevano chiaramente con frasi che partivano da grazie, ma abbiamo bisogno di persone con pi esperienza fino ad arrivare al fatidico you dont cut the mustard non sei capace di tagliare nemmeno la mostarda... s na cosa inutile!. (RIDE) Mi pu parlare del periodo in cui fece il correttore di bozze? Lo feci per pochi anni. A quei tempi per fare i clich in zinco si doveva sviluppare una lastra
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fotografica e spesso queste lastre erano zeppe di errori ed imperfezioni che dovevano essere ritoccate con pennellino e lente dingrandimento. Era un lavoro duro, ma che mi permetteva di sopravvivere nel periodo in cui dovevo ancora decidere che fare nel mio futuro. In quel periodo le uscite con il signor Mckane, in giro per le campagne a disegnare, mi aiutarono molto a trovarla questa strada e a cominciare il mio pellegrinaggio per il mondo. Molto presto incominciai ad uscire la sera con il figlio del sig. Mckane e di li a poco lui si fidanz con una ragazza inglese ed io, malgrado il mio pessimo inglese, conobbi una ragazza americana di cui mi innamorai... e cos nacque il fattaccio. Ci siamo abbracciati, baciati, abbiamo fatto lamore e abbiamo deciso di sposarci. Io a quel tempo, avevo solo 22 anni, non avevo nessuna idea realistica su cosa volesse dire sposarsi, ma grazie a questo matrimonio potei, perlomeno, entrare con il visto di marito negli Stati Uniti. Abbiamo vissuto assieme per un paio danni prima a Brooklyn e poi a New York City, ma lei aveva un progetto piccolo-borghese che prevedeva casa, automobile e i figli. A quellet io ero totalmente incosciente, non sapevo bene cosa volessi dalla vita ma mi rendevo conto che ero affamato di esperienze e di viaggi; lei, viceversa,
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aveva molto chiaro ci che desiderava dalla vita e le la sua sicurezza e la mia instabilit come chiaro, non coincidevano. Nel frattempo, visto che io ero residente americano a tutti gli effetti, quando gli Stati Uniti entrarono in guerra con il Nord Corea e la Cina, ricevetti il precetto militare. Mi giudicarono abile allarruolamento, cosa che mond in bestia mia moglie che pens che ne volessi approfittare per scappare. Ad ogni modo mi mandarono prima ad una scuola militare per operatore radio-tecnico e subito dopo mi spedirono in Corea. Ho vissuto per 2 mesi nel 38 parallelo a contatto con i cinesi che incontravo solo la mattina quando vedevo i loro cadaveri dilaniati dalle irruzione che tentavano di notte finendo uccisi nel campo minato. Poi per mia fortuna arriv la chiamata dal comando delle nazioni unite a Tokyo. Mi trasferii in questo ambiente elegantissimo pieno di ufficiali blasonati. Temevo che si accorgessero della mia debolezza linguistica, cos imparai a memoria lintero manuale di funzionamento delle apparecchiature. Capitava quindi che quando veniva qualche generale a fare una ispezione, io gli recitassi a memoria tutto il manuale; confesso che tante cose unni capa mancu iu! (non le comprendevo neanche). Immaginati quindi, un
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piccolo immigrato con accento siciliano nel comando delle Nazioni Unite. Ricevetti perfino una medaglia di buona condotta, ma grazie ad un altra storia per certi versi altrettanto divertente: mentre io andavo in giro per Tokyo a visitare i musei, le biblioteche, i giardini, gli splendidi cimiteri, mentre io insomma approfittavo di questo involontario viaggio in Giappone, tutti gli altri soldati preferirono frequentare un piccolo villaggio di prostitute vicino alla base che si trasform presto in una trappola visto che praticamente tutti i coloro che avevano fatto sesso con le prostitute contrassero la sifilide e la gonorrea. Cos in un certo senso possiamo dire che fui premiato per i miei interessi culturali e per avere preservato la salute (RIDE). Nel frattempo mi arriv la richiesta di divorzio da parte di mia moglie ed io, visto che la mia fame di viaggi non accennava ad arrestarsi, preferii non oppormi e concedere la separazione consensuale. Ancora il viaggio, stato dunque importante il suo pellegrinare forse non solo per la sua arte ma anche come maniera di vivere? In 50 anni ho fatto diverse decine di viaggi. Anche il tempo stesso in cui mi trovavo, mio
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malgrado ad aspettare immobile per ore ed ore in un aeroporto o in una stazione, diventava un momento di riflessione esistenziale e di calma. Ho amato le stazioni ferroviarie, mi affascinava osservare come quel punto di transito da un luogo allaltro del mondo divenisse un crocevia di vite e di storie. Una volta, ad esempio, tornando da Londra con il treno Kal-Milano ci fermammo per un cambio a Lussemburgo. Notai che la stazione era piena di italiani emigrati per lavoro che non avevano valigie e non sembravano in attesa di alcun treno. Cos domandai cosa stessero facendo l e mi risposero che la domenica si incontravano a passeggiare su e gi per la stazione nellattesa di incontrare qualche paesano e scambiare quattro chiacchiere. Poi arrivavano altri emigranti in passaggio dal sud o magari da Bruxelles e si scambiavano impressioni, esperienze ed indirizzi. Rimanevo affascinato dalla situazione esistenziale che si creava tra questi uomini e donne che anzich andare al cinema, al bar o starsene a casa a guardare la televisione, si incontravano alla stazione per rivedere qualche paesano o semplicemente, e questo non potr mai dimenticarlo, a osservare con le lacrime agli occhi i treni che andavano al sud. Nel cuore agognavano il momento in cui anche loro avrebbero potuto prende41

re quel treno e tornare a casa, mi commuoveva e mi commuove tuttora lidea che questi poveracci condannati spesso a fare i lavori pi umili in situazioni ambientali estreme, a volte analfabeti, la maggior parte di loro non parlava neanche il francese, avessero comunque questa romantica nostalgia di casa. Malgrado la mia situazione familiare, intuivo lestremo desio di ritornare nella propria terra a vivere una vita pi tranquilla con la propria madre, il proprio padre. In questo senso mi sono sempre considerato un fortunato ed un privilegiato, ho avuto sempre la disponibilit economica per poter tornare in Sicilia quando volevo. A volte penso per che se non avessi avuto questa possibilit avrei fatto una vita stanziale pi calma e chiss avrei avuto anche il tempo di farmi una famiglia.

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(In)Conclusioni

Quando ho presentato questo scritto alleditore Salvatore Coppola, per un parere, non avevo (ancora) alcuna intenzione di scrivere una conclusione. Ma, mi si dice, che le esigenze editorialiimpongono, in qualche modo, di accomiatarsi dal lettore che ha avuto la pazienza e la generosit di arrivare fino in fondo. Adesso, credo, che debba ringraziare Coppola perch questo spazio mi permette di ricordare e di raccontare un po il mio Cassisa ovvero luomo che ho avuto modo di conoscere proprio a partiredallintervista appena letta. Il mio Cassisa aveva un rapporto molto intimo con la morte. Ne parlava continuamente, ne era quasi ossessionato. Presto me ne andr, la morte mi attende, erano frasi che immancabilmente farcivano i nostri incontri. Incredibilmente, per, il tema della morte non ha mai avuto leffetto di appesantire la discussione, ne tanto meno lanimo dei suoi interlocutori, questo anche perch il pi delle volte che ne faceva cenno, le sue parole sfociavano immancabilmente in una incontenibile risata, quasi a volerne esorcizzare la presenza. Credo, anzi, che fosse proprio questa
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danza quotidiana che faceva intellettualmente con la morte a spingerlo a tuffarsi nella vita come fosse un adolescente. Questo faceva del maestro Cassisa lanziano pi dinamico della citt, decisamente pi energico e motivato della maggior parte dei trapanesi che, ahim, solo per mere questioni anagrafiche vengono considerati giovani. Pi di una volta mi ha accompagnato con entusiasmo ad alcuni aperitivi letterari organizzati in una enoteca della citt, dove tra un bicchiere di vino, un uovo bollito e la sua inseparabile siringa di insulina, leggeva ad alta voce suoi scritti originali, cos come brani di opere di Sciascia e Borges, con una voce spezzata e calante chetradiva ancora lemozione di mostrarsi in pubblico. La stessa energia che lo ha visto partecipare attivamente alla fondazione del primo caff letterario di Trapani, il caffe sotto il mare. Figghiu miu mi disse, io non ho le possibilit economiche di potervi finanziare, per voglio contribuire al progetto; voglio che questo luogo diventi il crocevia di chi vive e si nutre di arte e cultura; voglio che passino da qui tutti gli artisti che conosco e ho conosciuto in giro per il mondo e tanto per cominciare voglio contribuire con una mia esposizione permanente dal titolo Omaggio alla Sicilia (tuttora in esposizione al caff).
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Ricordo anche, la sottile tensione che serpeggiava quando, qualche giorno dopo linaugurazione del caff, ricevemmo la visita inaspettata del Senatore DAl che, in periodo di campagna elettorale, evidentemente non disdegnava di compromettersi anche con un circolo Arci. Ebbene il maestro Cassisa, presente a quellincontro, tenne banco per tutto il tempo bacchettando il senatore, come fosse stato uno scolaretto, per la scarsa attenzione dimostrata dalle istituzioni e autoritnei confronti degli artisti locali e dellarte in genere come possibilit di riscatto civile. Ogni piccolo o grande gesto che compiva quotidianamente aveva un valore e un senso dissacrante che andava oltre il mero anticonformismo o lostentazione narcisistica. Era un invito a volte gentile, a volte urlato, ma sempre ironico, a vivere fuori dalle trappole e dai condizionamenti dominanti di una societ che si proponeva ancora statica e disillusa. O forse, pi semplicemente, era il suo modo originale per fregare la morte. E mi piace pensare, mentre scrivo queste poche righe che, la presenza sul mio divano di un grosso zaino che tra poco pi di una settimana mi accompagner in un viaggio a piedi di un anno, lungo le strade del Sud America, non sia del tutto casuale e che in qualche modo sia collegato al
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fatto di avere conosciuto un uomo che, nonostante la mia ignoranza in campo pittorico, continuo a chiamare maestro. Una conclusione (quasi vera) non basta una fine, ci vuole un finale! Shakespeare Un giorno, per partecipare allinaugurazione di una associazione culturale,passai a prendere il maestro Cassisa in auto presso il suo atelier/abitazione. In questa occasione ebbi modo di leggere insieme a lui ad alta voce la poesia di Quasimodo che, come ho gi detto, aveva inciso sopra il suo campanello: Ognuno sta solo nel cuore della terra, trafitto da un raggio di sole: ed subito sera. Improvvisamente mi venne da domandargli: maestro che cos per lei quel raggio di sole?. Lui rise di gusto (credo lo divertisse la mia incurabile curiosit), ma qualche secondo dopo, ridiventando improvvisamente serio e senza fare lunghi giri di parole mi disse semplicemente: La conoscenza caro Leonardo, la conoscenza!.

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